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Vedere a - Il Giornale dell`Arte

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Vedere a - Il Giornale dell`Arte
tutta l’arte da vedere DA febbraio a marzo
Supplemento a «Il Giornale dell’Arte» n. 361 febbraio 2016
Supplemento a «Il Giornale dell’Arte» n. 359 dicembre 2015
«Ritratto di un legale, probabilmente il dottore in Legge Francesco Righetti» del Guercino
dalla Collezione Cavallini-Sgarbi in mostra in Palazzo Campana a Osimo (An)
didascalia didascalia didascalia didascalia didascalia
vedere NELLE
Marche E in Abruzzo
il giornale dell’arte
umberto allemandi & C. N. 1, FEBBRAIO-MARZO 2016
Siamo la sintesi paesaggistica
e artistica d’Italia
Per Stefano Papetti, docente e conservatore museale,
le due regioni non hanno confini. Perciò hanno capito
che in futuro dovranno collaborare di più
Regione estremamente variegata dal punto di vista
paesaggistico e artistico, le Marche condividono questa
complessità con il confinante Abruzzo, entrambi territori
di sintesi delle peculiarità italiane quanto a bellezze
naturali e a patrimonio culturale. A riflettere sulla
sua regione e sui legami con l’Abruzzo abbiamo invitato
Stefano Papetti, che è conservatore delle collezioni
comunali di Ascoli Piceno, dirige la Pinacoteca Civica,
la Galleria «Licini», il Museo dell’Arte Ceramica e quello
dell’Alto Medioevo ed è docente di Museologia e Restauro
dei Beni Culturali all’Università di Camerino, oltre a
occuparsi dell’organizzazione e curatela di numerose mostre
importanti, con una bibliografia all’attivo di tutto rispetto.
Come descriverebbe le Marche?
Difficile esprimere un concetto solo. È l’unica regione italiana a
conservare un nome plurale e tende ovunque alla differenziazione,
pensiamo al parlato delle varie province. A tutto ciò corrisponde un
patrimonio artistico variegato, tanto che per posizione geografica
e per la varietà di presenze di artisti e opere, le Marche possono
considerarsi una sintesi paesaggistica e artistica dell’Italia. Un
territorio che dalla montagna al mare, dalle spiagge alle città d’arte
dell’entroterra, sa affascinare sempre il suo numeroso turismo.
Può indicarci un gioiello secondo lei da non perdere
in ciascuna provincia?
Partendo dal nord, per Pesaro-Urbino mi sembra scontato fare
riferimento a Urbino e al suo Palazzo Ducale, anche se dalle
collezioni ducali troppe opere hanno preso altre strade, italiane ed
estere. Nella provincia di Ancona segnalerei il Santuario di Loreto,
anche in relazione ai percorsi giubilari, sintesi di architettura
e arte di tutte le Marche, un luogo in cui dal XV secolo in poi
hanno lavorato i maggiori architetti, pittori e scultori presenti nel
territorio. Per la provincia di Macerata citerei Recanati: da un
lato è il luogo in cui ha più lungamente operato Lorenzo Lotto nel
corso della sua venuta nelle Marche, dall’altro è la città d’origine
di Giacomo Leopardi, e sebbene quest’ultimo non citi mai nei suoi
testi Lotto, le cui opere erano visibili nelle chiese di Recanati, resta
una grande affinità tra il temperamento malinconico dei due. A
Fermo mi concentrerei su un’opera, l’«Adorazione dei pastori»
di Rubens del 1607, dipinta per la chiesa di San Filippo, molto
rappresentativa del percorso di Rubens ma anche dell’identità
culturale di questa città che nei primi anni del Seicento, attraverso
i suoi committenti, aveva intuito la grandezza dell’artista. Infine
per Ascoli Piceno segnalerei la città capoluogo, non solo per i
suoi Musei Civici ma anche per il ricco corredo di chiese, per lo
più romaniche, che rappresentano un compendio importante nel
campo della storia dell’architettura.
Qual è la bellezza marchigiana meno valorizzata e
riconosciuta?
Se dovessi citare una cosa tanto eccezionale quanto sconosciuta
segnalerei quel luogo straordinario che è la Pinacoteca civica di
Montefortino, piccolo centro dei Sibillini di grande suggestione
paesaggistica, dove sono riunite in un palazzo settecentesco opere
di grandi autori, per lo più del Sei e Settecento, radunate da
Fortunato Duranti, artista e collezionista vissuto a cavallo fra Sette
e Ottocento che grazie alla sua generosità ha permesso l’esposizione
di capolavori di artisti come Corrado Giaquinto, Pietro Perugino e
di pittori del Quattrocento fiorentino.
Quali sono i legami tra le Marche e l’Abruzzo?
Anche se fino al 1860 appartenevano a due Stati diversi,
indubbiamente nel corso dei secoli i legami tra queste regioni hanno
superato i confini. Ad Ascoli, per esempio, si tenne un convegno
dedicato agli scambi artistici tra Marche e Abruzzo nel XIV secolo,
dove risaltò la figura del Maestro di Offida, artista anonimo che ha
Stefano Papetti
lavorato a cavallo tra le due regioni identificato da alcuni, come
Pierluigi Leone de Castris, con Luca d’Atri. Ci sono poi molti legami
relativi all’architettura religiosa, ad artisti come Carlo Crivelli,
Pietro Alemanno, Cola dell’Amatrice, Jusepe de Ribera e Luca
Giordano operanti su entrambi i territori. Per ritessere le trame di
queste relazioni, di questi rapporti stretti e frequenti tra Marche e
Abruzzo, basterebbe porre attenzione agli scritti dei due studiosi più
rappresentativi di queste regioni, Pietro Zampetti per le Marche e
Ferdinando Bologna per l’Abruzzo.
Lei è marchigiano. Che rapporto ha con l’Abruzzo?
Il mio rapporto personale è legato a tante amicizie e ai miei
interessi storico-artistici. Mi sono occupato a lungo della presenza
nelle Marche del Maestro di Offida, di Crivelli e Alemanno e ho
quindi accresciuto la mia familiarità anche con il territorio e il ricco
patrimonio artistico abruzzese. Qui ad Ascoli conserviamo esempi di
scultura abruzzese del Rinascimento.
Qual è un’emergenza culturale in Abruzzo?
Direi ancora il centro storico dell’Aquila, che con il suo tessuto
architettonico, le sue chiese e i suoi musei rappresenta un
patrimonio di grande importanza per l’Italia. È necessario
esercitare tutto l’impegno possibile per riportarlo all’aspetto
antecedente al sisma.
Quale artista potrebbe rappresentare entrambe
le regioni?
Cola dell’Amatrice, pittore e architetto che ha operato
›6
Sommario
MARCHE
Ancona
Intervista all’assessore P. Marasca 4
Marche Teatro 4
La Mole Vanvitelliana
4
Il Museo Statale Tattile Omero 5
Il mercato nelle Marche
5
La Collezione Cavallini-Sgarbi a Osimo 6
Il Consorzio Marche Spettacolo
6
La Pinacoteca Civica
6
La donazione di E. Merloni a Fabriano 7
L’Archivio Giacomelli di Sassoferrato 8
La Galleria Gino Monti
8
Il Festival Pop Up!
8
ASCOLI PICENO
L’intervista al sindaco Guido Castelli
La mostra su san Francesco nella
Pinacoteca Civica
Monteprandone
L’Hotel Roma a Grottammare
L’Ass. Arte Contemporanea Picena
La Galleria Marcantoni di Pedaso
9
9
10
11
11
11
Vedere NELLE Marche E in Abruzzo
FERMo
La Casa Museo Licini a Monte Vidon 12
L’arte pubblica a Porto San Giorgio 13
macerata
L’Accademia di Belle Arti di Macerata12
La rete Maceratamusei 13
Intervista al sindaco di Matelica
Alessandro Delpriori 14
pesaro e urbino
Sponge Artecontemporanea a Pergola 15
La chiesa di San Pietro in Valle e la
Basilica di Vitruvio a Fano 15
Intervista a Peter Aufreiter
16
ABRUZZo
CHIETI
La missione di Alfredo Paglione
17
Le collezioni di Alfredo Paglione
17
Intervista al sindaco di Vasto Luciano
Lapenna 18
Beatrice Allemandi, product manager
Claudia Carello, art director
Cinzia Fattori, advertising manager
(011.8199118 - [email protected])
Curatore: Giorgio D’Orazio con la collaborazione di Mariella Rossi
Guest editor: Jenny Dogliani
Reg. del Tribunale di Torino: n. 3277 del 7/12/82
pescara
Il Museo D’annunzio
19
La Fondazione Paparella
20
Museolaboratorio a Cast. Sant’Angelo 20
La Galleria Vistamare
21
Il libro sul Tratturo Magno
21
La Fondazione Aria
22
teramo
Il Polo museale di Teramo La valle delle Abbazie
Il complesso di Civitella del Tronto La Scuola d’Arte di Castelli
22
23
23
23
n. 1 febbraio | marzo 2016
il giornale dell’arte
Società editrice Umberto Allemandi & C., piazza emanuele filiberto 13, 10122 Torino, tel. 011.8199111 fax 011.8193090
i «vedere a» sono un supplemento di «il giornale dell’arte»
Umberto Allemandi,
direttore responsabile
Franco Fanelli, vicedirettore
Barbara Antonetto, caporedattore
L’AQUILA
Intervista a Lucia Arbace
18
Il Munda
18-19
La Fondazione Carispaq 19
La chiesa di San Paolo di Barete
19
Pompeo Cesura a Celano 19
La Pinacoteca di Caste di Sangro
20
Diventare archeologi in Abruzzo 20
Relazioni commerciali: Valeria Riselli
([email protected])
Francesca Scoto ([email protected])
Stampa: Arti Grafiche Boccia spa, Salerno
Il giornale non risponde dell’autenticità delle attribuzioni delle opere riprodotte, in particolare del contenuto delle inserzioni pubblicitarie. Le opinioni espresse negli articoli firmati
e le dichiarazioni riferite dal giornale impegnano esclusivamente i rispettivi autori. Si consiglia di verificare al telefono
oppure online date e orari delle manifestazioni.
www.ilgiornaledellarte.com
Vedere NELLE Marche E in Abruzzo | 3
Ancona
I nostri 2.400 anni
L’assessore Marasca mette Ancona
tra le più belle mete italiane
Paolo Marasca
Ancona. Paolo Marasca, assessore alla Cultura, Politiche
giovanili e Turismo del Comune di Ancona, racconta il processo di riappropriazione del patrimonio culturale cittadino
in atto e la volontà di fare assumere ad Ancona un ruolo
trainante nel futuro culturale delle Marche e dell’Italia,
grazie a una maggiore sperimentazione nelle arti visive e a
una vocazione al contemporaneo già riconoscibile nel settore
dello spettacolo.
A che cosa sta lavorando con la sua amministrazione?
Stiamo percorrendo un cammino verso il riconoscimento di Ancona
come città di cultura, in virtù sia del patrimonio storico-culturale sia
dello sviluppo di tematiche contemporanee.
Come descrive Ancona?
È una città che per 2.400 anni ha continuato a «costruirsi addosso»
con un piglio anarchico tipico delle città di porto, generando scenari
straordinari arricchiti dalla posizione della città, infilata a uncino
nell’Adriatico. Un esempio per tutti è l’Arco di Traiano nel porto
antico (area restituita alla città nel 2015), un monumento slanciato
ed elegante in compagnia delle navi traghetto e di un cantiere navale
a ridosso. Non da meno è l’anfiteatro romano, dove si legge l’intera
storia cittadina attraverso strati di edificazioni che lasciano scoperta
la parte archeologica. È una città i cui tesori storico-artistici, quasi
tutti sul colle Guasco, vanno incontro a continui mutamenti.
Ancona è consapevole del proprio patrimonio?
Per lungo tempo la sua atipica identità cittadina ha corroborato un
disinteresse nei confronti della propria bellezza: Ancona viveva di
commerci e di cantiere navale, senza preoccuparsi del turismo
e della leggibilità del proprio patrimonio.
Ci sono stati dei cambiamenti?
Oggi assistiamo a una sorta di rinascita dell’attenzione alla cultura
e al patrimonio. Nel 2015 l’autorità portuale insieme al Comune ha
restituito alla città l’area del porto storico. Quest’area include l’arco
di Traiano e l’arco Clementino di Luigi Vanvitelli, le mura antiche
e la storia industriale della città. Nel 2015 sono anche partiti
i lavori per il restauro dell’ala moderna della Mole Vanvitelliana, a
seguito della vittoria di Ancona del bando Piano per le città, con un
finanziamento del Ministero delle Infrastrutture per circa 9 milioni
di euro (fine lavori entro il 2018). Ed è anche stato iniziato il percorso
di riconquista dell’area del Guasco e del waterfront, partendo
dalla valorizzazione delle evidenze archeologiche, storico-culturali e
architettoniche e dal loro dialogo con le infrastrutture
e i paesaggi dell’area portuale.
Che rapporto ha Ancona con il contemporaneo?
Svolge il ruolo di «città» in un territorio privo di grandi centri e
nonostante le sue dimensioni ridotte. Questo significa assumere
la responsabilità di essere motore di ricerca culturale, movimento
continuo di creatività, luogo di riflessione sul contemporaneo.
Caratteristiche che la città ha da sempre nel suo dna, dall’Umanesimo
di Ciriaco Pizzecolli a Gino De Dominicis, dalle esperienze letterarie
di Tondelli a una delle prime scuole italiane di writers, da Cucchi
all’indie musicale.
Quali sono le manifestazioni dedicate al
contemporaneo?
Vari festival si sono sviluppati negli anni: Inteatro (danza e teatro), La
Punta della Lingua (poesia e scrittura), Cinematica (corpo
e media), Corto Dorico (cinema), Acusmatiq (musica contemporanea
ed elettronica), Weekendoit (neoartigianato). Va anche aggiunto uno
dei 19 teatri di rilevante interesse culturale in Italia che ha da due
anni un cartellone di scena contemporanea.
Progetti?
Come amministrazione abbiamo deciso di fare nostra l’istanza del
territorio di affrontare il presente attraverso arte e creatività. Questo
non significa trascurare o porre in secondo piano il patrimonio
storico-culturale del territorio, ma prendersi la briga di essere la città
di riferimento di un territorio ampio. La scommessa è di lavorare per
far crescere un sistema e non per dar vita a eventi spot incapaci di
fertilizzare un terreno estremamente ricco.
q Mariella Rossi
Una Mole di progetti
Ancona. La destinazione della Mole Vanvitelliana (nella foto) a sede
permanente per l’arte contemporanea è il segno della nuova identità
cittadina. Grazie al restauro dell’ala moderna avviato lo scorso anno,
questo monumento simbolo, risalente al XVIII secolo, oltre a essere
il contenitore di spettacoli dal vivo, rassegne, convegni e manifestazioni, accoglierà anche un progetto di arti figurative. Grazie a un’idea
del Comune e della Fondazione Cariverona (il cui consulente è Luca
Massimo Barbero) e alla collaborazione con Civita, il prossimo autunno sarà presentato un allestimento semipermanente di sculture
provenienti da varie collezioni, tra cui quella della Fondazione bancaria. Dal 2017, tale percorso sarà affiancato da mostre temporanee sul Novecento e oltre, da vari festival di cultura e spettacolo sul nostro tempo e da installazioni commissionate nel corso
di quest’anno con un programma di residenze d’artista. La Mole Vanvitelliana si accinge così a diventare un «sistema culturale»,
come lo definisce l’assessore Paolo Marasca, un punto di riferimento internazionale per la creatività contemporanea. q M.Ros.
Mole Vanvitelliana, Banchina Giovanni da Chio 28, Ancona, tel. 071/2225001, mar-dom 8-20
Villa Nappi
Teatro della Luna
Cinema Italia
Vedere NELLE Marche | 4
TEATRO
Teatro delle Muse
Mole Vanvitelliana
Teatro Sperimentale
Urban Spaces
DANZA
> ANCONA
EVENTI
> POLVERIGI
FESTIVAL
20 16
INSTALLAZIONI
29 GIUGNO > 9 LUGLIO
Non convenzionali,
anzi innovativi
La creatività di Marche Teatro
abbraccia anche la danza
Ancona. La 38ma edizione di
InteatroFestival si svolgerà
dal 29 giugno al 9 luglio in vari
teatri tra Ancona e Polverigi (www.
inteatro.it), sede storica della
manifestazione dedicata al teatro e
alla danza contemporanee. È tra gli
appuntamenti di spicco di Marche
Teatro, l’ente riconosciuto dal
Mibact come Teatro di Rilevante
Interesse Culturale, che dal
2014 consorzia tre teatri stabili
(Fondazione Le Città del Teatro,
Associazione Inteatro, Teatro
Velia Papa
del Canguro) occupandosi di
produzione, programmazione e
promozione. Ne parla Velia Papa, direttrice di Marche Teatro e
cofondatorice del Festival.
Come giudica la scena culturale regionale?
C’è grande fermento e grande attività in tutti i settori
artistici, ma le risorse pubbliche sono decrescenti. Spero che la
Regione colga questa fase di crescita e la rilanci senza aggrapparsi al
semplice mantenimento delle iniziative più conservative e tradizionali.
In che cosa consiste il programma di Marche Teatro?
Sono 187 appuntamenti nei teatri gestiti (con 5 cartelloni), più
di 300 repliche in Europa degli spettacoli prodotti da Marche
Teatro e nella stagione 2015-16, 16 spettacoli in tournée in Italia e
all’estero tra cui quello dell’albanese Glen Çaçi e «The Train» degli
inglesi imitating the dog. Numerose sono le collaborazioni
internazionali. Oggi è inevitabile, perché la cultura è caratterizzata
dalla mobilità degli artisti e delle idee. Da questa consapevolezza
è nato il centro di creazione e residenza Villa Nappi a Polverigi,
dove invitiamo molti artisti stranieri innescando uno scambio di
competenze ed esperienze.
Vi considerate innovativi?
Lo siamo nelle residenze rivolte alle esperienze più giovani e
originali, nell’attività di produzione, lavorando con artisti
che portano innovazioni contenutistiche e formali testimoniando
la contaminazione tra discipline differenti come attitudine della
contemporaneità. Il pubblico va tenuto informato e stimolato rispetto
all’evoluzione dei linguaggi. È un impegno che portiamo avanti in
una città di provincia dove il teatro municipale ha il compito di
fornire un’offerta diversificata a diverse fasce di utenti.
Vi piace lavorare in spazi alternativi ai teatri?
Portiamo avanti una ricerca sui luoghi non convenzionali innescando
un rapporto diverso tra la scena e la platea, l’attore e il pubblico,
coinvolto in una dimensione partecipativa. q M.Ros.
Marche Teatro, tel. 071/52525, www.marcheteatro.it. Teatro
delle Muse, via della Loggia, Ancona, «Non ti pago» (prosa) dal 4
al 7 febbraio, «Molière: La recita a Versailles» (prosa) dal 25
al 28 febbraio, «Le mouvement de l’air» (danza) 12 marzo, «I
Duellanti» (prosa) dal 14 al 17 aprile. Teatro Sperimentale, via
Redipuglia, 59, Ancona, «L’Onorevole» (prosa) dal 9 al 13 marzo Storico appuntamento con le arti performative e la creazione contemporanea, il Festival
Inteatro si svolge nei teatri di Ancona e negli spazi di Polverigi. L'edizione 2016 (dal 29
giugno al 9 luglio) presenta esclusive nazionali e prime assolute di compagnie
internazionali, artisti riconosciuti e nuovi talenti. Undici giorni da vivere intensamente,
un’immersione totale nel teatro e nella danza più attuali.
The Inteatro International Festival is a well established event with performing arts and
contemporary creation that will take place in the stages of Ancona and Polverigi. The 2016 edition
(29th June – 9th July) will present world premieres and exclusive performances of international
companies, renowned artists, and new talents. Eleven days of intense full immersion in the most
updated theatrical and dance companies.
[email protected]
+39 071 207841
www.inteatro.it
[email protected]
+39 071 52525
www.marcheteatro.it
diretto da Velia Papa
Comune di
Ancona
Comune di
Polverigi
Ancona
Un mercato di sogni e fantasie
T
pesaro e milano. «Purtroppo il mercato d’arte nelle Marche
è fatto di sogni e fantasie e non di oggetti reali». A dirlo è il
commendator Giancarlo Ciaroni (nella foto), titolare con la
moglie Anna Maria Altomani e il figlio Andrea della galleria
d’arte Altomani & Sons. Forte di un’esperienza ormai quarantennale, la galleria è nata dalla passione per la maiolica
antica ma ha finito ben presto per abbracciare pittura, scultura, mobili e oggetti d’arte, principalmente italiani, dal XII
al XVIII secolo. Oltre alla sede di Pesaro ha scelto di aprirne
una anche a Milano. «Dalla situazione del mercato nelle Marche cui accennavo, spiega Ciaroni, è scaturita la decisione
di aprire la sede principale della Galleria a Milano, città dove,
come nel Nord Italia in generale, il rapporto con le opere d’arte è più solido e reale». La Galleria Altomani, che in questi
mesi sarà a Modena Antiquariato e al Tefaf di Maastricht,
ha creato una collezione di altissima qualità che «grazie alla
partecipazione alle più importanti esposizioni internazionali,
alla collaborazione con i maggiori musei italiani e internazionali, alla consulenza di esperti d’arte di fama mondiale» ha
consentito di raggiungere i massimi livelli del mercato antiquario. Tra le ultime istituzioni che si sono rivolte ad Altomani basti ricordare il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Washington, il Museo del Castello Sforzesco
di Milano, la Galleria dell’Accademia di Venezia e il Museo
di San Marco di Firenze, e non mancano istituzioni marchigiane come la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino e la
Pinacoteca Comunale
di Ancona. «Se poi, oltre a quanto espresso
per le Marche, vogliamo parlare della situazione del mercato
artistico attuale, conclude Ciaroni, direi
che vanno benissimo
il moderno-contemporaneo e l’alta epoca,
mentre stanno soffrendo molto il Sei e il
Settecento».
Vietato non toccare
Il Museo Tattile di Aldo Grassini
è una rivoluzione culturale
Ancona. Il Museo Tattile Statale Omero, con i suoi oltre 30mila visitatori l’anno, è un fatto culturale. Dal 2012
è ospitato nella Mole Vanvitelliana, su una superficie di
2.800 metri quadrati, con un percorso sensoriale tra copie
di antiche sculture e opere contemporanee. Come spiega il
presidente Aldo Grassini, poter toccare i manufatti cambia
la percezione dell’opera d’arte.
Com’è nato il museo?
Da un’idea mia e di mia moglie che nessuno aveva realizzato prima.
I divieti di toccare le opere per visitatori non vedenti significano
non poter fruire delle raccolte museali. Così abbiamo pensato a
un museo utile a tutti. Nel 1993 abbiamo inaugurato ad Ancona
tre sale con 19 pezzi, una piccola cosa, ma che ha subito suscitato
enorme interesse, tanto che dal 2002 è operativo come museo
statale, dopo il riconoscimento nel ’99. Oggi la gestione è affidata al
Comune di Ancona in convenzione con lo Stato.
Perché tiene tanto al concetto di museo per tutti? Il Museo Tattile Omero va al di là della possibilità tattile sulle
opere data ai non vedenti. Un nostro slogan diceva: non è
vietato toccare ma nemmeno vietato vedere! Abbiamo studiato
un percorso per i non vedenti e per chi ci vede. È un contenitore
culturale e la cultura deve includere non può escludere.
L’esperienza estetica è un fatto sociale, l’impatto con l’arte è un
fenomeno collettivo; se l’offerta è apprezzabile per ogni tipo di
pubblico la visita è interessante per tutti.
Com’è strutturato il Museo?
Abbiamo una collezione di arte classica fatta di copie di opere
antiche (tranne due o tre) ricavate dai calchi originali, una specie di
enciclopedia tridimensionale dei classici dell’arte scultorea dislocati
in varie parti del mondo. C’è la collezione di arte contemporanea, con
opere uniche di artisti figurativi e informali come Girolamo Ciulla,
Edgardo Mannucci, Umberto Mastroianni, André Barelier, Sergio
Zanni, Pierre Carron, Pietro Annigoni, Aron Demetz, Francesco
Messina, Floriano Bodini e ancora Consagra, Martini, Marini, De
Chirico e Pomodoro. Nella Sala Leopardi è allestita la grande opera
Aldo Grassini
«L’Italia riciclata» di Michelangelo Pistoletto, donata dall’artista
nel 2013. In fase di allestimento definitivo sono invece la sezione archeologica, con reperti originali messi a disposizione dalla Soprintendenza delle Marche, e quella di architettura, con modelli architettonici e
plastici di monumenti tra cui quello del Pantheon, che ci fu chiesto in
prestito dal British Museum per una mostra sull’età di Adriano.
Che implicazioni ha in termini culturali il fatto di
poter toccare le opere?
È una sana provocazione per una rivoluzione della museologia. Il
tatto è una via autentica di approccio alla realtà, quindi è importante
anche per la conoscenza delle opere d’arte ed è fondamentale per i
non vedenti. C’è un’esigenza di tutela delle opere, ma bisogna pensare
anche alla loro valorizzazione che implica la fruibilità delle stesse. Non
parlo di quelle che possono deteriorarsi, ovviamente, ma assicuro che
sono una minima parte di quelle esposte nei musei, la maggior parte
non corre pericolo. Bisogna regolare l’utenza: alcune opere possono
essere toccate sempre e da tutti, altre soltanto da quella parte più
piccola di visitatori non vedenti.
Organizzate anche mostre temporanee?
Abbiamo allestito mostre di artisti anche importanti come Messina
e Manzù e quella su «Il Rinascimento oltre l’Immagine», con 25
opere originali del Quattrocento tra cui Donatello, Della Robbia e
molti altri, tutte da toccare.
Vi occupate di corsi di formazione sull’accessibilità
museale. Avete in progetto qualche mostra su questo
concetto?
Una mostra dedicata a Pinuccio Sciola, artista sardo che realizza
sculture sonore, opere che si guardano, si toccano e che se le tocchi
suonano pure.
q G.D’O.
Museo Tattile Statale Omero, Mole Vanvitelliana, Banchina Giovanni
da Chio 28, Ancona, tel. 071/2811935, mar-sab 16-19 dom 1013/16-19, www.museoomero.it
Ministero
dei beni e delle
attività culturali
e del turismo
foto di Sauro Marini
Vedere NELLE Marche | 5
«San Girolamo penitente»
di Jusepe de Ribera
Nelle stanze
private
di Sgarbi
Centodieci dipinti della collezione
del critico a Palazzo Campana
Osimo (An). A Palazzo Campana, il pubblico potrà
entrare nelle «segrete stanze» di Sgarbi grazie alla mostra
curata da Pietro Di Natale con un centinaio di opere
della collezione Cavallini-Sgarbi. «Muovendosi tra le
centinaia di opere riunite in trent’anni di furibonda attività si
rimane sorpresi dall’eterogeneità dell’insieme, una vera e propria
summa dell’arte italiana, tra pittura e scultura dal XIII secolo ai
giorni nostri», scrive Di Natale.
Questa ostinata ricerca, espressione dell’ossessivo amore
del collezionista per la bellezza dell’Italia e della sua arte,
si manifesta in misura esemplare nelle 110 opere esposte.
«La selezione di dipinti, disegni e sculture dal Cinquecento
all’inizio dell’Ottocento, spiega il curatore, darà conto in primis
della peculiare e complessa “geografia artistica” della nostra
nazione». Ampiamente rappresentata è la scuola della
regione ospitante, le Marche, con opere di Johannes
Hispanus, Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice,
Lorenzo Lotto, Battista Franco detto Semolei,
Giovanni Francesco Guerrieri da Fossombrone,
Simone Cantarini detto il Pescarese, Andrea Lilio,
Giovanni Battista Salvi detto Sassoferrato, Pier Leone
Ghezzi, Sebastiano Ceccarini, Giovan Battista Nini
e Francesco Podesti. Sono inoltre documentate le altre
principali scuole italiane, quella veneta, emiliana,
romagnola, toscana, romana e napoletana. Oltre a
dipinti di tema sacro, vi sono opere con raffigurazioni
allegoriche e mitologiche, scene di genere, paesaggi e
ritratti. E opere rare e inconsuete come il taccuino di
disegni di Felice Giani o le delicate miniature a tempera
di Giuseppe Bernardino Bison e alcuni modelli
preparatori di celebri autori. Catalogo Silvana Editoriale.
q G.D’O.
Palazzo Campana, piazza Dante Alighieri 4, Osimo (An),
tel. 071/714436, www.comune.osimo.an.it/museo_civico,
«Lotto, Tiziano, Artemisia. Le stanze segrete di Vittoro Sgarbi»
dal 18 marzo al 29 ottobre
Ancona
Le Marche sono uno spettacolo
ancona. Dal 2011 il Consorzio Marche Spettacolo coordina e mette a sistema gli enti che producono e distribuiscono spettacoli dal vivo nelle Marche. È uno strumento,
unico in Italia, al servizio dei Consorziati, capace di razionalizzare la proposta, aumentare e potenziare le occasioni
di sviluppo. Il direttore Gilberto Santini (nella foto) anticipa i progetti più interessanti
del 2016.
Che cos’è S.IN.C. Spettacolo
Innovazione Creatività?
Il progetto S.IN.C. (www.sinc.
marchespettacolo.it)
nasce
all’interno della vasta progettualità del Distretto Culturale
Evoluto promosso dalla Regione Marche per sviluppare rapporti e interscambi tra il mondo
culturale e l’imprenditoria. Sono
in via di completamento le iniziative pilota, che hanno visto
gli artisti dei nostri Consorziati
accompagnare le aziende e
i loro staff in percorsi inediti.
Procederemo con un ambizioso progetto che coinvolge 12
aziende marchigiane per abbattere le sottili diffidenze reciproche. Proseguiremo con il call center unitario e avvieremo
un percorso per la sperimentazione di forme innovative di
utilizzo dei tanti teatri marchigiani, un patrimonio davvero
unico per concentrazione e bellezza.
A quali altre iniziative state lavorando?
Alla creazione di uno sportello per la progettazione al servizio dei Consorziati e alle nuove edizioni dei progetti più qualificanti sinora avviati, a partire da «Refresh! Lo spettacolo
delle Marche per le nuove generazioni».
Quali sono i risultati più importanti che avete ottenuto?
L’impatto più riscontrabile è il cambiamento di mentalità:
percepire l’altro come una risorsa e non come una minaccia. In questi anni si sono avviati dialoghi tra istituzioni grandi e piccole, dando origine a importanti novità, tra cui il neonato progetto della «Rete Lirica delle Marche», con risultati
davvero notevoli. Essere insieme è secondo noi la migliore
risposta alle inquietudini attuali. Un sistema di spettacolo
dal vivo coeso e vitalissimo fa sì che, come recita il nostro
slogan, «nelle Marche ogni giorno è uno spettacolo».
q M.Ros.
Consorzio Marche Spettacolo, piazza Cavour 23, Ancona,
tel. 071/2298308, sinc.marchespettacolo.it
Piazza Ventidio ad Ascoli Piceno
‹ 3 in questi due territori, autore molto significativo per
la diffusione della cultura rinascimentale e dei grandi modelli
del tempo mediati attraverso le sue creazioni, presenti sia nelle
Marche sia in Abruzzo.
Esiste un progetto di cooperazione culturale nelle
due regioni?
Le Marche hanno manifestato negli ultimi anni un’intensa
attività d’ideazione e realizzazione di mostre. In questo senso
l’Abruzzo per via del terremoto è stato un po’ frenato. Certo non
mancherebbero i presupposti per realizzare iniziative congiunte
per mostre importanti. L’interscambio di opere e le sinergie
collaborative sarebbero un volano di visibilità e di crescita per
ciascun territorio.
Quale potrebbe essere una grande mostra da ospitare
in entrambe le regioni?
Una mostra su Carlo Crivelli, che a partire dagli anni ’60 del
Quattrocento si è trasferito nelle Marche e ha operato in aree di
confine tra le questi territori, influenzando la cultura figurativa in
Abruzzo e nelle Marche. Una mostra probabilmente impossibile da
realizzarsi, perché i dipinti sono tutti su tavola e i musei stranieri,
che dal XIX secolo hanno fatto incetta dei capolavori crivelleschi
conservati nelle nostre chiese, difficilmente li presterebbero. Ma
l’idea di riportare tra Marche e Abruzzo le opere che Crivelli
ha dipinto per questi luoghi è molto suggestiva, consentirebbe
una ricontestualizzazione, seppur momentanea, delle opere nelle
chiese e nei luoghi per cui furono dipinte, che non sono certamente
le sale della Pinacoteca di Brera, della National Gallery o del
Metropolitan Museum.
q Giorgio D’Orazio
Pinacoteca con cisterna, dal Medioevo al contemporaneo
Ancona. La Pinacoteca Civica «Francesco Podesti» riapre in marzo (data da definire) con un percorso sulla pittura marchigiana dal Medioevo a oggi accanto a opere come la Pala
dell’alabarda» di Lorenzo Lotto, la Madonna con Bambino di Carlo Crivelli, dipinti di Sebastiano del Piombo, Andrea Lilli, Guercino e la pala «Gozzi» (nella foto), prima opera autografa di Tiziano Vecellio che torna finalmente a dialogare con la Crocifissione dello stesso artista conservata a poche centinaia di metri nella chiesa di San Domenico, in piazza
del Plebiscito. Ubicata nello storico Palazzo Bosdari, la Pinacoteca è rimasta chiusa anni per lavori di restauro e ampliamento. Dopo uno stallo dei lavori, l’attuale amministrazione
appena insediatasi ha stabilito tra le priorità la sua riapertura ed è intervenuta con nuove risorse grazie anche al proficuo rapporto con la Fondazione Cariverona. La riapertura degli
spazi rinnovati non sarà completa, ma permetterà comunque di ammirare la maggior parte dei dipinti della collezione. Nel frattempo continueranno i lavori negli ultimi due piani,
il nuovo ampliamento. Al termine, l’allestimento della collezione verrà ampliato con le opere del Novecento, molte acquisite nell’ambito del Premio Marche. La nuova sala con la
cisterna medievale ospiterà mostre temporanee d’arte contemporanea con particolare attenzione agli artisti del territorio. La Pinacoteca arricchisce l’offerta museale cittadina che
già comprende il Museo Diocesano della Cattedrale di San Ciriaco, il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, il Museo della Città e il Museo Tattile Statale Omero. q M.Ros.
Pinacoteca Civica «Francesco Podesti», via Ciriaco Pizzecolli 17, tel. 071/2225041, www.comune.ancona.it/turismo/it/citta/arte/pinacoteca
Vedere NELLE Marche | 6
«Testa di donna (Ester Merloni)»
di Quirino Ruggeri. © Fiorenzo Niccoli
Il ’900 dell’imprenditrice
collezionista
La donazione di Ester Merloni alla
Pinacoteca Civica di Fabriano
Fabriano (AN). Primogenita di Aristide Merloni, il noto imprenditore italiano che nel 1930
fondò Merloni Elettrodomestici e nel 1960 la Ariston, Ester Merloni ha fatto parte dei cda di
Fineldo, Merloni Termosanitari e Indesit Company, fino alle dimissioni nel 2008 dalla società
oggi sotto il controllo della Whirlpool. Scomparsa lo scorso marzo a 93 anni nella sua casa di
Fabriano, ha voluto donare la propria collezione d’arte moderna e contemporanea alla
sua città natale, dove ha sempre vissuto. Era membro della Fondazione Aristide Merloni e
amministratore unico di Fines. Appassionata d’arte, aveva collezionato opere di alcuni tra i
più importanti protagonisti del Novecento italiano. La sua raccolta parte dagli anni Venti e
Trenta di Balla, de Chirico, De Pisis e Savinio per approdare al dopoguerra con lavori di
Lucio Fontana, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Emilio Vedova e Piero Dorazio,
di cui era amica oltre che collezionista. La raccolta tocca poi gli anni Cinquanta con Edgardo
Mannucci, Giacomo Manzù, Arnaldo Pomodoro, Afro Basaldella e Giulio Turcato, gli
anni Sessanta con Piero Manzoni ed Enrico Castellani e giunge fino all’ultimo decennio del
Novecento con lavori di Domenico Bianchi, Carlo Maria Mariani e Nunzio. La collezione
è esposta permanentemente nella Pinacoteca Civica di Fabriano in una sezione chiamata
«La Casa di Ester», poiché replica la disposizione delle opere nella dimora della collezionista.
Questo importante lascito, composto di ventuno dipinti, un arazzo e sette sculture, accresce il valore dei beni della Pinacoteca. L’esposizione è curata dalla nipote Francesca Merloni
ed è corredata da catalogo (Edizioni dell’Oca, 2015). È allestita in un’ala ristrutturata grazie a
un finanziamento del fratello Francesco Merloni e al contributo del Comune di Fabriano, su
progetto dello studio Salmoni. Ester è stata una preziosa presenza all’interno della famiglia
Merloni, una donna minuta ma molto forte, forse burbera all’apparenza ma con una grande
sensibilità. Era stato il fratello Vittorio, di ritorno dal funerale di Gianni Agnelli, a consigliare
a Ester di emulare la scelta dell’industriale torinese che donò la propria collezione d’arte al
Comune della sua città. Lei lo ascoltò, convinta che la generosità va oltre la morte. Grazie all’eredità di Ester, primogenita di una stirpe imprenditoriale che ha legato a doppio filo (economico e politico) il suo destino a quello della cittadina marchigiana, si è formato l’embrione di
una collezione civica, un nuovo focus sull’arte del Novecento nel centro Italia. q Monica Caputo
Pinacoteca «Bruno Molajoli», piazza Giovanni Paolo II 2, Fabriano (An), tel. 0732/250658, «La Casa
di Ester - Collezione Ester Merloni» esposizione permanente
Ancona
In «Casa di Ester»
«Ester si avvicina
all’arte figurativa
molto tardi. La
collezione non ha
una struttura organizzata, cosa che
ritengo un bene. Le
scelte avvengono
per attrazione, per
empatia, frutto di
incontri casuali e
provocati, ma capisce che comprare
dei libri d’arte è
importante per affinare il gusto. Con questo
spirito Ester costruisce in trent’anni una collezione eterogenea, eclettica e di rilievo, con
pezzi di autori oggi di difficilissima reperibilità. Trovare opere di Fontana, Burri, Afro e Capogrossi di questa qualità e con quelle date
non è facilissimo. Quello di Ester Merloni è
un dono molto prezioso. In un Paese, come
l’Italia, in cui tutto è lasciato a figli e nipoti,
il fatto che Ester abbia lasciato alla città e
non alla famiglia questa preziosa collezione
mantenendola unita e facendola diventare
un bene pubblico è un gesto rivoluzionario di
cui tra i nostri ricchi collezionisti, finiti gli Jucker, i Mattioli, gli Jesi, i Malabotta dei lontani
anni ’50 e ’60, se ne ricordano troppo pochi.
La collezione resta così unita nella sua totale
compiutezza e rappresenta un valore importante, unico segno di contemporaneità per
la città ed esempio raro per le Marche nei
cui musei non c’è questa ricchezza di opere
della seconda metà del Novecento».
Luisa Laureati Briganti (nella foto), fondatrice della Galleria dell’Oca (Roma), amica
della famiglia Merloni, curatrice ed editrice
del catalogo «La Casa di Ester».
«La
donazione
della
signora
Ester Merloni è
un gesto che racconta della sua
generosità verso
la Città di Fabriano ed è stata
accolta come un
invito a guardare
con ottimismo al
futuro, anche a
conferma di un
rapporto stretto
e in continua crescita tra la città e una vivace presenza culturale, riconoscibile in figure
di grande sensibilità come Ester e la nipote
Francesca. Il lavoro corale e la sinergia tra
pubblico e privato, ben rappresentato da
questa operazione e da altre simili come ad
esempio la recente donazione alla Biblioteca
di Fabriano di alcuni rari volumi di arte contemporanea e moderna, segna una nuova
importante stagione d’avanguardia culturale
per Fabriano. In questo fermento l’Amministrazione Comunale ha ritenuto strategico
destinare alla Collezione Merloni un’intera
ala del piano terra della Pinacoteca, che già
conserva splendide opere datate dal Duecento. Quest’operazione rappresenta una
grande opportunità per Fabriano anche a
livello internazionale; la collezione è stata
richiesta per esposizioni da città italiane ed
europee e potrà essere ambasciatrice di Fabriano in Europa e nel Mondo».
Giancarlo Sagramola (nella foto), sindaco
della città di Fabriano, rappresentante di
Fabriano nel Network internazionale delle
Città Creative Unesco, già vicepresidente
della Provincia di Ancona.
Vedere NELLE Marche | 7
«Tempo rotondo» di Ubaldo
Bartolini, 2015
Ancona
Giacomelli inedito e maturo
Sassoferrato (An). L’Archivio Mario Giacomelli promuove dal
2007 l’opera e la figura del grande fotografo di Senigallia (19252000). Alla direttrice artistica Katiuscia Biondi Giacomelli (nella
foto, © Patrizia Lo Conte) abbiamo rivolto alcune domande.
Quanto è importante il lavoro di catalogazione?
Pone chiarezza e va eseguito procedendo con precisione certosina, in collaborazione con le istituzioni museali, le gallerie internazionali e i privati collezionisti di Giacomelli.
A quali progetti state lavorando?
Grandi mostre in spazi pubblici e privati in Francia, Inghilterra,
Svizzera e Germania. L’unica data fissata con certezza è in Francia, nel Museo Château d’Eau di Tolosa dal 31 marzo al 29 maggio, in occasione dell’uscita di un nuovo libro su Mario Giacomelli
(edizioni Contrejour), realizzato in collaborazione con il nostro
Archivio, con molte foto inedite e della maturità. Inoltre parteciperemo per la seconda volta
al MIA Photo Fair di Milano (28 aprile-2 maggio).
Recentemente varie mostre hanno evidenziato la maturità di Giacomelli.
Lo scorso luglio Giacomelli è stato l’ospite d’onore di «Cortona on the Move», con una mostra
sulla maturità realizzata in collaborazione con il nostro Archivio. A novembre a Parigi la Galérie Beethet-Aittouarès, in collaborazione con gli Archivi Giacomelli, ha scommesso su una
mostra inedita del Giacomelli della maturità. I grandi galleristi e collezionisti in visita a Paris
Photo hanno visitato questo inedito Giacomelli.
Che cosa caratterizza le opere della maturità?
Il periodo della maturità è il momento della resa dei conti. Gli inediti di questo periodo ci danno la portata artistica di un uomo che usava la fotografia come una sorta di meditazione, un
viaggio esistenziale per entrare in profondità nelle pieghe del reale e di se stesso.
q M.Ros.
Archivio Mario Giacomelli, Strada Provinciale 2, Sassoferrato (An), www.archiviomariogiacomelli.it
24 dipinti per 24 ore
Ubaldo Bartolini da Gino Monti
Ancona. Il 20 febbraio la galleria Gino Monti arte contemporanea inaugura una personale di Ubaldo Bartolini (Ascoli Piceno, 1944). Insolita è la dimensione ridotta delle opere
esposte, 24 dipinti di 20x25 cm nei quali emerge la ricerca dell’artista sulla mutevolezza
della luce. Nei 24 oli su tela sono fissate le variazioni del paesaggio naturale nelle diverse
ore del giorno. Questa serie, intitolata «Tempo rotondo» ed eseguita nel 2015 (nella foto),
s’inserisce in una dimensione intimistica del pittore a tu per tu con quell’anelito al sublime della natura che caratterizza la sua poetica. Bartolini è tra i principali esponenti della
corrente che Maurizio Calvesi ha battezzato negli anni Ottanta «Anacronismo», anche nota
come Pittura colta o Ipermanierismo, di cui fanno parte tra gli altri artisti Carlo Maria
Mariani e Stefano Di Stasio, da tempo presenti nella galleria. Gallerista da dieci anni, Gino
Monti ha esordito con la Galleria Permariemonti a Civitanova Marche ed è poi passato
alla centralissima sede di Ancona, inaugurata nel dicembre 2014 con un doveroso omaggio
a Gino De Dominicis, uno dei più noti artisti anconetani, ritratto in un’opera di grande
formato da Vettor Pisani. A ciò ha fatto seguito una sequenza di personali di consolidati artisti internazionali, come Nicholas Bodde, Michelangelo Pistoletto (di cui è stata
esposta la serie «Capricci» del 2011) e Sol LeWitt (con dipinti, grafiche e sculture dagli
anni Ottanta ai Duemila). La Galleria Gino Monti spazia tra diversi mezzi espressivi, come
documentano i dipinti di Andrea Boldrini, le fotografie di Giorgio Cutini, le sculture di
Giuliano Giuliani e le opere video di Francesco Colonnelli, presentate insieme a una
performance di danza e musica di Simona Lisi (in collaborazione con il Museo Tattile
Statale Omero di Ancona durante il Festival Cinematica). Tra i prossimi appuntamenti vi
sono la personale di Maurizio Taioli, che si confronterà con il tema del sacro, e quella di
Riccardo Gusmaroli, che presenterà i tipici movimenti concentrici su tele monocrome.
Gino Monti si sente «accarezzato dalla mano benedicente di papa Clemente XII», l’imponente
statua settecentesca che fronteggia la sua nuova sede di piazza del Plebiscito, e si definisce
«girovago» per la sua volontà di cogliere e condividere l’arte oltre lo spazio espositivo. Non
a caso, per la home page del sito della galleria ha scelto l’immagine simbolica di una strada
del fotografo amico e collezionista Claudio Penna. q M.Ros.
Gino Monti arte contemporanea, piazza del Plebiscito 38, Ancona, tel. 071/2074350, mar-gio 17-19,30,
ven-sab 10,30-13/17-19,30, www.galleriaginomonti.it, «Tempo rotondo. Ubaldo Bartolini» dal 20 febbraio
Arte Pop Up in luoghi
non convenzionali
GINOMONTI
arte contemporanea
Piazza del Plebiscito, 38 - Ancona • www.galleriamonti.it
Vedere NELLE Marche | 8
Ancona. Il Festival internazionale Pop Up!
Arte Contemporanea nello Spazio Urbano
(www.popupfestival.it), curato da Mac-Manifestazioni Artistiche Contemporanee, invita
nelle Marche artisti di tutto il mondo a realizzare opere d’arte pubblica su architetture e
in luoghi non convenzionali. Con quattro edizioni all’attivo (l’ultima dal 29 maggio al primo giugno 2015), il Festival ha prodotto 24 interventi permanenti nella regione. Ne parlano
Monica Caputo (nella foto, a sinistra) ed Elisa Sellari (nella foto, a destra) del team di Mac.
State pensando alla prossima edizione?
Stiamo costruendo un programma ricco di interventi artistici che coinvolgono immobili in stato di
abbandono, strutture industriali, infrastrutture viarie, scuole, ospedali e altri luoghi d’uso comune, immaginando itinerari che connettano la fascia costiera con le aree interne, da promuovere
mediante pacchetti turistici in grado di integrare l’ampia offerta del territorio.
Ci saranno novità?
È in cantiere la proposta Pop Up! Collection-Murals and Label Art, un percorso di opere d’arte
pubblica presso aziende agricole e vitivinicole partner del progetto, in abbinamento a prodotti
enogastronomici con packaging dai disegni innovativi.
Chi collabora con voi?
Enti pubblici e aziende private interessate ad accogliere l’arte come oppurtunità di scambio culturale e generazionale, di riqualificazione urbana e di mitigazione dell’impatto ambientale.
Qual è l’obiettivo del vostro Festival?
Portare in luce l’identità e le potenzialità di un territorio grazie alle arti visive contemporanee.
Perché vi chiamate Pop Up?
Per esprimere le potenzialità estetiche della quotidianità urbana, rurale e paesaggistica della
nostra regione, che come in un libro per bambini saltano fuori all’improvviso. Inoltre Pop
rimanda alla parola popular, alla scelta di linguaggi urban/pop, alla partecipazione degli
abitanti e a rendere l’arte accessibile a tutti portandola fuori dai musei.
q M.Ros.
Mac-Manifestazioni Artistiche Contemporanee, via Volta 25/2, Osimo (AN), www.maconline.it,
tel. 071/7309152
Ascoli Piceno
Sogno un Louvre
del Centro Italia
San Francesco
dal Medioevo alla Controriforma
I progetti per Ascoli Piceno
del sindaco Guido Castelli
Ascoli Piceno. In una recente classifica
sulla qualità della vita nelle città italiane,
Ascoli Piceno è passata dalla posizione
76 alla 21, un salto gigantesco. Il motore
di questa ascesa, secondo il sindaco
Guido Castelli, è fatto anche di rapporti
culturali. Anzi, la cultura, dal recupero
del patrimonio storico-architettonico alle
sinergie istituzionali, alla promozione
di attività ed eventi, è una delle priorità
della sua amministrazione.
«Quando otto anni fa la crisi ha fatto irruzione
nel Piceno, anticipa Castelli, ci siamo
resi conto che in un contesto come il nostro
bisognava considerare la cultura un fattore
economico, riportando alla bellezza e alla
fruibilità quanto trascurato in precedenza
e rilanciando molti aspetti misconosciuti del
Guido Castelli
patrimonio cittadino».
Qual è stata la sua politica culturale?
Ascoli era come un diamante grezzo, poco conosciuto e poco
relazionato con l’esterno, l’intervento nel settore culturale ha
aumentato la capacità di connessione della città. Abbiamo messo
in atto politiche di relazioni culturali molto forti, con importanti
collaborazioni nazionali e internazionali, grazie alla rete di
conoscenze e prestiti sviluppata dal professor Papetti, che dirige
i nostri Musei Civici. Abbiamo puntato molto sulla riqualificazione
urbana, focalizzata sul centro storico. In alcuni anni di cantieri
abbiamo recuperato il Forte Malatesta, che languiva da tempo,
e i prestigiosi ambienti del chiostro di San Francesco prima destinati
alla vendita del pesce, con il restauro della Sala Cola dell’Amatrice.
Abbiamo recuperato un vecchio ospedale diruto inaugurato come
polo universitario e riaperto il Palazzo dell’Arengo e la Pinacoteca,
Il Forte Malatesta
chiusa per i danni del sisma e i restauri non adeguati nel post
terremoto. Abbiamo riattivato l’area archeologica proponendo un
cartellone di teatro classico ogni estate. Stiamo per restituire alla città
il Teatro dei Filarmonici restaurato, abbiamo tolto parcheggi
e ricreato piazze, pedonalizzato aree, insomma, scelte decise che
hanno portato le presenze turistiche dalle 71mila del 2008 alle
126mila del 2014. Questa visione di «politica estetica» crea valore ed è
il nostro modello per ripensare la città.
Su che cosa siete impegnati adesso?
Sul recupero di un antico distretto militare in pieno centro, che sarà
destinato a funzioni amministrative. Grazie a un accordo con il
Demanio svilupperemo con questa riconfigurazione anche un progetto
culturale, un Lapidarium.
Come sono organizzati i musei ascolani?
Ascoli conserva la Pinacoteca Civica a Palazzo dell’Arengo, la Galleria
di Arte contemporanea «Osvaldo Licini» nel Polo Sant’Agostino, il
Museo dell’Arte Ceramica nell’ex convento di San Tommaso e il Museo
dell’Alto Medioevo nel Forte Malatesta, dove ci sono anche spazi per
mostre temporanee. La gestione vuole gravare il meno possibile sulle
casse del Comune grazie a una formula di accordi con le cooperative
cui sono demandati tutti gli aspetti riguardanti la fruizione. Stiamo
predisponendo un nuovo bando con ulteriori responsabilità, è anche
un modo per offrire sbocchi lavorativi a giovani specializzati.
Ha un sogno nel cassetto?
Con il professor Papetti stiamo corteggiando da un triennio il
collezionista abruzzese Venceslao Di Persio, che si serve di maestri
restauratori ascolani e ha sempre prestato opere per mostre nelle
Marche. Abbiamo proposto a Di Persio di ospitare in un piano
intero del Palazzo dell’Arengo, spostando gli uffici del sindaco, la sua
preziosa collezione di opere pittoriche ottocentesche italiane e francesi.
Il mio sogno è di sedurre definitivamente Di Persio, per fare di questo
luogo, che già ospita la Pinacoteca, il Louvre dell’Italia centrale.
q G.D’O.
Ascoli Piceno. Da Cimabue a Caravaggio
esiste una tradizione figurativa dedicata
a san Francesco, alla quale il Comune
di Ascoli e la Fondazione Giovanni Paolo
II per la Gioventù dedicano una mostra
curata da Stefano Papetti e Giovanni Morello nella Pinacoteca Civica. La grande
influenza che il fondatore dell’ordine francescano ebbe su questo territorio, unita
all’origine ascolana del primo papa francescano, Niccolò IV, determinarono un’intensa iconografia legata al santo e alle sue
vicende. In virtù della sua precoce popolarità, san Francesco è stato rappresentato
dai maggiori artisti italiani e stranieri, a
partire da autorevoli esponenti dell’arte
gotica. Nelle tavole dipinte da Margaritone d’Arezzo (nella foto), Bonaventura
Berlinghieri e Cimabue viene fissato un
modello rappresentativo cui si sono scrupolosamente attenuti gli artisti dei secoli
successivi. Grazie ai prestiti di importanti
musei italiani è possibile ricostruire l’evoluzione della figura
di Francesco nella pittura dal Medioevo alla Controriforma,
quando in base alle norme sull’arte sacra sancite nel Concilio
di Trento venne ribadita la necessità di rappresentarlo nel rispetto della tradizione iconografica stabilita fin dal XIII secolo,
come attesta nel Dialogo sugli errori de’ pittori circa le istorie il
sacerdote fabrianese Giovanni Andrea Gilio (1564). I dipinti
in mostra si aggiungono a due celebri opere delle raccolte
comunali: la grande tela di Tiziano raffigurante san Francesco
che riceve le stigmate e la tavola di Cola dell’Amatrice dove è
rappresentato con altri confratelli. Infine, nella Sala del piviale
è custodito il paramento liturgico ricamato in opus anglicanum, donato alla città di Ascoli da papa Nicolò IV.
Pinacoteca Civica, Palazzo dell’Arengo, piazza Arringo 7, Ascoli
Piceno, tel. 0736/298213, www.ascolimusei.it, «Francesco nell’arte
da Cimabue a Caravaggio» dal 5 marzo al 30 giugno
Per info e prenotazioni
Pinacoteca Civica
Piazza Arringo 7 - 63100 Ascoli Piceno
Tel./Fax 0736.298213
[email protected] - www.ascolimusei.it
ORARI E BIGLIETTI MUSEI CIVICI
(Pinacoteca Civica, Galleria d’Arte Contemporanea “O. Licini”,
Museo dell’Arte Ceramica)
n Dal 1° gennaio al 31 marzo dalle 10,00 alle 17,00
sabato, domenica, festivi e prefestivi dalle 10,00 alle 19,00
n Dal 1° aprile al 30 settembre dalle 10,00 alle 19,00
n Dal 1° ottobre al 31 dicembre dalle 10,00 alle 17,00
sabato, domenica, festivi e prefestivi dalle 10,00 alle 19,00
n Chiuso lunedì (esclusi festivi), 24 dicembre pomeriggio,
25 dicembre, 31 dicembre pomeriggio, 1 gennaio mattina
n Biglietto unico (ingresso per le 3 strutture):
intero 8,00 E, ridotto 5,00 E, gruppi 5,00 E (min. 10 persone)
scuole primarie e secondarie primo grado gratuito,
secondarie secondo grado 5,00 E. Prenotazione obbligatoria
ORARI E BIGLIETTI FORTE MALATESTA
Dal 1° ottobre al 31 marzo dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,00
sabato, domenica, festivi e prefestivi dalle 10,00 alle 19,00
n Dal 1° aprile al 30 settembre dalle 10,00 alle 19,00
n Chiuso lunedì (esclusi festivi), 24 dicembre pomeriggio,
25 dicembre, 31 dicembre pomeriggio, 1 gennaio mattina
n Biglietto intero 4,00 E, ridotto 2,00 E
n
VISITE GUIDATE MUSEI CIVICI E FORTE MALATESTA
n Singoli
tutti i giorni. Visita ad una struttura museale 2,00 E
Sconto del 50% sulle visite guidate alle strutture successive
n Gruppi prenotazione obbligatoria. Visita di una struttura museale 2,00 E/pax
Sconto del 50% sulle visite guidate alle strutture successive
SERVIZI MUSEI CIVICI E FORTE MALATESTA
Laboratori didattici per scuole di ogni ordine e grado studiati e realizzati
secondo le diverse tipologie e peculiarità delle tre strutture museali
n Audioguide Italiano/inglese, Bookshop, Guardaroba
n
I Musei Civici di Ascoli propongono:
Itinerari tematici
n Percorsi guidati a tema di una o più strutture museali e della città di Ascoli
n Visite guidate della città di Ascoli Piceno e territorio limitrofo
n Studio e predisposizione di particolari di itinerari
e/o pacchetti turistici, secondo esigenze e richieste
n Corsi, laboratori e approfondimenti per adulti (da organizzare anche su richiesta)
n Eventi previsti a cadenze settimanali in una delle strutture museali
n Organizzazione di eventi esclusivi (in alcuni spazi museali e/o spazi attigui)
n Presentazioni, meeting, conferenze, convegni, cocktail
n
Vedere NELLE Marche | 9
Busto reliquiario di san Giacomo della Marca
conservato nei Musei Sistini
Ascoli Piceno
San Giacomo della Marca e il cavaliere Brandon
La storia, le chiese e i musei di Monteprandone
Monteprandone (AP). Monteprandone è un balcone naturale con un incantevole panorama
che abbraccia mare e monti. L’antico borgo medioevale è stato fondato secondo la leggenda
da Brandon (o Prandon), un cavaliere al seguito di Carlo Magno. Qui nel settembre del 1393
nacque san Giacomo della Marca, che investito dell’ordine dei Frati Minori fu consigliere di
papi e re, predicatore, pacificatore, nunzio apostolico nell’Europa dell’Est e promotore di conventi, biblioteche, ospedali e orfanotrofi. L’«antico incasato» conserva ancora oggi importanti
testimonianze del santo. Nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, che ospita una preziosa e
venerata immagine della Madonna in terracotta del XV secolo donata a san Giacomo dal cardinale Francesco della Rovere, c’è la cappella che custodisce i resti mortali del santo, mentre nel
chiostro cinquecentesco, decorato con affreschi raffiguranti le vicende della sua vita, si trova
il Museo di San Giacomo della Marca. Inserito nel circuito dei Musei Sistini del Piceno,
esso custodisce il corredo liturgico del santo, composto dalle vesti e dal crocifisso, il sigillo col
nome di Gesù, un busto ligneo del XVII secolo di scuola napoletana e opere d’arte del XVI-XIX
secolo. Di particolare interesse è il Museo Civico dei Codici di San Giacomo della Marca,
che conserva i 61 preziosi volumi della biblioteca. Tra questi quattro sono autografi del santo
con trascrizioni di sermoni e omelie, insieme a una lettera che indirizzò a san Giovanni da
Capestrano. Nel museo sono anche custodite due antiche mappe di Monteprandone del XVIII
e XIX secolo e una moneta coniata nel 1652 da Carlo II Gonzaga-Nevers, duca di Mantova e del
Monferrato, che celebra la nascita di Ferdinando Carlo figlio di Carlo II e Clara d’Asburgo i quali, non potendo avere figli, invocarono il beato Giacomo della Marca molto venerato a Mantova
e attuale compatrono della città. Percorrendo il centro storico
si incontra l’imponente Chiesa Collegiata di San Nicolò di
Bari, dov’è allestito il Museo di Arte Sacra nato nel 2000,
che conserva alcuni affreschi murali datati tra il XIV e il
XVI secolo. Il Museo ospita anche alcune tele, reliquie e opere d’arte appartenenti alla Parrocchia di San Nicolò di Bari:
vanno segnalati in particolare il Crocifisso ligneo del XIII secolo, la statua della Madonna di Loreto del XVI secolo e la sezione dedicata a san Giacomo della
Marca. Sempre a questo santo, fulcro dello sviluppo culturale di Monteprandone, è dedicato
l’Oratorio affrescato con scene della sua vita, ubicato nei pressi dei luoghi dove secondo la
tradizione la famiglia Gangale possedeva la casa in cui il futuro san Giacomo della Marca
nacque con il nome secolare di Domenico Gangale. Dopo avere ammirato le vie e i monumenti
del borgo di Monteprandone, merita una visita anche la zona di Centobuchi, realtà urbana
che si sviluppa lungo la valle del Tronto e che, nonostante la vocazione produttiva, offre ai
visitatori siti artistici e paesaggistici di pregio come la nobiliare Villa Nicolai, la Chiesa di
Sant’Anna con affreschi, il mulino ad acqua che ha incentivato l’urbanizzazione nel 1581 e
l’antica pieve di San Donato, in cui sono evidenti le tracce romane. q G.D’O.
Monteprandone, tel. 800/235456, 073/71091, www.comune.monteprandone.ap.it
I contemporanei infiltrati nel centro medievale
Monteprandone (AP). L’arte contemporanea è diventata un’attrazione nel centro collinare di Monteprandone, dove l’associazione culturale Officina San Giacomo, con la
direzione artistica di Nazareno Luciani, sostiene fin dagli anni ’90 il progetto Monteprandone Arte, organizzando mostre di elevato interesse culturale, come dimostrano le
varie edizioni della rassegna «Monteprandone Approdi», nell’Hotel San Giacomo come base logistica e nel Palazzo Parissi come sede di eventi espositivi. Negli anni si sono
susseguiti John Cage, Gianmarco Montesano, Grazia Toderi, Claudio D’Angelo, Tommaso Lisanti, Mark Kostabi, Filippo di Sambuy e Fortunato Depero e, ancora, Umberto
Peschi, futurista marchigiano, collaborazioni con gallerie affermate, artisti alla ribalta, curatori e critici di fama. Tra i numerosi artisti che hanno fatto di Monteprandone un ambito luogo d’incontro vi sono anche Silvio Wolf, Maurizio Camerani, Marisa Albanese, Chris Gilmour, Flavio Favelli, Eugenio Percossi, Marinella Senatore, Gianluca Cosci ed
Enrico Minguzzi, cui si sono accostate giovani promesse come Paola Angelini, Silvia Mariotti, Emilio Patalocchi ed Hernan Chavar. «Organizzare e coordinare eventi culturali
è stato sempre un impegno prioritario per la nostra associazione, spiega Nazareno Luciani, come conferma l’ultima esposizione “Accesa! Arte Illuminata”, che ha ottenuto notevoli
consensi critici ed è alla quinta edizione. È un progetto che si inserisce come uno spaccato quasi irreale in un centro medievale e spirituale come Monteprandone, avviando un
confronto e sviluppando un interesse per i nuovi modi di vedere, sentire e scoprire i sentimenti artistici delle nuove generazioni» (nella foto, un’opera della mostra). q G.D’O.
Officina San Giacomo, via Corso 34, Monteprandone (Ap), tel. 328/7180203, [email protected], Palazzo Parissi, vico della Dama, Monteprandone (Ap), tel. 0735/62545
Monteprandone
Terra di San Giacomo della Marca
Monteprandone sorge su un colle a circa 280
metri sul livello del mare. Il paese si trova a
cinque minuti dalle dorate spiagge adriatiche di
San Benedetto del Tronto e gode di un incantevole panorama che abbraccia il mare Adriatico,
i Monti Sibillini ed il Gran Sasso. Talora verso
sud si nota il profilo della Maiella sopra le colline della Valle del Tronto che scendono verso il
mare. È paese nativo del francescano san Giacomo della Marca (1393-1476), del pittore Carlo
Allegretti (1555-1622) e del vescovo Monsignor
Eugenio Massi (1875-1944).
Cosa visitare
Il centro storico conserva intatte le sue mura antiche e patrimoni
artistici e culturali di primaria importanza come la biblioteca e la
casa natale di san Giacomo della Marca e la chiesa parrrochhiale
san Niccolo. Monteprandone è una destinazione imperdibile, in cui
rilassarsi cullati da storia paesaggio e dai sapori del Mediterraneo.
san GiaCoMo della MarCa
San Giacomo della Marca nacque a Monteprandone nel 1393.
Si laureò in giurisprudenza, fu consigliere di papi e re, grande predicatore e pacificatore, nunzio apostolico nell’Europa
dell’est. Le spoglie mortali del santo riposano nella cappella a
lui dedicata della chiesa Santa Maria delle Grazie.
CirCuito Museale di Monteprandone
CoMuNE dI
MoNTEprANdoNE
Piazza dell’Aquila, 1 - 63076 Monteprandone (AP) - Tel. 0735 71091 - Fax 0735 62541
[email protected] - www.comune.monteprandone.ap.it
Vedere nelle Marche | 10
La civica libreria di san Giacomo della Marca è
composta dai 61 codici della biblioteca che appartenne al santo. Tra i volumi si possono ammirare
codici miniati su foglia oro e quattro codici autografi del santo unitamente alla lettera dello stesso
a san Giovanni da Capestrano. Il museo di arte sacra ospita opere
di patricolare pregio tra cui: il Crocifisso ligneo del XIII sec. e una
delle copie della statua lignea dela Madonna di Loreto. Il museo
monotematico dedicato a san Giacomo della Marca e a Monsignor
Eugenio Massi, facente parte del circuito dei musei sistini, ha sede
in un locale del chiostro del santuario di san Giacomo della Marca.
Ascoli Piceno
Un hotel di artisti
Dipinti e design nell’albergo della famiglia Roncarolo
Grottammare (AP). L’Hotel Roma di Grottammare della
famiglia Roncarolo, un po’ albergo, un po’ galleria d’arte, è
un mix innovativo dove la dimensione colloquiale si fonde
con quella intellettuale. I Roncarolo gestiscono questo luogo
pieno di memorie e pezzi di design dal 1964, da due
generazioni, oggi con Brunella e Fabrizio.
Le tracce creative degli artisti si susseguono dentro le
stanze, in cui gli stessi hanno abitato trasformandole. Il
primo è stato Pepi Morgia, designer, scenografo, regista e
direttore artistico scomparso non molto tempo fa. L’ingresso
all’Hotel Roma, da lui definito «seconda casa a Grottammare»,
determinò una metamorfosi che ancora continua ogni
giorno. Da allora, in un vibrante work in progress, all’Hotel
Roma si raccolgono pezzi di arte contemporanea che
cambiano collocazione di volta in volta. Opere e artisti
scovati con l’aiuto di un curatore appassionato, l’artista
Nazareno Luciani, che gioca con pittura e poesia sulle
pareti e i soffitti dell’albergo, in tutte le stanze tranne nella
38, dove Giorgio Milani ha dipinto un murale. Negli spazi
dell’albergo, Luciani ha portato le iene di Hernan Chavar
(nella foto), giovane argentino d’adozione recanatese; la Pop
art di Sirio Bellucci, con un divertente eraffinato collage
di facce note sugli schermi degli anni ’70. In fondo a una
scala ci sono una testa di donna di Giorgio Pignotti (oggi
impegnato nella ricerca di nudi androgeni leonardeschi) e
un suo nudo, «casualmente» appoggiato in un angolo della
Una delle stanze dell’Hotel Roma
struttura. L’hotel è al contempo casa, struttura ricettiva e
galleria d’arte, un «luogo di culto» in cui si ha la possibilità di
appartarsi, riposare e gustare i sapori del territorio esaltato
dal mare Adriatico. Un luogo «aperto», di passaggio e di
permanenza per artisti e appassionati d’arte, che si rinnova
ogni primavera. q Giorgio D’Orazio
Hotel Roma, lungomare De Gasperi 60, Grottammare (Ap),
tel. 0753/631145, www.hotelromagrottammare.com
Tre personali non profit per duemila soci
Ascoli Piceno. L’Associazione Arte Contemporanea Picena ospita da fine marzo tre personali
di giovani italiani, Cristiano Tassinari, Rachele Maistrello e Giorgio Pignotti, nella sua sede
espositiva (detta «Cantiere» e adibita in parte a biblioteca specializzata e in parte a spazio di
lavoro per artisti) e nella Pinacoteca Civica. L’obiettivo è di realizzare nuovi lavori sia attraverso
il coinvolgimento dei duemila soci sia attraverso l’interazione con l’imprenditoria locale, invitata
a partecipare alla produzione delle opere. «Valorizziamo e usufruiamo quanto c’è già attraverso
l’arte contemporanea, promuovendo i giovani, portando uno sguardo esterno, creando “income”
a livello locale, come abbiamo fatto con Giuseppe Stampone al Museo Archeologico Statale e con
Eugenio Tibaldi e la sua ricerca sulle due principali ex fabbriche ascolane», spiega il presidente
Andrea Valentini, col quale collaborano Alessandro Zechini, direttore culturale, il fotografo Pierluigi Giorgi e numerosi professionisti e volontari. L’associazione non profit ha scelto con successo di autosostenersi fin dalla nascita nel 2007 e ha iniziato a utilizzare fondi pubblici due
anni fa con l’attivazione, insieme alla Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture e Aria
Fondazione Industriale Adriatica, del progetto Arte in centro, tra l’Abruzzo e le Marche. q M.Ros.
Associazione Arte Contemporanea Picena, via Oberdan 81/B, Ascoli Piceno, tel. 349/1572960, su
appuntamento, www.galleriartecontemporanea.it, «Cristiano Tassinari» da fine marzo
Il meccanico appassionato
Pedaso (FM) e Ascoli Piceno. La galleria Marcantoni Arte Contemporanea festeggia dieci anni con una mostra di Paolo Baratella nella
sede di Pedaso e nel Chiostro Maggiore di San Francesco ad Ascoli Piceno. Baratella (Bologna, 1935) è l’artista con cui la galleria era stata
inaugurata nel 2006. Il percorso presenta una trentina di dipinti dagli
anni ’60 a oggi: dalle serie più vecchie e ricche di riferimenti politici
realizzate in Germania a quelle degli anni ’90 e Duemila in cui attinge
alla cultura classica per raffigurare le contraddizioni della contemporaneità, ai recenti lavori sulla guerra (nella foto, «Lotta metafisica»,
2005). La galleria si dedica alle esperienze italiane maturate dal dopoguerra in poi. Il fondatore
Claudio Marcantoni ha scelto di innestare l’attività sulla passione per il collezionismo del padre
Gabriele, che negli anni ’60, quando faceva il meccanico, appena poteva s’immergeva nell’ambiente artistico e correva ad acquistare opere. Il programma è incentrato sulle neoavanguardie,
con attenzione alla poesia visiva e ad artisti come Lamberto Pignotti, Luigi Tola, Fernando Andolcetti e Anna Boschi, alle opere grafiche di Giuseppe Capogrossi, Massimo Campigli, Achille
Perilli e la storica Scuola del libro di Urbino, con Leonardo Castellani, Arnoldo Ciarrocchi, Luigi
Bartolini, Anselmo Bucci, Renato Bruscaglia e Walter Piacesi. q M.Ros.
Marcantoni Arte Contemporanea, via Manzoni 21h, Pedaso (Fm) e Sala Cola dell’Amatrice, Chiostro
Maggiore di San Francesco, Ascoli Piceno, per entrambi: lun-dom 16,30-20 tel. 0734/933178,
349/4306492, www.galleriamarcantoni.it, «Gli anni della passione. Paolo Baratella» dal 20 febbraio
Stare in albergo come a casa…
ma cambiando i colori e la luce,
e aggiungendo il suono del mare.
Qui intanto, sicuramente,
sei servito meglio che a casa.
La spiaggia a venti passi,
il verde… tanto già fuori la porta.
Dalla camera lo sguardo
ti si libera tra onde e colline.
Annusi salmastro, ti ricordi l’appetito
e lo plachi, i bambini si calmano
perché imparano.
Altri ritmi…
Dal 1964 con la famiglia Roncarolo.
Lungomare De Gasperi 60
63066 Grottammare (AP)
info[email protected]
telefono +39 0735 63.11.45
fax +39 0735 63.32.49
Gli anni
della passione
quattordicidiciotto / compianto /
la Grande Guerra
paolo baratella
paolo baratella
inauGurazione 20 febbraio
fino al 10 marzo
inauGurazione 21 febbraio
fino al 10 marzo
Galleria marcantoni
pedaso (fm)
CANTIERE
GALLERIA D’ARTE - SPAZIO PROGETTI - BIBLIOTECA
Via Oberdan, 81B - 63100, Ascoli Piceno
www.galleriartecontemporanea.it
www.facebook.com/galleriartecontemporanea
Via manzoni, 21h - pedaso (fm) - tel. 0734.933178
www.galleriamarcantoni.it - [email protected]
Nel 2016 l’associazione Arte Contemporanea Picena
nella sua galleria denominata CANTIERE
organizzerà 3 mostre legate al tema dei RITRATTI
visto da tre artisti che operano
con modalità e tecniche differenti,
un pittore Giorgio Pignotti,
una fotografa Rachele Maistrello
e un artista installativo (scultura e pittura) Cristiano Tassinari.
sala cola dell’amatrice
ascoli piceno
Nelle foto, da sinistra,
Cristiano Tassinari,
«hipster panic», 2015, olio su carta,
170x150 cm
Giorgio Pignotti,
«Teogonie», 2015, olio su tela,
95x135 cm
Rachele Maistrello,
Debora di fronte a
«Bildnis einer jungen Dame»
di Cornelis De Vos (1623-1624),
Kunsthaus di Zurigo,
Ottobre 2011, chromogenic print on
Kodak Endura paper,
70x100 cm
Vedere nelle Marche | 11
Ritratto della madre di Osvaldo Licini, 1922
Fermo e Macerata
Un segno
inconfondibile
Orgogliosi del nostro
grande Osvaldo Licini
Monte Vidon Corrado (Fm). Il Centro Studi e la Casa Museo di Osvaldo Licini costituiscono il
Polo museale cittadino diretto da Daniela Simoni. Il Centro Studi promuove e svolge ricerche,
studi, convegni, seminari, lezioni, pubblicazioni e varie iniziative finalizzate a favorire la conoscenza e la valorizzazione dell’opera di Licini e dell’arte contemporanea, attuando scambi culturali con analoghe istituzioni nazionali e internazionali, Università, Accademie, musei, raccolte
private e gallerie. È anche un Archivio documentario che raccoglie documenti e testimonianze
su Licini (carteggi, volumi, cataloghi, articoli, fotografie, interviste) e ospita una Biblioteca specializzata su Licini e sull’arte del ’900 italiano ed europeo. Le carte esposte sono disegni, studi,
schizzi e annotazioni caratterizzati dal suo inconfondibile segno. I disegni esposti comprendono
il periodo figurativo degli anni ’20, la svolta astratta degli anni ’30, le Amalassunte, le lune ammiccanti, gli Angeli ribelli e gli Olandesi volanti. La casa dove Osvaldo Licini ha trascorso quasi
tutta l’esistenza è stata trasformata in casa museo e ospita anche mostre temporanee. È una dimora padronale settecentesca su tre livelli, in cui arredi, oggetti, abiti (donati da Caterina Celi Hellström) e scorci naturali sono rimasti inalterati. Tra le opere qui esposte, due dipinti recentemente
donati da Silvia e Lorenzo Licini: un «Paesaggio» del 1927 e il «Ritratto della madre» del 1922.
L’enigma del cosmo
Monte Vidon Corrado (Fm). Torna nelle stanze dove Licini lo aveva concepito nel 1956-57
«L’Angelo di San Domingo», proveniente dalla collezione Gori (Fattoria di Celle, Pistoia). È una
delle più alte espressioni della lirica geometria liciniana, della ricerca sull’enigma del cosmo e il
senso dell’esistere. L’idea di questo focus è nata con la recente acquisizione del Centro Studi
Licini (con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo e aziende locali) di un
disegno preparatorio del dipinto, anch’esso in mostra e nel Quaderno Liciniano che la accompagna. La storia del dipinto è ricostruita attraverso il carteggio tra Licini e Lombardi, primo proprietario dell’opera, e tra quest’ultimo e Luigi Dania, storico dell’arte e amico dell’artista. Emerge
inoltre la fortuna critica dell’opera, legata agli scritti di Giuseppe Marchiori e Umbro Apollonio.
Casa Museo Osvaldo Licini, piazza Licini 9, sab- dom 16-18,30 o su richiesta solo per gruppi,
tel 0734/759348 int. 6, www.centrostudiosvaldolicini.it, «L’Angelo di S. Domingo: il necessario splendore
della geometria» fino al 14 febbraio
Vedere nelle Marche | 12
La fabbrica dei talenti
I progetti dell’Accademia di Belle Arti di Macerata
macerata. Paola Taddei, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, illustra l’attività
di quest’istituzione virtuosa che coltiva talenti e promuove l’arte.
Com’è strutturata la vostra offerta formativa?
Ai percorsi tradizionali (Pittura, Scultura, Decorazione, Grafica d’Arte, Scenografia) si affianca una vasta
area dedicata al Design, dal Fashion al Graphic, all’innovativo, e unico in Italia, Light Design, all’area
del Multimediale. Nei vari bienni specialistici dedichiamo attenzione alle nuove professioni dell’arte, come
Imaging Design, Museologia o Museografia. Punta di diamante è l’Istituto di Restauro delle Marche, con un
percorso quinquennale a ciclo unico a numero chiuso, che conferisce il Diploma di secondo livello in Restauro,
abilitante alla professione di restauratore dei beni culturali DASLQ01. È attivo inoltre il profilo PFP2 (Manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile, Manufatti scolpiti in legno, arredi e strutture lignee, Manufatti
in materiali sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti): quattro nostri studenti sono i primi laureati italiani.
Di quali altre attività vi occupate?
Qui si coltivano i talenti creativi, innovatori del futuro, perciò siamo molto attivi con workshop, convegni e
contest internazionali (come l’imminente «Corto in Accademia») e mostre di arte contemporanea che coinvolgono gli studenti e la città. Ogni anno conferiamo a personaggi dell’arte e della cultura il Premio Svoboda,
scenografo e regista di teatro musicale a lungo attivo allo Sferisterio. Tra i nostri accademici onorari annoveriamo il compianto Mario Dondero, Dante Ferretti, Pupi Avati, Jannis
Kounellis, Emma Dante, Milo Manara, Vittorio Storaro ed Edoardo
Sanguineti. Ci occuperemo sempre più di produzione e divulgazione
di arte contemporanea grazie all’acquisizione di Palazzo Galeotti nel
quale dopo la ristrutturazione, tra breve, presenteremo la nuova Galleria GABA.MC adeguata alle ultime tendenze espositive, che diventerà
un importante centro per l’arte contemporanea, che qui manca, e che
l’Accademia può e deve più di altri promuovere.
Che rapporti avete con le istituzioni maceratesi?
Abbiamo lavorato a lungo e lavoriamo per sinergie al fine di un maggiore radicamento sul territorio, collaborando per progetti vari con
Comune, Polo Museale, Associazione Sferisterio per il Macerata Opera Festival, Istituti Scolastici, Fondazioni ed Enti, incentivando anche
l’inserimento professionale di nostri giovani talenti.
Progetti?
Riceviamo continui stimoli progettuali, spesso conseguenza di quelli conclusi, che vedono l’Accademia sempre più protagonista, a mio avviso con
grande beneficio di una concreta attività formativa dei nostri studenti.
Paola Taddei
Accademia di Belle Arti di Macerata, via Vincenzo Berardi 6, tel. 0733/405111, www.abamc.it
Fermo e Macerata
Un network di
arte pubblica
Porto San Giorgio (FM).
Per la quarta edizione di
«Focus on art», è di scena
«The sea sense» (Il senso
del mare), un’installazione
dell’anconetano Roberto
Bonfigli, selezionato tra
giovani artisti residenti nelle Marche tramite bando.
L’idea è dell’Associazione
Arte
Contemporanea/
AAC, un network fondato
nel 2007 dalla curatrice
Camilla Boemio e dal
project manager Fabrizio
Orsini per produrre opere
d’arte attraverso dialoghi
aperti a diversi luoghi, temi
e soggetti. Tra i progetti di
AAC si annoverano «Troubling space» del 2012,
realizzato in collaborazione
con l’Università Politecnica delle Marche e l’ISWAInternational Solid Waste
Association. AAC ha inoltre
partecipato a «Independents» ad Art Verona 2015
ed è stata selezionata con
la mostra «Natural/UnNatural» per Co/Lab ad Art
Platform a Los Angeles.
Associazione Sportiva Nautica
Picena, Lungomare Gramsci
Nord scn, Porto San Giorgio
(FM), tel. 0734/676200,
www.asnp.it, «The sea sense»
di Roberto Bonfigli fino
al 31 marzo
Macerata e i suoi musei
Dall’arte antica e moderna allo Sferisterio
Macerata. Un polo museale completato da appena un anno, già capace di attirare
numerosi visitatori grazie alle proprie Collezioni, quelle Civiche di arte antica e
moderna e quella del Museo della carrozza, è il cuore della rete Maceratamusei,
un servizio dell’Istituzione comunale Macerata Cultura Biblioteca e Musei, che ha Il cortile maggiore di Palazzo Buonaccorsi
messo a sistema l’offerta dei beni culturali della città. Maceratamusei ha il suo baricentro in Palazzo Buonaccorsi e racchiude sette diversi siti: i Musei Civici; l’Area
archeologica di Helvia Ricina, a valle della città; il Teatro comunale settecentesco all’italiana, intitolato al musicista Lauro Rossi; la Torre civica, con
la ricostruzione dell’antico orologio planetario cinquecentesco; le sale storiche della Biblioteca Mozzi Borgetti, con eleganti boiserie di fine Settecento;
il Museo di Storia naturale e lo Sferisterio, ottocentesco impianto sportivo trasformato in teatro lirico all’aperto, monumento simbolo della città. I
Musei Civici di Macerata, che hanno adottato un taglio multimediale, sono allestiti in uno degli edifici storici più noti delle Marche: il palazzo progettato
da Giovan Battista Contini nei primi anni del ’700 per la famiglia Buonaccorsi. La Pinacoteca di Arte antica è nelle grandi sale del piano nobile di gusto
tardobarocco e raccoglie le opere della collezione comunale dal XV al XIX secolo, dalla preziosa «Madonna con Bambino» di Carlo Crivelli alla raccolta
del pittore e miniaturista Antonio Bonfigli, fondatore della Pinacoteca nel 1860. In questo piano il visitatore può indagare nei touchscreen anche le decorazioni degli alti fregi e la ricca iconografia dedicata ai grandi miti, alla celebrazione delle origini di Roma, culminanti nella Galleria dell’Eneide. Un’attenzione particolare è riservata a un inconsueto gruppo di 25 dipinti raffiguranti altrettanti stemmi di adepti dell’Accademia maceratese dei Catenati,
sorta nel 1540. La sezione di Arte moderna è disposta su 16 ambienti del secondo piano. Chiusa dalla luminosa loggia, presenta un percorso cronologico
lineare, accompagnato da supporti multimediali di approfondimento. Da un contesto poco ricettivo delle novità dell’arte si passa alle avanguardie e al
gruppo futurista «Boccioni» negli anni ’30, non senza aver indagato l’affascinante parabola del pittore, scenografo, architetto e designer Ivo Pannaggi
(Macerata, 1901-81). Il percorso s’inoltra poi nella seconda metà del Novecento, la stagione della Brigata Amici dell’arte, quando Macerata è attiva in una
prolifica sequenza di scambi, che si fa più fitta con la nascita dell’Accademia di belle arti, lasciando oggi esposte opere di Vedova, Turcato, Music, Cagli,
Licini, Bartolini, Schifano, Cavaliere, Barisani, Uncini, Sguanci e tanti altri. Il Museo della carrozza ospita infine 24 vetture allestite lungo un
percorso che ricostruisce i modi di viaggiare, di praticare sport e di dilettarsi nelle uscite con questi mezzi. Sono inoltre illustrati i particolari costruttivi,
le tecniche di guida, gli attacchi, l’addestramento dei cavalli da carrozza e alcune dimensioni sociali del trasporto ippotrainato nella sua evoluzione
ottocentesca. «Il 2015 è stato il primo anno di vita del Buonaccorsi interamente allestito e funzionante, spiega Alessandra Sfrappini, direttrice dell’Istituzione
Macerata Cultura. Il bilancio è sicuramente positivo, sia per il grande interesse dei visitatori e per i numeri di un turismo culturale in crescita sia per la risposta della città.
L’indicazione dell’Amministrazione Comunale e del sindaco Romano Carancini è stata quella di rendere il Museo Buonaccorsi in primo luogo una casa dell’arte accogliente
per i maceratesi, al contempo capace di promuovere la città con uno stile accessibile e inclusivo». I Musei di Palazzo Buonaccorsi hanno per il 2016 un programma
che comprende alcune occasioni espositive. Dal 30 gennaio al 21 febbraio una personale della pittrice Paola Folicaldi, con una serie di grandi teleri in
cui l’artista rivive la spedizione antartica dell’Endurance, la nave capitanata nel 1914-17 dall’esploratore britannico Shackleton, tragicamente bloccata
dai ghiacci. Da luglio, invece, una serie di eventi saranno dedicati a Enea, protagonista dei grandi dipinti che adornano la Galleria del piano nobile,
idealmente in grado di incarnare il migrante di ogni tempo. Il programma, con spazi riservati al contemporaneo, si svolgerà nell’ambito del Macerata
Opera festival, diretto da Francesco Micheli e incentrato quest’anno sul tema del Mediterraneo.
q Giorgio D’Orazio
Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, via Don Minzoni 24, Macerata, mar-dom 10-18, tel. 0733/256361, www.maceratamusei.it, «Fortitudo. La spedizione antartica dell’Endurance nei
dipinti di Paola Folicaldi Suh» dal 30 gennaio al 21 febbraio
Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi
Museo della Carrozza
MUSEI CIVICI DI
PALAZZO BUONACCORSI
via don Minzoni, 24
62100 Macerata, Italy
Arte Antica, Galleria dell’Eneide
ORARI DI APERTURA
Tutti i giorni 10.00 - 18.00
Luglio e agosto 10.00 - 19.00
Chiuso il lunedì
BIGLIETTI
Arte Moderna
Intero € 3,00 - Ridotto € 2,00
Gratuità bambini fino a 14 anni
Riduzioni giovani 14/18 anni; oltre 65 anni
INFORMAZIONI
tel. +39 0733 256361
[email protected]
www.maceratamusei.it
Vedere nelle Marche | 13
Macerata
La seconda vita di Matelica
Il sindaco Alessandro Delpriori punta tutto sulla cultura
e sull’enogastronomia. In primavera aprono il Museo Archeologico
e la chiesa di San Francesco restaurati
Sopra,
la Crocifissione
(dalla pala Turelli) di
Lorenzo di Giovanni de
Carolis detto il Giuda
nel Museo Piersanti
di Matelica
Sotto,
Alessandro Delpriori,
sindaco di Matelica
© Adriano Maffei
Matelica (MC). Il sindaco di Matelica, Alessandro
Delpriori, racconta la storia e i progetti della sua cittadina,
ex centro industriale, che ha deciso di reinventarsi
attraverso la cultura.
Come e perché è cambiata Matelica?
Ha sempre vissuto sull’industria e la manifattura. Enrico Mattei
e Aristide Merloni posero le basi di un’economia fortissima che per
50 anni ha creato molta ricchezza. La crisi ha imposto un cambio
di rotta, una nuova coscienza del territorio. Si sbandiera ovunque
che l’Italia potrebbe vivere del proprio patrimonio culturale ma
non si sono mai visti reali investimenti. Noi pensiamo che sia
ora di farlo e abbiamo creato un progetto di sviluppo che punta
a creare un brand «Matelica» trainato dall’enogastronomia
di qualità (il Verdicchio di Matelica Doc e Docg è da tempo il
vino bianco più premiato d’Italia) ma che comprenda anche il
patrimonio artistico e archeologico, il territorio appenninico, con
un fittissimo sistema di sentieri, piani per il volo e luoghi per il
climbing, l’attività di teatro con stagioni di prosa e sinfonica e la
partecipazione dell’intera città alla vita culturale.
Il Museo Civico Archeologico avrà un ruolo centrale?
Negli ultimi vent’anni è stata effettuata una massiccia campagna di
scavi dentro e fuori il centro abitato ed è stato scoperto un numero
impressionante di tombe picene e romane con corredi straordinari.
Contemporaneamente lo studio sulle emergenze abitative della città
romana, venute alla luce sotto lo strato medievale nel centro storico,
ha restituito un’immagine di Matelica antica molto diversa da quanto
si pensava: i Piceni non erano nomadi ma stanziali e il Municipio
Romano era molto esteso e ricco. Stiamo progettando un parco
archeologico urbano dotato di tecnologie 3D e strumenti di realtà
aumentata. Il fulcro è il Museo Archeologico nel seicentesco Palazzo
Finaguerra restaurato, con decine di sale su tre piani in cui si racconta
la storia antica di Matelica. Il cortile interno e l’annessa cantina per il
vino diverranno un punto di valorizzazione dei prodotti del territorio.
L’inaugurazione è prevista per l’ultima settimana di marzo.
Si potrà visitare anche la Chiesa di San Francesco?
La Chiesa di San Francesco, accanto a Palazzo Finaguerra, è uno
dei più antichi insediamenti mendicanti delle Marche e custodisce
straordinari dipinti del Rinascimento e del Barocco. Varrebbe il
viaggio solo la pala d’altare di Marco Palmezzano, firmata e datata
1501, conservata integra con la predella, la cornice originale, la
lunetta e tutti gli ornati della carpenteria. Dopo
il terremoto del 1997, la chiesa era inagibile ed è stata restaurata
con una campagna lunga e difficile grazie all’impegno dei
francescani e alla collaborazione del Ministero e delle sue
Soprintendenze. Dopo anni riusciamo ad aprire al pubblico,
nella stessa settimana del Museo Archeologico, anche la chiesa
completamente messa in sicurezza e restaurata. Con l’aiuto
dell’ArtBonus vorremmo inoltre dedicarci alla riscoperta e al
restauro degli affreschi della cappella maggiore, che sotto lo scialbo
nasconde un ciclo delle storie di san Francesco di Allegretto Nuzi
della seconda metà del XIV secolo.
Quali sono le attività del Teatro Piermarini
e del Museo Piersanti?
Dall’altra parte del centro storico rispetto a san Francesco sorge la
chiesa di Sant’Agostino (un modo che avevano gli ordini mendicanti
per dividersi il popolo, la fede, ma anche le elemosine). Accanto
vi è il Teatro Piermarini, costruito dall’architetto umbro all’inizio
dell’Ottocento. Sotto il palco sono visitabili gli scavi delle terme
romane. Di fronte c’è il Museo Piersanti, un’enorme casa museo
con decine di sale dove si trovano la Pinacoteca della città, con
opere fondamentali come le tavole di Giovanni e Gentile Bellini,
l’arredo originario, sculture, arazzi, mobili, dipinti, tappeti antichi,
vestiti e gioielli, un calesse del 1792, un abito da sposa, la cucina, la
cappellina privata (dove si possono tuttora acquistare indulgenze!) e
l’annessa sagrestia. Tutto questo in un palazzo rinascimentale il cui
cortile nei mesi estivi ospita un fitto programma musicale. Nel 2015
abbiamo celebrato con una mostra Luca di Paolo, il pittore di corte
degli Ottoni, signori della città tra ’400 e ’500, mentre da giugno a
ottobre sarà la volta di Lorenzo di Giovanni, detto il Giuda, pittore
eccentrico e fascinoso, partecipe della cultura protoclassica che si
sviluppò tra le Marche e l’Umbria al tempo di Signorelli, Perugino e
del giovane Raffaello.
q M.Ros.
Museo Piersanti, via Umberto 11, Matelica (Mc), tel. 0737/84445, ott-mar: sab-dom 10-12/15-17, apr-set: mar-dom 10-12/15,30-18, www.comune.matelica.mc.it/museopiersanti. Teatro Piermarini, via Umberto 24, Matelica
(Mc), tel 0737/85088, giu-ago: dom 10-13; Museo Civico Archeologico e Chiesa di San Francesco, via San Francesco, Matelica (Mc)
Città di Matelica
www.comune.matelica.mc.it
Situata nella provincia di Macerata e nel cuore dell’Alta Valle Esina, la città di Matelica offre al turista splendidi scenari naturali, innumerevoli ricchezze storico-artistiche ed un’antica
tradizione enogastronomica, sapientemente recuperata e custodita dai produttori locali. Le
origini della città sono antichissime, com’è documentato dalle testimonianze archeologiche
d’epoca picena e romana, rinvenute nel comprensorio comunale e raccolte nel Museo Civico
Archeologico, allestito all’interno di Palazzo Finaguerra (inizi del XVIII secolo) con le sue decorazioni pittoriche di pareti, soffitti e porte che fanno da cornice alle apprezzabili collezioni
di reperti archeologici e alle opere d’arte medioevali e rinascimentali in esso conservate.
L’importanza rivestita da Matelica nel corso dei secoli è testimoniata dall’eleganza e dalla
varietà architettonica degli edifici del centro storico, il cui punto nevralgico è l’antica piazza,
oggi intitolata ad Enrico Mattei. Al centro di essa, la bella fontana ottagonale, in pietra bianca e ornata da quattro statue di divinità marine, mentre ai lati Palazzo del Governo (1271),
la Torre Civica, la Loggia (1511), Palazzo Ottoni (1472), Palazzo Comunale (acquisito dal
comune nel 1606) e la Chiesa del Suffragio la rendono più ricca e particolare.
Da visitare è Palazzo Piersanti, sede dell’omonimo museo, in cui sono esposte le collezioni di
Monsignor Venanzio Filippo Piersanti, maestro cerimoniere pontificio dal 1718 al 1761, donate nel 1906 al Capitolo della Cattedrale. Tra le notevoli opere conservate, si possono apprezzare
dipinti di Giovanni e Gentile Bellini, Lorenzo d’Alessandro, Antonio da Fabriano e Luca di Paolo, oltre all’arredo originale del palazzo che comprende arazzi, mobili, argenti, ma anche vestiti,
la cucina originale del ’700. Al XIX secolo risale il grazioso Teatro Piermarini, la cui progettazione viene affidata al celebre architetto del Teatro alla Scala di Milano, Giuseppe Piermarini.
Inaugurato nel 1812, attualmente l’edificio offre ai visitatori l’abito ottocentesco realizzato dal
Petrini di Camerino. Ogni anno vi si svolgono una stagione teatrale ed una concertistica.
Fra gli edifici religiosi, di notevole interesse sono la Cattedrale, dominata dalla mole della
torre campanaria insolitamente eretta al centro della facciata, la Chiesa di San Francesco
(1268), una vera galleria d’arte in cui è conservato il più antico ciclo agiografico francescano delle Marche di Allegretto Nuzi, la Chiesa della Beata Mattia, edificata nel 1225 e meta
ancora oggi, come in passato, di pellegrini che vi si recano per venerare la Beata, ed infine
la Chiesa di Sant’Agostino, datata al XIII secolo con il bellissimo portale gotico, unico elemento sopravvissuto alle successive demolizioni.
Vedere nelle Marche | 14
Pesaro e Urbino
Guido Reni e
la chiesa fanese
Nove giorni
in campeggio
Pergola (PU). Sponge
ArteContemporanea
è
un’associazione culturale
presieduta da Giovanni
Gaggia, nata nel 2008
per promuovere l’arte contemporanea emergente.
L’ottava stagione espositiva, da ottobre 2015 ad
agosto 2016, s’intitola
«Rifugio del presente» e
comprende tra l’altro «Relique», la doppia personale
di Sacha Turchi e Leonardo Aquilino, curata da
Stefano Verri. Seguiranno
la personale del brasiliano
Ronaldo Aguiar, curata da
Giovanna Giannini Guazzugli, e dell’iraniana Saba
Masoumian, curata da Milena Becci. Entrambi gli artisti sono stati selezionati
nell’ambito del Premio
Ora. La prossima estate
verrà riproposto il progetto
«Perfect number», nove curatori saranno invitati per
nove giorni a un campeggio all’aria aperta, un’occasione di confronto fuori
dagli schemi. q M.Ros.
Sponge ArteContemporaneaSponge Living Space (Casa
Sponge), via Mezzanotte 84,
tel. 339/4918011, www.
spongeartecontemporanea.
net, «Relique» dal 14 febbraio
al 10 aprile
Il restauro di San Pietro
in Valle e del suo dipinto
Alla ricerca
della Basilica di Vitruvio
Fano (PU). Riaperta al pubblico da pochi mesi,
la chiesa di San Pietro in Valle è tra gli
esempi più significativi del Barocco marchigiano. I lavori di restauro, durati due anni, hanno
portato al recupero pittorico e plastico delle
cappelle Gabrielli, Alavolini, Uffreducci,
dell’altare maggiore, del corredo lapideo e
hanno coinvolto anche il sistema d’illuminazione. Recentemente, come ha spiegato il vice
sindaco e assessore alla cultura del Comune di
Fano Stefano Marchegiani, è inoltre iniziato
il restauro del suo dipinto principale, «L’annunciazione» di Guido Reni del 1621, conservato nella Pinacoteca del Museo Civico nel
Palazzo Malatestiano di Fano, dove sono custo«L’annunciazione» di Guido Reni del 1621
dite la maggior parte delle tele che erano state
commissionate tra Sei e Settecento ad artisti
come il Guercino, Simone Cantarini e Giovanni Francesco Guerrieri di Fossombrone. Quest’opera di Guido Reni è l’unica delle due tele realizzate dall’artista per la chiesa fanese rimasta in
Italia, l’altra è al Louvre. È un lavoro molto importante per gli elementi di innovazione stilistica
e iconografica e anche per l’estesa documentazione epistolare giunta fino a noi. Il restauro in
corso consiste nelle verifiche chimiche e stratigrafiche e nel processo di pulitura della superficie
pittorica. Questo intervento è realizzato grazie all’ArtBonus e al sostegno del Lions Club di Fano.
I lavori di restauro della chiesa sono stati svolti previo finanziamento della Regione Marche,
nell’ambito del Piano integrato territoriale dedicato alle aree archeologiche, artistiche e culturali
dell’antica via Flaminia. q M.Ros.
FANO (PU). Dedicato a Marco Vitruvio Pollione, il progetto
«ArcheoFano: Vitruvio» indaga l’antico impianto urbano della
città di epoca romana, un patrimonio che si estende ben oltre
l’arco di Augusto del 9 d.C. (nella foto) e delle mura. Il rimando a uno dei più celebri architetti e teorici dell’architettura di
tutti i tempi non è casuale. Vitruvio, infatti, dichiarò di aver
realizzato proprio a Fano una basilica della quale non si hanno resti certi. La sua scoperta sarebbe dunque un evento di
grande rilevanza archeologica. L’indagine è condotta attraverso diverse metodologie che spaziano dalla ricerca d’archivio
all’utilizzo di georadar per il rilievo di reperti in profondità, uno
strumento cui si devono anche la predisposizione di un database e le ricostruzioni virtuali in 3d sia della Fano archeologica più nascosta sia di siti già fruibili come la domus romana
sotterranea di piazza XX settembre e l’anfiteatro di corso
Matteotti. Il progetto è frutto della collaborazione tra la Provincia di Pesaro e Urbino, l’Università Politecnica delle Marche, la Soprintendenza dei Beni Archeologici delle Marche e
il Comune di Fano. Le attività di ricerca sono invece condotte
dal Centro Studi Vitruviani, una fondazione pubblico-privata
impegnata nello studio e nella diffusione della cultura classica. Fano sta diventando un punto di riferimento internazionale per la figura di Vitruvio, al pari di Vicenza per Andrea
Palladio e l’architettura rinascimentale. Ne è certo l’assessore alla Cultura del Comune di Fano Stefano Marchegiani,
convinto sostenitore della concreta possibilità di continuare
ad attirare su Fano l’attenzione nazionale e internazionale
grazie a questo progetto e a festival come lo storico «Fano
Jazz by the sea» e «Passaggi,» dedicato quest’ultimo alla saggistica letteraria. q M.Ros.
Chiesa di San Pietro in Valle, via Nolfi, Fano (PU), orario invernale (fino al 31 maggio) sab 16-19/dom e festivi
10,30-12,30/16-19
Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano, piazza XX Settembre 4, Fano (PU), tel.
0721/887845, dal 16/9 al 14/6: mar-sab 9-13; mar e gio anche 15-18, dom 10,30-12,30/16-19; dal 15/6
al 15/9: mar-sab 9-13, mar, gio, dom 17-20
Centro Studi Vitruviani, via Vitruvio 9, Fano (PU), tel. 0721/175162,
www.centrostudivitruviani.org
Fano Jazz by the sea, Fano (PU), www.fanojazznetwork.it, dal 24 al 31
luglio. Passaggi Festival della saggistica, Fano (PU),
www.passaggifestival.it, dal 23 al 26 giugno
Museo ArCheologiCo e PinACoteCA del PAlAzzo MAlAtestiAno
nelle foto, a sinistra, Chiesa di san Pietro in Valle.
sopra, Palazzo Malatestiano, XiV secolo,
sede del Museo Archeologico e Pinacoteca.
in basso, a destra, mosaico del nettuno, ii sec. d.C.
Museo ArCheologiCo
e PinACoteCA del PAlAzzo MAlAtestiAno
Museo ArCheologiCo
e PinACoteCA del
PAlAzzo MAlAtestiAno
Comune di Fano
Piazza XX settembre, 4 - 61032 Fano (Pu)
tel 0721 887 845
[email protected]
www.museocivico.comune.fano.pu.it
Vedere nelle Marche | 15
Pesaro e Urbino
Gallerista, collezionista
e adesso mecenate
Peter Aufreiter e il Salone del trono del Palazzo Ducale di Urbino che ospita la Galleria Nazionale delle Marche
Le prudenti strategie di Peter Aufreiter
Il nuovo direttore del Polo museale delle Marche
Urbino (PU). L’austriaco Peter Aufreiter dallo scorso primo
dicembre è il direttore della Galleria Nazionale delle
Marche di Urbino e del Polo museale delle Marche che
comprende il Museo Archeologico Nazionale delle Marche
di Ancona, il Museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno,
il Museo Archeologico Statale di Urbisaglia, il Museo
Archeologico Statale di Cingoli Moscosi e il Museo Tattile
Statale Omero.
Come vede il futuro del Museo urbinate?
Un’esposizione permanente attraente, moderna e didattica; mostre
temporanee di dimensioni ridotte, ma di alta qualità; eventi in
collaborazione con altri ambiti culturali. Alla base di tutto vi deve
essere però la soddisfazione del pubblico. È nostro dovere offrire
un servizio più vario e coinvolgente possibile, dobbiamo essere
informativi e interessanti sia per i gruppi scolastici sia per i singoli,
siano studiosi oppure turisti o famiglie.
Come pensa di valorizzare la collezione?
Il nuovo allestimento sarà progettato per avere un effetto educativo.
Quando un visitatore esce dalla Galleria Nazionale delle Marche di
Urbino deve saperne di più innanzitutto sulla famiglia Montefeltro
e sul Palazzo Ducale, su Raffaello e su Piero della Francesca.
Il percorso rimarrà cronologico, vi saranno singole sezioni dedicate
alle principali figure dell’arte del passato, ma anche all’identità
architettonica del palazzo e alla storia della famiglia che lo edificò.
Pensa anche a mostre temporanee?
La Galleria Nazionale delle Marche è un museo statale con il
compito di diffondere la storia dell’arte della regione. Per essere in
grado di offrire costantemente una proposta attraente e valida, è
necessario presentare i risultati delle ricerche in mostre temporanee.
La mia idea è di puntare su mostre educative sviluppate in
collaborazione con altre istituzioni nazionali e internazionali.
La Galleria Nazionale delle Marche è in primo luogo un museo
del Rinascimento. Non credo sia necessario che un museo con
collezioni simili debba costantemente inventare nuove mostre, ma
può usufruire dei progetti di altre istituzioni. Organizzare mostre
temporanee ha costi elevati e impegna le troppo esigue risorse
umane di un museo. Cercherò quindi la collaborazione con musei di
simile orientamento per concepire o accogliere mostre di richiamo
ma con costi contenuti.
E per il Polo regionale che progetti ha?
Il Polo comprende i Musei statali dislocati sull’intero territorio
delle Marche e ha anche il compito di valorizzare e promuovere
questi luoghi di cultura. Tuttavia si tratta di una struttura
organizzativa creata a nuovo che ha bisogno di configurazioni
ancora da stabilire, bisogna ridefinire le competenze e mettere a
disposizione il personale e i fondi necessari. Stabilirò le strategie e
gli obiettivi tramite percorsi culturali in accordo con i direttori dei
musei, i sindaci e gli assessori dei vari Comuni e con l’Assessorato
alla Cultura della Regione Marche. Dovrebbe esserci un biglietto
unico per tutti i musei del Polo, compresa la Galleria Nazionale
delle Marche. Sono fiducioso nell’Art Bonus, che spero favorisca la
valorizzazione dei musei da me diretti. q Mariella Rossi
Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. Palazzo Ducale di Urbino, piazza Duca Federico, Urbino, tel. 0722/2760, mar-dom 8,30-19,15,
www.artimarche.beniculturali.it/index.php/galleria-nazionale-delle-marche
MARCHE E ABRUZZO. C’è chi lo
chiama l’ultimo mecenate d’Abruzzo ma la sua attività di divulgazione dell’arte non si ferma a
questa regione. La missione di
Alfredo Paglione (nella foto) di
aprire nuovi musei e trasferire collezioni, dice, «equivale ad accendere i fuochi dell’amore per l’arte e
per la cultura» e spera di trovare
in futuro chi li sappia alimentare.
Paglione si era allontanato dall’Abruzzo da giovane e a Milano è diventato un gallerista e collezionista di fama. Poi ha
deciso di riportare molti dei frutti di una vita a casa: «Ciò che
ispira queste mie donazioni (cfr. p. 16) è l’amore incondizionato
per la mia terra, ma è anche la volontà di favorire le nuove
generazioni. Dopo aver perso mia moglie, e non avendo figli,
è come se avessi adottato tutti i giovani abruzzesi. Vorrei che
visitando questi musei e queste collezioni possano crescere
amanti dell’arte, spiega Paglione, un amore che non può che
aiutarli nella formazione e nel cogliere il bene e il bello che la
vita offre». Negli ultimi 15 anni Alfredo Paglione ha collocato
oltre 2mila opere di sua proprietà in varie località d’Abruzzo e
non solo. È il caso per esempio delle decine di opere ispirate
al sacro che compongono la mostra permanente «La bellezza
della Croce» nel Museo della Santa Casa di Loreto, nelle
Marche, «regione per molti aspetti gemella del mio Abruzzo»,
spiega Paglione. Nella sua terra invece questo cammino di
promozione dell’arte figurativa che ha intrapreso con la moglie Teresita Olivares, scomparsa nel 2008, conta tante occasioni museali, come la collezione di oltre 200 opere su
carta di Aligi Sassu esposte nel Palazzo Ferri di Atessa (Ch).
A Chieti nel Museo universitario ha collocato oltre 300 opere e oggetti ispirati alla tartaruga nel percorso permanente
«Tartarughe tra arte e scienza», mentre nel Museo di Palazzo
de’ Mayo ha realizzato la sezione contemporanea «Nel segno
dell’immagine» e ha appena istituito la nuova Fondazione Immagine, proseguendo nella sua missione culturale. q G.D’O.
ALIGI SASSU IN ABRUZZO
LA BELLEZZA DELLA CROCE
210 opere della Collezione Alfredo e Teresita Paglione
1927 - 1992
della Collezione Alfredo e Teresita Paglione
a cura di Alfredo Paglione ed Elena Pontiggia
Aligi Sassu, Il ciclista, 1930, acquerello, cm 33 x 23
José Ortega, Fin de jornada, 1981
MUSEO SASSU - Palazzo Ferri, Corso Vittorio Emanuele
64021 – Atessa (CH)
Tel.: 0872-850421 / Fax: 0872-850413 / Cell.: 338.2685085 - 3805206264
E-Mail: [email protected]
MUSEO DELLA SANTA CASA – Palazzo Apostolico
Loreto (AN)
Tel.: 071/9747198 – Fax: 071/9747191
E-Mail: [email protected]
Fra realtà e mito
Vedere nelle Marche e in Abruzzo | 16
33 dipinti del XX secolo
Loreto e Chieti
Le donazioni di Alfredo Paglione tra Marche e Abruzzo
La croce del XX secolo
Ciclisti, crocifissioni e cavalli
Le tartarughe e la violoncellista
Loreto (An). Perfettamente collocata tra le collezioni del Museo
della Santa Casa di Loreto, l’esposizione permanente «La bellezza della Croce» comprende un
gruppo di opere contemporanee
ispirate al tema della croce rivissuto dall’uomo del XX secolo. S’inizia con un nucleo di 11 dipinti di
Aligi Sassu fra cui tre «Deposizioni» del 1930-31, le drammatiche
«Crocifissione» e «Deposizione»
del 1941 e il «Concilio di Trento»
del 1941-42. Seguono lavori di
Cassinari, Raphaël Mafai, Banchieri, Mattioli, Orellana, Ortega e Mensa, tra gli altri. La
collezione, della quale è stato pubblicato un catalogo (nella
foto, la copertina) con testi di monsignor Bruno Forte ed
Elena Pontiggia, documenta la ricerca contemporanea sul
tema del sacro, in particolare sul significato del dolore in
ambito religioso.
Atessa (CH). L’ottocentesco Palazzo Ferri nel centro di Atessa
è diventato un museo dedicato ad Aligi Sassu con 210 opere su carta del 1927-90. Novanta disegni, tempere, pastelli e
acquerelli, per lo più inediti, e 120 opere grafiche (litografie,
serigrafie, acquetinte e acqueforti) formano una delle raccolte
più complete dell’artista, scandendone i periodi più significativi
della ricerca. Si va dalle prime opere futuriste ai lavori degli
anni ’30, con i «Ciclisti», gli «Uomini rossi», le «Crocifissioni», i
«Caffè», le «Battaglie», alle ombre del carcere di Fossano (Cn),
dove Sassu fu rinchiuso tra il 1937 e il 1938 per attività antifascista. Non mancano poi i «Concili» degli anni ’40, le corride
spagnole degli anni
’60, le illustrazioni
oniriche dell’Orlando Furioso, fino alla
sua cifra più simbolica: i cavalli (nella
foto), con esplosioni
cromatiche e potenti
corpulenze, pieni di
vitalità e armonia.
Chieti. Dal 2013 si è aggiunta alle
collezioni del museo dell’Università «d’Annunzio» di
Chieti-Pescara, la nuova sezione espositiva
dedicata alla Collezione Teresita Olivares Paglione, una raccolta unica nel suo
genere: 301 oggetti e opere d’arte
tutti ispirati alla tartaruga. Quest’originale collezione è la «raccolta di una vita» della signora
Teresita, violoncellista di origine colombiana, moglie
del gallerista Paglione, cognata dell’artista Sassu, scomparsa nel 2008. Si tratta di opere di artisti contemporanei quali
Sassu, Guttuso, Cascella, Fontana (nella foto, «Tartaruga»
degli anni ’50) e di oggetti etnografici reperiti in varie parti
del mondo, da quelli della tradizione simbolico-magica del
Centro America a quelli rarissimi delle culture centroafricane. A illustrare il tutto è «Tartarughe tra Arte e Scienza», il
secondo volume della collana «Quaderni» del Museo universitario di Chieti.
Museo della Santa Casa di Loreto, Palazzo Apostolico, Loreto
(AN), lun/gio-ven 10-13/15-18 sab-dom 10-13/15-19,
tel. 071/9747198, www.museosantacasa.santuarioloreto.it
Un’antologia del secondo ’900
Chieti. Palazzo de’ Mayo (nella foto), nel centro di Chieti, è
la sede della Fondazione Carichieti e di un museo ricco di
collezioni. «Uno dei più bei musei d’Italia», ha detto Sgarbi,
dove l’arte contemporanea è presentata nella mostra permanente «Nel segno dell’Immagine», dedicata al XX se-
Museo Sassu, Palazzo Ferri, corso Vittorio Emanuele 116,
Atessa (Ch), sab-dom 10-12/18-20, tel. 0872/866112,
www.museate.it
Museo Universitario, Collezione Olivares-Paglione,
piazza Trento e Trieste, Chieti, lun-dom 9-20, tel. 0871/3553514,
www.museo.unich.it
colo, con 130 dipinti e sculture di 90 artisti. Tale donazione
occupa 14 sale, parte dalla sezione di Aligi Sassu e termina
con un sala dedicata al pittore spagnolo José Ortega, passando per lavori di Leonardo Cremonini, Floriano Bodini, Piero
Guccione, Giuliano Vangi, Claudio Bonichi, Ruggero Savinio,
Giuseppe Modica, Giuseppe Bergomi, Robert Carroll, Carlos
Mensa, Matias Quetglas e molti altri, che insieme compon-
gono un’antologia
della figurazione italiana della seconda
metà del Novecento.
La collezione è pubblicata in un omonimo catalogo.
Museo Palazzo de’ Mayo, largo Martiri della Libertà, Chieti, ven 10-13 sab-dom 10-13/16-20, tel. 0871/359801, www.fondazionecarichieti.it
NEL SEGNO DELL’IMMAGINE
TARTARUGHE TRA ARTE E SCIENZA
130 dipinti e sculture di 90 artisti del XX secolo
della Collezione Alfredo e Teresita Paglione
della Collezione Teresita Olivares Paglione
Da Guttuso a Sassu, da Fontana a Pietro Cascella
Giuliano Vangi, Donna seduta, 1986
Paolo Borghi, La tartaruga teatina, 2014
MUSEO PALAZZO DE’ MAYO - Largo Martiri della Libertà, 2
66100 - Chieti
Tel.: 0871/568206 – 359801
E-Mail: [email protected]
MUSEO UNIVERSITARIO “G. D’ANNUNZIO” di Chieti-Pescara
Piazza Trento e Trieste – 66100 Chieti
Tel.: 0871/3553514
Mail: [email protected] - www.museo.unich.it
Da Sassu a Ortega
301 tartarughe
Vedere nelle marche e in abruzzo | 17
Chieti e L’Aquila
Farò la fortuna dei miei musei
con gli scambi internazionali
Lucia Arbace e l’Ercole Curino
Il Polo Museale d’Abruzzo di Lucia Arbace
ABRUZZO. Lucia Arbace, già soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell’Abruzzo, è ora il responsabile del Polo Museale abruzzese. A seguito della riforma del Mibact, tutti i musei statali sono stati affidati a un unico
dirigente per regione con l’intenzione di garantire una corretta valorizzazione e gestione finalizzata a migliorarne i servizi,
anche in termini di studio delle raccolte.
Com’è strutturato il Polo Museale dell’Abruzzo?
Oltre al Munda appena aperto, dove anche il ministro Franceschini ha apprezzato i nostri capolavori spesso trascurati dalla storia dell’arte del
circuito nazionale, il Polo comprende quattro musei archeologici di eccezionale rilevanza (a Chieti nella Villa Frigerj, alla Civitella, a Campli e
a Celano Paludi) che consentono di verificare un cammino tra le civiltà dalla Preistoria alla Roma imperiale, passando per le culture italiche.
Fanno parte del Polo le due abbazie di San Clemente a Casauria e Santo Spirito a Sulmona, il Castello di Celano, che ospita il Museo d’Arte
Sacra della Marsica, la Taverna Ducale a Popoli, quattro chiese monumentali (San Pietro ad Oratorium, San Bartolomeo a Carpineto della
Nora, San Pietro a Massa d’Albe e San Domenico al Corso a Chieti) e la Casa natale di Gabriele d’Annunzio a Pescara. Perché lei ripone tanta fiducia nei prestiti internazionali?
I musei devono essere percepiti come realtà dinamiche ed è molto importante saper comunicare le attività che si svolgono dietro le quinte.
Anche un prestito di opere a esposizioni internazionali può diventare un’occasione di condivisione di nuove ricerche e letture con il pubblico
abruzzese. È accaduto all’indomani dell’inaugurazione a Tongeren (Belgio) della mostra sui gladiatori, che ha fatto nascere una collaborazione
istituzionale e ci ha spinti a organizzare un incontro per raccontare i combattimenti che si svolgevano negli anfiteatri di oltre 300 località dal
Nord Europa alle coste del Mediterraneo. A Chieti, nel Museo de La Civitella, si conserva il Monumento di Lusius Storax, un unicum per la descrizione di quest’attività ludica. E il mondo ci invidia non solo il Guerriero di Capestrano o il letto di Amiternum, ma anche e ora soprattutto
quel bronzetto raffigurante Ercole Curino, scavato a Sulmona ed esposto a Villa Frigerj, che dopo aver trionfato al Getty Center di Los Angeles
è a Washington alla National Gallery per la mostra «Pathos and Power», di cui è diventato il simbolo, riprodotto in gigantografia sulla facciata
del museo. Prima di rientrare farà tappa al Metropolitan di New York, per una mostra sulla fase ellenistica. Quindi contano molto i rapporti con le istituzioni straniere?
Quando correttamente gestiti possono favorire scoperte eclatanti. Il caso più singolare riguarda la testa di bronzo datata al III secolo a.C.
che fu ritrovata a San Giovanni Lippioni e acquisita a metà ’800 dalla Biblioteca Nazionale di Parigi. A Los Angeles ho avuto la fortuna di
assistere alle prime indagini diagnostiche destinate a sconvolgere la mappa della produzione di bronzi in epoca antica. A breve ci sarà un
convegno internazionale nel quale si parlerà dell’Abruzzo e in particolare delle attività manifatturiere sviluppatesi nei pressi della Maiella,
centri irrigati dal Trigno che era anche una via di comunicazione.
Da poco, a L’Aquila, ha inaugurato con gran successo il Munda, come è andata?
Dai primi terribili giorni da soprintendente nell’Aquila terremotata ho coltivato il desiderio di riaprire il Museo Nazionale d’Abruzzo. Nella
nuova sede ho avuto l’opportunità di raccontare la storia di un territorio e dei suoi momenti felici con opere che parlano agli addetti ai lavori
e a tutta una comunità, che deve ritrovare nel proprio eccezionale passato un’occasione di riscatto e proiezione per il futuro. In questi anni,
mentre altri professionisti si sono occupati di strutture e impianti avanzati, mi sono dedicata alla ricerca dei nessi tra i manufatti per metterli
in dialogo. Sono contenta che per primo il ministro Franceschini abbia apprezzato i nostri capolavori e la qualità artistica di testimonianze
finora trascurate dal circuito nazionale della storia dell’arte. q Giorgio D’Orazio
Il nuovo Munda
L’Aquila. Le collezioni del Munda Museo Nazionale d’Abruzzo
hanno trovato una nuova modernissima casa in attesa del
termine dei lavori strutturali della loro sede storica, la fortezza
spagnola. Poco prima di Natale il Munda è stato inaugurato
nell’ex Mattatoio comunale completamente ristrutturato per
questa funzione. Le opere, a lungo invisibili, sono tornate in
uno spazio museale voluto dal Ministero per dare un forte segnale di ripresa. Lavori di ristrutturazione all’avanguardia per
le tecnologie antisismiche e un percorso di grande fascino
segnano il nuovo aspetto del Museo. Tra gli oltre 100 lavori
esposti figurano alcune tra le opere più importanti del Museo
Nazionale d’Abruzzo, materiali di diverse epoche e tipologie
rappresentativi della varietà e della qualità delle collezioni e
identitari della storia e della cultura della regione, dai reperti
archeologici alle sculture lignee e ai dipinti, fino al XVIII secolo. Si possono ammirare alcune delle più belle e antiche
Madonne d’Abruzzo, come quelle di Lettopalena del XII secolo e la «de Ambro» della prima metà del XIII secolo, e capolavori assoluti come il Trittico di Beffi (nella foto di Gino di
Paolo) o il Cristo e l’adultera di Mattia Preti. Ci sono le opere
recuperate, interventi come il restauro della Madonna e santi
di Giovanni Paolo Cardon o del duecentesco Cristo deposto
proveniente dal Duomo di Penne. In questi anni sono state
restaurate oltre 80 opere e avviate nuove ricerche storicocritiche su un patrimonio abruzzese finora poco studiato, che
trova casa nel Munda, composto di cinque grandi ambienti
suddivisi in varie sezioni cronologiche e tematiche. Vi sono
ambienti per attività didattiche e laboratori, oltre che a supporto della direzione e dell’accoglienza. Il progetto espositivo
del Munda si è ispirato a criteri museografici moderni che valorizzano sia la dimensione narrativa del percorso, sia i collegamenti dei beni con le chiese, i monumenti e in generale con
il patrimonio culturale del territorio. Il nuovo museo svolgerà
un’attività didattica attenta sia al pubblico adulto, che dovrà
riappropriarsi con orgoglio delle sue radici, sia a un pubblico
scolare che si troverà per la prima volta di fronte a queste
opere celate per tanti anni q G.D’O.
Munda-Museo Nazionale d’Abruzzo, ex Mattatoio, Borgo Rivera,
L’Aquila, mar-dom 9-19, tel. 0862/4874297,
www.museonazionaleabruzzo.beniculturali.it
Com’è vasto il patrimonio di Vasto
VASTO (CH). Vasto è una città d’arte con un passato illustre,
importanti memorie storiche e un’intensa vita culturale. Ne
parla il sindaco Luciano Lapenna (nella foto).
Che cosa conduce i turisti a Vasto?
Molte testimonianze romane ancora visibili, come il Parco
Archeologico delle Terme Romane dell’antica Histonium in
Via Adriatica, piazza Rossetti (dedicata al poeta e patriota
Gabriele, padre del maestro preraffaellita Dante Gabriel) che
mostra le preesistenze di un anfiteatro. Nella città, patria della famiglia di pittori Palizzi, c’è inoltre il Castello Caldoresco,
il cui originale corpo medievale, ampliato nel XVIII secolo dai
d’Avalos, è stato trasformato in palazzo nobiliare. Ci sono
poi l’imponente chiesa di Santa Maria Maggiore, che conserva opere d’arte e la reliquia della Sacra Spina, e il Palazzo
d’Aragona, sede del Premio Vasto di Arte contemporanea. Un discorso a parte meritano le
istituzioni culturali cittadine, i Musei Civici, il Centro Studi Rossettiani, la Scuola Civica Musicale, il Teatro Rossetti, la Biblioteca Mattioli, il Premio Vasto, il Premio Nazionale Histonium.
Quali sono i Musei?
I Musei Civici sono ospitati nel cinquecentesco Palazzo d’Avalos. Il Museo Archeologico, a
piano terra, custodisce le testimonianze della città antica, dal periodo italico a quello altomedievale con ritrovamenti della cultura frentana, il sarcofago bisomo dei coniugi Scæva e
la collezione epigrafica. Al piano nobile sono collocati la Pinacoteca, con la raccolta di pittura
ottocentesca «Palizzi», e la sezione «d’Avalos», con arredi originali, selle da parata e la portantina appartenute ai marchesi. Al piano ammezzato c’è la Galleria di Arte Contemporanea
dove sono esposte le donazioni Paglione-Olivares e Volpe-Boschetti, con artisti come Ortega
e Falconi. Infine vi sono il Museo del Costume, con abiti e corredi abruzzesi tra ’800 e ’900
e il Giardino Napoletano.
Quali sono i principali avvenimenti?
I Concerti di Mezzanotte di musica classica e jazz nei Giardini d’Avalos. Il Vasto Film Festival
e il Siren Festival, che è uno dei più importanti festival internazionali di musica indie-rock.
Qual è la sua linea di politica culturale?
Siamo aperti a ogni tipo di iniziativa per la promozione turistica e culturale, collaborando con
istituzioni pubbliche e privati. Grazie alla collaborazione con la Soprintendenza Bsae prima e
con il Polo Museale dell’Abruzzo poi, negli ultimi anni abbiamo potuto selezionare, restaurare
ed esporre opere e collezioni custodite nei depositi di Palazzo d’Avalos, come le selle da parata, i quadri della Collezione Ricci Monteferrante o il lascito Pantini Celano (disegni, sanguigne
e acquerelli del Settecento).
Un progetto nel cassetto?
Restaurare altre sale nel Quarto della Marchesa, ala utilizzata per mostre temporanee, e
digitalizzare il Carteggio Palizzi, facente parte del lascito assieme ai dipinti della Pinacoteca.
q G.D’O.
Vedere in Abruzzo | 18
L’Aquila
Rendering
del recupero
dell’ex Cinema
Balilla a Sulmona
Il cammino di Celestino V
La Fondazione Carispaq sostiene il territorio
L’Aquila. Per la Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila il nuovo anno si apre con nuove attività e il proseguimento di numerosi progetti avviati nel
2015. Primo fra tutti quello di celebrare il Giubileo Straordinario della Misericordia.
La Fondazione Carispaq è capofila di un comitato per l’organizzazione di manifestazioni
(soprattutto di arti visive) che affiancheranno le celebrazioni religiose nella provincia
dell’Aquila. In primavera prenderà il via «Eremos», il progetto dell’Accademia di Belle
Arti dell’Aquila. Un percorso tra arte contemporanea e spiritualità che vede i luoghi
storici di eremitaggio del territorio aquilano dialogare con artisti di fama internazionale
e con allievi dell’accademia aquilana, ripercorrendo il Cammino del Perdono di Celestino V, cammino giubilare riconosciuto dall’Opera Romana Pellegrinaggi. La Fondazione
sta inoltre lavorando a una mostra di arte sacra sulla collezione dell’ex Cassa di risparmio della provincia dell’Aquila, oggi confluita nella Banca Popolare dell’Emilia
Romagna, con opere quali una Natività di Luca Giordano e una Madonna con Bambino
di Saturnino Gatti, il più importante artista rinascimentale abruzzese. «Stiamo lavorando
a questo progetto con grande impegno, spiega il presidente della Fondazione Carispaq Marco
Fanfani, perché crediamo che il Giubileo sia un’occasione da non lasciarsi scappare per valorizzare e
promuovere il nostro territorio. Un lavoro che la Fondazione fa quotidianamente sostenendo progetti
e organizzando iniziative che nel 2015 hanno impegnato oltre 2 milioni di euro delle nostre risorse
nello sviluppo socio economico del nostro territorio». Nel 2015 la Fondazione ha realizzato oltre
400 progetti inerenti (arte, attività e beni culturali, sviluppo locale, ricerca scientifica e
tecnologica, volontariato, filantropia e beneficenza, crescita e formazione giovanile). Impegni che proseguono nel 2016: «Ci sono alcuni progetti importanti, aggiunge il presidente,
che saranno ancora al centro del nostro lavoro, interventi strutturali come il recupero del palazzetto
liberty dell’ex cinema Balilla di Sulmona, che diventerà un centro al servizio del mondo culturale di
questa area, il rifacimento di piazza Risorgimento ad Avezzano insieme allo storico Istituto Montessori,
interventi a sostegno delle giovani generazioni come quello delle Borse-Studio Lavoro attraverso cui la
fondazione sostiene interamente lo stage formativo in un’azienda. Nel 2014-15 sono state assegnate
circa 80 borse studio di cui il 65% sono sfociate in lavoro a tempo indeterminato». q Angela Ciano
Fondazione Carispaq, via Salaria Antica Ovest 8, L’Aquila, tel. 0862/401020, www.fondazionecarispaq.it
Gli esplosivi anni Cinquanta
L’Aquila. Negli anni ’50, una delle stagioni più intense
della scena culturale aquilana, un gruppo di giovani intellettuali vuole infrangere i confini della periferia per
accostarsi alle fonti originarie della cultura nazionale.
Nasce così nel circolo incontri culturali nel 1955 la
«Mostra Panoramica Nazionale di pittura contemporanea», che già dal titolo esprime la volontà di viaggiare
oltre i confini regionali dell’arte contemporanea attraverso 75 opere esposte nella sala rossa del Teatro
comunale. Per rievocare quel periodo e quella mostra,
nella Sala didattica del nuovo Munda (Museo Nazionale d’Abruzzo) dal 4 febbraio al 3 aprile è allestita la mostra «I mitici anni Cinquanta», già esposta in altre sedi regionali. Molte
opere degli autori esposti nel 1955 sono state comperate dal Museo Nazionale d’Abruzzo
per tracciare, insieme ad altre acquisizioni di maestri locali, il binario dell’effervescenza
artistica aquilana. La mostra include sculture di Emilio Greco, l’espressionismo di Fausto
Pirandello, la satira di Mino Maccari (nella foto, un suo dipinto), l’astrattismo di Giuseppe
Capogrossi, e ancora Guttuso, Mafai e Cantatore. È un’esplosione di colori in cui l’Informale interpreta e supera le devastazioni del panorama postbellico confrontandosi con le
nuove tecnologie e con i grandi movimenti artistici internazionali. q G.D’O.
La cesura di Cesura
Pompeo Aquilano e la sua scuola
Celano (Aq). Nella seconda metà del ’500 si formò all’Aquila una scuola pittorica che in seno
all’inquietudine tipica del manierismo romano
individuò uno stile aquilano omogeneo e riconoscibile. Ideatore e protagonista fu Pompeo
Cesura, formatosi a Roma e attivo a Roma e
L’Aquila nel 1545-71. La Soprintendenza abruzzese, guidata da Lucia Arbace, celebra questa vicenda con una mostra nel Museo d’Arte Sacra
della Marsica. La rassegna presenta i risultati
del restauro di una replica antica finora sconosciuta: il secondo esemplare della Natività di
Pompeo Cesura, quest’ultima realizzata dall’artista nel 1566 e conservato nella Basilica di San
Bernardino a L’Aquila.
Del dipinto ritrovato in pessime condizioni nei
depositi del Castello dell’Aquila, danneggiato dal
sisma del 2009, viene indagato anche l’intervento conservativo, mediante una videoproiezione
e supporti didattici. La mostra annovera inoltre
una sezione sull’attività grafica dell’artista
aquilano Orazio De Santis, noto per aver tradotto in incisione alcune notevoli invenzioni di
Cesura di cui si sono perse le tracce, ma delle
«L’Adorazione dei Pastori» di Pompeo Cesura quali si trova riscontro nelle soluzioni compositive dell’Adorazione dei Pastori. Nato probabilmente all’Aquila negli anni ’30 del ’500 (da qui i soprannomi Pompeo dell’Aquila e
Pompeo Aquilano) si formò inizialmente in città e poi a Roma, dove operò a fianco dei
protagonisti del Manierismo. Gli eleganti modelli raffaelleschi e il plasticismo michelangiolesco, aggiornati sulle novità dell’impronta manieristica, definirono la cifra stilistica
di Cesura e della sua scuola, attiva ben oltre la sua morte e composta da Giovanni Paolo
Cardone, Francesco Cascina, Giovanni Paolo Donati, Giovanni Paolo Mausonio, Ottavio del
Rosso, Troilo Emiliani e Giuseppe Valeriano. q G.D’O.
Museo di Arte Sacra della Marsica, Castello Piccolomini, Celano (Aq), mar-dom 10,30-18,30,
tel. 0863/792922, www.museodellamarsica.beniculturali.it, «Pompeo Cesura e Orazio De Santis. Indagini
intorno all’Adorazione dei Pastori» fino al 29 febbraio
Il restauro del soffitto ligneo della basilica di san Bernardino dell’Aquila,
riaperta dopo il 2 maggio del 2015 a sei anni dal terremoto,
è stato interamente sostenuto dalla Fondazione Carispaq
Munda, ex Mattatoio di Borgo Rivera, L’Aquila, mar-dom 9-19, tel. 0862/4874297,
www.museonazionaledabruzzo.beniculturali.it, «I mitici anni Cinquanta» dal 4 febbraio al 3 aprile
L’Aquila. La chiesa di San Paolo di Barete, in via Roma nel centro dell’Aquila, è uno dei
tanti monumenti danneggiati dal sisma del 2009. Gravemente compromessa nella parte
absidale e nelle volte del transetto, è stata sottoposta a un intervento preliminare che ha
interessato la facciata e il vano d’ingresso, il braccio trasversale, il presbiterio e la zona absidale. Proseguendo la linea adottata nel primo stralcio di lavori, si è recentemente aperto
il nuovo cantiere per il secondo lotto di interventi, con un importo finanziato di 1,7 milioni
di euro grazie ai quali il bene verrà restituito alla città in poco più di un anno. La chiesa di
San Paolo di Barete risale al XIV secolo, ma dell’edificio originario anteriore al terremoto
del 1703 rimangono pochissimi resti, come la muraglia su via Roma, ricostruita con pietre
quadrate, e il portale rinascimentale, culminante in un frontone rialzato. Questa chiesa costituisce un luogo di aggregazione in una zona cittadina in cui molte famiglie sono rientrate
nelle proprie abitazioni. L’avvio del cantiere di restauro segue quello del Teatro Comunale
e precede quelli delle chiese di Sant’Agostino e di San Flaviano (entrambe all’Aquila), di
Santa Maria ad Cryptas (a Fossa), e i lotti conclusivi delle chiese di San Vito alla Rivera e
della vicina Santa Maria del Ponte. q G.D’O.
FOTO LUCIANO D’ANGELO
Una chiesa e due terremoti
VIA SALARIA ANTICA OVEST 8 - LOC. CAMPO DI PILE - 67100 L’AQUILA
TEL. 0862 401020 / 401514 - [email protected]ARISPAQ.IT
Vedere in abruzzo | 19
L’Aquila e Pescara
Sette coppie
per i sette peccati capitali
Una mostra intrigante sulle passioni
Castel di Sangro (Aq). Dare forma a un viaggio sensoriale nel vizio,
attraverso le opere di sette coppie di artisti, è l’idea della mostra
«Seven.2 I sette vizi capitali» curata da Lino Alviani e organizzata
dal Comune di Castel di Sangro nella Pinacoteca Patiniana (il
museo dedicato al pittore aquilano Teofilo Patini, le cui opere figurano nella collezione permanente). «Gli “abiti del male” sono al pari delle
virtù, perché derivano dalla ripetizione di azioni le quali formano nel soggetto che le compie una sorta di “abito” che lo inclina in una certa direzione».
Queste le parole di Aristotele cui si è ispirato il curatore, che spiega:
«Sette sono i colori dell’arcobaleno, le note musicali, i giorni della settimana, i
chakra, le stelle dell’Orsa maggiore, le meraviglie del mondo antico, i sapienti
dell’antica Grecia, le piaghe bibliche, le virtù, i sigilli dell’Apocalisse, le divinità
mitologiche della cabala, i giri del buddista al monte Kailash, i giri del musulLa copertina del catalogo
mano alla Kaaba, i celestiali attributi di Allah, i cieli del paradiso musulmano,
della mostra «Seven»
le invocazioni del Paternoster, i re di Roma. Il sette, insomma, è un numero
magico e noi abbiamo scelto di concentrarci sui sette vizi capitali perché in
essi si possono ritrovare tante possibili situazioni inerenti la vita, la classe sociale e le attività degli uomini
di tutti i tempi». Gli artisti invitati si sono addentrati nei sette vizi capitali: Lea Contestabile
con Monticelli e Pagone (accidia), Ileana Colazzilli ed Emilio Patrizio (avarizia), Patrizia
Franchi e Carlo Alari (gola), Anna Donati e Giancarlo Costanzo (ira), Ito Fukushi e Mauro
Rea (invidia), Yvonne Ekman e Gamal Meleka (lussuria), Barbara Bi e Mario Costantini
(superbia). Nei lavori esposti, i vizi non sono interpretati come comportamenti condannati dal
dettato biblico, ma come un’autentica enciclopedia delle passioni umane e dell’agire che ne
consegue. La mostra è dunque un viaggio multisensoriale, una somministrazione di cultura che
nulla vuol concedere ai processi alchemici dell’arte. Gli artisti combinano parole e immagini di
parole, suoni e segni, linguaggi e metalinguaggi, stile iconico e aniconico. «Il risultato del progetto,
fa notare Lino Alviani, è costituito dalla varietà delle interpretazioni e dalle scelte di linguaggio che gli
artisti hanno coraggiosamente affrontato. È questo il punto di forza di un meccanismo in cui i minimi dettagli
hanno avuto un ruolo fondamentale». Dopo l’appuntamento a Castel di Sangro, che termina il 14
febbraio, la mostra sarà nell’ex Aurum di Pescara dal 4 al 13 marzo. q G.D’O.
Pinacoteca Patiniana (Palazzo de Petra), via del Leone, Castel di Sangro (Aq), lun-dom 9,30-12,30/17-19, tel.
0864/847268, www.comune.casteldisangro.aq.it, «Seven.2 I sette vizi capitali» fino al 14 febbraio
Adesso abbiamo i nostri archeologi
ABRUZZO. Valo.re Abruzzo «Valorizzatori e Restauratori per l’Abruzzo» è il progetto conclusosi a fine 2015, finanziato dal bando regionale Talenti per l’Archeologia, curato dalla
Cooperativa Archeologia e dall’Istituto Mecenate di Pescara in associazione con la marchigiana Università di Macerata e il Comune di Crecchio (Ch). Destinato a soggetti residenti
o domiciliati in Abruzzo, il progetto comprendeva sei percorsi formativi finalizzati a creare
degli operatori specializzati nel settore archeologico in scavo, diagnostica, rilievo e restituzione grafica 2D e 3D, scavo e recupero in ambienti umidi, restauro e management.
I laboratori si sono svolti sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, in alcuni dei
siti e musei archeologici più importanti della regione: la Necropoli di Fossa, Juvanum (nella
foto, il teatro), le Paludi di Celano, Vassarella di Crecchio, il
Museo della Civitella e le Terme romane di Chieti. Il lavoro
sul campo ha consentito ai partecipanti di praticare attività di scavo, restauro, diagnostica e rilievo, coinvolgendoli
anche nelle successive fasi di valorizzazione e comunicazione sperimentando le tecnologie più attuali applicate nel
settore dei beni culturali. q G.D’O.
Progetto Va.lore Abruzzo, www.valoreabruzzo.it
Dipinti, dischi, cartoline e fatture
Pescara. Le nuove acquisizioni del Polo Museale d’Abruzzo, esposte nella Casa D’Annunzio, comprendono opere storiche e contemporanee. Vi figurano un dipinto di Alberto Testi,
un bozzetto di Vittorio Accornero (detto Ninon) raffigurante un duello aereo tra Francesco
Baracca e il Barone Rosso con intervento autografo di d’Annunzio: «Caro Francesco sai che
la vera forza è il coraggio. Il tuo Gabriele» e alcuni oggetti donati dal collezionista Davide Lissandrin: due 78 giri incisi da Enrico Caruso per la Victrola, una fattura del 1883 della Sartoria di Luisa Trotta di Chieti inviata a Luisa De Benedictis, una cartolina postale spedita
da New York il 4 dicembre 1905 alla madre di d’Annunzio dalla nuora Adele e una cartolina
postale di Fiume spedita il 31 agosto 1929 dall’attendente di d’Annunzio, Italo Rossignoli,
a Marietta Camerlengo, custode della casa di Pescara. Vi sono infine quattro sculture in
bronzo del pescarese Ferdinando Gammelli e opere di Sebastiano De Laurentiis.
Museo Casa Natale D’Annunzio, corso Manthoné, Pescara, lun-dom 9-13,30, tel. 085/60391,
www.casadannunzio.beniculturali.it, «Le nuove acquisizioni del Polo museale d’Abruzzo» fino al 29 feb.
Le basse frequenze
di Thomas Köner
Città Sant’Angelo (Pe). La mostra «Topografia
del vuoto» è il secondo appuntamento del progetto lux, la piattaforma d’indagine fra musica
contemporanea e videoarte nel Museolaboratorio di Città Sant’Angelo. Curata da Marco
Marzuoli, la personale dell’artista e musicista
tedesco Thomas Köner (nella foto, una sua
opera) è promossa dalla Fondazione Pescarabruzzo e dal Comune di Città Sant’Angelo ed
è accompagnata da un catalogo con testi di Köner, del curatore e di Leandro Pisano. «Le
epifanie di “Topografia del Vuoto”, scrive Marzuoli, sono echi dal profondo, rifrazioni di risonanze umane e artistiche, ritrovamenti di un esploratore in viaggio, dentro se stesso, verso
mete incognite». Thomas Köner (Bochum, 1965) si è sempre soffermato sulla combinazione di esperienze visive e uditive ed è noto per l’utilizzo nella sua musica delle basse
frequenze. «Attraverso il lavoro di Köner il Museolaboratorio diviene connettore di percorsi
sensoriali e di relazioni armoniche fra vissuto e non-vissuto. Paesaggio mentale dove il tempo
verticale dell’opera interseca quello orizzontale della fruizione, dove lo spettatore, da solo nel
vuoto, esplora memorie indelebili. C’è continuità fra sale e spettatore, fra realtà e artista, fra
ambiente, interpretazione ed espressione», conclude Marzuoli.
Pinacoteca Patiniana, Palazzo De Petra, Castel di Sangro
La raccolta presente nella Pinacoteca propone, nel suo insieme, opere di indiscussa
qualità pittorica della produzione di Teofilo Patini e che ne sottolineano le fasi più
significative della sua carriera artistica e
creativa.
Sono inoltre presenti opere di Artisti suoi
contemporanei, di amici e di allievi per un
totale di circa 40 lavori di grosso pregio.
Da qualche mese è anche in esposizione, e
quindi visitabile, una delle maggiori opere
del Maestro, Bestie da soma (nella foto),
opera di proprietà della Provincia dell’Aquila, fortunatamente salvatasi dal terremoto.
L’opera, datata 1886 ed esposta nel 1887
all’Esposizione Nazionale di Venezia, con
L’erede (1880, Roma, Galleria Naz. D’Arte Moderna) e Vanga e latte (1884, Roma,
Ministero dell’Agricoltura) sono i cosiddetti
quadri della “Trilogia Patiniana”, documenti espliciti di denuncia e provocazione sociale attraverso i quali il Maestro intendeva
Vedere in Abruzzo | 20
mostrare la povertà, il sudore e il duro lavoro del proletariato rurale.
La Pinacoteca Patiniana, sotto la Direzione
di Lino Alviani, si va delineando come una
delle più importanti sedi espositive del territorio proponendo qualificate mostre di Artisti
contemporanei e di Artisti dell’800 coetanei
ed allievi del Patini (vedi “Patini, Crocetti e
i contemporanei”, “La sapienza risplende:
Madonne lignee dal Rinascimento al Medioevo” e l’ultima “Patini, il ritorno” con 10
opere del Maestro).
La Pinacoteca è visitabile telefonando
al Comune di Castel di Sangro,
0864.8242202 o
a Lino Alviani 368.7661777
Orario: dal lunedi alla domenica
10,30-12,30/17-19
Museolaboratorio, via Lupinato, Città Sant’Angelo (Pe), gio-dom 18-21 o su appuntamento,
tel. 085/960555, www.museolaboratorio.org, «Topografia del Vuoto. Thomas Köner» fino al 20 febbraio
Il grande scultore di statue piccine
Pescara. Spesso definito un grande scultore di statue piccine, Costantino Barbella (Chieti,
1852 - Roma, 1925), specializzato in composizioni di piccolo formato, è protagonista della
retrospettiva che la Fondazione Paparella Treccia-Devlet presenta nel Museo «Villa Urania», con 61 schizzi e 33 sculture (nella foto, un’opera in bronzo) realizzati durante l’intera
carriera. I bozzetti esposti fanno parte di una collezione che comprende più di duecento
documenti (tra taccuini, schizzi, studi e note grafiche) ritenuti incompiuti dallo stesso Barbella. In molti casi tra queste «carte» si rintracciano le idee originarie di varie opere poi sviluppate con l’argilla e con il bronzo. Accompagnata da un catalogo con saggio introduttivo
di Vittorio Sgarbi, la mostra vuole riportare la giusta attenzione su questo scultore, che
se in vita ha avuto grande successo e riconoscimento internazionale, con opere acquisite
dai prestigiosi musei europei e grandi personalità, dopo la morte non più ha
goduto di un adeguato fermento celebrativo e di un compiuto studio critico. q G.D’O.
Museo «Villa Urania» Fondazione Paparella Treccia-Devlet,
via Piave 139 (piazza Salotto), Pescara, lun-dom 9,3012,30/16-19,30, tel. 085/4223426,
www.museopaparelladevlet.com, «Costantino Barbella.
Dalliidea alla forma» fino al 15 maggio
Pescara
Ho una visione intergenerazionale
«Wall Drawing #460» di Sol LeWitt 1985-15 © Davide Campanaro
PESCARA. Dai genitori collezionisti e dallo zio artista ha
ereditato la passione per l’arte. In casa, in famiglia, ha
respirato da sempre aria della migliore contemporaneità.
Così, quando si è trovata con la possibilità di iniziare la
strada di gallerista, Benedetta Spalletti ha risposto con
grande spontaneità aprendo la Galleria Vistamare. Una
galleria d’arte nel cuore della vecchia Pescara. Fino al 28
febbraio presenta una mostra di Sol LeWitt (1928-2007),
importante esponente del movimento minimalista e
concettuale della seconda metà del ’900, ed Eloise Hawser
(1985), appartenente alla generazione dei giovani artisti
inglesi, un accostamento di opere che rivela nella diversità
del percorso artistico e dei mezzi utilizzati un comune
interesse per lo sviluppo dell’idea di modularità, di motivi
che ricorrono costantemente e in maniera sequenziale.
Che cosa ricorda della sua prima mostra del 2001?
«Con “Camera Italia”, curata da Giacinto Di Pietrantonio,
ospitammo 10 artisti italiani che lavoravano sull’idea di stanza.
Mi sono ritrovata ad appoggiare un grande desiderio dei miei
genitori e da lì ho proseguito il mio cammino e quello di Vistamare,
che di quella mostra conserva ancora alcune opere permanenti.
Spalletti a parte, qual è l’artista cui si sente più legata?
Joseph Kosuth. Ha creduto in questa galleria fin dall’inizio e io
provo sempre grande stima, grande rispetto e grande amore per
il suo lavoro.
Vistamare ha espresso da subito il suo carattere
internazionale. Perché ha scelto di restare in
provincia?
Perché credo molto nella mia città e nelle sue potenzialità. È
stato un percorso difficile ma sono stata sostenuta e appoggiata
da alcune persone di Pescara, che hanno creduto nel mio lavoro
fin dall’inizio. Poi qui avevo la possibilità di uno spazio speciale
in un palazzo antico, ampio e affrescato, in cui poter offrire agli
artisti l’opportunità di confrontarsi con un luogo diverso. La
La storia della Galleria Vistamare di Benedetta
Spalletti a Pescara e la sua presenza internazionale
provincia mantiene sempre il suo fascino e, grazie alle fiere, è facile
raggiungere una visibilità internazionale.
Che peso ha avuto e ha la sua città nell’arte
contemporanea?
Pescara ha una vera tradizione in questo senso, iniziata con Mario
Pieroni e Lucrezia De Domizio, che hanno portato qui grandi artisti
negli anni ’70, realizzando mostre molto importanti, e proseguita
con Cesare Manzo e l’avventura di FuoriUso, che ha dato una forte
immagine di contemporaneità, mostrando a Pescara i segni di
artisti affermati e delle nuove generazioni.
Lei personalmente quale indirizzo ha scelto
di seguire?
Tendenzialmente sono convinta che non si possa chiudere l’arte
in una generazione o in un periodo storico. Pur prediligendo il
mondo in cui ho vissuto fin da piccola e con cui mi sono trovata
a crescere, quello degli anni ’70 e ’80, ho sviluppato l’idea di un
collegamento intergenerazionale e continuo a lanciare in ogni
mostra questo messaggio, mettendo
a confronto artisti appartenenti a
generazioni e ricerche diverse che
possano trovare un dialogo tra loro.
Che cosa desidera per Pescara
a livello culturale?
Mi piacerebbe anzitutto che il museo di
Benedetta Spalletti
arte contemporanea tornasse a vivere
© Giovanni Di Bartolomeo
e diventasse operativo e mi piacerebbe unire le tante energie che operano
nella città per creare un gruppo di persone in grado di
rappresentare la realtà dell’arte contemporanea in città. Penso
che Pescara sarebbe pronta ad accogliere questa rinascita.
Qual è la prossima mostra?
Sarà un progetto molto importante, che sono molto felice e orgogliosa
di poter presentare, ma per adesso non posso dire di più.
q Giorgio D’Orazio
Galleria Vistamare, largo dei Frentani 13, Pescara, lun 10-13 mar-ven 10-13/ 16,30-19,30, tel. 085/694570,
www.vistamare.com, «Sol LeWitt ed Eloise Hawser» fino al 28 febbraio
Lungo il Tratturo Magno
ABRUZZO. Luoghi ed epoche si alternano nelle pagine di Abruzzo sul Tratturo Magno (Exòrma, 480 pagine, € 68), il volume fresco di stampa, curato da Letizia Ermini Pani, con la prefazione di Franco Salvatori (già presidente della Società
Geografica Italiana). È una pubblicazione significativa per il patrimonio di questa regione, concentrata su una porzione di
territorio abruzzese ricchissimo di stratificazioni secolari messa in pericolo dal terremoto del 2009. Il libro comprende
850 fotografie a colori, cartografie, documenti storici e 25 saggi di accademici e studiosi di diverse discipline, dall’archeologia all’architettura, dalla storia dell’arte alla geografia. Dalla remota preistoria al Medioevo, dal cuore di Amiternum
a San Benedetto in Perillis, la pubblicazione accompagna il lettore lungo il tracciato del Tratturo Magno con riflessioni sul
paesaggio, l’archeologia, l’arte, i borghi, l’architettura, le tradizioni popolari e la transumanza.
Vedere in Abruzzo | 21
«No Man’s Land» di Yona Friedman
a Loreto Aprutino © Gino Di Paolo
Pescara e Teramo
«Un museo Interamnia (le trame di Teramo)
senza pareti» Un Polo museale contro l’eccesso di autoreferenzialità
Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle
alla Fondazione Aria
Loreto Aprutino (Pe). Verrà inaugurata in aprile un’installazione ideata per l’entroterra abruzzese coinvolgendo artisti e studenti per rilanciare il territorio, il più recente progetto sostenuto
e realizzato dalla Fondazione Aria di Pescara insieme all’Associazione Zerynthia. Progettata
da Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle a Loreto Aprutino, l’opera s’intitola «No Man’s
Land - Terra di Nessuno» e diventa un simbolo delle idee e degli scopi della Fondazione, la cui
sfida è di promuovere il territorio attraverso iniziative culturali accessibili, nell’ambito di uno
sviluppo sostenibile, orientandosi verso una progettualità economicamente virtuosa in grado di
rispondere ai bisogni sociali. «No Man’s Land» è il risultato dell’azione di artisti e imprenditori
che lavorano fianco a fianco per il progresso sociale e culturale del territorio, ma è anche il
primo passo di un progetto più ampio curato da Cecilia Casorati che coinvolgerà artisti internazionali nella realizzazione di opere e interventi permanenti in Abruzzo. Dal 1950 Yona
Friedman rileva nei suoi scritti e nei suoi progetti l’obsolescenza delle architetture museali,
evidenziando come i cambiamenti culturali, sociali e antropologici non possano più trovare
corrispondenza in una forma architettonica chiusa e destinata, quasi esclusivamente, alla conservazione delle opere. In seguito a tali considerazioni ha immaginato i «musei di strada»:
architetture mobili e portatili, superfici libere a disposizione di chiunque desideri lasciarvi un
segno. I musei diventano così luoghi di partecipazione sociale, strutture «aperte» capaci di evidenziare anche le bellezze naturali del territorio. È il caso di «No Man’s Land», uno spazio condiviso, un’architettura senza edifici interattiva e dinamica, «un museo senza pareti» come lo
definisce Friedman. Un luogo per l’arte costruito con la partecipazione di giovani artisti e di studenti delle Accademie di Belle Arti di Roma e dell’Istituto d’arte di Chieti. Uno spazio in divenire
che ospiterà negli anni molti interventi: incontri, workshop e contaminazioni artistiche.
L’installazione si estende su un’ampia superficie, pervadendo gli spazi naturali con disegni di
piante e pietre, strutture di bambù e un curioso dizionario d’immagini inciso sugli alberi.
«The Rod Net», una struttura di bambù costruita in un piccolo bosco di alberi di noce, è una delle
pochissime realizzazioni visibili di alcuni concetti fondamentali della ricerca di Friedman. In
questo progetto prende corpo la «ville spatiale» ed è proprio seguendo la filosofia di Friedman,
che le interazioni e gli interventi artistici futuri trasformeranno l’installazione adattandola alle
idee, alle necessità e alle riflessioni di chi deciderà di partecipare al progetto. q G.D’O.
Fondazione ARIA (Fondazione Industriale Adriatica), corso V. Emanuele II 15, Pescara, [email protected]
it, www.fondazionearia.it, «No Man’s Land. Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle, da aprile
Teramo. Grazie al suo passato e presente al sinergico del Polo museale, Teramo si presenta come una città museo. Si avverte l’eco dell’antica urbs,
la romana Interamnia, testimoniata
dal muro curvilineo dell’anfiteatro,
dai maestosi archi dei vomitoria del
teatro, dal piano pavimentale della
domus, dalla pavimentazione a spinapesce della vasca all’interno di un peLa Domus Savini
ristilio. Oggi Teramo ritesse la trama
del passato e l’antica Interamnia, condannata per secoli a una progressiva oscurità, ritrova la
sua identità offrendo un percorso museale a cielo aperto. Situato nel cuore del centro storico,
il Museo Archeologico è il centro di comprensione dell’intero territorio cittadino attraverso
gli oggetti esposti nelle sale. È il cuore di un Polo Museale che abbraccia siti archeologici (teatro, anfiteatro, domus di Largo Torre Bruciata e Largo Madonna delle Grazie, necropoli di Ponte Messato), la Pinacoteca Civica, la medioevale Torre Bruciata, l’ARCA (Laboratorio di Arte
Contemporanea) e la Grande Sala Ipogea. Una rete di spazi che con gli edifici sacri e privati
d’interesse storico-artistico strappa all’oblio le tracce del passato. «Un insieme di luoghi musealizzati
che riconfigurano un percorso, all’interno della città, della cultura diffusa, sottolinea Paola Di Felice,
responsabile del Polo. Così la Pinacoteca Civica, ristrutturata con il suo deposito centralizzato, e il Museo
Archeologico, con i suoi uffici e spazi didattici e di ricerca, tornano a esercitare la loro funzione di conservazione
e valorizzazione del patrimonio artistico teramano, in margine a un fermento innovativo che da alcuni anni
ha innescato un processo di trasformazione nell’organizzazione museale della città». Il Polo Museale «Città
di Teramo» è articolato in più luoghi collegati al Museo Archeologico e ingloba in un sistema a
rete edifici storici, siti archeologici e musei, con un percorso conoscitivo basato su una forte interazione tra spazi, strutture e monumenti. È un insieme di servizi offerti alla città, un attrezzato
laboratorio didattico e un’aula per esperienze di manipolazione della ceramica e metallo cui
fanno da contrappunto gli spazi ricostruiti, come una capanna di epoca protostorica o un luogo
di simulazione di uno scavo archeologico. «Con questo Polo, nota Francesca Lucantoni, assessore
alla cultura del Comune di Teramo, compiamo un processo di trasformazione delle istituzioni museali
che questo Assessorato ha sostenuto soprattutto incoraggiando la qualità dell’offerta rispetto a una domanda
culturale sempre più attenta ed esigente, con una sottesa logica di network per smussare la diffusa tendenza
all’autoreferenzialità, superare ambiti locali e aspirare a contesti nazionali e internazionali».
Polo Museale «Città di Teramo», via Delfico 30, Teramo, tel. 0861/324602, www.teramomusei.it
Teramo ciTTà museo
Teramo ha costruito una rete di spazi che, con il museo archeologico e i suoi siti archeologici,
la Pinacoteca e gli edifici sacri e privati di interesse storico artistico, L’arca,
laboratorio per le arti contemporanee, segna una città, il suo vivere quotidiano,
e mentre strappa all’oblio le tracce del passato con la sua città romana interamnia,
ne proietta nel futuro la memoria, dandole forza e specifica connotazione di luogo ideale,
sovrastruttura cristallizzata che media il passaggio fra l’antico e il recente,
accogliendo nel suo tessuto il virtuale percorso di una città della cultura diffusa e permanente
comune.teramo.it
portaleufficialedellaCittàdiTeramo
Via Delfico 36 - 64100 Teramo - www.teramomusei.it
Vedere in Abruzzo | 22
Teramo
La valle
delle Abbazie
L’Abbazia di Santa Maria di Ronzano presso
Castel Castagna
Gli antichi edifici tra i fiumi
Vomano e Mavone
Teramo. C’è una valle nell’Abruzzo teramano sospesa tra natura, sacralità, arte e architettura,
con percorsi la cui meta sono splendide abbazie. Immersa in un’atmosfera che evoca ritmi
e prospettive antiche, «La valle delle Abbazie» è un progetto mirato a promuovere il turismo culturale, religioso ed enogastronomico attraverso un sistema di edifici religiosi
dell’Unione dei Comuni «Colline del Medio Vomano» (Basciano, Canzano, Castellalto, Cellino
Attanasio, Cermignano, Penna Sant’Andrea) e dei Comuni di Castel Castagna, Morro d’Oro,
Notaresco e Isola del Gran Sasso, luoghi di fede ma anche di capolavori architettonici, artistici
e di comunità monastiche che hanno avuto ruoli determinanti nello sviluppo economico del
territorio. Questa scelta di tutelare e valorizzare il patrimonio storico-culturale, la memoria e
le tradizioni popolari delle valli dei fiumi Vomano e Mavone, intende consentire una completa
fruizione dei beni monumentali. C’è la chiesa di Santa Maria a Porto Lungo, che sorge su un
colle vicino Basciano, con il suo soffitto rivestito di mattonelle maiolicate; c’è la parrocchiale
di Cellino Attanasio, Santa Maria la Nova, in stile romanico risalente al 1330, con il portale
sovrastato da un rosone a ruota, opera di Matteo da Capro; c’è la romanica Abbazia di San
Salvatore presso Canzano con un prezioso ciclo di affreschi trecentesco grazie al quale è nota
come Cappella degli Scrovegni d’Abruzzo; c’è la Chiesa dei Ss. Pietro e Andrea nel centro di
Castelbasso che conserva un organo a canne del 1760, c’è l’Abbazia di San Clemente al Vomano, appena fuori Guardia Vomano, parte di un monastero benedettino databile all’864 con il
suo Ciborio, e c’è l’Abbazia di Santa Maria di Propezzano presso Morro d’Oro, con il portale
della Porta Santa. Nei dintorni si possono inoltre ammirare l’Abbazia di San Giovanni ad
Insulam, il Santuario di San Gabriele, la Torre di Montegualtieri, la Riserva naturale di
Castel Cerreto, il Museo della Civiltà contadina di Morro d’Oro, il Museo Civico Romualdi di Notaresco e la Fondazione Menegaz di Castelbasso con le sue attività culturali. Merita
una nota particolare l’Abbazia di Santa Maria di Ronzano, ubicata presso Castel Castagna in
un panorama tra natura incontaminata e spiritualità. Questo sito, uno dei più affascinanti della Valle delle Abbazie, è stato recentemente rilanciato dal sindaco di Castel Castagna, Rosanna
De Antonis, ed è illustrato dalla guida Martina Di Battuto. La chiesa, che apparteneva in origine a un complesso monastico benedettino del 1100, conserva meravigliosi affreschi da poco
restaurati dalla Soprintendenza e due preziose croci bizantine rinvenute nel contado. q G.D’O.
La Valle delle Abbazie, tel. 349/5791739, www.valledelleabbazie.it
I tre assedi della fortezza del re di Spagna
Civitella del Tronto (Te). A 600 metri sul mare, tra l’Abruzzo e le Marche, si staglia la
Fortezza di Civitella del Tronto (nella foto). Opera d’ingegneria militare tra le più grandi
e imponenti d’Europa, caratterizzata da una forma ellittica con un’estensione di 25mila
metri quadrati e una lunghezza di quasi 600 metri conserva ancora i lineamenti della
costruzione spagnola voluta nella seconda metà del XVI secolo da Filippo II d’Asburgo re
di Spagna, per fortificare i territori di confine tra il
Viceregno napoletano e lo Stato Pontificio in seguito all’assedio del 1557. Un secondo assedio
importante fu quello del 1806, quando le truppe
napoleoniche invasero l’Italia. Nel 1861 qui ebbe
luogo un terzo assedio: quando i borbonici si arresero all’esercito piemontese, firmando la resa
tre giorni dopo la proclamazione del Regno d’Italia. Il forte subì una prima parziale distruzione
da parte delle truppe piemontesi, cui seguirono
decenni di abbandono e saccheggi, fino al moderno restauro. Il complesso monumentale, gestito
dalle società Integra e Pulchra, è oggi una sede
ideale per ogni manifestazione, con ampi luoghi
all’aperto, una sala convegni e diverse sale espositive. Periodicamente si svolgono mostre temporanee, concerti, convegni e cerimonie, ma viene anche scelto come location
per rievocazioni storiche, giochi di ruolo, set fotografici e cinematografici. Le epiche
vicende della Fortezza sono raccontate nel Museo delle armi e delle mappe antiche,
fondato nel 1988 e articolato su due piani. Nel pianoterra, già magazzino dell’artiglieria,
sono esposti due falconetti da Marina del Seicento, un obice del Settecento, due cannoni da campagna e palle di cannone originali. Al primo piano si trovano quattro sale, la
prima è intitolata a Giorgio Cucentrentoli di Monteloro, donatore degli oggetti in mostra:
ritratti e documenti di Cavour, Garibaldi e dei Savoia e un elmo e una divisa dello Stato
Pontificio. Nella sala «risorgimentale» sono ospitate baionette, fucili, sciabole e pistole
sia dell’esercito sardo-piemontese sia dell’esercito borbonico. Proseguendo troviamo
una stampa raffigurante l’assedio del 1557 e un cippo confinario (al centro della terza
sala) posto nel 1846-47 lungo il confine tra Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio e
nella sala «rinascimentale» le armi più antiche della collezione, tra cui schioppi a miccia
del Quattrocento e pistole a pietra focaia del Settecento. Alle pareti si possono osservare riproduzioni di mappe della fortezza e del borgo sottostante (oggi annoverato tra i
borghi più belli d’Italia) realizzate in epoche differenti e conservate in originale presso
l’Archivio di Stato di Vienna, la Biblioteca Nazionale e l’Archivio di Stato di Napoli.
q G.D’O.
Fortezza e Museo delle Armi, Civitella del Tronto (Te), tel. 320/8424540, www.fortezzadicivitella.it
Da 110 anni a scuola di ceramica (con il telescopio)
Castelli (te). «Questo è un luogo d’incontro di
talenti»: a dirlo è il dirigente scolastico Carla Marotta (nella foto, insieme ad alcuni studenti) e
per averne conferma basta una visita all’Liceo
Artistico per il Design «F. A. Grue» di Castelli,
un luogo di concentrazione e creatività sotto i
contrafforti del Gran Sasso, raggiungibile dal
borgo con una serie di tornanti. Questa scuola
è da 110 anni fedele alla sua vocazione e sa
aprirsi energicamente alla contemporaneità;
anzi, il Liceo di Castelli, borgo della ceramica per
antonomasia, è sicuramente avanti nel processo di innovazione della didattica e della
tecnologia. «Penso che il Liceo abbia una forte vocazione di formazione post secondaria e
spero che la Regione non perda l’occasione di valorizzarlo dando continuità a quanto già
sperimentato con successo», spiega Marotta richiamando due importanti progetti varati
qui. Un corso Istruzione Formazione Tecnica Superiore, concluso da qualche mese, e il
progetto Ambra nell’ambito del programma regionale «Restaurare in Abruzzo», con tre
corsi biennali in doratura, stuccatura e ispezione di edifici storici per 10 iscritti selezionati, ciascuno dei quali, al termine, si è impegnato in un tirocinio retribuito di sei mesi,
lavorando in cantieri e su beni reali, tessendo relazioni con le ditte e gli enti e trovando
anche sbocchi lavorativi. Ed è solo uno dei traguardi di questa scuola, dove si organizzano mostre, s’investe in stampanti 3D, in un centro lettura, si cablano spazi per un centro
digitale a servizio anche della comunità, si tengono corsi tematici nella scuola estiva di
artigianato e nel campus d’arte e dove i ragazzi osservano il cielo dai telescopi e vengono portati una volta al mese in visita a Roma e d’inverno a sciare a Campo Imperatore.
Qui, insomma, si formano professionalità per accompagnarle concretamente nel mondo
del lavoro, in un’atmosfera altamente stimolante.
Liceo Artistico per il Design «F. A. Grue», via Convento 1, Castelli (te), tel. 0861/979143
Vedere in Abruzzo | 23
Maestro del Trittico di Beffi, Trittico (1410-1415). L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo, particolare dell’anta destra con l’Incoronazione della Vergine
riapertura del MUNDA
Museo Nazionale d’Abruzzo
L’Aquila | Borgo Rivera
di fronte alla Fontana delle 99 Cannelle
Città
dell’Aquila
dal 19 dicembre 2015
apertura museo ore 9.00 -19.00 | chiuso il lunedì
info [email protected] | www.munda.abruzzo.it
n MobyDick - Ortona / foto Gino Di Paolo
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