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la verità sul caso boschi può attendere

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la verità sul caso boschi può attendere
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egli austeri corridoi di Palazzo
dei Marescialli non si sente volare una mosca. I 27 membri del
Consiglio superiore della magistratura osservano la rituale «settimana bianca»: qualche giorno
di pausa, che consente agli eletti
di approfondire le pratiche. L’1 febbraio
2016, invece, l’hanno dedicato all’inaugurazione dell’anno giudiziario. E proprio a
margine del suo intervento a Caltanissetta
il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, ha assicurato: «Garantire una risposta
rapida della giustizia è la via maestra per
far sì che i magistrati non vengano visti
come una casta».
Un dogma che però non sembra valere
per i consiglieri di Palazzo dei Marescialli.
Da quasi due mesi sono alle prese con
l’istruttoria sul procuratore di Arezzo,
Roberto Rossi, titolare delle inchieste sul
crac di Banca Etruria.
Il primo atto è del 16 dicembre 2015.
Pierantonio Zanettin, consigliere del Csm,
chiede di aprire una pratica sul magistra7
Panorama | 10 febbraio 2016
LA VERITÀ
SUL CASO
BOSCHI
PUÒ ATTENDERE
Il Consiglio superiore
della magistratura si occupa
da due mesi dell’istruttoria.
Ma non ha ancora mostrato
alcuna intenzione di fare
piena luce sulla vicenda.
di Antonio Rossitto
Giuseppe Fanfani,
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to, allora consulente del governo. Rossi,
infatti, sta indagando sulla banca in cui
Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena,
ministro delle Riforme, è stato vicepresidente fino a febbraio 2015. Un potenziale
conflitto d’interessi. Il procuratore viene
sentito dalla prima commissione del Csm
il 28 dicembre. Fuga i dubbi emersi sulle consulenze. E, per avvalorare la sua
buona fede, rilancia: «Io non conosco
nessuno della famiglia: il signor Boschi, i
fratelli, i figli. Non sapevo neanche come
fosse formata. Ho conosciuto l’attuale
ministro Boschi solo in un’occasione istituzionale».
Una frase apparentemente innocua.
Che avrebbe fatto scivolare l’istruttoria
verso l’archiviazione se Panorama non
avesse riaperto il caso. Il 20 gennaio 2016
escono le prime anticipazioni della nostra inchiesta: Rossi ha indagato su Pier
Luigi Boschi dall’inizio del 2010 alla fine
del 2014 per l’acquisto della Fattoria di
Dorna, un podere di 303 ettari vicino ad
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Arezzo. Il magistrato iscrive nel registro
degli indagati il padre del ministro prima
per turbativa d’asta, poi per estorsione e
infine per dichiarazione infedele. Tutte
accuse archiviate a novembre 2014, dopo
che Boschi paga 39.390 euro per sanare
la sua posizione con il fisco.
Il 21 gennaio 2016 Panorama esce in
edicola. Rossi, la stessa mattina, scrive
al Csm: ammette di aver condotto queste
indagini. La prima commissione riapre
così l’istruttoria, chiedendo alla Procura
generale di Firenze le carte dell’inchiesta.
A sua volta, il procuratore generale della
Cassazione, Pasquale Ciccolo, domanda
al Csm gli atti su Rossi: vuole valutare
se aprireun’azione disciplinare contro il
magistrato.
Sono passate due settimane. A Palazzo dei Marescialli il fascicolo del procedimento non è ancora arrivato. E i consiglieri sembrano aver dimenticato un caso
che mette a rischio l’onore di politica,
giustizia e governo della magistratura.
Panorama, intanto, ha continuato a de-
5
6 di avere incontrato
Maria Elena Boschi anche
il 24 ottobre 2013: sono
entrambi relatori
in un convegno
all’Auditorium di Arezzo
(documentato dall’ultimo
numero di Panorama),
organizzato proprio
dalla Procura: in sala
c’è anche Pier Luigi Boschi,
allora indagato da Rossi
per estorsione.
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una crescita ecosostenibile»
del 24 ottobre 2013: dall’alto,
Pier Luigi Boschi, il procuratore
Roberto Rossi, Maria Elena
Boschi (all’epoca parlamentare).
rotonda però chiarisce: «L’iniziativa è nata
in stretta sinergia con la Procura della
Repubblica». Guidata, appunto, da Rossi.
Panorama però ha scovato anche
un’altra omissione del magistrato: un
convegno del 24 ottobre 2013, organizzato
proprio dalla Procura all’Auditorium di
Arezzo. E ad assistere all’incontro c’è
anche Pier Luigi Boschi, allora indagato
da Rossi per estorsione.
nunciare tutte le bugie e le omissioni del
caso Boschi. Aggiungendo nuove evidenze all’affaire.
C’è un altra persona, infatti, colta da
amnesia: Giuseppe Fanfani, consigliere
del Csm eletto a settembre 2014 su indicazione di Maria Elena Boschi. E difensore
di fiducia del padre Pier Luigi nell’indagine sulla Fattoria di Dorna. Ed è lo stesso
Fanfani, appena eletto, a partecipare il 31
ottobre 2014 al convegno «Legalità per lo
sviluppo», assieme a Rossi e al ministro
delle Riforme. «Ero stato invitato dalla
Prefettura di Arezzo» s’è giustificato il
pm. Il comunicato ufficiale della tavola
L’ennesimo lapsus. Su cui però nessuno, a Palazzo dei Marescialli, pare
abbia fretta di far luce. L’8 febbraio 2016
è fissata l’udienza per dichiarare lo stato d’insolvenza su Banca Etruria. Una
decisione che pare quasi obbligata per il
Tribunale di Arezzo. A quel punto, anche
Pier Luigi Boschi probabilmente verrebbe
iscritto nel registro degli indagati. E il
procuratore potrebbe esibire al Csm la
testa del padre del ministro, in cambio
della sua. Per tentare di spegnere definitivamente la notte delle nebbie.
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10 febbraio 2016 | Panorama
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