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PENSARE SECONDO CRISTO - Parrocchia Santi Nabore e Felice

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PENSARE SECONDO CRISTO - Parrocchia Santi Nabore e Felice
a cura dei Padri Cappuccini
via Tommaso Gulli 62 - Milano - tel. 02.48701531
«
NOVEMBRE 2015
PENSARE SECONDO CRISTO
L’incontro con Gesù per il credente è la sorgente di un nuovo modo di pensare gli affetti, il lavoro, il riposo e la festa, l’educazione, il
dolore, la vita e la morte, il male e la giustizia. Egli trova in Cristo il criterio per valutare ogni cosa approfondendo l’unità della propria persona».
cordia con queste parole: «Gesù Cristo è il volto
della misericordia del Padre» e continua: «Abbiamo sempre bisogno di contemplare la misericordia di Dio».
Non possiamo vivere la misericordia di Dio
con la nostra vecchia mentalità, sarebbe come
on queste parole della sua Lettera pasto- mettere «vino nuovo in otri vecchi»; ma per
rale Educarsi al pensiero di Cristo, il Car- cambiare mentalità, convertirci, abbiamo bisodinale ci indica l’inizio del cammino per impara- gno di stare con Lui affinché Lui diventi - come
ci dice il Cardinale - «il
re chi siamo, per essere
centro
affettivo della perl’uomo nuovo, fatto ad
sona». Non ci basta penimmagine e somiglianza
sare
a Lui, abbiamo bisodel suo Creatore, per esgno di guardarlo per cosere finalmente noi stesme Lui è. E anche se non
si e testimoniarlo, colmi
riusciamo a capirlo posdi gratitudine e letizia, al
siamo sempre contemmondo intero.
plarlo, come faceva Maria
È un cammino della noquando «contemplava
stra persona, non una dottutte queste cose nel suo
trina da imparare e ripecuore»
(Lc. 2,19).
tere; non possiamo testiSpesso però è come se
moniare ciò che ancora
avessimo
la vista annebnon siamo, bensì il cam- Pietro incrocia lo sguardo di Gesù dopo il rinnegamento
biata, così non riusciamo
mino che stiamo vivena
riconoscerlo in molti
do, e Cristo che ne è il
compimento. E l’inizio, non solo della vita, ma di ambiti della nostra vita. Allora è Lui che ci chiaogni giorno che cominciamo, è nel cambia- ma e ci guarisce gli occhi della mente e del
mento di mentalità, un modo nuovo di pensare. cuore, attraverso la compagnia della Chiesa,
Per questo abbiamo bisogno di guardare a con dei semplici, ma indispensabili strumenti.
Cristo, al suo modo di pensare, di sentire la
l primo è la liturgia con i suoi Tempi, i Sarealtà e la vita, alla “sua mentalità”.
cramenti e la preghiera. Non per fare qualapa Francesco inizia la Bolla di indizione cosa per Dio, ma per ascoltare e vedere cosa
del Giubileo Straordinario della Miseri- Lui fa per noi.
C
I
P
[segue a pag. 3]
IN QUESTO NUMERO:
2-3:
4:
5:
6-7:
Una «Margherita» che non sfiorisce
La Mostra allestita dal Gruppo Missionario
Le stelle di Assisi
Il Cardinal Béchara Ra¿ a Milano
8:
9:
10:
11:
12:
Appuntamento con la Colletta alimentare
“Italiano Insieme”: scuola per stranieri
L'anagrafe di casa nostra
La Mensa per i poveri di P.le Velasquez
Bacheca
novembre 2015 - naborianum
vita della comunità
Alla fine di ottobre, suor Malgorzata Jablonska, per noi suor Margherita, ha lasciato la nostra parrocchia,
destinata a nuovo servizio nella sua Polonia. In questi oltre undici anni passati tra noi, si è gradualmente
imposta come una presenza determinante non solo per l'oratorio, ma anche per tutta la nostra comunità.
Abbiamo colto l’occasione per una chiacchierata e un saluto a questa nostra amica.
Una «Margherita» che non sfiorisce
intervista a cura di Matteo Sacchi
O
gni volta che una persona
consacrata, che ha operato per un certo tempo nella nostra comunità, ci lascia, ci interroghiamo sulle ragioni di un tale
distacco. Puoi quindi spiegarci il
perché di questi cambi di destinazione che periodicamente vi
sono chiesti?
L
alle persone che si sono incontrate.
a nostra parrocchia è una
Mi siete stati dati come dono per il
realtà variegata e complesperiodo che sono stata qua, un dono
sa, con diversi carismi da amalche dovevo vivere anche in alcune
gamare. Qual è quindi il bello di
situazioni che comportavano fatica
noi che ti porterai dietro? Quali
o in altre che erano più facili ed imsono le cose belle che, nonostanmediate; ho cercato di costruire qualte le nostre imperfezioni siamo
cosa, anche se non sempre ci sono
riusciti a darti?
riuscita, ma ho cercato di far fruttare
il seme che mi era stato dato assie- Io credo di essere cambiata tanto
Perché l’itineranza è iscritta nella me alla vostra amicizia.
in questi undici anni passati a Milavocazione francescana: Francesco
no: proprio questa varietà di gruppi
non voleva che i suoi frati stessero
ed iniziative, che all’inizio mi ha quatanto tempo negli stessi luoghi. Lui
si spaventata, mi ha aiutato, anzi covoleva che si spostassero, e questa
stretto ad aprirmi a una realtà che
regola è legata alla libertà e non alprima non conoscevo, cosa che poi
l’affettività: noi ci leghiamo alle persi è rivelata bellissima.
sone e questa cosa è molto bella, è
Importantissimo per me è stato il
bello avere amici e relazioni da coltifatto di vivere dentro la parrocchia,
vare sperando che esse rimangano
che mi ha permesso di compiere
nel tempo. Però noi non siamo chiaun’esperienza a 360 gradi, fin dai primati a restare stabili in un luogo, e
mi quattro anni che ho passato in
nonostante il fatto di avere legami,
oratorio, dove ho visto un bisogno
amare e creare relazioni, dobbiamo Con una delle tante giovani accompagnate
delle persone di una presenza asnel percorso di ricerca vocazionale
anche essere in grado di rimanere lisidua accanto a loro. Io cercavo tutti
beri, ed è questo che chiedeva FranQuindi con il mio andare via sto re- i giorni di rispondere a tale bisogno.
cesco. Io cerco di vivere la mia parstituendo il seme che ho provato a Molto bello è stato anche il tempo
tenza in questo modo, che credo sia
far fruttare qui; conscia del fatto che passato coi ragazzi, che ti mantiene
molto umano. Infatti quando si hanrestituendolo, quel seme diventerà sempre giovane, come diceva Giono delle amicizie è bello sapere che
ancor di più mio. Questa cosa non è vanni Paolo II. Il fatto di stare in parcontinueranno anche se dovesse veaffatto indolore; io sono contenta di rocchia con tutte le fasce di età, dai
nire a mancare la presenza fisica deandare nella casa del noviziato dove bambini agli anziani che passavano
gli amici che ci stanno a cuore.
sono mandata, con otto giovani suo- in archivio mi ha consentito di fare
Poi c’è un’altra cosa in cui mi rire e un grande parco; sarà un po’ u- degli incontri davvero belli, come
conosco molto ultimamente: il conna vita da eremo ma sono contenta, quando iniziavi a conoscere un bamcetto francescano di restituzione,
anche se divisa perché qui lascio un bino, poi conoscevi i genitori e arrinon soltanto nell’accezione matevavi fino a conoscere i nonni, sempezzo della mia vita.
riale del termine ma anche riguardo
pre nello stesso ambiente.
2
naborianum - novembre 2015
Questa cosa mi ha arricchito
molto. Ad un certo punto ho capito
che per stare con voi e servire meglio devo capire come pensate e
ragionare come e assieme a voi. Io
ho fatto un servizio ma voi non sapete quanto avete servito me.
Naturalmente le imperfezioni ci
sono, ma non bisogna soffermarsi
su di esse ma imparare a vedere i
doni che Dio ci ha fatto: trovarli in
noi e scoprirli nell’altro. L’importante è non sottovalutarsi mai.
Una cosa bellissima che mi porterò
via è l’esperienza dell’ultimo Oratorio feriale passato assieme agli animatori in oratorio. C’è stato un
grande lavoro di squadra e un’impareggiabile gioia di stare tutti assieme, nei momenti di gioco e in quelli
di preghiera. Soprattutto negli animatori si vedeva una grande gioia,
che ha fatto passare a tutti tre splendide settimane.
Ci sono molte cose che si possono
pian piano migliorare, abbiamo tutta la vita per farlo. Io penso che ci sia
bisogno di lavorare molto sulla comunità; mi sembra sia questa una
delle priorità, assieme al fatto che i
cristiani praticanti sono ormai una
minoranza e ci sia una grande necessità di tornare a mettere Cristo al
centro del nostro stare insieme.
Potete inventarvi strategie, iniziative, occasioni di incontro per preSr Margherita con l'amica Marianna
gare ma per prima cosa ognuno di
voi deve tornare a mettere Cristo al proprio il tornare a Cristo, che è il
centro.
centro della vostra vita, e di
rimanere accoglienti come siete;
asciaci con una tua preghiera non solo verso chi può venire da
per la nostra comunità.
lontano come profugo o rifugiato
ma anche con chi vi sta accanto in
Quello che mi auguro è che voi parrocchia, con chi come voi dona
possiate mantenere la grande ac- del tempo. Cercate sempre il perché
coglienza e l’affetto che mi avete ri- del vostro stare qua e del vostro
servato in questi anni. Ho sperimen- servire la comunità. E che tutto
tato tanta apertura anche nella città questo sia in comunione con Cristo.
in generale: penso che Milano sia Io pregherò sempre per voi che,
on la sincerità che conoscia- una città in cui possono vivere tutti: dopo questi undici anni siete
mo in te, che consiglio ci dai ti accoglie, è esigente verso di te ma diventati una parte importante della
per riuscire a rendere più vera e ti vuole sempre bene. Forse la mia mia vita a Milano, e avete reso
bella la nostra vita di comunità? preghiera è proprio questa: quello anche me un po’polentona.
che vorrei rimanesse tra voi è
L
C
(continua l'Editoriale da pag 1)
Abbiamo il Tempo di Avvento, in cui possiamo
ascoltare e vedere come Dio stesso si prepara
all’incontro con gli uomini per salvarli, riascoltare la «Promessa fatta ad Abramo e ai nostri
padri» e vederla avverarsi nella storia, per poter
vedere come si avvera nella nostra storia.
Abbiamo i Sacramenti della Riconciliazione e
dell'Eucarestia, nei quali Lui ci offre la sua misericordia e la sua comunione. Non possiamo offrire una vera misericordia se non sentiamo il
bisogno della Sua, né possiamo offrire una vera
amicizia se non desideriamo la Sua.
Abbiamo la preghiera, il nostro grido a Lui, per
potergli parlare e per poterlo ascoltare. E la preghiera, domanda e gratitudine, è costante e
quotidiana perché non possiamo vivere senza
di Lui.
U
n altro strumento è la Catechesi, che ci
aiuta ad ascoltare la Sua voce. Siamo
abituati a pensare che l’educazione sia necessaria solo per un periodo della vita: a catechismo ci sono molti bambini, i pre-adolescenti e
gli adolescenti sono molti di meno, e meno ancora i giovani e gli adulti, come se dopo un po’
non avessimo più bisogno di ascoltarLo e di
cercare di capirLo.
Come possiamo vivere senza desiderare di
sentirLo parlare? Per noi “cristiani adulti”, per la
nostra vita quotidiana, è indispensabile avere
un momento regolare di catechesi.
Poi abbiamo tutte le nostre esperienze quotidiane da vivere con Lui, ma questi strumenti
sono indispensabili per non lasciar trascorrere
la vita come se noi non ci fossimo.
p. Giuseppe
3
novembre 2015 - naborianum
vita della comunità
la mostra-vendita allestita dal Gruppo Missionario parrocchiale
Un appello accorato
che ci muove a fare
ancora la Mostra
missionaria
A
nche quest'anno il Gruppo
Missionario parrocchiale
ha accolto un appello accorato
giuntoci da fra Gianluigi Marcassoli, missionario cappuccino
in Costa d'Avorio. La sua missione conta diverse centinaia di famiglie in difficoltà che, grazie a
lui, si sono organizzate in Cooperativa Agricola.
L'attività della cooperativa si
fonda sulla produzione soprattutto di riso e mais; il che permette alle persone più povere e bisognose di vivere grazie al lavoro
dei campi e di produrre sementi
di alta qualità, destinate anche ai
Paesi Esteri, per promuovere una
agricoltura più efficiente.
Fornendo sementi di riso e di
mais molte persone hanno ricominciato a vivere del proprio lavoro nei campi.
F
L
A
S
H
4
Gli scontri militari
della guerra scoppiata nel 2002-2003
hanno avuto un impatto terribile
sulla popolazione, ma grazie ai
progetti agricoli e sociali dei nostri frati cappuccini, moltissime
famiglie hanno potuto essere soccorse, permettendo loro di vivere
degnamente e guardare con ragionevole fiducia al futuro.
L
a Cooperativa riunisce
7.300 famiglie della zona,
producendo sementi di buona
qualità (riso, mais e legumi), sia
per i locali, che per le istituzioni.
Gruppi di donne vengono istruite
a dovere sulle tecniche da applicare, fino al raggiungimento della
piena autonomia, allorché saranno in grado di svolgere tutte le attività con i propri mezzi e le proprie conoscenze.
Tutto il territorio è controllato
Cresime 2015
Sabato 17 ottobre, nella nostra Chiesa, il vescovo
ausiliare S. E. Mons. Paolo Martinelli, ha conferito il
sacramento della Confermazione ai 120 cresimandi
della nostra parrocchia. Come negli anni passati, il
numero sovrabbondante di candidati ha imposto due
turni in due S. Messe distinte. Nella sua omelia monsignor Martinelli ha sottolineato come il dono dello
Spirito Santo nel sacramento della Cresima sia all'origine di un uomo nuovo, capace di affrontare la
vita con cuore e criterio e attrezzato per rendere testimonianza a Gesù, Via, Verità e Vita.
dalle «Forze Nuove», scese a
Zouan-Hounien, ma la Missione
è tranquilla, avendo i frati a tempo debito informato le autorità
militari e aver ottenuto i permessi, cosa che ha guadagnato ai
religiosi stima e rispetto.
I problemi in Costa d'Avorio
non sono pochi: uno fra questi è
la chiusura delle Banche, ma i
nostri amici frati dicono a questo
proposito che la cosa importante
sia il sostegno del Padre Eterno
...
Noi del Gruppo Missionario
aggiungiamo: anche il nostro sostegno attraverso il ricavato della
Mostra Missionaria Parrocchiale, da noi allestita anche questo
anno, e che ha suscitato ancora
una volta l'interesse fattivo di
molti.
CARLA ROCCA
Catechesi degli Adulti
Con l'apertura dell'Oratorio e l'inizio dell'anno sociale è ripresa anche la Catechesi degli Adulti con
cadenza quindicinale: il lunedì alle 21 in Sede Giovani con padre Giuseppe e il martedì immediatamente successivo alle 15 in aula Santa Chiara con
padre Gianmarco A tema quest'anno la lettera
pastorale dell'Arcivescovo dal titolo: «Educarsi al
pensiero di Cristo». Per le date degli incontri si veda
il Foglio del mese che trovate nelle bacheche della
chiesa oppure sul sito della parrocchia:
http://www.santinaboreefelice.it/
N
E
W
S
naborianum - novembre 2015
PELLEGRINAGGIO 2015 AD ASSISI E ALLA VERNA
«E (ri)uscimmo... a riveder
le stelle» (di S. Francesco)
Come ogni anno ad ottobre numerosi fra noi hanno aderito al pellegrinaggio
sui luoghi di san Francesco e dei suoi primi compagni
I
n un angolino poco noto dell’Eremo delle Carceri, ritiro
d’elezione di San Francesco sulle
pendici del monte Subasio, alle
spalle di Assisi, ci sono tre statue in
bronzo, rese verdi dal tempo: una
del Poverello, le altre di due dei
suoi seguaci più fedeli, frate Leone
e frate Ginepro.
Leone, il più erudito dei tre, è ritratto nell’atto di riportare sul terreno la posizione celeste del Grande e del Piccolo Carro; Ginepro, in
piedi, indica con fare ingenuo e stupito l’Orsa Maggiore; mentre Francesco, disteso sulla nuda terra, contempla estasiato la meraviglia del
cielo stellato di Assisi, uno dei più
suggestivi che esistano.
Peccato, però, che noi, quest’anno, il cielo stellato di Assisi non
abbiamo potuto vederlo. Una dispettosa coltre di nubi, spalleggiata
da una pattuglia di pioggia e vento,
si è frapposta tra i pellegrini Naboriani e la volta celeste.
M
Forse perché il soffitto della splendida Basilica Inferiore di San Francesco è decorato come un cielo stellato, che alla fioca luce delle
candele di un tempo baluginava proprio come il firmamento notturno?
Forse… O forse perché le
altissime volte della
Basilica di S. Maria degli Angeli
sfavillano di moderne stelline a
Led, accese proprio mentre la
dolcissima voce dei frati canta le
litanie mariane e fa fremere la
moltitudine dei fedeli del rosario
serale?
Ancora forse… forse perché le
lucine del ben più modesto soffitto
dei pullman che ci hanno portato
ad Assisi hanno rischiarato una comunità forte, fremente e solidale…
unita dalla fede e da qualcosa che
qualcuno, al microfono, poco prima del rientro a Milano, ha definito semplicemente amore?
F
a è davvero così? E allora
orse. Ma tanti forse fanno una certezza. Così, non è vero
perché, nel ricordo, portiamo con noi luci, bagliori, sfa- che non abbiamo visto il cielo
villìi?
stellato di San Francesco quest’anno. L’abbiamo visto in
tutti questi modi… e in
altri modi ancora che
solo ciascuno di noi sa. E
soprattutto, l’abbiamo
conservato dentro, sopra
le volte della nostra
anima.
Ed è anche quel cielo
stellato interiore che
Francesco contempla,
con la disarmante
semplicità del suo
Al santuario della Verna
esempio… un esempio
che, ad ogni ottobre che viene, ci
inchioda alle nostre responsabilità di cristiani.
Q
uelle dei Naboriani ad Assisi
sono state, come sempre, tre
giornate intense. Piene.
Traboccanti. Con un campionario
meteorologico pressoché completo: sole il venerdì mattina; nubi il
venerdì sera; pioggia e vento il
sabato mattina; solo pioggia il
sabato sera; solo vento la domenica mattina; e di nuovo sole la
domenica sera, con un tramonto
mozzafiato che ricordava più
l’Arizona che non l’Autogrill di
Modena. Una tavolozza di cambiamenti che hanno rispecchiato, né
più né meno, l’altalenare del nostro clima interiore, fra emozione,
preghiera, meditazione, convivialità, apprensione, allegria,
fatica e molto altro… come una
miniatura della vita stessa.
Ed è questo, in definitiva, che il
piccolo grande uomo di Assisi ci
vuole dire: godiamo della pienezza
della vita che abbiamo e ringraziamo il cielo… che è sempre stellato, anche quando non lo è.
CARLO MARINONI
5
novembre 2015 - naborianum
vita della chiesa
Lunedì 26 ottobre, su invito dell'Arcivescovo, il cardinal Béchara Raï ha parlato in Duomo
prima al clero ambrosiano, poi ai fedeli. Qui pubblichiamo stralci del suo intervento al clero.
LIBANO: UNA CHIESA GIOVANE
DALLE RADICI ANTICHE
«Diverse ragioni rendono particolarmente significativa la presenza di Sua
Beatitudine tra noi. Anzitutto l’eroica testimonianza cristiana dei nostri
fratelli nelle martoriate terre del Medio Oriente». Sono queste le parole con
le quali il cardinale Angelo Scola accoglie in Duomo il cardinale Béchara
Boutros Raï, patriarca dei Maroniti in Libano, nel contesto dell’iniziativa «Evangelizzare la metropoli». Scola e Bechara sono stati entrambi
Padri sinodali, nell’assemblea appena conclusa.
E l’Arcivescovo infatti richiama l’appello per la pace in Medio Oriente
reso pubblico a conclusione del Sinodo stesso: «La pace in Medio Oriente
non può essere data con scelte imposte con la forza, ma con decisioni politiche
rispettose delle particolarità culturali e religiose delle singole Nazioni. Siamo
convinti che la pace è possibile ed è possibile fermare le violenze che coinvolgono
sempre di più innocenti, aggravando la crisi umanitaria di quelle terre».
Un tema, questo, che torna con forza nell’intervento del Cardinale libanese, «Pastore di una Chiesa che vive secondo una tradizione particolare, quella maronita (prende nome dal suo fondatore, San Marone, asceta siriano che la
fondò nel IV secolo), e un rito proprio, l’antiocheno, dimostrando la pluriformità nell’unità che è la legge della Comunione», nota ancora Scola.
L'evangelizzazione
«
Abbiamo mezzi mediatici
per annunciare il Vangelo
in Libano, Siria, Giordania, Qatar, Terra Santa e registriamo una grande vivacità di iniziative: a livello interecclesiale, c'è la
Commissione del Catechismo del
Medio Oriente, per coordinare l'insegnamento della Catechesi. Organizziamo convegni, in un anno abbiamo promosso ben quattordici
congressi biblici; abbiamo Cappellanie nelle scuole statali dove si
insegna religione. A volte accade
che, in piccole scuole, i musulmani stessi frequentino la catechesi
cristiana o mandino i loro figli in
scuole cattoliche.
Evangelizziamo nella metropoli
a livello parrocchiale, con l'aiuto
dei fedeli, attraverso le fraternità e
i movimenti, specie per i giovani,
con l'animazione della liturgia do-
6
menicale, le novene, la preparazione nelle parrocchie alla prima
Comunione anche per i genitori
dei ragazzi e attraverso la liturgia
funebre che coinvolge tutta la comunità. I laici sostengono veglie
settimanali nelle famiglia attorno a
un brano del Vangelo. In tutte le
parrocchie ci sono centri di preparazione al matrimonio che si svolgono in sei sedute con un programma stabilito dall'Assemblea dei
Patriarchi e dei Vescovi.
In Libano, per fortuna, non esiste
il matrimonio civile, perché i musulmani lo rifiutano categoricamente; per cui si può dire che tutti
coloro che celebrano il matrimonio devono aver frequentato questi
corsi. Non mancano Centri di ascolto per le “famiglie ferite”, spesso convocate dal Vescovo per comprenderne le difficoltà. Questi dialoghi ci hanno aiutato a risolvere
molte questioni prima che i coniu-
Il Patriarca maronita durante
il suo intervento in Duomo
gi si buttino tra le braccia degli
avvocati. In Libano vi è un Tribunale unificato per i Maroniti, dove
è istituito un Centro di ascolto per
trovare una conciliazione».
«Secondo i cosiddetti Statuti personali - che dal tempo di Maometto significa “a ognuno la sua religione” - ogni comunità ha i suoi
Statuti. In Libano religione e Stato
sono separate. Tutto ciò che riguarda religione, matrimoni, effetti civili, beni culturali ed ecclesiastici
non è gestito o legiferato dallo Stato ed è un bene».
«Non esistono cittadini libanesi
che non abbiano religione, perché
il sistema è basato sull'appartenenza non a un partito, ma a una confessione. È questa una grande garanzia per non essere trascinati verso la laicità di tipo occidentale o
l'islamizzazione. La nostra è la convivialità organizzata di un Paese
dove nessuno è sommerso dalla
maggioranza, ma ognuno mantiene la propria identità. Per questo
dico sempre che il Libano è un
edificio di cui le diverse religioni
sono pietre».
naborianum - novembre 2015
Le sfide
«Non bisogna parlare, per il Medio Oriente, di “gruppi di cristiani”, ma di una Chiesa radicata e
praticata da seicento anni prima
dell'Islam. Esiste un sostrato cristiano nei musulmani del Medio
Oriente che, per questo, sono in
qualche modo diversi dagli altri,
CHI È SUA BEATITUDINE
BECHARA BOUTROS RA¿
U
omo notissimo nel suo Paese
e a livello internazionale, il
patriarca Béchara, presidente della
Conferenza episcopale libanese e del
Consiglio dei Patriarchi cattolici di
Oriente, è il 77° successore di San
Giovanni Marone e tra i protagonisti
del dialogo perché «il capo della Chiesa maronita è chiamato a portare nel
Collegio dei Cardinali la voce degli arabi cristiani». «Il Libano è considerato da
tutti i maroniti la loro patria spirituale spiega il Patriarca -. Lì è la sede patriarcale, lì è la nostra storia e forza. I
maroniti si trovano nei cinque continenti come i rami di un grande albero che ha
le sue salde radici in Libano. L’autorità
della Chiesa maronita è rappresentata
dal Patriarca e dal Sinodo dei Vescovi,
tanto che egli è detto Patriarca di tutto
l’Oriente, secondo i confini dell’antico
impero ottomano e dell’impero romano
d’Oriente. Una Chiesa, quella maronita, completamente unita a Roma, sempre a lei fedele».
perché noi abbiamo trasmesso loro
i nostri valori e nella nostra identità c'è qualcosa di loro. Così abbiamo creato una cultura e un'identità
comune».
«Oggi in Libano c'è crisi. Nel Paese vive ancora mezzo milione di
profughi della guerra iniziata nel
1975. Vi sono impoverimento, crisi morale, lassismo, il contrasto tra
sunniti e sciiti fa nascere un grande
conflitto tra le fazioni che paralizza la vita economica e sociale, il
Parlamento e il governo. Siamo
senza presidente da un anno e sei
mesi; ciononostante, c'è un risveglio nei giovani, grazie anche ad una vivace pastorale universitaria, e
delle vocazioni».
«Con salda speranza sentiamo la
necessità e l'urgenza dell'annuncio
del Vangelo di Cristo nel nostro
Medio Oriente, Vangelo del dialogo, della sacralità della vita umana, della dignità della persona. Il
mondo musulmano ha bisogno più
che mai della presenza cristiana,
ma i cristiani del Medio Oriente avvertono il grande bisogno di sentirsi sostenuti.
Non siamo una minoranza, perché storicamente siamo in Libano
da duemila anni, teologicamente
siamo il Corpo mistico di Cristo,
non siamo né un gruppo religioso
né etnico. Vi prego di non dire mai
“minoranza cristiana”, occorre usare la parola Chiesa. Noi siamo
consci di essere nati in Medio Oriente e di essere una Chiesa che esiste per il mondo arabo. La testimonianza va vissuta nella vita comune dove siamo insieme quotidianamente: nella politica, nelle università, nei matrimoni misti.
Millequattrocento anni di vita insieme significano che ci conosciamo a vicenda, sappiamo come vivere con i musulmani, come trattare con loro. È importante questo,
perché le tragedie che si sono sviluppate in Iraq, in Siria devono insegnare qualcosa».
I profughi, l'accoglienza
e il ruolo dell'Europa
«In Libano, all'interno di uno Stato più piccolo della Sardegna, abbiamo due milioni di profughi su
quattro milioni di abitanti. Consideriamo con attenzione l'accoglienza varata dall'Europa, per la
quale si deve ringraziare; tuttavia
abbiamo bisogno di sentire dall'Europa un grido perché cessi, a ogni costo, la guerra. Bisogna mettere fine all'espulsione dei cittadini dalle loro terre. Fate tornare,
con soluzioni politiche, i profughi
nei luoghi di origine, altrimenti il
Medio Oriente si svuoterà dei cristiani e dei musulmani moderati e
resteranno solo i fondamentalisti,
a minacciare non solo il Medio Oriente, ma il mondo intero.
L'Europa deve fare i suoi conti su
come integrare i musulmani, sapendo che l'Islam non separa mai religione e Stato. Ricordate che i musulmani sono scandalizzati dalla
mancanza di fede dell'Europa, quindi pensano di poter conquistare il
vostro continente con la loro fede.
Per loro, per esempio, il matrimonio è per volontà di Dio e per procreare e scandalizza che così non
sia in Occidente.
La maggioranza dei musulmani è
moderata: noi vediamo l'Isis, i mercenari, Al Quaeda, ma questo non è l'Islam e dubito persino che
siano musulmani. I moderati, tuttavia, tacciono perché non sono abituati a esprimersi, ma dobbiamo
contare su di loro: è l'unica via di uscita».
(a cura di Carlo P. Giorgi)
7
novembre 2015 - naborianum
oggi in evidenza
Il 28 novembre torna la Giornata Nazionale di raccolta
Colletta Alimentare 2015
una rivoluzione dentro un gesto semplice
T
utti gli anni, in coincidenza
con l'ultimo sabato di novembre, ritorna un appuntamento caro
a molti giovani e meno giovani della nostra parrocchia: la Giornata
Nazionale di raccolta di cibo e altri
beni di prima necessità non deperibili, che ha preso il nome di «Colletta Alimentare». Una iniziativa
promossa in tutte le aree del Paese
e alla quale partecipano ormai decine di migliaia di volontari, di tutte le provenienze, età, sesso, condizione sociale e fede religiosa.
La organizza l’Associazione
«Banco Alimentare», che anche
per tutto il resto dell'anno si occupa di reperire, stoccare e distribuire le eccedenze alimentari, per
lo più dai magazzini dei giganti
della ristorazione e della distribuzione.
La formula della Colletta è semplice ed efficace: davanti ai supermercati, a chi entra a far la spesa,
un volontario (riconoscibile dalla
tipica pettorina gialla) propone di
acquistare anche generi di prima
necessità a lunga conservazione e
di consegnarle all'uscita. I prodotti
così raccolti vengono poi selezionati e aggregati secondo le tipologie e infine stoccati nei magazzini
del Banco. Successivamente vengono distribuiti gratuitamente sul
territorio, secondo un duplice canale. Una parte, quella a breve scadenza, va alle opere di accoglienza del disagio sociale (mense dei
poveri, enti religiosi, associazioni
di accoglienza, etc.). La parte più a
lunga durata invece viene destinata - con cadenza periodica e in forma di pacco anonimo - a famiglie
senza disponibilità economica.
Si realizza così, con l'aiuto di una
8
vasta rete di volontari, una trama di
solidarietà umana, oltre che economica.
La colletta alimentare, che quest'anno si terrà sabato 28 novembre, è un gesto semplice, non equivoco e alla portata di tutti. Chi desiderasse partecipare come volontario (i turni sono di 2 ore), può rivolgersi per tempo in parrocchia e
sarà messo in contatto con il coordinatore.
DALL'UDIENZA DI PAPA FRANCESCO AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO
PROMOSSO DAL "BANCO ALIMENTARE" 03/10/2015
L
a fame oggi ha assunto le
dimensioni di un vero “scandalo” che minaccia la vita e la dignità
di tante persone – uomini, donne,
bambini e anziani. Ogni giorno dobbiamo confrontarci con questa
ingiustizia, mi permetto di più, con
questo peccato, in un mondo ricco di
risorse alimentari, grazie anche agli
enormi progressi tecnologici, troppi
sono coloro che non hanno il necessario per sopravvivere; e questo non
solo nei Paesi poveri, ma sempre più
anche nelle società ricche e sviluppate. La situazione è aggravata dall’aumento dei flussi migratori, che
portano in Europa migliaia di profughi, fuggiti dai loro Paesi e bisognosi di tutto.[...]
Noi non possiamo compiere un
miracolo come l’ha fatto Gesù; tuttavia possiamo fare qualcosa, di fronte all’emergenza della fame, qualcosa di umile, e che ha anche la forza
di un miracolo. Prima di tutto possiamo educarci all’umanità, a riconoscere l’umanità presente in ogni persona, bisognosa di tutto. Forse pensava proprio a questo Danilo Fossati, imprenditore del settore alimentare e fondatore del Banco alimentare, quando confidò a Don Giussani il suo disagio di fronte alla distruzione di prodotti ancora commestibili
vedendo quanti in Italia soffrivano la
fame. Don Giussani ne rimase colpito e disse: «Poche volte mi era capitato di incontrare un potente che
scegliesse di dare senza chiedere
nulla in cambio e mai avevo conosciuto un uomo che desse senza
voler apparire. … Il Banco è stata la
sua opera. Mai pubblicamente,
sempre in punta di piedi, l’ha seguita
dal suo nascere» […]
Condividendo la necessità del pane quotidiano, voi incontrate ogni
giorno centinaia di persone. Non
dimenticate che sono persone, non
numeri, ciascuno con il suo fardello
di dolore che a volte sembra impossibile da portare. Tenendo sempre
presente questo, saprete guardarli
in faccia, guardarli negli occhi, stringere loro la mano, scorgere in essi la
carne di Cristo e aiutarli anche a
riconquistare la loro dignità e a
rimettersi in piedi.
naborianum - novembre 2015
Prosegue l’esperienza della Scuola di Italiano, incominciata tre anni fa nei locali della parrocchia.
«Ma perché mai
“il braccio”
»
al plurale fa “le braccia”?»
Nei locali della parrocchia si incontra il mondo: due pomeriggi alla settimana arriva gente originaria
di tantissimi paesi diversi, da diciannove stati per l’esattezza e da
tutti i continenti, tranne l’Oceania.
Sono tutti alunni dei corsi di
Italiano per stranieri.
Il lunedì e il mercoledì, dalle
ore 18.30 alle 20.00 prosegue
l’esperienza della Scuola di Italiano, avviata tre anni fa.
Ora la scuola ha anche un nome, scelto fra quelli proposti dagli studenti dello scorso anno. Si
chiama :“Italiano Insieme”.
Oltre a quelli che proseguono
il cammino già intrapreso, molti
alunni sono nuovi, alcuni sono
in Italia da pochi giorni, altri da più
tempo, ma conoscono poco la nostra lingua.
Ci sono quattro classi, a seconda
dei diversi livelli di apprendimento. C’è chi deve ancora conoscere
le prime parole e chi sa già esprimersi abbastanza bene e si prepara
per affrontare l’esame di Lingua2,
F
L
A
S
H
per ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo.
Gli insegnanti sono quindici e c’è
anche un mediatore culturale che ci
aiuta nei primi contatti con gli alunni.
Nelle classi si parla molto, si discute, si chiacchiera, si ride, si gioca, si canta e si impara, si condividono esperienze e racconti di vita,
vediamo film e li commentiamo.
Insomma ci divertiamo e impariamo a conoscere i vari modi di
vivere e di parlare. Abbiamo scoperto che in Cina i giorni della setti-
Fiaccolata di inizio Avvento
Domenica 15 novembre alle ore 20.30 ci ritroveremo, insieme a tutte le parrocchie del
nostro decanato di San Siro, alla Basilica di
Sant'Ambrogio per vivere insieme il gesto ormai tradizionale della Fiaccolata di inizio Avvento, che si concluderà nella chiesa di S.
Maria delle Grazie. È una consuetudine che ci
aiuta a iniziare insieme la preparazione al Natale di Gesù e che coinvolge tutte le varie realtà parrocchiali a ogni livello. Alcuni oratori del
decanato hanno anche organizzato per i ragazzi delle scuole medie e per gli adolescenti
un momento di condivisione e di preghiera
nel pomeriggio, per convergere poi insieme
agli adulti alla basilica ambrosiana. Per noi il
ritrovo è fissato alle ore 20 presso la Casa
Parrocchiale.
mana si chiamano “settimana uno,
due, tre…”; nelle Filippine, invece,
hanno gli stessi nomi che in Sud
America.
Ci affanniamo a spiegare le complicate regole della nostra grammatica così ricca di eccezioni: i
nomi maschili finiscono in –o,
ma “la mano” è femminile! E il
braccio è maschile, ma al plurale troviamo “le braccia”
femminile. E poi ci sono gli articoli… e i verbi irregolari!
Vabbè, è più facile imparare
ascoltando, conversando e ripetendo parole, frasi e modi di dire, piuttosto che inseguire tutte
queste dannate regole e regolette.
E dalle nostre conversazioni, assieme alla conoscenza dell’italiano, nascono anche tanti bei rapporti
di amicizia ed ogni volta è un piacere ritrovarci assieme. Facciamo
“Italiano Insieme”, appunto.
DARIA TOMASI
Appello del Papa all'accoglienza
In risposta al caloroso appello all'accoglienza di una famiglia di profughi da parte di ogni
comunità parrocchiale, che Papa Francesco
ha lanciato a tutte le parrocchie d'Europa,
abbiamo promosso – come saprete – nel
mese di ottobre un'iniziativa di libero impegno per sostenere la spesa che la risposta
all'appello del Santo Padre implica. Il risultato è andato al di là di ogni più rosea previsione. È infatti consistente il numero di parrocchiani che si sono impegnati a versare ogni
mese una cifra pur minima. Nel frattempo abbiamo trovato l'appartamento adatto. Si sta
già provvedendo all'imbiancatura e all'arredamento. In dialogo costante con la Caritas
diocesana, attendiamo la segnalazione della
famiglia destinataria del nostro aiuto.
N
E
W
S
9
novembre 2015 - naborianum
anagrafe di casa nostra
RINATI PER ACQUA
E SPIRITO SANTO
FEDERICO MANZOTTI
LUCREZIA RITA MAURI
MATILDE MARIA MAURI
STEFANO ZAPPALA'
FILIPPO BOZZETTI
UNITI IN CRISTO
E NELLA CHIESA
GIOVANNI CATTANEO, a.79
via Martinetti, 15
GIACOMO RANZI con
CINZIA LAMPARIELLO
LUCA MAIORANA con
ALESSANDRA R. MAGRI
FABRIZIO SCHIRA con
ELEONORA UBOLDI
PANTALEO MEROLLA con
JESSICA CAMURRI
NICOLE TOTA
TORNATI A DIO
PER LA RISURREZIONE
TOMMASO DILILLO
ROBERTO MORABITO
LEONARDO NIGROTTI
GAIA GUIDI
MIRIAM MASTROIANNI
AUGUSTO SICILIANO
SAMUELE BARBIERI
GIADA ROTONDI
SOFIA DI NOIA
ASCANIO GIUSEPPE LOSASSO
ALESSIA COLOMBATTO
FABRIZIO ALBERTO FERRARI
ALESSANDRO GEREMIA
F
L
A
S
H
10
LUIGI DE FELICI,a.76
via Capecelatro, 14
LUCIANO DEL GIUDICE, a.73
p.le Siena, 4
WALTER MARANGONI, a.86
via Rembrandt, 9
FERNANDA WAELTERLE, a.90
viale Caterina da Forli, 58
GIUS. EUGENIO DI PILATO, a.74
via Legioni Romane, 8
ELISA FINIZIO, a.91
via Millelire, 10
ROBERTO PITTONI, a. 59
via Civitali, 21
GIOVANNA DE GIORGIO, a.91
via Civitali, 13
EZIO FERRARO, a.59
via Rembrandt, 56
IVANA ROSSI, a.81
via Crimea, 15
ELISA CHIODIN, a.94
via Rembrandt, 9
GIAN FRANCO ZANIER, a.79
via Cavaleri, 4
ORNELLA DELLA CASA
ALBERIGHI, a.56
via Legioni Romane, 28
BRUNO GIOIA, a.72
via Palma, 16
ANNA MARIA BALBI, a.72
via Don Gnocchi, 33
LETIZIA MARIA MAGRONE,
a.53 via Palma, 16
Benedizione natalizia
Con l'inizio del Tempo di Avvento e nell'imminenza del S. Natale, i sacerdoti della parrocchia vogliono incontrare le famiglie nelle
loro case per un momento di preghiera e di
benedizione. Date le dimensioni proibitive
del nostro territorio parrocchiale, anche
quest'anno la visita alle famiglie si avvarrà
nuovamente dell'aiuto di frati esterni alla nostra comunità. Assieme ad alcuni confratelli
conosciuti dalla nostra gente, ci aiuteranno
anche alcuni giovani studenti di teologia del
convento di P.le Velasquez. Cominceremo
con lunedì 16 novembre. Il calendario sarà
come sempre notificato per tempo ai condomini interessati.
LITTORIO CARVELLI, a.79
via Millelire, 18
IOLE POZZOBON, a. 91
piazza Melozzo da Forlý, 7
ROSARIA ANZALDI, a. 83
piazza Bande Nere, 10
Pellegrinaggio a Roma
Si sono chiuse le iscrizioni per il pellegrinaggio dal 5 al 8 dicembre a Roma in occasione
dell'apertura dell'anno santo della Misericordia. Saranno due i pullman che partiranno
carichi di Naboriani. I partecipanti avranno la
possibilità di accedere con il pass d'ordinanza
a Piazza San Pietro il giorno dell'Immacolata.
Aggiornamento sui lavori
Dopo il rinnovamento della pavimentazione
del presbiterio riportato al suo primitivo splendore, proseguono i lavori urgenti per la nostra
parrocchia. Sono infatti state messe a norma
tutte le ringhiere delle scale che portano alle
diverse aule
N
E
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naborianum - novembre 2015
l'angolo della parrocchia
Come nella migliore tradizione francescana, anche nel Convento di p.le Velasquez esiste da anni
una mensa per le persone più disagiate e che hanno bisogno di un pasto caldo.
L’«Opera Pane di Sant'Antonio per i poveri»
L’«Opera Pane di Sant'Anto- Dall'anno scorso, su incarico della nostra mensa, che serve
nio per i poveri» è nata negli dei superiori, insieme ai con- per la maggior parte persone
anni '50 del secolo scorso per fratelli responsabili, stiamo la- straniere – dal Maghreb, daliniziativa di fra Ciriaco, sul mo- vorando ad ampliare ed otti- l’Est europeo o dal Sudamerica
dello dell'analoga Mensa crea- mizzare la collaborazione – , ma che ha anche un 40 % di
ta da fra Cecilio Cortinovis, adi- proprio con la grande Opera italiani, è quella di conservare
acente al convento di viale Pia- San Francesco di viale Piave, uno stile molto familiare.
ve. Con gli anni il nostro ser- che qualche anno fa ha in- Questo ci permette di valorizvizio è via via crezare il rapporto umasciuto, strutturandosi
no, nell'aiuto ai bimeglio.
sogni elementari, e la
Oggi disponiamo di
dignità di persone che
un' ampia sala che può
vivono un disagio soospitare ogni giorno a
ciale e una fatica esipranzo - in un turno ustenziale.
nico, sei giorni alla setDa ultimo va detto
timana - 102 persone
che tutto questo è
sedute. Per le persone
possibile grazie
in più, distribuiamo
all’aiuto dei volontari,
sacchetti con l'equipersone veramente
Si
appronta
la
sala
pranzo
in
attesa
degli
ospiti
valente di un pranzo
fedeli e appassionate,
(in media 70 al giorcon i quali affrontiamo
augurato nel nostro convento
no).
le sfide che una grande città
un servizio di poliambulatorio.
Disponiamo anche di un guarcome Milano pone quotidianaE questo allo scopo di rispondaroba, sia maschile che femmente.
dere meglio al bisogno primario
minile e familiare. È inoltre attidei poveri che incontriamo
vo un centro d’ascolto, dove
quotidianamente.
approfondire le situazioni parFRA MARCELLO MANGIAMELI
La caratteristica peculiare
ticolari.
11
novembre 2015 - naborianum
bacheca
LEZIONE
DI iTALIA
N O PE R
STRANIE
RI
ANIMAZIONE
ATI
RESIM
O DI C
GRUPP
2015
CON
S.
ONS.
ECC. M
PAOLO
ALLA MOSTRA
MISSIONARIA
ELLI
MARTIN
Naboriani sulla
piazza della Ba
silica di S. Fran
cesco ad Assi
si
ESTATE 2014: SR MARGHERITA E I "CAMERUNESI" AL COMPLETO
Si ringraziano per il materiale fotografico: Centro Servizi FOTOGRAFANDO, via Celio 2 - Milano;
Fra Marcello Mangiameli; Fra Giuseppe Panzeri
12
Fly UP