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Il giornalismo, tra carta stampata e multimedialità. di
A mia madre e allo splendido rapporto che, con
fatica, insieme, abbiamo costruito
A mio padre per i sorrisi e le parole silenziose
A mia sorella per le notti insonni passate a
parlare e a ridere a crepapelle
Ai cambiamenti, all’autunno, alle parole non
dette, all’odore dei vestiti degli altri, agli
sguardi tra sconosciuti, ai giorni tristi, ai
passanti che sorridono, ai bambini, al sole nei
giorni d’inverno, ai ricordi delle canzoni
1
“I grandi cambiamenti storici, quelli che alterano in
modo radicale il modo in cui pensiamo e agiamo , si
manifestano impercettibilmente nella società; fino a
quando un bel giorno, all’improvviso, tutto quello che
conosciamo diventa obsoleto e ci rendiamo conto di
vivere in un mondo completamente nuovo.”
Jeremy Rifkin, L’era dell’accesso
2
INDICE
INTRODUZIONE
1. Il medium è il messaggio
2. Temperatura dei giornali online, concetto di ri-mediazione
CAPITOLO 1
1. Breve storia del giornalismo online
1.1 La storia americana
1.2 La storia italiana
1.3 La New Economy e la speculazione in borsa
1.4 I tentativi di uscire dalla crisi e la maturità del web
2. Repubblica.it
CAPITOLO 2
La carta stampata
1. I tempi dell’editoria giornalistica
3
2. La negoziazione giornalistica
3. La crisi del giornalismo
CAPITOLO 3
I giornali online
1. Consumi mediatici in numeri
2. Giornali online, multimedialità e crossmedialità
3. Forme di finanziamento dei giornali online
3.1. Paywall, premium o “tutto free”?
3.2. Crowndfunding
4. Citizen journalism
5. Giornali online e social network
CAPITOLO 4
Il caso studio: BrindisiReport.it
1. Come nasce BrindisiReport.it
2. Un viaggio chiamato vita: le differenze tra la carta stampata
e il giornale online.
3. L’interazione con l’utente e le forme di giornalismo
partecipativo
4
4. La legislazione italiana e i giornali online, un mondo da
scoprire.
NOTA METODOLOGICA
CONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA
5
INTRODUZIONE
1. Il medium è il messaggio
“In una cultura come la nostra, abituata da tempo a frazionare e dividere ogni cosa
al fine di controllarla, è forse sorprendente sentirsi ricordare che, per quanto
riguarda le sue conseguenze pratiche, il medium è il messaggio. Che in altre
parole le conseguenze individuali e sociali del medium, cioè di ogni estensione di
noi stessi, deriva dalle nuove proporzioni introdotte nelle nostre questioni
personali da qualcuna di tali estensioni o da una nuova tecnologia”1.
Queste parole di McLuhan, tratte da una delle sue opere più importanti, gli
strumenti del comunicare, ci restituiscono una visione lucida di una realtà e di una
tecnologia in continua evoluzione. La grandezza di questa riflessione sui media
sta nel sottolineare la forza della tecnologia come estensione del nostro corpo, dei
nostri sensi, delle nostre funzioni cerebrali, ed il potere di cambiamento che
questa constatazione porta con sé. Gli anni in cui McLuhan scrive il suo saggio
sono gli anni dell’esplosione di tecnologie come la televisione che
rivoluzionarono completamente le abitudini e la cultura delle comunità. Un
processo simile di cambiamento e sconvolgimento degli schemi, dei tempi e degli
spazi è quello a cui stiamo assistendo con la rivoluzione del web 2.02, con quella
che Rifkin definisce l’era dell’accesso3, in cui la società è dominata dai network e
dell’accesso alle informazioni. Si passa dal prevalere della proprietà privata e la
libertà individuale, al dominio dei fattori immateriali, delle reti impersonali,
dell'accesso a conoscenze, idee ed esperienze fondamentali.
Il punto sul quale è necessario fissare l’attenzione per poter comprendere il senso
di questo lavoro, è il concetto di medium come strumento di trasformazione e
1
Mcluhan, M., Gli strumenti del comunicare, trad. it., Milano, il Saggiatore, 1967, p. 15
Di Bari, V., a cura di, Web 2.0: internet è cambiato, e voi?- i consigli dei principali esperti italiani ed
internazionali per affrontare le nuove sfide, Il sole 24 ore, 2007
3
Rifkin, J., L’era dell’accesso, la rivoluzione della new economy, Milano, Mondadori, 2000
2
6
innovazione delle proporzioni, dei ritmi e degli schemi dei rapporti umani, perché
in qualche maniera è lo strumento, il mezzo, il medium, che modifica le forme
dell’agire umano4. Questo processo è ancora più evidente se la nostra attenzione si
focalizza sul giornalismo e sui processi di mutamento innescati dall’innovazione
apportata dal computer, dal web e dai supporti mobili. Il trasferimento di “mezzo”
che il giornalismo ha dovuto affrontare sta modificando i tempi e gli spazi
dell’agire umano. Gli aggiustamenti, gli assestamenti, in atto nel giornalismo, a
livello di scrittura, di organizzazione del lavoro e di pubblico, non sono altro che
la ricerca di un nuovo equilibrio tra i sensi estesi. Estensione, questa, prodotta
dalle nuove tecnologie messe a disposizione dal web 2.0. “A seconda del senso
che si estende o si autoamputa mediante la tecnologia, è abbastanza prevedibile la
chiusura o la ricerca di un nuovo equilibrio tra gli altri sensi. [...] In quanto
estensione e accelerazione della vita sensoriale, ogni medium influenza
contemporaneamente l’intero campo dei sensi.[...] L’uomo è perpetuamente
modificato dall’uso normale della tecnologia (o del proprio corpo variamente
esteso) e trova a sua volta modi sempre nuovi per modificarla”5. Ed ancora “l’uso
di un qualunque medium, o estensione dell’uomo, altera gli schemi di
interdipendenza tra le persone come altera i rapporti tra i sensi.[...] tutte le
tecnologie sono estensione del nostro sistema fisico e nervoso per aumentare il
potere e la velocità. Se non ci fossero questi aumenti di potere e velocità, non ci
sarebbero, o verrebbero eliminate, le nuove estensioni di noi stessi. Un simile
aumento in un qualunque gruppo comunque composto, è infatti una spaccatura
che provoca un mutamento dell’organizzazione.”6
Questo non significa ignorare i contenuti della comunicazione, ma porli alla fine
di un processo di mutamento che parte dallo strumento, per poter, così,
comprendere a pieno i potere coercitivo del medium, convinti del fatto che questi
mutamenti facciano parte di quel processo più esteso e profondo di liquefazione
della modernità di cui parla Bauman7. L’utilizzo di mezzi diversi produce
messaggi e prodotti diversi e, quindi, anche ambiti di consumo diversi, ed è
4
Mcluhan, M., Gli strumenti del comunicare, cit., p. 16
Ivi, pp. 54-55-56
6
Ivi, p. 99
7
Bauman, Z., Modernità liquida, Roma Bari, Ed. Laterza, 2002
5
7
proprio qui, nell’attività di consumo, che si materializza il potere coercitivo del
mezzo che contribuisce a liquefare la modernità. Questa transizione sociale e
culturale dallo stato solido a quello liquido nasce dall’abbattimento di tutti gli
impedimenti e ostacoli sospettati di limitare la libertà individuale di scegliere e
agire. Si è passati dalla fedeltà alla tradizione al dominio della razionalità
strumentale e del ruolo predominante dell’economia, i corpi solidi che si sono
liquefatti sono i legami che trasformano le scelte individuali in azioni collettive “i
modelli di comunicazione e coordinamento tra politiche di vita condotte
individualmente da un lato e le azioni politiche della collettività umana dall’altro
[...] stiamo attualmente passando dall’epoca dei gruppi di riferimento preassegnati
a quella del raffronto universale. [...] Oggigiorno modelli e configurazioni non
sono più dati, e tanto meno assiomatici; ce ne sono semplicemente troppi, in
contrasto tra loro ed in contraddizione nei rispettivi comandamenti, cosicché
ciascuno di essi è stato spogliato di buona parte dei propri poteri di coercizione”8.
Ciò di cui si parla qui non sono che quelle “ricette”9, per dirla come Berger e
Luckmann, che fungono da libretto di istruzione per un vivere sociale, che
permettono a noi tutti di affrontare i problemi di ordinaria amministrazione con
cui dobbiamo confrontarci ogni giorno. Queste “ricette” formano il bagaglio di
conoscenze socialmente condivise del quale ogni individuo fruisce nella sua
esistenza all’interno della “realtà della vita quotidiana”. Esse potrebbero essere
paragonate a quella che Richard Sennet chiama “routine”10, prendendo in
considerazione le idee contrapposte del pensiero di Diderot e di Smith,
concludendo alla fine che la routine può disgregare ma anche proteggere.
L’intento dunque di questo lavoro è studiare gli assestamenti dovuti al passaggio
del giornalismo dalla carta stampata al digitale che fanno parte del fenomeno di
liquefazione della modernità, e che contribuiscono così ad introdurre altre ricette e
routine all’interno della realtà della vita quotidiana.
8
Ivi., intro. p 11
Berger, P. L. e Luckmann, T., La realtà come costruzione sociale; Il Mulino, Bologna, 1969
10
Sennet, R., L’uomo flessibile. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale, Feltrinelli, 2001
9
8
2. Temperatura dei giornali online, concetto di ri-mediazione
Un altro strumento teorico fornitoci da McLuhan che aiuta a inquadrare lo stato
dell’arte dei giornali online è senz’altro il concetto di temperatura dei media11. Un
concetto questo molto dibattuto a livello teorico per la sua ambiguità. In questa
sede quindi ci atterremo al significato tradizionale utilizzato per distinguere tra
media caldi e media freddi. La temperatura è legata al grado di partecipazione che
un media richiede a chi lo utilizza o ne fruisce. In questo senso i media "caldi"
sono quelli che non esigono da parte di chi li utilizza una grande partecipazione,
mentre i media "freddi" sono quelli che richiedono al fruitore maggiore
partecipazione e coinvolgimento. Il livello di partecipazione che determina la
temperatura di un medium è definito dal numero di canali sensoriali che sono
impegnati durante il suo uso e il livello di definizione o di "intensità" con cui sono
costruiti i messaggi. A questo proposito sarà interessante scoprire come la
temperatura dei giornali si stia abbassando grazie al supporto del web. Possiamo
dire che i giornali di carta stampata, già di per sé strumenti freddi, stiano
diventando, col supporto di internet, dei media che abbisognano di un livello di
partecipazione molto alto da parte dell’utente. Una peculiarità questa già
appartenente al web 2.0 che con i social network ha sdoganato la figura
dell’utente prosumer, produttore e consumatore allo stesso tempo. Per quanto
riguarda il giornalismo, è un esempio di questa figura il giornalismo partecipativo
che prevede il contributo degli utenti che possono inviare foto, video o articoli alle
testate. Un argomento questo che sarà approfondito più avanti.
Un altro aspetto importante da sottolineare è che grazie all’evoluzione continua
della tecnologia c’è la tendenza dei media a divenire uno contenitore dell’altro,
come, in questo caso, i giornali sulle piattaforme interattive. I giornali, già mezzi
di comunicazione, vengono inglobati da un medium come il computer ed il web.
11
Mcluhan, M., Gli strumenti del comunicare, cit., p. 31
9
Si mette in moto così un processo di ibridazione o ri-mediazione12 dei media che,
in quanto estensione dei nostri sensi, quando agiscono l’uno sull’altro istituiscono
nuovi rapporti, non soltanto tra i nostri sensi ma anche tra di loro. La rimediazione
è una caratteristica distintiva dei nuovi media digitali, si parla di rimediazione dei
media analogici da parte di quelli digitali. I media interagiscono continuamente tra
di loro, in un processo di confronto ed integrazione, facendo sì che un medium sia
in realtà un ibrido di diversi elementi. Ogni medium prende il posto del medium
in uso, ereditando ed insieme riorganizzando le caratteristiche del vecchio
medium e riformando il suo spazio culturale. Questa rimediazione si basa su due
logiche contraddittorie: l’immediatezza e l’ipermediazione. Immediatezza sta a
specificare il fatto che il medium si rende trasparente, il contatto con l’oggetto
prova a diventare im-mediato, diretto, come una finestra sul mondo, mentre
ipermediazione evoca il fatto che il medium, nonostante tutto, sia lì, sia presente e
non scompaia e che crei valore perché percepito da chi lo utilizza. “L’ibrido, ossia
l’incontro tra due media, è un momento di verità e di rivelazione dal quale nasce
una nuova forma. Ogni volta che si stabilisce un immediato confronto tra due
strumenti della comunicazione, anche noi siamo costretti, per così dire, ad un urto
diretto con le nuove frontiere che vengono a stabilirsi tra le forme”13.
L’evoluzione tecnologica, insomma, non eclissa totalmente il medium più
anziano, i medium non vengono sostituiti dai prototipi più avanzati ma coesistono
o vengono riadattati a nuovi media digitali. Nonostante l’avvento dei giornali
online con le loro notizie in tempo reale, il mercato in ribasso e le perdite a livello
di personale, ne è una testimonianza la sopravvivenza della carta stampata.
12
Bolter, Jay David, Grusin, Richard, Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, a
cura di Alberto Marinelli. Trad. it. di Benedetta Gennato, Milano, Guerini e Associati, 2002
13
Mcluhan, M., Gli strumenti del comunicare, cit., pp. 65-66
10
CAPITOLO 1
1. Breve storia del giornalismo online
Come per l’avvento di ogni nuova tecnologia, il debutto dei giornali online ha
prodotto una serie di preoccupazioni e timori. I più intraprendenti avevano
predetto la scomparsa dei giornali in carta stampata, cannibalizzati dalla news in
rete, mentre i più scettici non si erano allarmati più del dovuto, pensando che la
stagione del giornalismo online sarebbe stata solo una moda passeggera. Dopo
quasi vent’anni di storia del giornalismo online possiamo dire che, anche se con
qualche difficoltà, come la ri-mediazione ci insegna, entrambi i formati sono
sopravvissuti e coesistono.
La storia del giornalismo online è storia recente. Possiamo suddividerla in quattro
periodi14:
-
la fase pioneristica è una storia tutta americana, che va dal lancio delle
prime testate online sino all’affermazione dei grandi network (1992-95);
-
la seconda fase è quella dei quattro anni successivi (1995-98) che vedono
il debutto dell’Italia con i tentativi degli editori di sperimentare internet ed
il nuovo giornalismo online, si concludono con il sexgate americano che
segna un punto di svolta del giornalismo interattivo ed evidenzia il
bisogno di un rinnovato equilibrio tra i nuovi media;
-
la terza fase (1998-2000) è quella dell’entusiasmo per la New Economy e
la speculazione in borsa dei titoli tecnologici e delle aziende legate a
14
Pratellesi, M., New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale, Bruno Mondadori, Milano,
2008, p. 21
11
internet, sono gli anni del boom dei giornali online che si chiuderanno con
lo scoppio della bolla speculativa (primo semestre 2000) e l’attentato alle
Twin Towers dell’11 settembre 2001;
-
la quarta ed ultima fase è quella attuale che coincide con il tentativo di
uscire dalla crisi a partire dal 2002 e con la fase matura del web nonché,
diffusione della banda larga, alfabetizzazione digitale, affermazione del
web 2.0 e dei ricavi pubblicitari.
1.1 La storia americana
Il primo a sbarcare sul internet fu un piccolo giornale locale “News & Observer”
di Raleigh nel North Carolina. Frank Daniels, direttore della testata, per svariati
mesi organizzò corsi di computer e di navigazione sul web e ad ogni redattore
furono concessi finanziamenti per comparsi un pc da usare in casa, fece di tutto
per far diventare la sua redazione quella con la maggior alfabetizzazione
informatica del paese. Il “Nando Times”, così fu chiamata la versione digitale,
fece tutto da solo, decidendo di diventare esso stesso un fornitore di accesso ai
servizi del web per la città di Relaigh, offrendo il collegamento, l’e-mail e gli
articoli del giornale per ventisei dollari al mese, e ben 2.000 persone sottoscrissero
l’abbonamento in fase sperimentale15. Il direttore, Daniels, disse che avevano
scoperto che i motivi per cui i lettori preferivano la versione digitale aveva molto
più a che fare con i servizi correlati che con l’informazione.
Come si è già detto, nel 1992 negli Stati Uniti i primi ad avventurarsi sul web
furono soprattutto i giornali medio-piccoli che avevano intravisto l’opportunità di
ampliare il numero di lettori e la loro area di diffusione cercando di mantenere
bassi i costi. E dopo un anno, nel 1993, fu anche il momento dei grandi gruppi
editoriali che , come dimostra il caso della testata, “Usa Today” non ebbero
15
Staglianò, R., Giornalismo 2.0. Fare informazione al tempo di Internet, Roma, Carrocci, 2002, p. 20- 21
12
l’effetto sperato e molti furono costretti a fare marcia indietro. “Il popolarissimo
quotidiano americano aveva deciso di capitalizzare online la sua rendita di 2
milioni di lettori in edicola: nell’aprile del 1995 era sbarcato in grande stile su
internet (75 redattori elettronici e 225 collaboratori esterni per scrivere “speciali”
per la rete), chiedendo 12 dollari e 95 cents al mese fino a 3ore di collegamento e
2 dollari e 3 cents in più per ogni ora supplementare. Un approccio muscolare e
affetto da gigantismo, oltre che dall’ingenua deduzione che i lettori avrebbero
considerato normale – dal momento che lo facevano per la versione cartacea –
pagare per l’informazione elettronica. Dopo 120 giorni il fallimento
dell’avventura era evidente: i 1.000 abbonati non bastavano nemmeno a pagare gli
usceri. Con una rapida marcia indietro, il quotidiano aprì quindi le sue porte
telematiche attirando il grosso pubblico dei lettori tradizionali che aveva fatto
scappare con le sue iniziali pretese, potendo infine fatturare bei soldi con la
pubblicità che il sito ospitava”16.
Uno dei problemi più difficili da superare con l’ingresso nel web per i giornali è
stata la questione del finanziamento e del mantenimento dei costi del giornale che
alleggeritosi delle spese tipografiche, mantiene comunque i costi del personale.
Gli unici modelli ad avere successo nel proporre la vendita dei contenuti sono stati
il “Wall Street Journal”, il più autorevole giornale finanziario che per la sua
peculiarità propone informazioni indispensabili per gli operatori del settore
finanziario, e il “New York Times” sbarcato sul web abbastanza tardi, nel gennaio
1996. Sul NYT l’accesso alla prima pagina è libera ma la registrazione gratuita è
obbligatoria per leggere gli articoli, grazie alla registrazione la testata ha creato un
database di informazioni demografiche sui lettori utili per la vendita di spazi
pubblicitari.
Gli esempi apportati dai cugini americani hanno influenzato le scelte delle
maggiori testate italiane che hanno poi ritardato il loro debutto sul web. Il modello
di finanziamento non era chiaro e sicuro, anche se sembrava evidente che le
notizie fossero naturalmente portate ad un supporto come la rete.
16
Ivi, p. 25
13
1.2 La storia italiana
Nel panorama italiano il debutto dei giornali sul web risale al 1994-95. I primi a
varcare la soglia furono l’ ”Unità”, il giornale del PDS, con l’allora direttore
Walter Veltroni, che offriva tutti gli articoli in rete ma poca ipertestualità; e
“L’Unione Sarda” che assunse personale per le mansioni specifiche della versione
interattiva e offriva notizie in versione multimediale. Nella primavera del 199517
arrivano anche il “Corriere della sera”, la “Gazzetta dello Sport” e poco più tardi
“Il Sole 24 Ore”, tutti con una versione digitale del quotidiano stampato, ma si
tratta tuttavia di una riproposizione piuttosto elementare della versione cartacea.
La diffusione di internet nelle case degli italiani era a quei tempi ancora molto
scarsa e ciò aveva frenato gli editori nell’effettuare investimenti molto estesi in
termini di risorse umane e tecnologie. Riccardo Stiglianò definisce con una parola
la tendenza in voga in quegli anni: “Fu per la maggior parte una fiera del
repurposing. Al minimo costo possibile, si riversavano sul web i medesimi
contenuti del prodotto cartaceo, con la speranza di poter fare qualche soldo
piazzando i banner pubblicitari in testa a quegli articoli. Fu così che si mosse
sostanzialmente il “Corriere della Sera”, affidando ad una società informatica la
pubblicazione online in automatico dei suoi testi, con risultati piuttosto sgradevoli
dal punto di vista dell’impaginazione, dal momento che la codifica non era affatto
esente da errori, e restituiva una lunga lista di articoli dalla quale era praticamente
impossibile intuire alcuna gerarchia delle notizie, e neppure interna tra i vari pezzi
che si occupavano dello stesso argomento. Se si trattava di un editoriale di una
firma importante, di una breve da dieci righe o di qualsiasi altra cosa, lo si capiva
solo dopo aver aperto il file”18
Nell’aprile del 1996 fu anche la volta di “La Repubblica” che colse l’occasione
delle elezioni politiche per cominciare la sua avventura sul web.
17
Pratellesi, M., New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale, Bruno Mondadori, Milano,
2008, p. 23
18
Staglianò, R., Giornalismo 2.0. Fare informazione al tempo di Internet, Roma, Carrocci, 2002, p. 29
14
Questa fase si conclude con lo scandalo denominato in seguito, proprio dai
giornali, sexgate. Il caso è rilevante per quanto riguarda la storia del giornalismo
online perché per la prima volta una notizia venne diffusa prima sul web e poi
sulla carta stampata. Lo scoop che ha colpito la Casa Bianca nel gennaio del 1998,
è stato lanciato da “Drudge Report”, sito scandalistico-politico gestito da Matt
Drudge, che ancor prima di avere il tempo di verificare la notizia, aveva inviato
una mail a tutti i suoi utenti con un focus sulla relazione clandestina tra Bill
Clinton e Monica Lenwisky, soffiando lo scoop al “Newsweek” di Los Angeles
che poco prima di mandare in stampa il giornale aveva deciso di trattenere la
notizia in attesa di ulteriori riscontri sulla vicenda. Sospendendo il giudizio sulla
professionalità di Drudge, egli conserva il merito, se così si può chiamare, di aver
permesso all’informazione online di dettare i tempi della notizia. Questo evento
fece capire che qualcosa stava cambiando nel mondo dei media, la possibilità di
editare le notizie in tempo reale aveva messo in crisi le regole del giornalismo.
1.3 La New Economy e la speculazione in borsa
Negli anni 1999-2000, grazie al buon andamento in borsa dei titoli tecnologici e
delle aziende dot com19si iniziano a creare i presupposti per una concorrenza fra i
siti delle maggiori testate italiane. L’introduzione e la diffusione di tecnologie
innovative determinò cambiamenti profondi a livello economico e sociale, con
una conseguente accelerazione della crescita della ricchezza, della produttività,
degli investimenti (in capitale fisico e umano, in ricerca e innovazione), associata
a una trasformazione degli stili di vita e ad un impatto sul profilo sociale degli
individui-consumatori. L’esplosione di internet portò grande entusiasmo presso
gli investitori e restituì il coraggio per intraprendere il cammino sul web a molti
editori. Nel giugno del 2000 il “Corriere della Sera” inizia la sua ristrutturazione:
il sito viene ridisegnato e trasformato in un vero e proprio giornale online, con una
19
Sono aziende il cui business è principalmente legato a internet, vengono chiamate così per il loro suffisso
.com
15
redazione propria in grado di sviluppare autonomamente news ipertestuali e
multimediali. E’ in questo biennio che nascono le iniziative più coraggiose nel
campo dell’editoria online: Kataweb, portale del gruppo l’Espresso, legato alla
Fiat e alla “Stampa”; Jumpy, del gruppo Fininvest; Caltanet, dell’editore
Caltagirone e IlNuovo.it, giornale telematico voluto da e-Biscom per lanciare la
connessione a banda larga di Fastweb, chiuso nel 2003.
La crisi della New Economy, come la bolla speculativa, scoppia nella primavera
del 2000. La delusione per i mancati successi della net economy prende in pochi
mesi il posto dell’entusiasmo, lasciando dietro di sé solo debiti. Molte aziende dot
com falliscono e a mettere in ginocchio le restanti, ci pensa l’attentato alle Torri
Gemelle del’11 settembre del 2001 e la conseguente crisi economica.
1.4 I tentativi di uscire dalla crisi e la maturità del web
Il giornalismo online si afferma definitivamente con la fase matura del web
caratterizzata dalla diffusione della banda larga, dall’alfabetizzazione digitale
della popolazione, dall’esplosione del web 2.0, con le sue piattaforme di social
networking, e con il citizen journalism. Tutto ciò avviene a partire dal 2002 sino
ad oggi, tempi, questi, in cui alcune testate registrano il sorpasso, in termini di
utenti unici, della versione online rispetto alle copie cartacee vendute, come
dimostrano il “NYT” e il “Guardian” negli USA ma anche “La Repubblica” ed il
“Corriere della Sera” in Italia. E’ in questa fase che le maggiori testate online
americane ed europee raggiungono il pareggio di bilancio e iniziano a produrre
utili. L’insieme dei fattori grazie ai quali si assiste ad una ripresa della net
economy hanno fatto si che anche gli investimenti pubblicitari iniziassero a
trasferirsi sul web. Se pur con molta prudenza, è rilevante notare come nel Regno
Unito nel corso del 2009 la pubblicità online abbia superato quella televisiva.
Anche in Italia i dati sono abbastanza incoraggianti, continuano a nascere aziende
specializzate nel settore e nel 2009 la pubblicità a fatto un salto del 10%20. Ancora
20
Lo confermano una ricerca IAB del novembre 2009 e una ricerca FCP- Assointernet del gennaio 2010.
16
non è possibile concludere che si tratti di una tendenza stabile21, anche se i dati
dell’ultimo biennio sembrerebbero incoraggianti.
2. Repubblica.it
Uno degli esperimenti italiani meglio riusciti è sicuramente quello di “La
Repubblica”, che un po’ in ritardo rispetto ai competitor, approda sul web
nell’aprile del 1996 in occasione delle elezioni politiche con approfondimenti
speciali sulle elezioni. Il sito arriva a registrare 350.000 contatti in soli 20 giorni,
numeri davvero significativi per quei tempi. La testata online inizia le sue
pubblicazioni ufficialmente il 14 gennaio 1997, data simbolica che rievoca la
fondazione avvenuta il 14 gennaio 1976. Rispetto agli altri giornali Repubblica.it
dimostra subito uno spirito diverso, oltre a riportare le notizie dell’edizione
cartacea, dà spazio alle notizie del giorno realizzate in tempo reale da una
redazione composta da sei giornalisti e cinque operatori web. “Fu il primo
giornale a produrre contenuto aggiuntivo rispetto a quello che la mattina andava in
edicola, ma primo a coinvolgere tutti i giornalisti nel web. Primo a proporre in
Italia una struttura grafica fatta di pochi “fondamentali” (l’albero dei contenuti a
sinistra, un corpo centrale di notizie , l’area laterale a destra dedicata agli
approfondimenti ipertestuali) che c’era già all’estero ma che in Italia non ci aveva
mai provato nessuno; primo in quel gennaio ’97, a modellarlo sulle esigenze di
una redazione e del farsi “in presa diretta” dell’informazione”22.
21
Cfr. Maistrello S., Giornalismo e nuovi media. L’informazione al tempo del citizen journalism, Apogeo,
Milano, 2010
22
Zambardino, V., Dalla carta a internet, siamo già nel futuro, in Album per i 25 anni di “la Repubblica”, 14
gennaio 2001
17
(fig. 1.1, il sito di repubblica.it oggi)
Molti esperimenti nati negli stessi anni in Italia falliscono. Alcuni travolti
dall’esplosione della bolla speculativa altri sotto le pressioni provenienti
dall’evoluzione della free press, quotidiani a distribuzione gratuita interamente
finanziati dalla pubblicità, giornali che forniscono un’informazione basica e priva
di approfondimenti ma che godono ancora di un supporto cartaceo, fondamentale
per un paese ancora alle prese con l’alfabetizzazione digitale. E’ però soltanto
dopo il 2006 che Repubblica.it insieme a il CorrieredellaSera.it e La
GazzettadelloSport.it iniziano ad arricchire i loro articoli con reportage e video.
Dopo il botto della bolla speculativa e di quella dei free press, con i quotidiani in
crisi, sono soprattutto le versioni digitali dei quotidiani cartacei a registrare una
crescita di mercato. Repubblica.it, che già nel 1999 amplia la redazione da cinque
a dodici giornalisti e allarga l’orario di aggiornamento da 10 a 17 ore giornaliere,
acquisendo così 600.000 pagine viste al giorno. Nel 2000 vengono superate per la
prima volta il milione di pagine visualizzate al giorno e nel giorno dell’attentato
alle Twin Towers si arriva a 5 milioni di pagine, un dato interessante anche se
eccezionale. Nel febbraio 2004 con l’improvvisa morte di Marco Pantani si
superano i record mensili con 115 milioni di pagine viste. Il 2005 ne registra 2
miliardi e il 2006 registra un nuovo record giornaliero in occasione delle elezioni
politiche: 48 e 54 milioni di pagine viste al giorno. Grazie al calo delle vendite del
18
cartaceo e alla crisi economica nel bimestre ottobre-novembre 2011 si supera il
miliardo di pagine visitate al giorno in occasione della notizia delle dimissioni di
Silvio Berlusconi e dell’insediamento del governo Monti. In definitiva il giornale
interattivo passa da 3 milioni nei primi mesi del 1997 sino ai 1000 milioni del
2011 di page view23.
(fig.1.2, il sito de ilfattoquotidiano.it )
Una menzione speciale merita il caso de Il Fatto Quotidiano uscito in edicola il 23
settembre 2009 , le copie sono andate esaurite in poche ore, e lo stesso successo
ha sorbito il sito internet messo online il 22 giugno del 2010, in quella data i
server sono andati in tilt per il pieno dei contatti, dopo cinque mesi il giornale
contava 240.000 visitatori al giorno. Ad ottobre 2010 la tiratura del cartaceo è
stato di 150.000 copie e le pagine online visualizzate sono state 1.301.000 al
giorno con una media di 251.000 lettori. Nel giro di un anno e mezzo il sito del Il
Fatto Quotidiano ha superato quello de La Stampa nato nel 1995.
23
“Repubblica.it, un miliardo di click al mese e su Facebook i fan superano i 700mila”, Repubblica.it, 8
dicembre 2011
19
Questo è un evidente esempio di come i media possano convivere e non vengano
necessariamente cannibalizzati dalle nuove tecnologie se non che, li affiancano e
ne guidano il percorso.
20
CAPITOLO 2
La Carta Stampata
1. I tempi dell’editoria giornalistica
Un elemento fondamentale che differenzia la redazione di un giornale online da
quella di un cartaceo è il tempo. Un quotidiano cartaceo impone cicli di
lavorazione di 24 ore affinché la notizia arrivi dalla redazione al lettore , si va
dalla raccolta delle informazioni, alla verifica, alla scrittura dell’articolo, alla
composizione delle pagine, sino alla stampa delle copie e alla consegna ai punti
vendita. Il lavoro dei giornalisti inizia la mattina presto con la raccolta delle
notizie, a metà giornata si fa una riunione per fare il punto della situazione, la sera
si raccolgono i contributi e si licenziano le pagine prima che sia notte. E’ questo
uno dei momenti cardini dell’editoria di un quotidiano, il momento in cui il
giornale viene “confezionato” definitivamente e riprodotto sulle copie che poi
verranno mandate in tipografia per la stampa. E’ qui che il giornale si ferma e
fotografa la realtà di un determinato momento, qualsiasi aggiornamento deve
necessariamente essere rimandato al giorno successivo. “Nel giornalismo come
l’abbiamo conosciuto fino alla fine del XX secolo la chiusura, la deadline, la
scadenza convenzionale del processo di produzione, è sempre stata un elemento
costitutivo del metodo di lavoro, la chiave di volta che dettava a cascata i ritmi di
produzione e, almeno indirettamente, anche il formato delle notizie”24.
24
Maistrello S., Giornalismo e nuovi media. L’informazione al tempo del citizen journalism, Apogeo,
Milano, 2010, p. 89
21
Con l’ingresso del giornalismo all’interno del mondo interattivo del web però
questa scansione rigida del tempo non è più necessaria, tempo e spazio si dilatano
liberati dal bisogno di assecondare i ritmi della produzione e i limiti della
distribuzione. La cosiddetta “deadline” perde il suo potere coercitivo grazie
all’immediatezza del giornale online dove è possibile aggiornare, approfondire,
correggere, ampliare e sostituire in qualsiasi momento le notizie pubblicate. “Il
momento della pubblicazione e quello della distribuzione coincidono, come non
poteva avvenire nel caso dei giornali e come poteva avvenire soltanto in parte nel
caso dell’emissioni radiotelevisiva. In ambito editoriale e giornalistico, la logica
di flusso si sostituisce a quella discreta delle edizioni e dei numeri chiusi,
diventando predominante. Il lavoro di costruzione e di rifinitura delle notizie, che
ha sempre preceduto il momento della pubblicazione ed era fin qui riservato alla
cucina redazionale, dunque non visibile all’esterno, diventa ora parte integrante
del modello di informazione, svolto in tempo reale sotto gli occhi dei lettori. E’ il
giornalismo in beta perenne , una sorta di ammissione implicita di incompletezza
e di imperfezione che richiama i software lasciati in prova per raccogliere
impressioni e spunti di ragionamento”25.
(fig. 2.1 l’allungamento del ciclo di vita di una notizia nei network digitali)
Quella che era la prima pagina di un quotidiano viene sostituita dalla home page
del giornale digitale che è dinamica, in continua evoluzione, dove le notizie si
possono alternare anche nell’arco di poche ore, entrano, guadagnano visibilità ed
25
Ivi
22
escono. Solitamente la notizia viene affinata col tempo. Le prime informazioni
che arrivano sul sito sono perlopiù flash di agenzia che vengono approfonditi poi
dopo attraverso la verifica delle informazioni e delle fonti. Quando poi ci si trova
di fronte ad un evento di particolare rilevanza che, per la sua complessità, rende
difficile il compito di sintesi in tempo reale, l’articolo diventa una specie di
cronaca in diretta fatto di lanci di agenzia e brevi aggiornamenti che appaiono in
ordine cronologico inverso, dal più immediato a quello meno recente, in attesa di
poter approfondire la notizia. Succede spesso che l’articolo assuma una forma a
stella, circondato cioè da gallerie di immagini, video, registrazioni audio, link ad
approfondimenti in blog di altri collaboratori del giornale, capaci di dimostrare la
multimedialità del web come mezzo di diffusione del messaggio.
(fig. 2.2 schema a stella di un articolo)
Accade spesso anche che ci siano contributi o testimonianze inviati direttamente
dai lettori, da chi si trova nel posto giusto nel momento giusto.
23
2. La negoziazione giornalistica
Un altro punto cardine nel processo di produzione della notizia è la negoziazione
giornalistica, cioè il processo grazie al quale la notizia passa dalle fonti al
consumatore finale, il lettore, passando per il filtro della trattazione giornalistica.
Nel modello classico dei giornali cartacei e dei mass media che si occupano di
informazione in generale, questo processo è lineare e ordinato in fonte-giornalistalettore o pubblico.
(fig. 2.3 modello classico di negoziazione giornalistica)
Nell’era digitale però, grazie ai network e alle potenzialità del web 2.0 questo
processo tende a modificarsi perdendo la sua peculiare linearità. I tre soggetti
coinvolti, fonti, giornalisti e pubblico, diventano parte attiva del processo di
negoziazione, in grado, cioè, di partecipare ugualmente alla ricezione e alla
pubblicazione delle informazioni. «Le fonti possono saltare, o quanto meno
affiancare, la mediazione giornalistica e rivolgersi direttamente ai consumatori
finali delle loro informazioni. Il pubblico può interagire indifferentemente con le
fonti e con i prodotti giornalistici, ma anche produrre contenuti che rientrano a
loro volta nelle mediazioni giornalistiche per via della loro rilevanza informativa.
I giornalisti, infine, continuano a svolgere il loro ruolo, ma devono imparare a
farlo in un contesto completamente nuovo, dove non possiedono più alcuna
esclusiva ad informare e dove ora interagiscono a doppia via con tutti gli anelli
24
della catena di produzione del senso»26. Con il venire meno delle limitazioni
legate al processo produttivo dei giornali cartacei (fonti-raccolta notizie-redazione
articoli-impaginazione-stampa-distribuzione), il processo di negoziazione smette
di essere un procedimento compiuto con un inizio ed una fine che coincide con la
messa in stampa del giornale, e si trasforma in un work in progress, in un
procedimento sempre provvisorio e costantemente stimolato da elementi nuovi.
(fig. 2.4 negoziazione giornalistica sul web)
Se nell’era dei giornali cartacei, il lettore era totalmente escluso dal processo di
negoziazione e di produzione della notizia, con l’evolversi delle tecnologie
digitale, le cose sembrano essere ben diverse. Come già il meccanismo
dell’audience televisiva ci ha dimostrato, anche nei giornali online le preferenze
dei lettori assumono un ruolo sempre più centrale. L’utente digitale è sia pubblico
e consumatore che produttore. Per questo ruolo nuovo assunto dall’internauta è
stato coniato un neologismo: prosumer, produttore e consumatore allo stesso
tempo. Come spiega bene G. P. Fabris: “ In realtà, al consumo nell’era della
modernità non viene mai riconosciuto un autonomo statuto epistemologico, una
propria distintiva specificità: il consumo dipende in tutto e per tutto dalla
produzione, rappresenta una sorta di variabile dipendente dagli oggetti di
accumulazione e di profitto che caratterizzano la società capitalista. Il consumo è
un de cuius della produzione. […] Nella società nuova non solo il consumo
26
Ivi, p.92
25
acquisisce una riconosciuta centralità –mentre il ruolo del mondo della produzione
e la cultura della fabbrica vanno appannandosi– ma la stessa tradizionale
separazione tra produzione e consumo tende a sfumarsi e vede sempre più il
consumatore nella veste di produttore o di partner delle impresa”27. Il web 2.0,
dunque apre nuovi orizzonti di modificazione e democratizzazione dei mercati
verso logiche sempre più al servizio dell’utente-consumatore più coinvolto nei
processi di ideazione, in collaborazione con le aziende, di prodotti e contenuti.
Ovviamente questa duplice veste dell’utente-lettore incide, e non poco, sul
processo di costruzione della notizia, infatti si deve tener conto sia dell'aspetto
educativo della notizia sia di quello commerciale. Il ruolo del pubblico nella
negoziazione classica è indiretto, mentre con internet l’utente ha la possibilità di
dialogare con i giornalisti e di inviare commenti sotto le notizie o di inviare
contributi direttamente alla redazione. E' evidente che le due accezioni di
destinatario possono convivere, ma è altrettanto chiaro che il processo di
creazione della notizia parte da basi diverse a seconda che prevalga una
concezione del primato del mercato o una prevalentemente educativa. Nel caso
della propensione educativa ci si rivolge al pubblico in generale, non si effettuano
differenziazioni, il bisogno di informarsi è per tutti, non può essere prerogativa di
pochi; mentre nel secondo caso, quello della funzione commerciale, è facile che la
testata tenti di innescare un rapporto stretto con i lettori per comprendere la sua
identità e formare un target di riferimento che migliori il posizionamento del
giornale. E’ qui, in questo punto esatto, che si innesca il potere coercitivo del
medium come innovatore delle pratiche insite nella realtà della vita quotidiana che
portano al processo di liquefazione della modernità di cui parla Bauman,
all’alterazione di quelle ricette e routine insite nel bagaglio di conoscenze
socialmente condiviso verso una logica dell’agire economica. I giornali cartacei,
si autofinanziano con la vendita delle copie dei quotidiani e, sì, con una quota
minimale di investimenti pubblicitari, ma gli utili dei giornali online, come di
qualsiasi servizio reso gratuitamente sul web, deriva esclusivamente dalla vendita
di spazi pubblicitari. Nei primi anni di maggior espansione di quella che è stata
anche chiamata net economy, si è cercato un metodo univoco che potesse
27
Fabris, G. P., Societing, Egea, Milano, 2008, p.23
26
sostenere le spese della lavorazione delle notizie delle redazioni digitali: per
esempio uno dei primi quotidiani americani ad intraprendere l’avventura del web,
“Usa Today”, inizialmente proponeva un abbonamento a pagamento al sito
tramite cui tutti i contenuti del giornale sarebbero stati visibili ai lettori,
naturalmente i ricavi dei soli 1000 abbonati non bastarono e il giornale si vide
costretto a fornire i propri servizi gratuitamente fatturando grazie alla vendita di
spazi pubblicitari. Alcuni giornali hanno tentato la via per cui solo specifici
contenuti o servizi, come i database, erano forniti a pagamento lasciando il resto
alla libera consultazione dell’internauta. Altri ancora hanno puntato tutto sui
proventi della vendita di spazi pubblicitari. L’unica cosa certa rimane il ruolo
essenziale della pubblicità, unica vera fonte di guadagno per i siti e per i giornali
online soprattutto a livello locale, l’utente medio è alquanto reticente quando si
parla di pagare per informazioni o contenuti tratti da quotidiani online di fama
nazionale, e mai lo farebbe per quelli di competenza locale. Dunque ciò che resta
da fare per finanziare e per ricavare utili da una testata online è rivolgersi al
marketing28, vendendo cioè alle aziende pubblicitarie clienti, fette di mercato
composte dai lettori che vengono targettizzati per esser poi venduti. Naturalmente
ciò che le aziende comprano non sono consumatori in carne ed ossa, ma
informazioni, dati anagrafici e preferenze di consumo degli utenti del sito. Questo
è uno dei cambiamenti apportati nel giornalismo dal passaggio dalla carta
stampata al digitale. Ciò che il giornale vende non è più la notizia ma le
informazioni legate al suo pubblico, applicando una logica dell’audience simile a
quella televisiva da cui deriva, appunto, quella che alcuni chiamano “crisi del
giornalismo”, la preminenza delle opinioni sui fatti29.
28
Cfr Cremonesini, V., Il potere degli oggetti: il marketing come dispositivo di controllo sociale; Franco
Angeli, Milano, 2006, p. 42: “Il marketing, infatti, ha acquisito nel presente una rilevanza maggiore e più
complessa delle sue origini […]Il marketing è andato definendosi sempre più in termini di cultura, abitudine,
approcci metodologici in grado di elaborare scenari e strategie con cui si governa il presente e il futuro delle
aziende per mantenere vitale la loro performance competitiva. Una cultura che ha invaso con la sua ottica, il
mondo della vita quotidiana” .
29
Morcellini M., (a cura di), Neogiornaismi. Tra crisi e rete, come cambia il sistema dell’informazione,
Mondadori, Milano, 2011.
27
3. La crisi del giornalismo
Quella che da qualche tempo viene chiamata “crisi del giornalismo” fa parte di un
processo molto più esteso di ricerca delle coordinate per una lettura più sicura
della realtà, messa in discussione dall’evoluzione delle tecnologie mediatiche. E’
un problema, questo, che verrà affrontato solo trasversalmente e che serve ad
avere il quadro generale delle mutazioni sociali in corso apportate dal potere
coercitivo del medium al quale ci si riferisce.
Il giornalismo rappresenta quasi per definizione un campo privilegiato nel quale i
segni della crisi si anticipano e iniziano a definirsi. Per dirla con le parole di
Morcellini, direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale della
Sapienza di Roma: «Spesso sono i piccoli indizi a rivelare un imminente cambio
di prospettiva: i simboli attraverso cui la crisi si manifesta e si rende riconoscibile
cambiano con il tempo, rendendo precocemente sterile persino le categorie
d’analisi più consolidate, e meno efficace la nostra capacità di lettura della realtà.
Quando nel sistema dell’informazione viene a mancare questa propensione a
leggere
il
mutamento,
s’innesca
un
cortocircuito
comunicativo
che,
inevitabilmente, volge lo sguardo al passato, idealizzandolo, e rende quindi
indispensabile un affinamento degli strumenti culturali e degli indicatori analitici.
La crisi appare come uno stato temporaneo di squilibrio di un sistema,
accompagnato ad una grave incertezza e difficoltà, che non può essere risolto
attraverso le risorse normalmente disponibili. […] Adattare il concetto di crisi al
giornalismo implica la presa d’atto che in questo territorio si può evidenziare un
caso particolare ma lampante di un più ampio deficit della mediazione, che
rappresenta una delle cifre distintive della modernità». Il professor Morcellini
aggiunge ancora «Oggi , il sistema dell’informazione e della politica, di fronte alle
tendenze al ripiegamento dell’individuo e all’esclusione dell’altro dal proprio
orizzonte cognitivo, si contraddistinguono per la sostanziale contiguità di
linguaggi, metafore, strategie e salotti frequentati. Ciò che attualmente esprimono,
28
più che un progetto di una società fondata sulla giustizia e sull’equità, appare
quasi come un progetto contro la società, a tutela dei particolarismi e delle rendite
di posizione. Emblematico, in questo processo, è il ruolo delle rappresentazioni
della società veicolate dai media e dalla politica, sempre presentate come fedeli
riproduzioni del reale, quasi fossero la loro immagine speculare. Si tratta di
immagini che appaiono sempre più minacciose e meno sovrapponibili
all’esperienza quotidiana delle persone. In questo cortocircuito doloso tra
immaginario e reale si configura uno stravolgimento dei ruoli e delle prerogative
dei media: in una confusione estetizzante e
spettacolare, la funzione
dell’informazione sembra non essere più quella di raccontare la realtà con i
migliori strumenti di cui dispone, ma riprodurre un nuovo immaginario, ad uso e
consumo della politica e dei media stessi»30.
Morcellini poi riconduce questa crisi del giornalismo a cinque diversi nuclei
tematici:
-
Desacralizzazione della società: la crisi del giornalismo sconta la perdita
di peso della società nella vita degli individui nel periodo della postmodernità, e raffigura anche le conseguenze di un processo di
svuotamento delle relazioni significative con istituzioni, politica e vita
pubblica che facevano fronte ai bisogni dei soggetti di costituirsi come
personalità e identità. Al disincanto del mondo è corrisposto il disincanto
del giornalismo come rappresentazione del mondo.
-
La crisi delle rappresentazioni sociali: con la perdita di valore della
società sono arrivate anche le mutazioni degli immaginari sociali e
linguistici caratteristici della cultura italiana sino alla metà degli anni
Novanta, sostituiti con un riduzionismo di contenuti e linguaggi,
sintetizzabile con l’espressione “racconto del mondo in poche battute”,
introdotto dalle logiche televisive che hanno pervaso la realtà della vita
quotidiana. Il consumo di massa della comunicazione ha abituato i lettori
ad approcciarsi ad un numero più elevato di beni culturali, allargando il
loro sguardo sul mondo ma riducendo la loro capacità di approfondimento.
30
Morcellini M., (a cura di), Neogiornaismi. Tra crisi e rete, come cambia il sistema dell’informazione,
Mondadori, Milano, 2011, p. 9
29
-
Rivoluzione degli stili narrativi: Il giornalismo ha rinunciato ad essere
costruzione sapientemente narrativa del reale, appiattendosi a cronaca,
rinunciando, sotto i colpi di un racconto ispirato alle fiction, che sembra
intercetti meglio l’attenzione del pubblico, al compito, in comune con le
scienze sociali, di raccontare il cambiamento, preferendo un racconto
stereotipato della realtà e autoreferenziale della società, aumentando
smodatamente l’attenzione per i fatti di cronaca nera.
-
“Licenziamento” del passato: il giornalismo nella sua veste di archivio ha
condiviso la visione della memoria come qualcosa di sacro che ha
rappresentato per molto tempo un elemento stabilizzatore fondato sulle
esperienze del passato, ma che con l’euforia della comunicazione ha
lasciato il passo alla smemoratezza interrompendo il suo lavoro di
interpretazione del mondo sull’esperienza del passato.
-
Polarizzazione del conflitto e dell’identità: con la tendenza in atto verso un
decadimento dello stile dell’argomentazione razionale dei fatti, della
ricerca della verità e del riconoscimento di valori universalmente
condivisi, il giornalismo perde il suo ruolo di luogo di confronto per
divenire invece luogo di scontro, di semplice contrapposizione e
schieramento. Ne sono un esempio le rappresentazioni della dialettica
politica o il clima di scontro irrazionale degli utenti dei forum che
dimostrano la polarizzazione del dibattito in opposte tifoserie, sintesi di un
irriducibile antagonismo anomico verso un annullamento materiale e
morale dell’altro31.
31
Cfr. Morcellini M., (a cura di), Neogiornaismi. Tra crisi e rete, come cambia il sistema dell’informazione,
Mondadori, Milano, 2011, pp. 10-12
30
CAPITOLO 3
Il giornalismo online
1. Consumi mediatici in numeri
Per rendere il quadro di riferimento più particolareggiato e per avere un’idea,
anche a livello quantitativo, della situazione del giornalismo italiano è
indispensabile consultare i dati disponibili sui consumi mediatici con un focus
particolare sulla stampa. Per motivi pratici si fa qui riferimento a dati
precedentemente raccolti da agenzie specializzate a livello nazionale come Istat,
Censis, Rapporto Nielsen, Audipress e Audiweb.
I primi dati che consulteremo sono quelli derivanti al “decimo
rapporto
Censis/Ucsi sulla comunicazione” facente parte del“46° rapporto sulla situazione
sociale del paese”32.
I dati disponibili sui consumi mediatici del 2012 confermano che gli unici mezzi
che riscuotono un successo crescente e incrementano la loro utenza sono quelli
che integrano le funzioni dei vecchi media nell’ambiente di Internet, come gli
smartphone (telefono e web) e i tablet (schermo della tv, lettura di libri e giornali,
pc, web).
Indipendentemente dal supporto usato, la televisione continua ad avere un
pubblico di telespettatori che coincide sostanzialmente con la totalità della
popolazione (il 98,3%: +0,9% di utenza complessiva rispetto al 2011), con
32
Disponibile su http://www.censis.it/Censis/browse/10?shadow_ricerca=118876, in versione cartacea,
Comunicazione e media, pp.411-465, in Censis. “Quarantaseiesimo Rapporto sulla situazione sociale del
Paese 2012”, Franco Angeli, 2012,
31
aggiustamenti che dipendono dalla progressiva sostituzione del segnale analogico
con quello digitale, dal successo consolidato delle tv satellitari (+1,6%) – che
concedono all’utente una maggiore autonomia operativa rispetto alla tv
tradizionale –, dalla maggiore diffusione della web tv (+1,2%) e della mobile tv
(+1,6%). Oggi un quarto degli italiani collegati a Internet (24,2%) ha l’abitudine
di guardare i programmi dai siti web delle emittenti televisive e il 42,4% li cerca
su YouTube per costruirsi i propri palinsesti su misura. Queste percentuali, già
considerevoli, aumentano quando si prende in esame la popolazione più giovane,
salendo rispettivamente al 35,3% e al 56,6% tra gli internauti 14-29enni, che sono
i soggetti che più degli altri incarnano le nuove tendenze.
Tab. 3.1, L’evoluzione del consumo dei media, televisione, (val%).
Anche la radio resta un mezzo a larghissima diffusione di massa (la ascolta
l’83,9% della popolazione: +3,7% in un anno). Ma anche in questo caso si
accresce l’importanza delle forme di radio che si determinano all’intersezione con
l’ambiente di Internet: la radio ascoltata via web tramite il pc (+2,3%) e per
mezzo dei telefoni cellulari (+1,4%), che stanno soppiantando un mezzo digitale
di prima generazione come il lettore portatile di file mp3 (-1,7%).
32
Tab. 3.2, L’evoluzione del consumo dei media, radio, (val%).
Per quel che riguarda i giornali, come testimoniano i dati, la carta stampata
continua a perdere lettori: i lettori di quotidiani (-2,3% tra il 2011 e il 2012), che
erano il 67% degli italiani cinque anni fa, nel 2007, sono diventati oggi solo il
45,5% – al contrario, i quotidiani on line contano il 2,1% di lettori in più rispetto
allo scorso anno, arrivando a un’utenza del 20,3%. Perde lettori anche la free
press, che si attesta al 25,7% di utenza (-11,8%), i settimanali (-1%) e l’editoria
libraria (-6,5%). E proprio tra i giovani la disaffezione per la carta stampata è più
grave: tra il 2011 e il 2012 i lettori di quotidiani di 14-29 anni sono diminuiti dal
35% al 33,6%, quelli di libri dal 68% al 57,9%. Il calo dei giornali gratuiti è stato
verticale (in un anno si è passati dal 37,5% al 25,7% di utenza, registrando una
differenza di 11,8 punti percentuali), determinato dalla chiusura di alcune testate,
dall’eliminazione delle edizioni in alcune città e dal crollo degli investimenti
pubblicitari nel settore, che hanno prodotto una riduzione delle copie complessive
distribuite. Nel 2012 i settimanali si sono attestati al 27,5% e i mensili al 19,4%.
33
Tab. 3.3, L’evoluzione dei consumi dei media, giornali, (val%).
E’ interessante notare come la “dieta mediatica” degli italiani sia cambiata in
questi anni, dove per “dieta mediatica“ si intende il fitto sistema di relazioni e
interazioni che si determinano in ciascun soggetto in base alla sua capacità di
orientarsi nel mondo, non solo grazie all’impiego di un numero più o meno ampio
di media, ma anche in base alla qualità intrinseca dei mezzi di comunicazione
usati in prevalenza.
Le persone con diete basate solo su media audiovisivi (tv e radio) erano nel 2002
il 46,6% del totale, mentre gli italiani con diete aperte a Internet erano solo il
17,1%. In dieci anni la situazione si è capovolta, perché se questi ultimi sono
arrivati al 55,5%, i primi sono scesi al 25,2%. Il cultural divide ‒ la condizione di
marginalità vissuta da chi “si nutre” con una dieta mediatica assortita solo con tv e
radio ‒ non è scomparso e coinvolge ancora un quarto della popolazione, però non
rappresenta più il tratto distintivo degli italiani, che si collocano ormai in
maggioranza anche oltre il digital divide. Tra i giovani (14-29 anni) solo il 7% si
orienta su una dieta mediatica basata essenzialmente sugli audiovisivi, così come
il 9,7% dei soggetti più istruiti (diplomati e laureati), mentre il cultural divide
risulta ancora non indifferente tra i più anziani, con 65 anni e oltre (43,2%), e le
persone meno istruite, con un titolo di studio che non va oltre la licenzia media
34
(38,3%). La differenza si fa più netta con riferimento al digital divide, visto che di
fronte solo al 13,4% di giovani e al 23,9% di soggetti più istruiti che non hanno
confidenza con le nuove tecnologie, ci sono un 62% di persone meno istruite e un
83,5% di anziani estranei alle opportunità offerte da Internet.
Tab. 3.4, L’evoluzione della dieta mediatica degli italiani (val%).
A proposito di giornali, il Censis individua un “press divide”: nel 2006 le persone
estranee ai mezzi a stampa rappresentavano il 33,9% della popolazione, nel 2012
sono diventate il 45,5%. Tra i 14 e i 29 anni a una percentuale irrisoria di persone
con diete solo audiovisive (il 7%) fa da contraltare il 36% di giovani che navigano
in Internet senza sentire il bisogno di leggere libri e giornali. Il dato sui soggetti
più istruiti estranei ai mezzi a stampa (31,9%) risulta ancora più preoccupante.
Che persone con al massimo il titolo di studio della scuola dell’obbligo abbiano
poca confidenza con i testi a stampa (57%) è abbastanza prevedibile. Che quasi un
terzo dei diplomati e dei laureati non legga libri e giornali stupisce di più. Anche
perché il dato del 31,9% a essi riferito risulta dalla somma del 9,7% di persone
che hanno una dieta audiovisiva e del 22,2% di chi ha comunque una dieta aperta
a Internet.
35
Tab. 3.5, L’evoluzione del press divide, 2006-2012 (val. %).
A fronte della riduzione dei consumi di quotidiani, i portali web d’informazione
generici, che non fanno riferimento alle testate giornalistiche, sono utilizzati ormai
da un terzo degli italiani (il 33% nel 2012). Non è il bisogno di informazione a
essere diminuito, dunque, ma le strade percorse per acquisire le informazioni sono
cambiate. Spesso si tratta di semplici aggregatori di notizie prelevate da organi
ufficiali di informazione. Essi hanno successo nella misura in cui si adeguano alla
tendenza diffusa tra i navigatori della rete di personalizzare non solo l’accesso alle
fonti, ma anche la selezione dei contenuti di informazione.
Un altro aspetto importante messo in evidenza dal rapporto Censis è il ruolo della
pubblicità, in quanto in una fase di prolungata contrazione degli investimenti
pubblicitari che ha colpito tutti i media, ancorché con intensità diversa, Internet è
l’unico mezzo ad aver incrementato il volume della raccolta pubblicitaria. Si
registra, infatti, una variazione a due cifre percentuali: +12,3% nel 2011 rispetto
all’anno precedente, arrivando a 636 milioni di euro. Sebbene la fetta di mercato
del web sia ancora ridotta (il 7,4% del totale), e la gran parte della torta rimanga al
mezzo da sempre dominante (la tv assorbe il 53,6% dell’intero budget), dalla
36
ricerca emerge però una grande efficacia della pubblicità veicolata da Internet
misurabile in termini di capacità di influenzare le scelte dei consumatori.
Per il 62,6% degli utenti che hanno accesso a Internet reperire informazioni sui
prodotti dalla rete è una pratica comune. Al primo posto tra i canali sfruttati nella
ricerca diretta di informazioni commerciali figurano, con il 37,1% delle risposte, i
siti Internet delle aziende produttrici o venditrici del prodotto o servizio
desiderato. Il secondo canale è quello delle piazze virtuali e dei social network.
Discutere, chiedere consigli agli iscritti di community e forum online, ottenerne il
parere prima di effettuare un acquisto, è un’abitudine per il 19% degli italiani che
navigano in rete. Chi vuole rivolgersi agli amici sceglie di scambiarsi
informazioni attraverso i social network (10,5%), e c’è anche chi cerca recensioni
video su YouTube (11,2%). La terza modalità di fruizione della pubblicità ondemand è l’e-commerce, rifiorito negli ultimi tempi con la tendenza dei gruppi di
acquisto collettivo. Cercare le offerte promozionali sui siti di vendita online come
eBay è un comportamento praticato dal 13,4% degli internauti, un’abitudine più
diffusa rispetto alla ricerca sui portali di acquisto collettivo come Groupon
(10,9%).
Negli ultimi dodici mesi 24 italiani su 100 hanno acquistato un prodotto o un
servizio grazie alla segnalazione pubblicitaria vista in televisione. Ma al secondo
posto per capacità di influenza viene proprio Internet: il 13,6% degli italiani ha
acquistato grazie alla pubblicità vista sul web.
37
Tab. 3.6, Prima di decidere di acquistare un nuovo prodotto/servizio, quali delle
seguenti cose le capita di fare? (val. %).
Tab. 3.7, Negli ultimi 12 mesi le è capitato di acquistare un prodotto/servizio
grazie alla pubblicità che ha visto/sentito sui seguenti media? (val. %)
38
La tendenza in aumento del consumo di internet da parte degli italiani è
confermata anche dalla ricerca “Watch & buy report” del maggio 2013
dell’agenzia Nielsen33 dalla quale si evince che l’italiano medio trascorre sempre
più tempo di fronte a Tv, Pc e supporti mobili. Per quanto riguarda la televisione,
rispetto al 2012, si registra un aumento dell’audience del 1,8% nel giorno medio e
un aumento del 1,3% del numero di minuti visti da ogni singolo individuo (4 ore e
44 minuti al giorno). Se si passa ad esaminare i consumi di internet, si registra
anche qui un aumento rispetto al 2012 del 6% e un aumento del tempo passato
online (+16%). È però nel mondo dei supporti mobile che si registra l’aumento
più consistente dei consumi e del tempo speso, rispettivamente +34% e +16% del
tempo medio di navigazione tramite dispositivi mobile rispetto al 2012-2011
Tab. 3.8, Audience, tempo e investimenti relativi a Tv, Pc e mobile.
Come abbiamo visto prima, gli investimenti pubblicitari sono in calo in tutti i
media tranne che sul web. Questa tendenza è confermate anche dal rapporto
Nielsen.
33
consultabile su www.nielsen.com/it
39
Tab. 3.9, Investimenti pubblicitari sui media.
Nonostante il calo del 19,1% degli investimenti pubblicitari su Tv, essi ricoprono
ancora più del 50% degli investimenti totali. E la stampa perde il 24,8% degli
investimenti pubblicitari, in accordo con la perdita di lettori, dato non
sorprendente vista la grande migrazione di lettori dall’analogico al digitale.
Inoltre, secondo uno rapporto della FIEG34, Federazione Italiana Editori Giornali,
con dati riferiti al 2010-2012, l’editoria quotidiana e periodica è in forte crisi. Gli
effetti dell’evoluzione tecnologica sono amplificati dagli effetti della crisi
economica. Nel 2011, su 52 imprese considerate, quelle in perdita sono state 37,
mentre quelle in utile sono state 15. La situazione è notevolmente peggiorata
rispetto all’anno precedente, quando a registrare perdite, su un universo di 54
imprese editrici di quotidiani, furono 29 imprese, contro le 25 in utile.
Sul piano dei costi è proseguita l’azione di contenimento, ma con una
decelerazione: dal -7,5% nel 2010 si è passati al -2,8% nel 2011, in gran parte per
l’incremento delle materie prime, cresciute del 6,4%. Tra i costi si segnala in
particolare il forte aumento del prezzo della carta, di oltre il 15%.
34
I rapporti sono consultabili alla pagina: http://www.fieg.it/studi.asp
40
Nella struttura dei conti economici delle imprese editrici di quotidiani si registra la
forte ripresa dell’incidenza del costo del lavoro sul fatturato: dopo un periodo di
stabilità, la percentuale del costo del lavoro sul fatturato (31,6% nel 2010 e nel
2011) è considerevolmente aumentata nel corso del 2012, giungendo a
rappresentare il 35,1% del fatturato.
A partire del 2012 diminuiscono per la prima volta i lettori. Fino al 2011, a fronte
di vendite in calo si è registrata una crescita o una sostanziale tenuta della lettura:
la crisi induceva a risparmiare sull’acquisto del giornale, ma le persone non
rinunciavano a leggerlo.
L’ultima rilevazione (Audipress 2013/I) indica in 21,005 milioni le persone che
ogni giorno leggono un quotidiano, con una diminuzione rispetto allo stesso
periodo del 2012 del 14,8% corrispondente a 3,663 milioni di lettori.
Parallelamente, l’indice di penetrazione è calato dal 46,8% al 40,7%: in un solo
anno sei persone ogni cento che leggevano un quotidiano non lo leggono più! La
riduzione del numero dei lettori si è progressivamente accentuata. Nella prima
rilevazione del 2012 si è registrato un calo dell’1,0% rispetto alla precedente
rilevazione, nella seconda il calo è stato del 3,8%, nella terza del 5,1%; nella
prima rilevazione del 2013 il calo registrato è stato del 6,7% rispetto all’ultima
rilevazione del 2012.
É dal 2001 - con l’unica eccezione del 2006 allorquando si verificò una seppur
minima e temporanea inversione di tendenza (+0,9%) - che il numero delle copie
vendute di quotidiani è in costante flessione. La flessione peraltro si è accentuata a
partire dal 2008, parallelamente all’insorgere della crisi economica e alla
contrazione dei livelli di reddito e della capacità di spesa delle famiglie. Nel 2012
la flessione delle vendite è stata del 6,6% (da 4,272 a 3,990 milioni di copie), con
una percentuale analoga a quella registrata nel corso del 2011 (-6,8%). In cinque
anni, a partire dal 2007, i quotidiani hanno perso oltre 1,150 milioni di copie, con
una riduzione percentuale di oltre 22 punti.
41
Tab. 3.10, Lettura dei quotidiani
Per quanto riguarda gli investimenti pubblicitari, tutti i mezzi, come si è già visto,
ad eccezione di Internet (+5,3%, da 631 a 664 milioni di euro), hanno registrato
un calo, ma la contrazione è particolarmente accentuata nel settore della stampa.
Gli investimenti pubblicitari diminuiscono del 17,6% (da 1,356 a 1,117 miliardi di
euro) sui quotidiani, del 18,4% (da 852 a 695 milioni di euro) sui periodici, del
15,3% (da 4,624 a 3,917 miliardi di euro) sulla tv, del 10,2% (da 433 a 388
milioni di euro) sulla radio.
Allargando l’arco temporale di osservazione a partire dall’anno prima
dell’esplosione della crisi economica (2007) si rileva come gli investimenti
pubblicitari sulla stampa (quotidiani e periodici) siano diminuiti del -33,6%.
Nello stesso periodo (2007/2012) anche gli investimenti pubblicitari sulla tv sono
diminuiti, ma in maniera meno pesante (del 20%) con la conseguenza di una
accentuazione dello storico squilibrio del mercato pubblicitario italiano in favore
del mezzo televisivo. Nel 2007, la stampa raccoglieva il 32,1% delle risorse
pubblicitarie e la tv il 42,1%. La crisi economica accompagnata dall’esplosione
della pubblicità su Internet (cresciuta del 147% anche in virtù dei bassi livelli di
42
partenza) ha ridotto la quota pubblicitaria della tv di un punto (dal 42,1 al 41,1%
nel 2012) e quella della stampa di oltre sei punti (dal 32,1 al 26,0%).
I dati sugli investimenti pubblicitari relativi al primo trimestre del 2013 segnalano
l’ulteriore aggravarsi della crisi del mercato pubblicitario in generale e degli
investimenti sulla stampa in particolare. Il totale degli investimenti pubblicitari
segna, infatti, un calo del 18,9% rispetto al primo trimestre del 2012, calo più
accentuato sui periodici (-22,3%) e, ancor di più, sui quotidiani (-26,1%).
In contro tendenza rispetto all’andamento della carta stampata, per i giornali
online il numero di utenti attivi nel giorno medio è passato da 12,7 del 2011 a 14
milioni nel 2012 con un incremento del 10,8%.
2. Giornali online, multimedialità e crossmedialità
Nel cap. 2 si è parlato della differenza tra le tempistiche dell’editoria dei
quotidiani della carta stampata e quelle dei giornali online, si è fatto riferimento
anche al mutamento avvenuto all’interno del processo di negoziazione
giornalistica. In questo capitolo invece si intende dar conto delle peculiarità che
fanno di un giornale online uno strumento differente rispetto al quotidiano
cartaceo. Si prenderanno in considerazione, dunque, quelle caratteristiche
dell’informazione digitale che contraddistinguono la produzione e la fruizione
delle notizie sul web.
Ecco alcune caratteristiche principali dei giornali online35:
- Tempestività, intesa come aggiornamento continuo e senza orario o palinsesto.
Le notizie vengono pubblicate il prima possibile anche solo in forma di flash di
poche righe in modo da lanciare la notizia per poi approfondirle con articoli più
dettagliati che seguono al lancio. Il successo di un sito è dettato anche dalla
frequenza con cui i suoi contenuti vengono aggiornati e dalla velocità di
35
Cfr. - PRATELLESI, M., New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale, Bruno
Mondadori, Milano, 2008, pp.110-115; e MAZZOCCO, D., Giornalismo digitale, architettura,
programmazione, ottimizzazione, Edizioni della Sera, Roma, 2012, pp.45-51
43
trasmissione delle notizie, la possibilità cioè di dar conto dei fatti in tempo reale.
Questo è un elemento determinante per i quotidiani online che eleva la
competitività rispetto alle notizie già invecchiate disponibili
sul cartaceo la
mattina seguente. Sul web le notizie anno vita breve, il ciclo di vita delle notizie si
esaurisce nell’arco di poche ore.
- Spazio, determinante per superare i limiti imposti dalla carta, le possibilità di
approfondimento sono quasi illimitate. Un tipo di approfondimento è costituito
dai link che possono aiutare il lettore ad informarsi sull’argomento tramite
collegamenti ipertestuali, informazioni già pubblicate o esterne. Inoltre, il
recupero di documenti, articoli, commenti, e ricostruzioni è di gran lunga facilitata
dal libero accesso ai database dei giornali e al reperimento di informazioni sul
web. I vecchi articoli sono disponibili immediatamente con una semplice ricerca
nel sito del giornale. Questa semplicità di reperimento di informazioni è tanto vera
da aver creato delle discussioni su diritto alla privacy ed in particolare su quello
che viene chiamato “diritto all’oblio”, cioè la tutela del passato delle persone
coinvolte in fatti di cronaca o in articoli ormai datati. Alle redazioni dei giornali
online capita spesso di ricevere richieste di cancellazione di vecchi articoli, ma la
questione non è affatto semplice. Provando ad azzardare, una possibile soluzione
potrebbe essere negare l’accesso a determinate notizie via web ma conservarle
nelle banche dati dei giornali.
- Interattività. Nei giornali online come nel web 2.0 il lettore o fruitore non
ricopre più un ruolo esclusivamente passivo, ma diventa prosumer, produttore e
consumatore al tempo stesso. Può decidere che cosa leggere, vedere e consultare,
è coinvolto nel processo di ricerca e scrittura, come dimostra il giornalismo
partecipativo, e può esprimere la propria opinione nei forum o sotto agli articoli
stessi grazie alla funzione “commenta” dei siti. Inoltre grazia a applicazioni come
Google news può crearsi il proprio giornale fatto su misura, creato dall’utente
stesso in base ai propri interessi e consente di costituire all’interno dell’offerta
informativa un proprio percorso. Inoltre la rete consente l’interazione tra utenti,
tra lettori, attraverso le community che stimolano e facilitano la comunicazione
diretta tra persone con gli stessi interessi.
44
- Multimedialità e crossmedialità. Ormai, a conti fatti, gli articoli costituiscono
solo una parte della notizia e dell’informazione online. Oggi il giornale è scritto
con più linguaggi (testo, grafica, foto, audio, video, animazione) che attraverso i
link, formano l’ipertesto multimediale. Il web ha offerto questa grande possibilità
ai giornalisti digitali che oggi hanno la possibilità di integrare i loro articoli con
gallerie di foto e video in tempo reale. Il giornalismo, dunque, ha maturato la
capacità di raccontare i fatti attraverso mezzi e linguaggi differenti. Il merito è
attribuibile alla tecnologia che ha affinato la qualità delle immagini scattate anche
con modeste macchine fotografiche e videocamere. L’introduzione di contributi
audio e video ha permesso hai giornali online di diventare concorrenziali nei
confronti di televisioni e radio. Per sopravvivere alla crisi e alla giungla di offerta
informativa occorre un approccio multitasking ed un prodotto multimediale.
L’esistenza futura delle grandi e piccole testate sarà determinata dalla capacità di
articolare un’informazione crossmediale sul web, le immagini, i video e le
fotogallery attirano un numero elevato di click. Il ruolo del giornalista si evolve,
dall’essere solo una buona penna, oggi, gli viene richiesto di saper costruire le
notizie in modo da adattarle a tutti i formati: testo, video, foto e audio.
Viste le caratteristiche richieste dal giornalismo digitale per sviluppare un
prodotto competitivo, Russo e Zambardino nel loro “Eretici digitali”, mettono a
fuoco sei condizioni “necessarie, ma non sufficienti” per sopravvivere nell’epoca
digitale:
-integrazione delle redazioni, digitale e cartaceo;
- apertura ai lettori nel processo di raccolta, editing e pubblicazione delle notizie,
inserendo anche una fase di post editing a cura della redazione su segnalazione dei
lettori;
- capacità di rendere il prodotto multipiattaforma;
- presenza nei luoghi di aggregazione degli utenti digitali, nei social network, sia
per la raccolta delle informazioni che per la promozione di contenuti(da Facebook
a Twitter, da Flickr a YouTube, esistono nuove straordinarie possibilità di entrare
in connessione con le piattaforme del web 2.0 sia per acquisire lettori sia per
sfruttare la leva delle conoscenze che in questi servizi vengono quotidianamente
inserite dagli utenti).
45
- dato un qualsiasi argomento, esiste almeno un lettore che ne sa più di noi.
Trovarlo, o fare in modo che egli si faccia trovare, e metterlo in condizioni di
collaborare al processo di costruzione della notizia
- apprendere le regole dell’Informazione liquida36.
Infine, al mutamento delle caratteristiche del modo di fare giornalismo digitale
corrisponde anche una aggiornamento nell’organizzazione della redazione online
che verrà riassunto in alcune funzioni principali:
-ricerca e selezione delle informazioni;
- ricerca di foto e video;
- elaborazione ed impaginazione;
- pubblicazione;
- prelievo di articoli da giornali di carta;
- aggiornamento delle news;
- gestione dei forum e dei blog;
- gestione dei sondaggi e dell’interattività con i lettori37.
Alcune redazioni prevedono un lavoro no stop di 24 ore, con un turno notturno, ed
altre aggiornano il sito tra le 6-7 della mattina e le 0-2 della mattina successiva,
questo avviene perché le notizie hanno un ciclo di vita brevissimo e rimbalzano
velocemente da un media all’altro, invecchiando in fretta, per questo è importante
l’aggiornamento continuo.
3. Forme di finanziamento dei giornali online
3.1. Paywall, premium o tutto free?
Uno degli argomenti ancora molto dibattuti e senza una soluzione definitiva
nell’ambito del giornalismo online è il modello di finanziamento da adottare per i
36
Cfr. Russo, M., Zambardino, V., Eretici digitali, pp. 32-33
Cfr. PRATELLESI, M., New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale, Bruno
Mondadori, Milano, 2008, p.138
37
46
siti. Mentre per i giornali cartacei i proventi derivano dalla vendita diretta delle
copie e da spazi pubblicitari all’interno del giornale, per i giornali online ancora
non esiste una soluzione univoca a questo problema. Sin dalla nascita dei primi
giornali online gli esperimenti sono stati molteplici e alcuni non hanno sorbito
l’effetto desiderato. Il più famoso è stato quello del quotidiano americano “Usa
Today” che al momento dell’entrata nel mondo digitale nel 1995 aveva deciso di
capitalizzare i proventi dei suoi 2 milioni di lettori organizzando una redazione
composta da 75 redattori e ben 225 collaboratori esterni solo per l’edizione
digitale, chiedendo in cambio agli utenti un abbonamento mensile del costo di 12
dollari e 95 cents per 3 ore al mese di collegamento e 2 dollari e 3 cents per ogni
ora in più. Dopo pochi mesi dall’inaugurazione della redazione digitale i guadagni
derivanti dai 1.000 abbonamenti non furono sufficienti per ammortizzare tutte le
spese, ed il giornale si vide costretto ad aprire l’accesso alle sue informazioni
recuperando i lettori che aveva fatto scappare con il muro dei contenuti a
pagamento, il cosiddetto paywall, riversando le possibilità di guadagno sulla
vendita di spazi pubblicitari.
Il passaggio dalla carta al digitale, soprattutto per i veterani del mondo
dell’informazione, non è stato per niente semplice. Le grandi firme del
giornalismo hanno dovuto scontrarsi con la logica del “tutto gratis” sul web, con
la reticenza, cioè, della maggior parte degli internauti, a pagare per accedere ai
contenuti web. È questa la debolezza economica strutturale con cui i giornali
online devono misurarsi. Per la maggior parte di loro, soprattutto per quelli locali,
infatti, è difficilissimo raggiungere una massa tale di traffico da far esplodere il
mercato pubblicitario. La forza del brand di un quotidiano in edicola è molto
diversa da quella che la stessa testata può avere su internet. Di solito l’utente web
cerca la singola informazione e non un quotidiano che lo guidi attraverso le
notizie, e comunque tende a ricercare le notizie in senso orizzontale,
confrontandole, cioè, tra di loro anche attraverso differenti siti di informazione e
giornali, sfruttando per altro le potenzialità della rete. La diversificazione dei
canali a disposizione dell’utente sminuisce i ricavi delle imprese del business
dell’informazione. Se da un lato ci troviamo difronte alla reticenza degli utenti a
pagare per contenuti web, dall’altro c’è l’instabilità del mercato pubblicitario che,
47
se pur in crescita negli investimenti internet, non è ancora chiaro se si tratti un
tendenza stabile o solo passeggera. La scelta tra il paywall e il “tutto free” non è
per niente semplice, a maggior ragione se si considera il fatto che, nel caso dei
contenuti a pagamento, non è scontato che si raggiunga un numero sufficiente di
abbonati che garantiscano le entrate necessarie per coprire le spese e produrre
utili. Inoltre laddove gli utenti sono tanti, esiste poca disponibilità a pagare, visto
che si tratta perlopiù di lettori occasionali e poco fidelizzati disposti, a trovare
facilmente alternative gratuite di qualità simile. Mentre dove i lettori sono
fidelizzati sono i numeri ad impedire la redditività delle barriere a pagamento38.
Per non sottovalutare, poi, il fatto che chiudere un giornale, consentendone
l’accesso solo tramite abbonamento, significherebbe negare, allo stesso, tutti i
privilegi della rete, trasformandolo in un semplice strumento di lettura, un
videotext.
Una via di mezzo sembra essere costituita dal modello “premium”, si concede
cioè, l’accesso ai servizi base come articoli e materiale interattivo, per poi metter
in vendita i servizi speciali, come l’accesso all’archivio del giornale o l’upload del
giornale cartaceo, scannerizzato per la lettura su supporto digitale. Un’altra
moneta di scambio per i servizi aggiuntivi del modello “premium” è costituita, in
alcuni casi, dai dati personali dell’utente, gli si chiede cioè di effettuare un login o
una registrazione per reperire informazioni personali che poi verranno analizzate e
vendute agli investitori pubblicitari che potranno, così, targettizzare meglio il
mercato e selezionare con miglior efficacia il prodotto da pubblicizzare. Non,
dunque, un vero pagamento, ma un ricompensa in informazioni personali, una
piccola rinuncia alla privacy in cambio un servizio o un’altra informazione. A
pensarci bene, è questo il vero paradosso della rete, si acquistano informazioni in
cambio di altrettante informazioni. Il cliente finale dunque non è più il lettore del
giornale o il fruitore della singola notizia, ma, a ben vedere, le agenzie
pubblicitarie, il marketing, in una logica molto simile a quella dell’audience
televisiva, i programmi con più ascolti attirano più pubblicità, allo stesso modo i
giornali che attirano più click e più pagine visualizzate attraggono maggiori
investimenti in pubblicità. Tutto a prescindere dalla qualità.
38
Cfr. Granieri, G., “Dimmi dove lo metti, il paywall”, pubblicato il 12 giugno 2009 si Blog Notes
(http//www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1109)
48
Dal fronte degli editori arrivano idee e anche qualche recriminazione. Alcuni
fanno riferimento al fatto che in effetti gli unici proventi certi provengano dai
fornitori della rete, delle connessioni a banda larga e dalle piattaforme sociali e di
aggregazione che sfruttano i contenuti altrui. La domanda è: viene prima l’uovo o
la gallina? Se non ci fossero i soggetti che producono i contenuti non ci sarebbero
nemmeno gli aggregatori, se gli editori o gli utenti stessi non producessero
contenuti le reti e le piattaforme sociali sarebbero vuote ed improduttive. Da qui
dunque la richiesta degli editori di ripartire l’unica fonte di guadagno sicura. Una
critica simile è stata mossa nei confronti del colosso Google, per il suo
aggregatore Google News39, che in base ai flussi prodotti da alcune centinaia di
fonti giornalistiche è in grado di creare automaticamente una gerarchia tra gli
argomenti del giorno. L’homepage non è che un collage formato da titoli,
immagini e un breve cappello, presi in prestito da altri giornali a cui l’utente viene
reindirizzato nel momento in cui clicca la notizia. La richiesta specifica degli
editori sarebbe far pagare a Google i diritti d’autore.40
Come si è visto dunque, la scelta tra i vari modelli commerciali non è esente da
rischi, tant’è che, dopo circa vent’anni di storia del giornalismo online, non esiste
una soluzione definitiva al problema, al contrario nascono sempre modi differenti
per finanziare giornali o, come si vedrà, singole iniziative.
3.2. Il crowdfunding
Preso atto dei motivi che rendono la scelta del modello di finanziamento ardua, e
tenuto conto dell’instabilità economica mondiale (la crisi economica attanaglia i
mercati dal 2008), negli ultimi anni si stanno sviluppando nuovi metodi di
finanziamento che prevedono un contributo economico “dal basso”, si parla di
crowdfunding. È una tecnica a cui si affidano spesso i realizzatori di video, film,
musica e alcuni operatori del mondo dell’editoria. In quest’ultimo caso, di solito,
39
http///news.google.com
-Cfr. MAISTRELLO, S., Giornalismo e nuovi media. L’informazione al tempo del citizen journalism,
Apogeo, Milano, 2010, pp. 145- 158
40
49
attraverso un sito internet viene proposto un progetto di inchiesta e il budget
necessario per realizzarlo che comprenda le spese e una remunerazione per il
giornalista o l’equipe. Agli utenti viene chiesto di investire nel progetto attraverso
un’offerta libera in denaro. Se le offerte raggiungono il budget pattuito l’inchiesta
parte, nel caso contrario no41. Il primo ad utilizzare una tecnica di questo tipo è
stato New Assignement, nel 2006, che proponeva questo esperimento
giornalistico condotto da Jay Rosen alla New York University. Lo scopo
dell’esperimento era conciliare gli interessi dei lettori con la passione e la
professionalità dei giornalisti su temi che sarebbero poi stati sviluppati attraverso
la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti che avrebbero anche raccolto i soldi
necessari alla realizzazione dei singoli progetti. Da New Assignement è nato poi
Spot.us un sito di informazione che si focalizza sul giornalismo d’inchiesta. Gli
iscritti a Spot.us propongono i temi che attirano il loro interesse ed i giornalisti si
rendono disponibili per svolgere il lavoro d’inchiesta, definendo un compenso che
copra le spese e che sia adeguatamente remunerativo, qui poi, si da il via alla
colletta a cui si può partecipare anche con modeste donazioni di denaro. Nessun
finanziatore può coprire più del 20% del budget totale dell’inchiesta, l’intero
processo è esposto in maniera trasparente sul sito. Quando la quota necessaria per
realizzare l’inchiesta viene raccolta il giornalista procede alla realizzazione e ne
pubblica i risultati su Spot.us. Poi, nel caso in cui una grande firma del
giornalismo, o chi per lei, voglia acquistare l’articolo con i relativi diritti di
esclusiva i soldi guadagnati ritornerebbero ai finanziatori originali in forma di
crediti da spendere per sostenere nuovi progetti. Nel corso del primo anno di
attività Spot.us ha raccolto 45.000 dollari finanziando così 40 inchieste, la
donazione media si è aggirata intorno ai 20 dollari42. Uno degli esperimenti
meglio riusciti nel campo del crowndfunding negli Stati Uniti.
Anche l’Italia, se pur in maniera meno organizzata che negli USA, sta pian piano
scoprendo questo modello di finanziamento giornalistico. È questo il caso di
Claudia Vago conosciuta sul web come @tigella, una ragazza emiliana di 34 anni
41
Cfr. MAZZOCCO, D., Giornalismo digitale, architettura, programmazione, ottimizzazione, Edizioni della
Sera, Roma, 2012, p. 150
42
Cfr. MAISTRELLO, S., Giornalismo e nuovi media. L’informazione al tempo del citizen journalism,
Apogeo, Milano, 2010, pp 190-192
50
che nel gennaio del 2011 con lo scoppio della rivolta in Tunisia e poi con la
“primavera araba” era diventata popolare su Twitter per aver rilanciato o retweetato alcuni account tunisini che seguiva insieme al marito di origini in parte
tunisine, diventando così uno dei punti di riferimento in Italia per le informazione
sulla rivoluzione araba sui social network. L’apprezzamento conquistato con il
lavoro fatto sulla questione araba, l’aveva spinta a creare un progetto di
crowndfunding, chiedendo al suo pubblico di finanziare il suo viaggio negli USA
per seguire da vicino “Occupy Wall Street”, movimento nato il 17 settembre
2011, giorno in cui 5.000 manifestanti pacifici tentarono di raggiungere la zona di
Wall Street a New York ma furono ostacolati dalle forze dell’ordine ed il corteo
si trasformò in un’assemblea generale. L’obiettivo era quello di creare un
movimento permanente capace di distogliere l’agenda del dibattito pubblico
dall’egemonia del capitalismo finanziario. “Claudia ce l’ha fatta, ha raccolto 2.600
euro in una decina di giorni grazie alla piattaforma «Produzioni dal basso – nuove
comunità economiche» (http://www.produzionidalbasso.com) e alla fine di aprile
è partita per New York, dove ha assistito «da dentro» a manifestazioni e cortei,
per poi spostarsi a Chicago dove il movimento «Occupy» intendeva contestare il
vertice della NATO che si svolgeva in quella città. […] «Problemi
dell’informazione » ha deciso di intervistarla per fare con lei un bilancio
dell’esperimento. […] Proprio sul piano del metodo la sottoscrizione di Claudia
suscitò qualche polemica, specie da quanti la accusavano di «svendere» il proprio
lavoro. Allo stesso tempo altri lodarono l’impresa come un esempio del
«giornalismo del futuro»”43.
Il metodo del crowndfunding, come tutto ciò che è sperimentale, non è esente da
critiche, l’articolo de “Problemi dell’informazione” lo mette ben in evidenza, ma
ciò che è importante qui è sottolineare la nascita di nuovi modelli di
finanziamento del giornalismo che nell’incontro/scontro con il mondo digitale ne
modificano dalle fondamenta i meccanismi e le dinamiche, provocando ancora
una volta quelli assestamenti che, inevitabilmente, vengono a crearsi nella rimediazione del mezzo “giornale” e che, dal canto loro, contribuiscono ad
innescare quei meccanismi di mutamento socio-culturale che interessa sottolineare
43
A cura di Tedeschini Lalli, M., “Crowndfunding e contenuti liquidi, il giornalismo partecipativo e digitale
di @tigella” in Problemi dell’informazione / a. XXXVII, n. 2, agosto 2012
51
in questa sede e a cui si fa riferimento nell’introduzione. È importante dunque
tenere a mente che Claudia Vago nel suo lavoro di reporter doveva dar conto del
suo lavoro ai lettori che l’avevano finanziata e non al suo direttore, come sarebbe
successo in una tradizionale redazione di un quotidiano cartaceo, per non parlare
del fatto che per raccontare il movimento in tempo reale, Claudia, ha utilizzato i
social network e un blog con aggiornamenti minuto per minuto e formati che
vanno dalle immagini, al video, ai tweet e agli articoli in una prospettiva
multimediale. Il caso di @tigella è sintomatico di un giornalismo costretto ad
allargare i suoi orizzonti sia dal punto di vista produttivo, contribuire ad informare
è oggi compito non solo dei professionisti ma anche degli utenti o di pubblici
cittadini, sia dal punto di vista del consumatore, il lettore non ricopre più il
semplice ruolo di fruitore, può far parte a pieno della macchina produttiva ed ha
voce in capitolo in molti modi differenti, finanziando progetti o semplicemente
commentando le notizie.
4. Citizen journalism
Per Citizen journalism si intende giornalismo collaborativo fatto dalla
partecipazione attiva dei lettori e degli utenti. Esistono diversi tipi di giornalismo
partecipativo, ma ciò che tutti hanno in comune è la collaborazione, di vario
livello, tra i lettori e i giornalisti, tra i consumatori e i produttori di informazioni.
Nel 2005, Steve Outing ha tentato di stilare una classifica di 11 livelli che
scandiscono il processo di adozione del citizen journalism all’interno del
giornalismo44:
-
L’apertura degli articoli ai commenti del pubblico. I commenti fanno il
loro ingresso con i primi blog, non sono un’apertura particolarmente
significativa ma consentono ai lettori di reagire in qualche maniera,
criticare ed aggiungere particolari.
44
Cfr. MAISTRELLO, S., Giornalismo e nuovi media. L’informazione al tempo del citizen journalism,
Apogeo, Milano, 2010, pp 181-190
52
-
La richiesta di aiuto del lettore. Alcuni articoli possono essere arricchiti
dai contributi dei lettori a conoscenza, magari, di particolari o episodi
sconosciuti al giornalista che possono integrare l’articolo o dare vita ad
uno spazio per le testimonianze.
-
Open source reporting. Raggruppa tutti quei casi in cui un giornalista o un
giornale confrontano le proprie idee con i lettori prima di mettere a punto
un’indagine o un’inchiesta.
-
La piattaforma di blogging. Molti giornali ospitano all’interno del loro sito
uno spazio dedicato ai blog dei lettori, fornendogli così la possibilità di
render pubblico il proprio pensiero, aggregando nuovi punti di vista ed
arricchendo il sito di contenuti di valore.
-
Condivisione trasparente delle scelte redazionali. Alcune testate hanno
maturato la buona abitudine di rispondere regolarmente, in maniera diretta
o tramite figure specializzate, alla curiosità e alla perplessità dei lettori,
giustificando le proprie scelte e valutazioni giornalistiche.
-
Il sito indipendente di citizen journalism (con editing). Alcuni giornali
promuovono spazi, indipendenti dalla testata stessa, aperti alla creatività
dei propri lettori, sulla quale la redazione si riserva il diritto d controllarne
i contenuti per garantire il rispetto di alcuni standard di uniformità e
qualità, e ha l’ultima parola sulla loro pubblicazione. Più diffuse negli
USA e a livello locale.
-
Il sito indipendente di citizen journalism (senza editing). È la stessa
situazione del livello precedente senza però il lascia passare della
redazione.
-
La pubblicazione su carta dei contenuti prodotti dai lettori. Le iniziative
come i siti indipendenti di citizen journalism producono spesso contenuti
interessanti e molto utili ai concittadini, così alcuni editori hanno pensato
di stamparli su carta, diffondendoli come free press o in allegato con altri
giornali.
-
L’ibrido: professionisti e citizen journalist lavorano insieme. Una piccola
redazione di giornalisti seleziona e gestisce i contenuti proposti da
53
un’ampia
comunità
di
collaboratori
che
fornisce
notizie
e
approfondimenti.
-
Giornalisti e citizen journalist lavorano insieme e a stretto contatto. Il sito
è realizzato da professionisti e collaboratori spontanei, che si dividono i
compiti per valorizzare le capacità di ciascuno. La collaborazione delle
persone è parte integrante del progetto editoriale.
-
Wiki journalism: tutti fanno tutto. Si tratta del modello collaborativo
sdoganato da Wikipedia ma applicato alle notizie, chiunque può prendere
parte alla realizzazione della notizia, creando, espandendo o correggendo
le pagine del giornale in modo collaborativo. Ne è un esempio proprio
www.wikinews.org creato da Wikimedia, la fonazione che gestisce
wikipedia.
Di esempi di citizen journalism ne esistono innumerevoli in tutto il mondo, uno
per tutti in Italia, forse anche il più celebre, è YouReporter.it, una piattaforma di
video-giornalismo partecipativo creata nel 2007 da due milanesi, Stefano de
Nicolo e Alessandro Coscia. Raccoglie testimonianze spontanee degli utenti di
eventi di cronaca in forma di video e foto. YouReporter.it è affiancato da un
canale redazionale che prova a riorganizzare il materiale collaborativo per dar vita
ad una testata digitale.
Visti gli sviluppo si potrebbe dire che, come recita un famoso proverbio, “l’unione
fa la forza”. Un coinvolgimento del lettore, tanto agognato, e degli utenti in
generale divenuto ormai indispensabile grazie alle piattaforme digitali messe a
punto dal web 2.0. Si tratta di ciò che viene anche chiamato crowdsourcing:
“Quando si mette insieme un numero sufficiente di individui si ha una folla
(crowd). Una delle cose che le folle fanno meglio dei giornalisti è raccogliere dati.
[…] Piattaforme sociali come Twitter e Facebook dimostrano che raccogliere e
interpretare tutte le informazioni disponibili è un compito che va al di là delle
possibilità umane. […] La disponibilità di risorse come le foto dei cittadini non
rende inutile il giornalismo o i giornalisti, ma cambia il loro lavoro: non si è più la
fonte dell’iniziale ripresa fotografica o dell’iniziale osservazione, ma si diventa la
persona che richiede le informazioni rilevanti e che filtra e contestualizza i
54
risultati. La parola «crowdsourcing» implica per il giornalista una relazione uno-a
molti: porre una domanda o estrarre una risposta da un ampio gruppo di persone.
Ma la «folla» è a sua volta formata da una serie di individui che svolgono attività
in collegamento con altri, che possono essere interrogate e usate per ottenere una
versione più completa degli eventi o per scoprire cose che non erano facilmente o
rapidamente ottenibili attraverso la tradizionale attività di raccolta di informazioni
consumando le proverbiali «suole delle scarpe»”45.
5. Giornali online e social network
Se il punto sul quale si sta cercando di focalizzare l’attenzione sono le “scosse” di
assestamento provocate dal passaggio del giornalismo dalla carta stampata, e
dunque dall’analogico, al digitale, non si può non accennare alle innovazioni
apportate dai social media e dalle piattaforme di social networking del web 2.0.
Questi hanno inflitto il colpo decisivo al muro che separava nettamente i ruoli,
finora confinati alla vendita, per le aziende, e alla sola facoltà di scelta d’acquisto
di un prodotto per i consumatori. E senza dubbio questo è avvenuto anche
nell’ambito del giornalismo anche grazie alle piattaforme di social networking.
Come sostiene Vincenzo Cosenza “Cambia il paradigma comunicativo per i
lettori, ma anche per giornali e giornalisti. La loro posizione nell’ecosistema. I
primi non sono più solo soggetti passivi della comunicazione e i secondi si
ritrovano a non essere più solo soggetti attivi o gli unici in grado di attivare la
macchina delle notizie”46.
Il primo ed anche il più famoso tra i social network è Facebook che in pochi anni
si è trasformato in una gigantesca piazza per circa un miliardo di persone ed è
anche diventato uno dei più efficaci mezzi di comunicazione personale e
aziendale. Così per quanto riguarda le notizie sembra lecito pensare che gran parte
45
«Post-Industrial Journalism: Adapting to the Present» di C.W. Anderson, E. Bell, C. Shirky, (Tow Center
for Digital Journalism, Columbia Journalism School, N.Y. 2012, tradotto integralmente in Problemi
dell’informazione / a. XXXVII, n. 3, dicembre 2012
46
Cosenza, V., Giornalismo, social media e nuove metriche, in Problemi dell’informazione / a. XXXVII, n. 2,
agosto 2012
55
degli utenti di Facebook possa apprendere le notizie dal social network per poi
approfondirle sui siti d’origine, trattandolo, così, come una sorta di rassegna
stampa sociale, dove la selezione delle notizie è fornita dal proprio gruppo di
amici. Naturalmente Facebook rappresenta una svolta anche per le testate, che
possono, in questo modo, instaurare un rapporto fiduciario e continuativo con i
lettori. Secondo uno studio47 presentato alla sesta edizione del Festival
Internazionale del Giornalismo ha messo in luce che il 63% delle 161 testate di
qualunque periodicità prese in considerazione ha una presenza su Facebook. Tra i
quotidiani l’88% ha una pagina ufficiale. Nel caso dei settimanali e dei mensili:
tra i primi solo il 48% ha una presenza sul social network, mentre tra i secondi la
percentuale è del 51%. Incrociando la quantità di “liker” con il grado di
“engagement”, lo studio ha messo anche in evidenza quattro differenti modi, dei
giornali, di permanere dei sul social network:
- leader, coloro che hanno conquistato l’attenzione di un numero consistente di
lettori e che li hanno anche saputi mantenere, attraverso pratiche volte al
coinvolgimento. Gli unici 2 sono “La Repubblica” con 900.000 sostenitori e
364.000 interazioni (like, commenti, condivisioni, ecc.) e “Il Fatto Quotidiano”,
con circa 750.000 fan e 348.000 interazioni;
- fan collector, sono quelli che hanno adottato una strategia di incremento dei fan
attraverso investimenti pubblicitari ma che non hanno avuto del tutto l’effetto
desiderato. Fanno parte di questa categoria testate come il “Corriere della Sera” e
«La Gazzetta dello Sport». Il primo pur riuscendo ad ottenere in media 441
reazioni per ogni post scritto, totalizza solo 15 interazioni per ogni 100 fan, segno
di una base fan poco reattiva. Il secondo sviluppa 126 interazioni per post e solo 5
per ogni 100 fan;
- engager, si tratta delle testate che non possiedono moltissimi fan, ma che,
nonostante tutto riescono a coinvolgerli bene. “Leggo” è uno di questi, grazie alla
sua capacità di generare il massimo delle interazioni per fan ossia in media 167
per ogni fan e 306 reazioni per ogni notizia pubblicata;
47
A questo indirizzo è possibile reperire il rapporto completo http://www.slideshare.net/Blogmeter/lastampa- italiana-su-facebook-il-paper
56
- lengard o ritardatari, visto il numero ridotto di liker ed un basso engagement
totale. Alcuni sono «Tuttosport», «il Giornale», «l’Unità», il «Corriere dello
Sport».
Un altro importante contributo a livello di social networking è Twitter, che per
l’informazione è forse anche più utilizzato di Facebook (le prime notizie della
primavera araba si ricevettero proprio da Twitter). Un incremento consistente si è
avuto tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, quando Audiweb ha stimato un
numero di visitatori mensile nell’intorno di 3 milioni. Twitter ha una forma
asimmetrica perché consente di seguire un personaggio pubblico o un semplice
utente senza l’obbligo che egli debba ricambiare. Adatto per essere fruito
facilmente in mobilità e per questo è stato accolto dai giornalisti come luogo
ideale per stabilire la propria dimora digitale oltre che come strumento di lavoro
(apprendere notizie e commentare o raccontare i fatti del momento)48.
Il rapporto tra giornalismo e social network, dunque, non è che un altro tassello
che ci conduce a constatare quanto il mondo dell’informazione stia cambiando e
quanto questo influisca profondamente nel modo di fare informazione e nel modo
di fruirne. La tendenza sembra essere quella del sempre maggiore coinvolgimento
democratico dei lettori alla partecipazione attiva, anche dall’interno, nei processi
produttivi. Questo, naturalmente, modifica il tradizionale modo di fare
giornalismo attraverso il processo di adattamento al medium.
48
Cosenza, V., Giornalismo, social media e nuove metriche, in Problemi dell’informazione / a. XXXVII, n. 2,
agosto 2012
57
CAPITOLO 4
Il caso studio: BrindisiReport.it
Nel tentativo di rendere maggiormente comprensibili le differenze e gli
assestamenti prodotti dal passaggio del giornalismo dal cartaceo all’online, si è
pensato di fornire un esempio concreto di sviluppo e di gestione di un giornale
online. Si è preso dunque in considerazione, attraverso osservazione partecipante
e interviste a testimoni privilegiati, il caso della redazione di BrindisiReport.it49, il
primo quotidiano online della provincia di Brindisi, nato nel febbraio del 2010 e
salito alle cronache nazionali per aver diffuso per primo il video dell’attentatore
della strage del 19 maggio 2012 all’istituto professionale Morvillo Falcone di
Brindisi.
BrindisiReport.it si caratterizza come la realtà più seguita nella provincia di
Brindisi. Dalla sua nascita sino all’ottobre 2013, ha collezionato 23.000.000
visite, dove per visite si intende tutte le volte che una pagina o l’intero sito viene
visualizzato. Mediamente, ad oggi, BrindisiReport.it registra 641.959 visite
mensili e circa un terzo di visitatori unici, 203.488, e 1.516.623 visualizzazioni di
pagina50. BrindisiReport.it è presente anche su Facebook e da poco anche su
Twitter, su Facebook con 20.662 liker e su Twitter con 1.439 follower. Le
interviste semi-strutturate sono state effettuate ad parte della redazione, in
particolare a: Vittorio Bruno Stamerra, settantenne originario di Tuturano, una
frazione di Brindisi, è uno degli editori di BrindisiReport.it, ma anche giornalista
professionista con una carriera nei principali giornali di Puglia e nazionali, la
Gazzetta del Mezzogiorno, La stampa, la Rai per il Tg3 e poi il Quotidiano di
Puglia come responsabile, da pensionato gestisce una piccola casa editrice di
Brindisi, la Hobos. Marcello Orlandini, ha sessanta anni nativo di San Vito dei
Normanni e vive ad Ostuni, è direttore responsabile ed editore di BrindisiReport.it
49
www.brindisireport.it
Per visualizzazioni di pagina s intende il numero totale di pagine visualizzate e comprende le
visualizzazioni ripetute della stessa pagina. I dati sono riferiti al mese di ottobre 2013 e sono ripresi da
https://www.google.com/analytics/web/?hl=it#report/visitors-flow/a18957046w38013044p37580927/
50
58
ha lavorato per Repubblica e per il Quotidiano di Puglia per molti anni. Roberta
Grassi, giornalista professionista di trent’anni di Ostuni, proviene da un giornale
cartaceo della provincia di Brindisi, Senza Colonne, che attualmente è solo un
quotidiano online, e oltre ad essere l’unica, insieme a Marcello, giornalista
professionista della redazione di BrindisiReport.it, lavora “a pezzo” per l’agenzia
ANSA.
1.
Come nasce BrindisiReport.it
L’avventura di BrindiReport.it nasce nell’estate del 2009 quando un gruppo di
amici costituiscono una società con l’idea di comprare una televisione locale. Il
progetto dell’acquisto dell’emittente televisiva fallisce, e alcuni soci decidono di
utilizzare i fondi residui come investimento in un altro progetto nel settore
dell’editoria. Come ci spiega Marcello Orlandini nell’intervista:
“mi fu proposto di preparare un piano editoriale per un periodico di economia e
politica. Io replicai che probabilmente sarebbe stato più opportuno ed utile
progettare invece la nascita di un giornale online perché la nuova frontiera
dell’informazione era questa e sicuramente l’operazione sarebbe stata più
interessante e innovativa rispetto a quella di un periodico stampato nel settore
,diciamo, della politica e dell’economia. Mi fu chiesto di attendere un paio di
mesi perché la mia proposta potesse essere valutata meglio quindi fui richiamato,
a settembre, ricevetti l’approvazione per preparare un piano editoriale per un
quotidiano online. Il progetto è stato preparato in poche settimane quindi
sottoposto nuovamente agli investitori, potenziali investitori, che diedero il via
libera”.
Della stessa storia Vittorio Bruno Stamerra dice:
“l’avventura di Brindisireport.it credo che sia iniziata tra tre e quattro anni fa,
abbiamo cominciato a concepirla nell’estate di quattro anni fa, poi ha preso il
59
via nell’inverno, se non sbaglio nel febbraio dell’anno successivo, eh, ed è partita
da un esigenza che era largamente sentita sia in Marcello Orlandini, che in me,
tenga conto che Marcello era uno dei riferimenti più importanti della redazione di
Brindisi del Quotidiano quando io ero responsabile, e quindi avevamo,
avvertivamo l’esigenza di un’informazione che fosse meno ossequiosa nei
confronti del potere costituito, che fosse meno istituzionale, meno da ufficio
stampa, e quindi ogni volta che ci incontravamo pensavamo a dei progetti a delle
cose da fare. Avevamo pensato ad un nuovo quotidiano su carta, otto pagine,
quattro pagine, taglio popolare, taglio medio-alto, un giornale di nicchia, poi
avevamo pensato ad un settimanale, poi ad un mensile, sino a quando Marcello,
non se n’è venuto con la proposta di un quotidiano online, abbiamo cominciato a
discuterne e alla fine è venuta fuori l’idea di un quotidiano online. Abbiamo
affidato la responsabilità ad un grafico, a Giovanni Rubaltelli, che ha fatto il
progetto grafico, eh, Giovanni Rubaltelli è uno dei collaboratori della Hobos e
poi siamo partiti, siamo partiti avendo a disposizione soprattutto una grande
volontà, quella di essere una voce diversa, alternativa meno istituzionale sul
panorama dell’informazione nella provincia di Brindisi, e siamo, piano piano, le
cose hanno cominciato a girare per il verso giusto e oggi è quella realtà che tutti
ci invidiano”.
Marcello Orlandini, l’attuale direttore responsabile del giornale, all’epoca aveva
lasciato da qualche anno il lavoro al “Quotidiano di Puglia” e lavorava presso un
giornale cartaceo della provincia di Brindisi, “Senza Colonne”. Roberta Grassi è
entrata a far parte della redazione solo nel 2012 mentre Vittorio Bruno Stamerra è
uno dei fondatori, editore, proprietario del 40% dei capitali investiti in
BrindisiReport.it. Marcello oltre ad esser l’anima della redazione, ne è anche la
memoria storica, ne ha dato l’idea ed ha assistito a tutte le evoluzioni del piccolo
quotidiano:
“gli investitori erano Vittorio Bruno Stamerra, il mio ex direttore del periodo
trascorso al Quotidiano di Brindisi Lecce e Taranto, come si chiamava allora,
attuale Quotidiano di Puglia e l'altro investitore era un ex vice-presidente del
60
consiglio regionale della Puglia e attuale membro del consiglio di
amministrazione delle Ferrovie Apulo Lucane, Carmine di Pietrangelo. Alla fine
di settembre inizio di ottobre del 2009, il progetto era già pronto e quindi fui
anche autorizzato a sottoporre agli editori ,perché ormai era stato deciso di fare
quest’operazione, anche un progetto di redazione, e la mia idea era quella di
avere una redazione al massimo di quattro persone, oltre a un fotografo e un web
master, perché il web master è una figura tecnica essenziale per un giornale
online, quindi una redazione molto piccola di sei persone inclusi i servizi tecnici e
il sottoscritto; di avere una redazione in Cittadella della Ricerca perché si
trattava di un contesto diciamo ottimale, per un progetto editoriale innovativo
avere un giornale collocato in un luogo dove si fa alta formazione dove si fa
ricerca perché con tutte le contraddizione possibile e immaginabili la Cittadella
è comunque un luogo di formazione, un luogo di ricerca anche molto avanzata in
alcuni settori, e non avere invece una redazione in città come tradizionalmente,
solitamente, si fa per i giornali normali, ecco. Anche su queste due idee ho avuto
,ho ricevuto l’approvazione degli editori quindi abbiamo fatto insieme una
selezione del personale, diciamo, scegliendo tra figure che avevano già un
esperienza comunque di lavoro nel settore”[…]” poi è stato anche rinnovato il
consiglio di amministrazione di questa vecchia società che di fatto era rimasta
inattiva che aveva un capitale sociale versato di 200.000euro,è stato rinnovato il
consiglio di amministrazione perché una parte dei vecchi soci erano interessati a
un operazione della tv locale e non erano invece interessati a quest’avventura del
giornale online e quindi sono stati sostituiti, o dai due investitori che mi avevano
convocato che hanno rilevato anche le loro azioni, mentre invece la parte di
minoranza delle azioni, il 15% è stata divisa tra il sottoscritto e l’attuale
amministratore unico della società che è un consulente del lavoro. Quindi
attualmente la società ha quattro soci io e l’attuale amministratore unico più i
due investitori che ho già citato che hanno il pacchetto di maggioranza diviso tra
il 40% Stamerra e il 45% di Pietrangelo.”
Il progetto dunque parte del febbraio del 2010 con una piccola redazione formata
da sei persone più l’amministratore unico, i due editori, Stamerra e di Pietrangelo,
61
e un web master. BrindisiReport.it è ancora in una fase di start-up e si basa su un
modello di finanziamento rivolto alla vendita di spazi pubblicitari all’interno del
sito, il direttore responsabile, Marcello Orlandini, lo racconta così:
“Dal punto di vista finanziario, abbiamo anche deciso di trovare una figura in
grado di garantire la raccolta pubblicitaria perché un giornale online si deve
autofinanziare sostanzialmente, e l’unico mercato al quale può fare riferimento se
non c’è un editore
che copre tutto è comunque il mercato della pubblicità
ordinario, diciamo. Questa rappresentava una difficoltà iniziale perché il
trasferimento della pubblicità normalmente orientato sui prodotti cartacei, sul
prodotto che invece utilizza il web come forma di diffusione rappresenta in ogni
caso una sfida anche per l’investitore pubblicitario che non ha mai sperimentato
il ritorno, diciamo, economico di un investimento di questo tipo, quindi avevamo
il problema di convincere soprattutto aziende anche medio-grandi a investire dal
punto di vista delle inserzioni pubblicitarie su un giornale online quindi questo è
un problema che noi abbiamo affidato a una figura che aveva già esperienze in
questo settore che poi è diventata la quinta unità anche della redazione perché è
il
direttore
editoriale
attuale
che
si
occupa
degli
aspetti
legati
all’autofinanziamento del giornale.”[…]” il capitale sociale è stato inizialmente
utilizzato per sostenere lo startup della nuova impresa editoriale però è stato poi
ripianato gradualmente con gli introiti pubblicitari. Un'altra caratteristica di
quest’operazione della fase dello start-up, che io considero non ancora terminata,
malgrado siano passati più di tre anni perché noi siamo usciti col primo numero,
il 26 febbraio 2010, è il sistema retributivo della redazione. Noi abbiamo deciso
di non applicare il contratto nazionale di lavoro dei giornalisti perché nella fase
dello start-up sarebbe stato un costo insostenibile per l’impresa. Abbiamo
privilegiato delle forme contrattuali meno remunerative per i giornalisti ma
comunque garantite dal punto di vista dell’osservanza delle normative
previdenziali, cioè noi abbiamo stipendi non alti ma abbiamo una regolarità
contributiva costante anche perché l’ente di riferimento per la previdenza della
nostra redazione è l’INPGI che è l’Istituto Nazionale Previdenza Giornalisti
Italiani, è molto severo nelle verifiche e nel controllo della regolarità retributiva
62
per altro noi per i nostri rapporti commerciali con committenti della pubblicità
siamo molto spesso obbligati a esibire il DURC, documento unico di regolarità
contributiva, questo documento unico di regolarità retributiva, viene rilasciato
dall’IMPGI, quindi se non ci fosse regolarità retributiva non potremmo nemmeno
accedere al mercato pubblicitario sostanzialmente almeno quello nei confronti
delle grandi imprese o degli enti che comunque richiedono questo tipo di
regolarità nei loro rapporti commerciali. Questo ci ha garantito un progressivo
avvicinamento al pareggio di bilancio, graduale, ma ci siamo quasi, dopo tre
anni e mezzo ed un contesto di crisi globale, questo è un ottimo risultato da un
punto di vista economico. Nei tre anni e mezzo che sono trascorsi la redazione ha
subito dei cambiamenti, cioè anche la redazione si è affinata
rispetto alle
esigenze di lavoro che pone un giornale online nel senso che dei colleghi che
inizialmente facevano parte di quest’avventura non è rimasto praticamente
nessuno ad eccezione del sottoscritto e del direttore editoriale, però oggi noi
abbiamo una squadra che è cresciuta ed è allenata per lavorare come un giornale
online che è un lavora che ha dei tempi di reazione, dei tempi di confezionamento
del prodotto che sono nettamente diversi rispetto a quelli
di un giornale
tradizionale e questo è ciò che ha impedito alla squadra iniziale di poter
proseguire trattandosi di colleghi che non si sono adeguati alla tempistica e hai
metodi di lavoro richiesti da brindisireport.it sostanzialmente.[…] perché la loro
esperienza, del resto come la mia, era unicamente improntata alla attività di
redazione di un giornale tradizionale, mentre invece la cosa richiedeva un
adeguamento anche se pure progressivo a ritmi e a esigenze diverse, infatti il
confezionamento di un giornale online è una cosa progressiva in tempo reale e
richiede non solo il testo scritto, ma richiede anche molto spesso la
documentazione, fotografica di un evento, e anche la documentazione video di un
evento, e anche la fornitura all’utente della documentazione collegata a
determinati fatti, se esiste, se io parlo di una delibera della giunta regionale
approvata in mattinata, io possibilmente devo allegare all’articolo anche la bozza
della delibera e ciò , diciamo, è anche richiesto da sentenze della magistratura,
per esempio o da altre circostanze di cui si occupa la cronaca di un giornale
online, cioè un giornale online deve fornire all’utente, per essere un prodotto
63
anche vincente rispetto alla concorrenza, di più sul piano anche iconografico e
documentale e quindi questo richiede un lavoro non solo di preparazione dei testi
ma anche di ricerca e di documentazione delle fonti sia fotografica che diciamo
documentale stessa. Un giornale online intanto deve avere alla base una
piattaforma editoriale che sia adeguata alla impresa, quello non è un costo
trascurabile, è un costo importante ma imprescindibile. Noi utilizziamo una
piattaforma che ci viene fornita da un provider che è Aruba che è leader in Italia
per quanto riguarda l’affitto, la vendita di piattaforme sul web. Noi ne abbiamo
affittata una che ci costa di affitto 8-9.000 euro l’anno però ha le dimensioni, le
capacità e le protezioni da attacchi esterni diciamo a livelli medio alti e quindi, a
questa piattaforma noi poi abbiamo collegato il sistema operativo vero e proprio
del giornale che è Wordpress, nelle sue versioni progressivamente aggiornate, e
questo Wordpress ci consente allo stato attuale l’inserimento di video foto a
anche di documentazione con meccanismi piuttosto celeri. Però noi a tutto questo
abbiamo anche abbinato un sistema di interazione con i social network con vari
social network non solo uno, noi utilizziamo Facebook per amplificare la
diffusione delle nostre notizie infatti il giornale non ha solo la sua homepage, la
sua piattaforma online ma ha anche una pagina Facebook, che è come se fosse un
altro giornale, e che è anche la porta di accesso alle nostre notizie per 80% dei
nostri lettori, quindi è fondamentale. Facebook nel contempo ci consente anche di
archiviare e di caricare sia foto che video, e quindi ci fa anche da magazzino per
una parte del materiale che noi pubblichiamo e lo stesso dicasi per YouTube, che
è il nostro magazzino video: noi abbiamo prodotto dalla nascita del nostro
giornale ad oggi centinaia e centinaia di video che non potremmo immagazzinare
nella nostra piattaforma perché ne esauriremo prima o poi la capacità di
archiviazione ma invece attraverso Facebook
e
YouTube possiamo
semplicemente far accedere i nostri lettori ai video attraverso i link che noi
inseriamo nei pezzi.”
Anche Vittorio Stamerra, nella sua intervista parla del modello di finanziamento
di BrindisiReport.it e di ciò che è necessario per fondare un giornale online:
64
“gli americani teorizzavano, io ho insegnato tecniche giornalistiche e storia della
comunicazione, gli americani dicevano che per fare il giornale ci volevano tre
cose, gli uomini, le idee e i soldi, se mancava una sola di queste componenti, il
giornale, l’idea, il progetto era destinato a fallire punto e basta. Oggi diciamo
che la rete ha sostituito una delle tre componenti cioè quella dei soldi perché uno
senza soldi riesce comunque a proiettarsi all’esterno, a comunicare, è chiaro che
per fare un prodotto che poi diventi un riferimento, deve avere il supporto
finanziario, il supporto tecnico, però diciamo che oggi in termini di libertà, in
termini di possibilità teorica, oggi si è più avvantaggiati rispetto al passato
perché la rete ti da questa possibilità, però è chiaro che se tu vuoi essere impresa
il discorso cambia, anche Grillo per poter diventare quello che è diventato ha
dovuto affidarsi ad una struttura di marketing ad un investimento di carattere
economico, ma diciamo che per fare un’impresa editoriale ancora oggi ci
vogliono gli uomini, le idee e i soldi, un po’ meno con l’avvento della rete, infatti
sul piano dei soldi, l’investimento che abbiamo fatto su BrindisiReport è stato
economicamente più vantaggioso rispetto all’investimento che potevamo fare
sulla carta stampata, perchè più che altro abbiamo risparmiato sui costi di
stampa”[…]”tenga conto che sono forse già due anni che non sono
amministratore, il modello finanziario penso che sia rimasto quello della vendita
della pubblicità degli spazi pubblicitari, non credo sia stato neanche abbozzata
l’ipotesi di fare degli abbonamenti e quindi di fare pagare l’accesso alla lettura
degli articoli, cosa che le altre testate stanno incominciando a fare, non solo il
Corriere della Sera, Repubblica, la Stampa, ma all’estero hanno incominciato
prima rispetto agli italiani e lì è un, un’arma a doppio taglio, perché il quotidiano
deve per forza avere una vetrina, quindi l’home page che è la prima pagina,
quella comunque la devi dare al lettore, perché poi uno perché deve venire a
leggere la notizia se tu non gli dai quantomeno il titolo, questo è un discorso
abbastanza complicato perché alcuni giornali tendono a non dare neanche quello
e a privilegiare l’abbonamento per forza, altri giornali stanno ancora in mezzo, la
vetrina la danno anche abbastanza corposa, tipo la stampa. Eh, non c’è una linea
comune ancora su questo problema, perché le ripeto l’economicità delle testate
65
online sta provando un sacco di difficoltà, nessuno ha trovato la quadra giusta,
questo è, è la verità.”
BrindisiReport.it dunque si fonda sul modello finanziario del “tutto free”, vendita
di spazi pubblicitari all’interno del sito.
2.
Un viaggio chiamato vita: le differenze tra la carta stampata e il
giornale online.
Tutti i protagonisti di questa storia sono accomunati dall’aver fatto, nella corso
della loro vita, esperienza sia del giornale cartaceo che di quello online. Un
apporto importante ai fini della ricerca perché permette di comprendere dal di
dentro le difficoltà del passaggio del mezzo dall’analogico al digitale, visto dal
punto di vista dei protagonisti che vivono giorno per giorno gli assestamenti, i
vantaggi e le problematiche legate a questo nuovo modo di far giornalismo. La
realtà, altro non è che il modo che gli individui hanno di fare esperienza
dell’ambiente che abitano.
Agli intervistati, dunque, è stato chiesto quali fossero, secondo la loro esperienza,
le differenze principali tra un giornale cartaceo ed uno digitale.
Roberta Grassi: “è stato molto bello entrare nella macchina del giornale cartaceo
all’interno, perché ho fatto tanto desk, ho fatto sempre cronaca nera, cronaca
giudiziaria, prevalentemente, ma ho fatto anche il resto, però stare in redazione
significava impaginare gli articoli degli altri fare i titoli, cimentarsi, scegliere,
vedere nascere ogni giorno un giornale secondo dei criteri, l’apertura, le notizie
in primo piano, le brevi, poi anche l’impaginazione grafica era molto bella”
[…]”(Roberta si riferisce ai tempi del giornalismo) completamente diversi, io
direi dei tempi assolutamente opposti rispetto al tempo reale che invece ho dovuto
poi imparare a fare dopo con l’agenzia e con il sito internet, c’è da dire che, io ho
fatto il giornale, un giornale locale, nel momento in cui il raffronto era ancora
tutto cartaceo, perché per esempio BrindisiReport che è la prima realtà sul web
66
della provincia, è nato nel 2010. Quindi noi ci confrontavamo con gli altri
giornali e la tempistica era principalmente quella, la tempistica del lavoro
giornalistico, io credo di aver, vissuto, e sono fortunata, un grande passaggio del
lavoro giornalistico, che ad esempio è quello della, io ho iniziato a lavorare
prima di Facebook, quando Facebook non c’era, così come le altre generazioni
possono raccontare delle mail che non c’erano, delle fotografie che invece erano
stampate a mano, io subito, ho subito lavorato con i computer, mai con la
macchina da scrivere, le sessioni d’esami si iniziavano a fare già con i computer
però non c’era Facebook, quello fu il primo grande cambiamento all’interno del
giornale, nella ricerca delle notizie, nell’acquisizione delle notizie, nella velocità
di arrivo delle notizie dalla strada in redazione però i tempi del lavoro
giornalistico cartaceo sono completamente diversi, hai la possibilità, hai la
giornata intera per approfondire una notizia devi fare un pezzo di 80 righe,
quindi non c’è bisogno di brevità, no,80-70 righe un’apertura in media e hai tutto
il tempo che vuoi per scegliere la notizia, per svilupparla, fino alle due di notte,
fino a che il giornale non va in stampa la puoi ,approfondire come ti pare,
diciamo che è tutto spostato in tarda serata, tutto diverso è il lavoro in tempo
reale perché lì devi fare una scelta, a un certo punto ti devi fermare, perché tu
devi dare un servizio ai lettori che sia quanto più vicino al fatto però al contempo
preciso, quindi è un lavoro molto più ansiogeno, però gratificante che può
scoglionare, dove il margine di errore è molto più alto, lo dico soprattutto per il
lavoro per l’agenzia, al fatto che l’agenzia che è una fonte di notizia secondaria,
viene individuata come fonte di notizia secondaria per i giornali per la stampa in
generale, l’agenzia deve rendere un servizio agli altri giornali”[…] “nelle
redazioni di tutti i giornali ora a prescindere dal fatto che , ribadisco, Senza
Colonne era una realtà molto locale e molto a gestione indipendente, molto
nostra, alla fine potevamo fare un pochettino quello che, alla fine le riunioni non
le facevamo più, però le riunioni sono due, una in tarda mattinata e uno intorno
alle 16-17 del pomeriggio, la prima è una riunione in cui si decide che cosa fare,
cioè si analizza innanzitutto quello che si è fatto, per vedere se si sono presi dei
buchi (sospiro con sorriso) si analizza il lavoro che hai fatto il giorno prima,
subito dopo si sceglie, si dà un pochettino, diciamo, il giornale inizia a prendere
67
forma, ma soltanto dal punto di vista delle idee, che cosa facciamo oggi? È la
domanda. di che cosa ci occupiamo? Allora se ci sono stati fatti in mattinata tipo
arresti, blitz, se si sa da calendario che ci sono degli appuntamenti importanti si
inizia a calendarizzare, no?, si fa il primo timone, il primo timone sono tutte le
pagine, si capisce quali sono le priorità e quanto spazio più o meno si vuole dare.
Alle quattro si fa il punto, alle quattro è la riunione al termine della quale il
timone intermedio deve essere fatto, è fatto, si stravolge soltanto se succedono
delle cose molto importanti e poi si va avanti fino a chiusura, nei giornali
normali, diciamo più o meno in tutti i giornali, ehm la chiusura credo sia intorno
a mezzanotte e mezza , l’una, noi chiudevamo intorno alle due più o meno”
[…]”la tipografia rimane a lavoro tutta la notte, la tipografia ha un ordine di
entrata dei giornali, noi eravamo, avevamo questo vantaggio, avevamo avuto
sempre questo vantaggio, quello di essere gli ultimi, che poi è un vantaggio
relativo, cioè, puoi raccogliere l’ultim’ora, noi eravamo gli ultimi, quindi
sapevamo che oltre le due e mezza non dovevamo andare però prima di noi c’era
il Quotidiano che non doveva andare oltre l’una e mezza, prima ancora la
Gazzetta che non doveva andare oltre le dodici e mezza, dopo di che il giornale
andava in stampa, tipo la rotativa, le lastre erano già pronte, e quindi dalle due
fino alle cinque che iniziava la distribuzione.[…] Si iniziava a sentire in primo
luogo nelle realtà molto locali che vivono di pubblicità molto locale e vivono di,
un po’ meno in percentuale, però vivono anche delle vendite, del frutto delle
vendite, sempre a livello locale, in un territorio in cui si legge pochissimo, la
provincia di Brindisi, Senza Colonne inizia ad avere i suoi problemi economici,
cioè, io non ho fatto la scelta, la mia scelta non è stata, lascio il cartaceo perchè
voglio andare sul web, la mia scelta è stata soprattutto lascio il cartaceo, e lascio
Senza Colonne, cioè non il cartaceo, lascio Senza Colonne, perché mi stava
stretta, perché volevo andare avanti volevo aprire i miei orizzonti, volevo andare
anche fuori, volevo fare altro. Quando poi ho , ho iniziato la ricerca di altro,
perché l’ho iniziata dopo aver lasciato Senza Colonne, mi sono buttata sul web
perché ritengo che sia l’investimento giornalistico del futuro, sul web e
sull’agenzia, fermo restando che non mi dispiacerebbe avere una collaborazione
con un giornale cartaceo comunque resto sempre affezionata al cartaceo, ma non
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mi piacerebbe più lavorare in una redazione di un giornale cartaceo. Non mi
piacerebbe più perché sono orari massacranti, si ormai è fuori, ormai la carriera,
io voglio fare la giornalista e spero di continuare a fare la giornalista anche di
strada in avanti, purtroppo nel nostro lavoro, questo è importantissimo e
soprattutto nel cartaceo la carriera coincide con un distacco dalla notizia e dalla
strada e dal lavoro giornalistico puro, perché si inizia da corrispondenti nei
luoghi, chiami tutti i giorni i carabinieri, poi passi in una redazione e in una
redazione chi fa un po’ di carriera è quello che si prende la responsabilità di dare
consigli all’altro e di elaborare i testi degli altri e i titoli, quindi alla fine volente
o dolente finisci dietro una scrivania, nel cartaceo dove c’è questo impianto
grafico molto forte, preponderante, perché il giornale lo devi fare, cioè mano a
mano che aumentano le tue responsabilità ti ritrovi dietro una scrivania a
pensarlo il giornale e a dare disposizioni agli altri a fare meccanicamente il
lavoro del grafico, anche perché i grafici non esistono più, c’è anche questo
problema, i grafici non esistono più. Invece sul web dove si alleggerisce molto
questo impianto da desk, vabbè qui la parte maggiore se la fa Marcello, ma
ognuno di noi in cinque minuti se lo impagina un pezzo, se lo titola un pezzo, hai
sempre la possibilità di stare a contatto diretto con le fonti, se succede qualcosa
andare sul posto fotografare, a riprendere, a dare il servizio ai clienti, a stare in
azione, e allo stesso tempo succede all’ANSA, alle agenzie, alle agenzie i miei
colleghi che sono in redazione, quando c’è stato l’esplosione della bomba davanti
alla Morvillo è venuto il collega da Bari con cinquant’anni di servizio, ha preso
la macchina ed è venuto a fare l’inviato, perché loro pure, loro hanno un sistema
editoriale per cui loro leggono la notizia, loro la passano e va in rete non c’è
tutto il meccanismo grafico, se tornassi indietro lo rifarei perché so che anche
fare carriera in questo settore significa non prendere il distacco, non prendere il
larvo dall’attività giornalistica pura”.
Roberta descrive la sua giornata tipo:” la mia giornata tipo, mi sveglio molto
presto, e questo cambia rispetto ai giornali se vogliamo proprio entrare nelle
questioni spicciole, cambiano un po’ gli orari della giornata, perché innanzitutto
andando a letto alle 2 io non riuscivo a svegliarmi prima delle dieci, infatti si dice
che i giornalisti si svegliano sempre tardi, invece adesso è cambiato tutto, mi
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sveglio molto presto, intorno alle sei e mezza e guardo i telegiornali, guardo
Telenorba, perché, ma per prima cosa i giornali, i giornali cartacei le prime
edizioni dei giornali cartacei. Io guardo su internet innanzitutto le prima pagine
poi dopo di che vedo di prenderli se c’è qualcosa che mi interessa, perché non
abbiamo tutti questi soldi da spendere, tre euro al giorno, e quindi inizia cos. Poi
guardo le mail, cerco un attimo di capire se c’è qualcosa di eclatante che è
successo, poi generalmente ci sentiamo io e Marcello intorno alle otto-otto e
mezza per fare un po’ il punto, per vedere che cosa c’è da fare, e poi io vado in
tribunale, vado in tribunale perché, dicevo faccio prevalentemente la giudiziaria,
ma vado in tribunale perché il tribunale è un buonissimo centro di convoglio di
informazioni di ogni tipo anche la cronaca nera la controlli per tribunale perché
l’arrestato per droga ha sempre un avvocato che quella mattina fa la convalida,
quindi vado lì, faccio un giro nelle aule penali dove ci sono i processi di primo
grado, faccio un giro nelle aule del GIP, quando c’è udienza davanti al GIP, dove
ci sono gli abbreviati, i processi in abbreviato, dove ci sono i rinvii a giudizio,
quindi le indagini che si chiudono, faccio un giro in Procura dove c’è il PM di
turno che è quello che ha sotto controllo la cronaca nera perché al PM di turno
vengono date tutte le informazioni su quello che succede, se mi rendo conto che ci
sono delle udienze importanti rimango, rimango anche a pomeriggio altrimenti
ritorno a mezzogiorno-mezzogiorno e mezzo ritorno qui, naturalmente ho sempre
le mail sotto mano i colleghi su Wahtsapp, perché ormai è così, c’è uno scambio
continuo, se ci sono grossi fatti di cronaca vado sul posto in cui bisogna andare,
se ci sono conferenze stampa in Comune in o in Provincia, lo faccio per l’ANSA e
deve essere davvero qualcosa di veramente serio perché altrimenti lo seguo con i
comunicati stampa, diciamo che intorno alle dodici ho più o meno un’idea di
quello che scriverò durante la giornata sia per uno che per l’altro, lo dico a lui
(indica Marcello alle sue spalle), decidiamo che importanza dargli, che valore ha,
di solito se le impagina lui altrimenti me lo impagino e me lo titolo da sola,
proprio in virtù del fatto che comunque ai titoli sono abituata.”
Marcello Orlandini: “allora il giornale di carta stampata non ha problemi di
tempestività per cui può organizzare su un evento di particolare interesse una
70
serie di servizi correlati, dedicando a questo evento più pagine però i tempi di
realizzazione di questo lavoro sono ovviamente molto più lunghi perché il
giornale esce il giorno dopo i fatti narrati nei servizi. Noi dobbiamo dare invece
queste notizie in tempo reale, pur facendo la scelta di fornire ai nostri lettori degli
approfondimenti, per cui, intanto noi dobbiamo dare le notizie con dei flash,
facciamo la scelta di raccontare un fatto di cronaca soprattutto, in poche righe
avvertendo i lettori che si tratta dei primi lanci della notizia scrivendo nel titolo:
punto flash, ultim’ora, ecc., a ciò seguono poi gli articoli più approfonditi man
mano che le notizie vengono, diciamo, raccolte, verificate, perchè c’è anche l
obbligo di una verifica fatta in tempi rapidi e questo rende più difficoltoso il
nostro lavoro rispetto a quello diciamo del giornalista che lavora in un giornale
tradizionale perché alle verifiche può dedicare più ore noi invece dobbiamo farle
praticamente a tamburo battente in tempo reale, però noi in più abbiamo la
possibilità di fare degli aggiornamenti continui della notizia e quindi fare anche
delle rettifiche successive, però cerchiamo, dopo i primi flash, di prendere un pò
più di tempo prima di dare le versioni definitive perché tanto la prima
informazione l’abbiamo data, con i video le prime foto ecc.. poi per narrare
meglio la vicenda possiamo riservarci diciamo un pò più di tempo, un’ora, due a
volte trenta minuti a seconda di quando riusciamo a raccogliere le altre notizie,
però nell’arco della giornata noi su un fatto di particolare rilevanza riusciamo a
fornire anche gli approfondimenti, e quindi non è raro che noi su una notizia si
possa anche dare al lettore, quattro o cinque articoli, su un fatto. Ecco le
differenze sono sostanzialmente ripeto la difficoltà di trovare subito le conferme,
di verificare le notizie in tempo reale, che noi dobbiamo fare comunque ma in
tempi molto più ristretti rispetto a quelli a disposizione di un giornale
tradizionale. […]un giornale online avrebbe bisogno dei turni di lavoro come in
fabbrica siccome noi non possiamo permetterci il turno di notte perché siamo in
pochi, il nostro arco lavorativo va dalle prime ore del mattino, non di rado le 7,
fino alla mezzanotte a volte anche oltre se ci sono fatti di particolare gravità. Noi
non abbiamo turni però sostanzialmente siccome abbiamo una divisione dei
compiti chi si occupa dei fatti di cronaca nera e quella giudiziaria, ha i tempi di
lavoro dettati dai fatti di cui si sta occupando ci possono essere delle giornate in
71
cui non ci sono grandi eventi di cronaca nera, per cui quel collega quel giorno
lavora meno, e ci sono dei tempi meno incalzanti per lui e lo stesso dicasi per il
collega che si occupa della giudiziaria, e lo stesso dicasi per il collega che si
occupa di politica, che si occupa di economia, chi comunque deve garantire la
presenza nell’arco di tutta la giornata è il direttore del giornale purtroppo,
perché il direttore del giornale, tranne nei periodi in cui è in ferie o è assente per
altre ragioni, deve essere sempre presente per rispondere ai quesiti che gli
pongono anche i colleghi rispetto ad alcuni problemi che si presentano. La
scrittura non cambia, perché noi stiamo cercando di applicare al giornale online
le qualità definiamole così che uno solitamente cerca di garantire ai suoi lettori
in un giornale tradizionale cioè lo stile, cerchiamo di garantire ai nostri articoli
un certo anche stile nella scrittura, cioè non ci siamo posti il problema di essere
più sintetici meno propensi a puntare sulla qualità cioè noi cerchiamo di dare dei
testi che non siano solo asciutti, esaurienti, cerchiamo anche di dare una certa
qualità nella scrittura quando ci riusciamo cerchiamo di curare anche questo
aspetto, ovviamente poi ci scappa anche l’errore di battitura però quello è frutto
della fretta o del sovraccarico del lavoro, però noi cerchiamo, di, quando è
possibile di dare anche piacevolezza gradevolezza ai nostri testi.”
Vittorio Bruno Stamerra: “Beh, innanzitutto il taglio da dare al racconto, il
giornale online oggi deve misurarsi in tempo reale con il web, con la rete con la
televisione, con tutti gli strumenti che oggi il mondo dell’informazione ha per
essere sul campo immediatamente, e poi, e quindi questo pone un problema di
linguaggio, nel senso che il linguaggio non può che essere un linguaggio
immediato che da immediatamente il senso dei fatti della notizia, tanto più che è
un, è uno strumento che è molto più integrato rispetto alla carta stampata, anche
alla stessa televisione, oggi sulla linea di fuoco della notizia, tu puoi mandare
immediatamente in rete, in stampa tra virgolette, fatti che stanno accadendo in
quel momento e con un semplice telefonino, quindi è chiaro che la realtà è
totalmente diversa, cioè oggi l’integrazione tra testo e immagine deve essere
perfetta, non puoi più barare, quindi il linguaggio, il taglio dell’informazione non
può che essere diversa, oggi i giornali che si fanno soprattutto in provincia nelle
72
testate locali, non può che essere il giornale del giorno dopo, con tutti i limiti che
questo comporta , se prima io impiegavo dieci minuti per leggere un quotidiano
locale oggi ci impiego un minuto, questa è la, mentre su quotidiano online io ci
vado venti volte al giorno, questo è più o meno la differenza. Il modo di
comunicare è totalmente diverso e, le faccio un esempio, qualche mese fa, un paio
di anni fa forse, è stato fatto un grande quotidiano nazionale online, l’età media
dei giornalisti, a parte il fatto di un grosso investimento, ma l’età media dei
giornalisti non superava i 25 anni, e, e c’era una duttilità maggiore degli addetti
rispetto a prima, quando ho cominciato a fare io il giornalista, il giornalista con
la macchina fotografica in mano non esisteva, così come il giornalista non si
poneva il problema dell’impaginazione, non si poneva il problema di come
tagliare una fotografia, non parliamo di grafica perché addirittura in quel
periodo, in quegli anni la grafica non esisteva, la grafica nei giornali è stata
scoperta negli anni ottanta man mano che
la carta stampata emulava la
televisione, oggi i giornalisti dei quotidiani online devono essere capaci di fare
tutto, devono essere capaci di scrivere ovviamente, di raccontare, ma di essere di
saper fare anche l’ipertesto, devono, devono sapere anche di grafica, in qualche
modo e quindi è diversa la figura del giornalista che si impiega nelle testate
online, non so quello che può accadere nel futuro, non so, oggi le situazioni
cambiano in maniera talmente veloce che se lei mi chiede che cosa accadrà tra
dieci anni io non glielo so proprio dire, mentre vent’anni fa, trent’anni fa avrei
saputo già dirglielo, ma oggi è un altro mondo, il giornalista è diverso, il
giornalista oggi, del quotidiano online rispetto al giornalista di una volta, questo
è, è più completo, ecco.[…] (fa riferimento al giornale online) esiste una
possibilità di verifica immediata, perché qui non è, mentre una volta i grandi
lettori dei giornali che avevano la mazzetta compravano 2-3-4-5 giornali al
giorno, oppure i manager o chi era attrezzato ad avere la rassegna stampa, si
stava parlando di legge finanziaria e aveva nella rassegna stampa la posizione
che nel panorama della comunicazione dell’informazione, i vari personaggi le
varie testate riportano, adesso con un semplice click io sul mio telefonino c’ho già
7-10 telegiornali, giornali registrati, ta ta ta ta, passo e vedo immediatamente
come il Corriere della Sera titola rispetto a Repubblica, rispetto ad altri, quindi le
73
differenze si colgono immediatamente, è molto più difficile occultare i fatti, quello
si, perchè non puoi permetterti il lusso di dire questo mattone non è cascato in
testa, perché stai omettendo una notizia così per chissà quale limite che hai nel
fare il tuo mestiere, oggi l’informazione risulta molto più completa rispetto ai
quotidiani online, c’hai la possibilità subito di fare la verifica e se uno buca la
notizia la recupera subito, se vuole recuperarla.”
3.
L’interazione con l’utente e le forme di giornalismo partecipativo
Il web ha modificato le abitudini di produzione e di consumo dei prodotti e del
giornalismo. Il cambiamento è evidente anche nelle piccole realtà come
BrindisiReport.it dove la relazione con gli utenti è ancora più importante. In una
dimensione piuttosto locale, il rapporto con l’utente diventa fondamentale per
creare e mantenere una reputazione. Agli intervistati, perciò, sono state chieste
delle riflessioni sul rapporto tra giornalista e utente, e sul giornalismo
partecipativo.
Roberta Grassi: “(si riferisce al giornale cartaceo) c’erano delle barriere, (con i
giornali online) sono meno elevate, le barriere ci sono e ci devono essere perché
il lavoro giornalistico è un lavoro selettivo, è un lavoro di scelta, perché
l’informazione è una scelta, io non potrei veicolare tutto quello che accade, devo
rispettare i tre criteri fondamentali, cioè devo fare innanzitutto questa prima
scrematura, devo vedere se è vero, se è di interesse pubblico e poi devo vedere di
renderlo in toni, la continenza no, in toni che siano, quindi devo fare prima
questa scelta, già di per sé il lavoro giornalistico è questo, ehm ci sono delle
esperienze come YouReporter che portano il
lettore a diventare addirittura
giornalista ad immedesimarsi nel ruolo del giornalista, anche lì c’è un filtro, c’è
sempre un filtro, le distanze si sono ravvicinate moltissimo però, perché il lettore
ha la possibilità di commentare direttamente su Facebook. Arriva, arriva, prima
arrivare in una redazione da quando ci sono le e-mail, prima c’era la lettera,
bisognava aspettare che arrivasse la lettera, adesso no, l’interazione è
74
immediata, anche dai commenti su Facebook. è più severo e immediato il ritorno
di immagine che ha una notizia, subito, immediato, lo gestisci nella misura in cui
non gli consenti, ma tu non gli puoi consentire di intervenire direttamente, lui può
intervenire direttamente nei commenti di Facebook, nei commenti di Facebook ci
si comporta che ognuno è penalmente responsabile, quindi ognuno è penalmente
responsabile di quello che dice con il suo nome e cognome, nel momento in cui ci
rendiamo conto che oltre alla notizia pubblicata su Facebook, che non è la notizia
ufficiale del giornale, è un veicolo aggiuntivo, c’è il portale del giornale, sul
portale del giornale, dove, per esempio sul nostro, il lettore non può commentare,
altrimenti sarebbe folle o comunque sarebbe un blog, non sarebbe una redazione,
nel momento in cui tu sposti sul social network, crei un flusso sul social network
che è un flusso parallelo di diffusione della notizia, non quello canonico che è il
portale, consente alle persone di intervenire, però lo fanno sotto la loro
responsabilità penale e giuridica soggettiva, dal momento in cui ci rendiamo
conto che ci sono delle informazioni che possono essere lesive, possono essere
eccessive, che superino le regole di decoro che noi stessi imponiamo alla nostra
pagina Facebook, li cancelliamo, li cancelliamo o interveniamo, è importante che
il dibattito, che ogni notizia che si pubblica crei il dibattito, questo è sempre
bello, è sempre meraviglioso, che lo cerei in tutte le forme , ma ti faccio un
esempio recente, nel momento in cui si pubblica una notizia che è una notizia ed è
normale che sia così, che lo stragista di Brindisi è in carcere è dimagrito di venti
chili e che l’avvocato ne sta chiedendo la perizia psichiatrica, l’avvocato sta
facendo il suo lavoro, ne sta chiedendo la perizia psichiatrica nel ricorso in
appello, puntando all’assoluzione, che poi voglio dire che ognuno è libero di
puntare a quello che gli pare ma c’è un giudice, c’è un magistrato, prima
l’accusa e poi il giudice, capi d’accusa e poi il giudice, ma nel momento in cui ci
rendiamo conto che nell’elenco di quei commenti si sta sbagliando, si stanno
usando toni esasperati, non tanto nei confronti dello stragista ma nei confronti
del povero avvocato che sta facendo il proprio lavoro, allora prima interveniamo,
innanzitutto interveniamo, e facciamo un lavoro giornalistico, a ricordare che
innanzitutto la notizia non è quella, che l’avvocato sta facendo il suo lavoro,
attenzione moderate i toni, perché comunque l’avvocato sta facendo il suo lavoro,
75
sta garantendo il diritto alla difesa di un imputato, in primo luogo, nel momento
in cui ci sono delle affermazioni che sono lesive o comunque vengono spiattellati
sotto quella notizia ,magari elementi, dati che riguardano la vita privata coperti
da privacy quelli coperti da privacy soprattutto, noi abbiamo l’obbligo di
cancellarli, per forza di cose.”
Ci sono stati episodi di giornalismo collaborativo?: “si, spessissimo succede, con
le foto, con i video, e nel caso ci sono dei fatti che colpiscono molto
l’immaginario collettivo, c’è stato, avviene in occasione dell’incidente stradale,
se salta un autovelox che viene investito e travolto, se passa qualcuno di lì molto
spesso ci ritroviamo il video in posta, succede, è capitato, usano la posta di
Facebook, è capitato nel caso in cui, capita spesso quando il lettore sente
l’esigenza, attraverso quello che fa, di denunciare qualcosa, e quindi ormai chi ti
fornisce la notizia, chi chiede il tuo intervento, ti manda anche la fotografia,
sempre, la fotografia sempre, è successo per esempio, nel caso in cui c’è stato il
naufragio l’estate scorsa, il naufragio di uno yacht , dove si è ritrovata tantissima
gente a vedere in diretta le operazioni di soccorso, ritenevano, sbagliando, perché
poi si è appreso che stavano sbagliando, che ci fossero stati problemi, errori nella
gestione della macchina del soccorso, lo hanno documentato e ci hanno fornito
già il video, cioè ce lo hanno rappresentato attraverso il video, poi c’è da dire poi
che l’altra faccia della medaglia è che molto spesso chiedono, molto spesso
pretendono l’anonimato, molto spesso. vogliono l’anonimato in uscita. Non si può
parlare di contributi anonimi perché nel momento in cui io posseggo le generalità
e mi si chiede di non divulgarle non è un contributo anonimo è un contributo che
io so da chi mi è arrivato, dove stava, chi era, chi non era e nel momento in cui
dovesse essere sequestrato il video dalla procura della repubblica io sono in
grado di dire come l’ho ricevuto, da dove è arrivato, chi lo ha girato, non è una
lettera anonima, il contributo non è anonimo è la divulgazione che lo è, però
talvolta no, talvolta si, i contributi ormai sono tantissimi, sembra che il mestiere
del giornalista sia il mestiere più invidiato al mondo, tutti vogliono fare i
giornalisti, se sapessero quanto ci pagano (sorriso con sospiro, ironico).”
A proposito del crowdfunding: “può essere molto utile o molto pericoloso, è come
il rapporto tra l’elettorato e il parlamentare, ci vuole il divieto di mandato
76
operativo, il giudizio deve essere indipendente nella selezione ed il finanziamento
pone inevitabilmente da parte di chi finanzia, anche chi ha versato soli 5 euro
pretende sempre qualcosa, ma io sono parzialmente d’accordo, dico sempre che è
bene, che vadano chiariti tutti i ruoli prima che questa cosa si possa fare perché
non si deve arrivare, che se io ho finanziato “Servizio Pubblico” con 5 euro,
perché loro hanno fatto proprio così, debba pretendere, poi , debba influire, può
pesare nella scelta, nelle scelte, nelle decisioni, è bene che si affermi sempre
l’indipendenza assoluta tanta dallo sponsor quanto dal piccolo finanziatore , per
chi fa il lavoro giornalistico, nella scelta della notizia. Bisognerebbe provare,
sono tutte cose sperimentali, cioè io sono convinta che il web debba restare
gratis, deve restare , l’accesso al web debba restare gratis, trovo assurdo quello
che fanno Repubblica e Corriere che si fanno pagare la pagina 9 centesimi,
perché non siamo in una fase in cui, il lettore di fronte a 9 centesimi non acquista
la pagina, è matematico, d’altro canto abbiamo necessità di forme di
finanziamento, io sono contraria all’intervento del lettore di fronte alla scelta
della notizia, no sono favorevole all’ipotesi che il lettore possa finanziare una
notizia piuttosto che un’altra, perché il lettore non è un giornalista, il lettore può
finanziare il prodotto che faccio io però, non una notizia piuttosto che un’altra,
perché altrimenti si potrebbero creare dei paradossi, delle class action che
convogliano l’informazione secondo l’interesse, lobby, secondo interessi di
particolari categorie di persone come si sono creati anche nel cartaceo giornali
finanziati da lobby o anche da categorie di persone, la scelta del prodotto non la
fa neanche l’editore, la fa il giornalista, deve essere un procedimento a
posteriori, se ti piace la finanzi, ma no che scegli tu che cosa devo fare io, perché
altrimenti non ha senso, è informazione pilotata, io devo rispondere solo e
unicamente al mio ordine alle regole che mi, alla regolamentazione deontologica
del mio ordine, ai criteri fissati dalla legge alla scelta o alla non scelta della
notizia anche ad un discorso di massa di gradimento di interesse ma a principi
che non possono essere stabiliti dalla moneta, quindi vanno benissimo le forme di
finanziamento purchè non siano forme di condizionamento a priori, nella scelta,
perché si possono creare dei gruppi di interesse, e lì parliamo di censura
preventiva, di informazione pilotata, va sperimentato e anche in quel caso va
77
sperimentato, nel cartaceo, è questo il punto, l’intervento del finanziatore lettore
è a posteriori, io faccio il prodotto tu decidi se comprarlo, e il prodotto è finito, se
tu intervieni nella scelta di quello che devo fare io ne sono automaticamente
condizionato, secondo me è una minaccia , è la mia idea.”
Marcello Orlandini: “l interazione con l’utente è un problema complesso perchè
richiede una redazione molto più numerosa di quella che abbiamo noi proprio per
questa ragione noi non abbiamo scelto di ammettere i commenti direttamente in
calce ai nostri articoli, come fanno invece grandi testate nazionali, o comunque le
testate web legate alle testate nazionali delle reti nazionali perchè richiederebbe
diciamo la presenza di uno più amministratori che si dedicano solo a questo
compito, noi francamente non abbiamo la struttura organizzativa per fare ciò
quindi noi abbiamo fatto una scelta di amministrare solo i commenti che
riceviamo sul social network, Facebook. noi rispondiamo ai commenti
che
evidentemente rilevano un interpretazione errata dell’articolo oppure che
contestano dell’articolo passaggio o impostazioni che noi riteniamo giuste e
allora per dovere di chiarezza nei confronti dei lettori, interveniamo, o
interveniamo anche per rimuovere commenti che non mancano, purtroppo, che
sono offensivi nei confronti di altre persone, quelli vengono rimossi oppure
vengono diciamo cancellati, oppure facciamo in modo che non compaiano e che
siano visibili solo a chi li ha postati o ai suoi amici.
Ci sono stati episodi di giornalismo collaborativo?: “si noi gli riceviamo
principalmente attraverso due sistemi o la posta di redazione oppure la posta
della nostra pagine Facebook che ci consentono di ricevere notizie molto spesso
anche foto e video realizzati dai nostri lettori; cito un caso solo, nell’estate del
2012 ci è stato il rischio di annegamenti a catena durante una mareggiata sulla
costa nord del capoluogo, dove ci sono gli stabilimenti balneari particolarmente
attrezzati, che non sono sfociati in tragedia perché i bagnanti hanno organizzato
una catena umana che ha consentito di raggiungere il gruppo di persone in
difficoltà ad alcune decina di metri dalla riva ecco questo è avvenuto in pochi
minuti, in 10 minuti, in un quarto d’ora, nessun giornale, nessuna testata è
riuscita ad arrivare sul posto in tempo utile per riprendere questo evento, noi
78
siamo riusciti a farlo vedere materialmente, realmente ai nostri lettori, perché
una delle persone che erano presenti sulla spiaggia col sul smartphone ha
realizzato un video e ce l’ha mandato e noi siamo stati in gradi di fare vedere il
video di questo salvataggio di massa diciamo che ha impegnato l’intera
popolazione di una spiaggia a nord di Brindisi nell’operazione di soccorso. Noi
chiediamo all’utente, rispondiamo e chiediamo, intanto, se vuole essere citato, se
lui accetta noi diciamo che le foto ci sono state mandate dal lettore tizio e caio, se
lui questo contributo video o anche testuale ritiene che debba rimanere anonimo,
noi garantiamo l’anonimato certifichiamo che la lettera il messaggio erano
firmati che però su richiesta di chi ce le ha inviati rispettiamo l’anonimato ecc.. e
ovviamente noi ci assumiamo le responsabilità di ciò che pubblichiamo”
Vittorio Bruno Stamerra: “questa cosa non ha ancora avuto un grande successo
eh, c’è stato Gore il vicepresidente degli Stati Uniti d’America che ha lanciato
una sua testata giornalistica fatta con questo spirito, cominciamo col dire che i
patiti della rete sono ancora, non sono ancora la maggioranza dei lettori, sono
tanti , stanno crescendo, però ancora non sono in grado di esser gli unici, come
dire, capaci di, gli unici in grado di, non sono gli unici ecco. Questa cosa
funziona in termini di integrazione, di rapporto più diretto, meno formale che c’è
tra il lettore del quotidiano online mentre nella carta stampata il lettore non
poteva interagire direttamente ma doveva scrivere la lettera e tu ricevevi la
lettera il giorno dopo o a distanza di due giorni, tre giorni, e dovevi fare dare lo
spazio nelle lettere, adesso immediatamente tu vai nell’infinito della rete e tu
immediatamente rompi un diaframma, e c’è la reazione e ci può essere anche la
partecipazione, quindi con effetto immediato, se tu dici una cosa immediatamente
tu raccogli le reazioni e quindi sai già, d’altra parte quelli che fanno i sondaggi,
lavorano con questo metodo.” funziona nella misura in cui c’è un interesse c’è un
interesse, nella misura in cui io non sto mandando in rete anche attraverso i miei
figli, le persone , i giovani che frequento, loro hanno un rapporto quasi, come
dire di gruppo, di comunità tra di loro, io stasera sto andando a vedere Checco
Zalone, e lo fanno sapere a mezzo mondo, io invece stasera voglio stare per i
cazzi miei, perché lo devo dire a mezzo mondo, ho reso l’idea?, quindi è un
79
problema di metodo e di merito, di metodo perché ci sono ambiti, per carità se tu
devi andare con la tua ragazza, o se tu stasera c’hai voglia di andartene ad
ubriacare perché lo devi dire ad altre cinquanta persone?, e dall’altra di merito
perché rilanciare in rete tutta una serie di informazioni, bisogna vedere fino a che
punto l’informazione che mi stai riversando mi interessa, altrimenti non la
guardo, perché dovrei guardare tutti, io ogni tanto quando ho voglia di andare, io
non ci sto su Facebook, non ho voglia proprio di essere catalogato, io non c’ho
Twitter, non c’ho niente, non mi frega niente, ogni tanto viene qualcuno, mi
manda messaggi cose per aderire a, io gli mando una mail privata, dico, io sono
lo stesso tuo amico però non voglio venire sui social network, non mi va, ho reso
l’idea?, né mi va di, io so che c’ho migliaia di lettori, quando scrivevo per
BrindisiReport, avevo, forse ero la firma che più riscuoteva lettori, e so pure che
quello che scrivevo io provocava reazioni parolacce, ma perché devo infelicitarmi
nella vita, io la sera se ho voglia di andare in un posto a farmi una passeggiata io
ho voglia di essere sereno, perché se incontro qualcuno che ha detto che se
Stamerra è cornuto io devo guardarlo sottecchi, così per non andarlo a prendere
a calci, ho reso l’idea?, perché poi l’anonimato, il cosiddetto anonimato della
rete consente tutte le libertà, anche le libertà più bestiali, ma che me frega a me,
ma io non ci voglio stare, ecco perché, questi sono i salti generazionali.”
4.
La legislazione italiana e i giornali online, un mondo da scoprire.
Spesso succede che l’ordinamento giuridico non riesca a reggere il passo dei
cambiamenti sociali e culturali di una società su problematiche nate
dall’evoluzione dei costumi, delle abitudini o dallo sviluppo di nuove tecnologie.
Nascono problematiche nuove che richiedono l’intervento del legislatore ma che
per la loro complessità sono difficili da regolamentare, si creano così dei vuoti
legislativi, delle zone franche, in cui il cittadino non può che usare le regole del
buon senso per ovviare a questa mancanza. Il web, internet e il progressivo e
incessante sviluppo delle tecnologie ad essi legate hanno introdotto nuovi quesiti a
cui l’ordinamento giuridico italiano non ha ancora saputo dare una risposta. Si
80
parla per esempio delle garanzie legate alla tutela del diritto alla privacy. Nel
giornalismo online alcune di queste questioni in sospeso sono legate all’accesso
alle informazioni e a quello che viene chiamato diritto all’oblio. Per questo
motivo agli intervistati è stato chiesto se secondo loro ci sia bisogno di una
regolamentazione ad hoc, se la redazione di un giornale online cioè debba avere
una regolamentazione, a livello legislativo, differente rispetto a quella di un
giornale cartaceo, e quali siano gli ambiti in cui la mancanza di questa
regolamentazione si fa più critica.
Roberta Grassi: “Si, Si, è work in progress perché il giornalismo è esploso, il web
è esploso, ancor prima che lo si potesse regolare, quindi così come, questa cosa
anche a prescindere dal lavoro giornalistico, così come nella trasmissione di
documenti, la firma digitale, si cercano strumenti che possano regolamentare il
flusso di dati sul web, anche dal punto di vista normativo per quello che riguarda
i giornali online credo che, che si stiano facendo dei passi un po’ graduali, che
più che altro la posizione è questa, il giornalismo online va avanti ed il
legislatore insegue cercando di limare o di eliminare, di regolamentare, sulla
base dell’esperienza quello che non va, però effettivamente, sono due tipologie di
informazioni, quella su carta e quella sul web, che non possono essere equiparate
ed è proprio per quel discorso che facevo prima sulla scelta consapevole, il web
mi capita, tu ti ritrovi ad essere lettore senza sapere nemmeno di esserlo, senza
nemmeno sapere di stare fruendo di un contenuto giornalistico , andare in un
edicola presuppone tutto quello che dicevamo prima, scegliere, fare, andare,
comprare e l’immediatezza e l’ampiezza dei confini, amplifica notevolmente il
rischio di diffamazione di lesione dei diritti di qualcuno, e c’è un altro elemento
che per me è fondamentale, la permanenza, il web non scade, il contenuto tu te lo
vai a guardare e a riguardare tutte le volte che vuoi, la foto di un arrestato, è
vietato pubblicare la foto di un arrestato con fascetta, manette, però è una
consuetudine anche perché è punita con un’ammenda quindi si corre il rischio
non è niente di grave, pubblicare una foto di un arrestato sul web significa far si
che ne rimanga traccia , anche se lo cancelli, per l’eternità, anche se questa
persona viene assolta, la traccia della tua fotografia, che poi magari non la trovi
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più, la trovi su un quadratino ripresa da quell’altro che l’ha ripresa da
quell’altro, cioè non , non riesci a limitarlo e in questo momento non c’è una
disposizione che vieti la pubblicazione di alcuni contenuti sul web che invece sono
pubblicati sul cartaceo, cioè non viene tenuta in considerazione la differenza
pazzesca di diffusione della notizia. Mi riferisco al diritto all’oblio, ma no solo al
diritto all’oblio, al minimo mi riferisco al diritto all’oblio, perché il diritto
all’oblio presuppone che se io che sono stato condannato, ad un certo punto
qualcuno la debba smettere di pubblicare, pur avendo , cioè pur essendo stata
lecita la pubblicazione della notizia una volta, a un certo punto bisogna obliare,
nel caso della diffamazione, che è ancora peggio, cioè non parliamo di diritto
all’oblio, cioè se io sbaglio persona se io pubblico uno che poi viene assolto non è
diritto all’oblio, è un errore, rimane, rimane sul web la lesione della dignità di
una persona, della sua reputazione, che il cardine della diffamazione diciamo che
trova un supporto enorme, diciamo gigantesco rispetto a quello che è un giornale
cartaceo, ad esempio questo non è regolamentato. E poi c’è un altro aspetto
fondamentale che non è penale, ma è quello della regolamentazione del contratto
giornalistico, del contratto giornalistico di come devono essere regolamentate le
redazioni, i giornali al di sotto di un certo fatturato possono non avere un
direttore responsabile che sia pubblicista o professionista, non devono registrarsi
presso il tribunale ancora, cosa che è assurda perché nascono migliaia di realtà
minuscole, locali e ci vuole un direttore responsabile, perché quella è garanzia
che lì dietro c’è un lavoro giornalistico e non un lavoro di blog un lavoro fatto da
persone che hanno dei titoli che fanno parte di un ordine e quindi sono sottoposti
alla disciplina, alla deontologia di quell’ordine e anche alle scansioni disciplinari
in caso di sanzioni, disciplinari no penali, e poi c’è un discorso proprio riguardo
al contratto giornalistico e l’inquadramento dei giornalisti sul web, ancora non si
capisce bene come devono essere strutturate le redazioni che tipo di contratto
quali sono i ruoli, nel giornale sai che ci sono il direttore, il vicedirettore,
caporedattore, vice caporedattore, caposervizio, vice caposervizio, redattori,
redattori ordinari e, inviato, c’è una piramide gerarchica di ruoli, nel web è tutto
un po’, tutti fanno tutto, il direttore non sempre ha un contratto da articolo 1,
82
mentre in un giornale è impensabile fare un contratto ad un direttore senza
articolo 1, non puoi avere un contratto co.co.co. non puoi proprio.”
Marcello Orlandini: “il riconoscimento della particolarità dei giornali online non
può venire dalla legge dello stato, la legge dello stato comporta per i giornali
online gli stessi obblighi che comporta per i giornali tradizionali, cioè l’obbligo
della registrazione, l’obbligo dell’iscrizione ai registri presso i tribunali
competenti, l’obbligo adesso più recente di fare l’iscrizione al ROC che è il
Registro degli Operatori della Comunicazione, e un giornale online, la società
editrice è libera, perché poi questo è facoltativo, di iscriversi o meno alla
federazione italiana degli editori, o meno, questo non è un problema, però
diciamo l’attività dei giornali online è regolamentata dalla legge, così come è
regolamentata quella dei giornali tradizionali senza fare distinzioni, purtroppo
l’unica distinzione che si dovrebbe apportare adesso è quella diciamo tra
virgolette disciplinare nel senso che nelle varie discussioni incorse in parlamento
su le pene da erogare per i reati a mezzo stampa, vedi quello di diffamazione, si
vorrebbe inserire un’aggravante per un reato se commesso attraverso un mezzo
di informazione online, quindi diciamo, questo è lo stato dell’arte. Gran parte
della peculiarità di questa attività dovrebbe essere riconosciuta in sede di rinnovo
del contratto nazionale del lavoro, che per i giornalisti online ancora, pur
trattandosi di giornalisti che a volte fanno un lavoro ancora più gravoso di quelli
del giornale tradizionali, prevede addirittura compensi tabellari inferiori, quindi
ci sono queste incongruenze, quindi c’è un problema di riconoscimento formale e
normativo, lavorativo, c’è un problema che riguarda diciamo forse la legislazione
nazionale, forse non è giusto che ci siano delle leggi particolari per il giornale
online, in fondo si tratta sempre di informazione, l’unica cosa è che i veri temi da
affrontare sono altri secondo me, e che vanno risolti che dovrebbero essere
diciamo orientati da nuove linee guida, come per esempio quelle del diritto
all’oblio, nel senso che se io vengo arrestato processato, condannato, della mia
storia rimarrà traccia per quanto riguarda i giornali cartacei, in un archivio di
un giornale, nell’archivio di una biblioteca provinciale o comunale che fa la
83
raccolta di quel giornale e comunque io sarò rintracciato tra vent’anni solo da
una persona che sfogliando quei giornali si può imbattere nelle mie vicende di
vita pregresse, mentre rintracciare le mie vicende di vita pregresse è facilissimo,
cioè basta digitare il mio nome e vengono fuori anche a distanza di cinque anni le
mie vicende del passato, anche quando io ho saldato quel debito, sono diventato
un’altra persona, è chiaro, è una cosa che peserà per sempre, come diciamo, una
coscienza virtuale, sempre costantemente presente ma è anche accessibile a tutti,
quindi si dovrebbe decidere, secondo me, di comune accordo a livello nazionale a
livello mondiale, a livello internazionale, quando alcune cose vanno sottratte
all’accesso pubblico, non cancellate, perché poi nell’archivio io le posso pure
tenere, le tecnologie mi consentono di rimuovere un articolo un servizio dal web
ma di trattenerlo, per mio uso esclusivo, nel mio archivio, però bisogna chiedersi
se è giusto che un reato commesso dieci anni fa resti traccia a distanza di tanto
tempo a condizionare la vita di una persona che magari dopo aver pagato il suo
debito cambia nazione va a lavorare dall’Italia in Irlanda e allora il datore di
lavoro furbo va su internet digita il suo nome e scopre che la persona che gli sta
di fronte ha commesso un furto d’auto ma poco gli importa che cinque anni dopo
abbia finito di pagare il suo debito o che sia diventata una persona ineccepibile
che sia sposata, abbia una vita regolare, quel vecchi problema può costituire un
danno diciamo di immagine, anche un danno economico ad una persona, faccio
un esempio ancora più calzante, io da giovane commetto dei reati, quindici anni
dopo mio figlio adolescente scopre che suo padre, navigando sul web scopre che
suo padre è stato protagonista di una vicenda che non gli ha mai raccontato e
allora ovviamente capite che si creano dei problemi sociali personali umani e
anche economici a volte di una certa portanza, allora come si risolve questo
problema , il diritto all’oblio è giusto, non è giusto riconoscere il diritto all’oblio
a una persona, e questo è un tema per esempio, perché il web ha cambiato
diciamo la vita di tutti, la memoria degli eventi, questa è una cosa da risolvere, io
quando devo rendere inaccessibile il mio archivio, perché il meccanismo è
semplice, voi sapete che c’è Google o un altro motore di ricerca che
incessantemente per tutto l’anno ogni decimo di secondo dell’anno, è sempre alla
ricerca delle notizie e le immagazzina, ok, io rimuovo dall’accesso pubblico la
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notizia di un reato commesso da una persona ma di questa notizia continuerà a
rimanere traccia sul web, almeno del titolo, certo se io la rimuovo dal mio
articolo se uno clicca quel link arriverà in un punto in cui dice articolo non
trovato, immagine non trovata, pagina non trovata, ma se quella pagina è stata
copiata da un altro blog che la tiene online è sempre visibile, è chiaro, perché
Google , se io rimuovo la notizia il motore di ricerca, dopo che sono passati tre
mesi, rimuove anche il link automaticamente, è chiaro, però se, solitamente
succede questo, però rimane il titolo di quel fatto su web, anche se poi la ricerca
non ti porta a nulla, quindi ci vorrebbero meccanismi da concordare da provider,
server, informatori eccetera. Noi riceviamo continuamente richieste di rimozione
di articoli, a volte sono immotivate perchè ci sono degli avvocati che lo fanno con
tono anche intimidatorio e intimativo, “la invito a rimuovere quell’articolo
perché danneggia il mio cliente”, non è che ti contestano l’esattezza o
l’inesattezza dell’articolo, ti contestano il fatto che quell’articolo danneggia il
suo cliente, le sue attività lavorative, noi gli rispondiamo, quando il tono è
intimidatorio o perentorio, gli rispondiamo con un tono adeguato, “lei ci
trasmetta le sentenze in base alle quali il suo cliente è stato ritenuto estraneo, è
stato assolto dagli addebiti e noi volentieri le pubblicheremo, e non ci scrivono
più, dopo tutte le minacce di querela, no scrive più nessuno. Un’altra cosa è se mi
telefona una persona per cortesia, o mi scrive, io ho sbagliato, ho fatto questo, ho
fatto quello, però per favore mi hanno rifiutato la richiesta di lavoro, mi fate la
cortesia, io in quel caso volentieri senza avvocati, quella persona la accontento,
diciamo perché io alla fine non ci perdo niente a cancellare una cosa di tre anni
fa, è nel mio archivio quando mi serve io la trovo. Si succede non spessissimo ma
c’è, solitamente sono vicende penali, noi abbiamo avuto un caso, per esempio, ma
non solo penali, per esempio c’è una famiglia di Cellino San Marco, secondo me
di persone fuori di testa, non so se è vero, che mo’ con tutti sti film che fanno ti
vengono pure i dubbi. Sostanzialmente uno di loro, un ragazzino, dice che aveva
visto un’immagine che si muoveva in un quadro, insomma praticamente tutti i
famigliari si erano convinti che fosse posseduto, sono andati dal parroco è
successo un casino, questo ha dato in escandescenza poi è successo ad un altro
parente, insomma è andata l’ambulanza e se li è portati via tutti, in ospedale, in
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psichiatria a brindisi, noi questa storia l’abbiamo raccontata, naturalmente senza
fare i nomi dei soggetti. L’abbiamo raccontata dopo aver parlato col parroco e il
maresciallo dei carabinieri che sono andati sul posto e hanno detto che quella
cosa era successa davvero, perché hanno chiamato il parroco che volevano
l’esorcista il coso, nu casino, no. Oh, dopo un anno telefona un parente di questi,
avvocato, perché stesso cognome, vi intimo di togliere immediatamente quella
notizia dal coso perché pa pa pa pa. Io gli ho scritto “caro avvocato, siccome si
tratta di fatti di cronaca ampiamente verificati ed incontestabili perché ci sono le
relazioni del 118 che noi abbiamo consultato” gli ho detto io, le relazioni dei
carabinieri la testimonianza del parroco, lei può fare tutte le denunce che vuole
se il tono che utilizza è questo e poi vediamo, ci vediamo in tribunale, poi quello
sai, ha preso il telefono mi dovete fare la cortesia che quelli non stanno bene di
testa, il figlio, il bambino, i parenti a Milano. Allora avvocato se lei la mette su
questo piano io le vengo incontro se me lo chiede gentilmente io accolgo le sue
richieste le richieste dei parenti e lo metto da pubblico a privato, io un bottoncino
devo premere, tanto la gente le cose se l’è lette […] quindi io applicando il diritto
all’oblio secondo i miei criteri l’accontento e la tolgo[…] io alcuno fattacci,
tranne i fatti di particolare rilievo, li toglierei proprio, perché alla fine, no, se uno
me li chiede io glielo faccio se uno vuole fare una ricerca, chiama me e io lo
faccio accedere all’archivio con una chiave d’accesso particolare, o gli mando i
pezzi, però questo è un problema dai.”
Vittorio Bruno Stamerra: “la legge sulla stampa in Italia fino a qualche settimana
fa non prevedeva nessuna funzione per i giornali online, fino a qualche tempo fa
non era prevista neanche una obbligatorietà di una direzione responsabile, per
cui, io credo che parecchi problemi che riguardano i quotidiani online non siano
altro che un segmento di problemi molto più vasti che nel mondo della
comunicazione dell’informazione è stato introdotto dalla rete, da internet, per cui
è la, come si fa ad impedire ad un cittadino qualsiasi che va in rete di mettere le
notizie le informazioni che vuole, va bene, visto che la rete è libera e poi diciamo
che la scelta la fa il mercato, il cittadino, ho reso l’idea? Questo è chiaro, che c’è
bisogno comunque che il legislatore dovrà risolvere certi problemi, penso ai
86
problemi della sicurezza, all’informazione sicura della salute dell’ambiente, che
cosa può accadere se non c’è una verifica alle notizie che ogni giorno la rete ci
manda nei nostri computer nelle nostre case, è chiaro che l’autorevolezza della
fonte fa la differenza, noi non possiamo pretendere che la gente, conosca
l’autorevolezza della fonte, non possiamo pretendere che la gente sia tutta
acculturata, e scientificamente adulta. La legge , il legislatore deve trovare una
risposta a questa domanda, una risposta qualunque, ma una risposta che rispetti i
principi di libertà, di autonomia, per carità, ma proprio perché sappiamo che la
libertà ha bisogno di non scader in altro, perché resti libertà. (a proposito del
diritto all’oblio) Innanzitutto io credo che , le notizie che si vogliono mantenere
segrete possono essere benissimo mantenute segrete e si sa come tenerle segrete,
ci sono gli esperti di queste cose, e quindi, il problema è che le tecnologie che
cosa, che risposte potranno darci tra cinque, dieci, vent’anni. Se esiste un grande
cervello in grado di immagazzinare dati di tutti il pianeta all’infinito, se non sia
necessario ripulire questi contenitori, che non saprei come chiamare, li chiamo
contenitori, questi archivi, ma poi credo che sia un problema tecnico, perché la
rete comunque è un fatto di libertà, la rete ti deve garantire. Io mi sono divertito
,adesso non ricordo più che sito è, mi sono divertito anni addietro ad andare su
un sito americano che aveva messo in rete i nomi di tutti gli immigrati giunti negli
Stati Uniti d’America dalla fine dell’ottocento fino al 1920-30 queste emigrazioni
bibliche dall’Italia e dall’Europa, e ho trovato delle cose interessantissime, cioè
io mettevo dentro uno dei nomi o dei cognomi della mia famiglia, tanto per dire, il
cognome Stamerra, no, andavo lì e mi dava l’elenco di tutti gli Stamerra che
erano entrati negli Stati Uniti, la data, la nave, la provenienza. Allora mi pongo
la domanda, diritto all’oblio, il nonno dell’attuale candidato a sindaco di New
York che si chiamava de Blasio, il sindaco, ha diritto a che nessuno sappia che lui
è figlio di immigrati abruzzesi? Cioè c’è un diritto da parte del cittadino a dire io
non voglio che gli altri sappiano le origini della mia famiglia e, non lo so io come
si può risolvere il problema, non lo so, non so come si può impedire una cosa del
genere. Cioè, io oggi Stamerra, che sono la quinta generazione di un mio avo che
nel 1880 decise di andarsene in America immigrati, posso dire io agli americani,
voi non dovete, e che titolo c’ho io? Cioè mi sembra un discorso, molto, molto tra
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persone che vogliono cercare il pelo nell’uovo, non lo so, non mi pongo manco
sto problema. […] lì, siamo sempre al solito, siamo sempre al solito, cioè tra chi
dice io ho pagato la mia pena, si però tu sei stato protagonista di un fatto
pubblico, qual è un processo, qual è un evento, ho reso l’idea? Per cui il fatto
dell’oblio rispetto alla cronaca, allora stiamo mettendo l’oblio, il diritto all’oblio
per i protagonisti di quei fatti, e stiamo invece impedendo il diritto di cronaca, in
che modo il diritto all’oblio non contrasta con il diritto di cronaca? Perché io
anche tra trent’anni voglio raccontare quello che è accaduto un giorno del
novembre 2013 in quel di via di Catignano a Brindisi, perché non posso
raccontarlo? Se la notizia ha un valore pubblico, se io sto svolgendo un ruolo
garantito dalla legge, qual è il diritto di espressione, se io sto raccontando i fatti
nel pieno rispetto della legge, perché non posso citare fatti vecchi per il solo fatto
che sono entrati nel diritto all’oblio? E chi stabilisce il diritto all’oblio? Le ho
fatto l’esempio dei miei avi emigrati in America nel 1880. Io ho ancora diritto a
chiedere l’oblio per una notizia che riguarda un mio pro pro zio? E certe volte si,
si montano delle polemiche su fatti che sono del tutto marginali, irrilevanti, di
novità, penso.”
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NOTA METODOLOGICA
Il lavoro di ricerca qui svolto, nasce da una mia esperienza personale. Durante i
tre anni degli studi per il conseguimento della laurea magistrale in Sociologia e
Ricerca Sociale presso l’Università del Salento, ho collaborato con la redazione di
BrindisiReport.it per la realizzazione di un’idea del Direttore del Dipartimento di
Storia, Società e Studi sull’uomo, il professor Vitantonio Gioia, la progettazione
di un giornale online universitario, quello che poi sarebbe diventato
Unireport.Unisalento.it. La collaborazione per la realizzazione di Unireport mi
ha permesso di passare molto tempo a stretto contatto con il direttore responsabile
di BrindisiReport.it, Marcello Orlandini, e con gran parte della redazione.
All’epoca dei fatti non avevo ancora maturato la scelta di svolgere la mia tesi di
laurea sul tema del giornalismo online, dunque, quelle che nella metodologia della
ricerca sociale vengono chiamate osservazioni partecipanti, io le ho svolte senza
pretesa di scientificità, ma credo che in questi tre anni abbia avuto, ampiamente,
modo di verificare o almeno di constatare, a distanza ravvicinata, molti aspetti
degli argomenti che riporto in questa tesi. Se di metodo scientifico si può parlare,
la ricerca si fonda, oltre che sul mio periodo di collaborazione trascorso nella
redazione di BrindisiReport.it, sulla ricerca e l’interpretazione di dati statistici sul
tema dei media ripresi da fonti certificate come il Censis, Nielsen, Audipress e
Audiweb, e su tre interviste semi strutturate, della durata di circa 1 ora ciascuna, a
quelli che ho ritenuto essere degli osservatori privilegiati del mondo del
giornalismo online e in particolare della piccola realtà locale quale è
BrindisiReport.it. Se mi si chiedesse di dar conto del mio metodo di ricerca
rispetto al dibattito qualitativo/quantitativo, risponderei soltanto che, per il mio
modo di vedere le cose, il mio lavoro non ha alcuna pretesa di scientificità,
almeno per quel che riguarda le osservazioni e le interviste, il mio intento è stato,
qui, cercare di far emergere i cambiamenti in atto, legati allo sviluppo di nuove
tecnologie della comunicazione giornalistica che in qualche modo modificano il
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modo di pensare e agire degli individui che con essi vengono a contatto.
Prendendo in esame il singolo caso di BrindisiReport.it ho puntato lo sguardo
sulla percezione del cambiamento che vivono le persone che lavorano nel campo e
che di questo campo, ne fanno esperienza, pensando che potesse essere utile, ai
fini della ricerca, per avere un’idea dell’intensità del mutamento. Mi è sembrato,
dunque, naturale riportare, per intero, i concetti emersi dalle conversazioni
utilizzando le parole degli intervistati. Ad ogni modo, le interviste sono state
registrate e trascritte interamente e ne conservo i file.
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CONCLUSIONI
Il web con le proprie grammatiche narrative e con le nuove dinamiche relazionali
ha costretto anche il giornalismo ad adattarsi e a prendere coscienza delle inedite
pratiche di produzione e consumo che hanno ridisegnato l’ecosistema informativo.
La costrizione di fronte alla quale è venuto a trovarsi il mondo del giornalismo è
quella che alcuni autori hanno chiamato rimediazione, la rielaborazione, cioè, dei
media analogici da parte di quelli digitali, in questo caso il passaggio del
giornalismo dal cartaceo al digitale. Questo spostamento di mezzo, inteso proprio
come strumento di comunicazione, come supporto, è in grado di evidenziare la
forza e la grandezza della teorizzazione di McLuhan “il medium è il messaggio”.
Non è il contenuto della comunicazione a modificare il pensiero e l’agire umano
ma il mezzo stesso, perché il messaggio di un mezzo o di una tecnologia è
contenuto nel cambiamento e rinnovamento di proporzioni, di ritmi e di schemi
che introduce nei rapporti umani. Uno storico della comunicazione e studioso del
pensiero di McLuhan, Peppino Ortoleva, ha sintetizzato in maniera ancora più
chiara questo concetto dicendo che “i media sono metafore”. La parola metafora
nell’etimologia greca, parte dal concetto di trasportare per arrivare all’idea di
trasformare, perciò ciò che Ortoleva voleva dire è che i media trasportano il
messaggio e nel trasportarlo lo trasformano. Questo è quello che si è voluto
dimostrare in questo lavoro, il trasporto e la trasformazione legata al trasporto, del
giornalismo online, nella convinzione che il trasloco dal mezzo dalla carta
stampata al mezzo web rientri a far parte di un cambiamento più esteso come
quello della liquefazione della modernità di cui parla Bauman. Si è cercato così di
mettere in risalto le particolarità del mezzo giornale online, le innovazioni come la
tempestività, l’interattività, la multimedialità, l’abbattimento dei limiti di spazio,
ma anche i limiti come i modelli di finanziamento, ancora non del tutto sicuri. E
per scoprire come alcuni dei soggetti coinvolti da vicinissimo stanno reagendo a
questa modificazione di pensiero e azione che si concretizza nell’adattamento a
proporzioni, a ritmi e a schemi diversi si è voluto prendere in considerazione un
caso studio concreto, BrindisiReport.it, il giornale locale della provincia di
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Brindisi, nella convinzione che solo attraverso questi soggetti avvantaggiati
nell’osservazione per la loro posizione ravvicinata, si potesse avere una misura di
questo cambiamento, un racconto attraverso le vite di ognuno degli intervistati del
mutamento del mezzo come metafora.
Dunque per dirla con il giornalismo, Who? I protagonisti di questa storia sono i
giornalisti, i lettori e tutti gli utenti dei giornali online, tutti quelli che cliccano un
articolo su un giornale online e tutti i giornalisti che di buon ora cominciano il
loro lavoro per una testata digitale, e quelli che abbiamo chiamato prosumer , i
consumatori e i produttori di informazione. Poi What? Il medium, il mezzo di
comunicazione giornale online, internet e il cambiamento apportato dalla
rimediazione del mezzo, dal passaggio, cioè, del giornalismo dall’analogico al
digitale, dal cartaceo all’online. When? Da almeno un decennio, dall’esplosione
del web e dall’inizio del processo di alfabetizzazione digitale, adesso e per il
futuro prossimo. Where? Nel web, sui siti di testate online e sui social network
che siano accessibili dal computer, da tablet o da smartphone, e su qualsiasi
supporto con un accesso ad internet. Ed infine Why? Perché lo sviluppo e
l’evoluzione di nuove tecnologie della comunicazione hanno imposto al
giornalismo l’esigenza del cambiamento, il bisogno del rinnovamento e
dell’adattamento alle nuove forme di fare informazione, perché il passaggio dalla
carta stampata al giornale online ha prodotto delle scosse di assestamento come un
in terremoto e riconquistare gli equilibri persi durante la grande scossa è un
processo lungo, ed infine perché questi cambiamenti contribuiscono a liquefare la
modernità introducendo nuovi modi di pensare ed agire.
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www.repubblica.it
www.rivisteweb.it/issn/0390-5195
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RINGRAZIAMENTI
Ho sempre pensato che scrivere una tesi di laurea non dovesse essere molto
difficile, ma mentre facevo le mie ricerche e restavo in casa per settimane intere
ho avuto tempo per ricredermi e mi sono resa conto, senza scadere nella retorica,
che questo lavoro non sarebbe stato materialmente possibile senza l’aiuto di
alcune fondamentali persone. Dunque, ringrazio Marcello Orlandini per avermi
dedicato tanto del suo tempo, per avermi insegnato tutto quello che so sul
giornalismo, e per la fiducia incondizionata che ha sempre riversato su di me.
Grazie anche a Roberta Grassi e Vittorio Bruno Stamerra per le interessantissime
interviste. Grazie al prof. Davide Borrelli per i suo aiuto nella ricerca. Grazie al
prof. Vitantonio Gioia per avermi fatto conoscere la realtà di BrindisiReport.it e
Marcello.
Un grazie particolare a C. per continuare ad esserci. E poi grazie a F. per l’aiuto
nella sbobinatura delle interviste, grazie anche ad A. ed M. per avermi allietato le
permanenze in casa a studiare.
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