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No, non marchiamo la parte da operare

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No, non marchiamo la parte da operare
IL CAFFÈ
26 luglio 2015
6
Attualità
rosa
&
cactus
una rosa a...
un cactus a...
Il direttore sanitario del
Beata Vergine di Mendrisio
ha smentito l’allarme
scabbia per la presenza
degli asilanti, lanciato dal
deputato leghista Robbiani. E
ha avvertito, il Ticino ha ben
altre rogne da grattare
Irrefrenabile comunicatore
ed esternatore compulsivo
via Facebook, tace del tutto
invece sui seni asportati per
errore alla Clinica S. Anna.
Devastante il “Beltrasilente”
per la credibilità del
ministero della Sanità
Brenno
Balestra
OFFERTI DA
Piazza Muraccio, Locarno
Tel. 091 751 72 31
Fax 091 751 15 73
Paolo
Beltraminelli
7
Ti-Press
Lo scandalo
Il fatto
Interrogativi e polemiche
alla clinica Santa Chiara
per la partenza di 3 pediatri
Nuove illazioni sul clima di lavoro nell’istituto privato locarnese
Ti-Press
La clinica di Sorengo
per la prima volta
precisa le verifiche
che venivano fatte
e quelle che sono
state introdotte
in chirurgia dopo
i seni asportati
per errore
ad una paziente
Ti-Press
C’
“No,non marchiamo la parte da operare”
La direzione della Sant’Anna spiega quali sono (e non sono) i loro sistemi di controllo
PATRIZIA GUENZI
A
desso un “time out”
fresco di stampa sta
lì, appeso alla parete
di tutte le sale operatorie della clinica
Sant’Anna di Sorengo. Un foglio, formato A4, su cui spiccano
dei riquadrati incolonnati con
tanto di titolino a colori, con tutte le verifiche da fare prima e
dopo un’operazione. Adesso...
“Già, troppo tardi - commenta
laconico Roberto Volontè, direttore sanitario della struttura privata del gruppo Genolier, che al
Caffè ha spiegato quali sono, e
non sono, i sistemi di controllo
all’interno della clinica -. Comunque sia, se anche un anno fa
le regole di sicurezza fossero
state applicate sino in fondo,
chiaramente questo incidente
non sarebbe avvenuto”. Tuttavia, malgrado l’accaduto un’inutile mastectomia totale ad
una donna 67enne per mano del
ginecologo Gianmarco Rey, al
centro dell’indagine della magistratura - ancora oggi la clinica
non ha imposto di fare un segno
indelebile sulla parte del corpo
da operare prima di prendere in
mano il bisturi. “No, non marchiamo ancora la parte da operare, una mancanza a cui stiamo
provvedendo ora - assicura Volontè -. A farlo, questo segno sul
corpo, sarà il paziente stesso,
controllato poi dal chirurgo”.
Il time out, si chiama così in
gergo medico, è l’iter che consente una corretta identificazione del paziente appena viene
steso sul lettino della sala operatoria. In sostanza, un anno fa, alla Sant’Anna esisteva invece un
protocollo che solo lontanamente ricalcava le direttive consigliate dall’Organizzazione mondiale della sanità per la sicurezza in sala operatoria. “C’era sicuramente l’identificazione del
paziente e del sito”, spiega Volonté.
Già, ma non la marcatura!
Un gesto che quasi sicuramente
avrebbe evitato alla donna di ritrovarsi il corpo orrendamente
martoriato, senza ancora sapere
con esattezza, dopo oltre un anno dall’errore, come realmente
si siano svolti i fatti. “Chirurgo,
anestesista e
infermiere
I FA
anestesista
TTI
dovevano osservare un time out simile
a quello dell’Oms, la cui
stesura risaliva però a parecchi anni prima ammette il direttore sanitario -.
Quindi la verifica delle generali-
tà del paziente, ma non, ad
esempio, l’obbligo di fare un segno indelebile sulla parte del
corpo da operare. E so che sembrerà incredibile, eppure proprio in quei giorni, un anno fa
quindi, stavamo potenziando il
nostro time out uniformandolo a
quello dell’Oms. Oggi è addirittura più completo, abbiamo aggiunto una colonna in cui si prevedono numerose e dettagliate
verifiche che devono iniziare
dalla camera del paziente e ter-
minare al suo ritorno in corsia,
con tutti gli step di controllo firmati, dal primo all’ultimo”.
Al di là di come si sono svolti
i fatti, sarà la magistratura a stabilirlo, resta comunque l’amaro
in bocca. Una vicenda davvero
gestita male da parte dei vertici
della clinica. “Si privilegiò il rapporto medico-paziente e si lasciò gestire la situazione al chirurgo in questione, forse in modo naïf... tardi, è vero. Comunque sia, clinica e chirurgo co-
municarono la verità alla paziente, prima di tutte le denunce che seguirono”.
Intanto, sull’onda dell’emotività che inevitabilmente casi
simili provocano nell’opinione
pubblica, in questi giorni sono
state pubblicate notizie dal sapore un po’ fantozziano, come
quella di un’infermiere di sala
che ad un certo punto, nel corso
dell’operazione, avrebbe avvertito il chirurgo che quella non
era la paziente “giusta”. E sta
facendo parecchio discutere anche la lettera di un ex superiore
del dottor Rey che, oltre a descrivere quest’ultimo come un
soggetto “dotato di un ego patologico che non ammette la possiblità di sbagliare”, riporta di
una fonte ben informata secondo cui qualcuno lo avvertì dello
sbaglio che stava commettendo,
per poi denunciare il tutto alla
direzione della clinica.
“Sono soltanto vecchi rancori, ruggini mai risolte - taglia
LE VERIFICHE DA FARE PRIMA E DOPO UN’OPERAZIONE
L’editoriale
Indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità per la sicurezza in sala operatoria
LILLO ALAIMO
Prima dell’anestesia Ingresso in sala
Il paziente deve confermare...
• Nome cognome e data di nascita
• Sito chirurgico
• Procedura chirurgica
• Consenso all'anestesia e all'intervento
- Il “sito chirurgico” deve essere indicato
con un segno indelebile sulla cute
- Compilare la checklist per l’anestesia
- Verifica funzionamento del saturimetro
Verificare se il paziente ha...
• Allergie note a farmaci e/o alimenti
• Vie aeree difficili/rischio di inalazione
• Se si, sono stati previsti ausili e assistenza?
• Rischio di emorragia > 500ml (7ml/Kg per i bambini)
• Se sì, sono stati previsti adeguati accessi venosi
e fluidi da infondere?
Tutti i componenti dell’équipe
devono presentarsi
con nome e funzione
Chirurgo, anestesista e infermieri
devono verbalmente confermare...
• L’identificazione del paziente
• Il sito e la procedura chirurgica
Valutare eventi critici prevedibili
- Chirurgici:
• Eventi critici o inaspettati, tempi operatori, perdite ematiche
- Anestesiologici:
• Particolari preoccupazioni correlate al paziente
- Infermieristici:
• Se i processi di sterilizzazione sono stati validati
• Se ci sono particolari preoccupazioni correlate alle apparecchiature
• Se la profilassi antibiotica è stata somministrata negli ultimi
60 minuti. (Sì, no, non applicabile)
• Se sono visionabili le immagini diagnostiche. (Sì, no, non applicabile)
Prima che il paziente esca dalla sala operatoria Uscita dalla sala
L'infermiere strumentista deve confermare verbalmente
insieme all'équipe...
• La denominazione dell'intervento eseguito
e la sua registrazione
• Se il conteggio di strumenti, garze, aghi... è corretto
• Se i pezzi istologici sono correttamente etichettati
(incluso il nome del paziente)
• Se eventuali problemi connessi
alle apparecchiature sono stati segnalati
L’Organizzazione mondiale della sanità precisa nelle sue direttive
che la checklist “non vuole essere definitiva” ed invita a modificare
quanto necessario per meglio adeguarsi alle singole realtà
L’INTERVENTO
L’8 luglio 2014
la paziente
entra in sala
operatoria, al
Sant’Anna, per
operare un
tumore dietro
al capezzolo; si
risveglierà
senza entrambi
i seni
LA BUGIA
Il ginecologo
anziché dire
subito la verità
alla paziente,
le spiega che il
tumore era più
esteso del
previsto e ha
quindi dovuto
asportare
i seni
LA DENUNCIA
Ottobre 2014, la
paziente segnala
il fatto alla
Commissione di
vigilanza e, a
maggio 2015,
denuncia il
ginecologo per
lesioni
intenzionali gravi
e lesioni colpose
Chirurghi, infermieri e anestesisti
devono fare un debriefing per analizzare
e risolvere i punti critici riscontrati
durante l'intervento sul paziente
L’AMMISSIONE
Il ginecologo
convoca la
donna nel
novembre 2014
alla presenza
dell’avvocato
Fulvio Pelli,
ammette l’errore,
c’è stato uno
scambio di
pazienti
L’INCHIESTA
Inizialmente sotto
inchiesta solo il
ginecologo, e
l’unico per ora
interrogato;
le indagini si
allargano
a tutta l’équipe
operatoria e ai
vertici della
clinica
I tre pediatri, che collaboravano da anni
con la Santa Chiara, preferiscono trincerarsi dietro un “no comment”. Come dire, inutile creare ulteriori discussioni in un settore, come quello sanitario, in questo periodo
parecchio sotto pressione. E, soprattutto, in
una clinica che negli ultimi mesi è stata al
centro di questioni e polemiche delicate.
Da quello che il Caffè è comunque riuscito a ricostruire, i tre specialisti non si
aspettavano affatto di non poter più mettere piede nel reparto maternità della Santa
Chiara da un giorno all’altro. Avevano semplicemente scritto per esprimere la loro
preoccupazione, non essendoci più la presenza fissa di una neonatologa all’interno
della struttura, auspicando una veloce sostituzione. Da qui la lettera di “benservito”
ai tre pediatri firmata dalla clinica. Ma
tant’è... Quest’ultimo episodio, tuttavia,
non fa che sollevare ulteriori interrogativi e
preoccupazioni sul clima di lavoro in una
clinica che si appresta, stando quantomeno
La direzione
Secondo la direzione i
professionisti se ne sarebbero
andati autonomamente
Pubblicità
ai piani di lavoro, ad una sempre maggiore
collaborazione con l’ospedale La Carità di
Locarno.
Il rimpasto nella Santa Chiara sarebbe
avvenuto poco dopo il suicidio, lo scorso
maggio, della dottoressa Barbora Jancikova, neonatologa alle dipendenze della clinica. Un gesto estremo, che aveva suscitato
un’ampia eco in tutto il cantone, oltre a inevitabili domande, anche per l’inusuale annuncio funebre a tutta pagina pubblicato su
un quotidiano proprio dalla clinica dove la
donna aveva lavorato per quasi dieci anni.
Ma la dottoressa Soldati tranquillizza: “Nel
reparto non è cambiato nulla e tutto funziona come prima - sottolinea -, cinque erano
i medici a disposizione della maternità, tra
pediatri e neonatologi, e cinque sono oggi.
In più, abbiamo assunto un nuovo neonatologo che assicura i picchetti, assieme ad altri colleghi subentrati dopo la decisione dei
tre pediatri di non più collaborare con noi”.
Una cosa è certa. La rottura, indipendentemente da chi l’ha provocata, a tutti gli
effetti è irrecuperabile e definitiva. Colloqui
chiarificatori, dopo la lettera, non ce ne sono stati. Le due parti si sono limitate a
prenderne atto. Ma su chi ha subito o provocato la decisione resta il mistero.
p.g.
LA VICE
NDA
1
2
3
LA SOSTITUZIONE
Dopo la morte della
neonatologa Jancikova i
tre pediatri avrebbero
scritto alla clinica
auspicando una veloce
sostituzione
LA DECISIONE
Forse per un disguido di
interpretazione, la
direzione della clinica ha
preferito interrompere
la collaborazione coi tre
medici pediatri
L’ASSUNZIONE
La clinica rassicura
sulla massima
efficienza del reparto
maternità. Ha anche
assunto un nuovo
neonatologo
La difficile intesa per il futuro
tra sanità pubblica e privata
segue dalla prima pagina
C
Prima dell'incisione della cute “Time out” in sala
corto Volontè -. Si sta facendo
un processo mediatico ad una
struttura e a tutti i medici che
vi lavorano, ogni giorno, al servizio dei pazienti, gettando gratuitamente fango su un’attività
di più di 80 anni e con 4000 interventi l’anno eseguiti nelle
regole dell’arte medica. E questo molto probabilmente per ragioni politiche e di rancori senili
ed ancestrali”.
[email protected]
@QPatriziaGuenzi
LA CLINCA S’ANNA
La struttura privata ha oltre
80 anni e offre un’ampia
gamma di discipline
sanitarie.
È soprattutto conosciuta,
anche all’estero, per
l’eccellenza dei reparti di
maternità e neonatologia.
La Santa Chiara,
in alto a destra,
è una clinica privata,
con un centinaio
i posti letto
e una settantina
i medici accreditati
è un mistero sull’allontanamento
improvviso di tre pediatri della regione dalla clinica Santa Chiara di
Locarno. Sta in una lettera o, meglio, sulla
sua interpretazione. Ma le conseguenze sono state drastiche: l’interruzione immediata della collaborazione con la struttura privata. La vicenda potrebbe sembrare poco
rilevante, se non fosse che arriva solo dopo
qualche settimana le polemiche, ancora
non chiarite, per il drammatico suicidio di
una neonatologa della clinica. Una morte su
cui si è forse anche speculato tirando in
ballo le condizioni di lavoro all’interno della
struttura e, quantomeno, una parte del personale. Ma torniamo a quest’ultima vicenda. Quella dei tre medici che oggi, inaspettatamente, non collaborano più con la Santa Chiara.
“I tre medici hanno scritto e firmato in comune una lettera, perentoria, in cui comunicavano alla direzione che dal 30 giugno 2015
non avrebbero più fatto il picchetto su chiamata per i parti - dice al Caffè la dottoressa
Daniela Soldati, membro del Consiglio di amministrazione dell’istituto -. Abbiamo dovuto
arrangiarci e trovare in fretta una soluzione”.
Questa, dunque, la versione ufficiale della
clinica locarnese. Una versione che non collima con quella dei tre professionisti.
he non è - come qualcuno ancora ha
scritto rispondendo al nostro ultimo
editoriale sul bisogno di solidarietà la rivolta o la richiesta delle anime belle. La
trasparenza è la condizione prima perché i
cittadini possano esercitare un diretto controllo - anche attraverso i media - sulle istituzioni e, più in generale, sulle strutture e i
meccanismi sociali e di servizio della realtà
che li circonda. Per potersi domandare, come nel caso della Sant’Anna, perchè sia possibile un simile errore; quali controlli una
clinica di questo livello metta in atto in sala
operatoria; per quale ragione un medico che
falsifica (ammettendolo) un rapporto operatorio e menta ripetutamente alla paziente su
quanto accaduto, abbia potuto (e tutt’ora
possa) esercitare la professione. Come sia
possibile che la medicina abbia perso quel
tanto di etica che la deve tenere incollata alla fiducia dei pazienti. Come sia possibile
che la medicina possa essere trasformata certo non da tutti e ovunque - in una catena
di montaggio dove per abbassare i costi e far
lievitare i guadagni si “esternalizzino” servizi delicati di sala operatoria, quasi si trattasse della pulizia dei vetri o dei gabinetti
appaltata a ditte esterne. Così, per razionalizzare e risparmiare. Ma sulla pelle dei pazienti.
Il “reale interesse pubblico” - come sono
solite scrivere le istituzioni per frenare gli
interrogativi della stampa - nel caso della
Sant’Anna c’è e come. E delle chiare ed
esaurienti risposte politiche già ora si impongono, fosse solo perchè la riorganizzazione in corso delle strutture ospedaliere (la
Pianificazione) annuncia una sempre più
stretta collaborazione tra pubblico e privato.
In questo caso, tra Civico di Lugano e Sant’Anna di Sorengo.
La trasparenza - con il racconto penetrante e coraggioso dei media - contribuisce
al rafforzamento degli anticorpi democratici. Una crescita che passa anche dall’esercizio quotidiano dell’indignazione. E in questi
giorni, dinanzi allo scandalo Sant’Anna, di
indignazione ce n’è tanta. Nei cittadini, ma
non a sufficienza nella politica e in chi ha il
dovere di fornire delle spiegazioni e prendere delle decisioni, indipendentemente dal
corso del procedimento penale.
I fatti sono accaduti un anno fa. I vertici
della clinica conoscevano perfettamente la
dinamica dell’errore e le successive bugie
nel maldestro, infantile e disonesto tentativo di farla franca. No, il riserbo - per dirla
con una delle solite frasi fatte da comunicato
stampa - in questo caso non è comprensibile, tantomeno giustificabile. Nè quello della
clinica nè quello delle istituzioni successivamente coinvolte. Ed un dibattito che prenda
le mosse da questa vicenda si impone al più
presto. Perché si possa comprendere - a seguito di un’attenta analisi - quali sono le
modalità di lavoro, gli standard di qualità e
gli obiettivi di ogni singola struttura privata
in Ticino, che oggi progetti una collaborazione con l’Ente ospedaliero cantonale.
In un Paese in cui la sanità costa una settantina di miliardi l’anno, in cui ad ogni
estate si annunciano importanti aumenti
dei premi delle assicurazioni malattia...,
beh, in questo Paese i cittadini hanno diritto
ad una qualità delle cure e prima ancora ad
una trasparenza che metta ai margini disfunzioni, errori grossolani, disonestà e frodi nel rapporto fra medicina e pazienti.
Trasparenza, dunque, che significa correttezza e onestà. Ed è difficile dire se su
questo fronte le cose sono peggiorate o migliorate rispetto al passato. Tempo fa, erano
gli anni ‘90, un paziente dell’ospedale di
Bellinzona venne a sapere causualmente da
un articolo del Blick che la sua sterilità era
stata causata da un errore medico (anche allora per una confusione di identità). A raccontarlo al giornale fu tempo dopo un infermiere presente in sala.
Anni dopo al Civico si amputò ad un paziente la gamba sana anziché quella malata.
Il comunicato della magistratura fu immediato e addirittura si fece una conferenza
stampa nello stesso ospedale per spiegare
l’accaduto e l’avvio dell’inchiesta penale.
[email protected]
! ! IL CAFFÈ
19 luglio 2015
6 ATTUALITÀ
Lo mala sanità
Il caso
Giallo sulle check list
effettuate e firmate
dall’équipe operatoria
della clinica S. Anna
La direzione distrettuale antimafia di Bologna ha notificato al fiduciario Sergio Pezzatti l’avviso di fine indagini per l’inchiesta “Aemilia
Il colletto bianco
che da Lugano
“frodava il fisco
per la‘ndrangheta”
ELENA BOROMEO da Bologna
L
La“sicurezza”del chirurgo dei seni asporati per sbaglio
potrebbe aver indotto tutti ad una errata identificazione
PATRIZIA GUENZI
E
IFAT
TI
L’INTERVENTO
L’8 luglio 2014 la
paziente entra in sala
operatoria, al
Sant’Anna, per
operare un tumore
dietro al capezzolo;
si risveglierà senza
entrambi i seni
LA BUGIA
Il ginecologo anziché
dire subito la verità
alla paziente, le
spiega che il tumore
era più esteso del
previsto e ha quindi
dovuto asportare i
seni
LA DENUNCIA
L’AMMISSIONE
Ottobre 2014, la
Il ginecologo convoca
paziente segnala il fatto
la donna nel
alla Commissione di
novembre 2014 alla
vigilanza e, a maggio
presenza dell’avvocato
2015, denuncia il
Fulvio Pelli, ammette
ginecologo per lesioni
l’errore spiegandole
intenzionali gravi
che c’è stato uno
e lesioni colpose
scambio di pazienti
ra un’équipe di almeno cinque persone quella che nel luglio di
un anno fa alla clinica Sant’Anna di Sorengo operò, sbagliando clamorosamente, la 67enne oggi protagonista di un procedimento penale - con al centro il ginecologo Piercarlo Rey per alcuni tratti unico più che singolare. Invece di asportare
un piccolo tumore dietro ad un capezzolo, le furono tolti entrambi i seni.
E per quattro mesi nessuno le disse la verità, facedole credere che quell’intervento fosse necessario. E non frutto di un errore d’identità. Un errore difficile da immaginare e da comprendere se si leggono le norme rezza del momento circa l’identità struzioni in corso ormai da mesi. so e delle preoccupazioni nate, be capitato qualche mese fa: serie
internazionali e svizzere che ogni struttura operatoria è invitata a ri- della paziente, abbia indotto tutti Una vicenda delicata su cui la ma- l’altro giorno ha deciso di rendere difficoltà durante un’operazione,
spettare. Verifiche immediatamente prima di entrare in sala operatoria, in errore. Forse anche sostenendo gistratura indaga da tempo (il rea- noto il nome del medico, il gineco- tanto da dover trasportare una paverifiche sul lettino chirurgico prima dell’intervento e verifiche al ter- che il nome indicato in una cartel- to possibile è lesioni intenzionali logo Piercarlo Rey. E tanto è basta- ziente in gravi condizioni al Civico
mine dell’operazione, prima di lasciare la sala. Verifiche collettive, per la era sbagliato. Ma si tratta, come gravi e lesioni colpose) e, consa- to perché prendessero forma altre di Lugano.
[email protected]
così dire, a cui tutta l’équipe è responsabilmente chiamata a partecipa- detto, di ipotesi sulla base di rico- pevole della drammaticità del ca- voci su un altro fatto che gli [email protected]
re. Tre “check list”, cosiddette,
che necessitano ogni
L’INTERVENTO PREVISTO
volta la firma di un
Le tecniche Così la chirurgia interviene in caso di tumori piccoli o di maggiori dimensioni
operatore dell’équipe a
conferma dei controlli
Cicatrice
effettuati.
Tumore
Anestesisti, strumentisti, chirurghi, responsabili, chi direttaIncisione
mente chi indirettaROBERTA VILLA
drantectomia). Con questo intervento la for- L’alto tasso di sopravvivenza, e spesso di vemente, di quell’interma e l’aspetto del seno non vengono com- ra e propria guarigione, che si ottiene oggi
vento e, prima ancora,
ssere operate al seno può voler dire promessi in maniera significativa. Resta una nelle donne a cui viene diagnosticato un
delle verifiche. Innancose molto diverse. Un piccolo nodulo cavità più o meno grande che si crea nella cancro al seno ha infatti spostato l’attenzioL’intervento alla Sant’Anna prevedeva
zitutto l’équipe medica
superficiale, che non si è diffuso alle sede della cicatrice, che, se si desidera, può ne dalla sola durata, alla qualità della vita
l’asportazione di un piccolo tumore
è chiamata ad identifighiandole linfatiche, può essere asportato essere riempita in seguito con diversi meto- che si può offrire loro. Si toglie solo quello
sopra il capezzolo. Sarebbe
care il paziente. E alla
con pochissime conseguenze, anche esteti- di, per esempio tramite iniezioni di tessuto che è necessario a non correre rischi, ma
rimasta solo una modesta cicatrice
Sant’Anna, come negli
che, talvolta addirittura in un regime di adiposo prelevato da altre parti del corpo con grande cura per l’effetto estetico finale,
L’INTERVENTO “day surgery”, cioè rientrando a casa la se- con la liposuzione, con il sistema detto di che non è considerato un vezzo, ma un eleospedali
dell’Ente
EFFETTUATO
ERRONEAMENTE
ospedaliero per altro,
mento importante per il benessere anche
ra. Le cose cambiano quando la malattia è “lipofilling”.
ciò dovrebbe essere avSe il tumore è di maggiori dimensioni, psicologico della donna. Alla fine del trattaPer un errore d’ indentità più estesa allo stesso seno o, più raramente,
venuto prima di tutto
mento il seno non sarà mai come era prima,
alla Sant’Anna si è proceduto all’asportazione addirittura da entrambe le parti, oppure si oppure è al centro di un seno medio-piccolo,
attraverso un bracciama spesso si possono ottenere risultati abcompleta dei due seni decide un intervento preventivo radicale oppure ancora si riscontra la presenza di alletto al polso del pacome quello che ormai tutti conoscono no- tri focolai di malattia, per evitare brutte sor- bastanza soddisfacenti, soprattutto se ci si
ziente con stampigliato
nostante il suo nome difficile (mastectomia prese la scelta della mastectomia, cioè del- affida a un centro dove opera un’équipe spenome, cognome, data
bilaterale), perché raccontato pubblicamen- l’asportazione dell’intera ghiandola, diventa cializzata, in cui il chirurgo senologo, il chidi nascita e sesso.
inevitabile. Anche questo intervento, tutta- rurgo plastico e l’oncologo cooperano tra di
te dall’attrice Angelina Jolie.
L’équipe deve immeNel primo caso si può asportare il solo via, oggi non produce più i risultati deva- loro. Ben prima di entrare in sala operatoria,
diatamente dopo deternodulo insieme con una quantità di tessuto stanti che si vedevano decine di anni fa. e di decidere il tipo di intervento, il chirurgo
Tessuto e
minare il tipo di operadovrebbe quindi discutere con la paziente
sano circostante sufficiente a garantire che
linfonodi da
zione e (qui si apre un
l’opportunità, i modi e i tempi della ricostrunon restino cellule tumorali che possano ri- Il medico
rimuovere
aspetto forse fondazione, che può avvenire contemporaneaformare il tumore. Si parla allora di “chirur- Ben prima di entrare in sala
mentale per la vicenda)
mente all’intervento principale, oppure rigia conservativa”, che comprende la sola operatoria il chirurgo discute
individuare la zona del
mandata a fasi successive, soprattutto se è
asportazione del nodulo (nodulectomia) o
Incisione
Fonte: cancer.org
corpo da operare che
richiesta anche una radioterapia.
della parte di mammella interessata (qua- con la paziente le metodologie
dovrebbe (o potrebbe)
essere stata “marcata” già in camera. Ciò è previsto dalle proceLE INDICAZIONI DI “VERIFICA” SECONDO L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ PER LA SICUREZZA IN SALA OPERATORIA
dure della Sant’Anna? E se sì, è
stata fatta correttamente? Oppure
qualcuno è stato indotto da un
PRIMA
PRIMA DELL'INCISIONE
PRIMA CHE IL PAZIENTE ESCA
precedente errore (il nome sbaDELL'ANESTESIA
DELLA CUTE
DALLA SALA OPERATORIA
gliato su di una cartella ad esempio) e ha “marcato” una parte sbaINGRESSO IN SALA
“TIME OUT” IN SALA
USCITA DALLA SALA
gliata (quindi i due seni, anziché
Il
paziente
deve
confermare...
Tutti
i
componenti
dell’équipe
L'infermiere strumentista deve confermare
un capezzolo)?
- Nome cognome e data di nascita
devono presentarsi con nome e funzione
verbalmente insieme all'équipe...
All’interno della sala, le verifi- Sito chirurgico
- La denominazione dell'intervento eseguito
che vengono ripetute ed in questo
- Procedura chirurgica
Chirurgo, anestesista e infermieri
e la sua registrazione
caso quasi certamente alla pre- Consenso all'anestesia e all'intervento
devono verbalmente confermare...
- Se il conteggio di strumenti, garze, aghi... è corretto
senza del chirurgo che, stando alla
- L’identificazione del paziente
- Se i pezzi istologici sono correttamente etichettati
prassi più diffusa, firma il secondo
- Il “sito chirurgico” deve essere indicato
- Il sito e la procedura chirurgica
(incluso il nome del paziente)
“check”. Il terzo, al termine delcon un segno indelebile sulla cute
- Se eventuali problemi connessi alle apparecchiature
l’operazione, serve ad accertarsi
Valutare eventi critici prevedibili
sono stati segnalati
che nel corpo del paziente non sia- Compilare la checklist per l’anestesia
- Chirurgici:
no rimasti strumenti o garze. È
- Eventi critici o inaspettati, tempi operatori,
Chirurghi, infermieri e anestesisti devono fare
possibile che quest’ultimo step di
- Verifica funzionamento del saturimetro
perdite ematiche
un debriefing per analizzare e risolvere
controllo venga firmato da un in- Anestesiologici:
i punti critici riscontrati durante l'intervento sul paziente
fermiere strumentista.
Verificare se il paziente ha...
- Particolari preoccupazioni correlate al paziente
E allora, quando ci si è accorti
- Allergie note a farmaci e/o alimenti
- Infermieristici:
del gravissimo errore? Solo una
- Vie aeree difficili/rischio di inalazione
- Se i processi di sterilizzazione sono stati validati
volta riportata in camera la paSe si, sono stati previsti ausili e assistenza?
- Se ci sono particolari preoccupazioni
ziente? Oppure, come alcune rico- Rischio di emorragia > 500ml
correlate alle apparecchiature
struzioni fanno pensare, nel corso
(7ml/Kg per i bambini)
- Se la profilassi antibiotica è stata somministrata
di uno dei primi due “check”,
Se sì, sono stati previsti adeguati accessi venosi
negli ultimi 60 minuti. (Sì, no, non applicabile)
quindi prima di iniziare l’operae fluidi da infondere?
- Se sono visionabili le immagini diagnostiche.
zione? E se così fosse, come è pos(Sì, no, non applicabile)
sibile che si sia proceduto ugualmente all’intervento? Parrebbe,
ma si tratta solo di ricostruzioni
L’Organizzazione mondiale della sanità precisa nelle sue direttive che la checklist “non vuole essere definitiva” ed invita a modificare quanto necessario per meglio adeguarsi alle singole realtà
che non hanno l’avallo dell’ufficialità, che il chirurgo con la sicu-
Dalla semplice“incisione”alla mastectomia
E
7
L’INCHIESTA
Inizialmente sotto
inchiesta solo il
ginecologo, e l’unico
per ora interrogato;
le indagini si allargano
a tutta l’équipe
operatoria e ai vertici
della clinica
a ‘ndrangheta ramificata nel
Nord Italia si sarebbe servita
di un professionista ticinese
per frodare il fisco e moltiplicare i proventi illeciti delle
sue attività economiche. Per Sergio
Pezzatti, il fiduciario luganese già noto
alle cronache per essere stato arrestato
quattro anni fa dall’Fbi a New York su
rogatoria internazionale con l’accusa che è poi caduta in Cassazione - di concorso in attività mafiose, si profila un
secondo capitolo nelle aule di giustizia
italiane.
La direzione distrettuale antimafia di
Bologna nei giorni scorsi ha, infatti, notificato a Pezzatti l’avviso di fine indagini per l’inchiesta “Aemilia”, contestando i reati di reimpiego e frode fiscale
“con l’aggravante - scrivono gli inquirenti - di avere agito al fine di agevolare
l’attività dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, e in particolare
delle cosche Arena, Nicoscia e Grande
CARTIERA LUGANESE
In via della Posta a Lugano
la società accusata di illeciti
per conto della malavita
Aracri” in concorso con altri soggetti,
ma precisando la sua estraneità all’associazione di stampo mafioso vera e
propria. Intanto, giovedì scorso l’inchiesta Aemilia ha registrato nuovi sviluppi con l’arresto di altre nove persone
e il sequestro di 330 milioni di euro.
Nell’atto di 151 pagine, firmato dal
Procuratore Roberto Alfonso e dai Pm
Marco Mescolini, Beatrice Ronchi e Enrico Cieri, si ribadisce il ruolo di Pezzatti quale amministratore delle società
cartiere con sede a Lugano che sarebbero state usate dalla ‘ndrangheta per
occultare operazioni fiscali illecite. Secondo la pubblica accusa, Pezzatti
avrebbe amministrato la società Multi
Media Corporate, con sede in via della
Posta a Lugano, per conto di soggetti
“organici alle dinamiche delle cosche
Arena e Nicoscia/Grande Aracri” mettendo inoltre a disposizione il proprio
diritto di firma nei conti correnti presso
Credit Suisse e Clariden Leu “su cui
erano eseguite le movimentazioni di
denaro inerenti le transazioni commerciali riconducibili alle frodi carosello”.
Transazioni finalizzate a nascondere
un’evasione sull’Iva per diverse centinaia di migliaia di euro che, secondo gli
inquirenti, avrebbero rimpinguato le
casse delle cosche. Il tramite di queste
operazioni, si legge nelle carte dell’inchiesta, era Paolo Pelaggi, un faccendiere del nord Italia, noto alle cronache
per aver piazzato una bomba in un uffi-
L’aggravante
La società
Al professionista è contestato
il reato di “reimpiego” di fondi
con l’aggravante di aver agito
per agevolare la mafia
Secondo la pubblica accusa,
si sono usate delle società
“cartiere”con sede in Ticino
per occultare attività illecite
cio dell’Agenzia delle Entrate nel 2006
a seguito di alcuni accertamenti fiscali
nella società Point One. L’inchiesta, allora, era la stessa che aveva portato la
magistratura emiliana a spiccare un
mandato di arresto per il fiduciario luganese, scarcerato dopo nove mesi per
il venir meno dell’accusa più grave: il
concorso in attività mafiose. Nel nuovo
fascicolo dell’antimafia di Bologna, il
nome di Pelaggi riemerge accanto a
quello di Pezzatti in relazione alla Multi
Media Corporate, società di cui il faccendiere era socio assieme al manager
americano Michael Salwach (pure attivo in Svizzera), a Giuseppe Giglio e Pasquale Riillo. Per loro è scattato l’avviso
di fine indagini, che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, per
quello che si profila come il più grande
processo di mafia nella storia del Nord
Italia. Pezzatti ha già nominato suo difensore Filippo Sgubbi, noto penalista
che ha difeso imputati del calibro di Calisto Tanzi (Parmalat) e Giovanni Consorte (Unipol).
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rosa
&
cactus
Attualità
Gli errori ospedalieri
causano 2000 morti
e danni milionari
IL CAFFÈ
12 luglio 2015
OFFERTI DA
Piazza Muraccio, Locarno
Tel. 091 751 72 31
Fax 091 751 15 73
4
una rosa a...
un cactus a...
Dopo 16 anni lascia la
poltrona di vicesindaco
plrt di Coldrerio. Motivo?
Fare largo ai giovani. Un
ottimo esempio che tanti
altri politici dovrebbero
imitare, per rinnovare le
fila dei partiti.
Ha sollevato polemiche e
qualificate proteste la scelta
di liberare dalle opere d’arte
l’area antistante il nuovo
Lac di Lugano. Una
decisione quella del
municipio che è stata forse
sin troppo precipitosa.
Mauro
Carobbio
Marco
Borradori
5
Ti-Press
Il progetto
Un’iniziativa che
si rifà alle norme
dell’aviazione
che tutti i piloti
devono rispettare
prima che inizi
la fase di decollo
Infezioni nelle corsie, diagnosi scorrette, scambi di pazienti.
O seni asportati per sbaglio come alla Sant’Anna di Sorengo
e dall’inchiesta sulla clinica emerge anche un rapporto falso
PATRIZIA GUENZI
N
I
PRECE
DENTI
L’AMPUTAZIONE
Nel 2001 al Civico di
Lugano a un paziente
ottantenne viene
amputata non la gamba
malata, ma quella sana.
L'uomo muore pochi
giorni dopo l'intervento.
La vicenda, ovviamente,
a suo tempo suscitò un
enorme scandalo
Ti-Press
L’EPATITE C
Nel 2013 all’ospedale
Civico di Lugano nel
reparto di radiologia
quattro pazienti sono
stati infettati dal virus
dell’epatite C. È capitato
durante una cardiotac,
probabilmente con l’uso
del prodotto di contrasto
LE GARZE DIMENTICATE
Nel 2010 alla Clinica
Luganese a una paziente
furono lasciate delle garze
nell’addome. Due anni
dopo, ricoverata al San
Giovanni con febbre e
disturi i medici scoprirono
la “dimenticanza”
IL CUORE
Nel 2004, all'ospedale
universitario di Zurigo
una donna muore dopo
che le è stato trapiantato
il cuore di un donatore
con un gruppo
sanguigno non
compatibile
on si può certo dire
che la sanità svizzera in questo periodo
goda di buona salute. Tra infezioni
ospedaliere (70mila l’anno), diagnosi e terapie sbagliate, chirurghi troppo anziani per operare,
errori in sala operatoria e scambi di pazienti si contano 2000
morti e danni per centinaia di
milioni. Di che allarmarsi. L’ultimo, eclatante, caso di malasanità, in mano alla magistratura, è
stato rivelato dalla Regione. Lo
scorso anno, a luglio, una 67enne, operata alla clinica Sant’Anna di Sorengo - 80 posti letto,
90 medici accreditati e 4mila interventi l’anno anziché subire
un’incisione al
capezzolo per
togliere un piccolo tumore si è
risvegliata senza entrambi i seni. Nell’ottobre
2014 la paziente
si rivolge alla
Comissione di
vigilanza. È la
prima tappa di Franco Portinari
una vicenda per
lei accompagnata dalla paura
che il ginecologo volesse “insabbiare” l’errore. Mentre la
Commissione di
vigilanza resta
in stand-by, lo
scorso maggio la
donna si rivolge
alla magistratura. Ora dall’inchiesta emerge
che anche nel
rapporto opera- Franco Portinari
torio, come ha
rivelato la Rsi, il ginecologo parla di intervento necessario e non
di una mastectomia fatta per errore. Altro aspetto inquietante,
in un caso che ha sollevato molti
interrogativi. Per ora il medico è
l’unico indagato e il solo al centro dell’inchiesta amministrativa, visto che non sono emerse,
fino adesso, responsabilità dirette della clinica.
In Svizzera gli errori medici
in ospedale causano spese per
centinaia di milioni di franchi.
Con una sanità elvetica che ogni
anno costa 70 miliardi di franchi
c’è di che preoccuparsi. L’Ufficio
delle perizie extragiudiziarie
della Federazione dei medici
svizzeri nel 2014 ha rilevato 19
errori di diagnosi o di trattamento su un totale di 43 verifiche compiute. I due terzi concernono cure ospedaliere o una
collaborazione tra ospedale e
medico indipendente. A metà
gennaio 2015 erano 161 i casi
pendenti. Eppure, la recente
idea del consigliere federale
Alain Berset di un centro per il
controllo della qualità delle cure
è stata bocciata. Da assicuratori,
Cantoni e ospedali. Lo scopo era,
anche, evitare spese milionarie
I fatti alla Sant’Anna visti da Franco Portinari
L’intervento
L’8 luglio del
2014 la paziente
67enne viene
operata alla clinica Sant’Anna di
Sorengo per incidere un tumore
dietro al
capezzolo.
Si risveglierà
senza i due seni.
A ottobre
si rivolge alla
Commissione
di vigilanza
Franco Portinari
Una“checklist chirurgica”
per i medici presenti in sala
La verità
Il medico dopo l’intervento spiega che
il tumore era più
esteso; nel novembre 2014 convoca
la paziente in clinica
e alla presenza
dell’avvocato
Fulvio Pelli, membro
del Cda Genolier
ammette l’errore.
Errore che, però,
non figurava nel
rapporto operatorio
In procura
Il ginecologo-ostetrico, dopo la denuncia della paziente, maggio
2015, viene convocato in procura, ammette che
in sala operatoria
c’è stato un errore, uno scambio
di pazienti. Titolare dell’inchiesta
è il procuratore
Paolo Bordoli
ogni anno per gli errori medici.
Ora il Consiglio federale propone un coordinamento in rete. Un
progetto di 22 milioni di franchi,
3 franchi e 50 all’anno per assi-
curato, per istituire una commissione di esperti con tutti gli
attori coinvolti, assegnando dei
progetti alla Fondazione per la
sicurezza dei pazienti. Quest’ul-
U
INCIDENTI EVITABILI
Studi dimostrano che gli
incidenti evitabili avvengono
nel 2-8% dei ricoveri
Ti-Press
La legge
Con la riforma
anche l’istituto
sarà obbligato
a denunciare
La legge sanitaria parla chiaro. L’obbligo di
segnalazione esiste. Ma per la Sant’Anna di Sorengo a fare stato è il Codice penale, che prevede, invece, la querela di parte nel caso di lesioni semplici. Lesioni semplici, secondo la clinica quindi, quelle subite dalla paziente a cui il
chirurgo invece di toglierle un piccolo nodulo
dietro il capezzolo le ha asportato i due seni. “Mi
sembra un po’ leggero il comunicato stampa rilasciato dalla clinica - osserva Franco Denti,
presidente dell’Ordine dei medici -, ma per de-
tima (vedi articolo a lato), ha già
messo a punto un programma
per una “chirurgia sicura”.
In Svizzera su gli oltre duemila decessi dovuti a errori me-
dici, mille potrebbero essere
evitati. Tra questi, le complicanze infettive e anestesiologiche o
gli scambi d’intervento. I margini di miglioramento individuati
finirle gravi queste lesioni come dovevano essere?”. E aggiunge: “Fortunatamente si sta preparando la revisione della legge sanitaria, togliendo finalmente una zona grigia, e inserendo che
l’obbligo di segnalazione va allargato anche alle
strutture ospedaliere”. Intanto, da informazioni
raccolte dal Caffè, sembra che il medico si sia
assunto tutta la responsabilità per avere indotto
in errore gli altri colleghi in sala operatoria, nella
convinzione che stava pensando di operare
un’altra paziente.
sono soprattutto nella coordinazione dei processi e la comunicazione, ma anche nella profilassi antibiotica e nella marcatura del sito chirurgico. Questo,
Ti-Press
La gestione Il consigliere nazionale Ignazio Cassis
Le precauzioni All’Ente i dati del malato sono sul polso
“Il management di qualità Un semplice braccialetto
è fondamentale per le cure” che può salvare una vita
C
he tipo di management di qualità ha un istituto di cura? È
questa la domanda fondamentale che bisogna farsi quando accadono errori in corsia o in sala operatoria. Ignazio
Cassis, consigliere nazionale e presidente di Curafutura, Associazione assicuratori malattia, non entra nel caso specifico della
clinica Sant’Anna, ma nota: “A fare la differenza è proprio il management, tra l’altro obbligatorio in tutti gli ospedali e cliniche.
Anzi, a volte ce n’è più di uno, oltre a certificazioni esterne. Ciò
non toglie che gli errori possono accadere, ma quando capitano
bisogna fare tutte le verifiche per capire che cosa non ha funzionato e introdurre gli eventuali correttivi necessari”.
Cassis più in là non si spinge. Non entra nel merito del comportamento tenuto dalla clinica o dal medico che ha operato e
che, senza la denuncia della paziente, molto probabilmente non
avrebbe ammesso niente. Si limita a dire che “la vicenda è stata
raccontata da un giornale e che sulla stampa se ne leggono di
tutti i colori”. Dimenticando, però, che la stessa clinica ha ammesso l’errore del medico con tanto di comunicato stampa.
S
embra una sciocchezza, ma il braccialetto che viene infilato al polso del paziente appena entra in camera è un gesto fondamentale. Riporta i suoi dati: nome, cognome, data di nascita e sesso. Questo per la sua sicurezza, per non essere confuso, è costantemente identificato dal personale curante. Lo si fa in tutti gli istituti dell’Ente ospedaliero cantonale
(Eoc).
Il braccialetto è stato introdotto all’Eoc nel 2012, dopo
un’esperienza pilota di tre anni alla Carità di Locarno. È rilasciato al momento del disbrigo delle pratiche di ammissione e viene
applicato da un infermiere che prima si accerta della correttezza dei dati verificandoli verbalmente con la persona interessata
o, se il paziente non è completamente vigile, con un familiare o
un accompagnatore. Le più importanti organizzazioni internazionali che si occupano della sicurezza e della qualità negli enti
di cura, compresa l’Organizzazione mondiale della sanità, raccomandano l’uso di questo semplice dispositivo che a volte
può scongiurare errori fatali.
LE VERIFICHE
IN SALA OPERATORIA
Un’ultima verifica
da fare a fine
intervento è quella
di contare tutti
gli strumenti
e le garze, per scongiurare
l’ipotesi che possano
essere stati dimenticati in
qualche organo
nel paziente
per scongiurare sbagli clamorosi
come quello avvenuto nel 2001
al Civico di Lugano, dove ad un
paziente venne amputata la
gamba sana. Ma anche come il
caso dell’ospedale universitario
di Zurigo, nel 2004, quando una
donna morì dopo che le era stato
trapiantato il cuore di un donatore con un gruppo sanguigno
non compatibile.
Da diversi anni, per il miglioramento della sicurezza in
chirurgia l’Organizzazione mondiale per la sanita ha messo a
punto il programma “Safe Surgery Saves Lives”, il cui elemento centrale è proprio la checklist
chirurgica. Un iter necessario
per una corretta identificazione
del paziente, che inizia nella camera e finisce un secondo prima
che il chirurgo impugni il bisturi. Una sicurezza in più la dovrebbe dare il braccialetto al
polso di tutti i ricoverati. Ma
gravi errori possono capitare anche in un “semplice” esame di
routine, come quello al Civico
nel 2013: con una cardiotac
quattro pazienti contagiati dal
virus dell’epatite C.
[email protected]
[email protected]
na piccola lista dai grandi
effetti. Un radicale cambiamento di cultura professionale in sala operatoria. È
l’intento della Fondazione per la
sicurezza dei pazienti che ha avviato un progetto pilota in dieci
ospedali svizzeri. Della durata
di due anni, si concluderà a fine
2015. Prevede una checklist
chirurgica che indichi passo
passo i procedimenti da rispettare per tutti gli attori presenti
in sala operatoria prima che il
chirurgo prenda in mano il bisturi. “La fretta può essere fatale, mai saltare una fase dei controlli che vanno sempre fatti con
disciplina e serietà”, sottolinea
Paula Bezzola, direttrice aggiunta della Fondazione e responsabile del progetto. Prevista, per la prima volta, anche
una settimana d’azione “sicurezza dei pazienti” in tutta la
Svizzera, dal 14 al 18 settembre
prossimi. “L’obiettivo è di portare il tema della sicurezza dei pazienti in tutte le istituzioni sanitarie e tra l’opinione pubblica,
sottolineandone
l’importanza
Il protocollo
nella politica sa“La fretta può essere
nitaria - spiega
-. Vofatale, mai saltare uno Bezzola
gliamo lanciare
step, tutti vanno fatti
un segnale chiacon disciplina e serietà” ro in tal senso e
coinvolgere tutti gli operatori
del sistema sanitario”.
Tornando alla checklist chirurgica, in sostanza si rifà alle
norme di sicurezza in vigore tra
i piloti d’aereo. “Se utilizzata in
modo standardizzato e corretto,
e la ripartizione dei ruoli è chiara, ottimizza la comunicazione
in seno all’équipe chirurgica e
induce un cambiamento cultu-
LA CLINICA
La clinica
S.Anna di
Sorengo,
qui sopra,
appartiene
al gruppo
Genolier,
proprietario
anche di
Ars Medica
rale in sala operatoria”, osserva
ancora la responsabile del progetto. I risultati già si sono visti.
“Grazie a questa checklist - ricorda Bezzola -, in uno degli
ospedali pilota si è riusciti ad
evitare in tempo che a un paziente allergico al nichel venis-
I pazienti
“Faremo pressione
su tutti i nosocomi
per più sicurezza”
C
’è ancora molto da fare per la sicurezza dei degenti negli ospedali. Lo dice forte e chiaro JeanFrançois Steiert, vice presidente della
Federazione svizzera dei pazienti e
consigliere nazionale. E sottolinea: “Il
nostro compito è di fare pressione sugli istituti per migliorare la qualità delle
cure, qualità che, va detto, varia molto
da istituto a istituto. Non tutti, infatti,
rispettano protocolli e procedure di lavoro, fretta e confusione portano ad
errori anche fatali”.
Insomma, in molti nosocomi svizzeri c’è ancora un ampio margine di
miglioramento per evitare disattenzioni ed errori. Che a volte possono pure
rivelarsi gravissimi, proprio come
quello accaduto alla Sant’Anna di Sorengo. “Ma soprattutto - riprende Steiert -, occorre stabilire regole e tempi
precisi di comportamento, in tutti gli
ambiti nosocomiali. E ciò va fatto, anche, con le associazioni che rappresentano i pazienti, in modo tale che gli
indicatori di qualità siano veramente
affidabili”.
se impiantata una protesi contenente questo metallo”.
Tuttavia, esistono ancora
margini di miglioramento. Ad
esempio, in alcuni nosocomi pilota è stato rilevato che una
checklist compilata nella cartella clinica del paziente non significa automaticamente che i
controlli e la comunicazione
siano stati effettivamente attuati. “Ecco perché tutti i passaggi vanno rispettati”, insiste
Bezzola.
Secondo la Fondazione, i decessi dovuti a errori nell’ambito
ospedaliero non sono che la
punta dell’iceberg di un fenomeno ben più esteso. Studi affidabili dimostrano che degli incidenti evitabili avvengono nel
2-8 per cento dei ricoveri. Una
percentuale considerevole di
questi errori si traduce con
danni temporanei per il paziente (30-50%) o permanenti (9%),
ma anche con la morte (3%). In
media, tali “incidenti” allungano i tempi di ricovero di sei
giorni e causano spese di trattamento maggiori nei due terzi
dei casi. Parecchio da fare anche sul fronte della trasparenza. Sempre la Fondazione per la
sicurezza lamenta l’assenza di
statistiche in Svizzera. Solo stime, sulla base della comparazione con sistemi sanitari di altri Paesi simili a quello elvetico.
Una grave lacuna.
D’altro canto, che gli ospedali fossero dei luoghi pericolosi già l’aveva detto l’ex consigliere federale Ruth Dreifuss.
Cinque le patologie potenzialmente più a rischio: infarto
miocardico, interventi di bypass, colpo apoplettico, polmonite e intervento di sostituzione
dell’anca.
p.g.
Il ministro
“La vicenda
non influirà
sulla futura
Pianificazione”
Q
uando ancora studiavo al politecnico di Zurigo
i professori mi dicevano ‘un caso, nessun caso’. In sostanza, da un episodio non si può generalizzare”. Così il ministro Paolo Beltraminelli, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità,
risponde alla domanda del Caffè se quanto accaduto alla Sant’Anna potrebbe in qualche modo modificare la futura Pianificazione ospedaliera. “No, non
influirà- afferma-, Errori del genere per fortuna sono
estremamente rari, tra l’altro l’inchiesta penale e
quella amministrativa sono tuttora in corso. È presto
per esprimersi su come in realtà si sono svolti i fatti”. Beltraminelli si dice molto soddisfatto della sanità ticinese. “Abbiamo delle procedure di controllo
molto buone: la vigilanza sanitaria, una commissione a tutela dei pazienti, che esiste solo in pochi cantoni e il medico cantonale, che effettua regolarmente in tutte le strutture delle visite. E non mi sono mai
stati posti problemi per la clinica Sant’Anna”. Insomma, ancora una volta è un caso isolato.
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