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Dispensa Cinema in viaggio.qxd
CINEMA
IN VIAGGIO
Sette film dedicati al tema del viaggio
raccontato dal cinema
di Marcello Perucca
Circolo Familiare di Unità Proletaria
Cineforum del Circolo
Viale Monza, 140 - Milano
[email protected]
www.cineforumdelcircolo.it
Novembre 2007
CINEMA IN VIAGGIO
I
n tutte le epoche l'uomo, primitivo o evoluto, consciamente o inconsciamente, ha
dato grande importanza al viaggio, cioè al
trasferimento da un posto a un altro allo
scopo di raggiungere una determinata meta e
realizzare un obiettivo prestabilito; oppure
partendo senza meta e senza obiettivi al fine
di ritrovare il proprio essere, una propria
dimensione, un proprio io interiore.
Nella preistoria i nostri antenati compivano
lunghi trasferimenti per procacciarsi il cibo,
transumando laddove le possibilità di caccia
offrivano maggiori garanzie di sopravvivenza. In tempi più recenti si partiva per motivi
religiosi o per conquistare nuove terre. Poi
per ricercare un posto di lavoro e condizioni
di vita migliori, fuggendo dalla fame e dalla
povertà.
Ai giorni nostri, nella nostra opulenta società
occidentale, il viaggio assume altre connotazioni, magari discutibili come quelle del turismo di massa (Franco Ferrarotti in Partire,
tornare. Viaggiatori e pellegrini alla fine del
millennio, Donzelli, 1999, sostiene come, in
realtà in questo mondo dove tutti compiono
grandi viaggi a eclissarsi è proprio il viaggio.
"Si viaggia con una fretta esponenziale, con
la golosità di una bulimia indifferente ai contenuti, sorda alle situazioni, cieca di fronte
alle differenze"). In ogni caso il viaggio è lì a
segnare in maniera profonda, sempre e
comunque, la nostra esistenza quotidiana.
Come potersi stupire quindi se anche il cine-
Locandine rispettivamente di Ombre rosse (a sinistra) e Easy Rider (a destra). Il primo può essere considerato l’antesignano dei film di viaggio. Il secondo è uno dei più famosi road movie degli
anni ‘60.
3
ma, che del nostro modo di vivere e di pensare è sempre stato fine osservatore, ha sin dalle
sue origini prestato particolare attenzione al
tema del viaggio?
Dalle esotiche visioni dei Fratelli Lumière
sino ai road movies che ne hanno caratterizzato la sua storia a partire dal capolavoro di John
Ford Ombre rosse che, non inganni il fatto che
si tratta di un western, da molti è considerato
un po' il capostipite di questa particolare tipologia cinematografica che ebbe una stagione
d'oro nell'America degli anni '60 e '70 (Easy
Rider, Dennis Hopper, 1969; Getaway!, Sam
Peckinpah, 1972; La rabbia giovane, Terrence
Malick, 1973, solo per citare alcuni esempi), il
tema del viaggiare, occupa un posto assai
importante nella storia della "settima arte",
sia che venga inteso in senso reale, sia che
venga utilizzato in senso metaforico
D'altra parte in tutte le epoche e a tutte le latitudini si è sempre utilizzato il termine di
viaggio per descrivere un concetto molto più
ampio: quello della vita di un individuo, dalla
nascita sino alla morte, oppure come metafora per raffigurare il passaggio dalla vita terrena a una ipotetica vita ultra-terrena. Ciò è
tanto più comprensibile se si pensa che il termine "metafora" deriva dal greco metaphérein
che significa "trasportare", come sottolinea
Marshall McLuhan nel suo saggio Gli strumenti del comunicare (Marsilio, 1997).
In ogni caso il binomio vita-morte è sempre
presente quando si parla di viaggi: infatti il
partire rappresenta, per colui che si accinge a
farlo, una nascita, o meglio una rinascita verso
una nuova vita, lasciandosi alle spalle le esperienze vissute sino ad allora. Per contro la
meta, l'arrivo, segna la definitiva morte del
vecchio individuo e la rinascita di un uomo
Infatti spesso il tema del viaggio, in letteratu- nuovo. Non necessariamente migliore o pegra come nel cinema (il quale fa propri, elabo- giore di quello precedente. Semplicemente
randoli e reinterpretandoli, i racconti di viag- diverso.
gio) è visto e utilizzato come una metafora.
IL VIAGGIO DI ULISSE
L
'Odissea, il viaggio dell'eroe greco.
Ulisse, archetipo mitico, eroe che grazie al viaggio acquisisce esperienza e
conoscenza. La struttura originaria del rac-
conto omerico presenta già le fasi principali
del viaggio: partenza, transito, arrivo. In questo caso il viaggio di Ulisse è, significativamente, un viaggio circolare, dove il punto di
arrivo corrisponde a quello di partenza.
Questa circolarità è necessaria per
comprendere come l'eroe ritorni a
casa dopo anni di fatiche, di esperienze anche dure e dolorose, fatto
più saggio e più esperto, con un'identità propria modificata e
migliorata. Nel caso di Ulisse il
nostos, cioè il viaggio di ritorno
dell'eroe verso casa, implica il
desiderio di tornare, la nostalgia
Scultura del periodo
ellenista raffigurante dei luoghi amati, la voglia di riveUlisse
dere e ritrovare le proprie cose e i
4
propri affetti ma, soprattutto, la necessità a un film come Lo sguardo di Ulisse di Théo
ritrovare se stessi.
Anghelopulos (1995), il cui titolo originale è
To vlemma tou Odissea e che narra, in questo
Di fronte all'importanza che il poema epico di caso, di un viaggio compiuto da un regista
Omero riveste nella cultura classica occiden- attraverso lo strazio dei Balcani divorati dalla
tale, il cinema non poteva rimanere indiffe- guerra.
rente, cogliendone spesso aspetti nuovi e
significativi.
Il mito di Ulisse viene quindi riproposto un
Il fascino di Ulisse ha dato vita a numerosi po' in tutte le epoche da numerosi autori, sia
lavori, cinematografici e televisivi. Non solo nel cinema ma, soprattutto, in letteratura. A
dirette trasposizioni sullo schermo della vita cominciare da Dante che ne reinterpreta il
avventurosa dell'eroe di Itaca come, ad esem- mito contrassegnando l'eroe con una sete
pio, Ulisse di Mario Camerini, film del 1954, conoscitiva che, andando contro i decreti
ma anche film che sono indirettamente legati divini, lo collocherà all'Inferno per troppa
al personaggio omerico o a quanto il termine superbia. Sino all'Ulisse di James Joyce, eroe
"odissea" ha assunto nel nostro lessico quoti- del nostro tempo che vaga per la città di
diano. Pensiamo non solo a un capolavoro Dublino alla vana ricerca del senso della vita
assoluto come può essere 2001. Odissea nello per l'uomo moderno.
spazio, di Stanley Kubrick (1968), ma anche
******
Il breve ciclo di film che presentiamo, parten- tare altre storie. Quelle di uomini e donne alla
do proprio dal mito di Ulisse, vuole essere un ricerca di una propria identità e di un proprio
tentativo di raccontare come il cinema ha uti- modo di porsi nei confronti della vita.
lizzato spesso il tema del viaggio per raccon-
5
ULISSE
Regia di Mario Camerini
Interpreti: Kirk Douglas (Ulisse), Silvana Mangano (Penelope
e Circe), Franco Interlenghi (Telemaco), Rossana Podestà
(Nausicaa), Anthony Quinn (Antinoo), Jacques Dumesnil
(Alcinoo), Alberto Lupo (uno dei Proci)
Sceneggiatura: Franco Brusati, Mario Camerini, Ennio De
Concini, Hugh Gray, Ben Hetch, Ivo Perilli, Irwin Shaw
Fotografi: Harold Rosson
Musica: Alessandro Cicognini
Ita (1954, col., 103')
Fonte letteraria: L'Odissea
U
lisse, di ritorno da Troia, dopo aver
vagato per anni in mare nel tentativo
di raggiungere Itaca, l'isola di cui è re
e in cui la moglie Penelope è insidiata a sua
insaputa dai Proci, naufraga nell'isola dei
Feaci del re Alcinoo. Qui, senza ricordare più
nulla del suo passato, si innamora della bella
Nausicaa, figlia di Alcinoo. Quando un giorno, improvvisamente, riacquista la memoria,
gli tornerà alla mente tutto il suo passato: l'incontro con Polifemo, quello con le sirene, il
lungo anno passato presso la Maga Circe.
Deciderà, allora, di lasciare l'isola e, grazie a
una nave messagli a disposizione dal re
Alcinoo, farà vela verso Itaca dove approderà
travestito da mendicante. Riconosciuto dal
figlio Telemaco e sconfitti i Proci in un duello finale, potrà finalmente riabbracciare la
sposa fedele.
Lattuada e Giuseppe De Santis.
Ulisse è il primo esempio di kolossal di produzione italiana, co-prodotto dalla coppia
Ponti-De Laurentiis con la americana Paramount. Fu il film più costoso mai realizzato
sino a quel momento e si avvalse di un cast
internazionale che annoverava, fra gli altri,
Kirk Douglas, Silvana Mangano (che di De
Laurentiis era la moglie), Anthony Quinn,
Jacques Dumesnil.
Il film si avvalse di una sceneggiatura realizzata da sette firme, fra le quali spiccano, oltre
quella di Camerini stesso, quelle di Brusati,
Ben Hetch, Ennio De Concini e Irvin Shaw
(autore del famoso romanzo I giovani leoni,
dal quale sarebbe stato tratto l'omonimo film
con Marlon Brando, Montgomery Clift,
Maximilian Schell, Dean Martin). In realtà
gli sceneggiatori americani ebbero poco peso
nella realizzazione del film ma furono necesIl poema epico di Omero, scritto intorno sari per supportare un cast multilingue che
all'VIII-VII secolo a.c., viene qui portato recitava in tre lingue diverse contemporaneasullo schermo da Mario Camerini, regista già mente.
molto attivo durante l'epoca fascista, quando
diresse film famosi come Rotaie, Il cappello Camerini destruttura cronologicamente il
a tre punte, Gli uomini che mascalzoni!, poema omerico sviluppando la storia quasi
Grandi magazzini. Inizialmente però, la regia completamente in flashback.
avrebbe dovuto essere affidata al grande regi- Nel film, Ulisse appare come un eroe sprezsta tedesco Georg Wilhelm Pabst, non gradi- zante verso qualsiasi forma di superstizione,
to però agli americani, che coprodussero il che spesso pecca in superbia, combattuto tra
film.
la sete della scoperta di nuovi mondi e il
Altri candidati alla regia furono Alberto desiderio di ritornare alla sua Itaca, per ritro7
che lo invitano a fermare la sua nave e a
far ritorno a casa, a
sottolineare,
come
detto, il senso di sicurezza che solo la
famiglia può dare.
Geniale è, poi, l'idea
di affidare le parti di
Penelope e di Circe
entrambe
alla
Mangano, che riesce a
infondere ai due personaggi caratteristiche esattamente antitetiche: molto famiIl regista Mario Camerini al
gliare e pura e, per
lavoro
questo, rassicurante la
prima; sensuale ma
vare la felicità accanto alla moglie e al figlio
fredda la seconda, una seduttrice che trattiene
che ha visto solamente da bambino. Da que- Ulisse con le armi del piacere, impedendogli
sto punto di vista il regista fornisce della sto- di tornare dalla sua sposa.
ria di Ulisse una lettura profondamente bor- Non tutti però all'epoca apprezzarono questo
ghese, in cui l'unica possibilità di sicurezza è espediente. Maliziosamente Giuseppe
quella che si può avere in seno alla famiglia. Marotta famoso scrittore di narrativa, parlando dell'Ulisse di Camerini nel suo libro
Visto oggi, pur conservando il fascino di un Questo buffo cinema (Bompiani, 1956), comkolossal, l'Ulisse di Camerini mostra i segni menta: "La doppia parte di Penelope e di
degli anni che passano. Alcuni effetti specia- Circe a Silvana Mangano sarà commercialli, per altro di buona qualità per l'epoca, oggi mente propria, ma in sede narrativa è infelice.
fanno sorridere. Ad esempio l'occhio di Costringe Ulisse, pensate, a dire all'incantaPolifemo, così immobile e finto, mentre altre trice: "Tu mi ricordi qualcuna… La stessa
situazioni appaiono decisamente ridicole, fronte, gli stessi occhi"; e io mentalmente
come quella in cui Ulisse e i suoi compagni aggiunsi: "La stessa moglie del produttore"".
fanno ubriacare il ciclope producendo quello Infine va sottolineato come nel film manchiche loro chiamano vino ma che, in realtà, non no quasi del tutto i riferimenti agli dei, che
è altro che succo d'uva ottenuto pigiando gli tanta importanza avevano nella cultura greca.
acini con i piedi e offerto al gigante che, dopo Solamente pochi cenni sono dedicati a Giove,
Nettuno e Minerva che, fra l'altro, vengono
poche tazze, cade in un sonno profondo.
Per contro alcune intuizioni sono intriganti. Il sempre nominati con i loro nomi romani e
canto delle sirene nel quale Ulisse sente, non greci.
camuffate, le voci di Penelope e Telemaco
8
Mario Camerini: filmografia essenziale
Kiff tebby (1928)
Rotaie (1929)
Figaro e la sua gran giornata (1931)
Gli uomini, che mascalzoni… (1932)
L'ultima avventura (1932)
T'amerò sempre (1933)
Come le foglie (1934)
Giallo (1934)
Il cappello a tre punte (1934)
Darò un milione (1935)
Il grande appello (1936)
Ma non è una cosa seria (1936)
Il signor Max (1937)
Batticuore (1939)
Grandi magazzini (1939)
Centomila dollari (1940)
Una romantica avventura (1940)
I promessi sposi (1941)
Una storia d'amore (1942)
T'amerò sempre (1943)
Due lettere anonime (1945)
La figlia del capitano (1947)
Molti sogni per le strade (1948)
Due mogli sono troppe (1950)
Il Brigante Musolino (1950)
Moglie per una notte (1952)
Gli eroi della domenica (1953)
Ulisse (1954)
La bella mugnaia (1955)
Suor Letizia - Il più grande amore (1956)
Vacanze a Ischia (1957)
Primo amore (1959)
Via Margotta (1960)
Crimen (1961)
I briganti italiani (1961)
Delitto quasi perfetto (1961)
Il mistero del tempio indiano (1963)
Kalì-Yug, la dea della vendetta (1963)
Io non vedo, tu non parli, lui non sente (1971)
Don Camillo e i giovani d'oggi (1972)
9
FURORE
(The Grapes of Wrath)
Regia di John Ford.
Interpreti: Henry Fonda (Tom Joad), Jane Darwell (Ma'
Joad), John Carradine (Casey), Charley Grapewin
(Grandpa') Dorris Bowdon (Rosaharn), Russell Simpson
(Pa' Joad)
Sceneggiatura: Nunnally Johnson
Fotografia: Gregg Toland
USA (1940, b/n, 128')
Tratto dal romanzo The Grapes of Wrath, di John Steinbeck
N
el 1929 la Grande crisi americana
seguita al crollo della Borsa di New
York, unitamente a una spietata politica agraria e alla siccità causata dalle furiose
tempeste di sabbia abbattutesi sui campi del
Midwest, ridussero in miseria numerosi agricoltori, affamati dalle banche e dai grossi proprietari terrieri. Moltissime famiglie che
vivevano stabilmente sulle loro terre da generazioni, si videro costrette a emigrare verso la
California, più fertile e con un clima più mite,
con il miraggio di un futuro migliore.
Furore è la storia di una di queste famiglie, i
Joad, che partendo dall'Oklahoma iniziano un
viaggio di speranza verso le verdi vallate
della costa pacifica.
La nuova vita che attende i Joad - e come loro
migliaia di nuovi poveri giunti da ogni parte
d'America - si rivela, tuttavia, meno facile del
previsto e i coloni dovranno fare i conti con
John Ford
una classe padronale arrogante e sfruttatrice,
ricercando al loro interno la solidarietà
umana necessaria per non essere sommersi.
Tratto dal famoso romanzo omonimo di John
Steinbeck, premio Nobel nel 1962, il film di
Ford ne rappresenta una incisiva versione
cinematografica, anche se attenua un po' l'aspetto della denuncia sociale e del conflitto di
classe e ne mitiga il finale (imposto per altro
dal produttore della 20th Century Fox Darryl
Zanuck), rendendolo più ottimistico, in piena
tendenza al New deal Rooseveltiano nel quale
l'America, in quel periodo, era completamente immersa.
Ford stesso ne aveva abbracciato in pieno la
filosofia, tanto che molte sue opere degli anni
Trenta ne erano risultate assai condizionate,
sino ad arrivare a Furore, appunto, vero e
proprio manifesto del nuovo corso del presidente Roosevelt.
È proprio l'ottimismo di fondo che
il regista ha immesso nel suo film,
a marcare una delle principali differenze con il romanzo di
Steinbeck, più cupo, senza speranza e, in un certo senso, più militante.
A dimostrazione di ciò basti pensare a Tom Joad, il protagonista,
(interpretato da Henry Fonda) che
nel libro si separerà dai familiari
per abbracciare la causa dei disere11
dati e diventare un sindacalista militante. Nel
film di Ford, invece, si assiste a un generico
appello a stare dalla parte del torto, accettando in fondo, cristianamente, il grave torto
subito.
Si tratta, in ogni caso, di un'opera considerata
da tutti come uno dei più bei film della storia
del cinema. In essa si ha la presa di coscienza
del crollo del mito americano, con i suoi
valori abbattuti dalla violenza delle leggi
capitalistiche. A predominare sono il rimpianto e la nostalgia per il passato, per i suoi valori: su tutti quello della famiglia, intesa come
entità depositaria degli antichi valori. A dimostrazione di ciò, nel finale, nonostante tutto, a
trionfare sarà l'unità della famiglia, qui
impersonificata da Ma' Joad, che pronuncia
un messaggio di speranza che è una vera iniezione di ottimismo. Agli occhi della madre, di
fronte al precipitare degli eventi, i valori della
vecchia America possono ancora rappresentare una diga contro il crollo di un sistema di
vita e l'avanzata di un nuovo capitalismo
senza scrupoli .
Il film è un'opera epica, con le strutture tipiche del western, a partire dalla colonna sonora iniziale sui titoli di testa. Da vari critici è
infatti stato considerato un western del XX
secolo in cui il viaggio dei Joad assume caratteristiche quasi bibliche, se consideriamo la
California come una sorta di terra promessa.
La bellezza di questo film risalta in numerose
scene di grande intensità. Basti pensare, per
citarne alcune, al vento che soffia inaridendo
i campi e che accoglie, al suo ritorno a casa,
Tom che, dopo aver scontato quattro anni di
prigione, non trova più nessuno, se non il
vecchio pastore Casey (l'ottimo John
Carradine) che ha ormai perduto la vocazione. Oppure il racconto dello spiritato Muley,
un farmer che, nonostante la sua casa distrutta e la famiglia emigrata, ha deciso ostinatamente di rimanere, per morire sulla propria
terra. O ancora la scena in cui i bulldozer
spianano le case dei coloni ridotti, ormai, alla
disperazione.
Tutto il film è la perfetta iconografia di un'epoca, tanto che, se confrontiamo le immagini
filmiche, ad esempio quelle del campo governativo di raccolta dei profughi, con vecchie
fotografie d'epoca, ci rendiamo conto di
quanto John Ford sia stato capace di rappresentare la realtà, grazie anche alla stupenda
fotografia in un bianco e nero dai toni estremamente accentuati di Gregg Toland.
Per i temi di denuncia sociale, per paura che
il film (che in Unione Sovietica veniva
mostrato quasi come fosse un documentario
sulla vita quotidiana americana) potesse mettere in cattiva luce gli Stati Uniti d'America,
il capolavoro di John Ford venne sdoganato
in Italia solamente nel 1951 e classificato dal
Centro Cattolico come film "per adulti con
riserva". Fu inoltre imposta una didascalia
iniziale nella quale si precisa che tutto ciò che
nel film viene mostrato è accaduto in un passato ormai finito e che tutti i problemi descritti si possono considerare, ormai, risolti.
Un'altra curiosità riguarda la scena finale che,
come è stato detto poc'anzi, venne imposta a
Ford da Darryl Zanuck, capo indiscusso della
20th Century Fox. A costui il finale pensato
dal regista parve troppo duro e "radicale". Ne
fece perciò scrivere un altro che non andò a
sostituire il primo, bensì venne aggiunto in
coda a questo. Ford, che parve accettarlo, in
realtà lo subì, lasciando però il compito di
girarlo allo stesso Zanuck. La versione del
film proiettata in questo ciclo comprende
entrambi i finali, ma la seconda versione, così
come alcune altre sequenze disseminate
lungo il film, viene presentata in lingua originale sottotitolata.
Furore vinse due Oscar: miglior film e
miglior interprete non protagonista a Jane
Darwell.
12
John Ford: filmografia essenziale
All'assalto di Broadway (Bucking Broadway),
1917
Il cavallo d'acciao (The Iron Horse), 1924
Il campione del ring (The Fighting Heart), 1925
Aquile azzurre (The Blue Eagle), 1926
I tre birbanti (Three Bad Men), 1926
The Shamrock Handicap, 1926
La canzone della mamma (Mother Machree),
1928
La casa del boia (Hangman's House), 1928
Parigi che cuccagna (Riley the Cop), 1928
La grande sfida (Salute), 1929
La guardia nera (The Black Watch), 1929
Il sottomarino (Men without Women), 1930
Air Mail, 1932
Il lottatore (Flesh), 1932
Pellegrinaggio (Pilgrimage), 1933
Il giudice (Judge Priest), 1934
Il mondo va avanti (The World Moves On),
1934
La pattuglia sperduta (The Lost Patron), 1934
Il traditore (The Informer), 1935
Tutta la città ne parla (The Whole Town's
Talking), 1935
Il prigioniero dell'isola degli squali (Prisoner of
Shark Island), 1936
L'aratro e le stelle (The Plough and the Stars),
1936
Maria di Scozia (Mary of Scotland), 1936
Alle frontiere dell'India (Wee Willie Winkie),
1937
Uragano (The Hurricane), 1937
Il giuramento dei quattro (Four Men and a
Prayer), 1938
Alba di gloria (Young Mr. Lincoln), 1939
La più grande avventura (Drums Along the
Mohawks), 1939
Ombre rosse (Stagecoach), 1939
Furore (The Grapes of Wrath), 1940
Viaggio senza fine (The Long Voyage Home),
1940
Com'era verde la mia valle (How Green Was My
Valley), 1941
La via del tabacco (Tobacco Road), 1941
Sfida infernale (My Darling Clementine), 1946
La croce di fuoco (The Fugitive), 1947
Il massacro di Forte Apache (Fort Apache),
1948
In nome di Dio (Three Godfathers)1948
I cavalieri del Nord Ovest (She Wore a Yellow
Ribbon),1949
Bill sei grande! (When Willie Comes Marching
Home), 1950
I sacrificati di Bataan (They Were Expendable),
1950
La carovana dei mormoni (Wagon Master),
1950
Rio bravo (Rio Grande), 1950
La lunga linea grigia (The Long Gray Line),
1952
Un uomo tranquillo (The Quiet Man), 1952
Uomini alla ventura (What Price Glory?), 1952
Il sole splende alto (The Sun Shines Bright),
1953
Mogambo, 1953
La nave matta di Mr. Roberts (Mister Roberts),
1955
Sentieri selvaggi (The Searchers), 1956
Le ali delle aquile (The Wings of Eagles), 1957
L'ultimo urrà (The Last Hurrah), 1958
24 ore a Scotland Yard (Gideon of Scotland
Yard), 1958
Soldati a cavallo (The Horse Soldiers), 1959
I dannati e gli eroi (Sergeant Rutledge), 1960
Cavalcarono insieme (Two Rode Together),
1961
La conquista del West (How the West Was Won),
1962
L'uomo che uccise Liberty Valance (The Man
Who Shot Liberty Valance), 1962
I tre della Croce del Sud (Donovan's Reef),
1963
Il grande sentiero (Cheyenne Autumn), 1964
Il magnifico irlandese (Young Cassidy), 1965
Missione in Manciuria (Seven Women), 1966
13
ALICE NELLE CITTÀ
(Alice in den städten)
Regia di Wim Wenders
Interpreti: Rüdiger Vogler (Felix Winter), Yella Rottländer
(Alice), Lisa Kreuzer (Lisa, la mamma di Alice).
Sceneggiatura: Wim Wenders e Veith von Fürstemberg
Fotografia (in 16 mm): Robbi Müller
RFT (1973, b/n, 110')
Soggetto originale di Wim Wenders
F
elix Winter è un giornalista tedesco che
si reca negli Stati Uniti per un reportage sulle città americane. Tuttavia, una
profonda crisi creativa gli impedisce di scrivere una sola riga. Semplicemente si limiterà
a fotografare con la sua polaroid una gran
quantità di immagini, per poi portarle al suo
editore che, esasperato, lo licenzierà.
Nel tornare in Germania incontrerà Lisa, una
donna che gli affiderà la figlia Alice pregandolo di condurla ad Amsterdam dove, lo rassicura, verrà a riprendersela. Ciò non accade.
Felix e Alice si troveranno quindi soli alla
ricerca disperata della nonna della bambina,
senza però effettivamente sapere dove essa
abiti.
caratterizza) è ossessionato dalle fotografie.
Ne scatta a centinaia, allo scopo, come verremo a sapere da una sua amica, di ottenere
prove della propria esistenza. Purtroppo ogni
foto rappresenta anche una delusione per il
giornalista, non essendo "mai uguale a quello
che si vede". Felix, chiuso all'interno della
propria automobile, in perenne spostamento
solitario, vive momenti di comunicazione
sempre mediati dalle immagini, che siano
esse fotografiche o televisive, che fanno da
sfondo a quasi tutto il film e che finiscono per
rappresentare un vero e proprio "universo di
sostituzione".
Secondo tema: il viaggio. Felix, come detto, è
in continuo peregrinare per le città americane.
Un viaggio, il suo, che si può definire fine a
Alice nelle città fa parte, insieme a Falso se stesso, privo di meta. È quasi un'allegoria
movimento (Falsche bewegung, 1974) e Nel della vita moderna. Un viaggio senza tempo
corso del tempo (Im laut der zeit, 1975), della (terzo tema) perché non c'è crescita interiore
cosiddetta "Trilogia della strada". Tutte queste opere sono caratterizzate dall'avere come
protagonista un uomo solo che intraprende un
viaggio. Personaggi in movimento lungo
zone di periferia, di frontiera, che riflettono
una separazione interna ai personaggi.
Nel film sono evidenti due parti ben differenziate tra loro. Una prima parte antecedente
alla conoscenza di Alice e una seconda parte
che inizia dal momento in cui uomo e bambina vengono in contatto.
Nella prima parte del film dominano i temi
della conoscenza, del viaggio e del tempo.
Felix (del quale Rüdiger Vogler rende in
maniera eccezionale il vuoto interiore che lo Wim Wenders
15
nella vita di Felix. Tutta la sua esistenza si
sviluppa in maniera anonima, incolore. Ciò è
ben sottolineato dalla fotografia in bianco e
nero di Robbi Müller che, per lo meno all'inizio del film, è piuttosto piatta, senza sfumature e priva di contrasto.
Tuttavia l'esistenza del giornalista muta
improvvisamente quando, attendendo l'aereo
che lo deve riportare in patria, incontra Alice
e sua madre, la quale,per poter vedere un
uomo prima di partire, affida la figlia a Felix
con la promessa di rivedersi in Europa, all'aeroporto di Amsterdam.
Abbandonata dalla madre Alice reagisce rifugiandosi in una serie di atteggiamenti infantili caratterizzati da esigenze primordiali: la
fame, la sete, il sonno.
Il mondo di Felix ne rimane sconvolto.
Quando si renderà conto che ad Amsterdam
non c'è Lisa ad attendere la figlia, il primo
istinto di Felix è quello di consegnare la piccola al primo posto di polizia. Ma di fronte
alle lacrime di Alice, il giornalista deciderà di
intraprendere con lei un viaggio alla ricerca
della nonna della bambina, pur ignorando
(Alice non ricorda) né il cognome della
donna, né la città in cui essa vive.
Ecco quindi che il tema del viaggio ritorna,
ma rinnovandosi: Felix non vagherà più per il
mondo senza una meta. Ora uno scopo esiste.
È nella ricerca della nonna di Alice, pur così
difficile e vaga, priva com'è di indizi concreti, che il viaggio acquista un senso e, di con-
seguenza, la vita di Felix.
Piano piano il rapporto tra i due si modifica.
Dall'iniziale fastidio reciproco, si sviluppa
una rapporto umano fatto di amicizia e di
affetto. Quasi una voglia di paternità per
quanto riguarda Felix; il desiderio di trovare
un padre per quanto riguarda Alice. Alice che
va a stuzzicare Felix proprio sul suo stesso
terreno quando, inquadrandolo con la polaroid, gli dirà: "Ti scatto una foto per farti
vedere come sembri".
Alla fine del viaggio, grazie all'incontro con
la bambina, Felix riscoprirà sé stesso e il suo
passato, diventando finalmente parte di un
mondo nel quale, prima, non si riconosceva.
Da questo punto di vista è significativa l'ultima scena che vede l'adulto e la bambina su un
treno, in viaggio verso quegli affetti a lungo
cercati, con la macchina da presa che, spostandosi all'indietro, allarga l'immagine dall'iniziale primo piano a un campo lunghissimo
dove i due protagonisti non sono altro che dei
puntini persi in un panorama naturale più
grande di loro. E che in Felix si sia verificato
un arricchimento interiore ce lo sottolinea
anche la fotografia, laddove scopriamo, quasi
per caso che i contrasti del bianco e nero
risultano molto più accentuati rispetto alla
piattezza iniziale.
Per il critico Morando Morandini "la piccola
Yella Rottländer è il più bel progetto di donna
che da anni si sia incontrato su uno schermo".
16
Wim Wenders: filmografia essenziale
Summer in the City, 1970
Prima del calcio di rigore (Die Angst des
Tormanns beim Elfmeter), 1971
La lettera scarlatta (Der scharlachrote
Buchstabe), 1972
Alice nelle città (Alice in den Städten), 1973
Falso movimento (Falsche Bewegung), 1974
Nel corso del tempo (Im Lauf der Zeit), 1975
L'amico americano (Der amerikanische
Freund), 1977
Nick's Movie - Lampi sull'acqua (Lightning
over Water (Nick's Movie), 1980
Lo stato delle cose (Der Stand der Dinge), 1982
Hammett: indagine a Chinatown (Hammett),
1983
Paris, Texas, 1984
Tokyo-Ga, 1985
Il cielo sopra Berlino (Der Himmel uber
Berlin), 1987
Appunti di viaggio su moda e città
17
(Aufzeichnungen zu Kleidern und Städten), 1989
Fino alla fine del mondo (Bis ans Ende der
Welt), 1991
Arisha (Arisha, der Bär und der steinerne
Ring), 1993
Così lontano così vicino! (In weiter Ferne, so
nah!), 1993
Al di là delle nuvole (con Michelangelo
Antonioni), 1995
Lisbon Story, 1995
I fratelli Skladanowsky (Die Gebrüder
Skladanowsky), 1996
Crimini invisibili (The End of Violence), 1997
Buena Vista Social Club, 1998
The Million Dollar Hotel, 2000
The Blues - L'anima di un uomo (The Blues The Soul of A Man), 2003
La terra dell'abbondanza (Land of Plenty), 2004
Don't Come Knocking, 2005
STAND BY ME - RICORDO DI UN'ESTATE
(Stand By Me)
Regia di Rob Reiner
Interpreti: Wil Wheaton (Gordie Lachance), River
Phoenix (Chris), Jerry O'Connell (Vern), Corey Feldman
(Teddy), John Cusack, Kiefer Sutherland, Richard
Dreyfuss (Gordie Lachance adulto)
Usa (1986, col., 87')
Tratto dal racconto The Body, di Stephen King
I
l film è un lungo flash-back che parte
dalla lettura di una notizia di cronaca nera
da parte di Gordie Lachance, uno scrittore affermato, che inizia a ricordare la prima
volta in cui, tredicenne, vide un morto.
Da questi ricordi comincia il suo viaggio nel
tempo che lo proietterà, e insieme a lui gli
spettatori, a Castle Rock, piccola cittadina
dell'Oregon, nell'estate del 1959.
Qui, quattro ragazzini, ognuno con situazioni
familiari difficili, vengono a sapere del cadavere di un coetaneo abbandonato in un bosco
a una cinquantina di chilometri dalla città.
Decidono, quindi, di affrontare il viaggio che
li porterà a vivere numerose avventure prima
di giungere al cospetto del morto. Sino allo
scontro finale con una banda di adolescenti
più grandi di loro per la conquista del cadavere.
Il film diretto da Rob Reiner (Harry ti presento Sally, Misery non deve morire) è strutturato come un classico viaggio di formazione, in cui i protagonisti arriveranno, al termine della loro storia, a oltrepassare quella
soglia che segna irrimediabilmente il passaggio dall'adolescenza all'età adulta.
Il cinema ha spesso trattato, anche in maniera
assai efficace, il tema difficile dell'età adolescenziale.
Rispetto però a molti film, anche importanti
come, ad esempio, Gioventù bruciata, di
Nicholas Ray (1955) o American Graffiti di
George Lucas,(1973), in cui i protagonisti
19
sono giovani alla soglia della maggiore età
che si dividono in bande per mitigare, in qualche modo, la dolorosa sensazione di solitudine interiore che provano e dove lo scontro
avviene fra loro e gli adulti, nel film di
Reiner lo scontro generazionale avviene
piuttosto fra adolescenti e i loro "fratelli
minori". Tredicenni che hanno le stesse travagliate situazioni familiari dei protagonisti dei
film citati: genitori in manicomio o incapaci a
rapportarsi ai figli o, come nel caso di Gordie
Lachance, sempre intenti a confrontare, esaltandole, le qualità dell'altro figlio, morto,
con quelle di Gordie stesso. Tuttavia, a differenza dei ragazzi della generazione immediatamente precedente, i giovanissimi protagonisti del film di Reiner, pur comprendendo le
ragioni dei tentativi di ribellione dei loro "fratelli maggiori", non sono ancora in grado di
fare lo stesso.
Come scrive Morando Morandini sul suo
Dizionario dei film, Stand By Me, che è tratto
da un racconto dello scrittore americano
Stephen King (The Body, 1982), è "uno dei
film più belli sull'adolescenza degli anni '80,
nel miracoloso equilibrio della memoria fra
sentimento e avventura".
In questo film che, come scrive sempre
Morandini "sarebbe piaciuto a Truffaut", a
dominare è il tema dell'amicizia. Un'amicizia
che, seppur ostacolata dal tempo che passa, è
ancor ben viva nella mente di Gordie divenuto ormai adulto. E proprio questo sentimento ancora così vivo, lo spinge a ripensare
e a raccontarci quello straordinario viaggio
che lui e i suoi compagni avevano intrapreso
molti anni prima.
È un viaggio che rappresenta, come detto, un
percorso di crescita e di formazione. In due
giorni i quattro ragazzini sono obbligati a
superare tutta una serie di prove che li catapulterà direttamente nell'età adulta. Dovranno
confrontarsi con la responsabilità di dover
prendere delle decisioni da soli senza più l'intermediazione degli adulti; con la sessualità
e con la scoperta della differenza tra mito e
realtà, come avviene nella scena del cane
della discarica di Milo.
Si confronteranno con la paura del buio della
notte, tipico luogo di ossessioni infantili.
Trascorrerla insieme attorno a un fuoco, parlando delle proprie esperienze e di se stessi, è
un modo di superare la paura del buio e
acquisire indipendenza dalle figure adulte
protettrici.
Si dovranno confrontare soprattutto con la
morte, presenza che caratterizza tutto il film
sin dalle battute iniziali, quando Gordie
apprende la notizia della scomparsa del suo
vecchio amico.
È poi significativo il fatto che il cammino che
i protagonisti compiono venga fatto seguendo
il corso dei binari del treno. Treno che, in
tutta la storia del cinema ha sempre rappresentato la classica iconografia del viaggio e
che qui ritorna un po' in tutto il film: è il treno
che, probabilmente, ha ucciso il ragazzo di
cui Gordie e compagni tentano di recuperare
il corpo; è il treno-mostro che attenta alle loro
giovani vite quando appare, improvviso e
minaccioso, nella bellissima scena del ponte.
Stephen King, nel racconto da cui Stand By
Me è tratto, parlando del viaggio lungo i binari della ferrovia spiega che: "…sembrava
giusto farlo in questo modo, perché il rito di
passaggio è un corridoio magico e perciò ci
mettiamo sempre in corsia".
Alla fine l'incontro con il morto rappresenta
nello stesso tempo la fine del viaggio e l'inizio di una nuova vita. Nella scoperta della
morte c'è, da parte dei quattro, la consapevolezza che qualcosa dentro di loro e terminato
per sempre e che dalle ceneri della loro infanzia sta nascendo qualcosa di nuovo che li
proietterà in un mondo che, sino a quel
momento, non avevano ancora frequentato.
La visione della morte mette i ragazzi di fronte alla loro finitezza. Soprattutto capiscono
che quel morto è loro perché è un ragazzo
della loro generazione e, come, loro, stava
percorrendo il medesimo percorso esistenziale. Ed è loro anche per le mille difficoltà che
hanno dovuto superare per poterlo trovare.
Anche per questo lo scontro finale per il possesso della salma che avviene con una banda
di adolescenti più grandi di loro, rappresenterà l'ultima, decisiva prova del loro percorso
verso la maturità.
Rob Reiner: filmografia essenziale
Sacco a pelo a tre piazze (The Sure Thing),
1985
Stand By Me - Ricordo di un'estate (Stand By
Me), 1986
La storia fantastica (The Princess Bride), 1987
Harry ti presento Sally (When Harry Met
Sally...), 1989
Misery non deve morire (Misery), 1990
Codice d'onore (A Few Good Men), 1992
Genitori cercasi (North), 1994
Il presidente - Una storia d'amore (The
American President), 1995
L'agguato (Ghosts of Mississippi), 1996
Storia di noi due (Story of Us), 2000
Alex & Emma, 2003
Vizi di famiglia (Rumor has It), 2005
20
LITTLE MISS SUNSHINE
Regia di Jonathan Dayton e Valerie Faris
Interpreti: Grek Kinnear (Richard, il padre), Toni Colette
(Sheryl, la madre), Steve Carell (Frank, lo zio), Paul Dano
(Dwayne, il figlio), Abigail Breslin (la piccola Olive), Alan
Arkin (il nonno).
Sceneggiatura: Michael Arndt
Fotografia: Tim Suhrsted
Musiche: Michael Danna
Usa (2006, col., 98')
P
er permettere alla piccola Olive di sette
anni di partecipare a Little Miss
Sunshine, un concorso di bellezza per
bambini, la famiglia Hoover si mette in viaggio verso la California su uno scassato pulmino Volskwagen. Del gruppo fanno parte, oltre
alla bambina, la madre, affettuosa ma scombinata; il padre, un fallito che tenta inutilmente di promuovere il suo libro I nove passi
per raggiungere la felicità; il nonno eroinomane, espulso dalla casa di riposo per abuso
di sostanze stupefacenti; lo zio Frank, tra i
massimi esperti di Proust, che ha appena tentato il suicidio per amore di un altro uomo e
Dwayne, il fratello adolescente di Olive,
appassionato di Nietszche e che ha fatto voto
di silenzio.
Presentato con successo al festival di Locarno
e al Sundance Festival, premiato al Sydney
Film Festival 2006 e candidato a quattro
premi Oscar, il film dei coniugi Jonathan
Dayton e Valerie Faris è una intelligente e
caustica commedia sulle miserie della moderna società americana e, in generale, occidentale, dove l'unica cosa che sembra veramente
contare è l'apparire.
Little Miss Sunshine è un film sui perdenti.
Ognuno dei componenti della famiglia
Hoover, a suo modo, lo è. In realtà, alla fine
gli Hoover ne usciranno molto meglio rispetto a una società aberrante che crea imbarazzo
a se stessa.
Sarà il nonno a rivelarci il vero insegnamento del film quando, rivolgendosi alla nipotina,
le spiega che: "Un vero perdente non è uno
che non vince. Un vero perdente è uno che ha
talmente paura di non vincere da non provarci neanche".
Vero e proprio road movie dove alla fine del
viaggio compiuto fra mille peripezie, con un
finale travolgente, ognuno dei protagonisti
ritrova se stesso e, soprattutto, ritrova gli altri
e capisce di non essere solo e di poter contare su un gruppo. In questo la famiglia Hoover
si dimostra tutt'altro che perdente.
Forse il film della coppia Dayton-Faris, realizzato a basso costo (solo 8 milioni di dollari contro i 100 milioni incassati) non ci regala nulla di particolarmente nuovo, però ce lo
racconta con sensibilità, gusto e ironia, permettendoci di ridere in maniera mai banale
delle altrui e, soprattutto, delle nostre debolezze.
Jonathan Dayton e Valerie Faris: filmografia
Little Miss Sunshine, 2006
21
IL LADRO DI BAMBINI
Regia di Gianni Amelio
Interpreti: Enrico Lo Verso (Antonio), Valentina Scalici (Rosetta),
Giuseppe Ieracitano (Luciano)
Soggetto: Gianni Amelio, Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Sceneggiatura: Gianni Amelio, Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Fotografia: Tonino Nardi, Renato Tafuri
Musica: Franco Piersanti
Ita (1992, col., 112')
A
Milano Rosetta, 11 anni, viene
costretta a prostituirsi dalla madre.
Luciano, il fratellino più piccolo, vorrebbe ribellarsi ma ne è incapace. Come difesa personale si rifugia nel silenzio isolandosi
sulla terrazza di casa, mentre la sorella riceve gli uomini in camera.
Quando la madre e un cliente vengono arrestati, per i due bambini si aprono le porte di
un istituto di rieducazione.
Al carabiniere Criaco Antonio viene affidato
il compito di accompagnare i due fratellini
verso un istituto di Civitavecchia. Tuttavia,
con la scusa di sopravvenute difficoltà burocratiche, il direttore si rifiuta di accettarli.
Inizierà così un peregrinare attraverso l'Italia
che porterà il terzetto sino in Sicilia, alla
ricerca di un istituto che voglia accogliere i
due bambini.
Durante il viaggio il rapporto dapprima ostile
di Rosetta e Luciano nei confronti di Antonio,
si stempera in un affetto che li porterà a prendersi, durante il viaggio, qualche momento di
libertà rispetto al compito istituzionale del
carabiniere. Per questo, per aver contravvenuto alle disposizioni ricevute, Antonio verrà
accusato dai superiori addirittura di sequestro
di minori.
Il viaggio che i tre protagonisti compiono da
Milano alla Sicilia, è un viaggio attraverso le
contraddizioni dell'Italia, con la sua povertà e
la sua ricchezza, il suo degrado ambientale e
le sue opere d'arte.
È un viaggio di conquista. Da parte del carabiniere la conquista della capacità di superare
l'aspetto puramente istituzionale che gli è
stato affidato, affezionandosi ai due bambini.
Da parte di Rosetta e Luciano la conquista di
un'infanzia mai vissuta: partiti "adulti" da
Milano troveranno, anche se per poco, giusto
il tempo di un bagno in mare e di una giornata passata in allegria, la loro
condizione di bambini.
Per tutta la durata del film
c'è, sia in Rosetta che in
Luciano, l'evidente negazione del loro essere bambini, che si manifesta nella
ragazzina attraverso la
durezza dello sguardo e in
Luciano nel mutismo in cui
spesso si rifugia, nelle sue
crisi d'asma e nel rapporto
La piccola Valentina
estremamente duro che ha
Scalici nella parte di
con la sorella.
Rosetta
23
Solo alla fine del viaggio acquisteranno la
loro vera dimensione infantile: quando il viso
di Rosetta si aprirà finalmente in un sorriso e
Luciano comincerà a percepire nei confronti
di Antonio una sorta di affetto filiale.
Come spesso accade nel cinema di Gianni
Amelio, il viaggio fisico attraverso luoghi
reali è un modo per i personaggi di compiere
un viaggio interiore. Si tratta spesso di viaggi
che permettono di entrare in contatto con il
diverso (pensiamo, ad esempio, ai profughi
albanesi de Lamerica, al figlio handicappato
di Le chiavi di casa o ai cinesi di La stella che
non c'è). Ne Il ladro di bambini i diversi
sono, soprattutto, la baby-prostituta Rosetta e
suo fratello Luciano. Ma non solo. Nella sua
semplicità e ingenuità lo è anche Antonio,
costretto suo malgrado a confrontarsi, impreparato, con la drammatica realtà che gli si
prospetta davanti.
Amelio mette in evidenza un'Italia in cui è
palpabile il degrado civile e sociale.
In una delle sequenze più intense del film,
allo scopo di interrompere per un po' il viaggio e far riposare i due bambini, Antonio
decide di fermarsi al suo paese in Calabria,
presso la sorella che gestisce un ristorante.
Qui, durante una festa per una prima comu-
nione, affiora tutto il conformismo moralista
di una società che non riesce ad accettare la
bambina una volta riconosciutala come la
puttana di cui avevano pubblicato la foto i
giornali.
Amelio ci mostra, in questo caso, lo snaturamento di una società che ha tagliato i ponti
con la propria cultura contadina in nome di
un arricchimento che si compie nei modi più
disparati, spesso illegali come può essere
quello della speculazione edilizia. Emblematico sotto questo punto di vista è il colloquio fra Antonio e la nonna, che coltiva il
suo orto ai lati dell'autostrada. Il contrasto fra
il dialogo sulla memoria e il rombo assordante delle automobili che sfrecciano ci fa capire
come la cultura di un tempo, con i suoi valori, non esiste più, sommersa da un mondo
dove a dominare è il frastuono che ci impedisce di ascoltare.
Quello del rumore è un tema dominante in
tutto il film. Un sottofondo volutamente
fastidioso che ci accompagna sin dalle battute iniziali, con la televisione accesa nella casa
di Rosetta a Milano: suoni e immagini prive
ormai di significato, se non quello di coprire
lo stupro che si sta perpetrando nell'altra stanza.
Nonostante si possa pensare al
Ladro di bambini come a un film
pessimista, che mostra un'Italia
ormai totalmente priva della sua
anima, in realtà non è così. La
solidarietà che piano piano sboccia fra Antonio e i due bambini è
un messaggio positivo. Così
come il finale in cui Antonio,
riportato bruscamente al suo
ruolo ufficiale, si addormenta in
macchina mentre Rosetta e
Luciano attendono l'alba - e il
loro triste destino - seduti su un
marciapiede, abbracciati, pur
nella sua disperante drammati-
Il regista Gianni Amelio
24
cità, lancia un segnale di speranza.
In realtà il regista aveva inizialmente pensato
a un altro finale, molto più tragico, con l'uccisione di Antonio da parte di Luciano. Ma l'idea che un bambino potesse sparare al carabiniere venne considerata troppo forte e nessuno volle aggiungere altri finanziamenti al
film. Lo stesso Amelio, anche se inizialmente si vide costretto a modificare il finale, si
rese conto che, così come venne infine realizzata, la sequenza conclusiva non poteva che
essere quella, lenta e discreta. Senza parole
ma piena di sofferta intensità.
nostro cinema. E lo fa senza ricorrere alla
retorica e al melodramma, gettando uno
sguardo che è, nello stesso tempo, estremamente critico verso una società in cui, ormai,
è impossibile riconoscersi, e pieno d'amore
verso i personaggi che racconta.
Alla riuscita del film concorrono anche gli
interpreti, bravissimi nel rendere la natura
intima dei personaggi. Enrico Lo Verso è
perfetto nella parte di Antonio, così come
Valentina Scalici e Giuseppe Ieracitano, che
riescono a infondere ai personaggi di Rosetta
e Luciano la veridicità di tanti loro coetanei
invischiati in tristi storie di sfruttamento e
Il film di Gianni Amelio, regista fra i più degrado.
profondi del cinema italiano di questi ultimi
trent'anni, è molto emozionante. Un'opera Il Ladro di bambini ha vinto il Gran Premio
che, come tutta quella del regista calabrese, della Giuria al Festival Internazionale del
riesce a descrivere la realtà del nostro paese Cinema di Cannes.
sfuggendo al minimalismo tipico di molto
Gianni Amelio: filmografia essenziale
La fine del gioco, 1970
La città del sole, 1973
Bertolucci secondo il cinema, 1976
Effetti speciali, 1978
La morte al lavoro, 1978
Il piccolo Archimede, 1979
In cammino, 1979
Colpire al cuore, 1982
I velieri, 1982
I ragazzi di via Panisperna, 1988
Porte aperte, 1990
Il ladro di bambini, 1992
Lamerica, 1994
Così ridevano, 1998
Le chiavi di casa, 2004
La stella che non c’è, 2006
25
UNA STORIA VERA
(The Straight Story)
Regia di David Lynch
Interpreti: Richard Farnsworth (Alvin Straight), Sissi Spacek
(Rose), Harry Dean Stanton (Lyle), John Farley (Thorvald Olsen),
Kevin Farley (Harold Olsen), Everett McGill (Tom)
Fotografia: Freddie Francis
Musiche: Angelo Badalamenti
Soggetto e sceneggiatura Mary Sweeney, John Roach
Usa/Fra/Gbr (1999, col., 111')
A
Laurens, piccolo borgo agricolo
dell'Iowa, vive il vecchio Alvin
Straight, con la figlia Rose, che i più
ritengono ritardata mentale.
Quando Alvin apprende dell'infarto che ha
colpito il fratello Lyle, che vive nel
Wisconsin a più di 300 miglia di distanza e
con il quale non ha più rapporti da anni a
causa di un litigio, capisce la futilità dei motivi che li tengono separati e matura la decisione di andarlo a trovare per riallacciare i rapporti prima di morire.
Ma come fare a raggiungerlo? Alvin, malfermo sulle gambe e quasi cieco, non può ovviamente guidare. Decide allora di partire sull'unico mezzo che gli è consentito condurre: un
tagliaerba.
È una storia solo apparentemente minimale
quella che ci racconta David Lynch, autore di
numerosi film che scavano nel buio della
mente umana ma che qui decide di spostarsi
alla luce del sole, in un ambiente, quello del
Midwest americano, dove tutto fa pensare
alla pace e alla tranquillità e alla maestosità
dei grandi spazi.
Pur iniziando in un modo che farebbe presupporre una tragedia (Alvin è sdraiato a terra,
impossibilitato a muoversi: forse sta per
morire?), il film vira ben presto verso toni più
quieti, immergendoci nella tranquillità della
cittadina, con i suoi campi coltivati, i suoi
paesaggi idilliaci e lo scorrere lento della vita
27
dei suoi abitanti.
In realtà quella di Alvin Straight (significativo il suo cognome, che in inglese vuole dire
"diritto", "onesto") è una vita in cui il dolore
ha fatto capolino più volte. Quando ha visto
morire alcuni dei suoi numerosi figli, o quando ha vissuto in prima persona il dramma
della guerra. Quando ha sofferto per la figlia
Rose, che ha subìto la perdita di uno dei suoi
bambini e la sottrazione, da parte del tribunale dei minori, degli altri tre, o quando ha
dovuto rimanere per anni lontano dal fratello
per motivi, in fondo, banali.
È per questo che, alla notizia della malattia di
Lyle, Alvin sente il bisogno di riappacificarsi
con lui, e con la vita, prima di morire.
Una storia vera è un road movie per certi
versi classico, ma per altri anomalo in quanto
sovverte i canoni del genere. Qui non c'è un
eroe che parte per compiere un'impresa o un
disperato che scappa per fuggire al suo passato. C'è solamente un uomo comune che ha
compreso che, per chiudere il capitolo della
sua vita, deve riannodare alcuni fili che si
erano allentati lungo la strada.
Volendo, il film di Lynch è una sorta di
western di fine millennio nel quale ritroviamo
molti stereotipi del genere. L'immensità del
paesaggio americano; le notti passate intorno
a un fuoco; il vecchio cowboy che, camicia a
scacchi e cappellaccio in testa, sale a cavallo
e si mette in viaggio verso la meta prefissata.
E poco importa
se qui il cavallo
è una motofalciatrice John
Deere: Alvin ha
la stessa purezza di spirito e la
medesima integrità morale di
molti vecchi
eroi della frontiera.
Quello
che
Alvin compie,
viaggiando
sotto il sole o
sotto la pioggia per 600 chilometri, sfidando
l'ironia degli amici che lo prendono per matto
o le pressioni della figlia Rose che non vorrebbe farlo partire, è un viaggio iniziatico,
preparatorio alla propria morte.
È un viaggio in cui, grazie agli incontri fatti
per strada, il vecchio può rivivere tutti i
momenti dell'esistenza di un uomo. La nascita, quando incontra la giovane autostoppista
fuggita di casa senza aver osato confessare ai
genitori di essere incinta. Alvin la accoglie
presso il suo fuoco e le spiega la sua filosofia
circa il valore della famiglia: lo fa senza retorica, in una delle scene più belle e delicate del
film. La giovinezza quando, in un campeggio,
spiega in poche parole a dei ragazzi qual è la
cosa più fastidiosa della vecchiaia, cioè ricordarsi di quando si era giovani! L'età adulta,
quando è costretto a fermarsi in un villaggio,
ospite di una gentile e discreta coppia, a causa
di un guasto al suo tagliaerba o quando si
deve difendere da due meccanici che lo
vogliono truffare. La vecchiaia quando ricorda con un suo coetaneo l'orrore della guerra
Il regista americano David
Lynch
28
vissuta sul fronte europeo. Infine la morte,
una notte in un cimitero, dialogando con un
sacerdote.
Alla fine del viaggio Alvin ritroverà il fratello e, insieme a esso, il senso della propria esistenza. L'incontro fra i due vecchi è parco di
dialoghi ma denso di emozioni. Non servono
le parole fra due persone che sono rimaste
lontane per anni ma, che, allo stesso tempo,
sono legate da un profondo affetto. Non è
necessario che Alvin e Lyle si parlino. Sanno
entrambi che stanno andando lentamente
verso la morte. Ma non fa più paura, ora che
si sono ritrovati; ora che Alvin è tornato "a
casa". Il cerchio si è chiuso: entrambi si siedono silenziosi sulla veranda, nel buio della
notte a guardare le stelle, le stesse che comparivano all'inizio del film. Le stesse che
Alvin e Lyle, forse, osservavano silenziosi,
nella solitudine delle proprie esistenze.
Il film, ispirato a un fatto realmente accaduto
è, come scrive Emanuela Martini "bellissimo,
elementare (nel senso più alto del termine). È
John Ford che torna sulla strada (…). È Ma'
Joad con la sua ostinazione a tenere insieme
la famiglia. Anche se poi qualcuno se ne va
sempre solo sulle strade d'America".
Alla bellezza del film contribuiscono in
maniera significativa gli interpreti.
L'ottantenne Richard Farnsworth (Alvin), qui
alla sua ultima apparizione sullo schermo
dopo aver passato una vita da comprimario
nel cinema, nel quale ha iniziato ha lavorare
nel 1937, prima come comparsa e poi come
stunt man, per approdare, negli anni '60, a
parti da caratterista. Sissi Spacek, bravissima
nell'interpretare la fragilità di Rose. Harry
Dean Stanton (Lyle) in un breve ma intenso
cameo.
David Lynch: filmografia essenziale
Eraserhead - La mente che cancella
(Eraserhead), 1977
The Elephant Man, 1980
Dune, 1984
Velluto blu (Blue Velvet), 1986
Cuore selvaggio (Wild at Heart), 1990
Camera d'albergo (Hotel Room), 1992
Fuoco cammina con me (Twin Peaks: Fire
Walk With Me), 1992
Strade perdute (Lost Highway), 1996
Una storia vera (The Straight Story), 1999
Mulholland Drive, 2001
29
IDEE DI VIAGGIO ATTRAVERSO IL CINEMA
Accadde una notte (It Happened One Night), di Frank Capra. Usa, 1934. Una ricca ereditiera scappa dalla famiglia
per raggiungere il play-boy che il padre le impedisce di sposare. Nel viaggio da New York a Miami incontra un giornalista del quale, alla fine, si innamorerà.
Le acrobate, di Silvio Soldini. Italia-Svizzera, 1997. Il caso fa incontrare due donne insoddisfatte dalla vita. Insieme
compiono un viaggio che le porterà tra le montagne innevate della Valle d’Aosta.
Aguirre, furore di Dio (Aguirre, der Zorn Gottes), di Werner Herzog. Germania ovest, 1972. Una spedizione spagnola, guidata da Gonzalo Pizarro, fratello di Francisco, nel 1560 discende la Cordigliera delle Ande alla ricerca del mitico El Dorado.
Alice nelle città (Alice in den städten), di Wim Wenders. Germania ovest, 1973. Vedi scheda film.
Alice non abita più qui (Alice Doesn't Live Here Anymore), di Martin Scorsese. Usa, 1975. Alice, rimasta vedova con
un figlio a carico, torna nella natia Monterey, guadagnandosi da vivere lungo la strada come cantante.
Un’anima divisa in due, di Silvio Soldini. Italia-Svizzera, 1993. Il tormentato rapporto tra un “gagio” guardiano di un
grande magazzino, e una giovane Rom. Un viaggio da Milano ad Ancona per sposarsi e lasciarsi dopo pochi mesi.
A proposito di Schmidt (About Schmidt), di Alexander Payne. Usa, 2002. Un uomo, dopo essere andato in pensione,
avverte il vuoto della propria esistenza. Intraprenderà un viaggio in camper per approfondire il senso del suo fallimento.
L’Armata Brancaleone, di Mario Monicelli. Italia-Francia, 1966. Uno scalcinato gruppo di individui, capeggiato dallo
spiantato cavaliere Brancaleone da Norcia, parte alla conquista del feudo di Aurocastro.
L’arrivo del treno nella stazione di La Ciotat (L’arrive d’un train en la gare de La Ciotat). Louis e Auguste Lumière.
Proiettato il 28 dicembre 1895, nella serata che ha visto nascere ufficialmente il cinematografo, l’arrivo del treno in
stazione pareva, agli spettatori ignari, dover piombare su di essi. Sempre dei F.lli Lumière si veda anche la serie delle
Vedute di viaggio.
Assassinio sull’Orient Express (Murder on the Orient-Express), di Sydney Lumet. Gran Bretagna, 1974. Durante un
viaggio da Istambul a Calais il treno Orient Express rimane bloccato dalla neve. A bordo viene commesso un delitto di
cui indagherà uno dei passeggeri, il famoso detective Hercule Poirot.
La ballata di un soldato (Ballada o soldate), di Grigorij Cuchraj. Urss, 1959. Film pacifista narrato attraverso il viaggio verso casa di un soldato russo in licenza.
Broken Flowers (id.), di Jim Jarmush. Usa, 2005. Single incallito in viaggio per scoprire chi, delle sue numerose, vecchie fiamme, è la madre del figlio di cui ha appena avuto notizia.
Bus - In viaggio (Get On The Bus), di Spike Lee. Usa, 1996. Cronaca del viaggio in bus di un gruppo di cittadini afroamericani verso la famosa “Million Man March” promossa dal Reverendo Louis Farrakhan.
La carovana dei Mormoni (Wagon Master), di John Ford. Usa, 1950. Una carovana di Mormoni in viaggio verso lo
Utah, tra fuorilegge e indiani Navajos.
Central do Brasil (id.), di Walter Salles. Brasile, 1998. Una anziana donna e un bambino attraversano il Brasile alla
ricerca del padre del piccolo.
Le chiavi di casa, di Gianni Amelio. Italia-Germania-Francia, 2004. Film di viaggio e di avvicinamento tra un padre
trentenne e il figlio, affetto da gravi disturbi psico-motori, che aveva sempre rifiutato di vedere.
Chiedi la luna, di Giuseppe Piccioni. Italia, 1991. Un uomo e la cognata partono alla ricerca del fratello-marito, scappato con i soldi della ditta di famiglia.
La città delle donne, di Federico Fellini. Italia, 1980. Viaggio onirico di un uomo alla ricerca di una donna incontrata sul treno e ritrovata nella città del titolo.
Come vinsi la guerra (The General), di Buster Keaton e Clyde Bruckman. Usa, 1926. Un lungo inseguimento di un
macchinista delle ferrovie alla ricerca dei suoi due amori sequestrati: la sua bella e la sua locomotiva.
Corvo Rosso non avrai il mio scalpo (Jeremiah Johnson), di Sydney Pollack. Usa, 1972. Jeremiah Johnson si sposta
attraverso le Montagne rocciose ai confini del mondo civilizzato. Western della “nuova tendenza” dove i nativi americani non sono visti come esseri inferiori.
Cose di questo mondo (In This World), di Michael Winterbottom. Gran Bretagna, 2002. Dal campo profughi di
Peshawar, Pakistan, sino a Londra, il viaggio della speranza di due fratelli pakistani.
Cuore selvaggio (Wild At Hearth), di David Lynch. Usa, 1990. Visionario film sulla fuga verso il Texas di un uomo in
libertà vigilata e di una ragazza scappata da casa.
Dead Man (id.), di Jim Jarmush. Usa-Germania-Giappone, 1995. Viaggio iniziatico di un contabile nel West di fine
ottocento.
I diari della motocicletta (Diarios de motocicleta), Usa-Messico.Cuba, 2004. Il viaggio del giovane Ernesto Guevara,
futuro “Che” e del suo compagno Alberto Granado attraverso il continente sud-americano in sella alla loro motocicletta.
Un dolce viaggio (Le voyage en douce), di Michel Deville. Francia, 1974. Un viaggio di due amiche trentenni da Parigi
alla Provenza.
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Don Chisciotte (Don Quichotte) , di Georg Wilhelm Pabst. Francia-Germania, 1933. Il capolavoro di Miguel De
Cervantes portato sullo schermo dal grande cineasta tedesco.
Don’t Come Knocking (id.), di Wim Wenders. Germania-Francia-Gran Bretagna-Usa, 2005. Un divo di western in
declino, fugge dal set alla ricerca del proprio passato.
Duel (id.), di Steven Spielberg. Usa, 1971. Un sorpasso azzardato a un’autocisterna si trasforma in un incubo per un
automobilista in viaggio sulle strade d’America.
2001 Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey), di Stanley Kubrick. Gran Bretagna, 1968. Dalla preistoria ai voli
interspaziali, una favola apocalittica sul destino dell’umanità.
Due per la strada (Two For The Road), di Stanley Donen. Gran Bretagna, 1967. Un viaggio verso il sud della Francia
è l’occasione per un architetto e sua moglie di rievocare i dodici anni del loro matrimonio.
Easy Riders (id.), di Dennis Hopper. Usa, 1969. Il più famoso film “sulla strada” della storia del cinema. Il tema del
viaggio applicato alla cultura alternativa degli anni ‘60.
Elegia di un viaggio (Elegia dorogi), di Aleksandr Sokurov. Francia-Russia-Olanda, 2001. Un viaggio onirico da
Leningrado a Rotterdam, con una voce fuori campo che, citando Dante, Cechov e Conrad, passa in rassegna grandi
quadri di paesaggi.
Falso movimento (Falsche Bewegung), di Wim Wenders. Germania ovest, 1974. Il viaggio di un giovane scrittore dal
Mare del Nord sino alle Alpi.
Fandango (id.), di Kevin Reynolds. Usa, 1985. 1971: un lungo viaggio verso il Messico di cinque amici, per festeggiare un addio al celibato. Alcuni di loro dovranno partire per il Vietnam.
Il Federale, di Luciano Salce. Italia, 1961. Nel 1944 un gerarchetto fascista compie un viaggio in side-car insieme a
un professore antifascista da lui arrestato e che tenta di educarlo al concetto di libertà.
Il fiume rosso (Red River), di Howard Hawks. Usa, 1948. La transumanza di una mandria di 10000 bovini sino ad
Abilene. Il primo dei cinque western di Howard Hawks.
Fratello, dove sei? (O Brother, Where Art Thou?), di Joel e Ethan Coen. Usa, 2000. Tre evasi dai lavori forzati scappano incatenati attraverso il Mississippi alla ricerca di un tesoro inesistente.
Furore (The Grapes Of Wrath), di John Ford. Usa, 1940. Vedi scheda film.
Generazione rubata (Rabbit-proof Fence), di Phyllip Noyce. Australia, 2002. La fuga a piedi di tre ragazzine australiane di sangue misto dal centro di rieducazione in cui erano state rinchiuse sino al loro villaggio natio, distante circa
3000 km.
Getaway! (The Getaway), di Sam Peckinpah. Usa, 1972. Una fuga verso il Messico di un evaso e della moglie.
Guantanamera (id.), di Tomás Gutiérrez Alea, Juan Carlos Tabío. Cuba-Spagna-Germania, 1995. Il trasporto della
salma di un’anziana cantante verso l’Avana, attraversando tutta l’isola di Cuba.
Harry e Tonto (Harry And Tonto), di Paul Mazursky. Usa, 1974. Un insegnante settantenne, sfrattato, si mette in viaggio verso la California con il suo gatto Tonto.
Il ladro di bambini, di Gianni Amelio. Italia-Francia, 1992. Vedi scheda film.
Into The Wild, di Sean Penn. Usa, 2007. Il drammatico viaggio verso l’Alaska di un neo laureato alla ricerca della
natura incontaminata, lontano dalla civiltà.
Lamerica, di Gianni Amelio. Italia-Francia, 1994. Un italiano, abbandonato in Albania dal suo socio in affari, tenta di
ritornare in Italia in compagnia di un compatriota privo di memoria e dei profughi albanesi attratti dall’illusorio sogno
italiano.
Il Mago di Oz (The Wizard of Oz), di Victor Fleming. Usa, 1939. Il viaggio della piccola Dorothy nel fantastico mondo di Oz.
Marrakech Express, di Gabriele Salvatores. Italia, 1989. Quattro amici milanesi si mettono in viaggio verso
Marrakech dopo aver appreso che un quinto loro compagno è detenuto in Marocco per droga.
Mille miglia lontano (Qian li zou qi), di Zhang Yimou. Hong Kong-Cina-Giappone, 2005. Il lungo viaggio di un padre
per esaudire l’ultimo desiderio del figlio in fin di vita.
Nel corso del tempo (Im Lauf der Zeit), di Wim Wenders. Germania ovest, 1975. Un viaggio lungo il confine delle
due Germanie di due uomini conosciutisi per caso.
Ombre rosse (Stagecoach), di John Ford. Usa, 1939. Antesignano dei film di viaggio è uno dei più famosi western di
Ford. Otto passeggeri su una diligenza in viaggio attraverso l’ovest degli Stati Uniti.
Pane e tulipani, di Silvio Soldini. Italia-Svizzera, 2000. Dimenticata dal marito in autostrada, una donna si prende una
vacanza a Venezia.
Paper Moon (id.), di Peter Bogdanovich., Usa, 1973. Vagabondaggio attraverso l’America rurale di un venditore di
bibbie e di una ragazzina di nove anni.
Paris, Texas (id.), di Wim Wenders. Usa-Germania ovest-Francia, 1984. Un uomo ritrova il figlioletto e con lui parte
alla ricerca della moglie. Trovatala ricomincia il suo vagabondare.
Paura e delirio a Las Vegas (Fear and Loathing in Las Vegas), di Terry Gilliam. Usa, 1998. Da Los Angeles a Las
Vegas per assistere a una gara automobilistica nel deserto. Fra carte di credito scadute, alool e droghe.
Il posto delle fragole (Smultronstället), di Ingmar Bergman. Svezia, 1957. Il viaggio di un vecchio medico e della
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nuora verso l’università di Lund, per i festeggiamenti del 50° anniversario della sua attività professionale.
Priscilla, la regina del deserto (The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert), di Stephan Elliott. Australia, 1994.
Tre cantanti travestiti, due gay e un transessuale, partono a bordo di un pullman verso il centro dell’Australia per uno
spettacolo.
Questa terra è la mia terra (Bound For Glory), di Hal Ashby. Usa, 1976. L’autobiografia di Woody Guthrie, folksinger americano, portata al cinema. Da costa a costa Guthrie fu il cantore dei diseredati e degli sfruttati.
La rabbia giovane (Badlands), di Terrence Malick. Usa, 1973. Un giovane spazzino e una majorette quindicenne fuggono verso il Canada lasciandosi dietro una scia di sangue.
Rain Man (id.), di Barry Levinson. Usa, 1988. Da Cincinnati a New York, il viaggio di due fratelli; uno commerciante d’auto, l’altro autistico e genio matematico.
La scelta (Yaam dabo), di Idrissa Ouedraogo. Burkina Faso, 1987. Una famiglia dell’etnia Mossi lascia il suo villaggio natio per cercare luoghi più ospitali nel centro del Burkina Faso.
Sentieri selvaggi (The Searchers), di John Ford. Usa, 1956. Un uomo alla ricerca della propria nipotina rapita dai
Comanche. Sullo sfondo, la Monument Valley.
Una sera... un treno (Un soir, un train), di André Delvaux. Francia-Belgio, 1968. Dopo un litigio un uomo e una donna
si ritrovano su un treno che si ferma in aperta campagna. L’uomo scende e si immerge in un’avventura da incubo. In
realtà è il suo delirio dovuto a un incidente ferroviario.
Lo sguardo di Ulisse (To vlemma tou Odyssea), di Theo Anghelopulos. Grecia-Italia-Francia-Germania, 1995. Un
regista greco compie un viaggio sino a Sarajevo, attraverso i Balcani straziati dalla guerra, alla ricerca di un negativo
impressionato nel 1905.
Sideways - In viaggio con Jack (Sideways), di Alexander Payne. Usa, 2004. Un addio al celibato in viaggio lungo
la Napa Valley a degustare i migliori vini californiani.
Il sorpasso, di Dino Risi. Italia, 1962. Corse in auto attraverso l’Italia di un quarantenne ossessionato dalla furia di
vivere e di un timido studente.
Stand By Me - Ricordo di un’estate (Stand By Me), di Rob Reiner. Usa, 1986. Vedi scheda film.
La steppa, di Alberto Lattuada. Itala-Francia, 1962. Il viaggio in calesse di un ragazzino attraverso la steppa.
Una storia vera (The Straight Story), di David Lynch. Usa-Francia, 1999. Vedi scheda film.
La strada, di Federico Fellini. Italia, 1954. Gelsomina, ingenua e infantile, viene rapita da Zampanò, un rozzo girovago che la usera per i suoi fini.Una amara favola on the road.
La strada di Felix (Drôle de Félix), di Olivier Ducastel, Jacques Martineau. Francia, 2000. Un giovane franco-maghrebino, gay e siero-positivo, parte dalla Normandia verso Marsiglia, per conoscere il padre che non ha mai conosciuto.
Stranger Than Paradise (id.), di Jim Jarmusch. Usa, 1984. Uno strano on the road con tre personaggi in viaggio per
le strade d’America.
Sugarland Express (id.), di Steven Spielberg. Usa, 1974. Una fuga di un evaso e della moglie, alla ricerca del proprio
bambino affidato a un’anziana coppia.
Il tè nel deserto (The Sheltering Sky), di Bernardo Bertolucci. Gran Bretagna-Italia, 1990. Dopo la guerra una coppia di americani in crisi raggiunge Tangeri e prosegue verso l’interno. Lui muore di tifo, lei si aggrega a una carovana di tuareg del deserto.
Thelma & Louise (id.), di Ridley Scott. Usa, 1991. Una fuga atraverso l’America di due donne costrette all’omicidio.
Train de vie - Un treno per vivere (Train de vie), di Radu Mihaileanu. Francia-Belgio-Olanda, 1998. Durante la seconda
guerra mondiale, un viaggio verso la Terra promessa degli abitanti di un villaggio ebraico romeno braccati dai nazisti.
Un tranquillo week end di paura (Deliverance), di John Boorman. Usa, 1972. Una gita in canoa si trasforma, per
quattro amici, in un incubo di sangue e violenza.
Turné, di Gabriele Salvatores. Italia, 1990. Due amici inseparabili, entrambi attori, partono in macchina verso la Puglia
per l’allestimento di una versione de Il giardino dei ciliegi.
Ulisse, di Mario Camerini. Italia, 1954. Vedi scheda film.
L’uomo nel mirino (The Gauntlet), di Clint Eastwood. Usa, 1977. Un poliziotto deve scortare da Las Vegas a Phoenix
una prostituta, importante testimone per un processo.
Verso il sole (The Sunchaser), di Michael Cimino. Usa, 1996. Un giovane meticcio (mezzo Navajo e mezzo nero)
malato terminale di cancro, sequestra il suo oncologo e scappa verso la montagna sacra dei Navajos. La fuga si trasforma in un viaggio iniziatico verso le radici dell’America.
Viaggio all’inizio del mondo (Viagem ao principio do mundo), di Manoel de Oliveira. Viaggio in auto verso il nord del
Portogallo di un vecchio regista portoghese e un attore francese. Un viaggio a ritroso alla ricerca del proprio inizio.
Viaggio in Italia, di Roberto Rossellini, Italia-Francia, 1953. Coppia di coniugi inglesi in viaggio alla scoperta
dell’Italia e di se stessi.
Witness - Il testimone (Witness), di Peter Weir. Usa, 1985. Un viaggio nel passato di un poliziotto, braccato da colleghi corrotti, che si rifugia in una comunità Amish che rifiuta, per motivi religiosi, il progresso.
Zabriskie Point, di Michelangelo Antonioni. Italia-Usa, 1970. L’amore tra una ragazza benestante e un giovane ribelle che ruba un aereo alla ricerca della libertà.
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