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Politiche di sostegno alle vittime della criminalità

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Politiche di sostegno alle vittime della criminalità
Indice
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
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PREMESSA
di Antonio Valiante . . . . . . ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
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CAPITOLO I
INTERVENTI INTERNAZIONALI E NAZIONALI
Il dibattito sul sostegno alle vittime in Europa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Misure nazionali di sostegno alle vittime . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il Fondo per le vittime di estorsione ed usura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime della mafia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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CAPITOLO II
QUANDO LA REGIONE SOSTIENE LE VITTIME
Il quadro delle esperienze nazionali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
L’esperienza della Regione Campania . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
Le tre annualità della Legge regionale 11/2004 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
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CAPITOLO III
IL PROFILO DELLA VITTIMA IN CAMPANIA
Tra reati comuni e criminalità organizzata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
La sicurezza percepita dalle vittime della microcriminalità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
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CAPITOLO IV
IL FUTURO DELLA LEGGE 11/2004
Tre Forum sugli strumenti regionali di sostegno alle vittime . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Forum I. La Fondazione Polis come compimento della Legge 11/2004 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Forum II. Tempi certi per rendere più efficace una legge innovativa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Forum III. Quando le associazioni diventano presidi di legalità diffusa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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1
Premessa
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Premessa
di Antonio Valiante
Vicepresidente della Regione Campania con delega a Risorse umane, Riforma dell’amministrazione regionale, Rapporti con il sistema delle autonomie e dei piccoli comuni, Sicurezza delle città, Rapporti con i Paesi del Mediterraneo.
Il saggio che segue intende fornire uno spaccato su quanto in Europa, in Italia ed in particolare nella Regione Campania si è fatto in questi anni per la creazione di una rete di servizi rivolti alle vittime di reato. Più che un libro, quest’opera vuole essere uno strumento agevole di conoscenza rivolto a chi magari non ha una preparazione specifica su questi temi di così scottante attualità, ma comunque è interessato ad approfondirne i vari aspetti.
Si tratta di una pubblicazione che rientra nella più ampia iniziativa dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Regione Campania, realizzata in collaborazione con Censis, Adacta, Iprs ed “Il Sole-24 Ore” e finalizzata ad analizzare all’insegna di un approccio scientifico i temi della sicurezza, purtroppo quasi sempre abbandonati ai bollettini della cronaca quotidiana.
Non prova a stilare un bilancio definitivo del lavoro che in questi anni ha visto impegnata la
Regione Campania in quest’ambito, tuttavia la testimonianza di associazioni e organismi - parte fondamentale del sistema regionale di aiuti alle vittime di reato - ci induce a valutare positivamente il cammino fin qui percorso. Siamo consapevoli della necessità di tenere alta l’attenzione per garantire la massima qualità nei servizi offerti, al fine di renderli sempre più adeguati ai
bisogni espressi dal territorio. È noto a tutti, infatti, che la Campania costituisce una realtà molto particolare sul piano dell’ordine pubblico. Le vittime della criminalità organizzata si affiancano a quelle della criminalità comune, destando enorme allarme sociale. Allo stesso modo è allarmante constatare che il nostro territorio detiene il triste primato per il numero di vittime uccise per errore. Ogni vittima della criminalità porta con sé un’inquietante domanda che mette in
crisi l’intero apparato istituzionale. Di fronte a questa domanda la Regione Campania non può
tirarsi indietro, ma vuole e può provare a fornire una risposta.
Sollecitare l’attivazione di reti sempre più solide, garantire la presenza di qualificati servizi specialistici, diffusi omogeneamente sul territorio regionale, sostenere azioni di prevenzione, anche
su temi quali l’usura e l’estorsione: è questo l’orizzonte al quale intendiamo approdare. Tutto ciò
attraverso l’attivazione di un partenariato forte e proficuo sia con il Coordinamento campano
dei familiari delle vittime - esperienza unica nel suo genere a livello nazionale - che con gli organismi di settore attivi sui temi dell’estorsione e dell’usura.
Ci rendiamo conto che per rispondere validamente a certe esigenze occorre farlo con prontezza, attraverso un primo intervento di immediata prossimità. È per questo che nasce l’ipotesi di
una Fondazione da denominare Polis, strumento volto al superamento delle criticità manifestatesi lungo le prime tre annualità di azione della Legge regionale 11/2004 sul sostegno alle vittime. La strada da compiere è ancora lunga e complessa ma possiamo dire che l’abbiamo, sino ad
ora, percorsa nella giusta direzione: custodire la memoria delle vittime innocenti, parte della storia della nostra comunità, perché nessuno dimentichi che solo attraverso l’impegno di tutti possiamo costruire il futuro della nostra terra.
La sicurezza che tutti chiediamo non si consegue solo attraverso la repressione, ma anche e soprattutto attraverso la partecipazione di tutte le componenti sociali. Ed è a vantaggio di tutti che
le Istituzioni hanno il dovere di offrire strumenti in grado di contribuire alla crescita della coscienza collettiva.
3
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Il quadro normativo europeo e italiano
Capitolo 1
Interventi internazionali
e nazionali
La lunga strada verso la Direttiva 2004/80/CE
Il dibattito sul sostegno alle vittime in Europa
Dalla Convenzione Europea per il “risarcimento delle
vittime dei reati violenti” del 1983 al varo del primo documento vincolante per i Paesi Ue sui sistemi di indennizzo verso chi ha subìto un reato. Gli esperimenti legislativi di Francia e Svezia e la Dichiarazione Onu del
1985 che riconosce i diritti processuali delle vittime ed
il ruolo delle forze dell’ordine.
Il 29 aprile 2004 a Bruxelles si chiu- europee in materia di risarcimento
de un percorso e se ne apre un al- delle vittime di reato e a garantire
tro. Il Consiglio europeo vara la Di- la cooperazione tra i Paesi europei
rettiva 2004/80/CE che rappresen- per il risarcimento anche di coloro
ta il primo documento a carattere che sono vittime in uno Stato divincolante per gli Stati dell’Ue verso da quello dove risiedono.
chiamati ad istituire, a livello nor- Prima d’allora in Europa ci si era
mativo, un sistema di indennizzo mossi in ordine sparso: la Francia,
statale alle vittime di reati violenti per esempio, aveva per la prima
entro il 1° gennaio 2006. Si inaugu- volta affrontato il problema negli
ra un percorso inedito per certi anni Settanta (con la Legge n. 5
versi, destinato a coinvolgere allo del 3 gennaio 1977 in materia di
stesso modo i Paesi membri del- indennizzo alle vittime di reato)
l’Unione e quelli che aspirano ad mentre l’Italia, reduce dagli anni
entrarci, ma al tempo stesso si por- di piombo, indirizzò il primo sisteta a compimento
ma di sostegno alun dibattito di dile «categorie di
Dal 2000 l’Ue
ritto comunitario
dipendenti pubed internazionablici e di cittadiavvia l’iter che
le avviato circa
porterà alla Direttiva ni vittime del
vent’anni prima.
dovere o di azio2004/80/CE
Al 1983 risale inni terroristiche».
fatti la ConvenzioPur essendo enne Europea relativa al «risarcimen- trata a far parte dell’Ue soltanto
to delle vittime di reati violenti» e nel ’95, la Svezia prevede strucontenente disposizioni volte ad menti di assistenza a chi ha subìto
armonizzare le diverse legislazioni reato già nel 1942, con il varo del
4
Codice di procedura giudiziaria.
A metà anni Ottanta il dibattito investe anche l’Onu che, con la Dichiarazione del 1985 “Principi fondamentali giuridici relativi alle vittime di reati e di abuso di potere”,
definisce i diritti della vittima durante il procedimento giudiziario, i
compiti degli operatori delle Forze
di Polizia e quelli degli organi di
giustizia e le condizioni per garantire il risarcimento statale alle vittime di reato. È però a partire dal
2000 che in seno all’Ue si assiste ad
un vero e proprio salto di qualità
nell’approccio al tema che porterà
nel giro di quattro anni all’approvazione della Direttiva 2004/80/CE. Il
primo passo si chiama “Risoluzione
del Parlamento Europeo A5-0126
sulle vittime di reati nell’Unione
Europea”. Un documento che evidenzia l’urgenza di definire in maniera unanime gli interventi a livello giuridico e giudiziario. Nel testo,
inoltre, si fa addirittura riferimento
al concetto di “duplice danno” per
la vittima, a seguito di un sistema
che non la tutela adeguatamente
(art. D c. 2). Un anno più tardi la
Commissione Europea elabora la
celebre “Decisione quadro”, un
provvedimento che rimarca la necessità di armonizzare le legislazioni europee in materia di tutela delle vittime di reato, di salvaguardare
i diritti delle vittime durante l’intero
Il quadro normativo europeo e italiano
iter giudiziario, di garantire le diverse possibilità di ottenere il risarcimento statale, di istituire servizi
specializzati di assistenza e primo
aiuto impegnandosi a fornire
un’adeguata formazione, in primo
luogo alle forze di polizia e agli
operatori del sistema di giustizia e
di rivolgere un’attenzione particolare alle necessità delle categorie
più vulnerabili di vittime di reato
(artt. 13 e 14). Innovativa è la filo-
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
sofia di fondo: l’Ue individua uno
standard minimo di diritti che ogni
Stato membro deve prevedere allo
scopo di garantire a tutti i cittadini
vittime di reato un elevato livello di
protezione. Quello stesso anno la
Commissione europea produce il
“Libro Verde per il risarcimento alle
vittime” il cui obiettivo è avviare la
consultazione tra tutti gli Stati dell’Unione sul risarcimento statale
per le vittime di reato. Si incardina
così quel processo istituzionale e
politico che tre anni dopo porterà
all’approvazione della Direttiva
2004/80/CE. Il documento nel quale una federazione di Stati indipendenti e sovrani - ancora alle prese
con la definizione di una costituzione che concili punti di vista di
laici e credenti - individua nel sostegno alle vittime un principio cardine ampiamente condiviso della
propria unità politica.
Quarant’anni di scelte del legislatore italiano
Misure nazionali di sostegno alle vittime
Il mancato recepimento della Direttiva 2004/80/CE porta l’Italia ad essere condannata, nel novembre 2007, dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee. Il Codice
penale ed il risarcimento inteso come “sanzione civile”.
Le misure a favore delle vittime della circolazione stradale e la tormentata stagione della lotta al terrorismo
culminata nella Legge 466/1980. Un provvedimento per
fare ordine: il Decreto del Presidente della Repubblica
510/1999.
In Italia il dibattito politico sul sostegno alle vittime di reato si è svolto grosso modo parallelamente a
quello europeo. Se consideriamo la
legislazione nazionale, i risultati cui
si è giunti sono apprezzabili per
quanto presentino alcune gravi criticità. Le misure di sostegno esistenti, innanzitutto, puntano ad assicurare accudimento a particolari tipologie di vittime riconducibili di solito alle forme di criminalità che destano maggiore allarme sociale (dal
terrorismo alle mafie). E non esiste
una legge nazionale che accomuni
tutte le vittime di reati violenti. Tutto ciò in quanto la Direttiva
2004/80/CE non è ancora stata a
tutti gli effetti recepita dal legislatore. Il decreto legislativo 6 novembre
2007 n. 204 (“Attuazione della direttiva 2004/80/CE relativa all’indennizzo delle vittime di reato”) con
In Italia la legislazione vigente prevede che l’azione civile per la restituzione o per il risarcimento del
danno possa essere esercitata nell’ambito del processo penale. È altresì previsto che la persona offesa
dal reato ed il danneggiato che intenda costituirsi come parte civile
(anche se straniero o apolide ma
residente nello Stato) possa usufruire, a determinate condizioni di
reddito, del patrocinio a spese delquattro anni di ritardo su Bruxelles lo Stato. Se guardiamo al Codice
ha provato in qualche modo a ri- penale, il risarcimento del danno è
spondere ai vincoli dell’Unione Eu- classificato fra le sanzioni civili ed
ropea, tuttavia non si tratta di un ve- ha valore di semplice attenuante.
ro e proprio recepimento della nor- Lo Stato attribuisce dei benefici
mativa comunitaria. Ed arriva così economici alle vittime in relazione
la sentenza della Corte di giustizia ai reati che, per il bene giuridico
delle Comunità europee del 29 no- leso, determinano grave allarme
vembre 2007, secondo la quale sociale. Ad un livello maggiore di
«non avendo adottato, entro il ter- dettaglio, lo Stato riconosce oggi
mine prescritto, le disposizioni le- elargizioni economiche o rendite
gislative, regolavitalizie a favore
mentari e ammidi coloro che suBenefici
nistrative necesbiscono un’invaa chi ha subìto crimini
lidità permanensarie per conforche determinano
te, per effetto di
marsi alla direttiferite o lesioni riva del Consiglio
allarme sociale
portate in conse29 aprile 2004,
guenza dello svol2004/80/CE, relativa all’indennizzo delle vittime di gersi, nel territorio di propria comreato, la Repubblica italiana è venu- petenza, di atti di terrorismo, di
ta meno agli obblighi ad essa in- eversione dell’ordine democratico,
di fatti delittuosi commessi nelcombenti in forza di tale direttiva».
5
Il quadro normativo europeo e italiano
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
l’ambito di un’associazione di tipo
mafioso oppure di operazioni di
prevenzione o di repressione di tali fatti delittuosi. Graduale il cammino che ha portato all’attuale sistema nazionale di assistenza a chi
ha subìto reato.
Alla fine degli anni Sessanta il Parlamento vara “Misure a favore delle vittime della circolazione stradale” (Legge 990/1969), intervento che costituisce la prima forma
di assistenza stabilita per legge ad
una particolare categoria di vittime. Gli anni dell’eversione terroristica costringono tuttavia il legislatore a volgere lo sguardo a chi
perde la vita o subisce grave danno in servizio, mentre svolge azioni di contrasto a chi trama contro
l’ordine costituzionale. Il 13 agosto 1980 viene infatti varata la Legge 466/1980 che garantisce “Misure a favore di categorie di dipendenti pubblici e di cittadini vittime
del dovere o di azioni terroristiche”. Sullo stesso tema si torna
dieci anni più tardi con un’acce-
zione molto più ampia: la Legge
302/1990 istituisce “Norme a favore delle vittime del terrorismo e
della criminalità organizzata” che
si rivolge «a chiunque subisca
un’invalidità permanente, per effetto di ferite o lesioni riportate in
conseguenza dello svolgersi nel
territorio dello Stato di atti di terrorismo o di eversione dell’ordine
democratico, a condizione che il
soggetto leso non abbia concorso
alla commissione degli atti medesimi ovvero di reati a questi connessi ai sensi dell’art. 12 del codice di procedura penale» (art. 1). È
la prima volta che le vittime di violenza di matrice politica sono accostate a quelle delle mafie in un
provvedimento legislativo. Il sostegno assicurato è di natura pecuniaria «fino a lire 150 milioni, in
proporzione alla percentuale di invalidità riscontrata, con riferimento alla capacità lavorativa, in ragione di 1,5 milioni per ogni punto
percentuale». Un provvedimento
legislativo sul cui impianto si sono
innestati altri interventi che puntavano ad ottimizzarne il funzionamento. La Legge 207/1998 per
esempio (“Nuove norme in favore
delle vittime della criminalità organizzata e del terrorismo”) rivolge
alle vittime in questione «un assegno vitalizio, non reversibile, di lire 500mila mensili», mentre il Decreto del Presidente della Repubblica 510/1999 (“Regolamento recante nuove norme a favore delle
vittime del terrorismo e della criminalità organizzata”) riunisce e
coordina i precedenti strumenti di
sostegno. A contingenze particolari sono legate le misure di sostegno per i familiari delle vittime
della strage di Ustica (Legge
340/1995) e quelle per le vittime
della “Banda della Uno Bianca”
(Legge 70/1998). Per la loro particolare rilevanza meritano invece
trattazione a parte l’istituzione del
Fondo per le vittime di estorsione
ed usura e quella del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime di reati di tipo mafioso.
Il dibattito che porta alla Legge 44/1999
Il Fondo per le vittime di estorsione ed usura
Cinque provvedimenti per offrire risarcimento a quanti
abbiano subìto danni a causa di attività estorsive e per
aver deciso di collaborare con le istituzioni per combattere il racket o smettere di pagare il “pizzo”. La lotta al
credito illegale e la dotazione finanziaria del Fondo nazionale di sostegno.
Ben quattro leggi (la 172/1992; la
468/1993; la 108/1996 e la
44/1999) ed un regolamento (il
D.P.R. 51/1997) intervengono a
sostegno delle vittime di estorsione ed usura. Si tratta di una serie
molto articolata di norme fondate
sul principio di risarcire tutti coloro che abbiano subìto danni a
causa di attività estorsive, per aver
deciso di collaborare con le istitu-
6
zioni per combattere il racket o di
smettere di pagare il “pizzo”. Principale strumento di azione è il
Fondo di solidarietà per le vittime
di racket ed usura, grazie al quale
chi ha subìto, per essersi opposto
agli estorsori, danni alla persona o
alla propria impresa può ricevere,
a titolo di risarcimento, un’elargizione che gli consenta di riprendere l’attività. Ad esaminare e de-
liberare sulle domande di accesso
ai benefici del Fondo è un Comitato di solidarietà alle vittime dell’estorsione e dell’usura, presieduto dal Commissario governativo e
composto da un rappresentante
del ministero per lo Sviluppo economico, uno del ministero dell’Economia e delle finanze, tre
membri designati dal (Consiglio
nazionale dell’economia e del lavoro), tre membri delle associazioni antiracket e antiusura e da
un rappresentante della Consap
(Concessionaria dei servizi assicurativi pubblici). Nel solo 2007
lo Stato ha accolto 304 istanze di
risarcimento da parte delle vittime, per un totale di 26.086.753,74
Il quadro normativo europeo e italiano
euro stanziati. In favore delle vittime dell’estorsione sono andati
16.572.890,68 euro, mentre alle
vittime dell’usura sono stati destinati 9.513.863,06 euro. Per quanto
riguarda gli stanziamenti a chi ha
subìto racket, la Campania con
elargizioni pari a 1.763.743,03 euro l’anno scorso si è posizionata
terza dietro a Sicilia e Calabria ma
davanti alla Puglia. Per quanto
concerne, invece, le vittime dell’usura, la Campania (1.367.704,80
euro) si piazza seconda a livello
nazionale, alle spalle del Lazio e
prima al Sud (Cfr. Tab. 1).
Interessanti anche i dati che riguardano la consistenza finanziaria del
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Fondo che nel corso dello stesso nistro dell’Interno nel dicembre
anno è stato interessato dai consue- 2007 ha anche erogato in favore del
ti flussi in entrata (principalmente, Fondo di Solidarietà la somma di ul9,03 milioni di contributo dello Sta- teriori 109.380.540,00 euro in termito ex art. 14 della Legge
ni di competenza, per i
108/1996) ed in
quali è stata riuscita (24,78 michiesta l’attribuAd esaminare
lioni per benefici
anche a tile domande un Comitato zione,
erogati sotto fortolo di cassa, per
di solidarietà
ma di elargizioni
il corrente anno
alle vittime
e mutui). Tali
finanziario. Quinmovimentazioni
di la consistenza
hanno determinato una disponibili- del Fondo al 31 dicembre 2007 rità patrimoniale del Fondo, al 31 di- sulta di 164,72 milioni, al netto decembre 2007, pari a 164,72 milioni, gli impegni, più 109,38 milioni, per
al netto degli impegni. Bisogna evi- un totale di oltre 274,00 milioni, cui
denziare, infine, che il ministero va sommato il contributo fisso deldell’Economia, su richiesta del mi- lo Stato.
Tabella 1
IL FONDO DI SOSTEGNO ALLE VITTIME DI ESTORSIONE ED USURA (DATO 2007)
CAMPANIA A CONFRONTO CON LE REGIONI CARATTERIZZATE DAI MAGGIORI STANZIAMENTI
REGIONE
Campania
Sicilia
Puglia
Calabria
VITTIME DI ESTORSIONE
Euro stanziati
Istanze accolte
1.763.743,03
24
5.777.201,21
62
1.684.164,43
16
5.875.645,72
42
VITTIME DI USURA
Euro stanziati
Istanze accolte
1.255.624,49
17
177.311,15
26
1.538.547,90
12
366.349,48
9
Fonte: Comitato di solidarietà per le vittime di estorsione ed usura
La Legge 512/1999 per mettere ordine tra le misure di sostegno
Il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime della mafia
Uno strumento che nei primi otto anni di azione ha deliberato stanziamenti per oltre 129 milioni a fronte di
1.343 richieste di intervento. A partire dal 2006 si ottimizzano le procedure di assegnazione degli aiuti a vantaggio dei cittadini che chiedono assistenza. Da rivedere
il contributo annuale che lo Stato assegna al Fondo.
Con la Legge 512/1999 ed il successivo regolamento di attuazione
(Dpr 284/2001) si procede ad una
sorta di riordino degli interventi
esistenti a favore di chi ha subìto
danni dalla criminalità organizzata,
ma soprattutto si fa un passo ulteriore: la costituzione di uno specifico Fondo di rotazione, presso il ministero dell’Interno, con lo scopo di
assicurare alle vittime in favore delle quali è stata emessa una senten-
za di condanna il risarcimento dei
danni conseguentemente subiti, o
di una provvisionale, e di ottenerne
l’effettivo e sollecito pagamento attraverso il diretto intervento dello
Stato. Ad alimentare il Fondo è un
contributo annuale dello Stato e almeno in teoria - da somme derivanti dalla confisca dei beni mafiosi. La gestione del Fondo è attribuita alla Consap che vi provvede per
conto dello stesso ministero dell’Interno. Sulle domande di accesso al
Fondo decide, disponendo la corresponsione delle somme richieste
7
Il quadro normativo europeo e italiano
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Tabella 2
L’AZIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER LA SOLIDARIETÀ
ALLE VITTIME DI REATI DI TIPO MAFIOSO
ANNO
DOMANDE
IMPORTO
PRESENTATE
DELIBERATO (EURO)
2000
129
14.272.660,01
2001
262
9.972.494,56
2002
102
8.995.330,67
2003
188
6.986.898,21
2004
150
16.914.057,77
2005
90
8.706.913,05
2006
180
28.253.155,43
2007 *
242
34.985.492,38
1.343
129.087.002,08
Totale
(*) Dato aggiornato al 20 settembre 2007
Fonte: ministero dell’Interno
agli aventi diritto, il Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso, presieduto dal commissario per il coordinamento delle
iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso, costituito con decreto ministeriale 12 ottobre 2000.
Nei primi 9 mesi del 2007 lo Stato
ha stanziato 35 milioni per tali vittime, performance che è record assoluto dal varo della Legge 512/1999.
Supera così i 129 milioni l’importo
totale stanziato dallo Stato negli ultimi sette anni per sostenere chi ha
subìto reati riconducibili alle attività
della criminalità organizzata. Il Fon-
8
do, pur essendo spesso al centro di
polemiche, nel biennio appena trascorso ha “cambiato passo” e la cosa un po’ sorprende dal momento
che, dopo il primo anno di azione
(quel 2000 che fece registrare aiuti
deliberati per 14,3 milioni), lo strumento di sostegno fino al 2005 si
era mediamente attestato su cifre
più modeste. Dalla costituzione ad
oggi il Fondo ha così assegnato aiuti per 129 milioni, cui idealmente
possono essere sommati 270 milioni provenienti da richieste risarcitorie avanzate dalle vittime in procedimenti civili ancora in corso (Cfr.
Tab. 2).
Il funzionamento del Fondo di rotazione presenta ad ogni modo delle criticità, evidenziate dallo stesso
commissario per il coordinamento
delle iniziative di solidarietà per le
vittime dei reati di tipo mafioso, il
prefetto Renato Profili, nel corso di
un intervento tenutosi ad Ercolano
il 28 settembre 2007. Secondo il
prefetto andrebbero previsti «interventi di assistenza da esplicarsi nella immediatezza dell’evento delittuoso, al fine di evitare che le vittime dello stesso rimangano sole con
l’enorme peso psicologico dell’accaduto e delle conseguenti difficoltà economiche». Altro problema è
l’alimentazione del Fondo, al quale
dovrebbero concorrere i rientri dalle confische disposte ai sensi della
Legge 575/1965. «Sta di fatto - ha
spiegato Profili - che, fino ad oggi,
dall’entrata in vigore della legge sono stati assegnati, nonostante le richieste annualmente avanzate,
1.771.000 euro nel 2005 e
14.200.000 euro nel 2006. Il che ha
consentito di evitare una possibile
incapienza del Fondo, ma è evidente come la cifra di 270.000.000
di euro (…) relativa ai procedimenti civili pendenti e notificati al Fondo, imponga una valutazione attenta circa l’alimentazione economica
dello stesso. Bisognerà pensare,
pertanto, forse ad un aumento del
contributo annuale statale attualmente fissato normativamente in
10.329.138,00 euro».
L’impegno della Regione Campania
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Capitolo 1I
Quando la Regione sostiene
le vittime
Il dibattito regionale negli anni della riforma federalista
Il quadro delle esperienze nazionali
Le pionieristiche azioni di sostegno verso le vittime di
usura. I governatori del Mezzogiorno puntano sul contrasto del racket, vero e proprio “portafoglio” della criminalità organizzata attiva sul territorio. Le leggi regionali in bilico tra stanziamenti a chi ha subìto il reato e
servizi di assistenza psicologica e legale.
Da poco più di dieci anni a questa
parte anche le Regioni hanno cominciato ad interrogarsi sul problema dell’aiuto alle vittime, elaborando strumenti legislativi per fronteggiare le particolari esigenze del
proprio territorio di riferimento.
Sono ben sette le Regioni che dal
‘95 ad oggi si sono dotate di una
specifica legge di sostegno. Tre di
queste esperienze riguardano in
maniera esplicita il fenomeno dell’usura, altre due affiancano al reato del prestito ad interesse quello
di estorsione. La prima regione ad
intervenire, in ordine di tempo, è
stata l’Umbria (L.R. 21 agosto 1995
n. 38) che ha elaborato le modalità
di “Partecipazione ed adesione della Regione alla fondazione Umbria
contro l’usura”. Un’iniziativa tesa a
fronteggiare l’emergenza strozzinaggio, particolarmente avvertita
sul territorio, attraverso sostegno a
chi ne finisce vittima. Qualche anno più tardi, un altro provvedimento, la Legge regionale 19 giugno
2002 n. 12 (“Politiche per garantire
criminalità organizzata individuati
dalla competente autorità (…) una
speciale elargizione» e stabilisce
l’«assunzione di familiari delle vittime della mafia presso pubbliche
amministrazioni». Ancora sull’usura
nel 2000 interveniva il Piemonte
(L.R. 2 febbraio 2000 n. 11, “Interil diritto alla sicurezza dei cittadi- venti regionali in materia di usuni”), all’articolo 3 affermava che «gli ra”), Regione che quattro anni più
interventi di assistenza e di aiuto al- tardi si dotava di una Fondazione
le vittime di reati sono promossi, piemontese per le vittime di reato
progettati e realizzati dagli enti lo- (attraverso la Legge regionale 8
cali mediante l’attivazione di servi- gennaio 2004 n. 1 “Norme per la
zi che consistono: a) nell’informa- realizzazione del sistema regionale
zione (…); b) nell’assistenza psico- integrato di interventi e servizi sologica (…); c) nell’assistenza di ti- ciali e riordino della legislazione di
po materiale». La Sicilia interveniva riferimento”). Alle vittime del credisul tema del prestito ad interesse to illegale ha guardato anche il Lacon la “L.R. 6 aprile 1996 n. 14 (“Di- zio (L.R. 24 agosto 2001 n. 23, “Insposizioni in materia di usura”) e terventi regionali per prevenire e
più genericamente tornava sul te- combattere il fenomeno dell’usuma delle vittime con la L.R. 13 set- ra”). In tempi più recenti si segnatembre 1999 n. 20 (“Nuove norme lano le esperienze di Basilicata
(L.R. 1° dicembre
in materia di inter2004 n. 24 “Interventi contro la
venti regionali in
mafia e di misure
Sette le regioni
materia di protedi solidarietà in
che si sono dotate
zione e lotta ai
favore delle vittidi una legge
fenomeni delme della mafia e
di sostegno
l’usura e deldei loro familial’estorsione”) e
ri”). Un provvedimento, quest’ultimo, che assegna Puglia (L.R. 3 aprile 2006 n. 7, “Ini«in favore dei familiari dei cittadini ziative di promozione e solidarietà
innocenti che rimangono uccisi in per contrastare la criminalità comuseguito ad azioni mafiose e della ne e organizzata: strumenti antiu-
9
L’impegno della Regione Campania
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
sura e antiracket”). Ci sono in ultimo alcune Regioni che, pur non
avendo leggi specifiche di sostegno, assicurano aiuto a chi ha subìto reati attraverso altri strumenti
legislativi. È il caso della Toscana
che mediante la L.R. 16 agosto
2001 n. 38 (“Interventi a favore
delle politiche locali per la sicurezza della comunità”) stabilisce che
«gli interventi di assistenza e di aiuto alle vittime di reati sono pro-
mossi, progettati e realizzati dagli
enti locali mediante l’attivazione di
servizi che consistono: a) nell’informazione (…); b) nell’assistenza
psicologica (…); c) nell’assistenza
di tipo materiale». La Regione Marche, con la Legge regionale 24 luglio 2002 n. 11 (“Sistema integrato
per le politiche di sicurezza e di
educazione alla legalità”) «favorisce forme di sostegno e di assistenza alle vittime della criminali-
tà», mentre l’Emilia Romagna (Legge regionale 4 dicembre 2003 n.
24) «concede contributi alle associazioni e organizzazioni di volontariato (…) che operano a favore
delle vittime di reati nel campo
della sicurezza e a sostegno della
prevenzione dei reati, per la realizzazione di specifiche iniziative».
Operazioni veicolate dalla Fondazione emiliano-romagnola per le
vittime di reati.
Il varo della Legge regionale 11/2004
L’esperienza della Regione Campania
“Misure di solidarietà in favore delle vittime della criminalità”: un provvedimento che si muove nel solco della
Decisione Quadro 15 marzo 2001 del Consiglio dell’Unione Europea. Il coinvolgimento di Comuni, Province, associazioni e fondazioni che pratichino “accudimento” nei confronti di chi ha subìto un reato.
Nel 2004, muovendosi nel solco zionale rivolto soprattutto a chi ha
tracciato dalla Decisione Quadro subìto racket o usura. La L.R.
15 marzo 2001 del Consiglio del- 11/2004 prende le mosse dalla Del’Unione Europea, la Regione Cam- cisione Quadro Ue anche per la
pania si dota di uno specifico stru- definizione stessa di vittima, identimento legislativo di sostegno alle ficata come «la persona fisica che
vittime. Nasce così la Legge regio- ha subìto un pregiudizio, fisico o
nale 9 dicembre 2004 n. 11, intito- mentale, sofferenze psichiche e
lata “Misure di solidarietà in favore danni materiali, in seguito a reati
delle vittime della criminalità”, un perpetrati dalla criminalità organizprovvedimento che si pone l’obiet- zata e comune con particolare rifetivo di integrare «le provvidenze rimento a quelli di estorsione e di
nazionali al fine di realizzare una usura e che ha presentato denunpiù efficace strategia per la tutela cia all’autorità competente».
delle vittime, la prevenzione della Sei le attività ascrivibili alle linee di
intervento della
criminalità, la difLegge campana:
fusione della leUn provvedimento
«a) promozione
galità, la formache integra
e sostegno alle
zione e la partele provvidenze nazionali Province ed ai
cipazione alla vidi sostegno
Comuni, anche
ta civile della coin forma associamunità regionata, per la realizzale». Si tratta del primo provvedimento in Italia che zione di progetti di sicurezza urbapunta al sostegno della vittima nel na integrata che hanno come finasenso più ampio del termine, a lità l’aiuto alle vittime di reati e la
fronte di un quadro legislativo na- prevenzione di attività criminali,
10
con particolare riferimento alla criminalità organizzata ed ai fenomeni di usura ed estorsione; b) promozione e sostegno all’associazionismo di settore (…); c) acquisizione
e catalogazione delle buone pratiche, anche comunitarie ed internazionali, sviluppatesi in materia; d)
promozione di attività di comunicazione e pubblicizzazione sui servizi
offerti alle vittime ed ai loro familiari e campagne di sensibilizzazione
sulle tematiche di cui alla presente
legge; e) predisposizione, anche
con l’ausilio della scuola regionale
di polizia locale, di piani di formazione finalizzati a qualificare operatori del settore ed alla creazione di
nuove professionalità; f) adozione
del metodo della consultazione
delle associazioni dei familiari delle
vittime e degli altri organismi consultivi ed associativi».
In sostanza, secondo il dettato legislativo, la Regione sostiene i
progetti elaborati dai Comuni, dalle Province e dagli Organismi, finalizzati all’attivazione di servizi
che spaziano dalla sensibilizzazione ai temi della legalità ai servizi
di accompagnamento al credito;
dalla formazione relativa a specifici campi di intervento per il sostegno alle vittime di reati fino ancora al sostegno psicologico a chi ha
L’impegno della Regione Campania
subìto un crimine. Dato lo storico
radicamento sul territorio campano della malavita organizzata di
stampo camorristico cui sono
spesso riconducibili i fenomeni di
estorsione ed usura, attenzione
particolare la L.R. 11/2004 la rivolge ai reati di racket e prestito ad
interesse. La Regione punta per
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
questa finalità anche su «organizzazioni riconosciute», come associazioni o fondazioni operanti nel
settore, prevedendo per esse contributi che servano allo «svolgimento di attività di prevenzione
ed interventi a favore delle vittime
di tali reati». Fino a questo momento la L.R. 11/2004 ha operato
per tre annualità, mettendo in
campo complessivamente una dotazione finanziaria complessiva da
7 milioni di euro. Un arco di tempo che, per quanto ancora limitato, già consente di tracciare un
primo bilancio di azione dello
strumento legislativo adottato dalla Campania.
Dal 2005 ad oggi modifiche ai bandi per migliorare i servizi
Le tre annualità della Legge regionale 11/2004
Gli sportelli di assistenza realizzati dai Comuni, le iniziative realizzate in capo alle Province ed i progetti messi
in campo da associazioni e fondazioni che contrastano
usura ed estorsione. Negli ultimi tre anni cambiano le
modalità di azione dello strumento legislativo per offrire una risposta ancora più qualificata alle esigenze di un
territorio funestato dal crimine.
<Al fine di meglio comprendere le
dinamiche di azione della L.R.
11/2004 e gli indirizzi particolari
che i suoi bandi hanno assunto si
riporta di seguito, divisa in sottoparagrafi, la descrizione sintetica delle esperienze fino a questo momento intraprese con tanto di tabelle riepilogative dell’impegno finanziario della Regione Campania.
a) Prima annualità
Il primo bando della L.R. 11/2004
(decreto dirigenziale 178/2005 pubblicato sul Burc n. 37/2005) fa affidamento su una dotazione finanziaria complessiva di 2 milioni di euro.
La porzione più cospicua delle risorse, pari a 1.345.000 euro, va ai
“Progetti di aiuto alle vittime della
criminalità di Enti locali”. Ad associazioni e fondazioni sono rivolti
poi complessivamente 600.000 euro, equamente divisi tra “Progetti di
aiuto alle vittime di criminalità di
organismi” e “Sostegno al credito di
organismi antiusura ed estorsione”.
Chiude il quadro l’“Attività di comunicazione”, cui vengono destinati
gato le risorse per l’apertura di
quattro sportelli antiusura (a Fuorigrotta, San Giovanni a Teduccio e
Chiaia cui si unisce anche lo sportello “Vi ascoltiamo”), l’attivazione
di un call-center per i turisti vittime
di reato e la creazione di un’équipe
di sostegno e tutoraggio che fornisca aiuto materiale e psicologico alle vittime di reato.
Sono invece 8 i progetti messi in
campo dalle Province, per un impiego complessivo di risorse pari a
oltre 279mila euro. I progetti finanziati hanno previsto azioni di sensibilizzazione e informazione attraverso seminari nelle scuole e sul
territorio, l’attivazione di reti territoriali tematiche attraverso la stipula
di protocolli di intesa tra i diversi
soggetti coinvolti con la costituzione di tavoli settoriali permanenti,
oltre che attività di monitoraggio e
55.000 euro. Sono le iniziative dei
Comuni quelle che si trovano a beneficiare della dote più consistente:
poco più di un milione di euro che
servono a mettere in moto 28 progetti (Cfr. Tab. 3).
Dei 28 progetti, ben 9 hanno riguardato l’attivazione di servizi di
assistenza a chi ha subìto reato. I
contributi concessi a ciascun Comune spaziano da 40.000 euro a
28.000 euro. Al centro del maggior
numero di iniziative (sei in tutto) è
il Comune di Napoli che ha impie-
Tabella 3
PROGETTI REALIZZATI DAI COMUNI E FINANZIATI
DAL PRIMO BANDO DELLA L.R. 11/2004
PROVINCIA
Napoli
Salerno
Caserta
Avellino
Totale
NUMERO
PROGETTI
CONTRIBUTO
REGIONALE (EURO)
17
7
3
1
28
660.100,00
253.095,00
116.300,00
26.600,00
1.056.095,00
Fonte: Regione Campania
11
L’impegno della Regione Campania
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Tabella 4
PROGETTI REALIZZATI DALLE PROVINCE E FINANZIATI
DAL PRIMO BANDO DELLA L.R. 11/2004
PROVINCIA
Napoli
Salerno
Caserta
Avellino
Benevento
Totale
NUMERO
PROGETTI
3
2
1
1
1
8
CONTRIBUTO
REGIONALE (EURO)
98.203,50
80.000,00
40.000,00
27.622,00
33.600,00
279.425,50
Fonte: Regione Campania
valutazione realizzate anche attra- euro) che consiste nella stesura di
verso indagini sulla percezione di un Protocollo di intesa tra lo stesso
sicurezza con approfondimenti su Ente pubblico e l’Istituto Comprenaree a rischio di fenomeni di usura. sivo “Giovanni Pascoli II” del capoIl vero cuore delle attività dei pro- luogo campano per la costituzione
getti delle Province è consistito nel- di un polo attorno al quale aggregal’attivazione di reti provinciali sco- re una rete di scuole e Istituzioni
lastiche attraverso la realizzazione per la realizzazione di un network
territoriale, per l’atdi seminari, rivolti
tivazione di peralle scuole secorsi formativi
condarie e supeSu 28 progetti,
per gli operatori
riori, sui temi
9 hanno riguardato
impegnati nel sodella legalità che
l’attivazione di servizi
stegno alle vittihanno spaziato
di assistenza
me dei reati e nelda incontri sulla prevenzione di
l’uso responsabile
del denaro alla raccolta delle testi- attività criminali e per una campamonianze di alcuni familiari delle gna di sensibilizzazione e informazione nell’hinterland partenopeo.
vittime della criminalità.
È ancora una volta Napoli, realtà Salerno mette in campo i progetti
più popolosa della regione, al cen- “Prometeo” ed “Arcobaleno” (40mitro del maggior numero di iniziati- la euro ciascuno): il primo realizza
un’indagine sulla percezione di sive (Cfr. Tab. 4).
Tra le iniziative della Provincia di curezza degli studenti degli Istituti
Napoli si segnala il progetto “Mai superiori dell’Agro nocerino sarnepiù soli” (finanziamento per 40mila se e del Vallo di Diano; il secondo
Tabella 5
PROGETTI REALIZZATI DA ORGANISMI E FINANZIATI
DAL PRIMO BANDO DELLA L.R. 11/2004
PROVINCIA
Napoli
Salerno
Totale
NUMERO
PROGETTI
10
2
12
Fonte: Regione Campania
12
CONTRIBUTO
REGIONALE (EURO)
249.500,00
49.950,00
299.450,00
mette in campo seminari sui temi
della legalità nelle scuole, rivolti separatamente a docenti, genitori e
alunni di scuole primarie e secondarie. La Provincia di Caserta (progetto da 40mila euro) tra le altre cose punta sulla realizzazione di sei
diversi seminari itineranti in alcuni
Comuni (Maddaloni, Mondragone,
Santa Maria Capua Vetere, San Felice a Cancello, Marcianise e Casal di
Principe) definiti sulla scorta di un
attento studio delle problematiche
territoriali. Iniziativa che si è avvalsa anche della testimonianza dei familiari delle vittime di criminalità ed
ha suscitato ampi consensi ed un alto numero di partecipanti.
Sono poi 12 i progetti presentati da
organizzazioni, tutti concentrati tra
le Province di Napoli e Salerno, per
un impiego complessivo di 299.450
euro (Cfr. Tab. 5).
In questo caso il ventaglio di iniziative svolte spazia dalla creazione o
dal potenziamento di centri di
ascolto, tutela economica e legale
delle vittime, alla sensibilizzazione
all’uso responsabile del denaro, fino ancora all’apertura di sportelli
per il sostegno alle Pmi in difficoltà
(particolare attenzione è data infatti alle vittime dei reati di estorsione
ed usura) o all’organizzazione di
iniziative culturali (pubblicazione
di periodici o cineforum) aventi ad
oggetto il tema della legalità.
Diversa tipologia d’intervento è
quella denominata “Sostegno al
credito”. Attraverso questa azione,
l’amministrazione regionale incrementa l’entità dei fondi, già costituiti, dalle associazioni e fondazioni, aventi tra le finalità statutarie la
prevenzione ed il contrasto all’usura ed estorsione, attraverso i quali
sono prestate garanzie finalizzate
all’erogazione di credito, da parte
di istituti bancari, a favore di soggetti “non bancabili”. La misura incrementa, per la capacità di garantire il credito sino al 100%, la diffusione del credito legale, in quelle
aree, creditizie e territoriali, con
L’impegno della Regione Campania
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
una percentuale di rischio molto
elevata.
Riepilogando, l’azione regionale,
per il primo anno di esercizio, mette in campo un programma di interventi che coniuga le diverse esigenze dei beneficiari in capo ad attori diversificati, ciascuno per la
propria peculiarità: alle Province
un ruolo di promozione di reti territoriali, ai Comuni il ruolo di agenti promotori e realizzatori di servizi
di aiuto, agli organismi il ruolo di
attivatori territoriali, soggetti promotori di prevenzione.
I quattro progetti presentati da organismi che si occupano di sostegno al credito, in ultimo, hanno ricevuto finanziamenti per circa
300mila euro. L’attribuzione di finanziamenti stessi è avvenuta in
misura direttamente proporzionale
all’entità del fondo, già costituito
ed alla misura di impiego dello
stesso. Ancora una volta sono Napoli e Salerno le due province coinvolte (Cfr. Tab. 6).
A beneficiare degli aiuti sono state
fondazioni ed associazioni la cui finalità è sostenere le vittime del reato di usura ed estorsione, come
l’Associazione Finetica onlus e la
Fondazione San Giuseppe Moscati
di Napoli, la Fondazione Exodus
’94 di Castellammare di Stabia (Napoli) e la Fondazione Antiusura Nashak di Teggiano (Salerno).
nanziamenti. Meno fondi anche ai le Province, con la seconda annua“Progetti di aiuto alle vittime della lità della L.R. 11/2004 si contano 5
criminalità di organismi” che, per la progetti (uno per provincia) a fronseconda annualità di Legge 11/2004, te degli 8 della prima annualità.
possono contare su 200.000 euro. A Tutto sommato l’ammontare dei
crescere sono invece le risorse de- fondi cui si fa ricorso resta invariastinate al “Sostegno al credito di or- to: le iniziative delle Province otganismi antiusura ed estorsione” tengono infatti in contributo regioche possono contare su 500mila eu- nale di poco più di 263mila euro
ro. Sono nuovamente i Comuni gli (Cfr. Tab. 8).
Enti pubblici protagonisti che met- Le iniziative caratterizzate dallo
tono in campo il maggior numero sforzo economico maggiore (60midi progetti: se ne
la euro ciascuno)
contano 28, per risono quelle delle
Più risorse
sorse spese pari a
Province di Saal sostegno al credito
quasi 999mila eulerno e Caserta.
ro (Cfr. Tab. 7).
La prima ha in
di organismi antiusura
corso di realizzaGerarchie invariaed estorsione
zione il progetto
te tra le Province,
“Aracne”, costituito
rispetto alla prima
annualità. La maggior parte dei pro- da un’attività di ricerca ed analisi,
getti continua infatti a prevalere l’- una campagna di sensibilizzazione
hinterland napoletano, seguito dal per la diffusione della legalità, una
Salernitano. Minor peso hanno le campagna informativa contro l’usumeno popolose Province di Caserta, ra e l’attivazione di servizi per donAvellino e Benevento. Tra le attività ne vittime di violenze e per le vittifinanziate ha prevalso l’attivazione me dell’usura. La Provincia di Cadi servizi di assistenza con varia fi- serta ha puntato sul progetto “Solinalità: si contano ben 13 esperienze darietà e sicurezza”, contrassegnato
di questo genere, rivolte a proble- da due fasi: la prima di acquisizione
matiche diverse (dal generico di dati attraverso la somministrazio“ascolto e orientamento”, al soste- ne di un questionario, la seconda di
gno antiusura e antiracket, a punti studio ed elaborazione del rapporto
di aiuto alle donne che subiscono provinciale sullo stato della crimiviolenza, fino ancora alla tutela le- nalità. L’azione è supportata da un
gale). Non mancano, ad ogni modo, sistema di comunicazione. Mondo
iniziative di sensibilizzazione ai temi della scuola coinvolto nel progetto
della legalità rivolte a scolaresche, “La strada verso la legalità” della
Provincia di Benevento. Al centro
anziani, donne ed immigrati.
Per quanto riguarda i progetti in dell’iniziativa, attività di sensibilizcorso di realizzazione da parte del- zazione, attività di formazione per
b) Seconda annualità
Anche la seconda annualità della
L.R. 11/2004 (decreto dirigenziale n.
279/05 pubblicato sul Burc n.
05/2006) conta su una dotazione finanziaria complessiva da 2 milioni
di euro. C’è tuttavia qualche novità:
tra le tipologie di intervento, rispetto
alla prima annualità, scompaiono
del tutto le “Attività di comunicazione”. Calano lievemente le risorse per
i “Progetti di aiuto alle vittime della
criminalità di Enti locali” (la dote diventa infatti di 1.222.108 euro) che si
confermano comunque la tipologia
di intervento dotata di maggiori fi-
Tabella 6
PROGETTI REALIZZATI DA ORGANISMI DI SOSTEGNO
AL CREDITO FINANZIATI DAL PRIMO BANDO DELLA L.R. 11/2004
PROVINCIA
Napoli
Salerno
Totale
NUMERO
PROGETTI
3
1
4
CONTRIBUTO
REGIONALE (EURO)
267.136,66
32.863,34
299.999,00
Fonte: Regione Campania
13
L’impegno della Regione Campania
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Tabella 7
PROGETTI REALIZZATI DAI COMUNI E FINANZIATI
DAL SECONDO BANDO DELLA L.R. 11/2004
PROVINCIA
Napoli
Salerno
Caserta
Avellino
Benevento
Totale
NUMERO
PROGETTI
14
8
4
1
1
28
CONTRIBUTO
REGIONALE (EURO)
475.669,00
287.900,00
159.600,00
35.700,00
40.000,00
998.869,00
Fonte: Regione Campania
e nel contributo finanziario della
Regione i progetti di organismi: sono 5 quelli in corso di realizzazione, per un totale di 200mila euro
impiegati. Restano Napoli e Salerno le Province interessate dalle iniziative. Ma se è sostanzialmente invariato, rispetto alla prima annualità, il contributo regionale rivolto ai
soggetti della Provincia di Salerno,
nell’hinterland napoletano si registra una netta diminuzione delle
iniziative finanziate (Cfr. Tab. 9).
Sono ancora una volta le attività di
sensibilizzazione ed informazione,
in special modo se rivolte a contrastare i fenomeni criminosi di usura
ed estorsione, il terreno privilegiato
di azione dei progetti messi in campo da associazioni, fondazioni e
tutti gli altri organismi che operano
in questo delicato ambito.
insegnanti, alunni, personale enti
locali e famiglie e realizzazione di
seminari itineranti. La Provincia di
Avellino ha elaborato “Monitor II”,
progetto in tre fasi: attività di documentazione, informazione, osservazione e ricerca in materia di aiuto
alle vittime di criminalità; attività di
raccordo e cooperazione al fine di
favorire la conoscenza e lo scambio
di informazioni; attività di fusione
dei risultati attraverso campagne di
sensibilizzazione e informazione.
In ultimo la Provincia di Napoli, che
si è concentrata su “Antiracket ed
antiusura: realizzazione di una rete
provinciale napoletana”, progetto
articolato su attività di analisi territoriale ed attività di rilevazione ed
elaborazione dati.
Con la seconda annualità della L.R.
11/2004, diminuiscono nel numero
Tabella 8
PROGETTI REALIZZATI DALLE PROVINCE E FINANZIATI
DAL SECONDO BANDO DELLA L.R. 11/2004
PROVINCIA
Napoli
Salerno
Caserta
Avellino
Benevento
Totale
NUMERO
PROGETTI
1
1
1
1
1
5
Fonte: Regione Campania
14
CONTRIBUTO
REGIONALE (EURO)
40.000,00
60.000,00
60.000,00
45.000,00
58.239,99
263.239,99
Per quanto riguarda gli organismi finalizzati al sostegno al credito, continuano ad essere 4 le iniziative finanziate dalla Regione ma gli importi, rispetto al primo bando, sono
ben più consistenti. Napoli e Salerno, i due territori più popolosi della
Campania nonché caratterizzati da
una storica emergenza riguardante
il fenomeno del credito illegale, sono le Province cui continua a rivolgersi questo canale della Legge regionale 11/2004 che mira a contrastare proprio l’usura (Cfr. Tab. 10).
Tre dei quattro organismi che hanno
realizzato i progetti ammessi a finanziamento dalla Regione beneficiano
della L.R. 11/2004 già nella precedente annualità (Associazione Finetica onlus, Fondazione Exodus ’94 e
Fondazione Antiusura Nashak). Accede invece per la prima volta al
contributo regionale l’Opera Nazionale Insieme per la Solidarietà.
c) Terza annualità
La terza annualità, oggi in pieno
svolgimento, segna un vero e proprio punto di svolta nella storia della Legge 11/2004. La Regione Campania si trova a bandire l’assegnazione dei fondi disponibili alla luce
di un primo resoconto delle esperienze di prima e seconda annualità. Cominciano ad evidenziarsi
punti di forza e criticità dello strumento legislativo e l’Ente di Palazzo Santa Lucia si muove di conseguenza, potenziando gli ambiti che
ritiene di maggiore peso per il perseguimento delle finalità proprie
della Legge. La dotazione complessiva della misura sale a 3 milioni
(Cfr. Tab. 11).
Per la tipologia “Progetti di aiuto alle vittime della criminalità di organismi”, cui sono destinati complessivamente 500mila euro, la Regione
ha già selezionato 24 iniziative di
associazioni ed Enti attivi sul territorio. Ben cinque di queste iniziative
(ad Avellino, Benevento, Caserta,
Scafati e Pompei), denominate emblematicamente “Casa della Solida-
L’impegno della Regione Campania
rietà”, sono state proposte dall’associazione Alilacco Sos, specializzata
nel sostegno delle vittime dell’usura. Questi gli ambiti di intervento:
attività di aiuto ed accompagnamento, come consulenza psicologica, consulenza legale, consulenza
aziendale, consulenza bancaria finalizzate ad un programma di tutoraggio che sia sottoscritto dai beneficiari; attività di accompagnamento
e di tutoraggio finalizzate a prevenire reati di usura e di estorsione nei
confronti di persone fisiche in particolari condizioni di necessità; costituzione di parte civile nei processi.
A ciascuna Casa della Solidarietà è
stato riconosciuto dalla Regione
Campania un contributo da 20.700
euro. Cinque anche i progetti che
puntano a sostenere le vittime del
reato di estorsione, il cui raggio
d’azione spazia dalla costituzione di
parte civile nei processi di estorsione ed usura in Campania alle attività informative (per i quali è stato
previsto un contributo da 20.700
euro).
Con la terza annualità è anche sorta
l’esigenza di effettuare un resoconto dettagliato su tutti i progetti finora finanziati dalla Legge 11/2004. È
per questo che, conformemente alla quarta tipologia di intervento, la
Regione ha affidato tramite gara ad
una società specializzata le attività
di individuazione di buone pratiche
per la prima annualità (della quale
già esiste un’analisi), affiancamento
nella rendicontazione della seconda annualità e tutoraggio per la
stessa terza annualità.
Molto ambiziosa è la prima tipologia di intervento prevista dalla terza
annualità, per la quale di recente si
è concluso l’iter burocratico. La Regione punta infatti a mettere in atto
“Progetti di protezione sociale per
aiuto alle vittime della criminalità”,
articolati su base provinciale. In sostanza, ogni Provincia adotta un
suo “Progetto di protezione sociale” attraverso il quale realizza una
serie di interventi rivolti a chi ha su-
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Tabella 9
PROGETTI REALIZZATI DA ORGANISMI E FINANZIATI
DAL SECONDO BANDO DELLA L.R. 11/2004
PROVINCIA
NUMERO
PROGETTI
Napoli
Salerno
Totale
6
2
8
CONTRIBUTO
REGIONALE (EURO)
150.000,00
50.000,00
200.000,00
Fonte: Regione Campania
Tabella 10
PROGETTI REALIZZATI DA ORGANISMI DI SOSTEGNO AL CREDITO
FINANZIATI DAL SECONDO BANDO DELLA L.R. 11/2004
PROVINCIA
NUMERO
PROGETTI
Napoli
Salerno
Totale
3
1
8
CONTRIBUTO
REGIONALE (EURO)
384.316,10
115.683,90
500.000,00
Fonte: Regione Campania
bìto danni da eventi criminosi. A
disposizione di ciascuna Provincia
ci sono fondi di diversa entità, calcolati sulla base dell’indice di delittuosità di ciascun territorio.
Ogni “Progetto di protezione sociale” si avvarrà del contributo di un
referente del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti di criminalità.
Innovativo anche l’approccio del
“Progetto credito etico”, cui la Regione Campania destina in totale
1,3 milioni. Si punta ad assicurare
un sostegno rapido a coloro che, a
seguito di reati subiti come usura
ed estorsione, si trovano in situazioni di forte disagio e vedono peggiorare improvvisamente le loro
condizioni economiche.
Tabella 11
TIPOLOGIA DI INTERVENTI PREVISTA
DALLA TERZA ANNUALITÀ DELLA L.R. 11/2004
INTERVENTO
CONTRIBUTO REGIONALE
(EURO)
Progetti di protezione sociale per aiuto
alle vittime della criminalità (Province)
Progetto credito etico
Progetti di aiuto alle vittime
della criminalità di organismi
Attività di monitoraggio e valutazione
sui progetti finanziati
Dotazione finanziaria complessiva
1.000.000,00
1.300.000,00
500.000,00
200.000,00
3.000.000,00
Fonte: Regione Campania
15
I soggetti più colpiti
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Capitolo III
Il profilo della vittima
in Campania
La storica emergenza sicurezza di una regione complessa
Tra reati comuni e criminalità organizzata
La Campania secondo l’Istat è uno dei territori del Paese contrassegnati dal più alto indice di vittimizzazione.
Numerosi i reati contro la persona e contro il patrimonio. In cinque anni i crimini crescono del 20,2%. L’hinterland di Napoli si conferma ancora una volta la realtà più
problematica.
Prima di analizzare il rapporto tra proprietà individuale (li denungli strumenti legislativi di soste- ciano 5,5 persone su 100 abitanti
gno ed alcune delle più interes- della stessa zona); prima per vitsanti esperienze associative che time di reati violenti (il dato è del
negli ultimi anni si sono eviden- 2,2 su 100); ancora prima con un
ziate in Campania, è utile provare dato record (7,2 su cento) per vita tracciare un profilo della vittima time di reati contro l’individuo.
in quella che è la regione più po- Staccate su tutti i fronti le altre repolosa del Mezzogiorno, facendo gioni meridionali nonostante ce
ricorso a dati attinti dallo studio ne siano alcune, come Sicilia e
Istat su “La sicurezza dei cittadini” Calabria, costantemente interes(anno 2002) e alla ricerca sul ter- sate da gravi fenomeni criminosi.
ritorio realizzata dal Censis nel- Ancora una volta allarmanti risull’ambito delle attività dell’Osser- tano i dati sulle famiglie vittime
vatorio Sicurezza Campania. Se- di reati, forniti ancora una volta
condo l’Istituto nazionale di stati- dall’Istituto nazionale di statistica: «Le regioni
stica, la Campania
con i livelli più
risulta una delle
Campania terza
alti di criminaliregioni a più altà contro le fato indice di vittiin Italia per i reati
miglie - recita
mizzazione in
contro la proprietà
infatti l’indagine
Italia (Cfr. Tab.
individuale
2002 su “La si12).
curezza dei cittaDal quadro tracciato dall’Istat emerge che la dini” - sono il Lazio e la CampaCampania, a livello nazionale, è nia (rispettivamente 22,3 e
terza, dietro Lazio e Liguria, per 22,1%), la Lombardia (20,3%), la
ciò che riguarda i reati contro la Puglia (19,8%), seguita dalla Ligu-
16
ria e dall’Emilia Romagna» (Cfr.
Tab. 13).
La Campania si trova a primeggiare per ciò che riguarda i reati
contro le automobili, mentre occupa la seconda piazza per i reati
contro le abitazioni e quelli contro le famiglie, a testimonianza
della larghissima diffusione sul
territorio regionale di questi pericolosi fenomeni di criminalità comune.
Al fine di meglio comprendere le
dinamiche che negli ultimi anni
hanno caratterizzato il processo
di vittimizzazione sul territorio
campano può a questo punto essere utile analizzare i dati riguardanti l’andamento della criminalità. Secondo il Censis negli ultimi
cinque anni si assiste ad una crescita dei reati denunciati che nella
regione è del 20,2% (dai 190.878
reati del 2001 ai 229.375 del
2006), comunque inferiore all’incremento nazionale che si è attestato sui 28,1 punti percentuali. A
livello provinciale si assiste, contro ogni possibile previsione, ad
una forte crescita della criminalità
nel Beneventano dove, in cinque
anni, i reati commessi sono aumentati del 42,4 per cento. Pericolosi incrementi anche ad Avellino (+36,0%) e Caserta (+35%),
mentre il trend di crescita risulta
meno marcato a Napoli (+18,0%)
I soggetti più colpiti
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Tabella 12
PERSONE DI 14 ANNI E PIÙ CHE HANNO SUBÌTO ALMENO UN REATO
CONTRO LA PROPRIETÀ INDIVIDUALE, ALMENO UN REATO VIOLENTO, ALMENO
UN REATO CONTRO L’INDIVIDUO, NEGLI ULTIMI 12 MESI
REGIONE
ALMENO UN REATO
CONTRO LA PROPRIETÀ
INDIVIDUALE (a)
ALMENO UN
REATO VIOLENTO (b)
ALMENO UN REATO
CONTRO
L’INDIVIDUO (c)
Piemonte
5,0
0,9
5,7
Valle d’Aosta
3,7
0,5
4,1
Lombardia
4,7
1,0
5,5
Trentino Alto Adige
3,0
1,0
3,9
Veneto
4,2
1,0
4,7
Friuli Venezia Giulia
2,4
1,0
3,2
Liguria
5,6
0,7
6,3
Emilia Romagna
5,0
0,8
5,6
Toscana
4,2
0,5
4,7
Umbria
2,9
1,1
3,9
Marche
3,4
0,6
3,9
Lazio
5,8
1,2
6,9
Abruzzo
4,2
0,3
4,5
Molise
2,8
0,5
3,3
Campania
5,5
2,2
7,2
Puglia
4,0
0,7
4,7
Basilicata
2,3
0,6
2,9
Calabria
2,7
0,8
3,4
Sicilia
2,8
0,8
3,5
Sardegna
2,7
0,4
3,1
Italia
4,4
0,9
5,2
(a) Scippo e tentato scippo, borseggio e tentato borseggio, furto e tentato furto di oggetti personali.
(b) Rapina e tentata rapina, aggressione.
(c) Scippo e tentato scippo, borseggio e tentato borseggio, furto e tentato furto di oggetti personali, rapina e tentata rapina,
aggressione.
Dati al 2002 (per 100 persone della stessa zona) - Fonte: Istat
e Salerno, dove si riscontra un +9
per cento (Cfr. Tab. 14).
La specificità del territorio campano, afflitto dalla piaga della camorra, induce quindi a prendere in
esame i dati sui delitti di tipo mafioso che si evidenziano in tutta la
loro drammaticità: nel 2006 in regione sono stati commessi 67 omicidi riconducibili alla criminalità
organizzata, con una crescita (unica tra le quattro regioni maggior-
mente colpite dal
non è difficile
Le denunce
fenomeno) che
comprendere le
nel quinquennio
ragioni del noteper associazione
si attesta sul 17,5
vole
sviluppo
a delinquere
per cento. Le desono cresciute del 26,2% che negli ultimi
nunce per assoanni hanno in
rispetto al 2001
ciazione a delinparticolare avuto,
quere di stampo masul territorio campano,
fioso sono poi incrementate del le forme di associazionismo a so26,2% rispetto al 2001, attestando- stegno delle vittime di reati riconsi a quota 53 (Cfr. Tab. 15).
ducibili alla sfera della criminalità
Se si leggono questi allarmanti dati organizzata.
17
I soggetti più colpiti
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Tabella 13
FAMIGLIE CHE HANNO SUBÌTO ALMENO UN REATO CONTRO LA FAMIGLIA NEGLI ULTIMI 12 MESI
REGIONE
ALMENO UN REATO
CONTRO
L’ABITAZIONE (a)
ALMENO UN REATO
CONTRO
I VEICOLI (b)
ALMENO UN REATO
CONTRO
LA FAMIGLIA (c)
Piemonte
5,9
13,2
17,8
Valle d’Aosta
4,3
9,3
13,1
Lombardia
5,6
16,3
20,3
Trentino Alto Adige
3,9
9,4
12,6
Veneto
6,2
11,7
16,4
Friuli Venezia Giulia
4,1
9,7
13,2
Liguria
5,3
14,6
18,9
Emilia Romagna
5,7
14,7
18,9
Toscana
5,8
14,7
18,8
Umbria
6,7
11,9
16,9
Marche
5,0
12,3
16,3
Lazio
6,9
17,4
22,3
Abruzzo
5,4
11,2
15,0
Molise
5,0
7,8
11,5
Campania
6,5
17,7
22,1
Puglia
5,7
15,5
19,8
Basilicata
4,5
9,2
12,7
Calabria
4,8
10,3
13,8
Sicilia
5,3
12,7
16,4
Sardegna
7,2
12,0
17,9
Italia
5,8
14,3
18,6
(a) Furto di oggetti esterni all’abitazione principale, furto e tentato furto in abitazione principale e secondaria, ingresso abusivo, atti di vandalismo contro l’abitazione.
(b) Furto e tentato furto di veicoli, furto di parti di veicoli, furto di oggetti all’interno dei veicoli, atti di vandalismo contro i veicoli.
(c) Furto di oggetti esterni all’abitazione principale, furto e tentato furto in abitazione principale e secondaria, ingresso abusivo, atti di vandalismo contro l’abitazione, furto e tentato furto di veicoli, furto di parti di veicoli, furto di oggetti all’interno
dei veicoli, atti di vandalismo contro i veicoli.
Dati al 2002 (per 100 persone della stessa zona) - Fonte: Istat
Tabella 14
ANDAMENTO DEI REATI COMMESSI NELLE PROVINCE DELLA CAMPANIA 2001-2006
PROVINCE
Avellino
Benevento
Caserta
Napoli
Salerno
Campania
Sud
Italia
VALORI ASSOLUTI 2001
TOTALE REATI
VALORI ASSOLUTI 2006
8.719
4.845
23.092
122.802
31.420
190.878
655.626
2.163.826
11.860
6.899
31.172
144.853
34.336
229.375
762.313
2.771.490
Fonte: elaborazione Censis su dati Istat e ministero dell’Interno
18
VARIAZIONE %
2001-2006
36,0
42,4
35,0
18,0
9,3
20,2
16,3
28,1
I soggetti più colpiti
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Tabella 15
ANDAMENTO DEI REATI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA IN CAMPANIA, 2001-2006
TIPOLOGIA
VALORI ASSOLUTI 2001
Omicidi di stampo mafioso
Associazione di stampo
mafioso
Estorsioni
Incendi dolosi
TOTALE REATI
VALORI ASSOLUTI 2006
VARIAZIONE %
2001-2006
57
67
17,5
42
476
942
53
1.102
1.552
26,2
131,5
64,8
Fonte: elaborazione Censis su dati ministero dell’Interno
Il 40,5% dei residenti in Campania ha subìto almeno un reato
La sicurezza percepita dalle vittime della microcriminalità
Da uno studio effettuato dal Censis emerge con forza la
domanda di sicurezza che arriva dal territorio regionale. Ampia diffusione dei reati ascrivibili alla sfera della
microcriminalità. Per il 60,5% della popolazione campana la leva sulla quale intervenire è la prevenzione: occorrerebbe maggiore presenza delle forze dell’ordine sulle
strade.
L’indagine condotta sul territorio
dal Censis consente di compiere
un’interessante riflessione su come chi in Campania è stato vittima
di reato percepisce il tema della sicurezza. Per cercare di arrivare ad
una stima attendibile dei reati effettivamente commessi in regione,
Censis ha sottoposto ad un campione di duemila persone un questionario nel quale, tra le altre cose, figuravano domande tese ad
indagare se gli intervistati avessero subìto reato e di che tipo. Sulla
base della risposte fornite risulta
che il 40,5% della popolazione è
stato vittima di almeno un reato
nel corso della propria vita (il
22,5% di uno e il 18,0% di più di
uno): questo dato va però considerato come approssimato per difetto, in quanto può risentire di un
effetto di sottostima determinato
dalla possibilità di aver dimenticato fatti delittuosi, magari di lieve
entità, di cui si è stati vittima molti
anni fa.
Se si circoscrive il quadro di indagine all’ultimo anno, si ottiene che
il 30,3% delle vittime dichiara di
aver subìto l’illecito negli ultimi
dodici mesi (il 24,4% uno e il 5,9%
più di uno). Anche in questo caso
le risposte possono aver subìto
una distorsione, ma per eccesso,
dovuta alla eventualità di aver
considerato come reati anche episodi che non hanno una rilevanza
penale o che sono avvenuti in
precedenza. L’analisi delle risposte in base alle caratteristiche socio-anagrafiche conferma un paradosso che emerge anche da altre indagini di questo tipo realizzate in altre aree del Paese: le persone che si percepiscono come
più fragili e che hanno più paura
della criminalità (le donne e gli
anziani), forse perché sono quelle
che adottano stili di vita meno
esposti al rischio criminalità, sono
quelle che meno di frequente risultano vittima di eventi criminosi,
e questo dato è evidente soprattutto in relazione all’età.
Infatti, nell’ultimo anno le vittime
risultano essere per il 50% uomini
e per il 50% donne; mentre, se se
si considera l’età, i più colpiti risultano gli individui di età intermedia (tra i 30 ed i 64 anni), seguiti dai giovani che hanno meno di
29 anni e, solo all’ultimo posto,
dagli anziani (Cfr. Tab. 16). La percentuale elevata di giovani vittime
non può non richiamare le preoccupazioni sul dilagare della tossicodipendenza, sulla crescita della
microcriminalità e del disagio sociale, sull’aumento dell’alcolismo.
La stessa indagine del Censis risulta quanto mai utile per comprendere la diffusione in Campania delle diverse azioni criminose.
Al primo posto, tra i reati che gli
intervistati dichiarano di aver subìto vi sono i borseggi e gli scippi,
segnalati dal 25,2% delle vittime,
seguono i furti in casa, denunciati
19
I soggetti più colpiti
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Tabella 16
VITTIME DI REATO NELL’ULTIMO ANNO, PER SESSO ED ETÀ (VAL. %)
GENERE
%
Maschi
50,0
Femmine
50,0
Totale
100,0
ETÀ
18-29 anni
22,0
30-44 anni
32,5
45-64 anni
30,1
Oltre 65 anni
15,4
Totale
100,00
Fonte: indagine Censis 2007
Tabella 17
ULTIMO REATO SUBÌTO DAGLI INTERVISTATI
REATO
% DI INTERVISTATI
CHE LO HANNO SUBÌTO
Borseggio scippo
Furto in casa
Furto di autoveicolo
Rapina
Furto di moto/ciclomotore
Minacce, aggressione, violenza
Truffa
Molestia sessuale
Estorsione
Ingiuria e diffamazione
25,2
23,1
16,0
13,5
7,1
5,6
2,6
1,4
0,9
0,4
Fonte: indagine Censis-Adacta per Osservatorio Sicurezza Campania
dal 23,1% di coloro che hanno su- media edittale prevista dal Codice
bìto un reato. Al terzo posto, nel- penale. I primi posti della graduala graduatoria dei reati più fre- toria sono occupati da reati che
quenti, si trova il
per lo più avvenfurto di autoveigono all’interno
coli (16,0% delle
delle mura doNell’ultimo anno
risposte) e al
mestiche e che
il 37% dei giovani
quarto la rapina
hanno come vitè stato vittima
(Cfr. Tab. 17).
time soggetti indi un reato
Accanto al dato
difesi, donne, o,
sui reati di cuisi è
più spesso, bamvittima con maggiore frequenza è bini: la pedofilia, e poi la violenza
interessante analizzare quali sono sessuale e i maltrattamenti in fai reati che la gente giudica più miglia. Al quarto posto lo sfruttagravi, a prescindere dalla pena mento della prostituzione, un rea-
20
to che, invece, ha sempre più di
frequente come teatro la pubblica
via, ma che comunque vede coinvolte in qualità di vittime donne,
sempre più spesso straniere, e
che in molti casi presuppone l’esistenza di un’organizzazione che
gestisce gli arrivi e i traffici. Seguono quattro reati riconducibili,
più o meno direttamente, alle attività della criminalità organizzata:
lo spaccio di droga, problema che
è particolarmente sentito nella regione; l’usura, che è ormai diventato un canale di approvvigionamento della camorra che si affianca a quelli tradizionali; le rapine,
che vedono coesistere sulla scena
del crimine appartenenti alle organizzazioni criminali, delinquenti abituali, tossicodipendenti, e le
estorsioni, illecito tipico della criminalità organizzata, attraverso il
quale la camorra esercita il controllo del territorio e si garantisce
entrate consistenti.
Meno importanti risultano tutti i
reati di criminalità comune, che
sono, invece, quelli di cui è più facile rimanere vittima e che determinano gran parte delle preoccupazioni presenti all’interno del
corpo sociale. Cosi come sono
percepiti come poco gravi i reati
che non toccano direttamente né
la persona né il patrimonio, ma
che invece danneggiano gravemente il contesto della Regione
condizionandone la vivibilità,
quali i reati contro l’ambiente, al
tredicesimo posto, e i danneggiamenti al patrimonio artistico, collocati in ultima posizione (Cfr.
Tab. 18).
Gli stessi intervistati, per finire,
credono che il modo più efficace
per contrastare la criminalità sia
da ricercarsi in un maggiore controllo del territorio, da perseguirsi
attraverso una più consistente
presenza delle Forze dell’ordine
(60,5% delle risposte), l’aumento
delle zone sottoposte a videosorveglianza (31,1%), la diffusione
I soggetti più colpiti
del poliziotto di quartiere, indicata dal 30,9% del campione (Cfr.
Tab. 19).
Del resto è questa la direzione
verso cui si muovono le progettualità che impiegano più risorse
e che si stanno realizzando nella
Regione, dal Patto per la sicurezza di Napoli, al Por Campania, al
Pon Sicurezza, ad alcuni dei progetti finanziati dalla Regione attraverso le normative regionali.
Meno importanti sembrerebbero
essere considerate le iniziative di
prevenzione e di reinclusione sociale che costituiscono “l’altra
faccia” della sicurezza, quella a
più diretto coinvolgimento degli
Enti locali, e che garantirebbero
risultati forse di maggiore impatto, ma nel medio-lungo periodo:
tuttavia un non trascurabile
26,2% di campani individua nella
costituzione di un maggior numero di spazi di socializzazione e
di aggregazione per i giovani la
ricetta per contrastare la criminalità. Importanti, ma meno essenziali, anche altri interventi che influirebbero sulla morfologia dei
centri abitati come una maggiore
illuminazione (necessaria per
sconfiggere la criminalità per il
23,7% del campione), più aree di
verde pubblico attrezzate (indicate dall’8,1%), negozi aperti fino
a tardi la sera, che il 7,5% del
campione percepisce come elemento che può scoraggiare la criminalità.
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
Tabella 18
GRADUATORIA DEI REATI PER GRAVITÀ,
SECONDO LA PERCEZIONE DEGLI INTERVISTATI
Pedofilia
Violenze/molestie sessuali
Maltrattamenti in famiglia
Sfruttamento della prostituzione
Spaccio di sostanze stupefacenti
Usura
Rapina
Estorsione
Furto in appartamento
Traffico d’armi
Scippo/borseggio
Furto di veicolo
Reati contro l’ambiente
Danneggiamenti al patrimonio artistico
Fonte: indagine Censis-Adacta per Osservatorio Sicurezza Campania
Tabella 19
INIZIATIVE CHE FAREBBERO SENTIRE PIÙ SICURI
GLI INTERVISTATI (VAL. %)
INIZIATIVA
Più forze dell’ordine per le strade
Telecamere collegate alla Questura nelle zone
più pericolose
Maggiore presenza del poliziotto di quartiere
Più spazi di socializzazione/aggregazione
per i giovani
Più illuminazione
Possibilità di essere accompagnati alla banca/posta
Più aree di verde pubblico attrezzate
Negozi aperti fino a tardi
% DI INTERVISTATI
CHE LO CITANO
60,5
31,1
30,9
26,2
23,7
9,6
8,1
7,5
Fonte: indagine Censis-Adacta per Osservatorio Sicurezza Campania
21
La Fondazione Polis
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
Capitolo 1V
Il futuro della Legge 11/2004
Le nuove sfide che si aprono in Campania secondo gli operatori
Tre Forum sugli strumenti regionali di sostegno alle vittime
Attraverso la formula del Forum, un confronto tra la
struttura della Regione Campania che si occupa di sostegno a chi ha subìto reato ed alcune delle principali
esperienze associative operanti nel settore. Sotto la lente punti di forza e criticità di un provvedimento legislativo che per molti aspetti è unico a livello nazionale.
L’ultimo capitolo della guida è dedicato alle nuove prospettive che
in Campania si aprono in materia
di sostegno alle vittime ed in particolare al futuro della Legge regionale 11/2004, strumento legislati-
vo che in questi anni ha specificatamente affrontato il delicatissimo
tema. Al fine di cogliere il punto di
vista della struttura operativa della
Regione Campania e al tempo
stesso quello di alcuni tra i più ri-
levanti soggetti associativi che con
la Legge 11/2004 hanno direttamente operato, abbiamo organizzato tre Forum che sono serviti a
mettere in risalto punti di forza e
criticità del provvedimento giunto
alla terza annualità. Al primo Forum hanno partecipato dirigenti e
funzionari dell’Ente di Palazzo
Santa Lucia, al secondo rappresentanti del Coordinamento campano
delle vittime innocenti di reato e al
terzo realtà associative che si occupano di contrasto ai reati di usura ed estorsione.
Nasce un soggetto per rendere più rapidi ed efficaci gli interventi
Forum I. La Fondazione Polis
come compimento della Legge 11/2004
I dirigenti della Regione Campania Enrico Tedesco,
Adele Mascolo e Clementina Quinterno illustrano lo
spirito che ha portato alla nascita dell’ambizioso strumento legislativo e fanno il punto sulle strategie che
nell’immediato futuro dovrebbero consentire di superare le criticità finora emerse. All’orizzonte ora c’è una
speciale fondazione.
Il primo Forum ha visto coinvolti
Enrico Tedesco, dirigente del settore rapporti con Province, Co-
22
muni, Comunità montane, Consorzi delega e subdelega Coreco,
Adele Mascolo, dirigente del ser-
vizio Coordinamento amministrativo polizia locale, beni confiscati ed azioni in favore delle vittime
di criminalità, e Clementina
Quinterno, dirigente del servizio
di sostegno agli Enti locali per la
realizzazione di progetti di sicurezza urbana integrata della Regione Campania. Ai tre dirigenti
dell’Ente di Palazzo Santa Lucia
sono stati posti quesiti riguardanti l’esito delle prime tre annualità
e nuove prospettive di azione
La Fondazione Polis
della Legge 11/2004. Tra i dati
più interessanti si segnalano l’istituzione della Fondazione Polis che, tra le altre cose, «assicurerà
assistenza psicologica, legale e,
laddove necessario, anche economica e fiscale» alle vittime di
reato -, ed il prossimo varo di un
Testo unico che riunisca tutti i
provvedimenti legislativi regionali in tema di sicurezza. Di seguito riportiamo integralmente il
testo del Forum.
Qual è lo spirito che ha portato alla nascita della Legge regionale 11/2004?
La legge 11 è, solo in ordine cronologico, l’ultimo degli interventi
legislativi che la Regione Campania a partire dall’anno 2000 - con
la prima Giunta Bassolino - realizza in tema di sicurezza. All’interno dell’Amministrazione regionale fu prevista una delega specifica
riguardante le tematiche di sicurezza urbana, al tempo assunta da
Maria Fortuna Incostante che oltre a svolgere l’attività di assessore regionale rivestì anche l’incarico di presidente del Forum italiano della sicurezza urbana, associazione di città, Province e Regioni dedicata a questi delicati temi. Ci troviamo nel periodo della
riforma del Titolo Quinto della
Costituzione per cui si tende a
sottolineare la centralità delle
Amministrazioni locali anche in
fatto di sicurezza urbana. È evidente che in un panorama politico molto complesso quale è quello italiano le scelte compiute dalle varie amministrazioni si collocano con modalità profondamente diverse. Sono gli anni in cui si
matura la Legge della Regione Sicilia per le vittime della mafia,
gravata da un giudizio di illegittimità costituzionale. Sono gli anni
in cui in Regione Lombardia il
presidente Roberto Formigoni costituisce un fondo ad hoc e provvede alla stipula di una specifica
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
polizza assicurativa a sostegno
dei cittadini residenti nel territorio regionale, vittime di atti criminali, al fine di garantire loro ed ai
loro familiari adeguata assistenza
economica. In quegli stessi anni
la Regione Campania attraverso
un complesso processo di concertazione che vede coinvolti i familiari delle vittime, di cui si ascoltano le esigenze più profonde, arriva alla redazione di questa legge
per affrontare due temi molto forti: da una parte il sostegno alle
vittime, dall’altra il contrasto ai fenomeni dell’usura e dell’estorsione, vero e proprio “portafoglio”
della criminalità organizzata. Nelle consultazioni furono coinvolti i
familiari delle vittime, potenziali
beneficiari delle misure che la
Legge avrebbe introdotto, ma anche i possibili “intermediari” del
beneficio come associazioni, Comuni e Province. In un territorio
come il nostro, fortemente funestato da episodi criminosi di complessa interpretazione, non era affatto facile pensare ai servizi di
aiuto alle vittime della criminalità.
Dal mettere insieme le esperienze
vissute con l’analisi delle forme di
tutela previste dalla legislazione
nazionale si è cercato di comprendere quali sarebbero stati gli
spazi che l’Ente Regione avrebbe
dovuto occupare.
La Legge nasce con la forte spinta
di quello che qualche anno più
tardi sarebbe stato un tavolo permanente dei familiari delle vittime
e che all’epoca era in corso di costituzione. Il primo ambito di azione cui la Giunta Bassolino si rivolse fu quello più chiaramente individuabile delle politiche sociali. Si
pensò ad attività di affiancamento,
accompagnamento e sostegno per
recuperare alla normalità cittadini
cui la normalità era stata sottratta
con la violenza.
Come si integra la Legge regionale 11/2004 nel panorama le-
gislativo nazionale sul sostegno alla vittime?
Il percorso che le leggi nazionali
prevedono nell’attivazione del
sostegno alle vittime della criminalità per ovvi motivi è quanto
mai articolato ed oneroso per la
vittima stessa: lungo e tortuoso è
infatti il cammino che solo attraverso il riconoscimento dello status di vittima conduce all’accesso
alle provvidenze statali. La Regione Campania non poteva pensare
di sostituirsi allo Stato prevenendone l’intervento o di contrapporsi ad esso in termini di concorrenza. Con la Legge 11 la Regione ha immaginato di costruire
un percorso che potesse accompagnare la vittima all’acquisizione del beneficio previsto dalla legislazione nazionale, attraverso
una serie di servizi che si caratterizzassero a seconda della tipologia dell’ente che interveniva sul
caso. Abbiamo immaginato che
da parte delle Province potesse
esserci un ruolo di coordinamento e messa in rete delle iniziative
attivate a livello territoriale. In capo alle Province dovevano essere
realizzate le più significative e sperienze di educazione all’uso
responsabile del denaro ed in capo ai Comuni, nell’immediatezza
del reato, le più efficaci attivazioni di servizi quali l’assistenza psicologica, legale e, se occorrente,
anche quella materiale. Infatti,
abbiamo anche previsto la possibilità che i Comuni si dotassero di
fondi, da destinare ai familiari
delle vittime, per sostenere le
spese di prima necessità, nell’immediatezza dell’evento. Però, tra
tutti i progetti sostenuti nei primi
due anni di operatività della Legge non ci risulta che alcun Ente
comunale abbia utilizzato questo
specifico fondo per il sostegno
alle vittime.
La Regione Campania si propone
insomma di agire in continuità, in
compensazione ed in dialettica con
23
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
il quadro legislativo nazionale. C’è prevenzione). Sotto il profilo conla precisa volontà di non compiere tabile, le rendicontazioni non si sodistinzioni, sul piano degli inter- no ancora chiuse del tutto: siamo a
venti, tra le vittime della criminalità metà del percorso per poter fare
organizzata e quelle della criminali- delle valutazioni su costi e benefici. Abbiamo però
tà comune che sogià fatto sulla prino ai margini delma annualità un
le misure nazioLa Legge nasce
lavoro di analisi
nali di sostegno.
da una concertazione
molto dettagliaQuando in Italia
con familiari di
to, passando in
c’erano amminivittime e associazioni
rassegna le aziostratori che si poni che sul territonevano l’obiettivo
di “monetizzare” il danno subìto, la rio sono state messe in piedi e cerCampania ha provato ad ipotizzare cando di individuare quelle che ci
un cammino di reinserimento uma- sono sembrate più robuste e quelno, sociale della vittima. L’Ente ha le che ci sono apparse più fragili.
elaborato misure di accudimento e Abbiamo verificato che tutti gli in“presa in carico” di cui le vittime di terventi dei Comuni hanno funzioreato del nostro territorio denun- nato come normalmente operano i
ciavano l’assenza. Nel panorama servizi sociali, attraverso l’apertura
legislativo nazionale non esistono di sportelli che a domanda corrialtre esperienze dotate della speci- spondessero un servizio. Ad onor
del vero, questa formula non si è
ficità della Legge 11/2004.
rivelata vincente, dal momento che
Quali sono le criticità che si rischia di avere un costo troppo alsono evidenziate in questi pri- to rispetto ai risultati che consemi anni di applicazione della gue. E non perché sia errata la
composizione professionale degli
Legge 11?
Essendo questo strumento legisla- staff utilizzati negli sportelli, ma
tivo nato in tempi recenti, fino a perché le competenze dei profesquesto momento si può parlare sionisti in questione devono andasoltanto di carattere sperimentale re incontro al bisogno e non limidella sua applicazione. È assoluta- tarsi ad aspettare la domanda. È camente troppo presto per tracciare pitato poi che sportelli dedicati ad
un bilancio troppo dettagliato dei usura ed estorsione fossero dislorisultati conseguiti dalla misura. È cati all’interno delle sedi della polialtrettanto vero, però, che la Leg- zia locale: ciò ne minava l’efficacia,
ge 11 si è trovata a rispondere a perché le vittime di prestito illegabisogni che, più che espressi, so- le o racket hanno evidentemente
no “urlati”. Per cui la necessità di difficoltà a farsi vedere pubblicaformulare risposte che riuscissero mente mentre entrano in un cocongruamente a corrispondere a mando di polizia. D’altra parte, va
quelle “urla” che provenivano dal sottolineato che le Amministrazioterritorio forse ha spinto a orienta- ni locali della Campania per la prire gli interventi in una direzione ma volta si trovavano a confrontarnon proprio omogenea rispetto si con temi così specialistici, scontando, molto spesso, una scarsa
all’avvio dell’esperienza.
Oggi siamo giunti alla fine del pri- esperienza di settore.
mo anno di esercizio della Legge Quando si tratta di intervenire su
11 che ha visto interventi in capo questi ambiti, siamo tutti un po’
ad amministrazioni locali (Comuni “apprendisti stregoni”. Si va
e Province) e ad organismi (asso- avanti per tentativi ma è del tutto
ciazioni specializzate nell’attività di evidente che bisogna qualificare
24
La Fondazione Polis
la nostra opera, perché in Campania la domanda c’è ed è quantitativamente e qualitativamente
più ampia che nel resto d’Italia:
per comprenderlo è sufficiente
leggere le statistiche di delittuosità. In tutto il panorama normativo
della nostra regione esiste ad
ogni modo un protagonista molto
forte che è la città, intesa come
istituzione più prossima al cittadino. Anche se non sempre le risposte dei Comuni sono state all’altezza delle aspettative, l’orientamento di fondo della Legge resta invariato. L’operato degli Enti
locali deve essere piuttosto sostenuto affinché migliori e, di conseguenza, migliorino i servizi offerti al cittadino vittima di reato.
Come hanno risposto i soggetti che beneficiano della Legge
regionale 11/2004?
Per certi versi hanno risposto in
maniera egregia. Il primo anno,
per esempio, c’è stata una vera e
propria dialettica che ha coinvolto
da un lato la Regione, dall’altro Comuni ed organismi interessati dai
benefici della Legge. Gli Enti in
questione hanno risposto fondamentalmente bene, interpretando
le varie tipologie di servizio che lo
strumento legislativo dava la possibilità di attivare. Tuttavia va ulteriormente rimarcato che il tema dei
servizi a sportello è di criticità, il tema del protagonismo degli Enti locali va tenuto sotto controllo e soprattutto bisogna intervenire per
essere in grado di fornire una risposta qualificata, immediata e
non episodica alle vittime di reato.
La Legge 11 ha indubbiamente
arricchito il territorio Campano
per quanto riguarda i servizi di
sostegno alle vittime, consentendo ad una pluralità di organismi
di strutturarsi meglio a vantaggio
dell’utenza. L’ultima annualità
della Legge, per esempio, ha visto l’assegnazione di finanziamenti a ben 24 progetti formulati
La Fondazione Polis
dagli organismi che operano sui
temi della prevenzione: ciascuno
di questi Enti si rivela un’antenna
sensibilissima in grado di registrare le problematiche e le istanze del territorio coniugando le risposte attraverso il modello di sostegno strutturato dalla Regione.
Quali sono le esperienze finanziate che sono risultate
più efficaci?
Oltre a questi casi appena citati,
vanno segnalate tutte le attività di
educazione alla legalità rivolte ai
ragazzi che sono passate attraverso
la sensibilizzazione all’uso responsabile del denaro. Si tratta di progetti che spesso hanno avuto al
centro l’azione di contrasto ad usura ed estorsione anche attraverso la
proposta di efficaci modelli comportamentali alternativi quali, per
esempio, le esperienze che hanno
avvicinato l’universo giovanile al
commercio equo e solidale che
comporta un approccio alternativo
al commercio convenzionale, offrendo uno strumento a disposizione di tutti per difendere e promuovere i diritti economici e sociali,
orientato al cambiamento dei meccanismi di un modello economico
che antepone il profitto ai diritti
fondamentali degli esseri umani.
Per quanto riguarda invece la “vittimizzazione” in senso stretto, si è
rivelato efficace il recupero della
memoria non come semplice esercizio di retorica, ma come diffusione della conoscenza delle storie
delle vittime della criminalità. Queste iniziative hanno messo in rete
molte scuole i cui alunni hanno
davvero avuto la possibilità di fare
pratica di cittadinanza attiva.
L’impostazione di fondo della
terza annualità risulta molto
diversa da quella delle prime
due. Come si spiegano i cambiamenti intervenuti?
Le strutture regionali che si sono
occupate dell’attuazione degli in-
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
terventi in materia di “Sicurezza che purtroppo può essere considelle città”, e quindi anche della derato “vittima più degli altri”. PurLegge 11, hanno impostato il pro- troppo ci sono alcune persone che
prio lavoro alla necessità di ac- siccome non ricevono attenzione
compagnare gli interventi, che via dall’opinione pubblica, rischiano
via si sono realizzati, pur nella di non ricevere neanche l’attenzioconsiderazione della sperimenta- ne del circuito dei servizi di sostelità dei servizi attivati, anche attra- gno. È su questi casi che bisogna
verso azioni di valutazione parte- sforzarsi di intervenire rapidamencipata, con l’obiettivo di registrare te, affinché nessuno sia lasciato
l’esistente, rilevare le criticità, solo.
porre tempestivamente i correttivi
adeguati. Modalità di lavoro quin- È prossima al varo la Fondadi fortemente orientata a miglio- zione Polis. In che direzione
rare, qualificandole, le risposte andrà ad operare?
che i servizi offrivano al territorio. Occorre innanzitutto precisare mePur nella consapevolezza della glio la natura di questo Ente. “Pobontà di alcune esperienze singo- lis” sta per città, a testimonianza
le, la necessità di poter immedia- della volontà di valorizzare il ruolo
tamente compensare quegli spazi dei Comuni quali primi attori delle
attività di sosteche ci sembravagno. Ma “Polis” è
no non avere
È presto per
anche l’acroniuno sbocco immo di “Politiche
mediato di effitracciare un bilancio
cacia ha spinto
dettagliato dei risultati integrate di sicurezza”, perché le
la struttura reconseguiti
iniziative messe
gionale a proin campo dalle citgrammare interventi che conservassero la tipolo- tà al tempo stesso devono essere
gia dei primi anni di attuazione integrate da forze che concorrano
ma elevassero il piano di applica- a qualificarle. La Fondazione è un
zione sotto il profilo strettamente tentativo di risposta alle criticità
istituzionale. La presenza di servi- che si sono evidenziate nelle prizi sviluppati territorialmente a me tre annualità di azione della
macchia di leopardo, l’elevata in- Legge 11. Questo nuovo soggetto
cidenza dei costi generali di ge- dovrà occupare uno spazio che fistione delle strutture attivate, la no a questo momento è rimasto
non omogeneità dei servizi resi vuoto, sostenendo le iniziative a
alle vittime ci hanno indotto a ri- favore delle vittime di criminalità.
modulare l’ambito di realizzazio- A dare inizio al cammino della
ne dei progetti affidandone la ti- Fondazione è stata un’apposita
tolarità alle strutture provinciali, delibera della Giunta Bassolino,
così da conseguire una copertura proposta dell’assessore alla Sicutotale del territorio e nel contem- rezza. Terminato il suo iter ammipo una forte contrazione dei costi nistrativo, Polis sarà immediatadi gestione a tutto vantaggio delle mente funzionante. Davanti ad un
atto criminoso c’è bisogno di un
azioni di sostegno.
immediato intervento da parte
Esistono tipologie di vittime delle istituzioni. La Fondazione
cui bisognerebbe guardare Polis, dotata di un proprio patricon maggiore attenzione, ma- monio, assicurerà così assistenza
gari con misure specifiche, in psicologica, legale e, laddove necessario, anche economica e fifuturo?
Sul nostro territorio c’è qualcuno scale.
25
La Fondazione Polis
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
La vittima, grazie alla Fondazio- zioni di pubblico e privato.
ne Polis, potrà contare sulla Coinvolgeremo gli organismi che
tempestività
dell’intervento. finora hanno collaborato con la
L’immediatezza dell’evento di Regione per la Legge 11 nella cosolito cozza con le regole della stituzione di un team che dovrà
pubblica amministrazione. Af- soccorrere immediatamente la vitfinché si compia per intero l’iter tima del reato violento e “adottarche porta al riconoscimento del- la” con continuità progettuale. Salo status di vittima e, successiva- rà poi importante catalogare i casi
mente, alle attività di presa in che in questi anni sono stati più o
carico da parte dell’istituzione, meno accuditi per cercare di riese tutto va bene
quilibrare e di sapassano troppi
nare una serie di
La vittima grazie
mesi, ed a quel
vuoti che magari
a Polis potrà contare
punto il famisi sono venuti a
su interventi
liare superstite
generare. In ultiè già abbandomo
dovremo
tempestivi
nato. La Fondascovare tutti i cazione deve invesi che non sono
ce operare con la tempestività mai stati “catalogati” e che pertanpropria degli strumenti del dirit- to non hanno beneficiato del soto privato, nel campo pubblico stegno istituzionale.
dell’attivazione dei servizi di La Fondazione dovrà trovare un
aiuto. Polis sarà una fondazione partenariato forte nelle espressioni
della Regione Campania, non associative dei familiari delle vittipartecipata da privati bensì da me che in Campania si sono riuniti
altri Enti locali come le Province in un Coordinamento, esperienza
e i Comuni che intenderanno unica nel suo genere a livello nazioaderirvi. In quanto soggetto giu- nale.
ridico, sarà ente “terzo” rispetto
alla stessa Regione e potrà bene- Quali sono gli interlocutori
ficiare in autonomia delle elargi- più interessanti che in questi
anni si sono confrontati con la
Legge 11?
Sicuramente lo stesso Coordinamento campano delle vittime rappresenta un interlocutore d’eccezione.
Molto significativa, per esempio,
si è rivelata l’esperienza degli incontri con vittime e familiari di
vittime che ha portato alla stesura
del testo della Legge 11. Abbiamo
avuto modo di confrontarci con
vicende diverse ma ciascuna a
suo modo significativa. Il confronto ha fatto sì che questo strumento legislativo si proponesse
in un certo senso come vera e
propria espressione dei bisogni
denunciati da chi il reato lo ha subìto.
Quale futuro per la Legge 11?
Il futuro, dopo questi anni pionieristici che hanno consentito di
evidenziare criticità e virtù della
Legge 11, è probabilmente un
Testo unico che confermerà tutti
gli strumenti legislativi messi in
campo dalla Regione Campania
in fatto di politiche integrate di
sicurezza esaltandone i punti di
forza.
Il Coordinamento campano delle vittime: «Maggiore concertazione»
Forum II. Tempi certi per rendere più efficace
una legge innovativa
Secondo l’Ente che riunisce le associazioni regionali
di sostegno a chi ha subìto reato è necessario affrontare i problemi della «lentezza della pubblica amministrazione» e favorire la «concertazione tra Regione, Province e Comuni». Alla domanda di efficienza
che arriva dal territorio può rispondere la Fondazione Polis.
Protagonista del secondo Forum
è il Coordinamento campano delle vittime innocenti della crimina-
26
lità, “luogo di sintesi” dal 2007
delle più importanti esperienze
associative esistenti in regione.
Hanno partecipato ai lavori il presidente dello stesso coordinamento Lorenzo Clemente, insieme con Paolo Siani, Annamaria
Torre, Luca Vitale, Alfredo Avella
e Marco Scherillo. Il tavolo di discussione articolato sempre con
la formula della domanda aperta,
partendo da un momento di condivisione dell’esperienza di vittima di ciascuno, ha concentrato
l’attenzione sui punti critici della
Legge 11/2004 che comunque è
Parola alle associazioni
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
apparsa «il primo tentativo in Italia di fornire sostegno, sullo stesso piano, alle vittime della criminalità organizzata e a quelle della
criminalità comune». Uno strumento legislativo dall’indiscutibile carattere innovativo che però
nelle prime tre annualità ha scontato «la lentezza della pubblica
amministrazione e la difficile
concertazione tra la Regione da
un lato, le Province ed i Comuni
dall’altro». Contributo per conferire nuova vitalità dalla Legge regionale può arrivare ora dalla
Fondazione Polis, intesa come
quel soggetto capace finalmente
di offrire in tempi certi i servizi di
sostegno alle vittime.
mo dare un segnale forte a livello
nazionale sul piano delle iniziative rivolte al sostegno delle vittime della criminalità».
Ci racconta la sua esperienza
di vittima della criminalità?
Lorenzo Clemente: «Sono il
marito di Silvia Ruotolo, una
donna, una madre che l’11 giugno del ’97, tornando a casa, è
stata attinta in uno scontro a fuoco tra due clan camorristici della
zona del Vomero e in presenza
dei due miei figli è morta. Da
quel giorno, anche grazie ai miei
due stessi figli, Francesco e Alessandra, la mia vita ha avuto dei
motivi in più per andare avanti.
Ricordo spesso che la difficoltà
di quel terribile giorno stava nel
rispondere ai perché che i ragazzi mi ponevano. Ora faccio parte
del Coordinamento di vittime innocenti costituito all’inizio del
2007. Sono il presidente. Più che
altro cerco di coordinare le attività realizzate nell’ambito di questa
esperienza nell’ambito della quale ho conosciuto molte altre vittime della criminalità. Per noi è
importante non dimenticare. E
non dimenticare significa far sì
che la vita dei nostri familiari
continui con i nostri gesti e le nostre attività».
Annamaria Torre: «Sono la figlia di Marcello Torre. Papà fu assassinato l’11 dicembre del 1980
dalla Nuova camorra organizzata
di Raffaele Cutolo. La sentenza
l’abbiamo avuta solo nel 2001. In
quell’occasione è stato finalmente possibile portare alla luce le responsabilità della cosiddetta “zona grigia” di interesse politico camorristico nella triste vicenda che
ci ha cambiato la vita: papà era
avvocato e sindaco di Pagani, ma
soprattutto un uomo che dava fastidio, una persona per bene che
stava al di sopra delle parti. Per
questo ha pagato con la vita. Oggi faccio parte del Coordinamento campano delle vittime innocenti della criminalità affinché ciò
che è successo a me possa non
accadere più. Non è un caso se
nel nostro statuto associativo
chiediamo con grande fermezza
per le vittime innocenti della criminalità assistenza psicologica e
legale, diritti purtroppo meno garantiti di quelli dei collaboratori
di giustizia. La nostra esperienza
nasce dopo quella di Contromafie, dal momento che intendeva-
Paolo Siani: «Mio fratello Giancarlo era un giornalista del “Mattino” non ancora assunto che a 26
anni è stato ucciso da sicari della
camorra. Era un ragazzo che
amava il suo mestiere. Lo faceva
con grande entusiasmo: ha prodotto più di mille articoli, scrivendo di tutto. E ovviamente nella
Napoli tra l’83 e l’85 gli argomenti più ricorrenti erano quelli di camorra. Ha scritto molto, forse
troppo, e una sera di 22 anni fa fu
fatto fuori».
Luca Vitale: «Sono il figlio di
Vincenzo Vitale, un commerciante di Pimonte che il 6 dicembre del ’93 fu attinto da colpi di
arma da fuoco alle gambe ed in
seguito a complicazioni morì
quattro giorno dopo, a Napoli.
La nostra vita è cambiata moltissimo. Perdere mio padre quando avevo appena 16 anni è stato
un evento traumatico non solo
per me ma anche per mia madre, che si è vista privare di un
sostegno importantissimo all’età
di appena 54 anni, e per mio fratello che dovette abbandonare
alcune sue ambizioni, quale
quella di entrare in magistratura,
e pensare alla famiglia. Io continuai i miei studi. La mia esperienza universitaria è stata diversa da quella dei miei colleghi,
perché c’era maggiore attenzione e la voglia di conseguire la
laurea nel minor tempo possibile per poter dare anch’io un
contributo. Siamo stati molto
aiutati dagli zii che ci hanno dato un sostegno materiale e soprattutto morale indispensabile
per continuare con le nostre attività ed i nostri sogni. Perdere un
padre nel giro di quattro giorni
nell’ambito di un evento in un
certo senso evitabile - siccome
papà non aveva fatto altro che
partecipare ad un’asta pubblica ci è sembrato veramente un fatto incredibile e tuttora difficile
da superare».
Alfredo Avella: «Mio figlio Paolino il 5 aprile del 2003 per resistere al tentativo di rapina del suo
motorino, a seguito di una colluttazione tra motocicli in movimento, cadde e perse la vita. I fatti accaddero a San Sebastiano al Vesuvio, all’uscita del liceo scientifico
frequentato da Paolino. Nell’immediato ci fu una grossa reazione
di tutta la comunità scolastica ed
in me nacque l’esigenza di creare
l’associazione, intitolata a Paolino
Avella, che dalla fine del 2003
opera in campo sociale. Mi rendevo e mi rendo tuttora conto che la
reazione della società civile di
27
Parola alle associazioni
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
fronte a questi fatti non può fermarsi. Da qui la scelta di contribuire alla nascita del Coordinamento campano delle vittime innocenti della criminalità. Il nome
lungo dell’associazione è voluto:
ha il compito di dare delle precise
indicazioni. Abbiamo l’esigenza di
dimostrare a tutti che rappresentiamo quella parte di società colpita che non si è fermata ma, anzi,
reagisce. Non bisogna pensare
che abbiamo messo su un’agenzia
di assistenza ai familiari. Questo tipo di impegno figura ai primi posti della nostra attività ma non la
esaurisce. Noi intendiamo, con i
nostri particolarissimi mezzi, partecipare alla lotta alla criminalità».
Che tipo di risposta la Regione Campania in questi anni
ha fornito alle purtroppo numerose vittime di criminalità
del suo territorio?
Lorenzo Clemente: «Il tema
dell’accudimento alle vittime, di
per sé estremamente complesso,
risulta ancora più problematico
in un territorio come quello campano. È difficile individuare le
vittime, basti pensare solo al fatto che in regione si registrano
percentuali bassissime di costituzione di parte civile nei processi
contro la criminalità organizzata.
Non tutte le vittime ricevono poi
gli stessi trattamenti dalle istituzioni. Il processo per i fatti relatiMarco Scherillo: «Sono il fratel- vi all’assassinio di mia moglie ha
lo di Dario Scherillo ammazzato seguito un iter rapidissimo che,
il 6 dicembre del 2004 durante la purtroppo, costituisce nel panoguerra di camorra tra i Di Lauro e rama regionale e nazionale una
gli scissionisti. Mio fratello ha vera e propria anomalia: è iniziaavuto la sfortuna di trovarsi nel to nel ’98, ad un anno di distanza
posto sbagliato nel momento dall’omicidio, e la prima sentensbagliato. È stato scambiato per za si è avuta nel 2001 ed è passaun pusher della zona perché il ta in giudicato nel 2002. Non si
fato ha voluto che Dario avesse erano mai verificate, in preceun motorino uguale o simile a denza, circostanze simili. Ri cordo che il boss
quello della perGiovanni Alfasona che doveIl tema
no, il cui potere
va essere uccidell’accudimento
criminale fu ansa. Quella sera
alle vittime
nientato da quelse n’è andato
in Campania è ancora
lo stesso proun pezzo di noi.
più complesso
cedimento giuDa allora tutto
diziario, parlando
non ha più senso.
Non c’è giorno in cui non pen- del caso di mia moglie, disse:
siamo a lui. Non c’è sera nella “Tutto questo clamore perché era
quale, prima di addormentarci, la cugina di un giornalista”. Non
non rivolgiamo a lui il nostro aveva tutti i torti. Le istituzioni
pensiero. Mio fratello era un ra- dovrebbero invece fare in modo
gazzo semplice. Lavorava ed che certi diritti fossero assicurati a
aveva realizzato il suo sogno: tutti i cittadini. Giustizia dovuta e
aprire una scuola guida dopo rispetto della vittima sono infatti
tanti anni di gavetta. Voleva spo- dei principi sacrosanti, da affersarsi, crearsi una famiglia. Oggi mare con forza e per i quali abvorrei che la sua morte non risul- biamo costituito lo stesso Coorditasse vana. Vorrei che la morte di namento. Distinzioni tra vittime
tutte queste persone, di tutti della criminalità organizzata e
questi familiari non rimanesse della criminalità comune vanno
assolutamente eliminate. Allo
nel silenzio».
28
stesso modo le istituzioni devono
sforzarsi di abbattere le barriere
che rischiano di crearsi tra il familiare della vittima e il resto della
società. Può accadere che il familiare venga lasciato solo, perché
magari considerato persona scomoda. Questo non deve assolutamente accadere».
Alfredo Avella: «Quando parliamo di sostegno alle vittime nella
Regione Campania, parliamo di
strumenti di azione recenti che
presentano delle criticità e possono essere sicuramente migliorati.
Certi temi, per quanto importantissimi su un territorio funestato
dalla criminalità come questo, sono stati affrontati con determinazione da poco tempo. Il Coordinamento campano delle vittime innocenti della criminalità si costituisce nel 2007, mentre la Legge
regionale 11 è del 2004. Le istituzioni fino a quel momento erano
completamente assenti su questo
fronte. Merito della Legge 11 è
aver provato a fornire una prima
risposta al vuoto che in precedenza esisteva. Si tratta di una legge
nata su impulso delle numerose
esperienze associative che in quegli anni si facevano strada sul territorio. La Legge 11 è un segnale,
come lo è stato anche la nascita
del nostro Coordinamento. È importante che nel suo testo non si
faccia riferimento a nessun tipo
particolare di criminalità, ma che
anzi vi siano accomunate tutte le
vittime. Da un lato perché sul nostro territorio risulta difficile demarcare un confine tra criminalità
organizzata e comune, dall’altro
perché la stessa legislazione nazionale è carente sul fronte del sostegno alle vittime della criminalità comune. Questo segnale dovrà
tuttavia tradursi in fatti concreti.
Una legge non può limitarsi a
stanziare dei fondi che magari neanche raggiungono in tempo la
persona vittima. Per quanto ri-
Parola alle associazioni
guarda le nostre attività, sarebbe
in ultimo auspicabile che l’impegno sociale si estendesse anche a
persone non colpite da episodi di
criminalità. Le associazioni devono crescere perché ad esse spetta
il ruolo di tramite tra le istituzioni
e le vittime. Alle associazioni spetta anche incalzare le istituzioni affinché facciano funzionare meglio
e più concretamente gli strumenti
legislativi».
Paolo Siani: «L’unica cosa importante dello strumento legislativo
varato dalla Regione a sostegno
delle vittime sta nel fatto che ha riconosciuto che la Legge sta dalla
nostra parte. È una Legge che possiede soprattutto un significato etico, perché sono le vittime a stare
al centro di essa più del concetto
di un eventuale risarcimento del
danno. La Regione Campania
prenda atto delle criticità finora
manifestatesi e faccia funzionare
la Legge 11. Non deve restare un
bel testo scritto ma deve operare
con concretezza».
La costituzione di uno strumento come la Fondazione Po-
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
me, perché non opera distinzioni
di sorta tra questa o quella tipologia criminale che ha compiuto
il reato. In Italia le vittime della
criminalità comune, per quanto
Paolo Siani: «L’utilità di un’ini- riconosciute di dignità pari alle
ziativa di questo tipo la si coglie- altre dalla normativa comunitarà nel momento in cui la Regione ria, risiedono in una specie di
entro tempi ragionevoli sarà ca- limbo legislativo senza che ci siapace di assicurare ai familiari no strumenti di sostegno ad esse
delle vittime l’assistenza della dedicate. Da qui il carattere innovativo della norma campana. La
quale necessitano».
Legge 11 però sconta la lentezza
Alfredo Avella: «Il dibattito con- della pubblica amministrazione e
ferma quello che da sempre è un la difficile concertazione tra la
mio pensiero: le istituzioni non rie- Regione da un lato, le Province
ed i Comuni dalscono ad intervel’altro. È su quenire direttamenAssociazionismo
sto aspetto che
te sul fatto confondamentale come
bisogna incidecreto. È fondatramite tra istituzioni
re, modificando
mentale il conla Legge per astributo di orgae vittime
sicurare effetti
nismi associativi
immediati a vanche facciano tramite tra il piano istituzionale e taggio di chi ha subìto il reato e
favorendo le collaborazioni con
quello della vittima».
associazioni e fondazioni che
Luca Vitale: «Da avvocato ci ten- possono garantire l’efficacia diretgo a sottolineare che la Legge 11 ta ed immediata della misura. Ben
sul piano teorico si inserisce mol- vengano dunque cambiamenti
to bene nel panorama legislativo che vadano ad agire in questa dinazionale del sostegno alle vitti- rezione».
lis può essere utile al superamento delle criticità evidenziatesi nei primi anni di attuazione della Legge 11/2004?
L’esperienza delle organizzazioni antiracket ed antiusura
Forum III. Quando le associazioni diventano
presidi di legalità diffusa
Silvana Fucito dell’associazione antiracket di San Giovanni a Teduccio, Amleto Frosi di Alilacco, don Andrea
La Regina di Nashak e don Vincenzo Federico (Caritas):
«Più voce agli organismi che operano sul territorio. Rivoluzionaria l’esperienza della Legge 11, ora lavoriamo
con la Regione per qualificare i servizi di sostegno alle
vittime».
Nel terzo Forum, a mettere sotto
la lente d’ingrandimento la Legge 11/2004 sono stati gli organi-
smi operanti sul fronte del contrasto di racket ed usura che nelle prime tre annualità di azione
hanno attivato progetti facendo
ricorso ai fondi messi a disposizione dallo stesso strumento legislativo. Al tavolo di lavoro hanno partecipato Silvana Fucito,
presidente dell’associazione antiracket di San Giovanni a Teduccio rientrante nell’orbita del
Fai, don Andrea La Regina, presidente della Fondazione antiusura Nashak sorta nell’ambito
della diocesi di Teggiano Policastro, don Vincenzo Federico, de-
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MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
bisogna colpire interessi che
stanno più in alto, laddove la
camorra ha precisi contatti con
la politica. Se riusciamo ad innalzare a quel livello la nostra
azione di lotta, allora potremo
sperare in una maggiore diffusione dei principi sociali di legalità. Abbiamo lavorato per
istituire la figura del tutor antiracket al fine di evitare infiltrazioni malavitose nelle aziende che
gestiscono i grandi lavori facendone in molti casi lievitare i costi. A Napoli in questo preciso
momento storico ci sono cantieCi racconta l’esperienza della ri importanti in ballo. Abbiamo
il dovere di monitorare affinché
sua organizzazione?
la malavita organizzata non vi
Silvana Fucito: «La nostra sto- metta le mani sopra. Estremaria credo sia abbastanza nota. La mente positiva, da questo punto
prima associazione antiracket di di vista, la collaborazione che
Napoli è nata a Pianura. A se- abbiamo stabilito con le assoguito di questa iniziativa ne so- ciazioni degli industriali. Il mono sorte ulteriori tre in altri dello di riferimento è l’accordo
quartieri cittadini, a testimo- che lo stesso Tano Grasso ha stinianza del fatto che questo fe- pulato pochi mesi fa con Connomeno positivo è in espansio- findustria Sicilia, per arginare gli
ne. Non ci teniamo a mettere in imprenditori collusi con la mapiedi chissà quante strutture, fia. A Napoli stiamo portando
avanti un’iniziaperché riteniamo
tiva
analoga
che la cosa più
Il racket rende
con Confinduimportante sia
stria Campania,
mettere un numeno attrattivo
al fine di mettemero di telefoeconomicamente
re fuori gioco
no a disposizioil territorio del Sud
chi è pronto a
ne della cittadipagare gli estornanza affinché
chi ne ha la necessità possa tro- sori pur di continuare a lavoravare assistenza psicologica, le- re. La nostra è una lotta dura,
gale ed amministrativa. Abbia- dal momento che qui al Sud il
mo messo in campo numerose racket fa parte di una cultura
azioni di ampio respiro. Tano perversa e tristemente diffusa.
Grasso, che tra le altre cose è Quello del pizzo per il Mezzoconsulente antiracket del Co- giorno è un problema gravissimune di Napoli, sta cercando di mo, in quanto compromette tocoinvolgere sempre di più lo talmente la possibilità che granStato in questa battaglia. Riu- di industrie del Nord e dell’estesciamo infatti a contrastare con ro vengano ad investire sul nobuona efficacia gli interessi dei stro territorio, creando a cascata
piccoli clan dediti al racket e al- un indotto positivo. Le stesse
l’usura ma, in questi anni di la- Amministrazioni locali non posvoro, abbiamo capito che c’è un sono restare a guardare: serve
livello superiore del problema: attenzione. Per quanto riguarda
legato regionale della Caritas, ed
Amleto Frosi, presidente dell’associazione Alilacco Sos Impresa
Campania. Anche ad essi sono
state proposte domande aperte
per far emergere punti di forza e
criticità delle iniziative messe in
campo, in questi anni, dalla Regione. Evidente a tutti l’importanza delle associazioni quali
«veri e propri presidi di legalità
diffusa sul territorio», ma al tempo stesso chiara la necessità di
insistere sulla «qualità» nelle iniziative da intraprendere.
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Parola alle associazioni
l’usura, andrebbero invece incoraggiate iniziative di sensibilizzazione all’uso responsabile
del denaro. Molte persone usurate, infatti, ricorrono al credito
illegale per consumo sfrenato».
Don Andrea La Regina: «L’attività antiusura di Nashak nasce
nel 1991, cinque anni prima della Legge nazionale 108/1996. È
in quel preciso momento storico
che ci accorgiamo dell’ampia
diffusione del fenomeno del
credito illegale, attraverso alcune drammatiche testimonianze
che riscontriamo nell’ambito
della diocesi del Golfo di Teggiano Policastro. Insieme con
una banca di credico cooperativo del territorio demmo vita così all’esperienza dei cosiddetti
“libretti a garanzia”. Mettevamo
una cifra su un libretto, la banca
prestava la stessa cifra alla persona in difficoltà e quindi iniziava la restituzione. Questo processo serviva anche a far capire
alla persona a rischio di usura
che la nostra fideiussione la
metteva in condizione di poter
aderire alle forme legali di credito senza imboccare strade di tipo diverso. All’epoca l’usura nel
nostro territorio era “di vicinato”. Solo in seguito è subentrata
la criminalità organizzata. Abbiamo sempre dato molto peso
all’ascolto. Secondo noi il problema dell’usura non sta soltanto nella necessità di avere denaro. Crediamo che esistano difficoltà umane più ampie in chi rischia di finire vittima di questo
reato. Dalle nostre parti chi non
ha accesso al credito legale purtroppo è considerato una persona senza dignità. Abbiamo per
questo inteso la nostra azione
anche come modo per ridare dignità a quelle stesse persone. La
Legge 108 ha dato una spinta a
noi che già operavamo su questo fronte. Nel ’99 ci siamo infat-
Parola alle associazioni
ti costituiti in Fondazione trovando il contributo della società
civile ed in particolare di professionisti volenterosi che potessero svolgere per noi attività di tutoraggio ed accompagnamento.
Resta comunque ben evidente
quella che è la nostra filosofia di
fondo: lavoriamo soprattutto sul
versante della prevenzione del
problema».
Amleto Frosi: «Alilacco nasce
nel maggio ’97 come associazione di lotta al racket ed all’usura
con un approccio diverso rispetto a molte altre iniziative di questo genere: si punta sull’inserimento territoriale, cercando
adesioni in tutte le province della Campania. Oggi abbiamo una
decina di sedi, ci siamo costituiti parte civile in 22 procedimenti giudiziari ed abbiamo fatto arrestare ben 147 camorristi. Nel
2000 si è verificato un episodio
molto importante per la nostra
storia associativa: per la prima
volta un Tribunale ha riconosciuto la nostra costituzione di
parte civile in un processo per
eventi la cui vittima non era un
nostro socio. Accompagniamo
le vittime di usura ed estorsione
dalla denuncia in poi. Facciamo
anche prevenzione culturale, attraverso progetti di comunicazione e sensibilizzazione per le
scuole, finalizzati all’uso responsabile del denaro. Traguardo ormai prossimo è poi la costituzione a Fondazione».
Don Vincenzo Federico: «Gli
organismi che operano nelle attività di contrasto di usura e racket
sono dei veri e propri presidi della legalità sul territorio, che incoraggiano all’uso responsabile del
denaro in una società conformatasi al consumismo più sfrenato.
Fondazioni ed associazioni sono
punti di riferimento che possono
fare tanto sul piano della forma-
MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
zione e persino scoraggiare chi
pratica esercizio abusivo del credito».
Come giudica l’operato della
Legge 11/2004?
che un cittadino contragga debiti con troppi soggetti. Ci vorrebbe una penale pecuniaria nei
confronti di chi pratica esercizio
abusivo del credito. Sia la Regione che il Governo centrale per
le parti competenti dovrebbero
intervenire per contrastare questo triste fenomeno».
Don Andrea La Regina: «La
Legge 11 si è rivelata per noi
uno strumento estremamente
importante, innanzitutto perché Amleto Frosi: «Lo spirito che porha riconosciuto il contributo di tò alla nascita della Legge 11 è siassociazioni e Fondazioni che ri- curamente encomiabile. La Regiospondevano ad una serie di ne si fece carico di raccogliere tutte le esperienze asdrammatiche esisociative che in
genze esistenti
Più forza
quegli anni si
sul territorio. Il
nelle iniziative
erano occupate
provvedimento
di educazione all’uso
di sostegno alle
ci ha anche ofvittime, attraverferto la possibiresponsabile
so un processo
lità di offrire un
del denaro
di concertazione.
piccolo rimborAssociazioni come Aliso spese ai tecnici
che hanno lavorato per noi. E di lacco oggi devono gran parte della
casi in questo senso degni di no- propria forza a questa legge: è
ta ce ne sono: posso per esem- questo stesso strumento a finanpio raccontare di avvocati che, ziare molte iniziative intraprese.
in virtù della collaborazione Non si può essere troppo severi
con la nostra Fondazione, han- con la Legge 11, se consideriamo
no rinunciato a difendere usu- che si tratta di un provvedimento
rai. Con la Legge 11 abbiamo giovane e “rodato” solo per poco
poi avviato progetti di sostegno tempo. Tuttavia alcune criticità
al credito per piccole imprese vanno evidenziate. Innanzitutto
artigianali, attività per le quali è non è apparsa vincente la scelta
stata fondamentale la costitu- degli Enti locali come soggetti prozione del fondo. Fino ad allora positivi delle azioni di sostegno alandavamo avanti con i soli con- le vittime. In molti casi, infatti, nei
tributi dell’8 per mille della Comuni non ci sono neanche le
Diocesi di Teggiano Policastro. professionalità per gestire certi caUn ulteriore piano di azione ri- si. Ne sono nati sportelli la cui effiguarda la comunicazione fina- cacia spesso si è rivelata discutibilizzata a sensibilizzare i cittadini le. Un altro limite della Legge è il
fatto che ha un
all’uso responsaraggio troppo
bile del denaro.
Una penale
ampio per le sue
È fondamentale
disponibilità
insistere su inipecuniaria
economiche.
ziative che proper chi pratica
Meglio sarebbe
muovano il dicredito illegale
se circoscrivesse
ritto dell’accesil proprio campo
so al credito, per
emarginare chi utilizza l’usura di azione a reati che, come l’estorcome strumento di prevaricazio- sione e l’usura, costituiscono mine sociale. Bisogna adesso evi- naccia costante per la società civitare, con vincoli precisi di legge, le del territorio. Ultimo elemento
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MISURE A FAVORE DELLE VITTIME
di criticità che intendo mettere in esempio la persona che ha conevidenza è la filosofia dell’asse- tratto il debito muore, bisogna
avere la possibilità di
gnazione dei contribusopperire a vanti mediante bantaggio dei suoi
do. A vantaggio
La Legge 11/2004
familiari. Anche
delle esperienze
riconosce il contributo
di eccellenza che
sul fronte del midelle associazioni
pure vi sono in
crocredito bisoanti-racket ed usura
questa Regione,
gnerebbe agire.
bisognerebbe
Sarebbe interescercare
modalità
sante intervenire di
più snelle ed automatiche per più sull’educazione finanziaria,
stanziare i fondi a chi già ha dimo- campo riguardo al quale purtropstrato di farne buon uso. In questo po più di un’iniziativa si è arenata».
modo si andrebbe ad assicurare
continuità alle più importanti Silvana Fucito: «Serve innanzitutto qualità. Una qualità che
esperienze associative».
sia prima istituzionale, quindi
Quale, a questo punto, il futu- sociale. Istituzioni e associaro che ipotizza per questo zioni devono poter contare le
une sulla qualità delle altre a
strumento legislativo?
tutto vantaggio del cittadino.
Don Andrea La Regina: «La Leg- La qualità è l’obiettivo cui dege dovrebbe concederci maggiori vono essere tesi tutti gli operastrumenti per poter intervenire tori. È innegabile, ad ogni mocon decisione su casi-limite. Se per do, che sono stati compiuti
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Parola alle associazioni
grandissimi passi in avanti rispetto alla realtà di qualche anno addietro».
Amleto Frosi: «È fondamentale
che il futuro della Legge 11 investa le migliori professionalità esistenti sul territorio in fatto di sostegno alle vittime. Le esperienze
associative di eccellenza ci sono
e vanno incoraggiate. Mi auguro
che la Fondazione Polis possa
agire in questo senso. Non va ripetuta l’esperienza infruttuosa
che ha visto coinvolti gli Enti locali. Il territorio campano presenta criticità innegabile. È necessaria sin da subito, da parte
degli attori istituzionali e del
mondo dell’associazionismo, una
risposta pronta ed efficace alle
problematiche esistenti. Ben
vengano meno burocrazia e più
spazio a chi vuole e, soprattutto,
sa fare le cose, nell’interesse della collettività».
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