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preghiera e amore salvano

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preghiera e amore salvano
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Lo scopo di questo seminario è quello d'incoraggiare genitori di figli che
si sono allontanati da Dio e dalla chiesa. È utile per fornire a genitori di
questo tipo l'occasione...
¾ di superare i loro sensi di colpa,
¾ di trovare sostegno in un clima d'interessamento reciproco,
¾ di sviluppare l'abilità di costruire solide relazioni interpersonali con i
figli adulti e le loro famiglie,
¾ d'intercedere in preghiera per questi figli.
IIN
ND
DIIC
CEE
1. Genitori che accettano
Capitolo N° 1 - Affrontando la realtà: la trappola dell'accusa
pag.
3
Capitolo N° 2 - Affrontando la realtà: lasciar andare
pag.
9
Capitolo N° 3 - Affrontando la realtà: i tuoi sentimenti
pag. 16
Capitolo N° 4 - Affrontando la realtà: le differenze
pag. 23
2. Genitori che amano
Capitolo N° 5 - Costruire ponti
pag. 30
Capitolo N° 6 - I legami dell'amore
pag. 37
Capitolo N° 7 – Ricostruendo i recinti
pag. 43
3. Genitori che pregano
Capitolo N° 8 - L'intercessione per tuo figlio
pag. 49
Capitolo N° 9 - Un modello d'intercessione
pag. 56
Capitolo N° 10 - Promesse per i genitori
pag. 64
Capitolo N° 11 – Relazioni solide: un nuovo inizio
pag. 69
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Dopo aver tentato per sette anni di avere dei figli, Mary e Tom optarono per l'adozione. Mentre si
occupavano di sistemare i documenti necessari per l'adozione, dei cari amici scrissero loro una lettera
dicendo: "Perché state lo facendo? Dovreste poter vivere bene da soli. I bambini vi causeranno più
sofferenza di quello che valgono in realtà. Se volete salvarvi da tanti problemi vi consigliamo di lasciar
perdere quest'idea".
Mary e Tom scossero la testa increduli. Come possono i bambini non dare gioia ed amore ai loro
genitori? Non era forse nei piani di Dio avere dei figli e formare una famiglia? Tutto quello che si
doveva fare era amarli, crescerli nel modo giusto e così vivere felicemente per sempre. Osservavano
quei genitori che avevano figli problematici e si dicevano l'un l'altro: "Questo a noi non succederà mai.
Saremo dei genitori perfetti; noi non sbaglieremo… Non c'è da preoccuparsi!"
Trascorsi diversi anni, quando i tre figli adottivi
erano ormai diventati adolescenti, qualcuno
regalò loro un poster che appesero su una
parete della loro camera. Il motto diceva: "La
pazzia è ereditaria. Te la passano i tuoi figli!".
In quel periodo cominciarono a capire che cosa
significa vedere un figlio fare delle scelte che
spezzano il cuore ai genitori.
"In che cosa abbiamo sbagliato? - si chiedeva
Mary - Se solamente fossimo stati più rigidi… o
forse più comprensivi… o più attenti, più
amorevoli. Se solo Tom non avesse trascorso
così tanto tempo a viaggiare… se io non avessi
accettato quel lavoro... o se... o se... o se".
Mary si sentì vicina alla disperazione: si sentiva
in colpa per non essere stata una madre
perfetta e non aver cresciuto figli perfetti.
Si dimise da tutte le responsabilità che aveva
nella sua chiesa e si ritirò da tutti gli impegni sociali. Si sentiva come un'esiliata, una lebbrosa, un
genitore fallito. Lei e suo marito cominciarono a discutere incolpandosi a vicenda d'aver sbagliato, poi
- avendo un gran bisogno l'uno dell'altra - fecero pace, piangendo davanti a Dio e confessandogli:
"Signore, perdonaci per non essere stati i genitori perfetti che avremmo dovuto essere".
Sorrisero quando videro un adesivo sul vetro posteriore di una macchina che sentenziava:
"Attenzione! Essere genitori può nuocere gravemente alla salute!"
"Quanto è vero! - pensò Mary - Non riesco a dormire la notte. Ho mal di testa, tachicardia, mal di
schiena e tutti i generi di mali. Ho pure la pressione alta… Non avevo nessun tipo di problema prima
di avere i bambini. Forse i nostri amici avevano ragione… Sarebbe stato meglio se fossimo rimasti da
soli".
"Non vedo l'ora che i nostri figli raggiungano il loro ventunesimo compleanno! - disse Mary a Tom Allora non avremo più da preoccuparci per loro".
Ma le pene non finirono quando i figli ebbero ventuno anni. "Quando finiranno? - si chiedeva Mary Quando mi sveglierò e troverò che i nostri figli sono proprio come abbiamo sempre sognato?"
Mary e Tom erano stati presi nella "trappola dell'accusa" perché credevano ad un certo numero di miti
che riguarda l'essere buoni genitori, in particolare genitori cristiani. Avevano un grande bisogno di
afferrare la verità e guardare in faccia la realtà.
3
Mito N° 1: I figli a cui si insegna in modo giusto, non si ribelleranno mai
La cosa non sta per niente così! Proverbi 22:6 ("Insegna a un ragazzo come deve vivere, e anche da
vecchio ricorderà l'educazione avuta") non dice che un figlio non attraverserà mai lo stadio del "figliuol
prodigo", ribellandosi contro Dio e la famiglia. Ma promette che un figlio non potrà mai dimenticare le
lezioni imparate durante l'infanzia.
È un fatto che esistano meravigliose famiglie cristiane, dove i figli
sono stati educati in modo corretto, ma hanno comunque scelto
di ribellarsi. Forse che nella parabola del "figliuol prodigo", Gesù
condanna il padre il cui figlio partì per un paese lontano?
Se questo mito fosse vero, bisognerebbe dedurne che Dio è
stato un cattivo padre, perché un terzo degli angeli scelse di
ribellarsi contro il Suo amore, la Sua bontà e la Sua giusta
educazione. Dio ha donato a tutte le Sue creature il libero
arbitrio. Nonostante i tre anni trascorsi con Gesù, Giuda scelse
di seguire una via diversa. Ora, se il Signore non ha mai imposto
restrizioni alla nostra libertà di scelta, anche noi dobbiamo
garantirla ai nostri figli. Hanno la facoltà di scegliere in modo
differente da quello avremmo desiderato per loro.
Lee Ezell dice: «Il compito di un genitore è offrire un'atmosfera di amore, nella quale i figli possono
ribellarsi, se scelgono di farlo.» ("Pills for Parents in Pain": "Pillole per genitori in pena" - p. 51)
Mito N° 2: I genitori sono responsabili dei peccati dei loro figli
Questo stesso mito circolava ai tempi di Ezechiele. C'era un proverbio che diceva: "I padri mangiano
uva acida e i figli si sentono i denti legati". Dopo la domanda di Ezechiele a proposito di questo
proverbio, il Signore disse chiaro e tondo: "Com'è vero ch'io vivo, dice il Signore, l'Eterno, non avrete
più occasione di dire questo proverbio in Israele. Ecco, tutte le anime sono mie; è mia tanto l'anima
del padre quanto quella del figliuolo; l'anima che pecca sarà quella che morrà". (Ezechiele 18:1-4). E
al vers. 20 continua: "Il figliuolo non porterà l'iniquità del padre, e il padre non porterà l'iniquità del
figliuolo" (L).
"Così dunque ognuno di noi renderà conto di se
stesso a Dio" (Romani 14:12). Nel giorno del Giudizio
a nessun figlio sarà permesso di biasimare i propri
genitori per le scelte compiute esercitando il libero
arbitrio. Dio ritiene ciascun individuo direttamente
responsabile delle sue scelte. Naturalmente, in quanto
genitori, saremo ritenuti responsabili... ma di che
cosa? Lee Ezell fa una chiara distinzione fra le
responsabilità che abbiamo VERSO i nostri figli e le
responsabilità che non abbiamo PER i nostri figli (o.c.
- p. 89):
«I genitori SONO responsabili VERSO i propri figli:
DI EDUCARLI nella via che dovrebbero seguire.
DI ESSERE un esempio.
DI ESSERE sinceri, onesti, aperti.
DI ACCETTARLI incondizionatamente.
DI AMARE al massimo delle proprie possibilità.
DI CHIEDERE perdono quando sbagliano.
DI PREGARE per loro.
I genitori NON SONO responsabili:
PER le attitudini dei figli.
PER le scelte dei figli.
PER gli amici dei figli.
PER la loro mancanza d'interesse nella chiesa.
PER la rabbia ed il risentimento dei figli.»
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A volte un genitore scopre troppo tardi di aver agito in modo sbagliato o usato metodi educativi tali da
suscitare aggressività e rancore, o da favorire la ribellione del figlio. È troppo tardi per cambiare ciò
che è stato, ma un genitore può sempre chiedere perdono e mostrare la volontà di cambiare in
maniera da migliorare nel futuro la relazione che ha con il figlio.
Mito N° 3: I genitori devono salvare i figli ostinati
I genitori che credono in questo mito, per esempio, pagano la multa quando il proprio figlio è arrestato
per aver guidato in stato di ubriachezza. Pagano il conto quando scade l'affitto o le rate della nuova
macchina che lui non si può permettere. Coprono gli errori del figlio e sperano che la loro benevolenza
lo aiuterà a comportarsi meglio.
Scrive Lee Ezell: «In qualche modo dobbiamo riuscire a smettere di pagare al posto dei nostri figli in
età della ragione... Dobbiamo spingerci fino al punto di lasciarli mietere le conseguenze e mangiare
l'amaro frutto delle loro scelte sbagliate.» (o.c. - p. 117).
Ricordate la storia del "figliuol prodigo"? Forse che il padre andò dietro a suo figlio, pagando tutti i suoi
conti, rifiutando di permettere che soffrisse le conseguenze delle proprie scelte? No, egli permise che
le conseguenze lo riportassero alla ragione.
Dio fa lo stesso con noi, i Suoi figli. "Poiché ho chiamato e voi avete rifiutato, ho steso la mia mano e
nessuno vi ha fatto attenzione, anzi avete respinto ogni mio consiglio e non avete accettato la mia
correzione... si ciberanno del frutto della loro condotta e si sazieranno dei loro propri consigli".
(Proverbi 1:24,25,31).
Un amore vero, ma fermo, come quello che Dio mostra verso di noi, rifiuta di rimpiazzare ciò che i figli
hanno distrutto, di coprire e mentire per loro, di scusarsi per il loro comportamento, di farci garanti per
loro quando si mettono nei guai, e di pagare i loro debiti. L'amore vero si rifiuta di prendere su di sé il
biasimo per le scelte che i figli hanno effettuato. Il vero amore si rifiuta di credere al mito N° 3.
"Quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà" (Galati 5:7). Dio permette la legge della causaeffetto perché la cosa arrivi alle sue estreme conseguenze; e così dovremmo fare noi.
Mito N° 4: I nostri figli ci appartengono: sono nostri
Falso. I nostri figli sono doni di Dio per noi. Ci sono stati dati sulla fiducia; sono in prestito. Non sono
nostri: appartengono a Dio. Non abbiamo scelto di avere dei figli; è Dio che scelse di permetterci di
donare loro la vita. "I figliuoli sono un'eredità che viene dall'Eterno". (Salmo 127:3)
Il Salmo 139:13-16 (ND) dice: "Sì, Tu hai formato le mie interiora, Tu mi hai intessuto nel grembo di
mia madre. Io Ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo; le Tue opere sono meravigliose, e io lo so molto bene. Le mie ossa non Ti erano nascoste. Quando fui formato in segreto e
intessuto nelle profondità della terra. I Tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo, e nel Tuo
libro erano già scritti tutti i giorni che erano stati fissati per me, anche se nessuno di essi esisteva
ancora".
Qualcuno ha detto: "Le coppie possono scegliere di fare l'amore, ma Dio sceglie di fare la vita". Non ci
sono incidenti di percorso con Dio. Ogni figlio è secondo il Suo disegno; ogni figlio gli appartiene.
Dio ha un piano per i nostri figli. "Poiché io so i pensieri che medito per voi, dice l'Eterno; pensieri di
pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza". (Geremia 29:11 – ND). Egli li ama più di
quanto potremo mai amarli noi: dobbiamo solo affidarli alle Sue cure.
La stupenda verità è questa: dal momento che Dio ama così tanto i nostri figli, Egli non smetterà mai
di cercarli, di parlare loro. Non esiste alcun luogo, dove possano andare che sia fuori della Sua
portata.
«Non importa se questi figli sviati rifiutano di ascoltare o se non vogliono frequentare la chiesa, o se
diventano silenziosi quando la conversazione prende una piega spirituale. Non importa perfino se
rifiutano di leggere la Bibbia e pregare. Quello che importa è che non possono scappare da un Dio
che è ovunque e che parla loro continuamente.» (Tom Bisset, "Why Christian Kids Leave the Faith":
"Perché i Ragazzi Cristiani lasciano la Fede" - p. 209)
I nostri figli si sono allontanati non solo da noi e dai nostri valori, ma anche dal gregge di Dio. Nostro
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figlio è Suo figlio, la Sua pecorella smarrita. Lui è il Buon Pastore che va fuori nella notte e nella
tempesta, alla ricerca della Sua preziosa pecora
smarrita. Possiamo aver fiducia che la cercherà
finché non l'avrà trovata.
Gloria Gaither la pensa nello stesso modo. Scrive
così: «Calma sempre la tempesta dell'ansia il
sapere che Dio ama i nostri figli infinitamente più
di quello che possiamo fare noi, perché Egli è il
Genitore perfetto, munito di perfetto amore. Io
sono in grado di essere con i miei figli e di aiutarli
solo nei limiti della mia presenza… Ma non c'è
limite alla Sua presenza.» ("Pills for Parents in
Pain" - p. 137)
Mito N° 5: È possibile essere un genitore
perfetto
Falso. La verità è che nessun genitore umano è
perfetto. "Perché tutti hanno peccato e sono privi
della presenza di Dio che salva" (Romani 3:23).
Non esistono genitori giusti, no, neppure uno:
"Nessun uomo è giusto, nemmeno uno" (Romani
3:10).
Abbiamo tutti peccato nei confronti dei nostri figli.
Nessuno di noi ha fatto tutto giusto. Ci piace
guardarci intorno e fare paragoni con altri genitori
per vedere se abbiamo fatto meglio o peggio di loro. Spesso abbiamo peccato involontariamente; ci
siamo comportati come i nostri genitori... Forse solo ora, dopo tanti anni, capiamo veramente che
cosa avremmo dovuto fare e che cosa non avremmo dovuto. Il "senno di poi" sembra essere migliore
del "senno di prima"!
La gloria del Vangelo è che "Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i
peccati e purificarci da ogni iniquità". (I Giovanni 1:9)
Dio è al nostro fianco nel nostro compito di genitori. "Figli miei, vi scrivo queste cose perché non
cadiate in peccato. Se uno cade in peccato, possiamo contare su Gesù Cristo, il Giusto. Egli è il
nostro difensore accanto al Padre; Egli si è sacrificato per farci avere il perdono dei nostri peccati, e
non soltanto dei nostri, ma di quelli del mondo intero". (I Giov. 2:1,2 – TILC)
Gesù morì per i genitori imperfetti come pure per i figli che vagano, errando, lontano da Lui. Il Suo
sangue può coprire i nostri peccati quanto i loro. Egli sarà un Padre perfetto per i nostri figli,
riabilitando laddove noi abbiamo fallito.
Leggi Gioele 2. È una bella promessa di ciò che Dio può fare per noi genitori quando veniamo a Lui
pentiti, cercando la Sua misericordia e la Sua grazia per noi e per i nostri figliuoli. Promette di "fare
grandi cose" per noi... di "compensare gli anni in cui le cavallette hanno mangiato"... e di mandare il
Suo Spirito sui nostri figli e sulle nostre figlie. Buone notizie per i genitori imperfetti!
Mito N° 6: Perfetti figli cristiani sono l'obiettivo finale di genitori credenti
«Smettetela di cercare di produrre perfetti santi - dice Tom Bisset - Non si può fare, né Dio si aspetta
che lo facciate. La maturità cristiana implica lotta e crescita. I nostri figli passeranno dei momenti in cui
sembrerà che non abbiano imparato nemmeno una sola cosa di ciò che abbiamo tentato così
strenuamente d'insegnare loro... Aspettarsi la perfezione significa scatenare, nei genitori, inutili timori
e sensi di colpa e, nei figli, inutili ansie e resistenza.» ("Why Christian Kids Leave the Faith" - p. 145146).
Non potrebbe darsi che il desiderio di avere come figli dei perfetti cristiani sia in effetti una esigenza
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sotto cui si nasconde la nostra fame di ottenere amore dai nostri figli, al posto di desiderare
ardentemente l'amore di Dio? Ovvero: è possibile che, sotto la nostra preoccupazione per i figli, possa
nascondersi un eccesso di amore nel tentativo inconscio di assicurarci un ritorno d'affetto da parte
loro?
Non potrebbe essere che il nostro desiderio di figli perfetti cristiani, capaci di agire sempre in modo
corretto, provenga da una motivazione egoistica… quella di apparire come cristiani di successo?
Nella scala dei valori di Dio non è forse la libertà di scelta la priorità più importante, piuttosto che
l'osservanza di regole e tradizioni, o una vita senza problemi? La riluttanza ad ammettere la realtà
della nostra preoccupazione per i figli potrebbe essere direttamente proporzionata alla pressione che
percepiamo da parte degli altri membri di chiesa… Siamo preoccupati di apparire buoni genitori e
buoni cristiani, che hanno fatto le cose giuste?
I tentativi d'indurre i nostri figli a comportarsi secondo i nostri schemi, potrebbe distrarci dall'esaminare
la nostra condizione spirituale e dal renderci conto del bisogno che noi stessi abbiamo del potere di
Dio nelle nostre vite?
Dice Bisset: «I figli non costituiscono l'apice su cui si misura il sistema di valori cristiani (cfr. Efesi 5 e
6). Li amiamo intensamente e desideriamo il meglio per loro sia personalmente che spiritualmente. Ma
quando li mettiamo al primo posto, per quanto nobili siano le nostre motivazioni, disonoriamo Dio e
creiamo dei problemi sia a noi stessi che a loro.» (Bisset - o.c. - p. 143)
Un'esperienza di vita
Nel suo libro "Why Christian Kids Leave the Faith", Tom Bisset racconta la storia di Trish: Trish aveva
quattordici anni quando i suoi genitori divennero cristiani. Ma a lei non piacevano i cambiamenti
sopravvenuti nel loro stile di vita. Ballare, bere e frequentare le feste: tutto finito. Subentrarono invece
una sequela di riunioni in chiesa, campi per la gioventù ed attività evangelistiche; tutto questo non
aveva molto senso per lei. Trish odiava le norme e le regole e, a scuola, si sentiva come un pesce
fuor d'acqua. Era in costante conflitto con i genitori a proposito dei suoi appuntamenti (con i ragazzi),
dei vestiti, dell'ora di rientro.
Prima di aver finito le scuole superiori, Trish andò via di casa. Era in collera, era piena di amarezza e
delusa. Cominciò a bere, a fare uso di droghe e a vivere una vita sessuale promiscua. Rimase incinta
ed abortì. Il suo ragazzo si sparò e le morì fra le braccia.
"Mio padre non smise mai di pregare per me - testimonia Trish - In qualunque posto andassi,
m'imbattevo in persone credenti. Due persone in contatto con la banca dove lavoravo erano credenti e
stavano pregando per me. Mio cugino si convertì in quel periodo e cominciò a testimoniare con me.
Non riuscivo a capacitarmi di quanti cristiani stessero entrando nella mia vita".
Ma nessuno riuscì a raggiungere Trish fino a che, un
giorno, non si mise a guardare in televisione l'Oprah
Winfrey Show. L'argomento della trasmissione era la
possessione demoniaca, una cosa che affascinava Trish
per via della sua frequentazione del mondo della droga e
relativa cultura.
Un ministro di culto disse durante il programma: "Satana
odia gli esseri umani, perché sono stati creati ad immagine
di Dio e il suo scopo finale è distruggerli".
Trish ascoltò una donna dare la sua testimonianza, parlare
di come avesse tentato di uccidere il suo bambino sotto
l'influenza dei demoni e di come fosse stata liberata dal
potere di Gesù Cristo.
Racconta Trish: «Mi fu chiaro che Satana era vivente, reale
e presente proprio in quella stanza accanto a me. Potevo
percepire il male tutt'intorno e mi resi conto che voleva
7
distruggere la mia anima. Tutta una serie di episodi biblici e di versetti mi vennero alla mente. Mi
tornarono alla memoria delle lezioni imparate ai campeggi dei giovani e alla Scuola del Sabato. Il testo
di Giovanni 3:16 mi si presentò chiaro in mente, parola per parola. Avevo ventitrè anni e, in quel
momento, mi resi conto che mi era concessa un'altra chance di avere una nuova vita in Cristo. Là, sul
pavimento della mia camera da letto, di fronte alla televisione, scoppiai in lacrime e piansi
amaramente. Domandai a Gesù Cristo di venire nel mio cuore e di cambiarmi. » (Tom Bisset - o.c. pp. 210-212)
Dio aveva seguito Trish quando era scappata da casa e non la mollò fino a quando non rispose alla
Sua voce che la invitava a tornare.
A te la mossa, figlio mio
Ti ho dato la vita,
ma non posso viverla per te.
Posso insegnarti delle cose,
ma non posso fare in modo che tu le impari.
Posso darti delle direttive,
ma non posso esserti sempre accanto per guidarti.
Posso permettere che tu sia libero,
ma non posso essere responsabile dell'uso che farai della tua libertà.
Posso portarti in chiesa,
ma non posso indurti a credere.
Posso insegnarti la differenza fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato,
ma non posso decidere per te.
Posso offrirti un consiglio,
ma non posso fare in modo che tu l'accetti.
Posso donarti amore,
ma non posso forzarti a riceverlo.
Foto: Dipinto di Marta Mangiabene
Posso insegnarti ad essere un amico,
ma non posso far sì che tu lo sia.
Posso insegnarti a condividere,
ma non posso indurti ad essere altruista.
Posso insegnarti il rispetto,
ma non posso obbligarti a comportarti con onore.
Posso prevenirti circa gli amici,
ma non posso sceglierli per te.
Posso insegnarti intorno al sesso,
ma non posso mantenerti puro.
Posso parlarti dell'alcool,
ma non posso dire 'NO' al posto tuo.
Posso avvertirti del pericolo delle droghe,
ma non posso evitare che tu ne faccia uso.
Posso avvertirti del pericolo del peccato,
ma non posso renderti morale.
Posso pregare per te,
ma non posso far sì che tu cammini con Dio.
Posso insegnarti di Gesù,
ma non posso farne il tuo Salvatore.
Posso insegnarti la strada della vita,
ma non posso indurti a camminare per essa.
Posso dirti come si vive,
ma non posso vivere al posto tuo.
(Anonimo)
8
Studio della Bibbia: I figli di Samuele (I Samuele 8:1-7)
A mano a mano che Samuele invecchiava, cominciò ad affidare sempre di più la responsabilità di
governare Israele ai suoi due figli (vers. 1).
Il primogenito di Samuele si chiamava Joel ed il secondo era Abia; vivevano a Beer-Sceba,
all'estremo sud del paese (vers. 2).
Ma essi non seguirono l'esempio del padre, anzi s'impegnarono ad accumulare denaro piuttosto che a
servire Dio. Cominciarono ad accettare doni e a pervertire la giustizia (vers. 3).
Ed ecco che i capi delle tribù d'Israele vennero da Samuele a Rama: "Ecco, tu sei oramai vecchio, e i
tuoi figliuoli non seguono le tue orme; or dunque stabilisci su di noi un re che ci amministri la giustizia,
come l'hanno tutte le nazioni" (vers. 4-5).
Quando Samuele udì questo ne fu molto dispiaciuto. Sentì che la sua funzione di giudice non era più
apprezzata e che lo si voleva mettere da parte. Non disse nulla, ma espose il problema al Signore, in
preghiera (vers. 6).
Dio rimproverò Samuele, dicendo: "Da' ascolto alla voce del popolo in tutto quello che ti dirà, poiché
essi hanno rigettato non te, ma me, perch'io non regni su di loro" (vers. 7).
Foto: Preghiera del piccolo Samuele
Riflettiamo:
1. Nota la ragione per la quale Samuele si sente ferito. Si
trattava della vita dei suoi figli, del desiderio del popolo di
avere un re, o della sua preoccupazione per quello che la
gente pensava di lui come capo?
2. A chi Samuele ascrisse il biasimo per il problema che
era sorto? Ai suoi figli, al popolo, a Dio o a se stesso?
Aveva ragione di auto-incolparsi? Perché sì o perché no?
(vedi "Patriarchs and Prophets": "Conquistatori di Pace" pp. 481-482).
3. Quest'episodio mostra la falsità di qualcuno dei sei miti
che abbiamo discusso in questa lezione? Spiega.
4. Nota: La promessa di Dio a Samuele (I Samuele 2:35)
non si adempì tramite i suoi figli, ma tramite suo nipote
Heman (I Cronache 25:5) ed i suoi pronipoti (II Cronache
5:11-13).
5. Se Samuele fosse presente, quale consiglio pensi che darebbe a te, genitore frustrato?
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Dopo che l'ultimo dei suoi tre figli lasciò la famiglia per andare a vivere da solo, Dorothy Eaton Watts
scrisse una breve poesia intitolata "Il Nido Vuoto". Forse scrivere poesie vi sembra piuttosto
idealistico? In realtà non è così facile lasciare che i figli usino le proprie ali per volare via e vivere le
loro vite. Vi è qualcosa nella nostra condizione di genitori che ci induce a voler mantenere il controllo
anche se siamo lontani, molto lontani. Sentiamo ancora il bisogno di consigliarli, aiutarli e proteggerli.
Non siamo altrettanto bravi degli uccelli a lasciare che i nostri "cuccioli" se ne vadano.
9
Carol aveva difficoltà a questo proposito. Aveva allevato sei figli, due dal suo primo matrimonio e
quattro dal secondo. Dopo essere stata madre per trent'anni, ammise che per lei era un problema
smettere di fare "la chioccia".
Carol guardò indietro negli anni e si rese conto che aveva la tendenza a continuare a controllarli.
Ammise: "Mi facevo carico delle commissioni a cui avrebbero dovuto pensare da soli. Ricordo quando
uno dei miei figli si mise alla ricerca di un college. Aveva bisogno di pagarsi la retta; ma io non l'ho
aiutato a farlo... ho addirittura pagato l'intera somma! Sono fatta così".
Quando un figlio esprimeva qualche bisogno, lei rispondeva immediatamente con un'idea, un libro, un
pensiero, un consiglio. Sostituiva subito le cose che erano rotte o rovinate, impedendo così che
scorgessero la realtà delle conseguenze. I suoi figli non sapevano gestire le situazioni difficili, perché
lei era sempre lì per salvarli e trarli d'impaccio.
Recentemente una figlia adulta di Carol è rimasta incinta ed è tornata a casa. È una situazione
difficile. Carol sta lottando per riuscire a mollare permettendo alla figlia di crescere e maturare,
imparando dai propri errori. Carol è arrivata finalmente al punto in cui ci si rende conto quanto è
importante farsi da parte e lasciar fare a Dio.
In questi giorni la sua costante preghiera è: "Lei è nelle Tue mani, Signore. Aiutami a tenere le mie
mani fuori dalla questione. Aiutami a mollare la presa e lasciarti fare il Tuo lavoro!" (Karen O'Connor,
"Restoring Relationships with Your Adult Children" - pp. 69-70).
Noi e Carol possiamo davvero lasciare che i nostri
"uccellini" usino le loro ali, perché abbiamo la
promessa di Dio che Egli si prenderà cura di loro:
"Egli dà la pastura al bestiame e ai piccini dei
corvi che gridano". (Salmo 147:9).
È più facile per i genitori lasciar andare i figli da
punto di vista "fisico", piuttosto che da quello
emotivo e spirituale. Ci sembra, agendo così, di
abbandonarli. Tenendo presente questo pensiero,
il Salmo 27:10 fornisce una nuova prospettiva ai
genitori di figli adulti: "Quando mio padre e mia
madre m'avessero abbandonato, pure l'Eterno mi
accoglierà" dice Davide.
Forse, per davvero, i nostri figli hanno bisogno
che noi li lasciamo andare, anche se ci sentiamo come se li
abbandonassimo, perché è solo da quel momento che Dio può
realmente lavorare per loro in tutta libertà.
Davide può anche non aver avuto questo in mente, ma è
certamente vero che, quando finalmente i genitori mollano la
presa, lasciando i propri figli completamente alla Sua cura,
allora Egli è in grado di lavorare per loro meglio di quanto
potesse fare prima.
Ecco il componimento di un poeta anonimo:
«Quando i bambini, piangendo, vennero a portare
i loro giocattoli rotti per farseli aggiustare,
Ho portato il mio bimbo smarrito a Dio,
perché il Signore era un amico mio.
Ma poi, invece di lasciarlo solo in pace a lavorare,
Mi sono impicciato nel tentativo di aiutare.
Alla fine, me lo sono ripreso ed ho gridato:
"Ma com'è possibile che così lento hai lavorato?"
"Figlio mio – mi ha detto – Che potevo fare?
Tu non l'hai mai lasciato andare!".»
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Quando i nostri figli diventano adulti, dobbiamo dare loro delle ali e lasciare che volino in libertà. All'età
di cinque anni la nostra influenza sul bambino è del 95%. All'età di quattordici anni quella quota è
scesa al 65%. All'età di diciannove si riduce ad un piccolo 5%. Permettere che questo accada fa paura
ai genitori cristiani.
«Qualche volta è difficile per noi vedere esattamente come e perché li tratteniamo. Possiamo
desiderare di averli sotto controllo; può essere che vogliamo proteggerli; possiamo desiderare di
provvedere a loro. Sentiamo d'aver lasciato andare i nostri figli in molte aree, però abbiamo la
sensazione che, in qualche modo, siamo ancora attaccati spasmodicamente a qualche aspetto della
loro vita.» (Lee Ezell - o.c. - p. 142)
Quali sono alcune di queste aree in cui dobbiamo ancora lasciarli andare?
1. Smettere di essere compiacenti
Ethel, a ottantatre anni, controlla i suoi figli adulti sforzandosi di metterli sempre al primo posto,
compiacendoli, cedendo alle loro richieste. Non esprime mai i propri bisogni, ma si dà completamente
per i bisogni dei suoi figli. Per tutta la vita si è sforzata di essere dolce, compiacente ed irreale.
Uno dei suoi figli ha commentato: "Ci controlla usando la dolcezza, mettendoci per primi, posponendo
i suoi bisogni. Ma a volte mi fa diventare matto… Mi sento come se camminassi sempre sulle uova
intorno a lei. Non so che cosa pensa né cosa vuole". (Karen O'Connor - o.c. - p. 51)
Il compiacere può interferire nelle relazioni con i nostri figli adulti. Abbiamo bisogno di liberarci dal
nostro bisogno di controllare in questo modo. Non c'è bisogno di anticipare, né di venire incontro a
qualsiasi bisogno dei nostri figli adulti. Non abbiamo bisogno di spendere tempo, denaro ed energie
emozionali per i nostri figli adulti più di quanto lo facciamo per noi stessi. L'approvazione dei nostri figli
non dovrebbe costituire lo scopo della nostra esistenza!
2. Smettere di salvare
Karen O'Connor, autrice del libro "Restoring Relationships With Your Adult Children" ("Come
recuperare le relazioni interpersonali con i vostri figli adulti"), ammette di essere stata una salvatrice.
Per esempio, lavava i piatti al posto dei figli senza fare storie, quando loro avevano altri progetti. Era
la "buona vecchia mamma" che è sempre là quando i figli hanno bisogno di lei. Era tipo da
organizzare feste per i figli adolescenti, correre in biblioteca per restituire i libri alla scadenza del
termine, aiutarli a fare i compiti all'ultimo minuto… E quando i suoi figli furono cresciuti, le cose
continuarono ad andare avanti nello stesso modo.
Bill è sempre là per i suoi figli adulti, inviando assegni per aiutarli a pagare i conti del dentista e le rate
della casa. Se qualcosa va storto, i suoi figli sanno a chi rivolgersi.
Emily è sempre disponibile come baby-sitter per i suoi nipotini. Se i bambini hanno bisogno di
qualcosa, a cui i genitori non possono provvedere, è la nonna che ci pensa. Non mancano mai di
vestiti, di giocattoli e denaro da spendere fintanto che c'è la nonna. Lei è la salvatrice della famiglia.
I genitori hanno bisogno di lasciar andare la sensazione che è loro dovere farsi carico di qualsiasi
cosa i figli non riescano a gestire. Abbiamo bisogno di smettere di liberarli dalla sofferenza per
guadagnarci il loro affetto. È solo quando permettiamo loro di avere delle responsabilità che i figli
imparano a prendere decisioni mature e responsabili. Abbiamo anche bisogno di smettere di sentirci
in colpa se i nostri figli hanno bisogno di un aiuto che non possiamo permetterci di dar loro. Non siamo
tenuti a provvedere a tutti i bisogni dei nostri figli adulti. Possiamo mollare tutto ciò e lasciare che lo
faccia Iddio. I nostri figli hanno bisogno d'imparare a fidarsi di Lui, come ci fidiamo noi.
3. Smettere di sentirsi martiri
I martiri stanno sempre soffrendo. Informano tutti delle loro paure, fatiche, desideri, dolori, sofferenze
ed angosce mentali. A loro basta solo essere malati o sentirsi male, che i figli corrano accanto a loro
per farli felici, per farli sentire al centro dell'attenzione.
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I martiri fanno sentire i figli in colpa se non fanno di più per loro, dopo "tutto quello che ho fatto per voi
figli". I martiri usano la propria condizione fisica e mentale per ottenere simpatia ed esercitare una
forma di controllo sui figli, costringendoli accanto a loro.
I genitori hanno bisogno di lasciar andare il loro stato di martiri. Hanno loro stessi bisogno di crescere
e dipendere da Dio invece che dai propri figli. Hanno bisogno di smetterla con il tentativo di esercitare
controllo facendo sentire i figli in debito con loro.
Foto: Dipinto di Fabrizio Buttafava
4. Smettere con le manipolazioni
La manipolazione è un'altra forma di controllo che
qualcuno di noi usa. Arlene insiste perché i suoi figli
adulti trascorrano il Natale a casa ogni anno. Dice loro:
"Praticamente non è Natale se non siete tutti qui!". Se
uno di loro ha altri programmi, lo mette sotto pressione:
"Ma gli altri vengono tutti. Non vorrai rovinare il Natale a
tutti!" ("Restoring Relationships With Your Adult Children"
- p. 91).
L'ottantacinquenne Henry è un manipolatore. Se sua
figlia non gli telefona ogni settimana, comincia a bollire.
La chiama e le dice: "C'è mancato poco che morissi!...".
Arriva perfino a menzionare i suoi digiuni e le sue
preghiere per cercare d'indurla a vedere le cose a modo
suo.
Noi genitori abbiamo bisogno di smettere di manipolare
con i sensi di colpa o la vergogna per ottenere ciò di cui
abbiamo bisogno o che vogliamo.
Abbiamo bisogno di smetterla di biasimare i nostri figli
per i nostri problemi o perché portiamo dentro di noi un
senso di inadeguatezza. Abbiamo bisogno di disfarci della sensazione che i nostri figli ci sono debitori.
5. Smettere di correggere
È facile per i genitori vedere gli errori dei propri figli, voler dare un consiglio, correggere i loro sbagli,
anche quando i figli sono cresciuti. Dopo tutto, se non diciamo loro quello che non va, come potranno
mai cambiare? I genitori che sottolineano gli errori, dicono: "Per il tuo bene…"!
La critica continua li fa sentire degli inetti. Praticamente, i genitori stanno dicendo al proprio figlio
adulto: "Non sei bravo quanto me. Non riesci a capire che stai sbagliando. Ascolta me e lo farai
meglio". I figli grandi finiscono con il provare risentimento verso i genitori che sottolineano sempre lo
sbaglio, che lo fanno notare. Percepiscono il costante bisogno dei genitori di controllare il loro
comportamento e finiscono per evitare il più possibile il contatto con loro.
La critica è distruttiva nella relazione con i nostri figli grandi. Abbiamo bisogno di mollare e lasciare
che Dio corregga tutto ciò che ha bisogno di essere corretto. Egli lo farà quando il momento sarà
opportuno e con la giusta quantità di amore ed empatia.
6. Smettere di arrabbiarsi
Betty era arrabbiata. Più pensava al comportamento sconsiderato di suo figlio, più si sentiva
impazzire. Era sconvolta, perché lui si era ritirato dall'università, aveva lasciato un buon impiego e si
stava rovinando con l'alcool e le droghe. La vita non era giusta. Altri genitori non avevano fatto
neanche la metà dei suoi sforzi per essere una buona madre... e questa era la ricompensa che lei
otteneva! Sentiva che la sua collera era giustificata: il comportamento del figlio giustificava la sua
reazione. Comunque, i rapporti con il figlio peggiorarono fino a che lei non lasciò andare il suo diritto
ad essere arrabbiata ed arrivò al punto di perdonarlo.
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7. Lasciar andare le false speranze
Cameron aveva aspettato a lungo di avere un figlio e concentrò tutta la sua vita su quel ragazzo.
Aveva grandi speranze per lui; sarebbe cresciuto per diventare un grande uomo, un medico pronto a
rilevare il suo studio, quando sarebbe arrivato il momento del suo pensionamento.
Ma suo figlio odiava la medicina. Tentò di iscriversi a questa facoltà, ma l'abbandonò. Amava tutto ciò
che era meccanico, auto, vecchi motori. Trovò un lavoro in un'officina, ma tutte le volte che tornava a
casa per una visita, Cameron continuava a parlargli di tornare all'università per portare a termine gli
studi di medicina ed infine rilevare il suo studio.
Arriva sempre un tempo in cui i genitori devono poter mollare le loro aspettative nei confronti dei figli…
i loro sogni, e lasciare che i figli perseguano i propri. C'è un tempo per noi di dimenticare le fantasie
relative al momento magico in cui i nostri figli riceveranno l'illuminazione e diventeranno quello che
abbiamo sempre sognato che fossero!
8. Lasciar andare il nostro ruolo di genitori
In poche parole, ciò di cui abbiamo bisogno è lasciare il nostro ruolo di genitori. Abbiamo bisogno di
avere la volontà di spingerli fuori dal nido non solo fisicamente, ma anche emotivamente e
spiritualmente.
Lasciar andare...
«Lasciar andare non vuol dire cessare
di prendersi cura; vuol dire che non
posso agire per conto di un altro.
Lasciar andare non vuol dire che mi
devo tagliare fuori, ma piuttosto che
mi rendo conto che non posso
controllare un altro.
Lasciar andare vuol dire permettere
che s'impari mediante le conseguenze
naturali delle proprie scelte.
Lasciar andare è ammettere la mia
impotenza, il che significa che il
risultato non è nelle mie mani. Lasciar
andare non è tentare di cambiare o
biasimare un altro, poiché io posso
solo cambiare me stesso.
Lasciar andare non vuol dire prendersi cura di, ma prendersi cura intorno, a proposito di.
Lasciar andare non è fissare, ma sostenere.
Lasciar andare non è giudicare, ma permettere che un altro sia un essere umano.
Lasciar andare non vuol dire stare in mezzo, accomodando ogni cosa, ma permettere agli altri di
raggiungere i propri risultati.
Lasciar andare non è essere protettivi, ma permettere ad un altro di affrontare la realtà.
Lasciar andare non è negare, ma accettare.
Lasciar andare non è brontolare, rimproverare, discutere, ma cercare le mie insufficienze e
correggerle.
Lasciar andare non è criticare o regolare la vita di un altro, ma fare del mio meglio con me stesso.
Lasciar andare non vuol dire rimpiangere il passato, ma crescere oggi e prepararmi per il futuro.
Lasciar andare vuol dire avere meno paura e più fiducia in Cristo e donare liberalmente agli altri
l'amore che Lui ha dato a me.» (Anonimo, cit. in "Pills for Parents in Pain")
Un'esperienza di vita
Karen O'Connor è un'autrice che ha vinto dei premi ed ha scritto più di trenta libri, fra cui "Restoring
Relationships With Your Adult Children". È un'insegnante di grande esperienza, un'oratrice e una
conduttrice di seminari.
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Essa imparò un'importante lezione sull'essere genitori e sulla preghiera una domenica mattina, poco
tempo dopo essersi convertita al Signore. Partecipava ad un gruppo di sostegno e preghiera: era
depressa per come stavano andando avanti i suoi rapporti con il figlio adulto. Si erano guastati e lei
non sopportava quest'alienazione. Qualsiasi cosa tentasse di fare per lui veniva respinta. Aveva
esaurito le risorse.
Mentre parlava di tutto ciò al gruppo, si sforzava di ricacciare indietro le lacrime. Era sconvolgente per
lei ammettere davanti agli altri il proprio fallimento. Si stava chiedendo se aveva fatto la cosa giusta a
frequentare il gruppo.
Foto: Dipinto di Marta Mangiabene
Allora una donna che sedeva nella parte opposta della
sala, si alzò, si avvicinò a Karen e le mise un braccio
intorno alle spalle: "Il tuo lavoro, umanamente parlando,
è finito – le disse dolcemente – Tutto ciò di cui lui ha
bisogno adesso sono le tue preghiere: lo strumento più
efficace di una madre".
Karen scrive: «Un senso di sollievo mi attraversò come
un vento caldo. "Intendi dire che non devo fare niente?
Cose come andare a Los Angeles e salvarlo? O prestargli del denaro? O mandare del cibo? O comprargli
un'altra macchina? O trovargli un terapista? Intendi dire
che posso essere ancora una buona madre pur non
facendo nulla?". Era per me un concetto assolutamente
nuovo. Pensare alla preghiera come al mio strumento
più importante era una nuova idea. Mi piaceva, sentivo
che era giusta. Ero ansiosa di apprendere di più intorno
alla preghiera e di praticarla – per mio figlio, per mia
figlia –, e per me in qualità di loro madre». (o.c. - pp.
175-176)
A proposito del mollare per lasciare tutto a Dio, scrive
Karen: «Una volta messi i vostri rapporti con i figli nelle mani di Dio, avendo agito con la saggezza,
che Lui sa fornire, andate avanti! Dio conosce tempi e luoghi opportuni, affinché il risultato venga fuori.
Non affidate la situazione al Signore per poi controllare il Suo modo di procedere! Non potete vedere
quando un fiore sboccia... Ma quanto è difficile per alcuni di noi fare proprio questo! Le preghiere per i
nostri figli sono spesso penose, perché scopriamo che in effetti non vogliamo lasciar andare.
Possiamo credere che è più sicuro abbarbicarci ad un passato che ci è familiare, piuttosto che aver
fiducia in un nuovo futuro... Così andate da Lui con le vostre imperfezioni. Offritegli la vostra collera, la
paura, l'odio, l'amarezza e la delusione. Egli li sostituirà con la pace, la fiducia, l'amore, la serenità e la
capacità di accontentarsi. Inoltre vi solleverà dalla responsabilità di ottenere sempre un perfetto
risultato.» (o.c. - p. 178)
Una preghiera per lasciar andare
Nel suo libro "Pills for Parents in Pain", Lee Ezell suggerisce una preghiera che i genitori possono fare
per i propri figli. Essa suggerisce di scrivere il nome dei nostri figli quando facciamo questa preghiera
di liberazione.
«Amato Dio Padre, grazie per i miei figli ……… Riconosco che sono stati una Tua idea e che li ho
ricevuti dalla Tua mano come una benedizione. Ora, come genitore, lascio andare la pretesa che i
miei figli mi appartengano e Ti domando di perdonare i miei passi falsi nell'educarli. Non appena
riceverò da parte Tua una convinzione di peccato di qualsiasi tipo, mi pentirò e farò tutto ciò che è
necessario per rettificare il problema. Ma rifiuto ogni colpa, accusa e condanna che Satana, il nostro
comune nemico, voglia ascrivere alla mia famiglia. Nel nome di Gesù Cristo, rompo ogni potere del
male che cerca d'intralciare il cammino di ………
Io credo che Tu non voglia che ……… perisca, ma abbia la vita eterna. Prego che uno spirito di
pentimento raggiunga ……… e lo/la convinca che può ancora far parte del piano che Tu hai per la sua
vita.
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Ti chiedo di liberare i miei figli dal male e di donar loro l'opportunità di tornare a Te. Ti chiedo anche di
esercitare ogni tipo di pressione che possa essere efficace in vista di un cambiamento. Con fede in
Cristo, afferro la speranza del Tuo divino intervento nella vita di ……… Accordami pace e speranza
per poter resistere fino a vedere la Tua volontà compiersi nei Tuoi modi e nei Tuoi tempi. Nel nome di
Gesù, Amen.»
Studio della Bibbia: Anna lascia andare (I Samuele 1:7-11)
I Samuele cap. 1 racconta la storia di Anna, una
delle due mogli di Elkana. Era infelice perché l'altra
moglie aveva dei figli, mentre lei era sterile. Ad
ogni occasione Peninna, l'altra moglie, mortificava
Anna, dicendole che Dio amava di più lei per il fatto
che aveva figli. Anna si sentiva tormentata ed
umiliata.
Questo andò avanti anno dopo anno, specialmente
quando andavano a Sciloh ad adorare il Signore.
Una volta Anna si sentì così male a quella festa
che lasciò la tavola e scoppiò a piangere (vers. 7).
Suo marito tentava di consolarla. "Anna – le diceva – Perché piangi? Perché non mangi? Perché è
triste il cuor tuo? Non ti valgo io più di dieci figliuoli?" (vers. 8).
Un giorno, dopo che la famiglia ebbe mangiato, Anna andò al santuario per pregare. Eli, il sommo
sacerdote, era seduto all'entrata per esercitare il suo ministero in favore del popolo (vers. 9). Anna si
mise non lontano da dove stava seduto Eli. Nella sua angoscia, piangeva in silenzio e pregava il
Signore, raccontandogli che il comportamento di Peninna stava diventando veramente insopportabile
per lei (vers. 10).
Essa fece un voto al Signore: "O Eterno degli eserciti! Se hai riguardo all'afflizione della tua serva, e ti
ricordi di me, e non dimentichi la tua serva, e dai alla tua serva un figliuolo maschio, io lo consacrerò
all'Eterno per tutti i giorni della sua vita, e il rasoio non passerà sulla sua testa" (vers. 11).
Il resto del capitolo narra come Dio udì la sua preghiera e le diede un figlio, Samuele. Essa lo tenne
con sé fino a che fu in grado di badare a se stesso, quindi lo portò da Eli e lo consegnò al Signore,
come aveva promesso. Il capitolo 2 (vv. 1-10) riferisce la gioiosa preghiera che essa fece dopo aver
lasciato andare suo figlio, dopo averlo restituito a Colui che glielo aveva dato in prestito.
Foto: Dipinto di Marta Mangiabene
Riflettiamo:
1. Se fossi stata al posto di Anna, saresti stata
disponibile ad adempiere il tuo voto, dopo aver appreso
qual era la situazione di Eli con i suoi due figli?
2. Quando Anna lasciò andare suo figlio Samuele,
affidandolo al Signore e alle cure di Eli, quali furono
alcuni degli strumenti di controllo a cui dovette
rinunciare?
3. Come pensi che riuscì Anna a lasciar andare il suo
bambino così presto? Pensi che fosse più facile per lei
che per te? Qual era il segreto? Come fu possibile che
egli crescesse così bene senza lo stretto controllo dei
suoi genitori e la loro guida?
4. Come il Signore ricompensò Anna per aver "lasciato
andare" suo figlio? Puoi trovare almeno tre ricompense
che lei ottenne? (I Samuele 2:21).
15
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Noi, come genitori, ci sentiamo a volte come un capitano che sta cercando di mantenere a galla una
nave sul mare in tempesta. Le circostanze del momento ci sovrastano come una densa nebbia. Le
asserzioni dei nostri figli, le cose che fanno o non fanno, ci danno la sensazione di non avere in mano
la situazione. Che cos'è che ci trattiene dall'essere i meravigliosi, felici e soddisfatti genitori che ci
piacerebbe essere a questo stadio delle nostre vite?
Può darsi che, in quanto genitori di figli adulti, le emozioni negative che sperimentiamo siano i venti
che, soffiando, ci fanno andare fuori rotta. I problemi della nostra vita personale, i problemi nella vita
dei nostri figli, le loro reazioni nei nostri confronti, la loro ribellione, l'insensibilità o qualsiasi altra cosa,
tutto ciò minaccia di far nascere in noi delle emozioni che potrebbero farci sbattere contro gli scogli.
Come una petroliera spaccata in due a causa di qualche ostacolo sommerso, noi siamo sballottati tra
le nostre difficoltà e quelle dei nostri figli e così sgorgano dalle nostre labbra parole irose, che
feriscono.
Che cosa possiamo fare per tenere la rotta a dispetto delle preoccupazioni che siamo chiamati ad
affrontare e nonostante le difficoltà attraverso le quali vediamo passare i nostri figli?
Vi sono sei principi biblici che ci aiuteranno a gestire le nostre emozioni:
1. Dio comprende i nostri sentimenti
Gesù simpatizza con i genitori. Soltanto Lui può veramente provare ciò che proviamo noi. Nessun
altro può capire le nostre delusioni e le nostre lotte. Lui può! Non visse qui sulla terra? È vero, Egli non
si sposò e quindi non ebbe figli, ma prese dodici discepoli sotto le Sue cure per educarli. Com'erano
lenti ad imparare! Quanto sovente erano restii a seguire il Suo esempio! Quante volte Lo fraintesero!
Quanto spesso Lo delusero.
"Perché non abbiamo un Sommo Sacerdote che
non possa simpatizzare con noi nelle nostre
infermità; ma ne abbiamo uno che in ogni cosa è
stato tentato come noi, però senza peccare". (Ebrei
4:15).
Hai mai pensato che Cristo sia stato tentato di
reagire come reagisci tu quando ti trovi di fronte a
certe cose che fanno i tuoi figli?
Sfoglia "La Speranza dell'Uomo" e presta molta
attenzione alle disillusioni e alle difficoltà che Cristo
ebbe con i Suoi discepoli. Fai una lista delle lotte
che ebbe con quei dodici uomini dalla personalità e
dall'educazione molto diverse e vedrai che non hai
di fronte nulla che Lui non abbia già gestito. Studia
il capitolo che parla di Giuda. Cristo gli diede ogni
opportunità per agire bene, ma Giuda lo deluse e,
alla fine, lo tradì.
«Gesù non pronunciò alcuna parola di condanna.
Guardò Giuda con compassione e disse che per
quell'ora era venuto nel mondo. Fra i presenti ci fu
un mormorio di sorpresa. Tutti si stupirono per la
pazienza di Gesù verso colui che lo aveva tradito.»
(Ellen White - o.c. - p. 514)
La maggior parte di noi sarebbe stata ferita,
devastata, in collera, sconvolta e terribilmente scoraggiata. Potremmo anche prendercela con Dio,
perché non fa qualcosa riguardo al nostro figlio ribelle... Oh, sì, Gesù comprende!
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2. Il contatto con Dio trasforma le nostre emozioni
"... Per mettere, per dare a quelli che fanno cordoglio in Sion, un diadema in luogo di cenere, l'olio
della gioia in luogo del duolo, il manto della lode in luogo d'uno spirito abbattuto..". (Isaia 61:3).
Questo è quanto Dio vuole fare per i genitori di figli difficili. Gesù ha un balsamo per ogni emozione
dolente. Egli può cambiare in gioia la nostra depressione e in pace il nostro dolore. Può donarci amore
in luogo del nostro risentimento e sollievo alla nostra amarezza. Egli ha speranza per la nostra
disperazione ed accettazione per curare la nostra scarsa autostima. Può trasformare la nostra
attitudine alla critica in un atteggiamento di approvazione ed incoraggiamento.
Rifletti alla trasformazione che ebbero le emozioni di Anna quando portò la sua umiliazione e la sua
delusione in preghiera al Signore. Egli le riempì il cuore di speranza e la bocca di canti di lode e
ringraziamento.
Ripensa alle madri che portarono i loro figli a Gesù, tanto tempo fa, in Galilea. Probabilmente, anche
questi figli erano, com'è normale che sia, disubbidienti, irrequieti, a volte si comportavano male e
causavano dolore ai propri genitori. Esse erano madri tipiche, stanche, sovraccariche, preoccupate
per il futuro dei propri figli. Gesù fece una cosa meravigliosa: prese quei bambini tra le Sue braccia e
sul Suo cuore. Sono certa che quelle madri lasciarono il Signore con il cuore alleggerito, piene di gioia
e speranza per il futuro. Dio amava tantissimo i loro figli! Come avrebbero potuto fallire accompagnati
dalla benedizione divina?
3. Dio può sopperire ai bisogni emozionali dei genitori
Minirth e Meier, nel loro libro "Happiness Is a Choice" ("La felicità è una scelta"), elencano dodici
bisogni che noi tutti abbiamo: aria, cibo, acqua, stimoli, sesso, amore, autostima, potere, controllo,
conforto, sicurezza e sollievo dalle tensioni emotive.
A mano a mano che trascorrono gli anni, i figli a volte esauriscono le nostre emozioni nell'area
dell'autostima, del potere e del controllo. Qualche volta non sono il sostegno della nostra vecchiaia
come noi speravamo; a volte non ci danno molto senso di sicurezza. Spessissimo i loro problemi non
fanno che aumentare la nostra tensione nervosa.
Dio vuole sopperire a tutti i bisogni dei genitori, sia emozionali che fisici. Egli non ha mai inteso che
fosse dovere dei nostri figli supplire a tutti i nostri bisogni. Egli ha promesso di farlo per noi. Egli ci
appaga con l'amore, l'accettazione, il conforto e la sicurezza. Lui ci provvede di forza per affrontare
ogni problema e sollievo per le tensioni dovute alle responsabilità di genitori.
Georgia soffriva gli effetti di una famiglia disfunzionale. I suoi figli non erano esattamente quello lei
aveva sperato. Cercò di appagare questo suo bisogno di amore svolgendo del lavoro per la chiesa,
partecipando alle attività della sua comunità e prendendosi cura dei bambini di altre persone. Soffriva
d'insonnia, cosicché cadde in un circolo vizioso che la vedeva prendere delle pillole per dormire la
sera – in questo modo avrebbe evitato di pensare alla situazione caotica dei propri figli – e delle altre
pillole il mattino seguente, giusto per metterla in grado di alzarsi e andare avanti per tutta la giornata.
Frequentava la chiesa ogni settimana; tutti la consideravano una meravigliosa cristiana. Nessuno si
sarebbe mai sognato quanto dolore lei stava sperimentando a causa dei suoi figli adulti. Questo fino a
quando finalmente ebbe la forza di affrontare il proprio stato d'animo, affidarlo a Dio ed accettare il
Suo amore incondizionato per se stessa e per i suoi figli problematici. Allora provò sollievo e prese le
distanze dalle sue emozioni negative. C'è un "balsamo in Galaad" per genitori stanchi ed afflitti. C'è
riposo in Gesù per i genitori oppressi dalle scelte dei loro figli adulti. "Venite a me – disse Gesù – e io
vi darò riposo".
4. Dio usa anche delle persone preparate per guarire le ferite più profonde
Come Dio usò Gedeone, Mosè, Giosuè e tante altre persone per riportare la vittoria sulla schiavitù,
così Egli usa oggi delle persone specializzate e ben preparate per aiutare a guarire le ferite
emozionali. Ci sono tempi e luoghi per richiedere e servirsi di personale specializzato nella guarigione
delle ferite emozionali.
Come seguaci di Cristo, non dovremmo mai assumere atteggiamenti di sufficienza, evitando di
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ricorrere all'assistenza di gente valida in questo capo. Farlo significherebbe zoppicare nella vita
quando invece potremmo correre. Dio si serve anche oggi di esseri umani per compiere i Suoi
propositi; dunque avvantaggiarsi di queste opportunità, quando il caso lo richiede, comporta un
beneficio spirituale.
Quando abbiamo una gamba rotta, non esitiamo a rivolgerci al miglior medico che sia disponibile. Allo
stesso modo, se abbiamo delle ferite emozionali, o sentiamo di non essere in grado di gestire le
emozioni del nostro passato, abbiamo bisogno di cercare il miglior aiuto possibile.
5. I sentimenti seguono le azioni
"E com'essi cominciavano i canti di gioia e di lode, l'Eterno tese un'imboscata contro i figliuoli di
Ammon e di Moab e contro quelli del monte Seir che eran venuti contro Giuda; e rimasero sconfitti". (II
Cronache 20:22)
Probabilmente gli Israeliti non si sentivano vittoriosi quando – nell'occasione descritta – affrontarono il
nemico, che aveva forze superiori; tuttavia andarono in battaglia cantando il canto della vittoria. La
certezza della vittoria seguì la loro consapevole scelta di camminare per fede ed agire in vista della
vittoria.
Nella lode e nel ringraziamento, molti genitori hanno trovato la soluzione allo scoraggiamento che li
aveva colpiti a causa dei figli che, da adulti, avevano smarrito la retta via. È sorprendente quali
miracoli Dio comincia ad operare quando la smettiamo di lamentarci di loro e cominciamo a
ringraziarlo per i figli che ci ha dato, a lodarlo, a dispetto del loro modo di vivere e di ciò che dicono.
C'è sempre qualcosa che possiamo trovare per lodare il Signore a proposito dei nostri figli.
Ruth Bell Graham è una persona che sa bene che il
ringraziamento e la lode possono fare meraviglie,
anche quando non ci si sente in questo stato
d'animo, a causa delle condizioni dei propri figli. Una
notte, mentre era in viaggio in un altro stato con suo
marito, Ruth rimase sveglia a riflettere sul suo figliuol
prodigo, Ned.
Pensò alle lotte che aveva dovuto sostenere con il
fratello maggiore, Franklin, che era un ribelle. Aveva
cominciato con il fumo e aveva finito con il causare
dei guai a scuola; era finito in una retata della
polizia. Ed ora, anche il suo quinto figlio, Ned, si
stava allontanando dai valori della loro famiglia. Era
coinvolto in un giro di droga e lei si sentiva terribilmente preoccupata.
Rendendosi conto che non sarebbe più riuscita a
dormire quella notte, accese la luce e prese la sua
Bibbia. Il versetto su cui le caddero gli occhi fu il
seguente: "Non siate in ansietà per cosa alcuna, ma
in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio
mediante preghiera e supplica, con ringraziamento".
(Filippesi 4:6)
In seguito, disse: «Improvvisamente mi resi conto
che l'ingrediente mancante nelle mie preghiere era il
ringraziamento. Così, mentre ero seduta lì, ringraziai Dio per tutto ciò che Ned era e per quello che
aveva rappresentato per me attraverso gli anni. Dal momento che iniziai a ringraziare Dio, capii che la
preoccupazione ed l'azione si escludevano a vicenda. Quando siamo maggiormente preoccupati,
allora dovremmo cominciare a ringraziare il Signore per le lezioni che ci sta impartendo proprio
mediante questi momenti difficili. Invariabilmente, è durante questi momenti di prova che le Scritture
realmente tornano a vivere per noi.» ("Tough and Tender Moments" - "Momenti difficili e momenti
teneri" in "Today's Christian Woman" – Nov./Dic. 1991, p. 53)
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Commentando i principi che aveva imparato mediante l'esperienza di madre di un figliuol prodigo,
Ruth disse: «La preghiera è così importante! I nostri figli non saranno mai fuori della portata di Dio.
Questo non vuol dire che non potranno mai fuorviarsi. Non vuol nemmeno dire che non condurranno
mai vite disordinate. Ma qualche volta, noi dimentichiamo che Dio è onnipotente, onnipresente,
onnisciente ed eterno. I nostri figli possono correre, ma Dio sa dove si trovano e sta vegliando su di
loro. Sono davvero riconoscente che non dovetti aspettare molto per vedere mio figlio tornare!» (Ibid.)
6. Possiamo scegliere come ci sentiremo
"Dunque scegliete oggi" disse Giosuè. Quando Dio ci fece, ci creò con la libertà di scelta. Ci diede
l'ultima parola per quanto riguarda ciò che avremmo fatto della nostra vita. Noi possiamo scegliere la
vita o possiamo scegliere la morte. Possiamo scegliere di essere negativi o possiamo scegliere di
essere positivi. Possiamo scegliere di essere felici o possiamo scegliere di essere infelici.
"Il dolore è inevitabile, ma l'infelicità è una scelta" è il titolo del primo capitolo del libro di Barbara
Johnson "Stick A Geranium In Your Hat and Be Happy" ("Infila un geranio nel tuo cappello e sii
felice"). Essa dice: «Possiamo scegliere d'imprimere nei nostri cuori le spine della delusione, del
fallimento, della solitudine e dello sgomento dovuti alla nostra attuale situazione, oppure possiamo
raccogliere i fiori della grazia di Dio, del Suo amore senza limiti, della Sua fedele presenza ed
impareggiabile gioia.» (o.c. - p. 11)
I Johnson persero un figlio in Vietnam, un altro fu ucciso da un autista ubriaco ed il loro ultimo figlio
rivelò ai genitori di essere omosessuale. Nello stesso periodo lei scoprì di essere diabetica.
Nonostante tutti i suoi problemi, essa ha scelto di cambiare la sola cosa che fosse in suo potere di
cambiare: il proprio atteggiamento (o.c. - pp. 1-5). Essa cita una poesia di autore ignoto che è stata
molto significativa per lei:
Accettazione (Tradotta in prosa, nell'impossibilità di renderla in poesia, in italiano - ndt)
«L'accettazione è la risposta a tutti i miei problemi di oggi. Quando sono turbato, è perché trovo che
alcune persone, luoghi, cose o situazioni, fatti della mia vita, sono inaccettabili per me. E non posso
trovare la serenità fino a che non accetto che le persone, i luoghi, le cose o le situazioni sono
esattamente quello che dovrebbero essere in quel momento.
Niente, assolutamente niente succede nel mondo di Dio per sbaglio. A meno che io non accetti la vita
completamente nei termini della vita, non posso essere felice. Ho bisogno di concentrarmi non tanto
su ciò che deve cambiare nel mondo, quanto su ciò che deve cambiare nel mio atteggiamento.»
Barbara Johnson ha delle meravigliose parole di saggezza per quei genitori che vogliono lasciare i
loro figli problematici nelle mani del Padre Celeste, insieme a tutti i loro cattivi sentimenti ed emozioni
negative. Essa sottolinea cinque stadi attraverso i quali passiamo noi genitori nel gestire le emozioni
negative che il comportamento dei nostri figli adulti suscita in noi.
1. Ti senti agitato
Ti senti come se il suo interno fosse pieno di
coltelli: ti stanno tagliuzzando come se ti trovassi
dentro a un macinino.
2. Ti senti bruciare
È vero, vorresti uccidere tuo figlio e poi
suicidarti. Sei colmo/a di un'ardente e violenta
collera, di angoscia, conseguenza della frustrazione, a tal punto da perdere completamente il
controllo. Letteralmente ti senti come se stessi
bruciando dentro.
3. Desideri ardentemente
Oh, desideri con tutto/a te stesso/a che le cose
cambino! Senti un dolore dentro, perché vorresti che le cose andassero come prima di venire a
sapere le cattive notizie. Rimpiangi il tuo felice passato che avresti voluto veder prolungato il più a
lungo possibile.
19
4. Stai imparando
Parli con gli altri; può essere che tu trova un gruppo che ti sostenga e ti rendi conto che ti stai
incamminando in un lungo processo di crescita. Diventi sempre più comprensivo/a e compassionevole. I valori spirituali che hai appreso nel passato, improvvisamente diventano per te realtà.
5. Cominci a passare
Impari a passare completamente i tuoi problemi al Signore dicendogli: "Qualunque cosa, Signore!
Qualunque cosa permetti nella mia vita, Tu sei abbastanza grande da farmela superare".
Ora puoi abbandonare i tuoi pesi a Dio, ben sapendo che Lui ha tutto sotto controllo... Quando
inchiodi il tuo problema ai piedi della croce, consapevole di aver depositato quel problema nelle mani
di Dio – ed intendi farlo davvero – allora ti sentirai alleggerito da quel peso schiacciante. (Tratto da
"Pills for Parents in Pain" - pp. 125-126)
Un'esperienza di vita
Nel suo libro "Light In My Darkest Night" ("Luce nella mia notte più oscura"), Catherine Marshall
racconta delle sfide che dovette affrontare sposando Len LeSourd ed accettando la responsabilità dei
suoi tre figli, uno dei quali era Linda.
Linda e Catherine cominciarono presto a fare questioni su ogni sorta di argomento: i vestiti, il cibo,
l'ora di andare a letto, i soldi, i doveri relativi all'andamento della casa.
Foto: Dipinto di Marta Mangiabene
Linda, che era adolescente, aveva l'impressione che la
sua nuova mamma non la capisse. Le sembrava che la
matrigna fosse gentile solo quando lei veniva incontro
alle sue aspettative. Di conseguenza, si sentiva come
se, in qualche modo, avesse perso anche suo padre e
divenne una ragazza molto infelice e ribelle.
Nel periodo in cui conseguì il diploma al college, Linda
aveva ancora problemi con Catherine e provava un
profondo risentimento verso suo padre; non sembrava
trovar pace nemmeno in Dio. Una sera ci fu una
scenata: qualsiasi cosa Catherine dicesse, Linda la
percepiva come un insulto. "Oh, mamma – disse – Devi
sempre pensare tutto il male possibile di me?"
Finalmente, spronata da suo padre, Linda accettò
d'inginocchiarsi per cercare il perdono del Signore.
Mentre confessava la propria ribellione ed irresponsabilità, fiumi di lacrime le scorrevano sulle guance, e
finalmente essa accettò la pace interiore e la libertà che
Gesù le offriva. Allora le divenne facile alzarsi ed andare
dai genitori per chiedere scusa.
Il mattino seguente, Catherine si sedette accanto a Linda a colazione, con la sua Bibbia in mano.
Disse: "Linda, sono sicura che ricordi la parabola del figliuol prodigo. Per favore, leggila ora". Linda la
lesse.
Quando ebbe finito, Catherine disse: "Devo anch'io farti una confessione, Linda. Quando tu hai
ricevuto il perdono di Dio, ieri sera, la mia reazione è stata questa: con tutti gli anni di ansietà e
scompiglio che hai procurato a tuo padre e a me, ora sei perdonata da Dio in un istante. Non è tutto
troppo facile? Ebbene, questa mattina ho ricevuto la risposta. Mi sono svegliata con una chiara,
incisiva, sensazione interiore: si trattava di un messaggio: - Ricordi la mia parabola del figliuol
prodigo? Catherine, in questo dramma, tu corri il serio pericolo di prendere il posto del fratello
maggiore. Lascia andare tutti i tuoi pensieri negativi riguardo a Linda in questo preciso istante. Tu devi
confessarle tutto ciò stamattina stessa -. Così, come direbbero i tuoi fratelli, sono stata proprio fatta
fuori. Linda, vuoi perdonarmi?"
Linda rimase senza parole, sopraffatta dalla meraviglia. Dio si stava prendendo tanto cura di lei da
arrivare a parlare alla sua illustre matrigna dei loro problemi! Il Signore doveva amarla davvero…!
20
"Oh, mamma, sono al settimo cielo! Certo che ti perdono. Oh, mamma, ti voglio bene davvero!". E
Linda abbracciò sua madre.
"Ed io voglio bene a te, Linda" replicò Catherine. Linda gridò di gioia e pensò: "Se la mamma, che è
sempre sembrata così vicina a Dio, non è arrabbiata con me, probabilmente nemmeno Dio lo sarà!"
(o.c. - pp. 138-141)
Foglio di lavoro sulle emozioni
Qui sotto c'è una lista di emozioni negative. Fai un segno accanto a quelle che stai provando in questo
momento o che hai provato di recente.
___ frustrazione
___ scoraggiamento
___ invidia
___ vergogna
___ pessimismo
___ amarezza
___ autocommiserazione
___ rabbia furiosa
___ rimpianto
___ astio, ostilità
___ angoscia
___ ansia
___ collera
___ depressione
___ gelosia
___ senso di colpa
___ paura
___ scarsa autostima
Qui sotto c'è una lista di emozioni positive. Di quali di queste senti di aver particolarmente bisogno in
questo periodo?
___ amore
___ aspettazione
___ pace
___ potere
___ gioia
___ assertività
___ fiducia
___ compassione
___ felicità
___ accettazione
___ forza
___ tolleranza
___ autostima
___ sicurezza
___ comprensione
___ speranza
___ perdono
___ autocontrollo
___ pazienza
___ senso dell'avventura
___ tranquillità
1. Avrai bisogno di un taccuino. In cima ad ogni pagina, scrivi tutte le emozioni negative che hai
individuato. E sotto esplora quell'emozione. Perché ti senti così? Offri a Dio ognuna di queste
emozioni negative in preghiera, tenendo le palme delle mani rivolte verso il basso (come nell'atto di
gettarle via). Quindi gira le palme verso l'alto (come nell'atto di ricevere) e domandagli le emozioni
positive che desideri ricevere in dono da Lui, al posto di quelle negative.
2. Usando una Concordanza Biblica, cerca nella Bibbia dei passi che promettono le emozioni
decisamente positive di cui hai bisogno. Leggi ogni promessa in diverse versioni delle Scritture. Usa
dei piccoli cartoncini per scrivere almeno un versetto per ogni emozione positiva. Metti questi bigliettini
in posti strategici, in modo da poterli rileggere spesso.
3. Prova a parafrasare le promesse della Bibbia. Scrivi la promessa, inserendo il tuo nome al posto
giusto. Che cosa ti sta dicendo Dio tramite quel versetto? Quindi scrivi la tua risposta sottoforma di
una preghiera di accettazione e resa.
4. I salmi sono pieni di riferimenti a varie emozioni. Leggi un salmo sottolineando le emozioni negative
in un colore e quelle positive in un altro colore.
5. Leggi il capitolo "Felicità nel Signore" nel libro "Steps to Christ" ("La Via Migliore" di Ellen White ndt). Fai una lista delle azioni positive che puoi mettere in atto quando sei alle prese con dei cattivi
sentimenti.
Studio della Bibbia: La lotta di Agar (Genesi 21:9-20)
Sara partorì Isacco in età avanzata ed fu felicissima fino a quando suo figlio ebbe tre anni circa. Allora
Ismaele, il figlio diciassettenne di Agar e Abramo, cominciò a farsi beffe di Isacco. Sara chiese che
21
Agar ed Ismaele fossero mandati via e Dio disse ad Abramo di agire secondo la richiesta della moglie.
Il Signore disse ad Abramo: "So che ti senti ferito, ma non ti devi preoccupare del futuro d'Ismaele ed
Agar, sua madre. Io veglierò su di loro. Fai ciò che Sara ti chiede in quanto Isacco sarà tuo erede e
dev'essere trattato come il tuo primogenito. Mi prenderò cura di Agar e benedirò Ismaele; moltiplicherò
la sua progenie in modo che diventi un grande popolo, perché anche lui è tuo figlio" (vers. 12-13).
Il giorno seguente, Abramo andò da Agar e le riferì quanto Dio aveva detto. Ella accettò le istruzioni di
Dio e, quando fu pronta per partire, Abramo la rifornì di tutto ciò di cui avesse bisogno, oltre a cibo ed
acqua per il viaggio. Così madre e figlio s'incamminarono verso sud seguendo una delle vie
commerciali verso Beersheba (vers. 14).
Ma il cibo e l'acqua terminarono presto. Nessuna carovana era passata di lì: Agar
aveva sperato di trovare in
questo modo un passaggio
fino in Egitto. Trovò un grosso cespuglio, allora disse a
Ismaele di restare all'ombra
finché lei non fosse riusciva
a trovare dell'acqua (vers.
15).
Fece un piccolo tratto, poi
cadde sulle ginocchia e si
disse: "Se Dio vuole che
muoia di sete, sono pronta,
ma vedere mio figlio morire... questo è davvero troppo!" Quindi cominciò a piangere (vers. 16).
Ma Dio aveva vegliato su Agar ed udì il pianto di ambedue. Egli mandò un angelo dal cielo per dirle:
"Agar, non aver paura, non ti preoccupare. Dio ha visto le tue lacrime ed udito le tue preghiere, e mi
ha mandato per aiutarti… Alzati, torna indietro e prendi per mano tuo figlio; io ti mostrerò dove puoi
trovare dell'acqua. Vivrete tutti e due e tuo figlio diventerà padre di una grande nazione" (vers. 17,18).
Quando essa guardò nella direzione che l'angelo stava additando, vide una sorgente. Andò lì, riempì
la sua brocca ed ambedue bevvero a sazietà (vers. 19).
Dio si prese cura di Agar e di suo figlio; essi presero una carovana diretta a sud e si stabilirono in una
regione dell'Egitto. Là il ragazzo crebbe e divenne un abilissimo cacciatore (vers. 20).
Riflettiamo:
1. Quali emozioni negative provarono Agar, Abramo e Ismaele?
2. Quali dei sei principi biblici esposti in questa lezione riesci a vedere esemplificati in questo
episodio?
ƒ
Dio comprende i nostri sentimenti.
ƒ
Il contatto con Dio trasforma le emozioni negative.
ƒ
Dio può sopperire ai nostri bisogni emozionali.
ƒ
Dio usa gente preparata per aiutarci nella guarigione di profonde ferite.
ƒ
I sentimenti seguono le azioni.
ƒ
Noi possiamo scegliere il nostro stato d'animo.
3. Quale messaggio racchiude questa storia per i genitori di figli problematici?
22
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N°° 44
A
Affffrroonnttaannddoo llaa rreeaallttàà:: LLee ddiiffffeerreennzzee
Tutte le persone sono diverse le une dalle altre. Come non esistono due fiocchi di neve della stessa
forma, così non esistono due individui che abbiano la stessa combinazione di geni, cromosomi e DNA.
Ognuno di noi è un essere umano unico, con le sue impronte digitali, la sua particolare impronta del
piede ed il suo particolare tono di voce. Noi non pensiamo tutti nella stessa maniera, non
comunichiamo o socializziamo tutti nello stesso modo. Vediamo le cose in modo diverso, udiamo in
modo diverso e abbiamo sensazioni diverse. Capire queste differenze può aiutarci ad avere migliori
relazioni interpersonali. In questa lezione, focalizzeremo tre specifici modi di essere diversi.
Analizzeremo:
1. Le differenze fra i sessi,
2. Le differenze fra le personalità,
3. Le differenze negli stili d'apprendimento.
1. Le differenze fra i sessi
Uomini e donne sono diversi! Siamo diversi fisicamente, mentalmente, emozionalmente, socialmente
e sessualmente. Dedicheremo qualche minuto ad una piccola serie di differenze, quelle che
riguardano il modo di comunicare. Molti libri sono stati scritti su questo argomento. Faremo una
semplice lista di alcune di queste differenze, senza ulteriori commenti. Però attenzione: ogni
personalità è diversa; forse non tutte queste caratteristiche si applicheranno agli uomini o alle donne
della vostra famiglia. Queste sono esatte tenendo conto della media generale, ma potrebbero non
essere applicabili ad ogni maschio e ad ogni femmina.
a) Le donne tendono a focalizzarsi sugli altri; gli uomini tendono a focalizzarsi su se stessi → Una
conseguenza di ciò è che le donne sono più concentrate sulle persone, mentre gli uomini lo sono
maggiormente sulle cose.
b) Le donne hanno più bisogno d'intimità; gli uomini necessitano di maggior distanza nelle relazioni
interpersonali → L'intimità emozionale è molto più importante per le donne che per gli uomini.
c) La più grande paura degli uomini è sentirsi soffocati,
mentre la più grande preoccupazione delle donne è l'essere
abbandonate → L'identità del maschio si sente minacciata
dall'intimità, mentre l'identità della femmina si sente
minacciata dalla separazione. Di conseguenza gli uomini
hanno difficoltà con le relazioni interpersonali, mentre le
donne hanno difficoltà a sviluppare personalità indipendenti.
d) Le donne tendono ad identificarsi troppo con le persone;
gli uomini tendono ad identificarsi troppo con il lavoro → Il
punto focale nella vita di una donna è la propria relazione
con il marito e la famiglia; il punto focale nella vita di un
uomo è il lavoro. Questo porta la donna a sacrificare i propri
bisogni in favore dei bisogni della famiglia. Talvolta questo
porta i figli adulti a sentirsi soffocati. La concentrazione
dell'uomo sul lavoro può portare ad una lavoro-dipendenza
(di tipo nevrotico), che può portare a fargli perdere più
facilmente contatto con la propria famiglia.
e) Gli uomini tendono a parlare delle cose, mentre le donne
parlano di più delle persone → Le donne s'interessano dei
problemi, delle reazioni e delle risposte. Gli uomini sono più interessati a come funzionano le cose, i
fatti e le statistiche.
23
f) Gli uomini valutano le parole secondo il loro significato razionale, mentre le donne cercano i
significati nascosti → Il tentativo di una madre di scoprire perché un figlio maschio adulto dica o faccia
qualcosa, può risultare molto fastidioso per lui.
g) Il linguaggio di una donna tende ad essere più circospetto; quello dell'uomo più diretto → Agli
uomini piace essere diretti e andare dritti al punto in modo chiaro, succinto e sincero. Le donne sono
più preoccupate di urtare i sentimenti di qualcuno, cosicché il loro approccio alle cose è molto più
indiretto. Le donne vogliono che gli uomini seguano gli indizi, leggano nella loro mente quello che
desiderano. Gli uomini non si capacitano del perché le donne non possano semplicemente dire quello
che hanno in testa.
h) Quando sorge un problema per qualcuno, gli uomini tendono a
dare consigli (soluzioni), mentre le donne donano empatia
(solidarietà) → Quando una figlia adulta parla al padre dei suoi
problemi, è in cerca di simpatia e comprensione, una spalla su cui
piangere. Di solito non vuole consigli o che le si dica che cosa deve
fare.
i) Gli uomini ritengono la conversazione una specie di competizione
per vedere chi avrà la meglio. Le donne considerano la conversazione un modo per entrare in contatto con qualcuno → Di conseguenza gli uomini non vedono la necessità di conversare molto con
i membri della famiglia, dove la competizione non è lo sbocco
naturale, e le donne hanno bisogno invece di conversare molto con
i componenti della famiglia per sentire l'unione.
l) Avere ragione è molto più importante per gli uomini che per le donne → Le donne non hanno così
bisogno di sentirsi esperte. Si possono fare grosse discussioni in famiglia per sapere chi ha ragione e
chi torto. I genitori hanno la tendenza a trasmettere il messaggio: "I genitori ne sanno di più", anche
quando i figli sono cresciuti. Ma è più difficile per i padri che per le madri cedere con i figli adulti,
permettendo che abbiano le loro proprie idee ed opinioni, anche diverse dalle loro.
(Questa sezione è stata tratta dal libro di Chris Evatt, "Opposite Sides of the Bed" - "Le parti opposte
del letto")
2. Le differenze fra i vari tipi di personalità
Quando Gesù era sulla terra, studiò i tratti del carattere dei discepoli con cui lavorava. Ecco alcune
citazioni che mostrano l'importanza della comprensione delle fondamentali differenze fra le persone.
Ogni volta che Ellen White parla di tratti del carattere, possiamo intendere tratti della personalità, che
significa la stessa cosa.
"Il Salvatore conosceva il carattere (la personalità) degli uomini che aveva scelto, le loro debolezze e i
loro errori... Trepidava per loro". ("La Speranza dell'Uomo" - p. 202)
"Quando seguì Gesù, aveva delle ottime qualità (l'inglese dice: "tratti del carattere" - ndt), grazie alle
quali poteva essere una benedizione per la chiesa". (o.c. - p. 204)
"Gli apostoli differivano molto gli uni dagli altri per abitudini e per carattere (personalità) ... Simone,
l'ardente zelota... Pietro, generoso e impulsivo; Giuda, dall'animo meschino; Tommaso, sincero ma
timido e dubbioso; Filippo, lento e incline al dubbio; infine gli ambiziosi e aperti figli di Zebedeo". (o.c. p. 205)
Possiamo vedere in questi discepoli esempi di quelli che oggi sono chiamati i quattro fondamentali tipi
di temperamento: sanguigno, collerico, melanconico e flemmatico.
a) Sanguigno
Generoso: l'impulsivo Pietro è un esempio di temperamento sanguigno. I sanguigni sono spontanei,
sempre in mezzo a tutte le faccende; pronti a parlare, non hanno paura di salire alla ribalta; si
offendono facilmente, ma dimenticano velocemente. I sanguigni sono chiacchieroni, entusiasti, curiosi,
appassionati e sinceri di cuore. Fanno amicizia facilmente e non tengono rancore. Tuttavia, sono a
volte indisciplinati, parlano prima di pensare e non sempre mantengono le promesse.
24
b) Collerico
Simone, il fiero zelota era probabilmente un collerico. Anche Giacomo e Giovanni avevano questo
temperamento. I collerici credono che il loro modo di vedere le cose sia quello giusto;
s'impadroniscono del potere e della leadership, sono autosufficienti e indipendenti. Hanno una forte
volontà e non hanno paura di correggere gli errori altrui. Sono degli organizzatori e non perdono di
vista il loro obiettivo. Possono essere autoritari, impulsivi ed egoisti. Sembrano sguazzare bene nelle
controversie e nelle discussioni.
Foto: Dipinto di Marta Mangiabene
c) Melanconico
Tommaso mostra alcune delle caratteristiche
della personalità melanconica. Era timido e
pauroso, insicuro. Le persone melanconiche
sono profonde e riflessive, nonché molto
attente ai dettagli. Si scelgono gli amici con
attenzione, ma sono fedeli e devoti. Spesso si
focalizzano sugli aspetti negativi e sono
pessimisti. Sono spesso critici e sospettosi
nei confronti degli altri.
d) Flemmatico
Filippo era probabilmente un flemmatico. Era
lento a credere, dubbioso. Era diplomatico nei
suoi rapporti con gli altri, cosa che si intuisce
dal suo incontro con i Greci. I flemmatici
hanno una personalità non esuberante. Se la
prendono comoda, sono rilassati, calmi, freddi
e padroni di sé. È facile andarci d'accordo e
possiedono una grande capacità di provare compassione ed interessarsi agli altri. Sono competenti e
stabili, ma evitano i conflitti. Non si spostano facilmente e resistono ai cambiamenti.
(Tratto da: "Your Personality Tree" - "Il tuo albero della personalità" di Florence Littauer)
Nel suo libro "The Best You Can Be", Dorothy Eaton Watts racconta delle difficoltà cui dovette far
fronte, avendo a che fare con figli (adottivi) dalle personalità differenti:
«Ron tornò a casa dopo un lungo viaggio giusto in tempo per trovare Dorothy sconvolta a causa del
comportamento che i loro tre figli adolescenti tenevano in casa. In effetti, essa era così impaziente che
andò a prenderlo alla stazione e prima che il pover'uomo ebbe messo i bagagli nella macchina, lei
cominciò il racconto delle sue sventure. Lui l'ascoltò per tutto il tragitto fino a casa. Nel tempo che ci
volle per disfare le valige, fare il bagno e mangiare qualcosa, lei gli disse proprio tutto.
"Vuoi sapere qual è il tuo problema, Dorothy?" le domandò.
Lei smise di piangere e lo guardò incredula: "Cosa?!... Il mio problema? Io non ho un problema. Loro
hanno un problema!"
"Sì, Dorothy, il tuo problema! – sorrise Ron – Tu stai tentando di fare la parte di Dio con quei ragazzi!
Stai tentando di trasformarli alla tua collerica, lavoro-dipendente immagine. Non c'è modo che tu
possa indurre i nostri figli a diventare quella specie di persona seria, dura lavoratrice, signora "faisempre-la-cosa-giusta" e signora "porta-a-termine-le-cose", che sei tu!! Loro non sono fatti così…
Allora perché non la smetti di cercare di cambiarli?"
"Bah!... – borbottò lei – Forse hai ragione tu".
Più ci pensava e più si trovava d'accordo con lui. Era esattamente quello che aveva cercato di fare…
rifare i figli a propria immagine.
David era il pagliaccio della famiglia. Poteva indurli a ridere anche quando faceva il birichino. Al primo
giorno di scuola lei gli disse: "Farai meglio ad essere buono o ti beccherai una sculacciata dalla tua
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maestra!". Lui aveva scosso la testa, ruotando i suoi grandi occhi scuri e replicando: "Nessuno
sculaccerebbe un delizioso bimbetto come me!". E in effetti nessuno lo fece, benché se lo fosse
meritato più di una volta. David aveva un temperamento sanguigno.
Esther era una ragazzina quieta e pensierosa, ma molto, molto lenta. Era sempre l'ultima ad essere
pronta in qualsiasi occasione, e questo aveva messo oltremodo alla prova sua madre. Tuttavia, la sua
camera era sempre pulita e ordinata. I suoi cassetti erano organizzati bene, gli stivali ed i vestiti
ordinati per misura. Ester aveva un temperamento misto fra melanconico e flemmatico.
Stephen era un ragazzo spensierato la cui camera era sempre un completo disastro. Aveva un sacco
di amici ed era pronto ad andare ovunque e tentare ogni impresa. Era generoso, disponibile a
condividere con gli amici qualunque cosa avesse. Anche Stephen aveva un temperamento sanguigno.
Dorothy decise che il marito aveva ragione. Dio aveva creato ognuno di loro come un individuo unico
al mondo. Non c'era bisogno che lei diventasse così impaziente con quelli che non avevano il suo
stesso temperamento collerico.
Le cose andarono molto meglio quando smise di tentare di cambiare i suoi figli e cominciò invece ad
apprezzarli per le persone speciali che in effetti erano.»
3. Le differenze fra gli stili di apprendimento
Recenti ricerche hanno dimostrato che gli individui adottano diversi stili di apprendimento e di
comunicazione. Esistono tre grandi categorie di modi di apprendere: uditivo, visivo e sensoriale.
Uno studio ha dimostrato che il 40% delle persone apprendono in modo visivo; il 20% in modo uditivo
e un altro 40% in modo sensoriale (Marlene LeFever, Virtue, Sett./Ott. 1989 - p. 16).
Un altro studio mostra invece che il 10% apprende in modo uditivo; il 15% in modo visivo e il 75% in
modo sensoriale (Monte Sahlin, ABBA, Maggio/Giugno 1991 - p. 6).
Un altro studio ancora afferma che il 30% apprende in modo visivo; il 25% in modo uditivo; il 15% in
modo sensoriale e il 30% in modo misto (Walter B. Barbe e Michael N. Milone, Jr., Instructor, 89 1980 - pp. 44-47).
Le percentuali possono variare a secondo dell'età, del livello di educazione o di cultura delle persone
esaminate. Il punto non è la percentuale di ogni categoria, ma il fatto che le persone apprendono e
comunicano in modo diverso le une dalle altre.
La comunicazione è più autentica per noi, quando stiamo usando il senso o i sensi che preferiamo. Le
relazioni interpersonali migliorano quando gli individui si rapportano nel loro modo preferito. Tenere in
considerazione queste differenze migliorerà moltissimo le relazioni interpersonali.
a) Coloro che apprendono e comunicano in modo visivo
Persone di questo genere usano parole come: guardare, vedere,
apparire. "Vedo dove vuoi arrivare" - "Non lo vedo bene" - "Adesso
guarda un po' che cosa hai fatto!".
Queste persone sono molto interessate a come le cose appaiono.
Sono preoccupate se i colori non si combinano fra loro o se le sedie
non sono bene allineate nella sala-riunioni. Spesso sono critici
riguardo all'apparenza delle cose o delle persone.
Se vuoi comunicare con una persona così, farai bene a fare dimostrazioni, argomentare usando
qualche metodo visivo, o raccontare una storia molto evocativa, piena di immagini. Hanno bisogno –
per essere raggiunte dalla comunicazione – di un livello visivo molto concreto, in modo che possano
"vedere il tuo punto di vista". Queste persone apprezzeranno doni tipo fiori, capi di vestiario dello stile
e del colore con cui si sentano più a loro agio. Saranno molto più impressionate da una bella tavola
preparata che dal sottofondo musicale. Una comunicazione scritta raggiunge meglio una persona che
comunica in modo visivo, piuttosto di un messaggio detto a voce.
b) Coloro che apprendono e comunicano in modo uditivo
Le persone di questo genere usano parole come: ascoltare, udire, parlare, suono. "Non mi suona
giusto" - "Ti sento!" - "Non mi ascolta!".
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Sono molto interessate al modo in cui "suonano" le cose. Ascolteranno molto volentieri un sermone
registrato. La musica è una parte importante della loro vita. Si preoccupano della disarmonia dei
suoni. Saranno critici riguardo alle parole che la gente sceglie per esprimersi. Sono sintonizzati sulle
parole, i discorsi, i suoni.
Se vuoi comunicare con una persona così, dovrai essere in grado di comunicare scegliendo bene le
parole e le argomentazioni. Apprezzeranno le poesie ed i messaggi in musica. Saranno impressionati,
durante un servizio sacro in chiesa, più dalla musica che dai fiori che stanno sulla piattaforma. Un
messaggio cantato o parlato sarà molto significativo per persone di questo genere. Preferiscono
sentirsi dire: "Mi stai molto a cuore" piuttosto che ricevere un dono che gratifica gli occhi. Le parole
sono molto importanti e il parlare per loro è più importante che lo scrivere.
c) Coloro che apprendono e comunicano in modo sensoriale
Le persone di questa categoria usano parole come: provare, toccare, gustare, maneggiare. "Non mi
sembra giusto" (l'inglese usa il verbo "to feel" = provare sentimenti,
sensazioni, sentire con il tatto - ndt) - "Sono rimasto molto toccato da
quella storia".
Tali persone sono molto interessate alle sensazioni. Saranno disturbate dai cattivi odori o non si sentiranno a loro agio a causa della
mancanza d'aria o della temperatura non adatta in un ambiente.
Amano i mobili confortevoli e sono più interessati al gusto del cibo
che alla tavola preparata o al sottofondo musicale. Sono critici
riguardo a come la gente li fa sentire. Sono sintonizzati sul tatto, sul
gusto e gli odori.
Una persona così vuole sentire il tuo amore mediante gli abbracci ed
il contatto fisico. È difficile per loro stabilire un rapporto con una
persona cui non piace molto toccare. Esse gioiscono per dei doni che
si possono odorare o gustare o li fanno sentire amati. Quello che fai
per una persona così è molto più importante delle parole che puoi
dire o scrivere. Un abbraccio può comunicare molto di più di una
poesia o un bouquet di fiori.
Noi tendiamo normalmente a comunicare amore nel modo in cui ci
piace riceverlo. Di conseguenza un uomo che comunica in modo
visivo potrebbe regalare fiori ad una figlia che comunica in modo
sensoriale, la quale preferirebbe di gran lunga dei cioccolatini e un
abbraccio. Una donna che comunica in modo uditivo può scrivere
una poesia o mandare un nastro registrato, che sarà ascoltato raramente, perché sua figlia – che
comunica in modo visivo – vuole qualcosa di più tangibile, che possa starle sotto gli occhi come un
ricordo dell'affetto di sua madre.
*****
Diventando più osservatori riguardo al modo in cui i nostri figli adulti parlano, le cose di cui si
lamentano, quelle di cui gioiscono, capiremo meglio quello che possiamo fare per comunicare nel loro
linguaggio peculiare. Dopo tutto, a che cosa serve mandare un messaggio che non può essere
ricevuto? Più capiamo i nostri figli, meglio saremo in grado di relazionarci con loro. Molto problemi di
rapporti interpersonali hanno radici nella non accettazione delle altrui differenze.
Comprendere che gli stili di comunicazione dei nostri figli sono diversi dai nostri, ci può rendere attenti
alla necessità di alternare i metodi che usiamo per comunicare con loro. Le parole affettuose possono
essere tipiche di un genitore che comunica in modo uditivo. Tuttavia, se si rende conto che il figlio
preferisce la comunicazione sensoriale, può usare una maggiore quantità di messaggi che includano il
tatto, il gusto e l'odorato. Se il figlio fosse una persona caratterizzata dall'apprendimento visiva, il
genitore può adattare il proprio modo di comunicare, facendo attenzione al vestiario, alla tavola
preparata o ad un bel bouquet di fiori in qualche occasione speciale. Le telefonate, le parole scritte, i
doni tangibili, gli abbracci ed i piatti preferiti potranno essere comunque apprezzati, ma certe cose
rassicureranno più di altre a secondo dello stile di comunicazione della persona interessata.
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Invece di fare sempre le stesse vecchie cose che, anno dopo anno, non funzionano mai, la comprensione delle differenze può aiutarci a tentare nuovi ed innovativi metodi per comunicare, fino a che non
troveremo qualcosa che funziona davvero per le peculiarità di nostro figlio.
Come genitori affettuosi, cercheremo di capire tutte le aree nelle quali i nostri figli sono diversi, in
modo da confermare questa loro unicità, invece di sentirci turbati perché non sono come noi.
Comprendere le differenze può aiutarci a far sì che nostro figlio si senta libero/a di essere se stesso/a,
un individuo unico che Dio ha creato tale.
Molti malintesi potrebbero essere evitati se i genitori accettassero le differenze nei loro figli, imparando
ad apprezzare l'unicità di ognuno di loro e cercando i modi per venire incontro ai loro specifici bisogni.
Un'esperienza di vita
Jill Briscoe è nata a Liverpool, in Inghilterra. Si è sposata con un pastore; in seguito hanno esercitato il
loro ministero nella chiesa di Elmbrook, a Waukesha, Wisconsin. È autrice di oltre venti libri e
responsabile del Ministero delle Donne della sua chiesa.
Ecco uno stralcio tratto dal libro "What My Parents Did Right" ("Che cosa i miei genitori fecero bene").
«Ho anche apprezzato il modo in cui i miei genitori ci hanno permesso di essere noi stesse e di
scoprire quali erano i nostri doni. Se mi guardo indietro, ora mi rendo conto che mio padre aveva
sperato che fossi un maschio, perché sognava che rilevassi gli affari di famiglia. Ho conosciuto questa
sua delusione solo dopo la sua morte. Nascose i suoi sentimenti a questo riguardo e si adoperò per
essere il miglior padre che una ragazza potesse avere.
Forse il fatto che mia sorella volesse entrare nel mondo degli affari l'aiutò, ma dapprima egli resistette
al suo desiderio d'imparare come diventare un abile meccanico ed imparare un mestiere da uomini in
un mondo di uomini, in un tempo in cui le donne non facevano questo genere di cose. Ma poi, dopo
averle esternato la sua preoccupazione, la introdusse nell'azienda, le diede la sua benedizione e le
permise di sbocciare e crescere. Nel frattempo, incoraggiava me a perseguire il mio sogno di essere
un'insegnante.
Alla fine i miei genitori ci lasciarono prendere il volo… Quanto costò loro, non lo saprò mai. Adesso
che sono nonna, posso guardare indietro alle mie personali lotte per lasciar andare i miei figli. Quanto
è stato difficile preparare le loro vele, poi spingerli lontano dal molo, verso il tramonto! Ma, con l'aiuto
di Dio, ho imparato che aggrapparsi e tenere stretto a sé uccide la sola cosa che voglio mantenere
intatta: una preziosissima relazione fra adulti. Il problema è: come tenerli delicatamente, non
strettamente. Quando fui – come madre – a questo grosso crocevia, l'esempio dei miei genitori mi
aiutò.
Un giorno raggiunsi Liverpool per dire a mia madre, che era rimasta vedova, che stavamo per
trasferirci negli Stati Uniti. Mi scendevano le lacrime sulle guance, mentre notavo quanto fosse
scioccata. Quando la sentii dire: "Ma come puoi lasciarmi?", mi sentii lacerata fra le due persone che
amavo di più: mia madre e mio marito. Ma poi ecco sul suo viso un'espressione di generoso,
disponibile amore, sempre pronto al sacrificio, così tipico di lei: "Mi dispiace, Jill. Quanto egoismo da
parte mia! Naturalmente devi andare; il tuo posto è al fianco di Stuart!".
Ci abbracciammo forte, sapendo che lei non sarebbe mai venuta a trovarci (aveva infatti un'enorme
paura di volare), e imparando ancora una volta, insieme, l'importanza – nell'amore – di lasciar andare
e sacrificarsi.
Quando venne il mio turno di lasciar andare i miei figli, fui in grado di farlo in modo così aperto, perché
mia madre mi aveva insegnato che NON LASCI ANDARE UN RAPPORTO, ma solo LA TUA
DIPENDENZA DA QUEL RAPPORTO. Lei lo aveva fatto bene; per questo e tutte le altre cose che lei
e papà hanno fatto, io ringrazio Dio!» (o.c. - pp. 33-34).
Scopri te stesso
Immagina che il comitato per gli incontri sociali della tua chiesa stia organizzando un picnic che
includa giochi con il pallone. Quale parte ti piacerebbe avere in questa occasione? Dove ti troveresti
più a tuo agio?
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1. Coordinatore del picnic
Tu sei quello/a che assume la direzione. Ti occupi del pagamento delle quote individuali ed organizzi
ogni cosa. Tu sei quello/a che tiene il fischietto e richiama tutti alle varie attività. Potresti anche essere
l'arbitro della partita di pallone.
2. Giocatore di pallone
Vuoi essere al centro dell'azione, sia che si tratti di baseball o di tiro alla fune. Ti piace sentire gli
incitamenti della folla, mentre stai correndo a casa-base (termini tecnici del gioco del baseball - ndt) o
mentre stai tirando il nodo al di là della linea che segna la vittoria nel tiro alla fune. Durante il pranzo
riunisci un gruppo attorno a te e racconti barzellette.
3. Quello che fa parte del comitato incaricato del cibo
E qualsiasi altro comitato, per intenderci. Ti piace lavorare dietro le quinte, occupandoti dei dettagli
necessari alla piena riuscita del picnic. Ti senti gratificato di preparare il pasto, fare dei cartelloni,
mandare gli inviti, comprare le provviste, o partire in anticipo per preparare una corsa agli ostacoli.
4. Quello che applaude e si diverte
Prendi la tua sedia da giardino o la coperta e ti accontenti di sederti in fondo, mentre guardi gli altri
lavorare ed esibirsi. Se partecipi ad un gioco, è perché gli altri insistono e tu prendi parte al gioco solo
per far loro piacere e per non fare tante storie. Preferisci evitare i conflitti.
Quale di questi tipi ti descrive meglio?
1. Se ti riconosci nel tipo N° 1, sembra che tu sia un collerico. Ti piace veder le cose fatte... adesso!
Sei energico, dinamico, forte lavoratore, disciplinato e ben organizzato. Sei anche autoritario ed
ostinato. Hai bisogno di avere tutto sotto controllo.
2. Se ti riconosci nel tipo N° 2, sei probabilmente un sanguigno. Ami la gente, l'azione, il divertimento
e metterti in mostra. La gente ti galvanizza. Essere con gli amici è molto importante.
3. Se ti riconosci nel tipo N° 3, sei un probabile melanconico. Ti piacciono i dettagli, la creatività e vuoi
che le cose siano fatte bene. Sei un perfezionista. Potresti essere quello che scrive una piccola
relazione dell'avvenimento da far pubblicare nelle "Notizie della chiesa".
4. Se ti riconosci nel tipo N° 4, hai probabilmente un temperamento flemmatico. Ami piuttosto essere
fra il pubblico, sederti dietro, rilassarti e godertela. Sei affidabile ed è facile andar d'accordo con te, sei
un mediatore.
(Dorothy Eaton Watts, "The Best You Can Be"- pp. 105-106)
Studio della Bibbia: Giacobbe ed Esaù (Genesi 25:22-27)
Ancora prima che i due bambini nascessero, Rebecca era
sicura di avere dei gemelli, perché sembrava che ci fosse
una guerra in atto fra di loro. Rebecca si disse: "Se così è,
perché vivo? E andò a consultare l'Eterno" (vers. 22).
Il Signore disse: "Due nazioni sono nel tuo seno e due
popoli separati usciranno dalle tue viscere. Uno dei due
popoli sarà più forte dell'altro, e il maggiore servirà il
minore" (vers. 23).
E quando venne per lei il tempo di partorire, ecco che ebbe
due gemelli, proprio come il Signore aveva detto (vers. 24).
Il primo bambino che uscì era rosso con un sacco di peli
che coprivano tutto il corpo, così fu chiamato Esaù, che vuol
dire "peloso" (vers. 25).
L'altro gemello venne fuori tenendo stretto il calcagno del
fratello e fu chiamato Giacobbe, che vuol dire "uno che
tiene per il tallone" (vers. 26).
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I due ragazzi crebbero, i genitori poterono notare la grande differenza che c'era fra di loro. Esaù era
un tipo che non stava mai fermo, interessato alla caccia, nella quale divenne molto esperto, mentre
Giacobbe era tranquillo, preferiva restare nelle tende e prendersi cura del gregge (vers. 27).
«Giacobbe ed Esaù, i due gemelli di Isacco, avevano un carattere opposto e conducevano una vita
molto diversa... Esaù crebbe ricercando il proprio interesse e occupandosi unicamente del presente;
insofferente alle limitazioni, provava diletto nella libera e selvaggia attività di cacciatore che presto
scelse come stile di vita. Tuttavia egli era il figlio prediletto del padre, che pur essendo un pastore
calmo e pacifico, ammirava il coraggio e la forza del figlio maggiore, che senza timore superava
montagne e deserti e, tornando a casa, oltre a portargli la selvaggina, raccontava le sue interessanti
avventure. Giacobbe era invece riflessivo, diligente e preciso; pensava più al futuro che al presente,
ed era contento di vivere a casa e di occuparsi del gregge e della coltivazione del terreno. La madre
ne apprezzava la perseveranza, la parsimonia e la prudenza; l'affetto profondo e saldo, le attenzioni,
così gentili e continue, che Giacobbe riservava per lei, la rallegravano molto più delle evidenti ma
occasionali gentilezze di Esaù.» (Ellen White, "Conquistatori di Pace" - p. 134)
Riflettiamo:
1. I quattro tipi di personalità sono tutti rappresentati in questa famiglia, ogni componente un tipo
diverso: sanguigno, collerico, melanconico, flemmatico.
2. Fai una lista di tutti i tratti della personalità che risaltano dalle Scritture e da questa citazione della
White. Pensa alle azioni di Rebecca, quando il servo venne a cercare una moglie per Isacco, e a
come si comportò con marito e figli. Dovrebbe essere chiaro che tipo era: organizzava, faceva le cose
a modo suo, assumeva la direzione. Dopo aver fatto la lista delle caratteristiche di ogni persona,
decidi quale temperamento avevano.
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Coossttrruuiirree ppoonnttii
Immagina di vivere in un'isola, mentre ognuno dei tuoi figli vive in un’altra isola. Non esistono né
telefoni, né mezzi di trasporto. Devi costruire un ponte dalla tua isola verso le altre, in modo da
passarci liberamente avanti e indietro.
In un certo senso, noi siamo tutti isole nel mare dell'umanità. La
comunicazione è il ponte che costruiamo per relazionarci con un altro
individuo. La comunicazione è il ponte dell'amore che ci mette in
rapporto con gli altri, ma specialmente con i nostri ragazzi.
Disegna il tuo ponte con quattro pilastri. Ognuno di essi vi porta
incisa una lettera della parola LOVE (che in inglese vuol dire
AMORE): L-O-V-E. Ciascuna lettera rappresenterà una delle cose
che noi possiamo fare anche ora, a questo stadio della nostra vita,
per riparare il nostro ponte dell'amore, così da metterci in condizione
di comunicare con i nostri figli adulti.
L come Listen = ASCOLTARE
"Ogni uomo dovrebbe essere pronto ad ascoltare, lento a parlare". (Giacomo 1:18). Ascoltare è una
maniera per dimostrare amore nei confronti dei nostri ragazzi. Molti di noi non sono buoni ascoltatori.
Quando i nostri ragazzi parlano, noi solitamente pensiamo a ciò che vorremmo dire e alle risposte che
vorremmo dare.
Sono stati scritti numerosissimi libri sull'argomento, ma possiamo riassumere le regole del buon
ascolto in tre principi basilari:
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1. Usa il linguaggio del corpo per mostrare che stai ascoltando.
2. Fai domande "aperte".
3. Usa un ascolto riflessivo.
1. Il linguaggio del corpo
Gli esperti ci dicono che il 90% della comunicazione si effettua con il linguaggio del corpo. Spesso
diciamo una cosa, ma in realtà sottintendiamo qualcos'altro, e il linguaggio del corpo lo rivela.
Un buon ascoltatore guarda in modo diretto chi parla, spalla a
spalla e faccia a faccia. Gli sta di fronte in modo rilassato, senza
incrociare né braccia, né gambe. Si protende leggermente verso
l'interlocutore, guardandolo negli occhi.
Due professori di psicologia, Allen Ivey e John Hinkle,
effettuarono un esperimento per dimostrare l'importanza di
prestare attenzione. Essi addestrarono sei studenti del college
nella tecnica dell'ascolto mediante il linguaggio del corpo.
Filmarono poi una classe, nella quale erano inseriti i sei studenti,
alla quale parlava un oratore. Questi cominciò leggendo i suoi
appunti, parlando in modo monotono, senza gestualità e
prestando pochissima attenzione agli studenti. Era veramente
noioso!
Ad un dato segnale, i sei studenti sciolsero le gambe e le braccia, che erano state incrociate fino a
quel momento, protendendosi in avanti sulle sedie e fissando l'oratore, con tutto il corpo in posizione
d'ascolto. Dopo circa trenta secondi, l'oratore fece il suo primo movimento con la mano. La sua voce
prese un tono vibrante, più vivo. Guardava quegli studenti, mentre parlava con il cuore; diventò vivo e
interessante! La trasformazione era semplicemente dovuta al fatto che gli era stata prestata
attenzione! (Robert Bolton, "People Skills" - pp. 33-34).
Un'altra parte importante del linguaggio del corpo è il livello degli occhi. Mettersi più in alto di tuo
figlio/a quando parli, significa proporti come un'autorità, come quello/a che mantiene il controllo. Se
vuoi realmente comunicare, come fra amici, fai attenzione a mantenere gli occhi al loro stesso livello
o, ancora meglio, siediti più in basso, così da dar loro la sensazione di superiorità.
I genitori che cercano di mettere in pratica il linguaggio del corpo con i loro figli, sono già a buon punto
nella costruzione del ponte dell'amore. A volte, con il nostro atteggiamento, allontaniamo i nostri
ragazzi, senza capire il messaggio negativo che stiamo dando loro.
2. Le domande "aperte"
Le domande aperte sono più efficaci delle domande chiuse. Le domande chiuse chiedono fatti; hanno
sempre una sola risposta giusta e interrompono la conversazione. Troppe domande chiuse fanno
sentire i ragazzi come se mamma e papà li sottoponessero ad un processo e così si chiudono in se
stessi.
Le domande aperte tengono conto dei ragionamenti, delle opinioni, dei pensieri, dei sentimenti e delle
spiegazioni. Permettono all'altra persona di esprimersi come meglio desidera. Le domande aperte non
sono né restrittive, né minacciose; dicono ai tuoi figli che tieni in considerazione la loro opinione,
senza giudicarli, che sei veramente interessato/a a ciò che hanno da dire.
3. L'ascolto riflessivo
Il figlio ha un'idea in mente: sceglie le parole, codificando il suo messaggio. I genitori lo ricevono,
appunto, in codice; essi devono allora cercare di capire che cosa il figlio stia tentando comunicare
effettivamente con quelle parole. Spesso il messaggio è totalmente diverso da quello che si può
superficialmente recepire dalle parole.
I genitori che sono buoni ascoltatori, parlando con i figli, si assicurano di aver recepito il messaggio
correttamente; non pretendono di leggere nella mente. Controllare per vedere se abbiamo davvero
ben compreso sta a dimostrare che teniamo realmente a quella persona e che vogliamo capirla.
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Sharon dice: "Quest'anno non verrò per Natale". La mamma pensa: "Non vuole stare con noi. Devo
averla offesa quando lei e Pete vennero qui l'ultima volta. Non vuole venire di proposito".
Tuttavia questo potrebbe non essere il messaggio di Sharon; potrebbe voler dire: "Abbiamo pochi
soldi in questo periodo e non siamo in grado d'intraprendere un altro viaggio così presto". Oppure
potrebbe voler dire: "Pete ed io abbiamo deciso di andare a passare le vacanze in Messico
quest'anno". Oppure ancora: "Devo lavorare durante le feste, così sarò libera di venire da voi per il
vostro 50° anniversario di nozze".
Invece di saltare subito alle conclusioni, i genitori amorevoli dovrebbero frenare la lingua, non tentare
di leggere nel pensiero, ma con delicatezza cercare di capire se ciò che hanno percepito è giusto. Per
costruire dei ponti d'amore, impareranno ad ascoltare non solo le parole, ma anche le emozioni che vi
si nascondono dietro. L'amore richiede tempo per controllare se il messaggio compreso è proprio
quello che è stato dato.
O come Overcome = SUPERARE I BLOCCHI STRADALI
Immagina per un momento che l'amicizia sia una strada a doppio
senso di marcia. Tu desideri l'amicizia dei tuoi figli adulti ed essi la
desiderano altrettanto. Sia tu che loro vi immettete in questa
strada chiamata "amicizia", sperando di incontrarvi, ma dei blocchi
stradali sbarrano la via. Tu speri di comunicare, ma torni indietro
delusa.
Sue aveva questo problema ogni volta che andava a visitare
mamma e papà. Era appena arrivata alla porta di casa che già la
mamma aveva avuto da ridire su come lei ed i bambini erano
vestiti. Aveva espresso un parere su qualcosa e suo padre le aveva detto subito: "Non è questo il
momento di parlare! Dovresti saperlo bene!"
"Non combino mai niente di buono qui! – rispose Sue imbronciata – Tu sei semplicemente arrabbiato,
perché non siamo potuti venire al tuo pranzo la settimana scorsa".
Avrai capito che a questo punto tutti erano contrariati e Sue disse che avrebbe ricaricato la macchina
e sarebbe ritornata a casa. Mamma e papà erano dispiaciuti e si chiedevano che cosa fosse andato
storto. Avevano sperato di poter trascorrere un po' di tempo sereni in famiglia, ma Sue ed i suoi
familiari si trovavano di fronte ad un blocco di comunicazione.
I blocchi stradali sono le espressioni che usiamo per comunicare la non-accettazione. Sono le parole
che usiamo per comunicare il nostro desiderio che sia l'altro a cambiare, a pensare, sentire ed agire in
modo differente. I blocchi stradali trasmettono la non-accettazione e l'inimicizia. Vi sono
sostanzialmente tre tipi di blocchi stradali: il giudicare, il dare soluzioni e l'evitare di lasciarsi
coinvolgere dalle preoccupazioni altrui.
1. Il giudizio
I blocchi del giudizio includono il criticare, l'insultare, il diagnosticare, l'etichettare, il biasimare e lo
svergognare. I blocchi stradali del giudizio fanno sì che una persona si senta non accettata e
inaccettabile. Gesù disse: "Non giudicate". I genitori dovrebbero mettere da parte i loro giudizi se
vogliono trasmettere amore ai loro figli adulti.
2. Il fornire soluzioni
I genitori sono particolarmente bravi a fare questo. Questi blocchi stradali includono ordini, comandi,
domande, minacce, prediche, moralismi, interrogatori e consigli. Questi blocchi stradali causano
resistenza e risentimento nei nostri figli. Essi insinuano che la loro capacità di giudizio è inadeguata.
Agendo così i genitori faranno sentire i loro figli adulti non amati, senza valore e senza aiuto. I genitori
devono abbattere i blocchi stradali che consistono nel dare soluzioni, se vogliono trasmettere amore ai
loro figli adulti.
3. Evitare le preoccupazioni degli altri
Noi evitiamo le preoccupazioni altrui deviando, distraendoci, discutendo e rassicurando, tutte cose che
facciamo per cercare di far sentire meglio i nostri figli. Cambiamo argomento o diciamo loro che la
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situazione non è proprio così brutta come sembra, che si sentiranno meglio dopo una buona notte di
sonno. L'uso di questo tipo di blocco stradale comunica il desiderio di prendere le distanze dal dolore
dei nostri figli. Se vogliamo comunicare amore, dobbiamo superare il nostro bisogno di evitare di
confrontarci con le preoccupazioni dei nostri figli.
Esempio: Marlene chiama la mamma per dirle di aver avuto una brutta giornata a scuola: "È stato
terribile, mamma! Voglio lasciare l'insegnamento. Ho avuto un giorno orrendo. Sono una pessima
insegnante".
"Smetti di parlare così, Marlene – ordina la madre – Tu sei una buona insegnante e lo sai!"
"No, non lo sono – ribadisce Marlene – Ho fatto un pessimo lavoro".
"Non è così male come pensi – risponde la madre – Ti sentirai meglio dopo una notte di riposo. Io
credo che il problema sia, tesoro, che tu la sera stai alzata fino a tardi a vedere la TV. Lo sai che hai
bisogno di riposo... Non so quante volte te l'ho detto!"
"Oh, mamma, tu non capisci!" Marlene è sconvolta e sbatte giù il ricevitore.
La mamma aggrotta le sopracciglia e si chiede quale errore abbia commesso. Stava solo cercando di
far sentire meglio Marlene.
Quello che non capisce è che ha eretto un mucchio di "blocchi stradali" che hanno impedito la
comunicazione e fatto sentire Marlene più incompetente che mai.
Marlene va a letto piangendo: "Perché la mamma non mi può capire almeno per una volta?! – si
lamenta – È del tutto inutile parlare con lei".
V come Vulnerability = Vulnerabilità
Gesù abbandonò la Sua alta posizione per venire sulla
terra ed essere uguale a noi: si rese avvicinabile, ma
allo stesso tempo offrì il fianco agli attacchi. Accettò la
vulnerabilità ed il rischio di essere offeso e rifiutato.
L'amore toglierà le incrostazioni dell'orgoglio e ci
renderà "avvicinabili". Diventeremo vulnerabili agli
occhi dei nostri figli, mettendo allo scoperto la nostra
umanità. Dobbiamo far loro capire che non siamo
perfetti, che anche noi combattiamo con problemi e
tentazioni. A volte dobbiamo ammettere di aver
sbagliato. È giusto ammettere di fronte ai nostri figli di
aver commesso degli errori. Solo essendo aperti e
sinceri potremo stabilire un ponte di comunicabilità con
i nostri figli adulti.
Il Pastore Timothy Sharpe è una persona che ha
imparato quanto sia importante la vulnerabilità per
costruire ponti d'amore. Suo figlio Tim lo aveva
implorato di lasciargli guidare la sua macchina
promettendo di fare attenzione. Tuttavia, entrando in
un parcheggio fece una grossa ammaccatura sul
paraurti. Il pastore Sharpe era furioso.
"Non ti faccio quasi mai guidare la mia macchina e quando te ne do il permesso, me la distruggi! –
tuonò – Non chiedermela mai più!"
Nelle due settimane successive, Tim e suo padre evitarono di parlarsi, il padre perché era molto
arrabbiato e Tim perché immaginava che qualsiasi cosa avesse detto avrebbe peggiorato la
situazione.
Arrivò il giorno di sabato, con un servizio di Santa Cena, e il padre – nella sua qualità di pastore – era
alle prese con un difficile sermone. La sua predicazione verteva sull' atteggiamento tenuto dai
discepoli durante l'ultima cena.
Egli disse: "Il vero amore cristiano lascerà da parte le differenze ed ognuno sarà servo dell'altro.
Anche se avete ragione di essere turbati con qualcuno, dovete passarci sopra. Gesù ci ha perdonati,
noi non possiamo essere da meno nei confronti di coloro che hanno sbagliato verso di noi. La lavanda
dei piedi è il momento adatto per lavare via questi sentimenti negativi".
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Dentro di sé il pastore Sharpe si sentiva un miserabile. Finì il
sermone prima del solito ed invitò tutti alla lavanda dei piedi.
All'ingresso della stanza degli uomini incrociò gli occhi di suo
figlio Tim: "Hai già trovato qualcuno?" domandò. Tim scosse
la testa.
Mentre il padre, inginocchiato, lavava i piedi del figlio pregava
sottovoce: "Signore, per favore, aiutami a non essere più
arrabbiato con Tim. Questo sta distruggendo la mia relazione
con lui e con Te".
Poi, come i due si alzarono, la rabbia improvvisamente svanì
ed il pastore Sharpe sentì solo amore per suo figlio: "Mi
dispiace, figliuolo – disse – Tu per me sei più importante di
una stupida macchina. Ti voglio bene, Tim!"
"Anche a me dispiace, papà, io…". Poi i due finirono uno
nelle braccia dell'altro.
E come Encouragement = Incoraggiamento
"Incoraggiamoci gli uni gli altri" (Ebrei 10:25).
Esprimere il nostro apprezzamento è la maniera migliore per incoraggiare qualcuno. Consiste
semplicemente nel fare ciò che Dio fece nei confronti di Suo Figlio al fiume Giordano, quando
espresse parole di sincero apprezzamento: "Questo è il mio diletto figliuolo nel quale mi sono
compiaciuto".
Le parole hanno un tremendo potere. Una parola detta al momento giusto può cambiare l'intero corso
della vita di una persona.
Tony Campolo ricorda la madre che era molto positiva ed incoraggiante. Egli scrisse:
«Mia madre trovava il modo di minimizzare i miei errori ed accentuare i miei successi. Più e più volte
essa mi disse quanto fosse orgogliosa di me, qualunque cosa facessi di un certo valore. Non ricordo
di averla mai sentita dire: "Potevi fare meglio". Al contrario, mi dava sempre l'impressione di aver fatto
più di quello che gli altri si aspettavano da me. Ancora sento la sua voce dire ai suoi amici: "Questo
mio ragazzo è veramente qualcuno. Non ha le facilitazioni di molti ragazzi dei dintorni, ma guarda
come si sta comportando bene a scuola. Chi avrebbe mai detto che il mio ragazzo sarebbe riuscito
così bene?!". Ogni giorno, quando uscivo di casa, mi diceva sempre: "Ricorda! Puoi arrivare molto in
alto in compagnia di Gesù!". Noi non prendevamo molto sul serio ciò che lei diceva, ma l'ultima
conversazione che ebbi con mia madre, prima che morisse, terminò con queste esatte parole. Mia
madre mi faceva sentire speciale. Mi faceva sentire di essere in grado di fare grandi cose. Essa mi
convinse che ogni mia limitazione poteva essere superata.» (Gloria Gaither - o.c. - p. 37)
Norm Sonju, che è stato manager sia della squadra di pallacanestro dei Buffalo Bravers che dei
Dallas Mavericks, scrive della sua novantaduenne madre: «Lei continua ad essere d'incoraggiamento
per me. All'inizio dell'anno eravamo in prima posizione con un record di 4-1, ma durante il quinto gioco
perdemmo il nostro miglior giocatore per tutto il resto dell'anno. Un altro giocatore chiave fu perso
anche lui per l'intera stagione e, di colpo, tutti i nostri piani e le nostre speranze furono distrutti.
Tuttavia, ogni volta che parlavo con mia madre, essa faceva risaltare solo le cose buone che
dovevano ancora venire. Io sento di essere stato benedetto per avere avuto un'influenza così positiva
nella mia vita.» (Gloria Gaither - o.c. - p. 194)
(Questa lezione è tratta dal libro "The Best You Can Be" di Dorothy Eaton Watts - pp. 68-77)
Un'esperienza di vita
«Chuck Swindoll era sotto stress a causa delle molte cose da fare e della mancanza di tempo per
farle. Era irritabile e impaziente a colazione. Uno dei bambini rispose male ed il padre reagì con parole
improntate alla collera, alle quali il figlio reagì nello stesso modo.
Sua moglie Cinzia aggrottò le sopracciglia; gli strali della rabbia di lui cambiarono direzione: questa
volta l'obiettivo era Cinzia. I bambini smisero di mangiare e guardarono ad occhi spalancati il loro
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papà rimproverare aspramente la mamma. Curt, il figlio maggiore, non poté sopportarlo oltre; gettò a
terra il suo tovagliolo e uscì sbattendo la porta dietro di lui.
"Che cosa mi sta succedendo?" pensò Chuck. Si guardò intorno nella stanza, guardò la sua famiglia.
Erano tutti in lacrime. Cominciò a tremare per l'imbarazzo e la tensione. "Perché sto loro facendo
questo? Ho appena perso ciò che avevo tentato di guadagnarmi in tanti anni: un'autorità degna di
rispetto".
Quel mattino Chuck lasciò la tavola con un piano. Cancellò i suoi impegni per il fine-settimana e
programmò un pomeriggio strepitoso con la sua famiglia. Solo Curt non avrebbe potuto parteciparvi,
perché era andato a lavorare.
Sedettero sul pavimento in cerchio e Chuck confessò il suo peccato di quel mattino. Ci furono
parecchie lacrime ed anche altre confessioni. Quando tutto fu finito, i loro rapporti affettivi erano stati
ristabiliti ed i loro cuori erano di nuovo pieni di gioia.
Dopo la riunione di famiglia, Chuck portò l'intera famiglia al palazzo adibito ad uffici che Curt stava
pulendo.
"Ho avuto una giornata così dura!" disse Curt. Chuck notò che gli occhi di suo figlio si stavano
riempiendo di lacrime.
"Mi dispiace, figliuolo – disse Chuck, sentendo un nodo alla gola – Mi dispiace per la mia impazienza
di questa mattina".
Nell'ora che seguì la famiglia parlò, poi tutti lo aiutarono a finire il suo lavoro. Più tardi andarono a
cena al ristorante, per celebrare il recupero dei rapporti amichevoli nella loro famiglia. Quella notte
Chuck Swindoll andò a letto come un uomo felice per essere stato in grado di riparare il ponte della
comunicazione fra lui ed i suoi figli.»
(Paul Lewis e Dave Toht, "Famous Fathers" - "Padri famosi" - pp. 17-29)
Il foglio dell'amore
Dandoti un voto dall'1 al 5, classifica te stesso a proposito dei seguenti modi di comunicare amore:
1. L'amore ascolta non solo le parole che una persona dice, ma anche il significato e l'emozione
nascosti dietro le parole.
2. Un buon ascoltatore sta di fronte a chi parla, mantiene il corpo in una posizione "aperta" e mantiene
il contatto visivo.
3. Un buon ascoltatore fa più domande "aperte" che domande "chiuse".
4. L'amore supera i blocchi stradali del
giudizio.
5. L'amore supera i blocchi stradali del
fornire sempre soluzioni.
6. L'amore supera i blocchi stradali
dell'evitare o sminuire le preoccupazioni
altrui.
7. L'amore si mostra vulnerabile. Ci fa
essere aperti, sinceri ed umani.
8. L'amore incoraggia con apprezzamenti
verbali ed approvazione.
9. Questa settimana sia "La Settimana dell'Apprezzamento". Trova l'occasione di fare almeno dieci
sincere affermazioni di lode, apprezzamento a ciascuno dei tuoi figli. Puoi farlo di persona, scrivendo
un biglietto o usando il telefono.
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10. Catherine Marshall una volta volle fare un "digiuno" per affidare a Dio il suo atteggiamento critico.
Decise di non permettere ad una sola parola di critica di scappare dalle sue labbra per tutto il giorno.
Prova! È più difficile di quanto immagini.
Studio della Bibbia: La preoccupazione d'Isacco (Genesi 25-28)
Giacobbe ed Esaù erano i gemelli dati ad Isacco e Rebecca dopo vent'anni di matrimonio. Isacco
aveva sessant'anni quando nacquero; aveva cento anni
quando Esaù si sposò.
Gli anni passavano ed Isacco prediligeva Esaù, perché
amava la carne di cervo, mentre Rebecca aveva una
preferenza per Giacobbe (Genesi 25:26).
Esaù, quando aveva circa quarant'anni, invece di sposare
uno lontana parente, come aveva fatto suo padre Isacco,
sposò due ragazze ittite. Esse rappresentavano una
costante fonte di amarezza per Isacco e Rebecca (Genesi
26:34).
In seguito Esaù odiò suo fratello Giacobbe a causa del fatto
che aveva ingannato il padre per carpirgli l'eredità. Egli
decise che avrebbe ucciso Giacobbe appena suo padre
fosse morto (Genesi 27:41).
Riflettiamo:
1. Quali tre fonti di dolore ebbero Isacco e
Rebecca nella loro vecchiaia?
2. La comunicazione sembrava essere un
vero problema in questa famiglia. Sembrava
che mancasse la capacità di ascoltare. Un
sacco di blocchi stradali erano operativi; la
vulnerabilità e la sincerità non erano certamente presenti. Il solo pilastro che pareva
reggere nel ponte che univa Isacco ai suoi figli
era l'incoraggiamento.
Quali fatti in questi quattro capitoli della Bibbia
avvalorano le suddette affermazioni? Dove
vedi una mancanza di capacità d'ascoltare?
Dove vedi il forte pilastro dell'incoraggiamento?
Foto: Giacobbe e Rachele al pozzo
3. In quale modo ambedue i ragazzi delusero i propri genitori?
4. Quali mosse fece Isacco per tentare di ricucire le relazioni nella sua famiglia?
Isacco ascoltò Rebecca e fu d'accordo che Giacobbe sarebbe dovuto andare in Mesopotamia per
trovarvi una moglie... Così Isacco chiamò Giacobbe e gli disse di non rimanere a casa, affinché non
finisse per sposare anche lui una donna ittita (28:1). Gli disse di andare da suo nonno Bethuel nella
città di Haran in Mesopotamia, come aveva suggerito sua madre... (28:2).
Quindi Isacco perdonò Giacobbe e pregò: "Possa l'Onnipotente Iddio benedirti e farti viaggiare in
sicurezza. Possa darti molti figli in modo che i tuoi discendenti diventino una grande nazione. Possano
le benedizioni di Dio essere con te ed i tuoi discendenti per sempre e tu possa alla fine possedere il
paese che è stato promesso a tuo nonno Abrahamo (Gen. 28:3-4). Poi Isacco e Giacobbe si
abbracciarono e si baciarono; Giacobbe salutò e partì per la città di Haran (28:5).
5. Se Isacco potesse essere qui oggi, che consiglio ti darebbe?
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"Dice il Signore: - Quando Israele era fanciullo io l'amai e, fin dall'Egitto, chiamai il mio figliolo. Egli è
stato chiamato, ma s'è allontanato da chi lo chiamava; hanno sacrificato ai Baali, hanno offerto
profumi a immagini scolpite! Sono io che insegnai ad Efraim a camminare, sorreggendolo per le
braccia; ma essi non hanno riconosciuto che io cercavo di guarirli. Io li attiravo con corde umane,
con legami d'amore; ero per loro come chi sollevasse il giogo d'in su le loro mascelle, e porgevo loro
dolcemente da mangiare". (Osea 11:1-4). Che dolorosa illustrazione del nostro Genitore Celeste!
Che illustrazione d'amore, di misericordia, di tenerezza e grazia!
"Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e
troviamo grazia per esser soccorsi al momento opportuno". (Ebrei 4:16). Che versetto per i genitori
che hanno dei figli prodighi! "Affinché otteniamo misericordia" per le nostre mancanze e "grazia per
essere soccorsi al momento opportuno" riguardo ai nostri figli adulti! Non ti commuove?
Foto: William Herschel (1738-1822)
William Herschel, il grande astronomo, visse nella
costante paura che venisse scoperta la sua diserzione
dal corpo di guardia del re, quando aveva diciassette
anni. Se fosse stato catturato, avrebbe subìto la pena di
morte. Dopo alcuni anni, durante i quali era riuscito a
nascondersi molto bene ed a schivare le guardie,
William fu convocato per presentarsi personalmente al
castello di Windsor davanti al re George III.
"Oh, no! Sono stato scoperto! Ora sicuramente sarò
denunciato e gettato in prigione in attesa della mia
condanna!" egli pensò. Con il cuore che batteva a mille
e le ginocchia tremanti, egli si prostrò dinanzi al trono.
Mentre si avvicinava, re George gli sorrise. "Prima che
discutiamo di astronomia, – disse il re – c'è una piccola
faccenda che dobbiamo risolvere insieme". Dicendo ciò
il re gli passò un documento che conteneva il sigillo e la
firma reali.
Intimorito, William aprì il documento. Era l'assoluzione
per la sua diserzione! Ora non era più necessario nascondersi. Non doveva più affrontare la morte
per il suo reato, perché il re gli aveva offerto la grazia. (Jacob Gartenhaus "Famous Hebrew
Christians"- pp. 95-97).
1. Che cos'è la grazia?
La grazia è un favore non meritato; è un dono di misericordia al posto della punizione. La grazia è la
buona notizia della salvezza, adempiuta anticipatamente per noi e per i nostri figli. Il Nuovo
Testamento afferma che Iddio ci ha già salvati con tutti i nostri figli sebbene disubbidienti. Tutto ciò
che noi dobbiamo fare è accettare questo dono senza prezzo. Il nostro comportamento non può
guadagnarcelo. Mentre noi eravamo disperati, ingrati, peccatori e nemici di Dio, Egli venne a morire
per noi e per i nostri figli (Romani 5:6,10). Dio giustifica l'empio (Romani 4:5). Non c'è nessuna
necessità d'intervenire o intercedere presso Dio per la nostra salvezza o per quella dei nostri figli; ciò
è stato già realizzato in Cristo. Tale salvezza ora può solamente essere accettata o rifiutata da noi
come anche dai nostri figli. La nostra preghiera non può prescindere dal nostro atteggiamento verso
loro, un atteggiamento che rifletta la grazia che è stata mostrata a noi e a loro in Cristo.
Un giorno una donna si avvicinò all'Imperatore Napoleone con una richiesta: "Vi prego, perdonate mio
figlio".
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"No! – rispose Napoleone – Questo è il secondo reato di vostro figlio. La giustizia richiede la sua
morte".
"Non chiedo giustizia – la madre supplicò – Chiedo misericordia!"
"Per il reato che ha commesso, non si merita misericordia" rispose Napoleone.
"Se infatti se la meritasse non sarebbe più misericordia! – ella disse – Misericordia è tutto ciò che
chiedo!"
Commosso dalla semplice supplica della madre, l'imperatore dichiarò: "Beh... concedo la grazia.
Vostro figlio è perdonato". (H.M.S. Richards, "The Promises of God" - p. 264).
La grazia è la concessione del perdono da parte del re. È un padre che corre ad incontrare il figliuol
prodigo. È un bacio di una mamma quando il figlio ha fatto il monello. È presentare un dono ad un
figlio ingrato e immeritevole. La grazia è un favore non meritato ed inatteso, di cui non si è degni,
donato inaspettatamente ad una persona poco promettente e indegna. È il copioso dono che Dio ci
elargisce a mano a mano che ci avviciniamo al Suo trono con il cuore pieno di colpe. È il meraviglioso
messaggio che Egli è per noi e non contro di noi!
2. La Grazia per genitori
Nel suo libro "Prayer Treasurers" ("I tesori della
preghiera"), Dorothy Eaton Watts ci racconta una
esperienza vissuta nel ricevere il meraviglioso dono della
grazia di Dio riservata ai genitori. Così scrive: "Spesso in
preghiera ho trovato il tesoro della grazia di Dio. Mentre
mi accostavo al Suo trono, sentendomi ridicola e
colpevole, Egli mi ha sorriso con una benevolenza, una
tenera gentilezza che non meritavo".
«Una mattina mi svegliai alle quattro senza riuscire più a
dormire. Tutti i miei sbagli, le imperfezioni del mio carattere, e tutte le volte in cui avevo deluso Dio (particolarmente da genitore) si ripresentavano continuamente alla
mia mente fino a quando mi sentii completamente
scoraggiata. Infine mi alzai e incominciai a leggere il libro "Ministry of Healing" ("Sulle Orme del Gran
Medico" di Ellen G. White), dal punto in cui lo avevo lasciato il giorno precedente. Uno dei versetti
citati era quello di Michea 7:18-19. Dopo averlo letto in varie versioni, scrissi la mia personale
parafrasi:
"Chi è Dio come te che rimette i miei peccati e perdona
tutti i miei sbagli! Non sei arrabbiato con me, ma mi ami
teneramente. Tu non vieni per farmi vedere i miei
peccati e le mie mancanze, perché li hai gettati tutti
lontano da te, nel fondo del mare dove non potranno
mai più essere trovati!... Signore, Ti ringrazio! Aiutami a
fare altrettanto! Satana cerca di rivangarli per farmeli
ricordare. Aiutami ad accettare il Tuo amore e il Tuo
perdono. Signore, ti prego, Tu hai cancellato i miei
peccati dal Tuo registro, ma essi rivivono nel computer
della mia mente. Ti prego di cancellarli anche da lì!".
Spesso, semplicemente come farebbe una bambina
piccola, lascio che il Padre mi prenda fra le Sue braccia
e mi canti la Sua melodia d'amore (Isaia 43:4). Quella
mattina Egli mi tranquillizzò con il Suo amore e la Sua grazia (Sofonia 3:17).» ("Prayer Tresurers",
Dorothy Eaton Watts).
3. Il trono di Grazia
Quando ci accostiamo al trono della grazia in preghiera, per noi stessi o per i nostri figli, non siamo
soli. Gesù cammina con noi fino davanti al trono. Ci presenta a Dio come Suoi figli e figlie, membri
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della famiglia reale, figli del Re celeste! Egli parla per conto nostro, presentando le nostre richieste
come se fossero le Sue.
Quando ci inginocchiamo davanti a Dio, Gesù
s'inginocchia con noi e ci viene detto che, in queste
circostanze, Iddio Padre "elargisce tutti i tesori della
Sua grazia" a noi. Lasciamo la Sua presenza
consapevoli che Egli ha ascoltato la nostra preghiera
e con i nostri cuori ripieni della "ricchezza della sua
grazia". (Testimonies, Vol. 6 - p. 364).
Richard C. Foster esprime la stessa idea nel suo
libro "Prayer" ("Preghiera"): «La verità di tutta la
questione è che noi tutti ci accingiamo a pregare con
un mucchio di motivi ingarbugliati: altruistici ed
egoistici, di misericordia e di odio, d'amore e di
amarezza. Francamente, nella nostra permanenza
su questa terra non riusciremo mai a sbrogliare il
bene dal male, ciò che è puro dall'impuro. Però, la
cosa di cui mi sono reso conto è che Dio è
abbastanza grande da riceverci con tutti i nostri
miscugli. Non è necessario essere intelligenti, o
puri, o ripieni di fede, o chissà che cosa. Questo è quel che vuol dire grazia, e non solo siamo salvati
per grazia, noi anche viviamo per essa, e preghiamo per essa.» (p. 8).
Non è questo un privilegio? Anche quando preghiamo, quando intercediamo per i nostri figli, la grazia
di Dio è operante concedendoci favori speciali per mezzo dei meriti di Cristo Gesù!
4. Noi possiamo offrire la grazia ai nostri figli
Pensate a cosa vuol dire la grazia per noi come genitori. Pensate come il nostro Padre celeste ci
tratta, Suoi ostinati figli. Noi possiamo fare lo stesso con i nostri figli. A loro occorre altrettanta grazia
da noi quanta a noi ne occorre da Dio. Essi hanno bisogno di sperimentare questa grazia da parte dei
loro genitori terreni, affinché possano avere la speranza di riceverla dal nostro Genitore celeste.
Forse, la grazia è il dono più grande che possiamo concedere ai nostri figli adulti. Il seguente acrostico
(una parola per ogni iniziale della parola GRACE, grazia) può servire a rammentarcelo:
G come Gentleness = Gentilezza, Tenerezza
La Tua grazia è dolce, Signore. Che cuore tenero hai Tu! Sei sempre gentile con le mie emozioni,
così fragili, sempre attento a non spezzare uno spirito già ferito. Richiami la mia attenzione con tanta
tenerezza verso la via che Tu vuoi che io segua. La Tua grazia è gentile.
Signore, ti prego, concedi anche a me la stessa tenerezza con i miei figli ostinati. Aiutami ad essere
dolce con le loro emozioni così fragili, che possa stare attenta a non ferire il loro spirito angosciato.
Rendimi gentile, Signore.
R come Refreshing = Refrigerio
La Tua grazia è un refrigerio, Padre. Come la rugiada del mattino o la dolce pioggia estiva, essa mi dà
nuova vita e speranza. Essa vivifica e rinnova. La Tua grazia mi rinfresca!
Padre, ti prego, dammi tale forza per vivificare la fede vacillante dei miei figli e rinnovare le loro
speranze deluse. Aiutali a credere che può esserci una nuova vita per loro con Te, grazie alla nuova
relazione che stiamo per instaurare fra noi, per la Tua potenza. Rendimi come la rugiada del mattino
per i miei figli, Signore.
A come Acceptance = Accettazione
La Tua è una grazia che accetta, Signore. Non importa quanto io abbia sbagliato nei Tuoi confronti,
Tu non mi metti da parte. Mi sento pienamente accettato/a in Tua presenza così come sono, con tutto
ciò che c'è in me: le mie forze e le mie debolezze, le mie possibilità e i miei fallimenti. La Tua grazia mi
accetta.
Signore, ti prego, rendimi accogliente nello stesso modo nei confronti dei miei figli adulti. Non importa
quanto essi abbiano sbagliato e mi abbiano deluso, aiutami a non buttar via il nostro rapporto. Aiutali a
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sentirsi totalmente accettati in mia presenza, così come sono: con le loro forze e le loro debolezze, le
loro possibilità e i loro fallimenti. Aiutami ad accettarli, Signore.
C come Comfort = Conforto
La Tua grazia mi conforta, Padre. In tutte le
delusioni della vita, anche in quelle che mi
sono causata da me stessa, Tu mi conforti. La
Tua presenza è un unguento che placa il mio
spirito ferito, guarisce, e mi benedice. La Tua
grazia mi conforta.
Padre, aiutami ad essere un conforto per i miei
figli. In tutte le loro delusioni della vita, anche
quelle che si sono procurate da soli, aiutami a
confortarli. Possa la mia presenza essere nella
loro vita un unguento che plachi il loro spirito
abbattuto, che possa guarire e benedire.
Padre, possa la mia grazia confortare i miei
figli.
E come Encouraging = Incoraggiante
Quanto mi sento incoraggiata dal Tuo amore e
dal Tuo favore, che non merito! Quale gioia e speranza io possiedo grazie a Te, e al Dono del Tuo
Figliolo Gesù Cristo. Se Egli è morto per me, Egli sicuramente mi salverà, e mi condurrà attraverso
tutte le prove della vita! La Tua grazia mi incoraggia, Signore.
Signore, ti prego, aiutami ad incoraggiare i miei figli tramite il mio amore e il mio sostegno anche
quando non lo meritano. Aiutali a trovare gioia e speranza in mia presenza. Credo che Tuo Figlio
Gesù Cristo non morì solo per me, ma anche per i miei figli. Di certo, Tu li salverai e li condurrai
attraverso tutte le prove della vita! Ho fiducia in te, so che farai ciò che io non posso fare. Signore, ti
prego, fa che il mio amore possa essere un incoraggiamento per i miei figli affinché possano
sperimentare il Tuo amore!
Signore ti rendo lode per la tua GRAZIA!
Padre, ho bisogno del Tuo aiuto affinché possa allo stesso modo offrire Gentilezza, Refrigerio,
Accettazione, Conforto e Incoraggiamento ai miei figli.
Con le mie forze ciò non è possibile, ma con Te, "Io posso ogni cosa".
(Adattamento da un capitolo del libro di Dorothy Watts, "Prayer Treasure").
5. La grazia offre un nuovo inizio
Margaret andò su tutte le furie. Era andata a trovare suo figlio Greg, e si era arrabbiata per quello che
aveva visto. Aveva ventinove anni e il suo guadagno (quando lavorava) era ancora sotto il limite delle
spese. Sembrava che Greg non avesse ancora capito come comportarsi nel mondo di oggi.
Margaret si amareggiò quando si rese conto che suo figlio viveva "un'esistenza vuota". Il più delle
volte Greg non sapeva neanche dove sarebbe andato a dormire la notte, tanto meno che cosa
mangiare. Nei periodi in cui non lavorava, i suoi amici gli permettevano di dormire a casa, magari su
una sedia a sdraio o, a volte, sul pavimento. Qualche volta dormiva in macchina e si lavava in
spiaggia.
"Gli ho fatto una bella strigliata! – disse Margaret alla sua amica Karen – Non sono più riuscita a
trattenermi, ma questa volta ho esagerato, lo so... lo sento. Temo d'aver perso completamente il
controllo. Ho fatto quello che avevo giurato di non fare mai: l'ho paragonato a suo padre. Gli ho detto
che se non avesse avuto più considerazione della sua vita, sarebbe finito proprio come suo padre,
completamente esaurito, squattrinato e solo. Non è stato bello, lo so. Suo padre ci lasciò quando Greg
aveva appena otto anni, e per questo lui si porta ancora dentro un grande dolore. Non volevo essere
così crudele nei suoi confronti. Volevo solo che facesse più attenzione, che si rendesse conto che
potrebbe succedere anche a lui; ma non è andata come speravo…".
"Come ha reagito Greg?" chiese Karen.
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"Si è messo ad urlare con me come se odiasse tutto ciò che gli avevo detto. Mi ha detto di tacere e di
smetterla d'interferire nella sua vita. Il suo atteggiamento era spaventoso. Sento ancora il suo
disprezzo nei miei confronti. Mi sono sentita come se fossimo degli estranei. Non sapevo come
parlargli; sembrava così ostinato e così determinato a fare le cose a modo suo!"
Greg voleva il conforto di sua madre, ma lei ne aveva poco da dare. Non ne aveva neanche per se
stessa, si sentiva come se avesse una ferita aperta. Greg aveva bisogno di essere ascoltato da sua
madre, ma il timore e la rabbia di lei erano così intensi da renderla incapace di ascoltare. Greg voleva
che la mamma gli stesse accanto, ma lei non riusciva a sostenere nemmeno se stessa.
"Puoi ricominciare tutto da capo! – suggerì Karen – Cerca di riconoscere i tuoi sbagli e comincia di
nuovo".
"Cominciare di nuovo? – chiese Margaret – Ma come? Greg ha ventinove anni e non potrà mai più
essere il mio piccolo Greg".
"Mi ricordo di aver sentito un sermone tempo fa – disse Karen alla sua amica – sulla seconda
possibilità che Dio concede, anche sulla terza o quarta, se necessario. Lui non ci gira le spalle. Sono
convinta che ti concederà un'altra possibilità. Farà in modo che accada, per te e per Greg".
Dopo che Margaret uscì, Karen rimase a riflettere per un bel po' sul Dio della seconda possibilità.
Karen O' Conner scrive: «Mentre mi recavo a casa quella mattina, ero sopraffatta dall'idea della
seconda possibilità, e di che cosa avrebbe potuto significare per altri genitori come me e Margaret –
mamme e papà che speravano vivamente di avere l'opportunità di ristabilire un rapporto rovinato o
infranto con i propri figli adulti.
Fui ripiena della realtà dell'amore di Dio per me e per Margaret e per tutti i genitori. Un amore così
potente da mandare il suo unigenito Figlio a morire per i nostri peccati. Egli non ci ha destituiti per
legge. Egli non ci ha giudicati o manipolati. Egli ci ha amati e ci ha dato una seconda possibilità per
mezzo di Gesù Cristo. Quale maestoso dono! Di certo, ho pensato, lo stesso Dio desidera redimere il
nostro stato di genitori!» (Karen O'Connor - o.c. - pp. 3-9).
La grazia, la grazia, la grazia di Dio: la grazia che è più grande di tutti i nostri peccati. I legami
dell'amore sono formati dai fili della grazia.
Un'esperienza di vita
Il cuore del quindicenne Davy Crockett batteva velocemente nel percorrere il familiare tragitto vicino al
Fiume Nolichucky conosciuto oggi come Tennessee. L'odore dell'aria gli ricordava la sua casa.
All'imbrunire si concesse una pausa davanti ad una grande baracca di legno logorata dalle intemperie.
Diversi altri carri stazionavano nell'ampio recinto. Una targa di legno lavorata a mano sopra la porta
recava la scritta: "La Taverna di Crockett, vitto e alloggio".
"No, non posso – Davy scrollò la testa – Che cosa succederà se non si ricordano di me? Dopo tutto
sono già passati due anni, quasi tre!"
Ricordava la sua partenza come se fosse stato ieri. Allora era un tredicenne e frequentava la scuola
per la prima volta. Il quarto giorno di scuola aveva picchiato un ragazzo. Temendo di essere
bacchettato dal severo preside, Davy si era nascosto nel bosco.
Quando il padre scoprì che Davy aveva marinato la scuola, minacciò di frustarlo se non si fosse
presentato alle lezioni il giorno successivo. Con la prospettiva di prenderle dall'uno o dall'altro, Davy si
fece ingaggiare da un uomo che doveva trasportare una mandria di bestiame in Virginia. Ora era
ritornato… Quale tipo di trattamento avrebbe ricevuto?
"Entrerò come un qualunque viaggiatore… – decise Davy – Forse neppure mi riconosceranno". Infatti
non lo riconobbero. Dopotutto, già da tempo lo avevano dato per morto... fino a quando si sedettero
attorno alla tavola per la cena: allora la sorella maggiore lo riconobbe.
"Davy! – gridò, correndo intorno al tavolo per andare ad abbracciarlo forte – Davy, fratello mio! Ma
dove sei stato?"
"Non posso crederci! – esclamò la madre in lacrime – Per tutto questo tempo abbiamo pensato che tu
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fossi morto! Oh, come sono contenta che sei ritornato a casa".
"La gioia mostrata dalla mia famiglia per il mio ritorno mi mortificò
– scrisse Davy più tardi – Mi dispiacque di non essermi
sottoposto alle cento frustrate, piuttosto che causare tutta quella
sofferenza alla mia famiglia".
Davy aveva sperimentato le stesse emozioni del figliuol prodigo
quando tornò a casa. L'amore e l'accettazione dimostratigli quella
notte illustrano ciò che ogni peccatore prova quando ritorna alla
casa del Padre. La famiglia Crockett sapeva come offrire la
grazia ad un figlio prodigo. (Adattamento da "Stepping Stones" di
Dorothy Eaton Watts - p. 232)
Foglio di studio sulla grazia
Dandoti voti dall'1 al 5, misura la tua capacità di elargire il dono della grazia ai tuoi figli
1. Tratto con delicatezza le fragili emozioni dei miei figli, sempre attenta a non infierire su di uno spirito
già ferito.
2. I miei figli trovano la mia presenza un refrigerio, come la rugiada del mattino, che porta loro nuova
vita e speranza.
3. Anche se i miei figli sono stati mancanti e mi hanno delusa, io li accetto. Essi si sentono
completamente accettati in mia presenza, così come sono: con i loro punti di forza e le loro debolezze,
con le loro potenzialità, ma anche con i loro fallimenti.
4. Sono un conforto per i miei figli. In tutte le delusioni della vita, anche quelle che si sono procurate
da soli, essi sanno di poter contare su di me per essere confortati, guariti e benedetti.
5. I miei figli sono continuamente incoraggiati dal mio amore e dal mio sostegno.
6. Fai uno studio sulla parola grazia. Ogni giorno scegli un versetto diverso in cui appare questa
parola. Leggi tutto il contesto. Guarda tutti i riferimenti. Leggi il testo in diverse versioni. Scrivi una
parafrasi di questi passi inserendo il tuo nome. Riscrivila inserendo i nomi dei tuoi figli. Ecco alcuni
versetti per incominciare:
Romani 3:24
I Pietro 3:7
I Corinzi 15:10
Galati 1: 6
Salmi 84:11
2 Corinzi 12:9
Efesini 2:8
Romani 5:20
2 Pietro 3:18
7. Leggi il capitolo "Parlando con Lui" in "Passi Verso Gesù". Trova almeno cinque ragioni perché
dovremmo accostarci con fiducia al trono della grazia.
Studio della Bibbia: La grazia per Isacco Genesi 22:9-14)
Alla fine raggiunsero la cima. Insieme si procurarono delle pietre e costruirono un altare e su di esso
misero della legna. Poi Abramo disse a Isacco ciò che l'Eterno gli aveva comandato. Sebbene Isacco
fosse triste, egli considerò essere un privilegio dare la propria vita a Dio nella sua piena gioventù.
Isacco si fece legare le mani, poi di sua propria volontà si mise sull'altare (vers. 9).
Abramo offrì una preghiera poi, con mano tremante, prese il coltello per il sacrificio e lo alzò al di
sopra del capo per sferrare con forza il colpo che avrebbe stroncato la vita di suo figlio (vers. 10).
Proprio in quel momento il Signore lo chiamò: "Abramo!". Egli si girò e disse: "Sì, Signore, eccomi!"
(vers. 11).
Il Signore disse: "Fermati! Non fare alcun male al ragazzo. Tu mi hai dimostrato la tua fedeltà davanti
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a tutto l'universo, perché non mi ha rifiutato il tuo unico figlio che – io lo so – tu ami teneramente"
(vers. 12).
Abramo pianse di gioia, slegò i polsi d'Isacco e,
in quel momento, vide un montone che aveva le
corna incastrate fra i rami di un cespuglio. Si
affrettarono a catturare l'animale e Abramo lo
offrì all'Eterno che lo aveva provveduto al posto
di suo figlio (vers. 13).
Così Abramo diede a quel luogo il nome di
Jehovah-Jireh, che significa "Il Signore vede e
provvede". Da allora la gente chiamò quel luogo
"Il monte dove il Signore provvede" (vers. 14).
Riflettiamo:
1. Circa ottant'anni più tardi, una volta diventato lui stesso vecchio e padre di due figli che gli
procurarono non poco dolore, Isacco si sarà spesso ricordato di quel giorno sul monte. Come pensi
che quell'esperienza abbia in seguito forgiato il modo in cui Isacco trattò i suoi figli adulti?
In che modo quell'esperienza avrà potuto essergli di conforto quando vide che la sua famiglia
sembrava sul punto di dividersi?
2. Pensa ad alcune "montagne" che i tuoi figli adulti si trovano di fronte nella loro vita. Condividi con il
gruppo alcune delle "montagne" che tu devi affrontare:
- Difficoltà finanziarie
- Problemi di lavoro
- Problemi sessuali
- Problemi matrimoniali
- Dipendenze da sostanze
- Dubbi
- Handicap fisici
- Problemi relazionali
- Malattie mentali
- Debiti
- Problemi con la chiesa
- Indebolimento della fede
3. Quale messaggio pensi che Abramo ti darebbe se fosse qui oggi? (vers. 14)
4. Condividi un'esperienza del tipo "Jehovah-Jireh" nella tua vita personale.
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N°° 77
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Riiccoossttrruueennddoo ii R
Reecciinnttii
«Un vecchio contadino era in lite con un suo vicino da ben trent'anni a proposito della collocazione di
un recinto. A causa di questa disputa nessuno dei due si decideva a riparare il recinto.
Sul letto di morte, il vecchietto decise di mettere le cose a posto. Chiamò sua moglie e le disse: "Per
favore, dì ad Abner che sto morendo e che desidero parlargli".
Non passò molto che la moglie tornò a casa con il vicino Abner. Il vecchio contadino, tutto tremante,
disse: "Abner, tu ed io abbiamo litigato per quel recinto per quasi trent'anni. Ho detto diverse cose
piuttosto dure sul tuo conto, e voglio dirti che sono terribilmente dispiaciuto. Desidero ristabilire
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l'amicizia con te prima che io muoia. Mi perdonerai?"
"Certo che sì – disse Abner, con le lacrime agli occhi – Penso che neanch'io abbia detto delle cose
tanto belle su di te negli ultimi trent'anni. Sì, credo che sia ora di essere
amici".
Dopo una solenne stretta di mano,
l'uomo ammalato puntò il dito verso
Abner e gli disse: "Stai attento però,
Abner, se io dovessi guarire, dimentica
ciò che ti ho detto! La ragione sul
recinto è mia!".» (Cecil G.Osborn, "The
Art of Getting Along With People").
A volte i vicini sembrano avere difficoltà
nel riparare un recinto, ma se la verità
fosse risaputa certe famiglie avrebbero
ancora più difficoltà. Offese, ingiustizie,
sentimenti negativi e incomprensioni si
stratificano per anni da tutti e due i lati del recinto. Più invecchiamo e più vorremmo riparare quel
recinto, ma la cosa sembra diventare sempre più difficile da realizzare. Tuttavia, riparare il recinto vuol
dire ristabilire i rapporti e questo è ciò che i genitori di figli problematici desiderano più di ogni altra
cosa.
«Il perdono è il passo cruciale nel recupero dei rapporti con i nostri figli adulti» afferma Karen O'
Connor. ("Restoring Relationships With Adult Children" - p. 167).
1. Perché dovremmo perdonare?
a) Perché Dio ci dice di perdonare.
"Siate invece gli uni verso gli altri benigni, misericordiosi, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi
ha perdonati in Cristo" (Efesini 4:32).
"Poiché se voi perdonate agli uomini i loro falli, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se
voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà i vostri falli" (Matteo 6:14,15).
b) Perché il perdono è l'unico modo per guarire le ferite
«Il perdono è l'unico modo che abbiamo a disposizione per rendere più bello questo nostro mondo
ingiusto. È l'inaspettata rivoluzione dell'amore contro un dolore ingiusto; solo il perdono sa offrire vera
speranza per la guarigione delle ferite che ingiustamente ci sono state inflitte.» (Lewis B. Smedes,
"Forgive and Forget: Healing the Hurts We Don't Deserve" - p. 160).
Immaginate per un attimo che un serpente velenoso s'infili furtivamente nel mio sacco a pelo, in
campeggio, e mi morda. Supponiamo ora che, dopo essermi curata la ferita, io vada a cercare il
serpente e lo catturi, lo porti a casa e me lo tenga come un animale domestico. Di tanto in tanto lo
prendo, ci gioco e mi faccio mordere di nuovo... che cosa pensereste di me? Però è proprio ciò che
fanno alcuni con le vipere dei trattamenti ingiusti. Invece di distruggerle, le conservano, ricevendone
sempre nuove ferite. Perdonare vuol dire togliersi di torno le "vipere" che continuano a morderci.
Smedes continua: «La tua memoria è un replay della tua ferita – una videocassetta dentro la tua
anima che riproietta all'infinito quel tuo antico appuntamento con il dolore. Non puoi spegnerlo. Sei
preso all'amo esattamente come un tossicomane, un drogato di dolore; diventi dedito – come fosse un
vizio – ai ricordi del tuo doloroso passato. È una frustata in più ogni volta che la tua memoria fa partire
il nastro registrato... L'unico modo per guarire un dolore che non guarirà da solo è perdonare la
persona che ti ha fatto del male. Il perdono ferma la proiezione continua del dolore. Il perdono
guarisce la tua memoria, man mano che cambi la prospettiva della stessa. Quando tu liberi il
malfattore dal male, sradichi un tumore maligno dalla tua vita interiore. Rendi la libertà ad un
prigioniero, tuttavia ti accorgi che il vero prigioniero eri proprio tu.» (o.c. - p. 170).
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2. Che cosa non è il perdono
Se comprendiamo quello che il perdono NON è, dovremmo essere in grado di comprendere meglio
quello che È.
a) Il perdono NON è facile.
Al contrario, è una delle cose più difficili che
saremo mai chiamati a fare.
b) Il perdono NON presuppone il sentirsi
bene circa le cose cattive che qualcuno ci ha
fatto.
Secondo Lewis B. Smedes, ci sono da riconoscere quattro stadi: l'offesa, l'odio, la guarigione
e la riconciliazione. Prendere coscienza della
ferita è il primo passo verso il perdono.
c) Perdonare NON è negare i tuoi sentimenti
di rabbia e di odio.
È piuttosto affrontare questi sentimenti e poi scegliere di non agire in conformità con essi. È piuttosto
scegliere di amare. Ciò vuole anche dire che i sentimenti negativi possono ritornare; potresti aver
bisogno di perdonare te stesso più volte. Potresti anche aver bisogno di ricostruire la fiducia in te
stesso, come anche di dare all'altra persona l'opportunità di stabilire una relazione di fiducia con te.
d) Perdonare NON è cercare scuse per qualcuno.
Noi scusiamo facilmente le persone quando comprendiamo che non sono da biasimare. Il perdono è
necessario quando possiamo biasimare qualcuno per ciò che è accaduto. Il perdono è ritenere una
persona responsabile, ma nello stesso tempo cancellare la "registrazione" mediante una scelta
consapevole.
e) Perdonare NON è dimenticare.
Noi dimentichiamo le piccole offese, che sono così banali da non meritare di essere ricordate. È
proprio perché non hai dimenticato una ferita che hai bisogno di perdonare. Ricordare le offese è
come immagazzinare il dolore. Il perdono è il modo per liberarci dal dolore. Il perdono è anche un
processo: possiamo essere capaci di gestirne solo una piccola parte alla volta. Dobbiamo anche
affrontare la nostra parte di responsabilità nell'aver distrutto la relazione, riconoscendo i nostri sbagli,
ammettendoli, accettandone le conseguenze e cercando di fare giustizia.
f) Il perdono NON è un sentimento.
Perdonare è scegliere di trattare una persona come un amico anche quando non ci sentiamo di farlo.
È scegliere di non continuare a mettere in conto una ferita ad un'altra persona, ma piuttosto È
cancellare il "nastro registrato" del loro peccato.
g) Il perdono NON è qualcosa che si possa fabbricare.
Il perdono è un dono di Dio. Esso è "l'atto esageratamente impossibile da compiere". È qualcosa che
noi non possiamo fare senza la potenza di Dio.
(Lewis B. Smedes - o.c.).
3. Che cos'è il perdono
a) Il perdono è liberare l'altro dal tuo personale giudizio.
Nel suo libro "Something More" ("Qualcosa di più"), Catherine Marshall afferma che il perdono è
liberare l'altro dal proprio personale giudizio. Trattenersi dal giudicare qualcuno non vuol dire essere
d'accordo con ciò che questa persona ha detto o fatto. Vuol dire semplicemente che tu non assumerai
una posizione di giudice nei suoi confronti; che non pronuncerai una sentenza di colpevolezza.
Perdonare vuol dire rifiutarsi di assumere il ruolo che spetta a Dio. La Bibbia dice: "A me la vendetta;
io darò la retribuzione, dice il Signore". (Romani 12:19). Proprio perché sarà Lui ad occuparsene, io
non bisogno di farlo. Il perdono affranca le persone dal mio personale giudizio.
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b) Perdonare è rifiutarsi di mettersi al posto di Dio con i nostri figli.
Come genitori, non dobbiamo mai impostare i nostri rapporti con i figli da padroni. I genitori non hanno
l'onere di condurre i propri figli in cielo… Questa è l'opera di Gesù. La nostra parte è semplicemente
quella di amarli, accettarli e perdonarli.
Nel suo libro "Love, Acceptance, and Forgiveness", Jerry Cook sottolinea che la nostra parte, se noi
desideriamo che qualcuno sia salvato e guarito, è quella di offrirgli tre garanzie:
¾ Che sia amato sempre, in ogni circostanza senza alcuna eccezione.
¾ Che sia totalmente accettato senza alcuna riserva.
¾ Che, non importa quanto miseramente debba fallire o quanto grossolanamente peccare, il
nostro perdono incondizionato sarà sempre suo, se lo richiederà (e anche se non lo
richiederà), e che non ci sarà amaro in bocca a nessuno.
Cook continua sottolineando che, se non potremo offrire queste tre garanzie, noi non saremo mai in
grado di guidare nessuno verso il recupero di un corretto rapporto con noi, con la chiesa e con Dio.
(Jerry Cook - o.c. - pp. 1-21).
c) Il perdono è fare a se stessi un favore.
«Liberare dalla condanna un figlio che ci ha fatto del male concedendo il perdono e – a nostra volta –
accettandolo, vuol dire distogliere l'attenzione dal dolore e orientarlo verso la vita. Vuol dire anche
liberare la nostra mente da una spina (quella che ci porta a tornare continuamente con il pensiero
sullo stesso avvenimento), ed affrancarci dai ricordi dolorosi che non fanno altro che ingrandire la
ferita. Perdonare qualcuno è un atto d'amore che è nel nostro stesso interesse. Se l'altro è reso libero
da tutto il processo, meglio così. Egli comunque rimane responsabile di ciò che ha fatto e ne dovrà
rendere conto a Dio.» (Karen O'Connor - o.c. - p. 173).
d) Il perdono è una decisione.
«Non dobbiamo aspettarci di provare un sentimento
particolare, perché il nostro perdono risulti valido. È
abbastanza decidere di perdonare. Il sentimento seguirà. Il
sentirsi bene però non è il solo risultato del nostro lavoro in
vista del perdono. Quelli che perdonano hanno una visione
più ampia. Essi guardano verso la possibilità di restaurare la
relazione interrotta.» ("Restoring Relationships With Your
Adult Children" - p. 173).
e) Perdonare è lasciar da parte le offese passate.
Nel suo libro "Prayer That Heals Our Emotions" ("La
preghiera che guarisce le nostre emozioni"), Edie Ensley ci
racconta un'esperienza vissuta durante una visita ai propri
genitori. Gli capitò nelle mani un vecchio libro dell'annuario delle scuole medie inferiori. Quando vide
la fotografia di un certo professore si sentì invaso da un'ondata di rabbia. Il ricordo delle ferite subite
gli attraversò la mente come un fiume in piena anche a venticinque anni di distanza e tutti gli antichi
sentimenti di odio e amarezza si ridestarono in lui.
Quella sera, durante la preghiera, il Signore gli parlò: "Edie, tu hai bisogno di perdonare quel
professore". Egli cercò, ma tutte le volte che richiamava alla mente il professore e tentava di dire: "Ti
perdono" le parole non sembravano venir fuori. C'erano troppa rabbia e amarezza dentro di lui. Alla
fine confessò al Signore i suoi sentimenti, raccontandogli tutta la vicenda in ginocchio.
Questo procedimento andò avanti per alcune notti. Edie cercava di perdonare, ma finiva con il
raccontare al Signore tutto il male subìto ed i sentimenti negativi che provava. E il Signore ascoltava.
Poi gradatamente presentò alla sua mente la scena del sacrificio di Gesù che, appeso alla croce,
diceva: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". Edie chiese al Signore di mettergli
nel cuore il Suo perdono per quel professore, e il Signore lo fece. Edie scrive a proposito di questa
esperienza:
«Non avrei potuto arrivare fino al punto di dire: "Ti perdono" senza prima rendermi conto dei miei
sentimenti, per poi essere disponibile ad abbandonare il rancore e l'amarezza. Non sarei stato capace
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di superare queste emozioni se non avessi avuto Gesù accanto a me. Dopo quest'esperienza, per
parecchie settimane, scoprii un senso di libertà e di gioia, una nuova leggerezza nella mia vita che mi
sorprese. Per più di venticinque anni avevo portato questo pesante carico nascosto in fondo all'anima.
Sentii una profonda gratitudine nel rendermi conto che non percorriamo da soli quella "triste valle", ma
che abbiamo Qualcuno che cammina con noi.
Uno dei più grandi ostacoli ad amare è la nostra incapacità a mollare la presa e perdonare. Tenersi
strette le amarezze avvelena la nostra salute e ci impedisce di amare gli altri oggi. Una delle cose più
grandi che possano renderti libero di ricevere e di dare amore qui e in questo momento, è perdonare
le offese passate. Il vocabolo greco corrispondente a perdono significa lasciar andare.» (Edie Ensley o.c. - pp. 23,24).
f) Il perdono è affrontare il futuro, non il passato.
«Mentre dai e ricevi il perdono, concentrati sul recupero del rapporto, venendo incontro all'altro,
lasciando il passato alle spalle. Perdonare non significa fare i conti, bensì lasciar andare il proprio
bagaglio emozionale, il biasimo, la vergogna, e il bisogno di aver ragione.
Se sei sincero nel tuo desiderio di perdonare te stesso e gli altri, non sprecherai tempo cercando di
riprendere antiche discussioni, spiegando la tua posizione, accusando e controaccusando, o
assegnando responsabilità: chi ha detto che cosa a chi, dove e quando. Il tentativo di ridiscutere sui
torti subiti, spesso allarga la breccia tra le persone, anziché chiuderla. Focalizzati sulla relazione e sul
tuo desiderio di recuperarla.» ("Restoring Relationships With..." - p. 174).
Un'esperienza di vita
Il seguente testo è apparso nel The Listening Heart ("Il cuore che ascolta"), un volume di meditazioni
giornaliere per le donne per l'anno 1994: «Per quasi dodici anni io e il mio unico figlio, Keith, abbiamo
vissuto come estranei. Aveva lasciato che alcune circostanze lo separassero dalla sua famiglia. Non
si fece vivo neanche quando suo padre morì improvvisamente. Passarono cinque anni prima che
venissi a sapere che si era trasferito all'Est con la sua famiglia. Pregavo continuamente per una
possibile riconciliazione, ma non succedeva nulla. Non sapevo come uscire da quella situazione di
stallo.
Una primavera, mentre mi trovavo in convalescenza, ascoltai una cassetta di Gary Smalley intitolata
"Keys to the Human Heart" ("Chiavi che aprono il cuore umano"). Un messaggio che faceva proprio
per me! Mi aiutò molto nell'introspezione: analizzando profondamente il mio ruolo di genitore, mi resi
conto quanto avessi fallito nel venire incontro ai bisogni di mio figlio, un ragazzo sensibile e dotato di
talento musicale. Oh, come mi colpì quella consapevolezza! Ma con quella consapevolezza venne
anche un'idea. Fu come se il mio angelo custode mi parlasse chiaro e tondo spingendomi a scrivere
una lettera alla mia famiglia. Piangendo amaramente, scrissi; ed ora rileggendo quella lettera sento
che fu quell'angelo a guidare il mio
pensiero e la mia penna.
Chiesi di perdonarmi e di comprendermi,
poi inviai quella lettera raccomandata.
Quello stesso giorno la mia amica intima,
Enola, chiamò degli amici, che facevano
parte di un gruppo di preghiera ("Prayer
Warriors": "I guerrieri della preghiera")
chiedendo di sostenerci. Che momenti di
ansia! Infine, nel giorno della festa della
mamma, nel 1991, arrivò a casa un
bellissimo mazzo di fiori meravigliosamente confezionato. Il biglietto che lo
accompagnava diceva, "Con tutto il mio
amore, Keith". Che gioia! Ancora una
volta furono versate lacrime da cuori
riconoscenti.
Anche mio figlio fece dei progetti insieme alla zia Pinkie (lui chiamava così Enola), perché potessimo
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prendere un aereo diretto all'Est, dove lui viveva insieme alla famiglia. Non avevo ancora parlato
direttamente a Keith e non sapevo se la sua famiglia sarebbe venuta a prenderci all'aeroporto. Invece
vennero tutti, con le nipotine che ora erano alte come me; nipotine che non avevo visto da quando
erano neonate. Che meraviglia!
Il nostro primo giorno in chiesa fu pieno di emozioni. Le canne dell'organo suonarono armoniose,
mentre Keith eseguiva il crescendo suonando alla gloria di Dio. La sua mamma, con gli occhi piene di
lacrime, si sentiva grata, doppiamente grata!
Il Signore aveva risposto veramente alle nostre preghiere ad aveva fatto un miracolo. Quella lettera
diede inizio ad una nuova affettuosa relazione tra mio figlio e me. Ogni giorno che passava era una
gioia rinnovata. Dio vive. Egli ci sostiene. Egli regna. Io appresi personalmente il valore
dell'esortazione di Giacomo nel confessare i propri torti gli uni agli altri e nel pregare gli uni per gli altri
per poter essere risanati (Giac. 5:16)».
Dodici passi per genitori angosciati
Quello che segue è un adattamento, eseguito da Lee Ezell, del programma dei dodici gradini, tratto
dal Big Book ("Grande Libro") degli Alcolisti Anonimi. L'autrice lo ha adattato per venire incontro ai
bisogni dei genitori che cercano di riprendersi da una lotta senza fine con il dolore, derivante da
rapporti insoddisfacenti con i propri figli adulti.
Primo passo: Ammetti che sei impotente a controllare e a pensare per i tuoi figli adulti e che, tutte le
volte che hai cercato di agire al posto di Dio nella loro vita, la situazione è diventata ingovernabile.
Secondo passo: Accetta il fatto che Dio è l'Unico che può restaurare il tuo rapporto con i figli.
Terzo passo: Prendi la decisione di rimettere a Dio la tua volontà e le tue preoccupazioni riguardanti i
tuoi figli.
Quarto passo: Fai un esame di coscienza di te stesso in quanto genitore.
Quinto passo: Ammetti davanti a Dio, davanti a te stesso e ad un'altro essere umano la natura
esatta dei tuoi sbagli passati, le tue debolezze ed insufficienze come genitore.
Sesto passo: Preparati a portare i tuoi fallimenti a Dio, rinunciando, nel contempo, al tuo
perfezionismo e alle tue irragionevoli aspettative.
Settimo passo: Confessa umilmente a Dio le tue colpe di genitore ed i tuoi insuccessi. Chiedi
perdono, che Egli possa cancellare le tue mancanze.
Ottavo passo: Fai una lista di tuoi comportamenti che hanno ferito o deluso i tuoi figli e preparati a
fare tutti i passi necessari per fare ammenda.
Nono passo: Fai ammenda per il passato, nei confronti dei tuoi figli, sia parlando con loro, che
migliorando il tuo comportamento e compiendo qualsiasi atto riparatore tu dovessi sentire necessario.
Decimo passo: Tieni bene in mente i tuoi vecchi schemi, stai in guardia circa il tuo comportamento, e
prendi subito i necessari provvedimenti per evitare dannose ricadute.
Undicesimo passo: Ricerca una relazione più intima con Dio, e chiedigli di rivelarti la Sua volontà.
Dodicesimo passo: Mettiti in contatto con altri genitori predisponendo lo spirito al mutuo sostegno ed
alla reciproca compassione.
(Lee Ezell - o.c. - pp. 157-160).
Studio della Bibbia: Giuseppe perdona (Genesi 45)
"E Giuseppe disse ai suoi fratelli: - Deh, avvicinatevi a me! - Quelli s'avvicinarono ed egli disse: - Io
son Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse menato in Egitto. Ma ora non vi
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contristate, né vi dolga d'avermi venduto perch'io fossi menato qua; poiché Iddio m'ha mandato
innanzi a voi per conservarvi in vita". (vers. 4-5)
"Non siete dunque voi che m'avete mandato qua, ma è
Dio; Egli m'ha stabilito come padre di Faraone, signore
di tutta la sua casa, e governatore di tutto il paese
d'Egitto". (vers. 8)
"Affrettatevi a risalire da mio padre, e ditegli: - Così dice
il tuo figliuolo Giuseppe: Iddio mi ha stabilito signore di
tutto l'Egitto; scendi da me; non tardare". (vers. 9)
"E quivi io ti sostenterò (perché ci saranno ancora
cinque anni di carestia), onde tu non sia ridotto alla
miseria: tu, la tua famiglia, e tutto quello che possiedi".
(vers. 11)
"Baciò pure tutti i suoi fratelli, piangendo. E, dopo
questo, i suoi fratelli si misero a parlare con lui". (vers.
15)
Riflettiamo:
1. Quali dei seguenti princìpi di perdono illustra la storia di Giuseppe? Trovane evidenza nella storia.
ƒ Il perdono è liberare un altro dal tuo giudizio personale.
ƒ Il perdono è rifiutare di mettersi al posto di Dio.
ƒ Il perdono è fare un favore a se stessi.
ƒ Il perdono è una decisione.
ƒ Il perdono è lasciar andare le ferite del passato.
ƒ Il perdono è affrontare il futuro, non il passato.
2. Quali rapporti si ristabilirono grazie al perdono di Giuseppe?
ƒ Giuseppe e i suoi fratelli
ƒ Giuseppe e suo padre
ƒ Giacobbe e i suoi figli
ƒ I reciproci rapporti fra fratelli
3. Prova ad immaginare il profondo dolore che provvò il vecchio padre Giacobbe a causa del
comportamento dei suoi figli adulti. Quale pensi sia stato il peggiore: il dolore per la perdita di
Giuseppe, o l'apprendere l'inganno dei suoi figli? Avresti trovato difficile perdonare i tuoi figli per aver
fatto una cosa simile?
4. «I dieci fratelli dovevano compiere ancora un atto di umiliazione: confessarono al padre il loro
inganno e la cattiveria che per così tanti anni aveva amareggiato la sua e la loro vita. Giacobbe non
aveva sospettato che essi avessero commesso un peccato così vile, ma ora tutto si era trasformato in
bene, e così egli perdonò e benedisse quei figli traviati.» (Ellen White, "Conquistatori di Pace" - pag.
178).
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«La preghiera è la più potente forza dell'universo» afferma il Dott. Courtland, uno scienziato del
ventesimo secolo. (Dick Eastman, "No Easy Road" - p. 114.).
Charles Spurgeon scrisse, «La potenza della preghiera non può mai essere sopravvalutata. Coloro
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che non possono servire Dio mediante la predicazione non hanno bisogno di rammaricarsi. Se una
persona non può fare altro che pregare, può fare ogni cosa.» (o.c. - p. 114).
E.A. Bounds ci suggerisce: «La preghiera può fare tutto ciò che Dio può fare.» (o.c. - p. 115).
Geremia espresse le parole dell'Eterno: "Invocami, e io ti risponderò, e t'annunzierò cose grandi e
impenetrabili, che tu non conosci". (Geremia 33:3)
A quale scopo esiste questo potere? Richard C. Foster lo spiega così: «Se veramente amiamo le
persone, noi desidereremo per loro molto di più di quanto è nelle nostre forze di dare, e questo ci
indurrà a pregare. L'intercessione è un modo di amare gli altri.» (Richard C. Foster, "Prayer" - p. 191).
Il Dott. E. Stanley Jones la mette in
questo modo: «Mediante la preghiera
voi vi allineate con i propositi e la
potenza di Dio ed Egli è in grado di
compiere così, tramite voi, delle cose
che non avrebbe potuto fare in altro
modo. Questo è un universo aperto a
tutti, dove alcune cose sono lasciate in
sospeso, condizionate solo dalla nostra
volontà di compierle. Se non le
facciamo noi, non si realizzeranno mai.
Poiché Dio ha lasciato certe cose
aperte alla preghiera – cose che non si
compiranno mai se non per mezzo della nostra preghiera.» (Helen Smith Shoemaker, "The Secret of
Effective Prayer" - p. 15). Ecco che cercando l'aiuto divino noi iniziamo a far parte della risposta a
quella preghiera.
Forse una citazione che meglio ci sprona alla preghiera d'intercessione e che ne dimostra la potenza,
la troviamo in "Steps to Christ" di Ellen White. Essa scrive:
«Presentate a Dio le necessità, le gioie, le tristezze, le preoccupazioni e i timori che sentite, perché
niente lo potrà stancare o infastidire. Egli non è affatto insensibile alle necessità dei propri figli; anzi, di
loro conta pure i capelli... (Egli) si commuove al pensiero dei nostri dolori, e perfino quando noi ci
lamentiamo per essi. Presentategli dunque tutto ciò che vi rende perplessi, perché niente è troppo
gravoso per Colui che sostiene i mondi e regna su tutto l'universo. Non esiste pensiero che turbi la
nostra pace che Egli non noti; tutta la nostra vita è per Dio come un libro aperto e nessun nostro
problema è troppo difficile da risolvere per Lui. Ogni disgrazia che colpisce il più piccolo dei Suoi figli,
ogni preoccupazione che ci tormenta, ogni gioia che proviamo, ogni preghiera sincera, è
immediatamente osservata con interesse dal nostro Padre celeste...» ("La Via Migliore" - pp. 89-90).
1. La potenza è disponibile
Troppo spesso ci comportiamo come un tipo dell'Oklahoma, esperto del suo mestiere. Quando trovò il
petrolio nella sua terra, divenne improvvisamente molto ricco. Era sempre vissuto in una piccola
baracca senza elettricità. Aveva sempre adoperato il cavallo per i suoi spostamenti e per il lavoro in
campagna. Di colpo si ritrovò catapultato nel mondo moderno con tutta la sua ricchezza.
Scese in città per comperarsi un bel vestito nuovo di marca e una nuova fantastica Cadillac, che era
stata consegnata davanti alla sua baracca. Indossò il vestito nuovo e scese in città seduto nella sua
grandiosa macchina... trainata da cavalli!
La potenza era a portata di mano per lui – quella di cento cavalli era disponibile – ma lui non aveva
mai imparato come accedere a quella potenza. Non sapeva come mettere in moto l'auto né farla
funzionare, perciò adoperò l'unica potenza che conosceva: due cavalli.
Non potrebbe essere che, qualche volta, ci muoviamo nella vita allo stesso modo? Sfruttare solo la
potenza di due cavalli sul totale delle nostre capacità, quando potremmo attingere alla potenza celeste
di cento cavalli? Parafrasando una famosa frase di Ellen White, si potrebbe dire: "La preghiera è la
chiave nella mano della fede che accende la potenza celeste".
"Ogni potestà m'è stata data in cielo e sulla terra" disse Gesù (Matteo 28:18) ed Egli ha promesso che
noi potremo accedere a quella potenza non facendo altro che chiedere (Matteo 7:7-11).
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2. Potenza per vincere Satana
Samuel D. Gordon in "Quiet Talks on Prayer" ("Serene Chiacchierate a proposito della Preghiera")
scrive: «La preghiera è potenza, il tempo della preghiera è il tempo della potenza. Il luogo della
preghiera è il luogo della potenza. La preghiera è connettere i fili con la dinamo divina, affinché la
potenza possa fluire liberamente senza perdite né interruzioni.»
Dick Eastman aggiunge: «È la potenza a sconfiggere gli infernali demoni di Satana ovunque, in
qualsiasi momento, malgrado qualsiasi ostacolo... Infatti, i colpi che la preghiera assesta a Satana
sono ben più terribili di quanto l'inferno stesso sia disposto ad ammettere.» ("No Easy Road" - p. 119).
Ellen White è d'accordo: «Satana non può sopportare che sia chiamato il suo possente Rivale, perché
teme e trema di fronte alla Sua forza ed alla Sua maestà. Al grido di una preghiera ardente, l'intero
esercito di Satana trema.» (Testimonies, Vol. 1 - p. 346).
«Satana è adirato quando sente una fervente preghiera, perché sa per certo che subirà delle perdite.»
(Testimonies, Vol. 1 - p. 295).
«Implorando l'aiuto del grande
Conquistatore, anche il più debole credente nella verità, ma
che conta fermamente su Cristo, può respingere con successo il maligno e tutte le sue
schiere.» (Testimonies, Vol. 1 p. 340).
«Rientra nel piano di Dio accordarci, in risposta alla preghiera della fede, quello che
non ci concederebbe mai senza una nostra richiesta specifica.» ("Great Controversy" - p.
525)
Dice Samuel Chadwick: «Satana non teme che la preghiera. L'unica sua preoccupazione è tenere i
santi lontano dalla preghiera. Non teme nulla da uno studio fatto senza preghiera, da un lavoro senza
preghiera, da una religione senza preghiera. Ride delle nostre fatiche, si fa beffe della nostra
saggezza, ma trema quando preghiamo.»
(Joe Engelkemier, "Whatever It Takes Praying" - p. 93).
«Mediante la preghiera voi vi allineate con i propositi e la potenza di Dio ed Egli è in grado di compiere
così, tramite voi, delle cose che non avrebbe potuto fare in altro modo... Dio ha lasciato certe cose
aperte alla preghiera – cose che non si compiranno mai se non per mezzo della nostra preghiera.»
(Dott. E. Stanley Jones)
«Quando parleremo con Dio durante eternità, ci renderemo ben presto conto che tutto quanto è stato
realizzato di buono, era collegato ad una preghiera di intercessione.» (Dick Eastman)
3. La preghiera protegge
Janis Vance ci racconta la storia di una potente preghiera d'intercessione in "A Gift of Love" ("Un
Dono d'Amore"). Aveva fatto parte per sei mesi di un gruppo di preghiera che si riuniva tutti i
mercoledì mattina. Per tre ore i membri del gruppo studiavano un testo biblico e pregavano gli uni per
gli altri.
Una mattina, dopo lo studio, si avviò verso casa sull'autostrada ed erano circa le 12:30. Mentre era in
viaggio si sentì spinta a pregare. Una vocina dentro le faceva urgenza: "Prega per i tuoi figli. Prega ad
alta voce per loro!".
Non sapendo per che cosa pregare, essa pregò per la loro salute, le loro frequentazioni, per la scuola,
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e qualunque altra cosa le passasse per la testa. Parlava al Signore ad alta voce e nel frattempo
teneva gli occhi sulla strada.
Poco dopo il suo arrivo a casa, squillò il telefono. Era Jason, il figlio maggiore. "Mamma, c'è stato un
incidente – disse – Io sto bene, ma non altrettanto la macchina".
Stava guidando giù per una tortuosa strada di montagna quando, entrando in una curva, si era trovato
davanti, sulla sua carreggiata, un pesante camion che viaggiava contromano. Da un lato c'era un
precipizio di circa dieci metri e dall'altro un terrapieno. In qualche modo era riuscito (non sa ancora
come) ad evitare il camion andando a finire nel solco prossimo al terrapieno. Non si era ferito, ma la
macchina aveva una ruota a terra. Janis si rese conto che l'incidente era avvenuto nel momento in cui
si era sentita spinta a pregare per i figli. (o.c. - pp. 249-250).
«Per mezzo della preghiera sincera e fervente, i genitori dovrebbero ergere una barriera intorno ai loro
figli. Dovrebbero pregare con la piena assicurazione della fede che Dio rimarrà vicino a loro e che i
santi angeli proteggeranno sia loro che i loro figli dalla potenza crudele di Satana.» (Testimonies, Vol.
1 - p. 43)
«Genitori, avvicinatevi con umiltà, con un cuore pieno di tenerezza e con una chiara percezione delle
tentazioni e dei pericoli che sono di fronte a voi e ai vostri figli. Con fede tratteneteli davanti all'altare,
implorando per loro la cura speciale del Signore. Gli angeli veglieranno sui figli che sono così
consacrati a Dio. Rientra nei doveri dei genitori cristiani erigere, mattina e sera mediante fervide
preghiere ed una fede perseverante, una barriera protettiva intorno ai loro figli.» (Testimonies, Vol. 1 pp. 397-398)
«Non si potrà mai stimare abbastanza la potenza della preghiera di una madre... Se, mediante la fede,
essa è in contatto con il Figlio di Dio, la tenera mano della madre potrà difendere il figlio dal potere
della tentazione, potrà custodire la figlia dall'indulgere nel peccato.» (Ellen G. White, Signs of the
Times - 16 marzo 1891)
Foto: Dipinto di Marta Mangiabene
4. Un esempio: mamme in contatto
Quando Fern Nichols si trasferì dalla British Columbia
a San Diego, in California, dovette affrontare un
problema: non poteva permettersi d'iscrivere il proprio
figlio in una scuola cristiana. Temeva che i compagni
e gli insegnanti avrebbero potuto avere un cattiva
influenza su di lui.
Pregò il Signore d'incontrarsi con un'altra mamma che
avesse lo stesso problema. Ben presto incontrò una
vicina che era anche lei preoccupata, perché suo figlio
frequentava una scuola pubblica. Cominciarono così
ad incontrarsi una volta la settimana per pregare
insieme in favore dei propri figli.
L'idea si diffuse. Oggi ci sono 10.000 i gruppi di "Mamme in Contatto" negli Stati Uniti e 300 in
Canada, e circa un centinaio di altri gruppi in Giappone, Austria, Cina, Egitto e Africa. Alcuni di questi
sono gruppi di mamme Avventiste "in contatto" che s'incontrano nella scuola di chiesa una volta la
settimana per pregare in favore dei loro figli e dei loro insegnanti. Si prendono l'impegno di trascorrere
insieme un'ora alla settimana unicamente per pregare per specifiche preoccupazioni riguardo ai loro
figli. Alle riunioni non sono previsti rinfreschi od altri incentivi; nient'altro oltre la preghiera.
Fern afferma: «Le donne hanno bisogno di percepire tutta la potenza della preghiera, nel momento
stesso in cui piegano le ginocchia dicendo "Amato Padre…". Satana ha accecato i cristiani,
inducendoli a credere che l'essere produttivi consiste nel darsi da fare, andare e venire, fare delle
cose. La vera produttività nel realizzare le cose sta nel mettersi in ginocchio. Se non preghiamo noi
per i nostri figli, chi lo farà?»
Fern ci racconta l'esperienza di sua sorella Gail, il cui figlio aveva una professoressa dal carattere
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burbero, intrattabile. Gail non voleva che suo figlio fosse in quella classe. «Tuttavia – racconta Fern –
Il Signore tranquillizzò l'animo di Gail dicendole: "Voglio che tu eserciti un ministero in favore di quella
donna". Gail iniziò a darsi da fare in quella classe, pregando per lei e mandandole dei biglietti
d'incoraggiamento. Verso la fine dell'anno questa donna disse a Gail, con le lacrime agli occhi, quanto
fosse stato speciale per lei il loro rapporto. Gail fu testimone di un cambiamento nella situazione
scolastica quell'anno, grazie alle sue preghiere.» (Debra A. Bell, Virtue – Sett./Ott. 1991 - pp. 52-55)
Che cosa potrebbe accadere alla nostra gioventù, nelle nostre scuole inferiori e superiori e
all'università, se ci fossero più mamme, papà e nonni in contatto con Dio? Se intercedessero per i loro
ragazzi davanti al trono di Dio, pregando per gli insegnanti chiamandoli per nome, affidando a Lui tutti
i problemi di cui sono al corrente, dandogli così l'occasione di operare nelle Scuole Avventiste come
mai prima?
5. La preghiera può andare dovunque Dio va
Un comandante di aeronautica fu colpito nel Pacifico. Trascorse molti giorni su una zattera prima di
essere soccorso. Fino a quel momento non era mai stato credente, nonostante i suoi genitori
pregassero per lui giorno e notte.
Poi scrisse ai genitori: «Ciò che mi diede forza in quei giorni fu la consapevolezza che voi, i miei
genitori, e tutti gli altri della chiesa, avreste pregato per me. Mi ricordo, papà, come pregavi, prima di
cena, per diverse persone ed ero sicuro che ti saresti ricordato di me. Ricordo anche come
pregavamo sempre per i malati e tutti gli altri
che avevano responsabilità nella chiesa; ma
tutto questo non significò mai molto per me
fino alla scorsa settimana. È strano, sapete,
quelle preghiere erano diventate di colpo
così importanti, mentre me ne stavo seduto
su quella zattera!» (A. Dudley Dennison Jr.,
"Windows, Ladders, and Bridges" – p. 155).
Sì, la preghiera può andare dovunque Dio
va. "Dove me ne andrò lungi dal Tuo spirito?
E dove fuggirò dal Tuo cospetto? Se salgo in
cielo Tu vi sei; se mi metto a giacere nel
soggiorno dei morti, eccoti quivi. Se prendo
le ali dell'alba e vo a dimorare all'estremità
del mare, anche quivi mi condurrà la Tua
mano, e la Tua destra mi afferrerà". (Salmo 139:7-10).
Un'esperienza di vita
Robert Gilmore Le Tourneau era inventore, costruttore, ingegnere, missionario laico e benefattore
cristiano. Se doveste osservare, in aree dove si portano avanti grandi progetti di costruzione, enormi
macchinari in grado di fare il lavoro di un centinaio di uomini, o anche più, o capaci di rimuovere
montagne di detriti con una singola operazione, o di eseguire sette operazioni in una sola – ci sono
buone probabilità che R.G. Le Tourneau abbia avuto a che fare con tali invenzioni o con i progetti
originali. Progettò anche gli impianti per le piattaforme petrolifere attrezzate per l'estrazione a basso
costo di petrolio dal fondo dell'oceano. Inventò la moderna scavatrice e i bulldozer ed applicò la
tecnologia degli pneumatici di gomma ai mezzi pesanti. (John Woodbridge, "More Than Conquerors" pp. 344-345).
L'esperienza della salvezza personale di Le Tourneau ebbe luogo quando la famiglia viveva a
Portland, in Oregon. Il piccolo Robert lasciò la scuola e andò a lavorare in una fonderia.
«Il pesante lavoro fisico della fonderia si adattava bene alla sua natura vivace ed attiva. Era trascorso
circa metà del suo periodo di apprendistato, quando fece un'esperienza che cambiò l'intero corso
della sua vita. Questo giovane, fisicamente robusto, dalla volontà indomita, insofferente alle restrizioni,
ambizioso, dalla fervida immaginazione e dotato di talenti oltre la media della sua età, arrivò
improvvisamente alla Valle della Decisione.
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In quel momento disse di se stesso: "Sono stato cresciuto in una famiglia cristiana da mio padre e da
mia madre, che amavano Gesù e Lo servivano con tutto il cuore. Avevamo un altare di famiglia dove
adoravamo il Signore. Papà pregava chiedendo a Dio che i suoi figli si rendessero utili al Suo regno.
Nonostante ciò, all'età di sedici anni mi ritrovai nella strada sbagliata, nella direzione sbagliata.
Conoscevo la via da seguire, ma me ne dimenticavo".
Egli continua la sua storia: "Cominciai a rendermi conto che c'era qualcosa che non andava nella mia
vita. Cercai ripetutamente di voltare pagina, ma ogni volta fallivo, andando di male in peggio. Non era
che non conoscessi la Bibbia o la via della salvezza. Anzi, il guaio era che la conoscevo fin troppo
bene. A casa nostra dovevamo memorizzare dei versetti biblici ed io ne imparai a memoria una
grande quantità; ma li recitavo a pappagallo. Sì, conoscevo le parole, tuttavia erano vuote di
significato per me. Ogni volta che si organizzavano degli incontri di risveglio in città, io andavo e mi
davo molto da fare; purtroppo, dopo questi incontri, ritornavo regolarmente al mio vecchio stile di vita.
Una volta si organizzò un incontro di risveglio molto speciale; tutti mi chiedevano: 'Ci andrai stasera?'
Io rispondevo: 'Oh sì, ci puoi scommettere!'. Andai per quattro sere, poi decisi che questa cosa non mi
stava conducendo da nessuna parte. Cercavo qualcosa, ma non sapevo esattamente che cosa.
Pensavo di essere alla ricerca di Dio, ma in realtà cercavo le cose che Lui poteva darmi. La sera
successiva rimasi a casa e ripensai a tutta la situazione. Vidi me stesso affondare sempre di più nel
peccato e mi resi conto che ero un peccatore perduto.
La sera seguente partecipai all'incontro e quando venne rivolto l'appello, mi feci avanti. Mi fu rivolta la
domanda: 'Credi tu che Cristo sia morto per i peccatori?' Conoscevo tutte le risposte delle Sacre
Scritture, ma c'era qualcosa che si frapponeva fra la mia anima e la salvezza. Sembrava che non
potessi crederci; non era una realtà per me. Quella sera, dopo l'incontro, tornai a casa e andai a letto.
Mentre ero lì sdraiato, mi venne questo pensiero: se dovessi morire stanotte, sarei perso per l'eternità.
Avevo udito la Buona Novella e l'avevo rigettata.
Allora gridai a Dio con disperazione: 'Signore salvami o perirò!' Qualcosa accadde proprio
in quel momento. La gloria del Signore mi rivestì e la piena realtà della salvezza penetrò
nella mia anima. Il mio primo pensiero fu per mia madre che pregava da tanto tempo
per la mia salvezza. Pensai che stesse pregando proprio in quel momento. Mi alzai
dal letto e corsi nella sua camera.
'Mamma, – le dissi – È tutto risolto adesso. Non c'è più bisogno che tu preghi
ancora per me; sono salvato, sono sulla strada che conduce al cielo!'." Sua
madre pianse di gioia. Questa era la risposta alle sue preghiere.» (da "God
Runs My Business: The Story of R.G. Le Tourneau", A. W. Lorimer.
Ristampato in "Forty Fascinating Conversion Stories").
Più tardi, nel corso della sua vita, Le Tourneau ebbe delle ricadute spirituali, perché si lasciò
coinvolgere dai suoi affari e dalla smania di accumulare denaro. Subì la frattura del collo in un
incidente automobilistico; uscì illeso da una incendio della sua officina di riparazioni; per poco non
morì di un'influenza, detta "spagnola"; perse il suo primogenito e fece fallimento.
Le Tourneau cominciò allora a fare il bilancio della sua vita spirituale e si pose la domanda: "Che cosa
è andato storto?". Si convinse che il Signore gli rispose dicendo: "Figlio mio, tu hai lavorato sodo, ma
per le cose sbagliate. Ti sei dato da fare per le cose materiali quando avresti dovuto lavorare per
quelle spirituali".
Si ricordò di un versetto che aveva imparato a memoria da giovane: Matteo 6:33. Egli affermò in
merito: «Era proprio quello che non avevo fatto. Prima di tutto avevo cercato di vivere a modo mio; e
sono fermamente convinto che Dio debba permettere certe difficoltà nella nostra vita per indurci ad
alzare lo sguardo verso di Lui per chiedergli aiuto e guida.» ("More Than Conquerors" - p. 347).
È evidente che le preghiere e gli insegnamenti dei suoi genitori avevano decisamente influenzato Le
Tourneau nel corso della sua vita.
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Il dono delle tue preghiere
Il più grande dono che tu possa fare ai tuoi figli è quello delle tue preghiere. Quando preghi per loro, tu
chiedi a Dio di benedirli con qualcosa che solo Lui può dare: la salvezza, la salute, la saggezza, la
comprensione, l'amore, la gioia, la pace e la fede. Qui di seguito vi sono alcune affermazioni di figli
che, alla fine, riconobbero il meraviglioso dono della preghiera dei loro genitori:
«Credo che sarei stato spazzato via dal diluvio
dell'infedeltà francese, se non fosse stato per una
sola cosa: il ricordo dei momenti in cui mia madre,
una santa, mi faceva inginocchiare accanto a lei,
tenendo le mie piccole mani fra le sue e facendomi
ripetere la preghiera del Signore.» (John Randolph)
«Le preghiere e le lettere di mia madre mi
seguirono e, dal momento in cui misi piede sul
suolo americano, il Signore cominciò ad operare
miracoli su miracoli fino a che tutte le preghiere di
mia madre in Svizzera non furono esaudite una ad
una.» (Emilio Kenchtle)
«Sebbene riuscissi a sfuggire ai sermoni, agli
argomenti religiosi, alle chiese ed a qualunque altra
cosa, non potei fuggire dalle preghiere di mia
madre.» (Reuben A. Torrey)
«Dubito che sarei un cristiano oggi se non fosse
stato per i Guerrieri della Preghiera ("Prayer
Warriors": gruppi di preghiera conosciuti negli
U.S.A. - ndt) che pregarono per me quando ero un
giovane sconsiderato e ribelle. Una notte molto
tardi, stavo tornando a casa in macchina dopo aver
partecipato ad una festa, quando mi assalì la netta
convinzione della mia perdizione eterna. Non
potevo scrollarmela di dosso; si trattava di una sensazione inspiegabile ed opprimente. Mi sentii
infelice per tutto il tragitto. Quando aprii la porta di casa, compresi il perché. Mio padre era seduto in
sala da pranzo, con la Bibbia in grembo, che pregava per me. Quella notte rappresentò un punto
cruciale nella mia vita. C'è potenza nella preghiera!» (Clayton S. Peck)
«Fu grazie alle preghiere fedeli e quotidiane di mia madre che io non perii.» (Sant' Agostino)
«La nostra esperienza ci porta a credere che Dio risponde alla preghiera. Non posso parlare per voi,
ma posso parlare per me stesso. Se c'è qualcosa che so, qualcosa di cui sono sicuro al di là di ogni
dubbio, è che il fiato speso per pregare non è mai sprecato. Se non c'è nessuno qui che lo possa
affermare, io oso dirlo e posso anche provarlo. La mia stessa conversione è il risultato della preghiera:
lunga, affettuosa, fervente, e insistente. Furono i genitori a pregare per me; Dio ascoltò il loro grido ed
eccomi ora in mezzo a voi a predicare l'Evangelo.» (Charles Spurgeon)
Studio della Bibbia: Iairo (Marco 5:22-23,35-42)
"Ed ecco venire uno dei capi della sinagoga, chiamato Iairo, il quale, vedutolo, gli si getta ai piedi e lo
prega istantemente, dicendo: - La mia figliuola è agli estremi. Vieni a metter sopra lei le mani, affinché
sia salva e viva". (v. 22-23)
"E Gesù andò con lui, e gran moltitudine lo seguiva e l'affollava". (v. 24)
(L'episodio della donna che toccò la vesta di Gesù: vv. 25-34)
"Mentr'egli parlava ancora, ecco arrivar gente da casa del capo della sinagoga, che gli dice: - La tua
figliuola è morta; perché incomodare più oltre il Maestro? - Ma Gesù, inteso quel che si diceva, disse
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al capo della sinagoga: - Non temere; solo abbi fede!". (v. 35-36)
"E non permise ad alcuno di accompagnarlo, salvo che a Pietro, a Giacomo e a Giovanni, fratello di
Giacomo". (v. 37)
"E giungono a casa del capo della sinagoga; ed egli vede del tumulto e gente che piange ed urla forte.
Ed entrato, dice loro: - Perché fate tanto strepito e piangete? La fanciulla non è morta, ma dorme". (v.
38-39)
"E si ridevano di lui. Ma egli, messili tutti fuori, prende seco il padre, la madre della fanciulla e quelli
che eran con lui, ed entra là dove era la fanciulla". (v. 40)
"E presala per la mano le dice: - Talithà cumì! - che interpretato vuole dire: - Giovinetta, io tel dico,
lèvati! -. E tosto la giovinetta s'alzò e camminava, perché avea dodici anni. E furono subito presi da
grande stupore". (v. 41-42)
Riflettiamo:
1. Perché Gesù non rispose alla richiesta di Iairo di andare immediatamente in casa sua?
2. Con quali personaggi di questo episodio pensi di identificarti in questo momento della tua vita?
Perché?
ƒ Iairo che intercede per la sua bambina.
ƒ La madre che aspetta ansiosamente, sperando contro speranza.
ƒ I partecipanti al funerale e i servi che si erano arresi.
ƒ La folla incuriosita.
ƒ I discepoli lasciati indietro.
ƒ I tre discepoli che furono testimoni del miracolo.
ƒ La bambina ch'era morta.
3. Quali furono i principi dell'intercessione ai quali si attenne Iairo?
4. Che cosa ti sta dicendo Dio mediante questo episodio biblico?
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È arrivato il momento di mostrare un modello di intercessione che sia efficiente. Andremo alle Scritture
per trovarne uno. Vi troviamo il personaggio di Maria Maddalena, una donna che aveva
disperatamente bisogno di cambiare. Abbiamo unito tre figure di donna in una: Maria Maddalena,
Maria la sorella di Marta, e la donna sorpresa in adulterio. Vi sono indicazioni che effettivamente si
trattasse della stessa persona. Immaginiamo un po' la situazione: molte persone dovettero vedere la
necessità di un cambiamento nella sua vita… ma come esse cercarono di cambiarla? Analizzeremo
come ognuna di queste persone agì per intercedere presso il Signore in favore di Maria. Ma che cosa
c'era di sbagliato nella loro intercessione?
1. La maniera sbagliata
a) Marta
C'è così tanto da fare! Il cibo avrebbe dovuto essere pronto sulla tavola già da parecchio tempo! So
che Gesù avrà una fame da lupo dopo quel lungo viaggio. Dov'è quel bel tipo di mia sorella? Non è
possibile che debba fare tutto da sola: stare attenta al forno, mescolare nelle pentole, preparare la
frutta, servire il vino.
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Eccola lì! Seduta ai piedi di Gesù, come se non avesse nulla di che preoccuparsi al mondo. Come al
solito, è così avventata! Dovrebbe essere qui ad aiutarmi! Scansafatiche! Perché non mi assomiglia di
più... io sono affidabile, organizzata, lavoratrice, impegnata a sbrigare le faccende che vanno fatte, a
realizzare tante cose. Non so quante volte gliel'ho ripetuto... benedetta ragazza! Non mi ascolta e
basta! Non so più che cosa fare per cambiarla. Forse potrei chiedere a Gesù di cambiarla. Sarebbe
certamente molto più facile convivere se cambiasse.
Non c'è dubbio, Marta voleva cambiare Maria. Usò vari modi per riuscirci: sgridandola, brontolando,
pretendendo ed aggredendola. Tentò perfino una preghiera d'intercessione! Chiese a Gesù di
ordinare a Maria di cambiare!
b) Simone il Fariseo
Avete sentito l'ultima di Maria? Non riesco a credere che sia caduta in basso! Non è altro che una
sgualdrina qualsiasi, una prostituta, una donnaccia, un'adultera. Che schifo! E proviene da una
famiglia così per bene; chissà come sono addolorati i suoi. Mi dispiace molto per loro.
Dovrebbe essere lapidata per il suo comportamento e per l'infamia che, in questo modo, ha causato
all'intera comunità! Dovrebbe essere punita in modo esemplare, altrimenti avremo un'epidemia
d'immoralità!
Ecco, le metteremo delle spie alle
costole per sorprenderla sul fatto;
la trascineremo lungo le strade e la
svergogneremo pubblicamente.
Poi la porteremo davanti al sinedrio per essere severamente punita. Forse allora si adeguerà maggiormente al nostro stile di vita: sarà più onesta, più corretta, obbediente alla legge e rispettabile.
Maria aveva bisogno di cambiare. I
farisei cercarono d'indurla al cambiamento insultandola, svergognandola, biasimandola, e condannandola. L'avevano perfino portata
da Gesù – in una sorta d'atto d'intercessione – chiedendogli di aiutarli a raddrizzarla!
c) Giuda
Non posso credere a ciò che vedo e sento! Questo è olio di nardo schietto, il più costoso dei profumi!
Vale l'equivalente di un anno intero di lavoro! È uno spreco incredibile! Ma non ha il senso del valore
del denaro? Che cattiva amministratrice! Ha appena gettato al vento la paga di un intero anno! Io non
avrei mai fatto una cosa simile! Anzi, io so come racimolare anche gli spiccioli e conservarli per cause
più nobili. Dovrebbe cercare di assomigliarmi di più: astuto, accorto, saggio nell'investire, intelligente,
un amministratore degno di rispetto!
Questa donna avrebbe bisogno di qualche lezione di finanza. Forse potrei dargliele io... e già che ci
sono, anche a questo variegato gruppo di seguaci di Gesù. Anche loro dovrebbero sapere che uno
spicciolo risparmiato è uno spicciolo guadagnato!
Hmmm! Dico io... a che scopo questo spreco? Se almeno ci avesse dato il vaso di alabastro prima di
romperlo, l'avremmo potuto vendere ricavando un ottimo guadagno. Immaginate quanti poveri
avrebbero potuto mangiare con quella somma... più di mille! Il Signore si aspetta che noi siamo dei
bravi amministratori dei nostri beni, non è così?
Oh sì, Maria aveva bisogno di cambiare e Giuda credeva di sapere come farlo: additando gli errori,
criticando, polemizzando, dando istruzioni. Parlò perfino a Gesù del bisogno che Maria aveva di
cambiare, aspettandosi che Gesù avrebbe senz'altro risposto alla sua "preghiera d'intercessione" con
un rimprovero rivolto a Maria.
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Una donna che aveva il bisogno di cambiare e tre persone pronte a farlo: Marta, il fariseo e Giuda.
Tutti e tre provarono i vari metodi che tu ed io spesso utilizziamo per cambiare le persone: sgridare,
brontolare, esigere, affrontare, insultare, svergognare, biasimare, punire, additare, criticare, discutere
e dare direttive.
Tutti loro fecero preghiere d'intercessione. Tutti presentarono al Signore l'altrui bisogno di cambiare,
ma non lo fecero nella maniera giusta.
2. La Maniera Giusta
Sì, Maria aveva bisogno di cambiare ed effettivamente cambiò. Ma come avvenne il cambiamento? Il
cambiamento si verificò quando lei scelse liberamente di abbandonarsi alla volontà di Dio. Avvenne
tramite la sua personale decisione di permettere a Dio di trasformare i punti deboli della sua
personalità in punti di forza per la Sua causa.
Non è in nostro potere cambiare un altro essere umano, neanche i nostri figli. Solamente Dio è in
possesso di questo potere. Tuttavia, vi sono alcune cose che possiamo fare per facilitare il desiderio
di un cambiamento.
Per avere un modello che ci indichi come facilitare il cambiamento e come intercedere, non dobbiamo
guardare a Marta, al fariseo o a Giuda, ma a Cristo. Vediamo allora come Egli aiutò Maria a cambiare.
A come Accept = Accettare
La prima cosa che Egli fece fu quella di accettarla
così com'era, con tutti i suoi punti di forza e con
tutte le sue debolezze. Lei era un'unità
inscindibile ed Egli l'amò e l'accettò nella sua
totalità, incoraggiando i lati positivi e sorvolando
sugli sbagli del passato. L'accettò con un amore
incondizionato. In quella accettazione totale di
Gesù, Maria trovò la forza che le fece desiderare
il cambiamento.
B come Believe = Credere
La seconda cosa che Cristo fece, fu quella di
credere in Maria e nel suo potere decisionale.
Viene espresso in modo meraviglioso ne "La
Speranza dell'Uomo" (p. 402): «Sebbene agli
occhi umani il suo caso apparisse disperato,
Gesù vide in Maria la possibilità di fare il bene e
ne scorse i tratti migliori del carattere. Il piano della redenzione offriva agli uomini grandi possibilità
che si attuavano in Maria, la quale mediante la grazia diventava partecipe della natura divina.»
Cristo vide speranza e nobiltà in Maria, quando nemmeno lei stessa poteva scorgerle in sé. Egli
guardò il lato positivo del suo carattere, scelse di parlare del bene che scorgeva e credette in lei.
Credette nell'intimo desiderio di Maria di vincere le sue debolezze e credette che, se ne avesse avuta
l'opportunità, essa avrebbe scelto di lasciare che Gesù le fornisse la forza necessaria. Gesù non
cercò di forzarle la mano, perché credeva nella libertà di scegliere che le aveva dato. Fu quella fiducia
dimostratale che ridiede speranza a Maria.
C come Commit = Affidare
La terza cosa che Gesù fece si trova ne "La Speranza dell'Uomo" (p. 402). Gesù «avrebbe potuto
spegnere ogni barlume di speranza nella sua anima, ma si guardò dal farlo. L'aveva sollevata dalla
disperazione e dalla rovina. Per sette volte Egli aveva rimproverato i demoni che controllavano il suo
cuore e la sua mente; essa aveva udito le preghiere di Gesù rivolte al Padre con gran grido in suo
favore. Si rese conto di quanto grave fosse il peccato davanti all'immacolata purezza di Gesù e, grazie
alla Sua forza, ottenne la vittoria.»
Gesù pregò il Padre per Maria. Egli l'affidò nelle mani di Colui che le avrebbe potuto dare la forza di
vincere. Egli pregò per lei non una sola volta, bensì sette volte, sempre in modo molto specifico,
intenso e tenero.
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3. Un Esempio del Modello ABC
Nel suo libro "The Best You Can Be", dove Dorothy Watts illustra il modello d'intercessione che
abbiamo appena esaminato, essa racconta la storia di Marilyn e Virginia. Marilyn si era allontanata da
Dio dopo che aveva avuto una relazione con un uomo da cui aveva avuto un bambino fuori dal
matrimonio. In questa esperienza Virginia cercò con tutte le sue forze di mettere in pratica "il modello
ABC" dell'intercessione.
Virginia avrebbe voluto riportare Marilyn alla ragione, avrebbe voluto dirle chiaro e tondo di chi fosse
la colpa di tutto quel pasticcio, ma non lo fece. C'erano molti aspetti in cui Marilyn necessitava un
cambiamento, però Virginia tacque.
Virginia cercò il modo di dimostrare comunque il suo amore alla figlia, nonostante Marilyn ce l'avesse
anche con Dio. Cercava sempre delle maniere per incoraggiarla, per sottolineare le cose buone che
Marilyn faceva. A volte ascoltava i problemi di Marilyn per ore e tutto ciò che diceva era: "Noi ti
vogliamo bene, tesoro. Crediamo in te; ce la farai. Tu sei una che se la sa cavare sempre. Non
preoccuparti se non riesci a pregare. Io e papà pregheremo il doppio, anche per conto tuo".
Era difficile per Virginia vedere sua figlia fare delle cose che le aveva insegnato a non fare, vivere uno
stile di vita diverso, cercare a tentoni le risposte e tuttavia ostinatamente rifiutare di tornare all'Unico
che aveva tutte le risposte.
Virginia sapeva che fare le prediche, rimproverare, condannare o svergognare non avrebbe
funzionato, sebbene si sentisse incline a usare tali metodi. Era difficile vedere Marilyn percorrere un
cammino che la stava portando a fondo e tuttavia amarla incondizionatamente, accettarla in modo
totale ed esprimere fiducia in lei… Tuttavia lo fece.
A poco a poco Marilyn ritrovò la sua strada verso Dio. Cominciò a portare il suo bambino in chiesa.
Frequentò un gruppo di studio della Bibbia. Il pastore andò a casa sua per darle studi biblici e, alla
fine, si battezzò.
Un giorno Marilyn scrisse un biglietto a sua madre nel quale diceva, fra l'altro: "Mamma, ti voglio tanto
bene! Ringrazio Iddio per te. Lo ringrazio per la tua forza e la tua pazienza interiori che ti permettono
di vedere il meglio dentro di me e di avere fiducia in me, nonostante tutti i miei sbagli ed i pasticci che
ho combinato nella mia vita".
Quel biglietto aiutò Virginia a capire che, dopo tutto, come madre non era un fallimento. Lodò Dio di
averla aiutata a seguire il Suo schema per la preghiera d'intercessione.
Dio l'aveva aiutata ad accettare Marilyn così com'era, con tutti i suoi sbagli grossolani, i suoi errori, i
suoi peccati. Essa cercò di trattarla con lo stesso amore che Dio le aveva dimostrato. Di conseguenza
Virginia credette a Marilyn; cercò di vedere il meglio che c'era in lei e di sottolineare i lati positivi.
Credette nel potere decisionale di sua figlia e fu disponibile a darle quella libertà che Dio concede,
avendo fiducia che alla fine essa avrebbe deciso per ciò che è giusto.
Quotidianamente Virginia aveva affidato sua figlia a Colui che la amava più di quanto lei, sua madre,
la potesse amare. La consegnò nelle mani di Colui che morì sulla croce per darle la possibilità della
vita eterna. Non fu per niente facile agire così per Virginia. "È stato solamente per la grazia e la
potenza di Dio che sono riuscita a farlo" dichiara. Poi aggiunge: "Dio è all'opera! Sono certa che il Suo
metodo di cambiare le persone funziona veramente".
Gesù accettò Levi-Matteo e Zaccheo, entrambi pubblicani e disprezzati dalla società. Egli dimostrò la
Sua accettazione mangiando insieme a loro e visitandoli nelle loro case. Come risultato di questa Sua
accettazione, ci viene detto che essi «desideravano diventare degni della Sua fiducia. Nei loro cuori
assetati, le Sue parole caddero come benedizioni capaci di apportare una potenza di vita. Nuove
energie si svegliarono, e una possibilità di una nuova vita si schiuse anche a quegli uomini gettati ai
margini della società.» ("La Speranza dell'Uomo" - p. 187).
La fiducia che Gesù dimostrò, chiedendo da bere alla donna samaritana, risvegliò dentro di lei fiducia,
a sua volta. Condividendo con lei alcune delle più profonde verità relative alla salvezza, Gesù
dimostrò di credere che lei potesse diventare, grazie alla Sua potenza, una meravigliosa
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testimonianza del Suo amore. E la samaritana non Lo deluse. Tanto potente fu il Suo sostegno alle
potenzialità che risiedono in ogni essere umano, e la fiducia dimostrata, che gli uomini vi trovarono la
forza necessaria per riuscire a credere in sé stessi.
Un'esperienza di vita
«Grant Swank sedeva sulla sponda del letto guardando suo figlio, Jay. Il ragazzo si era rannicchiato
sotto le coperte, con la faccia verso il muro.
"Si aspetta un altro rimprovero… – pensò Grant – Devo presentare i suoi sbagli adesso in preghiera,
facendogli una paternale davanti al Signore? O devo preoccuparmi piuttosto di guarire le sue ferite e
recuperare il nostro rapporto?"
Foto: Dipinto di Marta Mangiabene
Proprio in quel momento Jay si girò sul cuscino,
guardando il padre con i suoi occhi castani, ancora
bagnati di lacrime. Il cuore di Grant s'intenerì rendendosi
conto quanto amasse suo figlio. Grant chinò il capo e
iniziò: "Amato Signore, Ti ringrazio per Jay. Tu sai
quanto gli voglio bene. Lui per me è il mondo. Grazie per
avercelo dato. Possa egli sempre servirti. Ti ringraziamo
ora per il riposo che ci concederai questa notte. Sii
vicino a tutti noi e che domani possa essere un buon
giorno. Nel nome di Gesù, Amen". Jay si sollevò di
scatto e abbracciò forte papà al collo. Grant lo circondò
con le sue braccia.
"Papà, mi vuoi bene anche quando faccio il monello?"
Jay sussurrò.
"Sì, – replicò Grant, stringendolo forte – Ti voglio bene sempre!"
"Tu sei il papà migliore del mondo!" disse Jay, appoggiando il capo sulla spalla di Grant.
"Ti ringrazio, Signore, per questo momento – pensò Grant – Ti ringrazio per avermi aiutato a ricordare
che l'amore guarda oltre gli errori".» (J. Grant Swank, Jr., Decision, Giugno 1991 - p. 42).
Quella sera Grant Swank amò Jay come Dio aveva amato lui. Senza rendersene conto, Grant seguì
"lo schema ABC" di Cristo per la sua preghiera d'intercessione.
Grant accettò Jay così com'era, un ragazzino che aveva commesso degli errori, ma che aveva – nello
stesso tempo – delle meravigliose capacità di crescita. Non lo rimproverò, né gli fece la paternale.
Non lo svergognò né lo biasimò. Semplicemente lo amò. Era più preoccupato di sanare la ferita e
recuperare il loro rapporto che di additare gli sbagli. Grant credette alle infinite possibilità di crescita in
Jay. Credette che, se gli avesse dato la libertà, Jay avrebbe desiderato essere migliore. Scelse di
credere negli aspetti positivi del carattere di suo figlio.
Grant pregò per Jay. Lo affidò nelle mani dell'Unico che può far diventare il cambiamento una realtà.
Non usò la preghiera come una sottile forma di manipolazione; pregò semplicemente per lui.
Accettare, Credere, Affidare
1. William Lovelace
«Per tutta la vita ho avuto la forte consapevolezza che qualunque cosa avessi fatto di buono o di
cattivo, i miei genitori mi avrebbero sempre accettato. La mamma mostrava tutto il suo interesse per
noi figli essendo completamente disponibile a perdonare e largamente capace di farci sentire
importanti. Noi eravamo importanti per lei e dimostrava apertamente la sua gioia per i nostri successi.
Accettava ugualmente i nostri fallimenti con comprensione e sostegno.» (Kay Kuzma, "My
Unforgettable Parents" - p. 85).
2. Neal C. Wilson
«Sapevo che (i miei genitori) mi amavano, non perché
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fossi buono e facessi tutto ciò che mi
chiedevano, ma perché ero loro figlio. Anche se fallivo o facevo loro del male, conservavano la loro
fiducia in me... Uno deve avere fiducia nelle persone anche se ti deludono o ti feriscono; è importante
sottolineare sempre il meglio che c'è in loro e quindi incoraggiarli a migliorare.» (o.c. - p. 145).
3. Virginia Cason
«Durante gli anni della mia crescita, sentii i miei genitori (i coniugi H.M.S. Richards) pregare per me in
svariate occasioni quando pensavano che io stessi dormendo. Mi svegliavo la notte, udendo delle voci
nella stanza accanto. Quando mi sembrava di sentire il mio nome, scivolavo fuori dal letto e premevo
l'orecchio contro il muro. Potete star sicuri che stavano pregando per me; non perché io fossi tanto
cattiva o avessi fatto qualcosa di particolarmente terribile, ma perché mi volevano tanto bene e
desideravano che io conoscessi la gioia di una vita cristiana. Questo ebbe i suoi effetti su di me. Mi
ricordo di molte occasioni in cui causai loro delle preoccupazioni, ma non ricordo severi biasimi o dure
parole di rimprovero da parte loro. Il mio papà mi appoggiava il suo braccio intorno alle spalle e mi
dava un abbraccio pieno d'amore. "Tesoro – diceva – La mamma ed io ti vogliamo tanto bene. Anche
Dio ti ama, e stiamo appunto chiedendo al nostro buon Signore di aiutarti a fare le giuste scelte".»
(o.c. - p. 29)
4. Kenneth Wood
«(I miei genitori) erano capaci di accettare le debolezze delle persone come una parte naturale della
condizione umana. Essi mettevano sempre in evidenza il meglio delle motivazioni e della condotta
degli altri.» (o.c. - p. 155)
(Citazioni dal libro "My Unforgettable Parents" di Kay Kuzma. Pacific Press Publishing Association,
1978)
Metodi di preghiera d'intercessione
La Semplice Lista
Tieni una lista dei nomi delle persone per le quali desideri pregare regolarmente. Prega per tutti coloro
che si trovano in quella lista, visualizza la persona e presenta al Signore lei e le sue preoccupazioni.
La Lista delle Promesse
Fai una lista di persone per le quali stai pregando. Accanto ad ogni nome scrivi una promessa biblica
alla quale si stai aggrappando per i particolari bisogni di quella persona. Prendi nota di tutti i generi di
risposta a queste preghiere. La lezione N° 5 mette in evidenza le promesse adatte ai genitori che
stanno pregando per i propri figli.
L'Album delle Foto
Una signora, che è costretta a letto, conserva un album con le fotografie di coloro per i quali sta
pregando. Ogni giorno apre quell'album e prega per le persone che le stanno a cuore.
Compleanni e anniversari
Alcune persone conservano una lista dei compleanni e
degli anniversari dei membri della famiglia. Essi
dedicano un momento speciale d'intercessione per i loro
cari in quei particolari giorni. Altri concentrano le loro
preghiere per un mese o una settimana su un membro
della loro famiglia il cui compleanno od altri anniversari
cadono in quel mese o settimana.
Il Cestino d'Uova
Catherine Marshall ci parla della "preghiera delle uova" nel suo libro "Adventures in Prayer"
("Avventure nella preghiera"). Essa ci suggerisce di volgere i nostri sogni e le nostre speranze in
preghiere, scrivendole su fogli di carta e ritagliandoli successivamente a forma di uova, per
simboleggiare la nostra disponibilità a lasciare che sia Dio a "covarli" per il tempo che Lui riterrà
opportuno. Essa lo fece per i suoi figli; poi mise da parte queste preghiere scritte ed infine le dimenticò
fino a quando, un giorno, non ritrovò quei foglietti di carta in una vecchia Bibbia. Restò meravigliata
nel constatare come un Padre amorevole avesse risposto ad ogni sua singola richiesta.
61
Davide sembrava conoscere il principio delle "preghiere delle uova" quando scrisse: "Aspetta l'Eterno:
sii forte, ed Egli rinfrancherà il tuo cuore; sì, ti dico, aspetta il Signore!"
«I piani di Dio non conoscono né fretta né ritardi» afferma Ellen White ("The Desire of Ages" - p. 32).
Possiamo presentargli le nostre richieste fiduciosi che Egli le realizzerà al momento opportuno.
Ecco come usare "il cestino delle uova" per le preghiere d'intercessione:
Ž Scrivi la preghiera d'intercessione su un pezzo di carta ritagliato a forma di uovo, a simbolo
della tua disponibilità a lasciare che sia Dio a "covarlo" secondo i Suoi tempi.
Ž Nascondi le preghiere in un posto sicuro, dimostrando la tua fiducia in Dio nel lasciargli fare,
riguardo a quelle preghiere, tutto ciò che Egli riterrà il meglio, al momento opportuno.
Ž Potresti scegliere di metterle in una scatolina o in un cestino da tenere sulla scrivania, oppure
potrebbero essere nascoste in un cassetto del tuo archivio o nella Bibbia.
Ž Dopo diverse settimane, mesi, o anche anni, tirale fuori. Sarai sorpreso/a di come Dio ha
operato.
Ž Considera le preghiere che non sono ancora state "covate". Rappresentano ancora un
profondo desiderio del tuo cuore? Rimettile a posto e aspetta. Evidentemente, il tempo del
Signore non è ancora arrivato.
Ž Fai un nido di uova per ogni membro della famiglia. Scrivi il nome di una persona cara su ogni
uovo. Sotto il nome scrivi un desiderio che nutri per quella persona. Gira il foglio e scrivi una
promessa il cui adempimento vuoi chiedere in suo favore. Metti via le preghiere scritte sulle
uova perché siano covate.
Ž Considera le tue preghiere d'intercessione quotidiane come l'azione della chioccia che cova le
uova per tenerle al caldo, aspettando che si schiudano al momento opportuno. Nell'attesa stai
attento/a ai movimenti che si verificano all'interno delle uova, al guscio che comincia a
creparsi, ovvero al lavoro di Dio in risposta alle tue preghiere. Lodalo per ogni evidenza di
questa Sua opera!
("Prayer Country" di Dorothy Watts - p. 28,29)
Studio della Bibbia: Il figliuol prodigo (Luca 15:11-32)
Il figlio che lascia la casa di suo padre
"Disse ancora: Un uomo aveva due figli. Il più giovane di
loro disse al padre: - Padre, dammi la parte dei beni che mi
spetta -. E il padre divise fra loro i beni.
Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se
ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze
vivendo dissolutamente. Ma quando ebbe speso tutto, in
quel paese sopraggiunse una grave carestia, ed egli
cominciò ad essere nel bisogno. Allora andò a mettersi con
uno degli abitanti del paese, che lo mandò nei suoi campi a
pascolare i porci.
Ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i
porci mangiavano, ma nessuno gliene dava. Allora,
rientrato in sé, disse: - Quanti lavoratori salariati di mio
padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame!
Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho
peccato contro il cielo e davanti a te; non sono più degno di
essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi
lavoratori salariati -.
Egli dunque si levò e andò da suo padre".
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Il ritorno del figlio
"Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e
lo baciò. E il figlio gli disse: - Padre, ho peccato contro
il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere
chiamato tuo figlio -.
Ma il padre disse ai suoi servi: - Portate qui la veste più
bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei
sandali ai piedi. Portate fuori il vitello ingrassato e
ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, perché
questo mio figlio era morto ed è tornato a vita, era
perduto ed è stato ritrovato -. E si misero a fare grande
festa".
L'arrivo del figlio maggiore
"Or il suo figlio maggiore era nei campi e come
ritornava e giunse vicino a casa, udì la musica e le
danze. Chiamato allora un servo, gli domandò cosa
fosse tutto ciò. E quello gli disse: - È tornato tuo fratello
e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché
lo ha riavuto sano e salvo -.
Udito ciò, egli si adirò e non volle entrare; allora suo
padre uscì e lo pregava di entrare. Ma egli, rispose al
padre e disse: - Ecco, son già tanti anni che io ti servo
e non ho mai trasgredito alcun tuo comandamento,
eppure non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma quando è tornato questo tuo
figlio, che ha divorato i tuoi beni con le meretrici, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato -.
Allora il padre gli disse: - Figlio, tu sei sempre con me, e ogni cosa mia è tua. Ma si doveva fare festa
e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".
Riflettiamo:
1. Con quale dei personaggi di questa parabola ti identifichi maggiormente? Rifletti a fondo sul modo
in cui tratti le persone, particolarmente coloro che hanno agito in modo sbagliato, coloro che ti hanno
terribilmente deluso.
ƒ Il padre
ƒ Il figlio maggiore
ƒ I servi
ƒ Il padrone dei porci
2. Perché pensi che il figlio più giovane decise di lasciare casa sua? Quali sono alcune delle ragioni
per cui i giovani lasciano Dio e la chiesa attualmente?
3. Ambedue i figli di questa storia delusero il padre. Quale biasimo può essere ascritto al padre per la
loro condotta? Può essere biasimato il padre (pensa al libero arbitrio)? C'era qualcosa che il padre
avrebbe potuto fare affinché le cose andassero diversamente?
4. Che cosa causò il rinsavimento del figlio perduto e favorì la sua decisione di ritornare a casa?
5. Se hai un figlio od una figlia che si sono trasferiti in un paese lontano, che cosa pensi che
ricorderanno della loro famiglia che potrebbe indurli a tornare? Quali ricordi piacevoli hai tu, che pensi
siano condivisi anche dai tuoi figli?
6. Perché pensi che il padre scelse di restare a casa ad aspettare suo figlio invece di andare a
cercarlo? Certamente avrebbe potuto assumere delle persone in grado di aiutarlo a ritrovare il figlio.
Perché invece non partì alla sua ricerca?
7. Quali emozioni ti suscita il modo in cui il padre trattò il figliuol prodigo? Era saggio quello che fece il
padre? Perché sì o perché no? Saresti disposto a fare altrettanto per tuo figlio?
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8. Quale messaggio Dio vuole farti pervenire mediante questa parabola? I seguenti messaggi sono
tutti corretti?
ƒ Dovresti lasciar andare i tuoi figli, anche se sai che faranno un sacco di errori.
ƒ L'amore non ha corde per legare.
ƒ Aspettare che i figli tornino a casa è penoso.
ƒ L'amore copre moltitudine di peccati.
ƒ I figli sono destinati a deluderti.
ƒ I tuoi figli hanno bisogno di sapere che tu sei pronto per festeggiare.
ƒ Non saremo mai abbastanza buoni per l'amore di Dio.
ƒ Le relazioni interpersonali sono più importanti del giusto comportamento.
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Billy, un bambino di cinque anni, è seduto ed ascolta mamma e papà che discutono di un problema
che li assilla:
"Che cosa possiamo fare?" sospira la mamma.
"Non lo so... – papà scuote la testa, mentre rughe di preoccupazione solcano la sua fronte – Non so
più dove andare in cerca d'aiuto".
"Perché non chiedi aiuto ad Harold?" chiede Billy.
"Harold? – replica papà – Chi è Harold? Non conosco nessun Harold".
"Ma sì che lo conosci – insiste Billy – Sai... 'Padre nostro che sei nel cielo, Harold sia il Tuo nome!"
(gioco di parole intraducibile: "santificato sia il Tuo nome" si dice in inglese: "allowed be Thy name",
che – pronunciato velocemente – può assomigliare al nome Harold - ndt)
Quanto spesso voi ed io siamo stati – come la mamma ed il papà di Billy – a preoccuparci, a
consumarci, ad arrostire sulla graticola, senza sapere dove sbattere la testa... Quando tutto ciò di cui
avevamo bisogno era: "Chiedere ad Harold"!
Oh certo, razionalmente tutti noi crediamo questo. Sappiamo di poter contare su Gesù Cristo, la
Parola Vivente, e sulla Bibbia, la Sua Parola scritta. Crediamo nelle promesse della Bibbia; è per
questo che ci riuniamo insieme ogni settimana.
Oggi focalizzeremo la nostra attenzione su alcune delle preziose promesse che Dio ha in serbo per i
genitori. Potete pensarne delle altre mano a mano che procederemo.
1. Afferrare le promesse
«Una promessa è la maniglia della fede alla quale ci possiamo aggrappare in preghiera» scrive
Catherine Marshall nel suo libro "Adventures in Prayer".
"Noi ci rivolgiamo a Dio con fiducia, perché egli ci ascolta, se gli chiediamo qualcosa secondo la sua
volontà". (I Giovanni 5:14)
Una promessa nella Scrittura rappresenta la volontà di Dio rivelata per noi. Sapendo che è la volontà
di Dio per noi, possiamo reclamare la promessa essendo pienamente certi che Egli agirà in accordo
con quanto ha detto. Come osservava David Livingstone: "È la parola di un gentiluomo fra le più sacre
e rigorosamente onorate".
Peter Marshall affermò una volta: «In queste pagine (della Bibbia) vi sono le parole viventi del Dio
Vivente. Queste parole includono una quantità di promesse, molte delle quali condizionate. Tutto ciò
che dobbiamo fare è adempiere le condizioni, poi andare a reclamarle.»
Secondo Glenn Coon, autore di molti libri sull'argomento, ci sono 3.573 promesse nella Parola. Egli
traccia il metodo ABC (vedi sotto) per fare proprie le promesse ("A Study Guide to the Prayer of
Reception"):
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A come Ask = Chiedi - Matteo 7:7
«Fa parte del piano di Dio accordarci, in risposta alla preghiera della fede, quello che non otterremmo
se non lo domandassimo.» (Ellen White, "Il gran conflitto" - p. 383)
«Ogni promessa nella Parola di Dio ci fornisce dei soggetti di preghiera, presentandoci la parola di
Jehovah come garanzia, come nostra assicurazione.» (Ellen White, "The Mount of Blessing" - p. 190)
B come Believe = Credi - Marco 11:24
«Parlate e agite come se la vostra fede fosse invincibile.» (Ellen White, "Christ's Objet Lessons" - p.
16)
«Se le parole esprimono i pensieri, è anche vero che i pensieri seguono le parole. Se dessimo
maggior spazio all'espressione della nostra fede... avremmo più fede.» (Ellen White, "Ministry of
Healing" - pp. 252,253)
C come Claim = Afferra - Giovanni 11:41
«Così noi possiamo domandare queste benedizioni e credere che le riceveremo, e ringraziare Dio per
averle ricevute.» (Ellen White, "Steps to Christ" - p. 51)
«Ti supplico di permettere alla tua fede tremante di afferrare di nuovo le promesse di Dio. Appoggiati
su di esse con tutto te stesso, con una fede che non vacilla; poiché esse non falliranno, non possono
fallire.» (Ellen White, "Testimonies", Vol. 2 - p. 497)
«La vera fede si appropria delle benedizioni promesse e le reclama prima che si realizzino e prima di
sentirne gli effetti... Dobbiamo inoltrare le nostre petizioni con fede... ed aggrapparci alle benedizioni
promesse, reclamandole come nostre... Ecco la fede, la vera fede: credere che riceveremo la
benedizione, anche prima che si realizzi.» (Ellen White, "Early Writings" - p. 72)
«Qualunque dono Egli prometta, questo stesso dono è nella relativa promessa. Il seme è la Parola di
Dio (Luca 8:11). Come la quercia è racchiusa nella ghianda, così – altrettanto sicuramente – il dono di
Dio sta nella promessa. Se riceveremo la promessa, avremo anche il dono.» (Ellen White,
"Education", p. 253)
2. Quando una famiglia prega
Nel suo libro "Foolish Prayers, Fabulous Answers" ("Preghiere assurde, risposte meravigliose"), Glenn
Coon ci racconta la storia della famiglia Calhoun che pregò per il figlio. Il ragionamento fu il seguente:
Foto: Dipinto di Roerich
«La Parola di Dio dice: "Il cuore del re, nella
mano dell'Eterno, è come un corso d'acqua;
egli lo volge dovunque gli piace" (Proverbi
21:1). Perché Dio, che fu in grado di
cambiare il cuore del re in risposta alla
preghiera del profeta Daniele (Daniele
10:12-13), non potrebbe cambiare anche il
cuore di un ragazzo che ha lasciato la casa
di suo padre?... Qualsiasi cosa Egli abbia
fatto in epoche passate, lo farà di nuovo in
circostanze simili ed in presenza di
un'analoga fede.
Il fratello Calhoun, la sua famiglia ed alcuni amici si misero insieme in ginocchio nel soleggiato salotto
della loro fattoria. Regnava un assoluto silenzio: si udiva solo la voce di chi stava pregando in quel
momento ed il ticchettio dell'orologio. Nel bel mezzo delle preghiere, il campanello suonò tre volte, ma
le suppliche non furono interrotte; ognuno di loro detestava anche solo il pensiero di dover
interrompere quella riunione di preghiera, ogni cuore era rivolto a quel figlio sviato.
In quel momento, in una fattoria nelle vicinanze, il figlio gettò un'occhiata alle sue spalle, verso i solchi
regolari che aveva appena arato, poi davanti a sé all'attrezzo che gli serviva per fare dei solchi ben
diritti. Una strana irrequietezza s'impossessò di lui. Un'inaspettata sensazione (qualcosa d'imperioso)
lo attanagliò, e niente al mondo avrebbe potuto cancellarla. La sua mente fu sommersa da pensieri
che riguardavano la casa paterna... Qualcosa non andava a casa? Forse avevano bisogno di lui?
Alzò l'aratro, fece girare i muli e si diresse verso il granaio... Il proprietario della fattoria lo seguì.
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"Hai problemi con l'aratro? – gli chiese il padrone – C'è qualcosa che non va?"
"No, devo andare a casa" replicò il giovane.
"Che cosa intendi con 'andare a casa'? – domandò quello – Non è ancora il momento di concludere il
lavoro della giornata".
"Lo so, ma è successo qualcosa, e devo assolutamente andare a casa".
"Oh, che pazzia! – il fattore si voltò disgustato – Sei proprio un emotivo!"
"No, non è così – insistette il ragazzo – È successo qualcosa e devo andare subito a casa".
"Ma non puoi piantarmi in asso – protestò il padrone – Ho bisogno di te!"
Nel frattempo, mentre parlava, il ragazzo aveva tolto le briglie, riposto gli attrezzi e riportato i muli nella
stalla.
Poi, messi insieme i suoi effetti personali, il giovane salutò allegramente con la mano, lasciando il
fattore che armeggiava nell'aia.
Potete immaginare quello che provarono quei genitori quando il ragazzo comparve a casa e vennero
a sapere che nello stesso momento in cui si erano inginocchiati per pregare, lui era stato spinto a
tornare a casa?
E non solo il ragazzo tornò a casa, ma trovò anche Dio e la salvezza.» (o.c. - pp. 60-62)
3. L'esempio di Monica
«Monica ricordava bene il giorno in cui era nato suo figlio Augustine, il 13 novembre del 1954, nella
cittadina di Thagaste, non lontano da Carthage, nel Nord Africa. Fin dal momento della sua nascita,
essa pregò perché suo figlio diventasse un cristiano.
Quando Augustine fu adolescente, il padre lo iscrisse alle migliori scuole. Il ragazzo riusciva bene
negli studi, ma nel frattempo cadde preda delle tentazioni che offriva la città, così finì sulla cattiva
strada. Infine una notte disse a sua madre che andava a salutare un amico che stava partendo per
Roma. In effetti, Augustine stava fuggendo da casa; salì a bordo di una nave e partì lontano dalla sua
famiglia.
La vita ribelle che conduceva suo figlio, per poco non spezzò il cuore di Monica, tuttavia non volle
desistere dal pregare per lui. La notte stessa che il ragazzo fuggì di casa, Monica raggiunse una
chiesa vicina, s'inginocchiò e pregò tutta la notte. Una delle cose che fece quella notte in preghiera, fu
aggrapparsi con forza alle promesse della Parola di Dio (cfr. "Testimonies", Vol. 5 - p. 322)
Un giorno si sentì così male a causa di quello
che aveva fatto Augustine che ne parlò ad un
insegnante cristiano. Alla fine del racconto,
aveva il viso inondato di lacrime.
"Continua per la tua strada – le disse
l'insegnante – Dio ti aiuterà. Non è possibile
che il figlio di queste lacrime possa perire".
Dio rispose alle preghiere di Monica in
maniera notevole. Per caso Augustine andò a
Milano, dove incontrò Ambrose, un credente
devoto. Il giovane gli confidò la malvagità
della vita che conduceva e l'inquietudine della
sua anima. Gli raccontò di aver viaggiato per
molti chilometri in vari posti, dove si era
comportato in modo selvaggio e malvagio,
ma sentiva di non riuscire a fuggire lontano
dalle preghiere di sua madre.
Dopo aver studiato la Bibbia con Ambrose
per un certo tempo, Augustine donò il suo
cuore a Gesù e decise di essere battezzato.
Naturalmente volle che sua madre fosse
testimone del suo battesimo. Fu così che
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Monica si trovò a Milano in quel giorno del 1987, per essere presente mentre Ambrose battezzava suo
figlio. Le preghiere di trentatre anni erano state finalmente esaudite!»
(Dorothy Eaton Watts, "This Is The Day" - "Questo è il giorno" - p. 325)
Promesse per i genitori
"Io combatterò con chi combatte teco, e salverò i tuoi figliuoli". (Isaia 49:25b)
"Ecco, io vi mando Elia, il profeta, prima che venga il giorno dell'Eterno, giorno grande e spaventevole.
Egli ricondurrà il cuore dei padre (e madri) verso i figliuoli, e il cuore dei figliuoli verso i padri (e madri),
ond'io, venendo, non abbia a colpire il paese di sterminio". (Malachia 4:5,6)
"Il Signore... è paziente verso voi, non volendo che alcuni periscano, ma che tutti giungano a
ravvedersi". (II Pietro 3:9)
"Se uno vede il suo fratello (un figlio, una figlia) commettere un peccato che non meni a morte,
pregherà, e Dio gli darà la vita". (I Giovanni 5:16a)
"Io guarirò la loro infedeltà, io li amerò di cuore, poiché la mia ira s'è stornata da loro". (Osea 14:4)
"Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio (vecchia) non se ne
dipartirà". (Proverbi 22:6)
"Avendo fiducia in questo: che Colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a
compimento fino al giorno di Cristo Gesù". (Filippesi 1:6)
"Una donna dimentica ella il bimbo che allatta, cessando d'aver pietà del frutto delle sue viscere?
Quand'anche le madri dimenticassero, non io dimenticherò te. Ecco, io t'ho scolpita sulle palme delle
mie mani". (Isaia 49:15-16a)
"Tutto è possibile a Dio". (Marco 10:27b)
"Sì, io l'ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l'eseguirò". (Isaia 46:11b)
"Poiché quante sono le promesse di Dio, tutte hanno in lui il loro 'sì'; perciò pure per mezzo di lui si
pronunzia l'Amen alla gloria di Dio, in grazia del nostro ministero".
(II Corinzi 1:20)
"Iddio non è un uomo,
perch'ei mentisca, né un
figliuol d'uomo, perch'ei
si penta. Quando ha
detto una cosa non la
farà? O quando ha
parlato non manterrà la
parola?" (Numeri 23:19)
"Riconoscete
dunque
con tutto il vostro cuore
e con tutta l'anima vostra che neppur una di tutte le buone parole che l'Eterno, il vostro Dio, ha
pronunciate su voi è caduta a terra; tutte si son compiute per voi; neppure una è caduta a terra".
(Giosuè 23:14)
"La tua fedeltà dura d'età in età". (Salmo 119:90a)
"Fedele è Colui che ha fatte le promesse". (Ebrei 10:23b)
"Padre, ti ringrazio che m'hai esaudito". (Giovanni 11:41b)
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"Io amo l'Eterno perch'egli ha udito la mia voce e le mie supplicazioni". (Salmo 116:1)
"Essendo pienamente convinto che ciò che avea promesso, Egli era anche potente da effettuarlo".
(Romani 4:21)
"Non v'è nulla di troppo difficile per te". (Geremia 32:17b)
"Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il
Signore Iddio nostro ne chiamerà". (Atti 2:39)
"T'ho chiamato per nome; tu sei mio!". (Isaia 43:1b)
Un'esperienza di vita
Quanto segue è tratto dal libro di meditazioni giornaliere per le donne del 1994, redatto da Rose Otis.
Pam Caruso è in pensione, ma è ancora attivamente coinvolta in un ministero di servizio per la propria
comunità. Le piace leggere, scrivere, ascoltare musica classica, camminare, suonare il piano ed
aiutare i bambini piccoli della sua chiesa. Essa scrive così:
«Quante volte mi sono angustiata per il mio insuccesso come madre! Benché abbia fatto quello che
pensavo fosse meglio per allevare i miei figli nella conoscenza e nell'amore di Dio, una volta raggiunta
la maturità, ad uno ad uno, essi hanno scelto di vivere le loro vite lontano da Lui.
Foto: Dipinto di Marta Mangiabene
La disperazione che sento non è solo mia. Molte altre madri
cristiane, alcune delle quali sono le donne più devote che
conosco, esprimono lo stesso turbamento. "Se solo… – esse
piangono – Se solo avessi agito diversamente!". Se solo...!
Ma anche quando grido a Dio nel più profondo del mio
dolore, io mi ricordo che Lui comprende. Lui era là! Era
perfetto, eppure un terzo degli angeli scelse di allontanarsi
da Lui. Anche Adamo ed Eva ebbero un figlio che scelse di
non seguire Dio, benché fosse stato alle porte del Giardino
dell'Eden e conoscesse la storia della caduta dei genitori.
Non sto dicendo di essere stata una madre perfetta. Tuttavia
il mio Padre celeste sa che ho fatto del mio meglio: Egli
capisce e piange con me. Mi dà coraggio e speranza il
sapere che Colui che diede il Suo unigenito figliuolo per
redimermi conosce il mio dolore.
Quando, quotidianamente, presento a Dio i miei figli,
pregando con cuore sincero, sono confortata da promesse
come quella contenuta in Filippesi 1:6 ("Avendo fiducia in questo: che Colui che ha cominciato in voi
un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù".). So che, per quanto io ami i
miei figli, Dio li ama infinitamente di più, e continuerà ad attirarli a sé. Non smetterà mai di farlo.»
«L'amore di Dio brama intensamente colui che ha scelto di separarsi da Lui, ed Egli metterà in atto
ogni influenza per riportarlo alla casa del Padre... Una catena d'oro, fatta di misericordia e
compassione del divino amore, è passata attorno ad ogni anima in pericolo.» (Ellen White, "Christ's
Object Lessons" - p. 202)
«Continuate ad amare i vostri figli ed a pregare per loro – dice Pam Caruso – Finché c'è vita, c'è
speranza.»
Il testo che Pam ha scelto per la meditazione di quel giorno (nel libro suddetto - ndt) è I Giovanni 2:1>
"Figliuoletti miei, io vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se alcuno ha peccato, noi abbiamo
un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto".
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Studio della Bibbia: La donna cananea (Matteo 15:21-28)
"Poi Gesù andò via di là e si ritirò dalle parti di Tiro e di Sidone. Un donna pagana che veniva da
quella regione si presentò a Gesù gridando: - Signore, Figlio di Davide, abbi pietà di me! Mia figlia sta
molto male, uno spirito maligno la tormenta -. (vv. 21-22)
Ma Gesù non rispondeva nulla. Si avvicinarono allora i suoi discepoli e gli dissero: - Mandala a casa,
perché continua a venirci dietro e a gridare -. (vers. 23)
Gesù disse: - Io sono stato mandato soltanto per le pecore sperdute del popolo d'Israele. - Ma quella
donna si metteva in ginocchio davanti a lui e diceva: - Signore, aiutami! -. (vers. 24-25)
Allora Gesù rispose: - Non è giusto prendere il pane dei figli e buttarlo ai cagnolini -. E la donna disse:
- È vero, Signore. Però, sotto la tavola, i cagnolini possono mangiare le briciole che cadono ai loro
padroni -. (vers. 26-27)
Allora Gesù le disse: - O donna, davvero la tua fede è grande! Accada come tu vuoi -. E in quel
momento sua figlia guarì. (vers. 28)
Riflettiamo:
1. Pensa a questo episodio. Fu la donna che fece il primo passo per reclamare le promesse? Che
cosa domandò? Qual'era la sua richiesta?
2. La donna fece anche un secondo passo nell'appellarsi per fede alle promesse? Quali affermazioni
ed azioni da parte sua dimostrano che essa credeva?
3. Reclamò le promesse di Dio, ricevendo per fede ed accettando tutto ciò che il Signore voleva
concedere? Quale azione o quali parole dimostrano che essa si appoggiava sulla Parola di Dio?
4. Qual era la base su cui poggiava la sua richiesta? Che speranza aveva? Notate che essa domanda
misericordia, certamente qualcosa che Dio ha promesso e che fa parte del Suo carattere. Riuscite a
pensare a qualche promessa di misericordia contenuta nell' Antico Testamento? (Per es.: Esodo
34:6/Salmo 130:7/Osea 14:4).
5. Essa chiama Gesù "Signore, Figlio di Davide", il che dimostra che riconosceva in Lui il Messia. A
quali promesse di benedizioni da parte del Messia poteva essersi riferita? (Isaia cap. 61)
6. Gesù camminò per cento miglia, allontanandosi dal suo itinerario, per rispondere alla preghiera di
questa madre. «Cristo conosceva le condizioni di quella donna. Sapendo che desiderava
ardentemente vederlo, volle incontrarla.» (Ellen White, "La Speranza dell'Uomo" - p. 283). Quale
speranza vi infonde questo fatto per quanto riguarda le preghiere che innalzate in favore dei vostri
figli?
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«Lauren, un bambino di sette anni, corse in casa e si gettò sul letto piangendo: "Oh, se potessi
rivivere la mia vita!".»
Con queste parole Faith Keeney, una nonna, ha iniziato la sua meditazione giornaliera nel libro "A Gift
of Love" ("Un dono d'amore"). Faith non aveva problemi nel comprendere come si sentiva Lauren quel
giorno. La vita di Lauren era cominciata da così breve tempo e già si augurava che ci fosse un modo
per sciogliere tutti quei nodi e poter ricominciare ogni cosa da capo senza sbagliare.
La vita di Faith era molto più lunga, ma lo stato d'animo era lo stesso. Oh, se solo avesse potuto
rivivere la vita! Quanto più saggia sarebbe stata!
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Qualcuno, arrivato a quello stesso stadio della vita, scrisse una volta: "Se la vita avesse una seconda
edizione, come correggerei le prove!"
Guardandosi indietro, Faith fece le seguenti affermazioni a proposito di ciò che avrebbe fatto in modo
differente, se avesse potuto. Essa sarebbe stata:
o Più vicina ai suoi genitori, più altruista.
o Gentile, più attenta quando erano stanchi.
o Più disponibile ad aiutarli, cercando di provocare loro meno preoccupazioni.
o Più attenta ad apprezzare il loro lavoro ed i loro sacrifici.
o Una moglie e madre migliore.
o Più veloce nell'affidare i propri problemi a Dio, attenendosi più rigorosamente ai
principi che aveva imparato.
Faith non può tirare indietro le lancette dell'orologio e neppure noi lo possiamo. Possiamo solo partire
da adesso e fare del nostro meglio.
NON È TROPPO TARDI PER RICOMINCIARE OGGI!
Se poteste ricominciare ad essere genitori, non vorreste anche voi avere un maggior numero di quei
"momenti d'oro" con i vostri figli, momenti di divertimento e risate che cementano le relazioni ed
uniscono le famiglie?
Questo è l'obiettivo della lezione di oggi: che cosa possiamo fare per avere più "momenti d'oro" con i
nostri figli adulti e con i nostri nipoti. Non possiamo tirare indietro le lancette dell'orologio, ma
possiamo trarre il massimo dal tempo che ci rimane!
L'orologio della vita si carica una volta,
E nessun uomo ha il potere di dire
In che momento le mani si fermeranno,
Se ad un'ora mattutina o ad un'ora tarda.
Questo è il solo tempo che possiedi,
Allora vivi, ama, ridi con entusiasmo.
Non riporre la tua fiducia nel domani
Perché allora le mani potrebbero essere già ferme.
(Autore sconosciuto)
Allora che cosa tu ed io possiamo fare ADESSO, OGGI?
Cementare le relazioni: suggerimenti pratici su cosa possono fare i genitori
1. Il cemento dell'approvazione e dell'apprezzamento
"Le parole amabili sono come il miele,
dolce al palato, salutare per il corpo".
(Proverbi 16:24)
I nostri figli non saranno mai troppo grandi
per fare a meno dell'approvazione e dell'
apprezzamento, che possano contribuire
alla loro autostima ed incoraggiarli ad
andare avanti nella vita.
Nel suo libro "Orphans at Home" ("Orfani a
casa"), Joe White suggerisce cinquanta
importanti modi per dire ai vostri figli ed ai
vostri nipoti che li amate:
1. È così divertente averti attorno!
2. Migliori ogni volta che ti vedo.
Vai avanti così!
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3. Stai fermo così per un momento, finché chiamo "Sports Illustrated" (una rivista di sport)...
Vorranno sicuramente un foto come questa!
4. Mi vanterò di questo. È fantastico!
5. Ti ammiro veramente.
6. Questo è il meglio che abbia mai visto.
7. Sei così riflessivo!
8. Questo è un miglioramento pazzesco.
9. Buon per te!
10. Sei una vera gioia per noi!
11. Non ho mai fatto altrettanto bene quando avevo la tua età.
12. Posso mettere questo sulla scrivania in ufficio, in modo da poterlo vedere ogni giorno?
13. L'hai gestito in modo meraviglioso!
14. È incredibile!
15. Mi insegni sempre qualcosa di meraviglioso.
16. Non venivano al mondo figli ben fatti come te, quando ero piccolo io!
17. Sei veramente speciale per me, e diventi speciale ogni giorno di più.
18. Continua così e diventerai il campione del mondo, un giorno o l'altro!
19. Mi fa veramente piacere essere in tua compagnia.
20. Questo, sì, è un capolavoro!
21. Il tipo/a che ti sposerà sarà veramente fortunato/a.
22. Tua madre ed io siamo così riconoscenti di essere i tuoi genitori.
23. Dovrò farlo sapere alla Casa Bianca... il Presidente vorrà esserne informato!
24. Meriteresti un trofeo alto tre metri!
25. Il tuo sorriso mi allarga il cuore.
26. È fantastico!
27. Vai così che vai forte!
28. Mi sei così d'aiuto. Grazie!
29. Ce la farai!
30. Dio fa veramente dei miracoli... come ha fatto a far uscire un figlio come te da
normalissimi genitori come noi?!
31. Avrei voluto farlo io altrettanto bene!
32. Sei sempre stato fra le mie celebrità preferite!
33. Sono impressionato!
34. So che hai lavorato duramente su questo. Ben fatto!
35. Sei il meglio!
36. Di sicuro sai come farlo giusto. Notevole!
37. Mi piace sentirti ridere.
38. Tu sei un'altra cosa!
39. È stupefacente! Come sei riuscito a farlo?
40. Mi hai tolto il respiro.
41. Non finisci mai di stupirmi!
42. Questo mi piace veramente!
43. Sensazionale!
44. Assolutamente superbo!
45. Credo in te!
46. Eccellente! È questo il modo di farlo!
47. Stai sicuramente crescendo!
48. Fantastico!
49. Mi fai così felice!
50. Ti voglio bene!
(Joe White, o.c., 1988 - Questar Publishers, Inc., Sisters, Oregon 97750)
2. Il cemento della memoria
Molti genitori e nonni hanno scatole, album, cassetti pieni di foto, souvenir, promemoria, che ricordano
loro dei giorni felici con i loro figli o nipoti.
Recentemente la madre di Ron è mancata. Nel passare in rassegna le sue carte, il figlio ha scoperto
scatole piene di "tesori" che la mamma aveva conservato e che testimoniavano di quanto fossero
preziosi per lei i suoi bambini. Fra questi tesori Ron ha trovato:
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1. La prima lettera che le scrisse, quando aveva circa otto anni. Si trattava di una lista di ciò che
desiderava per Natale.
2. Un documento che certificava il suo perfetto rendimento in prima elementare. Non aveva idea
che sua madre ne andasse così fiera.
3. Le pagelle dell'accademia e del college.
4. Un ritaglio di giornale che riportava un foto di lui mescolato ad una folla spettatrice di una
parata estiva.
5. Ogni singolo biglietto d'auguri per il Giorno della Mamma che le aveva mandato.
6. Lettere scritte da lui e sua moglie in 35 anni durante i quali avevano vissuto e viaggiato
intorno al mondo. Vi era conservata un vera e propria storia di vita vissuta.
7. Fotografie a centinaia.
8. Notizie ritagliate che riguardavano il suo diploma, il suo matrimonio, la partenza per l'India
come missionario.
Non una volta sua madre gli aveva detto di avere da parte tutti quei "tesori". Egli non immaginava che
queste cose significassero così tanto per lei o che sua madre fosse così orgogliosa di lui e di tutti i
suoi traguardi raggiunti!
Suggerimenti:
1. Conservate in un album: pagelle, riconoscimenti, ritagli ed altre cose che ricordino i momenti felici
dei vostri figli. Dateglieli prima di morire.
2. Fate un album o un quaderno di tutte le
lettere e cartoline ricevute dai vostri figli
durante gli anni. Ogni tanto, in occasione di
una loro visita, mostrateglielo. Fate loro
sapere quanto siano state preziose per voi
queste comunicazioni. Attirate l'attenzione
su alcune di queste che sono state
particolarmente significative per voi.
3. Preparate un album di fotografie che
"racconti" la storia della vita di ciascuno dei
vostri figli; commentate le fotografie con
brevi frasi e piccole storie. Datelo a ciascuno come regalo. Fate lo stesso per i nipoti.
4. Scegliete delle diapositive o fate il montaggio di una videocassetta con varie scene che ricordano i
bei momenti trascorsi insieme in famiglia. Mostrate questo materiale ad una riunione familiare. Fatene
delle copie per tutti i figli e nipoti.
5. Qualche volta, in un momento di relax con i vostri figli adulti, domandate loro di citarvi tre momenti
felici che ricordano della loro infanzia; tre momenti tristi; tre momenti che li hanno turbati, ecc. Questo
può rappresentare un'occasione per ridere o piangere insieme, per guarire qualche ferita.
3. Il cemento delle speciali celebrazioni
In un articolo comparso in "Today's Christian Woman" (Gennaio/Febbraio 1990 - p. 33), Dave e
Claudia Arp scrivono: «Troppo spesso aspettiamo con trepidazione le occasioni speciali come i
compleanni o le vacanze e non vediamo l'ora che arrivino.
Non dobbiamo aspettare circostanze particolari, al contrario dobbiamo "darci una calmata".
Fermiamoci in questo momento e mettiamo da parte un po' di tempo oggi per pensare agli eventi e
alle persone speciali che ci stanno intorno. Pensiamo alle prossime settimane e vediamo di trovare
qualche ragione per festeggiare.
Forse i festeggiamenti non hanno mai fatto parte delle vostre tradizioni di famiglia; tuttavia qui di
seguito puoi trovare qualche idea. Non è mai troppo tardi per cominciare! Ecco una lista di qualche
evento, che di solito passa sotto silenzio, adatto a fornire una piccola occasione di festa per qualche
membro della famiglia.
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Suggerimenti:
1. Un figlio ha preso la patente.
2. Un nipotino è riuscito a vestirsi da solo per la prima volta.
3. Un figlio o una figlia riceve una promozione.
4. Un nipote partecipa ad una recita musicale.
5. La squadra di un nipote vince una partita di calcio.
6. L'anniversario del giorno in cui un gatto randagio è venuto a vivere con voi.
7. L'anniversario del vostro trasloco nella vostra casa attuale.
8. Una festa di "nido vuoto" il giorno che il vostro ultimo figlio lascia la casa paterna.
9. Il responso ottimale della vostra ultima mammografia.
10. L'ultima rata del pagamento della casa o dell'auto.
11. Il giorno in cui levano l'apparecchio ai denti di vostro nipote.
12. Il primo giorno di primavera.
13. Uno stupendo tramonto.
14. Il ritorno dei pettirossi.
15. Un figlio riceve un riconoscimento come "impiegato modello del mese".
16. Il compleanno del cane.
17. La caduta della prima neve.
Le celebrazioni non consistono sempre in feste o pranzi a casa vostra. Porta la famiglia fuori, fai una
zuppiera di popcorn, prepara la tua ricetta preferita, telefona, manda dei fiori o un pallone riempito di
elio, scrivi una cartolina o una lettera, scrivi una poesia, scatta qualche foto. L'approvazione ed il
riconoscimento, il pensiero che loro ti stanno a cuore... è questo che rende speciale un'occasione.»
4. Il cemento delle conversazioni e delle risate
Trova delle occasioni per un pasto in comune o giusto per sedersi
un po' davanti al camino, in veranda o intorno ad un tavolo da picnic e lì conversate e ridete insieme. Ecco qualche idea in merito:
1. Cambia i posti al tavolo da pranzo, poi ognuno dovrà comportarsi
in modo da imitare la persona che di solito siede a quel posto.
2. Mettiti un naso falso o una tremenda parrucca e presentati alla
riunione.
3. Metti da parte le vignette umoristiche che preferisci. Mettine una
in ogni piatto, poi falle passare in giro: buon divertimento!
4. Tieni una "Scatola delle Domande" su un tavolino e mostrala in occasione di qualche festa o
riunione familiare. I figli e i nipoti potranno inserirvi qualsiasi domanda al nonno e alla nonna riguardo
ai bei tempi andati, quando erano giovani, o altro.
5. Prendi un vaso; dì ai parenti di mandare le loro barzellette o
vignette preferite. Mettile tutte nel vaso, poi – quando sarà pieno –
prepara degli inviti per un "barzelletta party". Dopo cena, o attorno
al fuoco con il popcorn a portata di mano, lascia che ognuno peschi
un foglio nel vaso e legga. Andate avanti fino a che il vaso sarà
vuoto.
6. Domanda a tutti di portare due o tre oggettini che rappresentano
il ricordo di qualcosa per cui essi si sentono riconoscenti. Ciascuno
metta questi oggetti in un cestino, appena arriva. Più tardi, seduti in
cerchio, tirate fuori un oggetto alla volta. La persona che l'ha
portato dice in che senso ciò ricorda a tutti qualcosa per cui essere
veramente riconoscenti.
7. Organizza una festa di fine o di inizio anno per i membri della
famiglia. Metti in un contenitore le seguenti scritte e chiedi ad ogni
membro della famiglia di prenderne una e dire tre cose o tre
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episodi secondo le indicazioni. Si deve far riferimento ad avvenimenti relativi all'anno appena
trascorso:
ƒ Tre cose che ho imparato quest'anno
ƒ Tre cose per cui sono riconoscente
ƒ Tre cose stupide che ho fatto.
ƒ Tre scampati pericoli
ƒ Tre cose di cui sono fiero
ƒ Tre cose divertenti che ho fatto
ƒ Tre decisioni che ho preso
ƒ Tre cose che mi auguro
ƒ Tre cose che ho realizzato
ƒ Tre nuovi amici
ƒ Tre posti che ho visitato
ƒ Tre sport che ho fatto
ƒ Tre cose che mi hanno annoiato
ƒ Tre rimpianti
ƒ Tre persone che amo
ƒ Tre animali preferiti
ƒ Tre delle migliori cose che ho mangiato
ƒ Tre belle cose che mi sono successe
ƒ Tre sorprese
ƒ Tre libri che ho letto
ƒ Tre canzoni preferite
ƒ Tre cose che ho fatto bene
ƒ Tre giorni fra i più belli
ƒ Tre fra i migliori programmi televisivi
ƒ Tre cose che mi piacciono dei miei genitori
5. Il cemento delle comunicazioni scritte
Non c'è niente di meglio che ricevere una parola di apprezzamento scritta personalmente da una
persona amata. Una parola d'incoraggiamento tira su il morale. Comunque, c'è qualcosa di veramente
speciale in uno scritto che trasmette amore. Il destinatario può leggere e rileggere tante volte quanto
sia necessario per sentirsi incoraggiato. Ecco alcune idee per usare questo "cemento":
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1. Scrivi un biglietto speciale ad ogni figlio e nipote per il loro
compleanno. Fai una lista di tutte le cose che ti piacciono e che
apprezzi in loro.
2. Riempi l'armadio di qualcuno con dei palloncini. Dentro ognuno
inserisci un biglietto d'affetto e incoraggiamento. Il destinatario
dovrà far scoppiare i palloncini per trovarli!
3. Fai pubblicare una nota di apprezzamento fra gli annunci di un
giornale locale (dovresti poi assicurarti che gli
annunci siano letti quel giorno!).
Metti un biglietto affettuoso e che esprime apprezzamento sotto il
guanciale o fatelo trovare da qualche parte a pranzo, a cena.
Confeziona un cartellone di benvenuto quando tornano da un
viaggio o da un ricovero ospedaliero, o anche solo per
sottolineare il raggiungimento di un traguardo.
Lascia un messaggio nel loro computer.
Invia un fax con una vignetta o una breve nota.
6. Il cemento dell'"esserci"
Karen O'Connor racconta la sorpresa organizzata dal marito per il suo quarantesimo compleanno.
Scrive così:
«Non dimenticherò mai come mi sono sentita entrando nel ristorante e vedendo tanti cari amici fra fiori
e musica ed un grande pannello pieno di fotografie che illustravano i vari momenti della mia vita.
Correvo da un tavolo all'altro salutando ogni ospite. Poi d'un tratto, in fondo alla sala, vidi un signore
dai capelli bianchi, dall'aspetto gentile e sorridente, che teneva al braccio un'eccitata signora dagli
occhi blu.
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"Mamma, papà!" balbettai. Erano arrivati in volo da Chicago a Los Angeles giusto qualche ora prima.
Scoppiai a piangere alla vista di coloro che, più di chiunque altro, mi avevano insegnato che "esserci"
è il più grande dono che possiamo fare ai nostri figli.» (Karen O'Connor - o.c. - p. 182).
Ecco alcune occasioni dove possiamo usare il cemento della nostra presenza:
1. Matrimoni
2. Compleanni
3. Presentazione dei neonati alla chiesa
4. Anniversari
5. Vacanze
6. Celebrazione di vittorie
7. Malattia e convalescenza
8. Travagli psicologici
9. Recite
10. Partite di baseball, calcio, basket, ecc.
11. Battesimi
12. Lauree, diplomi
13. Nascite
14. Morti
15. Trasloco in una nuova casa
16. Giochi e programmi organizzati dalla scuola.
Naturalmente, non occorre che siamo sempre presenti di persona, ma certamente in spirito. Questo
può talvolta essere fatto con una breve lettera, una telefonata o dei fiori. Il miglior dono che possiamo
fare ai nostri figli è essere vicino a loro nelle occasioni di gioia, di tristezza, di giubilo e di disperazione.
A volte i genitori mancano ad un'occasione di festa, come il matrimonio di un figlio, per mostrare in
questo modo la loro disapprovazione per quello che sta avvenendo; forse il figlio (o la figlia) si sta
sposando con un non credente o comunque con una persona che non riscuote la loro approvazione.
Indubbiamente il figlio adulto è già al corrente della disapprovazione dei genitori: essere assenti
porterà unicamente a scavare più profondo il fossato fra i genitori da una parte e il figlio dall'altra. In
seguito ciò renderà più difficile una riconciliazione fra di loro e fra il figlio e la chiesa.
Nel caso che questo vi sia già successo, dovreste chiedere perdono e far sapere a vostro figlio, o
vostra figlia, che voi potete anche non approvare sempre il suo modo di agire, ma che lo amate
comunque e non volete che qualcosa si frapponga fra voi.
Studio della Bibbia: Ruth e Naomi
1. In quali particolari occasioni di gioia, tristezza, giubilo e disperazione Naomi fu vicina a sua nuora,
Ruth? (Ruth 1:5/2:2/3:1-5/4:8-10/4:16-17)
2. In quali modi Naomi fece dono di sé a Ruth nel corso dei lunghi anni, durante i quali fecero parte
della stessa famiglia?
ƒ Dando amicizia, compagnia, aiuto finanziario
ƒ Sostenendola nei momenti di angoscia
ƒ Aiutandola nei pesanti lavori domestici
ƒ Dando pareri e consigli
ƒ Aiutandola ad avere i giusti contatti
ƒ Guidandola a concludere un affare
ƒ Prestandole ascolto quando lei le parlava
ƒ Testimoniando della propria fede in Dio
ƒ Condividendo con lei la propria eredità familiare
ƒ Incoraggiandola ed approvandola
ƒ Donandole protezione
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