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Berlusconi, invito ai sindacati "Riprendiamo subito il

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Berlusconi, invito ai sindacati "Riprendiamo subito il
Berlusconi, invito ai sindacati "Riprendiamo subito il dialogo"
1) Berlusconi, invito ai sindacati "Riprendiamo subito il dialogo"
2) Il premier pensa ai funerali sabato "Non lascio il campo alla sinistra"
Pagina 13 - Interni
il GOVERNO
Berlusconi, invito ai sindacati "Riprendiamo subito il dialogo"
Il presidente vede anche D´Amato
GIANLUCA LUZI
ROMA - «Il governo ha fatto un invito alle parti sociali a riprendere immediatamente il dialogo». A metmattina il
presidente del consiglio Berlusconi interrompe per pochi minuti il Consiglio dei ministri e scende nella sala stampa
gremita di Palazzo Chigi. Lasciate da parte le frasi duramente polemiche della sera prima sull´«odio che nutre la
mano degli assassini», il premier si rivolge ai sindacati per convincerli a tornare al tavolo dei negoziati «ferme
restando le rispettive posizioni» e l´intenzione del governo di proseguire sulla strada annunciata delle riforme del
mercato del lavoro. «Scioccato e toccato» lo descriverpi tardi il premier il vicepresidente del Consiglio federale
svizzero Couchepin. Accanto al premier siede, silenzioso, il ministro del Lavoro Maroni di cui l´economista ucciso dai
terroristi era consulente. «Vuoi dire qualcosa?», gli chiede Berlusconi, ma il ministro fa solo un cenno di diniego con
la testa.
Una breve dichiarazione, quella del capo del governo, senza domande da parte dei giornalisti. Preceduta da un
intervento in Consiglio dei ministri in cui il premier ha annunciato il senso della dichiarazione in sala stampa: «Basta
con le contrapposizioni muro contro muro. Diciamoci disposti a tornare al tavolo della trattativa. Abbiamo visto a
cosa si arriva se si semina un clima di odio. Dobbiamo mostrare sobriete seriet Per sconfiggere la violenza
importante dare esempi di unite dialogo. Questo non significa che facciamo marcia indietro su questioni strategiche,
ma se i sindacati vogliono parlare con noi, siamo disponibili». E su questa linea Berlusconi - che pi tardi ha
incontrato il presidente della Confindustria D´Amato - ha lanciato l´offerta di dialogo alle parti sociali. «Il governo - ha
detto infatti il capo del governo - proprio in onore di Marco Biagi, uomo del dialogo e della mediazione, ha ritenuto di
rivolgere alle parti sociali un invito formale a riprendere immediatamente il dialogo, ferme naturalmente le posizioni
rispettive, ma al tavolo del negoziato. Questo un atto di responsabilitdel governo, che vuole naturalmente
continuare nella sua politica di cambiamento e di riforma, in sintonia con quanto ci viene chiesto dall´Europa e
confermato di recente nel Consiglio europeo di Barcellona».
Dopo aver ricordato che il Consiglio dei ministri ha osservato, in piedi, un minuto di silenzio e che a Biagi saranno
accordati i funerali di Stato, Berlusconi ha parlato dell´economista del lavoro come di «un collaboratore validissimo,
uno studioso di grande esperienza, un´intelligenza acuta, un uomo moderato». Di Biagi, ha aggiunto Berlusconi
sottolineando il suo ruolo nella riforma del mercato del lavoro, «sentiamo particolarmente la sua mancanza, la
avvertiremo, anche perchil peso per quanto riguarda la riforma del mercato del lavoro, che lui aveva apportato, era
stato un peso importante e determinante». Berlusconi ha ricordato che «era stato anche collaboratore del ministro
Treu, con il quale ha firmato recentemente un libro proprio sul lavoro, era stato collaboratore della Cisl ed era un
convito fautore dell´importanza del processo di integrazione europea».
Pagina 13 - Interni
IL RETROSCENA
Le strategie di Berlusconi per "neutralizzare" la manifestazione della Cgil di dopodomani
Il premier pensa ai funerali sabato "Non lascio il campo alla sinistra"
Nella Cdl avanza l´idea di un grande corteo contro il terrorismo per il 13 maggio
ROMA - Al fondo, confida chi ci ha parlato, Silvio Berlusconi non ha affatto cambiato idea. In privato, il presidente del
Consiglio ancora l´uomo che un´ora e mezzo dopo la morte di Marco Biagi ha dettato parole che hanno messo in
imbarazzo la sua maggioranza, e indignato l´opposizione: un uomo «choccato dal pensiero di dove possa arrivare,
se si semina odio», un uomo convinto che le armi dei killer di Bologna non siano che «l´ultimo anello di un catena
fatta di intimidazioni, di giudizi sommari, di processi in piazza e alla televisione». Del fatto, insomma, che non ci
siano dubbi sul fatto che in ultima analisi sta tutto sulle spalle della sinistra politica e sindacale, il peso morale
dell´ultima azione bierre.
Ma porta consiglio anche lui, la notte nervosa e di poco sonno che vede le luci accese fino a molto tardi, al
Plebiscito. E cosil giorno dopo un´altra lingua quella che il presidente del Consiglio parla in pubblico. La lingua della
moderazione, dell´«evitiamo il muro contro muro», del «riprendiamo il dialogo sociale» e del «mostriamo almeno noi
senso di responsabilit che invano anche a caldo, mercolednotte, gli avevano raccomandato invano Gianfranco Fini
e Gianni Letta. In una virata cosrepentina da consigliare al Cavaliere di non metterla a rischio con qualche parola di
troppo, e dunque di disertare l´atteso appuntamento con i gruppi parlamentari di Forza Italia.
il Berlusconi "politico", insomma, che prende il sopravvento, dopo aver preso nota dei rimproveri che affiorano in
Consiglio dei ministri specialmente per bocca di Rocco Buttiglione, e forse anche delle parole dure di Luciano
Violante e Franco Giordano che Pier Ferdinando Casini registra in conferenza dei capigruppo. Il premier vira di
bordo: ma «non perché - assicura un ministro - qualcuno gli abbia tirato la giacca». Sul suo tavolo, adesso, c´la
necessitdi gestire una fase difficile, di far calare la tensione ma «senza rinunciare a quanto noi consideriamo
fondamentale». Di definire una tattica, «una volta chiarito di chi la colpa».
Di questo soprattutto parla, Berlusconi, nella sequenza di incontri e telefonate che scandisce la sua giornata, con
Storace e Tremonti, D´Amato e Fini, Follini e Letta e Bonaiuti e il vicepremier svizzero. Di come rimettere un cuneo
tra la Cgil e le altre confederazioni, e di come non lasciare la piazza alla sinistra: «Perché non giusto assimilare
l´Ulivo al terrorismo - gli dice Maurizio Gasparri - ma noi abbiamo il diritto di dire chiaro al paese che non per caso,
se sparano a noi».
Cosprende forma l´idea di trasformare in una grande manifestazione contro il terrorismo l´appuntamento - pi festoso
- che era gistato messo in cantiere per il 13 maggio, anniversario della vittoria elettorale, al vertice notturno della
scorsa settimana: «Se loro portano a Roma un milione di persone - scommette il Cavaliere - noi ne portiamo
quattro». E cossi fa largo anche - sottotraccia - la speranza che gli accertamenti della procura di Bologna non si
esauriscano in poche ore. Perché certo sarebbe «un duro colpo» per Sergio Cofferati, sussurra uno degli uomini di
Berlusconi, se fossero i funerali di Stato di Biagi, sabato, a rubare la scena al suo corteo.
(s.marr.)
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