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Quando il mare è in tempesta

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Quando il mare è in tempesta
editoriale
Quando il mare è in tempesta, ogni buco è porto
“Sa cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, cioé che io, anche in una società più decente
di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c'è un uomo e una
donna che si odiano, si sbranano su un'isola deserta perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone,
però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una
minoranza...e quindi”... E quindi…il protagonista Moretti che sta facendo questo discorso ad un semaforo tra il suo
finestrino e quello di uno sconosciuto (nel film Caro Diario, che certo ricorderete) rimane inascoltato perché l’altro
riparte a razzo. Beh! Non vorrei proprio che qualcuno facesse la fine di quell’esterrefatto automobilista, leggendo
questa pagina, né vorrei rischiare di non avere interlocutori. Sì, perché è vero che in questa rivista si parla di salute
(che è una cosa seria, direi la più seria, come ampiamente dimostra il prezzo della malattia e del benessere, il costo
che la comunità paga e le strategie degli addetti ai lavori per far quadrare un bilancio sempre più magro a fronte di
richieste sempre più qualificate).
Ma siamo ormai tutti con la mente ai giorni di vacanza, ed è bello che fisicamente e mentalmente ci stendiamo
in riva al mare o su un verde pendio di montagna e mandiamo in ferie il cervello. E - attenzione - non c’è da invidiare
affatto quelli che il cervello lo mandano in ferie tutto l’anno e caparbiamente restano incollati alle loro sedie a dare
ordini e a regalare critiche feroci. In realtà sono dei murici (in barese coccioli)… quei duri molluschi che bisogna
rompere col martello per cavarli dal buco del loro coriaceo guscio (dicono i buongustai che nel brodetto qualche
cocciolo non deve mancare!), e ci dimentichiamo che, per essere quello che sono, si sono nutriti, nelle nasse dei
pescatori, di esche in decomposizione. Loro sono così perché si sono nutriti di carogne e finiscono per esserlo.
No, no, sto parlando di persone normali che lavorano tutto l’anno, non disprezzano l’olio di gomito, si espongono
ancora per la verità e la dignità, conoscono il senso del sacrificio e dell’onore. Sono parole troppo serie per le vacanze?
Forse, ma…le parole sono importanti, le parole sono pietre e bisogna sia pesarle sia usarle per quello che rappresentano.
Se la nostra società e i forti valori della gente del Sud si sono annacquati è perché le parole sono diventate vento
e hanno perso il loro significato. Proditoriamente calate verso il basso, entrate nel comune parlato hanno perso forza
e valore, e termini come vita, morte, coppia, matrimonio, assistenza, volontariato, sessualità, intimità, pudore, libertà
sono diventate senza sostanza, aleatorie e soggettive…proprio nel momento in cui con la diffusione dei termini in
inglese vogliono convincerci che la concretezza e la precisione delle parole dipende dalla loro “veste”. Io personalmente
preferisco “tarallucci e vino” a’”happy hour”, il sì all’ok, “ incontro” a “meeting”, “ricerca di mercato” a “marketing”,
“facoltativo” ad “optional”… e così via.
Però mi rendo conto che, anche per questo aspetto, finisco per essere - come il regista Moretti - in sintonia con
pochi, non perché cultore anacronistico della mia lingua, ma perché mi piace la concretezza, amo la gente di Puglia
e amo tutti coloro che si impegnano al massimo per tenere alto il nome del loro paese nell’amministrazione, nella
cultura, nella politica, nella ricerca, nella cura dei malati prima e delle malattie dopo, nell’ordine, nel merito, nella
comunicazione, nel rispetto della vita. Tutti coloro che danno concreta testimonianza di opposizione all’arrivismo e
al menefreghismo e che non dimenticano, per es. i morti di Castellaneta così come quelli di Capaci, e non si stancano
di gridare: mai più!
Ma per tornare al tema: per noi la
vacanza è vacanza e, indipendentemente
da dove vogliamo e possiamo farla, la
vacanza è il momento in cui ci
ritempriamo dagli affanni e dagli orari
quotidiani per “trasgredire”, in un certo
senso, con tutto quello che ci piace di più.
E anche nell’alimentazione facciamoci
pure con gli amici le tipiche abbuffate di
ferragosto e per tutto il resto …pensiamo
alla salute, prendiamoci dei giorni di vero
relax, rigeneriamoci e, per una volta,
tiriamo i remi in barca e facciamo nostro
il motto marinaresco:
quando il mare è in tempesta, ogni
buco è porto.
lungo, e perciò: felici vacanze a tutti.
Giulia Basile
pugliasalute
- due -
luglio-agosto 2007
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