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Rossella : testimonianze dai campi di Tindouf

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Rossella : testimonianze dai campi di Tindouf
Rossella : testimonianze dai campi di Tindouf
Rabuni, Campo Profughi Saharawi, Algeria- ‘Erano le 10,50 circa, avevamo cenato insieme da
poco, Rossella ci aveva preparato una specialita’ sarda, dopo una lunga giornata passata a
scaricare medicinali da un camion. Ho sentito battere forte alla porta accanto alla mia, dove stava
Rossella. All’inizio ho pensato fosse Enric, un cooperante spagnolo che ama scherzare e dalla
corporatura pesante. Poi ho sentito che il bussare diventava piu’ forte e la porta si e’ aperta e poi
silenzio. A quel punto ho iniziato a capire che c’era qualche cosa che non andava’. Inizia cosi’ la
testimonianza rilasciata da un collega di Rossella. ‘Poi, ho visto un uomo con il turbante e un
kalashnikov dirigersi verso Enric che era seduto sulle scale della sua abitazione a leggere.
Rossella e’esile, una donna, ma lui e’ un ragazzone sportivo che fa bodybuilding non e’certo
facile ‘prelevarlo’ e ha opposto resistenza. In quel momento dalle abitazioni di fronte, avendo
sentito i rumori, apre la porta Ainoha (l’altra cooperante spagnola) per vedere cosa sta
succedendo. Riesce a chiudere immediatamente la porta ma i banditi si lanciano verso la sua
abitazione, buttano giu’ la porta e portano via anche lei.’ E’ stato un blitz rapidissimo, portato a
termine da professionisti.’
Secondo le ricostruzioni del posto, due jeep sono partite dal nord del Mali, arrivate in Mauritania,
a 80 km da Rabuni, una sola jeep si e’diretta a tutta velocita’ verso Rabuni mentre l’altra e’
rimasta ad aspettarla in Mauritania. C’erano 7 persone a bordo della jeep che ha effettuato il
sequestro. Una guardia del campo profughi e’ stata ferita ed e’finita in ospedale. Le immaginimai diffuse in Italia- della RASDTV (la TV Saharawi) accorsa sul posto alcune ore dopo,
testimoniano la violenza dello scontro: il sangue di Enric sugli scalini della sua abitazione ed il
finestrino di una jeep dei campi crivellata di colpi di arma da fuoco.
Il Ministro degli Affari Esteri del Fronte Polisario (il governo del popolo Saharawi), Mohamed
Salem Ould Salek, spiega in un’intervista il probabile motivo della scelta dei banditi per il campo
di Rabuni. Sarebbe stato piu’semplice per i delinquenti tentare un rapimento al campo di Dhakla
che e’ molto piu’ vicino alla frontiera con la Mauritania, ma la scelta di Rabuni sarebbe dovuta
alla certezza di trovarci degli occidentali. Questo tipo di intervento noto sul posto con il nome di
tattica ‘ghazzi’ sfrutta l’elemento della sorpresa. I banditi sapevano che la sicurezza del Fronte
Polisario, anch’essa esperta in materia, maturata durante i lunghi anni di guerra contro il
Marocco, avrebbe reagito seguendoli. Qui si esauriscono le testimonianze basate sui fatti per
entrare nella sfera delle speculazioni sulla ragione del rapimento, i possibili mandanti politici
(amesso che ce ne siano) e cosa vogliano i rapitori.
Il Popolo Saharawi per Rossella ed il Fronte Polisario : una vita in attesa
‘Il rapimento di Rossella, Ainoha ed Enric per il popolo Saharawi e’ il nostro 11
Settembre’spiega Omar Mih, il Rappresentante del Fronte Polisario in Italia che conosce Rossella
dai tempi dell’Universita’quando lei studiava per specializzarsi nel campo della cooperazione.
Noi conosciamo il terrorismo da piu’ di 35 anni, da quando inizio’la nostra lotta per
l’autodeterminazione per il nostro paese. Il popolo Saharawi e’stato bombardato con il napalm e
con il fosforo bianco. Il lavoro di Rossella e delle ONG e’estremamente importante per il mio
popolo, tutto il popolo Saharawi condanna questo orrendo atto criminale.’ Il popolo Saharawi
attende dal 1991 che il referendum promesso in seguito al cessate il fuoco con il Marocco, sotto
gli auspici delle Nazioni Unite con il mandato della MINURSO diventi realta’. Un mandato che
purtroppo e’ gravemente penalizzato da veto della Francia al Consiglio di Sicurezza che
impedisce alla MINURSO di avere un mandato che ricopra missioni umanitarie (ripetendo la
situazione di protocollo di ‘chapter 6’ che avevano le Nazioni Unite in Rwanda che non potevano
intervenire per difendere la popolazione dal genocidio del 1995).
Noam Chomsky fa risalire l’inizio della Primavera Araba alle dimostrazioni pacifiche partite a
Gdeim Izik nell’ottobre 2010, quando circa 20,000 Saharawi hanno messo su delle tendopoli a 16
km dalla citta’di Elayoun in Marocco, per chiedere migliori condizioni di vita. Una dimostrazione
bloccata da un intervento armato dell’esercito marocchino che ha causato feriti, morti, dispersi e
prigionieri politici che giaciono ancora oggi nelle prigioni di Sale’in Marocco senza aver avuto il
beneficio di un processo. Oltre all’illustre filologo, a Rossella ed a altri cooperanti chi aveva mai
sentito parlare di Gdeim Izik ? Osservando il disegno del mondo senza confini realizzato da
Rossella nella sua abitazione ai campi di Rabuni, si percepisce la sua totale dedizione a questo
popolo e la sua scelta professionale.
Le donne Saharawi che Rossella stava formando per il progetto di monitoraggio sulla qualita’
degli alimenti che arrivano ai campi profughi Saharawi, sottolineano il valore della nuova
metodologia che Rossella gli ha insegnato. Tutti, sia i colleghi che le donne Saharawi parlano
delle forti capacita’ intuitive e di ascolto di Rossella che vengono poi seguite da azioni concrete.
Il presidente della Mezza Luna Rossa Saharawi, Buhobeini Yahia, passa piu’ di un ora con me
per spiegarmi in dettaglio quanto il lavoro di Rossella abbia inciso e sia importante per loro.
Il Primo Ministro del Fronte Polisario, Abdelkader Taleb Omar, spiega che l’attesa ora per i
Saharawi non e’piu’solo per il referendum di autodeterminazione ma per la liberazione dei tre
ostaggi occidentali che con il loro lavoro quotidiano collaborano con il suo popolo da anni.
Ulteriore conferma dello straordinario impegno e di quanto Rossella sia apprezzata ai campi di
Tindouf mi viene fornita da un rifugiato politico Saharawi, Mohamed Hallab. Questo ragazzo che
ora lavora per l’associazzione Afapredesa (l’equivalente di Amnesty International per i Saharawi)
mi racconta che mesi fa era impegnato in un lungo sciopero della fame per protesta quando il
Marocco si rifiuto’ di dargli un visto per vedere la sua famiglia dopo quasi 8 anni di separazione
forzata. In quell’occasione Rossella era andato a trovarlo per dimostrargli il suo sostegno ed
interessamento al suo caso.
La sicurezza nel Sahel e gli interessi Europei
Tra le 80 e 100 tonnellate di cocaina viaggiano attraverso il Sahel ogni anno, per non parlare del
contrabbando di hashish di cui il Marocco sarebbe il principale esportatore al mondo,
responsabile secondo alcune fonti per circa l’80%. I cambiamenti politici che investono i paesi
del nord Africa, in particolare la Libia ma non solo, hanno fatto cambiare gli ‘equilibri’
geopolitici ed economici del Sahara con dirette conseguenze sia sul narcotraffico che sulla
sicurezza nel Sahel. Per il Ministro degli Affari Esteri del Polisario il gran numero di armi
sofisticate in mano alla Libia sono fonte di forte preoccupazzione. Inoltre un numero imprecisato
di Tuareg (tra i 2000 e i 3000 secondo lo Stratford report) prima assoldati nell’esercito di
Gheddafi, hanno fatto ritorno nel nord del Mali (portando con se’ le loro armi) ed hanno intrapeso
una loro lotta per l’indipendenza del nord del paese dalla capitale Bamako. L’Europa, fortemente
preoccupata dalla situazione (e dalla tutela dei suoi interessi nel Nord Africa) si e’incontrata
spesso negli ultimi mesi con le nazioni del Sahel per discutere sulla migliore strategia da adottare
per far fronte a questi problemi. Su questo punto il Ministro, rivolgendosi in maniera specifica ai
media italiani, sottolinea il fatto che un tentativo di far fronte a questi problemi ignorando il
diritto all’autodeterminazione del popolo Saharawi, pur di mantere lo status quo e l’ordine, avra’
solo ripercussioni negative aggravando i problemi di imigrazione di massa, narcotraffico ed altri
sequestri.
La Primavera Araba- i partiti islamici ‘vincitori’ ?
Sara’ importante per l’occidente, e quindi anche per l’Italia, fare attenzione a non mettere i fatti
relativi alla Primavera Araba sul letto di procuste. Una lettura a volte troppo semplificata ha
portato in passato a gravi errori di interpretazione del mondo arabo. L’apparente successo
elettorale di partiti islamici in Tunisia, Marocco ed Egitto preoccupa alcuni esperti che vedono un
‘autunno islamico’ far seguito alla ‘primavera araba’. In contrapposizzione alle precedenti
speranze che il mondo arabo seguisse un modello come quello turco, si fanno spazio ora paure
che ci si diriga invece verso il modello iraniano. Il mondo musulmano non e’ cosi’ omogeneo
come ci appare da fuori. Un analisi piu’approfondita delle ragioni che hanno portato i partiti
islamici al potere rivela che essi hanno vinto importanti seggi alle elezioni ma anche che non
hanno basato la loro campagna elettorale sui temi del passato. Le allusioni al ripristino di califfati,
al cancellare lo stato di Israele e ad una retorica anti-Americana, sono state sostituite da temi
pratici come la finanza, la disoccupazzione ed altre questioni socio-economiche. Il movimento
islamico tra l’altro e’ estremamente diviso come vediamo ad esempio in Egitto, con tre diversi
movimenti salafisti, quattro ramificazioni distinte della Fratellanza Musulmana etc. Questi
movimenti hanno vinto perche’erano gli unici organizzati, pronti per una campagna politica e
perche’ si sono presentati come gli unici in grado di fermare le spirali di violenza e caos di questi
paesi. Non a caso vediamo che la Fratellanza Musulmana si e’ dissociata rapidamente dalle
proteste di piazza Tahrir. Vi sono inoltre alcuni paesi come il Bahrein che pur non avendo
ricevuto l’attenzione mediatica di altri giocano un ruolo strategico chiave per gli equilibri del
mondo musulmano sciita e sunnita. E’ in Bahrein ad esempio che si spendono le tensioni delle
monarchie del golfo e di Tehran, tra Riad e Washington e tra i riformatori ed i ‘tradizionalisti’.
Come disse il segretario di stato degli Stati Uniti, Henry Kissinger negli anni 70: ‘You cannot
make war without Egypt in the Middle East and you cannot make peace without Syria’ (Nel
medio oriente non si puo’avere un conflitto senza l’Egitto e non si puo’raggiungere la pace senza
la Siria). Auguriamoci che per quanto riguarda la Siria questo si avveri al piu’presto.
Gaja Pellegrini-Bettoli
[email protected]
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