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Il dono - Università degli Studi di Brescia

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Il dono - Università degli Studi di Brescia
Il dono
Una bibliografia di partenza
A cura di Eugenio Pelizzari
In occasione della Conferenza:
Il ritorno del dono
Relatori : Serge Latouche e Claudio Risé
Presiede: Prof. Giancarlo Provasi
Brescia, 6 dicembre 2001
Biblioteca Centrale Interfacoltà di Economia e di Giurisprudenza
Via Porcellana 21, 25122 Brescia
Tel. 030 2988356. Fax 030 2988367
Home page: http://www.bci.unibs.it
Introduzione
Dopo i drammatici fatti dell'11 settembre 2001 tutti quanti abbiamo cominciato a
guardare al mondo ed alle nostre vite con occhi diversi. Abbiamo cominciato ad
interrogarci sul nostro futuro, sulle nostre riemergenti paure, sullo stesso destino della
nostra civiltà. In qualche modo, volente o meno, ognuno di noi si è visto costretto a porre
una maggiore attenzione sia alle culture "altre" sia agli stessi presupposti sui quali il
mondo in cui viviamo si fonda, da quello affettivo e relazionale a quello sociale e
comunitario. E quindi anche sui presupposti politici ed economici che reggono queste
sfere.
Il tema del dono, non certo nuovo all'interno della ricerca sociologica ed
antropologica, si inserisce pienamente in questa riflessione a cui - quasi a forza - siamo
stati chiamati. Il dono (il paradosso del dono, potremmo dire), inteso come azione gratuita,
e che nella sua gratuità costituisce uno dei presupposti fondanti le comunità, pare pronto a
tornare a sfidare dialetticamente la logica del calcolo e dell'accumulazione, non tanto per
negarne la loro valenza paradigmatica quanto, per riaffermare nei loro confronti la propria
feconda "alterità" sul piano simbolico.
La Biblioteca Centrale Interfacoltà dell'Università degli Studi di Brescia ha ritenuto di
inserirsi in questo dibattito con un proprio contributo bibliografico, in occasione della
conferenza "Il ritorno del dono", organizzata all'interno della serie di incontri promossi dalla
Fondazione ASM e coordinati dal Prof. Paolo Ferliga, e riuniti sotto lo stimolante titolo:
"Brescia, città multietnica? Le nostre identità e le altre nell'epoca della globalizzazione".
La bibliografia che segue, pur non avendo certo pretese di esaustività, si
caratterizza per alcune scelte di fondo.
In primo luogo abbiamo cercato di ricomprendere in essa i principali autori che si
sono occupati - anche in termini critici - del tema, riportandone i contributi più rilevanti. In
secondo luogo, nella compilazione ci siamo dati come criterio che tali testi fossero
effettivamente reperibili dagli eventuali interessati; i titoli presenti nella bibliografia sono
dunque, nella loro totalità, presenti nelle biblioteche locali o nazionali, e quindi ottenibili
tramite il servizio di prestito interbibliotecario fornito dalla Biblioteca Centrale Interfacoltà.
Speriamo che tali criteri di massima possano costituire uno sprone all'approfondimento per tutti coloro che sono interessati al tema, ed in primo luogo per gli studenti
delle nostre Facoltà, che potranno forse trovare nella bibliografia stimoli verso nuove
direzioni di studio e di ricerca.
Il Direttore della Biblioteca
Dott. Eugenio Pelizzari
Il servizio di Prestito Interbibliotecario è disponbile per tutti gli utenti afferenti alle Facoltà di Economia e di
Giurisprudenza partendo dalla Home Page della Biblioteca:
http://www.bci.unibs.it
La Bibliografia è disponibile in rete partendo dallo stesso indirizzo, nella sezione "Documenti".
2
Serge Latouche, Nome di spicco tra i pensatori critici della
civilizzazione occidentale legati all'antiutilitarismo è autore, tra
l'altro, di L'occidentalizzazione del mondo (Boringhieri, 1992), Il
pianeta dei naufraghi (Boringhieri, 1993), La megamacchina
(Boringhieri, 1995), L'altra Africa (Boringhieri, 1997), Il mondo
ridotto a mercato (Ed. Lavoro, 1998), La sfida di Minerva
(Boringhieri, 2000), L'invenzione dell'economia (Arianna Editrice,
2001).
Claudio Risé, psicoanalista, si è occupato della relazione tra
dono, inconscio collettivo e forme sociali nei suoi testi : Essere
uomini ; Il Maschio Selvatico ; Parsifal; L'Ombra del potere (con
Claudio Bonvecchio), tutti pubblicati da Red edizioni (Como). Fa
parte del Direttivo dell'ordine degli psicologi lombardo, del
Comitato Scientifico della Fondazione Liberal ed é Chargé de
récherches alla Fondazione Eranos (Ascona) e membro
dell’Istituto di Studi Superiori dell’Insubria, Gerolamo Cardano.
Claudio Risé ha un proprio sito internet: http://www.claudiorise.it
In copertina: Pier Francesco di Jacopo Toschi (1502-1567) - Viaggio dei Magi a Betlemme (opera
scomparsa).
3
Il dono
Una bibliografia di partenza
E d’improvviso in questo faticoso Nondove, d’improvviso
l’indicibile sito dove il puro Nonabbastanza
inconcepibilmente si muta – si proietta
in quel vuoto Fintroppo.
Dove il conto con mille cifre
Si risolve senza numero alcuno.
(Rainer Maria Rilke)
4
Bassi, A. Dono e fiducia : le forme della solidarietà nelle società complesse.
Roma : Lavoro, 2000.
239 p. ; 21 cm. - (Studi e ricerche ; 108).
Bibliogr.: p. 227-239.
ISBN 8879109375
Le società contemporanee paiono essere dominate dalla pervasività di denaro e potere
quali mezzi di scambio, comunicazione, allocuzione di risorse materiali e immateriali tra
cittadini e tra questi e le istituzioni. Specularmente, dono e fiducia, appaiono sistemi di
scambio e regolazione dei rapporti sociali propri delle società pre-moderne o sembrano
essere relegati a coordinare relazioni sociali marginali e periferiche.
Battaglia, O. La teologia del dono : ricerca di teologia biblica sul tema del dono di
Dio nel Vangelo e nella I Lettera di Giovanni.
Assisi : Studio Teologico Porziuncola, 1971.
288 p. ; 22 cm. - (Collectio Assisiensis ; 7).
Berking, H. Sociology of giving .
London [etc.] : Sage, 1999.
X, 165 p. ; 24 cm. - (Theory, culture & society).
ISBN 0761956492
Berthoud, G., Godbout J. T., Guy N., Salsano A., Il dono perduto e ritrovato
Roma : Manifestolibri, [1994].
96 p. ; 22 cm.
ISBN 88-7285-048-7
Lo spazio del dono risulta quello del ritorno del legame sociale alla ribalta
della vita pubblica, uscendo dagli ambiti in cui ha resistito al doppio attacco
del Mercato e dello Stato. Questo recupero delle dinamiche comunitarie,
consentirebbe di riappropriarsi delle relazioni interpersonali, oggi ridotte al
minimo indispensabile, facilitando la ricomparsa di un sistema non più
basato sulla ricerca affannosa del ricavo e dell'interesse. Una riflessione
sulla dimensione personale e comunicativa del dono, tra scambio
mercantile e redistribuzione statale.
(http://www.ntsc.com/cgparma/cantiere/libri.html)
Blanchon, F. (textes reunis par) Donner et recevoir.
Paris : Presses de l'Universite de Paris-Sorbonne, c1992.
188 p. : ill. ; 25 cm.
Centre de Recherche sur l'Extreme-Orient de Paris-Sorbonne
Caillé, A. Critica della ragione utilitaria
Torino : Bollati Boringhieri, 1991
146 p. ; 20 cm. - (Temi ; 19).
ISBN 88-339-0581-0
Non è solo la dottrina filosofica inaugurata da Bentham e sviluppata da John Stuart Mill a
costituire l'oggetto della critica di Caillé, ma in senso lato quel paradigma teorico che vuole
l'azione sociale, di singoli come di gruppi, intelligibile e legittimabile solo in rapporto ai
calcoli interessati dei soggetti individuali. Inizialmente circoscritto al campo dell'economia
politica, tale paradigma avrebbe esteso la sua influenza alla sociologia (che pure all'inizio,
5
ponendosi dal punto di vista della società come un tutto, di cui andavano indagati i fattori
di coesione, ne avrebbe contrastato l'avanzata), fino a diventare la matrice vera e propria
della maggior parte delle idee prodotte dalle scienze umane. Esistono certo - osserva
l'autore - pensieri e indirizzi di ricerca non utilitari; il fatto è che stentano ad organizzarsi in
un modello alternativo, che non potrà trovare affermazione se non edificandosi in
opposizione all'utilitarismo dominante.
Nelle sue argomentazioni Caillé si avvale largamente dei lavori di Marcel Mauss sul dono,
oltre che dei contributi teorici di Karl Polanyi sulla formazione del mercato, i quali ultimi
offrono certo solidi sostegni alla polemica antiutilitaria, ma all'interno di una prospettiva di
pensiero in cui il fattore economico è considerato alla base della vita sociale e il compito
posto all'analisi diventa la riconsiderazione da un più ampio punto di vista istituzionale e
storico del problema della sussistenza dell'uomo.
Convinto che nel campo delle discipline sull'uomo e la società non si possa "conoscere"
senza domandarsi anche che cosa "dovrebbe essere" (l'utilitarismo, del resto, nasce dalla
fusione di un progetto scientifico con un progetto etico), il sociologo francese non rinuncia
ad esplorare alcune possibili implicazioni pratiche di un atteggiamento antiutilitario nella
vita quotidiana e nell'organizzazione del sapere: dall'ampliamento delle possibilità
lavorative a tempo parziale, all'istituzione di un reddito di cittadinanza, alla costituzione di
gruppi di studiosi svincolati dalla ricerca e dall'insegnamento utilitari capaci di indagare i
presupposti ed il senso dei vari saperi in una dimensione più generale.
Il libro riprende, in forma sintetica e spesso solo accennandoli, temi sviluppati dall'autore in
maniera più articolata nel suo "Splendeurs et misères des sciences sociales" (tradotto
parzialmente in "Mitologia delle scienze sociali", Braudel, Lévi-Strauss, Bourdieu, Bollati
Boringhieri, Torino 1988) che andrà letto insieme con il "Manifesto" per una valutazione
complessiva della portata, come dei limiti, di una critica che intende porre le basi di una
nuova scienza sociale.
(Scheda di Martini, F., L'Indice 1992, n. 1)
Caillé, A. Don, interet et desinteressement : Bourdieu, Mauss, Platon et quelques
autres
Paris : La Decouverte, c1994.
304 p. ; 22 cm.
ISBN: 2707123900
Caillé, A. Il terzo paradigma : antropologia filosofica del dono.
1. ed. - Torino : Bollati Boringhieri, 1998.
261 p. ; 22 cm. - (Saggi, Storia, filosofia e scienze sociali).
Trad. di: Le tiers paradigme.
ISBN 8833911071
Questo saggio di Caillé tocca temi come l'obbligo di donare, dono e sacrificio, dono,
interesse e disinteresse, dono e simbolismo, dono e associazione ecc. L'idea centrale è
quella che consiste nel contrapporre il paradosso del dono (per cui il disinteresse
proclamato nell'atto di donare, confermando o istituendo il legame sociale, risulta in fin dei
conti il miglior modo di garantire gli interessi individuali e collettivi) ai due approcci che si
contendono il terreno nelle scienze sociali: individualismo metodologico e olismo. Per
l'antiutilitarismo è proprio il rapporto di obbligazione reciproca, ovvero di dono, più o meno
liberamente consentito tra individui e gruppi, che istituisce la società e ne costituisce la
base.
(Recensione tratta da: http://www.internetbookshop.it)
6
Carrier, J. G. Gifts and commodities : exchange and Western capitalism since 1700
London ; New York ; Routledge, 1995.
XVI, 240 p. ; 24 cm. - (Material cultures).
ISBN 04-151-1752-6
Champetier, C. Homo consumans : morte e rinascita del dono
Casalecchio : Arianna, 1999.
158 p. ; 20 cm. - (Segnavia ; 7).
ISBN 88-87307-08-3
Homo sapiens, homo faber, homo oeconomicus, zoon politikon… Ia
classificazione del genere homo, che si compia sotto auspici scientifici o
filosofici, empirici o ideali, è un dato costante della storia del pensiero.
L'uomo vive prima di tutto nella concezione che si fa di se stesso e riflette
nelle sue grandi narrazioni. Da questa si deducono i rapporti con i suoi
simili e con il mondo che lo circonda. A quale potente definizione di uomo
obbedisce la modernità? Quella dell'individuo come "essere di bisogno",
destinato incessantemente ad approntare i mezzi per soddisfare i propri
fini, supponendo che questi ultimi siano illimitati. Si guardino, ad esempio,
i grandi generi sotto cui è stata catalogata l'umanità dalla cultura moderna e affiorerà
sempre questo nocciolo duro: l'uomo ricerca razionalmente il suo migliore interesse e non
smette di lavorare, di accumulare, di scambiare o di conservare... I concetti di dono e di
gratuità qui esposti non costituiscono tanto la negazione paradigmatica o la contraddizione
dialettica del calcolo e dell'accumulazione, quanto la loro sfida simbolica, la loro "parte
maledetta", incessantemente soffocata, incessantemente rinascente. Richiamando l'antica
presenza della generosità e della prodigalità, questa critica dei fondamenti dell'economia
politica dimostra come la maggior parte delle società umane abbiano accordato un posto
secondario all'utilitarismo suggerendoci il carattere "eccezionale" del mercato moderno.
Ma al di là della critica - sempre limitata e condizionata dal suo oggetto - questo saggio
propone un vero e proprio rivolgimento di quei valori e codici, che oggi sembrano
dominanti.
(La recensione qui segnalata è riportata dal numero intitolato: Le forme del
comunitarismo, della rivista: La prospettiva Comunitaria, rivista di studi sociali. La
rivista, non in vendita, può essere richiesta gratuitamente al Dipartimento di sociologia
dell'università di Parma, Borgo Carissimi 10, presso gli Student Office di Lettere, Filosofia
e Economia, oppure direttamente a Il Cantiere delle Idee, Centro Studi sull'Uomo e la
Comunità, tel. 0521/672195; http://www.ntsc.com/cantiere)
Chieregatti, A. [et al.]. Il dono : tra etica e scienze sociali
Roma : Lavoro ; Fossano : Esperienze, [1999].
176 p. ; 18 cm. - (Terzo millennio ; 7).
ISBN 88-8102-083-1
Derrida, Jacques, Donare il tempo : la moneta falsa
1. ed. - Milano : Derrida, 1996.
XVI, 192 p. ; 23 cm. - (Opere scelte di Jacques Derrida ).
Trad. di: Donner le temps.
ISBN 8870783839
Qual è il tempo che si addice al donare? Perché chiamiamo un dono con il nome di
"presente" e diciamo "fare un presente"? Lo strano rapporto che il dono ha con il tempo è
7
il tema di questo libro, un tema che non interessa solo il mondo della filosofia, ma lancia
messaggi in molte direzioni e permette di entrare nel cuore dell'attuale lavoro di Derrida.
Derrida, J. Donner la mort. L'éthique du don : Jacques Derrida et la pensée du don :
colloque de Royaumont, décembre 1990.
essais réunis par Jean-Michel Rabaté et Michael Wetzel
Paris : Métailié-Transition, 1992 .
285 p. ; 23 cm.
ISBN 28-642-4129-3
Gasparini G. Sociologia degli interstizi : viaggio, attesa, silenzio, sorpresa, dono
Milano : Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, 1998.
192 p. ; 17 cm.
ISBN : 8842494291
Godbout, J. T. Le don, la dette et l'identité
Paris : La découvert, 2000.
190 p. ; 23 cm.
Edizione ampliata di: L’esperienza del dono
Godbout, J. T. L'esperienza del dono. Nella famiglia e con gli estranei
Napoli : Liguori, 1998.
VIII, 152 p. ; 21 cm.- (Servizio sociale ; 10).
ISBN 88-207-2820-6
Nella pratica del dono, sostiene l'autore, la società è come condotta
al di là di se stessa, così come l'individuo mette in gioco ]a propria
identità. Il rischio del dono, infatti, è il rischio dell'identità. Perché si
dona? Si chiede Godbout. "Per collegarsi, mettersi in presa con la
vita, per rompere la solitudine, trasmettere, appartenere a qualche
cosa". Ogni dono è la ripetizione della nascita, dell'arrivo della vita,
un salto misterioso al di fuori di ogni determinismo. Né ipocrita né
strumentale e neppure residuale, come spesso si sostiene oggi,
l'esperienza del dono si rivela essere fondamento stesso di ogni
società, la sua stessa condizione di sopravvivenza. Esso ci collega
all'imprevisto, alla libertà, al mistero, alla nostra stessa natura di animali sociali. A partire
da due ricerche sul campo, la riflessione dell'autore mostra che nella sfera dei legami
primari - come quelli familiari - ma anche nel dono tra sconosciuti - come nel caso della
donazione di organi - l'esperienza che si configura è quella di un debito positivo verso gli
altri.
(La recensione qui segnalata è riportata dal numero intitolato: Le forme del
comunitarismo, della rivista: La prospettiva Comunitaria, rivista di studi sociali. La
rivista, non in vendita, può essere richiesta gratuitamente al Dipartimento di sociologia
dell'università di Parma, Borgo Carissimi 10, presso gli Student Office di Lettere, Filosofia
e Economia, oppure direttamente a Il Cantiere delle Idee, Centro Studi sull'Uomo e la
Comunità, tel. 0521/672195; http://www.ntsc.com/cantiere)
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Godbout, J. T. L' esprit du don
En collaboration avec Alain Caillé
Paris : La Découverte, 1992.
344 p. ; 22 cm. - (Série antropologie).
ISBN 2-7071-2176-2
Godbout, J. T. Il linguaggio del dono
Con un intervento di Alain Callé
Torino : Bollati Boringhieri, 1998
108 p. ; 20 cm. - (Temi ; 81).
Trad. di: La language du don
ISBN 88-339-1126-8
Godbout, J. T., Caillé Alain. Lo spirito del dono.
1. ed. - Torino : Bollati Boringhieri, 1993.
305 p. : ill. ; 22 cm. - (Saggi ).
Trad. di: L' esprit du don. - Bibliogr.: p. 289-305.
ISBN 8833908046
Il libro di Jacques T. Godbout, scritto in collaborazione con Alain Caillé, segna una tappa
importante nello sviluppo della riflessione degli studiosi di scienze sociali che si richiamano
al manifesto degli antiutilitaristi e alla critica della ragione utilitaria. Non si tratta soltanto di
argomentare l'infondatezza dell'utilitarismo e di ogni conseguente teoria contrattualista
della società, ma di mostrare in positivo che anche la società moderna non potrebbe
esistere e funzionare senza un "legame sociale" fondato sulla reciprocità della fiducia che
obbliga chi riceve a restituire. Il dono, secondo Godbout e Caillé, non è un atto gratuito,
ma il principio costitutivo delle relazioni umane e della stessa vita sociale che si struttura
originariamente sulla base della coppia dono-obbligo di restituzione.
La costituzione degli individui biologici in persone sociali non potrebbe avvenire se non nel
registro della società primaria: quella in cui nelle famiglie, nei rapporti di vicinato, di
amicizia, di cameratismo si stringono, per l'appunto, rapporti interpersonali. Il sistema dei
rapporti interpersonali è sotto questo profilo più fondamentale e più primario del sistema
economico di mercato e del sistema amministrativo dello stato. È, appunto, l'analisi del
processo di socializzazione a cui nessuno è sottratto, né si può sottrarre (giacché
l'individuo umano non ha accesso al mondo se non mediante l'istituzione sociale, che è
rappresentata anzitutto dalla coppia dei genitori), che consente di mettere in crisi la
"rappresentazione" liberistica e atomizzata del soggetto astratto e la riduzione delle
relazioni umane a rapporti di mercato. Basta, per convincersi dell'assurdità della
rappresentazione economicistica, rovesciare il ragionamento che riduce gli individui a
liberoscambisti, a partire dagli assunti di base di questa teoria economica che vuol essere
anche una teoria sociale. Lo scambio monetario di mercato non potrebbe infatti esistere se
non fosse già istituita la socializzazione non economica fondata sulla reciprocità e la
fiducia interpersonale. Porre la "socialità primaria" al centro dell'attenzione significa,
perciò, ridefinire il rapporto fra sfera economica e sfera della socialità solidale, fra sfera
sociale e sfera politica. Provo, perciò, a sviluppare in modo più stringente le riflessioni di
Godbout.
Se si scrive in un codice di diritto privato che gli uomini sono soggetti astratti, che
scambiano le merci secondo una logica monetaria, non si sta scrivendo soltanto una
norma sul contratto di scambio, si sta dando una risposta alla domanda chi siamo noi gli
uni per gli altri; non siamo soggetti solidali, ma concorrenti, portatori di interessi economici
conflittuali. Il liberismo ha ridotto il soggetto umano a soggetto economico, a puro soggetto
economico, e quindi la società umana a pura organizzazione per la soddisfazione dei
bisogni economici. Nel mondo moderno non si esiste se non si hanno i soldi in tasca e se
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non si può in qualche modo scambiare con altri o una prestazione di lavoro o del denaro.
Definisco questa versione della modernità l'organizzazione giuridico-sociale dell'indifferenza reciproca. Secondo Milton Friedman la libertà di mercato significa che possiamo
fare a meno di parlare.
Fare a meno di parlare è un paradosso e un'assurdità. Noi ci costituiamo parlando e ci
costituiamo socialmente proprio perché il linguaggio non si può dire che sia prodotto da
qualcuno, da un mega-soggetto (proprio il linguaggio è ricondotto da Godbout alla coppia
dono-restituzione e al paradigma delle relazioni asimmetriche). Ci sono tanti soggetti del
linguaggio, perché ci sono tanti parlanti. Il fatto che noi parliamo comprendendoci significa
che l'intendersi è già stato socialmente istituito; che il collettivo umano anonimo e a più
voci ha istituito questo modo di stare insieme che è l'interrogazione e la risposta, il
discorso pubblico e il valore simbolico delle parole: anche il mercato deve essere dunque
socialmente istituito e ogni scambio presuppone che sia già intervenuta l'intesa sul
significato dell'equivalenza monetaria e la presenza del linguaggio comune.
Per queste ragioni la società non si può ridurre a società di mercato, così come non si può
ridurre l'individuo ad atomo "autocostituito" in "soggetto". La necessità della
socializzazione primaria smentisce ogni approccio biologico naturalistico e ogni
razionalismo meccanicistico. La società è anzitutto creazione di "senso" e significati
sociali.
La solidarietà e radicata nella costitutiva interpersonalità psico-sociale dell'individuo;
l'individuo non è mai, non può mai essere solo l'immagine di se stesso, come nella
rappresentazione, di Narciso che si guarda allo specchio. L'individuo è sempre e anche
relazione con l'altro, è anche immagine dell'altro. Può cercare di costruire una propria
immagine, ma lo può fare sempre a partire dall'immagine degli altri. L'individuo,
nonostante questo processo di "fabbricazione sociale", è però anche portatore di qualche
cosa che non è riducibile interamente a una produzione sociale; in ogni individuo c'è una
psiche, la psiche umana che non è mai integralmente socializzabile. Questo modo di
vedere le polarità irriducibile fra l'istituzione sociale e l'individuo, è un moto che fa giustizia
di tutte le astrazioni dell'egoismo e dell'altruismo, perché l'egoismo e l'altruismo sono solo
delle astrazioni. Nessuno è figlio di se stesso, è figlio di un padre e di una madre che
erano a loro volta figli di altri padri e di altre madri e quindi rinviano alle generazioni, a
quelle passate e a quelle future, alla responsabilità verso chi deve ancora nascere. La
solidarietà non può essere un'aggiunta o un correttivo dell'individualismo astratto e
atomistico. Possiamo sentirci solidali solo se riconosciamo che il legame sociale è
insopprimibile, che veniamo al mondo per opera di altri, che il vincolo a restituire non è
simmetrico perché ciascuno ha un vincolo verso le nuove generazioni (Godbout), Tra le
generazioni non c'è uno scambio di tipo economico mercantile, ma c'è un legame solidale
basato sulla reciprocità. La solidarietà è istitutiva dello stare insieme degli individui umani
perché è fondata sull'elaborazione degli affetti, sulla fiducia che le promesse dei nostri
genitori saranno mantenute, perché possiamo fidarci delle parole. La solidarietà è la forma
dello stare insieme sulla quale si articola anche la differenza, la vera differenza,
irriducibilità della singolarità di ciascuno di noi, che è quello che è e nessuno può farlo
essere altrimenti. Individualità e solidarietà non sono in contraddizione se non si prende
per buono un individualismo astratto, di consumo, e se non si parla dell'altruismo nei
termini retorici dell'enfasi della generosità e del dono gratuito. In questo senso economia e
solidarietà sono in contrasto, specialmente quando l'economia vuole mettersi al primo
posto, quando l'economia vuole affermare il primato del calcolo economico come unico
calcolo razionale. Economia e solidarietà possono invece coesistere quando la solidarietà
governa l'economia e lascia che l'economia sia anche calcolabile secondo un'analisi di
costi e benefici, e non secondo la determinazione del valore della moneta che operano le
banche centrali (che non ha niente a che vedere con i bisogni umani).
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La forma in cui si dà la solidarietà collettiva, che sviluppa la socialità primaria, è la forma
della democrazia plurale. Democrazia plurale vuoi dire che non è una democrazia
dell'identità, non è una democrazia del conformismo, è una democrazia in cui parlano più
voci. La democrazia come forma dell'eguale partecipazione alla legge si istituisce proprio
perché siamo diversi e perché siamo irriducibilmente diversi. Eguali secondo il mercato
significa essere niente; eguali secondo la democrazia significa avere tutti lo stesso diritto
di decidere sulle cose che ci riguardano. Oggetto fondamentale delle scelte e delle
decisioni è, anzitutto, il modo in cui dobbiamo vivere. Dobbiamo sapere ad esempio, che
se decidiamo di vivere secondo il modello del consumismo, dell'opulenza, non solo ci
condanneremo a permanere nella "moderna" nevrosi da sradicamento, ma distruggeremo
tutte le risorse e allora nessun Dio ci potrà salvare davvero.
Come ha scritto S. Latouche, la maggioranza del pianeta sarebbe morta di fame, se non ci
fosse una realtà di solidarietà. Nelle favelas, queste enormi submetropoli che crescono
attorno ai nuclei forti delle città del terzo e quarto mondo, ad esempio si pratica un
rapporto assai simile a quello che da noi si "chiamava" rapporto di vicinato. Uno scambio
non monetario e un'economia informale. La maggior parte di questo pianeta vive sulla
base di scambi non monetari, cioè sulla base del fatto che ci si sente solidali. Questo è un
dato di fatto. È, invece, un mito quello che viene presentato dal liberismo come possibilità
di sviluppo lineare e illimitato; questo non è possibile né tanto meno desiderabile.
Dobbiamo allora mantenere questi enormi dislivelli e lasciare che i più ricchi si armino per
distruggere i poveri dei vari sud del mondo? Che rapporto possiamo avere con il resto del
pianeta? Qui tocchiamo il punto del rapporto tra Occidente e altre culture. L'Occidente non
ha espresso solo il modello capitalistico, ma anche una creazione originale, unica nella
storia umana, e che ha origine nella grande filosofia greca: l'istituzione della democrazia e
della riflessività. La riflessività significa che è possibile un'interrogazione radicale sulla
legge, che la legge non ha nessun altro fondamento che la nostra volontà e il nostro
consenso e che non ci sono leggi economiche che non sono fondate anche socialmente.
Perciò possiamo cambiarle e darci altri criteri, altre mete, altri valori. In questi termini
l'elaborazione degli antiutilitaristi sollecita la ricerca sulla strategia democratica e sul
problema del "senso" nella società tecnologica e multimediale e rappresenta un contributo
originale alla critica del liberismo utilitarista.
(recensione di Barcellona, P., L'Indice 1994, n. 7)
Godelier, M. L'énigme du don.
Paris : Fayard, c1996.
315 p. ; 24 cm.
ISBN 2-213-59693-X
Guidieri, R. Ulisse senza patria : etica e alibi del dono
Napoli : L’ancora, 1999,
120 p. ; 21 cm. - (Gli alberi; 5).
ISBN 8883250028
La raccolta di saggi che Remo Guidieri propone in prima uscita al pubblico italiano si pone
in chiara controtendenza rispetto alla vasta letteratura disponibile nella nostra lingua
dedicata al paradigma del dono. E, sebbene lo faccia nel contesto di un desolato bilancio,
anche autobiografico, delle promesse mancate dell'antropologia e delle scienze sociali (si
veda il capitolo introduttivo), mantiene tuttavia uno spiraglio aperto che rimanda in estremo
il dono e la sua etica possibile a una prospettiva diversa da quella dell'"alibi per fare e
pensare il contrario" alla quale pure l'inchioda sin dal sottotitolo del libro l'analisi di
Guidieri, che insegna antropologia a Parigi (Nanterre) e New York (Cooper Union).
11
Il percorso tracciato dai saggi qui raccolti si snoda lungo un ampio arco di anni della
produzione dell'autore, e si muove dalla ripresa nel Saggio sul prestito (1984) delle
conseguenze dirette del decennio delle sue etnografie melanesiane (si veda Il cammino
dei morti, 1980; Adelphi, 1988), attraverso la rivendicazione polemica dell'originalità della
sua prospettiva su Prestito e sacrificio (1997), per approdare alla diagnosi della nostra
epoca e del suo linguaggio semplificato e meticcio (Pidgin, 1998) e a quella sorta di
metamorfosi della filosofia della storia in geofilosofia dell'Europa intitolata a Ulisse senza
patria (inedito, come il testo iniziale) che chiudono il volume. Il tutto segue un movimento
stilistico per cui il "linguaggio impervio e scioccante" di Guidieri si fa sempre più
apertamente "cursorio", "feroce" e corrosivo, assumendo i toni del pamphlet e
dell'invettiva, come ha segnalato la puntuale recensione di Augusto Illuminati (Gli stregoni
dello scambio, "il manifesto", 26 ottobre 1999).
Secondo Guidieri, che qui rilegge e decostruisce il maussiano Saggio sul dono (1923-24),
il dono di cui parla Mauss non è assimilabile alla moneta, l'equivalente universale di
scambio della moderna economia di cui rappresenterebbe l'origine, in quanto le cose
scambiate negli esempi addotti da Mauss sono oggetti di natura problematica perché
composita, circolano e non circolano, sono contemporaneamente valori e talismani,
condensano il tempo e le virtù dei loro possessori. Neppure è assimilabile al contratto, che
non è equivalente allo scambio, ma deriva semmai in termini roussoviani dalla necessità di
alienare un diritto per instaurare simultaneamente le convenzioni che fondano il diritto e la
nuova libertà che esso consente. Il dono di cui parla Mauss è invece, afferma Guidieri,
"prestito usuraio": "L'errore di Mauss comincia quando, per ragioni che difficilmente si
comprendono, egli vuole che un prestito sia un dono, che la reale positività di quest'ultimo
sia omologata con l'obbligo terribile che l'usura impone a colui che vi ricorre, a rischio della
propria libertà, per avere ciò che non ha. Ecco dove comincia l'usura: quando il desiderio,
il bisogno di avere, è tanto forte che per soddisfarlo mettiamo in pericolo anche la nostra
anima". La posizione di Mauss mostra così per Guidieri di presupporre un'antropologia, nel
senso di una concezione dell'uomo, nella quale il dono si rivela come una forma di
competizione fra gli individui. In questa lotta per il riconoscimento, secondo il modello
individuato da Hegel, l'uomo del desiderio impegnato nella dialettica servo-padrone cerca
di essere riconosciuto dagli altri. Nel dare e rendere differiti nel tempo dello scambio prosegue la critica di Guidieri - si mette in moto "una prestazione che impegna, un atto che
vincola, instaurando una dialettica in cui l'idea stessa di un 'dono libero' diventa un
nonsenso" e "proprio perché nella relazione non c'è libertà, si instaura la 'reciprocità' e si
intrecciano legami positivi e necessari". Nessun dono risulta pertanto realmente
disinteressato e - conclude il Saggio sul prestito - costringe all'interno di quel "lavoro
dell'usura" che "intesse quella singolare rete, allo stesso tempo astratta e coercitiva, in cui
il prestito diventa malefico, e il bisogno resta cronicamente inappagato".
D'altra parte la partecipazione tra cosa che circola e agente è, nell'analisi di Mauss,
debitrice del pre-logico hau di Lévy-Bruhl, concetto che per Guidieri va criticato in quanto
irrispettoso dei dati etnografici, che parlano invece di cose che in effetti non tornano, di
un'equivalenza tra una cosa che dò e una cosa che ricevo possibile solo come
"transustanziazione" che rende somiglianti due cose in realtà differenti. La nozione di hau
andrà semmai ricondotta, come accade in Tupu (in Voci da Babele, 1984; Guida, 1990),
alla cosmologia polinesiana, dove, in quanto "manifestazione" e "sorgere", è l'espressione
diversificata, cioè cangiante, del tupu, della crescita degli enti, delle cose conosciute e
visibili, e riflette il problema del modo in cui l'umano dialettizza intellettivamente il visibile e
l'invisibile. Rilevando come essa sia il calco della teoria della magia di Mauss, interamente
basata sulla nozione di mana, si potrà concludere con il saggio su Prestito e sacrificio che
nel caso descritto da Mauss "il presunto mana della cosa equivalga, semmai, al carattere
feticistico della merce in contesto moderno", mentre "né espressione dell'occulto né del
vacuo, mana piuttosto è il vero della cosa: essere, stato, esperienza, accessibili ed
12
esprimibili. La categoria è un attributo di sostanza, in certi casi equivalente all'attributo di
esistenza (che manca in quelle lingue), che concettualmente fissa il manifestarsi
dell'authentikòn (inteso etimologicamente come 'ciò che produce da sé) che la vista,
l'intendimento conoscono".
A sua volta il sacrificio va per Guidieri sottratto a qualunque visione che lo assimili a una
forma di reciprocità, al compenso, alla restituzione e allo scambio con la divinità in cui si
dà un interesse e un guadagno desiderato. Viene a questo punto introdotta, da Bataille,
l'idea di spreco. Non consumo ma distruzione, lo spreco coglie la peculiarità di alcune
esemplari manifestazioni arcaiche equiparate da Mauss al dono come scambio agonistico,
ma viene criticato da Guidieri per la sua ambiguità nel riconoscere alla violenza un ruolo
imperativo e trasgressivo ponendo allo stesso tempo la distruzione sotto l'egida di una
finalità omeostatica di equilibrio, di un eccesso messo cioè al lavoro con astuzia hegeliana
contro l'eccesso stesso. Secondo Guidieri il vero sacrificio sarà perciò quello che comporta
- come del resto vuole il senso comune - rinunciare a qualcosa che si possiede, poiché
sacrificare non è nutrire ma distruggere e, per quanto dall'esterno possa apparire assurdo,
in esso c'è la perdita e non il profitto; è questa l'assurdità dei santi e di coloro che sanno
rinunciare, di quelli che hanno perduto la loro vita per un ideale. Il sacrificio consiste così
non in uno scambio reciproco, ma in un "orientamento", in un "arcaismo tetico che avvicina
per eccessi l'indeterminato", e la "domanda di colui che accetta di perdere apre
all'indeterminato": "la vicinanza, o solo la volontà di avvicinare l'indeterminato comporta
l'eccesso. Spreco, rischio di fallire, di perdere, di perdersi". Di converso, il vero dono è per
Guidieri una "perdita secca", "giuridicamente un'assurdità" nella quale "l'atto si compie
senza tornaconto" e l'essenziale è la rinuncia, che significa "alienare definitivamente
qualcosa senza altro contraccambio che l'effetto procurato", dato che la riconoscenza non
si può ancora considerare debito. Se il dono così inteso vincola, sarà in "termini mimetici":
"quel ricevere non implica un rendere. Ricevo e cercherò di dare allo stesso modo: il dono
insegna il dono. Il vero dono, il dono come matrice del dono è antropologico in quanto atto
specifico della specie: la riproduzione. Così la relazione genitore-discendente".
Prende forma in questo modo l'abbozzo di un'altra direzione etica per il dono cui si
accennava all'inizio. Essa chiede certamente di essere approfondita, anche nelle sue
premesse: come andrà intesa per esempio la mimesis, la "facoltà mimetica" che essa
coinvolge? Ma sembra altresì porre l'esigenza di mettere in questione altri spunti
divergenti che pure accanto a essa coesistono. Soprattutto la scelta di situarsi dal punto di
vista di quella originaria apertura di senso alla quale rimandano tanto l'apparizione
dell'autentico, del mana, nella memoria-oblio della possessione, quanto l'orientamento
verso l'indeterminato della relazione sacrificale. Il quale, se fornisce l'approdo a una
gratuità scevra di interesse, rischia però di appiattirsi su un'etica sacrificale che porta a
parlare indifferentemente di rinuncia, perdita e sacrificio, senza distinguere tra sacrificio e
autosacrificio, l'unico caso in cui è possibile mettersi dal punto di vista di chi sacrifica
mantenendo la capacità di "mettersi nella pelle della vittima". Che senso ha infatti
insorgere, come accade qui, contro la rimozione della violenza, confinata e addomesticata
da noi per continuare a correre feroce fuori dal "nostro castello incantato", se non quello di
riconoscerla come parte integrante del nostro stesso comportamento, d'accordo con
Simone Weil che "non ritenersi immuni dalle colpe dei padri è la condizione per amare ed
essere giusti"?
(Recensione di Borsari, A. L'Indice del 2000, n. 06)
Komter, A. E. (Editor) The gift : an interdisciplinary perspective
Amsterdam : Amsterdam University Press, c1996.
258 p. ; 24 cm.
13
Latouche, S. L'altra Africa : tra dono e mercato
Nuova ed. riveduta.
Torino : Bollati Borinhieri, 2000.
232 p. ; 22 cm. - (Saggi, storia, filosofia e scienze sociali).
ISBN 88-339-1294-9
Oggi, nel 1997, la parte dell'Africa nera nella produzione mondiale
rappresenta meno del 2 per cento. Come dire che sul piano della
economia ufficiale questa Africa, l'Africa dell'economia e delle statistiche
internazionali, non esiste più... se è mai esistita. Il libro si apre con questa
constatazione di un fallimento che è anche il fallimento della economia
moderna in quel continente, del progetto dello sviluppo e del tentativo
d'importare il modello dello Stato-nazione. Ma, appunto, quel che è
naufragato in Africa è solo un progetto occidentale, certo condiviso da
élites locali che ormai hanno avuto tutto il tempo di fare le loro prove, ma rimasto
sostanzialmente estraneo a quelle società. Ed ecco la scoperta già annunciata dall'autore
nelle sue opere precedenti: esiste un'altra Africa che non è quella della razionalità
economica, un'Africa ben viva anche se non in buona salute, in cui, se il mercato è
presente, non è onnipresente, dove non si può parlare di società di mercato ma nemmeno
di tradizione comunitaria, un'Africa di bricolage in tutti i campi e a tutti i livelli, dove lo
scambio sotto forma di dono coesiste con gli effetti della mondializzazione. Latouche
sottolinea che questo, più che un progetto, è il risultato di una sconfitta subita nella guerra
economica mondiale, sconfitta dalla quale, facendo di necessità virtù, emerge la società
informale, vera e propria alternativa storica allo sviluppo. I sei capitoli del libro disegnano
un duplice percorso in cui la prospettiva africana - frutto di ricerche sul campo in
Mauritania, Camerun, Senegal - chiarisce il discorso teorico e viceversa.
(La recensione è tratta da: http://www.unilibro.it. Vedi anche la presentazione del libro sul
sito dell’editore:
http://www.bollatiboringhieri.it/Latouche/frameset_testo.htm)
Latouche, S. L’invenzione dell’economia.
Casalecchio (Bologna) : Arianna, 2001
186 p. ; 20 cm.
ISBN 8887307202
Latouche, S. La megamacchina : ragione tecnoscientifica, ragione economica e mito
del progresso : saggi in memoria di Jacques Ellul.
Torino : Bollati Boringhieri, 1995.
215 p. ; 20 cm. - (Temi ; 48).
ISBN 8833909190
Latouche, S. Il mondo ridotto a mercato.
Roma : Lavoro, [1998].
204 p. ; 18 cm. - (I grandi piccoli ; 21).
ISBN 88-791-0802-6
Latouche, S. L'occidentalizzazione del mondo : saggio sul significato, la portata e i
limiti dell'uniformazione planetaria.
Torino : Bollati Boringhieri, 1992.
159 p. ; 20 cm. - (Temi ; 25).
14
ISBN 88-339-0655-8
Latouche, S. Il pianeta dei naufraghi : saggio sul doposviluppo.
Torino : Bollati Boringhieri, 1993.
228 p. ; 20 cm. - (Temi ; 29).
ISBN 88-339-0731-7
Latouche, S. La sfida di Minerva : razionalità occidentale e ragione mediterranea.
Torino : Bollati Boringhieri, 2000.
183 p. ; 20 cm. - (Temi ; 100).
ISBN 88-339-1251-5
Magnaghi, A. Il progetto locale.
Torino, Bollati Boringhieri, 2000
256 p. ; 20 cm. - (Temi ; 98).
ISBN: 88-339-1232-9
Alberto Magnaghi, docente di Pianificazione territoriale all’Università di Firenze, propone
una critica alla globalizzazione del modello di sviluppo occidentale e capitalista, adottando
una prospettiva localistica nella quale il territorio appare come il naturale luogo di
radicamento delle identità collettive. Se la civiltà tecnologica avanzata impone un unico
modello di sviluppo livellante rispetto ai diversi paesaggi naturali e culturali, occorre
ripartire proprio dalla ricchezza dei territori locali per farne elementi di differenziazione.
Ciò significa rifiutare il modello unico di sviluppo della modernità occidentale, per
individuare diversi “stili di sviluppo” che siano rispettosi delle specificità naturali e storiche
di un dato luogo. La realizzazione di questo “progetto locale” richiede un autogoverno delle
singole comunità e dunque nuovi istituti di democrazia partecipativa basati sulla
sussidiarità e sul federalismo.
Ma soprattutto si tratta di ridurre l’importanza delle istanze economiche, nel senso di
rendere indisponibili al profitto le qualità peculiari dei luoghi. Solo così – e con un processo
di decentralizzazione che vada nel senso opposto del centralismo tecnocratico – è
possibile attuare un modello di sviluppo “autosostenibile” e ricostruire la Comunità. In
questa prospettiva gli stessi sistemi produttivi si fondano sulla valorizzazione del capitale
identitario attraverso mercati locali e reti solidaristiche, in armonia con l’ambiente naturale
e le specificità culturali del luogo.
Queste società locali dovrebbero poi riconnettersi tra di loro non in modo gerarchico, ma
con relazioni di tipo federativo capaci di riconoscere la rispettabilità dei diversi “stili di
sviluppo”.
(La recensione è tratta dal sito: http://www.maschiselvatici.it )
Marion, J. L. Étant donné : essai d'une phénoménologie de la donation.
2. ed. corrigée.
Paris : Presses Universitaires de France, 1998.
452 p. ; 22 cm. - (Épiméthée).
ISBN 21-304-8677-0
Mastantuono, A. (cur.) Oltre i diritti il dono.
Roma : Fondazione italiana per il volontariato, [2001].
206 p. ; 21 cm.
15
Mauss, M. The gift : the form and reason for exchange in archaic societies.
London : Routledge, 1989.
XVIII, 164 p. ; 22 cm.
ISBN 04-15-04488-X
Mauss, M. Teoria generale della magia e altri saggi
Introduzione di Claude Levi-Strauss
Torino : Einaudi, 2000.
LIV, 417 p. ; 22 cm. - (Biblioteca Einaudi ; 80).
Contiene: Saggio sul dono.
ISBN 88-06-15442-7
L'opera scientifica di Marcel Mauss, etnologo e sociologo, antropologo
e storico delle religioni, ha gettato le prime basi di quella
collaborazione tra etnologia, antropologia, psicologia e psicopatologia
che è oggi uno dei tempi più fecondi nell'analisi delle società umane.
Alcuni scritti raccolti in questo volume, e particolarmente i primi due,
Saggi di una teoria generale della magia e Saggio sul dono, sono
ormai considerati dei « classici» e costituiscono, come osserva Claude
Levi-Strauss nel suo ampio saggio introduttivo, «delle vere monografie
sociologiche di primissimo ordine». Il saggio sull'Effetto fisico nell'
individuo dell'idea di morte suggerita dalla collettività, pubblicato nel
1926, introduce nel vivo dell'interesse che la medicina psicosomatica
ha reso di attualità solo negli ultimi anni. La stessa preoccupazione per
il rapporto tra l'individuo e il gruppo ispira anche il saggio sulle Tecniche del corpo.
Sottolineando l'importanza della «morte magica» e delle tecniche del corpo, Mauss
pensava a stabilire anche un altro tipo di solidarietà, che costituisce l'argomento principale
del saggio Rapporti reali e pratici tra la psicologia e la sociologia, in cui egli mette
utilmente in luce la subordinazione del fattore psicologico a quello sociologico.
(La recensione è tratta dal sito dell’editore:
http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880615442&ed=87)
Pacomio, L. Il primato del dono : fondamenti biblici e teologici di "Comunione e
comunita missionaria" : (documento pastorale CEI 1986-1987)
Casale Monferrato : Piemme, 1987.
39 p. ; 20 cm.
Revue du MAUSS semestrielle - Mouvement anti-utilitariste dans les sciences
sociales.
Paris : La decouvert, 1993ISSN: 1247-4819
Già : Revue du MAUSS, 1988-1992 (trimestrale)
Bulletin du MAUSS, 1982-1988 (trimestrale)
(http://www.revuedumauss.com)
Risé, C. Essere uomini : la virilità in un mondo femminilizzato.
Como : Red., 2001.
133 p. ; 23 cm. - (Immagini del profondo ; 99).
ISBN 88-7031-069-8
16
Risé C. Il Maschio Selvatico : ritrovare la forza dell’istinto rimosso dalle buone
maniere.
Como : Red., 2000.
171 p. ; 23 cm. - (Immagini del profondo ; 55).
ISBN 88-7031-757-9
Risé C. L’ombra del potere : il lato oscuro della società : elogio del "politicamente
scorretto”.
Con Claudio Bonvecchio.
Como : Red., 1998.
130 p. ; 23 cm. - (Immagini del profondo ; 93)
ISBN 88-7031-798-6
Conosciamo l'Ombra individuale, cioè quell'insieme di sentimenti
negativi (odi, rancori, vendette, violenze) che, ben presenti in tutti noi,
tendiamo però a nascondere, a non mostrare. Anzi fingiamo che non
esistano proprio, salvo poi comparire nei sogni o nei momenti in cui
"perdiamo la testa".
La società nel suo complesso, come il singolo individuo, ha la
sua Ombra, che rifiutata o rimossa genera un devastante disagio
sociale,una "nevrosi collettiva".
L'Ombra del potere è proprio questo: il rifiuto che la società nel suo
complesso, e in particolare le istituzioni che la dirigono oppongono a
pulsioni, idee, atteggiamenti violenti. Che, così negati, si trasformano in forze incontrollate
e distruttive.
L'odio, l'aggressività, la ribellione sono invece reazioni istintive legate alla vitalità del
mondo maschile e presenti soprattutto nei giovani, che, come suggerisce questo libro,
vanno conosciute prima di essere controllate.
Se invece la società si limita a reprimerle il risultato sarà l'insorgere di problemi, collettivi e
individuali, di difficile soluzione.
(Dalla quarta di copertina)
Risé C. Parsifal : l'iniziazione maschile alla donna e l'amore.
Como : Red., 1988
152 p. ; 22 cm. - (Immagini del profondo ; 22).
ISBN 88-7031-721-8
Rost, F. Theorien des Schenkens : zur kultur-und humanwissenshaftlichen
Blarbeitung eines anthropologischen Phanomens.
Essen : Verlag Die Blaue Eule, c1994.
312 p. ; 21 cm.
ISBN: 3892066000
Salsano, A. Il dono : solidarieta e interesse.
Fa parte di: Democrazia e Diritto
A. 1994, N. 2/3 , p. 516-525
17
Salsano, A. Il dono come forma d'integrazione sociale : Marcel Mauss e Karl
Polanyi.
3 audiocassette (90, 60, 60 min.). Relazione del 28/4/1993.
Fa parte di: Marcel Mauss : il fatto sociale totale / seminario [organizzato dalla] Fondazione Collegio San
Carlo.
11 audiocassette. Relazioni tenute a Modena, Fondazione Collegio San Carlo, dal 16/4 al 12/5/1993.
Materiale autoprodotto.
Starobinski, J. A piene mani : dono fastoso e dono perverso.
Torino: Einaudi, 1995
XXI, 188 p., [24] c. di tav. : ill. ; 22 cm. - (Saggi ; 796).
ISBN 88-06-13653-4
Raccontare il dono, l'elargizione, l'offerta: in altre parole, il dare. E' sul
dare e sul ricevere che si intesse la storia dell'umanità e si costituisce
l'esperienza. Basta pensare a come si narra sia iniziata la storia
dell'uomo: con il gesto di Eva, che offre il pomo ad Adamo; o, per fare
un altro esempio, al valore simbolico attribuito alla maternità, quando
la si pensa come "donare la vita". La stessa ampiezza semantica di
quel verbo "dare", che usiamo continuamente, suggerisce una
concatenazione di riflessioni. Su questo tema Starobinski interroga la
storia, i testi letterari e figurativi che mettono in scena l'atto del donare.
Perché in primo luogo di questo si tratta: di una recita montata con
scopi precisi, siano questi l'esibizione di ricchezza e abbondanza o la
provocazione dei bassi istinti di chi è pronto a tutto pur di prendere,
ricevere. Il dono sancisce un'ineguaglianza, la superiorità di un uomo sull'altro, più spesso
di uno sulla massa. Per questo rovina, abbruttisce, contiene un lato oscuro che
contraddice una morale spesso ipocrita che ha voluto attribuire al donare la patente di
buon sentimento, caricandolo di un valore etico che la storia non sempre gli ha
riconosciuto. Con l'agio proprio di chi è abituato a frequentare testi letterari e figurativi di
epoche diverse, Starobinski ci racconta, attraverso parole e immagini, la storia di questo
concetto ambiguo, dalla Fortuna pagana che regola le sorti del mondo donando a occhi
bendati al principe le cui regalie sono in realtà strumento per scatenare la folla che si
accalca ai suoi piedi, dall'antica sparsio, la pioggia d'oro degli imperatori romani alla
moderna elemosina, valore chiave della coscienza cristiana, dall'ambiguità irrisolta che
Rousseau avverte a proposito di una distribuzione di mele a dei bambini al dono che si fa
spettacolo nelle pagine di Baudelaire.
(La recensione è tratta dal sito dell’editore:
http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880613653&ed=87)
Wodka, A. Una teologia biblica del dare nel contesto della colletta paolina, 2COR 8.
Roma : Pontificia universita gregoriana, 2000.
349 p. ; 24 cm.
(Tesi gregoriana. Ser. Teologia ; 68).
ISBN 8876528679
18
Brescia, dicembre 2001
19
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