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Il paese che odia i libri Milano a ritmo di hip hop

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Il paese che odia i libri Milano a ritmo di hip hop
PAGINE 12-13
3
S 22-2
W PAG.
PAGINE 6-7
Da Usain Bolt
a Cavendish
alla scoperta
dei protagonisti
a cinque cerchi
E
PAGINE 8-9
Come seguire i
Giochi a basso
costo: istruzioni
e consigli sui
luoghi della City
Intervista alla
campionessa del
nuoto italiano:
“Vinco a Londra
e faccio un figlio”
N
Stelle
LM
Londra
IU
Pellegrini
Giugno 2012
Anno IX
Numero III
labiulm.
campusmultimedia.net
Periodico del master in giornalismo dell’Università Iulm - Campus Multimedia In-formazione - Facoltà di Comunicazione, relazioni pubbliche e pubblicità
Il più grande
spettacolo sottoil
Big Ben
ROMA 2020? NO, GRAZIE
FUORI I MERCANTI DAL TEMPIO
Stefano Fiore
Giovanni Puglisi
U
na e unica. L’esperienza di Roma 1960 rimarrà isolata.
Così ha deciso il premier Mario Monti, così ha deciso
la Storia. Niente bugie, niente retorica: sessant’anni
dopo, l’Italia non è in grado di organizzare un evento mondiale, di quelli che danno lustro all’intera nazione.
segue a pagina 3
Il paese che odia i libri
L
e parole di Mario Monti pesano come macigni: occorrerebbe sospendere il gioco del calcio per tre anni! Si sarebbe potuto dire anche: occorre allontanare i mercanti
dal tempio dello sport e restituirgli quello che era all’origine,
il gusto della gara e il piacere della competizione.
segue a pagina 3
Milano a ritmo di hip hop
PAGINE 18-19
PAGINE 20-21
Pagina 24
IULM NewS
LAB Iulm
Pagina 2
I
SOMMarIO
l giornale che avete in
mano è un prodotto molto
particolare. E’, insieme, la
palestra degli allievi del Master di Giornalismo Iulm –
Campus Multimedia, e il biglietto da visita di una Università
dove
si
studia
Comunicazione (la prima ad
averlo proposto in Italia) e
che sceglie di comunicare at-
LaB Iulm
Una scommessa e una vetrina
traverso il lavoro formativo
dei suoi studenti. Non era mai
accaduto prima che la testata
di una scuola di giornalismo
prendesse il mare aperto e venisse distribuita insieme a un
giornale “adulto” e prestigioso
come Prima comunicazione.
Per i trenta ragazzi del Master
è un impegno forte, che li proietta immediatamente a contatto
di
un
pubblico
specializzato e attento, quale
quello di Prima. Ma questa occasione senza precedenti è
anche la prima vetrina in cui
mettersi in mostra, da giornalisti, misurandosi con l’attualità, l’inchiesta, il costume, la
cultura, i cambiamenti sociali
e le trasformazioni di Milano,
la città dove i ragazzi del master studiano e imparano il
mestiere del giornalista. Per
l’Università Iulm è una scommessa che confidiamo sarà
ben riposta. E non è rituale il
ringraziamento a Prima Comunicazione per un’ospitalità
che, a sua volta, è un beneaugurante attestato di fiducia a
chi comincia ad affacciarsi a
una professione complessa e
difficile. Ma anche entusiasmante.
(i.b.)
QUESTO NUMERO
­
Diretto­da Ivan Berni e
Giovanni Puglisi (responsabile)
In­redazione:
Erika Crispo, Chiara Daffini, Valentina Evelli, Stefano Fiore,
anna Chiara Gaudenzi, Monica Giambersio, Marco Giorgetti,
Linda Irico, Giuseppe Leo, Francesco Maesano, Marco Mugnaioli, Chiara Pagnoni, Giulia Pezzolesi, Francesco Piccinelli Casagrande, Francesco Priano, roberta rei, Marta Eleonora
rigoni, Ignazio Stagno, roberto Tortora, alessandro Bartolini,
Valentina Casciaroli, Silvia Egiziano, adele Grossi, Luca La
Mantia, Livio Lazzari, Enrico Leo, Marcello Longo, Giorgio
Meroni, Claudia Osmetti, Silvia Pagliuca, roberto Procaccini,
andrea rossi Tonon, Stefano Taglione, Chiara Trombetta
via Carlo Bo, 1
20143 - Milano
02/891412771 - [email protected]
Registrazione: Tribunale di Milano n.477 del 20/09/2002
Stampa:­Graficart snc - Biassono (Milano)
Master­in­Giornalismo­Campus­Multimedia­In-Formazione
Direttore: Giovanni Puglisi
responsabile didattico: angelo agostini
Caporedattore: Ivan Berni
responsabile laboratorio redazione digitale: Paolo Liguori
Tutor: Silvia Gazzola
Docenti:
angelo agostini (Storia del giornalismo)
Camilla Baresani (Scrittura creativa)
Marco Capovilla (Fotogiornalismo)
Toni Capuozzo (approfondimento televisivo)
Luca De Biase (Giornalismo web)
andrea Delogu (Gestione dell’impresa editoriale televisiva)
Giuseppe Di Piazza (Giornalismo Periodico)
Guido Formigoni (Storia contemporanea)
Milena Gabanelli (Videogiornalismo d’inchiesta)
Oscar Giannino (Giornalismo economico e finanziario)
Enrico Maria Greco (Gestione dell’impresa editoriale)
Bruno Luverà (Giornalismo e società)
Caterina Malavenda (Diritto penale e Diritto del giornalismo)
Matteo Marani (Giornalismo sportivo)
Marco Marturano (Giornalismo e politica)
Pierluigi Panza (Giornalismo culturale)
Sandro Petrone (Giornalismo televisivo)
Giampaolo roidi (Giornalismo per la free press)
alessandra Scaglioni (Giornalismo radiofonico)
Claudio Schirinzi (Giornalismo quotidiano)
Gabriele Tacchini (Giornalismo d’agenzia)
Vito Tartamella (Giornalismo scientifico)
Fabio Ventura (Trattamento grafico dell’informazione)
Presidente: Giovanni Puglisi
Vice­Presidente:­Gina Nieri
Amministratore­Delegato:­Paolo Liguori
Direttore­generale: Marco Fanti
Consiglieri:­Gian Battista Canova, Mauro Crippa,
Vincenzo Marzuillo, Vincenzo Prochilo, Paolo Proietti
In primo piano
Londra ospiterà la trentesima edizione delle
Olimpiadi moderne. Diecimila atleti raggiungeranno la capitale britannica per gareggiare
in 29 discipline. Il sogno è sempre lo stesso:
conquistare una delle 959 medaglie in palio.
E’ tutto pronto, il 27 luglio si comincia.
SPECIALE OLIMPIADI
Le terze Olimpiadi di Sua Maestà
4
Giochi verdi, forse..
5
Londra Low Cost
6
I giochi eroici del 1948
7
Nuoto, scherma e piattello
8
Federica Pellegrini: “Sono uno stile libero”
9
Tutte le medaglie del nostro Tesoretto
10
Assi nella Manica
12
Curiosità: le discipline più strane dei giochi
13
Le storie: Bossini, sfida già vinta
14
Nessuna donna ai giochi: Dalma resta a casa
14
In sella a settant’anni
15
Il ruggito del Senegal
15
Campioni in 3D, la sfida di Skty in 12 canali
16
Niente Olimpiadi sul Web, il Cio manda i giochi in tv
17
Scotland Yard contro le scommesse clandestine
17
CULTURA
Il Paese che odia i libri
18
La denuncia: quel fantasma della Beic
19
Milan Rap
20
Nora: “Il vero HipHop futuristico”
20
Bassi Maestro: Stanno tutti bene?
21
IULM NEWS
Web Tv in evoluzione
22
Fai: ritorna il “Torneo del paesaggio”
23
labiulm.campusmultimedia.net
LabIulm
www.iulm.it
youtube.com/clipreporter
twitter.com/labiulm
www.campusmultimedia.net
LaB Iulm
EDITOrIaLI
Pagina 3
Fuori i mercanti dal tempio
Giovanni­Puglisi
segue dalla prima
lla vigilia, infatti, delle
Olimpiadi del 2012,
mentre Londra si esercita alla grande kermesse, l’Italia si copre di fango e di
ridicolo per le tristi e vergognose vicende della corruzione
nel campionato di calcio.
Eppure le Olimpiadi, nate nel
776 a. C. ad Olimpia, in Grecia,
erano l’occasione per eccellenza della competizione all’insegna della pace: erano esclusi
schiavi, barbari, assassini, sacrileghi e durante il loro svolgimento si sospendevano
finanche le guerre. Il messaggio che esse volevano trasmettere era assolutamente nobile e
sacro: ma la nobiltà e la sacralità discendevano non già da un
editto o da un accordo politico,
bensì da una cultura e da un valore. La cultura e il valore che
stavano alla base dei Giochi
Olimpici dell’antica Grecia si
fondavano su un ideale tipicamente classico, quello della co-
a
siddetta kalokagathìa, ovvero
della sinossi, dell’unione della
bellezza e della bontà, il bello
(il kalòs greco) e il buono
(l’agathòs), non si presentavano e rappresentavano come
due cose diverse, piuttosto
erano l’incontro etico e fisico di
uno stile di vita che escludeva
– fino alla negazione totale: si
pensi alla soppressione fisica di
coloro afflitti da menomazioni
nell’antica Sparta, dove Licurgo aveva imposto che i neonati non perfetti fossero lanciati
giù dal picco del Taigeto – ogni
alternativa, anche solo minimamente variante.
Il premio in quel tempo era proprio la partecipazione. Pure
oggi si dice scherzando: “importante è partecipare”, ma
quest’affermazione ha radici
lontane. In Grecia potevano
partecipare solo coloro che
erano di origini certe e che avevano – come dire? – il pieno
godimento dei diritti civili, o
quello che allora era l’equivalente. Il “vantaggio” per la città
di Olimpia era la gioia della
festa e la celebrazione della
pace nel Paese: oggi il mercato
si è impadronito sia delle Olimpiadi, sia di tutto quello che
gira intorno allo sport, anzi agli
sport. Essere sportivo non
vuole dire più avere il piacere
di gareggiare, ma svolgere una
professione e avere un contratto
milionario: si pensi che addirittura i giocatori hanno un loro…
sindacato!
L’ingresso nel circuito delle attività economiche del mercato
dei diritti sportivi, con tutto
quello che ciò comporta nella
società della multimedialità e di
internet, accostato alla saga
delle sponsorizzazioni, ha trasformato tutte, dico tutte le gare
sportive –.in particolare il calcio, nuova vetrina della vanità,
sul palcoscenico di una catarsi
di massa, tanto insipida, quanto
violenta – in un business incredibile di danaro, di corruzione
e di delinquenza. L’emulazione
che esso induce non è più
quella di una sana ricerca del
migliore, quanto quella di una
tattica ricerca del guadagno facile e sempre maggiore.
Quando nel 393 d.C. accadde la
“strage di Tessalonica” nello
stadio in cui si svolgevano le
gare, l'imperatore Teodosio I, su
suggerimento del vescovo di
Milano ambrogio, inorridito
per la strage, ma soprattutto per
la degenerazione ormai non più
arginabile del sistema, visto dai
cristiani come una festa pagana,
li vietò, ponendo fine a una sto-
ria durata più di 1000 anni.
Oggi, invece, noi ci apprestiamo a celebrare a Londra i
Giochi Olimpici, rinati circa
sette secoli dopo Teodosio:
l’Italia ha facilmente dimenticato che i Giochi di quest’anno
avevano visto candidata ad
ospitarli anche roma, con tutto
quello che allora volle dire
quella candidatura (investimenti andati in fumo, risorse finanziarie dilapidate, oltre che
umiliazione e disappunto internazionali). E ancora una volta
non perdiamo l’occasione per
presentarci all’agone interna-
zionale pieni di alterigia,
quando forse dovremmo essere
rossi di vergogna morale e carichi solo di preparazione e entusiasmo agonistici.
anche perché nell’antica Grecia c’era un’altra teoria, che voleva la tracotanza punita dagli
déi. Forse, dopo tutto, se il
“divo Monti” facesse sul serio
e, come Teodosio, desse una
vera lezione ai mercanti dello
sport, cacciandoli da quel Tempio, riconquisterebbe qualche
cittadino onesto, in più stanco
di vivere in una società di corrotti e di condonati impuniti.
Roma 2012? No, grazie
Stefano­Fiore*
segue dalla prima
come quell’edizione incantò il mondo per la capacità di coniugare il
fascino della “città eterna” con
il primo concetto di sport moderno, anche questo no cambierà la storia delle Olimpiadi.
Quel 1960 segnò il declino dei
giochi olimpici nel senso più
antico del termine, il tramonto
della concezione dilettantesca
e un salto in avanti verso il
mondo dello sport per come
oggi lo conosciamo: più tecnologico e globale, ma anche più
E
condizionato da soldi, organizzazioni statali, propaganda politica. Fu l’inizio delle
televisioni commerciali, delle
sponsorizzazioni, perfino del
doping (il ciclista danese Knud
Enemark Jensen, 24 anni, collassò a 20 chilometri dalla fine
della prova e nelle sue vene furono trovate tracce di un medicinale dopante).
Oggi invece la questione sul
tavolo è ben più gravosa: ha
ancora senso che una vecchia e
stanca Europa concentri le sue
(poche) risorse in uno spettacolo sportivo, per quanto prestigioso? Il parere dei più è che
quella di Monti sia stata una
scelta di buon senso. Concordiamo e rilanciamo. Ci perdoni
monsieur de Coubertin, ma
questa volta è stato meglio non
partecipare. Il 13 agosto,
quando la sbornia olimpica
avrà lasciato il passo alle analisi, chi dirà agli inglesi (talmente eccitati dall’occasione
olimpica che stanno organizzando vacanze lontano da casa
per evitare la ressa…) che lo
sfarzo a cinque cerchi peserà
oltre 13 miliardi di euro sulle
loro tasche? Il budget di 15 miliardi di euro per finanziare i
giochi che dovevano essere
quelli del 2000 - poi vinti da
atlanta - furono l'inizio della
fine per i conti della Grecia, un
buco da cui non si è ancora risollevata. L’Inghilterra non è la
Grecia, d’accordo, ma non è
questo il punto.
asia e americhe ci hanno superato, lo dicono gli economisti e lo sport lo certifica. Dal
1996 al 2016, su 6 edizioni,
solo 2 sono state assegnate
all’Europa. L’equazione, spostata di due anni indietro, funziona anche per i Mondiali di
calcio. Il Brasile può permettersi l’accoppiata 2014-2016
mentre noi ci lecchiamo ancora
le ferite dei Mondiali di nuoto
del 2009 a roma.
a proposito. La città dello
sport di Tor Vergata, campi da
basket e piscine immersi in un
contesto artistico, a fronte di
oltre 250 milioni di euro già
spesi dal Comune non è ancora
terminata. La vela (dovevano
essere due, i soldi sono bastati
per una) dell’architetto spagnolo Santiago Calatrava
copre una struttura che a oggi
perde ancora acqua dal soffitto
ed è chiusa al pubblico mentre
gli addetti ai lavori – interrotticontinuano a essere retribuiti.
Non sta meglio il famoso Salaria Sport Village. Famoso, purtroppo, non per le imprese
sportive dei nostri, ma per i
massaggi di cui ha goduto in
loco l’ex capo della Protezione
Civile Bertolaso.
Oltre 160.000 metri quadri di
cemento costruiti a ridosso del
Tevere, quindi a rischio idrogeologico, e messi sotto sequestro fino l’altro ieri. Ora è
riservato a pochi soci, una
sorta di élite della cricca degli
appalti. Niente di nuovo sotto
il sole: la “forza” del governo
sportivo italiano è quella di
progettare decine di nuove
strutture, senza però rinnovare
chi le dovrebbe rappresentare.
Se lo spirito che animò la
roma degli anni ’60 era quello
della svolta, sapere che i protagonisti del comitato per roma
2020 sono (erano) ancora tal
Carraro Franco, Pescante
Mario e Petrucci Gianni fa cadere le braccia. Non ha più
neppure senso chiamarli highlanders: magari ne rimanesse solo uno, girano sempre
a braccetto. Gente che frequenta i palazzi dello sport
dagli anni 70. Gente che
avrebbe accumulato gli anni di
lavoro necessari per andare in
pensione perfino seguendo i
dettami dell’ultima riforma
Monti.
Piccolo riassunto: classe dirigente vecchia, strutture incomplete,
tasche
vuote.
rinunciamo alle Olimpiadi
non per snobismo ma per manifesta inferiorità. Ko tecnico,
per almeno altri 20 anni. Da un
certo punto di vista, neppure le
meritiamo: se sono lo specchio
del paese , meglio non esserci
specchiati.
*studente del Master in
Giornalismo
Pagina 4
SPECIALE
LAB Iulm
Le terze
olimpiadi
di Sua Maestà
Dal 27 luglio
a Londra
un’edizione
segnata
della grande crisi
Marco Giorgetti
Q
uest’anno la capitale
inglese si appresta a
battere un record storico: diventerà la prima città
al mondo ad aver ospitato per
tre volte i giochi olimpici
estivi. I due precedenti risalgono al 1908 e al 1948. Le
gare di questa trentesima edizione avranno inizio il 27 luglio e termineranno il 12
agosto. Sono stati stampati e
distribuiti quasi dieci milioni
di biglietti per assistere alle
competizioni: oltre 8 milioni
per le gare olimpiche, più un
milione e mezzo per quelle
paraolimpiche che si celebreranno al termine della kermesse principale. Messi in
vendita già nel 2011, sono andati esauriti nel giro di un
paio di settimane.
Gli atleti saranno ospitati nei
10 milioni
i biglietti
venduti:
esauriti in
2 settimane
33 impianti di “Olympic and
Paralympic Village”, un
enorme complesso sportivo
costruito nel parco olimpico
di Stratford, nella zona est di
Londra, al cui interno sono
situate anche numerose strutture per le competizioni,
come l’Olympic Stadium,
l’Acquatics Centre e il Velopark. Il villaggio olimpico ha
una capienza di 17.320 posti
letto, distribuiti in 3.300 appartamenti forniti di televisione, accesso a internet e
giardino privato. Ma l’Olympic Village non è l’unica zona
destinata a ospitare le gare:
molte competizioni si terranno in altre parte della città,
come la River Zone, vicino al
Tamigi, e la Central Zone, nel
cuore della capitale. Le gare
di vela, infine, si svolgeranno
nel Dorset, un’area a sud di
Londra che dista addirittura
200 chilometri dal villaggio
2 milioni
di sterline
il costo
delle
strutture
olimpico.
Tutte le gare saranno trasmesse in diretta televisiva
dalla rete nazionale Bbc e da
Channel 4. I bookmaker inglesi si aspettano un notevole
incremento delle scommesse
in coincidenza con l’inizio
delle gare, e l’inclinazione
degli scommettitori a tentare
la sorte è incoraggiata dal circuito, ben strutturato, messo
in piedi dagli organizzatori:
dall’Italia, connettendosi al
sito ‘www.betway.it’, è già
possibile aprire un conto di
gioco dedicato alle sole competizioni olimpiche.
Per quanto concerne i collegamenti, il governo britannico
ha promosso un progetto di
ammodernamento delle infrastrutture della capitale, in vista
del massiccio afflusso di visitatori nel corso dell’estate. Le
linee della Tube Northern, Jubilee e Central line sono state
13mila
chilometri
percorsi
dalla
fiaccola
rinnovate, mentre l’Overground e la Dlr, mezzi di trasporto alternativi rispetto alla
metropolitana, sono state
estese fino a coprire la parte
Est di Londra e la zona olimpica.
I costi dell’evento, nell’ordine dei 2 miliardi di sterline,
sono stati sostenuti da un
fondo costituito da vari partner e investitori, sia pubblici
che privati: tra questi figurano Cola Cola, Acer, Mc
Donald’s e Samsung.
Da marzo dello scorso anno,
un orologio installato a Trafalgar Square tiene il conto
alla rovescia verso l’ora X
dell’inizio dei giochi olimpici, mentre il percorso della
torcia nei due mesi precedenti
alla cerimonia di apertura è
transitato dalla Cornovaglia a
Londra attraverso un lungo
giro, passando per l'Irlanda
del Nord, la Scozia e l’Ir-
8mila
tedofori
tra vip
e gente
comune
69 agenti
posti
a guardia
della torcia
olimpica
LAB Iulm
SPECIALE
Pagina 5
Londra 2012: iniziative a basso impatto ambientale e polemiche
Giochi verdi, forse...
L
Monica Giambersio
ondra, si sa, è famosa per i suoi parchi,
vere e proprie oasi di pace nel traffico cittadino. Ma nella capitale inglese di verde
non ci sono solo Hyde Park e Regent's Park.
Dal 27 luglio al 12 agosto, infatti, a sessantaquattro anni di distanza da “London 1948”, la
città più cosmopolita d'Europa tornerà, per la
terza volta, ad accogliere i Giochi Olimpici e lo
farà all'insegna dell'ecosostenibilità.
Numerose le iniziative prese per far sì che la
manifestazione non aggravi la situazione della
città, che da anni combatte per ridurre l’inqui-
Delle 4000 BMW
richieste per
trasportare i politici
solo 200 saranno
elettriche
landa. Il fuoco olimpico ha
iniziato il suo viaggio di 70
giorni e 8mila miglia, quasi
13mila chilometri, il 19 maggio da Land's End, il punto
più a ovest della Gran Bretagna. Giungerà a Londra il 21
luglio: qui attraverserà tutti i
quartieri prima di entrare allo
stadio olimpico, il 27 luglio,
per la cerimonia di apertura.
Sono 8mila i tedofori designati: 700 celebrità e 7.300
volontari, selezionati per il
contributo che hanno dato
alle loro comunità.
Tra questi figurano veterani
di guerra, bambini, un ultracentenario, e la londinese
Diana Gould, che ha compiuto 100 anni il 23 maggio.
Ciascuno porterà la torcia per
circa 300 metri. Infine, sono
69 i poliziotti incaricati di
fare la guardia, giorno e
notte, alla fiaccola olimpica,
a partire dal momento del suo
arrivo a Londra. Questa misura è inserita nel piano di sicurezza,
denominato
“operazione Trafalgar”, che
prevede anche la collocazione di diverse postazioni
sopraelevate nel centro di
Londra; queste torrette permetteranno agli agenti di monitorare meglio eventu
ali comportamenti criminosi.
La prudenza in questi casi
non è mai abbastanza: il
piano è già scattato dallo
scorso febbraio.
namento atmosferico. Prima fra tutte, la decisione di favorire mezzi di trasporto a basso
impatto ambientale con la diffusione di auto
elettriche (ci saranno 1300 punti di ricarica), a
idrogeno, piste ciclabili e aree pedonali; ma
anche con il rafforzamento della celebre ed efficientissima metropolitana.
Il rispetto per l'ambiente passerà, inoltre, dalla
sostenibilità degli impianti (dislocati per lo più
a Londra, ma presenti anche in Galles e in Scozia) che ospiteranno le gare olimpiche. Le tre
piscine dell'Aquatics Centre, progettate dall'architetta irachena Zaha Hadid nel distretto di
Stratford, saranno dotate di un impianto di riciclo dell'acqua e potranno essere riconfigurate
in previsione di un uso civico dopo la fine dei
Giochi. Idem per la Basketball Arena, una struttura d'acciaio temporanea, facilmente smontabile, riutilizzabile in altri luoghi e per questo
utile in termini di risparmio economico e difesa
ambientale. La fascia del basamento in vetro
della Handball Arena, altra sede olimpica,invece, consente un'illuminazione e una ventilazione naturali riducendo i consumi energetici.
Nel caso dell'Olympic stadium, il terzo stadio
più grande della Gran Bretagna (capienza 80
mila persone), si è preferita una soluzione riconvertibile, ovvero si è deciso di costruire la
parte superiore dell'edificio in modo tale da poterla rimuovere in un secondo momento.
L'obiettivo era quello di evitare di costruire, in
occasione di grandi eventi, un'enorme infrastruttura che nel corso degli anni avrebbe rischiato di essere abbandonata a se stessa perché
difficilmente riutilizzabile. Questo si è tradotto
in una diminuzione significativa dell'impatto
ambientale in termini di materiali da costruzione e di consumi energetici.
Ma la via dell'ecosostenibilità diventerà realmente un elemento imprescindibile per qualsiasi grande evento sportivo? Sembra proprio
di sì, almeno secondo Emanuela Audisio, firma
de La Repubblica, che cita i mondiali di nuoto
di Melbourne del 2009 come esempio di perfetto connubio tra sport e rispetto per l'ambiente. “In quell'occasione” - ricorda la
giornalista - “l'autorizzazione venne data a condizione che l'evento sportivo fosse a impatto
zero e si impose che l'acqua delle piscine declorata fosse poi utilizzata per l'irrigazione dei
prati della città”. Tuttavia vedere il gigantismo
dei Giochi Olimpici di Pechino totalmente soppiantato da questo nuovo spirito green sarebbe,
secondo Audisio, fuorviante. Bisogna fare le
dovute distinzioni. “Le Olimpiadi del 2008 costituivano l'uscita della Cina dall'ombra. Se il
Giappone, che ha ospitato i giochi olimpici nel
1964, è riconosciuto come un paese altamente
tecnologizzato, la Cina, attraverso questo
grande evento sportivo, ha potuto riscattarsi da
una condizione di marginalità, dando un'immagine di sé al mondo deliberatamente celebrativa. Lo stesso non può valere per gli inglesi che
non hanno questa necessità. Va poi considerato
che Londra non vive un momento economico
felice, aspetto che sicuramente influirà sull'allestimento dei giochi olimpici”. In altre parole,
sostiene la giornalista, è come se in Cina avessimo assistito a un “ricevimento sontuoso e istituzionale “ (l'evento fu gestito totalmente dal
governo), mentre a Londra è come se stessimo
per andare a una sorta di “pranzo in famiglia “
che - seppur meno sfarzoso - non sarà meno
buono e sostanzioso. La via percorsa dalla Cina
nell'organizzazione delle Olimpiadi non è, però,
a detta di Audisio, archiviata per sempre, ma,
anzi, potrebbe diventare la prerogativa di tutti
quei paesi che, in un modo o nell'altro, hanno la
necessità di un ritorno di immagine.
Da una parte, dunque, sembrerebbe esserci una
Pechino sfarzosa e opulenta e dall'altra una
Londra votata al risparmio energetico e al rispetto dell'ambiente. Ma le cose stanno proprio
così? A leggere le numerose polemiche sulle
pagine dei più importanti giornali inglesi si direbbe proprio di no.
Non pochi malumori sono stati destati dalla notizia, pubblicata sul quotidiano on-line Daily
Mail, secondo la quale delle circa 4000 BMW,
richieste per trasportare politici e dignitari durante la manifestazione, solo 200 saranno elettriche. La questione, sollevata dall'esponente
del partito dei Verdi Jenny Jones, risulta tutt'altro che marginale vista la campagna fatta dal
governo inglese per incentivare l'uso di mezzi
di trasporto non inquinanti durante una manifestazione che promuove l'ecosostenibilità.
Ma sul fronte trasporti (quello più critico da un
punto di vista logistico) i problemi non sono finiti. I giornali inglesi Daily Telegraph ed Evening Standard hanno reso noto che i
rappresentanti di Rmt (i sindacati dei lavoratori
della metropolitana) hanno rifiutato l'offerta di
un bonus da 500 sterline (590 euro) concesso
da London Underground a ogni lavoratore che
deciderà di accettare turni straordinari durante
i Giochi.
Se da una parte, dunque, la minaccia di scioperi
durante le prossime Olimpiadi sembra diventare un'ipotesi sempre più concreta, dall'altra a
minare lo spirito ecosostenibile della manifestazione ci si mettono gli undici milioni di biglietti stampati negli Stati Uniti e trasportati in
un secondo momento nel Regno Unito per essere venduti.
Anche in questo caso a porre l'accento sulla
questione è stato il partito dei Verdi che ha rivolto le sue accuse al Comitato organizzatore
dei giochi (London Organising Committee LOCOG). Le 16 tonnellate di biglietti viaggeranno, infatti, per circa 4500 miglia avendo
come effetto il rilascio nell'atmosfera di circa
77 tonnellate di anidride carbonica, equivalenti
alle emissioni annuali di 15 cittadini londinesi.
Un risultato non esattamente in linea con lo
spirito di quelle che sono state definite le Olimpiadi “più verdi della storia”.
Pagina 6
S
SPECIALE
LAB Iulm
Marco Mugnaioli
e quelle di Pechino 2008
sono state le Olimpiadi
più costose della storia,
41 miliardi di dollari, quelli di
Londra saranno invece Giochi
all’insegna del risparmio, con
una spesa complessiva di
“solo” 17 miliardi. Per gli appassionati che vorranno seguire la manifestazione nella
capitale britannica, però, rischia di essere esattamente
l’opposto: se la Cina è notoriamente un paese ‘cheap’ per noi
europei, Londra è certamente
una delle città più ‘expensive’
del mondo e nel periodo olimpionico i prezzi non potranno
che salire. Ecco dunque una
serie di consigli utili per risparmiare qualche sterlina.
Trasporti
I primi consigli sono di prenotare il volo con un certo anticipo e di affidarsi alle
compagnie low cost. Bisogna
fare bene i conti però, perché
tra le tasse per valigie e assicurazione e i circa 25 euro che
si spendono per raggiungere la
città da un aeroporto diverso
da Heathrow, potrebbe essere
più conveniente volare con
British Airways. Per informazioni sugli spostamenti aerop o r t i - c e n t r o
http://www.visitlondon.com/it/
viaggi_e_informazioni/aeroporti/ . Una volta messo piede
in città, prima cosa da fare è
andare in una stazione della
metro e richiedere la Oyster
Card, una tessera magnetica
che può essere caricata con diversi tipi di biglietti e per la
quale viene richiesto un deposito di 3 sterline. Altra cosa da
tenere presente è che viaggiare
durante le ore di punta costa di
più, perciò, se non si è fatto
l’abbonamento, meglio evitare
la metro la mattina dalle 7.30
alle 9.30 e il pomeriggio dalle
4 alle 7. Per orientarsi nella
giungla di linee metropolitane
della città, studiare i tragitti
degli autobus e per ogni informazione sui mezzi di trasporto, consultare il sito
http://www.tfl.gov.uk/. Il trasporto pubblico è il modo più
veloce ed economico per girare in città, ma chi, coinvolto
dallo spirito della manifestazione, dovesse sentirsi particolarmente
sportivo,
può
usufruire del servizio London
Bike (tfl.gov.uk/barclayscyclehire). Un capitolo importante
nella sezione trasporti meritano senza dubbio i taxi, i famosi black cab, che ormai
sono poco neri e molto colorati
di pubblicità; sconsigliabili di
giorno, sono utilissimi, anche
se cari, dopo mezzanotte,
quando chiude la Tube (Radio
Taxi: +44 020 72720272).
Accomodation
Prima cosa da sapere è che gli
hotel inglesi non sono molti
puliti: moquettes dappertutto,
niente bidet, possibilità di vivisite notturne da parte di
qualche topolino e, per di più,
tutto molto caro. Il consiglio è
quindi di ripiegare su un
ostello, magari in una zona vicina al Villaggio Olimpico in
modo da risparmiare sui trasporti. Gli ostelli più economici
si
trovano
su,
HostelBookers.it
e
http://www.quilondra.com/oste
lli-londra.html, anche se la soluzione più diffusa e spesso più
economica è quella di affittare
una
casa,
da
soli
(http://www.quilondra.com/accommodation-casalondra.html) o in condivisione
(http://london.spareroom.co.uk
/ http://uk.easyroommate.com/
). Ma per chi cerca casa, lavoro, o semplicemente cose di
seconda mano per risparmiare
qualche sterlina, il vero sito di
riferimento è Gumtree.it.
OLIMPIADI
Guida pratica alla sopravvivenza in una
delle città più care del mondo per chi vuole
seguire i giochi risparmiando qualche sterlina
Fra Hyde park, baracche e fanta
Ignazio Stagno
“Non c’era nessun villaggio olimpico. Stavamo dentro
una scuola. E ci andò anche bene, qualcuno finì dentro le
baracche. Per gli allenamenti ci portavano ad Hyde Park.
Ci facevano saltare anche i pasti. Eravamo pur sempre italiani….”. Edoardo Mangiarotti, l’atleta italiano più medagliato di sempre, leggenda della scherma, ricorda, poco
prima della sua scomparsa quella Londra del 1948 e quei
giochi della speranza post bellica. “Avevamo perso la
guerra ma non la voglia di continuare a vincere nello sport.
Gli inglesi non ci trattavano certo bene. Ma alla sera un
pezzo di pane con del salame e un bicchiere di vino ci davano quella giusta carica per allenarmi il giorno dopo…”.
Mangiarotti descrive una città ostile agli italiani, una Londra che ospita i giochi della XII olimpiade con le stesse
strutture di Londra 1908. Pochi soldi, ma un compito
chiaro: non lasciare morire quello che De Coubertain,
scomparso nel 1937, aveva creato. Una manifestazione ca-
pace di unire popoli e culture sotto la nobile sfida dello
sport. Da Berlino 1936 a Londra 1948 ci sono 12 anni di
rinvii e di rifiuti. Tokyo lascia i giochi del 1940 per la
guerra. Così nel 1945 il Cio decide di assegnare i giochi
alla città che aveva ancora le strutture sportive ancora in
piedi. Winston Churchill è determinante. Accetta il compito intuendo l’importanza dell’evento come segnale di una
nuova alba per la sua Inghilterra. Lasciando a casa Germania e Giappone come paesi sconfitti re Giorgi IV il 29
luglio 1948 dichiara aperta la XII edizione dei giochi olimpici moderni. Gli atleti alloggiano nelle scuole e nelle caserme della Royal Air Force. Intanto fra le strade del centro
di Londra, un po’ nei pressi di High Street Kensington, ora
a King Cross si nasconde un fantasma. Dorando Petri dicono sia tornato nella città che lo vide vincere senza medaglia nel 1908. Il maratoneta italiano, divenuto una
leggenda in Inghilterra, risveglia l’interesse dei londinesi
per i giochi. Ma quel Petri di Londra 1908 già riposa in
pace da almeno 6 anni. Un certo Pietro Palleschi per giorni
LAB Iulm
SPECIALE
Pagina 7
care di resistere, ma se proprio
non ci si riesce, c’è Pizza Hut.
Per il caffè andare da “Caffè
Nero”, una catena italiana
dove addirittura scaldano ancora la tazzina col vapore. Per
la pasta, purtroppo, non c’è
quasi speranza, quindi bisognerà cambiare un po’ abitudini alimentari e sperimentare
uno dei tanti ristoranti etnici,
come quelli indiani di Brick
Lane o quelli vietnamiti
di Shoreditch: spesa media intorno alle 10 sterline. Infine i
supermercati: Sainsbury’s e
Tesco offrono prodotti di marchio proprio a un prezzo sensibilmente più basso di quelli di
marca.
Eventi
Molto semplice da usare, funziona come una gigantesca bacheca on-line sulla quale basta
cliccare la categoria che interessa e inserire nel motore di
ricerca in alto ciò di cui si ha
bisogno.
Cibo
LOW COST
Consigli, indirizzi utili e qualche curiosità per
godersi la City al riparo dall’aumento dei prezzi
previsto con l’inizio della manifestazione
Se si vuole spendere poco a
farla da padrone sono i fast
food a base di cibi fritti, McDonald’s, Burger King, KFC,
o quelli a base di sandwich
come ‘Pret a Manger’. Non
potendo però vivere tre settimane di soli fast food, il consiglio è di visitare un paio di
volte una delle steak house
della città, un po’ care, ma con
ottima carne. Se viene voglia
di pizza, invece, meglio cer-
smi i giochi eroici del 1948
si camuffa da Petri finchè non viene smascherato da un
gruppo di Carpigiani partiti in missione per salvare l’onore
del loro celebre compaesano. Alla fine i “bobbys” lo arrestano e a Palleschi non resta fra le mani che l’acciaio delle
manette. Londra 1948 è anche questo. La regina delle discipline è l’olandese Fanny Blankers Koen che porta a casa
4 oro con i 100, 200, 80 ostacoli e staffetta 4x100. E’ la
prima atleta a vincere 4 ori nella stessa olimpiade. L’Italia
emerge nel lancio del disco. Contro tutti i pronostici Adolfo
Consolini e Giuseppe Tosi battono lo statunitense Fortune
Gordien e si mettono al collo un oro e un argento che resteranno nella storia. Poi c’è la scherma. “ Venivamo da
una grande Berlino 1936 con l’oro a squadre. Era difficile
riuscire a vincere qualcosa visto come ci rendevano la vita
difficile gli inglesi. Ma con la tenacia di noi italiani e la
voglia di tornare a vincere siamo riusciti nell’impresa. Portare in Italia 2 argenti, fioretto e spada a quadre e il mio
bronzo nella spada individuale è stato come mettere il
cuore oltre gli ostacoli…”, ricorda ancora Mangiarotti. Ma
a Londra 1948 c’è anche un altro “generale di ferro”.
Mel Patton figlio dello stratega statunitense vince
100 metri, 200 e staffetta. Comincia l’impero americano che durerà per molti anni nei giochi da lì a venire. Nella maratona torna ancora una volta il
fantasma di Petri. Il belga Gally entra per primo, da
solo, nello stadio di Wembley, ma qui ha una crisi
degna di quella del podista italiano: barcolla, sembra
sul punto di cadere, ma cerca di resistere. Alle sue spalle
sopraggiungono l’argentino Cabrera e l’inglese Richards
che lo superano. Gally dovrà accontentarsi del bronzo.
Quando i giochi si chiudono c’è anche la prima crisi diplomatica figlia dello sport. Marie Provaznikova, presidente della commissione tecnica della ginnastica
femminile, si rifiuta di tornare in Cecoslovacchia. Uno
scroscio di pioggia estiva si porta via i giochi. Ma comincia ad alzarsi il vento della Guerra Fredda. Londra ’48
chiude un conflitto e ne apre un altro. In mezzo lo sport.
L’unico vincitore in un deserto di vinti.
Per chi non vuole perdersi
nemmeno uno degli eventi
della città, il consiglio è di consultare (si trova in molti pub e
caffè) Time out, la bibbia della
vita londinese. Per contenere le
spese delle uscite notturne, esistono diverse discoteche con
ingresso gratuito e drink a 3
pound, ma bisognerà allontanarsi dal centro e dirigersi, per
esempio, a Shoreditch High
Street, dove ci sono locali per
tutti i gusti e prezzi
(http://www.sognandolondra.c
om/it/directory/visitare-londra/discoteche-e-club-a-londra.html). Molto diffusi in città
anche i gigs, concerti dal vivo,
che spesso sono gratuiti
(http://www.londonita.com/lon
drablog/2011/05/04/free-musica-in-londra/), senza dimenticare ovviamente i pub, veri
centri di ritrovo dei londinesi.
Infine è importante tenere presente che molte attrazioni della
città
sono
visitabili
,
http://www.londonita.com/londrablog/2011/04/08/monumenti-gratis-city-londra/,
come la maggioranza dei
musei. Per qualche tempo meglio evitare, invece, il cinema,
generalmente troppo caro.
Si segnalano, in conclusione, il
sito per acquistare i biglietti
per gli eventi http://blog-it.hostelbookers.com/destinazioni/londra/olimpiadi-2012/ e
l’indirizzo web di un blog di
italiani a Londra che potrebbe
rivelarsi utile http://www.italianialondra.com/.
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SPECIALE
LAB Iulm
Nuoto, scherma e
Le speranze di successo della spedizione italiana
sono tutte fondate sugli sport individuali
Salvo sorprese, zero aspettative dall’atletica
il team tricolore, però, grazie ad Armani
vince in anticipo la medaglia dello stile
Roberta Rei
I
n un Olimpiade vale la
legge dei grandi numeri:
più persone porti, più hai
possibilità di ottenere risultati.
Questa la regola del C.O.N.I.
Ecco quindi che il carrozzone
olimpico sarà carico di presenze di atleti, ben 163 fino ad
oggi, ma non solo. Il Comitato
Olimpico nazionale si sa,
spesso ha “esagerato” con
sprechi e qualche piccolo “disservizio”. Ma per Londra
2012, sta cercando di superare
gli ostacoli del passato. Il Presidente Petrucci è entusiasta
per il nuovo abbigliamento tecnico firmato “Armani-linea
A7”, perchè la “conquista di
uno sponsor così è l’apoteosi
dell’eccellenza italiana”. E riguardo il made in Italy, vale la
pena ricordare che è stato il nostro paese a ideare il modello
“casa Italia”, che riproduce un
luogo confortevole e familiare
all’interno dei siti olimpici. Un
progetto copiato in seguito da
molti paesi, essendo dopotutto
un’ottima vetrina per promuovere la propria economia. Per
Londra 2012, la location di
casa Italia è il the Queen Elizabeth II Conference Centre, una
struttura enorme, in pieno centro, di fronte la Westminster
Abbey. Seimila metri quadrati
di cui un’ampia fetta doveva
essere destinata ai padiglioni
per Roma 2020. E in cui invece adesso forse verrà allestita una discoteca. Quest’anno
inoltre, non saranno previsti
centri di acclimatamento. E
così l’hotel a cui erano tanto
legati gli atleti italiani durante
Pechino 2008, scompare. La
maggior parte delle federazioni
ha scelto infatti di partire due
giorni prima delle gare: unica
destinazione il villaggio olimpico. Un vantaggio dal punto
di vista del carico degli allenamenti che spesso risentono
delle differenze climatiche e
ambientali. Ma anche la possibilità di incorrere in errore, sottovalutando l’umidità estiva
inglese. La preparazione olimpica ha già chiuso i contratti
con tutte le collaborazioni necessarie, e per il rifornimento
del cibo si prevede la stessa gestione delle olimpiadi cinesi.
Questo vuol dire che sarà la società vincitrice dell’appalto a
scegliere la squadra di chef.
Con molta probabilità quindi,
il cuoco storico degli atleti italiani, Giovanni Vallario, forse
non riuscirà a partire. Vallario
ha seguito il team italiano ai
mondiali, europei, e ben due
Olimpiadi. Ma per Londra si
prevedono costi di impatto elevatissimi, e si sarà l’offerta migliore
per
la
grande
distribuzione a vincere il posto
ai fornelli. Ma parliamo della
preparazione degli atleti. Novità è che il centro di Formia
quest’anno ospiterà anche la
delegazione inglese. E tra la
sabbia e le impalcature dei lavori in corso in queste settimane, quella che si prevede è
una vera e propria corsa ad
ostacoli contro il tempo. Il presidente del Centro, Nicola Perrone, ha descritto il progetto di
rinnovamento: 5 nuove pedane
per il salto con l’asta, una pista
nuova “blu, perchè mettere il
tartan rosso d’estate è una pazzia”, e un nuovo laboratorio di
biomeccanica. Grandi investimenti, ma forse, un po’ al limite, considerando che le
Olimpiadi iniziano tra pochi
mesi. Il team italiano conterà
soprattutto sulla scherma, e
sulle riserve, tutte molto giovani e forti come Rossella
Fiammingo, classe 1991. Nell’atletica, un’altra giovane promessa: Claudio Stecchi che ha
recentemente migliorato il suo
personale di 10 cm nel salto
con l’asta arrivando a 5.60.
Nella stessa disciplina si ripropone forse un big del passato,
Giuseppe Gibilisco, che ritorna
ad allenarsi con Vitaly Petrov,
ex tecnico di Yelena Isinbayeva. Si arriva a medaglia nell’asta maschile con 5.80, 5.85,
e Gibilisco ha l’oro di Parigi
con 5.94, chissà che non riesca
a replicare la sua performance.
Ma per le qualificazioni di
atletica bisogna aspettare
l’apertura della stagione estiva.
Si è recentemente conclusa a
Instanbul la stagione indoor, e
l’unica atleta di spicco che ha
confermato il minimo A per le
qualificazioni è la saltatrice in
alto Antonietta di Martino. La
saltatrice, che ha il più alto differenziale al mondo ( tra altezza fisica e salto in alto),
aveva già raggiunto, in una
gara fuori stagione, il minimo
B. Altri sport su cui punta il
C.O.N.I? Ovviamente il nuoto,
il judo giovanile ( in ottime
condizioni Giulia Quintavalle),
tiro a volo e tiro con l’arco e
tennis. Sarà una grande lotta,
anche per gli sponsor: a casa
Italia, accanto al palco delle
premiazioni, gareggeranno numerosi
nomi
come
Procter&Gamble, Fiat e Ferrari...insomma, ci saranno proprio tutti.
LAB Iulm
SPECIALE
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L’ INTERVISTA
l’oro in vasca
piattello Federica,
“Io sono uno stile libero”
dove notoriamente hanno popolarità solo i
calciatori. Perché secondo te è successo?
«Perché sono la prima giovane donna italiana
ad aver raggiunto simili risultati sportivi nel
la donna dei record. Classe 1988, nella sua nuoto. L’Italia è una nazione calciofila, ma ci
giovane carriera spiccano quindici meda- sono anche tantissime persone che amano gli
glie d’oro, tre primati mondiali e nove ita- altri sport olimpici definiti “minori”».
Tutta Italia vive morbosamente la tua storia
liani. Imbattuta nei 200 e nei 400 metri stile
libero, Federica Pellegrini a soli 23 anni è leader d'amore con Filippo Magnini. Non pensi sia
nel suo sport, il nuoto. In particolare nello stile un po' un invadere la tua privacy?
«Sì, lo penso. Purtroppo è l’altra faccia della
libero dove la fa da padrona e non ha rivali né in
Italia né fuori. Le Olimpiadi si avvicinano e la notorietà e comprendo questa “invadenza” dei
nostra campionessa sembra concentrata e pronta media, cercando di farmi scivolare addosso tutto
per Londra. Regina in vasca, vuole riconfer- il gossip che ne deriva».
Nello sport non c'è bisogno di quote rosa
marsi anche quest’anno e mantenere il tricolore
ai vertici del nuoto mondiale. Ma Federica ha perché le donne sono sempre più in crescita.
«Sì, è vero. E questa cosa mi fa enormemente
anche un altro progetto che ha poco a che fare
piacere. Finalmente ci stiamo
con il nuoto: diventare mamma.
prendendo le soddisfazioni che
IL PALMARES
ci meritiamo, grazie alla dediMancano poche settimane a
zione e caparbietà che contradLondra. Come va la preparaGIOCHI OLIMPICI distinguono
il
sesso
zione?
1 ORO femminile».
«Procede tutto bene e provo
1 ARGENTO Perché secondo te in Italia lo
buone sensazioni sia fisiche che
sport volge sempre più al
emotive. Ci sono ancora piccole
CAMPIONATI femminile? Cosa credi che bicose da mettere al posto giusto,
DEL MONDO sognerebbe fare perché il
ma sento di essere sulla buona
4 ORO nuoto diventi uno sport più
strada».
1 ARGENTO popolare e più seguito/visiA quante medaglie punti?
1 BRONZO bile?
«Non me la sento di esprimermi
«Lo sport è sempre più rosa
su medaglie e tempi. Sono nella
CAMPIONATI perché vogliamo prenderci le
mia testa, ma per scaramanzia
DEL MONDO soddisfazioni e le vittorie che
non dico nulla».
IN VASCA CORTA per tanto tempo sono state solo
Punti sui 400 o sui 200?
1 ARGENTO maschili. In noi donne c’è una
«Su entrambi, anche se non
2 BRONZO grande carica, voglia di emerposso negare che i 200 li sento
gere e di distinguersi, voglia di
proprio sulla pelle».
CAMPIONATI competere e soprattutto di vinHai mai pensato di provare
EUROPEI cere. Ho sempre sostenuto che
altre specialità?
4 ORO abbiamo una marcia in più».
«Sì, ci ho pensato e in allena1 ARGENTO Hai dichiarato che non vuoi
mento lo faccio per definire e po3 BRONZO fare la portabandiera perché
tenziare i muscoli. Credo, però,
che sia essenziale focalizzarsi, CAMPIONATI EURO- il giorno dopo devi essere
PEI IN VASCA pronta e riposata per la gara.
dedicandosi anima e corpo alla
CORTA: Valentina Vezzali invece ha
specialità che più si sente pro4 ORO detto che per lei non sarebbe
pria. Io sono uno stile libero».
2 ARGENTO un problema dormire poco
Hai vinto 15 medaglie d'oro e
3 BRONZO per portare la bandiera itahai solo 23 anni. Questo siculiana. Cosa rispondi?
ramente per te è motivo di
CAMPIONATI «Premesso il fatto che sono
grande orgoglio, tuttavia non
ITALIANI profondamente attaccata al tricredi che possa anche essere un
46 INDIVIDUALI colore e amo definirmi naziofardello? Non senti una pres35 STAFFETTA nalista, porto avanti questa
sione maggiore rispetto agli altri
posizione del “no” al portabannuotatori?
GIOCHI DEL diere da molto tempo. Solo
«È un fardello pesante sulle
MEDITERRANEO adesso, a ridosso di Londra
spalle, ma anche una grande
2 ORO 2012, sta suscitando clamore. Il
spinta che mi motiva a riconfernuoto è una delle prime discimarmi ogni volta e a fare sempre
UNIVERSIADI pline in gara dopo la cerimonia
meglio».
2 ORO di apertura e la mia perforHai cambiato molti allenatori.
1 ARGENTO mance potrebbe essere condiOggi sei seguita da Claudio
1 BRONZO zionata negativamente dalla
Rossetto, lo stesso di Magnini.
stanchezza di un lungo corteo e
È davvero così bravo?
EUROPEI dal peso sostenuto sulle gambe.
«Oltre a essere professionale, ha
GIOVANILI Credo che agli italiani interessi
un forte carattere che gli per2 ARGENTO di più vedermi sul podio olimmette di tenermi testa e reggere
pico con una medaglia al collo
le forti pressioni. Ed è la prima
mentre canto l’inno di Mameli
cosa che chiedo a un allenatore,
a squarciagola, piuttosto che guardarmi fare un
oltre alla capacità di sapermi proteggere».
Giorni fa ti sei lamentata di non avere più ri- giro del campo con la bandiera. Io sono la prima
vali. I risultati ti danno ragione, ma non ti a sentirmi italiana nel cuore e odio queste sterili
polemiche».
sembra una dichiarazione presuntuosa?
Cos'altro avresti fatto nella vita se non fossi
«Non sono presuntuosa. So quanto posso dare
in vasca e mi impegno con determinazione fino diventata una nuotatrice?
«Non riesco a vedermi in un’altra veste. L’unica
in fondo per dare il massimo. Mi concentro semcosa che posso dire è che avrei fatto la mamma.
pre su me stessa e non sulle mie avversarie».
La tua forza e le tue vittorie in vasca ti Ma non è un rimpianto: è semplicemente il mio
hanno reso un personaggio celebre in Italia, prossimo obiettivo».
Erika Crispo
È
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SPECIALE
GINNASTICA
Dopo l’oro agli ultimi tre mondiali la squadra di ritmica ha
grandi probabilità di conquistare un’altra medaglia importante. Per gli individuali
spiccano i nomi di Matteo Morandi per gli anelli, 6° alle
Olimpiadi di Pechino, Vanessa
Ferrari per il corpo libero, oro
ai Campionati Mondiali di
Aarhus nel 2006, Carlotta Ferlito, vice campionessa europea
nella trave ed Alberto Busnari
nella cavallina con maniglie.
EQUITAZIONE
Se l’Italia ha mancato la qualifica nel salto ostacoli, si può
sperare ad una medaglia nel
Dressage e nel Completo. La
giovane Valentina Truppa,
13°esima ai Campionati Europei di dressage nel 2011 a Rotterdam, riprova col suo Eremo
del Castegno a conquistare un
posto sul podio. Nel Completo
a tenere alta la bandiera italiana il carabiniere Stefano
Brecciaroli e Vittoria Pannizon.
VOLLEY M
Dopo aver battuto al tie-break
la Germania, Ivan Zaytsev, Simone Parodi, Samuele Papi,
Michail Lasko, Dante Boninfante, Dragan Travica, Cristian
Saviani, Luigi Mastrangelo,
Alessandro Fei, Emanuele Birarelli e Andrea Bari hanno
conquistato il pass per i giochi
olimpici di Londra. A Pechino
con il 4° posto non sono riusciti a salire sul podio. Forse
questa sarà la volta buona.
VOLLEY F
Arriva la qualificazione olimpica per le azzurre vincitrici, lo
scorso anno, della Coppa del
Mondo a Tokyo. Dopo un
5°posto alle Olimpiadi di Pechino la squadra composta da
Sara Anzanello, Cristrina Barcellini, Lucia Bosetti, Paola
Croce, Antonella Del9
Bianco e Noemi Signorile proverà a conquistare il gradino
più alto del podio.
PALLANUOTO
Dopo un 9° posto deludente a
Pechino, per Londra 2012 il
Settebello prova a seguire la
scia positiva che li ha portati a
vincere, lo scorso anno, il
Campionato Mondiale a Shanghay. A provarci saranno Matteo Aicardi, Maurizio Felugo,
Pietro Figlioli, Valentino
Gallo, Niccolò Gitto, Arnoldo
Deserti, Niccolò Figari, Deni
Fiorentini, Alex Giorgetti, Giacomo Pastorino, Amaurys
Perez, Stefano Tempesti e
Christian Presciutti.
VELA
Tre le azzurre che potrebbero
arrivare al podio dopo i buoni
risultati raggiunti negli ultimi
anni. La quarantaduenne grossetana Alessandra Sensini, argento alle olimpiadi di Pechino
nella classe RS:x tavole a vela
e seconda ai campionati mondiali; per le derive 470 Giulia
Conti e Giovanna Micol,
quinte a Pechino e ai campionati mondiali lo scorso anno e
seconde agli europei di Istanbul nel 2010.
TUFFI
Campionesse europee nel 2011
per il trampolino 3 metri sincro
e bronzo quest’anno in coppa
del mondo, Tania Cagnotto e
Francesca Dallapè ci riprovano
a Londra. La Dallapè,ventiseienne di Trento, ha chiuso le
olimpiadi di Pechino con un
buon 5° posto, mentre la Cagnotto, campionessa europea
individuale per quattro volte, si
è dovuta accontentare della tredicesima posizione. Ottima occasione per riscattarsi.
NUOTO
L’Italia del nuoto non guarda
solo a Federica Pellegrini. Cinque gli atleti che potrebbero arrivare a medaglia. Luca Dotto,
argento ai campionati mondiali
a Shanghay l’anno scorso nei
50 sl; Alessia Filippi, 2° a Pechino nel 2008 negli 800 sl; Filippo Magnini, 4° a Pechino
nei 4x200 sl; Fabio Scozzoli,
campione europeo a Budapest
nei 50 rana e argento ai mondiali di Shanghay nei 100 e 50
rana.
LAB Iulm
Tutte le me
del nostro
TIRO A SEGNO
Si punta sull’esperienza di
Carlo Nicolo, trentaseienne
milanese che parteciperà alla
sua quarta olimpiade. Anche se
la sua specialità è la carabina
10 cm, negli ultimi giochi
olimpici ha conquistato il 9°
posto nella 3p a 50 cm. Le azzurre, invece, si affidano alla
giovane Eliana Nardelli, 3° ai
campionati del mondo di Monaco del 2010 nella specialità
carabina da 10 cm.
TIRO A VOLO
La friulana Chiara Cainero
proverà a conquistare un altro
oro dopo la vittoria a Pechino
nella specialità skeet. Tra gli
altri sette azzurri qualificati
occhi puntati sul veterano Giovanni Pellielo, alla sua sesta
olimpiade, che ad Atene e a
Pechino ha ottenuto due medaglie d’argento nel trap. Francesco D’Aniello è il favorito per
una medaglia nel double trap
NUOTO
SINCRONIZZATO
Per il nuoto sincronizzato qualificate la genovese Giulia Lapi
e la cosentina Mariangela Perrupato.
NUOTO DI FONDO
Unica azzurra in gara nel nuoto
di fondo è Martina Grimaldi, la
bolognese campionessa europea a Eliat lo scorso anno.Il
nuoto di fondo comprende
tutte le manifestazione che si
svolgono in acque aperte come
fiumi, laghi e mari.
LAB Iulm
SPECIALE
edaglie
tesoretto
Specialità per specialità
tutto quello che si deve
sapere sugli azzurri
che puntano al podio
PENTHATLON
Federico Giancamilli, venticinquenne romano appassionato di automobilismo, dopo il
5° posto ai Campionati Europei di Medway nel 2011, tenta
di salire sul podio olimpico,
impresa fino ad ora mai raggiunta. Stesso obiettivo anche
per il coetaneo Pier Paolo Petroni, carabiniere anche lui romano, 8° agli Europei di
Medway .
JUDO
Otto gli atleti qualificati per il
judo: Rosalba Forciniti, Antonio Ciano, Edwige Gwend,
Elena Moretti, Francesco Faraldo, Roberto Meloni, Elio
Verde e la capionessa a Pechino 2008 Giulia Quintavalle.
LOTTA
Per la lotta un solo azzurro a
Londra: Daigoro Simoncini, il
ventisettenne classificatosi decimo alle scorse olimpiadi.
TENNISTAVOLO
Il rumeno Mihai Bobocica e la
cinese Wenling Tan Monfardini proveranno a tenere alto il
tricolore ai giochi.
BADMINTON
Unica azzurra qualificata nel
badminton la romana Agnese
Allegrini, eliminata al 1°turno
a Pechino 2008 proverà a riscattarsi quest’anno a Londra.
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TIRO CON
L’ARCO
Poche possibilità di medaglie
per gli azzurri qualificati. Si
punta sulla forza del collettivo
maschile che alle olimpiadi di
Pechino 2008 conquistò l’argento a squadre. Per la squadra femminile Guendalina
Sartori, Natalia Valeeva e Jessica Tomasi , vincitrici del
campionato mondiale a squadre di Torino 2011 tenteranno
di replicare il successo di
gruppo.
SCHERMA
Sono alte le aspettative per la
squadra azzurra. Aldo Montano e Diego Occhiuzzi sono i
favoriti per la sciabola. Nel fioretto la squadra femminile
punta sull’esperienza di Valentina Vezzali ed Elisa di Francisca, mentre proveranno a
salire sul podio nella stessa
specialità Andrea Cassarà e
Andrea Baldini. Nella spada
maschile Matteo Tagliariol, già
medaglia d’oro a Pechino, potrebbe replicare l’impresa.
PUGILATO
La squadra azzurra di pugilato
ci crede. Tra i favoriti il milanese Roberto Cammarelle che
ai giochi olimpici di Pechino
conquistò la medaglia d’oro
nella specialità + 91 kg. Occhi
puntati su Domenico Valentino, il 28enne di Marcianise,
per la specialità 60 kg, mentre
Clemente Russo, dopo la medaglia d’argento ai giochi
olimpici del 2008, resta il favorito nella specialità 91 kg.
ATLETICA
Buone possibilità nel salto in
alto con Antonietta di Martino,
33 anni salernitana vincitrice
dell’oro a Parigi nel 2011. Il
suo record è 2.03 metri. Per la
marcia possibile medaglia per
Alex Schwazer campione
olimpico in carica ma chances
anche per Elisa Riguado, 30
anni di Cuneo vincitrice del
bronzo a Pechino nella specialità 20 km di marcia.
CANOA
Josefa Idem, campionessa
olimpica a Sydney 2000 potrebbe ancora stupire nella specialità K 1 m 500. Per la prova
k1 slalom possibilità per Daniele Molmenti 27 anni di Pordenone campione del mondo
di slalom nel 2010, 10° a Pechino e quattro volte campione
europeo. La sorpresa potrebbe
essere Angela Luisa Pendin,
veneziana di 23 anni impegnata anche lei nello slalom
k1.
CANOTAGGIO
Grandi aspettative per il quattro di coppia di Luca Agamennoni, Rossano Galtarossa,
Sinome Venier e Simone Raineri che alle olimpiadi di Pechino 2008 si sono aggiudicati
l’argento. Già qualificate Claudia Wurzel, originaria di Marburg, in Germania e Sara
Bertolasi, ventitrenne di Busto
Arsizio settime nel due senza
ai mondiali di Bled.
TAEKONWONDU
Sono soltanto due gli azzurri
qualificati alle Olimpiadi per il
Taekonwondu, l’arte marziale
coreana che prevede calci e
pugni in volo. Sono Mauro
Sarmiento, ventinovenne di
Casoria che alle Olimpiadi di
Pechino ha conquistato la medaglia d’argento e Carlo Molfetta, che ha ottenuto il terzo
posto nella categoria inferiore
agli 87 kg nel campionato
mondiale Gyeongju del 2011.
CICLISMO
Si aspettano ancora le qualificazioni della prova in linea. Il
Ct Paolo Bettini, medaglia
d’oro ad Atene 2004, ha detto
che sta pensando a una squadra
di ragazzi svegli e opportunisti. Tra i vari nomi i più gettonati sono Sacha Modolo, Elia
Viviani, Manuel Belletti,
Diego Ulissi, Daniel Oss. Per
il Bmx possibilità per Manuel
del Vecchi, Robero Cristofori e
Romain Riccardi.
Pagina 12
SPECIALE
LAB Iulm
CURIOSITA’
Dal tiro al piccione al taekwondo, storia delle discipline
Ventisei sport per un totale di 39 discipline: si riassume
così l’offerta agonistica della trentesima edizione dei
Giochi Olimpici . Due in meno rispetto ai 28 di Pechino e a quelli
chiesti da Londra all’atto della candidatura, tortuosa la strada che ha
portato al numero definitivo. Una
strada che passa attraverso il Cio,
il Comitato Olimpico Internazionale, l’organo chiamato a deliberare sull’eventuale ingresso di nuove discipline. E’ stato
proprio il Comitato, all’indomani della scelta di Londra,
a depennare attraverso un’ apposita votazione dalla lista
dei 28 il baseball e il softball, salvo poi proporne la sostituzione con due tra karate, squash, golf e rugby a 7. A
spuntarla sono stati squash e karate, che però non faranno parte della spedizione londinese. Motivo? Non
hanno raccolto il numero sufficiente di voti per l’ammissione ai giochi (erano richiesti i due terzi delle preferenze totali). Le presenze storiche: atletica leggera,
ginnastica (estesa anche alle donne, ma in forma sporadica, solo dal 1928). Non mancano gli sport “cestinati”
e poi reintrodotti. Parliamo del taekwondo, ammesso
come sport dimostrativo a Seul 1988 e Barcellona 1992,
per poi essere “ripescato” alle Olimpiadi di Sidney 2000,
del tiro con l’arco, comparso per la prima volta ai Gio-
ASSI nella
MANICA
Roberto Tortora
Linda Irico
L
e lancette del Big Ben
corrono veloci, pronte
a scoccare l’ora della
XXXI edizione dei giochi
olimpici. Londra al centro
del mondo e, al centro del
centro, gli atleti, protagonisti
di uno spettacolo che ci si
augura possa superare quello
di Pechino 2008.
Un’olimpiade nelle gambe di
Usain Bolt, il dominatore
dell’ultimo Golden Gala di
Roma, vinto con la migliore
prestazione dell’anno in
9″76. Il “fulmine”, tre volte
campione olimpico di Pechino e due volte campione
mondiale (nonché triplo primatista del mondo nelle specialità dello sprint: 100, 200
e 4x100 metri), è atleta dell’anno 2011 per l’ Internatio-
nal Association of Athletics
Federations (IAAF). Il giamaicano ha dichiarato di
voler fare ritorno dalla terra
d’Albione con ben 4 medaglie d’oro, puntando anche
alla staffetta 4x400 mt.
Michael Phelps, l’atleta che
ha conquistato più ori nella
storia dei cinque cerchi (14
volte in cima al podio, di
cui 8 solo nella passata
olimpiade) si prepara a
sfidare l’australiano James
Magnussen che, dopo aver
trionfato ai Giochi PanPacifici e del Commonwealth del
2010 e ai Mondiali 2011, è
pronto a dare del filo da torcere al Cannibale di Baltimora. Scalzare il re dal trono
non sarà facile: miglior tempo
dell'anno nei 200 farfalla al
Grand Prix dell'Ohio, con un
tempo di 1'55"32, battuto il
record ottenuto del britannico
Joseph Roebuck di 62 centesimi.
Derrik Rose, Dwight Howard, Dwyane Wade e Kevin
Durant: quattro assi dell’NBA
per il Dream team del basket
statunitense, pronto a confermare l’oro di Pechino 2008.
Ma il jolly è un altro, perso-
naggio oltre che fenomeno:
Kobe Bryant. Il cestista di Philadelphia nel 2012 è il giocatore con più punti a referto
nell’All Star Game. Superato il
mito Michael Jordan. Il temibile antagonista per la stella
dei Lakers sarà un suo compagno di squadra: Pau Gasol,
pluri-campione d’Europa con
la Spagna, pronto a vendicare
l’argento di Pechino.
Valentina Vezzali, undici volte
campionessa del Mondo, alla
sua quinta olimpiade ha ancora
fame e punta ad eguagliare il
figlio del vento Carl Lewis: il
quarto oro olimpico consecutivo. A rivaleggiare con lei
sulla pedana ci saranno altre
campionesse: le più temibili
alloggiano a Casa Italia:
Elisa Di Francisca (numero
LAB Iulm
SPECIALE
Pagina 13
più strane ammesse ai giochi olimpici
chi di Parigi 1900, escluso nel 1920 e rientrato a partire
dalle Olimpiadi di Monaco del 1972, o del tennis riammesso nel 1988. E cosa dire del sollevamenti pesi, parte
del programma dei prime giochi della storia e poi riabilitati dopo un periodo di ostracismo olimpico nel 1980? Ma le curiosità della
trentesima edizione dei Giochi non riguardano le sole discipline. Sport,
tanto sport, ma a caratterizzare
un’Olimpiade sono i rapporti che possono instaurarsi tra i componenti
delle diverse delegazioni. Incontri
che spesso, continuano sotto le len-
zuola. Per far sì che sia massimo il livello di prevenzione
nei rapporti sessuali, la Reckiti Benckiser, multinazionale a capo, della Durex ha deciso di
fornire gratuitamente preservativi e
informazioni sul sesso sicuro agli
atleti che parteciperanno alle Olimpiadi e a chi assisterà alla manifestazione. E a proposito di vincoli,
saranno molto stretti quelli che si instaureranno tra Galles, Irlanda del Nord, Inghilterra e
Scozia, unite dopo mezzo secolo (l’ultima volta fu a
Roma 1960) sotto un unico vessillo sportivo, quello del
Regno Unito. (gal)
Da Bolt a Djokovic
da Cavendish a Neymar
e ancora Phelps, Bryant e
le azzurre Pellegrini e Vezzali
Chi di loro sarà
il numero uno dei numeri uno?
uno nel ranking
mondiale del fioretto)
e Giovanna Trillini.
Londra 2012 dovrebbe
essere l’epilogo di una carriera straordinaria, anche se,
chi la conosce meglio, non
la darebbe mai per finita.
Il nuovo astro nascente del
calcio brasiliano è Neymar
Da Silva, la stella che guiderà il Brasile alla conquista
della medaglia d’oro ed interrompere, così, il dominio assoluto dell’Argentina nelle
due ultime edizioni, grazie
alla fenomenale generazione
di Messi e compagni. Classe
’92, l’attaccante del Santos
è il calciatore sudamericano del 2011. La rivista
Don Balòn lo ha inserito
nel 2010 nella lista dei
migliori talenti nati dopo
il 1989. “Neymar può
diventare anche più
forte di me” – si è sbilanciato Edson
Arantes Do Nascimento, in arte
Pelè. Se lo dice
“O’Rey” c’è da
fidarsi, ma occhio alla rinascita
del
redivivo Pato…
Membro dell’Ordine
dell’Impero Britannico “per
meriti sportivi” nel 2011, a 27
anni Mark Cavendish ha le
idee chiare: Milano-Sanremo,
Tour de France e Olimpiadi
obiettivi 2012. Il primo è sfumato per merito dell’australiano Simon Gerrans. Al
velocista del team Sky restano
la Grand Boucle e l’olimpiade
casalinga, dove sogna di tagliare per primo il traguardo
della prova su strada sotto
Buckingam Palace. Nato sull’Isola di Man (a metà strada
tra Liverpool e Belfast, nell’Irish Sea) e cresciuto ciclisticamente in Toscana, dove
vive dal 2007 (a Quarrata,
provincia di Pistoia), indosserà ai giochi la maglia iridata
conquistata a Copenhagen nel
2011. E’ il favorito numero
uno.
Di madrelingua serba, parla
correntemente anche inglese, tedesco e italiano.
Novak Djokovic è il tennista
del momento, primo nella
classifica Atp dal 4 luglio
2011 (l’anno dei record, nel
quale ha vinto tutto, tranne il
Roland Garros). Fresco vincitore del suo terzo Australian
Open, dopo aver battuto
Nadal per la settima volta
consecutiva, “Nole” avrà
l’onore di essere portabandiera per la Serbia a Londra
2012. One man show, è apparso nel video di Martin Solveig Hello, girato nel 2010 sul
campo centrale del Roland
Garros di Parigi ed è stato
ospite di Fiorello nel 2011 in
una puntata del Più grande
spettacolo dopo il weekend,
su Rai1. Il più grande spettacolo, però, vuole offrirlo sotto
il Big Ben.
Pagina 14
SPECIALE
La favola del nuotatore
italiano e la delusione
dell’amazzone araba
Piccole e grandi storie
dietro le quinte della
trentesima Olimpiade
Giuseppe Leo
«Quando mi sono tuffato di
nuovo in piscina l'acqua mi ha
accolto come una carezza».
L’ultima bracciata, quella per
Londra 2012, Paolo Bossini
l’ha affrontata con l’avversario
più tosto che gli fosse mai capitato da quando gareggia in
piscina: il tumore. Un male che
sembrava poter scolpire nella
leggenda i riconoscimenti di
questo nuotatore bresciano,
atleta del Team Arena e tesserato con il Circolo Canottieri
Aniene. Ma soprattutto virgulto e ancora alla prima vasca
di una carriera affamata di altri
successi. Come se un titolo di
campione d'Europa, tante medaglie continentali, due finali
olimpiche, un quarto ai mondiali fosse roba da pischelli.
Quell’ultimo sprint verso il ritorno alle competizioni a
Paolo, 27 anni una moglie e
una figlia, è costato e continua a
costare tempo,
sacrifici. I cinque
cerchi di Londra
però,
adesso
sono a portata di
braccio. L’acqua
è elemento costante, quasi karmico, nel vissuto
di questo ragazzo
come tanti, sconvolto dal male e
costretto a stare a
bordo vasca per
colpa di uno
“tsunami che ti
attraversa
il
corpo” come lui
stesso lo definisce, usando non
a caso una metafora acquatica. In effetti all’acqua Paolo deve tutto, la
notorietà ieri, la speranza di
tornare in gara, oggi. E di farlo
da vincitore. Il ritorno ufficiale
alle competizioni lo scorso 7
marzo, negli Assoluti italiani
Primaverili di Riccione, dopo
un esilio di 2 anni. Bossini
smette di essere un perfetto
sconosciuto quando nel 2002,
nemmeno diciottenne, esordisce agli europei giovanili e ai
campionati assoluti italiani,
vincendo anche un argento a
Linz. Di lui si continua a chiacchierare nel 2004, l’anno che
fa da trampolino a un percorso
brillante ma con trappi strappi.
Nuotatore per passione, ranista
per cercare di inseguire l’oro,
la salute per Paolo è stata sempre una scommessa con il destino, un ostacolo ulteriore e
puntuale, come quando nel
2005, dopo i primi posti agli
Europei di Madrid e quelli in
vasca corta di Vienna, un
“
quarto posto l’anno precedente
ad Atene (col tempo di
2'11"20), e dopo aver gareggiato ai Giochi Mediterranei di
Almeria (Spagna), è costretto
ai box da un’operazione di appendicite. Risultato: niente
campionati mondiali di Montreal. Rientra in pista ma la
sfortuna continua a giocare
contro, e così la medaglia
d’oro tanto desiderata non arriva, sempre per un’inezia. Accade agli Europei di Budapest
nel 2006, dove tra lui e la
prima medaglia c’è solo il polacco Slawomir Kuczko, lo
stesso che gli nega la gioia del
gradino più alto del podio
anche nei successivi europei in
vasca corta di Helsinki. A
marzo 2007 finalmente il
primo mondiale, a Melbourne,
ma la musica non cambia, e
anzi è proprio il compagno di
squadra Loris Facci a costringerlo al quarto posto. Il percorso a ostacoli di Paolo
somiglia sempre più a una
iattura: i risultati arrivano,
ma l’oro, sfiorato ripetutamente, rimane
utopia. A ribadire ulteriormente
il
concetto l’ennesimo “fastidioso” argento
conseguito a
Debrecen nel
2007, beffato
nell’occasione
dal giovane ungherese Daniel
Gyurta. Il 2008
è l’anno di Pechino, e alle
Olimpiadi cinesi Bossini sfodera un ottimo
tempo, tanto buono da consegnargli il pass per la finale dei
200 metri rana, nella quale
guadagna il settimo piazzamento. E’ l’ultimo bagliore
prima di entrare nel tunnel
della malattia, che nel 2010 lo
costringerà al nuovo ritiro, all’operazione d’urgenza, nel
2011 e a sei mesi di dura chemioterapia. Parlarne non è facile, ma l’ottimismo che la
voglia di vita che traspare dalle
parole di Bossini è la dimostrazione lampante che l’ansia
di non potercela fare fa già
parte del passato: «Nonostante
il lungo stop sono maturato e
più sicuro di me due aspetti
fondamentali in uno sport
come il nuoto. In soli 5 mesi,
da quando ho ricominciato ad
allenarmi, ho perso 22 kg. Fisicamente mi sento bene e
sono tornato in forma». Firmato Paolo Bossini.
Il tumore
è come
uno tsunami
che ti
attraversa
il corpo
Ma ora torno
maturato
e più sicuro
di me
”
LAB Iulm
Bossini, sfid
Paolo Bossini, 27 anni
Nessuna donna ai giochi: i sa
L
a corsa dell’Arabia Saudita verso l’eman- del governo saudita, malignavano alcuni, si agicipazione femminile sembrava far tappa tavano motivi politici ben precisi. Il pressing del
trionfale alle Olimpiadi londinesi. Nei Comitato Olimpico Internazionale, alquanto inmesi scorsi era trapelata l’indiscrezione della dispettito dal rifiuto arabo di far partecipare le
possibile partecipadonne a competizioni
zione di un’ atleta del
sportive, sembrava inL’Arabia
Saudita
sarà
gentil sesso in rapprefatti aver ammorbidito
sentanza di Riyāḍ.
l’unico paese a non avere la linea integralista
Partita la caccia alla
messa in atto da un godonne in squadra verno, quello saudita,
fortunata (non può
che esser definita tale,
completamente in mano
così come stabilito ai dettami della relidal momento che in
Arabia alle donne non
Per garantire la
dal Comitato Olimpico gione.
è consentito nempartecipazione
della
meno guidare), il
di Riyad e confermato Malhas si era mosso in
nome pronto a fare la
prima persona addiritstoria sembrava serdal principe Nawaf tura il principe ereditavito: Dalma Rushdi
rio Bin Abdul Aziz,
Malhas, giovane equifratello di re Abdullah.
tatrice che si è già
Ma, mentre il Cio confatta apprezzare alle Olimpiadi giovanili con- fermava la presenza di tiepide trattative per gaquistando un bronzo. In realtà, dietro l’apertura rantire una rappresentanza femminile al Regno
LAB Iulm
SPECIALE
da già vinta
Pagina 15
In sella a settant’anni
L
a sua Olimpiade l’ha già disputata e vinta. Hiroshi Hoketsu, 70 anni suonati, sarà
parte della delegazione equestre
giapponese stracciando così ogni
record: partecipare a una competizione olimpica a 71 anni e significa poter tornare a indossare, così
come accadde quattro anni fa a
Pechino, i panni di “grande vecchio” della kermesse a cinque cerchi. La scioltezza mostrata
nell’ultima esibizione di dressage, quella che ha permesso al cavaliere giapponese di staccare il pass per Londra ha destato stupore e curiosità, riportando l’attenzione su questo campione
evergreen, primo nel ranking del dressage per la zona Asia-Oceania e capace di disputare un’Olimpiade (Pechino 2008, quando
fu impegnato nella specialità rettangolo) a 44 anni dall’ultima a
cui aveva preso parte (Tokio 1964, allora gareggiò nella categoria del salto a ostacoli). A Los Angeles '84 era riserva, ma non gareggiò, mentre a Seul '88 fu costretto a ritirarsi per problemi di
quarantena del suo compagno equino. I longevi cavalieri italiani
Piero e Raimondo D'Inzeo, tanto per fare un esempio, disputarono la loro ultima Olimpiade quando viaggiavano sui 50 anni. Lo
scorso 1 marzo, in Francia, l’ultima dimostrazione di affidabilità,
in sella a Whisper 115. Al momento, però, non è detto che l’esperienza decennale di Hoketsu lo porti dritto in Inghilterra. La Federazione giapponese, infatti, non ha ancora ufficializzato la
presenza di Hoketsu nelle gare di dressage in programma. Dietro
questa incertezza la volontà del massimo organismo sportivo nipponico, di “liberare” un posto da destinare alle giovani leve dell’equitazione nazionale. “Prenderemo quanto prima una decisione
sul suo inserimento", ha dichiarato a proposito la portavoce delle
Federazione Sport Equestri nipponica, Azusa Kitano. "Ci rendiamo conto che lui ci tiene ad andare". Al di là della partecipazione a Londra 2012 e degli eventuali piazzamenti che questo
arzillo nonnino nipponico saprà conquistare in sella al suo cavallo, lo scherzo peggiore potrebbe giocarlo proprio la sua carta
d’identità. Infatti Hoketsu non è l’atleta più longevo che abbia
mai disputato un’Olimpiade. A batterlo, per qualche mese, il tiratore svedese Oscar Swahn, che vinse una medaglia d'argento
nel bersaglio nell’edizione che si tenne ad Anversa nel 1920 (si
trattava della sua terza Olimpiade), alla veneranda età di 72 anni
e dieci mesi. (gal)
Il ruggito del Senegal
D
auditi lasciano a casa Dalma
d’Arabia, ecco la doccia fredda: Riad sarà
l’unica squadra senza donne, così come stabilito
dal Comitato Olimpico Saudita, così come dettato dal suo presidente, il
principe Nawaf, da sempre
fiero osteggiatore delle
quote rosa olimpiche. La
realtà saudita, d’altronde,
non si segnala certo come
modello di integrazione
femminile: basti pensare
alle tante palestre chiuse o
peggio ancora off limits,
alle intimidazioni rivolte
alle sportive, alla mancanza assoluta di strutture
consone a far sedimentare
un’idea sana di sport tra le
donne di tutte le età. Una
partecipazione sfumata,
ma ci sarebbe l’escamotage. L'unica deroga al
divieto sarebbe rappresentata dalla possibilità di
far gareggiare la papabile 'in proprio', al di fuori
della delegazione ufficiale saudita. Ipotesi, questa, che però potrebbe trovare sbarrate le porte
del Comitato Olimpico Internazionale. Perso il treno
londinese, la speranza di
vedere un’atleta sventolare
la bandiera verde al fuoco
dei cinque cerchi non si è
spenta. Una proposta formale di partecipazione
delle atlete saudite sarà, infatti, presentata in occasione della riunione del
consiglio esecutivo del
CIO che si terrà a Quebec
City dal 23 al 25 maggio.
In gioco c’è la parificazione dei diritti delle
donne del Regno.
E potrebbe valere più dell’oro di una medaglia.
(Gal)
al verde del Regno Unito al verde (macchiato da bordature di rosso) delle casacche di gioco del Senegal, il passo
è breve. Lo è ancora di più quello tra il verde della speranza di fare la storia e la certezza di essere già nella storia. La nazionale di calcio del Senegal, Repubblica immersa nell’ovest del
continente nero, sbarca infatti per la prima volta in assoluto al
torneo di calcio olimpico. Giunta sul filo del rasoio, la qualificazione dei «Lions de la Téranga »,come vengono definiti in onore
ai valori della tradizionale cultura dell’ospitalità (la Teranga per
l’appunto), è l’ultima in ordine di tempo, e rende definitivo il
mosaico (privo ahinoi dell’Italia) delle squadre che si contenderanno il podio a cinque cerchi. Un pass epico, staccato con cuore
e grinta, grazie al 2-0 rifilato all’Oman nell’incontro giocato nella
poco esotica location di Coventry, e che permette ai “leoncini”
d’Africa di accedere alla competizione olimpica. Sarà stata l’aria
inglese, ma al piccolo Senegal è riuscita, proprio all’ultima curva,
l’impresa sfuggita in dicembre quando le velleità di qualificazione diretta si schiantarono contro la maggior organizzazione
tattica di quell’Egitto che, assieme al collaudato Marocco e al coriaceo Gabon comporrà la delegazione calcistica africana in spedizione sulle rive del Tamigi.
A scrivere l’impresa due nomi su tutti, due appunti da non trascurare nelle agende degli operatori di mercato del globo: sono
quelli di Ibrahim Baldè e Abdoulaye Sanè, i mattatori della sfida
che ha schiuso le porte di Londra 2012, i porta vessillo di una
compagine sbarazzina, che si candida a scheggia impazzita del
proprio raggruppamento, che oltre ai padroni di casa della Gran
Bretagna annovera Arabia Saudita e Uruguay. La fucina di talenti della nuova generazione è cresciuta sognando di ripetere le
gesta del Senegal dei vari Diouf, Fadiga e Bouba Diop, che seppe
stupire nel Mondiale di Giappone e Corea di dieci anni fa, meritando l’appellativo di squadra rilevazione dell’edizione nippo-coreana. Gli ottavi di finale raggiunti in quella occasione
rappresenta tuttora il risultato migliore di sempre, l’apogeo di
questa stella nascente nella galassia calcistica africana, oscurata
dalle ultime mancate qualificazioni ai Mondiali di Germania 2006
e Sud Africa 2010 e che dall’avventura olimpica delle sue giovani leve spera di ricevere la sferzata giusta per il rilancio. (gal)
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SPECIALE
Roberto Tortora
P
er la prima volta a pagamento, per la prima volta
in alta definizione, per la
prima volta su SKY: lo spettacolo nello spettacolo, a Londra
2012, sarà una copertura mediatica da medaglia d’oro.
Dopo i mondiali di calcio
(Germania 2006, Sudafrica
2010), i Giochi Olimpici invernali di Vancouver 2010, la
piattaforma satellitare di Rupert Murdoch si è aggiudicata
in esclusiva i cinque cerchi di
Londra. Le telecamere si accenderanno il prossimo 27 luglio, giorno della Cerimonia
d’apertura nel nuovissimo
Olympic Stadium. L’offerta
olimpica di SKY Sport HD
sarà ben sette volte più ricca rispetto a quella garantita in Italia dalla tv, in occasione di
Pechino 2008.
Una copertura mai vista prima:
12 canali dedicati in HD, più
uno interamente dedicato ai
giochi in 3D, approfondimenti,
informazione social e Sky Go,
l’applicazione che consentirà
di seguire su smartphone e su
tablet le imprese di Bolt, della
Pellegrini, di Phelps, della
Isinbayeva e di tutti i protagonisti dell’olimpiade londinese.
Per la tv italiana una novità assoluta.
29 sport olimpici, 10.000 atleti
da tutto il mondo. Alla copertura live delle gare saranno affiancate oltre 100 ore di studi
di approfondimento da Londra
e oltre 500 ore di sintesi delle
gare in vari momenti della
giornata.
La squadra olimpica di Sky
Sport sarà capitanata da Giovanni Bruno e schiererà, tra gli
altri, anche elementi di punta
prelevati dal racconto calcistico. Su tutte, la regina di Sky
Calcio Show, la più amata
dalle italiane e dagli italiani,
Ilaria D'Amico, che della sua
brillante carriera potrà aggiungere un altro vanto: raccontare
in diretta la Cerimonia inaugurale. A Fabio Caressa, invece,
toccherà raccontare in diretta
le gare di nuoto, nelle quali
l'atleta più attesa è la nostra Federica Pellegrini. Inutile dire
che, dopo l’urlo: “Cannavaro,
Cannavaro”, tutti si aspettano
anche: “Pellegrini, Pellegrini”.
Tra i conduttori, Fabio Tavelli
ed Eleonora Cottarelli saranno
i volti "diurni" delle trasmissioni olimpiche, mentre Carlo
Vanzini condurrà gli appuntamenti della sera dal cuore di
Londra, di fronte al Tower
Bridge. La voce squillante di
Flavio Tranquillo commenterà
l’ennesima sfida delle squadre
di basket al Dream Team americano; Lorenzo Dallari seguirà
le partite di volley, Francesco
Pierantozzi, dopo i mondiali
Campioni in 3D
la sfida Sky
in dodici canali
LAB Iulm
neozelandesi di rugby, tornerà
alla sua grande passione: il ciclismo. La coppia Nicola Roggero-Maurizio Compagnoni
racconterà l’atletica leggera.
Accanto ad ogni telecronista,
tutti gli eventi saranno commentati anche da una vera e
propria “nazionale” di opinionisti, composta da moltissimi
ex-olimpionici medagliati. Tra
questi Mario Cipollini (189
successi in carriera da ciclista),
Stefano Mei (ex-mezzofondista ), Giovanni Lombardi (oro
a Barcellona ’92, corsa a
punti), Fiona May (doppio argento ad Atlanta 1996 e Sidney
2000, salto in lungo), Maurizio
Fondriest (oro nel ciclismo su
strada a Seoul ’88), Stefano
Baldini (oro ad Atene 2004,
maratona). Per la ginnastica, il
portabandiera e plurimedagliato azzurro ad Atene 2004
Jury Chechi e Fabrizia D'Ottavio, entrambi sul podio in Grecia. Tris d'attacco per la
pallavolo con Maurizia Cacciatori, Andrea Zorzi e Alberto
Cisolla. Per le competizioni in
vasca, commenti affidati a Cristina Chiuso (nuoto), Giuseppe
Porzio (pallanuoto) e i fratelli
Marconi, Nicola per le telecronache dei tuffi su Sky 3D, e
Tommaso per quelle in HD;
sulla pedana della scherma di
Sky ci saranno Diana Bianchedi, vincitrice di due ori
olimpici, Salvatore Sanzo, ex
fiorettista con quattro medaglie
olimpiche al collo, e Sara Cometti; infine, per le telecronache del pugilato, sale sul ring
dei telecronisti il vincitore di
Mosca 1980 Patrizio Oliva.
Antonio Rossi, ex-canoista,
vincitore di cinque medaglie
olimpiche e Portabandiera azzurro a Pechino 2008. E ancora, Francesco De Angelis,
mitico capitano di Luna Rossa
all’America's Cup, l'ex ct-azzurro di basket Ettore Messina,
la campionessa di taekwondo
Veronica Calabrese e la campionessa Paralimpica Francesca Porcellato, 11 volte
"medagliata" ai Giochi.
Saranno oltre 2000 le ore di
gare in diretta, con tutte le 959
medaglie in palio e il 100%
delle competizioni degli azzurri. Un'esperienza “totale". E
per non perdere nemmeno uno
sport, un podio o un italiano in
gara, l’interattività di Sky
prende vita grazie al tasto
verde del telecomando che
proietterà lo spettatore su 12 finestre del mosaico olimpico,
dove si potranno vedere tutte le
discipline in onda in contemporanea e costruire il proprio
palinsesto olimpico.
Quando la fiamma olimpica si
spegnerà, quella di Sky continuerà ad ardere:, nel mirino ci
sono già i giochi invernali di
Sochi 2014 e le prossime
Olimpiadi estive di Rio 2016.
LAB Iulm
SPECIALE
Pagina 17
Niente Olimpiadi sul Web
Il Cio fa like ai soldi della Tv
Un’offerta
televisiva senza
precedenti:
oltre 100 ore
d’approfondimento
e 500 di sintesi:
una maratona
da salotto
Ilaria D’Amico
seguirà in diretta
la cerimonia
d’apertura
e chiusura.
Fabio Caressa
le imprese
della Pellegrini
Con Sky Go sarà
possibile seguire
i giochi su tablet
e smartphone
Un palinsesto
su misura
per ciascun
telespettatore
Francesco Piccinelli
l Comitato olimpico internazionale non ama i social media. Il fatto è
sospendente, perché il Cio
dovrebbe promuovere il dialogo tra le nazioni e le culture, ma quando si tratta di
diffondere i propri materiali
video a enti che non siano le
televisioni, la conversazione
si ferma bruscamente, tagliando fuori, per esempio,
gran parte dell’Africa subsahariana, dove i dirittidelle
trasmissioni di Londra 2012
sono stati acquistati dal network panafricano “Supersport”. Per la serie, “più
veloce, più forte, più in alto”,
ma solo se si ha l'abbonamento alla Tv digitale.
Eppure Cio e Comitato organizzatore di Londra 2012
hanno tentato un approccio
verso i social media. In occasione di Londra 2012, il Cio
ha promosso un sito, showyourbest.olympic.org, che
permette, a sportivi dilettanti
di tutto il mondo, di mostrarsi. Ai più bravi, verrà
data la possibilità di esibirsi
durante i Giochi. I video
sono postati su un planisfero
che permette di far vedere da
dove provengano gli atleti. A
parte il fatto che i siti di videosharing offrono già migliaia di ore del dilettante più
o meno allo sbaraglio, che
senso ha un'iniziativa del genere?
La stessa domanda vale
I
anche per le altre iniziative
del Cio su Internet, come la
pagina ufficiale del Comitato
su Facebook, poco seguita e
poco partecipata. Certo: 2
milioni di like sul social network sono un dato invidiabile che scompare, però,
davanti ai 50 milioni di fans
iscritti alla pagina di Lady
Gaga. Lo stesso profilo Twitter
ufficiale di Londra 2012 fatica
a decollare, con solo 410 mila
followers e pochissima interazione con la community.
La vera farsa, però, riguarda i
canali Youtube delle varie manifestazioni. Nonostante il
del mondo, visto che nel canale “atletica” ufficiale della
manifestazione, il clou dei
Giochi non è stato postato.
Il primo risultato, cercando il
record di Bolt, è la telecronaca
della Nbc. Premesso che la rete
del pavone ha una grandissima
Il Comitato
Olimpico
ha escluso i social
network perché
non garantiscono
royalties alla faccia
dello spirito
di partecipazione
alla de Coubertin
Nonostante
qualche timido
approccio
nei confronti
del Web 2.0
gli organizzatori
dei Giochi hanno la
medesima politica
del Circus della F1
principale sito di videosharing
a livello mondiale permetta la
diretta streaming di alcuni
eventi, il Cio non sembra interessato a sfruttare questa possibilità. Non solo, i canali dei
vari giochi sono poco seguiti e
incompleti. Ad esempio, se
cercassimo il video della finale
dei 100 metri piani maschili di
Pechino 2008, potremmo vedere solo le repliche delle telecronache delle principali Tv
tradizione di copertura dei
Giochi olimpici (sua, ad esempio, fu la diretta dei tragici fatti
di Monaco 1972), il fatto che
l'evento simbolo delle Olimpiadi non sia associato al brand
del Comitato Olimpico Internazionale, pone un grande interrogativo: perché il Cio,
consapevole della sua missione, non riesce a relazionarsi
seriamente col mondo dei social media, aprendosi alla con-
versazione?
«Il Cio, come tutti gli altri
grandi organismi sportivi, ha
come asset i contenuti, e su
questi cerca di di fare più soldi
possibili» dichiara Stefano Palazzi, presidente di Stage Up
azienda bolognese che si occupa di comunicazione negli
eventi sportivi. «I soldi vanno
anche al comitato organizzatore dei Giochi». Purtroppo,
però, la percentuale che prendono i comitati organizzatori
non è pubblica. «Il Cio» rileva
Palazzi «é strutturato come un
club nel quale si entra per cooptazione», per questo, si può
permettere di essere poco trasparente, nelle gestione dei
soldi dei diritti, anche se è
chiaro che «la maggior parte
degli introiti non va al comitato organizzatore, ma al Cio»
rendendo impossibile dimostrare che i diritti televisivi servano solo a pagare i costi
dell’organizzazione
delle
Olimpiadi.
Ma perché il Cio si trincera
dietro questo atteggiamento
così poco trasparente? Alla domanda, risponde Pietro Mennea. L'ultimo grande velocista
bianco, in una recente apparizione nel salotto televisivo di
Corrado Augias, ha definito il
Cio come un «comitato d'affari
dedito alla spartizione dei diritti televisivi per conto dei
grandi sponsor». Mennea non
ha tutti i torti: se il Cio, che
basa molta della propria retorica sulla libera competizione
tra super professionisti e atleti
poveri e dilettanti, ha la medesima politica, nei confronti dei
media sociali, della Formula1
Bernie Ecclestone, l’uomo più
ricco del Regno Unito, allora è
lecito pensare che lo spirito
olimpico sia una formula magica buona solo per vendere
qualche migliaio di sneakers in
più.
Scotland Yard contro le scomesse clandestine
La piattaforma di
Murdoch ha già
acquisito i diritti
per i giochi
invernali
di Sochi 2014
e le olimpiadi
di Rio 2016
“Non si può sottovalutare la minaccia delle scommesse clandestine – ha detto il ministro dello sport inglese Hugh Robertson – perché se gli spettatori cominciano a dubitare della regolarità delle gare tutto il sistema cade a pezzi”. Con
l’avvicinarsi dell’inizio dei Giochi Olimpici, a Londra vogliono impedire che si ripeta il caso di Pechino 2008,
quando gli arbitri della finale di pallamano furono fermati con 50 mila dollari nelle tasche. Per la prima volta nella
storia delle Olimpiadi, quindi, sarà operativa un’unità di spionaggio, coordinata da Scotland Yard, che collaborerà con
l’Interpol e l’Agenzia nazionale, con l’intento di salvaguardare l’onore della manifestazione. Tra le misure ipotizzate,
anche quella della creazione di uno spazio apposito per offrire assistenza agli atleti nel villaggio olimpico, mentre la
Gambling Commission ogni giorno organizzerà incontri per sensibilizzare sul tema. I bookmakers, dal canto loro,
sembrano voler gettare acqua sul fuoco e sostengono che sebbene sia atteso un incremento delle scommesse in coincidenza con le Olimpiadi, generalmente i Giochi non hanno un particolare appeal sugli scommettitori. Dall’Italia è possibile partecipare connettendosi al sito www.betway.it e aprendo un conto di gioco. (mm)
Pagina 18
CULTURA
LAB Iulm
I l P ae se c h e
odia i libri
Dalla Biblioteca Centr ale di Roma che va avanti
g r azie al lavor o g r atuito de gli ex dipendenti
i n p e n si o n e , a l l a B r a i d e n se d i M i l a n o ,
costr etta a sospendere il ser vizio per ché
n o n h a i s o l d i p e r r ip a r a r e il ri s c a l d a m e n t o
V ia ggio nella crisi delle biblioteche italiane
Adele Grossi
ella Biblioteca Centrale
Nazionale della Capitale d’Italia, i libri ci
sono, ma si leggono part time.
Fino alle 13.00, sempre che
siate arrivati in tempo per fare
la richiesta, inoltrarla e attendere quelle due/tre ore necessarie alla consegna. Se è
martedì o giovedì e di aspettare
non vi va proprio, quel libro vi
è indispensabile e vi trovate a
Firenze, potete rivolgervi alla
Biblioteca Centrale Nazionale
di piazza dei Cavalleggeri, ché
due giorni a settimana riesce
ancora a fare orario continuato.
Se non siete né a Roma né a Firenze, ma passate dalle parti di
Milano, allora puntate sulla
Braidense, ma solo se è primavera o estate. Appena viene il
freddo, se è forte come quest’anno, i libri restano in magazzino
perché
il
riscaldamento è rotto, non si
può riparare e il personale non
può certo rischiare di beccarsi
l’influenza per il vostro libro.
Se poi abitate altrove, non preoccupatevi: le biblioteche nazionali sono 46 e sono
dislocate su tutto il territorio,
ma badate che tutto dipende da
quello che cercate: da qualche
N
tempo, molte di loro non
hanno abbastanza soldi per acquistare i libri, quindi magari
finisce che il vostro non lo trovate.
Se a un certo punto non ce la
fate più, beh, allora rinunciate
al libro.
Ebbene sì. Da circa sette anni
a questa parte, questo è lo stato
in cui il Paese ha ridotto le proprie biblioteche. Un patrimonio di oltre ventiquattro
milioni di volumi, senza consi-
La biblioteche
nazionali non
hanno soldi
per acquistare
nuovi volumi
derare quello delle altre dodicimila biblioteche che dal 1972
sono entrate nella competenza
di Regioni, Province, Comuni
o di enti e associazioni private.
Volumi a stampa, manoscritti,
materiale informatizzato: fino
al 2005, tutto questo valeva per
lo Stato oltre 32 milioni di
euro. Nel 2006, i milioni diventarono 26; poi 20; poi 19.
Oggi, le 46 biblioteche nazio-
nali incamerano poco più di 12
milioni. Due dei quali finiscono nelle casse delle Centrali
di Roma e Firenze, quelle deputate su tutte a rappresentare
l’intero patrimonio bibliografico della Nazione.
Ci provano in realtà, visto che
ormai a stento riescono a garantire i servizi minimi.
Come se non bastasse il taglio
ai finanziamenti, infatti, i diversi istituti non hanno più abbastanza
personale
a
disposizione. Dopo i molti
pensionamenti degli ultimi
anni, fra i concorsi fermi dal
1986 e il blocco del turn over,
a Roma sono rimasti in 241 per
7 milioni di volumi. A Firenze,
dove servirebbero 334 persone, lavorano in 183. “Quel
che mi preoccupa è la perdita
di conoscenze”, dice la direttrice Maria Letizia Sebastiani,
che da un po’ di tempo, deve
far ricorso ai volontari del servizio civile, reclutati grazie ai
bandi promossi dalla Regione
Toscana.
A Roma non va meglio e la biblioteca tira avanti grazie ai
giovani delle cooperative sociali e agli impiegati già in
pensione. “Già –dice il direttore Osvaldo Avallone- queste
persone continuano a venire a
lavorare qui gratis e ci regalano la loro pensione”. Sarà la
voglia di non staccarsi dai
libri? “No –aggiunge lui- è
quella paura di pensare: oddio,
come andrà a finire?”.
Bella domanda.
Il Ministro dei Beni Culturali
Lorenzo Ornaghi, dal canto
suo, assicura: “Le Biblioteche
sono un patrimonio che ci è
caro e abbiamo tanti progetti in
mente. Certo, però -si affretta
a precisare- i progetti dovranno
fare i conti con le risorse a disposizione”.
Nel frattempo, se Roma e Firenze -che hanno il deposito legale dei libri- riescono
quantomeno ad averli tutti in
magazzino, le altre biblioteche
nazionali fanno fatica ad acquistarli. Il budget a disposizione per comprare i nuovi
volumi è passato da 8 milioni
annui a 3 milioni. E, oltre il
danno la beffa, se prima, le biblioteche potevano almeno
contare su uno sconto di circa
il 35% per l’acquisto, grazie a
una legge del 2011, oggi,
quello sconto è sceso al 20%.
“Ogni volta penso a quel che
diceva un Presidente del Consiglio di tanto tempo fa”, rac-
conta il direttore della biblioteca di Roma. “Diceva: ‘Questo Paese non è una scuola,
non è un ospedale e non è un
Lo Stato italiano
investe per i
Beni Culturali
solamente
lo 0,19% del PIL
museo’. Significava: non chiedete soldi per l’istruzione, per
la sanità e per i beni culturali”.
Sarà che la cultura non paga. O
almeno non da noi, dove sulla
cultura si investe lo 0,19% del
PIL, a fronte di un 3% di
media europea. “Dopotutto, se
si deve scegliere come impiegare i soldi, certo non si pensa
alle biblioteche –dice Avallone, sconsolato- tanto, si sa, di
troppa ignoranza non è mai
morto nessuno”.
In Francia però hanno tutta
un’altra idea. Lo Stato destina
alla propria biblioteca nazionale 254 milioni di euro. E
come la Francia deve pensarla
Londra che continua a impiegare per la British Library 159
milioni, nonostante sia proprio
la Gran Bretagna a vantare il
LAB Iulm
CULTURA
-65 %
Pagina19
IL CONFRONTO
Bibliothèque Nationale
de France
tagli
risorse
2005-2012
Personale: 2651
Dotazione annua: 254 milioni
British Library
Personale: 2011
Dotazione annua: 159,2 milioni
Biblioteca Nacional de España
Personale: 1000
Dotazione annua: 52 milioni
24.000.000 di volumi
primato per la vendita di ebook, uno dei motivi con i
quali si giustifica il degrado
delle nostre biblioteche. Dal
canto suo, la Spagna destina
alla propria nazionale 52 milioni. Per non parlare del personale impiegato: 200 persone
circa a Roma e Firenze, contro
gli oltre mille dipendenti della
Biblioteca Nacional di Madrid,
i 2000 della British Library e i
2.600 della Bibliothèque Nationale di Parigi, che sono più
dei dipendenti impiegati in
tutte le 46 biblioteche pubbliche statali messe insieme.
Noi però non siamo né la Spagna, né la Francia, né la Gran
Bretagna.
Nel 1874 Edmondo De Amicis
scriveva che “il destino di
molti uomini dipese dall’esserci stata o meno una biblioteca nella loro casa paterna”. A
centotrentotto anni di distanza,
tocca sperare che si sbagliasse.
Se anche il nostro destino e il
destino del nostro Paese dipenderanno in qualche modo dallo
stato delle nostre biblioteche,
come dire, stiamo freschi.
46
Biblioteche
Nazionali
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma
Personale: 241
Dotazione annua: 1 milione
Biblioteche locali:
se ci pensano le Regioni...
LAZIO
LOMBARDIA
stanziamenti 2012
stanziamenti 2010-2012
6.999.000 EURO
4.950.000 EURO
CAMPANIA
stanziamenti 2010
1.650.000 EURO
CALABRIA
stanziamenti 2010
0
LA DENUNCIA
Quel fantasma della Beic
Progettata e mai costruita. Lo Stato ha speso 20 milioni
C’era una volta la Beic, la Biblioteca Europea d’Informazione e Cultura. Alta 36 metri,
27 mila metri quadrati di spazio. 900mila volumi in consultazione, più di 3milioni di titoli
in deposito. 3500 posti lettura e
300 persone occupate. Un
posto unico, pensato nel 1996,
apposta per Milano, da realizzare nella zona di Porta Vittoria. C’era una volta, ovvero
non c’è mai stata.
Dopo 16 anni, la Beic è rimasta solo sulla carta. Un vero
peccato visto che una volta
tanto, per le biblioteche, il Ministero per i Beni Culturali era
riuscito a trovare i soldi e ad
investirli. Venti milioni per la
precisione.
Inizia tutto nel 1996. L’anno
dopo, la Regione Lombardia
concede i primi finanziamenti
per l’opera. Nel 2003, viene
costituita una Fondazione
composta, oltre che dal Ministero per i Beni Culturali,
anche dal Ministero dell’Istruzione, dalla Regione, dal Comune di Milano e guidata da
Antonio Padoa Schioppa, fratello del l’ex ministro dell’Economia, scomparso due
anni fa.
Nel 2007, il Comune di Milano
concede l’area per iniziare i lavori. Due anni dopo, il Governo dichiara di volerla
terminare entro il 2011, per i
150 anni dell’unità d’Italia.
Fallito l’obiettivo, la scadenza
viene posticipata al 2015, in
coincidenza con l’Expo.
Passa qualche mese e della
Beic neanche l’ombra. Oggi,
sono pochissimi i milanesi che
sanno che cosa sia questa fantomatica Biblioteca. Il Ministro Ornaghi non se la sente di
rilasciare dichiarazioni, ma il
Comune di Milano ha gettato
la spugna: “Ormai è certo che
la Beic non si farà”, ha dichiarato l’Assessore alla Cultura
Stefano Boeri, qualche setti-
mana fa, nel corso di un convegno.
Peccato solo che dal 2002 al
2005 quel progetto sia stato finanziato con quei 20 milioni di
euro previsti in 5 diverse finanziarie.
“Il progetto è cantierabile”, dicono dalla Fondazione. Certo.
Solo che per completarla servirebbero ancora 390 milioni,
mentre ogni anno la spesa per
la gestione ammonterebbe a 20
milioni: esattamente il costo
annuo dell’intero sistema bibliotecario milanese.
Quindi niente da fare. Anzi, a
questo punto, probabilmente è
solo questione di tempo e poi
il Comune si riprenderà l’area
concessa per farci qualcosa di
diverso.
E i soldi già spesi?
“Vorrà dire che sono andati
buttati e sopravvivremo”, ha
commentato
serenamente
Padoa Schioppa.
AG
Pagina 20
CULTURA
L'hip hop, e in particolar modo
il rap, a Milano si respira. Non
è solo un modo di dire. La città
meneghina è il fulcro di questo
movimento culturale e musicale che in Italia è attivo da più
di vent'anni. Giunto nel belpaese dagli USA, l'hip hop è
più di un genere apprezzato
dagli adolescenti. È uno stile di
vita in grado di raccontare la
realtà, attraverso settori come
la moda, la danza, il design. Innegabile: le sette note sono
state il veicolo principale per la
diffusione di questo stile.
Niente inglese, o paroloni difficili, ma solo rime crude, spietate e dinamiche, distese su un
tappeto di basi che bucano il
cuore. Dai pionieri come Bassi
Maestro, si è arrivati a metà
degli anni novanta all'esplosione del fenomeno, grazie ad
Articolo 31, Sottotono, Dargen
D'Amico. Nasce l'hip-hop
style. Sembra che l'onda non si
possa arrestare, e invece, nella
prima parte degli anni zero, si
inabissa, ma è un momento.
Complice una nuova ondata di
artisti del calibro di Mondomarcio, Club Dogo, Marracash, negli ultimi anni la città
ri-abbraccia questo genere
fatto di flow in grado di raccontare in musica vizi e virtù
della società attuale. E il meglio deve ancora venire. Emis
Killa, Fedez, Nora sembrano in
grado di raccogliere il testimone senza mandarle a dire a
nessuno. In fondo l'hip-hop è
questo. Definire in modo semplice, quello che ci sembra
complicato.
L’INTERVISTA
Enrico Leo
N
ora ha 22 anni e proviene da Taranto. Salento, terra de “lu sule
e de lu ientu”.Una delle tante
in cerca di un posto al sole, in
riva ai Navigli, scrivendo e
cantando rap. Con il suo primo
ep, preceduto dal singolo
“Taci”, si è fatta un nome nella
scena underground milanese,
ed ora uscirà il suo primo
disco. “Io voglio che la mia
musica arrivi alla gente, e
abbia successo”. Ma i tempi
sono maturi per vedere una ra-
LAB Iulm
Nora: il Vero Hip-Hop
gazza ai vertici della scena rap
nazionale? Scopriamolo.
Ciao Nora, come ti sei avvicinata al rap?
«Ho sempre avuto due passioni: il rap e la scrittura. Fondendo le due cose, ho iniziato
a buttare giù rime verso i 1415 anni. Poi arrivata a Milano,
ho incontrato molte persone
con la mia stessa passione, ed
ho iniziato a confrontarmi con
loro.
Qualcuno si è interessato a me
e ora sto registrando il mio
disco d'esordio che dovrebbe
uscire entro primavera.
Quindi a breve uscirai con
un disco. Ma a Milano quali
sono i luoghi dove si suona?
«Sicuramente nei centri sociali e in strada. Luoghi come
il Molotov, Leoncavallo, Barrios o il Cantiere, sono un ottimo modo per farsi conoscere
e capire. Poi la strada: crew
come quella della “Vietta”,
nella zona di Porta Ticinese,
oppure il muretto dietro il
Duomo, sono indispensabili
per affinare lo stile e il flow».
Il rap è attualmente in una
fase d'ascesa a livello musicosociale nel paese. Credi che
questo genere parli in ma-
niera efficace alle nuove generazioni della società attuale?
«Si è il genere che rappresenta maggiormente i ragazzi e
la società odierna.
Io credo che il rap debba arrivare a quante più persone possibili. Mi fanno sorridere i
rapper, che fanno del loro essere “underground” un vanto,
e che storcono il naso quando
un collega approda in major.
Per me Fabri Fibra, Marracash,
Club Dogo non sono dei “venduti”. Non sono banali, ma più
vicini alla gente. Molto più di
altri che affermano di scrivere
Nora aka Valeria Noradino
LAB Iulm
CULTURA
Pagina 21
Caro Maestro Bassi,
Stanno tutti bene?
L’INTERVISTA
La storia dell’hip-hop raccontata da un protagonista
Chiara Trombetta
É
proprio nel suo studio, a
Milano, dove preferisce
gestirsi da sè, senza uffici stampa o segretarie che incontriamo Bassi Maestro, al
secolo semplicemente Davide
Bassi. Veterano dell’hip hop
italiano, dopo 20 anni di carriera è ancora in prima linea.
Fresco di stampa con il suo ultimo lavoro “Stanno tutti
bene”, il Maestro racconta il
panorama dell’hip hop italiano
degli ultimi anni e spiega
come, anche dopo tanto tempo
passato sulla scena, la “voglia
di fare” resti sempre la stessa.
Futuristico
solo per loro stessi e che il successo non gli interessa. Se
scrivi in rima, non lo fai mai
per te stesso».
Nel rap, essere donna ti penalizza?
«Innanzitutto per fare rap
devi essere un personaggio.
“Bucare” lo schermo. Poi, mai
dimenticarsi del contenuto dei
propri testi, e della musica. La
qualità è fondamentale.
Per una donna è chiaramente
più difficile sfondare, ma è
colpa nostra. Molte giovani,
puntano tutto sull'immagine,
trasciando i testi o le basi.
Tutto questo per me è impen-
sabile.
Io voglio che la mia musica arrivi alla massa, ma che abbia
successo senza compromessi
d’immagine».
Milano è la capitale del rap
in Italia?
«Certamente. Qui c'è passione come in nessun altro
posto in Italia. Qui il rap lo si
ascolta e lo si “respira”.
L'unico problema è che siamo
in tanti a provarci. Ma ho fiducia in me stessa. Ce la posso
fare e ce la farò».
E allora non tacere Nora.
L’hip hop è sempre stato un
genere polveroso, figlio dei
vecchi campioni su vinile.
Secondo te quanto il digitale
ha cambiato la scena musicale?
«Bisogna ricordare che anche
i vecchi campionatori in uso
negli anni 80 sono digitali,
quindi senza il digitale l'hip
hop "classico" non sarebbe mai
nato. A ogni periodo corrisponde un'evoluzione e il fatto
che la musica adesso sia più
fruibile di prima dovrebbe
essere solo uno stimolo in più
per recuperare dischi e suoni
difficili da trovare in catalogo.
Bisognerebbe riuscire a trasmettere alle nuove generazioni la passione per farlo,
ed è questa la difficoltà maggiore perchè riguarda noi artisti e il nostro patrimonio
musicale. Sicuramente il fatto
che la musica passata in radio
sia spesso di scarsa fattura non
aiuta».
Con 20 anni di attività alle
spalle, in cosa noti cambiata la scena rap italiana
e soprattutto milanese?
«Come dicevo prima,
trovo che manchi quel
tratto di cultura hip hop
che sia motivazione artistica e musicale, piuttosto che il rap fatto
perchè lo fa il compagno di banco o perchè
"fa figo". Ci sono tantissimi nuovi talenti dotati,
speriamo che oltre a fare
hip hop se ne appassionino per portarlo a livelli
più alti in futuro».
Ora che popolarità vuol
dire Internet, l’esibizione dal
vivo ha ancora valore?
«Assolutamente si. I live
hanno acquistato più valore da
quando si vive tutto da dietro
lo schemo. La gente ha sempre
più bisogno di vedere le cose
"in carne e ossa".
Può sembrare paradossale, ma
meno dischi si vendono, più
aumenta la richiesta di concerti
dal vivo e merchandising».
Esistono ancora locali
“trampolini di lancio” a
Milano?
«A Milano purtroppo non ci
sono più molte situazioni regolari dove poter portare una
scena hip hop come si deve e
in modo costante. Speriamo in
futuro...»
Nell’era dell’auto produzione, qual è il miglior metodo per avere visibilità in un
settore di nicchia?
«Sicuramente cercare di essere il più originale e creativo
possibile».
Molti artisti puntano sempre di più a miscelare sonorità hip hop a quelle dance.
Quanto questo ha modificato
il pubblico di riferimento?
«Oggi dance e dubstep, domani sarà ancora rock, e poi
chissà. L'hip hop è un genere
contaminato per definizione
essendo costruito su musica di
altri.
Negli ultimi dieci
anni si è spinto
oltre e
le son o rità
sono
sempre più
sperimentali, a volte
prevedibili
e banali. Si pensi ai Black
Eyed Peas e alla loro scelta di
produrre esclusivamente per
un tipo di target».
Negli ultimi anni sei stato
negli States per lavoro, cosa
ti porti dietro da quest’esperienza?
«Sicuramente grandi soddisfazioni, non ultima quella di
aver collaborato con artisti che
ho ascoltato e apprezzato per
vent'anni.
Quali sono le differenze che
hai notato tra lavorare in Italia e negli Stati Uniti?
«Il problema è lo stesso sia in
Italia che oltreoceano. Gli artisti si “cullano” su quello che
hanno fatto in passato e sono
pochi quelli che si concentrano
su nuovi lavori in maniera
seria, precisa e costante.
Per questo motivo continuo a
collaborare solo ai progetti più
stimolanti che non mi fanno
perdere giornate di lavoro».
Il 14 febbraio è uscito il tuo
ultimo disco: Stanno tutti
bene. Penso al film di Tornatore. La pellicola parla di un
padre che riunisce la famiglia. Ti senti anche tu ad una
fase matura della carriera?
«Si in parte è vero. Sono arrivato a un punto della carriera dove mi guardo indietro
e mi godo tutti gli step.
Osservo tutto da una certa distanza, non di superiorità, ma
di esperienze e situazioni. Mi
sembra di aver visto e vissuto
già tutto, ma ogni nuova situazione mi dà stimoli
per continuare ed
evolvermi.
Mi piace vedere
come
tutti
quelli che si
sono dedicati
con passione
hanno
raggiunto
un
loro
posto, uno
spazio dove
alla
fine
stanno bene
e vivono facendo il
lavoro
che
amano.
Alcuni, soprattutto i più giovani, spero che
riescano a crescere con
l'affetto di una famiglia
più grande e non con
addosso l'odio di chi
non ce l'ha fatta».
Davide Bassi
aka
Bassi Marstro
Pagina 22
IULM NEWS
In meno di un
mese la Web Tv
universitaria
ha registrato
oltre trentamila
visitatori on-line
Ma non ci
fermiamo qui:
a breve arriverà
un nuovo canale
dedicato agli
studenti di tutti
i corsi di Laurea
e l’arricchimento
dei servizi
che raccontano
il nostro Ateneo
Andrea La Pera
poco più di un mese
dai primi passi, la
WebTv dell’Università continua a crescere con
l’obiettivo di diventare una
vetrina per tutti gli studenti.
Da qualche giorno è possibile
creare per gli iscritti alla
IULM un proprio profilo all’interno della piattaforma,
trampolino di lancio per i servizi che saranno attivati nel
corso del prossimo anno accademico.
Presentata durante la seconda edizione dello IULM
Creative Happening, nei primi
giorni di maggio, la WebTv ha
registrato dalle prime settimane di vita l’interesse dei visitatori
del
portale
universitario, con oltre 30mila
video visualizzati in meno di
un mese. Tra i filmati più visti
proprio la sigla dell’iniziativa
che ha portato nel Campus i
protagonisti della satira, realizzata da un gruppo di studenti in uno degli studi di
animazione più importanti
d’Europa,
MammaFotogramma a Milano. Tanta curiosità anche per i monologhi
improvvisati dagli studenti su
un tema ispirato all’attualità,
in occasione del concorso
IULM Tube. Pensieri satirici e
riflessioni ironiche visti e rivisti centinaia di volte e fatti
rimbalzare a gran velocità sui
social media. Interesse anche
A
LAB Iulm
in evoluzione
per i prodotti multimediali
realizzati dagli studenti del
Master in Giornalismo e per le
testimonianze digitali di professionisti delle varie discipline che, con la loro presenza
alla IULM, avvicinano sempre
più l’offerta formativa universitaria al mondo del lavoro.
Diventare una vetrina per
valorizzare maggiormente i lavori realizzati durante lezioni
e laboratori è uno degli obiettivi della WebTv, e la possibilità di costruire una propria
pagina rappresenta il primo
passo verso un vero e proprio
portfolio personale. Per effettuare il login non è necessario
registrarsi, in quanto l’intera
architettura online dell’Ateneo
si sta orientando verso l’utilizzo di una singola username,
quella utilizzata normalmente
per accedere alla Segreteria
Online. Una volta all’interno
del sistema si avrà la possibilità di scegliere un’immagine
e arricchire il proprio profilo
con una serie di dati personali,
oltre a scegliere i video preferiti e realizzare una propria
playlist.
Nei prossimi mesi verrà organizzato un nuovo canale che
si aggiungerà agli attuali e
permetterà di mostrare in maniera immediata una selezione
dei lavori realizzati dagli studenti di tutti i Corsi di Laurea,
con una corsia preferenziale
per la magistrale in Cinema,
Tv e New media. Durante lo
sviluppo della WebTv particolare attenzione è stata posta
verso la possibilità di diffondere con semplicità ogni video
su tutte le piattaforme, dai
blog ai social network, e rendere la Web Tv uno strumento
vivo e utile per mostrare all’esterno cosa è stato realizzato, negli anni, nelle aule e
nei laboratori dell’Università.
Accanto ai canali dedicati ai
prodotti degli studenti continuerà poi la produzione di filmati che raccontano gli eventi
organizzati all’interno dell’Ateneo, oltre alla prossima
realizzazione di mini-guide e
tutorial per rendere più semplici le attività di ogni giorno,
OPEN DAY NEL MESE DI LUGLIO
dalla ricerca tra le banche dati
della biblioteca ai riferimenti
tra i vari uffici.Al termine del
percorso di sviluppo la Web
Tv unirà alle informazioni rivolte a chi si avvicina per la
prima volta alla IULM la possibilità per ogni studente di caricare direttamente i propri
lavori migliori, completando
così un proprio curriculum online. Accedere alla nuova piattaforma è semplicissimo: si
può viaggiare dentro la Webtv
a partire da un click sul banner
che si trova nella colonna di
destra
della
homepage
www.iulm.it, oppure digitando direttamente l’indirizzo
internet www.webtv.iulm.it.
Buona visione!
L’Università Iulm presenta
la sua offerta formativa per
il prossimo anno accademico 2012/2013: il 5 luglio
si parte con il “Master
Day”, riservato ai master di
primo e secondo livello
mentre sei giorni più tardi,
l’11 luglio, porte aperte a
tutte le matricole con
l’Open Day di presentazione delle lauree triennali.
Nel corso degli incontri gli
studenti saranno seguiti da
appositi tutor che risponderanno a tutte le domande e
le curiosità in merito ai
corsi di studio dell’Ateneo.
LAB Iulm
IULM NEWS
FINO A DICEMBRE
Le nuove professioni
al tempo della crisi
“La crisi è servita”, ma è un piatto che nessuno aveva ordinato.
L’università IULM di Milano si interroga sulle nuove figure
professionali che si affacciano ad un mercato del lavoro sempre meno affidabile. Incertezza, interdisciplinarietà e capacità
di inventarsi nuovi mestieri sono le parole chiave del Seminario Permanente, promosso dall’Istituto di Scienze dell’Uomo,
del Linguaggio e dell’Ambiente, con la Facoltà di Turismo,
Eventi e Territorio, e coordinato dal professor Angelo Turco,
geografo e docente IULM. Articolato in un ciclo di incontri semestrale (partito a maggio, si
concluderà a dicembre), vedrà
protagonisti docenti, professionisti, economisti ed esperti che
forniranno la loro preziosa esperienza.
Lo scorso 11 giugno a salire in
cattedra in Aula Seminari, oltre
al professor Giovanni Puglisi,
Magnifico Rettore dell’Università IULM, è stato il filosofo e
senatore Mauro Ceruti, che ha
affrontato il tema: "Educare alla complessità nell'età globale”.
Si è discusso di come, nell’esercizio di ogni professione, diventi sempre più frequente la necessità di riorganizzare e reinventare i propri saperi e le proprie competenze, che diventano
obsolete nel giro di pochissimi anni.
Gli incontri, dopo la pausa estiva, riprenderanno a settembre e,
nelle tappe successive di questo viaggio, interverranno il linguista Emanuele Banfi; l’economista e presidente del Comitato delle Regioni Ue, Mercedes Bresso. E ancora, lo scrittore
Walter Siti e il geografo Olivier Soubeyran. Incontri aperti a
tutti.
Roberto Tortora
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CONCORSO LETTERARIO
Premio speciale Subway
Giovani scrittori crescono
In un “Paese per vecchi” a scrivere storie sono sempre di più i
giovani. Ragazzi under 19 che con il Premio Speciale Università
IULM – Subway Letteratura 2012, hanno l’opportunità di muovere i primi passi da scrittori. Per l’ottava edizione, i partecipanti – di età compresa fra i 16 e i 19 anni, provenienti da quasi
tutte le regioni italiane (Campania e Lombardia in testa, seguite
da Veneto, Liguria e Sicilia) e da numerose scuole, sono stati
275. Il tema proposto dalla giuria IULM ai ragazzi era “I sensi”.
A vincere è stato Giovanni Peparello con L’inutile e triste storia
di Daniele Pini. «Peparello ha cercato di raccontare tutti i sensi,
sia grazie a una serie di figure minori, quasi esemplari (un cieco, un
sordo, un uomo attento agli odori,
un bambino goloso), sia attraverso
una retorica delle similitudini che
impegna narratore e personaggio
nella ricerca di corrispondenze precise, realistiche e materiali», spiega
Lucia Rodler, docente di Letterature
comparate all’Università IULM e
membro della giuria. Da giugno a
novembre, il racconto vincitore di questa edizione, pubblicato
tra i libretti Subway-letteratura 2012 sarà distribuito gratuitamente in tutta Italia in centinaia di migliaia di copie grazie ai
Juke –box letterari presenti in diverse stazioni delle metropolitana di Milano e in altre città come Bologna, Napoli, Palermo,
Roma, Treviso e Venezia. Un’occasione unica per conoscere chi,
giovane, scrive il suo sogno di essere scrittore. Già realizzato da
alcuni ragazzi nel passato. «In due occasioni – ricorda il Professor Giovanni Puglisi, Rettore dell’Università Iulm - il premio
è andato ad un autore in erba che dopo si è addirittura aggiudicato il Campiello Giovani».
Ignazio Stagno
Ritorna il “Torneo del paesaggio”
IN COLLABORAZIONE CON IL FONDO AMBIENTE ITALIANO
Le vele del mare Adriatico, la sapienza degli artigiani calzaturieri, l’esperienza educativa delle scuole rurali: sono i titoli dei progetti vincitori della
seconda edizione del Torneo del Paesaggio, organizzato dal Fai (fondo
per l’ambiente italiano) e
l’Università Iulm. Il “Torneo del paesaggio” è la
prima gara nazionale di
cultura e ricerca sul paesaggio italiano a squadre
ed è riservata alle scuole
superiori. Si svolge in tre
momenti: prima a livello
locale, quindi su scala regionale per poi arrivare,
con le finali, alla fase nazionale. La gara prevede
test di conoscenza del paesaggio italiano, prove progettuali e interventi pratici.
Le prove sono legate ogni
anno a un tema specifico
che in questa edizione è
stato il Patrimonio Immateriale UNESCO. Quest’anno i vincitori sono
stati il Liceo Scientifico
Albert Einstein di Rimini
(Vele dell’Adriatico); il
Liceo Scientifico Cairoli di Vigevano (L’artigianato calzaturiero) e il Polo
Tecnico Franchetti Salviani di Città di Castello (Scuole rurali). Studenti
e docenti vincitori sono stati premiati, l’11 giugno, nel corso di una ceri-
monia all’Università Iulm. Il “Torneo del paesaggio”, nato come appuntamento annuale “classico” nel panorama dei tornei studenteschi, punta
sulla forte convinzione di FAI e IULM che l’educazione dei giovani alla
conoscenza e alla tutela del
paesaggio, la cui difesa è
una priorità assoluta per entrambe le Istituzioni, sia di
fondamentale importanza
per il futuro del Paese. Quest’anno hanno partecipato al
concorso più di 6000 studenti. Le squadre vincitrici,
composte ciascuna da tre ragazzi, si sono aggiudicate
un viaggio culturale in una
città d’arte italiana.
Per “patrimonio culturale
immateriale” s’intendono –
come definisce l’Unesco rappresentazioni, espressioni, conoscenze, knowhow, ma anche strumenti,
manufatti e spazi culturali
associati a quest’ultimi, che
le comunità riconoscono in
quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio
culturale
immateriale, infatti, trasmesso di generazione in generazione, dà ai cittadini un senso d’identità e di continuità, e la sua valorizzazione promuove
il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana.
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