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Responsabilità irresponsabile. Criticità e limiti nelle finalità etiche della
Responsabilità Sociale d`Impresa.
Fabrizio Ceciliani
Roma, 12/04/2013
Sommario
Introduzione
Brevissimi cenni sulla Responsabilità Sociale d‟Impresa
Novartis e le organizzazioni volte a promuovere la Responsabilità Sociale d‟Impresa
Il lato oscuro
Il marketing di Novartis
L‟ambiente di Novartis
Le donne di Novartis
Un competitore di Novartis: Bayer
L‟ambiente secondo Bayer
L‟etica secondo Bayer
Il marketing secondo Bayer
La concorrenza secondo Bayer
La “catena degli stakeholders” e la possibilità di discriminare i fornitori: McDonald's e i suoi subfornitori
Il Mc libel
Il Mc marketing
Il Mc Job
Il Mc food
I Mc fornitori: Cremonini-Inalca
Il re della bistecca
Le reazioni dell‟opinione pubblica e dell‟azienda
I fornitori dei Mc fornitori
La relatività del concetto di “responsabilità”. I settori esclusi dalla RSI
Un prodotto-spreco: l‟inefficienza del prodotto “carne”
1
L‟impatto delle pratiche zootecniche su ambiente e società
Gli animali: la responsabilità “vicariata” di determinare vita e morte di altri esseri senzienti
Un prodotto pericoloso: l‟impatto della carne sull‟organismo umano
Una questione di punti di vista: Richard Berman e il Center for Consumer Freedom
Conclusioni
2
Introduzione
Assumendo come punto d‟osservazione l‟impatto sull‟ambiente, questo lavoro vorrebbe sostanzialmente
dimostrare quanto sia parziale e abusato il concetto di responsabilità, sia nella "responsabilità sociale"
che si danno le imprese nelle loro comunicazioni e nelle loro pratiche, che nelle scelte dei singoli
individui come consumatori.
Si tenterà di raggiungere decorosamente l‟obiettivo per gradi, attraverso l‟analisi di alcuni casi di aziende
(pochi, in verità, ma assai esplicativi e altrettanto impattanti) la cui responsabilità sociale è
pubblicamente dichiarata e riconosciuta, per passare all‟analisi di un settore chiave, quello zootecnico, e
di una scelta di consumo dominante, quella alimentare, analizzando il grado di responsabilità reale
assunto da ciascun attore nei confronti dell‟ambiente in cui vive.
La prospettiva d'indagine vorrebbe essere non quella particolare dell'investitore, o dell'accademico, che
potrebbero avere a disposizione fonti specialistiche di accesso non immediato a chiunque, ma quella del
comune consumatore che voglia informarsi attraverso i suoi mezzi "quotidiani", consistenti in una
connessione internet e nella conoscenza della sola lingua inglese (solo una fonte è in lingua francese ma
in questo caso è stato consultato l'abstract in lingua anglosassone). E' proprio quello che arriva (o può
arrivare) al consumatore ad interessare la trattazione, volendosi stabilire se sia possibile o meno, per
l'individuo, giudicare l'effettiva corrispondenza tra quanto dichiarato dalle imprese circa il loro agire
etico e il loro operato effettivo nella realtà dei fatti.
Intorno alla reperibilità delle fonti, è doveroso premettere che, senza l'utilizzo di un mezzo tecnico
moderno (rappresentato da un computer connesso al web), al consumatore medio arriverebbe ben poco,
almeno attraverso i soli media tradizionali: una rassegna stampa sulle maggiori testate giornalistiche
cartacee italiane, per reperire fonti e per confermare le notizie negative sulle aziende, che invece
circolano copiose sulla rete, è stata tentata ma con un misero risultato, evidenziando come la diffusione
di scandali riguardanti i loro inserzionisti, o comunque entità dotate di un forte potere di influenza, non
rientri propriamente nell'agenda setting dei quotidiani italiani.
Uno spunto di riflessione, fuori degli scopi di questo lavoro, emerge dall'analisi del settore zootecnico; i
molti dati negativi ad esso correlati lascerebbero intravedere un possibile e non troppo fantasioso
cambiamento di scenario nell'industria della carne: un mutamento radicale, forse peggiore di quello
subito dall'industria del tabacco nel momento in cui si cominciavano ad accertare e comunicare i suoi
danni ai polmoni dei fumatori.
Le crescenti pressioni ambientali, le sempre più numerose evidenze scientifiche sui danni alla salute,
l'evoluzione stessa dei concetti di etica e di responsabilità, sempre più allargati all'ambiente e alle altre
specie che lo popolano, unitamente al forte trend di crescita degli individui che hanno scelto di eliminare
3
1
la carne dai loro acquisti (una proiezione Eurispes del 2006 vedrebbe mezza Italia vegetariana entro il
2050), sono fattori, a parere di chi scrive, in grado di compromettere definitivamente la percezione del
prodotto carne, e di avvicinarne la fase di senescenza.
Se prevalesse l'informazione, la carne potrebbe diventare un prodotto il cui utilizzo verrebbe associato ad
ignoranza, o a debolezza di carattere, o comunque a un comportamento irrazionale. Esattamente come le
sigarette.
Nel primo capitolo, dopo una brevissima introduzione al concetto e alle pratiche di Responsabilità
Sociale d'Impresa, uno sguardo a tre grandi aziende, negli impegni dichiarati ma anche dietro le quinte
della comunicazione che mettono in atto.
01
Eurispes, Istituto di Studi Politici Economici e Sociali, rapporto Italia, 2011, 2006, sintesi per la stampa,
http://www.territorioscuola.com/download/1893-Eurispes-Sintesi-Rapporto-Italia-2011.pdf
4
Brevissimi cenni sulla Responsabilità Sociale d’Impresa
Nelle moderne declinazioni del libero mercato, una crescente centralità è riservata dagli attori economici
al termine “responsabilità”. Un termine che viene dal latino e che significa rispondere. Essere
responsabili significa sostanzialmente rispondere delle proprie azioni davanti alle generazioni presenti e
future, e all‟ambiente che le ospita.
2
Molto brevemente, tentando una definizione personale, la Responsabilità Sociale d‟Impresa (RSI)
rappresenta quell‟insieme di pratiche gestionali, strategiche e comunicative, sposate discrezionalmente
dalle imprese, volte a garantire una maggiore sostenibilità sociale e ambientale del proprio business da
un lato, ed una sua maggiore profittabilità sul lungo termine dall‟altro.
Dietro l‟idea di Responsabilità Sociale d‟Impresa c‟è una potente visione olistica che studia l‟impresa
come il centro di una relazione tra molti attori, i cosiddetti “stakeholders”, rappresentati da clienti,
dipendenti, fornitori, azionisti, istituzioni, media e opinione pubblica. L‟impresa è vista come parte
integrante dell‟ambiente che condivide con gli altri attori, cui riconosce il merito del proprio successo
impegnandosi in un agire etico nei confronti di tutti gli stakeholders e di quell‟ambiente condiviso, il
pianeta terra. L‟impresa che riesce a conquistare la fiducia dei suoi stakeholders può far leva sulle buone
relazioni instaurate con essi per creare ricchezza, per se stessa e per l‟ambiente (per una trattazione
dell‟argomento RSI, si veda per esempio L. Mariano, Responsabilità etica ed impegno sociale nei valori
d‟impresa, Liguori Editore, Napoli 2005).
Numerose ricerche evidenziano una consistente attenzione dei consumatori nei confronti dell‟agire
aziendale, con una netta propensione a premiare le imprese socialmente responsabili (a patto che ne
vengano percepite come reali le buone intenzioni), finanche con la loro scelta d‟acquisto.
3
Una per tutte, la ricerca ISPO (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione) del 2003, dopo aver
evidenziato l‟importanza delle politiche sociali nella decisione d‟acquisto dei consumatori (risultata
incidere “abbastanza” o “molto” sul 50,9% del campione), ha registrato la “Frequenza di mancato
acquisto di beni e/o servizi di aziende socialmente criticabili” con un risultato del 43,3% degli intervistati
che dichiarano di aver punito le imprese criticabili qualche volta (il 34,1%) o spesso (il 9,2%).
2
Nel Green Paper, il documento pubblicato dalla Commissione Europea nel 2001, la Responsabilità
Sociale d’Impresa viene più efficacemente definita come "l’integrazione volontaria delle preoccupazioni
sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti
interessate". (commissione Europea, 2001:7)
3 ISPO, 2003, Importanza degli aspetti relativi alle politiche sociali nella decisione d'acquisto dei
consumatori
5
L‟aumento del volume di vendite, la fidelizzazione dei clienti, l‟apprezzamento di azionisti e investitori,
il plauso dell‟opinione pubblica e il nulla osta delle istituzioni sono i vantaggi principali che derivano da
un comportamento etico proattivo da parte dell‟impresa.
L‟impegno nella RSI consiste innanzitutto nell‟adesione a standard di buone pratiche, ispirate ai diritti e
ai valori umani, che guidano l‟azienda nel suo governo, nella sua organizzazione e nelle sue strategie.
L‟impresa che si dichiara socialmente responsabile si impegna altresì formalmente al rispetto delle
norme locali e dell‟ambiente, ad una trasparenza finanziaria e a rapporti corretti con clienti, fornitori e
dipendenti.
Oltre a procedure gestionali adeguate, l‟adesione alla RSI richiede l‟adozione di sistemi di misurazione
ad hoc, un‟intensa attività di relazioni e monitoraggio, la redazione di documenti di rendicontazione (un
bilancio sociale e un bilancio ambientale) e l‟adozione di un proprio codice etico che espliciti i principi
che guidano l‟impresa nel suo operato. Sono queste le armi “di ritorno” (degli investimenti) della RSI: i
documenti che pubblicamente dichiarano e attestano il proprio impegno sociale. Il processo di
comunicazione riveste un ruolo essenziale nelle pratiche di RSI, consentendo di formalizzare e
trasmettere gli impegni presi in tale direzione, ma soprattutto di lavorare sull‟immagine dell‟impresa in
modo non commerciale, come invece avviene con uno spot pubblicitario, migliorando i cosiddetti
“intangibles” (vantaggi competitivi non direttamente quantificabili in denaro, come la reputazione presso
l‟opinione pubblica).
Al di là della specificità dei casi che seguono e del fine ultimo di questo lavoro, quello di far riflettere
sulla relatività dell‟accezione del termine “responsabilità” , ciò che è innegabile è che grazie alla
condivisione delle pratiche di responsabilità sociale si è gradualmente pervenuti ad un livellamento verso
l‟alto degli standard adottati dalle imprese, risultato che rappresenta un universale progresso culturale ed
umano.
6
Novartis e le organizzazioni volte a promuovere la Responsabilità
Sociale d’Impresa
Oltre al flusso comunicativo messo in atto dalle aziende, a disposizione del pubblico vi sono diversi
strumenti atti a valutare le imprese da un punto di vista etico, come le certificazioni, gli indici di
performance e i vari riconoscimenti assegnati da enti che hanno come missione quella di organizzare e
diffondere la cultura della Responsabilità Sociale d‟Impresa.
Alle imprese virtuose che spontaneamente aderiscono alla RSI viene riservato un posto d‟onore in
pubbliche classifiche; vengono valutate da index internazionali e godono di recensioni positive, su canali
consultati da investitori, fornitori e clienti, acquisiti e potenziali. Canali la cui autorevolezza già
contribuisce a garantire e confermare gli intenti etici di chi vi afferisce.
All'interno dell'universo di riferimento del settore farmaceutico, Novartis e Bayer rappresentano due casi
di eccellenza nelle pratiche di RSI, pubblicamente riconosciute e valutate.
Novartis "è un‟azienda che agisce in modo responsabile e con pieno senso civico, e come tale vuole
essere riconosciuta", questo è quanto si può leggere nella frase di apertura della policy di Corporate
Citizenship che l'azienda ha esposto sul suo sito istituzionale. Assieme al resto degli impegni etici assunti
nei confronti di dipendenti, consumatori e ambiente.
Le iniziative a sfondo etico di Novartis sono molte e ben visibili. Fra le più importanti vi è l'impegno a
lungo termine recentemente assunto per la sconfitta definitiva della lebbra: nel gennaio del 2012
l'azienda ha rinnovato la sua collaborazione con l‟Organizzazione Mondiale della Sanità per un mondo
libero dalla lebbra, prolungando fino al 2020 la donazione delle terapie multifarmaco per il trattamento
della malattia, operazione che conta di beneficiare circa 850.000 pazienti.
L‟impegno di Novartis contro la lebbra è parte di una campagna coordinata da diversi soggetti pubblici e
privati (fra i quali i governi statunitense e britannico e ben tredici case farmaceutiche) per combattere
dieci malattie tropicali dimenticate entro il 2020, migliorando la vita di circa un miliardo di persone in
tutto il mondo. Solo nel 2010, Novartis ha fornito oltre 82 milioni di trattamenti antimalaria. Il Novartis
Institute for Tropical Diseases di Singapore è un centro di ricerca privato dedicato esclusivamente alle
grandi "malattie trascurate" del Sud del mondo, come la malaria e la tubercolosi farmaco-resistente.
Mentre proprio in Italia, a Siena, è operativo il Novartis Vaccines Institute for Global Health, il primo
centro al mondo di ricerca non profit per lo sviluppo di vaccini innovativi.
Il volontariato è ovviamente un valore importante per un'azienda importante che ha abbracciato la
filosofia della responsabilità sociale d'impresa. E infatti ogni anno da sedici anni, in occasione del
Community Partnership Day, i dipendenti di tutto il Gruppo Novartis, a livello internazionale, dedicano
7
una giornata intera al volontariato, a favore di importanti associazioni impegnate nel sociale quali
l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla e la Lega del Filo d‟Oro.
Perché tutto avvenga in una cornice di eticità, in Italia l'organizzazione del Community Partnership Day
è a cura dell'agenzia di comunicazione e marketing sociale VITA Consulting, "professionisti che si sono
4
uniti per uno scopo comune: spingere il mondo avanti". Grazie a questa iniziativa, Novartis ha vinto nel
2010 il Premio Sodalitas Social Award, che ogni anno viene assegnato ad imprese, associazioni ed
organizzazioni che si siano concretamente impegnate in progetti di Sostenibilità d'Impresa. E' dal 2007,
anno in cui l'azienda viene premiata grazie al progetto Tigrai, un programma di prevenzione e cura della
malaria in Etiopia, che Novartis appare nel libro d‟oro della responsabilità sociale, “ormai divenuto il
punto di riferimento per tutti coloro che ricercano informazioni sulle 'best practices' di Sostenibilità in
Italia". (www.sodalitas.it)
Nata da Assolombarda nel 1995 e trasformatasi in fondazione nel 2007, Sodalitas può vantare di essere la
prima organizzazione ad aver introdotto in Italia la cultura della Sostenibilità d‟Impresa.
Assieme alle 91 imprese aderenti, attraverso ricerche, progetti, consulenze, recensioni e premi, come il
Sodalitas Social Award vinto da Novartis, Sodalitas lavora per "far crescere la coesione sociale nel
nostro Paese", muovendosi sempre nelle "4 dimensioni della sostenibilità: ambiente, comunità, lavoro e
Mercato".
Essere recensiti e premiati dalla fondazione Sodalitas significa aver dimostrato un impegno di
responsabilità sociale che va oltre la pura dichiarazione di intenti, e rappresenta un indubbio vantaggio
competitivo sul mercato italiano.
A livello europeo, Novartis è membro di CSR Europe, forse il più importante network di condivisione di
pratiche di RSI, nato a Bruxelles nel 1995 in risposta a un appello della Commissione Europea.
Appare fra le case farmaceutiche più trasparenti nel "Trendence Graduate Barometer 2012", un report
annuale basato su interviste online circa la soddisfazione delle aspettative di studenti alla loro prima
occupazione dopo l'ottenimento del titolo di studio ; è tra le prime 100 nello Swiss Graduate Barometer e
tra le prime 500 nel barometro europeo.
5
Ma è a livello globale che Novartis raccoglie i riconoscimenti e le attestazioni più importanti del suo
operato responsabile.
Il suo titolo è quotato al Dow Jones Sustainability World Index dal 2011, anno in cui Dow Jones Indexes
e SAM (compagnia di investimento globale votata unicamente agli investimenti sostenibili) hanno creato
4
5
8
sito del gruppo, http://www.vitaconsulting.it/noi/chi-siamo.html
http://www.trendence.com/en/company/rankings/europe-all-countries.html
un nuovo indice di sostenibilità, il World Enlarged Index, allargando il suo ingresso dal 10% al 20%
delle 2.500 società che fanno parte degli indici globali Dow Jones, permettendo così l'inclusione di
Novartis.
Novartis è stata nominata "la casa farmaceutica più ammirata del 2012" dalla rivista medica specializzata
Med Ad News, "The Pulse of the Pharmaceutical Industry", per il quarto anno consecutivo.
6
In questo stesso anno si è piazzata all'undicesimo posto nella Top 20 Employers list, nella Science
Careers Top Employers Survey, un osservatorio che individua i venti migliori datori di lavoro. Novartis
si è distinta per l'offerta ai dipendenti di un servizio di consegne di vegetali freschi "dal produttore
all'ufficio”.
7
Sempre a testimoniare una attenzione verso i propri dipendenti, sempre nel 2012, Novartis Pharma US è
stata menzionata fra le Working Mother 100 Best Companies, con una percentuale di impiegati di sesso
femminile pari al 52 % del totale.
8
E' quarantottesima nel World's Most Attractive Employers index 2012, un indice globale di attrattività
delle imprese come datrici di lavoro, basata sulle preferenze di studenti del Brasile, Canada, Cina,
9
Francia, Germania, Giappone, India, Inghilterra, Italia, Russia, Spagna e Stati Uniti. Grazie al progetto
Roll Back Malaria, vince l'Ethical Corporation Award for Best Corporate/NGO Partnership for SMS for
Life, edizione 2012, dove viene lodata per l'efficacia nel garantire l'accesso ai farmaci.
10
Il giornale d'affari americano Barron‟s cita Novartis fra le compagnie più rispettate nella classifica "the
11
World‟s Most Respected Companies 2012".
La rivista di divulgazione e informazione scientifica The
Scientist piazza Novartis al diciassettesimo posto nella classifica "The Best Places to Work Industry,
2012", basata su di una indagine condotta tra i suoi lettori.
6
12
http://www.pharmalive.com/magazines/medad/
Anne Harding, September 21, 2012
http://sciencecareers.sciencemag.org/career_magazine/previous_issues/articles/2012_09_21/science.
opms.r1200125
8
http://www.workingmother.com/best-companies/novartis-pharmaceuticals-0
9
Universum, Stockholm, September 20th 2012 http://www.universumglobal.com/IDEAL-EmployerRankings/Global-Top-50
10
Press Release - Responsible Business Award Winners 2012 Announced, EC Newsdesk on Jun 26, 2012,
http://www.ethicalcorp.com/business-strategy/press-release-responsible-business-award-winners2012-announced
11
Barron's Cover, Monday, June 25, 2012,
http://online.barrons.com/article/SB50001424053111903882904577478993057727490.html#articleTa
bs_article%3D1
12
The Scientist, June 2012, http://www.thescientist.com/?articles.view/articleNo/32124/title/Best%20Places%20to%20Work%20Industry,%202012
7
9
E' anche grazie alle azioni socialmente responsabili e agli effetti benefici sugli intangible assets se il
brand di Novartis è stato valutato da Interbrand/Bilanz intorno ai 6,8 miliardi di franchi svizzeri,
balzando al terzo posto fra i “Most Valuable Swiss Brands" del 2012, e se la rivista di business globale
Fortune ha piazzato Novartis al primo posto fra le Società più Ammirate del mondo.
13
Questi sono solo alcuni fra i riconoscimenti e le recensioni incassati da Novartis, e relativi al solo anno
2012 ma sono sufficienti a testimoniare pubblicamente l'impegno assunto dall'impresa nella direzione di
una guida responsabile. Questo è ciò di cui consiste la comunicazione intorno all'impresa gestita
dall'impresa, e questo è ciò che percepisce gran parte del pubblico che ne fruisce, lungo tutta la catena
degli stakeholders, dall'investitore al potenziale cliente.
Esiste però un altro lato delle interazioni della Novartis con l'ambiente, in contrasto con quello del
comportamento responsabile sin qui esplorato, e non altrettanto visibile al pubblico, che vede l'azienda
coinvolta in prese di posizione invise a molte associazioni umanitarie e sanzioni internazionali subite per
diverse accuse, anche molto gravi.
13
Interbrand’s Most Valuable Swiss Brands 2012,
http://interbrandonline.com/bestswissbrands/?page_id=12. Fortune’s World’s Most Admired
Companies 2012, March 21, 2011 issue,
http://money.cnn.com/magazines/fortune/mostadmired/2011/industries/43.html
10
Il lato oscuro
Da sei anni Novartis è impegnata in una battaglia legale contro il governo indiano, nata per far valere il
diritto di brevettare nel Subcontinente il Glivec, un medicinale il cui principio attivo si è rivelato cruciale
per prolungare la vita di pazienti malati di leucemia mielocitica cronica (CML, Chronic Myelogenous
Leukemia). Il CML è un cancro dei globuli bianchi "che è diagnosticato ogni anno in circa 7.000 pazienti
soltanto in Europa".
14
All'origine della controversia c'è la bocciatura, nel gennaio 2006, della richiesta di brevetto del Glivec da
parte di Novartis. L'ufficio brevetti indiano aveva motivato la sua decisione dichiarando che la
formulazione del medicinale non era realmente nuova ma si trattava soltanto di una leggera variazione di
15
quello col brevetto in scadenza ("only a new form of an old drug") .
Sino al 2005 l'India non concedeva brevetti sui farmaci e poteva produrre liberamente versioni più
economiche di farmaci brevettati altrove (da cui l'appellativo di farmacia del terzo mondo); il rilascio di
brevetti è cominciato ad avvenire soltanto dopo questa data, per ottemperare agli obblighi dello stato in
qualità di membro dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Tuttavia, all'interno del "the
Indian Patents Act", la nuova legge sui brevetti che l'India si è data, è presente una parte, la Sezione 3,
che specifica la nozione di invenzione, specificamente per le sostanze. La nozione di invenzione
determina se un prodotto è brevettabile o no, e se al possessore del brevetto può essere accordato un
monopolio sulla produzione e la commercializzazione di un prodotto per la durata di 20 anni.
Quanto riportato nella sezione 3 ha due conseguenze per i prodotti farmaceutici. Da un lato previene la
possibilità di brevettare per usi nuovi una sostanza nota (per esempio una sostanza brevettata per la sua
azione contro un certo tipo di cancro non può essere brevettata in seguito per la sua azione contro un'altra
malattia). Dall'altro lato, previene la possibilità di brevettare forme nuove di una sostanza nota che non
migliora la sua efficacia. Ed è questo il caso che l'ufficio brevetti indiano ha ritenuto afferisse al Glivec,
non concedendo il brevetto a Novartis.
In risposta al diniego del brevetto per il suo farmaco, nel 2006 la Novartis ha portato il Governo indiano
in tribunale, contestando non solo la negazione del brevetto, ma anche la parte della legge indiana, la
Sezione 3, che ha costituito la base della decisione. Un‟eventuale revoca della Sezione 3 porterebbe di
fatto a una maggiore diffusione del sistema dei brevetti in India, limitando fortemente la produzione di
farmaci generici a prezzi più accessibili, possibilità che ha immediatamente allarmato molte associazioni
umanitarie tra le quali Medici Senza Frontiere.
14
http://www.news-medical.net/news/20120618/18412/Italian.aspx
MSF rilancia la campagna a tutela dei farmaci generici, 15/02/2012,
http://www.medicisenzafrontiere.it
15
11
Medici Senza Frontiere (MSF) è la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo,
creata da medici e giornalisti in Francia nel 1971. "Più dell‟80% dei farmaci antiretrovirali usati da MSF
nei suoi programmi per l‟HIV/AIDS provengono da produttori di generici con sede in India, così come
l‟80% dei farmaci antiretrovirali acquistati con i fondi dei donatori a livello mondiale hanno origine in
India. MSF fa affidamento sui farmaci indiani generici anche per i trattamenti per la malaria e la
tubercolosi".
16
La campagna "Stop Novartis", messa in atto da Medici Senza Frontiere nel 2006 e promossa con una
petizione firmata da quasi mezzo milione di persone, aveva come scopo quello di convincere la casa
farmaceutica ad abbandonare la causa, in nome del libero accesso ai farmaci.
Nell'agosto del 2007 la Corte Suprema di Madras si è pronunciata contro la Novartis, la quale però non
ha abbandonato l‟azione legale, ricorrendo in appello presso il neo-costituito Intellectual Property
Appellate Board, che nel 2009 confermerà il giudizio secondo cui il Glivec non è sufficientemente
innovativo, rispetto alla precedente versione, per ottenere il brevetto.
17
La decisione di contestare le scelte del governo indiano è costata alla casa farmaceutica la vittoria del
“Public Eye Swiss Awards 2007”, premio riservato alle imprese irresponsabili assegnatole a Davos, in
Svizzera, dalle associazioni Berne Declaration e Pro Natura proprio per il ricorso presentato per i
brevetti, il quale, se venisse accolto, “limiterebbe l‟accesso a farmaci generici economici in India e nei
18
paesi in via di sviluppo” .
Le altre due imprese svizzere che hanno accompagnato Novartis alle nomination finali sono Ruag
Holding, fabbricante d‟armi, tra cui le bombe a grappolo, e il gruppo minerario Xstrata, accusato di aver
deviato il corso di un fiume australiano per aprire una miniera a cielo aperto, incurante degli impatti
ambientali e sociali sulla popolazione aborigena. Le imprese selezionate per le nomination sono state
scelte tra 40 compagnie segnalate da organizzazioni di tutto il mondo.
La promotrice dei Public Eye Awards, The Berne declaration, è un'organizzazione non governativa
svizzera che conta 20.000 membri e monitora le attività di corporations, banche e agenzie governative
svizzere. Dichiarazione di Berna è scesa in campo accanto ai malati di cancro e alle associazioni
umanitarie diffondendo una lettera aperta, sottoscritta da numerose associazioni internazionali per la lotta
contro il cancro e l'AIDS e altrettanto numerose associazioni umanitarie internazionali, in cui si chiede a
Novartis di abbandonare la causa, argomentando su come la sezione 3 della legge indiana sui brevetti
16
MSF rilancia la campagna a tutela dei farmaci generici, 15/02/2012,
http://www.medicisenzafrontiere.it
17
La Repubblica, 07/08/2007, India, smacco a Novartis "Sì ai farmaci dei poveri", Francesca Caferri e
RSInews.it, "Brevetti, Novartis perde un altro round in India", Beniamino Bonardi, 06/08/2009,
http://www.rsinews.it/newsformat1.asp?news=2878
18
Public Eye Swiss Award 2007, http://www.evb.ch/cm_data/Novartis_e.pdf
12
non possa essere in contrasto con l'Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale
(il cosiddetto accordo TRIPs voluto dall'Organizzazione Mondiale del Commercio). Nella lettera viene
ricordato a Novartis che con questa sfida si rischia di limitare l'abilità del Governo indiano nel prendere
misure per proteggere la salute pubblica della sua popolazione, dandosi un sistema di brevetti adatto al
contesto socio-economico della nazione. I firmatari si dichiarano preoccupati circa i cambiamenti che si
avrebbero nella possibilità di accesso ai farmaci generici (particolarmente i medicinali per curare l'AIDS)
in caso di vittoria della casa farmaceutica, non solo in India ma anche in tutti i paesi in via di sviluppo
che importano farmaci dall'India.
19
Novartis risponde a questa lettera aperta con un documento formale in cui si può leggere che l'azienda
"sente che il caso porterà chiarezza al problema di protezione della proprietà intellettuale in India, e non
colpirà negativamente l'accesso ai farmaci come qualcuno sta dicendo". Novartis dichiara altresì
un'apertura al dialogo con tutti gli stakeholders, governi e organizzazioni non governative.
20
Intanto l'11 settembre 2012 è iniziato a New Delhi il processo, giunto all'ultimo grado di giudizio, che
vede Novartis davanti alla Corte Suprema di Nuova Delhi sostenere di aver dimostrato una migliorata
efficacia della sua medicina anti-cancro Glivec.
Ai reporter della Reuters Novartis dichiara di aver bisogno di certezza nelle leggi, per poter pensare di
fare investimenti a lungo termine in India. Secondo Paul Herrling, direttore del Novartis Institute for
Tropical Diseases, "il problema non è il Glivec; questo è solo un esempio di quanto noi vogliamo sapere
quale tipo di innovazione sia brevettabile in India".
21
Sul suo sito istituzionale, Novartis ha dedicato una pagina a una breve spiegazione dei motivi della
battaglia legale per il brevetto del Glivec. Dopo aver ribadito la necessità di fare chiarezza sulla legge che
regola la concessione dei brevetti, si dichiara fermamente convinta che "salvaguardare gli incentivi
all‟innovazione attraverso i brevetti sia una garanzia per assicurare i farmaci migliori ai pazienti".
22
Al contrario di quanto afferma Novartis, secondo le associazioni che difendono il governo indiano una
eventuale vittoria dei brevetti potrebbe invece peggiorare anche l'accesso ai farmaci salva-vita. I farmaci
contro l'AIDS lo dimostrerebbero: tra il 2000 e il 2002 la competizione tra farmaci generici ha abbassato
19
Berne Declaration, Open letter to Novartis, 10 ottobre 2006, http://www.evb.ch/en/p25011413.html
Reply from Novartis to the open letter from the Berne Declaration on the Novartis legal action in
India, 6 febbraio 2007, Petra Laux, Head of Global Public Affairs,
http://www.evb.ch/en/p25012591.html
21
Reuters, New Delhi, martedì 11 settembre 2012, "Novartis argues for Glivec patent at India's top
court", http://www.reuters.com/article/2012/09/11/us-india-novartis-glivecidUSBRE88A0BN20120911, Suchitra Mohanty e Kaustubh Kulkarni, e Repubblica, 13 settembre 2012,
"Novartis - Governo indiano. La sfida sui farmaci a basso costo", Valeria Fraschetti
22 sito Novartis, Tutela dei brevetti in India, chiarezza sulle opportunità per l’innovazione,
http://www.novartis.it/media/fatti-notizie/glivec.shtml
20
13
il prezzo delle cure da più di 10.000 a meno di 150 dollari americani l'anno per paziente.
23
In altre parole:
più case producono un farmaco e più quel farmaco avrà il prezzo basso. In quest'ottica, qualsiasi
restrizione basata sui brevetti non può che nuocere all'accessibilità economica dei farmaci.
In India, Novartis vende il Glivec al prezzo di 26.000 dollari americani per paziente, per anno; la
versione generica del farmaco costa in India circa 2100 dollari per paziente, per anno.
24
Medici Senza Frontiere fa notare, su un botta e risposta tra la casa farmaceutica e l'associazione
umanitaria pubblicato sul suo sito, che "migliorare l‟accesso ai farmaci non significa solamente rendere
disponibile il farmaco, ma anche far sì che sia i pazienti che i governi siano in grado di acquistarlo.
Milioni di persone sono morte nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa, perché i prezzi erano
troppo alti. I brevetti sui farmaci sono un ostacolo fondamentale per rendere i farmaci accessibili, in
quanto impediscono l'accesso a chi non può permetterselo".
25
Sul sito di Novartis si può leggere che l'azienda "sostiene attivamente le modalità più innovative per
incrementare nel mondo l‟accesso ai farmaci" anche attraverso il trattamento gratuito del “Glivec
International Patient Assistance Program”, che può vantare una percentuale del 95% degli utilizzatori
indiani di Glivec a cui il farmaco viene distribuito gratuitamente.
26
Nei fatti, il programma donazione Glivec di Novartis non può rappresentare una soluzione perché
innanzitutto non risolve il problema dei prezzi proibitivi nel resto dei paesi in via di sviluppo che
acquistano farmaci dall'india. Ma, per restare in India, è stimato che nel paese ci siano tra i 20.000 e i
30.000 nuovi casi all'anno; questo numero eccede di molto quello dei 7000 pazienti che fruiscono del
programma di donazioni.
27
Inoltre questi programmi non rappresentano soluzioni sicure per i malati cronici, che si gioverebbero
maggiormente di una struttura locale capace di assicurare loro assistenza sul lungo periodo.
Indubbiamente il ricorso della Novartis tocca un punto cardine della nuova legge indiana sulla protezione
della proprietà intellettuale, che allo stato attuale impedisce di brevettare come nuovi farmaci i banali
miglioramenti apportati su principi attivi già noti, evitando il fenomeno del così detto evergreening; "In
23 The Berne declaration, http://www.evb.ch/en/p25012749.html
24 ibidem
25 http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/news.asp?id=2839
26 sito Novartis, Tutela dei brevetti in India, chiarezza sulle opportunità per l’innovazione,
http://www.novartis.it/media/fatti-notizie/glivec.shtml
27
Petizione di Medici Senza Frontiere,
http://www.medicisenzafrontiere.it/Immagini/File/petizione_novartis.pdf
14
molti Paesi basta cambiare il sapore del medicinale per ottenere un nuovo brevetto e prolungare il
monopolio".
28
Il problema dei brevetti in India è molto evidente e non si esaurisce con il caso Glivec e con i principi
farmacologici.
Per Vandana Shiva, attivista e vicepresidente di Slow Food International, il problema dei brevetti è
innanzitutto un problema etico: soltanto considerando questa dimensione si può costruire un sistema
legale che li regoli; altrimenti si producono solo squilibri e sofferenza.
29
"Il sapere indigeno relativo a
varietà vegetali e a centinaia di altre piante impiegate a scopi alimentari e medicinali, utilizzato in India
per secoli al fine di soddisfare bisogni quotidiani, rischia concretamente di essere brevettato dal mondo
occidentale ai soli fini di profitto commerciale... Le proprietà che rendono il neem prezioso come
biopesticida sono note e sfruttate in India da secoli: non sono state certo inventate dagli scienziati che
hanno ottenuto i brevetti per il biopesticida al neem. Questo diritto di proprietà intellettuale è, in realtà,
un diritto di pirateria intellettuale".
30
In ogni pubblica occasione, Vandana Shiva non si stanca di ripetere
che “solo sette grandi aziende controllano il 75% delle sementi commercializzate nel mondo”.
31
Anche nel caso specifico del Glivec, che pure è frutto di ricerca e che rappresenta un progresso in campo
medico, bisogna considerare che una eventuale vittoria della Novartis creerebbe un precedente, e
aprirebbe una falla nell'applicazione pratica della legislazione indiana sui brevetti, in particolare della
sezione 3 (la parte "etica" della legge).
E mentre Novartis continua ad assicurare che "l'azione legale intrapresa in India... Non riguarda in alcun
modo l'accesso ai farmaci nei Paesi più poveri",
32
associazioni umanitarie come Medici Senza Frontiere
ci avvertono, attraverso una petizione internazionale, che "In tutto il mondo moltissime persone sono
curate con farmaci made in India: se la Novartis vincerà la causa, la loro vita sarà in pericolo".
33
Da un lato gli argomenti della Novartis, che puntano sulla giustizia delle norme, sulla profittabilità della
proprietà intellettuale e sulla ricerca resa possibile da questa profittabilità; dall'altro lato gli argomenti del
governo indiano, che propugna il libero accesso ai farmaci. In mezzo, milioni di malati poveri in balia di
decisioni che non spetta a loro prendere.
28
ibidem
chiacchierata con Vandana Shiva, Martedì 9 ottobre 2012, Città dell'Altra Economia, Roma
30
Vandana Shiva, Il mondo sotto brevetto, Introduzione - Brevetti: un problema etico
31
http://www.unimondo.org/Notizie/Liberta-dei-semi-la-disobbedienza-nonviolenta-di-Vandana-Shiva137533
32
Replica di Novartis, pubblicata su Repubblica il 2 marzo 2012 a firma Angela Bianchi, direttore
comunicazione Novartis Italia, http://www.repubblica.it/solidarieta/dirittiumani/2012/03/02/news/la_replica_della_novartis-30820632/
33
Petizione di Medici Senza Frontiere,
http://www.medicisenzafrontiere.it/Immagini/File/petizione_novartis.pdf
29
15
Un osservatore neutro dovrebbe concludere che quella di Novartis è sicuramente una posizione legittima
ma il comportamento dell'azienda non è responsabile di quelle molte migliaia di malati che potrebbero
non più avere accesso domani ai farmaci che gli prolungano la vita oggi.
Il caso Glivec però si presta ancora ad una certa possibilità interpretativa, poiché uno dei parametri
necessari a formulare un giudizio di valore, lo scenario post-sentenza, riguarda circostanze che devono
ancora avvenire. Variando gli scenari post-sentenza che si ritengono possibili, può variare anche il
giudizio circa l'eticità delle scelte di Novartis: per giustificarle è sufficiente non ammettere come
possibile lo scenario pessimistico disegnato dal governo indiano, dalle associazioni umanitarie e dalle
organizzazioni non governative schieratesi contro la concessione del brevetto.
Come dire “è difficile crederlo ma egli lo crede, e dunque agisce in buona fede”.
Ci sono però altri fatti, meno controversi di quello appena esaminato e svoltisi più recentemente, quando
Novartis aveva già sposato la filosofia della Responsabilità Sociale d'Impresa, che mostrano un
comportamento incontrovertibilmente discorde da quello etico proclamato nelle comunicazioni
dell'azienda.
16
Il marketing di Novartis
Il 30 settembre 2010 a Washington, Novartis Pharmaceuticals Corporation patteggia con il dipartimento
della Giustizia statunitense il pagamento di 422,5 milioni di dollari, per chiudere le cause civili e penali,
in cui è accusata di “marketing illegale” di alcuni medicinali.
Come già annunciato dalla stessa Novartis, nel proprio rapporto sui risultati del 2009, l‟accordo chiude i
procedimenti che la vedono accusata di aver promosso illegalmente sei farmaci, per indicazioni
terapeutiche non autorizzate dalla Food and Drug Administration (FDA), e di aver effettuato pagamenti a
medici e fornitori di servizi sanitari, affinché incrementassero il numero di prescrizioni.
I farmaci oggetto di marketing illegale sono: l‟antiepilettico Trileptal (Tolep in Italia), il Diovan,
l‟Exerforge, il Sandostatin, il Tekturna e lo Zelnorm, per il trattamento del colon irritabile.
34
Nel maggio del 2010 la Food and Drug Administration (FDA) lancia il “Bad Ad Program”, allo scopo di
aiutare gli operatori sanitari a riconoscere le promozioni scorrette dei farmaci soggetti a prescrizione, e a
facilitarne la segnalazione all‟Agenzia di controllo sui farmaci.
Tra gli obiettivi del programma “Bad Ad” c'è anche quello di limitare il potere di influenza dei
rappresentanti delle case farmaceutiche che visitano gli studi medici, oltre che le attività promozionali
illecite in occasioni di eventi e pranzi aziendali.
I richiami alle case farmaceutiche per pubblicità ingannevole sono in crescita; tra gli ultimi interventi
dell‟FDA, ci sono quelli nei confronti di GlaxoSmithKline, Sanofi-Aventis, Shire, Roche e Novartis. A
Novartis l‟FDA ha contestato i contenuti di due siti web sponsorizzati dalla casa farmaceutica, giudicati
falsi e fuorvianti. I siti promuovevano il farmaco per un uso non autorizzato e omettevano importanti
indicazioni sui rischi e sui dosaggi.
35
Il 4 maggio 2010 Novartis Vaccines & Diagnostics Inc. e Novartis Pharmaceuticals Corporation
patteggiano con il dipartimento della Giustizia statunitense il pagamento di 72,5 milioni di dollari, per
chiudere la causa in cui sono accusate di aver promosso l‟antibiotico per via inalatoria TOBI, indicato
per le infezioni associate a fibrosi cistica, anche per indicazioni terapeutiche non autorizzate dalla Food
34
Comunicato dipartimento della Giustizia: http://www.justice.gov/opa/pr/2010/September/10-civ1102.html e Comunicato Novartis: http://www.novartis.com/newsroom/mediareleases/en/2010/1448151.shtml
35
FDA, “Bad Ad Program”,
http://www.fda.gov/Drugs/GuidanceComplianceRegulatoryInformation/Surveillance/DrugMarketingAd
vertisingandCommunications/ucm211498.htm e BNET Pharma,
http://industry.bnet.com/pharma/10008115/under-obama-fda-warnings-to-drug-companiesincreased-50-from-bush-era/
17
and Drug Administration (FDA) e per pazienti che non soddisfacevano i parametri compresi
nell‟autorizzazione.
36
36
Comunicato dipartimento della Giustizia, http://www.justice.gov/opa/pr/2010/May/10-civ-522.html
18
L’ambiente di Novartis
Il 22 settembre del 2008 il Financial Times pubblica un articolo in cui annuncia che l' Organizzazione
mondiale della sanità (Oms) potrebbe revocare a Sandoz, la divisione dei farmaci generici di Novartis,
l‟autorizzazione alla vendita di alcuni antibiotici a causa del fatto che nel maggio dello stesso anno, nello
stabilimento Sandoz di Kempton Park, in Sud Africa, sono stati rinvenuti quarantuno diversi problemi
nella qualità della produzione, tra cui pericoli di contaminazione, a cui la casa farmaceutica non ha posto
rimedio.
37
Nello stesso anno, Il Political Economy Research Institute, dell‟Università del Massachusetts, aggiorna il
“Toxic 100”, la classifica delle cento industrie più inquinanti.
38
La classifica considera l‟inquinamento atmosferico valutando le quantità di emissioni rilasciate negli
Stati Uniti, il loro livello di tossicità e il numero di persone esposte agli inquinanti.
Bayer Group viene piazzato al quarto posto. Da allora, la multinazionale non ha mai mancato un
appuntamento in classifica, guadagnando il primo posto della “casa della vergogna” nella recente
39
edizione del 2012.
Le compagnie oggetto di analisi sono quelle comprese nelle classifiche Fortune 500, Fortune Global 500,
Forbes Global 2000 e Standard & Poor's 500, e comprende anche compagnie non statunitensi con
impianti produttivi negli Usa. La classifica Fortune Global 500 è una lista basata sul fatturato, compilata
e pubblicata ogni anno dalla rivista Fortune; l'indice S&P 500 è realizzato da Standard & Poor's e segue
l‟andamento di un paniere azionario formato dalle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione;
mentre la classifica di Forbes sulle 2000 aziende più grandi del mondo si basa su vendite, profitti, assets
e valore di mercato delle imprese.
L'11 luglio 2007 il Tribunale di primo grado dell‟Unione Europea accoglie il ricorso presentato dalla
Svezia contro la Commissione europea, annullando la direttiva che autorizza l‟utilizzo dell‟erbicida
paraquat. Il paraquat è un erbicida chimico capace di controllare una gamma estesa di erbe infestanti ed è
utilizzato per produrre il Gramoxone, uno dei tre diserbanti maggiormente diffusi al mondo, prodotto da
Syngenta.
Novartis era sino a poco tempo fa un colosso del transgenico ma dal 2000 fa produrre pesticidi e sementi
OGM da Syngenta, frutto di una fusione tra la Novartis Agribusiness e la Zeneca Agrochemicals,
37
Financial Time, 22 settembre 2008, Setback for Sandoz as WHO points to plant problems, Andrew
Jack, http://www.ft.com/cms/s/0/7eb0c820-883f-11dd-b114-0000779fd18c.html
38
Toxic 100 Air Polluters Index: 2008 report, http://www.peri.umass.edu/toxic100_2008/
39
Toxic 100 Air Polluters Index 2012, http://www.peri.umass.edu/toxicair2012/
19
lasciando a questa l'onere dell'immagine negativa dovuta alla fabbricazione di prodotti universalmente
considerati nocivi.
40
Sulla Sentenza del Tribunale di primo grado si può leggere che "il Regno di Svezia afferma che il
paraquat è la sostanza maggiormente pericolosa per la salute – in termini di tossicità acuta – che sia mai
stata inserita nell‟allegato I della direttiva 91/414, poiché le lesioni provocate da tale sostanza hanno
carattere irreversibile. A tal proposito, l‟Organizzazione mondiale della sanità (OMS) afferma che in
caso di introduzione del paraquat nel corpo, ovvero in caso di versamento dello stesso in forma
concentrata sulla pelle, si producono, dopo un determinato lasso di tempo, effetti gravi se non addirittura
mortali".
41
Il Tribunale rileva notevoli irregolarità e omissioni sulla gestione della pratica di autorizzazione all'uso
dell'erbicida. Nonostante alcuni studi abbiano evidenziato una correlazione tra il paraquat e il morbo di
Parkinson, "tale questione non è mai stata sollevata dal notificante. Inoltre i rapporti della Commissione
non contenevano alcuna valutazione della letteratura medica relativa".
42
Il testo della sentenza motiva la revoca dell'autorizzazione concludendo che "Quanto affermato nel
rapporto d‟esame della Commissione, e cioè che non vi sono indicazioni di neurotossicità del paraquat, è
dunque frutto di una gestione della pratica non conforme ai requisiti procedurali imposti dalle norme
comunitarie".
In seguito alla decisione del Tribunale europeo, l'associazione Dichiarazione di Berna ha chiesto il ritiro
del prodotto a livello mondiale, osservando che numerosi studi “hanno provato chiaramente che ogni
anno decine di migliaia di utilizzatori sono avvelenati dal paraquat, principalmente nei paesi in via di
43
sviluppo” .
40
Pur essendo il core-business di Novartis la ricerca, la produzione e la commercializzazione di specialità
farmaceutiche, il portfolio di Novartis Consumer Health è estremamente ampio. Soltanto nel settore
della nutrizione, detiene marchi noti largamente distribuiti nei supermercati quali Cereal, Dietor,
Dietorelle, Frizzina, Fruttil, Gerber, Idrolitina, Isostad, La buona Natura, Lecinova, Leciplus, Lievito Vit,
Meritene, Novo Sal, Ovomaltina e PesoForma (http://www.medinews.it/news,639). Per organizzare e
circoscrivere la ricerca, in questo lavoro Novartis viene analizzata solo in riferimento al suo core
business, che la vede agente nel settore farmaceutico: il fatto qui riportato intorno al pesticida della
Syingenta è un pretesto per almeno menzionare gli assetti proprietari della compagnia
41
11 luglio 2007, Regno di Svezia /Commissione delle Comunità europee, Sentenza del Tribunale di
primo grado nella causa T-229/04,
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=62401&pageIndex=0&doclang=IT&
mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=5331349
42
ibidem
43
Comunicato Dichiarazione di Berna: http://www.evb.ch/en/p25012968.html
20
Le donne di Novartis
L‟ambiente dove maggiormente si specchiano le politiche di responsabilità sociale messe in atto dalle
imprese è quello interno all‟azienda, l‟ambiente di lavoro. E‟ qui che si gioca il primo rapporto con gli
stakeholders, ed è qui che si può osservare concretamente il comportamento etico dell‟azienda, “in casa
propria”.
I dipendenti sono i primi artefici del valore generato. In una metafora familiare, per l‟impresa, i
dipendenti sono i figli. Nella stessa metafora, Novartis non può rappresentare un buon padre di famiglia,
perché non tratta i suoi figli allo stesso modo.
Il 14 luglio 2010, infatti, dinanzi alla United States District Court for the Southern District of New York,
Novartis sceglie di patteggiare la chiusura della class action per discriminazione sessuale delle proprie
dipendenti, invece di ricorrere in appello contro la sentenza che a maggio dello stesso anno l‟ha
condannata a risarcire 250 milioni di dollari, a titolo punitivo, a circa 5.600 sue dipendenti, oltre a 3,36
milioni alle dodici donne che avevano avviato la class action.
Novartis è stata giudicata colpevole di aver pagato le donne meno degli uomini, averle penalizzate nelle
promozioni e in caso di maternità.
Il patteggiamento annulla la condanna già pronunciata contro Novartis e ferma gli atti successivi. In
alternativa, Novartis accetta di pagare alle circa 5.600 dipendenti della multinazionale farmaceutica
svizzera un risarcimento complessivo di 152,5 milioni di dollari e spenderà 22,5 milioni, in tre anni, per
migliorare le sue politiche del personale.
Nell‟annunciare il patteggiamento, Novartis respinge nuovamente l‟accusa di discriminazione sistematica
delle proprie dipendenti donne riconoscendo soltanto che durante il processo sono emersi casi
addebitabili alla responsabilità di singoli manager.
44
Novartis non è un caso isolato di scarsa corrispondenza fra responsabilità comunicata e responsabilità nei
fatti; è solo un caso perfettamente rappresentativo del suo universo di riferimento, quello del settore
farmaceutico. A testimonianza di questa affermazione, e per restare nel settore che, per sua natura, più
degli altri dovrebbe rispondere del benessere degli individui e dell‟ambiente in cui questi sono inseriti, il
prossimo caso che verrà preso in esame sarà quello della Bayer, altra grande casa farmaceutica che ha
scelto di seguire la strada della Responsabilità Sociale d'Impresa.
44
Testo Patteggiamento: http://amlawdaily.typepad.com/NovartisSettlementAgreement.pdf e
Comunicato congiunto Novartis - legali querelanti: http://www.novartis.com/newsroom/mediareleases/en/2010/1431791.shtml
21
Un competitore di Novartis: Bayer
Ci sono delle notizie alle quali è difficile credere. I motivi delle resistenze risiedono in parte nella fiducia
innata verso l'animo umano (scommettendo sul fatto che il prossimo, essendo appunto così prossimo,
non possa essere poi tanto peggiore di sé), e in parte nella fiducia che il soggetto oggetto delle notizie è
riuscito a costruire nell'osservatore.
Prima di iniziare questo lavoro, chi scrive era tra quelli che, intorno alla notizia che l'eroina fosse stata
inventata e commercializzata dalla Bayer, pensavano si trattasse di una storia fantastica, appartenente al
filone delle teorie del complotto, una leggenda internazionale invece che metropolitana.
Chi scrive si è ricreduto. E la Bayer non solo ha inventato e commercializzato l'eroina ma la ha anche
pubblicizzata come un farmaco d'uso comune, indicato per curare sintomi blandi come irritazione della
gola o tosse, e consigliato anche per somministrazioni ai bambini.
Sono proprio i bambini ad essere oggetto della pubblicità lanciata in Spagna nel 1912 da Bayer per il suo
"ben tollerato rimedio per la tosse" di nome Heroin.
Secondo quanto riportato da Business Insider, il giornale che nel 2011 ha ritrovato e pubblicato le
pubblicità spagnole, i medici dovevano essere a conoscenza del potere di indurre dipendenza del nuovo
farmaco già durante la campagna poiché la discussione intorno a questo aspetto problematico dell'eroina,
in quel periodo, era già di pubblico dominio. "Agli inizi del 900 la BAYER aveva iniziato una campagna
pubblicitaria senza precedenti. Le sue pubblicità in tutto il mondo lodavano enfaticamente il prodotto.
Non c'era praticamente malattia per la quale non fosse raccomandata la „formula magica‟: sclerosi
multipla, asma, cancro dello stomaco, epilessia, schizofrenia e molte altre. Si sosteneva che l'eroina fosse
efficace anche contro le coliche intestinali dei bambini. E, per la prima volta, migliaia di campioni
gratuiti furono distribuiti ai medici".
45
45
Business Insider, Nov. 17, 2011, "Yes, Bayer Promoted Heroin for Children. Here Are The Ads That
Prove It", Jim Edwards, http://www.businessinsider.com/yes-bayer-promoted-heroin-for-children-hereare-the-ads-that-prove-it-2011-11
22
Per il Financial Times, Il successo commerciale di Eroina, assieme a quello dell'antidolorifico Aspirina
suo contemporaneo,"mise le basi per l'ascesa della BAYER, che in origine produceva vernici, a
multinazionale globale".
46
Oggi, la Bayer AG opera nella maggior parte dei paesi del mondo in quattro distinti settori: salute,
agricoltura, polimeri (plastiche e gomma sintetica) e chimica. Ha recentemente acquisito Aventis
CropScience, l'industria di scienza dei raccolti, facendone una azienda chiave nello sviluppo e nella
vendita di organismi geneticamente modificati.
Nella sua massiccia partecipazione, per oltre 125 anni, in questi quattro settori chiave, la Bayer ha
accumulato una “notevole storia di accuse per crimini multinazionali, che vanno dalla fabbricazione di
sostanze mediche controverse (eroina, Ciproxin, Baycol), allo sviluppo di veleni e agenti chimici per uso
bellico (Chlorine gas, Zyklon B e VX), all'utilizzo del lavoro forzato durante la seconda guerra mondiale,
a numerosi casi di avvelenamenti, effetti collaterali e inquinamento ambientale, collegati ai suoi prodotti
chimici e farmaceutici”.
47
Sarebbe arduo elencare in maniera esaustiva tutte le accuse rivolte alla Bayer nel tempo e la rassegna
stampa raccolta per elaborare parte del lavoro, trattando quest'ultimo delle incongruenze tra
comunicazioni e comportamenti nelle pratiche di Responsabilità d'impresa, circoscrive quando possibile
46
Financial Times, October 27, 2011, "The serial painkiller", Andrew Jack,
http://www.ft.com/intl/cms/s/0/f7345e36-ffbc-11e0-8441-00144feabdc0.html#axzz2Ac6mCJ3z
47
CBG, http://www.cbgnetwork.org/22.html
23
le notizie ad un contesto temporale in cui tutti gli attori hanno già abbracciato la Responsabilità Sociale
d‟Impresa.
48
Per notizie fino a 5 anni fa, sono state raccolte tutte quelle pertinenti, da 5 a 10 solo quelle
necessarie alla dimostrazione della tesi di lavoro, oltre i 10 solo quelle indispensabili alla
trattazione.
48
24
L’ambiente secondo Bayer
Fra le prime cause di critiche recenti all'azienda vi è il prodotto del rapporto di questa con l'ambiente.
Rapporto che è anche il tema centrale della visione responsabile di Bayer, che si pone "come punto di
riferimento per lo sviluppo della cultura ambientale delle imprese".
49
La moria delle api che si sta tuttora verificando in molti paesi industrializzati nell‟ultimo decennio è un
problema ambientale molto grave perché segnala un ecosistema degradato: le api, potendosene osservare
la mortalità giornaliera sotto gli alveari ed analizzare il polline e la cera prodotti, sono considerate
sentinelle ambientali; ma soprattutto dalle api dipende l'impollinazione di oltre 225.000 specie vegetali,
circa il 70% di quelle di interesse agricolo.
Il progressivo declino della sopravvivenza delle api è stato attribuito a varie cause tra cui quelle
climatiche e veterinarie, ma un numero sempre maggiore di studi e ricerche evidenzia come il problema
sia conseguente all‟espandersi del modello di produzione agricola agroindustriale (che prevede il
reiterarsi delle monocolture in monosuccessione) e al crescente uso di pesticidi, in particolare dei nuovi
insetticidi neonicotinoidi, l'Imidaclopride e la Clothianidina, entrambi prodotti da Bayer.
I neonicotinoidi sono pesticidi neurotossici sistemici, ovvero si diffondono nell‟intera pianta, compresi
polline, nettare e goccioline d‟acqua essudate dai germogli.
Una recente ricerca giapponese avrebbe evidenziato effetti dannosi di insetticidi derivati dalla nicotina
anche sulle cellule celebrali dei mammiferi, contraddicendo l‟asserita selettività della loro azione e la
sicurezza del loro utilizzo sulla salute umana.
50
Negli Stati Uniti il Clothianidin è ammesso dal 2003; l‟Unione Europea ha dato il via libera nel 2006 e
l‟anno successivo è entrato in uso in Italia.
51
"I due insetticidi, usati nella coltivazione della rapa, della barbabietola da zucchero e del mais, vengono
esportati in 120 paesi, con il risultato che la Svizzera si è ritrovata con il 25% di api in meno, e l'Italia, la
Germania e la Francia con metà delle api morte; in Francia, dove l'imidaclopride è vietata dal 1999 e
l'approvazione della clothianidina è stata appena respinta, in dieci anni sono morte 90 miliardi di api, con
49
http://www.ambiente.bayer.it/ebbsc/cms/it/ambiente/Strategie.html
Department of Brain Development and Neural Regeneration, Tokyo, Nicotine-Like Effects of the
Neonicotinoid Insecticides Acetamiprid and Imidacloprid on Cerebellar Neurons from Neonatal Rats,
February 29, 2012,
http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0032432
51
Direttiva 2006/41/CE della Commissione, del 7 luglio 2006 , che modifica la direttiva 91/414/CEE del
Consiglio con l'iscrizione delle sostanze attive clothianidin e petoxamide ,
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2006:187:0024:0027:IT:PDF
50
25
un calo della produzione di miele attorno al 60%. Il fenomeno si è registrato anche negli Stati Uniti con
proporzioni ancora più catastrofiche: 60-70% di api morte".
52
E' questo il parere degli apicoltori. E
anche di molti studiosi. Le ricerche che attribuiscono agli insetticidi della Bayer la moria delle api sono
sempre più numerose e nessuna di queste viene mai confutata.
Nell'agosto 2010 il Guardian pubblica un articolo che fa scalpore in Gran Bretagna, riguardante i
contenuti di una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Toxicology, che spiegava "perchè minuscole
quantità di imidacloprid possono causare a lungo termine il declino delle api" attraverso la loro lunga
permanenza nella terra e nell‟acqua. Secondo il professor Henk Tennekes, che ha condotto la ricerca, "I
limiti di accettabilità di queste sostanze sono stati definiti soprattutto in base ad accertamenti condotti sul
breve termine... Se venissero effettuati studi a lungo termine, potrebbero essere considerate pericolose
anche concentrazioni molto più basse".
53
L'articolo provoca scalpore e indignazione nell'opinione pubblica perché la ricerca indipendente nega i
presupposti di sicurezza assicurati invece da Bayer, e accertati dall'EPA, su cui si basa la
commercializzazione di Imidacloprid e Clothianidin.
Ma soprattutto la ricerca fornisce una lettura plausibile della crescente moria, spiegando il fenomeno con
la persistenza delle sostanze velenose che si andrebbero ad accumulare di anno in anno, rendendo vane le
osservazioni fatte sulle concentrazioni di singole irrorazioni. In breve: ciò che è appena velenoso un
anno, lo è maggiormente l‟anno successivo e così via, sino a superare la soglia entro la quale i veleni
sono tollerati.
Nel gennaio del 2012 viene pubblicata dai ricercatori dell'americana Purdue University una ricerca
intitolata "Multiple Routes of Pesticide Exposure for Honey Bees Living Near Agricultural Fields"
("Molteplici vie di esposizione ai pesticidi, per api mellifere che vivono in prossimità di campi agricoli"),
in cui si evidenzia come le api vengano a contatto in più modi con i due insetticidi Gaucho (imdacloprid)
e Poncho (clothianidin), attraverso il polline, il nettare e per sfregamento.
Secondo la ricerca, l'esposizione al pesticida porta in molti casi alla morte immediata dell'ape o alla
perdita di orientamento, oltre a casi osservabili di interferenze nelle comunicazioni tra le api stesse. A
causa della sua alta persistenza, l'ingrediente attivo del Poncho rimane nel terreno per anni e si accumula
nelle piante selvatiche, alcune delle quali importanti fonti di cibo per gli insetti in primavera e in
52
Il Manifesto, 26/08/2008, Le api pungono la Bayer, Luca Fazio
The Guardian, Pesticides linked to bee decline, say green groups, Friday 6 August 2010,
http://www.guardian.co.uk/environment/2010/aug/06/pesticides-bee-decline-green-groups
53
26
autunno. In questa catena le api sono dunque esposte alla sostanza tossica durante tutto l'anno; è questa
esposizione cronica ad avere conseguenze devastanti.
54
I ricercatori della Purdue University hanno trovato la tossina in tutte le api esaminate, e questo dato
confuterebbe l'affermazione che avrebbe fatto la Bayer secondo cui "le api non vengono a diretto
contatto col Poncho".
55
Nonostante i danni subiti, e le evidenze scientifiche sul peso che i due pesticidi sembrano avere, in
America gli insetticidi Bayer continuano ad essere regolarmente in commercio, alimentando in molti i
sospetti di collusione tra la multinazionale e l'Agenzia di Protezione Ambientale americana.
Una nota interna dell'EPA (US Environmental Protection Agency), datata 2 novembre 2010 e, a detta del
gruppo ambientalista che la mette a disposizione sul suo sito, resa pubblica da WikiLeaks, dimostra che
l'Agenzia Ambientale statunitense sta ignorando gli avvertimenti dei suoi stessi scienziati.
Nella nota, gli scienziati dell‟EPA avvertono dei rischi per gli ecosistemi legati all‟uso del pesticida, il
maggiore dei quali viene evidenziato proprio negli insetti non-target, come le api. Gli studi condotti sulle
56
api dimostrano che il pesticida è altamente tossico sia per ingestione che per contatto. I gruppi
ambientalisti fanno notare come tutto il rapporto intercorso fra la Bayer e l'Agenzia di Protezione
Ambientale americana per la gestione dell'affare degli insetticidi non sia né trasparente, né lineare. Sul
sito degli ecologisti del gruppo PANNA (Pesticide Action Network North America) c'è una ricostruzione
temporale degli avvenimenti che parte dal febbraio 2003, quando l'EPA rifiutava la registrazione di
clothianidina, dichiarando indispensabili altri studi per escludere possibili danni alle api e prevedendo
“La possibilità di esposizione tossica di impollinatori non target".
57
Soltanto due mesi dopo, nell‟aprile 2003, l'EPA faceva marcia indietro dichiarando, "dopo un esame più
approfondito", di concedere alla clothianidina ”l‟autorizzazione con riserva”, ovvero libertà per la Bayer
di commercializzare l‟insetticida e di usarlo per la concia dei semi. Contestualmente veniva chiesto alla
Bayer di completare lo "studio del ciclo di vita dell‟ape".
54
Department of Entomology, Purdue University, West Lafayette, Indiana, United States of America,
"Multiple Routes of Pesticide Exposure for Honey Bees Living Near Agricultural Fields", Krupke1, Hunt,
Eitzer, Andino, Given,
http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0029268
55
Countermotion from Axel Köhler-Schnura for the BAYER Annual Stockholders’ Meeting onApril 27,
2012, Item 3, pag.3, http://www.asm2012.bayer.com/en/countermotions-2012.pdfx?forced=true
56
Nota della United States Environmental Protection Agency, 2 novembre 2010, reperibile sul sito di
PANNA, Pesticide Action Network North America:
http://www.panna.org/sites/default/files/Memo_Nov2010_Clothianidin.pdf
57
http://www.panna.org/sites/default/files/Clothianidin-Condl-Reg-Timeline.pdf
27
L‟11 marzo 2004, in seguito alla richiesta di Bayer, presentata nello stesso mese, di una proroga per
concludere lo studio sul ciclo di vita dell‟ape, una decisione dell'EPA concedeva alla multinazionale
della chimica una dilazione fino a maggio 2005, per completare la ricerca.
Nell‟agosto 2007, molto tempo dopo la scadenza, la Bayer consegnava lo studio che nel novembre 2007
l‟EPA dichiarava valido poiché: "soddisfa i requisiti di test di tossicità in campo per le api”
58
,
rifiutandosi però di rendere pubblico lo studio, provando ad appellarsi al Freedom of Information Act.
La pubblicazione dello studio avveniva in seguito a una procedura giudiziaria attivata dalla denuncia
dell‟associazione Natural Resources Defense Council.
59
Lo studio era stato effettuato per conto di Bayer dai “ricercatori” dell'Università canadese di Guelph e fu
complessivamente contestato come privo di “validità ecologica” (la capacità dell‟ambiente osservato di
predire quello reale) e bollato dagli ambientalisti come "indecente" (fra i difetti più evidenti, la distanza
tra le due popolazioni di api osservate, quella esposta all‟insetticida e quella non esposta, era troppo
breve per insetti abituati a fare chilometri per mielificare, e dunque le differenze dell‟effetto venivano
minimizzate).
60
La Bayer ha continuato a vendere clothianidina in America con autorizzazione “provvisoria” fino al 22
aprile 2010, data in cui l‟EPA concedeva l‟autorizzazione definitiva.
In Italia, il 16 settembre 2008, la Commissione Consultiva per i Prodotti Fitosanitari ha emanato un
Decreto Ministeriale di sospensione cautelativa dei pesticidi thiamethoxan, clothianidina, imidaclopride e
fipronil, utilizzati nel trattamento di concia delle sementi e ad oggi, un Decreto del 25 giugno 2012 del
Ministero della Salute dispone la proroga della sospensione fino al 31 gennaio 2013.
Prima di una nuova decisione, il ministero della Salute si riserva di attendere la relazione richiesta dalla
Commissione Europea all‟Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, circa un'analisi approfondita
degli effetti delle sostanze attive neonicotinoidi sulle api, la cui pubblicazione è prevista per il mese di
61
dicembre 2012.
Il 16 marzo 2011, i responsabili in Italia delle principali multinazionali farmaceutiche produttrici di
concianti per seme (Basf Italia Srl, Bayer CropScience Srl e Syngenta Crop Protection SpA) hanno
58
Memorandum dell'EPA: http://www2.grist.org/files/EPA_bee_memo.pdf
comunicato Natural Resources Defense Council del 18 agosto 2008:
http://www.nrdc.org/media/2008/080818a.asp
60
http://www.panna.org/sites/default/files/Clothianidin-Condl-Reg-Timeline.pdf
61
Decreto del Ministero della Salute, 25 giugno 2012, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 151
del 30 giugno 2012, http://www.federapi.biz/images/NeoNicotinoidi/MinSalute_Decreto_NoNeonicotinoidi_2012.pdf
59
28
sottoscritto una lettera aperta indirizzata ai Ministri dell‟Agricoltura, della Salute e dell‟Ambiente, in
difesa dei neonicotinoidi, della concia del mais, della competitività e della scienza.
Nella lettera viene elogiato l'impegno delle case farmaceutiche profuso per garantire la convivenza tra
coltivazione del mais e apicoltura, e il ruolo dei nicotinoidi nella realizzazione di produzioni e redditi
adeguati agli agricoltori.
E' nel finale che il contenuto si fa un po' più invadente, quando recita "Ci appelliamo a voi, Illustri
Ministri, affinché le prossime decisioni sulla riammissione dei prodotti per la concia del mais siano
basati su dati scientifici... e non siano viceversa influenzate da visioni e proclami ideologici".
Praticamente un rimprovero alle Autorità, alle quali Bayer si permette di far notare
di aver commesso un errore prendendo una decisione sbagliata, basata non su dati scientifici ma su scelte
ideologiche.
62
Pochi giorni dopo la lettera aperta delle compagnie, sulle testate specializzate in agricoltura viene
pubblicata una lettera di appoggio alla richiesta delle aziende firmata da Agrofarma, Associazione
nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica. Vi si narra del grave danno arrecato alla
produzione maidicola nazionale dal decreto di sospensione, a causa di un "presunto impatto sulla salute
delle api".
63
Al momento in cui viene redatto questo lavoro la questione è ancora aperta: le api continuano a morire
64
ma i sostenitori dei pesticidi a base nicotinoide rimangono dell‟idea che il fenomeno non sia correlato
all‟utilizzo dei prodotti, che invece sarebbero sicuri sugli animali non target.
I problemi ambientali di Bayer non si esauriscono con le api. Nel luglio del 2011, negli USA, Bayer
CropScience patteggiava il pagamento di 750 milioni di dollari, per risarcire i circa undicimila agricoltori
di Arkansas, Louisiana, Mississippi, Missouri e Texas, che avevano denunciato la multinazionale
tedesca, in seguito alla contaminazione delle loro coltivazioni con il riso sperimentale geneticamente
modificato Liberty Link, creato per resistere al glufosinato del pesticida Liberty, prodotto dalla stessa
Bayer.
62
lettera aperta di Basf, Bayer e Syngenta, indirizzata "ai Ministri della Salute, delle Politiche Agricole
Alimentari e Forestali e dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del mare in data 16 marzo 2011",
http://www.federapi.biz/images/Neo-Nicotinoidi/FAI-Pro-Concia-mais.jpg
63
lettera di adesione di Agrofarma, Milano, 27 aprile 2011, http://www.federapi.biz/images/NeoNicotinoidi/FAI_Agrofarma.pdf
64
Il Fatto Quotidiano, 23 aprile 2012, Moria delle api, disastro ambientale causato dagli insetticidi:
“Bisogna vietarli”, Gian Luca Mazzella, http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/moria-delledisastro-ambientale-causato-dagli-insetticidi-bisogna-vietarli/206616/
29
Anche se durante il processo si stabilì che il rilascio del riso Ogm nell‟ambiente fu accidentale, Bayer fu
accusata di negligenza per aver atteso mesi prima di informare il Dipartimento dell‟Agricoltura
dell'avvenuto incidente.
Secondo le regole del dipartimento dell‟Agricoltura Usa, il riso, ancora in fase di test da parte della
multinazionale e della Louisiana State University, non doveva essere rilasciato nell‟ambiente, mentre gli
avvocati dei querelanti sostennero che il 30 per cento delle risaie statunitensi ne era stato contaminato.
Nonostante le indagini del dipartimento dell‟Agricoltura, le cause della contaminazione non furono
accertate.
Nel dicembre del 2009, una giuria del Missouri aveva già condannato Bayer a versare circa due milioni a
due risicoltori del Missuri come risarcimento per i danni subiti.
65
"Questo verdetto", spiegava Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace, in
occasione del processo, "conferma che la responsabilità dei danni causati dalla contaminazione genetica
è dell'azienda che rilascia in ambiente gli OGM".
66
Secondo il rapporto di Greenpeace "Risky Business", pubblicato nel 2007, a livello mondiale i costi
causati dalla contaminazione della Bayer si stimano tra 741 milioni e 1.285 miliardi di dollari.
67
Eppure, sul sito "Bayer per l'ambiente" si può leggere che l'azienda ha "un sistema veramente innovativo
di valutazione ecologica unico al mondo, che tiene conto dell'impatto ambientale nelle diverse fasi della
filiera, dall'impiego della materia prima fino alla gestione e allo smaltimento finale".
68
E la visione di
Bayer è quella di una agricoltura sostenibile che combina gli aspetti economici, ecologici e sociali, per
ottenere la quale l'azienda si propone di minimizzare l'impatto delle coltivazioni e di preservare "il più
possibile" la biodiversità".
69
Da diversi anni Bayer può vantare di essere 'best in class' nella sostenibilita'. Il titolo Bayer è infatti
quotato al Dow Jones Sustainability World Index (Djsi World) anche per il 2011.
65
RSInews.it, 04/07/2011, "Contaminazione da riso Ogm, Bayer risarcisce 750 milioni di dollari a
undicimila agricoltori Usa", Beniamino Bonardi, http://www.rsinews.it/newsformat1.asp?news=3645.
66
Comunicato stampa - 14 dicembre, 2009,
http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/comunicati/bayer-ogm-riso/
67
Greenpeace, http://www.greenpeace.org/international/en/publications/reports/risky-business/
68
http://www.ambiente.bayer.it/ebbsc/cms/it/ambiente/Strategie.html
69
Sustainable agriculture that combines economic, ecological and social aspects to provide sufficiently
high-quality and safe agricultural produce plays an important role in helping to solve these problems. In
doing so, the environmental impact of farming must be minimized and biological diversity protected as
far as possible.", http://www.sustainability2011.bayer.com/en/helping-to-shape-the-future-ofagriculture.aspx
30
Bayer e' una delle poche aziende tedesche che sono state incluse ogni anno nel Djsi World fin dalla sua
istituzione nel 1999. Sino al 2010 (anno dell‟allargamento al 20%, citato nel precedente paragrafo) solo il
miglior "dieci per cento" delle imprese in ciascun settore, sulle 2.500 società quotate al Dow Jones
Global Index, veniva inserito nel Djsi World.
C‟è chi la pensa in un altro modo: il 16 giugno 2008 Greenpeace Germania pubblica la prima classifica
dei produttori di pesticidi, basata su criteri di rischio per la salute e l‟ambiente, un rapporto, intitolato
“Lo sporco portafoglio dell‟industria dei pesticidi”. Dei 512 pesticidi considerati, 240, pari al 47%,
risultano particolarmente pericolosi per l‟ambiente e la salute. Nella “Lista nera” prevalgono gli
insetticidi e in testa c‟è Bayer, con 86 sostanze su 163 prodotte, seguita da Syngenta, con 68 su
166.Greenpeace, conclude dichiarando esplicitamente che queste multinazionali non possono pretendere
di essere considerate sostenibili.
70
Neanche una settimana dopo la pubblicazione di Greenpeace, il 21 giugno 2008, il traghetto “Princess of
the Stars” si rovescia al largo delle coste delle Filippine, durante il passaggio del ciclone Fengshen,
perdendo 662 passeggeri e 400 bidoni di un pesticida altamente tossico, per un totale di 10 tonnellate,
trasportato illegalmente nella stiva. Il pesticida è l‟Endosulfan, un insetticida neurotossico a base di
organoclorine, prodotto dalla Bayer Crop Science, destinato alle coltivazioni di ananas della
multinazionale Del Monte nelle Filippine.
L'Endosulfan è nella lista delle sostanze prese in considerazione per l'eliminazione globale dalla
Convenzione delle Nazioni Unite sugli inquinanti organici persistenti, nota come Convenzione di
Stoccolma, di cui le Filippine sono firmatarie.
70
71
Greenpeace, June 16, 2008, "The Dirty Portfolios of the Pesticides Industry",
http://www.greenpeace.org/eu-unit/en/News/2009-and-earlier/greenpeace-publishes-pesticide/
71
Comunicato Greenpeace, http://www.greenpeace.org/seasia/en/press/releases/greenpeace-slamsdel-monte-and
31
L’etica secondo Bayer
Oltre agli oppositori occasionali, come Greenpeace e le altre associazioni ambientaliste e umanitarie, tra i
suoi stakeholders di riferimento influenti, Bayer ha un nemico giurato. Si tratta della Coalition against
BAYER-Dangers, la Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG), una organizzazione che
"sta monitorando la Bayer da 25 anni".
Nata in Germania nel 1978 come iniziativa locale, oggi la CBG ha collaboratori, "interni ed esterni alle
fabbriche Bayer, in 46 paesi del mondo"
72
e la sua missione, ben esplicitata nel nome, è quella di
contrastare le pratiche pubblicitarie e di lobbying della casa farmaceutica attraverso azioni di
investigazione, informazione, organizzazione, pressione e denuncia alle autorità.
Grazie alle informazioni degli "infiltrati" CBG svolge un'importante azione di indagine nei confronti
della multinazionale, che si traduce poi nella controinformazione messa in atto attraverso comunicati sul
sito e newsletter diffuse tramite mailing list, e si conclude spesso in denunce alle autorità competenti.
Buona parte delle fonti di questo paragrafo provengono da questa organizzazione, come anche molti dei
fatti narrati sono stati accertati dalle autorità in seguito ad una azione di CBG.
Anche CBG è monitorata da Bayer, visto il numero di denunce subite dall'organizzazione di attivisti. Il
cui esito positivo per il querelato si traduce però in una ragionevole conferma della bontà delle
informazioni oggetto della denuncia.
73
Grazie all‟acquisto di un numero simbolico di azioni, e a tanti piccoli azionisti che hanno trasferito il loro
diritto di voto e di intervento, gli attivisti della CBG intervengono alle assemblee annuali della Bayer
come azionisti, portando all‟attenzione del consiglio di amministrazione le loro evidenze sulle presunte
violazioni dei diritti umani e sulle controversie ambientali in cui la multinazionale sarebbe coinvolta. Gli
attivisti della Coalizione contro i pericoli della Bayer acquistarono la prima azione Bayer nel 1995 e ad
oggi ne detengono circa 100 mila. "Monitoriamo ogni giorno la stampa nazionale e internazionale. Nel
tempo abbiamo creato una rete internazionale di associazioni per lo scambio di informazioni e contatti
diretti, per lo più anonimi, con lavoratori tedeschi e stranieri e se ci sono i soldi finanziamo direttamente
ricerche scientifiche", racconta il primo azionista critico di CBG in una intervista.
72
74
Coalition against BAYER-Dangers, http://www.cbgnetwork.org/22.html
Qui è possibile leggere il testo integrale del verdetto emanato dalla Suprema Corte Tedesca in data 9
ottobre 1991, in occasione di una battaglia legale durata sei anni e vinta da CBG:
http://www.utexas.edu/law/academics/centers/transnational/work_new/german/case.php?id=625
74
Golem L´Indispensabile, n° 8 - novembre 2004, Azionisti consapevoli, Francesca Sala,
www.golemindispensabile.it http://www.cbgnetwork.org/266.html
73
32
Il più recente esercizio di azionariato critico svolto da GGB è rappresentato dalle contromozioni
introdotte all'assemblea degli azionisti Bayer del 27 aprile 2012 da Axel Koehler-Schnura, fondatore
della coalizione, e sua moglie Christiane.
Il tema della prima contromozione, quella di Axel Koehler-Schnura è molto grave, trattando di
sperimentazioni di farmaci sugli esseri umani condotte nei paesi poveri. Secondo il fondatore di CBG, un
numero sempre maggiore di studi farmaceutici viene condotto nei paesi in via di sviluppo, specialmente
in India. I vantaggi sarebbero i costi bassi, la diffusa conoscenza dell'inglese e un numero significativo di
soggetti disponibili per i test.
"Le Compagnie occidentali hanno circa 1900 studi clinici in corso in India, che coinvolgono 150.000
soggetti e per i quali esse spendono circa mezzo miliardo di euro l'anno".
75
Sulla contromozione si narra di come, secondo il Ministero della Sanità Indiano, i soggetti morti nei test
negli ultimi quattro anni siano almeno 138 e di come la Bayer abbia pagato indennizzi ai familiari delle
vittime intorno ai 5000 dollari, laddove i risarcimenti negli Stati Uniti sarebbero stati milionari.
"La maggior parte di questi soggetti sono estremamente poveri e analfabeti, in molti casi la dichiarazione
di consenso è firmata da terzi e pochissimi sono consci dei rischi a cui vanno incontro. I Comitati Etici,
responsabili dei controlli sui test, spesso esistono solo sulla carta".
76
Circa le cifre delle vittime della sperimentazione di farmaci, viene citato Il Dr. Chandra Gulhati, fisico in
pensione e redattore della rivista Medical Specialties, che da anni sta seguendo questo caso, il quale
sosterrebbe che "Le cifre reali sono molto più alte perché la maggior parte delle morti non viene
nemmeno denunciata. I parenti non sanno che le vittime prendevano parte a un test. Non ci sono indagini
e non viene fatta l'autopsia per stabilire le cause della morte".
77
Gli studi condotti in India dalla Bayer sarebbero molti, da quelli relativi al farmaco anticancro Nexavar a
quelli sul VEGF, un farmaco per gli occhi. Mentre si sarebbero appena conclusi i test sul Levitra, un
farmaco per il trattamento dell'impotenza e sulla spirale agli ormoni Mirena.
Sempre secondo quanto scritto nella contromozione, Bayer conduce esperimenti su esseri umani anche in
altri paesi con popolazioni ampie e povere, come la Colombia, il Pakistan, la Moldavia, le Filippine e la
Cina.
Nella sua contromozione, Axel Koehler-Schnura ricorda anche la lettera aperta inviata al presidente del
Consiglio Direttivo di Bayer AG, Marijn Dekkers, in cui si chiedeva formalmente alla compagnia di
75
Countermotion from Axel Köhler-Schnura for the BAYER Annual Stockholders’ Meeting on April 27,
2012, http://www.asm2012.bayer.com/en/countermotions-2012.pdfx?forced=true
76
Ibidem
77
Ibidem
33
rivelare i dati di ogni singolo paziente oggetto di sperimentazione, e il fatto che nonostante la gravità del
tema la Bayer non abbia mai fornito nessuna risposta.
Prima di concludere, chiedendo che gli atti del Consiglio Direttivo non vengano ratificati, l'attivista della
coalizione cita la Dichiarazione di Helsinki, la quale afferma che: "Nella ricerca medica, la salute del
singolo soggetto del test, deve avere la priorità su qualunque altro interesse", e che Bayer starebbe
trasgredendo.
Molte delle informazioni presenti nella contromozione di Axel Koehler-Schnura provengono
dall'inchiesta sui test clinici praticati in India, pubblicata dal quotidiano inglese The Independent il 14
novembre 2011.
Dall'articolo dell'Indipendent derivano i numeri e le accuse, qui allargate anche ad altre case
farmaceutiche come Pfizer, PPD, Bristol-Myers Squibb, Amgen, Bayer, Eli Lilly, Quintiles, Merck
KGaA, Sanofi-Aventis e Wyeth, e dettagliate con racconti di singoli casi.
78
La grave accusa alle grandi multinazionali farmaceutiche aveva preso corpo con la pubblicazione di un
lungo articolo sul quotidiano berlinese Der Tagesspiegel, che citava diversi studi e rapporti sulla
sperimentazione umana, narrando della pratica diffusa delle case farmaceutiche di condurre test nei i
paesi in via di sviluppo.
79
Impossibile, dopo aver molto indagato sulla Bayer in occasione di questo lavoro, scrivendo di
sperimentazione, non pensare alle accuse rivolte alla compagnia relative alla parte che questa avrebbe
avuto nei crimini nazisti.
Le fonti sono molte ma sul sito della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer c'è una pagina con
una dettagliata quanto toccante ricostruzione ad opera di Giovanni De Martis, presidente
dell'Associazione Olokaustos.
Vi si apprende che nelle fabbriche Bayer, dove furono costretti a lavorare gratuitamente migliaia di
deportati, fu prodotto il gas zyklon-B, usato per il piano di sterminio sistematico degli ebrei. E che nel
1947 diversi suoi dirigenti furono condannati per crimini di guerra. Secondo la ricostruzione, alcuni
farmaci prodotti dalla Bayer per curare malattie infettive quali l'epatite virale (i cui germi furono iniettati
preventivamente nelle vittime) vennero sperimentati nei campi di concentramento di Auschwitz, Dachau,
78
The Indipendent, Monday 14 November 2011, Without consent: how drugs companies exploit Indian
'guinea pigs', Andrew Buncombe, Nina Lakhani,
http://www.independent.co.uk/news/world/asia/without-consent-how-drugs-companies-exploitindian-guinea-pigs-6261919.html
79
La Repubblica, Economia & Finanza, 7 novembre 2011, Indiani usati come cavie. Bufera sui big del
farmaco, Andrea Tarquini ,
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2011/11/07/news/indiani_usati_come_cavie_bufera_sui_
big_del_farmaco-24594230/
34
Gusen, Lipsia, e Sachsenhausen. Il testo non manca dei particolari di alcuni esperimenti che sarebbero
stati condotti sui prigionieri con la collaborazione attiva di Bayer.
80
80
Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer, 27/01/2005, "Bayer e la IG Farben. Gli orrori dei
lager nazisti: responsabilità dei medici e dell'industria farmaceutica", Giovanni De Martis,
http://www.cbgnetwork.org/250.html
35
Il marketing secondo Bayer
Per tornare ai tempi odierni, e alle due contromozioni presentate a Colonia nel 2012 dalla coppia di
attivisti della CBG, quella di Christiane Schnura aveva come tema il marketing Bayer, un altro fianco
della casa farmaceutica che si offre alle critiche sull'eticità delle sue pratiche.
Nella sua contromozione, Christiane Schnura comincia col ricordare all'assemblea degli azionisti che
quasi 9 miliardi di euro sono stati spesi nel 2011 in pubblicità e attività di vendita mentre sono stati spesi
per la ricerca solo 2,9 miliardi di euro, cosa che di per sé già dimostrerebbe come l'alto prezzo dei
medicinali non sia dovuto ai costi di sviluppo, ma all'esorbitante attività di marketing.
La Bayer non fornirebbe agli azionisti sufficienti informazioni sulle spese di marketing e di vendita,
nonostante queste spese siano pari a circa un quarto delle vendite annuali della compagnia. Secondo
l'attivista della CBG: "Sulle 256 pagine del Rapporto Annuale della BAYER, solo 8 righe sono dedicate
a queste spese, malgrado siano le più alte dopo quelle per il personale. Nel Rapporto, questa somma non
viene mai ulteriormente suddivisa. È un comodo sistema per far sparire una enorme quantità di
denaro".
81
Negli 8,96 miliardi di euro spesi in attività pubblicitarie sarebbe infatti compresa anche la "zona grigia
del marketing farmaceutico", ovvero le spese per i campioni di medicinali, i costi dei rappresentanti (il
solo costo per le spese di questa specie di vendita "porta a porta" ammonterebbe a oltre 4 miliardi di
euro), i pagamenti ad associazioni di malati e di medici, le spese per le attività di lobbyng e di public
relations e quelle per altre attività volte ad influenzare il pubblico.
Inoltre, la diminuzione delle spese per la ricerca e lo sviluppo sarebbe in contraddizione con quanto
dichiarato da Marijn Dekkers nell'assumere il suo incarico di presidente del Consiglio Direttivo: "Il mio
compito maggiore è quello di aumentare la nostra forza di innovazione".
82
Christiane Schnura denuncia
anche l'uso di internet "come nuovo terreno di battaglia per le attività di marketing" da parte di Bayer,
sostenendo che si tratti di un modo per aggirare il divieto europeo di pubblicità dei medicinali
prescrivibili. A sostegno di questa affermazione, l'attivista cita alcuni siti che sarebbero camuffati da
"servizi informativi", come www.pille.com, un sito in lingua tedesca sulla pillola contraccettiva che,
dietro l'apparenza di guida pratica, servirebbe al solo scopo di aumentare le vendite dei prodotti.
"L'ambiguo sito LoveGent.de assolve la stessa funzione per il Levitra, la 'pillola della virilità' della
BAYER. Ha l'apparenza di un sito per adulti che offre articoli dedicati ad argomenti come „sveltine‟,
81
Annual Stockholders' Meeting on April 27, 2012, Countermotions,
http://www.asm2012.bayer.com/en/countermotions-2012.pdfx?forced=true
82
Frankfurter Allgemeine, 21 gennaio 2011
36
giocattoli erotici o prostituzione, oltre ai consigli 'dell'esperto', il Dr. Frank Sommer. Vi si parla spesso di
pillole per la virilità o di medicinali contro l'impotenza, ma, naturalmente, senza fare menzione dei loro
effetti collaterali come i danni all'udito, i problemi alla vista o le perdite temporanee di memoria. Solo
una piccola scritta, informa che una sussidiaria della BAYER, la JENAPHARM, è responsabile del sito".
83
Un altro sito similmente camuffato sarebbe www.testosteron.de, che avrebbe la funzione di diffondere
l'idea che la deficienza di testosterone sia una malattia, e di spingere la vendita delle pillole appropriate
per curarla. Secondo la signora Schnura, in realtà non c'è nessuna prova evidente che la
somministrazione di ormoni aiuti ad alleviare i disordini dell'età, e nemmeno sono stati chiariti i rischi a
lungo termine del trattamento con testosterone.
Prima di concludere, l'attivista ricorda all'assemblea degli azionisti la massiccia pressione con cui la
Bayer cercherebbe di far revocare il bando europeo sulla pubblicità dei medicinali prescrivibili, cosa che
darebbe luogo a un marketing scorretto nascosto sotto la forma di "informazioni per il paziente".
84
Quanto riferito nelle contromozioni ha una sua importanza particolare per via della sede e della
formalizzazione del documento prodotto: trattandosi di fatti che vengono esposti davanti all‟assemblea
degli azionisti, se non fossero supportati da prove concrete costituirebbero un immediato oggetto di
denuncia da parte della Bayer.
Il marketing Bayer è stato più volte oggetto di attenzione anche da parte della Prescription Medicines
Code of Practice Authority (PMCPA), l‟organo di autocontrollo sul rispetto del codice deontologico
dell‟Associazione Britannica dell‟Industria Farmaceutica (ABPI), che nell'agosto del 2011 sanziona la
casa farmaceutica a causa di "diverse violazioni del Codice etico dell‟associazione, che hanno gettato
discredito sull‟intero comparto, riducendo la fiducia dei cittadini".
85
La sanzione di "censura pubblica"
comminata dall'organismo di controllo riguarda l‟utilizzo di Twitter, da parte di Bayer Healthcare, per
lanciare la nuova versione di due farmaci soggetti all‟obbligo di prescrizione medica, la cui pubblicità
diretta al pubblico è vietata, il Levitra, indicato per la disfunzione erettile, e il Sativex, un antidolorifico
derivato dalla cannabis. Qualche tempo prima, la PMCPA aveva emesso alcune linee guida sulla
comunicazione digitale in cui aveva indicato proprio l'incompatibilità di Twitter, usato come mezzo per
promuovere farmaci soggetti a prescrizione medica, con il Codice etico dell‟associazione dell‟industria
farmaceutica. Il motivo di tale incompatibilità è da ricercarsi nel fatto che, se il farmaco è soggetto a
prescrizione, il messaggio dovrebbe arrivare solo ai medici e inoltre contenere al suo interno
83
Ibidem
Countermotion from Christiane Schnura for the BAYER Annual Stockholders’ Meeting on April 27,
2012, http://www.asm2012.bayer.com/en/countermotions-2012.pdfx?forced=true, pagina 7 del
documento elettronico
85
Prescription Medicines Code of Practice Authority, Comunicato del 2 agosto 2011,
http://www.pmcpa.org.uk/files/2402%20Aug%202011.pdf
84
37
collegamenti a pagine con maggiori informazioni (per via del limitato numero di caratteri, pari a
centoventi, ammesso nei messaggi di Twitter).
Il farmaco Levitra aveva già causato problemi a Bayer nel 2007, quando, con due annunci a pagamento
sul British Medical Journal e sul Pharmaceutical Journal, adottando la tecnica del “name and shame”
(nome e vergogna), l‟Association of the British Pharmaceutical Industry (ABPI) aveva ammonito
pubblicamente la casa farmaceutica per un opuscolo in cui si affermava che il suo farmaco contro le
disfunzioni erettili facesse effetto soltanto dieci minuti dopo l‟assunzione. Nel mese di maggio 2006,
l‟autorità dell‟ABPI incaricata di far rispettare il codice di condotta dell‟industria farmaceutica aveva
ordinato a Bayer di ritirare l‟opuscolo, che invece fu diffuso nuovamente il mese successivo ad una
conferenza della British Association of Urological Surgeons.
86
E' ancora l'Associazione britannica dell'industria farmaceutica, nel febbraio del 2009, ad ammonire
Roche e Bayer; la prima per aver regalato buoni da dieci sterline, da spendere in alcuni negozi di
giocattoli, ai bambini affetti da fibrosi cistica che avessero raccolto i tappi del Pulmozyme, un farmaco
per la prevenzione delle infezioni polmonari; e la seconda per aver promosso un proprio farmaco prima
di averne ottenuto l‟autorizzazione al commercio, e ricorrendo a quiz promozionali. Il farmaco in
questione è l‟anticoagulante Xarelto, che fu promosso al pubblico dal giugno 2008, ottenendo però
l‟autorizzazione al commercio solo nel mese di ottobre 2008.
87
A parlare delle conseguenze di un marketing aggressivo ci pensa Bloomberg News, notiziario finanziario
con oltre 100 sedi dislocate nel mondo, in un articolo del 26 aprile 2012 che ha come oggetto i
risarcimenti milionari alle utilizzatrici americane di Yaz e Yasmin.
88
Secondo i giornalisti, che citano la
newsletter del primo quadrimestre inviata agli azionisti, Bayer ha dichiarato di aver pagato 142 milioni di
Dollari in patteggiamenti per chiudere 651 cause che accusavano le sue pillole Yasmin e Yaz di causare
degli emboli, spesso fatali, che potevano portare ad infarti e ictus.
Dal 2009, la compagnia tedesca avrebbe affrontato un‟ondata di cause legali sulle pillole. Gli avvocati
dei querelanti hanno citato rapporti della Food and Drug Administration che parlano di almeno 50 casi di
morte legati alle pillole dal 2004 al 2008. Gli avvocati sostengono che i responsabili della Bayer abbiano
pubblicizzato i contraccettivi per usi non approvati e ingannato le donne sui rischi di tali medicinali.
Nella newsletter, i portavoce della Bayer avrebbero dichiarato di non aver ammesso alcun misfatto in
86
Comunicato dell'Associazione Britannica dell’Industria Farmaceutica,
http://www.abpi.org.uk/links/assoc/PMCPA/Bayer_GlaxoSmithKline_for_breaching_ABPICode_of_Prac
tice.pdf
87
Comunicato ABPI, Association of the British Pharmaceutical Industry, febbraio 2009,
http://www.pmcpa.org.uk/?q=node/699
88
Bloomberg News, Bayer Yasmin Lawsuit Settlements Climb to $142 Million, Jef Feeley and Margaret
Cronin Fisk - Apr 26, 2012, http://www.bloomberg.com/news/2012-04-26/bayer-yasmin-lawsuitsettlements-climb-to-142-million.html
38
alcuno dei patteggiamenti, e avvisato che l‟assicurazione della Bayer per denunce di responsabilità di
prodotto sarebbe potuta non bastare per coprire tutte le spese e una “possibile responsabilità” proveniente
dal contenzioso. La compagnia dichiarerebbe di aver affrontato, fino al 18 aprile 2012, 11.900 cause
legali contro la Yaz e la Yasmin negli Stati Uniti, riguardanti circa 14.000 querelanti.
89
E' da molti anni che Bayer viene messa in guardia circa i pericoli dei suoi anticoncezionali e la troppa
disinvoltura nel proporli al pubblico, attraverso ricerche indipendenti, report, incidenti, denunce e
sanzioni. Nell‟ottobre 2008, l‟FDA aveva contestato alla multinazionale tedesca due spot pubblicitari
della pillola contraccettiva Yaz, dove questa veniva indicata anche per il trattamento dell‟acne moderata
e dei disturbi premestruali gravi, lasciando intendere che favorisse anche la cura di sintomi come l'ansia,
il malumore, l'irritabilità, la fatica, l'emicrania e i dolori muscolari.
L‟accusa alla Bayer era di voler fare credere che YAZ potesse curare ogni tipo di acne, anche quella
grave, e che il farmaco fosse indicato per il trattamento dei disturbi premestruali in generale, anche di
quelli lievi o medi più comuni. Allo stesso tempo, sottolineava l‟FDA, i due spot minimizzavano i gravi
rischi del farmaco, distraendo lo spettatore con veloci cambi d‟immagine e musica di sottofondo.
Nel testo della "Warnig Letter" si può tuttora leggere che "Queste violazioni stanno rappresentando un
caso di salute pubblica perché incoraggiano l'uso di Yaz in casi diversi da quelli per cui è stata approvata
la medicina, sovrastimando i benefici e minimizzando i rischi."
90
Nel febbraio 2009, Bayer patteggia con 27 Stati Usa la chiusura di una causa, che la vedeva accusata di
promozione ingannevole dello Yaz: la multinazionale tedesca si impegna a sottoporre ogni nuova
pubblicità dell‟anticoncezionale all‟FDA e a spendere 20 milioni di dollari per una campagna
informativa sull‟anticoncezionale, per correggere le informazioni date in precedenti pubblicità.
91
Nell'aprile del 2011 il British medical journal pubblica due studi che evidenziano come le donne che
facciano uso di contraccezione ormonale a base di drospirenone (un ormone sintetico) abbiano un rischio
di sviluppare tromboembolismo venoso, da due a tre volte più alto rispetto alle donne che assumono
contraccettivi più datati contenenti levonorgestrel.
89
92
Ibidem
Food and Drug Administration, 10/3/2008, Warning Letters and Notice of Violation Letters to
Pharmaceutical Companies,
http://www.fda.gov/downloads/Drugs/GuidanceComplianceRegulatoryInformation/EnforcementActivit
iesbyFDA/WarningLettersandNoticeofViolationLetterstoPharmaceuticalCompanies/ucm053993.pdf
91
AboutLawsuits.com by Saiontz & Kirk, P.A., Yasmin and Yaz Birth Control Lawsuits Mount Against
Bayer, July 24th, 2009 http://www.aboutlawsuits.com/yasmin-and-yaz-birth-control-lawsuits-mount5062/
92
Risk of non-fatal venous thromboembolism in women using oral contraceptives containing
drospirenone compared with women using oral contraceptives containing levonorgestrel: case-control
study using United States claims data, Published 21 April 2011, S Jick, K Hernandez,
90
39
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer invita all'assemblea degli azionisti Bayer del 29
aprile 2011 alcune delle vittime delle pillole contraccettive per denunciare i molti casi gravi di effetti
sulla salute, dagli esiti talvolta fatali, e il fatto che questi rischi siano minimizzati dalle pubblicità dei
prodotti. Nella contromozione viene evidenziata l'assurdità del fatto che il nuovo farmaco sia più
rischioso di quelli vecchi, nonostante quelli vecchi fossero altrettanto efficaci, e vi si ricorda la morte, nel
gennaio 2011, di una giovane Austriaca, deceduta per embolia dopo aver assunto Yasminelle, che le era
stata prescritta per perdere peso.
Nel documento, gli attivisti denunciano anche lo studio dell'Euras, citato dalla BAYER per dimostrare la
sicurezza di Yaz e Yasmin, che sarebbe stato sponsorizzato e realizzato dalla Schering, la quale sarebbe
di proprietà della Bayer.
93
Nel maggio del 2011, Bayer viene sanzionata con censura pubblica a causa di una pubblicità dove si
affermava che l‟anticoncezionale Yasmin aveva dimostrato di sortire un effetto benefico anche sull‟acne
non grave, la ritenzione idrica, l‟irsutismo e i sintomi premestruali. Questi stessi effetti benefici
apparivano, nella stessa pubblicità, tra i possibili effetti collaterali; dopodiché veniva detto che Yasmin
non era autorizzato per il trattamento di questi disturbi.
Secondo la Prescription Medicines Code of Practice Authority, però, questa avvertenza non compensava
il carattere fuorviante dell‟altra affermazione, anche perché il claim della pubblicità era "Contraception
and more", affermazione che poteva incoraggiare a prescrivere il farmaco non soltanto per la sua
efficacia contraccettiva ma per le altre virtù "secondarie".
94
Il 10 aprile 2012 la Food and Drug Administration ordina alla Bayer e alle altre aziende che producono
contraccettivi contenenti drospirenone di potenziare gli avvisi di rischio di embolia sui propri prodotti.
Pillole come la Yasmin, in futuro, dovranno riportare nell'etichetta un avvertimento dove si comunica
esplicitamente che i ricercatori hanno scoperto che il farmaco può triplicare il rischio di embolia nel
sangue.
95
http://www.bmj.com/content/342/bmj.d2151; Risk of venous thromboembolism in users of oral
contraceptives containing drospirenone or levonorgestrel: nested case-control study based on UK
General Practice Research Database, Lianne Parkin, Katrina Sharples, Rohini K Hernandez, Susan S Jick,
http://www.cbgnetwork.org/downloads/BMJ_Study_Drospirenone.pdf
93
Annual Stockholders’ Meeting on April 29, 2011
http://www.asm2011.bayer.com/en/countermotions-20110415.pdfx
94
PMCPA, Prescription Medicines Code of Practice Authority, 27/05/2011, Chiesi Limited, Eli Lilly and
Company Limited and Bayer Healthcare named in advertisements for breaches of the ABPI Code of
Practice, http://www.pmcpa.org.uk/media/Pages/Chiesi-Limited,-Eli-Lilly-and-Company-Limited-andBayer-Healthcare-named-in-advertisements-for-breaches-of-the-ABPI-Code-of.aspx
95
Food and Drug Administration, Department of Healt and Human Services, 4/10/2012, "Revisions to
the Highlights, Section 5.1 Thromboembolic Disorders and Other Vascular Problems",
40
La concorrenza secondo Bayer
Nella sezione "Valori" del sito myBayerjob.it, Professioni & carriera, un portale di "instradamento" della
Bayer, si può leggere la seguente affermazione: "Vogliamo essere riconosciuti per la qualità, la
redditività, l‟affidabilità, la flessibilità e l‟apertura al dialogo, creando fiducia con un comportamento
integro..."
96
La Bayer risulta avere una lunga storia di accuse al suo modo di fare business anche per quanto riguarda
la concorrenza.
Nel giugno 2011, alla Bayer Cropscience viene applicata una sanzione amministrativa pecuniaria
superiore ai 5 milioni di euro per aver abusato della sua posizione dominante, mettendo in atto una
strategia volta ad escludere le aziende concorrenti dal mercato di fungicidi. Alle aziende, costrette ad
uscire dal mercato, sarebbe stato negato l'accesso agli studi necessari al rinnovo delle autorizzazioni per
la commercializzazione dei prodotti. Le condizioni favorevoli alla compagnia, viziate dall‟elevata quota
di mercato detenuta, avrebbero poi consentito all'azienda di far salire i prezzi in modo sostanzialmente
arbitrario.
L'accaduto è ben spiegato in due frasi del documento "I procedimenti conclusi nel 2011", pubblicato
dall‟Authority: a pagina 101 si può leggere che "L‟intento escludente di BCS è evidenziato dalla
circostanza per cui, a dispetto dei noti obblighi di collaborazione che la normativa comunitaria poneva in
capo al titolare degli Studi, irreplicabili in quanto condotti su animali vertebrati, BCS aveva subordinato
l‟avvio della negoziazione con la Task Force a pre-condizioni che, pur differenti nelle diverse fasi della
trattativa, risultavano sempre funzionali all‟unico obiettivo di non giungere a un accordo. E ciò nella
piena consapevolezza della pretestuosità delle richieste avanzate, confermata da una serie di documenti
in cui veniva manifestata soddisfazione per il successo della strategia finalizzata a escludere concorrenti
dal mercato".
97
Nel dicembre del 2009, la Commissione della concorrenza (COMCO) infligge una multa a tre imprese
farmaceutiche per fissazione di prezzi di rivendita. Le imprese sono Pfizer, Eli Lilly e Bayer. Sono
accusate di aver costituito un cartello illegale sui prezzi raccomandati per i loro prodotti contro la
disfunzione erettile, rispettivamente Viagra, Cialis e Levitra. I tre medicamenti sono detti "fuori lista"
perché sono venduti dietro ricetta medica ma, non essendo rimborsati, hanno un prezzo che è fissato dal
http://www.accessdata.fda.gov/drugsatfda_docs/appletter/2012/021098s022,021676s012,022532s00
4,022574s004ltr.pdf
96
http://www.mybayerjob.it/it/Valori/Valori.html
97
Attività di Tutela e Promozione della Concorrenza, I procedimenti conclusi nel 2011,
http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/3220-cap22.html
41
produttore invece che dall'autorità e dunque sono soggetti al diritto della concorrenza. La COMCO è
dell'avviso che le pratiche delle compagnie incriminate costituiscano degli accordi che impongono dei
prezzi di rivendita. L'articolo 5 della Legge federale sui cartelli (LCart) stabilisce che tali accordi sono
illeciti.
98
Il 12 maggio 2009, a Duesseldorf, in Germania, ancora per opera della Coalizione contro i pericoli
derivanti dalla Bayer, interviene all'assemblea degli azionisti un ex dipendente della Bayer, Alfredo
Pequito. Durante la sua attività in Bayer, Pequito avrebbe raccolto i nomi di quasi 2500 medici
portoghesi indotti a prescrivere medicinali della Bayer, dopo aver ricevuto donazioni in denaro o in
pacchetti vacanze. "Cosa spinge questa Compagnia a "comprare" le prescrizioni dei medici? Forse la
Bayer non ha fiducia nella bontà dei suoi prodotti? ", domanda Alfredo Pequito al Consiglio di
Amministrazione della Bayer.
99
Il 25 novembre 2008 Bayer patteggia con il Dipartimento della Giustizia statunitense il pagamento di
97,5 milioni di dollari per chiudere una causa in cui Bayer Healthcare era accusata di aver pagato
tangenti a undici distributori di dispositivi medici per pazienti diabetici, tra il 1998 e il 2003, affinché
favorissero i prodotti della multinazionale tedesca, a danno di quelli dei concorrenti.
I distributori in questione avrebbero rifornito direttamente i pazienti e sarebbero stati pagati per ogni
paziente che “convertivano” ai prodotti della Bayer. Liberty Medical Supply, uno dei maggiori fornitori
diretti ai pazienti, avrebbe ricevuto da Bayer circa 2,5 milioni di dollari tra il 1998 e il 2002. Agli altri
dieci fornitori, Bayer avrebbe pagato tangenti per circa 375.000 dollari. Le tangenti venivano camuffate
sotto la voce di spese per pubblicità. Bayer ha patteggiato senza ammettere responsabilità.
100
Nel marzo del 2008, undici case farmaceutiche, tra cui Bayer, patteggiano il pagamento di 215 milioni di
dollari per chiudere le cause intentate dai consumatori e dalle compagnie assicuratrici statunitensi, che le
accusano di aver gonfiato il prezzo medio di alcuni farmaci soggetti a prescrizione medica. Tra i farmaci
oggetto della frode vi sarebbero medicinali per il trattamento di malattie gravi come quelle del tumore e
dell‟Aids.
98
101
Commissione della concorrenza, Berna, 01/12/2009,
http://www.news.admin.ch/message/index.html?lang=it&msg-id=30454
99
Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer, Comunicato stampa del 12 maggio 2009,
http://www.cbgnetwork.org/2900.html; intervista ad Alfredo Pequito:
http://www.cbgnetwork.org/2580.html
100
Comunicato del Dipartimento della Giustizia statunitense: Bayer Healthcare to Pay U.S. $97.5 Million
to Settle Allegations of Paying Kickbacks to Diabetic Suppliers, November 25, 2008,
http://www.justice.gov/opa/pr/2008/November/08-civ-1050.html
101
Comunicato dello studio legale Hagens Berman,
http://www.hbsslaw.com/AWP_tracktwo_settlement
42
Il 29 novembre 2006, la Commissione europea infligge ammende per un totale di 519 milioni di euro a
cinque imprese accusate di aver partecipato a un cartello per la fissazione dei prezzi di alcuni tipi di
gomma sintetica, largamente impiegata per la produzione di pneumatici e di altri beni di uso comune. Le
società coinvolte nel cartello sono Eni, Shell, Dow, Unipetrol, Trade-Stomil e Bayer. La decisione della
Commissione si fonderebbe su un'ampia documentazione, fra dichiarazioni delle imprese, risultati delle
ispezioni e testimonianze rese dai soggetti che hanno ammesso di aver partecipato alle riunioni del
cartello, che si sarebbero svolte in diverse città d'Europa (tra cui Milano).
102
Analizzando le informazioni sin qui raccolte, la prima cosa che si nota è una mancata corrispondenza tra
quanto affermato nei vari documenti di attestazione di responsabilità, autoreferenziale o attribuita da
terzi, e le normali pratiche di business.
Da questa discrepanza appare evidente quanto il mondo della comunicazione intorno alla responsabilità
sociale si scosti da quello reale. Dicotomia dove però l'uno nega necessariamente l'altro. Si dovrebbe
infatti concludere che la comunicazione della RSI proveniente dall'impresa sia del tutto inattendibile ai
fini di connotare un‟azienda dal punto di vista etico.
Del resto, navigando sul web, si ha la sensazione che la comunicazione di responsabilità sia talmente
inflazionata da essere divenuta quasi un "must to have" di siti di qualsiasi genere, finanche personali.
Documenti asserenti responsabilità vengono diffusi senza una sufficiente cognizione di causa (difetto
evidente anche soltanto da una analisi del contenuto, che restituisce spesso solo una accozzaglia mal
organizzata di termini ricorrenti nella RSI, senza alcuna possibilità di applicazione concreta), e con una
superficialità che tradisce la totale assenza di ideali in chi li propone.
Ma si assiste anche a un problema nella validità di indicatori, classifiche e recensioni, prodotte da
organizzazioni preposte a promuovere la responsabilità sociale d'impresa, e nella capacità che anch'essi
avrebbero di certificare realmente una condotta etica.
102
Comunicato Commissione Ue, 29/11/2006, Concorrenza: la Commissione infligge ammende per 519
milioni di euro a produttori e rivenditori di gomme sintetiche che avevano costituito un cartello per la
fissazione dei prezzi, http://europa.eu/rapid/press-release_IP-06-1647_it.htm?locale=en
43
La “catena degli stakeholders” e la possibilità di discriminare i
fornitori: McDonald's e i suoi subfornitori
C'è un altra pratica su cui conta il sistema della Responsabilità Sociale d'Impresa per il suo corretto
funzionamento: quella di operare una scelta dei propri fornitori e collaboratori esterni che sia basata sugli
stessi requisiti etici in possesso dell'azienda. In questo modo, garantendo un agire responsabile lungo tutti
gli anelli della catena, si può proporre al consumatore un prodotto etico.
Le aziende prese in esame in questo paragrafo rappresentano un caso in cui fornitori e subfornitori sono
considerati "sicuri" per l'impresa responsabile che li sceglie, ossia dichiarano anch'essi in modo formale
di agire responsabilmente. Si tratta di Key Log (ex Power log), Cremonini e McDonald‟s, tre aziende
l'una fornitrice dell'altra.
Il primo ristorante McDonald‟s nasce negli Stati Uniti su iniziativa dei fratelli Richard e Maurice
McDonald nel 1937. Oggi McDonald‟s è attivo in ogni angolo del pianeta e, soltanto in Italia, può
contare su oltre 400 "ristoranti" e circa 12.000 dipendenti.
103
Anche McDonald‟s ha sposato la RSI. "We operate our business ethically. Sound ethics is good business
(Noi conduciamo la nostra attività eticamente. La parola etica è sinonimo di buoni affari)", dichiara
esplicitamente la missione di McDonald‟s, in una frase che continua con una dichiarazione di adesione
"ai più alti standard di chiarezza, onestà, e integrità", e di responsabilità "individuale e collettiva".
104
Il gruppo dichiara pubblicamente di prendere "molto sul serio la sua responsabilità, rivolta all'ambiente
in cui è innestato e alle comunità che serve".
105
Il leitmotiv che lega la comunicazione di tutti i suoi siti
web, globali e locali, sembra infatti essere sempre ispirato alla responsabilità sociale e all‟ecologia, "un
filone che caratterizza da tempo, e lo farà ancora di più in futuro, la strategia del gruppo".
106
Tra le azioni intraprese a salvaguardia dell'ambiente, McDonald's può vantare operazioni di riduzione
dell'impatto ambientale quali l'eliminazione degli imballaggi in polistirolo in favore della cellulosa,
operata dal 2000 e il riciclo sistematico degli imballaggi in cartone, introdotto nel 2003 in tutti i punti
vendita italiani. Dal 2011 McDonald's segue un programma di riduzione dei consumi di energia e di
utilizzo di energia rinnovabile che si concretizza attraverso l'introduzione di meccanismi di misurazione e
103 Il traguardo del 400° punto vendita è stato raggiunto nel 2010:
http://www.mcdonalds.it/azienda/storia
104 http://www.aboutmcdonalds.com/mcd/our_company/mission_and_values.html
105
http://www.aboutmcdonalds.com/mcd/csr.html
106
Corriere della Sera, 14 novembre 2008, Milano prenota un doppio Big Mac, Tamos Ettore
44
di macchinari di nuova generazione con minori consumi.
107
Globalmente, McDonald‟s può vantare
numerosi attestati di eticità che vanno dall'inclusione dal 2005 al prestigioso Dow Jones World and North
American Sustainability Indexes (DJSI), l'indice più consultato dagli investitori socialmente
responsabile, sino alla nomina nella Green 30 list, una classifica basata sulla percezione dell'eticità
dell'impresa da parte degli impiegati, e nella Maclean‟s/Jantzi-Sustainalytics list, la lista delle 50 imprese
più responsabili, in Canada.
Sul sito aboutmcdonalds.com, è possibile leggere la lunga lista di premi e riconoscimenti ottenuti da
McDonald's a livello globale, molti di questi per meriti di responsabilità. Fra i più importanti, soltanto nel
2012, è stato riconosciuto da Interbrand come il settimo miglior marchio globale nel 2012, da Fortune
come l'undicesima compagnia più ammirata del mondo, la quarta per quanto riguarda il “People
Management” , e da Barron's come la terza compagnia più rispettata al mondo.
108
Nelle politiche aziendali del gruppo è contemplata anche la "Charity", beneficenza messa in atto
attraverso la Fondazione per l‟Infanzia Ronald McDonald, che ha come obiettivo quello di aiutare i
bambini malati attraverso l‟apertura e la gestione delle Case Ronald nei pressi dei principali centri
pediatrici in Italia. Sul sito della Fondazione per l‟Infanzia Ronald McDonald si può leggere che "Nel
mondo sono più di 300 le Case Ronald e 152 le Family Room che ogni giorno danno ospitalità a migliaia
di persone".
109
Nata nel 1999, la Fondazione per l‟Infanzia Ronald McDonald Italia (negli Stati Uniti è attiva dal 1974),
apre la sua prima casa a San Giovanni Rotondo, in Puglia, soltanto il 19 aprile 2007.
110
Il progetto di costruzione della prima casa in Italia viene recensito anche dalla fondazione Sodalitas, che
ne fa un caso di studio fra le buone pratiche d'impresa.
Il 18 ottobre 2012 la Fondazione per l‟Infanzia Ronald McDonald Italia inaugura una seconda struttura:
una Family Room di otto posti per accogliere i genitori dei bambini ricoverati presso l‟Ospedale Infantile
Cesare Arrigo di Alessandria.
111
Sul fronte della comunicazione di prodotto, il marketing McDonald‟s insiste sulla qualità e sulla
territorialità. In Italia, diventa "ancora più italiano", vantando nei suoi menu l'utilizzo di un prodotto
DOP (il panino con Parmigiano Reggiano) "e confermando la scelta di utilizzare materie prime di alta
qualità e di origine italiana". Il processo di localizzazione dell'offerta è confermato anche dal panino
107
www.mcdonalds.it/azienda/ambiente
http://www.aboutmcdonalds.com/mcd/our_company/awards_and_recognition.html
109
http://www.fondazioneronald.it/who_we_are.asp
110
http://www.fondazioneronald.it/what_case_ronald_SGR.asp
111
http://www.osservatoriomalattierare.it/attualita/2990-apre-allospedale-infantile-di-alessandria-lafamily-room-finanziata-dalla-fondazione-ronald-mcdonald-italia
108
45
“Sapori di Montagna”, con Speck dell‟Alto Adige IGP, dalle ricette McItaly, patrocinate dal Ministero
delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, e dal rinnovato Happy Meal, il menu più famoso tra i
bambini, contenente uno Snack di Parmigiano Reggiano DOP, un succo di frutta e uno yogurt biologici,
e una focaccia con olio extravergine di oliva.
Sempre sul sito italiano si può leggere che "Dopo un attento e rigoroso percorso di analisi, McDonald‟s è
la prima catena di ristorazione italiana ad aver ottenuto lo Standard Qualivita, garante della trasparenza e
della veridicità della comunicazione aziendale sulla qualità dei prodotti e dei servizi offerti". La
Fondazione Qualivita nasce a Siena nel 2002 e la sua missione è quella di "valorizzare, tramite le proprie
attività, il settore agroalimentare di qualità e quindi le produzioni DOP, IGP e STG", anche attraverso la
concessione di un nuovo marchio “alle imprese del settore che rispondono ai requisiti di comunicazione
trasparente, attenzione al consumatore, valorizzazione dei prodotti di qualità, codificati nel disciplinare e
nel regolamento per l‟uso del marchio”.
112
Queste informazioni restituiscono un'immagine della catena di fast food molto diversa da quella di solo
una decina d'anni fa.
Dal 2008 McDonald‟s sta mettendo in atto un processo di rinnovamento (definito "reimaging") dei punti
vendita, "sempre meno fast-food e sempre più luoghi accoglienti, dove trascorrere il tempo con la
famiglia e gli amici". Più della metà dei ristoranti sono stati completamente rinnovati e l'azienda dichiara
che rinnoverà entro il 2013 la totalità dei ristoranti.
113
Il "Remodelling" di McDonald‟s è significativo: "I ristoranti di Piazza Duomo a Milano e di Piazza di
Spagna a Roma sono in stile Qualité, il fiore all‟occhiello tra gli stili dei ristoranti McDonald‟s in Italia:
la rappresentazione emblematica della nuova filosofia aziendale e dei valori di qualità che la
contraddistinguono. Pareti-vetrina con frutta e verdura si armonizzano con un arredamento
contemporaneo arricchito da elementi di design come le sedie e le poltrone di Vitra modello Eames e le
lampade di Targetti, creando un ambiente particolarmente ricercato.... Lo stile Qualité è stato pensato per
ristoranti che sorgono in zone centrali ed esclusive di grandi città, frequentati da young adults e giovani
trend setter. Inoltre, grazie alla presenza della Gym&Fun, sono anche un luogo di ritrovo ideale per
giovani famiglie con figli".
114
Questi "Reimaging" e "remodelling" dei punti vendita sono emblematici del poderoso riposizionamento
dell'immagine aziendale in atto presso McDonald‟s, che in questo caso rappresenta un tentativo di
112
Federazione Italiana Distributori Bevande, 21/05/2012, Q-Qualivita: un nuovo marchio di
certificazione,
http://www.italgrob.it/sezione.asp?IdPost=2869&M=Locali%20AND%20Professioni&C=Ristoranti,%20P
izzerie
113
http://www.mcdonalds.it/azienda/storia
114
http://www.mcdonalds.it/azienda/il-remodelling
46
smorzare un po' la contrapposizione ideologica "fast food versus slow food", dato confermato anche dalla
presenza di una pagina, sul sito informativo "sui gustosi alimenti McDonald's", in difesa della felice
convivenza di questi due mondi, quello del cibo veloce e quello di una cucina più tradizionale,
convivenza che sarebbe appunto assicurata da McDonald's. Nella stessa pagina sono presenti i
collegamenti a due articoletti, l'uno a difesa dell'hamburger ("l'hamburger non è mai uguale a sé stesso")
a cura di un professore di Storia medievale e Storia dell'alimentazione, e l'altro rappresentato da
un'arringa tesa a smontare il mito del fast food come tempio del consumismo e "l'equazione fast
food=assenza di convivialità", ad opera di un avvocato civilista. Secondo l'avvocato "A ben vedere,
l'insistenza sulla dicotomia slow/fast è il sintomo, neanche troppo dissimulato, di un atteggiamento di
imperialismo o addirittura di razzismo culturale".
115
Elementi di superficialità a parte, alla luce di tutte queste informazioni, ci si domanda se si ha di fronte
ancora lo stesso McDonald‟s di dieci anni fa.
Ad essere malevoli, c'è un'affermazione, sul sito italiano, che lega il presente del gruppo al suo passato,
quasi a giustificarlo: "In ognuno dei 140.000 menù venduti quotidianamente ci sono attenzione per il
prodotto offerto, competenza del servizio e un costo accessibile, tutti principi che da oltre 50 anni
ispirano il nostro comportamento e le nostre decisioni".
116
La nota stonata è nell‟affermazione di continuità. E' qui che si fanno strada i dubbi circa il fatto che il
rinnovamento del gruppo possa essere solo di facciata, una normale operazione di riposizionamento del
brand. Un'azienda che ha davvero deciso di voltare pagina, taglia col proprio passato, non lo vanta.
115
116
47
http://www.persapernedipiu.info/qualita/fatti-unopinione/stile-di-vita-slow-contro-fast.aspx
http://www.mcdonalds.it/lavorare/lavorare-da-mcdonald-s
Il Mc libel
Il passato di McDonald‟s non gode di buona reputazione. Nel 1994, in Inghilterra, un gruppo di attivisti
che distribuiva una indagine di London Greenpeace sotto forma di volantini provocò la reazione di
McDonald's. Due degli attivisti, colti in flagranza di volantinaggio, furono denunciati per diffamazione e
il 28 febbraio 1996 cominciò il processo.
Il volantino si intitolava "What's Wrong with McDonald's", Cosa c'è di sbagliato con McDonald's, ed era
un pesante atto d'accusa nei confronti di molte pratiche della multinazionale.
Il processo si concluse il 2 giugno 1997 con una condanna ai danni dei due attivisti per offese di tipo
formale, e al pagamento di una multa di 10 milioni di sterline (che i due disoccupati non pagarono mai)
ma McDonald's ne ebbe un duplice danno. Innanzitutto le numerose prove portate dagli attivisti a
sostegno del volantino durante il dibattimento sottoposero il processo, passato alla storia col nome di
McLibel, all'attenzione dell'opinione pubblica, dando luogo ad una campagna anti-aziendale su scala
mondiale. Ma, cosa ancor più grave per il querelante, il giudice convalidò la gran parte delle accuse
rivolte alla multinazionale,
117
che divennero il volantino di controinformazione forse più famoso al
mondo, per la gravità delle accuse che conteneva e per il fatto che queste erano state provate in un
tribunale.
Questo è il testo del volantino, in una traduzione italiana:
118
“Ogni anno McDonald's spende in tutto il mondo oltre 3.000 miliardi di lire in pubblicità e promozioni
commerciali. Il suo obiettivo è di dare un'immagine di se stessa come di un'impresa che ha a cuore i
problemi sociali ed ambientali, e che è capace di offrire un posto piacevole per mangiare. I bambini, che
naturalmente si trascinano dietro i genitori, sono attratti dalla promessa di giocattoli e altri aggeggi. Ma
dietro la facciata sorridente della pubblicità si nasconde un'altra realtà: l'unico interesse di McDonald's è
di far quattrini, di guadagnare in tutti i modi possibili come fa ogni altra multinazionale. Nei rapporti
annuali di McDonald's si parla di "dominio globale", un'espressione militaresca per dire che l'obiettivo di
McDonald's è di essere presente in ogni angolo della terra. Ma se ciò avvenisse sarebbe un guaio per tutti
perché avremmo comportamenti uniformati, minori spazi di scelta e un indebolimento delle comunità
locali.
117
"The Court Service - Queens Bench Division - Judgment - McDonald's Corporation & McDonald's
Restaurants Limited against Helen Marie Steel & David Morris". Hmcourts-service.gov.uk. Archived
from the original on 2008-06-05. Retrieved 2008-11-13,
http://web.archive.org/web/20080605062408/http://www.hmcourtsservice.gov.uk/judgmentsfiles/j379/mcdonalds_190697.htm
118
Francesco Gesualdi, Manuale del consumo responsabile, Feltrinelli, quarta edizione giugno 2004;
testo del volantino originale: http://www.mcspotlight.org/case/pretrial/factsheet.html
48
CIBO NON SALUTARE - McDonald's cerca di far credere che il cibo servito nei suoi fast-food è un
cibo salutare; in realtà danneggia la salute perché è ricco di grassi, zucchero e sale, mentre è povero di
fibre e vitamine. Una dieta del genere favorisce l'insorgenza di problemi cardiaci, del cancro, del diabete
e di altre malattie. I cibi serviti da McDonald's contengono anche molti additivi chimici, alcuni dei quali
possono causare disturbi organici e irrequietezza nei bambini. Non bisogna poi dimenticare che il
consumo di carne costituisce una delle principali cause di intossicazione alimentare. Nel '91 McDonald's
è stato responsabile di un caso di intossicazione alimentare in Gran Bretagna che ha causato seri danni
renali a diverse persone. Infine va detto che i moderni sistemi di allevamento intensivo, basati su metodi
innaturali e sull'utilizzo di foraggi pieni di residui chimici, costituiscono un ulteriore rischio per la salute
delle persone.
SFRUTTAMENTO DEL LAVORO - Nell'industria dei fast-food i salari sono bassi e gli straordinari
non sono pagati in maniera regolare. La ricerca di profitti sempre più alti e di costi sempre più bassi
spinge McDonald's ad impiegare poco personale che è costretto a lavorare più in fretta. Per questo gli
incidenti (per lo più ustioni) sono molto frequenti. La maggior parte dei dipendenti di McDonad's è gente
con poche scelte di lavoro e per questo è costretta a subire ogni angheria mantenendo il sorriso sempre
stampato sulla faccia. Non sorprende quindi che alla McDonald's ci sia un grande ricambio di personale.
Questo fatto rende impossibile l'organizzazione di un sindacato e l'avvio di lotte per migliori condizioni
di lavoro. Naturalmente ciò fa un enorme piacere a McDonald's che è sempre stato contrario ai sindacati.
L'insensibilità di McDonald's per i diritti dei lavoratori è confermata anche dagli abusi a cui sono
sottoposti i lavoratori cinesi e vietnamiti che producono i suoi omaggi ai clienti.
FURTI AI DANNI DEI POVERI - Nei paesi poveri, vasti appezzamenti di terreno sono utilizzati per la
coltivazione di prodotti per l'esportazione, per l'allevamento di bestiame e per la coltivazione di granaglie
da dare in pasto agli animali; che dovranno essere mangiati nelle nazioni ricche. Tutto ciò avviene a
spese dei bisogni alimentari delle popolazioni locali. Pubblicizzando la carne McDonald's induce la gente
a consumare sempre di più e ciò aggrava lo spreco di preziose derrate alimentari. Bisogna infatti
ricordarsi che ci vogliono sette milioni di tonnellate di granaglie per produrne una di carne. Se
adottassimo tutti una dieta vegetariana e se la proprietà della terra fosse distribuita equamente, quasi tutte
le regioni del mondo potrebbero raggiungere l'autosufficienza alimentare.
DANNI AMBIENTALI - Le foreste del pianeta - indispensabili per ogni forma di vita - sono distrutte ad
un ritmo spaventoso dalle multinazionali. Alla fine McDonald's è stata costretta ad ammettere di avere
utilizzato bovini che avevano pascolato su terre che prima erano coperte a foreste tropicali, impedendo di
fatto la loro rigenerazione. Inoltre l'allevamento del bestiame, da parte delle multinazionali e dei loro
fornitori ha costretto le popolazioni locali a spostarsi in altre zone e ad abbattere altri alberi. McDonald's
è il più grande trasformatore di carne bovina del mondo. Il metano emesso dal bestiame allevato per
l'industria della carne è uno dei principali responsabili dell'effetto serra. La moderna agricoltura di tipo
intensivo utilizza molte sostanza chimiche dannose per l'ambiente. ogni anno McDonald's usa migliaia di
49
tonnellate di imballaggi inutili, la gran parte dei quali finisce per strada e nelle discariche come
inquinanti.
SOFFERENZA DEGLI ANIMALI - I menù utilizzati nell'interno dei fast-food si basano sullo sterminio
di milioni di animali, gran parte dei quali è allevata in maniera intensiva senza avere mai la possibilità di
uscire all'aperto, di farsi scaldare da un raggio di sole, di muoversi. I metodi con cui sono uccisi sono
barbari. La "macellazione dal volto umano" è una balla. Noi possiamo scegliere se mangiare o non
mangiare carne, ma i miliardi di animali massacrati ogni anno per produrre cibo per l'uomo non hanno
scelta.
CENSURE E MCQUERELE - McDonald's è stata criticata da tanta gente e da molte organizzazioni su
vari temi. A metà degli anni '80 il gruppo inglese London Greenpeace raccolse tutte le critiche che erano
state mosse e organizzò una giornata mondiale di resistenza contro McDonald's. Questa giornata di
protesta si ripete ogni anno il 16 di Ottobre con picchettaggi e dimostrazioni davanti a tutti i fast-food di
McDonald's. Attraverso la via legale, McDonald's sta tentando di ridurre al silenzio tutti i suoi oppositori.
Molte persone querelate sono state costrette ad arrendersi perché non avevano denaro per affrontare un
processo. Ma Helen Still e Dave Morris, due membri del London Greenpeace, hanno deciso di andare
fino in fondo e poiché la legge britannica non prevede avvocato d'ufficio nei processi per diffamazione,
Helen e Dave si sono difesi da soli. McDonald's ha tentato di tenere nascosti i fatti rifiutando di fornire
montagne di documenti importanti. Ma nonostante tutto tramasse contro di loro, Helen e Dave sono
riusciti a rovesciare la situazione trasformando il processo in un atto d'accusa contro McDonald's.
Pertanto la protesta contro questo gigante, che ha un fatturato annuo di 51 miliardi di lire, continua. E'
importante non soccombere di fronte alle intimidazioni per difendere il nostro diritto di parola.
COSA FARE - Insieme possiamo combattere contro i potenti che dominano le nostre vite e il nostro
pianeta. Così potremo costruire una società migliore e senza sfruttamento. I lavoratori possono e devono
organizzarsi per difendere i loro diritti e la loro dignità. La gente è sempre più consapevole di dover
scegliere minuziosamente ciò che si mangia. Nei paesi del Sud del mondo si stanno organizzando per
resistere alle multinazionali e alle banche che dominano l'economia mondiale. In tutto il mondo sta
crescendo il movimento di persone che organizzano campagne a difesa dell'ambiente e dei diritti degli
animali. Perché non ti unisci anche tu alla lotta per un mondo migliore”?119
Il McDonald‟s di ieri decisamente non assomigliava a quello che ci raccontano oggi. Resta da vedere se
lo scarto è reale o solo nella comunicazione.
119
Francesco Gesualdi, Manuale del consumo responsabile, Feltrinelli, quarta edizione giugno 2004;
testo del volantino originale: http://www.mcspotlight.org/case/pretrial/factsheet.html
50
Il Mc marketing
A proposito dell‟offerta alimentare per i bambini e dei giochi in regalo, oggetto di accusa del primo
punto del vecchio volantino, nell'ormai lontano 1996, il giudice stabilì che "... In merito alle accuse che
McDonald's sfrutta i bambini usandoli, come più influenzabile oggetto della pubblicità, per spingere i
loro genitori a portarli da McDonald's, esse sono giustificate. Ciò è vero".
120
Mentre oggi, sul portale informativo di McDonald's, si può leggere che "In riferimento ai giochi in regalo
con l'Happy Meal, per i quali spesso veniamo criticati, possiamo rispondere con i riscontri che riceviamo
ogni giorno dai nostri clienti: genitori e famiglie trovano il gioco una parte importante dell'esperienza di
divertimento offerta da McDonald's. Il gioco - la cui sicurezza è garantita da un ente terzo certificatore
come Eurofin - rappresenta un momento ludico, che inizia da McDonald's e prosegue a casa. McDonald's
crede nella libertà di scelta dei propri clienti e ritiene che i genitori, in particolare, siano persone attente e
consapevoli e vogliano poter prendere personalmente le decisioni che riguardano la loro famiglia e i loro
figli. In particolare, i genitori portano i loro bambini da McDonald's perché trovano un menu pensato
apposta per i più piccoli, perché i ristoranti sono divertenti e colorati, perché possono giocare in tutta
libertà nella Playland, l'area gioco a loro dedicata e, dove disponibili, nelle moderne Gym&Fun, le
palestre con giochi e attrezzature sportive avanzate".
121
Sembra pubblicità ma è il pensiero liberale di McDonald's. Sembra una pubblicità perché, invece di
recepire il concetto che un bambino vada tutelato anche dal possibile condizionamento della pubblicità,
al benefit per i bambini, aggiunge anche il benefit per gli adulti. Sembra pubblicità perché McDonald's è
un'impresa, e la pubblicità è il linguaggio naturale delle imprese, le quali sono vocate a vendere i loro
prodotti vantandone le qualità.
In un'intervista del 2011 al Financial Times, l‟amministratore delegato di McDonald‟s, Jim Skinner,
attacca i critici del menù per bambini Happy Meal, definendoli come una “polizia del cibo”, che vuole
limitare il diritto dei genitori ad assumere decisioni per le proprie famiglie.
Quella di Skinner è una reazione all'ordinanza, approvata dalla Contea di Santa Clara, in California, il 2
settembre dello stesso anno, che vieta di allegare giochi per bambini a menù insalubri, ipercalorici, ricchi
120
sentenza del processo, pagina 26, "The Court Service - Queens Bench Division - Judgment McDonald's Corporation & McDonald's Restaurants Limited against Helen Marie Steel & David Morris".
Hmcourts-service.gov.uk. Archived from the original on 2008-06-05. Retrieved 2008-11-13.
http://web.archive.org/web/20080605062408/http://www.hmcourtsservice.gov.uk/judgmentsfiles/j379/mcdonalds_190697.htm
121
http://www.persapernedipiu.info/qualita/fatti-unopinione/giochi-e-bambini.aspx
51
di grassi, sale e zuccheri. In risposta all‟ordinanza, Skinner afferma che McDonald‟s continuerà a
vendere gli Happy Meal sino all'entrata in vigore del divieto, nel dicembre del 2011.
Due giorni dopo l‟intervista, una mamma californiana di due bambine di sei e due anni, assistita dal
Center for Science in the Public Interest (CSPI), annuncia l‟avvio di una class action, finalizzata a
interrompere l‟utilizzo di giocattoli, da parte di McDonald‟s, perché costituiscono un metodo di vendita
rivolto direttamente ai bambini piccoli.
Secondo i dati forniti dal CSPI, riportati dal Financial Times, nel 2006 le compagnie di fast-food, con
McDonald‟s in testa, hanno speso oltre 520 milioni di dollari in pubblicità e giocattoli per vendere i
menù per bambini. I giocattoli premio hanno rappresentato più di due terzi di tale spesa, con oltre 350
milioni di dollari.
122
Nel gennaio 2008 McDonald‟s aveva dovuto abbandonare sponsorizzazione delle buste contenenti le
pagelle degli alunni delle scuole elementari della contea di Seminole, in Florida. Agli studenti con buoni
voti veniva offerto gratis un Happy Meal. Il caso era stato sollevato nel dicembre del 2007 dalla
Campaign for a Commercial-Free Childhood (CCFC) su segnalazione della mamma di un alunno e aveva
avuto ampia risonanza negli Stati Uniti e all‟estero.
La sponsorizzazione era accusata di violare l‟impegno recentemente assunto dalla compagnia di non fare
pubblicità diretta ai bambini delle elementari, per contrastare il diffondersi dell‟obesità tra i giovani.
L‟iniziativa era anche contestata perché, bypassando i genitori, vanificava i loro sforzi educativi volti ad
una alimentazione sana, facendoli spesso entrare in conflitto con i propri figli.
123
Il marketing di McDonald‟s è pervasivo: tutti gli esercizi hanno una connessione wi-fi a disposizione di
chi volesse navigare sul web, e sui telefoni cellulari con piattaforma Apple e Android (i cosiddetti
smartphones) è possibile installare una applicazione che consente di calcolare le calorie e di individuare
l'esercizio McDonald's più vicino all'utilizzatore.
122
124
Financial Times December 13, 2010, McDonald’s chief attacks children’s meal ‘food police’, By Greg
Farrell and Hal Weitzman in Oak Brook, December 13, 2010; Ordinanza Contea di Santa Clara:
http://www.sccgov.org/keyboard/attachments/BOS%20Agenda/2010/April%2027,%202010/20292686
3/TMPKeyboard203046978.pdf
123
Campaign for a Commercial-Free Childhood, January 17, 2008, Ronald McDonald Report Card Ads
Expelled from Seminole County. CCFC Campaign Ends Controversial In-School Marketing Program, Josh
Golin, http://www.commercialexploitation.org/pressreleases/ronaldmcdonald.htm
124
La comunicazione di McDonald’s è talmente pervasiva da trattare anche l'argomento del
vegetarianesimo, banalizzandolo: sul sito www.persapernedipiu.info, è presente un box dal titolo "Fatti
un'opinione", con due collegamenti ad altrettanti "articoli" sulla scelta vegetariana. Uno a cura di un
Docente di Scienza dell'alimentazione e di Dietetica, e l'altro ad opera di Medico Chirurgo, Specialista in
Endocrinologia. Andandoli a leggere, entrambi gli articoli sono in realtà solo una serie di domande e
risposte che, oltre ad essere molto superficiali (la spinta principale al vegetarianesimo, quella di non
voler partecipare allo sfruttamento e all'uccisione di altri esseri viventi, non è nemmeno menzionata),
52
Proprio al marketing del “junk food (cibo spazzatura)” sembrerebbe però essere strettamente correlato
l'aumento dell‟obesità infantile. Secondo il parere dell'Institute of Medicine, una organizzazione
indipendente non profit che negli Stati Uniti "lavora fuori dal governo per "offrire consigli imparziale e
autorevoli ai decision makers e al pubblico", il consumo di junk food da parte dei bambini è direttamente
proporzionale all‟intensità della pubblicità. Dagli studi condotti si evincerebbe come, a partire dai 2 anni
di età, i bambini americani ricordino già il nome dei prodotti e manifestino una preferenza per gli spot
125
del junk food.
contengono anche diverse inesattezze (per esempio dove si afferma che da sempre l'uomo è onnivoro,
laddove è ovvio che i primi uomini dovessero mangiare soltanto frutta, essendo la caccia una abilità
acquisita e non innata, sviluppatasi in uno stadio successivo del percorso evolutivo umano) e più di una
conclusione antiscientifica (lo è l'affermazione: "Una dieta onnivora che rispetti i principi della dieta
mediterranea è sicuramente il modo più corretto di alimentarsi" poiché un numero sempre maggiore di
ricerche, alcune delle quali citate nel capitolo successivo, dimostrerebbe esattamente il contrario.
125
Institute of Medicine, November 16-18, 2010, IOM Food Insecurity and Obesity Workshop, Food
Insecurity and Obesity: The Role of the Physical and Social Environment, Angela M. Odoms, University
of Illinois at Chicago
Department of Kinesiology and Nutrition,
http://www.iom.edu/~/media/Files/Activity%20Files/Nutrition/FoodInsecurityandObesity/OdomsYoung.pdf e Community Interventions to Address Obesity, January 8,2009,
http://www.iom.edu/~/media/Files/Activity%20Files/PublicHealth/ObesFramework/LynnSilverIOM114
20091.pdf
53
Il Mc Job
Nel mondo dorato del marketing anche lavorare da McDonald‟s è una condizione privilegiata. Sul sito
italiano di McDonald's si può leggere che: "Primo canale di inserimento nel mondo del lavoro o scelta
definitiva per la carriera, McDonald's offre a tutti l'opportunità di scoprire il proprio talento e di farlo
crescere sempre più".
126
Questo nel mondo della comunicazione generata dall'azienda. Nel mondo reale invece funziona così:
quando un inglese o un americano vuol dire a qualcuno che ha un pessimo impiego, può dire di avere un
"Mc job"; tutti lo capiscono e lui può evitare di pronunciare la parola merda. Capiscono tutti perché il
termine "Mc job" è stato recepito ormai da molti anni (dal 1986 circa) niente poco di meno che
dall'Oxford English Dictionary, la cui definizione è: "Un lavoro non stimolante, sottopagato, senza
prospettive, specialmente nel settore",
127
un "lavoro di merda", insomma. La pubblicità pervasiva si è
scontrata con l'informazione, che si può esprimere efficacemente con la stessa lingua della prima. "Mc
job" è uno slang, un claim ideale; e suona meglio di "dead-end job" (slang che descrive un lavoro privo
di possibilità di avanzamento).
Mc Donald's ritiene che la definizione sia "antiquata e inappropriata". Nel marzo del 2007 la BBC ha
annunciato che la compagnia ha pianificato nel Regno Unito una campagna con tanto di petizione per
cambiare quella definizione. Lo slogan era: "Cambia la definizione, firma la petizione"; ma l‟iniziativa
finiva nel nulla.
128
Mc Donald's ha anche provato a rivendicare la paternità del termine, che avrebbe
usato nel 1981 per chiamare un "seminario formativo organizzato per il pieno coinvolgimento dei propri
Collaboratori disabili".
129
Mentre a proposito del "Mc lavoro" nelle sue declinazioni reali, nell'agosto del 2009 la denuncia di un
lavoratore ventunenne dell‟Arkansas crea qualche problema di reputazione alla compagnia.
Il ragazzo era intervenuto mentre era in servizio per fermare il comportamento violento di un uomo nei
confronti della moglie, che stava maltrattando fisicamente, alla presenza dei due figli piccoli. Nigel
Haskett, definito “un eroe” dal giudice che ha trattato il caso, è stato poi percosso nel parcheggio
dall'uomo che aveva neutralizzato all'interno del fast food, ricoverato in ospedale e sottoposto a tre
operazioni addominali.
126
http://www.mcdonalds.it/lavorare/lavorare-da-mcdonald-s
http://en.wikipedia.org/wiki/McJob
128
BBC News, 2007/03/20, "McDonald's seeks McJob rewrite",
http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/6469707.stm
129
http://www.persapernedipiu.info/lavoro/fatti-unopinione/approfondimenti-mcjob/mcjob%E2%80%93-che-cose.aspx
127
54
La denuncia è scattata dopo il rifiuto, da parte dell'assicurazione della compagnia, a rimborsare gli oltre
300.000 dollari di spese mediche sostenute dal ragazzo. Il rifiuto di McDonald‟s era motivato dal fatto
che le lesioni subite non erano avvenute durante lo svolgimento delle sue normali mansioni lavorative.
Il fatto però è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza di McDonald‟s, che ne ha immediatamente
bloccato la diffusione su YouTube, in nome del diritto d‟autore. Il filmato è stato poi trasmesso da una
televisione locale e pubblicato nuovamente su YouTube
130
, dove McDonald‟s non ha più potuto
esercitare la censura, essendo il video proveniente da un mezzo d‟informazione.
Il caso è stato in seguito ripreso anche dai media nazionali e il proprietario del ristorante McDonald‟s di
Little Rock ha dichiarato che se Haskett non avesse avuto soddisfazione da McDonald‟s, gli avrebbe
rimborsato le spese mediche di tasca propria.
131
Proprio mentre McDonald's sta lanciando la petizione che contesta la definizione di McJob dell‟Oxford
English Dictionary, due articoli sul China Daily e sul People‟s Day accusano la compagnia, assieme ad
altre due catene di fast food americane, KFC e Pizza Hut, di sottopagare i propri dipendenti part-time in
Cina.
La prima segnalazione delle irregolarità è riportata dal New Express, un giornale locale di Guangzhou,
secondo cui i circa 3.000 lavoratori coinvolti, per il 70% studenti, ricevevano una paga fino al 40%
inferiore al minimo stabilito per legge. Il 3 aprile 2007, un‟indagine disposta dalle autorità locali e dal
sindacato unico All-China Federation of Trade Unions (ACFTU) conferma le accuse della stampa e alle
tre compagnie viene intimato di regolarizzare i salari e di pagare gli arretrati non corrisposti, pena una
denuncia formale.
Sulla stampa, le tre catene di fast food sono anche accusate di costringere i dipendenti part-time a
lavorare oltre il limite massimo, stabilito in cinque ore, senza contratto, assicurazione contro gli incidenti
e ferie. Secondo il China Daily, in Cina, al marzo 2007, McDonald‟s aveva 790 ristoranti, con circa
50.000 dipendenti.
132
Dal 1° settembre 2007, McDonald‟s ha comincia ad aumentare i salari dei suoi dipendenti in Cina per un
importo che va tra il 12 e il 56 per cento in più.
130
133
Servizio KARK TV su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=rwhw-Inji0k
abc News, Feb. 25, 2009, McDonald's Worker Shot; Hailed As Hero, Steve O sunsami,
http://abcnews.go.com/US/story?id=6958997&page=1#.UJjQ-meDxEM
132
China Daily Europe, 2007-04-04, Fast-food giants 'did violate laws', Guan Xiaofeng,
http://www.chinadaily.com.cn/china/2007-04/04/content_842948.htm
133
Agenzia Xinhua, 2007/09/03, Multinationals need to rebuild corporate image as business models in
China, Song Shutao, http://news.xinhuanet.com/english/2007-09/03/content_6656692.htm
131
55
Sempre nel periodo della campagna “Not bad for a McJob (Non male per un McJob)", che contemplava
l'affissione, in tutti i 1.200 ristoranti britannici, di poster in cui venivano indicate le prospettive e la
flessibilità offerte dal Mc lavoro,
134
in Italia,la Corte d'Appello di Catanzaro confermava la pronuncia di
primo grado del tribunale di Cosenza, che ha riconosciuto la responsabilità penale del gestore del
McDonald's di Rende (Cs), per violazione delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Questa sentenza negava di fatto lo stato di sicurezza di tutti i Mc lavoratori poiché non condannava un
comportamento che si è discostato da quello vigente nei ristoranti McDonald‟s, bensì lo schema di lavoro
adottato dalla compagnia, ritenuto a rischio per la sicurezza dei dipendenti.
La vicenda giudiziaria seguiva un incidente occorso ad una giovane impiegata mentre trasportava un
blocco metallico contenente olio di frittura, che doveva filtrare. Il peso del blocco era di circa 25 chili e
la temperatura dell'olio di 160 gradi. L'impiegata, a cui il contenitore stava scivolando, nel tentativo di
evitare un danno, ha stretto a sé il blocco metallico bollente con il risultato di un trauma al seno con
rischio di danni permanenti alla capacità di allattamento.
Le argomentazioni della difesa si reggevano sulla consuetudine delle procedure dell'organizzazione
McDonald's, secondo le quali le mansioni dei ragazzi della "crew" sarebbero indifferenziate, dovendosi
occupare degli scontrini alla cassa, della preparazione dei cibi, del filtraggio dell'olio e delle pulizie.
Un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 24 marzo 2006 riportava in calce anche lo stralcio della
sentenza emessa dalla Corte d‟Appello, nella quale si può tuttora leggere che “la ordinaria diligenza
avrebbe permesso di evitare l'incidente”. Sarebbe bastato, continua la sentenza, che il manager del
McDonald's avesse previsto “il divieto di effettuare le operazioni a macchina calda, o l'imposizione
dell'uso di guanti personalizzati, o la predisposizione di filtri muniti di manici più facilmente
apprensibili”. In sede di processo il magistrato sottolineava anche come la dipendente fosse formalmente
addetta alla cassa ma era «prassi più che consolidata» che operazioni come quella del filtraggio dell'olio
«fossero, di fatto, compiute da tutti i dipendenti, sulla base della regola non scritta della
intercambiabilità», che il tribunale d'appello non ha accettato, "supportando ampiamente l'originario
giudizio di responsabilità" emesso dal tribunale di Cosenza.
135
Il 10 Maggio 2006, Eric Schlosser, giornalista ed autore del best sellers Fast Food Nation, e Charles
Wilson, giornalista free-lance per le maggiori testate americane, pubblicano un libro intitolato "Chew on
This. Everything You Don't Want to Know About Fast Food (Ruminaci sopra, Tutto quello che non vuoi
sapere sul fast food)", un atto d'accusa a molti aspetti della multinazionale degli hamburger, tra cui le
134
The Times of India, Apr 21, 2006, McJob: It's no longer dull and dreary, Rashmee Roshan Lall,
http://timesofindia.indiatimes.com/business/international-business/McJob-Its-no-longer-dull-anddreary/articleshow/1499500.cms?
135 Il Sole 24 Ore, 19/04/2006, Cade il modello McDonald's, Marco Ludovico
56
strategie di marketing rivolte ai bambini e il Mc lavoro.
136
La recensione del libro, ad opera di Book
List, rivista della prestigiosa American Library Association, termina così: "Readers may not lose their
appetites for McFood from this compelling study, but they will definitely come away less eager to get a
McJob (I lettori potrebbero non perdere i loro appetiti per il McCibo a causa di questo studio irresistibile,
ma essi certamente diverranno meno ansiosi di trovare un McJob)".
137
Sempre a proposito del lavoro da Mc Donald‟s, è doveroso citare l'articolo uscito su L'unità del 22
ottobre 2005, intitolato "McDonald's: uno scontrino ogni 40 secondi", che conteneva l'intervista ad una
lavoratrice di un fast food romano.
L'articolo cominciava riportando il detto secondo cui "gli addetti Mc Donald‟s di lunga data sono
facilmente riconoscibili dalle facce: belle o simpatiche che siano, dimostrano sempre qualche anno in più
dell‟età effettiva" e ospitava i racconti di una dipendente di un ristorante di Cinecittà, che lamentava di
avere "le braccia ustionate dappertutto dagli schizzi di olio bollente" e di essersi "ammalata di cervicale a
soli trent‟anni per l‟aria condizionata altissima che c‟è sempre in cucina". La temperatura della cucina
deve essere bassa per attutire l‟odore di fritto; la dipendente e i suoi colleghi si sarebbero finti clienti e
avrebbero mandato una lettera di reclamo alla sede centrale, ma nessun risultato.
La donna continuava affermando che "Il timer suona ogni minuto e ci si abbassa l‟udito, solleviamo le
latte di olio da 25 litri e ci si schiacciano le vertebre, corriamo in continuazione da una postazione
all‟altra e, sotto le continue pressioni del manager che ci sta con il fiato sul collo, ci ammaliamo di nervi.
È davvero un lavoro troppo pesante per farlo nel lungo periodo: purtroppo devo mantenere mio figlio e
agli 800 euro di stipendio (part-time più assegni familiari) non posso rinunciare". L'articolo terminava
con il racconto di un fatto emblematico dei ritmi a cui sarebbero sottoposti i lavoratori: "Quattro mesi fa
si è incendiata una friggitrice, sono venuti i pompieri con gli estintori a spegnere le fiamme che hanno
dichiarato inagibile la cucina per almeno 24 ore. Noi dopo tre abbiamo riaperto. La pancetta sapeva di
polvere anti-incendio e l‟abbiamo dovuta buttare via per due volte prima che tornasse al suo sapore
normale».
138
136 Eric Schlosser e Charles Wilson, Chew on This. Everything You Don't Want to Know About Fast
Food, Houghton Mifflin Harcourt, 2006
137 American Library Association, John Peters http://www.amazon.com/Chew-This-Everything-DontAbout/dp/0618593942
138
L'unità, sabato 22 ottobre 2005, McDonald’s" Uno scontrino ogni 40 secondi,l.v., Pagina 16
Economia & Lavoro,
http://www.filcams.cgil.it/home.nsf/IFrameCorpo1l?OpenPage&http://www.filcams.cgil.it/stampa.nsf/
c96313cd4b728252c12576030053ac41/19ba88191be45347c12570a4003093c3!OpenDocument
57
Il Mc food
Nell'universo colorato di McDonald‟s, fatto di gadget, Gym&Fun, apps, young adults e trend setter, il
cibo è il prodotto. E' qui che si gioca il cambiamento vero, quello più tangibile per il consumatore.
McDonald's dichiara la qualità dei suoi prodotti garantendo la provenienza dei fornitori, la tracciabilità
dei prodotti e la territorialità degli ingredienti, "punti cardine attraverso i quali McDonald‟s parla ai
consumatori italiani".
139
Parla di qualità del cibo anche attraverso un "calcolatore nutrizionale", presente in uno dei siti web della
compagnia, grazie al quale possibile sommare l'apporto calorico dei diversi prodotti scelti per il proprio
mc menu e metterli in rapporto con il proprio GDA (Guideline Daily Amounts, Valori giornalieri di
riferimento).
140
L'igiene è garantito da "70 controlli giornalieri" e durante tutto l‟anno è possibile visitare le cucine
McDonald‟s "semplicemente prenotandosi presso i ristoranti o via internet grazie all‟Operazione Cucine
Aperte".
141
Fuori dalla comunicazione pubblicitaria invece, nel mondo reale, il cosiddetto cibo da fast food, con i
panini, le patatine fritte e le bibite, non gode di per sé di buona reputazione.
L‟indagine “Okkio alla Salute”, a cura del Ministero della Salute, ha rilevato che in Italia più di un
bambino su tre (di età compresa tra i 8 e i 9 anni) pesa troppo: il 22,9% dei bambini misurati è risultato in
sovrappeso e l‟11,1% in condizioni di obesità. "Estrapolando le stime all‟intera popolazione di alunni
della scuola primaria, il numero di bambini in eccesso ponderale sarebbe pari a circa 1 milione e
centomila, di cui quasi 400 mila obesi".
I 42.155 questionari compilati dai genitori confermano la grande diffusione tra i bambini di "abitudini
alimentari che non favoriscono una crescita armonica e che predispongono all‟aumento di peso". Il 48%
dei bambini in sovrappeso consuma quotidianamente bevande zuccherate o gassate.
142
Nei menù di tutti i fast food del Mondo, l‟impasto utilizzato per i panini contiene zucchero e l'alimento
più usato per imbottirli è la carne, al consumo elevato della quale si attribuiscono diverse malattie, tra cui
proprio l'obesità. Agli zuccheri d‟impasto e alle grandi quantità di proteine e grassi contenuti nella carne
139
www.mcdonaldsmenu.info
http://www.mcdonaldsmenu.info/nutrition/
141
http://www.mcdonalds.it/azienda/dietro-quinte
142
Ministero della Salute, OKkio alla SALUTE 2010: Sintesi dei risultati, giugno 2010,
https://www.okkioallasalute.it/?q=node/44
140
58
dei panini si aggiungono zuccheri e grassi delle salse da condimento, delle patatine fritte,
abbondantemente addizionate di sale e delle bibite (composte di acqua con l'aggiunta di anidride
carbonica, coloranti, zucchero o edulcoranti artificiali, additivi e acido fosforico).
Le patatine da fast food sono "croccanti fuori e morbide dentro"; per ottenere questa consistenza, si
usano grassi di origine vegetale, ma molto ricchi di grassi saturi come gli oli di palma e di cocco.
E' opinione diffusa che Il consumo eccessivo di questo tipo di alimenti rappresenti la prima causa di
sovrappeso e obesità. Opinione contrastante, quella del Ceo inglese di McDonald's Steve Easterbrook,
che nel 2008 argomenta accusando i videogame: secondo lui le cause dell'obesità infantile sarebbero da
ricercarsi nella sedentarietà dei videogiochi.
143
Le critiche al cibo di McDonald's non si esauriscono con le accuse di favorire l'obesità. Nel cibo a lunga
conservazione servito nei fast food ci sono anche gli additivi.
In Europa sono permessi più di 300 additivi alimentari, dai coloranti naturali e artificiali fino agli
esaltatori di sapidità (con la sigla da E620 a E640), come il glutammato e l'aspartame, eccitotossine
presenti in quasi tutti gli alimenti da fast food, e accusate da molti di essere tossiche.
144
Dopo la Food Standards Agency britannica, che ha chiesto al governo di premere sui produttori, affinché
eliminino volontariamente sei coloranti artificiali utilizzati in cibi, dolciumi e bevande, perché sospetti di
essere causa di fenomeni d‟iperattività e di diminuzione d‟attenzione nei bambini, lo statunitense Center
for Science in the Public Interest ha inviato una petizione alla Food and Drug Administration, chiedendo
la messa al bando di otto coloranti. [Red 40 (E129), Yellow 5 (E102), Blue 1 (E133), Blue 2 (E132),
Green 3 (E143), Red 3 (E127), Yellow 6 (E110), Orange B]
Secondo il CISPI, “l‟utilizzo continuato di questi coloranti artificiali non necessari è il vergognoso
segreto dell‟industria alimentare e delle autorità regolatorie, incaricate di vigilare su di essa”.
145
L‟organizzazione statunitense accusa anche il doppio standard adottato da alcune aziende come
McDonald‟s, che vendono gli stessi prodotti utilizzando coloranti naturali in Europa e coloranti artificiali
in America.
In seguito ad una ricerca pubblicata dalla rivista Lancet nel settembre 2007, realizzata da scienziati
dell‟Università di Southampton per conto della governativa Food Standards Agency, che metteva in
143
MCV, Tuesday, January 8th 2008, McDonald’s boss: ‘Games to blame for childhood obesity’, Tim
Ingham, http://www.mcvuk.com/news/read/mcdonalds-boss-games-to-blame-for-childhood-obesity
144
Comitato [email protected] Sem Terra Italia, 16 marzo 2011, Milano, Cibo spazzatura: quale realtà in Italia e
nel Mondo, relazione del convegno a cura del dott. Antonio Lupo,
http://www.cibosostenibile.it/lspazza.shtml
145
Center for Science in the Public Interest, CSPI, June 2, 2008, Dyes Called "Secret Shame" of Food
Industry and Regulators, http://www.cspinet.org/new/200806022.html
59
correlazione alcuni mix di coloranti all'iperattività infantile, anche il premier britannico Gordon Brown
ha propugnato un divieto europeo dei coloranti sotto accusa.
146
Sull'argomento il Financial Times sollecita i produttori ad agire autonomamente, in modo volontario e in
tempi brevi, senza attendere i tempi burocratici delle decisioni comunitarie. "Le alternative naturali ai
coloranti artificiali sono disponibili, chi non procederà si troverà svantaggiato sul mercato".
147
La reazione della Food and Drink Federation (FDF), associazione che rappresenta gli interessi di alcuni
marchi della ristorazione, fra cui McDonald's, va in una direzione diversa, sostenendo che la ricerca
dell‟Università di Southampton indica che “non c‟è un problema di sicurezza nell‟uso di questi additivi”.
Con un comunicato del settembre 2007, la FDF afferma che i test sono stati condotti utilizzando un mix
di coloranti che non viene utilizzato negli attuali prodotti ma che terrà comunque conto delle
preoccupazioni dei consumatori e che continuerà nella linea di ridurre l‟utilizzo di questi additivi.
148
Nel cibo da fast food sarebbe presente anche un'altra sostanza, in un certo qual modo naturale, accusata
di essere cancerogena: l'Acrilamide, una sostanza chimica prodotta dai cibi ricchi di carboidrati, quali le
patatine fritte, quando vengono portati a temperature elevate.
La catena di fast food statunitense KFC ha patteggiato, nel 2007, la chiusura della causa che vedeva la
compagnia accusata, insieme ad altre otto tra cui McDonald's, di vendere patatine fritte cancerogene
senza avvertire i consumatori, in violazione di una legge statale. Per evitare il processo, KFC ha accettato
di avvertire i consumatori californiani, ma solo quelli, e di pagare una multa di 208.000 dollari. In sede di
processo è stato accertato che una singola porzione di patatine fritte contiene acrilamide in quantità 82
volte maggiore a quella consentita nell‟acqua potabile dai limiti stabiliti dall‟Environmental Protection
Agency.
146
149
University of Southampton, Major study indicates a link between hyperactivity in children and
certain food additives, 06 September 2007, Ref: 07/99,
http://www.southampton.ac.uk/mediacentre/news/2007/sep/07_99.shtml e Food Standards Agency,
Tuesday 11 September 2007, Agency revises advice on certain artificial colours,
http://webarchive.nationalarchives.gov.uk/20120206100416/http://food.gov.uk/news/newsarchive/20
07/sep/foodcolours
147
Financial Times, September 6, 2007, Their true colours, http://www.ft.com/cms/s/0/967e5a32-5cab11dc-9cc9-0000779fd2ac.html
148
Food and Drink Federation, press release, Thursday, 6 September 2007, Industry responds to FSA
additives, https://www.fdf.org.uk/pressreleases/secure/pressrelease_060907.pdf
149
California Department of Justice, Tuesday, April 24, 2007, KFC Corp. Agrees to Comply with
Proposition 65 Warnings, http://ag.ca.gov/newsalerts/release.php?id=1412&year=2007&month=4
60
La sostanza giudicata a rischio di cancro contenuta nelle patatine, l‟acrilamide, è stata studiata per la
prima volta nel lontano 2002 e ad alti dosaggi sarebbe causa di cancro e danneggiamenti agli organi
riproduttivi.
150
Le Mc patatine avevano visto il loro annus horribilis nel 2006, quando McDonald‟s ha rivelato per la
prima volta che esse contengono due ingredienti allergenici tenuti sinora nascosti, il glutine e il latte. La
contaminazione delle patatine con questi ingredienti allergenici avviene attraverso un aromatizzante
contenuto nell‟olio da cucina.
151
Una nuova indicazione (“Contains wheat and milk ingredients”) viene aggiunta alla lista degli ingredienti
dei menù ma il fatto provoca a McDonald‟s una class action da parte di alcuni genitori di Miami.
152
Nello stesso mese Il Financial Times rivelava che, secondo un nuovo metodo di analisi, le patatine fritte
di McDonalds risultavano contenere acidi grassi trans in quantità di un terzo superiore a quanto sinora
ritenuto: otto grammi in una confezione “large”, anziché i sei indicati sul proprio sito e sulle
informazioni nutrizionali.
Acidi grassi trans e acidi grassi saturi causano un aumento del livello di colesterolo e sono contenuti
nell‟olio vegetale parzialmente idrogenato, procedimento al quale viene sottoposto per garantirne una
maggiore durata.
La vicenda degli acidi grassi trans comincia in realtà nel settembre 2002, quando McDonald's annuncia
pubblicamente che entro il febbraio successivo avrebbe ridotto la quantità di grassi trans e grassi saturi
presente nei propri cibi, attraverso l‟utilizzo di un olio più sano. Il 28 febbraio dell'anno successivo la
compagnia emette un comunicato, annunciando uno slittamento dei tempi previsti per l‟attuazione di
quest‟impegno.
Nell‟ottobre 2003 due denunce accusano McDonald's di non aver adeguatamente informato i
consumatori sul mancato passaggio ad un olio più sano, fatto contestato dalla compagnia.
Il 9 febbraio 2005, i due denuncianti e McDonald's raggiungono un accordo basato su una spesa di 1,5
milioni di dollari, da parte di McDonald's, per pubblicizzare il mancato rispetto dell‟impegno
150
Center for Science in the Public Interest, CSPI, June 25, 2002, Snack Chips, French Fries Show Highest
Levels Of Known Carcinogen. CSPI Calls On FDA To Test More Food,
http://www.cspinet.org/new/200206251.html
151
Associated Press, 13/02/2006, McDonald's fries contain allergens,
http://msnbc.msn.com/id/11326937/#.UJq_fGeDxEN
152
Overlawyered, February 20, 2006, New Class Action Against McDonalds, Andrew Grossman,
http://overlawyered.com/2006/02/new-class-action-against-mcdonalds/
61
pubblicizzato nel settembre 2002 e sull'impegno a versare 7 milioni di dollari all‟American Hearth
Association, per attività informative e educative sui rischi dei grassi trans.
153
Finalmente, nel 2007, con quattro anni di ritardo rispetto agli impegni presi, McDonald‟s annuncia di
avere individuato l‟olio sostitutivo di quello parzialmente idrogenato, che nella cottura genera gli acidi
grassi trans.
Il nuovo olio è una miscela di olio canola e olio di semi di mais, prodotto da Cargill, una multinazionale
del settore alimentare. L‟olio canola, che sta per “Canadian oil”, è ottenuto da olio di colza
geneticamente modificata. Negli Stati Uniti, questo fatto non viene segnalato nei prodotti, perché la legge
statunitense non lo richiede.
Nell'annuncio si dice che i ristoranti europei del gruppo dovrebbero sostituire l‟olio parzialmente
idrogenato con uno ancora da definire tra la fine dell'anno corrente e l‟inizio del successivo, cominciando
da Svezia, Norvegia e Finlandia.
154
Oggi, nel novembre 2012, l'olio usato in Italia è olio vegetale, al 70% di girasole e al 30% di colza.
155
L'olio di colza, come quello di semi di cotone e quello di ricino, deve subire una lavorazione che lo renda
adatto all'alimentazione umana.
156
Comunemente utilizzato come lubrificante in campo meccanico,
sarebbe poco adatto all'uso alimentare a causa dell'alta concentrazione di acido erucico, un acido grasso
che per la sua tossicità è fortemente limitato per legge, con un limite massimo tollerato del 5% nei grassi
alimentari.
157
L‟olio di canola usato per friggere le patatine americane contiene una colza transgenica
proprio per la possibilità di abbassare il contenuto di acido erucico nella qualità geneticamente
modificata.
L'olio è un ingrediente chiave per una catena di fast food e come tale va massimizzato. ecco il motivo di
tante sperimentazioni, il motore dell'odissea delle patatine.
L'elemento spiacevole, e poco etico, è il ruolo quasi antagonistico che la compagnia gioca nel rapporto
con il consumatore quando si tratta di definire la qualità del prodotto. Compiere errori fa parte
153 Associated press, 08/02/2006 , McDonald’s french fries just got fatter — by nutritional
measurement, http://www.msnbc.msn.com/id/11241228/ns/health-fitness/t/mcdonalds-french-friesjust-got-fatter/#.UJq_imeDxEM e Financial Times, 08/02/2006, http://msnbc.msn.com/id/11227448/
154 Chicago Tribune, http://www.chicagotribune.com/business/chi0701280346jan28,0,2355564.story?coll=chi-business-hed e Plaintiffs' press release on settlement of
McDonald's trans fat litigation, February 11, 2005,
http://www.bantransfats.com/images/Trans%20Fat%20Litigation%20Plaintiffs%27%20Press%20Releas
e.pdf
155 Sito web italiano di McDonald's, http://www.mcdonalds.it/azienda/dietro-quinte
156
http://it.wikipedia.org/wiki/Olio_vegetale
157
Legge comunitaria in vigore dal 1º luglio 1979, Direttiva 76/621/CEE, del 20 luglio 1976
62
dell'umano agire, ma talvolta si ha l'impressione che vi si aggiungano elementi di menzogna e di
inganno. Come quando, dopo anni di pubblicità a suon di "Le nostre patatine sono fritte solo in oli
vegetali", un avvocato vegetariano di origine indiana, Haris Bharti, intenta e vince una causa contro la
multinazionale, dimostrando che quella campagna era falsa perché le patatine sono pre-fritte con estratti
di oli di manzo.
"Non siamo così grandi da non poterci scusare" è stata la risposta di McDonald's, mentre poco dopo
l'esito del processo nel 2001, a Bombay, circa 500 persone distruggevano un fast food al grido di slogan
come "We want computer chips, not potatoes chips" e "l'India è una nazione, non è un mercato".
158
In
india, per religione e per filosofia, la maggior parte delle persone si astiene dal cibarsi della benché
minima sostanza che abbia a che fare con l'animale sacro in quel paese, la mucca. Un peccato di empatia
della multinazionale nei confronti di circa un miliardo di potenziali consumatori.
158
The New York Times, McDonald's To Settle Suits On Beef Tallow In French Fries, March 09, 2002,
http://www.nytimes.com/2002/03/09/us/mcdonald-s-to-settle-suits-on-beef-tallow-in-frenchfries.html e il manifesto, 25 maggio 2001, La multinazionale ammette: "Le nostre patatine sono
prefritte anche con grassi animali", Luca Fazio
63
I Mc fornitori: Cremonini-Inalca
In accordo con quanto stabilito dalle buone pratiche di RSI, riguardo al meccanismo di scegliere partners
commerciali altrettanto responsabili, McDonald's afferma che: "Garantirvi alimenti sicuri e di qualità
significa collaborare solo con fornitori che selezionano le loro migliori materie prime, rispondono a
severi requisiti di igiene e sicurezza lungo tutta la filiera alimentare e si attengono a rigide e consolidate
procedure di produzione, preparazione e distribuzione dei prodotti. La scelta dei partner è molto rigorosa
e il numero delle aziende con cui è possibile collaborare, in questo modo, viene a ridursi notevolmente
ma la certezza di offrirvi sempre il meglio dipende proprio dalla capacità di instaurare rapporti
continuativi con persone di fiducia, che condividono i nostri valori e il nostro metodo di lavoro".
159
Dunque, per l'approvvigionamento di materia prima di origine bovina, "Dal 1996 McDonald's si affida a
Inalca, società del Gruppo Cremonini, principale produttore italiano di hamburger. Un partner
selezionato per la lunga esperienza nella produzione di carne, la competenza e l'italianità. Gli hamburger
sono di origine bovina, proveniente da 15.000 allevamenti nazionali".
160
Anche se, a seguito di quest'ultima affermazione di McDonald's, si potrebbe pensare che il prodotto
animale nasca nell'azienda, in realtà Cremonini la carne non la produce ma la lavora; almeno se per carne
si intende l'animale che la fornisce. Cremonini non possiede infatti nessun allevamento: il gruppo
acquista i capi di bestiame da aziende terze, il nome delle quali non è dato conoscere pubblicamente, che
poi fa macellare e lavorare nei propri stabilimenti.
Nato nel 1963, il Gruppo Cremonini è oggi uno dei più importanti operatori nel settore alimentare in
Italia e in Europa. In Italia opera attraverso diverse società, tra le quali Inalca, Montana, Marr e
Rodhouse Grill Italia.
161
L'attività principale del gruppo, che consiste nella lavorazione di carni bovine e
suine, avviene attraverso la società Inalca. La sua struttura produttiva è costituita da dieci stabilimenti
specializzati per linee di lavorazione, di cui sei sono dedicati a macellazione, disosso, trasformazione e
confezionamento delle carni, e altri quattro a confezionamento e logistica.
162
McDonald's dichiara che nel 2011 Inalca gli ha fornito 11.000 tonnellate di hamburger.
159
http://persapernedipiu.staging.tbwaitalia.it/qualita/i-nostri-fornitori.aspx
http://www.persapernedipiu.info/le-domande-piu-frequenti.aspx
161
Gesualdi, Francesco, a cura di, Centro Nuovo Modello Di Sviluppo, Guida al consumo critico.
Informazioni sul comportamento delle imprese per un consumo consapevole, Editrice Missionaria
Italiana - edizione 2011
162
http://www.cremonini.it/it/produzione
160
64
I rapporti tra i due attori economici nascono a metà degli anni novanta, quando Cremonini cede a
McDonald's la catena di fast food Burghy, in cambio della concessione di fornire la carne bovina ai fast
food del gruppo americano in Italia.
Anche il gruppo Cremonini, come McDonald's, dichiara formalmente di abbracciare la responsabilità
sociale d'impresa. In una pagina del suo sito web sono pubblicate le "10 regole della responsabilità
sociale per Cremonini", una lista di requisiti, valori, impegni e buone prassi che "impegnano e
coinvolgono tutti i settori aziendali".
Fra questi vi è la valutazione degli impatti ambientali, "reali o ipotizzabili, che sono o possono essere
causati dai processi produttivi e da tutte le attività industriali del Gruppo".
163
L'impegno nella direzione della salvaguardia ambientale sarebbe perseguito attraverso l‟efficienza
energetica e l‟autoproduzione di energia, il miglioramento del ciclo di vita dei prodotti, l‟utilizzo delle
fonti rinnovabili e il recupero di scarti e sottoprodotti.
164
E in effetti, la struttura di Ospedaletto Lodigiano, realizzato dalla controllata Inalca, è destinata alla
produzione di energia da fonti rinnovabili, costituite principalmente dalle biomasse e dai sottoprodotti
della macellazione dei bovini.
165
La scelta di vantare risultati nella salvaguardia ambientale è quantomeno curiosa, se si considera l'entità
del degrado ambientale provocato dalla produzione di carne, oggetto di analisi nel capitolo successivo,
ma rappresenta comunque un impegno reale dell'azienda. Del resto anche McDonald's, che ha fra le
accuse più ricorrenti quella di diffondere cibi che provocano malattie, ha scelto di spendere la sua charity
proprio nella costruzione di alloggi per famiglie di degenti.
Ad essere completi (e a completare anche il controsenso, qualora fosse vero che la carne faccia male tout
court, come sempre più numerose ricerche, anch'esse trattate più avanti, sostengono), il gruppo
Cremonini è impegnato anche nel "promuovere e incoraggiare la ricerca nell‟alimentazione", attraverso
l'assegnazione di un premio, dell'ammontare di 150.000 euro, destinato a "sostenere giovani ricercatori
italiani".
166
La responsabilità sociale di un‟impresa però, non si può misurare né dalle dichiarazioni, né dalle
iniziative caritatevoli (che rappresentano comunque azioni di marketing a sfondo sociale), ma solo dal
reale impegno proferito nel confronto con i propri stakeholder interni ed esterni, nel rendere misurabile e
163
http://www.cremonini.it/it/responsabilita_sociale
http://www.cremonini.it/it/responsabilita-sociale/sostenibilita
165
Adnkronos, Cremonini con il nuovo impianto di biogas Inalca risparmierà l'80% di energia,
http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Cremonini-con-il-nuovo-impianto-di-biogasInalca-risparmiera-l80-di-energia_311238914874.html
166
http://www.cremonini.it/it/responsabilita-sociale/ricerca
164
65
rendicontabile il proprio impegno verso i lavoratori, verso la comunità e verso l‟ambiente. Nei fatti
insomma.
Mentre sul sito di Cremonini, pur trovandovi spazio informazioni sugli assetti proprietari e sui risultati
economici, non c'è la benché minima traccia di bilanci sociali e ambientali.
66
Il re della bistecca
In quanto alla percezione dell'azienda da parte del pubblico, la reputazione di Cremonini ha subito un
danno molto grave nel 2005, anno in cui su rai3 esce una puntata di Report dal titolo "Il re della
bistecca".
167
Il protagonista della puntata, ovvero il re della bistecca, è Luigi Cremonini. Tutta la storia, dall'inizio alla
fine, è una storia di mancata corrispondenza tra le visioni della realtà dei diversi attori che la mettono in
scena. Realtà contrastanti che, proprio per la loro netta inconciliabilità, dimostrano necessariamente la
mala fede di uno degli attori.
L'inchiesta è talmente complessa che non può essere compresa se non narrata quasi passo passo.
L'autrice, Sabrina Giannini, apre il pezzo allo stabilimento Inalca di Rieti, dove 108 persone sono a
rischio licenziamento, domandando al Presidente Inalca Paolo Boni il perché un'azienda florida come
quella in cui lavora versi in condizioni di difficoltà. Il presidente dell'Inalca risponde che "Sono questioni
di mercato. Purtroppo la carne manca", mentre un dipendente, intervistato subito dopo, afferma che la
carne non è mai mancata, nemmeno ai tempi dell'allarme BSE,
168
fatto che avrebbe anzi rafforzato
Cremonini, almeno nell'opinione di Matteo Simoni, operaio e sindacalista, per via della reperibilità di
capi ad un prezzo minore. Lo stesso Simoni, a proposito del fatto che le scatolette a marchio Montana
continuino ad essere prodotte regolarmente, afferma che ultimamente "hanno trovato modo di reperire la
materia prima per le scatolette direttamente dalla carne argentina, che arriva qui già disossata e precotta".
All'osservazione dell'autrice "Ma qui non vedo carne di manzo" viene risposto seccamente da una
dipendente "No, per noi è troppo cara".
L'autrice afferma che, dello stabilimento, l'unico reparto che continua a lavorare è quello della carne in
scatola, destinata principalmente ai paesi in via di sviluppo. Nel solo 2004 sarebbero state spedite più di
6.000 tonnellate di carne in scatola Texana e Bill beef.
In studio, la conduttrice della trasmissione Milena Gabanelli, informa i telespettatori del fatto che l'Italia
esporti cibo in moltissimi paesi in via di sviluppo, come Russia, Pakistan, Birmania, Algeria e Angola,
grazie ai contributi che l'Unione Europea ha deciso di dare alle aziende perché possano applicare prezzi
167
Sito web della trasmissione; pagina in cui è possibile leggere o guardare la puntata:
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-3c79d537-8132-49e9-bb4340422ba7de19.html
168
L'encefalopatia spongiforme bovina (BSE, Bovine Spongiform Encephalopathy) è una malattia
neurologica cronica, degenerativa e irreversibile che colpisce i bovini. Il virus è noto all'opinione
pubblica come morbo della mucca pazza. La BSE è una malattia trasmissibile che colpisce diverse specie
animali, fra le quali l'uomo, http://it.wikipedia.org/wiki/Encefalopatia_spongiforme_bovina
67
concorrenziali nei paesi poveri del mondo. Quando L'italia esporta carne in scatola a cuba, deve applicare
un prezzo adeguato al suo mercato, che è ovviamente più basso di quello nostrano. "La differenza",
spiega la conduttrice, "la paga il contribuente".
La scena lascia lo studio e vengono trasmessi spezzoni di vecchi notiziari trasmessi dalla rai: il TG2 del
169
dicembre 1999
riporta la notizia dell'arresto di un industriale della carne, tale Blangino, che secondo le
indagini avrebbe fatto spedire frattaglie ai paesi africani per il commercio con i quali l'azienda riceveva
incentivi dalla Cee; mentre l'argomento del TGR Emilia Romagna del maggio 1994
170
è l'arresto (il
secondo subito) dei titolari della Beca Carni di Budrio, in provincia di Bologna, che, secondo la
ricostruzione dei carabinieri del Nas e del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di
Bologna, avrebbero dirottato sul mercato inglese 1500 tonnellate di carne destinate dalla Cee ai mercati
dell'ex Unione Sovietica, e inviato in Russia 447 tonnellate di scatolette contenenti carne di scarto.
La scena si sposta in provincia di Modena, a Castelvetro, e la voce fuori campo dell'autrice elenca
qualche numero del cavaliere (del lavoro) della carne, primo macellatore d'Italia, uno dei primi d'Europa
nella produzione di hamburger e macinati surgelati: 10.000 prodotti alimentari distibuiti (con il marchio
Marr) a 30.000 clienti fra "hotel, ristoranti, pizzerie, villaggi turistici, mense, scuole, ospedali e
istituzioni pubbliche", "numero uno in Italia nella ristorazione a bordo treno" (con il marchio Chef
express), 5 case della bistecca (a marchio Roadhouse Grill), di cui una a Roma, mostrata nella
trasmissione con i suoi interni stile texas, 3 aeroporti, 32 stazioni ferroviarie e 33 aree di ristoro nelle
autostrade, serviti con punti di ristorazione e servizi di catering. Luigi Cremonini ha meritato una laurea
honoris causa in veterinaria anche se, scherza l'autrice dell'inchiesta, "lui gli animali non li cura ma li
appende al gancio. Per la precisione 2000 ogni giorno".
Poi la giornalista torna seria. Torna al 2000, quando il virus "della mucca pazza" allarma tutta Europa, e
compaiono i primi casi di uomini colpiti dal morbo in Francia. Crollano i consumi di carne bovina e il
cavaliere Cremonini appare alla trasmissione "Porta a porta",
171
condotta da Bruno vespa, per rassicurare
gli italiani sulla sicurezza delle carni nostrane.
"L'Italia non ha mai importato farine zootecniche inglesi, mai", afferma davanti alle telecamere Luigi
Cremonini.
"La mia attività principale è la macellazione di bovini italiani. Io macello 2.200 bovini al giorno, tutti
italiani, esclusivamente italiani", è la risposta dell'industriale alla domanda di Bruno Vespa, su quanta
carne straniera importasse.
169
172
TG2, 02/12/1999
TGR Emilia Romagna, 21/05/1994
171
Porta a porta, puntata del 13/11/2000
172
Ibidem
170
68
L'autrice della puntata di report mostra una inserzione pubblicitaria su La Stampa di Torino del 23
novembre del 2000; mentre la prima pagina era occupata dalla notizia della BSE che sconvolgeva i
francesi, la pubblicità del gruppo Cremonini garantiva che la carne distribuita con i tre marchi Inalca,
Montana e Marr proveniva da bovini allevati in Italia.
Tre mesi dopo, anche l'Italia si allinea al resto d'Europa e procede con i primi test per cercare la BSE
negli animali con più di 24 mesi di vita, che restituiscono il primo caso positivo su una mucca macellata
proprio nello stabilimento Inalca di Ospedaletto.
L'autrice sfodera la sentenza del processo di primo grado che condanna Luigi Cremonini e un dirigente
dell'Inalca, per il reato di frode nell'esercizio del commercio, alla pena di otto mesi di reclusione, sospesa
con la condizionale. Le prove raccolte nel corso delle indagini dimostrerebbero che "il gruppo macellava
anche animali francesi, tedeschi e olandesi. E che il 40 per cento della carne commercializzato con il
marchio Marr veniva acquistato all'estero già macellato. Tutto questo mentre la pubblicità del gruppo
assicurava di vendere soltanto carne italiana. 'Potete starne certi', c'era scritto, facendo riferimento a quel
sistema di rintracciabilità che il gruppo Cremonini vantava di possedere ma che, secondo la sentenza,
non poteva garantire soprattutto per le carni che arrivavano in Italia già macellate".
173
Nella minimizzazione dei pericoli della diffusione del virus "della mucca pazza" in italia, la giornalista
individua un secondo responsabile, l'allora direttore del Dipartimento Alimenti Ministero della Sanità
Romano Marabelli. Nella stessa puntata di Porta a porta del 13 novembre, alla domanda di Bruno Vespa
"Lei è il nostro grande tutore per quanto mi pare di capire. Abbiamo cercato insomma di capire a chi
dobbiamo rivolgerci al di là delle responsabilità politiche. Lei è in grado di garantirci, stiamo tranquilli?",
egli aveva risposto che "Parlare di garanzia totale nell'ambito medico è una dichiarazione che mi sembra
eccessiva. Parlare di garanzie correlate ad un controllo permanente della sicurezza del consumatore, in
particolare attraverso un controllo dagli allevamenti alla macellazione alla distribuzione, questo
sicuramente sì".
174
Secondo l'autrice, il dottor Marabelli in quell'autunno del 2000 doveva ben sapere che l'Italia, e già da
qualche mese, era un paese a rischio, più della Gran Bretagna, come anche di "avere autorizzato
l'importazione di farine di carne dall'Irlanda, uno dei paesi con il più alto numero di casi di mucca pazza
d'Europa, esponendo così i bovini italiani (e noi) al contagio. Il dottore e il cavaliere sono tra i pochi a
non averci rimesso dalla vicenda della BSE. Il primo è rimasto al posto di altissimo funzionario di quel
ministero che dovrebbe tutelare la nostra salute, l'altro da una vicenda così penalizzante per tutto il
settore ne è uscito economicamente rinvigorito. Perché in quel periodo le vacche anziane nessuno le
avrebbe volute anche se grazie ai test per la BSE erano assolutamente sane. Cremonini era tra i pochi che
173
174
69
Sabrina Giannini, nella puntata di Report citata
Porta a porta, puntata del 13/11/2000
le ritirava volentieri, trasformandole in carne macinata e hamburger. Però mentre lui pagava i bovini
anziani circa il trenta per cento in meno, noi continuavamo a pagare i prodotti a base di carne macinata
tanto quanto prima".
Milena Gabanelli incalza dallo studio ricordando che, sulla sua produzione, Cremonini vanta e ha sempre
vantato la rintracciabilità. Secondo la giornalista, una nota ditta di omogeneizzati avrebbe acquistato
dall'Inalca 1500 tonnellate di carne in vasetti recanti la scritta "manzo al di sotto dei 24 mesi" mentre, da
un'ispezione dei carabinieri dei Nas presso lo stabilimento Inalca di Castelvetro sarebbe emerso che i
bovini utilizzati avevano tra i 5 e i 17 anni. Sulla documentazione spedita dall'Inalca alla famosa ditta di
omogeneizzati viene indicato che le mucche utilizzate non superano i 24 mesi. Per indagare sulla
vicenda, la procura di Torino avrebbe disposto il sequestro dei dati informatici dell'Inalca, che però
sarebbero misteriosamente spariti dai database. Pochi giorni prima della trasmissione, si sarebbe svolto il
primo interrogatorio dei responsabili dell'azienda; i reati ipotizzati sarebbero frode in commercio, e
frode processuale.
Dopo aver brevemente ricordato il destino della Beca Carni e il suo fallimento in seguito all'arresto del
titolare, vicenda che avrebbe coinvolto anche Luigi Cremonini, accusato (e poi assolto) "di avere
sottratto clienti alla Beca" durante la crisi aziendale, l'autrice fa notare come all'origine dei fatti vi fossero
le scatole di carne spedite in Russia per conto della Comunità Europea, scatolette che, una volta messe
sul mercato, iniziarono ad esplodere perché la carne si era deteriorata.
la Comunità Europea aveva destinato alla Russia un'eccedenza di carne di prima qualità; la Beca Carni
vendeva invece questa eccedenza sul mercato europeo e spediva in Russia gli scarti.
E qui rientra in gioco Cremonini. La giornalista parla di un fascicolo giudiziario, relativo ad un
procedimento archiviato nel 2000, dove si fa riferimento ad una vicenda di carne avariata e di
risarcimento danni alle vittime da parte del gruppo Cremonini, che nel 1993 aveva vinto un appalto
comunitario (tramite Acsal Montana) per una fornitura di carne in scatola destinata alla Russia.
L'autrice mostra alcuni documenti, ritrovati durante una perquisizione, fra i quali una lettera datata 8
aprile 1994, firmata da tre donne con lo stesso cognome, dove si legge che "in qualità del risarcimento
danni causati dalla ditta Acsal Montana le famiglie sono d'accordo a riconoscere un totale dei danni
nell'equivalente monetario uguale a 150.000 dollari americani". La lettera prosegue senza menzionare di
che danno si tratti.
Per scoprire il motivo di questo risarcimento, la troupe di Report si reca in Russia, alla ricerca delle
donne che firmarono la lettera.
Sono passati undici anni e in Russia non esistono gli elenchi telefonici, ma i giornalisti riescono a
raggiungere i loro obiettivi proprio chiedendo di qualcuno che ha avuto problemi con la carne in scatola,
70
tanto era conosciuta la vicenda dalla gente del posto. Al quarto piano di una modesta abitazione, due
donne rivivono davanti alla telecamera i ricordi di quell'incidente.
Una di loro racconta di aver mangiato carne in scatola con la sua famiglia: "Quella carne l'abbiamo
mangiata io, mio figlio di 16 anni. Mio nipote Sergej e sua madre, che è mia sorella. Poi Sergei è morto".
E mostra la foto del bambino, appena dodicenne.
"Invece mio figlio ha avuto dei problemi alla vista", continua la donna, "Io e Irina siamo state ricoverate
per le 3 settimane successive. Mia sorella Irina, dopo la morte del figlio ha avuto una depressione
fortissima...è stata in un ospedale psichiatrico per un mese. E ancora oggi non sta bene, specialmente
quando si avvicina il 24 novembre, il giorno della morte di Sergei".
La signora Nikolaevna mostra i certificati sanitari relativi al suo ricovero e a quello del figlio maggiore.
La figlia minore, all'epoca, aveva soltanto tre anni e fortunatamente non mangiò quella carne. La
traduzione del certificato è la seguente: "Avvelenamento di botulina, ha avuto la terapia dal 24 novembre
al 10 dicembre '93. Questo è il certificato di suo figlio. Uscito dalla clinica il 3 dicembre '93: botulina di
gravità media. Allora, prodotti consumati: carne inscatolata. Avvelenamento di gruppo".
Nel racconto della donna, il giorno successivo a quello della morte del figlio, alcuni addetti al controllo
sanitario hanno prelevato le tre scatole rimaste in casa, le hanno analizzate e vi hanno trovato il botulino.
Dopodiché è stata diramata l'allarme perché chi avesse in casa quella carne la riportasse indietro.
La ripresa si sposta nello studio dell'avvocato che a quei tempi tutelò gli interessi delle vittime, Valentina
Primak, che racconta di come le sia stata negata una risposta alla richiesta di sapere se questa merce era
stata sottoposta al controllo sanitario. I sospetti del legale sono gravi: secondo la donna "quella merce
non era stata sottoposta al controllo perché qualcuno aveva preso dei soldi per lasciarla passare".
I dialoghi dell'intervista dono diretti, da ambo le parti, e meritano di essere riportati per intero:
AUTRICE: "Come mai questa azienda alla fine ha dato i soldi, ha pagato"?
VALENTINA PRIMAK – Avvocato: "Secondo me in quel periodo l'azienda che era appena entrata nel
mercato russo stava concretizzando contratti di fornitura sostanziosi, non poteva permettersi di perderli.
E se si fosse saputo...In sostanza i signori italiani hanno preferito pagare un risarcimento...detto in altre
parole hanno preferito non portare via la spazzatura. Penso che sia andata così".
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO: "Il mercato russo sarebbe diventato importante. E infatti
oggi l'azienda ha qui una sede operante. Questo non è più il paese affamato di 11 anni fa, quando non
esistevano i fast food dove la gente oggi fa la fila per mangiare. Si legge nel documento destinato alla
Acsal Montana: 'nel caso di rifiuto a soddisfare le nostre richieste nei termini stabiliti, saremo costrette a
rivolgerci al tribunale per chiedere la riscossione forzata richiamando i mass media di ambedue i paesi'".
71
AUTRICE: "In pratica lei li aveva ricattati, minacciati che se non avessero pagato lei lo avrebbe
comunicato alla stampa"?
VALENTINA PRIMAK, Avvocato: "È esatto affermarlo. Altrimenti rischiavano di perdere il contratto
di fornitura, appena stipulato e che riguardava somme elevate".
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO: "Che il pagamento sia avvenuto lo dimostrano anche queste
ricevute da 5 e 10 mila dollari, pagate a rate a partire dal 6 aprile al 9 giugno 1994, data della consegna
del saldo di 75 mila dollari: totale 150 mila. Ma visto che le autorità russe sapevano perché preoccuparsi
di tribunali o della stampa? In fondo il botulino è un incidente che nell'industria alimentare può capitare.
Ma di questo incidente le nostre autorità doganali non hanno avuto notizia, forse ne sa qualcosa in più
l'allora direttore commerciale delle relazioni con l'ex Unione Sovietica che come si legge in questo
documento viene delegato a risolvere una controversia in Russia dalla presidente della Acsal Montana,
Claudia Cremonini".
E' a questo punto che la storia drammatica di un incidente si fa torbida, testimoniando una assoluta
mancanza di trasparenza di Cremonini. E facendo nascere un dubbio legittimo sulla correttezza
dell'operato dell'azienda.
Al telefono, l'ex direttore commerciale addetto ai rapporti con la Russia, che risulterebbe aver consegnato
dei soldi per risarcire alcune persone in Russia, si rifiuta di spiegare i motivi del risarcimento e invita a
chiedere all'azienda. Milena Gabanelli in studio dichiara di avere chiesto un incontro ma che le è stato
negato. Mostra però una lettera inviatale dal legale del gruppo Cremonini, che nega il fatto che qualcuno
sia mai stato rimborsato.
"... Non risulta comunque che sia mai stata pagata alcuna somma a titolo di risarcimento danni a favore
delle vittime di tali asseriti casi di intossicazione alimentare. Qualunque versione dei fatti che possa
risultare difforme da quanto sopra riportato deve considerarsi destituita da ogni fondamento", questo è
ciò che recita la lettera a proposito della vicenda della morte del bambino.
La conduttrice fa notare che se nessun risarcimento è mai avvenuto, allora bisognerebbe considerare falsi
i diversi documenti che testimoniano l'accaduto, come la lettera di incarico aziendale a risolvere la
faccenda, la delega ad incassare autenticata dal notaio e le ricevute di pagamento.
"Non siamo noi i giudici di questa vicenda, di cui non esiste traccia su nessun organo di stampa
dell'epoca. Sta di fatto che negli anni a venire la carne in scatola per l'esportazione cambia nome",
conclude Milena Gabanelli.
Ma le vicende della carne in scatola proveniente da Cremonini-Inalca non terminano con la Russia.
L'autrice dell'inchiesta arriva fino a Cuba dove, in un magazzino della capitale destinato ai "cubani
ricchi", zeppo di alimenti provenienti anche da paesi che applicano l'embargo (come pomodori e salse
72
dagli Stati Uniti), sono presenti anche delle scatolette di carne a marca Texana e Bill beef, carne italiana.
Texana e Bill Beef sono prodotti dall'Inalca, l'industria di macellazione del gruppo Cremonini, che da
anni esporta a Cuba. Originariamente il marchio era Montana ma in seguito sono stati usati altri marchi
appositamente creati per la carne da esportazione.
Dai documenti in possesso dei giornalisti, le autorità cubane avrebbero chiesto all'Inalca di riprendersi
una parte della sua carne in scatola, quella a marchio Texana.
Due mesi dopo l'arrivo dei primi carichi, nel settembre del 2004, il Ministero dalla Salute Pubblica scrive
di essere stato informato sul fatto che "all'apertura di queste latte avevano osservato delle scatole sporche
di grasso, alcune erano rigonfie, esplose. con conseguente perdita di liquido. Il tutto determinava uno
stato non igienico, con uscita di odori e presenza di vermi".
La lettura del documento del ministero termina con la frase "L'Inalca ha operato in mala fede non
rispettando gli accordi presi con la parte cubana esportando un prodotto non adatto al consumo umano".
I giornalisti di Report mostrano anche una lettera spedita a maggio, sempre dal Ministero della Salute
cubano, indirizzata all'importatore statale, per informarlo circa il fatto che le conserve di carne ancora si
dilatano ed esplodono, e che "Questo costituisce un pericolo per la salute umana, pertanto questa carne
non deve essere immessa al consumo per nessuna ragione".
Le autorità cubane hanno negato un'intervista ai reporter della Rai per via del fatto che le trattative erano
ancora in atto al momento della trasmissione, e infatti l'autrice dell'inchiesta esibisce un documento di
accordo presentato da Inalca, nel quale l'azienda dichiara che "riesporterà tutti i lotti di carne marca
Texana prodotta nello stabilimento di Rieti considerando così saldati tutti i costi addizionali. Per i lotti
prodotti a Castelvetro verranno realizzate analisi in forma congiunta in un laboratorio svizzero".
La versione di Cremonini è sintetizzata invece dalla lettera inviata da un suo avvocato a Report il 29
ottobre 2005, qualche giorno prima della messa in onda della trasmissione:
"apprendo potrebbe essere interesse di Report approfondire aspetti inerenti una spedizione di carne in
scatola effettuata dall'Inalca con destinazione Cuba. Nei primi mesi del 2005 sono state avanzate
contestazioni dal Ministero cubano per la salute pubblica poiché in un primo momento si ritenne che la
carne non fosse conforme agli accordi. Fu quindi deciso, in accordo con le autorità cubane di far
sottoporre le scatolette interessate a verifiche di un laboratorio svizzero. Le analisi si sono recentemente
concluse senza alcun problema di qualità della carne".
In allegato alla lettera, c'è una copia delle analisi del laboratorio svizzero di Bellinzona ma, per i
giornalisti, qualcosa non quadra.
La scena torna a Cuba, a l'Havana, dove è appena passato l'uragano Wilma e il governo ha ordinato
consegne gratuite di provviste per gli abitanti dei quartieri colpiti. Tra le provviste c'è anche la carne in
73
scatola di marca Bill Beef. Ma non quella a marchio Texana, che manca anche nella lista dei lotti
controllati dal laboratorio svizzero, nonostante sia la partita più "problematica".
L'autrice torna nel magazzino cubano dove aveva visto la carne texana nella sua visita precedente; qui,
un capo magazziniere la informa che le scatole a marchio Texana stanno per essere reimbarcate per
l'Italia. Dopo questa informazione la troupe di Report si reca al porto, per cercare una traccia della
spedizione imminente. Al porto, Sabrina Giannini scopre che è appena partita una nave, la Holland Mass,
con un carico di quasi 2.000 tonnellate di carne bovina inscatolata a marchio Texana. La giornalista
mostra un documento di trasporto chiamato "bill of lading", datato 31 ottobre 2005. Il trasporto è stato
effettuato per conto della Inalca di Castelvetro e il destinatario è l'Inalca con sede a Luanda, in Angola,
Africa. "Se le 2.000 tonnellate sono tutte conformi", si chiede l'autrice, "perché sono state spostate sul
mercato angolano"?
La puntata si chiude con Milena Gabanelli che afferma "È possibile che ci sia stato solo un problema con
i cubani, e una partita è stata dirottata in Africa. Ma perché non dirlo anche a noi che avevamo chiesto
informazioni in merito? Sarebbe stato un modo per allontanare alcuni sospetti, per esempio che venga
commercializzata carne non buona, oppure che a Luanda venga distrutta, perché riportandola a casa
bisognava poi restituire i contributi comunitari e spiegare anche il perché. I tentativi di chiarire la
vicenda con il gruppo Cremonini sono stati ripetuti, e ripetuti sono stati i dinieghi, l'azienda precisa che
la verità è nella loro versione dei fatti e cioè che i controlli non hanno evidenziato problemi di salubrità, e
ci diffida dal diffondere notizie contrarie. Il nostro mestiere come sempre è quello di informare".
74
Le reazioni dell’opinione pubblica e dell’azienda
La puntata di Report appena narrata, disponibile sul sito rai, è molto importante sia per la gravità delle
accuse che di fatto vengono formulate dalle due giornaliste nei confronti dell'azienda, sia per la rarità di
simili documenti, non avendo i media tradizionali in agenda setting la trattazione degli scandali dei
propri inserzionisti.
Una rassegna stampa tentata sulle principali testate cartacee ha restituito infatti risultati assai modesti e
assolutamente insufficienti a ricostruire la vicenda (due articoli sullo stesso quotidiano).
Un articolo apparso sul Corriere della Sera del 24 febbraio 2001, intitolato "Frode in commercio,
indagato Cremonini. Sotto accusa la pubblicità della carne", conferma quanto esposto nella puntata di
Report circa i guai giudiziari di Luigi Cremonini a causa della pubblicità scorretta dei suoi prodotti.
Secondo il procuratore aggiunto di Torino, Luigi Guariniello, le etichette di provenienza sarebbero "non
conformi" e i prodotti non potevano essere certificati perché nel 2000 i test rapidi per individuare la BSE
non erano ancora obbligatori.
Dall'articolo si apprende anche che la comunicazione di Cremonini è tutta in mano della società di
consulenza Barabino e Partners di Roma, la cui scelta di non parlare di mucca pazza rappresenta una
scelta strategica.
175
Il secondo articolo, del 3 febbraio 2001, sempre sul corriere della sera, si intitola "Giallo sulla fine di 30
quintali di carne sospetta" ed è piuttosto inquietante, narrando delle indagini compiute dai Nas di Roma,
dai carabinieri del Noe e del reparto operativo di Rieti, sulla Inalca di Cittaducale, uno stabilimento del
gruppo Cremonini, in un capannone del quale sono stati sequestrati oltre cento quintali di "carne avariata,
marcia, piena di muffa e vermi".
176
I carabinieri, con l'ausilio di teleobiettivi infrarossi, avevano registrato di notte movimenti sospetti in un
capannone: "luci che filtrano e operai che si alternano a turni serrati per tutta la notte".
Nel giugno del 1999, l'irruzione in forze nello stabilimento svela il contenuto del capannone sospetto: "in
un tanfo insopportabile si alternano scatolette sventrate di razioni militari scadute, piene di muffa,
175
Corriere della Sera, 24 febbaraio 2001,"Frode in commercio, indagato Cremonini. Sotto accusa la
pubblicità della carne", Mario Porqueddu
176
Corriere della Sera, 3 febbraio 2001, Giallo sulla fine di 30 quintali di carne sospetta, Lazzaro Claudio,
Di Frischia Francesco,
http://archiviostorico.corriere.it/2001/febbraio/03/Giallo_sulla_fine_quintali_carne_co_10_010203370
0.shtml
75
carcasse, contenitori colmi di tagli andati a male ronzanti di mosche".
177
In attesa del processo, il
materiale sequestrato è stato restituito all'Inalca e l'autore dell'articolo si domanda che fine farà la parte di
quelle sostanze dichiarata come destinata ad uso zootecnico, paventando l'ipotesi delle farine animali,
vietate in Italia dal 1994.
Alla scarsa eco sui media tradizionali fa da contraltare la discreta risonanza su cui le vicende di
Cremonini possono contare sul web. Su internet infatti non mancano dibattiti e commenti sull'argomento;
ci sono anche richieste firmate di genitori che chiedono alla mensa di tutelare i figli da simili fornitori.
178
Il 15 novembre 2005, due giorni dopo la puntata di Report, un post di Beppe Grillo sul suo blog,
intitolato "Carne kamikaze"
179
, cattura l'attenzione del pubblico del web raccogliendo ben 1246
commenti dei lettori. Il post è un invito a guardare il servizio di Rai3, e una bastonata a chi ha provato a
difendere Cremonini accusando Report.
Beppe Grillo scherza chiedendosi perché, "se le scatolette a Cuba esplodevano, mandarle in Africa e non
direttamente in Iraq come armi di distruzione di massa". E cita "il dipendente" Carlo Giovanardi, in quel
periodo Ministro per i Rapporti con il Parlamento, che avrebbe affermato "Sono rimasto allibito del
modo con il quale la trasmissione Report ha tentato di distruggere l'immagine di una grande azienda
italiana come l'Inalca di Modena. Dalla riesumazione delle paure dei consumatori per la mucca pazza alle
forniture all'estero, dal fallimento di altre ditte al malizioso collegamento di singoli episodi, il tutto è
stato affastellato per criminalizzare le società del gruppo. I danni economici e morali per l'azienda e per il
nostro Paese rischiano di essere incalcolabili: rimane da scoprire a chi giovano queste trasmissioni, chi le
suggerisce e chi pensa di lucrare profitti su un mercato nazionale ed internazionale, indebolendo un
pericoloso concorrente in grado di reggere la competizione mondiale".
180
Grillo suggerisce a Giovanardi un possibile racket dei vegetariani, e un suo lettore sottolinea la vuotezza
delle parole dell'allora ministro chiedendo chi fosse "il pericoloso concorrente", alludendo forse al fatto
che quello di Cremonini con la carne sembra quasi un monopolio.
Nel post, il "comico" genovese dà spazio anche al pensiero della conduttrice di Report, la quale ha
replicato: "come fa l'Onorevole Giovanardi a sostenere che quanto è stato raccontato non corrisponde al
177
Ibidem
(Una lettera firmata con nome e cognome recita "Io, prima di tutto come genitore, e in secondo
luogo, come membro della commissione mensa, vorrei approfondire appunto le modalità di
svolgimento delle gare d'appalto e i criteri di scelta, per questo le chiedo un incontro per poter
visionare tutti i contratti con le relative scadenze. Le dico chiaramente che mi adopererò affinchè il
contratto con la Inalca, non venga rinnovato. Nel caso la mia e-mail rimanga inevasa, cercherò altri
canali". La lettera è tuttora pubblicata qui: http://www.forumscuole.it/zona-5/documenti/milanoristorazione-e-le-mozzarelle-tedesche)
179
http://www.beppegrillo.it/2005/11/carne_kamikaze_1.html
180
Ibidem
178
76
vero... L'inchiesta era molto documentata e l'azienda in questione è stata più volte invitata al
contraddittorio, proprio per evitare ogni ombra sulla trasparenza delle operazioni, inviti sempre negati dal
Gruppo Cremonini tramite il suo legale rappresentante, e attraverso missive di cui si è data lettura
durante la trasmissione. Forse le Istituzioni del Paese non considerano il giornalismo serio una risorsa,
ma solo una minaccia".
181
Per quanto riguarda le reazioni dell'azienda, Cremonini ha adottato l'arma della querela e della minaccia
di querela.
Milena Gabanelli ha annunciato di aver ricevuto una querela per la puntata mentre sul web una
comunicazione ricorrente minaccia "tutti" di denuncia per diffamazione. Il testo, ad opera di Luca
Macario, dell'Ufficio Comunicazione e Stampa di Cremonini, è talmente ricorrente che appare ovunque
si parli male di Cremonini sul web (è anche fra i commenti del post di Beppe Grillo) ed è importante
perché rappresenta il dialogo dell'impresa con il pubblico, l'altra faccia della comunicazione
pubblicitaria:
"Gent.li Signori,
negli ultimi 5 anni il Gruppo Cremonini e‟ stato oggetto di violente e ripetute campagne di accuse,
soprattutto attraverso Internet, con l‟invito al boicottaggio dei prodotti del Gruppo Cremonini utilizzando
espressioni apertamente diffamatorie ed altamente lesive della immagine dell‟Azienda.
I contenuti di questi messaggi, diffusi anche attraverso interminabili catene di email, traggono pretesto
principalmente da una puntata della trasmissione Report, andata in onda su Rai Tre nel 2005 i cui
argomenti sono stati oggetto di indagini da parte delle Procure della Repubblica di Roma e di Rieti.
Entrambi i procedimenti si sono conclusi con due rispettivi decreti di archiviazione che hanno
evidenziato l‟infondatezza delle notizie diffuse e, contestualmente, la correttezza della condotta del
Gruppo.
Vista l‟insistenza dei messaggi, sempre uguali, il Gruppo Cremonini è stato costretto a presentare
denuncia per diffamazione e richiesta di risarcimento dei possibili danni economici subiti contro tutti
coloro, identificabili direttamente dal testo dei messaggi o attraverso gli strumenti di indagine delle
Autorità inquirenti, che continueranno a perpetrare questo tipo di diffamazione gratuita e destituita di
fondamento.
Con la certezza di aver contribuito a chiarire definitivamente la questione, rimaniamo a disposizione per
qualsiasi ulteriore informazione.
Luca Macario,
181
77
Ibidem
Ufficio stampa Cremonini"
182
Oltre alla scelta dello scontro in luogo del confronto, anche questa comunicazione è viziata da una forma
"pubblicitaria". Secondo quanto scritto infatti i decreti di archiviazione evidenzierebbero "l‟infondatezza
delle notizie diffuse e, contestualmente, la correttezza della condotta del Gruppo" mentre un decreto di
archiviazione non dimostra nulla, non assumendo in giurisprudenza valenza di cosa giudicata, ed essendo
ad arbitrio del pubblico ministero una eventuale richiesta al GIP (giudice per le Indagini Preliminari) di
riapertura delle indagini, nel caso sorgano nuovi elementi atti a sostenere l'accusa.
183
Una archiviazione
non è una assoluzione.
Ma del resto quale dialogo può esserci, se le comunicazioni dell'azienda sostengono che "in relazione a
tutte le vicende delle quali è stata fornita notizia, non è mai stato accertato alcun problema relativo alla
salubrità dei prodotti alimentari distribuiti da società del Gruppo"?
184
Secondo Wikipedia, la sterminata enciclopedia aperta del web, moderno sogno compiuto di
Montesquieu, Diderot, Voltaire e degli altri illuminati enciclopedisti, il gruppo Cremonini avrebbe
querelato anche il comico Luttazzi, non per la battuta "Mi sbaglio, o quello stronzo sembra
improvvisamente più appetitoso?" ma per l'averla fatta dopo aver raccontato fatti basati sull'articolo del
Corriere della Sera sopra citato, quello sui 130 quintali di carni avariate.
Sempre su Wikipedia si può leggere (senza però poterne verificare la fonte) che il gruppo Cremonini ha
citato per diffamazione il Corriere della Sera e Il Messaggero sentendosi diffamata da alcuni articoli
(compreso quello citato). Nella stessa pagina si afferma che Cremonini avrebbe "vinto la causa" contro i
quotidiani e vengono riportate le date di due sentenze, purtroppo non consultabili. Mentre Luttazzi
avrebbe vinto la causa, avendo solo citato e non affermato; ma questa sarebbe solo una curiosità.
In letteratura, il gruppo Cremonini appare nella “Guida al consumo critico”
185
186
, a cura di Francesco
Gesualdi, coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo. L‟autore del volume, che analizza i
comportamenti delle imprese operanti in Italia, rimprovera all‟azienda il fatto che “alcune finanziarie
182 Una delle molte fonti: http://palazzolo5stelle.com/2010/09/15/diritto-di-replica-del-gruppocremonini/
183 http://it.wikipedia.org/wiki/Archiviazione
184 http://www.cremonini.it/vpo_new/home.asp?Action=dett&IdArticolo=394&Target=PRREL
185
http://it.wikipedia.org/wiki/Cremonini
186
Gesualdi, Francesco, a cura di, Centro Nuovo Modello Di Sviluppo, Guida al consumo critico.
Informazioni sul comportamento delle imprese per un consumo consapevole, Editrice Missionaria
Italiana - edizione 2011.
78
attraverso cui la famiglia Cremonini controlla il gruppo sono domiciliate in paradisi fiscali. Tra queste la
Ci-Erre Lux, domiciliata in Lussemburgo”.
187
Nella sezione “consumatori e legalità”, la guida riporta la notizia di una multa di 1,5 milioni di euro
inflitta nel 2011 dalla Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) a Luigi Cremonini e ad
altri dirigenti del gruppo per violazione delle norme sulla compravendita di azioni al fine di trarne un
vantaggio.
188
Il manuale di Gesualdi monitora le imprese anche per quanto riguarda la loro eventuale partecipazione in
paesi con regimi oppressivi (i criteri per definire i quali sono di Amnesty International): Cremonini
risulta avere uno stabilimento produttivo in Russia, una piattaforma di distribuzione nella repubblica
democratica del Congo e uffici commerciali a Cuba e in Nigeria.
“Il primo carico di carni l‟abbiamo inviato in Angola quando c‟era ancora la guerra”, afferma Luigi
Cremonini in una intervista al Sole 24 ore. “Avevamo aderito a una gara indetta dal Governo locale e non
erano molte, allora, le aziende disposte a esporsi verso questo Paese. Ma io avevo viaggiato a lungo in
Africa ed ero convinto che, una volta raggiunta la pace (e prima o poi doveva arrivare), ci sarebbe stato
un rapido decollo. E noi saremmo stati in prima fila. Oggi oltre all‟Angola, operiamo nella Repubblica
Democratica del Congo, nel Congo Brazzavile, in Nigeria, in Algeria e Mozambico”.
187
189
Camera di commercio, industria e artigianato di Modena, Elenco dei soci e degli altri titolari di diritti
su azioni e quote sociali al 25 maggio 2010, in Gesualdi, Guida al consumo critico, Editrice Missionaria
Italiana. 2011.
188
Commissione nazionale per la società e la borsa, delibera n. 17777, 11 maggio 2011.
189
Newsmercati, Newsletter n. 121 - 29 settembre 2011, In collaborazione con Agenzia Radiocor - Il
Sole 24 ore,
Il business del gruppo Inalca in Africa, http://images.newsmercati.com/f/pdf/2011/art_6176.pdf)
79
I fornitori dei Mc fornitori
Fra le 10 regole della responsabilità sociale pubblicate da Cremonini sul suo sito, al punto 9 si può
leggere la seguente affermazione: "Sorvegliamo e gestiamo la ricaduta sociale connessa all‟attività di
impresa tramite l‟applicazione di codici etici di comportamento elaborati o recepiti dalla società, in
particolare:
- i dipendenti sono adeguatamente retribuiti e possono contare su salari conformi alle leggi e regolamenti
locali vigenti;
- non sussistono discriminazioni nelle assunzioni e nelle pratiche di impiego per motivi di razza, colore
della pelle, religione, sesso, età, capacità fisiche, nazionalità o qualsiasi altra motivazione non
accettabile;
- forniamo ai nostri dipendenti un ambiente lavorativo sicuro e salubre".
190
E ancora, al punto successivo (la decima regola della responsabilità di Cremonini): "Coinvolgiamo i
fornitori nel perseguimento dei nostri codici etici".
191
Ma chi sono i lavoratori? Quando McDonald's afferma che "Gli hamburger sono carne bovina,
proveniente da allevamenti italiani, di muscolo intero, disossato a mano e poi macinato", chi è che
disossa e macina la carne per assemblare i suoi hamburger?
192
La realtà degli operai che lavorano nel comparto della macellazione si perde in un dedalo di cooperative,
che prosperano grazie al fenomeno diffuso dell‟affitto, o anche dell‟appalto, di fasi lavorative e interi
reparti degli stabilimenti produttivi.
Nel 2008, nello stabilimento Inalca di Cremonini, sono presenti due cooperative, la cooperativa Minerva
e la cooperativa Real, che fanno entrambe capo a PowerLog, un consorzio di cooperative di
facchinaggio.
Power Log è un colosso specializzato in appalti di manodopera, che raggruppa cooperative iscritte a
Legacoop e Confcooperative, con appalti in importanti industrie alimentari, della macellazione e della
grande distribuzione.
Il consorzio affitta e talvolta acquisisce interi rami di azienda per poi distribuire il lavoro alle sue
associate, tramite contratti di appalto. Per i sindacati, si tratta di "Un modo per aggirare le normative
190
http://www.cremonini.it/it/responsabilita_sociale
Ibidem
192
http://www.persapernedipiu.info/le-domande-piu-frequenti.aspx
191
80
sulla somministrazione di manodopera e per allungare la filiera delle responsabilità nella gestione e nella
retribuzione dei lavoratori".
193
Il sistema degli appalti di manodopera produce un notevole risparmio di risorse economiche per le
imprese committenti poiché, tramite appalti, esternalizzazioni, affitti o cessioni di rami di azienda
l'impresa può evitare di assumere direttamente i lavoratori. Un'ora di lavoro, per un dipendente di un
impresa della macellazione, costa mediamente all'impresa 23 euro, a cui bisogna sommare le incidenze
contrattuali e previdenziali; mentre un'ora di lavoro di un socio lavoratore di una cooperativa di
facchinaggio si traduce in un corrispettivo riconosciuto alla cooperativa inferiore ai 15 euro. Le
cooperative, infatti, applicano generalmente il contratto nazionale Trasporti Merci e Logistica in luogo
del contratto nazionale dell‟industria alimentare; nelle aziende Agroindustriali l‟applicazione di questo
contratto produce un differenziale retributivo rispetto ai lavoratori dipendenti della azienda committente
di circa il 25%.
I lavoratori delle cooperative sono soggetti a tutte le deregolamentazioni atte ad abbattere il costo del
lavoro: allungamento degli orari, flessibilità, straordinari e precarietà.
Macellai con contratti da facchini o facchini con mansioni da macellai? Per Umberto Franciosi,
Segretario provinciale FLAI CGIL Modena, il fenomeno è generalizzato: l‟organizzazione del lavoro
presente negli stabilimenti della lavorazione delle carni del modenese sarebbe tutta basata su "discutibili
e molto spesso illegali terziarizzazioni, appalti ed esternalizzazioni di parti del processo produttivo, che
vedono la presenza d‟imprese, per la maggioranza false cooperative di facchinaggio, che hanno le
sembianze di un moderno e nuovo caporalato... Attualmente, nel mercato degli appalti di manodopera,
molti committenti delle industrie alimentari sono disponibili a pagare anche meno di 12.00 euro per ogni
ora lavorata dallo 'schiavo' associato in cooperativa".
194
Per attirare attenzione su questa situazione, Umberto Franciosi ha aperto un sito web in cui racconta,
attraverso fatti vissuti, comunicati sindacali, testimonianze e una nutrita rassegna stampa che va dal 2002
ad oggi, "una realtà che non ha nulla a che fare con la storia sindacale e di diritti che questi territori
possono vantare".
Il nome di dominio del sito è nuovocaporalato.it e fra le sue pagine vi si può ricostruire anche la storia
dei lavoratori degli stabilimenti produttivi del gruppo Cremonini.
Nel cantiere Inalca di Modena, fino al 2008, a svolgere compiti di macellazione, c'è il consorzio
Powerlog, attraverso i soci della cooperativa Minerva. La situazione che racconta Franciosi è quella di un
193
Umberto Franciosi, Segretario provinciale FLAI CGIL Modena,
http://www.nuovocaporalato.it/ilCracPowerLog.htm
194
Umberto Franciosi, Segretario provinciale FLAI CGIL Modena,
www.nuovocaporalato.it
81
meccanismo economico evidentemente viziato: "il committente risparmiava sulla manodopera, che i
“benefattori” della PowerLog offrivano a prezzi contenuti, mentre il consorzio e le cooperative associate
non avevano marginalità economica e si dissanguavano per acquisire o affittare il ramo di azienda su cui
prestavano servizi. Servizi che venivano poi venduti all‟impresa che gli aveva affittato o venduto il ramo
di azienda. Questo è ciò che accadeva, in particolare, nel settore della macellazione e della lavorazione
delle carni. L‟importante era ottenere un bel volume di fatturato perché, con esso, aumentavano le
credenziali per ottenere prestiti dalle banche. Chi, fra gli istituti bancari, poteva contestare nel merito
quei fatturati se erano ottenuti con importanti e rinomate imprese? "
195
Nel 2007, secondo una inchiesta dell'Espresso, pur avendo debiti colossali, Power Log fa una donazione
politica di 100.000 euro, versati al partito dei Democratici di Sinistra di Bologna, donazione che avviene
ad insaputa dei soci lavoratori, ai quali viene decurtato il 10% dello stipendio l'anno successivo.
196
All‟inizio del 2008, le cooperative si accorgono che i conti non tornano e che le quote sociali dei soci
lavoratori non sono più sufficienti per mantenere l‟indebitamento a un livello accettabile; il correttivo
viene individuato in "contenimento dei costi" rappresentato da una trattenuta sullo stipendio. I soci
lavoratori insorgono e interviene il sindacato.
197
Grazie all‟intervento delle organizzazioni sindacali vengono alla luce alcune irregolarità nei trattamenti
retributivi e nelle applicazioni dei contratti di lavoro ma, durante il confronto, il direttivo di Power Log
mette in liquidazione volontaria il consorzio.
Dalle ceneri di Power Log, annunciata da una lettera ai soci delle cooperative consorziate, nasce un altro
consorzio, KeyLog.
198
Secondo Franciosi, "alcuni furbetti spariscono, altri ruotano in altre società e altri
rimangono inguattati nei loro posti. Cambia l‟orchestra, ma la musica rimane la stessa"!
Il 13 gennaio 2010 una quindicina di dirigenti del Consorzio di cooperative di Castel Maggiore viene
iscritto nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta. L'accusa è di aver dissipato "in spese folli e
operazioni sbagliate" i profitti del consorzio, lasciando senza stipendio i lavoratori.
Il curatore fallimentare nominato dal giudice per le indagini preliminari verifica che il passivo
ammonterebbe alla cifra di 49 milioni di euro, accumulati in tre anni. I dirigenti avrebbero compiuto
operazioni disinvolte con le banche, ottenendo crediti sostanziosi sulla base di garanzie inverosimili
(come il fatturato, dal quale invece si sarebbero dovute detrarre le fatture delle cooperative che
195
Ibidem
documentazione relativa ai finanziamenti concessi da privati e aziende a uomini politici e partiti.
Anno 2007, in ordine alfabetico per soggetto erogante,
http://speciali.espresso.repubblica.it/grafici/erogazione/n-z.html
197
Il resto del Carlino, 02/03/2008, facchinaggio all'Inalca. Scioperi per le paghe tagliate
198
lettera inviata da keyLog ai soci delle cooperative consorziate a PowerLog, il 9 luglio 2008
196
82
svolgevano il lavoro). Nelle indagini vengono alla luce anche i lauti stipendi dei dirigenti, le auto di lusso
e le spese di rappresentanza gonfiate.
199
La nascita di un altro consorzio nuovo di zecca, "lindo, pulito e immacolato", non può cambiare, secondo
il sindacalista, lo stato delle cose perché la situazione determinatasi in Powerlog è soltanto emblematica
del più generale problema degli appalti attraverso l‟utilizzo di cooperative di facchinaggio.
Il problema dei soci lavoratori che "ufficialmente" eseguono lavori di facchinaggio nelle imprese di
lavorazioni delle carni, mentre nella realtà eseguono lavori afferenti il ciclo produttivo, investe anche la
dimensione dei ritmi di lavoro, oltre che quella dei salari.
La prime catene di montaggio della storia non furono, contrariamente a quanto si è soliti ritenere, quelle
realizzata dalle industrie automobilistiche ma quelle impiegate nei macelli. Lo stesso Henry Ford avrebbe
esclamato, a proposito della catena di montaggio:" L'idea mi era venuta in linea generale dai carrelli
sopraelevati che si usano nei mattatoi di Chicago per la lavorazione della carne".
200
I "facchini" delle "cooperative della carne" subiscono tutti i limiti del lavoro sulla catena di montaggio:
ritmi veloci, orari prolungati e pause scarse.
"Le linee di produzione vanno sempre più forte", afferma Franciosi,"e i lavoratori vengono sempre
adibiti alla stessa mansione causando le inevitabili malattie professionali caratteristiche del settore. Nelle
linee del disosso dei prosciutti crudi, ogni operatore in media deve effettuare un‟operazione ogni tre
secondi con coltelli, in alcuni casi elettrici. Lavorazioni faticose che si possono protrarre anche per oltre
10 ore al giorno, effettuate in ambiente bagnato e freddo, con scarse pause, a velocità altissime e senza
turnazioni. Elementi estremamente pericolosi, che causano, con la lunga esposizione, inevitabili danni
all‟apparato muscolo scheletrico”.
201
In effetti gli infortuni non mancano e, quando sono gravi, finiscono anche sulla stampa.
Il 27 luglio 2007, un operaio di 39 anni, Giancarlo Dacio, muore dissanguato per un pugno al vetro del
portellone antipanico dell'azienda in cui prestava lavoro, la Real beef di Flumeri
gruppo Cremonini.
199
202
, appartenente al
203
la Repubblica, 13/01/2010, Bancarotta fraudolenta per Powerlog, P.C.
Goodenough, The evolution of Pastoralism, cit. pag 260, in Rifkin, Ecocidio, pag.138
201
Il Fatto Quotidiano, 04/04/2011, Le mani della camorra sulle false cooperative, Felicia Buonomo,
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/01/le-mani-della-camorra-sulle-false-cooperative.html
202
Per coerenza con la trattazione, sono state omesse in questo lavoro alcune informazioni (per
esempio quelle circa i lavoratori di altri stabilimenti produttivi Cremonini, spesso soci di altre
cooperative).
Su Youtube, il famoso video-canale web, è possibile visionare la "cronistoria di un calpestamento". Ad
essere stati calpestati sarebbero i diritti primari dei lavoratori da parte dell'aziende Real Beef, del guppo
200
83
Il 18 giugno 2008, Roberto Gallipani, 24 anni, socio lavoratore di una "falsa cooperativa", viene trafitto
al cuore dalla lama affilata del coltello che stava utilizzando, mentre sezionava un capo di bestiame
presso il macello Rama Carni di Varese, e muore dopo pochi istanti davanti agli occhi dei suoi colleghi
di lavoro. Nel comunicato sindacale diffuso per solidarietà dai sindacati dei lavoratori Inalca si parla di
un sistema deregolamentato di appalti e sub-appalti, in cui si ottiene l‟abbattimento del costo del lavoro
attraverso deregolamentazioni che vanno contro i lavoratori: allungamento degli orari, flessibilità,
straordinari e precarietà del lavoro".
"Roberto è un morto degli appalti", si legge nel comunicato, "Un lavoratore invisibile di un sistema
produttivo che sta andando sempre più alla deriva. Un sistema che gioca la sua competitività affidando
parti delle sue lavorazioni, reparti o singole postazioni di lavoro, ad avventurieri senza scrupoli, o
meglio, a nuovi caporali..."
204
Il 2 agosto 2010, una nota ANSA riporta la notizia di un incidente sul lavoro accaduto nello stabilimento
Inalca di Castelvetro. A un dipendente di 53 anni e' stato amputato un braccio dopo che l'arto era finito in
un tritacarne.
205
Dunque, quando McDonald's afferma che "Gli hamburger sono carne bovina, proveniente da allevamenti
italiani, di muscolo intero, disossato a mano e poi macinato", questi sono i disossatori.
E questa è la vera storia degli hamburger di McDonald's in Italia.
Cremonini. Nell'intervista di Antonello Carbone, due uomini, Armando Orlando e Gerardo Vassallo,
raccontano la loro esperienza lavorativa nell'azienda, che parte dal 2005, e l'affitto del ramo d'azienda
alla cooperativa Boeing. http://www.youtube.com/watch?v=YU_ILPv10as
203
IrpiniaNews, venerdì 27 luglio 2007, 39enne muore dissanguato per aver infranto un vetro con un
pugno, http://www.irpinianews.it/cronaca/news/?news=21442
204 comunicato sindacale RSU FLAI CGIL INALCA, Castelvetro, 1 giugno 2008
205
ANSA, Modena, 02/08/10, braccio amputato a operaio nel Modenese
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/emiliaromagna/2010/08/02/visualizza_new.html_1877899981
.html
84
La relatività del concetto di “responsabilità”. I settori esclusi dalla
RSI
Nel definire e mettere in atto politiche di responsabilità sociale d'impresa, studiosi e operatori sono
concordi nell'escludere alcuni settori merceologici dalle possibilità di essere anche solo definite
"responsabili".
Anche se non esiste una letteratura univoca sull'argomento, i settori esclusi risultano essere soprattutto
quelli del tabacco, dei superalcolici, delle armi e del nucleare. A cui si aggiungono talvolta l'industria
pornografica, il business del gioco d‟azzardo, e anche la sperimentazione sugli animali.
Quando, nel 2010, l‟indice mondiale di sostenibilità di Dow Jones e SAM (il Dow Jones Sustainability
Index, precedentemente citato), rispondendo alla richiesta degli investitori istituzionali di poter avere un
maggior numero di società sostenibili in cui investire, si allarga al 10% delle 2.500 società che fanno
parte degli indici globali Dow Jones, un comunicato che ne annuncia i cambiamenti riporta la notizia che
il nuovo indice avrà un sottogruppo di 459 società, dal quale saranno escluse quelle operanti nei settori
del tabacco, dell‟alcol, del gioco d‟azzardo, degli armamenti e delle armi da fuoco, e dell‟intrattenimento
per adulti.
206
L‟elemento distintivo della finanza etica non consiste nel destinare a progetti etico-filantropici parte del
rendimento dell‟attività finanziaria ma "nella compatibilità tra massimizzazione del rendimento e
massimizzazione dei benefici globali degli investimenti". La scelta degli investimenti viene compiuta a
seguito di una attenta attività di screening, che si basa su criteri positivi (di inclusione) e negativi (o di
esclusione).
207
Sono i criteri di esclusione, quelli negativi, che dovrebbero cancellare dal portafoglio di investimenti
responsabili "le imprese che operano nei settori dell‟alcool, del tabacco, dell‟energia nucleare, della
pornografia, del gioco d‟azzardo, dell‟industria militare e delle armi, le imprese che violano i diritti
206
Comunicato Dow Jones Indexes - SAM, 22/11/2010,
http://www.sustainabilityindexes.com/djsi_pdf/news/PressReleases/101122_MR_DJSI_World_Enlarged_e_Vdef.pdf
207
Ecole Supérieure de Commerce de Paris – EAP, 21-22 Gennaio 2005, Augusto D’Amico, Daniela Rupo,
La componente socialware del prodotto: etica, oltre all’estetica, http://www.escpeap.eu/conferences/marketing/2005_cp/Materiali/Paper/It/D%27Amico_Rupo.pdf
85
umani, che praticano la vivisezione, che operano in regime di monopolio o che hanno dato vita a cartelli
o che in generale offrono scarse garanzie in fatto di qualità dei beni o dei servizi prodotti".
208
Le varie forme di charity e di filantropia non possono avere influenza sui criteri di scelta inclusivi, in
quanto "assumono carattere asistematico, non creano di norma un vincolo riconoscibile col marchio, né
sono necessariamente correlate ad un prodotto dal valore sociale comprovato. Si tratta per lo più di
iniziative di corporate giving collaterali rispetto all‟offerta aziendale che, paradossalmente, potrebbe
addirittura essere “viziata” da un basso livello di conformità ai valori del rispetto dell‟uomo e
dell‟ambiente".
209
Andrea Baranes, in "Responsabilità e finanza. Guida alle iniziative in campo socio ambientale per gli
Istituti di Credito e le imprese finanziarie", traccia una storia dei criteri di impiego per le attività nelle
quali si investe. Non esistendo parametri oggettivi per qualificare l‟eticità di un investimento, un primo
metodo di selezione si basa su criteri merceologici, "ovvero l‟analisi delle finalità di un investimento o di
un prestito. In quest‟ottica, alcuni prodotti e servizi non sono etici e vanno quindi evitati. Secondo alcuni
critici, questo approccio si dimostra debole essenzialmente per la soggettività del concetto di etica:
l‟esempio classico è quello dei profilattici che sono da escludere per un cattolico, mentre per un‟altra
persona sono da raccomandare per la prevenzione delle malattie veneree".
210
Secondo questo approccio, nessuna attività dovrebbe essere esclusa a priori, "perché ognuno di noi ha
una sua etica e può giudicare moralmente accettabile un prodotto o l‟altro secondo i propri parametri".
Come superamento di questa soggettività, si è andato via via sviluppando un approccio legale alla
responsabilità, basato sull‟analisi delle modalità con le quali il prodotto o servizio viene realizzato.
Questo criterio "prende in considerazione il rispetto delle norme e delle leggi promulgate da alcune
organizzazioni ed enti di riferimento, ma non va ad indagare sulla natura finale del prodotto. Per fissare
criteri il più possibile oggettivi, le normative prese in considerazione sono generalmente quelle emanate
dalle maggiori istituzioni internazionali".
211
Ambedue gli approcci, quello merceologico e quello legale, non si escludono ma garantiscono meglio,
assieme, dell'eticità del prodotto. Trasparenza e accesso all‟informazione vengono considerate requisiti
208
Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Economia Politica e Aziendale, Working Paper n.
17.2003.- Luglio, Il mercato italiano dei fondi di investimento socialmente responsabili, Daniela
Vandone, http://www.economia.unimi.it/uploads/wp/wp157.pdf
209
Ecole Supérieure de Commerce de Paris – EAP, 21-22 Gennaio 2005, Augusto D’Amico, Daniela Rupo,
La componente socialware del prodotto: etica, oltre all’estetica
210
Baranes Andrea: Responsabilità e finanza. Guida alle iniziative in campo socio ambientale per gli
Istituti di Credito e le imprese finanziarie. Fondazione Culturale Responsabilità Etica, 2005,
http://www.odg.cat/documents/enprofunditat/Transnacionals_espanyoles/responsabilita_finanza.pdf
211
Ibidem
86
indispensabili per mettere in grado l'investitore di decidere se le scelte del proponente rispecchiano i
propri principi etici.
Nella realtà, la decisione di esclusione non sembra molto vincolante per le entità escluse: la Philip
Morris, il colosso del tabacco, settore escluso per eccellenza dalla responsabilità sociale, il 27 gennaio
2003, cambia il suo nome in Altria Group, che nel 2011 pubblica un report di responsabilità sociale.
212
La parola Altria, secondo un professore di latino citato da TheStreet.com, non significherebbe niente,
essendo "altr" "una radice che non esiste" ma il nome "suona davvero bene", e "non suggerisce per niente
un enfisema o un cancro ai polmoni".
213
Nel 2001 il Reputation Institute aveva piazzato la Philip Morris
al penultimo posto nella classifica dell'opinione pubblica.
214
Secondo Enterprise IG, una nota agenzia di consulenza specializzata sull'identità azienzale, nel 2001,
3602 corporazioni degli Stati Uniti avrebbero adottato nuovi nomi.
215
La Benton Oil and Gas Company,
che estrae greggio e gas in Russia e Venezuela, è ora la Harvest Natural Resources, la Nuclear
Engineering, che si occupa di smaltire rifiuti tossici e radioattivi, ha trasformato il suo nome nome in US
Ecology, e la Monsanto Specialty Chemicals, una spin-off della Monsanto che, secondo Greenpeace, sta
distruggendo l'intero pianeta, adesso si chiama Solutia.
216
Mentre l'attività della fabbrica d'armi Beretta non dev'essere così esecrabile se nel gennaio 2012 il
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano consegna a Ugo Gussalli Beretta il Premio Leonardo
Qualità Italia 2011, "in quanto realtà capace di distinguersi nell‟anno appena trascorso per qualità e
vocazione all‟export, concorrendo in modo significativo ad affermare e promuovere l‟immagine
217
dell‟Italia nel mondo".
Del resto appare non privo di contraddizione il fatto di negare a priori una responsabilità sociale
all'azienda che produce armi commissionate dalla nostra civile società per difendere sé stessa: "da molti
anni le armi Beretta sono in dotazione alle Forze Armate e Forze di Polizia Italiane e di innumerevoli
altri paesi".
212
218
http://www.altria.com/en/cms/Responsibility/2011-corporate-responsibility-report/default.aspx
http://www.thestreet.com/
214
The Wall Street Journal, 7 febbraio 2001, Survey Rates Companies' Reputation, and Many Are Found
Wanting, Ronald Alsop,
http://www.reputationinstitute.com/frames/press/WSJ_Best_Rep_7Feb2001.pdf
215
Enterprise IG, http://www.enterpriseig.com/
216
http://www.greenpeace.org/usa/en/campaigns/genetic-engineering/ge-industry/monsanto/
217
http://www.beretta.it/fondazione-beretta/index.aspx?m=53&did=1569
218
http://www.beretta.it/beretta-oggi/index.aspx?m=53&did=1570
213
87
Beretta ha una fondazione, la fondazione Pier Giuseppe Beretta, costituita nel 1981, che finanzia la
ricerca scientifica sulle neoplasie maligne, in particolare la ricerca inerente la patologia oncologica.
219
Per tornare ai fini della trattazione, bisogna notare che, alla luce dei criteri comunemente usati
nell'universo degli investimenti socialmente responsabili, non bisognerebbe investire in nessuna delle tre
aziende oggetto di analisi di questo lavoro, Novartis, Bayer e McDonald‟s. Eppure, tutte e tre sono
presentate agli investitori nel prestigioso Dow Jones Sustainability World Index.
219
88
http://www.beretta.it/fondazione-beretta/index.aspx?m=53&did=1569
Un prodotto-spreco: l’inefficienza del prodotto “carne”
Per giustificare subito l‟affermazione del titolo, che il prodotto carne sia un prodotto-spreco, è sufficiente
notare come gli animali d'allevamento siano delle perfette “fabbriche di proteine alla rovescia".
Gli animali d'allevamento, infatti, consumano molte più calorie, ricavate dai mangimi vegetali, di quante
ne producano sotto forma di carne, latte e uova; come "macchine" (tali sono considerati nella moderna
zootecnia) che convertono proteine vegetali in proteine animali, sono del tutto inefficienti.
Immaginando un rapporto di conversione tra i mangimi vegetali destinati agli animali e gli stessi animali
trasformati in cibo, si scopre che il rapporto può variare da 1:30 a 1:4, a seconda della specie animale.
Per ricavare 1 kg di carne da un animale, quello stesso animale deve mangiare in media 15 kg di vegetali,
appositamente coltivati. Un bovino “ha un'efficienza di conversione delle proteine animali di solo il 6%:
consumando 790 kg di proteine vegetali, produce meno di 50 kg di proteine”.
220
Il mangime serve per far vivere l'animale e non va tutto in carne: la gran parte del cibo che mangiano gli
animali d‟allevamento serve a farli vivere, non a farli ingrassare. Da qui la causa dello spreco insito in
questa trasformazione vegetale-animale.
Il nostro “cibo”, per diventare cibo, mangia mediamente 15 volte più di noi; se mangiassimo direttamente
ciò che mangia il nostro “cibo”, saremmo 15 volte più ricchi di risorse alimentari.
Uno spreco a cui aggiungere lo sfruttamento e la distruzione di terreni fertili, non più utilizzabili per
molti anni, il consumo di energia e acqua, l‟utilizzo di agenti chimici e il costo di strutture atte a ridurre il
danno causato dall‟emissione di sostanze inquinanti.
Per quanto riguarda lo spreco di energia, è interessante notare che, per produrre una caloria di proteine
dal grano, si spendono circa 2,2 calorie di combustibile fossile mentre ne occorrono circa 40 per produrre
una caloria di proteine di carne bovina o di uova, 14 per una di latte o di carne di maiale.
221
Mentre riguardo al consumo delle risorse idriche, si stima che produrre 1 kg di proteina animale richieda
circa 100 volte più acqua che produrre 1 kg di proteina di grano.
Agricoltura e Zootecnia consumano circa il 70% della quantità totale d‟acqua utilizzata sulla terra ma la
maggior parte dei prodotti dell‟agricoltura si trasforma in mangime per animali, in un circolo virtuoso di
spreco delle risorse idriche, finalizzato alla produzione di cibo; nasce da questa consapevolezza la nota
220
Pimentel D, Pimentel M. Sustainability of meat-based and plant-based diets and the environment,
American Journal of Clinical Nutrition 2003; 78(supplement); 660S-3S
221
Pimentel D, Pimentel M. Food, energy and society. Niwot, CO: Colorado University Press, 1996
89
rivendicazione del “food, not feed (cibo, non mangime)”, slogan-appello inneggiante a una produzione
sostenibile che mira all‟autosufficienza alimentare dei popoli tutti e non all‟inflazione di carni destinate
solo a una rosa di mercati.
Concretamente, produrre 1 kg di manzo fresco può richiedere approssimativamente 13 kg di grano e 30
kg di fieno
222
. Questa quantità di foraggio e grano richiede approssimativamente 100000 litri di acqua
per produrre i 100 kg di fieno, e 5400 litri per i 4 kg di grano. Sul terreno dove si è prodotto il foraggio si
sono spesi più di 200000 litri di acqua per produrre 1 kg di manzo.
223
Nella conversione risorsa-cibo, con una quantità d‟acqua pari a quella consumata mediamente da una
famiglia americana in un anno, per tutte le sue necessità, si possono produrre solo 5 kg di carne bovina.
224
Una conversione molto costosa.
Anche organizzazioni “allineate” all‟idea di cibo dominante (quella che gli animali possano divenire cibo
per gli uomini), come l'OMS e la FAO, hanno cominciato da tempo a denunciare
l'impatto negativo che gli allevamenti industriali e il consumo di carne hanno sull‟autosufficienza
alimentare dei popoli.
La FAO, in un rapporto intitolato Livestock's long shadow (la lunga ombra degli allevamenti)
225
, mette
in guardia sull‟aumento del consumo di prodotti animali in paesi come il Brasile e la Cina, consumi
ancora ben al di sotto dei livelli del Nord America e della maggior parte degli altri paesi industrializzati,
e su come questo trend di crescita rappresenti un problema per l‟ambiente e, conseguentemente, per la
possibilità di nutrire tutti i popoli del mondo.
Nel rapporto si nota come il numero di persone nutrite in un anno per ettaro vari da 22 per le patate a 19
per il riso, fino a solo 1 e 2 persone rispettivamente per il manzo e l'agnello. Nel testo viene anche
constatato come i prodotti animali, rispetto a quelli vegetali, usino una quantità molto maggiore di acqua,
risorsa qui riconosciuta come problematica in un futuro molto prossimo.
Sempre ai fini di dimostrare che la trasformazione di animali in cibo per umani è un processo
inefficiente, è doveroso aggiungere che l‟attuale sistema di produzione zootecnica sembrerebbe non
riuscire a sopravvivere senza le sovvenzioni pubbliche: in questo modo però quello che il consumatore
non spende al momento dell‟acquisto, lo spende quando paga le tasse, in forma di sovvenzioni agli
allevatori. In sostanza, i prodotti della zootecnia costano poco sul mercato ma se la produzione avvenisse
222
Pimentel D. Handbook of energy utilization in agriculture. Boca Raton, FL: CRC Press, 1980
Thomas GW. Water: critical and evasive resource on semi-arid lands. In: Jordan WR, ed. Water and
water policy in world foodsupplies. College Station, TX: Texas A&M University Press, 1987:83–90
224
Newsweek Magazine. The Cow Turns Green. Aug 22, 2009
225
Livestock's long shadow: environmental issues and options - Food and Agriculture Organization of
the United States. Rome, 2006
223
90
in modo autonomo e sostenibile (dal punto di vista ambientale, della salute del consumatore, e del
“benessere” degli animali), i prezzi lieviterebbero di molto.
91
L’impatto delle pratiche zootecniche su ambiente e società
Il primo risultato della scelta di trasformare animali in cibo è rappresentato dalle deiezioni, ovvero gli
escrementi degli animali.
Le deiezioni, liquide e semi-liquide, contengono livelli di fosforo e azoto molto alti, capaci di rovinare la
qualità dei corsi d'acqua che li filtrano, danneggiando interi ecosistemi acquatici. Circa il 70-80%
dell'azoto fornito ai bovini, suini e alle galline ovaiole mediante l'alimentazione, viene eliminato nelle
feci e nell'urina e finisce nei corsi d'acqua.
226
Alcuni degli animali allevati producono enormi quantità di deiezioni: la quantità prodotta da una singola
vacca da latte equivale a quella prodotta da 20-40 persone. I depositi di deiezioni degli allevamenti
intensivi sono spesso dei puzzolenti laghi di escrementi e hanno già causato disastri ambientali in molti
stati degli USA, spandendo batteri infettivi nei fiumi circostanti e filtrando fino alle falde acquifere
utilizzate come acqua potabile.
227
Per avere un'idea dimensionale del problema, si consideri che, in Italia, gli animali d'allevamento
producono annualmente circa 19 milioni di tonnellate di deiezioni a scarso contenuto organico,
contenenti i prodotti chimici, come i farmaci e i fertilizzanti, di cui gli animali sono imbottiti.
"Calcolando il carico equivalente, ovvero trasformando il numero di animali in quello equivalente di
popolazione umana necessario a produrre lo stesso livello di inquinamento da deiezioni, in totale, in
Italia, gli animali equivalgono ad una popolazione aggiuntiva di 137 milioni di cittadini, cioè più del
doppio del totale della popolazione".
228
Negli stati Uniti, le deiezioni provenienti dagli allevamenti intensivi inquinano l'acqua più di tutte le altre
fonti industriali raggruppate.
229
Molti studiosi sono concordi nel ritenere che lo spandimento delle
deiezioni animali sia strettamente collegato alla "zona morta", 7.000 miglia quadrate nel Golfo del
Messico senza più vita acquatica.
230
Oltre alle deiezioni, la produzione di carne comporta lo smaltimento di tutte le parti di "scarto" degli
animali uccisi per diventare cibo. Nel processo produttivo viene infatti accumulata anche un'enorme
226
CIWF, "The global benefits of eating less meat", CIWF Trust, 2004
Natural Resource Defense Council, "America's Animal Factories How States Fail to Prevent Pollution
from Livestock Waste", NRDC Report, 1999
228
Le fabbriche degli animali, E. Moriconi, Ed. Cosmopolis, 2001
229
Environmental Protection Agency 1996
230
Howlett, Debbie "Lakes of Animal Waste Pose Environmental Risk", USA Today, 30 Dec. 1997, p. A7.
227
92
quantità di scarti non utilizzabili: la testa, i visceri, gli zoccoli, il contenuto dell'intestino, le cartilagini, le
piume, le ghiandole, sono parti che non vengono normalmente usate
231
.
Fino a pochi anni fa queste parti venivano essiccate e tritate, e successivamente trasformate in farine
carnee che venivano aggiunte ai mangimi degli animali erbivori (nell'incuranza di far mangiare ad un
animale un suo simile) mentre adesso, dopo il recente caso "mucca pazza", questa pratica non è più
possibile (almeno non legalmente) e quindi vengono "stoccate", con conseguente spreco di spazio e
denaro pubblico.
Uno studio pubblicato sul sito della South Dakota State University,
232
mostra che quello che gli scarti
della macellazione variano dal 50% al 70%, con una media del 60%, a ulteriore conforto delle
affermazioni fatte nel paragrafo precedente, circa l'inefficienza della carne come prodotto.
In caso di epidemie, vengono bruciati o seppelliti milioni di animali: la cremazione richiede una grande
quantità di combustibile ed emette fumi inquinanti e tossici (compresa la diossina) mentre la sepoltura
contribuisce all'inquinamento delle fonti d'acqua e all'inquinamento da antibiotici (di cui gli animali sono
imbottiti).
L‟inquinamento non è ancora la conseguenza più grave del consumo di prodotti animali: le conseguenze
più drammatiche si verificano nel Terzo Mondo, dove il disboscamento operato per far posto agli
allevamenti di bovini destinati a fornire proteine animali all'Occidente ha distrutto in pochi anni milioni
di ettari di foresta pluviale. Ogni anno scompaiono circa 17 milioni di ettari di foreste tropicali:
l'allevamento intensivo ne è la causa principale. Nella foresta Amazzonica l'88% dei terreni disboscati è
stato adibito a pascolo e circa il 70 % delle zone disboscate del Costa Rica e del Panama sono state
trasformate in pascoli. A partire dal 1960, in Brasile, Bolivia, Colombia, America Centrale sono stati
bruciati o rasi al suolo decine di milioni di ettari di foresta, oltre un quarto dell'intera estensione delle
foreste centroamericane, per far posto a pascoli per bovini. "Per dare un'idea delle dimensioni del
problema, si pensi che ogni hamburger importato dall'America Centrale comporta l'abbattimento e la
trasformazione a pascolo di sei metri quadrati di foresta".
233
Paradossalmente, questa terra non è adatta al pascolo: nell'ecosistema tropicale lo strato superficiale del
suolo contiene poco nutrimento, ed è molto sottile e fragile. Dopo pochi anni di pascolo il suolo diventa
231
Tutte le informazioni di questo paragrafo sono ottimamente aggregate su: www.saicosamangi.info.
Un ringraziamento doveroso va a Marina Berati, ingegnere informatico e attivista (www.agireora.org,
tanto per citare una delle sue numerose iniziative nella direzione antispecista), che ha condiviso
volentieri i suoi appunti da conferenza.
232
South Dakota State University, Department of Animal and Range Sciences, Meat Science Extension
and Research, Did the Locker Plant Steal Some of My Meat?, http://ars.sdstate.edu/MeatSci/May991.html
233
Hamburger connection Fuels Amazon Destruction, Kaimowitz D., Mertens B., Wunder S., Pacheco P.,
April 2003, Center for International Forestry Research - CIFOR
93
sterile, e gli allevatori passano ad abbattere un'altra regione di foresta. Secondo la geografa Susanna
Hecht, il 90% degli allevamenti di bestiame nella ex-foresta amazzonica cesserebbe l'attività dopo circa
otto anni, per ricominciare in altre zone. Nella nostra sinistra modernità, è possibile percorrere centinaia
di chilometri di strada nella foresta amazzonica senza trovare altro che terre abbandonate dove cresce una
vegetazione secondaria.
Si calcola che, in totale, la metà della foresta pluviale dell'America centrale e meridionale sia stata già
abbattuta per l'allevamento. E il ritmo del disboscamento sarebbe in continua crescita.
234
In sei anni (dal 1997 al 2003) c'è stato un incremento del 600% delle esportazioni di carne bovina,
soprattutto in Europa. L'incremento di popolazione bovina sarebbe stato assorbito per l'80% dalla foresta
amazzonica. Assieme alla popolazione bovina è cresciuta però anche la deforestazione della regione,
crescita che nel 2003 è stata del 40% rispetto all'anno precedente.
In soli 10 anni, la regione ha perso un'area pari a due volte il Portogallo. Gran parte di essa è diventata
terra da pascolo.
234
dati CIFOR, Centro per la Ricerca Forestale Internazionale e INPE, Istituto di Ricerca Spaziale del
governo Brasiliano, nel rapporto citato nella nota precedente
94
In Africa, nelle zone semiaride, lo sfruttamento dei suoli per l'allevamento estensivo (i cui prodotti
vengono esportati nei paesi più sviluppati) porta alla desertificazione, ovvero all'annullamento della
produttività di queste terre. Le Nazioni Unite stimano che il 70% dei terreni ora adibiti a pascolo siano in
via di desertificazione.
Anche alcune parti delle Grandi Pianure americane si stanno trasformando in deserto. Ampi fiumi sono
diventati ruscelli o si sono prosciugati del tutto lasciando spazio a distese di fango. Dove prima vi erano
vegetazione ed animali selvatici di ogni specie, oggi non cresce più nulla e non vi è più vita animale. Ne
conseguono frane ed inondazioni, unitamente ad una diminuzione dell'approvvigionamento delle falde,
che provoca desertificazione, disarticolazioni idrogeologiche e siccità ricorrenti.
235
All'inefficienza che accompagna la produzione di carne e derivati sono collegate anche le ripercussioni
che il sistema zootecnico ha sull'inquinamento atmosferico che causa il cosiddetto effetto serra.
Oltre all'emissione di gas serra dovuto all'utilizzo di energia nel processo di trasformazione vegetaleanimale, anche le deiezioni degli animali, allevati in quantità industriali, causano un impatto diretto in
termini di liquami inquinanti e di emissioni di gas serra, dovuti al processo digestivo degli animali.
Durante il processo digestivo i bovini emettono metano e ossido di azoto. Il 35-40% del metano e il 65%
dell'ossido di azoto immessi globalmente nell'atmosfera vengono dagli allevamenti. Questi gas sono
rispettivamente 23 e 296 volte più impattanti della CO2, nel concorrere all'effetto serra.
236
Nel 2007, la rivista scientifica The Lancet pubblica un articolo dal titolo "Cibo, allevamenti, energia,
cambiamenti climatici e salute" che mostra quanto questi aspetti siano correlati tra loro e quanto sia
urgente una diminuzione drastica del consumo di carne per evitare il disastro ambientale.
237
Nell'articolo si nota come le emissioni di gas serra causate dal settore zootecnico siano pari al 18% del
totale; e come questa percentuale sia simile a quella dovuta all'industria, e maggiore di quella dovuta al
settore dei trasporti, pari al 13,5% del totale.
Tutti gli studi più recenti concordano su questi dati: un articolo pubblicato nel 2007 dal New Scientist,
intitolato "La carne è morte per l'ambiente", riporta i risultati di uno studio di un gruppo di scienziati
giapponesi secondo i quali la produzione di un kg di manzo causerebbe una emissione di gas serra e altri
235
Hamburger connection Fuels Amazon Destruction, Kaimowitz D., Mertens B., Wunder S., Pacheco P.,
April 2003, Center for International Forestry Research - CIFOR
Livestock's long shadow: environmental issues and options - Food and Agriculture
Organization of the United States. Rome, 2006
237
Anthony J McMichael, John W Powles, Colin D Butler, Ricardo Uauy, Food, livestock
production, energy, climate change, and health, The Lancet, September 13, 2007
236
95
inquinanti equivalente a quella che si otterrebbe "guidando per tre ore e lasciando accese nel frattempo
tutte le luci di casa".
238
I dati coincidono con quelli forniti dal dossier FAO, Livestock Long Shadow.
Uno studio di due ricercatori della Carnegie Mellon University, indaga l'importanza del "chilometro
zero", cioè la pratica di comprare prodotti realizzati vicino a dove si vive, invece che a migliaia di km di
distanza. Ebbene, i risultati di questo studio mostrano che "comprare locale" ha un'importanza limitata,
nel risparmiare emissioni di gas serra, mentre è molto più "potente" la scelta di consumare cibi vegetali
anziché animali, consentendo un "risparmio" fino a 8 volte maggiore.
Il grafico
240
239
che segue mostra come si ripartiscono i gas serra emessi per la produzione dei vari tipi di
alimenti. Carne, pesce, uova e latticini sono responsabili di oltre la metà delle emissioni di gas serra
(58%), quasi il triplo di quelle derivanti dalla produzione di cereali, frutta, verdura (22%).
Per quanto riguarda la questione del trasporto del cibo, il risultato dello studio è stato che le emissioni di
gas serra (non solo di CO2, ma di tutti i gas che contribuiscono all'effetto serra) dipende molto di più dal
cibo che si sceglie, piuttosto che dalla quantità di chilometri che fa il prodotto finito per arrivare alle
nostre case.
In una famiglia media, scegliendo di comprare solo prodotti locali per un anno intero, si "risparmiano"
1600 km (i cosiddetti "chilometri-cibo"), mentre scegliendo di mangiare cibi non locali ma
esclusivamente vegetali per un solo giorno la settimana, per un anno, si risparmiano 1860 km.
238
Akifumi OGINO, Hideki ORITO, Kazuhiro SHIMADA, Hiroyuki HIROOKA, Evaluating environmental
impacts of the Japanese beef cow-calf system by the life cycle assessment method, Animal Science
Journal 78 (4), 424-432
239
Christopher L. Weber and H. Scott Matthews, Food-Miles and the Relative Climate Impacts of Food
Choices in the United States, Environ. Sci. Technol., 16 Apr 2008
240
96
Tutti i grafici sono reperibili su: www.saicosamangi.info
Scegliendo di mangiare cibi esclusivamente vegetali per tutto l'anno, si risparmiano ben 13.000
chilometri-cibo.
Questi dati dimostrano che, in termini di risparmio di emissioni di gas serra, l'alimentazione 100%
vegetale è otto volte più potente di quella che preveda solo consumi di prodotti locali.
Nell'agosto del 2008, l'associazione di consumatori tedesca Foodwatch pubblica un report sull'impatto
dell'agricoltura e dell'allevamento sull'effetto serra, svolto dall'Istituto tedesco per la Ricerca
sull'Economia Ecologica; lo studio tiene conto delle emissioni di CO2 risultanti dalla coltivazione dei
mangimi per gli animali, dall'utilizzo dei pascoli per l'allevamento e dalle deiezioni prodotte dagli
animali stessi.
241
Il confronto è stato esplicitato in termini di "km equivalenti" percorsi in auto (una vettura di marca
BMW, modello 118D), e determina a quanti km percorsi in auto equivale 1 kg di diversi alimenti come
carne e grano. Ne risulta che il tipo di alimentazione più ecologista è quella 100% vegetale.
L'alimentazione latto-ovo-vegetariana ha un impatto 4 volte più alto, quella onnivora 8 volte più alto.
242
Nel 2011, uno studio dell‟organizzazione americana Environmental Working Group stila la classifica dei
prodotti che causano più emissioni di gas serra evidenziando l‟enorme impronta ecologica dei cibi di
241
Foodwatch, Klimaretter Bio?, 25 agosto 2008
La maggior parte di queste informazioni sono state ottimamente aggregate e strutturate da Marina
Berati, ingegnere informatico e attivista per i diritti animali (vedi AgireOra Network).
242
97
origine animale. Sono oltre 39 i kg di CO2 rilasciati in atmosfera per ogni chilo di carne di agnello
prodotta, contro il solo chilo di anidride carbonica rilasciato dalla produzione di un chilo di lenticchie
Anche in questo studio si afferma che il consumo annuale di carne pro capite è destinato ad aumentare
ulteriormente (dai 37 kg attuali ai ben 52 del 2050), assieme al numero dei capi bovini, che crescerà del
70% entro la metà di questo secolo. Tra i vari problemi causati da questa tendenza, gli scienziati
evidenziano quello dei prezzi globali del cibo che, a causa delle sempre più vaste colture dedicate alla
produzione di mangimi per bestiame, continueranno ad essere “sostanzialmente più alti”.
Anche nell'articolo "Cibo, allevamenti, energia, cambiamenti climatici e salute"
244
243
il focus è sulle
proiezioni di crescita del consumo di carne, e sulle sue conseguenze su ambiente e società.
I ricercatori, dopo aver esaminato l'impatto che ha sull'effetto serra la produzione di cibi animali,
affermano che l'unica soluzione è quella di ridurre il consumo di prodotti animali da parte dei paesi più
ricchi, e fissare una soglia da non superare per i paesi in via di sviluppo, in modo che tutti i paesi
convergano verso lo stesso livello di consumo, molto più basso di quello attuale dei paesi ricchi (non più
di 90 grammi di carne al giorno pro-capite mentre attualmente è di 101 grammi di media globale, di
cui47 grammi nei paesi in via di sviluppo e 224 grammi nei paesi industrializzati).
Per arrivare a 90 grammi nei paesi industrializzati occorre dunque più che dimezzare il consumo di
carne, per la precisione arrivare a un consumo che sia del 40% rispetto all'attuale. La conclusione degli
scienziati è che il problema del cambiamento climatico richiede risposte forti. Come sostengono gli
autori dell'articolo, all'obiezione secondo cui la diminuzione dei consumi e la convergenza verso un
livello comune non potrà funzionare perché la gente ama mangiare carne, si deve rispondere con
l'urgenza e la necessità estrema di un cambiamento per fermare un problema ben più serio delle
preferenze alimentari degli individui.
Le persone più informate, nei paesi ricchi, specie in Gran Bretagna, stanno già dimostrando di voler
ridurre il consumo di cibi animali, soprattutto allo scopo di prevenire il rischio di malattie
cardiovascolari. Per spingere tutta la collettività a fare questa scelta, affermano gli autori, sarà utile
eliminare i sussidi statali alla produzione di mangimi animali (grano e soia) e all'allevamento, in modo
che il prezzo al consumo rispecchi i reali costi, aumentando e fungendo così da deterrente. Questo inoltre
aiuterebbe a dirottare i raccolti verso i paesi poveri, per il diretto consumo umano, riducendo la
"concorrenza" tra la coltivazione di cibo per gli animali e quella di cibo per gli umani.
243
Environmental Working Group, Meat Eaters Guide to Climate Change + Health, "Meat. Eat less. Eat
greener", July 2011, Kari Hamerschlag, www.ewg.org/meateatersguide
244
Anthony J McMichael, John W Powles, Colin D Butler, Ricardo Uauy, Food, livestock production,
energy, climate change, and health, The Lancet, September 13, 2007
98
Gli studiosi concludono affermando che la proposta porterebbe a molti effetti collaterali positivi quali
una dieta più sana, una migliore qualità dell'aria, una maggiore disponibilità di acqua, e una
razionalizzazione dell'uso dell'energia e della produzione di cibo.
"Non mangiare carne, va' in bici, sii un consumatore frugale", ecco come fermare il riscaldamento
globale secondo Rajendra Pachauri, premio Nobel e direttore dell'IPCC, il Panel Intergovernativo sui
Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite, nelle parole pronunciate il 15 gennaio 2008 a una
conferenza stampa tenutasi a Parigi.
245
Il dossier emesso nel 2007 dall'IPCC
246
sottolinea infatti "l'importanza di cambiare stile di vita" per
combattere il riscaldamento globale. In occasione della conferenza stampa parigina, il direttore
dell'IPCC, per coerenza vegetariano, aggiunge anche: "E' qualcosa che l'IPCC ha avuto paura di
affermare prima, ma ora l'abbiamo finalmente detto".
E continua chiedendo: "Per favore, mangiate meno carne, la carne e' un prodotto ad altissimo consumo di
carbonio", sottolineando nella stessa frase che alti consumi di carne sono dannosi per la salute.
245
Rajendra Pachauri, comunicato stampa del 15/01/2008, Paris
IPCC, Climate Change 2007: Synthesis Report. Contribution of Working Groups I, II and III to the
Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change, Core Writing Team,
Pachauri, R. K. and Reisinger, A., Geneva, Switzerland, IPCC, 2007
246
99
Gli animali: la responsabilità “vicariata” di determinare vita e
morte di altri esseri senzienti
Verrà un tempo in cui considereremo l'uccisione di un animale con lo stesso biasimo con cui
consideriamo oggi quella di un uomo. Leonardo da Vinci.
Uccidere è un atto dalle forti connotazioni negative.
Sebbene nelle religioni e nelle istituzioni giuridiche che gli uomini si danno, venga considerata per lo più
l'uccisione di un individuo appartenente alla propria razza (l'omicidio), anche l'uccisione di esseri viventi
di altre specie, alle quali riconosciamo una sorta di fratellanza, assume per traslato almeno parte della
stessa valenza negativa.
Molti di noi non sarebbero in grado di uccidere un animale, o proverebbero un certo dispiacere nel farlo.
E' questa una tendenza naturale dell'individuo sano, quella di cercare il piacere e fuggire il dolore.
L'istinto naturale di riconoscere l‟unicità di una vita, anche in un essere vivente diverso da sé.
Mangiare carne significa demandare quotidianamente la responsabilità di far cessare la vita di un essere
vivente a una terza persona, la quale dovrebbe rinunciare agli scrupoli morali che avrebbe la maggior
parte di noi nel compiere un tale atto. A fare il lavoro sporco ci pensano i facchini sottopagati delle
cooperative, nell'alienazione dei macelli Inalca, ma i mandanti sono i consumatori del prodotto carne.
L'uomo, il consumatore, sa bene che gli animali sono esseri senzienti, capaci di provare anch'essi
sensazioni, emozioni e sentimenti; e sa pure che una mucca, sotto questo aspetto, non è molto diversa da
un cane. Ma, nel considerare altri esseri viventi come il suo cibo, deve abdicare alla ragione e trattare gli
animali come cose, affinché l‟attività di allevamenti, mangimifici, impianti di macellazione e catene di
distribuzione risulti economicamente compatibile con i livelli produttivi richiesti dal mercato e il
prodotto venga garantito ad un prezzo accessibile ai consumatori.
Per essere economicamente sostenibile infatti, la zootecnia chimica e intensiva deve giocoforza puntare
sul contenimento dei costi: negli allevamenti intensivi gli animali vengono allevati in spazi ristrettissimi,
senza la possibilità di godere della luce del sole, neanche una volta nella vita.
Nei macelli, gli animali sono soltanto “capi” da abbattere. Sono un numero. Sono cibo. Non può esservi
alcuna compassione per loro.
Per riuscire a digerire moralmente un pasto morto, l'uomo ha bisogno di separare l'immagine dell'animale
che ha nel piatto dalle circostanze della sua morte. I macelli sono sempre nascosti alla vista del pubblico;
100
nelle pubblicità, la mucca viene messa in scena in una improbabile e anacronistica fattoria, non nell'atto
di venire stordita e poi smembrata da un facchino con mansioni da macellatore.
Nei paesi di lingua anglosassone la separazione fra animale vivo e animale cibo viene operata anche sul
piano linguistico: la mucca viva si chiama cow mentre la mucca cibo si chiama beef, evitando così l'uso
dello stesso termine per ciò che è vivo e ciò che è morto. Difficilmente la parola "porc" ricorderà a un
anglosassone il simpatico maialino rosa, scodinzolante e giocoso, osservabile ormai quasi soltanto nei
documentari televisivi sugli animali; quello scodinzolante e simpatico infatti si chiama "pig", ed è quello
“bello”; mentre il “porc” è quello “buono”. Questo meccanismo aiuta gli inglesi a non pensare di che
cosa è morto il proprio cibo.
Nel corso della propria vita (calcolata in 80 anni), "ogni italiano uccide per cibarsene circa 1400 animali
tra bovini, polli, tacchini e altri volatili, maiali, conigli, cavalli".
247
E' bene conoscere l'entità delle proprie responsabilità ma, eticamente, uccidere cento non fa differenza
dall'uccidere uno. E non si tratta solo di dare la morte a qualcuno (per taluni a qualcosa).
Le sofferenze degli animali infatti, con la morte, finiscono. Mentre cominciano con la sottomissione e
l'imprigionamento, e continuano con l'alienazione, la deprivazione, i maltrattamenti, le mutilazioni. Il
continuum è rappresentato dalla negazione sistematica delle loro esigenze naturali, finanche fisiologiche.
E da un comportamento che, se fosse esercitato sull'uomo, l'uomo stesso non esiterebbe a definire
inumano (la sistematizzazione dello sterminio è molto simile, per efficienza e per metodi, a quella
operata dai nazisti ai danni degli individui di fede ebraica e non solo, in nome di una presunta diversità
tra le razze).
Negli attuali allevamenti industrializzati, "miliardi di animali destinati al macello sono costretti a vivere
incatenati o chiusi in gabbie sovraffollate, incompatibili con le loro esigenze fisiologiche, privati della
minima libertà di movimento, impediti nella pratica di istinti affettivi e sessuali, mutilati, sottoposti a
costanti terapie antibiotiche ed ormonali (sia per prevenire l‟esplosione di epidemie che per velocizzare
la loro crescita), ad un‟illuminazione ininterrotta che impedisce loro di dormire, nutriti con alimenti
inadeguati, chimici e innaturali (fino ai casi delle mucche costrette al cannibalismo), costretti a respirare
un‟aria satura di anidride carbonica, idrogeno solforato, vapori ammoniacali, polveri varie e povera
d‟ossigeno".
247
248
248
http://www.saicosamangi.info/
Ibidem
101
Gli animali sfruttati in questo modo, "oltre a manifestare gravi patologie organiche e psicologiche
(galline che si uccidono beccandosi fra loro, cannibalismo della madre verso i piccoli fra i conigli, suini
che si divorano la coda), subiscono menomazioni e manipolazioni genetiche".
249
Le pecore sono animali da reddito privilegiati poiché sono le uniche a vivere per lo più all‟aperto. In
cambio di questo privilegio, vengono costrette a sopportare i rigori dell‟inverno senza la protezione
naturale del loro mantello, a causa della tosatura, che per gli animali rappresenta una menomazione e un
momento di grande sofferenza, essendo questa pratica molto più violenta di quanto comunemente si
immagini.
250
Inoltre, le pecore sono costrette a figliare continuamente, pena la macellazione in caso di perdita di
capacità produttive, mentre gli agnellini maschi vengono uccisi a poche settimane di vita, specialmente
in occasione delle festività pasquali, per una "tradizione" degli umani. La Natura viene negata dalla
cultura.
Nonostante la globalizzazione dei mercati, l‟Italia è uno dei pochi paesi al mondo che consuma carne di
cavallo. I cavalli arrivano dai paesi dell‟est dopo una vita di duro lavoro, con viaggi estenuanti in
condizioni infernali, per venire infine ammazzati nei nostri macelli.
La morte degli animali allevati è preceduta da trasporti lunghi ed estenuanti verso i mattatoi. "Stipati nei
camion, senza potersi muovere per molte ore e spesso molti giorni, senza poter bere o mangiare,
soffrendo il caldo o le intemperie, arrivano al macello in gravi condizioni di stress, spesso così debilitati
da non riuscire nemmeno ad alzarsi. Qui, a causa della rapidità delle linee di macellazione (talvolta fino a
400 capi all‟ora ognuna) spesso non sono storditi in maniera corretta e sono quindi coscienti quando
viene loro tagliata la gola, quando sono scuoiati, decapitati, squartati, o quando giungono nell‟acqua
bollente delle vasche di scottatura.
Un operaio di un macello americano, nel corso di un‟intervista, ha dichiarato che almeno il 15% degli
animali muore ogni giorno “pezzo dopo pezzo”, roteando gli occhi e muovendo la testa (alcuni suoi
colleghi userebbero protezioni da hockey per non subire gravi lesioni dagli animali agonizzanti). Per i
suini il momento del macello è particolarmente penoso, perché il numero delle uccisioni è altissimo,
anche 1000 animali in una mattinata. In queste situazioni lo stordimento molte volte non viene ben
applicato, e quindi gli animali vengono sgozzati, e poi gettati nelle vasche di acqua bollente, ancora
coscienti. Infatti, quando se ne esaminano i polmoni, molto spesso si vede che contengono sia sangue che
acqua, il che dimostra che gli animali erano ancora vivi e hanno respirato acqua bollente quando sono
249
Ibidem
“Un momento di grande sofferenza per le pecore è quello della tosatura, durante il quale vengono
maneggiate molto rudemente dai tosatori, e spesso rimangono ferite durante l’operazione. Nelle razze
più pregiate viene procurata una ferita circolare attorno all’ano, in modo che con la cicatrizzazione si
crei una zona che separa la lana dall’ano, e la lana non si sporchi”. http://www.saicosamangi.info/
250
102
stati gettati nelle vasche. L‟unica morte davvero indolore renderebbe necessario narcotizzare l‟animale,
ma questo non è possibile, perché le sue carni devono poi essere mangiate".
Il decreto legislativo 333/98
252
251
, sebbene si intitoli "Tutela del benessere degli animali durante la
macellazione", "lascia la possibilità agli stabilimenti che non abbiano ancora adeguato ed ammodernato
le proprie strutture di derogare, cioè di non procedere alle operazioni di stordimento degli animali per i
volatili da cortile, i conigli, i suini, gli ovini e i caprini. Questo permette comportamenti che significano
dolore, angoscia, terrore per gli animali: per chi avesse rimosso il significato reale di tale concessione
significa macellazioni condotte su animali ancora vivi e senzienti che si dibattono, gridano, urlano”. Un
altro punto critico del decreto è rappresentato dal persistere di alcuni sistemi di macellazione molto
violenti, quali l'elettrocuzione attraverso elettrodi introdotti nell'ano o nella bocca, sistema molto
utilizzato per gli animali da pelliccia, che possono essere eseguiti senza preventivo stordimento ed
espongono gli animali ad acute sofferenze".
253
La violenza non è legata solo al prodotto carne ma anche ai suoi derivati.
Le mucche “da latte” sono selezionate geneticamente e inseminate artificialmente allo scopo di produrre
quanto più latte possibile. Dall‟età di circa due anni, trascorrono in gravidanza nove mesi ogni anno.
Poco dopo la nascita, "i vitelli sono strappati alle madri (provocando in entrambi un trauma), perché non
ne bevano il latte, e rinchiusi in minuscoli box larghi poche decine di cm, in cui non hanno nemmeno lo
spazio per coricarsi, e quindi neanche la possibilità di dormire profondamente. Sono alimentati con una
dieta inadeguata apposta per renderli anemici e far sì che la loro carne sia bianca e tenera (come piace ai
consumatori) e infine sono mandati al macello. La mucca verrà quindi munta per mesi, durante i quali
sarà costretta a produrre una quantità di latte pari a 10 volte l‟ammontare di quello che sarebbe stato
necessario, in natura, per nutrire il vitello. Non sorprende che ogni anno un terzo delle mucche sfruttate
nei caseifici soffra di mastite (una dolorosa infiammazione delle mammelle)".
254
Per aumentare la produzione di latte, "la mucca è alimentata con proteine molto concentrate, ma neppure
queste spesso sono sufficienti, tanto da provocare lacerazione dei tessuti per soddisfare la continua
richiesta di latte (in Inghilterra hanno coniato un termine per definire questa pratica: “milking off the
cow‟s back”, ossia mungitura del posteriore della mucca). Ciò provoca una condizione chiamata acidosi,
che può rendere zoppo l‟animale e ciò accade ogni anno al 25% delle mucche sfruttate nei caseifici. A
251
Ibidem
decreto legislativo 333/98 recepimento della Direttiva Europea 93/119/Ce
253
Le fabbriche degli animali: 'mucca pazza' e dintorni", E. Moriconi; Ed. Cosmopolis, 2001 - pagg. 44-46
252
254
Ibidem
103
circa cinque o sei anni d‟età, ormai esausta e sfruttata al massimo, la mucca verrà macellata. La durata
della sua vita, in natura, sarebbe stata di circa 20 anni".
255
Per quanto riguarda la produzione di uova, "le galline sono costrette a vivere (fino a gruppi di quattro) in
gabbie delle dimensioni di un foglio A3", spesso non poggiate a terra. Le loro ali si atrofizzano a causa
dell‟immobilità forzata; crescendo a contatto della griglia di ferro della pavimentazione, le loro zampe
crescono deformi.
Negli allevamenti che producono galline ovaiole, "i pulcini maschi (inutili in quanto non in grado di
produrre uova, né adatti alla produzione di carne di pollo) sono gettati vivi in un tritacarne, o soffocati in
buste di plastica, o schiacciati in apposite macchine per diventare mangime, mentre a quelli femmina
viene tagliato il becco per impedire loro di beccare a morte le compagne. Questa procedura, che
comporta il taglio di tessuti teneri simili alla carne che gli umani hanno sotto le unghie, è così dolorosa
che molti pulcini muoiono per lo shock. Inoltre, questa operazione lascia spesso scoperti i terminali
nervosi presenti nel becco, determinando così un dolore continuo per tutta la vita dell‟animale".
256
Non
appena la produttività delle galline diminuisce sotto il livello fissato, di solito dopo 2 anni, sono sgozzate
per diventare carne di seconda scelta.
I polli “da carne” invece "sono allevati in capannoni affollatissimi, fino a 10-15 polli per metro quadrato,
sotto la luce sempre accesa, perché crescano in fretta. A 45 giorni vengono ammazzati, mentre in natura
potrebbero vivere fino a 7 anni”.
257
Le oche ricevono un trattamento particolare poiché vengono sottoposte alla pratica del “gavage”:
vengono immobilizzate e ingozzate con un imbuto fino a che il loro fegato si spappola, producendo il
famoso “paté de foie gras”, altro capriccio umano basato sulla menomazione della natura che, se rivolto
agli uomini, si chiamerebbe tortura.
Nella fantasiosa rappresentazione della natura che sottende i rapporti che gli umani hanno con gli
animali, i pesci quasi non sono considerati animali. Silenziosi, occupano un gradino ancora più basso
degli altri animali, nella scala dell‟umana compassione. Eppure, "i pesci provano dolore, molti di loro
hanno sistemi nervosi complessi, alcuni, come il polpo, sono particolarmente intelligenti e capaci di
compiere attività elaborate. La loro morte è ancora peggiore: muoiono asfissiati, in una lenta agonia,
muta, perché non siamo in grado di sentire i suoni che emettono. A volte arrivano nei banchi delle
pescherie ancora vivi a terminare la loro agonia tra il ghiaccio. I crostacei e i molluschi finiscono bolliti
vivi.
255
Ibidem
le pratiche di allevamento qui narrate possono essere ormai facilmente verificate sulle numerose
investigazioni, anche in forma di riprese video, come questa sui macelli:
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=512
257
http://www.saicosamangi.info/
256
104
Fuor di pubblicità, sono queste le pratiche necessarie per garantire ai consumatori globali il prodotto
carne.
Il mondo è in continua evoluzione e forse, come affermò il filosofo Jeremy Bentham, "Verrà il giorno in
cui il resto degli esseri animali potrà acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla
mano della tirannia. I francesi hanno già scoperto che il colore nero della pelle non è un motivo per cui
un essere umano debba essere abbandonato senza riparazione ai capricci di un torturatore. Si potrà un
giorno giungere a riconoscere che il numero delle gambe, la villosità della pelle, o la terminazione
dell‟osso sacro sono motivi egualmente insufficienti per abbandonare un essere sensibile allo stesso fato.
Che altro dovrebbe tracciare la linea invalicabile? La facoltà di ragionare o forse quella del linguaggio?
Ma un cavallo o un cane adulti sono senza paragone animali più razionali, e più comunicativi, di un
bambino di un giorno, o di una settimana, o persino di un mese. Ma anche ammesso che fosse altrimenti,
cosa importerebbe? Il problema non è 'Possono ragionare?', né 'Possono parlare?', ma 'Possono
soffrire?'”.
258
Nel testo del filosofo c'è l'elemento più problematico del comportamento dell‟uomo verso gli altri esseri
viventi: i diritti umani sono spesso vilipesi mentre quelli degli animali non vengono neanche riconosciuti.
258
Jeremy Bentham, Introduzione ai princìpi della morale e della legislazione, seconda edizione, 1823,
capitolo 17
105
Un prodotto pericoloso: l’impatto della carne sull’organismo
umano
Secondo un numero crescente di persone, l'uomo sarebbe un frugivoro adattabile. Di conseguenza, gli
alimenti più indicati alla sua alimentazione sarebbero la frutta matura, capace di fornire i carboidrati
complessi essenziali per il sangue e l'energia, e i vegetali a foglia verde, contenenti i minerali essenziali.
E in effetti, immaginando uno stato di natura primordiale, è pacifico che i primi uomini non mangiassero
carne ma soltanto ciò che era alla loro portata, ovvero frutta. La caccia è una "abilità", una dote acquisita
e non innata. L'uomo non possiede nel suo corpo le armi per predare, che costruirà soltanto in uno stadio
successivo come artefatti. Non vede nel buio, non ha denti per scarnificare o uccidere le prede, né artigli.
Molti uomini, a mani nude, non riuscirebbero a predare nemmeno una zanzara.
La differenza più evidente fra l'uomo e un qualsiasi predatore è che l'animale carnivoro ha l'intestino
corto mentre quello dell'uomo appare, nel confronto, decisamente lungo. La nostra conformazione
anatomica e i nostri processi digestivi ci rendono simili alle scimmie antropomorfe da cui infatti
discenderemmo, le quali hanno abitudini alimentari vegetali. L‟essere umano, come i primati, è
sprovvisto dell‟enzima che consente agli animali carnivori di eliminare l‟acido urico, che nell‟uomo
provoca la gotta. Gli animali carnivori, per digerire la carne, dispongono di succhi gastrici molto più
potenti di quelli su cui possono contare gli umani.
Da questa prospettiva di comparazione, quando gli scienziati affermano che l'uomo è onnivoro, essi
esprimerebbero semplicemente un'evidenza della condizione attuale, condizione che potrebbe essere solo
un‟aberrazione di quella originaria naturale. I gabbiani di oggi, nelle città, mangiano cose
inimmaginabili che trovano nei rifiuti, ma non per questo sono "rifiutivori".
Una misura della reale adattabilità dell'essere umano però può ragionevolmente evincersi da come questo
reagisce ai diversi alimenti che introduce nel suo corpo.
Pare infatti ormai assodato dalla comunità scientifica che una dieta a base di alimenti di origine animale
porti a molte malattie degenerative che costituiscono le prime cause di morte nei paesi ricchi. La presunta
adattabilità dell'uomo vacilla davanti a un numero sempre più massiccio di studi nutrizionali il quale
dimostrerebbe che per prevenire e curare le più comuni e gravi patologie degenerative tipiche dei paesi
106
industrializzati occorrerebbe cambiare dieta, riducendo il più possibile, o escludendo del tutto, i prodotti
di origine animale.
259
Da anni, l'American Dietetic Association (ADA) promuove un'alimentazione che esclude totalmente i
prodotti animali dalla dieta di uomini, donne, donne gravide, donne che allattano, bambini e sportivi.
Forti di oltre 250 lavori scientifici pubblicati su riviste mediche internazionali, la più importante
associazione di nutrizionisti a livello internazionale afferma che "le diete vegetariane correttamente
bilanciate sono salutari e nutrizionalmente adeguate, consentendo l‟assunzione di tutti i nutrienti
necessari, in ogni fase della vita".
260
La posizione dell'ADA è che tali diete consentirebbero la prevenzione e il trattamento di una serie di
importanti patologie, mentre l‟assunzione di alimenti animali porterebbe con sé un‟elevata probabilità di
contrarre le cosiddette malattie del benessere: diabete, problemi renali, obesità, osteoporosi, ipertensione,
malattie cardiache, calcoli biliari, cancro. Queste disfunzioni costituiscono le principali cause di mortalità
nei paesi sviluppati.
261
Sono molte le ricerche che correlano al consumo di alimenti animali un rischio superiore a quello di
sostanze universalmente considerate nocive quali il tabacco, o l'alcool. Secondo un rapporto del Surgeon
General degli Stati Uniti, più di 1,5 dei 2,1 milioni di decessi riscontrati nel 1987 possono essere messi in
relazione a fattori alimentari, soprattutto al consumo di grassi saturi e colesterolo contenuti nella
carne.
262
Tutti gli studi concordano nel ritenere che le patologie cardiovascolari, neoplastiche e l'obesità siano in
diretta correlazione con l'eccessivo consumo di grassi, in particolare di grassi saturi, che farebbero
depositare il colesterolo nei vasi arteriosi, causando danni irreparabili all'organismo umano. I prodotti di
origine animale sono ricchi di questi grassi, mentre quelli di origine vegetale ne sono poverissimi.
263
259
Un
"Ridurre il più possibile il consumo di alimenti animali e sostituirli con alimenti vegetali", è questa
l'affermazione generalmente usata dalle autorità sanitarie, affermazione ingannevole poiché induce a
credere che una piccola quantità di alimenti animali sia indispensabile, cosa che non corrisponde al
vero. Di più, “Ridurre il più possibile” è un’affermazione che ancora minimizza il pericolo legato
all'assunzione di tali alimenti.
260
American Dietetic Association, 2003,
http://www.adajournal.org/article/PIIS0002822303002943/fulltext
261
Secondo i dati Istat, riferiti al 2002, le prime due cause di mortalità in Italia sono costituite dai tumori
e dalle malattie circolatorie, entrambe strettamente correlate con un’alimentazione a base di alimenti
di origine animale, www.istat.it/dati/catalogo/20040728_00/tavole_00_02.zip
262
Surgeon General’s Report on Nutrition and Health, U. S. Department of Health and Human Services,
1988, Pub. No. 88-50210, citato in J. Rifkin, Ecocidio, pagina 197
American Heart Association, National Health Education Committee (US), 1961; InterSociety Commission on Heart Disease Resources (US), 1970; National Heart Foundation of
New Zealand, National Heart, Lung and Blood Institute (US), 1971; International Society of
Cardiology, National Advisory Council on Nutrition of the Netherlands, 1973
263
107
cospicuo numero di studi epidemiologici ha infatti accertato come, in una dieta vegetale, "grazie
all'abbondante introduzione di vitamine, minerali, fibre, carboidrati complessi, oligoelementi,
biostimoline e molte altre sostanze sinergiche, nei soggetti che si alimentano in questo modo sia
considerevolmente minore l'incidenza di patologie gravi quali tumori, ipertensione, arteriosclerosi,
infarto, ictus, diabete, obesità, osteoporosi, calcoli e altre patologie che costituiscono le principali cause
di malattia e mortalità nei paesi industrializzati".
264
Secondo il National Cancer Institute, le percentuali stimate di casi di cancro dovuti a fattori di rischio
specifici sarebbero del 35-60% per la dieta e del 30% per il tabacco. Le stime attribuiscono
all'inquinamento ambientale dall'1 al 5% dei casi e all'alcol il 3%, seguito dai farmaci, con un punto
percentuale in meno
265
Il più importante studio epidemiologico sull‟argomento è rappresentato dal China Health Project, che il
New York Times celebra come “il Gran Premio dell‟Epidemiologia”, che esamina gli effetti dei
cambiamenti nella dieta dal 1978 al 1990 in 25 diverse province della Cina.
I dati degli 8000 soggetti esaminati hanno confermato che l‟aumento delle calorie e delle proteine
provenienti da alimenti animali, in netto trend di crescita, ha provocato un aumento proporzionale di
obesità, tumori, malattie cardiocircolatorie e diabete.
266
Secondo uno dei direttori della ricerca, “Il
disastro inizia quando la gente introduce nella propria dieta gli alimenti di origine animale”.
267
Molti altri studi si sono concentrati sull‟influenza dell‟alimentazione su singole malattie quali l'infarto,
l'insufficienza renale cronica,
alle ovaie, all‟utero,
264
273
269
al colon,
le neoplasie,
274
270
in particolare il cancro alla mammella,
271
alla prostata,
268
272
275
e l'osteoporosi.
http://www.saicosamangi.info/salute/
265
Cancer Rates and Risks, National Cancer Institute (Washington, DC: 1985), e R. Doll e R. Peto, Journal
of the National Cancer Institute 1981;66(6):1191-1308
266
USA Today, 6/6/1990, “In Healthful Living. East Beats West”, Nancy Hellmich
267
Science, n. 248, 4/5/1990, China: a Living Lab for Epidemiology, Anne Simon Moffat
268
Dovuto all’occlusione delle arterie da parte del colesterolo contenuto negli alimenti animali, l'infarto
è la prima causa di morte negli Stati Uniti, dove colpisce circa 4000 persone al giorno (Roy Wafold,
Maximum Life Span, Norton, NY, 1983, p. 8). Secondo l'American Medical Association, “una dieta
vegetariana può prevenire il 97% delle occlusioni coronariche” (Diet and stress in vascular disease,
Journal of the American Medical Association, Vol. 176, no.9, 3/6/1961, p. 806, in J.Robbins, Diet for a
New America, pagina 247).
269
Conseguenza di un superlavoro del rene, costretto a metabolizzare eccessive quantità di proteine: i
cibi animali sono tra gli alimenti più ricchi di proteine, nonché di altre sostanze la cui digestione affatica
i reni.
270
Il 40% delle neoplasie, che rappresentano la seconda causa di morte negli Stati Uniti sarebbe
provocato dalle abitudini alimentari errate come l’assunzione di cibi animali, grassi e sostanze chimiche
cancerogene, e la mancanza di fibre (National Institute of Health, National Cancer Institute, Annual
Cancer Statistics Review, 1989).
108
Questo paragrafo potrebbe essere molto lungo. Le ricerche che sottolineano la pericolosità di carne e
derivati si susseguono a ritmi davvero sostenuti. Un mese fa, nell'ottobre 2012, viene pubblicata una
ricerca della Western University, in Canada, che dimostra come mangiare rossi d'uovo acceleri
l'aterosclerosi in modo simile al fumare sigarette.
276
Neanche un mese prima, il 12 settembre 2012, uno
studio pubblicato sul British Medical Journal Open, evidenziava come i soggetti che hanno consumato
minor quantità di prodotti a base di carne rossa e trasformati aveva ridotto il rischio di contrarre malattie
cardiache, diabete e cancro del colon-retto, rispetto a coloro che ne consumano di più.
277
Sul sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, è disponibile una rassegna stampa delle
ricerche internazionali sul tema della connessione tra alimentazione e salute, con i collegamenti ai testi
degli studi e alla loro traduzione in italiano. La quantità di pubblicazioni è impressionante e servirebbero
diverse pagine soltanto per citarle.
Ci sarebbe anche da discorrere intorno al fatto che le sostanze tossiche, sempre più presenti
nell‟ambiente, tendano ad accumularsi nei tessuti grassi. Più un animale è posto in alto nella catena
alimentare, più è elevato il rischio di contaminazione delle sue carni e dei prodotti da esso derivati,
trasferendosi le sostanze trasferiscono dal cibo ingerito ai suoi tessuti. A parità di inquinamento
271
Il cancro alla mammella uccide circa 50.000 donne l’anno nei soli Stati Uniti e da molte ricerche
sembrerebbe essere una patologia strettamente correlata al consumo di grassi animali (Science News,
21/4/1990, Breast Cancer Rise: Due to Dietary Fat? J. Raloff; Journal of National Cancer Institute,
6/3/1991, A Cohort Study of Fat Intake and Risk of Breast Cancer, Howe et altera; Humane Society of
the United States, The Hidden Cost of Beef, Washington D.C., 1989, Michael Fox, Nancy Wiswall, p. 20,
in J. Rifkin, Ecocidio, pp. 198-199).
272
Studi citati in J. Robbins, Diet For a New America, pp. 270-272
273
Ibidem, pp. 266-268
274
Neal Barnard, “The Beef Diet: Prescriptions for Disaster”
275
Al contrario di quanto comunemente viene detto, il latte non solo sarebbe inutile alla formazione di
calcio ma addirittura dannoso. Esisterebbe infatti una forte correlazione tra consumo di proteine
animali, soprattutto provenienti da prodotti caseari, sale, ormoni e l’osteoporosi stessa: nei paesi in cui
il consumo di latte e derivati è maggiore, maggiori sono anche i tassi incidenza di questa malattia (F.
Ellis, “Incidence of Osteoporosis in Vegetarian and Omnivores”, in American Journal of Clinical
Nutrition, 1972).
La perdita media di calcio nelle donne ultrasessantacinquenni che consumano cibi animali sembrerebbe
essere del 35% mentre nelle donne di oltre sessantacinque anni ma vegetariane il tasso sarebbe del
18% (The Effects of Vegetable and Animal Protein Diets on Calcium, Urat and Oxalate Excretion”, J.
Brockis, in British Journal of Urology, 1982, n. 54, p. 590).
Egg yolk consumption almost as bad as smoking when it comes to atherosclerosis, articolo
scientifico pubblicato nella rivista "Atherosclerosis", nel volume di ottobre 2012, testo in
italiano, tradotto da SSNV- Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana:
http://www.societavegetariana.org/site/uploads/5d20f19f-a857-fa1d.pdf
276
277
PCRM (Physicians Committee for Responsible Medicine - Comitato di Medici per una Medicina
Responsabile), September 12, 2012, Meat Bad for You and Environment,
http://www.societavegetariana.org/site/uploads/5d210bd8-1c84-c879.pdf
109
ambientale, i cibi animali sono molto più tossici dei cibi vegetali, in cui le sostanze velenose transitano
velocemente.
Negli allevamenti, le mucche sono costrette a produrre una quantità di latte pari a dieci volte l'ammontare
di quello che produrrebbe in natura per nutrire il proprio vitello. In piena attività produttiva, le mammelle
producono circa 40 litri di latte al giorno. Ogni anno un terzo delle mucche sfruttate nei caseifici soffre di
mastite, una dolorosa infiammazione delle mammelle, che viene curata con antibiotici,
278
Gli animali d'allevamento, essendo tenuti in condizioni di deprivazione e sofferenza, e mantenuti in vita
solo grazie alla grande quantità di farmaci e antibiotici che viene mescolata ai mangimi, non sono mai
sono animali sani. Come potrebbero esserlo i loro prodotti?
Nello specifico del latte, il liquido secreto dalle ghiandole mammarie delle mucche d'allevamento può
contenere farmaci di vario genere, erbicidi e pesticidi usati per coltivare i mangimi per gli animali,
sangue, pus, feci, batteri e virus.
Una normativa comunitaria
279
definisce la quantità massima di pus ammessa nel latte, fissandola in
400.000 "cellule somatiche" (il nome scientifico per indicare quello che comunemente e' chiamato "pus")
per millilitro. Mentre il tetto per il tenore di germi è fissato in 100.000 unità. In un litro di latte dunque,
sono ammessi per legge fino a 400 milioni di cellule di pus e 100 milioni di germi.
A completare il quadro clinico dei prodotti di origine animale, bisogna almeno nominare le patologie
indotte dai microrganismi presenti nella carne, nel pesce o nei derivati, contaminazione che avverrebbe
tramite il contatto con le feci durante il processo di macellazione o, precedentemente, attraverso acqua
contaminata, quali Salmonella,
278
280
Campylobacter, E.coli
281
e Yersinia.
282
http://www.infolatte.it/salute/latte_pus.html
Direttiva Europea 92/46/CEE recepita dal DPR 14.01.1997 N. 54
280
La Salmonella è l’agente patogeno più frequente in Italia: secondo l’Istituto Superiore di Sanità nel
2000 si sono avuti 10.000 casi di contagio umano.
279
110
Ma lo scopo di questo paragrafo è soltanto quello di dimostrare che il consumo dei prodotti della
zootecnia, ovvero di carne e derivati, comporta diversi pericoli per la salute umana.
Un prodotto che fa male non può essere un prodotto responsabile, e la carne fa male.
281
La famiglia di batteri E. Coli normalmente vive senza dare problemi nell’intestino umano e animale.
Questo nuovo cebbo del batterio invece, anziché vivere simbioticamente con l’intestino umano attacca
il colon e i suoi vasi sanguigni provocandone la rottura e causando crampi addominali e diarrea.
L’amministratore del Food Safety and Inspection Service della USDA afferma che E.Coli O157:H7 può
essere ritrovato in più del 50% delle carcasse bovine macellate (Physician Committee for Responsible
Medicine, in P. Conti, pagina 56).
282
Pretty J., Agri-Culture - Reconnecting People, Land and Nature. Earthscan Publications, London, 2002
111
Una questione di punti di vista: Richard Berman e il Center for
Consumer Freedom
Che fine fanno le evidenze scientifiche riportate, solo in parte, nel paragrafo precedente? O le
informazioni squalificanti accertate sul conto di Novartis, Bayer e McDonald's? Cosa arriva al
consumatore, agli investitori e alle istituzioni che non avessero già un'opinione dell'azienda fondata su
informazioni autonomamente reperite?
Il parere di chi scrive è che si perdano tra i numerosi stimoli che raggiungono l'uomo contemporaneo il
quale, paradossalmente, pur avendo i mezzi per costruire una sua immagine della realtà autonomamente,
è costretto a operare una scelta "pigra": l'informazione che lo raggiunge prima è quella vincente, poiché
non viene verificata, per mancanza di tempo, di interesse, di risorse, di fonti, o semplicemente perché
l'individuo viene distolto da un altro stimolo. In natura ciò che è dato a una cosa, necessariamente è tolto
a un'altra. Questo vale anche per l'attenzione, e il tempo
283
.
A rendere parzialmente conto della natura del flusso comunicativo volto alla formazione di opinioni e
atteggiamenti intorno al prodotto, ma anche a rompere un po' la serietà delle argomentazioni sin qui
portate, è Richard Berman, spin doctor
284
e lobbista d'assalto americano per eccellenza, autoappellatosi
"Dr Evil".
Berman è un uomo che va conosciuto. Almeno per quello che fa; perché conoscendo Berman si può
intravedere parte di un meccanismo comunicativo intrusivo e assertivo, ma soprattutto assolutamente
autoreferenziale, che raggiunge e influenza una buona fetta di pubblico.
Rick Berman è presidente, direttore esecutivo e direttore del CCF (Center for Consumer Freedom), una
organizzazione non profit "dedicata a promuovere la responsabilità personale e a proteggere le scelte del
consumatore". Sul sito web del CCF si legge anche:"Noi crediamo che il consumatore sia re. E
regina".
285
Sempre sul sito, con toni patriottici, si inneggia alla libertà del consumatore di comprare,
mangiare e bere ciò che vuole, e si invita alla lotta contro "una cabala crescente di attivisti che si è
283
Nella ricezione dei messaggi, l’individuo metterebbe in atto una serie di strategie di selezione,
oggetto di numerosi studi, parzialmente citati nel capitolo conclusivo.
284
Nel dizionario della Oxford University Press, lo spin doctor viene definito come la "persona incaricata
di presentare le scelte di un partito politico sotto una luce favorevole". Il termine ha assunto, nel corso
degli anni, un significato dispregiativo, intendendosi un professionista a cui viene affidata la regia degli
"effetti speciali", ottenuti attraverso qualsiasi mezzo, fra cui la menzogna (seppur creativa). Per
wikipedia, lo spin doctor è ad esempio "colui che suggerisce alla stampa di non titolare in prima pagina
'Aumento delle tasse' ma 'Riassetto fiscale'".
285
"devoted to promoting personal responsibility and protecting consumer choices. We believe that the
consumer is King. And Queen", http://www.consumerfreedom.com/about/
112
immischiata nella vita degli americani", contro la "polizia del cibo" e i "misantropi dei diritti animali", il
cui comun denominatore sarebbe quello di "sapere sempre ciò che è meglio per te". I toni sono quelli
della propaganda di guerra. Tutta la comunicazione è giocata sulla distanza tra il lettore e gli altri
(scienziati, attivisti, politici, organizzazioni, rei di limitare il consumatore nelle sue legittime scelte), che
vengono insultati e derisi.
Nella home page (la pagina principale), un video, fra l'orwelliano e il demenziale, che mette in scena un
improbabile processo ai biscotti, a rappresentare la futilità delle argomentazioni di coloro che tentano di
manipolare il consumatore.
Berman riceve donazioni da industrie del settore della ristorazione (tra le quali McDonalds), degli
alcolici e del tabacco, di cui difende gli interessi a suon di campagne e di siti web. La sua tattica è quella
di creare una moltitudine di "front group", altre organizzazioni non profit e altri canali il cui compito è
quello di contrastare le informazioni nocive al prodotto da difendere.
Ha un sito per tutto: volendosi documentare sul mercurio contenuto dal pesce, è facile imbattersi in
"mercuryfacts.com", un sito di Berman dove si incoraggiano anche le donne in gravidanza a mangiarne
tranquillamente (il sito venne aperto nel 2006 per contrastare le raccomandazioni "proibitive" della "U.S.
Food and Drug Administration").
Se una proposta di legge minaccia di ridurre il tasso alcolico consentito ai guidatori, l'"American
Beverage Institute", di cui Berman è direttore esecutivo e presidente, è pronto a promuovere un
"consumo responsabile di alcohol" difendendone il consumo sociale e sostenendo, attraverso campagne
televisive o a mezzo stampa, che i tassi proposti dalla legge “sono roba da neoproibizionisti". Il claim è
"Bevi in modo responsabile e guida in modo responsabile".
Berman argomenta contro il bando del fumo nei locali pubblici e la soglia di alcol nel sangue imposta
dalle autorità, negai pericoli del consumo di carne rossa, quelli degli insetticidi, si oppone agli aumenti
del salario minimo, nega i benefici di cibi organici, appoggia i cibi modificati geneticamente
pericoli dei grassi trans
287
e la correlazione obesità infantile - dieta.
286
, nega i
288
Rich Berman ha organizzato campagne contro Mothers Against Drunk Driving, contro lo U.S. Centers
for Disease Control and Prevention, e il Center for Science in the Public Interest; ha lottato contro la
legislazione che riduce l'uso di buste di plastica per la spesa, e recentemente si è beffato pubblicamente
del sindaco di New York Bloomberg per gli sforzi profusi nella lotta all'obesità infantile. In
286
http://www.noprop37.com/facts/
http://www.nyc.gov/html/doh/html/boh/boh.shtml
288
Citizens for Responsibility and Ethics in Washington (CREW), http://www.bermanexposed.org/; CCF,
Food Cops Run, http://www.consumerfreedom.com/oped_detail.cfm?oped=123; Don't Even Think
About Having A Drink, http://www.consumerfreedom.com/news_detail.cfm?headline=1116; Latest
Anti-Meat Study: The Real Story, http://www.consumerfreedom.com/news_detail.cfm?headline=2724
287
113
quell‟occasione il lobbista contrastava la proposta del sindaco, poi ratificata dal Board of Health
vietare la vendita di alcune bibite gassate in bicchieri di volume superiore alle 16 once.
290
289
, di
Uno spot
recitava: “In America, nessuno ti dice in che quartiere devi vivere, per che squadra sportiva devi tifare, o
cosa devi mangiare. Lasceremo il dunque sindaco dirci di quale misura comprare una bibita? Se noi
permettessimo loro questo, dove questo finirà” ?
291
La disinformazione di Berman è rozza e diretta ma pervasiva, e non disdegna di azioni di guerriglia, fra
cui un tentativo goffo di modificare la voce riservatagli su wikipedia, scoperto perché la traccia della
connessione internet (il cosiddetto indirizzo ip) portava alla rete del CCF;
292
una imprudenza dovuta a
ignoranza evidente del mezzo tecnico.
Il CCF cita ricerche autoprodotte prive di qualsiasi validità scientifica; David Martosko, l'uomo
accreditato da Berman come un esperto scientifico nella campagna per screditare il parere del National
Cancer Institute intorno alla pericolosità della carne rossa, si è scoperto essere un collaboratore del CCF
con una laurea sì, ma in musica (opera lirica, per la precisione).
293
La storia del "dottor Evil" non manca di dettagli drammatico-scandalistici. Nel 2009 il cantante e figlio
del lobbista, David Berman, stupisce i suoi fans con una lettera in cui rivela che fra i motivi
dell'abbandono della sua band (i Silver Jews), c'è proprio il padre, che il giovane descrive come "uno
289289
The New Yoork Times, September 13, 2012, Health Panel Approves Restriction on Sale of Large
Sugary Drinks, Michael Grynbaum, http://www.nytimes.com/2012/09/14/nyregion/health-boardapproves-bloombergs-soda-ban.html?_r=0
290
Onearth, November 13, 2012, Does the Food Lobby Really Care about Freedom of Choice?, Joe
Fassler, http://www.onearth.org/blog/does-the-food-lobby-really-care-about-consumer-choice
291
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=hWesQjECtVk
292
http://en.wikipedia.org/wiki/Talk:Richard_Berman; http://samspade.org/whois/66.208.14.242
293
Citizens for Responsibility and Ethics in Washington (CREW),
http://www.bermanexposed.org/node/117
114
sfruttatore, una canaglia", e “il segreto più grave che ha dovuto portare, peggiore del tentativo di suicidio
e della dipendenza dal crack".
294
Nella lettera, dove il cantante ammette la sua vergogna per le pratiche ingannevoli del padre, c'è un
ammonimento: "Letteralmente, se mangi cibo o hai un lavoro, lui ti sta contattando".
295
Fuori dalle rappresentazioni (drammatiche o umoristiche, a seconda di quanto si deve subire il dottor
Evil), nella realtà dei fatti, Berman rappresenta un ostacolo alla verità, frapponendosi prepotentemente
fra questa e i consumatori.
Ogni anno il CCF spende milioni di dollari in disinformazione e distrazione dei pubblici.
296
Berman viene usato dalle Companies come l'ultimo baluardo a difesa dell'indifendibile e la sua
singolarità sta soltanto nell'estremizzare una pratica relazionale atta ad influenzare i pubblici che viene
messa in atto normalmente dalle aziende, seppure con intensità, e soprattutto qualità, differenti.
Se un individuo dovesse venire a contatto con le ricerche allarmanti o le informazioni scomode che
talvolta accompagnano un prodotto o una azienda cliente di Berman, è altrettanto probabile che lo stesso
individuo possa trovare un antidoto (o abbia già trovato un vaccino) nelle comunicazioni e nei siti del
“dottor Evil”.
294
Center for Media and Democracy, January 30, 2009, Front Group King Rick Berman Gets Blasted by
his Son, David Berman, Anne Landman, http://www.prwatch.org/node/8168
295
Ibidem
296
Citizens for Responsibility and Ethics in Washington (CREW), http://www.bermanexposed.org/
115
Conclusioni
Le conclusioni di questo lavoro sono tre, e tutte molto semplici.
La prima è che, nei casi citati, rappresentati da due grandi case farmaceutiche e dalla più grande catena di
ristorazione del mondo, la Responsabilità Sociale d'Impresa rappresenta soltanto una nuova logica
gestionale, in risposta alle crescenti pressioni ambientali e alle sempre più numerose (e organizzate)
istanze sociali. Una carta che viene giocata esclusivamente in funzione della sua comunicazione, che di
fatto non corrisponde al vero, poiché l'agire degli attori economici, non rispondendo del benessere degli
individui e dell'ambiente ma anzi danneggiandoli, non può dirsi responsabile.
Per Stefano Zamagni, professore di economia all'Università di Bologna, "La nozione di responsabilità
rinvia sempre a quella di affidabilità, di ponderazione. Responsabile è chi sa venire a capo delle
situazioni valutandone adeguatamente i rischi e gli esiti... La previsione degli effetti dell‟azione è parte
integrante del comportamento etico".
297
Una buona metà di questo lavoro rende conto proprio degli "effetti" delle azioni compiute dalle imprese
oggetto di analisi sull'ambiente, sulla società e sugli individui. E non sono effetti positivi.
Secondo la definizione di Lorenzo Sacconi, professore di Economia e Management all'università di
Trento, la responsabilità sociale d‟impresa consiste in “un modello di governance allargata d‟impresa, in
base alla quale chi governa l‟impresa ha responsabilità che si estendono dall‟osservanza di doveri
fiduciari nei riguardi della proprietà ad analoghi doveri fiduciari nei riguardi in generale di tutti gli
stakeholder”.
298
In questa definizione è ben esplicitata la separazione tra il dovere fiduciario classico, quello rivolto agli
shareholders (gli azionisti), e il dovere fiduciario discrezionale, quello verso tutti gli altri stakeholders.
Nei casi in esame, l'unico dovere fiduciario visibile è il primo, testimoniato dalle ottime performances
economiche delle compagnie; mentre è totalmente assente la seconda dimensione, che è quella
propriamente caratterizzante la filosofia di RSI.
Si potrebbe notare che, con riferimento alla piramide di carrol, talune imprese si affrettano a costruirne la
punta senza che essa poggi sui piani intermedi, quelli dell'obbedienza alle leggi e dell'agire etico.
297
299
Zamagni, Stefano, L'economia del bene comune, Business & Economics, 2007, pagine 159-160
Sacconi,Lorenzo, Guida critica alla Responsabilità sociale e al governo d'impresa, Editore
Bancaria Editrice, 2005
298
299
I quattro piani della piramide teorizzata da Carrol sono, partendo dalla base, responsabilità
economica, responsabilità legale, responsabilità etica e responsabilità "filantropica" (Carroll, A. B. 1991.
116
Lo sforzo compiuto dalle imprese nel comunicare la propria adesione a standard di eticità che poi
tradiranno nella pratica del proprio business, e nel celebrare risultati ottenuti nel sociale, attraverso
operazioni di carità in cui il soggetto beneficiato è scelto secondo logiche di ritorno della comunicazione,
fa sospettare che lo scopo dell'adozione di politiche di responsabilità rappresenti sostanzialmente per
l'azienda soltanto una possibilità di implementazione di questo strumento strategico che è la
comunicazione.
L'uso opportunistico della Responsabilità Sociale d'Impresa e della sua comunicazione, però, oltre a
tradire gli ideali originari e gli stakeholders, può rappresentare anche un'arma per combattere le imprese
concorrenti o ridurne la forza competitiva.
Come fa notare Zamagni nel suo working paper del 2004, testo in cui l'autore si cimenta in una critica
delle critiche alla RSI, in un mercato dove operino "imprese opportuniste ed imprese intrinsecamente
motivate verso la RSI", e dove una massa in continuo aumento di consumatori critici punisca le prime e
premi le seconde, potrebbe accadere che "le imprese opportuniste decidano di comportarsi inizialmente
in maniera ancora più etica delle altre allo scopo di marginalizzarle sul mercato e di tornare poi a
comportarsi come in precedenza".
300
"In questo caso", continua l'autore "l‟eterogenesi dei fini sarebbe assicurata: la RSI diventerebbe
strumento per fare crowding out; per spiazzare cioè le imprese virtuose ed accrescere la rendita
monopolistica".
301
Un altro elemento di critica alla RSI che anche Zamagni riconosce come giusto nel suo esame, è il
pericolo di "trade-off tra impegno morale e impegno sociale" che i comportamenti socialmente
responsabili possono occultare.
Assunto che non è socialmente responsabile l‟impresa che non ha scrupoli mentre produce ricchezza e
diventa compassionevole al momento della distribuzione della ricchezza prodotta, il pericolo è
rappresentato dal fatto che, dietro al social commitment (spesso erroneamente confuso dai pubblici con la
RSI), "manager cinici possano coprire l‟assenza di scrupoli morali. E poiché la capacità di donazioni
filantropiche è correlata alle dimensioni d‟impresa, potrebbe accadere che i grandi gruppi di pressione
riescano, più facilmente dei piccoli, a 'comperarsi' la reputazione ritenuta necessaria, salvo mutare
strategia quando il contesto competitivo diventasse particolarmente severo".
302
‘The Pyramid of Corporate Social Responsibility: Toward the Moral Management of Organizational
Stakeholders’. Business Horizons, 34: 39–48).
300
Zamagni, Stefano, L'ancoraggio etico della Responsabilità Sociale d'Impresa e la critica alla RSI,
Dipartimento di Scienze Economiche Università di Bologna, Working Paper n.1, ottobre 2004
301
Ibidem
302
Ibidem
117
La reputazione è un trait d'union con la seconda conclusione di questo lavoro, che è la seguente: indici,
certificazioni di enti terzi, classifiche, recensioni e riconoscimenti di organizzazioni preposte alla
diffusione della RSI non sono strumenti in grado di garantire la responsabilità realmente assunta dalle
imprese. Novartis, Bayer e McDonald's, pur non potendosi dire imprese responsabili, compaiono tutte
nel prestigioso Dow Jones Sustainability World Index, la bibbia degli investitori mondiali. Questo
nonostante la loro dubbia reputazione.
Per Lorenzo Sacconi, la responsabilità sociale d'impresa "E‟ la base per conservare e accrescere uno
degli asset più preziosi, benché intangibili, dell‟impresa: la reputazione".
303
Secondo il Sacconi, non ci
sarebbe nessun vantaggio strategico nella manipolazione: "il rischio è perdere la propria reputazione o
addirittura distruggere totalmente la fiducia".
L‟autore ammette anche la possibilità che alcune organizzazioni possano, con i loro comportamenti,
"danneggiare la reputazione di altre".
304
Il fuoco è sempre sulla reputazione. Anche il vantaggio della relazione con enti terzi sarebbe in
reputazione: “La verifica indipendente e certificazione di terza parte può aumentare l‟impatto e il premio
reputazionale a favore delle imprese che 'fanno sul serio'”.
305
Il sistema su cui si innesta il modello del Sacconi può contare su una serie di parametri numerosi e
difficili da mantenere costanti nella complessità del reale, quali una verifica con conseguente
certificazione, che sia esterna, "attuata da organi effettivamente indipendenti", e che "adottino
effettivamente il punto di vista dello stakeholder medio".
Questi enti, "per il loro disegno organizzativo" non dovrebbero poter "essere sospettati neppure
lontanamente di agire in conflitto di interessi”, dovendo la verifica "operare come un 'watch dog'
indipendente che garantisce gli stakeholder e premia le imprese meritevoli". Inoltre, "Occorre
un‟istituzione della società civile (un ente multistakeholder) che 'possieda' gli standard, ne diffonda la
conoscenza, accrediti i verificatori e ne controlli l‟operato e in ultima istanza rilasci l‟attestazione di
qualità/conformità del sistema di gestione per la CSR".
306
L'ente dovrebbe "Garantire gli stakeholder circa l‟attendibilità della comunicazione d‟impresa sulla
CSR", così come svolgere indagini sul profilo di responsabilità delle imprese e offrire al pubblico le
303
Sacconi,Lorenzo, La responsabilità sociale d'impresa come modello di governance e sistema di
gestione, Dipartimento di economia, Università di Trento, CELE-Centre for Ethics Law & Economics,
Università Cattaneo-LIUC, Castellanza, 10 giugno 2003,
http://csr.dima.unige.it/sacconi/sacconi_GE_10_giu_2003.pdf
304
Ibidem
305
Ibidem
306
Ibidem
118
informazioni necessarie a formarsi un giudizio, e in particolare agli operatori della finanza etica, ai
consumatori ecc.".
307
Il Sacconi è ottimista, poiché teorizza un "meccanismo" composto da "ingranaggi" numerosi e
congegnati per garantire qualcosa soltanto a condizione che funzionino tutti.
Inoltre l'autore non specifica quali categorie di stakeholders sarebbero ammesse a partecipare al
cosiddetto ”ente multistakeholder”; in che modo e in che proporzione.
Ma introduce almeno un meccanismo di controllo basato sui fatti nel tempo, prevedendo che "Gli
stakeholder baseranno il loro giudizio sulla corrispondenza fra eventi / principi e procedure annunciate ex
ante / comportamenti adottati".
308
Tornando alla reputazione, frutto degli "standard di comportamento" adottati e comunicati, esiste una
interessante letteratura intorno all'applicazione del suo concetto nel campo pratico della RSI.
Stefano Scarcella Prandstraller ne rende conto in una trattazione su "Identità, immagine e
reputazione",
309
dove l'autore comincia con l'analizzare le diverse definizioni delle tre dimensioni
dell'azienda, quelle del titolo della trattazione appunto, e finisce col dipingere il meccanismo
comunicativo che alla creazione di quelle dimensioni contribuisce.
Ai fini di questo lavoro, molto utili si rivelano la definizione del Devoto Oli, che descrive la reputazione
come "la considerazione altrui sentita come misura della qualità e della moralità delle azioni", quella
dell'Oxford Dictionary, che suggerisce "l'opinione che la gente ha di qualcuno o di qualche cosa, in base
a ciò che è avvenuto nel passato", e quella di Muzi Falcone, per cui la reputazione si riferisce alla
"percezione dell'organizzazione che ne hanno i soggetti in base alle loro esperienze nel tempo, diretta o
indiretta".
Tutte le definizioni legano la reputazione a una dimensione concreta, fattuale e temporale. E' questa
concretezza che caratterizza la reputazione e la separa dall'immagine, che è invece "frutto di una
deliberata costruzione, spesso priva di ogni rapporto realistico con l'identità profonda dell'impresa".
310
Anche Emanuele Invernizzi ravvisa in queste due dimensioni, del tempo e dell'azione, l'esplicazione del
concetto, le cui differenze con l'immagine sono evidenti nel fatto che "la reputazione si forma solo con il
passare del tempo e che la si può perdere, ma non la si può migliorare rapidamente", e che "la
307
Ibidem
Ibidem
309
Scarcella Prandstraller, Stefano, Relazioni Istituzionali e sociologia relazionale, Di Virgilio Editore,
Roma, 2011
310
Flinn D., The price of corporate vanity, Harvard Business Review, n.4, 1961, op. cit. in Scarcella
Prandstraller, Stefano, Relazioni Istituzionali e sociologia relazionale, Di Virgilio Editore, Roma, 2011
308
119
reputazione si fonda sui comportamenti e sulle azioni compiute dall'organizzazione e quindi sulla storia
reale".
311
Ebbene il passato di Novartis, Bayer e McDonald's è pieno di zone oscure, costituite da vicende del
passato e del presente che le imprese preferirebbero nascondere. E, se è vero che la reputazione viene
costruita dai fatti nel tempo, allora è anche vero che la reputazione di queste aziende è una pessima
reputazione.
Ma allora quali sono le fonti della reputazione per Sodalitas, Dow Jones e SAM? Perche quelle relative
alla reputazione di Novartis, Bayer e McDonald's, reperite in questa sede, non coincidono con quelle di
cui dovrebbero disporre gli organismi che valutano positivamente la responsabilità di queste imprese?
La terza conclusione di questo lavoro è che la mancanza di responsabilità si estende lungo tutta la catena
degli stakeholders, fino a toccare colui che la responsabilità esige, l'individuo consumatore.
Ne è la prova l'abitudine alimentare, dominante, di mangiare carne, che giustifica un intero settore
insostenibile, quello zootecnico, per quanto riguarda l'impatto su ambiente e società.
La ricerca della Carnegie Mellon University
312
citata nel paragrafo 2.2.2 concludeva che l'impatto dei
singoli individui sul pianeta è dovuto a tre fattori principali: il cibo, l'energia usata in casa, e i trasporti.
Di questi tre fattori, quello del "cibo", cioè di che cosa ciascuno sceglie di mangiare, è il più "potente",
perché è quello che in termini quantitativi ha il maggior impatto, ma anche perché offre il maggior grado
di scelta personale, non dipendendo dalle normative, dalla disponibilità di mezzi pubblici o di fonti di
energia alternative ma soltanto dalla volontà dell'individuo. Sul cosa mangiare il singolo consumatore ha
pieno potere, ed è un potere che può esercitare immediatamente.
Scegliendo di non mangiare o utilizzare prodotti animali, è possibile ridurre gli sprechi e la produzione di
gas serra, permettere l'autosufficienza alimentare anche ai popoli meno sviluppati, evitare che altre
foreste vengano disboscate per coltivarci soia geneticamente modificata da destinare alla produzione di
mangimi, ridurre e talvolta eliminare il rischio di malattie gravi, e anche mettere fine alle inutili crudeltà
verso altri esseri viventi nostri fratelli, compagni di viaggio in quell'avventura irripetibile che è la vita.
Le evidenze scientifiche svelano il patetico controsenso del nutrirsi di carne per poi piangere lo stato
disastroso dell‟ambiente, o magari per ricorrere a palliativi quali il chilometro zero; pur tuttavia gli
individui (o almeno la maggior parte di essi) non sono disposti a compiere una scelta di rottura con le
Invernizzi, Emanuele, Manuale di relazioni pubbliche, Le tecniche e i servizi di base, Mc
Graw-Hill, Milano, 2005, p. 27, op. cit. in Scarcella Prandstraller, Stefano, Relazioni
Istituzionali e sociologia relazionale, Di Virgilio Editore, Roma, 2011
311
312
Christopher L. Weber and H. Scott Matthews, Food-Miles and the Relative Climate Impacts of Food
Choices in the United States, Environ. Sci. Technol., 16 Apr 2008
120
proprie abitudini alimentari, dimostrando una scarsa propensione ad una reale assunzione di
responsabilità.
Ma, se non è responsabile l'individuo come padre dei futuri abitanti e fratello degli abitanti attuali del
pianeta in cui vive, uomini e animali, come si può pretendere che lo sia un'impresa, governata da
individui e orientata al profitto per sua stessa vocazione?
Fabrizio Ceciliani, Roma, 12/04/2013
121
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