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La favola - Altervista

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La favola - Altervista
La Favola
Il Testo narrativo
www.nicolanapolitano.altervista.org
Laboratorio di Scrittura Creativa
App Generation Writers
I. C. San Francesco
Nicola Napolitano
Anguillara Sabazia - RM
La favola
La parola “favola”, in latino fabula, deriva dal verbo fari, che significa “parlare”. Le prime favole, infatti, sono state tramandate a voce
e così si sono diffuse in tutto il mondo. Solo molto più tardi sono state scritte. Le favole sono narrazioni molto antiche e
probabilmente la loro origine è da ricercare in Oriente, nella tradizione letteraria assiro - babilonese ed egizia.
Esopo
Solo però con il greco Esopo ( V I secolo a.C.) si
ebbe la prima grande raccolta scritta di favole.
Le favole esopiche (circa cinquecento)
costituivano, insieme ai poemi omerici, un testo
scolastico. I giovani greci, infatti, attraverso
questi piacevoli racconti di animali, imparavano
un complesso di norme, di regole utili al vivere
comune come la fedeltà nell’amicizia, la
riconoscenza per i benefici ricevuti, l’amore per il
lavoro, l’importanza della sincerità e della
moderazione, l’accettazione del destino. Esopo è
il primo in Occidente a scrivere favole che hanno
come protagonisti gli animali. Probabilmente di
origine africana, Esopo arriva in Grecia come
schiavo. Molti degli animali che compaiono nelle
sue favole erano comuni in Africa, ma non in
Europa. In molte società africane si raccontavano
storie di animali con caratteristiche umane,
proprio come nelle favole di Esopo.
Il leone e il topolino
Un topolino correva sul corpo di un
leone addormentato, il quale
si
svegliò e, acchiappatolo, fece per
ingoiarlo. La bestiola cominciò a
supplicare di risparmiarlo e a dire che,
se ne usciva salvo, gli avrebbe
dimostrato la sua riconoscenza. Il
leone scoppiò a ridere e lo lasciò
andare. Ma dopo non molto gli capitò
un caso in cui dovette davvero la sua
salvezza alla riconoscenza del
topolino. Alcuni cacciatori riuscirono a
catturarlo e lo legarono con una corda
a un albero. Il topo allora udì i suoi
lamenti, accorse, rosicchiò la corda e
lo liberò, soggiungendo: «Tu, quella
volta, t’eri fatto beffe di me, perché
non immaginavi mai di poter avere
una ricompensa da parte mia. Sappi
ora che anche i topi sono capaci di
gratitudine». La favola mostra come,
col mutare delle circostanze, anche i
potenti possono aver bisogno dei
deboli.
(Esopo, Favole, trad. di E. Ceva Valla,
Rizzoli, Milano, 1989)
La favola
Le favole arrivano in Italia con Fedro (I secolo d.C.), circa 2000 anni fa, durante l’Impero romano.
Fedro
Nato in Tracia, da una famiglia di origine greca,
Fedro viene portato a Roma come schiavo. È
proprio la sua condizione di uomo non libero a
indurlo a scrivere favole, utilizzando gli animali,
per rappresentare i vizi e le virtù degli esseri
umani. Ispirandosi a Esopo, compose ben
cinque libri di favole in versi nelle quali
evidenziò le ingiustizie e le prepotenze degli
uomini. Se in vita Fedro non ha successo, in età
moderna le sue favole hanno grande fortuna. Per
la loro semplicità e piacevolezza e per gli
insegnamenti contenuti, sono utilizzate nelle
scuole anche nell’insegnamento della Lingua
latina. L’autore francese Jean de La Fontaine si è
ispirato a Fedro per scrivere le proprie favole.
Il cervo alla fonte
Spesso si scopre
che è più utile ciò
che si disprezza di
ciò che si loda; ne è
prova questo
racconto.
Il cervo, dopo aver bevuto, rimase
presso la fonte e nello specchio
dell’acqua vide la sua immagine.
E lì, mentre pieno di ammirazione
lodava le corna ramose e criticava
l’eccessiva sottigliezza delle
z a m p e , att e r r i t o d a l l e v o c i
improvvise dei cacciatori, si mise
a scappare per i campi e con
rapida corsa sfuggì ai cani. Poi
l’animale fu accolto dal bosco,
dove le sue corna si impigliarono,
e così trattenuto, fu sbranato a
poco a poco dai morsi feroci dei
cani. Allora, sul punto di morire,
dicono che abbia pronunciato
queste parole: - Me infelice! Solo
ora capisco quanto mi siano utili
le cose che disprezzavo, e quanto
danno mi abbiano recato quelle
che lodavo-.
(Fedro, Favole, tradotte dal latino
da G. Solimano, Garzanti)
La favola
Le favole sono spesso considerate storie per bambini. In realtà chi le ha scritte si rivolgeva agli adulti per correggere e denunciare i
loro comportamenti. Fedro e Esopo usano le favole per criticare il potere e in questo modo si creano molti nemici fra i potenti. Per
questo Fedro viene mandato in esilio ed Esopo ucciso dagli abitanti di Delfi.
L’ideologia
Fedro, nel Prologo delle sue Favole, spiega così il
motivo per cui sono nate le favole: «La schiavitù, ai
padroni soggetta, non osando dire ciò che avrebbe
voluto, traspose le sue opinioni nelle favole,
ricorrendo, per schivare le accuse di calunnia, a
scherzose invenzioni».
A quei tempi se qualcuno parlava male di una
persona potente, poteva essere incolpato di
“calunnia” cioè “accusa ingiustificata a una persona”.
Gli schiavi, erano di proprietà del padrone, e non
avevano nessun diritto. Tanto meno potevano quindi
permettersi di criticare il modo in cui venivano
trattati. Trovarono però un modo originale per
ribellarsi: incominciarono a creare, come dice
Fedro, “scherzose invenzioni” che avevano, come
personaggi, animali con i vizi e le virtù degli esseri
umani.
Il lupo e il cane
Un lupo, tutto striminzito dalla fame,
incontra un cane ben pasciuto. Si
salutano e si fermano. Donde vieni così
lucido e bello? E che hai mangiato per
farti così grasso? Io, che sono tanto più
forte di te, muoio di fame.
E il cane: - Se vuoi ce
n’è anche per te.
Basta che tu presti lo
stesso mio servizio al
padrone. E che
servizio?
Custodirgli la porta di casa e tenere
lontani i ladri la notte. Uh! Ma io sono
prontissimo!
Adesso sopporto nevi e piogge nel
bosco, trascinando una vita maledetta.
Ma deve essere molto facile vivere sotto
un tetto e riempirsi lo stomaco in pace.
Allora vieni con me. E vanno. Lungo la via
il lupo vede una spellatura al collo del
cane - Che roba è quella, amico mio? –
Oh … è niente. - Ma, se vuoi dirmelo … Qualche volta, per la mia natura
impetuosa, mi tengono legato, perché
stia quieto durante il giorno e vigili la
notte. Ma al crepuscolo vado in giro dove
mi piace; mi si porta il pane senza che io
debba richiederlo; il padrone mi dà gli
ossi della sua tavola; la servitù mi getta
qualche boccone; gli avanzi di ognuno
sono miei. Così, senza fatica mi empio la
pancia. - Ma se hai voglia di uscire, è
permesso? - Proprio, interamente, no … Addio, caro; goditi pure le tue gioie; io
non baratto la mia libertà per un regno.
(Fedro, Favole)
La funzione dei personaggi
La favola è una breve narrazione
scritta o orale di una storia i cui
personaggi sono animali
parlanti e dal comportamento
umano.
In ogni storia possiamo
riconoscere un protagonista: è il
personaggio intorno a cui
ruotano gli eventi. Il narratore
racconterà le sue esperienze, i
suoi desideri alla cui
realizzazione si oppone, tuttavia,
la volontà di un rivale o
personaggio antagonista.
conflitto
Protagonista
Antagonista
deve superare
crea
ostacolo o complicazione per raggiungere o impedire al
protagonista di raggiungere
per raggiungere
obiettivo o movente
La favola
Ogni storia è sempre basata su una conflittualità e racconta la vicenda di un personaggio che, facendo leva sulle proprie virtù e sulle debolezze
altrui, sarà in grado di realizzare il proprio desiderio, affrontando e superando le difficoltà imposte dal rivale. Nella favola La volpe e il corvo, una
volpe, utilizzando la propria astuzia, riesce infatti a conquistare un pezzo di carne che un corvo imprevidente era intenzionato a mangiare.
La volpe e il corvo
Un corvo aveva
rubato un pezzo di
carne ed era andato a
posarsi su di un
albero.
Lo sviluppo narrativo di una favola
presenta notevoli analogie con il gioco
degli scacchi dove gli avversari si sfidano
per affermare il loro successo. Ognuno
cercherà di prevalere, di superare le
complicazioni, confidando sulle
debolezze, distrazioni e incompetenze
del proprio avversario.
Lo vide la volpe e le venne voglia
di quella carne.
Si fermò ai suoi piedi e cominciò
a far grandi lodi del suo corpo
perfetto e della sua bellezza,
dicendo che nessuno era più
adatto di lui ad essere il re degli
uccelli, e che lo sarebbe
diventato senz’altro, se avesse
avuto la voce. Il corvo, allora,
volendo mostrare che neanche la
voce gli mancava, si mise a
gracchiare con tutte le sue forze,
e lasciò cadere la carne. La volpe
si precipitò ad afferrarla,
soggiungendo: “Se poi, caro mio
corvo, tu avessi anche il cervello,
non ti mancherebbe proprio
altro, per diventare re ”.
Ecco una favola adatta per un
uomo stolto.
(da: Esopo, Favole, Ed. Rizzoli, 1951)
La struttura della storia
Le storie rappresentate nelle favole, pur diverse nella forma - cambiano i personaggi e le azioni compiute - presentano una medesima struttura
narrativa.
La volpe e il corvo di Esopo
Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su di un
albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne.
Si fermò ai suoi piedi e cominciò a far grandi lodi del suo
corpo perfetto e della sua bellezza, dicendo che nessuno
era più adatto di lui ad essere il re degli uccelli, e che lo
sarebbe diventato senz’altro, se avesse avuto la voce. Il
corvo, allora, volendo mostrare che neanche la voce gli
mancava, si mise a gracchiare con tutte le sue forze, e lasciò
cadere la carne.
La volpe si precipitò ad afferrarla, soggiungendo: “Se poi, caro mio corvo, tu
avessi anche il cervello, non ti mancherebbe proprio altro, per diventare re”.
Ecco una favola adatta per un uomo stolto.
Il cervo alla fonte di Fedro
Il cervo, dopo aver bevuto, rimase presso la fonte e nello
specchio dell’acqua vide la sua immagine.
E lì, mentre pieno di ammirazione lodava le corna ramose e
criticava l’eccessiva sottigliezza delle zampe, atterrito dalle
voci improvvise dei cacciatori, si mise a scappare per i
campi e con rapida corsa sfuggì ai cani.
Poi l’animale fu accolto dal bosco, dove le sue corna si impigliarono, e così
trattenuto, fu sbranato a poco a poco dai morsi feroci dei cani. Allora, sul
punto di morire, dicono che abbia pronunciato queste parole: - Me infelice!
Solo ora capisco quanto mi siano utili le cose che disprezzavo, e quanto
danno mi abbiano recato quelle che lodavo - .
Così anche gli uomini spesso lodano le cose inutili mentre disprezzano quelle utili.
STRUTTURA DELLA STORIA
STRUTTURA DELLA STORIA
Situazione iniziale
Situazione iniziale
Svolgimento
Svolgimento
Scioglimento
Scioglimento
Morale
Morale
La struttura della storia
Ogni storia può essere considerata come un insieme di eventi con un inizio e una fine, che accadono in determinati luoghi e si succedono nel tempo, collegati secondo
un ordine cronologico - causale e compiuti o subiti da particolari personaggi i quali, interagendo, producono dei cambiamenti modificando quindi la loro situazione. In
ogni storia possiamo riconoscere, inoltre, una situazione iniziale da cui prende l’avvio il racconto e uno scioglimento che corrisponde alla conclusione della vicenda
dove, a causa di una serie di avvenimenti, la condizione del personaggio protagonista risulta, in termini positivi o negativi, più o meno modificata.
1. Situazione iniziale
•
Il narratore presenta i personaggi nel loro ambiente. In particolare, nella situazione iniziale ci dice chi è e cosa fa
il protagonista, raccontando le azioni quotidiane della sua esistenza. In questa fase della storia, i personaggi
stabiliscono rapporti reciproci di equilibrio e sono caratterizzati da una condizione serena o conflittuale. In ogni
modo nessun personaggio, al di là della propria condizione positiva o negativa, intraprende un’iniziativa per
modificare la propria esistenza né si manifesta un evento in grado di trasformare la sua condizione.
Situazione iniziale
2. Situazione di conflitto o svolgimento
•
•
Tuttavia, durante lo svolgimento della storia, l’antagonista, per raggiungere un determinato obiettivo, prende
l’iniziativa di rompere l’equilibrio e la staticità della situazione iniziale. Provoca, quindi, un’azione con la quale
crea un ostacolo o una complicazione, ponendo il protagonista di fronte alla soluzione di un problema. L’azione
dell’antagonista corrisponde all’esordio della storia.
A tal punto, il protagonista, spinto dalla necessità perché è in gioco qualcosa di vitale, è indotto a reagire per
evitare il peggioramento della propria condizione o per conseguire un miglioramento della propria situazione.
La reazione del protagonista corrisponde al primo mutamento della storia.
Iniziativa: esordio
Reazione: mutamento
3. Scioglimento
•
Alla reazione del protagonista corrisponderà l’azione finale dell’antagonista con la quale rivelerà la sua sconfitta
o vittoria. Allo stesso modo, il protagonista se sarà stato in grado di superare la complicazione, giungerà ad una
soluzione positiva della vicenda o dovrà accettare di aver fallito la propria impresa.
Soluzione: scioglimento
La situazione iniziale
“Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne”.
Nella favola di Esopo la situazione iniziale rappresenta un corvo
che si posa su di un albero dopo aver rubato un pezzo di carne
e una volpe desiderosa di mangiarlo.
Nella situazione iniziale, il narratore fornisce le informazioni necessarie alla
comprensione della storia: rappresenta i personaggi, descrivendo le azioni
che compiono in un determinato ambiente e contesto temporale.
Il narratore evidenzia soprattutto la natura antagonista dei rapporti che
intercorrono tra il corvo e la volpe, svelando poi il movente del loro futuro
conflitto.
Presenta, inoltre, i personaggi in modo tale che i loro rapporti di forza siano
caratterizzati da una condizione di equilibrio: il corvo e la volpe vengono,
infatti, rappresentati mentre vivono la loro quotidianità, senza intraprendere
alcuna iniziativa capace di modificare la loro situazione.
La struttura del testo
Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne.
SITUAZIONE INIZIALE
La situazione di conflitto: l’esordio
“Si fermò ai suoi piedi e cominciò a far grandi lodi del suo corpo perfetto e della sua bellezza, dicendo che nessuno era più adatto di lui
ad essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato senz’altro, se avesse avuto la voce”.
Se
i personaggi si limitassero a vivere le circostanze della
situazione iniziale, senza intraprendere alcuna iniziativa, non ci
sarebbe alcun tipo di sviluppo narrativo: non accadrebbe nulla e
nulla meriterebbe di essere raccontato.
Invece la volpe rompe l’equilibrio della situazione iniziale e apre le ostilità con
una particolare azione: confidando sulla vanità del suo avversario, ne loda la
bellezza e provoca il corvo ad emettere il suono della voce affinché dimostri
di essere il re degli uccelli. L’iniziativa della volpe di tramare un inganno ai
danni del corvo corrisponde all’esordio della storia: mette in moto la vicenda,
generando una situazione conflittuale.
Ci possono essere due tipi di esordio a seconda della situazione di partenza: o
l’evento che dà l’avvio alla storia sviluppa e accentua un conflitto già esistente,
oppure vengono introdotti elementi di turbamento e di tensione in una
situazione di armonia.
Nicola Napolitano: www.nicolanapolitano.altervista.org
La struttura del testo
Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne.
SITUAZIONE INIZIALE
Si fermò ai suoi piedi e cominciò a far grandi lodi del suo corpo perfetto e della sua bellezza, dicendo che nessuno era più adatto di lui ad essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato senz’altro, se avesse avuto la voce. ESORDIO
La situazione di conflitto: il primo mutamento
“Il corvo, allora, volendo mostrare che neanche la voce gli mancava, si mise a gracchiare con tutte le sue forze, e lasciò cadere la carne”.
Il corvo potrebbe anche rifiutare di ostentare le proprie doti
vocali ma accetta, per superbia e vanità, di esibire la propria
voce, lasciando cadere, in tal modo la carne che stringeva con il
becco.
All’azione della volpe segue, quindi, la reazione del corvo alla quale
corrisponde il primo mutamento della storia. I mutamenti sono degli eventi,
compiuti o subiti dai personaggi, che modificano di volta in volta la situazione
in cui operano, determinando un miglioramento o un peggioramento delle
loro condizioni.Il racconto evolve, quindi, quando i personaggi tendono ad
intraprendere delle iniziative o a reagire a degli stimoli esterni, modificando la
loro precedente situazione o le relazioni reciproche stabilite in un determinato
tempo e luogo.
La struttura del testo
Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne.
SITUAZIONE INIZIALE
Si fermò ai suoi piedi e cominciò a far grandi lodi del suo corpo perfetto e della sua bellezza, dicendo che nessuno era più adatto di lui ad essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato senz’altro, se avesse avuto la voce. ESORDIO
Il corvo, allora, volendo mostrare che neanche la voce gli mancava, si mise a gracchiare con tutte le sue forze, e lasciò cadere la carne. PRIMO MUTAMENTO
La situazione di conflitto: lo scioglimento
“La volpe si precipitò ad afferrarla, soggiungendo: "Se poi, caro mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti mancherebbe proprio altro,
per diventare re”.
I mutamenti si snodano in una successione concatenata, fino a
quando non si giunge allo scioglimento che consiste nella
soluzione positiva o negativa della vicenda.
Lo scioglimento coincide con una situazione dove il protagonista può
finalmente trovare la sua felicità, realizzando il proprio desiderio, oppure è
costretto ad accettare un cambiamento in negativo. Nella favola di Esopo, si
giunge allo scioglimento quando la volpe riesce a soddisfare il suo desiderio
di sottrarre al corvo il suo pezzo di carne, lasciando l’uccello in balìa della
sua stupidità.
La struttura del testo
Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne.
SITUAZIONE INIZIALE
Si fermò ai suoi piedi e cominciò a far grandi lodi del suo corpo perfetto e della sua bellezza, dicendo che nessuno era più adatto di lui ad essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato senz’altro, se avesse avuto la voce. ESORDIO
Il corvo, allora, volendo mostrare che neanche la voce gli mancava, si mise a gracchiare con tutte le sue forze, e lasciò cadere la carne. PRIMO MUTAMENTO
La volpe si precipitò ad afferrarla, soggiungendo: "Se poi, caro mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti mancherebbe proprio altro, per diventare re”. SCIOGLIMENTO
La coda o morale della storia
“Ecco una favola adatta per un uomo stolto”.
Si giunge, quindi, alla conclusione del racconto che è affidata ad
una massima conclusiva, definita coda o morale, attraverso la
quale il narratore esprime il significato pedagogico della storia.
La struttura della favola
Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne.
SITUAZIONE INIZIALE
Si fermò ai suoi piedi e cominciò a far grandi lodi del suo corpo perfetto e della sua bellezza, dicendo che nessuno era più adatto di lui ad essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato senz’altro, se avesse avuto la voce. ESORDIO
Il corvo, allora, volendo mostrare che neanche la voce gli mancava, si mise a gracchiare con tutte le sue forze, e lasciò cadere la carne. PRIMO MUTAMENTO
La volpe si precipitò ad afferrarla, soggiungendo: "Se poi, caro mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti mancherebbe proprio altro, per diventare re”. SCIOGLIMENTO
Ecco una favola adatta per un uomo stolto. CODA
La coda o morale della storia
Ricorda che la morale non è un elemento della storia ma della favola. Il narratore, infatti, dopo aver narrato la storia o le azioni
dei personaggi, esprime poi una sua riflessione o commento personale.
Il matto dello stolto
Nelle pagine precedenti ti è stata mostrata una partita di scacchi le cui mosse riflettono le azioni che la volpe e il corvo compiono e subiscono nella favola di
Esopo. E’ la più breve partita che termini con lo scacco matto e che può realizzarsi soltanto se l’avversario, così come il corvo, non è in grado di difendersi in
modo adeguato. Per tale ragione, lo scacco matto più rapido del gioco degli scacchi viene definito il matto dello stolto.
La volpe e il corvo
La struttura
Lo sviluppo della storia
La volpe desidera un
pezzo di carne rubato da
un corvo.
SITUAZIONE INIZIALE
Il narratore presenta la condizione dei personaggi che, in
questa fase della storia, non intraprendono alcuna iniziativa
per modificare la propria esistenza, caratterizzata da una
situazione di staticità.
Si fermò ai suoi piedi e cominciò a far grandi lodi del suo
corpo perfetto e della sua bellezza, dicendo che nessuno era
più adatto di lui ad essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe
diventato senz’altro, se avesse avuto la voce.
La volpe invita il corvo
ad emettere il suono
della voce.
ESORDIO
Iniziativa che rompe la staticità della situazione iniziale e
mette in moto il racconto, introducendo elementi di
turbamento e di tensione in una situazione di equilibrio.
Il corvo, allora, volendo mostrare che neanche la voce gli
mancava, si mise a gracchiare con tutte le sue forze, e lasciò
cadere la carne.
l corvo accetta l’invito e
lascia cadere la carne.
PRIMO MUTAMENTO
Reazione che modifica la situazione in cui opera il
protagonista, determinando un peggioramento delle sue
condizioni.
La volpe si precipitò ad afferrarla, soggiungendo: "Se poi,
caro mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti
mancherebbe proprio altro, per diventare re”.
La volpe afferra la carne.
SCIOGLIMENTO
Avvenimento finale che comporta una soluzione della
vicenda, creando una situazione di stabilità diversa da
quella iniziale.
Ecco una favola adatta per un uomo stolto.
La morale della favola.
Le sequenze
I titoli
Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a
posarsi su di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di
quella carne.
CODA
Morale o significato pedagogico della storia.
La favola
TESTO
Un corvo aveva rubato
un pezzo di carne ed era
andato a posarsi su di
un albero. Lo vide la
volpe e le venne voglia
di quella carne. Si fermò
ai suoi piedi e cominciò
a far grandi lodi del suo
corpo perfetto e della
sua bellezza, dicendo
che nessuno era più
adatto di lui ad essere il
re degli uccelli, e che lo
sarebbe diventato
senz’altro, se avesse
avuto la voce. Il corvo,
allora, volendo mostrare
che neanche la voce gli
mancava, si mise a
gracchiare con tutte le
sue forze, e lasciò
cadere la carne. La volpe
si precipitò ad afferrarla,
soggiungendo: “Se poi,
caro mio corvo, tu avessi
anche il cervello, non ti
mancherebbe proprio
altro, per diventare re”.
Ecco una favola adatta
per un uomo stolto.
STRUTTURA
FORMA
DISCORSO
E' un insieme di
parole, scritte o
orali, collegate
secondo le
regole di una
determinata
lingua, per
comunicare gli
eventi della
storia.
STORIA
CONTENUTO
CLASSIFICAZIONE
•
•
•
•
narrative
descrittive
dialogiche
riflessive
•
Situazione iniziale
•
Svolgimento
Esordio
REGOLE
Sono un insieme di istruzioni che
consentono di elaborare la storia
per ottenere una determinata
tipologia di testo.
Insieme di sequenze
che possono essere:
=
È un insieme di eventi con un inizio e una fine, compiuti o subiti d a a n i m a l i umanizzati.
FUNZIONE
•
•
Far riflettere il
lettore sui
comportamenti
umani
per
correggerne i vizi
e indurlo alla
virtù.
•
FAVOLA
•
•
•
•
Mutamenti
•
Scioglimento
•
Morale
•
I personaggi sono animali
parlanti che riproducono i
comportamenti umani.
Rappresentano i vizi e le virtù
degli uomini.
Interpretano ruoli fissi: il lupo la
prepotenza, l’agnello l’ingenuità,
il leone la forza …..
Presentano caratteri
contrapposti: se uno è ingenuo,
l’altro è scaltro ….
Il tempo e lo spazio sono
indeterminati.
Le favole esprimono una morale.
Il testo è breve ed è
caratterizzato dalla semplicità
delle frasi e del lessico.
Fo n d a m e n t a l e è l ’ u s o d e i
dialoghi.
Attività di scrittura
1. Scegli un personaggio protagonista e indica quindi il
movente, cioè l’obiettivo o l’oggetto che desidera
raggiungere o conquistare.
2. Scegli un personaggio antagonista, in grado di
riconoscere, sul piano del comportamento, il punto debole
dell’avversario.
3. Individua l’iniziativa - proposta insidiosa, inganno … - che
l’antagonista, in rapporto al punto debole dell’avversario,
esegue per impedire al rivale di raggiungere il suo scopo.
Tale azione corrisponde, sul piano della struttura narrativa,
all’ esordio della storia.
4. Indica la reazione del protagonista che agirà lasciandosi
guidare dalle proprie debolezze subendo, in tal modo,
l’inganno del rivale. Tale azione corrisponde, sul piano della
struttura narrativa, al primo mutamento della storia.
5. Rappresenta, quindi, la soluzione della vicenda dove il
personaggio antagonista conquista l’oggetto del desiderio.
Tale azione corrisponde, sul piano della struttura narrativa,
allo scioglimento della storia.
6. Esprimi la morale della favola.
Attività di scrittura
Le favole propongono
insegnamenti universali e
molto antichi, frutto della
saggezza popolare. A questo
patrimonio attingono anche i
proverbi.
•
Chi troppo vuole nulla
stringe.
•
Chi va piano va sano e va
lontano.
Scegli ora uno dei proverbi
proposti: sarà la morale della
favola che tu dovrai inventare.
Ricorda, nel momento in cui
scrivi una favola, di far parlare
i protagonisti della storia,
riportando attraverso i
dialoghi le loro frasi o scambi
di parole.
•
Meglio un uovo oggi che
una gallina domani.
•
Chi dorme non piglia pesci.
•
L’unione fa la forza.
•
Tra i due litiganti il terzo
gode.
Fine
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