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Untitled - Rizzoli Libri

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Untitled - Rizzoli Libri
Capitolo 1
Battaglia nel Regno degli Spiriti
M
aestro Oogway sedeva in cima a una montagna e fluttuava tra le nuvole candide e vaporose del Regno degli Spiriti. Meditava in silenzio, a occhi chiusi. Petali di fiori di pesco cadevano dall’alto
sul suo volto, facendogli il solletico.
«Pace interiore, pace interiore, mi pizzica il naso» cantilenava, starnutendo. «Pace interiore.»
All’improvviso due lame ricurve, fatte di giada
e attaccate a lunghe catene, sfrecciarono verso di
lui fendendo l’aria. Senza aprire gli occhi, Oogway
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afferrò con destrezza la lama più vicina e la rispedì
contro l’altra, abbattendole entrambe.
Oogway aprì gli occhi e vide un enorme yak venire verso di lui attraverso le nuvole; il suo corpo emanava un bagliore verde d’energia. Aveva due corna
imponenti, una lunga criniera nera e, avvolte attorno ai polsi, le catene a cui erano attaccate le lame.
«Kai, vecchio amico» lo salutò Oogway, con tranquillità.
«Maestro Oogway» rispose Kai, con una voce cupa e profonda come i suoi occhi.
«La nostra battaglia è terminata cinquecento anni fa» disse Oogway.
Gli occhi furenti di Kai fiammeggiarono. «Be’,
ora sono pronto per la rivincita!»
Si lanciò in corsa contro Oogway, tagliando la
montagna per raggiungere la tartaruga. Blocchi di
roccia volarono via.
«Yaaaaa!!!» gridò.
Scagliò nuovamente le lame in avanti. Stavolta
Oogway balzò via, schivandole con rapidità.
«Sei diventato più forte» osservò Oogway.
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Il Maestro mosse velocemente le zampe e dal
nulla apparve un simbolo cinese, che brillò davanti
a lui. Il simbolo saettò contro Kai, atterrandolo, ma
lui si rialzò subito.
«Cinquecento anni nel Regno degli Spiriti…
qualcosina lo impari» spiegò Kai, sogghignando. Abbassò lo sguardo sulla cintura stretta in vita, da cui
pendevano diversi amuleti di giada.
Oogway fissò gli amuleti e riconobbe le forme
animali dei suoi ex studenti che avevano raggiunto
il Regno degli Spiriti. Di quale orribile crimine si era
macchiato Kai?
«Ho preso il Chi di ogni Maestro qui… e presto
avrò anche il tuo potere!» si vantò.
«Quand’è che capirai?» disse Oogway, senza perdere la calma. «Più tu prendi, meno hai.»
Kai lanciò di nuovo le sue lame, che si conficcarono nei blocchi di roccia fluttuanti. Tirando le catene, poi, li scagliò contro Oogway, che per difendersi creò dal nulla uno scudo a forma del simbolo YinYang. Ma…
Smash! I blocchi di montagna mandarono lo
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scudo in mille pezzi. L’impatto spedì Oogway gambe all’aria. Le catene si avvolsero attorno a lui e Kai
lo tirò verso di sé.
Poi Kai iniziò a estrarre il Chi verde dal corpo di
Oogway. Man mano che l’energia lo abbandonava,
il Maestro diventava di giada.
«Con il tuo Chi sarò finalmente in grado di tornare nel Mondo dei Mortali» disse Kai. «E questa
volta, tu non sarai lì a fermarmi.»
«Non è mai stato il mio destino, quello di fermarti. Ho insediato un altro su quel sentiero» rivelò Oogway.
Poi l’anziano Maestro avvizzì e si restrinse finché
di lui non rimase nient’altro che un piccolo amuleto di giada. Kai lo appese con una cordicella al collo,
anziché alla cintura. Tutti dovevano vedere che cosa
aveva fatto al grande Oogway!
Kai sogghignò all’amuleto. «Allora io lo troverò
e prenderò anche il suo Chi.»
Quindi rilasciò un’onda di Chi verde, che lo avvolse: tra il Regno degli Spiriti e quello dei Mortali si
aprì un portale che lo spedì dritto sulla Terra.
Capitolo 2
Po, un insegnante?
I
l sole sorgeva lentamente sul Palazzo di Giada, in
cima alla montagna che sovrastava la Valle della
Pace. Ogni mattina, quando gli abitanti della Valle
si svegliavano, guardavano il Palazzo e sapevano di
essere al sicuro, perché lì dentro vivevano i migliori
combattenti di Kung Fu della Terra.
Il loro leader era Maestro Shifu. Tigre, Mantide, Scimmia, Vipera e Gru erano i Cinque Cicloni. E
poi c’era il Guerriero Dragone in persona, il potente panda di nome Po.
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Quel mattino, Po spalancò con forza le porte del
dormitorio.
«Giustizia! Il pasto più importante della giornata!» gridò, precipitandosi giù dalla montagna verso
il villaggio sottostante.
I Cinque Cicloni lo seguirono prontamente: Tigre si muoveva con agile grazia. Scimmia si spingeva in avanti sulle lunghe braccia. Mantide saltava a
velocità incredibile, mentre Vipera scivolava sinuosa giù dalle rocce. E Gru si librava sopra tutti loro.
Piombarono miticamente… davanti al ristorante del signor Ping. «Dunque, due involtini primavera…» iniziò a ordinare Po.
«Tre!» intervenne Scimmia.
«E qualche raviolo al tofu» aggiunse Gru.
«Oh, gli spaghetti piccanti per Tigre» riprese Po.
«Ci vuoi dell’altra salsa, sopra?»
«La vuole a parte» rispose Scimmia.
«A parte» confermò Tigre, incrociando le possenti braccia.
Dopo aver mangiato, Po e i Cinque ripresero la loro corsa, mentre gli abitanti della Valle si
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affacciavano alle finestre e si radunavano nelle strade. «Vai, Guerriero Dragone!» lo acclamavano.
Po e i Cinque Cicloni scattavano e saltavano,
saettando tra i fan adoranti. Poi Po li condusse di
nuovo in cima alla montagna.
«Hiii-haaa!» esultò il panda, atterrando con una
mossa teatrale davanti al Palazzo di Giada.
Ma, guardandosi attorno, si accorse che gli altri
non erano in posa come lui. «Voi non assumete la
posa a effetto, vero?»
«Dobbiamo metterci in posa ogni volta che atterriamo?» chiese Mantide.
«Ragazzi, non sottovalutate mai il potere di
un’entrata a effetto» disse Po con il tono di chi la sapeva lunga. «Ho saputo di maestri che vincono un
combattimento solo con l’apertura di una porta!»
Stava per dimostrarlo spalancando la porta della palestra con un calcio, quando apparve Maestro Shifu.
«Entrata a effetto?» chiese Shifu, sollevando dubbioso un sopracciglio. Maestro Shifu arrivava appena alla vita di Po, ma gli bastava un’occhiata per ribaltare il grosso panda.
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«Maestro Shifu…» iniziò a giustificarsi Po, imbarazzato.
«Il Guerriero Dragone dice il vero!» lo interruppe il Maestro, sorprendendolo. «Prima della battaglia del pugno, viene la battaglia della mente. Pertanto… l’entrata ad effetto!»
Maestro Shifu si voltò ed entrò nella palestra
con un agile balzo. Schiere di oche munite di balestra scoccarono frecce infuocate contro i bracieri allineati lungo le pareti della sala.
Poof! Si accesero le fiamme.
«Ooh! Che bella entrata ad effetto!» ammise Po,
impressionato. «Per quale occasione?»
«Oggi ci sarà la mia ultima lezione» rispose Shifu con voce serena.
«La vostra ultima… aspettate, io non sapevo che
stavate male!» esclamò Po. «Anche se sembravate un
po’…»
«Non sto male» sospirò Maestro Shifu.
«… in salute! Un po’ in salute. In salutissima,
anzi» disse Po, cercando di rimediare.
Maestro Shifu prese un respiro profondo. «La
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mia ultima lezione perché, d’ora in avanti, l’addestramento sarà nelle mani del Guerriero Dragone!»
I Cinque Cicloni lo fissarono con occhi sgranati
come se fosse ammattito.
«COSA?!?» gridò Po, quando si rese conto di
quello che aveva detto Maestro Shifu. Si chinò e sussurrò a voce alta nel suo orecchio: «Io? Insegnare?
Insomma, perché non Tigre? Lei dice sempre a tutti cosa fare».
«Silenzio, Po!» lo zittì Tigre.
«Lo vedete?» disse Po.
«Tigre non è il Guerriero Dragone. Tu lo sei» rispose Maestro Shifu, in un tono che non ammetteva repliche.
Po iniziò a farsi prendere dal panico. Prima di
diventare il Guerriero Dragone, era solo l’umile cameriere di un ristorante di spaghetti che guardava ai
Cinque Cicloni come a degli eroi. Poi Maestro Shifu
gli aveva insegnato a usare la sua forza interiore per
compiere imprese di straordinaria miticità e anche
lui era diventato un eroe del Kung Fu. Combattere
i malvagi? Ormai gli veniva facile. Ma insegnare…
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