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Dopo Hamas, c`è solo Al Qaeda: è questo che vuole l`Occidente ?

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Dopo Hamas, c`è solo Al Qaeda: è questo che vuole l`Occidente ?
10 gennaio 2009
Dopo Hamas, c’è solo Al Qaeda:
è questo che vuole l’Occidente ?
“Hamas è un gruppo terrorista”; “con Hamas non si deve trattare”: queste due asserzioni che
circolano nel centrodestra e nel centrosinistra a commento della gravissima crisi di Gaza, non
solo non permettono di operare praticamente per una efficace mediazione diplomatica, ma
sono anche infondate da un punto di vista storico-fattuale e giuridico-internazionalista.
Hamas infatti è innanzitutto un partito politico radicato – attraverso una capillare azione di
sostegno sociale alle esigenze di sopravvivenza del popolo palestinese – in tutti i territori
occupati da Israele nel 1967. Ha vinto le elezioni del gennaio 2006 con votazioni riconosciute
da tutti gli osservatori internazionali come libere e democratiche, conquistando 76 seggi su
132 contro i 43 di Al Fatah. Ha maturato una posizione più duttile – secondo un percorso già
conosciuto dall’OLP di Arafat – dalla Carta di fondazione del 1988 ad oggi, su cui una
comunità internazionale veramente votata alla difesa della pace potrebbe ben lavorare.
Infatti, per fare due soli esempi,
- il programma elettorale del 2006 contiene punti programmatici tipici delle democrazie
occidentali: la difesa dei diritti delle donne e delle minoranze, quella cristiana innanzitutto;
l’istituzione del “difensore civico”; la “separazione tra i poteri legislativo esecutivo
giudiziario”; la riforma della magistratura e del CSM palestinese, comprensiva del divieto de
“la politicizzazione della Procura Generale”; la difesa della “coesione della famiglia”, la
“lotta contro le droghe”, la “riforma delle pensioni” a “la sicurezza dell’impiego” …
- il 9 novembre 2008 il primo ministro Ismail Haniyeh “ha dichiarato che il suo governo è
disposto ad accettare uno Stato palestinese entro i confini del 1967”.
(www.wikio.it/article/78043630);
Non è poco, ma tantissimo per una diplomazia internazionale intelligente. I denigratori di
Hamas ricordano però che questo movimento vuole difendere le radici islamiche della
Palestina, e inoltre esercita la lotta armata contro Israele: il primo punto potrebbe essere
storicamente compreso dall’Italia repubblicana tutta, che ha conosciuto una lunga fase di
egemonia del partito democristiano e che tuttoggi dibatte sulle “radici cristiane” del paese; il
secondo dato di fatto costituisce invero un diritto inalienabile dei popoli oppressi da qualsiasi
dominazione coloniale: infatti l’ONU ha ripetutamente riconosciuto il diritto dei popoli
sottoposti a occupazione straniera a ricorrere “ad ogni mezzo a loro disposizione, ivi
compresa la lotta armata” per sconfiggerla (risoluzione 3070 del 1973). Le Convenzioni di
Ginevra e i Protocolli aggiuntivi del 1977 contengono anch’essi richiami a questo tipico diritto
maturato fattualmente e giuridicamente nella grande stagione della decolonizzazione del
secolo scorso.
1
Israele, che nasce da un'impresa tipicamente colonialista, occupa peraltro da ben 41 anni –
incurante di centinaia di risoluzioni che esigono la fine del suo ultracolonialismo –
Cisgiordania e Gaza e non è un caso che Bettino Craxi ebbe a paragonare Arafat a Mazzini
nel suo discorso alla Camera del 6 novembre 1985.
Oggi, dopo aver abbandonato Arafat a se stesso durante il lungo assedio israeliano di
Ramallah, il ceto politico italiano stenta a trovare il coraggio che fu proprio del protagonista
di Sigonella. Riconoscere i fatti (che Hamas non è un “gruppo terroristico”, ma un
movimento di liberazione nazionale che compie necessariamente e legittimamente atti di
guerra; che i razzi di Hamas sono stati la reazione ben comprensibile alla riduzione
pluriennale di Gaza a un disumano campo di concentramento sotto embargo; che dunque,
anche per questo, il primo a violare la tregua è stato Israele) è la premessa necessaria per un
corretto operare diplomatico volto al superamento della gravissima crisi in atto.
L’alternativa a questa opzione – magari con l’alibi delle elezioni israeliane – è solo una, la
ripetizione in Palestina dello scenario iracheno, i cui errori vengono riconosciuti oggi da tutti
ed hanno non caso favorito la sconfitta dei repubblicani di Bush negli Stati Uniti. In effetti,
dietro l’auspicata fine di Hamas da parte di politici e ministri irresponsabili si profila – come
in Iraq, come in qualsiasi parte del mondo dove l’islam anticolonialista e “politico” viene
represso nel sangue – lo spettro del terrorismo criminale di Al Qaeda. E’ veramente
drammatico che siano pochissimi i politici italiani che con realismo e saggezza prendano atto
di questo rischio e si comportino di conseguenza, mentre il popolo palestinese di Gaza è
sottoposto al rischio della morte per epidemie e per fame, oltre che per i bombardamenti a
tappeto e l’invasione via terra da parte di Israele.
Firma qui: [email protected]
Claudio Moffa (Università di Teramo), Ambasciatore Antonio Napolitano, Francesco Mario Agnoli
(magistrato), prof. Angelo D'Orsi (Università di Torino), Alberto Marino (IRES-CGIL), prof.
Gaspare Galati (ordinario "La Sapienza", Roma), prof. Nico Perrone (storico, Università di Bari),
prof. avv. Augusto Sinagra (avv. e Univ. di Roma), Prof. avv. Paolo Bargiacchi (Università di Enna
Kore), Prof. Massimo Campanini (Università L'Orientale di Napoli), Demetrio Giordani (islamista,
Univ. Modena e Reggio Emilia), prof. Domenico Losurdo (Università di Urbino), prof. Vincenzo
Strika (L'Orientale di Napoli), prof. Gianfranco La Grassa (Università di Venezia), prof. Maria
Turano (Università di Lecce),prof. Tiberio Graziani (Direttore Eurasia), prof. Antonello Petrillo
(Università di Suor Orsola Benincasa), Prof. Paola Manduca (docente genetica, Univ. di Genova),
Fabio De Leonardis (Università di Bari), Alberto B. Mariantoni (politologo e giornalista), prof.
Renato Pallavidini (saggista e insegnante di filosofia), Giancarlo Paciello (storico del sionismo),
John Catalinotto (International Action Center, USA), Roberto Giammanco (saggista, studioso di
problemi internazionali) , Luigi Copertino (giornalista e saggista), Mauro Manno (storico del
sionismo), Edoardo Zarelli (editore e insegnante), Luciano Zippi, (editore), Andrea Carancini
(studioso del revisionismo), avv. Luca Tadolini (Reggio Emilia), avv. Domenico Tambasco
(Torino), avv. Elvio Fortuna (Teramo), avv. Lorenzo Borré (Roma), Avv. Marco Ciferri (Porto San
Giorgio), avv. Antonella Rustico (Roma), Emanuela Irace (giornalista), Paolo Pioppi (giornalista
Aginform), Giovanna Canzano (giornalista), Fausto Biefeni Olevano (giornalista), Antonella
Ricciardi (giornalista), Marina Salvadore (giornalista - direttore de Lavocedimegaride), dr.ssa
Amina Donatella Salina (collaboratrice Il Dialogo), Sophie Cretaux, Hassane Assi (vicepresidente
Assadakh), Giovanni Carfora (laureato Università L’Orientale di Napoli), Michele Antonelli
(cooperatore internazionale), Giovanna Nigi, Mauro Morville, Mario Irace, Rita Picciotto, Cristina
Picciotto, Gabriella Carancini (pensionata), Alessandro Carancini (architetto), on. prof. Antonio
Serena, dr. Giorgio Vitali (pres. Informquadri), prof. Marcello Bernacchia (insegnante), prof. Anna
Maria Bastianelli (insegnante), Enrico Galoppini (islamista), Laura Dei Negri (diplomata Master
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Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente), Renzo Possagno, Andrea Ventura, Luigi Fino
(giornalista pubblicista), Aldo Braccio (redattore Eurasia), Antonino Amato (dir. CiaoEuropa),
Davide D'Amario, Manuela Graziani, Cesare Saletta, Alberto Figliuzzi, Gianfredo Ruggero
(Excalibur), Federico Roberti, Nicoletta Zocca (dirigente INPS), Michele Fadda, Maria Pia Di
Alessandro, Antonio Fadda, Fernando Pelino, Hamza Piccardo (editore e scrittore), prof. Franco
Damiani (insegnante), Dr. Luigi Scricciolo (Funzionario INPS), Ing. Antonio Cucciniello
(Dirigente INPS), Silvia Colombo, Gabriella Pianu, Carlo Cruciani (studioso di tradizioni
popolari, Asc. Pic.), Yassar Abbas (dottoranda di ricerca), Dominique Bendo-Soupou (Docente Università di Salerno), Francesco Miano, Francesco Napolitano, Pietro Di Gennaro (RdB/CUB
Università di Salerno), Davide Scarinzi, Paolo Del Prete, (DJ/Musicista), Michel Collon (Belgio),
Tonino Perna (Sinistra Mediterranea). Loretta Mussi (Un Ponte per), Paola Gasparoli (Un Ponte
per), Roberto Gabriele, Massimo De Santi (Fisico, Comitato internazionale educazione per la pace),
Giovanna Pagani (Pres. Onorario WILPF Italia – Lega Internazionale Donne Pace e Libertà),
Merixtell Bragulat (Catalogna, Spagna), Susanne Scheidt, Angela Lano (direttore Infopal), Ginette
Hess Skandrani (écologiste, Paris), Jean-François Poirier, (écrivain)
7 gennaio 2009
AFTER HAMAS, there’s alone
Al Qaeda, is that the western wants?
"Hamas is a terrorist group"; "with Hamas should not be treated": these are two assertions that
moving in the center- right coalition and center- left coalition” in Italy” for comment on the serious
crisis in Gaza. These two assertions does not allow to work virtually for effective diplomatic
mediation only, but they are also unfounded from a point of view historical-factual and juridical –
internationalist.
In fact, Hamas is primarily a political party rooted -through a capillary action of social support, that
represent the necessity of survival of the Palestinian people - in all the territories occupied by Israel
in 1967. It won elections in January 2006 with voting recognized by all international observers as
free and democratic voting, winning 76 seats out of 132 against 43 for Fatah. Hamas developed a
position more adaptable - according to a political run of Fatah already known from the PLO
“Palestine liberation organization” of Arafat – from 1988 “the Palestinian National Charter “ to
today, on which an international community voted really would be able well to work to the defense
of the peace.
In fact, just two examples;
- the 2006 electoral program contains programmatic typical points of the western democracies:
1.The defense of the rights of the women and the minorities, the first of all the Christian.
2. The institution of the civic defender.
3.The separation among the legislative executive judicial powers.
4.The reform of the magistracy and the Palestinian MGC “ Magistrates’ governing council” which’s
comprehensive from the prohibition of "the politicization of the General Proxy(full power of
attorney)".
5.The defense of the cohesion of the family.
6.The struggle against the drugs.
7.The reform of the pensions, and the safety of the employment
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- The 9 November 2008, the Prime Minister Ismail Haniyeh declared that its government is
arranged to accept a PalestinianState within the boundaries of 1967".www.wikio.it/article/78043630
It is not little, but much for an international intelligent diplomacy. But the denigrators of Hamas
remember that this movement wants to defend the Islamic roots of the Palestine, and besides, it
wants to exercise the army struggle against Israel. Historically, the first point could be involved in
all of the republican Italy, which knew a long phase the hegemony of the Christian- Democratic
Party and today Italy still discusses on the "Christian roots" of the country. The second fact makes a
really inalienable right of the peoples oppressed from any colonial domination.
In fact, the UN repeatedly recognized the right of the peoples submitted to foreign occupation to
have " every mean to them disposition, including the army struggle (to resort to force) " to defeat it
(resolution 3070 of 1973).
The Geneva Conventions and the supplementary Protocols of 1977 contain either the recalls to this
typical right which it’s ripened factually and juridically in the golden age of the decolonization of
the past century.
Israel, that is born from an enterprise typically colonialist, occupies from quite 41 years – heedless
of hundred of resolutions that demand the end of its ultra-colonialism – Adeffa Alarbiia and Gaza
and is not a case than Bettino Craxi compared Arafat to Mazzini in its speech of 6 November 1985.
Today, after Arafat was neglected alone during the long Israeli siege of Ramallah, the Italian
political class has difficulty doing to find the courage that was the actual protagonist of Sigonella.
To recognize the facts:
•That Hamas is not a "terrorist group", but a national movement of liberation which commits
necessarily and legitimately actions of war.
•That the rockets of Hamas were the quite comprehensible reaction to the reduction of many years
of Gaza and to an inhuman concentration camp under the embargo, that therefore, also (the first one
to profane the truce was Israel.
Recognizing these facts represent the necessary bases to operate diplomatically e correctly these
serious crisis in Gaza.
The alternative to this option - even if with the alibi of the Israeli elections, is the repetition of the
Iraqi scenery in Palestine, which whose mistakes come recognized today from everyone and have
not favorite case the defeat of the republicans of Bush in the United States. In effects, - behind the
auspicate ending of Hamas by the irresponsible politicians and ministers- profile (like in Iraq, like
in any part of the world where the Islam anti-colonialist and "politician" comes suppressed in the
blood) the specter of the criminal terrorism of Al Qaeda.
Really, it’s dramatic that they are little of Italian politicians that with realism and wisdom take fit of
this risk and to behave well of result, while the Palestinian people of Gaza submitted to the risk of
the death for epidemics and for hunger, as well as, for the carpet bombings and the invasion of the
land aside of Israel.
Professor Claudio Moffa
University of Teramo – Italy
Translation into English by Yasar Abbas
Signature:
[email protected]
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APRES LE HAMAS, il ne reste plus qu’al-Qaida:
c'est cela que veut l’Occident?
«Le Hamas est un groupe terroriste»; «on ne négocie pas avec le Hamas»; on peut dire que ces
deux affirmations qui circulent dans les milieux politiques de centre-droit ou de centre-gauche,
indifféremment, en guise de commentaire à la crise extrêmement grave de Gaza, tout d'abord
empêchent de rechercher une intervention diplomatique efficace, et ensuite sont absolument fausses
sur le plan historique comme sur celui du droit international.
Le Hamas est en fait, avant tout, un parti politique enraciné (par le biais de son assistance sociale
constante visant à la survie quotidienne de la population palestinienne) dans l’ensemble des
territoires occupés par Israël depuis 1967. En janvier 2006, il a gagné des élections qui ont été
unanimement déclarées parfaitement libres et démocratiques par tous les observateurs
internationaux; il a alors conquis 76 sièges sur 132, le Fatah n’en remportant que 43. Depuis lors, il
a progressivement adopté une position moins radicale que celle prévue dans ses statuts de 1988
(évolution similaire à celle de l’OLP d’Arafat) et si la comunnauté internationale voulait vraiment
œuvrer à la paix, elle pourrait parfaitement partir de cette position actuelle.
Qu'on nous permettte de citer deux exemples éloquents:
— le programme électoral de 2006 contient des éléments empruntés aux démocraties occidentales:
il affirme le droit des femmes et des minorités, notamment chrétienne; il crée «un médiateur civil»;
il proclame «la séparation des trois pouvoirs, exécutif, législatif et judiciaire»; il prévoit la réforme
de la magistrature palestinienne du siège et du parquet, s’engageant notamment à interdire «la
politisation du Parquet général»; la défense de «la cohésion familiale», la «lutte contre la drogue»,
«la réforme des retraites» et «la sécurité de l’emploi»…
— le 9 novembre 2008, le premier ministre, Ismaïl Haniyeh, «a déclaré que son gouvernement était
prêt à accepter un état palestinien dans les frontières de 1967».
Ce n’est pas rien dans l’optique d’une diplomatie internationale intelligente. Ceux qui dénigrent le
Hamas rappellent néanmoins que ce mouvement entend défendre les racines islamiques de la
Palestine, et mène, de plus, une lutte armée contre Israël: le premier point devrait être comparé par
toute l’Italie républicaine à sa propre histoire, qui est marquée par une longue hégémonie de la
démocratie chrétienne, bien qu’on en soit aujourd'hui à débattre des «racines chrétiennes»» du pays;
le second point constitue en fait un droit inaliénable des peuples opprimés par une entreprise
coloniale quelle qu'elle soit; rappelons que l’ONU affirme systématiquement le droit des peuples
soumis à la domination coloniale et étrangère à recourir «par tous les moyens en leur pouvoir, y
compris la lutte armée», pour s’en libérer (résolution 3070 de 1973). Les conventions de Genève et
les protocoles additionnels de 1977 rappellent, eux aussi, ce droit né en droit et en fait à la grande
époque de la décolonisation au XXe siècle.
Israël, pays né lui-même d’une entreprise typiquement coloniale, occupe de plus la Cisjordanie et
Gaza depuis plus de quarante ans, malgré des centaines de résolutions qui exigent la fin de son
ultra-colonialisme, et ce n’est pas un hasard que Bettino Craxi, alors président du Conseil italien, en
soit venu à comparer Arafat à Mazzini dans un discours à la Chambre, le 6 novembre 1985.
aujourd'hui, après avoir laissé Arafat complètement seul pendant le long siège israélien de
Ramallah, le monde politique italien n’a plus le courage de l’homme de la crise de Sigonella
(1985). Reconnaître que le Hamas n’est pas un «mouvement terroriste» mais un mouvement de
libération nationale qui se livre, en tant que tel et en toute légitimité, à des actes de terrorisme; que
les missiles du Hamas sont une réaction plus que compréhensible à la transformation de Gaza,
depuis des années, en camp de concentration inhumain et sous embargo; qu’en conséquence, c'est
Israël qui a rompu la trêve… reconnaître tout cela est un préalable nécessaire à une action
diplomatique effective et destinée à mettre réellement terme à la crise extrêmement grave en cours.
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Sinon, il n’y a qu'une autre issue, que certains pourraient justifier par l’approche des élections
israéliennes, et c'est la reproduction en Palestine du modèle irakien, dont les erreurs, aujourd'hui
admises par tous, ont provoqué l’échec de Bush et des Républicains aux États-Unis. En effet,
derrière la disparition du Hamas souhaitée par des hommes politiques et des ministres
irresponsables, c'est le spectre du terrorisme criminel d’Al Quaida qui se dessine, comme en Irak,
comme partout où l’on réprime l’islam anticolonialiste et «politique» par la violence. Il est
dramatique que si peu d’hommes politiques italiens prennent conscience de ce risque et agissent en
conséquence… Et pendant ce temps-là, le peuple palestinien de Gaza quand il n’est pas tué par les
bombardements en tapis et l’attaque militaire terrestre d’Israël risque la famine et les épidémies.
Signature:
[email protected]
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