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2. l`opzione preferenziale per i poveri

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2. l`opzione preferenziale per i poveri
«MISERICORDIOSI, IN COMUNITÀ, CON I POVERI»
Una lettura a partire dal punto di vista dell´America Latina
Commissione Teologica Dehoniana Continentale – America Latina (CTDC-AL)1
L’OPZIONE PREFERENZIALE PER I POVERI
Il periodo che intercorse tra Medellín (1968) e Puebla (1979) fu un tempo di sedimentazione delle tre
accezioni di povertà, fino ad arrivare all´espressione che sintetizza la solidarietà della Chiesa: “opzione
preferenziale per i poveri”. Gutiérrez fu molto attento e attivo durante tutto questo processo di elaborazione
teologica dell´impegno solidale. 2
a) opzione
Se nell´espressione “opzione preferenziale per i poveri”, “poveri” si riferisce alla povertà reale,
“preferenziale” si riferisce alla povertà spirituale, allora, “opzione ” si riferisce all´impegno di solidarietà con
i poveri e alla protesta contro la povertà. Secondo Gutiérrez, “l´opzione per i poveri è una decisione che chiama
in causa tutti i cristiani”.3 Inoltre, non è appena un´opzione per quelli che non sono poveri. Anche i poveri
devono fare questa opzione per essere veramente cristiani. Questa elaborazione della solidarietà fu asssimilata
da tutta la Chiesa e oggi, secondo la percezione di Gutiérrez, è parte inderogabile del Magistero.4 Questa
opzione spinge il cristiano a domandarsi costantemente: dove andranno a dormire i poveri? È da qui che nasce
un’ “etica della solidarietà”.5
b) preferenziale
C´è stato in passato chi ha avanzato riserve sulla parola “preferenza” per esprimere l´ozione radicale
della Chiesa per i poveri. Si pensa che essa attenui l´opzione. Per Gutiérrez, essa indica la dimensione
necessaria della “povertà spirituale”. Preferenza indica l´universalità dell´amore di Dio che non esclude
nessuno.6 Preferenza vuol dire che Dio pone qualcuno al primo posto. È il caso, nella Genesi, del sacrificio di
Abele. Perché Dio lo ha preferito? Perché Abele era il più piccolo. Il peccato di Caino è stato quello di non
accettare la preferenza di Dio. Per questo ha ucciso suo fratello. Gutiérrez riconosce che è una sfida conciliare
l´universalità dell´amore di Dio con la sua preferenza per i poveri e per gli emarginati. Secondo lui, la ragione
della preferenza non è l´analisi sociale o il proprio sentimento di compassione. Non si preferiscono i poveri
perché sono “buoni”. Gutiérrez riconosce che chi pensa così non conosce i poveri da vicino. Ci sono persone
1
Il presente testo rappresenta la sintesi dei dibattiti avvenuti in seno al CTDC-AL nell´anno 2014, in vista del Capitolo Generale –
2015. Hanno partecipato i seguenti membri della commissione: P. André Vital (BRE), P. Hugo Salas (ARG), P. António Manuel
Teixeira (VEN), P. Rubens Rieg (BRM) e P. João Carlos Almeida (BSP), coordinatore della commissione e autore di questa sintesi.
“Medellín fu una voce significativa che rese possibile molte esperienze e molti impegni concreti. Questa prospettiva fu
ratificata a Puebla, dove si parla di una opzione preferenziale per i poveri, espressione che comprende i tre termini:
‘poveri’, ‘preferenza’ e ‘opzione’. Sono i termini di Medellin trasformati in una frase. La povertà di cui si parla qui è
la povertà materiale; la ‘preferenza è la povertà spirituale; e l´ ‘opzione’ è l´impegno contro la povertà”. GUTIÉRREZ,
G. Pobres y opción fundamental. In: ELLACURÍA, I.; SOBRINO. J. (orgs.) Mysterium Liberationis, p. 308-309.
3
TdL 2, p. 25.
4
Giovanni Paolo II l´ha ripetuta molte volte, per esempio in: Redemptoris Missio, nº 37.
5
Cf. GUTIÉRREZ, G. ¿Donde dormirán los pobres?. Lima: CEP; IBC, 2002, p. 56-61.
6
GUTIÉRREZ, G. El Dios de la vida, p. 226-230.
2
buone e persone non così buone La preferenza nasce direttamente dalla bontà di Dio, del suo amore gratuito,
concetto centrale del mistero cristiano. La nostra vita dev´essere una risposta a questo amore.
Questo è il significato della “povertà spirituale”. Senza preghiera e contemplazione non esiste vita
cristiana. Ma anche senza solidarietà con i poveri non esiste vita cristiana. Secondo Gutiérrez, queste due
dimensioni sono inseparabili.
Pertanto, ci troviamo davanti ad un´opzione teocentrica e profetica.7 “Il povero deve essere preferito
non perché sia necessariamente migliore degli altri, dal punto di vista morale o religioso, ma perché Dio è
Dio.”8 Non si tratta neppure di una questione di reciprocità. Il povero deve essere preferito per gratuità, perché
dobbiamo amare come Dio ci ama. Essere cristiano significa rispondere all´iniziativa dell´amore di Dio. Il
mistero dell´Incarnazione crea un legame definitivo e inseparabile tra l´umano ed il Divino, tra la grazia e la
necessità. Il gesto verso il povero si dirige a Cristo stesso. Preferire il povero è preferire Dio stesso.9 È qui che
si situa il seguimento di Gesù che fa parte della vita di ogni cristiano. “La pratica della solidarietà richiede la
conversione, punto di partenza del seguimento di Gesù. Impegnarsi nella storia esige che si sia efficaci, ma
questo sforzo ci permette di penetrare con maggiore profondità il carattere fontale e coinvolgente dell´amore
gratuito di Dio.”10 L´impegno con i poveri ci conduce a scoprire e approfondire il significato di “infanzia
spirituale”.
La solidarietà con i nullatenenti ha richiesto a molti cristiani una dolorosa esperienza di solitudine, per
l ´isolamento in cui sono abbandonati, per il sospetto che il loro gesto genera, o per la prigione; tuttavia, questa
solitudine sembra un mezzo privilegiato per comprendere il significato profondo della comunità ecclesiale.11
Uno dei frutti dell´infanzia spirituale vissuta nella solidarietà con i poveri è l´allegria pasquale. Per
questo, pur nella sofferenza, quelli che vivono questa sfida spirituale esperimentano l´allegria dei poveri, ben
distanti dall´amarezza. La vita in comunità diventa fondamentale e l´Eucaristia il punto di partenza e di arrivo,
in quanto sacramento fontale.12
Per ultimo, è necessario puntualizzare che dentro quest´opzione esiste un atteggiamento di protesta
contro la povertà. Quest´atteggiamento profetico è una rivendicazione costante nell´opera di Gutiérrez, anche
se non è tematizzata compiutamente. Tuttavia, possiamo concludere che, secondo il nostro autore, non esiste
solidarietà senza protesta, così come non esiste solidarietà senza liberazione, e come non esiste Pasqua senza
Incarnazione. L´opzione solidale della Chiesa non è altro che una forma di imitare l´opzione di Dio stesso in
Gesù, che non considerò un tesoro geloso la sua condizione divina, ma se ne spogliò, assumendo la condizione
di schiavo, divenendo simile all´uomo, si umiliò, fu obediente fino alla morte e alla morte di croce, per questo,
Dio lo ha esaltato al di sopra di ogni altro nome, rendendolo Signore! (cf. Fl 2,6-11).
c) per i poveri
7
GUTIÉRREZ, G. A Teologia da Libertação na perspectiva do terceiro milênio. Cf. VVAA. O futuro da reflexão
teológica na América Latina, p. 88.
8
Ibidem.
9
Questa è la base della “spiritualità della liberazione” come appare abbozzata in: GUTIÉRREZ, G. Beber do próprio
poço, p. 137-196.
10
Ibidem, p. 142. Italico dell´autore per sottolineare le dimensioni fondamentali della preferenza.
11
Ibidem, p. 143.
12
Cf. Ibidem, p. 200.
Si tratta della povertà materiale, reale, concreta. Senza dubbio, è economica, sociale e politica.
Gutiérrez recorda che, in ultima istanza, la povertà significa morte. Per questo, è diventato tanto eloquente
parlando del “Dio della vita”.13 Oltre a questo, poco alla volta Gutiérrez percepisce che la povertà coincide con
una condizione di “insignificanza”14. Il povero è qualcuno che per la società non conta nulla. “Povero è, ad
esempio, chi è costretto ad aspettare una settimana sulla porta di un ospedale per parlare con un medico; povero
è chi non ha alcun peso né sociale né economico, è chi può essere privato dei suoi diritti attraverso leggi
ingiuste, chi non ha la possibilità di parlare e agire per cambiare la situazione”.15 Giungiamo così a concepire
il povero come l´escluso. Gutiérrez utilizza la parabola di Lazzaro e del ricco per far capire un po´meglio la
situazione di esclusione (Lc 16,19-31). “È questa la situazione dell´umanità oggi. Le nazioni povere al lato di
quelle ricche, che le ignorano. È necessario aggiungere che l´abisso tra le due è ogni volta più grande. La stessa
cosa avviene dentro ogni singolo paese”.16 Vi è, quindi, un cambiamento nella percezione del povero: da
oppresso a emarginato. La prima richiedeva enfasi nel concetto di liberazione. La seconda suggerisce di porre
i riflettori sulla solidarietà. Non sono, tuttavia, categorie che si escludono a vicenda, anzi, si completano, alla
stessa maniera in cui sono complementari i misteri dell´Incarnazione e della Pasqua. Così si completano
solidarietà e liberazione. L´esclusione sociale impedisce la comunione, che è sinonimo di salvezza. Per questo,
Gutiérrez ascolta con soddisfazione Giovanni Paolo II quando, durante un viaggio in Canada, ha affermato,
commentando il testo di Matteo 25,31-46, che Cristo si presenta a noi come Giudice e ha il diritto di
pronunciare il giudizio, poiché si è fatto uno di noi, un nostro fratello.17 La categoria dell´esclusione è, quindi,
in un contesto neoliberale, una forma pertinente per parlare di povertà reale.
13
Cf. GUTIÉRREZ, G. El Dios de la vida. Lima: CEP; IBC, 1989.
GUTIÉRREZ, G. Opción por los pobres: evaluación y desafíos. In: Promotio Justitiae, p. 15.
15
Ibidem, p. 15. Per questo, in questo contesto, Gutiérrez sostiene che per essere sacerdote e teologo un povero non può
essere tenuto in considerazione. Gli resta soltanto la possibilità di vivere con i poveri.
16
GUTIÉRREZ, G. A Teologia da Libertação na perspectiva do terceiro milênio. Cf. VVAA. O futuro da reflexão
teológica na América Latina, p. 99.
17
Ibidem, p. 102.
14
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