...

Berardo servo scelto

by user

on
Category: Documents
35

views

Report

Comments

Transcript

Berardo servo scelto
.
FRANCO FRANCESCO ZAZZARA – VINCENZO AMENDOLA
BERARDO
servo scelto – chosen servant
italiano –inglese
……..Caro dottore ,….per dimostrarti che sul nome Vradde , Brà , Berarde , Berardo
scrivo cose serie , ti invio gli allegati fogli tratti dall’opera di Giovanni Semerano ,” La Favola
dell’Indoeuropeo” :
BER ARDO = BER accadico berum :”scelto “
ARDO,in documento accadico :Wardu- S(a)EKALLI , che significa “lo schiavo ,quello del Palazzo “.
BERARDO :”schiavo , servo scelto “.
WarzeWacchie :Ward(u)-s(a)-(W)agu’: significa “servo ,quello (addetto) dell’Acqua” ,
di un’età compresa fra I 12 -15 anni ……….
Ettorre Berardo
My dear Doctor ……..to demonstrate to you that about the name Vradde , Brà , Berarde , Berardo , I
Write serious things , I am sending you the attached pages taken from the work of Giovanni Semerano , “
La favola dell’Indoeuropeo “……….
Berardo =
BER –Acadian Berum :” chosen “ - ARDO , Acadian document : WARDU – S (A) EKALLI ; meaning “ the
slave , that one of the palace “.
BERARDO : “slave , chosen servant”.
SOMMARIO
- Un difficile momento storico …………………………………………………………………………………………
- La famiglia dei Conti dei Marsi e il fanciullo Berardo………………………………………………………..
Pag 5
9
-Il vescovo Pandolfo e il Capitolo di Santa Sabina a Marsia (San Benedetto dei Marsi )……………… 11
-Il fanciullo Berardo a San Benedetto dei Marsi – La prima formazione …………………………………….. 15
--Berardo nel Monastero di Montecassino ……………………………………………………………………………………16
-Berardo a Roma : Prefetto nella campagna Romana…………………………………………………………………… .19
---Il rapimento e la prigionia……………………………………………………………………………………………………………21
--La liberazione ……………………………………………………………………………………………………………………………… 22
-Berardo Cardinale a Roma …………………………………………………………………………………………………………… 24
--La Diocesi dei Marsi – Sigenulfo Vescovo illegittimo………………………………………………………………………. 25
--Berardo Vescovo dei Marsi…………………………………………………………………………………………………………… 27
--Persecuzioni contro Berardo……………………………………………………………………………………………………………… 29
-Riassetto giuridico ed amministrativo . “Sicut Iniuxta ….”………………………………………………………………………30
--L’opera pastorale presso il popolo……………………………………………………………………………………………………. 35
-Moralizzazione e repressione di scandali pubblici………………………………………………………………………………..37
---La morte………………………………………………………………………………………………………………………………………………39
--San Berardo Patrono della Diocesi dei Marsi………………………………………………………………………………………..42
-A difficult moment in history ……………………………………………………………………………………………………………..Pag 44
-The family of the Counts of the Marsi –The youth Berardo …………………………………………………………………..46
-Bishop Pandolfo and Chapter of St. Sabina …………………………………………………………………………………………. 47
-Berardo as a Yout at Marsia …………………………………………………………………………………………………………………. 47
-Berardo in the Monastery of Monecassino ……………………………………………………………………………………………..48
- Berardo at Rome : the prefecture in the Roman Terrains………………………………………………………………………..50
-Kidnapped and imprisoned ……………………………………………………………………………………………………………………..51
--The liberation …………………………………………………………………………………………………………………………………………51
--Becoming Cardinal and the roman sojourn ……………………………………………………………………………………….52
--The Marsi Diocese and the Bishop Sigenulfo……………………………………………………………………………………….52
--Berardo Bishop of the Marsi ……………………………………………………………………………………………………………….54
--Persecutions against Berardo ……………………………………………………………………………………………………………….55
--Juridical and administrative reorganization –The Canon “Sicut iniuxta “…………………………………………….. 56
--Pastoral labor amid the populace …………………………………………………………………………………………………………59
--Moralization and repression of public scandals …………………………………………………………………………………….61
--His death ……………………………………………………………………………………………………………………………………………….62
--Berardo Patron Saint of the Diocese of the Marsi ………………………………………………………………………………….63
--da “ Adam –Uomo –Terra –Croce “………………………………………………………………………………………………………..66
-from “Adam –Man –Earth Cross”…………………………………………………………………………………………………………… 68
-Martirologio Romano Cristiano……………………………………………………………………………………………………………… .73
--Santa Rosalia di Palermo e San Berardo dei Marsi , una interessante parentela …………………………………….74
…Saint Rosalia from Palermo and Saint Berardo from the Marsi , relatives in an inerestina wav………………79
--La parentela fra Santa Filippa Mareri , Santa Rosalia di Palermo e San Berardo dei Marsi ………………………81
.. The relationship of Saint Filippa , Saint Rosalia and Saint Berardo ………………………………………………………… 84
--Santa Chiara discende dalla famiglia dei Conti dei Marsi ?!......................................................................... 88
--Avvenimenti storici negli anni di Berardo dei Marsi……………………………………………………………………………….89
-I papi che vissero gli anni di Berardo dei Marsi…………………………………………………………………………………………94
--Antipapi degli anni di Berardo dei Marsi………………………………………………………………………………………………….99
-- San Marco il Galileo
-Didascalie
…………………………………………………………………………………………………………………………103
………………………………………………………………………………………………………………………………………..105
-Anno 2015 -. Cognomi ……………………………………………………………………………………………………………………………108
-Bibliografia …………………………………………………………………………………………………………………………………………….109
-Biografie………………………………………………………………………………………………………………………………………………… 111
- Copertine………………………………………………………………………………………………………………………………………………..11
UN DIFFICILE MOMENTO STORICO
Berardo ,Cardinale Vescovo dei Marsi ,Santo della Chiesa Cattolica , nacque nell’anno 1079 nel Castello di
Colli di Monte Bove (Aq) da Berardo III° e da Teodosia , Conti dei Marsi .1)
Gli anni intorno all’anno Mille rievocano un mondo di passioni , di delitti e di santità che nulla ha da
invidiare alla tristezza morale dei nostri tempi .
Tutta la seconda metà del secolo XI° e la prima metà del secolo successivo furono dominate dalla lunga e
drammatica lotta fra il Papa e gli Imperatori di Germania ( le due Potenze di allora) sulla questione passata
alla storia con la definizione di “Lotta delle Investiture “.
In breve ricordiamo di cosa si trattò .
Per le vicende storiche seguite al crollo dell’Impero Romano d’Occidente , i Vescovi erano diventati l’unica
autorità capace di dare sicurezza e continuità alle città ed agli altri centri piu’ grandi attorno ai quali
gravitavano le campagne ed i villaggi .
Durante tutto il Medio Evo” non venne mai meno la continuità del Potere” (G. Volpe) che si raccolse nelle
mani dei Vescovi perché , in seguito alle invasioni dei Barbari e alla distruzione di tutto quello che aveva
realizzato il potere di Roma , erano scomparse le magistrature ordinarie e le stesse Istituzioni politiche ,
amministrative e militari.
La gente che accorreva a porsi sotto la protezione del Vescovo , riuniva spesso la sua proprietà a quella
della Chiesa per ricevere una maggiore tutela ed anche per acquisire diritti nell’amministrazione cittadina .
Questo fu il motivo per il quale , per molti secoli in Occidente , la storia civile , economica , militare e sociale
fu confusa con la storia del Cristianesimo e della Chiesa .
Superato il periodo della “ bufera distruttiva “ delle Invasioni Barbariche , la fusione delle antiche
popolazioni con i nuovi conquistatori dette origine ad una Rinascita della civiltà .
I Vescovi delle città e gli Abati dei Monasteri divennero i protagonisti , insieme ai nuovi condottieri , degli
avvenimenti che portarono tutta l’ Europa alla Riscossa Civile .2)
Con Carlo Magno iniziò la nuova era .
Carlo non fu un Re come erano stati gli Imperatori di Roma .
Quale signorotto feudale piu’ ricco e piu’ capace di altri che si confrontavano con lui e che gli
riconoscevano una specie di presidenza e la capacità organizzativa militare e di condottiera , era un
“Duca”.
I vari Signori erano autonomi rispetto all’autorità del Re , essi consolidavano quella forza socio-economicapolitica nota col nome di “feudalesimo”.
Il feudatario aveva un potere senza controllo nel suo feudo e aveva persino un esercito ai suoi comandi .
I re si trovavano in difficoltà nel soggiogare la potenza di questi subalterni che , pur dipendenti da essi per
convenzione e diritto, si comportavano di fatto unici arbitri di ogni potere nell’ambito dei propri
possedimenti territoriali .
In forza del potere loro riconosciuto nei secoli precedenti , anche i Vescovi e gli Abati si trovavano nelle
condizioni di feudatari e questa condizione li aveva portati ad una situazione complicata .
Come Vescovi erano capi spirituali del loro popolo , dipendevano direttamente dal Papa , tesi alla missione
del superamento della contingenza terrena e materiale , come Feudatar i erano capi politici e militari con
interessi e compiti spesso in contrasto con la loro missione religiosa .
La mentalità religiosa di quel tempo non distingueva fra questi due piani ma l’incongruenza dell’accentrarsi
di essi nelle stesse mani , rimaneva ed era grave.
I possedimenti fondiari dei feudi davano anche ai Vescovi quella potenza economica che decideva delle
sorti politiche di Re ed Imperatori ,fra i quali bisogna includere anche il Papa , che era il capo politico di uno
Stato Territoriale e che , grazie alla sua suprema autorità spirituale , era arbitro di equilibri e di egemonie
nel complesso scacchiere dell’Europa di allora ..
Dopo l’anno Mille , e precisamente negli anni in cui visse Berardo , le potenze che dominavano in Europa
erano quattro :
1)- il Re di Francia, che aveva rinunciato ormai al sogno di Carlo Magno del Sacro Romano Impero ,
2) – l’Imperatore di Germania , erede dell’aspirazione ad un Impero Universale che era stato fatto rivivere
nei secoli precedenti da Carlo Magno ,
3) – il Re Normanno in Italia Meridionale , che non voleva rinunciare del tutto al sogno di unificare sotto la
sua corona tutta l’Italia e
4)- il Papa di Roma , che esercitava una decisiva e preponderante influenza su tutti , benchè limitato nel
suo Potere territoriale .
Il problema per questi grandi però era essenzialmente economico .
L’economia agricola era preponderante ; il commercio che si cominciava a svegliare gravitava ancora
intorno ai latifondi , che si trovavano però in mano ai signori feudatari , laici e religiosi .
Era una situazione che creava uno stato conflittuale nella società , in due direzioni .
I signorotti locali e i grandi feudatari cercavano di impadronirsi dei beni , per rinsanguare le loro casse ,
beni che le chiese possedevano da secoli .
Non sempre si poteva adoperare la forza e la violenza per riuscire in questo scopo , anche perché le stesse
popolazioni si ribellavano ai soprusi dei signorotti e ritenevano piu’ sicuro il possesso ecclesiastico per i
bisogni del popolo .
La strada piu’ seguita dai laici potenti per entrare in possesso dei beni ecclesiastici era quella di nominare
per l’amministrazione di quei beni ,che si chiamavano “benefici “, le persone di loro fiducia , scelte da essi
medesimi , reclamando quei privilegi reali o presunti , scritti o riferiti ad usanze locali .
In questo modo avveniva lo scontro con l’autorità ecclesiastica che rivendicava il diritto alla nomina dei
“beneficiati”, e non tollerava l’ingerenza laica .
Innumerevoli liti , vertenze e colpi di mano infestarono tutto l’ambiente sociale di quel tempo .
Quello che avveniva localmente , si verificava anche fra Re , Imperatori e Papa nei confronti dei feudatari
piu’ importanti .3)
Nel secolo XI° l’Imperatore Enrico IV° pretendeva di “investire “ vescovi-feudatari a lui soggetti ,dell’ufficio
e del beneficio connesso , mentre il Papa Gregorio VII° avrebbe soltanto dovuto confermare “l’investitura”.
Il Papa si opponeva a quel diritto preteso dall’Imperatore , facendosi forza del rinnovato prestigio che gli
derivava dalla Riforma che c’era in atto nella Chiesa , dopo la grave crisi di decadenza dei secoli passati .
Egli non voleva che l’autorità religiosa contasse nulla né che la stessa Religione fosse un semplice affare di
stato .
Enrico IV° , nella scelta della investitura delle persone per i benefici ecclesiastici , usava una politica di
sfacciato opportunismo perché ricorreva alla vendita degli Uffici a chi gli offriva di piu’ .
Questa operazione è nota con il termine “Simonia “.
In occasione della nomina del vescovo a Milano, Enrico IV° e Gregorio VII° presentarono ciascuno un
proprio candidato .4)
Non trovando nessun accordo , Enrico IV° dichiarò decaduto il Papa Gregorio VII° che , a sua volta ,
scomunicò e dichiarò deposto l’Imperatore che , rendendosi conto del mal partito , si riconciliò a Canossa
con il Papa Gregorio VII°.
In seguito si ebbe un’altra rottura fra i due .
Nell’anno 1079, mentre a Roma veniva celebrato un Concilio per decidere della situazione del trono
tedesco , a Colli di Monte Bove , territorio della Marsica occidentale , nasceva Berardo della famiglia dei
Berardi , Conti dei Marsi
LA FAMIGLIA DEI CONTI DEI MARSI E IL FANCIULLO BERARDO
Quando nacque colui che sarebbe diventato il piu’ illustre vescovo dei Marsi , proclamato Santo , la
Marsica era un feudo dei Conti Berardi che avevano frazionato i loro possedimenti per vicende familiari e
politico-militari in tre zone (Celano , Alba Fucens e Colli di Monte Bove ) dove risiedevano
contemporaneamente o in successione .
I Conti Berardi discendevano da Carlo Magno .5)
Doda , contessa dei Marsi , aveva sposato un nipote di Carlo Magno , fondatore del Sacro Romano Impero ,
che si chiamava Liuduno , nell’anno 910 dopo Cristo .6)
Nel 1079 il padre di Berardo , Berardo III° , risiedeva a Colli di Monte Bove .
La Contea dei Marsi faceva parte del Ducato di Spoleto e faceva da cuscinetto fra i territori dello Stato della
Chiesa , del Ducato di Salerno ( che in quegli anni era stato occupato dai Normanni) e dei territori del Regno
Italico .
7)
Berardo era il terzo figlio di Teodosia e di Berardo III° e fin da piccolo dimostrò un’indole calma , serena ,
quasi remissiva e pensosa .
Caratteristiche che non facevano prevedere in lui un soldato .
Fu avviato alla vita ecclesiastica e , non potendo per questo restare nell’atmosfera di un castello in seno alla
sua famiglia , era necessario mandarlo in un ambiente piu’ religioso ed adatto allo scopo.
IL VESCOVO PANDOLFO E IL CAPITOLO DI SANTA SABINA
A MARSIA (San Benedetto dei Marsi )
La Marsica , Contea dei Berardi , faceva risalire l’inizio della religione cristiana agli Apostoli e a un discepolo
di Pietro , Marco il Galileo , nel 46 d. C. , morto ad Atina nel frusinate , nell’anno 96 d. C.(8)
Era stata dall’inizio una Diocesi illustre che aveva dato fra i suoi figli , santi e personalità di alto prestigio .
( San Rufino ) .9)
Nel VII° secolo sedeva sulla Cattedra di San Pietro Papa Bonifacio IV°, di San Benedetto dei Marsi ..10)
La sede del Vescovo e il Capitolo dei Canonici era stata da sempre Marsia , il nome medievale di Valeria , il
Municipio romano che era sorto sull’antica Marruvium , città porto del Lago Fucino . 11))
In quel luogo c’era la Cattedrale dedicata a Santa Sabina Martire , venerata ancora oggi come Patrona della
Diocesi dei Marsi .12)
Nel 1079 , anno di nascita di Berardo , il vescovo si chiamava Pandolfo , uomo virtuoso e pieno d’ingegno ,
che era riuscito a rappacificarsi con la famiglia dei Berardi della Contea di Celano , che non accettava la
sua elezione a vescovo dei Marsi ,perché era di un’altra famiglia .13)
I conti Berardi avevano costretto il Papa Teofilatto a smembrare la Diocesi dei Marsi in due : la parte
fedele a Pandolfo risiedeva a Marsia e dall’altra parte ( che comprendeva la zona di Carsoli , Colli di Monte
Bove e la valle di Nerfa ) il papa fece nascere una nuova diocesi con alla guida il vescovo Attone che era
parente degli stessi Berardi, a Carsoli .14)
Nell’anno 1055 , al Concilio di Firenze , il vescovo Pandolfo era riuscito a far riunificare la Diocesi dei Marsi
e l’intruso vescovo Attone venne trasferito alla sede di Chieti .
La famiglia dei Conti Berardi si riconciliò con il vescovo Pandolfo e gli rimase fedele .
Pandolfo in quegli anni era stato irremovibile e nel contempo pieno di carità e comprensione..
I genitori di Berardo , i conti Berardo III° e Teodosia decisero di affidare il proprio figlio al vescovo Pandolfo
, nella città di San Benedetto dei Marsi.15)
IL FANCIULLO BERARDO A SAN BENEDETTO DEI MARSI
LA PRIMA FORMAZIONE
Berardo all’età di otto anni lasciò il Castello di Colli di Monte Bove e fu condotto dai genitori Berardo III°
e Teodosia a Marsia (San Benedetto dei Marsi) dove , accanto alla Cattedrale di Santa Sabina patrona della
Diocesi , c’era la sede vescovile e dove il Vescovo conduceva vita in comune con i suoi canonici ( erano
della Regola Benedettina “Ora et Labora “).16)
Il ragazzo fu accolto con tutti gli onori del rango della sua famiglia ma meritò stima ed apprezzamento per
le sue doti e capacità ,piuttosto che per la sua nobiltà .
Gli storici del suo tempo raccontano che “ …questo giovane non fece alcun conto della nobiltà della classe
sociale cui apparteneva . ma coltivò l’umiltà . la pazienza , la castità , la carita’….
Parlava con umiltà ed era pronto a sopportare le offese …..Era gentile e pieno di premure nel SERVIRE gli
ospiti ….sempre pronto e puntuale , ..assiduo alle sacre letture , alle preghiere notturne e ai doveri
quotidiani .
Si alzava prima del primo tocco della campana …Non interrompeva mai il silenzio nella chiesa , nel capitolo
, nel dormitorio e nel refettorio , se non per stretta necessità .
Voleva bene a tutti ed era amico di tutti e trattava ognuno con grande pazienza e carità …..”.
Ne rimase colpito il vescovo Pandolfo e , senza difficoltà , gli fu concessa la “sacra tonsura” per le mansioni
che si concedevano anche ai non sacerdoti addetti al servizio della chiesa : custodire il luogo di culto ,
leggere i testi sacri durante le celebrazioni liturgiche ,preparare e servire l’altare durante il Sacrificio di
Cristo nella Messa e preparare i fedeli a ricevere i sacramenti .
BERARDO NEL MONASTERO DI MONTECASSINO
Il Vescovo Pandolfo della Diocesi dei Marsi a San Benedetto ,ormai vecchio , decise di ritirarsi nel
monastero di Montecassino .17)
Era il centro religioso , culturale ed in qualche misura anche politico tra i piu’ importanti del mondo
conosciuto .
Intorno al mille il Monastero stava rivivendo una nuova rinascita dopo la crisi del Medioevo , per opera di
Desiderio Abate , che una decina di anni prima lo aveva ricostruito, ingrandito e riportato ad un nuovo
splendore .
Pandolfo volle portare con sé la giovane promessa che egli stesso aveva scoperto ed a cui aveva insegnato .
Berardo padre e la madre Teodosia acconsentirono di buon grado ed accompagnarono il giovane figlio a
Montecassino , per affidarlo a quei monaci universalmente ritenuti maestri di sapere e santità .
Berardo trovò fra quelle mura un ambiente diverso da Marsia (San Benedetto dei Marsi ).
In quel luogo si intrecciavano avvenimenti di risonanza mondiale che ripercuotevano la loro eco dentro
quei chiostri e nelle celle .
In quegli anni il papa era lo stesso abate Desiderio che aveva fatto ricostruire il monastero di Montecassino
, si chiamava Vittore III° e stava lottando con l’antipapa Clemente III° che era stato imposto dall’imperatore
Enrico IV°.
IL papa (l’Abate Desiderio) Vittore III° aveva dovuto abbandonare Roma piu’ volte .18)
Egli si rifugiò presso i Duchi normanni che lo proteggevano e nello stesso monastero di Montecassino .
Il giovane Berardo ebbe come maestro precettore il monaco Paolo che era cieco ma un ottimo insegnante
ed eccelso educatore .
- Berardo non ebbe nessuna difficoltà ad inserirsi nel nuovo ambiente e divenne uno dei migliori allievi .
Il monaco cieco Paolo lo segnalò come “…uomo di integri costumi , di non comuni capacità intellettive ,
ben formato di mente e di corpo ….”.
Il papa Vittore III° , che ricordiamo era anche Abate di Montecassino, aveva proibito la Simonia e le
investiture laiche nel Sinodo di Benevento , aveva nel contempo scomunicato di nuovo l’antipapa
Clemente III° ed aveva richiamato il clero ad una condotta piu’ severa e ad una disciplina ecclesiastica .
Volle morire nel suo Monastero e ciò avvenne il giorno 16 settembre dell’anno 1087 .
Berardo non restò scoraggiato e scandalizzato per quello che succedeva nel mondo e nella Chiesa .
Egli intensificò il suo impegno nel prepararsi ad essere un uomo di religione ,degno e sicuro in mezzo al
caotico accavallarsi degli avvenimenti .
Egli senti’ l’atmosfera di riforma della Chiesa , per la quale erano proprio gli Ordini religiosi e monastici che
si stavano battendo da decenni e che stava facendo grandi progressi , nonostante le lotte fra il potere
spirituale e quello temporale che agitavano tutti gli animi .
Il monastero di Montecassino era politicamente sotto l’influenza normanna e i loro Signori , negli ultimi
tempi , si erano avvicinati al papa e lo appoggiavano contro l’imperatore tedesco ed il partito italiano
favorevole a questi.
Berardo si convinceva sempre piu’ nella fedeltà al pontefice di Roma e spesso interveniva nelle
discussioni accese sui diritti del Papa , sulla concezione dello Stato e sui rapporti fra il temporale e lo
spirituale .
Per questo suo atteggiamento fu notato ,per la preparazione che dimostrava e la perspicacia dei suoi
argomenti nel sostenere ciò che pensava .
BERARDO A ROMA : PREFETTO NELLA CAMPAGNA ROMANA
Nell’anno 1099 veniva eletto Papa Pasquale II° ,monaco di Cluny , cardinale ed abate di San Lorenzo fuori le
Mura a Roma .19)
Questo papa ereditava una Cattedra di Pietro in piena tempesta .
L’ambiente politico italiano gli era favorevole nella gran maggioranza contro l’Imperatore , ma anche a
Roma e dintorni c’erano suoi nemici ed avversari che parteggiavano per Enrico IV° ed avrebbero preferito
un papa designato dall’Imperatore suo fedele e non un papa indipendente come Pasquale II°.
Egli non voleva lo scontro armato , per il suo carattere portato alla pacificazione ed all’accordo e preferi’
circondarsi di persone che lo assecondassero .
Ecco il momento “scelto” per far venire alla luce Berardo per mettere al servizio della Chiesa le sue ottime
qualità e la brillante preparazione ricevuta a Montecassino .
Pasquale II° quindi si rivolse a quel centro di formazione affinchè gli segnalasse uomini capaci ai quali
affidare incarichi delicati e grandi responsabilità .
Berardo fu indicato fra i primi ed il Papa lo fece venire a Roma , conferendogli l’Ordine Sacro del
Suddiaconato e lo nominò Prefetto nella Provincia della Campagna Romana dove , in quel secolo XII° ,
dominava quella che in seguito sarà una delle famiglie piu’ potenti e prepotenti della nobiltà romana : i
Colonna.
20)
Questa famiglia parteggiava apertamente per l’Imperatore di Germania e tramava per l’elezione di un
Antipapa fedele all’imperatore da opporre al papa legittimo Pasquale II°.
Pietro Colonna era signore del Castello di Tuscolo , di Monteporzio e Zagarolo e voleva impossessarsi
della città di Palestrina e di altri luoghi di proprietà dello Sato della Chiesa .21)
Il giovane Prefetto Berardo si trovò ad affrontare questa situazione nel momento in cui si recò in quei
luoghi per esercitare il suo ufficio ;era ospite nel Castello di Calvi che si trova fra Zagarolo e Palestrina .
Berardo cercò in qualsiasi modo ,ricorrendo alle sue doti e le sue risorse per convincere le signorie del
luogo a rimanere fedeli al Papa e a difendere i territori della Chiesa contro le prepotenze di Pietro Colonna .
Gli storici scrivono :….” nella sua amministrazione egli fu sempre animato da prudenza , giustizia , fortezza e
temperanza , senza allontanarsi mai né con le parole , né con i fatti da tale onesta condotta….”
IL RAPIMENTO E LA PRIGIONIA
La forza persuasiva degli interventi del Prefetto Berardo era piu’ forte e trascinante della paura che
incutevano gli avversari con la violenza ed i raggiri , per questo decisero che bisognava togliere di mezzo un
avversario pericoloso per le loro mire di impadronirsi di quei territori che appartenevano alla Chiesa ,
fidando anche dell’appoggio dell’imperatore .
Il potente Pietro Colonna vi era riuscito precedentemente con complotti , intimidazioni , rapimenti ed
uccisioni .
Riguardo allo scomodo Prefetto Berardo però , egli non poteva eliminarlo fisicamente , perché il Papa gli
avrebbe scagliato contro una Scomunica che in quei tempi avrebbe avuto conseguenze piu’ disastrose di
una battaglia persa .
Egli decise perciò di farlo rapire e tenere prigioniero , sperando in un riscatto e provocare cosi’ la famiglia
dei Berardi della Contea dei Marsi .
Il rapimento di Berardo riusci’ con facilità : ciò avvenne a Calvi .
Egli fu portato a Palestrina ,città occupata e presidiata dai Colonna .
Il prefetto Berardo fu legato e tenuto prigioniero in una cisterna vuota a Castel San Pietro Romano , dentro
il Castello , nudo e contuso per le bastonate inferte dallo stesso Pietro Colonna .22)
LA LIBERAZIONE
La notizia della cattura di Berardo giunse a Roma; il papa cercava di liberare in qualche modo il suo
funzionario , con mezzi diplomatici .
I Conti Berardi nella Marsica ebbero invece una reazione piu’ stizzosa e violenta .
Come era possibile restare inerti per quel loro congiunto al servizio diretto del Papa che rinnovava le glorie
della loro Casata ?.
Da essa famiglia erano usciti tanti vescovi e cardinali e questo rapimento dei Colonna per loro era un
affronto troppo grave .
Il padre Conte Berardo III° si apprestava ad organizzare un esercito per liberare suo figlio .
I banditori del Conte giravano la Contea dei Marsi per chiamare a raccolta quanti piu’ soldati .
Un nobile che si chiamava Giovanni da Petrella , che era anche parente della famiglia Berardi ,andò al
castello di Colli di Monte Bove e chiese di parlare al padre del prigioniero Berardo . 23)
Il Conte ricevette Giovanni che gli espose un piano alternativo per liberare Berardo dalla prigionia dei
Colonna con uno stratagemma , senza ricorrere ad un attacco armato contro la potente famiglia romana e
senza spargimento di sangue .
Berardo padre si rese conto della serietà e della convenienza della proposta .
Alcuni giorni dopo l’incontro , un mendicante si avvicinò a Castel San Pietro Romano di Palestrina , ove la
guarnigione dei Colonna teneva prigioniero Berardo figlio, nel fondo di una buia cisterna .24)
Quel mendicante era Giovanni di Petrella Liri , travestito .
Alla vista dello straccione i soldati dei Colonna si diedero ad un inaspettato passatempo nella noia del
servizio di guardia ; chiamarono il finto mendicante , gli buttarono qualche avanzo del pasto e cominciarono
a divertirsi con lui .
Tra frizzi e lazzi , battute di spirito e buffonate , Giovanni riusci’ a rendersi simpatico ai soldati e ad entrarne
in confidenza .
Questo gli permise di avvicinarsi alla cisterna ove era custodito il prigioniero dal quale si fece riconoscere e
potè avvisarlo del tentativo di evasione .
Nottetempo non riusci’ difficile a Giovanni avvicinarsi ed eludere la sorveglianza dei soldati di guardia .
Si avvicinò alla cisterna , rimosse le pesanti tavole che la ricoprivano e con una fune aiutò il prigioniero ad
uscirne fuori .
Insieme fuggirono alla volta di Roma .
BERARDO CARDINALE A ROMA
Giunto a Roma , Berardo fu accolto da tutti con grande gioia .
Il papa rimase colpito , insieme con gli amici e quelli che lo conoscevano ,dal suo atteggiamento nei
confronti di quelli che lo avevano malmenato e tenuto prigioniero .
Non ebbe nessuna espressione di rancore , di odio né di vendetta verso i Colonna ed i suoi soldati e , come
asseriscono gli storici :
”……Sono felice e voi dovete gioire con me perché mi è stato concesso di soffrire a causa del servizio e della
fedeltà alla Santa Chiesa , madre nostra e di tutto il mondo …..” andava ripetendo Berardo che richiamava
con il suo atteggiamento motivi superiori e religiosi per rispondere alla cattiveria umana .
Dovette dare motivo di riflessione e nel contempo riportare le coscienze ad una valutazione piu’ profonda
e piu’ autentica cristiana degli avvenimenti , mentre il mondo era dominato dalla forza e dalla violenza .
Pasquale II° Papa volle conferire di persona un riconoscimento al suo Prefetto straordinario sia come
premio di quello che aveva dovuto subire servendo la Chiesa ed il Pontefice stesso , ch e per
l’apprezzamento della fedeltà di Berardo e della sua condotta durante e dopo quel gravissimo episodio .
Egli elevò Berardo all’ordine del Diaconato , creandolo Cardinale con il titolo di San Michele in Pescheria ( o
Pesciola ) , riferito ad una chiesa romana del quartiere dove si vendeva il pesce , quartiere molto popolare e
che divenne gradito a Berardo , che aveva sempre dimostrato tanta umiltà e carità per i piu’ poveri .
Berardo Cardinale rimase a Roma fino all’anno 1109. 25)
-----
--LA SITUAZIONE DELLA DIOCESI DEI MARSI
_ SIGENULFO VESCOVO ILLEGITTIMO
Nell’anno 1109 sembrava chiusa la questione della lotta per le investiture con la morte dell’imperatore di
Germania Enrico IV° cui era succeduto il figlio Enrico V° che aveva piu’ volte richiesto l’appoggio del papa
, di fatto essa si riaccese piu’ violenta ed ingarbugliata .26)
Il partito dell’imperatore si era rafforzato ,molti signori e signorotti approfittavano delle indecisioni ed
incertezze di Papa Pasquale II°, che non era un abile politico , per impossessarsi dei beni della Chiesa che
venivano affidati a persone di loro fiducia e dipendenti da essi stessi .
Questa operazione politico-economica aveva conseguenze disastrose per la vita morale e religiosa sia del
clero che del popolo .
Molti vescovi ed alti prelati in diverse zone d’Italia erano emanazioni di signorotti locali grandi e piccoli .
La vita religiosa non aveva piu’ , in molti ambienti , nessun contenuto di autenticità.
Pasquale II° non riusciva con sinodi e decreti a reprimere la Simonia ( compravendita di ufficii ecclesiastici
),essi producevano pochi risultati ed anche nella Marsica si moltiplicavano abusi ed ogni senso morale
stava scomparendo .
Gli stessi Conti Berardi , della stessa Casata di Berardo ,nei Castelli della Diocesi approfittavano dell’assenza
del Papa Pasquale II° quando era impegnato in Germania con l’Imperatore , con i Re di Francia e
d’Inghilterra e con i principi Normanni che , con la scusa di riportare il Pontefice a Roma da dove era stato
scacciato, avevano saccheggiato la città per impadronirsi di beni ecclesiastici e nominare gente non
religiosa agli uffici della Chiesa .
I Conti Berardi avevano insediato un loro parente sulla Cattedra del Vescovo , a Marsia ( San Benedetto dei
Marsi) che si chiamava Sigenulfo .27)
Gli storici descrivono Sigenulfo come una degna persona “ per la sincerità di costumi incorrotti , religiosa
osservanza ed incomparabile astinenza “ (Muzio Febonio ) .
Egli si trovò ad essere stato eletto vescovo illegittimo dall’Antipapa Guberto di Parma, che era stato
insediato da Enrico IV°, per volere della propria famiglia e per il suo debole carattere , nell’anno 1097 e
rimase nella Diocesi dei Marsi fino al 1113 : il Capitolo dei canonici della Cattedrale di Santa Sabina
conduceva con lui una vita esemplare .
Nella Diocesi invece predominava la Simonia , il lusso , il concubinaggio ed altri abusi di potere .
“……..Cresceva l’insidioso vizio della Simonia dentro i confini della diocesi marsa , i laici vendevano i beni
ecclesiastici come cose personali e gli uomini di chiesa li accettavano senza moralità …..essi non si
curavano delle sacre leggi e vivevano in modo scandaloso , non si riconoscevano per il loro stato perché
vestivano come i laici , portavano capelli molto lunghi …….”
Il papa Pasquale II° aveva tenuto un Sinodo a Benevento per cercare di reprimere queste manifestazioni
scellerate , ma inutilmente ci riusci’ con decreti vari ; le stesse persone preposte non si impegnavano ad
eseguirli e farli eseguire .
Egli perciò cercava persone a lui fedeli e che aderivano alla riforma , per metterle a capo delle diocesi e di
altre istituzioni ecclesiastiche dove , rilassatezza morale ed insubordinazione che arrivava alla ribellione
all’autorità , rasentava lo scisma .
Per risanare la Marsica non ebbe difficoltà ad individuare la persona giusta :Berardo apparteneva alla
famiglia dei Conti Berardi che dominava la Regione ed il papa pensò bene che con il Cardinale Berardo si
sarebbe potuto togliere ai potenti signori marsicani qualsiasi motivo di opposizione alla sua nomina come
Vescovo dei Marsi .
BERARDO VESCOVO DEI MARSI
Berardo a Roma era stato nel contempo (anno 1109) nominato anche Cardinale Prete con il titolo di San
Crisogono martire .28)
Subito dopo venne consacrato Vescovo e mandato nella Diocesi dei Marsi ( la sua terra) con il preciso
compito di reprimere lo scisma di Sigenulfo ( La Diocesi era stata divisa in due ) e di riformare la vita
religiosa ed ecclesiastica del territorio .
Egli dunque doveva affrontare non solo l’antivescovo Sigenulfo che , essendo onesto e pio , non avrebbe
frapposto ostacolo a lasciare la sede della Diocesi sulla quale ,probabilmente , era stato messo contro la sua
volontà .
Berardo avrebbe dovuto sostenere lo scontro duro e penoso contro i suoi stessi parenti che avevano
voluto e sostenuto Sigenulfo per spadroneggiare in libertà nella collazione dei benefici e degli uffici
ecclesiastici e nell’amministrare i beni delle chiese .
Egli avrebbe sicuramente trovato sostegno sia fra il clero e i canonici di Santa Sabina che avevano resistito
all’ondata di rilassamento , che presso il suo popolo che subiva tutte le angherie .29)
Ma Berardo poteva contare innanzitutto su se stesso , sulle sue capacità e convinzioni , quella spiritualità
monastica e ascetismo cristiano che lo avevano formato dall’inizio in Santa Sabina e poi nel Monastero di
Montecassino .
Lo storico G. Volpe scrive : ….”Durante tutto l’undicesimo e il dodicesimo secolo dai monasteri , il pensiero
, la passione della riforma traboccò fuori e investi’ tutta la Chiesa , cioè la comunione dei fedeli
…..Interpretare letteralmente il Vangelo , uniformare la propria vita a quella di Cristo e degli Apostoli ,
diventò passione viva in innumerevoli uomini .
C’era un Cristianesimo rinfrescato , uno sforzo per un suo piu’ completo realizzarsi … Ecco perciò la riforma
monastica con il diffuso turbamento nei confronti del clero corrotto , in special modo contro i chierici
sposati .
C’era anche la proclamazione dei diritti dei fedeli sulla Chiesa , della loro capacità di giudicare i sacerdoti e
di somministrare anche i sacramenti ….
Sorsero mille e mille chiese a furor di popolo erette in tutta l’Europa , con il meraviglioso fiorire
dell’architettura romanica , le sue grandi cattedrali e le chiese rurali che diedero vita come un suggello
religioso , ai nuovi nuclei sociali ed alle nuove formazioni politiche delle città e delle campagne. …..”.
Berardo ,dicevo, si era formato proprio in uno di quei centri di cultura e di spiritualità la cui impronta
resterà per sempre nella civiltà dell’occidente , nel monastero di Montecassino .
Qui il lavoro , l’impegno quotidiano di vita e preghiera , unione con Dio ed esecuzione della sua volontà
erano fattivi ; ogni azione , ogni pensiero era arricchimento di sé stessi e arricchimento spirituale e sociale
della comunità.
PREGA e LAVORA : un programma semplice da formulare , ma impegnativo e duro da attuare .
Berardo aveva formato il suo carattere a questa scuola ed aveva fortificato la sua personalità ,
arricchendola di doti .
L’acquisita capacità di riferire al soprannaturale qualsiasi momento dell’esistenza e proiettare ogni minima
e singola azione umana sullo sfondo di una finalità oltre l’orizzonte della realtà contingente e terrena , era
una disciplina vieppiu’ valida per dare solidità all’indole naturale di cui Berardo era già dotato .
Egli era preparato ad assumere il governo pastorale della Marsica .
Iniziò subito l’opera di riforma , non appena prese possesso della sua sede episcopale ed incontrò subito
forti resistenze ed opposizioni .
Ecclesiastici che convivevano con prostitute non erano ben disposti a raccogliere richiami , rimproveri e
minacce di pene dal loro Pastore .
Molto piu’ difficile far lasciare ai “beneficiati”nominati illegalmente” agli uffici della Chiesa e che avevano
mercanteggiato la loro carica religiosa ed amministrativa ; erano stati insediati e protetti dai signorotti che
in verità erano tutti vassalli della famiglia dei Conti Berardi , la sua .
Nell’anno 1113 Berardo riusci,’convincendolo , ad espellere Sigenulfo , il vescovo nominato dall’antipapa .
Molti ecclesiastici gli chiedevano il condono delle pene oppure di essere reintegrati in modo legittimo nei
loro uffici , altri abbandonavano volontariamente la carica che avevano ottenuto indebitamente .
PERSECUZIONI CONTRO BERARDO
I signorotti della regione e gli stessi Conti Berardi si misero sul chi va là di fronte a queste iniziative di
riforma ed ai successi che Berardo stava ottenendo .
Rinaldo , che abitava ad Alba Fucense , era il piu’ astioso ., 30)
Non si aspettavano che un loro congiunto vescovo si apprestasse ad iniziare un’opera di rinnovamento e di
moralizzazione cosi’ energica .
Avevano cercato inutilmente di comprometterlo ,all’inizio, ma dopo passarono facilmente alle minacce ed
all’aperta persecuzione .
Berardo ricevette ingiurie ed insulti, fu incarcerato ; furono fatti tentativi per cacciarlo a sassate e fu usato
anche il veleno nell’intento di ucciderlo .
Egli fu costretto a fuggire dalla sua Diocesi per piu’ di una volta , per sfuggire alla morte , fu anche ospite
del papa Pasquale II° a Roma che ,in quell’occasione , gli diede l’incarico particolare di legato pontificio a
Veroli ,ad Alatri ed in Sardegna , per definire gli affari inerenti i signori di quelle città e la Sede Apostolica
.31)
Nel frattempo il popolo marso si era accorto che quella severità del vescovo Berardo era tutt’altra cosa che
la prepotenza sfrenata dei signori del posto .
Il freno che il vescovo del popolo voleva porre agli abusi ed alle ingiustizie era proteso a riportare onestà ed
ordine nella vita della diocesi ispirandosi ad un cristianesimo autentico e leale .
Gli stessi abitanti marsi pregarono il papa di rimandare Berardo nella sua Diocesi .
Era l’anno 1115 : Berardo rientrò nella Marsica e celebrò il suo rientro nella Cattedrale di Santa Sabina
martire a Marsia (San Benedetto dei Marsi)..
I suoi propositi di Riforma si erano rafforzati durante il periodo della dura prova della fuga .
Egli aveva maturato un programma ben preciso e piu’ incisivo .
Le linee di questo programma , tramandatoci dagli storici , si possono individuare nella seguente
esposizione :
1)-Riassetto giuridico e organizzazione della Diocesi , eliminando abusi , falsi privilegi e diritti arrogati
indebitamente;
2)-Reintegro dei beni ecclesiastici e piu’ giusta amministrazione delle rendite , secondo la volontà dei
donatori e degli statuti delle istituzioni;
3)- Riforma della vita ecclesiastica e religiosa con il ritorno allo spirito di obbedienza , di austerità ,di
preghiera e di servizio :
4)-Ridare alla chiesa locale l’atteggiamento della “madre preoccupata soprattutto dei suoi figli piu’ poveri e
bisognosi , spiritualmente e materialmente” ;
5)-Moralizzare e reprimere gli scandali .
Le iniziative prese da Berardo per raggiungere gli scopi di questa Riforma furono le seguenti :
1) – RIASSETTO GIURIDICO E AMMINISTRATIVO __ LA “BOLLA SICUT INIUXTA “ (Come le cose ingiuste …”)
del PAPA PASQUALE II°
32)
La situazione territoriale della Marsica all’inizio del secolo XII° era molto caotica ; lotte fra feudatari ,
smembramenti della Diocesi ( parte a Celano , a Trasacco , a Cese , ad Alba Fucense . a Carsoli . etc.) 33))
e concessioni fatte dai vescovi illegittimi , abusi instaurati da tempo .
Alcune chiese e paesi reclamavano privilegi di autonomia ed indipendenza dal Vescovo che si trovava in
Santa Sabina di San Benedetto dei Marsi .
Riportare l’ordine era molto difficile .
Per le sue ottime relazioni con il papa Pasquale II° , Berardo ottenne una “Bolla” ( oggi equivarrebbe ad un
Decreto ) che porta la data del 25 febbraio dell’anno 1115 , celebre nella Storia della Diocesi dei Marsi
perché con essa il Papa fissava i confini della stessa diocesi e nella quale vengono enumerate tutte le chiese
che dovevano essere soggette alla Cattedrale di Santa Sabina .
La Bolla è conosciuta per il titolo delle prime sue due parole “ SICUT INIUXTA “ , Come le cose ingiuste ….”.
I confini della Diocesi descritti nella bolla sono cosi’ indicati : …
…..” da Forca Ferrato (attuale Forca Caruso ) al Monte di Carrito , passano sul Monte Argatone e toccano il
territorio di Scanno , attraverso la Serra Fornelle .34)
Scendono al Mulino Vecchio e risalgono fino a Forca d’Acero , tagliando Serra di Vivo , Serra Troia ,
declinano a Pescocanale .
Risalgono a Penna Imperatore e , attraverso il Monte Cervaro , piegano verso la Forca di Oricola .
Attraverso il Varco San Giorgio , il fiume Sisara , Ofrano ,Le Scalette , Tufo , il fiume Remando , Treponti ,
piegano a Volpe Morta , Bocca di Teba , Campo di Pezza , Rio dei Gamberi e attraverso la Serra Candida e
Venerino si ricongiungono a Forca Ferrato “…… 35)
Dopo aver elencato le chiese dipendenti dalla Cattedrale Madre Santa Sabina , prosegue cosi’ :…-“Qualsiasi possedimento che si conosca di legittima proprietà della Chiesa dei Marsi e che ne venga a far
parte in futuro , Noi ( Papa ) decretiamo che venga conservata intatta da te ( Vescovo Berardo ) e dai tuoi
successori
…A NESSUNO SIA LECITO PERTURBARE LA TUA CHIESA ; IMPOSSESSARSI DEI SUOI BENI, RIVENDICARE PER I
PROPRI USI CIO’ CHE GLI E’ STATO CONCESSO ILLEGALMENTE , speculare o dimezzarli .
Essi beni debbono essere mantenuti integri per il tuo uso , del clero e dei poveri ai quali sono destinati …..”
Infine la Bolla termina con la minaccia di pene e di condanna per COLORO CHE IN OGNI TEMPO ED IN OGNI
LUOGO CERCASSERO DI SMEMBRARE LA DIOCESI E LA SUA SEDE .
Con l’autorità di questa Bolla Berardo riusci’ a strappare dalle mani dei signorotti prepotenti molti benefici
ecclesiastici , a reintegrare i legittimi amministratori che erano stati cacciati con minacce ed angherie di
ogni genere .
Egli eliminò gli abusi introdotti in alcuni ambienti del clero quando c’erano sta ti Vescovi illegittimi .
Un esempio di questi abusi è il seguente .
Nella cittadina di Celano , dove risiedevano i Conti Berardi , era stato istituito un Preposto con un Capitolo
di Canonici , voluto proprio dai famigliari di Berardo .36)
Il Preposto aveva chiesto ed ottenuto da Attone Berardi , Vescovo illegittimo nel secolo precedente , il
Privilegio di benedire ,il Giovedi’ Santo, gli Olii e di distribuirli ai parroci dei paesi circostanti Celano .
Questa funzione era riservata soltanto al Vescovo della Diocesi e dentro la Cattedrale di Santa Sabina :
questo abuso era gravissimo in quel tempo .
Esso rappresentava un pericoloso presupposto per una nuova scissione della Diocesi .
Quando si distribuiva l’Olio Santo alle varie parrocchie si riscuoteva il tributo che le singole chiese
dovevano ,in denaro o in natura , alla Chiesa Madre di San Benedetto dei Marsi .
Il Preposto di Celano pretendeva questo diritto per sé dalle chiese cui distribuiva gli Olii Santi .
Il Vescovo Berardo , dopo tante insistenze , interventi e minacce di pene ecclesiastiche , riusci’ a convincere
il Preposto di Celano , in nome della disciplina ecclesiastica e dell’unità della Diocesi , nonostante la
protezione interessata che i potenti Conti dei Marsi accordavano al clero di Celano .
Fu un successo ottenuto solo dall’eccezionale personalità di Berardo : dopo qualche anno dalla sua morte
la lite fra il Capitolo dei Canonici di Celano e la sede della Diocesi con il Vescovo dei Marsi , si trascinò per
secoli .
2)-
I BENEFICI ECCLESIASTICI
Quando Berardo tornò nella sua Diocesi , i signorotti locali non permettevano alle chiese situate nei propri
possedimenti di versare alla Cattedrale di Santa Sabina in San Benedetto dei Marsi le primizie , le decime e
le offerte per i morti che ad essa dovevano .
Essi invece incarceravano gli ecclesiastici e li torturavano con scuse insignificanti ed in ogni occasione fino a
quando non riuscivano ad estorcere loro del denaro , anche se non lo possedevano.
Erano angariati in ogni modo i contadini , i poveri , gli orfani e le vedove loro soggetti .
Berardo doveva far cessare queste prepotenze : il suo zelo adoperato contro la ferocia di una mentalità che
basava il diritto e la ragione sulla forza e la violenza .
Egli usò tutti gli strumenti che le leggi del tempo gli mettevano in mano , ma per prima cosa vinse le
resistenze con la pazienza , il disinteresse e la carità .
,,,,,,,,,” tornato in mezzo al suo gregge continuò l’opera di risanamento , ergendosi con la solidità di un
muro contro cui andavano a sbattere quelli che gli si ribellavano , prudente ma irremovibile…….”,
“….riusci’ con solenne scrittura di rinuncia alle varie pretenzionie , rilasciati in libertà i beni occupati che
furono nel consueto modo della Santa Chiesa .
Abolita la contumacia , furono assolti da pene e censure …..”
3)-
RIFORMA DEL CLERO
IL clero marsicano era in uno stato di rilassatezza e di immoralità , si salvavano solo i canonici della
Cattedrale Santa Sabina in Marsia .
Se ai signorotti laici era possibile l’opposizione all’opera del Pastore – Vescovo ciò era dovuto al fatto che
molti ecclesiastici appoggiavano quella opposizione , perché sapevano che essi sarebbero stati i primi a
dover cambiare vita , una volta che la riforma fosse stata portata avanti .
Non bisogna dimenticare che molti di quegli ecclesiastici erano diventati tali soltanto perché erano stati
investisti dei benefici usurpati ,dagli stessi signorotti ; non avevano quindi nessuno spirito religioso e
nessuna formazione per lo stato di chierici ..
Berardo riusci’ a ….” dissodare un campo cosi’ mal coltivato ..” tanto che si ritrovò alla fina un clero a lui
devoto che tornava lealmente a dedicarsi ai propri doveri .
4)-L’OPERA PASTORALE PRESSO IL POPOLO
Nel periodo storico i n cui visse Berardo tutti gli interessi erano rivolti ai grossi problemi politici , agli scontri
fra forze di potere e di dominio .
Gli anni dopo il Mille , il ,Basso Medio Evo , ha una sua realtà storica meno conosciuta ma viva e
interessante .
Negli ambienti della provincia isolata , nelle campagne ed in mezzo ai monti ( come nelle città ), la vita si
rinnovava e si riorganizzava , per la presa di coscienza da parte del popolo , delle proprie capacità e dei
propri diritti .
Lo storico G. Volpe scrive :…….” e da per tutto una folla anonima che dissodava con nuova alacrità la terra e
che costruisce la propria casa .
Con finalità limitata ed altrettanta limitata consapevolezza del proprio valore, si assiste ad un vasto e vario
sforzo , con risultati di grande portata .
Il popolo è guidato da bisogni concreti e da spirito pratico ……”
Al popolo Berardo rivolge le sue cure maggiori .
In quel tempo il popolo era solo l’insieme dei dipendenti al servizio del signorotto o del feudatario che
aveva un potere quasi assoluto su di esso .
Il vescovo Berardo intui’ chiaramente il nuovo fermento di libertà ed autonomia che si stava sviluppando ,
con il ritorno al piu’ genuino spirito del vangelo che suscitava in seno alla Chiesa movimenti vivaci di
riforma .
Egli portò avanti il nuovo discorso secondo il quale i benefici ecclesiastici non erano stati costituiti per uso
politico o militare , ma essi appartenevano ai poveri , agli orfani , alle vedove , a quelli che nella società
rappresentavano Cristo .
In quel suo periodo nella Marsica ebbero impulso quelle costruzioni che hanno reso per secoli insostituibili
servizi come luoghi di ricovero e di rifugio .
Sui valichi dei monti , che mettono la zona in comunicazione con un’altra , fu costruito un ospizio , un
rifugio .
Al valico di Forca Caruso fu costruito l’Orfanotrofio di San Nicola Ferrato , nei pressi di Pescasseroli fu
costruita Santa Maria di Monte Tronchillo ,la Candelecchia a Trasacco , Santa Maria in Valle Porclaneta
vicino a Rosciolo e molti altri .37)
Per statuto molti “ benefici “ avevano l’obbligo di ricoverare gli infermi e la loro cura , dovevano formare la
dote per le giovani povere e dare l’ospitalità e l’educazione ai ragazzi orfani .
A quegli anni vanno fatti risalire le iniziative che col tempo sono diventate parte integrante delle
celebrazioni liturgiche della Marsica , come il pane di Sant’Antonio , che si distribuiva ai piu’ poveri in
occasione di ricorrenze religiose , in tempo di carestia e di altre calamità .38)
Il Cardinale –Vescovo Berardo dedicò la sua opera pastorale a fondare ed incrementare iniziative per una
carità atta a venire incontro a chi era nel bisogno (antesignano della” Caritas”odierna- G. Venti ).
Fu aiutato in questo da Pietro , asceta solitario che abitava nella Chiesa di San Pantaleone , in Val Lupara nei
pressi di Venere di Pescina , da Giovanni da Segni che era canonico di Santa Sabina a San Benedetto dei
Marsi , stretto collaboratore del Vescovo di cui fu il primo biografo ( egli fu nominato Vescovo a Segni ) .39)
Berardo si servi’ di queste persone per informarsi dei bisogni della gente nei grossi e nei piccoli centri della
Diocesi .
A loro dava il compito per portare quei soccorsi necessari a chi era in difficoltà .
Questa organizzazione per l’assistenza prevedeva anche giorni fissi durante l’anno , quando la distribuzione
dei viveri era regolare , a Natale , a Pasqua , nel periodo dell’Avvento , della Quaresima e nelle vigilie di
tutte le feste cristiane .
Egli si preoccupava di non far mancare i soccorsi alla sua gente “nei giorni dei mesi di maggio e di giugno , il
periodo piu’ difficile dell’anno “quando , al sopraggiungere della nuova stagione , stavano per finire le
provviste dell’anno precedente e molte famiglie erano costrette ad indebitarsi con ipoteche sul raccolto
futuro per tirare avanti in quei mesi , fino a quando non si cominciavano a raccogliere i nuovi frutti dalla
terra ; non si trovava sempre chi era disposto a fare credito a quei poveri che venivano ridotti alla fame , in
quella società prettamente agricola .
Nella Marsica è ancora rimasta nella memoria questa carestia annuale con il detto del proverbio “la piu’
difficile costa a salire è quella di maggio e giugno “.
Berardo intensificava le sue iniziative di carità e metteva in moto la sua organizzazione assistenziale proprio
in questo periodo .
L’aspetto caritativo della vita del Vescovo Berardo colpi’ in modo particolare il popolo e tutti gli
avvenimenti straordinari che egli ha compiuto e che ci sono stati tramandati , si riferiscono sempre alla sua
opera di assistenza .
5)-
MORALIZZAZIONE E REPRESSIONE DI SCANDALI PUBBLICI
Nella Marsica da anni c’erano situazioni di scandalo pubblico : il concubinaggio e l’incesto erano le piaghe
piu’ diffuse .
Non solo alcuni signori dei castelli della Diocesi si trovavano a vivere in questo stato , ma anche alcuni
ecclesiastici .
Fra i signori che vivevano in concubinaggio incestuoso c’era il Conte Rinaldo , parente di Berardo , che
viveva nel Castello di Albe , costruito nei pressi della romana Alba Fucense .
Il vescovo fece tutti i tentativi possibili per far recedere quel suo parente a recedere dalla sua condotta
scandalosa , anche per il cattivo esempio che veniva dato al popolo .
Rinaldo rifiutava caparbiamente e il Cardinale –Vescovo Berardo convocò il Vescovo di Valva (Corfinio ) e
quello di Chieti per la scomunica solenne di Rinaldo Berardi .40)
Questi accolse con scherno e disprezzo la sentenza del suo vescovo parente : organizzò nello stesso giorno
nel suo Castello di Albe una cena con gli amici .
Tra i suoi amici si era presentato anche un suo occulto ma accanito avversario che colpi’ improvvisamente il
Conte Rinaldo con un pugnale , procurandogli una ferita gravissima .
Conscio della fine imminente , Rinaldo mandò a chiamare il Vescovo Berardo , che si trovava a Celano .
Egli non esitò un istante e volle che fosse condotto ad Albe al capezzale del ferito ,contro il consiglio di chi
lo invitava alla prudenza di non andare , temendo un tranello.
Ma la sua sollecitudine ottenne il pentimento dell’impenitente moribondo e la sua supplica di essere
riammesso alla Comunione dei fedeli .
Questo era Berardo , egli comminava pene e condanne quando lo richiedeva la situazione , mai per fini
umani di prestigio e di arroganza .
Il suo scopo preciso era il ravvedimento e la conversione del peccatore , il ritorno al rispetto della legge di
Dio , la salvezza delle anime .
Egli , in un periodo in cui una forte spinta di rinnovamento e di ritorno ad una piu’ autentica ispirazione
evangelica della vita si diffondeva in tutta la società , riusci’ a portare la Diocesi dei Marsi , di cui fu il
Pastore per ventuno anni , all’avanguardia di una tale rinascita , con il suo spirito di sacrificio , di pazienza ,
di costanza e di grande carità.
LA MORTE
Durante la celebrazione della messa pontificale nel giorno 29 agosto dell’anno 1130 in occasione della festa
di Santa Sabina patrona della diocesi marsicana , dentro la cattedrale in San Benedetto ,il Cardinale vescovo
Berardo disse ai fedeli che gremivano il tempio che quella sarebbe stata l’ultima volta che egli offriva con
loro il sacrificio di Cristo , visibilmente consumato ed affaticato da tante contrastate attività pastorali .
Anche di fronte al presentimento della sua fine egli non poteva allentare la tensione che l’aveva tenuto per
tutta la vita pronto al servizio di Dio e della Chiesa dei poveri.
Aveva già programmato di andare a visitare alcune parrocchie della diocesi e non volle rinunciare agli
impegni presi con quelle comunità che l’attendevano.
Il giorno 8 di settembre ( festa della Maternità divina della Madonna ) , Berardo si trovava a Celano dove il
clero , tornato all’obbedienza ed in comunione con l’unico Pastore della Diocesi , lo attendeva insieme con
il popolo.41)
Giunto a Celano e dopo aver rivolto il saluto al clero ed al popolo nella Chiesa di San Giovanni , prese
alloggio nei locali annessi a quella chiesa .
Durante la serata passata a discutere con alcuni canonici del ritrovamento dei corpi dei santi martiri
Simplicio , Vittoriano e Costanzo che era avvenuto una diecina di anni prima ad opera di Fulgenzio da
Foligno , Berardo fu colpito da violenti dolori addominali .42)
Gli fu diagnosticata una gravissima malattia .
Appena diffusa la notizia di quello che era successo , i Celanesi accorsero ed offrirono tutta la loro
assistenza al proprio vescovo , per far terminare in tranquilla pace i suoi giorni nella loro città e per poi
conservarne le spoglie mortali .
Berardo invece , ripresosi con un lieve miglioramento , dispose ed insistette per essere riportato a Marsia
(San Benedetto dei Marsi ) , fra i canonici di Santa Sabina , dove aveva vissuto da ragazzo e dove con loro
aveva condiviso tante ansie e tante lotte per un ritorno ad una piu’ coerente vita cristiana ed anche perché
li’ c’erano le radici cristiane della Marsica ..
Il suo desiderio fu accolto e quindi potè tornare nella sua sede episcopale .
La malattia lo stava consumando , ma il suo spirito era sempre vigile e sollecito nell’adempiere il proprio
dovere di Pastore fino alla fine dei suoi giorni .
……..” Dopo il suo ritorno dalla Chiesa di San Giovanni Battista di Celano alla sede Episcopale di Santa Sabina
, diede disposizione sulle cose che andavano riordinate ed eseguite sia in quella che in tutte le altre chiese .
Qualche giorno prima , ancora lucido , disse ai canonici che lo assistevano :…”fra non molto direte che il
giorno anniversario della morte del vostro Vescovo Berardo ricorre il 3 novembre ….” .
Egli rivolse ai suoi sacerdoti un’ultima esortazione , che è valida ancora oggi per tutti :
-----“ Fratelli miei , mia gloria e mio onore e , dopo il Signore e i suoi Santi , speranza e premio della mia
anima , vi prego e vi esorto , per tutto quello che vi debbo , e vi ammonisco a conservare fra di voi la Carità ,
che è la virtu’ piu’ grande .
Vivete d’accordo ed uniti nella fede , nella speranza , nell’umiltà , nella pietà , nella pazienza , nella
comprensione , nella castità , nella sobrietà .
Fuggite i vizi , di cui la radice di ogni male è la superbia , con l’umiltà soffocatela ed estirpatela .
Contrapponete la devozione alla bestemmia , l’accordo alla discordia , la pazienza alla irascibilità.
Disponete le vostre cose contro l’avarizia , la castità alla lussuria , siate sobri piuttosto che ingordi .
Superate i difetti con la preghiera , la mortificazione , siate vigili ed aiutate gli altri .
Cercate di essere ammirati per il vostro comportamento , non per i vestiti o altre futili vanità .
Cercate di piacere a Dio , restate fedeli alla vita in comune , andate d’accordo in chiesa , …….
E’meglio aver bisogno che possedere il superfluo , è necessaria piu’ la santità che la vanità .
Non date scandalo né meraviglia .
Se è nato fra voi qualche motivo di disaccordo , non fate tramontare il sole sulla vostra ira , fate tornare
l’armonia in giornata .
Non alimentate l’odio , non trasformate la pagliuzza in trave che è causa di danno alle anime ……”
Il 3 novembre dell’anno 1130 alle ore 15 di un lunedi’ Berardo Cardinale Vescovo dei Marsi , all’età di 51
anni , mori’ assistito dai canonici di Santa Sabina in Marsia (San Benedetto dei Marsi ).
Da ogni paese , castello , villaggio e campagna ci furono pellegrinaggi alla sua tomba , che fu posta alla
destra dell’altare di Santa Sabina martire , nella sua Cattedrale a San Benedetto dei Marsi .
Il corpo del Cardinale –Vescovo Berardo proclamato Santo Patrono della Diocesi dei Marsi , fu traslato nel
vicino Castello di Pescina , quando il Lago Fucino aveva sommerso gran parte della cittadina di San
Benedetto dei Marsi , intorno all’anno 1361 .43)
La sede della Diocesi fu trasferita invece nell’anno 1580 a Pescina , provvisoriamente , in attesa della
ricostruzione della Cattedrale di Santa Sabina .
SAN BERARDO PATRONO DELLA DIOCESI DEI MARSI
Nell’anno 1720 fu fatta demolire l’antica Chiesa di Santa Maria del Popolo( o della Porta) che si trovava
addossata ad una delle porte di accesso al castello di Pescina e ne fu costruita un’altra piu’ moderna
dedicata a San Berardo e li’ furono raccolte le reliquie del cardinale –vescovo Berardo , proclamato Santo
Protettore dell’intera Marsica. 44)
Nell’anno 1925 la sede Vescovile è stata trasferita ad Avezzano , per volere del vescovo Pio Bagnoli.,
Il corpo di San Berardo è restato a Pescina ,dentro la sua chiesa, fino all’anno 1956 .
Vincenzo Amendola
Le sue spoglie riposano attualmente dentro la Cattedrale di Santa Maria delle Grazie della città di Pescina
,insieme con quelle di Santa Sabina martire , decapitata nell’anno 122 dopo Cristo , per aver abiurato Giove
ed aver abbracciato la nuova religione di Cristo .45)- 46)
A DIFFICULT MOMENT IN HISTORY
Saint Berardo, Cardinal and Bishop of the Marsi, was born in the year 1079
in the Castle of Colli (today’s Colli di Monte Bove) of Berardo III and of Teodosia,
Counts of the Marsi.
These so simple and schematic news, on first glance don’t seem to say
much, other than personal registry data. However if we seek to relive those times,
900 years away from ours, we realize that they evocate a world of passions, of
crimes and of holiness, which has nothing to envy in comparison to the sad
morals of our times. Anyway, it is necessary to recall some notions of general
history to best paint the figure of St. Berardo and to understand the importance
of his work in reforming in the Marsi diocese.
All the second half of the XI century and the first half of the following
century were dominated by long and dramatic battles between the Pope and the
Emperors of Germany – the two powers of those times – about the question
passed on in history with the name of the “Battle of the Investitures.” Let us
briefly remember what it was about.
By means of historic events following the definite fall of the Occidental
Roman Empire, Bishops had practically become the only authority able to give
safety and continuity to cities and other large centers of the population around
which the villages and cultivated fields gravitated. In the greater part of Italian
cities during the Middle Ages, even during the hardest times, ‘never there lacked
the continuity of authority’ (G. Volpe), which was all gathered in the hands of the
Bishops, since after the barbarian invasions and the destruction of everything that
the Roman dominion had realized, the ordinary law-makers had disappeared, and
the very political, administrative and military institutions had been wiped out.
It was for this reason for several centuries, in Occidental Europe, that civil,
economic, military and social history is mixed with that of Christian faith and the
Church.
When the destructive period of the barbarian invasions was overcome, and
the fusion of the antique peoples with the new conquerors had originated a
reborn civilization, the Bishops of the city and the Abbots of the monasteries
became the protagonists, together with the new leaders, of the events that
brought all of Europe to civil revolt.
The new era began with Charlemagne. He however was not a king as had
been the Roman Emperors nor as would later be the modern monarchs. We are
talking about a minor feudal lord, richer and more able than others who had to do
with him in various ways, and who recognized in him a sort of Presidency, in him
above all they recognized the capacity to be a military organizer and leader; he
became a “Duke” (lat. duce = lead). All this rendered an autonomy to the various
lords in respect of the regal authority, consolidating that social-economic-political
force that stayed on known as “feudalism”.
The feudal lord exercised an uncontrolled authority over his feud, having
even an army at his command. For kings it was always difficult, often impossible,
to subjugate the power of these lesser leaders, as they were dependent on them
by right and consent, and in reality they acted as total arbiters of every authority
inside their own territorial possessions.
Even the bishops and the abbots, with the force of the authority that had
been recognized unto them during the preceding centuries, found themselves in
the condition of feudal lords.
This condition had brought them to a complicated situation. As Bishops
they were spiritual leaders of their people with a mission tended to overcome the
material and terrain contingencies and were dependent directly from the Pope, as
feudal lords they were political and military chiefs with contrasting interests and
duties often in contrast with their religious mission.
The religious mentality of the times didn’t very well distinguish betwixt
these two planes, but the incongruence that they were concentrated in the same
hands remained and was serious. On the other hand the landed properties of the
feuds gave to the Bishops, too, an economical power that decided the fortune of
the Pope, political head of a territorial State and through his supreme spiritual
authority an arbiter of balances and hegemonies in the complex European chess
board. After the year One Thousand, and precisely in the years which St. Berardo
lived, four great powers dominated in Europe: The King of France, who by now
had renounced on the Carolingian dream of the Sacred Roman Empire, the
Emperor of Germany, heir to the aspiration of a universal empire that
Charlemagne had brought to life in the preceding centuries; the Normandy King in
Southern Italy, who had not yet renounced completely to the dream of unifying
under his crown all of Italy, the Pope of Rome who, although limited in his
territorial power, exercised a decisive and prevailing influence over all.
But the problem for these great personalities was economic. Agricultural
economy was prevalent; even commerce that was starting to awaken gravitated
around the feudal lands, which however were found in the hands of laic and
religious feudal lords. It was a situation that created a state of conflict in the
society leading in two directions.. The local lesser lords and the greater feudal
lords, in order to enrich their treasures tried to take control of wealth that for
centuries had been the Church’s. To succeed in this end not always could they use
force and violence since the very populations rebelled to the conquests of the
lords, feeling that is was safer, for the needs of the populace, that possession
remain ecclesiastic. Therefore the road followed on the side of the laic authorities
to enter in possession of ecclesiastical goods was that of nominating
administrators of those goods (called ‘benefits’), persons in their confidence and
chosen by themselves, based on royal or presumed such privileges, written or
referring to local habits.
In this manner however they clashed with the ecclesiastical authorities who
claimed as theirs the right to nominate the ‘beneficitors’ and didn’t tolerate the
laic overwhelming. From this come uncountable fights, encounters and surprise
attacks that infested the entire social environment of the times. That which came
true locally was repeated on a larger and more complex scale between Kings,
Emperors and Popes as regarding the more powerful feudal lords.
The most significant case during the XI century was between the Emperor
Henry IV, who intended to ‘invest’ feudal lords-bishops subject to him with the
offices and benefits connected to , and Pope Gregory VII, who would only have to
ratify the ‘investiture’. The Pope, strengthened with the prestige that the reforms
in act in the Church had conferred to him after the serious crisis of decadence in
the past centuries, opposed this right pretended by the Emperor, since it nullified
the religious authority and reduced the very religion to a simple affair of State;
such the more since Henry IV, in the choice of the persons to name in vest of
ecclesiastic benefits, used brazenly opportunist politics openly offering for sale
the offices to anyone who offered him more: an operation renowned with the
name of ‘Simony’.
Between two great powers rose a furious battle at the moment that it came
time to nominate a new bishop for Milan. The one and the other presented each
their own candidate. During the irreducible opposition between the two, Henry IV
declared the loss of his office for Gregory VII. Gregory, on his part,
excommunicated and declared loss of his right to rule for the Emperor. The battle
became ever more vicious and the events were all knotted up until, following the
excommunication by the Pope, Henry IV was poorly set and after dramatic events
he reconciled, at Canossa, with Gregory. Following this betwixt the two there came
about another breaking up.
Well, just as Gregory VII was celebrating at Rome a council for the decision
on the situation of the German throne, in the year 1079, at Colli, in the western
Marsican territory, Berardo in the family of the Berardo’s, Counts of the Marsi,
was being born.
THE FAMILY OF THE COUNTS OF THE MARSI
AND THE YOUTH
OF SAINT BERARDO
When there came about the
birth of the youth that would
be the most illustrious of the
Marsican Bishops, and would
be proclaimed saint, the
Marsica was politically a feud
of the Counts Berardo, who,
by way of family events and
political-military happenings,
had sectioned their
properties, thus
(Colli ‘hills’ of Monte Bove)
creating three regions in the area, where they resided sometimes together and
sometimes one after the other. The principle centers of these regions were Celano,
Alba Fucens and Colli.
The family of the Berardo counts has been brought back on its genealogical
tree up to Charlemagne, since Doda, ancestor of the family that first had as title
Countess of Marsi, had married a great grandson of the founder of the Sacred
Roman Empire, by the name of Liuduno, in the year 910.
Berardo III, the father of Saint Berardo, resided in 1079 at Colli, and all of
the county of the Marsi was attached to the Duchy of Spoleto: while its
geographical position makes it a cushion between the territories of the State of
the Church, the Duchy of Salerno which exactly in those years ended up in the
hands of the Normands, and to the North the Territories of the Italic Realm.
Saint Berardo was the third son of Berardo III and Teodosia: as such he could
hardly aspire to succeed his father as count, according to the laws of those times.
His future had only two prospective: a military career or an ecclesiastic one.
The youth even in early age demonstrated a calm, serene, rather remissive
and thinking character. These were not characteristics that would allow a
prevision of him as a soldier. His parents, therefore, decided to start him on in the
ecclesiastic life. To do so, however, he could not remain in the bosom of the
family, in the atmosphere of a Mediaeval castle; it was necessary to put him in a
more religious environment more adequate to these ends.
BISHOP PANDOLFO
AND THE CHAPTER OF
ST. SABINA IN MARSIA
Saint Sabina
The Marsica region, county of the
Berardo’s, boasted an very ancient Christian
tradition that they said went back to the
time of the Apostles. This had always been
an illustrious diocese, fathering saints and
highly prestigious personalities.
One of its sons had been in further back
times a successor to St. Peter in the Roman
Cathedral under the name of Boniface IV.
The center of the diocese, with the
Bishop’s seat and the Canonic Priests’
Chapter, had always been at Marsia, the Mediaeval name for Valeria, Roman
municipal, later completely destroyed, which rose more or less there where today
the town of San Benedetto dei Marsi extends, along the Eastern shores of Lake
Fucino. At Marsia there was also a cathedral dedicated to St. Sabina Martyr, even
today venerated as the Patron Saint of the Marsi diocese.
When Saint Berardo was born, Pandolfo was the Bishop of the Marsi, a
virtuous and genial man, who had been able to mend a serious fight between
them and the very family of the Count Berardo’s. In fact, the latter hadn’t wanted
to accept Pandolfo at his election as Bishop of the Marsi, because he wasn’t a
member of their family, and they had obtained from Pope Benedict IX (Teofilatto,
worth little esteem) that the diocese be dismembered into two parts: one stayed
faithful to Pandolfo who resided in Marsia, the other part – taking in the area of
Carsoli, Colli and the Valley of Nerfa – constituted a new diocese under Bishop
Attone, relative of those Berardo’s. Pandolfo however in 1055 at the Council of
Florence managed to bring about a re-unification of the diocese under his pastoral
government. The intruding Bishop Attone was transferred to Chieti, and in the
end died at Montecassino, where he was buried.
The family of the Berardo Counts reconciled with Bishop Pandolfo and
stayed devote to him. The endeavors of the Pastor in those sorry circumstances
had been firm and at the same time full of charity and comprehension. Thus the
Berardo Counts, when they had to decide where to sent their own son, by now of
age to begin his preparation, took for granted that they ought to entrust him to
Bishop Pandolfo.
BERARDO AS A YOUTH AT MARSIA.
THE INITIAL FORMING
Berardo, still very young, left the paternal castle and was conducted to
Marsia, where near the Cathedral of St. Sabina, Patron Saint of the Diocese, Bishop
Pandolfo led a life in common with his canonic priests. The boy was taken in with
all the honors due to his family, but at the school of the elderly Pastor, he soon
showed that he merited esteem and appreciation not so much for his noble
origins as for his talents and abilities.
“This youth – narrate historians – did not hold in consideration the
nobleness of the social class he belonged to, but cultivated humility, patience,
chastity, charity and every virtue. His way of speaking and his behavior revealed a
humble spirit ready to support offense. He was thus so chaste and mortified in
his way of being that he had to do with women only for what was strictly
indispensable and dressed in a modest way with no vanity. He was gentle and
kind when serving guests, scrupulously supplying them with whatever they might
have need of. Always prompt and ready, he was an tireless with the holy
scriptures, the nightly prayers and the daily duties, feeling guilty if at the first
sound of the bell that called him to the duties of his condition, either by day or by
night, he was not immediately ready to perform them. According to the rules of
community life, he never broke the silence in the church, in the chapter, in the
dormitory or in the refectory, if not for some extreme necessity. He was
everybody’s friend and everyone felt affection for him, as he treated each and
every one with great charity and patience.”
There may well be some exaggeration in this description of the conduct of
our young Berardo, but certainly the Bishops and the canonic priests of St. Sabina
were impressed by the behavior of the young lord, from whom, given the
mentality of the times, they expected a completely different character and way of
behavior.
There was no difficulty, for this reason, to concede him the “holy tonsure”
(the official entry into the ranks of the Clergy) and to confer unto him the “Minor
Order”, which means that he was ordained for such holy duties that were also
conceded to those not priests adept to the services of the church: custody of the
place of cult (tabernacle), the reading of holy texts during religious celebrations,
(epistle readings), preparing and serving the altar during the sacrifice of Mass
(acolytism), preparation of the faithful so they may receive the sacraments
(exorcism).
SAINT BERARDO
IN THE MONASTERY OF MONTECASSINO
Years passed and the good Bishop Pandolfo, by now elderly, decided to
retire to the monastery of Montecassino, one of the most important religious,
cultural and in some measure even political centers of the world. The monastery
in those years was going through a renewed dawn after the Mediaeval crisis, by
the efforts of the Bishop Desiderio, who some decades earlier had reconstructed
and enlarged it, bringing it back to a new splendor.
Pandolfo, retiring from the pastoral duties of the diocese of the Marsi
couldn’t forget that young promise that he himself had discovered and cared for
during the years. He presented the idea to the Counts Berardo and Teodosia of
the opportunity to procure a more complete and profound preparation for their
third-born son, impossible in the narrow provincial environment of the Chapter of
St. Sabina in Marsia. The good Bishop proposed, therefore, that those lords send
their son Berardo to Montecassino, where he would have found a prestigious
environment to educate him in his excellent qualities.
His father Berardo and Teodosia didn’t let the seriousness and the
importance of this proposal be lost: a future for their son at Montecassino could
open many paths to him. They were delighted to agree and accompanied the
youth to entrust him to those monks that were universally renowned as great
teachers of knowledge and holiness.
When Berardo entered into the walls of the monastery he found an
environment completely different from that which he had found at Marsia. Events
that resounded throughout the world were woven therein, with repercussion of
their echoes sounding even inside the kiosks and the cells of the place. In those
years the Pope was the very abbot Desiderio, he who had reconstructed the
monastery, under the name of Victor III, who was battling against the anti-Pope
Clemente III imposed by the Emperor Henry IV, and Victor more than once had
needed to abandon Rome and take refuge with the Normand Dukes, his
protectors, or in the very monastery of Montecassino, to which he was still bore
the office of Abbot.
Berardo at Montecassino had as tutor the monk Paul, blind but an excellent
teacher and educator. The youth found no difficulty in inserting himself into the
new environment and becoming one of the best scholars in the hands of those
teachers of European fame. What’s more the monk and tutor Paul didn’t take long
to signal out his new disciple Berardo as “a man of wholesome habits, of
uncommon intellectual capacities, well formed in mind and in body.” In the
meanwhile Victor III, Abbot Desiderio, after having celebrated a synod at
Benevento in which he prohibited Simony and laic investitures, excommunicated
the new anti-Pope Clemente III and chided the clergy to maintain a more severe
conduct and ecclesiastical discipline. Feeling that he was near the end of his time,
he had himself carried to his monastery, where he died on September 16, 1087.
Berardo was 18 and, rather than becoming discouraged and scandalized by
that which was happening in the world and in the Church, intensified his efforts
to better prepare himself to be a man of religion, worthy and sure in the midst of
the chaotic mounting of events. The news sent down to us about Berardo’s stay in
the monastery of Montecassino, which went on until the last years of the century,
are rather few, but it is easy to imagine how he went on maturing his personality
and his preparation in that atmosphere, which was the best one could ever wish in
those times.
Berardo strongly felt the atmosphere of reform in the Church, for which the
very religious and monastic Orders went on battling from decades earlier and
which was making great progress, not withholding the fight between spiritual and
temporal powers that agitated everyone’s soul. On the other hand, Montecassino
found itself politically inside the area of influence of the Normand dominions,
and the Lords of these lands, lately, were growing nearer to the Pope and they
backed him in the fight against the German Emperor and the Italian Party that
favored him. Berardo, therefore, went on ever more convincing himself of the
faith held to the Pope of Rome and, by the time he had arrived to a point of his
maturity such that – as historians tells us – often he intervened in the discussions,
at the time very fervent, about the rights of the Pope, about the concept of State
and about its relationships between terrain and spiritual being.
He was assuredly noticed by way of this behavior and by way of the
preparation he demonstrated, and the acuteness of his arguments when
sustaining that which he thought. He had to impose himself also on strangers
from outside of the monastery, but occupied in the conflict that went on
developing through alternate events between complex and complicated interests
in conflict.
SAINT BERARDO AT ROME
THE PREFECTURE IN THE ROMAN TERRAINS
In 1099 Pope Pascal II was elected, he also a monk of Cluny, Cardinal and, at the
moment of his election, Abbot of St. Lorenzo outside the walls of Rome. The new
Pope had inherited from his predecessors an office and a throne in the midst of a
storm. He was a holy man, but not a great politician. The Italian political and
religious environment was more or less in favor of him rather than the Emperor,
but he did not lack enemies and adversaries, even around Rome and inside the
very city. These were partisans for the Emperor of Germany, who was still Henry
IV, and would have preferred a Pope chosen by the Emperor and faithful to him
rather that an independent Pope like Pascal II. These were the enemies that it was
necessary to weaken before all. Pascal II however didn’t want and armed
encounter, it didn’t go with his character nor with his politics, tending more
towards peace-making and agreements.
The Pope, for this reason, preferred surrounding himself with persons that
went along with his conduct. It was time for Berardo to come to light and put to
the service of the Church his excellent qualities, and the brilliant preparation
received at Montecassino.
Pascal II turned to that center of formation because they might have been
able to point out to him some able person to whom entrust delicate tasks and
who might be very responsible. Berardo was among the first ones indicated. The
Pope had him come to Tome, conferred upon him the holy order of Sub Deacon
and nominated him Prefect of the Province of the Roman Terrains. This province,
at the end of the XII century, was already dominated by that which afterwards
would become one of the most powerful and arrogant of Roman nobility: the
Colonna.
The Colonna openly participated for the German Emperor and plotted even
for the election of an anti-Pope faithful to the Emperor to oppose Pascal II.
Pietro Colonna then was Lord of Tuscolo Castle and under his lordship he
had Monteporzio and Zagarolo, while he plotted to take possession of Palestrina
and of other places that were property of the Church State.
This was the situation that the young Prefect Berardo found himself
confronting when he went to take office, hosted in the Castle of the Cavi Lords,
situated between Zagarolo and Palestrina.
Berardo put to use all his talent and his resources to convince more than
one lesser lord to remain faithful to the Pope and to defend the territories of the
Church against the of oppressive bullying of the Colonna. “When he administrated
– narrate the historians – Berardo was always animated by prudence, justice,
strength, and temperance, never straying with words nor with facts from such an
honest conduct.”
KIDNAPPED AND IMPRISONED
The persuasive force of the Prefect Berardo’s intercessions must have been more
strong and convincing than the fear inspired by his adversaries with their violence
and tricks. In fact, they decided that it would be necessary to get such a
dangerous adversary out of the way of hampering their aims to take possession of
the territories belonging to the Church, hopefully with the Emperor of Germany’s
support.
Already in other occasions Pietro Colonna using plots, intimidation,
kidnapping and killing had succeeded in his intents. This time, however, he could
not just simply eliminate the problem, killing the Prefect, because the Pope would
have been able to hurl the bolt of excommunication against him, bringing on
consequences that in those times would have been more disastrous than a lost
battle. It was therefore decided to kidnap and keep prisoner the Pontific Prefect
Berardo, maybe even in the hopes of a ransom. The low blow was pulled off with a
certain ease. A squadron of soldiers kidnapped Berardo at Cavi and brought him
to Palestrina, a city occupied by the Colonna and presided by them. Here the
Prefect was tied and held prisoner in an empty cistern, naked and bruised by
cudgeling.
THE LIBERATION
The news of Berardo’s capture quickly arrived at Rome and the Pope sought
a way to liberate his functionary, maybe thinking about diplomatic means or
treating for ransom, as often was the use in those times. But when the Count
Berardo’s were informed about the event, they had a much more violent and
offended reaction. Their own relative, who was at the immediate service of the
Pope and thus renewing the glories of their Family, from which many Bishops and
Cardinals had come forth, was now victim of the Colonna, ‘twas a too serious
affront to receive for them.
The Counts Berardo immediately started to organize a small army to
liberate their son. These armies then were formed with men supplied by the
towns and villages under the lordship of the feudal Lord or Vassal, in ratio to the
number of families, who were in charge of the costs of arming them. The officers’
ranks were mostly covered by younger sons of the noble families, these, not being
able to aspire to inherit from their forebears because of the laws of that time,
were forced to choose the path of a military career. While the town criers went
around the county of the Marsi calling up the soldiers and the Count organized
those who had answered the calling, one of those nobles who went by the name of
Giovanni from Petrella, being a relative of the Berardo family, presented himself at
the castle and asked to speak with the Lord. He was received by the Count and to
him Giovanni explained his alternate plan to liberate Berardo from the
imprisonment by the Colonna’s with a stratagem, without the use of an armed
attack against the powerful Roman family. Count Berardo was perfectly aware of
the seriousness and the convenience of the proposal. If Giovanni’s plan would had
worked, they would have avoided an armed action, that in those turbulent times
brought about too many risks and was very costly, with a sure loss of human lives
so very precious to the economy of the County.
Thus some days later, at Palestrina, a beggar neared himself to the
Colonna’s guard which held prisoner Berardo in the cistern. The beggar was
Giovanni from Petrella in disguise. The soldiers of Colonna, when they saw the
ragged man, thought of an unexpected pastime to get over the boring job of guard
duty. They called the fake beggar, they threw him a few left-overs from their mess
and started to make fun of him. Using jingles and jangles, with jokes and
clowning around Giovanni managed to gain the confidence of the soldiers. Then it
wasn’t difficult for him to nudge up alongside the prisoner in custody in the
cistern, let himself be recognized and advise him about the try for evasion. In the
end during the night, the courageous and astute Giovanni, eluding the guard
soldiers, removed the heavy planks that covered the cistern, helped the prisoner
to get out and together with him they managed to flee on the way to Rome.
BECOMING CARDINAL
AND THE ROMAN SOJOURN
Having returned to Rome, Berardo was greeted by all with great joy and
satisfaction. What most impressed the Pope, his friends and those who knew him
was his behavior towards those who had mistreated him and kept him in prison.
He never used any sort of rancorous or hateful expression, much less one of
vengeance towards the Colonna and their poorly prepared soldiers, but went on
repeating, according to historians: “I am glad and you all must be joyous with me
for it has been conceded to me to suffer because of service and faith to the holy
Church, our mother and the world’s.” This behavior couldn’t help but impress
favorably the populace used to an entirely different way of reacting in front of
offenses and arrogance. The call of Berardo to higher and religious motivations in
response to human evil must have given motives to reflect and bring back to mind
a more profound an more authentically Christian evaluation of violence and force.
The very Pope, Pascal II, wanted to confer a recognition to his exceptional Prefect,
both as a prize for what he had suffered for service to the Church and the Pope,
and as appreciation of his faithfulness and so exemplary conduct during and after
the terrible incident. Pascal II raised Berardo up to the holy order of Deacon and
created him Cardinal with the title of St. Michael in Pescheria. This title of cardinal
referred to a Roman church in a neighborhood where fish (‘pesce’) was sold, a
working-class neighborhood, and surely fine for Berardo who had always
demonstrated such humbleness and charity.
After the election to Cardinal, our Saint stayed at Rome up until 1109 and
dedicated himself especially to preaching in the churches of Rome and to charity,
which brought upon his person ever growing esteem and consideration.
THE SITUATION OF THE MARSI DIOCESE
AND THE ILLEGITIMATE BISHOP SIGENULFO
Pope Pascal II – as we already noted – was a holy man, but not very able in
politics: certainly, he did not have the temperament of a Gregory VII who had
known how to conduct with much a different ability and energy in the battle of
the investitures.
We are around the year 1109, and that which could have been the end of the
question with the passing away of Henry IV, Emperor of Germany – to whom
succeeded his son Henry V, who had turned more than once to the Pope to ask for
assistance – instead blazed up again even more tangled and violent.
In Italy, too, the Emperors party had been reinforced and many lords and
lesser lords took advantage of the uncertainty and of the indecision of Pascal II to
take hold of the possessions of the Church or, at the least, to entrust them to
someone they trusted directly under their command. These political-economical
operations had disastrous consequences for the religious and moral life of the
clergy and the populace.
It would be long and complicated to follow the events of those times. It is
enough for us to take note that many bishops and other prelates in several arias
of Italy were by now nothing but extensions of the local lesser and greater lords.
In many places religious life no longer had any authentic substance. Pascal II’s
efforts to repress simony, that is the buying and selling of ecclesiastic offices,
with synods and decrees, produced few fruits and in many places, also in our
area, the abuse multiplied, while every moral sense continued to increasingly fade.
We have an example of the situation in the events of the very Marsica,
where the Berardo Counts, and even more so their vassals, in the diocese castles
took advantage of the moment in which the Pope was busy with the Emperor of
Germany, with the Kings of France and of England, and with the very same
Normand Princes who had even arrived at sacking Rome with the excuse that they
would bring back the Pope to his city from which he had been thrown out - so as
to come into possession of ecclesiastical goods and nominate people all but
religious to hold offices of the church. The Counts Berardo went as far as
appointing as Bishop at Marsia one of their relatives, a certain Sigenulfo.
Stories about Sigenulfo tell us that he was a person of merit “by way of his
sincerity in uncorrupted habits, religious observation and incomparable
abstinence” (Febonio), and that if he accepted to be elected as illegitimate bishop
by the anti-Pope Guberto from Parma, appointed by Henry IV, it is mayhap due to
Sigenulfo’s weakness of character and to the confusion of ideas and of
movements in those years.
Sigenulfo was elected in 1097 and remained in Marsica until 1113; and that
he was a man more for meditation than for government is proved by the fact that
the chapter of the canonic priests of St. Sabina at Marsia carried on along with
him an exemplary life together, while throughout the diocese simony,
concubinage, luxury, even more than abuse of power went rampage. To have an
idea of the situation let us leave the words to the historians: “Inside the borders
of Marsica the insidious vice of simony kept growing, both because the laics sold
ecclesiastical goods as if they were the owners and because – even worse because the ecclesiastics that accepted them didn’t consider it against morals…
Many of these didn’t care about the holy laws and lived scandalously; they didn’t
wear any exterior sign of their status; others developed showy hairdressings”; and
the description that Febonio makes is colored with sarcasm: “Other ecclesiastics
relaxed in frivolities, or with abundant hair flowing down their backs, or with
curls on their foreheads, wanting to show themselves Nazarene by their hair and
not by their works.”
To repress these abuses in Central-Southern Italy the Pope in 1108 had held
a synod at Benevento. Evidently, however, it is useless to emanate laws and
decrees if there is no one who takes on the duty to put them in execution and
have them followed. For this Pascal II was looking for persons faithful to him and
who went along with the reform to put them at the head of the diocese and of the
other ecclesiastical institutions, where moral relax and insubordination which got
even to rebellion against the authorities was very close to a schism. He had to see
that even the Marsica was cleaned up and for this reason it was not difficult for
him to choose the appropriate person. Cardinal Berardo belonged to the family of
the Counts that dominated that region: this fact would have taken away from the
powerful Marsican Lords any motive for opposition to his nomination as Bishop
of the Marsi. At the same time the prelate had given abundant guarantees as to
his loyalty to the Apostolic Seat and had revealed uncommon abilities of
seriousness in life and in government.
SAINT BERARDO, BISHOP OF THE MARSI
The decision to nominate Berardo as Bishop of the Marsi was taken without any
rethinking. Berardo in 1109 was ordinate Cardinal-priest with the titles of St.
Crisogono martyr; right after having been consecrated as Bishop and having been
sent to the Marsi diocese with the difficult task of repressing the schism by
Sigenulfo and reforming the ecclesiastic and religious life of the diocese. The
chore that Berardo had accepted only out of obedience – as the biographers say –
was certainly not one of the most desirable. He would had had to face up not only
to the anti-bishop Sigenulfo who, pious and honest, wouldn’t have interposed too
many obstacles in leaving his Seat, to which, with every probability, he had been
assigned against his will; but he would have had to sustain a hard and painful
encounter against his own relatives, who had wanted and sustained Sigenulfo with
the ends of being able to freely be in control of the collation of the benefits and of
the ecclesiastical offices and of the administration of the church’s goods. Nor
would it have been easy to call back to an honest and Christian life so many
ecclesiastics who were such only in the name. Certainly Bishop Berardo in his
labor would have found in the same diocese valid sustainment both in the bosom
of the clergy, as we have seen regarding the chapter of the canonic priests of St.
Sabina, having resisted to the wave of relaxation, and with the populace that, if in
the past had been able to complain about a few unjust actions on the part of the
ecclesiastical administrators, now, with the complete subjugation of the latter to
the laic lords, there were no brakes to the vexations, to the dilapidation of goods,
to real and proper theft. But Berardo could count above all on himself and on his
abilities and convincement. He came from a school with serious and severe
formation, a true school of holiness. When history of those times is reconstructed
it is essential, to understand it, to put in the right light an essential component
characteristic of that era: the monastic spirituality and Christian asceticism. This
spiritual component just at the time the Church found itself mixed up in the fight
for survival of its political-economical prestige, was reaching its full and complete
expression, which will mature during the following couple of centuries. “From
monasteries, the thinking, the passion of the reform overflowed and invested in
various ways all of the Church, that is the communion of the
faithful…Interpreting literally the Evangels, conforming one’s own life to that of
Christ and of the Apostles, becomes a living passion for uncountable men. It was
a refreshed Christianity, an endeavor to a more complete self realization --- And
thus came about the monastic reform and the diffuse disturbance against the
corrupt clergy, especially against the married clergymen, to whom was denied the
ability to complete the operation of their ministry. The proclamation of the rights
of the faithful above the Church came about, of their ability to judge the priests
and to give out even the sacraments… A visible sign of this religious animation,
more lively and more realizable were the thousands and thousands of churches
that in those times, almost as popular demand, were erected in all of Europe; and
the marvelous flowering of the Romanic architecture, with its great cathedrals and
its rural churches, that gave something like a religious seal to the new social
nuclei and the new political formations of the cities and of the agricultural areas,
throughout all of the eleventh and the twelfth century” (G. Volpe).
Saint Berardo was formed exactly in one of these cultural and spiritual
centers, and its imprint shall remain indelible in Western civilization: the
monastery of Montecassino. Here work, that is everyday effort in life and prayer,
union with God and carrying out His will; every action, every thought are
enrichment unto itself and spiritual and social enrichment to the community. Ora
et lavora (work and pray): a program simple enough to formulate, but requiring
exertion and severity to bring about, a very strict spiritual pedagogy. At this
school Berardo had formed and strengthened his character, enriching with talents
his personality. The acquired ability to link to the supernatural any moment of
existence and to project every slightest and individual human action onto a
background with a finality beyond the horizon of contingent and terrain reality,
was a discipline more than ever valid to give solidity to a natural temperament
already especially talented.
Berardo was more than prepared to take on the pastoral government of the
Marsica. As soon as he took possession of his Episcopal seat, he begand the work
of reforming. But he encounter strong resistances and oppositions.
One would expect that the ecclesiastic living with not so serious women
weren’t very well disposed towards reproaches and calls to order, much less the
menaces of punishment by the Pastor. But it was even more difficult to obtain
from the “benefiters”, illegally nominated for office of church or even having
actually bartered for their religious and administrative seat, that they leave the
places they had occupied, protected by the lesser lords all vassals of the Counts
Berardo. In 1113 Berardo managed to expel the bishop nominated by the antipope, Siginulfo; and already many ecclesiastics either asked for a conversion of
the punishments or to be legitimately reintegrated in their offices or to
voluntarily abandon the seat and the benefit in annex unduly received.
PERSECUTIONS AGAINST BERARDO
These initiatives in reforming and the success that they obtained put on guard the
lesser lords of the area and the very Counts Berardo, especially Rinaldo who
resided at Albe. Clearly they hadn’t expected from their relative the bishop such
an energetic job of renewal and of moralization.
After trying compromises, to which Berardo certainly could not agree if he
really wanted to renovate the diocese, they went on easily to menacing and open
persecution.
The antique writers of the life of St. Berardo tell us about invectives and
insults, about jailing of the bishop and about tries to oust him with stone-
throwing; even poison was used to try to put him out. They were times in which
taking certain decisions and acting them out were one and the same. The battle
and the persecutions on the side of he who didn’t accept the reforms by Berardo
must not have been only occasional happenings, but a well determined action,
decided and organized, such that the Saint was forced to flee from his diocese
more than once, to escape from death. During one of these flights he took refuge
at Rome under the protection of Pascal II. The determination of his adversaries in
not wanting him in Marsica, in that circumstance, was so fierce and so well
controlled was his flight, that Bishop Berardo had to stay at Rome for a rather
long period of time. The Pope even gave him a special duty, sending him as
Pontifical delegate to Veroli, to Alatri and to Sardinia, fo care for affairs inherent
to the relationships between the lords of those cities and the Apostolic Seat. Then
the storm of persecutions faded, also because the very people of the Marsican
towns had realized that the severity of Bishop Berardo was a completely different
thing from that of the oppression of the lesser lords, and the brake that the Pator
wanted to exercise on abuses and injustice looked only to bring back order and
honesty in the life of the diocese and it was inspired by an authentic and loyal
Christianity. The same Marsicans, then, begged the Pope to send Berardo back to
his diocese.
It was around 1115 when Berardo re-entered in Marsica and celebrated at
Marsia in the cathedral of St. Sabina martyr. His proposals of reform during the
hard try of his flight had been reinforced, maturing into a quite precise and more
incisive program. The plan of this program, through the news sent down to us,
can be thus individuated:
∗ Juridical and organic reorganization of the diocese, eliminating abuses,
false privileges and rights unduly set forth:
∗ Reintegration of ecclesiastical wealth and fairer administration of the gains
according to the aims of the donators and of the institutional statutes;
∗ Reform of religious and ecclesiastic life with the return to spirit of obeying
and of austerity, of prayer and of service:
∗ Give back to the local Church the visage and the attitude of a mother who
is preoccupied above all for her sons spiritually and for the poorer and the
needy, materially:
∗ Moralization and suppression of scandals.
We shall briefly mention the initiative taken by Berardo to reach the goals of this
reform.
JURIDICAL AND ADMINISTRATIVE REORGANIZATION
THE CANON “SICUT INIUXTA” OF PASCAL II
We have already remembered how chaotic the territorial situation was also in our
Marsica at the beginning of the XII century. With the fights between the feudal
lords, the vassal’s plundering, the dismembering of the dioceses and the
concessions made to illegitimate bishops, many abuses had become established;
and many towns and churches claimed as their own privileges of autonomy and
independence from the Bishop. For this reason binging back order in certain
places was truly difficult. Bishop Berardo took advantage of his fine relations with
Pope Pascal II and obtained from him a “canon” (the “canon” was a sort of what
today would be called a “decree”) on the date of February 25 1115, which
remained famous in the history of the diocese of the Marsi since with this the
Pope fixed the boundaries of that same diocese and enumerated the churches that
would be subject to the Marsi cathedral of St. Sabina. The canon, as is custom in
ecclesiastical praxis, takes its title using the first two words that begin the text:
“Sicut Iniuxt”. This important document has been handed down to us by Musio
Febonio, while the original disappeared during the disastrous events that
happened to the Marsi main bishops’ office. In the canon the borders of the
diocese are thus indicated: “”From the Ferrato pass, uphill from Carrito they go
along Mount Argatone touching the Scanno territory, across the Fornelle chain
they go down to the old mill and go back up to the pass of Acero; they cut
through the Vivo chain, the Troia chain and slant down to Pescocanale; they go
back up to Penna Imperatore and across Mount Cervaro turning back towards the
pass of Oricola; crossing the St. Giorgio passage, the river of Sisara, Ofrano,
Scalette, Tufo, the river ofRemando Treponti, folding back to Volpe Morta, the
mouth of Teba, the field of Pezza, Gamberi Creek, across Candida pass en
Venerino they return to the beginning at Ferrato pass.” The names of some
localities with the passing of the years have changed, as for example that of
Ferrato pass which today is known as Forca Caruso (Caruso Pass), but the borders,
except for some small variations, have remained almost the same up to our days.
For this reason the importance of the canon, which, after having enumerated the
churches depending on the mother cathedral of St. Sabina, continues this way (Of
course, given the reasons for which we publish this humble piece, we have
translated into a fair Italian, and then to English, the Latin text copied by Febonio):
“Whatever possession that may recognize itself as legitimate property of the same
Church (the Marsi one) or that in the future may come to be part of its properties
in any legitimate manner, we decree that it come unto you (to the Bishop) and to
your successors preserved intact. Therefore to no one shall it be lawful to disturb
your Church, take possession of its goods, preserve that which has been taken
away, or to claim for self use that which has unjustly been conceded, mutilate or
speculate on these; that these be goods maintained integral for your use, that of
the clergy and of the poor for whom they are destined.” Thereafter follows a
menace of punishments and condemnation unto those who would persevere in
the crime, after having been kindly reprimanded.
Strengthened by the authority of this Pontific canon Bishop Berardo
managed to tear away many ecclesiastical benefits from the hands of the
overpowering lesser lords and reintegrate the legitimate administrators, who had
been thrown out with all sorts of menaces and vexations.
He also managed to eliminate the abuse introduced in some clerical
environments under illegitimate bishops. We shall report on only one emblematic
case of the environment that had been created with these abuses. At Celano there
was a Prevost with a Chapter of Canonic priests, protected by powerful feudal
lords, the Berardo. The Prevost had obtained, from the illegitimate Bishop Attone
during the previous century, the privilege of Blessing the Holy Ointments on Holy
Thursday and to distribute them to the parochial priests in the surrounding
towns; this Function was strictly reserved to the Bishop of the diocese and should
have been celebrated in the cathedral Church. To us today this abuse may seem of
little worth, but, especially then, it was extremely serious. In fact, that privilege
gave to the Prevost of Celano, prerogatives reserved exclusively to the Bishop of
the diocese and could have represented a dangerous presupposition for a new
schism of the diocese. If it were also added that in the occasion of the distribution
of the Holy Ointments to the various parishes they gathered tribute that every
single church owed in money or in goods to the Mother Church: a right that the
Prevost of Celano obviously pretended for himself from those churches to which
he authorized himself to give the Holy Ointments. Bishop Berardo, after much
insistence, many interventions and menaces of ecclesiastical punishments,
managed to convince the Prevost of Celano to renounce to the pretended privilege
in the name of ecclesiastical discipline and the unity of the diocese, in spite of the
self-interested protection that the Counts of the Marsi had accorded to the
Celanese clergy: this had to do with a success due only to the exceptional
personality of St. Berardo, since the fight between the Chapter of the Canonic
priests of Celano and the Bishop of the Marsi had carried on for centuries.
ECCLESIASTICAL BENEFITS
Historical sources report that, when Bishop Berardo came back to his diocese, the
local lesser lords wouldn’t permit the churches situated inside their own
possessions to send the deposits to St. Sabina of the primus, the tithes and the
offerings for the dead that were due to them; on the contrary, even worse, he took
advantage of every occasion and of insignificant excused to jail the ecclesiastics
and to torture them until they were able to get some money out of them, even if
they had none. What’s more they vexed in every way the farmers, the poor, the
orphans and the widows subject to them.
To make this domineering cease was not an easy task for the Bishop
Berardo, against whose zeal arose all the ferocity of a mentality which based right
and reason on force and violence. And there, anyway, notwithstanding all the
oppositions, the refusals and the open menaces, he used all the instruments that
the laws of the times permitted him to have at hand, but above all he won over
the resistances with the patience, the lack of self-interest and the charity that had
characterized his life and his work as a Pastor. The sources inform us that
Berardo “having come back to his flock continued his labor of restoration, raising
up with the solidness of a wall against which the rebels smashed, prudent but
irremovable”; and in another part it can be read that those bullies “stipulated a
solemn scripture to renounce to the various pretentions, and letting free the
occupied goods, were as was the normal way of the Holy Church, having banished
the crime, absolved from punishments and censures.”
REFORM OF THE CLERGY
We noticed before now what a state of relaxation and immorality the Marsican
clergy were reduced to: this had to do with a diffuse crisis from which only a few
were saved like the Canonic priests of St. Sabina in Marsia. On this point Berardo,
in the office of Bishop, could act with greater power and authority. The plague
however was so extended and profound that the Pastor had to suffer much and
fight a lot to heal all. If for the lesser laic lords it was possible to oppose the
pastoral labors of the bishop, this was also due to the fact that many ecclesiastics
sided with that opposition, well knowing that they would be the first to have to
change their lifestyle, if the reform were to be carried on; and then let us not
forget that many of those ecclesiastics had become so because they received their
investiture from those same lesser lords, with usurped benefits and that
therefore, they had no religious spirit and not forming to become clergymen.
Bishop Berardo managed “to plow up a so poorly cultivated field,” so much so
that at the end he found a clergy devoted to him and loyally gone back to
dedicating themselves to their own duties.
PASTORAL LABOR AMID THE POPULACE
Berardo lived in a historic era in which – at least as we know it at a distance
of nine centuries – every interest was turned towards great political problems, to
clashes between the forces of power and dominion. But the Middle Ages,
especially those after the year One Thousand that we call the Lower Middle Ages,
has its own lesser known historic reality, although just as lively and interesting. In
the environment of the isolated province, in the fields and in the middle of the
mountains, as in the greater cities of the times, life went on reorganizing and
renewing itself, above all because of a coming of consciousness of self abilities
and proper rights on the part of the populace. “Everywhere an anonymous crowd,
which plowed the land with a new joy, which builds its own house. It is a vast and
various effort, with limited aims, with limited consciousness of its own value, but
with results of great portent. Concrete needs, practical spirit guide the
populace…” (G. Volpe).
And it is right to the populace that Bishop Berardo extends most of his
care. In the mentality of the times the populace was only the whole of those
serving the lesser lord or the feudal lord, who had an absolute power over it. Our
Saint knew instead how to clearly and instinctively understand the new ferment of
liberty and of autonomy that went on developing and going back to the more
genuine spirit of the Gospel that exactly in that period aroused in the bosom of
the Church vivacious movements of reform, brought ahead a new discourse,
according to which the ecclesiastical benefits had not been invented for the use of
political and military powers, but these belonged to the poor, the orphans, the
widows, let’s say to those in society that Christ represented and really made up
the Church. Let us remember also that right in this period in Marsica there had
been a boost of constructions that, as places for protection and refuge, have given
services that have no substitute throughout the centuries. On every mountain
pass, that put one area in communication with the others, there was an hospice, a
refuge: St. Nicola de Ferrato at the pass of Forca Caruso, St. Maria of Mount
Tronchillo near Pescasseroli, the Candelecchia at Trasacco, St. Mary in Valle
Polcraneta near Rosciolo and others. What’s more many “benefits” had as
constitutional duties the recovery of the ill and their care, the creation of dowry
for the poor girls, the hospitality and education of orphan children. Also from
those times come forth the initiatives that have become an integral part of the
local liturgical celebrations, like St. Antonio’s bread, which is the distribution of
bread made from wheat or other cereals to the most needy on the occasion of
religious happenings, above all in times of famine or other disasters.
St. Berardo dedicated a great part of his pastoral labor to founding and
augmenting initiatives of this kind. His was not a charity expressed only with
occasional acts of alms-giving, he instituted a real and true organization to
encounter those who found themselves in need. Historians and biographic writers
of the Saint tell us about a certain Pietro, an ascetic and solitary man typical of
the Middle Ages, who lived in the church of St. Pantaleone on the skirts of the
mountain on which the castle of Venere is found, “a good man, of holy and
sincere living”; they tell us also about Giovanni Signino, canonic priest of St.
Sabina and close collaborator of the Bishop – his first biographer as the historians
day; and what’s more about all the other persons that composed the “family of
the Bishop”- Berardo used them to be informed about the need of the people in
the larger and smaller centers and then sent them to bring aid where necessary to
those who found themselves in difficulty, “especially to those who lived at Marsia,
in Venere, in the villages of Pescina, at Celano and in the towns around it and in
many other localities.”
The organization of this assistance was seen to also on fixed days during
the year, in which the distribution of food was customary, and precisely in the
days of Christmas, Easter, Advent and Lent and all the vigilie (eves) of the other
holidays. This way the spirit of charity and fraternity about the important times
and liturgical days dedicated to them, gained a meaning that was not only
individualist and personal, but became an expression of ecclesiastical life in an
authentic spiritual and material communion. Today, don’t we perhaps make an
effort to educate Christians to the same charitable spirit? This means that real
holiness is eternal and universal, and even if historically and geographically
incarnated in the local reality in which it takes life.
But there is one detail that we want to underline in the charitable labor of
Bishop Berardo. The biographers reveal that he especially took care not to let aid
lack to his peoples “in the days of the months of May and June, the most difficult
period of the year”. The explanation is simple for this detail, in the primitive
agricultural economy of those times, based on the family, closed – meaning that
each family produced that which it needed for its own use – right at the arrival of
the new season the supplies of the preceding year’s harvest were finished and
many families had to go into debt mortgaging the future harvest in order to get
through the months of May and June, until they could begin harvesting the new
fruits of their labors; and they didn’t always find somebody willing to offer credit
to those poor fellows, reducing them to famine. There is still the popular saying
among our people about this annual, chronic famine, in the proverb “The hardest
to climb is the crest of May and June”. Well, Bishop Berardo right in this period
intensified his initiative of charity and put into motion his organization of
assistance.
It’s not surprising that the charitable aspect of the life of St. Berardo had
particularly impressed the populace, and the extraordinary deed done by him in
life, which have been sent down to us, mostly refer to his labors of assistance. Let
us remember only a few that may serve as examples.
It was in the month of June and one day a collaborator of the saintly Bishop,
Giovanni Signino, that we met here before, referred that the daughter of a German
soldier was dying of hunger with her father, yet supported with patience and
extreme reserve this her disgrace. Berardo immediately disposed that she be
brought some food as first aid. When he went to the cellar, where the alimentary
goods were gathered for distribution, the servants noticed that the wheat was
completely finished. The Bishop wasn’t discouraged, but sent out to tell the girl
that the following day she should send a man with a donkey to take the burden of
grain necessary to carry on in those hard months. Right on time the next day, the
man presented himself with the beast to get what had been promised. The
Bishop, gave the order to go to the cellar and pass the broom over the pavement
to gather up those few seeds of grain that had fallen during the pouring into
containers. The servants, even though perplexed, carried out the orders of the
Pastor. It was at this point that the faith and the charity of the Bishop and the
compliance of the servants was rewarded by the miracle. While they were
sweeping the cellar, the grain accumulated in front of the brooms, and the
gathered so much that it not only was enough for the daughter and the German
soldier until the next harvest, but with the rest the needs of many other families
were supplied.
MORALIZATION AND
REPRESSION OF PUBLIC SCANDALS
The pastoral efforts of St. Berardo in the Marsi diocese found him
affronting also the very serious problem of the moralization of habits. In the area
for years scandalous situations had come about. The plagues of immorality most
diffused were concubinage and incest. The gravity of this scandal was augmented
by the fact that some of the very lords of the castles of the diocese were found
living in this state of affair and not even some ecclesiastics were safe from the
contagion of this evil. St. Berardo used all the means at his disposition to brake
and refrain such pitiful situations.
Among the lords who lived in incestual concubinage was Count Rinaldo,
relative of the Saint, who resided in the castle of Albe, the town that rose near the
ruins of the Roman town Alba Fucens. The bishop made all possible attempts to
make his relative decide to cut off from his scandalous conduct, above all for the
bad example that was drawn for the whole populace. But in front of a hardheaded and haughty refusal from Rinaldo, St. Berardo saw himself forced to
exercise the exclusion of the public sinner from communion with the faithful. To
this end he summoned the Bishop of Valva (Sulmona) and the Bishop of Chieti
and in an official manner threatened to excommunicate Rinaldo. The latter took
the sentence of the bishop with a sneer and scorn. What’s more he organized on
the same day, in his castle at Albe, a dinner with some friends. We know that
those were turbulent times and among these friends could also be found one of
his hidden but fierce adversaries, who all of a sudden stabbed the count with a
dagger. The wound was serious. Rinaldo felt that he would not have survived, and
for this sent for the Bishop, who in those days could be found at Celano. St.
Berardo didn’t hesitate one instant, and, against the advice of those who invited
him to use prudence, fearing a trap, immediately gave the orders that he be
conducted to Albe to the bedside of the wounded man. The immediate response
of the good pastor obtained the repentance of the unrepentant man and his plea
to be readmitted to the communion of the faithful.
Such was the conduct of Berardo. He used severity, dished out punishments
and condemnations when the situation needed them, but never for human ends,
for prestige, for power or for arrogance: the immediate and exact aim was always
for the reformation and the conversion of the sinner, the return to respect for the
laws of God, the salvation of their souls.
Exactly for this conduct of his and the profound evangelic spirit that moved
him even against difficult contrasts and fights, conferred to Bishop Berardo that
halo of holiness characteristic of real reformers of the Church. He, in a period in
which a strong push for renewal and a return to a more authentic evangelistic
inspiration of life went on growing in all of society, managed to bring the diocese
of the Marsi, of which he was pastor for twenty-one year, to the avant-garde of
such rebirth with his spirit of sacrifice, of patience, of constancy, of great charity.
For his value the Marsican people acclaimed him saint after his death.
HIS DEATH
Even the circumstances around the death of St. Berardo had extraordinary
aspects. While celebrating the pontifical mass on the day of August 29, of the year
1130 in the cathedral of Marsia on the occasion of the holy day of St. Sabina, the
Pastor visibly tired and prematurely consumed by so many contrasted pastoral
activities, said to the faithful that crowded in the temple that it would be the last
time he would be with them to offer the Sacrifice of the Lord. A shiver of emotion
ran through the souls of that populace who, after so many painful experiences,
now vibrated in unison to the charity of the Pastor.
But, even in front of the feeling that the end was near, Bishop Berardo
couldn’t slow down the tension that during his whole life had kept him always
ready at the service of God and the Church. He already had programmed to go
visit som parishes of the dioceses and absolutely didn’t want to renounce those
appointments taken with the communities that were waiting for him.
The day dedicated to the celebration of the Divine Maternity of the
Madonna, September 8 of that same year, St. Berardo arrived at Celano, where the
clergy having come back to the communion and to obedience to the only Pastor of
the diocese, were awaiting him together with the populace, which with
spontaneous sensibility already held him as a saint.
The Bishop, having arrived in that center and having greeted the clergy and
the people in the church of St. Giovanni – which then rose where today there is
that of the Madonna of the Grazie, near the fountain of the Martyr Saints – took
lodgings in the locales connected to that same church. In the evening, while with
the Prevost and a few canonic priest he discussed about the findings of the bodies
of the Saints Simplicio, Cosanzo, and Vittoriano, which had come about several
decades earlier by way of the labors of Fulgenzio from Foligno, Berardo was
caught by strong pains in his viscera. The medic, arriving straight away, diagnosed
a serious and incurable illness. For Bishop Berardo it was by now the end.
As soon as the news got out of what had happened, the Celanese hurried
there and offered all their assistance to the holy Bishop, because he might end his
days in peace in their city, thus to preserve there his mortal remains. Berardo,
however, had a slight and transitory improvement; he took advantage of it to
insist and dispose that he be taken back to Marsia, in the midst of the canonic
priests of St. Sabina, with whom he had lived and shared so many anxieties and so
many battles for the return of the diocese to a more coherent Christian lifestyle.
His wish was fulfilled and he was able to return to his Episcopal seat.
In the meantime the illness went on consuming him, but his spirit was
always vigil and ready to fulfill his duties of pastor up until the end. The
biographers tell us: “After his return to the Episcopalian seat from the Church of
St. Giovanni the Baptist at Celano, he gave dispositions about things that needed
to be reorganized and executed both in that same church and in all the other
churches of the diocese.”
In the end the illness became irreparably serious and he was next to his
end. He himself had his say to the canonic priests of St. Sabina who assisted him:
“After not much time you will say: the anniversary of the death of Bishop Berardo
falls on November 3.”
Before ceasing to be the terrain pastor of his favorite diocese to become its
celestial protector, St. Berardo turned to speak to his priests with a last
exhortation, which we refer here in its entirety, as it has been sent down to us,
since it seem to us a compendium synthesis of his life:
“My brothers, my glory and honor, and after the Lord and his Saints, hope and
prize of my life, I beg you and, for all that I owe you, I exhort you and admonish
you to preserve in you Charity which is the greatest of the virtues. Live in
harmony and united in faith, in hope in humbleness in mercy, in patience in
comprehension, in chastity in soberness; flee from vice, of which pride is the
rood of every evil, suffocate it and pull it out by the roots with humbleness.
Oppose blasphemy with devotion, arguments with agreements; patience against
anger, sharing your things to oppose avidity, chastity against lasciviousness,
sobriety against excess; overcome every defect with prayer, with mortification,
with being vigil and with helping others. As much as you can, seek to be admired
for your behavior and not for how you dress of other futile vanities. Study how to
please God; stay faithful to common life, agreeing with each other in church, in
the refectory, in the choir observing daily duties, Keep one heart, one mind, one
will, acting together unanimously. It’s better to be in need than to possess the
superfluous; More necessary is holiness than vanity. Let there be nothing in you
that may give rise to scandal or bring up wonder. Even if some reason to disagree
amongst you might arise, make up within the end of the day so all goes back to
being harmonious, so the sun may not set on your anger. Do not find reason to
feed hate; and don’t be the cause of harm to souls changing to beam the straw.
Thus, brothers, if you shall remain with sincere love betwixt you, you shall not fail
to obtain the fruit of love, which is eternal life.”
On November 3 of the year 1130, at the age of 51, Berardo, Cardinal and
bishop of the Marsi, died assisted by the canonic priests of St. Sabina at Marsia,
with whom he had share all his pastoral worries for the reform of the diocese.
The fame of Berardo’s holiness rapidly went out in all the region and from
every town, castle, village and field there were pilgrimages to his tomb, placed to
the right of the altar of St. Sabina Martyr in the cathedral of Marsia, so much so
that the Prevost of the church, Stefano, was forced to keep the doors open even in
the hours in which their closure was scheduled, to satisfy the pilgrims’ requests.
In this way began the popular veneration of the Holy Bishop, which nine
centuries later is still very felt in Marsica and especially at Colli di Monte Bove, his
birthplace, and at Pescina, the place of the transfer of the body of the Saint after
the transfer of the seat of the bishop of the Marsi, officially happening on January
1, 1580 by request of the Bishop Matteo Colli.
SAINT BERARDO PATRON SAINT OF THE DIOCESE
OF THE MARSI
The transfer of St. Berardo’s body from the cathedral of St. Sabina at Marsia
to the church of St. Mary’s of the People at Pescina by initiative of the then bishop
of the Marsi Muzio Colonna (1630-1632), came about in 1631. Bishop Colonna for
the event had a chapel constructed in honor of St, Berardo “with nicely worked
wood pieces” ((A, Di Pietro), where he placed the body of the Saint closed in a
casket of golden wood.
In 1720 Bishop Muzio De Vecchis (1719-1724), who in precedence had
inherited a conspicuous dowry through the death of a
brother during one of the frequent earthquakes of the
area, used the gains from selling some of his properties
to demolish the old church of the Castle at Pescina,
dedicated to St. Mary of the People, and to construct
another more modern one which he dedicated to St.
Berardo. In the same church the relics of the Saint were
gathered together in a more sumptuous placing. The
construction of this church was not carried to its end by
Bishop De Vecchis because of his premature death.
Following this the Bishop Giuseppe Baronio (1731-1741)
went back to working on it, and finished the job, with
(Remains of the Church of St. Berardo)
the addition of the bell tower. And even more he
donated to the same church the silver figuring St. Berardo, which cost him six
hundred ducats.
Bishop Giuseppe Bolognese (1797-1803) enriched the silver bust of St.
Berardo with a cross of gold and a chain of gold with precious stones mounted in
it.
On the days of April 30, May 1 and 2 of the year 1831 the Bishop of the
Marsi Giuseppe Segna (1824-1840) celebrated the centenary of the transfer of St.
Berardo’s body to Pescina with honorably solemn ceremonies, for which 54 ducats
were spent.
After the transfer of the bishop of the Marsi offices from Pescina to
Avezzano, which came about officially in 1920 under the pastoral government of
Mons. Pio Marcello Bagnoli, the body of St. Berardo, patron saint of the diocese
has remained in the Concathedral Church of St. Maria delle Grazie at Pescina.
Pescina on May 2, 1979 prepared a solemn and worthy celebration of the
NINTH CENTENARY of the birth of St. Berardo.
ST. BERARDO AT ‘TORRICELLA DEI PRETI’ – GAIA VALLEY
In 1961, the bishop of Albano, Mons. Macario, at the request of Duke Renato
Trasmoni (in whose genealogical tree shines out the the figure of St. Berardo),
permitted the erection of a small church in honor of the Saint in the agricultural
holdings in the zone of “Torricella dei Preti” (the little tower of the priests) in Gaia
Valley, for the commodity of the laborers in that farm. The same Bishop blessed
and inaugurated it in the first days of May of that same year and conceded that
the celebrations for St. Berardo take place on the third Sunday of May.
Every year at the celebration day of the Saint, which is on the third Sunday
of May, there is a great affluence of people who come from the surrounding areas
and also from Rome. After the religious celebrations, everyone participates with
gaiety and fraternal friendship in the characteristic “field festivity” which goes on
for the entire day: a festivity thought up, organized and sustained by the six
children, the Lady and the Duke Renato Trasmondi, who do as much as they can
with simplicity and perfect dutifulness to serve the uncountable guests, both with
the abundantly endowed tables rich with bottle of the generous wines made on
that same farm, and for the various games and special musical entertainments.
ST. BERARDO AND ST. ROSALIA, Patron Saint of Palermo
From a study by PIETRO ANTONIO TORNAMIRA, of 1674, with the title
“Della Prosapia Paterna, Materna e di Palermo, Patria della Gloriosa Vergine S.
Rosalia Monaca e Romita dell’ Ordine del Patriarca San Benedetto” (on the holy
writings paternal, maternal and from Palermo, fatherland of the glorious Virgin St.
Rosalia Nun and Pilrim of the Order of the Patriarch Saint Benedict), which can be
found in the Central Library of the Region of Sicily, we learn that there exists a
relationship of family between St. Berardo Cardinal and Bishop of the Marsi and
the Patron Saint of Palermo. The Author cited sustains that the St. Berardo’s
brother, Teodino, had a son named Sinibaldo: “Sinibaldo therefore son of the
above praised Count Teodino, Lord of the County of the Roses, in Marsi, and in
the Rieti area, of the Realm of Naples, possing to this most happy city of Palermo,
and in the cour of Ruggiero I, King of Sicily, as we have said in the life of St.
Rosalia, contracted matrimony with a Lady closely related by blood to the same
King, from whom he had our Virgin Rosalia, and as dowry the State, and the
County of the Quisquina” (pg. 75).
Also, in the genealogical tree of the Library of the Monastery of the Virgin
Benedictines – St. Martino delle Scale – in Montereale (Palermo) St. Rosalia is made
to descend by direct lineage from the Counts Berardo of the Mars: The Saint
would be the daughter of Sinibaldo, son of Teodino, brother of St. Berardo.
(St. Berardo in worship)
(Pescina, panoramic section of the ruins of the Church of St. Berardo)
da “ADAM-UOMO-TERRA-CROCE “F.F. Zazzara . Tip. Palozzi 2013
… Fino a quando c’era il Lago Fucino ,nel popolo Marso era stato per millenni presente in ogni
attimo del giorno il senso del Sacrificio come riscatto per un futuro migliore (come è nel normale
divenire dell’uomo ),anche prima del cristianesimo , con il lavoro dei pescatori , dei contadini , dei
pastori …
Abbiamo conosciuto Umbrone nell’Eneide (1300 anni prima di G. Cristo ) , che dà la vita
per un uomo (Turno) che non conosce e per l’ idea di fraternità e di libertà di Q.Poppedio Silone
contro il potere macinatutto di Roma ; anch’egli dona la propria vita (81 a. C) .
E’ stato presente ancora di piu’ intorno alla figura del santo
protettore (San Berardo ), cancellato quando è stato prosciugato il Lago.
.Questo santo che proteggeva i poveri , al contrario di San Francesco di Assisi che fece delle scelte
drammatiche ma felici (da ricco a povero), al contrario di Celestino V° che lasciò il papato,
rifiutando il potere , Berardo, dicevo, rimase con il potere conferitogli proprio per mettere in pratica
il Vangelo .
Prosciugato il Lago , fu abbandonato e relegato soltanto a Pescina , che lo aveva “salvato” dalla
incuria del tempo (San Benedetto dei Marsi non c’era piu’ perché era stata sommersa dal Lago
Fucino) e custodito nei resti mortali e nella sua idea riformatrice evangelica .
Non interessava certamente nè al Re francese , né a Torlonia che si stabiliva in un’altra città per
fare soldi , per essere piu’ vicino a Roma centro del Potere, dove era piu’ facile e subitaneo arrivare
,per la comodità viaria .
Potevano stare a pensare ad un santo dei diseredati , che li proteggeva ,dopo che era stato loro
sottratto il Lago ,e dai cui terreni (i Torlonia e il Regno d’Italia ) avrebbero ricavato denari e potere
e costruito una nuova città ?!
Berardo era soltanto il santo del Lago Fucino ?! .Ma non era iniziata proprio in riva al Lago la
religione cristiana , negli stessi anni che nasceva a Roma ?!
Siamo cristiani solo a periodi storici?! Vi sono santi solo per il nostro comodo?!.
Pensate ed immedesimatevi in un ragazzo di quindici anni ,che viveva con delle
certezze che ,dopo una immane tragedia (il terremoto del 1915 che a Pescina ,San Benedetto dei
Marsi e Venere ,Comune unico e sede della Diocesi dei Marsi , provocò 7400 morti tra gli 11800
abitanti), con la sua intelligenza e sensibilità si vede crollare anche la certezza della fede in un santo
che proteggeva i poveri ,un santo che anche il Vescovo abbandona ,(mentre doveva a Berardo il
titolo e l’abito da vescovo Pastore dei poveri , non da Conte), spostandosi in un altro luogo, per
stare piu’ comodo e con il Potere e non con i poveri cafoni (Cafu-one ,in accadico significa
uomo che lavora insieme con un animale),cancellando millenni di storia ,di tradizioni ,di religione .
Secondino Tranquilli non sarebbe mai diventato Ignazio Silone (non era necessario) , non sarebbe
stato tra i fondatori di quel partito che per lui rappresentava una religione ( compagno =cum panis ,
insieme al pane , che è necessario per vivere , ma non è bastante), non avrebbe mai scritto
Fontamara a 33 anni ,(nuovo vangelo dell’Utopia Comunista), non avrebbe difeso (Silone= uomo
che difende) il povero cristo che deve portare la Croce anche per gli altri per la redenzione
dell’uomo nuovo (Berardo Viola), se non fosse crollata quella certezza del Cristo “applicato” dal
santo che si trovava dentro “Quella Chiesa dei Poveri” , portato da San Benedetto dei Marsi .
Egli non è stato soltanto il “cantore dei cafoni “contro il Principe Torlonia , come erroneamente
assodato.
Egli stesso decide di lasciare il suo Essere ,dopo la morte, sotto la Croce appoggiata alla torre
campanaria della chiesa di San Berardo (ancora intatta fino all’anno 1956) ,dopo le delusioni di
ogni ideologia ,protetto da quell’Uomo che fin da novecento anni prima proteggeva i poveri
cristi (Berardo Berardi vescovo dei Marsi)……………….
UOMO , ….non possiamo cancellare le Radici Cristiane della Croce dell’uomo , perché
cancelleremo noi stessi.
Non possiamo continuare ad abbandonare con la disperazione i luoghi dove sono state piantate
queste Radici di Croce ……….
------------------Il Lago Fucino (“il Grande Lago Blu’”) doveva soltanto essere regimentato nel deflusso delle sue
acque , non prosciugato completamente .
E’ stato permesso ai coloni venuti da altre regioni di costruire le case sopra Marruvium , per la
cancellazione della sua Memoria (Damnatio memoriae ); piu’ in là è cresciuta una città emanazioneperiferia di Roma , voluta dai Torlonia –Colonna - Vescovo .
Tutto quello che si trovava nel sottosuolo della Caput Marsorum , diventava proprietà di chi aveva
prosciugato il Lago .
Ma la memoria non è stata del tutto cancellata , basta aprire bene gli occhi e la mente :
la memoria resta nel portale della Cattedrale costruita dove un tempo c’era il tempio
di Giove .
Bisognava tornare alle Radici , senza di esse non c’è futuro……
L’altra città non ha radici marso-cristiane ,quelle del Sacrificio.
Dopo piu’ di duemila anni Ro-ma ha vinto contro Ma-ro e, dopo la tregua-Editto di Costantino e la
saggezza(?!) di Sofia (312 d.C.), ha vinto anche nel rapporto fra il Potere e la Croce dell’uomo , che
non ha mai accettato la sua ( i Cristiani venivano decapitati =” Se usi questo segno di Croce sarai
per sempre vincitore” ), ed ancora la rifugge .
Con il Lago è andata persa però la fondamentale Originaria Cristianità del SACRIFICIO :
vi rammento ancora Umbrone (1300 a. C ) , Q.P.Silone (80 anni a. C),Santa Sabina (122 anni d..
C),Berardo Viola (1933 anni d. C., a 33 anni)……….
From “ ADAM–MAN – EARTH-CROSS” .
-F.F.Zazzara . Tip Palozzi 2013
…..Ever since Lake Fucino had existed, for thousands of years in every moment of the day a sense
of sacrifice had been present as ransom for a better future (as is wont in the normal becoming of
mankind), even before Christianity, with the labors of fishermen, farmers, shepherds… with
Umbrone in the Aeneid, who gives his life for a man (Turnus) he doesn’t know and for the ideal of
brotherhood and of freedom; with Q. Poppedio Silo (Silone) against the overwhelming powers of
Rome, and it has been present even more around the figure of that Patron Saint (Saint Berardo),
cancelled when the Lake was emptied and dried up.
This saint protected the poor, unlike Saint Francis who made dramatic but joyous choices ( going
from riches to poverty), unlike Celestine V who left papacy, refusing that authoritative power,
Berardo, as I was saying, stayed on using the authority with which he had been invested in order to
put the Gospel into practice.
Once the Lake was emptied, he was abandoned and left exiled in Pescina, which held his mortal
remains and his reformist Evangelic ideals in custody.
He certainly held no interest for the French King, nor for the Torlonia’s who established themselves
at Avezzano to put together wealth, in order to be closer to Rome, center of Power, and from which
it was easier and faster to get to, by means of less problematic roads.
How could they ever be thinking about a saint of the disinherited, one who protected the latter, after
they had taken their Lake away from them, and out of whose terrains (the Torlonia’s and the Reign
of Italy) they would have collected money and power and constructed a new city?
Was Berardo only the saint of Lake Fucino? But hadn’t it all begun right on the shores of the Lake,
the Christian religion?
Are we Christians only throughout historic periods? Are the saints there only for our comfortable
use?
Think on this and immerse yourselves in the mind of a fifteen year old boy, living with several
certainties in life who, after an immense tragedy (the 1915 earthquake that in Pescina, S. Benedetto
dei Marsi and Venere, a single municipality and headquarter of the Diocesi of Marsi, caused 7400
deaths among the 11800 inhabitants), with his intelligence and sensitiveness sees the crumbling of
even the certainty of faith in a saint who protected the poor, a saint who even the Bishop abandoned
(although he owed unto him the title and habit of Bishop, and not Count), moving to another place,
so as to be more comfortable and no longer with the poor boors (cafoni in Italian, from Cafu-one,
which in Acadian means (working) man together with an animal) thus cancelling thousands of years
of history, traditions and religion.
Secondino Tranquilli would never have become Mr. Silone (it would not have been necessary), nor
would have been among the founding fathers of that political party that for him represented a
religion (companion = cum panis, “with bread”, which is necessary for life, but is not enough), he
would never have written Fontamara at 33 years of age (a new Gospel), he would never have
defended (Silone = man who defends) that poor Christian who had to carry a cross for the others to
redeem mankind (Berardo Viola), if that certainty had not a fallen to pieces, certainty in a Christ
“applied” by that saint who was found inside That Church, carried to San Benedetto dei Marsi; he
hasn’t been just the “bard of the boors” (cantore dei cafoni) as has been erroneously asserted.
He himself decided to let his being, after his death, be left under the Cross leaning against the Bell
Tower of Saint Berardo’s Church, after disillusions on every ideology, protected by that Man who
nine hundred years earlier had first protected the poor Christians (Berardo Berardi Bishop of
Marsia)……..
47)
48)
49)
MARTIROLOGIO ROMANO CRISTIANO
SANTI DEL GIORNO 3 NOVEMBRE :”------di San Berardo vescovo , che primeggiò nell’estirpare la Simonia ,
nel restaurare la disciplina del Clero , nel sostenere (nutrire ) e nel proteggere i poveri , presso i Marsi , in
Abruzzo …”
SANTA ROSALIA DI PALERMO E SAN BERARDO DEI MARSI ,
UNA INTERESSANTE PARENTELA .
Dalla Prefazione
………..”Ho consultato in questi tre anni il “Liber Baptizatorum “ , preparandone una traduzione di cento
anni (dal 1572 al 1671 ) , nel contempo Don Giovanni mi aveva donato il suo CD su San Berardo , Patrono
della Marsica , vissuto nell’XI° secolo , dal quale ho estrapolato dei testi tratti dagli studiosi e storici M.
Febonio , F. Ughelli , P.A.Corsignani , A. Di Pietro , G. Signino , S. B. Gajano , V .Amendola , E. Cerasani e
fotocopie di capitoli estratti da uno storico Palermitano , P. A. Tornamira che descrive la Genealogia di
Santa Rosalia , patrona di Palermo , pervenute a Pescina grazie al giovane Giuseppe Silvestrini di Carini
( Pa ) …
Interessato ad approfondire la conoscenza delle vicissitudini terrene nel secolo della Lotta delle Investiture
del nostro San Berardo , avevo iniziato per curiosità a leggere le pagine dell’autore palermitano ( i Berardi
si facevano risalire addirittura a Carlo Magno ).
In seguito l’interesse si è fatto piu’ particolare vedendo nell’albero genealogico dei Berardi
l’imparentamento dei due santi ed ancor di piu’ per il riferimento che il Tornamira faceva ad uno storico
napoletano che nell’anno 1615 aveva scritto due volumi , la “Historia della nobiltà d’Italia “ a nome
Francesco Zazzara , mio omonimo , come fonte piu’ autorevole e sicura della discendenza di Santa Rosalia
, perché questo autore aveva consultato i Registri dell’Abbazia di Farfa ……..
………….Il mese scorso , nel caldo di luglio , la dott.ssa Graziella Di Salvatore si trovava a Napoli per un
convegno ed ha visitato la Cappella- Museo De Sangro-Sansevero ove , entrata per ammirare la famosa
scultura del “ Cristo Velato “, ha notato anche una statua di santa Rosalia e , consultando il testo-guida del
suddetto Museo , ha notato nei dipinti della volta ( conosciuta come “la gloria del Paradiso “) i volti di san
Berardo Cardinale –Vescovo dei Marsi , di Santa Rosalia e di altri quattro santi della Casata Berardi alla
quale si fanno risalire anche i Conti De Sangro-Sansevero .
………..Ho ritrovato tra i miei libri delle pagine de “l’Osservatore Romano “ dell’anno 1961 , regalatemi dal
Professor Di Paolo Gino , scritte in occasione del VI° centenario della traslazione delle spoglie di San
Berardo da San Benedetto dei Marsi a Pescina (Aq) , con riferimento alla muratura di una Lapide posta
negli spalti della fortezza dei Colonna a Castel San Pietro Romano , in ricordo dell’oltraggio che Berardo
subi’ nell’anno 1109 da parte di Pietro Colonna ( fu gettato , dopo essere stato percosso dallo stesso
Colonna , in una cisterna vuota , prigioniero per due mesi ) e in ricordo di un avvenimento storico
importante per Palestrina del 16 dicembre 1117 , quando il papa Pasquale II° insieme con San Berardo
vescovo dei Marsi quale ospite d’onore , ed insieme ad altri due vescovi , dedicò la Cattedrale di Palestrina
a Sant’Agapito , ciò risulta inciso su di una lapide posta sulla V° colonna di sinistra del Duomo di Palestrina .
…..Siamo andati a Palestrina per documentare con le foto la suddetta lapide ……
Visitando l’interno del Duomo di Palestrina , abbiamo notato con sorpresa , tra i Santi dipinti nella volta
dell’abside , che c’era Santa Rosalia “sulla testa “ di San Berardo che è seduto accanto a San Benedetto da
Norcia alla sua destra ,che tiene in mano la Chiesa e , in un altro dipinto del pittore Bruschi , la figurazione
dell’avvenimento descritto nella lapide , con il Papa Pasquale II° , San Berardo , il Vescovo di Tivoli , quello
di Anagni e Pietro Colonna , che si era riconciliato con il papa ed era stato perdonato da Berardo ……..
Mi recherò a Rocca Sinibalda , in provincia di Rieti , sulle tracce di Sinibaldo , padre di Santa Rosalia
pronipote di Berardo Cardinale –Vescovo dei Marsi ……..
Zazzara Franco Francesco
Agosto 2009
50)
51)
53)
52)
Saint Rosalia of Palermo and
Saint Berardo of the Marsi
Preface
Three years ago, precisely in March, at the end of a doctor’s visit to his mother, Mr. Emilio Terra
from Lecce nei Marsi gave me a “necrologic-souvenir” of an Archpriest born in 1885 who had
practiced his mission for thirty years, from 1912 until 1942, in his town: his name was Giovanni
Zazzara, about whom I knew nothing.
It was suggested to me to contact the Rector of the Co-Cathedral of the Marsi at Pescina, Don
Giovanni Venti, if I wished to know something about the abovementioned Archpriest who bore my
same surname: the Rector kindly permitted me the consultation of tomes shut up in a dusty
closet, the “Liber Baptizatorum” of the antique Marsican Diocese, restored in 1996 by the
Superintendence of the Archives at Pescara, in which I discovered the relationship the foresaid
priest had with my Grandfather Franco Francesco, his cousin, called “Matteotti.”
During these last three years I have assiduously consulted the “Liber Baptizorum,” preparing a
translation of 100 years (from 1572 up to 1671), in the meantime Don Giovanni had lent me his
CD about Saint Berardo, Patron Saint of the Marsica, who had lived during the XI century, from
which I extracted some texts taken from the historians and learned M.Febonio1, F. Ughelli2,
P.A.Corsignani3, A. di Pietro4, G.Signino5, V. Amendola6, E.Cerasani7, and photocopied of chapters
extracted from an historian of Palermo, P.A. Tornamira,who describes the Genealogy of Saint
Rosalia, Paton Saint of Palermo, brought to Pescina thanks to a young Giuseppe Silvestrini from
Carini (prov. of Palermo).
Being interested in furthering knowledge about the terrain tribulations during the century of the
“Battle for the Investitures” gone through by our Saint Berardo, out of curiosity I began reading
the Palermitan author’s pages (the Berardo’s were followed back even till Charlemagne).
Afterwards my interest became more specific seeing in the genealogical tree of the Berardo’s the
relationship as relative between the two saints, and even more so with the referral that
P.A.Tornamira made about a Naples historian who, in 1615, had written tomes about “Historia
della nobiltà d’ Italia”8, sent to a certain Francesco Zazzara, my homonym, as the most
authoritative and secure source about the descent of Saint Rosalia, because this author had
consulted the Registers of the Abbacy of Farfa, transcribing the donations. This brought me to do
the translation in today’s language of those texts, to say the truth rather mixed up till the last
chapter in which, with clarity and decision, the author affirms that Sinibaldo, son of Teodino,
(brother of Saint Berardo, Bishop of the Marsi) is the father of Saint Rosalia.
1
The learned refers specifically to M. FEBONIO, Vita di San Berardo cardinal del titolo di S. Crisogon e d’altri santi della diocesi dei
Marsi, Roma 1973.
2
Cite F. UGHELLI, Italia Sacra, Vol. I, Venetiiis 1917
3
Refering to P.A.CORSIGNANI, Reggia Marsicana, Napoli 1738.
4
Cite A.DI PIETRO, Catalogo dei Vesoci della Diocesi dei Marsi, Avezzano 1872.
5
Specifically, Zazzara, during various studies computed by the studious medievalist, refers to “La terra dei Marsi. Cristianesimo, Cultura, Istituzioni”,
Roma 2002, pages 339-364.
6
Cite V. AMENDOLA, San Berardo Cardinale, Vescovo dei Marsi. Una drammatica vicenda medioevale nella storia della Marsica, S. in P. Pescina
2005.
7
8
E. CERASANI, “Dio non ci lascia mai soli”, Sulmona, 1988.
Trans. “History of Nobility in Italy”.
On my part, convinced by the explicit formulation, during the translation of the passage about the
crowning of Charlemagne done by Pope Leon III on Christmas of the year ‘800 in which it is
written that the king receives in donation “a standard with painted thereon a red Rose” ( with the
capital R) and afterwards, in the description of the County of the Roses which, according to Plinio
and Cluverio… “Roseane…Rosula…are named these places…”, I allow myself to sustain that the
name Rosalia may be a precise clue to the derivation “in nomenclature”, along with the territory
that goes from Mount Velino on to Rieti.
Since a while ago I have been in contact, for reasons of cultural interest, with Dr. Graziella Di
Salvatore, Assistant to Political Philosophy at the University of Studies at Teramo, whom I had met
on one of my working occasions some years ago, and asked her for some necessary collaboration
to do some more accurate and credible historical research as regards to the side notes of the text
pages written by Tornamira which I had translated, remembering her vast expertise.
Las month, during a hot July, Dr. Di Salvatore was in Naples for a Convention and visited the
Museum-Chapel of Sansevero where, having entered to admire the famous Veiled Christ, an
extraordinary statue by Sanmartino, she also saw a statue of Saint Rosalia and, consulting the
guide-text of the Museum, noticed in the paintings the faces of Saint Berardo, Bishop and Cardinal
of the Marsi, and of Saint Rosalia and of four other Saints from the Berardo Family in which we
can we can find roots of the Counts DeSangro-Sansevero.
At the beginning of This August, rummaging through my books, I found some pages extracted
from L’Osservatore Romano (Vatican newspaper, n.of.t.) from the year 1961, given me by my good
friend Prof. Generoso Di Paolo, written on the occasion of the VI centenary of the transposition of
the mortal remains of Saint Berardo from San Benedetto dei Marsi to Pescina, with referral to the
walling up of a commemorative stone in the glacis of the Colonna Fort at Castel San Pietro
Romano , in memory of the outrage Saint Berardo underwent in 1109 by hand of Pietro Colonna
(he had been thrown down, after having been beaten, into an empty well, and held prisoner there
for two months) and in memory of a very important historic event for Palestrina on December 16,
1117, when Pope Pascal II, along with Saint Berardo, Bishop of the Marsi (guest of honor) and
another two Bishops, dedicated the Cathedral of Palestrina to Saint Agapito, as carved into a stone
placed over the fifth column on the left of the Palestrina Dome.
Sunday August 23, Dr. Di Salvatore and the underwritten, along with the Prior Giuseppe Simeoni
and Mr. Antonio Barnabei, President of the Local Committee of Colli di Monte Bove, birth town of
Saint Berardo, went to Palestrina to obtain photographic documentation of the commemorative
stone with the inscription done on December 16, 1117, on the fifth column.
Visiting the entire Dome, as a welcome surprise, we noticed in the apsidal painting, among the
group of Saints, Saint Rosalia “over the head” of Saint Berardo, seated next to Saint Benedict of
Norcia, founder of Occidental Monasticism, and, in another painting by the artist Bruschi, the
figuration of the event inscribed in the stone, with Popo Pascal II, Saint Berardo, the Bishop of
Tivoli, the Bishop of Anagni and Pietro Colonna, who had reconciled with the Pope and had
received ‘our’ Saint Berardo’s pardon.
Going up towards the Barberini Palace we ‘encountered’, next to it, the Church of Saint Rosalia,
great-niece of Saint Berardo Bishop and Cardinal of the Marsi…
I thank my wife Wilma Rita, my son Christian Emanuele and Mrs. Ornella, Dr. Graziella’s mother,
for the notable patience accorded us.
Dr. Franco Francesco Zazzara
Pescina, August 2009
Zazzara Franco Francesco
La parentela tra Santa Filippa Mareri di Petrella Salto ,Santa Rosalia di Palermo e
San Berardo dei Marsi.
Nel mese di marzo dell’anno 2012 ho conosciuto suor Berardina , clarissa del Monastero di Santa Filippa
Mareri a Borgo San Pietro di Petrella Salto in provincia di Rieti ( Giovanni della Petrella fu quel parente che
liberò San Berardo traendolo fuori con uno stratagemma dalla cisterna vuota , a Castel San Pietro Romano,
dove l’aveva fatto rinchiudere Pietro Colonna nell’anno 1109).
Ella mi ha donato alcuni documenti sulla vita di questo personaggio a me sconosciuto .
Mentre leggevo il libro “ La baronessa Santa Filippa Mareri “dell’autore P. Elia Cerafogli , sono stato colpito
dalla nota N°2 della pagina 129 del testo che recita :….”è necessario precisare che i Sinibaldi che già intorno
all’anno mille avevano possedimenti a Roma e Sabina ……verso la fine del 1220 hanno dato origine ai
Mareri , come dimostra il Chiappini (Documento XI p.35 )….Sappiamo anche che il castello di Rocca
Sinibalda ( presso il Turano) , già fondato dai Sinibaldi verso il Mille (cf.C.Verani , Provincia di Rieti ,p 135136 )….., ai tempi di Filippa apparteneva ai Mareri “…..
Avendo il sottoscritto “riscoperto “ la parentela fra San Berardo dei Marsi e Santa Rosalia (Sinibaldi) ,(Santa
Rosalia di Palermo e San Berardo dei Marsi ,vescovo e Cardinale .Albatros il Filo Ed. 2012) , ho
INDIVIDUATO in Santa Filippa Mareri , discepola di San Francesco d’Assisi , prima clarissa canonizzata
mentre era ancora viva Santa Chiara ,una NIPOTE di Santa Rosalia di Palermo ,(che risulta essere pronipote
di San Berardo Berardi dei Marsi) , essendo Ella figlia di Filippo Mareri , padre anche di Gentile e Tommaso
Mareri ( che fu il fondatore della città de L’Aquila) ,figlio di quel Sinibaldo Sinibaldi che edificò Rocca
Sinibalda .
Sinibaldo era il nipote di Berardo Conte di Colli di Monte Bove ( della Contea dei Berardi di Celano ) che a
sua volta era il padre di San Berardo Cardinale-Vescovo della Diocesi dei Marsi a San Benedetto dei Marsi.
Un anello di congiunzione pertanto fra l’Ordine Benedettino e quello Francescano (femminile ) , che passa
anche per San Berardo , come ho elaborato nell’albero genealogico di questa famiglia che si fa risalire a
Carlo Magno.
Santa Filippa Mareri è anche la protettrice della città di Sulmona.
(Suor Berardina sapeva poche cose di San Berardo) .
Nella volta della Cappella-Museo De Sangro-Sansevero di Napoli (famosa per la statua di marmo di “Cristo
velato “) , conosciuta come “La gloria del Paradiso “, vi sono dipinti San Berardo di Teramo, Santo Odorisio ,
San Randisio , Santa Rosalia , Santa Filippa e San Berardo Cardinale dei Marsi ( non San Bernardo di
Chiaravalle fondatore dei Templari , come erroneamente si ritiene ). Il principe Raimondo De Sangro era
discendente dei Conti Berardi dei Marsi .
54)
The relationship of Saint Filippa Mareri from Petrella Salto ,
Saint Rosalia from Palermo and Saint Berardo of the Marsi
In the month of march of the year 2012 , I met sister Berardina , clarisse from the monastery of Saint
Filippa Mareri in “Borgo San Pietro di Petrella Salto “in the province of Rieti (Giovanni della Petrella was
That relative who rescued Saint Berardo , taking him out with a trick from the empty tank in Castel San
Pietro Romano ,where Pietro Colonna had him locked in from the year 1109).She gave me some documents
about the life of this character unknown to me . In reading the book “La baronessa Santa Filippa Mareri “by
P.Elia Cerafogli ,I was caught by the note n°2 at page 129 which says :…”we should note that the Sinibaldi
,who already had possessions in Rome and Sabine during the eleventh century…….gave origin to the Mareri
,as evidenced by Chiappini (document XI ,page 35)…we also know that the castle of Rocca Sinibalda “ (near
Turano),already founded by Sinibaldi around 1000 a C (C.Verani ,Province of Rieti ,page 135-136)
….,belonged to the Mareri when Filippa was alive” …
Having the undersigned “rediscovered “the relationship between Saint Berardo of The Marsi and Saint
Rosalia (Sinibaldi) ,(“Santa Rosalia di Palermo e San Berardo dei Marsi , Vescovo e Cardinale” ,Albatros il Filo
Ed.2012 ),I have identified in Saint Filippa Mareri ,disciple of Saint Francesco of Assisi ,first canonized
Clarisse being Saint Chiara still alive ,a nephew of Saint Rosalia of Palermo (who turns out to be greatgrand-daughter of Saint Berardo Berardi of the Marsi ) for she is daughter to Filippo Mareri ,who is also
father of Gentile and Tommaso Mareri (who was the founder of L’Aquila ) ,Filippo who was the son of That
Sinibaldo Sinibaldi who built Rocca Sinibalda .
Sinibaldo was the nephew of Berardo ,Count of Colli di Monte Bove (from the county of the Berardi of
Celano ), who was in turn the father of Saint Berardo cardinal-bishop of the Diocese of the Marsi in San
Benedetto dei Marsi .Therefore a link between the Benedectine and Francescan order (female) ,which also
passes through Saint Berardo ,as I elaborated in the family tree of this family that dates back to
Charlemagne . Saint Filippa Mareri is also the Patron of the city of Sulmona . (Sister Berardina knew only a
few things about Saint Berardo ).
In the vault of the Chapel-museum De Sangro –Sansevero of Naples (famous for the marble statue of
“Christ veiled” ) ,known as “ The glory of Paradise “, Saint Berardo of Teramo ,Saint Odorisio ,Saint Randisio
, Saint Rosalia ,Saint Filippa and Saint Berardo cardinal of Marsi (not Saint Bernardo da Chiaravalle ,founder
of the Templars ,as is erroneously considered ) are painted.
The prince Raimondo de Sangro was a descendant of the Counts Berardi of Marsi.
55)
56)—57)
58)
Giovanni Zavarella
Il Rubino . Assisi . settembre 2014
59)
AVVENIMENTI STORICI NEGLI ANNI DI BERARDO DEI MARSI
ENRICO V° ( 1081- 1125 )
– Era il secondo figlio di Enrico IV° e di Berta di Savoia ..
Sostitui’ il padre che egli stesso aveva costretto ad abdicare e fu Re d’Italia nell’anno 1099.
Era stato proclamato imperatore dal 1096.
Egli era il principale fautore delle decisioni imperiali nella “Lotta per le investiture” .
Si accordò con il papa Pasquale II° che avrebbe restituito le terre e i benefici della Chiesa all’Impero se
avesse rinunciato all’investitura : era avvenuta la separazione fra stato e Chiesa .
L’accordo venne annullato perché molti vescovi venivano danneggiati .
Il papa Pasquale II° scomunicò Enrico V° e la “Lotta “ riprese fino all’anno 1122 , quando si giunse al
concordato di Worms con il papa Callisto II° .
I TEMPLARI :
- Sono stati un Ordine monastico- militare nato a Gerusalemme durante le Crociate .
Fu riconosciuto dal papa Pasquale II° ( il papa molto legato a Berardo dei Marsi ) nell’anno 1118 .
Essi si riconoscevano da una croce rossa stampata su tunica bianca o nera .60)
L’Ordine veniva guidato da un Gran Maestro e venivano divisi in cavalier i , che erano nobili ,sergenti (
erano i borghesi ) ed ecclesiastici .
Proteggevano i luoghi santi e preparavano uomini , raccoglievano denaro , per le crociate in Terrasanta .
Terminato il periodo delle Crociate i Templari si dedicarono ad attività finanziarie .
Il re di Francia Filippo IV° voleva impossessarsi dei loro beni e d ottenne la soppressione dell’ordine dei
Crociati nell’anno 1312 da parte del papa Clemente V°.
CONCORDATO DI WORMS. 61)
Nell’anno 1122 a Worms si pose fine al conflitto tra papa ed imperatore per le investiture .
Fu stabilito :
1) - la rinuncia definitiva dell’imperatore alla investitura religiosa .
2) – il papa concedeva che in Germania l’investitura dei vescovi avvenisse alla presenza dell’Imperatore (
senza violenza né simonia ) : chi veniva eletto veniva investito prima dall’imperatore e poi consacrato dal
papa .
3) – in Italia la consacrazione doveva precedere l’investitura .
Gli abati ed i vescovi continuavano ad essere vassalli imperiali , ma non furono piu’ funzionari .
La chiesa riusci’ a riportare la consacrazione episcopale alla dignità di sacramento , eliminando per sempre
lo scandalo dell’investitura spirituale .
RUGGERO II°:
62)
-Il re Ruggero II° diede inizio ad una monarchia molto radicata in Sicilia ,passata in successione agli Svevi ,
agli Angiò , agli Aragonesi , agli Spagnoli . ai Savoia , all’Austria ed ai Borboni infine.
La figura del Re accentrava quasi tutto il potere , anche quello dei feudatari normanni .
I legami feudali con la Chiesa erano del tutto inesistenti .
Egli persegui’ una politica saggia fondata sulla tolleranza e sulla civiltà .
Vanno ricordate a tal proposito le Cattedrale di Palermo , di Monreale e di Cefalu’.
SAN BERNARDO DA CHIARAVALLE (1090 -1153):
63)
- Viene considerato il secondo fondatore dell’ordine cistercense .
A vent’anni entrò nell’abbazia di Citeaux e nell’anno 1115fondò il monastero di Clairaux, di cui fu l’abate
fino alla morte .
Girò tutta l’Europa con il suo impegno religioso e politico .
In Francia , nel 1146 ,predicò la necessita di una crociata per liberare i luoghi santi , con estrema efficacia e
successo .
Inventò la dottrina delle due spade : sia il potere temporale che quello spirituale avrebbero dovuto
combattere insieme , per combattere le Eresie e portare i cristiani tutti uniti nella Fede .
Fu canonizzato nel 1174 .
I PAPI CHE VISSERO GLI ANNI DI BERARDO DEI MARSI
PASQUALEII° :. (1099-1118)
Nacque in provincia di Forli’ , a Pleda .
Era monaco dell’Ordine di Cluny .
Era cardinale di San clemente in Roma.
Il 13 agosto del 1099 fu eletto papa contro la sua volontà , col nome di Pasquale ..
Iniziò il suo pontificato con l’annuncio della presa di Gerusalemme nella I° Crociata , e visse le tensioni della
“Lotta per le investiture “fra il potere spirituale e quello temporale .
Firmò un compromesso con il re di Francia Filippo I° e con il re d’Inghilterra Enrico : quei sovrani avrebbero
rinunciato all’investitura ricevendo dal papa un giuramento feudale di fedeltà .
Con l’imperatore di Germania Enrico V° invece si scontrò fortemente .
Enrico V° era succeduto al padre Enrico IV° che ,dopo essere stato scomunicato piu’ volte , si era riconciliato
con la Chiesa .
Egli mori’ nell’anno 1106 .
L’Imperatore Enrico V° invece ostacolò sempre il Pontefice Pasquale II° e gli contrappose ben tre anti papi :
Teodorico , Alberto e Silvestro IV° .
Nel concilio di Benevento il papa riconfermò i decreti relativi alle investiture contro l’imperatore tedesco ,
ma Enrico V° scese in Italia con il suo esercito e fece prigioniero il Papa per cinquanta giorni .
Pasquale II° cedette alla forza e concesse all’imperatore il potere di eleggere i vescovi nel suo Regno , senza
la Simonia e incoronò Enrico V° Imperatore , nell’anno 1111 , a San Pietro .
L’anno dopo però , sotto la spinta dei cardinali che non accettavano che tornasse in vigore il “Privilegium
Othonis “, Pasquale II° scomunicò di nuovo Enrico V° .
Questa condanna fu confermata nel Sinodo del Laterano dell’anno 1116.
L’imperatore Enrico ritornò con l’esercito a Roma e Pasquale II° dovette fuggire ad Albano, a Montecassino
, Benevento e ad Anagni .
Egli potè tornare a Roma , accompagnato dai Normanni , soltanto nel 1118 , rifugiandosi a Castel
Sant’Angelo , dove mori’ il 18 gennaio di quell’anno stesso .
E’sepolto in San Giovanni in Laterano .
Egli favori’ la nascita degli Ordini degli Ospitalieri e dei Termplari , che avevano il compito di proteggere i
pellegrini e i luoghi santi della Terrasanta .
GELASIO II° = (1118- 1119)
64)
Faceva parte della famiglia dei duchi di Fondi , i Caetani ; nacque a Gaeta e gli fu imposto il nome
Giovanni .
Entro’ nel Monastero di Montecassino , fu nominato Cardinale e poi Cancelliere della Chiesa dal Papa
Urbano II° .
Il 25 gennaio dell’anno 1118 fu eletto papa da 51Cardinali ( fra i quali c’ era Berardo dei Marsi ) che
subirono pressioni violente da parte di quelli che seguivano il partito dell’imperatore e che erano
capeggiati dal nobile Cardinale della famiglia dei Frangipane .
Dopo l’elezione Giovanni prese il nome di Gelasio .
I Frangipane lo malmenarono e lo rinchiusero nella loro fortezza ; fu liberato dal popolo di Roma ma ,
appena rientrato nella sede papale , giunse Enrico V° che lo costrinse alla fuga e fece eleggere un antipapa
di nome Gregrio VIII°, l’arcivescovo di Braga del Portogallo , che si chiamava Maurizio Bourdin .
Questi fu soprannominato Burdinus (asino ) perché non raccolse molte simpatie .
Gelasio si rifugiò a Gaeta , sua città natale , protetto dai Normanni , e li’ fu consacrato papa il 10 marzo .
Nel Concilio fatto tenere proprio a Capua , Gelasio II° scomunico’ (di nuovo ) l’imperatore Enrico V° e
l’antipapa Gregorio VIII° .
Quando Enrico V° ritornò in Germania , il papa rientrò a Roma da dove dovette fuggire di nuovo per una
violenta sommossa fomentata dalla famiglia Frangipane .
Gelasio II° fece intervenire il re francese Luigi VI° e si trasferi’ in Francia , ove mori’(a Cluny ) il 29 gennaio
dell’anno 1119 , spogliandosi delle insegne papali e visse i suoi ultimi giorni in penitenza e povertà .
Vestito umilmente del solo saio da frate , fu sepolto nella terra del monastero di Cluny .
CALLISTO II° _(1119-1124)
65)
Guido conte di Borgogna era parente con i regnanti di Francia , Inghilterra e Spagna .
Fu arcivescovo di Lione per circa trenta anni e fu eletto papa nel monastero di Cluny nell’anno 1119 , a
febbraio , e consacrato papa a Lione ( che si chiamava allora Vienne ) il giorno 9 dello stesso mese .
Si trattava della prima volta che un papa veniva eletto fuori i confini dell’Italia , senza essere stato
approvato da tutto il clero e dal popolo di Roma .
Guido fu chiamato Callisto .
Nell’anno 1120 papa Callisto , dopo aver fatto imprigionare l’antipapa Gregorio VIII° , entrò a Roma ,
acclamato dal popolo .
Fece distruggere i castelli dei Frangipane e dei suoi alleati , sottomise al papato coloro che avevano rubato
le terre della Chiesa e fu decisivo per far terminare la centenaria “lotta per le investiture “.
Riusci’ a subordinare il potere temporale a quello spirituale .
Al concordato di Worms fra Enrico V° e Callisto II° ( 23 -9- 1122) fu deciso che in Francia ed in Italia i vescovi
ricevevano la consacrazione religiosa prima dell’investitura feudale e in Germania solo la consacrazione
episcopale seguiva l’investitura .
Egli convocò il I° Concilio del Laterano nell’anno 1123 ( fu presente Berardo cardinale dei Marsi ) , con
trecento vescovi e seicento abati : fu condannata la Simonia , il concubinato e fu promossa la seconda
Crociata .
Egli arricchi’ le chiese principali , fece abbellire gli edifici pubblici di Roma ed aumentò l’approvigionamento
idrico della Città .
Fu particolarmente devoto di San Giacomo e per questo dichiarò Arcivescovado Santiago di Compostella .
Fu sepolto nella Basilica di San Giovanni in Laterano il 13 dicembre dell’anno 1124 .
ONORIO II°= (1124-1130 )
66)
Nacque da una povera famiglia di contadini a Fiagnano di Imola Lamberto Scannabecchi .
Divenne arcidiacono della Cattedrale di Bologna , canonico di San Giovanni in Laterano , Cardinale di Santa
Prassede e Cardinale vescovo di Ostia .
Come consigliere del papa Callisto II° fu alla corte di Enrico V° come legato del papa ed ebbe un ruolo
importante nel definire il Concordato di Worms .
Venne eletto papa il giorno 21 del mese di dicembre dell’anno 1124 , con il favore della famiglia Frangipane
, in lite con il suo ramo dei Pierleoni , che volevano un loro candidato ( Celestino II° , che si ritirò dopo poco,
come antipapa ).
Lamberto Scannabecchi fu consacrato papa il 28 dicembre di quell’anno , e fu chiamato Onorio .
Quando mori’ Enrico V° senza eredi maschi , Onorio II° favori’ l’elezione ad imperatore del duca di Sassonia
Lotario , che era fedele al papato , contro Corrado di Svevia , che fu scomunicato .
Fu moderato con il re di Francia Luigi il Grosso e con Enrico I° d’Inghilterra .
Dopo la pace di Benevento del 1128 , Onorio II° dovette cedere il Ducato di Puglia e Calabria al re di Sicilia ,
il normanno Ruggero II°.
. Si ritirò , malato , nel convento di Sant’Andrea al Celio (oggi è di San Gregorio ) quando Roma si trovava in
un clima violento per le lotte dei Frangipane e dei Pierleoni , che pensavano di sostituire Onorio con un
altro papa .
Mori’ il 14 febbraio 1130 ed è sepolto in San Giovanni in Laterano .
INNOCENZO II° - (1130 -1143)
67)
Si chiamava Gregorio Papareschi e faceva parte della famiglia dei nobili Guidoni .
Canonico in San Giovanni in Laterano , fu nominato Cardinale di Sant’Angelo dal papa Urbano II° e Papa il
15 febbraio dell’anno 1130 e si fece chiamare Innocenzo .
Fu contrapposto da Anacleto , l’antipapa voluto dai Pierleoni , mentre egli era portato dai Frangipane .
Anacleto era appoggiato dal normanno Ruggero II° , si insediò a Roma e costrinse alla fuga Innocenzo II° ,
che dovette rifugiarsi a Pisa ,a Genova e a Cluny in Provenza .
Da li’ passò a Clermont e a Orleans ove incontrò il Re Luigi il Grosso .
A Liegi convocò un concilio in cui promise la corona imperiale a Lotario se avesse protetto la Santa sede ed i
suoi beni .
Nel suo peregrinare giunse a Chiaravalle ; i monaci gli andarono incontro vestiti in maniera povera ed
innalzavano una croce fatta con tronchi d’albero non lavorati , con gli occhi costantemente in basso …
Il prestigio che aveva San Bernardo da Chiaravalle fece accettare favorevolmente Innocenzo II° sia dal re
che dall’episcopato francese .
Gli si riconobbero i diritti di Innocenzo al soglio pontificio in Roma.
ANTIPAPI DEGLI ANNI DI BERARDO DEI MARSI
CLEMENTE III° (1080-1080) ----(-1084-1098).
68)
l’arcivescovo di Ravenna e cancelliere dell’impero Guiberto era sostenitore degli antipapi Benedetto ed
Onorio .
Quando Ildebrando diventò Gregorio VII° papa , Guiberto riuni’ un’assemblea di vescovi della Lombardia
per deporre il Papa, che lo scomunicò .
La tensione Fra Gregorio VII° e l’imperatore era giunta al culmine , Enrico IV° depose il papa che dovette
rinchiudersi a Castel Gandolfo ed elesse Guiberto , che fu chiamato Clemente III° .
Il normanno Roberto il Guiscardo fece liberare Gregorio VII° e fuggire Clemente III° a Ravenna .
Clemente era un uomo di cultura , abile e buon oratore .
Grazie alle sue amicizie tornò a Roma e si comportò come papa durante i Pontificati di Vittore III° e Urbano
II° .
Legiferò contro la simonia ed il matrimonio dei preti .
Nel 1089 fu scacciato da Roma . Mori nell’anno 1100 .
TEODORICO (1100-1101)
I seguaci di Clemente III° elessero il vescovo di Albano , di nome Teodorico .
Al ritorno dall’Italia Meridionale , Pasquale II° fece catturare Teodorico e lo rinchiuse nell’Abbazia di Cava ,
vicino Salerno .
Teodorico si fece monaco .
ALBERTO (1101-1101 ).
69)
Dopo l’arresto di Teodorico i Cardinali che sostenevano Clemente III° elessero papa il vescovo Alberto, ma
a Roma scoppiarono violenti tumulti da costringerlo alla fuga .
Egli non riusci’ a fuggire e fu consegnato al Papa Pasquale II° (che doveva molta riconoscenza al nostro
Berardo )che , dopo un processo breve , lo confinò a San Lorenzo di Aversa .
SILVESTRO IV° (1105-1111)
Il papa Pasquale II° si trovava in Francia dal re Filippo I° e , in sua assenza , a Roma fu accusato di simonia ed
eresia .
Venne eletto l’arciprete Maginulfo con il nome di Silvestro IV° .
Quando il papa Pasquale II° tornò a Roma , scoppiarono altre ribellioni che costrinsero alla fuga l’antipapa
Silvestro IV° prima a Tivoli e dopo ad Osimo nelle Marche ..
GREGORIO VIII° (1118-1121).
70)
Fu il quinto antipapa ad essere incoronato dagli imperatori tedeschi .
Nell’anno 1118 Enrico V° si trovava a Roma e voleva che il papa Gelasio chiudesse in amicizia il problema
delle nomine ecclesiastiche , ma ricevette un secco rifiuto dal Papa .
Enrico V° costrinse alla fuga Pasquale II° e nominò un altro antipapa che prese il nome di Gregorio VIII° , al
secolo il monaco dell’ordine di Cluny di Limoges Maurizio Burdino .
Con la morte di papa Gelasio il suo successore Callisto II° mise fine alla “lotta per le investiture “con il
trattato di Worms .
L’antipapa Gregorio VIII° , non piu’ utile all’imperatore , fu consegnato e rinchiuso in un convento da
Callisto II° .
CELESTINO II° (1124-1124)
71)
Quando fu eletto papa Onorio II°, che era portato dalla famiglia Frangipane , i Pierleoni elessero il
Cardinale Teobaldo Boccadipietra che si chiamò Celestino II°.
Si stava intonando il Te Deum per la sua consacrazione ma entrarono nella sala le truppe armate di
Roberto Frangipane che ferirono Celestino II° .
Egli con le buone e le cattive maniere fu convinto a lasciare il papato.
ANACLETO II° (1130 – 1138 )
Alla elezione di papa Innocenzo II° ( Gregorio Papareschi o Guidoni ) che vollero i Frangipane , i Pierleoni
opposero un loro famigliare , Pietro Pierleoni , con il nome di Anacleto II° .
Era ancora in atto la divisione fra Cardinali conservatori e Riformisti .
Grazie alle ricchezze dei Pierleoni , Anacleto II° divenne il padrone di Roma .
Innocenzo II° dovette fuggire in Francia da dove ritornò grazie all’assistenza di Bernardo di Chiaravalle .
72)
73)
DIDASCALIE delle fotografie
Foto 7 –Palermo . Albero genealogico di Santa Rosalia e di San Berardo , Cardinale Vescovo dei Marsi .
Inserto ripreso dalla Biblioteca del Monastero dei Benedettini celle Vergini .
Da Carlo Magno , imperatore cristiano , fino a Berardo il Francese ove si divide e inizia la Contea di Celano
ed il ramo che va a San Berardo di Teramo ( ed anche ai Borrello e ai De Sangro ) , mentre per linea diretta
si giunge a San Berardo dei Marsi e a Santa Rosalia di Palermo .
Foto 8 ) ---. San Marco di Atina ..” il Vangelo fu predicato ai Marsi da Marco il Galileo (46 d. C.), consacrato
Vescovo di Atina da San Pietro”…… Biagio D’ Alessandro . 1848
Foto 9 )--- San Rufino , vescovo dei Marsi nell’anno 237 d.C. , patrono di Assisi .
Era il padre di San Cesidio di Trasacco .
Foto 10 ) ….. Papa san Bonifacio IV° , nato a Valeria ( San Benedetto di Marsi ), dell’Ordine Benedettino .
fece diffondere in tutta l’Europa la regola “ora et labora “. Istitui’ la festa di Tutti i Martiri , divenuta poi di
tutti i Santi .
Foto 11) -----Marruvium ( bassorilievo del II°sec a. C. ) . E’ visibile la porta di accesso alla città , dalla riva del
Lago Fucino , ove terminava la via Valeria (l’odierna “ la Villa “) . E’ possibile riconoscere in alto il Capitolium
( dove sorgerà la Cattedrale di santa Sabina ) e l’Anfiteatro .
Foto 15) -Facciata e portale della Cattedrale della martire Santa Sabina a San benedetto dei Marsi .
San Berardo mori’ al suo interno , lunedi’ 3 novembre dell’anno 1130.
Foto 13 ) –L’ ”EXULTET “ del Vescovo Pandolfo .
Veniva letto nella Cattedrale di Santa Sabina .
Foto 16 ) –Colli di Monte Bove (L’Aquila ) . Ruderi del Castello dei Berardi dove nacque Berardo nell’anno
1079.
Foto 24 ) – Castel San Pietro Romano – Palestrina ( Lazio ) –Cisterna simile a quella in cui venne gettato e
tenuto prigioniero per due mesi Berardo , da parte di Pietro Colonna .
Foto 33) –Trasacco ( Aq ) da “Trans aquas = al di là delle acque , riferito alla posizione della Caput
Marsorum Valeria ( San Benedetto dei Marsi ) .
Cattedrale dedicata a San Cesidio figlio di San Rufino che era stato Vescovo dei Marsi a San Benedetto .
Ebbe il martirio a Trasacco , dove gli fu tagliato il braccio mentre officiava messa , durante l’ostensione .
Foto 34 ) – Valico di Forca Caruso ( un tempo chiamato di “Forca Ferrato “). Nella piana sorgeva
l’Orfanotrofio di San Nicola , da li’ i cognomi Di Nicola , Proietti , Sannicola etc.) e, a mezza costa , il
Monastero di San Rufino (dedicato al vescovo e Patrono di Assisi ).
Foto 42) –Celano ( Aq) – Chiesa di San Giovanni Battista . Nell’agosto dell’anno 1130 il Cardinale- Vescovo
Berardo era tornato nella sua casata e, dopo aver officiato in questa chiesa , di sera , comincio’ ad
avvertire violenti dolori addominali .
Foto 44 ) Pescina . Chiesa di San Berardo . Progetto di ricostruzione del Santuario , sullo stesso sito della
sua Chiesa .
Projet a reconstruction over the ruins and on the same site as his church.
Foto 45 -46 )- Pescina - Cattedrale di S. Maria delle Grazie : urna di cristallo e urna di legno con i resti
mortali di San Berardo (1130 d. C. ) e di Santa Sabina martire (122 d. C) .Patroni- Protettori dei Marsi.
Cathedral of Saint Mary of the Graces. A crystal casked and a woodwn casket with the mortal remains of
the Saint Berardo and the martyr Saint Sabina .Patron Saints – Protectors of Marsi .
---Sabina fu matrona romana ………Rimasta vedova rinunciò ad ogni agiatezza ……..A casa sua trovarono
rifugio molti cristiani . Subi’ il martirio per aver abiurato Giove ed essersi votata a Cristo nell’anno 122 d. C.
…--I confinanti marsi furono i primi ad innalzarle un monumento subito dopo il suo martirio ( la
decapitazione ) ……
….Sabina was a roman matron ……..Having been widowed she renounced to every comfort ….In the house
many Christians found refuge . She underwent martyrdom because she left idolatry and devoted herself to
Christ ( 122 a.C.) …..The bordering Marsians , who were the first to raise a monument for Her the dawn of
her martyrdom …..
Foto 47 ) .” Lago Fucino e montagne abruzzesi “. 1789 – Dipinto di J.Joseph – Xavier Bidauld .
Foto 48 )- Cattedrale di Santa Sabina a San Benedetto dei Marsi e Lago Fucino . Dipinto di Conzalvo Carelli .
1840 (circa )
Foto 49 )- Pescina - Tomba di Ignazio Silone - Lo scrittore famoso nel mondo ha voluto riposare per
l’eternità sotto quella Croce e accanto a quella torre campanaria della chiesa di San Berardo ,(nel cui
interno si è officiato messa fino all’anno 1956 ) , per essere protetto dal Santo che proteggeva i piu’ poveri .
Ignazio Silone he decided to be put to rest for eternity and the Santctuary on the other side of that bell
tower …….via that saint who protected the poor …..
Foto 45 ) Napoli –Cappella – Museo De Sangro Sansevero : Statua marmorea di Santa Rosalia di Palermo .
Foto 51 ) . Palestrina . Duomo di S. Agapito – Lapide sulla V° colonna :”l’anno …..1117 , nel giorno 16 del
mese di dicembre ………….A questa dedicazione intervennero Maifredo vescovo di Tivoli , Berardo vescovo
dei Marsi , Pietro vescovo di Anagni ……Gregorio orafo fece “
Foto 52 ) .Palestrina . Abside del Duomo . Gruppo di Santi del catino absidale . D. Bruschi : a partire
dall’alto sono dipinti Santa Rosalia , Jacopone da Todi, S. Benedetto Labre , Beata Margherita Colonna , San
Berardo dei Marsi , S. Benedetto da Norcia ( con la Chiesa in mano )…….
Foto 53 ) Palestrina . Duomo . Dipinto di D. Bruschi : ….” Insieme con Pasquale II° , intervennero Berardo
vescovo dei Marsi , Maifredo vescovo di Tivoli e Pietro vescovo di Anagni . …..Si individua anche Pietro
Colonna , dallo scudo con la colonna, che fu perdonato da Berardo .
Foto 55 ) ……”.La città di Aquila fu “fabbricata “ nel 1254 con l’aiuto del Re Corrado , figlio di Federico II°
……Pietro di Bazzano , il 6 maggio del 1253 , decide di affidare , pagandolo , per procura del popolo di
Forcona e di Amiterno , l’opera della costruzione della città a Tommaso Mareri ( fratello di Santa Filippa
n.d.t. Zazzara F.F. )” ……..da” Abruzzo pagano e cristiano” pag 26 .
Foto 56 ) Napoli . Cappella Museo De Sangro Sansevero . Statua del “ Cristo Velato”.
Foto 57 ) . Napoli . Museo De Sangro Sansevero . Volta affrescata conosciuta come “ La Gloria del Paradiso “
. Vi sono raffigurati sei Santi ( il numero sei corrisponde ai sei monti che sono presenti nello stemma dei
Conti dei Marsi ) : San Randisio , San Berardo di Teramo , Santa Filippa Mareri , Santa Rosalia , Santo
Odorisio e San Berardo Cardinale Vescovo dei Marsi
Foto 58) Napoli . Museo De Sangro . “ medaglione “ della volta con il dipinto di Santa Filippa Mareri .
Foto 73 ) – Celano ( Aq ) – Busto di San Berardo dei Marsi . La voce del popolo ( “ vox Dei “) ha tramandato
per secoli l’ episodio del riposo di Berardo , in questa località , mentre tornava da Roma alla sua sede
Episcopale di San Benedetto dei Marsi , “con la campana sulle spalle “ .
Anno 2015.
COGNOMI
Berardi
Berardini
Di Berardo
Berardicurti
Berardinetti
Di Berardino
Berarducci
BIBLIOGRAFIA
Fliche e Martin – Storia della Chiesa . Vol . III° -Torino
G. Volpe – Il Medio Evo – Firenze . 1978
Saba – Storia dei Papi – Torino 1957
AA.VV. Storia Universale , diretta da Pontieri .Vallardi .Vol .IV° . 1959 – Milano
Acta Sanctorum dei Bollandisti . data 3 novembre .
M. Febonio – Vita di San Berardo cardinale del titolo di San Crisogono …Roma . 1673
M.Febonio - Catalogo dei Vescovi dei Marsi - Napoli 1678
F. Ughelli - Italia Sacra . Vol. I – Venezia . 1717
P. A. Corsignani – Libro Unico sugli uomini illustri dei Marsi – Roma 1712
P. A. Corsignani – Reggia Marsicana . Napoli 1738
A . DI Pietro –Catalogo dei Vescovi della Diocesi dei Marsi . 1872 – Avezzano
P.A. Tornamira –Della prosapia paterna , materna e di Palermo , patria della gloriosa vergine Santa Rosalia
…Palermo -1674
F.F. Zazzara – G. Di Salvatore – Santa Rosalia di Palermo e San Berardo dei Marsi , una interessante
parentela – Albatros il Filo .2012
F.F. Zazzara - La parentela fra Santa Filippa Mareri di Petrella Salto , Santa Rosalia di Palermo e San Berardo
dei Marsi .Palozzi . 2013
R. Monge –Duemila anni di Papi – Gribaudo . 2007
F.F. Zazzara – E. Cerasani – Marsi – Albatros il Filo -2013
F.F.Zazzara -Adam-Uomo- Terra – Croce – Tip . Palozzi . 2013
F.F. Zazzara – Il Futuro dei Marsi – Albatros il Filo .2014
F.F. Zazzara –La Diocesi dei Marsi . La Contea dei Marsi – Palozzi . 2014
F.F.Zazzara – Abruzzo pagano e Cristiano .- Tip. Palozzi .2014
F.F.Zazzara
Internet Sito
– Documenti I-II-III .- Tip. Palozzi . 2014
–
marsi.wordpress.com
-2013
N. Chiocchio - Santa Maria in Campo - Cocullo . 2012
Grazie a mio figlio Christian Emanuele
Biografie
AMENDOLA VINCENZO
ZAZZARA FRANCO FRANCESCO
Nato a Pescina (Aq) il 30.10.1949
Ha tradotto e trascritto il “Registro dei Battezzati della Diocesi dei Marsi “( Anni 1572-1671)
Ha scritto:
Santa Rosalia di Palermo e San Berardo dei Marsi . Albatros il Filo Ed. 2012
Marsi . Albatros il Filo . Ed. 2012
Da Marruvium a …Piscina . Za-Fra . 2012
Il futuro dei Marsi .Albatros il Filo . Ed . 2014
La Diocesi e la Contea dei Marsi – Da Aachen a PitSaIn(n)- Tip. Palozzi . 2014
Il linguaggio dei Sumeri nella Marsica . di E. B. – Za-Fra . 2012
Maria Mancini , il Re Sole Luigi XIV° e il Cardinale Mazzarino . Tip. Palozzi . 2014
Abruzzo pagano e cristiano .Tip. Palozzi .2014
Documenti I-II-III . Tip. Palozzi .2014
---------------Premio Internazionale alla Carriera ( Olimpiade dell’Arte e della Scienza – Pomigliano d’Arco (Na). 2012
Premio letterario Città di Castello 2014 – Saggistica –Il Futuro dei Marsi .
Website : francofrancescozazzara .wordpress.com
E-mail : [email protected]
Copertine
Anteriore .: foto Castello di Monte Bove e Cattedrale di S. Sabina
Posteriore , Castello di Celano . Tomba di Silone
Fly UP