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La donna - liceo g. bruno

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La donna - liceo g. bruno
LA CONDIZIONE
FEMMINILE
ATTRAVERSO
I SECOLI
Barlocco Silvia
Rosso Simonetta
Russo Michelle
La donna nelle diverse
civiltà
• La
• La
• La
• La
• La
• La
• La
Donna
Donna
Donna
Donna
Donna
Donna
Donna
Egizia
Greca
Romana
nel Medioevo
nel Rinascimento
nell’età Moderna
negli anni ‘60
LA POSIZIONE SOCIALE DELLA DONNA EGIZIA
La donna egizia godeva della stessa posizione giuridica dell'uomo.La donna esercitava
le sue principali attività nella sfera privata, come "signora della casa" .
Si può parlare di una certa divisione del lavoro in base al sesso.
Cinque o sei donne arrivarono a detenee il potere supremo,nella Bassa Epoca una di loro arrivò a ricoprire la carica di "Divina Adoratrice":il
suo potere divenne maggiore
di quello del sommo sacerdote .
Nell'Antico Regno alcune donne hanno svolto compiti amministrativi in case private,
la donna raggiunse l'apice nella vita istituzionale e pubblica.In seguito,nel Nuovo Regno,la menzione di titoli amministrativi femminili
scompare quasi del tutto.
Le principali attività conosciute attraverso le fonti archeologiche o scritte indicano che nell' Egitto antico esisteva una divisione del
lavoro in base al sesso.
Le domestiche si occupavano della cura delle signore ,le impiegate delle grandi tnute dei nobili o dei templi partcipavano insieme alla
lavorazione del pane e delle birra.
Tra le domestiche sono state distinte le fornaie,le birraie,le mugnaie,le giardiniere
le musiciste,le ballerine e le cantanti,oltre alle tessitrici e alle filatrici.
Le donne svolgevano anche compiti molto specializzati,come quello di nutrice,nel caso dei figli del re,soltanto le donne appartenenti alla
classe nobile potevano esrcitare
questa funzione.
Le contadine,pur non partecipando alla maggior parte delle attività agricole epastorizie,collaboravano nella raccolta del grano.
Le donne erano proprietarie terriere ,che partecipavano a transizioni mercantili senza l 'aiuto degli uomini e che potevano ereditare e
lasciare eredità a loro piacimento;quando si sposavano,continuavano a disporre dei loro beni,che riacquistavano in caso di divorzio.
La condizione normale della donna era quella di sposa,la donna nobile rientrava nell'ideale egizio;percui non sono giunte fino ai nostri giorni
molti dati riguardanti questa condizione sociale.
BES, DIO PROTETTORE DELLA GRAVIDANZA
Nell'antico Egitto il dio Bes era rapprsentato come un nano deforme e barbuto.Era una divinità del focolare,legata a una
protezione della donna incintam e del neonato.
L'ideale egizio era avere molti figli,perciò la fecondità era una delle principali preoccupazioni della donna.
I papiri di medicina indicano rimedi per favorire la gravidanza ed evitare il pericolo di aborto spontaneo,erano però anche
preoccupazioni perb abortire e rimedi per favorire la contraccezione,come rivelano le stese fonti mediche.
IL MATRIMONIO
L'ideale di ogni egizio era sposarsi e formare una famiglia.I matrimoni erano di solito
monogamici ,ma il faraone praticava la poligamia e il matrimonio"incestuoso".
L'età per contrarre matrimonio era l'inizio della pubertà,il fatto di vivere sotto lo stesso tetto sembra che fosse sufficiente
per considerare una coppia unita in matrimonio;di solito la donna si trasferiva a casa del marito.Le fonti parlano di un atto
formale pubblico,davanti al consiglio locale.
Le cause del divorzio,invece,potevano essere svariate :sterilità della donna ,adulterio,reciproco accordo.Se non era lei stessa
la causa della separazione,la sposa riceveva dal marito un indennizzo,oltre a recuperare la dote e i propri beni,più un terzo
della proprietà in comune.
Sappiamo che il ripudio era più frequente da parte degli uomini che dalle donne;rotto il matrimonio,il marito non manteneva più
la moglie ed entrambi erano liberi di risposarsi.I figli ereditavano i beni in parti uguali ,sia il marito che la moglie potevano
diseredare alcuni figli e beneficiarne altri.
Il faraone poteva avere molte mogli e concubine, la “sposa principale del re” gli dava, in teoria, l’erede legittimo al trono; le
altre mogli stavano nei cosiddetti “harem”. Per i matrimoni diplomatici con principesse straniere, bisogna sottolineare la loro
funzione politica, consistente nello stabilire e mantenere alleanze con le potenze del Vicino Oriente. Questi matrimoni non
L'AMORE
I poemi d’amore esprimevano sentimenti comuni a tutti gli amanti di qualsiasi epoca: la felicità e il piacere, ma anche le
sofferenze e le difficoltà che generava l’amore e la sua conseguenza più grave, la gelosia. La descrizione della bellezza fisica e
spirituale degli amanti mostrava il desiderio che nasceva tra gli innamorati.
L’arte egizia rappresentava con grande naturalezza la sessualità femminile; non si Gli egizi manifestarono grande interesse per
l’amore. I poemi esprimevano i sentimentipuò dire lo stesso di quella maschile. Tuttavia, va precisato che nei templi e nelle
tombe, l’atto sessuale non veniva raffigurato. Solo partendo dallo studio di diversi elementi simbolici,presenti in alcune scene
di caccia e di pesca, appare possibile intravedere alcune allusioni alla sfera sessuale. La pratica amorosa raffigurata nella sua
forma più realistica ricorreva invece di frequente nei graffiti e negli ostraka realizzati dagli operai dei villaggi degli artigiani,
oppure sugli amuleti di cui si disponevano sia gli uomini sia le donne allo scopo di potenziare la sessualità e la fecondità. Vi
erano due “deviazioni”: la necrofilia e la zoofilia; è noto che, gli addetti all’imbalsamazione davano sfogo alle loro necessità
approfittando dei corpi di defunte giovani e belle e, al fine di evitare questo contatto carnale con i cadaveri, i familiari
lasciavano trascorrere alcuni giorni prima di portare la defunta all’imbalsamazione.
I documenti di Deir el-Medin parlano di infedeltà, violenze,divorzi,aborti e dell’esistenza di donne che si facevano pagare per
le loro prestazioni sessuali. E’ noto che esistevano donne denominate “le altre”, che non erano sposate e non avevano figli. I
maschi dopo l’atto sessuale dovevano lavarsi se volevano entrare in un tempio, da ciò si deduce che l’attività erotica era
relegata all’ambito del focolare domestico, in quanto era considerata come qualcosa di intimo e privato.
L'INFANZIA
La donna egiziana di solito partoriva fino agli otto figli tra i 15 e i 40 anni d’età, poiché la mortalità infantile era molto alta.
Quando una coppia non aveva figli, implorava gli dei per ottenere discendenti. Di solito la madre sceglieva il nome del figlio al
momento della nascita, i nomi facevano riferimento a circostanze speciali o costituivano un omaggio a una divinità popolare o
una forma di devozione al sovrano regnante. Le madri si preoccupavano di dare ai propri figli il latte adeguato in qualità e
quantità, se una madre non aveva sufficiente latte ricorreva a scongiuri magici, ma poteva anche affidare il proprio figlio a una
nutrice. La madre portava il bambino al collo, sul petto, o stretto alle spalle e anche sul fianco sinistro. I bambini delle classi
povere imparavano prestodeterminati lavori, il padre trasmetteva al figlio la conoscenza del proprio mestiere e lo istruiva ai
precetti morali. Nel Medio Regno esistevano scuole dirette da scribi dove il bambino studiava dai 5 ai 10 anni imparando a
scrivere e a leggere. Anche le bambine potevano imparare a leggere e a scrivere, ma generalmente studiavano soltanto musica
e danza, apprendevano dalle loro madri i riti e la condotta sociale. La circoncisione era un rito religioso, riferimenti testuali a
“vergini non circoncise” fanno pensare alla clitoridectomia, entrambe le pratiche comportavano un rito iniziatico di passaggio
dall’infanzia all’età adulta.
LA POSIZIONE SOCIALE DELLA DONNA GRECA
LE DONNE GRECHE
Avevano la libertà molto limitata fuori casa. Potevano frequentare matrimoni, funerali, feste religiose e potevano visitare
donne vicine di casa per brevi periodi di tempo. Le donne greche erano responsabili dell'andamento della casa. Il loro lavoro
era governare la casa ed educare i bambini. La maggior parte delle donne greche libere non eseguivano personalmente le
faccende domestiche, ma li facevano eseguire agli schiavi e alle schiave. Schiavi femmina cucinavano, pulivano e lavorarono nei
campi. Schiavi maschi sorvegliavano la porta per assicurarsi che nessuno entrasse quando l'uomo di casa andava via, a parte
vicine di casa femmine, e facevano da tutori ai giovani figli maschi. A mogli e figlie non era permesso assistere alle gare
atletiche perché gli atleti gareggiavano nudi. Partecipare alle corse equestri era l'unica concessione fatta alle donne, ma solo
alle padrone dei cavalli. Se il loro cavallo vinceva esse ricevevano il premio.
BAMBINI GRECI
I greci antichi considerarono i loro bambini figli "minori" fino all'età di 30 anni! Quando un bambino nasceva in una famiglia
greca antica, il padre nudo portava il suo bambino, in un ballo rituale, attorno ai parenti. Amici e parenti mandavano regali. La
famiglia decorava l'ingresso della casa con una ghirlanda di olive (per un ragazzo) o una ghirlanda di lana (per una ragazza).
RAGAZZE GRECHE
In molte città stato greche, le ragazze stavano in casa finché non si sposavano. Come le loro mamme, esse potevano
frequentare alcune feste, funerali e potevano visitare le vicine di casa per brevi periodi di tempo. Il loro lavoro era aiutare la
madre, ed aiutare nei campi, se necessario.
EDUCAZIONE DEI GIOVANI
Lo scopo dell'educazione dei giovani era produrre cittadini addestrati nelle arti, preparare cittadini per la pace e la guerra. Le
ragazze non andavano a scuola, ma molte imparavano a leggere e scrivere a casa, nel conforto del loro cortile. Fino all' età di 6
o 7 anni, i ragazzi imparavano a casa dalla madre o da uno schiavo maschio. Dall'età di 6 anni fino ai 14 andavano ad una scuola
elementare di quartiere o ad una scuola privata. I libri erano molto costosi e rari, così i pochi disponibili per la scuola erano
letti ad alta voce e gli allievi dovevano imparare tutto a memoria. I ragazzi usavano tavolette di scrittura e regoli. Nella scuola
elementare, dovevano imparare due cose importanti - i versi di Omero, il poeta dell'Iliade e dell'Odissea, suonare la lira, un
strumento musicale. Il loro insegnante che era sempre un uomo poteva scegliere liberamente materie supplementari insegnare.
Spesso si sceglieva di insegnare teatro, retorica, politica, arte, lettura, scrittura, matematica, ed un altro strumento musicale
molto popolare: il flauto.
Dopo le elementari alcuni ragazzi seguivano corsi di studio superiori per quattro anni. Al compimento del 18° anno di età
entravano nella scuola militare per altri due anni, a 20 anni conseguivano la laurea.
LE RAGAZZE DI SPARTA
A Sparta le ragazze andavano a scuola all'età di 6 anni o 7. Loro vivevano, dormivano e si addestravano negli alloggi della loro
sorellanza. Nessuno sa se la loro scuola fosse come crudele o dura come la scuola di ragazzi, ma alle ragazze erano insegnate
lotta, ginnastica e abilità di combattimento. Alcuni storici credono che le due scuole erano molto simili, e che si tentava di
addestrare le ragazze come si addestravano i ragazzi. Gli Spartani credevano che giovani donne forti avrebbero prodotto
bambini forti. All'età di 18 anni, se una ragazza di Sparta superava le sue prove di adattamento, abilità, e coraggio le veniva
assegnato un marito e le era permesso di tornare a casa. Se falliva perdeva i suoi diritti di cittadina, e diventava una dei
perieci. Nella maggior parte delle altre città stato greche, le donne erano costrette a stare in casa la maggior parte del loro
tempo. A Sparta, le donne cittadine erano libere di muoversi e godevano di molta libertà; come i loro mariti non vivevano in
casa.
MATRIMONI GRECI
In Atene antica, le cerimonie nuziali avevano luogo dopo il tramonto. La sposa, velata, si muoveva dalla sua casa alla casa dello
sposo stando in piedi su un carro. La sua famiglia seguiva a piedi il carro, portando i regali. Amici della sposa e dello sposo
illuminavano il percorso portando torce e suonando musica per spaventare i cattivi spiriti. Durante la cerimonia di matrimonio,
la sposa mangiava una mela, o un altro pezzo di frutta, a simboleggiare che a partire da quel momento il suo sostentamento
sarebbe dipeso da suo marito. È probabile che i regali alla coppia includessero cesti, mobilia, gioielleria, specchi, profumo, e
vasi riempiti con fogliame. A Sparta la cerimonia era molto semplice. Dopo una baruffa, lo sposo si lanciava la sposa sulla spalla
per provare la sua forza superiore, e la portava via.
LA POSIZIONE SOCIALE DELLA DONNA ROMANA
La donna romana aveva un ruolo nella società, legato all'istituto della maternità, rigorosamente rgolato dal diritto. Il
matrimonio era la condizione legale, entro la quale veniva generata la discendenza. Fondato sull'unione carnale tra l'uomo e la
donna, il matrimonio era l'istituto giuridico e sociale essenziale della società romana, poichè all'interno del matrimonio
nascevano i figli, e si assicurava la continuazione della stirpe.
L'importanza attribuita alla maternità nella società era elevatissima. Il modello emblematico dlla vita di una donna romana si
può desumere da un'epigrafe: "fu casta,si occupò della casa, filò la lana". La donna romana era anche la custode del focolare,
colei che manteneva sempre viva la fiamma.
Le donne romane, a differenza dei maschi, portavano un solo nome. Le donne nubili o non sposate non avevano alcun statuto
giuridico,in quanto erano soggette all'autorità del padre. Seppure soggette alla patria potestà del marito, le donne romane
svolgevano all'interno della famiglia molte funzioni importanti non tutte legate alla maternità, dirigevano la vita della casa ed
erano preziose consigliere. Non di rado, le donne romane hanno preso parte, seppure in modo indiretto alla gestione degli
affari politici della città. Le donne amministrvano da sole il loro patrimonio, ad eccezione della dote che apparteneva al marito,
potevano disporre comunque della dote e del patrimonio del marito nel testamento, inratti godevano della parità successoria.
La città assagnava alle donne bisognose un tutore, per circondare i loro atti giuridici di validità legale.
LA POSIZIONE SOCIALE DELLA DONNA NEL MEDIOEVO
Fisicamente deboli, moralmente fragili, le donne erano considerate nel Medioevo creature da proteggere dagli altri, ma anche
da se stesse. Esse erano sempre state sottoposte alla sorveglianza e alla guida degli uomini del loro "ordine". Quindi a tutti i
livelli della società la donna disponeva di una libertà di spostamento e di azione molto ridotta rispetto a quella maschile. Il
compito principale assegnato loro, di qualsiasi ceto o condizione fossero, era quello di prendersi cura della famiglia a cui
appartenevano o presso cui prestavano servizio, e di vegliare sui beni del gruppo familiare. Dall'alto Medioevo in poi, le
bambine venivano educate già dall'età di sette-otto anni quando, separate dai bambini, iniziavano la loro vita di apprendimento
stando intorno alla loro madre: la signora del castello. Quest'ultima insegnava alle figlie come usare il telaio e l'ago. Infatti il
campo artigianale tessile è rimasto per tutto il Medioevo di competenza femminile. Si lavorava in casa per uso familiare ma
anche come lavoro retribuito nei laboratori dei villaggi. Il matrimonio nella società medievale aveva funzione procreativa che
nei ceti elevati era affiancata dalla trasmissione del patrimonio familiare, e questo implicava trattative complesse e prudenti.
L'integrazione della donna alla casa dell'unico uomo che avesse il diritto di fecondarla arrivava talvolta fino a cambiare il suo
nome personale. L'aspetto più importante del suo ruolo nella casa era partorire dei buoni eredi che potessero essere degni
della trasmissione del patrimonio degli avi. I figli erano quindi la conseguenza più importante del matrimonio e rappresentavano
la fusione del sangue delle due famiglie. I nomi a loro assegnati erano quelli di entrambi i rami.
Nel basso Medioevo, invece, la situazione migliorò. Anche se le giovani ragazze dai quindici anni in su sposavano signori dai
sessant'anni in poi, traevano da questa situazione il loro vantaggio. Da parte dei mariti si evidenziava una sorta di
protezionismo paterno, e questi si preoccupavano di insegnare loro come dovevano comportarsi. Erano particolarmente
indulgenti lasciando coltivare alle mogli i propri interessi e assecondandole nella richiesta di istruzione.
Nei confronti del marito, in seguito all'insegnamento:
"... le donne a cui Dio ha dato una coscienza e che sono ragionevoli debbono avere un perfetto e riverente amore per i loro
mariti...",
dovevano essere sempre premurose sia a letto che a tavola, a volte nascondendo un cuore triste. Mostrare pazienza era una
qualità essenziale e per tale motivo non dovevano mai lamentarsi, tenendosi stretto il marito e riportandolo a sé se questo
evadeva dal rapporto coniugale.
Anche la contadina dei feudi gestiva la sua casa ma direttamente, innanzitutto versando i tributi e poi tenendola in ordine e
pulita. Accudiva i figli in quanto il marito stava tutto il giorno nei campi del MANSO dove ogni tanto andava ad aiutarlo,
curandosi del pollaio e di tosare le pecore. Esisteva inoltre un laboratorio separato da quello degli uomini dove, insieme alle
LA CACCIA ALLE STREGHE
Nel corso del XII secolo, accanto ai monasteri maschili ebbero ampia diffusione anche quelli femminili. Ma verso la fine del
secolo, la religiosità delle donne cominciò ad esprimersi al di fuori di qualsiasi regola, trovandosi immediatamente esposta
all'accusa di eresia.
All'assurdo massacro degli eretici si deve aggiungere un'altra categoria, duramente perseguitata dalla Chiesa: le streghe.
Il Terrore iniziò con papa Gregorio IX il quale decretò che gli eretici dovevano essere consegnati al braccio clericale ai fini
dell'esecuzione della pena. Centinaia di morti torturati e bruciati testimoniano la follia dell'Inquisizione. Alle cerimonie
stregonesche la Chiesa oppose sue personali forme di magia (riprese dalle Antiche Religioni)come acqua santa, candele
benedette, campane, medaglie, rosari, reliquie, esorcismi e sacramenti ma nonostante tutte queste armi "divine" più torturava,
bruciava ed uccideva, più c'erano streghe, maghi e fattucchiere. In letteratura vengono riportati casi di località nelle quali il
numero delle streghe superava del doppio quello delle persone "normali". Interi paesi vennero spopolati (a Triora, la Salem
italiana vennero bruciate 400 donne) bruciandone gli abitanti.
Su incoraggiamento del papa Innocenzo VIII Heinrich Kramer e Jakob Sprenger pubblicarono nel 1486 il Malleus
Maleficarum. Quest'opera raccoglieva tutte le credenze e superstizioni popolari che spesso mischiava con la dottrina della
Chiesa. Questo libro dava anche direttive su come svolgere i processi e le torture ed è indicativo dei pensieri morbosi,
specialmente verso le donne, a quel tempo:
"...Che cosa e' la donna se non un nemico dell'amicizia, una inevitabile punizione, un male necessario, una tentazione naturale?"
Grande fu la fama di questo libro tanto che fu tradotto in francese, inglese tedesco e italiano e in tutti i paesi infiammava
l'animo della comunità con il monito biblico del versetto 22,17 dell'Esodo:
" Non lascerai vivere la maga".
La caccia alle streghe iniziò nel '400, si intensificò nella seconda metà del '500 e declinò a partire dalla fine del '600. La
maggior parte delle condanne per stregoneria fu la conseguenza di processi condotti in modo legale. L'ultimo processo per
stregoneria in Inghilterra risale al 1712. La giuria giudicò l'imputata, Jane Wenham, colpevole e la condannò a morte, una
sentenza che poi fu annullata grazie agli sforzi del giudice che aveva tentato invano di convincere la giuria a scagionare la
LA POSIZIONE SOCIALE DELLA DONNA NEL RINASCIMENTO
LA FAMIGLIA
La struttura della famiglia, durante il Rinascimento, non mutò di molto rispetto alle epoche precedenti. Il padre di famiglia era sempre l'autorità
principale, ed il regime casalingo era piuttosto austero.
Il pater familias gestiva praticamente tutta la sua discendenza, infatti, case permettendo, più generazioni coabitavano sotto lo stesso tetto, governate
dall'autorità del patriarca, unico padrone di tutti i beni familiari e della loro destinazione dopo la propria morte.
La famiglia, così compattata, somigliava molto alla gens latina.
Se il diritto di vita e di morte sui figli era stato abolito già dal Medioevo, leggi, costumi ed opinione pubblica acconsentivano ancora all'uccisione della
moglie adultera, mentre il marito poteva tenere più concubine in casa o frequentare con assiduità le cortigiane. I figli nati al di fuori del matrimonio
erano poi sempre più numerosi, tanto che si passò da 1 su 120, nel 1420, ad 1 su 12, alla fine del XVI secolo!
Il marito aveva inoltre il diritto di bastonare la propria moglie ed i propri figli in qualsiasi circostanza, e poteva anche appellarsi alla forza pubblica per
domare un figlio troppo esuberante, facendolo "riflettere" in carcere.
I figli che andavano contro l'autorità paterna, ad esempio sposandosi senza approvazione, venivano inoltre esclusi dalla famiglia, perdendo ogni forma di
diritto, e tutto il patrimonio, ad essa legati.
Le testimonianze letterarie del tempo non riportano solo cronache di tirannia domestica, ma anche molte scene familiari ricche di intimità e tenerezza.
I figli maschi, come nei periodi precedenti, raggiunta la giusta età, venivano affiancati da un insegnate privato o da un maestro pagato dal comune. Se il
figlio si dimostrava di belle speranze, riceveva dal genitore il beneficio dell'emancipazione economica, grazie alla quale poteva disporre di una parte del
patrimonio familiare e soprattutto della libertà d'azione, cosa che implicava la capacità legale di governare la propria vita e i propri affari.
La maggior parte delle ragazze continuò ad essere tenuta all'oscuro di ogni nozione, ma, grande innovazione del periodo, le giovani donne, provenienti da
famiglie ricche, si avvicinarono all'istruzione. E' infatti in questo periodo, che compaiono le prime testimonianze letterarie italiane al femminile.
Il MATRIMONIO
Una volta sposata, la moglie aveva il compito di procreare, restando chiaramente fedele al marito, doveva vegliare sulla famiglia e, in assenza del
coniuge, gestire la casa. Limitandosi, però, alle funzioni di governante, poiché solo il marito aveva il diritto di amministrare il patrimonio familiare.
In teoria, la sposa non aveva nessun diritto di chiedere al marito come impiegasse il tempo che non passava con lei, né doveva sapere quale attività
questi svolgesse, tanto meno poteva immischiarsi dei suoi affari. Come in passato, inoltre, non aveva il diritto di uscire di casa non accompagnata, e
poteva solo affacciarsi dal balcone, ma mantenendo sempre un atteggiamento dignitoso e grave, di modo che i vicini non potessero pensare male.
Non doveva neanche truccarsi con nessun tipo di cosmetico, perché questo era indizio di malcostume e poteva attirare i "cacciatori di gonnelle". Queste
erano le direttive del tempo, che non prevedevano nessun tipo di distrazione, tranne forse qualche festa familiare ogni tanto (matrimoni o battesimi).
Chiaramente queste direttive si riferivano ad un ideale, che non veniva necessariamente applicato alla regola. E' anzi facile dedurre, che i costumi, in
pratica, fossero ben diversi. Alcune testimonianze storiche ci riferiscono, infatti, di donne che si occupavano degli affari del marito, o che passavano
ore a chiacchierare dal balcone con le proprie amiche, oppure, di mogli tranquillamente imbellettate.
In realtà la condizione delle donne del XV secolo cambiò molto, rispetto ai periodi precedenti (comuni: donne nella società), e non smise di evolversi,
verso una maggiore liberalizzazione della donna nella società italiana. Non che le donne non rimanessero ancora confinate nella casa familiare, ma vi fu
un progressivo miglioramento della condizione femminile, anche se le più libere erano ancora le cortigiane.
LA VITA PUBBLICA
Vi fu poi un aumento dei matrimoni per amore, ed una maggiore valorizzazione della figura femminile nell'arte, cosa probabilmente dovuta
ad una più assidua partecipazione delle donne alla vita sociale. Sono di questo periodo, infatti, molte poetesse, di cui la letteratura italiana
del XVI secolo va fiera (link a donne e letteratura: 1450-1500).
Pur restando politicamente, ed economicamente, ancora fortemente soggette agli uomini, si propagò un modello di socialità filo-femminile,
grazie alla diffusione delle corti, che influì progressivamente sulla vita italiana. La donna era sempre, principalmente, una fonte di piacere
per l'uomo, ma le dame rinascimentali iniziarono a intuire quali fossero le molte delle libertà degli uomini, e si incamminarono in un
processo di lento, ma progressivo, ampliamento della loro funzione sociale.
Sono, infatti, di questo periodo anche alcune lunghe e noiose dissertazioni sull'eguaglianza dei sessi, che ci testimoniano come qualcosa
avesse cominciato a muoversi, e come si stesse avvicinando la necessità di riconsiderare il concetto di donna, e del suo posto nella società.
LA FIGURA DELLA MADRE
Anche il periodo successivo al Medioevo, conosciuto come Rinascimento, celebrato da letterati e artisti come l'epoca della "rinascita",
dopo le catene imposte al pensiero dal Medioevo, non vede, nei ceti sociali medio-bassi, la figura della donna rivalutata.
Se nei ceti sociali alti la donna può cominciare a godere di un minimo di autonomia confermata dalla possibilità di studiare e di condurre
una vita più autonoma, sempre nei limiti imposti dalla morale comune, nei ceti più bassi la sua condizione è sempre di netta subordinazione
alla figura maschile.
Infatti è considerata sempre e solo in relazione al suo rapporto con un uomo, ella è figlia, sorella moglie e madre. Il matrimonio è la tappa
culminante nella vita di una ragazza, e per raggiungere tale scopo non esita ad andare a lavorare lontano dalla sua famiglia di origine,
magari al servizio di una famiglia benestante, pur di mettere insieme la dote elemento necessario, in tutti ceti sociali, per contrarre il
matrimonio.
Il lavoro femminile si diffonde rapidamente, anche se non è accompagnato dall'aumento di autonomia, infatti una donna lavora prima di
contrarre matrimonio, ma raramente dopo, a meno che la famiglia non versi in
condizioni economiche disperate, e anche in questo caso non è lei a gestire il guadagno del suo lavoro, ma il marito.
Lo scopo del matrimonio è ovviamente, anche in questo periodo, la procreazione. E' opinione generale degli studiosi, che con presupposti
igienico - sanitari così precari, la maternità fosse una condizione negativa. Nonostante ciò, nessuna donna vuole sottrarsi a questo compito
che il più delle volte mette in pericolo la sua stessa vita oltre a quella del nascituro.
Il padre, in linea di massima, non ha con il bambino nessun tipo di rapporto, tantomeno di natura affettiva. Le cure del piccolo sono
demandate esclusivamente alla madre, che nei ceti sociali più alti ricorre alla balia.
La nascita di bambini deformi o la loro morte prematura continua ad essere interpretata come un castigo per la madre che si è macchiata
di chissà quali colpe segrete, la cui esistenza viene svelata proprio dall'incapacità di generare un figlio sano o forte abbastanza da
sopravvivere.
Sappiamo benissimo che la mortalità infantile è sempre stata altissima fino agli inizi del nostro secolo, a causa delle cattive condizioni
igieniche in cui vivevano questi nuclei familiari molto numerosi, delle malattie impossibili da sconfiggere, dalla cattiva nutrizione. Per le
conoscenze dell'epoca, ovviamente, tutte queste cognizioni igienico - sanitarie erano impensabili, per cui la colpa della morte di tanti
bambini, ricadeva su coloro a cui erano affidati, cioè sulle madri.
La maternità, quindi, era considerata ancora come la funzione principale delle donne, ma anche come un mezzo per operare su di loro un
controllo costante, il ruolo della madre, con risvolti sacri, come era inteso nel medioevo, perde di importanza, alle donne non resta che
rassegnarsi a ricoprire un ruolo subordinato di moglie al servizio della procreazione.
LA POSIZIONE SOCIALE DELLA DONNA NELL’ETA’ MODERNA
Anche nell'età moderna, la donna è essenzialmente sposa e madre, ed ha per questo dei doveri ben precisi che non può trascurare: fare
figli ed allattarli.Se nelle epoche precedenti la vita monastica, o comunque votata alla religione e alla castità, appariva desiderabile al pari
dell'essere una buona madre, nel secolo dei lumi, fortemente anticlericale, la negazione forzata di quello che è la naturale funzione della
donna, cioè la procreazione, diventa inopportuna.Difficilmente si concepisce una donna che non sia sposata e che non abbia figli, questa
visione ristretta dei compiti femminili, perennemente incentrati sulla cura dei figli e del marito, della casa e dei vari doveri ad essa
connessi, determina una sorta di schiavitù domestica a cui è difficile sfuggire, e fa della maternità una funzione sociale in cui la donna
trova la sua unica dimensione.Questa visione delle incombenze femminili piuttosto angusta, nonostante il periodo di grande respiro
intellettuale, quale è stato l'Illuminismo, ci offre un'ulteriore conferma che la donna è confinata entro limiti invalicabili in cui l'esaltazione
del ruolo di genitrice è solo un mezzo per evitare che ella si occupi di questioni per le quali il suo intelletto non è ritenuto
adatto.Nonostante tutto, però, alcune fanciulle, di buona famiglia vivono una condizione personale più felice, e se nei ceti medio - bassi la
donna è ancora considerata per la sua capacità generativa, negli ambienti nobili, più illuminati, conquista più autonomia, infatti si
moltiplicano le donne intellettuali e non è raro incontrare ereditiere che fanno dei loro salotti dei centri di cultura alla moda
EDUCAZIONE FEMMINILE
Come abbiamo notato in precedenza, l'educazione femminile fu una vera e propria innovazione di questo periodo, anche se la maggioranza
la riteneva ancora una cosa non necessaria, o addirittura dannosa!
Sin dall'infanzia le bimbe venivano sorvegliate, perché non avessero troppi contatti con i servi o gli schiavi, persone poco raccomandabili.
Per evitare questo tipo di inconvenienti, erano mandate in convento, dove potevano studiare e stare al riparo dalle cattive compagnie, fino
agli undici-dodici anni.
Uscite dal convento, le ragazze erano pronte ad imparare i loro doveri di donne, per divenire delle perfette spose, sotto la guida materna.
Innanzi tutto, dovevano avere una conformazione fisica adatta alla procreazione di numerosi figli, ed essere sane, in modo da dare al
marito eredi forti e robusti. Oltre alle caratteristiche fisiche, dovevano anche possedere delle precise qualità morali. La perfetta sposa
era: pulita negli abiti e nel corpo, discreta, modesta e, soprattutto, onesta. Doveva rispettare ed ubbidire ai suoi parenti, cosa che lasciava
supporre che sarebbe stata fedele nel matrimonio; doveva saper filare, cucire e accudire un'abitazione. Le caratteristiche qui elencate,
non dovevano essere tipiche solo della futura sposa, ma anche di tutte le donne della sua famiglia, poiché si riteneva che "quale la famiglia,
tale la figlia!".
Gli anziani del futuro marito indagavano, quindi, sugli ascendenti delle giovani pretendenti al matrimonio, inoltravano le ragazze allo sposo,
e questi sceglieva la sua consorte, non sulle basi di un presunto amore, bensì vagliando i vantaggi di un'alleanza con una famiglia, piuttosto
che con un'altra.
IL LAVORO FEMMINILE
Se nelle classi abbienti era previsto che le donne sarebbero dipese economicamente dagli uomini, ci si aspettava che le donne delle classi
lavoratrici si mantenessero da sole, sia prima che dopo il matrimonio.
Non ci si poteva infatti aspettare che gli uomini delle classi povere, sia in qualità di padri che di mariti, potessero provvedere da soli al
fabbisogno di tutta la famiglia.
Nonostante questo onere, però, la società non si aspettava che le donne potessero, o dovessero, vivere in uno stato di completa
indipendenza. Per questo motivo, una donna poteva essere pagata meno per il suo lavoro, perché si riteneva che, in ogni caso, un uomo
avrebbe provveduto a lei. Le donne lavoratrici, non ancora sposate, dovevano quindi partecipare alle spese familiari. Se non riuscivano a
trovare un lavoro abbastanza remunerativo,potevano andare a vivere con famiglia del loro datore di lavoro, il quale scalava dal loro
stipendio il corrispettivo dovuto al loro mantenimento. In questo modo una donna, non solo risparmiava alla sua famiglia l'onere del proprio
mantenimento, ma si impegnava ad accumulare la dote e ad attirare, con la sua abilità lavorativa, un futuro marito.
La società si impegnava infatti ad instillare nelle bambine, fin dalla più tenera età, l'idea che il matrimonio avrebbe fornito loro rifugio e
aiuto, cosa che portava circa l'ottanta per cento delle ragazze di campagna a lasciare la casa, a malapena dodicenni, per iniziare ad
accumulare la dote. Dai successi raggiunti in campo lavorativo, dipendeva il futuro della giovane donna.
Le ragazze di bassa estrazione, oltre alle qualità tipiche delle donne, come saper filare e cucire, dovevano anche acquisire una
specializzazione lavorativa.
I lavori più ambiti, per chi viveva in campagna, erano quelli di servitrici nelle grandi fattorie, perché permettevano alle ragazze di restare
vicine alle loro famiglie e di non cambiare radicalmente il proprio stile di vita.
Chi non riusciva a trovare lavoro in campagna, doveva spostarsi in città. Bisogna considerare che città significava spesso il più vicino borgo,
da circa cinquemila abitanti, in cui le giovani potevano trovare, con maggiore facilità, un impiego come donne di fatica. Questi lavori
variavano nella quantità delle mansioni da svolgere, che comunque erano tutte pesanti, come lavare la biancheria, svuotare le latrine, pulire
la casa e cucinare.
Le ragazze provenienti da famiglie notoriamente oneste, o quelle che avevano maggiori contatti, potevano aspirare a posti di servitù più
alti, come domestiche o servitrici personali.
La quantità di servitrici in una casa era un indice di status sociale, ed era uno dei primi lussi, che una famiglia in ascesa economica, si
concedeva.
Le giovani donne che vivevano in zone industriali o commerciali, potevano invece trovare un'occupazione come tessitrici, o se provenienti
da famiglie di artigiani, curare alcuni aspetti della produzione.
IL MOVIMENTO SUFFRAGISTA
Un ruolo determinante nell'affermazione dell'uguaglianza di genere ebbe il movimento delle "Suffragette", che fiorì dal 1860 al 1930,
riunendo donne di diversa classe sociale e di diversa istruzione attorno al comune obiettivo del diritto di voto. Il movimento suffragista
era particolarmente attivo negli USA e in Inghilterra dove alcune associazioni iniziarono a organizzare manifestazioni e proteste. In un
primo tempo le suffragette cercarono di tenere comizi e di fare marce di protesta per sensibilizzare l'opinione pubblica e convincere il
governo inglese a estendere il diritto di voto alle donne. Di fronte alla repressione della polizia, le suffragette passarono a forme di
protesta più decise e violente; così nel 1912 proclamarono la "guerra delle vetrine": gruppi di donne sfilarono per le vie principali di Londra
e presero a sassate le vetrine dei negozi. Nel 1913 il movimento suffragista ebbe la sua martire: una giovane inglese, Emily Davison, si
getto sotto la carrozza reale durante un affollato derby e rimase uccisa. Il movimento tendeva ad assumere il carattere di generica lotta
contro l'altro sesso, il che oscurava il suo contenuto democratico e costituiva un fattore di debolezza. L'agitazione divenne assai più
efficace quando le associazioni femministe si collegarono con i sindacati operai e con i partiti socialisti ed ebbero il parziale appoggio di
organizzazioni religiose. Ma per il momento le rivendicazioni femministe non furono accolte: oltre che urtare contro una diffusa mentalità
tradizionalista, la richiesta del suffragio femminile coinvolgeva problemi più ampi, riguardanti il lavoro e la famiglia, che la società non era
in grado di affrontare senza correre il rischio di gravi squilibri.
Negli ultimi decenni del XIX secolo, tuttavia, il movimento per l'emancipazione della donna, grazie soprattutto ad Anna Maria Mozzoni e
Anna Kuliscioff, si intrecciò strettamente a quello operaio e socialista e con il congresso delle donne indetto nel 1908 a Roma dal Consiglio
nazionale delle donne nacque il suffragismo femminile italiano. Una proposta per allargare il diritto di voto alle donne, avanzata nel 1919,
fu travolta insieme con le istituzioni liberali dall'avvento del fascismo.
Fu la Nuova Zelanda il primo paese a estendere il diritto di voto alle donne nel 1893. In Italia le donne iniziarono a votare soltanto il 2
giugno del 1946.
In Russia nel 1917 e in Cina nel 1949, dopo le rispettive rivoluzioni, i nuovi governi comunisti sostennero l'uguaglianza tra i generi e
attuarono una politica decisa a favore del controllo delle nascite, anche al fine di sradicare il modello di famiglia patriarcale. Ciò
nonostante, nell'URSS alle donne lavoratrici furono corrisposti sempre e soltanto salari minimi e la loro rappresentanza politica fu molto
ridotta. In Cina continuarono a verificarsi alcune forme di discriminazione sessuale sul lavoro.
LA POSIZIONE SOCIALE DELLA DONNA NEGLI ANNI ‘60
IL FEMMINISMO
Con il termine femminismo, in modo semplificativo, si può indicare
•la posizione di chi afferma la parità politica, sociale ed economica tra i sessi, partendo dalla constatazione che le donne sono state
e tuttora sono, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini ed ad essi subordinate;
•la convinzione che il sesso biologico non dovrebbe essere il fattore pre-determinante che modella l'identità sociale o i diritti
sociopolitici o economici della persona;
•il movimento politico che ha rivendicato e rivendica pari diritti e dignità tra donne e uomini e che –in vari modi- si interessa alla
comprensione delle dinamiche di oppressione di genere.
Il femminismo è, di fatto, un concetto complesso ed eterogeneo, che si è sviluppato con caratteristiche peculiari in ogni paese ed epoca.
Molti fattori contribuiscono a definire e ri-definire il concetto di femminismo e le pratiche politiche ad esso connesse ( ad esempio
classe, etnia, orientamento sessuale). Al suo interno ci sono quindi diverse posizioni e approcci teorici, tant’è che ad oggi alcune studiose,
teoriche e/o militanti femministe parlano di ‘femminismi’.Il movimento femminista, con questo nome, è venuto alla ribalta internazionale
negli anni '60, con l'intento di modificare radicalmente la divisione sessuale dei ruoli maschili e femminili e quindi di rimettere in
discussione, in tutti gli aspetti del vivere associato, una gerarchizzazione umana che assegna un meno o un più ai diversi individui in base a
meri rapporti di potere che trovano fondamento proprio nella sessualità maschile e nelle sue proiezioni sociali e politiche.
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