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Ricordo di Dennis Sciama, maestro di cosmologia - Ulisse

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Ricordo di Dennis Sciama, maestro di cosmologia - Ulisse
Ricordo di Dennis Sciama, maestro di cosmologia
Fabio Pagan
International Centre for Theoretical Physics, Trieste, Italy
Pochi astrofisici hanno segnato così profondamente la cosmologia contemporanea quanto l'inglese
Dennis William Sciama, deceduto il 18 dicembre 1999 a Oxford dopo una breve lotta contro un tumore maligno
scoperto troppo tardi. Forse soltanto Zeldovich nell' Unione Sovietica e Wheeler negli Stati Uniti hanno dato
vita a scuole di pensiero altrettanto feconde quanto quella che Sciama ha saputo creare attraverso tre generazioni
di studenti e collaboratori: prima a Cambridge, poi a Oxford e infine a Trieste, dove dal 1983 aveva diretto la
sezione di astrofisica della SISSA, la Scuola internazionale superiore di studi avanzati.
Quando proprio a Trieste, nel marzo del 1992, venne organizzata una grande conferenza su "Il
rinascimento della relatività generale e della cosmologia" per festeggiare i suoi 65 anni, accorsero tutti i membri
più rappresentativi di un "albero genealogico" che comprende oltre duecento nomi. Stephen Hawking,
innanzitutto, di cui Sciama fu supervisor a Cambridge, aiutandolo a reagire alla crudele paralisi progressiva che
oggi lo inchioda su una sedia a rotelle e lo obbliga a parlare attraverso il sintetizzatore vocale d'un computer. E
poi molti altri nomi prestigiosi: John Barrow, Martin Rees, Roger Penrose, George Ellis, Brandon Carter.
Nato il 18 novembre 1926 a Manchester, Dennis Sciama si appassionò alla scienza fin da ragazzino,
come aveva raccontato in un volumetto autobiografico, Questo bizzarro universo, uscito nel 1998 per i tipi
dell'editore romano Di Renzo. Vincendo il disappunto del padre, che voleva coinvolgerlo nell'azienda tessile di
famiglia, si iscrisse così al prestigioso Trinity College di Cambridge. "Fin da allora mi affascinavano i problemi
della gravitazione, della relatività, della cosmologia", dirà in seguito. "Ebbi la fortuna di venire affidato a Paul
Dirac. E il grande Dirac fu importante per la mia formazione, anche se non mi fu di grande aiuto per la mia tesi
sul principio di Mach", aggiungeva con un sorriso.
Ma si vantava di aver seguito anche un corso tenuto da Ludwig Wittgenstein, ricavandone un "interesse
amatoriale" per la filosofia che influenzerà il suo lavoro scientifico e al quale non erano forse estranee le sue
ascendenze mediorientali: il nonno paterno veniva da Aleppo di Siria, la madre era nata al Cairo. E il suo nome
in origine suonava Shamah, ovvero "colui che guarda". Un nome quasi profetico per un astrofisico...
Decisive, negli anni di Cambridge, furono le lunghe discussioni notturne con Bondi, Gold e Hoyle, i
"padri" dell'universo stazionario, la teoria cosmologica allora in voga che voleva un universo senza inizio né fine
e che esercitava su Sciama un forte appeal estetico. Ma quando, a metà degli anni Sessanta, venne scoperta la
radiazione di fondo che permea tutto il cosmo, Sciama fu tra i primi ad abbracciare la teoria del Big Bang.
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Ottenuto il Ph.D. nel 1953, Sciama iniziò un itinerario scientifico che lo condurrà dapprima all'Institute
for Advanced Study di Princeton, dove ebbe la ventura di conoscere di persona Albert Einstein poco prima della
morte (e il racconto di quella visita che il giovane e tremebondo astrofisico fece al "grande vecchio" della
relatività era uno dei gustosi aneddoti che Sciama amava rievocare, imitando il marcato accento tedesco di
Einstein). Poi eccolo di nuovo in Inghilterra, al King's College di Londra e, dal 1970, con un incarico
d'insegnamento all'All Souls College di Oxford. Inframmezzando lunghi soggiorni negli Stati Uniti: Harvard,
Cornell, l'Università del Texas a Austin. Nel 1959 sposa Lidia Dini, veneziana, antropologa sociale, conosciuta
in Israele quando Sciama frequentava l'Istituto Weizmann e dalla quale ha avuto due figlie: Susan (pittrice) e
Sonia (psicologa).
La spola tra la casa di Oxford e la casa di Venezia cominciò a includere periodiche puntate a Trieste
quando a Sciama venne offerta la direzione della sezione di astrofisica della SISSA. Un incarico mantenuto fino
a un anno prima della morte. Quando Dennis era alla SISSA o al vicino Centro di fisica teorica, lo si incontrava
facilmente in biblioteca o al bar, intento al rito pomeridiano del tè e della lettura del Times, o mentre prendeva il
caffè discutendo con i suoi studenti e i colleghi più giovani.
Il carisma scientifico e didattico di Sciama si ritrova anche nei suoi libri divulgativi, che evitano ogni
concessione al sensazionalismo cosmologico: dai classici L'unità dell'universo, La relatività generale,
Cosmologia moderna (tutti pubblicati anche in Italia) fino ai più recenti The Thermodynamics of Black Holes,
scritto con Derek Raine, e Modern Cosmology and the Dark Matter Problem.
Due teorie soprattutto restano legate al nome di Dennis Sciama. La prima è quella del ruolo dei neutrini
in cosmologia come potenziali costituenti della materia oscura. Sciama ipotizzava che i neutrini primordiali
formatisi immediatamente dopo il Big Bang decadessero in neutrini più leggeri e in fotoni altamente energetici,
responsabili della formazione dell'idrogeno ionizzato osservato nell'alone delle galassie. E sperava che la "firma"
di questi fotoni potesse venire identificata da un mini-satellite spagnolo messo in orbita nel 1997. Ma così non è
stato. E Sciama si è visto quindi costretto a ripensare alla sua ipotesi, esponendone una nuova versione giusto un
mese prima della morte.
L'altra grande teoria di Sciama è quella dei multi-universi, una teoria metafisica che cerca di risolvere con
una fuga in avanti l'imbarazzo del principio antropico. Spiegava Sciama, con quella sua vibrante voce da attore
che ne faceva uno splendido conferenziere: "L'universo che conosciamo è in sintonia con la nascita della vita,
con l'evoluzione dell'uomo e della sua intelligenza. Tutti i parametri cosmologici, astronomici, fisici e chimici ci
appaiono finemente modulati in funzione della nostra specie. Il caso? La mano di Dio? Io preferisco credere che
il nostro sia soltanto uno degli infiniti universi esistenti, ciascuno con caratteristiche sue proprie e inaccessibili
tra loro. In questo nostro universo si è formato l'uomo. In altri universi, forse, esistono creature diversissime da
noi. Come altrimenti è possibile pensare che regole fisiche e matematiche semplici e fondamentali, pur non
avendo nulla a che fare con la mia esistenza, possano condurre alla mia persona?".
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