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Ecco quel che ho da dire sulla musica: ascoltatela, suo

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Ecco quel che ho da dire sulla musica: ascoltatela, suo
Raccontare
la musica
Una comunità
che cresce
in musica
Intervista a
Markus Poschner
cult
Ecco quel
che ho da dire
sulla musica:
ascoltatela, suonatela, amatela,
riveritela e tenete
la bocca chiusa.
Il mensile culturale RSI
ottobre 2014
Raccontare
la musica
Sandra Sain
Produttrice Rete Due
SGUARDI
4
Una comunità
che cresce
in musica
18
Ute Lemper,
la diva della porta
accanto
20
“La storia della musica è un continuo accumularsi di riferimenti
e citazioni che cercano di supplire a quel vuoto descrittivo,
a quell’impossibilità di narrare una partitura. La storia della musica è un continuo stratificarsi di citazioni dotte, una sopra l’altra,
utili a dire quello che per molti sembra indicibile.”
Roberto Cotroneo scriveva così nel 1996 nelle prime pagine di un
romanzo che è un inno alla musica sin dal titolo “Presto con
fuoco”, indicazione di un’interpretazione veloce, forte, intensa
e appassionata.
Se, quindi, raccontare i risvolti di un’interpretazione e di una pagina musicale, di qualsivoglia genere, è impresa improba, lo è meno
raccontarne la storia e le storie.
La musica ci accompagna sin dal Paleolitico: non abbiamo idea
di come venisse suonato lo zufolo magdaleniano o il litofono ma
sappiamo che ogni civiltà ha sviluppato la propria musica e,
potremmo dire, un proprio orecchio musicale.
Parte di ciò che amiamo ascoltare oggi lo ritrovate tra le pagine
di questo numero di CULT in cui esploriamo e vi raccontiamo
questa musica: quella che in 80 anni hanno saputo proporre
l’Orchestra della Svizzera italiana e il Coro della RSI (dando un
contributo significativo allo sviluppo di una cultura musicale
sul territorio); quella di una diva modernissima e d’antan insieme
quale Ute Lemper; quella di un Direttore d’orchestra come
Markus Poschner…
Nell’intervista che ci ha rilasciato, il Direttore tedesco sottolinea
come il futuro della musica classica sia pensabile solo se associato
al vissuto delle persone che vi si accosteranno. Lo dice nella prospettiva di chi sale sul podio ed è chiamato a interpretare ogni
volta una diversa pagina musicale, ma vale anche per chi su quel
podio, bacchetta alla mano, non salirà mai, per noi che di musica e della sua diffusione ci occupiamo, in radio e in televisione
e per noi tutti che la musica la amiamo perché ci fa spiegare le vele.
“Spesso è un mare, la musica, che mi prende ogni senso! A un
bianco astro fedele, sotto un tetto di brume o nell’etere immenso,
io disciolgo le vele.” Charles Baudelaire, La musica.
ONAIR
Il mestiere
di storico
8
Cine Tell: il cinema
svizzero in TV e anche
online!
10
Paganini torna
con nuove proposte
e un inedito
Maurizio Pollini
12
Tante occasioni
da non perdere:
da vedere e sentire
dal vivo
DUETTO
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Intervista a
Markus Poschner
RENDEZ-VOUS
28
L’agenda
di ottobre
NOTA BENE
30
Recensioni
14
La piccola musica
di una grande guerra
31
Proposte Club
Albert Einstein, il grande scienziato amante delle arti è stato anche un grande
comunicatore e creatore di aforismi. In copertina un fulgido esempio.
ACCENTO
Una
comunità
che cresce
in musica
Christian Gilardi
Claudio Abbado, il grande maestro milanese
scomparso lo scorso 20 gennaio, fece 143 giorni
da senatore a vita. Troppo pochi per portare
nelle aule parlamentari italiane quel valore
coltivato nei tanti anni di una formidabile
carriera: la cultura musicale come “strumento
di crescita e di sviluppo di un Paese”, in particolare per le nuove generazioni.
SGUARDI
Edwin Loehrer con il Coro della RSI, 1946.
Archivio storico della Città di Lugano
Fondo Vicari
La Radiorchestra diretta da Leopoldo Casella, 1935.
Archivio di Stato del Cantone Ticino
Negli ultimi cinquant’anni la Svizzera
italiana ha fatto proprio questo valore.
Se andassimo ad indagare sul numero di
manifestazioni musicali del passato ci accorgeremmo subito dell’esigua e poco programmatica attività musicale. Non solo
il panorama concertistico era ristretto e
anche qualitativamente mediocre: fino a
pochi anni fa neppure esisteva un Conservatorio musicale (il riconoscimento della
sezione professionale del Conservatorio
della Svizzera italiana risale al 1988).
La mia generazione, per esempio, era
costretta a trasferirsi oltre Gottardo o addirittura fuori dalla Svizzera per ricevere
un’educazione musicale professionale.
Nel presente invece, l’offerta musicale nella nostra regione è variegata, spesso addirittura sovrapposta e capillarmente diramata in tutti i centri cittadini. Va quindi
riconosciuto un atteggiamento politico
favorevole alla musica che l’ha considerato
come agente di crescita culturale.
Un tappa fondamentale di questa
crescita è sicuramente da far risalire alla
fondazione della Radiorchestra nel 1935,
anno in cui la RSI intervenne direttamente
nella gestione del complesso strumentale
nato sulle ceneri della piccola orchestrina del Kursaal, rilevata completamente
e definitivamente dall’Ente Radiofonico
appunto nel ’35. La Radiorchestra, diretta all’inizio da Leopoldo Casella, si profilò
come vero e proprio complesso radiofonico, chiamato ad assolvere il lavoro in
studio per realizzare le trasmissioni musicali della RSI. Con il successore di Casella,
Otmar Nussio (direttore stabile dal 1938
al 1968), intraprese anche un’intensa attività concertistica partecipando regolarmente alle prime rassegne musicali nate
nel Canton Ticino, in particolar modo le
“Settimane Musicali di Ascona” (1946) e i
“Giovedì musicali di Lugano (1953). Furono quelli gli anni in cui arrivarono a Lugano a dirigere l’Orchestra musicisti del calibro di Richard Strauss, Pietro Mascagni,
Arthur Honegger, Igor Stravinskij e Paul
Hindemith.
Nel 1936 la RSI chiamò a Lugano
Edwin Loehrer, per dar vita al Coro della
RSI e completare l’offerta dei programmi
musicali. Il Maestro sangallese diede subito una precisa impronta al repertorio del
Coro, prediligendo l’ambito rinascimentale e barocco italiano. Con questa scelta,
5
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Arthur Honegger
a Lugano nel 1946.
Archivio storico
della Città di Lugano
Fondo Vicari
Richard Strauss
a Lugano nel 1947.
Archivio storico
della Città di Lugano
Fondo Vicari
unita all’accurata preparazione tecnica e
corale, l’ensemble vocale ottenne enormi
riconoscimenti discografici e fu presto un
punto di riferimento internazionale nella
valorizzazione di quel repertorio. La RSI,
quindi, grazie all’impegno profuso nella
produzione musicale, innescò una vitalità
culturale che si tradusse ben presto nella
graduale professionalizzazione del settore.
La Radiorchestra dopo la conduzione
trentennale di Otmar Nussio, affidò la direzione a Marc Andreae (stabile dal 1969
al 1991). Il direttore zurighese rivolse una
attenzione particolare al repertorio a lui
contemporaneo e portò la Radiorchestra
ad esibirsi in stagioni tematiche ben articolate come i “Concerti Pubblici”, rinominati in seguito “Concerti dell’Auditorio”.
Il Coro da parte sua, dopo 45 anni
sotto la guida di Edwin Loehrer, fu condotto da Francis Travis (dal 1981), un allievo di Hermann Scherchen, il direttore
tedesco stabilitosi a Gravesano che fondò
il ben noto Studio di elettroacustica. Nel
1989 con il pensionamento di Travis, il
coro fu completamente ricostruito. Per attuare questo rinnovamento fu chiamato,
dall’allora Responsabile dei Programmi
SGUARDI
Francis Travis. cantafidelia.com
L’Orchestra della Svizzera italiana. Loreta Daulte
Musicali Carlo Piccardi, il maestro André
Ducret. Il lavoro di ricostruzione fu poi
proseguito da Diego Fasolis, che dal 1993
è il Direttore stabile del coro e Produttore
del settore vocale-strumentale della RSI.
Attraverso il rigore e la fantasia, il maestro
luganese ha portato il Coro a realizzare un
numero considerevole di produzioni discografiche, ottenendo riconoscimenti e
premi internazionali.
Con i Barocchisti, il complesso strumentale che affianca il Coro, sono nate le
collaborazioni con Nathalie Stutzmann,
Philippe Jaroussky, Max Cencic e Cecilia Bartoli, per citare i nomi più celebri.
L’attività concertistica internazionale si
è ulteriormente intensificata negli ultimi
anni portando entrambi i complessi sui
palcoscenici prestigiosi del Festival di Salisburgo, Lucerna, Amsterdam e molti altri
ancora.
Una tappa importante, fondamentale, nella storia della Radiorchestra, è il
dicembre 1990, anno in cui il Canton Ticino (e in piccola parte anche il Canton
Grigioni), diedero vita alla Fondazione per
l’Orchestra della Svizzera italiana. La SRG
SSR si disimpegnò parzialmente dalla Ra-
Diego Fasolis con il Coro RSI e i Barocchisti. Dániel Vass
diorchestra favorendo un ripensamento di
tutto il sovvenzionamento della compagine strumentale. Con questo cambiamento
l’orchestra si rese meno dipendente dalle
esigenze radiofoniche e sviluppò attività
musicali ancora più vicine a soddisfare le
necessità del territorio. Si costruì un pubblico fedele, attento e consapevole dell’importanza della funzione di un orchestra in
una realtà come la nostra. Nacquero i Concerti d’Autunno di Rete Due (dal 1994),
che si svolgono al Palazzo dei Congressi
tra ottobre e dicembre. L’OSI (Orchestra
della Svizzera italiana) intraprese una serie
di iniziative sul territorio (Concerti d’Estate in varie località della Svizzera italiana, i
Concerti per le scuole e le prime tournée in
Svizzera e all’estero). La direzione artistica fu affidata dapprima a Pietro Antonini
(fino al 2007) e in seguito a Denise Fedeli
(dal 2008). Alla direzione musicale si sono
succeduti in forma più o meno stabile
Nicholas Carty, Serge Baudo, Alain Lombard, Mikhail Pletnev e proprio negli scorsi mesi e settimane Vladimir Aschkenazy e
Marcus Poschner.
Il prossimo futuro sarà altrettanto
importante e ricco di novità: l’Orchestra
della Svizzera italiana dovrà inevitabilmente rilanciare sé stessa, in un momento
per di più economicamente difficile. L’OSI
rimane l’unica orchestra professionista
stabile nella Svizzera italiana, parzialmente sostenuta dalla RSI.
Con l’apertura della nuova sala a
Lugano, nel settembre 2015, lo scenario
dell’organizzazione musicale nell’ambito
della musica classica cambierà completamente. Un ripensamento profondo delle
stagioni attuali sarà armonizzato con le
esigenze della presenza dell’OSI, del Coro
e dei Barocchisti al LAC senza però dimenticare l’Auditorio RSI, che rimarrà la sala
prove dei complessi strumentali e vocali e
la sede di una serie ben profilata di concerti. Lo sviluppo della musica e della cultura
musicale di un paese dipende anche dalla
forza innovativa, sia sul piano puramente
interpretativo che su quello organizzativo.
V’è da sperare che la collaborazione tra le
varie istituzioni che sostengono l’attività
musicale solleciti ulteriormente una crescita professionale ed è lecito aspettarsi,
come in ogni momento di cambiamento
e rinnovamento, nuovi stimoli creativi al
passo con i tempi.
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LA 2 / Cine Tell
tutti i mercoledì alle ore 21.05
rsi.ch/cinetell
Cine Tell:
il cinema svizzero
in TV e anche
online!
Silvana Bezzola e Gabriella de Gara
Un’immagine tratta dal film “Il massacro delle miss” di Michael Steiner, che sarà
proposto in Cine Tell l’8 ottobre alle 21.05 su LA 2
Il nome scelto per la trasmissione lo suggerisce subito:
parliamo del cinema di casa nostra. Da settembre il palinsesto
televisivo si è arricchito di una nuova proposta, il mercoledì
in prima serata su LA 2, per conoscere il meglio della produzione di documentari e film di finzione svizzeri.
La SRG SSR si impegna da molti anni a favore dell’industria
audiovisiva indipendente svizzera tramite il cosidetto Pacte
de l’audiovisuel, un accordo di coproduzione siglato per la
prima volta nel 1996. Con Cine Tell speriamo di riuscire finalmente a dare il giusto risalto alla produzione sempre più
ricca presente sul nostro territorio. La cinematografia svizzera
di oggi si presenta stimolante e accattivante, con opere che
spaziano nei generi e negli stili. Cineasti giovani, accanto
a quelli già affermati e con vasta esperienza, ci raccontano il
mondo attraverso la lente del loro sguardo cinematografico,
scavano nel territorio locale ma si spingono pure in paesi
lontani, con la loro esperienza personale e con la propria passione e sensibilità, suscitando interrogativi, facendo emergere
luoghi, persone e situazioni che ci interrogano sulla vita
e sul mondo, creando opere cinematografiche che trovano
spazio in festival svizzeri e internazionali.
ONAIR
La cinematografia non ha certo confini ma sicuramente
la struttura del nostro paese, con quattro lingue e riferimenti
culturali e cinematografici estremamente differenziati, rende
la popolarità di una pellicola una sorta di piccola-grande
sfida. Ciò nonostante, parecchi film svizzeri riescono oggi
a emergere e a farsi notare.
Le opere presentate in questo spazio privilegiato vogliono
offrire una panoramica non solo a livello ticinese ma anche
della Svizzera di lingua francese e tedesca, a dimostrazione
della vivacità delle opere dei cineasti del nostro tempo.
Non da ultimo una bella opportunità accompagnerà Cine Tell
online. Con un semplice click sul nostro sito alla pagina
www.rsi.ch/cinetell sarà infatti possibile vedere o rivedere
i film in qualsiasi momento della giornata durante i sette giorni
successivi alla diffusione televisiva. E allora a questo punto
non ci resta che augurarvi buona visione.
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LA 1 / Paganini
da domenica 5 ottobre
alle ore 10.30
rsi.ch/paganini
Paganini torna
con nuove proposte
e un inedito
Maurizio Pollini
Giovanni Conti
Torna, con la puntata di domenica 5 ottobre, l’atteso appuntamento con Paganini, lo spazio settimanale, con la regia
di Roberta Pedrini, che la nostra televisione dedica alla musica
di qualità. Un appuntamento consolidato nel tempo grazie
anche ad un rapporto intenso con il pubblico che non ha fatto
mancare dimostrazioni di fedeltà anche durante l’estate.
Un gradimento che è la diretta conseguenza delle proposte
musicali, sia in termini di interpreti sia in termini di originalità.
Punto fermo anche nel nuovo ciclo la conduzione affidata
a Giada Marsadri. Concerti, documentari, interviste saranno
come sempre la struttura portante di Paganini che non farà
passare inosservati i segnali di un’offerta più ampia, là dove
sarà possibile, e di modalità diversificate di fruizione della
musica, con attenzione anche ai giovani interpreti. La ripresa
nel palinsesto autunnale di Paganini sarà l’occasione per
offrire ai telespettatori RSI il 5 ottobre, in prima assoluta, un
documentario di Bruno Monsaingeon che ci porterà in casa
di Maurizio Pollini, facendoci conoscere lati e aspetti ’nascosti’
del grande pianista italiano. Il 12 ottobre, spazio ai giovani
emergenti con immagini e sonorità tutte da gustare…
Il resto sarà da scoprire sintonizzandosi su LA 1 domenica
alle 10.30 e su LA 2 lunedì a mezzanotte.
ONAIR
Maurizio Pollini (Milano, 5 gennaio 1942) è considerato uno dei più grandi pianisti della nostra epoca,
è particolarmente famoso per le sue interpretazioni di Beethoven, Schubert, Chopin, Schoenberg,
e Webern. Ha interpretato spesso anche compositori del periodo classico, come Wolfgang Amadeus
Mozart, romantico e tardo-romantico, in particolare Schumann, Liszt e Brahms.
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Rete Due / Domenica in scena
domenica 5 ottobre alle ore 17.35
“In difesa del tunnel” di Flavio Stroppini
domenica 26 ottobre alle ore 17.35
“E Johnny prese il fucile” di Trumbo / Ferrentino
Rete Due / Colpo di scena
da lunedì 6 a giovedì 9 ottobre alle ore 13.30
“Svizzeraschweizsuissesvizra14” di Flavio Stroppini
venerdì 31 ottobre alle ore 13.30
“Fuoriusciti” di Vinicio Salati
Tante occasioni
da non perdere:
da vedere e sentire
dal vivo
Francesca Giorzi
La capacità di Rete Due di produrre contenuti culturali
non si traduce esclusivamente nei programmi che diffonde,
ma si lascia volentieri coinvolgere anche da festival ed iniziative culturali sul territorio: dalla Via lattea al Festival
di Radio Gwendalyn, dal FIT alla serata commemorativa
su Vinicio Salati.
La “Via lattea 11. E la nave va” propone dal 28 settembre
un’Odissea insubrica in un Prologo e quattro Movimenti sui
laghi di Lugano e di Como con concerti, spettacoli, film,
incontri, ristori. Il tutto ruota intorno al tema dell’italianità,
dal Medioevo ai giorni nostri. Rete Due si lascerà direttamente coinvolgere dal terzo e quarto movimento, con i due
concerti del 12 ottobre all’Auditorio RSI e la registrazione
del concerto con l’OSI, previsto il 19, al Teatro Sociale
di Como (lavialattea11.ch).
La quinta edizione (6/12 ottobre) del Gwenstival, che promuove la musica e la radiofonia indipendente, trasmette anche
produzioni di Rete Due. Realizzate dal settore prosa, si tratta
di radiodrammi e racconti che coinvolgono giovani autori
che hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con la produzione “istituzionale”. L’8 ottobre il Gwenfestival trasmetterà
Atomic la diretta del Concerto della stagione di Rete Due
Tra jazz e nuove musiche (gwenstival.com).
Rete Due è lieta di ospitare all’Auditorio della RSI, venerdì
31 ottobre alle 20.30 la serata commemorativa a vent’anni
dalla scomparsa di Vinicio Salati (1908-1994) un “ticinese irrequieto”. Il carattere eclettico di Vinicio Salati, poeta, giornalista, musicista, scrittore uomo di radio, curioso di tutto
e aperto al mondo si riflette anche nel programma della serata
che prevede poesie con Claudio Moneta, proiezioni e musica
con Rocco Filippini, Cosimo Filippini e la soprano
Laura Catrani, prenotazioni +41 (0) 79 364 88 39.
La 23esima edizione del FIT ospita “E Johnny prese il fucile”
di Dalton Trumbo una coproduzione di Rete Due e Fonderia Mercury.
Sul palco dell’Auditorio della RSI, domenica 19 ottobre alle 17.00,
salirà Marco Baliani per una versione tutta da sentire e vedere.
Il Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea
ha voluto la produzione RSI per sottolinearne teatralità e innovazione.
In scena la testa binaurale, sulla testa degli spettatori le cuffie
(fitfestival.ch).
Fonderia Mercury, Andrea Del Monte
ONAIR
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Settimana speciale su Rete Due
dal 13 al 19 ottobre
La piccola
musica
di una grande
guerra
Giuseppe Clericetti
A cent’anni dall’inizio del primo conflitto mondiale Rete Due
dedica la settimana dal 13 al 19 ottobre alla musica degli
anni 1914/18. Alle ore 15, dal lunedì al venerdì, Fabio Testi
propone cinque contributi sui Ballets russes. Alle ore 16, Luigi
Colombo parla dell’Histoire du soldat di Ramuz musicata
da Stravinskij (lunedì), Olivier Bosia dei canti della Grande
Guerra (martedì) e Paolo Keller dei primi influssi del jazz
nella musica colta (mercoledì). Alle ore 20.00 ospitiamo Carlo
Piccardi che affronta l’importante tema del Futurismo in
musica. Alle 22 Giorgio Appolonia ci propone cinque opere,
una per ogni anno, dal 1914 al 1918: Francesca da Rimini di
Zandonai, Fedra di Pizzetti, Ariadne auf Naxos di R. Strauss,
Arlecchino di Busoni e Barbablu di Bartok. In Birdland,
alle 23, Marcello Lorrai ci parla dei primordi delle registrazioni jazz. Anche la programmazione concertistica serale prevede
un orientamento agli anni che ci interessano: a partire dal
concerto Euroradio, il lunedì, con musiche per film muti, nonché martedì con musiche di Mazza, Stravinskij e Granados,
e mercoledì con Palestrina di Pfitzner. Venerdì sera ci concentreremo sulle importanti e sorprendenti registrazioni vocali
(Florian Bassani) e strumentali (Giuseppe Clericetti) del secondo decennio del secolo, che rivelano inaspettate indicazioni
di prassi esecutiva. Sabato, nel Ridotto dell’opera, Giorgio
Appolonia introdurrà all’ascolto della Rondine di Puccini, che
ONAIR
ascolteremo integralmente a partire dalle 20. In Sabato Pian
Piano Roberto Corrent ci parla delle composizioni per la sola
mano sinistra dedicate a un ferito del conflitto, Paul Wittgenstein. Nel concerto della domenica, alle 11.35, ascolteremo
L’histoire du soldat di Stravinskij; infine, in Clandestini per
scelta, alle 23, Corrado Antonini propone “Gli chansonniers
e la Grande Guerra”. Inoltre, dal 13 al 31 ottobre alle 13.30,
Colpo di Scena propone “L’universal sterminio”, originale
radiofonico a cura di Guido Piccoli che racconta il ruolo della
Svizzera quale terra d’asilo negli anni bui del conflitto.
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Fuori fa freddo e nei tunnel della metropolitana tira una corrente gelida. Nove musicisti si riuniscono per diletto
e per guadagno. E se qualcuno è troppo preso dagli impegni quotidiani per fermarsi ad ascoltare, altri, al riparo dall’aria
sferzante dietro uno spigolo, sembrano godersi l’esibizione. La musica sa farsi spazio ovunque. iStockphoto
Rete Due / Laser
martedì 14 ottobre
alle ore 9.00
Ute Lemper,
la diva della porta
accanto
Maurizio Canetta
ONAIR
Si presenta con un vestito nero, parla per un’ora con il pubblico, chiede un’acqua minerale e poi dice al giornalista che la
aspetta: “Possiamo fare l’intervista”. È arrivata il giorno prima
da New York, la sera dopo stregherà la platea di Edimburgo
e ripartirà subito per la sua nuova patria, dove l’aspettano
il marito e i quattro figli. È una diva che incanta senza averne
l’aria, racconta senza reticenza se stessa e la carriera, mescola
il tedesco con qualche parola di inglese. Un incontro che
potrebbe durare ore, perché Ute Lemper ha un percorso teatrale
e musicale formidabile e una vita che vale la pena di essere
raccontata. A cominciare dalla telefonata che le fece Marlène
Dietrich quando lei aveva 26 anni, trionfava a Parigi in Cabaret
con la regia di Savary e si vergognava di essere definita “la nuova Marlène”. Poi sono arrivati Brecht e Weill, scoperti negli anni
giovanili, quando era una ribelle senza confini. “Sono ancora
una ribelle, dice, ma oggi, a 40 anni, colgo piuttosto il Brecht
poetico e racconto la storia di Kurt Weill, ebreo perseguitato,
che si è reinventato in America”. Di Marlène Dietrich ricorda la
voce profonda e i consigli (“Stai lontana dalle jene che ti circondano, proteggi la sfera privata”), oltre che la lettura al telefono di una poesia di Rilke. Come Marlène ha avuto un rapporto
tormentato con la Germania, di cui è orgogliosa (“Un paese
dinamico, senza corruzione”), ma alla quale non perdona il
fatto di non aver voluto fare i conti fino in fondo con il proprio
passato. Proprio per questo, dice, scavo sull’epoca di Weimar,
cancellata dalla barbarie nazista. Oggi la Lemper si può permettere di non avere un agente e non ha bisogno di fama e ricchezza. “Mi basta lavorare per pagare l’università dei miei figli”, dice
con un sorriso. Può concedersi il lusso di fare un disco sulle
liriche di Neruda (“Solo quelle d’amore, perché quelle politiche
sarebbero state troppo difficili”) e di prepararne uno sul
“Manoscritto trovato ad Accra” di Coelho. Non sono dischi da
grande pubblico, ma lei insiste: “Ho il privilegio di poter fare
quel che mi piace”. Intanto però continua a portare sulla scena
i classici del suo repertorio e a incantare con un modo sempre
più essenziale di interpretare musica e parole che cantano
di libertà.
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Rete Due / Geronimo
lunedì 20 ottobre alle ore 11.35
Rete Due / Laser
da lunedì 20 a venerdì 24 ottobre alle ore 9.00
Rete Due / Moby Dick
sabato 25 ottobre alle ore 10.00
Il mestiere
di storico
Brigitte Schwarz
Agli inizi degli anni Settanta Furio Diaz, uno dei più prestigiosi
storici della generazione post-bellica, pubblicava da Einaudi
un libro dal titolo provocatorio: Le stanchezze di Clio.
Intendeva così intervenire nel dibattito internazionale che si
era aperto sugli ultimi indirizzi della storiografia promossa
dalle “Annales. Economie Société Civilisations”, la rivista
fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre, che era stata protagonista del rinnovamento degli studi storici nel secolo scorso
al quale il grande medievista Jacques Le Goff aveva dato un
contributo decisivo. Secondo Diaz l’orientamento quantitativo
che stava caratterizzando lo studio della storia culturale
rappresentava uno sforzo che portava a risultati conoscitivi
modesti, sostanzialmente non difformi da quelli cui erano
pervenute le ricerche precedenti. Si trattava dunque di un
dibattito metodologico, all’interno di un quadro complessivo
in cui ben saldo e condiviso era il valore sociale attribuito
all’indagine storica, allora ritenuta una base imprescindibile
per l’educazione civile e per consapevoli scelte politiche dei
cittadini. Parlare oggi delle “stanchezze di Clio”, a quarant’anni
di distanza da quella discussione, assume un significato
profondamente diverso. Attualmente infatti molte insidie
minacciano lo storico di professione, un mestiere considerato
da taluni come una polverosa eredità di una casta inutile: il
largo consumo della storiografia, non solo sul mercato editoriale, ma su tutti i mezzi di comunicazione di massa; l’avvento
ONAIR
Jacques Le Goff (Tolone, 1. gennaio 1924 - Parigi, 1. aprile 2014) è stato uno storico francese,
studioso della storia e della sociologia del Medioevo, tra i più autorevoli studiosi nel campo
della ricerca agiografica. Rete Due ha dedicato alla sua figura e al suo lavoro numerose trasmissioni.
All’indirizzo www.rsi.ch/le-goff si può trovare un dossier a lui dedicato, compresa un’intervista
concessaci poco prima della scomparsa. Fotografia di Jacques Sassier / AFP
dei social media che genera antistorie e controstorie; la riduzione della storia nei programmi scolastici e la scarsa conoscenza da parte degli studenti della più elementare cronologia;
l’apparente deprofessionalizzazione che lo studio della storia
attraversa persino nei percorsi formativi delle università, in quei
caratteri costitutivi che Marc Bloch riservava al “mestiere di
storico”. In questo contesto di crescente incertezza quale significato attribuiscono oggi alcuni esponenti della disciplina al
loro mestiere? Nelle trasmissioni che dedicano all’argomento,
Moby Dick, Laser e Geronimo, interverranno tra gli altri lo
storico Carlo Ginzburg, tra i più autorevoli esponenti della
disciplina, Leonardo Broillet, vice direttore dell’Archivio di
Stato di Friburgo, Thomas Maissen, studioso di storia svizzera.
Vi proporremo anche l’intervista che il grande storico francese
Jacques Le Goff ci ha rilasciato prima di morire.
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Intervista a cura
di Zeno Gabaglio
Markus Poschner
Direttore principale
dell’OSI
Markus Poschner nasce nel 1971 a Monaco di Baviera, dove intraprende
gli studi; è assistente di direttori quali Sir Roger Norrington e Sir Colin Davis.
Nel 2000 è direttore principale della Georgisches Kammerorchester
Ingolstadt. Insignito del Deutscher Dirigentenpreis nel 2004, viene chiamato alla Komische Oper Berlin. Dal 2007 è Generalmusikdirektor a Brema:
l’Università lo nomina nel 2010 professore onorario della facoltà di musicologia. È ospite delle più rinomate formazioni orchestrali e teatri.
Dal 2011 al 2014 è primo direttore ospite dei Dresdner Philharmoniker.
Dal 2002 riveste il ruolo di primo direttore ospite della Deutsches Kammerorchester Berlin. Dal 2015-2016 Markus Poschner affiancherà l’Orchestra
della Svizzera italiana nel ruolo di direttore principale.
DUETTO
Dalla Stagione 2015-2016 Markus Poschner affiancherà l’Orchestra della
Svizzera italiana nel ruolo di direttore
principale. Abbiamo avuto occasione
d’incontrare il direttore tedesco a margine di una registrazione dedicata a Richard Strauss – Der Bürger als Edelmann,
Suite per orchestra e il Duett-Concertino
dedicato da Strauss proprio alla nostra
orchestra – negli Studi RSI a Lugano.
Una faticosa giornata di lavoro che non
ha però tolto vigore all’argomentazio
ne del maestro bavarese, autentico vulcano di idee – anche poco convenzionali – e progetti per il futuro.
Il suo percorso musicale è stato
da sempre rivolto alla direzione
oppure ha svolto anche un percorso
strumentale?
Ho cominciato suonando il pianoforte senza peraltro mai mirare a diventare pianista di carriera. Sono nato in una
famiglia di musicisti e già mio padre era
direttore di cori legati soprattutto alla
dimensione liturgico-spirituale. Sono
così cresciuto a strettissimo contatto con
il mestiere e la cultura della direzione. Il
pianoforte è stato comunque un’ottima
strada – forse la migliore possibile – per
avvicinarsi alla direzione e soprattutto
allo studio, all’analisi e alla comprensione
delle partiture orchestrali. È un po’ come
una piccola orchestra attraverso cui capire
le forme, le armonie, le strutture delle pagine sinfoniche.
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22
Si dice però che con la musica degli
ultimi decenni – raramente tonale
e poco basata su armonie riproducibili
dai tasti – il pianoforte non sia più
uno strumento essenziale alla preparazione sinfonica. È davvero così?
Effettivamente per capire e dirigere
quel genere di musica essere pianisti non
è un elemento cruciale. Però l’attività di
un direttore nella nostra contemporaneità può essere molto ampia, e per esempio
nell’ambito del repertorio operistico è
sempre ancora utilissimo poter lavorare
assieme ai cantanti prima dell’intervento
dell’orchestra. Ci sono situazioni in cui saper leggere le partiture al pianoforte è un
elemento quasi indispensabile.
Spesso proprio le facoltà di lettura
di un direttore vengono associate
in modo speculare a quelle di scrittura
di un compositore, nel senso che
il primo deve capire e interpretare tutto
quello che è successo nella mente
del secondo. Le è mai capitato di comporre in prima persona?
DUETTO
No, se non per quegli esercizi di scrittura che canonicamente accompagnano lo
studio della direzione. L’atto creativo mi
affascina e mi attrae, ma non ho mai provato a scrivere seriamente. Mi è capitato di arrangiare, di adattare e di trascrivere – anche
nell’ambito del jazz e delle musiche sperimentali – ma la scrittura inventiva è un altro mondo: se la si sceglie si tratta di una
scelta esclusiva per tutta la vita. Questa è la
mia visione, peraltro consapevole del fatto
che ci sono altre persone che sono riuscite
a sovrapporre in modo convincente il ruolo di autore e di interprete-direttore.
un’organizzazione apollinea dei suoni. La
nostra vita emozionale è cosi varia e proteiforme che sarebbe un peccato precludersi
a priori una parte di questa ricchezza, ed è
quello che nella mia vita musicale ho cercato di evitare.
Si dice però che la differenza tra
chi interpreta e chi improvvisa implichi
un approccio fondamentalmente
diverso al far musica. Non c’è quindi
il rischio di un corto circuito mentale
o di uno sdoppiamento di personalità
passando regolarmente dall’uno
all’altro ruolo?
Vita e libertà, concetti molto forti che
però sembrano scontrarsi con l’idea
di totale rispetto per la partitura
che – soprattutto negli ultimi anni –
ha costituito la pietra angolare di ogni
approccio interpretativo…
Non credo, perché l’interprete deve sì
essere naturale e spontaneo, ma per il suo
ruolo gli è richiesta anche una grandissima precisione. Dirigendo io non mi sento
certo un inventore, quanto piuttosto un
moderatore che si pone in attivo ascolto
di un’opera formalizzata nel passato attraverso una partitura e – rispettando l’etimologia latina del termine interprete – cerco di esporla e spiegarla in modo sincero,
coerente e, appunto, vivo.
Il jazz, appunto. Una delle sue
particolarità che spesso viene sottolineata – quasi un unicum nella
cerchia dei suoi colleghi direttori
di ambito classico – è la passione
e la pratica della musica jazz.
Com’è successo?
Non sono né il primo né l’unico ad
abbinare queste due abilità e, anzi, tengo
in particolare considerazione i precedenti e celebri casi di crossover rappresentati
da André Previn o da Lalo Schifrin. Amare
ed essere attivi in un genere diverso dalla
classica è quasi un’impostazione estetica e
filosofica. Sono convinto che nel profondo
non ci sia differenza nel potenziale espressivo di una musica o di un’altra, è un po’
come pensare a differenti dialetti derivati
da una stessa lingua, che per noi è l’espressione musicale. Ci sono di sicuro momenti, sensazioni, situazioni o atmosfere che in
un dialetto possono essere meglio espressi
che non in un altro, così nel jazz trova più
fertile formulazione l’idea di libertà musicale e soggettiva, mentre in una sinfonia
di Mozart si trova alla perfezione l’idea di
carta – bensì nella realizzazione sonora che
di quel codice grafico si riesce a dare. E in
questo processo di trasformazione diventa
cruciale il concetto di vita, del rendere vitale qualcosa che prima e dopo il concerto
non lo sarà più semplicemente perché non
esisterà più.
Credo in realtà che i due ruoli non siano antitetici. C’è anzi una precisa unità di
intenti che accomuna l’interprete all’improvvisatore, per cui l’obiettivo ultimo
di chi fa musica leggendo una partitura
(cioè non-improvvisando) è quello di imprimere la massima vitalità al suo gesto,
facendo quindi apparire l’interpretazione
un moto spontaneo simile a quello di chi
improvvisa. Perché l’opera d’arte musicale
non è nella partitura – in quel meraviglioso incrocio di linee e pallini stampato su
La domanda per chi si trova a rinnovare la tradizione interpretativa
del repertorio classico o romantico
rimane perciò sempre la stessa: come
faccio a dare una lettura di un noto
capolavoro che sia al tempo stesso
diversa dalle altre già conosciute
ma pure rispettosa della scrittura
originale?
Sono convinto di un dato artistico
tanto fondamentale quanto paradossale: un’autentica opera d’arte contiene più
di quello che il suo creatore abbia potuto
25
24
immaginare di metterci. Il capolavoro,
quindi, raccoglie in sé infiniti segreti che
solo col tempo possono essere scoperti e
considerati. Prendendo in mano una sinfonia di Beethoven non mi è certo prioritaria l’esigenza di realizzare il non-ancoraascoltato, quanto piuttosto di ri-studiarne
a fondo i sensi. Uno studio che fondandosi
su basi culturali, sociali e personali sempre
nuove e diverse non potrà che portare a esiti artistici diversi.
Il futuro della musica classica
è perciò pensabile solo se associato
al vissuto delle persone che vi si
accosteranno?
Sì, perché una parte dei segreti
dell’opera d’arte è dentro di noi e viene
svelata con la nostra crescita umana, con
il nostro continuo cambiamento. È ovvio
però che non bisogna confondere gli elementi in gioco: Poschner dovrà rimanere
solo Poschner, all’umile servizio dell’opera
che fu di Beethoven.
Ci si potrebbe però chiedere: qual è
quell’unico e vero Beethoven?
Come fare a capire oggi le mille implicazioni di un’esistenza artistica
risalente a duecento anni fa e ormai
storicizzata in modi diversi e
spesso contradditori?
Tecnicamente la mia fonte per comprendere un autore e un’opera è una sola:
la partitura nella sua stesura originale, il
famoso Urtext. Per fortuna negli ultimi decenni a livello editoriale è stato fatto molto
per restituirci i testi puri, senza le arbitrarie aggiunte accumulatesi nei secoli. Io cerDUETTO
co sempre di conoscere il più possibile su
quella fonte originaria, e di comprendere
le condizioni che l’avevano portata ad essere esattamente così. Studiare perciò il progresso del sapere musicale, l’evoluzione
dei gusti e delle mode, il procedere tecnico
degli strumenti utilizzati.
A proposito dell’attenzione verso
gli strumenti originariamente impiegati
da un autore: crede sia ragionevole
suonare oggi con un’orchestra dall’organico e dalla strumentazione moderna
pagine classiche o barocche scritte per
strumenti che all’epoca erano assai
differenti?
Credo che tutta la musica, anche
quella più antica, possa essere eseguita
con gli strumenti di oggi. Con la condizione di capirne davvero il senso e il contesto
poetico-stilistico.
Potrebbe quindi immaginare di dirigere
l’Orchestra della Svizzera italiana anche
in un repertorio bachiano o vivaldiano?
Il senso ultimo di una determinata
musica sinfonica può essere trasmesso –
con un lavoro opportunamente cosciente
– anche da quattro tastiere o da un gruppo
di chitarre. Non ci sono leggi definitive, è
una questione di attitudine soggettiva.
Crede dunque non esista un preciso
repertorio che possa meglio funzionare
con l’OSI?
Al contrario! Ci sono caratteri propri
dell’OSI che la rendono perfetta per deter-
minate scelte di repertorio. A cominciare
dalla dimensione cameristica dell’organico, alla propensione solistica di ogni singolo musicista, alla duttilità nell’affrontare stili assai diversi, all’unione di attitudine
nordica e musicalità italiana. Nel concreto
credo che il repertorio classico-romantico
sia perfetto per l’orchestra, ma anche più
avanti nell’Ottocento ci sono alcuni ambiti sinfonici che vale la pena di approfondire con l’OSI.
felice di partecipare alla grande avventura
della nuova sala da concerto del LAC.
Sente di potersi dichiarare vicino
a una determinata scuola d’interpretazione direttoriale?
Ad esempio?
Le Sinfonie di Johannes Brahms, che
ben conosciamo nelle versioni generose e
appassionate delle grandi formazioni sinfoniche, ma che in realtà (e lo dico sulla
base di precisi riscontri storici legati alle
esecuzioni curate in vita dall’autore) hanno un senso ancora tutto da rivelare nella
propria dimensione cameristica, una dimensione che con l’organico dell’OSI può
essere resa alla perfezione.
Cosa cambia nel dirigere un’orchestra
come direttore principale, rispetto
al dirigerla come direttore ospite?
Il direttore principale può permettersi di iniziare un autentico percorso, perché
proiettato nella continuità del lavoro che
lo aspetta. Col tempo infatti aumentano
conoscenza e fiducia reciproche tra direttore e orchestra, lasciando tutto lo spazio
necessario a disegni interpretativi di ampio respiro. C’è anche un maggior livello
di impegno organizzativo ed amministrativo, responsabilità verso il programma
generale che sarò ben felice di poter condividere con Denise Fedeli, così come sono
Questa domanda porterebbe a una
risposta troppo complessa, e per farla
semplice mi tocca ricorrere a un semplicistico schema che fa risalire la direzione
d’orchestra al capostipite Mendelssohn.
Mendelssohn fu il primo direttore in senso
moderno e da lui è disceso un primo ramo
stilistico seguendo la linea Liszt-WagnerFurtwängler-Karajan, mentre il secondo ramo ha seguito la linea SchumannBrahms-Toscanini. Questa seconda linea
mi è molto più simpatica – in un senso
etimologico di condivisione – rispetto a
quell’altra, anche se un simile giudizio
non può che essere sbrigativo. In realtà mi
sento persona molto aperta, che ha avuto
fantastiche esperienze d’ascolto anche con
Furtwängler.
Fotografie di Dániel Vass
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26
10.
2014
Ve 3
ore 21.00
Aula Magna del Conservatorio,
Lugano
Tra jazz e nuove musiche
Christoph Stiefel Trio
Christoph Stiefel pianoforte
e composizione, Arne Huber
contrabbasso e Kevin
Chesham batteria
Una collaborazione
OGGIMusica / RSI Rete Due
in diretta su Rete Due
rsi.ch/jazz
Sa 4
ore 20.30
Chiesa Evangelica Riformata,
Lugano
Building Bridges
Musica per costruire nuovi
ponti
Gaurav Mazumdar sitar (India),
Walter Fähndrich viola
(Svizzera), Sardor Mirzakhojaev rubab, dutar e tanbur
(Uzbekistan), Sola Akingbola
percussioni (Nigeria/UK),
Kuntal Roy tabla (India),
in diretta su Rete Due
RENDEZ-VOUS
Do 5
Ve 10
Gio 16 Do 19
ore 21.00
Chiesa Collegiata, Bellinzona
ore 17.00
Auditorio RSI, Lugano
Me 29
Cantar di Pietre
Missa Nova
con gli Ensemble la Fonte
Musica, Diastema
in diretta su Rete Due
cantardipietre.ch
Settimane musicali Ascona
Orchestra della Svizzera
italiana
direzione di Mario Venzago
solista, Jean Guhien Queyras,
violoncello e le musiche di
Mozart, Šostakovič e Brahms
in diretta su Rete Due
Tra jazz e nuove musiche
Officium
Jan Garbarek & The Hilliard
Ensemble
Jan Garbarek sassofoni,
David James contratenore,
Rogers Covey-Crump tenore,
Steven Harrold tenore,
Gordon Jones baritone
Una coproduzione RSI Rete
Due / ECM Records
FIT - Festival internazionale
del Teatro
“E Johnny prese il fucile”
di D. Trumbo, con Marco
Baliani, Eleni Molos, Alessandro Castellucci, regia Sergio
Ferrentino
Una coproduzione
Rete Due / Fonderia Mercury
fitfestival.ch
Meisterzyklus Bern
Orchestra della Svizzera
italiana
direzione di Markus Poschner
solista Antoine Tamestit viola
e le musiche di Rossini,
Hoffmeister e Beethoven
in diretta su Rete Due
ore 20.30
Chiesa dei SS. Pietro e Paolo,
Biasca
Ma 7
ore 20.30
Auditorio RSI, Lugano Besso
Concerto dei Diplomandi del
Conservatorio della Svizzera
italiana
Direzione di Nicholas Milton
Solisti, Fatima Alieva pianoforte, Maxim Beitan violoncello
e Lyn Vladimir Mari violino
e le musiche di Prokof’ev,
Šostakovič e Sibelius
Entrata libera
Me 8
ore 21.00
Jazz in Bess, Lugano
Tra jazz e nuove musiche
Atomic
Fredrik Ljungkvist sassofoni
e clarinetto, Magnus Broo
tromba, Håvard Wiik piano,
Ingebrigt Håker Flaten
contrabbasso e Hans
Hulbækmo batteria
Una collaborazione RSI Rete
Due / Radio GwendalynAssociazione Jazzy Jams
in diretta su Rete Due
rsi.ch/jazz
ore 20.30
Chiesa S. Francesco, Locarno
Do 12
ore 10.30
Partenza dall’Auditorio RSI
di Lugano Besso, passando
per Brusino Arsizio, Caslano
e Sorengo
La Via Lattea
E la nave va
Terzo Movimento
Lavialattea11.ch
Me 15
ore 20.00
Studio 2 RSI, Lugano Besso
Showcase con Giorgio Conte
in diretta su Rete Uno
Do 19
ore 14.30
Partenza dal pontile 5
di Como, passando per
Torno, Moltrasio e Blevio
La Via Lattea
E la nave va
Quarto Movimento
ore 20.30
Teatro Sociale, Como
Orchestra della Svizzera
italiana
con Claudio Moneta voce
recitante, direzione
di Pietro Mianiti
solisti Bianca Tognocchi
soprano e Marco Ciaponi
tenore e le musiche
di Rossini, Bellini,
Mendelssohn, Wagner,
Fauré e Ranzato
Prenotazioni e Prevendita:
+41 (0) 91 922 61 58
Do 19
ore 20.00
Chiesa Collegiata, Bellinzona
Cantar di Pietre
Pulchra es amica mea
(Vespro della Beata Vergine
di A. Graziani)
Modulata Carmina Ensemble
in diretta su Rete Due
cantardipietre.ch
Ve 24
ore 20.30
Chiesa Collegiata, Bellinzona
Orchestra della Svizzera
italiana
direzione e solista Julian
Rachlin e le musiche di
Beethoven, Hindemith,
Mendelssohn
in diretta su Rete Due
ore 19.30
Kultur-Casino, Berna
Gio 30
ore 20.30
Palazzo dei Congressi, Lugano
Orchestra della Svizzera
italiana
Concerti d’autunno
direzione di Markus Poschner
solista Antoine Tamestit viola
e le musiche di Rossini,
Hoffmeister e Beethoven
in diretta su Rete Due
rsi.ch/autunno
Ve 31
ore 20.30
Auditorio RSI, Lugano
Vinicio Salati (1908-1994)
un “ticinese irrequieto”:
serata commemorativa
a vent'anni dalla scomparsa
Con Rocco Filippini violoncello,
Cosimo Filippini pianoforte,
Laura Catrani soprano,
Claudio Moneta voce recitante
Regia Claudio Laiso
Prenotazioni:
+41 (0) 79 364 88 39
[email protected]
29
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club
Grégoire
Chamayou,
Teoria
del drone
Principi filosofici del diritto
di uccidere, DeriveApprodi,
Roma, 2014
Daniele Bernardi
Il recente saggio di Grégoire
Chamayou apparso presso
l’editore DeriveApprodi, Teoria
del drone – Principi filosofici
del diritto di uccidere, è un
contributo importante per
“quelli che vorranno opporsi
alla politica di cui il drone è il
mezzo”. Gli intenti del giovane
filosofo francese sono quelli
di “fornire (…) strumenti discorsivi” che possano essere utili
rispetto ad un’esigenza di
presa di posizione nei confronti
di quella che egli chiama una
nuova forma di “violenza
legittima”.
La lettura di queste pagine
dimostra chiaramente che nella
«dronizzazione» degli armamenti è in gioco qualcosa di
ben più grande dell’evoluzione
tecnica delle armi. Qualcosa
che concerne un preciso modo
di gestire il mondo e la vita
umana.
NOTA BENE
Boris Savoldelli, Le meraviglie
Garrison Fewell di Alice
Electric bat
Rohrwacher
con Alba Rohrwacher, Monica
conspiracy
Bellucci, Sam Louwyck, Maria
(Creative Nation Music, 2014)
Sergio Albertoni
Boris Savoldelli, una delle
pochissime voci maschili attive
nell’ambito della musica
improvvisata in Italia e tra le più
interessanti anche sulla scena
internazionale. Autentico
uomo-orchestra, in versione
solistica moltiplica le sue
potenzialità sfruttando con
sapienza una loopstation, ma
spesso e volentieri ha voluto
accanto a sé un chitarrista e
si è sempre trattato benissimo:
Marc Ribot, Walter Beltrami,
Elliott Sharp ed ora Garrison
Fewell, tutti musicisti dotati di
una personalità forte e in
questo caso solo apparentemente lontana dalla sua
poetica, perché Fewell è sicuramente più “jazzista puro”
e meno avvezzo alla sperimentazione. Ecco quindi che il
loro progetto si divide in parti
uguali tra brani originali, libera
improvvisazione e rivisitazioni di standard jazzistici e
non solo. Il disco, infatti, si apre
con Perfect day di Lou Reed
e si ascolta tutto d’un fiato,
nonostante le non poche asperità creative che lo punteggiano.
Alexandra Lungu, Agnese
Graziani, Sabine Timoteo
(Italia/Svizzera/Francia 2014)
Marco Zucchi
Le meraviglie sono le sorelle
Rohrwacher. Risoluta e implacabile la più famosa, Alba,
nel proporsi come l’attrice più
rappresentativa della nuova
generazione italiana (ultima
affermazione: la Coppa Volpi
veneziana per “Hungry
Hearts”). Sottotraccia e sempre in punta di piedi Alice,
fin dai tempi dell’apprezzatissimo esordio “Corpo celeste”,
nel portare un nuovo sguardo
registico al femminile, fatto
di attenzione per i dettagli invisibili del quotidiano e le piccole sofferenze emotive adolescenziali. L’autrice ci tiene
a sminuire i rimandi autobiografici del film, ma in realtà
la famiglia allargata un po’ fricchettona che produce miele
nel bucolico casale toscoumbro pare sia molto simile
a quella vera delle due.
Tra realismo e risvolti stralunati,
al limite dell’onirico, si delinea
una visione del mondo postfelliniana che ha stregato
la giuria di Cannes. Coprodotto
per la Svizzera da Amka Film
e RSI, è in sala dal 9 ottobre.
Bramantino al Museo Cantonale d’Arte
Bramantino.
L’arte nuova
del Rinascimento
lombardo
Il Museo luganese presenta con questa mostra l’intera carriera di Bramantino.
L’artista lombardo, chiamato così già nelle Vite del Vasari, deve il nome alla sua
collaborazione con l’architetto e pittore Donato Bramante.
La sua opera è singolarmente moderna e unisce alla monumentalità e al rigore
del Maestro alcune delle esperienze più innovative della pittura dell’epoca:
da Leonardo a Raffaello.
Il suo percorso creativo è rappresentato dai suoi principali capolavori provenienti
da importanti musei quali la National Gallery di Londra, la Galleria degli Uffizi di
Firenze e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, nonché da opere degli artisti
con cui condivise la scena, ad esempio Bernardo Zenale, e di quelli che raccolsero
la sua eredità artistica come Bernardino Luini e Gaudenzio Ferrari.
Mercoledì 15 ottobre alle ore 18.30
il Club Rete Due offre a soci e simpatizzanti una ricca e suggestiva visita guidata
con accompagnamento musicale.
Durata 1h15 (ritrovo 5 minuti prima al Museo Cantonale d’Arte, Via Canova, Lugano)
Prezzo ridotto CHF 8.-
Iscrizioni
Fosca Vezzoli T +41 91 803 56 60
[email protected]
31
30
DAB
E-mail
[email protected]
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Frequenze di Rete Due Fm
Bellinzonese 93.5
Biasca e Riviera 90.0 97.9 93.5
Blenio 90.0
Calanca 90.2
Leventina 90.0 93.6 96.0
Locarnese 97.8 93.5 92.9
Luganese 91.5 94.0 91.0
Bregaglia 97.9 99.6 96.1
Malcantone 97.6 91.5
Mendrisiotto 98.8
Mesolcina 90.9 91.8 92.6
Maggia-Onsernone 97.8 93.9 91.6
Val Poschiavo 94.5 100.9
Verzasca 92.3 92.7
Galleria Mappo-Morettina 93.5
Rivera-Taverne 97.3 92.8
INTERNET
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