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Comunicato 08_2012 colpire nel mucchio

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Comunicato 08_2012 colpire nel mucchio
Federazione Indipendente Lavoratori Pubblici
DIPARTIMENTO F I A L P
Largo L. Antonelli, 30 – 00145 Roma
Tel. 065402029
www.fialp.it – [email protected]
Segreteria Generale
Fax 065402538
N. 08
Roma, 20 aprile 2012
A tutte le strutture
COLPIRE NEL MUCCHIO
In questo Paese colmo, di “responsabili” mai trattati realmente come tali, ogni volta che si devono
stringere i cordoni della borsa, si va a colpire indiscriminatamente nel mucchio.
La questione della "licenziabilità" degli statali sta diventando rapidamente qualcosa di allarmante,
sopratutto per la connotazione ideologica che sta assumendo, che trova facile terreno nell’opinione
pubblica dopo la forsennata e dissennata campagna sviluppata dal precedente Ministro per la
funzione pubblica.
Sostiene l’attuale Ministro che anche i sindacati devono accettare il meccanismo di mobilità
obbligatoria di due anni già esistente, ma ancora inattuato.
Il fatto stesso che il meccanismo esista, che sia disciplinato da norme ben precise, è un dato di fatto
e, quindi, il problema della accettazione non sussiste. Piuttosto esiste un altro problema di fondo che
pare si voglia a tutti i costi ignorare, ovvero che gli organici delle amministrazioni sono stati
oggetto di ripetuti interventi, peraltro sempre molto approssimativi.
Ad esempio, affermare che l'organico coincida con la forza presente, altro non è che la implicita
ammissione di estrema sfiducia nei confronti dei vertici delle singole amministrazioni, palesemente
ritenuti incapaci di gestire la cosa pubblica, di non essere in grado di identificare le effettive
necessità e, pertanto, bisognosi di interventi correttivi da adottare con provvedimenti di legge.
La riduzione degli organici, anche questi fatti con la logica dei tagli lineari non fa altro che
confermare questa impostazione.
Al Ministro rispondiamo che non sono certo i sindacati ad emettere i bandi di concorso per le
assunzioni nella Pubblica Amministrazione! Se negli anni sono state fatte assunzioni con le previste
autorizzazioni e relativi bandi pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, se decine e decine di migliaia di
giovani si sono spostati su e giù per lo stivale per partecipare alle selezioni, sempre più stringenti in
termini di requisiti, beh non si può certo pensare che tutto sia avvenuto sotto banco.
Allora, cosa è successo? Perché questa impellente necessità di procedere a tagli e/o eventuali
licenziamenti dopo anni e anni di forti limitazioni delle assunzioni? Sono reali motivi o ancora una
volta prevale la necessità di dare qualcosa in pasto a un’opinione pubblica assetata del sangue degli
statali? E perché non si chiede conto a chi nei decenni trascorsi avrebbe peccato in capacità
manageriali, gonfiando gli organici delle varie pubbliche amministrazioni?
Possibile mai che neanche uno di questi megamanager iperpagati sia stato chiamato a rendere conto
di ciò che ha fatto?
Ma il vecchio adagio dice che "cane non mangia cane". Ciò non è mai così vero come quando si
tratta di sin troppo noti personaggi che saltano da una poltrona all'altra o hanno glutei talmente
ipertrofici da riuscire ad occuparne tante contemporaneamente!
Siamo alle solite, non c'è nulla di nuovo. Il Ministro per la Funzione Pubblica non fa che ripetere
cose che sono state già scritte da tempo immemore, un poco di notorietà su un giornale non si nega
a nessuno, sopratutto se parla del Pubblico Impiego che, a sentire vari giornalisti, eminenti
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FIALP
Federazione Indipendente Lavoratori Pubblici
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commentatori, esponenti politici o di governo, pare sia diventato un tormentone per i cittadini
italiani.
Eppure tutti i cittadini, fruiscono della sanità pubblica, ricevono le pensioni, immatricolano le
automobili, si vedono arrivare le multe, portano i figli a scuola, rinnovano le patenti e, senza
rendersene conto, ogni santo giorno hanno comunque un contatto, diretto o indiretto con i servizi
resi dalla Pubblica Amministrazione.
Certo, occorre migliorare le prestazioni, rendere i servizi più celeri, assicurare tempestività,
precisione, rendere le pubbliche amministrazioni più attente ai cittadini, eliminare le eventuali
sacche di inefficienza, sanzionare il dipendente che non fa il proprio dovere, premiare chi si
impegna. La contrattazione nazionale era attiva su questo fronte, ma poi il Parlamento italiano ha
deciso di bloccare i rinnovi dei contratti, paralizzando anche quella spinta propulsiva che,
comunque, ha dato risultati di assoluta efficienza in tante amministrazioni pubbliche. Quello che
spesso si dimentica è che i dipendenti pubblici sono anche loro fruitori dei servizi e che sono i primi
interessati a lavorare in un contesto che non sia additato negativamente.
A nessun lavoratore pubblico fa piacere sentirsi vilipeso e considerato un peso per la società, mentre
svolge con coscienza il proprio lavoro, con gli strumenti che gli sono stati concessi (spesso
inadeguati) e sono loro stessi i primi a volere servizi efficienti!
Ma anche su questo fronte ce ne sono cose da dire. La politica dei tagli fatti a prescindere non ha
agevolato il lavoro di chi ha bisogno di strumenti tecnologici o della semplice carta o del toner. Per
non parlare poi delle normative che i dipendenti pubblici devono applicare, i bizantinismi di queste
sono un vero e proprio rompicapo che i cittadini assolutamente non sono disposti ad accettare in
quanto incomprensibili, le colpe poi vengono scaricate sul dipendente pubblico, che non può
esimersi dall’applicarle.
Un esempio? Si provi a spiegare a un cittadino che oggi l'età pensionabile è diventata fluttuante e
che non è possibile identificare con precisione assoluta la data in cui potrà andare in pensione. Si
provi a spiegare che anche l'importo della sua futura pensione non è prevedibile.
Ma la colpa di chi è? Del dipendente fannullone che non vuole rispondere a tali quesiti?
Ora vanno di moda i tagli! Il problema del paese è quello di tagliare, quindi il Governo armato di
cesoie si muove in ogni direzione. Così facendo si va ad impantanare in una riforma del mercato del
lavoro che potrebbe essere oggetto di pacato ragionamento, ma che poi non trova niente di meglio
da fare che cercare di smontare l'articolo 18 della legge 300, provocando una situazione di ulteriore
crisi di cui nessuno aveva bisogno.
I risultati pratici di questo Governo dei tagli dove sono? Con il pretesto di dare risposte ai mercati,
governati dalla speculazione, con lo spettro del fallimento costantemente evocato, sono stati assunti
provvedimenti di legge - come la recente riforma della previdenza i cui effetti sono devastanti per i
lavoratori - interventi drastici come il blocco dei rinnovi contrattuali, la questione degli esodati, le
proposizioni in materia di mercato del lavoro e del welfare che non hanno certamente fermato i
giochi di borsa e il “famigerato” spread che continua a volare sulle montagne russe.
Possiamo chiedere al Professore, che nel frattempo continua a sostenere che il Paese ha evitato il
rischio di finire come la Grecia, se è mai sceso tra la gente? Se è andato a vedere i conti di chi vive
con uno stipendio normale? Se si è reso conto che per i lavoratori, per i disoccupati, per i pensionati
il "default" non è qualcosa che deve arrivare, ma è qualcosa di tangibile che devono affrontare tutti i
giorni?
Il Segretario Generale
Davide Velardi
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