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Il diario dei nostri nonni - Istituto Comprensivo Mazzini Castelfidardo

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Il diario dei nostri nonni - Istituto Comprensivo Mazzini Castelfidardo
Testimonianze dei nostri nonni
sulla scuola e la vita del passato
Progetto Continuità
Classe 2°C
A.S. 2012/2013
I. C. Mazzini Castelfidardo
Presentazione dell’attività: “Il diario dei nostri nonni”
dall’articolo pubblicato sul giornalino d’Istituto
La professoressa di lettere aveva portato noi alunni della
2°C in aula di informatica, per svolgere un lavoro al
computer. Dovevamo utilizzare un documento Word per
trascrivere un'intervista che avevamo precedentemente
rivolto ai nostri nonni. Con le informazioni dell'intervista,
dovevamo far finta di essere i nostri nonni e scrivere un loro
immaginario diario, con una data di tanti anni fa. Con la
fantasia si doveva andare indietro nel tempo e immaginare
come potesse essere la vita cinquanta o addirittura sessanta
anni fa, e aggiungerci poi delle informazioni vere.
Questo lavoro a me è piaciuto molto perché è stata una
lezione diversa e più divertente, invece che stare sempre in
classe, sopra i banchi. Però bisogna fare anche una
riflessione: comporre un testo così personale come il diario
non è semplice; infatti quel giorno, si poteva notare come
qualcuno cercasse di immedesimarsi nel proprio nonno e
cercasse di scrivere il diario di sua fantasia, ed altri, invece,
erano intenti a capire come funzionasse il documento Word.
Questo ci fa riflettere su come oggi il computer si utilizzi
soprattutto per stare sui social network e chattare, non per
esercitarsi e usare strumenti come la videoscrittura. È per
questo che bisogna imparare a utilizzare di più il computer
per lavori che potrebbero essere di scuola, piuttosto che
passare la giornata su una chat.
Francesca Villani
La scuola negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento
intervista a nonno Adelelmo
Mio nonno si chiama Adelelmo ed è nato a Recanati, nel 1939.
Oggi gli ho voluto fare qualche domanda su com’era la scuola
nel dopoguerra.
Quando hai cominciato ad andare a scuola?
Ho cominciato a sei anni, in prima elementare, e ho finito a
dodici, in quinta. Però ho perso un anno, infatti ho ripetuto la 4°
elementare.
Dove sei andato a scuola?
Dalla prima alla terza elementare sono andato a scuola a
Sambucheto, poi ho fatto la quarta a Montefiore (MC) e,
successivamente, io e la mia famiglia ci siamo trasferiti a
Castelfidardo, dove ho frequentato per la seconda volta la
quarta elementare e la quinta.
Come erano le tue maestre e i tuoi maestri?
La mia maestra preferita si chiamava Virginia e non era molto severa. Prima di lei, invece, avevo avuto
un maestro, molto rigido e autoritario. Quando si scriveva, le mani dovevano stare sopra il banco, ma
durante le spiegazioni, le mani si dovevano mettere dietro la schiena e chi non ce le teneva, veniva punito
con una bacchettata sulle mani.
Come andavi vestito? E cosa portavi con te?
Portavo un grembiule nero, che era lungo fino ai piedi ed era lo stesso per tutti i cinque anni; era uguale
sia per i maschi che per le femmine dato che la mia classe era mista; sotto il grembiule avevo i calzettoni
che arrivavano fino al ginocchio e di solito venivano portati dai maschi. Avevo una cartella fatta di
cartone e per scrivere utilizzavo il pennino che veniva intinto nell’inchiostro del calamaio.
Le lezioni a che ora iniziavano? E quando finivano?
Si entrava a scuola alle 8 e spesso si finiva alle 11; infatti la
maestra, a quell’ora, doveva andare a preparare il pranzo e
perciò ci lasciava con il figlio, il quale, non sapendo come
gestirci, ci faceva giocare con le biglie.
Davvero la maestra si assentava, lasciandovi nelle mani
del figlio?
Sì, comunque la casa della maestra era al piano di sopra;
devi sapere, che, a quel tempo, tutte le scuole erano in
campagna e avevano al piano terra l’aula e al primo piano
c’era l’abitazione dell’insegnante. Ogni classe era costituita
da una sola sezione e ognuna era in una casa di campagna
diversa.
Ti manca quell’età?
Sì, perchè ero spensierato e non avevo problemi in testa,
nonostante la situazione di povertà che si viveva in quel
periodo. Alle volte penso al benessere di oggi e poi do uno
sguardo indietro: da un lato era meglio prima perché la vita
era più semplice, ma più sana e genuina, e dall’altro penso
che quella vita era comunque molto povera. Per noi bambini
giocare con una biglia, avere un banco per scrivere, poter
mangiare un po’ di pane condito con l’olio, era oro, mentre
oggi le cose più semplici sono le meno apprezzate.
Grazie nonno per l’intervista. Ciao!
Grazie a te. Ciao!
Nella scuola degli anni Quaranta e Cinquanta del secolo
scorso, una maestra svolgeva tutte le materie e i voti
venivano espressi, come oggi, con i numeri da uno a dieci.
Francesca Villani
Il diario di nonno Albino
Ciao sono Albino Polverini, ho 77 anni,
sono nato nel 1935 e vivo a
Castelfidardo.
Io ho vissuto la mia infanzia a
Montelupone, in provincia di Macerata,
in una piccola casetta di campagna.
Ho incominciato ad andare a scuola
all’età di sette anni perché prima non
potevo a causa della Seconda Guerra
Mondiale. Ho frequentato la scuola per
tre anni. Terminata sono andato a
lavorare nei campi con la mia famiglia
come la maggior parte delle persone.
Alla mattina mi svegliavo alle 4:30, per prima cosa con i due fratelli maggiori andavamo nella stalla a
dare il fieno alle mucche e accudire i vitelli; finito questo lavoro ritornavamo a casa per fare colazione
con una fetta di pane. Intorno alle 7:00 iniziava la mia giornata lavorativa nei campi. Quando il tempo
non lo permetteva si restava in casa o nella stalla a fare i cesti con il vimini, si riparava gli oggetti rotti e
gli attrezzi per lavorare i campi. A pranzo si mangiava sempre la polenta e gli ortaggi che ci offriva il
terreno.
D’estate nelle ore più calde del giorno si faceva un pisolino perché era troppo caldo per lavorare, mentre
alla sera si rientrava per la cena più tardi. Viceversa nella stagione invernale si lavorava nel primo
pomeriggio e si rientrava a casa quando faceva buio anche perché non c’era la corrente elettrica e si
cenava con il lume e con la luce che emetteva il focolare.
A me, che ero il più piccolo della famiglia mi era
stato assegnato il compito di accudire gli animali
da cortile. Quindi al pomeriggio non avevo del
tempo libero per giocare studiare e divertirmi con
gli amici. Con loro ci incontravamo la domenica
alla messa anche perché abitavamo lontani gli uni
dagli altri e non c’erano mezzi di trasporto. La
sera dopo aver cenato si stava riuniti intorno al
camino e si andava a letto verso le ore 8:30.
Nei giorni di festa non si lavorava, ma gli animali
venivano ugualmente accuditi. La differenza stava
nei pasti che erano più ricchi ed abbondanti.
Il mio più bel ricordo dell’infanzia era quando nei
giorni di festa ci si riuniva con i parenti a
festeggiare. Mentre gli adulti giocavano a carte o a
bocce, noi bambini ci divertivamo giocando a
calcio con una palla di pezza . A me di quei tempi
mi manca l’amicizia vera, il rapporto che si creava
con i vicini, la disponibilità che c’era nell’ aiutarsi
a vicenda anche nei lavori dei campi. Ma anche la
cura nei confronti dell’ambiente.
Luca Polverini
I ricordi di mia nonna Gioconda
Io ho vissuto la mia infanzia in una piccola frazione di Osimo, Campocavallo. Ho
iniziato la scuola a sei anni ed ho finito a 11 anni, in quinta elementare. Durante
l’anno scolastico mi svegliavo alle 7:30 per andare a scuola; per colazione bevevo
una grande tazza di latte con una fetta di pane. Fortunatamente avevo la scuola di
fronte casa mia ed andavo a scuola a piedi, da sola. Finite le lezioni, verso le
12:30, arrivavo a casa per pranzare con la mia famiglia . Dopo pranzo aiutavo la
mia mamma a pulire la cucina per guadagnarmi un gelato, che costava 10 lire, da
comprare la domenica. Dopo aver aiutato la mamma, iniziavo a fare i compiti per
il giorno seguente; finiti i compiti andavo a giocare in un grande prato con le mie
due sorelline e le mie amiche: di solito giocavamo con la corda. Quando faceva
buio si rientrava a casa e giocavo un po’ con le mie sorelline al gioco della
“mamma”. Quando ritornava mio padre dal lavoro la mia mamma preparava la
cena e cenavamo verso le 20:00 con verdura casalinga, uova e salsicce. Verso le
nove si giocava a carte davanti al fuoco e si andava a dormire verso le 22:00.Nel
giorno di Natale ci svegliavamo, io e le mie sorelle, e trovavamo un albero che i
miei genitori avevano addobbato la sera prima con caramelle, cioccolatini e
mandarini; per noi era una grande festa! Vicino all'albero c’era anche il presepe,
che nostro padre aveva fatto nei giorni precedenti. Per colazione la mia mamma
aveva preparato un bel "ciambellone", cioè un dolce. Verso le 11:00 ci
preparavamo per andare dalla nonna con l’autobus; lì ci aspettavano i nostri nonni
e gli zii per pranzare insieme e per conversare tra di noi. Verso le 16:30 tornavamo
a casa sempre con l’autobus e alle 18:00 si andava a messa. Tornati a casa si
cenava con poco, perché avevamo mangiato molto a pranzo poi, sul tardi, si
andava a letto . Finiti gli studi sono andata per qualche anno da una sarta, per
imparare il mestiere. Dopo sono andata a lavorare in una fabbrica che tesseva le
maglie. Il ricordo più bello della mia infanzia è il sentimento di unione che
provavo nella mia famiglia. Di quell'età mi mancano molto i miei genitori.
Mattia Maggiori
Il diario di mia nonna Gina
12/02/1955
Caro diario,
questa mattina mi sono svegliata presto e ho visto che fuori
c’era la neve.
Ho fatto una colazione veloce, con pane e caffè d’orzo e poi mi
sono preparata per andare a scuola. Sono passata davanti alle
case delle mie amiche e ho sentito il buon profumo del
ciambellone fumante.
Ho posato la mia cartella di pelle e ho preso le scarpe buone
che nascondo tutti i giorni in un canneto sulla salita di casa
mia.
Sono arrivata a scuola in orario, alle ore 8 e poi alle 12 sono
uscita dalla classe per ritornare a casa, dove mi aspettava la
pasta al pomodoro.
Dopo pranzo, avevo il compito di asciugare le forchette, ma io
furbetta, per non lavorare, sono andata a nascondermi nella
vigna di un nostro vicino.
Successivamente, ho svolto i
compiti, poi ho aiutato mia madre a prendere l’acqua dalla
fonte vicino casa. Solo dopo aver svolto i diversi lavori
domestici, ho giocato con la terra e l’ acqua a fare le torte, e
poi le ho lasciate asciugare al sole.
Questa sera, ho cenato presto, come al solito, e adesso sto
andando a dormire.
Ovviamente, dormo nel letto dei miei genitori perché gli unici
letti, sono già stati assegnati alle mie sorelle maggiori.
A presto, Gina.
Francesca Villani
Il diario di zio Elio
24/10/1935
Caro diario,
questa mattina mi sono svegliato all’alba e, nonostante il freddo, sono andato a lavorare nei campi. Ho
sistemato per bene tutte le verdure e ho annaffiato le rose, che ancora fioriscono. Il fico sta crescendo,
anche se impiegherà ancora diverso tempo … stamattina poi ho dovuto anche prendere dei rametti di
rosmarino, che servivano a mamma. Però, per colpa dei crisantemi (che devono assolutamente essere
pronti per portarli da zio al cimitero, per la festa dei morti) si è fatto tardi, e quindi invece di camminare
con calma questa mattina ho solo corso. E la maestra mi ha sgridato più di una volta questa mattina. Sia per
il ritardo (infatti, anche se avevo corso non avevo risolto molto) che per la lezione, che non avevo neanche
studiato, come al solito. Ho un po’ di tristezza in queste parole, ma siccome tra poco sarà inverno e
bisognerà aver piantato tutte le piante, non ho più tanto tempo per studiare, anche se babbo mi dice che
devo farlo lo stesso. Però ho anche bisogno almeno di riposare un po’, altrimenti a scuola crollo! Quindi
oggi ho portato a casa un’altra insufficienza, ma babbo non s’è arrabbiato poi così tanto. Credo , almeno.
Però mi ha detto che se continuo così mi darà una punizione che non mi scorderò più.
Quindi è meglio studiare. Ho mangiato velocemente e in silenzio e, appena finito pranzo, visto che pioveva
a dirotto, sono andato a studiare. Sinceramente pensavo ad altro, mentre studiavo: pensavo a come sarebbe
stato bello andare a fare una passeggiata al mare e, anche se un po’ noioso, andare a messa a Loreto, ma
purtroppo mancano ancora diversi giorni alla domenica...uffa! Appena finito di piovere, però, mi sono
precipitato di fuori a zappare la terra e a piantare. Sono stanchissimo, non mi reggo in piedi; tra l’altro
stasera ho dovuto rifiutare l’invito di Vitangelo, che mi aveva chiesto di andare a giocare a campana con lui.
Ho cenato, mangiando verdure e un tozzo di pane, l’unica cosa che avevamo nella dispensa, purtroppo. Per
quattro persone non è molto, però ci accontentiamo … e poi l’orto ci tira un po’ su, almeno! Ora vado a
dormire, spero di meritarmelo!
Buonanotte!
Elio.
Elisa Borghetti
Il diario di mia nonna Margherita
10/05/1955
Caro diario,
oggi è domenica, cioè il giorno più bello di tutta la
settimana perché durante la mattinata si va a messa con
tutta la famiglia e in seguito facciamo un grande pranzo
tutti assieme, anche se non ci sono molti soldi.
Infatti,ogni componente della famiglia porta qualcosa da
mangiare o da bere e stiamo tutti insieme in compagnia.
Di solito,come primo piatto, si mangiano le lasagne fatte
in casa da mia nonna; come secondo, la carne di maiale
selvatico (cacciato da mio nonno) ed il pesce (pescato da
me).
Sai, devi sapere che oltre ad essere una brava figlia, sono
anche un’ottima pescatrice.
Per finire il pranzo in bellezza c’è il famoso dolce di mia
zia Anna ... che buono! Mi viene l’acquolina in bocca
solo a pensarci ...
Infine, facciamo il gioco più tradizionale, ovvero la
tombola; credo proprio di vincere oggi, mi sento molto
fortunata.
Chiara Pierdominici
Il diario di mia nonna Rosalba
19/10/1955
Caro diario,
questa mattina mi sono alzata alle 5.00 per dare da mangiare agli animali da cortile, subito dopo mi sono
recata in cucina a preparare con mia madre la colazione per me e per i miei fratelli, con il latte delle mucche
appena munto, pane e marmellata; più tardi ho indossato le scarpe, ho preso la cartellina fatta da mio nonno
(dato che è falegname l’ha fatta per tutti i miei fratelli ) e sono partita per il mio solito sentiero per arrivare a
scuola in orario. Uff...! Per fortuna sono arrivata in tempo!
Alle 8.00, entrata in classe con il fiatone, comincia subito la lezione, con la maestra che effettua la
correzione dei compiti; io per fortuna li avevo fatti tutti, come al solito, ma alcuni miei amici non li avevano
fatti e la maestra li ha messi in punizione dietro la lavagna, mentre io me ne stavo tutta impaurita nel mio
banco.
Al termine delle lezioni sono corsa a casa a preparare il pranzo insieme a mia madre.
Abbiamo cucinato la polenta, preso i “gobbi” freschi dall’orto e l’acqua dal pozzo vicino casa, raccolto
dagli alberi (che condividiamo con i vicini) la frutta. Abbiamo pranzato tutti insieme e io, subito dopo, mi
sono recata nella mia stanza, che condivido con i miei quattro fratelli, per fare i compiti. Nel tardo
pomeriggio ho giocato con i miei fratelli, poi ho ripassato le materie da studiare ripetendole a mia nonna,
mentre preparavamo la cena; infine ho cenato e sono subito andata a dormire.
Noemi Mangiaterra
Intervista a mio nonno Fabio
Dove hai vissuto la tua infanzia?
Ho vissuto la mia infanzia in Ancona, nel Rione di
Capodimonte, ma sono nato a Camerano il 2
Novembre 1944, perché in Ancona c’era stato il
bombardamento sulla città.
A che età hai cominciato ad andare a scuola e
quando hai smesso?
Ho cominciato a 6 anni ad andare a scuola e ho smesso
a 14 anni, in seconda media, perché sono stato
bocciato un anno. Avevamo i banchi da tre e le classi
erano o tutte maschili o tutte femminili; solo alle
medie le classi erano miste.
Come si svolgeva una giornata di festa?
Una giornata di festa si svolgeva in questo modo: la
mattina mi alzavo, facevo colazione con latte e un po’
di pane, in seguito andavo in chiesa per la messa poi
andavo in oratorio a giocare e infine andavo a pranzo.
Nel pomeriggio andavo a giocare a pallone o con le
biglie, facevo la pista con i miei amici, oppure andavo
al cinema e ci stavo quasi tutto il pomeriggio, finché
mia madre mi portava la cena.
Quali attività in particolare svolgevi il pomeriggio?
Il pomeriggio facevo i compiti, poi andavo a giocare
con i miei amici; insieme ci divertivamo a prendere le
bici di un nostro amico e i suoi genitori non ci
dicevano niente, perché il loro figlio era con noi.
Avevi degli amici? Cosa facevi con loro?
Sì, avevo degli amici; e finiti i compiti uscivo con
loro e andavamo a divertirci o con la fionda o con
il pallone; mi divertivo molto perché era l’unico
divertimento che avevamo.
Terminati gli studi, sei entrato facilmente nel
mondo del lavoro?
Sì, finiti gli studi sono entrato facilmente nel
mondo del lavoro, quando avevo 14 anni. Il mio
primo lavoro è stato il meccanico nell’officina
riparazioni di moto e biciclette.
Qual è il più bel ricordo della tua infanzia?
Noi non avevamo problemi, perché quelli li
avevano solo i grandi che non coinvolgevano i
propri figli, infatti eravamo spensierati e sempre
divertiti, mai una volta che uscissimo di casa
arrabbiati. I due ricordi più belli sono stati: le
scarpe da calcio, che mi ha regalato un mio
vecchio amico: erano mezze rotte ma a me non
importava, per me era quello l’essenziale; poi un
pallone che mi aveva regalato mia mamma, quello
è stato il regalo più bello della mia vita.
Gabriele Freddoni
I ricordi di mia nonna Angela
Mia nonna ha vissuto in paese. Ha cominciato la scuola a 6 anni fino al primo magistrale. Durante la
settimana mia nonna si alzava presto, puliva casa e si lavava per poi andare a scuola. Ritornata da
scuola mangiava e lavava i piatti, poi faceva i compiti e si giocava fino a sera. Durante la domenica si
alzava sempre presto, andava a messa, poi faceva una passeggiata con le amiche e la sera andava a
dormire. Il pomeriggio faceva il corso d’uncinetto o maglia o ricamo che durava 1-2 ore. Aveva molti
amici e giocavano a tombola, giochi di strada, nascondino. Mia nonna non ha trovato lavoro dopo la
scuola perché a quel tempo non si voleva lavorare e si restava in casa. Il ricordo della sua infanzia più
bello è stato il giorno della sua comunione e di quella età le manca la felicità.
Angelo Augello
Intervista a mia nonna Aldina
Dove hai vissuto la tua infanzia?
Ho vissuto la mia infanzia a
Casenuove di Monte Torto.
A che età hai incominciato ad
andare a scuola e quando hai
smesso?
Ho incominciato ad andare a scuola
a 6 anni e ho finito la 5° elementare
a 10 anni.
Come si svolgeva una tua
giornata di scuola da quando ti
svegliavi fino a sera?
Mi svegliavo alle 7:00, andavo a scuola e verso l’una andavo a casa e mangiavo il pancotto come al
solito; poi si andava a guardare i polli poi giù per il campo a raccogliere l’erba medica per i conigli; poi i
compiti, alle 17:00 cena e alle 19:00 a dormire.
Come si svolgeva una giornata di festa?
La domenica ci si incontrava alla messa poi si andava a giocare; alla sera si partecipava alla benedizione
e poi tutti a casa propria.
Avevi degli amici? Se sì, con loro cosa facevi?
Sì, avevo delle amiche e con loro facevo giochi come campana, nascondino, santì.
Terminati gli studi, sei entrata facilmente nel mondo del lavoro?
Dopo gli studi non ho mai lavorato in un’azienda ma ho sempre aiutato i miei genitori in casa.
Qual è il ricordo più bello della tua infanzia? Che cosa ti manca di quella età?
Il mio ricordo più bello di quella età è quando si batteva il grano che si stava tutti insieme; mi manca solo
questo, che per noi era un festa.
Mario Del Vicario
Il diario di mia nonna Assunta
01/02/1960
Caro diario ,
mi chiamo Assunta Sansone, sono nata il 21 Marzo 1959, ho 7 anni e faccio la prima elementare.
Vivo a Cancello ad Arnone, un paese in provincia di Caserta.
Quest’anno ho cominciato la prima elementare dopo 3 anni di asilo.
Questa mattina, come al solito, mi sono svegliata verso le 7: 30 del mattino, ho fatto colazione con latte
fresco di mucca, che mi ha portato papà, e biscotti.
Mi sono vestita molto bene, con un abito nuovo fatto da mamma, perché oggi è domenica e devo andare a
messa. Sotto casa mi aspettavano le mie amiche, Angela e Maria.
Dopo la messa delle 11:00 sono ritornata a casa a piedi e sul tavolo mi aspettava un bel piatto di
pastasciutta. Dopo aver pranzato ho aiutato mamma nelle pulizie e poi ci siamo messi a giocare tutti
insieme a tombola. A cena poi ho mangiato il pollo.
Ora sono qui a scriverti, ma devo andare a letto, domani ho un altro giorno di scuola!
Ciao da Assunta.
Erika Paolo
Il diario di mio nonno Leonardo
20/02/1953
Caro diario,
questa mattina mi sono svegliato molto presto per aiutare
i miei genitori in campagna; poi ho fatto colazione con
pane e marmellata fatta in casa, mi sono vestito e, come
tutte le sante mattine, sono andato a scuola a piedi.
A scuola ho molti amici e, anche se in questi tempi è
difficile averli, io sono stato sempre un tipo socievole. La
scuola non è molto sviluppata a causa della mancanza di
soldi e, di conseguenza, manca anche il materiale.
Finita la scuola, cioè alle 12:30, torno a casa, pranzo con
tutta la mia famiglia, poi faccio i compiti prima di andare
a giocare fuori.
Se i genitori mi permettono di andare a giocare fuori io e
i miei amici giochiamo a: rincorrerci, nascondino, il
gioco del fazzoletto e saltare con la corda.
Finito il divertimento, torno a casa a cenare insieme alla
mia famiglia con gli avanzi del giorno oppure, se non è
rimasto niente, si mangia pane e olio accompagnato con
acqua o vino.
Verso le 21:00 vado a dormire perché i miei genitori
sono molto autoritari e, soprattutto, domani mi aspetta
una lunga giornata.
Aurora Carancini
I ricordi di mio padre Fabio
Mio padre Fabio ha vissuto la sua infanzia in campagna, nella periferia di Castelfidardo. Cominciò ad
andare a scuola all’età di sei anni, in prima elementare, e smise in terza media. Si svegliava la mattina
presto per fare colazione, poi si preparava e andava a scuola a piedi; quando ritornava a casa sua madre
gli lasciava il pranzo al caldo. Come finiva di mangiare andava a lavorare nel campo con suo fratello,
dei suoi cugini e dei suoi amici. Durante una giornata festiva o anche la domenica si riunivano tutti i
familiari e mangiavano insieme facendo un pranzo più lungo del solito. Durante il pomeriggio giocava
con i suoi amici o andava a pesca. Aveva degli amici con i quali giocava e andava a fare passeggiate in
paese. Ai suoi tempi i soldi in casa erano pochi, quindi smise di andare a scuola per lavorare.
Uno dei suoi ricordi di infanzia è quando andava a giocare con i suoi amici; una delle cose che gli
manca è la scuola.
Daniele Schiavoni
Intervista a mia nonna Violetta
Dove hai vissuto la tua infanzia?
La mia infanzia l’ho vissuta a casa imparando le
faccende domestiche.
A che età hai cominciato ad andare a scuola e quando
hai smesso?
Io ho incominciato ad andare a scuola all’età di otto anni
ed ho smesso all’età di sedici anni.
Come si svolgeva una tua giornata feriale dal
momento in cui ti svegliavi fino alla sera?
Dopo la scuola, stavo in casa ad aiutare la mia mamma a
preparare il pranzo per il mio papà, poi uscivo a farmi
una passeggiata con la mia mamma; appena tornavamo,
poiché era tardi, preparavo la cena insieme alla mia
mamma per papà che tornava dal lavoro.
Quali attività svolgevi il pomeriggio?
Il pomeriggio lo passavo con le mie compagne di scuola
e giocavamo con le trottole, poi andavamo a guardare le
capre e le pecore e discutevamo con i contadini e gli
allevatori di mucche.
Cosa ti è rimasto di quell’infanzia?
A me dell’infanzia è rimasto il ricordo di quei giochi che
facevo con le mie compagne di scuola. E poi non mi
manca più niente di quell’infanzia.
Riccardo Litrico
Intervista a mia nonna Marisa
Dove hai vissuto la tua infanzia?
Ho vissuto in campagna.
A che età hai cominciato ad andare a scuola e quando
hai smesso?
Ho iniziato ad andare a scuola a 6 anni ed ho finito a 7, in
seconda elementare.
Come si svolgeva una tua giornata feriale dal momento
in cui ti svegliavi fino alla sera?
Alla mattina custodivo gli animali come maiali, galline…,
poi facevo colazione e andavo in campagna a coltivare la
terra. Di pomeriggio qualche volta giocavo con la corda o
con le bambole di pezza che mia madre mi faceva. A sera si
cenava con la polenta e poi si pregava attorno al caminetto.
La domenica invece si andava alla messa e nel pomeriggio si
giocava con le amiche, quindi si lavorava meno.
Quali attività svolgevi il pomeriggio?
Al pomeriggio da bambina studiavo e, quando sono stata più
grande, lavoravo nei campi. Con gli amici andavamo a
pascolare le mucche e le pecore e alcune volte giocavamo a
nascondino.
Terminati gli studi, sei entrata facilmente nel mondo del
lavoro?
Sì, perché io ho lavorato fino a 35 anni e poi ho fatto la
casalinga.
Cosa ti è rimasto di quell’infanzia?
Di quei tempi mi manca la tranquillità, l'allegria che c’era.
Marco Serenelli
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