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Fiera di Saluzzo stiamo arrivando!

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Fiera di Saluzzo stiamo arrivando!
ANNO 4
NUMERO
44
AGOSTO
2015
d e l l a
P r o v i n c i a
G RAN D A
Fiera di Saluzzo
stiamo arrivando!
1
L’UNICO GIORNALE INVIATO A TUTTI GLI IMPRENDITORI AGRICOLI
2
3
Sommario
Agosto
2015
Fisco e tributi
9
11
Reverse Charge, vale anche
per edilizia e energia ma...
Contributi a fondo
perduto per valorizzare
i prodotti agricoli
Norme giuridiche
14
Imu, storia senza fine a colpi
di leggi e ricorsi
Diritto agrario
L’editoriale
7
Latte, polvere di stalle
tra mucca pazza e barolo
L’aria che tira
8
4
Made in Italy
Fine di una favola
16
Termoregolazione del calore
tra normative e comodità
Zootecnia
18
Stalle sotto il caldo
Occhio alle mastiti
22
«Latte, stiamo dalla parte
dei nostri produttori»
24
«Non è una questione di
polvere, ma di sostanza»
26
Polvere di latte, l’Europa
prende tempo dopo
le proteste
30
La carne non è debole
ma va protetta dalle falsità
32
Animali stressati dal caldo
Cala la produzione di latte
e uova
L’Imprenditore agricolo è presente in fiera a Saluzzo
Notizie dalle aziende
40
Nuovi tunnel a normativa
firmati Tomatis di Levaldigi
42
Vaudagna, da oltre 65 anni in
campo con l’energia
di sempre
44
Trattori in festa
48
Macchine agricole Sac
Da sempre al passo
con i tempi
56
Sega e spacca, le novità
in casa Balfor
68
Gruppo Racca, una
scommessa per l’ambiente
114
96
Allasia, neo presidente
101 Enrico
Confagricoltura Cuneo
61
Paschetta al vertice
di Alleanza cooperative
64
A Michelle Obama piace il
Grana, quello vero
70
L’agricoltura sociale
verso la nuova legge
72
I marchi Bubba-Arbos
acquisiti dai cinesi
74
80
La crisi vista dalle società
cuneesi. Un’analisi dei bilanci
a tutto campo
49
L’esercito dei selvatici
all’attacco delle aziende
84
Rimborsi assicurativi, mancano all’appello 126 milioni
di euro
52
Tutti contro i cinghiali
Le cartucce della Regione
86
Psr, il Piemonte rischia
di perdere i fondi europei
In Italia i formaggi si fanno
con il latte. Punto e basta
Attualità
60
Arproma punta sulla
internazionalizzazione
...e vince!
Radici
92
Roero, una terra facile
da amare
Seminativi
Macchine agricole e
operatrici. Ecco il calendario
della revisione
28
Arproma informa
santuario del Laus
112 Alil profumo
del mistero
Ottime opportunità per
l’agricoltura piemontese
grazie al Bambù Gigante
OnlyMoso
Voci dai campi
Quando produrre birra
diventa un’attività agricola
54
L’assurdità del nostro mais
pagato meno di quello Ogm
il grano diventa
110 Quando
un bene rifugio
5
Seguici anche su: www.imprenditoreagricolo.com
Ortofrutticoltura
58
casari del futuro
107 Iarrivano
da Moretta
Fagiolo rosso rampicante
Tutto in una fascetta
L’IMPRENDITORE AGRICOLO
della provincia Granda
Direttore responsabile: Osvaldo Bellino
Direttore editoriale: Valerio Maccagno
Direzione, redazione e amministrazione:
Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo
Tel. 0172.711279
[email protected]
www.imprenditoreagricolo.com
gioia di un lavoro
108 La
che non è fine a se stesso
89
98
Baby kiwi “Nergi”,
al via la seconda stagione
Protocollo d’intesa ad Alba
per cinquemila ettari di noccioleto
Pubblicità: Réclame
Fiere
34
Tradizione e innovazione il
segreto dell’antica Fiera
agrimeccanica di Saluzzo
66
Alla fiera di Chivasso
l’agricoltura del domani
78
La “Fera d’la Madona”
più forte della crisi
90
Il grano in festa
Sagra d’estate a Fossano
Osservatorio prezzi
100
Frutta estiva di qualità
La Granda spera nei consumi
Formazione
102
Quel concime
che ci ha fatto maturare
giovani contadini
104 Imaturano
a scuola
6
Editore: Réclame S.r.l.
Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo
116 Prezzi e mercati all’ingrosso
Scadenze fiscali
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indicare nome, cognome ed indirizzo
117 Settembre:
occhio alle scadenze
Associato
Mercatino
Unione Stampa
periodica Italiana
119 Gli affari dell’imprenditore
Copia gratuita
l
’
e d i t o r i a l e
Latte, polvere di stalle
tra mucca pazza e barolo
O svaldo
B ellino
Era già successo ai tempi di “mucca pazza”. Dalle ceneri del disastro economico e d’immagine causato dagli effetti delle “farine animali” nell’alimentazione degli animali da carne, si pensò che potesse derivare, per reazione, una
nuova opportunità per le razze di qualità, in primo luogo per la “Piemontese”, la migliore di tutte, ma anche la meno promozionata. Si fece il paragone con il caso del “metanolo”. Dal vino avvelenato, trasse beneficio il vino di
qualità. Fu considerata, da molti, la scossa che mancava al rilancio dei grandi
vini di Langhe e Roero. Chi non ne era convinto, dovette comunque prendere
atto che da lì in poi tutto andò per il meglio ed ora le terre che furono del
metanolo sono patrimonio dell’Umanità.
Tutt’altra sorte toccò alla carne. Nonostante consorzi e protocolli di garanzia,
le stalle della Piemontese non divennero mai le lucenti vigne della fassona
ed ora languono nella giungla della crisi. Mucca pazza, per loro, è passata
inutilmente.
Oggi, per la terza volta, la storia si ripete, protagonista la polvere di latte:
l’Europa vorrebbe che tutti fossero liberi di utilizzarla, anche nei formaggi,
come richiesto da diversi industriali italiani. Ma sulla graticola ci sono gli
allevatori: Coldiretti e Cobas del latte, insolitamente uniti in questa battaglia,
sono i più convinti assertori del “no”, non se ne parla nemmeno, perché
aprire all’utilizzo della polvere di latte significherebbe, a loro dire, lanciare
i produttori in una disperata corsa al ribasso, senza possibilità di reggere
la concorrenza con i Paesi del Nord Europa, rischiando, di conseguenza, di
compromettere la tradizione casearia nazionale, già fortemente dipendente
dalle importazioni di latte dall’estero.
Confagricoltura e Cia, insieme alla Regione Piemonte, escludono invece che
il problema possa riguardare i formaggi dop, tutelati da severissimi disciplinari, puntando piuttosto sulla necessità di imporre un serio sistema di etichettatura che renda ben riconoscibile il “made in Italy”, su cui sono tutti
d’accordo.
Ma resta aperta l’ennesima e angosciante scommessa: con la “liberalizzazione” della polvere di latte nei formaggi, il latte italiano di qualità diventerà il
barolo delle stalle o farà la fine della sottopagata bistecca Piemontese?
7
l
’
a r i a
c h e
t i r a
Made in Italy
Fine di una favola
M ichele
A ntonio
F ino
8
Ho partecipato con piacere a una tavola rotonda in Expo, lo scorso 10 luglio,
organizzata da Coldiretti, con la partecipazione del suo presidente Moncalvo
e del presidente di Federalimentare (l’associazione delle industrie alimentari
italiane) Scordamaglia, oltre al dottor Calabrese (medico e noto personaggio
televisivo) e alla scrittrice Patrizia Feletig.
In quella sede, i due presidenti si sono incontrati a pochi giorni dalla “famosa” richiesta dell’Unione Europea di consentire, anche in Italia, di produrre
formaggio a partire da latte in polvere, e non solo a partire da latte e cagliate
come accade oggi. Dovete sapere che non c’è alcun dubbio su chi ci sia dietro
la “richiesta” Ue: sono proprio alcuni industriali italiani che si sentono costretti a una competizione impari, rispetto alle aziende straniere, vincolati come
sono ad usare latte e cagliate da una legge italiane di quarant’anni fa, con
costi superiori, perché se fai viaggiare la polvere di latte e l’acqua l’aggiungi
sul posto, non ci vuole Einstein per capire che i costi di trasporto si abbassano
drasticamente.
Dunque, ce lo chiede l’Europa perché sono degli Italiani a volerlo. Giusto per
essere chiari e smetterla di caricare a Bruxelles le colpe che non ha, come piace tanto fare a tanti politicanti.
Ed ecco che allora, nel confronto tra i presidenti Moncalvo e Scordamaglia,
si consuma (finalmente, mi viene da dire) la fine di una favola: la favola del
made in Italy che, a parole, tutti, industriali ed agricoltori, vogliono ugualmente sostenere. Ebbene, che questa fosse una favola, i più accorti non
l’hanno mai dubitato, ma magari il consumatore medio, in mezzo ai molteplici
richiami al Belpaese che si vedono sulle confezioni o nella pubblicità, qualche
dubbio lo aveva nutrito.
La vicenda della polvere di latte per fare i formaggi fa chiarezza: da un lato
c’è il made in Italy di quell’industria che vuole fare i formaggi con la polvere
di latte: un made in Italy, se va bene, fiscale. E la materia prima (e la sua filiera), la tradizione, il gusto ne facciano pure le spese.
Dall’altro, c’è il made in Italy dei produttori agricoli e di quell’industria che è
davvero alleata dei produttori agricoli: quello che dell’Italia porta sulle tavole
il lavoro, il sapere, la tradizione e in definitiva il gusto.
Tutto il resto è solo uno spot, ingannevole, la cui inconsistenza, finalmente,
viene alla luce. Perché un formaggio fatto con la polvere di latte, in Piemonte
o in Baviera, fa esattamente lo stesso... indovinate cosa!
Reverse charge, vale
anche per edilizia
e energia, ma…
Com’è regolato il meccanismo di
“inversione contabile”sull’Iva nei casi
di impianti in edifici e collaudi
Il reverse charge è un meccanismo in
base al quale, in deroga alle regole
ordinarie di applicazione dell’Iva,
l’obbligo di assolvere l’imposta non
è in capo al cedente o prestatore ma
viene “ribaltato” in capo al cessionario o committente dell’operazione.
COME FUNZIONA
Il cedente emette pertanto fattura
senza esposizione dell’Iva indicando
la dicitura “inversione contabile” ed
il cessionario integra detta fattura
applicando l’imposta dovuta e provvede ad annotare la medesima sia sul
registro delle fatture emesse che sul
registro degli acquisti.
Le nuove disposizioni introdotte dalla
legge di stabilità 2015 hanno esteso l’applicazione del reverse charge
a nuove fattispecie che riguardano
diversi settori economici, tra cui il
settore energetico ed il settore edile.
Per quanto riguarda quest’ultimo
sono state fornite numerose interpretazioni da parte della dottrina ed
emanate diverse circolari esplicative
da parte dell’Amministrazione, in
quanto non è agevole determinare
quali operazioni rientrino nell’ambito
di applicazione di tale meccanismo.
MANUTENZIONI IMPIANTI
In particolare in base alle indicazioni
fornite dall’Agenzia delle Entrate
con la circolare n. 14/2015, che ha
individuato nei codici Ateco 2007
il criterio per determinare le prestazioni di “installazione di impianti
relative ad edifici” per le quali l’Iva
si applica con la modalità del reverse
charge, è stato chiarito che anche le
manutenzioni relative agli impianti
elettrici e termici possono rientrare
nell’ambito applicativo di tale disciplina.
COLLAUDI
Diverso è invece il discorso relativo
alle prestazioni di collaudo, che
sono in linea generale riconducibili
al codice ATECO 71.20.10 (“collaudi e analisi tecniche di prodotti”) e,
9
Fisco e tributi
per tale motivo, escluse
dall’ambito di applicazione del reverse charge, in
quanto tale codice non
è annoverato tra quelli
identificati come rilevanti ai fini della disciplina
in questione da parte
dell’Agenzia.
Anche nella diversa ipotesi in cui il collaudo sia
eseguito nell’ambito di
un contratto che prevede anche la fornitura e
l’installazione dell’impianto, la prestazione di collaudo resta
esclusa dall’applicazione dell’inversione
contabile in quanto la
prestazione si configura come accessoria
alla cessione dell’impianto, in quanto
rappresenta un mezzo
per fruirne nelle
migliori condizioni.
NATURA ACCESSORIA
Da ciò si desume pertanto che se la prestazione
di collaudo – e con essa
le altre prestazioni collegate alla fornitura ed
installazione di impianti
– ha natura accessoria
alla cessione del bene
l’intera operazione ha
natura di “cessione di
beni” e non di “prestazione di servizi”. Un
esempio è stato fornito
dall’Agenzia delle Entrate (circ. n. 14/2015) con
riferimento alle forniture di beni comprese di
posa in opera, per
le quali l’Agenzia
ha affermato
che la posa
ha funzione
meramente accessoria
rispetto alla cessione del
bene.
La natura accessoria delle
prestazioni va valutata
caso per caso, utilizzando
alcuni criteri individuati
dalla giurisprudenza e
dalla prassi. In linea generale occorre
esaminare il rapporto
tra l’obbligazione di
“dare” rispetto a quella
di “fare”: se la cessione
ha natura preponderante allora la prestazione
assume natura accessoria
alla cessione medesima;
a conclusione opposta si
deve giungere se il servizio reso prevale sul bene
ceduto.
In presenza di in un unico
contratto caratterizzato da una pluralità di
prestazioni si deve invece
procedere a scomporre le
operazioni per le quali si
applica l’Iva con il meccanismo del reverse charge
da quelle per le quali si
applica l’Iva secondo le
regole ordinarie.
CRITERIO DELL’
ACCESSORIETà
La questione si può
riassumere secondo
alcune linee tracciate
anche da Confindustria in una nota del
22.6.2015 dedicata al meccanismo
dell’inversione
10
contabile.
In tale documento viene
infatti posto in evidenza il
criterio dell’accessorietà di una prestazione al
fine di decidere in merito
al suo assoggettamento
o meno al meccanismo in
commento.
Nel rispetto del principio
di accessorietà della prestazione di cui all’art. 12
del Testo Unico dell’Iva
(DPR 633/1972) Confindustria ricostruisce così
il quadro delle diverse
possibilità:- qualora vengano rese operazioni che
sarebbero soggette ad
inversione contabile, ma
che sono accessorie ad
altre che non sono soggette a reverse charge,
tale regime non si applica
ad alcuna delle predette
operazioni;
- qualora vengano rese
operazioni che non sarebbero soggette a reverse
charge, ma che sono
accessorie a operazioni
soggette, il regime si
applica a tutte le predette
operazioni;
- qualora vengano rese
più operazioni che,
individualmente considerate, hanno una propria
autonomia nel rapporto
contrattuale, ogni singola
operazione soggiace al
regime proprio.
Contributi a fondo
perduto per valorizzare
i prodotti agricoli
Iniziativa della Camera di commercio
di Cuneo a favore di Consorzi di tutela
e associazioni agricole
La Camera di Commercio di Cuneo,
allo scopo di favorire la valorizzazione e la promozione dei prodotti
agricoli e zootecnici, ha previsto un
contributo a favore delle associazioni agricole (e/o organismi ad esse
collegate), dei consorzi di tutela e
delle organizzazioni di produttori
agricoli e zootecnici della provincia
di Cuneo.
CONTRIBUTI
L’iniziativa prevede l’erogazione di
un contributo a fondo perduto
a fronte delle spese relative all’anno 2015 e fatturate nel periodo
11
compreso tra l’1.1.2015 ed il
31.12.2015.
Le tipologie di intervento ammissibili riguardano le attività dirette
a:
- costituire nuovi consorzi volti
alla promozione e valorizzazione
delle produzioni agricole e zootecniche;
- promuovere la commercializzazione e la valorizzazione dei prodotti con il marchio del consorzio/associazione produttiva (es.
packaging, promozione su diversi
canali di comunicazione, nei
punti vendita e presso la grande
distribuzione) e la realizzazione
di materiale promozionale;
- partecipare a fiere e manifestazioni di carattere nazionale od
internazionale;
- promuovere e sviluppare metodi o processi produttivi innovativi
ed attenti alla salubrità e qualità dei prodotti, ivi compresi gli
standard chimico-fisici, organolettici e sensoriali del prodotto;
- sviluppare e mantenere procedure di tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti;
12
- promuovere attività finalizzate
alla realizzazione di accordi di
filiera;
- realizzare sondaggi di opinione
e ricerche di mercato;
- sostenere le spese di ospitalità
e di rappresentanza.
Oltre alle spese direttamente
sostenute per le iniziative di cui
sopra sono ammissibili anche le
spese generali (gestione, personale e segreteria) imputabili alle
suddette iniziative, limitatamente
ad una percentuale massima del
25% delle spese dirette di ogni
progetto.
FATTURE
Le fatture devono essere pagate
inderogabilmente all’atto della
presentazione della domanda.
Il contributo erogabile è pari al
50% delle spese ammissibili
al netto di Iva (se detraibile).
Sulle spese relative alla tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti
il contributo erogabile è pari al
70% delle spese ammissibili.
Al fine dell’ammissione al contributo le spese al netto di Iva
non dovranno essere inferiori
a 1.000 euro. Il contributo
massimo erogabile non potrà
superare 10.000 euro.
I fondi a disposizione ammontano complessivamente a 100.000
euro.
CONDIZIONI E SCADENZE
L’erogazione del contributo sarà
effettuata dalla CCIAA di Cuneo
nel rispetto delle disposizioni comunitarie degli aiuti de minimis ;
pertanto per fruire del contributo è necessario che al richiedente non siano stati concessi
altri aiuti di fonte pubblica per
un importo superiore a 200.000
euro nell’esercizio finanziario in
questione e nei due precedenti. Le domande devono essere
presentate entro il 31.3.2016
esclusivamente in via telematica.
Maggiori informazioni sulla procedura e la modulistica necessaria sono reperibili dal sito della
Camera di Commercio di Cuneo
(www.cn.camcom.gov.it ), nella
sezione Finanziamenti e contributi.
13
Norme giuridiche
di
Mara Fosforo - avvocato - [email protected]
Imu, storia senza
fine a colpi di leggi
e ricorsi
Come noto al mondo dell’agricoltura, l’esenzione dei terreni
agricoli ubicati in aree montane
e di collina dall’imposizione
dell’Imu trae origine dal Decreto
14
legge n. 66/2014 (articolo 22,
comma 2), convertito in legge,
con modificazioni, dall’art. 1,
comma 1, della Legge 23 giugno 2014, n. 89.
Norme giuridiche
CRITERI
Con il successivo decreto
legge n. 4 del 24 gennaio 2015, il Consiglio dei
ministri ha poi stabilito
che l’esenzione non potesse essere legata al criterio altimetrico stabilito
dal predetto decreto, ma
che debba avvenire secondo i seguenti criteri:
- terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni
classificati totalmente
montani dall’elenco dei
comuni italiani predisposto dall’Istat;
i Comuni in maniera
assolutamente non aderente alla realtà. Si apre,
così, un nuovo capitolo
nella tormentata vicenda
dell’esenzione dell’Imu
per i terreni agricoli.
RICORSO AL TAR
L’Anci Lazio, infatti, insieme a una serie di comuni della Regione, ha
presentato un ricorso al
Tribunale Amministrativo
Regionale per il Lazio
per l’annullamento dei
provvedimenti inerenti
l’esenzione dal versa-
Attesa per l’ennesimo
pronunciamento del Tar
del Lazio che potrebbe
rimettere tutto in
discussione
- terreni agricoli, nonché quelli non coltivati,
posseduti e condotti dai
coltivatori diretti e dagli
imprenditori agricoli
professionali, iscritti
nella previdenza agricola, ubicati nei comuni
classificati parzialmente
montani dal medesimo
elenco Istat.
CLASSIFICAZIONE
L’elenco che l’Istat ha
provveduto a stilare
contiene la seguente
classificazione:
- Comuni Totalmente
Montani;
- Comuni Parzialmente
Montani;
- Comuni Non Montani.
Secondo l’Anci della Regione Lazio, tale
elenco classificherebbe
mento dell’Imu prevista
per i terreni agricoli e di
ogni altro atto comunque connesso o coordinato.
Dopo un percorso a dir
poco tormentato – basti
pensare che nel corso
degli ultimi dieci mesi
per dare attuazione
all’Imu agricola sono
stati necessari addirittura tre Decreti Legge
(D.L. n. 66/2014, D.L.
n. 185/2014, D.L. n.
4/2015) con notevoli
difficoltà ai Comuni ed
ai contribuenti – nuovamente, pertanto, le
“carte” possono subire
un rimescolamento ad
opera del Tar Lazio.
Non resta che stare a
vedere.
15
Diritto agrario
di
Davide Galfrè • geometra • [email protected]
Termoregolazione
del calore tra
normative e comodità
Entro il 31 dicembre 2016 tutti gli
impianti di riscaldamento centralizzati
dovranno essere adeguati alla legge
Vista la futura e sicuramente improrogabile
scadenza di cui si parlerà più e, data la totale
disinformazione in
materia, si propone di
seguito il presente articolo di argomentazione
non prettamente legata
al diritto agrario/rurale,
bensì, più in generale,
alla gestione del riscaldamento negli immobili che sarà di sicuro
interesse per chiunque
possieda più unità
immobiliari servite da
uno stesso impianto di
riscaldamento.
SCADENZA DI LEGGE
Entro la data del 31
dicembre 2016, infatti, tutti gli impianti di
16
riscaldamento centralizzati devono essere
dotati di sistema di termoregolazione e contabilizzazione del calore.
Il termine di scadenza,
in passato già oggetto
rinvii e slittamenti dovuti per lo più alla crisi
economica degli anni
passati, appare ora improrogabile, soprattutto in base alle richieste
avanzate dall’Unione
Europea circa i miglioramenti delle prestazioni energetiche degli
edifici.
TERMOREGOLAZIONE
Descrivendo in breve i
sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore, si può
affermare che questi
sono strumenti rispettivamente in grado di
permettere all’utente
di decidere la temperatura desiderata e di
conteggiare l’energia
erogata dai corpi scaldanti.
In un condominio i sistemi termoregolazione
e contabilizzazione del
calore permetteranno
dunque una migliore
gestione, e di conseguenza una migliore
qualità di vita, per
ogni singolo utente,
ed anche una migliore
contabilizzazione del
calore volta ad una più
corretta suddivisione
delle spese dovute al
riscaldamento.
a pensarci bene, prima
del 31 dicembre 2016 le
stagioni estive non sono
più così tante).
Le medesime considerazioni fatte per il riscaldamento invernale valgono
altresì per l’impianto di
raffrescamento estivo.
OBBLIGHI
Nell’analizzare la normativa che stabilisce
l’obbligatorietà della
termoregolazione e contabilizzazione del calore
occorre precisare fin da
subito che l’obbligo non
è dovuto solamente per i
condomini propriamente
detti, come definiti dalla
normativa sul condominio, cioè condomini in
cui è necessario avere un
amministratore, tabelle
millesimali etc. etc., ma
bensì l’obbligatorietà è
valida quand’anche l’impianto di riscaldamento
o raffrescamento sia in
comune anche solo tra
due unità immobiliari,
qualunque sia la loro
destinazione d’uso.
La normativa prevede
che il sistema di termoregolazione e contabilizzazione del calore sia
installato per ciascuna
unità immobiliare; ciò
comporta che nel caso
di impianto servente più
unità immobiliari il sistema di termoregolazione
e contabilizzazione sia
installato lungo la tubazione della singola unità
immobiliare, appena
dopo la sua diramazione
dalla tubazione centralizzata.
Solo quando tale operazione risultasse impossibile dal punto di
vista tecnico è possibile
installare il sistema di
termoregolazione e con-
tabilizzazione del calore
ai singoli apparecchi
scaldanti (o raffrescanti)
e, cioè, ad ogni singolo
termosifone presente nei
locali.
INTERVENIRE D’ESTATE
Come detto, la scadenza fissata ed improrogabile è il 31 dicembre
2016 e l’installazione
del sistema di termoregolazione e contabilizzazione può prevedere
la momentanea disattivazione dell’impianto
di riscaldamento, con la
conseguenza che tale
attività deve obbligatoriamente essere eseguita
nella stagione estiva (e,
VALVOLA
TERMOSTATICA
Il sistema più utilizzato
per la termoregolazione
e contabilizzazione del
calore sono quelli in cui
la termoregolazione avviene tramite una valvola
termostatica applicata
ad ogni radiatore, il
che permette di gestire
comodamente la temperatura all’interno di ogni
locale da parte di chi lo
abita, mentre la contabilizzazione avviene
grazie all’installazione
di un ripartitore insieme
alla valvola termostatica
il quale invia i dati di
consumo ad una centralina installata nelle parti
comuni che consente
la visione dei consumi
per ogni singola unità
immobiliare.
17
Zootecnia
Stalle sotto
il caldo
Occhio
alle mastiti
Il repentino aumento delle
temperature e l’elevato
grado di umidità, tipico
del periodo estivo, determinano l’insorgenza
nelle bovine dello “stress
da caldo”, il quale oltre a
determinare una sensibile
diminuzione dell’ingestione e della produzione,
18
predispone gli animali allo
sviluppo di mastiti cliniche
e subcliniche.
Essendo la mastite una
malattia che incide in
modo assai oneroso sul bilancio aziendale, crediamo
sia importante per l’allevatore non sottovalutarla,
ma imparare a gestirla e
soprattutto prevenirla.
AGENTE NOCIVO
Per mastite si intende un
processo infiammatorio
a carico della ghiandola
mammaria provocato da
un agente nocivo. La finalità del processo infiammatorio è quella di eliminare
l’agente nocivo e riportare
la mammella alla condizione di normalità.
Nella vacca da latte la
mastite è causata nella
maggior parte dei casi da
microrganismi e tra questi
ricoprono un ruolo predominante i batteri classificabili in due categorie:
• Batteri ambientali:
comunemente presenti
nelle stalle, quindi possono arrivare all’orifizio
del capezzolo e da qui
penetrare nella mammella.
Tra questi batteri troviamo
alcuni tipi di streptococchi
(il più comune è l’uberis)
alcuni Enterococchi e i
Coliformi (quali Escherichia
coli, Klebsiella, Enterobacter). La differenza fondamentale rispetto a quelli
contagiosi è che questi
vivono comunemente
nell’ambiente delle vacche;
l’E. coli e gli Enterococchi
sono presenti nelle feci,
altri sono comunemente
presenti nel suolo e negli
impianti.
• Batteri contagiosi: che
sono diffusi da quarti infetti a quarti sani e da vacche infette a vacche sane.
I batteri più conosciuti
come contagiosi sono
Come non sottovalutare
(e prevenire) una malattia
che può incidere in
modo assai oneroso
sul bilancio aziendale
Staphylococcus aureus e
Streptococcus agalatiae.
NON SOLO BATTERI
Nonostante i batteri siano
le principali cause di mastite della vacca da latte esistono altri microrganismi,
in passato sottovalutati,
in grado di determinare
questa patologia.
Quella che vorremmo
trattare in questo articolo
è la mastite provocata
da Prototheca un’alga
microscopica, ampiamente
diffusa in ambienti umidi e
ricchi di sostanza organica.
Può quindi essere isolata
da diverse fonti ambientali: terreno, piante, letame,
acqua. Sapendo queste
sue peculiarità diventa
automatico capire che
l’ambiente dell’allevamento presenta molte delle caratteristiche ideali allo sviluppo di questa microalga.
Inoltre è da molti condiviso
che anche gli insetti e i
roditori possano avere un
ruolo importante nella sua
diffusione nelle stalle. La
Prototheca è anche capace
di sopravvivere ai processi
digestivi e quindi viene eli-
minata ancora vitale nelle
feci che diventano fonte di
diffusione.
PROTOTHECA
La mastite da Prototheca
inizia solitamente senza
sintomi o comunque con
sintomi lievi cioè con un
innalzamento delle cellule
somatiche nel latte. Col
progredire della malattia si
possono evidenziare alcuni
sintomi come coaguli nei
primi getti, latte dall’aspetto acquoso, aumento di
consistenza della mammella con diminuzione della
produzione di latte. Questo tipo di mastite spesso
recidiva, non risponde alla
terapia neanche nella fase
di asciutta dell’animale.
Per la diagnosi di questa
patologia si esegue un isolamento su terreni selettivi
per confermare la presenza di Prototheca nel latte.
19
Zootecnia
IL CONTROLLO
In termini di perdita
economica per le stalle da
latte, la mastite da Prototheca rientra ormai, allo
stesso livello delle mastiti
da S.aureus e S.agalactiae
perché è una tra le più
difficili da prevenire ed
eradicare. Proprio per le
sue caratteristiche che
sono al limite tra patogeno
ambientale e contagioso occorre impostare un
piano di gestione/eradicazione molto attento.
Le misure da adottare
sono:
• Identificare la presenza di Prototheca nella
mandria: ormai questa
operazione risulta molto semplice in quanto i
laboratori specializzati in
analisi sul latte riescono ad
evidenziare la presenza del
patogeno direttamente da
un campione del latte di
20
massa.
• Identificare gli animali infetti: una volta
accertata la presenza del
patogeno è indispensabile
controllare periodicamente
tutti gli animali per evidenziare gli animali infetti che
spesso non manifestano
segni clinici dell’infezione.
Le vacche positive devono
essere isolate da quelle
sane e munte per ultime,
in modo da limitare la diffusione durante le operazioni di mungitura.
• Gestire gli animali
infetti: Siccome non esiste
una terapia efficace per
eradicare il patogeno dalla
mammella devo essere
fatte delle scelte mirate
animale per animale. Se
alcuni animali sono troppo
compromessi, presentano
più di un quarto infetto
e valori elevati di cellule
somatiche è consigliabile
prevederne una riforma
anticipata. Se invece
l’animale presenta un solo
quarto infetto ed il suo
stato produttivo riproduttivo e sanitario giustifica la
sua permanenza in stalla
si può, mediante un’adeguata terapia, far cessare
la produzione di latte dal
quarto malato e a questo
punto riportare l’animale
nel gruppo delle sane.
• Non somministrare il
latte infetto ai vitelli:
il patogeno resiste agli
enzimi digestivi ed arriva
vitale nelle feci per cui la
Zootecnia
somministrazione di latte
ai vitelli aumenta la diffusione dell’alga nella stalla.
• Identificare e controllare le possibili fonti di
contaminazione ambientale: è bene individuare dove la microalga
è presente nella nostra
stalla, ciò è possibile farlo
eseguendo dei prelievi
dell’acqua (sia di abbeverata che di lavaggio degli
impianti di mungitura),
di feci e di alimenti. Per
quando riguarda il controllo dell’ambiente sicuramente, come per tutte
le cause di mastite, una
buona igiene della stalla e
soprattutto della cuccetta sono buone pratiche
che stanno alla base del
controllo di questa malattia. Un occhio di riguardo
va rivolto agli abbeveratoi
che devono essere periodicamente puliti.
• Monitorare i fattori
di rischio: gli elementi da
prendere in considerazione
sono quelli che per motivi
diversi possono intaccare
l’integrità e la funzionalità
del canale del capezzolo
e quindi aprire la strada
all’alga.
Tra i più rilevanti abbiamo
sicuramente la gestione
della sala di mungitura sia
nella corretta routine del
personale (disinfettante
efficace e tempi corretti di
mungitura) sia nella giusta
taratura della macchina
(livello del vuoto, assenza
di sovramungitura).
Una volta eliminati gli animali positivi diventa buona
norma effettuare periodicamente un monitoraggio,
tramite esami di laboratorio, degli animali negativi.
CONCLUSIONI
Siccome diversi studi
dimostrano un diffusione
sempre maggiore della Prototheca nei nostri
allevamenti e sapendo il
costo che questa patologia
determina, è importante
monitorarne la presenza
per prevenirne la diffusione. Tutto questo ci
permetterà di non arrivare ad una propagazione
incontrollata della malattia
e visto il periodo estivo di
non avere un innalzamento esagerato delle cellule
somatiche difficile da far
rientrare.
21
Zootecnia
«Latte, stiamo
dalla parte dei
nostri produttori»
La decisione della Commissione
Europea di consentire la produzione
di formaggi utilizzando latte in
polvere, latte concentrato e latte
ricostituito per la fabbricazione di
prodotti lattiero caseari ha generato
una reazione di forte disapprovazione
e di sdegno da parte di Coldiretti
Cuneo.
DICTAT DELLE LOBBIES
Dice Delia Revelli, presidente di
Coldiretti Cuneo: «Basta con questa
Commissione europea fortemente
22
condizionata dalla lobbies delle
multinazionali che in nome della
libera circolazione delle merci
impone un dictat che mette in crisi
la biodiversità, la tradizione casearia
Cuneese e piemontese.
Se le nostre esportazioni sono
aumentate del 9,3% nel primo
trimestre del 2015, questo significa
che il consumatore europeo guarda
con attenzione ed apprezza i nostri
formaggi che attraverso le Dop hanno
tutelato gusti e profumi che in altre
parti d’Europa hanno perso».
Zootecnia
Coldiretti Cuneo indignata dalla richiesta
dell’Europa sull’utilizzo della polvere:
«In pericolo la biodiversità
e la tradizione casearia cuneese»
TIPICITà VINCENTE
Aggiunge Enzo Pagliano, direttore
di Coldiretti Cuneo: «Se i nostri
prodotti agroalimentari e, in
specifico, i formaggi Dop non
fossero così appetibili sul mercato
europeo ed internazionale non
avremmo il fenomeno delle imitazioni
senza alcuna indicazione della
provenienza e con nomi di fantasia
che ingannano i consumatori sulla
reale origine. Proprio la tipicità e
l’aver salvaguardato gusti e sistemi
di caseificazione consentono in
questi anni di crisi dei consumi,
ai nostri prodotti lattiero caseari
di distinguersi non solo a nelle
nicchie, ma sul mercato in generale.
A livello nazionale Coldiretti ha
realizzato un osservatorio che
vigila soprattutto sulle imitazioni
delle nostre eccellenze: dal vino ai
formaggi, dai prosciutti alle carni. Il
lavoro dell’osservatorio è si segnalare
le varie situazioni irregolari ai nostri
organi di tutela affinchè queste truffe
ai danni dei consumatori, ma anche
dei produttori, abbiano a cessare».
23
«Non è una questione
di polvere, ma di sostanza»
Ma è proprio vero che
l’Europa ha dato il via libera
al formaggio senza latte, al
vino senza uva, al cioccolato senza cacao, alle bibite
di frutta senza frutta? Sulla
Ue circolano troppe mezze
verità che sono peggio
delle bugie intere.
Il formaggio senza latte sarebbe un’offesa alla storia
del nostro Paese, ma a noi
non risulta che l’Europa
voglia imporci di produrre
il formaggio senza latte.
Il Parmigiano Reggiano, il
Grana Padano, il Gorgon-
24
zola e tutti i formaggi dop,
igp e tipici non corrono
alcun pericolo. La materie
prime per i grandi formaggi
italiani sono garantite e la
Ue non ha nulla da eccepire
in proposito.
I DOP SONO
AL SICURO
La precisazione arriva dal
Mipaaf: “È importante
comunque ribadire che non
sono interessati da questa
vicenda i nostri grandi formaggi Dop, per i quali non
sarà mai possibile l’utilizzo
di materie prime diverse da
quelle previste dai disciplinari”.
Lo stesso ministro Martina
in un comunicato stampa
ha poi spostato la questione dal problema del latte in
polvere a quello delle etichette e della “trasparenza
delle informazioni da dare
ai consumatori”.
FORMAGGI FUSI
A noi risulta che il contenzioso tra Ue ed Italia sia
circoscritto all’applicazione
del Reg. Ce 760/2008, il
quale consente l’utilizzo
delle caseine e dei caseinati per la produzione dei
formaggi fusi. Il nostro
governo ne ha sterilizzato l’applicazione perché
in contrasto con un legge italiana del 1974 che
vieta l’utilizzo di latte in
polvere per la produzione
di formaggi. L’Ue chiede
all’Italia di dare attuazione
alla normativa. La richiesta
è inaccettabile, ma non
significa che l’Europa vuole
imporre all’Italia di fare il
formaggio, tutto il formag-
Zootecnia
gio, senza latte. Rassicuriamo pertanto la presidente
di Coldiretti Cuneo, che
ha detto di essere pronta a
dare battaglia per difendere i formaggi dop cuneesi.
Stia tranquilla. I formaggi
dop cuneesi sono al sicuro.
VINO SENZA UVA?
Il vino senza l’uva autorizzato dalla Ue è un’altra
notizia infondata. Per la
Comunità europea il vino
é il prodotto ottenuto
esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale
o parziale di uve fresche,
pigiate o no. Inoltre in tutta
la Comunità europea non
si può commercialmente
chiamare “vino” il prodotto
di fermentazione di uve che
non provengono dalla Vitis
vinifera o da un incrocio tra
questa specie e altre specie
del genere Vitis.
Il vino senza uva è una
Sulla polemica con l’Europa, il
presidente della Cia Piemonte,
Lodovico Actis Perinetto, invita
alla prudenza: «I formaggi Dop
non sono in discussione.
Quello che conta è la corretta
informazione»
truffa. La Comunità consente lo zuccheraggio del
vino nei Paesi del Nord
Europa, che è una pratica
esecrabile, ma non di fare il
vino senza uva. I miracolosi
wine-kit diffusi all’estero,
che promettono di ottenere pseudo vini italiani
usando misteriose polveri
e liquidi chimici di dubbia
provenienza, sono stati
tolti, o almeno dovrebbero
essere stati tolti dal mercato europeo a seguito di
un pronunciamento della
Commissione Ue.
L’Europa è matrigna, ma
non attribuiamole colpe più
gravi di quelle che ha già.
CONTA L’INFORMAZIONE
Le regole per la “fabbricazione” dei cibi e delle
bevande sono importanti,
ma la battaglia in sede
comunitaria va condotta
principalmente perché ai
consumatori venga data
un’informazione completa
e corretta sull’origine delle
materie prime e di tutti gli
ingredienti che compongono un certo prodotto,
anche se trasformato, e sullo stabilimento dove quel
prodotto è stato lavorato,
in modo che i consumatori
possano scegliere con cognizione di causa ed evitare
di comprare ciò che non
gli aggrada o ritengono
nocivo.
L’informazione completa
e corretta è fondamentale
ed é alla base del consumo
consapevole. In questo momento l’informazione che
viene data sulle etichette
dei cibi è, per disposizione
comunitaria, in alcuni casi
parziale, in altri casi nulla.
In pochi casi completa e
corretta.
25
Zootecnia
Polvere di latte, l’Europa
prende tempo dopo le proteste
Con una nota inviata il 10 luglio
dal segretariato generale della
Commissione Europea alla Rappresentanza Permanente dell’Italia presso l’Unione Europea è
stata accordata una proroga fino
al 29 settembre 2015 al termine
di risposta alla lettera di “diffida” sull’infrazione n. 4170 con la
quale in pratica si vuole che l’Italia rimuova il divieto a produrre
formaggi ottenuti con la polvere
di latte.
E’ il primo segnale di distensione che l’Europa lancia all’Italia,
dopo le mobilitazioni di numerose
associazioni di categoria agricole, prime tra le quali Coldiretti e
Slow Food, che avevano immediatamente promosso manifestazioni
e raccolte di firme per ribadire il
“no” all’uso del latte in polvere
nei formaggi.
BIODIVERSITà CASEARIA
La legge italiana 138 dell’11
aprile 1974, che vieta l’uso di
latte in polvere, latte concentrato
e latte ricostituito per fare yogurt,
caciotte, robiole e mozzarelle,
secondo Slow Food “ha permesso
all’Italia di tutelare la sua biodiversità casearia” ed ora rischia di
26
Concessa all’Italia
una proroga fino
al 29 settembre
per rispondere
alla diffida
comunitaria.
In campo anche
Slow Food
essere abrogata in quanto “rappresenterebbe una restrizione alla
libera circolazione delle merci”:
«I prodotti lattiero-caseari con il
latte in polvere – scrive Slow Food
- sono solo l’ultimo tentativo di
livellare verso il basso la qualità
dei cibi che portiamo sulle nostre tavole, a favore delle grandi
aziende interessate più al profitto
che non alla biodiversità.
Vogliamo davvero assistere all’ennesimo attacco diretto alle vere
ricchezze dell’Italia, come il vino
con il wine kit e il cioccolato
senza burro di cacao?».
APPUNTAMENTO
A CHEESE 2015
Dopo 15 anni Slow Food si impegna nuovamente a favore del
settore lattiero-caseario di qualità. Era infatti il 2000 quando
partì la mobilitazione a difesa
dei formaggi a latte crudo,
all’epoca guardati con sospetto e
a rischio divieto.
Quella petizione aveva portato
centinaia di migliaia di firme,
consegnate al Commissario Europeo per l’Agricoltura.
Da allora l’associazione della
Chiocciola ha continuato a impegnarsi, con i tanti Presìdi Slow
Food che tutelano produzioni
casearie e razze bovine, ovine e
caprine e con Cheese, la manifestazione che si tiene ogni due
anni a Bra. Anche quest’anno
Cheese - dal 18 al 21 settembre 2015, ormai giunta alla decima edizione - vedrà centinaia di
casari e pastori italiani ed europei
riuniti per presentare i loro prodotti, discutere vecchie e nuove
sfide del mestiere e confrontarsi
su normative e prospettive offerte
dal mercato. Un’occasione in più
per ribadire che Il formaggio si
fa con il latte!
27
Voci dai campi
di
Antonino Bedino
Antonino Bedino - [email protected]
In Italia i formaggi
si fanno con il latte.
Punto e basta
Diciamo tutti insieme “no” all’Europa che vorrebbe
globalizzare i gusti al ribasso e differenziamo
la nostra produzione
L’Unione europea ha un
mezzo, subdolo quanto discriminatorio, che
si chiama “procedura
d’infrazione”, che mentre
la maggioranza pensa
“cosa abbiamo combinato stavolta”, nella realtà
si dimostra infallibile per
punire tutti e tutto quello
che dà fastidio agli “eu-
28
roinomani”, come ben si
potrebbero definire quelli
che pensano che senza
euro e Europa non c’è
speranza.
FORMAGGIO
AL LATTE
In campo agricolo e alimentare, l’ultima procedura di infrazione aperta
nei confronti dell’Italia è
arrivata, pare su richiesta
di un gruppo di industriali
nostrani, per dirci che fare
il formaggio solo con il
latte a Bruxelles o, meglio,
dalle Alpi in su, non gli sta
bene, mentre al di sotto
delle Alpi una legge ed il
buon senso ci impongono, da oltre mille anni,
la difesa della qualità ed
eccellenza dei prodotti.
Una difesa per la tutela
della salute dei consumatori, ma anche per fare
sempre di più la differenza verso il tentativo,
da parte dei nostri competitori, di globalizzare i
gusti, senz’altro al ribasso,
attraverso politiche che
Voci dai campi
certamente non potranno
portare i nostri prodotti ad
avere in futuro maggiori
possibilità.
METANOLO
Penso che quasi tutti
ricordino quello che ha
significato lo scandalo
del vino al metanolo per
l’intero settore vitivinicolo,
dimostrando “in primis”
che solo con l’uva si deve
fare il vino e solo con la
serietà, il lavoro e la lungimiranza si può pensare
di crescere, come del resto
ne sono testimonianza,
dopo tanti anni, i risultati,
in termini di mercato ed
economici, che il comparto vitivinicolo sta ottenendo. Il comparto lattiero
nostrano credo che molto
abbia da imparare, non
invidiare, se vuole continuare a difendere e
presidiare territorio e posti
di lavoro, a garanzia delle
tante famiglie che hanno
voluto continuare a credere e investire, malgrado le
bastonate che continuano
ad arrivare da Bruxelles.
uniti, perché solo così saremo noi ad aprire la procedura di infrazione verso
una Comunità europea
che da quasi quarant’anni
cerca di imporci un modello perdente, quello di
volerci fare sentire gemelli
e non solo fratelli.
Bun travaj
UNITI ALLE
FRONTIERE
Penso che per impedire che in un futuro non
troppo lontano si usi la
polvere di latte per produrre formaggi o altro,
ed anche per difendere
un prezzo che permetta
la sopravvivenza delle
nostre aziende, non
occorra ricorrere troppo alla
carta bollata
o affidarsi a
politici “euroinomani”,
ma pensare
alla possibilità
di tornare alle
frontiere, tutti
29
La carne non è debole
Ma va protetta dalle falsità
La filiera zootecnica vale in Italia
30 miliardi di euro l’anno e occupa
circa 400 mila addetti.
Il Piemonte rappresenta il 15% del
patrimonio zootecnico nazionale
e la provincia di Cuneo fa la parte
da leone con oltre il 65% dei capi
allevati in regione.
Questi sono solo alcuni dei numeri
emersi dal convegno “La carne non
è debole”, organizzato venerdì 10
luglio da Confagricoltura Cuneo
in collaborazione con la Camera di
commercio di Cuneo, nella cornice
de ‘La Storta Resort’ di Genola.
CONSUMI IN CRESCITA
«Nei prossimi 50 anni la domanda mondiale di proteine animali
30
aumenterà – ha dichiarato Oreste
Massimino, presidente di Confagricoltura Cuneo che ha preso la
parola dopo il saluto del presidente
camerale Ferruccio Dardanello –, ma
si stanno diffondendo nei confronti
del loro consumo preoccupazioni
per ambiente e benessere animale.
Di questi sentimenti ne stanno
approfittando organizzazioni della
‘società civile’ che mettono in luce
negativa il settore.
Si moltiplicano, inoltre, i casi di
trasmissioni radio e tv che gridano
allo scandalo, con motivazioni puramente ideologiche e prive di fondamento scientifico. Così si rischia
di criminalizzare un intero settore
partendo da casi rarissimi.
Chi alleva in modo scorretto, oltre
ad agire contro la legge, è un nostro
concorrente sleale».
CAMPAGNE DIFFAMATORIE
Gli ha fatto eco il direttore di Confagricoltura Cuneo Roberto Abellonio che, dopo aver fornito i numeri
del comparto zootecnico cuneese,
ha sottolineato: «Diciamo basta a
certe campagne mediatiche diffamatorie e non obiettive sulla carne.
Siamo per la libertà di pensiero e
rispettiamo le idee di tutti, ma non
siamo disposti a tollerare estremismi
e fondamentalismi dannosi per la
nostra economia. Crediamo, infatti,
nelle potenzialità della zootecnia
cuneese, che sta vivendo una fase di
Zootecnia
trasformazione, con un ricambio generazionale più forte che negli altri
comparti agricoli».
PROTEINE FONDAMENTALI
I lavori, ben coordinati dal giornalista Federico Novella di Mattino 5,
sono proseguiti poi con gli interventi di Luca Piretta, specialista in
Scienze della Nutrizione Umana
all’Università La Sapienza di Roma,
che ha sottolineato il fondamentale
apporto di proteine, vitamina B12 e
ferro dato dalla carne ed ha invitato
a diffidare delle mode, preferendo
un vero processo di educazione
alimentare, lento e graduale, ma
necessario.
Luca Varetto, dottore agronomo
dell’Università degli Studi di Torino, invece, ha sottolineato come la
produzione di proteine di origine
animale non abbia impatti ambientali superiori a quelle vegetali ed
ha invitato il pubblico a riflettere su
cosa sarebbe il mondo senza allevamenti.Gianfranco Corgiat, direttore
struttura ‘Prevenzione e Veterina-
Il convegno
di Confagricoltura
a Genola fa il punto
sui temi di punta
del settore
zootecnico,tra filiere
virtuose e insidie
del mercato
ria’ Regione Piemonte, ha chiuso
la prima parte dei lavori facendo il
punto sui controlli piemontesi e su
come possano essere semplificati e
pianificati in maniera più integrata,
ma restino comunque necessari.
FILIERE CUNEESI
La seconda parte della mattinata ha
visto protagonista le filiere della carne cuneese con gli interventi di: Sergio Capaldo (cooperativa La Granda
di Genola), Bartolomeo Bovetti
(Compral Carne), Luigi Bianchessi
(La Novella di Pianfei) e Aldo Barale
(Ora Agricola di Cherasco).
Dalle loro esperienze sono emerse
non solo le difficoltà che la carne
sta attraversando in questo momento (prezzi poco remunerativi, calo
dei consumi, ripercussioni dell’embargo russo su prodotti suini e
lattiero caseari e fiscalità eccessiva),
ma altresì i valori aggiunti delle carni ‘Made in Cuneo’, ossia: un territorio eccezionale, i miglioramenti
della genetica (specie per i bovini di
razza Piemontese) e pratiche allevatoriali all’avanguardia.
È stata infine messa in luce la tendenza in Italia “a ricercare lo chef”,
mentre poca attenzione viene posta
sul prodotto, che necessariamente
deve differenziarsi e avere la giusta
identità per essere in grado di distinguersi.
31
Zootecnia
Animali stressati dal caldo
Cala la produzione di latte e uova
Gli effetti dell’afa e delle alte temperature
inducono bovini, suini e polli a bere
di più e produrre di meno
l’allarme lanciato dalla Coldiretti nel
sottolineare che gli effetti di Caronte
si fanno sentire anche sugli animali,
con una minore produzione di uova e
latte. Ogni singolo animale è arrivato
a bere con le alte temperature fino a
140 litri di acqua al giorno, contro i
70 dei periodi piu’ freschi. La situazione è preoccupante soprattutto nelle
aree della pianura padana dove si
concentra il maggior numero di stalle.
E’ stress da caldo anche per le galline
nei pollai e per le mucche che a causa
dello stress hanno prodotto 50 milioni di litri di latte in meno soltanto
nei primi quindici giorni di luglio. E’
32
SOGLIA DI SOFFERENZA
Se nei pollai si è già registrato un calo
fra il 5 al 10 per cento nella deposizione delle uova, per le mucche il
clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi ed
oltre questo limite gli animali mangiano poco, bevono molto e producono
meno latte, mentre per i maiali sono
stati accesi i condizionatori per evitare
che le temperature sfondino la soglia
dei 28 gradi, oltre la quale gli animali
cominciano a soffrire e a mangiare
fino al 40 per cento in meno della
razione giornaliera. Una situazione
che - osserva la Coldiretti - determina un aumento dei costi alla stalla
per i maggiori consumi di acqua ed
energia che gli allevatori devono
sostenere per aiutare gli animali a
resistere all’assedio del caldo.
33
Fiere
Tradizione e innovazione
il segreto dell’antica Fiera
agrimeccanica di Saluzzo
Da sabato 5 a
lunedì 7 settembre attesi migliaia
di visitatori alla
vetrina nazionale
della meccanica
agricola
34
Giunge quest’anno alla sua
68ª edizione, la tradizionale Mostra della meccanica agricola di
Saluzzo, che vanterà per il settimo anno la qualifica di “nazionale”.
E’ il riconoscimento dell’importanza che la tre giorni saluzzese
(da sabato 5 a lunedì 7 settembre) riveste per il settore agricolo,
accompagnata da una crescita
qualitativa e quantitativa, che
negli ultimi anni ha aumentato
l’interesse degli espositori e del
pubblico, certificandola come
una vetrina d’eccellenza dell’agri-
coltura professionale piemontese
e non solo.
INNOVAZIONE
Filo conduttore dell’esposizione
sarà ancora l’innovazione ed i
nuovi orizzonti della tecnologia
per un’agricoltura ecosostenibile.
La Mostra inaugurerà quest’anno il sabato mattina alle ore 10,
concentrando nei tre giorni del
week end e della giornata di San
Chiaffredo lo scambio di trattative e di affari. Circa 500 gli stand
disponibili, che sono stati confermati con largo anticipo dagli
espositori già presenti negli anni
passati: «Un segnale importante
di fidelizzazione alla Mostra e
sulla sua capacità attrattiva per
il settore, che si inserisce nelle
riflessioni che abbiamo aperte sul
futuro. Stiamo lavorando da mesi
ad un tavolo con gli operatori
del comparto e le istituzioni per
definire i contorni delle prossime
edizioni», dichiara il presidente
della Fondazione Amleto Bertoni
di Saluzzo, Enrico Falda.
QUALITà E SICUREZZA
In un totale si contano 35 mila
mq di area espositiva con più di
170 aziende presenti (superano
la decina i nuovi espositori), oltre
a numerosi stand istituzionali e
di categoria. Le aziende ospiti
arrivano anche da fuori Regione,
e non mancano grandi marchi
internazionali del settore, presenti con i loro concessionari italiani
e locali. Sempre presenti gli spazi
dedicati alle energie rinnovabili
alternative, alle specializzazioni
legate al binomio “qualità – sicurezza”, e confermata la centralità
della zootecnica all’interno della
rassegna, con la 43esima Mostra Regionale della frisona, che
quest’anno vedrà la presenza prestigiosa del giudice internazionale
Junker, dalla Svizzera.
TRE AREE
Le tre aree destinate alla fie-
ra contano in tutto quasi 250
espositori e una stalla con la più
qualificata mostra regionale zootecnica.
Collaudata pertanto la collaborazione con Arap, Apa e Aia per
il campo zootecnico, oltre alle
collaborazioni con le diverse associazioni di categoria Coldiretti,
Confagricoltura e Cia, e con alcune delle più importanti aziende
del settore del nostro territorio,
35
svolgimento delle serate danzanti
del 5, 6 e 7 settembre in piazza
Garibaldi (e sabato la novità sarà
una rassegna di canto corale).
Confermata l’importante collaborazione con l’azienda Olimac che,
oltre a personalizzare una porta
di ingresso, sarà presente sulle
sfere che illumineranno gli spazi
fieristici.
mentre sono in definizione alcuni
appuntamenti convegnistici per
affrontare alcuni dei nodi chiave
del settore agricolo.
CINQUEMILA POSTI AUTO
Come sempre disponibili 5 mila
posti auto gratuiti per i visitatori,
36
1 parcheggio espositori interno
ed uno esterno e il ristorante in
Fiera.
Fondamentale la collaborazione con Supertino e Vaudagna,
aziende leader del saluzzese, che
continuano ad essere promotrici
della mostra e garantiscono lo
AVANGUARDIA
La Mostra della Meccanica Agricola conferma già dal preludio il
suo crescente successo e la sua
particolarità: quella di essere nel
contempo un appuntamento
specialistico per gli agricoltori che
guarda all’evoluzione del settore,
senza però perdere la sua secolare vocazione d’incontro popolare
con il territorio e il mondo contadino, dove l’economia agricola si
incontra nei giorni di festa.
Tre giorni in cui si troverà uno
spaccato della terra saluzzese
37
e delle sue tradizioni più radicate, perfetto ingresso al mese
di festeggiamenti patronali del
Settembre Saluzzese.
La città di Saluzzo accoglierà la
grande fiera di San Chiaffredo del
lunedì, lo spettacolo pirotecnico
di martedì 8 settembre alle ore
21.15, offerto dalla Fondazione
Amleto Bertoni, e le serate musicali e danzanti di sabato 5, domenica 6 e lunedì 7 settembre con
le corali e le migliori orchestre da
ballo, nel segno di una tradizione
che non è dimenticata.
PROFONDE RADICI
La prima attestazione di “Fiera e
38
mostra delle
macchine agricole” a Saluzzo risale al 1946, collaterale
alla festa di San Chiaffredo, e si
svolgeva in Piazza Cavour sotto la
tettoia. Dal 1961 sono ammesse
anche ditte residenti fuori Saluzzo, spostandosi negli anni 70 nella centrale piazza XX settembre.
Nel 1973 diventa “Fiera-mercato
di macchine agricole e sementi” e
oggi la
Mostra vuole valorizzare
la filiera corta attraverso iniziative
che avvicinino il consumatore al
produttore, estendere i concetti
di qualità legata alla sicurezza,
e offrire una panoramica attuale
sulle tecnologie energetiche legate alle fonti rinnovabili.
39
Notizie dalle aziende
Nuovi tunnel a normativa
firmati Tomatis di Levaldigi
Struttura portante tunnel
Grande soddisfazione in
Tomatis per la realizzazione dei nuovi “tunnel a
normativa”.
Con questo nuovo prodotto la ditta Tomatis snc con
sede in Levaldigi (Savigliano) intende rimanere
al passo con i tempi e
assecondare il mercato.
I nuovi tunnel a normativa
nascono per le aziende
agricole che vogliono
realizzare una struttura
in materia strutturale, le
quali implicano che l’opera
debba essere installata su
fondazioni in calcestruzzo
armato oltre che dimensionata e verificata in
modo tale da sopportare i
carichi variabili quali neve,
vento e sisma così come
definiti dalla normativa.
Con le suddette specifiche
strutturali, le strutture a
normativa, con i dovuti
adattamenti caso per caso
richiesta, la relazione di
calcolo della struttura in
acciaio al fine di procedere
alla richiesta del permesso
di costruire.
Nel caso di necessità,
mediante la collaborazione
con svariati studi tecnici distribuiti sul territorio, potrà
accollarsi anche l’intero
iter autorizzativo necessario al rilascio del permesso
di costruire o dei titoli
abilitativi.
Giunzione gamba-arco
Scendendo maggiormente
nei particolari, la struttura del tunnel è stata
progettata con la massima
attenzione ai dettagli ed un
occhio di riguardo verso la
robustezza dell’insieme.
L’arco viene realizzato in
profilato pieno tipo IPE
120 calandrato mentre i
piedi sono realizzati in profilato pieno tipo IPE 160 a
semplice e duratura per
il ricovero delle derrate
e/o delle attrezzature
ad un prezzo minore di
una tettoia tradizionale.
Questo tipo di tunnel è
calcolato e dimensionato
secondo le norme cogenti
40
ed a seguito di procedura
autorizzativa, possono
essere installate in qualsiasi
Comune rispettando gli
standard urbanistici del
territorio.
La ditta Tomatis avrà cura
di fornire, a chi ne farà
garanzia di una maggiore
robustezza nel punto di
maggiore sforzo.
Per il montaggio della
struttura, nella stragrande
maggioranza dei casi, è
sufficiente una modesta
fondazione continua in
calcestruzzo armato.
La copertura viene normalmente realizzata con
telo in PVC (anche di tipo
ignifugo) ma è possibile realizzarla anche con lamiera
grecata opportunamente
calandrata. I tunnel, nella
configurazione standard
possono avere larghezze
da 8-10-12 m e lunghezza
a discrezione del Cliente.
Sono inoltre disponibili
chiusure di fondo e di testa
fisse, scorrevoli o ad anta.
Parametri fondamentali per
la progettazione secondo
normativa vigente:
Comune
di:
Altitudine
sul livello
del mare
Carico
neve al
suolo
Savigliano
320 m
165
90
3
Dronero
622 m
240
90
3
Marsaglia
607 m
235
90
4
Pradleves
822 m
316
90
3
Vento
Zona
Km/h sismica
41
Vaudagna, da oltre 65 anni
in campo con l’energia di sempre
Per servire al meglio un territorio complesso è necessario saper
unire esperienza, affidabilità e capacità di fornire innovazione
Rappresentata la terza generazione della famiglia che
ha guidato l’azienda sin dal
suo atto di nascita, nel 1949.
Pietro Vaudagna, omonimo
e nipote del fondatore di
Vaudagna trattori, è il titolare
dell’attività della sede di
Saluzzo.
Da oltre sessantacinque anni
l’azienda vende trattori e attrezzi agricoli: il punto vendita
principale si estende su 3900
mq. ed è strutturato in una
vasta officina, un magazzino
di 3 locali (dove sono inseriti
ricambi di macchine prodotte
a partire dagli anni 60) e due
capannoni per il ricovero dei
mezzi nuovi e usati.
“Poichè abbiamo un solo
punto vendita a gestione
diretta, sul territorio siamo sostenuti da una rete di officine
specializzate che permettono
ai nostri trattori di raggiungere e coltivare ogni angolo
della provincia di Cuneo e
parte della provincia torinese”
spiega il Titolare.
“In particolare sono grato a
Pagliano, Ferrero e Alberto
che sono alcuni dei nostri
alleati più specializzati e ci
rappresentano nel cuneese e
nel pinerolese”.
42
L’officina torinese di Cavour
è coordinata con passione
da Egidio Pagliano che, da
trent’anni è legato professionalmente all’azienda di
Saluzzo.
Egidio Pagliano con i figli Daniele, Diego e Luca, gestiscono quest’officina in modo tale
che essa rappresenti un punto
di forza molto importante
per la clientela della zona
in quanto tutti i componenti
della famiglia sono altamente
qualifiati e specializzati in
elettronica, vendita e assistenza.
La fiducia nei venditori e
nei tecnici esterni è stata
naturalmente la chiave che
ha permesso a Vaudagna di
aprire le porte dell’azienda su
una fetta di territorio davvero
vasto e impossibile da gestire
solo con la sede Saluzzese.
“ Per avere contatti diretti e
personali con tutta la clientela” commenta il Titolare,
“non manchiamo mai agli
appuntamenti fieristici della
zona, ove portiamo le nostre
macchine McCormick e Kubota, oltre a tutti i marchi di
attrezzature da noi rappresentati; le fiere rappresentano per
noi eventi annuali imperdibili
e di grande significato umano
e commerciale”.
L’azienda parteciperà alla
fiera di Saluzzo nei giorni 5,6
e 7 settembre con numerosi
spazi espositivi, presentando
al pubblico tutti i marchi
commercializzati, attrezzature
e accessori compresi.
La fiera di Savigliano e quella
di Carmagnola sono occasioni altrettanto importanti
per l’attività economica
dell’azienda.
Vaudagna propone una
gamma di prodotti e servizi
completi che permette di
soddisfare le attese dei clienti
attraverso l’attività di vendita
delle macchine, l’assistenza,
la grande disponibilità di pezzi
di ricambio e di accessori per
l’agricoltura, e si rivolge ad
imprese agricole di piccola e
media dimensione ma anche
a grandi contoterzisti.
Come dichiara Pietro Vaudagna: “Abbiamo investito
molte energie e risorse
sulle attrezzature agricole più
specializzate: Lely, Maschio
e Gaspardo, Moro Aratri e
Eurospand che, essendo prodotti affidabili ci hanno consentito di superare i momenti
duri della crisi di mercato,
perchè è proprio nei momenti
di crisi che l’utilizzatore finale
è più attento all’investimento e privilegia l’acquisto di
attrezzature affidabili e di
grande qualità.
43
Trattori in festa
Presentazione in grande stile nel Bresciano delle ultime novità
del gruppo agrimeccanico SDF. Esordio in Italia della serie
Deutz Fahr 7250 TTV e 9340 TTV
Sabato 25 luglio, presso
l’azienda agricola Chiappini
di Castrezzato (Brescia), si
è tenuta una interessante
manifestazione del gruppo
Same-Deutz Fahr, “Trattori in
festa”, unica davvero nel suo
genere.
Numerosi sono stati i partecipanti accorsi da tutta la
Lombardia ed il Piemonte
(ma anche ben oltre), che
hanno visto operare i mezzi
del Gruppo SDF nelle varie,
e consuete, lavorazioni.
La manifestazione si è svolta
a partire dalle 15 quando,
presso un cortese punto di ritrovo ed informazione, è stato
possibile registrarsi e ritirare i
numerosi gadget gratuiti.
L’area occupata, di svariate
migliaia di metri quadrati,
è stata suddivisa in modo
razionale ed efficiente, con
un’area dedicata alle macchine operatrici “Demo” per le
prove ed altre aree dedicate
invece alla esposizione e al
punto di ristoro.
Le “prove in campo” hanno
visto operativi molti mezzi del
Gruppo SDF, sia Same che
Deutz Fahr e Lamborghini,
accoppiati a macchine per
la lavorazione della terra di
varia natura, quali aratri, erpici e seminatrici, il tutto per
creare una sinergia efficiente
ed operativa.
La giornata si è svolta nel migliore dei modi: numerosi gli
operatori pervenuti sul posto
per la prova delle macchine,
di cui era disponibile tutta la
gamma, anche i nuovi modelli
44
Deutz Fahr offerti con potenze nominali davvero elevate e
con un’affidabilità e durevolezza nel tempo da primato;
inoltre, è stato possibile, per
la prima volta in un campo
italiano, provare di persona il
nuovo Deutz Fahr serie 7250
TTV Warrior e serie 9340
TTV, due macchine davvero
uniche.
Durante la serata, è stato
offerto un ristoro, poi le prove
sono continuate, seguite infine da un’interessante approfondimento tecnico-agrario
sulle macchine “Demo” e
sulle linee del Gruppo SDF.
A termine della giornata si è
potuto assistere ad un gradito
“concerto” ed intrattenimento
direttamente in campo, con
spettacolo pirotecnico di
prim’ordine.
45
46
47
Macchine agricole Sac
Da sempre al passo con i tempi
La S.A.C.: un’azienda di
grandi successi e sforzi che
affonda le proprie radici nel
lontano 1977, anno in cui
iniziò l’attività di costruzione
macchine agricole.
Nel corso degli anni molto
è cambiato, dalla direzione
aziendale all’ampliamento
della gamma di attrezzature
agricole, ed altrettante sono
state le innovazioni che
hanno permesso, nel corso
triennio 2011-2014, l’ampliamento del raggio di vendita,
non solo più inerente al Nord
Italia ma anche all’Europa e
all’intero territorio nazionale, il tutto contornato da un
eccellente successo commerciale.
L’attività produttiva oggi si
basa sulla costruzione di
numerose macchine agricole
di qualità ed affidabili, che
comprende carri botte, carri
spandiletame, spargisale o
sabbia, tutti prodotti in un’ottica di continuo aggiornamen-
48
to ed evoluzione, in linea con
le moderne innovazioni.
Tutta quanta l’esperienza
profusa negli anni di lavoro
viene oggi nuovamente messa
a disposizione degli imprenditori agricoli con un nuovo
mezzo per la distribuzione
del liquame, a prova di “record”; si tratta della moderna
ed efficiente botte “B 400
AM L”, con caratteristiche
davvero eccezionali.
A prim’occhio, dal punto di
vista estetico, si nota immediatamente l’elevata qualità
costruttiva che da sempre
caratterizza l’azienda S.A.C.
Tralasciando però i dettagli
estetici, la meccanica che vi
è al di sotto di questa botte è
veramente di primo livello.
Si parla di una capacità del
serbatoio di trentuno mila
litri, ovviamente sorretto da
tre robusti assali, dove la dispersione dei reflui zootecnici
è affidata alla pompa “Julia”,
a lobi in acciaio da 25000 lt.
unica nel suo genere. Non
si parla solo di quantitativi
elevati di carico, ma anche di
tempistiche assai ridotte per il
rifornimento della botte con
pescante idraulico telescopico
in inox con diametro da 250
in grado di caricare in meno
di cinque minuti per il carico
alla massima portata consentita.
Si possono montare ruote
fino alla misura 800/45 R26.5
Numerose anche le modalità
di dispersione del prodotto:
tramite getto, mediante il
classico diffusore centrale o
con barra rasoterra, novità
recentemente introdotta e
assai apprezzata nel mondo
agricolo, anche in un’ottica
di corretta gestione ambientale per prodotti di scarto e
potenzialmente dannosi per
l’ambiente.
Per ulteriori informazioni
e delucidazioni è possibile
comunque contattare direttamente la S.A.C., con sede a
Vottignasco (Cuneo) mediante visita gradita in azienda o
tramite contatto telefonico.
Attualità
L’esercito dei selvatici
all’attacco delle aziende
Serpeggia malcontento in particolare tra le aziende agricole delle
Langhe, del Monregalese e del Saluzzese a causa dei danni provocati
dai ghiri e dai caprioli, in particolare
sulle piante di nocciole, mele e pesche e dai cinghiali sulle viti. Problemi con corvi e cornacchie, invece,
nel Cuneese. Anche in alpeggio la
situazione resta molto complicata
per via del numero crescente di
attacchi dei lupi alle mandrie e alle
greggi.
LANGHE E ROERO
La Confagricoltura di Cuneo sta
monitorando con attenzione tutte
le situazioni e si appella alle istituzioni.
«Emerge forte l’esasperazione
degli agricoltori colpiti dall’annoso
problema dei ghiri che da giorni
hanno iniziato a devastare la coltura
corilicola – afferma Mario Viazzi,
direttore della Confagricoltura zona
di Alba -. Soprattutto negli appezzamenti in prossimità dei boschi
questi roditori si catapultano con
estrema destrezza sulle piante di
nocciolo attirati dai frutti che ormai
sono in fase di maturazione. Purtroppo il panorama lasciato dopo il
loro passaggio è devastante: a terra
si vedono evidenti i segni del loro
lavoro con notevoli quantità di frutti
erosi e svuotati del loro interno.
L’esasperazione cresce sempre di
più perché nessuno si occupa seriamente dell’argomento e oltre
a vedersi sottratto il raccolto
da sotto gli occhi, le richieste di risarcimento dei danni
sono molto farraginose. C’è
bisogno di una presa di
posizione forte e univoca per far fronte
al problema».
MONREGALESE
Nel Monregalese,
così come nelle Langhe peraltro, sono evidenti i
segni del passaggio di ungulati: «I
caprioli escono da zone più impervie per cibarsi dei germogli di mele
e pesche, rovinando le piante con lo
sfregamento del palco – aggiunge
Valter Roattino, direttore della Confagricoltura zona di Mondovì -.
Non solo cinghiali e lupi, ma anche ghiri,
caprioli e corvi. L’agricoltura della
Granda è sotto assedio, con gravi danni
largamente sottovalutati
49
Le parti di corteccia che
restano più esposte alle
intemperie seccano e
complice l’insorgere di
alcuni funghi, rischiano di
morire.
Spostandoci verso la Langa, abbiamo riscontrato
inoltre alcuni danni alle
piccole piante di nocciolo,
sempre causati dai caprioli.
Anche i cinghiali stanno
lasciando i segni della
loro presenza e del loro
passaggio, devastando
in poco tempo i terreni
di noccioleti e frutteti,
soprattutto».
SALUZZESE
Ungulati sotto accusa anche nella piana Saluzzese:
«I caprioli scendono fino
a valle per cibarsi di mele
e pesche – spiega Marco Bruna, direttore della
50
Confagricoltura zona di
Saluzzo e Savigliano -.
Risultano colpite in
particolare le coltivazioni
dei primi paesi della Val
Varaita, come Piasco e
Costigliole».
CUNEESE
I danni causati dalla fauna
selvatica sono un problema anche nell’area del
Cuneese: «Registriamo
danni in particolare sul
mais – dice Adriano Rosso, direttore della Confagricoltura zona di Cuneo
-, attaccato da corvi e
cornacchie.
I volatili si cibano della parte superiore delle
colture che restando
esposte alle intemperie,
favoriscono l’insorgere di
aflatossine.
Il fenomeno si registra soprattutto nell’area attorno
alle campagne di Villafalletto, Busca e Tarantasca».
mette in evidenza come
“a 15 giorni dall’inizio
della monticazione sono
già stati denunciati 5 casi
di attacchi mortali su bovini, ovini e caprini”.
Non solo la lettera prosegue mettendo in luce un
altro aspetto importante:
“Su segnalazione dei margari si fa inoltre presente
che si potrebbero anche
presentare rischi per le
persone – dice il sindaco
Garino - considerato il
fatto che i sentieri del
Comune di Celle Macra,
situati in parte sugli alpeggi, in parte nei boschi
e di collegamento con la
Valle Grana sono molto
frequentati dai turisti”.
ATTENTI AL LUPO
Capitolo lupo.
In una nota del Comune
di Celle Macra, il sindaco
SERVONO
PROVVEDIMENTI
«Questa situazione si
ripresenta purtroppo in
Attualità
molte altre località delle
vallate cuneesi, dove
gli allevatori si trovano
sempre più in difficoltà
nel difendere i loro capi
dagli attacchi - conclude
Roberto Abellonio, direttore di Confagricoltura
Cuneo - auspichiamo che
la Regione, per quanto di
sua competenza, prenda
provvedimenti legislativi
volti a tutelare, in primis,
gli allevatori.
Non vorremmo poi che la
presenza del lupo avesse
ricadute negative anche
sul turismo: si veda, ad
esempio, quanto sta
succedendo in Trentino
Alto Adige con gli orsi
che hanno ripopolato in
maniera considerevole
i boschi, provocando
talvolta reazioni spaventate da parte di residenti
e turisti».
APRIRE LA CACCIA
Per quanto riguarda gli
altri danni da fauna selvatica, Abellonio chiede
anzitutto “di rivedere le
gestione del ghiro, considerato specie protetta,
che tanti problemi sta
causando alle coltivazioni
di nocciole; in se
condo luogo occorre controllare meglio
soprattutto il numero
crescente di caprioli presenti sul nostro territorio
allungando il periodo di
prelievo programmato,
così come auspichiamo
che si risolva al più presto
l’impasse del calendario
venatorio 2015/2016
e si decida finalmente
l’apertura della caccia al
cinghiale anche in Piemonte a settembre”.
51
Attualità
Tutti contro
i cinghiali
Le cartucce
della Regione
Rispondendo alle numerose sollecitazioni delle associazioni di categoria agricola e dopo aver avuto sullo stesso
tema un incontro con il ministro delle Politiche agricole
Maurizio Martina, l’assessore all’Agricoltura del Piemonte, Giorgio Ferrero, ha illustrato l’impegno della Regione
sui danni degli animali selvatici alle colture: «Sul 2014
Arpea – ha detto Ferrero - sta distribuendo ad Atc e Ca
un milione di euro per fini istituzionali, che in caso di gestione virtuosa degli enti possono contribuire a eventuali
anticipi degli indennizzi sui danni. Sempre sul 2014 sono
già disponibili 711 mila euro, bloccati nel pagamento
dalla diatriba con l’UE sul de minimis, che la Regione
conta di sbloccare al più presto».
52
ARRETRATI
Resta poi ampio il capitolo sui danni arretrati - fino al
2013 - che risultavano al nostro insediamento a forte
rischio di mancata erogazione: «Siamo riusciti, dopo una
lunga trattativa con il ministero dell’economia e delle
finanze, a introdurli in un elenco del DL 35 per un totale
di spesa di 2,7 milioni di euro», ha spiegato Ferrero.
«Rappresentano un grande sforzo di questa amministra-
Attualità
L’assessore all’Agricoltura
del Piemonte, Giorgio
Ferrero, illustra la strategia
sui danni da selvatici
alle colture, tra risarcimenti
e piani di contenimento
zione per sanare una situazione arretrata che altrimenti
sarebbe rimasta senza risposte.
Le procedure per arrivare ai pagamenti sono ormai avviate».
PIANI DI CACCIA
Particolarmente critica la vicenda del contenimento dei
selvatici dannosi: «La possibilità introdotta ad aprile dalla
Giunta della caccia di selezione al cinghiale è indubbiamente una possibilità per contenere i danni, ma è stata
raccolta e regolamentata solo da 9 dei 38 tra Atc e Ca
piemontesi.
E’ necessario un maggior coinvolgimento degli Atc, che
non sempre appaiono sensibili a queste problematiche»,
ha aggiunto Ferrero, annunciando un piano di riforma degli ambiti di caccia, con una forte riduzione del
numero e una nuova governance degli enti. Attraverso
il coordinamento delle Province è poi possibile realizzare
ogni volta che serve specifici piani di contenimento dei
selvatici che causano danni, anche con interventi notturni con faro e carabina, maggiormente efficaci rispetto
alle battute diurne con i cani.
53
Seminativi
L’assurdità del nostro mais
pagato meno di quello Ogm
Cia Piemonte invoca provvedimenti
urgenti per tutelare la produzione di
qualità, che oltre al danno subisce la beffa
Il mais occupa un ruolo di rilievo
nell’agricoltura piemontese. In termini di superficie rappresenta una
delle colture di maggiore diffusione, circa 150.000 ettari.
Il supercaldo e la siccità di
quest’anno fanno temere per il
prossimo raccolto, ma la maggior
parte dei coltivatori si è munita di
sistemi moderni per l’irrigazione
e quindi il danno dovrebbe essere
contenuto. Il sistema idrico rie-
54
sce per ora a sopportare il flusso,
anche se in alcune zone gli agricoltori hanno cominciato ad attingere
dalle falde sotterranee.
prima per l’industria amidiera
(food, feed, farmaci, chimica,
tessile, plastiche, ecc.) e per
l’industria molitoria. Anche
la produzione foraggera
ha una grande importanza.
Il mais foraggero (o ceroso) entra, infatti, nel ciclo
produttivo dell’allevamento zootecnico.
COSTO IN PIU’
Irrigare rappresenta però un costo
aggiuntivo per i maidicoltori.
La maggiore estensione della
coltura riguarda la produzione di
granella, destinata all’industria
mangimistica, ma anche materia
SOTTOPREZZO
«Il mais che viene prodotto in
Piemonte – osserva il presidente di
Cia Piemonte, Lodovico Actis Perinetto - è di ottima qualità e sicuro.
E’ supercontrollato, ma viene pagato 18-20 euro/ton in meno rispetto
Seminativi
al mais ogm importato dall’estero,
con buona pace di chi continua
a sostenere che non dobbiamo
coltivare mais ogm perché non ci
conviene!»
OCCORRE COERENZA
A questo proposito, aggiunge Actis
Perinetto “poiché l’Unione
Europea ha lasciato agli Stati membri la facoltà di decidere in materia
di ogm, ci aspettiamo coerenza da
parte del Governo.
Non é coerente vietare la semina di
piante migliorate geneticamente,
addirittura continuare a vietare la
ricerca universitaria pubblica finalizzata al miglioramento genetico
delle piante utilizzando tecniche
d’ingegneria genetica e nel contempo permettere l’utilizzo libero
di farine ottenute da mais o soia
ogm”.
MISURE CONCRETE
Secondo Cia Piemonte,
occorre attivare con urgenza alcune misure concrete a
difesa della nostra produzione
maidicola che si possono riassumere in quattro punti:
a) la quotazione del mais nazionale ogm free nelle borse merci
deve essere specifica e separata da
quella del mais biotech;
b) i disciplinari di produzione dei
prodotti dop ed igp devono prevedere il divieto assoluto di utilizzo
nella fasi di allevamento di mangimi ogm;
c) va contingentata la vendita sul
territorio italiano di granella e mangimi contenenti ogm;
d) i marchi della grande distribuzione non devono poter utilizzare
in fase di pubblicità e promozione i
termini “liberi da ogm” se ciò non
risulti tracciato specificatamente.
MADE IN ITALY
«Si tratta di misure estreme – osserva ancora Actis Perinetto -, ma
necessarie per salvare la maidicoltura italiana.
Il mais è il cereale d’elezione nella
zootecnia moderna, da cui dipende non solo la produzione di
importanti alimenti di base, quali la
carne e il latte, ma anche di molti
importanti prodotti trasformati che
sono l’orgoglio del made in Italy».
55
Notizie dalle aziende
Sega e spacca,
le novità in casa Balfor
La ditta Balfor dal 1979 è
impegnata in modo intensivo
e continuativo nella produzione di macchinari per la
produzione della legna da
ardere.
Da sempre l’incremento di
produttività dei macchinari è
stato un obiettivo fondamentale ,e oggi, grazie agli sforzi
e agli studi effettuati, l’azienda può presentare alcuni
nuovi prodotti che meglio
rappresentano la tendenza
a ricercare soluzioni sempre
migliori.
La Balfor ha da poco completato la gamma delle combinate sega e spacca Continental che chiude il cerchio
con la nuova Continental
380 che verrà presentata in
fiera e che si aggiunge alle
più grandi Continental 450 e
Continental 600.
La Continental 380 è una
macchina estremamente
versatile e perfetta per un
utilizzo sia privato che professionale.
La capacità di taglio sarà di
380 mm (come si evince dal
nome) e lo spacco fino a 6
parti sarà effettuato da uno
56
spaccalegna molto veloce e
potente.
I numerosi optionals permetteranno al cliente di poter
configurare la macchina in
modo da poterla adattare
esattamente
alle esigenze
del suo lavoro
come ad esempio il motore
indipendente
che permette
all’utilizzatore
di lavorare
ovunque, anche
senza l’ausilio
del trattore.
Il prezzo di
lancio sarà
probabilmente il migliore
della categoria,
proprio per
poter essere
sono finite, continuano con
una gamma di spaccalegna
verticali più performanti e
totalmente rinnovati, gamma
“PRO” e una gamma di
spaccatronchi orizzontali a
partire da 22
ton di potenza
fino a 45 ton e
con lunghezze
di spacco a partire da 125 cm
fino a 260 cm.
Non poteva
mancare la
novità anche per
le seghe circolari,
oltre che all’aggiunta di nuovi
particolari sulle
seghe con nastro
trasportatore,
che aumentano con queste
nuove soluzioni
alla portata di tutti coloro che
fanno della legna da ardere
il proprio combustibile per
l’inverno.
Le novità alla Balfor non
la loro affidabilità, è stata
prodotta la nuova piccola
sega che mancava in casa
Balfor, la nuova DI600EM
(in versione 220V) e DI700C
(in versione a trattore).
Le nuove segatrici circolari
della serie DI sono dotate di
lama diamantata in WIDIA
come le sorelle maggiori
della serie SC ma sono più
compatte e leggere.
Oggi Balfor si vanta di poter
fornire il macchinario giusto
a chiunque si possa definire
un utente della legna da
ardere con prezzi e soluzioni
adatte davvero a tutti, dal
privato che possiede una
piccola stufa per uso proprio
e che vuole giustamente fare
un investimento modesto, al
professionista che ha fatto
della legna da ardere la propria professione.
Sono allo studio altre novità
che verranno presentate sulle
prossime fiere del 2015 e
2016 e 2017 dove i clienti
potranno in alcuni casi provare ,o prenotare una prova,
di alcuni dei macchinari della
produzione Balfor.
57
Ortofrutticoltura
Fagiolo rosso rampicante
Tutto in una fascetta
Le trecentodiecimila
cassette di fagiolo
rosso rampicante
commercializzate sul
mercato di Boves, da
quest’anno saranno
tutte marchiate da
una fascetta che sarà
posta nella parte alta
dell’imballaggio.
L’iniziativa è del
Consorzio produttori
agricoli bovesani, del
Comune di Boves con la
sponsorizzazione della
Camera di Commercio
di Cuneo e della Cassa
Rurale ed Artigiana di
Boves ha l’obiettivo
58
Iniziativa del Consorzio
produttori agricoli
bovesani e del Comune
di Boves per promuovere
un’eccellenza
del territorio
come ha ricordato
Ferruccio Dardanello,
di “dare immagine
ad una eccellenza
agroalimentare
cuneese che attraverso
la tracciabilità e
l’indicazione dell’origine
promuove il nome della
provincia in tutta Italia”.
EXPORT
Pietro Marchisio,
presidente del Consorzio
che gestisce il mercato
di Boves: «Oltre al
mercato nazionale,
le nostre cassette
raggiungono la
Ortofrutticoltura
Francia e l’Inghilterra
dove vi è stato
un intenso lavoro
di promozione in
collaborazione con i
commercianti».
Il teatro Borelli di
Boves, la sera della
presentazione, era
gremito di produttori di
fagioli rampicanti rossi,
che hanno costruito
insieme al Consorzio
l’iniziativa che hanno
detto “gratifica il nostro
lavoro e ci stimola a
puntare sempre di
più sulla qualità che
riteniamo vincente in
questo mercato, ormai
globalizzato”.
OTTIMA QUALITà
Massimo Meineri,
segretario Zona
Coldiretti Cuneo:
«L’iniziativa merita
sicuramente un plauso,
poiché va nell’ottica
di valorizzare il lavoro
dei produttori e
promuove il nostro
territorio attraverso
una eccellenza che
rappresenta un
punto importante per
l’economia collinare e
pedemontana».
Simone Marchisio,
tecnico Agenzia 4A
di Coldiretti: «Queste
giornate poco ventilate
e le elevate temperature
creano qualche
difficoltà alle piante di
fagiolo, che necessitano
di essere irrigate con
frequenza e monitorate
dal punto di vista
fisiologico.
In ogni caso, la
produzione si
preannuncia di
ottima qualità, che
ci auguriamo sia
riconosciuta anche dal
mercato in termini di
prezzo percepito dal
produttore».
59
Arproma informa
A.R.PRO.M.A. punta sulla
internazionalizzazione
... e vince!
A.R.PRO.M.A., Associazione Revisori
Produttori Macchine Agricole, punto
di riferimento istituzionale e tecnico del settore per l’intero Sistema
Confartigianato nazionale, fin dalla
sua nascita ha dedicato particolare
attenzione all’accompagnamento dei
soci verso fiere internazionali, mercati
esteri e supporto alle operazioni di
export ed internazionalizzazione.
Punto di forza, proprio la collaborazione creatasi tra gli associati, che,
uniti sotto l’egida di A.R.PRO.M.A.
e Confartigianato Cuneo, trovano
servizi dedicati e soluzioni specifiche
60
per le loro esigenze.
Specie in questo difficile momento è
evidente come per affrontare in modo
più coordinato le nuove esigenze
dei mercati, interni ed esterni, risulta
strategico reagire “facendo rete” e
mettendo a fattore comune esperienze e capacità progettuali. Fondamentale confrontarsi in modo diverso
con gli altri imprenditori appartenenti
allo stesso comparto: bisogna iniziare
a vederli come “colleghi” e non più
come “concorrenti”.
Si tratta di un vero e proprio cambio
di mentalità, necessario per poter
Associazione Revisori Produttori
Macchine Agricole
ed attrezzature agricole
affrontare con più vigore le sfide del
futuro.
Nei prossimi mesi, tra le varie iniziative sviluppate dall’Associazione,
segnaliamo...
Organizzazione di meeting B2B con
buyer provenienti da UE, Paesi del
Golfo, Canada e Stati Uniti. Gli incontri rientrano in un progetto dell’ICE
- Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle
imprese italiane, collegato ad EXPO
MILANO 2015, cui A.R.PRO.M.A. e
Confartigianato hanno aderito con
slancio e convinzione. Le aziende
avranno modo di contattare buyer
provenienti da tutto il mondo e già si
stanno incrociando i company profile
delle prime aziende aderenti con le
schede dei possibili compratori.
Partecipazione ad AGRITECHNICA,
la più grande fiera specialistica al
mondo nel settore della meccanizzazione agricola, dal 10 al 14 novembre 2015, ad Hannover - Germania
(https://www.agritechnica.com/it/).
Agli Associati sarà data la possibilità
di essere presenti alla fiera nel contesto di un apposito stand istituzionale
A.R.PRO.M.A,, potendo usufruire di
un ufficio dedicato per gli incontri.
Sarà inoltre possibile inviare il proprio
company profile a tutti i buyer presenti nell’ambito della rassegna.
Attualità
Paschetta
al vertice
di Alleanza
cooperative
Domenico Paschetta
Dovrà guidare il processo
di fusione delle associazioni
di rappresentanza di
Confcooperative, Legacoop
e Agci. Al via anche la raccolta
di firme contro le false
cooperative
Domenico Paschetta, presidente di Confcooperative
Piemonte e di Confcooperative Cuneo, venerdì 10
luglio è stato eletto presidente dell’Alleanza delle
Cooperative del Piemonte
alla quale aderiscono Confcooperative, Legacoop e
Agci. Succede a Giancarlo
Gonella (Legacoop).
Paschetta avrà il compito
di guidare le 1770 imprese
cooperative piemontesi nel
processo, già da tempo
avviato, che culminerà nella
fusione delle tre associazioni
di rappresentanza nel nome
dell’Alleanza delle Cooperative del Piemonte.
Tra le azioni promosse
attualmente dall’Alleanza
la raccolta di firme, sia
sul livello nazionale sia su
quello regionale, per una
proposta di legge di iniziativa popolare che metta fuori
gioco le false cooperative.
«L’Alleanza – ha spiegato il
presidente uscente Giancarlo Gonella nel suo intervento introduttivo - chiede
al Parlamento di approvare
una legge che, con misure
più severe e più incisive,
contrasti il fenomeno delle
false cooperative, imprese
che utilizzano strumentalmente la forma giuridica
della cooperazione perseguendo finalità estranee a
quelle mutualistiche».
61
62
63
Attualità
A Michelle Obama piace
il Grana, quello vero
La first lady americana all’Expo di Milano rilancia la tutela dei
prodotti tipici con un piccolo gesto che può diventare importante
Come tanti visitatori statunitensi
anche Michelle Obama ha potuto
gustare finalmente il vero Grana
invece delle imitazioni che nel
mondo hanno addirittura sorpassato in quantità per la prima volta il
prodotto originale nel 2014.
MICHELLE
E’ quanto afferma la
Coldiretti nel commentare positivamente lo
showcooking in Italia di
Michelle Obama che
ha utilizzato scaglie
di Grana per condire
64
il proprio piatto all’Expo di Milano.
Una scelta significativa per la first
lady di un Paese come gli Stati Uniti
che, con circa 150 milioni di chili,
è leader mondiale nella produzione
di imitazioni del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, denominate Parmesan.
IMITAZIONI
Sul mercato statunitense
- precisa la Coldiretti - ci
sono più di nove probabilità
su dieci di acquistare Parmesan realizzato in Wisconsin,
California o New
York al posto del
prodotto originale
Made in Italy.
Se i nomi sono
simili, le caratteristiche sono
profondamente
differenti perché
i formaggi Made
in Italy devono
rispettare rigidi
disciplinari di
produzione
con regole per
l’allevamento
e la trasformazioni ed un sistema di
controlli che non ha eguali.
TUTELA TIPICITà
La scelta culinaria di Michelle
Obama assume un valore particolarmente importante anche in vista
del negoziato di libero scambio tra
Unione Europea e Stati Uniti (TTIP)
in cui uno degli elementi della
trattativa è proprio rappresentato
dalla tutela delle denominazioni dei
prodotti tipici.
Occorre infatti - sostiene la Coldiretti - cogliere l’occasione della
trattativa sul Transatlantic Trade
and Investment Partnership (Ttip)
per tutelare le produzioni agroalimentari italiane dalla contraffazione alimentare e del cosiddetto
fenomeno dell’Italian sounding
molto diffuso in Usa che rappresenta il primo mercato di falsificazione
del Parmigiano e del Grana.
In questo contesto, è particolarmente significativo il piano per
l’export annunciato dal Governo
italiano che prevede per la prima
volta azioni di contrasto all’italian
sounding a livello internazionale.
65
Fiere
Alla fiera di Chivasso
l’agricoltura del domani
Sotto il segno del beato Angelo Carletti, macchine agricole,
zootecnia, energie alternative e tanto altro
La fiera agricola del “Beato Angelo Carletti” di
Chivasso (Torino), che si
terrà il 26 agosto 2015,
affonda le sue radici agli
inizi del quindicesimo
secolo in cui visse il Beato.
Ogni anno costante è
però la proposta di temi
agricoli qualitativamente
significanti e diversificati
in base alle esigenze.
PIAZZA DI SCAMBIO
La fiera può essere
descritta come una vera
e propria “piazza di
scambio” in cui diverse aziende operanti nel
settore agricolo commerciale hanno possibilità di
offrire i propri prodotti,
operando anche un servizio di informazione e di
aggiornamento tecnico
degli imprenditori agricoli
che, ogni anno, accorrono
sempre numerosi.
ALLEVAMENTO
Non si parla soltanto di
66
ampio spazio alle energie “pulite” e alla loro
produzione, tematica mai
sufficientemente studiata
e applicata in vista di un
futuro, nemmeno troppo
lontano, in cui diventerà
una prassi scontata, o meglio, necessaria e richiesta,
come già emerge nelle
nuove direttive europee e
nel delinearsi anche della
nuova Pac.
macchinari e tutto ciò che
ne concerne, bensì anche
di allevamento.
E’ risaputo che da diversi
anni è possibile visitare
recinti in cui sono ospitati - sempre in numero più
che abbondante e diversificato in base alle razze
- numerosi animali, frutto
di un’intensa collaborazione più che collaudata con
l’Associazione provinciale
allevatori. I recinti, realizzati anche in un’ottica di
benessere animale, potranno ospitare anche in
questa edizione ovicaprini,
suini e avicunicoli.
AGROENERGIE
In questa edizione, più
che mai rispetto alle
precedenti verrà dato un
AREE TEMATICHE
Per quanto concerne invece la disposizione dei vari
settori si fa rifermento allo
schema organizzativo già
sperimentato da tempo,
per evitare di creare confusioni e lasciare alcuni
settori con meno visite.
Tutta la fiera sarà infatti
suddivisa per aree tematiche con, nel settore
alimentare, i prodotti
esposti, per consentire
maggiore fruibilità ai numerosi visitatori che ogni
anno accorrono.
67
Gruppo Racca, una scommessa
per l’ambiente
Samuele e Gabriele Racca. Padre
e figlio, titolari della conc. Agricinque
Il tutolo, raccolto e trinciato dall’apparecchiatura installata sull’Axial Flow
Competenza, esperienza, gusto del
rischio, disponibilità a mettersi in gioco.
E capacità di affrontare con creatività
l’esigenza di rendere più redditizio il
proprio business, ma in una prospettiva
di rispetto per l’ambiente.
Questi alcuni importanti “ingredienti”
dell’esperienza che ha visto come protagonisti dal 2011 ad oggi il Consorzio
Agricolo Piemontese per Agroforniture e
Cereali (CAPAC), Agricinque e CaseIH
in una inusuale ma efficace collaborazione, che sta cambiando la raccolta
del mais e che mostra concretamente
possibile una nuova agricoltura, fonte sì
di reddito, ma anche di prodotti sicuri
per il consumatore ed eco-sostenibili
per la collettività.
E’ possibile produrre energia dagli
scarti?
E’ possibile raccogliere la granella di
mais e, contemporaneamente, il tutolo,
riutilizzando anichè abbandonarlo sul
campo, un materiale che già il buon
senso e la concretezza dei nostri vecchi
usava come combustibile per il riscaldamento o per la cucina?
Si, oggi è possibile, con le macchine
messe a punto grazie a questo progetto.
Tutto ha inizio quando CAPAC, cooperativa di Torino che unisce 15 cooperative agricole che a loro volta associano
2600 aziende, e che dal ’77 si occupa
di acquisto collettivo di mezzi tecnici
(concimi, sementi, fitofarmaci, ecc.) e
di raccolta, essiccazione, stoccaggio e
commercializzazione di cereali, principalmente mais, pensa alla possibilità
di aumentare la redditività dell’azienda
e di tutti i suoi associati, generando
fatturati e margini attraverso il raccolto
di ulteriori prodotti finora considerati di
scarto e nel caso specifico, rendendo
possibile la raccolta contemporanea
di tutolo e granella. Il tutolo è la parte
della spiga del mais dove sono fissate le
cariossidi.
Il suo utilizzo si è molto ridimensionato
a seguito dei cambiamenti della tecnologia di raccolta del mais.
Un tempo, circa fino al 1960, si praticava la raccolta manuale e le “pannocchie” venivano poi poste in gabbie di
rete per l’essicazione e la conservazione. Solo all’occorrenza le pannocchie
venivano sgranate con appositi sgranatoi, ora visibili in qualche museo di
archeologia industriale. Il tutolo quindi
rimaneva in azienda, per essere eventualmente riutilizzato.
La tecnica attuale delle mietitrebbie
separa invece la granella direttamente
in campo, e il tutolo, considerato scarto,
rimane sul terreno, interrato con la
successiva aratura...
Oltre a essere utilizzato come già nel
passato, come efficace combustibile al
posto del legno o della carbonella, dal
momento che le sue braci resistono a
lungo e non si sbriciolano facilmente, il
tutolo essiccato e macinato, può essere
destinato all’alimentazione dei bovini,
ma anche utilizzato per molte applicazioni, grazie alle sue proprietà, come
l’elevata capacità di assorbimento di liquidi, la resistenza all’usura, una discreta abrasività ed una elevata elasticità.
Alcune industrie lo utilizzano per la
68
produzione di materiali inerti per lettiere
di cani, gatti e piccoli animali o per fare
polveri abrasive per lucidare lamiere.
Ci sono anche alcune farne pannelli
isolanti, e si stanno sperimentando negli
Stati Uniti delle farine di tutolo come
diserbante biologico.
Ma particolarmente interessante appare
oggi, con l’evoluzione delle energie
rinnovabili, il potere calorifero e metanigeno di questa biomassa. In passato,
infatti, si è commesso, l’errore di pensare che per fare biogas bisognasse usare
prodotti destinati alla filiera alimentare
come il silo-mais o altro.
Fare biogas con il trinciato di mais, oltre
a impoverire la filiera dell’allevamento,
impoverisce il terreno, perchè si porta
via tutta la sostanza organica che è
indispensabile per il mantenimento della
fertilità.
L’asportazione dei tutoli invece non
danneggia in nessun modo la fertilità
del terreno, garantita dagli stocchi che
restano al suolo e permette viceversa di
contribuire a ottenere energia termica o
elettrica da qualcosa che è effettivamente uno scarto!
CAPAC, che raccoglie circa 20.000
ettari di mais all’anno insieme a quantità
più modeste di grano e orzo, parla più
volte dell’idea della raccolta combinata
di granella e tutolo col concessionario di
fiducia, Agricinque di Marene.
A metà giugno del 2011 gli propone
l’acquisto di due mietitrebbie Axial
Flow e chiede in cambio l’impegno a
progettare insieme una nuova applicazione per la raccolta contemporanea di
tutolo e granella, rendendosi disponibile
a rischiare al 50% sul progetto.
Agricinque accetta la “scommessa” e
insieme partono, dando vita a prototipi
inizialmente fatti alla buona, senza particolari calcoli ingegneristici, e poi migliorati fino a raggiungere livelli eccellenti
di produttività e di pulizia del prodotto,
usando più che altro il buon senso e
l’esperienza del campo di entrambi, ma
senza trascurare di guardare anche ad
esperimenti paralleli in Spagna, Austria,
Germania e Stati Uniti.
A fianco di Agricinque c’è CaseIH,
che crede fortemente nell’evoluzione
tecnologica e di metodi come espansione del business. CaseIH sostiene
tutto il progetto, in primo luogo, con
le sue macchine, permettendo – “cosa
non scontata”, dice Michele Bechis
presidente del CAPAC – che vengano
“modificate”; poi affianca costantemente il concessionario, fornendo i suoi
suggerimenti, convinta che il progetto
abbia una prospettiva ampia e articolata:
si tratta infatti di migliorare la raccolta
della granella, trovando il modo di fare
anche un secondo raccolto, quello del
tutolo, altrimenti inutile, con la prospettiva reale di rendere possibile la
creazione di energia da uno scarto.
Che risultati da questa innovativa sperimentazione? Pienamente soddisfacenti,
dice Bechis, sia per la quantità di tutoli
raccolti sia per la qualità del prodotto.
La 7130 in fase di scarico del tutolo raccolto
Tanto che la cooperativa decide
l’acquisto di altre 6 mietitrebbie Axial
Flow e va dunque in campo per la
campagna di raccolta in questo autunno
2012 con otto mietitrebbie preparate
per la raccolta di tutolo e granella, con
separazione dei tutoli direttamente durante la trebbiatura, immagazzinandoli
in un serbatoio di circa 9 metri cubi di
capacità posto sulla macchina stessa e
con un sistema che permette di scaricare il serbatoio dei tutoli in poco più di 3
minuti.
Quindi nessun bisogno di un cantiere
complesso: tutto avviene in una sola
passata sul campo!
Un sistema che consente, alle prime
stime, un maggior reddito di 130/150
euro per ettaro, tutelando l’ambiente e
recuperando un sottoprodotto da destinare alla produzione di energia pulita.
Un bilancio dunque positivo che,
premiando la creatività di un cliente coraggioso e attento alle esigenze
economiche nel rispetto dell’ambiente,
la capacità di un concessionario di
collaborare e di rimettersi in discussione
fino a diventare inventore e costruttore
di apparecchiature e la spinta all’innovazione e al miglioramento di Case IH,
suggerisce di andare avanti, investendo
con convinzione in questa direzione.
69
L’agricoltura sociale
verso la nuova legge
E’ stata approvata dal
Senato della Repubblica
la legge sull’agricoltura
sociale, che ora passa
all’esame della Camera.
«Non è un
provvedimento
70
assistenziale – si
legge in una nota del
Ministero -, ma una
legge che configura
la responsabilità
sociale di un comparto
produttivo strategico
per l’economia italiana.
Non si tratta soltanto di
aiutare nell’inserimento
lavorativo persone
svantaggiate e di offrire
servizi ma di fare in
modo che il settore
agricolo possa assumersi
la propria responsabilità
nei confronti della
comunità e che veda
riconosciuto questo
ruolo.
La legge consente di
Attualità
mettere a frutto le
esperienze esistenti e di
cogliere le opportunità
di finanziamenti
europei: i PSR possono
sfruttare le possibilità
che il nuovo quadro
legislativo offre per
rilanciare il valore dei
territori e un nuovo
welfare rurale.
Per tutti questi motivi,
dopo un’approvazione
in Senato senza alcun
voto contrario, mi
aspetto un passaggio
veloce alla Camera».
LE PRINCIPALI
NOVITà
Viene introdotta
la definizione di
agricoltura sociale.
In questo ambito
rientrano le attività che
prevedono:
a) l’inserimento sociolavorativo di lavoratori
con disabilità e
lavoratori svantaggiati,
persone svantaggiate e
minori in età lavorativa
inseriti in progetti di
riabilitazione sociale;
b) prestazioni e attività
sociali e di servizio
per le comunità
locali attraverso l’uso
di risorse materiali
e immateriali
dell’agricoltura;
c) prestazioni e servizi
terapeutici anche
attraverso l’ausilio di
animali e la coltivazione
delle piante;
d) iniziative di
educazione ambientale
e alimentare,
salvaguardia della
biodiversità animale,
imprese agricole, con
particolare riguardo
alle pratiche di
progettazione integrata
territoriale e allo
sviluppo dell’agricoltura
sociale;
- le istituzioni pubbliche
che gestiscono mense
scolastiche e ospedaliere
Via libera del Senato,
ora il testo passa
alla Camera
per l’approvazione
definitiva.
Una conquista di civiltà
anche attraverso
l’organizzazione
di fattorie sociali e
didattiche;
REGIONI
Le Regioni, nell’ambito
dei Piani di Sviluppo
Rurale, possano
promuovere specifici
programmi per la
multifunzionalità delle
possono inserire come
criteri di priorità per
l’assegnazione delle
gare di fornitura la
provenienza dei prodotti
agroalimentari da
operatori di agricoltura
sociale;
COMUNI
I Comuni prevedono
specifiche misure di
valorizzazione dei
prodotti provenienti
dall’agricoltura sociale
nel commercio su aree
pubbliche;
- gli enti pubblici
territoriali prevedono
criteri di priorità per
favorire lo sviluppo delle
attività di agricoltura
sociale nell’ambito delle
procedure di alienazione
e locazione dei terreni
pubblici agricoli;
- gli enti pubblici
territoriali possono
dare in concessione,
a titolo gratuito,
anche agli operatori
dell’agricoltura
sociale i beni immobili
confiscati alla criminalità
organizzata;
OSSERVATORIO
Viene istituito
l’Osservatorio
sull’agricoltura sociale,
nominato con decreto
del Mipaaf.
È chiamato a definire le
linee guida in materia
di agricoltura sociale
e assume funzioni
di monitoraggio,
iniziativa finalizzata
al coordinamento
delle iniziative a fini
di coordinamento con
le politiche rurali e
comunicazione.
71
I marchi Bubba-Arbos
acquisiti dai cinesi
Per gli appassionati di
trattori storici il marchio
Bubba
di Piacenza è sempre
stato un esempio di
tecnologia e tecnica
che negli anni 20 in
modo prepotente entrò
72
con i suoi modelli a
testa calda nel settore
e per oltre 30 anni
ha segnato la storia
della meccanizzazione
agricola in Italia.
Poi sul finire degli anni
40 molte maestranze
erano confluite
nella Arbos che da
fabbrica di biciclette si
trasformò in costruttore
di mietitrebbie…
Chi non ricorda nei
campi di grano e di riso
quei mezzi color “verde
oliva e bianco”?
In seguito arrivarono gli
americani della “White
Motor Corporation”
di Cleveland in Ohio,
sino al 1994, quando
avvenne la definitiva
chiusura della fabbrica
Attualità
alle prime avvisaglie
della globalizzazione.
SOCCORSO GIALLO
Orbene su questa
storia hanno messo
gli occhi i cinesi della
“Foton Lovol” che
hanno acquisito i
due marchi Bubba-
del mercato cinese
della meccanizzazione
agricola!).
VIA DELLA SETA
«La vicenda ArbosBubba - ha detto
Bedosti - è il
perfetto paradigma
dell’industria italiana.
Gli appassionati degli
storici trattori della
fabbrica piacentina
tornano a sperare
nella ripartenza
della produzione
Arbos per una
ripartenza di cui sino
sono messe le basi
durante un convegnopresentazione a
Piacenza a fine giugno
presso lo stupendo
Palazzo Gotico.
Toccante la presenza
di ex dipendenti
dell’azienda in tuta
da lavoro e di grande
effetto la scelta del
titolo del convegno
“Arbos-Bubba, la
rinascita di un marchio
tra la via Emilia e la via
della Seta”.
Il vice presidente della
Lovol Europe, Andrea
Bedosti, ha evidenziato
nel suo intervento
il valore culturale,
economico e politico
della nuova avventura
imprenditoriale italocinese in un ideale
ponte di collegamento
tra Oriente e Occidente
(la Foton Lovol in Cina
detiene piu’ del 30%
Il nostro progetto non
è solo una nostalgica
rievocazione seguita da
un rilancio industriale,
ma ha una portata
culturale molto più
ampia, aprendo una
riflessione sul futuro
dell’imprenditoria
italiana».
Non sfuggirà che
recentemente il
governo cinese ha
lanciato l’ambizioso
progetto “one belt
– one road”, con
programmi importanti
di collegamenti
autostradali e ferroviari
tra Cina, Germania e
Italia. Si tratta della
Nuova Via della Seta
“Silk Road Ecomomic
Belt”.
L’Italia nel campo
della meccanizzazione
agricola può a maggior
ragione con questi
progetti riprendersi un
ruolo da protagonista.
73
Macchine agricole e operatrici
Ecco il calendario
della revisione
74
Attualità
Pubblicato il decreto
che stabilisce tempi
e modi per mettersi
in regola con la legge
Nella Gazzetta ufficiale n. 149/2015, come
informa il responsabile
della Cia zona di Cuneo,
Paolo Ambrogio, è stato
pubblicato il decreto
sulla “revisione generale
delle macchine agricole
ed operatrici”.
MACCHINE AGRICOLE
Sulla base di quanto
stabilito dal decreto la
revisione è diventata obbligatoria per tre grandi
categorie di macchine
agricole ed in particolare:
1. Trattori agricoli: a
partire dal 31 dicembre
2015, e successivamente
ogni 5 anni, entro il mese
corrispondente alla prima
immatricolazione secondo l’anno di immatricolazione
2. Macchine agricole
operatrici semoventi a
due o più assi: a partire
dal 31 dicembre 2017.
3. Rimorchi agricoli: a
partire dal 31 dicembre
2017.
MACCHINE
OPERATRICI
Revisione obbligatoria
anche per tre grandi
categorie di macchine
operatrici, a partire dal
31 dicembre 2018, in
particolare per:
1. Macchine impiegate
per la costruzione e la
manutenzione di opere
civili
2. Macchine sgombraneve
3. Carrelli
L’articolo 6 del decreto
stabilisce tempi differenti
per le diverse tipologie di
macchine agricole e operatrici in circolazione.
Categorie di macchine agricole di
cui all’art. 1, comma 1, lettera a)
Tempi
Trattori agricoli immatricolati entro
il 31 dicembre 1973
Revisione entro il
31 dicembre 2017
Trattori agricoli immatricolati dal
1° gennaio 1974 al 31 dicembre 1990
Revisione entro il
31 dicembre 2018
Trattori agricoli immatricolati dal
1° gennaio 1991 al 31 dicembre 2010
Revisione entro il
31 dicembre 2020
Trattori agricoli immatricolati dal
1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2015
Revisione entro il
31 dicembre 2021
Trattori agricoli immatricolati
dopo il 1° gennaio 2016
Revisione dal 5° anno
entro la fine del mese di
prima immatricolazione
Relativamente alle modalità di esecuzione della visita
di revisione, queste sono disciplinate dall’articolo 5 che
rimanda ad un successivo decreto i dettagli tecnici.
75
76
77
La “Fera
d’la Madona”
più forte
della crisi
Attorno al Santuario di Vicoforte Mondovi, dal 6 al 10 settembre
Accanto alla festa religiosa dedicata
alla natività di Maria vive la tradizionale
“Fera d’la Madona”, una delle più
grandi e frequentate fiere del Piemonte, da sempre occasione di incontro e
di scambio.
QUEL COLPO DI FUCILE
La Fiera si svolge intorno alla basilica
di Vicoforte, fatta erigere da Carlo
Emanuele I di Savoia nel 1596. Qualche
anno prima un cacciatore della zona
aveva involontariamente colpito un
78
pilone votivo dedicato alla Madonna,
che miracolosamente iniziò a sanguinare: il luogo divenne da subito meta
di pellegrini, tanto da convincere il re
a dedicare alla Madonna un santuario,
che nei suoi progetti sarebbe dovuto
diventare il mausoleo di casa Savoia.
FORZA DELLA TRADIZIONE.
La “Fera d’la Madona” ha nella spontaneità, nell’apparente casualità delle
bancarelle e nel ripetersi della tradizione i suoi punti di forza. I visitatori sanno
che, all’ombra della basilica, troveranno
quasi sempre un migliaio di ambulanti,
gli animali in mostra, gli spettacoli viaggianti e l’esposizione delle macchine
agricole.I giorni della festa e della fiera
della Natività di Maria sono tradizionalmente: l’8 settembre la festa, il 9
settembre la fiera e il 10 settembre la
conclusione della fiera detta “ferota”.
La fiera 2015 si svolgerà da domenica
6 settembre a giovedì 10 settembre.
Sabato 5 settembre è riservato alla
posa delle bancarelle.
79
Attualità
La crisi vista dalle società
cuneesi. Un’analisi dei bilanci
a tutto campo
Sotto esame le società di capitale della provincia Granda,
tra fatturati, redditività e indicatori di sofferenza
Il Centro Studi di Unioncamere
Piemonte, a partire dalle informazioni contenute nella banca
dati AIDA del Bureau van Dijk, ha
effettuato l’analisi dei bilanci delle
società di capitale della provincia
di Cuneo.
QUALI BILANCI
Le elaborazioni sono state
compiute aggregando i bilanci
di 4.229 società di capitale
aventi sede legale in provincia
di Cuneo, con disponibilità di
bilancio per gli anni 2011, 2012
e 2013, escluse quelle con bilancio consolidato. Le performance
economico-finanziarie prese
in considerazione sono quelle
risultanti dai bilanci depositati nel
corso del 2014 per l’annualità
2013, relativamente alle quali è
stato operato un confronto sia
temporale (il periodo analizzato è
il triennio 2011-2013), sia territoriale (le performance cuneesi
80
sono collocate nei più ampi contesti regionale e nazionale).
FATTURATO
In un contesto contraddistinto da
un nuovo rallentamento del ciclo
economico mondiale, le società
di capitale cuneesi facenti parte
del campione hanno scontato, nel
2013, una contrazione annua
del fatturato del 2,6% (dopo
l’incremento del 2,6% realizzato
tra il 2011 e il 2012), tendenza in
linea a quelle concretizzate a livello regionale (-1,9%) e nazionale
(-5,8%). Nonostante la flessione
rilevata per il fatturato, si registrano, a livello provinciale, aumenti
dei margini (EBITDA ed EBIT), che
determinano altresì un aumento
dell’utile d’esercizio delle società
in esame rispetto al 2012.
REDDITIVITà
L’aggregato delle società di capitale cuneesi mostra nel complesso
Attualità
buone performance in
termini di redditività.
Nel 2013, infatti, il rapporto tra l’EBITDA e il
fatturato delle vendite
si attesta su un valore
positivo (7,29%), di poco
superiore rispetto al
biennio precedente, e più
elevato rispetto al valore
dell’indice calcolato per
le società di capitale
piemontesi (6,16%) e italiane (7,05%).
Nel triennio 2011-2013
l’aggregato delle società
di capitale della provincia
di Cuneo è stato, inoltre,
in grado di trasformare
i ricavi delle vendite in
utili, come dimostrato dal
valore sempre positivo
dell’indice ROE, nel
2013 pari al 2,47%. Il
valore dell’indice appare,
anche in questo caso, più
elevato rispetto a quelli
conseguiti dal campione
nazionale (1,00%) e in
controtendenza rispetto
al corrispondente piemontese (-1,74%).
La redditività del capitale
investito, ovvero il ROA,
registra nell’arco temporale considerato una
dinamica contrastante:
nel 2013 il rendimento
percentuale conseguito
dagli investimenti aziendali risulta pari al 3,18%,
valore superiore a quello
del 2012, ma inferiore a
quello del 2011, collocandosi, tuttavia, su livelli
più elevati rispetto ai
corrispettivi valori dell’indice regionale (1,08%) e
nazionale (2,00%).
ANALISI
DETTAGLIATA
«L’analisi rappresenta con grande cura gli
andamenti dell’economia della provincia di
Cuneo, nei suoi punti di
forza come nei suoi punti
deboli – ha dichiarato
Nicola Gaiero, presidente dell’Ordine dei Dottori
Commercialisti ed Esperti
Contabili della provincia
di Cuneo. Una ricerca
utile a tutti gli operatori
di tutti i settori che voglio
conoscere, con dovizia di
particolari, le caratteristiche dell’imprenditoria
locale. L’analisi dimostra con quanta cura e
passione gli imprenditori
della provincia di Cuneo
investano e operino nelle
proprie aziende (uno per
tutti l’incidenza degli
oneri finanziari sul fatturato, metà rispetto al
dato nazionale). Leggendo fra i numeri si comprende il rilevante sforzo
degli imprenditori del
Cuneese in un momento
estremamente difficile.
Si percepisce immediatamente come le aziende
locali contribuiscano
oltre la media al prelievo
fiscale».
PERFORMANCE
Per quanto riguarda la
performance finanziaria e patrimoniale, gli
indicatori illustrano una
situazione provinciale
caratterizzata da un equilibrio finanziario critico,
ma da un buon livello
di solidità patrimoniale,
un basso indebitamento
rispetto al patrimonio
netto e un’incidenza del
costo dell’indebitamento
finanziario sul volume
d’affari che colloca
l’aggregato in una
condizione ampiamente
favorevole.
LIQUIDITà
Nel 2013, infatti, l’indice
di liquidità immediata,
che misura complessivamente la capacità delle
aziende di far fronte agli
impegni a breve attraverso l’utilizzo del capitale
81
(0,36), a testimonianza di situazioni
di piena sostenibilità del debito nel
medio-lungo periodo.
IMMOBILIZZAZIONI
L’indice di copertura delle immobilizzazioni denota una buona
capacità di coprire correttamente
le rispettive immobilizzazioni da
parte delle aziende cuneesi (1,12) e
in minor misura da parte di quelle
italiane (1,06), mentre il campione piemontese presenta un valore
dell’indice al limite della criticità
(0,95).
circolante (escluso il magazzino)
risulta, pari a 0,59, segnalando una
situazione di squilibrio finanziario
critica, in linea con il biennio 20112012. La situazione appare critica
anche a livello piemontese (valore
dell’indice pari a 0,73), mentre a
livello italiano si registra un indice di
liquidità sufficiente (0,90).
82
PATRIMONIO
Dal punto di vista patrimoniale, il
livello d’indebitamento rispetto
al patrimonio netto del campione
cuneese appare notevolmente contenuto (Debt/Equity ratio pari allo
0,37), analogamente a quanto si rileva per gli aggregati delle società di
capitale piemontesi (0,39) e italiane
INDEBITAMENTO
L’incidenza del costo dell’indebitamento finanziario sul volume
d’affari, molto contenuta per il
campione cuneese (0,98%), risulta
più elevata, e superiore alla soglia
limite del 2%, per l’insieme delle società di capitale piemontesi
(2,63%), mentre si colloca su un
livello sostenibile per quelle italiane
(1,87%).
83
Attualità
Rimborsi assicurativi, mancano
all’appello 126 milioni di euro
Nell’incontro con i vertici della Cia di Cuneo,
il viceministro alle Politiche agricole, Andrea Olivero,
ha fatto il punto sui fondi del cofinanziamento nazionale
«Durante l’incontro di sabato 4
luglio con il viceministro alle Politiche agricole, sen. Andrea Olivero,
svoltosi presso la Cia di Cuneo
- informa il direttore provinciale
della Cia Igor Varrone - è emerso
che ballano 126 milioni di euro tra
la disponibilità finanziaria e il fabbisogno di spesa per il contributo
ai rimborsi assicurativi agli agricoltori colpiti da eventi calamitosi nel
2014. La spesa ammessa a contributo è di 336,8 milioni di euro, e
di questi la quota massima di contributo erogabile del 65%, ovvero
219 milioni di euro. La disponibilità
però al momento è di 93 milioni
di euro, divisi fra i 70 dell’Unione
84
Europea e i 23 del cofinanziamento
nazionale».
A questo punto tocca al ministero
delle Politiche agricole farsi carico
dell’onere di reperire le risorse adeguate, ovvero quei 126 milioni di
differenza per garantire il rimborso
fino al 65%.
NUOVO APPORTO
Il viceministro Olivero è stato
chiaro ed il suo intervento è stato
molto apprezzato dai frutticoltori
presenti nella sede della Cia di
Cuneo.
«Relativamente all’aspetto assicurativo - ha dichiarato il sen. Olivero
– gli avvenimenti calamitosi che
ormai si ripetono annualmente e,
sempre più pesantemente, colpiscono il settore agricolo causando
danni serissimi alle colture, quelle
frutticole in particolare, richiedono
misure che non possono essere di
solo tamponamento.
Se da una parte c’è l’esigenza di
un coinvolgimento diretto nella
spesa assicurativa, come sta avvenendo, degli agricoltori, dall’altra
l’impennata degli eventi eccezionali richiede un apporto nuovo, di cui
ho già parlato e ne riparlerò con il
ministro Martina, per una possibile
integrazione delle spettanze relativamente a quanto avvenuto per i
rimborsi 2014».
85
Attualità
Psr, il Piemonte
rischia
di perdere
i fondi europei
Alla Regione Piemonte
rimangono ancora da spendere quasi 60 milioni di
euro già assegnati dall’Europa per il Piano di sviluppo
rurale 2007-2013, una cifra
che rischia di andare persa
se non troverà collocazione entro il 31 dicembre di
quest’anno.
ALLARME ROSSO
L’allarme, lanciato a fine
luglio dal quotidiano
economico “Il Sole 24
Ore”, è stato ripreso dalla
presidente del gruppo Lega
Nord in Consiglio regionale del Piemonte, Gianna
86
Gancia, che ne ha chiesto
conto in un’interrogazione
all’assessore all’Agricoltura,
Giorgio Ferrero: «Il Piemonte è l’unica delle Regioni
del Nord – ha attaccato
Gianna Gancia – con ritardi
così consistenti nell’impiego dei fondi europei per
l’agricoltura. In Lombardia
e Veneto al momento restano inutilizzate poco più
del 5 per cento delle risorse
assegnate, in Piemonte
siamo ad oltre il 14 per
cento…».
NESSUNA CERTEZZA
Citando il ministro delle
Politiche agricole, Maurizio
Martina, secondo cui “è
inaccettabile sprecare risorse che sono destinate a far
crescere l’agricoltura e che
invece rischiano di andare
perse”, Gianna Gancia si
è preoccupata nell’interrogazione anche del nuovo
Programma di sviluppo
rurale, sul quale non esistono certezze né sui tempi di
messa in opera, né, in particolare, sull’“insediamento
giovani” e sulla tipologia
dei fondi previsti.
CONTROMOSSE
Nel merito dei dati, l’assessore Ferrero ha precisato
che “al 20 luglio risultano
ancora da pagare 56,9
milioni di euro di quota
FEASR, pari al 12,9% della
dotazione complessiva per
l’intero periodo 20072013”. Una percentuale di
avanzamento, rileva l’assessore, “in linea con la media
delle Regioni italiane più
sviluppate”.
«Al fine di evitare il disimpegno automatico dei
fondi – osserva l’assessore
-, il 3 giugno 2015 è stata
notificata alla Commissione europea una richiesta
di modifica del piano di
finanziamento del PSR,
approvata dal Comitato di
sorveglianza, concernente
lo spostamento di risorse da misure con minore
capacità di spesa principalmente verso le misure 111
- Azioni nel campo della
formazione professionale
e dell’informazione (6,1 milioni di euro) e 214 - Pagamenti agroambientali (7,7
milioni di euro)».
RIDURRE IL RISCHIO
Dette variazioni del piano
di finanziamento e la prosecuzione delle attività amministrative della Regione,
degli organismi delegati e
dell’Arpea, secondo Ferrero
“dovrebbero consentire di
ridurre il rischio di disimpegno automatico dei fondi”,
Attualità
fermo restando che “l’erogazione degli anticipi a valere sulla misura 214 potrà
essere disposta soltanto
dopo il 15 ottobre 2015 in
virtù del regolamento della
Commissione”.
NUOVO PSR
Quanto al nuovo Psr 20142020, il negoziato sulla
nuova proposta informale
prodotta dalla Regione il 16
luglio proseguirà nei mesi
di agosto e settembre in
vista di una approvazione
formale del Psr nell’autunno 2015.
«La nuova proposta di Psr
– rileva Ferrero - include
l’attivazione della sottomisura “Aiuti all’avviamento
di attività imprenditoriali
per i giovani agricoltori”
che prevede l’erogazione di
aiuti ai giovani agricoltori
per l’avviamento di imprese, l’insediamento iniziale e
Gianna Gancia rilancia in
Consiglio regionale l’allarme
del quotidiano economico
“Il Sole 24 Ore”: «Siamo la
Regione più in ritardo al Nord».
E l’assessore all’Agricoltura,
Giorgio Ferrero, spiega come
sta correndo ai ripari
l’adeguamento strutturale
delle aziende nella fase
successiva all’avviamento,
allo scopo di migliorare la
competitività delle aziende
agricole favorendo il ricambio generazionale mediante
l’insediamento iniziale dei
giovani agricoltori».
SOSTEGNO AI GIOVANI
Il livello previsto del sostegno è il seguente:
A) Domanda per insediamento di un solo giovane: 35.000 euro, con le
seguenti eventuali maggiorazioni:
− 10.000 euro se l’insediamento non avviene tramite
subentro in ambito famigliare;
− 10.000 euro se l’ insediamento avviene in zona di
montagna.
B) Domanda per insedia-
mento congiunto di due
giovani: 30.000 euro per
ciascun giovane, con le
seguenti maggiorazioni per
ciascun giovane:
− 7.000 euro se l’insediamento non avviene tramite
subentro in ambito famigliare;
− 7.000 euro se l’ insediamento avviene in zona di
montagna.
C) Domanda per insediamento congiunto di tre o
più giovani: 25.000,00 euro
per ciascun giovane, con le
seguenti maggiorazioni per
ciascun giovane:
− 5.000 euro se l’insediamento non avviene tramite
subentro in ambito famigliare;
− 5.000 euro se l’ insediamento avviene in zona di
montagna
e con un totale massimo
di 150.000 euro tra tutti i
giovani insedianti.
87
88
Ortofrutticoltura
Baby kiwi “Nergi”,
al via la 2a stagione
Appuntamento il 29
agosto a Carmagnola
per l’esordio del
nuovo “superfrutto”
piemontese sul
mercato nazionale
Dal 25 agosto fino agli inizi di novembre, si aprirà la seconda stagione
italiana del baby-kiwi Nergi®, che
vede l’esordio ufficiale sulle maggiori
insegne nazionali del “superfrutto”
piemontese, rilanciando l’immagine di
un’agricoltura di nuova generazione,
promossa a livello comunitario dal
“Club Nergi®” grazie alla partnership tra la società francese Sofruileg
(titolare del marchio Nergi®), l’Orga-
nizzazione di produttori Ortofruit Italia
(l’operatore italiano esclusivista del
diritto di commercializzazione in ambito nazionale), Primland e FruitWorld
(gli operatori rispettivamente incaricati
della commercializzazione su Francia e
Paesi Bassi).
KIWIBERRY
“Nergi” - identificativo del kiwiberry,
o “baby-kiwi” (Actinidia arguta) – è
stato così battezzato per evidenziare
l’assonanza con il termine “energia”
(energy in inglese), che enfatizza l’eccezionalità nutrizionale del prodotto,
ricco di vitamine, minerali e antiossidanti, motivo per cui andrà a completare la gamma dei piccoli frutti e sarà
affiancato all’esposizione di lamponi,
mirtilli, more e ribes. Simbolo perfetto di una frutticoltura che “cambia
pelle”, passando simbolicamente dal
kiwi classico che si sbuccia, al kiwiberry, che si mangia con la buccia e si
presenta naturalmente dolce, gustoso,
pratico multivitaminico ed energetico.
A CARMAGNOLA
Tra i vari appuntamenti promozionali
previsti per la stagione 2015, Nergi®
andrà in scena sabato 29 agosto, in
occasione della 66° Sagra nazionale
del Peperone di Carmagnola - all’interno del “Salone Peperò” curato da
Paolo Massobrio - come protagonista
insieme al peperone di “NergiPepper: una sfida italiana in cucina”,
un’avvincente competizione serale
tra alcuni food blogger selezionati a
livello italiano nell’ambito del progetto
nazionale “Qui da Noi” di FedagriConfcooperative.
89
Fiere
ll grano in festa
Sagra d’estate a Fossano
La grande tavolata alla rassegna del Catac
Ha riscosso un grande successo la
Sagra d’Estate del Catac di Fossano
che quest’anno è stata anticipata a
domenica 21 giugno.
Il Catac di Fossano (Centro di Assistenza Tecnica) è uno tra i pochi
Catac “sopravvissuti” quando la
Regione ha smesso di finanziare
questi organismi, nati per fornire
assistenza tecnica alle aziende agricole. Il gruppo fossanese ha deciso
di proseguire l’attività autofinanziandosi. Un’operazione semplice;
occorre svolgere un’attività davvero funzionale all’azienda agricola
perché questa accetti di pagare il
servizio. Ciò che ha consentito al
Catac di Fossano di crescere è stato
il fatto che i progetti non sono mai
caduti dall’alto ma hanno sempre
risposto alle necessità delle aziende
90
agricole della zona.
Il Consiglio direttivo, formato da
agricoltori, fin da subito, mettendo
da parte i propri interessi particolari
e puntando su iniziative in grado di
dare maggior valore ai prodotti e di
far ottenere il massimo reddito alle
aziende dei soci, ha tentato di trovare risposte adeguate alle domande di mercato.
Con il passare degli anni i soci sono
aumentati fino a raggiungere le
attuali 600 aziende non solo dal
Fossanese ma anche del Saviglianese e dal Braidese.
Il Catac di Fossano, quest’anno si
è nuovamente distinto portando in
piazza Dompè a Fossano la manifestazione dedicata al grano che è
uno dei principali protagonisti dei
contratti proposti dallo stesso.
Sulla piazza fossanese sono stati
esposti macchinari agricoli d’epoca
ed attuali per: lavorazione e preparazione della terra, semina, mietitura e trasporto del grano. Tra gli
espositori che hanno partecipato si
ricorda: l’Azienda Agricola Ambrogio F.lli di Fossano, Berardo Giovanni Battista, Busso e Galesio S.n.c.,
3 M di Dalmasso Franco, Gerbaudo
Giuseppe, Azienda Agricola Mana
F.lli di Trinità, Manassero Beppangelo, Mondino Giorgio, EMMETI
Srl – Modino Trattori, Panero F.lli di
Trinità, Panero Giuseppe, Officina
Meccanica Perona F.lli, Pettiti Elio,
Pirra Domenico, Gruppo Racca Srl,
Randazzo Gianni e Giuseppe, Taricco Antonio e Vaira Gianpaolo.
Nello stand è stato realizzato un
campo sperimentale artificiale in
Fiere
cui sono state presentate tutte le
varietà rientranti nel progetto di
ricerca “Special Wheat” realizzato
grazie al fondamentale contributo
della Fondazione Cassa di Risparmio
di Cuneo ed alla collaborazione del
Consorzio Agrario delle Province del
Nordovest, dell’università di Torino
“Dipartimento di Scienze Agrarie,
Forestali e Alimentari (DISAFA)”
e delle aziende agricole ospitanti
Abrate Silvio di Savigliano ed Abrate
Aldo di Fossano.
Le varietà presenti erano quelle
“Speciali” biscottiere, ad alto glutine, di forza, hard white, pigmentate e waxy e quelle utilizzate negli
ormai affermati contratti di filiera
diffusi su tutto il territorio provinciale ovvero le varietà del grano “Qualità” Bologna, Graindor ed Ovalo, le
varietà del grano “Progetto glutine”
Calabro, Jaguar, Excelsior e Musik e
le varietà del grano da seme Ambrogio ed Hekto.
Nello stand sono state esposte le
foto d’epoca delle famiglie Panero
di Bra “Bernardun” ed Ambrogio di
San Lorenzo di Fossano, il molino
da laboratorio del molino Gabutti
di Carrù, tutta l’attività CATAC ed i
vari contratti stipulati.
Durante la giornata erano inoltre
presenti l’Associazione Nazionale
Vigili del Fuoco Volontari – Delegazione di Fossano con la “Grisulandia” per i bambini e l’Associazione
fossanese “L’arte degli antichi mestieri” che ha intrattenuto i visitatori
con dimostrazione di lavorazioni
manuali.
Nella sala comunale Brout e Bon, i
collezionisti Castagno hanno esposto una ricca documentazione della
realtà contadina di inizio 900.
Interesse e curiosità anche per il
progetto “Gente di frazione” che
era diviso tra mostra fotografica e
video proiettato riportante alcuni
flash dei video realizzati in questi
primi mesi di attività.
La giornata è terminata con la cena
a cui hanno partecipato oltre 600
commensali che hanno potuto
gustare la carne alla brace degli
“Amici dei Boschetti” e i prodotti
locali forniti dalla Bottega fossanese
“Localmente”.
Prima di dare il via alla cena come
di consueto il presidente Raffaele
Tortalla, ha invitato il sindaco Davide Sordella (presente con l’assessore alle frazioni Cristina Ballario,
l’assessore ai Lavori pubblici Enrico
Castellano e il consigliere delegato all’Agricoltura Mario Barale) a
premiare con il titolo di “Fomna
Special” la sig.ra LUDOVICA BERTAINA vedova GALLO (classe 1930)
che vive a Gerbo di Fossano e di
“Galantòm” il sig. GIUSEPPE DANIELE (classe 1929) che vive in frazione
San Vittore di Fossano.
La Sagra continua negli anni ad
essere un evento importante,
soprattutto perché è un momento
di promozione del territorio e del
lavoro di ogni giorno delle imprese
agricole. Il grande successo riscosso dalla
manifestazione “Il grano in festa –
XVI° Sagra d’estate” è un segnale
importante che il territorio da alla
realtà agricola locale.
91
Roero,
una terra
facile da amare
Si chiama Roero ed è un
lembo di Piemonte in Provincia di Cuneo situato tra
le Langhe, il Monferrato e
la provincia di Torino.
E’ qui, su questa terra
Sabauda che vorrei, sia
pure virtualmente, portarvi in questo viaggio. Nel
corso delle tante puntate
televisive del mio programma Agrisapori abbiamo
spesso decantato i frutti e
le bellezze paesaggistiche
e architettoniche di questo
anfratto territoriale.
Si, perché il Roero è tutto
un susseguirsi di vigneti e
frutteti, boschi e orti, torri
e castelli il tutto straordinariamente incastonato nelle
rocche.
FASCINO
DELLE ROCCHE
Le rocche sono di fatto
l’elemento fondamentale
di questo paesaggio, un
fenomeno geologico di
erosione che ha origine
nella notte dei tempi, e che
continua ancora oggi in-
92
fluenzando la vita dell’uomo. Circa 250.000 anni fa
il fiume Tanaro per opera
dell’erosione di un altro
fiume subì una deviazione
del suo corso. L’evento,
definito dagli studiosi Cattura del Tanaro, provocò
una serie di sconvolgimenti
considerevoli nelle vallate
di scorrimento.
I corsi d’acqua del Roero
cominciarono ad arretrare verso la nuova valle
del Tanaro, creando forre
profonde e pittoreschi
calanchi sui terreni sabbiosi
dell’Astiano. Il fenomeno
millenario modellò così un
ambiente, visibile ancora
oggi, contrassegnato da
splendide colline che si alternano a voragini profonde che possono raggiungere alcune centinaia di metri
di dislivello.
E’ pertanto facile imbattersi, grazie alle pareti sabbiose, in guglie bellissime e
splendidi anfiteatri naturali.
Tutto questo rende l’ecosistema delle Rocche molto
delicato, sono infatti diversi
i microclimi che coesistono
in pochi metri di differenza
di altitudine. Si passa dal
secco delle creste sulle alture, all’umido degli ambienti
posti in fondo ai burroni.
Le terre sabbiose poi,
testimoniano un passato
remoto marino, motivo per
cui non è così difficile trovare incastrate tra le pareti
del terreno varie tipologie
di fossili.
NOBILE PASSATO
Attualmente sono poco più
di venti i comuni del Roero,
e ovunque registriamo la
presenza di un castello o di
una torre, come rimanenza di un antico maniero o
come un valido punto strategico per l’avvistamento.
E’ la conferma di un nobile
passato recente sapientemente miscelato con il
lavoro contadino. Nelle
vicinanze di Bra, la città
roerina più grande, possiamo viaggiare attraversando
la valle degli orti.
Qui la produzione agricola
propone ortaggi di prima
scelta e le tante serre,
osservate dalle colline
adiacenti, sembrano all’occhio umano richiamare il
mare di un tempo. Le serre
appaiono come una dolce
distesa di acqua.
FRUTTI PRELIBATI
I grandi castagni secolari
abitano parte del territorio
e la produzione di castagne si conferma di ottima
qualità.
Ci sono poi i noccioleti
con la famosa nocciola del
Piemonte, e i frutteti con
le rinomate pesche oppure
con le pere autoctone della
Madernassa.
E’ una pera straordinaria
in cottura ma, in tutta
sincerità, io l’apprezzo
molto anche cruda: solida,
compatta, dalla dolcezza equilibrata. Anche la
produzione delle fragole è
stata per decenni fonte di
redito per il comparto agricolo e ancora oggi sono
molte le famiglie contadine
che continuano a produrle.
IL VINO BUONO
Viaggiando si arriva così
al vino e quello buono qui
non manca di certo. Provo
sempre un grande piacere
nel vedere una presenza
sempre più evidente nei
ristoranti e nelle enoteche
d’Italia dell’Arneis, il bianco
del Roero per eccellenza,
e la cosa interessante è
che si trovano quasi tutte
le etichette, a conferma di
un’alta media qualitativa
del prodotto; così come il
grande rosso: il “Roero”
che, a mio modesto parere,
in certe sue espressioni
nulla ha da invidiare ai più
prestigiosi Barolo e Barbaresco, evidenziando quella
straordinaria versatilità che
il vitigno Nebbiolo può
esprimere a seconda del
territorio.
Poi ci sono la Barbera, la
Favorita, vini che assumono
differenti sfumature dovute
alle diverse esposizioni
delle vigne: quelle vigne
affascinanti, che rendono
questa terra, uno dei siti
più belli di tutta la regione
Piemonte.
93
Radici
I viaggi del Salce tra
le Langhe e il Monferrato,
alla scoperta di antiche
rocche, sapori, masche
e crutin
CRUTIN
Percorrendo le strade che
portano da una collina
all’altra e andando a
trovare i produttori di vino,
si può avere la fortuna di
visitare un Crutin.
E’ il termine dialettale che
contraddistingue le vecchie
cantine scavate nelle
rocche. Inutile dire che
oltre ad essere meravigliose sono un inconfutabile
documento del passato
quando, oltre al vino, venivano stivati all’interno gli
alimenti per il loro mantenimento ed erano il luogo
ideale per le veglie serali.
Uno dei Crutin più belli
lo trovate nel Comune di
Montaldo Roero, piccolo
paese famoso per il suo
rinomato Presepe Vivente
e per la borgata chiamata
“i Martini” dove l’aria è
pura e genuina e le case
sono circondate da castagneti secolari e generosi
noccioleti: un vero paradiso
terrestre dove la vita scorre
94
piacevolmente con il canto
della natura incontaminata.
Viverci è un privilegio per
pochi.
CIABOT
Ma c’è un altro elemento
tipico del mondo del vino
di questa terra. Se avrete
infatti l’occasione di passeggiare tra i filari di questi
bricchi, non sarà difficile
imbattervi in qualche classico Ciabòt (tipica costruzione in muratura destinata
al ricovero degli attrezzi e
non solo…) e, se vi verrà
da pensare che ognuna
di queste strutture abbia
una storia da raccontarvi
in sordina, sappiate già da
ora che non vi sbagliate.
Negli ultimi anni molti
Ciabòt sono stati ristrutturati e rivalutati alcuni solo
come pura espressione di
architettura rurale, altri
sono diventati sale di degustazione e in un caso parte
integrante di un complesso
per la ricezione turistica
con all’interno due stanze da letto. La gente del
Roero, quella autoctona
può apparire, a chi viene
da fuori, un pochino
testona, fredda, chiusa
e diffidente, piemontesi
classici in poche parole,
ma quando entri nei loro
cuori ti accorgi subito di
come l’apparenza possa
ingannare.
Sono persone vere,
oneste e affidabili, figli di
generazioni che hanno
sempre lavorato sodo:
sacrifici e sofferenza,
lavoro e rinunce.
DONNE O STREGHE?
In realtà tutta la storia
del Roero è una storia
antica, fatta di famiglie
nobili e di tanti anonimi
contadini, ricca di leggende e di Masche. Già,
le Masche.
Se ne parla da secoli,
probabilmente dalla fine
del 1400: le Masche
sono Donne o Streghe?
Le tradizioni narrano di
donne che vivono da
sole, lontano dal paese,
spesso in cascine isolate
circondate da fitti boschi.
La vedovanza riecheggia
sovente e la povertà in
conseguenza al triste
evento.
Mendicano, sono aggressive o forse spaventano
solo con le loro trasformazioni, di sicuro sono
premonitrici di sventura
e non te le levi di dosso:
sono loro a decidere di
andarsene.
Sulle Masche la fantasia
popolare non ha limiti ed
bello ascoltare alla sera di
fronte al camino, al fianco della stufa, o meglio
ancora in un Crutin gli
anziani che raccontano le
storie udite sin dalla loro
infanzia.
D’altronde anche queste
storie sono Roero.
95
Attualità
Quando produrre birra
diventa un’attività agricola
Nelle attività connesse la legge
ammette l’acquisto di prodotti agricoli da terzi per ampliare
la gamma dei beni trasformati
dall’azienda.
Sono, tuttavia, necessarie tre
condizioni: che sia rispettata la
prevalenza dei prodotti propri
rispetto a quelli acquistati, che
i beni acquistati siano riconducibili allo stesso comparto produttivo in cui opera l’imprenditore agricolo (allevamento,
ortofrutta, viticoltura, floricoltura, cerealicoltura ecc.) ed,
infine, che i prodotti acquistati
subiscano una manipolazione
e/o trasformazione.
TRASFORMAZIONE
La circolare del 15
novembre 2004
n° 44 E “Norme in materia
di attività
agricole” relativamente
alla questione della
“trasformazione”
precisa
che in
questo
96
caso i beni ottenuti da prodotti
agricoli acquistati da terzi devono
rientrare nella tipologia di appartenenza dei beni ottenuti dalla
trasformazione dei prodotti
propri. Il mancato verificarsi di
tali condizioni, determina l’impossibilità delle agevolazioni previste
dal Testo Unico sulle Imposte dirette che, infatti, recita: “Occorre
tuttavia precisare che, qualora i
beni ottenuti dalla trasformazione
di prodotti agricoli acquistati da
terzi non rientrino nella tipologia
di appartenenza dei beni ottenuti
dalla trasformazione dei prodotti
propri, viene a mancare il presupposto di accessorietà e strumentalità rispetto all’attività agricola
principale, con la conseguenza
che i relativi redditi non rientrano nel campo di applicazione
degli articoli 32 e 56-bis del
TUIR”.
ATTIVITà CONNESSA
Pertanto, la produzione di birra per essere
considerata “attività
connessa” deve derivare anche dalla
trasformazione
dell’orzo da
birra (distico)
prodotto dal
medesimo
agricoltore. Inoltre, deve
consegnare l’orzo (proprio
e acquistato) al maltificio
(questa fase viene fatta
da ditte specializzate)
che restituirà il malto
per produrre la birra.
LAVORAZIONE
La maltificazione è il
processo di germinazione dei cereali necessari
alla produzione della
birra (orzo o altri) e che
si svolge in tre fasi, che
aiutano a liberare gli amidi dal
cereale.
In primo luogo, durante la macerazione, il cereale viene inserito in
una vasca con acqua e lasciato a
bagno per circa 40 ore.
Durante la germinazione, il grano
viene posto sul pavimento della
stanza di germinazione per circa
5 giorni.
L’obiettivo della germinazione è
quello di consentire agli amidi del
cereale di frazionarsi in piccoli
Sul piano fiscale,
si tratta di “attività
connessa” quando
l’orzo (distico)
viene prodotto dallo
stesso agricoltore
segmenti. Quando questa fase è
completa, il cereale viene indicato
come malto verde.
La parte finale del malto è la
torrefazione.
Qui, il malto verde passa ad una
temperatura molto alta in un
forno di essiccazione.
La variazione di temperatura è
graduale in modo da non
disturbare o danneggiare
gli enzimi contenuti nel
cereale.
Quando la torrefazione è
completa, il malto passa
al filtraggio.
Il successivo processo è la
macinazione.
Questo processo provvede
alla riduzione in polvere
dei pezzetti di cereale che
stanno per essere utilizzati
nel processo di birrificazione.
La macinazione del cereale
rende più facile l’assorbimento
dell’acqua che si mescola con gli
zuccheri estratti dal malto.
La macinazione può anche
influenzare le caratteristiche
finali della birra.
Una o più fasi, ma non tutte,
della produzione della birra
(processo produttivo) può
essere commissionata a terzi
(“esternalizzata”).
97
Ortofrutticoltura
Protocollo d’intesa
ad Alba per cinquemila
ettari di noccioleto
Il presidente della Regione
Piemonte Sergio Chiamparino, il direttore operations
di Ferrero international
Nunzio Pulvirenti e il
presidente di Ismea Ezio
Castiglione hanno firmato
ad Alba un protocollo di
intesa sullo sviluppo della
coltivazione della nocciola
piemontese.
CINQUEMILA ETTARI
Il protocollo prevede che
ciascuna parte per la sua
competenza si impegni
a favorire l’impianto di 5
98
mila ettari di nuovi noccioleti tenendo conto dell’intera filiera, dalla messa a
dimora delle piante fino
al finanziamento degli
impianti.
La Regione opererà attraverso le apposite misure
del PSR; Ismea attraverso
il credito agevolato e la
consulenza; Ferrero sul
piano tecnico, sulla base
della esperienza acquisita
in tutto il mondo nella coltivazione della nocciola, e
nell’acquisto del prodotto.
A settembre partirà un
gruppo di lavoro per la
realizzazione del progetto. L’intesa non prevede
accordi commerciali, che
dovranno essere assunti in
seguito autonomamente
dalle parti, tra i coltivatori
con le loro organizzazioni
e la Ferrero.
IL METODO
Intervenendo nel corso
dell’incontro, il presidente
Chiamparino ha parlato di
una “operazione innovativa, un metodo che si può
estendere ad altri com-
parti. Abbiamo deciso di
firmare questo protocollo
proprio ad Alba per rendere omaggio alla città dove
la Ferrero è nata. Considero Alba un punto di riferimento per il Piemonte,
un modello di economia
comunitaria che riesce a
tenere insieme la presenza
di una delle prime multinazionali italiane con un
territorio diversificato dal
punto di vista industriale e
a grande attrattiva turistica: è una specializzazione
nella quale deve cimentar-
si la nostra regione.
Infine, è importante
ricordare che con questo accordo si rilancia la
coltivazione delle nocciole
in zone con una vocazione
agricola più marginale: il
protocollo è quindi anche
un modello del modo in
cui vogliamo utilizzare i
fondi europei per sostenere e rilanciare lo sviluppo
aziendale ed economico di
tutte le realtà produttive
del nostro territorio”.
FILIERA VIRTUOSA
L’assessore regionale
all’agricoltura Giorgio Ferrero ha sottolineato quanto rappresenti per il Piemonte la coltivazione della
nocciola: «Un comparto
che ha una collocazione
importante nell’agroalimentare piemontese, con
una superficie coltivata di
oltre 15 mila ettari e più di
8 mila imprese impegna-
Regione Piemonte,
Ferrero International e
Ismea hanno siglato un
accordo per lo sviluppo
della coltivazione della
nocciola piemontese
te. L’intesa si occupa di
tutta la filiera, gli accordi
commerciali li lasciamo
naturalmente alle parti.
Ma è di grande importanza la scelta della Ferrero
di voler radicarsi ancora di
più in Piemonte e l’impegno economico e tecnico
della Regione Piemonte e
di Ismea».
ALBA CAPITALE
Nunzio Pulvirenti, direttore operations di Ferrero
international, ha voluto
ricordare che “qui ad Alba
siamo nati, qui siamo
cresciuti e da qui siamo
andati in tutto il mondo
avendo come base della
nostra attività la nocciola.
Con grande gioia faccio qui questo discorso,
pronti ad essere la punta
avanzata di quanto stiamo
facendo in tutto il mondo,
fornendo un supporto
non solo commerciale, ma
anche tecnico”.
STRUMENTI FINANZIARI
“Esprimo piena soddisfazione – ha dichiarato il
presidente Ismea Ezio Castiglione - per il coinvolgimento del Piemonte in un
progetto ambizioso che fa
leva sull’interprofessione
e sull’innovazione, due
elementi strategici per la
modernizzazione del settore agricolo italiano.
Ismea mette a disposizione il suo know how nelle
azioni di carattere tecnicoeconomico e provvederà
a declinare, in funzione
delle finalità del progetto
e in coerenza con i PSR
regionali, il set di strumenti finanziari che gestisce
come le agevolazioni per
i giovani imprenditori
agricoli, le garanzie per
l’accesso al credito e le
partecipazioni nel capitale
di rischio”.
99
Ortofrutticoltura
Frutta estiva
di qualità
La Granda spera
nei consumi
Buoni riscontri dai frutteti, anche se
è presto per i bilanci. Cresce la richiesta,
dopo anni di calo. In evidenza i piccoli frutti
Nonostante una primavera che ha
riservato alla Granda molti temporali, spesso anche violenti e associati
a grandinate, la frutta estiva è di
qualità.
I piccoli frutti, come mirtilli e lamponi, ad esempio, sono particolarmente ricercati perché incontrano
sempre più il gusto dei consumatori,
italiani e non solo.
PICCOLI FRUTTI
«L’inizio della stagione frutticola è
stato senza dubbio positivo - commenta Alberto Giordano, presidente
sezione ortofrutticola
di Confagricoltura Cuneo -.
C’è molto interesse, infatti, da parte
del mercato nei confronti dei piccoli
frutti, sempre più richiesti anche
all’estero, così come buona è la risposta del mercato alle nostre susine
di varietà ramassin».
100
OTTIMA QUALITà
Le grandinate e i forti temporali
hanno causato qualche danno su
alcune varietà di albicocche, ma
dopo un primo momento di esitazione, anche questa tipologia di frutto
sta riservando buone soddisfazioni
ai frutticoltori cuneesi: «La qualità
è ottima – afferma ancora Giordano – e come già avvenuto lo scorso
anno, il mercato mostra particolare
interesse soprattutto per le varietà
più tardive.
Auspichiamo che i segnali fin qui incoraggianti si registrino anche sulla
campagna delle pesche e nettarine,
aiutando il comparto a riprendere
quota dopo un 2014 a dir poco
difficile.
Tracciare un bilancio è prematuro,
tuttavia il caldo ha positivamente
influito sui frutti, che si prospettano
di assoluta qualità.
Ci auguriamo che la richiesta da
parte del mercato e il consumo di
frutta fresca aumentino, complici
anche l’afa e il calore, favorendo
così la risalita dei prezzi riconosciuti
ai produttori».
IL BORSINO DEI CONSUMI
Quest’anno, dopo oltre un decennio di calo, i consumi di frutta in
Italia sembrano leggermente risalire,
con un incremento stimato del 5%
rispetto all’anno scorso.
Ma siamo ancora molto lontani dai
consumi del 2000.
In generale, infatti, tra il 2000 e il
2014 gli acquisti pro capite di frutta
e ortaggi freschi sono scesi nel nostro Paese tra il 12 e il 15%.
A questo si aggiunge una non adeguata redditività del comparto, con
prezzi che sovente faticano a coprire
i costi sostenuti.
Attualità
Enrico Allasia,
neo presidente
Confagricoltura
Cuneo
Imprenditore agricolo
di Cavallermaggiore,
sostituisce Oreste Massimino
Enrico Allasia
Enrico Allasia, 45 anni,
imprenditore agricolo di
Cavallermaggiore è il nuovo presidente di Confagricoltura Cuneo. Già vice
presidente dell’associazione
agricola provinciale nel precedente mandato, è presidente della sezione Risorse
boschive di Confagricoltura Piemonte, consigliere
nazionale dell’Associazione
pioppicoltori e membro
della Commissione nazionale del pioppo. Sostituisce
alla guida dell’organizzazione Oreste Massimino ed è stato nominato
dal Consiglio al termine
dell’assemblea annuale che
si è svolta sabato 11 luglio
a “La Storta Resort” di
Genola. Rinnovato anche il
Consiglio direttivo.
Enrico Allasia, perito
agrario, sposato e con due
figlie, conduce insieme al
fratello e ai cugini l’azienda
“Allasia Plant”, impresa
vivaistica forestale di riferimento a livello nazionale,
con sede a Cavallermaggiore, che negli ultimi anni ha
diversificato nelle energie
rinnovabili (biomasse).
101
Formazione di Luca Ternavasio
Quel concime che
ci ha fatto maturare
La quinta ITA della Scuola Salesiana di Lombriasco, con studenti e docenti...mimetizzati
Sono oramai trascorsi
cinque anni dal nostro
“ingresso” a Lombriasco.
Si potrebbero riempire
pagine e pagine descrivendo ogni singolo aspetto,
ogni singola emozione,
ogni singola persona che ci
ha aiutato ed incoraggiato,
oppure affogare i ricordi in
un inutile stato di insipida
malinconia. E invece no, ci
spiace.
Oggi, noi V ITA, siamo qui
a testimoniare, come non
mai, quanto ci sia stato
dato in questo Istituto,
quante lezioni di vita e
quanto affetto è stato sparso tra i banchi, a mo’ di
concime, tanto per rimanere in tema. Un concentrato
unico, difficile da preparare
102
per i nostri tutori.
Sì, avete capito bene: tutori. Non chiamateli professori o insegnati, altrimenti
cadreste in un clamoroso
errore. Un tutore, senza
nulla togliere alle altre figure d’insegnamento, è qualcosa di diverso, difficile da
descrivere, che sa trasmettere tutto ciò che un futuro
professionista ha bisogno
con passione e amore senza far venir meno la tecnica. Ovvio, tutto ciò è stato
contornato da rimproveri
e incitazioni a “far meglio
e di più” poiché noi, futuri
Exallievi, avremmo dovuto
“far la differenza”, non
solo in campo tecnico, ma
anche in quello umano, riprendendo uno dei motti di
Don Bosco: “buoni cristiani
e onesti cittadini”.
Noi, V ITA, non sappiamo
ancora se in un futuro
prossimo faremo davvero
la differenza in un mercato
tanto vario ed in continua
espansione. Possiamo
però affermare in tutta
certezza che abbiamo
speso, e spenderemo, ogni
nostra singola energia in
tale direzione, senza mai
dimenticarci chi ci è stato a
fianco e sopportato, dalla
persona del direttore, don
Genesio Tarasco, al preside,
Marziano Bertino e tutto il
collegio d’insegnanti.
Oggi, terminate le sessioni dell’esame di Stato,
siamo qui a ringraziarvi
personalmente, a uno a
L’“arrivederci”
alle Scuole
salesiane di
Lombriasco
da parte dei
neo diplomati
della quinta
Ita
uno, per tutte le energie
che avete investito in noi,
credendoci per davvero e
accompagnando molti di
noi al “cento”, altrettanti al
“novanta” ed altri ancora a
valutazioni molto elevate e
soddisfacenti.
Grazie, grazie davvero per
la vostra disponibilità e per
quel tanto famoso spirito
salesiano che avete saputo
trasmettere perfettamente
e che noi, senza il vostro
aiuto, difficilmente avremmo colto.
Non è una straziante lettera d’addio, ma un semplice
arrivederci; ritorneremo
tutti in Casa a Lombriasco,
magari un po’ cresciuti e
cambiati, in quel luogo
tanto speciale e unico da
cui tutto ha avuto inizio
in un’assolata mattina di
settembre.
E’ giunta l’ora d’andare,
arrivederci Lombriasco.
103
I giovani
contadini
maturano
a scuola
104
105
106
Agenform Consorzio - Istituto Lattiero-Caseario e delle Tecnologie Agroalimentari - 25° Corso di specializzazione post-diploma
I casari del futuro
arrivano da Moretta
L’istituto di Agenform è l’unico che organizza sul territorio italiano
un corso della durata di 1200 ore ad indirizzo lattiero-caseario
Si è concluso ad inizio
luglio il 25° corso di specializzazione post-diploma
tecnico della trasformazione agroalimentare – lattiero-caseario, organizzato
da Agenform presso la
sede operativa dell’Istituto
lattiero caseario e delle tecnologie agroalimentari di
Moretta, edizione che si è
svolta nel 25° anniversario
di attività formativa.
Il corso ha preso avvio il 10
novembre 2014 per una
durata di 1200 ore: 720
dedicate all’insegnamento
teorico-pratico nella sede
di Moretta e le restanti 480
organizzate in stage presso
caseifici di azienda agricola,
artigianali ed industriali.
PROFILO EUROPEO
Attualmente AgenformConsorzio è l’unica struttura formativa che organizza
sul territorio italiano un
corso della durata di 1200
ore ad indirizzo lattierocaseario, utilizzando le
risorse messe a disposizione
dall’Unione europea e dalle
istituzioni nazionali e locali
per favorire l’occupazione.
Il percorso offre ai giovani
una preparazione tecnica,
con opportunità di approfondimento di tecnologia
lattiero-casearia, chimica,
microbiologia, igiene, impiantistica e gestione
dell’autocontrollo. Numerose le lavorazioni pratiche
in caseificio didattico, che
consentono di imparare il
mestiere attraverso esperienze produttive, confrontandosi sul campo con
tecnici e docenti.
cupazione; per gli altri sono
in corso valutazioni e colloqui. I giovani in uscita dalla
formazione sono seguiti
dall’agenzia, che collabora
con le aziende anche per i
servizi al lavoro. Tra queste
iniziative Garanzia Giovani
che, nell’ambito del piano
europeo per la lotta alla
disoccupazione giovanile,
offre alle persone tra i 15
e i 29 anni l’opportunità di
svolgere un tirocinio con
indennità, finalizzato ad
un successivo inserimento
lavorativo con agevolazioni
anche per le imprese.
«Con la fiducia che la passione casearia aiuti i giovani
a trovare gli strumenti per
costruire il proprio percorso
professionale e di vita» è
l’augurio dei formatori a
tutti gli allievi che hanno
appena concluso l’esame.
GIOVANI CASARI
Sono 15 i futuri casari, provenienti da diverse regioni
italiane, che nel 2014/2015
hanno frequentato il
percorso con dedizione. Il
50% ha già trovato un’oc-
107
Formazione
La gioia di un lavoro
che non è fine a se stesso
Il saluto di don Genesio Tarasco, che
dopo dodici anni lascia la direzione
della Scuola di Lombriasco
Genesio Tarasco
“Settembre, andiamo. E’ tempo di
migrare”. Così si introduce Gabriele
D’Annunzio nella poesia I Pastori.
Anche per noi Salesiani settembre
è tempo di cambiamenti di ruoli, di
spostamenti di casa, il tutto contenuto in una parola poco usata, ma
estremamente efficace: “obbedienza”.
Dopo dodici anni di direttorato,
lascio la casa di Lombriasco per una
nuova destinazione: Vigliano Biellese. Mi attende una missione simile
alla precedente, ma del tutto nuova:
passo dal mondo agricolo a quello
della formazione professionale, in
un territorio di tradizione tessile ed
industriale.
Mi pareva giusto prima di partire, salutare quegli amici, che in questi anni
hanno sostenuto il mio lavoro e che
mi hanno affiancato nel coltivare uno
dei miei interessi principali: formare i
giovani per una nuova imprenditoria
agricola, cercando di vincolarli al lavoro dei campi, spronandoli ad amare
la terra e ciò che in essa si muove,
aperti ad ogni innovazione che possa
ridurre la fatica dell’uomo e soprattutto interessati ad una cooperazione
all’interno di questo settore, per far
sì che a nessuno manchi il necessario
per una vita dignitosa.
Mi sembra che la Scuola di Lombriasco, sia stata finora all’altezza del suo
compito, anzi in questo momento si
108
sta muovendo in maniera serrata per
aprirsi ad orizzonti più ampi, per un
lavoro in rete che valichi i confini non
solo del Piemonte, ma anche dell’Italia, in una visione europea prima e
ancora più vasta in seguito.
Il dono che ci ha fatto Papa Francesco
della lettera Enciclica “Laudato sii” è
provvidenziale in questo momento di
ripensamenti e di profonda riflessione sugli investimenti che si debbono
fare, di come impiegare le risorse,
di come gestire il profitto, di come
sfruttare quel bene comune che è
la terra, accolta come dono di Dio e
messa a disposizione di tutti, perché
a ciascuno sia garantito un equo
sostentamento. E’ una voce che non
deve “gridare nel deserto”, ma che
sfruttando il momento favorevole,
scuota le coscienze e riporti tutti a
quel giuso rapporto che dobbiamo
avere con il creato.
Cari amici, la gioia di un lavoro che
non è fine a se stesso o esercitato per
il mero guadagno è il segreto direi
“quasi rivoluzionario”, anche se vecchio quanto il mondo, per ritrovare
quegli spazi e quei tempi atti a dare
alle nostre persone una dimensione
umana, che diversamente si rischierebbe di perdere, a ricuperare il valore
di quelle relazioni interpersonali che
sono la ragione del nostro esistere.
Per questo, “essere all’avanguardia”, e per noi di Lombriasco “essere
scuola di eccellenza”, comporta lottare per un rinnovato rispetto per la
Madre Terra, oggi inquinata, violata,
sfruttata in maniera irrazionale; esige
la riscoperta di quei valori che danno
senso all’innovazione tecnologica,
alla ricerca scientifica, alle competenze professionali, senza i quali tutto
quanto diventa tecnicismo senz’anima, privando l’uomo di quell’orgoglio
e di quella soddisfazione legittimi,
che devono accompagnare i suo
lavoro.
Mentre ringrazio tutti per la simpatia
che mi avete sempre dimostrato e le
opportunità che mi avete generosamente offerto, vi consegno queste
brevi riflessioni che mi sgorgano
spontanee dal cuore, in questo
momento particolare della mia vita,
perché ovunque ci troviamo possiamo
conservare quei legami di reciproca
stima ed amicizia, che renderanno
certamente piacevole il reincontrarci, il ricordare insieme esperienze
vissute, il raccontarci nuove avventure
intraprese.
Ai giovani, impegnati nell’imprenditoria agricola, lascio una parola
di incoraggiamento perché siano
determinati nel perseguire i loro
ideali, non si lascino scoraggiare
dalle difficoltà, abbiano il coraggio
di lottare compatti nella difesa degli
interessi di categoria, ma senza mai
far spazio alle ingiustizie o a riduttivi
e talora meschini interessi di parte.
Sappiano guardare con fiducia al loro
futuro, aperti all’acquisizione di quelle competenze che potranno renderli
credibili nel mondo in cui si dovranno
muovere.
A tutti auguro un gran bene e tanta
felicità, senza tralasciare un ricordo
nella preghiera perché il Buon Dio benedica la vostra fatica di ogni giorno
e dia compimento alle aspirazioni più
profonde che portate nel cuore.
Anche se mi pare di aver assunto il
tono di un Patriarca che si congeda dia suoi figli, vi saluto con tanta
simpatia ed affetto, con il proposito
di non abbandonare quel mondo
agricolo che tanto mi affascina.
Sac. Genesio Tarasco
109
Seminativi
Quando il grano
diventa un bene rifugio
Gli effetti della crisi greca sull’andamento dei mercati
future con consegna a settembre 2015.
Ma le contrattazioni escludono i produttori
In controtendenza al crollo fatto registrare dai mercati finanziari, è la corsa
ai beni rifugio che spinge ad un forte
aumento dei prezzi di tutte le materie prime agricole, con il prezzo del
grano che nei giorni cruciali della crisi
greca ha aperto in aumento di quasi il
110
15 per cento rispetto alle quotazioni
al Chicago Bord of Trade (CBOT), il
punto di riferimento mondiale delle
commodities agricole.
E’ quanto emerge da una analisi della
Coldiretti sugli effetti della crisi greca
sull’andamento dei mercati future
del grano con consegna a settembre
2015.
Anche se rimangono ben al di sotto
di livelli remunerativi – sottolinea la
Coldiretti - si sta verificando a
livello internazionale una decisa
scossa per le principali produzioni
oggetto di contrattazione sui mercati
a termine, dal grano tenero al mais.
Le fluttuazioni dei prezzi delle materie
prime agricole sono sempre piu’ condizionate dalle situazioni economiche
e sociali internazionali sulle quali si
innestano facilmente le speculazioni che si spostano con facilità dai
mercati finanziari a quelli dei metalli
preziosi come l’oro fino a quelli di
grano, mais e soia.
Il risultato è una insostenibile instabilità dei prezzi dei prodotti agricoli che
dipende sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta
e sempre piu’ dai movimenti finanziari.
Gli andamenti positivi – osserva Coldiretti - non si trasferiscono mai agli
agricoltori che invece sono costretti
spesso a subire le riduzioni delle
quotazioni con compensi del tutto
inadeguati.
111
Radici
di
Aldo Ponso
Al santuario del Laus
il profumo del mistero
chiesa, che per l’appunto non vede
mai fiori; talora seguono i pellegrini
anche durante il loro ritorno a casa.
UNA TESTIMONIANZA
Ma eccone di seguito una
toccante testimonianza, colta dal
sottoscritto dalla bocca stessa
dell’interessata, che ricordiamo
come possibile interpretazione,
possedeva da ragazza una capretta
di nome “Titina”, come quella di
nome “Rousseta” della veggente
“Benoita”, cui era affezionatissima...
Ma sentiamola...
Il mese della Madonna ci porta ad
un suo Santuario per un fenomeno
strano: i profumi del Santuario del
Laus sono una realtà? Eccone una
testimonianza di “Madalena Persej”
l’autrice del celebre “Birucin” dei
malgari.
NESSUNA SPIEGAZIONE
Da anni gli studiosi si sbizzarriscono
nel tentare una soluzione allo
strano fenomeno dei profumi
misteriosi che di tanto in tanto si
fanno sentire al vicino Santuario del
Laus. La soluzione scientifica non è
112
venuta finora e, difficilmente potrà
venire al di fuori della fede nei fatti,
ormai approvati anche dall’autorità
ecclesiastica, accaduti alcuni secoli
or sono. Qui la Madonna è apparsa
molte volte a Benedetta Rencurel,
preceduta sovente da quegli stessi
profumi che negli anni successivi
(e tuttora) accadono. Ultimamente
ne è uscito anche un testo, molto
documentato, di un noto agente di
polizia criminale francese... I profumi
non guardano in faccia a nessuno:
sia buono che cattivo; si fanno sentire
improvvisi e anche all’interno della
8 LUGLIO 2014
«Mi chiamo Maddalena Ghibaudo,
sono italiana e vivo a Saluzzo
(Cuneo), in via della Croce, 15. Ho
lavorato per una cinquantina di
anni come malgara sui Monti delle
Meraviglie in quel di Casterino, con i
miei familiari, di cui ora è rimasto un
solo fratello. Voglio rendere presente,
per quanto possibile, l’esperienza
avuta al Santuario del Laus il giorno
8 luglio 2014; località che avevo
desiderato tanto raggiungere, anche
per ringraziare la Madonna dell’olio
della lampada, con cui avevo unto
il fratello e la cognata, gravemente
ammalati, e che ne avevano
tratto grande benefizio. Ho avuto
l’occasione di raggiungere il Laus
grazie alla gentilezza di alcuni amici.
Ed eccomi alla bella e “profumata”
esperienza che vi voglio narrare».
ALONE MISTERIOSO
«Dopo la santa messa del mattino,
verso le 15 del pomeriggio, me
ne sto seduta in giardino, quando
mi viene improvviso il desiderio di
portarmi alla chiesa. Apro la porta
centrale: mi sembra vuota, mi fermo
un attimo sulla soglia, e parlo con
Benedetta di un particolare che ci
unisce ambedue: della mia capretta
“Titina”, tanto amata dalla mia
cara sorella Stefana, ora defunta, e
così simile alla sua “Rousseta”. Con
questi pensieri faccio alcuni passi in
avanti. Improvvisamente, mi investe
un profumo intenso, indefinibile,
simile a quello delle viole, dei lillà,
della lavanda... Quasi grido: “che
profumo!” Sulla mia destra si
affaccia un prete con la barba, forse
un confessore, che esclama: “Che
c’è?” Non faccio caso e proseguo
lentamente verso l’altar maggiore,
mentre quel profumo si affievolisce.
Mi inginocchio sulla lastra tombale
La straordinaria
testimonianza della
malgara Maddalena
Ghibaudo, coinvolta
l’anno scorso
in un’esperienza
indimenticabile
della veggente. Ed eccomi di nuovo
avvolta e con intensità maggiore
da quell’alone di profumi. Mi sento
come sotto una cappa densa di
sentori indistinti e fusi, più delicati
dei precedenti, come olezzi, aromi o
fragranze di mughetto, muschio e del
mio buon fieno appena falciato... Le
parole non possono esprimere quello
che provo».
MESSAGGIO PERSONALE
«Il fenomeno dura alcuni minuti,
tempo necessario per raccomandare
i miei cari ammalati, i miei problemi
piccoli e grandi... Mi alzo, fuori di me,
sconvolta verso l’uscita per chiamare
gli amici perchè vengano anch’essi,
mentre l’alone profumato svanisce,
lasciandomi sola col mio pensiero
rustico: “Ma io sto perdendo la
testa!”
Con loro entro nuovamente in
chiesa, ma non ritorna nessuna
sorpresa: il silenzio che vi regna è
ancora maggiore del solito. Però
ora, a mente sana, comprendo la
tenerezza di Benedetta nei miei
riguardi: forse anche perchè a lei non
capita spesso di incontrarsi al Laus
con un’altra donna, così “pazza” per
una capretta, come forse lo era stata
lei da ragazzina. E a modo suo, me
l’aveva voluto dire».
LAUS PER SEMPRE
«Durante il mio lavoro sulle
montagne dietro alle mandrie, ho
avuto modo di far visita a Laghet,
la Fenetre, Valmala, Sant’Anna di
Vinadio, la Brigue, ma ormai il mio
pensiero correrà per sempre al Laus,
ove Qualcuno “ a modo suo” mi ha
parlato e mi ha rubato il cuore».
113
Ottime opportunità per
l’agricoltura piemontese grazie
al Bambù Gigante OnlyMoso
I primi in Europa a realizzare impianti di bambù gigante
a scopo commerciale ed industriale.
L’Agricoltura negli ultimi
vent’anni ha subito continui mutamenti differenziandosi sia per il tipo di
colture sia per l’imprenditore stesso, che non è più
il semplice contadino di
una volta.
La maggior parte delle
colture tradizionali sono
poco remunerative e le
spese di gestione e tasse
sui terreni pareggiano e
spesso rendono negativi i
profitti ricavati dalle proprie coltivazioni.
Una delle più promettenti colture agricole
“alternative” è senz’altro
costituita dalla coltivazione del Bambù Gigante
OnlyMoso, proposta dal
Consorzio Bambù Italia di
Cattolica, grazie alla quale
potrete trasformare il
Vostro terreno in una vera
e propria miniera verde,
ricavandone germogli e
legname pregiato.
Il Bambù Gigante OnlyMoso è coltivato in tutto il
mondo ed è già presente
da anni anche in Italia.
È una specie rustica che
114
ben si adatta al clima
temperato della nostra
Penisola e può raggiungere 15-20 mt d’altezza
con un diametro di 15 cm,
sopportando temperature
fino a 25° sotto lo zero.
La proposta rivoluzionaria
ed innovativa di Onlymoso consiste nel fatto di
“trasformare“ il concetto
di coltivazione hobbystica
presente in qualche piccola realtà agricola italiana e
in diversi Giardini Botanici, in un progetto su larga
scala!
Onlymoso, attraverso il
Consorzio Bambù Italia,
sta organizzando la Filiera
Agroindustriale, totalmente Made in Italy, del Bambù Gigante OnlyMoso.
Le prospettive di mercato
sono molto interessanti: se
pensiamo che le applicazioni industriali ed alimentari del Bambù sono circa
1.500, ecco che allora è
subito spiegato il grande
interesse che sta attirando
questa nuova coltivazione
in tutta la nostra penisola.
Con la coltivazione del
Bambù OnlyMoso si
può essere, contemporaneamente, nelle Filiere
dell’agroalimentare, della
carta, del tessile, dell’edilizia, delle Biomasse,
dell’artigianato, ecc.
Il Consorzio Bambù Italia,
che attualmente si sta
occupando della gestione
e consulenza dei Bambuseti già impiantati ed
in continua realizzazione, si occuperà anche e
soprattutto del ritiro di
tutti i prodotti e della loro
allocazione presso le più
remunerative Filiere italiane ed estere.
La coltivazione di un
Ettaro di Bambù (che è la
superficie minima richiesta
per avviare un impianto)
può generare, a Bambuseto maturo, ricavi stimabili
in circa 40-50.000 euro/
ettaro/anno.
Dal punto di vista tecnico,
la coltivazione del Bambù Gigante Moso non
richiede né diserbanti né
trattamenti antiparassitari. È infatti una specie
vegetale molto rustica e
che auto produce sostanze
antimicotiche naturali.
La coltivazione del Bambù
Moso, inoltre, presenta
altri vantaggi: richiede
apporti idrici limitati,
costituisce un polmone
sempreverde in grado di
catturare nitrati nel suolo
e tantissima CO2 dall’aria,
contribuisce alla Biodiversità, al Turismo rurale e a
creare nuova occupazione.
Grazie a tutti questi
vantaggi, ecco allora che
anche tra i nostri imprenditori agricoli locali e
privati investitori, si è concretizzato il progetto della
coltivazione del Bambú
Gigante.
In tutta Italia, al momento,
sono stati impiantati circa
900 ettari, con ottime
previsioni di soddisfare
le numerose richieste di
agricoltori che quotidianamente chiedono di avviare
il proprio bambuseto.
Per info: 0541 830001
E-mail: [email protected]
115
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117
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Abbinato all’annuncio è possibile inserire la foto!
Per gli abbonati inserire la foto costa 10 euro + iva. Per i non abbonati 18 euro + iva.
Pagamento anticipato. Le foto vanno inviate a: [email protected]
Gli annunci gratuiti degli abbonati hanno la precedenza. Tel. 0172/711279
Per la pubblicazione degli annunci occorre fornire nome, cognome ed indirizzo. I dati forniti verranno utilizzati
esclusivamente per uso interno. La redazione non risponde del contenuto degli annunci.
VENDO
Piccolo agricoltore vende
piccole partite uve dolcetto in
zona Vocata. Ottime per vino
da pasto. Area Langhe.
Tel. 335/5653602
Cisterna in ferro hl 100
mai interrata, prezzo da
concordare dopo visione.
Zona Sommariva del Bosco.
Tel. 340/2476205
Fresa per carro miscelatore
Nasi e ragno 4 giranti.
Tel. 338/4582029
Tubi per irrigare di gomma
telata diametro 27 cm, varie
metrature.
Tel. 335/5446517
Motocoltivatore mono cingolo
con motore Acme 300cc
dotato di aratro e fresa.
Tel. 349/5274598
Trincia Sovema mt. 1,50 scava
patate vibrante, aratro scava
patate a ventaglio, rimorchio
agricolo, torchio lunghezza
4 mt. larghezza 2 mt. non
ribaltabile con libretto.
Tel. 011/9472477
Pianale monoasse Silvercar
mt. 6,20 basculante.
Tel. 331/3370423
2 verricelli elettrici, ruspa
posteriore, portone elettrico
con lunetta, persiane usate,
ottimo stato.
Tel. 338/9177770
Rotoballa Claas camera
variabile, rotocut, ottimo
stato.
Tel. 328/4630226
Vendesi terreno a Saluzzo di
16 giornate, (fronte strada del
Golf) irriguo, lotto unico, più
eventuale casa ristrutturata.
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di una cucciolata di Border
Collie. Tel. 0171/46300
oppure 333/3534133
1000 coppi vecchi, anche
piccole quantità. Zona
Sommariva del Bosco.
Tel. 340/2476205
Tino in legno, macchina
pigia uva, bottiglie nere e
damigiane.
Tel. 338/9177770
Legna da ardere gaggia e
rovere tagliata in pezzi
da 1,5-2 mt.
Tel. 339/6931775
Trattore Carraro mod. 354
35 hp 4wd con idroguida.
Tel. 348/7820202
Vendo trattore Goldoni 40 hp
con idroguida 3 cilindri come
nuovo.
Tel. 348/7820202
N°5 travi di castagno
stagionati lung. 6 mt.
Tel. 340/6776568
Aratro bivomero Moro n°12 A
spostamento idraulico, ottimo
stato. Tel. 335/349336
Girello Krone largh. mt. 4,65
idraulico pari al nuovo.
Tel. 333/9935913
Aratro trivomero per trattore
90-120 e seminatrice da grano mt. 2. Tel. 320/2754643
Motocoltivatore 10 hp diesel
come nuovo con fresa.
Tel. 348/7820202
Spandiletame mt. 3,80 x mt.
1,80 per cessata attività.
Tel. 333/9935913
Mazda 6 Wagon Executive
diesel 140 cv anno 2008, km.
89000, tenuta benissimo.
Tel. 335/6547943
Freezer del latte più 2 bidoni
da kg.50.
Tel. 0171/911019
Rimorchi Randazzo 140 q.li
sponde in alluminio.
Tel. 348/0012498
Mobiletto in ferro battuto,
damigiane e botti più
cose varie.
Tel. 0175/248377
Botte liquami Sac 140
q.li zincata.
Tel. 335/1323302
Motocoltivatore Pasquali
921 motore Lombardini 8 cv,
buono stato.
Tel. 338/4654859
Trattore Antonio Carraro
30 cv. Tel. 331/8270741
Piccola falciatrice BCS per
sottobosco.
Tel. 331/8270741
119
Autocarro Iveco Eurocargo
85E15 con gru Bonfiglioli,
cassone lungo, aria condizionata,
sedile ad aria, km. 160.975,
ottimo stato. Euro 15.000,00
trattabili. Tel. 335/7042586
Macchina combinata sega a
bindello 800 mm. spaccalegna e
nastro trasportatore, Carrù.
Tel. 339/2066723
Falciatrice Deutz Fahr tipo, km
3,21 del 2010, pari al nuovo.
Vendo per cessata attività.
Tel. 333/9935913
Trebbia di una volta con
elevatore funzionante.
Tel. 338/5775009
Pressa-raccoglitrice per fieno
Lerda 900, ottimo stato.
Tel. 331/8270741
Motocoltivatore Goldoni
Jolly 10 cv diesel avviamento
elettrico come nuovo.
Tel. 338/4654859
Uva dolcetto di Diano e uva
Barbera d’Alba.
Tel. 338/6048851
Legna da ardere pronta per
l’uso. Consegna a domicilio.
Tel. 349/2594560
Rotopressa camera variabile ex
prove McHale, erpice rotante 4
mt ex prove Amazone, trattore
New Holland 5040 e trattore
Fiat F140. Tel. 0172/68126
Ape Piaggio socc. anno
1988 funzionante munito di
documenti. Tel. 339/1295269
Estirpatore a molle mt. 2,50
con rullo liscio.
Tel. 339/1416135
Gabbie e attrezzature per
scrofe e miscelatore inox a
ventola per liquami.
Tel. 333/4327024
Soffiatore Tanaka leggero e
potente. Tel. 349/5274598
Motosega FTHTL 260
professional cilindrata 50 cc/
cm 40. Tel. 331/5783477
Livellatore mt. 2,70 idraulico
come nuovo e pompa idrovora
diametro 200.
Tel. 339/1416135
Citroen Picasso in ottime
condizioni del 2010, euro
6000 trattabili.
Tel. 338/2661422
Falciatrice BCS 602 largh.
1,10 mt in buono stato.
Tel. 338/4654859
120
Piaggio Porter 16 v. cassone
ribaltabile. Nuovo garanzia.
Tel. 0173/65054
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circa con parcheggio in San
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terreno a uliveto, a 2 km dal
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biologica certificata per motivi
familiari, ottimo reddito, ettari
3 ca. adatta a nucleo familiare.
Vendita diretta, 3 mercati
settimanali con possibilità di
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se realmente interessati.
Giannina 328/9518412
Secondo 328/4783311
Auto Mini Cooper blu, con
tettino e specchietti bianchi,
allestimento “Pepper” cerchi in
lega. Anno 2007, km. 62000,
cil. 1600, cv 120, alim. benzina.
Euro 7000, unico proprietario.
Tel. 347/6891140
Trincia erba e rami modello
pesante da 1,25 m. sportello
agricolo. Tel. 331/8270741
Suzuky-Carry cassone con
sovrasponde, motore benzina
1000 e un nuovo impianto
GPL, portata 6 q.li. Garanzia.
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Pickup ecodiesel cassone con
centine telo bicilindro asso
bellier, guida con patentino.
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Tel. 388/6926965
Mini escavatore usato 25/30
q.li in buone condizioni.
Tel. 334/3953640
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720, 72hp, 1700 h, 4WD.
Tel. 348/7820202
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campagna come coadiuvante
lavoro in agricoltura. Tel. dalle
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condizioni. Tel. 333/4327024
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patente DE esperienza di
lavoro di lavoro di 20 anni
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cerca lavoro possibilmente
come autista o azienda edile
stradale. Tel. 340/2476205
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per la zona del cuneese.
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attrezzatura agricola.
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vigna con altezza minima di
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trincee silos alte 2 mt.
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Tutta la rubrica è a cura
di ANNA&ANNA - Agenzia
Agricoltrice, bellissima
30enne, bionda capelli lunghi,
occhi scuri, incontrerebbe
uomo italiano, anche separato
con figli, purche’ onesto, no
fumatore . Tel. pomeriggio
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Impiegata presso il comune
del suo paese, e’ una donna
attraente, fisico atletico,
39enne, dopo una lunga
convivenza, ora vive sola. Le
piacerebbe ritrovare un po’ di
serenita’ insieme ad un uomo,
anche di campagna, con cui
condividere il futuro.
Tel. 329/6412763
Semplice, carina, molto femminile, piemontese, 47enne,
produce vino, va a pesca, funghi, malgrado sia una donna
affascinante e corteggiata, è
single. Vorrebbe conoscere
un uomo affidabile, con cui
formare famiglia.
Tel. 345/1744397
Bella donna, 59enne, vedova,
figli grandi, volontaria alpini,
automunita, sogna ancora
d’incontrare un bravo signore
degno di stima, cui dedicare
affetto per il resto della vita.
No scherzi, ne’ anonimi.
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molto alto, brizzolato, occhi
chiari, imprenditore facoltoso,
vorrebbe accanto a se’ una
donna da amare e proteggere
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