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Manduria: quelle Lacrime che ungono il cuore!

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Manduria: quelle Lacrime che ungono il cuore!
Luglio/Agosto 2015 - Anno VI°
FOLLOW US ON FACEBOOK! “Piccoli figli della Vergine dell’Eucaristia”
Copia Gratuita
Manduria: quelle Lacrime che ungono il cuore!
“Bisogna lavorare molto per salvare lo spirito dei
Miei figli” (30 aprile-1 maggio 1995)
Tanto è stato fatto ma poco è stato recepito o non
si è voluto capire …
Lacrimazione Maggio 2015
Spesso
è impossibile far “tacere
la voce del cuore”.
Una voce che risuona e che, quasi senza accorgersene, esce dalle labbra come un alito di vento
porta una brezza leggera.
Tacere ciò che è a tutti destinato, rende responsabili dell’agire di Dio in mezzo agli uomini. Chi
ha “visto e udito” non può esimersi dal dare testimonianza dei fatti accaduti.
Dal 17 al 24 Maggio 2015 lacrime di olio
hanno bagnato e rigato il volto della Vergine Santissima. Chi ha assistito a questo fenomeno non ha potuto che constatare la dolcezza del Suo volto. I Suoi occhi lucidi e luminosi hanno colpito nel profondo il
cuore di ognuno. Nel silenzio del pianto i cuori ne
hanno tratto coraggio ed abbandono nel proseguire la
missione a cui sono stati chiamati perché tutto si compia secondo i piani Divini.
Un forte abbraccio materno sembrava circondare il cuore donando pace e consolazione per le tante
prove che attraversano il Messaggio.
Come sappiamo Debora è in obbedienza al
Vescovo di Oria e non può più parlare a causa del divieto ma ha solo detto che la lacrimazione di olio è un
avvertimento e che bisogna intensificare la preghiera
per i mesi che verranno specie quando da Ottobre si
correrà il pericolo più grande.
Sappiamo dalle ultime notizie come la società
e l'umanità intera sia minacciata da ideologie contrarie alla morale (teologia del gender, utero in affitto,
matrimoni omosessuali, ecc) ma anche da "invasioni
straniere" che sono alle nostre porte e che, approfittando del clima di torpore in cui versano i cuori che
sembrano ormai abbandonati ad ogni sorta di
"evoluzione della società", si insinueranno nelle nostre città condizionando le nostre vite soprattutto
quelle "spirituali".
Fiumi di parole la Vergine dell'Eucaristia ha
(Continua a pagina 2)
“The Marians Magazine” è disponibile on-line su www.giovanipromanduria.org e su www.manduriapparitions.blogspot.com
renti popoli (ricordiamo la conversione di alcuni musulmani nei primi anni di queste apparizioni) ed ora
…
... Lo riceveranno per lenire ferite profonde e
lancinanti! Si operi a questo fine: che la Sorgente di
Olio Santo giunga con la Sua Immagine con il testamento della grande Unità tra i cristiani ed uomini.
Viene l’ora della più aperta testimonianza al Mio Nome. Sono davanti a voi per ricevere il vostro atto di
fiducia! Nuove tormente si abbatteranno sulla Chiesa, ma a colui che è dato di tenere fisso il timone della nave IO SONO dico: resta dritto sui sentieri indicati dal Martire di sangue e di neve (Giovanni Paolo
II ).
Si solleverà il fetore dei falsi pretesti religiosi
perché i “figli del detto profeta” (Maometto) stanchi
dell’oppressione di sé stessi sfogheranno con ira i
loro mali verso ogni popolo d’occidente". (Gesù a
Debora, 6.01.2006)
(Continua da pagina 1)
speso in questi lunghi anni per la conversione dei
cuori e specie negli ultimi messaggi troviamo acutizzarsi ancora di più il Suo profondo dolore per l'umanità sorda e cieca.
Meditiamo dunque silenziosamente nel nostro
cuore questo pianto lasciandoci ungere dalle Sue Lacrime oleose come segno di perfetta consacrazione a
Lei, come balsamo per le ferite del nostro cuore, come fonte di forza e coraggio per le prove che verranno e sostegno per la testimonianza di quel Messaggio
di Riparazione che "non è ancora terminato"...
"... Oggi desidero che mi ascoltiate seriamente perché menzogna e uccisione non vi siano tiranne
per oltre un devastante decennio. Il Signore non vi ha
abbandonato e per questo cari figli rispondete con
bontà e fiducia perché Lui può evitarvi un terribile
castigo che si prepara a sopraggiungere nel prossimi
mesi. Se solo si fosse dato ascolto all’implorazione
delle Mie lacrime! Non rifiutate il Mio aiuto e pregate, riparate, offrite molto per coloro che diffondono il
male con la tentazione del giudizio.
Vengo cari figli per chiamare a salvezza il numero
più alto di anime e temo per quelle che, coprendo di
derisione le Mie parole, non vogliono cambiare vita..." (12.10.2010)
Il Mediterraneo “infuocato”
"... Immensa è la Mia tristezza perché l’uomo
non ha voluto accettare l’invio della Santissima nel
Cuore del Mediterraneo. I fuochi stanno per accendersi e i grandi conflitti annunciati con i sigillati messaggi stanno per avere luogo.
Grida al mondo il pericolo di due grandi calamità
che il Padre permetterà nei vostri giorni.
La prima: quella naturale ed improvvisa come segno
che lo spostamento dell’asse della terra determinerà
ogni realtà; la seconda: la permissione divina davanti all’insorgere di nuove fiamme disastrose coincidenti con l’esasperato progetto dell’antico Serpente di
invadere e conquistare. L’odio sarà fomentato da
pretesti religiosi e come un tempo i cristiani testimonieranno di esserMi fedeli davanti al teatro di morte: decine di sacerdoti glorificheranno la Chiesa offrendo sé stessi per il dialogo, per l’unità, ma viene
l’ora in cui la luce della Mia Croce sarà offuscata e
diverrà la fiaccola della loro aggressione.
Così annuncia che un grande silenzio viene su
tutta l’umanità e a molti sembrerà che Dio non veda e
non ascolti più! Mai come in questa “Notte” il Tre
volte Santo vi sosterrà con la Sua mano perché siate
forti nella purificazione e fedeli nella tribolazione...
...Verrà l’ora di un nuovo martirio in cui sarà
trafitto il Cuore di Lei (della Madonna) barbaramente. Io L’ho mandata per essere Sentinella ed Arco di
Pace tra i popoli del Mediterraneo. Il Suo Cuore ha
donato l’Olio perché in esso si riconoscessero diffe-
"... Cari figli, vengo perché si compia in questo lembo di terra il progetto di Dio
L'ora e tarda figli Miei e vengo con la supplica di una Madre: riparate perché un doloroso evento
si affaccia sulla vostra nazione. Prego per voi e intercedo per voi: benedico nel nome di Mio Figlio Gesù
questa Diocesi e da qui la Mia Chiesa, il Mio Papa.
Restate davanti a Gesù Eucaristia e stringetevi al Suo
Amore Misericordioso perché Lui può perdonare i
peccati ed attenuare le sofferenze che vi attendono.
Sono in ansia per voi figli amati che avete lasciato
cadere invano le Mie lacrime.
Accoglietele adesso perché esse sono di olio
consolatore e raddolciscono le amarezze che vorrebbero separarvi da Dio. Pregate e non dite il male perché Io sarò con voi per testimoniarvi la Mia Presenza
in Manduria..." (25.03.2011)
Tratto da www.giovanipromanduria.org
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Risurrezione e non medita il Redentore morente nelle
tenebre del Venerdì Santo. Non avrei avuto Risurrezione se non avessi patito la morte, e non avrei compiuto la Redenzione se non avessi avuto il martirio.
Stolto colui che pensa la gloria di Maria e non medita a come Ella giunse alla gloria. Il frutto del Suo
seno, Io, il Cristo Verbo di Dio, ha straziato il Suo
seno.
E non capite malamente le Mie parole! Non l’ho
straziato umanamente. Ella era superiore alle miserie
umane, su Lei non era la condanna di Eva, ma non
era superiore al Dolore. E il Dolore grande, maiuscolo, sovrano, assoluto, è penetrato in Lei con la violenza di una meteora che precipita dal Cielo nel momento stesso in cui Ella conobbe l’estasi
dell’abbraccio con lo Spirito creatore.
Beatitudine e dolore hanno stretto in un unico laccio il cuore di Maria nell’attimo del Suo altissimo
“fiat” e del Suo castissimo sposalizio.
[485] Beatitudine e dolore si fusero in una cosa
sola come Ella era divenuta una cosa sola con Dio.
Chiamata ad una missione di Redentrice, il dolore
superò sin dal primo momento la beatitudine. Questa
venne alla Sua Assunzione.
Congiunta allo Spirito di Sapienza, Ella ebbe rivelato dallo Spirito quale futuro era riserbato alla Sua
creatura, e non vi fu più gioia, nel senso abituale della parola, per Maria.
Ad ogni ora che passava, mentre Mi formavo attingendo vita al Suo sangue di madre-vergine, e nascosto nel profondo avevo inenarrabili scambi di amore
con la Madre Mia, un amore e un dolore senza paragone si alzavano come onde di un mare in tempesta
nel cuore di Maria e la flagellavano con la loro potenza.
Il cuore di Mia Madre conobbe il morso delle spade del dolore dal momento in cui la Luce, lasciando il
centro del Fuoco Uno e Trino, penetrò in Lei iniziando l’Incarnazione di Dio e la Redenzione dell’uomo;
e quel morso crebbe, ora per ora, durante la santa gestazione: Sangue divino che si formava con una sorgente di sangue umano, Cuore del Figlio che pulsava
al ritmo del cuore della Mamma, Carne eterna che si
formava con la carne immacolata della Vergine.
[486] Più grande il dolore nel momento in cui nacqui per essere Luce ad un mondo in tenebre. La beatitudine della madre che bacia la sua creatura si cambiò
in Maria, nella certezza della Martire che sa più prossimo il martirio.
Benedetto il frutto del tuo seno.
Sì. Ma Io, a quel seno che meritava tutta la gioia
destinata a un Adamo senza colpa, ho dovuto dare
Il Sangue del Redentore
e le
Lacrime della Corredentrice
Dice
Gesù:
«“Benedetto il frutto del tuo seno”. La
maternità divina e verginale rende Maria seconda
soltanto a Dio. Ma non soffermatevi a guardare unicamente la gloria di Maria. Pensate cosa le costò conseguire quella gloria.
Stolto colui che guarda il Cristo nella luce della
(Continua a pagina 4)
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figli di Dio.
E se si può dare una norma, sappiate che Io, Dio,
non reputo sminuire Me stesso nell’amare con infinito
e venerante [489] amore la Madre mia, della quale
vedo la natura Immacolata, opera del Padre, ma anche
ricordo la vita martirizzata di Corredentrice, senza la
quale Io non sarei stato Uomo tra gli uomini e vostro
Redentore eterno.»
(Continua da pagina 3)
tutto il dolore. E per voi. Per voi la pena di addolorare
Giuseppe. Per voi il puerperio fra tanto squallore. Per
voi la profezia di Simeone che Le rigirò la lama nella
ferita, ribadendo e acutizzando il morso della spada.
Per voi la fuga in terra straniera, per voi le ansie di
tutta una vita, per voi gli affanni di sapermi evangelizzante e perseguitato dalle caste nemiche, per voi lo
spavento della cattura, il tormento della molteplice
tortura, l’agonia della Mia agonia, la morte della Mia
morte.
Sono stato raccolto sul seno che m’aveva portato
con una pietà quale più non poteva essere; ma, in verità, vi dico che tra il Mio cuore fermo al moto vitale
e squarciato dalla lanciata, e quello della Afflittissima che mi teneva in grembo, non vi era differenza di
vita e di morte. Il cuore di Maria ed il Suo seno erano
uccisi [487] come ero ucciso Io, l’Innocente.
Ai miracoli connessi alla Redenzione, noti ed ignoti, palesi a tutti o rivelati ai privilegiati, aggiungete
anche questo: del continuare della vita in Maria per
opera dell’Eterno dopo che il Suo cuore fu spezzato
dal e per il genere umano come quello del Figlio Suo
Gesù.
Voi, che non sapete e non volete sopportare il dolore, lo pensate che dolore sarà stato quello della Benedetta, dell’Immacolata, della Santa, portare in sé un
cuore lacerato, morto, abbandonato, e vedere sul Suo
seno raccolto un corpo senza vita, straziato, sanguinoso, livido, che è stato il corpo del Figlio, la Carne della Sua carne, il Sangue del Suo sangue, la Vita della
Sua vita, l’amore del Suo spirito?
Voi mi avete avuto perché Maria ha accettato,
trentatré anni prima di Me, di bere il calice
dell’amarezza. Sull’orlo della coppa che ho bevuto
fra sudori di sangue, ho trovato il sapore delle labbra
di Mia Madre, e l’amaro [488] del Suo pianto era fuso
col fiele del Mio sacrificio.
E, credetelo, di farla soffrire, Lei che non meritava
il dolore, è stata per Me la cosa più costosa. L’abbandono del Padre, il dolore di Mia Madre, il
tradimento dell’amico in cui erano tutti i tradimenti
dei futuri, ecco le cose atrocissime del Mio atroce
strazio di Redentore. La lanciata di Longino in un organo ormai insensibile al dolore è un nulla al paragone.
Io vorrei che per il dolore che ha straziato Mia Madre per voi, voi le deste amore. Amore grande, tenerissimo, di figli verso la più perfetta di tutte le madri, la Madre che non ha ancora cessato di soffrire
piangendo lacrime celesti sui figli del Suo amore
che ripudiano la casa paterna e si fanno guardiani
di bestie immonde: i vizi, anziché restare figli di re,
(tratto dal quaderno n. 4 del 1949
di Maria Valtorta - Ed. CEV)
“… Chi soffre, ama. Questa è la frase Mia! Per ogni
sofferenza di un’anima, ve n’è un’altra che si salva. Ecco perché è stato necessario che Io Mi immolassi e versassi fino all’ultima goccia del Mio Divino Sangue! È stato per ognuna delle vostre anime. Dall’Albero, dal palo,
dalla Croce: Io ho vinto e tutti attraggo. Pure voi siete
destinati a vincere soffrendo. Satana non può nulla,
quando accettate il dolore come offerta a Me. I suoi giochi di scoraggiamento falliscono e nello stesso tempo
ecco tagliato il traguardo della gioia.
Non state tanto a pensare: tutti quelli che amano,
devono soffrire per essere uguali a Me e questo amore
che è nel cuore, immediatamente si gonfierà della potenza del Mio Spirito che, su chiunque alitato, mostrerà il
prodigio. Non siete felici che vi ho scelto a partecipare
come intermediari di questo piano salvifico? Io vi dico:
gli Angeli ne sono sorpresi.
Allora coraggio: la Vergine Madre Mia e vostra vi
insegnerà come vivere il dolore nella gioia dello Spirito.
Chiedete a Lei. Nessuno come Lei è stata degna di chiamarsi “Corredentrice”: Colei che attua con Me la Redenzione!
Riflettete pure su quanto ora vi ho detto…”
(Gesù a Debora 29 Novembre 1995)
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La Vergine dell’Eucaristia e…
… il senso spirituale di Manduria
Suoi piedi, ha smesso di essere un campo come tutti
gli altri e da quel momento è diventata un lembo di
cielo, un Paradiso in mezzo a noi, sicché da tutto il
mondo vengono a chiedere le Grazie e le ottengono,
perché il Signore non è sordo e ama distribuire i Suoi
doni, la Sua Misericordia come vuole. Grande Tesoriera di tutta questa ricchezza da distribuire è Lei, nostra Madre. E in questi nostri giorni la vuole distribuire maggiormente perché come la Grazia è tanto presente, così sovrabbonda anche il peccato e l’azione
nefasta del demonio. (…)
Quindi come abbiamo detto prima: entrando in Celeste Verdura, noi abbiamo la sensazione di un rapimento, cioè i problemi ci sono sempre davanti, ma
sentiamo uno stato di leggerezza spirituale. È come se
un bel momento questi problemi non fossero più nostri, ci venissero incontro ma non ci pesassero più come quando siamo entrati. Ed è questo l’
“accompagnare” della Madonna. È come se la Mamma ci dicesse: “Vedi, entrando in questo luogo Io ti
faccio sentire quello che ti ho detto 100 volte nei messaggi”. Se tu vuoi realizzare il Suo Messaggio, trasporta la realtà di Celeste Verdura dove vivi e dove
sei. In effetti la Madonna, in tutti questi anni, ha voluto che ci muovessimo per estendere questo richiamo
perché molti luoghi del mondo diventassero irradiazione del Suo Messaggio, perché questo Messaggio fa
bene, questo Messaggio è importante, questo Messaggio serve alla Chiesa. Vedete, dove arriva la parola di
Maria SS., viene accolta con spirito di umiltà da laici,
da sacerdoti, da persone qualsiasi, semplici. La Madonna crea un “giardino” e lì dà anche abbondanza di
doni, abbondanza di sacerdoti, abbondanza di vocazioni. Tutto è abbondante dove c’è la Madonna, perché Lei è la Sposa della Provvidenza. Ecco perché per
noi è veramente importante capire che il Messaggio di
Manduria non è un Messaggio che resta soltanto attaccato ad altri come fosse una collana entro cui sono
infilate tante perline. È un astro! Questo Messaggio
riluce nel Progetto di Dio, perché vuole arrivare al
“centro” della Chiesa… oggi malata! La più grande
patologia nostra, dei cristiani ormai ridotti a un numero così esiguo, che se ci saltano addosso non sappia-
Il giardino della Celeste Verdura
C
ercando di penetrare il Messaggio di Manduria
- che giunge alla fine di questo ultimo secolo,
e le Apparizioni sono ancora in corso nonostante che il 23 ottobre 2005 si sia conclusa l’ultima
Apparizione pubblica - la Madonna sta chiedendo in
questi ultimi mesi di aumentare riparazioni, sacrifici e
penitenze, e vuole estendere questa richiesta a bambini e famiglie, perché il grande Progetto della Madonna si deve realizzare. Questo è il momento in cui la
Signora ha messo la “quarta”. È il momento in cui c’è
l’accelerazione dello Spirito Santo, ed è per questo
che coinciderà con l’accelerazione del demonio. (…)
(…) Manduria è parte di questo Programma che
Gesù e Maria, insieme allo Spirito Santo hanno scritto, perché questo nostro mondo emerga dalla melma
in cui, dopo tanti secoli di storia, inevitabilmente si è
ritrovato. (…)
Non dobbiamo pensare a Gesù come ad un personaggio “storico”, ma dobbiamo camminare con Lui,
altrimenti questa nostra vita va impoverendosi sempre
di più, perché di Lui ne abbiamo solo un pallido riflesso e quindi di conseguenza non diamo la possibilità al Signore con il nostro atto di fede di cambiare e
quindi di accompagnarci in questo “passaggio” importante della storia. In diverse altre occasioni ho voluto ribadire quanto la Madonna ha riferito: chi ha
fatto l’esperienza della Celeste Verdura ed è venuto a
sporcarsi i piedi, ne è uscito purificato e ha fatto
l’esperienza della “cappa di cristallo” (noi la chiamiamo così), cioè l’esperienza di entrare in una dimensione che non appartiene a questo mondo. Infatti Celeste Verdura, da quando la Signora ha poggiato i
(Continua a pagina 6)
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(Continua da pagina 5)
mo nemmeno proteggerci per
quanto siamo diventati pochi. (…)
(…)Da dove la chiesa può essere
salvata? Innanzitutto se è vero che
la Chiesa è una, santa, cattolica,
apostolica, innanzitutto la deve
salvare dalla divisione. E noi
all’interno siamo divisi con le
Chiese sorelle, siamo divisi in tante fazioni, siamo divisi all’interno
della gerarchia. Siamo ancora ad
un livello talmente preistorico che
c’è ancora la diatriba teologica se
accettare o rifiutare la Madonna
come Corredentrice. Ma se lo sanno anche i bambini! È un problema
teologico per chi si fa tanti problemi, per chi è lontano dalla semplice e umile Maria di Nazaret! E tutto è un problema, tutto è una tragedia! La nostra cara e tenera Vergine che non si fa tanti problemi
nell’atto di mettere al mondo questo Bambino, non si chiede… non
mette davanti a questo Disegno di
Dio tutte le problematiche umane
e, come oggi accade che appare
anche S. Giuseppe insieme alla
Madonna, ci occorre capire
l’esperienza di Giuseppe che è un
modello per noi importante da riscoprire. (…)
Noi siamo cristiani, figli di Gesù ma anche sposi di Gesù, perché
la Madonna è figlia del Suo Figlio.
Se noi entriamo in questo linguaggio, in questa dimensione meravigliosa di Dio che non si attiene solo al linguaggio del sangue e della
carne, ma va oltre, allora capiamo
il senso spirituale dell’Apparizione
di Manduria, altrimenti resta un
fatto superficiale, resta una storia
come tante. Così non deve essere,
perché in questa storia ci sono altre
storie che si intrecciano: bambini
che hanno preso sul serio il richiamo della Madonna di offrire sé
stessi come sacrificio, donne, uomini che pur essendo stati chiamati
alla sofferenza hanno detto: “Gesù,
io ci sto. Vengo a partecipare alle
La Vergine dell’Eucaristia
come appare a Debora
Tue sofferenze per amore della
Madonna e dei miei fratelli”. Questa comunione che ci fa essere
“cattolici”. La Madonna a Manduria è venuta a richiamare i cristiani
a questo senso “cattolico”, come
diceva don Stefano, dilatato
dall’amore universale. Solo così in
questa dimensione circocentrica
noi capiamo perché la Madonna si
è dichiarata: “Io sono la Vergine
dell’Eucaristia”. Noi siamo in questa dimensione circolare, entro cui
tutto cammina: le nostre storie, le
nostre tragedie, i fatti politici, tutto
quanto fa parte della nostra esperienza di vita. (…)
Da che cosa la Chiesa può essere salvata? Deve essere salvata da
questo senso di insoddisfazione: la
Chiesa è insoddisfatta! Quando
diciamo Chiesa, non diciamo loro
(N.d.R.: indica don Stefano) anche
di loro…loro con noi . Questa
Chiesa che non sa più dove collocare la propria esperienza e dove
mettere la Vita, la presenza di Gesù. E a Manduria la Madonna dice:
“Ma, cari figli, se voi continuate a
tenerMi fuori dalla vostra esperienza, voi vivrete una vita inutile. Voi
correte, venite, andate, costruite,
ma piangete su voi stessi perché
tutto quello che fate, lo fate senza
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la benedizione di Dio”. Ed Ella
come Vergine dell’Eucaristia intende dire a tutti quanti: “Cari figli,
ricominciate a chiedere a Dio che
vi benedica su ogni cosa che portate nel cuore”. Quando noi facciamo le cose a modo nostro e partiamo senza lo stadio della Grazia di
Dio (lo dico a mie spese perché
c o me vo i, a v e nd o fa t t o
l’esperienza della Madonna,
anch’io ho avuto i miei momenti di
ribellione) sbagliamo e siamo infelici. A un certo punto della nostra
vita siamo costretti a tornare indietro e ci rendiamo conto di aver perso tanto tempo. Così quando uno
inizia un rapporto affettivo con
qualcuno e parte col piede sbagliato
solo chi ama Gesù, Lo fa trionfare;
gli altri non servono a niente: fanno solo “riempimento” nella Chiesa. E la Madonna è triste per questo, perché ciascuno di noi rappresenta una chiamata: lo sviluppo di
un Progetto di Dio. (…)
Il “centro” dell’Apparizione a
Manduria è questo atto di Riparazione che la Madonna vuole regalare al Padre, perché questi saranno
i tempi del riconoscimento da parte
dell’umanità della Signoria di Dio.
La Madonna ha detto: “Gesù ha un
grande Progetto: di ristabilire con
l’uomo una tale e grande amicizia
che durerà per molto tempo e ci
saranno dei lunghi momenti di pace”. Il problema che la Madonna si
pone è quello della famiglia, che,
essendo portatrice di una grande
forza trainante, è in una tremenda
crisi. La Madonna è preoccupata
per le nostre famiglie che versano
in una situazione apocalittica!
Quale apocalisse più drammatica
di genitori che non si parlano più
tra loro e di figli che preferiscono
andare a morire un sabato sera o
un venerdì sera lontani da casa,
lontani dal focolare domestico? Il
demonio esaspera le nostre fami(Continua a pagina 7)
(Continua da pagina 6)
glie, e vedete come in questi giorni
noi “cadiamo” se non siamo attaccati alla Madonna. Non abbiamo la
forza per resistere, perché le tentazioni, le guerre che sono mosse
costantemente nei nostri confronti,
sono di enorme portata rispetto alla
nostra forza e alle nostre facoltà
mentali. Se non ci armiamo fino ai
denti della benedizione di Dio, noi
non possiamo nemmeno uscire da
casa nostra perché siamo fatti fuori
subito. Allora come fanno i nostri
figli ad andare verso questa società
così violenta ed aggressiva, se non
hanno dentro un fondo di sicurezza
che parte dal cuore della famiglia?
(…)
La Vergine dell’Eucaristia a
Manduria ci ha fatto capire che più
ti avvicini a Gesù, più Gesù ti dona
la croce. Fa parte dell’amore, della
persona che ama: ti dà quello che
ha. Gesù ti dà la Croce, ma la Croce di Gesù non è la croce nostra.
La Croce del Signore è la libertà
interiore, quella che ti fa morire
anche dentro un lager senza sentirti
in galera. E questa libertà, che P.
Pio e tanti altri sentivano quando
erano costretti in questa assoluta
chiusura, è quella forza che ti fa
dire: “Io vado nel mondo. Non pretendo di cambiarlo, ma il mondo
non mi cambierà. Io ho le mie idee. Gesù mi ha detto… la Madonna
mi ha insegnato…”. Ecco, cari amici, se voi incontrate la Madonna
nei messaggi, voi siete persone diverse, non siete più costrette ad
abbellirvi fisicamente per apparire
diverse, perché in quel momento
da voi nascerà una bellezza diversa, quella che va oltre l’ombretto,
il mascara, quello che “maschera”,
con cui vogliamo apparire un po’
meglio di quello che siamo. Ma
guardate che se siamo brutti, pure
col rossetto si vede, anzi certe volte è peggio. Quindi questi tratti
della bellezza di Dio sono così profondi che una persona che resta
“sopra”, superficiale, non conclude
mai niente nella sua vita. (…)
Prima abbiamo pregato le lacrime
di sangue e di olio: non c’è niente
di più profondo del sangue e
dell’olio che penetra. E la Madonna ha usato questi due elementi per
farci capire che il mondo può veramente avere grandi vantaggi se: a)
fonda tutto sul Sangue di Cristo; b)
si lascia condurre dall’azione dello
Spirito Santo. Ma lo Spirito Santo
non resta dove ci sono persone orgogliose, lo Spirito Santo non prega dove ci sono persone che seminano la zizzania, non resta là dove
la comunità rinnega lo Spirito interiore e resta alla superficialità del
Vangelo. Ecco perché le Apparizioni fanno male alla gente superficiale che dice: “Che necessità c’è
di fare tanta penitenza, e magari di
vegliare la notte?”. Non ci basta
tutto quello che il demonio ci ha
dimostrato! Lui, sì, che veglia e fa
vegliare, avendo innalzato i
“templi” della sua gloria. Lui sì
invece è padrone della notte che
ogni giorno porta al suo culto,
mentre invece noi pensiamo stupidamente che Dio non abbia bisogno delle nostre penitenze. La Madonna nelle Apparizioni, e specialmente a Manduria, dice l’esatto
contrario: penitenza, riparazione,
sacrificio, sacrificio, sacrificio…
“Il sacrificio di accettare tutto
quello che abbiamo dentro casa
nostra oggi - dice la Vergine
dell’Eucaristia - è la più grande
consolazione per Gesù”. Noi abbiamo un grande compito che Dio
ci ha affidato, che è quello di prenderci cura delle persone che ci sono state affidate. Vedete, cari amici, come la nostra Italia e tante famiglie oggi vivono dentro la divisione più totale. Questa divisione è
l’effetto della mancanza di fede.
Dove ci sono famiglie che pregano
e si sposano nel Nome di Gesù,
anche se hanno momenti di caduta,
si rialzano. Se in quella famiglia
7
c’è stata preghiera, la preghiera
continuerà con i suoi effetti di benedizione. E anche se nella famiglia qualcheduno ha tradito l’altro,
passerà un tempo, due tempi, tre
tempi, alla fine Dio trionfa in quella famiglia. (…)
La Madonna è venuta per dare
una grande forza spirituale e quando ha detto: “Vengo nel cuore del
Mediterraneo”, siamo certi che è
venuta a piazzare un bastone di
“fuoco” in un bacino che potrebbe
diventare un bacino infuocato, un
bacino dove un confronto con culture e anche religioni potrebbe diventare non un fatto positivo. Allora, amici miei, che ne sarebbe
dell’Italia? Quello che noi non
possiamo immaginare… Ma la
Madonna già lo sa! Allora lasciamoci guidare. Quando vi domanderanno: “Avete conosciuto Manduria? Che cos’è Manduria?”, voi
rispondete: “Manduria è il segno
dell’Unzione della Madre. Io sono
chiamato, dovunque mi trovi, a
dire ai miei fratelli che la Madonna
ha deciso che i cristiani si salveranno”. Mi dispiace per il demonio, ma accadrà come alla battaglia
di Lepanto né più né meno, perché
è Lei la Signora delle vittorie.
Stralcio sulla meditazione di Debora
a Nembro (Bg) 31.01.2009
(Testo integrale su
www.verginedelleucaristia.net)
Aspettando
il Giubileo della Misericordia
A
Rom a
c’è
un
uomo
chiamato
Fr ancesco.
Con la sua disarmante e sapiente
semplicità ha fatto tornare a vivere
la Chiesa che non predilige un cristianesimo astratto, metafisico,
dogmatico, ma incarnato nella realtà. Francesco è a Roma per riportarci sulle tracce di Cristo. Francesco, con i suoi segni così poveri e
così ricchi e così arcani e così creaturali. Francesco cammina con la
gente. È a Roma, per chi crede e
per chi non crede. E a due anni dal
Conclave dalla sua elezione, ora
con il Giubileo della Misericordia,
offre al mondo la possibilità di una
completa revisione di vita.
Francesco st a att uando la
“Rivoluzione dello Spirito”. Dovevamo intuirlo dal primo giorno. Da
quella scelta di chiamarsi così, nome simbolo di una chiesa dolente e
missionaria. Il Signore disse a
Francesco d’Assisi: “Va e ripara la
mia casa che come vedi è tutta in
rovina”. È quello che sta facendo
Papa Bergoglio. Con il cuore sempre rivolto ai lontani, ai bisognosi,
ai poveri.
«Ho pensato a Francesco d’Assisi
come uomo della pace e della povertà che ama e custodisce il creato
– dirà dopo l’elezione – in questo
momento noi abbiamo una relazione con il creato non tanto buona,
dobbiamo migliorare. E poi vorrei
una Chiesa povera per i poveri».
Ora con una possente Enciclica,
aspettando il Giubileo, papa Francesco, ci fa nuovamente intuire
che, dentro quel nome, c’è la chiave per capire forse tutto un Pontificato. Siamo di fronte ad una figura
di rottura che si propone di rilanciare una comunità in affanno, ma
dalle radici possenti. Ci riuscirà?
Ne siamo certi. Ad Assisi, l’altro
Francesco, non si stancò mai di
farlo. E non è che la sua opera, nonostante facesse miracoli, fosse
meno impegnativa di quella in cui
si trova ora a cimentarsi il nuovo
Pontefice. Ma ci riuscì.
Francesco d’Assisi oggi è uno dei
santi più venerati nel mondo. Ora,
a Roma, dunque, c’è Francesco
che scalda i cuori e apre autostrade
d’impegno, dentro e fuori la Chiesa. Corre sulle strade delle periferie geografi che ed esistenziali.
Riempie le piazze, ma anche le
chiese. Parole antiche come misericordia, verità, bellezza, bontà,
riacquistano con lui un significato
originario privo di sovrastrutture,
ambiguità, strumentalità.
«Cristo è il cuore della Chiesa »,
disse ai seimila cronisti che seguirono la sua elezione. E ora si appresta a vivere, e a farci vivere, il
Giubileo della Misericordia.
«Misericordia che è l’architrave –
ha detto – che sorregge la vita della Chiesa». Aggiungendo: «È mio
vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo
sulle opere di misericordia corporale e spirituale. Sarà un modo per
risvegliare la nostra coscienza
spesso assopita davanti al dramma
della povertà e per entrare sempre
più nel cuore del Vangelo, dove i
poveri sono i privilegiati dalla misericordia divina». Per i giornalisti, un monito e una responsabilità
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in più. Ne saremo capaci?
«Voi avete la capacità di raccogliere ed esprimere le attese e le esigenze del nostro tempo ricordando
però che gli eventi della Chiesa –
disse papa Francesco nella prima
udienza ai giornalisti – rispondono
ad una logica che non è solo e
nemmeno principalmente quella
delle categorie politiche. La Chiesa
è verità, bontà, bellezza». Il Giubileo per l’informazione è così un
primo grande banco di prova. Ricordando che, come ammonì papa
Francesco, «nuove culture continuano a generarsi in queste enormi
geografi e umane dove il cristiano
non suole più essere promotore o
generatore di senso ma che riceve
da esse altri linguaggi, simboli,
messaggi e paradigmi che offrono
nuovi orientamenti di vita spesso
in contrasto con il Vangelo di Cristo».
(Massimo Milone direttore Rai Vaticano)
Tratto da
www.sanfrancescopatronoditalia.it
“… Dissi e dico:
beati coloro che saranno misericordiosi
con il loro prossimo, pronti a dare ciò
di cui tutti hanno bisogno,
ma tre volte beati saranno coloro che
con Misericordia si volgeranno ai duri
di cuore, ai lontani da Dio, agli inariditi
come piante del deserto a causa
d’Amore mancato più che un’oasi che
si fa miraggio.
Beati, sì beati, poiché della stessa
Misericordia saranno ricoperti, come
balsamo su un corpo d’un morto…”
(Gesù a Debora, 8 marzo 1996)
Oscar Arnulfo Romero
La
beatificazione di Mons.
Oscar Arnulfo Romero è un’utile occasione per guardare
alla sua diaconia e al
suo martirio ricercando nella sua esperienMons. Oscar Arnulfo Romero
za biografica il passaggio di Dio, la lenta e graduale opera della grazia divina
e la risposta dell’uomo. Vita e tempi di un discepolo di
Cristo che si presenta come paradigma profetico di una
Chiesa sempre chiamata ad essere esperta in umanità.
Cercando di scrutare il cammino della grazia divina
nell’esistenza del sacerdote e vescovo salvadoregno, osserviamo che essa procede gradualmente, possiamo dire di
luce in luce, avvalendosi anche dei rallentamenti, delle
brusche frenate, dei cambiamenti di rotta rispetto a un’idea
o una volontà di partenza che poi invece diviene altro.
Quando accade tutto ciò è sempre buon segno, perché significa che si sta facendo la volontà di Dio e non la propria. E anche quando gli ostacoli provengono dal male,
sono come riconvertiti in bene, nel senso che alla fine concorrono all’opera della grazia, operando purificazioni in
chi ne è destinatario. Se ne incontrano diverse di queste
situazioni nella biografia di Mons. Romero. In primis il
suo amore per lo studio ma già a dodici anni l’interruzione
a causa di una grave malattia; poi la percezione della chiamata al sacerdozio, ingresso al seminario minore ma anche
qui si registrano rallentamenti e diverse interruzioni degli
studi, per andare a lavorare e aiutare la numerosa famiglia
(otto fratelli) che ha problemi economici. Una maggiore
continuità si registra dopo i vent’anni: seminario maggiore
a San Miguel e poi Pontificia Università Gregoriana a Roma. Cinque anni (1937-1942) nei quali è anche ordinato
sacerdote (4 aprile 1942) ma poi una nuova interruzione.
La guerra impone il ritorno in patria e non può completare
gli studi dottorali.
Un primo bilancio ci dice che se è evidente che la presenza di un dono divino sia sempre attaccato, è altresì
vero che la grazia divina per opera dello Spirito, anche
attraverso queste situazioni lo guida al dono di sé, a
saper rinunciare ai suoi progetti e alle sue idee per accogliere quelli di Dio.
Si apre quindi un nuovo tempo di vent’anni, dal 1942 al
1962 nel quale padre Oscar Romero sarà parroco prima ad
Anamores e poi a San Miguel. Saranno anni di un servizio
pastorale silenzioso e inevidente. Romero appare come
un uomo mite, un uomo di preghiera. Si dedica alla sua
gente, senza mostrare alcun impegno sociale, nessun attivismo, preferisce non sbilanciarsi e non imitare l’interventismo di altri
suo confratelli nel sacerdozio, sebbene il suo paese fosse
in preda ad una dittatura oligarchica che si professava cattolica ma calpestava i diritti dei poveri e degli ultimi. In
questo ventennio il Vangelo e l’Eucarestia risultano essere
i punti fermi della sua vita spirituale e poi risulteranno decisivi anche per orientare il suo servizio.
La storia di Mons. Romero, come anche tante altre,
ci mostra che tra Parola, Eucarestia e servizio c’è una
circolarità costante e anche una sorta di “alleanza”,
nella quale ogni elemento presente illumina l’altro e aiuta
a ricomprenderlo in modo sempre più profondo, innescando processi di continua conversione. Se è vero che si parte
sempre dalla Parola per poi giungere all’Eucarestia e poi al
servizio, è vero anche che, con queste basi, la prossimità
con i poveri consenta di tornare di nuovo alla Parola e poi
all’Eucaristia con rinnovata consapevolezza, cioè con una
più approfondita esperienza di Dio. E ancora il suo vivere
e celebrare l’Eucarestia fra i poveri, come sorgente di
consolazione, speranza e riscatto dalla loro oppressione
sarà altresì motivo per un’ulteriore conversione.
La mitezza di padre Romero e il suo tenersi fuori dai
dibattiti sono attitudini ben viste da chi detiene il potere e
considera il sacerdote come un tipo non pericoloso. Un
profilo che evidentemente non dispiace anche alla chiesa
salvadoregna che lo nomina nel 1966 come segretario della Conferenza episcopale del Salvador suscitando dissensi
e proteste di una parte del clero che avrebbe voluto una
persona diversa. Mons. Romero è considerato un conservatore ed esprime quel tipo di presenza ecclesiale, anche nel
dibattito pubblico, che potremmo definire politically correct. Questo nuovo incarico tuttavia aumenta la sua esposizione pubblica, sempre molto discreta e limitata. La grazia
agisce, ma rispetta i tempi dell’uomo, gli spazi della libertà
personale di ognuno. Quattro anni dopo, nel 1970 viene
nominato vescovo ausiliare e poi nel 1974 vescovo di Santiago de Maria. Da qui in avanti c’è un nuovo impulso, il
contatto con i poveri, con gli ultimi, con gli oppressi, la
conoscenza della realtà dei campesinos, contadini vessati e
perseguitati dal governo, che tentavano di organizzarsi per
reclamare condizioni di vita più umane e dignitose, getta
nuova luce sulla Parola e sull’Eucaristia. Ma la persecuzione si fa più drammatica e nel giugno del 1975 a Tres
Calles cinque di questi contadini vengono assassinati dalla
guardia nazionale. Mons. Romero va subito ad incontrare
la sua gente, entra nei poveri villaggi dei contadini, portan(Continua a pagina 10)
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(Continua da pagina 9)
do la consolazione della Parola e celebrando insieme a loro
l’Eucarestia. Parola ed Eucaristia insieme ai poveri e agli
oppressi mentre sul piano pubblico, scriverà una dura lettera al Presidente Molina. Trova diverse ferite da sanare e
anche una collera da orientare e contenere. Ascolta la sua
gente, apprende fatti drammatici. Molti di questi campesinos le notti dormono nei boschi, per timore di cadere nelle
retate della guardia nazionale. Da dove iniziare se non
dalla centralità della Parola di Dio? Una Parola per molti versi ancora inaccessibile alla gente, la Messa era in latino e la gente non capiva. Romero non offre un Vangelo
contemplativo e la gente inizia a comprendere che il
Regno di Dio inizia qui su questa terra, che si può fare
esperienza di Cristo a partire dalla Sua Parola. Non
però un Vangelo inteso come strumento per far politica,
non sulla scia di una certa teologia della liberazione, ma
più semplicemente come luogo e sorgente di consolazione,
speranza e futuro. Nascono dei gruppi biblici o comunità
di base.
Oltre alla lettura della Bibbia,
che è Parola di Dio, un cristiano fedele
a questa parola deve leggere anche
i segni dei tempi, gli avvenimenti,
per illuminarli con questa Parola.
(30.10.1977)
Nel 1977 è nominato arcivescovo di San Salvador. Ma
accade un fatto che determinerà un’inversione di rotta: il
12 marzo del 1977 viene ucciso in un agguato padre Rutilio Grande, amico sincero di Romero. Sacerdote gesuita
impegnato nel promuovere gruppi di auto aiuto per i contadini vessati e oppressi, uno che condivideva la vita dei poveri incarnando il Vangelo. Un profilo che suscitava fascino anche per Romero che però fino a quel momento era
apparso un po’ “frenato”. Dopo la morte dell’amico sacerdote, Mons. Romero avrebbe dichiarato: “Se non cambiamo ora non cambieremo mai”. Sta di fatto che il comportamento di Mons. Romero da adesso in poi cambia. Egli diviene voce di chi non ha voce, e inizia a denunciare in modo più visibile e socialmente più incisivo gli
abusi dei potenti. Il funerale di padre Rutilio Grande è
celebrato con una “misa unica” (Messa unica) alla quale
partecipano tutti i sacerdoti della diocesi. Altri sacerdoti
moriranno nel giro di pochi mesi. Romero incarica un pool
di avvocati di fare delle ricerche per indagare su diversi
contadini scomparsi: “Donde estan?” (Dove sono?) non ha
timore di gridare ai capi militari.
Si può parlare di un ulteriore passaggio della sua conversione. Chi conosce Romero lo descrive come una
persona timida e mite, ma adesso le sue omelie sono
dirette, sono fuoco, espressione di una “giusta collera”,
quella verso le perpetrate ingiustizie. I suoi interventi sono
inoltre trasmessi ogni domenica dalla radio panamericana
e divengono un punto di riferimento per la gente che le
attende con ansia. Papa Francesco nella Evangelii Gaudium ha giustamente ricordato che l’omelia dev’essere la
continuazione della Parola di Dio appena proclamata.
Qualcosa del genere accade in quelle di Mons. Romero. Egli comprende che il cambiamento nasce dal primato della Parola, accolta nel cuore essa genera conversione e cambia i comportamenti dell’uomo anche a
livello sociale. La custodia della Parola e un’ermeneutica
sempre più realistica gli fanno concludere che «la persecuzione è qualcosa di necessario nella Chiesa … perché
la verità è sempre perseguitata» e poi aggiunge «come
disse Gesù Cristo: “Se perseguitarono me, perseguiteranno anche voi”. La Chiesa che compie il suo dovere non
può vivere senza essere perseguitata». (Omelia 29.5.77)
Questa consapevolezza dona consolazione e secondo
Romero aiuta a delineare la vera identità della Chiesa, che
egli vorrebbe “sempre più slegata dalle cose terrene, umane, per poterle giudicare con maggior libertà dalla sua
prospettiva che è quella del Vangelo, dalla sua povertà”.
(Omelia 28.8.77)
La Parola aiuta a dare un senso a quanto sta avvenendo
al popolo. Alla scuola della Parola la Chiesa stessa potrà
vivere il Vangelo non come “strumento di potere”, poiché,
ricorda Mons. Romero, «lamentiamo che in qualche periodo anche la nostra Chiesa sia caduta in questo peccato», ma, aggiunge «vogliamo essere la chiesa che porta il Vangelo autentico, coraggioso, di nostro Signore
Gesù Cristo, anche quando fosse necessario morire come Lui sulla croce» (Omelia 27.11.77).
Parole che lasciano intravedere come la grazia divina lo
stia preparando al dono di sé. Un’esperienza che nasce
quando ci si lascia inquietare e scandalizzare dal Vangelo.
Romero ne parla con parole che richiamano non poco
quanto dirà qualche anno dopo un altro martire, padre Pino
Puglisi.
«Una chiesa che non provoca crisi, un Vangelo che
non inquieta, una parola di Dio che non solleva malumori
– come diciamo volgarmente -; una parola di Dio che non
tocca il peccato concreto della società in cui si sta annunciando, che Vangelo è? Considerazioni pietose, così
buone che non infastidiscono nessuno… così molti vorrebbero che fosse la predicazione. E quei predicatori che per
non molestare, per non avere conflitti e difficoltà evitano
ogni cosa spinosa, non illuminano la realtà in cui si vive
… il Vangelo che vale è la buona notizia che venne a togliere i peccati del mondo. » (Omelia 16.4.78)
Nei suoi interventi insiste sempre più sulla “Chiesa dei
poveri” che non cerca il compromesso o il soccorso dei
potenti. Agli inizi del 1979 riceve le prime minacce, tant’è
che il Presidente in persona gli offre una scorta, ma Romero così risponde in più occasioni: «Prima della mia sicurezza personale, vorrei sicurezza e tranquillità per le
108 famiglie degli scomparsi, per tutti quelli che soffrono» (14.1.79) e poi «il pastore non vuole sicurezza, finché non darete sicurezza al suo gregge» (22.7.79). Un
altro significativo passaggio: «A cosa servono belle strade e aeroporti, belli edifici di tanti piani, se vengono
10
(Continua a pagina 11)
(Continua da pagina 10)
costruiti con il sangue dei poveri, che non ne beneficeranno?» (29.7.79).
Un clima che si fa ancor più minaccioso nei primi mesi
del 1980. Romero viene a conoscenza di essere in pericolo
di morte, di essere fra coloro che potranno essere uccisi,
ma sente altresì una forza ancor maggiore per la quale,
proprio la vigilia del suo martirio, il 23 marzo del 1980,
potrà affermare: «quello che faccio è uno sforzo perché
tutto ciò che hanno voluto proporci il Concilio Vaticano II
e le riunioni di Medellín e di Puebla, non resti sulle pagine
e non ci limitiamo a studiarlo teoricamente, ma piuttosto
lo viviamo e lo traduciamo in questa realtà conflittuale,
predicando come si deve il Vangelo».
Predicare il Vangelo “come si deve” significa allora
credere che è possibile il cambiamento, che la Parola accolta nelle coscienze possa generare una vita nuova. Mons.
Romero continua a far sentire la sua parola a partire dalla
Parola di Dio e sempre in stretta connessione con
l’Eucarestia, predicando all’interno della Messa. Queste
parole accelereranno la sua dipartita perché saranno interpretate come un tentativo di destabilizzazione. Parole che
ricordano l’omelia in cui padre Puglisi si rivolge a quanti
erano stati autori delle intimidazioni, chiedendo di poterli
incontrare e di poter parlare con loro, sperando sempre
nella possibile conversione.
«Vorrei rivolgere un appello speciale, agli uomini
dell'esercito e in particolare alle basi della Guardia Nazionale, della Polizia, delle Caserme. Fratelli, appartenete al
nostro stesso popolo; uccidete i vostri fratelli contadini. E
di fronte ad un ordine di uccidere, che dà un uomo, deve
prevalere la legge di Dio che dice: NON UCCIDERE!...
Nessun soldato è obbligato ad obbedire ad un ordine contro la legge di Dio… Nessuno è obbligato ad adempiere
una legge immorale… Ormai è tempo che recuperiate
la vostra coscienza e che obbediate alla vostra coscienza piuttosto che all'ordine del peccato. La Chiesa, difensora dei diritti di Dio, della legge di Dio della dignità
umana, della persona, non può restare in silenzio di
fronte a tanta abominazione. Vogliamo che il governo
consideri seriamente che a niente servono le riforme se
vengono ottenute con tanto sangue. In nome di Dio, quindi, e in nome di questo popolo sofferente, i cui lamenti
salgono fino al cielo, ogni giorno più tumultuosi, vi supplico, vi prego, vi ordino in nome di Dio: cessi la repressione!».
Dopo di ciò, l’indomani, il 24 marzo 1980, all’interno
della celebrazione eucaristica, svolta, come sempre nella
cappella dell’Ospedale della “Divina Provvidenza” di El
Salvador, dove Romero viveva, rinunciando alla canonica
della Cattedrale, per stare con i poveri, con gli ammalati
terminali di cancro, dopo l’omelia, lo sparo di un cecchino
mette fine alla sua vita terrena, fa della sua diaconia un
martirio.
Nelle parole della sua omelia, c’è la mistagogia del suo
imminente martirio che non ha bisogno di alcun commento: «Abbiamo appena ascoltato nel Vangelo di Cristo che è
necessario amare non tanto sé stessi, che uno non deve
preoccuparsi di non correre i pericoli della vita che la
storia esige da noi e che colui che vuole allontanare da
sé il pericolo, perderà la sua vita. Al contrario, colui che
si offre per amore di Cristo al servizio dei poveri costui
vivrà come il grano di frumento che muore, ma muore
solo apparentemente. Se non morisse resterebbe solo.
Se c’è raccolto, perché muore, perché si lascia immolare in
questa terra, decomponendosi e solo decomponendosi,
produce il raccolto. […] Questa santa Messa quindi, questa
Eucarestia, è precisamente un atto di fede. Con fede cristiana sappiamo che in questo momento l’ostia di frumento
si trasforma nel Corpo del Signore che si offrì per la salvezza del mondo e che in questo calice il vino si trasforma
nel Sangue che fu il prezzo della salvezza. Che questo
corpo immolato e questo sangue sacrificato per gli uomini alimentino anche noi per dare il nostro corpo e in
nostro sangue alla sofferenza e al dolore, come Cristo,
non per sé, ma per offrire concetti di giustizia e di pace
al nostro popolo».
Finite queste parole si udì lo sparo. Parola, Eucaristia e
poveri: diaconia e martirio di un uomo e una Chiesa esperti in umanità.
www.zenit.org
Il 3 febbraio 2015 Papa Francesco ha riconosciuto il martirio del vescovo Romero e il 23 maggio 2015 è stato proclamato beato. La sua festa ricorrerà il 24 Marzo, giorno
della sua nascita al Cielo.
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“… Viviamo molto al di fuori di noi stessi.
Sono pochi gli uomini che veramente entrano in sé
stessi e per questo ci sono tanti problemi.
Nel cuore di ciascun essere umano
c’è come una piccola cella, intima, dove Dio scende a parlare da solo con l’uomo.
Ed è lì dove la persona decide il proprio destino,
il proprio ruolo nel mondo.
Se ciascun uomo o donna,
di quelli che hanno tanti problemi, i
n questo momento entrasse in questa piccola cella
e da lì ascoltassero la voce del Signore
che ci parla nella nostra coscienza,
quanto potrebbe fare ciascuno di noi
per migliorare l’ambiente, la società,
la famiglia in cui viviamo.
(10.7.77)
La scuola è finita e le sospirate vacanza sono arrivate!
Vi auguriamo di trascorrere una piacevole estate. Questo è il tempo per coltivare meglio le
amicizie e tutti i rapporti con le persone che ci stanno accanto per approfondire con loro amore, affetto, gratitudine...
Ricordate: GESU’ NON VA IN VACANZA! La Sua Casa è sempre aperta ... Anche d’estate!
www.religiocando.it
«Questo prodotto non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»
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Luglio/Agosto 2015 - Anno VI°
Copia Gratuita
Cari
figli, sono qui per dirvi che in questi giorni dovete
essere forti, ancorati alla preghiera e pronti al sacrificio. Anche il digiuno vi aiuterà nel tenere lontano lo sconforto.
Gesù è addolorato per il rifiuto dell’uomo alla Sua Misericordiosa Presenza Eucaristica; gioite di restare accanto al Suo dolore e offrite quello che potete.
Figli Miei, Dio si rivolge a voi perché la vostra conversione, il
vostro stato di grazia e di abbandono al Suo Amore può attenuare e
trasformare le terribili situazioni che sopraggiungono.
Il Mio Cuore sanguina perché non si dà ascolto al Papa, in particolare i sacerdoti devono ubbidirgli nella Verità!
Perdonate quelli che rifiutano il Mio Messaggio: Manduria è un dono che si può comprendere soltanto con l’apertura del cuore alla tenerezza Divina.
Vi prego, cari figli, di mantenere una fede viva ed operosa affinché il giudizio ingannevole degli uomini
non vi cambi. Tutto passerà, figlioli, ma non il volere del Signore che Mi ha inviata. Restate di più davanti a
Gesù Eucaristia e capirete le Mie parole avendo certezza della vita eterna.
Lasciate che vi benedica con la Mia benedizione di Madre.
Arrivederci.
(Messaggio del 16 Luglio 2008)
S.O.S. ADORAZIONE
Moltiplichiamo gli inviti tra i sacerdoti che conosciamo a voler moltiplicare
le veglie di adorazione per un’armata di Riparazione
sempre più nutrita e che ci aiuti ad avviarci nel terzo millennio del trionfo.
“...Parlate ai Miei Sacerdoti di come la Madre brama ardentemente che ovunque si accendano Focolari di Riparazione Eucaristica…”
“The Marians Magazine — IL MESSAGGIO” è parte integrante del relativo Magazine.
Tuttavia d’ora in poi si è scelto di separarlo dallo stesso affinché possa essere strumento di apostolato
per far conoscere la dolce voce della SS. Vergine dell’Eucaristia.
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E’ disponibile on-line su www.giovanipromanduria.org
e su www.manduriapparitions.blogspot.com
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