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SERVIZI PER IL CONTRASTO ALLA VIOLENZA DI GENERE BOZZA

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SERVIZI PER IL CONTRASTO ALLA VIOLENZA DI GENERE BOZZA
“L’espressione “violenza
domestica” designa tutti gli atti
di violenza fisica, sessuale,
psicologica o economica che si
verificano all’interno della
famiglia o del nucleo familiare
o tra attuali o precedenti
coniugi o partner,
indipendentemente dal fatto
che l’autore di tali atti
condivida o abbia condiviso la
stessa residenza con la vittima;
con il termine “genere” ci si
riferisce a ruoli, comportamenti,
attività e attributi socialmente
costruiti che una determinata
società considera appropriati
per donne e uomini;
l’espressione “violenza contro le
donne basata sul genere”
designa qualsiasi violenza
diretta contro una donna in
quanto tale, o che colpisce le
donne in modo sproporzionato
(Istanbul 2011)
SERVIZI PER
IL CONTRASTO
ALLA VIOLENZA
DI GENERE
(CENTRI ANTIVIOLENZA,
CASE RIFUGIO,
CASE DI SEMIAUTONOMIA)
BOZZA PER LA
COSTRUZIONE
DELLE LINEE GUIDA
REGIONALI
Premessa
La violenza di genere è un crimine e rappresenta una violazione
fondamentale dei diritti umani che attraversa tutte le culture, i
confini, le etnie, le classi sociali, i livelli di istruzione, di reddito, di
età; ha una matrice di carattere sociale ed è una violazione del
godimento della libertà individuale di tutte le donne; è una
questione culturale radicata profondamente nella relazione tra
donne e uomini, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e di studio.
La violenza contro le donne ha una natura strutturale, in quanto
basata sul genere, ed è uno dei meccanismi sociali cruciali per
mezzo
dei
quali
le
donne sono
costrette
in una
posizione
subordinata rispetto agli uomini.
La violenza contro le donne non è un problema che riguarda solo le
donne ma riguarda tutta la società e da tutta la società deve essere
affrontata.
La drammatica realtà della violenza di genere richiede una
condanna assoluta da parte di tutte le Istituzioni ma soprattutto
richiede la costruzione di una risposta chiara, coerente, integrata e
competente che coinvolga tutti i soggetti parte della realtà nella
quale viviamo.
In questa cornice si inserisce l’ideazione e la predisposizione del
presente documento propedeutico alla definizione delle Linee Guida
regionali per la gestione dei servizi per il contrasto alla violenza di
genere. La mail per inviare eventuali contributi, suggerimenti ed
integrazioni è: [email protected]
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2
Ricordando
la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione
contro le donne, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite,
fornisce la definizione di discriminazione contro le donne e stabilisce che:
“discriminazione contro le donne sta ad indicare ogni distinzione o limitazione
basata sul sesso, che abbia l’effetto o lo scopo di compromettere o annullare il
riconoscimento,
il
godimento
o
l’esercizio
da
parte
delle
donne,
indipendentemente dal loro stato matrimoniale e in condizioni di uguaglianza
fra uomini e donne, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo
politico, economico, culturale, civile, o in qualsiasi altro campo”;
la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei
confronti delle donne e la violenza domestica del Consiglio d’Europa
(Istanbul 2011) riconosce che:
-
la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza
storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione
sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli
uomini e impedito la loro piena emancipazione;
- la natura strutturale della violenza contro le donne, in quanto basata
sul genere;
- la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per
mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata
rispetto agli uomini;
- con l’espressione “violenza nei confronti delle donne” si intende
designare
una
violazione
dei
diritti
umani
e
una
forma
di
discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza
fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni
o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica,
comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione
arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata;
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3
il Piano Nazionale contro la violenza di genere e lo stalking (2011),
attraverso un percorso partecipato, partendo dal livello nazionale, per giungere
al
livello
locale,
nel
rispetto
delle
competenze
dei
diversi
livelli
di
governo,prevede il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e
specifiche azioni di intervento nei settori socio-culturale, sanitario,
economico, legislativo e giudiziario. Pertanto, oltre ad essere uno
strumento di orientamento e supporto alla realizzazione di pratiche omogenee
sul territorio nazionale, in riferimento al tema della violenza di genere, deve
anche poter offrire un utile quadro di riferimento per tutti i soggetti istituzionali e non - interessati. L'attuazione delle politiche di contrasto alla
violenza sulle donne richiede, infatti, una forte sinergia tra i diversi attori
coinvolti, un attivo e fecondo rapporto di collaborazione tra il Governo, le
Regioni, le Province ed i Comuni;
la Legge 15 Ottobre 2013, n.119, “disposizioni urgenti in materia di
sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché' in tema di
protezione civile e di commissariamento delle province”;
la Legge Regionale 19 marzo 2014, n. 4 sul “Riordino delle disposizioni per
contrastare la violenza contro le donne in quanto basata sul genere e per la
promozione di una cultura del rispetto dei diritti umani fondamentali e delle
differenze tra uomo e donna”, all’ Art.1 comma 2stabilisce che:
 la Regione prevede e sostiene interventi e misure volti a prevenire e a
contrastare ogni forma e grado di violenza attraverso le seguenti
finalità
a) salvaguardare la libertà, la dignità e l'integrità di ogni donna;
b) promuovere la cultura del rispetto dei diritti umani fondamentali e
delle differenze di genere;
c) promuovere le relazioni fondate sul principio
di uguaglianza
sostanziale e di parità di diritti tra uomini e donne tenuto conto
della pari dignità e delle differenze di genere;
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4
d) contrastare la cultura basata su relazioni di prevaricazione che
supporta e legittima la violenza maschile nelle relazioni intime,
nell'ambito familiare, lavorativo e sociale;
e) contrastare
nella
comunicazione
l'uso
di
termini,
immagini,
linguaggio verbale e non verbale, prassi discriminatorie, offensive e
lesive della dignità della donna.
Obiettivi della Rete Regionale dei Servizi per il
contrasto alla violenza di genere
La violenza e la discriminazione di genere non sopportano approcci settoriali e
semplificatori. La loro delicatezza e il loro grado di complessità richiedono un
intervento multidisciplinare, integrato e strutturato su più livelli.
La
Regione
favorisce
e
promuove
interventi
di
rete
per
superare
la
frammentazione e offrire così le risposte necessarie alle donne che subiscono
violenza. La rete permette, infatti, di definire approcci, politiche e strumenti di
lavoro condivisi e di elaborare informazioni dettagliate sui servizi operanti e
sulle loro offerte.
La Regione ritiene che la formazione degli operatori, preposti alla presa in
carico delle donne che subiscono violenza, rappresenta il punto di forza della
creazione di una rete antiviolenza, di cui l’equipe multidisciplinare costituisce il
nodo portante.
L’Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Lazio, in sinergia con
la Cabina di Regia, prevista dall’art. 3della Legge Regionale n.4 del 2014,
intende attivare la Rete Regionale dei Servizi impegnati nel contrasto alla
violenza di genere.
La Rete Regionale dei Servizi per il contrasto alla violenza di genere è
la risposta alla necessità di ideare un piano programmatico regionale
per
definire
obiettivi,
azioni
e
risorse,
attraverso
un
percorso
partecipato con i soggetti coinvolti nel contrasto alla violenza, partendo dal
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livello regionale, per giungere al livello locale nel rispetto delle competenze di
tutti i livelli.
La Rete Regionale dei Servizi mira a:

rafforzare il confronto tra la Regione Lazio, gli enti locali,le
associazioni di donne, di volontariato e del Terzo Settore impegnate
nel contrasto alla violenza di genere;

promuovere interventi volti a rafforzare la cultura del rispetto
dei diritti delle donne;

fortificare la solidarietà con le donne che subiscono violenza;

sensibilizzare, a tutti i livelli, sulla valorizzazione del rispetto
nelle relazioni tra donne e uomini;

condividere prassi e modalità di intervento al contrasto del
fenomeno
della
violenza,
garantendo
una
rete
integrata
di
competenze ed energie diverse presenti su tutto il territorio regionale:
istituzionali o espressioni della società civile, in grado di supportare
strategie, azioni ed interventi per prevenire e contrastare la violenza
di genere;

costruire sinergia tra forze diverse che, pur nella propria
autonomia, devono perseguire obiettivi comuni, integrando le proprie
competenze;

evidenziare le criticità attuali nel contrasto al fenomeno per
intervenire sui punti di maggiore fragilità nella protezione delle
vittime, garantendo sicurezza, protezione e reinserimento delle donne
accolte dai servizi strutturati;

potenziare le forme di accoglienza e sostegno alle donne che
subiscono violenza ed ai loro figli.
Inoltre la Regione si impegna sulla riflessione e la definizione di programmi
inerenti le
persone
maltrattanti, come
previsto
all’art.2 dalla Legge
Regionale n.4 del 2014.
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6
Le Linee Guida dei Servizi per il contrasto alla
violenza di genere.
Le Linee Guida dei Servizi per il contrasto alla violenza di genere sono pensate
in conformità con le disposizioni della Convenzione di Istanbul e nel rispetto
dell’applicazione degli strumenti internazionali, nazionali e regionali in materia
di contrasto alla violenza di genere e nel rispetto dei diritti fondamentali sanciti
dall’ONU.
Le Linee Guida rappresentano le indicazioni della Regione Lazio per la
creazione della Rete Regionale dei Servizi e di tutti gli attori territoriali
coinvolti nella tutela delle donne e nella costruzione del loro percorso di uscita
dalla violenza. La Rete si fonda sul riconoscimento del reciproco impegno,
tra i soggetti aderenti, ad incoraggiare, predisporre e realizzare prassi
coordinate e condivise dirette a prevenire e combattere ogni forma di
violenza di genere.
Tale reciproco impegno garantisce, così, l’attuazione di una risposta globale ed
integrata e pone, al centro di tutte le azioni, i diritti delle donne che subiscono
violenza e le misure atte alla loro tutela, coinvolgendo tutti i soggetti regionali
e locali necessari, alla loro ideazione.
Le Linee Guida diventano la cornice all’interno della quale definire e
concretizzare gli obiettivi della Rete Regionale dei Servizi per il contrasto alla
violenza di genere ed attuare una serie di azioni con il fine di:

diffondere una metodologia, in ottica di genere, delle modalità di
contrasto alla violenza;

porre al centro di ogni azione il sostegno e il rafforzamento delle
donne accolte e dei loro figli;

individuare modalità di accoglienza e sostegno condivise che
garantiscano l’uscita dalla violenza delle donne;

garantire una visione dell’accoglienza basata sulla competenza,
in ottica di genere, delle operatrici impegnate nei servizi strutturati;
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
ideare un modello di rete “aperto e flessibile” pronto all’accoglienza
di nuove modalità di azione condivise ed alla ideazione di progetti di
fuoriuscita dalla violenza integrati e nel rispetto della volontà della donna
accolta;

adottare un linguaggio comune che permetta di condividere più
facilmente le azioni di contrasto ed utilizzare così una terminologia chiara
con tutte le donne accolte;

garantire una metodologia integrata di costruzione del progetto
di fuoriuscita dalla violenza, coinvolgendo tutti i servizi che possono
entrare in contatto con la donna accolta;

rafforzare la protezione delle donne e dei minori, garantendo
un'efficace collaborazione con le Forze dell'Ordine , con i tribunali etc.;

assicurare e rafforzare lo sviluppo di tutte le professionalità che
possono entrare in contatto con le tematiche della violenza di genere, al
fine di diffondere sempre di più la cultura dei diritti delle donne e dei
minori e il rispetto tra i generi.
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Strutture coinvolte
Le Linee Guida riguarderanno i servizi, come previsto dalla Legge
Regionale n°4 del 2014, pubblici o privati, disciplinati da un autonomo
regolamento interno, la cui metodologia di accoglienza è basata sulla
solidarietà e sulle relazioni tra donne accolte e tra le stesse e il
personale professionale e aprono un percorso partecipato per definire
caratteristiche, criteri e modalità di lavoro, quali:
-
le tipologie delle strutture;
-
i requisiti della struttura ;
-
le figure professionali specializzate operanti all’interno delle strutture;
-
le attività essenziali svolte all’interno della struttura;
-
le modalità operative per quanto riguarda la definizione dei progetti di
fuoriuscita dalla violenza e lavoro in rete svolto dagli operatori.
Le strutture sono gestite da enti o da associazioni che hanno tra gli scopi
statutari essenziali la lotta ad ogni forma di violenza contro le donne ed i
minori. Queste si rivolgono a tutte le donne che hanno subito violenza o sono
in pericolo di subirla e ai loro figli, senza distinzione o discriminazione alcuna
(Legge Regionale 4/2014); in particolare, comprendono:

Centri Antiviolenza;

Case Rifugio;

Case di Semiautonomia.
L’attività delle Strutture sopraelencate è integrata dall’attività di tutti
gli organismi autonomi presenti sul territorio che operano con la
metodologia sopra esposta e che offrono servizi di ascolto, consulenza e
sostegno alle donne che subiscono violenza e ai loro figli minori, anche in
situazioni
di
emergenza,
quali Sportelli
e Case
di Accoglienza
in
emergenza (legge regionale/2014)
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Come definito dalle Linee guida WAVE - Women Against Violence in
Europe,
per
l’apertura
e
la
gestione
dei
Centri
Antiviolenza“E’
necessario stabilire un sistema di Centri Antiviolenza i cui principi base
e gli approcci operativi siano ideati e realizzati ad hoc per rispondere
alle esigenze delle vittime di violenza di genere.
Adeguata protezione e sicurezza per le donne e i minori accolti sono i primi
elementi fondamentali da tenere a mente. La pianificazione degli obiettivi di un
Centro
Antiviolenza
non
può
prescindere
dal
rinforzare
e
sostenere
l’empowerment delle donne accolte, strutturando tale accoglienza con una
competenza in ottica di genere delle operatrici impegnate nel servizio
strutturato.
I Centri Antiviolenza, infatti, perseguono un approccio che incoraggia le donne
a liberarsi dalle relazioni violente e ad emanciparsi dal controllo degli uomini. Il
lavoro dei Centri Antiviolenza ha come obiettivo di porre termine alla violenza.”
la Legge Regionale n°4/2014 definisce i Centri Antiviolenza e le Case
Rifugio; di seguito, si evidenziano alcune fondamentali caratteristiche:

sono strutture di primo livello, dotate di mezzi adeguati per offrire, in
ottica di genere e a titolo gratuito, alle donne che hanno subito violenza,
italiane e straniere, assistenza e sostegno immediato per sottrarle alle
situazioni di pericolo e ricostruire le condizioni per una vita autonoma;

di norma, offrono ospitalità, orientamento legale, consulenza psicologica;
assistenza sociale, assistenza per intraprendere ogni tipo di azione
necessaria a ricreare condizioni di vita autonoma e serena, nel rispetto
della volontà della donna, supporto ai minori vittime di violenza
assistita;

i servizi sono gestiti da personale competente interamente femminile;

le strutture garantiscono l'anonimato della donna, salvo diversa
decisione della stessa;

ogni Centro Antiviolenza è dotato di centralino telefonico h/24, in
collegamento con il Numero Nazionale 1522.
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La Legge Regionale prevede, peraltro, che, in ogni capoluogo di provincia, sia
istituito un Centro Antiviolenza, comprensivo o collegato ad una Casa Rifugio,
con caratteristiche di funzionalità e sicurezza. Nei comuni con popolazione
superiore a trenta mila abitanti può essere prevista l’apertura di più Centri
Antiviolenza utilizzando sedi di proprietà pubblica.
Il Centro Antiviolenza mantiene, anche attraverso la sottoscrizione di protocolli
d’intesa, rapporti costanti e funzionali con le strutture pubbliche cui compete
l'assistenza, la prevenzione e la repressione dei reati, quali pronto soccorso
ospedalieri, forze dell’ordine, consultori familiari, servizi socio sanitari, servizi
pubblici di assistenza legale e alloggio e strutture scolastiche operanti nel
territorio.
Inoltre, con l’obiettivo di supportare le donne che subiscono violenza nel loro
percorso di uscita, la Legge prevede le Case di Semiautonomia quali
strutture di ospitalità temporanea, di secondo livello. Il trasferimento nelle
Case di Semi Autonomia avviene per il tramite dei Centri Antiviolenza in
raccordo con la rete dei servizi sociali del territorio. Tali strutture possono
accogliere donne e minori che non si trovano in condizione di pericolo
immediato; non hanno raggiunto al momento dell’uscita dai Centri Antiviolenza
la piena autonomia e necessitano pertanto di un ulteriore percorso limitato nel
tempo.
E’ auspicabile che le Strutture Antiviolenza si dotino di una Carta dei Servizi
con la quale ogni Struttura assume una serie di impegni nei confronti della
propria utenza riguardo i servizi offerti, le modalità di erogazione e gli standard
di qualità previsti.
Per concludere si sottolinea che è attualmente in corso un importante
dibattito nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni, attraverso il
quale si stanno definendo “i requisiti minimi per legittimare il
funzionamento dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio” e che è
intenzione della Regione Lazio aprire una riflessione sulle conclusioni
definite in tale ambito.
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Questo è un documento aperto: rappresenta
la base della discussione nella quale tutti
gli attori sociali impegnati nel contrasto alla
violenza di genere devono sentirsi coinvolti
È possibile inviare riflessioni, suggerimenti
e proposte di integrazioni o modifiche
all’indirizzo di posta elettronica
[email protected]
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