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La montagna in sicurezza Sulle orme di Francesco

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La montagna in sicurezza Sulle orme di Francesco
SPED. IN ABB. POST. ART. 2, COMMA 20/B, LEGGE 662/96 - FILIALE DI ROMA - € 2,17 - BIMESTRALE - IN CASO DI MANCATO RECAPITO RINVIARE ALL’UFFICIO PT DI ROMA-ROMANINA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE PREVIO ADDEBITO DELLA RELATIVA TARIFFA.
periodico di cultura ambientale
Controllo del territorio
La montagna
in sicurezza
Itinerari
Sulle orme
di Francesco
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Anno V - N. 20 gennaio/febbraio 2004
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Una straordinaria occasione
Il Forestale
periodico di cultura ambientale
Rivista ufficiale del
Corpo Forestale dello Stato
Anno V - n. 20 gennaio/febbraio 2004
direzione e redazione
Via Giosuè Carducci, 5 - 00187 Roma
Tel. 06.4665.7062 - Fax 06.48904001
E-mail: [email protected]
amministrazione
Via G. Carducci, 5 - 00187 Roma
Tel. 06.4665.6058 - Fax 06.42012596
C.F. 97013490582 - P.I. 06434931009
direttore responsabile
Stefano Cazora
in redazione
A. Sciunzi (segreteria di redazione),
L. Loiotile, A. Maiorano, F. Marchesiani
hanno collaborato
F. Di Giov Angelo (coordinamento)
A. Cerofolini, R. Chinzari,
A. Gervasini, P. Micucci,
A. Poli, S. Santangelo, A. Stefani
foto
Nucleo Documentazione Naturalistica CFS
Ag. ECOFOR - Ufficio Stampa CFS
foto di copertina
Roberto Iezzi (NDN-CFS)
diffusione
Monica Rainò
impaginazione, fotolito e stampa
EdAs srl - Via Campo Sportivo, 9
03020 Giuliano di Roma (FR)
proprietà
fondo assistenza, previdenza e premi
per il personale del C.F.S.
registrazione del Tribunale di Roma
n. 586 del 13/12/1999
iscrizione al Registro
Nazionale della Stampa
n. 10841 del 19/04/2001
(ora iscritto al R.O.C.)
Le idee espresse negli articoli riflettono l’opinione
degli autori e non si riferiscono necessariamente ad
orientamenti ufficiali. Manoscritti, foto e disegni,
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di questa Rivista, contenuti in elenchi conoscibili da
chiunque, sono trattati a questo solo fine in conformità
a quanto previsto dalla legge n. 675/96. Per esercitare
i diritti (aggiornamento, cancellazione ecc.) di cui
all’art. 13 scrivere a: Fondo ass. prev. e premi per il
personale del C.F.S., Via G. Carducci, 5 - 00187 Roma.
Questo periodico è associato alla
Unione Stampa Periodica Italiana
stampato su carta ecologica
2
È festa grande nel Corpo Forestale dello Stato. Sorrisi e volti distesi lasciano trapelare la grande gioia e la soddisfazione per l’approvazione della nuova legge di riordino del Corpo. I nembi oscuri della regionalizzazione e dello smembramento sono solo un ricordo, uno spettro sinistro che ha condizionato 30 anni di storia
dell’Amministrazione fino ad indebolirla nelle sue più solide fondamenta, senza però riuscire a sgretolarla.
Da quando è nata, questa Rivista ha seguito con molta attenzione tutto l’iter legislativo, anzi si può dire che “Il Forestale” abbia avuto tra i suoi obiettivi anche quello di far conoscere a cittadini, istituzioni, forze politiche e sociali e gruppi di pressione quanto sia varia e completa l’attività del Corpo Forestale impegnato nella tutela del patrimonio naturale e nel controllo del territorio rurale e montano. Abbiamo
cercato, in maniera semplice e divulgativa, di fornire un ritratto attuale del Corpo prefigurando, a volte, anche ambiti di intervento nuovi e ancora poco sviluppati che la
legge di riordino ha invece saputo esaltare dando loro compimento.
C’è una preghiera che noi forestali innalziamo quando ci ritroviamo insieme per
celebrare momenti di gioia o di cordoglio che recita così: “…La vita ci ha posti al
servizio del Paese, per la conservazione, la cura e la difesa delle cose più belle del
Creato: gli alberi, gli animali, le acque, le montagne che Tu ci hai donato, a beneficio dell’uomo… Aiutaci a comprendere sempre più le opere del Creatore ed i legami
che uniscono tra loro le Sue creature, in modo che anche la nostra fatica si svolga sempre in armonia con il disegno divino”. In queste semplici parole sembra profeticamente
essere racchiusa tutta la missione del Corpo Forestale, la stessa che oggi gli Italiani,
attraverso la loro più alta rappresentanza, ci hanno affidato con riconoscenza per il
lavoro svolto in oltre 180 anni di vita al servizio del Paese e delle istituzioni. Una missione che ci investe però di una grande responsabilità.
Ecco perché la legge n. 36 del 6 febbraio 2004 non è uno dei tanti provvedimenti
fotografia che vengono fatti ad usum Delphini, ma una straordinaria opportunità per
garantire all’Italia maggiore sicurezza ambientale ed agroalimentare e per tutelare il
paesaggio che rappresenta la scenografia della storia umana e naturale di un Paese.
Resta ora da realizzare con determinazione il progetto affidatoci.
Ma come sarà il nuovo Corpo Forestale dello Stato? Sarà più operativo e più vicino al cittadino come ha scritto il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali,
Gianni Alemanno, nell’articolo introduttivo di questo numero: “un presidio forte e insostituibile del patrimonio ambientale e agroalimentare… capace di fondere le competenze necessarie alla conservazione degli habitat naturali con la salvaguardia
delle tradizioni rurali e montane”.
sommario
controllo del territorio
Montagna sicura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
politica forestale
Una nuova politica forestale europea . . . . . 9
turismo
Sulle orme di Francesco . . . . . . . . . . . . . 16
tradizione e cultura
Maschere dalla natura . . . . . . . . . . . . . . . 18
ABBONAMENTI (6 numeri)
Sostenitore: € 51,65
Ordinario: € 13,00
Ridotto: € 10,35 per tutti gli appartenenti alle forze di polizia in servizio e in congedo e per gli studenti. Per gli appartenenti al CFS in servizio l’importo dell’abbonamento viene trattenuto direttamente dallo stipendio.
Estero: € 31,00
Copia arretrata: € 5,15 (previa verifica della disponibilità)
I versamenti devono essere effettuati su c/c postale n.
12129003 intestato a: Fondo assistenza previdenza e
premi per il personale del CFS, Via G. Carducci, 5 00187 Roma. È indispensabile specificare la causale del
versamento e il codice fiscale o la partita IVA.
CAMBIO DI INDIRIZZO: servizio gratuito, ma con
espressa richiesta inoltrata anche via fax.
PUBBLICITÀ: è assunta direttamente ed esclusivamente dall’amministrazione del periodico. Tariffe inserzioni a colori (IVA esclusa): pagina intera € 1.550,00;
doppia pagina € 2.585,00; 1/2 pagina € 775,00; 1/4 di
pagina € 390,00; III di copertina € 1.810,00; IV di copertina € 2.070,00; posizione di rigore +10%.
Impianti in quadricromia forniti dal committente con due
mesi di anticipo rispetto alla pubblicazione.
Le tariffe si riferiscono ad una sola uscita.
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Il Forestale - Settore pubblicità
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obiettivo su
RIBADITA L’ALTA VALENZA SPECIALISTICA NELLA TUTELA DEL PATRIMONIO NATURALE
FUTURO NUOVO PER LE
SENTINELLE DELLA NATURA
Sicurezza ambientale e agroalimentare i pilastri della nuova legge di riordino
del Corpo Forestale dello Stato. Più vicini ai cittadini e alle istituzioni locali
U
n Corpo Forestale unitario in cui vengono rafforzate la funzione di polizia e di ordine pubblico. Va in questa direzione la recentissima approvazione del decreto di riassetto: un’iniziativa che, per
la prima volta, vede emanata direttamente dal Parlamento Italiano la riforma organica di un corpo pubblico.
Un traguardo auspicato che abbiamo inseguito con perseveranza, anche grazie allo spirito di dedizione che non
è venuto meno nei Forestali.
Questa legge di riordino rappresenta, inoltre, il raggiungimento di un importante obiettivo per il quale ci
siamo impegnati con tenacia, nel pur complesso quadro
politico, giungendo a una conclusione positiva. Un iter
che porta a compimento l’impegno assunto fin dai miei
primi incontri ufficiali con i Forestali, quando affermai
che avrei salvaguardato l’unitarietà del Corpo Forestale
dello Stato. Al tempo stesso, è un successo per il quale
desidero ringraziare tutti coloro che vi hanno contribuito, in primo luogo gli stessi forestali che, con l’impegno
quotidiano, hanno contribuito ad alimentare la crescente considerazione dei cittadini verso il Corpo. Una considerazione tradotta, poi, nel consenso espresso dai
Gruppi parlamentari, che hanno assegnato un insostituibile riconoscimento al ruolo di tutela e salvaguardia
dell’ambiente.
gilanza sul rispetto della normativa nazionale e internazionale per la salvaguardia delle risorse agro-ambientali, la tutela del patrimonio naturalistico nazionale e la sicurezza agro-alimentare, attraverso la repressione e la
prevenzione dei reati connessi a questi settori. Il Corpo
Forestale dello Stato diviene, insomma, un organismo
unitario, posto alle dipendenze del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, ma con organizzazione e organico distinti, fatto salvo il legame funzionale con il Ministro dell’Interno per i compiti inerenti l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza, il pubblico soccorso e la
protezione civile. Anche il Ministero dell'Ambiente potrà avvalersi dei forestali per alcune particolari funzioni. A questo proposito, il Mipaf potrà stipulare speciali
Una struttura nazionale dal ruolo rafforzato. Grazie
alle funzioni assegnate, il Corpo Forestale assume un
ruolo più forte e una maggiore visibilità al servizio della comunità. Se ne riconferma l'attività di polizia giudiziaria già riconosciuta dalla legge vigente, oltre alla vi-
Archivio NDN/CFS
Le novità principali. Il riconoscimento del Corpo Forestale come moderna Forza di polizia dello Stato, specializzata nella difesa del patrimonio agroforestale e nella tutela dell’ambiente rappresenta la novità principale
della legge; una Forza specializzata, che da sempre concorre anche all’espletamento di servizi di ordine pubblico, in particolare nelle aree rurali e montane. Il Corpo
Forestale assume un ordinamento civile qualificato nella difesa del patrimonio agroforestale e dell’ambiente,
chiamato anche a concorrere all’espletamento di servizi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di soccorso
e di protezione civile.
L’On. Gianni Alemanno, Ministro delle Politiche Agricole e Forestali.
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obiettivo su
convenzioni anche con le singole Regioni per affidare
incarichi ai forestali per conto degli enti locali.
Sicurezza ambientale e qualità dei prodotti agroalimentari. Il Corpo Forestale è nato per essere un po’ il
paladino della natura tout-court ed è l’unico corpo di polizia ambientale che abbiamo presente capillarmente sul
territorio. Adesso inizia, però, una nuova fase che vede
a disposizione dell'ambiente e della salute dei cittadini
una task-force compatta e una vera struttura di intelligence. Il Corpo Forestale dello Stato diventa a tutti gli
effetti la quinta forza di polizia, possiede tutti i requisiti
per operare in maniera organica e coordinata su tutto il
territorio nazionale, portando avanti l’azione di controllo e di prevenzione che ha consentito di smascherare numerosi contraffazioni e sofisticazioni anche nel settore
agroalimentare, attraverso il Nucleo Agroalimentare Forestale (NAF). Sarà una forza con capacità propositive
nella tutela dell’ambiente, nella sicurezza e nella produzione agroalimentare, compiti per i quali ci siamo sempre battuti, e che finalmente si confermeranno un riferimento per tutto il Paese.
GIANNI ALEMANNO
Ministro delle Politiche Agricole e Forestali
Roberto Iezzi - NDN/CFS
Organizzazione e compiti a livello territoriale. Entro
sei mesi dall’entrata in vigore della legge, il personale del
Corpo Forestale potrà “traslocare” presso le Regioni che
ne hanno richiesto l’impiego. Questa distribuzione delle
forze sul territorio non smembra l’organismo che, anzi,
rafforzerà il suo ruolo di vigilanza, la capillarità della sua
presenza a beneficio di tutti i cittadini. Attualmente, sono oltre 9 mila le unità operative: un organico ancora numericamente inadeguato per svolgere tutti i compiti assegnati dallo Stato, che ci auguriamo di poter integrare
con i concorsi. Il Corpo Forestale si imporrà, dunque,
sempre più come un presidio forte e insostituibile del patrimonio ambientale e agroalimentare italiano espletando i propri compiti di polizia ambientale e come struttura posta a servizio della pubblica sicurezza italiana in settori rilevanti. Far conoscere ancora meglio agli italiani le
funzioni di controllo sul territorio da parte del Corpo Forestale resta una priorità del Governo, che intende valorizzare il lavoro svolto sino a ora, affermandone il delicatissimo ruolo di tramite tra cittadini e ambiente. Tutto
questo con l’augurio che il Corpo Forestale dello Stato
continui a interpretare al meglio il proprio ruolo di forza
di polizia civile, capace di fondere le competenze necessarie alla conservazione degli habitat naturali con la salvaguardia delle tradizioni rurali e montane. Un obiettivo
ancora più alto di quello appena raggiunto ma che, certamente, non spaventa gli uomini e le donne in servizio nel
Corpo, che quotidianamente esprimono la loro vocazione di sentinelle della natura, di custodi consapevoli dell’ambiente e della qualità della nostra vita.
La nuova legge di riordino riconosce il Corpo Forestale dello Stato come moderna forza di polizia, specializzata nella difesa del patrimonio agroforestale e
nella tutela dell’ambiente.
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obiettivo su
DAL SENTIERO ALLA VETTA
Passato e futuro: i forestali e la nuova legge di riordino
N/
CF
S
no ad arrivare, nel maggio 2001, al cosiddetto decreto
Bassanini, provvedimento recante la parziale regionalizzazione del Corpo e per tale motivo fortemente avversato da noi forestali.
Il Ministro Gianni Alemanno, con grande determinazione e strategia istituzionale, ha invertito un percorso
che sembrava irreversibile: al protagonista e regista politico di questo risultato vanno la gratitudine e la riconoscenza di tutti i forestali per la conquista dello storico
obiettivo.
Ma questo traguardo non sarebbe stato
raggiungibile senza “il merito diffuso”
dei forestali; donne e uomini che da
allora fino ad oggi hanno vissuto il
tempo dell’incertezza, del timore,
delle delusioni e delle amarezze con senso del dovere sempre
alimentato dalla professionalità; forestali che, malgrado
le difficoltà, hanno saputo
con il loro lavoro quotidiano, paziente e silenzioso,
far crescere, prima tra la
gente e poi tra le istituzioni, il rispetto e la considerazione per l’opera svolta
in difesa dei valori agricoli, forestali e ambientali in
tutte quelle attività che sono state poi confermate dalla attuale nuova legge di riordino.
Questo successo è anche il
frutto del loro lavoro, e tutti ne
devono essere orgogliosi.
Da oggi ci attendono nuovi im-N
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pegni
da portare avanti con entusiaz
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e
rinnovate
energie; bisogna renbe
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R
dere l’ Amministrazione coerente con la
legge appena approvata, attraverso l’emanazione di provvedimenti per la organizzazione degli uffici
centrali e territoriali, e dei diversi regolamenti attuativi,
ma soprattutto è necessario gettare le basi per un prossimo ampliamento dell’organico ormai indifferibile.
Sono certo che sapremo vivere questa nuova stagione con spirito di unitarietà per consegnare al Paese
e alle generazioni future un Corpo ordinato, organizzato, efficiente, fiero delle tradizioni e proiettato nel
futuro.
D
Q
uando la sera del 20 gennaio 2004 il Presidente
dell’Assemblea della Camera dei Deputati ha dato lettura dell’esito della votazione finale sulla
nuova legge di riordino del Corpo Forestale dello Stato,
la notizia, la gioia e la soddisfazione, attraverso una catena di solidale istantanea comunicazione, si sono diffuse immediatamente tra i forestali. In un attimo, tutti i forestali d’Italia condividevano gli stessi sentimenti.
L’emozione collettiva è stata l’espressione più evidente del legame tenace e duraturo, definito generalmente valore d’identità e di appartenenza, custodito e riaffermato nel tempo che, finalmente, trovava certezza
di esistere dopo l’ansia e il timore di
vederlo dissolto.
Questa legge rappresenta il
traguardo di un percorso faticoso e pieno di ostacoli, anche
se sorretto sempre dalla speranza, intrapreso negli anni
settanta, all’indomani dei
decreti delegati in materia
di agricoltura e foreste.
Il Corpo Forestale subiva i primi dolorosi trasferimenti di funzioni, di risorse umane, di beni e la
soppressione di uffici. Ma
da quella sconfitta nasceva
una leggendaria resistenza
per la difesa del Corpo che
ebbe tra i primi sostenitori
Giovanni Marcora, allora Ministro dell’Agricoltura e Foreste e dai vertici della nostra Amministrazione, Valerio Benvenuti
e Alfonso Alessandrini.
Da allora prende il via una estenuante lotta per la difesa dell’unitarietà del
Corpo ed il solo bloccarne i tentativi di smembramento è considerato un successo, così come la conquista di ogni riconoscimento o l’attribuzione di funzioni assegnate al Corpo dalle diverse leggi approvate, ad iniziare dalla fondamentale legge n. 121 del 1981
che inserì il Corpo Forestale dello Stato tra le Forze di
Polizia.
Nel corso degli anni, il Parlamento, pur nei diversi
scenari politici, ha ripetutamente affrontato il tema della riforma del Corpo attraverso iniziative parlamentari o
governative che tuttavia non hanno mai concluso l’iter
legislativo. Di contro, il processo di decentramento amministrativo ha avuto una progressiva accelerazione fi-
FAUSTO MARTINELLI
Vice Capo del Corpo Forestale dello Stato
5
controllo del territorio
MONTAGNA SICURA
È entrata in vigore la nuova legge che regola la pratica degli sport invernali.
Multe per chi va troppo veloce e chi scia senza guardare gli altri,
ma soprattutto un’azione rivolta alla prevenzione e alla sicurezza
P
gior affollamento si sono creati incidenti. “Aumenta il numero degli infortuni perché aumentano gli sciatori, ma
purtroppo la qualità dei traumi si è aggravata”, avverte il
dott. Roberto Orani, vice primario dell’ospedale Codivilla di Cortina d’Ampezzo. In linea di tendenza ci sono
meno infortuni per i bambini, aumentano gli anziani e le
donne. “Ora abbiamo settantenni e ottantenni che sono in
attività. Femori e omeri degli anziani sono molto frequenti”, racconta il dott. Orani, “I bambini si fratturano
di meno, perché hanno materiali migliori di una volta, sono più preparati atleticamente perché cominciano a fare
sport da piccoli e poi usano il casco quasi sempre”. “Negli ultimi due o tre anni”, sottolinea il dottore, “con le piste ben fatte e tenute molto bene, con l’aumento degli sci
da velocità, sono aumentati i traumi come gravi fratture
di tibia e femore, che sono quasi più da motociclisti che
non da sciatori. Alcuni sono addirittura finiti nei parcheggi, hanno urtato le auto in sosta, gente che non sapeva neanche come fermarsi”. Ora, è normale che lo sport
sia anche un piccolo rischio, ma servono delle regole ben
precise. Bisogna informare e preparare chi lo pratica ed
evitare di essere un pericolo per sé e per gli altri.
Dal 20 gennaio scorso è entrata in vigore la legge 24
dicembre 2003, n. 363 “Norme in materia di sicurezza
nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo”,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale nel numero 3 del 5
gennaio 2004. Tra le novità il caschetto protettivo obbligatorio per i minori di 14 anni
(dal 1° gennaio 2005), maggiori controlli, responsabilità definite per i gestori degli impianti e
per gli sciatori. E’ un tentativo
serio di mettere ordine sulle piste e insieme un impegno nuovo
per il Corpo Forestale dello Stato, che vigilerà sul rispetto delle
norme insieme alle altre forze
dell’ordine, come previsto dall’articolo 21. “Lo sciatore è soggetto alle norme del vecchio decalogo dello sciatore: deve dare
la precedenza, non può sorpassare a destra se possibile, non
può andare più veloce di quello
che gli consentono le sue capacità, deve stare attento agli altri”,
ci spiega il Comandante regioÈ entrata in vigore il 20 Gennaio 2004 la legge n. 363 “Norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport nale del Veneto della Forestale,
Alberto Colleselli, “per i gestoinvernali da discesa e da fondo”.
Roberto Iezzi - NDN/CFS
er l’amante dello sci alpino uscire la mattina presto ed arrivare sui campi di sci all’orario di apertura degli impianti di risalita è un’esperienza a sé:
vuol dire incontrare poca gente, trovare una pista perfettamente battuta, l’aria fredda, i muscoli riposati e
pronti all’uso. L’idillio scompare quando si scia in una
pista affollata oppure quando è pomeriggio inoltrato e
magari fa caldo, la neve si accumula, le gambe non girano, sullo stomaco rimane ancora il peso di una sosta prolungata al rifugio.
“Le piste al giorno d’oggi sono perfettamente preparate, sono state ampliate, sono più larghe, anche se c’è più
gente che le frequenta” commenta Diego Bernardi, direttore della scuola di sci di Selva Val Gardena, “però devo dire che il livello tecnico degli sciatori è veramente
molto scarso, e questo è il problema maggiore. Noi come
maestri di sci vediamo che dopo un paio di ore di lezione,
un principiante si avventura su piste che per lui sono sicuramente proibitive”. Purtroppo lo sci non viene più visto come uno sport che ha bisogno di una certa pratica e
a volte c’è anche incoscienza. Sciare è un’attività fisica
all’aria aperta che permette il contatto con la natura, ma
è anche diventata negli anni una pratica di massa. Sono
nate nuove discipline come lo snowboard, le vecchie si
sono evolute e l’industria ha creato attrezzature più efficaci, più veloci, più semplici da guidare. Sono aumentate le presenze turistiche in montagna ed insieme al mag-
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controllo del territorio
si fa qualche contravvenzione, adesso l’azione principale, non solo nostra, è quella di informare, di prevenire”. In certe zone passano anche 10mila persone, come
Porta Vescovo, ad Arabba, con austriaci, tedeschi, polacchi, sloveni. “La norma che vale in Italia vale anche
per loro, quindi anche l’informazione alla partenza degli impianti, agli skipass, sui giornali, sarà fondamentale”. “Innanzitutto sono molto importanti le dieci regole,
bisogna metterle alla partenza e all’arrivo di ogni impianto, su dei tabelloni belli grandi. Devi fare di tutto per
informare la gente, prima di multarla”, sottolinea Maurizio Iori, maestro di sci che da Corvara organizza giri
con gli sci ai piedi nello splendido panorama delle Dolomiti. Poi è anche compito dei maestri insegnare ai propri clienti la sicurezza sulle piste: “Una persona non deve solo saper sciare, ma saper guardare”. “Noi maestri di
sci nelle scuole lavoriamo al 70/80% con i bambini, il
che è molto positivo, perché saranno i nostri futuri sciatori, che si ritroveranno in giro per le piste”, dice Diego
Bernardi, “sicuramente siamo molto attenti a educare i
nostri allievi, non solamente dal punto di vista tecnico,
ma anche dal punto di vista del comportamento in pista
e sugli sci”. Prima regola dunque il buonsenso e l’intelligenza di chi scia. E vale per lo sciatore quello che ci ricorda la nostra Stefania Belmondo: il grande campione
si vede dalla testa. Soprattutto in montagna.
ROBERTO CHINZARI
Roberto Iezzi - NDN/CFS
ri degli impianti c’è l’assicurazione civile obbligatoria,
che molti comunque avevano già prima, e l’obbligo di
mettere in sicurezza la pista”. Questo non significa abbattere ogni albero intorno alla discesa per evitare incidenti, ma evitare ostacoli in pista. Colleselli chiarisce meglio la questione: “il concetto di ostacolo lo abbiamo diviso in ostacolo naturale, come le piante o i sassi intorno
alla pista, e l’ostacolo imprevisto, chiamato anche “insidia” dal punto di vista giuridico. Questi ultimi, come i
cannoni per l’innevamento artificiale o i cumuli di neve,
devono essere segnalati o protetti, oppure, la legge lo prevede, compito del gestore è chiudere la pista”. I responsabili dei comprensori più famosi affermano di essere
pronti da tempo. “Da parte nostra grossi problemi non ce
ne sono. Già da anni abbiamo adottato autonomamente,
in mancanza di una legge nazionale o regionale, un codice di autoregolamentazione e di procedura sulle piste per
quanto riguarda segnaletica, sicurezza e prevenzione” afferma Roberto Termini direttore generale del Sestriere
s.p.a. e promette che “non ci saranno aumenti sul cliente
legati alla nuova legge e ai suoi obblighi”.
Lo stesso concetto è ribadito da Franz Perathoner, direttore generale Dolomiti Superski, che sottolinea l’importanza dell’informazione: “come c’è l’educazione
stradale nelle scuole, sarebbe molto opportuno fare un’educazione per quanto riguarda la montagna e lo sci”. “Già
in passato abbiamo informato la clientela sull’opportunità di osservare le norme previste nel decalogo dello
sciatore. Ora vengono anche messi a disposizione mezzi finanziari per informare di più”, commenta Perathoner. La nuova legge dà anche norme per il fuoripista, per
lo sci alpinismo, come l’obbligo dell’Arva al seguito, e
norme, consigli sull’informazione e la preparazione degli scialpinisti. Inoltre definisce bene anche gli ambiti di
sci e snowboard, con l’obbligo di attrezzare aree dedicate alla tavola da neve nei comprensori più grandi. Lo
sciatore presto troverà anche una nuova cartellonistica,
che definirà meglio la pista come difficile, media, pericolosa, e dovrà saper valutare in base alle proprie capacità. La segnaletica sarà pronta entro sei mesi ed arriverà nella prossima stagione, insieme al caschetto protettivo obbligatorio per i minori di 14 anni. Un attrezzo che
già oggi il 90% dei bambini indossa e che presto potrebbe diventare uno strumento di sicurezza diffuso anche
tra gli adulti. L’obbligo della protezione è sia per gli sciatori che per gli snowboarder. C’è chi ci ricorda che gli
italiani sciano come guidano, cioè non rispettano le regole. Ma ora per chi non rispetta alcuni comportamenti,
come la precedenza a destra agli incroci, il divieto di stazionare in mezzo alla pista, la traiettoria dello sciatore a
monte, il sorpasso a distanza di sicurezza e la velocità
controllata, arriva una multa che va da 20 a 250 euro. Viene introdotta anche l’omissione di soccorso: fatto importante, perché il primo aiuto ad un infortunato talvolta può anche salvargli la vita. Le sanzioni vengono elevate dalle forze dell’ordine, ma sono i maestri di sci
chiamati direttamente a segnalare irregolarità. In questo
c’è molta teoria, ma la pratica è diversa. “Questa legge
ha un problema, che deve essere pubblicizzata sugli impianti, presso gli sciatori”, afferma Colleselli, “anche se
La nuova legge per la sicurezza in montagna costituisce un rinnovato impegno per il Corpo Forestale, che vigilerà sul rispetto delle norme insieme alle altre forze dell’ordine.
7
emergenza ambientale
LA CENTRALE OPERATIVA
AL SERVIZIO DEL CITTADINO
Dagli esordi del servizio all’ultima estate infuocata
N
le 1515, numero di emergenza ambientale, gratuito da tutta Italia che
si avvale di un efficiente sistema di
instradamento delle chiamate.
Sono i mesi di giugno, luglio e agosto 2003 quelli in cui l’attività della sala operativa e le chiamate al 1515 raggiungono picchi mai conosciuti. Sono giornate molto difficili e intense
per gli operatori addetti al servizio
1515, al punto che sabato 9 agosto sono state registrate al numero di emergenza ambientale, 11.836 chiamate,
con un picco dalle ore 18 alle ore 20
di ben 2.809 telefonate. Il crescente
numero di segnalazioni di incendi
boschivi pervenuti la scorsa estate alla Centrale Operativa del Corpo Forestale dello Stato, ha messo in evidenza l’accresciuta sensibilità dei
cittadini ai problemi ambientali, oltre a sottolineare la forte fiducia nei
confronti del Corpo dopo le ultime
campagne antincendi boschivi.
L’organico della Centrale Operativa ha richiesto un cospicuo potenziamento durante l’ultima estate,
il 13 agosto sono arrivate a 16 le unità addette al servizio svolto ininterrottamente nell’arco delle 24 ore.
Contestualmente è stato ampliato anche l’organico delle 15 Sale
operative regionali del Corpo Forestale dello Stato. Sei per ogni turno,
gli uomini della centrale, hanno lavorato incessantemente soprattutto
per rispondere alle richieste di intervento e spegnimento di incendi.
Ma il 1515 non si può considerare
solo emergenza per gli incendi, ma
anche sorveglianza di aree protette,
lotta al bracconaggio, taglio di piante, abusivismo edilizio, fauna ferita,
un insieme di competenze e interventi in favore dell’ambiente e della natura.
Roberto Iezzi - NDN/CFS
el 1992 nasce la Centrale
Operativa Nazionale del
Corpo Forestale dello Stato con lo scopo di coordinare l’insieme delle attività operative per le
emergenze ambientali. Si tratta di un
servizio in funzione 24 ore su 24 che
ha come scopo principale quello di
garantire al cittadino la ricezione e il
corretto smistamento delle informazioni per il soccorso.
Inizialmente viene istituito il numero verde 1678 69100, essenziale
per la raccolta di informazioni, segnalazioni e richieste di intervento.
In breve tempo l’attività della Centrale si fa molto intensa e il numero
verde si rivela uno strumento indispensabile che con il passar degli anni amplia il suo raggio di azione.
È il 1997 quando il numero verde, che ha ormai una funzione di filo diretto tra i cittadini e il Corpo,
viene sostituito dal numero naziona-
Il Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu in visita alla Centrale Operativa Nazionale del Corpo Forestale dello Stato.
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F. D.
politica forestale
LINEE GUIDA INNOVATIVE DAL PRIMO VERTICE EUROPEO DEI DIRETTORI GENERALI
UNA NUOVA POLITICA
FORESTALE EUROPEA
Le aspettative degli Stati dell’Unione per la gestione sostenibile delle foreste
ziamenti per la parte relativa agli incendi boschivi nei Paesi del sud Europa, conservando integralmente
solo quelli relativi all'inquinamento atmosferico. E questo rischia di
far perdere tutti i finanziamenti relativi al 2003 ai Paesi che fanno parte dell'Unione europea.
La sessione plenaria dell'incon-
tro fra i Direttori Generali delle Foreste dell'Unione europea ha avuto,
quindi, un duplice obiettivo: quello
di ribadire il principio di sussidarietà e quello dell'inclusione della filiera forestale anche nelle regole dell'economia di mercato.
Solo nel 1992, infatti, a livello comunitario sono state introdotte mi-
Roberto Iezzi - NDN/CFS
U
na strategia forestale comunitaria che possa garantire
un’efficace tutela e un’attenta prevenzione ambientale europea. Questa la risoluzione adottata
nel primo vertice dei Direttori Generali delle Foreste dell’Unione Europea, organizzato dal Corpo Forestale dello Stato, con il patrocinio del
Ministero delle Politiche Agricole,
nell’ambito del semestre italiano di
presidenza comunitaria.
“L’obiettivo ambizioso è quello
di puntare alla gestione sostenibile
delle foreste”, ha spiegato Fausto
Martinelli, Vice Capo del Corpo Forestale, che ha presieduto l’incontro
rappresentando l'Italia. “L’adozione
di un orientamento che possa proiettare questo argomento in un contesto
globale era un passo indispensabile”, ha aggiunto, ricordando “le foreste hanno un grandissimo valore
economico e sociale, che necessita
di un programma comune di valorizzazione”.
È nato così il provvedimento che
ha individuato i tre pilastri fondamentali per la gestione sostenibile
delle foreste: economico, ambientale e socio-culturale. Successivo a
tutti gli ultimi provvedimenti adottati con criteri di multifunzionalità
e di gestione sostenibile del patrimonio forestale, il nuovo orientamento costituirà un indirizzo innovativo per arrivare all'obiettivo. Infatti, l’ultimo ordinamento europeo,
che riprende e amplia quelli scaduti
sulla protezione delle foreste contro
gli inquinamenti atmosferici e gli incendi boschivi, è in forte ritardo. Ma
l’approvazione da parte del Parlamento Europeo non arriva a causa
delle decisioni del Consiglio di ridurre praticamente a zero i finan-
Le foreste hanno un grandissimo valore economico e sociale, che necessita di un programma comune di
valorizzazione.
9
© Roberto Iezzi
politica forestale
L’assemblea dei Direttori Generali ha individuato tre pilastri per la gestione sostenibile delle foreste: economico, ambientale e socio-culturale.
sure che prevedevano indagini regolari sullo stato delle foreste, controlli intensivi degli ecosistemi forestali e l'elaborazione da parte degli Stati membri di piani di protezione delle
risorse ambientali. Tutto questo, grazie agli emendamenti della PAC (Politica Agricola Comune) che ha varato un regime di aiuti ai programmi
di rimboschimento dei terreni agricoli abbandonati, ai programmi di
manutenzione e di miglioramento
delle superfici agricole, contribuendo a compensare la perdita di reddi-
to per gli addetti ai lavori. In Europa,
l’imboschimento di ca. 120.000 ettari di terreni agricoli, un piano di
prevenzione nelle zone ad alto rischio, l’elaborazione e l'analisi delle cause degli incendi, quindi, sono
stati sviluppati finora solo con politiche che hanno avuto unicamente
come base giuridica le disposizioni
relative alla Politica Agricola Comune, oltre alla politica regionale di
ogni singolo Stato membro, unitamente alla politica ambientale di
ogni Paese. E tutto ciò, ha fatto sì che
le azioni attuate in questo ambito si
siano sviluppate senza obiettivi
identificati in maniera chiara e preventiva. Per questo, il gruppo di lavoro europeo che si è formato a Caserta, ha avuto un ruolo essenziale:
identificando nell’emendamento dell’articolo 16, della prima parte della
Convenzione, la base giuridica necessaria a porre in essere le premesse
per garantire un futuro reale alla strategia forestale europea.
A. G.
LE FORESTE IN CIFRE
Si stima che, a livello mondiale, la sopravvivenza di almeno 1,6 miliardi di persone dipenda in parte proprio
dalle risorse forestali, estese per quasi 4 miliardi di ettari (circa il 29% dell'intera superficie terrestre). In tutta
l'Europa le industrie del settore occupano direttamente almeno 2,6 milioni di persone, e nella sola Unione i boschi rappresentano il 36% del suo territorio. I boschi privati, invece, costituiscono il 65% del totale di 130 milioni di ettari di foreste esistenti, e sono quasi 12 milioni i proprietari forestali privati. Guardando, poi, alla sola
Italia, la produzione di legname da lavoro è di circa 4.850 m3 concentrata per circa il 75% nell'area settentrionale alpina ed appenninica, per il 10% nell’area centrale e il restante 15% nel sud della penisola. Sempre in Italia, il legname da lavoro resinoso è costituito per il 74% da abete rosso e bianco, per il 17% da pini, per il 9% da
larice. Il legname da latifoglie è per il 61% da pioppo, per il 26% da castagno, per il 5% da faggio e per il restante
8% da cerro ed altre specie quercine. La produzione di legna da ardere e da carbone caratterizza soprattutto
la Toscana (25%), il Lazio (13%), la Lombardia (9%) e l’Umbria, con il 7%.
10
cultura
NEL TRIVENETO ALCUNI SCRITTORI, EMULI DI DINO BUZZATI E DI MARIO RIGONI STERN,
HANNO RINVERDITO UN GENERE LETTERARIO CHE SEMBRAVA SCOMPARSO
LETTERATURA SILVANA
Storie di boschi e di foreste, di alberi e di animali, di montanari e di boscaioli,
di bracconieri e di agenti forestali, di cacciatori e di guardiacaccia
G
FAUSTO PAJAR
Fausto Pajar, giornalista friulano del Gazzettino, ha
pubblicato un’interessante raccolta di storie dal titolo
“Aquile, falchi, orsi e camosci. A Nord est e dintorni”
(ed. EBI). Questa pubblicazione è il risultato di tanti chilometri percorsi lungo sentieri isolati e strade sterrate in
valli solitarie, di passeggiate in montagna attraverso i boschi e di camminate nei grandi pascoli fino a malghe lontane. Ma è anche il frutto di storie vere raccontate da personaggi particolari che ancora oggi vivono in montagna.
Questo libro narra dei boschi e delle montagne del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige. Parla di animali selvatici e dei loro istinti. Narra di
incontri ravvicinati e furtivi con alcuni di essi. Descrive
le segnalazioni del ritorno di alcune specie di animali, ritenute scomparse per sempre dalle montagne del Triveneto. E così narrando, le pagine si popolano di aquile, di
linci, di orsi, di lontre, di lupi e di camosci. Ma questo libro parla anche degli uomini e della loro operosità: narra le storie dei cacciatori, il duro lavoro dei forestali e dei
guardiacaccia, le vicende degli arrotini della Val Rendena, la vita quotidiana nei villaggi dei Cimbri, le imprese
© Nazzareno Valorosi
razie ad una brillante iniziativa di una casa editrice di Pordenone, la Edizioni Biblioteca dell’Immagine (EBI), sono stati dati alle stampe alcuni
libri suggestivi che rievocano quell’insieme di sensazioni che si provano quando ci si ritrova immersi nella
realtà delle foreste e delle montagne. Si tratta delle opere di alcuni originali scrittori del Triveneto che, continuando la strada tracciata da Dino Buzzati e da Mario
Rigoni Stern, hanno dato nuova linfa ad un genere letterario che sembrava ormai scomparso: la letteratura silvana. In questi libri si narra di boschi e di foreste, di alberi e di animali, di pascoli e di radure, di guglie e di
ghiaioni, di rifugi alpini e di crode, di trappole e di archetti, di legna e di gerle, di poenta e osei e di grappe alla vipera, di malghe e di baite, di valli e di cime. Si parla di uomini e di donne della montagna, di boscaioli e di
malgari, di contadini e di falciatori, di bracconieri e di
agenti forestali, di cacciatori e di guardiacaccia, di arrotini e di artigiani, di scalatori e di escursionisti. E per
sfondo, il suggestivo paesaggio delle montagne del Nord
Est italiano e dei suoi abitatori (uomini, alberi, piante e
animali).
Esemplare di faggio secolare, che si trova lungo uno dei percorsi francescani realizzati nella provincia di Rieti.
11
cultura
leggendarie di anziani alpinisti delle Dolomiti o le curiose ricerche naturalistiche che originali studiosi vanno facendo in Cansiglio e nella foresta di Somadida o nei
boschi di Cividale e nelle valli del Natisone.
MAURO CORONA
Mauro Corona, friulano, bracconiere pentito, raffinato scultore e alpinista convinto, ha prodotto, fino ad
ora, sei opere.
“Nel legno e nella pietra” (ed. Mondadori). È la sua
ultima pubblicazione, sicuramente la più bella e la più
intensa. Raccoglie novantatré storie di piante, rocce, animali e uomini della Valle del Vajont, della Val Zemola,
della Val Montanaia, della Val Cimoliana e della Val Cellina. Una ridda di personaggi folli ed eroici, sobri e trincati, frequentatori di boschi, di crode e di osterie. Sono
cavatori e carbonai, boscaioli e malgari, bracconieri e pescatori di frodo, venditori ambulanti di ciotole e artigiani del legno. Sono i volti, dall’anima inquieta, che conoscono le leggi della natura e che popolano le valli, i boschi, i dirupi ed i sentieri tra Erto, Casso, Cimolais,
Longarone, Claut e Barcis. Sono personaggi, al tempo
stesso, buffi e tragici, ingenui e scaltri, malinconici e allegri, ordinari e leggendari. Si muovono tra le foreste, a
contatto con gli alberi, le pietre, le guglie, il freddo e la
neve. Attorno ci sono sempre gli animali. Animali come
selvaggina da cacciare: forcelli, volpi, camosci, cervi,
caprioli e pesci di acqua dolce. Animali da compagnia
quali cani e merli e animali da sfruttare per il proprio sostentamento come capre e mucche. E poi le pietre: guglie da scalare nella Val Montanaia, crode su cui arrampicarsi nella Val Zemola o rocce da spaccare nella cava
di marmo del Monte Buscada. È un libro appassionante
che contiene una moralità semplice e aspra, tipica della
cultura montanara, dove gli anziani sono i maestri che
impartiscono lezioni di vita con antica sapienza.
“Il volo della martora” (ed. Vivalda). In questo libro
torna a rivivere quel mondo spazzato via la sera del 9 ottobre 1963 da un’onda alta 70 metri, sollevatasi a causa
di una grossa frana caduta dal monte Toc sul lago artificiale formato dalla diga del Vajont. Sono ventisei racconti che, come in un documentario televisivo, rievocano le vicende di uomini e di donne semplici, ma anche di
animali, di alberi e di pietre. Sono pagine che raffigurano, in modo delicato, gli ultimi mesi di una comunità che
subisce, a causa della catastrofe, una drammatica spinta
verso l’oblio. Nelle storie di questo libro si ritrovano la
durezza e l’asprezza della vita nelle impervie valli delle
montagne friulane e si rivivono quei mondi chiusi dei
piccoli paesi di montagna.
“Le voci del bosco” (ed. EBI). In questo libro si raccontano gli alberi: dalla betulla, considerata la regina del
bosco, all’abete ritenuto il custode protettivo della selva. Per Corona gli alberi possiedono un loro carattere che
comunicano in vari modi, anche con la diversa reazione
che hanno nei confronti di chi li tocca. In questo libro si
parla anche di uomini. Secondo Corona l’uomo cattivo
prova inconsapevolmente simpatia per il sambuco, il
buono per il larice, il sempliciotto per il faggio, l’elegante
per la betulla, il cocciuto per il carpino, il potente per il
12
noce, l’avaro per il mugo, l’effeminato per il frassino, il
debole per l’acero e via dicendo. Possono sembrare un
delirio, ma, invece, questi accostamenti tra uomini e alberi hanno un senso profondo: è cultura e tradizione montanara che Corona vuole tramandare e far conoscere.
Colpisce anche la dedica posta ad inizio libro: “Noi
siamo alberi e gli alberi sono uomini. Ai piromani, perché riflettano”.
“Finchè il cuculo canta” (ed. EBI). Questo libro è ricco di storia, di tradizione, di ideali e di esperienza montanara. È un omaggio ad un mondo ormai scomparso. Il libro, infatti, raccoglie storie di personaggi della terra di Erto. Storie che mescolano il vissuto alle leggende e ai
racconti sentiti da Corona quando era bambino. Sono testimonianze filtrate da un’attenta sensibilità, a tratti struggente ma anche dura, tesa a ricreare i valori profondi di
una comunità montanara scomparsa e di una natura non
ancora travolta da un progresso inarrestabile. E grazie alla voce di Corona, queste storie sono riemerse dall’oblio,
per divenire attuali testimonianze di ciò che si è perso.
“Gocce di resina” (ed. EBI). Secondo Corona “la resina è il prodotto di un dolore, una lacrima che cola dall’albero ferito. Quelle gocce giallo miele, non scappano,
non scivolano via come l’acqua, non abbandonano l’albero. Rimangono incollate al tronco, per tenergli compagnia, per aiutarlo a resistere, a crescere ancora. I ricordi sono gocce di resina che sgorgano dalle ferita della vita”. Gocce di resina sono, quindi, episodi e aneddoti
di vita reale in cui emergono passioni e nostalgie che hanno lasciato, nel bene e nel male, un segno indelebile nella vita di Corona.
“La montagna” (ed. EBI). Questo piccolo libro contiene l’esatta riproduzione del discorso fatto da Mauro Corona ad un gruppo di studenti in una vecchia osteria di Erto, in una notte di primavera del 2002. È un atto di amore
verso la montagna, è una richiesta di aiuto a non abbandonarla, è una denuncia contro i piromani che bruciano i
boschi, è un invito a rispettare la natura e i suoi abitanti, è
un appello ad opporsi al disastro ecologico che si va profilando da uno sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e da un inquinamento del pianeta sempre più minaccioso. È anche una veloce ed affettuosa descrizione degli
animali che popolano i boschi delle sue montagne.
GIANCARLO FERRON
Giancarlo Ferron, guardiacaccia della Provincia di
Vicenza, ha scritto tre libri.
“Ho visto piangere gli animali” (ed. EBI). È la sua
opera prima e forse la più bella. È una raccolta di storie
brevi che narrano di leggendarie sfide tra bracconieri e
guardiacaccia, di animali uccisi dalle trappole e dai fucili dell’uomo, di archetti, di lacci e di reti, di incendi boschivi, di temporali improvvisi dentro un bosco, di notti trascorse sotto le stelle, di appostamenti dietro un cespuglio, di camosci a spasso per i ghiaioni, di stambecchi
che balzano tra le onde violente di un torrente, di falchi
in volo sopra le alte cime, di gitanti motorizzati e affamati, di micofagi e di predatori incivili del bosco e dei
suoi prodotti.
“Ho sentito il grido dell’aquila” (ed. EBI). Questa
cultura
seconda opera di Ferron narra di storie vere, piene di forza e di sofferenza. Sono storie di abeti, di castagni, di faggi, di larici e di mughi. Sono suggestive descrizioni di
rocce, dove si posano le aquile o dove combattono i camosci. Sono affascinanti rievocazioni di suoni, come il
canto dei forcelli, il bramito di un cervo, l’armonia di un
ruscello o la voce forte di una cascata che sovrasta tutto.
Sono le storie vissute e sentite da un guardiacaccia tra i
boschi e i ghiaioni delle montagne vicentine.
“Il suicidio del capriolo” (ed. EBI). Questo libro racconta degli effetti delle armi dell’uomo sugli animali.
Narra di caprioli sbudellati, di cuccioli di volpe dilaniati, di poltiglie di carne, sangue, frammenti di osso e brandelli di pelle di camosci, di coturnici e di pernici sterminate e di volpi impiccate. Descrive la pallottola quando
esce dalla canna del fucile che può colpire indistintamente
chiunque e qualsiasi cosa, senza provare assolutamente
nulla. La pallottola non è viva, non è un’arma creata dalla natura, è solo un pezzo di piombo. Gli artigli degli animali predatori, invece, sentono la morte che provocano,
avvertono il tremore della preda e le sue reazioni. Il predatore, con le sue zanne, sente le grida e i rantoli della preda. Il bracconiere, che spara da lontano, no.
PAOLO COSSI
Paolo Cossi, giovane disegnatore di Pordenone, ha
pubblicato un simpatico libro a fumetti dal titolo “Corona. L’uomo del bosco di Erto” (ed. EBI). Narra di Erto,
il piccolo comune friulano colpito dal disastro del Vajont, e del suo grande bosco, popolato da anime e voci,
da folletti e da spiriti e dall’uomo di legno: Mauro Corona, per l’appunto. Sono storie brevi che guidano il lettore attraverso una meravigliosa realtà montanara. I disegni, semplici e simpatici, hanno un tratto in bianco e
nero e con tonalità di grigio. I testi sono asciutti ed accattivanti. Chiude il libro un’interessante dizionario del
bosco di Erto, in cui si descrivono gli alberi e gli animali dei boschi della valle del Vajont nonchè le leggende e
le creature fatate delle tradizioni friulane.
dicati al lupo, affiancati ognuno da riflessioni di naturalisti e filosofi sul rapporto uomo-natura-animale. Le tavole sono realizzate con diverse tecniche: acquerello, grafite, matite colorate, inchiostro di china e penna a sfera.
GIUSEPPE DI RAGOGNA
Giuseppe di Ragogna, scrittore da tempo ormai scomparso, ha pubblicato “Vajont. Un grande romanzo dimenticato” (ed. EBI). In questo libro viene raccontata in
una prosa dolce e struggente, delicata e potente, quella
storia lontana, per troppi anni relegata nell’oblio: la sera del 9 ottobre 1963, 270 milioni di metri cubi di terra,
roccia e alberi si staccano dal monte Toc e precipitano
nel lago artificiale formato dalla diga del Vajont, sollevando un’onda alta più di 70 metri che spazza la valle,
travolgendo boschi, case e 2.000 uomini. È davvero un
grande romanzo, perchè ha il merito ricordare al lettore
l’inutilità delle sfide dell’uomo alle leggi della natura e
le sue tragiche conseguenze.
VITTORIO MASON
Vittorio Mason, poeta veneto nonché scrittore di montagna, ha pubblicato recentemente “I racconti del mugo” (ed. Nordpress). Nell’immaginazione di Mason, il
pino mugo raccoglie in se la memoria delle Alpi, storie
di caccia e di bracconaggio, scalate di crode e avventure tra i canaloni, storie di animali selvatici e di uomini
della montagna. I racconti del mugo sono, quindi, storie
di vita vissute sui monti e nei boschi. Sono le storie di
Franco, un bracconiere così imprendibile da essere soprannominato dalla Forestale la primula rossa, o di Silvia, l’agente forestale che decide di percorrere il bellissimo Viaz dei Camòrz; sono anche le storie di Pino, l’agente forestale che mentre ispeziona l’alta Val de Piero,
scorge, in mezzo ad una radura di larici, un camoscio
bianco e di Ferruccio, l’anziano malgaro della Val Savarenche che lamenta l’abbandono della montagna per via
del duro lavoro e di uno Stato gabelliere.
Roberto Iezzi - NDN/CFS
ALESSANDRO CEROFOLINI
MARCUS PARISINI
Marcus Parisini, architetto, genovese
di nascita, ma montanaro per passione, ha
pubblicato due interessanti volumi illustrati.
“L’anima degli animali” (ed. EBI),
dove l’artista accosta disegni di animali,
schede scientifiche su caratteristiche e
comportamenti degli animali e celebri riflessioni sulla natura di maestri del pensiero di ogni tempo e cultura, da San Francesco a San Tommaso, da Konrad Lorenz
a Hermann Hesse. È una raccolta nella
quale Parisini mostra una sorprendente
capacità di leggere il mondo animale secondo una prospettiva del tutto originale,
popolando le pagine di lupi, linci, orsi,
cervi, aquile, camosci e volpi.
“Il mio caro vecchio lupo” (ed. EBI)
è un’interessante raccolta di disegni de-
Bosco alpino nella riserva naturale statale di Somadida (BL).
13
cultura
ECOLOGIA FRANCESCANA
Il Santo dell’Umbria sapeva comunicare con uccelli e pesci, unito a flora
e fauna da un’innata armonia. Oggi forse si estremizza quest’aspetto e si vede
in lui un precursore dell’odierna etologia ed ecologia, ma il messaggio verso
il rispetto per la natura rimane forte e quanto mai attuale
N
el novembre del 1979 Giovanni Paolo II nomina San Francesco d’Assisi Patrono degli ecologisti. Venticinque anni dopo la proclamazione
è difficile parlare del suo ruolo, data l’imponente bibliografia sul rapporto del Santo con la natura. Vi è stata una vera e propria reinassance della “filosofia della
natura” francescana, ed alla luce dei precetti ecologisti,
o presunti tali, dell’Assisate, si sono moltiplicate le dimostrazioni concrete di condivisione del suo pensiero.
Sono sorte riviste, associazioni, centri di studio, fino a
comunità religiose dei Paesi Bassi che vivono e funzio-
San Francesco ha saputo coniugare in sé un’esemplarità non solo spirituale
e religiosa, bensì etica, morale e soprattutto ambientale.
14
nano in armonia con la natura, come insegnato da Francesco, o francobolli commemorativi uruguayani, dove il
lupo ammansito porge la zampa al Santo. Tra le numerose fondazioni ne segnaliamo una: “Sorella Natura”,
la quale legata al Sacro Convento d’Assisi, raduna esponenti del parlamento ed alte cariche istituzionali ed
“opera in Italia e nel mondo per la cultura, la tutela e l’educazione ambientale secondo la concezione cristiana
di S. Francesco d’Assisi”. Ciò conferma che la figura di
S. Francesco è grande non tanto per il suo carisma e per
le atipiche vicende, quanto per gli effetti prodotti dal
suo esempio, per il rinnovamento morale scaturitone ed
il suo perdurare nel tempo; di grandioso non c’è solo
San Francesco ma il francescanesimo, come nascita di
un atteggiamento spirituale sinonimo di povertà, comunione e gioiosa meraviglia nei confronti del creato,
che irradia ancora il calore del suo messaggio a distanza di secoli.
L’eccezionalità del “poverello” d’Assisi sta nell’aver
saputo coniugare in sé un’esemplarità non solo spirituale e religiosa, bensì etica, morale, civile e, in questo specifico caso, ambientale. Il confronto con il suo modello
da parte di centinaia di studiosi, poeti, o persone comuni, si è risolto a volte negativamente in una strumentalizzazione di una figura facilmente adoperabile da più
fazioni. In modo particolare dagli anni Settanta si lega
San Francesco alla moderna ecologia, alla chiaroveggenza con cui avrebbe intuito dove portava lo sfruttamento della natura e d’ogni forma di vita, ricordando a
tutti, come risposta, la semplicità dei bisogni umani. Ciò
è contenuto tra le righe del suo messaggio, ma non fu immaginato con così tanta limpidità ed esattamente in questi termini. L’amore per la natura ha marcato la sua persona a fondo, ma non è giunto a teorizzare né l’ecologia,
né una subordinazione di tutte le forme culturali ad un
Assoluto, superiore all’uomo, identificabile con la terra
o le interazioni tra uomo ed ambiente. Francesco ama la
natura seguendo le posizioni teologiche e vede in essa il
segno di Altro: il Creato ai suoi occhi era innanzitutto la
visione di Dio, e quindi conoscenza.
È però noto che la vita del Santo d’Assisi è stata, più
d’ogni altra agiografia, intessuta di eventi che lo legano
al creato e specialmente agli animali; lo testimoniano i
Fioretti con i brani sul lupo di Gubbio, la predica agli uccelli o la liberazione delle tortore. Oltre le idealizzazioni poetiche o semplicistiche considerazioni sul tema, in
questi racconti moraleggianti si trovano buoni principi
cultura
Molto, moltissimo può fare l’interpretazione storioper ripensare il legame tra l’uomo e l’universo dei viventi. Difatti è importante notare come in diversi episo- grafica per ricostruire il significato delle vicende frandi l’animale, sinonimo spesso di a-razionalità, riconosca cescane; per ora le parole di Herman Hesse hanno già
in maniera istintiva l’amore volontario del Santo, e San compendiato ciò che c’è di vero nelle differenti prospetFrancesco, rendendo infondati gli atteggiamenti caute- tive: “In questo profondo sentimento della natura sta anlativi derivati da condizionamenti sociali, ravvisi negli che il segreto del fascino che San Francesco esercita ananimali la stessa sofferenza dell’uomo, quella causata cor oggi e anche su chi non è religioso. Il senso della vidai bisogni primari e comuni, come freddo, sete e fame. ta grato e gioioso con cui egli chiama fratelli e sorelle
Le creature sentivano il suo attaccamento senza alcun ti- tutte le forze e le creature del mondo visibile e con cui le
more e s’istaura un dialogo paritario, frutto della reci- ama perché a lui affini è esente da ogni simbolismo di natura ecclesiastica e si annovera, atemporale nella sua
proca vicinanza, tra due appartenenti alla biosfera.
Gli animali inoltre racchiudono in loro significati ul- umanità e bellezza, tra i fenomeni più nobili di quel monteriori, rinviano ad altro, e San Francesco usa anche que- do tardomedioevale”.
sti richiami: ad esempio le api simboleggiano la saggezALESSANDRO POLI
za a livello d’organizzazione sociale e d’intelligenza; il
cavallo è ed esprime la ricchezza, è un vero status-symbol
che Francesco vende proibendone in seguito la cavalca- Bibliografia:
tura, privilegio dei ricchi, per essere vicino ai poveri. Nel
francescanesimo riscopriamo sia la simbologia animale I fioretti di San Francesco, Garzanti, Milano 1993.
della tradizione biblica e cristiana sia, ed ecco la novità, M. De Marzi, San Francesco d’Assisi e l’ecologia, Edila fraternità, il richiamo quotidiano a sentimenti carita- zioni Laurenziane, Padova 1981.
tevoli nei confronti d’ogni essere vivente. San France- H. Hesse, Francesco d’Assisi, Newton Compton, Roma
sco esce dalla dimensione allegorica per ritrovare il suo 1991.
posto come uomo nel cerchio di tutte
le creature viventi e da un’estraneità
col cosmo, susseguente la perdita dell’Eden, ristabilisce comunione e familiarità. Con Francesco uomo e natura si riconciliano, sostituendo con un
connubio il disprezzo per la natura ritenuto fino a quel momento un’esigenza categorica dell’ascesi e perfezione cristiana.
San Francesco in anticipo sui tempi riconobbe i diritti dell’ambiente e
della fauna sentendosi parte integrante di una comunità ecologica, senza
avere davanti i problemi della contemporaneità e senza affrontare, quindi, le tematiche del recupero o della tutela ambientale, o della salvaguardia
di specie in estinzione. Questo è il limite del messaggio religioso di un
gran maestro che, privo di nozioni
“tecniche”, visse come un ecologista.
Il suo è soprattutto un invito, ancora
valido, ad una corretta prassi ambientale, lontano da preoccupazioni per
materie in quell’epoca impensabili ed
inesistenti. Oggi siamo noi che etichettando San Francesco un “ecologista ante litteram”, ci prefiggiamo un
importante ed originale compito: quello di porre il francescanesimo sotto
una nuova luce che, senza travisarne il
significato originario, si avvale di nuovi criteri interpretativi e metodologie
scientifiche basate su discipline allora inesistenti, come l’ecologia o l’etologia.
La predica agli uccelli (1297-1300), uno degli affreschi di Giotto nella Basilica di San Francesco, Assisi.
15
itinerari
IL CORPO FORESTALE DELLO STATO RISCOPRE NEL REATINO IL CAMMINO DEL POVERELLO DI ASSISI
SULLE ORME DI FRANCESCO
La presenza del Santo è testimoniata da fonti storiche e il suo passaggio
ripercorso con moderne tecnologie satellitari
V
Roberto Iezzi - NDN/CFS
iene definita “Valle Santa” e considerata la sua
terza patria dopo Assisi e La Verna. Parliamo
della Valle reatina, dove San Francesco trascorse una delle stagioni più intense della sua breve vita.
Qui, nella piana a lui tanto cara, dal 1223 al 1226, ovvero fino a pochi mesi prima della sua morte, il Santo trovò l’ispirazione per scrivere le Laudi del Cantico delle
Creature. Qui, San Francesco, istituì la Regola dell’Ordine dei Frati Minori. Qui, grazie a una meticolosa serie
di rilievi effettuati dal Corpo Forestale dello Stato, in
stretta collaborazione con le autorità locali e gli storici
dell’Ordine francescano, è possibile ripercorrere i passi
del “Poverello d’Assisi”, attraverso alcuni percorsi naturalistici, riscoperti con l’ausilio della moderna tecno-
Il cammino di San Francesco, un itinerario che consente di ripercorrere i passi del Santo lungo la valle reatina.
16
logia Gprs. I sentieri che compongono il “Cammino di
San Francesco” sono di diversi tipi, ognuno con un grado di difficoltà e vari dislivelli; ma tutti raggiungono i
Santuari che videro la presenza del Patrono dell’Ecologia. Al progetto ha collaborato, in particolare, la Scuola
del Corpo Forestale di Cittaducale.
“Nel ricercare gli antichi tragitti - spiega il generale
Silvano Landi - ci siamo anche chiesti quali fossero i sentimenti di Francesco durante il suo pellegrinare in queste
zone. Questo territorio, infatti, conserva ancora intatto un
fascino molto esclusivo e rappresenta un’oasi di selvaggia bellezza. Si può affermare che, fra tutte le località che
hanno segnato il passaggio del Santo, questa - conclude
Landi - offre un’atmosfera particolare, carica di purezza,
che consente di vivere un'esperienza spirituale unica.
Nazzareno Valorosi, invece, è stato il forestale che
ha condotto le indagini sul campo utilizzando il Gprs,
uno strumento sofisticato che non ha segreti per gli uomini del Corpo Forestale. “Nelle nostre ricerche - spiega Nazzareno Valorosi - abbiamo preso in esame le diverse modalità di spostamento dell’epoca e cercato di
valorizzare i punti paesaggisticamente rilevanti, senza
trascurare la possibilità anche per portatori di handicap
di seguire le orme di Francesco”.
Nelle parole degli agenti della Forestale si avverte la
soddisfazione di aver potuto dare un importante ed esclusivo contributo alla realizzazione del progetto: aver fornito il know how, l’esperienza giusta e l’attrezzatura idonea per mettere in rete gli oltre 80 chilometri che compongono il Cammino di San Francesco.
Le tappe principali sono Rieti, con i suoi palazzi e le
sue chiese, i Santuari di Greccio, La Foresta, Poggio Bustone e Fontecolombo, che dai quattro angoli sulle colline formano una croce ideale lungo la Valle reatina; e
poi ancora, il bosco del Faggio, il borgo di Posta e le vette del Terminillo. A chi ha la passione delle passeggiate
basterà munirsi delle dettagliate cartine, disponibili presso gli uffici dell’Azienda di Promozione Turistica di Rieti. I sentieri si possono percorrere non solo a piedi ma anche in mountain bike, a cavallo e in auto; sono distinti da
un logo stilizzato e contrassegnati da una segnaletica tutta in legno naturale.
Per suggellare questa esperienza è stato creato il “Passaporto del Pellegrino”, un documento che attesta il viaggio sulle orme di Francesco. Si può richiedere all’Azienda di Promozione Turistica di Rieti e dovrà essere
timbrato da un monaco nei quattro punti base, corrispondenti ai quattro santuari. Una volta completato, ba-
Roberto Iezzi - NDN/CFS
itinerari
L’intero cammino di Francesco è suddiviso in sei percorsi principali e si snoda lungo le colline a sud della piana reatina.
sterà consegnarlo agli uffici del Turismo per ottenere
“l’Attestazione del Pellegrino”. Per avere tale riconoscimento è necessario, però, che il percorso sia fatto in
almeno due giorni: in un tempo minore non si può godere appieno di quanto offre la Valle reatina. Per iscriversi
al “Cammino di Francesco” basta inviare un’e-mail all’indirizzo [email protected], o un fax al numero
0746/270446. Su richiesta, l’Azienda del Turismo fornisce materiale informativo, offre un servizio navetta da
Rieti e mette a disposizione dei turisti alcune guide turistiche. Per avere tutto il supporto necessario dell’azienda turistica, però, la prenotazione è consigliabile.
ANNA RITA GERVASINI
ITINERARIO DEL “CAMMINO DI SAN FRANCESCO”
L’intero cammino di Francesco è stato suddiviso in sei percorsi principali: 1. Rieti, Fonte Colombo, Greccio;
2. Greccio, Poggio Bustone; 3. Poggio Bustone, La Foresta, Rieti; 4.Rieti, Terminillo; 5.Terminillo, Posta; 6.
Poggio Bustone, Rivodutri, Faggio. Sono tappe chiaramente indicative, perché ciascuno può seguire e scegliere il tratto che ritiene più adatto, personalizzando così la sua passeggiata. Si va da un minimo di cinque chilometri, passando a dodici o diciotto, fino a venti. Il più lungo, di media difficoltà e consigliabile a chi è esperto,
conduce in uno dei luoghi più famosi grazie al Santo: Greccio. Eccolo descritto, per chi volesse cimentarsi!
Il sentiero si snoda lungo le colline, a sud della piana reatina, per una ventina di chilometri. Si parte da Rieti
e, dopo un primo tratto cittadino di circa quattro chilometri, si lascia la strada provinciale Tancia, in località Macelletto, per procedere in direzione Fonte Colombo. Il tutto dapprima su una strada comunale e poi su un sentiero. Il tratto da percorrere si presenta in salita per un dislivello di 160 metri e per una lunghezza di 1900; dopo circa un’ora di cammino, si giunge al Santuario di Fonte Colombo. Da qui si può ripartire in direzione dell'abitato di S. Elia. In leggera discesa, si procede verso l'abitato di Piani Poggio Fidoni attraversando strade di
campagna lungo una strada parzialmente ombreggiata da piante di Roverella. Si entra poi in Val Canera, lasciando la strada provinciale, per risalire in località Colle Posta. Da qui è possibile dominare con la vista tutta
la Valle Santa. Proseguendo, la strada attraversa le colline con un percorso di ca. 2.5 chilometri, caratterizzato da un leggero saliscendi che conduce fino a Contigliano. Attraversato il paese, si prosegue per località Piano e, quindi, in leggera ascesa, si segue il sentiero Onnina e poi ci si dirige verso San Pastore. Qui è possibile
fare una tappa all'omonima Abbazia cistercense, recentemente ristrutturata.
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tradizioni popolari
MASCHERE DALLA NATURA
A Sappada tra le montagne del bellunese si celebra un antico carnevale,
dove sono protagonisti grotteschi ed ancestrali personaggi
simboli delle forze naturali.
Usanza che si ritrova anche in altre comunità rurali del nostro Paese
C
© Luciano Solero
olori, costumi, maschere e ritmi coinvolgenti e ancora carri allegorici e antichi festeggiamenti fanno del carnevale, la festa dell’allegria per eccellenza, la celebrazione quantomai eccentrica del travestimento. Uno speciale periodo dell'anno in cui le
convenzioni sociali e religiose sono sospese o, meglio,
rivoltate, in una sorta di licenza collettiva in cui è lecito
ciò che non è permesso durante l’intero anno. Manifestazioni che, oggi, riprendono un forte vigore dando impulso al recupero delle tradizioni popolari. Maschere e
rappresentazioni prese in prestito dalla natura e dal mondo agricolo e montano. La consuetudine di indossare la
maschera secondo la tradizione aveva la funzione di allontanare gli spiriti malefici, l’uomo
diventava simile agli animali e questo gli conferiva un potere simbolico e temporaneo sugli
animali sacri. Numerose forme di mascheramento nelle quali, in una grande varietà di combinazioni, ricorreva l’uso di maschere facciali lignee zoomorfe e grottesche, pelli di pecora e di montone e rumorosi campanacci. A
queste maschere proprie delle comunità dei pastori e dei contadini si riconosceva il potere di
influire anche sulle sorti dell’annata agraria.
In Italia oggi assistiamo durante il carnevale ad una serie di manifestazioni, tra sfilate di
carri allegorici, pantomime storiche e antichi
riti propiziatori. Tutte di fascino indiscutibile e
di forte coinvolgimento.
In Sardegna è celebrata la maschera dei mamuthones, gli uomini caprini nati in tempi remotissimi, che simboleggiano durante il carnevale festosità, allegria e tempi propizi. La mascherata, a cui danno vita, crea un fervore
operoso, un’atmosfera agitata e fremente che si
propaga in tutta la comunità. Quella dei Mamuthones è una cerimonia solenne, ordinata come una processione, ma allo stesso tempo una
danza.
Maschere simili a quelle sarde si ritrovano
anche in altri paesi, soprattutto nelle comunità
agricole e pastorali dell’Europa mediterranea.
Molto antica e particolarmente sentita è la
festa del carnevale a Sappada, splendida località in provincia di Belluno, dove i festeggiamenti durano per un lungo periodo e lo spirito
di partecipazione degli abitanti del paese è forte e si rinnova ogni anno. Le origini di queste
festose celebrazioni si perdono nella notte dei
tempi, così come sembra emergere da un passato fiabesco e leggendario la figura centrale
Il Rollate, mastodontico uomo-orso, protagonista del Carnevale a Sappada è simbolo del del Carnevale sappadino: il “Rollate” (“Rollat”). Il mastodontico uomo-orso dal folto pelpaese.
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tradizioni popolari
sioni miserevoli e costumi che escono impolverati dalle
soffitte, a conferire veridicità alle maschere. Segue poi
la domenica dei contadini in cui si rappresentano scenette di vita campestre; gruppi di contadini sfilano per le
strade improvvisando scene di lavoro come la semina, la
fienagione, il raccolto, la mungitura. Lungo le vie della
città si possono incontrare grossi cumuli di fieno, avanzi di patate o cipolle, rappresentazioni di vita di contadini e donne che filano e preparano polenta. Durante il
giovedì grasso, che è dedicato ai carri allegorici, si dà libero sfogo alla fantasia. Si rappresentano fatti di vita reale e i temi sono suggeriti dalle canzoni paesane o da motivi politici e di costume. La sfilata dei carri prende il via
nel primo pomeriggio e si riversa nelle piazze della città fino al tramonto. L’ultima è la domenica dei signori
durante la quale vengono sfoderati i costumi più preziosi: grembiuli di seta sgargiante su abiti severi, bouquet
di fiori secchi e filigrana, gioielli di famiglia, il tutto caratterizzato da un’eleganza particolare. Il carnevale sappadino si chiude il martedì grasso con una coinvolgente
gara mascherata su campi innevati: è l’ultima sfilata delle maschere chiamate ad esibirsi sulle piste da sci di fronte ad una giuria che valuta la loro simpatia e originale
capacità mimica.
FABIOLA DI GIOV ANGELO
© Luciano Solero
licciotto marrone, oltre che protagonista del Carnevale
sappadino, è il simbolo del paese; con il suo fare galante e impudente, burbero e tenero, il Rollate incarna vizi
e virtù delle genti di montagna. Il Rollate apre i cortei e
le sfilate dei carri dall’inizio alla fine del lungo carnevale a Sappada. Il suo nome, deriva dalle due rumorose sfere di bronzo, dette “Rollen” che la maschera porta legate in vita con robuste catene. Questa figura che si presenta in una folta pelliccia scura con cappuccio, e un paio
di pantaloni grezzi rigati fa da padrone durante l’intero
carnevale. Unico vezzo, un ciuffo rosso sul cappuccio e
un fazzoletto al collo: rosso, se coniugato, bianco se celibe. L’abbigliamento del leggendario Rollate è completato da pesanti scarponi ferrati e soprattutto dalla caratteristica maschera intagliata nel legno che delinea in maniera incisiva il personaggio.
L’intero paese è coinvolto nei festeggiamenti del carnevale, grazie ad antichi costumi e maschere di legno gli
“attori” e abitanti di Sappada si calano completamente
nei panni del personaggio riproponendone gli atteggiamenti ed i discorsi. Per non essere riconosciuti dai compaesani si nascondono dietro costumi, confezionati in
modo da coprire ogni piccola parte del corpo.
Decisamente unico il carnevale di Sappada si apre con
la domenica dei poveri, per questa il travestimento è suggerito dal ceto più umile, con maschere che hanno espres-
Il Carnevale di Sappada è articolato in tre domeniche: la prima dei poveri, la seconda dei contadini e la terza dei signori.
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cultura
IL MESSAGGIO “ECOLOGISTA” DI J.R.R. TOLKIEN
LA BATTAGLIA PER LATERRA
DI MEZZO
Tra tutti i personaggi che animano la saga tolkeniana il silvano
Tom Bombadil che nella natura è immerso, di essa fa parte e nella quale trova
compimento, è l’unica creatura immune al richiamo dell’Anello del potere
“D
el tema che vi ho esposto, io voglio che voi
adesso facciate, in congiunta armonia, una Grande Musica
[…] Io siederò in ascolto, contento
del fatto che tramite vostro una grande bellezza sia ridesta in canto”. Nella cosmogonia tolkieniana illustrata
nel Silmarillion, così Iluvatar creò
Eä, il Mondo, scaturito dalla visione
della Musica degli Ainur, i “rampolli del suo pensiero”: l’armonia della
Natura modellata dall’Armonia del
Cosmo. In quella Musica, attraverso
le dissonanze create arbitrariamente
da Melkor, il più grande fra gli Ainur,
si insinuò il peccato d’orgoglio di
Lucifero. Sono proprio queste imperfezioni che privano il mondo della sua perfezione originaria e lo destinano alla decadenza. La Terra di
Mezzo è come la nostra amata Terra
quando era più giovane e più verde.
Per questo il ricordo struggente evocato dal canto di Thorin Scudodiquercia a casa di Bilbo, la notte prima della partenza verso la riconquista del tesoro dei nani, scava un solco
profondo nella nostra sensibilità,
rendendo nostra la sua nostalgia:
“Lontan sui monti fumidi e gelati/ in
antri fondi oscuri, desolati/ prima che
sorga il sol dobbiamo andare/ i pallidi a cercar ori incantati”. Queste immagini, ormai pallidi ricordi, sono
ancora disperatamente desiderabili e
pieni della Magia degli Inizi: “scorci di un’ampia storia sullo sfondo”
che la rendono presente eppure irraggiungibile. È proprio l’imperfezione che rende perfetta la natura del
mondo tolkieniano dove le stagioni
Tolkien è un ecologista “bioregionalista”: nel suo universo ogni popolo è profondamente legato alla terra che abita.
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cultura
sono implacabili e l’organizzazione
ecologica è identica alla nostra, dove la magia può, in ogni caso, solo rimandare l’opera del Tempo come accade nei regni elfici. Tolkien è un
ecologista bioregionalista: nel suo
universo ogni popolo è profondamente legato alla terra che abita, e a
quella fanno riferimento le sue inclinazioni e peculiarità. Non si può pensare ai nani senza che l’immagine
evochi ampie sale lucenti di gemme
nelle profondità dei loro reami; e non
si può pensare alla loro robusta costituzione e al loro carattere duro come la pietra delle montagne che scavano incessabilmente, senza che
queste montagne compaiano nella
nostra mente. Non si riesce a separare la figura luminosa, allo stesso tempo forte ed eterea, di un elfo dal verde della foreste di una Terra giovane
e incontaminata, così come la sua voce ci ricorda il melodioso scrosciare
dell’acqua cristallina di un ruscello
di montagna.
Gli allegri hobbit s’identificano
totalmente nell’ordinata campagna
della Contea. In questo modo la strada percorsa dai personaggi delle storie, e dai lettori con loro, attraversa
non solo una natura originaria e perfettamente descritta, bensì evoca,
con la magia del simbolo, la presenza sensibile dei popoli ad essa legati
dalla loro stessa essenza: “È buio, ma
non notte completa - disse Ghan Quando il Sole esce, noi lo sentiamo
anche se è nascosto”. Gli Uomini Selvaggi che vivono nelle profondità
della foresta Druadana ne sembrano
essi stessi parte, ne sentono i cambiamenti come non riuscirebbero a
fare altrove, e pensare a loro porta
inesorabilmente a “vedere” quella
foresta antica quanto il mondo. Allo
stesso modo il “nemico” odia la natura, la bellezza del Creato e vuole ridurre il mondo ad una “unità” dove
tutto è uguale e senza più identità.
Tolkien ci mette in guardia contro gli
eccessi della tecnica e di uno scientismo fine a se stesso. Basta guardare
alla storia di Saruman: spingere il
proprio sguardo fin dentro all’abisso
può essere molto pericoloso, perché
allora anche l’Abisso getta il suo
sguardo dentro di noi. Intrappolati
nella ricerca del nesso tra le cose, nella regolarità delle leggi che guidano
Per lo scrittore inglese creatore di universi fantastici la natura non ha solo un valore oggettivo, ma incarna il ruolo di “luogo” dove le particolarità si inseriscono nel mosaico dell’universo.
l’Universo, si perde di vista l’armonia del Tutto e si ha la presunzione di
poter governare l’Uomo e la Natura
attraverso la tecnica. Ma così si perde di vista il fine ultimo piegato alla
logica dei mezzi. E il bianco si spezza nella pluralità dei colori primari.
Tra il bene e il male non sono possibili zone grigie: questo è il destino di
Saruman, capo del Consiglio degli
Istari, presunzione e superbia gli hanno fatto dimenticare la sua missione,
quella di custodire e proteggere. Invece di fermarsi ad ogni passo a riflettere se il suo cammino fosse conforme al codice che aveva scelto e alle leggi del Mondo, ha preferito
imboccare sentieri tortuosi pensando, con la sua ragione e la sua volontà, di poter piegare il Cosmo e la Natura, di potervi sovrapporre il proprio
“progetto”, ma la Natura non sopporta di essere sfruttata e avvelenata:
le acque troppo compresse finiscono
per travolgere ogni diga. Un discorso a parte, infine, va fatto sugli Ent, i
Pastori di Alberi, che solo un sottilissimo confine separa dal far parte della natura sullo sfondo, giacché possono divenire vere e proprie piante
qualora perdono la voglia di vivere o
diventano troppo sonnolenti, come
Finglas-Ciuffofoglio. È questo popolo al confine tra umano e vegetale
che manifesta meglio di ogni altro la
particolarissima attenzione che Tolkien mostra verso la natura, un’at-
tenzione che rappresenta la rivoluzione nella struttura narrativa operata dal romanzo fantasy, dove il mondo “subcreato” deve risultare assolutamente logico: non per nulla Tolkien
viene considerato il più grande architetto di universi fantastici. Questo
ci aiuta a comprendere quanto la Natura, per Tolkien, non abbia solo valore in sé ma incarni piuttosto il ruolo di “luogo” dove le particolarità
s’inseriscono nel mosaico dell’Universo. Elrond, Dama Galadriel sono
esseri possenti ma temono anche solo di posare lo sguardo sull’anello. In
tutta la Terra di Mezzo esiste una sola creatura che non può essere sfiorato dal suo potere: il silvano Tom
Bombadil che nella natura è immerso, della natura fa parte e nella natura trova compimento. Potere e ricchezza sono per lui categorie senza
significato, la vita ha senso in se stessa per il solo fatto di essere vissuta,
semplicemente. La contemplazione
della Natura e del Creato permettono
di comprendere il proprio posto e il
proprio ruolo. Un po’come San Francesco, o un monaco Zen o un Sufi: essere nel Mondo senza essere del
Mondo, percorrerne liberamente i
sentieri, fare del viaggio la propria vita. Passo, respiro e pensiero.
L’Anello del potere? Un inutile
monile luccicante.
SALVATORE SANTANGELO
21
fotografia
4° PREMIO ITALIANO DI FOTOGRAFIA NATURALISTICA ORGANIZZATO DALLA RIVISTA OASIS
OBIETTIVO NATURA
I forestali si confermano ottimi fotografi naturalistici
N
© Luigino Felcher
ella splendida cornice del Grand Hotel Billia di
St. Vincent il 28 novembre scorso si è svolta la
cerimonia di premiazione dei vincitori del 4°
premio italiano di fotografia naturalistica, indetto dalla
rivista OASIS, massima espressione del connubio “immagini spettacolari - testi scientificamente corretti” con
uno stile unico nel panorama della divulgazione naturalistica a mezzo stampa.
Per la prima volta, una sezione del premio è stata riservata al personale del Corpo Forestale dello Stato, grazie all’adesione dell’Ispettorato Generale, che ha messo
in palio splendidi premi per i vincitori (libri preziosi e
mountain bike). Ma la vera soddisfazione per i forestali
premiati e per chi, dell’Amministrazione, ha avuto la fortuna di essere presente alla cerimonia, è stata dal veder
scorrere, tra tutte le immagini dei premiati anche solo
con segnalazioni di merito nelle varie sezioni, immagini targate Corpo Forestale dello Stato assolutamente all’altezza delle altre, eseguite da virtuosi e professionisti
in ogni angolo della terra.
Gli occhi dei forestali hanno saputo donare poesia alle immagini che una notevole abilità tecnica ha contribuito a rendere eccellenti: colori, sfumature, preziosi giochi di luce, hanno consentito di intenerire, incuriosire,
deliziare il folto pubblico con fotografie mai banali e,
Foto vincitrice del primo premio.
22
spesso, veramente notevoli, come hanno rimarcato gli
organizzatori e i premiati delle altre sezioni.
In occasione della manifestazione, la rivista Oasis ha
distribuito anche il “premio internazionale per la pace e
la solidarietà”.
Nell’Anno Internazionale dell’acqua, sono state premiate con una considerevole somma di denaro alcune iniziative destinate a finanziare progetti promossi dai salesiani in Burkina Faso, Sudan e India. Inoltre, una tavola
rotonda con prestigiosi ospiti, tra cui il Presidente della
Regione Autonoma Valle d’Aosta ed il Dirigente del Ministero dell’Ambiente, Corrado Clini, ha arricchito la
manifestazione con spunti di riflessione sulla dimensione internazionale, nazionale, locale del tema ambiente,
nelle sue mille sfaccettature.
Gli organizzatori hanno così colto una splendida occasione per ricordare che la natura non può essere solo
apprezzata nella sua bellezza, ma ha bisogno di concretezza nell’agire quotidiano e nella prevenzione, in ragione anche delle esigenze delle future generazioni.
Il personale del Corpo Forestale dello Stato, forte della sua opera quotidiana a protezione della natura, aveva
certamente titolo ad essere presente e protagonista.
ALESSANDRA STEFANI
animali
MAGGIORI RESPONSABILITÀ PER I PROPRIETARI DI CANI POTENZIALMENTE AGGRESSIVI
ATTENTI AL CANE,
PSICOSI PIT-BULL
Museruola e guinzaglio per tutti i cani condotti in luoghi pubblici,
assicurazione obbligatoria per i proprietari, divieto di addestramento
all’aggressività, ma il vero problema resta l’educazione dei cuccioli
Sy
gm
a-
G. N
eri
pare l’aggressività. È vietato somministrare sostanze dopanti agli animali. Chiunque possegga o detenga cani “pericolosi” è tenuto a stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni contro terzi. L’articolo 2 del provvedimento sottolinea l’obbligo di
osservare le disposizioni concernenti l’uso del guinzaglio e della museruola per i cani condotti nei luoghi pubblici, già previsto dal regolamento di polizia veterinaria.
Il divieto si estende a chi è sottoposto a misura di prevenzione personale o a misura di sicurezza personale, sia un delinquente abituale, per
chiunque abbia riportato condanna, anche
non definitiva, per i reati di cui all’articolo 727 del codice penale; ai minori
di diciotto anni e agli interdetti e inabili mentali”. A ognuno di questi è
vietato acquistare, possedere o detenere cani considerati a rischio.
Non bisogna però lasciarsi
condizionare da notizie allarmistiche, e se si volesse realmente
prevenire gli attacchi da parte di
animali domestici verso esseri
umani sarebbe opportuno non eccedere in sensazionalismi.
Negli ultimi tempi ogni abbaiare
di pit-bull arriva in cronaca nazionale,
sarebbe necessario invece sollecitare l’iter parlamentare della legge contro i combattimenti fra cani, attualmente all’esame della Camera in terza lettura, e punire chi addestra gli
animali ad uccidere.
“Le aggressioni di questi cani scaturiscono da una cattiva gestione e conduzione da parte dei possessori, queste le considerazioni dell’Ispettore Superiore Scelto del
Corpo Forestale dello Stato, ora in congedo, Bruno Bigiarini, addestratore del famoso cane “Luky”, che si è distinto nei soccorsi durante il terremoto del Molise dello
scorso anno. L’ispettore sottolinea soprattutto che “nessun cane è pericoloso per natura, pericoloso può essere
l’uso che l’uomo fa del cane se addestrato alla violenza”.
©
D
ivieto di addestramento per esaltare aggressività e pericolosità degli animali, un elenco delle
razze canine potenzialmente pericolose, precise norme sul riconoscimento e modalità di detenzione e
assicurazione obbligatoria di responsabilità civile. Queste le linee principali dell’ordinanza per la tutela dell’incolumità pubblica voluta dal Ministro della Salute
Girolamo Sirchia, dopo i numerosi episodi di cronaca
che quest’estate hanno visto protagonisti i pit bull e la loro aggressività.
Nato come cane da combattimento, si è
diffuso anche come cane da compagnia,
ma in realtà il pit-bull è un meticcio, il
frutto di diversi incroci sfuggiti al
controllo degli allevatori, nel tentativo di ottenere un cane sempre più
forte e aggressivo. La mancanza di
rispetto per gli animali, porta
spesso la malavita organizzata a
trovare ingenti somme di guadagno nei combattimenti tra i cuccioli di pit bull. In altri casi invece padroni senza coscienza li trasformano in oggetti da collezione,
antifurti o guardie del corpo. Per
questo motivo, il Ministro della Salute ha firmato un’ordinanza, urgente, per tutelare l’incolumità pubblica dal
rischio di possibili aggressioni di cani definiti “potenzialmente pericolosi”.
Obiettivo dell’ordinanza è quella di prendere duri e severi provvedimenti nei confronti di chi addestra o
esalta la naturale aggressività o la potenziale pericolosità di cani pit-bull e di altri incroci o razze con spiccate attitudini aggressive appartenenti al 1° e 2° gruppo della
classificazione della Federazione Cinologica Internazionale. Sono tenuti agli obblighi prescritti anche i proprietari di cani come il rottweiler o il dobermann, ma anche razze molto care alla fantasia popolare come il Collie (Lassie), il Pastore Tedesco (Rin Tin Tin o Rex), oppure
amati incondizionatamente, come il San Bernardo. Nel
pacchetto di misure restrittive, è previsto anche il divieto di selezione o incrocio tra razze di cani volte a svilup-
ANNALISA MAIORANO
23
omnibus
LIBRI
FIABE
UNA PIANTA PREISTORICA IN CASA
Le fiabe, si sa, prendono spunto dalle realtà, anche se raccontano di cose e fatti mai esistiti, di draghi e orchi, di principesse e fate e di altri prodotti della fantasia sono comunque vere ed è questo che l’autrice, Paola Favero, funzionario della
Forestale in servizio presso il Coordinamento Distrettuale di
Agordo (BL), vuole dimostrare nel delizioso racconto.
Da qualche tempo nel villaggio dei Piani Eterni l’aria che
si respirava era alquanto insolita, gli animali si comportavano
in modo strano, ma nessuno sapeva che il motivo di questo misterioso cambiamento era dovuto alla presenza di un potere
oscuro, tornato per rendere il mondo succube al male. Solo la
Compagnia del Lungo Cammino, composta da quattro gnomi,
due umani, un elfo e un salvonel, poteva tentare di fermarlo,
mettendosi sulle sue tracce attraverso monti e valli, resistendo
agli attacchi dei quattro tremendi guardiani neri fino ad arrivare
infine a sconfiggere il male per sempre.
STORIA
MUSEO CRIMINOLOGICO
Assunta Borzacchiello
Casa Editrice: Mucri
Per l’interesse mostrato dalle nuove generazioni nei confronti dei sistemi penitenziari e della criminologia, torna alla
stampa “Museo Criminologico”, vanto dell’Amministrazione
Penitenziaria come ottimo strumento per la tutela e la conservazione di un patrimonio storico scientifico unico in Italia.
Il “Museo Criminologico” offre alcuni flash della lunga
storia della criminologia a partire dal Medioevo fino al
Novecento, descrivendo la nascita della polizia scientifica e dei
primi musei criminali. Questo testo ci fa conoscere, tramite oggetti e documenti fotografici, una realtà in gran parte sconosciuta che vuole emergere per sottolineare che il carcere e la
giustizia hanno anch’essi una memoria storica. Il libro, che si
presenta come valida guida al museo, propone un’ampia panoramica dei contenuti del museo stesso rivelandosi di sicura
utilità alla formazione di funzionari e magistrati dei nostri tempi. Infine esso mira ad accontentare i curiosi dei sistemi punitivi del passato che vogliono conoscere e capire i principi su cui
si fonda l’Ordinamento penitenziario vigente.
Tra qualche anno si potrà
avere in casa una pianta preistorica! No, non è uno scherzo né
una scoperta da laboratorio. Nel
1994 una guardia forestale australiana si calò con una corda in
una Gola del Parco Nazionale di
Wollemi a 200 km ad ovest di
Sidney e scoprì una quarantina
di esemplari di una pianta creduta estinta millenni fa e di cui
rimanevano solo i resti fossili.
È stato come trovare un piccolo dinosauro vivo!
In questa località vicino alla
zona turistica delle “Montagne
Blu” la colonia di piante è riuscita a sopravvivere per milioni di anni a dispetto dei mutamenti ambientali, dal freddo dell’era glaciale alla terribile siccità che ha caratterizzato l’era preistorica.
Nel 1998 è cominciato l’esperimento di riproduzione della
pianta nei vivai. Entro il 2005 sarà possibile acquistare, dai rivenditori specializzati, alcuni esemplari di Pino di Wollemi, che
potranno sopravvivere ai climi caldi e freddi e saranno perfetti come piante da interni.
Roberto Iezzi - NDN/CFS
LA COMPAGNIA
DEL LUNGO CAMMINO
Paola Favero
Illustrazioni di Francesco Cattani
Edizioni Cierre
Pag. 178
€ 14,50
24
B O TA N I C A
vita del corpo
tese saldato dall'amore nei confronti della natura. Tony Novena si innamorò, solo alla fine degli anni ‘90, di una terra
lontana: il Perù. Pur non essendo mai
CULTURA
RICORDO DI TONY NOVENA,
LA PASSIONE PER LA NATURA
Nei suoi quadri ha saputo raffigurare
il mondo che lo circondava, nelle sue
sfaccettature più poetiche. Nato nel 1931
ad Airasca, in Piemonte, la sua pittura fu
fortemente influenzata dai grandi autori
dell’ottocento.
Tra questi, Segantini e Fattori, ai quali Tony Novena si è ispirato per poi modificare e affinare, lungo tutta la sua vita di artista, la preziosa arte di riprodurre scene e momenti di vita. Intorno agli
anni ’70, Novena si avvicina alla Valle
d’Aosta, scoprendo i paesaggi magistralmente dipinti da Italo Mus. Da sempre vicino agli amanti della natura, più
volte collaboratore del Corpo Forestale
dello Stato e dell’Agenzia Ecologica, in
particolare, proprio con l’Agenzia, Tony
Novena ha presentato nel corso del 2002
una serie di mostre personali. Un rapporto, dunque, quello tra il Corpo
Forestale dello Stato e il pittore piemon-
ANIMALI PROTETTI
LA FORESTALE HA BLOCCATO
IL “VOLO” DI SESSANTACINQUE
FARFALLE PROTETTE
stato oltre oceano Novena seppe descrivere con minuziosa passione e curiosità,
i paesaggi delle montagne peruviane. A
riprova che la passione per la natura, e
S T A M P A N T I
Image Communication
Multato con una sanzione amministrativa di 2.500,00 euro, dagli agenti del
Corpo Forestale dello Stato del Nucleo
CITES (Convenzione di Washington)
dell’Aeroporto di Roma Fiumicino un
uomo di origine italiana per traffico illegale di animali protetti.
Durante i normali controlli effettuati
sui pacchi postali provenienti da paesi
asiatici, gli agenti forestali hanno riscontrato all’interno di uno di essi sessantacinque esemplari di farfalle morte.
Ventuno appartenenti alla specie Ornithoptora Paradisea e quattro al genere
Troides. Queste due specie sono parti-
ISTITUTO DI CERTIFICAZIONE
DI QUALITÀ
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Concessionario per Roma e Provincia
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EPSON
soprattutto quella per la montagna, non
conosce confini geografici.
Tony Novena ci ha lasciato il 9 novembre 2003.
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vita del corpo
Il reato risulta più grave considerato
l’inestimabile valore naturalistico delle
farfalle, che appartengono a specie protette dalla Convenzione Internazionale
di Washington.
POLIZIA AMBIENTALE
SEQUESTRATE 10 TONNELLATE DI
SELVAGGINA
PROVENIENTE DAI BALCANI
Gli agenti del Corpo Forestale dello
Stato del Coordinamento Provinciale di
Verona e gli uomini del (NIPAF) Nucleo
Investigativo di Polizia Forestale ed
Ambientale del Corpo Forestale dello
Stato di Verona, hanno smantellato un
vasto traffico di selvaggina illegalmente
importata.
L’indagine denominata in codice
“Colibrì” alla quale hanno partecipato
oltre 50 agenti forestali, ha portato al fermo di tre persone, di cui due di nazionalità serba e uno di nazionalità italiana.
L’accusa è di associazione a delinquere,
contrabbando continuato, divieto di importazione di selvaggina in Italia proveniente da paesi non autorizzati e mancato rispetto delle condizioni di legge
per l’importazione da altri paesi.
I tre uomini, gestivano un’ articolata attività che provvedeva ad organizzare viaggi venatori all’estero, tramite
cinque agenzie del nord Italia. Le battute di caccia si svolgevano in Serbia,
Montenegro e Ungheria. Altri dieci persone sono state invece denunciate a piede libero. La proficua attività di intelligence condotta dagli agenti del Corpo
Forestale dello Stato ha consentito di individuare e bloccare sull’ autostrada
Trieste - Venezia, due TIR, provenienti
dalla Serbia, utilizzati per il trasporto
di congelati.
All’interno di uno dei camion sono
stati rinvenuti circa dieci tonnellate di
animali morti. Si tratta di oltre 70.000
uccelli di grossa e media taglia come:
anatidi, fagiani, beccacce, tortore, starne
e oltre 1.000 capi fra caprioli, cervi e
lepri. Alcuni degli esemplari rinvenuti
appartengono a specie protette da convezioni internazionali. Gli uomini della
Forestale hanno sequestrato l’autotreno
e un fucile da caccia con silenziatore insieme a diverse munizioni. All’interno di
uno dei TIR è stato rinvenuto anche un
orso bruno sezionato in diversi pezzi.
FORLÌ,
SEQUESTRATE AD UN CACCIATORE
ARMI E MUNIZIONI
Archivio CFS
Gli agenti del Corpo Forestale dello
Stato del Coordinamento Provinciale
Forlì-Cesena hanno sequestrato due fucili da caccia calibro 20 e 834 munizioni ad un cacciatore di Foligno (PG) a
caccia in un’azienda agri turistico venatoria di Roncofreddo. Armi e munizioni
erano state lasciate incustodite nel carrello della propria auto. Gli uomini della Forestale si sono accorti che il carrello era aperto e che al suo interno vi erano due custodie di fucile e molte muni-
26
zioni alla rinfusa, da una fondina si scorgeva addirittura il calcio di un fucile. Nei
pressi del mezzo non c’era nessuno.
Dopo alcune ricerche gli agenti della forestale sono riusciti a rintracciare e ad
Achivio CFS
© Giuliano Castiglia
colarmente ricercate dai collezionisti per
il loro valore commerciale, infatti una di
farfalla Ornithoptora Paradisea, vale circa settecentocinquanta euro. Il valore
complessivo del pacco sequestrato ammonta quindi a diverse migliaia di euro.
identificare il proprietario della vettura.
Si tratta di un cacciatore di 39 anni di
Foligno che si trovava a Roncofreddo per
una giornata di caccia nell’Azienda Agri
Turistica Venatoria “Monte Campo”.
Immediatamente gli uomini della
Forestale hanno sequestrato al cacciatore le armi, lasciate incustodite.
SEQUESTRATO UN POLIGONO
DI TIRO ABUSIVO
Sequestrata dagli agenti del Corpo
Forestale dello Stato del Comando
Stazione di Castelnuovo di Porto un’area
di 14.000 mq, all’interno di una cava di
lapillo nel Comune di Campagnano di
Roma.
Sul terreno, sottoposto a vincolo paesaggistico, era stato costruito un poligono di tiro senza rispettare la vigente normativa urbanistica e paesaggistica.
Gli agenti del Corpo Forestale dello
Stato hanno quindi denunciato il proprietario dell’area, un vigile urbano del
Comune di Campagnano e il responsabile del Poligono di Tiro.
La struttura, secondo quanto emerso
dalle indagini, veniva utilizzata per l’uso di armi comuni ed anche da guerra,
violando la normativa sulla sicurezza.
Sul terreno circostante gli uomini del
Corpo hanno rinvenuto una vera e propria discarica di materiale proveniente
da esercitazioni di tiro, bossoli, schegge,
cartucce e pneumatici.
I tre uomini indagati dalla Procura
vita del corpo
PROTEZIONE CIVILE
Roberto Iezzi - NDN/CFS
SOCCORSI DUE SCIATORI INVESTITI
DA FUNIVIA
Due sciatori sono stati ricoverati in
gravi condizioni all’ospedale di Belluno
dopo essere stati investiti da una funivia
ad Arabba (BL). Le vittime sono entrambe di Massa Carrara.
L’incidente è avvenuto perché i due
uomini sono saliti su una montagnola di
neve, nonostante il divieto di accesso,
mentre era in funzione la funivia per il
viaggio di salita. La funivia ha così travolto i due amici. Immediatamente sono
stati attivati i soccorsi e sul posto sono
intervenuti gli agenti del Corpo Forestale
dello Stato del servizio Meteomont di
Auronzo, che si trovavano nella zona,
muniti di zaino di soccorso e due tobago
per il trasporto.
A.N.F.I.C.
I FORESTALI IN CONGEDO
DEL MOLISE A FIANCO DEI DISABILI
Festeggiata all’interno della Riserva
Naturale Orientata di Montedimezzo, la
prima giornata molisana del Forestale
in Congedo, su iniziativa della Gestione
ex A.S.F.D di Isernia, con il patrocinio
dell’Ispettorato Generale di Roma.
Alla manifestazione hanno partecipato numerosi forestali in congedo, e i
simpatizzanti del Corpo Forestale dello
Stato. Con l’occasione sono state inaugurate due nuove sezioni di forestali in
congedo, una per la provincia di Campobasso e una per quella di Isernia.
La loro denominazione sarà “Associazione Nazionale Forestali”. Le associazioni contribuiranno alla tutela e la
salvaguardia del patrimonio ambientale
e all’assistenza necessaria ai disabili motori e/o sensoriali che numerosi chiedono di poter usufruire del percorso didattico “Sentiero di Colle San Biagio”. Il
percorso didattico autoguidato è stato
realizzato dall’ufficio che gestisce le
Foreste demaniali di Stato di Isernia, nella Riserva Naturale Orientata - Riserva
MaB di Montedimezzo situata in agro di
Vastogirardi (IS) nell’Alto Molise.
Il percorso è stato ideato con lo scopo di evidenziare come animali, piante,
fattori geologici, suolo e clima interagiscano per formare l’ecosistema “foresta”. In linea con le finalità del progetto
MaB (Man and Biosphere) dell’UNESCO, in cui la Riserva di Montedimezzo
risulta inserita dal 1977, si vuole anche
sottolineare che l’uomo non è elemento
estraneo all’ecosistema foresta, ma, lo
influenza e ne è influenzato.
Il sentiero che è stato realizzato in occasione dell’“Anno del Disabile” è lungo
2.060 metri e largo 2, con un dislivello
complessivo di 40 metri e pendenze massime del 5%.
Il percorso è accessibile anche a coloro che, per ridotte capacità motorie o
sensoriali, hanno difficoltà a fruire degli altri percorsi esistenti in Riserva. Un
corrimano continuo di appoggio e di sicurezza è presente sul lato valle lungo
tutto il suo sviluppo. In particolare il
percorso è stato dotato di dispositivi ed
accorgimenti tali da garantirne una fruizione autonoma da parte dei non vedenti.
Lungo il corrimano sono disposte 32
tabelle visivo-tattili informative che illustrano, sia con caratteri visibili che
Braille, la flora, la fauna, la geologia, il
clima e la storia della foresta. I visitatori non vedenti possono richiedere, presso il Centro Visitatori annesso alla Caserma Forestale di Montedimezzo, una
guida, completa di disegni in rilievo, che
faciliterà la fruizione del percorso.
A loro disposizione troveranno, inoltre, una audiocassetta della durata di 90
minuti, con la presentazione generale e
con la descrizione delle singole tappe.
FORMAZIONE
CITTADUCALE, IV CORSO ALLIEVI
VICE-SOVRINTENDENTI
DELLA FORESTALE
Il vice-capo del Corpo Forestale dello Stato, Fausto Martinelli, ha inaugurato il 23 gennaio 2004 a Cittaducale, presso la sede della Scuola Forestale, il IV
Corso allievi vice-sovrintendenti “Lago
di Garda”.
Roberto Iezzi - NDN/CFS
della Repubblica di Tivoli dovranno rispondere a diversi capi d’imputazione.
Alla manifestazione è intervenuto il
direttore della Scuola, generale Silvano
Landi, che si è detto lieto che l’inaugurazione del corso coincidesse con la recente approvazione da parte del Parlamento del nuovo ordinamento, una svolta epocale per il Corpo.
Il corso rappresenta l’inizio della stagione del rinnovamento, con oltre 300
giovani che si stanno preparando per
quelle che saranno le nuove attività del
Corpo Forestale dello Stato.
Il Vice Capo del Corpo Forestale dello Stato, Fausto Martinelli, ha ricordato
che la legge approvata era “un provvedimento atteso da decenni, un traguardo
ambito da tante generazioni nella speranza di vedersi riconosciuto quello che
consideravano un diritto acquisito sul
campo, oltre che un’opportunità per il
Paese”.
27
diritto
Rassegna giuridico-legislativa di interesse ambientale
a cura di Alessandro Cerofolini
IL NUOVO ORDINAMENTO DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO
PREMESSA
Dopo un lungo e travagliato iter parlamentare, irto di ostacoli di natura politica e di problemi di ordine finanziario, è stata finalmente pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale (la n. 37 del 14/2/2004), la legge
n. 36 del 6/2/2004 recante “il nuovo ordinamento del
Corpo forestale dello Stato”.
Dopo tanti anni di incertezza istituzionale e di
tentativi di smembramento, il Parlamento, a larga
maggioranza, ha approvato la riforma del Corpo forestale dello Stato.
Con tale legge, il Parlamento, nel rispetto dell’autonomia e delle competenze delle regioni, ha
inteso dare al Corpo un nuovo profilo istituzionale ed
ordinamentale e ha fissato, in modo chiaro ed esplicito, i compiti e le funzioni che il Corpo forestale dello Stato è chiamato a svolgere, su tutto il territorio
nazionale, nell’interesse della collettività, delle
Istituzioni e del Paese.
La legge è formata da soli cinque articoli. Ecco,
in sintesi, le disposizioni contenute nella legge di riordino.
NATURA GIURIDICA
Ai sensi dell’articolo 1 della presente legge, il
Corpo forestale dello Stato è Forza di polizia dello
Stato ad ordinamento civile specializzata nella difesa del patrimonio agroforestale italiano e nella tutela dell’ambiente, del paesaggio e dell’ecosistema
e concorre nell’espletamento di servizi di ordine e sicurezza pubblica, ai sensi della legge 1º aprile 1981,
n. 121, nonché nel controllo del territorio, con particolare riferimento alle aree rurali e montane.
Il Corpo forestale dello Stato, inoltre, svolge attività di polizia giudiziaria e vigila sul rispetto della
normativa nazionale e internazionale concernente
la salvaguardia delle risorse agroambientali, fore-
stali e paesaggistiche e la tutela del patrimonio naturalistico nazionale, nonché la sicurezza agroalimentare, prevenendo e reprimendo i reati connessi. È altresì struttura operativa nazionale di protezione civile.
FUNZIONI
L’articolo 2 della presente legge elenca le funzioni di rilievo nazionale che il Corpo forestale dello Stato è chiamato a svolgere.
In particolare, il C.F.S. ha competenza istituzionale nelle seguenti materie:
a) concorso al mantenimento dell’ordine e della
sicurezza pubblica con particolare riferimento alle
aree rurali e montane;
b) vigilanza, prevenzione e repressione delle
violazioni compiute in danno dell’ambiente, con specifico riferimento alla tutela del patrimonio faunistico e naturalistico nazionale e alla valutazione del
danno ambientale, nonché collaborazione nell’esercizio delle funzioni spettanti al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio;
c) controllo e certificazione del commercio internazionale e della detenzione di esemplari di fauna
e di flora minacciati di estinzione, tutelati ai sensi
della Convenzione CITES sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione e della relativa normativa comunitaria;
d) vigilanza e controllo dell’attuazione delle convenzioni internazionali in materia ambientale, con
particolare riferimento alla tutela delle foreste e della biodiversità vegetale e animale;
e) controlli derivanti dalla normativa comunitaria
agroforestale e ambientale e concorso nelle attività volte al rispetto della normativa in materia di sicurezza alimentare del consumatore e di biosicurezza in genere;
(segue)
28
diritto
(continua)
f) sorveglianza delle aree naturali protette di rilevanza internazionale e nazionale e delle altre aree
protette secondo le modalità previste dalla legislazione vigente;
g) tutela e salvaguardia delle riserve naturali statali riconosciute di importanza nazionale o internazionale, nonché degli altri beni destinati alla conservazione della biodiversità animale e vegetale;
h) sorveglianza e accertamento degli illeciti commessi in violazione delle norme in materia di tutela
delle acque dall’inquinamento e del relativo danno
ambientale nonché repressione dei traffici illeciti e
degli smaltimenti illegali dei rifiuti;
i) concorso nel monitoraggio e nel controllo del
territorio ai fini della prevenzione del dissesto idrogeologico, nonché collaborazione nello svolgimento dell’attività straordinaria di polizia idraulica;
l) pubblico soccorso e interventi di rilievo nazionale di protezione civile su tutto il territorio nazionale con riferimento anche al concorso con le regioni
nella lotta attiva agli incendi boschivi e allo spegnimento con mezzi aerei degli stessi; controllo del
manto nevoso e previsione del rischio valanghe; attività consultive e statistiche connesse;
m) attività di studio connesse alle proprie competenze con particolare riferimento alla rilevazione
qualitativa e quantitativa delle risorse forestali anche
al fine della costituzione dell’inventario forestale nazionale, al monitoraggio sullo stato fitosanitario delle foreste, ai controlli sul livello di inquinamento degli ecosistemi forestali, al monitoraggio del territorio
in genere con raccolta, elaborazione, archiviazione
e diffusione dei dati; adempimenti connessi alla gestione e allo sviluppo del Sistema informativo della
montagna;
n) rappresentanza e tutela degli interessi forestali
nazionali in sede comunitaria e internazionale e raccordo con le politiche forestali regionali;
o) reclutamento, formazione e gestione del proprio personale; approvvigionamento e amministrazione delle risorse strumentali; divulgazione delle
attività istituzionali ed educazione ambientale;
p) ogni altro compito assegnatogli dalle leggi e
dai regolamenti dello Stato.
ORGANIZZAZIONE
Ai sensi dell’articolo 3 della presente legge, il
Corpo forestale dello Stato è posto alle dirette di-
pendenze del Ministro delle politiche agricole e forestali, con organizzazione e organico distinti da
quelli del relativo Ministero, fatta salva la dipendenza funzionale dal Ministro dell’interno per le questioni inerenti l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza, il
pubblico soccorso e la protezione civile.
Anche il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio si avvale della collaborazione del Corpo forestale dello Stato per le funzioni elencate nel paragrafo precedente alle lettere b), c), d), e), f), g), h) e
i), nonché per il contrasto del fenomeno dell’abusivismo edilizio, con particolare riferimento alla prevenzione e repressione delle alterazioni all’ambiente commesse in violazione della relativa normativa.
Al vertice del Corpo è preposto un dirigente generale che assume la qualifica di capo del Corpo forestale dello Stato.
Il capo del Corpo forestale dello Stato è nominato
ai sensi dell’articolo 25 del decreto del Presidente
della Repubblica n. 748/1972: ossia, su proposta del
Ministro delle politiche agricole e forestali, deliberata dal Consiglio dei Ministri e ratificata con proprio
decreto dal Presidente della Repubblica.
Successivi regolamenti provvederanno all’individuazione degli uffici centrali e periferici di livello dirigenziale non generale e dei relativi compiti.
Sempre con successivi regolamenti verrà disciplinata l’organizzazione, l’attività di servizio e il regolamento di disciplina del Corpo forestale dello Stato.
La Scuola del Corpo forestale dello Stato provvede alla formazione, all’addestramento, all’aggiornamento e alla specializzazione del personale del
Corpo, nonché, a richiesta, di quello dipendente da
altre pubbliche amministrazioni, ivi compreso quello dei servizi tecnici forestali regionali e di altri operatori dell’ambiente.
Il personale del Corpo forestale dello Stato con
qualifiche permanenti di polizia è autorizzato a portare armi, è esente dal richiamo in servizio militare
per istruzione o per mobilitazione e ha diritto al libero
percorso sulle linee dei mezzi pubblici di trasporto
urbano e metropolitano.
RAPPORTI CON LE REGIONI
E GLI ENTI LOCALI
L’articolo 4 della presente legge regola i rapporti del Corpo forestale dello Stato con le regioni e gli
enti locali.
(segue)
29
diritto
(continua)
In particolare, il Ministro delle politiche agricole e
forestali, senza pregiudizio delle funzioni di rilievo
statale di cui all’articolo 2 della presente legge, ha
facoltà di stipulare con le regioni specifiche convenzioni per l’affidamento al Corpo forestale dello
Stato di compiti e funzioni propri delle regioni stesse, sulla base di un accordo quadro approvato dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano.
È, inoltre, istituito il Comitato di coordinamento
delle attività del Corpo forestale dello Stato e dei
servizi tecnici forestali regionali. Il Comitato, i cui
membri sono nominati con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, è presieduto dal
Ministro medesimo ed è composto dal capo del
Corpo forestale dello Stato e da sei membri, di cui
due in rappresentanza dei Ministeri dell’ambiente e
della tutela del territorio e dell’interno, e quattro designati dalla Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano.
Ferme restando le esigenze operative, strumentali e istituzionali delle strutture centrali e periferiche
del Corpo forestale dello Stato per l’assolvimento dei
compiti istituzionali e per l’esercizio delle funzioni
statali di cui agli articoli 1 e 2 della presente legge,
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri,
adottato su proposta del Ministro delle politiche agricole e forestali e del Ministro dell’ambiente e del territorio, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sulla base di un piano di trasferimento
predisposto dai Ministri delle politiche agricole e forestali e dell’ambiente e del territorio che accerti la
perdita delle qualità, interesse e importanza nazionale di flora, fauna, ecosistemi, diversità biologiche
presenti nelle riserve naturali indicate all’articolo 2,
comma 3, della legge n. 394/1991, sono trasferiti alle regioni e agli enti locali le riserve naturali, nonché
gli altri beni che non risultino indispensabili ai fini dello svolgimento delle attività istituzionali del Corpo forestale dello Stato. I beni non trasferiti alle regioni e
agli enti locali sono assegnati, in via definitiva, al
Corpo forestale dello Stato.
Il trasferimento alle regioni dei beni di cui sopra
e delle relative risorse finanziarie è effettuato entro
sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.
Ovviamente, restano ferme le competenze attribuite in materia di Corpo forestale alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e
di Bolzano dagli statuti speciali e dalle relative norme di attuazione.
ALTRE DISPOSIZIONI
L’articolo 5 della presente legge contiene una
serie di disposizioni finali che riguardano sia l’organizzazione del Corpo forestale dello Stato che l’abrogazione, la modificazione o l’integrazione di alcune norme relative all’Amministrazione.
In particolare, con il comma 2 viene abrogato il
decreto istitutivo del Corpo forestale dello Stato (ossia, il decreto legislativo n. 804/1948 ad eccezione
dell’articolo 30, primo comma).
Con il comma 3 viene soppressa la norma da cui
ha tratto origine il decreto di regionalizzazione del
C.F.S..
Con il comma 4 viene, invece, soppressa la norma che prevedeva il trasferimento del C.F.S. al
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio.
Il comma 5 prevede l’istituzione della dirigenza
periferica a livello provinciale, connessa con la funzione di comandante dell’ufficio provinciale del
Corpo.
L’istituzione della dirigenza provinciale dovrà essere attuata con un successivo regolamento interministeriale, da emanarsi entro sei mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato e nei limiti della dotazione complessiva del personale appartenente ai ruoli direttivi e dirigenti del Corpo forestale
dello Stato.
Con il comma 8, infine, si stabilisce che la denominazione lessicale del grado di “commissario superiore forestale” sia sostituita con quella di “vice
questore aggiunto forestale”.
CONSIDERAZIONI ATTUALI E PROSPETTIVE
FUTURE
Questa legge non costituisce “la grande riforma”
che molti forestali attendevano da anni. Rap(segue)
30
diritto
(continua)
presenta soltanto un punto di inizio da cui ripartire
con maggiore serenità e slancio. Giova rammentare, infatti, che quando la legge mosse i suoi primi timidi passi in Parlamento, il Corpo forestale era stato già ufficialmente regionalizzato.
Questa legge ha avuto il pregio di aver mantenuto il Corpo forestale unitario e pienamente appartenente allo Stato. Ha anche avuto il merito di
aver dato al Corpo una definitiva e chiara natura giuridica ed ordinamentale: quella di una Forza di polizia dello Stato, ad ordinamento civile, specializzata nella difesa del patrimonio agroforestale e nella
tutela dell’ambiente, del paesaggio e dell’ecosistema, preposta al controllo del territorio rurale e montano e chiamata a concorrere nell’espletamento dei
servizi di ordine pubblico, pubblica sicurezza, pubblico soccorso e protezione civile.
La legge, inoltre, ha finalmente elencato, in unico testo normativo, tutte le competenze istituzionali che sono state assegnate al Corpo, nel corso degli anni, da una serie indefinita di leggi dello Stato.
Ha, infine, apportato anche alcuni miglioramenti organizzativi ed ordinamentali ed ha regolamentato
positivamente i rapporti istituzionali del C.F.S. con le
regioni.
Per certi versi, questa legge si può definire storica: il Parlamento della Repubblica italiana, infatti,
non aveva mai approvato, in modo organico, una
legge ordinamentale sul Corpo forestale dello Stato.
Il precedente provvedimento organico sul C.F.S. fu
emanato il 12 marzo 1948 dal Governo con un decreto legislativo e senza una legge delega da parte
del Parlamento. Il Parlamento, infatti, all’epoca non
era ancora stato eletto: la prima legislatura cominciò poco più tardi con le elezioni politiche del 18
aprile 1948.
L’approvazione di questa legge porta con se alcune importanti conseguenze.
Innanzi tutto, viene meno la norma primaria da
cui ha tratto origine il decreto di regionalizzazione e
conseguentemente il Corpo forestale dello Stato
non può più essere smembrato.
Inoltre, dopo tanti anni di incertezze, viene assestata, in modo definitivo, la collocazione istituzionale ed ordinamentale del Corpo forestale dello
Stato.
La fine della precarietà istituzionale comporterà
nel medio termine:
a) una maggiore considerazione ed autorevolezza dell’Amministrazione presso tutti gli altri organi
della nazione,
b) un maggior prestigio presso l’opinione pubblica,
c) un rinnovato e più marcato “spirito di corpo” tra
i forestali e senso di appartenenza all’Amministrazione.
Infine, in tempi brevi, si sbloccheranno tutti quei
provvedimenti che sono rimasti per tanto tempo in
sospeso. Ci si riferisce, per esempio:
a) all’autorizzazione a bandire nuovi concorsi
pubblici per l’arruolamento di tutto il personale mancante,
b) all’emanazione dei decreti di riordino degli uffici centrali e periferici, in attuazione del decreto istitutivo dell’Ispettorato generale,
c) all’attuazione della dirigenza periferica,
d) all’emanazione del nuovo regolamento di disciplina e di quello relativo all’organizzazione e all’attività di servizio.
CONCLUSIONI
Per tutte le considerazioni suindicate è, pertanto, doveroso ringraziare gli esponenti politici dell’attuale Governo, in particolare il Ministro delle politiche agricole e forestali, ed i parlamentari della legislatura in corso, sia della maggioranza che dell’opposizione, che hanno creduto nel Corpo forestale dello Stato e nelle sue capacità professionali
e umane.
Vorrei, altresì, ricordare, a titolo personale, due dirigenti del Corpo forestale dello Stato con i quali ho
avuto l’onore di collaborare in questi anni per potere
vedere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale questa legge: Davide De Laurentis, con cui ho condiviso tutte le
problematiche connesse all’iter legislativo, e Giuseppe Di Croce, ex Capo del Corpo, a cui va il merito di
essersi adoperato fattivamente presso tutte le sedi
istituzionali per una positiva soluzione, che solo tre
anni fa sembrava irrealizzabile.
Infine, un caloroso ringraziamento va indirizzato
al Vice Capo del Corpo Fausto Martinelli, per aver
condotto definitivamente a termine l’iter della legge.
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