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Le molteplici forme del capitale

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Le molteplici forme del capitale
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI GENOVA
CORSO DI ECONOMIA DELLO SVILUPPO
Le origini keynesiane delle moderne teorie della crescita economica
IL CAPITALE NELLE SUE MOLTEPLICI FORME
Il capitale si può
intendere
In senso finanziario
In senso tecnico
Materiale
Immateriale
Naturale
Beni registrati
Infrastrutturale
Capitale umano
Industriale
Capitale sociale
Circolante
Fisso
Lordo
Netto
Come si misura il capitale fisico
K0  0
K


K1  K 0  I1  A1  0  I1

0
K


K 2  K1  I 2  A2  I1  I 2

Assumendo che dopo due anni inizi
la rottamazione, per cui A3 = 0,5 K2
0
K2
K2
K
K

 
 
 

K 3  K 2  I 3  A3  I 1  I 2  I 3  0,5K 2  1  0,5K 2  I 3

I1
In generale si avrà:
Kt 

1   K t 1

 It
capitale  al  periodo
precedente  al  netto
deg li  ammortamenti
da cui
I t  K t  K t 1



 K t  K t 1  I t 


 I t  kKt 1

K
la cui soluzione sarà:
Kt  K0 1  k 
t
Dove k è il tasso di crescita costante dello
stock di capitale
Capitale fisico, capacità produttiva e acceleratore degli investimenti
Supponiamo di conoscere il coefficiente
capitale/prodotto
Stock  di  capitale

K
da cui
Capacità
produttiva

Q
 vY
Se la capacità produttiva è
parzialmente utilizzata, anche il
capitale lo sarà
Capacità
produttiva
Y  0,75

Q
Y

1

K
v
1

0,75 K
v
K




I t  vYt  vYt 1  v Yt  Yt 1   v
Y

 


K
Kt
K t 1
K
Teoria dell’acceleratore degli investimenti
Sir Roy F. Harrod (1900-1978)

Sir Roy F. Harrod (1900-1978) è stato “prima discepolo di Keynes, poi collega ed amico, ed
infine biografo ufficiale” (Pugno, 1992).

Nel 1928 egli introduce nella teoria economica il concetto di ricavo marginale; nel 1933
elabora il concetto di moltiplicatore statico del commercio estero e tra il 1936 e il 1939
formula la sua teoria dinamica del ciclo e della crescita economica.

Profondo conoscitore della Teoria Generale keynesiana, Harrod ha fornito un’efficace sintesi
della teoria keynesiana basata sulla distinzione di tre concetti di reddito: quello deducibile
dalla contabilità nazionale, quello di equilibrio (basato sul principio della domanda effettiva e
sulle teorie della domanda effettiva) e quello di piena occupazione (stimabile con metodi
statistici).

Nella sua teoria macro dinamica, egli individua per ciascun livello di reddito il corrispondente
tasso di crescita. Ciò gli consentirà di mettere in luce la natura intrinsecamente instabile del
sistema economico.
Il ciclo economico
La crescita dell'economia italiana 1891-1999
15,00
10,00
5,00
0,00
1890
-5,00
-10,00
1900
1910
1920
1930
1940
1950
1960
1970
1980
1990
2000
Gli anni di Keynes e Harrod furono
caratterizzati, non solo in Italia, da una grande
instabilità ciclica
La teoria macro statica di Keynes e quella macro dinamica di Harrod
Y
Y
Y
Reddito effettivo. Il suo valore ex post,
dato dalla Contabilità Nazionale è
caratterizzato dall’identità contabile
Eq
P
Reddito di equilibrio. E’ un concetto nozionale,
che assume significato grazie al Principio della
domanda effettiva. Il suo valore è determinato
dalle teorie della domanda effettiva ed è
caratterizzato dall’uguaglianza
Reddito potenziale. Data la capacità produttiva, Il
suo valore è dato dal prodotto tra gli occupati
potenziali e la produttività del lavoro.
I
ex  post
S
ex  post
I ex ante  S ex  ante
 Y 
Y  L Z P 
 L 
P
P
La teoria macro dinamica di Harrod consiste essenzialmente nella individuazione dei tre tassi di
crescita costanti che corrispondono ai tre livelli della teoria macro statica keynesiana e nell’analisi
delle relazioni che li legano.
La versione «dinamica» della teoria keynesiana di Harrod
Questa è la versione dinamica
dell’identità contabile tra
l’investimento e il risparmio
Y K
1
I
1
S
s
y



K Y
ICOR Y
ICOR Y
ICOR
E questa è la relazione che
esprime il tasso di crescita
del reddito effettivo
Questa è la versione dinamica della
condizione di equilibrio del reddito
d
s
g
Y 
ICOR

Y

s
Y


y
 

Y ICOR d
exante
exante
S
tasso di  crescita garantito
I
d
d
tasso di  crescita
della produttività
del lavoro
tasso di
crescita naturale

yP


z

lP
tasso di  crescita
della popolazione
lavorativa
E questa è la relazione che
esprime il tasso di crescita
del reddito «garantito»
E questa è la relazione che
esprime il tasso di crescita
del reddito «naturale» (o
potenziale)
Keynes e Harrod a confronto
Reddito di equilibrio
Offerta aggregata
EQ
Y

Y

I S
I
exa n te
G
y

y

s
ICOR
Tasso di crescita
effettivo
S
exa n te
sd
ICOR d
Tasso di crescita del
reddito di equilibrio che
Harrod chiama
«garantito»
Reddito potenziale
P
Y

 LP Z
P
y
lP z
Tasso di crescita del
reddito potenziale
Se il livello è lo stesso e i tre tassi di crescita sono diversi
Y
yP=3%
yEQ=2%
y=1%
YtP
YtEQ
Yt
Y0=Y0EQ=Y0P
Se i tre tassi sono diversi, al
tempo t i tre livelli saranno
diversi!
t
tempo
Se i tre tassi di crescita e i tre livelli sono diversi
Y
yP=3%
yEQ=2%
yEQ ≠ y zona di
disoccupazione involontaria
crescente
Y0P
Y0EQ
Y0
yEQ ≠ y zona di
instabilità ciclica
tempo
y=1%
Crescita equilibrata e appropriata
y  yg  y p

 

I tre tassi sono uguali: la crescita sarà
equilibrata e appropriata
crescitaequilibrata e  appropriata
y p  yg  y

crescita appropriat
a
ma  non equilibrat
a
y  yg  y p

 

crescitaequilibrata  ma  non appropriata
y  yg  y p

 

crescita nonequilibrata e  non appropriata
Se il tasso di crescita garantito è uguale a quello potenziale,
la crescita sarà appropriata, ma se il tasso di crescita
effettivo è diverso da quello garantito sarà non equilibrata
Se il tasso di crescita effettivo è uguale a quello garantito,
ma diverso da quello potenziale, la crescita sarà equilibrata
ma non appropriata
Se, infine, il tasso di crescita effettivo è diverso da quello
garantito, e quest’ultimo è inferiore a quello potenziale, la
crescita non sarà né equilibrata né appropriata
Le determinanti dinamiche della crescita garantita
•
Il fulcro della teoria keynesiana è nella teoria
del moltiplicatore, incentrata sugli effetti della
propensione marginale al consumo
•
La teoria di Harrod è incentrata sulla teoria
dell’acceleratore degli investimenti
•
Che cosa succede se la teoria del moltiplicatore
si unisce a quella dell’acceleratore?
Y
Eq
1
 d I
s
I  v d Y
Ovvero se
da  cui
Y  Y
Eq
d
 Y Eq
s
d
Eq
d
Eq
G
v
Y
Y 
 d y


  s
Eq
Y
v
ex a n te
ex a n te
I
S
Ma la crescita garantita non è costante!
da  cui
d
 Y Eq
s
d
Eq
d
Eq
G
v

Y

s
Y



y

 
Eq
d
Y
v
I exa n te
S exa n te
Se il reddito continuasse a crescere sempre allo stesso tasso nessuno degli operatori sentirebbe la necessità di cambiare il
proprio comportamento e il sistema potrebbe continuare a crescere sempre a quello stesso tasso costante
Secondo Harrod, questo stato di cose non può durare a lungo, in quanto sia la propensione al risparmio (il complemento ad
uno della propensione al consumo), sia il coefficiente capitale/prodotto variano al variare del reddito. In altri termini sd e vd
non sono parametri, bensì variabili endogene!
Scrive Daniele Besomi, uno dei più accreditati interpreti del pensiero di Harrod: “Né la propensione al risparmio s né il
coefficiente di accelerazione v sono costanti. Essi dipendono da alcune circostanze che possono variare nel corso del ciclo
economico. Harrod non solo ne era consapevole, ma ha fatto di queste variazioni l’essenza della sua teoria del ciclo
economico”.
Fonte: D. Besomi, “La teoria del ciclo e della crescita di Roy Harrod”, in “M. Baranzini and others”, Corso di economia politica II,
Lugano: Università della Svizzera italiana, 2000, pp. 129-135.
Attenzione! s e v variano nel tempo! Per cui i tasso di crescita garantito non sarà costante. Ciò ha notevoli implicazioni per la teoria
di Harrod, ma tali implicazioni sono spesso sottaciute nel contesto delle teorie della crescita.
Affinità e differenze tra Keynes e Harrod
Tra Keynes e Harrod vi sono affinità e differenze significative:
•
entrambi ritengono che i meccanismi di mercato siano inadeguati ad assicurare e il raggiungimento
della piena occupazione ed il suo mantenimento nel corso del tempo;
•
questo fatto giustifica per entrambi la necessità dell’intervento pubblico correttivo (la Politica
economica);
•
diversa è invece la concezione della Politica economica. Secondo Keynes essa dovrebbe avere lo
scopo di sopperire alla cronica carenza di domanda effettiva, mentre per Harrod, essa dovrebbe
controllare l’instabilità ciclica e conciliare la crescita equilibrata con quella appropriata;
•
inoltre, nella teoria macrostatica keynesiana gli investimenti sono autonomi (nel modello redditospesa) e/o dipendono dal tasso d’interesse (nel modello IS-LM);
•
nella teoria dinamica di Harrod gli investimenti dipendono dalle variazioni del reddito (via teoria
dell’acceleratore).
I limiti della teoria del ciclo di Harrod e la sua rivalutazione
•
Harrod riteneva che la sua teoria avesse una portata “rivoluzionaria” sia rispetto alla teoria
neoclassica tradizionale, sia alla teoria keynesiana, dal momento che entrambe ipotizzavano che
l’equilibrio del sistema fosse stabile.
•
Come avremo modo di vedere, ignorando la possibilità che la crescita possa essere non equilibrata
(il primo motivo di instabilità), la risposta degli economisti neoclassici si è incentrata, da un lato
sulla variabilità (attorno ad un valore di equilibrio) del coefficiente capitale/prodotto e, dall’altro,
sulla dimostrazione del legame esistente tra il tasso di crescita potenziale e il progresso tecnico.
Oltre a ciò, “l’equazione che determina il tasso di crescita è stata interpretata come relazione di
lungo periodo atta a descrivere la crescita reale delle economie”.
•
Recenti studi sulla rivalutazione del pensiero di Harrod (resi possibili dalla pubblicazione nel 2003
dei “Collected Interwar Papers and Correspondence of Roy Harrod”, curati da Daniele Besomi),
hanno tuttavia messo in luce che “la sua spiegazione del ciclo è basata proprio sull’instabilità della
crescita insita nel meccanismo da lui postulato”.
Il modello di Domar
•
Mentre Roy Harrod si proponeva di elaborare una versione dinamica della Teoria Generale
keynesiana, l’obiettivo di Evsey D. Domar (1914-1997) era molto meno ambizioso.
•
Egli si proponeva, infatti, di “colmare o comunque ridurre il gap lasciato nella teoria del reddito e
dell’occupazione dal modo particolare con cui Keynes ha trattato l’investimento” [Domar (1957)].
•
Per Domar l’attività di investimento ha una natura dicotomica, poiché “la costruzione di una nuova
fabbrica ha un effetto duale: essa aumenta la capacità produttiva e genera reddito” [Domar (1947)].
•
Il problema di Domar consisteva dunque nell’individuare a quale tasso gli investimenti avrebbero
dovuto crescere “al fine di far sì che l’incremento del reddito eguagliasse quello della capacità
produttiva”.
•
La risposta a quella domanda è fornita dalla soluzione di un’equazione fondamentale, quella che
individua “il tasso di crescita dell’investimento e/o del reddito nazionale che è necessario affinché
siano mantenuti in equilibrio questi due effetti dell’investimento”.
Le ipotesi del modello di Domar
•
•
•
•
•
Le ipotesi su cui si basa il modello di Domar sono:
assenza di inflazione
assenza di ritardi temporali
ammortamenti al costo di sostituzione
piena capacità produttiva
equilibrio inteso come capacità produttiva uguale reddito.
Sotto queste condizioni e ponendo:
Q Y


K
I
si ricava agevolmente il tasso di crescita (costante) degli investimenti:
1
I
s

effetto sul reddito

I
effetto sullacapacità produttiva
I
 s
I
Capacità produttiva e disoccupazione in volontaria
Domar introduce poi anche il concetto di “grado di capacità produttiva utilizzata”, intendendo con
questa espressione il rapporto tra la produzione (reddito) e la massima capacità produttiva esistente:
produzione  effettiva
t 

Yt
Qt

Y0

e s  q t
Q0
capacità  massima
Partendo sempre da una situazione di piena utilizzazione della capacità produttiva, affinché nel corso
del tempo la stessa rimanga sempre pienamente utilizzata occorre che gli investimenti (e quindi il
reddito) crescano allo stesso tasso della capacità produttiva:
Qualora gli investimenti (e quindi la capacità produttiva)
crescessero ad un tasso inferiore a quello effettivo, si
avrebbe “capacità produttiva inutilizzata e
disoccupazione”.

s  y  

crescita
equilibrat a
q

crescita
potenziale
  t  nel  tempo



disoccupaz ione
cronica
L’instabilità: un problema insoluto
Il problema della instabilità presente sia nella teoria di Harrod che nel modello di Domar
troverà una prima (ancorché non definitiva) soluzione con le ipotesi adottate dal Premio Nobel
Robert Solow, il quale farà riferimento ad una «funzione di produzione aggregata», una teoria
che richiede uno specifico approfondimento e che verrà illustrata nelle lezioni successive.
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