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PALAZZO SOLDI CREMONA PROGETTO DI RECUPERO E RIUSO

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PALAZZO SOLDI CREMONA PROGETTO DI RECUPERO E RIUSO
PALAZZO SOLDI
CREMONA
PROGETTO
DI RECUPERO
E RIUSO
PALAZZO SOLDI
CREMONA
PROGETTO
DI RECUPERO
E RIUSO
Studente Pagotto Giorgia
Docente Braccesi Priscilla
PROGETTAZIONE E RESTAURO
INDICE
1
1.1
1.2
2
2.1
3
4
4.1
4.2
4.3
5
5.1
6
INTRODUZIONE
Stato di fatto
Area di studio
PRINCIPI GENERALI
Idea e principi di intervento
CAPITOLATO
CAPITOLATO INTERVENTI
Interventi materiali lapidei
Interventi opere in ferro
Interventi opere in legno
ALLEGATI
PROGETTO MUSEALE
Allestimento
PROGETTO RESIDENZE
6
8
10
12
14
22
24
25
34
36
38
4
Palazzo Soldi, facciata su via
Palestro 13, Cremona.
5
1 INTRODUZIONE
1.1 Stato di fatto
Palazzo Soldi si presenta ad oggi
in una condizione di abbandono e
inutilizzzo.
La destinazione a scuola, ha permesso una discreta manutenzione
del palazzo, ma ha anche aggiunto
elementi necessari per un adeguamento normativo che a tuttoggi
risultano problematici.
Uno degli inteventi più visibili è
quello della ritinteggiatura. Tutti i
locali interni e le facciate esterne
vennero ritinteggiate con una tinta
sintetica di colore ocra.
Questo intervento è stato dannoso
per la traspirazione delle pareti, già
un problema durante l’uso scolastico.
Il degrado legato all’umidità è molto
più evidente al piano terra.
Vi sono zone del palazzo che
sono maggiormente soggette a
questo fenomeno; sono le stanze al
piano terra e il portico: si trovano in
corrrispondenza dei locali del piano
cantine.
Le cantine, va ricordato, vennero
trasformate in rifugio antiaereo e
in quell’occasione vennero realizzate pareti in ca, utilizzate porte in
piombo e infine vennero chiuse alcune bocche di lupo che favorivano
l’aereazione del palazzo.
Le due parti del palazzo, quella
costrutita nel cinquecento e quella
aggiunta nei primi del novecento
(epoca fascista) hanno reagito
all’intervento di ritinteggiatura in
6
maniera diversa: la parte più antica
fu realizzata in muratura piena con
uno spessore di 50 cm, i locali sono
alti mediamente 4 m al piano terra
e 6 m al piano nobile con soffitto a
volta (alcune sono in muratura altre
in incannicciato).
Osservando la parte aggiunta in
epoca fascista si nota, oltre alle
differenze legate alla geometria dei
locali (più bassi) anche quella della
tecnica costruttiva: i tamponamenti
verticali sono stati realizzati con
mattoni forati avente uno spessore
inferiore (30 cm).
Inoltre la parte fascista non possiede i locali delle cantine.
Altro fenomeno, di manifestazione
più recente, sono le infiltrazioni
d’acqua molto evidenti nella parte
superiore del palazzo. I pluviali
vennero installati parzialmente incassati nella muratura delle facciata
e in seguito a rotture e alla mancanta manutenzione, l’acqua piovana
non viene smaltita correttamente.
Il palazzo possiede un sistema
pluviale a volte discontinuo ed altre
addirittura assente con canali di
scolo delle acque non adeguati e
interessati da fenomeni di perdita.
Le problematiche più evidenti
all’interno sono legate al comportamento termico dell’edificio.
Sono presenti ponti termici nella
parte cinquecentesca, in particolare
in corrispondenza delle finestre e
della copertura non isolata; va
anche aggiunta la totale assenza di
isolamento termico che ha causato
la presenza di muffe e distacchi di
intonaci.
In piccoli punti sono presenti anche
fenomeni di rigonfiamento manifestati per azione combinata di discontinuità locale di adesione e azioni
deformanti.
Possono essere cause del rigonfiamento la spinta del vapore data da
una cattiva evaporazione dell’acqua
nell’intonaco e dal rivestimento non
impermeabile all’acqua.
Inoltre la facciata che guarda sul
portico (ovest) è interessata da un
evidente cinematismo; la facciata in
questione tende a spanciare verso
l’interno del portico causando ripercussioni sul sistema architravato; in
facciata non vi è presente un quadro
fessurativo poichè prima dell’ultima
tinteggiatura venne eseguito un
intervento di consolidamento nel
sottotetto mediante una tirantatura
orizzontale andando ad integrare
l’insufficiente ammorsamento delle
pareti portanti che ha però generato
all’interno dei fenomeni di fessurazione.
1_ Cortile interno del Palazzo
2_ Cortile interno, prospetto ovest
3_ Cortile interno, prospetto sud
4_ Cortile ala fascista
2
3
4
7
1.2 Area di studio_Portico
In tutta la superficie muraria è presente il fenomeno dell’ esfoliazione
(degradazione che si manifesta con
il distacco spesso seguito da caduta
di uno o più strati superficiali tra
loro, foto 3) e distacco (soluzione
di discontinuità tra gli strati superficiali del materiale, sia tra loro che
rispetto il substrato, foto 4): prelude
in genere alla caduta degli stessi;
per i materiali lapidei naturali le
parti distaccate assumono spesso
forme specifiche e fessi rurali e si
preferiscono allora voci come crosta, scagliatura ed esfoliazione che
evidenziano gli strati sottostanti.
Sono presenti anche manifestazioni
di polverizzazione (decoesione che
si manifesta con la caduta spontanea del materiale sottoforma di
polvere e granuli, foto 5) ed erosione (asportazione del materiale
dalla superficie dovuta a processi di
natura diversi; quando sono note le
cause del degrado possono essere
utilizzati anche termini come erosione per abrasione, erosione per
corrosione ed erosione per usura.
foto 6).
I fenomeni in generale si sono
sviluppati maggiormente nella parte
inferiore della parete in questione;
viene ipotizzato che questo sia
causato dall’umidità.
La malta cementizia è più impermeabile della malta di calce; l’acqua
salendo crea pressione all’interno
8
della muratura dando così luogo
ai distacchi e in altri casi ad alterazione cromatica.
Per quanto riguarda le colonne,
esse possiedono diversi tipi di fenomeni sviluppati maggiormente nei
basamenti. In particolar modo sono
presenti fessurazioni (degradazione che si manifesta attraverso la
formazione di soluzione di discontinuità del materiale e può implicare
lo spostamento delle parti, foto 7)
mancanze (caduta e perdita della
parti, il termine si usa quando tale
forma di degrado non è descrivibile
con altre voci, foto 8) ed erosioni
causate da piogge battenti e azioni
meccaniche.
Nell’osservazione si notano anche
delle riparazioni con malta di calce e
la presenza di vegetazione (data la
vicinanza con il cortile).
La parte superiore del fusto è interessata solamente da deposito
superficiale (accumolo di materiali
estranei di varia natura, quali, ad
esempio polvere, terriccio e guano;
ha spessore variabile e generalmente scarsa aderenza al materiale
sottostante, foto 9).
La porta in legno nvece si presenta
con un’esfoliazione diffusa: in alcune parti sono presenti dei distacchi dovuti ad usura del materiale.
Inoltre sono presenti delle fratture di
alcune assi.
Dall’indagine stratigrafica della muratura in questino (effettuata solamente mediante l’osservazione della
lacune si ipotizza una sequenza di
strati, dall’interno verso l’esterno):
- muratura in laterizio;
- intonaco di malta di calce: rinzaffo
- strato di tinteggiatura; questo
strato sembra essere stato steso
in due mani; esso va a collocarsi
sopra ad uno strato di tinta bianca.
Si ipotizza quindi che questo strato
possa essere il secondo intervento
di pitturazione. I vari strati si pensa
siano stati stesi in un unico intervento in modo da rendere più duratura
la tinteggiatura;
- intonaco di malta cementizia; utilizzata per regolare la superficie; in
questa fascia si individua uno strato
continuo di spessore variabile sino a
1,6 m di altezza;
- tinteggiatura acrilica; lo strato
di tinteggiatura giallo sintentica è
stato steso su tutta la superficie del
portico e dell’interno del palazzo;
è l’ultimo strato, eseguito durante i
lavori di adattamento dell’edificio a
scuola. La pittura sintetica è stata
stesa in alcuni punti su uno strato di
tinteggiatura presente mentre in altri
direttamente su malta cementizia.
Questa tinteggiatura è stata stesa in
due mani.
1_ Portico
2_ Portico con vista prospetto nord
3_ Esfoliazione
4_ Distacco
5_ Polverizzazione
6_ Erosione
7_ Fessurazioni
8_ Mancanza
9_ Deposito superficiale
3
4
5
6
7
8
9
9
2 PRINCIPI GENERALI
2.1 Idea e principi di intervento
Il principio fondamentale
dell’intervento di restauro sul portico
è quello di conferire ad esso un aspetto di rappresentatività del manufatto. Mediante l’analisi storica,
quella stratigrafica e il rilievo dei
materiali si sono riconosciuti “passaggi” che hanno causato i diversi
cambiamenti nel palazzo.
Il tutto ha permesso la conoscienza
dell’importanza che esso possedeva durante ogni sua destinazione
d’uso come ingresso principale.
Poichè tutti gli interventi nel palazzo
hanno in qualche modo contribuito
nella formazione dei fenomeni di
degrado presenti, l’intervento mira
a riportare esso nella sua “forma”
originale.
Vi è la volontà di valorizzare il “vero”
(quello presente sotto i vari strati
di tinteggiatura) aspetto architettonico e compositivo della facciata.
Ricostruendo dove non è mancante
utilizzando materiali dell’epoca.
Le operazioni di restauro previste
non hanno però solo lo scopo di
proteggere ma mirano anche a
ridurne i fattori di degrado.
10
Approccio metodologico:
- affinamento della fase conoscitiva;
le risultanze delle indagini stratigrafiche preliminari dell’oggetto di
studio saranno ulteriormente approfondite, integrate e verificate in
fase operativa con indagini soniche
e penetrometriche;
- documentazione grafica; la documentazione grafica comprende la
mappatura degli interventi che verrà
effettuta su base grafica utilizzata
per l’intervento di restauro;
La principale volontà dell’intervento
è quella di utilizzare al meglio le
spazialità del palazzo facendo
riconoscere le diverse epoche di
realizzazione attraverso interventi
come l’apertura dell’enfilade di porte
del piano nobile e l’allestimento
stesso.La fruizione del museo permette la comprensione degli spazi
del palazzo nobile cremonese ma
anche delle modifiche apportate nel
tempo.
La finalità fondamentale dell’opera
di restauro è dunque di comprendere le stratificazioni.
Nelle aggiunte che si dimostrano
necessarie, o per ottenere il consolidamento o per raggiungere lo
scopo di una reintegrazione totale o
parziale il criterio essenziale da seguire deve essere oltre a quello di
limitare tali elementi nuovi al minimo
anche quello di dare ad essi un
carattere semplice e che cor
risponda allo schema costruttivo in
modo da ammettersi in stile similare
con le linee esistenti.
Dopo l’intevento saranno fondamentali le opere di manutenzione, di
riparazione e di controllo, ottenendo
la conservazione di un manufatto
importante nel tessuto cittadino.
1_ Ricostruzione dopo gli interventi
11
3 CAPITOLATO
I lavori di restauro dovranno essere
realizzati da personale esperto e
preparato.
I lavori saranno finalizzati alla
“rimozione” degli esistenti intonaci
evitando comunque demolizioni
inutili al progetto.
Le eventualli opere di ripristino
saranno effettuate salvaguardando
il manufatto e distinguendo le parti
originarie da quelle ricostruite. Sarà
da preferire l’impiego di materiali
e di tecniche appartenenti alla tradizione dell’artigianato locale.
Nei rifacimenti e nelle aggiunte si
cercherà di impiegare materiali il più
possibile somiglianti all’originale.
I materiali e i prodotti da utilizzare
dovranno possedere accertate
caratteristiche di compatibilità fisica,
chimica e meccanica ai materiali
preesistenti da restaurare. Saranno
pertanto eseguiti controlli, test e
analisi su materiali costitutivi e
prodotti da impiegare, individuando
per quest’ultimi anche le qualità,
le quantità, le corrette formulazioni
delle soluzioni, le durate dei tempi di
applicazione, nonchè le opportune
tecniche di intervento.
Nell’esecuzione di tutte le lavorazioni, le opere e le forniture, devono
essere rispettate tutte le prescrizioni
di legge e di regolamento in materia
di qualità, provenienza e accettazione dei materiali e dei componenti.
I materiali da utilizzare devono
essere riconosciuti nella migliore
qualità ed il più possibile compatibili
con i materiali preesistenti in modo
da non interferire negativamente
con le proprietà fisiche, chimiche e
meccaniche dei prodotti da risanare.
I materiali devono possedere le
caratteristiche stabilite dalle leggi e
dai regolamenti e dalle norme UNI
vigenti in materia.
“Comune di Cremona, Criteri di intervento”
12
Localizzazione interventi
13
4 CAPITOLATO INTERVENTI
4.1 Materiali Lapidei
_Preconsolidamento
PCN1 Operazioni preliminari:
Campionatura
Le operazioni di preconsolidamento
richiederanno maestria di messa in
opera e, talvolta, potranno essere
ripetute con tempi piuttosto lunghi
così da permettere ai collanti utilizzati di fare presa, pena la perdita di
frammenti e scaglie originali.
Questa procedura avrà una funzione esclusivamente preventiva
e conservativa, per questo motivo
saranno da preferire adesivi deboli
e chimicamente reversibili, ovvero
tutti quei prodotti che potranno essere sciolti nuovamente ed asportati
facilmente o paste molto magre.
Dovrà essere vietato effettuare
qualsiasi procedura di preconsolidamento e/o utilizzo di prodotti, anche
se prescritti negli elaborati di progetto, senza la preventiva esecuzione di campionature pre-intervento
eseguite sotto il controllo della D.L.;
ogni campione dovrà, necessariamente, essere catalo
gato ed etichettato, su tale etichetta
dovranno essere riportati la data di
esecuzione, il tipo di prodotto e/o le
percentuali dell’impasto utilizzato,
gli eventuali solventi e di conseguenza il tipo di diluizione (se si tratterà di emulsioni ovverosia miscele
di due liquidi rapporto volume/
14
volume) o di concentrazione (se si
tratta di soluzioni cioè scioglimento
di un solido in un liquido rapporto
peso/volume) utilizzati, le modalità
ed i tempi di applicazione.
PCN2 Preconsolidamento con
estere etilico
Il preconsolidamento sarà eseguito
nelle zone dove la pietra ha perduto
coesione e dove vi è presenza di
scaglie dimensionalmente apprezzabili prossime al distacco,
ponendosi come obiettivo quello di
fissare temporaneamente il materiale.
Il preconsolidamento a base di
silicato di etile per impregnazione
avviene tramite l’applicazione con
pennello a setola naturale morbida
di miscela d’esteri dell’acido silicico
(silicato di etile) con dosaggi e rapporti di diluizione definito a seguito
di prove eseguite in cantiere.
Impacchi di carta giapponese,
interposte tra il pennello e il materiale, imbevute di soluzioni di sali
inorganici (carbonato di ammonio),
saranno usati su superfici particolarmente decoese o in presenza di
scaglie di pellicola pittorica.
_Asportazione
AS1 Prove preliminari di raschiatura
del colore
La procedura ha lo scopo di rimuovere parziali strati di coloriture staccate o in fase di distacco (coloriture
organiche) evitando di intaccare gli
strati superfi¬ciali del sottofondo,
nonché eventuali coloriture ancora
ben aderenti al suppor¬to (soprattutto quando si tratta di coloriture inorganiche). Prima di procedere con
l’intervento di raschiatura dovranno
essere eseguite delle prove
prelimina¬ri circoscritte a più punti
della superficie da asportare, in
modo da poter verifi¬care l’effettiva
adesione della tinta al supporto; per
questo risulterà opportuno realizzare campioni, di 10 cm di lato.
L’operazione di raschiatura dovrà
essere realizzata ricorrendo a mezzi
meccanici (spatole, ra-schietti, bisturi ecc.) facilmente controllabili e
non traumatici per il supporto.
AS2 Prove preliminari asportazioni
di intonaco
L’asportazione di intonaco potrebbe
essere particolarmente traumatica
per gli strati sottostanti, di conseguenza sarà necessario compiere
delle prove su campionature di
superfici ridotte al fine di individuare
gli strumenti più consoni e il livello di
trauma a cui è sottoposto il substrato.
AS3 Asportazione coloritura (sintetica) _ raschiatura totale
La raschiatura prevedrà la stesura
superficiale di prodotti decapanti
ricorrendo all’uso di pennelli; che
saranno applicati previa protezione
di tutto ciò che potrebbe danneggiarsi durante l’applicazione del
prodotto. Il prodotto verrà applicato
e tenuto in opera in riferimento a
quanto desunto dalle prove preliminari eseguite sui campioni; a
reazione avvenuta dovrà essere
rimosso dalla superficie, mediante strumentazione meccanica
(raschiet¬ti). La superficie dovrà
essere, infine, lavata (seguendo le
indicazioni riportate negli specifici
articoli) così da asportare qualsiasi
traccia residua dal supporto.
15
AS4 Asportazione di intonaco
(malta di calce)
La rimozione dovrà procedere
dall’alto verso il basso rimuovendo
porzioni limitate e di peso modesto
ed eliminando manualmente lembi
d’intonaco rigonfiati di notevole
spessore. La procedura sarà
preferibil¬mente eseguita con mezzi
manuali (mediante mazzetta, punta
e scalpello op¬pure martelline).
Il materiale di scarto, (soprattutto
in presenza di intonaci a calce),
dovrà essere recuperato, mediante
la disposi¬zione di idoneo tavolato
rivestito da teli di nylon, e custodito
in pile accurata¬mente coperti (per
proteggerli dagli agenti atmosferici)
al fine di riutilizzarlo per la messa in
opera di eventuali rappezzi.
L’operazione di spicconatura terminerà con pulizia di fondo a mezzo di
scopinetti e/o spazzole di saggina,
con lo scopo di allontanare dalla
muratura tracce di sporco e residui
pulverulenti.
16
AS5 Asportazione di intonaco
(malta cementizia)
Dalle indagini effettuate è stata attribuita a questo tipo di finitura l’acuirsi
dei fenomeni di degrado dovuti
alla presenza di umidità. L’ideale
sarebbe la rimozione di questo
strato relativamente recente per riportare la parete ad un buono stato
di traspirazione ed equilibrio interno.
La rimozione (previe prove preliminari) avverrebbe mediante l’utilizzo
di mezzi meccanici ( scalpelli, vibro
incisioni a bassa frequenza etc.),
avendo cura di non danneggiare gli
strati sottostanti di malta di calce,
meno resistenti meccanicamente
per loro natura. Qualora questa procedura non fosse possibile, pena la
perdita di elevata consistenza materica del substrato, si dovrà operare con la pulitura, desalinazione, nel
caso in cui il problema dell’umidità
venga risolto con interventi di altra
natura; altrimenti si dovranno elaborare nuove ipotesi conservative da
verificare con analisi diagnostiche in
fase di cantiere di restauro.
_Pulitura
PU1 Prove di pulitura
Prima di eseguire le operazioni di
pulitura è opportuno attenersi alle
specifi¬che procedure di seguito
elencate, al fine di salvaguardare
l’integrità del materiale.
Le operazioni preliminari comprendono:
– analisi puntuale e dettagliata della
consistenza dei materiali da pulire,
al fine di avere un quadro esplicativo relativo alla loro natura, compattezza ed iner¬zia chimica;
– analisi dei prodotti di reazione,
così da poter identificare la loro effettiva con¬sistenza, la natura e la
reattività chimica;
– preconsolidamento (preferibilmente reversibile) se si riscontra
la necessità, del materiale prima di
iniziare la pulitura;
– esecuzione delle prove prescelte
su campioni di materiale;
– analisi dei risultati ottenuti sulla
superficie campione prima di estendere le operazioni di pulitura a tutta
la superficie.
Lo scopo che ogni operazione di
pulitura, indipendentemente dal
sistema prescelto, deve prefiggersi
è quello di asportare dalla superficie
ogni tipo di deposito incoerente,
nello specifico quelli che possono
proseguire il deterioramento stesso
del materiale.
PU2 Pulitura meccanica con spazzole in nylon morbide
La pulitura meccanica di superfici
lapidee comprende una serie di
strumenti specifici il cui impiego è in
stretta relazione al grado di persistenza delle sostanze patogene
che si dovranno asportare. La sua
riuscita sarà strettamente connessa all’abilità ed alla sensibilità
dell’operatore che dovrà prestare
particolare attenzione a non arrecare danni irreversibili al materiale
(incisioni o segni).
La pulitura meccanica consentirà la
rimozione di scialbature, depositi ed
incrostazioni più o meno aderenti
alla superficie; a tal fine si potrà
ricorrere a strumenti di vario tipo,
data la consistenza dei supporti sui
quali verrà impiegata si utilizzeranno
strumenti delicati quali: spazzole di
saggina o di nylon.
PU3 Pulitura mediante spray di
acqua a bassa pressione
Tecnica particolarmente adatta
quando si tratterà di rimuovere
polveri e depositi solubili in acqua
o non troppo coesi al substrato. E’
con¬sigliabile evitare i cicli di pulitura a base d’acqua nei mesi freddi
così da evitare gli inconvenienti connessi sia all’azione del gelo sia alla
lenta evaporazione, per questo la
temperatura esterna non dovrebbe
essere mai sotto i 14 °C.
Per la pulitura di manufatti, dovrà,
preferibilmente, essere utilizzata,
acqua assolutamente pura, priva di
sali e calcari, con un pH neutro e
una durezza inferiore al 2%.
La superficie da trattare sarà invasa
da getti d’acqua a bassa pressione
(2-3 atm) proiettati con l’ausilio di
ugelli (simili a quelli comunemente
usati negli impianti di irrigazione o
in orticultura) indirettamente dall’alto
verso il basso, in modo tale da giungere sul materiale in caduta.
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PU4 Pulitura mediante impacchi assorbenti a base d’acqua
Le argille assorbenti, sono dei
silicati idrati di magnesio, mentre la
polpa di cellulosa è una fibra organica ottenuta da cellulose naturali;
mescolate insieme all’acqua, questo
tipo di sostanze, sono in grado di
formare una sorta di fango capace
di esercitare, una volta a contatto
con le superfici lapidee e opportunamente irrorato con acqua (o con
sostanze chimiche), un’azione, di
tipo fisico, di assorbimento di liquidi
in rapporto al proprio peso. La pulitura mediante impacchi assorbenti
risulterà vantaggiosa, oltre che per
l’asportazione dei sali solubili, per la
rimozione, dalle superfici lapidee, di
strati omogenei di composti idrosolubili o poco solubili (come croste
nere poco spesse), macchie originate da sostanze di natura organica, strati biologici (batteri, licheni
e algali). La tipologia d’impacco
dipenderà dal grado di persistenza
e dalla solvenza dello sporco da
rimuovere.
L’impacco acquoso consisterà
nell’applicazione, direttamente
sulla superficie, (preventivamente
umidificata con acqua distillata o
deionizzata) di argille assor¬benti o
polpa di cellulosa, previa messa in
opera, dove si renderà necessario,
di klinex o fogli di carta giapponese
indispensabili per inter-venti su
superfici porose e/o decoese. La
preparazione dell’impacco avverrà
ma¬nualmente imbevendo con acqua distillata il materiale assorbente
fino a che questo non assumerà
una consistenza pastosa tale da
consentire la sua applicazione, con
l’ausilio di spatole, pennelli o, più
semplicemente con le stesse mani,
in spessori variabili (2-3 cm per le
argille, 1 cm per la polpa di cellulosa).
18
La permanenza dell’impacco sulla
superficie sarà strettamente relazionata al caso specifico, basata su
prove preventive effettuate su campioni di circa 10x10 cm. Il tempo di
contatto (da pochi minuti a diverse
ore) dipenderà dalla concentrazione
delle soluzioni impiegate (da 5% a
130%, alle soluzioni sature), dal tipo
e dalla consistenza del degrado che
dovrà essere rimosso.
Gli impacchi dovranno essere eseguiti con temperature esterne non
inferiori a 10 °C.
La rimozione della poltiglia potrà
essere eseguita quando questa,
una volta asciutta, formerà una
crosta squamosa ed incoerente tale
da distaccarsi dal supporto poiché
non più aderente alla superficie.
I frammenti di pasta cadranno da
soli o potranno essere rimossi con
facilità aiutandosi con pennello o
spatola. Il supporto dovrà essere
lavato con acqua demineralizzata,
nebulizzata a bassa pressione in
modo da riuscire ad asportare tutto
il materiale assorbente aiutandosi,
se necessario, anche con spazzole
e pennelli di setole di nylon morbide.
In presenza di pietre molto porose e
intonaci potrà essere indicato ricorrere alla polpa di cellulosa (più facile
da rimuovere rispetto alle argille).
PU5 Pulitura mediante sabbiatura
controllata
La sabbiatura controllata prevederà,
mediante l’impiego di macchine
sabbiatrici, la rimozione di depositi
spessi coerenti ed aderenti alla superficie ricorrendo a polveri abrasive
sospese in un getto d’aria compressa diretto sulla superficie per mezzo
di una lancia metallica.
I materiali lapidei sui quali si potrà
applicare questo sistema di pulitura
dovranno, infatti, presentare uno
stato conservativo relativamente
buono ed essere sufficientemente
compatti, così da poter re-sistere
all’azione abrasiva. La sabbiatura
controllata potrà essere applicata
su materiali di natura carbonatica e
silicatica e, con le dovute precauzioni, in tutte quelle circostanze per le
quali non sarà consentito ricorrere
a tecniche che comportino l’impiego
di acqua (ad esempio in presenza
di murature particolarmente umide).
L’inerte scelto dovrà essere una
polvere chimicamente neutra (polveri vegetali o abrasivi minerali) di
dimensioni ridotte e preferibilmente
di forma arrotondata, come ad
esempio: frammenti minutissimi di
noccioli di frutta (albicocca), sabbie di fiume setacciate, ossidi di
alluminio, polveri finissime di silicati
naturali ecc..
_Aggiunte e integrazioni
AG1 Rappezzo di intonaco di calce
Dopo un’attenta valutazione del
reale stato conservativo del supporto, il rap¬pezzo d’intonaco dovrà
relazionarsi sia all’intonaco ancora
presente sulla su¬perficie sia alla
natura della muratura garantendo,
per entrambi, un’efficace adesione,
l’affinità fisico/chimica e meccanica.
Il rappezzo dovrà essere realizzato
con un intonaco compatibile con il
supporto e similare a quello esistente per spessore, composizione e
traspirabilità; i coefficienti di dilatazione termica e di resistenza meccanica dovranno essere similari a
quelli dei materiali esistenti così da
poter garantire lo stesso comportamento alle diverse sollecitazioni,
quali pioggia battente, vapore,
umidità ecc. La formulazione della
malta per realizzare il nuovo intonaco dovrà presentare le caratteristiche tecnologiche dell’intonaco
rimasto sulla superficie, ovvero, dall’analisi della rimanenza
si dovranno dedurre le varie stratificazioni, i diversi componenti e in
che modo siano stati combinati tra
loro: rapporto aggregato-legante,
granu¬lometria inerte e il tipo di
legante.
Prima di procedere con il rappezzo la superficie dovrà essere
preparata; la muratura interessata dall’intervento dovrà esse¬re
sufficientemente asciutta e pulita
in modo da consentire la totale
aderenza della nuova malta al
supporto; dopodiché si eseguirà
l’inumidimento della muratura
tramite pennello imbevuto d’acqua,
o mediante l’uso di un semplice
nebulizzatore manuale.
Compiuta la pulitura, e se necessario il consolidamento, dei margini
del vecchio intonaco si procederà
all’applicazione sulla parete del
rappezzo seguendo i diversi strati
indicati da progetto; previa bagnatura del muro, verrà applicato il
rinzaffo (in malta morbida con aggregati a grana grossa 1,5-5 mm) in
modo tale da penetrare bene negli
interstizi dell’apparecchio a presa
avvenuta, previa bagnatura della
superficie, si procederà alla stesura
dell’arriccio, tramite caz¬zuola, in
strati successivi (1-1,5 cm) fino a
raggiungere lo spessore indicato da
progetto. L’applicazione del nuovo
intonaco dovrà essere fatta con i
valori della temperatura esterna
tra i 5 °C e i 30 °C. Tra la posa dei
vari strati dovranno intercorrere
dei tempi d’attesa (relazionati alle
diverse tipologie di malte) durante
i quali le superfici dovranno essere
bagnate onde evitare di “bruciare”
l’impasto con con¬seguente diminuzione delle caratteristiche di
resistenza e di durabilità; durante il
processo di presa, infatti, la perdita
d’acqua dovrà essere graduale; il
quanti¬tativo d’acqua dovrà essere
relazionato ai singoli casi specifici
poiché l’asciugatura più o meno veloce dipenderà da diversi fattori tra i
quali: l’umidità at¬mosferica, il sole
battente e la velocità del vento.
AG2 Stuccatura di elementi lapidei (con malta idraulica ad inerti
calcarei data la natura delle pietre
soggette a questo tipo di trattamento)
La stuccatura si eseguirà utilizzando
piccole spatole a foglia o cazzuolini,
evitando con cura di intaccare le
superfici non interessate; si potranno, eventualmente, mascherare le
superfici limitrofe utilizzando nastro
di carta. La stuccatura di superficie
sarà eseguita con grassello di calce
al quale sarà aggiunta una percentuale di pietra calcarea macinata
per ottenere un aspetto simile alla
pietra oggetto di restauro; mentre
per quanto riguarda gli strati più arretrati si utilizzerà una malta di calce
idraulica a media resistenza ed
impermeabilizzazione (NHL 3,5 per
capitelli e dadi) e ad alta resistenza
ed impermeabilizzazione (NHL 5 per
i gradini e le lastre della pavimentazione).
Per il ripristino dei giunti tra porzioni
lapidee sarà opportuno utilizzare un
legante di calce idraulica con caratteristiche di resistenza il più possibile corrispondenti con quelle del
materiale sul quale viene applicato.
AG3 Integrazioni a malte di calce
(modanature)
L’integrazione delle modanature
mediante malte di ripristino sarà
da porre in opera eventualmente
con l’utilizzo di sagome lignee o in
metallo per facilitare la modellazione delle cornici al fine di ricreare la
forma originale, snaturata a causa
di consistenti mancanze.
L’integrazione potrà essere seguita
con un impasto a base di calce
idraulica, grassello di calce e cariche di inerti selezionati di granulometria compatibile con il materiale
da integrare.
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_Tinteggiatura
TN1 Pittura a calce tradizionale per
superfici murali
Fornitura e posa in opera su intonaco di malta bastarda o di calce
tradizionale, di pittura a calce per
esterni-interni, composta da grassello di calce invecchiato e carbonati. In opera a pennello di due
mani di prodotto previa bagnatura
del fondo, diluendo con il 15-20% di
acqua la prima mano e 25-30% la
seconda.
_Consolidamento
Se non è sufficiente il preconsolidamento è necessario pensare ad
un intervento di consolidamento
effettivo.
La reale efficacia di un intervento di
consolidamento di un apparecchio
murario è relazionata alla conoscenza di diversi fattori, tra i quali:
la natura dei materiali, i cambiamenti riconducibili al naturale invecchiamento della struttura, le diverse
patologie di degrado compresenti,
lo stato conservativo e le sollecitazioni in atto.
L’operazione di consolidamento
dei materiali lapidei si concretizza
impregnando il materiale in profondità, al fine di evitare la formazione
di uno strato superficiale resistente
sovrapposto ad uno degradato. È
opportuno ricordare che la sostanza
consolidante deve essere compatibile con la natura del materiale per
modulo di elasticità e di dilatazione
termica così da non creare traumi
interni alla struttura, inoltre, deve
es¬sere in grado di ostacolare
l’aggressione degli agenti patogeni.
Il materiale introdotto non deve
saturare completamente i pori così
da non alterare i valori di permeabilità al vapore propri del materiale.
20
È buona norma inserire all’interno
dei programmi di manutenzione,
postumi all’intervento di conservazione, dei controlli periodici mirati
alla verifica dell’effettiva validità
delle operazioni di consolidamento in modo da poter realizzare il
monitoraggio nel tempo e testarne il
comportamento.
CN1 Verifiche preliminari su campionature
Ogni campione dovrà, necessariamente, essere catalogato ed
eti¬chettato; sull’etichetta dovranno
essere riportate le seguenti informazioni: la data di esecuzione,
il tipo di prodotto e/o le percentuali
dell’impasto utilizzato, gli eventuali
solventi e di conseguenza il tipo
di diluizione o di concentrazione
utilizzati, le modalità ed i tempi di
applicazione.
Ad operazione eseguita dovrà,
sempre, essere verificata l’efficacia,
tramite prove e successive analisi,
anche con controlli periodici cadenzati nel tempo.
CN2 Consolidamento corticale (generalizzato sulla superficie del materiale)in silicato di Etile mediante impregnazione a pennello o a tampone,nel
caso di manufatti modellati tipo le
volute dei capitelli
Questa procedura si basa sul principio fisico della capillarità, cioè dalla
capacità dei fluidi in genere (i li¬quidi
in particolare), di riuscire a penetrare
naturalmente per adesione dentro lo
spazio tra due superfici molto vicine di
una cavità. La procedura di consolidamento per impregnazione dovrà essere ripetuta più volte (in genere non
più di 5 passaggi) fino ad ottenere
la saturazione dell’elemento (fino “a
rifiuto”) in ragione sia del fluido prescelto sia, soprattutto, della porosità
del materiale oggetto di intervento.
La procedura dovrà, comunque, essere operata per zone limitate, al fine
di agevolare la fuoriuscita dell’aria
dall’interno dei fori e dalle discontinuità presenti nel manufatto così
da migliorare la penetrazione e la
distribuzione interna del consolidante.
Si utilizzano pennelli a setola morbida
di medie dimensioni, rulli, o tamponi
(in questo caso gli stracci o i tamponi
saturi di prodotto dovranno es¬sere
mantenuti in contatto prolungato al
fine di assicurare l’assorbimento nella
superficie).
L’applicazione del silicato di etile
dovrà procedere dall’alto verso il
basso per settori omogenei. Al fine
di stabilire la quantità di prodotto da
utilizzare si renderanno necessari
piccoli test da eseguirsi su superfici
campione.
Il silicato di etile, precipitando a seguito di una reazione spontanea con
l’umidità atmosferica, libererà alcool
etilico che evaporerà con i solventi impiegati nella soluzione, pertanto l’uso
di questo consolidante, presenterà
il vantaggio di far sì che, nella pietra
trattata, oltre all’acido silicico non
rimangano altre sostanze che potrebbero danneggiare il materiale lapideo
consolidato. La reazione si completerà nell’arco di 2 o 3 settimane in
ragione delle condizioni atmosferiche,
della porosità del materiale, della sua
natura e struttura chimica ecc.
_Consolidamento strutturale
(aparecchi murari)
CNS1 Consolidamento mediante
tiranti metallici
La tecnica, in generale, prevede la
posa in opera di tali elementi per
contenere spinte anomale, per contrastare il collasso, per ridurre deformazioni o movimenti di elementi
strutturali, ancorandoli ad altre parti
dei manufatti, salde e stabili, oppure
per rinforzare localmente strutture
fragili e incapaci di sopportare gli
sforzi cui sono soggette.
Una volta noto l’abaco dei dissesti e
dopo aver analizzato le frecce corrispondenti ai movimenti di facciata,
si consiglia di effettuare uno studio
della configurazione strutturale del
sistema voltato del portico e le sue
interazioni con i movimenti di facciate, così da verificare se sia possibile arrestare tali dissesti.
_Eliminazioni
EL1 Rimozione di opere in ferro
Rimozione delle inferriate delle finestre (installate per l’uso scolastico).
*I serramenti non necessitano di
interventi perchè sostitutiti recentemente.
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4.2 Opere in Ferro
_Abrasione di precisione - cancello
BR1 Prove preliminari
Verifica della consistenza del
supporto e delle superfici da sottoporre a pulitura, controllando che
il supporto non sia eccessivamente
fragile e che non vi siano parti eccessivamente decoese o in fase di
avanzato distacco.
BR2 Microaerea abrasivatura
Pulitura delle superfici con sistema
microaerabrasivo di precisione,
consistente in un’attrezzatura in
grado di erogare, a mezzo di piccolo
ugello, aria compressa disidratata e
un abrasivo costituito da microsfere
di vetro e di allumina del diametro di
circa 40 micron, con la possibilità di
regolare la pressione di esercizio.
_Protezione - cancello
PR1 Protezione delle opere
Raschiatura parziale o generale
per eliminare residui di pittura poco
aderente; brossatura manuale mediante uso di spazzole metalliche
e tela smeriglio al fine di asportare
formazioni superficiali di ruggine.
Leggera carteggiatura e successiva
applicazione di prodotto antiruggine.
PR2 Applicazione antiruggine
Mescolamento e opportuna diluzione del prodotto che sarà applicato
a pennello. La stesura del materiale antiruggine deve coprire in
modo uniforme le superfici oggetto
dell’intervento, tramite pennellate
incrociate, senza lasciare colature e
cordonature.
Bisogna prevedere eventualmente
la stuccatura delle lesioni o lacune,
la carteggiatura delle parti stuccate
e la levigatura delle superfici stesse.
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PR3 Applicazione prima mano
Dopo aver mescolato e opportunamente diluito il prodotto, sarà
applicato con pennelli o mini rulli la
prima mano. Anche le profilature
saranno eseguite a pennello. La
stesura del materiale deve coprire
uniformemente le superfici oggetto
dell’intervento, con pennellate
incrociate, senza lasciare colature e
cordonature.
PR4 Applicazione mano di finitura
Dopo aver mescolato e opportunamente diluito il prodotto, sarà
applicato con pennelli o mini rulli la
prima mano. Anche le profilature
saranno eseguite a pennello. La
stesura del materiale deve coprire
uniformemente le superfici oggetto
dell’intervento, con pennellate
incrociate, senza lasciare colature e
cordonature.
_Pitturazione - cancello
PT1 Protezione delle opere
La lavorazione consiste
nell’applicazione di pittura di finitura
su superfici già preparate e trattate
con antiruggine, per due riprese, a
base di resina alchidica modificata
fenolica lunghissimo olio di lino, pigmentata con ossido di ferro micaceo
naturale.
La lavorazione ha la finalità di conferire una colorazione alla cancellata, in modo tale da dare uniformità, ripristinando il suo aspetto
originario.
PT2 Applicazione prima mano
Il prodotto andrà rimescolato e diluito con diluenti specifici, dopo aver
controllato che il supporto sia asciutto, si passa all’applicazione della
prima mano utilizzando lo specifico
materiale previsto dal progetto. La
applicazione è eseguita con pennelli
o mini rulli, con gli stessi si provvederà alle profilature. La stesura
del materiale deve coprire uniformemente le superfici, avvenire per
pennellate incrociate e non lasciare
colature o cordonature.
PT3 Applicazione mano di finitura
Dopo aver controllato le condizioni
dello strato di fondo già applicato,
che deve essere asciutto e pulito
e non completamente essiccato,
per favorire l’adesione della finitura
e dopo aver verificato l’assenza di
zone di distacco, depositi di polveri
e materiali compatibili, sarà applicata la mano di finitura utilizzando
il materiale specifico previsto dal
progetto. Inoltre, sarà prevista una
protezione ulteriore delle superfici
trattate da pioggia e umidità fino alla
loro completa essiccazione.
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4.3 Opere in Legno
_Sverniciatura
SV1 Prove preliminari
Verranno effettuate delle prove
preliminari su parte del supporto
ligneo allo scopo di valutare quale
sistema di raschiatura adottare.
Si valuta il tempo impiegato per le
diverse campionature e l’efficacia
visiva dei diversi sistemi in rapporto
alla quantità di strato asportato e
alle condizioni del supporto dopo la
sverniciatura.
SV2 Sverniciatura
Tecnica che consiste
nell’applicazione a pennello del
prodotto sverniciante sulla superficie. Dopo un tempo di attesa
previsto dalla campionatura, sarà
effettuata la rimozione del rivestimento in opera attraverso l’uso di
spatole e raschietti metallici.
SV3 Lavaggio superfici
La fase successiva consisterà
nell’immediato lavaggio manuale della zona trattata, prima
dell’asciugatura dei residui di verniciatura, operazione fatta mediante
l’ausilio di spugne di mare e soluzioni detergenti debolmente basiche.
PR2 Applicazione mano di fondo
(imprimitura)
Dopo aver rimescolato e diluito
il prodotto scelto per l’intervento,
verrà applicato con stesura a
pennello su tutta la superficie. La
stesura del materiale deve coprire
uniformemente le superfici con pennellate incrociate e penetrare nelle
venature del legno. Ad essiccazione
avvenuta si procede alla carteggiatura delle superfici.
PR3 Applicazione fondo riempitivo e
mano di finitura
L’applicazione del fondo riempitivo
viene eseguita con pennelli e mini
rulli. Le profilature devono essere
eseguite a pennello.
Ad asciugatura avvenuta della prima
mano di finitura, applicare la seconda. L’applicazione è eseguita con
pennello o mini rulli. Gli operatori
provvedono a proteggere le superfici trattate da pioggia e umidità fino
alla loro completa essiccazione.
PT2 Applicazione mano di finitura
Assicurarsi delle condizioni dello
strato di fondo già applicato, che
deve essere asciutto e pulito e non
completamente essiccato per favore
l’adesione della finitura e verificare
l’assenza di zone di distacco, depositi di polveri e materiali incompatibili, prima dell’applicazione della
mano di finitura.
PT3 Applicazione protezione
Per ultimo verrà applicato sulle
superfici una protezione da pioggia
e umidità fino alla loro completa essiccazione.
_Protezione
PR1 Protezione delle opere
Predisposizione delle opportune
protezioni sulle superfici limitrofe da
non imbrattare.
_Pitturazione
PT1 Applicazione prima mano
Una volta rimescolato il prodotto
e diluito con specifici diluenti e
dopo aver controllato che il supporto sia asciutto, sarà applicata la
prima mano utilizzando lo specifico
materiale previsto dal progetto. La
esecuzione è eseguita con pennelli
o mini rulli e avverrà per pennellate
incrociate in modo uniforme su tutte
le superfici.
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ALLEGATI
_Scheda 1: fessurazione
_Scheda 2: distacco
_Scheda 3: incrostazione
_Scheda 4: esfoliazione
_Scheda 5: rigonfiamento
_Scheda 6: erosione
_Scheda 7: polverizzazione
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