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Le orme di dinosauro in Puglia - Dipartimento di Scienze della Terra

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Le orme di dinosauro in Puglia - Dipartimento di Scienze della Terra
Le orme di dinosauro in Puglia: emergenze da proteggere
Petruzzelli Marco, Iannone Antonia & La Perna Rafael
Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, Università di Bari “Aldo Moro”, Via Orabona 4, 7012 Bari
RIASSUNTO
Questo lavoro presenta una panoramica sui siti ad orme di dinosauro scoperti negli ultimi anni in Puglia.
Sono noti 17 siti, in 11 località (tra i quali il sito di Altamura, quasi unico al mondo), in depositi di età compresa
fra il Giurassico superiore ed il Cretaceo terminale. Di questi siti, solo due sono stati resi fruibili al pubblico,
sebbene fuori dal contesto stratigrafico originario. Con il suo numero di siti ad orme di dinosauro, certamente
destinati ad aumentare, la Puglia si sta rivelando come un territorio unico in Italia. Occorrono interventi
coordinati, risorse e ricerca, al fine di proteggere e sfruttare questi siti come una vera e propria risorsa
territoriale.
PAROLE CHIAVE: Avampaese Apulo, Cretaceo, Orme di dinosauro, Geositi, Molfetta.
PREMESSA
Dal primo importante ritrovamento di orme di dinosauro in Puglia nel 1999 si sono
susseguite numerose scoperte e segnalazioni di tracce fossili di dinosauro in varie località
della Puglia, dal Gargano alle Murge, in calcari di età compresa fra il Giurassico superiore ed
il Cretaceo terminale. Secondo il censimento finora effettuato, i siti accertati sono 17,
distribuiti in 11 diverse località (Fig. 1). Solo pochissimi di questi sono stati protetti e
valorizzati dal punto di vista museale.
Fig 1. Carta geologica schematica della Puglia. In rosso le località in cui sono presenti siti con orme di dinosauro.
Le tracce fossili dei vertebrati pugliesi sono sempre in relazione a superfici di strato
generalmente esposte in cave, lungo linee di costa o crinali spogli da vegetazione, luoghi che
più di altri sono soggetti al degrado naturale ed antropico. Un caso ricorrente è rappresentato
dalle cave dismesse, la cui tutela e valorizzazione è spesso in contrasto con gli interessi
economici locali che preferirebbero adibirle ad altri usi.
DISCUSSIONE
Il caso emblematico riguardanti lo stato dei siti ad orme di dinosauro in Puglia, è quello della Cava
EcoSpi ad Altamura (NICOSIA et al., 2000; IANNONE, 2003), sito ad orme quasi unico al mondo per
ricchezza ed estensione: dopo 13 anni dalla sua scoperta, il sito risulta ancora né valorizzato
musealmente, né protetto e tutelato, e causa di contenziosi con i proprietari.
Un altro caso è rappresentato da un sito in cava presso Giovinazzo, oggi irrimediabilmente coperto
da detriti lapidei (PETRUZZELLI, 2009).
Ancora un altro caso degno di nota è quello delle orme trovate su blocchi calcarei isolati nel
Gargano (GIANNOLLA et al., 2001) e a Bisceglie (SACCHI et al., 2009). I blocchi contenenti le orme
sono stati spostati in un parchi tematici e ciò rappresenta certamente una forma di tutela e
musealizzazione, ma tale scelta - che decontestualizza le orme dal luogo originario (la cava e la
succesione sedimentaria ivi affiorante) - va fortemente a discapito del valore didattico dei reperti
fossili, essendo le orme e le tracce fossili in genere fortemente connesse al sedimento dove si sono
formate e conservate. In ogni caso, questa scelta non è sempre applicabile, poiché nella maggior parte
dei casi le orme sono in situ, su superfici di strato certamente non asportabili.
Un esempio pratico, ancora poco conosciuto ma che offre una grande potenzialità di
valorizzazione, è il sito ad orme presso Molfetta. In una cava dismessa, su una superficie di 2300 mq,
è presente una ricca associazione ad orme di dinosauro tridattili, pentadattili e tondeggianti su un
substrato stromatolico (Fig 2).
Fig 2. Stato attuale della superficie ad orme presso Molfetta. Si noti la densità delle orme (foto Petruzzelli).
Le orme sono riferite all’Aptiano (Cretaceo inferiore), 110-115 Ma. Nell’associazione si
riconoscono sia orme di carnivori, sia di vegetariani, con dimensioni comprese 5 e 45 cm,
corrispondenti a taglie degli animali che le hanno prodotte comprese fra da 0,5 e 15 m circa (Figg. 3,
4).
Fig. 3. Un’orma del sito di Molfetta. La lunghezza è pari a 40 cm ed è attribuibile ad un dinosauro carnivoro bipede (teropodo) di circa 15 m
(foto Petruzzelli).
Fig, 4 Pista di teropodo di medie dimensioni, con orme di 20 cm, nel sito di Molfetta. La pista è stata portata alla luce durante la campagna
del 2009 (foto Petruzzelli).
Dopo la scoperta del sito nel 2005, ad opera dell'allora studente in Scienze Geologiche, Cesare
Davide Andriani, sono state effettuate tre campagne di rilievo e studio, da parte del Dipartimento di
Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari, in collaborazione con la Sovrintedenza ai
Beni Archeologici della Puglia, con la Regione Puglia (bando “Bollenti Spiriti 2009") e l'Istituto
Catalano di Paleontologia "Miquel Crusafont" di Barcellona (PETRUZZELLI, 2008, 2010, PETRUZZELLI
et al., 2011).
Può essere interessante ricordare che, dal punto di vista tecnico, gli studi effettuati sul sito di
Molfetta si sono avvalsi dell’uso di moderne tecnologie di scansione digitale tridimensionale
(PETRUZZELLI et al., 2011). Tali metodi risultano molto vantaggiosi, sia perché non sono “invasivi” (e
quindi non alterano le orme con solventi, collanti ed altri prodotti), sia perché permettono
l’acquisizione di dati digitali archiviabili ed ulteriormente elaborabili, in una scala che va dalla singola
orma (Fig. 5), all’intera superficie, riducendo molto anche i tempi di lavoro sul campo.
Fig. 5. Esempio di interpretazione delle orme (sinistra) usando scansione laser scanner 3D in falsi colori (destra).
Le orme di Molfetta sono oggi ancora in fase di studio ed il sito è protetto da vincolo della
Soprintendenza, ma non ancora aperto al pubblico. L’estensione relativamente contenuta del sito, la
buona qualità di conservazione e l’elevata densità delle orme (circa 10 orme/mq) e loro diversità, oltre
ai dati scientifici già disponibili, sebbene non completi, grazie agli studi finora effettuati, fanno di
questo sito un caso da prendere seriamente in considerazione ai fini della sua tutela e musealizzazione,
con l’intervento della Pubblica Amministrazione, considerata anche la vicinanza con luoghi di
interesse naturalistico, ambientale e culturale (il Pulo di Molfetta, l’ambiente carsico, i resti neolitici,
ecc.) (IURILLI & PETRUZZELLI, 2010).
Di recente, la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia ha espresso interesse ed impegno
nei confronti dell’area del Pulo di Molfetta, compreso il sito ad orme. Ciò potrebbe garantire
nell’immediato futuro, sia il vincolo di protezione definitivo, sia delle infrastrutture utili alla fruibilità
dell’area.
CONCLUSIONI
Con il suo elevato numero di siti ad orme di dinosauro, certamente destinato ad aumentare, la
Puglia si sta rivelando come un territorio unico in Italia. Nell’affrontare questa “emergenza”, occorre
ricordare che i siti ad orme di dinosauro, oltre a possedere un intrinseco valore scientifico (che
certamente aumenta nel caso di molti siti concentrati in un certo territorio), costituiscono delle vere e
proprie risorse territoriali da sfruttare. E’ qui il caso di ricordare che i dinosauri riscuotono grande
attrazione ed interesse verso il grande pubblico. Tale attrazione rappresenta una via preferenziale per
la divulgazione scientifica, per l’avvicinamento del pubblico ai temi della geologia e della
paleontologia, per la sensibilizzazione verso l’ambiente.
I siti ad orme non possono essere “trasportati” all’interno di strutture museali, e soffrono molto il
problema del degrado naturale ed antropico. Di fronte a ciò, la scelta deve cadere verso la
valorizzazione in situ. Più che ad interventi verso un singolo sito, con il rischio di disperdere risorse
finanziarie in interventi puntuali, occorrerebbe cominciare a pensare in termini di iniziative coordinate
che prendano in considerazione il complesso dei siti, a scala territoriale, senza dimenticare che la
ricerca necessita di risorse, sia per la formazione di specialisti, sia per il suo “funzionamento”.
Bibliografia
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Febbraio 2010 Fiera del Levante di Bari.
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