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Tema 8/1: La morte • Martin Heidegger, Essere e tempo

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Tema 8/1: La morte • Martin Heidegger, Essere e tempo
TEMA 8: LA MORTE
UMANA
Tema 8/1: La morte
• Martin Heidegger, Essere e tempo
Parte I, Sez. II, Cap. 1, § 53
© Longanesi, Milano 1976, 316-324
3J7
ESSERE
E TEMPO
di MARTIN
HEIDEGGER
TRADUZIONE
CO-NDOTTA
DI
PIETRO
CHIODI
SULL'UNDICESIMA
EDIZIONE
PROPRIETÀ
Longanesi &
LETTERARIA
c., ©
RISERVATA
1976 - 20122 Milano, via Salvini, 3
ISBN 88-304-0677-5
Tradl/:ione dall'originale tedesco
Sein und Zeit
di Pietra Chiodi
§ 53
DI
PROGETTO
UN
ESISTENZIALE
ESSERE-PER-LA-MORTE
A U TE N T I C O
Di fatto l'Esserci si mantiene, innanzi tutto e per
lo più, in un essere-per-la-morte inautentico. Come
dev'essere caratterizzata' « oggettivamente)) la possibilità optologica di un essere-per-la-morte autentico se,
in ultima analisi, l'Esserci non si rapporta mai autenticamente alla propria fine e se questo essere autentico, per il suo senso stesso, resta nascosto agli altri?
Non è forse un'impresa fantastica quella di progettare
la possibilità esistenziale di un poter-essere esistentivo
tanto problematico? Di che cosa avremo bisogno perché un tale progetto vada oltre una costruzione immaginaria e arbitraria? Sarà l'Esserci stesso a offrirei
delle indicazioni per questo progetto? Potremo desumere dall'Esserci stesso i fondamenti della sua legittimazione fenomenica? Il compito antologico che' ci
siamo proposti potrà ricavare dall'analisi dell'Esserci
finora ,condotta alcune indicazioni che garantiscano
al progetto un orientamento sicuro?
Abbiamo chiarito il concetto 'esistenziale della morte e, con esso, ciò a cui deve rapportarsi l'essere-per-lafine autentico. È stato inoltre caratterizzato l'essereper-la-morte inautentico ed è stato stabilito negativamente ciò che un essere-per-Ia-morte autentico non
può essere. In base a queste indicazioni positive e
negative dev'essere possibile progettare la struttura
esistenziale dell'essere-per-la-morte autentico.
L'Esserei è costituito dall'apertura, eioè da una comprensione emotivamente situata. Un essere-per-la-morte autentico non può evadere dalla possibilità più
propria e incondizionata, né, tanto meno, può coprirla fuggendo ed equivocl1Jndo nell'incomprensione
del Si. Il progetto esistenziale di un essere.per-1é!-morte
autentico deve quindi chiarire i momenti di questo
essere, momenti che lo costituiscono come comprensione della morte nel senso di un essere che non
fugge e non copre la sua possibilità più propria.
Prima di tutto bisogna caratterizzare l'essere-per~la­
morte in quanto essere~peT una possibilità, e precisamente per la possibilità più specifica dell'Esserci stesso. Essere-per una possibilità. cioè per un possibile,
può significare: aver a che fare con un possibile nel
senso di prendersi cura della sua realizzazione. Nel
campo dell'utilizzabile e della semplice-presenza si incontrano continuamente possibilità di questo genere:
il raggiungibile, il controllabile, il fattibile e cosi via.
L'atteggiamento consistente nel prendersi cura del
possibile tende all'annullamento della possibilità del
possibile mediantel:a sua realizzazione. Ma la realiz~
zazione ac-curata di un utilizzabile (il riparare, il
preparare, il sostituire eccetera) è sempre soltanto relativa, perché il « realizzato)) conserva ancora il carattere ontologico dell'appagatività. Benché realizzato,
esso rimane sempre, in quanto reale, un possibile-per ...
qualcosa di caratterizzato dal, « per l). Ciò che qui
bisogna chiarire è che il prendersi cura non si rapporta al possibile nel quadro di una considerazione
tematico-teoretica del possibile in quanto possibile o
in vista della sua possibilità come tale. Guidato dalla
visione ambientale preveggente. esso. non mira al possibile come tale, ma al « per-che-cosa)) del suo esserpossibile.
L'essere-per-Ia-morte di cui stiamo discutendo non
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può evidentemente avere il carattere del prendersi
cura della sua realizzazione. In primo luogo, la morte,
in quanto possibile, non è un possibile utilizzabile o
una semplice-presenza, ma una possibilità dell'essere
dell'Esserci. D'altra parte il prendersi cura della realizzazione d'un possibile siffatto equivarrebbe al suicidio. Ma con ciò l'Esserci sottrarrebbe a se stesso la
possibilità di assumere, esistendo, l'essere-per-Ia-morte.
L'essere-per-la-morte non concerne la ( realizzazicr
ne» della' morte; tuttavia non consiste neppure nel
sostare dinanzi ad essa come semplice possibilità. Un
tale atteggiamento si risolverebbe nel « pensare alla
morte l). Esso consisterebbe nel pensare a questa possibilità, calcolando il come e il quando della sua rea~
lizzazione, Questo scervellarsi sulla morte non la priva
certamente del suo carattere di possibilità, poiché la
morte è pensata come qualcosa che verrà, ma la svuo~
ta, tentando di controllarla per mezzo di calcoli. La
morte, come possibile, deve allora palesarsi il meno
possibile nella sua possibilità, Al contrario, nell'essere~
per-la-morte, quand'esso, comprendendo, abbia posto
in chiaro questa possibilità come tale, la possibilità
deve esser compresa proprio come possibilità, deve
esser posta in atto come possibilità e in ogni com~
portamento verso di essa deve essere sopportata come
possibilità.
.
Un modo con cui l'Esserci si rapporta al possibile
nella sua possibilità è ['attesa, La protensione verso
il possibile fa si che esso venga incontro liberamente
e genuinamente nel suo ( forse sì, forse no. forse. alla
fìne, sì », ~Ia il fenomeno dell'attesa non svierà la
ricerca verso quel modo di rapportarsi al possibile
che fu già chiarito come prendersi cura? Ogni attesa
comprende e (( ha » il suo possibile a partire dal (( se »,
dal (( quando)) e dal (( come» esso sarà realmente
presente, L'attendere non, è soltanto un distacco momentaneo dal possibile per badare alla sua realizzazione possibile, ma è essenzialmente un esser attento
ad essa. Anche nell'attendere ha luogo un allontanamento dal possibile e si fa leva sul reale da cui ci si
attende ciò che è atteso. Muovendo dal reale e tendendo ad esso, il possibile è risolto nel reale che ci
si attende.
L'essere per la possibilità, in quanto essere-per-lamorte, deve rapportarsi alla morte in modo che essa,
319
in questo essere e per esso, si scopra come jJossibililà.
A questo modo di essere per la possibilità noi diamo
il nome di anticipa:done della possibilità. l\Ia questo
comportamento non presuppone un avvicinamento al
possibile? E tale avvicinamento non si risolve, alla
fine, nella sua realizzazione? No, perché questo avvicinamento nqn mira alla disponibilità di un reale
prendendone cura; qui la possibilità del possibile
({ ingigantisce» a mano a mano che si avvicina, La
vicinanza massima dell'essere-jJer-la-morte co/ne possibilità coincide con la sua lontananza massima da
ogni realtà. Quanto più questa possibilità è compresa senza veli, tanto più acutamente la comprensione
penetra nella possibilità in quanto impossibilità del,l'esistenza in generale, La morte, in quanto possibilità, non offre niente (( da realizzare» all'uomo e
niente che esso possa essere come realtà attuale. Essa
è la possibilità dell'impossibilità di ogni comportamento verso ... ogni esistere. Nell'anticipazione questa
possibilità si fa « sempre più grande)), si rivela tale
da non conoscere misura alcuna. nessun più o meno,
si rivela cioè come la possibilità deIl'Ìncommensurabile impossibilità dell'esistenza. Conformemente alla
sua essenza, questa possibilità non offre alcun punto
d'appoggio per protèndersi verso qnalcosa, per « colorire» il reale possibile e quindi obliare la possibilità. L'essere-per-Ia~morte. come anticipazione della
possibilità, rende possibile la possibilità e la rende
libera 'come tale.
L'esser-per-Ia-morte è l'anticipazione di un poteressere di quell'ente il cui modo di essere ha 17 l'anticiparsi stesso. Nella scoperta anticipante di questo
poter-essere. l'Esserci si apre a se stesso nei confronti
della sua possibilità estrema. Ma progettarsi snl poteressere più proprio significa: poter comprendere se
stesso entro l'essere dell'ente così svelato: esistere.
L'ant~ciparsi si rivela come· la possibilità della comp.renslOne del poter-essere Più proprio ed estremo,
CIoè come la possibilità dell'esistenza autentica. La
sua costituzione ontologica dev'essere chiarita attraverso l'elaborazione della struttura concreta dell'anticipazione della morte. Come si effettua la delimitazione fenomenica di questa. struttura? In primo luogo
?obbiamo stabilire i caratteri dell'aprire anticipante,
In conformità alla sua funzione di comprensione pura
;)20
della possibilità pili propria, incondizionata, insuperabile, certa e. come tale, indeterminata. Resta da
precisare che « comprendere» non ha originariamente
il significato di contemplazione di un senso; esso è
l'autocomprendersi nel poter-essere che si svela nel
progetto. 18
La morte è la possibilità Più propria dell'Esserci.
L'essere per essa apre all'Esserci il poter-essere Più
proprio, nel quale ne va pienamente dell'essere dell'Esserci. In essa si fa chiaro all'Esserci che esso, nella
più specifica delle sue possibilità, è sottratto al Si;
cioè che, anticipandosi, sì può già sempre sottrarre
ad esso. La comprensione di questo ( potere» rivela
la perdizione effettiva nella quotidianità del Si-stesso.
La possibilità più propria è incondizionata. L'anticipazione fa comprendere all'Esserci che ha da assumere esclusivamente da se ste~,so quel poter-essere in
cui ne va recisamente del suo poter-essere più proprio.
La morte non « appartiene)) indifferentemente all'insieme degli Esserci, ma pretende l'Esserci nel suo iso·
, lamento. L'incondizionatezza della morte, qual è compresa nell'anticipazione, isola l'Esserci in se stesso.
Questo isolamento è un modo in cui il Ci si rivela
all'esistenza. Esso rende chiaro che ogni esser-presso
ciò di cui ci si prende cura ed ogni con-essere con gli
altri fallisce quando ne va del nostro più proprio
poter-essere. L'Esserci può essere autenticamente se
stesso solo se si rende da se stesso possibile per ciò.
Tuttavia il fallimento del prendersi cura e dell'aver
cura non significa in nessun modo una scissione di
questi modi dell'Esserci dall'esser se-Stesso autentico.
In quanto strutture essenziali della costituzione del~
l'Esserci essi fanno parte delle condizioni di passi bi·
lità dell'esistenza in generale. L'Esserci è autenticamente se stesso solo se (in quanto prendersi cura presso... e aver cura con ... ) si progetta primariamente nel
suo poter-essere più proprio, anziché nelle possibilità
del Si-stesso. L'anticipazione della possibilità incondizionata conferisce all'ente anticipante la possibilità
di assumere il suo essere più proprio da se stesso e a
partire da se stesso.
La possibilità più propria e incondizionata è insu·
perabile. L'esser-per questa possibilità fa comprendere
all'Esserci che su di esso incombe, come estrema possibilità della sua esistenza, la rinuncia a se stesso.
:~.2
I
L'anticipazione non evade l'insuperabÌlità come fa
l'essere-per-Ia-morte inautentico, ma, al contrario, si
rende. libera per essa. L'anticipante farsi libero per la
propna morte affranca dalla dispersione nelle possibilità che si presentano casualmente, di guisa che le
possibilità effettive, cioè situate al di qua di quella
insuperabile, possono essere comprese e scelte autenticamente. L'anticipazio.ne dischiude all'esistenza, come sua, estrema possibilità, la rinuncia a se stessa, dissolvendo in tal modo ogni solidificazione su posizioni
esistenziali raggiunte. Anticipandosi, l'Esserci si garantisce dal cadere dietro. a se stesso e alle spalle del
poter-essere già compreso, e dal ( divenire troppo
vecchio per le sue vittorie» (Nietzsche). Libero per le
possibilità più proprie e determinate dalla fine, cioè
comprese come finite, l'Esserci sfugge al pericolo di
disconoscere, a causa della comprensione finita propria dell'esistenza, le possibilità esistenziali degli altri
che lo superano; oppure, misconoscendole, di ricondurle alle proprie, per sfuggire cosi alla singolarità
assoluta della propria effettiva esistenza. Come possibilità insuperabile, la morte isola l'Esserci, ma solo
per renderlo, in questa insuperabilità, consapevole del
poter-essere degli altri che ci con-sono. Poiché l'anticipazione della possibilità insuperabile apre nel contempo alla comprensione delle possibilità situate al
di qua di essa, essa porta con sé la possibilità dell'anticipazione esistentiva dell'Esserci totale, cioè la
possibilità di esistere concretamente come poter-essere
totale.
La possibilità più pro.pria, incondizionata e insupera bile è certa. La modalità del suo esser-certa si
determina a partire dalla verità (apertura) corrispon.
dente. Ma la possibilità certa della morte apre l'Esserci come possibilità solo se esso, anticipandosi nella
morte, rende possibile a se stesso questa possibilità
come il poter-essere più proprio. L'apertura della possibilità si fonda nella possibilizzazione ariticipatrice.
Il mantenersi in questa possibilità, cioè l'esser certo
di ciò che ,è stato aperto, richiede, a maggior ragione,
l'anticipazione. La certezza della morte non può essere raggiunta mediante il calcolo statistico dei casi
di morte registrati. Essa non cade nell'ambito delle
verità concernenti le semplici-presenze, in cui la verità è tanto più adeguata quanto più l'osservazione
~22
pura lascia che l'ente si presenti da se stesso. Bisogna
che l'Esserci si sia perso nei rapporti fattuali (i! che
può essere un compito particolare e una possibilità
della Cura) perché possa raggiungere l'" oggettività»
pura, cioè l'indifferenza dell'evidenza apodittica. Il
fatto che l'esser~certo della morte non abbia questo
carattere, non significa che esso si trova a un grado
inferiore di certezza rispetto all'evidenza apodittica,
ma semplicemente che l'esser~certo non rientra . . in generale. . nelfordine dell'evidenza delle semplici-presenze.
Il tener~per~vero riguardante la morte, morte che è
sempre di qualcuno, attesta un tipo di certezza ben
più originaria di ogni certezza concernente l'ente che
si incontra nel mondo o il semplice oggetto formale;
si tratta infatti della certezza circa l' essere-nel~mondo
stesso. In quanto tale essa non richiede un compor~
tamento particolare dell'Esserci, ma l'Esserci totale
nell'autenticità totale della propria esistenza. 19 Nell'anticipazione, l'Esserci può accertarsi del suo essere
più proprio, della sua totalità insuperabi!e. Perciò
l'evidenza dei dati immediati dell'esperienza vissuta,
dell'io e della coscienza, resta necessariamente indietro rispetto alla certezza dell'anticipazione. E ciò non
certo perché i! modo di apprensione proprio dell'evi·
denza manchi del rigore indispensabile, ma perché
esso non può, in linea di principio, tener per vero
(aperto) ciò che, in effetti, pretende {( detenere» co~
me vero: l'Esserci che io stesso sono e che, in quanto
poter-essere, io posso essere autenticamente solo anticipando.
La possibilità più propria, incondizionata, insuperabile e certa è, quanto alla certezza. indeterminata.
In qual modo l'anticipazione rivela questo carattere
della possibilità specifica dell'Esserci? In qual modo
la comprensione anticipatrice si progetta in un poteressere certo. costantemente possibile e tale che ,il
( quando}) in cui la radicale impossibilità dell'esistenza diviene possibile rimanga costantemente indeterminato? Nell'anticipazione della morte, indeterminatamente certa, l'Esserci si apre a una minaccia continua proveniente dal suo stesso Ci. L'essere-per-Iafine deve 'mantenersi in questa minaccia, costante e
può così poco dissiparla da dover piuttosto dar forma
alla indeterminazione della certezza. Com'è esisten·
zialmente possibile l'apertura genuina di questa co-
323
stante minaccia? Ogni comprensione è emotivamente
situata. La tonalità emotiva porta l'Esserci dinanzi al·
l'esser-gettato del suo « che c'è ».20 Ma la situazione
emotiva che può tener aperta la costante e radicale
minaccia incombente sul se-Stesso. . minaccia che pro·
'viene dal Più proprio e isolato essere delCEsserci. . è
l'angoscia. 21 In essa l'Esserci, si trova di fronte al
nulla della possibile impossibilità della propria esistenza. L'angoscia si angoscia per il poter-essere dell'ente cosi costituito e ne apre in tal modo la possibilità estrema. Poiché l'anticipazione isola totalmente
l'Esserci e in questo isolamento fa sì che esso divenga
certo della totalità del suo poter-essere, la situazione
emotiva fondamentale dell'angoscia appartiene a que~
sta autocomprensione dell'Esserci nel suo fondamento
stesso. L'Essere-per-la-morte è essenzialmente angoscia.
Una testimonianza infallibile, benché ({ soltanto n indiretta, è offerta dall'essere-per-la-morte stesso quando
capovolge l'angoscia in una paura codarda e, supe~
rando quest'ultima, denuncia la propria viltà davanti
all'angoscia.
Ciò che caratterizza l'essere-per-Ia-morte autenticamente progettato sul piano esistenziale, può essere
riassunto cosÌ: L'a:nticipazione svela alrEsserci la di·
spersione nel Si-stesso e. . sottraendolo fino in fondo al
prendente cura avente cura, lo pone inna-nzi alla possibilità di essere se stesso, in una libertà appassionata,
affrancata dalle illusioni del Si, effettiva, certa di se
stessO) e piena di angoscia: LA LIBERTÀ PER LA MORTE.
Tutti i caratteri dell'essere-per-la-morte derivanti
dal contenuto integrale della possibilità dell'Esserci
più propria ed estrema, concorrono nel compito di
svelare, interpretare e tener ferma l'anticipazione, in
essi fondata, di questa possibilità come ciò che rende
possibile questa possibilità stessa_ L'analisi dell'anti·
cipazione, esistenzialmente progettata, ha mostrato la
possibilità ontologica di un essere-per-Ia-morte esistentivamente autentico. Sorge in tal modo la possibilità di un poter-essere-un-tutto autentico da parte
dell'Esserci, ma solo come possibilità ontologica,. Certamente il progettt? esistenziale dell'anticipazione si è
rifatto alle strutture dell'Esserci precedentemente analizzate e ha fatto sì che l'Esserci si progettasse per così
dire da se stesso su queste possibilità, senza imporgli
un ideale esistenziale «( oggettivo)) e senza costrizioni
324
( esterne», Tuttavia questo essere-per-Ia-morte esi·
stenzialmente « possibile» resta ancora, esistentivamente, un progetto. fantastico. La possibilità antologica del poter-essere-un-tutto autentico da parte dell'Esserci non significa ancora nulla, finché non è stato
rintracciato un poter-essere antico che gli corrisponda
da parte dell'Esserci. L'Esserci si progetta sempre effettivamente in questo essere-per-Ia-morte? Oppure,
in base al suo essere più proprio, richiede almeno un
poter-essere autentico fondato nell'anticipazione?
Prima di rispondere a queste domande occorre stabilire in quale misura, in generale, e in qual maniera,
l'Esserci, in base al suo poter-essere più proprio, offra
l'a:ttestazione di un'autenticità possibile della sua esistenza, cosicché tale autenticità non sia semplicemente
bandita come esistentivamente possibile, ma risulti richiesta dell'Esserci stesso.
La questione dell'essere-un-tutto autentico da parte
dell'Esserci e della sua costituzione esistenziale sarà
portata su un terreno fenomenico garantito solo se
potrà essere 'connessa a un'autenticità possibile dell'Esserci, attestata dall'Esserci stesso. Se ci riesce di scoprire un'attestazione di questo genere e di chiarirne
fenomenologicamente il contenuto, si porrà il problema di stabilire se l'anticipazione della morte) finora
progettata solo nella sua possibilità ONTOLOGICA, si
connetta in modo essenziale col poter-essere autentico
ATI'ESTATO.
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