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Le entrate aumentano a stento mentre marginalità e utili sono di

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Le entrate aumentano a stento mentre marginalità e utili sono di
2004-2014
,QFDVRGLPDQFDWRUHFDSLWRUHVWLWXLUHDOOҋXIÀFLRGL0LODQR&035RVHULRGHWHQWRUHGHOFRQWRSHUODUHVWLWX]LRQHDOPLWWHQWHSUHYLRSDJDPHQWRUHVL&RVWRFRSLD(XUR
Mensile - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n°46) art.1, comma1, DCB Milano
DAL 2004 IL MERCATO LEGALE
Anno X - N.6 - Giugno 2014
I BILANCI DEGLI STUDI
CONTI
A NUDO
Le entrate aumentano
a stento mentre
marginalità e utili sono
di nuovo in flessione
Intuitu personae
Errelegal
Italcementi:
efficienti sì, ma senza
perdere il rapporto
diretto col consulente
Dalla funzione legale
di Beni Stabili nasce
un nuovo spin-off
di real estate
Rapporto 2014
TRIVENETO
storia di copertina
Le tendenze
Crescita del fatturato
0,9%
Crescita dell’utile
-6,1%
Nr. professionisti
1,9%
Nr. soci equity
-0,9%
Fatturato per socio equity
-1,8%
Utile per socio equity (Pep)
© ecco - Fotolia.com
-5,8%
FATTURATI 2013/2014
Conti a nudo
Continua la crisi per il mercato legale. A fronte di entrate in
leggero aumento del fatturato, la marginalità continua a scendere
e con gli utili in flessione si ridimensiona la fetta dell’equity
di Maria Buonsanto e Marco Michael Di Palma

tTopLegal Giugno 2014
È
tempo di bilanci.
E quest’anno TopLegal ha scelto di
affrontare in maniera inedita l’analisi
annuale dei fatturati degli studi
legali, prendendo in esame soltanto i dati forniti ufficialmente
dalle insegne. Un cambiamento
obbligato in un mercato come
quello italiano, spesso in penombra informativa, che permette
di realizzare un resoconto maggiormente attendibile del settore.
Questa nuova linea parte da
un dato di fatto inconfutabile:
oggi non è più possibile tradurre con precisione l’anatomia del
mercato in cifre. I clienti hanno
riscritto le regole del gioco e la
variabilità è entrata prepotentemente nella dialettica advisorcliente. Sondando le politiche
messe in atto dalle aziende si
può avere reale contezza di
quanto stia accadendo. Come
si evince dall’indagine General
Counsel Agenda 2014 (condotta
dal Centro Studi TopLegal tra i
direttori affari legali delle principali aziende operanti in Italia),
la pressione consolidata e continuativa sulle fee da parte dei
clienti è ormai un fattore determinante per gli affari legali. Sul
versante dei ricavi, gli studi devono fare i conti con meccanismi
variabili come success fee, abort
fee e forfait, che hanno preso il
posto della tariffazione oraria.
Poiché la variabile tempo incide
sempre meno nella definizione
della parcellazione, le possibili
equazioni in grado di portare gli
analisti del settore alla determinazione dei fatturati delle insegne, sono venute meno.
Un’analisi attendibile del mercato, quindi, può basarsi unicamente su informazioni certe, per
quanto parziali. Infatti, mentre
quasi tutte le insegne hanno deciso di prendere parte all’indagine
relativamente alla composizione
delle squadre, il numero di quelle che ha comunicato i risultati
d’esercizio si è ridotto. Tuttavia,
dalla comparazione aggregata dei
dati sui fatturati – forniti da un
campione di 39 studi eterogenei
per dimensioni, tipologia e mercato di riferimento (si veda tabella) – emerge che gli affari legali
sono sostanzialmente in stallo.
Complessivamente nelle casse delle insegne censite dalla
nostra ricerca si è registrato un
incremento dello 0,9% rispetto all’esercizio precedente. Un
risultato che arriva a fronte di
un maggior contributo ai ricavi
apportato dai soci: il fatturato
per equity è infatti aumentato
in media del’1,8%.
Ma la sfida più importante da
fronteggiare per gli studi legali è quella della marginalità in
calo; segno che gli studi starebbero mirando ad aumentare i
fatturati piuttosto che spostare
l’asse verso il valore aggiunto e
una migliore profittabilità. Per
le 23 insegne che hanno comunicato anche il dato relativo
agli utili, il risultato aggregato
indica una flessione del 6,1%.
Con conseguenze inevitabili sul
profit per equity partner (Pep):
la torta spartita in media dai
soci si ferma a 450mila euro, segnando un calo del 5,8% rispetto all’anno precedente. Gli stessi soci che vedono ridistribuirsi
a fine esercizio 450mila euro
fatturano in media 980mila
euro, ossia più del doppio.
Per le insegne che hanno dichiarato l’utile, non sono stati
sufficienti a scongiurare la crisi
i tentativi di ristrutturazione interna messi in campo per agire
sul fronte dei costi e che hanno
portato al progressivo decremento di professionisti e leva.
D’altronde, in una congiuntura come quella attuale, in cui i
mandati in grado di generare
grandi valori sono insoliti, non
può certo stupire che, mettendo
i conti a nudo, gli studi mostrino risultati in sofferenza. TL
TopLegal Giugno 2014
t 
storia di copertina
Fatturati, utili e squadre 2013/2014
Dati comunicati dagli studi legali
Studio
Utile (€ mil.)
Var.
Var.
2012
1 Nctm
71,8
68,0
5,6%
n.d.
n.d.
2 Dla Piper*
56,8
58,9
-3,6%
28,4
29,5
3 Baker & McKenzie
43,9
40,6
8,0%
n.d.
n.d.
–
18,0
-3,7%
4 Maisto e associati
31,0
36,2
-14,4%
24,9
-27,7%
5 Ls Lexjus Sinacta
26,1
26,5
-1,6%
11,6
11,7
-1,4%
6 Pedersoli e associati
24,1
23,0
4,8%
11,0
11,0
0,0%
7 Hogan Lovells
24,0
24,5
-2,0%
n.d.
n.d.
–
8 Grimaldi e associati
23,0
21,0
9,5%
n.d.
n.d.
–
9 Tonucci & partners
22,9
22,6
1,3%
9,3
9,0
3,3%
20,6
20,0
3,0%
9,1
n.d
–
10 Kstudio (Kpmg)
11 Carnelutti / Carabba & partners
19,0
19,0
0,0%
8,5
9,0
-5,6%
12 Cms Adonnino Ascoli & Cavasola Scamoni
18,5
18,5
0,0%
n.d.
n.d.
–
13 Simmons & Simmons*
18,5
19,5
-5,1%
n.d.
n.d.
–
14 Toffoletto De Luca Tamajo e soci
17,9
17,4
2,9%
n.d.
n.d.
–
11,4%
15 La Scala e associati
15,7
14,5
8,1%
3,9
3,5
16 De Berti Jacchia Franchini Forlani
13,7
13,5
1,5%
n.d.
n.d.
–
17 R&p Legal
13,1
15,0
-12,7%
5,4
7,5
-28,0%
18 Gattai Minoli & partners
10,1
n.d.
–
6,8
n.d.
–
19 Jacobacci & associati
9,5
10,0
-5,0%
3,6
3,9
-7,7%
20 Roedl & partner
9,0
10,2
-11,6%
n.d.
n.d.
–
-10,6%
21 Castaldi Mourre & partners
8,2
8,0
2,9%
2,7
3,0
22 Russo de Rosa
7,2
6,7
7,5%
n.d.
n.d.
–
23 Daverio & Florio
7,2
6,9
3,8%
4,7
4,7
-0,1%
24 Osborne Clarke
7,1
7,0
1,4%
2,8
3,1
-10,0%
25 Curtis Mallet-Prevost Colt & Mosle
7,1
6,9
2,9%
3,0
2,8
7,1%
26 Danovi & Giorgianni
7,0
7,3
-4,1%
3,2
3,3
-3,0%
27 Pavesio e associati
6,2
6,5
-4,6%
3,5
1,8
94,4%
28 Tosi e associati
6,2
3,4
82,4%
n.d.
n.d.
–
29 Andreani
5,3
4,9
8,2%
3,5
3,3
4,5%
30 Salonia e associati
5,3
4,5
17,7%
3,8
3,2
17,8%
31 Withers
4,8
5,0
-4,0%
1,5
1,9
-21,6%
32 Quorum
4,5
4,0
12,5%
2,5
2,3
8,7%
33 Munari Cavani
4,2
4,2
0,0%
n.d.
n.d.
–
34 Lipani & partners
4,2
4,5
-6,7%
1,3
1,6
-14,8%
35 Zunarelli e associati
3,9
4,0
-2,5%
0,7
1,1
-36,4%
2,9
24,1%
1,2
0,7
71,4%
–
36 Mdba

Fatturato (€ mil.)
2013
3,6
37 Bonora
3,2
3,3
-3,0%
n.d.
n.d.
38 Lexellent
2,5
n.d.
–
1,3
n.d.
–
39 Gallavotti Bernardini & partners
2,3
2,5
-8,0%
1,0
0,9
8,1%
tTopLegal Giugno 2014
storia di copertina
Studio
Totale professionisti
2013
Soci equity
2012
Var.
2013
2012
Var.
1 Nctm
236
198
19,2%
49
48
2,1%
2 Dla Piper*
128
140
-8,6%
42
46
-8,7%
3 Baker & McKenzie
97
93
4,3%
18
20
-10,0%
4 Maisto e associati
45
43
4,7%
8
8
0,0%
5 Ls Lexjus Sinacta
165
166
-0,6%
97
95
2,1%
70
72
-2,8%
19
20
-5,0%
-6,7%
6 Pedersoli e associati
7 Hogan Lovells
67
72
-6,9%
14
15
8 Grimaldi e associati
105
75
40,0%
11
11
0,0%
9 Tonucci & partners
125
127
-1,6%
9
11
-18,2%
10 Kstudio (Kpmg)
84
n.d.
–
7
n.d.
–
0,0%
11 Carnelutti / Carabba & partners
96
78
23,1%
15
15
12 Cms Adonnino Ascoli & Cavasola Scamoni
69
87
-20,7%
11
11
0,0%
13 Simmons & Simmons*
59
68
-13,2%
14
16
-12,5%
14 Toffoletto De Luca Tamajo e soci
58
50
16,0%
17
17
0,0%
15 La Scala e associati
82
73
12,3%
7
8
-12,5%
16 De Berti Jacchia Franchini Forlani
69
70
-1,4%
13
13
0,0%
17 R&p Legal
67
95
-29,5%
19
19
0,0%
18 Gattai Minoli & partners
23
n.d.
–
6
n.d.
–
19 Jacobacci & associati
37
36
2,8%
10
7
42,9%
20 Roedl & partner
32
n.d
–
4
n.d.
–
21 Castaldi Mourre & partners
35
35
0,0%
3
3
0,0%
22 Russo de Rosa
39
39
0,0%
6
6
0,0%
23 Daverio & Florio
20
17
17,6%
4
4
0,0%
24 Osborne Clarke
41
37
10,8%
10
9
11,1%
25 Curtis Mallet-Prevost Colt & Mosle
16
14
14,3%
5
5
0,0%
26 Danovi & Giorgianni
38
47
-19,1%
12
11
9,1%
27 Pavesio e associati
23
19
21,1%
8
8
0,0%
28 Tosi e associati
17
17
0,0%
6
6
0,0%
29 Andreani
14
15
-6,7%
1
1
0,0%
30 Salonia e associati
18
18
0,0%
8
8
0,0%
31 Withers
21
12
75,0%
5
4
25,0%
32 Quorum
22
n.d.
–
7
n.d.
–
9
10
-10,0%
3
2
50,0%
33 Munari Cavani
34 Lipani & partners
16
18
-11,1%
4
4
0,0%
35 Zunarelli e associati
40
38
5,3%
5
6
-16,7%
36 Mdba
24
n.d.
–
2
n.d.
–
0,0%
37 Bonora
14
13
7,7%
4
4
38 Lexellent
15
n.d.
–
5
n.d.
–
9
17
-47,1%
2
4
-50,0%
39 Gallavotti Bernardini & partners
* Anno fiscale da 1 maggio 2013 a 30 aprile 2014
TopLegal Giugno 2014
t 
storia di copertina
ANALISI DI CLUSTER
Un mercato che barcolla
Scomposto e analizzato per cluster, il mercato è sostanzialmente
in stallo. Gli studi italiani mid-tier mostrano sofferenza
di risultati, a prescindere che operino in formato boutique o
multipractce. A perdere maggiore terreno, però, sono gli inglesi.
A dispetto di soci e professionisti più performanti
di Maria Buonsanto
TopLegal Giugno 2014
t 
storia di copertina
N
egli ultimi anni il
mercato legale italiano è diventato
uno scenario talmente composito
da rendere inefficace qualunque
analisi che prescinda da un’organizzazione delle insegne per
cluster. Sulla base della tipologia,
della clientela e del posizionamento degli studi si possono individuare quattro macro gruppi: gli
studi italiani full service (a loro
volta divisi in top- e mid-ter), gli
studi internazionali (differenziati
in inglesi e americani), le boutique (top- e mid tier) e le insegne
monopractice (lavoro e fiscale).
I dati su cui risulta più facile
fare un’analisi sistemica sono
quelli che riguardano le ristrutturazioni interne delle squadre.
Gli studi che hanno fornito queste informazioni sono, infatti,
più del doppio rispetto a quelli
che hanno comunicato i risultati d’esercizio. Dai dati forniti,
il mercato risulta quanto mai
spaccato. I grandi studi fullservice italiani e gli inglesi, le
cui politiche del passato avevano
portato a un sovradimensionamento, sono alla ricerca di nuovi equilibri interni. E per tutti
i raggruppamenti, il punto di
equilibrio va in direzione di una
progressiva riduzione della leva.
Passando all’analisi sui fatturati il campione si riduce, ma
fornisce i dati più interessanti. Gli
studi italiani di fascia media, tanto che operino come full service
quanto con modello boutique,
insieme agli inglesi registrano
un sostanziale stallo, con leggeri
decrementi alle entrate. I full service italiani mid-tier perdono lo
0,6%; mentre le boutique italiane
mid-tier perdono il 2,9% rispetto all’anno fiscale precedente. A
palesare una maggiore sofferenza sono gli internazionali inglesi
che, a dispetto dell’aumento del
fatturato prodotto dai singoli
(soci e professionisti), hanno perso il 3,2% nell’ultimo anno fiscale.
Le insegne americane, le boutique top-tier e le insegne monopractice specializzate in lavoro,
da un punto di vista di ristrutturazione interna, hanno scelto una
politica diversa dai precedenti,
ampliando il rapporto tra professionisti e soci equity. Curiosamente, sono proprio questi i tre cluster
in cui si registra un aumento, seppur relativo, dei fatturati. Anche
se, come evidenziato dal cluster
degli studi monopractice lavoro – unico ad aver messo a segno
una crescita a due cifre (13,5%) – i
risultati positivi sembrano slegati
dalla riorganizzazione interna.
Infatti, i volumi di business generati nel 2013 sono stati in crescita
a discapito di squadre che, numeri
alla mano, risultano poco efficienti: il contributo di ogni singolo
professionista al business ha registrato una flessione del 15,5%.
Mentre le squadre di corredo
perdono di efficienza, aumenta
la capacità di generare business
dei soci. A differenza degli studi
monopractice labour, gli specialisti del tax – pur continuando a
giovare di un mercato favorevole
– non padroneggiano più la classifica con una crescita a due cifre. Probabilmente anche a causa
del rafforzamento delle compagini fiscali di molte insegne fullservice o boutique, i cui team tax
sempre più di frequente compaiono come advisor fiscali delle
operazioni. Con la conseguente
presa di mano su una parte dei
volumi legati alla practice che
prima erano a totale appannaggio degli iperspecialisti.
Italiani full-service
Tutti gli studi italiani full service, a prescindere dal segmento
di mercato e in linea con quanto
registrato dall’indice TL25, sono
alla ricerca di una maggiore efficienza. Questo assunto si evince
dai cambiamenti di leva; ma con
una differenza. Mentre nel toptier la leva si riduce non tanto
per effetto dei tagli alle squadre
di corredo, quanto per l’allargamento della partnership, nel
mid-tier si è portata avanti una
politica di tagli ai professionisti,
facendo rimanere pressoché invariato il numero di equity.
Italiani full-service: top-tier*
Leva equity
2013
2012
Media
4,6
4,9
Var%
2013
-6,0
1.094
Totale professionisti
Var. +/–
2012
1.115
-21
* Bonelli Erede Pappalardo, Chiomenti, Gianni Origoni Grippo Cappelli & partners, Legance, Nctm

tTopLegal Giugno 2014
Var%
2013
-1,9
236
Soci equity
Var. +/–
2012
226
10
Var%
4,4
storia di copertina
Guardando nello specifico, i
cinque studi che appartengono al cluster top-tier hanno
visto una riduzione della leva
con un rapporto soci/professionisti passato da 1 a 4,9 a 1
a 4,6. Il risultato è sostanzialmente frutto di una strategia
di allargamento della partnership. Se le squadre hanno
subito solo una leggera flessione, passando dai 1.115 professionisti del 2012 ai 1.094
del 2013, il numero di equity
è salito da 226 a 236.
Tra gli studi di questo raggruppamento, solo Nctm ha
reso noti i numeri degli affari,
comunicando un fatturato in
crescita del 5,6% (da 68 a 71,8
milioni). L’aumento, curiosamente, è frutto di una politica diametralmente opposta
al cluster full-service top tier.
Nctm ha registrato un aumento della leva – dal rapporto di
1 a 4,1 si è passati a quello di 1
a 4,82 – dovuta all’incremento
del 19,2% dei professionisti e
del 2,1% dei soci.
Italiani full-service: mid tier*
Leva equity
2013
2012
Media
4,2
4,7
Var%
2013
-10,4
993
Totale professionisti
Var. +/–
2012
1.103
-110
Var%
2013
-10,0
236
Soci equity
Var. +/–
2012
235
Var%
1
0,4
* Carnelutti/Carabba & partners, Cba, Cms Adonnino Ascoli & Cavasola Scamoni, De Berti Jacchia Franchini Forlani, Gallavotti Honorati, La Scala e associati,
Ls Lexjus Sinacta, Macchi di Cellere Gangemi, Mdba, Nunziante Magrone, Pavia e Ansaldo, R&p Legal, Tonucci & partners
I 13 studi del cluster midtier, invece, complessivamente
hanno registrato un decremento della leva più ampia: da 1 a
4,7 a 1 a 4,2, frutto della flessione dei professionisti (passati
da 1.103 a 993) e del sostanziale stallo del numero di equity
(passati da 235 a 236).
A rendere più facile la comprensione dell’impatto di
queste scelte sul fatturato del
cluster full-service mid-tier,
il fatto che su 13 insegne ben
otto hanno comunicato i risultati finanziari. Gli studi in
esame hanno registrato un volume d’affari sostanzialmente
in stallo rispetto all’anno fiscale 2012, passando dai 132,1
mln dell’anno precedente ai
131,3 del 2013. Dei risultati
economici
sostanzialmente
identici sono stati ottenuti
con squadre più snelle; si è
passati da 717 professionisti
a 682; mentre gli equity sono
diminuiti da 177 a 173. Que-
sta diminuzione significa che
è aumentato il contributo apportato al business dai singoli,
tanto dai professionisti (4%)
quanto dai soci (1,7%).
Emergono dati interessanti
nel paragone tra il top-tier e il
mid-tier tra gli studi full-service italiani. Come Nctm, La
Scala ha registrato la maggiore
crescita in termini di volumi di
affari (dell’8,1%), grazie a una
politica di espansione della
squadra. Lo studio ha segnato
un incremento dei professionisti da 73 a 82, subendo l’uscita
di un socio (da 8 a 7) e facendo
levitare il rapporto equity/professionisti da 1 a 9,1 a 1 a 11,7.
In entrambi i casi, si potrebbe dedurre che un fatturato in
aumento non corrisponda necessariamente ad un aumento
di margini. Mettendo in relazione i fatturati al numero
di professionisti e partner, la
scelta di allargare le squadre
risulta aver creato delle inef-
ficienze rispetto al 2012 per
Nctm e La Scala. In tutti e due
i casi, è diminuito l’apporto al
business dei professionisti ed è
aumentato quello dei soci. In
Nctm il fatturato prodotto da
ogni singolo professionista è
diminuito dell’11,4%; mentre
quello prodotto dai soci è aumentato del 3,4%. In La Scala,
invece, il fatturato per professionista e sceso del 3,8%, mentre quello per socio è aumentato del 23,5%. Nonostante
l’aumento del fatturato, questi
due studi risultano meno efficienti dell’anno fiscale precedente rispetto alle concrete
esigenze del business. Salvo
che, alla luce delle politiche di
abbassamento delle tariffe, per
fatturare quelle cifre, le due
insegne abbiano dovuto generare un numero di mandati
nettamente superiore rispetto
al passato, dovendo procurarsi
più braccia da mettere a lavoro. A discapito dell’efficienza.
TopLegal Giugno 2014
t 
storia di copertina
Internazionali
Analizzando i dati relativi agli
studi internazionali, l’approccio
con cui si relazionano al mercato
italiano è diverso a seconda che
si tratti di law firm inglesi o ame-
ricane. Le prime sembrano aver
optato per una ristrutturazione delle squadre che ha diversi
punti di contatto con quella intrapresa dai full service italiani
top-tier, caratterizzata da una
riduzione della leva. Negli americani, invece, la leva aumenta e a
fare la differenza è la capacità di
generare business dei soci.
Internazionali inglesi*
Leva equity
2013
2012
Media
4,5
4,7
Var%
2013
-5,1
755
Totale professionisti
Var. +/–
2012
758
-3
Var%
2013
-0,4
169
Soci equity
Var. +/–
2012
161
8
Var%
5,0
* Allen & Overy, Bird & Bird, Clifford Chance, Dla Piper, Eversheds Biachini, Freshfields Bruckhaus Deringer, Hogan Lovells, LInklaters, Osborne Clarke,
Simmons & Simmons, Withers
I 10 studi che compongono il
cluster degli internazionali inglesi si stanno ristrutturando in
maniera molto simile agli italiani full-service top-tier, registrando una riduzione della leva,
dovuta – più che alla diminuzione delle squadre (che complessivamente hanno perso soltanto 3
professionisti) – all’aumento dei
partner (passati da 161 a 169).
Il nuovo assetto della leva ha
trasformato queste insegne in
macchine in cui i singoli componenti lavorano di più. Infatti, sul
fronte fatturati, analizzando le
prestazioni individuali (dei professionisti e dei soci) dei cinque
studi che hanno comunicato i
dati relativi al business, il fatturato medio apportato da ogni
professionista è rimasto pressoché invariato (0,8%); mentre è
leggermente aumentato (2,5%)
quello generato dai soci.
Cumulativamente le cinque
insegne hanno prodotto 111,2
milioni di euro, registrando una
riduzione del 3,2% rispetto all’esercizio fiscale precedente. Tut-
tavia, a dispetto di un miglioramento delle singole prestazioni, a
eccezione di Osborne Clarke (che
ha aumentato le entrate di circa
100mila euro), gli altri – Dla Piper, Hogan Lovells, Simmons &
Simmons e Withers – hanno segnato una flessione del fatturato.
Per questi studi, il mercato italiano nel corso del 2013 sembra
rivelatosi evidentemente meno
redditizio. Pur aumentando gli
sforzi singoli, i professionisti
hanno finito per generare complessivamente meno valore.
Internazionali americani*
Leva equity
2013
2012
Media
5,7
5,2
Var%
2013
10,5
330
Totale professionisti
Var. +/–
2012
309
21
Var%
2013
6,8
58
Soci equity
Var. +/–
2012
60
-2
Var%
-3,3
* Baker & McKenzie, Cleary Gottlieb Steen & Hamilton, Curtis Mallet-Prevost Colt & Mosle, Delfino e associati Willkie Farr & Gallagher, McDermott Will & Emery,
Orrick Herrington & Sutcliffe, Paul Hastings
I sette studi del cluster internazionali americani, all’opposto degli inglesi, hanno
segnato un incremento della
leva, dovuto all’aumento dei
professionisti del 6,8% (passati da 309 a 330). In termini
di fatturato, in maniera cir-
coscritta ai soli due studi che
hanno reso noti i dati – Baker
& McKenzie e Curtis Mallet Prevost Colt & Mosle –, il
cluster ha registrato un incremento del 7,3%, passando dai
47,5 milioni prodotti nel 2012
ai 50,9 del 2013. Il risultato,
stando ai dati comunicati,
sembra dovuto sostanzialmente all’aumento del fatturato
generato dai soci, cresciuto più
del 16%. Come già evidenziato
dall’indice TL25 e dall’analisi
dei cluster full service italiani, top e mid-tier, per arrivare
TopLegal Giugno 2014
t 
storia di copertina
a risultati positivi si è rivelato
decisivo l’incremento del contributo dei soci al fatturato.
La prova del nove è data dallo
studio che ha ottenuto i risultati migliori, Baker & McKenzie. Nonostante sia l’unica law
firm americana in cui è stata
registrata una diminuzione dei
soci (da 20 a 18), l’insegna ha
aumentato il fatturato dell’8%,
proprio grazie a un incremento del 20% delle entrate prodotte in media da ogni socio.
Italiani boutique
Analizzando i dati relativi a
tutte le boutique che hanno
fornito le informazioni riguardanti la composizione delle
squadre, emerge che, mentre
gli studi italiani full service a
prescindere dal mercato di riferimento stanno riducendo la
leva, le boutique italiane crescono, soprattutto nelle squadre di corredo. Sia nella fascia
alta che nella fascia media, i
professionisti aumentano in
percentuali superiori al 15%. E
con i professionisti, si allarga
anche la partnership. Soprattutto nel mid-tier, dove si registra un incremento dei soci del
23%. Dai dati raccolti si evince
che questa politica espansionistica del mid-tier, oltre ad aver
reso le strutture meno efficienti, non ha premiato in termini
di fatturato, che ha registrato
una flessione sia nelle prestazioni dei singoli sia in termini
di entrate complessive.
Italiani boutique: top-tier*
Leva equity
2013
2012
Media
5,27
4,86
Var%
2013
8,4
332
Totale professionisti
Var. +/–
2012
282
50
Var%
2013
17,7
63
Soci equity
Var. +/–
2012
58
5
Var%
8,6
* d’Urso Gatti e Bianchi, Gattai Minoli & partners, Grimaldi e associati, Lombardi Molinari Segni, Pedersoli e associati
I cinque studi che compongono
il cluster delle boutique top-tier,
al pari degli internazionali statunitensi, hanno puntato sull’ampliamento della leva, dovuta alla
crescita delle squadre. Per i cinque studi la leva nell’ultimo anno
risulta aumentata da 1 a 4,9 a 1 a
5,3. Un risultato dovuto soprattutto all’incremento dei professionisti, che sfiora il 18% (da 282
a 332). La leva risulta in ascesa
anche se dal cluster si scorporano
i dati sulle squadre forniti da Gattai Minoli & partners, studio per
il quale non si hanno le informazioni relative all’anno fiscale 2012.
Passando all’analisi dei dati
forniti solo da quelle insegne
che hanno comunicato anche i
fatturati, Grimaldi e Pedersoli,
si riscontra lo stesso incremento di leva e professionisti. In
particolare Grimaldi, che dopo
la fusione con i professionisti
di Dewey & LeBoeuf ha visto
un aumento della compagine di
ben il 40%. Da un punto di vista
di fatturati, stando ai dati forniti, le scelte sembrano pagare.
Grimaldi ha registrato il 9,5%
in più delle entrate rispetto al
2012. Mentre Pedersoli ha messo a segno un più 4,8%.
Curiosamente, per questi
due studi si è verificata la circostanza esattamente opposta
a quella riscontrata nelle insegne inglesi. Mentre queste
ultime hanno registrato una
flessione del fatturato, a dispetto di migliori prestazioni individuali, nelle boutique
top-tier aumenta il fatturato
complessivo ma diminuiscono
quelli prodotti individualmente. Segno, forse, che i due studi hanno saputo posizionarsi
nel 2013 sulla parte alta della
curva del valore, intercettando
mandati più remunerativi.
Italiani boutique: mid-tier*
Leva equity
2013
2012
Media
4,61
4,89
Var%
2013
-5,8
318
Totale professionisti
Var. +/–
2012
274
44
Var%
2013
16,1
69
Soci equity
Var. +/–
2012
56
13
* Bonora, Castaldi Mourre & partners, Danovi & Giorgianni, Jacobacci & associati, Mdba, Lipani & partners, Munari Cavani, Pavesio e assocati, Quorum,
Santa Maria, Trevisan & Cuonzo, Zunarelli e associati

tTopLegal Giugno 2014
Var%
23,2
storia di copertina
Le scelte fatte dalle boutique
mid-tier non sono state altrettanto premianti. Su otto insegne
che hanno comunicato i risultati
finanziari, ben sei hanno subito
una flessione. Fanno eccezione
Castaldi Mourre (2,9% in più corrispondente a circa 250mila euro)
e Munari Cavani, che ha dichiarato gli stessi incassi dell’anno precedente (4,2 milioni). Il dato in cui
si registra il maggiore scollamento tra scelte fatte e risultati attesi
è quello relativo alla partnership.
Infatti, mentre il numero equity
delle insegne appartenenti al cluster che hanno comunicato anche i dati finanziari è aumentato
dell’8,9%, il fatturato prodotto in
media da ogni socio è diminuito
del 10,8%, passando da 1,6 milioni
a 0,94. Ancora una volta, quindi,
la fortuna economica di un cluster si lega alla capacità di generare business dei soci. In questo
caso, però, in termini negativi.
I monopractice
Dopo un 2012 che le aveva viste sul podio per profitti, marginalità e profit per partner
– dominando anche la classifica di crescita per volumi – le
boutique fiscali nel 2013 hanno rallentato i tassi di crescita.
Al contrario, gli studi specializzati nel lavoro sembrano ancora giovare di condizioni di
mercato favorevoli.
Monopractice: lavoro*
Leva equity
2013
2012
Media
2,76
2,43
Var%
2013
14,0
188
Totale professionisti
Var. +/–
2012
148
40
Var%
2013
27,0
68
Soci equity
Var. +/–
2012
61
7
Var%
11,5
* Davero & Florio, Lexellent, Salonia e associati, Toffoletto De Luca Tamajo e soci, Tosi e associati, Trifirò & partners
Anche nel 2013 – è il caso di dirlo – per le realtà monopractice
attive nel labour non è mancato
il lavoro. Tutte le quattro insegne
che hanno comunicato i dati finanziari – Daverio e Florio, Salonia, Toffoletto De Luca Tamajo e Tosi – hanno visto crescere
i loro affari, fino ad arrivare al
risultato sorprendente di Tosi,
passato dai 3,4 milioni del 2012
ai 6,20 del 2013, con una crescita
superiore all’80%. Anche estrapolando questo dato eccezionale
dal cluster, si registra un aumento medio delle entrate del 13,5%.
Da un punto di vista strutturale,
sono cresciuti sia i partner che i
professionisti. E con essi la leva,
aumentata da 1 a 2,4 a 1 a 2,8.
All’aumento dei professionisti,
tuttavia, non è seguito di pari
passo un incremento del fatturato, sceso in media del 15,5%. Si
riconferma dominante, invece,
l’apporto dei soci, il cui fatturato
medio è salito del 7,4%.
Monopractice: tax*
Leva equity
2013
2012
Media
4,55
4,45
Var%
2013
2,3
173
Totale professionisti
Var. +/–
2012
178
-5
Var%
2013
-2,8
38
Soci equity
Var. +/–
2012
40
-2
Var%
-5,0
* Andreani, Di Tanno, Maisto e associati, Russo de Rosa
I tre studi attivi nel tax che hanno comunicato i dati sono Andreani, Maisto e Russo de Rosa.
Dopo un 2012 in cui queste insegne avevano messo in pancia
un aumento del fatturato superiore al 20% rispetto al 2011,
nel 2013 complessivamente
hanno fatto un passo indietro,

tTopLegal Giugno 2014
stanziandosi su 43,5 milioni di
fatturato (-3%). All’interno del
gruppo, tuttavia, non c’è omogeneità di risultati. Il dato, infatti,
è fuorviato dal calo del fatturato di Maisto (-14,4%). Una flessione, tuttavia, attesa e che non
denuncia sofferenza di risultati.
Infatti, come aveva comunicato
lo stesso studio, l’anno fiscale
2012 aveva rappresentato una
chiusura «eccezionale» dovuta
ad una serie di contingenze. Andreani e Russo de Rosa, invece,
incrementano le entrate: Andreani passa dai 4,9 milioni fatturati nel 2012 a 5,3; mentre Russo
de Rosa da 6,7 sale a 7,2. TL
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