La confusione mentale acuta nell`anziano lungo il percorso
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La confusione mentale acuta nell`anziano lungo il percorso
UNIVE RSITA’ DE GLI ST UDI DI UDINE Facoltà di Medicina e Chirurgia Corso di laurea in Infermieristica Tesi di Laurea LA CONFUSIONE MENTALE ACUTA NELL’ANZIANO LUNGO IL PERCORSO ASSISTENZIALE OSPEDALIERO. STUDIO OSSERVAZIONALE. Relatore: Laureanda: Loretta Caporale Valentina Fabbro ___________________________________________ Anno Accademico 2011/2012 INDICE ABSTRACT Pag. 4 INTRODUZIONE Pag. 5 1. OSPEDALIZZAZIONE DELLA PERSONA ANZIANA Pag. 6 1.1 Frequenza dei ricoveri negli anziani in relazione all’aumento dell’età Pag. 6 1.2 Pianificazione del percorso di degenza Pag. 7 1.3 Effetti dell’ospedalizzazione nell’anziano Pag. 8 2. CONFUSIONE MENTALE ACUTA (DELIRIUM) Pag. 9 2.1 Definizione dello stato di confusione mentale acuta o delirium Pag. 9 2.2 Caratteristiche cliniche e forme del delirium Pag. 9 2.3 Fattori di rischio e incidenza Pag. 10 2.4 Fisiopatologia del delirium Pag. 12 2.5 Le conseguenze negative del delirium Pag. 12 2.6 Correlazione fra delirium e mortalità Pag. 13 3. DELIRIUM: UN PROBLEMA FREQUENTE DOPO IL TRASFERIMENTO Pag. 14 3.1 Trasferimento e delirio nella persona anziana Pag. 14 4. RUOLO DELL’INFERMIERE NELLA FASE DI DELIRIO Pag. 17 4.1 Strategie non farmacologiche per affrontare la fase di delirio Pag. 17 4.2 Trattamento non farmacologico Pag. 19 2 5. STRUMENTI PER LA VALUTAZIONE DEL DELIRIUM 5.1 Alcune delle principali scale utilizzate per rilevare la situazione di delirium Pag. 20 Pag. 20 LO STUDIO Pag. 24 Disegno di studio e finalità Pag. 24 MATERIALI E METODI Pag. 24 Setting e campionamento Pag. 24 Autorizzazione e consenso Pag. 25 Strumenti di rilevazione dei dati Pag. 25 Procedura di raccolta dei dati e somministrazione della scala Pag. 26 Elaborazione dei dati Pag. 27 RISULTATI Pag. 28 Risultati della ricerca Pag. 28 DISCUSSIONE Pag. 41 Limiti dello studio Pag. 41 Discussione Pag. 41 CONCLUSIONI Pag. 43 ALLEGATI Pag. 45 Allegato I Pag. 45 Allegato II Pag. 52 Allegato III Pag. 53 Allegato IV Pag. 54 3 BIBLIOGRAFIA Pag. 55 SITOGRAFIA Pag. 58 4 ABSTRACT BACKGROUND: Lungo il percorso di degenza il paziente può subire vari spostamenti di reparto sulla base dei suoi problemi assistenziali. Vari studi riportano come il processo di trasferimento, soprattutto nel caso di pazienti anziani, sia correlato alla comparsa del delirium. OBIETTIVO: La finalità dello studio è individuare le situazioni di delirio legato al trasferimento durante il percorso di degenza. SETTING: La raccolta dei dati si è svolta presso il reparto “Area Assistenziale Post-Acuti” dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “S. Maria della Misericordia” di Udine. MATERIALI E METODI: La ricerca si è svolta tra il 24/08/2012 e il 24/09/2012. Per la raccolta dati sul delirio, nel paziente che ha subito trasferimenti durante il periodo di degenza, ci siamo avvalsi dell’utilizzo integrato di due strumenti: la Nursing Delirium Screening Scale (Nu-DESC) e un questionario. RISULTATI: Nel periodo preso in esame su 30 pazienti 12 hanno presentato uno o più episodi acuti di delirio. Con l’aumento dell’età sembra incrementarsi la comparsa di questo disturbo (70% nei pazienti con età superiore agli 85 anni). I trasferimenti ravvicinati nel tempo espongono ad un rischio maggiore nel presentare questo problema (RR 0.5510). La presenza di episodi deliranti nei reparti precedenti aumenta la possibilità di ripresentare delirio nel reparto successivo con un rischio 2 volte superiore a chi non lo aveva manifestato prima del trasferimento (RR 2.816). CONCLUSIONI: Il cambiamento radicale del tipo di ambiente e i diversi trasferimenti ravvicinati di reparto all’interno della struttura ospedaliera portano ad un aumento di delirio. Il coinvolgimento dei caregiver e percorsi di educazione potrebbero avere effetti positivi sulla prevenzione di questo disturbo e potrebbe essere ancora più efficace se venissero identificate precocemente le categorie a rischio. PAROLE CHIAVE: anziani, ospedalizzazione, trasferimenti, delirio. 5 INTRODUZIONE Le persone anziane rappresentano la fascia più debole della popolazione e come tale è la più soggetta a ricoveri in ospedale o in altre strutture di cura. La degenza ospedaliera può comportare una serie di complicazioni e fra queste la comparsa del delirium. Per delirium, conosciuto anche con il termine di stato confusionale acuto, s’intende una modificazione dello stato di coscienza e cognitivo a rapida insorgenza e andamento fluttuante. È stata provata la correlazione fra la comparsa di questo disturbo e il numero dei trasferimenti che il paziente può subire. Nel caso del paziente anziano gli spostamenti possono avvenire dalla propria abitazione o dalla casa di riposo all’ospedale e, all’interno dell’ospedale stesso, fra i vari reparti. L’ingresso in un reparto dopo un periodo trascorso in terapia intensiva si è dimostrato essere uno dei passaggi maggiormente critici in questo senso. La gestione di questo disturbo neuropsichiatrico richiede la collaborazione fra personale medico e infermieristico. Fondamentale è l’individuazione di tutte le cause di disagio e sofferenza e la loro riduzione nei limiti del possibile. L’infermiere ha un ruolo determinante in questo senso e attraverso alcune strategie può permettere la riduzione del trattamento farmacologico. Il coinvolgimento della famiglia e una comunicazione adeguata sono altri fattori che possono migliorare le condizioni di degenza. La mia indagine si è svolta presso il reparto “Area Assistenziale Post-Acuti” dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “S. Maria della Misericordia” di Udine. Nel campione sono stati coinvolti 30 pazienti, nell’arco di un mese (dal 24/08/2012 al 24/09/2012) con lo scopo di valutare l’incidenza del delirio come conseguenza al trasferimento durante il percorso di degenza. Per lo studio ci si è avvalsi di due strumenti: la scala Nursing Delirium Screening Scale (Nu-DESC) che permette di rilevare la presenza o meno di delirio e un questionario che è stato costruito autonomamente, sulla base dei fattori che la letteratura ha dimostrato essere rilevanti nell’insorgenza del delirio. 6 1. OSPEDALIZZAZIONE DELLA PERSONA ANZIANA 1.1 Frequenza dei ricoveri negli anziani In Italia si ha un incremento della popolazione anziana e una riduzione di quella giovanile riconducibili all’aumento della sopravvivenza e al contenimento della fecondità. In ragione di tali fattori il rapporto tra gli anziani e i giovani ha assunto proporzioni notevoli nel nostro Paese raggiungendo, al primo gennaio 2011, un rapporto di 14 a 10. Uno dei possibili indicatori demografici che descrive il grado di invecchiamento di una popolazione, è “l’indice di vecchiaia” ossia il rapporto percentuale di composizione tra la parte anziana (65 anni e più) e la parte giovanile (da 0 a 14 anni). In Europa: l’Italia occupa uno dei primi posti per l’invecchiamento della popolazione, nel 2010 risultava seconda alla Germania. A livello regionale la Liguria detiene l’indice di vecchiaia più elevato (23 a 10) seguita dal Friuli-Venezia Giulia (19 a 10) e Toscana (18 a 10). Le province ai primi posti in questa classifica sono Trieste (24 su 10) e Savona (23 su 10) (Istat, 2011). Con l’innalzarsi dell’età aumentano la durata e la frequenza dei ricoveri. Vergani (2011) nel suo studio riporta che un anziano su tre che si presenta in Pronto Soccorso necessita di ricovero ospedaliero mentre solo uno su dieci dei soggetti di età inferiore ai 65 anni viene ricoverato. Circa il 40 per cento dei degenti in ospedale sono anziani. La stessa tendenza è rilevata dai dati numerici e statistici sull’attività dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Udine. Nel 2011 il 28% dei ricoveri riguardava persone con un’età pari o superiore ai 75 anni, il 19% persone fra i 65 e i 74 anni. Il 22% delle giornate di degenza ha interessato pazienti fra i 65 e 74 anni e il 33% quelli con un’età maggiore ai 75 anni (A.O.U.D., 2011). 7 Classi di età Ricoveri (%) 0-14 7% 15-49 25% 50-64 20% 65-74 19% 75 e oltre 28% Dati relativi ai ricoveri ospedalieri A.O.U.D. Classi di età Giornate (%) 0-14 5% 15-49 19% 50-64 20% 65-74 22% 75 e oltre 33% Dati relativi alle giornate di ricovero A.O.U.D. 1.2 Pianificazione del percorso di degenza Il ricovero è indispensabile quando la criticità del paziente impone cure intensive non gestibili a domicilio, sia perché si richiedono interventi di diagnostica strumentale, sia perché è necessaria la presenza costante dei sanitari, motivata da una possibile rapida e imprevedibile evoluzione del quadro clinico. L’accesso del paziente nelle strutture sanitarie può avvenire attraverso ricoveri programmati oppure attraverso il Pronto Soccorso. Se l’ingresso avviene via Pronto Soccorso si stabilisce, in base al grado di intensità clinica, la destinazione ad un percorso di emergenza-urgenza oppure a quello di attività programmate che si possono dilazionare nel tempo (Pignatto et al., 2010; Baragatti et al., 2009). Durante la fase di accoglienza si definiscono le necessità clinico-assistenziali del paziente, segue l’impostazione di una fase diagnostico-terapeutica e l’assegnazione al settore di degenza più aderente ai bisogni individuati. Personale medico ed infermieristico pianificano 8 quindi il percorso di cura del paziente, ma può presentarsi la necessità di ulteriori trasferimenti non pianificati. 1.3 Effetti dell’ospedalizzazione nell’anziano Lo studio effettuato da Giordano e collaboratori (2007) ha sottolineato che l’anziano, per motivi legati al processo d’invecchiamento e alle malattie intercorrenti, diviene più vulnerabile e molte condizioni possono alterare l’equilibrio omeostatico del suo organismo. Le persone molto anziane (85 anni e oltre) rappresentano la fascia d’età maggiormente coinvolta nei meccanismi che inducono delle condizioni di fragilità. Il termine “fragilità” identifica una condizione di rischio e di vulnerabilità, caratterizzata da un equilibrio instabile di fronte ad eventi negativi. Durante il periodo di degenza possono insorgere varie complicazioni: oltre alla diminuzione del livello di coscienza, varie patologie quali polmonite, ulcera da pressione, disidratazione, infezione del tratto urinario e insufficienza respiratoria. Tutti questi fattori possono contribuire ad un prolungamento del ricovero. Spesso l’ospedalizzazione produce delle modificazioni negative sullo stile di vita e sulla sua qualità, fino a ridurre i livelli di autosufficienza rispetto al momento dell’ingresso. Fra le numerose complicanze il delirium, specialmente al di sopra degli ottant’anni, ha un posto di rilievo e rappresenta un indicatore di fragilità del paziente stesso (Leentjens & Van der Mast, 2005). In pazienti con preesistente demenza è un problema comune, con serie implicazioni prognostiche, questa diversamente dal delirio, è caratterizzata da un graduale e costante declino della memoria che si verifica nel corso di mesi o anni ed è irreversibile (Han et al., 2010). 9 2. CONFUSIONE MENTALE ACUTA (DELIRIUM) 2.1 Definizione dello stato di confusione mentale acuta o delirium Già gli antichi greci individuarono un’affezione mentale che si associava a febbre ed altre patologie acute e che distinguevano in una forma agitata e in una calma (Speciale et al., 2006). Furono i latini a coniare il termine delirium, da de (da, via) e Lira (traccia, solco), usato per la prima volta da Celsio nel I secolo d.C. per differenziarlo dalla mania, dalla depressione e dall’isteria. Il disturbo veniva precisato come Phrenitis in riferimento ad una condizione transitoria mentale associata a malattie fisiche e caratterizzata da irrequietezza, insonnia e disturbi dell'umore e in Lethergus in riferimento ad una condizione clinica correlata alle caratteristiche di sonnolenza, di inerzia e di risposta ridotta agli stimoli (Mattoo et al., 2010). Oggi, il delirium o stato confusionale acuto, viene definito dal DSM-IV-TR , un metodo di classificazione delle patologie psichiatriche, come “un disturbo della coscienza e un cambiamento nella cognizione che si sviluppano su un breve periodo di tempo”, “una sindrome psico-organica caratterizzata da una transitoria e fluttuante alterazione dello stato di coscienza, ad esordio acuto o subacuto, con ripercussioni sulla cognitività e le capacità percettive” (Speciale et al., 2006; Popeo, 2011). 2.2 Caratteristiche cliniche e forme di delirium Lo stato confusionale acuto è caratterizzato da alterazioni della coscienza, dell'orientamento, della memoria, del pensiero, della percezione e del comportamento, a causa di una o più anomalie fisiologiche. Le manifestazioni più frequenti sono il deficit di attenzione, disturbi del ciclo sonno-veglia, mobilità fisica accentuata o ridotta, in misura inferiore psicosi e disturbi dell'umore (Mattoo e collaboratori, 2010). Tradizionalmente si identificano tre forme : ipercinetica, ipocinetica e mista. 10 − Forma ipercinetica: caratterizzata da eccitamento, agitazione, ansia, allucinazioni, comportamento inappropriato al luogo e aggressività. − Forma ipocinetica: caratterizzata da una riduzione dell’attività motoria, letargia, apatia e ha una prognosi più sfavorevole. − Forma mista: caratterizzata dalla presenza contemporanea o a fasi alterne di tutti questi sintomi (Potter & George, 2006). Da una revisione della letteratura effettuata da Speciale et al. (2006) è emerso che il delirium ipercinetico ha una prevalenza stimata del 15-21%, la forma ipocinetica del 19-71% e quella mista del 43-56% . Anche la prognosi dei tre sottotipi varia; la forma ipercinetica si correla ad una mortalità più alta. Studi più recenti, condotti da Popeo (2011) hanno confermato una prevalenza per il delirium ipercinetico del 15-30% e per la forma ipocinetica una prevalenza superiore al 70%. 2.3 Fattori di rischio e incidenza All’interno della struttura ospedaliera fra i fattori più frequenti che predispongono al delirium sono l’età avanzata (più di 85 anni), una preesistente demenza, una disabilità fisica o un deficit percettivo (ipoacusia o ipovisus) la presenza di una patologia acuta molto grave che comprometta più funzioni vitali (scompenso cardiaco, scompenso respiratorio od elettrolitico ecc.). Fra i fattori precipitanti sono state riconosciute alcune procedure mediche: in particolare l’utilizzo di farmaci attivi sul sistema nervoso centrale, l’inserzione del catetere vescicale; interventi di contenzione come l’immobilizzazione a letto ed infine ambientali come il ricovero in terapia intensiva o in reparto sovraffollato, la presenza di rumori, luci intense, strumentazioni. Secondo un’indagine condotta da Farhall et al. (2003) è emerso che il trauma da trasferimento è un elevato fattore di rischio del delirium. Fra gli 85 pazienti che erano sono stati trasferiti da un reparto psichiatrico di lungodegenza a strutture di comunità (Community Care Units ) e tenuti sotto osservazione per quattro settimane prima del trasferimento e per quattro settimane dopo, il 20-25 % dei soggetti era stato colpito da delirio mentre una percentuale inferiore (10%) presentava delirio dopo un mese dallo spostamento. 11 Per lo studio sono state utilizzate due scale di valutazione: la Positive and Negative Syndrome Scale (PANSS) per rilevare patologie psichiatriche severe e la Staff Observation Aggression Scale (SOAS) per valutare il grado e la frequenza dei comportamenti violenti. In Belgio Rompaey e collaboratori (2009) hanno condotto uno studio prospettico di coorte, della durata di quattro mesi, con l’obiettivo di evidenziare vari fattori di rischio sia collegati a caratteristiche proprie del paziente e agli interventi clinici, sia all’ambiente esterno. I potenziali fattori soggettivi di rischio per il delirio sono: l’età particolarmente avanzata, l’abuso di alcool, il fumo e il sesso maschile; la presenza di malattie croniche, talvolta plurime e il deterioramento cognitivo; malattie acute, disidratazione, febbre, infezioni, malnutrizione. Incide anche l’approccio terapeutico, in particolare il numero di infusioni, l’uso di psicofarmaci e sedativi, la presenza di tubi e cateteri. Sono indicati anche molteplici fattori di tipo ambiente : l’ingresso tramite pronto soccorso, la degenza in isolamento, l’assenza in stanza di un orologio e un calendario, di occhiali o protesi per la correzione di deficit sensoriali, la presenza di dispositivi non familiari (pompe, monitor, sollevatori), di suoni e luci intense e l’uso di mezzi di contenzione fisica. Sono stati interessati 523 pazienti, ricoverati nella terapia intensiva di quattro ospedali. Tutti i soggetti avevano un'età minima di 18 anni e un soggiorno di almeno 24 ore in reparto. L'età media era di 64 anni e la maggior parte della popolazione era di sesso maschile. L'incidenza complessiva di delirio è stata del 30%. Dei 155 pazienti deliranti 116 hanno presentato i sintomi il primo giorno, 74 erano afflitti da patologia acuta, 3 da malattie croniche, 31 avevano età avanzata, erano di sesso maschile e dipendenti da alcool e fumo. Fra i casi correlabili alle condizioni ambientali esterne l’incidenza è stata 53%. Dall’indagine di Popeo (2011) è emerso che i casi di delirio nella società civile riguardano l’1-2% della popolazione, ma aumentano fino al 56% se si verificano ricoveri in ospedale, in coincidenza con l’età più avanzata e la complessità clinica. In condizioni di lunga degenza l’incidenza di delirio ricade fra il 3% e il 33%. In terapia intensiva l’incidenza è del 32%, nell’unità coronarica intensiva è del 42%. Il delirio colpisce soprattutto i pazienti anziani dopo intervento chirurgico con una percentuale compresa fra il 9% e l’87%. Lo studio americano di Holroyd-Leduc e collaboratori (2010) conferma che la più alta incidenza del delirium si ha fra i pazienti chirurgici (74%), a seguire fra i pazienti ortopedici con una percentuale che va dal 25% al 65% e fra quelli ricoverati in medicina generale dall’11% al 42 %. 12 2.4 Fisiopatologia del delirium Vari studi hanno cercato di spiegare la fisiopatologia del delirio con diverse teorie. Secondo Leentjens et al. (2005) alcune regioni del cervello, in particolare del lato destro, sono implicate in questo disturbo. In presenza di una forma ipocinetica si ha una ridotta funzione colinergica e un eccessivo rilascio di dopamina, noradrenalina, acido gammaaminobutirrico e una diminuzione dell’attività serotoninergica che invece aumenta quando si ha la forma ipercinetica. Secondo altre teorie il delirium può essere il risultato di una disfunzione dei sistemi che regolano l’attività dei principali neurotrasmettitori, in particolare dell’acetilcolina e della dopamina (Gunther & Mosimann, 2006). Si è identificato anche un coinvolgimento dei modulatori biologici della risposta infiammatoria, in particolare delle interleukine e di neurotrasmettitori quali il GABA e della serotonina (Mattoo et al., 2010). 2.5 Le conseguenze negative del delirium Il delirio rappresenta un importante indicatore prognostico ed è associato ad una prolungata ospedalizzazione e mortalità. Può portare a un declino delle funzioni di base con ripercussioni sulla qualità di vita del paziente diminuendo il livello di autosufficienza e aumentando la probabilità di una futura istituzionalizzazione in casa di riposo. I pazienti ospedalizzati con questo disturbo tendono a sviluppare maggiormente l’incontinenza o la ritenzione urinaria e intestinale, l’atelettasia, le piaghe da decubito, la malnutrizione correlata all’incapacità di provvedere alla propria alimentazione e un alto rischio di caduta. Inoltre questa condizione crea uno stress alla famiglia che si trova a gestire una nuova condizione e deve confrontarsi con i cambiamenti relazionali ed emotivi del proprio parente (Han et al., 2010). 13 2.6 Correlazione fra delirium e mortalità Il delirio può comportare mortalità e le percentuali vanno dal 6 al 18 per cento (Mattoo et al., 2010). Fra il 2000 e il 2003, Kiely et al. (2009) hanno condotto uno studio di coorte osservazionale in otto strutture per anziani non autosufficienti di Boston, con l’obiettivo di esaminare l'associazione tra delirio e mortalità in pazienti di recente ammessi al post-acute care (PAC). Nell’indagine sono stati coinvolti 412 pazienti con delirio al momento del ricovero e che avevano subito un recente trasferimento, l'età media era di 84 anni e il 65% erano donne. Le valutazioni sono state effettuate in quattro momenti successivi: a 2, a 4, a 12 e a 26 settimane dall’ingresso. Dalla scala di valutazione Confusion Assessment Method si evince che quasi un terzo dei pazienti ha continuato a presentare delirio a 6 mesi dall’ingresso. La percentuale di mortalità in un anno è stata del 39% indipendentemente da età, sesso, comorbidità, stato funzionale e presenza di demenza. I soggetti con delirio persistente hanno sviluppato una probabilità di morte di 2,9 superiore rispetto a quelli che hanno superato la fase delirante; 162 sono morti nell’arco di un anno, producendo una percentuale annua di mortalità cumulativa del 39%. Circa il 3,6% è morto tra le 2 e le 4 settimane, l’11,2% è morto tra le 4 e le 12 settimane, il 12,9% è morto tra le 12 e le 26 settimane e l’11,6% è morto tra le 26 e le 52 settimane. Il rischio medio cumulativo di morte entro un anno dall’ingresso in ospedale in assenza di delirio persistente o ricorrente era del 9%; in presenza di delirio persistente o ricorrente è stata del 27%. 14 3. DELIRIUM: UN PROBLEMA FREQUENTE DOPO IL TRASFERIMENTO 3.1 Trasferimento e delirio nella persona anziana Durante un percorso di cura le persone anziane possono essere soggette a trasferimenti dal proprio domicilio all’ospedale, da una struttura per riabilitazione, struttura di cura o una casa di riposo all’ospedale, da una struttura o casa di cura al proprio domicilio. Prendendo in considerazione gli ospedali anche qui possono essere necessari vari trasferimenti di reparto e durante tali passaggi si verifica uno stress che può portare ad un rischio di disorientamento e/o alla comparsa di delirio. Lo stress da trasferimento (relocation stress) è stato definito come uno “stato in cui un individuo sperimenta disturbi psicologici a seguito del trasferimento da un ambiente ad un altro” (Digby, 2011; Blay et al., 2012). Secondo uno studio australiano i pazienti anziani possono avere un’esperienza di almeno due spostamenti durante un ricovero di quattro giorni (Blay et al., 2012). Bookevar et al. ( 2004) hanno condotto un’indagine di 6 mesi, in quattro ospedali dell’area metropolitana di New York, per stimare la frequenza dei trasferimenti in varie strutture sanitarie dopo la dimissione dall’ospedale per frattura dell'anca e i fattori conseguenti a tale spostamento. I 562 pazienti presi in esame hanno sperimentato in media 3,5 trasferimenti nei 6 mesi dopo il ricovero. Quasi la metà sono stati sottoposti ad altri quattro o più passaggi da un reparto per acuti in ospedale ad una struttura di cura o di riabilitazione. La comparsa di delirio è stata registrata nei primi cinque giorni dopo l’ammissione in una nuova struttura. Uno studio controllato randomizzato (RCT) condotto per un periodo di tre anni in otto strutture per anziani non autosufficienti (Nursing Home Care) nella zona di Boston ha rilevato che fra i 6352 pazienti trasferiti dall’ospedale alla casa di riposo 4744 (75%) sono stato riospedalizzati entro cinque giorni; 667 (14%) presentavano delirio, rilevato attraverso la scala The Confusion Assesment Method (Jones et al., 2010). 15 Indagine analoga è stata condotta per quattro anni nelle case di riposo di tre cantoni svizzeri (Argovia, Città di Basilea e Soletta); il fine era stabilire la relazione fra presenza del delirio in casa di riposo e le precedenti strutture di provenienza dei pazienti. Gli strumenti di valutazione utilizzati sono stati il Resident Minimo Data Set (RAI-MDS) e la Nursing Home Confusion Assessment Method (NHCAM). Il primo strumento consente una valutazione globale dello stato funzionale dell’anziano fragile, è diviso in diciotto aree problematiche ed è finalizzato alla formulazione di un piano di assistenza. La scala NHCAM viene utilizzata per identificare i sintomi di delirio. Valuta quattro aspetti: evento acuto e decorso fluttuante, presenza di disattenzione, pensiero o linguaggio disorganizzato e livello di coscienza. Differenzia tre livelli di delirio: la forma lieve (quando è presente solamente una delle quattro caratteristiche); la forma moderata, (quando sono presenti almeno due caratteristiche); la forma grave quando sono presenti tre caratteristiche. I residenti presentavano diverse provenienze: il 32% dall’assistenza domiciliare, il 30% da una struttura di riabilitazione, il 29% da ospedali psichiatrici, il 29% da un’altra casa di cura e il 25% da un altro ospedale. I soggetti interessati da delirio in forma lieve provenivano per il 37,5 % da ospedali psichiatrici, per il 31% da case di riposo, per il 29, 5% da strutture di riabilitazione, per il 28% da casa e per il 27,8% da altri ospedali (Acute Care Hospital). Il 13,2% dei soggetti con delirio in forma moderata provenivano da ospedali psichiatrici, l’11,9% da altri ospedali, il 10,1% da strutture di riabilitazione, il 9,9% da domicilio e il 9,4% da casa di riposo. I pazienti con delirio in forma grave provenivano per il 7,7% da ospedali psichiatrici, per il 6,6% da altri ospedali, per il 6,4% da domicilio, per il 6,3% da strutture di riabilitazione e per il 5,9% da case di riposo. La struttura di provenienza può quindi influenzare la prevalenza del delirio nei primi giorni dopo l'ingresso in casa di cura. Di tutti i pazienti, il 53,8% non ha presentato segni di delirio, il 28,9% ha avuto una forma lieve, il 10,8% una forma moderata e il 6,5% una forma grave. Sia la manifestazione lieve sia quella grave si sono presentate prevalentemente entro le prime due settimane dall’ingresso nella casa di cura (Gunten & Mosimann, 2010). Altre analisi hanno considerato i passaggi all’interno della singola struttura ospedaliera dalla terapia intensiva ad un reparto di cura di livello inferiore. Uno studio prospettico di 16 coorte, Ceriana et al. (2010) hanno evidenziato che su 234 l'incidenza del delirio è stata di 18 casi (7,6%). Per poter individuare lo stato di delirio sono state usate due scale valutative: Intensive Care Delirium Screening Checklist (ICDC) e Confusion Assesment Method for the Intenive Care Unit (CAM-ICU). La valutazione è stata effettuata su base giornaliera alle ore 9:00 del mattino e poi ripetuta durante le successive 24 ore, osservando ogni cambiamento riguardante la sfera cognitiva o del comportamento. Hanno presentato delirio al momento del ricovero 42 soggetti (il 18%), di cui 4 nelle prime 72 ore, e alla dimissione 12 (il 5%), 3 sono deceduti e 10 sono stati trasferiti in un altro reparto. Per quanto riguarda il trasferimento dopo la dimissione, il 52% dei pazienti è rientrato a domicilio, mentre il 34% è stato trasferito in un altro reparto a lungo termine. Il trasferimento può, quindi avere effetti negativi sia fisici che psicologici, soprattutto su pazienti ricoverati in terapia intensiva o in reparti a lungo degenza. La letteratura che descrive come il paziente viva i cambiamenti di ambiente è scarsa. Secondo uno studio inglese condotto per un anno, sulla base di interviste a quaranta pazienti, il trasferimento può comportare una condizione di stress anche intenso testimoniato da affermazioni come “è stato un shock totale”, “una pessima esperienza”, “mi sentivo molto trascurata”, “da un ambiante di totale tranquillità divenne una totale confusione”, “è stata un’esperienza un po’ angosciante”. Queste persone erano state spostate dal reparto di terapia intensiva, un ambiente di assoluta tranquillità, ad un reparto generale un ambiente disturbato. Si evince che i disagi mentali sono fortemente determinati dal nuovo ambiente di inserimento (Field et al., 2008). 17 4. RUOLO DELL’INFERMIERE NELLA FASE DI DELIRIO 4.1 Strategie non farmacologiche per affrontare la fase di delirio Il delirium associato ai disordini cognitivi-comportamentali nei soggetti anziani fragili e in particolare quando è correlato a demenza richiede una collaborazione fra personale medico ed infermieristico. Il trattamento del delirium è solitamente di due tipi: non farmacologico e farmacologico. Il trattamento non farmacologico è un insieme di azioni di tipo preventivo finalizzate a ridurre tutti i rischi dell’insorgenza del disturbo oppure ad attenuarlo nel caso si sia già manifestato. Questo è il principale ambito di azione dell’infermiere che valuta caso per caso se applicare o meno i vari trattamenti, considerandone utilità e svantaggi, con il fine di garantire il più possibile la sicurezza e il benessere del paziente. Il principale ruolo degli infermieri riguarda la gestione del disturbo comportamentale, che spesso si complica se manca il sostegno da parte del caregiver. Questo termine indica colui che presta assistenza e cure ad un malato familiare o altro. Fondamentale è l’individuazione di tutte le cause di disagio e sofferenza dei pazienti e la loro riduzione nei limiti del possibile. Minimizzare l’utilizzo di strumenti invasivi dall’esterno (flebo, inserimento di cannule, catetere urinario, tubo per ossigeno, posizionamento di apparecchiature per la rilevazione dei parametri vitali) e di contenzione fisica (es. legature con fasce, sponde del letto rialzate) che possono provocare una sofferta immobilizzazione del paziente; ricorrere alla mobilizzazione praticata da terapisti e infermieri addestrati; ridurre i deficit sensoriali fornendo ausili visivi (come ad esempio gli occhiali) e apparecchi acustici, cercare di migliorare il riposo notturno. Per ciascun paziente dev’essere assicurata un’alimentazione appropriata, prevenire la disidratazione, gestire il dolore, l’ipossiemia, i disturbi metabolici, la presenza di un’infezione in atto (Popeo, 2011; Milisen et al., 2005). In vari studi si è agito sull’ambiente ottimizzandone le qualità. Si è cercato di garantire un’illuminazione che riducesse al minimo la formazione di ombre, in quanto queste possono causare illusioni; sono stati ridotti i rumori improvvisi e fastidiosi; sono state introdotte 18 musica e tecniche rilassanti (Chong et al., 2011; Harwood et al., 2011). Importante è anche l’uso di calendari, orologi e tecniche di riorientamento verbale. L’infermiere è tenuto ad informare il paziente su trasferimenti e percorso all’interno della struttura ospedaliera, su qualsiasi intervento che lo riguarda dal trattamento farmacologico ad altro. Nella linea guida R.N.A.O. (2004), vengono riportate alcune tecniche comunicative che possono prevenire o ridurre manifestazioni di delirio. I comportamenti descritti sono i seguenti: parlare lentamente ed in modo chiaro usando frasi brevi e semplici, non urlare e mantenere un tono di voce basso, agire con calma, ripetere le domande se necessario lasciando alla persona il tempo per rispondere, prestare ascolto cercando di comprenderne i messaggi, i bisogni ed i desideri che sta cercando di comunicare. Inoltre viene sottolineata l’importanza del rapporto empatico calandosi nella realtà vissuta dal paziente ed i suoi sentimenti anche se questi non sono coerenti alla realtà contingente. In alcuni ospedali è stata creata un’area dedicata dove vengono spostati i pazienti che manifestano delirio e qui vengono tenuti sotto osservazione in attesa di essere reinseriti nella stanza di origine. Questo modello è stato sperimentato per quattro mesi da Flaherty e collaboratori (2010) isolando quattro stanze (delirium room) all’interno del reparto geriatrico (Acute Care of the Elderly Unit) e coinvolgendo 148 pazienti (di età pari o superiore ai 65 anni). I soggetti sono stati monitorati per 24 ore. L’agitazione psicomotoria veniva trattata creando un ambiente adeguato con illuminazione adatta a favorire il riposo notturno e l’orientamento spazio-temporale; veniva prestata particolare attenzione anche al riequilibrio delle alterazioni idro-metaboliche. Questo tipo di approccio permetteva di ridurre la somministrazione di alcuni farmaci, in particolare i neurolettici, ed ha dimostrato che un ambiente non percepito con un senso di estraneità e pericolo da parte del paziente può migliorare la condizione di delirio. Un approccio di tipo non farmacologico si è dimostrato vantaggioso anche nell’esperimento condotto da Chong e collaboratori (2011), in una struttura a Singapore, dove su 150 pazienti solo 44 hanno fatto ricorso ai farmaci e fra questi solo 13 hanno usato sedativi o ipnotici. Il sostegno della famiglia e la presenza regolare di un parente o di una persona che abitualmente si prende cura del paziente è per quest’ultimo un elemento di grande rassicurazione e un deterrente contro l’insorgere del disorientamento e del delirio. L’infermiere ha il 19 compito di rendere partecipi i familiari, informandoli sul percorso di cura ed educandoli sul comportamento da seguire (Naylor et al., 2008 ). Nell’esperimento di Chong et al. (2011) su 150 pazienti grazie all’implementazione degli interventi non farmacologici si è ridotto di parecchio l’uso di farmaci, solo il 29% dei soggetti ne ha fatto ricorso e solo l’8,7% ha utilizzato sedativi o ipnotici. 4.3 Trattamento farmacologico I farmaci devono essere usati solo quando i mezzi non farmacologici non sono stati efficaci in particolare quando l’agitazione causa uno sforzo eccessivo per l’apparato cardiorespiratorio del paziente (per esempio negli scompensati cardiaci cronici), quando diventa impossibile somministrare la terapia farmacologica di base e quando il paziente è pericoloso per sé e per gli altri. Essi vanno ad agire a livello dei neurotrasmettitori; sedando le manifestazioni disturbanti ma non eliminano la causa del delirium (Mussi & Salvioli, 2000). 20 5. STRUMENTI PER LA VALUTAZIONE DEL DELIRIUM 5.1 Alcune delle principali scale utilizzate per rilevare la situazione di delirium Esiste una varietà di scale internazionali che servono a evidenziare la presenza di delirio, a valutare le funzioni cognitive e l’intera gamma dei sintomi che contribuiscono all’alterazione dello stato psichico. Per la gestione clinica in generale e per la ricerca è opportuno applicare una combinazione di scale (Mattoo et al., 2010). Questi strumenti si completano con una diagnosi da parte di un medico specialistico che prende in esame anche l’anamnesi del paziente e utilizza ulteriori valutazioni approfondite (Adamis et al., 2010). A questo fine viene utilizzato uno strumento di diagnosi internazionale il DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) che verte attorno a quattro criteri. − Disturbo dello stato di coscienza (ridotte consapevolezza dell’ambiente e capacità di fissare, mantenere e spostare l’attenzione). − Alterazioni della sfera cognitiva (deficit di memoria, disorientamento spaziotemporale, disturbi del linguaggio non giustificabili da una demenza preesistente o in evoluzione). − Durata e andamento del disturbo (di solito persiste solo per ore o giorni e si manifesta in modo fluttuante nel corso della giornata). − Evidenza dalla storia, dall’esame fisico, o dagli esami di laboratorio che le alterazioni sono causate da conseguenze fisiologiche di una condizione medica generale. Di seguito vengono riportate alcune delle principali scale che vengono utilizzate dal personale infermieristico. The Confusion Assesment Method (CAM) È uno strumento di indagine (screening) in grado di rilevare la presenza, la gravità e la fluttuazione del delirio in base a 9 fattori :esordio acuto, disattenzione, pensiero disorga- 21 nizzato, alterato livello di coscienza, disorientamento, disturbi della memoria, disturbi percettivi, agitazione o ritardo psicomotorio e alterazione del ciclo sonno-veglia (Wong, 2010). Esiste anche una forma abbreviata denominata “ corto CAM” che utilizza solo i punti “1”-“4”. Questo strumento è fra i più importanti ed ampiamente usato e consente di distinguere il delirium dalla demenza e dalla depressione. Possiede il miglior grado di evidenza, sensibilità (dal 94 al 100%) e specificità (dal 90 al 95%) (Mussi, 2004). È rapido, di facile compilazione (5-10 minuti). The Neelon e Champagne (NEECHAM) Consente una valutazione del delirium più dettagliata, per compilarla l’infermiere deve valutare tre condizioni: riflessi (processing) come attenzione/vigilanza, abilità ad eseguire comandi complessi, orientamento e memoria; comportamento come il modo di muoversi, di parlare; parametri fisiologici (pressione, frequenza cardiaca e respiratoria, temperatura, stato di ossigenazione e continenza) (Mussi, 2004). Il tempo necessario alla valutazione è di 10 minuti sulla base di osservazioni e le misurazioni dei segni vitali (Gemert & Schuurmans, 2007). The Intensive Care Delirium Screening Checklist (ICDSC) Viene utilizzata in terapia intensiva e prevede 8 elementi: alterazione del livello di coscienza, disattenzione, disorientamento, allucinazione e/o delirio, psicosi, agitazione o ritardo psicomotorio, linguaggio non appropriato o stato d'animo alterato, disturbo del ciclo sonno-veglia. Il soggetto è valutato ogni otto ore. Un punteggio totale ≥“4” si correla alla presenza di delirium. Il tempo di compilazione è di circa 10 minuti; la sensibilità è pari al 99%, la specificità del 64% (Giorge et al., 2011). Delirium Index (DI) Esso misura la gravità dei sintomi e si struttura attorno a 7 funzioni cognitive: deficit di attenzione, ragionamento disorganizzato, livello di coscienza alterato, disorientamento, compromissione della memoria, percezione alterata, disturbi motori. 22 Mini-Mental State Examination (MMSE) È un rapido e sensibile strumento che esplora la funzione cognitiva e le sue modificazioni nel tempo. Non rileva disturbi specificatamente associabili al delirio, ma generici deficit cognitivi e per questa ragione va sempre accompagnato da un ulteriore scala (Mussi, 2004). È costituito da 11 voci: orientamento temporale, orientamento spaziale, memoria immediata (memoria di fissazione o registrazione), attenzione e calcolo, memoria di richiamo, linguaggio nella denominazione, linguaggio nella ripetizione, linguaggio nella comprensione orale, linguaggio di lettura e comprensione scritta, linguaggio nella generazione di una frase scritta e copiatura di un disegno (prassia costruttiva). La somministrazione richiede 10-15 minuti. Delirium Detection Score (DDS) È caratterizzata da una sensibilità molto bassa (14%) e alta specificità (99%). Indaga: orientamento, allucinazioni, agitazione, ansia, sudorazione parossistica, mioclono/convulsioni, alterazione del ritmo sonno-veglia, tremore. La diagnosi di delirio come determinato dal DDS richiede la somma tutti i sintomi e il punteggio dev’essere >“8”. Delirium Rating Scale-Revised-98 (DRS-R-98) Prevede due piani valutativi. Uno (severity item) valuta il disturbo del ciclo sonno-veglia, la presenza di illusioni e allucinazioni, di delirio, la compromissione della sfera affettiva e del linguaggio, le anomalie del processo di pensiero, l’agitazione e il ritardo motorii, il disorientamento, il deficit di attenzione e della memoria, la capacità visiva. Il secondo (diagnostic item) valuta severità, durata e andamento dei sintomi e i disturbi fisici (Wong, 2010). La sensibilità è del 56% e la specificità è dell’82% (Adamis et al., 2010). The Nursing Delirium Screening Scale (Nu-DESC) Si basa sull'osservazione clinica del paziente nella pratica quotidiana, molto adatta in ambienti oncologici e per la ricerca. Indaga i sintomi della confusione mentale: disorientamento, comportamento inappropriato, comunicazione inadeguata, allucinazioni e ritardo 23 psicomotorio. Si completa in media in 1 minuto ed ha alta sensibilità (95%) (Adamis, 2010; Gaudreau et al., 2005; Radtke et al., 2008). 24 LO STUDIO Disegno di studio e finalità Per la ricerca è stato utilizzato un progetto di studio di tipo osservazionale, sia prospettico che retrospettivo, per poter confrontare la situazione cognitiva del paziente all’ammissione nel nuovo reparto con quella precedente al trasferimento. Gli obbiettivi del presente studio erano: − individuare le situazioni di disorientamento legato al trasferimento durante il percorso di degenza − valutare la presenza e la durata del delirio dopo il trasferimento da un reparto ad un altro. MATERIALI E METODI Setting e campionamento La raccolta dei dati si è svolta presso il reparto “Area Assistenziale Post-Acuti” (Struttura Operativa Semplice del Dipartimento Medico) per il trattamento del paziente a bassa intensità di cura dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “S. Maria della Misericordia” di Udine. La ricerca si è svolta nell’arco di un mese tra il 24/08/2012 e il 24/09/2012. Sono stati presi in considerazione tutti i pazienti di ambo i sessi con età pari o superiore ai 65 anni che avevano subito almeno un trasferimento di reparto. 25 Autorizzazioni e consenso Per poter effettuare la ricerca è stato necessario richiedere l’autorizzazione alla Direzione delle Professioni Sanitarie, alla Coordinatrice del Corso di laurea, al responsabile medico e infermieristico del reparto. Successivamente è stato effettuato un colloquio con il responsabile infermieristico spiegando il tipo di studio che si andava a svolgere e le modalità con le quali si intendeva procedere alla raccolta dei dati. Ciascun partecipante ha firmato il consenso informato contenente tutte le informazioni relative allo studio e al trattamento dei dati sensibili. A tutti è stato garantito l’anonimato. Strumenti di rilevazione Per la valutazione della presenza di delirio, nel paziente che ha subito vari trasferimenti di reparto ci si è avvalsi dell’utilizzo integrato di due strumenti: la scala Nursing Delirium Screening Scale (Nu-DESC) che permette di rilevare la presenza o meno del delirium e un questionario che è stato costruito autonomamente sulla base dei fattori che la letteratura ha dimostrato essere rilevanti nell’insorgenza del fenomeno. La scala Nu-DESC è stata privilegiata in quanto strumento validato, mirato all’osservazione del delirium, di facile e immediato utilizzo, adeguato al monitoraggio continuo nelle 24 ore. Lo strumento prevede tre momenti di valutazione ogni 8 ore: 24:00-8:00; 8:00-16:00; 16:00-24:00. La classificazione si basa su cinque sintomi: − disorientamento: manifestazioni verbali o comportamentali di mancanza di orientamento nel tempo e/o nello spazio; − comportamento inappropriato: in relazione al luogo e/o alla persona che ad esempio si strappa o tira cannule o medicazioni oppure tenta di alzarsi dal letto quando questo è controindicato; − comunicazione inadeguata: in relazione al luogo e/o alla persona che può fare discorsi incoerenti, incomprensibili, privi di senso; 26 − illusioni/allucinazioni: visione e percezione di cose inesistenti, visione distorta degli oggetti reali; − ritardo psicomotorio: reazione ritardata agli stimoli, scarsità o assenza di azioni o parole spontanee ad esempio il paziente sollecitato ha una reazione differita nel tempo oppure rimane assopito. Ad ognuno degli elencati punti viene attribuito un punteggio da “0” a “2”. Il punteggio “1” indica che il sintomo è presente in forma da lieve a moderata mentre il “2” che è da moderato a grave. Il punteggio finale va da “0” a “10”, la soglia per considerare la presenza di delirium è un punteggio pari o superiore a “2” (Radtke et al., 2008). Procedura di raccolta dei dati e somministrazione della scala Lo studio è stato effettuato durante il periodo tra il 24/08/2012 e il 24/09/2012, dal lunedì alla domenica, osservando i pazienti all’ingresso e per tre giorni consecutivi in tre diverse fasce orarie: alle 7.00 durante le consegne infermieristiche per quanto concerne la situazione dei pazienti durante la notte, alle 15.00 per quanto concerne la mattina e alle 20.00 per quanto riguarda il pomeriggio. Gli orari sono stati decisi sulla base dei tre momenti identificati nella scala Nu-DESC. La prima rilevazione attraverso la scala Nu-DESC, per ciascun paziente è stata eseguita il giorno stesso dell’ingresso in reparto assegnando un punteggio iniziale. Successivamente il paziente è stato monitorato per tre volte al giorno, per tre giorni e ulteriori valutazioni sono state effettuate nel caso in cui il paziente avesse presentato confusione mentale in forma acuta, tale da richiedere l’attuazione d’interventi. In aggiunta a queste valutazioni è stato utilizzato un questionario che ha permesso indagare alcune variabili utili allo studio come i dati anamnestici (età, sesso, presenza di una patologia che possa compromettere la sfera cognitiva), la situazione retrospettiva al trasferimento (il numero di giorni di degenza e di episodi di disorientamento in altri reparti, la diagnosi di ingresso, il numero di trasferimenti subiti), il programma assistenziale futuro del paziente e le strategie attuate per ridurre i sintomi di delirio. 27 I dati raccolti sono stati recuperati mediante consultazione della documentazione clinica disponibile o chiedendo direttamente agli infermieri che hanno seguito il paziente nelle ore precedenti. Elaborazione dei dati I dati sono stati elaborati mediante il pacchetto statistico GraphPad Prism 6.01(GraphPad Software Inc., San Diego California USA) 1992-2012 . Per eseguire le correlazioni sono stati utilizzati due test: Chi-square e Fischer’s Exact Test. 28 RISULTATI Risultati della ricerca Nello studio sono stati coinvolti 36 pazienti, di questi, 6 sono stati esclusi perché non rientravano nei criteri di campionamento: 2 avevano un’età inferiore ai 65 anni, 3 non hanno potuto prestare il loro consenso a causa delle loro condizioni mediche critiche e 1 paziente era trattato permanentemente con farmaci sedativi, non permettendo così una valutazione dell’alterazione dello stato cognitivo. L’indagine è stata condotta su 30 pazienti che sono stati osservati per poter indagare la relazione che intercorre fra il delirio e alcune condizioni che la letteratura ha definito come fattori di rischio. Come riportano i risultati, con l’aumento dell’età sembra incrementarsi la comparsa di delirio che si è riscontrata nel 70% dei pazienti con età superiore agli 85 anni. Questa correlazione, elaborata attraverso il test Chi-square, è risultata statisticamente significativa (p-value 0.0235). (Tabella 1) Tabella 1 –Dati relativi all’età e alla presenza di delirio nei 30 pazienti osservati Range di età 65-74 anni 75-84 anni ≥ 85 anni Totale pazienti Delirio Significatività statistica SI NO N° 6 0 6 % 20 0 100 N° 14 7 7 % 46,7 50 50 N° 10 7 3 % 33,3 70 30 SIGNIFICATIVO (P-value 0.0235 ) 29 Dei pazienti osservati 19 (63,3%) erano di sesso femminile e 11 (36,7%) di sesso maschile. I due sessi hanno un rischio di presentare delirio sovrapponibile (RR 1.042). Dai dati non risulta esserci una differenza statisticamente significativa (p-value 1.000000). (Tabella 2) Tabella 2 –Dati relativi al sesso e alla presenza di delirio. Sesso Femminile Maschile Totale pazienti Delirio Significatività statistica SI NO N° 19 9 10 % 63,3 47,3 52,7 N° 11 5 6 % 36,7 45,5 54,5 NON SIGNIFICATIVO (P-value 1.0000) RR= 1.042 Avere una patologia al sistema nervoso centrale aumenta di tre volte il rischio di presentare delirio rispetto a chi non ne è affetto (RR 3.1439). Tutti i pazienti con anamnesi di tale patologia hanno manifestato il disturbo durante i primi tre giorni di studio. Questi dati evidenziano la forte correlazione tra il delirio e la presenza di una preesistente patologia al sistema nervoso centrale (demenza e deterioramento cognitivo). (Tabella 3) Tabella 3 –Dati relativi alla presenza di patologia del sistema nervoso centrale e presenza di delirio. Patologia SNC SI NO Totale pazienti Delirio Significatività statistica SI NO N° 8 8 0 % 26,7 100 0 N° 22 7 15 % 73,3 31,8 68,2 SIGNIFICATIVO (P-value 0.0022) RR= 3.143 30 Un’ulteriore classificazione è stata fatta sulla base delle problematiche cliniche dei pazienti. La percentuale maggiore è stata riscontrata in quella cardiovascolare (40%), seguito da quella pneumologica (16,7%). Si è evidenziata un’incidenza di delirio maggiore nei pazienti con problematiche neurologiche, seguiti da quelle ortopediche e da quelle cardiovascolari. (Tabella 4) Tabella 4 –Dati relativi alle problematiche cliniche dei pazienti e presenza di delirio. Problematiche cliniche Totale pazienti N° % Ortopediche 4 Oncologiche Delirio SI NO N° % N° % 13,4 3 75 1 25 2 6,7 0 0 2 100 Oculistiche 1 3,3 0 0 1 100 Infettive 4 13,3 1 25 3 75 Pneumologiche 5 16,7 0 0 5 100 Neurologiche 2 6,6 2 100 0 0 Cardio-vascolari 12 40 8 66,7 4 33,3 31 Dall’analisi effettuata sui dati non è risultata esserci una correlazione tra il delirio e il numero di giorni totali di degenza, (calcolati a partire dall’ingresso in ospedale fino all’ammissione in reparto Post-Acuti). Infatti paradossalmente dai dati emerge che con l’aumentare dei giorni di degenza si riduce l’incidenza degli episodi di delirio. Nessun paziente con una degenza maggiore di 10 giorni ha presentato questo disturbo e solamente 5 su 13 tra quelli con una degenza da 6 a 10 giorni. (Tabella 5) Tabella 5 –Dati relativi ai giorni totali di degenza prima dell’ingresso in reparto Post-Acuti e presenza di delirio in reparto Numero giorni totali degenza Totale pazienti pre-P.A.C.U. Da 1 a 5 Da 6 a 10 >10 Delirio in P.A.C.U.* SI NO N° 15 6 9 % 50 40 60 N° 13 5 8 % 43,4 38,5 61,5 N° 2 0 2 % 6,6 0 100 Significatività statistica NON SIGNIFICATIVO (P-value 0.9322) *P.A.C.U.: reparto Post-Acuti 32 Nel reparto dove questo studio è stato condotto, afferiscono i pazienti provenienti da altri reparti di livelli di cura superiori, tutti appartenenti al dipartimento medico. Tali soggetti provenivano dal reparto di medicina interna e in particolare, 16 dalla prima medica e 14 dalla seconda medica. Prima dell’arrivo in reparto “Area Assistenziale Post-Acuti” (P.A.C.U.), i 30 soggetti su un ricovero medio di 6,4 giorni hanno subito in media 1,4 spostamenti: di questi, 20 soggetti (66,6%) hanno effettuato un trasferimento, 8 (26,7%) due trasferimenti, 2 (6,7%) tre trasferimenti e nessun paziente è stato trasferito più di tre volte. Dall’ ingresso in reparto alla comparsa del delirio è trascorso un tempo minimo di 3 ore ad un massimo di 14. (Grafico 1) Grafico 1–Dati relativi al numero dei trasferimenti che i pazienti hanno effettuato prima dell’ingresso in P.A.C.U. >3 0 3 2 N° Pazienti 2 8 1 20 0 5 10 15 20 25 33 Dopo la dimissione è stato programmato un successivo spostamento per 14 soggetti (46,66%): di cui 5 in casa di riposo, 8 in RSA (strutture residenziali che accolgono persone anziane parzialmente o totalmente dipendenti, non più in grado di rimanere al proprio domicilio) e 1 in un altro reparto. I restanti 13 rientravano al proprio domicilio e per 3 pazienti non era stato ancora programmato un piano di dimissione. (Grafico 2) Grafico 2–Dati relativi ai trasferimenti che i pazienti hanno subito e presenza di delirio. 48,10% 18,50% CASA DI RIPOSO Casa di Riposo RSA DOMICILIO Altro reparto 29,70% RSA Domicilio 3,70% ALTRO REP. 34 Con il software Fisher’s exact test si è voluto indagare la correlazione che intercorre fra il numero dei trasferimenti e la presenza di delirio. Il numero dei trasferimenti è stato suddiviso in due gruppi di pazienti: quelli che hanno subito un solo trasferimento e quelli che ne hanno subiti più di uno. Dei 20 soggetti che ne hanno subito uno solo 15 hanno presentato delirio dopo l’ingresso in reparto, mentre dei 10 che hanno subito più di un trasferimento solamente 3 hanno presentato delirio. Si è riscontrato che il 50% dei soggetti trasferiti una sola volta ha presentato delirio in reparto; questi dati non sono risultati statisticamente significativi (p-value 0.4404). I soggetti che hanno subito un trasferimento hanno un rischio di sviluppare delirio del 66% più alto rispetto a quelli trasferiti più di una volta (RR 1.667). (Tabella 6) Tabella 6 –Dati relativi ai trasferimenti che i pazienti hanno subito e presenza di delirio in P.A.C.U. N° Trasfermenti 1 Più di 1 Totale pazienti Delirio in P.A.C.U. SI NO Significatività statistica N° 20 10 10 % 66,7 50 50 NON SIGNIFICATIVO N° 10 3 7 (P-value 0.4404) % 33,3 30 70 RR= 1.667 35 In ciascun reparto i pazienti hanno trascorso in media 4,8 giorni; sulla base di queste informazioni sono stati divisi i giorni di degenza da 1 a 5 e da 6 a 10. I pazienti con una degenza minore pare abbiano un rischio di delirio maggiore rispetto ai pazienti che trascorrono più giorni nel reparto (RR 0.5510). (Tabella 7) Tabella 7 –Dati relativi al numero dei giorni di degenza media in ciascun reparto precedente al trasferimento e alla presenza di delirio in P.A.C.U. Numero giorni media degenza Da 1 a 5 Da 6 a 10 Totale pazienti N° % N° % 21 70 9 30 Delirio in P.A.C.U. SI 12 57,1 2 22,2 NO 9 42,9 7 77,8 Significatività statistica NON SIGNIFICATIVO (P-value 0.1184) RR=0.5510 La presenza di episodi deliranti nei reparti precedenti aumenta la possibilità di ripresentare delirio nel reparto successivo con un rischio (RR 2.816) 2 volte superiore a chi non lo aveva manifestato prima del trasferimento. (Tabella 8) Tabella 8 –Dati relativi alla presenza di delirio prima del trasferimento e presenza di delirio in P.A.C.U. Deliro in altri reparti SI NO Totale pazienti N° % N° % 7 23,3 23 76,7 Delirio in P.A.C.U. SI 6 85,7 7 30,4 NO 1 14,3 16 69,6 Significatività statistica SIGNIFICATIVO (P-value 0.0247) RR=2.816 36 Su 30 pazienti nel periodo di studio si sono riscontrati, attraverso l’utilizzo della scala NuDESC, 79 casi di delirio. La media dei casi di questo disturbo è stata nella prima giornata su 15 pazienti deliranti di 1,8, nella seconda giornata è stata di 1,71 su 14 pazienti e nella terza giornata è stata di 2 su 11 pazienti. Il momento della giornata in cui c’è stata una maggiore incidenza di delirio è la notte con il 60% dei casi (dalle 24.00 alle 8.00). (Grafico 3) Grafico 3 –Dati relativi all’andamento del delirio nelle 24 ore 10 10 10 9 9 8 8 8 7 8 7 7 7 6 5 Notte Mattina 5 4 Pomeriggio 3 2 1 0 Ingresso 1 Giorno 2 Giorno 3 Giorno 37 Durante il periodo di studio sono stati considerati come “episodi acuti” di delirio tutti quelli che necessitavano di un intervento per ridurlo. In 30 giorni si sono riscontrati, su 12 pazienti, un totale di 21 episodi, principalmente si sono concentrati nelle ore notturne (24.008.00). All’ingresso 2 pazienti hanno presentato un episodio di delirio durante il pomeriggio (16.00-24.00), nel primo giorno su un totale di 6 casi 5 si sono presentati nella notte, nel secondo giorno su 6 casi 4 si sono presentati nella notte e nel terzo giorno su 7 casi 5 si sono presentati nella notte. (Grafico 4) Grafico 4–Eventi acuti di delirio nelle tre giornate di esame. 5 5 4,5 5 4 4 3,5 notte 3 mattina 2,5 2 1,5 2 2 1 2 pomeriggio 1 0,5 0 0 0 1 Giorno 2 Giorno 3 Giorno 0 Ingresso 38 Il sintomo maggiormente riscontrato è stato il disorientamento (21 casi), seguito dal comportamento inadeguato (17 casi) e dalla comunicazione inappropriata (14 casi). (Grafico 5) Grafico 5–Dati relativi ai sintomi presenti all’evento acuto di delirio. 14 12 14 10 DA LIEVE A MODERATO 8 6 DA MODERATO A GRAVE 4 9 7 8 8 6 2 0 0 0 0 0 Disorientamento: manifestazioni verbali o comportamentali di mancanza di orientamento nel tempo e/o nello spazio. Comportamento inappropriato: in relazione al luogo e/o alla persona (ad esempio si strappa o tira cannule o medicazioni oppure tenta di alzarsi dal letto quando questo è controindicato). Comunicazione inadeguata: in relazione al luogo o alla persona (fa discorsi incoerenti, incomprensibili, privi di senso). Illusioni/allucinazioni: visione e percezione di cose inesistenti, visione distorta degli oggetti reali. Ritardo psicomotorio: reazione ritardata agli stimoli (ad esempio il paziente sollecitato ha una reazione differita nel tempo oppure rimane assopito). 39 Nel periodo di osservazione si è voluto chiedere agli infermieri quali strategie hanno attuato per ridurre lo stato di delirio. Su 21 episodi per 14 volte sono stati attuati interventi farmacologici (10 volte in associazione ad altri interventi); 13 volte hanno coinvolto il caregiver per rassicurare il paziente (3 volte come unica strategia e 10 volte in associazione ad altri interventi); 3 volte hanno utilizzato la contenzione (2 volte in associazione ad altri interventi); 1 volta è stato avvicinato il paziente alla stanza infermieristica e per 3 volte è stato sistemato il paziente a letto, riorientandolo verbalmente cercando di fargli capire in quale reparto si trovava e il motivo del ricovero. Le ore di risoluzione del delirio sono state calcolate dal momento in cui l’evento acuto si è presentato fino alla diminuzione della sintomatologia che è stata controllata somministrando la scala Nu-DESC. Questa è suddivisa per fasce orarie e permette di vedere in quanto tempo si ha la una riduzione della sintomatologia. (Tabella 9, 10) Tabella 9 –Dati relativi ai singoli interventi, numero e percentuale delle volte che sono stati usati e ore in media di risoluzione del delirio Tipi di interventi N° % Ore di risoluzione delirio A 3 14,2 4 B 4 19 5 C 1 4,7 3,5 E 3 14,2 4 A: Coinvolgimento del caregiver per rassicurare il paziente B: Interventi farmacologici C: Contenzione fisica D: Avvicinamento del paziente alla stanza infermieristica E: Riorientamento del paziente e posizionato a letto 40 Tabella 10 –Dati relativi all’utilizzo di interventi associati, numero e percentuale delle volte che sono stati usati e ore in media di risoluzione del delirio Tipi di interventi N° % N° ore di risoluzione ( A+B) 8 38 7 ( B+D ) 1 4,7 4,5 ( A+B+C ) 2 9,5 7 A+B: Coinvolgimento del caregiver per rassicurare il paziente e interventi farmacologici. B+D: Interventi farmacologici e avvicinamento del paziente alla stanza infermieristica. A+B+C: Coinvolgimento del caregiver per rassicurare il paziente, interventi farmacologici e uso di contenzione fisica. Tra le reazioni che i caregiver hanno presentato al momento del loro coinvolgimento, si è notato che la maggior parte delle volte chiedono informazioni ponendo domande chiarificatorie sul motivo di insorgenza di disorientamento e sugli interventi attuati. Solo in 2 casi l’intervento ha suscitato in loro emozioni quali rabbia, sconforto e pianto. 41 DISCUSSIONE Limiti dello studio I pazienti oggetto della mia osservazione sono stati solamente 30 e ogni caso è stato seguito limitatamente ai primi tre giorni dopo l’ingresso in reparto. Non potendo monitorare personalmente l’evolversi della situazione nell’arco delle 24 ore, è stata necessaria la collaborazione degli infermieri di reparto che hanno una conoscenza migliore dei pazienti e sono presenti per l’intero turno. Inoltre, non è stato possibile conoscere esattamente la condizione dei degenti prima dell’arrivo in reparto, in quanto le informazioni documentate circa questa particolare problematica erano scarse. Discussione L’ospedalizzazione dei soggetti anziani, come riporta lo studio Leentjens et al. (2005) può portare diverse complicanze tra cui il delirium, soprattutto nei pazienti al di sopra degli ottant’anni. Analogamente, da questo studio è emerso che il 70% dei pazienti con delirio aveva un’età superiore agli 85 anni. Diversamente da quanto riportato nello studio di Rompaey et al. (2009), dal quale emerge che questo disturbo colpisce di più i soggetti di sesso maschile, non si è riscontrata maggiore incidenza in un genere piuttosto che nell’altro. Come riporta Kiely et al. (2009), da questa indagine è emerso che l’85,7% dei pazienti che avevano già manifestato delirio durante la degenza nei precedenti reparti, ha avuto delle ricadute nell’arco dei tre giorni di osservazione e che la presenza, in anamnesi, di patologie mentali, quali la demenza, e il deterioramento cognitivo sono fattori scatenanti di delirio. Lo studio di Holroyd-Leduc et al. (2010) conferma che la più alta incidenza del delirium si ha fra i pazienti ortopedici con una percentuale che va dal 25% al 65% e fra quelli ricoverati in medicina generale dall’11% al 42 %. Anche nel presente studio si sono evidenziati 3 casi di delirio su 4 pazienti con problematiche cliniche di tipo ortopedico e in quelli di tipo 42 cardio-vascolare 8 casi su 12. Tutti i soggetti presi in esame nel presente studio provenivano da altri reparti del dipartimento medico e quindi erano stati trasferiti almeno una volta. Dai dati emerge che con l’incrementarsi del numero dei trasferimenti, non aumenta il rischio di delirio, a differenza da quanto sostenuto dagli studi di Gunten et al. (2010), dove questo disturbo è stato riscontrato nel 46,2% dei soggetti che avevano subito più di un trasferimento. Tuttavia come riporta Ceriana et al. (2010) si è riscontrato che il trasferimento può avere importanti effetti psicologici negativi. Dal piano di dimissione dei soggetti presi in esame emerge che il 46,66% subirà un ulteriore trasferimento in un’altra struttura, analogamente allo studio di Bookevar et al. (2004) secondo cui quasi la metà sono stati sottoposti ad altri spostamenti istituzionali dall’ospedale a strutture residenziali. Nello studio effettuato da Rompaey et al. (2009) è riportato che su 165 pazienti deliranti il 75 % ha presentato il disturbo il primo giorno; anche nel mio caso, su 21 episodi di delirio, in 12 pazienti, 6 si sono registrati durante la prima giornata di degenza, in prevalenza durante le ore notturne (5 casi su 6). Studi recenti, condotti da Popeo (2011), hanno confermato una prevalenza della forma ipercinetica con comportamento inadeguato e comunicazione inappropriata al contesto, situazione emersa anche nel mio studio. Inoltre è stato riscontrato un alto numero di sintomi riguardanti il disorientamento in 14 casi su 21. Fra gli interventi non farmacologici che sono stati attuati, su 21 episodi acuti di delirio, per la maggior parte si è coinvolto il caregiver. Tale intervento rientra fra quelli raccomandati da Naylor et al. (2008) che riporta come il sostegno della famiglia, e la presenza regolare di un parente o di una persona che abitualmente si prende cura del paziente, possa aiutare nella prevenzione dell’insorgenza del delirio. Il caregiver si trova ad affrontare una situazione difficile e vede attuare sul proprio caro interventi spesso incompresi, questo rispecchia quanto riscontrato nello studio dove per la maggior parte delle volte chiedono molte delucidazioni a riguardo. Come sottolinea Naylor et al. (2008) l’infermiere ha il compito di rendere partecipi i familiari informandoli sul percorso di cura ed educandoli sul comportamento da seguire in queste situazioni. 43 CONCLUSIONI Da quest’analisi risulta che la popolazione anziana considerata presenta episodi di delirio nei primi giorni di ricovero, quindi il primo impatto con la struttura ospedaliera sembra essere più traumatico. Quando i trasferimenti vengono subiti con un lasso di tempo ridotto per ogni reparto di degenza differente, non lasciano il tempo necessario per un adattamento alla nuova situazione, provocando disorientamento, delirio e disadattamento psicologico. Il cambiamento radicale del tipo di ambiente che il paziente subisce passando da domicilio o casa di riposo, per lui familiare, all’ospedale può avere effetti negativi come i diversi cambiamenti ravvicinati di reparto all’interno della struttura ospedaliera. Al fine di prevenire il delirio, è necessario attuare precisi interventi che possano ridurne l’insorgenza e rendere la degenza più confortevole. Questo è possibile grazie ad un monitoraggio più accurato e attraverso il coinvolgimento dei caregiver fin dalle primissime ore d’ingresso, rendendoli partecipi del percorso di cura del parente. Per risolvere i casi acuti di delirio che si sono presentati durante la degenza, sono state attuate differenti strategie e indistintamente dalla scelta dell’intervento si otteneva un risultato accettabile. Le più frequentemente sono state il coinvolgimento del caregiver e il riorientamento verbale del paziente. Quando viene comunicato ai familiari quello che sta accadendo al loro caro, questi cominciano a porre domande sul motivo d’insorgenza del delirio e sugli interventi attuati. A tal proposito diviene importante il ruolo educativo da parte di medici e infermieri. Se comprendono tali interventi, potrebbero contribuire efficacemente nella prevenzione degli episodi di delirio e nel loro contenimento, diventando un’ottima risorsa non solo per l’infermiere, il quale può fare affidamento su di loro, ma anche per il paziente che si trova davanti una figura familiare in grado di aiutarlo. Questo potrebbe essere ancora più efficace se venissero identificate precocemente le categorie a rischio. La collaborazione fra familiari e infermieri diventa quindi una possibile strategia preventiva nell’insorgenza di questa problematica. Tutti gli interventi proposti hanno lo scopo di garantire una presa in carico anticipata della persona anziana a rischio di delirio con finalità di ritardare il più possibile la comparsa di questo disturbo. 44 Interessante per uno studio futuro potrebbe essere l’analisi delle conoscenze effettive che hanno i caregiver in merito agli interventi che possono attuare per prevenire questo disturbo. 45 ALLEGATI Allegato I –Questionario per la raccolta dati SCHEDA PER LA RILEVAZIONE DEI DATI Dati anamnestici 2) Sesso: 1) Età: M F [65-74] [75-84] ≥85 3) In anamnesi presenta una patologia che compromette la sfera cognitiva? SI NO 4) Se sì, tipo di patologia:_________________________________________________ Situazione retrospettiva al trasferimento 1) Data di ingresso all’ospedale ___/___/2012 2) Diagnosi di ingresso: ____________________________________________________________________ 3) Numero dei trasferimenti che il paziente ha effettuato durante la sua degenza ospedaliera: 1 2 3 >3 46 Reparti frequentati: Primo reparto:________________________________________ 1) Periodo di degenza che realmente ciascun paziente ha trascorso nel singolo reparto: Data di ammissione __/__/2012 Data di dimissione __/__/2012 2) Presenza di disorientamento rilevati dagli infermieri: SI NO 3) Per la rilevazione del disorientamento è stata utilizzata una scala? SI NO 4) Se sì, Tipo di scala utilizzata:______________________________________________________ con punteggio pari a: ______ 5) Numero di episodi di disorientamento: 1 2 3 >3 6) Se sì, tipo di disorientamento: Notturno Diurno Entrambi 7) Strategie attuate per ridurre il disorientamento: Coinvolgimento dei caregiver per rassicurare il paziente Interventi farmacologici Utilizzo di contenzione fisica o farmacologica Avvicinamento del paziente alla stanza infermieristica Altra strategie: ______________________________________________ ______________________________________________ 47 Secondo reparto:________________________________________ 1) Periodo di degenza che realmente ciascun paziente ha trascorso nel singolo reparto: Data di ammissione __/__/2012 Data di dimissione __/__/2012 2) Presenza di disorientamento rilevati dagli infermieri: SI NO 3) Per la rilevazione del disorientamento è stata utilizzata una scala? SI NO 4) Se sì, Tipo di scala utilizzata:______________________________________________________ con punteggio pari a: ______ 5) Numero di episodi di disorientamento: 1 2 3 >3 6) Se sì, tipo di disorientamento: Notturno Diurno Entrambi 7) Strategie attuate per ridurre il disorientamento: Coinvolgimento dei caregiver per rassicurare il paziente Interventi farmacologici Utilizzo di contenzione fisica o farmacologica Avvicinamento del paziente alla stanza infermieristica Altra strategie: ____________________________________________________ ____________________________________________________ 48 Terzo reparto:________________________________________ 1) Periodo di degenza che realmente ciascun paziente ha trascorso nel singolo reparto: Data di ammissione __/__/2012 Data di dimissione __/__/2012 2) Presenza di disorientamento rilevati dagli infermieri: SI NO 3) Per la rilevazione del disorientamento è stata utilizzata una scala? SI NO 4) Se sì, Tipo di scala utilizzata:______________________________________________________ con punteggio pari a: ______ 5) Numero di episodi di disorientameto: 1 2 3 >3 6) Se sì, tipo di disorientamento: Notturno Diurno Entrambi 7) Strategie attuate per ridurre il disorientamento: Coinvolgimento dei caregiver per rassicurare il paziente Interventi farmacologici Utilizzo di contenzione fisica o farmacologica Avvicinamento del paziente alla stanza infermieristica Altra strategie: _______________________________________________ _______________________________________________ 49 Situazione del paziente all’ingresso in reparto di trattamento a bassa degenza 1) Data e ora di ammissione in reparto: ___/___/2012 alle ore ___:___ 2) Presenza di disorientamento rilevato dagli infermieri all’ammissione in reparto: SI NO 3) Punteggio della scala utilizzata per la rilevazione del disorientamento entro le 4 ore dall’ingresso: ____ Primo giorno di monitoraggio 1) Durante le 24 ore del primo giorno ci sono stati episodi di disorientamento? SI NO 2) Strategie attuate per ridurre il disorientamento: Coinvolgimento dei caregiver per rassicurare il paziente Interventi farmacologici Utilizzo di contenzione fisica o farmacologica Avvicinamento del paziente alla stanza infermieristica Altra strategie: ____________________________________________________ ____________________________________________________ 3) Effetti degli interventi applicati: Riduzione del disorientamento Assenza di miglioramenti Peggioramento dello stato confusionale 4) Reazione dei caregiver alla presenza di disorientamento del familiare: Insorgenza di espressioni quali: pianto, rabbia, sconforto o altro. Richiesta di attenzioni da parte degli operatori: ponendo domande chiarificatorie sul motivo di insorgenza del disorientamento; chiedendo l’attuazione di interventi mirati a ridurre il problema Altro: _______________________________________________________________ 50 Secondo giorno di monitoraggio 1) Durante le 24 ore del primo giorno ci sono stati episodi di disorientamento? SI NO 2) Strategie attuate per ridurre il disorientamento: Coinvolgimento dei caregiver per rassicurare il paziente Interventi farmacologici Utilizzo di contenzione fisica o farmacologica Avvicinamento del paziente alla stanza infermieristica Altra strategie: ____________________________________________________ ____________________________________________________ 3) Effetti degli interventi applicati: Riduzione del disorientamento Assenza di miglioramenti Peggioramento dello stato confusionale 4) Reazione dei caregiver alla presenza di disorientamento del familiare: Insorgenza di espressioni quali: pianto, rabbia, sconforto o altro. Richiesta di attenzioni da parte degli operatori: ponendo domande chiarificatorie sul motivo di insorgenza del disorientamento; chiedendo l’attuazione di interventi mirati a ridurre il problema Altro: __________________________________________________________ Terzo giorno di monitoraggio 1) Durante le 24 ore del primo giorno ci sono stati episodi di disorientamento? SI NO 51 2) Strategie attuate per ridurre il disorientamento: Coinvolgimento dei caregiver per rassicurare il paziente Interventi farmacologici Utilizzo di contenzione fisica o farmacologica Avvicinamento del paziente alla stanza infermieristica Altra strategie: ____________________________________________________ ____________________________________________________ 3) Effetti degli interventi applicati: Riduzione del disorientamento Assenza di miglioramenti Peggioramento dello stato confusionale 4) Reazione dei caregiver alla presenza di disorientamento del familiare: Insorgenza di espressioni quali: pianto, rabbia, sconforto o altro. Richiesta di attenzioni da parte degli operatori: ponendo domande chiarificatorie sul motivo di insorgenza del disorientamento; chiedendo l’attuazione di interventi mirati a ridurre il problema Altro: __________________________________________________________ Programma assistenziale futuro circa il percorso assistenziale del paziente 1) È presente in programma un altro trasferimento? SI NO 2) Se sì, dove? In casa di riposo RSA Altre strutture 52 Allegato II –Scala “The Nursing Delirium Screening Scale”(Nu-DESC) Versione originale americana (Radtke et al., 2008). “The Nursing Delirium Screening Scale”(Nu-DESC) Date: ___/___/2012 Features and descriptions Symptoms/ time period 1 Disorientation: Verbal or behavioural manifestation of not being oriented to time or place or misperceiving persons in the environment 2 Inappropriate behavior: Behaviour inappropriate to place and/or for the person; e.g., pulling at tubes or dressings, attempting to get out of bed when that is contraindicated, and the like. 3 Inappropriate communication: Communication inappropriate to place and/or for the person; e.g., incoherence, noncommunicativeness, nonsensical or unintelligible speech. 4 5 Illusions/Hallucinations: Seeing or hearing things that are not there; distortions of visual objects. Psychomotor retardation: Delayed responsiveness, few or no spontaneous actions/words; e.g., when the patient is prodded, reaction is deferred and/or the patient is unarousable. Symptoms Rating 0 - 2 Midnight - 8 AM-4 4 PM- Mi8 AM PM gnight □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 Total score Delirium ≥2□ Yes <2 □ No The Nursing Delirium Screening Scale (Nu-DESC). Symptoms are rated from 0 to 2 based on the presence and intensity of each symptom and individual ratings are added to obtain a total score per shift. This table may be reproduced without permission. For clinical use only. 53 Allegato III –Scala “The Nursing Delirium Screening Scale”(Nu-DESC) Versione tradotta in lingua italiana. “The Nursing Delirium Screening Scale”(NUDESC) Data: ___/___/2012 Caratteristiche e Descrizione Sintomi/ periodo di tempo 1 Disorientamento: Manifestazioni verbali o comportamentali di mancanza di orientamento nel tempo e/o nello spazio 2 Comportamento inappropriato: In relazione al luogo e/o alla persona che ad esempio, si strappa o tira cannule o medicazioni, oppure tenta di alzarsi dal letto quando questo è controindicato 3 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 Illusioni/allucinazioni: Visione e percezione di cose inesistenti, visione distorta degli oggetti reali. 5 □0 □1 □2 Comunicazione inappropriata: In relazione al luogo e/o alla persona che ad esempio, fa discorsi incoerenti, incomprensibili, privi di senso. 4 Valutazione sintomi 0 - 2 24.008.0016.008.00 16.00 24.00 Ritardo psicomotorio: Reazione ritardata agli stimoli, scarsità o assenza di azioni o parole spontanee: ad esempio, il paziente sollecitato ha una la reazione differita nel tempo oppure rimane assopito. □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 □0 □1 □2 Punteggio totale Delirium ≥2□ Positivo <2 □ Negativo 54 Allegato IV –Indicazione per la compilazione della scala “The Nursing Delirium Screening Scale”(Nu-DESC) Indicazioni per la compilazione: 1. Disorientamento: 0 = Il sintomo non è presente. Il paziente è orientato nel tempo e nello spazio, ed ha consapevolezza di se stesso. 1 = Presenza del sintomo da lieve a moderato, disorientamento appena espresso e visibile. Il paziente è ancora consapevole di sé e in grado di fornire alcune informazioni riguardo al tempo, al luogo in cui si trova. 2 = Presenza del sintomo da moderato a grave. Il paziente non è orientato nel tempo né nello spazio, presenta un grave deterioramento cognitivo ( non è in grado di dire la data, il mese, il giorno, l’ anno, la stagione, il piano in cui si trova il reparto, il nome dell'ospedale, la città, lo Stato e la nazione). 2. Comportamento inappropriato: 0= Il sintomo non è presente. 1 = Presenza del sintomo da lieve a moderato. Evidente irrequietezza o iperattività, il soggetto tende a muoversi con frequenza. 2= Presenza del sintomo da moderato a grave. Accentuata iperattività, il paziente si muove continuamente, ha delle reazioni esagerate agli stimoli, richiede una sorveglianza continua e/o contenzione. 3. Comunicazione inappropriata: 0 =Il sintomo non è presente. Il discorso del paziente è coerente e pertinente. 1 = Presenza del sintomo da lieve a moderato. Il discorso del paziente risulta incoerente, difficile da seguire, le risposte alle domande sono fuori tema. 2 = Presenza del sintomo da moderato a grave. La conversazione è impossibile a causa della grave illogicità del pensiero e del discorso che risulta farneticante, impertinente, incoerente. 4. Illusioni / allucinazioni: 0 = Il sintomo non è presente. 1 = Presenza del sintomo da lieve a moderato. Il paziente ha percezioni sbagliate o illusioni collegate al sonno, allucinazioni transitorie. 2 = Presenza del sintomo da moderato a grave. Le illusioni sono frequenti e intense e/o sono presenti allucinazioni con alterazione del comportamento che ostacolano l’assistenza e gli interventi infermieristici. 5. Ritardo psicomotorio: 0 = Il sintomo non è presente. 1 = Presenza del sintomo da lieve a moderato. Si nota la presenza di astenia che va da un lieve rallentamento dei movimenti fino a un più accentuato livello di inattività. 2 = Presenza del sintomo da moderato a grave. Il paziente non si muove e non parla senza essere stimolato, oppure è in uno stato di catatonia. 55 BIBLIOGRAFIA: Adamis D, Sharma N, Whelan PJP, Macdonald J D. Delirium scales: A review of current evidence. Aging & Mental Health 2010; 14(5): 543-555. Andreoli V, Cassano GB, Rossi R. DSM–IV–TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Masson Editore, 2007. A.O.U.D. Azienda Ospedaliero-Universitaria “Santa Maria della Misericordia”. L’Ospedale in cifre. Dati numerici e statistici sull’attività dell'Azienda. 2011. 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