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il contadino
IL CONTADINO
IL CONTADINO
Altro personaggio fondamentale per la descrizione del territorio abruzzese è un
contadino. Il contadino porta con sè il profondo valore della terra, radicato negli
abruzzesi, già narratoci da Ignazio Silone nel suo Fontamara.
Questo personaggio racconta contemporaneamente il mistico legame degli abitanti
con la natura, e le risorse produttive locali, su cui punta fortemente il turismo.
Gran parte del turismo di questa regione si basa sull’offerta di prodotti tipici della
terra, come funghi, spinaci selvatici e vino Trebbiano, Montepulciano o Pecorino
d’Abruzzo. Percorrendo il territorio si osserva che gran parte del paesaggio abruzzese è ancora suddiviso in campi coltivati. A partire dalla fine di Luglio molte cittadine
abruzzesi saranno tappa della manifestazione che prevede degustazioni dei prodotti
tipici sotto le stelle del cielo d’estate. Per il territorio si sente il profumo di grano e uva
e tradizionali processioni locali sono ancora legate al calendario propiziatorio agricolo, testimoniando così il radicato valore della terra.
Dalla letteratura ottocentesca fino ad oggi, il contadino si pone come personaggio
costante per capire il territorio abruzzese con i suoi ritmi, consuetudini e conoscenze
che si tramandono per generazioni. La vita agricola, le attività produttive, le ciclicità stagionali che regolavano l’esistenza umana, scandendo i periodi della semina,
della trebbiatura, della vendemmia, dell’uccisione di animali a seconda del periodo
dell’anno, permettevano al popolo di sentirsi parte integrante di una comunità, le cui
ritualità erano caratterizzate da una cultura magico-religiosa. Gran parte dei paesini
abruzzesi celebra feste primaverili legate al calendario agricolo. Ogni paese, celebrava
riti magico-religiosi per scongiurare le avversità atmosferiche, per prevedere l’andamento dei raccolti al fine di propiziare un nuovo ciclo agricolo.
Con la fine dell’autunno, le contrade e le corti cominciavano a vivere una vita di gruppo più intensa, perché il lavoro assumeva un ritmo diverso da quello delle stagioni
produttive. Nel cuore dell’inverno, la stalla diventava il centro della vita sociale e familiare, perché le case erano umide e fredde e la legna scarseggiava. Così, al primo
freddo novembrino, le famiglie di una contrada o di una corte, come i contadini del
paese, si riunivano nella propria stalla o in quella del vicino e vi restavano al caldo
degli animali, sotto la luce di una lanterna a petrolio.
ieri
oggi
TERRA
coltivazione
bastone
domani
campi
STAGIONI
capitolo 2_IL CONTADINO
agricoltura
FONTAMARA
di Ignazio Silone,1933
luogo immaginario
“ Vi erano alcune donne che si lamentavano; donne
è inutile fare i nomi, sedute per terra, davanti alle
loro case , che allattavano i loro figli , o li spidoc�
chiavano, o facevano la cucina e si lamentavano
come fosse morto qualcuno.
Si lamentavano per la sospensione della luce, come
la miseria, al buio, fosse diventata più nera”.
“Donna Clorinda vestiva un abito nero con molte
trine sul petto e portava sulla testa una specie di
cuffia pure nera. Guardandola in faccia e ascoltan�
do la sua voce si capiva perchè nel paese era stata
soprannominata il Corvo”.
“ Un tempo i giovani cominciavano a partire in cerca
di lavoro appena oltrepassati i sedici anni.Chi andva
nel Lazio, chi nelle Puglie e chi, più ardimentoso, in
America.molti lasciavano la fidanzata per quattro,
sei, persino dicei anni, la ragazza giurava fedeltà e
d essi si sposavano al ritorno”.
“ La scala sociale non conosce a Fontamara che due
piuoli: la condizione dei cafoni, raso terra e un po�
chino più su, quella dei proprietari.
I più fortunati tra i cafoni di Fontamara possiedono
un asino, talvolta un mulo.
Arrivati all’autunno, dopo aver pagato a stento i
debiti dell’anno precedente, essi devono cercare in
prestito quel poco di patate, di fagioli, di cipolle, di
farina, di granoturco che serva per non morire di
fame durante l’inverno”.
“ La vita degli uomini, delle bestie e della terra sem�
brava così racchiusa in un cerchio immobile saldato
dalla chiusa morsa delle montagne e dalle vicende
del tempo. Saldato in un cerchio naturale, immuta�
bile, come in una specie di ergastolo”.
“ Prima veniva la semina, poi l’insolfatura, poi la
mietitura, poi la vendemmia.
E poi? Poi da capo. La semina, la sarchiatura, la
potatura, l’insolfatura, la mietitura, la vendemmia.
Sempre la stessa canzone, lo stesso ritornello. Sem�
pre. Gli anni passavano, gli anni si accumulavano,
i giovani diventavano vecchi, i vecchi morivano e
si seminava, si sarchiava, si insolfava, si mieteva si
vendemmiava”.
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
oggi
TERRA
coltivazione
bastone
domani
campi
STAGIONI
capitolo 2_IL CONTADINO
agricoltura
IL SEGRETO DI LUCA
di Ignazio Silone,1956
luogo immaginario
“ Le ore della canicola passarono lentamente.
Ma, appena la campana della parrochia suonò il
vespero, le porte e le finestre della case, rimaste
chiuse nelle ore della canicola, cominciarono a ria�
prirsi, gli artigiani riportarono sulla strada , accanto
alla porta di casa, i loro tavoli da lavoro, e le donne
dei contadini, in attesa del ritorno dei loro uomini
dalla campagna, tornarono a parlarsi da una soglia
all’altra.
Il prete non riapparve però che verso l’avemaria. Un
asino carico di steli di granoturco scendeva il sen�
tiero della costa che sta a monte del paese, e dietro
l’asin, accanto a un vecchio contadino, fu visto ap�
punto il prete”.
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
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TERRA
coltivazione
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campi
STAGIONI
capitolo 2_IL CONTADINO
agricoltura
TERRA
Documentario_PECORE
VERGINE
NERE
VIAGGIO
IN ABRUZZO
di R.Keppel Kraven , 1837
luogo immaginario
“Questi contadini sembravano una razza forte,
tranquilla e civile, senza ossequiosità e arroganza�
nelle loro maniere …
il loro aspetto quasi invariabilmente segnato dalla
stessa espressione, che unisce mitezza e sagacia a
una imperturbabile gravità e, mi spiace il dirlo, a
uno sguardo profondamente triste …”
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
TERRA
oggi
campi gastronomia
agricoltura coltivazione
capitolo 2_IL CONTADINO
domani
STAGIONI
Dall’orto alla tavola ora la spesa si fa dal contadino
di Jenner Melett, 26 giugno 2009, La Repubblica
Anversa degli Abruzzi
Dice subito che bisogna stare attenti agli «effetti
collaterali». «Il prodotto dà assuefazione. Una volta
assaggiato, non puoi più farne a meno. E c’ è anche
pericolo di contagio: gli amici che vengono a cena
chiedono dove hai trovato cibi così buoni».
Nessun allarme. Di stupefacente, in questa storia, c’
è «il sapore delle fragole, c’è il profumo di zucchine,
peperoni, melanzane. «C’è la voglia dice Antonel�
la Prisco di raccontare agli altri che ci sono ancora
prodotti della terra che sanno di buono. Mangi
un pomodoro che sa di pomodoro». [...]
Comprando dal produttore, si può conoscere la
storia di ciò che si mangia.[...]
Chi ama la carne può “adottare” una pecora o un
maiale. Con 120 euro all’ anno mantieni la tua pe�
cora all’ azienda Tuminello di Anversa degli Abruzzi
(in cambio arriveranno a casa un agnello, formag�
gi e ricotte) mentre per il porco spendi 45 euro al
mese e quando peserà 2 quintali verrà trasformato
in prosciutti e salami.[...]
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
TERRA
oggi
campi gastronomia
agricoltura coltivazione
capitolo 2_IL CONTADINO
domani
arare
bastone
Alla scoperta della Fattoria Italia contadini o pastori a distanza
di Maria R.Sannino, La Repubblica 16 febbraio 2003
Anversa degli Abruzzi
Diventare contadini a distanza oggi si può, adot�
tando pecore, vigneti e intere fattorie con la col�
tivazione di prodotti locali, soprattutto quelli a
rischio estinzione. Secondo una recente denuncia
di Legambiente, molte produzioni sono a rischio e
perché non fare qualcosa per scongiurare questa
triste possibilità?
Due specie di animali su tre sono a rischio estinzio�
ne.
L’adozione di queste «specie» potrà rappresenta�
re un concreto aiuto ai pochi contadini rimasti». E
così bastano 180 euro all’ anno e si può fare con�
cretamente qualcosa contro l’ abbandono della
montagna e il rischio di vedere intere produzioni
scomparire.
«Adottare una pecora spiega Nunzio Marcelli, pri�
mo ideatore di questa iniziativa, laureato in Eco�
nomia e Commercio, ora imprenditore agricolo in
Anversa degli Abruzzi, riavvicina persone attente
e sensibili al mondo pastorale, ai suoi valori, ai
suoi gesti umili e rituali, offrendo in cambio pro�
dotti certificati e perfino la possibilità di controllare
fasi e tecniche d’ allevamento, di trasformazione,
sia direttamente sul posto o attraverso internet. Il
contributo richiesto è solo un capitale di anticipa�
zione che verrà restituito coi frutti del pascolo».[...]
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
oggi
TERRA
coltivazione
bastone
domani
campi
STAGIONI
capitolo 2_IL CONTADINO
agricoltura
Campo Imperatore
Capita d’estate in modo particolare. Capita d’estate
incontrare i paesaggi dove i colori risplendono più
accesi, dove il verde è più verde, il giallo intenso,
l’azzurro affonda nel cielo e sembra non tornare
indietro,
fino a quando non diventa il blu della notte. I colori,
dunque. Ma i profumi anche. Quei profumi intensi di grano e frutta di stagione, quelle essenze
di erba falciata, e magari se si è fortunati, perché
scoppia un temporale improvviso, che scroscia fu�
rioso ma subito
si spegne, si può respirarne l’aroma, un odore di
terra umida che sa di sentieri polverosi, l’odore del
mito, avrebbe detto qualcuno. C’è uno spettacolo
naturale da queste parti, d’estate, uno scenario di
colori e profumi,
un palcoscenico virtuoso che aspetta solo di esse�
re riempito, illuminato, fotografato, girovagato ai
viaggiatori, dai turisti, da quanti verranno o torne�
ranno a visitare il territorio analogia
�������������������������
immediata e ri�
flesso condizionato all’arte, al teatro e, ovviamente,
al cinema, e non è un caso se abbiamo dedicato la
storia di copertina proprio alla
magia del grande schermo, quella che ha portato
negli scorci dell’Abruzzo montano, trasformandoli
in set e location cinematografici, i grandi registi e i
maestri,i giovani autori sperimentali o le superpro�
duzioni hollywoodiane del cinema di cassetta.
Terra
TERRA
Documentario_PECORE
diVERGINE
cinema
NERE
di A. F , Abruzzo è Appenino,13 dicembre, 2006
Come non è casuale la scelta di destinare alcuni ar�
ticoli del numero di Abruzzo & Appennino all’idea
del viaggio: a quello intessuto di parole e immagini
e checi conduce dentro i colori e i profumi intensi
e segreti dei sentieri del Parco Nazionale, dove si
ritrovano esi riscoprono percezioni millenarie e
praticità organizzativa; oppure a quello esplorativo
modello piccolo ma sapiente tour virtuale, nello
stesso tempo edonistico e corporale, che ci intro�
duce sulle tracce del vino e dei viticoltori delle
aree peligne, in una scoperta che è, e non poteva
essere diversamente, il trionfo degli aromi e dei
colori, ma anche del sapore e del gusto. C’è, infi�
ne, un altro protagonista della stagione, che apre e
chiude idealmente la rappresentazione dell’estate,
un protagonista collettivo che abita e anima le fe�
ste del ritorno e dell’intrattenimento, quell’insieme
di manifestazioni e spettacoli popolari, quel misto
di ingegneria della buona volontà e dell’accoglien�
za con cui si riscrivono i giorni e le notti di agosto
e settembre, quando ogni borgo, ogni paese farà
del proprio meglio per organizzare e allestire even�
ti – sagre, concerti, teatro, rassegne sotto le stelle,
conferenze, degustazioni, recital e via dicendo -,
all’unico scopo di
offrire e proporre un modo piacevole di stare insie�
me. Si chiama sentimento dell’appartenenza, or�
goglio di comunità che si ritrova, o semplicemente
voglia di divertirsi e riconoscersi. Perché, avevamo
dimenticato di dirlo, oltre a vivere e espirare i pro�
fumi e i colori dell’estate in un modo cosi intenso e
coinvolgente, in questa “regione”dell’Abruzzo non
si rimane mai da soli.
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
oggi
domani
TERRA campi
agricoltura PRODOTTI TIPICI
vino
capitolo 2_IL CONTADINO
TERRA
Documentario_PECORE
VERGINE della valle
NERE
Il montepulciano
Peligna
di M. C , Abruzzo & Appenino,13 dicembre, 2006
Valle Peligna
È ormai noto agli esperti come la Valle
Peligna offra un profilo pedologico (composizione del terreno) e climatico molto
particolare per la produzione di vino. È qui
che nel 1792 lo storico napoletano Michele
Torcia per la prima volta scrisse di un vino
chiamato Montepulciano, ma d’altronde Ovidio aveva già descritto la sua terra
come terraferax Cereris, multoque feracior
uvae, ossia fertile di grano ed ancor più fertile di uve. Numerosi studiosi (tra i quali il professor Franco Cercone e il dottor Giuseppe
Cavaliere dell’Arssa) si sono adoperati per
recuperare ipotesi sulla vera origine di questo vitigno e di come sia nato o portato in
Abruzzo, diventando nel tempo sempre più
oggetto di attenzione, oltre che il protagonista dell’importante sviluppo che ha avuto l’agricoltura regionale. È plausibile che
a questo vitigno fu dato il generico nome
di Montepulciano – dall’omonimo paese
toscano, anche se in Toscana non esisteva
alcun vitigno osì chiamato – se si accetta la
ricostruzione storica che sia arrivato
con
la famiglia dei Medici, che istituirono la Baronia di Carapelle e il Marchesato di Capestrano tra il 1579 e il 1743. A metà del ‘700 si
ebbe un enorme sviluppo della coltura della vite nella valle Peligna e nell’alta val Pescara (in particolar modo nei territori di Pietranico e di Torre de’ Passeri), documentata
come merito di alcune importanti famiglie
della zona, come i Mazzara e i Tabassi, e
dalle numerose testimonianze di commercializzazione che veniva inviata fuori regione attraverso la ferrovia.
Tanto sviluppata che, fino alla seconda
guerra mondiale, si contavano oltre 4 mila
ettari di vigneto, poi drasticamente diminuiti a causa del fenomeno dell’emigrazione.
Oggi in valle si coltivano circa 400 dei 500
ettari coltivati in provincia dell’Aquila, per
una quantità che si aggira intorno a 10 mila
ettolitri di vino doc, il 90% dei quali Montepulciano d’Abruzzo, per circa 2 milioni di
bottiglie prodotte annualmente, il 2% dell’intera produzione regionale, in mano a pochi
ma storici produttori che hanno mantenuto alta la bandiera peligna, continuando
a produrre qualità che il mercato non hai
smesso di riconoscere, soprattutto se guardiamo al Montepulciano d’Abruzzo e al
Cerasuolo, ricchi e profumati e soprattutto
eleganti, con buone potenzialità di invecchiamento. E allora non è un caso che negli ultimi anni il territorio aquilano, maggiormente la zona più a nord, sia al centro di
una rinnovata attenzione dal punto di vista
di nuovi investimenti da parte di alcuni produttori importanti finalmente convinti nelle
potenzialità della zona: accanto ai nomi
storici come
Pietrantonj di Vittorito ed Enzo Pasquale Praesidium di Prezza (senza dimenticare la Cooperativa Valpeligna) da un lato, e come
Cataldi Madonna e Gentile dall’altro, ecco
che si allungano Valle Reale, Masciarelli,
Marramiero e Domenico Pasetti. Ed ecco
che finalmente diventa realtà la creazione,
com’è avvenuto nel teramano e nel pescarese, di due sottozone specifiche del Montepulciano d’Abruzzo che prenderanno il
nome delle due Igt (indicazione geografica
tipica) attualmente esistenti, a sud Valle Peligna e a nord Alto Tirino, sostituite dall’unica Igt provinciale “Terre Aquilane”.
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
oggi
domani
PRODOTTI TIPICI zafferano
agricoltura TERRA campi
capitolo 2_IL CONTADINO
L’oro rosso di navelli
di Zanini Luca, 24 AGOSTO 2006, Corriere della Sera
Navelli
La strada corre dritta nella piana riarsa. Pietre cal�
caree affiorano dai campi arati tra antiche pievi,
castelli diroccati e case sparse. I monti intorno
sono già imbiancati. E fra cespugli rossi di bacche
della rosa canina e ciuffi d’ erba spunta qualche
piccolo fiore lilla: sono i pochi Crocus sativus
scampati alla meticolosa raccolta di fine ottobre. Muti testimoni di una risorsa che ha reso
famose nei secoli queste terre brulle a trenta chi�
lometri da L’ Aquila: lo zafferano. Siamo sull’ altopiano di Navelli, da alcuni ribattezzato con sintesi
riduttiva l’ «altopiano del risotto». Eppure c’ è ben
più del risotto negli orizzonti dei contadini che
con fatica coltivano ancora i fiori dell’ «oro rosso».
Lo zafferano è un prodotto prezioso e quello di
Navelli è unico nel suo genere. Il più pregiato al
mondo, dicono i puristi della cucina delle spezie.
E almeno sotto il profilo economico nessuno può
negarlo: quest’ anno il prezzo è cresciuto dai 7 ai
9-10 euro al grammo; 9-10 mila euro al chilo, più
del tartufo. Vabbene che per fare un chilo di zaf�
ferano ci vogliono i pistilli di 200-230 mila crocus,
estratti a mano, un fiore dopo l’ altro, dai pazienti
abitanti della piana. Ma il compenso vale la fati�
ca. E anche la lavorazione: fino a pochi giorni fa
un centinaio di famiglie di Navelli e Civitaretenga
passavano i pomeriggi chine sui tavoli di marmo,
nelle grandi cucine scaldate dai camini su cui
viene essiccato il fiore, a estrarre il loro tesoro da
montagne di delicati petali. Sono trent’ anni che
pastori e contadini sopravvivono in queste terre povere grazie allo zafferano. Eppure c’ è stato
un periodo in cui il crocus ha rischiato era stato,di
scomparire dall’ altopiano. A portarcelo nel XIII se�
colo, il monaco Santucci, dominicano inquisitore
al Tribunale di Toledo, originario di Navelli.
Dalla Spagna aveva contrabbandato i bulbi del
prezioso fiore. Cent’ anni dopo la produzione lo�
cale era già rinomata nel mondo come «Zafferano
dell’ Aquila». La spezia era così preziosa che con le
gabelle sul suo commercio si pagò la costruzione
della basilica di San Bernardino (1454) a L’ Aquila.
Ma se nel 1890 la raccolta di zafferano di Navelli era
arrivata a 40 quintali di pistilli (in Italia se ne con�
sumano oggi 100 quintali l’ anno), gli anni 60 se�
gnarono il tracollo: rovinati dall’ import di zafferano
di bassa qualità dal Nordafrica, tremila contadini
aquilani abbandonarono la coltura.
Nel ‘ 71, la rinascita, con la fondazione della Coope�
rativa Altopiano di Navelli. Eppure ancora oggi i
giovani di Navelli non ne vogliono sapere: «L’ età
media dei soci è di 55 anni. Qui, a 800 metri di alti�
tudine, il crocus sativus ha trovato un habitat ideale
e da esso si ricava il migliore zafferano del mondo
con cui i ristoratori locali impreziosiscono i piatti .
Il segreto sta anche nella tecnica di coltivazione.
Mentre altrove i bulbi del crocus vengono coltivati
perennemente, a Navelli ogni anno, in agosto, i bul�
bi vengono cavati e selezionati e reimpiantati. Tra
ottobre e novembre, lo zafferano fiorisce. Si raccolgono uno a ad uno gli stimmi di colore rosso ac�
ceso. Per produrre un chilo di zafferano servono
circa 200 mila fiori e cinquecento ore di lavoro
manuale. Gli stimmi, per potersi conservare, vanno
essiccati sulla brace e si riducono a un sesto del loro
peso originario, poi macinati e ridotti in polvere. Il
migliore è comunque quello che resta sotto forma
di stimmi interi, e costa al dettaglio circa nove euro
al grammo, da qui «oro rosso».
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
oggi
domani
TERRA campi
agricoltura
PRODOTTI TIPICI
vino
capitolo 2_IL CONTADINO
Documentario_PECORE
VERGINE
NERE
ITERRA
profumi
dell’estate
di K. M , Abruzzo & Appenino,13 dicembre, 2006
L’estate è tempo di produttività massima della
terra. È questa la stagione in cui vengono fuori le
migliori espressioni e i profumi che ci circondano.
A partire dal profumo che sprigiona la terra stes�
sa dopo il temporale estivo, quel profumo di erba
bagnata che è segno di rinascita, di godimento
puro della terra spaccata dal sole. L’oro del grano
è un altro segno della parabola di vita che si con�
clude con il ciclo estivo. Questi immensi terreni da
un giorno all’altro falciati che scacciano via le ulti�
me lucciole di maggio. E dalla terra si sprigionano
le forme più colorate della frutta estiva. Il rituale
del ferragosto al mare o in montagna si celebra
con l’anguria rossa e verde, che suggella il fulcro
dell’estate.
L’anguria è il frutto in assoluto più ricco di acqua ed
è anche il più dissetante. Il vino rosato è un accom�
pagnamento ideale di piatti delicati estivi. Il gusto
fresco del nostro cerasuolo d’Abruzzo, versione
delicata del Montepulciano d’Abruzzo, si abbina
perfettamente a primi piatti delicati, al pesce, alla
pizza e ai formaggi. Il suo colore e i suoi profumi di
ciliegia ne fanno un vino perfetto da servire anche
come aperitivo. Questa estate in particole segnerà
la rinascita “dell’aperitivo doc”, ponendo fine ad
un’era dominata da super alcolici, birra e cocktail
esotici, accompagnati da tavoli traboccanti di tar�
tine, pizzette e salatini. La tendenza è quella di
offrire con l’aperitivo un assaggio dei cibi locali
(fonte Informacibo). Un interessante modo per scoprire il territorio abruzzese è quello delle manife�
stazioni enogastronomiche estive. La rassegna più
importante è “Calici di stelle” organizzata dall’asso�
ciazione nazionale Citta del Vino, che rappresenta
un buon momento gastronomico e turistico alla
scoperta dei borghi abruzzesi. A partire dalla fine
di Luglio molte cittadine abruzzesi saranno tappa
della manifestazione che prevede degustazioni dei
prodotti tipici sotto le stelle del cielo d’estate.
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
oggi
domani
PRODOTTI TIPICI zafferano
agricoltura TERRA campi
capitolo 2_IL CONTADINO
Altopiano del risotto
di Zanini Luca, 23 NOVEMBRE 2001, Corriere della Sera
Navelli
C’ e’ un piccolo fiore lilla che negli ultimi trent’
anni ha permesso a pastori e contadini di una
delle aree piu’ povere d’ Abruzzo di sopravvivere e a volte prosperare. E’ il Crocus sativus: un croco,
uno di quei fiorellini che in montagna sbucano in
ottobre e novembre fra le prime chiazze di neve.
Ogni anno gli abitanti dell’ altopiano di Navelli, una
trentina di chilometri da L’ Aquila, ne raccolgono
circa 8 milioni. Una montagna di petali delicati tra i
quali si cela il vero tesoro di queste terre sassose: lo
zafferano. Anzi, il miglior zafferano del mondo. Raccolto e lavorato a mano: fiore per fiore, cento famiglie estraggono i pistilli che celano la spezia. Uti�
lizzata non solo per il famoso “risotto alla milanese”.
Un viaggio da L’ Aquila a Navelli, l tra antiche pievi,
castelli diroccati e campi pettinati dall’ aratro, alla
vigilia delle nevicate che renderanno percorribili le
vicine piste da sci di Campo Felice, puo’ condurre
alla scoperta di una delle coltivazioni piu’ singolari
del centro Italia. Ad introdurla fu, nel XIII secolo, il
monaco Santucci, che dalla Spagna era tornato al
paese d’ origine,portando i bulbi .[…]
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
campi
oggi
animali
STAGIONI
capitolo 2_IL CONTADINO
domani
TERRA
bastone
TERRA
Il
Documentario_PECORE
maiale
VERGINE
nella tradizione popolare
NERE peligna
di F. C , Abruzzo è Appenino, agosto 2009
Conca Peligna
Se v’è un animale ricco di contraddizioni e ambi�
guità, sia sotto l’aspetto simbolico che alimentare,
questo è il maiale.
Anche se si rinviene come “epiteto” nei vari dialetti
abruzzesi con le voci porche o puòrche, che deno�
tano in senso igienico ed etico-sociale un aspetto
fortemente negativo, il maiale era fondamentale
nell’alimentazione, specie dei ceti rurali, ed ancora
definito in Abruzzo negli Anni Sessanta del secolo
scorso la grascia della casa contadina.
Negli anni compresi fra i due conflitti mondiali il
ceto contadino abruzzese, costituito per lo più da
fittavoli e mezzadri, ha assaggiato solo in rare oc�
casioni la carne di vitello e le poche capre o “peco�
re pagliarole”, viventi nelle stalle ed a disposizione
della famiglia rurale, costituivano l’unica fonte per
l’approvvigionamento del latte e del formaggio,
alimento prezioso per la sopravvivenza nei fre�
quenti periodi di carestia.
Se l’allevamento dei suini risultava agevole nei pic�
coli borghi rurali disseminati nella Conca peligna,
non altrettanto si può dire dei centri urbani, nei
quali emerge fin dal periodo medievale l’impor�
tante funzione del “porcaro”, che raccoglie fuori la
cinta muraria e comunque in periferia i maiali dei
singoli proprietari e li conduce al pascolo nei bo�
schi limitrofi di cerri e querce, dove specie in autun�
no abbondano le ghiande e saporiti tuberi, come
per es. il tartufo, di cui i maiali come è noto sono
assai ghiotti.
La formazione di grosse mandrie di maiali è assai
comune in Abruzzo nel corso del Ottocento.
I maialini, di razza bianca o rosata, dovevano essere
subito castrati per impedire la loro funzione ripro�
duttiva e costringerli ad ingrassare in fretta, perché
il grasso del maiale era fondamentale nell’economia familiare. Si comprende così il motivo per
cui gli antichi maiali di razza nera, assai magri e più
saporiti dei bianchi, siano scomparsi da tempo in
Abruzzo, anche se alcune aziende zootecniche
stanno tentando come è noto di reinserirli nel ci�
clo allevatorio regionale. L’allevamento dei porci,
sia nella fase in cui era libero nei boschi che nella
posteriore fase di ingrassamento a mezzo di pa�
stoni in cortile e nelle stalle, costituiva pertanto un
ciclo economico con alta frequenza di rischi, che
il mondo rurale supera ricorrendo ad affidamenti
potenti ed a garanzie
soprannaturali.[…]
Ciò comporta fin dall’inizio l’insorgere di un singo�
lare “rapporto di convenienza” fra l’ordine religioso
e le comunità rurali viventi per lo più ai margini dei
boschi, le quali allevavano per conto degli Antonia�
ni mandare di porci riconoscibili per l’orecchio
sinistro mozzato.
L’eco di tale antica consuetudine persiste anco�
ra oggi ad Ateleta, allorché il 17 gennaio ad un
maialino,che sarà nutrito per l’intero anno dalla
collettività, viene reciso da parte del Parroco come
segno di riconoscimento l’orecchio
sinistro.[...]
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
oggi
domani
TERRA campi
agricoltura PRODOTTI TIPICI
vino
capitolo 2_IL CONTADINO
TERRA
Vittorito,
Documentario_PECORE
VERGINE
vini doc e qualitàNERE
della vita
Abruzzo è Appenino, settembre 2009
Valle Peligna
Nella Valle Peligna il fiume Aterno, poco prima di
esaurire il suo corso unendosi alle acque cristalline
delle sorgenti del Pescara, ritaglia una parte di terri�
torio e, insieme al monte Castellano, ne costituisce i
confini: in questo angolo un pò appartato sta Vitto�
rito, paese di origini antiche ancora riconoscibili nel
borgo medievale, aristocraticamente arroccato alla
sua montagna, o nelle iscrizioni riutilizzate nella
chiesa dedicata a san Michele arcangelo, costruita
sul podio di un tempio italico e ricca all’ interno di
affreschi attribuiti al maestro del trittico di Beffi.
La parte “nuova” del paese, a valle del borgo me�
dievale, è costituita in gran parte di case giardino:
lungo la via principale spicca l’ insegna della cantina Pietrantonj, una delle più rinomate nel panorama abruzzese. Questo paese è considerato
specialmente in ambito regionale un luogo dove si
produce del buon vino, lascito di una importante
tradizione agricola, nonostante le profonde
trasformazioni avvenute, soprattutto nel secolo
scorso, anche nel suo territorio e che hanno forte�
mente ridotto le superfici coltivate a vite. L’avveni�
mento che ha sconvolto la produzione del vino in
Europa, e che tocca anche Vittorito nel 1928, è stata
la comparsa della filossera, un insetto “arrivato” dall
America “viaggiando” con le balle di cotone.
Gli anziani raccontano che la filossera colpì le viti
proprio alla vigilia della vendemmia.
Molte famiglie persero tutto e fu grande crisi eco�
nomica. Poi un lento scivolare verso il secondo
conflitto mondiale e poi ancora l’emigrazione,
estrema“risorsa” di queste terre.
Oggi Vittorito è il paese della Valle Peligna a più alta
vocazione vitivinicola: qui si produce uva di elevata
qualità, Montepulciano d’Abruzzo, ma anche Mo�
scato e Malvasia; i vini che ne derivano sono ap�
prezzati e richiesti da tutta Italia e dall’estero.
Insomma la storia di questo paese è fortemente
intrecciata con la coltivazione della vite e la produzione del vino, che ne costituiscono un forte
carattere identitario oggi tenacemente recupera�
to e riproposto all’attenzione del pubblico. La sto�
ria di questo rapporto è raccontata all’interno di un
“centro di documentazione sulla vita tradizionale”,
voluto dall ’Amministrazione Comunale e realizzato
all interno del palazzo Rivera, nel borgo medievale,
e che, a breve sarà aperto al pubblico.
L’iniziativa è parte di un più ampio progetto, quello
dell’ecomuseo, che nasce proprio come strumen�
to di preservazione e valorizzazione del patrimonio
tradizionale nei suoi
aspetti culturali e ambientali.
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
gastronomia
oggi
campi
domani
zafferano
agricoltura PRODOTTI TIPICI
capitolo 2_IL CONTADINO
S.Stefano di Sessanio
TERRA
Agenda
Documentario_PECORE
VERGINE
di stagione
NERE
Abruzzo è Appenino, luglio 2009
Navelli
SANTO STEFANO DI SESSANIO
lenticchie di stagione.
Santo Stefano di Sessanio è sicuramente uno dei
paesi più conosciuti ed affascinanti dell’Abruzzo in�
terno, grazie all’innegabile bellezza dell’ambiente
naturale, alla perfetta conservazione dell’abitato,
sovrastato dalla Torre Medicea.
Luogo di set cinematografici, meta di visitatori
consapevoli e desiderosi di ammirare la perfetta
conservazione del suo borgo, di girare lungo le sue
stradine, dimensionando gli edifici e le case, ristrut�
turati secondo le più rispettose misure dell’archi�
tettura ecologica.
Insomma, il borgo ideale per dimostrare che arte
e cultura sono una realtà di pietra e legno e case.
Quale scusa migliore allora per visitare il paese in
occasione della sagra dedicata al piatto dop, le len�
ticchie Verranno proposti piatti tipici a base delle
lenticchie locali, piccole e schiacciate, che costitui�
scono il vanto della produzione agricola e che sono
ricercatissime in tutta la Regione; ci saranno lentic�
chie e patate, lenticchie e salsicce, lenticchie e pane
fritto, nonchè patatine e le immancabili pizze fritte.
NAVELLI
Sagra dei ceci e dello zafferano
Giunta alla XXII edizione, la manifestazione è un’oc�
casione per degustare diversi piatti e specialità a
base di ceci e zafferano, i due prodotti protagonisti.
Il prodotto, tra i più rinomati e pregiati della nostra
terra, lo zafferano, e le sue combinazioni culinarie
saranno la principale attrattiva di questa due giorni
all’insegna del cibo e delle tradizioni.
Lo zafferano, che si estrae da un fiore, si vende in
bustine e spunta alte quotazioni, è ormai una cele�
brità “dop”. La Proloco di Navelli ha organizzato una
Mostra mercato di arte e artigianato nei giorni del�
la sagra. La manifestazione prevede, inoltre, il Palio
degli Asini, una divertente gara tra le contrade di
Navelli. Infine, a dimostrazione della sua notorietà,
proprio in questi giorni è stato ufficialmente pre�
sentato l’annullo filatelico dedicato allo zafferano.
Il francobollo, con un valore di 0,60 euro, è arrivato
agli sportelli postali il 26 luglio. La vignetta raffigu�
ra, a sinistra, una ciotola colma di stimmi rossi da
cui si ricava lo zafferano e, a destra, alcuni fiori della
pianta.
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
oggi
TERRA campi
agricoltura PRODOTTI TIPICI
capitolo 2_IL CONTADINO
domani
vino
miele
TERRA
Biologico
Documentario_PECORE
VERGINE
e montagna
NERE
di M.M , Abruzzo è Appenino, agosto 2009
Ci sonoproduttori di zafferano biologico, non solo
nella zona DOP, ma anche in aree dove non si col�
tivava più da secoli come per esempio a Cocullo;
per non dimenticare coloro che si sono dedicati alla
produzione di cereali e legumi tradizionali come
farro, solina, lenticchie, cicerchia e ceci, che trovano
le zone più vocate negli altipiani della catena del
Gran Sasso e del Velino-Sirente, o sul Piano delle
Cinquemiglia e nella Val d’Orta (Majella).
L’agricoltura biologica è quella che produce sen�
za l’ausilio di fertilizzanti e pesticidi chimici; quella
biodinamica va oltre, fondandosi su una filosofia
che vuole ristabilire l’ordine tra piante, anima�
li e uomini, e rispettare le tipicità degli alimenti;
chilometri zero vuol dire utilizzare prodotti che
provengono il più possibile vicino al luogo in cui
li consumiamo, evitando così buona parte dell’in�
quinamento dovuto al trasporto.
I principi dell’agricoltura biologica o biodinamica
e del chilometro zero possono conciliarsi a meravi�
glia nel nostro territorio.
L’agricoltura di montagna, cosiddetta marginale,
non solo è vicina a noi, ma ha certamente un plus
se associata ad una coltivazione di tipo biologico o
biodinamico.
Ha certamente più senso cibarsi di frutti bio colti�
vati in montagna, in un parco nazionale, piuttosto
che lo stesso seppure bio, prodotto in una zona
molto più antropizzata, con il campo a fianco ad
uno stabilimento industriale.
Alcuni giovani imprenditori stanno raggiungendo
i primi pionieri, provando in condizioni comunque
difficili – come lo sono quelle della montagna – a
crescere, magari acquisendo ed interpretando le
conoscenze dei loro nonni, saltando così la generazione dei padri che aveva abbandonato la terra per un sogno industriale che oggi non c’è più.
Sono agricoltori moderni, con diplomi e lauree
che cercano di sfruttare gli aiuti comunitari, regio�
nali o le campagne di finanziamento per la biodi�
versità dei Parchi, che sono presenti nelle manife�
stazioni di promozione dei prodotti del territorio,
che si associano.
L’uomo è parte integrante della natura, e la colti�
vazione secondo i principi biologici, biodinamici o
tradizionali, possono sembrare un ritorno al passa�
to, ma non dobbiamo intenderla come una regres�
sione, bensì come una rivalutazione di ciò che di
buono ci ha lasciato chi ci ha preceduto, integran�
dovi nuove conoscenze e tecnologie moderne
per lavorare in modo corretto ma fruttuoso la terra
e far si che chi è agricoltore possa vivere di questo
lavoro ora ed in futuro, così come è stato in passato
per tanti abitanti delle zone di montagna.
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
oggi
TERRA
coltivazione
bastone
domani
campi
STAGIONI
capitolo 2_IL CONTADINO
agricoltura
TERRA
Documentario_PECORE
VERGINE
NERE
Filò
di F. C , Abruzzo è Appenino, agosto 2009
Con la fine dell’autunno, le contrade e le corti co�
minciavano a vivere una vita di gruppo più inten�
sa, perché il lavoro assumeva un ritmo diverso da
quello delle stagioni produttive.
Nel cuore dell’inverno, la stalla diventa il centro
della vita sociale e familiare, perché le case erano
umide e fredde e la legna scarseggiava. Così, al pri�
mo freddo novembrino, le famiglie di una contrada
o di una corte, come i contadini del paese, si riu�
nivano nella propria stalla o in quella del vicino e vi
restavano fino a un’ora “da cristiani”, al caldo degli
animali, sotto la luce di una lucerna a petrolio: era
il filò.
Durante il filò si parlava dei più e dei meno, ma
esso aveva una fisionomia ben precisa, una ritualità
e una sua importanza economica.
Le donne si dedicavano al rammendo, a far calze,
scarpette e, soprattutto a filare. La dote, sacrosanta,
era messa insieme dalle ragazze durante il filò, ma�
gari sotto gli occhi attenti del moroso che misurava
la bravura della futura sposa.
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
oggi
domani
TERRA campi
agricoltura PRODOTTI TIPICI
olio
capitolo 2_IL CONTADINO
TERRA
Frantoio
Documentario_PECORE
VERGINE
i sapori “peligni” NERE
di V.L Abruzzo è Appenino, agosto 2009
Pettorano sul Gizio
Una giornata per scoprire e assaporare gli antichi
sapori: FrantOlio è un evento che vuole essere l’oc�
casione per far conoscere e apprezzare la qualità
dell’olio Peligno ad un pubblico più vasto, per ri�
assumere i traguardi raggiunti e definire la forma di
valorizzazione di un prodotto che ha le potenzialità
di divenire un elemento caratterizzante per l’inte�
ro territorio della Valle Peligna.
La manifestazione, che si svolge a Pettorano sul
Gizio, è promossa oltre che dal Comune anche
dall’ARSSA e dalla Comunità Montana Peligna.
La qualità di un olio è il risultato della combinazio�
ne tra le varietà di olive e l’ambiente climatico in cui
gli oliveti sono localizzati: in Valle Peligna tali fattori
concorrono alla produzione di olio con caratteristi�
che uniche.
Negli ultimi anni si assiste, inoltre, da parte degli
agricoltori e dei frantoiani, ad una attenzione sem�
pre maggiore verso le tecniche di coltivazione e di
estrazione che, unite ai fattori naturali, permettono
il raggiungimento di elevati standard produttivi co�
stanti nel tempo.
Frantolio, giunto alla sua terza edizione, si terrà a
Pettorano sul Gizio e si concluderà con un buffet
di prodotti tipici tra i quali pane e olio e polenta
rognosa.
capitolo 2_IL IL CONTADINO
ieri
oggi
domani
TERRA campi
animali PRODOTTI TIPICI
formaggio
capitolo 2_IL CONTADINO
TERRA
Lungo
Documentario_PECORE
iVERGINE
“sentieri del gusto”NERE
di E.C Abruzzo è Appenino, luglio 2009
C’è un sentiero, in gran parte inesplorato e nasco�
sto, che attraversa l’Abruzzo delle montagne e delle
piane distese tra i versanti, dei molteplici borghi e
dei tetti stagliati contro il profilo delle cime e il ver�
deazzurro del cielo e degli alberi.
Lungo questo sentiero si muovono, da sempre,
uomini e donne con un bagaglio di conoscenze e
tradizioni, non posticce, ma essenza stessa del loro
divenire e fermarsi in questi luoghi perché è forte
dentro ed evidente fuori il legame con gli odori, i
colori e i sapori. E se le parole potessero dar vita
a queste impressioni, sarebbe un dono immediato
per tutti condividere l’opportunità concessa; ma la
parola, in questo caso, è soltanto stimolo a muo�
versi per cercare, guidati da chi, prima di noi, ha in�
trapreso un percorso che congiunge e riannoda le
trame, soltanto allentate, di una tessitura a maglie
larghe. Larghe per accogliere le forme fluide del
miele trasparente, il tepore della ricotta prepara�
ta negli stazzi di montagna, tra gli orapi selvaggi,
i profumi delle erbe nascoste tra i boschi, le uova
raccolte calde e senza marchio, il vino dal colore
del mare a sera, il croco che tinge i campi, gli agli
raccolti in trecce, il formaggio che lascia l’odore tra
le dita, la pasta ruvida messa ad asciugare come i
chicchi di granturco stesi sulle aie, la fragranza lieve
del pane che risale le strade, all’alba.
Questa rete è un richiamo impalpabile che si dif�
fonde perché è un piacere dell’occhio e della mente
guardare i filari allineati di canne di fiume che ten�
gono le piante negli orti, inseguire i solchi precisi
rigati dall’acqua, per consegnare a noi il gusto dei
dei suoi frutti, quelli che non hanno mai mancato
di nutrire gli uomini. È il modo per sentirsi parte del
mondo intorno, per rientrare nei cicli naturali e ag�
giungervi la sapienza degli uomini, la fantasia nel
mescolare odori e sapori, la ricerca nel mantenere
tradizioni e rinnovarle in forme nuove, la disponibi�
lità a tradurle in patrimonio comune.
Così il sentiero si dirama per ricongiungere i mille
rivoli, percorsi dalla volontà di fare insieme e fare
meglio; i cammini si ricongiungono e prendono le
forme di un gusto condiviso. E protetto. Protetto
dalla fretta dei tempi, dalla nascosta tentazione di
perdere il millenario bisogno di stare intorno a un
tavolo per parlare, ascoltare e raccontare Raccon�
tare di storie lontane che, silenziose e celate, scan�
discono ancora le ore delle nostre giornate perché
ne siamo parte noi stessi; ascoltare la musica di
ogni tempo, ma senza alcun tempo; alzare il calice
e pronunciare parole comuni a poeti e contadini di
sempre.
E se queste parole, come un racconto, sono utili per
guidare, esse conducono lungo i “Sentieri del gu�
sto” che attraversano l’Abruzzo nelle notti d’estate,
in un incontro di persone nelle strade e nelle piazze
dei borghi e delle città. In questi momenti il cibo
si fa scoperta, invito per la mente, stimolo per i
giorni che verranno, intesa con i compagni di un
viaggio, tanto insolito quanto coinvolgente, artefi�
ce di sensazioni non perse ma ricongiunte dai tempi della natura e degli uomini, insieme.
capitolo 2_IL IL CONTADINO
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