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L`opera da tre soldi

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L`opera da tre soldi
Laboratorio Toscano per la Lirica
con il contributo di Ministero per i Beni e per le Attività Culturali - Regione Toscana
Stagione Lirica 2011-2012
Bertolt Brecht - Kurt Weill
L’opera da tre soldi
Die Dreigroschenoper
Livorno, Teatro Goldoni 25 e 26 gennaio 2012
Pisa, Teatro Verdi 11 e 12 febbraio 2012
Lucca, Teatro del Giglio 25 e 26 febbraio 2012
L.T.L Laboratorio Toscano per la Lirica Opera Studio
STAGIONE LIRICA 2011/12
I Quaderni dell’Opera
Pubblicazione della Fondazione Teatro della Città di Livorno “Carlo Goldoni”
Teatro di Tradizione
a cura di Federico Barsacchi e Vito Tota
Numero unico, gennaio 2012
Si ringraziano per la preziosa e cortese collaborazione
- Enrico Bulleri
- Otello Chelli
- David Haughton
- Marcello Lippi
- Nathalie Manin
- Alberto Paloscia
- Maria Antonietta Schiavina
- Fulvio Venturi
- Il saggio L’opera della “musica gestuale” di Marco Emanuele è comparso nel programma di sala
del concerto del 15 settembre 2004 al Teatro Regio di Torino nell’ambito della XXVII edizione
del Festival Torino Settembre Musica © tutti i diritti riservati.
Si ringraziano il Festival e l’autore Marco Emanuele per la concessione.
Foto delle prove Augusto Bizzi
Illustrazioni interne e di copertina Fabio Leonardi
Grafica e Stampa
Tipografia e Casa Editrice Debatte Otello S.r.l. - Livorno
Fondazione Teatro della Città di Livorno “Carlo Goldoni”
Presidente CdA Alessandro Cosimi
Direttore Generale Marco Bertini
Direttore Artistico Stagione Lirica Alberto Paloscia
Via Goldoni, 83 - 57125 Livorno
tel. 0586 204290 - fax 0586 899920
e-mail: [email protected]
www.goldoniteatro.it
A.T.G. - Azienda Teatro del Giglio di Lucca
Presidente Massimiliano Volpi
Direttore Generale Mariarita Favilla
Direttore Artistico per le attività musicali Julian Kovatchev
Piazza del Giglio, 13/15 - 55100 Lucca
tel. 0583 46531 - fax 0583 490317
e-mail: [email protected]
www.teatrodelgiglio.it
Fondazione Teatro di Pisa
Presidente Giuseppe Toscano
Direttore Artistico per le attività musicali Marcello Lippi
Via Palestro, 40 - 56127 Pisa
tel. 050 941111 - fax 050 941158
e-mail: [email protected]
L’OPERA DA TRE SOLDI
Personaggi e interpreti
(La scelta degli interpreti è futto del progetto LTL Opera Studio 2011)
Livorno 25-26 gennaio
Pisa 11-12 febbraio
Lucca 25-26 febbraio
Personaggi
Macheath
Giampiero Cicino/Luca Tiddia
Giampiero Cicino/Luca Tiddia
Giampiero Cicino/Stefano Cianci
Polly
Claudia Sasso/M.Claudia Donato
Claudia Sasso/M.Claudia Donato
Claudia Sasso/Sabrina Bessi
Peachum
Giovanni Di Mare/Eugenio Di Lieto
Giovanni Di Mare/Eugenio Di Lieto
Giovanni Di Mare/Gheorghe Palcu
Elisa Barbero/Elena Bresciani
Elisa Barbero/Lauren Cifoni
Ms.Peachum Elena Bresciani/Elisa Barbero
Jenny
Alessandra Micheletti/Emanuela Grassi Emanuela Grassi/Alessandra Micheletti Emanuela Grassi/Alessandra Micheletti
Brown
Eugenio De Lieto/Emanuele Cordaro
Eugenio De Lieto/Emanuele Cordaro
Emanuele Cordaro/Eugenio De Lieto
Lucy
Blerta Zhegu/Silvia Faugno
Silvia Faugno/Claudia E. Muntean
Claudia E. Muntean/Blerta Zhegu
Narratore
Italo Proferisce/Riccardo Fioratti
Italo Proferisce/Stefano Cianci
Enrico Bindocci/Salvatore Terrazzino
Matthias
Emanuele Cordaro/Italo Proferisce
Emanuele Cordaro/Italo Proferisce
Italo Proferisce/Emanuele Cordaro
Jacob/Filch
Luca Tiddia /Giampiero Cicino
Luca Tiddia/Giampiero Cicino
Luca Tiddia/Giampiero Cicino
Walter/
3° Guardia
Gheorghe Palcu
Gheorghe Palcu
Gheorghe Palcu/Riccardo Fioratti
Ede/
2° Guardia
Enrico Bindocci
Enrico Bindocci/Riccardo Fioratti
Riccardo Fioratti/Enrico Bindocci
Robert/
1° Guardia
Salvatore Terrazzino
Salvatore Terrazzino
Salvatore Terrazzino/Italo Proferisce
Jimmy/
4° Guardia
Riccardo Fioratti/Giovanni Di Mare
Riccardo Fioratti/Giovanni Di Mare
Eugenio De Lieto/Giovanni Di Mare
Smith/
Kimball
Stefano Cianci
Stefano Cianci/Enrico Bindocci
Stefano Cianci/Luca Tiddia
Vixen
Silvia Faugno/Blerta Zhegu
Blerta Zhegu
Blerta Zhegu/Claudia E. Muntean
Belle
Claudia E. Muntean
Claudia E. Muntean/Silvia Faugno
Silvia Faugno
Betty
Sabrina Bessi
Sabrina Bessi
Sabrina Bessi/M.Claudia Donato
Molly
M.Claudia Donato/Claudia Sasso
M.Claudia Donato/Claudia Sasso
M.Claudia Donato/Claudia Sasso
Carmen
Lauren Cifoni
Lauren Cifoni
Lauren Cifoni/Elisa Barbero
Dolly
Emanuela Grassi/Alessandra Micheletti Alessandra Micheletti/Emanuela Grassi Alessandra Micheletti/Emanuela Grassi
I cast potranno subire variazioni
LIVORNO, Teatro Goldoni
mercoledi 25 gennaio 2012, ore 20.30
giovedi 26 gennaio, ore 20.30
PISA, Teatro Verdi
sabato 11 febbraio 2012, ore 20.30
(recita inserita nella 45a Stagione dei Concerti della Normale)
domenica 12 febbraio, ore 16.00
LUCCA, Teatro del Giglio
sabato 25 febbraio 2012, ore 20.30
domenica 26 febbraio, ore 16.00
L’opera da tre soldi
Die Dreigroschenoper
Dramma in un prologo e tre atti di Bertolt Brecht
musica Kurt Weill
Revisione della traduzione di Giorgio Strehler ed Ettore Gaipa
A cura di Roberto Menin
Edizioni Universal Edition, Wien - Rappresentante per l’Italia Universal Music - Publishing Ricordi srl, Milano
Direttore Nathalie Marin
Regia, scene, luci e costumi David Haughton
Videoproiezioni realizzate dagli allievi del Corso le scenografie informatiche
e multimediali per il teatro lirico, coordinato da Giacomo Verde
e inserito nel progetto “Opera Futura” realizzato da: Maggio Fiorentino Formazione,
Teatro Goldoni di Livorno, Teatro Verdi di Pisa,
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Festival Puccini di Torre del Lago.
La scelta degli interpreti e dei maestri collaboratori è frutto del Progetto Opera Studio 2011
(Gli interpreti si alterneranno nelle diverse recite):
Elisa Barbero, Sabrina Bessi, Enrico Bindocci, Elena Bresciani, Stefano Cianci,
Giampiero Cicino, Lauren Cifoni, Emanuele Cordaro, Andrea Del Piccolo,
Eugenio Di Lieto, Giovanni Di Mare, Maria Claudia Donato, Silvia Faugno,
Riccardo Fioratti, Emanuela Grassi, Alessandra Micheletti, Claudia Elena Muntean,
Gheorghe Palcu, Italo Proferisce, Claudia Sasso, Salvatore Terrazzino, Luca Tiddia,
Valentina Verna, Blerta Zhegu.
Orchestra della Toscana
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Goldoni. Coproduzione Progetto LTL Opera Studio
(Teatro Goldoni di Livorno, Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Verdi di Pisa)
Indice
9
13
Chi ama il teatro ama le sfide
di Marcello Lippi Coordinatore Progetto LTL Opera Studio
15
La nostra opera da tre soldi. Appunti di regia
di David Haughton regista
19
Un’opera per tutti. Note del direttore
di Nathalie Marin direttore
21
L’opera della “musica gestuale”
di Marco Emanuele musicologo
25
L’intervista impossibile. Mackie Messer
di Maria Antonietta Schiavina
29
La Toscana in quel periodo
di Otello Chelli
33
Il Cinema nel 1928
di Enrico Bulleri
37
Gli anni de L’opera da tre soldi 1923-1929
di Fulvio Venturi
48
L’opera da tre soldi. La vicenda
50
L’opera da tre soldi - Die Dreigroschenoper. Il libretto
114 Produzione
QUADERNI DELL’OPERA
Un progetto per Bertolt Brecht e Kurt Weill
di Alberto Paloscia Direttore artistico Stagione Lirica Fondazione Goldoni di Livorno
Eugen Berthold Friedrich Brecht detto Bertolt
(Augusta, 10 febbraio 1898 - Berlino, 14 agosto 1956)
L’opera da tre soldi che debutterà al Teatro Goldoni il 25 gennaio 2012 è il nuovo
traguardo di un Progetto – LTL Opera Studio – che vede uniti da oltre dieci anni tre
Teatri di Tradizione della Toscana: Fondazione Teatro Goldoni di Livorno, Azienda
Teatro del Giglio di Lucca e Fondazione Teatro Verdi di Pisa. Quest’anno vi sarà
la prestigiosa partecipazione di Maggio Formazione grazie al progetto regionale
Opera Futura. Il 2012 vedrà il Teatro Goldoni nuovamente ‘capofila’ del titolo unico
del Progetto Opera Studio 2011-2012; ancora una volta con un capolavoro del
teatro musicale del Novecento storico, come è già avvenuto nelle passate stagioni
con le proposte di A Midsummer Night’s Dream (Sogno di una notte di mezza estate) di Britten (da Shakespeare), Satyricon di Maderna (da Petronio) e Aufstieg und
Fall der Stadt Mahagonny di Weill (libretto di Bertolt Brecht).
Il progetto Opera Studio 2011 torna a una delle più straordinarie collaborazioni scaturite all’interno del teatro musicale del secolo scorso, ovvero quello tra il
grande drammaturgo tedesco Bertolt Brecht e il compositore Kurt Weill. Si tratta
di uno dei capolavori nati dallo storico e fortunato sodalizio: L’opera da tre soldi
(Die Dreigroschenoper) che ebbe il suo trionfale battesimo al Theater am Schiffbauerdamm di Berlino il 13 ottobre del 1928, imponendosi come uno dei titoli di
maggiore successo del duo Brecht-Weill. Una proposta che vuole essere degno
coronamento del lavoro avviato nel 2008 proprio dalla Fondazione Teatro Goldoni con la realizzazione di Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny (Ascesa e caduta
della città di Mahagonny) altro capitolo fondamentale del lavoro di quella straordinaria coppia di autori; inoltre le caratteristiche linguistiche e drammaturgiche
dell’Opera da tre soldi appaiono straordinariamente utili ad alcuni degli obiettivi
fondamentali del progetto e in particolare per la formazione attoriale.
Ispirata a un lavoro teatrale di successo del Settecento britannico, la ballad opera
nata nel 1728 dalla collaborazione tra il poeta e drammaturgo inglese John Gay
e il musicista John Pepusch, The Beggar’s Opera (L’opera da mendicante), un esperimento di teatro musicale satirico ispirato ai bassifondi londinesi e imperniato
sull’alternanza di canto e recitazione secondo una struttura che ritroveremo anche in altri generi di teatro musicale quali il Singspiel tedesco, L’opera da tre soldi
vuole imporsi, nelle intenzioni dei due Autori, come la realizzazione di un progetto designato Zeitoper, ovvero di un tipo di drammaturgia musicale che mira a
contenuti sociali di scottante attualità e a una sorta di scandaglio morale avente
QUADERNI DELL’OPERA
Un progetto
per Bertolt Brecht e Kurt Weill
come oggetto l’uomo del ventesimo secolo e il milieu che lo circonda. L’opera da
tre soldi, con la lucida e provocatoria critica sociale del testo e la dirompente forza
della sua musica, si conferma opera estremamente vicina alla crisi di valori umani,
sociali e morali che caratterizza i nostri giorni: nel mettere in scena personaggi socialmente emarginati e privi di scrupoli, malviventi, donne di malaffare, poliziotti
e uomini di potere corrotti, Brecht e Weill, grazie alla tecnica dello straniamento
teatrale e a uno stile musicale che utilizza il linguaggio della musica classica intercalandola con le suggestioni del cabaret, della canzone commerciale, del jazz
e della musica da ballo, ci consegnano una visione disincantata e spietatamente
critica della realtà che ci circonda. Di qui la modernità spregiudicata di questo tipo
di teatro lirico e musicale, che può coinvolgere tanto cantanti lirici quanto artisti
provenienti dal teatro di prosa – come insegnò la storica messinscena realizzata
da Giorgio Strehler negli anni Settanta del secolo scorso per il Piccolo Teatro di
Milano –, dall’operetta e dal teatro di prosa; di qui l’enorme potenzialità dell’Opera da tre soldi come test formativo per giovani cantanti-attori – e quindi in piena
sintonia con le finalità e gli orientamenti del Progetto Opera Studio e l’esigenza
di farlo conoscere non solo al pubblico della lirica e del teatro di prosa, ma alle
generazioni più giovani e al grande bacino di utenza costituito dal mondo della
scuola. Proprio per questo si è scelto di proporre il testo de L’opera da tre soldi nella
versione italiana firmata dal maggiore artefice della rinascita del teatro brechtiano in Italia, Giorgio Strehler e in una versione scenica che ‘rileggerà’ il capolavoro
di Brecht-Weill in una chiave ‘virtuale’, sospesa tra teatro ‘politico’ e ammiccamenti al musical: questa l’impostazione del regista David Haughton, per molti anni
collaboratore del grande artista inglese Lindsay Kemp e impegnato da tempo
nella messinscena del musical e del teatro musicale contemporaneo. Haughton
si avvarrà della collaborazione di uno dei più prestigiosi esponenti italiani della
video art, Giacomo Verde, già coinvolto dal Progetto Opera Studio nella fortunata produzione di Mahagonny realizzata dal Teatro Goldoni come ‘capofila’ della
produzione. L’idea ‘virtuale’ di Haughton e Verde sarà il tema di un altro importante momento formativo: la partecipazione nella realizzazione dello spettacolo
del progetto regionale intitolato Opera Futura e curato da Maggio Formazione
– momento di alta formazione della programmazione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e quindi importante occasione di collaborazione e di interazione
con la prestigiosa fondazione lirico-sinfonica toscana -, che consentirà a giovani
videomakers di seguire la preparazione dello spettacolo e di partecipare, sotto la
guida di una authority come Giacomo Verde - alla realizzazione della parte visiva e
dell’impianto virtuale dello spettacolo. L’altra novità di questa nuova produzione
de L’opera da tre soldi è la scelta di affidare la direzione d’orchestra alla giovane
francese Nathalie Marin, apprezzata interprete del repertorio sinfonico operistico
del Novecento storico e della musica contemporanea, attuale direttore musicale
dell’Orchestra Sinfonica Nazionale di Quito (Ecuador).
10
Il progetto si è svolto, dopo le audizioni tenutesi a Livorno nel luglio del 2011, secondo vari stages preparatori che si sono svolti nelle sedi dei teatri coproduttori,
nel corso dei quali la preparazione dei giovani artisti prescelti per la produzione
è stata integrata da due illustri docenti ospiti: una grande attrice italiana, Adriana
Innocenti, che partecipò, nelle vesti di Frau Peachum, all’ultima produzione realizzata dal regista Strehler al Piccolo Teatro di Milano e il soprano Adriana Martino,
eclettica cantante lirica impostasi sulle scene del Teatro alla Scala di Milano dopo
il 1960 sotto la guida di Karajan, Strehler e Zeffirelli che ha approfondito successivamente il repertorio di Brecht e Weill e della canzone politicamente impegnata.
Entrambe le docenti hanno lavorato sull’inquadramento della figura del cantante-attore all’interno del teatro musicale di Brecht e Weill.
Alberto Paloscia
QUADERNI DELL’OPERA
Direttore artistico Stagione Lirica
Fondazione Teatro Goldoni di Livorno
Locandina L’opera da tre soldi
con la regia di Giorgio Strehler, 1972/73
11
Kurt Weill
(Dessau, 2 marzo 1900 - New York, 3 aprile 1950)
Chi ama il teatro ama le sfide e la prima sfida è proprio arrivare all’alzata del sipario
con un prodotto vincente, affascinante, coinvolgente, in un’ epoca nella quale pochi sembrano disposti a coinvolgersi con un fatto culturale rilevante, destinato a far
pensare, a far crescere. Così è sicuramente per questa nuova produzione de L’opera
da tra soldi, titolo che non solo non ha perso di efficacia e di importanza ma che viene ulteriormente valorizzata musicalmente dalla professionalità dei nostri giovani,
ma validissimi, interpreti, del direttore Marin e dell’Orchestra della Toscana.
Tre mesi di lavoro didattico ed uno di produzione con gli artisti, impegnati soprattutto a perfezionare la propria recitazione, capacità attoriale ed espressività corporea, ed a confrontarsi musicalmente con tessiture difficili, da cantante-attore e
con uno stile declamatorio assai diverso dalle loro abituali frequentazioni, fanno di
questa produzione un evento unico nel suo genere, ma lo hanno reso anche un’occasione formativa irripetibile per i giovani dell’Opera studio. Abituati ad esprimersi
soprattutto con la voce cantata, hanno dovuto svelare le proprie qualità nascoste,
immedesimarsi in personaggi così lontani dai consueti personaggi d’opera, così
“esagerati” e “scomodi”, hanno scoperto quanto sia importante comunicare con il
corpo, con gli occhi, con la voce parlata e che esiste un altro ritmo, che è quello
della prosa, diverso da quello musicale, ma non meno importante.
Hanno incontrato un mondo nuovo che si è fuso con quello dell’opera e che prenderà vita all’alzarsi del sipario, magicamente, come sempre. Credo che da questa
esperienza, porteranno poi nella loro carriera lirica una consapevolezza diversa
dello spazio teatrale, della parola scenica, della postura.
Di questo l’Opera studio come istituzione dei tre teatri di Livorno, Lucca e Pisa è
orgogliosa: di fungere da motore per la qualificazione dei giovani artisti, offrendo
loro l’esperienza del confronto con docenti preparatissimi e d’esperienza internazionale, ed assicurando loro un debutto importante, davanti ad un pubblico
colto ed esigente, come quello delle stagioni liriche dei tre teatri suddetti e della
Scuola Normale di Pisa. Una sfida si diceva, ma forse sono più di una: far pensare,
far crescere, far conoscere, formare artisti giovani, presentare ai nostri pubblici
un prodotto innovativo ed efficace, con le scenografie “virtuali” che costituiscono
una nuova frontiera di sfida ed alla fine di tutto ciò inchinarsi, insieme ai nostri
giovani, alla bellezza dell’arte ed al fascino dell’intelligenza.
Marcello Lippi
Coordinatore del Progetto LTL Opera Studio
13
QUADERNI DELL’OPERA
Chi ama il teatro ama le sfide
David Haughton, regista de L’opera da tre soldi
In una “normale” opera è ragionevole considerare il compositore come autore
primario e l’autore del libretto come una figura in secondo piano. Malgrado il
suo titolo, però, L’opera da tre soldi è formalmente definita dai suoi autori come
“Ein Stück mit Musik”, e cioè “un dramma con musica”. Infatti, è innegabile che i
principali contenuti espressi dall’insieme di questo spettacolo musicale derivano
soprattutto da Brecht come autore teatrale… e non solo perché nella versione integrale lo spazio dedicato alla parte recitata è molto più grande di quello dedicato
alla musica: è Brecht, poi, che ha ‘modellato’ non solo il contenuto drammaturgico
ed i testi parlati e cantati, ma anche l’intera impostazione stilistica della rappresentazione.
Ricevuto la commissione per un nuovo pièce teatrale nel 1928, il trentenne scrittore aveva scelto come punto di partenza una traduzione appena completata dell’originalissimo ballad opera inglese del 1728 “L’opera del mendicante”, scritto da
John Gay. Brecht – marxista poco conformista – era fortemente attratto dalla storia e l’atteggiamento politico e artistico di questo lavoro volutamente ‘popolare’ e
di forte rottura per la sua epoca (una storia con personaggi quasi tutti ladri o puttane, che sferzava un violento attacco caricaturale al sistema politico e economico
inglese del primo settecento ma anche ai canoni di rappresentazione teatrale e
operistica del momento). Nello scegliere di rielaborare il soggetto di un autore
del passato, con una precisa ambientazione storica parecchio lontano nel tempo
– con l’intenzione, però, di raccontare meccanismi sociali, politici e morali comuni
ad ogni epoca, ma soprattutto alla propria – Brecht adoperò il metodo che prediligeva sempre. In questo caso ha deciso di spostare l’ambientazione londinese del
racconto di Gay dal 1728 al 1838, anno dell’incoronazione della Regina Vittoria…
ma (per sottolineare la pertinenza con il proprio momento contemporaneo) con
musica assolutamente di sapore 1928.
Malgrado il serissimo background avant-garde di Kurt Weill, Brecht qui ha chiesto
uno stile musicale pieno di echi della musica popolare del momento, sottolineando il suo rifiuto di un estetico elitistico e ‘borghese’ dell’opera. Quindi c’era già,
al debutto de L’opera da tre soldi nel 1928, una specie di strana copresenza fra
settecento, ottocento e novecento. E qui bisogna ricordare i continui esperimenti
di Brecht con forme di rappresentazione teatrale in linea con la sua visione politica: per indicare l’aspetto centrale di questa ricerca Brecht usava il termine Ver15
QUADERNI DELL’OPERA
La nostra opera da tre soldi
Appunti di regia
fremdungseffekt, generalmente tradotto in italiano come straniamento. Di cosa
si tratta? Brecht chiamava il teatro convenzionale tardo ottocento e primo novecento “teatro gastronomico” (cioè, un prodotto da consumo comodo e godibile
dove lo spettatore, invisibile nel buio, si abbandona al piacere di lasciarsi trascinare dalle emozioni, immedesimandosi con i personaggi e situazioni del racconto).
Brecht invece proponeva un atteggiamento stilistico che chiamava “teatro epico”:
nelle sue intenzioni lo spettatore deve sentirsi chiamato in causa, sollecitato ripetutamente a distanziarsi dal piacere dell’ immedesimazione e – ricordandosi che
si tratta di una rappresentazione teatrale – a riflettere sul significato degli eventi
rappresentati. Lo strumento più conosciuto per ottenere lo straniamento brechtiano è l’uso di cartelli scritti che appaiono in scena per annunciare le prossime
scene o numeri musicali, ma questo era solo una parte di un generale rifiuto della
rappresentazione naturalistica (nella scenografia come nello stile di recitazione,
ecc.), con l’abolizione dell’illusoria ‘quarta parete’ e il fatto che gli attori-cantanti
spesso parlavano direttamente al pubblico.
Questo, per semplificare, è il succo dell’idea dello “straniamento”…che a volte
viene tradotto come “rendere strano il familiare”, o “distanziamento” o “alienazione”. Va notato, però, che Brecht era maestro nel creare proprio quei meccanismi
teatrali tesi a suscitare le emozioni che poi smontava con lo straniamento… che
altrimenti sarebbe stato solo sterile teoria. E va anche ricordato che molte delle
tecniche usate da Brecht negli anni venti per rompere le convenzioni teatrali sono
poi diventate convenzioni anche loro … e quindi per seguire le vere intenzioni di
Brecht, oggi bisognerebbe trovare nuovi equivalenti dei suoi strumenti ‘controconvenzione’.
Per lo spettatore dell’anno 2012 nei teatri di Livorno, Pisa e Lucca, forse questi
brevi accenni ‘storici’ possono essere di aiuto per sintonizzarsi con l’impostazione stilistica della nostra produzione de “L’opera da Tre Soldi”. Una messinscena
va concepita secondo il suo preciso contesto produttivo: qui si tratta anche di
un progetto formativo per giovani cantanti lirici, sostenuto da mezzi produttivi
adeguati nonostante la crisi economica. Si parte da un’intenzione di allargare e
liberalizzare il concetto di opera per aprirlo alle energie del teatro musicale contemporaneo… cercando di rinnovare ed ampliare sia il pubblico potenziale sia
le capacità dei suoi interpreti. Malgrado la sfida tecnica per i cantanti chiamati a
recitare così tanto testo teatrale e la sfida produttiva inerente alla messinscena di
tre atti cosi ricchi di ambientazioni e di racconto, non si è rifugiato nell’offrire una
qualche versione semi concertistica. Si è scelto invece di osare e di ‘approfittarsi’
di uno straniamento brechtiano ‘aggiornato’ e anche della possibilità di collaborare con un progetto di multimedialità sostenuto dal Maggio Fiorentino. Quindi
la scelta stilistica – pratica da una parte e brechtiana dall’altra – è stata di rendere esplicito tutti quei mezzi tecnici di produzione che normalmente vengono
16
Nel corso degli anni, Brecht ha spesso cambiato o riordinato parti della struttura
de L’opera da tre soldi. Per questa produzione – attraverso un fecondo processo
creativo fra direttore d’orchestra e regista – abbiamo scelto di sfruttare vari pezzi strumentali spesso dimenticati nelle appendici dello spartito, di usare proprio
tutti i pezzi musicali – ridistribuendo a volte i blocchi di parlato e cantato per mantenere dinamicità e varietà – e di cercare di trasmettere la complessità del lavoro
di Brecht e Weill in modo immediato e accessibile. Questo vuol dire invitare lo
spettatore a riflettere sulla corruzione, la brutalità e l’ipocrisia in varie società del
passato come in quella presente, ma senza rinunciare al piacere dell’emozione o
a quello del sorriso. Nella Germania del 1928 si cercava di uscire da una catastrofe
economica e sociale, mentre un generalizzato estremismo ideologico si manifestava in forme radicali di socialismo, capitalismo e nazifascismo. L’opera da tre soldi
è nata in mezzo a questa crisi pesantissima e usava i linguaggi e tecniche artistici
del suo tempo per descrivere una realtà sociale piena di sofferenza e di violenza.
Come aveva fatto L’opera del mendicante nei confronti della forte crisi sociale generata dal nascente capitalismo industriale a Londra nel primo settecento, L’opera
da tre soldi usa la caricatura e l’ironia per rapportare le azioni della classe dominante con quelle del mondo dei perdenti – i ladri e le puttane – e mostra una
società dominata dalla tirannia dei soldi e del commercio sfrenato.
Oggi, come sempre nella storia umana, non mancano ladri e puttane (per alcuni
un mezzo di sopravvivenza e per altri un mezzo di sfruttamento) e non manca
l’opprimente lotta per sopravvivere in tempi durissimi. Ma le creazioni di Gay e
Brecht con Weill sopravvivono perché dipingono realtà crudeli mentre offrono
anche divertimento. Lo straniamento ‘funziona’ solo quando sono forti i piaceri e
le emozioni teatrali da cui bisogna straniarsi, la satira morde quando fa sorridere.
Speriamo anche noi di trovare un equilibrio fra queste intenzioni. In fin dei conti,
quello che vogliamo rappresentare è… un gruppo di persone che, malgrado tutto, mettono ottimisticamente in scena per voi L’opera da tre soldi.
David Haughton
regista
17
QUADERNI DELL’OPERA
nascosti, e anche di discostarsi da alcuni delle convenzioni base dell’opera e del
teatro, per cercare di rendere nuovo il convenzionale e quindi invitare il pubblico
di guardare con nuovi occhi. Ecco perché la “co-presenza” dei tre secoli, implicita
nel testo e nell’impostazione di Brecht, viene qui articolato esplicitamente nelle
diversi ambientazioni-non-ambientazioni dei tre atti. E anche perché la tecnica
– musicale, narrativa, scenografica, multimediale, di luci e costumi e trucchi – viene qui spogliata e resa più esplicita. Vogliamo far vedere come facciamo vedere.
Le idee e le pratiche di Brecht non sono stati seguiti come una dottrina, ma accompagnano e influiscono fortemente il nostro gioco di prospettiva fra linguaggi
di rappresentazione.
Nathalie Marin direttore de L’opera da tre soldi
Un’opera per tutti
Note del direttore
La singolarità de L’opera da tre soldi è una della caratteristiche principale di
quest’opera. Il suo organico strumentale è fuori della tradizione: chitarra, banjo,
mandolino, bandoneon, un gran numeri di percussione, celesta, pianoforte,
harmonium. I fiati, rappresentati dalla famiglia dei sassofoni e degli ottoni, svolgono un ruolo preponderante. Ne risultano delle sonorità allo stesso tempo
violente e tenere, che si spingono quasi all’acidità. Weill e Brecht sono debitori
dell’estetica del Singspiel, nella forma utilizzata nel Flauto magico di Mozart,
alternando arie, duetti, trio, ensembles e testi parlati. Condividendo il desiderio
di sconvolgere i codici dell’opera tradizionale, ne hanno comunque utilizzati i
codici: l’ouverture tripartita, l’aria della furia di Lucy, il finale terzo con i suoi recitativi. Essi adottano il tono della parodia, così che la musica prende posizione in
rapporto al testo, per arrivare allo “straniamento”, tipicamente brechtiano.
La volontà di Weill e Brecht fu di raggiungere un pubblico il più vasto possibile. I
“songs” de L’opera da tre soldi cantati per le strade, ormai da diverse generazioni ne dimostrano il successo. Con L’opera da tre soldi, Brecht e Weill non solo
hanno frantumato le barriere tra “Teatro” e “Opera” ma sono riusciti a portarla
fuori delle sale di spettacoli e teatri, raggiungendo, così, il loro obiettivo: una
reale democratizzazione dell’Arte. Speriamo, grazie all’attività svolta dall’Opera
Studio (e il Teatro Goldoni di Livorno, capofila della produzione, conferma, dopo
la proposta di Ascesa e caduta della città di Mahagonny la sua vocazione per il
teatro musicale di Brecht e Weill), di riuscire a presentare al meglio un capolavoro assoluto del Novecento firmato da due artisti engagés, portando avanti le
loro idee, fondamentali oggi ancor più di ieri, per nostra società.
Nathalie Marin
direttore
19
QUADERNI DELL’OPERA
Il compositore Jean Wiener disse a proposito di Kurt Weill “Quello che è unico e notevole nella musica di Weill, è che ha saputo scrivere una musica per
tutti ... ma non certo come tutti... Si potrebbero spendere ore e ore a chiedersi perché questa melodia o questa frase siano state armonizzate senza
soluzione di continuità”
L’opera da tre soldi durante le prove
È davvero diventata gradevole, oggi, L’opera da tre soldi, che ha inaugurato il Theater am Schiffbauerdamm di Berlino nel 1928, con un successo strepitoso e un migliaio di repliche in Europa lo stesso anno?
Nell’intenzione degli autori, Bertolt Brecht e Kurt Weill, la rappresentazione vuol
essere tutt’altro che gradevole, deve dar da pensare e suscitare straniamento.
Nessuna forma di identificazione emotiva e sentimentale con i personaggi, ma
distacco critico da parte dello spettatore: è il principio di quello che Brecht chiamerà teatro epico.
Certo, il tempo lavora in modo strano, con l’opera d’arte impegnata e con ogni forma di linguaggio innovativo e d’avanguardia. L’impatto viene attutito, così come
viene assorbita la sgradevolezza degli assunti. Opere di livida satira vengono poi
digerite con piacere dagli stessi bersagli contro i quali essa era rivolta.
Ma non è il pubblico borghese quello che hanno in mente Brecht e Weill, quando
si mettono a rifare a modo loro una famosa ballad opera inglese del Settecento
(The Beggar’s Opera, “L’opera del mendicante”, di John Gay e John Pepusch, 1728),
puntando il dito contro la borghesia affarista contemporanea, ritratta abbassando solo di poco il tiro, cioè con l’occhio agli imperi mafiosi di mendicanti, ladri
e magnaccia. Innanzi tutto, c’è un’idea forte: cambiare pubblico per cambiare
l’opera lirica. Non vogliono tanto scandalizzare i borghesi, quanto coinvolgere un
pubblico più vasto e farlo riflettere. Occorre agganciare coloro che non vogliono o
non possono andare all’opera. (C’è poi stato davvero questo rinnovamento? Guardiamoci attorno.)
A un pubblico rinnovato si parla di attualità, dell’uomo comune: guerra, inflazione, rivoluzione. Sono gli anni della Repubblica di Weimar, con i suoi problemi economici e sociali, la rivoluzione fallita, la delusione successiva, i progetti di democrazia applicata all’arte, come nella Bauhaus di Walter Gropius. Se la Zeitoper, per
Weill, deve proporre un’analisi impietosa di vicende contemporanee, lo può fare
a patto di cambiar musica. Non più quella aulica, appropriata ai personaggi dell’opera romantica e wagneriana, tutti sempre su un piedistallo. Bisogna contaminare il linguaggio musicale con ciò che si ascolta ogni giorno, la musica leggera.
Bisogna cambiar musica e cambiar forma.
Ecco che L’opera da tre soldi, come già Mahagonny (1927), è fatta di canzoni, pezzi
chiusi che interrompono il dialogo parlato: una presa di posizione polemica contro il linguaggio e la drammaturgia musicale di Wagner, in cui una colata musicale
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QUADERNI DELL’OPERA
L’opera della “musica gestuale”
continua inonda lo spettatore, narcotizzandolo. Nel teatro di Weill, invece, l’alternanza di azione e riflessione ricorda l’opera barocca, di cui negli stessi anni si assiste a una rinascita nella provincia tedesca, più aperta alle sperimentazioni, con
regie all’avanguardia e scenografie astratte. Musica leggera è «musica gestuale»:
espressione su cui concordano i due artisti. Vuol dire che non persegue l’espressione individuale, ma è l’antitesi del soggettivismo esasperato della musica tardoromantica. Coglie il gesto del personaggio, cioè il suo atteggiamento – dice Brecht – rispetto a un altro personaggio, atteggiamento che viene fissato in astratto,
come gli “affetti” nelle arie barocche. Se poi è un gesto dei più banali e volgari,
tanto meglio: bando alla gestualità aulica del personaggio wagneriano, bando
alla bella voce impostata del cantante lirico. Si canta come possiamo canticchiare
noi, comuni mortali, tutti i giorni. Proprio le canzoni innescano lo straniamento
dello spettatore: l’attore deve cantare e, nello stesso tempo, «mostrare uno che
canta». Sempre Brecht:
«Per quanto riguarda la melodia, egli [l’attore] non la seguirà ciecamente: esiste
un modo di “parlare contro la musica”, che può ottenere grandi effetti, resi possibili
da una sobrietà ostinata, indipendente e incorruttibile dalla musica e dal ritmo. Se
poi sfocia nella melodia, allora dev’essere un avvenimento: per accentuarlo, l’attore potrà palesare chiaramente il godimento che la melodia gli procura. È bene
per l’attore che durante la sua esibizione i componenti l’orchestra siano visibili; è
bene pure che gli sia permesso di compiere visibilmente dei preparativi (come
per esempio il porre una sedia accanto alla parete, truccarsi ecc.). Specialmente
nelle canzoni importa che “chi indica sia indicato”».
«Base della musica gestuale è la sua determinazione ritmica, raggiunta tramite il
testo» (questo è Weill). La musica fissa gli accenti del linguaggio, e il ritmo, cioè la
successione degli accenti, è la sua chiave. Il ritmo, allora, è fondamentale: Weill ricostruisce a modo suo forme di musica da ballo diffuse in quegli anni. Non ne fa una
distorsione parodica, né usa quel materiale come una citazione, come molti musicisti hanno fatto e fanno ancora oggi. La sua è proprio una immedesimazione totale,
dal punto di vista tecnico, una cosa che a pochi musicisti colti è riuscita così bene.
Per esempio, ne L’opera da tre soldi, il primo numero cantato è un blues (n. 2: “Die
Moritat von Mackie Messer”), il n. 7 un fox-trot, il n. 8 un valzer, il n. 14 uno shimmy
– una specie di fox-trot – e il n. 12 è un tango. Si ascoltano musiche e testi che hanno assimilato il cabaret tedesco, le ballate di Frank Wedekind, il music-hall inglese
e la canzone commerciale anni Venti, che presentava storielle piene di doppi sensi,
come quelle che cantava da noi Milly. I testi brechtiani, però, non sono mai banali:
la costruzione del significato è complessa, sempre in rapporto con l’azione in cui
è inserito il brano. La musica interrompe tale azione, ha un suo spazio circoscritto,
nei numeri chiusi, fra i quali ricorre il song, parola con cui Weill indica le canzoni a
più strofe, alternate a un ritornello. Ad ogni strofa cambia il testo, ma la condotta
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musicologo
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QUADERNI DELL’OPERA
melodica è simile. Ovviamente la costruzione è raffinata: le strofe e i ritornelli compaiono spesso variati, a ogni ripresa, sia per l’orchestrazione, che si ispessisce e si fa
più distorta o più invadente, sia per varianti ritmiche e armoniche.
La strumentazione è proprio una delle carte decisive della partitura. Weill scrive
per un nutrito insieme strumentale da camera, nella direzione che vuole volumi
asciutti e spigolosi e disegni bene in rilievo, al contrario della grande orchestra
post-wagneriana. Siamo insomma nello stesso raggio timbrico dell’Histoire du
Soldat di Stravinsky e del Pierrot lunaire di Schönberg. Vengono banditi gli archi acuti, mentre la parte del leone la fanno i fiati, e di essi acquistano un rilievo
provocatorio i tre sassofoni (soprano, contralto, tenore), che spesso doppiano le
melodie vocali, per non parlare delle due trombe e del trombone. Timpani e batteria si aggiungono ad altri strumenti inediti per un gruppo cameristico, come il
bandoneon (fisarmonica), il banjo, la chitarra (anche chitarra hawaiana, specifica
Weill, con eventuale mandolino). Molti strumenti sono tipici dei complessi jazz,
musica allora in gran voga, dalla quale però Weill non assorbe i caratteri più vistosi, lo swing e l’improvvisazione.
Musicalmente gradevole, oggi, L’opera da tre soldi? Lo è stata da subito, anche se
il sapore più intenso della musica di Weill è l’acidità, quel senso di corrosione, che
intacca la melodia e le armonie prevedibili, rendendole strane e talvolta necessariamente sbagliate. Forse oggi viene ascoltata come attraverso un filtro. Non
vi riconosciamo la musica di consumo odierna, le canzoni, la discoteca, ma l’immagine acustica di una leggenda: la Berlino degli anni di Weimar, con il cabaret,
la libertà sessuale descritta da Isherwood, le decine di locali gay e lesbici, la joie
de vivre che si spezzerà con il rogo di libri dell’Istituto di Sessuologia di Magnus
Hirtschfeld, compiuto dai nazisti nel ’33.
Eppure, almeno per il testo di Brecht, quella del filtro, dello schermo, del tempo
che passa e rende innocuo il contenuto, sembra un po’ una scusa, almeno qui da
noi. D’accordo, oggi sono necessarie ben altre forme di straniamento per far pensare la gente, e la storia sembra un po’ vecchiotta: corruzione, mafia, sfruttamento
della prostituzione, grandi capitali che crescono da quattro stracci, il brigante arricchito che vuole sbarazzarsi dei suoi compagni e fondare una banca. Poi si legge
un romanzo di Massimo Carlotto e si ritrovano luoghi e personaggi, la colombiana
bella e infida al posto di Jenny, l’immancabile privé al posto del bordello, l’ideologia del “trattare”, del venire a patti con le forze dell’ordine, come fa Peachum con il
capo della polizia; gli imperi del marcio costruiti in qualche luogo mitico del nordItalia, gli intrecci d’interesse fra ordine dei medici, avvocati, società massoniche.
Lo straniamento brechtiano è diventato la vertigine che ti prende quando pensi,
per un momento, che magari è vero, o che potrebbe esserlo.
C’è sempre ancora tutto, de L’opera da tre soldi, meno la speranza: nessuna nave
pirata all’orizzonte, solo blues e calvados.
Marco Emanuele
L’opera da tre soldi durante le prove
L’intervista impossibile
Mackie Messer
Buongiorno signor Macheath, possiamo farle qualche domanda prima che entri in
scena con la sua crudele e sfacciata cattiveria?
“Certo, ma in fretta perché non ho molto tempo da perdere io. Anche il tempo,
infatti, è denaro e se mi distraggo con le vostre ciance non riesco a star dietro
come dovrei ai miei affari”.
Affari? Forse si è sbagliato e voleva dire ruberie…
“Le chiami un po’ come vuole, ma io ho del personale da dirigere e se alla fine della giornata questa gente non porta i soldi sono nei guai, perciò mi lasci lavorare
in pace”.
Da quando abbiamo capito per lei signor Mchie Messer conta più la pancia della morale non è così?
“Senza alcun dubbio. D’altra parte non sono solo io a pensarla in questo modo
così: sono passati più di ottant’anni da quando l’opera che mi ha reso famoso fu
rappresentata per la prima volta a Berlino e in quanto a morale si direbbe che questa non fosse mai esistita. Ma soprattutto, parliamoci chiaro e senza ipocrisie: con
la morale non ci si mangia. Dunque perché prenderla in considerazione proprio
ora, visto che il mondo sta vivendo un periodaccio dal punto di vista economico?”
25
QUADERNI DELL’OPERA
Un palcoscenico in attesa di attori. Dietro le quinte un via vai di mendicanti, che
ruotano intorno al guardaroba di Gionata Geremia Peachum proprietario del negozio che noleggia ai falsi accattoni della città tutto quanto serve a suscitare le
pietà umana, stampelle, arti finti, costumi con orrende mutilazioni, è pronto per
l’uso. E fra questi spavaldo e cinico, come sempre in attesa di dare prova della sua
spietata bravura Macheath, il terribile capo di una banda londinese di accattoni,
conosciuto da tutti come Mackie Messer, lestofante di primo piano che usa un folto gruppo di mendicanti per coprire e portare a buon fine le sue ruberie e che, ne
L’opera da tre soldi di Bertlolt Brecht, è il protagonista principale di una storia in cui
gli affari dell’aristocrazia coincidono con quelli della delinquenza comune: ladri, ricettatori, donne di malaffare, avvocati e carcerieri che agiscono di comune accordo
per trarre denaro da qualsiasi occasione, fosse anche la più sporca “perché prima la
pancia e poi vien la morale” come gli fa dire nel finale del primo atto dell’opera.
Notiamo una sfumatura di disprezzo nel modo in cui lei pronuncia la parola morale,
quasi fosse una malattia contagiosa da cui sfuggire in tutti i modi possibili.
“E lo è, lo è davvero! Quanta gente con la morale riesce a sbarcare il lunario e
quanti invece cancellandola dal proprio vocabolario se la passa alla grande? Il
problema è che gli onesti erano già pochi in passato e oggi si contano davvero
sulle dita di una mano, anche se i “ladri” dei tempi vostri non sono così evidenti
come quelli raccontati da Bertold Brecht... Sono infatti più eleganti, più ironici. Vestono firmato, hanno potenti automobili, case di lusso (magari date loro in cambio di favori o compromessi) e i loro “collaboratori” non sono i pezzenti di Soho
ma i signori cosiddetti perbene, quelli che: “ma chi l’avrebbe mai detto, sembrava
una persona tanto a modo!?” Ad aiutarli poi c’è la grande finanza, non manca il
governo, ci sono gruppi di legali famosi che fanno a gara per difenderli…E guarda
caso cascano sempre in piedi, alla faccia di chi paga anche per loro”.
Di Mackie Messer nella storia italiana di questi anni ce ne sono parecchi secondo lei?
“Più di quanti l’uomo comune possa immaginare. Alcuni di loro si muovono con
cautela altri giocano allo scoperto, ma nessuno, ne sono certo, paga per quanto
meriterebbe di fare”.
Lei si innamora di Polly, figlia del terribile Gionata Geremia Peachum, suscitando le ire
della di lei famiglia. Dunque anche i delinquenti hanno un cuore che batte?
“Beh i sentimenti esistono fra i ricchi, figuriamoci fra gli accattoni, pur se nel mio
caso si tratta di accattoni di serie A”.
Tra gli invitati al suo matrimonio, celebrato in una lurida taverna londinese, c’è Brown
detto la Tigre, capo della polizia e suo ex compagno d’armi, a cui la legano affari e
anche amicizia.
“Proprio come talvolta accade nella realtà: quanti delinquenti sono “amici” delle
forze dell’ordine e quanti poliziotti si fanno corrompere?
Torniamo alla sua figura Meackie Messer e poniamo il caso che viva in questa nostra
epoca. A chi potremmo paragonarla?
“Non mi faccia dire nomi per favore, quello che forse mi assomigliava un po’, anche se molto più elegante di me s’intende, ha messo in stand by la sua carriera di
ladro e in quanto agli altri, mi fanno quasi pena: io almeno sono un delinquente
alla luce del sole, mentre loro poveretti passano l’esistenza a nascondersi e quando vengono sorpresi con il malloppo trovano le scuse più ridicole per difendersi,
dando sempre la colpa a qualcuno, come si faceva a scuola da bambini incolpando il compagno di banco per le marachelle ideate da noi”.
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Ne L’opera da tre soldi i delinquenti bevono il solito “whiskaccio” e rammentano i tempi gloriosi, da buoni commilitoni.
“Oggi invece fanno altre cose -il wisky è passato di moda- ma poveretti sono delle
vittime, e la colpa dei loro pasticci è sempre degli altri”.
Nella Canzone del Re Salomone che Brecht mette nell’Opera la prostituta Jenny dichiara l’inutilità delle virtù: “la saggezza di Salomone, la bellezza di Cleopatra, l’eroismo di Giulio Cesare, la passione amorosa di Macheath, tutto costa caro e si paga.
Sicché beato chi non ce l’ha!” Lei cosa ne pensa?
“Non sono affatto d’accordo. Bellezza, eroismo, passione vengono visti come inutili solo da chi li possiede: un po’come il denaro, di cui dice di poter fare a meno
chi ne ha e a cui anela invece, disposto a tutto per ottenerlo, chi per tutta la vita fa
parte dell’altra metà della mela”.
QUADERNI DELL’OPERA
Nella sua cella della morte, nell’ultimo atto dell’Opera, con la ballata finale chiede
perdono “alle signore e ai signori”, venuti per assistere alla “sua scomparsa”, dichiarando in pratica che i suoi furti non sono più condannabili di quelli compiuti quotidianamente da tanta società rispettabile dalle buone maniere. E il suo amico Brown
quale messo a cavallo porta la notizia che la vuole assolto “perché- come dice Peachum- almeno in teatro la pietà trionfi sulla giustizia degli uomini”. Giusta sentenza
o colpo di fortuna?
“Forse solo fortuna, anche perché lo stesso Peachum che approva il mio perdono
aggiunge che “la realtà è assai diversa e i messi a cavallo giungono molto di rado,
se i calpestatori osano recalcitrare” esortando a non accanirsi sul peccato”.
L’opera da tre soldi durante le prove
27
L’opera da tre soldi durante le prove
Dopo le violenze squadristiche, spesso sanguinose, verificatesi soprattutto a Livorno, Firenze e Pisa, il fascismo si stava definitivamente consolidando e iniziava
quella sua opera di ristrutturazione dello stato sulla falsariga del pensiero di colui
che già si faceva chiamare duce, In quel 1928 la Toscana si trovava in preda ad una
crisi economica e del lavoro assai acuta e la miseria si era insediata in ogni casa,
soprattutto nei quartieri popolari delle sue città, mentre l’affermarsi della politica
totalitaria e repressiva del regime aveva dato fiato anche alle pretese dei grandi
agrari, sostenitori principali dell’ascesa di Mussolini al potere, nei confronti dei
contadini che rendevano sempre più difficili le condizioni delle campagne. A Livorno il porto stava conoscendo la sua crisi peggiore, le fabbriche sembravano in
completa stasi, non si produceva molto, solo il Cantiere Navale aveva lavorato, ma
dopo il varo dell’incrociatore “Trento”, avvenuto proprio in quell’anno, la carenza
di commesse si era fatta pesante. Se l’anno successivo la crisi epocale avrebbe
quasi distrutto l’economia degli Stati Uniti aprendo la strada al “New Deal”, in Italia
la recessione era ormai in cronica stagnazione e si era accompagnata alla cappa di
piombo distesa sulle libertà individuali e collettive, rendendo grigia la vita collettiva, mentre sul piano economico si registrava una miseria endemica e costante. Il
regime, come sempre è accaduto nei paesi dominati da una dittatura, aveva però
cominciato ad assumere iniziative capaci di fornire nuove occasioni di sviluppo e
quindi di lavoro e a Livorno, dopo le imprese violente e sanguinose messe in atto
da quelle che il “popolino” chiamava “squadracce”, si stava cominciando a cambiare pagina per l’arrivo sulla scena livornese, già avvenuto qualche anno prima, di
un uomo potente del regime, Costanzo Ciano che aveva fatto della città il suo feudo personale. Dopo avere studiato rigorosamente la situazione, il ras aveva iniziato ad attuare il suo progetto e in quel 1928 su quella che era stata la Spianata dei
cavalleggeri, in auge tra i nobili e i grandi borghesi nel primo decennio del secolo,
aveva chiamato a gran voce il popolo all’inaugurazione solenne della splendida
Terrazza a mare con l’elegante gazebo che assunse il suo nome. Molti livornesi
avevano lavorato a quella realizzazione che dava bellezza al nostro lungomare
e a dire il vero, altri avrebbero trovato un’occupazione grazie alla costituzione,
in quel fatidico anno, della SPIL (Società Porto Industriale Livorno) che si impegnò immediatamente nella costruzione di banchine e piazzali portuali, dotandoli
delle attrezzature per la movimentazione meccanica delle merci da scaricare e
caricare sulle navi. In contemporanea la società acquistò vaste aree poste a nord
del porto, fino ad allora prevalentemente agricole o paludose, sulle quali vennero
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QUADERNI DELL’OPERA
La Toscana in quel periodo
Livorno 1928, la Terrazza Costanzo Ciano poi divenuta Terrazza Mascagni
realizzate aree dedicate allo scalo collegate alle nuove strade, alle ferrovie in fase
di potenziamento, per poi lottizzare le aree stesse attribuendole ad imprese che
s’impegnavano a produrre servizi e quindi, lavoro. La SPIL divenne in sostanza la
protagonista dello sviluppo portuale e industriale di Livorno. Non solo, ma a maggior gloria del regime, proprio nel 1928 nasceva il leggendario equipaggio detto
degli “Scarronzoni” che di lì a quattro anni, dopo una serie di prestigiosi successi,
conquistò la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Los Angeles. Portuali, facchini
e navicellai, carichi di miseria, con una yole a otto vogatori assai carente, avrebbe
conteso a ben nutriti studenti universitari che vogavano su una “stella filante” per
aerodinamicità, la vittoria, sconfitti per un misero centesimo di secondo. Se invece di dividere con le loro famiglie il chilo di bistecca alla settimana che il regime
concedeva loro, ne avessero potuta mangiare almeno una al giorno, i pasciuti studenti statunitensi se la sarebbero sognata la medaglia d’oro olimpica.
Nel frattempo a Firenze, ormai il maggiore centro toscano del fascismo, si iniziavano i lavori di ampliamento della città, smembrando interi quartieri e distruggendo ignobilmente le antiche mura. In quell’anno, nella città capoluogo che aveva
perduto Pistoia, diventata provincia a se, nascevano le prime due legioni della famigerata “Milizia”. La città era già in mano alla destra militarista dal 1920, quando
divenne sindaco Antonio Garbasso che nel 1928 ne era il “podestà”. In quell’anno
vennero iniziati i lavori di costruzione dell’aeroporto di Peretola, iniziava la realizzazione della “Firenze mare” e della direttissima Firenze Bologna. Queste iniziati-
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L’aeroporto di Peretola, 1928
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QUADERNI DELL’OPERA
ve imprenditoriali stavano portando un certo benessere alle famiglie fiorentine,
mentre la “città dei fiori” diventava anche il maggior polo culturale della regione e
tutto ciò rafforzava il regime fascista. Stranamente, in quell’epoca buia, proprio a
Firenze veniva pubblicato l’esplosivo romanzo di D.H. Lawrence L’amante di Lady
Chatterley.
Intanto Pisa, dopo il periodo di violenze e tensioni, fu tra le prime città a passare al
cosiddetto”fascismo normalizzato”, ma continuava a crescere un clima di controllo e delazione, mentre all’interno del regime lotte intestine rendevano difficile la
vita stessa della collettività. La situazione si normalizzò con l’affermarsi definitivo
di Guido Buffarini Guidi che per far risalire la china alla città punto sull’Università,
alleandosi con uomini di spicco quali Giovanni Gentile, teorico del fascismo, Armando Carlini e Giuseppe Bottai. Un’alleanza che diede smalto all’ateneo, soprattutto alla Normale che nel ‘28 vide diventare Giovanni Gentile regio commissario.
Anche a Pisa il fascismo creò le condizioni per accrescere le possibilità di lavoro,
si bonificarono aree che diventarono preziosi siti di piccole e medie industrie, ma,
soprattutto, Pisa si era creata nicchie di posizione e lavoro in simbiosi con l’Università e in breve tempo anche il suo ospedale, “Santa Chiara”, sarebbe diventato
un polo di medicina d’elite, fornendo multiformi occasioni di lavoro. Nel 1928 nasceva la “Giardini editori e stampatori” che divenne un cardine nelle pubblicazioni
universitarie e artistiche di grande pregio.
Intanto la città di Livorno era diventata strumento del potere di Costanzo Ciano che ne era l’indiscutibile ras e che nonostante i titoli di conte di Cortellazzo e
Buccari, riusciva anche, nell’amato quartiere di Borgo Cappuccini, a scendere fra
la gente e assumere atteggiamenti populisti che non potevano mascherare una
struttura di potere che seppur realizzava molte opere e vedeva insediarsi industrie di grande rilievo, serviva a rimpinguare le finanze del “vicere” di Mussolini. A
Livorno il Cantiere iniziava a marciare a ritmi costanti, la Metallurgica, la Vetreria
Italiana, Motofides, Raminosa, Anic, Montecatini... ma il clima era di un grigiore
spaventoso, la vita culturale e artistica completamente spenta o asservita e proprio nel 1928 il Tribunale Speciale Fascista iniziò la falcidia degli oppositori e furono ben 178 le condanne che inflisse a coloro che avversavano il regime.
Charlie Chaplin
“L’opera da tre soldi” (Die Dreigroschnoper) brechtiana, esordì in Prima Assoluta allo
Schiffbauerdamm di Berlino, opera che divenne molto importante anche per la
settima arte, sia per un paio di sue dirette successive trasposizioni cinematografiche, che per l’influenza che avrebbe avuto su ambientazioni, storie e personaggi
dei più disparati e impensabili generi e filoni del cinema moderno, basti citare la
grande e ammessa influenza che ha avuto per certi temi e caratterizzazioni dei
personaggi e delle loro azioni di “1997: Fuga da New York” (Escape from New York)
(‘81) di John Carpenter.
L’anno della sua prima messa in scena, il 1928, sarebbe stato un anno importante
anche per il cinema, che proprio in quei mesi diventava anche sonoro. Appena
l’anno prima fu realizzato il primo film della storia del cinema con parti sonore e
parlate, ovvero il celeberrimo The Jazz Singer (Il Cantante di Jazz) di Alan Crosland,
con Al Jolson, la cui prima statunitense si tenne il 6 ottobre del 1927, mentre nei
cinematografi del Regno d’Italia venne distribuito l’anno dopo. Proprio nel ‘28, il
cinema italiano versava da anni in una fase di crisi creativa che lo aveva portato
ad essere trascurato e allontanato dalla visibilità e dalla distribuzione internazionale; la produzione era rimasta comunque molto variegata nei generi, non certo
come oggi, ma i maggiori successi presso il pubblico erano preferenzialmente,
se non vera e propria esclusiva dell’allora cosiddetto “filone dei forzuti”, ovvero la
lunga serie dei film di Maciste, che veniva impersonato dal divo dell’epoca Bartolomeo Pagano, o a quello dei Sansone, interpretato da Luciano Albertini. Furono
questi ad apportare anche un rinnovamento tecnico al cinema italiano di quegli
anni, alla continua ricerca di effetti speciali sempre più spettacolari, tecniche che
fino a quel tempo confidavano soprattutto sulle abilità acrobatiche degli attori.
Sempre in quel biennio 1927/28 l’Istituto Luce (L’Unione per la cinematografia
educativa), che, fondato appena quattro anni prima da un giornalista, Luciano
De Feo, incominciò a diffondere nei cinema il Cinegiornale Luce, il quale con la
sua funzione anche di documentario scientifico, tecnico, e di varia cultura, svolgerà un’educazione alternativa, secondo un’evidente impostazione pedagogica
datagli dal regime, per la larga parte della popolazione ancora analfabeta o comunque illetterata. E soprattutto, proiettato capillarmente in tutti i cinema del
Regno, sarà formidabile strumento per narrare con epicità le gesta del regime. Fu
proprio con il Luce e da quello stesso biennio, che il fascismo trovò come da parole dello stesso Mussolini, l’arma più innovativa e forte della propaganda, ovvero
la cinematografia. Basti pensare alla capacità del Luce di far arrivare tutti i suoi
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QUADERNI DELL’OPERA
Il Cinema nel 1928
“cinemobili” anche nei più sperduti e ameni paesi della penisola. Sempre nel biennio 1927-1928 incomincia la produzione di quello che diventerà concretamente
uno dei primi filoni dal grande successo del cinema italiano, ovvero la serie delle
commedie dei cosiddetti Telefoni bianchi. Negli Stati Uniti intanto, sempre in quel
1928 Charlie Chaplin realizzò uno dei suoi primi e massimi capolavori, The Circus
(Il Circo), Proprio in quell’anno invece, in Francia, uno dei più grandi registi del
muto Abel Gance, dopo i successi con la Pathè formò la Films Abel Gance. E sempre in quell’anno Jean Renoir, figlio del pittore Auguste Renoir, si arrischiò in una
serie di progetti sperimentali, utilizzando capitali personali. Un altro autore impressionista ma in Russia, Dmitri Kirsanov, lavorò fino al 1928 con limitatissime
risorse finanziarie, raccogliendo fondi senza l’appoggio di case di produzione e
realizzando film a costo praticamente nullo, come L’ironie du destin (L’ironia del destino, 1924) e Mènilmontant (1926).
Inoltre, il cinema impressionista si stava diversificando nella ricerca dello sperimentalismo praticato dai suoi registi più surrealisti e dal più forte impatto Dulac
scrisse e tenne delle conferenze in merito e proprio nel 1928 abbandonò il cinema
già chiamato “commerciale” per realizzare un film surrealista, La coquille et le clergyman (La conchiglia e il sacerdote), e da lì in seguito realizzò diversi cortometraggi astratti. Questa diversificazione stilistica e di intenti finì forse per minare la compattezza del cinema impressionista così importante in quegli anni, decretandone
la sua fine. Sempre in quel 1928 e per l’anno seguente, la grande distribuzione
cominciò a non distribuire più i film impressionisti, decretandone la non visibilità. Contemporaneamente, con la fine del cinema impressionista, scomparvero la
maggior parte delle società indipendenti.
Locandina del cortometraggio
Steambot Willie dove esordisce
Mickey Mouse/Topolino
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QUADERNI DELL’OPERA
Nella Germania Weimariana era stato fastosamente e costosissimamente realizzato appena l’anno prima, il capolavoro ispiratore universale della fantascienza
cinematografica, e film “manifesto” del cinema espressionista, Metropolis, diretto
da Fritz Lang. Distribuito in tutta Europa proprio nel corso del 1928, non ebbe il
successo sperato, che però raccolse negli Stati Uniti, alla cui prima nazionale allo
storico cinema Rialto di New York si presentarono oltre 10.000 persone.
Sul finire dell’anno negli Stati Uniti, il 18 novembre 1928 al Colony Theatre di New
York, nel cortometraggio Steambot Willie “esordisce” Mickey Mouse/Topolino.
Sempre nel 1928 Frank Capra entra a lavorare sotto contratto come regista alla
Columbia Pictures realizzando subito ben sette b-movie già in quel biennio, Major
hollywoodiana la Columbia, con la quale firmerà molte delle sue pellicole più famose e di maggior successo, negli anni trenta.
Sempre nel 1928 venne istituita la categoria per il Miglior Film Straniero ai Premi
Oscar – Academy Awards, la cui prima edizione si tenne appena l’anno precedente, mentre in Italia il cinema era ancora prevalentemente muto, e ai quali la nostra
cinematografia non partecipò con alcun film selezionato.
Il 1928 fu anche l’anno dell’esplosione di Stan Laurel e Oliver Hardy, dall’enorme
successo anche in Italia come Stanlio e Ollio, diretti dal regista dei loro più grandi
successi Leo McCarey con Zuppa d’Anatra, e il primo vero corto girato dalla coppia
Metti i pantaloni a Philip, i quali nati ufficialmente come duo appena l’anno prima
conosceranno proprio in quest’anno una celebrità pressoché mondiale.
Locandina di Metropolis
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L’opera da tre soldi durante le prove
Sono anni durissimi, drammatici, durante
i quali si registra l’avvento ed il consolidamento del fascismo in Italia, si assiste in
Germania al primo tentativo di rivoluzione nazionale hitleriana ed ha inizio, con
il crollo di Wall Street, la gravissima crisi
economica mondiale. Si lavora per la pace,
ma si varano altresì piani concordati per
il riarmo. È tuttavia un periodo straordinario per gli studi scientifici, con la prima
sperimentazione televisiva e la scoperta
della penicillina. Con la morte di Giacomo
Puccini ha termine anche l’epoca aurea del
melodramma, mentre oltre oceano si assiste alla prima esecuzione della Rhapsody
in Blue. Anche taluni sport abbandonano
l’aspetto dilettantistico per diventare più o
meno apertamente affare economico.
1923
• 11 gennaio – Viene istituito il Parco Nazionale d’Abruzzo.
• 20 gennaio – Lettonia: la bandiera lettone, usata dal 18 novembre 1918, viene
formalmente adottata dal parlamento
nazionale.
• 26 febbraio – Jack Dempsey diventa il
campione mondiale dei pesi massimi di
pugilato.
• 3 marzo – New York: esce il primo numero del settimanale Time.
• 26 maggio – Nasce la prima 24 ore di Le
Mans.
• giugno – In Russia nel Kraj di Chabarovsk si arrende la Repubblica Ucraina
dell’Estremo Oriente, ultima enclave antibolscevica.
• 10 luglio – In Italia sono disciolti tutti i
partiti diversi dal Partito Fascista.
• 24 luglio – il Trattato di Losanna pone
fine alla guerra greco-turca. I due Paesi
decidono uno scambio di popolazione.
• 2 agosto – A San Francisco muore improvvisamente Warren G. Harding, presidente degli Stati Uniti d’America. Gli
succede Calvin Coolidge, repubblicano
(trentesimo presidente).
• 21 agosto – viene ratificato il Trattato sul
riarmo navale sottoscritto l’anno precedente a Washington da Stati Uniti d’America, Regno Unito, Giappone, Francia, Italia.
• 1 settembre – un violento terremoto
che supera l’ottavo grado della scala Richter colpisce la pianura del Kantō (Giappone), provocando oltre 100.000 morti.
• 14 settembre – New York (Polo Grounds), di fronte ad 80.000 persone Jack
Dempsey batte Luis Firpo. Lo sport diventa spettacolo e business.
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QUADERNI DELL’OPERA
Gli anni de L’opera da tre soldi
1923-1929
• 21 ottobre – Nasce la città di Imperia,
con un decreto reale che riuniva undici
comuni preesistenti.
• 29 ottobre – Nasce la Repubblica di Turchia.
• 9 novembre - Adolf Hitler proclama a Monaco la “rivoluzione nazionale” (o putsch di
Monaco) e organizza un tentativo insurrezionale, represso il 9 novembre. Sarà condannato a cinque anni di reclusione.
• 18 novembre – Si costituisce il Consiglio
Nazionale delle Ricerche (CNR). Il primo
presidente sarà il matematico Vito Volterra.
• 1 dicembre – in Valle di Scalve (BG) crolla la
diga del Gleno causando oltre 350 morti.
• 6 dicembre – Un anno dopo la firma del
Trattato Anglo-Irlandese, nasce lo Stato
Libero d’Irlanda.
• 21 dicembre – Il Nepal passa da protettorato britannico a stato indipendente.
• 27 dicembre – Fallisce un attentato alla
vita di Hirohito allora Principe Reggente
del Giappone.
1924
• Heber Longman rinviene i primi resti fossili di kronosaurus.
• Pablo Picasso, Harlequin musicien.
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• 21 gennaio – Vladimir Il’ic Uljianov Lenin muore a Nižnyj Novgorod.
• 27 gennaio – Roma: il trattato tra l’Italia
e il Regno di Jugoslavia suddivide la città di Fiume: all’Italia spetta l’entroterra e
alcune periferie, alla Jugoslavia l’area di
Porto Barros.
• 1 febbraio – Il governo italiano riconosce l’Unione Sovietica.
• 12 febbraio – Alla Aeolian Hall di New
York Paul Whiteman dirige la prima esecuzione della Rhapsody in Blue di George
Gershwin.
• 12 febbraio – viene fondato da Antonio
Gramsci il giornale L’Unità, organo del
Partito Comunista d’Italia.
1925
• Giubileo per tutti i fedeli dell’Orbe cattolico. L’Anno Santo, proclamato da papa
Pio XI con particolare carattere missionario, vide la Canonizzazione, tra gli altri,
di san Giovanni Battista Maria Vianney
(1786-1859), noto come il curato d’Ars, e
di santa Teresa del Bambin Gesù (18731897), Patrona delle Missioni.
• Jenkins, negli Stati Uniti, e Baird, in Gran
Bretagna, effettuano la prima trasmissione di immagini in movimento.
• Italia: viene fondata la casa di moda Fendi.
• 3 gennaio – nel discorso di inizio anno,
Benito Mussolini si assume esplicitamente la responsabilità politica dell’omicidio
di Giacomo Matteotti e annuncia la presa dei poteri dittatoriali. In tutto il Paese
si verificano arresti di massa.
• 12 febbraio – il Gran Consiglio del Fascismo nomina segretario del Partito
Nazionale Fascista Roberto Farinacci,
esponente dell’“ala dura” del partito.
• 18 febbraio – Italia: viene fondato l’Istituto Giovanni Treccani per la pubblicazione dell’Enciclopedia Italiana, diretta
da Giovanni Gentile.
• 25 marzo – Londra: l’ingegnere scozzese
John Logie Baird inventa la televisione
che sarà disponibile solo dal 2 ottobre
dell’anno stesso.
• 21 aprile – In Italia viene pubblicato sulla stampa nazionale il Manifesto degli
intellettuali fascisti, il cui principale artefice è il filosofo Giovanni Gentile.
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QUADERNI DELL’OPERA
• 3 marzo – La Grande Assemblea Nazionale della costituita Repubblica di Turchia dichiara decaduto l’istituto califfale
ed esilia l’ultimo califfo, l’ex-sultano ottomano Abdul Mejid II.
• 6 aprile – Italia: in un clima di violenze e
irregolarità si svolgono le elezioni politiche. Il Partito Nazionale Fascista ottiene
il 66,5% dei voti.
• 12 maggio – Il segretario del Partito Comunista Italiano Antonio Gramsci, eletto
alla Camera dei deputati, da Vienna fa
ritorno in Italia.
• 10 giugno – A Roma Giacomo Matteotti, deputato del Partito Socialista Italiano
che aveva denunciato gravi brogli elettorali viene rapito e ucciso da una squadraccia. Il cadavere di Matteotti verrà
ritrovato il 16 agosto.
• 13 giugno - Gaston Doumergue è il nuovo presidente della Repubblica francese.
• 27 giugno – Roma: le opposizioni del
fascismo approvano una mozione in cui
si impegnano a non partecipare ai lavori del Parlamento fino a che un nuovo
governo non ristabilisca la legalità. È la
protesta dell’Aventino.
• 21 settembre – Italia: viene inaugurata
a Lainate il primo tratto dell’Autostrada
dei laghi, da Milano a Varese, la prima
autostrada realizzata nel mondo.
• 1 ottobre – Nasce il settimanale Il Giornalino.
• 4 novembre – Stanley Baldwin, al suo
secondo mandato in un anno, è nominato Primo Ministro del Regno Unito.
Rimarrà in carica fino al 1929.
• 29 novenbre – Bruxelles, muore Giacomo Puccini.
• 1 maggio – L’isola di Cipro assume lo statuto di colonia della corona britannica.
• 7 maggio – s’inaugura a Monaco di Baviera il più grande museo della scienza e
della tecnica del mondo.
• 22 maggio – In Italia Sandro Pertini viene arrestato per la prima volta per attività contro il regime fascista.
• 14 giugno – In Italia il governo annuncia
l’avvio della “battaglia del grano”, volta al
raggiungimento dell’autosufficienza nazionale granaria.
• 16 giugno – Bolivia: ad Oruro viene fondata la congregazione delle Missionarie
Crociate della Chiesa.
• 22 giugno – s’inaugura la prima torre
solare italiana all’Osservatorio di Arcetri.
• 20 luglio – Italia e Jugoslavia firmano la
Convenzione di Nettuno, che definisce i
confini dalmati.
• 29 settembre – A Torino il prefetto ordina la sospensione delle pubblicazioni
del quotidiano La Stampa. La sospensione durerà sino al 9 novembre.
• 2 ottobre – Roma: viene firmato a Palazzo Vidoni Caffarelli un accordo tra la
Confindustria e la Confederazione nazionale delle Corporazioni sindacali che
sancisce il reciproco riconoscimento
univoco quali rappresentanti degli industriali e dei lavoratori. Si riconosce in tal
modo il monopolio sindacale fascista.
• 26 ottobre – i rappresentanti di Germania, Belgio, Gran Bretagna, Italia, Polonia
e Cecoslovacchia firmano a Locarno il
Patto Renano per la pace.
• 3 novembre – Italia: il quotidiano Il Popolo, organo del Partito Popolare Italiano, cessa le pubblicazioni dopo mesi di
continui sequestri. La testata riprese ad
uscire clandestinamente nel 1943.
• 5 novembre – Roma: un decreto legge sancisce la nascita dell’Istituto LUCE
(L’Unione per la Cinematografia Educativa).
• 27 novembre – Italia: il governo dispone
l’introduzione del saluto romano in tutte
le amministrazioni civili nei rapporti tra
superiori ed inferiori.
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1926
• Gustav Stresemann, ministro per gli Affari Esteri della Repubblica di Weimar,
vince il Premio Nobel per la pace. A Grazia Deledda è assegnato quello per la
Letteratura.
• Gran Bretagna: a Londra entrano in funzione moderni semafori automatici.
• In Italia viene ultimata la costruzione
dell’Autostrada dei laghi, la prima autostrada del mondo.
• Stati Uniti: Walt Disney crea il personaggio di Mickey Mouse (Topolino).
• 2 gennaio – Viene inaugurata la linea
ferroviaria Soresina – Sesto Cremonese
– Cremona Porta Milano, terzo nucleo
della Ferrovia Cremona Iseo.
• 27 gennaio – Gran Bretagna: a Londra
l’ingegnere John Baird presenta il primo
prototipo di apparecchio televisivo.
• 8 febbraio – Fondazione dei Walt Disney
Studios.
• 15 febbraio – muore a Parigi per le conseguenze di un pestaggio fascista il giornalista liberale Piero Gobetti.
• 3 aprile – Italia: viene istituita l’Opera
Nazionale Balilla. Nello stesso giorno
viene istituito il sindacato unico fascista,
sono vietati gli scioperi ed è istituita la
Magistratura del Lavoro.
• 6 aprile – Cannes: muore per i postumi
di un’aggressione fascista il liberale Giovanni Amendola.
• 21 aprile – A Monterrey viene fondata
la congregazione delle Missionarie Catechiste dei Poveri.
• Alla Scala di Milano Arturo Toscanini
dirige la prima assoluta dell’opera lirica
Turandot di Giacomo Puccini.
• 9 maggio - Artico: gli statunitensi Floyd
Bennet e Richard Byrd sorvolano per la prima volta il Polo Nord con un aeroplano.
• 12 – 14 maggio: colpo di stato in Polonia condotto da Józef Piłsudski.
• 13 maggio – Alaska: l’italiano Umberto
Nobile e il norvegese Roald Amundsen
atterrano col dirigibile Norge dopo aver
trasvolato il Polo Nord, partendo due
giorni prima da Roma.
• 9 luglio – Roma, con la legge n.1162
nasce l’Istituto nazionale di statistica
(ISTAT).
• 6 agosto – Gran Bretagna: la statunitense Gertrude Ederle è la prima donna ad
attraversare a nuoto il Canale della Manica.
• 3 settembre – Italia: il fascismo scioglie
tutti i consigli comunali e provinciali.
L’elezione del sindaco è sostituita dalla
nomina governativa dei podestà.
• 31 ottobre – Bologna: lo studente quindicenne Anteo Zamboni spara a Benito
Mussolini, e viene in seguito linciato dalla folla. La vicenda, ricca di punti oscuri,
giustificò il giro di vite del fascismo contro gli oppositori politici.
• 1 novembre – il Consiglio dei ministri
italiano approva le “leggi eccezionali
per la sicurezza e la difesa dello stato”,
che prevedono, tra l’altro, lo scioglimento di tutti i partiti di opposizione,
l’istituzione del Tribunale Speciale per la
sicurezza dello Stato, la pena di morte
per chi attenti alla vita del re e del duce.
Viene istituito il confino per gli oppositori politici e gli obiettori di coscienza.
Nello stesso giorno, vengono soppresse
le pubblicazioni di alcuni quotidiani, tra
cui il l’Unità, L’Avanti, La Voce repubblicana e Il Lavoro. A Napoli viene assaltata la
casa di Benedetto Croce, a Cagliari quella di Emilio Lussu, che viene arrestato. A
Milano i fascisti devastano la sede della Camera del Lavoro, a Genova danno
fuoco alla redazione del quotidiano Il
Lavoro.
• 8 novembre – Roma: Antonio Gramsci
viene arrestato nonostante l’immunità
parlamentare. Assieme a lui il fascismo
arresta gran parte del gruppo parlamentare del Partito Comunista Italiano.
• 18 novembre – Gran Bretagna: l’impero
inglese si trasforma in Commonwealth
delle nazioni.
• dicembre – Milano: il Gruppo 7 (formato
dagli architetti Luigi Figini, Guido Frette,
Sebastiano Larco, Gino Pollini, Carlo Enrico Rava, Giuseppe Terragni e Ubaldo
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QUADERNI DELL’OPERA
• Nasce a Londra Elisabetta Windsor, futura Regina del Regno Unito col nome di
Elisabetta II.
• 24 aprile – A Berlino in Germania e
Unione Sovietica sottoscrivono un patto
di neutralità e d’amicizia.
• 25 aprile – Reza Kahn viene incoronato
Scià dell’Iran con il nome di Reza Khan
Pahlavi.
Castagnola) pubblica il manifesto del
Razionalismo italiano con una serie di
articoli sulla rivista Rassegna Italiana.
• 25 dicembre – Tokyo: Hirohito diventa
il 124º imperatore del Giappone, dando
inizio all’era Showa.
1927
• Fra Washington e New York viene effettuata la prima trasmissione televisiva via
cavo, con riprese dal vivo.
• Werner Karl Heisenberg formula il Principio di indeterminazione.
• Italia: Vittorio Formentano dà vita all’AVIS.
• Stati Uniti: viene istituito il primo servizio
telefonico transatlantico tra Stati Uniti e
Gran Bretagna.
• Italia: il Partito Nazionale Fascista istituisce i GUF.
• Bertolt Brecht pubblica Hauspostille, il
suo primo libro di poesia.
• 1 gennaio – La Turchia adotta il calendario gregoriano.
• 13 febbraio – Italia: entra in vigore la
tassa sul celibato.
• 11 marzo – arrestato a Firenze Alcide De
Gasperi, mentre con la moglie cerca di
raggiungere in treno Trieste con documenti falsi. Fu accusato di tentato espatrio clandestino e fu condotto al carcere
di Regina Coeli di Roma.
• 11 maggio – In California viene fondata l’Academy of Motion Picture Arts and
Sciences, che istituisce il Premio Oscar.
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• 15 maggio – Unione Sovietica: a valle
delle rapide del Dnepr ha inizio la costruzione della più grande centrale idroelettrica dell’Urss.
• 20 maggio – Charles Lindbergh, a bordo
dello Spirit of Saint Louis, compie il primo volo in solitaria sull’Atlantico. Decolla da New York e atterrerà vicino Parigi
dopo 33 ore e 30 minuti, con una velocità media di 188 km/h.
• 23 agosto – Stati Uniti: nonostante le
proteste nazionali, vengono giustiziati
gli anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.
• 4 settembre – Fallisce a Livorno il varo
dell’incrociatore Trento.
• 23 ottobre – Stati Uniti: la prima proiezione del film Il cantante di jazz di Alan
Crosland segna l’inizio dell’era del cinema sonoro.
1928
• Federico García Lorca pubblica Romancero gitano. Con questa opera il poeta di
Granada tratta gli argomenti della cultura andaluso-gitana.
• 13 gennaio – Francia: inizia la costruzione della linea Maginot.
• Febbraio – Plane Crazy, primo cortometraggio di Walt Disney.
• 10 febbraio – Germania/USA: Primo collegamento telefonico via etere.
• Marzo-aprile – il M.I.A.R. (Movimento
Italiano per l’Architettura Razionale) organizza a Roma la 1ª mostra di architettura razionale che promuove il Razionalismo italiano.
• 31 agosto - allo Schiffbauerdamm di
Berlino va in scena L’opera da tre soldi
(Die Dreigroschenoper) di Bertolt Brecht
e Kurt Weill. Sarà il più grosso successo
teatrale della Repubblica di Weimar.
• 5 settembre – Gran Bretagna: il batteriologo Alexander Fleming scopre l’effetto
antibiotico della penicillina.
• 2 ottobre – Fondazione dell’Opus Dei
da parte di San Josemaría Escrivá.
• 6 novembre – Grande eruzione dell’Etna: distrutta completamente Mascali.
• 18 novembre – Stati Uniti: al Colony
Theatre di New York si proietta il cortometraggio a cartoni animati Steamboat Willie
di Walt Disney. È la nascita di Topolino.
1929
• Stati Uniti: scoperta della Legge di Hubble e dell’espansione dell’universo.
• Zworykin dimostra il funzionamento del cinescopio, il primo tubo televisivo moderno.
• Herbert E. Ives, dei Bell Labs, dimostra la
possibilità di un sistema televisivo a colori.
• A. Aftel e Lloyd Espenschied realizzano il
primo cavo schermato, coassiale.
• 5 gennaio – Iugoslavia: con un colpo di stato, il re Alessandro I abroga la Costituzione.
• 17 gennaio – Popeye ovvero Braccio di
Ferro, un personaggio dei fumetti creato
da Elzie Crisler Segar, appare per la prima
volta con una striscia su un quotidiano.
43
QUADERNI DELL’OPERA
• 12 aprile – L’esplosione di un ordigno all’inaugurazione della Fiera Campionaria
di Milano, durante la visita del re Vittorio
Emanuele III, provoca la morte di venti
persone e decine di feriti. La strage rimase senza colpevoli.
• 17 maggio – Hanno inizio ad Amsterdam i Giochi della IX Olimpiade. Le donne partecipano per la prima volta alla
competizione.
• 25 maggio – Artico: durante il viaggio
verso il Polo Nord precipita il dirigibile
Italia di Umberto Nobile. Le operazioni
di soccorso mobilitano mezza Europa e
costano la vita a Roald Amundsen.
• 3 luglio – Gran Bretagna: L’inventore
scozzese John Logie Baird mostra la prima trasmissione (tecnica) televisiva a colori.
• 12 agosto - Unione Sovietica: come contromanifestazione rispetto alle Olimpiadi, si svolgono a Mosca le Spartachiadi
dell’Internazionale rossa dello sport.
• 18 gennaio – Stalin propone di allontanare Trotsky dal Politburo.
• 11 febbraio – Il cardinale Pietro Gasparri, rappresentante di papa Pio XI, e Benito Mussolini firmano i Patti Lateranensi,
accordo bilaterale tra l’Italia e la Santa
Sede.
• 13 febbraio – Alexander Fleming presenta i risultati sulla penicillina al Medical Research Club.
• 14 febbraio – Stati Uniti: Strage di San
Valentino, Al Capone stermina la banda
rivale di Bugsy Moran.
• 4 marzo – Herbert Hoover è il trentunesimo presidente degli Stati Uniti d’America.
• 23 agosto – Palestina: dopo centinaia
d’anni di convivenza pacifica, gli arabi
massacrano la comunità ebraica di Hebron.
• 26 agosto – Palestina: gli inglesi, che
governano la regione su mandato della
Società delle Nazioni, decidono di evacuare i sopravvissuti.
• 3 ottobre – Berlino, muore d’infarto Gustav Stresemann. È la fine del periodo
d’oro della Repubblica di Weimar.
• 6 ottobre – In nove città italiane viene giocata la prima giornata del primo
Campionato di calcio di Serie A a girone
unico.
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• 24 ottobre – Stati Uniti: inizia il crollo
della Borsa valori di Wall Street, con il cosiddetto “giovedì nero” di New York, cui
segue il “martedì nero” del 29 ottobre: è
l’inizio della grave crisi economica mondiale.
• 29 novembre – Antartide: l’esploratore
statunitense Richard Byrd, partendo dalla barriera di Ross, sorvola per primo il
Polo Sud insieme a tre membri dell’equipaggio.
• 30 dicembre – India: a Lahore il Congresso nazionale chiede l’indipendenza
del Paese dalla Gran Bretagna.
La Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno per la cultura
La partecipazione della Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno alla promozione di iniziative culturali su tutto il territorio provinciale è sempre stata
intensa.
Autonomamente o in coproduzione con altri enti, la Fondazione organizza e
finanzia mostre, spettacoli, convegni, eventi e attività editoriali. Inoltre realizza o sostiene progetti per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico, architettonico, monumentale e archeologico con l’obiettivo
di salvaguardare e restituire alla collettività i beni e le risorse esistenti.
Anche nel triennio 2012/2014 il settore dell’arte, dell’attività e dei beni culturali continuerà a beneficiare di una percentuale consistente di erogazioni
da parte della Fondazione: ben il 30% delle risorse previste per l’attività istituzionale, pari a 2.198.000 euro.
Pur in presenza di uno scenario macroeconomico e finanziario complesso e
in evoluzione, il settore dell’arte continuerà ad essere uno dei settori privilegiati (al secondo posto, subito dopo la beneficienza e il volontariato).
Per il prossimo triennio la Fondazione si pone i seguenti obiettivi:
- continuare la collaborazione con il Teatro Goldoni e con l’Istituto Musicale
Mascagni e, compatibilmente con le risorse economiche, con le associazioni
minori;
- continuare a sostenere iniziative di musealizzazione in vari Comuni della Provincia;
- concludere l’allestimento e la riorganizzazione della propria collezione d’arte, aprendo al pubblico i locali della sede di piazza Grande completamente
rinnovati;
- continuare a collaborare con i vari Comuni della provincia per la realizzazione delle principali attività culturali;
- realizzare interventi di restauro, manutenzione straordinaria e recupero di
beni, del patrimonio artistico e culturale del territorio provinciale, in collaborazione anche con le Diocesi di Livorno e di Massa Marittima.
della Chiesa
L’illuminazione
a
rin
di Santa Cate
Gli spettacoli al Teatro
Le mostre
Goldoni
La collezione
di opere d’arte
Il restauro delle ceramiche
medievali scoperte a Piombino
Le iniziative con il
museo Nazionale
delle Residenze
Napoleoniche
dell’Isola d’Elba
La valorizzazione
dei Cimiteri delle
Nazioni Estere
La manutenzio
ne
degli scavi
archeologici
Il contributo all
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del Museo Dioc lestimento
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I corsi di arte
e di Firenze
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scuola Il Biso
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uto Masc
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Il restauro
dell’organo
della Chiesa di
Castell’Anselmo
La collaborazione
con il Museo
di Storia Naturale
del Mediterraneo
Pagine a cura della Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno
L’opera da tre soldi
La vicenda
Un cantore intona a mò di presentazione la Ballata di Macheath.
Atto primo
Peachum, organizzatore di una vasta rete di finti accattoni londinesi, viene a scoprire la relazione che lega la figlia Polly a Macheath (detto Mackie Messer) e monta su tutte le furie; ciò non impedisce ai due di sposarsi ugualmente e di meditare
sul futuro della banda di cui Mackie non pare molto soddisfatto. Tra gli invitati
giunti a congratularsi c’è anche Brown, il capo della polizia, impegnato nei preparativi per la festa imminente dell’incoronazione; la scena termina con il Liebeslied
(canto d’amore) di Polly e Mackie rimasti soli mentre cala la notte (“Siehst du den
Mond über Soho?”).
ATTO SECONDO
Intanto Peachum è deciso a eliminare l’indesiderato genero con mezzi legali, ossia
denunciandolo; sua moglie sospetta che se ne stia nascosto e protetto presso
alcune prostitute di antica conoscenza; Polly avvisa Macheath del pericolo e lo
esorta a fuggire, impegnandosi a guidare personalmente la banda (qui si colloca
il celebre ‘Polly’s Lied’“Er kommt nicht wieder”); tradito da Jenny, Macheath finisce
ugualmente in cella, dove non si perde d’animo, sicuro com’è che qualche donna
certamente lo aiuterà a tornare libero. Si presentano davanti alla prigione Polly e
Lucy, quest’ultima (figlia di Brown) a sua volta segretamente sposata al fedifrago
recluso, che ispira alle due donne un invettivale sfogo di gelosia (Eifersuchtsduett,
duetto della gelosia). Polly viene poi allontanata a viva forza dalla prigione per
intervento della madre, inopinatamente ricomparsa; rimasta sola, Lucy riesce a
far evadere Macheath.
ATTO TERZO
Peachum passa al contrattacco e predispone un piano con cui sabotare il regolare
svolgimento della festa dell’incoronazione intrecciandovi una controproducente
sfilata di (finti) accattoni; arrestato da Brown, lo minaccia di rivelare i loschi legami
che lo vincolano al bandito; messo in tal modo con le spalle al muro, Brown fa
ricercare Macheath (è Peachum stesso a fornirgli tutte le indicazioni necessarie)
e lo fa arrestare. Il malvivente aspetta ormai l’esecuzione della condanna capita48
le; suonano le campane di Westminster e Macheath viene portato via; ma invece
della notizia della sua morte arriva quella della sopravvenuta grazia, corredata
per graziosa intercessione della regina dalla donazione di un castello e di un titolo
nobiliare; ma l’ultima parola spetta a Peachum, che invita a non prestar fede al
lieto fine, perché nella realtà le grazie arrivano molto raramente, soprattutto se a
ribellarsi sono i deboli.
QUADERNI DELL’OPERA
Fonte: Dizionario dell’Opera Baldini Castoldi Dalai editore
49
L’opera da tre soldi - Die Dreigroschenoper
Il libretto
Il presente Quaderno è arricchito dal libretto “Die Dreigroschenoper” di Bertolt
Brecht e Kurt Weill relativo all’adattamento scenico e musicale di Giorgio Strehler e Gino Negri, ambientato anziché a Londra, nei bassifondi di New York, nella
revisione della traduzione di Giorgio Strehler ed Ettore Gaipa sul testo italiano
di quest’ultimo, a cura di Roberto Menin, al quale si deve la revisione filologica
dell’importante documento.
II testo del coro finale è stato scritto da Brecht alla prova generale dello spettacolo del
Piccolo Teatro: è una variante essenziale, che, appare pubblicata per la prima volta.
I testi rappresentano, così, un ulteriore omaggio al Teatro musicale ed all’Opera
dei due grandi artisti tedeschi.
Atto primo
La veridica storia di Mackie Messer
Fiera annuale nel quartiere di Soho.
I mendicanti mendicano, i ladri rubano, le puttane puttaneggiano. Un cantastorie
canta una delle sue storie
PROLOGO
Mostra i denti il pescecane
e si vede che li ha
Un coltello solo, ha Mackie
ma vedere non lo fa.
Sulla spiaggia di Long Island
giace un tale a mezzodì
poco prima, lo sappiamo
Mackie Messer era lì.
Han trovato Jenny Towler,
un coltello ha in mezzo al sen
che sia stato Mackie Messer?
Testimoni non ce n’è.
50
A Schmul Meier, l’industriale
un ignoto un dì sparò
Mac ne spende il capitale
ma provarlo non si può.
Sei bambini son bruciati
nell’incendio di Brooklyn:
Mackie Messer sa qualcosa,
ma non parla e beve gin.
Da sinistra a destra Peachum con moglie e figlia passeggiano sulla scena.
Vedovella minorenne
il cui nome ognuno sa
ci rimise un dì le penne:
Mac, la colpa chi l’avrà?
Dal crocchio delle prostitute si ode una risata; una se ne distacca e rapida attraversa
la piazza.
Jenny delle spelonche Quello era Mackie Messer!
PER OVVIARE AI TEMPI SEMPRE PIÙ DIFFICILI, IL COMMERCIANTE GEREMIA PEACHUM AVEVA APERTO UN NEGOZIO DOVE SI POTESSE ACQUISTARE IL PIÙ MISERANDO DEGLI ASPETTI CHE PARLASSE AI CUORI PIÙ DURI
II guardaroba di Gionata-Geremia Peachum, nei sobborghi di Londra.
Corale mattutino di Peachum
Tu misero, svegliati, su;
su, presto, comincia a peccare.
Sappiamo che un porco sei tu:
Iddio ti saprà castigare.
Vendi il padre, o giuda che sei!
Vendi moglie e fratello anche tu !
Credi forse che Dio non c’è?...
Ma il giorno finale verrà.
51
QUADERNI DELL’OPERA
Proiezione
Peachum Già... qualcosa di nuovo deve succedere. Il mio commercio è diventato
ormai troppo difficile, perché dovrebbe, destare la compassione nel
cuore degli uomini. E di compassione non ce n’è più. Esistono, certo,
alcune piccole cose che scuotono gli uomini, alcune piccole. Ma il male
è che, se le adoperi troppo, finiscono per non valere più niente. Parola mia, l’uomo ha la spaventosa capacità di rendersi insensibile, a suo
privato piacimento. Prendiamo per esempio un uomo che vede un suo
simile all’angolo di una strada: un suo simile con un moncherino al posto del braccio. La prima volta l’orrore varrà per lui il sacrificio di dieci
cents, ma la seconda volta saranno solo cinque e se lo vede la terza
volta di fila, lo fa ricoverare in questura. La stessa cosa succede con i
generi di conforto spirituale.
(cala un cartello con la scritta: «Dare è più confortante che prendere»)
Filch Peachum Filch
Peachum
Filch
Peachum
Filch
Peachum
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Ma che cosa valgono le più belle e toccanti sentenze quando durano
cosi poco? (Prevenendo qualche obbiezione) Già... già... nella Bibbia ci
sono quattro o cinque articoletti che parlano piuttosto autorevolmente al cuore, ma quando li si adopera un po’, ci si trova subito morti di
fame. Per esempio, questo: «Date e vi sarà dato». Tre settimane ed è già
fuori servizio. No. Bisogna sempre inventare qualcosa di nuovo. Bisogna continuamente cercare nella Bibbia. Ma fino a quando? (Peachum
apre, entra Filch).
Peachum e Co.?
Peachum.
È lei il proprietario della Ditta «L’amico del mendicante?» Mi hanno dato
questo indirizzo. (vede i cartelli appesi) Che belle massime! Questo sì
che è un capitale! Ma è un’intera biblioteca! Per noi, è tutta un’altra
cosa... a noi, come può venire in mente... e del resto come può prosperare un’attività commerciale senza la cultura?
Nome.
Senta, signor Peachum, io sono nato e cresciuto nel regno del dolore.
Mia madre era un’ubbrìacona, mio padre un giocatore. Novizio sono
entrato, solo, in questo mondo e nessuna amorevole mano di madre
mi guidava, talché, di gradino in gradino, scesi verso i bassifondi della
metropoli. Paterne cure, e le delizie di una confortevole casa, quando
mai ne ho avute? E ora mi vede? Vede?
Vedo.
... ecco... privo di mezzi... preda delle mie pene...
... Come un relitto battello in mare aperto e cosi via... E ora dimmi battello, in quale distretto reciti di solito questa filastrocca?
53
QUADERNI DELL’OPERA
Filch ... Prego, signor Peachum.
Peachum La conferenza, dico, ha luogo all’aperto?
Filch Ecco vede, signor Peachum, c’è stato un piccolo incidente, ieri nella
XVII strada. Io me ne stavo tranquillo e disperato nel cantone, col cappello in mano, beninteso...
Peachum Esatto. XVII strada. Coincide. Tu, allora, sei quel cretino che hanno beccato ieri Sana e Honey. Tu sei quello che ha avuto la sfacciataggine
di rompere le scatole ai passanti del decimo distretto. Bene. Ci siamo
appagati di un po’ di bastonate perché abbiamo capito che non sai
neanche di avere la testa. Ma se ti fai vedere ancora una volta da quella
parte, useremo la sega. Capito?
Filch Perdono, signor Peachum, perdono. Cosa posso farci? Quei signori mi hanno fatto blu di botte e poi mi hanno dato il cartonchio reclame della ditta.
Se mi tolgo la giacca, vedrà davanti a sé non un uomo ma un baccalà.
Peachum Caro mio, se così non fosse i miei uomini sarebbero stati licenziati per
scarso attaccamento alla Società. Ma guarda un po’ questa insalatina
fresca che allunga le zampe per mettersi in panza la sua brava bistecca!
Cosa diresti se ti pescassero le migliori trote del tuo stagno?
Filch Già, ma vede, signor Peachum, il fatto è che io non ho stagno.
Peachum Idiota. Qui ti volevo.
Peachum Le licenze si concedono solo ai veri professionisti.
(Mostra una carta della città).
La metropoli è divisa in quattordici distretti. Ogni essere umano che
abbia in mente di esercitare la professione del mendicante, deve ottenere una licenza dalla Gionata Geremia Peachum e Co. Se no, sarebbero capaci tutti, con la storia di diventare preda degli istinti … E solo in
questo modo potrà ufficialmente diventare preda delle pene...
Filch Signor Peachum... pochi spiccioli soltanto mi separano dalla totale rovina. Deve succedere qualcosa... con due cents in tasca...
Peachum (semplice) Venti cents.
Filch Ma signor Peachum (indica un cartello dove è scritto «Non sia insensibile
il tuo orecchio al grido di dolore»).
Peachum (mostra in una vetrina il cartello: «Date e vi sarà dato»).
Filch Dieci cents.
Peachum E il cinquanta per cento sul guadagno settimanale. Col corredo, settanta.
Filch Prego, in che cosa consiste il corredo?
Peachum Questo lo stabilisce la ditta.
Filch Ah! E in quale distretto lavorerò?
Peachum (guardando la carta e il taccuino) Baker Street, dal 2 al 104. Laggiù costa
meno. Il cinquanta, corredo incluso.
Filch Peachum Filch Peachum Grazie. (Paga).
Nome?
Charles Carlo Filch.
Bene! (grida) Signora Peachum! (entra la signora Peachum) Questo qui,
si chiama Filch. Numero 314. Distretto Baker Street. Lo registro io. Naturalmente, proprio ora che siamo quasi alla festa del Giubileo, il signore si fa avanti! Il Giubileo! L’unico periodo nella storia dell’umanità in
cui c’è da ricavare qualcosa. Vediamo... Corredo D.
(Apre una tenda. Dietro appaiono cinque manichini)
Filch
Che roba è?
Peachum I cinque tipi fondamentali della miseria, atti a commuovere il genere
umano. La vista di tali tipi mette l’uomo nella innaturale condizione di
privarsi di una parte del suo denaro.
Corredo A: Vittima del traffico moderno progresso meccanico. Il simpatico storpio, sempre allegro (lo imita), sempre sorridente... Migliorato da un moncherino.
Corredo B: Vittima dell’arte bellica. II noioso aggressore del passante,
con un artistico tremito diffuso. Lavora sullo schifo. L’effetto è mitigato
da una medaglia al valore.
Corredo C: Vittima dello sviluppo industriale. L’infelicissimo cieco, ovverossia l’alta scuola dell’accattonaggio
(comincia a camminare a tastoni verso Filch, il quale viene meno. Peachum lo sostiene brontolando)
Filch 54
Ha compassione! Non basterà una vita intera a fare di tè un mendicante! La compassione è compito specifico del passante.
Andiamo avanti: Corredo D: (la signora Peachum canta in un angolo a
bassa voce) Celia, hai bevuto di nuovo! E adesso non ci vedi neanche
più! Povera cara! Stai attenta lo stesso: il numero 136 si è lamentato
perché l’abito è pieno di buchi. Quante volte ti devo dire che un gentleman non deve avere degli stracci addosso? Il numero 136 ha pagato
per un costume rimesso a nuovo. Le macchie occorrono, non i buchi!
Soltanto con le macchie il suo tipo potrà riscuotere l’approvazione,
quindi il compianto! E le macchie vanno applicate e praticate semplicemente stirandoci su della candela stearica. Mai pensare da soli! Si
deve far tutto da sé! (a Filch) Su’ spogliati e indossa il tuo costume, ma
senza rovinarlo!
E dei miei vestiti, che succede?
55
QUADERNI DELL’OPERA
Peachum Appartengono alla ditta. Corredo E poi, giovanotto Signore che ha conosciuto tempi migliori.
Filch Ah, ma questo tipo esiste ancora? Perché non potrei essere io, il signore che ha conosciuto tempi migliori?
Peachum (con commiserazione, fono dottorale) Perché la verità non commuove
mai. Se hai mal di pancia e ti lamenti, non farai che rompere le scatole.
E poi non ci sono altre domande da fare. Avanti: vestiti e presto.
Filch (incerto) Ma non sono un poco sporchi questi vestiti... io... (Peachum lo
fulmina con lo sguardo) No... no scusi!...
Signora Dai figliolo, sbrigati! Non vorrai che ti tenga i calzoni fino a Natale!
Filch (improvvisamente aggressivo) Ma gli stivali non me li levo, di sicuro!
Mai. Mi sono infinitamente cari! Sono un dono della mia povera madre!
e non sono sceso cosi in basso per...
Signora Capisco. Hai semplicemente i piedi sporchi. Su...
Filch (smontato) E come faccio a lavarmi i piedi? In pieno inverno!...
(La Signora Peachum gli mette un paravento davanti e si mette a stirare
cera su un vestito. Idillio domestico).
Peachum Dov’è tua figlia?
Signora Polly? Ma sarà di sopra!,..
Peachum (dopo un tempo) C’è stato di nuovo qui quello che viene sempre quando sono fuori io?
Signora Non essere così preoccupato, Gionata. Ti assicuro che non c’è gentleman più gentleman di lui. Il signor Capitano è molto inclinato verso la
nostra Polly.
Peachum (borbotta) Ah… , è così...).
Signora E va bene! va bene, io non c’entro per niente. Ma Polly sì! A lei piace...
Peachum Celia, ti rendi conto che parli di tua figlia come se io fossi un milionario. Sarebbe capace magari di sposarla. E allora? Ti rendi conto che
saremmo rovinati? Uno sposo? Subito in pugno ci avrebbe, capisci? Ci
porterebbe via tutto! Questo sarebbe il risultato. Perché non crederai
mica che tua figlia a letto, sappia tacere meglio di te!
Signora Bella opinione che hai di tua figlia!
Peachum La peggiore. La peggiore fra le pessime. Tutta sensualità!
Signora Tutto il contrario di te.
Peachum (continuando) Sposarsi! Mai. Mia figlia deve essere per me ciò che è il
pane per gli affamati. (Cerca qualcosa) Deve essere scritto da qualche
parte, nella Bibbia! Sposarsi... la più grande porcata che si può fare. Le
impedirò assolutamente di sposarsi.
Signora Gionata, tu sei semplicemente un cafone!
Peachum Cafone, va bene. Ma come si chiama il maschio?
Signora Mah? Lo chiamano sempre e soltanto «Capitano»...
Peachum Ah! Neanche il nome gli domandate. Interessante!...
Signora Ma insomma non possiamo fargli l’inquisizione e chiedere anche l’atto
di battesimo a un gentleman così raffinato. Tanto raffinato da invitarci
ad un piccolo trattenimento familiare, all’Hotel della Seppia.
Peachum Dove?
Signora A un piccolo trattenimento all’Hotel della Seppia.
Peachum Capitano. Hotel della Seppia!... Bene, bene, bene...
Signora E ricordati che tratta con me e tua figlia, con i guanti bianchi.
Peachum Guanti bianchi!
Signora, Sicuro, li porta sempre, lui i guanti bianchi. Stupendi sono. Guanti bianchi glacès!
Peachum Benissimo! Guanti bianchi, un bastone dal pomo d’avorio, ghette alle
scarpe, scarpini di vernice, una faccia arrogante, e una cicatrice...
Signora Sì, al collo. Ma tu come lo sai?
(Rientra Filch)
Filch Signora Peachum Filch Peachum Signora Peachum Signora Peachum Signor Peachum non potrei fare un tipo? Io sono, vede, per la preparazione e non per l’improvvisazione...
Eh sì... bisogna prepararlo!...
Idiota. Farai l’idiota. Passa di qui alle sei, questa sera. Incomincerai le
tue lezioni. Sparisci!
Grazie, signor Peachum, mille grazie. (Esce)
(gridandogli dietro) Cinquanta per cento! (AIla Signora) Mackie Messer,
ecco chi è! (Corre verso le scale della camera da letto).
(grida come una gallina) Mackie Messer? Oh bontà divina! Gesù, oh
Gesù! ti prego vieni qui, nella nostra povera dimora, una volta tanto a
farci visita! Polly! Polly! Polly! dove sei? (Peachum torna giù lentamente).
Polly non c’è. Non è ancora rientrata tornata. Il letto è intatto.
Ah sì, adesso mi ricordo. Ha cenato col cardatore, con il cardatore, certo!
(tristemente} Almeno la cardasse lui!
(Scendono le lampade. Peachum e la Signora Peachum cantano)
Proiezione
LA CANZONE DELL’ANZICHÉ
Peachum 56
Anziché
starsene a casa e pensare a sé
se ne va
a cercar qualcosa che le possa dar felicità.
Signora Peachum O bianca luna di Brodway
sei tu che fai dire: «sento l’amore nel cuor»
sei tu che fai dire: «io senza di tè morrò, Johnny».
Bianca luna, che cresci lassù nel ciel
Peachum Anziché
fare qualche cosa che abbia un suo perché,
va di qua, va di là
ma di questo passo, certamente poi si fregherà.
A due Dov’è allora la luna
E dove è andato «sento l’amore nel cuor»,
e dove è finito «io senza di tè morrò, Johnny»?
Se sei sola e la luna non cresce più.
Proiezione
NEL CUORE DEI BASSIFONDI IL BANDITO MACKIE MESSER FESTEGGIA LE SUE
NOZZE CON POLLY PEACHUM, FIGLIA DEL RE DEI MENDICANTI
Stalla vuota
Matthias (viene avanti con un revolver)
Ehilà, mani in alto se c’è qualcuno! Non c’è nessuno.
Mac Matthias
Polly Mac Allora, c’è qualcuno?
Nessuno. Le nozze possono aver luogo con tutta tranquillità!
(entra, in abito da sposa} Ma questo è una stalla !
Siediti, per ora, su questa mangiatoia. (Al pubblico} In questa stalla, signori, hanno luogo oggi le mie nozze con la signorina Polly Peachum
che mi ha seguito per amore al fine di dividere con me i futuri giorni
della sua vita.
Matthias Molti diranno che questo è il rischio maggiore che hai corso in vita tua.
Portar via, al signor Peachum, la sua unica figlia!
Mac (volubile) Chi è il signor Peachum?
Matthias (sghignazzando) Lui ti direbbe che è l’uomo più povero della città.
Polly (in lacrime) Insomma vuoi proprio festeggiarle qui, le nostre nozze? Ma
questo è una volgarissima stalla e il curato non ci vorrà venire. E per di
più appartiene a qualcuno. Non dobbiamo incominciare la nostra vita
in comune come dei ladri con una scorrettezza. Mac, questo è il più bei
giorno della nostra vita!
57
QUADERNI DELL’OPERA
(Musica del prologo. Macheath entra)
Mac Mia cara, avverrà esattamente tutto ciò che tu desideri. Tu non sfiorerai
con i tuoi piedini delicati un solo centimetro di queste volgarissime
pietre. Tra un attimo incominceranno i lavori di addobbo.
Matthias (ascoltando) Mobili in arrivo.
(Si sentono rumoreggiare grossi camion poi entra una dozzina di uomini, che portano mobili tappeti, servizi, ecc. cosicché trasformano in breve il garage in un locale di
esagerato sfarzo)
Mac (esaminandola con occhi intenditori) Robaccia! (Gli uomini sistemano
i regali, si congratulano con la sposa, stringono la mano allo sposo)
Jakob Pace e gioia. Al numero 14 di Ginger Street c’era gente al primo piano.
Abbiamo dovuto affumicarli. (Gesti di rassegnazione)
Roberto SegaPace e gioia. C’è un sergente con le convulsioni in Central Park. (Gesto rassegnato)
Mac Dilettanti!
Ede Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto. Ma tre uomini alla XXVII
strada, proprio non siamo riusciti a salvarli. Pace e gioia.
Mac Dilettanti e pasticcioni.
Jimmy Beh, un vecchio signore s’è beccato qualcosa. Ma respirava ancora.
Pace e gioia.
Mac (Dopo una pausa guardando gli uni e gli altri) Quali erano le mie direttive? Erano «evitare gli spargimenti di sangue!» Mi sento male solo a
pensarci. Mai, mai farò di voi dei veri uomini d’affari. Cannibali magari,
ma non uomini d’affari!
Walter Salice Piangente Pace e gioia. Il cembalo, signore, apparteneva fino a mezz’ora fa alla famiglia Vanderbilt.
Polly (sgranando gli occhi) Che mobili sono?
Mac Ti piace l’arredamento?
Polly Chissà quanta povera gente piangerà per un paio di mobili!
Mac Sta tranquilla, è solo robaccia! Rifiuti, fondi di magazzino. Hai ragione
di andare in collera. Guarda qui per esempio: un cembalo di legno rosa
e un sofà Luigi XIV. Imperdonabile. E una tavola? Non c’è neanche una
tavola?
Walter (scattando) Una tavola, già. (Gettano in fretta delle tavole)
Polly Mac, sono così infelice! Speriamo almeno che non venga il parroco!
Matthias Ma certo che viene. Gli abbiamo indicato la strada. Non c’è pericolo
che sbagli!
Walter Ecco la tavola!
Mac (mentre Polly piange) Mia moglie è fuori di sé, lo vedete? Dove sono per
esempio le altre sedie. Un cembalo e niente sedie! Mai la testa sul collo
58
Polly Ede Walter Mac Polly Mac Polly Mac Quattro uomini
Bill Lawgen e Mary Syer
sono sposi da mercoledì
quando andarono dinanzi al sindaco
sol da poco si conoscevano
lui di lei non sapeva né il nome né l’età
Viva gli sposi!
Walter
Mac Ecco ne abbiamo fatto una panca. E bella anche!
Posso pregare le loro signorie di togliersi stracci e unto di dosso e di
presentarsi come si conviene? Alla finfine non si tratta delle nozze dei
primi venuti. Polly cara, vuoi occuparti del menu?
Polly È questo il nostro pranzo di nozze? Tutta roba rubata?
Mac Naturalmente cara, è buona lo stesso!
Polly Sarei curiosa di sapere come faresti se ad un tratto bussassero alla porta ed entrasse lo sceriffo!
Mac Ti farei vedere di che cosa è capace tuo marito!
Matthias Oggi è escluso. Tutte le guardie sono di servizio. Sono andati a prendere il Presidente per la faccenda di venerdì. Il Giubileo, figuratevi. (Tutti
sospirano; «II Giubileo!», socchiudendo gli occhi)
59
QUADERNI DELL’OPERA
Ede Mac
vero? mai fare le cose con la testa ! Ma quante volte credete che capiti un
giorno come questo? Silenzio, Salicepiangente, ottura il forno ! Credete
che un matrimonio sia una cosa da rifare per un mese di fila, eh? Una volta
sola nella vita, cade questo tempo felice dall’albero della vita, e se cade
male se ne ha una spaventevole impressione. Ecco perché mia moglie
piange, avete capito?
(Commosso) Ma cara Polly...
(con un ceffone) Cara Polly... ti caccio la testa in mezzo all’ombelico, per
il tuo cara Polly, pezzo di stronzo! Cara Polly!... Ci sei stato per caso a
letto insieme?
Ma Mac...
Ti giuro, Mac... No, non ci sono stato.
(intervenendo) Signorina riverita, se dovesse mancare qualcosa all’arredamento, potremmo ancora...
(riprendendo pedante) Un cembalo di legno rosa e niente sedie. Che ne
dici Polly?
C’è di peggio!
(continuando) Due sedie, un sofà e gli sposi si siedono per terra!
Eh sì... per terra!
(militaresco) II cembalo. Segare le gambe. Su, scattare, marsch! (Quattro ladri segano le gambe al cembalo, cantando)
Polly Mac Due coltelli, quattordici forchette. Un coltello per sedia!
Ma è vero! Disgraziati, avete visto? Apprendisti siete non professionisti!
Avete una pallida idea di che cosa sia lo «stile»? Si deve, capite, si deve
saper distinguere un chippendale da un Louis Quatorze!
(La banda torna vestita in abito da sera)
Walter Matthias Mac Matthias Mac Matthias Mac Pollv Matthias Mac Matthias Jakob Mac 60
Abbiamo voluto portarti le cose più preziose. Guarda il legno... di questo violino... le sue venature... il suono! (suona il violino. Tutti si commuovono)
(incominciando un discorso) Concedeteci, signor Capitano...
(un poco commosso) Polly, qui, vicino a me, un momento!...
Concedeteci, signor Capitano, di porgere i nostri migliori auguri nel
più bei giorno della nostra vita, nel fiorire di maggio della vostra carriera... cioè insomma nel maggio fiorito... Accidenti che fatica parlare
così da signori! Beh, in due parole, su coraggio, vecchia vacca!... (Gli da
manate sulle spalle)
(commosso) Grazie. È... molto... molto simpatico da parte tua, Matthias...
molto!...
(incuorato stringe le mani a Polly dopo aver abbraciato Mac con commozione) Questo si chiama parlare col cuore. E allora, vecchia fregata,
mai giù con la testa... il che vuoi dire che quando la punta raggiunge
il suo obiettivo, non deve farsi tradire dal resto che va a picco... non so
se mi spiego. (Tutti ridono)
(si scosta un po’) Non suonare troppo la tua tromba, capito? Certi discorsi vanno bene per Kitty, che è la puttanella che sta bene ad ascoltarli, capito?
Oh Mac, come puoi essere così volgare!
(offeso) Ma cos’è questa puttanella? Kitty è una brava ragazza e...
Zitto e basta!
E poi io discorsi non ne avevo mai fatti. E di Kitty ho la più alta opinione! E tu, così come sei fatto, non la potrai mai capire. Parla di puttanelle
a proposito delle tue amiche! Lucy, ecco proprio Lucy mi ha detto cosa
le hai fatto! Proprio un bei gentiluomo sei, con i guanti bianchi... ma a
me non me la conti... a me...
(trascinandolo via) Dai, dai siamo ad uno sposalizio!
Bello sposalizio! Vero Polly? Questo fetente te lo dovrai vedere attorno
finché saremo marito e moglie! Avresti mai pensato che tuo marito,
proprio nel giorno delle nozze, sarebbe stato piantato dai suoi migliori
amici? Avresti pensato ad una più nera ingratitudine! Eh sempre, sempre bisogna imparare.
Questa battuta era stata sdoppiata e affidata, da Strehler, in parte a Sega. (Menin)
1
61
QUADERNI DELL’OPERA
Polly Ma io Io trovo carino...
Roberto In quanto ad esser piantato in asso, non è il caso. Si tratta semplicemente1 di una non perfetta identità di vedute, come si dice in diplomazia. La tua Kitty è una brava ragazza come tante altre! E adesso fuori
i regali, vecchie vacche! tutti quanti!
Tutti Sì, fuori fuori!
Matthias (sempre offeso) Andate a farvi... (E srotola una camicia da notte)
Polly Uh come è carino... signor Matthias! Guarda Mac, che bella camicia da
notte!
Matthias Come la trovi questa? Ti va, almeno questa, eh?
Mac È bella, è bella. Non credere che ce l’abbia con te. Specialmente in un
giorno come questo.
Walter
E questo (trascina una gigantesca pendola chippendale) Chippendale!
Mac (dopo uno sguardo) Barocchetto veneziano.
Polly È proprio stupenda. Sono così felice. Non ho parole. Le loro premure
sono oltre ogni dire. Peccato che non abbiamo una casa dove metterci
tutta questa roba, vero Mac?
Mac Beh, devi pensare che siamo all’inizio. Tutti gli inizi sono difficili. Grazie
Walter, grazie. E ora porta via tutto. Sgombrare. E a tavola!
Jakob
E io non ho portato niente... Proprio niente... (Si vergogna)
Polly Signor Jakob-dita uncino, non è neanche il caso di parlarne!
Jakob Gli altri si danno da fare coi regali e io sto qua. Ma lei si deve mettere
nei miei panni. Va sempre, sempre così. Potrei contarle tutte le volte
che mi succede! Ah uomo, uomo, ogni intelligenza tace, davanti a certi
argomenti! Insomma esco per comperare i regali e chi t’incontro? Jenny delle spelonche. La vedo e dico... ciaio vecchia troia! (Mac appare
alle sue spalle. Jakob tace e fila via, senza parola).
Mac (solenne e signorile, guidando Polly al suo posto) Questo è il miglior
pranzo che si possa gustare ai giorni d’oggi. Prego il tuo posto!
Ede (estasiato) Che bei servizio. Hotel Savoy.
Jakob La maionese viene da Parigi. C’era anche un pasticcio di fois gras della
stessa cucina, ma Jimmy se l’è divorato per strada. Dice che si sentiva
un buco in panza.
Walter Le persone distinte non dicono buco in panza.
Roberto E tu non bere la minestra dal piatto!
Mac Non c’è nessuno che canti qualche cosa? Qualcosa di dilettevole?
Matthias (scoppiando in una risata che lo fa strangugliare) Dilettevole? Questa sì
che è una bella parola!
(Sotto un’occhiata fulminante di Mac si risiede imbarazzato)
Mac Jakob Mac Polly Ede Polly Jakob Polly Jakob Mac Jakob Mac Jakob Mac Walter Polly Mac 62
(con un manrovescio fa cadere il piatto di mano a uno) Io non avrei ancora voluto che si cominciasse a mangiare. Sarei stato più contento
se non vi foste gettati subito a riempirvi le trippe; mi avrebbe fatto
piacere che prima ci fosse stato qualcosa di adatto alla circostanza. In
un giorno come questo si fa sempre qualche cosa del genere.
Per esempio?
Devo proprio pensare io a tutto? Non pretendo mica che mi rappresentiate un’opera. Ma qualcosa, qualcosa che non sia soltanto intripparvi e dir porcherie... avreste pur potuto pensarci. Si, si, in un giorno
come questo, uno vede che conto può fare dei suoi amici.
II salmone è una meraviglia!
Ah certo che salmone come questo non è stato ancora foderato da
stomaco umano. Ma alla tavola di Mackie Messer, tutti i giorni! E ogni
giorno è migliore. Eh lei si è proprio accomodata nel buco adatto. L’ho
detto sempre, io: Mac è un tale partito. Un partitone... per una ragazza.
Giusto ieri l’ho detto anche a Lucy...
Lucy? Chi è questa Lucy, Mac?
(intervenendo imbarazzato) Lucy? Ahi Lucy... Beh, quella non è roba da
prendersi sul serio... (Matthias si alza e da dietro Polly, fa grandi gesti per
impedire a Jakob di parlare).
(se ne accorge) Ha bisogno di qualcosa? Sale, forse?... allora, signor
Jakob, diceva?
Oh niente, niente affatto ! Non volevo proprio dire un cavolo di niente!
e sarebbe bene che mi si incenerisse la lingua qualche volta...
(brusco) Cos’hai in mano Jakob?
Un coltello. Capitano!
E che cosa stai mangiando?
Una trota, credo!
È una trota. E tu con un coltello mangi una trota! Ma questo è inaudito!
Hai visto Polly? Un pesce accoltellato in questa maniera! Soltanto una
scrofa umana può fare questo! Mio caro, devi imparare ancora molte
cose. E tu Polly mia/avrai un mondo di cose da fare finché non avrai trasformato queste merde a due gambe non dico in gente di alto bordo...
ma... Sapete, voi cosa significa gente d’alto bordo?
Di bordello, magari, sì...
Ma non si vergogna?...
Insomma, non volete cantare una canzone, qualcosina da allietare
questo giorno. Deve proprio essere uno schifo di giorno come tutti gli
altri? E c’è qualcuno che si è degnato di fare da palo alla porta? Perché,
secondo voi, anche questo dovrei fare da solo? Anche in un giorno
come questo devo pensarci io? Mentre voi ingrassate a mie spese. Eh,
no!... miei cari... eh no!
Walter Cosa significa a mie spese!...
Jimmy Basta basta. Vado di sopra io. Se quello viene davvero... son guai!
Jakob Ci mancherebbe anche questa che in un giorno come questo andassero a gambe per aria «anche» le nozze! Buona questa eh?
Jimmy (rientrando di corsa) Gli sbirri!
Walter Aiuto! Brown la tigre!
Matthias Macché tigre, è il reverendo Kimball!
Tutti Buongiorno Reverendo!
Kimbal (soave e naturale) Oh finalmente ci sono! Due cuori e una stalla bravi...
bravi!
Mac Appartiene al duca del Devonshire!
Polly (commossa) Reverendo io sono davvero felice che, nel giorno più bello
della mia vita...
Mac Bene, bene, cara! Ma ora un canto in onore del reverendo Kimball.
Matthias Che ne pensate di Bill Lawgen e Mary Syer?
Jakob Beh tutto sommato mi pare che non ci stia poi male.
Kimball No, ma non sarebbe male che mi lasciaste passare, ragazzi. Ho fame
anch’io!... (Tre uomini si alzano esitanti, fiacchi e incerti, e cantano)
Proiezione
QUADERNI DELL’OPERA
LA CANZONE DI NOZZE PER LA POVERA GENTE
Billy Lawgen e Mary Syer
sono sposi da mercoledì.
Viva gli sposi! Viva e via!
Quando andarono innanzi al Sindaco
sol da poco si conoscevano:
lui di lei non sapeva il nome ne l’età.
Viva!
Sa che cosa fa sua moglie? No!
Sa che adesso niente donne più? No!
Di mia moglie a me fa comodo
una parte piccolissima
Porco!
Viva!
63
Mac Matthias Mac Jakob Polly Tutto qui? Meschinità!
Meschinità... che bello! È la parola giusta. O meschinità...
(seccato) Tappa, la bocca. Mangia piuttosto! (Al Reverendo) E...
(grida) Guarda cosa ha in mano il Reverendo!
Signori, se nessuno di voi vuoi farci sentire niente, allora canterò io una
cosetta: imiterò una ragazza che ho veduta una volta ih una taverna
d’infimo rango a Soho. Faceva la sguattera e, dovete sapere, tutti gli
avventori la prendevano in giro; e allora lei gli rivolgeva la parola e
diceva certe cose, che sentirete quando ve le canterò. Ecco, mettiamo
che questo sia il piccolo banco dietro il quale essa stava da mattina a
sera (dovete fìgurarvelo orribilmente sudicio); che questo sia il secchio
e questo il cencio col quale lavava i bicchieri. Dove voi state seduti, Stavano seduti i clienti che la prendevano in giro. Anche voi potete ridere,
perché sia proprio uguale; ma se non ce la fate, fa lo stesso.
(Comincia a fingere di lavare i bicchieri e a borbottare tra se) Adesso per
esempio uno di voi (facendo segno a Walter) dice: «Beh, quando arriva
la tua nave, Jenny?»
Walter Beh, quando arriva la tua nave, Jenny?
Polly E un altro, lei per esempio, dice: «Di’ un po’, Jenny, sposa del pirata,
continui a sciacquare i bicchieri?»
Mattias Di’ un po’, Jenny, sposa del pirata, continui a sciacquare i bicchieri?
Polly Ecco, e adesso incomincio io.
Luce dorata L’organetto viene illuminato. Dall’alto scendono tre lampade appese a
una pertica. Sui cartelloni la scritta:
Proiezione
LA CANZONE DI JENNY DEI PIRATI
Oh Signori voi mi vedete sciacquare le bottiglie
e disfare i letti
e mi date tre spiccioli di mancia
e guardate i miei stracci
e quest’albergo stracciato come me.
Ma ignorate chi son io davvero
ma ignorate chi son io davvero
Ma una sera al porto grideranno
e qualcuno griderà: tu! quel grido sai cos’è?
io ridendo porterò un altro bicchiere
si dirà: da ridere che ha?
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Tutta vele e cannoni
una nave pirata
al molo starà.
M’hanno detto: asciuga i bicchieri ragazza
e m’han dato di mancia un cents
ed ho preso il soldino ed ho rifatto un letto
in cui nessuno stanotte tranquillo dormirà
e chi sono nessuno ancora sa.
Ma stasera al porto spareranno
e qualcuno griderà: a chi sparano laggiù?
Io ridendo, apparirò ad una finestra
si dirà da ridere che ha?
E la nave pirata tutta vele e cannoni
raderà la città.
Oh Signori quando vedrete crollare la città
vi farete smorti.
Quest’albergo starà in piedi
in mezzo a un mucchio di sporche rovine e di macerie
QUADERNI DELL’OPERA
ed ognuno chiederà il perché di questo strano caso.
Poi si udranno grida più vicine
ed ognuno chiederà: come mai non sparan qui?
Verso l’alba mi vedranno uscire in strada
si dirà: ma quella dove va?
Tutto vele e cannoni
il vascello pirata la bandiera isserà.
E più tardi cento uomini armati verranno
e nell’ombra tenderanno agguati
poi faranno prigionieri tutti quanti
li porteranno legati davanti a me.
Mi diranno chi dobbiamo far fuori?
si farà silenzio intorno a me e qualcuno chiederà
chi dovrà morire?
ed allora mi udranno dire; Tutti!
Ed ad ogni testa mozza farò: Oplà!
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Tutta vele e cannoni
la galera di Jenny
lascerà la città.
Mattias
Mac Jakob Mac Kimball Jakob Mac Jimmy Walter Mac Jakob Brown Mac Brown Mac Brown Mac Brown Mac Brown Mac 66
Carino, eh? Divertente! Come te la snocciola bene, la signora!
Carino! Che cosa significa? Macché carino, idiota! È arte, non carino.
Brava, Polly, sei stata straordinaria. Ma quest’accolta di porci - scusi,
reverendo - non meritava davvero tanta fatica. (Sottovoce a Polly) Del
resto, non mi va che tu dia cosi spettacolo. Un’altra volta fanne a meno,
per favore. (Risate scoppiano attorno alla tavola. La banda si prende gioco del prete). Che cos’ha in mano, reverendo?
Due coltelli...
E nel piatto?
Salmone, credo.
E lei mangia il pesce col coltello? Ma non lo sa che chi fa una cosa simile è un...
Maiale. Capito, Jakob? Impara.
(entrando di corsa) Capitano, gli sbirri, gli sbirri! Lo sceriffo in persona!
Brown la tigre! (I ladri scappano e si nascondono)
Già, Brown la tigre. Il Capo sceriffo, il flagellatore delle prigioni nazionali che oggi invece onora la modesta dimora del Capitano Macheath.
Imparate anche questa!
Stavolta è finita! (si odono sirene di polizia)
(appare dal fondo, con fare semplice) Salve Mackie!
Hallo Jackie!
Hallo! Non ho molto tempo, mi dispiace. Debbo correre con i miei ragazzi... (ride) Ma questo scommetto che è una stalla non tua!... (scherzosamente minaccioso) Un’altra delle tue birichinate, eh Mackie?
Ma Jackie, era così comoda! Sono contento che tu sia venuto a far festa
un po’, anche tu alle nozze del tuo vecchio Mac! Ti presento mia moglie, nata Peachum. Polly, questo è Brown, la tigre, non è così vecchia
vacca! (gli da un colpo sulla spalla. Ridono) E questi sono i miei amici che
tu dovresti avere visto almeno una volta in vita tua, credo.
(sorridente e mondano) Beh sono qui da privato cittadino, per il momento!...
Anche loro. Fuori servizio. (Li chiama; vengono,uno ad uno con le mani
in alto)
(riconoscendoli) Ah ecco Jakob, Ditauncino... Hallo Jack!
Hallo, Jimmy, hallo Robert, Hallo Walter.
Hallo, Jim, hallo Rob... hallo Walty!... Armistizio per oggi!
Su Matthias, su fuori Ede!
Brown Tutti Brown Polly Mac Comodi, comodi!...
Grazie, prego! Non s’incomodi lei!
(galante) Mi rallegro proprio di conoscere l’affascinante compagna del
vecchio Mac!
(confusa) Non ne vale la pena eccellenza...
Eccellenza!... Siedi, vecchia fregata e veleggiamo insieme nel whisky,
perdio! Ti ricordi, vecchio, ti ricordi tu soldato ed io soldato, quando
prestavamo servizio nell’armata! Su coraggio, cantiamo insieme la
canzone dei cannoni.
Proiezione
LA CANZONE DEI CANNONI
John era insieme a noi come Jim
e Georgie diventò sergente:
nulla chiedeva l’armata a noi tre:
solo andare a nord o ad oriente.
QUADERNI DELL’OPERA
Soldati e bombe
cannoni e trombe
dal Capo a Couch Behar.
Piovesse oppure no
ci si svagava un po’
Dalla mattina a sera
con gente bianca e nera
tra teste, braccia e gambe
facevamo Cocktails
Johnny si lamenta del gin
per Jimmy le coperte sono scarse.
Geòrgie dice allora: si sa
che l’armata non vuole rovinarsi.
Soldati e bombe ecc. ecc.
Jonny è disperso e Jim non c’è più
di Geòrgie non si sa più niente.
Scorre sempre sangue però
e per l’armata non manca mai gente.
Soldati e bombe ecc. ecc.
67
Mac Ecco! Nonostante la vita con le sue vicende abbia diviso noi due,
compagni di giovinezza; nonostante la mia attività, per questioni di
branca professionale, si svolga in direzioni diverse - qualcuno potrebbe dire persino su campi opposti - pure la nostra amicizia è più forte
di tutto. Castore e Polluce, Ettore e Andromaca ecc. ecc... Raramente
ho fatto un affare, io povero grassatore da strada, senza onorare lui
di un piccolo ricordo, di una prova d’affetto: si fosse trattato pure del
più insignificante affaruccio. Sempre. E raramente Brown ha avuto
in mente di fare una retata - Jakob via il coltello dalla bocca! - senza
avermi fatto prima un piccolo cenno di avvertimento. Questa è lealtà!
Questa è amicizia! Imparate! (abbraccio affettuoso e solenne) Vecchio
Jackie, sono proprio contento! (un tempo, commosso. Poi Brown indica
timidamente un tappeto)
Brown È della compagnia dei Tappeti Orientali, vero?
Mac
(pronto) Puro Schiraz! È la nostra fornitrice abituale. Ma bravo Jackie,
proprio qui ti volevo oggi! Spero non ti sia stato troppo difficile!
Brown Ma tu lo sai Mackie che non posso rifiutarti niente. Solo ora, devo proprio andare. Ho un mondo di grane! E che non succeda niente per l’arrivo del Presidente!
Mac Ahi prima che mi dimentichi... mio suocero... sì insomma è un vecchio
mulo, scorbutico. Nell’archivio non c’è mica qualcosa contro di me,
vero?
Brown Non c’è assolutamente nulla. Dormi tranquillo.
Mac Come potevo dubitarne?
Brown Con un amico come me? Pace e gioia!
Mac (agli uomini brutale) Le loro signorie vogliono alzare il sedere, adesso.
Brown I miei ossequi signora. (Esce, Mac lo accompagna)
Jakob (tirando un sospiro di sollievo ed accendendo una sigaretta) Che paura
boia ho avuto quando ho sentito che arrivava Brown!
Matthias Credo signora che ora ella avrà constatato di che genere siano i rapporti ufficiali che manteniamo.
Walter
II nostro Mackie ha sempre qualche asso nella manica! Ma stasera ne
abbiamo uno anche noi. Signori attenzione (coprono la macchina con
un tendaggio come fosse un monumento) Adunata!
Mac Che succede?
Matthias (come per i bambini) Sorpresa, sorpresa, sorpresa! (I ladri cantano sommessamente la canzone per la povera gente. A un certo punto scoprono l’automobile, la spingono avanti e la presentano con le portiere
aperte.
Mac Oh, grazie, colleghi, grazie!
Walter Forse... siamo di troppo... Meglio andare!
68
Mac Mac Polly Mac Polly Mac
No, non importa (ma gli uomini se ne vanno lentamente) Ed ora un poco
di posto anche al sentimento. Altrimenti l’uomo diventa una bestia
trionfante ! Vieni Polly (si avviano alla finestra)
Vedi là, la luna navigare sui cortili!
Sì, caro, la vedo! Senti caro come mi batte il cuore?
Sì, cara, sento, sento.
Dovunque andrai, ti seguirò.
Dove verrai, anch’io verrò!
Proiezione
MELODRAMMA
Che importa se i fiori ti mancano
e se ti sposi senza l’altar
i doni, non sai di dove vengono
ma tu sei felice di amar.
Proiezione
PER PEACHUM CHE CONOSCE LA CRUDELTÀ
DEL MONDO PERDERE LA FIGLIA È LA COMPLETA ROVINA
II guardaroba di Peachum
(Peachum e signora a destra. Polly, sulla porta).
Signora
Sposata? Le si fa un equipaggiamento di vestiti, cappelli, guanti e tutto
e si spende altro che per una fregata in guerra e al momento buono ti
casca come una pera cotta e finisce nella canna del cesso! Ma, almeno,
ti sei veramente sposata?
69
QUADERNI DELL’OPERA
È vero, qualcosa, nel mondo, si sa
non invecchia né cambierà.
Che importa come, quando e dov’è?
L’amore c’è o non c’è.
Proiezione
LA CANZONE DI BARBARA
Un giorno lontano quand’ero innocente
e tutta candore e virtù,
se un tale veniva a farmi la corte
gli davo assai poco e mai di più!
Poco importava a me
che fosse ricco,
ben lavato anche al venerdì
e che educato fosse e sempre «comme il faut».
Io gli dicevo: No!
È la sola via da scegliere
buoni amici e nulla più
Anche se la luna splende in ciel,
anche se la notte è calma e senza vel
non si deve andar più in là.
Sì, è meglio esser fredda e senza cuor
e lasciarsi andare non si può.
Non si sa quel che può accadere
bisogna sempre dire: NO!
Il primo che venne fu un tale del Kent,
era bello e pazzo di me:
secondo fu un duca con cento castelli
e il terzo era ricco come un re.
Cosa importava a me
dei loro soldi,
del profumo anche al venerdì:
dei colletti e dei guanti sempre «comme il faut»
Io rispondevo: NO!
È la sola via da scegliere
buoni amici e nulla più
Ma un giorno e fu un giorno colore d’azzurro
un tipo deciso arrivò - entrò nella stanza
70
e appese il cappello,
ed io quel che feci non lo so.
Ma che importava a me
se non ne aveva,
se non cambiava il colletto al venerdì,
e che importava se non era «comme il faut»
A lui non dissi: NO!
Cosa c’era ormai da scegliere
quando tutto andò così?
E la luna risplendeva in ciel
e la notte era calma e senza vel
e si andò molto più in là.
Peachum Disgraziata ! Nostra figlia concubina di un grimaldello. Bello! Bello!
Signora Ma se dovevi essere cosi immorale da sposarti, proprio dovevi disonorarci così? La pagherai cara. Ma cosa credi che tuo padre ed io saremmo da tanto tempo insieme se fossimo marito e moglie!
Peachum (inconsolabile) Marito e moglie!
Signora Già, ieri sera l’ha fatto. Alle cinque.
Peachum Ma è un pregiudicato, quello, capisci Celia! Non posso negare che sia
stato coraggioso. Ma se dò mia figlia via così, dove va a finire il sostegno e la speranza della mia vecchiaia! La mia casa è rovinata. Nulla
più mi resta, nulla, nulla! Non darei via neanche il nero delle unghie,
guarda! Mi sembra di essere un suicida per fame. Già vedo avanzarsi
l’inverno, senza un focolare e il gelo e le tenebre!...
Signora Ah Gionata che dici! Mi pare di impazzirei Nostra figlia, la nostra bambina! E chi, in negozio, intratterrà i clienti adesso? Chi fermerà i poliziotti
sulla nostra soglia?... Aiuto, aiuto tutto naufraga ormai... Ah... whisky!
Peachum (indignato) Vedi che accidente ha preso a tua madre per colpa tua?
Figlia senza cuore. Povera donna, un accidente le ha preso e per colpa tua. (Torna Polly col whisky) Ecco l’unica consolazione che resta
alla tua vecchia madre!
Polly Dagliene doppia razione, vedrai che starà subito meglio.
Peachum Non mi interessa il tuo interessamento ipocrita!
71
QUADERNI DELL’OPERA
Non bisogna esser fredde e senza cuor
contro il cuore andare non si può.
Più di quello non può accadere
Da allora non ci fu più NO.
(La signora rinviene e si siede in un angolo con la bottiglia. Suona il campanello alla
porta ed entrano cinque mendicanti)
Primo Mendic. Signor Peachum sono costretto a protestare vivamente. Questo,
questo qui è un manico di scopa non un pezzo anatomico! Che
razza di disservizio è questo? Cosa devo fare? Sbattere via i miei
soldi per porcherie del genere, eh?
Peachum Cosa stai dicendo? (Lo esamina) È buono come tutti gli altri ed è un
pezzo originale. Sei tu che non ne hai cura! Guarda come è sporco!
guarda qui...
Mendic. E va bene: è sporco. Ma allora perché non faccio affari come gli altri? Se
neanche queste schifezze servono, meglio tagliarmi una gamba sul serio!
Peachum Sul serio, sul serio... ma insomma cosa pretendete da me? Sono responsabile io forse del moto naturalmente accelerato con cui, in questi
tempi difficili, il cuore degli uomini corre verso la durezza? E, del resto,
posso dare a voi altrettanti pezzi di prima qualità, protesi clinicamente
garantite dalle ditte mediche? Posso fare questo? Non posso. Ma cosa
importa tutto ciò, quando io sono capace lo stesso di trasformare in
cinque minuti un uomo in un relitto, ma cosi misero da far piangere
di compassione e di tenerezza fraterna una tigre, posto che tali bestie
avessero il discernimento di riconoscere un ricco da un povero. Ma per
loro, tra ricchi e poveri, non c’è differenza come invece esiste tra gli uomini. Cosa ci posso fare io se gli uomini hanno disimparato la commozione? Se l’umanità si vuoi privare della gioia umanitaria di piangere
sulle altrui sventure!... Che è poi un modo di consolarsi... cosa posso... E
va bene mi hai convinto. To’ ti dò un’altra gamba e di marca. Ma cerca
di stare attento alla tua roba, capito?
Mendic. (esaminando la gamba finta con gioia e provandola) Ah, questo è un articolo! Adesso sembro sul serio un mutilato!
Peachum (intanto sta esaminando i mendicanti) La pelle di quest’affare qui non
vale niente, Celia, bisogna cambiare la gomma! (a un terzo) Ahi, ahi, ti
stai giocando il tuo tumore. E non ne hai altri poi. Qui bisogna inventare qualcosa di nuovo. Tanto più che non ho più lo specifico per far
fiorire questi fiori del male sulla carne del povero!... Era una trovata
quella, ma la legge lo ha proibito! Mah! (al quarto) Eh, certo, la rogna
naturale è tutta un’altra cosa da quella fabbricata in serie. (al quinto) E
tu come ti sei ridotto…Hai mangiato ancora, eh? Stavolta ti ci vuole
una punizione esemplare.
Mendic. Signor Peachum, giuro che non ho mangiato! Perlomeno niente di più
del solito. Anzi sono preoccupato perché questo non è grasso, sono
gonfio. Non ci posso fare niente!
72
73
QUADERNI DELL’OPERA
Peachum Neanch’io. Licenziato. Via. (al secondo) E tu tieni a mente sempre che
c’è differenza sostanziale tra commuovere e rompere le scatole. Ricordati che il nostro è un mestiere di artisti. Solo gli artisti riescono ancora,
al giorno d’oggi, a toccare il cuore della gente. Ah se foste interpreti
creatori come dico io, la gente finirebbe per applaudirvi. Non potete
capire. Comunque, se si va avanti così, contratto niente. E con questo è
chiuso. (Escono i mendicanti)
Polly (riprendendo il discorso interrotto) Però non è forse bello mio marito?
Non è un uomo che sa vivere, scusate? Uno scassinatore come lui,
dove lo si trova? Ed è risparmiatore e mi fa vivere bene. Io ho il rendiconto esatto al centesimo del suo conto in banca. Volete sapere la
cifra? E lasciate che faccia un paio di colpi come quello dell’assicurazione e basta con il mestiere. Via via dal mondo, in un cottage con
me, come fece Shakespeare! Non ho ragione, forse?
Peachum (che stava pensando) Trovato. Tu sei sposata. Va bene. Cosa si fa quando
si è sposati? Basta pensarci un attimo. Quando si è sposati... si... di... di...
Si divorzia, mia cara. Ecco tutto!
Polly Divorzio?
Signora Ma certo, ha detto divorzio!
Polly Ma io lo amo!
Signora Non ti vergogni di dire queste cose?
Polly Mamma, se tu avessi provato il vero amore!...
Signora Amore! Accidenti alla letteratura. Tutti i libri che hai letto. Polly, mettiti in testa che l’amore non esiste e che è perfettamente normale fare
così. Tutti i signori per bene lo fanno!
Polly Ebbene, allora io sono un’eccezione.
Signora PeachumE io ti bastonerò il sedere, cara la mia eccezione.
Polly Già, è quello che fanno tutte le madri, ma non serve. Perché l’amore è
più forte delle bastonate sul sedere.
Signora PeachumPolly, non colmare la misura.
Polly Non permetto che mi si rubi il mio amore.
Signora PeachumSe dici ancora una parola, prendi uno schiaffo.
Polly L’amore è la cosa più importante che esiste sulla terra!
Signora Ah per questo lo pensa anche lui. Il giorno che lo impiccheranno ci
sarà almeno una dozzina di ninfe che vestirà di nero, e qualcuna se non
tutte sarà corredata di un pargolo al seno! Ah signore, cosa mi fai dire!
Peachum (illuminandosi) Impiccarlo? Hai detto? Polly, di là. (Un tempo) Geniale! E
quaranta dollari di premio, in più.
Signora Una denuncia allo sceriffo, vuoi dire?
Peachum Palese. Commiato dal mondo e senza un soldo di spesa. Due piccioni
con la stessa fava. Il punto è: dove trovarlo.
Signora Dalle sue puttane. Te lo trovo io...
Peachum Lo nasconderanno sotto il letto.
Signora II denaro regge il mondo, Gionata. Niente altro. Come sei ingenuo. Ci
vado io. Una parola, una cifra anzi, all’orecchio di una, vedrai che successo. La cifra passa da un orecchio all’altro. Se si presenta entro due
ore dal fatto, si frega con le mani sue!
Polly (che ha ascoltato ridendo) Risparmiati il viaggio mammina. È più facile
che vada in carcere che incontrarsi con una di quelle signore! E poi se
va in carcere, lo sceriffo gli offre subito un cocktail, si fumano un buon
sigaro insieme e sai di che parlano? Di un’organizzazione con sede
proprio in questa via: una ditta dove non tutto è puro come l’aria del
mattino. Vuoi saperlo papà? Proprio lo sceriffo in persona mi ha fatto
le felicitazioni per il matrionio!
Peachum Lo sceriffo chi?
Polly Brown. Detto Brown la tigre. Nome di battaglia nato dalla paura di chi
è in torto. Beh vuoi sentirne una? Mio marito lo chiama Jackie. Per lui il
terrore della malavita è semplicemente, il caro, il vecchio Jackie. Amici
dei tempi passati, capite?
Peachum Sono amici. Regolare, dati i tempi. Il capo della Polizia ed il re del grimaldello. I soli amici che ancora esistano in questa città, non potevano
che essere loro.
Polly (lirica) E bevevano un cocktail insieme e si accarezzavano e come si dicevano piangendo di tenerezza: ancora un goccio e un goccio anch’io!
E quando uno si allontanava l’altro con occhi dolci mormorava: dove
tu vai anch’io verrò! E contro Mac, alla polizia non c’è niente di niente.
Peachum Va bene. Ma il gentleman Macheath non nuovo certo alle cerimonie
nuziali, fra martedì e venerdì ha adescato mia figlia Polly fuori dalla
casa di suo padre. E sarà ospite della forca e ornamento della sullodata, prima che si conceda il prossimo weekend. Ah il signor Mac vero?
Quello che portava i guanti bianchi, bastone con pomo d’avorio, che
mangiava all’Hotel della Seppia, e aveva una cicatrice sul collo come
segno particolare... Vedrai vedrai se le gabbie di lusso del carcere non
l’avranno entro il più breve termine! Lo giuro!
Signora Stai diventando pazzo Gionata. Sai chi è Mackie
Messer? Il re dei banditi!
Peachum Me ne frego del bandito! Avanti. Dal capo della Polizia. E tu dalle puttane!
Signora Su, andiamo.
Peachum E perché tutto ciò? Perché il mondo è combinato in modo che bisogna
darsi da fare e camminare con le proprie gambe più presto che si può,
perché se no ti portano via i calzini senza toglierti le scarpe.
74
Polly
Sarò lietissima, papà di fare ancora due chiacchiere con il signor Brown.
Il mio Jackie. Arrivederci e buon viaggio.
Proiezione
PRIMO FINALE DELL’OPERA DA TRE SOLDI
Chiedo troppo, dite un po’ se domando un po’ d’amore: se la voce del
mio cuore finalmente ascolterò?
Peachum (con la bibbia in mano) Se l’uomo ha dei diritti a questo mondo, ha
quello di godersela anche un po’ la vita è tanto breve che, in fondo, è
giusto stare allegri e mangiar bene, no? Sì, l’uomo ha il diritto di star
bene. Ma ahimè per quel che vedo non mi consta che quello ch’io sostengo avvenga qui. Trionfa almeno un’ora il buon diritto? No, non avviene mai, non è così.
Signora Peachum Quanto bene ti farei, se ciò fosse in mio potere; lo farei con gran
piacere... Non è facile, però.
Peachum Gentili e generosi, lo si sa, vorrebbero esser tutti, perché no? Se il regno
celestiale ci sarà, vicino alla sua luce anch’io sarò. Star buoni e bravi?
Chi non lo vorrà? Ma i mezzi sono scarsi sulla terra e gli uomini perversi
o giù di li... Ma chi non la vorrebbe un po’ di pace?! Ma non avviene mai,
non è così.
Polly e Signora Peachum È vero: il mondo è povero e gli uomini son perfidi. Sì,
certo, il mondo è povero e gli uomini son perfidi. Vorremmo aver il cielo qui fra noi... Ma lo consentono i casi
tuoi?... No, no e no e proprio no! L’amico più simpatico,
magari per due spiccioli, sarà pronto ad ucciderti. E poi
la fedeltà, eh sì! La moglie irreprensibile, se non le fai più
comodo, ti manda a farti fottere. E la riconoscenza, eh!
Il figlioletto docile, se non ha più da mungerti, ti lascia
andare al diavolo. Questa è l’umanità!
Polly
Sì ecco il gran peccato, l’inutile peccato! È vero, il mondo è povero e gli
uomini son perfidi!
Peachum Sì certo il mondo è povero e gli uomini son perfidi. «Verrà quel dì...
migliorerò...» Ma sono trottole... e non si può!
Polly e Signora Peachum Allora è tutto inutile allora è tutto stupido. Purtroppo il
mondo è povero e gli uomini son perfidi!
A tre
Sì, ecco il gran peccato, l’inutile peccato. Ed ogni sforzo è inutile e tutto
è così stupido!
75
QUADERNI DELL’OPERA
Polly L’opera da tre soldi durante le prove
Atto secondo
Proiezione
GIOVEDÌ POMERIGGIO MACKIE MESSER PRENDE COMMIATO DALLA MOGLIE, DI
FRONTE ALLE MINACCE DEL SUOCERO VUOL FUGGIRE ATTRAVERSO LE PALUDI
Polly
Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly (entra dal fondo) Mac, devo parlarti!
(dal letto) Che c’è cara?
Mac, non impressionarti!...
Cos’hai? Che cos’è quella faccia?
Sono stata poco fa da Brown. Cioè, mio padre c’è stato ed io con lui.
Si sono messi d’accordo. D’accordo per prenderti, capito? Non so che
enormità ha minacciato mio padre. Fatto sta che Brown, che prima era
tutto dalla tua parte, adesso è tutto al contrario. E lui stesso ti consiglia
di cambiare aria per un po’. Su Mac, metti insieme la tua roba e vieni
via! Non c’è tempo da perdere! Devi fare fagotto!
Tutte storie! Su, sta qui...
No, no, ora no. Sono così turbata. Ho sentito parlare di corda, sapone e
boia!
E lascia stare il boia! Quando ti gira storta non mi piaci per niente. Cerca di capire che alla Polizia - contro di me - non c’è n-u-l-l-a. Nulla!
Già... ieri. Ieri non c’era nulla: oggi no. Oggi c’è tutto. Tutto tuttissimo.
Brown ci ha fatto vedere gli atti d’accusa. Oh Mac, sono terribili. È una
lista lunga così: hai fatto fuori due mercanti, hai scassinato una trentina di locali portandoti via fino all’ultimo spillo. E poi ci sono ventitré
grassazioni e poi incendi, omicidi premeditati, falsi in atto pubblico,
false testimonianze. Sei un mostro, per loro. L’anno scorso hai sedotto
contemporaneamente due minorenni. E in più a Menphis...
(giustificandosi sincero) Mi avevano giurato di averne più di venti. Che
cosa c’entro io. E Brown cosa ha vomitato?
Oh poveretto, vedessi come piangeva. Mi è corso dietro nel corridoio,
mi ha spergiurato che ha le mani legate e che questa volta non può far
niente. Oh Mac, che sarà di noi?
Se mi stringi ancora così forte sarai vedova. Se no io vado via e tu prendi il comando della baracca!
Affari, sempre affari. Non voglio più saperne. Baciami invece! Bacia la
tua piccola Polly e giurami che mai mai... (Mac la porta di peso al tavolo
facendola sedere).
77
QUADERNI DELL’OPERA
La stalla
Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly 78
Su qua... qua... Libri mastri. Questi. Apri le orecchie. Ecco l’elenco organico della ditta. Sta attenta. Jakob-Uncino in servizio da un anno e
mezzo. Utile apportato alla ditta: uno, due, tre... ecco cinque orologi
d’oro. Non molto ma un lavoro fatto con coscienza e con onestà. Bravo
artigiano. Su, vai, adesso alzati, l’amore è l’amore, gli affari sono affari.
Roberto detto la sega. Vale quanto il suo nome. Ede, un figlio di cane
ma quasi un artista. Porta via la biancheria dal sedere delle signore
della migliore società, senza che se ne accorgano. Merita un anticipo.
Gli dò un anticipo...
Walter Salicepiangente: troppo intellettuale, troppo spirito critico. Tre
settimane di prova ancora, poi lo raccomandi a Brown.
(in lacrime) Lo raccomando a Brown!
Jimmy II. Un manovale senza una scintilla di genialità. Non merita
neanche la forca. Un bruto.
Un bruto .
Dunque cosa c’è d’altro? Ah sì! per tutto il resto: come adesso. Sveglia
alle sette, lavarsi, ogni tanto un bagno e così via!...
Va bene. Hai ragione tu: testa alta, muso duro e giù nell’incremento
della baracca. Vedi? Sto imparando a parlare come tè. Il tuo è mio, non
è vero Mac? E che cosa faccio delle camere? Non si può dare disdetta?
L’affitto è caro...
Mi servono, quelle.
Ma scusa caro, costano tanto e per niente!
Come per niente? Ma non sono mica morto?
Ma cosa dici? Quando torni le puoi affittare di nuovo. no? Oh Mac...
non ce la l’accio più... vedo sempre la tua bocca... e allora non sento più
niente... di quello che dici. Non mi farai le corna, Mac?
Ti sarò fedele fino alla morte. Ma non lo sai che amo te soltanto? Che
nessuna donna al mondo mi interessa all’infuori di tè?...
Grazie caro... è terribile pensare come sei buono. Ti occupi di me mentre quei mastini vogliono azzannarti... e io... (si commuove e piange nel
suo fazzolettino)
(vestendosi con rapidità) Le entrate franche di foglio paga, incerti ecc.
le trasferisci alla Banca Jack Poole. Detto fra noi, tra qualche settimana
mi metto in banca anch’io. È più comodo, più rapido e nonostante tutto meno pericoloso. Appena il grano è via da questa azienda, fai una
telefonatina a Brown e gli comunichi tutta la lista. In quattro settimane
questo sottobosco dell’umanità è sparito nelle fogne delle prigioni di
Stato.
Ma Mac... questo è tradimento. Come puoi guardarli negli occhi mentre pensi di farli impiccare? Come puoi stringere loro la mano?
Polly Matthias Mac Matthias Mac Jakob Mac Roberto
Matthias Mac Polly
Matthias Mac Polly Jakob Walter Mac A chi? A Roberto Sega, a Mattia? a Jakob-Uncino? Preoccuparsi di questi disgraziati?... Di questi avanzi di galera? La sedia elettrica è la sorte
che meritano; Non c’è da vergognarsi. E poi l’amicizia in certi affari non
conta. Al giorno d’oggi chiunque lo sa... (Entra la banda dal fondo) Miei
signori, lieto di vedervi.
Buongiorno signori!...
Scusa sai... ma ho qui la lista dei festeggiamenti per il Giubileo. Avremo
giorni di duro lavoro, come si dice... Tra mezz’ora sarà qui anche l’arcivescovo!...
Quando arriva?
Diciassette e trenta. Non abbiamo tempo da perdere.
Già, già, non avete tempo da perdere!
Avete?... Capitano, non sarete con noi?...
Purtroppo no. Ho una piccola trasferta in programma, per oggi!...
Vento di forca, eh?
Che mi venga un accidente! Questa sì che è una fregatura. Il Giubileo
senza il capitano è come una minestra senza il cucchiaio!...
C’è mia moglie. Ha l’interini del comando supremo. Polly, a me! (La
spinge e poi si ritira ad osservarla, nel fondo)
(un poco imbarazzata) Bene ragazzi, glielo diciamo al Capitano: vai
tranquillo! Vedrai che ce la caviamo da soli? E da padreterni, vero ragazzi?
(dopo una pausa in cui gli uomini si guardano tra loro) Beh!... io non so
se va bene che muova la lingua... ma in un momento come questo,
avere una donna a capo... Non che io abbia qualcosa contro di lei, cara
signora... ma...
(dal fondo) E tu Polly, cosa rispondi?...
(urlando improvvisamente) Figlio di un cane... mettiti sull’attenti! Ah!
non ti va di essere comandato da me, vero?... (Piccola pausa e poi applauso di tutti).
Porca vacca! Questo è il tono giusto. Vale la capitana, eh?
Proprio così. La capitana sa trovare le parole che vanno al cuore! Viva
Polly!
Non esserci con voi il giorno del Giubileo! C’è da impazzire dalla rabbia.
Un affare così non capita più. Case vuote tutto il giorno, sbronze collettive in serata di tutta la nobiltà. A proposito Matthias, ti stai sbronzando troppo spesso. La settimana scorsa ne hai detta qualcuna di più del
necessario e ti sei fatto bello con imprese che non ti appartengono. Per
esempio qualcuno avrebbe potuto intuire che l’incendio dell’ospedale
dei bambini porta la tua firma. Ancora una di queste storie e ti metto
in lista di trasferimento. Chi ha arrostito i bambini nell’ospedale?
79
QUADERNI DELL’OPERA
Mac Matthias Mac Tutti Mac Matthias Che discorsi... io!
(agli altri) Chi è stato?
Voi signor Macheath.
Allora? Chi è stato?
Voi... voi... Però di questo passo dov’è la possibilità di fare un po’ di carriera?
Mac (facendo il gesto di stringere un cappio) Oh, potrai farne molta di strada,
se ti metti in testa di far concorrenza a me. S’è mai sentito che un professore di Oxford lasci rilevare i suoi errori da un qualunque assistente?
È lui che deve pensarci.
Roberto (militaresco) Comandate, signora capitana. Comunico alla signora Capitana che il rapporto si tiene ogni giovedì.
Polly (militaresca) Ottimo. Giovedì. Riposo.
(Via i banditi)
Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly 80
E ora ciao bellezza, cuore mio e fatti bella ogni giorno come se io fossi
qui. È fondamentale, Polly!
E tu Mac promettimi di non guardare nessun’altra donna! Non è gelosia, Mac... ma è fondamentale!
Ma senti Polly, perché dovrei interessarmi di... Io amo te: chiuso. Aspetto la nebbia, prendo la macchina e quando ti accorgerai che è spuntata
la luna, alla tua finestra, pensami al di là delle paludi!
Basta basta, Mac, non spezzarmi il cuore così! Resta... resta e cerchiamo
di essere felici!
Io mi spezzo il cuore e con le mie mani. Parto e non so quando potrò
tornare!
II tempo è volato via. Un niente è stato!
Non è ancora finito.
Ho fatto un sogno, stanotte, Mac! Guardavo dalla finestra e qualcuno
rideva per strada ed io volevo guardare. Mezza fuori dalla finestra, ho
visto la nostra luna. Era sottile, sottile! Una monetina limata dalle manacce della gente. Oh Mac!, non dimenticarmi nelle città straniere, non
dimenticarmi!
Ma naturale che non ti dimenticherò, Polly. Baciami, Polly!
Adieu, Mac!
Adieu, Polly! (uscendo) Che importa come e quando e dov’è? l’amore
c’è o non c’è!
(sola) E non tornerà più!
Canto di Polly
È già finito l’amore di un giorno, piange il tuo cuore: «good bye» amore. Non serve
a nulla - il tuo rimpianto certo non sei la prima - a soffrire tanto. Cominciano a
suonare le campane. Ora per le strade va il nostro Presidente. È il Giubileo. Ed io
piango, da stupida. In questo triste ambiente!
INTERMEZZO
La signora Peachum e Jenny delle Spelonche escono davanti al sipario calato
Signora Peachum Allora siamo d’accordo. Chi di voi vede Mackie Messer nei
prossimi giorni, subito di volata dalla guardia più vicina. La
mancia è di dieci cents.
Jenny (scettica) Ma chi volete che lo veda, in questi giorni? Se la polizia lo
cerca, figuriamoci ! Viene proprio a perdere il tempo da noi!
Signora Jenny... figliola mia! Non hai ancora imparato che non basta avere tutta
la città alle calcagna per costringere un uomo a privarsi del piacere
delle sue abitudini?
(La Signora Peachum canta)
INTERMEZZO
QUADERNI DELL’OPERA
Proiezione
LA CANZONE DELLA SCHIAVITÙ SESSUALE
Non è di certo un tipo fra i più belli:
è un macellaio e gli altri son vitelli;
è un brutto porco e solo al male crede
e frega tutti, ma alle donne cede.
Del sesso è la dolce schiavitù;
la voglia o no, ci devi stare, tu.
S’infischia della Bibbia e del Codice
e pensa notte e giorno solo a sé.
Le donne sono un peso inutile...
e senza donne l’uomo è un re...
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Ma queste trottole son senza effetto:
prima di notte avrà qualcuno a letto.
Ci sono uomini che vedon gli altri
restar legati a un pezzo di sottana,
costoro giurano d’esser scaltri,
ma son fatti della stessa lana.
Del sesso è la dolce schiavitù:
lo voglia o no, ci devi stare tu.
il primo studia i Dogmi, l’altro il Codice,
un terzo crede al Papa, l’altro al Re.
Non mangia mai tartufi a tavola
meglio di lui nessuno c’è...
Ma vien la sera ed anche l’uomo retto
vuole qualcuno che gli scaldi il letto.
Proiezione
SULL’ECO NON ANCORA SPENTA DELLE CAMPANE DEL GIUBILEO MACKIE MESSER
ONORA LE PROSTITUTE DELLA SUA PRESENZA. CONTROPARTITA, IL TRADIMENTO
(È UN GIOVEDÌ - SIAMO DI SERA)
Postribolo
(Una comunissima sera. Una stanza di soggiorno del postribolo. Lampade, tavolo,
credenza con vetri, palme. Le prostitute hanno finito di mangiare: stirano, giocano
a carte, lavorano a maglia, cuciono, ricamano. Idillio borghese. Jakoh sul divano,
sdraiato, senza scarpe legge il giornale, ignorato dal mondo).
Jakob Vedrete che non viene!
Una prost. Dici?
Jakob È matematico.
Prost. Peccato!
Jakob Peccato perché? A quanto ne so io deve essere già in Messico. Questo
si chiama filare! (Entra Machie).
Mac Caffè.
Vixen Caffè?
Jakob (con un balzo) Eh? Ma non sei oltre il confine?
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Jenny Jakob Mac Jenny Dolly Mac Jenny Betty Mac Jenny
Vixen Mac
Jenny Mac
Jenny Mac
Jenny Mac
Jakob Mac Molly Vecchia Betty Jenny Mac Jakob Molly È il mio giovedì. Sono forse il tipo che si priva delle sue più care abitudini per queste sciocchezze? E poi pioveva...
(raccoglie l’atto di accusa ed incomincia a leggerlo) Atto di accusa contro
il Capitano Mackie Messer!
Ci sono anch’io?
Sta tranquillo. L’intera ditta e tutto il personale. Siamo immortalati tutti
in questo poema!
(alle altre) Ehi ragazze... Guardate! Questo è l’atto d’accusa di Mackie
Messer (Pausa ) Mac, dammi un po’ la tua mano.
Sì, Jenny, leggigli la mano, tu ci capisci a puntino. (Regge una lampada
a petrolio).
Grossa eredità?
No, niente grossa eredità!
Perché fai quella faccia, Jenny? Vien la pelle d’oca a guardarti!
Prossimo lungo viaggio?
No, niente lunghi viaggi!
Che cosa vedi?
Mi raccomando, di’ solo il buono, non il cattivo!
Oh, oh, vedo un luogo stretto e buio e poca luce. E poi vedo una T, vuoi
dire tradimento di una donna. Poi vedo...
Piano. Mi piacerebbe sapere qualcosa di più preciso, per esempio riguardo al luogo stretto e buio e al tradimento; il nome della donna che
mi tradisce, per esempio!
Vedo solo che comincia per J.
Allora è sbagliato. Comincia per P.
Mac, quando soneranno le campane di Westminster per l’incoronazione, sarai in un brutto guaio!
Spiegati meglio! (Jakob ride sgangheratamente). Cosa c’è? (Corre vicino
a Jakob, legge con lui) Sbagliatissimo, erano soltanto tre!
(ride) Appunto.
(passa da una prostituta all’altra) Bella biancheria!
Dalla culla alla bara - la biancheria prepara! Lo diceva sempre la mia
vecchia madre che conosceva il mestiere!
Per quanto mi riguarda, io non capisco la gioventù d’oggi. Io sono all’antica, sono per la tradizione io... Mai roba di seta, o roba simile li impressiona. Ti prendono per malata! (Jenny si allontana)
Dove vai Jenny?
Lo saprete presto!
(a Jakob che ride) Beh, che ti prende?
Quella volta che ne abbiamo fatti fuori tre! ne hanno segnati dieci.
Però anche la biancheria di tela ordinaria, fa un brutto effetto!
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QUADERNI DELL’OPERA
Mac Vecchia Vixen Mac Io non direi. La tela casalinga ha successo, portata da me.
Certo ha un tono familiare. La gente ci si sente come a casa sua!
(a Betty con un abbraccio) E tu, piccola, guarnisci sempre con pizzo
nero?
Betty (civetta) Sempre scarpette di vernice nere e calze di seta nere!... Ti va?
Mac E la sottoveste?
Seconda prost. (parlando con un’altra) Per me non ci sono problemi. In camera mia
non posso portarci nessuno. Mia zia pensa lei a saltare addosso a tutti. E così devo lavorare giù nei portoni. (Jakob ride ancora dal fondo).
Mac Hai finito?
Jakob (tra le risate tenendosi la pancia) Noooo!... Sono soltanto al paragrafo
violenze carnali!... Bellissimo!
Mac
E dov’è Jenny? La mia Jenny adorata! (beve) Amiche mie, ancora molto
tempo prima che la mia stella brillasse su questa città...
Vixen Sì molto tempo prima che la tua stella brillasse su questa città, cosa
c’era?...
Mac Vivevo nella più misera delle umane condizioni. E con chi? Con una
di voi belle dame! E se oggi Mackie Messer è Mackie Messer non per
questo egli dimenticherà i compagni di strada di quella triste odissea.
E Jenny è la prima, la più cara di tutti! State a sentire una canzone del
tempo che fu! (Mentre Mac canta, Jenny appare con delle guardie che
restano ad aspettare sotto al fanale, poi entra nella stanza).
Proiezione
BALLATA DEL MAGNACCIA
Mackie
Ricordi tu quel tempo che fuggì
quando si stava insieme notte e dì?
Grazie agli amici che portavo a tè
tu mi vestivi dalla testa ai pié.
Così va il mondo: va anche così.
Se poi veniva uno dei tanti me n’uscivo
allor dal letto e mi bevevo un bei cicchetto
e poi correvo a ritirare il grano
e gli dicevo «torni presto qui»
E ho passato cinque mesi e più
in quella casa ov’eri chiusa tu.
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(Danza. Smith entra)
Smith Mac Mac Signora
Mac Signora O. K. facciamo un giro!
Maledizione! Non c’è uscita di sicurezza? (Così dicendo da una spinta a
Smith, Mac via. Salta dalla finestra con dietro le guardie. Salto. Le guardie
appaiono ai piedi della finestra con la signora Peachum)
Signora, buonasera!
Oh caro signor Macheath! Lo diceva sempre mio marito, che i più grandi eroi della storia hanno preso uno scivolone su soglie come queste!
E come sta suo marito? Me lo saluti tanto!
Ora sta molto meglio, grazie. Peccato che ella debba accomiatarsi così
in fretta da queste conturbanti creature. Prego signor sergente accompagni il signore alla sua nuova dimora! (Mac via. La signora Peachum
alla finestra) Signore, il signor Mackie da ora in poi è pronto a ricevervi
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QUADERNI DELL’OPERA
Jenny O giorni belli che passammo là
a far l’amore in piena libertà!
E quando a soldi si era un po’ nei guai,
tu mi dicevi: «come, non lo sai?
Della camicia a meno si fa!»
Allora io diventavo un po’ cattiva
ti rinfacciavo le porcate che facevi!
e tu mi davi un cazzottone in bocca
e andavo a letto con la faccia blu.
Eppure mai dimenticar potrò
quel caro luogo e quanto ci si amò.
Machie e Jenny O giorni belli che l‘amor nutrì....
era assai meglio allora d‘oggidì!
Quel tal lavoro orari non ne ha
e il vero amore storie non ne fa:
è sempre pronto a dire di sì.
Mackie Se poi veniva uno dei tanti me n’uscivo
Jenny se poi veniva uno dei tanti tè n’uscivi
Mackie allor dal letto e mi bevevo un bel cicchetto
Jenny allora dal letto e ti bevevi un bei cicchetto
Mackie e poi correvo a ritirare il grano
Jenny e poi correvi a ritirare il grano
Mackie e gli dicevo «torni presto qui»
Jenny e gli dicevi «torni presto qui»
Mackie eppure mai dimenticar potrò
quel caro luogo dove ci si amò.
Jenny Jakob Jenny Jakob solo alle ore consentite dal regolamento. Come indirizzo è sufficiente
la prigione di Stato. Il cuore me lo diceva che era tra le sue amate! Al
conto ci penso io! Arrivederci, signore. A presto!
(a Jakob che continua a leggere e ridere) Ehi, Jakob. Ohe?... è successo
qualcosa!...
(alzando gli occhi e chiudendo l’atto di accusa). Beh, che fine ha fatto
Mac?
C’è stata la polizia!
Cosa? E io stavo qui a leggere... leggere... leggere... (dispiaciuto) Uomo,
uomo!... fragilità è il tuo nome!...
(Esce scuotendo la testa)
Proiezione
VENDUTO DALLE BALDRACCHE, MACHEATH TROVA NELL’AMORE DI UN’ALTRA
DONNA LA CHIAVE CHE GLI APRE LE PORTE DEL CARCERE VERSO LA LIBERTÀ
Prigione. Una gabbia
Brown Mac Brown Mac 86
Speriamo che i miei ragazzi non ce la facciano a beccarlo! O signore
ti prego fa che sia così! Che egli sia già molto lontano oltre il confine,
e pensi al suo Jackie, in pena. Ma come tutti i geni è incosciente! E se
lo portano qui? E se mi guarda? Con quel suo sguardo onesto, aperto, da amico fedele! E non morirò allora, io... sul colpo? Ah, speriamo,
speriamo! (guarda fuori dalla finestra) Vediamo se c’è la luna. Sì, c’è! Se
attraversa ora la palude non può certo sbagliare strada. (Rumori interni)
Ma cos’è questo rumore che sento? Ah, mio Dio, lo portano qui!
(entra, spavaldo, legato esageratamente) Bene, ragazzi, eccoci tornati a
casa dalla mammina!
Mac, io non c’entro. Non potevo fare di più. Tutto, ho tentato... (pausa)
No, Mac, quello sguardo, no! Non resisto più... E voi non tiratelo così
carnefici! (se la prende con una guardia) Mac, dì qualcosa per amor di
Dio!... Una parolina sola al tuo Jackie... È un supplizio la tua bocca serrata e muta!... Una sola parola, ah! una parola che brilli come una stella
dei navigan... (fa per uscire) Neanche la grazia di una parola! È giusto.
Povero Brown. Ha la coscienza dilaniata! E con questa sensibilità vuoi
fare il capo della Polizia! È stato meglio che non abbia peggiorato il
suo stato con una scenata. L’avevo preparata, veramente, ma a pensarci bene, mi è sembrato che accusarlo con un penetrante e doloro-
Smith Mac Smith Mac so senso di fissità nello sguardo, andasse molto meglio. È un vecchio
trucco citato dalla Bibbia. Ed è andata benissimo. Sotto il mio sguardo
si è messo persino a piangere. Speriamo che serva. (Rientra Smith con
le manette) Eh no, questo non va, angelo delle chiavarde! Proprio le
più pesanti mi porti? Con la tua approvazione ne desidererei di più
comode.
Ma naturalmente signor Capitano! Abbiamo un vasto assortimento, i
cui prezzi variano. Dipende dal modello che vi dona di più. (Estrae il
catalogo) Questo, ad esempio... o questo... o questo! Ne abbiamo da
una fino a dieci dollari. Pronto cassa.
(sfoglia un catalogo) E che dice il catalogo del tipo a polsi liberi?
Ah quello è un tipo speciale, fuori catalogo. Cinquanta dollari.
II guaio in tutta questa storia è Lucy. Brutta faccenda. Brown non sa
ancora quale paravento siano state le sue spalle fraterne, agli eventi
che hanno portato me e sua figlia, inderogabilmente, sotto un paio
di lenzuola. E quando lo saprà temo che diventi davvero una tigre!
Scommetti che quella è già là fuori? Belle giornatine mi aspettano da
qui all’esecuzione! Quasi quasi vorrei che fosse domani!... (Resta solo, al
pubblico) Sono solo. Ora della meditazione. Meditiamo. (Medita)
Conclusione: È vita questa? Signori, giudicatelo voi: è vita la mia? Credete che ci provi gusto? Credete che mi diverta? Ma bisogna pure
arrangiarsi quando non se ne hanno. In un modo o nell’altro. Fin da
lattante me l’hanno insegnato: solo chi ha soldi è felice e beato.
QUADERNI DELL’OPERA
(Scendono le lampade. Macheath canta)
Proiezione
LA BALLATA DELL’AGIATEZZA
Non datemi ad intendere che il saggio
stia allegro in mezzo ai libri e senza pane,
che il gusto delle croste di formaggio
lo aiuti a non star solo come un cane.
Sarà felice ma non è per me,
non mi soddisfa questa povertà.
E croste e sciacquature di caffè
conducono ben presto all’aldilà.
La vita è bella quanti più ce n’è:
Si vive liberi, si sta da re!
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Quel tale rischia il collo per la gloria
quell’altro si rifugia nel Signore,
e fanno grande sfoggio di memoria
per dare un nuovo brivido al lettore.
Ma a tarda sera, quando il sole è giù,
un freddo letto li riaccoglierà,
e mogli sempre piene di virtù,
e sogni di lontana libertà...
A questi idioti non dar mai del tu:
frequenta i dollari, vivrai di più.
Se penso alla grandezza solitaria,
al muso che essa mostra da vicino,
confesso d’aver fatto cambiar aria,
d’aver mutato strada al mio cammino.
Dietro all’audacia ed alla povertà
stan sempre noie ed amarezze, ahimè!
Hai visto che cos’è la dignità:
adesso dacci un taglio e torna in te.
La vita è bella quanti più ce n’è;
si vive liberi, si sta da re!
Lucy Mac Lucy Mac Lucy Mac Lucy Mac 88
(entra) Eccoti qua, mascalzone d’un farabutto! Come puoi guardarmi
in faccia dopo quello che mi hai fatto, eh?
Lucy!... Lucy dov’è il tuo cuore? Come fai a parlare così al rottame che ti
sta davanti? Ed è il tuo uomo che ti parla, tuo marito!... Ah Lucy!
Mio marito! Tu mostro, tu vigliacco d’un vigliacco. Cosa credi che non
sappia niente della storia della signora Peachum!
Lucy, ma davvero tu saresti gelosa di Polly?
Brutto mandrillo l’hai sposata sì o no?
Sposata? Ah questa è bella! Lo sapevo del resto: colpa mia. Frequento
casa Peachum, questo sì, parlicchio un po’ con lei, le allungo cosi di
sfuggita, perché non si senta femminilmente deprezzata, una specie
di, diciamo pure, bacio, e già corre in giro la notizia certa del matrimonio. Ci hanno già visto a letto insieme... Ma parliamo seriamente. Io
sono disposto, cara Lucy, a fare qualsiasi cosa che ti metta in pace. E se
vuoi il matrimonio, ebbene il matrimonio sia. Può dire di più un uomo
d’onore? Non può dire di più.
Oh Mac, io desidero una cosa sola. Diventare una donna per bene!...
Bene... tu pensi di poterlo diventare con un matrimonio. La pensi così?
Bene. Può dire di più un gentiluomo? Non può dire di più. (Entra Polly)
Lucy Polly Lucy Polly Lucy Polly Mac Lucy Polly Lucy Polly Lucy Dov’è mio marito? Oh sei qui. Su non guardare da un’altra parte, caro.
Non vergognarti. Sono tua moglie, no?
Ah porco!...
Ah marito mio! In carcere! Ma perché non sei scappato per la palude?
Mi avevi giurato che non saresti più andato con quelle donne. Lo sapevo che ci saresti andato, ma non ho detto niente perché volevo crederti. Mac, sono qua, sono tua, resto qui, per sempre. Fino alla morte.
Ma non mi guardi, non mi parli? Mac pensa quanto soffre la tua Polly a
vederti cosi!
Adesso basta, brutta sgualdrina!
Chi è questa qui? Mandala via! Dille che sono tua moglie. Deve essere
una di quelle!... Mentre io sono tua moglie!
Figlio d’un cane, maledetto straccione, hai due mogli allora?
Due mogli? Non sono io la tua unica moglie, Mac? Ti ho dato o non ti
ho dato tutto? Ero pura come un giglio quando mi hai avuta, si o no? E
mi hai dato in gestione la ditta, si o no...
Bambine, se bloccaste la lingua per due minuti, potrei forse spiegare...
Io non blocco niente. È troppo, è troppo quello che hai fatto... un essere umano non lo può sopportare, ecco.
È triste, lo so, ma la moglie ha dei diritti ...!
Moglie... moglie!...
Sì moglie. La moglie ha una certa precedenza. Magari per salvare le
apparenze... Quindi sia così gentile di ritirarsi. Questo pover’uomo sta
diventando pazzo a causa dei suoi strilli.
I miei strilli!... C’è qualcosa che non ti va? Ma guardala qua, questa pallina di merda! È questa la tua conquista... la primula del Bronx? (Si accendono le lampade. Lucy e Polly cantano)
Proiezione
II DUETTO DELLA GELOSIA
Lucy Polly Lucy Polly Lucy Polly Vieni fuori o primula del Bronx fa vedere queste tue gambette!
M’è stato detto che son perfette e le voglio proprio rimirare!
M’han detto che han fatto un colpo sul mio caro Mackie!
Certo sì... certo sì...
Ma lo sai che io ci rido sopra!
Guarda un po’ guarda un po’...
Ah, sarebbe comico!
Ah, lo trovi comico?
89
QUADERNI DELL’OPERA
Polly Lucy Polly Lucy Polly Lucy Polly Lucy A Due Polly Lucy Polly Lucy Polly Lucy Polly Lucy Polly Lucy Polly Lucy Polly Lucy Polly A Due Mac Polly Mac Lucy Polly Mac Lucy 90
Mackie così stupido!
Ah sarebbe stupido?
Di una pattumiera quale sei un uomo non si occupa
Questo è da decidersi
Questo poi lo si vedrà
Certo ma lo dici tu.
Certo che lo dico, sì, ah ah ah ah ah!
Lui ama me come una torterella io son per lui fra tutte la più bella. Devi
esser ben sciocca se ancora non capisci che Mackie non si tocca! Stupida!!
Sono allor la primula del Bronx. Sono celebre per le mie gambe...
Io vedo solo due brutte stanghe.
E le tue mi fanno vomitare! Allor si dice proprio ch’io piaccio a Makie...
Ma va là... ma va là!
Ah! Mi vien proprio da ridere.
O però... O però.
Proprio un caso comico!
Cosa c’è di comico?
Uno che non bada a me!
Uno che non bada a te!
Ditemi se questa piattola può fare effetto agli uomini!
Questo è da decidersi
Questo poi lo si vedrà.
Certo ma lo dici tu.
Certo che lo dico, sì, ah ah ah ah ah!
Lui ama me... (ecc. ecc.).
Su Lucy cara, datti pace! È soltanto un trucco di Polly. Vuole soltanto
prendersi il gusto di dividermi da te: dopo l’impiccagione, per così dire,
andrebbe in giro a gloriarsi della sua condizione di vedova di un uomo
come me. Polly non hai nessun senso della misura. Non è questo il momento!
Mi ripudi?
Ma perché vuoi dire che siamo sposati? Perché vuoi accrescere la mia
miseria? (Scuote la testa) Polly! Polly!
Perché volete rovinarvi con le vostre stesse mani, signorina Peachum?
E poi lo vedete anche voi che è disumano tormentare così un uomo in
questa situazione.
Ma io sono sua moglie! Le più elementari regole dell’educazione borghese insegnano che in questi casi la moglie ha ragione!...
Insomma Polly... adesso basta!
Ha sentito? E adesso se lei, egregia signorina, vuoi fare uno scandalo
91
QUADERNI DELL’OPERA
fra le mura di una prigione per bene, sarò costretta a chiamare il guardiano e farla mettere alla porta. Mi dispiace, cara signorina, ma è così!
Polly Signora, prego. È inutile che lei si dia delle arie. Mio marito è mio marito e la moglie deve restare accanto al marito.
Lucy Cosa dici, tu? Cosa dici tu? Ma guarda: la cacciano via, e lei vuole restare! Insomma, vuoi capirla, di andartene, o no?
Polly E piantala, fetentona, con quella boccaccia, se no te ne mollo uno sul
muso, sai?
Lucy Ti caccia via! La vuoi capire, sì o no? Va a sbatterti in una fogna! Quello
è il posto che ti spetta!
Polly E il tuo, quale credi che sia? Ah, la mia dignità... Tu non sai neppure
dove stiano di casa, le buone maniere!
Lucy Ma guarda qui, la mia pancia! Cosa credi, che sia colpa dell’aria fresca.
Ti si aprono, adesso, gli occhi?
Polly Ah, siamo a questo punto? Incinta, sei. Brava, brava. Ti pare serio? Dico
a tè, signorina di buona famiglia!
Mac Polly!
Polly (piange) Questo è troppo... Non avresti dovuto... Non so più che cosa
pensare... È la fine!
Signora Peachum (entrando) Lo sapevo. Dal suo ganzo, era. Brutta baldracca vieni via subito che ne va di mezzo la tua reputazione. Quando lo
impiccheranno allora permetterò che ti impicchi anche tu. Costringere la tua vecchia madre a sopportare il disonore di venirti
a cercare in carcere. E due ne ha questo Nerone!
Polly Lasciami stare qui, mamma, tu non sai...
Signora A casa subito!
Lucy Senti, anche tua madre ti dice di andar via!
Signora Marsch!
Polly Subito. Vorrei solo... devo ancora dirgli qualcosa... sul serio. Sai è fondamentale.
Signora (Le da uno schiaffo) Anche questo è fondamentale.
Polly Oh Mac!... Mac... (La trascina via)
Mac Lucy ti sei comportata veramente come una donna di classe. Cosa vuoi,
a me faceva pena. Solo per questo non l’ho trattata come si meritava.
Tu però ci hai creduto a quella storia, in principio! Non negarlo...
Lucy È vero! ci ho creduto...
Mac E hai visto? Tu capisci che se ci fosse stato qualcosa, sua madre non si
sarebbe espressa con me in quei termini? Tutt’al più al seduttore della
propria figlia si parla così... ma al genero no! Non ti pare?
Lucy Oh sì, Mac! Sono così felice... purché parli col cuore! Mac, ti amo tanto
ma tanto che preferirei vederti dondolare da una forca piuttosto che
cederti ad una altra! Non è buffo?
Mac Lucy Mac Lucy Mac Sì... tanto! Ah Lucy anch’io ti amo... Tanto che vorrei esserti debitore
della vita.
Fuggiamo insieme, amore mio!
Sì, fuggiamo insieme. Dove vorrai... Ma poiché fuggire insieme è difficile e nascondersi in due ancora peggio. Guarda: io fuggo e appena
finiranno di darmi la caccia, ti faccio chiamare immediatamente. Per
espresso, siine sicura. E un santo padre ci unirà in un indissolubile nodo
matrimoniale, vuoi?
Sì voglio... ma come posso aiutarti?
Dammi il bastone. (Lucy lo prende e lo da a Mac. nella cella) Oh Lucy, il
frutto del nostro amore ci unirà ormai per sempre!...
(Lucy via. Entra Smith e vede Mac col bastone).
Smith Brown Peachum
Brown Peachum Brown Peachum Brown Peachum Brown 92
Ehi! Mi dia subito quel bastone! (Dopo breve lotta, Mac, tiene a bada
Smith con lo sgabello ed esce dalla gabbia)
(entra, in lacrime) Allo, Mac. Sei lì? Per pietà, Mac, rispondi! Fammi questa grazia, non ce la faccio più... Sono io: il tuo Jackie! Ehi, Mac... Ma che
cosa è successo? Ah, Dio sia lodato, ce l’ha fatta! È riuscito a scappare!
Grazie, Signore, grazie. (Siede sulla branda)
(Sulla panca nella cella).
(entrando, a Smith) Mi chiamo Peachum. Vengo a ritirare i quaranta
dollari di taglia sulla testa di Mac, il bandito. (Va avanti alla gobbio) Alla
signor Macheat. (Tiger Brown face) Ah, bene! Non c’è più. L’avete fatto
scappare. Bene. Tiger Brown al posto del bandito Mackie Messer!... Ma
bravo!...
(spaventato) Non è colpa mia, signor Peachum! Non è colpa mia...
Lo credo. Nessuno vorrebbe mettersi volontariamente in una situazione come questa! È impossibile che l’abbiate fatto apposta, signor
Brown!
Credetemi, sono alla disperazione, signor Peachum!
(calmo) Credo anche a questo. Dovete essere addirittura in stato di decomposizione!
È la sensazione di essere impotente, capisce? Fanno quello che vogliono, quello che vogliono! È terribile, terribile!... Non si sa più come prenderli!...
Io credo che vi farebbe bene stendervi un po’. Chiudere gli occhi e fare
come se non fosse successo niente. Immaginare magari di essere in una
grande distesa verde di campi, nuvole bianche intorno e soprattutto
mandateli via dal cranio questi incubi. Gli incubi di cose accadute e
soprattutto di quelle che accadranno!
Che volete dire?
(Appaiono dal buio, lentamente, davanti al sipario Mac, Jenny per cantare il Secondo
Finale.)
Proiezione
IL SECONDO FINALE DELL’OPERA DA TRE SOLDI
Jenny Signori che pensate d’insegnarci
qual è la strada della castità
dovete prima darci da mangiare:
allora solo si ragionerà!
93
QUADERNI DELL’OPERA
Peachum Avete una bella resistenza. Io nei vostri panni sarei completamente a
terra. Mi stenderei in letto e vorrei un buon thè caldo e la fresca carezza
di una mano sulla fronte. Questo vorrei...
Brown Ma Dio santo cosa posso farci io se è filato via? Che c’entra la polizia in
tutto questo?
Peachum Davvero? Niente può fare? E non credete che possa tentare di riaverlo
fra i suoi graditi ospiti? (Brown alza le spalle) No? Allora state attento
perché potrebbe capitarvi una terribile ingiustizia. Molti diranno, che
la polizia, questa volta non doveva lasciarselo scappare di mano!... E
poi il corteo sfolgorante del Giubileo... così... peccato!
Brown Cosa volete dire?
Peachum Potrei citarvi un interessante precedente storico che nonostante a quei
tempi, 1400 anni prima di Cristo, abbia avuto una risonanza enorme,
oggi in certi ambienti è pressoché ignorato! Dunque: alla morte del re
egiziano Ramsete secondo, il capo della polizia di Ninive (Cairo, oggi),
commise non so che piccole vessazioni a danno di esponenti dei più
miserevoli strati della popolazione. Non immaginate quali spaventose
vicende ne seguirono. Il corteo trionfale dell’incoronazione della erede al trono, Semiramide, secondo a quanto dice la storia, si tramutò,
proprio per una specie di partecipazione, in una collezione di vere catastrofi. Gli spettacoli più orrendi furono messi davanti agli occhi della regina e gli storici concordano tutti nel più atroce raccapriccio nel
riportare l’orrenda serie di particolari suoi castighi che l’infelice capo
della polizia dovette subire. Non ricordo bene ogni cosa ma tra l’altro
si parlava di serpenti che la regina nutriva in seno... non so più bene...
Brown Davvero?
Peachum II signore vi accompagni, Brown! (esce)
Brown Ah si! Ah sì! Allora da questo momento pugno d’acciaio. Io sono Brown
la tigre! Ufficiali. Sottufficiali, soldati a noi! Rapporto! All’armi! All’armi!
O voi che fate i vostri porci comodi
e poi parlate tanto d’onestà
queste parole non scordate più:
PRIMA LA TRIPPA E POI VIEN LA VIRTÙ!
E sia possibile ai derelitti
mangiar quel pane ch’ora è sol dei dritti.
Di che cosa vive l’uomo?
Tutti Di cosa vive, sì, possiam vederlo:
uccide e spoglia e ruba e strozza e cos’altro fa!
È molto facile star bene al mondo:
se tu dimentichi d’essere un uomo!
Signori, è sacrosanta verità
che l’uomo vive solo d’empietà!
Mac Signori che pensate d’insegnarci
la strada delle grandi verità,
dovete prima darci da mangiare:
allora solo si ragionerà!
Tutti Di cosa vive, sì, possiam vederlo:
uccide e spoglia e ruba e strozza e cos’altro fa!
È molto facile star bene al mondo:
se tu dimentichi d’esser un uomo!
Signori, è sacrosanta verità
che l’uomo vive solo d’empietà!
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O voi che a pancia piena amate l’ordine
e vi credete d’esser chi sa chi
queste parole non scordate più:
PRIMA LA TRIPPA E POI VIEN LA VIRTÙ
E sia possibile ai derelitti
mangiar quel pane ch’ora è sol dei dritti.
Di che cosa vive l’uomo?
Atto terzo
Proiezione
NELLA STESSA NOTTE PEACHUM PREPARA LA SUA BATTAGLIA. HA INTENZIONE DI
TURBARE IL CORTEO DELL’INCORONAZIONE CON UNA MANIFESTAZIONE DI MENDICANTI
II guardaroba di Peachum
Peachum (nel centro) Signori! E con profonda commozione che vi porgo il saluto
di altri millequattrocentotrentadue confratelli sparsi nelle nostre undici filiali di periferia. Essi lavorano come voi per presenziare in giubilo
all’arrivo del nostro Presidente.
Signora Peachum (aggirandosi tra i poveri) Avete sentito che bella notizia? Coraggio chi non ha voglia di lavorare non sarà mai un buon mendicante! (a uno) Ehi tu vuoi fare il cieco e non sai fare una C.
come va fatta? Deve essere scritta con calligrafìa infantile: è un
vecchio che la porterà!
(Rullo di tamburi).
Mendic. Sentite, sentite, monta la guardia per il Giubileo! Chissà come saranno
contenti i soldati! Saranno fieri nelle loro uniformi senza sapere che fra
poco dovranno passare questo giorno di gioia militare, insieme con
noi!
Filch (entrando) Signora sta arrivando una dozzina di galline notturne spennacchiate! Rivendicano danaro dalla sua cassa, signora Peachum. Le
faccio entrare?
Jenny (Entrano le prostitute) Come d’accordo, mia cara signora siamo venute...
Signora A chiedere i soldi per il vostro Mac? È così? Niente da fare. Un bei cavolo, capito?
Jenny Ma è difficile capire, signora... Vuole spiegarsi meglio?
Signora Ma guardale qui! Alle tre di notte mi vengono in casa! Conciate da far
schifo, con una faccia che mi pare latte vomitato... E a chiedermi dei
soldi, anche!
Jenny Ah perché, secondo lei non dovremmo ricevere l’onorario che ci spetta
per contratto, in seguito all’adempimento del medesimo, avendo fatto
catturare il bandito Mackie Messer?
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QUADERNI DELL’OPERA
(La scena è piena di mendicanti, essi preparano cartelli con scritte come: Ho dato un
occhio alla Patria, La mano del Signore è misericordiosa, ecc.).
Signora Jenny Signora Una bella merda, vi dò! Altro che trenta danari!
E perché?
Perché il vostro amico del cuore è di nuovo uccel di bosco. E adesso via,
filare da questa casa. Alla svelta.
Jenny (scattando) Beh adesso basta. Si sta esagerando e siamo stufe. L’avverto che non conviene comportarsi così con noi... Proprio no!
Signora Filch, senti? Le signore desiderano conoscere la strada che porta fuori
di qui!
Jenny (scostando Filch) Ma la chiuda una buona volta quella sua fogna e ci
paghi quello che ci deve! Altrimenti io...
Peachum Beh che succede? Non le avrai mica pagate, Celia? E allora mie care. È
in cantina il vostro mister Sing Sing, vero? Sta chiuso dentro, no?
Jenny E piantala anche tu, con il tuo spirito fuori squadra! Tanto per incominciare non sei neanche degno di allacciargli le scarpe a Mackie Messer! Un uomo come non se ne trovano più! Stanotte ho rischiato di far
annegare un cliente nelle mie lacrime, tanto piangevo al pensiero di
aver tradito un gentiluomo come lui! Sì... amiche mie. Perché voi non
sapete cosa è successo poco fa? Mi ero appena addormentata nel mio
letto di dolore quando sento un fischio in strada. Apro la finestra e chi
vedo? L’uomo per il quale piangevo, l’uomo che avevo tradito stava,
solo, nella strada e mi chiede di gettargli la chiave. Voleva dimenticare
nelle mie braccia il torto che gli avevo fatto, capite? Ah, l’ultimo, l’ultimo gentiluomo, Un uomo che dopo aver consolato me per tre ore, è
dovuto andare a consolare anche Marion.
Peachum Marion (pensa) Coscia folle?
Jenny Ecco la verità. Ed ora dite in coscienza se siete degno anche soltanto di
allacciargli le scarpe! Voi, vecchio porco, traditore! Giuda!
Peachum Filch, al commissariato di polizia, subito. Il signor Mac è rintracciabile
presso la signorina Marion. (Filch esce) Signorine... le vostre argomentazioni pacate e fondate mi hanno commosso. Io credo che non ci siano
vere ragioni per questo attrito. Sarete pagate come d’accordo. Celia,
un poco di caffè per le signorine. Esse desiderano un caffè e non i tuoi
arbitrari insulti! (ai poveri)
Signora Peachum (andandosene) Marion Coscia folle! La morte sulla forca gli è vicina, per calcinarlo è pronta la calcina, si trova già sull’orlo della
rupe e cos’ha in testa, il nostro bullo? Pupe. Sotto la forca, a un
passo dalla morte la schiavitù sessuale è la più forte.
L’han già bell’e venduto e consegnato, lei gli ha fatto vedere il
gruzzolo intascato, lui stesso già capisce, disgraziato, che quel
buco è una fossa senza uscita - e si strappa i capelli e piange e
annaspa, ma prima che sia notte già cavalca.
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Peachum Coraggio, coraggio, allora! Sareste tutti morti di fame nelle fogne della
metropoli, se la mia mente non avesse, durante lunghe notti di veglia,
scoperto il sistema per farvi guadagnare con la vostra miseria! Io ho
scoperto che il ricco, colui che crea ed alimenta la miseria dei miseri, è
debole e non ce la fa a vedersela davanti! Semplice no? Il ricco è debole e cretino, esattamente come voi! Loro si riempiono la pancia fino a
scoppiare, possono spalmare di burro il pavimento in modo che pure le
briciole che cadono dal piatto sappiano di abbondanza, ma un uomo
che sviene dalla fame non hanno il cuore di vederlo. Benintesi deve svenirgli proprio sotto il naso. (Entra la signora con vassoio e tazze di caffè)
Signora Passate domani a riscuotere. Dopo la cerimonia però.
Jenny Signora Peachum, non ho davvero parole per ringraziarla.
Filch (entra di corsa) Gli sbirri! Piove, piove! Non ce l’ho fatta ad arrivare prima. La polizia è qui fuori!
Peachum Nascondetevi. L’orchestrina, subito. E quando mi senti dire «innocente»... Innocente, capito?
Signora Innocente? No, non capisco.
Peachum Naturale, che non capisci. «Innocente» è la parola d’ordine. Dunque,
quando dirò «innocente»... (bussano) voi attaccate a suonare. Una musica qualsiasi. Sparite!
Brown Peachum Brown Peachum Brown Peachum Brown Peachum Brown Peachum Brown Ora si fa sul serio, angelo custode dei derelitti. Smith, catene! Oh, ecco
un capolavoro di cartello: «Vittima dell’arbitrio militare»! Siete voi la
vittima?
Buongiorno, Brown, ben levato! Avete fatto un buon sonno?
Cosa?
Buongiorno, Brown!
A me? E chi lo conosce? Qualcuno di voi, forse, conosce questo signore? A me, questo onore non risulta!
Sul serio? Buongiorno Brown!
Via quel cappello dalla testa (Smith esegue).
A proposito, volevo dire, Brown, visto che casualmente - dico casualmente - siete passato di qui, sarebbe l’occasione per mettere al sicuro
per sempre un certo Macheath, no?
Ma è un pazzo? Non ridere Smith! Rispondi alla domanda: è possibile
che quel famoso pendaglio da forca sia in giro per Londra?
È la forza dell’amicizia, Brown!
Amicizia?
97
QUADERNI DELL’OPERA
(La signora Peachum esce con i mendicanti meno una ragazza con un cartello «Vittima dell’arbitrio militare». Entra Brown con le guardie)
Peachum Mackie Messer è vostro amico, Brown. Io no: non sono un pendaglio da
forca io. Ma non per questo potete maltrattarmi. State attento perché
si avvicina per voi il peggior quarto d’ora della vostra vita. Gradite un
moka? Un moka al nostro capo della polizia. Che modi sono? E vediamo di trovare una soluzione. Sempre nell’ambito augusto della legge.
La legge che è fatta esclusivamente per lo sfruttamento di coloro che
non la capiscono o coloro ai quali una dura necessità non permette
di rispettarla. Chi vuoi cavare qualche piccolo guadagno da questo
sfruttamento legale deve dunque attenersi alla legge. E atteniamoci,
Brown, atteniamoci. Non è poi così difficile.
Brown Ah dunque lei crede possibile corrompere i nostri giudici?
Peachum Dio me ne guardi! Sono così incorruttibili che non c’è somma bastevole per farli giudicare secondo giustizia. (Secondo rullo di tamburo)
Avanti marsch, le truppe destinate al servizio d’ordine. Tra mezz’ora
avanti marsch per i paria!
Brown Sì, signor Peachum! Tra mezz’ora i paria si metteranno in marcia verso
la prigione di Stato. Avanti ragazzi. Farò spolverare questo cimiciaio e
ciò che contiene.
Peachum Brown, permettetemi di evitarvi un grosso errore dovuto alla fretta.
Questa gente è innocente, capite: Innocente...
(La musica attacca alcune battute della “Canzone dell’inadeguatezza degli sforzi
umani” come preludio)
Brown (sorpreso) Cosa succede?
Peachum (soave) Musica. Esecuzione alla bell’è meglio, si capisce. La canzone
delle contraddizioni nella condizione umana. È nuova per voi? Ascoltatela e potrete imparare qualcosa.
(Si accendono le lampade. Peachum canta).
Proiezione
LA CANZONE DELL’INADEGUATEZZA DEGLI SFORZI UMANI
Al mondo ormai lo so,
pensare è vano, ahimè!
La testa fa campare
un pidocchio e niente più.
Nella vita d’oggi
l’uomo navigar non sa.
L’uomo non sa capire
quello che non va.
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Se pensa di andar su,
che avviene ormai lo so:
farà un balzetto in alto,
poi cadrà a testa in giù.
Per la vita d’oggi
non va bene la bontà.
L’uomo che pensa al bello
si rovinerà.
Se vuoi cambiarlo un po’
da all’uomo un colpo qui.
È certo che la botta
al suo cervello gioverà.
Dato poi che oggi
l’uomo buono, no non va
picchialo pure in testa,
forse guarirà.
Peachum Avete capito adesso, Brown? Il vostro piano era bello ma irrealizzabile.
Voi arresterete soltanto un paio di poveri e onesti cittadini tutti felici
di preparare qui, da me... cosa? Ma un ballo mascherato, caro Brown,
un ballo mascherato di poveri, come ci sono balli mascherati di ricchi.
Per il Giubileo. Arrestare gli accattoni? E come? A pescare i veri poveri,
Brown (e qui non ce n’è neanche uno vero!) sarebbero migliala! Questo è il problema: voi avete dimenticato una cosa, del resto, che molti
dimenticano con facilità: quale spaventosa massa siano i poveri, tutti
insieme! Ma pensateli, Brown, davanti voi, davanti alla Casa Bianca !
È forse uno spettacolo edificante? Evitiamolo, Brown, evitiamolo! E il
«Lupus!»?... Avete idea, Brown di che cosa sia il lupus? Immaginiamo,
ecco, centoventi casi di «lupus», là, uno vicino all’alto. Il nostro Presidente ama i cani lupi. Il «lupus» è un’altra cosa 1 Pensate, per esempio,
ad una scorta d’onore di... mutilati, così, davanti al portale della chiesa,
eh ! Evitiamolo, Brown, evitiamolo. Ma già, voi mi obiettate, la polizia
99
QUADERNI DELL’OPERA
Fortuna e vanità
insegui sempre tu!
Le gambe sono corte,
la fortuna scapperà.
Niente più modestia
nella vita d’oggidì:
l’uomo e le sue illusioni
crepano così.
Brown Peachum
Brown Peachum
Brown Peachum Jenny Brown Peachum Brown Peachum li ridurrà all’impotenza. Non ne siete convinto, ma me lo obbiettate. Io
me lo lascio obbiettare e controbbietto. Sarebbe bello lo spettacolo
di settecento storpi pubblicamente fustigati dalle forze di Polizia? Ah,
Brown, brutto spettacolo, ripugnante realismo... Dio mio, solo all’idea
mi sento svenire... presto una seggiola, qua!...
(Si accascia sulla sedia sconvolto)
(a Smith) Avete inteso? Avete inteso quello che ha detto... (Smith annuisce. Brown si riprende per un attimo) Ma questo è un ricatto, Smith!
Ma signor Brown che parole sono queste? Non ricatto: passione popolare! Tutt’un’altra cosa!
(smarrito) Ma allora... allora non c’è più niente da fare. Ci hanno preso
in trappola! Allora... è inaudito!
Inaudito ma pure lo state ascoltando dalla mia voce. E udirete anche
questo: fate quello che vi pare con il Presidente. Ma non venite tra i
piedi al più povero dei cittadini, se non volete rompervi le zanne per
sempre. Capito?
(timido) Già... ma è una parola... come fare a prendere Mackie Messer?
Io prima devo sapere dov’è e poi lo farò prendere. Mica possono prenderlo quando non c’è, no?
Se questo è il vostro pensiero, posso aiutarvi. Vi aiuto a trovare l’uomo:
e poi vedremo se c’è qualcosa di morale su questa terra. Jenny dove
dimora attualmente il signor Machie Messer?
(incerta) Oxford Street 21, da Marion.
(a Smith) Ecco, hai sentito? Su corri vola a questo indirizzo, prendi
Machie, legalo forte e poi via alle prigioni di Stato. Io intanto vado
a cambiarmi. Mi devo mettere in grande uniforme. L’uniforme di
gala in un giorno come questo. Oh destino’...
Destino!... Ma attento: se alle sei non pende giù dalla forca...
Oh Mac! t’è andata male. (Piange, ed esce asciugandosi le lacrime)
Vi siete sviluppato, Brown! (Rulli di tamburo) Contrordine sul piano di
marcia: obiettivo le prigioni di Stato. Marsch! (I mendicanti escono)
(Peachum canta)
Vuoi render buono l’uomo?
Menagli botte in testa:
se vuoi che l’uomo buono sia,
questa è la via maestra.
Per stare a questo mondo
certo l’uomo non è buono abbastanza.
Qualche legnata in testa
forse lo guarirà.
100
(Sipario. Davanti al sipario appara Jenny con un organetto e canta)
Proiezione
LA CANZONE DEL RE SALOMONE
La bella Cleopatra poi sapete come fu:
sedusse imperatori e re,
crollò nel vizio sempre più giù
ed ora è tutta polvere.
Grande beltà - dolce beltà!
Già prima che calasse il dì
si vide come poi finì.
A ciò la spinse la bellezza sua.
Beate son le brutte, qui.
L’audacia del gran Cesare negare non si può:
egli era potentissimo,
eppure Bruto l’assassinò.
Epilogo tristissino!
«Bruto, anche tu!» poi nulla più.
Già prima che calasse il dì
si vide come poi finì.
A ciò lo spinse la temerità.
Beati sono i vili qui.
Jenny
(se ne esce lentamente, fischiettando il motivo della canzone. Il suono si
perde a poco a poco, in lontananza).
Lotta per la proprietà
101
QUADERNI DELL’OPERA
La fine di re Salomon ognuno certo sa:
quest’uomo saggio e nobile
odiò l’intera umanità,
trovò la vita inutile.
O savio re - o grande re!
Già prima che calasse il dì
si vide come poi finì.
A ciò lo spinse la saggezza sua.
Beati son gli stupidi.
Camera di fanciulla a Oid Bailey
Smith Lucy Signorina, la signora Polly Macheath vorrebbe parlarle.
La signora Macheath? Falla entrare.
(entra Polly)
Polly Lucy
Polly Lucy
Polly
Lucy
Polly
Lucy
Polly
Lucy
Polly
Lucy
Polly Lucy
Polly Lucy
Polly Lucy
Polly Lucy
Polly Pausa
102
Buongiorno, signora. I miei rispetti, signora.
Prego, desidera?
Mi riconosce?
Certo che la conosco.
Vengo a pregarla di scusarmi per la mia condotta di ieri.
Molto interessante.
Davvero, non ho nessuna scusa per la mia condotta di ieri... se non la
mia sventura.
Già, già.
Gentile signora, deve scusarmi. Ieri ero molto irritata per la condotta
del signor Macheath. Realmente, non avrebbe dovuto metterci tutt’e
due in una situazione simile, nevvero? Può anche dirglielo, se lo vede.
Io... io... non lo vedo.
Sì che lo vede.
No, non lo vedo.
Scusi.
Egli ha molta simpatia per lei.
Oh no, ama soltanto lei, lo so di sicuro.
Molto gentile.
Ma un uomo, signora, ha sempre paura di una donna che l’ama troppo.
E naturalmente ne viene di conseguenza che poi trascuri quella donna
e la eviti. Fin dalla prima occhiata ho inteso che verso di lei egli aveva
degli obblighi che io certamente non avrei previsti.
Lo pensa proprio sinceramente?
Certo, sicuro, sincerissimamente, gentile signora. La prego.
Cara signorina Polly, gli abbiamo voluto troppo bene tutt’e due.
Forse. (Pausa). E adesso, signora, voglio spiegarle com’è andata. Dieci
giorni fa ho visto il signor Macheath per la prima volta all’Albergo della Seppia. C’era anche mia madre. Cinque giorni più tardi, ossia pressappoco ieri l’altro, ci siamo sposati. Ieri ho saputo che la polizia lo sta
cercando per vari delitti. E oggi, non so più che cosa accadrà. Dunque,
signora, soltanto dodici giorni fa non mi sarei figurata che potevo perdermi con un uomo.
Lucy
Polly Lucy
Polly Lucy
Polly Lucy
Polly Lucy
Polly Lucy
Polly Lucy
Polly Lucy
Polly Lucy Polly Lucy
Polly Lucy
Polly Lucy
Polly La capisco, signorina Peachum.
Signora Macheath.
Signora Macheath.
Del resto, nelle ultime ore ho pensato molto a quell’uomo. Non è una
cosa tanto semplice. Vede, signorina, per il contegno ch’egli ha tenuto
ieri nei suoi riguardi devo invidiarla sinceramente. Quando, costretta
da mia madre, ho dovuto abbandonarlo, non ha mostrato neppure
un’ombra di rimpianto. Forse è senza cuore, forse ha una pietra in petto al posto del cuore. Che ne pensa, Lucy?
Si, cara signorina; però non so se tutta la colpa sia da ascrivere al signor
Macheath. Lei avrebbe dovuto rimanere a casa sua, cara signorina.
Signora Macheath.
Signora Macheath.
Si, è vero, o almeno avrei dovuto dar retta al mio papà, e impostare
tutta la faccenda su basi commerciali.
Certo.
(piange) Ma lui è tutto quel che possiedo.
Mia cara, è una sfortuna che può capitare alla più intelligente delle donne. Ma dato che è ufficialmente sua moglie, questo dovrebbe
tranquillizzarla. Poveretta, com’è abbattuta; non posso più reggere a
vederla. Vuole prendere qualcosina?
Come?
Mangiare qualcosa!
Oh, si, grazie, mangiare qualcosa. (Lucy esce. Tra se) Che carogna!
(toma con caffè e pasticcini) Ecco, questo basterà.
Troppo disturbo, signora. (Pausa. Mangiano). Bello questo suo ritratto
che ha qui. Quando l’ha portato?
Come, portato?
(candida) Voglio dire, quand’è che gliel’ha portato su in camera.
Non l’ha mai portato.
Gliel’ha dato qui in camera direttamente?
Qui in camera non è mai venuto.
Ah, capisco. Del resto non ci sarebbe niente di strano, nevvero? Le vie
del destino sono talmente intricate!
Ma la smetta un po’ con tutte queste scempiaggini. È venuta qui solo
per curiosare?
Lei sa dov’è, non è vero?
Io? Come, non lo sa lei?
Adesso mi dica subito dov’è.
Non ne ho la minima idea.
Ah, dunque non sa dov’è. Parola d’onore?
103
QUADERNI DELL’OPERA
Lucy
Polly Lucy
Polly Lucy
Polly No, non lo so. Toh, non lo sa neanche lei?
No, questo è l’incredibile. (Polly rìde, Lucy piange). E uccel di bosco, e ha
obblighi verso due donne.
Lucy
Non posso più sopportarlo. Ah, Polly, è terribile.
Polly (allegra) Sono tanto contenta di aver trovato, in fondo a questa tragedia, un’amica come te. Almeno questo. Vuoi mangiare qualcosa, ancora qualche pasta?
Lucy
Qualche pasta! Oh, Polly, non trattarmi cosi gentilmente. Davvero, non
lo merito. Oh, Polly, gli uomini non sono degni di tanto.
Polly D’accordo, gli uomini non sono degni, ma allora che cosa dobbiamo
fare?
Lucy
No! Voglio dirti la verità. Polly, mi giudicherai molto male?
Polly Perché?
Lucy
E finto.
Polly Chi?
Lucy
Questo qui! (Indica il proprio grembo) E tutto a causa di quel delinquente.
Polly (ride) Ah, questa è grandiosa! Un manicotto! Oh, sei proprio una canaglia! Di’... lo vuoi, il tuo Mackie? Te lo regalo. Se lo trovi, tientelo pure! (Si
odono voci e passi nell’androne). Che c’è?
Lucy
(alla finestra) Mackie! Lo hanno ripreso.
Polly (stramazza a terra) Stavolta è finita. Entra la signora Peachum.
Signora Peachum Oh, Polly, finalmente ti trovo. Cambiati, stanno per giustiziare tuo marito. Ti ho portato l’abito da vedova. (Polly si sveste e
indossa l’abito da vedova). Sarai bellissima vestita da vedova.
Beh, e adesso sii anche un po’ più allegra.
Proiezione
VENERDÌ MATTINA, ORE 5. MACKIE ERA ANDATO ANCORA A DONNE ED ERA STATO ANCORA TRADITO. LA SUA MORTE È SICURA.
La cella della morte
(Si odono sonare le campane di Westminster. Le guardie portano Macheath incatenato in carcere.)
Smith
104
Portatelo qui dentro. Le campane di Westminster stanno già sonando
per la prima volta. Si metta a posto come si deve, non si dia quell’aria
da funerale; io non c’entro, nelle sue faccende. Forse è che si vergogna.
(Alle guardie) Preparate tutto, voi: quando le campane soneranno per
la terza volta, e cioè alle sei, dovrà già essere impiccato.
Già da un quarto d’ora tutte le strade di Newgate sono affollate: non si
riesce più a passare. Ci sono tutti i ceti della popolazione.
Smith Strano, lo sapevano già?
Guardia Se continua cosi, tra un quarto d’ora lo saprà tutta Londra. E tutti quelli
che altrimenti sarebbero andati al corteo dell’incoronazione, verranno
qui. E il cocchio della regina passerà per le strade vuote.
Smith Appunto, dobbiamo fare a gran velocità. Se alle sei avremo finito, alle
sette la gente farà in tempo ad essere al corteo. Cominciate subito.
Mac Beh, Smith, che ora è?
Smith (brutale) Non ci vedete? Le cinque e quattro minuti.
Mac Le cinque e quattro!
Brown (entra di spalle e domanda) È dentro?
Smith
Volete vederlo?
Brown (spaventato) Per l’amor di Dio no!... Fate tutto da soli! (Fugge via straziato)
Mac (ad un tratto a bassa voce) No, non voglio corrompervi, Smith Non spaventatevi. So tutto. Capisco tutto: vi toccherebbe di andare via di qui se
vi lasciaste corrompere. E non avreste denaro bastante ad assicurarvi
una vita tranquilla fino alla fine. Mille dollari, non è vero? Silenzio: venti
minuti di tempo e vi dirò se li potete avere entro mezzogiorno. No,
niente poesia. Pensateci su: non qui, uscite. La vita passa e il denaro
resta. Andate e pensateci. E fate entrare intanto coloro che vogliono
venirmi a vedere. D’accordo? (Smith esce)
Mac (canta le prime strofe)
Aiuto, aiuto amici miei... pietà!
Non è fra i gigli il povero Macheath. Il vostro Mackie in una tomba sta,
il suo destino l’ha gettato qui.
Smith (rientra, dietro di se ha Jakob e Matthias piangente) Allora, giovanotto,
siamo un po’ pallidi...
Matthias II fatto è che abbiamo tirato a sorte, ed è toccato a me regalare marmocchi alle numerose vedove future del Capitano. Per evitare rivendicazioni postume, mi capisce? Ma io, mico sono uno stallone ! Non ne
posso più ! Ho bisogno di nuove istruzioni dal Capitano!
(Smith li fa passare)
Mac Jakob Mac Le cinque e venticinque, ragazzi. È questa l’ora?
Beh, non si doveva, in fondo...
In fondo! In fondo, lo sapete che mi fanno il fiocco di canapa al collo
fra pochi minuti? Il tempo stringe. Le cinque e ventotto! Quanto potere
tirar fuori dai vostri conti in banca?
Matthias Ora? Così? Alle cinque del mattino?
105
QUADERNI DELL’OPERA
Guardia
Jakob Mac Jakob Mac Matthias Eh già come si può? A quest’ora... sai...
Quattrocento potete?
E noi? Scusa... è tutto quello che c’è...
Ma impiccano voi o me?
(gridando) Ma con Marion chi c’è stato: tu o noi? Siamo stati con lei noi
o tu?
Mac Dacci un taglio. Minuti e sarò a letto per sempre. Le cinque e mezza!
Allora?
Jakob Bisogna tentare Matthias!
Smith II signor Brown chiede il menu del pasto d’oggi.
Mac Non rompetemi le scatole! (A Matthias) D’accordo o no? (A Smith) Asparagi!
Matthias Ohe niente voce grossa...
Mac Macché voce grossa... è solo un po’ di... insomma davvero, Matthias, mi
lasceresti impiccare?
Matthias Ma certo no... ho fatto forse questo io? D’altra parte in banca non c’è
altro. Quattrocento è tutto. Posso almeno dire questo?
Mac Le cinque e trentotto!
Jakob Presto Matthias, se no non si risolve niente!
Matthias E poi bisogna vedere se ce la faremo a passare. C’è una folla...
Mac Minuti e non vedrò mai più niente!... Mai più niente!
(I due escono)
Smith Ah sono andati? Allora? (Gesto significativo)
Mac Quattrocento! (Smith alza, le spalle) Ehi devo vedere Brown!
Smith
Sapone ne avete?
Guardia Sì, ma non è mica buono.
Smith
Dovete sistemare questa faccenda entro dieci minuti
Guardia C’è anche la botola che non funziona.
Smith
Deve funzionare ! Hanno dato già il secondo. Questa prigione è un porcaio.
Mac (solo in cella, canta).
Che l’ascoltiate voglia almeno Iddio!
Pesanti mura sono attorno a lui!
Non domandate, amici, dove sia?
Se fosse morto, meglio berci su,
ma Machie è vivo e non morirà
se l’amicizia lo soccorrerà.
(Poi si ode un bruscio e grida di folla e la voce di Smith)
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Polly Smith Polly Smith Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly Mac Polly Smith Polly Non potete entrare. Voi no. Avete il numero sedici. Non è ancora il vostro turno.
Lasciatemi passare. Sono sua moglie, capite? Sua moglie! Devo parlargli. Non fate il buroccate.
Ma solo cinque minuti.
Dov’è?
Non lo vede?
Ah, sì, naturalmente! Ciao Mac!
Polly.
Sì... sono io Mac!...
Certo che sei tu, si capisce!
Beh... come va? Tanto male, eh!... È difficile... vero?
Abbastanza. E tu cosa farai adesso?
Beh gli affari con il giubileo vanno bene, sai? Ma non è questo, Mac,
che volevo dirti. Senti... Mac... sei molto nervoso?... Senti... tuo padre...
chi era e cosa faceva?... E tua madre?...Lo sai che mi accorgo solo ora di
sapere così poco di te... Che malattie hai fatto?
Senti Polly, vuoi aiutarmi ad uscire?
Naturalmente.
Naturalmente coi soldi. Al carceriere ho detto...
(lenta) Non c’è più un soldo. Tutto depositato alla Banca.
Ma tu, tu non ne hai?
No Mac, come potrei averne? Ma forse potrei chiedere... non so forse
potrei andare dal Presidente o andare... Oh Mac! (Sviene)
(porta via Polly) Beh questi mille?
Ti rivedrò Mac... Buona fortuna... Non dimenticarmi!...
(Le guardie portano un tavolo imbandito)
Smith Sono teneri?
Guardia Senza dubbio!...
Brown (appare) Cosa c’è, chi mi ha chiamato? Ah bene, bene il tavolo lo porteremo dentro insieme. Io con le mie stesse mani gli preparerò l’ultimo
pasto. Forse capirà il bene che gli vogliamo!... (Entrano nella cella. Smith
va via) Gli asparagi, Mac! Non ne mangi un po’?
Mac Non si dia fastidio, signor Brown. Ci penseranno altri, alle mie estreme
onoranze.
Brown Oh Mackie!
Mac (duro) II mio conto prego, il conto. E niente lacrime.
Brown (sospira e cava di tasca un libriccino) Eccolo, Mac. L’ultimo semestre...
Mac E così si chiude la pratica Macheath!
107
QUADERNI DELL’OPERA
Smith Brown Mac Brown Ma Mac tu sai che non è così!... Sai che io...
Prego prego, lei non deve rimetterci di tasca sua. Quant’è? Voglio però
un conto in tutti i particolari. Capirà... ho imparato a non fidarmi della
gente.
Mac, ma se parli in questo modo non riesco neanche a fare l’addizione!
(Colpi di martello dietro la scena. Appare il boia e i due aiutanti)
Smith
Mac Brown Mac Brown Mac Brown Mac Brown
A due Mac Brown Ora tutto è a posto.
II conto, Brown.
Beh, se proprio lo vuoi. Prima di tutto: le taglie per cattura di delinquenti che tu o i tuoi soci avete procurate. Il Governo ti ha passato
complessivamente.
(consultando il suo taccuino) Tre catture, quaranta dollari a cattura, centoventi, meno il venticinque per cento a voi, trenta. Di tanto vi siamo
debitori.
Mac... proprio ora che il tempo sta per scadere, tu vuoi occuparti...
La vuole smettere di fare confusione? Trenta. E l’affare del Canada
otto...
Come otto? Erano...
Credere o non credere. Dunque a saldo del semestre trentotto a lei.
(scoppia a piangere) In tutta la mia vita...
Siamo sempre stati vicini!
Dal Capo a Couch Behar tré anni e c’era George e c’era Jim. E questo è
tutto. (Machie detta il suo epitaffio)
Qui giace Macheath, vittima innocente
un falso amico lo tradì vilmente
guardalo, da una forca penzolante!
Il collo or sa quanto il culo è pesante!
Ah no, questo è troppo ! Tu mi ferisci nell’onore! E chi il mio onore ferisce, me stesso ferisce!
(Esce di corsa arrabbiato dalla cella)
Mac Brown Smith Mac Smith 108
II tuo onore!
(da fuori gridando) II mio onore, sicuro! Il mio onore! Smith si incomincia! Fate porta. Mac perdonami: devo.
(velocissimo) Sono ancora in tempo. Tra un minuto, non più. Avete il
denaro?
Se i ragazzi tornano, sì.
Non ci sono. Il tempo per me è scaduto.
(Entra il pubblico: Peachum, signora Peachum, Polly, Lucy, Jenny, le Donne, il prete,
Matthias, Jakob).
Non volevano farci entrare. Ma io dura, sai, fate largo, dico, brutti musi
o vi faccio vedere chi è Jenny delle spelonche. Non dovevo mancare.
Addio Mackie.
Peachum Prego, sono il suocero. Permette signor Macheath.
Mac (impeccabile) Macheath.
Polly (passa piangendo)
Mac Come sei elegante!
Matthias (passando con Jakob) Scusa se abbiamo fatto tardi ma c’era troppa
gente. Abbiamo fatto una corsa! Per poco Jakob non moriva schiacciato... vero Jakob?...
Mac Ho capito... Hanno almeno dato buoni posti al personale?
Matthias Capitano, dopo matura riflessione abbiamo deciso che un Giubileo
non è cosa di ogni giorno. Bisogna pur vivere. E così gli uomini sono restati al lavoro. Ma inviano il loro saluto augurale. Con tutto il cuore!...
Jakob L’anima!
Signora Peachum Ah signor Macheath e pensare che ancora una settimana fa ballavamo insieme all’Hotel della Seppia!
Mac Già ballavamo!...
Signora II destino è davvero crudele.
Brown (nel fondo al prete) Spalla spalla con quest’uomo, sotto un fuoco d’inferno, nell’Azerbaiajan, sono stato!
Jenny
In Drury Lane siamo tutti sconvolti. Nemmeno uno è andato all’incoronazione. Tutti vogliono vedere te. (Va a schierarsi a destra)
Mac
Vedere me.
Smith
Beh, ci siamo! Sono le sei.
(Lo fa uscire dalla gabbia)
Mac II pubblico non può più aspettare. Sipario, dunque. Signore e signori voi vedete di fronte a voi, ancora per pochi minuti, l’esponente di
una razza che anche essa circolerà per il mondo ancora per poco. Noi
piccoli artigiani borghesi, che troviamo nel piede di porco l’utensile e
nella piccola cassaforte del bottegaio lo scopo della nostra attività, ci
avviamo ormai ad essere inquadrati ed assorbiti dalla grande impresa,
alle cui spalle stanno i grandi trust bancari. Volete mettere un grimaldello contro un pacchetto di azioni? Sfondare una banca di fronte al
«fondare» una banca? L’uccisione di un uomo contro la trasformazione
di un uomo in una macchina? Eh sì amici io mi accomiato da voi e vi
ringrazio per la vostra presenza qui. Molti di voi li ho avuti vicini. Mi
meraviglia il tradimento di Jenny, ma in fondo a pensarci bene è la di-
109
QUADERNI DELL’OPERA
Jenny mostrazione più chiara che il mondo non può cambiare e resta quello
che è. Un cumulo di circostanze hanno fatto sì che io perdessi la partita. Bene: perderò.
(Scendono le lampade. Machie canta).
Proiezione
BALLATA DEGLI IMPICCATI
O uomini, guardateci quassù
e abbiate di noi miseri pietà.
Tra voi che rimanete ancor quaggiù,
nessuno della forca riderà.
Non siate troppo duri con chi cade,
non fate come il giudice anche voi.
Ognuno scelga bene le sue strade,
ognuno pensi bene ai casi suoi
L’esempio nostro certo gioverà...
Ora, per noi chiedete a Dio pietà.
La pioggia che ci sferza di lassù
il corpo imputridito laverà.
A noi che non vedemmo la virtù,
un corvo gli occhi spenti beccherà.
Oh, troppo in alto, troppo noi guardammo
ed ora siamo qui attaccati su,
fra uccelli che svolazzano su e giù,
beccati come stereo di cavallo.
L’esempio nostro certo gioverà...
Ora, per noi, chiedete a Dio pietà.
Ragazza, o tu che mostri il petto,
o uomo che la porti a letto,
o farabutto lurido,
o magnaccia detestabile,
o ragazza da postribolo,
o ruffiano senza scrupoli,
o bieco ignobile assassino
Macheath a voi chiede pietà.
110
Ma non a questi secondini,
a questi veri assassini:
mi davan solo pane secco
e pugni in faccia e «chiudi il becco».
Sì, oggi posso maledirli,
ma sono in vena di bontà
ed anche a loro voglio dire:
«Macheath a voi chiede pietà».
Si spacchi il grugno a tutti quanti
Martelli in faccia a volontà!
E allor perdono a quei briganti
il buon Macheath domanderà.
Smith Signor Macheath.
Signora Peachum Polly e Lucy, state vicine al vostro uomo nella sua ultima ora.
Mac
Signore mie, malgrado tutto quel che c’è stato...
Smith (lo conduce via) Andiamo!
MARCIA AL SUPPLIZIO
Tutti escono da porte a sinistra. Queste porte sono aperte negli schermi di proiezione.
Poi tutti rientrano dall’altro lato della scena, reggendo delle torce a vento. Quando
Macheath è issato sulla forca, parla
QUADERNI DELL’OPERA
Peachum Un momento... (Improvvisamente avanzando verso il proscenio)
Inclito pubblico, come dovuto
il signor Macheath è giustiziato,
del resto al mondo s’è mai veduto
che l’uomo viva senza aver pagato?
Ma se qualcuno avrà pensato
che abbiamo colpa dell’accaduto,
come non detto: non più impiccato,
ma ad un altro finale abbiamo provveduto.
E ciò perché sia rimarcato
che almeno sul teatro una volta
la pietà sulla legge ha trionfato!
Ed a riprova che questo sia vero,
ecco a cavallo del Re un messaggero.
111
Proiezione
APPARIZIONE DEL MESSO A CAVALLO
(Attacca la musica. Appare proiettato un ricco fondale d’opera lirica. Luce da teatro
lirico con tordo e mantelli. Il Coro inizia).
Coro Oh, chi vien?
Del re un messo a cavallo!
Il messaggero a cavallo vien!
Si qui vien! Si qui vien!
Del re un messo a caval qui vien...
(Appare il messo e seduto sul cavallo di bronzo, con luce trionfale)
Brown Coro Brown
Coro Brown Mac
Polly Messaggero Nell’occasione fausta e memorabile si concede a Macheath
la libertà!
Viva!
Gli si conferisce inoltre il titolo e le insegne di visconte, il castel di Marmarel e la rendita di due milioni di scudi Vita natural durante.
Viva!
Ora ai novelli coniugi il decano manda il grazioso augurio di ogni bene
e piamente invoca sul lor capo la divina del ciel benedizione.
Son salvo! son salvo! Lo sapevo sì! Lo sentivo sì! Più il periglio preme più
la gioia s’approssima! Più il periglio preme più la gioia s’approssima!
Graziato sei! Graziato sei! Sei salvo, Mackie adorato! Oh gioia estrema!
(Poi gli attori si riuniscono lentamente attorno al piedestallo del monumento. Rientrano in scena anche gli attori assenti, si allineano in un lungo fronte rivolto al pubblico e cantano il corale finale dell’Opera da tre soldi).
Terzo finale
Signora Tutto è finito, tutto è sistemato
Peachum Sarebbe bello il mondo se davvero al punto giusto arrivasse il Messaggero!
Peachum Perciò rimanga ognuno ai propri posti e intoni il coro dei poveri cristi;
degli infelici che oggi qui vedete. Nella vita le cose son diverse da qui: i
messaggeri non giungon di frequente... chi cade a terra ci rimane sempre... Siate dunque meno duri con il peccatore...
Coro(2) Non infierir sul povero che pecca eterna qui non è la povertà. Lottate
invece contro l’ingiustizia perché trionfi sol l’umanità.
FINE
II testo del coro finale è stato scritto da Brecht alla prova generale dello spettacolo del Piccolo
Teatro. È una variante essenziale, che, appare pubblicata per la prima volta.
(2)
112
L’opera da tre soldi durante le prove
L’ATTIVITA’ DIDATTICA
Coordinatore Marcello Lippi
Audizioni
5, 7 e 8 luglio 2011 a Livorno
22 settembre a Livorno
Stage 1 (didattico e di ulteriore selezione)
Dall’11 al 22 ottobre a Pisa
Stage 2 (didattico)
Dal 14 al 26 novembre a Livorno
Stage 3 (pre-produzione)
Dal 5 al 17 dicembre 2011 a Lucca
Prove in produzione
Dal giorno 8 gennaio a Livorno
MATERIE DI INSEGNAMENTO E DOCENTI
Corso d’interpretazione scenica e tecniche di recitazione Haughton David
Corso d’interpretazione musicale Marin Nathalie
Corso di perfezionamento musicale Lippi Marcello
Corso di storia del Teatro musicale del ‘900 Paloscia Alberto
Corso di movimenti coreografici
Corso di presenza scenica, qualità dei movimenti e improvvisazione Roselli Ketty
Masterclass di recitazione ed interpretazione scenica Innocenti Adriana
Corso di interpretazione musicale dello spartito Maxia Vincenzo
Tecniche dei maestri collaboratori Soroga Pieralba
Tecniche di accompagnamento Mascia Riccardo
Musica vocale d’insieme / Tecniche dei maestri collaboratori e sostituti:
palcoscenico e suggeritore Bargagna Marco
Corso di lettura e analisi della partitura Giacosa Franco
Corso per maestri coll.ri alle luci e ai sovratitoli Mazzei Lorenza
Corso di movimenti coreutici e coreografici
Corso di presenza scenica, qualità dei movimenti, postura, improvvisazione,
tecniche di recitazione Gozzetti Susanna
Corso di movimenti coreutici e coreografici
Corso di presenza scenica, qualità dei movimenti, postura, improvvisazione,
tecniche di recitazione Rolla Emanuela
Corso di tecniche di dizione, recitazione, intonazione del recitato,
interpretazione attoriale Mucci Lorenzo
LE PRODUZIONI DALLE ORIGINI AD OGGI
Progetto Opera Studio 2001
Il cappello di paglia di Firenze di N. Rata
direttore Piero Bellugi, regista Attilio Corsini
capofila della coproduzione Lucca
Progetto Opera Studio 2002
La belle Hélène di Offenhach
direttore Nicoletta Conti, regista Attilio Corsini
capofila della coproduzione Pisa
Progetto Opera Studio 2003
Midsummer night’s dream di B. Britten
direttore ionathan Webb, regista Lindsay Kemp
capofila della coproduzione Livorno
Progetto Opera Studio 2004
Acis and Galatea di G.F. Haendel/W.A. Mozart
direttore Jonathan Webb, regista Stefano Vizioli
capofila della coproduzione Pisa
Progetto Opera Studio 2005
I quattro rusteghi di E. Wolf-Ferrari
direttore Aldo Sisillo, regista Gino Zampieri
capofila della coproduzione Lucca
Progetto Opera Studio 2006
Dido and Aeneas di H. Purcell/B. Britten e Satyricon di B. Maderna
direttore Luca Pfaff, regista Andrea De Rosa
capofila della coproduzione Livorno
Progetto Opera Studio 2007
Paride ed Elena di C.W. Gluck
direttore Filippo Maria Bressan, regista Andrea Cigni
capofila della coproduzione Pisa
Progetto Opera Studio 2008
Aufstieg und Fail der Stadt Mahagonny di K. Weill
direttore Jonathan Webb, regista Alessio Pizzech
capofila della coproduzione Livorno
Progetto Opera Studio 2009
Candide di L. Bernstein
direttore Elio Boncompagni, regista Machal Znaniecki
capofila della coproduzione Lucca
Progetto Opera Studio 2010
Le convenienze e inconvenienze teatrali di G.Donizetti
direttore Federico Maria Sardelli, regista Saverio Marconi
capofila della coproduzione Pisa
MAGGIO FIORENTINO FORMAZIONE
Maggio Fiorentino Formazione è l’accademia di alta formazione del Teatro del Maggio
Musicale Fiorentino, nata con l’obiettivo di perfezionare e completare la preparazione
di giovani talenti al termine del percorso di studi tradizionali, offrendo loro l’opportunità unica di fare esperienza concreta sul palcoscenico di uno dei più prestigiosi
teatri lirici del mondo. Presidente e direttore dell’accademia è Giovan Battista Varoli.
Soci del Maggio Fiorentino Formazione sono, oltre alla stessa Fondazione del Maggio,
la Camera di Commercio di Firenze e Co.Se.Fi. di Confindustria Firenze, consapevoli
del valore e dell’importanza strategica che ha per Firenze la presenza di un centro di
eccellenza internazionale nella formazione non solo delle professioni musicali ma di
tutti i “mestieri dello spettacolo” e in particolare del teatro lirico. Cantanti lirici, scenografi, professori d’orchestra, sarti, costumisti, truccatori e parrucchieri teatrali, attrezzisti, tecnici del suono, scenografi informatici, lighting designer: sono giovani artisti cui
Maggio Fiorentino Formazione, con il progetto “Bottega dell’Opera”, intende offrire
la possibilità di “fare esperienza” sul palcoscenico di un grande teatro, la docenza da
parte di artisti di chiara fama, a partire da Zubin Mehta, che ha sostenuto l’iniziativa
fin dai suoi esordi, l’accesso alle risorse artistiche, tecniche, logistiche e sceniche del
Teatro Comunale. Rispetto ad altre analoghe esperienze a livello nazionale, con cui
sono in corso collaborazioni, i progetti di Maggio Fiorentino Formazione intendono
distinguersi per una forte integrazione tra il momento formativo e la pratica artistica e
per una forte interazione tra i vari profili professionali.
Strumento tradizionale e al tempo stesso innovativo di questo modus operandi è “Opera Studio”, nell’ambito della quale, così come in una bottega d’arte, i giovani allievi e i
maestri collaborano e lavorano alla realizzazione di un’opera.
Allievi del corso Le scenografie informatiche e multimediali per il teatro lirico
Simone Serlenga
Irene Franchi
Francesca Innocenti
Andrea Minuti
Andrea Corso
Letizia Gini
Erica Artei
Lucas Berisso
Alice Bandoni
Coordinatore Giacomo Verde
Mirko Guerrini
sax alto, sax soprano, sax baritono
Matteo Sampaolo
flauto e ottavino
Marco Ortolani
clarinetto
Marco Vanni
clarinetto, sax tenore, sax soprano
Paolo Carlini
fagotto
Donato De Sena
tromba
Alessandro Presta
tromba
Antonio Sicoli
trombone
Gianpietro Zampella
contrabbasso
Duccio Bianchi
banjo, chitarra, chitarra hawaiana, mandolino
Cristiano Lui
bandoneon
Simone Tieppo
violoncello
Morgan M.Tortelli
timpani, batteria, percussioni
Riccardo Mascia
harmonium, pianoforte, celesta
PRODUZIONE
Direttore di produzione
Franco Micieli
Direttore degli allestimenti
Daniele Donatini
Assistente ai costumi
Allegra Montanelli
M° Collaboratore di sala
Chiara Mariani
Maestro collaboratore
Anna Cognetta
Paolo Filidei
Maestro collaboratore alle luci
Valentina Verna
Maestro collaboratore ai sovratitoli
Andrea del Piccolo
Elaborazione suoni d’ambiente
Renzo Guddemi
Macchinisti
Gabriele Grossi
Massimiliano Jovino
Mirco Pacini
Servizi complementari di palcoscenico
Daniele Bani
Stefano Ilari
Filippo Papucci
Andrea Penco
Lorenzo Scalsi
Capo attrezzista
Luigina Monferini
Aiuto attrezzista
Donatella Bertone
Realizzazione sovratitoli
Sergio Licursi
Luca Stornello
Alessandro Vangi
Direttore di palcoscenico
Michela Fiorindi
Elettricisti “Delta Service Impianti ”
Assistente di palcoscenico
Irene Rebuffi
Capo elettricista
Vincenzo Turini
Capo squadra Macchinisti
Riccardo Maccheroni
Pompeo Passaro
Elettricisti
Michele Rombolini
Sandro Webe Filiberto
Fonica
Cristiano Cerretini
Responsabile trucco e parrucche
Sabine Brunner
Trucco e parrucche
Rosy Favaloro
Mirella de Siro
Alessandra Giacomelli
Capo sarta
Santina Busoni
Sarta
Clarita Fornari
Desiré Costanzo
Scenografi
Sergio Seghettini
Cristina Chirici
Ditte Fornitrici
Scene
Laboratorio scenografico
Fondazione Goldoni
Costumi
Sartoria Teatro Goldoni
Sartoria Teatro Verdi di Pisa
Sartoria Teatro del Giglio di Lucca
Sartoria Teatrale Fiorentina
Attrezzeria
Fondazione Teatro Goldoni
Si ringrazia
Padre Andrea Conti
della Chiesa di Santa Maria del Soccorso
Capricci di Carnevale di Gabriella Panciatici
Coordinamento editoriale
Federico Barsacchi
Finito di stampare nel mese di GENNAIO 2012
presso la tipografia e casa editrice
Debatte Otello Srl - Livorno
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