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Si è lavorato per irrobustire il sistema urbano regionale Si è lavorato

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Si è lavorato per irrobustire il sistema urbano regionale Si è lavorato
ANNO 1 NUMERO 6 • 5 LUGLIO 2008
calabriareporter
P E R I O D I C O G R AT U I T O D I I N F O R M A Z I O N E S U L L E P O L I T I C H E D E L L’ U N I O N E E U R O P E A P E R L O S V I L U P P O D E L L A R E G I O N E C A L A B R I A
AGENDA DELLA REGIONE PER I CITTADINI SUI FONDI EUROPEI
Si è lavorato
per irrobustire
il sistema urbano regionale
A colloquio
con l’Assessore all’Urbanistica Michelangelo Tripodi
“Si è instaurato con i Comuni un rapporto di tipo
collaborativo al fine di individuare, per le specifiche
difficoltà emerse, le soluzioni più adatte e scongiurare
il rischio del disimpegno automatico.”
IN QUESTO NUMERO
Intervista pag 2_ Nell’Asse-Città gli interventi per la riqualificazione
del territorio pag 3_ Misure Asse V pag 4_ Quattro esempi di buona riqualificazione
del territorio per la fruizione degli spazi urbani pag 5_ I Pit per la promozione
dello sviluppo dal “basso” pag 7_ Soddisfatti Loiero e Maiolo dopo la visita
della Commissione Europea per il controllo dei Bilanci pag 8_
2
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Fitta azione di monitoraggio della spesa e
di verifica dello stato di attuazione dei PSU
Attuare delle politiche di pianificazione territoriale
in Calabria vuol
dire riflettere sulle
cause e sulle condizioni ambientali e culturali che provocano ed hanno provocato disparità di occasioni. Da ciò ne consegue che le strutture
possono essere un’opportunità da vivere o
un’occasione mancata.
Il Piano Operativo Regionale è uno strumento necessario ed indispensabile per
cambiare, davvero, il volto del territorio
calabrese. Assessore Tripodi quali difficoltà avete incontrato nel percorso di
attuazione della Misura 5.1 del Por
Calabria – Asse V – Città?
Nel disegno generale del POR 2000-2006,
l’Asse “V Città” era, pur nella relativa esiguità delle risorse ad esso destinate, uno
degli elementi portanti della strategia di sviluppo regionale. La Misura 5.1 del POR
2000 – 2006 presentava una serie di obiettivi ambiziosi come: promuovere la riqualificazione dei centri urbani; incrementare e
qualificare la dotazione infrastrutturale e di
attrezzature delle città; favorire la creazione
di poli urbani specializzati; dispiegare una
strategia di sviluppo della rete dei centri
piccoli e medi. La finalità più ambiziosa era
(ed è) contribuire ad irrobustire il sistema
urbano regionale, in una situazione nella
quale il principale deficit, esplicitamente
riconosciuto dal POR, è la debolezza dell’armatura urbana regionale.
Tuttavia le vicende relative all’attuazione
della Misura 5.1 hanno mostrato che questa
strategia non ha conseguito i risultati attesi.
consentito una verifica preventiva della reale
fattibilità e strategicità degli interventi.
A livello delle singole amministrazioni comunali: la scarsa coerenza programmatica interna ed esterna di piani e interventi; ciò ha
comportato che i PSU si sostanziassero in
molti casi in una “collezione di progetti” non
molto rispondenti alle ambiziose finalità della
Misura privi di una visione di insieme.
Da ciò emerge chiaramente che l’impegno nell’attuazione di tale Misura richiede non solo,
esclusivamente, il controllo e il monitoraggio
dei singoli interventi programmati a valere sulle
specifiche azioni, ma esso si dovrebbe tradurre
in un sistema di verifica della coerenza strategica delle azioni, nonché dell’avanzamento dei
singoli enti beneficiari, verso l’utilizzo di strumenti di negoziazione e di programmazione
integrata. Difatti, la forte spinta innovativa,
dettata dall’impostazione generale del POR, ha
fatto sì che si mettesse in conto una graduale
assimilazione del modello programmatico proposto la cui assimilazione, da parte delle
Amministrazioni comunali beneficiarie, come
riferimento costante nella assunzione di scelte
per lo sviluppo del territorio, costituisce, in
molti casi, motivo di rallentamento all’avvio dei
processi di progettazione e spesa delle risorse
comunitarie. Per questo sarebbe stato opportuno attivare fin da subito una efficace struttura di accompagnamento alla implementazione
della Misura che affiancasse costantemente
l’attività delle Amministrazioni.
Quindi il Dipartimento ha creato una
struttura di accompagnamento, ma ci
sono state delle difficoltà?
Sì, l’implementazione della Misura ha registrato una sofferenza nella gestione dei rapporti con le amministrazioni beneficiarie,
derivanti dalle criticità esposte.
Come mai?
I ritardi accumulati non derivano da sole difficoltà procedurali e amministrative legate alla
gestione della Misura e alla insufficienza di un
apparato regionale in grado di fronteggiare le
criticità, ma soprattutto dall’assenza di alcune
condizioni di base che l’efficace perseguimento di questa Misura avrebbe richiesto. In particolare si registrano alcune carenze di impostazione che hanno reso difficile l’implementazione della Misura sia a livello regionale che a livello delle singole amministrazioni comunali.
A livello regionale: l’assenza di una strategiaquadro, che sostanziasse le priorità di intervento, indicando linee di assetto, polarità di
sviluppo e, che, quindi funzionasse come
“guida” e “quadro di riferimento” nella
costruzione dei PSU; l’assenza di una verifica
di efficacia dei progetti proposti, spesso presentati ad un livello di sommaria scheda progettuale, condizione che in molti casi non ha
Quale metodo avete usato per superare
le criticità e accelerare la spesa?
Considerata la necessità e urgenza di accelerare la spesa relativamente alle tre Azioni di
cui si compone la Misura 5.1, il Dipartimento
ha avviato una serie di iniziative di “sollecito” relativamente all’avvio degli interventi
posti a finanziamento. In particolare, con
riferimento alle Misure 5.1.a e 5.1.b sono
stati organizzati più incontri con i Comuni
beneficiari dei finanziamenti, con la finalità
di procedere a una verifica dello stato di
avanzamento dei progetti in corso di svolgimento, nonché di recuperare la documentazione necessaria, attestante eventuali stati di
avanzamento della spesa.
In occasione degli incontri, i Comuni beneficiari sono stati messi nelle condizioni di utilizzare strumenti che uniformassero la rilevazione dei dati. Gli incontri, inoltre, sono stati
motivati dalla opportunità di verificare la
effettiva necessità di numerose richieste di
rimodulazione che i Comuni beneficiari
hanno inoltrato. Al fine di scongiurare la prevedibile azione di disimpegno automatico al
31 Dicembre 2006, relativamente alle risorse
finanziarie della quota FESR – Misura 5.1,
operata a danno dei Programmi di interventi finanziati, per effetto della mancata certificazione della spesa da parte dei Comuni,
unici beneficiari dell’intera Misura, il
Dipartimento ha avviato un percorso di verifica del livello di spesa con particolare riferimento allo stato di attuazione dei PSU (azioni 5.1.a e 5.1.b), a partire dalla azione di sollecito presso le Amministrazioni comunali al
rispetto della tempistica dettata dai cronoprogrammi presentati al momento di sottoscrizione dei Protocolli di Intesa.
Tale azione di monitoraggio/controllo/affiancamento è stata intensificata, con una serie
di incontri al fine di verificare l’effettivo stato
di certificazione della spesa.
Concludendo, Assessore quanti progetti
avete gestito?
Complessivamente, con riferimento alla
Misura 5.1. il Settore gestisce 639 progetti.
Sempre con riferimento all’Azione 5.1.c
sono state selezionate le 23 iniziative di cui
al bando relativo al finanziamento di iniziative in regime di aiuto previste da quattro aree
PIT, con la finalità di sostenere iniziative di
microimpresa nell’ambito dei centri storici,
per un importo complessivo di € 2.770.000.
Il Settore ha svolto un’azione fitta di monitoraggio della spesa e verifica dello stato di
attuazione dei PSU, instaurando con i
Comuni un rapporto di tipo collaborativo al
fine di individuare, per le specifiche difficoltà emerse, le soluzioni più adatte e scongiurare il rischio del disimpegno automatico.
Risultato raggiunto: spesa certificata al
19/12/07 pari a € 192.883.167,69 contro la
certificazione del 31/07/2007 pari a
€ 146.029.684,29 e la certificazione al
31/12/2005 paria a € 130.154.599,95.
L’attività di assistenza e accompagnamento
ai Comuni beneficiari della Misura 5.1.c P.I.T.
ha determinato il finanziamento di n° 215 di
cui 183 risultano ad oggi attivati e in fase di
ultimazione.
Nell’ambito dell’azione 5.1.c sono stati finanziati, inoltre, attraverso la pubblicazione di
apposito Bando Pubblico “Sviluppo e valorizzazione aree urbane – Azione C – concessione di
aiuti in regime de minimis a soggetti privati”
(DDG n° 9610 del 27/07/06), 23 interventi per
altrettante imprese (DDG n. 275 del 31/08/07),
relativamente ad azioni di valorizzazione nei
centri storici ricadenti nei seguenti PIT: PIT n° 4.
Alto Ionio Casentino; PIT n° 10 Savuto; PIT n°
16 Serre Calabresi; PIT n° 21 Locride.
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Nell’Asse-Città gli interventi per
la riqualificazione del territorio
Un tessuto insediativo “polverizzato”, aree interne sempre più spopolate, altissimo tasso di abusivismo edilizio, città cresciute male e
incapaci di offrire servizi a livello adeguato. Eccole le criticità messe in
evidenza da Por Calabria che nell’Asse V – Città ha previsto una
serie di interventi mirati alla riqualificazione, sotto tutti i punti di
vista, dei centri urbani. Come sempre si parte da una analisi che,
anche in questo settore, mostra le negatività di un sistema di sviluppo urbano frutto di politiche sbagliate e dannose per l’identità culturale del territorio. Politiche che hanno consentito, da un lato, l’espansione incontrollata degli insediamenti e, dall’altro, il progressivo
abbandono dei centri storici. Il tutto senza un reale controllo sulla
qualità edilizia delle nuove costruzioni, senza una programmazione
che tenesse conto dello sviluppo economico e con una strumentazione urbanistica spesso obsoleta. La prima anomalia calabrese è
quella di un numero spropositato di comuni a fronte di una popolazione che supera di poco i due milioni di abitanti. Sono 409 e solo
undici di questi superano i ventimila residenti. Basta comparare i
numeri con quelli delle altre regioni “obiettivo 1” per capire che ci si
trova di fronte a un’eccessiva frammentazione territoriale. In
Campania, ad esempio, la popolazione media per comune è di diecimila abitanti, in Puglia di quindicimila e in Sicilia di quasi tredicimila. In Calabria ci si attesta intorno ai cinquemila. La maggior parte
dei comuni occupa una porzione di territorio montagnoso (41%) o
collinare (49%) mentre appena il 9% sorge in pianura. Tra il 1951 e
il 1991 dai comuni montuosi è andato via il 22% della popolazione,
circa 120mila persone, mentre le abitazioni non occupate sono circa
il 35%, indice più alto nel Mezzogiorno. Nello stesso periodo la
popolazione calabrese è cresciuta di sessantamila unità. Un numero
che non giustifica l’aumento spropositato (circa cinque volte) della
superficie urbanizzata che ha interessato soprattutto i capoluoghi
storici, Catanzaro (+56%), Cosenza (+51%) e Reggio Calabria
(+21%) e che stride con la perdita di abitanti registrata nelle stesse
città (circa trentamila residenti in meno con punte del 18% a
Cosenza). L’analisi evidenzia come la Calabria possa contare su una
scarsa dotazione di infrastrutture produttive e di assistenza sociale,
ma anche culturali, sanitarie e nell’istruzione. In tutto sono nove gli
ambiti territoriali o gli ambienti insediativi che hanno un certo grado
di omogeneità e in questi vive il 60% della popolazione calabrese. Si
tratta dell’Area urbana cosentina, dell’Area urbana reggina, del
Sistema territoriale Catanzaro – Lamezia, della Locride, di Vibo
Valentia, di Crotone, della Sibaritide, della Piana di Gioia Tauro e
della Conurbazione dell’Alto Tirreno Cosentino. Tutti i sistemi urbani
calabresi manifestano una chiara debolezza strutturale e la qualità
della vita è più bassa che in altri contesti nazionali. Nell’analisi del Por
si pone l’accento su tre componenti del sottosviluppo urbano regionale. Innanzitutto l’insufficienza del sistema dei servizi sociali. Si parla
di “deficit di consistenza e qualità delle urbanizzazioni a rete”, in
particolare nel settore mobilità, a causa di politiche infrastrutturali
che hanno assecondato l’espansione delle città “senza un regolare
disegno razionale che prefigurasse nodi di interscambio, una maglia
di percorsi gerarchicamente organizzata e un sistema ordinato di
connessioni con la viabilità di ordine superiore”. Poi si scrive di un
basso livello di concentrazione e strutturazione di attività e funzioni
complesse e di rango superiore nelle città. I capoluoghi calabresi
appaiono senza confini certi e senza un centro urbano che sia capace di concentrare funzioni e attività che costituiscono il vero motore
delle città dell’occidente industrializzato. Il riferimento è, in particolare, alle attività del terziario, a quelle commerciali della grande distribuzione ma anche alle sedi della pubblica amministrazione. Infine,
ultima componente è quella della dequalificazione degli spazi pubblici e il degrado e la marginalità sociale di porzioni importanti delle
città calabresi e delle aree urbane. Si dice espressamente che le città
sono sotto-standard non solo nella qualità delle opere e degli spazi
pubblici ma anche per ciò che riguarda i servizi. Di fronte a tante
negatività, la promozione di nuove politiche urbane, da sola, non
può bastare. Occorre un’organizzazione generale del territorio in cui
si evidenzino i quadri d’azione strategica ed i progetti di grande rilevanza che, in qualche modo, devono creare integrazione tra le città
calabresi, sviluppatesi nel totale isolamento una dall’altra senza nessuna rete di relazioni. Il Por definisce, così, una serie di priorità. A
partire dal miglioramento della qualità urbana, irrobustendo le
potenzialità dei centri cittadini come luogo di attrazione di funzioni e
servizi specializzati e incentivando la messa in atto di politiche integrate di sviluppo. Priorità cui si può dare risposta attraverso una straCatanzaro, ponte "Bisantis"
tegia precisa che non può prescindere dal riconoscimento delle
potenzialità di ciascuna città nel contesto più ampio del territorio
regionale. I progetti finanziabili, si scrive nel Por, “devono prevedere
interventi per il potenziamento o lo sviluppo di servizi specializzati,
qualificati, innovativi a favore delle attività produttive, di ricerca, del
tempo libero”, ma anche “interventi rivolti alla creazione o promozione di reti internazionali di cooperazione, alla realizzazione di sedi
di istituti culturali e di alta formazione anche di respiro internazionale”. L’equazione appare chiara: miglioramento della qualità urbana =
maggiore attrazione di capitali e competitività economica. Gli ambiti di attuazione da privilegiare sono i centri storici, le periferie, le aree
dismesse o in abbandono delle città maggiori e dei centri urbani più
popolosi. L’asse è stato attuato attraverso programmi integrati che
hanno riguardato in massima parte le principali città o conurbazioni
della regione. Ben precisi i criteri di selezione delle proposte arrivate
dagli enti locali. Criteri definiti dal Quadro comunitario di sostegno:
la qualità progettuale, la fattibilità amministrativa, l’attivazione di
risorse private, il grado di coinvolgimento della popolazione locale e
del partenariato economico e sociale, il grado di raggiungimento
degli obiettivi specifici.
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Misure Asse V
Le Misure inserite nell’Asse V – Città sono soltanto due. Si
tratta della 5.1 “Sviluppo e valorizzazione delle aree urbane”
e della 5.2 “Servizi alla persona e alla comunità”. Già nel
titolo riassumono quelli che sono gli obiettivi specifici. In
particolare la 5.1 si propone di “rafforzare le potenzialità dei
centri urbani come luogo di attrazione di funzioni e servizi
specializzati o come luoghi di connessione e di servizio per i
processi di sviluppo del territorio, avendo presente le
caratteristiche e le potenzialità specifiche di ciascuna città nel
proprio contesto regionale in relazione anche alle sue
dimensioni metropolitane o di centro medio-piccolo”. Non
solo. L’impegno è anche quello di “aumentare la fruizione
dello spazio urbano da parte dei cittadini, sia per
l’accrescimento della competitività dei sistemi urbani sia per il
rafforzamento della coesione sociale”. Gli interventi devono
puntare al miglioramento del sistema della mobilità interna
ed esterna ai centri stessi, riducendo la congestione,
l’inquinamento acustico e l’inquinamento atmosferico. Senza
trascurare, anzi puntando, sia sull’innalzamento della qualità
di vita nelle aree periferiche e in quelle dismesse e sia sulla
riqualificazione del tessuto edilizio dei centri storici e dei
centri minori, nel rispetto delle tradizioni culturali e storiche.
Le linee di intervento in cui si articola la misura sono tre.
La prima riguarda la riqualificazione, la riorganizzazione
funzionale, il potenziamento e la specializzazione delle città
principali e delle relative conurbazioni (Catanzaro, CosenzaRende, Crotone, Lamezia Terme, Reggio Calabria e Vibo
Valentia). Si sostiene il marketing urbano anche riguardo alla
promozione del ruolo internazionale delle città, da attuare
attraverso reti di cooperazione tra le città stesse della regione
con partner esterni. L’elenco delle azioni contemplate da
questa Misura è molto lungo. Tra le più importanti basti qui
ricordare le trasformazioni urbane di rilevante impatto
sull’assetto funzionale delle città e sulla loro immagine, il
recupero del rapporto con fiumi o altre componenti
ambientali di contesto che costituiscono elementi primari
dell’identità urbana, l’ampliamento e potenziamento delle
dotazioni di servizi alle persone e alle imprese.
La seconda si riferisce alla riqualificazione urbana e alla
rigenerazione sociale nelle città principali e nei centri di
secondo livello del sistema insediativo regionale. Questa
linea di intervento prevede, tra l’altro, interventi per il
miglioramento della qualità degli spazi pubblici (arredo
urbano, verde, etc.), della loro accessibilità e fruibilità; il
miglioramento, adeguamento e potenziamento di servizi
sociali urbani (in particolare nel settore culturale e nei servizi
diretti all’infanzia); il recupero e la valorizzazione del
patrimonio architettonico, storico, artistico, archeologico dei
centri storici.
La terza e ultima linea di intervento vuole, infine, stimolare
la capacità delle amministrazioni dei piccoli comuni a
realizzare reti di cooperazione per la riqualificazione ed il
recupero degli insediamenti (con particolare riferimento ai
centri storici), integrando i servizi e con interventi mirati a
mettere in rete le attrezzature presenti nel territorio,
promuovendo la coesione e rafforzando l'identità dei sistemi
socio-territoriali locali.
Vibo Valentia, panorama
La 5.2 è tutta orientata al sociale. L’obiettivo specifico
è,infatti, quello di soddisfare i bisogni sociali di base
riducendo il tasso di esclusione, promuovendo l’economia
sociale, riqualificando i servizi e definendo nuove figure
professionali in questo ambito.
Per quanto riguarda i servizi, la misura dà attenzione a
tutte quelle azioni che contribuiscono a prevenire
l’emarginazione e, quindi, sostiene quegli interventi che
vanno dalla prevenzione alla terapia. Non soltanto la
creazione di nuovi spazi fisici per le attività da realizzare,
ma anche il sostegno per un forte ed efficace sistema di
imprese sociali che devono integrarsi tra loro. Invece che
seguire la strada dei progetti individuali, si propone un
Piano Regionale per lo Sviluppo dell’Economia Sociale e la
costituzione di un Centro Regionale Permanente che possa
monitorare costantemente la situazione.
La Misura prevede, poi, un forte sostegno alle imprese ed
agli imprenditori sociali, sia per la nascita di nuove soggetti
che come servizi al consolidamento e sviluppo di quelli
già esistenti. Infine, le azioni della 5.2 sono anche finalizzate
al sostegno delle attività produttive e imprenditoriali in
senso stretto. I settori di interesse delle imprese sociali
sono l’agricoltura biologica, il turismo sociale, le attività
connesse alla salvaguardia ambientale (raccolta
differenziata, rottamazione, etc.) e i servizi alle persone.
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Quattro esempi di buona riqualificazione del
territorio per la fruizione degli spazi urbani
I quattro esemplari, di seguito illustrati, si
inquadrano nella logica racchiusa nei tre
punti chiave della Misura 5.1 dell’Asse V,
cioè rafforzare le potenzialità dei centri
urbani come luogo di attrazione di funzioni e servizi specializzati o come luoghi di
connessione e di servizio per i processi di
sviluppo del territorio, aumentare la fruizione dello spazio urbano da parte dei cittadini, sia per l’accrescimento della competitività dei sistemi urbani, sia per il rafforzamento della coesione sociale e riqualificare, rinnovare e rendere funzionale il
tessuto edilizio urbano, nel rispetto delle
tradizioni culturali e storiche, con particolare attenzione al recupero dei centri storici e dei centri minori.
Si tratta, nello specifico, del completamento
del viale del Parco di Cosenza, della ristrutturazione dell’Auditorium “Casalinuovo” di
Catanzaro, di un intervento sui parchi della
città di Crotone e della riqualificazione del
percorso storico sul suo lungomare.
rappresentare l’opera più importante prevista nella variante al Piano Regolatore
Generale, il Viale Parco interpreta al meglio
le ambizioni di Cosenza come città europea. Attraverso un sistema integrato di percorsi, spazi e attrezzature di supporto al
nucleo centrale urbano si è voluto riqualificare, funzionalmente, il vecchio tracciato
ferroviario, conferendo la connotazione
tipica di un “boulevard” storico dato che il
percorso è caratterizzato da un’ampia
fascia centrale verde fiancheggiata da
entrambi i lati da corsie di marcia, due per
ogni direzione, affiancate, a loro volta, da
aree per passeggio pedonali.
Il “Viale Parco” di Cosenza è stato ed è
oggetto di ulteriori finanziamenti (tra cui
PIC Urban I e Fondi Por ) strettamente integrati fra di loro, il cui obiettivo finale è
stato quello di completare il progetto di
conurbazione tra Cosenza e Rende contribuendo, altresì, all’integrazione tra il
Capoluogo e l’Università della Calabria ed
Cosenza, veduta
Il completamento del viale del Parco di
Cosenza. L’intervento, relativo alla città di
Cosenza, è completamento di un importante asse viario cittadino in attraversamento,
lungo l’asse nord-sud, dell’intero nucleo
centrale urbano che si colloca tra gli interventi infrastrutturali del Piano Generale del
traffico urbano. Con la realizzazione del
completamento del viale, rilevante per il
perseguimento degli obiettivi strategici
della città di Cosenza, si è inteso riorganizzare tutta la zona che va dalla ex stazione
ferroviaria di Piazza Matteotti ai quartieri di
edilizia economica e alle localizzazioni a
carattere direzionale di via Popilia. Oltre che
a stabilire una chiara connessione tra la
città antica e la città sviluppatasi nel secondo dopoguerra. I benefici sono evidenti dal
momento che l’opera si configura come
strada di relazione, di incontro, di svago
con fermate per gli autobus e i taxi, sedili
tra gli alberi e caffè.
L’intervento per l’Auditorium “Casalinuovo” di Catanzaro. L’intervento sull’Auditorium “Casalinuovo” di Catanzaro ha
comportato una spesa di € 2.316.012,59
ed è consistito nella ristrutturazione, arredamento e realizzazione dell’impianto tecnologico dell’auditorium che si trova situato in
posizione adiacente al Liceo classico “P.
Galluppi”. Il fine è sempre stato quello di
destinare la struttura a centro congressi e
teatro della città di Catanzaro. La struttura,
capace di seicento posti a sedere e dotata di
sofisticati impianti tecnologici, è oggi utilizzata per congressi, conferenze, concerti e
rappresentazioni teatrali. L’auditorium è
stato intitolato al giurista catanzarese Aldo
Casalinuovo, per molti anni Presidente
dell'Ordine nazionale Forense.
Realizzato il progetto “Crotone Città solidale”. Un impegno economico di 200.000
euro è riuscito ad associare una campagna di
sensibilizzazione sul gioco per i bambini
diversamente abili, rendendo accessibili
anche a loro i principali parchi della città,
senza diversificare le categorie di giochi, ma
agendo nella direzione della totale integrazione ed attenzione, attrezzando i parchi per
tutte le categorie di bambini-utenti.
La prima condizione per poter fruire dei
giochi nei parchi di Crotone, oggetto degli
interventi del Por Calabria 2000-2006, è
data dalla possibilità di accedere all’area
dove essi sono collocati, accesso possibile
attraverso percorsi fruibili anche a persone
diversamente abili.
Nei parchi, i giochi sono concentrati in
un’unica area, raggiungibile tramite idoneo percorso anche da chi ha difficoltà di
deambulazione, chi fa uso di sedia a ruote,
chi spinge un passeggino, chi pedala su un
triciclo o sopra una piccola bicicletta.
L’area dove si trovano i giochi è pavimentata con materiali che rispondono ad alcuni requisiti fondamentali: attutire il più possibile l’urto di eventuali cadute; drenare
rapidamente l’acqua; costituire una superficie compatta, omogenea, priva di buche,
avvallamenti, sconnessioni o asperità.
Per rendere possibile la realizzazione delle
opere considerate, si è tenuto conto di
alcuni principi, in particolare, l’accessibilità
dei parchi, l’equità d'uso, la flessibilità
d’uso, utilizzazione semplice ed intuitiva
cioè comprensibile indipendentemente
dall’esperienza dell’utente, dalla sua conoscenza, perizia di linguaggio o capacità di
concentrazione, l’informazione accessibile,
la tolleranza agli errori, lo sforzo fisico
minimo, la dimensione e spazio per l’uso
adatto a qualsiasi utente, senza limiti per
la capacità di movimento, la postura e la
dimensione del corpo.
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Crotone, panorama
Riqualificato il percorso storico sul lungomare di Crotone. La riqualificazione del percorso pedonale storico crotonese si è configurato come
programma organico in un sistema di interventi integrati, finalizzati alla
tutela e alla valorizzazione di due grandi preesistenze storiche ed ambientali (Cinta Muraria e Giardino Gallucci). L’intento è stato quello di privilegiare un percorso pedonale che prevede il collegamento tra il centro città e la
passeggiata a mare, attraverso due azioni innovative di rilevanza strategica
per la fruizione sociale di questa parte della città storica: l’istituzione
dell’Orto Botanico e la restituzione alla città delle antiche mura di cinta
liberate dai manufatti del mercatino di via Tellini, ed il recupero di Piazza
Lucifero come spazio di socialità e di apertura verso il mare. L’intervento è
importante anche perché strategicamente mira alla riorganizzazione e
riqualificazione dei luoghi centrali e punta al conseguimento dell’obiettivo
primario di recuperare il rapporto della città con il mare.
L’importo complessivo è stato di 1.500.000 di euro.
Il progetto ha avuto l’obiettivo di soddisfare la domanda generalizzata di
recupero di spazi pubblici ed il collegamento tra il centro città commerciale e il lungomare ed è integrato strategicamente e funzionalmente
con il Pic Urban, che prevede una complessa e multidimensionale azione
di riqualificazione e rigenerazione del centro storico. Inoltre, è correlato
con la riqualificazione di Piazza Mercato e l’accesso al Centro Storico già
in corso di realizzazione.
I lavori hanno comportato la realizzazione della pavimentazione e dei sottoservizi, interventi di demolizione di manufatti esistenti e recupero delle
mura antiche, adeguamento degli impianti di pubblica illuminazione, recupero di aree verdi e interventi di miglioramento dell’arredo urbano.
I Pit per la promozione dello sviluppo dal “basso”
L’idea dei Progetti Integrati Territoriali,
meglio conosciuti con la sigla Pit, nasce a
livello comunitario da una semplice riflessione di natura economica. La considerazione è pressappoco questa. Prendiamo in
esame, ad esempio, il nostro Mezzogiorno.
Come macroarea le debolezze che emergono sono tante mentre passano inosservate quasi del tutto le ricchezze, che pur ci
sono, dei sistemi locali. Così si decide di
non proporre più politiche economiche
indifferenziate dal punto di vista territoriale
e strutturale, ma di individuare interventi
che siano impostati considerando il territorio, i soggetti e i settori che meglio esprime. I progetti territoriali integrati rappresentano così lo strumento di promozione
«dal basso» dello sviluppo, attraverso un
complesso integrato di investimenti produttivi e infrastrutturali e la collaborazione tra
soggetti pubblici e privati. Obiettivo “calabrese” è sostenere la razionalizzazione, la
crescita e l’implementazione dei sistemi
locali di sviluppo in funzione delle reali specificità e vocazioni territoriali integrando e
sostenendo le iniziative in corso e promuovendone di nuove in una logica di coesione
e cooperazione tra territori. Parola chiave è
“aggregazione”, non soltanto di forze produttive ma anche di istituzioni (Comuni,
Province, Comunità montane…) capaci di
favorire il dialogo con gli attori sociali ed
economici della porzione di territorio interessata. Infatti l’intera Calabria è stata suddivisa in 23 ambiti territoriali seguendo due
vincoli: il rispetto del principio di contiguità
tra i comuni appartenenti allo stesso PIT; il
rispetto dei confini provinciali.
I primi passi. Questa suddivisione è stato il
punto di partenza del processo di attivazione dei Pit. Nella fase successiva si è provveduto alla costituzione degli organi di governo dei Progetti integrati Territoriali. Con
una delibera della Giunta Regionale del
luglio 2001 è stato approvato lo schema di
Convenzione, adottata dai singoli Enti locali, relativa alla disciplina delle modalità di
formazione e attuazione, in forma associata, dei PIT. Subito dopo sono state definite
le Linee guida. In particolare nella versione
del gennaio 2003 (la prima è dell’anno precedente) si precisano con maggior dettaglio gli aspetti procedurali dell’attuazione
dei PIT. Successivamente è stato approvato
lo schema di Accordo di Programma per
l’attuazione e si è provveduto all’assegnazione definitiva delle risorse del Por alle singole aree Pit (tabella 1): si tratta di 411,5
milioni. Al fine di sostenere e accompagnare i PIT nella messa a punto dei progetti,
nonché di realizzare efficacemente le attività istruttorie previste, l’Autorità di Gestione
del POR ha istituito un gruppo di lavoro ad
hoc, costituito da componenti del Nucleo
di Valutazione e Verifica degli Investimenti
Pubblici e della Struttura Operativa di
Gestione, supportato anche da diversi
gruppi di assistenza tecnica. Nei primi mesi
del 2004 si è dato vita all’Unità Centrale di
Coordinamento. Tra i compiti quello di sorveglianza e controllo dei PIT, mentre assieme ai Tavoli tecnici interdipartimentali istituiti dall’AdG, ha provveduto alla valutazione delle schede progetto dei PIT.
L’attuazione. Il 2007 rappresenta, per il
processo di attuazione, l’anno in cui si registra una significativa accelerazione della
spesa. Relativamente alla quota di risorse a
valere sul fondo FESR, su poco più di 298
milioni di euro programmati (afferenti agli
interventi infrastrutturali, in regime di aiuto
nonché alle attività previste di Assistenza
Tecnica), alla data del trentuno dicembre si
sono registrati impegni pari a circa quarantasei milioni, mentre la spesa ammonta a
quasi ventuno milioni. Ma è soprattutto il
valore della spesa per le opere infrastrutturali a segnalare il trend positivo dell’intero
processo. Su circa 173 milioni programmati
per tali interventi, alla stessa data si registrano impegni per oltre quarantuno milioni,
mentre i pagamenti si aggirano su i sedici. Il
livello più elevato di avanzamento finanziario – pari al circa l’83% di pagamenti effettuati rispetto a quanto programmato –
riguarda la Misura 4.3 relativa alla promo-
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calabriareporter_6/08
zione turistica. Per quanto concerne lo stato
di avanzamento fisico dei singoli progetti, si
segnala che, su un totale di 487 progetti
previsti, 470 sono stati ufficialmente avviati,
ossia per essi è stato emesso il decreto di
finanziamento. Di questi ultimi, sei interventi risultano completati (uno inserito nella
Misura 2.1 riguardante la conservazione e
valorizzazione del patrimonio culturale e
cinque relativi alla Misura 4.3 imperniati
sulla promozione e fruizione dell’offerta
turistica) e circa il 15% hanno ricevuto
pagamenti superiori al 50%. A ciò si
aggiungono le attività di Assistenza Tecnica
previste nell’ambito della Misura 7.1 del
POR Calabria 2000-2006 per le quali le 23
aree PIT hanno attivato circa quarantasei
richieste distinte fra I e II fase di attuazione.
Per la quota a valere sullo SFOP – si tratta di
Tabella 1
Tabella 2
14.724.628,00 euro – a fronte di un trasferimento di risorse pari a 2.779.787,91 euro,
gli impegni ammontano a 2.221.554,82
euro, mentre la spesa rendicontata è di circa
un milione e mezzo. Per quanto riguarda lo
stato di avanzamento fisico su un totale di
otto interventi programmati solo un intervento risulta ultimato, i restanti non hanno
ancora rendicontato alcuna spesa.
Relativamente agli aiuti alle imprese, sono
stati pubblicati diversi bandi che hanno un
significativo interesse da parte dei territori.
La tabella n. 2 illustra le principali tipologie
di aiuti che sono stati messi a bando negli
ultimi due anni. Inoltre, per il Fondo Sociale
Europeo è stato pubblicato il bando relativo
alla Misura 3.14 rivolto a incentivare l’inserimento lavorativo di giovani, donne, soggetti svantaggiati, disoccupati e soggetti appar-
tenenti a fasce deboli.
La premialità. L’Autorità di Gestione del
POR Calabria 2000-2006, a seguito dell’assegnazione delle risorse premiali in
favore della Regione Calabria avvenuta
con delibera Cipe n. 44/2007, ha trasmesso ai PIT le Tavole di Monitoraggio da utilizzare per la rilevazione dei risultati conseguiti alla data del 30 settembre 2007.
I territori sono stati, altresì, invitati ad inviare la documentazione comprovante il soddisfacimento dei requisiti richiesti.
Congiuntamente, l’AdG del POR Calabria
ha richiesto al Dipartimento Bilancio e
Patrimonio l’apertura di un apposito capitolo di bilancio dove allocare le risorse premiali. Attualmente, la Regione sta valutando la documentazione pervenuta al fine di
assegnare il primo acconto della premialità.
Soddisfatti Loiero e Maiolo dopo la visita della
Commissione Europea per il controllo dei Bilanci
Positiva per la nostra Regione la visita che la
Commissione per il controllo dei Bilanci del
Parlamento Europeo ha fatto in Calabria nei mesi
scorsi. La Commissione ha incontrato i responsabili politici ed amministrativi della programmazione e gestione dei Fondi strutturali, per raccogliere informazioni sull’utilizzo e sui meccanismi di
controllo dei Fondi Europei.
Per il Parlamento Europeo la Delegazione era composta da undici Deputati della Commissione
Controllo Bilanci (CoCoBu), guidata dall’inglese
Mr Bill Newton – Dunn, due Componenti del
Segretariato della Commissione Controllo Bilanci,
quattro Advisors dei Gruppi Politici del Parlamento
Europeo, tre Rappresentanti dell’Ufficio OLAF della
Commissione Europea. Le Autorità Nazionali
erano, invece, rappresentate da alcuni membri
della Corte dei Conti della Calabria, dal Comando
Regionale della Calabria della Guardia di Finanza,
dalla Procura Generale della Repubblica presso la
Corte d’Appello di Reggio Calabria, da due rappresentanti dell’Autorità di Gestione del QCS
2000-2006, e da un membro dell’IGRUE
(Ministero dell’Economia). Per la nostra Regione
erano presenti i Presidenti della Giunta e del
Consiglio regionale, Agazio Loiero e Giuseppe
Bova, l’Assessore alla Programmazione Nazionale
e Comunitaria Mario Maiolo. Alla Commissione si
sono aggiunti gli Europarlamentari Beniamino
Donnici e Gianni Pittella, eletti nella Circoscrizione
in cui è compresa la Calabria. Nel corso dell’incontro con le Autorità Regionali il Presidente Bova, nel
suo intervento, ha, tra l’altro, affermato: “Siamo
consapevoli che in passato la Calabria ha peccato,
per un verso, tranne qualche eccezione assai lodevole, riconosciuta dalla stessa Autorità
Comunitaria, di scarsa cultura della programmazione, eccessiva frammentazione della spesa, non
dotandosi di adeguati strumenti di controllo in
grado di arginare la pressione della criminalità
organizzata, cosa che ha condotto a un’elevata
incidenza delle frodi”. Bova ha, poi, aggiunto che
“i fenomeni di cattivo utilizzo delle risorse comunitarie sono stati individuati e neutralizzati dall’intervento della Regione Calabria, ma questo non è
ancora sufficiente, è per questo che stiamo procedendo ad elevare gli argini di lotta alla criminalità
e alla sua capacità pervasiva attraverso nuovi strumenti quale la “Stazione Unica Appaltante”.
Il Presidente Loiero
(foto a sinistra) ha sottolineato come “l’analisi del contesto regionale evidenzia numerosi
vincoli di carattere
sociale ed economico,
ma allo stesso tempo
mette in luce importanti potenzialità connesse
alla presenza di una
ragguardevole dotazione di risorse che, tuttavia, risultano sistematicamente sottoutilizzate. Il
problema del ritardo di sviluppo della Calabria – ha
detto ancora Loiero – non è dovuto tanto alla mancanza assoluta di precondizioni e di dotazioni per lo
sviluppo, quanto alla non sufficiente capacità delle
Istituzioni pubbliche e private calabresi di tradurre le
potenzialità in occasione di sviluppo duraturo e
sostenibile”.
Il Presidente Loiero ha, inoltre, evidenziato come
“la Regione intende perseguire una forte azione
incisiva in materia di trasparenza, qualità e concentrazione della spesa ed ha individuato nella
Progettazione Strategica Regionale lo strumento
per concretizzare il cambiamento, di cui oggi
anche le Istituzioni Comunitarie ci danno atto”.
Nel corso dei due giorni è stata molto dettagliata
l’analisi dei risultati conseguiti in materia di prevenzione, indagine e repressione delle frodi comunitarie svolta dal rappresentante della Corte dei
Conti. In particolare, il Presidente Aulisi ed il Dott.
Ginestra hanno apprezzato che nell’azione della
Giunta Regionale si vedono recepiti i rilievi che la
stessa Corte dei Conti ha mosso nella relazione del
2004 e che si siano organizzati sistemi di controllo
di I e II livello più efficienti”.
Nel corso dell’incontro con i beneficiari finali e con il
Partenariato Istituzionale, l’Assessore, ha evidenziato
le criticità della gestione della Programmazione
2000-2006 e i rimedi assunti nella Programmazione
2007-2013. Tra le criticità del passato, sono state evidenziate “le difficoltà inerenti il rapporto con il tentativo per la mancata attivazione del decentramento
amministrativo e della Programmazione e
Progettazione Integrata a livello territoriale e settoriale, le difficoltà di dialogo e interscambio con il
Partenariato Economico e Sociale ed Istituzionale,
l’insufficienza della trasparenza amministrativa di
gestione e controlli di 1° e 2° livello. Alcuni tra i rimedi già sperimentati nella fase di programmazione
2007-2013, hanno riguardato l’assunzione del
metodo della “concertazione collaborativa” e l’istituzione dell’Ufficio del Partenariato, per garantire un
monitoraggio condiviso del Programma, avvio concreto del decentramento amministrativo alle
Province, quale soggetto che concorre alla programmazione e gestione delle strategie regionali”. Tutti i
rappresentanti del Partenariato, hanno rimarcato la
netta discontinuità metodologica e di merito con cui
la Regione sta conducendo i rapporti partenariali.
A conclusione dei lavori, Mr Bill Newton – Dunn, ha
affermato: “Abbiamo molto apprezzato la trasparenza nell’evidenziare, e
questo non capita sempre nei nostri incontri, la
realtà della Regione
Calabria, negli interventi dei Presidenti Bova e
Loiero e nell’intervento
dell’Assessore Maiolo
(foto a sinistra) e,
soprattutto, l’evidente
impegno e lavoro che si
sta producendo in
materia di programmazione, monitoraggio e controllo dei Fondi Strutturali,
soprattutto nel buon uso e qualità della spesa.
Siamo stati impressionati positivamente delle sinergie tra le diverse Autorità coinvolte, che ha prodotto
un’atmosfera giusta per sostenere l’evidente lavoro
che si sta producendo per il cambiamento – abbiamo percepito questo cambiamento e vogliamo incoraggiarlo e sostenerlo”. Nel concludere la sessione,
l’Assessore Maiolo ha dichiarato: “L’approvazione
della Programmazione 2007-2013, lo svolgimento
del Comitato di Sorveglianza con gli apprezzamenti
del rapporter per la Calabria della Commissione
Europea Jordi Torrebadella, per il lavoro che in
Calabria oggi si sta producendo, e le positive conclusioni della visita della Commissione in un clima estremamente positivo e incoraggiante tra tante difficoltà, consegna alla Calabria una traccia di speranza
per un riscatto possibile”.
Catanzaro, “Presidenza della Regione”;
in copertina: Reggio Calabria,
Lungomare con vista dell’Etna innevato.
Calabriareporter
Periodico gratuito d’informazione sulle
politiche dell’Unione Europea per lo
sviluppo della Regione Calabria.
Anno I - Num. 6
Registrazione del Tribunale di
Catanzaro n° 4 del 31/03/2008
Editore
Regione Calabria
Via Molé - 80100 Catanzaro
Direttore Responsabile
Oldani Mesoraca
Hanno collaborato
Davide Lamanna
Danila Letizia
Alessandra Magro
Stampa
Arti Grafiche Tilligraf S.r.l.
Roma
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Di questo numero
sono state tirate 50.000 copie.
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