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F VAS PUG ADOTTATO

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F VAS PUG ADOTTATO
1. INTRODUZIONE
A. Inquadramento, definizioni e scopo del documento
L’obiettivo principale attribuito alla valutazione ambientale strategica (VAS) viene
specificato nella Direttiva 2001/42/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27
giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi
sull'ambiente.
Precisamente all’art.1 viene specificato che “la direttiva ha l'obiettivo di garantire un
elevato livello di protezione dell'ambiente e di contribuire all'integrazione di considerazioni
ambientali all'atto dell'elaborazione e dell'adozione di piani e programmi al fine di
promuovere lo sviluppo sostenibile, assicurando che, ai sensi della presente direttiva,
venga effettuata la valutazione ambientale di determinati piani e programmi che possono
avere effetti significativi sull'ambiente”.
Il Piano Urbanistico Generale (PUG) di San Severo rientra nella definizione di “piano o
programma” come specificato dall’art.2/a della Direttiva 2001/42/CE dove viene esplicitato
che:”per «piani e programmi» s'intendono i piani e i programmi, compresi quelli
cofinanziati dalla Comunità europea, nonché le loro modifiche che sono elaborati e/o
adottati da un'autorità a livello nazionale, regionale o locale oppure predisposti da
un'autorità per essere approvati, mediante una procedura legislativa, dal parlamento o dal
governo e che sono previsti da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative”,
rientra quindi nel campo di applicazione della direttiva VAS e verrà di conseguenza
valutato secondo le sue disposizioni.
La Direttiva risponde alle indicazioni della Convenzione internazionale firmata ad Aarhus
nel 1998, fondata sui tre pilastri:
Diritto alla informazione;
Diritto alla partecipazione alle decisioni;
Accesso alla giustizia;
La procedura di VAS, così come definita dalla Direttiva, prevede:
La Consultazione delle autorità aventi specifiche competenze ambientali per
definire la portata delle informazioni del Rapporto Ambientale (Scoping);
La redazione del Rapporto Ambientale del programma;
La Consultazione delle autorità ambientali e del pubblico sul Rapporto Ambientale;
L'integrazione delle risultanze del Rapporto Ambientale ed il risultato delle
consultazioni nella redazione finale del Programma;
L'informazione sulla decisione, incluso il modo in cui il risultato delle Consultazioni è
stato considerato;
Il monitoraggio;
La valutazione ambientale strategica consiste in un processo strutturato e sistematico di
ricognizione dello stato dell’ambiente e delle criticità presenti, ed in una fase di valutazione
di tutte le conseguenze ambientali indotte da scelte pianificatorie di gestione o di modifica
del territorio.
In questo senso risulta essere finalizzata ad assicurare che tali conseguenze unite al
risultato dell’analisi dello stato dell’ambiente, vengano incluse in modo completo e
considerate in modo appropriato all’interno dell’intero percorso decisionale di piano,
indirizzandone ed influenzandone sinergicamente le scelte.
Questo concetto viene specificato proprio all’interno della Direttiva 2001/42/CE che
individua la valutazione ambientale strategica come un “importante strumento per
l'integrazione delle considerazioni di carattere ambientale nell'elaborazione e nell'adozione
di taluni piani e programmi che possono avere effetti significativi sull'ambiente negli Stati
membri, in quanto garantisce che gli effetti dell'attuazione dei piani e dei programmi in
questione siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro
adozione”.
La VAS quindi non è unicamente il risultato di un processo valutativo, bensì risulta essere
un elemento che si integra nel piano e ne diventa elemento costruttivo, che ne indirizza le
scelte attraverso la gestione e il monitoraggio.
Risulta possibile esaminare la metodologia di applicazione della Direttiva 2001/42/CE,
oltre che attraverso esperienze internazionali, come ad esempio la metodologia proposta
dalla Gran Bretagna dal Department on Environment, 1993, attraverso uno dei riferimenti
più concreti: il “Manuale per la valutazione ambientale dei Piani di Sviluppo Regionale e
dei Programmi dei Fondi strutturali dell’Unione Europea”.
Il Manuale è coevo alla proposta della Direttiva adottata dal Parlamento Europeo il 20
ottobre del 1998 ed è quindi possibile considerarlo una sorta di manuale applicativo della
Direttiva e tutt’oggi mantiene inalterata la sua validità quale documento di indirizzo.
La metodologia applicativa proposta dal manuale ha il grosso vantaggio di essere
estremamente flessibile e di conseguenza facilmente adattabile a differenti tipologie di
piani.
Il Manuale prevede una procedura articolata principalmente in sette fasi fra loro
interconnesse:
Valutazione dello stato dell’ambiente ed elaborazione dei dati di riferimento:
fornisce un’analisi della situazione in campo ambientale con riferimento alle risorse
naturali nonché alla valutazione delle possibili interazioni positive e negative tra le
risorse naturali e il piano oggetto di valutazione;
Obbiettivi, finalità, priorità: identifica gli obiettivi, le finalità e le priorità in materia di
ambiente e di sviluppo sostenibile da inserire nel piano, in base al risultato della
valutazione dello stato dell’ambiente;
Bozza di proposta di piano e di identificazione delle alternative: inserisce nella
bozza di piano gli obiettivi e le priorità ambientali accanto agli obiettivi di sviluppo,
alle iniziative e alle alternative finalizzate al raggiungimento degli obiettivi;
Valutazione ambientale della bozza di piano: Valuta le implicazioni ambientali delle
priorità di sviluppo e la coerenza della strategia prevista con le finalità di sviluppo
sostenibile;
Indicatori in campo ambientale: stabilisce gli indicatori ambientali che aiuteranno
decisori e pubblico a comprendere le interazioni tra ambiente e il settori di sviluppo;
è importante che gli indicatori siano quantificati in modo che possano descrivere nel
tempo le variazioni;
Integrazione dei risultati della valutazione nella decisione definitiva: Orienta
utilizzando i risultati della valutazione, in direzione della sostenibilità le redazione
del piano;
Monitoraggio e valutazione degli impatti: Il monitoraggio è l’attività di raccolta ed
elaborazione delle informazioni circa l’efficacia dell’attuazione del piano; l’attività di
monitoraggio consente la valutazione dello scostamento tra obiettivi indicati e quelli
realmente conseguiti.
Unitamente alle sette fasi sopra descritte il manuale specifica una serie di dieci peculiarità
che specificano quali debbano essere i riferimenti fondamentali nella definizione dei criteri
di sostenibilità e di sviluppo sostenibile.
Il manuale sottintende che i criteri debbano essere considerati con un approccio
improntato alla flessibilità, in quanto le autorità fruitici di tali peculiarità, potranno utilizzare i
criteri si sostenibilità che risultino attinenti al territorio di cui sono competenti e alle
rispettive politiche ambientali, per definire obiettivi e priorità, nonché per valutare,
implementare e contribuire ove possibile, allo sviluppo sostenibile di altri settori.
I dieci criteri di sostenibilità del Manuale UE sono:
Minimizzare l’utilizzo di risorse non rinnovabili: l’impiego di fonti non rinnovabili,
quali i combustibili fossili, i giacimenti minerari e gli aggregati, riduce le risorse
disponibili per le future generazioni. Uno dei principi di base dello sviluppo
sostenibile è un uso ragionevole e parsimonioso di tali risorse, rispettando i tassi si
sfruttamento in modo da non pregiudicare le possibilità riservate alle generazioni
future. Lo stesso principio deve essere applicato anche ad elementi geologici,
ecologici e paesaggistici unici nel loro genere e insostituibili, che forniscono un
contributo sotto il profilo della produttività della biodiversità, delle conoscenze
scientifiche e della cultura.
Utilizzare le risorse rinnovabili entro i limiti delle possibilità di rigenerazione: Quando
si utilizzano risorse rinnovabili in attività di produzione primaria, ogni sistema
presenta un rendimento massimo sostenibile superato il quale le risorse cominciano
a degradarsi. Quando l’atmosfera, i fiumi, gli estuari e i mari vengono usati come
“serbatoi” per i materiali di scarto, essi sono trattati anche come fonti rinnovabili, nel
senso che si conta sulle loro naturali capacità di autorecupero; nel caso in cui si
sovraccarichino tali capacità, si assisterà al degrado delle risorse sul lungo periodo.
Occorre pertanto fissarsi l’obiettivo di utilizzare le risorse rinnovabili ad un ritmo tale
che esse siano in grado di rigenerarsi naturalmente, garantendo cos’ il
mantenimento o anche l’aumento delle riserve disponibili per le generazioni future.
Utilizzare e gestire in maniera valida sotto il profilo ambientale le sostanze e i rifiuti
pericolosi o inquinanti: In molte situazioni è possibile utilizzare sostanze meno
dannose per l’ambiente ed evitare o ridurre le produzione di rifiuti, in particolare
quelli pericolosi. Tra gli obiettivi di un approccio sostenibile vi è l’utilizzo di materie
che producano l’impatto ambientale meno dannoso possibile e la minima
produzione di rifiuti grazie a sistemi di progettazione dei processi, di gestione dei
rifiuti e di riduzione dell’ inquinamento.
Preservare e migliorare la situazione della flore e della fauna selvatiche, degli
habitat e dei paesaggi: I questo contesto il principio fondamentale è mantenere e
arricchire le riserve e la qualità delle risorse del patrimonio naturale affinché
generazioni attuali e future possano goderne e trarne beneficio. Tra le risorse del
patrimonio naturali si annoverano la flora e la fauna, le caratteristiche geologiche e
fisiografiche, le bellezze naturali e in generale altre risorse ambientali a carattere
ricreativo. Del patrimonio naturale fanno dunque parte le topografia, gli habitat, la
flora e la fauna selvatiche e i paesaggi, nonché le combinazioni e le interazioni tra
di essi e il potenziale ricreativo che presentano; non vanno infine dimenticate le
strette relazioni con il patrimonio culturale.
Mantenere e migliorare il suolo e le risorse idriche: Il suolo e le risorse idriche sono
fonti naturali rinnovabili essenziali per la salute e il benessere umani, ma che
possono subire perdite
dovute all’estrazione o all’erosione o , ancora,
all’inquinamento. Il principio fondamentale cui attenersi è pertanto la tutela delle
risorse esistenti sotto il profilo qualitativo e quantitativo e la riqualificazione delle
risorse già degradate.
Mantenere e migliorare il patrimonio storico e culturale: Il patrimonio storico e
culturale è costituito da risorse finite che, una volta distrutte o danneggiate, non
possono più essere sostituite. Come accade per le fonti non rinnovabili, i principi
che ispirano il concetto di sviluppo sostenibile prevedono che vengano preservate
tutte le caratteristiche, i siti o le zone in via di rarefazione, rappresentatici di un
determinato periodo o aspetto, che forniscano un particolare contributo alle
tradizioni e alla cultura di una zona. L’elenco annovera edifici di valore storico e
culturale, altre strutture o monumenti di qualsiasi epoca, reperti archeologici non
ancora portati alla luce, architetture di esterni (paesaggi, parchi, giardini, ecc…) e
tutte le strutture che contribuiscono alla vita culturale di una comunità. Anche stili di
vita, usi e lingue tradizionali costituiscono un patrimonio storico e culturale che può
essere opportuno preservare.
Mantenere e aumentale la qualità dell’ambiente locale: Nell’ambito di questa analisi,
per la qualità dell’ambiente locale si intende la qualità dell’aria, il rumore, l’impatto
visivo e gli altri elementi estetici generali. La qualità dell’ambiente locale assume la
massima importanza nelle zone e nei luoghi residenziali, teatro di buona parte delle
attività ricreative e lavorative. La qualità dell’ambiente locale può subire drastici
cambiamenti a seguito delle mutate condizione del traffico, delle attività industriali,
di attività di costruzione o minerarie, del proliferare di nuovi edifici e infrastrutture e
di un generale incremento delle attività, come ad esempio quello turistiche. E’
inoltre possibile dare un forte impulso ad un ambiente locale danneggiato con
l’introduzione di un nuovo sviluppo.
Tutelare l’atmosfera su scala mondiale e regionale: Una delle principali forze
trainanti dell’emergere di uno sviluppo sostenibile è consistita nei dati che
dimostrano l’esistenza di problemi globali e regionali causati dalle emissioni
nell’atmosfera. Le connessioni tra emissioni derivanti dalla combustione, piogge
acide e acidificazione dei suoli e delle acque, come pure dei clorofluorocarburi (cfc),
distruzione dello strato di ozono, ed effetti sulla salute umana sono stati individuati
negli anni settanta e nei primi anni ottanta. Successivamente è stato individuato il
nesso tra anidride carbonica e altri gas serra e cambiamenti climatici. Si tratta di
impatti a lungo termine e pervasivi che costituiscono una grave minaccia per le
generazioni future.
Sviluppare la sensibilità, l’istruzione e la formazione in campo ambientale: La
partecipazione di tutti i partner economici per raggiungere lo sviluppo sostenibile è
un elemento basilare dei principi fissati alla conferenza di Rio per l’Ambiente e lo
Sviluppo (1992). Per realizzare uno sviluppo sostenibile diventa fondamentale la
sensibilizzazione verso i temi e le opzioni disponibili; elementi altrettanto cruciali
sono le informazioni, l’istruzione e la formazione in materia di gestione ambientale.
Tale obiettivo può raggiungersi attraverso la divulgazione dei risultati della ricerca,
inserendo programmi in materia ambientale a livello di formazione professionale,
nelle scuole, nelle università i nei programmi di istruzione per adulti creando reti
all’interno di settori e raggruppamenti economici. Va infine ricordata l’importanza di
accedere alle informazioni in campo ambientale dal proprio domicilio e da luoghi
ricreativi.
Promuovere la partecipazione del pubblico alle decisioni in materia di sviluppo:
La dichiarazione di Rio stabilisce i fondamenti dello sviluppo sostenibile, che il
pubblico e le parti interessate vengano coinvolte nelle decisioni che riguardano i
loro interessi. Il meccanismo principale è la consultazione pubblica nella fase di
controllo dello sviluppo, ed in particolare il coinvolgimento di terzi nella valutazione
ambientale. Il concetto di sviluppo sostenibile prevede inoltre un coinvolgimento più
ampio del pubblico nell’elaborazione e nell’attuazione di proposte di sviluppo che
dovrebbe consentire di far emergere un maggiore senso della proprietà e della
condivisione delle responsabilità.
B. Quadro normativo di riferimento del PUG e della VAS
L ’interesse della Comunità Europea per la valutazione dei piani e dei programmi risale
almeno al periodo di elaborazione della direttiva 85/337 relativa alla valutazione di impatto
ambientale.
La prima bozza della direttiva prevedeva, infatti, anche la valutazione di piani e
programmi; l’idea fu poi abbandonata nella versione finale.
Nel IV programma d’azione ambientale, avviato nel 1987, veniva ribadita la necessità di
“estendere la VIA quanto prima alle politiche, ai piani e alla loro implementazione, alle
procedure, ai programmi…”; lo stesso concetto venne ribadito nel 1992 con l’adozione del
V programma quadro di azione ambientale, e nuovamente richiamato nel VI programma
quadro 2001-2010.
Va detto che, parallelamente all’attuazione del V programma quadro, l’Unione Europea ha
attivato una serie di processi che sono poi confluiti nell’adozione della citata direttiva nel
2001.
La DG XI (in seguito denominata DG Ambiente) ha avviato una serie di ricerche e di
raccolte di casi di studio sulla valutazione di piani e programmi.
Con l’adozione della direttiva Habitat (92/43/CEE) si è previsto all’articolo 6 che qualsiasi
piano, programma o progetto che possa avere un’incidenza su un sito di importanza
comunitaria per la conservazione della biodiversità sia sottoposto a valutazione.
Nella documentazione relativa alla richiesta dei fondi strutturali 1992-1999 doveva essere
allegato un profilo ambientale, mentre per i fondi del periodo 2000-2006 veniva richiesta la
presentazione di una valutazione ambientale ex-ante.
Alla fine del 1996 la Commissione Europea redigeva la prima proposta di direttiva sulla
valutazione ambientale strategica (COM 96-511).
Questo insieme di processi ha portato all’adozione della direttiva sulla VAS, da parte del
Parlamento Europeo il 31 maggio 2001.
La direttiva 2001/42/CE è stata formalmente adottata dal Consiglio dei Ministri il 5 giugno
2001 ed è infine stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee il 21
luglio del 2001.
In Europa, il quadro delle politiche ambientali di incentivo all’adozione della VAS si è
mosso (e si sta muovendo) su due livelli: da un lato sotto la spinta tradizionale
rappresentata dall'iniziativa dell'Unione Europea (dando continuità all'azione della
Comunità Economica Europea) e dall'altro per iniziativa dell’UNECE (United Nations
Economic Commission for Europe).
La Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Europa ha adottato nel 1991 la
“Convenzione di Espoo” riguardante la valutazione degli impatti ambientali transfrontalieri,
la convenzione è divenuta operativa solamente nel 1997 in seguito al raggiungimento del
numero minimo di ratifiche.
Nel 1998 in occasione della quarta conferenza ministeriale degli stati membri dell’UNECE,
tenutasi ad Aahrus in Danimarca, è stata lanciata “l’iniziativa di Sofia” per la diffusione
della VAS nei paesi dell’Europa Centrale e Orientale e dei Nuovi Stati Indipendenti.
La conferenza è stato un momento importante per le questioni dello sviluppo sostenibile a
livello Europeo.
In quell’occasione è stato presentato il Dobris report, cioè il secondo rapporto sullo stato
dell’ambiente europeo, ed è stata sottoscritta la “Convenzione sul diritto all’informazione
ambientale, sulla partecipazione alle decisioni e sulla giustizia in materia ambientale”, nota
come “Convenzione di Aarhus”.
Nel 2000 il Comitato delle Politiche Ambientali dell’UNECE ha predisposto un documento
di valutazione sull’opportunità di definire una convenzione vincolante i paesi europei sulla
VAS.
Gli stati membri dell’UNECE, nel corso della Conferenza di Sofia del febbraio 2001 si
impegnavano a definire una convenzione sulla VAS da adottare in occasione della quinta
conferenza “Ambiente per l’Europa” tenutasi a Kiev nel 2003.
Invece di una nuova Convenzione sulla VAS, a Kiev si è definito un Protocollo ad
integrazione della Convenzione di Espoo (1991) e della Convenzione di Ahrus (1998).
Il Protocollo di Kiev impegna i paesi aderenti all’UNECE di valutare le conseguenze dei
loro Piani e Programmi anche un punto di vista ambientale. La maggiore predisposizione
della VAS a entrare nei processi decisionali a livelli più alti rispetto alla VIA la rende uno
strumento chiave per raggiungere l’obiettivo dello sviluppo sostenibile.
La Direttiva 2001/42/CE è infine riassumibile concettualmente attraverso il seguente
diagramma:
Questo in generale il quadro riguardante la valutazione ambientale strategica nell’Unione
Europea; l’italia ha recepito le direttive europee principalmente attraverso il Dlgs 152/06.
Il Dlgs del 3 aprile 2006 n° 152 ha portato importa nti novità per la Valutazione Ambientale
Strategica a livello nazionale, regionale e locale.
L'iter che ha portato il suddetto decreto all'entrata in vigore il 31 luglio 2007 è però assai
travagliato, tanto che sono previste nel breve periodo ulteriori modifiche del “Testo Unico
in materia di ambiente”.
L'articolo tenta di ricostruire l'evoluzione del Decreto nonché di fare il punto sullo stato
dell'arte.
Il 29 aprile 2006 entra in vigore il D.lgs 3 aprile 2006, n. 152 (recante "Norme in materia
ambientale"). Il provvedimento introduce importanti modifiche all'assetto normativo
nazionale per la tutela dell'ambiente; in particolare, la Parte Seconda del medesimo
Decreto, introduce nuove disposizioni in materia di VIA, VAS e IPPC.
Già il 26 giugno 2006 però, il Ministero dell'Ambiente avvisa con un comunicato
(pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 giugno 2006 n° 146) che i 17 decreti attuativi
non sono da considerarsi validi, non essendo stati preventivamente inviati alla Corte dei
Conti per il controllo previsto dall'articolo 3, primo comma, legge 20/1994, non sono stati
registrati dal predetto organo.
Il 13 luglio 2006 il cosiddetto decreto “milleproroghe” ( Legge 228/2006 di conversione del
Dl 173/2006), sposta la data di entrata in vigore della Parte Seconda (quella relativa alla
VAS) del D.lgs 152/2006 al 31 gennaio 2007.
Si susseguono poi, fino al Dicembre dello stesso anno, provvedimenti correttivi del testo
materia di rifiuti, fognature e tutela dei suoli, anche collegate alla “Legge Finanziaria 2007”
( legge 27 dicembre 2006, n. 296).
Il 28 dicembre 2006 il Dl 300/2006 (convertito nella Legge 17/2007) posticipa ulteriormente
al 31 luglio 2007 l'entrata in vigore della parte Seconda del D.lgs 152/2006,
guadagnandosi in già utilizzato appellativo di "milleproroghe".
Il 15 marzo 2007 è la Conferenza Stato-Regioni a bloccare lo schema di modifica di
decreto legislativo. La condizione per una successiva approvazione dello schema è il
recepimento di alcune osservazioni e proposte emendative.
L'accordo (e il benestare della Conferenza Unificata) arriva il 29 marzo 2007.
Inizia l'iter approvativo ed i necessari passaggi alle Commissioni Ambiente di Camera e
Senato che, il 27 giugno 2007 esprimono parere favorevole, anche se con condizioni e
raccomandazioni sulla proposta di Dlgs recante "ulteriori modifiche al decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale".
Il 27 luglio 2007. il Consiglio dei Ministri approva in prima lettura il decreto legislativo
recante modifiche alle Parti Prima (disposizioni generali) e Seconda (Via e Vas) del Dlgs
152/2006 (cd. "terzo correttivo") e finalmente il 31 luglio 2007 entra in vigore anche la
“Parte Seconda” del Dlgs 152/2006, all'interno della quale sono contenute le nuove
disposizioni in materia di VIA e VAS.
Il mancato rispetto dei tempi stabiliti della legge delega 308/2004 ha però prodotto la
decadenza dei due "correttivi" al Dlgs 152/2006 in itinere (il "secondo", in materia di
acque/rifiuti, ed il "terzo", in materia di Via/Vas).
Per rimediare a ciò, Il Consiglio dei Ministri ha di conseguenza approvato il 13 settembre
2007 (sempre in prima lettura) un nuovo schema di decreto legislativo recante modifiche al
"Codice ambientale" (cd. “Correttivo Unificato”) nel quale vengono accorpate le modifiche
contenute nei testi correttivi decaduti.
La Conferenza Unificata, nella quale trovano rappresentanza Stato, Regioni, ed Enti
Locali, esprime parere positivo sul “Correttivo Unificato” solo nella seduta del 20 settembre
2007. Il 2 ottobre 2007 passa all'esame delle Commissioni parlamentari
il 24 ottobre 2007, dopo i pareri favorevoli (con condizioni) di Camera e Senato, il
“Correttivo Unificato” torna al Consiglio dei Ministri per l'inserimento delle modifiche
richieste. In una fase successiva le Commissioni dovranno verificare l'effettivo inserimento
delle modifiche.
Il 23 novembre 2007 il Consiglio dei Ministri ha approvato in seconda lettura lo schema il
"Correttivo unificato" e lo rimanda alle Commissioni parlamentari per il nuovo benestare.
Le Commissioni lo discutono dal 4 al 13 dicembre 2007 e, in quest'ultima data esprimono
parere positivo. Ora il Correttivo deve essere definitivamente approvato dal Consiglio dei
Ministri.
La situazione attuale risulta pertanto assai complessa: l'art. 50 del D. Lgs. 152/2006
impone alle Regioni di adeguare la propria normativa ai contenuti della parte seconda del
decreto entro il termine di centoventi giorni dalla pubblicazione del presente decreto.
Essendo il decreto entrato effettivamente in vigore il 31 luglio 2007, le tempistiche sopra
riportate sono da considerarsi in riferimento a questa data.
Questo il quadro a livello comunitario e la situazione a livello nazionale.
Le regione Puglia si è dotata nel 2001 della nuova legislazione regionale per l’uso e il
governo del territorio (Legge 27 luglio 2001, n. 20 del 27.7.2001) che disciplina i contenuti
le caratteristiche e i rapporti tra gli strumenti urbanistici di cui sono dotate le
amministrazioni ai vari livelli.
La suddetta Legge Regionale per l’uso e il governo del territorio all’ art. 4 stabilisce quali
debbano essere le caratteristiche del Documento Regionale Di Assetto Generale (DRAG),
principale strumento di governo e di programmazione territoriale regionale.
All’interno del DRAG vengono precisati tutte gli elementi necessari par la stesura del PUG
e le caratteristiche specifiche degli elaborati richiesti, ma in particolare la parte V,
Appendice IV contiene gli indirizzi per l’applicazione della valutazione ambientale
strategica, dove si chiariscono i rapporti tra VAS e PUG e dove si chiarisce la funzione
della VAS all’interno del processo di pianificazione e le fasi della stessa.
2. LE FASI ESSENZIALI DELLA VAS
Nella parte V, Appendice IV del Documento Regionale di Assetto Generale (DRAG),
vengono esplicitate quelle che dovrebbero essere le fasi principali del procedimento di
valutazione ambientale strategica.
Il DRAG tende a sottolineare come le fasi e le procedure descritte non debbano “costituire
un aggravio degli adempimenti comunali per la redazione del piano” ma “valorizzano il
sistema delle conoscenze e i quadri interpretativi già costituiti per l’elaborazione del PUG,
fornendo ulteriore supporto per l’assunzione di decisioni consapevoli circa gli effetti
ambientali indotti dalle scelte di piano”.
A. Fase di scoping
La fase di scoping è sostanzialmente il momento in cui vengono definite le informazioni da
includere nel Rapporto Ambientale e il loro livello di dettaglio.
Nello specifico comprende il momento di individuazione delle autorità competenti in
materia ambientale, la stesure del documento di scoping, e l’attivazione delle
consultazioni dei soggetti istituzionali e delle autorità ambientali individuate
precedentemente, sul documento stesso, da effettuarsi durante la prima conferenza di
copianificazione.
B. Il Rapporto Ambientale
All’Art 5 la Direttiva 2001/42/CE definisce il Rapporto Ambientale come un documento in
cui “siano individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l'attuazione del piano o
del programma potrebbe avere sull'ambiente nonché le ragionevoli alternative alla luce
degli obiettivi e dell'ambito territoriale del piano o del programma”.
La stesura del Rapporto Ambientale (RA) è contestuale all’intero processo di elaborazione
e di approvazione del PUG e ne costituisce parte integrante, di conseguenza la stesura di
detto RA avviene contestualmente alla stesura de Documento Programmatico Preliminare.
Gli elementi e le informazioni fondamentali costituenti il RA sono contenute nell’Allegato I
della Direttiva 2001/42/CE,dove viene richiesto di fornire:
Illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del piano o programma e del
rapporto con altri pertinenti piani o programmi;
Aspetti pertinenti dello stato attuale dell'ambiente e sua evoluzione probabile senza
l'attuazione del piano o del programma;
Caratteristiche ambientali delle aree che potrebbero essere significativamente
interessate;
Qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente al piano o programma, ivi
compresi in particolare quelli relativi ad aree di particolare rilevanza ambientale,
quali le zone designate ai sensi delle direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE;
Obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o
degli Stati membri, pertinenti al piano o al programma, e il modo in cui, durante la
sua preparazione, si è tenuto conto di detti obiettivi e di ogni considerazione
ambientale;
Possibili effetti significativi sull'ambiente, compresi aspetti quali la biodiversità, la
popolazione, la salute umana, la flora e la fauna, il suolo, l'acqua, l'aria, i fattori
climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico e archeologico,
il paesaggio e l'interrelazione tra i suddetti fattori;
Misure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo
possibile gli eventuali effetti negativi significativi sull'ambiente dell'attuazione del
piano o del programma;
Sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una descrizione di
come è stata effettuata la valutazione,nonché le eventuali difficoltà incontrate (ad
esempio carenze tecniche o mancanza di know-how) nella raccolta delle
informazioni richieste;
Descrizione delle misure previste in merito al monitoraggio di cui all'articolo 10;
Sintesi non tecnica delle informazioni di cui alle lettere precedenti.
C. Consultazioni
Il Rapporto Ambientale con la relativa sintesi non tecnica, insieme al PUG adottato, viene
messo a disposizione del pubblico per consentire l’espressione di osservazioni.
Il Comune cura la pubblicazione di un avviso sulla Gazzetta Ufficiale o sul Bollettino
Ufficiale Regione Puglia contenente l’indicazione delle sedi in cui è possibile prendere
visione del RA e del Piano.
D. Pareri delle autorità con specifiche competenze ambientali
Il Comune deposita il Rapporto Ambientale con la relativa sintesi non tecnica, insieme al
PUG, e alle risultanze delle consultazioni, all’Autorità Competente per le attività tecnico
istruttorie ai fini della valutazione ambientale.
L’Autorità Competente esprime il proprio parere motivato non vincolante entro il termine di
novanta giorni dalla fine delle consultazioni.
In caso di pronunciamento di non compatibilità del PUG da parte della Giunta Regionale o
della Giunta Provinciale, l’Autorità Competente partecipa alla Conferenza di Servizi
promossa dal Comune e finalizzata alla definizione delle modifiche necessarie ai fini della
rimozione del giudizio di non compatibilità.
In attuazione alla Direttiva 2001/42/CE e della norma di recepimento nazionale (d.lgs
152/2006) la Regione definirà l’Autorità Competente all’espressione del parere ai diversi
livelli di governo istituzionali del territorio.
E. Monitoraggio
I contenuti del Rapporto Ambientale consentono di tracciare il quadro della situazione di
un determinato contesto territoriale attraverso l’utilizzo di una serie di indicatori traducibili
valori oggettivi riscontrati sul territorio.
Tali indicatori consentono di mettere in evidenza quali sono le situazioni eventualmente
problematiche dal punto di vista ambientale e proprio nella fase di attuazione del PUG, il
monitoraggio di questi indicatori scelti consente di riscontrare la validità delle scelte
intraprese e di tenere monitorata l’evoluzione delle criticità ambientali riscontrate in fase di
stesura del Rapporto Ambientale.
3. STRUTTURA E CONTENUTI FONDAMENTALI DEL PUG
A. Strategie e obiettivi del PUG
Il nuovo strumento urbanistico è basato su alcuni fondamentali requisiti:
1. Rappresenta un’effettiva sintesi di tutte le problematiche che hanno un riflesso sul
territorio: ambiente, mobilità, tutela del patrimonio storico, servizi, attività produttive, ecc., e
non si concreta solo nel consueto repertorio di nuove quantità residenziali, produttive e
terziarie da esaurire, bene o male nel tempo;
2. Pone finalmente al centro dell’azione pubblica e privata l’esigenza di riorganizzazione e
riqualificazione del tessuto urbano esistente; l’obiettivo generale non è quello di offrire
spazi per una crescita ulteriore della città (già oggi pericolosamente vicina al limite
sostenibile), ma quello di offrire migliori condizioni insediative per tutto quanto è stato già
realizzato: abitazioni, attività, istituzioni, servizi, ecc.
3. Si assume la responsabilità della pianificazione del territorio senza reticenze, riducendo
nei limiti fisiologici il rimando a forme di pianificazione che decidano l’utilizzazione delle
aree successivamente al PUG. Il ricorso all’istituto della pianificazione attuativa va
riservata a quei pochi casi in cui è effettivamente necessaria, e lasciando comunque
trasparire già nel PUG le decisioni fondamentali e il loro assetto in generale;
4. Offre un disegno chiaro e un insieme di regole certe e trasparenti per l’azione privata
(verso cui è indirizzata principalmente la normativa di attuazione) e l’azione pubblica (resa
evidente attraverso la formazione di un vero piano dei servizi).
Tante e diverse sono le questioni irrisolte che il Piano Urbanistico Generale è chiamato a
risolvere.
Per quanto riguarda il tema della migliore organizzazione della città già costruita, vanno
considerate le seguenti questioni prioritarie:
il recupero e la valorizzazione del Centro Storico e di ulteriori zone degradate
prossime a questo, già individuate in passato, ma mai oggetto di una disciplina che
coniughi efficienza e coraggio. Disciplina che possa far leva sul cospicuo patrimonio di
scantinati esistenti nel tessuto storico e che utilizzi modalità d’intervento chiare,
semplici e graduate in ragione dell’importanza storica e la complessità architettonica
dei manufatti edilizi;
la riqualificazione e il rilancio dei quartieri residenziali più periferici, anche per mezzo
della ricca strumentazione urbanistica prevista dalla normativa vigente e futura,
promuovendo la formazione di un vero corredo di spazi e attrezzature, diminuendo la
gravitazione di queste parti della città verso il centro;
la revisione e una nuova regolamentazione delle zone “D” come definite dal Piano
Regolatore del 1971, oggi profondamente trasformate e abbandonate a se stesse,
anche attraverso la delocalizzazione di attività produttive esistenti, che, nate ai margini
del centro abitato, ora si trovano completamente inglobate in esso, con evidenti danni
ambientali, di inquinamento acustico, di traffico, ecc.;
Passando al tema del traffico e della mobilità occorre studiare un ammodernamento della
rete esistente in una linea di continuità con il sistema che si è andato consolidando
storicamente.
Venendo al tema dei completamenti insediativi, occorre considerare:
la necessità di alcuni limitati e mirati completamenti residenziali, da collocarsi negli
interstizi perimetrali della città, in modo da consolidare una forma della città meno
casuale e provvisoria di quanto oggi appaia;
la necessità di affiancare all’offerta residenziale privata, che residua dai più recenti
provvedimenti urbanistici e dagli ulteriori completamenti necessari, un’offerta
residenziale sotto il controllo pubblico, che si differenzi per costi e varietà delle
soluzioni abitative;
la previsione di aree da destinare alle attività non residenziali (quali, artigianali,
industriali, turistiche, commerciali, per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, ecc.) e per
quelle attività nuove che ormai nascono con sempre maggiore frequenza, anche in
ragione di una razionalizzazione del tessuto urbano consolidato;
Venendo al tema cruciale del potenziamento dei servizi urbani, bisogna prevedere:
un riequilibrio nella dotazione generale dei servizi aventi consistenza edilizia (scuole,
attrezzature in genere, ecc.), oggi fortemente sbilanciata al centro, favorendone la
formazione nelle frange urbane più periferiche;
la previsione di aree verdi, per parchi e impianti sportivi, anche di quartiere, che
formino una sequenza continua di spazi, che intelai e sostenga la catena di quartieri
residenziali;
l’individuazione di un metodo di attuazione per questi spazi e servizi possa coinvolgere
privati, anche attingendo a meccanismi di riequilibrio e perequazione urbanistica,
peraltro già accennati e introdotti a livello legislativo regionale;
la creazione di parcheggi in aree strategiche per ridurre i danni provocati dal traffico
divenuto asfissiante in tutti i sensi;
Per finire con le priorità di natura ambientale va sottolineata la necessità di procedere ad
una decisa azione di salvaguardia del territorio agricolo adiacente alla città, caratterizzato
dalla presenza di coltivazioni pregiate, favorendo l’utilizzo delle numerose “masserie”,
tramite lo strumento del Turismo rurale o dell’Agriturismo, per la salvaguardia del
patrimonio edilizio esistente e per rendere il territorio agricolo più vivibile.
B. Principali linee di intervento
Il sistema della mobilità
Ad un primo esame, nella dimensione territoriale l’attuale sistema non presenta particolari
anomalie o problemi; l’attuale domanda di trasporto a scala extraurbana viene smaltita
abbastanza efficacemente dall’attuale rete stradale e ferroviaria.
Esistono, a scala superiore, per opera degli enti istituzionalmente preposti, ipotesi di
ammodernamento del sistema che verranno doverosamente
riportate dal Piano
Urbanistico Generale pur sussistendo forti dubbi circa la loro praticabilità economica.
Oltre queste, non si ritiene necessario prevedere indicazioni di trasformazioni significative
per questa rete all’interno del nuovo disegno urbanistico.
Diverso è il discorso sulla mobilità interna al tessuto urbano, che presenta diversi problemi
e contraddizioni, ulteriormente accentuate dai più recenti provvedimenti urbanistici. Per
questo sistema occorre pensare ad una serie di provvedimenti mirati che garantiscano una
migliore fluidificazione del traffico.
L’estrema compattezza dell’abitato ha generato un sistema stradale continuo, in cui sono
di conseguenza permessi sia movimenti radiali che circolari.
I due principali percorsi anulari interni, Via Tondi-Minuziano-Solis-Corso Gramsci attorno
al nucleo più antico e Corso Mucci-Vittorio-Fortunato-Viale 2 Giugno, più all’esterno e
tangente alla Stazione, dai quali si distaccano le strade storiche in senso radiale dirette
verso i centri urbani limitrofi conservate con la loro giacitura nel tessuto urbano a maglie
quadrangolari: Viale Checchia-Rispoli D’Alfonso (verso Torremaggiore), Via Nenni (verso
Castelnuovo), Via Lucera, Via Soccorso (verso Foggia), Via San Matteo (verso San Marco
in Lamis) e Via san Giovanni Bosco (verso Apricena e il Gargano), sono una preziosa
eredità del piano ottocentesco e garantiscono ancora un discreto funzionamento del
dispositivo generale di circolazione.
Tuttavia alcuni tratti di questo sistema “a ragnatela” (anulare-radiale) sono oggi insufficienti
a sostenere i flussi di traffico misti che li interessano. I movimenti di traffico di
attraversamento, o a più lungo raggio, si mischiano con i traffici più locali indotti dalle
funzioni attestate su questi viali, creando situazioni di congestionamento anche
significative in alcuni momenti della giornata; si pensi ad esempio al tratto di Viale 2
Giugno frontistante il nuovo plesso ospedaliero o alla direttrice d’ingresso-uscita dalla città
per il casello autostradale (provinciale per San Marco in Lamis).
Le aree di espansione più grandi della città ideate e realizzate negli anni ’80, collocate sul
perimetro urbano, intersecano e interrompono il sistema stradale a griglia proprio del resto
della città. Tranne alcune elementari reti stradali interne ai singoli quartieri, queste
aggiunte moderne si sono appoggiate al sistema radiale o di circonvallazione cittadino
caricandolo eccessivamente. La distanza di questi insediamenti dal centro è diventata
eccessiva e pone a sua volta un problema di comunicazione.
Il Piano, nell’ambito della più generale strategia di riorganizzazione dei servizi urbani di cui
si parlerà più avanti, ha studiato un rafforzamento del sistema di circolazione “a ragnatela”
al fine facilitare le comunicazioni da una parte all’altra della città.
Il sistema insediativo
Il nucleo antico
Per la parte centrale della città, caratterizzata dallo stato di sostanziale integrità del suo
tessuto edilizio, dalla permanenza di una concentrazione dei principali servizi urbani, e dal
mantenimento di un peso residenziale significativo rispetto a quello del resto della città, si
è provveduto ad una disciplina urbanistica speciale, approfondita, definitiva, in grado di
accompagnare i diversi interventi di trasformazione e ammodernamento in un quadro
generale di conservazione degli elementi propri del nucleo antico e per la creazione di un
sistema di servizi, in aggiunta ai pochi esistenti, per migliorare l’accessibilità e la qualità
dell’abitare al centro.
Un’approfondita analisi basata sostanzialmente sulla ricognizione della suddivisione in
unità edilizie, dell’organizzazione e della morfologia del tessuto, sulla suddivisione in
categorie tipologiche e sulla valutazione dello stato di alterazione del tessuto, ha
consentito di far scaturire una prescrizione d’intervento specifica, propria di ciascun
manufatto.
La base legislativa delle diverse prescrizioni si basa sulle definizioni gen¬rali delle
modalità d'intervento definite dalla vigente legislazione statale e regionale, ulteriormente
specificate caso per caso, adattate alla realtà dei singoli edifici.
Per gli spazi pubblici il PUG del nucleo antico si è provveduto a predisporre delle
indicazioni di dettaglio necessarie per avviare i provvedimenti esecutivi volti alla
trasformazione degli stessi.
Sono aree coinvolte da una sistemazione d’insieme finalizzata alla realizzazione di
un’attrezzatura (parcheggi per lo più, con usi pubblici e privati) o di una semplice
sistemazione a terra (di spazi di piazza, per mercati o, semplicemente a verde).
Questo disegno andrà perfezionato attraverso successive esperienze progettuali: di
massima, esecutive, di cantiere, ecc., fino ad arrivare alle realizzazioni vere e proprie.
La città residenziale
Le quantità residenziali complessive derivanti dalla completa attuazione del Piano vigente
e dai vari provvedimenti integrativi presi a margine sono sufficienti a coprire buona parte
del fabbisogno di abitazioni future. L’attuazione delle residue aree di espansione sta
riversando o riverserà complessivamente in città ancora una quota cospicua di alloggi e di
conseguenza il nuovo Piano si è limitato a registrare tale offerta residua, considerandola
un’esperienza a termine non rinnovabile, da disciplinare e ricondurre nel nuovo quadro
generale.
La politica prioritaria del PUG è stata quella di disciplinare adeguatamente quanto già
realizzato, favorendo un’evoluzione costruttiva delle diverse componenti di questo tessuto.
Il Piano ha classificato la città residenziale basandosi sulle osservazioni della forma
urbana e sulla regola costruttiva del tessuto urbano, tenendo conto degli elementi distintivi
e puntando ad una loro riconferma, salvaguardia e consolidamento, abbandonando la
consueta classificazione in base ad elementi quantitativi.
A perfezionamento di questa offerta il Piano ha considerato la necessità di individuare
alcuni limitati completamenti basati su un criterio qualitativo e non quantitativo.
A questa offerta in esaurimento il Piano si è proposto di affiancarne un’altra, di livello
qualitativo elevato, in aree appositamente scelte, costituita da interventi da condurre sotto
la responsabilità pubblica, sia per quanto riguarda la formazione, ideazione e in parte per
la loro realizzazione.
Il quadro legislativo entro cui il PUG verrà definito ed entro il quale dispiegherà i suoi
effetti, consente di immaginare e portare a felice compimento un’operazione con queste
caratteristiche.
Il comparto produttivo
Il Piano Urbanistico Generale ha previsto una disciplina differenziata a seconda delle
diverse strutture insediative presenti in città:
per le aree D interne alla città consolidata: cantine vitivinicole, frantoi, consorzi agrari,
ecc. e oggi solo in parte riconvertite per funzioni diverse, il Piano ha stabilito una
disciplina a doppio binario che garantisce da un lato un prolungamento della
permanenza di queste strutture nel tessuto urbano, a condizione di migliorare la loro
integrazione con il tessuto residenziale circostante, e dall’altro la possibilità di operare
una trasformazione in cui risultino equilibrate le funzioni ad alto reddito, con funzioni di
supporto e servizio al quartiere entro cui queste realtà sono calate;
per le aree G, anch’esse interne alla città e originariamente pensate per piccoli
stabilimenti con annesse abitazioni, ma oggi realizzate diversamente e profondamente
trasformate, il Piano ha definito un riassetto complessivo che tiene conto della realtà
consolidata e della necessità di pervenire ad un risultato complessivo omogeneo;
per le aree comprese tra la Via Foggia e la ferrovia, interamente sature, occupate da
una serie di stabilimenti realizzati attraverso l’istituto della concessione in deroga, il
Piano ne ha confermato la vocazione, e la destinazione di zona produttiva, assicurando
entro certi margini possibilità di trasformazione e ampliamento, subordinati però alla
realizzazione di alcune fondamentali infrastrutture di servizio oggi assolutamente
mancanti (strade, parcheggi, verde di protezione, ecc.);
per le aree del Piano Insediamenti Produttivi (PIP) situate sull’altro lato della Via
Foggia (zone D3), il Piano ha disciplinato e promosso la formazione delle parti ancora
non realizzate, soprattutto per servizi e infrastrutture di base e prende in
considerazione la possibilità di realizzare un ampliamento del comparto.
Si aggiungono a queste le aree del Consorzio per lo Sviluppo Industriale, assoggettate al
Piano A.S.I., del tutto inattuate o quasi, che sfuggono al controllo del Piano e per le quali è
lasciato lo spazio territoriale necessario.
Il sistema delle aree a destinazione terziaria
Il Piano Urbanistico Generale non prevede in ambito urbano la presenza di zone a
destinazione terziaria pura, né per funzioni direzionali, né per funzioni di altro tipo
(commerciali, ricettive, ecc.). Questo è dovuto alla particolare struttura economica della
città, ancora molto legata all’attività di coltivazione e trasformazione del prodotto agricolo.
Tuttavia sono presenti nel PUG diverse opportunità insediative per edifici di natura
terziaria.
È utile però sottolineare il fatto che il possibile ampliamento del P.I.P. conterrà in buona
misura opportunità insediative anche per le aree a destinazione terziaria, in connessione
con quelle legate secondarie ivi insediate e con particolare preferenza per quelle attività
legate alla trasformazione del prodotto agricolo.
Il sistema dei servizi
Il Piano Urbanistico Generale è intervenuto per correggere l’insufficiente dotazione attuale.
I servizi esistenti sono costituiti da alcuni episodi edilizi interni al centro storico e al tessuto
a blocchi e dalle poche attrezzature di standard cresciute attorno ai quartieri di più recente
formazione.
Questa dotazione è assolutamente inadeguata per le necessità di una comunità
dell’importanza di San Severo sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo.
Le varie realizzazioni non sono in comunicazione tra loro, risultano distribuite casualmente
e in maniera disomogenea nelle varie parti della città.
Tra le varie tipologie di attrezzature di servizio alcune quali i giardini, gli spazi verdi
attrezzati o i parcheggi risultano quasi totalmente assenti.
I pochi episodi urbani di servizio, costituiti per lo più da edifici scolastici o religiosi, non
interrompono la monotonia del paesaggio costruito e, anzi, contribuiscono a renderlo più
fitto e impenetrabile; la compattezza del tessuto edificato, pregevole sotto altri profili come
ricordato in precedenza, è anche frutto della quasi totale assenza di “vuoti” urbani, siano
essi piazze, giardini o parcheggi.
La proposta del Piano, oltre a potenziare nei limiti del possibile la dotazione interna
all’area edificata (mediante la disciplina di recupero dei quartieri più centrali), è di
ipotizzare la creazione di una “cintura” di servizi e spazi verdi tutt’intorno al perimetro
edificato della città che recuperi il deficit quantitativo accumulatosi fin qui, armonizzi i
quartieri di più recente formazione reinserendoli in un disegno urbano continuo e armonico
e infine riequilibri la condizione di maggior concentrazione di servizi rilevabile nelle aree
più centrali;
All’esterno del nuovo perimetro urbano può essere ripristinato stabilmente l’uso agricolo
dei terreni, oggi compromesso dalle aspettative di un’espansione ulteriore, recuperando la
transizione netta tra città e campagna che è uno dei valori perduti del paesaggio pugliese
tradizionale.
Il nuovo disegno urbano proposto attraverso questa cintura è da intendersi in senso
definitivo: la città non può e non deve crescere oltre questo limite.
Tutte le esigenze in ordine quantitativo e qualitativo legate alla crescita futura vanno risolte
all’interno di questa nuova delimitazione urbanistica.
Questa cintura sarà organizzata in modo da provvedere alle necessità di servizi della città
consolidata intervenendo con un nuovo disegno capace di delimitarne la sua forma
all’esterno in modo uniforme e razionale.
Per il centro storico e le aree immediatamente limitrofe, come ricordato nel relativo
capitolo, c’è stato un impegno speciale nell’articolazione del PUG volto ad incrementare la
dotazione di adeguate infrastrutture soprattutto in termini di migliore accessibilità e
riconoscibilità per questa parte della città. L’obiettivo principale è stato infatti quello di
realizzare una nuova sistemazione viaria della strada anulare di arroccamento intorno al
perimetro urbano antico con adeguate infrastrutture di parcheggio ad uso dei residenti
(mettendo in vendita box e garage, che consentono di recuperare parte dei costi di
realizzazione) e delle persone che lavorano o accedono al centro per diver¬si motivi.
L’intenzione infatti è anche di garantire migliori condizioni di sopravvivenza ai servizi di
natura culturale o istituzionale, tuttora collocati nel centro, ma assolutamente privi di
condizioni adeguate in termini di fruibilità e accessibilità.
Il territorio inedificato
Il grande territorio inedificato a destinazione agricola esterno alla città ha necessitato di
una normativa urbanistica particolare che ha tenuto conto dell’eccezionale importanza che
riveste sotto il profilo economico e ambientale.
Il Piano ha provveduto a disciplinare zone agricole distinte tra loro in funzione della
tipologia di coltivazione adottata e in funzione delle potenzialità che rivestono sotto il
profilo ambientale e paesistico.
4. ALTRI PIANI E PROGRAMMI
A. Il Piano Urbanistico Territoriale Tematico per il Paesaggio
Il PUTT/p è le strumento di programmazione della Regione Puglia che, in adempimento a
quanto disposto dalla legge 08/08/85 n°431 e dalla Legge Regionale 31/05/80 n°56,
disciplina i processi di trasformazione fisica e l'uso del territorio allo scopo di tutelare
l’identità storica e culturale dello stesso, rendere compatibile la qualità del paesaggio, delle
sue componenti strutturanti con il suo uso sociale, promuovere la tutela e la valorizzazione
delle risorse disponibili.
Le componenti fondamentali del PUTT/p sono costituita da elaborazioni che individuano:
I sistemi delle aree omogenee per caratteri costitutivi fondamentali delle strutture
paesistiche (assetto geologico, geomorfolocico e idrogeologico, copertura
botanico/vegetazionale e del contesto faunistico attuale e potenziale, caratteri della
stratificazione storica dell'organizzazione insediativi);
Individuazione e classificazione delle componenti paesistiche costitutive della struttura
territoriale;
Definizione e degli interventi e opere aventi carattere di rilevante trasformazione
territoriale interessanti una o più aree.
Il Piano Urbanistico Territoriale Tematico per il Paesaggio individua nel territorio di San
Severo alcuni ambiti territoriali estesi che ricadono nelle definizioni enunciate dal Titolo II,
art. 2.01 dove vengono specificate le classi di attribuzione delle rappresentatività dei beni
costituenti il paesaggio e aventi valore paesaggistico.
Nello specifico nel territorio di San Severo sono presenti ambiti territoriali estesi che
ricadono nelle categorie B (Valore Rilevante, laddove sussistano condizioni di
compresenza di più beni costitutivi con o senza prescrizioni vincolistiche preesistenti), C
(Valore Distinguibile, laddove sussistano condizioni di presenza di un bene costitutivo con
o senza prescrizioni vincolistiche preesistenti), D (Valore Relativo, laddove pur non
sussistendo la presenza di un bene costitutivo, sussista la presenza di vincoli diffusi che
ne individui una significatività), riassunti nella tavola seguente:
B. Il Piano di Assetto Idrogeologico
Il Piano di Assetto Idrogeologico individua per il territorio di San Severo alcune aree aventi
grandi di pericolosità idraulica differente.
Da una breve analisi dall’estratto cartografico emerge come vi siano estese porzioni di
territorio agricolo ad alta pericolosità idraulica (AP) e a bassa pericolosità idraulica (BP),
corrispondenti all’incirca al punto di affluenza dei corsi d’acqua principali presenti nel
territorio agricolo di San Severo.
Si riscontrano inoltre porzioni di territorio agricolo a pericolosità geomorfologia media o
moderata (PG1) e limitate aree classificate come a rischio medio (R2) e a rischio elevato
(R4).
Emerge altresì come non vi siano situazioni di criticità idraulica rilevante all’interno del
nucleo urbano e nelle aree limitrofe.
C. Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale
Nella legislazione regionale pugliese l’assegnazione alle province di competenze di
pianificazione territoriale interviene soltanto con la legge regionale 15 dicembre 2000,
n°251, la quale, all’Art. 5, e in particolare ai co mmi 3 e 4, indica i contenuti fondamentali
del piano territoriale di coordinamento, rinviando a un successivo intervento legislativo la
definizione dei procedimenti della sua formazione.
Nello specifico all’Art. 5 comma 3 viene definito che “Il piano territoriale di coordinamento
provinciale è atto di programmazione generale che definisce gli indirizzi strategici di
assetto del territorio a livello sovracomunale, con riferimento al quadro delle infrastrutture,
agli aspetti di salvaguardia paesistico-ambientale, all'assetto idrico, idrogeologico e
idraulico-forestale, previa intesa con le autorità competenti in tali materie, nei casi di cui
all'articolo 57 del d.lgs. 112/1998 e in particolare individua:
a) le diverse destinazioni del territorio in considerazione della prevalente vocazione delle
sue parti;
b) la localizzazione di massima sul territorio delle maggiori infrastrutture e delle principali
linee di comunicazione;
c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica e idraulico-forestale e in
genere per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque;
d) le aree destinate all'istituzione di parchi o riserve naturali”.
In seguito al comma 4 “Il piano territoriale di coordinamento provinciale, per quanto attiene
ai contenuti e all'efficacia di piano paesistico-ambientale, oltre a quanto previsto dalla
legislazione regionale (legge regionale 11 maggio 1990, n. 30), provvede a:
a) individuare le zone di particolare interesse paesistico-ambientale sulla base delle
proposte dei Comuni ovvero, in mancanza di tali proposte, degli indirizzi regionali, i
quali definiscono i criteri per l'individuazione delle zone stesse, cui devono attenersi
anche i Comuni nella formulazione delle relative proposte;
b) indicare gli ambiti territoriali in cui risulti opportuna l'istituzione di parchi locali di
interesse sovracomunale”.
Attraverso le analisi svolte dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale è stato
possibile tracciare il quadro delle criticità ambientali maggiormente espressive del territorio
Comunale di San Severo, unitamente alla ricognizione delle aree protette e di pregio
paesistico e degli ecosistemi di particolare pregio o rarità.
Il primo aspetto di interesse riguarda l’elevata vulnerabilità delle risorse idriche.
Per la prima volta s’è tentato di valutare e cartografare a piccola scala la vulnerabilità
all’inquinamento degli acquiferi presenti nella Provincia di Capitanata.
Si tratta di un’operazione piuttosto complessa che chiama in gioco un considerevole
numero di parametri, che in molti casi non sono mai stati rilevati (ad es. l’indice di
infiltrazione) o di cui non si conosce l’esatta entità (ad es. il numero di punti d’acqua).
Sono stati distinti, per ora con un inevitabile margine di approssimazione, alcuni ambiti
omogenei, nei quali la vulnerabilità della falda è legata ad uno o pochi parametri
preponderanti sugli altri ed è stato associato ad ognuno un gradiente di vulnerabilità.
San Severo ricade per la quasi totalità del territorio comunale in una fascia che viene
indicata dal PTCP come ad elevato rischio di vulnerabilità delle risorse idriche.
Il secondo aspetto trattato riguarda le aree storicamente esondate e aree potenzialmente
inondabili.
L’analisi storica degli eventi alluvionali ha consentito la perimetrazione delle aree più
frequentemente esposte all’allagamento, pervenendo in tal modo ad una valutazione del
rischio connesso a questo fenomeno.
Rischio che, come testimoniano anche le recenti alluvioni, è in molti casi legato agli
interventi antropici.
La descrizione delle aree storicamente esondate è affiancata dalla indicazione dei
fondovalle alluvionali, ovverosia delle aree che per caratteristiche morfologiche presentano
la più elevata propensione ad essere allagate in caso di esondazione dei fiumi.
Ovviamente tale rappresentazione è poco più che un primo richiamo alla necessità di
individuare le cosiddette “fasce di pertinenza fluviale”, ovverosia le aree da riservare alla
libertà di occupazione e movimento delle acque dei fiumi.
Per quanto riguarda questa componente è facile osservare come l’esondato storico si sia
manifestato pressoché unicamente nelle zone contigue ai principali corsi d’acqua presenti
nel territorio comunale di San Severo.
Il terzo aspetto di particolare interesse trattato dal Piano Territoriale di Coordinamento
Provinciale, riguarda le aree protette e di pregio paesistico e gli ecosistemi di particolare
pregio o rarità.
I questa fase vengono evidenziate alcune categorie di elementi che possiedono un elevato
valore, ambientale e paesaggistico, indipendentemente dal particolare sistema o
subsistema nell’ambito del quale ricadono.
La vulnerabilità delle risorse idriche:
Le aree esondabili:
Il sistema delle le aree protette e di pregio paesistico e gli ecosistemi di pregio:
5. IL RAPPORTO AMBIENTALE: INDICATORI, ANALISI E OBIETTIVI DEL
PUG
A. Aria
Il D.P.R. 203/88 regolamenta la componente aria definendo la componente inquinamento
atmosferico come “ogni modificazione della normale composizione o stato fisico dell’aria
atmosferica, dovuta alla presenza nella stessa di una o più sostanze con qualità e
caratteristiche tali da alterare le normali condizioni ambientali e di salubrità dell’aria, da
costituire pericolo ovvero pregiudizio diretto o indiretto per la salute dell’uomo, da
compromettere le attività ricreative e gli altri usi legittimi dell’ambiente, da alterare le
risorse biologiche ed i beni materiali pubblici e privati”.
Gli inquinanti atmosferici principali che necessitano maggior attenzione in funzione della
loro pericolosità sulla salute umana e sull’ambiente sono riassumibili attraverso lo schema
proposto dal “Rapporto sullo stato dell’ambiente della Provincia di Foggia:
Dalla tabella precedente emerge con evidenza come la pericolosità degli effetti tossici
sull’uomo e sull’ambiente renda necessaria un’analisi il più completa ed esaustiva
possibile di tali inquinanti, considerando anche l’evoluzione temporale della loro presenza
come elemento di fondamentale importanza.
L’analisi della qualità dell’aria nella città di San Severo è stata svolta nell’anno 2006.
L’obiettivo principale prefissato è stato quello di condurre una campagna di monitoraggio
degli ossidi di azoto, monossido di carbonio, polveri, ozono, benzene, tolueni, xileni ed
etilbenzene.
Si è fatto uso di un laboratorio mobile che ha effettuato misurazioni dal 6 al 12 aprile 2006
presso lo stadio, e di campionatori passivi ubicati in dieci punti della città dal 24 maggio al
1 aprile 2006: stadio, municipio, ospizio, piazza Incoronazione, via G. Fortunato incrocio
viale II giugno, piazza Padre Pio, viale II giugno angolo via Adda, Largo sanità, via
Checchia Giuseppe angolo viale II giugno, via Soccorso.
Dai risultati ottenuti tramite queste misurazioni, si è configurata una situazione che non
presenta particolari problematiche.
In effetti per ciascuno degli inquinanti analizzati non vi sono superamenti dei limiti
normativi, eccetto che per le polveri ed il benzene, monitorati con il laboratorio mobile
presso lo stadio.
Le polveri hanno raggiunto la soglia limite prevista dal DM 60/02 nella zona vicina allo
stadio esclusivamente il quarto giorno di misurazione, mentre il benzene ha superato tale
soglia, di circa 1,2 ug/mc solo il primo giorno di misurazione; da questo si evince che la
situazione non presenta particolari problematiche.
Un riassunto esplicativo delle misurazioni effettuate, ricavato dal Piano D’Azione Locale
2006:
B. Il PUG e l’aria
Nonostante la situazione dell’aria non presenti particolari problematiche torna utile
osservare come in effetti l’unico episodio che non rispetta le prescrizioni del DM 06/02 si
presenti in una zona, quella dello stadio, particolarmente interessata da flussi veicolari
cospicui.
Ciò viene evidenziato ulteriormente dall’analisi fatta per il “Censimento dei ricettori sensibili
alle vibrazioni, monitoraggio delle sorgenti”, dove si nota come la zona dello stadio sia
particolarmente esposta a volumi di traffico significativi:
L’azione del PUG volta ad ovviare questo inconveniente si concreta nella predisposizione
di una cintura stradale di scorrimento veicolare prevista nel progetto.
La futura possibilità di attraversare la città evitando il sovraccarico dell’attuale
circonvallazione farà si che i flussi di traffico che attualmente gravano su quest’ultima si
ridistribuiscano in maniera più uniforme anche sulla circonvallazione di progetto.
In questo modo zone interessate da situazioni di congestionamento anche significativo,
come quella dello stadio, verranno alleggerite da una parte del flusso veicolare che si
andrà a ridistribuire sulla nuova circonvallazione, facilitando così l’abbassamento delle
concentrazioni di benzene e di polveri riscontrate nella succitata analisi.
C. Acqua
Il Piano D’Azione Locale 2006 ha tracciato un quadro sufficientemente esplicativo
riguardante la situazione delle acque di San Severo:
“La città di San Severo è attraversata dal torrente Candelaro, con i suoi affluenti di destra
Triolo e Salsola, e dai canali Radicosa, Vènolo, Ferrante, S.Maria e Potesano.
Riguardo alla circolazione sotterranea tutto il Tavoliere è caratterizzato dalla presenza di
una “falda profonda” e di una “falda superficiale”.
La situazione di emergenza idrica del Comune di San Severo è dovuta certamente alle
condizioni meteo-climatiche, che negli ultimi anni hanno fatto registrare valori bassissimi di
precipitazioni.
Le principali emissioni in termini di scarichi puntuali e diffusi, versamenti, perdite, ecc., che
determinano l’alterazione dello stato di qualità dei corpi idrici e gli impatti subiti dagli
ecosistemi, sono prodotte dai settori agro-zootecnico, industriale e civile.
I principali inquinanti derivanti dall’industria sono sostanze organiche alogenate e metalli
pesanti, quelli derivati dagli insediamenti civili sono le sostanze organiche biodegradabili,
mentre il settore agro-zootecnico produce inquinamento da nutrienti, fertilizzanti e
fitosanitari.
Il recapito finale delle acque reflue del comune di San Severo è un impianto di
depurazione consortile gestito dalla società “Costruzioni Dondi S.p.a.” per conto
dell’Acquedotto Pugliese S.p.a., ed è del tipo a fanghi attivi.
Il recapito finale è il canale Principato che attraverso il torrente Candelaro sfocia nel golfo
di Manfredonia.
I valori medi delle analisi indicano che il rendimento depurativo dell’impianto varia dal 90%
al 98%.
La rete fognante nera si sviluppa in gran parte lungo le vie interne dell’abitato per una
lunghezza pari a 80 km; inoltre, nella zona P.I.P. è installato un impianto di sollevamento
che garantisce il convogliamento dei reflui all’impianto depurativo.
Per quanto riguarda l’acqua potabile, questa giunge al comune dall’acquedotto del
Fortore, che si approvvigiona direttamente dalla diga di Occhito.
I controlli sulla qualità dell’acqua potabile sono effettuati dall’AUSL FG1 San Severo con la
frequenza stabilita per legge; dalle analisi risulta che sono rispettati i limiti di legge per tutti
i parametri analizzati. Relativamente ai consumi di acqua potabile i dati dell’Acquedotto
Pugliese fanno emergere un consumo di 12.000 m3/g pari a 215 litri al giorno/abitante”.
D. Il PUG e l’acqua
Ciò che emerge dalla analisi sopra descritta, mette in evidenza come la situazione di
emergenza idrica derivi da situazioni ambientali e climatiche diffuse e globali, alle quali
risulterebbe inefficace ed improprio il tentativo di porvi rimedio tramite scelte di governo
del territorio alla scala locale, come possono essere quelle introdotte dal PUG di San
Severo.
È possibile tuttavia affermare che la razionalizzazione degli insediamenti urbani, delle
previsioni di espansione e delle attività produttive, prevista dalle linee guida, esplicitate nel
Documento Programmatico Preliminare, ma soprattutto presente nel progetto di PUG,
serviranno ad agevolare sia l’ottimizzazione dei consumi idrici per uso civile, ed industriale
che lo smaltimento degli inquinanti derivanti dai processi produttivi.
E. Suolo e sottosuolo
Il comune di San Severo ricade nella più vasta area geografica che prende il nome di
“Tavoliere”, costituita da una vasta pianura.
L’intera area del tavoliere è ricoperta di depositi quaternari, in prevalenza di facies
alluvionale e lacustre.
Si rinvengono in successione i seguenti terreni: un basamento impermeabile costituito da
argille azzurre; il ciclo sedimentario plio-calabriano sormontato da sabbie gialle; una
seconda serie di argille sabbiose grigio-azzurre e sabbie, sempre del Calabriano; infine,
rocce conglomeratiche che in molte zone si presentano senza soluzione di continuità con i
depositi recenti del Tavoliere.
Tra questi depositi prevale, al centro, un baco di argilla marnosa, di probabile origine
lagunare, ricoperta in alcuni punti da lenti di conglomerati e da straterelli di calcare
evaporitico (crosta).
Il basamento calcareo dolomitico del mesozoico, che costituisce l’ossatura fondamentale
del Tavoliere, ha prevalentemente una struttura originata da un sistema di faglie
appenniniche, parallele alla faglia marginale del Gargano.
Nell’area del comune la morfologia è quella propria dell’area del Tavoliere, caratterizzata
da vaste spianate inclinate debolmente verso il mare, interrotte da ampie valli con fianchi
alquanto ripidi.
Dal lato orografico si nota che il territorio segue un andamento altimetrico decrescente da
Ovest ad Est, con il punto più basso in corrispondenza del Bacino del Candelaro (m 26
s.l.m.) e quello più alto (m 125 s.l.m.) nella parte collinosa occidentale.
A causa delle caratteristiche geologiche, morfologiche e climatiche, la città di San Severo,
la Provincia di Foggia e la Puglia nel suo complesso, risultano soggette ad una serie di
problematiche, prima fra tutte, come esposto nel paragrafo precedente le carenza di
acqua, e conseguentemente lo sfruttamento della falda idrica sotterranea, che determina
una contaminazione salina dell’acquifero carsico profondo e quindi la salinizzazione dei
suoli.
Accanto ai suddetti dissesti del suolo si aggiungono quelli del sottosuolo, legati alla
subsidenza, per effetto dall’eccessivo emungimento di acqua dalla falda sotterranea o a
crolli, dovuti alla presenza di vuoti carsici.
Nell’area del Tavoliere e in misura minore la zone pedegarganiche, essendoci uno dei più
bassi indici di boscosità in Italia, vi è il rischio di frequenti fenomeni di dissesto
idrogeologico per frana e per alluvioni.
Per quanto riguarda il consumo di suolo nella Provincia di Foggia, indicatore di grande
significatività per definire lo stato fisico della matrice suolo (che visualizza l’entità e
l’estensione delle principali attività antropiche presenti sul territorio, nonché la
caratterizzazione della copertura vegetale e la distribuzione delle coltivazioni agricole),
risulta essere l’impatto connesso alle attività estrattive.
L’industria estrattiva nella Provincia di Foggia ha notevole importanza sia sotto il profilo
economico che ambientale, contando 161 cave, quantificabili nel 23, 07% del totale
regionale.
Si tratta essenzialmente di siti di estrazioni di minerali di seconda categoria costituiti
prevalentemente da calcari comuni ed ornamentali, calcari dolomitici e dolomie,
calcareniti, argille, conglomerati (ghiaie e sabbie).
Le modalità di coltivazione sono quasi tutte a “fossa”, sotto il piano campagna, a causa
delle forma prevalentemente pianeggianti del territorio pugliese.
Una problematica rilevante del settore è connessa alla grande quantità di cave ormai
dimesse e prive di un piano di recupero ambientale.
Per quanto riguarda l’utilizzazione agricola del suolo l’intera provincia di Foggia, è
caratterizzata da una grande varietà di colture produttive, sopratutto nell’ambito del
Tavoliere di cui la città di San Severo fa parte.
Se si valuta l’indice di SAU (Superficie Agricola Utilizzata) in rapporto all’intera superficie
territoriale (ST), emerge come la percentuale sia elevatissima: il valore del rapporto
SAU/ST nel 2001 si attesta intorno all’87,4%.
Particolare significato riveste la percentuale della superficie adibita ad agricoltura biologica
rispetto a quella totale utilizzata che è pari al 4%.
In generale si può definire il territorio del comune di San Severo come ambito soggetto a
rischio di dissesto idrogeologico dovuto all’allagamento e l’esondazione a seguito di eventi
meteorici eccezionali, divenuti più frequenti negli ultimi anni, oltre che alla subsidenza per
l’eccessivo emungimento delle acque sotterranee.
F. Il PUG il suolo e il sottosuolo
Come espresso nel paragrafo riguardante il PUG e l’acqua, l’approccio alla problematica
connessa al dissesto idrogeologico dovuto ad allagamento ed esondazione indotta da
eventi meteorici eccezionali ed al mutamento climatico globale, richiede un approccio a
scala vasta che renderebbe inefficaci le eventuali iniziative locali non comprese in un
disegno di scala superiore.
In questo senso il giusto e dovuto recepimento da parte del PUG di tutti i vincoli e le
prescrizioni previste dal PTCP, dal PUTT, e dal PAI, concorre unitamente ai succitati
strumenti di scala sovralocale, a far fronte alla situazione sopra descritta, mettendo in
sicurezza l’intero territorio comunale e dedicando particolare attenzione a tutte le aree
critiche dal punto di vista del dissesto idrogeologico.
Il ridisegno e la razionalizzazione della forma urbana e delle funzioni proposta dal progetto
di PUG interverrà come sopra descritto a favore dell’ottimizzazione dei consumi idrici per i
differenti usi (civili ed industriali in primo luogo).
Grazie a questo auspicabile risultato il fenomeno di subsidenza innescato dall’eccessivo
emulgimento delle acque sotterranee dovrebbe tendenzialmente ridursi.
G. Rifiuti
L’intero territorio regionale è interessato da una situazione di emergenza socioeconomico-ambientale determinata dall’esaurirsi delle volumetrie utili degli impianti di
discarica controllata finalizzati allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
Questa situazione di emergenza ha reso necessaria la nomina del Presidente della
Regione a Commissario Delegato per l’emergenza rifiuti in Puglia.
Un primo intervento del Commissario Delegato è stato l’adozione nel 1997 del
“Programma di emergenza rifiuti” avente lo scopo di portare ad una celere attuazione il
Piano Regionale vigente, prevedendo azioni infrastrutturali, organizzative, dispositive, di
sensibilizzazione e di strutturazione dei servizi di raccolta differenziata.
I dati relativi alla situazione dei rifiuti nel comune della città di San Severo provengono
dall’analisi svolta in primo luogo nel Rapporto sullo Stato dell’Ambiente (2004) e riproposta
all’interno del Piano di Azione Locale 2006.
La produzione totale di R.S.U. nel comune di San Severo per il 2005 è stata di 24.659
tonnellate, in aumento rispetto agli anni precedenti come illustrato nel grafico che segue.
Nel 2003, infatti, la produzione di R.S.U. è stata di 24.000 tonnellate, mentre nel 2004 pari
a 24.414 tonnellate:
Nel 2005 la percentuale di raccolta differenziata risulta essere pari al 10,28%.
Da notare il notevole incremento rispetto al 2004 in cui la raccolta differenziata si è
attestata al 4,06% e rispetto all’anno 2003 in cui risultava ammontare al 3,5%:
Nella tabella che segue, riassuntiva dell’anno 2005, è indicata la quantità di rifiuti
differenziati espressa in tonnellate, per ogni diversa tipologia di rifiuto, e la percentuale
della singola tipologia rispetto al totale.
Nel grafico seguente è possibile visualizzare i rifiuti differenziati dell’anno 2005, suddivisi
per tipologia.
Nel grafico sono evidenziate le quantità, espresse in tonnellate, delle diverse tipologie di
rifiuti differenziati. In particolare si nota l’abbondanza di materiali plastici, di vetro, legno,
carta e cartone, oltre alla marcata presenza di rifiuti inerti misti derivanti dalle attività di
costruzione e demolizione edile.
Nel 1999, in sede Provinciale, è stato sottoscritto un accordo di programma ANCI-CONAI,
di durata quinquennale, per il riutilizzo dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata
e sono in programmazione gli accordi con i singolo consorzi della filiera facenti capo al
Consorzio Nazionale Imballaggi (COREPLA, COREVE, COMIECO, CIAL, RILEGNO).
Il quadro informativo disponibile rende evidente come la gestione dei rifiuti in tutto il
territorio provinciale, sia fondamentalmente effettuata attraverso tecnologie di posa a
discarica, essendo ancora molto limitata la raccolta differenziata e l’attività di riciclaggio.
H. Il PUG e i rifiuti
È possibile inquadrare gli interventi volti ad intervenire a fronte della situazione sopra
descritta all’interno delle politiche ambientali intraprese dal Comune della città di San
Severo.
Come descritto nel Bilancio ambientale, le principali tematiche e competenze di Legge
collegate all’area rifiuti riguardano la raccolta generica, la raccolta differenziata, la tassa
sui rifiuti solidi urbani e lo smaltimento degli stessi.
In funzione di queste tematiche si prevede di attivare politiche ambientali basate
principalmente su quattro punti:
Incrementare la percentuale di raccolta differenziata per il raggiungimento dei limiti
di legge e per massimizzare il recupero di materia;
Progetto di potenziamento ed attivazione della raccolta differenziata;
Realizzazione di una piattaforma ecologica informatizzata in ambito sub urbano;
Realizzazione di due isole ecologiche informatizzate al servizio delle aree urbane.
I. Beni e patrimonio culturale, architettonico e archeologico
La Convenzione europea del paesaggio (Firenze 2000), all’art. 5, riconosce il paesaggio
quale parte essenziale dell’ambiente di vita delle popolazioni e fondamento della loro
identità e richiede di integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio,
urbanistiche e in quelle a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico.
Orientamento, questo, per alcuni aspetti ripercorso dal D.lgs. 42/2004 "Codice dei beni
culturali e del paesaggio".
Un elemento che connota in misura considerevole il territorio pugliese è la forte densità di
presenze culturali e naturalistiche degne di protezione; tali tracce identitarie costituiscono,
di per se stesse un patrimonio da preservare, e d’altro canto assumono un ruolo
determinante come risorsa suscettibile di produrre sviluppo culturale ed economico
attraverso una ben pianificata fruizione; la conformazione geologica e la posizione
geografica del territorio della Puglia, hanno prodotto ambienti naturalistici e
l’antropizzazione ha prodotto paesaggi degni di grande interesse; la storia ha stratificato
sul territorio, fin dalle più remote epoche reperti, antichi insediamenti, centri storici,
cattedrali e castelli, che fanno del territorio della Puglia uno dei più ricchi del bacino del
Mediterraneo; una delle peculiarità del territorio pugliese infatti è rappresentato dalla
presenza diffusa di beni culturali strettamente integrati nel paesaggio.
A fronte di una notevole ricchezza di beni culturali la regione mostra una grave carenza di
sistematizzazione delle conoscenze e delle informazioni presenti sul territorio.
Riguardo all’analisi della consistenza e distribuzione del patrimonio artistico, architettonico
e archeologico sul territorio regionale non esistono attualmente fonti in grado di restituire in
maniera uniforme e completa un quadro conoscitivo.
Il territorio comunale della città di San Severo presenta dal punto di vista ambientale e
architettonico culturale, numerosi elementi connotativi di pregio, sia nella parte urbana che
in quella agricola, per i quali si rendono necessarie particolari misure di salvaguardia o di
tutela, unitamente a linee di intervento che ne prevedano la valorizzazione.
Gli elementi di principale interesse sono prevalentemente costituiti, per quanto riguarda il
territorio agricolo, dai tracciati dei tratturi, dalle masserie, dalle segnalazioni archeologiche
e architettoniche e dalle colture di pregio, mentre per quanto riguarda la parte urbana
l’attenzione si focalizza principalmente sul nucleo antico nella sua interezza, ma in
particolare sul sistema della cantine.
La città di San Severo è caratterizzata da un ricco e vario patrimonio culturale che la rende
particolarmente interessante dal punto di vista storico, artistico e paesaggistico, con
valenze che vanno dal bene architettonico, al bene archeologico, a quello più
propriamente ambientale, di origine antichissima.
La città di San Severo ha origini molto antiche, la parte “vecchia” ha una forma ellittica e
con lotti irregolari, senza un centro ben individuato, e due sole direttrici: via Fraccacreta e
via Soccorso. Oggi la città si presenta come somma delle varie espansioni avvenute nel
tempo, con molti palazzi antichi risalenti al XVII/XVIII secolo, numerose chiese e
costruzioni di pregio architettonico, espressioni delle relative epoche di realizzazione.
Il comune di San Severo, inoltre, con D.D. n°26 del 2/2/2006, pubblicata sul Bollettino
Ufficiale della Regione Puglia n°18 del 9/2/2006, è stata riconosciuta “Città d’arte” ed
inserita pertanto nell’elenco regionale delle località ad economia turistica e delle città
d’arte, per la parte che riguarda il centro storico.
J. Il PUG i beni e il patrimonio culturale, architettonico e archeologico
Il territorio comunale come sopra descritto è caratterizzato dal punto di vista culturale
architettonico e archeologico da numerosi elementi di pregio che ne rendono opportuna la
salvaguardia, la tutela, la valorizzazione.
Per quanto riguarda il territorio agricolo adiacente alla città, il PUG si è riproposto di agire
attraverso una decisa azione di salvaguardia, in grado di favorire lo sviluppo e la tutela
delle coltivazioni pregiate, e l’utilizzo delle numerose “masserie”, tramite lo strumento del
Turismo rurale o dell’Agriturismo; in questo modo si garantisce la salvaguardia del
patrimonio edilizio esistente e si rende il territorio agricolo più vivibile, anche alla luce dei
recenti inserimenti del Comune di San Severo in progetti specifici regionali.
Le norme strutturali del PUG individuano in ambito extraurbano tre contesti distinti : ”il
contesto del Radicosa, ovvero l’area parzialmente irrigua posta a nord dell’abitato, il
contesto agricolo pregiato periurbano, ovvero l’area occupata prevalentemente da
coltivazioni a vite e ad olivo tutt’intorno all’abitato e il contesto del Triolo, ovvero l’area
irrigua ad alto potenziale agricolo posta ancora più a sud”.
Per ognuno di questi tre ambiti le norme fissano precise indicazioni che consentono di
specificare i modi di concorrere ai suddetti obiettivi.
Per il contesto del Radicosa: “L’obiettivo è quello di arrivare ad una stabilizzazione e ad
una migliore organizzazione morfologica e funzionale dell’attività agricola, attraverso le
seguenti azioni:
Salvaguardia delle coltivazioni agricole specializzate e pregiate contenendo entro i
limiti fisiologici attuali il disturbo derivante dalla presenza di infrastrutture a rete, terreni
incolti e/o vulnerabili, masserie adibite ad usi non agricoli;
Definizione di una disciplina che incentivi il recupero degli sporadici edifici esistenti a
fini agricoli a supporto dell’attività agricola vera e propria;
Tutela e salvaguardia degli elementi di valore ambientale e/o paesaggistico che
caratterizzano tale territorio, quali ad esempio: rogge; vegetazione spondale, filari
d’alberi, ecc…;
Tutela, riqualificazione e riuso a fini ricreativi del tracciato costituente il Tratturo Regio”.
Per il contesto agricolo pregiato perturbano: “L’obiettivo è quello di arrivare ad una
stabilizzazione e ad una migliore organizzazione morfologica e funzionale dell’attività
agricola, attraverso le seguenti azioni:
Salvaguardia delle coltivazioni agricole specializzate e pregiate contenendo entro i
limiti fisiologici attuali il disturbo derivante dalla presenza di infrastrutture a rete, terreni
incolti e/o vulnerabili, edifici adibiti ad usi non agricoli, ecc…;
Definizione di una disciplina che incentivi il recupero degli sporadici edifici esistenti a
fini agro-turistici e/o residenziali non agricoli;
Tutela e salvaguardia della vegetazione spondale della rete idrografica;
Tutela, riqualificazione e riuso a fini ricreativi dei tracciati fratturali;
Individuazione di un’area ricettiva/a servizio del casello autostradale;
Miglioramento delle comunicazioni ovest-est condizionate dal solco ferroviario
principale; verifica e possibile eliminazione dei passaggi a livello esistenti con scavalchi
o sottopassi;
Riqualificazione dell’area retrostante la stazione ferroviaria; nuova delimitazione del
territorio agricolo; verifica possibilità di realizzare un by-pass stradale tra la statale per
San Marco in Lamis e la Via Foggia;
Individuazione di un’area residenziale di urbanizzazione pubblica a distanza dall’abitato
in posizione di minor impatto verso il sistema delle coltivazioni pregiate”.
Per il contesto del Triolo :” L’obiettivo è quello di arrivare ad una stabilizzazione e ad una
migliore organizzazione morfologica e funzionale dell’attività agricola, attraverso le
seguenti azioni:
Salvaguardia delle coltivazioni agricole specializzate e pregiate contenendo entro i
limiti fisiologici attuali il disturbo derivante dalla presenza di infrastrutture a rete, terreni
incolti e/o vulnerabili, masserie adibite ad usi non agricoli;
Definizione di una disciplina che incentivi il recupero degli sporadici edifici esistenti a
fini agricoli a supporto dell’attività agricola vera e propria;
Tutela e salvaguardia della vegetazione spondale della rete idrografica;
Tutela, riqualificazione e riuso a fini ricreativi dei tracciati fratturali;
Individuazione di nuove attestazioni ferroviarie e autostradali, in connessione con la
creazione di un parcheggio di scambio intermodale in località Eridania”.
Per quanto riguarda il nucleo antico l’art 8.1 delle norme strutturali del PUG fissa le
prescrizioni per il mantenimento in primo luogo della maglia insediativa e dell’impianto
fondiario, secondariamente della giaciutura e della larghezza degli elementi viari e dei
relativi arredi, e infine del sistema degli spazi scoperti, nonché dei rapporti tra spazi
scoperti, spazi coperti e volumi edificati.
Viene sottolineata l’esigenza di dettare disposizioni volte a disciplinare le trasformazioni
fisiche ammissibili e le utilizzazioni compatibili delle singole unità di spazio (unità edilizie e
spazi scoperti).
Per la definizione di queste disposizioni da dettare, relativamente alla sola area del centro
originariamente murato, si ricorre all'incrocio di quattro parametri:
Unità di spazio o d’intervento (unità edilizie e spazi scoperti), definite secondo un
sistema di confronti catastali storici;
Elementi morfologicamente rilevanti: androni, portici, partiture di facciata, loggiati,
scaloni, ambienti voltati, chiostrine, cavedi, edicole sacre, ecc...;
Suddivisione in famiglie tipologiche, ovvero in matrici edilizie storicamente accertate
utilizzate come riferimenti ideali nella costruzione del manufatto;
Stato di alterazione delle suddette caratteristiche tipologiche, ovvero il grado di
scostamento del manufatto edilizio rispetto alla matrice storicamente accertata,
avvenuto per trasformazioni recenti.
Relativamente al complesso di cantine e scantinati caratterizzanti il tessuto edilizio storico
di più antica origine, devono essere stabilite speciali disposizioni volte a favorire il
mantenimento e/o il ripristino dell’antica utilizzazione di immagazzinamento e/o
compravendita di prodotti legati alle coltivazioni di pregio o, in alternativa, la possibilità per
gli stessi ambienti di essere destinati ad attività quali pubblici esercizi, esercizi agrituristici,
circoli ricreativi ecc. mantenendo in tali attività un legame con l’antica utilizzazione
agricola.
K. Ambiente ed ecosistemi naturali
Il quadro informativo disponibile riguardante l’ambiente e in particolare gli ecosistemi
naturali dell’intera Provincia di Foggia, ne evidenzia lo stato di compromissione, derivante
principalmente dalle attività antropiche che ne segnano la riduzione e la frammentazione
degli habitat.
Se per quanto riguarda l’habitat dei sistemi delle coste, il principale fattore di pressione è
rappresentato dai flussi turistici, per quanto il patrimonio forestale e gli ecosistemi ad esso
connessi, la minaccia principale è costituita soprattutto dal fenomeno degli incendi
boschivi e dalla sostituzione con colture agricole a carattere intensivo; ciò è principalmente
dovuto alla spiccata vocazione agricola del territorio.
La Provincia di Foggia in particolare risulta essere la più colpita da questo tipo di minaccia,
addirittura a livello regionale.
Il progetto Natura 2000 che l’Unione Europea sta realizzando per contribuire a
salvaguardare le biodiversità mediante conservazione di habitat naturali, è una rete
ecologica di aree contenenti habitat naturali, seminaturali e specie di particolare valore
biologico ed a rischio estinzione.
La Direttiva Comunitaria 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali,
seminaturali, della flora e della fauna selvatiche (cosiddetta “Direttiva Habitat”), disciplina
le procedure per la costituzione di tale rete.
In Puglia sono stati censiti nel 1995, con il programma scientifico Bioitaly, 77 Siti di
importanza Comunitaria (pS.I.C.) e sono state designate nel Dicembre 1998, 16 Zone di
Protezione Speciale (Z.P.S.).
La Provincia di Foggia si pone al secondo posto per la quantità di siti individuati con la
ricognizione di 20 pS.I.C.
Questi siti sono mediamente molto estesi data la grande superficie di aree naturali
presenti nella provincia; grazie anche al Parco del Gargano si riscontrano il maggior
numero di habitat (pari a 30) a livello regionale.
L. Il PUG l’ambiente e gli ecosistemi naturali
Il territorio di San Severo rispetto all’intero sistema della Provincia di Foggia o al vicino
Parco de Gargano presenta una minor complessità delle specificità ambientali e degli
ecosistemi naturali.
Nonostante ciò le indicazioni degli strumenti di governo del territorio sovraordinati (PUTT e
PTCP) hanno suggerito, attraverso l’individuazione di una riserva faunistica a nord del
nucleo urbano, la predisposizione di una disciplina speciale, specificata nelle norme
programmatiche “art.51 – F3: Parchi pubblici di valenza comprensoriale (Riserva
faunistica)
51.1 – Sono per parchi pubblici le zone dedicate a parco di rilievo comprensoriale in cui
vengono riconosciute e tute-late le esistenti biodiversità, la necessità di infrastrutture
complementari di servizio, nonché l’attività agricola che, in queste zone, ha la funzione di
tutela dei valori ambientali e naturali.
51.2 – La disciplina d’uso delle aree obbedisce alle seguenti prescrizioni:
per le aree costituenti pertinenza fluviale, quello consentito dalla disciplina speciale
delle diverse classi di apparte-nenza, comunque con destinazione agricola, se
compatibile;
per le aree agricole, quello consentito dai precedenti articoli 46, 47 e 48;
per le aree di sedime e di pertinenza di edifici esistenti sono ammessi interventi di
recupero con il mantenimento della destinazione in essere alla data di adozione
delle presenti norme.
Eventuali variazioni d’uso debbono costituire oggetto di piano esecutivo, essere volte a
consentire l’insediamento di servizi ed attrezzature pubblici o di uso pubblico (S), di attività
turistico-ricettive (Pr), nonché commerciali (Pc), limita-tamente ai soli esercizi di
somministrazione di alimenti e bevande, con una H ad una Sul compatibili (e comunque di
misura non superiore alla H ed alla Sul esistente)”.
Le prescrizioni fissate dalla normativa riguardano sia i parchi pubblici di valenza
comprensoriale sia la riserva faunistica in oggetto.
M. Rumore
I documenti principali riguardanti l’analisi e il trattamento dell’elemento rumore nel Comune
di San Severo, sono costituiti dall’analisi svolta per la redazione del Piano di Azione
Locale e dalla zonizzazione acustica vigente.
I riferimenti legislativi principali riguardanti il rumore e più nello specifico l’inquinamento
acustico sono costituiti a livello nazionale dalla Legge Quadro Nazionale n°447/95.
In attuazione alla suddetta Legge Quadro Nazionale la Regione Puglia ha stabilito, con
Legge Regionale n°3 del 12/02/2002 le “Norme di ind irizzo per il contenimento e la
riduzione dell’inquinamento acustico”.
Gli adempimenti principali spettanti agli enti comunali pugliesi e fissati dalla sopra indicata
legge regionale sono riassumibili in quattro fondamentali fasi:
Per i Comuni che hanno già provveduto alla zonizzazione acustica prima dell’entrata in
vigore della legge regionale è fatto obbligo di verificare e adeguare la zonizzazione ai
criteri individuati dalla stessa legge;
L’esecuzione di campagne di misura del rumore per l’individuazione di tipologia ed
entità di rumori esistenti sul territorio;
L’adozione di eventuali piani di risanamento relativi ad aree territoriali con livelli di
rumore misurato superiori ai limiti ammissibili;
L’esercizio di funzioni di vigilanza e controllo in materia di inquinamento acustico, e
delle relative azioni sanzionatorie.
La zonizzazione acustica consiste in una suddivisione del territorio in zone omogenee dal
punto di vista acustico, per ciascuna delle quali sono stabiliti i limiti massimi accettabili di
livello del rumore, diurno e notturno, mediante l’attribuzione di una classe acustica di
riferimento.
La descrizione delle classi acustiche in cui è suddiviso il territorio è riassumibile nella
seguante tabella:
CLASSE I
CLASSE II
CLASSE III
Aree Particolarmente protette: Rientrano in questa classe le aree nelle
quali la quiete rappresenta un elemento di base per la loro utilizzazione:
aree ospedaliere, scolastiche, aree destinate al riposo ed allo svago, aree
residenziali rurali, aree di particolare interesse urbanistico, parchi pubblici
ecc…
Aree destinate ad uso prevalentemente residenziale: rientrano in questa
classe le aree urbane interessate prevalentemente da traffico veicolare
locale, con bassa densità di popolazione, con limitata presenza di attività
commerciali ed assenza di attività industriali ed artigianali.
Aree di tipo misto: rientrano in questa classe le aree urbane interessate da
traffico veicolare locale o di attraversamento, con media densità di
popolazione, con presenza di attività commerciali, uffici, con limitata
presenza di attività artigianali e con assenza di attività industriali; aree
rurali interessate da attività che impiegano macchine oparatrici
CLASSE IV
CLASSE V
CLASSE VI
Aree di intensa attività umana: rientrano in questa classe le aree urbane
interessate da intenso traffico veicolare, con alta densità di popolazione
con elevata presenza di attività commerciali ed uffici, con presenza di
attività artigianali; le aree in prossimità di strade di grande comunicazione e
linee ferroviarie; le aree portuali, le aree con limitata presenza di piccole
industrie.
Aree prevalentemente industriali: rientrano in questa classe le aree
interessate da insediamenti industriali e con scarsità di abitazioni.
Aree esclusivamente industriali: Rientrano in questa classe le aree
esclusivamente interessate da attività industriali e prive di insediamenti
abitativi.
L’inquinamento acustico, specialmente in ambiente urbano rappresenta una delle
problematiche ambientali più critiche degli ultimi anni,.
Le molteplici cause generatrici, come specificato nelle classi sopra descritte, coinvolgono
vari fattori che spaziano dall’industrializzazione, alla motorizzazione, all’aumento degli
agglomerati urbani, con conseguente addensamento delle sorgenti di rumore, e anche alla
tecnica edilizia, che talune volte non viene adoperata in modo proficuo per contenere la
propagazione dei rumori.
La città di San Severo ha effettuato nel 2005 una campagna di rilevamenti acustici
nell’ambito del progetto di Monitoraggio Acustico e Piano delle Priorità degli interventi, il
cui finanziamento trova riscontro all’interno del POR Puglia 2000-2006.
Il progetto ha previsto misure fonometriche di lungo periodo (tra i 7 e i 9 giorni) effettuate
in 5 punti della città e misure fonometriche estemporanee della durata di 10 minuti in 6
diverse fasce orarie effettuati in 15 punti di misura, distribuiti in modo tale da coprire le
diverse tipologie di zone urbane.
Le misure fonometriche di lungo periodo hanno evidenziato i seguenti livelli acustici
(calcolo sui 7 giorni lunedì-domenica):
PUNTO DI MISURA
Via Soccorso
Via Tiberio
Viale 2 Giugno
Via Sicilia
Via lucera
LIVELLO EQUIVALENTE
PERIODO DIURNO
dB (A)
70,2
69,0
70,0
65,1
68,8
LIVELLO EQUIVALENTE
PERIODO NOTTURNO
dB (A)
64,0
65,7
63,8
60,0
60,0
Le misure fonometriche estemporanee hanno evidenziato i valori più alti in Viale 2 Giugno
nella fascia oraria 9-12 (Leq = 72,4 dB(A)) e 16-19 (Leq = 73,5 dB(A)), in via Minuziano
nella fascia oraria 16-19 (Leq = 72,8 dB(A)) e in via Checchia Rispoli nella fascia 12-16
(Leq = 71,0 dB(A)).
Nella seguente tabella si riportano i valori più alti rilevati nelle diverse fasce orarie:
FASCIA ORARIA
22:00 – 6:00
06:00 – 09:00
09:00 – 12:00
12:00 – 16:00
16:00 – 19:00
19:00 – 22:00
PUNTO DI MISURA
Via T. Masselli
Via Magenta
Viale 2 Giugno
Via Checchia Rispoli
Viale 2 Giugno
Via P.Togliatti
LIEVLLO EQUIVALENTE
dB(A)
65,3
67,1
72,4
71,0
73,5
70,2
N. Il PUG e il rumore
L’analisi svolta per la redazione della zonizzazione acustica ha rilevato la localizzazione
puntuale delle istallazioni potenzialmente rumorose ricadenti all’interno del territorio
urbanizzato, unitamente alla situazioni particolarmente sensibili al fattore rumore.
Di seguito un estratto di una parte significativa dalla tavola redatta Tecnologie Avanzate
s.r.l. che individua in rosa i ricettori sensibili al rumore e puntualmente in arancio le fonti
potenzialmente rumorose:
Attraverso la lettura di tale analisi è possibile affermare che le situazioni più problematiche
dal punto di vista del rumore e derivanti da attività insediate, sono concentrate nella zona
Nord est della città in concomitanza con elementi ricettivi sensibili.
Questa situazione trova conferma nelle classi di attribuzione assegnate a tali zone nel
Piano di Zonizzazione acustica redatto da Tecnologia Avanzate s.r.l. :
Come specificato nella tabella di descrizione delle classi acustiche sopra indicate, il
secondo elemento discriminante nella classificazione acustica di una zona è costituito dal
traffico veicolare delle vie di comunicazione.
Il Piano Urbanistico Generale da questo punto di vista agirà sull’intero territorio comunale
mediante la predisposizione della cintura stradale di scorrimento veicolare prevista nel
progetto.
Come spiegato nel paragrafo precedente riguardante l’aria la futura possibilità di
attraversare la città evitando il sovraccarico dell’attuale circonvallazione farà si che i flussi
di traffico che attualmente gravano su quest’ultima si ridistribuiscano in maniera più
uniforme anche sulla circonvallazione di progetto.
In questo modo zone interessate da situazioni di congestionamento anche significativo, e
quindi fonti di inquinamento acustico da traffico, verranno alleggerite da una parte del
flusso veicolare, che si andrà a ridistribuire sulla nuova circonvallazione, influendo di fatto
sull’attuale situazione acustica delle principali arterie di comunicazione.
O. Energia
L’entità dei consumi energetici e le modalità con cui l’energia stessa viene prodotta
contribuiscono in generale all’inquinamento atmosferico, il tipo di combustibile utilizzato e
l’efficienza tecnologica di motori e caldaie ne determinano l’intensità.
L’indagine principale di riferimento per quanto riguarda il settore energia è costituita dal
lavoro svolto per la redazione del Piano di Azione Locale del Comune di San Severo.
Il Piano di Azione Locale traccia un quadro dei consumi energetici in funzione dell’utenza
finale.
La maggior parte dell’energia oggi utilizzata è ottenuta in massima parte da combustibili
fossili (petrolio, gas naturale, carbone): essi rappresentano oggi il 75% delle forniture
energetiche mondiali, con consumi di petrolio pro capite che si aggirano su 4,5 barili al
giorno.
I consumi energetici del Comune di San Severo per gli anni 2002 e 2003 sono riassunti
nella tabella seguente (dato in kWh):
USO
Agricoltura
Domestico
Industria
Terziario
TOTALE
CONSUMO 2002
KWh
3490550
45413095
10947688
31643354
91494687
CONSUMO 2003
KWh
3739764
46197764
10892732
34156612
94989872
VARIAZIONE
7,14
1,73
-0,50
7,95
3,82
La tabella mostra come il consumo di energia a San Severo segua nel tempo una linea
tendente alla crescita.
Gli incrementi più cospicui si registrano soprattutto nei comparti agricolo e terziario,
mentre una leggera diminuzione dei consumi elettrici si ha nel settore industriale.
P. Il Pug e l’energia
La tendenza alla crescita dei consumi rilevata dal Piano di Azione Locale e mostrata nel
paragrafo precedente trova risposta all’interno delle politiche comunali volte alla
realizzazione e all’applicazione del Piano Energetico il cui scopo principale è costituito
dalla riduzione e l’ottimizzazione dei consumi energetici pubblici (illuminazioni,
riscaldamento ecc…) e privati (promozione del risparmio energetico).
Le principali competenze di legge connesse a questa tematica sono costituite da:
Piano energetico comunale;
Controllo impianti termici;
Piano di illuminazione pubblica;
Le politiche attivate dal comune per far fronte a questa esigenza sono riassumibili in tre
punti:
Realizzazione del Piano Energetico Comunale;
Interventi relativi al Piano di Programmazione Territoriale per le sorgenti di campi
elettromagnetici non ionizzanti;
Progetto esecutivo per la realizzazione di un impianto fotovoltaico.
6. GLI INDICATORI E IL MONITORAGGIO
A. Gli indicatori: la scelta e l’implementazione
Gli indicatori sono elementi fondamentali costituenti l’analisi e possono essere definiti
come parametri capaci di rappresentare determinate tematiche in maniera sintetiche e di
esprimere numericamente lo stato di una componente ambientale o di una determinata
situazione.
È importante sottolineare come una valutazione basata su un dato sistema di indicatori
perde parte del suo significato se decontestualizzata dall’intero processo.
La tipologia di informazione fornita dagli indicatori deve trovare necessariamente
un’integrazione con valutazioni di carattere qualitativo, che consentono di effettuare un
collegamento tra informazioni, indicatori e contesto territoriale di riferimento.
Lo sviluppo di un sistema di indicatori parte, in prima istanza dall’utilizzo delle risorse di
dati esistenti e deve avere in linea generale, le seguenti caratteristiche (fonte
metodologica stabilita dall’OCSE):
Rappresentatività della tematica in oggetto;
Rappresentatività delle trasformazioni e azioni indotte o con ricadute territoriali;
Misurabilità e disaggregabilità , che consenta di poter aggiungere dettagli agli
indicatori scelti;
Trasversalità, in quanto gli obiettivi di pianificazione sono spesso relativi a più
tematiche;
Coerenza con obiettivi di piano e criteri di sostenibilità;
Convenienza rispetto alla disponibilità dei dati, e alla loro aggiornabilità senza
eccessivi oneri finanziari per l’ente;
Omogeneità con eventuali indicatori utilizzati dal piano;
Disponibilità e reperibilità dei dati, sia in termini di esistenza che di grado di
aggiornamento;
Immediatezza di lettura e comprensione.
È importante scegliere un numero di indicatori sufficientemente contenuto per evitare
problemi di complessità e di dispersività nella successiva fase di monitoraggio;
l’implementazione e la mutabilità dell’indicatore risulta essere requisito fondamentale per
garantire una corretta visione dell’evoluzione dei fenomeni oggetto di studio.
Basandosi sulle analisi svolte antecedentemente è possibile fornire una prima stesura,
basata sulle caratteristiche sopra elencate, di quelli che potrebbero essere gli indicatori
rappresentativi delle tematiche trattate sino a questo punto.
Nello schema rappresentativo sotto esposto, i fenomeni da trattare sono suddivisi per
aree tematiche per ognuna delle quali vengono indicati obiettivi generali e vengono
suggeriti alcuni indicatori generici.
È importante sottolineare la funzione esemplificativa di tale schema, e la necessità di
procedere all’implementazione, o alla rettifica ove necessario, di ciascuno degli elementi
proposti, includendo in questo processo sia le aree tematiche, sia gli obiettivi generali, che
le azioni e gli indicatori scelti.
Sarà di particolare utilità concorrere all’evoluzione e alla specificazione di ognuno degli
elementi sotto elencati.
In questo senso la fase di monitoraggio assume un ruolo di fondamentale importanza,
essendo il momento di principale confronto fra la strutturazione del lavoro svolto e i risultati
ottenuti:
Area
tematica
Obiettivi generali
Azioni e Indicatori suggeriti
Concentrazione di ossido di zolfo
Concentrazione di ossido di azoto
Concentrazione di particolato atmosferico
Concentrazione di monossido di carbonio
Concentrazione di ozono
Riduzione degli inquinanti presenti;
Concentrazione di metalli pesanti
Aria
Concentrazione di benzene
Riduzione del numero di giorni di
superamento della soglia di inquinanti
presenti nell'aria prevista dal DM 06/02;
Concentrazione di idrocarburi policiclici aromatici
Numero di stazioni di rilevamento fisse,
localizzazione, tipologia, inquinanti rilevati
Numero di stazioni di rilevamento mobili,
tipologia centralina, inquinanti rilevati, giorni di
utilizzo e localizzazioni
Numero di campagne di rilevamento realizzate in
funzione dei fenomeni da rilevare
Area
tematica
Obiettivi generali
Azioni e Indicatori suggeriti
Consumo litri al giorno per abitante
Consumo litri al giorno tipologia d'uso
Verifica emissioni in termini di numero di
scarichi puntuali e diffusi
Controllo dei consumi;
Acqua
Controllo sulla depurazione;
Verifica emissioni in termini di tipologia chimica
dell'inquinante (analisi chimica)
Analisi chimica qualità dell'acqa potabile
(rispetto parametri stabiliti dalla legge)
Verifica percentuale del rendimento depurativo
Controllo sulla qualità dell'acqua;
Numero di stazioni di rilevamento per fenomeno
da rilevare
Numero di campagne realizzate per il
rilevamento dei consumi/tipologia d'uso, numero
si scarichi, analisi chimica inquinanti,
rendimento depurativo
Area
tematica
Obiettivi generali
Azioni e Indicatori suggeriti
Verifica andamento delle altezze del terreno e
relativi abbassamenti dovuti a subsidenza.
Controllo fenomeno subsidenza;
Controllo emungimento falda acquifera
sotterranea, in termini di ampliamento o
riduzione della falda e in termini di litri estratti
Controllo andamento percentuale del rapporto
tra superficie agricola utilizzata e superficie
territoriale
Suolo e
sottosuolo
Controllo consumo di suolo;
Controllo rapporto percentuale tra agricoltura
tradizionale e agricoltura biologica
Controllo precipitazioni meteoriche (millimetri
all'anno)
Controllo fenomeni naturali legati al
dissesto idrogeologico;
Controllo superficie esondabile nell'unità di
tempo (frequenza delle esondazioni in funzione
della superficie esondata)
Numero stazioni di rilevamento per fenomeno
da rilevare
Numero di campagne realizzate in funzione dei
fenomeni da rilevare
Area
tematica
Obiettivi generali
Azioni e Indicatori suggeriti
Controllo quantità di rifiuti prodotti
(tonnellate/anno).
Incrementale la raccolta differenziata;
Controllo percentuale raccolta differenziata
(Raccolta differenziata/raccolta totale)
Controllo produzione rifiuti suddiviso per
tipologia (tonnellate/tipologia)
Massimizzare il riciclo;
Rifiuti
Ampliare il sistema delle piattaforme
ecologiche;
Controllo percentuale tipologia rifiuto su raccolta
differenziata totale (tipologia/raccolta
differenziata totale)
Numero di piattaforme e di isole ecologiche
disponibili e in progetto destinate alla raccolta
differenziata
Numero stazioni di rilevamento per fenomeno
da rilevare
Numero di campagne realizzate in funzione dei
fenomeni da rilevare
Area
tematica
Obiettivi generali
Salvaguardia del coltivazioni agricole
specializzate, pregiate, e del sistema
dei tratturi;
Beni
patrimonio
culturale,
architettonico
e
archeologico
Valorizzazione degli elementi
architettonici che valorizzano il territorio
agricolo (masserie);
Tutela e valorizzazione del patrimonio
archeologico;
Valorizzazione degli elementi
architettonici che caratterizzano il
nucleo antico (in particolare il sistema
delle cantine);
Azioni e Indicatori suggeriti
Analisi qualitativa/quantitativa delle produzioni
agricole specializzate (classificazione
tipologica delle produzioni pregiate
specializzate e superficie agricola utilizzata)
Rapporto percentuale tra colture specializzate
suddivise per tipologia e superficie agricola
totale
Numerazione presenze di pregio
architettonico e archeologico in ambito
extraurbano, schedatura e analisi qualitativa
(epoca, stato di conservazione, interventi
previsti, ecc…)
Numerazione presenze di pregio
architettonico e archeologico in ambito
urbano, con particolare attenzione al sistema
delle cantine, schedatura e analisi qualitativa
(epoca, stato di conservazione, interventi
previsti, ecc…)
Numero stazioni di rilevamento per fenomeno
da rilevare
Numero di campagne realizzate in funzione
dei fenomeni da rilevare
Area
tematica
Obiettivi generali
Valorizzazione delle biodiversità;
Ambiente e
ecosistemi
naturali
Salvaguardia degli habitat naturali;
Tutela delle aree protette;
Azioni e Indicatori suggeriti
Ricognizione e classificazione delle biodiversità
(numerazione, localizzazione sul territorio,
specificità derivanti dalla flora, specificità
derivanti dalla fauna, grado di
antropicizzazione, ecc…)
Ricognizione e classificazione habitat naturali
(numerazione, localizzazione sul territorio,
specificità derivanti dalla flora, specificità
derivanti dalla fauna, grado di
antropicizzazione, ecc…)
Numero stazioni di rilevamento per fenomeno
da rilevare
Numero di campagne realizzate in funzione dei
fenomeni da rilevare
Area
tematica
Obiettivi generali
Contenimento dell'inquinamento
acustico;
Azioni e Indicatori suggeriti
Rilevazioni fonometriche sul lungo periodo
(dB/orario nella giornata/giorni della settimana)
Rilevazioni fonometriche estemporanee
(dB/orario nella giornata/giorni della settimana)
Verifica dei paramenti fissati dalla legge
Numero stazioni mobili per il rilevamento
ed eventuale adeguamento;
Numero stazioni fisse per il rilevamento
Rumore
Salvaguardia e tutela dei ricettori
sensibili;
Vigilanza sulle fonti potenzialmente
rumorose
Confronto dati ottenuti con i valori imposti dalla
zonizzazione acustica (dB rilevati/classe
acustica di appartenenza, scostamento
assoluto, scostamento percentuale, ec...)
Numero verifiche effettuate su fonti
potenzialmente numorose, sanzioni erogate
Numero di campagne realizzate in funzione dei
fenomeni da rilevare
Area
tematica
Energia
Obiettivi generali
Azioni e Indicatori suggeriti
Monitoraggio consumi (KwH/abitante)
Riduzione ed ottimizzazione del
consumo energetico;
Consumi per utenza finale (KwH/tipologia
d'utilizzo)
Andamento annuo percentuale
(KwH/giorni/mesi/anni)
Promozione progetti per sfruttamento
fonti energetiche alternative;
Andamento annuo percentuale per utenza finale
(KwH/giorni/mesi/anni/tipologia d'utilizzo)
Creazione classi di consumo per tipologia
d'utilizzo
Verifica efficienza impianti industriali, artigianali,
civili e agricoli
Numero verifiche effettuate
Numero di campagne realizzate in funzione dei
fenomeni da rilevare
B. Il monitoraggio
La Direttiva Europea sottolinea come la fase di monitoraggio sia da considerarsi di
fondamentale importanza per la procedura di Valutazione Ambientale Strategica.
La prassi operativa comune invece non considera adeguatamente questa fase, trattandola
come elemento marginale, quasi un’appendice alla procedura di Valutazione Ambientale
Strategica.
La fase di monitoraggio è invece strumento di grande utilità, per passare dalla valutazione
del piano all’introduzione nell’ente di un approccio sistematico di supporto dei percorsi
decisionali.
Il monitoraggio si pone come finalità principale quella di misurare l’efficacia degli obiettivi
posti e delle azioni intraprese per raggiungerli, consentendo di inserire all’interno del
processo , azioni correttive che seguano l’evoluzione naturale delle dinamiche territoriali.
Seguendo questo percorso si ha la possibilità di gestire e governare le trasformazioni,
evitando l’adeguamento a posteriori.
Il processo di Valutazione Ambientale Strategica non va considerato quindi come una
percorso lineare, ma anche e soprattutto un momento di valutazione che ne permetta
l’implementazione e l’evoluzione attraverso un percorso a ritroso.
Un processo giunto a conclusione del suo iter procedurale ha la possibilità e il dovere di
essere sottoposto ad un monitoraggio che ne permetta la valutazione in fase di
attuazione, sulla base della quale sia possibile scegliere ed inserire di conseguenza
opportuni interventi correttivi.
La fase di monitoraggio è strutturabile in sei fondamentali passaggi:
La scelta degli strumenti di valutazione: definizione delle valenza del sistema (a
cosa serve nel suo complesso, a chi è diretto, quanto e come deve essere
impiegato, come deve essere implementato ecc…);
Procedure del sistema di valutazione: definizione delle metodologie e degli
strumenti da utilizzare nella valutazione ( implica anche scelte tecniche, di impiego
di risorse umane e finanziarie);
Strutturazione del sistema di monitoraggio: definizione delle procedure, delle
responsabilità specifiche nella raccolta e nella trattazione ed elaborazione dei dati);
Implementazione del sistema di monitoraggio: Recupero dei dati rilevati
rielaborazione e messa a punto graduale, per approssimazioni e sperimentazioni
successive;
Elaborazione dati e valutazione: Elaborazione dati specifica e stesura di un
rapporto di valutazione, incrociando i vari strumenti scelti, per giungere alla
redazione di considerazioni di sintesi chiare e funzionali alle scelte da
intraprendere;
Sintesi pubblicazione e archivio dei risultati ottenuti: Fase comunicativa, in cui vengono
scelte le scadenze di pubblicazione e le modalità di sintesi dei risultati ottenuti,
rielaborando i risultati anche in funzione dei target che si vogliono raggiungere (tecnici,
politici, ecc…).
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