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radio a transistor tascabili italiane: GeLoso

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radio a transistor tascabili italiane: GeLoso
Radio a transistor tascabili italiane:
GELOSO
di Lello Salvatore *
L’inizio di una nuova era
L’invenzione del transistor, di cui quest’anno ricorre il
60esimo anniversario, avviò un cambiamento radicale nella
tecnologia elettronica segnando l’inizio dell’era della miniaturizzazione di componenti e apparecchiature. Grazie al
suo ridottissimo ingombro, peso e dissipazione termica, il
nuovo dispositivo, oltre che segnatamente in campo militare,
trovò la sua prima naturale applicazione commerciale negli
apparecchi acustici(1) e subito dopo, verso il finire del 1954,
anche in campo radio.
Se gli Americani hanno il merito di aver inventato il transistor
e realizzato la Regency TR-1, la prima radio ad utilizzare
questo dispositivo amplificatore di corrente elettrica, furono
invece i Giapponesi a trarre i maggiori benefici dalla vendita
in tutto il mondo, e negli Stati Uniti in particolare, delle loro
radio a transistor, per lo più di dimensioni tascabili, fatte
completamente in Giappone, con componenti miniaturizzati
e con transistor da loro stessi fabbricati.
Nel 1957 la Sony che allora si chiamava Totsuko (Tokyo
Tsushin Kogyo), introdusse sul mercato la TR-63 e con essa
il nuovo termine nippo-inglese “pocketable”(2) cioè tascabile,
proprio per le ridotte dimensioni di questa radio, alta 112
mm, larga 71 e spessa per 32 mm (contro i 127 76 33 mm della
TR-1) che poteva stare nel taschino di una maglietta e che,
grazie alla sua componentistica elettronica innovativa ed al
suo design, diventò uno standard seguito, ben presto, da altri
costruttori di questo genere di radio.
La radio a transistor in Italia
Per quanto è noto, in Italia non vi erano negli anni ’50 laboratori di ricerca sui semiconduttori, probabilmente nemmeno
nelle università; né tanto meno dovevano esserci industrie
radio o di valvole elettroniche interessate ad acquistare dagli Americani (come avevano fatto i Giapponesi della Sony
nel 1953 pagando 25.000 dollari alla Western Electric(3)) la
tecnologia per produrre il transistor. Ciò nonostante, con la
diffusione del transistor anche l’industria elettronica nazionale non stette a guardare ed iniziò abbastanza presto a far
uso del nuovo dispositivo. Nel Bollettino Tecnico Geloso n.
66, dell’autunno 1956, appare una locandina pubblicitaria che
illustra “L’UDITOFONO N. 9051” (figura 1), cioè un amplificatore tascabile a lunga autonomia per deboli d’udito, un
apparecchio acustico in altre parole, funzionante con 3 soli
transistori audio di tipo OC… Dalla locandina (peccato che
non sia a colori!) si notano, tra le altre caratteristiche, l’estrema
compattezza del cablaggio e le ridotte dimensioni e peso. E’
forse questo il primo apparecchio completamente a transistor
prodotto e commercializzato in Italia? I primi apparecchi
Figura 1.
acustici interamente a transistor vennero realizzati nel 1953
da aziende americane come la Medical Acoustic Instrument
Company (più tardi abbreviata in MAICO), la ZENITH e la
SONOTONE(1).
Per le radio, una prima traccia di apparecchio all transistor
di costruzione italiana la si trova nel catalogo n. 2, relatiFigura 2.
* [email protected]
79 Antique Radio
magazine
53
Figura 3.
vo agli anni 1956-‘57,
di Radio Televisione
Elettroacustica, meglio conosciuto come
catalogo ANIE(4): si
tratta del modello
2001 della già affermata azienda milanese Radio Allocchio
Bacchini, un portatile
dal formato mini valigetta di cm 30x20x10,
in legno ricoperto con
rivestimento lavabile, equipaggiato con
7 transistor, con due
gamme d’onda (medie
e, persino la modulazione di frequenza) e
dal costo stratosferico
di 72.500 Lire. Pare però
che questo modello non
sia stato mai commercializzato (forse per l’elevato costo?) e di esso
sia stato realizzato il solo
prototipo il cui materiale pubblicitario venne inviato all’ANIE
per la pubblicazione nel loro catalogo. In questo catalogo
compare anche per la prima volta l’ibrido valvole-transistor
Radiomarelli RD 169 “Joy” della F.I. Magneti Marelli. Ma è
nel catalogo ANIE n. 3 del biennio 1957-‘58 che appaiono
diverse radio a transistor, tra le quali, alcune definite tascabili.
Da questo catalogo si ricava che Autovox, coi modelli RT 53
ed RT 51; FIMI, coi modelli Phonola T 501 e Phonola T 601;
La Sinfonica, col modello Pic-Nic; Vega Radio Televisione
col modello TRS 201; Voxson-Faret coi modelli Zephir 725 e
725/E; Watt Radio col modello Transmonello e Radio Allocchio Bacchini coi modelli 2020 G.T., 2010 (Radialba), 2002/T
e 2003 insieme al precedente modello 2001 furono le aziende
radio nazionali che, per prime, si cimentarono
nella costruzione
di radio utilizzanti interamente il
nuovo dispositivo.
Dette radio erano
equipaggiate con
transistor importati direttamente
dagli USA (aventi
sigla 2N… e recanti
il marchio RCA o
GE) o con i primi
transistor europei
(siglati OC… per
lo più della Philips)
e mentre in alcune
la componentistica
era cablata su telaio
metallico come nel-
54 Antique Radio 79
magazine
Figura 5.
Figura 4.
le radio a valvole ed i transistor
montati su appositi zoccoli (i
modelli Autovox e VoxsonFaret per esempio), in altre i
componenti erano fissati, tutti
o in buona parte, su circuito
stampato, una tecnica ancora
poco diffusa in Italia. Questo
avveniva due/tre anni dopo
la costruzione della Regency
TR-1!
L’arrivo anche in Italia, tra
il finire degli anni ’50 ed i
primissimi anni ‘60 delle
radioline giapponesi stimolò i costruttori nazionali a
produrre nuovi modelli di
radio più o meno tascabili.
Ai modelli su indicati se ne
aggiunsero altri dal formato
soprattutto orizzontale e, per la maggior
parte, dalle dimensioni più adatte ad infilarle nella
tasca di un cappotto (coat-pocket direbbero gli Americani)
che in quella di una maglietta o camicia (shirt-pocket, altro
termine distintivo adottato oltre oceano). Tra i pochi apparecchi tascabili allora prodotti, alcuni ebbero un loro design
unico, altri invece seguirono lo stile del modello TR-610(5)
della Sony, diffusissimo in tutto il mondo e largamente importato anche in Italia. Così, consultando i cataloghi ANIE
e la scarsa pubblicità dei vari modelli apparsa su riviste del
settore (tra cui Radio Industria- l’Antenna- Radio e Televisione), vediamo introdurre sul mercato diversi modelli tra cui,
per citarne alcuni: l’ SNT “transix” della Negro & Torretta
(su ANIE n. 5 del 1959-‘60); vari modelli realizzati dalla società milanese Muzzini Junco & C.; il “Cit” della Watt Radio
(di tipo orizzontale), il modello 750 “Magic” dell’azienda
romana Voxson-Faret e le due Geloso della serie “Polaris”, il
modello G 3303 e G 3323. Eccetto il “transix”, questi modelli
apparvero, per la prima volta, sul catalogo ANIE n. 6 del
1960-‘61 mentre il modello Polaris G 3323 debutta su ANIE
n. 8 del 1962-‘63.
Le tascabili Geloso
Sembrerà strano ma, da quando colleziono le prime radio a
transistor (1997) e praticamente giro per mercatini dell’usato
e fiere radioamatoriali con annessi mercatini di elettronica
d’epoca, mi è sempre capitato di trovare più facilmente
radioline giapponesi che italiane o europee in generale. Una
spiegazione sta, forse, nel fatto che le radioline giapponesi,
pur con una certa difficoltà iniziale ad arrivare in quegli anni
sul mercato nazionale (causa il cosiddetto contingentamento
delle importazioni da alcuni Paesi) si potevano acquistare a
prezzi più bassi di quelle italiane e rispetto a queste, vennero
prodotte in un numero davvero elevato di esemplari.
Le due belle GELOSO POLARIS le ho cercate col lanternino
per diversi anni e le ho potute finalmente toccare con le mani
soltanto due anni fa quando riuscii ad acquistarle su eBay, il
noto sito di aste e compravendita on line dove si può trovare
praticamente di tutto da quasi ogni parte del mondo.
Il modello G 3303 che vidi per la prima volta nel “Estratto
dal Catalogo Generale Apparecchiature Civili” della primavera del 1961 (figura 2) viene recensito anche nel Bollettino
Tecnico Geloso n. 82 dell’autunno 1961, dunque è anteriore
Figura 8.
Figura 9.
Figura 6 (a sinistra) e figura 7 (a destra).
al modello G 3323 che appare invece per la prima volta nel
n. 86 del Bollettino autunno 1962.
Entrambe le radio sono realizzate in eleganti mobiletti di plastica dagli angoli arrotondati aventi minime dimensioni: cm
12x7x3 la G 3303 e, ancor più piccola, la G 3323 misurando solo
cm 10,5x6,5x3. I colori in mio possesso sono il bianco-avorio e
un bel verde acqua per la 3303 (figura 3 e 4) e il verde-oliva ed
uno splendido e raro rosa-pesca per la 3323 (figura 5) mentre
sarei felice di sapere se c’è tra i lettori qualcuno che possiede
un mobiletto di altro colore.
Ciò che rende molto attraenti entrambi i modelli sono i dettagli del quadrante di sintonia. La 3303 ha un quadrante di
sintonia di plastica trasparente decorato con la stessa tecnica
usatissima a quel tempo sulle radioline giapponesi (reversepainting). Sullo stesso difatti compare incisa da parte interna
la scala di sintonia con i numeri indicanti (fatto un po’ insolito
per le radioline a transistor) la lunghezza d’onda (anziché la
frequenza) delle stazioni radio in OM (dai 200 ai 550 metri) e
l’inconfondibile logo Geloso colorati d’argento in tutti i modelli su uno sfondo che, come si vede dalle varie immagini di
questo articolo, caratterizza il modello e può essere azzurro,
verde, rosso o grigio scuro mentre la scritta “TRANSISISTOR”
ha sempre lo stesso colore dello sfondo. Allo stesso modo, il
numero indicante il modello 3303 sulla targhetta di plastica
in basso a destra è sempre di color argento su sfondo che si
abbina a quello del quadrante di
sintonia.
Le due radio si differenziano sia nell’aspetto esteriore
che internamente. La 3323
non fa più uso della tecnica
della serigrafia all’inverso
(reverse-painting). In questo modello il quadrante di
sintonia è di metallo di color oro e sul lato frontale, al
centro, è stilizzata la coda
di una cometa (POLARIS,
cioè stella polare, è appunto il nome che inaugura la
serie) di colore verde scuro, con nell’angolo superiore sinistro una stellina a
cinque punte al centro di due linee perpendicolari ed in basso
la scritta in rosso POLARIS. La scala di sintonia di questo
modello è una rotellina visibile da un occhiello di plastica
che ne ingrandisce i numeri indicanti qui le frequenze delle
stazioni radio. I comandi di sintonia e volume/on-off sono
due rotelline alquanto spesse poste in alto di ciascun lato nella
3303, rispettivamente a destra e sinistra; mentre nella 3323 le
due manopoline sono più sottili e poste in alto entrambe sul
lato destro. La 3323 reca un’ampia griglia frontale di colore
oro con micro fori e sotto la scritta “Geloso” in corsivo; sul
pannello posteriore (figura 6) è impresso in alto ed in rilievo
il logo Geloso e in basso, un piedino metallico insolitamente
orizzontale, permette l’appoggio della radio in posizione
inclinata. Sotto il piedino di sostegno è stampata la scritta in
rilievo “MADE IN ITALY” mentre sul lato sinistro in basso
vi è una presa per l’ascolto individuale con cuffia.
Il modello 3303 veniva costruito in due varianti: quello con
griglia frontale metallica di colore argento e quello tutto in
plastica con barre verticali spaziate in luogo della griglia.
Anche qui sul pannello posteriore (figura 7) è stampato
in alto ed in rilievo il logo Geloso sormontato dalla scritta
“COSTRUITO DALLA SOC.” mentre in basso sono riportate
le scritte “6 TRANISTOR” e “MADE IN ITALY”. La radio
è munita di astina girevole per il trasporto od il sostegno
in posizione inclinata e, sul lato inferiore sinistro, reca una
presa per auricolare.
Lo schema del circuito elettrico (salvo l’aggiunta di qualche
componente passivo) è identico per entrambi i modelli (figura
8 e 9) ed è quello aggiornato al 1 ottobre 1962 tratto dallo
schemario dell’Ufficio Stampa Tecnica – giugno 1964 – N. 599,
della casa madre. Si tratta di un circuito convenzionale per i
radioricevitori tascabili a sole onde medie (OM) costruiti in
quel tempo: un supereterodina alimentato con una batteria
standard da 9 volt equipaggiato con 6 transistor, scelti tutti del
tipo pnp + due diodi (rivelatore e smorzamento). I transistor
impiegati normalmente nel primo modello della serie (il 3303)
Figura 11 (a sinistra) e figura 12 (a destra).
Figura 10.
79 Antique Radio
magazine
55
Figura 13.
sono l’OC 170 quale oscillatore-convertitore di frequenza;
due OC 169 usati per amplificare la media frequenza di 467
kHz; un OC 75 col compito di preamplificare il segnale audio
applicato sulla sua base e pilotare la coppia di due OC 72 usati
come amplificatori di potenza collegati in controfase (pushpull). Il modello 3323 monta invece transistor del tipo SFT…
prodotti in Italia nello stabilimento di Latina dalla MISTRAL
(Manifattura Intereuropea Semiconduttori Transistori Latina)
per cui si trovano nella sezione radio un SFT 320 quale convertitore di frequenza, sostituibile con un AF 129; due SFT 321
per amplificare la media frequenza, sostituibili con gli AF 127,
mentre nella sezione audio c’è un preamplificatore siglato SFT
353 che sostituisce l’OC 45 ed una coppia di SFT 323 in luogo
degli OC 72. Il tipo e la dislocazione dei transistor adoperati
in quest’apparecchio si rilevano direttamente dall’etichetta
applicata all’interno del pannello posteriore (figura 10). Tutti
i transistor della sezione RF (radiofrequenza) dei modelli
Polaris sono del tipo “drift”, dunque di nuova concezione e
moderni a quei tempi. Il “drift” è l’effetto di trascinamento,
di spinta che i portatori di carica ricevono dal campo elettrico delle superfici della base verso la giunzione opposta a
quella di provenienza. Accelerando il transito delle cariche
nella regione di base o, il che è equivalente, riducendo il loro
tempo di transito nella base, si otteneva un miglioramento
della risposta in frequenza del transistor, così da realizzare
dispositivi con frequenze di taglio fino a diverse decine di
MHz. Questo tipo speciale
di transistor (conosciuto
anche come transistor
a base diffusa) veniva
realizzato combinando
i processi di lega e diffusione fino ad allora
usati nella fabbricazione di questi dispositivi.
Il primo transistor drift
disponibile in commercio fu il 2N247 lanciato
dalla RCA nel 1957:
così Jack Ward, all’indirizzo web: http://semiconductormuseum.
com/PhotoGallery/
PhotoGallery_2n247.
htm.
In entrambi i modelli
Polaris solo alcuni condensatori fissi riportano
stampigliato il marchio
Figura 15.
56 Antique Radio 79
magazine
Figura 14.
del costruttore come quelli dell’italiana “CREAS” e se nella
3303 il variabile di sintonia a dielettrico solido, marchiato
“CEMS” (figura 11) (leggermente più piccolo di quello montato sulla Sony TR-63 del ‘57) è lo stesso che si trova pure in
tanti modelli successivi di radio tascabili italiane economiche,
nella 3323 il condensatore variabile a dielettrico solido (figura
12) è realmente un capolavoro in miniatura realizzato dalla
prestigiosa azienda bolognese DUCATI dalle dimensioni di
poco inferiori persino al minuto variabile di sintonia giapponese Mitsumi, di mm 17,4 x17,4x10,5, montato nel tascabilissimo ricevitore Sony TR-620 del 1960. Tutti gli altri componenti
(antenna in ferrite, bobina oscillatrice, trasformatori di media
frequenza a circuito accordato sul primario, trasformatore
pilota e d’uscita, resistori) sono del tipo miniaturizzato. Da
notare che l’interruttore acceso/spento nel primo modello
(3303) (figura 13) è realizzato in modo economico ma al tempo
stesso geniale, semplicemente spostando una levetta fissata
sul circuito stampato mediante la rotazione del controllo di
volume: è questo un particolare che si rileva anche su altri
primi modelli di transistor italiane. Nel modello successivo
(3323) l’arte si raffina e l’interruttore è montato direttamente
sul potenziometro di volume. L’altoparlante è di 5,7 cm di
diametro nel modello 3303 e leggermente più stretto (cm
5,5) nel 3323. Le figure 14 e 15 mostrano il telaietto a circuito
stampato di ambedue i modelli visto dal lato componenti.
Le Polaris venivano vendute complete di astuccio-custodia
(figura 16 e figura di pagina …. - nel riquadro) realizzato
in plastica morbida con interno in velluto ed il prezzo di
lancio, senza pila da 9 volt, indicato
sul Bollettino dell’autunno 1961 era
di Lire 17.600 per la G 3303 e di Lire
16.500 sul Bollettino dell’autunno 1962,
per la G 3323: prezzi decisamente più
alti di altre simili radioline giapponesi
di qualità come, ad esempio la Global
GR-711 venduta nel 1962 per Lire 13.500
(si veda a tal proposito il mio articolo
dedicato alla Global GR-711 su ARM
n. 77/2007).
Non si sa quanti furono gli esemplari
prodotti per ciascun modello anche
Figura 16.
Figura 17.
perché, né il telaio a circuito stampato, né altre parti interne
recano un numero di produzione seriale. L’unico dato certo
disponibile è che il modello 3303 appare per l’ultima volta
nel catalogo ANIE del 1964-‘65 mentre il modello 3323 venne
pubblicizzato in catalogo fino al 1965-66.
Della serie Polaris la Geloso lanciò sul mercato due soli modelli e se negli anni successivi la stessa realizzò numerosi
altri prodotti di qualità in tutti i settori dell’elettronica di
consumo, non vi fu da parte di questa azienda, orgoglio di
un grande italiano e del Paese, un particolare interesse per
la produzione di radio tascabili: ma qui, si sapeva, erano gli
uomini con gli occhi a mandorla dell’Estremo Oriente , del
Nippon, che già detenevano il mercato!
L’ultimo modello di radio tascabile Geloso (un po’ maggiorato rispetto allo standard!) fu il G 16/240 (figura 17) recensito, con dovizia di particolari tecnici, sul Bollettino Tecnico
n. 114 dell’autunno-inverno 1970-1971. La tecnologia si era
evoluta ed anche tale apparecchio, racchiuso in un elegante
mobile plastico col frontale serigrafato di colore argento dalle
dimensioni di cm 9x15 (larghezza) x 4, risulta in linea, tanto
nello stile che nell’elettronica, con i tempi in cui fu realizzato.
Funzionava però solo in OM (proprio come le prime radioline
a transistor!) e le sue 4 pile da 1,5 volt l’una alimentavano un
circuito supereterodina composto da 7 transistor + 2 diodi.
In particolare, montava cinque transistor al silicio, di cui tre
BF 194 utilizzati nella sezione RF e due BC 148, questi ultimi
impiegati nella sezione amplificatrice a bassa frequenza (BF)
a simmetria complementare insieme ad un coppia di ultimi
transistor al germanio, un AC 127 ed un AC 128, segno
del passato che completava il presente. Le figure 18 e 19
mostrano l’aspetto esterno, interno e lo schema elettrico di
questa radio. Il mod. G 16/240 appare solamente nel catalogo
ANIE n. 16 del 1971-‘72 ed il suo prezzo di vendita non viene
specificato.
Collezionismo e Mercato
Le radioline tascabili Geloso, in particolare le due della serie
Polaris, sono veramente rare e difficili da trovare in special
modo il secondo modello quello siglato G 3323. Questo è
anche dovuto al fatto che, rispetto agli innumerevoli modelli
giapponesi ed a pochi altri europei, le prime radio a transistor
nazionali sono poco diffuse anche tra i collezionisti e tra questi
solo qualcuno può vantarsi di possedere un’esemplare di
radio tascabile GELOSO. Tanto vale ancor più per i collezionisti esteri dove l’unico a possedere un’esemplare di queste
radioline GELOSO, è il californiano mister Wrobbel(6), uno
dei massimi collezionisti di prime radio a transistor tascabili
di tutto il mondo, il quale, da me contattato alcuni anni fa,
riferì di avere solo la POLARIS G3323 e chiestogli se era
disposto a vendermela od a scambiarla con altre mie radio
di pregio mi rispose garbatamente di no spiegando che era
Figura 18.
l’unico esemplare in suo possesso.
Le varie guide sui modelli di radio da collezione sono uno
strumento prezioso per conoscere un dato modello e la
nostra ha certamente avuto questa funzione anche fuori dai
confini nazionali: ho infatti conosciuto collezionisti europei
che mi chiedevano ulteriori notizie su radioline italiane che
hanno visto per la prima volta solo sulla nostra guida(7).
In essa sono mostrate tutte e tre le tascabili Geloso e le loro
quotazioni sono, come per tutte le guide di questo genere,
del tutto indicative tenendo sempre presente la regola fissa
per la quale il prezzo finale è una variabile dipendente dagli
orientamenti al momento della compravendita tra chi vende
e chi acquista.
Nella mia collezione posseggo quasi tutte le Polaris che potete ammirare in questo scritto, tranne quella col quadrante
verde e quella col quadrante blu e griglia metallica, gentilmente messe a disposizione dal signor Patrizio Raponi per
la fotografia. I miei modelli sono stati acquistati attraverso le
aste di eBay Italia ad un prezzo di tutto rispetto con soddisfazione piena da ambedue le parti. In particolare la Polaris
G 3323 rosa mi fu venduta dal signor Alessandro Mandrioli
di Zola Pedrosa (BO) al quale, come solitamente faccio con
le radioline che acquisto, chiesi la storia di questo oggetto e
lo stesso molto gentilmente, me la fece pervenire via e-mail,
Figura 19.
79 Antique Radio
magazine
57
Figura 20.
col permesso di pubblicarla.
Leggetela che è molto bella!
BIBLIOGRAFIA E NOTE
1) “Il transistor fece la sua prima
comparsa mondiale in un prodotto
commerciale alla fine del 1952 all’interno dell’apparecchio acustico
SONOTONE modello 1010 col
compito di amplificatore finale
audio accanto a due tubi elettronici sub-miniatura con funzioni di
preamplificatori”, dal sito web di
Bob McGarrah all’indirizzo: http://users.
arczip.com/rmcgarra2/sono1111.html.
2) “Is ‘Pocketable’ Japanese-English?” SONY
HISTORY, dal sito della Sony all’indirizzo
web: http://www.sony.net/Fun/SH/16/h2.html.
3) “MADE IN JAPAN, Akio Morita and Sony”, pagina 65, di Akio Morita with
E.M. Reingold and M. Shimonura, I edizione 1986 E.P. Dutton, New York.
4) Per chi ancora non lo conoscesse, il catalogo ANIE, dove ANIE
sta per Associazione Nazionale Industrie Elettrotecniche, era una
pubblicazione biennale del gruppo costruttori Radio e Televisione
dal formato, grosso modo, di cm 15 x 21 che raccoglieva, suddivisa
per categorie merceologiche e ditte, tutta la produzione italiana di
apparecchiature e componentistica elettrotecnica ed elettronica fino
all’anno 1972. Il primo numero è relativo al biennio 1955-'56.
5) La Sony TR-610, introdotta nel giugno del 1958, è più piccola (mm
107x65 26) e leggera della TR-63. Grazie al suo innovativo design ed
alle superiori prestazioni, ebbe un grande successo mondiale con
il suo mezzo milione di pezzi venduti, Giappone compreso, fra il
Figura 21 (a sinistra) e figura ???? (a destra).
1958 ed il 1960, e si rivelò determinante per l’affermazione fuori dai
confini nazionali del nome Sony (dal sito della Sony all’indirizzo
web: http://www.sony.net/Fun/SH/1-6/h6.html).
6) Eric Wrobbel è autore di diversi, interessanti libri sulle prime radio
a transistor. Il suo indirizzo web: http://www.ericwrobbel.com/
7) ”Guida pratica Transistor Radios per chi acquista e per chi vende”,
Mosè Edizioni, I edizione 1999. Le tre radioline Geloso sono mostrate
alle pagine 65, 67 e 68.
Figura ??.
Cara, vecchia, radiolina.
Poteva essere il 1961-1962 (ma con esattezza non ricordo), ricordo però che frequentavo le
scuole medie, in centro a Bologna. Io ero andato da poco a vivere in quel quartiere periferico
che si chiama S. Ruffillio, e, per andare a scuola tutte le mattine prendevo il tram n. 13.
Fu proprio in tram che la vidi per la prima volta. Ne rimasi fulminato, fu un amore a prima
vista! Il ragazzino se la teneva stretta a se, vicino al volto, e la ascoltava con lo sguardo
rapito! Credi che stia parlando di una ragazzina?.... No… a quell’età ancora non ci pensavo
proprio. Era lei… la radiolina a transistor! Il “top” della tecnologia di allora! Una piccola
radio tascabile che invece che funzionare con la corrente elettrica, andava con una pila….
Che si poteva ascoltare anche con l’auricolare! Pensa. Incredibile!
Da quel giorno non pensai ad altro. Avevo saputo dagli amici che il suo prezzo poteva
aggirarsi attorno alle 8-10 mila lire! La mia “paghetta” di allora arrivava a 1.200 lire al
mese! Irraggiungibile! Era ottobre, mi ricordo benissimo, erano i primi giorni di scuola
quando la vidi la prima volta. Nell’andare a scuola ogni mattina passavo davanti ad un
importante negozio di elettrodomestici. “Borsari & Sarti” e in una vetrinetta accanto alla
porta d’ingresso la “radiolina” mi faceva l’occhiolino. Assieme a lei ce n’erano altre, di
altre marche, anche un poco meno costose; ma era di lei che mi ero innamorato ed era lei che
volevo. Ovviamente anche in casa non facevo altro che parlarne con i miei genitori i quali, però,
facevano orecchio da mercante. Poi finalmente arrivò il S. Natale, e quella mattina sotto l’albero trovai un
pacchettino incartato con la carta di quel negozio. Non sto qui a descrivere la mia felicità… mi ricordo come fosse
ora che abbracciai e baciai i miei genitori a lungo, dicendo: “Grazie… grazie!” I primi tempi non so dire quante pile consumai, era sempre accesa.
C’era anche l’auricolare che perdetti però durante una gita al fiume Savena. Con gli amici che l’avevano si faceva a gara a stabilire quale fosse quella
che riceveva meglio e che aveva la “voce” più bella. La mia vinceva sempre, andava sempre, non fu mai in condizioni di dover essere riparata. Poi
il tempo passò… e come tutte le cose… anche lei perse il suo posto nel mio cuore, preso da qualcos’altro. Finì non so dove e per anni non la rividi,
né ci pensai più. Tempo addietro, il ritrovamento. In una scatola in cantina che mi ha seguito in tutti i vari traslochi fatti in oltre 40 anni. Pensai
fra me: “la butto, tanto non andrà più certamente” Poi, preso invece da curiosità ci infilai una pila e… sorpresa… funzionava ancora! Era presente
mio figlio di 26 anni che al vederla quasi rise dicendo: “Ma papà, prende solo l’AM!”. Io gli feci presente che a quei tempi, possederla era quasi
come oggi possedere uno dei più sofisticati lettori MP3. E lui, di rimando: “Che fai papà, la tieni o la vendi come fai con tutto quello che trovi di
vecchio?”….. “La tengo, la tengo” risposi io convinto. Passarono un paio di mesi ed un giorno, ragionando tra me e me pensai: “Quella radiolina
fece la tua felicità, non ti arricchirai di certo vendendola, però chissà che non porti un p0’ di felicità anche ad un altro eventuale proprietario?”. E’
così che la radiolina è finita sulle “pagine di E-Bay” e dopodomani partirà per un lungo viaggio che la porterà dal suo nuovo padrone (in provincia
di Bolzano) che, spero, le vorrà bene come le ho voluto io.
Però, da quel poco che credo di riuscire a conoscere le persone, anche scambiando solo poche chiacchiere o leggendo una e-mail, credo di avere scelto
bene il nuovo proprietario.
Mi raccomando Lello, ti affido la mia “Polaris”…. Trattala bene e siine “Geloso” come la sua marca.
11 giugno 2005 Alessandro
58 Antique Radio 79
magazine
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