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Lavorare…stanca - Spazio Compost Prato

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Lavorare…stanca - Spazio Compost Prato
Spettacolo Vincitore Festival Anteprima 89 - Edizione 2011
Lavorare…stanca
con
Matilde Facheris
e
Massimo Betti alla chitarra
Stefano Fascioli al contrabbasso
ideazione, regia e drammaturgia
Matilde Facheris
musiche originali e arrangiamenti di
Massimo Betti e Stefano Fascioli
luci di
Paolo Vaccani e Juan Carlos Tineo Reyes
scenografia di
Andrea Cavarra
in coproduzione con la Cooperativa sociale onlus e.s.t.i.a.
I° PREMIO FESTIVAL ANTEPRIMA 89 CON LA SEGUENTE MOTIVAZIONE:
“Per aver affrontato con sensibilità rara e investimento personale
tematiche universali particolarmente sentite in quest'epoca quali quelle
del lavoro e del rapporto tra il tempo del lavoro e la libertà dell'individuo
segnalando in particolare la generosità in scena di Matilde Facheris.”
“Si dice sempre che il tempo è denaro. Ma bisogna ricordarsi che
l’equazione non è reversibile: il denaro non è tempo. Il tempo è vita.
Io decido dove investirla: nella pesca, nell’orto, al sindacato, in
famiglia. Questa è libertà. Una parola grossa che bisogna imparare
presto a riempire di cose piccole, altrimenti è disperazione”
da un diario intervista a un operaio sindacalista veronese
LAVORARE...STANCA
Un monologo con canzoni e musica dal vivo che parte dal racconto
semiserio della precarietà totale, lavorativa e sentimentale, dell'attrice che lo
interpreta, per approdare al caso dei suicidi a France Telecom, in particolare
alla vicenda di Michel Deparis, cinquantenne, suicidatosi il 13 luglio del
2009, dopo aver lasciato una lettera lucida e disperata.
NOTE DI REGIA
Lo spettacolo si interroga sul senso e sull'importanza del lavoro nella vita di ogni essere
umano; un senso ormai stravolto nella nostra società moderna. Una riflessione inoltre sul
senso del tempo ed infine il tentativo di immaginare una nuova forma di organizzazione
sociale che permetta una vita migliore, più umana e felice.
Sono una precaria totale: donna, senza figli, attrice e sempre di fretta.
Ho cominciato a riflettere sul tempo, sul bisogno di riappropriarsi del suo senso.
Mai come al giorno d’oggi viviamo come se fossimo eterni, come se avessimo sempre
tempo per fare le cose importanti che ci aspettiamo e che chiediamo dalla vita, eppure non
abbiamo mai abbastanza tempo. Quasi tutto intorno a noi è fatto per farci risparmiare
tempo eppure noi siamo sempre di corsa. Tutta la nostra vita è una corsa, una strada
lunghissima e noi continuiamo a volerla percorrere sempre più in fretta.
Proprio mentre riflettevo su tutto questo e cominciavo a scrivere il testo dello spettacolo,
sono rimasta profondamente colpita dal caso di France Telecom: 24 suicidi in 18 mesi, ed
in particolare dalla vicenda di Michel Deparis, cinquantenne, dipendente di France
Telecom, maratoneta e quindi avvezzo alla resistenza e al dolore dei crampi, che si è
suicidato la notte del 13 luglio 2009.
Michel ci ha tenuto a far sapere, scrivendolo in una lettera, che la colpa del suo suicidio
non è del lavoro in sé che non l’ha mai spaventato, ma dei nuovi capitani d'azienda, che
hanno piegato il lavoro ad un'esclusiva logica finanziaria. In pochi anni la realtà dei
lavoratori di France Telecom è diventata un inferno.
Questa vicenda mi ha costretta ad osservare meglio me e il mondo del lavoro intorno a
me.
Faccio l'attrice, forse il lavoro precario per eccellenza: salto continuamente da un lavoro
all’altro, sono sempre alla ricerca di un ingaggio, non ci sono orari né giorni di festa.
Però, nonostante le molte difficoltà che incontro, il mio lavoro mi rende felice.
Forse è questo che mi differenzia dai dipendenti di France Telecom? Forse è questo
quello che consente di sopportare orari impossibili, paghe da miseria? Forse è questa la
grande fortuna di un lavoro artistico?
Il lavoro è la tua creatività, la tua realizzazione, la tua vita.
I lavoratori di France Telecom quando si sono trovati sballottati in una flessibilità estrema
che sembrava fatta apposta per spingerli ad andarsene, si sono sentiti dei falliti, arrivando
a pensare che il loro tempo non valesse più la pena di essere vissuto.
Dovremmo provare ad immaginarci soluzioni differenti al nostro vivere.
Una speranza, utopica probabilmente, l’ho trovata in un breve romanzo epistolare di
Silvano Agosti “Lettere da Kirghisia”, nel quale si racconta di una città che forse non esiste
dove “non si lavora più di quattro ore al giorno. Le rimanenti ore della giornata vengono
dedicate al sonno, al cibo, alla creatività, all’amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli. La
produttività si è così triplicata, dato che una persona felice sembra essere in grado di
produrre, in un giorno, più di quanto un essere sottomesso e frustrato riesce a produrre in
una settimana.”
Anche se Kirghisia non dovesse esistere l'importante è capire che il vero schiavo non è
quello che ha la catena al piede ma quello che non è più capace di immaginarsi la libertà.
STRUTTURA DELLO SPETTACOLO
Prologo
La canzone “Felicità” di Lucio Dalla apre alla tematica più nascosta: la ricerca della felicità.
I Capitolo Il risparmio del tempo
L'attrice cerca subito il contatto con il pubblico. Una sorta di stand up comedy al femminile,
una presentazione ironica e amara di se stessa, che termina con l'arrivo della Donna
Grigia, manager rampante e seducente, che le propone una soluzione trappola:
risparmiare il tempo.
II Capitolo La morte del tempo
L'attrice compie i suoi gesti quotidiani in modo sempre più veloce, assurdo e surreale ma
la sua corsa contro il tempo diventa la maratona di Michel Deparis, che mentre corre ci
racconta il suo passaggio da tecnico specializzato a telefonista di un call center, e la
trasformazione di un'azienda, France Telecom, in cui la privatizzazione è diventata
management attraverso il terrore.
Michel corre, senza fiato, senza forze, e resiste,fino a che non ce la fa più e si ferma.
III Capitolo La resurrezione del tempo
Kirghisia: la città ideale. Un'utopia o una reale possibilità?
NOTE DI DRAMMATURGIA
Lo spettacolo è un montaggio di testi di varia natura fra i quali:
Momo di Michael Ende, Crampi di Marco Lodoli, L'arte di correre di Murakami Haruki,
Orange stressé : il management attraverso lo stress in France Telecom di Ivan du Roy,
Lettere dalla Kirghisia di Silvano Agosti, Cipolle e libertà (diario intervista a un operaio
sindacalista veronese) e le lettere e i messaggi lasciati dai suicidi di France Telecom.
Le canzoni e le musiche originali, composte dai due musicisti, sono parte fondamentale
della drammaturgia. Oltre alle musiche appositamente scritte per lo spettacolo sono state
anche arrangiate : Felicità di Lucio Dalla, Novembre di Giusy Ferreri, Working Class Hero
di John Lennon, Le poinçonneur des Lilas di Serge Gainsbourg, Spalle al muro di Renato
Zero, Andare, camminare, lavorare di Piero Ciampi e Far niente di Chico Buarque.
NOTE DI PRODUZIONE/ALLESTIMENTO
Lo spettacolo nasce all'interno della mia collaborazione in qualità di attrice e insegnante,
con la Cooperativa sociale e.s.t.i.a., operante all'interno del carcere di Bollate.
La Cooperativa, il cui obiettivo primario è l'inserimento lavorativo di persone detenute, ha
deciso di coprodurre lo spettacolo mettendo a disposizione fin da subito per le prove le
proprie risorse, come il Teatro del carcere e tutto il materiale tecnico di luci e fonica.
Lo spazio scenico è nudo, solo una quinta scenografica che diventa all'occorrenza una
lavagna, una casetta in miniatura, un muro e alla fine un letto.
Il disegno luci dello spettacolo è di Juan Carlos Tineo Reyes, detenuto presso la Casa di
reclusione di Bollate, coadiuvato da Paolo Vaccani, professionista del settore.
Rassegna stampa
http://www.klpteatro.it/lavorare-stanca-matilde-facheris-recensione
http://www.kinematrix.net/teatrogroggia/lavorarestanca-mura.htm
Video integrale http://www.youtube.com/watch?v=W_uj0qvtS_A
Contatti Matilde Facheris 3287017228 [email protected]; [email protected]
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