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Le opere inutili e danose della maremma

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Le opere inutili e danose della maremma
“Le opere inutili e dannose della Maremma”
Coordinamento comitati e associazioni di Grosseto [email protected] 3491773517
Movimento no coke Alto lazio
[email protected] 3358272742
Lettera aperta dei comitati:
Alla cittadinanza e alla politica,
Questa lettera è rivolta a tutta la Maremma, ai suoi abitanti ed a tutti quelli che le vogliono bene, lo scopo è di
informare e far comprendere quello che realmente sta avvenendo ai nostri territori, qual è il ruolo della politica e perché dice
si alle opere inutili.
L'assalto alla nostra terra è iniziato: a volte in maniera feroce e palese, espropriando strade, inquinando campi,
falde acquifere e popolazioni, costruendo brutture inguardabili, a volte in maniera più subdola, facendo passare
come progresso e sviluppo ciò che è invece pura depredazione di un territorio che ha nella bellezza, nei ritmi di
vita, nella agricoltura, nel cibo, nel turismo sostenibile i suoi punti di forza.
Che la Maremma sia la terra dei Maremmani è, a questo punto, tutto da dimostrare, visto il saccheggio e la
devastazione consumate tutti i giorni contro ogni angolo ancora verde del paesaggio.
Noi rappresentiamo un coordinamento di comitati che tutti i giorni cerca di difendere il proprio territorio dagli
attacchi dei predatori e mercanti d’inquinamento che girano tutta l’Italia in cerca di terre da martorizzare,
razziare per imporre opere inutili, e pericolose.
Ed nella nostra terra sta arrivando di tutto:
 Arriva la SAT che vuole affogarci nel cemento e nell’asfalto, che ci ruba la SS Aurelia e la Variante,
imponendoci un pedaggio esoso, ma vuole convincerci che è un regalo alla Maremma.
 Arriva l’ENEL con il carbone sporco a Civitavecchia, all’Amiata con il geotermico che uccide e che ruba
l’acqua alla sua terra, con emissioni ben poco sostenibili.
 Arrivano altre società con trivellazioni alla ricerca di metalli tossici, improbabile oro o stoccaggio
profondo di anidride carbonica.
 Arrivano le multinazionali dell’estrazione del metano con metodologie inquinanti i nostri beni più
preziosi: acqua e suolo.
 Arrivano le multi utility dei rifiuti con i loro carichi inquinanti, i loro inceneritori, i loro veleni da
spandere nel territorio sotto mentite spoglie di fertilizzanti.
 Arriva il Biogas con il Bioinganno degli incentivi sulla produzioni da fonti rinnovabili
 Arrivano i parchi eolici dove il vento non c’è
 Arrivano le società del fotovoltaico che consumano il nostro suolo. Bisogna produrre energia è il loro
motto e tramutano i nostri bellissimi campi frumento e girasoli in distese nere ed orrende di pannelli
solari.
 Arrivano gli speculatori dei poli logistici inutili quanto avulsi dal territorio, costruiscono brutture,
capannoni vuoti che nessuno utilizzerà, asfaltando e consumando terreno fertile che resterà sterile per
sempre.
Arrivano… da ogni parte, da ogni luogo come lupi famelici e le prede siamo noi, la nostra terra, il nostro suolo, il
nostro paesaggio.
Non lo permetteremo, questi impianti pericolosi noi non li vogliamo, la gente non li vuole, ma soprattutto non è
compatibile con la nostra storia, con le nostre vocazioni, con la nostra economia centenaria, basata
sull’agricoltura, sul turismo, sull’accoglienza, sulla bellezza.
Da anni combattiamo contro gli scempi ambientali, energetici e strutturali ma, cari cittadini all’appello, manca
una voce importante: la buona politica, quella che dovrebbe fare quello che invece fanno i comitati: difendere i
territori!
Noi non siamo il popolo del No, piuttosto siamo stufi del popolo del sì a tutto, noi vogliamo che la politica si
riprenda la sua parte nella difesa strenua al patrimonio naturalistico, paesaggistico e agricolo della Maremma.
Noi vogliamo che anche la politica sappia dire dei NO!
NO, alle opere inutili, NO alle truffe gabellate per progresso, NO ai furti di ciò che è nostro, dei nostri figli, delle
generazioni future a cui dovremo, prima o poi, rendere conto.
Noi vogliamo legalità, credere nelle istituzioni e non vogliamo più difenderci da loro!
E se questo la politica non vorrà farlo, se avrà paura di farlo o sarà succube degli interessi dei predatori, allora,
che lo sappia la politica, lo faranno i cittadini!
I comitati che firmano ogni giorno la difesa della Maremma
Movimento No coke Alto Lazio
***
Il Carbone che uccide
Di Simona Ricotti
Portavoce del Movimento no coke dall’anno zero
Coordinamento comitati e associazioni di Grosseto [email protected] 3491773517
Movimento no coke Alto lazio
[email protected] 3358272742
Movimento no coke Alto Lazio
Civitavecchia: Narrare dell’Alto Lazio, e del suo cinquantennale polo energetico, significa narrare la
storia di una colonizzazione lunga anni, la storia di un territorio artatamente e metodicamente
preparato ad essere aggredito, privato della sua anima e del suo futuro, inquinato nelle coscienze
prima ancora che nelle sue risorse naturali, significa narrare dell’inerzia, quando non subalternità,
delle istituzioni, Comuni in testa, ma anche dell’intero ceto politico del comprensorio, che ha
consentito che ciò avvenisse, abbagliato dai milioni di euro per compensazioni ambientali riversate
nelle casse dei comuni.
Un territorio dove il mare non è balneabile, se non per piccoli tratti, l’acqua è in deroga per
superamento dei parametri di arsenico, fluoruro, vanadio e selenio da oltre tre anni, dove le
percentuali di mortalità e morbilità per neoplasie all’apparato respiratorio, del fegato e del rene
nonché per infezioni acute delle vie respiratorie e dell’apparato genito-urinario sono al di sopra
delle medie regionali e nazionali e dove, a fronte del ricatto occupazionale utilizzato per
sponsorizzare questi impianti veleniferi, la disoccupazione supera il 30 %. Sono sufficienti questi
pochi dati per comprendere quali siano le conseguenze del vivere nel raggio di azione di una
servitù energetica e, nel contempo, come questa comunità, succube del ricatto occupazionale e
considerata variabile dipendente dei bilanci aziendali delle varie lobby agenti sul territorio, prima
fra tutte l’ENEL, sia condannata a logorarsi al proprio interno. La riconversione a carbone ha,
infatti, visto contrapporsi i lavoratori, favorevoli, alla popolazione contraria, ed ha costituto, negli
anni scorsi, il nodo di una grave lacerazione di un tessuto sociale che riesce a ritrovarsi solo
quando, unito nel dolore, piange i propri figli, morti sul lavoro o per neoplasie di vario tipo.
Come un leitmotiv si sente ripetere che la politica si deve misurare con la vita reale dei cittadini.
Ebbene le vite reali e materiali dei cittadini in questo territorio, come in tanti altri dove ENEL ha
insediato i propri impianti energetici, costituiscono la concretezza di quelle percentuali di mortalità
e morbilità per tumore bronchiale e pleurico, per asme ed allergie, per insufficienza renale cronica
etc…, aspetti sui quali è palesemente e colpevolmente lacunosa la Valutazione di Impatto
Ambientale come dichiarato a suo tempo dal Ministero dell’Ambiente e da quello della Salute.
Le vite materiali sono quelle dei lavoratori del cantiere, quasi tutti precari, che, dopo il becero
ricatto occupazionale usato per far digerire il progetto, sono stati prima costretti a ritmi di lavoro
serrati e ad operare nella sovrapposizione di operazioni lavorative di diverso genere, pagando con
decine d’infortuni, come quelli che sono costati la vita a Michele Cozzolino, ad Ivan Cuffary e a
Sergio Capitani, la totale latitanza dell’Enel che, in qualità di committente, avrebbe dovuto invece
garantire l’andamento in sicurezza dei lavori e, subito dopo, a chiusura cantiere, gettati nella
disoccupazione più nera rendendo palese l’inconsistenza dell’equazione che individuava la
riconversione a carbone come panacea della crisi occupazionale.
Simona Ricotti portavoce del Movimento no coke dall’anno zero
www.noalcarbone.blogspot.com [email protected] 3287182629
Vite materiali su cui, la riconversione a carbone falsamente definito “pulito”,
sta riversando
tonnellate di veleni: basti sapere che ogni ora la centrale Torrevaldaliga Nord emette 6.300.000 mc
di emissioni, per 17 ore al giorno e 6500 ore l’anno, che significheranno l’immissione
nell’atmosfera di 3450 t/a di ossidi di azoto, 2100 t/a di anidride solforosa, 260 t/a di polveri, 24 t/a
di metalli pesanti quali mercurio, vanadio, nichel, cadmio, cromo, ammoniaca etc (dati ENEL).
Vite materiali sulle quali ENEL, con la richiesta di aumentare tutti i flussi di massa (compreso il
quantitativo di carbone da bruciare), di derogare ai limiti previsti dal Bref per il monossido di
carbonio e di utilizzare una tipologia di carbone con percentuali di zolfo superiore a quella prevista
dal Piano di qualità dell’aria della Regione Lazio, presentate in sede di rinnovo dell’Autorizzazione
Integrata Ambientale, vorrebbe riversare un quantitativo ancora maggiore di inquinanti; richieste e
deroghe che, è bene specificarlo, non costituiscono solo un fatto teorico, ma un incremento delle
immissioni d’inquinanti nell’atmosfera con relative ricadute sulla salute.
Dati che pongono in evidenza come la scelta del carbone rappresenti l'eccellenza di scelte
dissennate, irrispettose delle esigenze dei territori, dei cittadini che li abitano e della stessa legalità.
Scelte antistoriche, il cui fallimento è immortalato nell’immagine di un pianeta sull’orlo del collasso
ambientale ed energetico, incapaci, per loro stessa natura, di sostenere nuove strategie
economiche che sappiano affrontare il nodo improcrastinabile della via d’uscita dalla produzione
energetica da combustibili fossili. Scelte che, al contrario, necessiterebbero di grande
determinazione e forte radicalità politica, tale da superare le resistenze culturali di uno scientismo
funzionale all'attuale sistema, i vincoli e i ritardi legislativi costruiti a difesa della filiera energetica
da fonti fossili e la volontà tutta politica di garantire e perpetuare il modello di sviluppo, giungendo
finanche, quando necessita, a modificare le leggi nazionali in corso d’opera pur di garantire il
mantenimento dell’attuale sistema energetico ed energivoro.
Ci hanno chiamato sognatori perché vogliamo cambiare questo mondo alla rovescia in cui i diritti
fondamentali dei popoli soccombono alle leggi del mercato, in cui le istituzioni finanziarie e coloro
che nei territori di questi poteri sono il braccio operativo quali ENEL, Tirreno Power, Impregilo, e
Caltagironi vari, che ci presentano come dogmi intoccabili gli interessi dei mercati finanziari, le
privatizzazioni, i tagli alla spesa, la cementificazione e la devastazione dei territori e finanche i loro
spiccioli interessi aziendali, chiedendoci in cambio la precarizzazione del nostro lavoro, la
devastazione delle nostre terre e l’avvelenamento delle nostre stesse vite. Ma quali sognatori !!!!
Noi parliamo di problemi concreti, anzi concretissimi, perché parliamo delle nostre vite, di coloro
che hanno il concretissimo problema di arrivare alla fine del mese e di non sapere come crescere i
propri figli; di coloro che sono a rischio di perdere, o che hanno già perso, o che non avranno mai,
un concretissimo posto di lavoro; di coloro che hanno la vita avvelenata dalle loro centrali produci
Simona Ricotti portavoce del Movimento no coke dall’anno zero
www.noalcarbone.blogspot.com [email protected] 3287182629
profitto con concretissimi tumori e leucemie, di coloro che vedono le loro terre stuprate da
concretissime devastazioni ambientali.
Ci hanno chiamato partito del No perché vogliamo un mondo senza carbone, senza nucleare,
senza inceneritori; perché l’unica grande opera che accettiamo è la bonifica dei territori.
Ma il vero partito del No non sono i territori che si contrappongono a scelte dissennate, sono loro in
quanto partito del No alla vita, partito trasversale della “rinuncia”: la rinuncia a contrapporsi al
pensiero dominante neoliberista e sviluppista, antidemocratico per definizione, vera causa della
sofferenza di 4/5 dell’umanità e del processo galoppante di espulsione della nostra specie dal
pianeta; partito della rinuncia a contrapporsi alla distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e
della democrazia, che rinuncia a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e l’avvelenamento
della terra per garantire una speranza di futuro.
Ci presentano i loro progetti come fondamentali per l’economia e lo sviluppo; ma non è vero che
siano scelte obbligate. Le soluzioni da loro proposte sono attinte alla stessa fonte avvelenata che
questa situazione ha prodotto, soluzioni che produrranno altra crisi che schiaccerà ancora una
volta le nostre vite, che negheranno ancora una volta il futuro ai nostri figli.
Noi le rifiutiamo con la forza della nostra stessa vita e della nostra battaglia che consideriamo di
legittima difesa, difesa della nostra salute, difesa del nostro futuro e della nostra terra.
E con le stesse motivazioni rifiutiamo la logica delle compensazioni ambientali che altro non sono
che la monetizzazione della nostra salute: non possono esistere compensazioni economiche,
contributi a pioggia o la sponsorizzazione di qualsivoglia opera, più o meno utile, che possa valere
la vita e la salute di anche un singolo cittadino né ripagarci dei danni subiti e di quanto sottratto
alla nostra vita, ovvero il diritto di avere un futuro.
E per questo facciamo nostre le parole del magistrato Patrizia Todisco di Taranto: “.... non un altro
bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore ......., abbia ancora
ad ammalarsi o a morire o ad essere comunque esposto a tali pericoli, a causa delle emissioni
tossiche..”
Simona Ricotti
Movimento No Coke Alto Lazio
Simona Ricotti portavoce del Movimento no coke dall’anno zero
www.noalcarbone.blogspot.com [email protected] 3287182629
Coordinamento dei comitati della Maremma
***
Sennuccio Del Bene Comitato Geo Monterotondo
Coordinamento comitati e associazioni di Grosseto [email protected] 3491773517
Movimento no coke Alto lazio
[email protected] 3358272742
Gestione rifiuti provinciale: obsoleta e critica
L'assurdo impianto Solemme di Monterotondo M.
- L’Impianto di compostaggio esistente
L'impianto Solemme, derivato da quello Ecomilk per il trattamento del siero del latte, peraltro mai
entrato in funzione, aveva ricevuto nel 1999 una autorizzazione provvisoria al trattamento dei rifiuti
urbani e, nel 2002, è stato inserito nelle previsioni del Piano Provinciale per 20.000 t/a.
Con il Piano Provinciale Rifiuti del 2006, confermato poi dal Piano Straordinario di Area Vasta del
2008, viene individuato l’impianto Solemme quale stabilimento temporaneo di trattamento dei
rifiuti urbani da RD in attesa dell’entrata in funzione dell'impianto Futura delle Strillaie, ed
autorizzato al trattamento di 26.100 t/a, di cui 9.800 t/a di rifiuti urbani da raccolta differenziata.
Tuttavia risulta che sino ad ora l’impianto Solemme non abbia mai sfruttato appieno i quantitativi
autorizzati: nel 2009 risultano trattate solo 8.625 t, (fonte BURT n. 29 del 20/7/2011) nel 2010 sono
state trattate solo 6.980 t di rifiuti urbani (fonte ISPRA - Rapporto 2012).
Si fa infine notare che l'impianto non è mai stato assoggettato a V.I.A., neppure in fase di
rinnovo dell'autorizzazione, in violazione delle normative vigenti.
- Il Progetto del nuovo Impianto
Per la gestione dell'impianto da 70.000 t/a, sono necessarie 30.000 t/a di FORSU, 25.000 t/a di
fanghi da depuratori e 15.000 t/a di verde. Ma la FORSU ed il verde prodotti nell’ATO sono
destinati in esclusiva all'impianto Futura delle Strillaie, come da contratto tra ATO9 ed Unieco del
2004. Pertanto Solemme nel progetto chiede alla Provincia una deroga alle leggi nazionali e al
Piano provinciale rifiuti, a ricevere i materiali da fuori ATO.
Ossia, per trattare i fanghi prodotti nell’ATO per circa 5.000 t/a (dati Acquedotto del Fiora
confermati dalla Provincia), si propone di realizzare un impianto da 70.000 t/a con la necessità di
procurarsi altrove fanghi per 20.000 t/a, FORSU per 30.000 t/a e verde per 15.000 t/a.
Nonostante l'introduzione di nuove tecnologie: digestore anaerobico e cogeneratore da 2MW, è
stata esclusa la V.I.A., in violazione di precise normative, ancorpiù necessaria in quanto mai
realizzata in precedenza.
Il compost prodotto non è utilizzabile in agricoltura per l'elevata presenza di fanghi di depuratori e
di ceneri di impianti inceneritori di rifiuti.
- Inserimento del Progetto rispetto alle esigenze e impegni della Provincia
ARPAT, nel Parere del 5/10/2010 per la Verifica di Assoggettabilità a VIA, al paragrafo 4 ritiene
necessaria la valutazione dell'impianto in rapporto agli altri impianti costruiti e costruendi;
valutazione nel merito che è rimasta inevasa da parte della Provincia; nel “Rapporto Istruttorio
Interdisciplinare” è omessa una necessaria valutazione circa le esigenze territoriali sul rapporto tra
rifiuti prodotti/impianti di trattamento presenti e futuri; ossia se con l'entrata in esercizio
dell'impianto Futura l'impianto progettato sia realmente necessario o risulti addirittura superfluo.
Si sottolinea che il Comune di Monterotondo M.mo, con Delibera di Consiglio del 15/9/2010 ritiene
ridondante l’ampliamento dell’impianto e chiede la conferma per 26.100 t/a.
L'Autorizzazione provinciale del 4/12/2012 per la costruzione del nuovo impianto recita: "la
quantità di frazione organica proveniente da raccolta differenziata urbana dei Comuni della
Provincia di Grosseto non potrà superare il quantitativo previsto negli atti di pianificazione della
Provincia di Grosseto stessa.“
Affermazione equivoca e surreale. In sostanza si autorizza l’ampliamento dell’attuale impianto alle
30.000 t/a di FORSU progettate, ma, nel contempo, limitandole a 9.800 t/a nel rispetto del Piano
Provinciale, ma con l'esclusiva dell’impianto Futura del contratto Unieco ad evitare le penali.
Qualcuno deve chiarire cosa è autorizzato e da dove verrà la FORSU mancante.
- Effetti dell'Impianto progettato sul Territorio circostante
Pag. 1 di 2
Le emissioni dei miasmi sono tali che Arpat prescrive al Comune di non destinare a civile
abitazione e simili i fabbricati entro 500 mt dall’Impianto.
Il territorio limitrofo è caratterizzato dalla presenza di numerosi Poderi, fattorie, aziende casearie,
turistiche e da importanti progetti di edificazione di RTA, tutte proprietà soggette a deprezzamento
conseguente all’impatto paesaggistico e sanitario.
Anche il Piano di Coordinamento Territoriale della Provincia di Grosseto non prevede alcun
tipo di impianto di trattamento di rifiuti a Monterotondo, pertanto il progetto in esame risulta
una grave ed ingiustificata forzatura.
Coerentemente il Piano Strutturale Comunale vigente, non prevede impianti per il trattamento
rifiuti a Monterotondo, e, nell’area industriale di Carboli, solo attività connesse con la
geotermia e con l’utilizzo delle energie rinnovabili (con cogenza di utilizzo di fonti agricoloforestali) e la riqualificazione dell'area e la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio
boschivo esistente, inserito all'interno della superficie prevista dal nuovo progetto.
Questa presenza boschiva risulta incompatibile con la tipologia dell’impianto progettato dal
proponente, "a rischio di incidente rilevante" e a rischio di incendio "con effetti a livello
bacinale". Questo profilo di rischio non è stato esaminato né nella procedura di Verifica di
Assoggettabilità a VIA, e tantomeno nella Conferenza dei Servizi conclusa il 14/2/2012, nonostante
osservazioni specifiche in proposito.
Inoltre le emissioni del cogeneratore da biogas (oltre 52 Tonn/anno di inquinanti vari) si
propagano in base ai venti ben oltre i 500 m di salvaguardia per le abitazioni, e in esercizio
determinerà un impatto ambientale e socioeconomico devastante per il territorio; sarà esclusa la
certificazione per agricoltura biologica.
- Rischi sulla ignota provenienza dei rifiuti
Abbiamo detto che il progetto di Solemme è carente di 30.000 t/a di FORSU e di almeno 20.000 t/a
di fanghi. Solemme non ha mai presentato una documentazione sulle fonti di approvvigionamento
di queste materie prime-seconde fondamentali per l'impianto, ed in particolare indispensabili per il
digestore anaerobico e cogeneratore associato. Tantomeno l'autorizzazione rilasciata dalla Provincia
ha posto specifiche prescrizioni in merito.
Tuttavia la gestione rifiuti di Roma e Lazio, ormai in emergenza, vede ACEA in prima linea e
capogruppo di Solemme. Pertanto non risulta affatto peregrina una ipotesi tampone a fronte di una
dichiarata emergenza romana dei rifiuti urbani, e dei fanghi di cui ACEA dal 2010 dichiara
problemi di smaltimento per mancanza di impianti.
- Conclusioni
Tutto si può dire di questo progetto, meno che sia funzionale al territorio di riferimento:
- la necessità del nuovo impianto non risulta analizzata, né dimostrata; al contrario la proposta
risulta assurda rispetto ad una corretta gestione dei rifiuti, antieconomica, e con rischio, a breve, di
ulteriore adeguamento funzionale a 140.000 t/a, solo per rispondere agli interessi del proponente.
- le principali materie prime/seconde non sono disponibili nell'ATO9 e andranno reperite altrove;
- il Piano Strutturale comunale non prevede impianti di rifiuti ed è orientato verso tutt'altri obiettivi;
- gli impatti ambientali e socioeconomici appaiono insostenibili;
- la viabilità è totalmente inadeguata ad una movimentazione per il tonnellaggio previsto, tant'è che
la stessa Provincia intende declassificare la strada di accesso da provinciale a comunale in quanto
non conforme ai parametri richiesti dal codice della strada.
In sintesi stiamo assistendo all'ennesimo esempio di arroganza della politica e subalternità ad
interessi privati, ben evidenziati dalle vicende di Scarlino Energia e del pirogassificatore di
Castelfranco di Sotto, solo per citare i fatti più recenti.
Ormai la gestione rifiuti provinciale è ridotta ad un lucroso business per gli amici degli amici in cui,
pur di far cassa, si prevaricano leggi, normative, volontà popolare, identità e vocazione del
territorio.
Pag. 2 di 2
Coordinamento dei comitati della Maremma
***
Alice Faccon
Referente Amiata WWF Toscana
Ricordiamo che il WWF Italia ha attivato una pagina web per la raccolta
fondi per i ricorsi avverso i provvedimenti relativi alla Costruzione ed
esercizio Centrale geotermoelettrica Bagnore 4 sul sito del WWF Italia al link
seguente: https://wwf.it/client/render.aspx?root=8445&content=0
Coordinamento comitati e associazioni di Grosseto [email protected] 3491773517
Movimento no coke Alto lazio
[email protected] 3358272742
CONVEGNO “MAREMMA SOTTO ATTACCO” Capalbio (GR) 2 febbraio 2012
Relazione della Referente Amiata WWF Toscana sullo sfruttamento geotermoelettrico
“insostenibile” dell’Amiata e sui ricorsi al TAR
Assieme ai Comitati locali, siamo impegnati a portare avanti in Amiata, da anni ormai, una battaglia
contro una gestione “insostenibile” di una risorsa qual’è quella geotermica, teoricamente
iscritta tra le rinnovabili.
Vi fornisco alcuni dati ed informazioni circa gli impatti dell’attuale sfruttamento geotermico
toscano, con particolare riguardo all’Amiata. Qui il fluido geotermico si caratterizza per una più
elevata compresenza di inquinanti quali CO2, metano, idrogeno solforato, mercurio, ammoniaca,
acido borico, arsenico, radon.
1)Non è tutto vapore quello che fuoriesce dalle torri e dai camini delle centrali
geotermoelettriche.
ARPAT (Rapporto Finale 2006 “Monitoraggio delle aree geotermiche”) ha prodotto un utile
raffronto tra i fattori di emissione delle centrali geotermoelettriche e quelli degli altri impianti di
produzione di energia elettrica, a combustibili fossili (lignite, carbone da vapore, olio combustibile,
gasolio, gas naturale) e che quindi non godono dei certificati verdi.
Ha anche svolto un confronto tra i fattori di emissione della quasi totalità degli inquinanti misurati
( CO2, metano, idrogeno solforato, mercurio, arsenico, ammoniaca, acido borico) delle tre aree
geotermiche: Radicondoli-Travale, Larderello-Lago, e Amiata.
Da quest’ultimo confronto è emerso che l’area dell’Amiata è caratterizzata dai fattori di
emissione più elevati, ad esclusione dell’Arsenico (sia in forma gassosa che come sale disciolto)
che presenta il massimo valore nell’area di Radicondoli –Travale.
Sottolineamo che l’Amiata a differenza delle altre due aree geotermiche si caratterizza per una
maggiore presenza antropica, per le coltivazioni (castagneti, olivi, vigneti etc) e per il fatto che
custodisce un acquifero definito “strategico” con un bacino di utenza di circa 700000 persone..
Dal confronto poi tra i fattori di emissione delle centrali geotermiche con quelli relativi agli altri
impianti di produzione di energia elettrica (lignite, carbone da vapore, olio combustibile, gasolio,
gas naturale) Arpat ha rilevato che:
per quanto riguarda i fattori di emissione delle Sostanze Climalteranti:
la CO2 emessa dalle centrali geotermoeletriche dell’Amiata risulta essere quasi il doppio
rispetto a quella emessa dalle centrali a turbogas alimentate a gas naturale in configurazione
a ciclo combinato (con un FE espresso in CO2 eq. pari a 637,8 Kg/MWhe dell’Amiata contro
341,3 Kg/MWhe delle turbogas e contro 343,6 Kg/MWhe del parco geotermico )…..
Addirittura le centrali termoelettriche alimentate a gasolio possiedono un fattore di
emissione espresso in CO2 eq., pari a 674,6Kg/MWhe che risulta essere di poco superiore a
quello che contraddistingue le geotermoelettriche dell’Amiata, ( il cui fattore di emissione
espresso in CO2 eq. è pari a 637,8 Kg/MWhe .
Per quanto riguarda il metano le emissioni di tutte le centrali geotermoelettriche della Toscana
ed in particolare dell’Amiata hanno fattori di emissione notevolmente superiori rispetto a
quelli di tutte le altre centrali termoelettriche prese a raffronto nella tabella di ARPAT a pag. 63
(lignite,carbone da vapore,olio combustibile,gasolio, etc) .
E’ ipotizzabile che la CE abbia escluso gli impianti di coltivazione dei fluidi geotermici dall’ambito
di applicazione delle norme concernenti la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra
rifacendosi forse a campi geotermici infinitamente meno inquinanti, come quelli islandesi.
dal quadro degli altri inquinanti, emerge poi (pag 16-17 del Rapporto Finale 2006 ARPAT):
o Arsenico. Le centrali geotermoelettriche possiedono un’emissione specifica superiore
alle turbogas, sia in configurazione a ciclo semplice che combinato, che hanno fattori
di emissione trascurabili.
o Mercurio. Le centrali geotermoelettriche possiedono un’emissione specifica superiore
a quella degli impianti termoelettrici, emissione che resta maggiore anche con
l’esercizio degli AMIS (acronimo per abbattitore mercurio e idrogeno solforato),
o Acido Solfidrico e Acido Borico. Sono una caratteristica peculiare delle centrali
geotermoelettriche. Le centrali termoelettriche non hanno emissioni specifiche o,
comunque, sono trascurabili,
o Ammoniaca. L’emissione specifica delle centrali geotermoelettriche è notevolmente
maggiore rispetto alle termoelettriche (che presentano un rapporto 1/100 o minore).
Nelle centrali geotermoelettriche l’emissione è dovuta alla presenza della sostanza
nello stesso fluido geotermico, mentre in quelle termoelettriche l’emissione è la
conseguenza dell’impiego di sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto…
Inoltre è importante ricordare che la Deliberazione G.R. n. 344/2010 che contiene “Criteri direttivi
per il contenimento delle emissioni in atmosfera delle centrali geotermoelettriche” , mette in
evidenza che acido solfidrico e ammoniaca sono dei precursori del PM10 secondario . Inoltre,
sempre per quanto riguarda l’ammoniaca, il provvedimento sottolinea che lo sfruttamento
geotermoelettrico rappresenta per importanza la seconda sorgente regionale di emissione, il cui
contributo si attesta dal 30 al 40% del totale delle emissioni di questo inquinante in Toscana.
2)Lo sfruttamento geotermico incide anche sulla risorsa idrica potabile
In Amiata, lo ripetiamo è in gioco una falda idropotabile strategica, con un bacino di utenza di ben
700 mila abitanti.
Il problema dell’impatto dello sfruttamento geotermico sulla falda idrica potabile dell’Amiata
investe infatti due ordini di fenomeni:
a)il depauperamento della falda;
b) l’inquinamento da arsenico.
A tutt’oggi manca ancora un bilancio dell’acquifero amiatino che tenga conto tra i parametri in
uscita, come deciso dai tecnici del Gruppo di Lavoro per il Bilancio dell’Acquifero del Monte
Amiata, anche del vapore estratto per fini geotermoelettrici
Inoltre, la rilevazione piezometrica di Poggio Trauzzolo condotta dalla RegioneToscana nel corso
del 2010 aveva messo in evidenza: 1) la discordanza tra i dati Enel e la situazione reale della falda
idropotabile; 2) la necessita di compiere ulteriori e più approfondite indagini dirette.
Oggi il monitoraggio costante condotto attraverso questa postazione piezometrica sta registrando un
progressivo ed inesorabile abbassamento del livello di falda.
Nelle conclusioni della Relazione finale, Dicembre 2011 “Adattamento e implementazione del
modello idrologico MOBIDIC per il bilancio dei bacini idrografici e dell’acquifero del Monte
Amiata”, gli estensori sostengono che la variabilità climatica possa non essere l’unico fattore di
controllo delle oscillazioni nelle portate misurata alle sorgenti principali, in particolare quelle di
Santa Fiora, ma ritengono che “possa potenzialmente giocare un ruolo anche una fluttuazione della
pressione inferiore, attualmente non quantificabile….”
Questa fluttuazione della pressione inferiore non è attribuibile altro che al prelievo dei fluidi nel
sottostante (rispetto a quella idropotabile) serbatoio geotermico.
Tuttavia, nel 2011 è stato dato parere favorevole al “Piano di riassetto area geotermica di
Piancastagnaio” che consente ad Enel l’abbandono della coltivazione del 1° serbatoio non più
produttivo e il passaggio alle nuove estrazioni di vapore dal 2° serbatoio geotermico più profondo.
E’ stato dato parere favorevole alla V.I.A. di Piancastagnaio senza che Enel sia riuscita a produrre
agli Uffici della Regione Toscana. un modello concettuale di tutto il sistema idrogeologico (serbatoi
geotermici, acquiferi e aree di ricarica). L’Autorità di Bacino del Fiume Tevere nella lettera che
accompagna il “Contributo istruttorio sulle integrazioni Enel, relativamente alla tutela della falda
strategica del Monte Amiata” scrive che la documentazione prodotta da Enel ad integrazione dello
Studio di Valutazione di Impatto Ambientale per il “Piano di riassetto area geotermica di
Piancastagnaio” :….non permette di escludere impatti dello sfruttamento geotemico sulla risorsa
idrica dell’acquifero strategico del Monte Amiata. Si rileva l’assenza di un modello concettuale di
tutto il sistema idrogeologico..”.
Questo tra l’altro significa che non vi potrà essere un uso sostenibile della risorsa geotermica!
La Dott.ssa Manzella e il dott. Ungarelli, (rispettivamente geofisica e fisico del Centro Nazionale
Ricerche) in un recentissimo libro dal titolo “La geotermia” edito da Il Mulino scrivono:
“Lo studio della ricarica,sia essa naturale o artificiale, permette infatti di stabilire con quale ritmo
vanno estratti i fluidi dal serbatoio senza rischiare di esaurire la risorsa”.
Nel settembre 2012 inoltre la Commissione di VIA dava parere favorevole anche al progetto
“Costruzione ed esercizio centrale geotermoelettrica Bagnore 4 che con i suoi 40MW sarà la più
grossa centrale dell’Amiata, nella Concessione denominata Bagnore, sul versante grossetano.
Quest’impianto è stato progettato da Enel Green Power all’interno del Sic /ZPS e Sir Monte Labbro
Alta Valle dell’Albegna , con habitat e specie di interesse prioritario.
La R.T. non ha espresso nessuna valutazione sullo Studio di incidenza sulla Rete Natura presentato
dal proponente Enel GP. Quest’impianto sarà connesso ad una già esistente Centrale da 20MW
Bagnore3 mai sottoposta a Valutazione di Impatto Ambientale né a Valutazione di Incidenza
Ecologica, valutazioni che il D.lgs 11 febbraio 2010 n.22, “Riassetto della normativa in materia di
ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche”,legge-provvedimento, pospone, addirittuta al 2024!
La tecnologia di questo impianto nonostante alcuni rabberciamenti e la grande propaganda di Enel
GP è una riproposta della stessa obsoleta tecnologia degli attuali impianti geotermoelettrici di Enel
GP . Basti dire che Bagnore 4 non raggiungerà né per ammoniaca né per mercurio i valori
obiettivo dettati dalla deliberazione n. 344/2010, e che il valore obiettivo è stringente per quanto
riguarda le emissioni di ammoniaca . Ma nel mondo esistono ben altri esempi vedi la centrale di
Mahiao nelle Filippine da 125 MW dalla quale non fuoriesce un bel niente! Ma su tutto questo e
sulle nostre domande al riguardo regna il silenzio.
Per quanto concerne la tutela dell’acquifero dell’Amiata, ne parlerà più diffusamente il prof.
Borgia, come WWF abbiamo segnalato che i piezometri regionali per il rilevamento dei livelli
freatimetrici sono in caduta libera, stanno registrando una allarmante, progressiva ed inesorabile
perdita dell’acquifero.
Per tutto questo WWF Italia, Italia Nostra, Forum Ambientalista e Comitati locali hanno deciso di
impugnare prima la pronuncia di compatibilità ambientale della centrale Bagnore 4 e ora ci
apprestiamo a fare lo stesso per il provvedimento di autorizzazione della Centrale Bagnore 4
emesso il 21 dicembre 2012.
Per queste azioni c’è bisogno del coinvolgimento di tutti, l’acqua dell’Amiata arriva a Grosseto fino
a Follonica, a Siena e provincia e fino nel viterbese. E’ una questione che ci interessa tutti, non solo
i cittadini dell’Amiata.
Aiutateci! Grazie
Coordinamento dei comitati della Maremma
***
Fiorentino d'Arco
www.maremmaefuturo.it
Coordinamento comitati e associazioni di Grosseto [email protected] 3491773517
Movimento no coke Alto lazio
[email protected] 3358272742
MAREMMA SOTTO ATTACCO: fracking in Maremma!
I casolari in pietra, i filari di alberi lungo i viali, le verdi colline, spiagge insignite di bandiera blu, la
maremma distretto rurale d'Europa. Questa è l'immagine della toscana conosciuta in tutto il mondo,
ma la realtà nasconde anche altro. Miniere di antimonio, inceneritori , trivellazioni per la ricerca del
metano, ex miniere di carbone utilizzate per smaltire rifiuti speciali, geotermia e altro ancora
“Maremma sotto attacco”: non si poteva scegliere titolo migliore per questo convegno, perché
siamo attaccati da più fronti! Non siamo i soli ambientalisti pessimisti ma siamo semplicemente
realisti. Siamo preoccupati, perché viviamo in questo territorio e lo amiamo, lo conosciamo in modo
capillare in lungo e in largo, perché è la terra che lasceremo ai nostri figli.
Vogliamo e dobbiamo lanciare questo grido di allarme! Il sogno della terra incontaminata è a rischio
per la “miopia” di qualche amministratore che non vuole vedere la realtà e svende il territorio per
soli interessi personali e di partito.
E noi non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia pensando che tutto si sistemerà da solo.
Dobbiamo agire e lo facciamo quotidianamente informando tutti i cittadini sulle scelte “scellerate”
fatte dai nostri politici.
Se consideriamo, ad esempio,
le sole
concessioni rilasciate in toscana per la geotermia
parliamo di circa 7.000 kmq, ovvero un terzo
della superficie della regione. Fino ad oggi sono
stati trivellati oltre 850 pozzi e non finisce qui, si
rilasciano nuove concessioni. E come se tutto ciò
non bastasse, dal 2008 è iniziata anche l'era delle
trivellazioni per la ricerca del metano. Ma
andiamo con ordine e ripercorriamo gli eventi che
si sono verificati in questi ultimi anni.
Il 24 Marzo 2011 è stata conferita l'autorizzazione
alla ricerca di gas metano nel sottosuolo nella zona Casoni a Nord-Ovest della città di Grosseto e
precedentemente l'08 Agosto 2008 era stata conferita l'autorizzazione per la zona Fiume Bruna. Le
concessioni Fiume Bruna e Casoni ricadono rispettivamente nei comuni di Roccastrada e Grosseto.
La società intestataria delle concessioni è la Independent Energy Solutions (IES) di proprietà della
britannica Independent Resources plc che a sua volta, tramite la Independet Gas Management,
controlla l'85% della Erg Storage che doveva stoccare il gas metano a Rivara in Emilia.
Nei progetti presentati dalla IES prima delle
trivellazioni
non si rivelano i dettagli delle tecniche
innovative che vorrebbero utilizzare nella ricerca del gas, ma
si riportano solo descrizioni sommarie senza fare alcun cenno
alla possibilità di utilizzare il fracking. Inoltre la Regione
Toscana ritiene opportuno non sottoporre le attività di
perforazione alla valutazione di impatto ambientale. Già
questa dovrebbe rappresentare una anomalia! E sorge la prima
domanda: ” Come possiamo fidarci dei soggetti istituzionali
se la Regione esclude la IES dall’obbligo di presentare una Valutazione di Impatto Ambientale
autorizzando la perforazione di 8 pozzi da 800 metri. Possibile che nessuno dei nostri
amministratori del Comune, Provincia o Regione abbia sollevato un’obiezione in tal senso? “.
Ma andiamo avanti!
Nel 2010 vengono trivellati i primi due pozzi per la concessione Fiume Bruna e si insinua il
sospetto che le tecniche innovative possano nascondere altro, ma, nonostante la volontà da più parti
di non ammettere che la tecnica di fracking sia stata utilizzata in Italia, dalla relazione della IES si
legge chiaramente:
A hydraulic fracture operation coupled with a ceramic proppant, designed to enhance
productivity, completed successfully and this was followed by a production test that
began on 17 April 2010.
Trad.: Un’operazione di frattura idraulica accoppiata con un proppant di ceramica,
progettato per migliorare la produttività, è stata completata con successo e questo è
stato seguito da una prova di produzione che ha avuto inizio il 17 aprile 2010.
La fratturazione idraulica è una tecnica di estrazione del gas di scisto molto discussa in tutto il
mondo, perchè ritenuta dannosa per l’ambiente e per la salute degli abitanti della zona. E’ stata
vietata in Francia, in Bulgaria e nello stato del Vermont (Stati Uniti), mentre in Germania e
in Gran Bretagna si discute per bandirla.
Nei documenti ufficiali si parla di utilizzo di “tecniche innovative” (così viene chiamata la
fratturazione idraulica per nascondere una verità scomoda) e siamo convinti che non tutti
conoscano i rischi ad essa collegati. Questa tecnica prevede la perforazione di un pozzo
verticale e poi orizzontale in cui pompare acqua, azoto liquido, microsfere di ceramica
(proppant) e additivi ad elevata pressione per fratturare la roccia del sottosuolo.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha
sempre negato che in Italia si utilizzi tale tecnica
(fracking) nonostante l'evidenza riportata nei
documenti trovati e diffusi tramite i giornali.
Ma la nostra attività di sentinelle dell'ambiente
non ha ceduto il passo, anzi abbiamo informato i
cittadini maremmani e inviato tutti i documenti
all'europarlamentare Sonia Alfano che ha ritenuto
opportuno presentare una interrogazione alla
commissione europea per fare chiarezza sulle
attività svolte a Ribolla.
Il fracking in Italia non è vietato e non è permesso. E si riporta sempre la banale risposta che in
italia non si utilizzerà perché non ci sono giacimenti di gas di scisto (shale gas). E allora ci
chiediamo: “perché continuano a fare prove di estrazione proprio utilizzando il fracking?”.
Dopo la maremma, al centro dell'interesse delle multinazionali c'è la regione Sardegna. E' di questi
giorni la notizia che un'azienda del gruppo Saras ha richiesto l'autorizzazione per ricercare e
sfruttare il gas di scisto (Coal Bed Methan) , ovvero ricerca del metano con fratturazione.
L'esperienza in maremma ci ha insegnato che non possiamo abbassare la guardia perché ci sono
multinazionali che con politici compiacenti si arrogano il diritto di agire in nome del benessere
dell'economia locale. Tutto falso!! Abbiamo dimostrato che l'economia locale non sarà risollevata
Proprio negli ultimi mesi, con l’esondazione dell’Albegna e dell’Ombrone, abbiamo avuto
un’ulteriore conferma che il nostro territorio è fragile e piuttosto che creare ulteriori squilibri con
cave e trivellazioni dovremmo preoccuparci di recuperarlo dal punto di vista idrogeologico per
evitare tragedie che portano via vite umane e rubano la dignità alle persone alluvionate che si
sentono abbandonate dalle istituzioni.
Fiorentino d'Arco
www.maremmaefuturo.it
Coordinamento dei comitati della Maremma
***
La darsena di Pratoranieri: un’opera incompatibile con lo
Statuto dei Luoghi
Dott. For. Laura Ceccherini Consulente per Ass. “La Duna”
Coordinamento comitati e associazioni di Grosseto [email protected] 3491773517
Movimento no coke Alto lazio
[email protected] 3358272742
Fosso Cervia
Area darsena
Fosso Allacciante
Duna
200 m
La darsena di Pratoranieri: un’opera incompatibile con lo Statuto dei Luoghi –
Dott. For. Laura Ceccherini – Consulente per Ass. “La Duna”
Premessa
Nel giugno 2010, a seguito della presentazione di un’osservazione al Regolamento Urbanistico, il Comune di
Follonica (GR) approva un atto di indirizzo relativo alla nautica da diporto al fine di valutare la fattibilità
tecnica di una o più strutture portuali da realizzare sul litorale comunale.
Una delle opere di cui si intende effettuare questa verifica è il rilancio – su proposta privata - di un vecchio
progetto di iniziativa pubblica già commissionato nel 2004 dalla precedente amministrazione, una darsena
interna da realizzare sul fosso Cervia in prossimità del confine Nord del Comune di Follonica che garantisse
una risposta alla cronica carenza di posti barca della popolazione residente, aumentando di circa 400 le
unità afferenti alla nautica minore e ribattezzata “nautica sociale” per sottolineare l'imprescindibilità del
pubblico interesse. Il processo partecipativo che vide coinvolti PA e cittadinanza nella definizione ragionata
delle politiche pubbliche (Forum Città Futura) archiviò definitivamente l'ipotesi della darsena in quanto
ritenuta incoerente con gli obiettivi di economicità prefissati oltre che ambientalmente insostenibile.
1.Ubicazione e caratteristiche della previsione.
L’area della darsena si estende, secondo il progetto, per una lunghezza di 370 metri ed una larghezza di 120
metri circa; il collegamento a mare verrebbe assicurato dallo scavo, ampliamento e risagomatura dell’alveo
dei fossi di bonifica Cervia e suo Allacciante, oggi tombato; sviluppandosi nella zona pianeggiante di
raccordo tra la fascia collinare e la zona retrodunale compresa tra Viale Italia e la linea ferroviaria Pisa Roma
(Fig 1,2), l’area ricade internamente ai 300m che definiscono la fascia di rispetto alla linea di costa ai sensi
dell’art. 142 lett.a, Aree tutelate per legge, Parte III D.lgs 42/2004. Attualmente la zona è inedificata e
individuata interamente da campi aperti, ex coltivi dalla seconda metà del secolo scorso.
Separata da viale Italia e interamente antistante a suddetta area di progetto si individua una
porzione di duna fissa che si presenta come un sistema fragile e isolato dalle sue protezioni naturali, recante
tuttavia elevato valore naturalistico e paesaggistico, Invariante strutturale e Luogo a Statuto Speciale del
Tombolo e delle Pinete Storiche di Follonica, già descritta all’Art. 56 delle Norme del Piano Strutturale; tale
sistema dunale si eleva lungo la costa per 8-10 m sul livello del mare ed è ricoperto da una fitta vegetazione
caratterizzata da diverse modalità di adattamento, con caratteristiche biologiche e strutturali differenti,
configurandosi come un sistema di piccoli rilievi asimmetrici prospiciente al mare ed in grado di proteggere
l’entroterra dall’avanzamento delle sabbie grazie alla densa copertura arboreo-arbustiva.
Ciò premesso, l’opera prevede una impermeabilizzazione del bacino lungo la sua fascia
perimetrale per un’opportuna profondità: tale risultato, qualunque sia la tecnica adottata, sarà ottenuto
creando una barriera idraulica tra l’invaso e la/le falda di acqua dolce presenti nei terreni circostanti così,
operando come una barriera impermeabile, essa costituirà un ostacolo al movimento di acqua nel
sottosuolo da monte verso la costa e contemporaneamente sottrarrà una superficie di infiltrazione delle
acque meteoriche nel terreno.
Le stratigrafie di alcuni sondaggi eseguiti in aree limitrofe hanno caratterizzato terreni con
permeabilità primaria, trattandosi di depositi alluvionali a composizione variabile (sabbie, ghiaie, argille) e
depositi limoso sabbiosi.
2. Il territorio e le analisi idrogeochimiche. Le incongruenze degli strumenti conoscitivi del Piano
Strutturale: il cuneo salino, le formazioni forestali, la sensibilità dei sistemi ambientali, l'UTOE Costa.
Per le valutazioni fatte e considerata la morfologia pianeggiante, nell’area retrodunale l’infiltrazione
meteorica, non ostacolata da presenza di manufatti, prevale nettamente sul ruscellamento, pertanto
l’alimentazione della falda superficiale dipende strettamente dall’infiltrazione diretta delle acque
meteoriche se non ostacolate da manufatti, superfici impermeabili, viabilità ecc. (opere urbane). La
vicinanza della linea di costa influenza e caratterizza il delicato equilibrio tra acqua dolce e acqua salata. Per
il caso in studio e pur senza dati specifici, nel Quadro Conoscitivo del Piano Strutturale (e suoi
aggiornamenti) viene indicata la presenza di un cuneo salino il cui probabile limite, riferita all’area in
oggetto, si posiziona grossomodo all’altezza di Viale Italia (comprendendo quindi tutta l’area dunale): le
analisi chimico-conduttivometriche su campioni di acqua prelevata da un pozzo interno all’area dunale
indicano tuttavia che allo stato attuale e dal punto di vista agronomico non vi sia in atto alcun
deterioramento delle acque per salinizzazione di falda. La concentrazione cloruri, il contributo dei soluti
espressi in NaCl e i valori di conducibilità elettrica si attestano ampiamente sotto gli indici i fattori di
pericolosità alle colture. Dal punto di vista agronomico il coefficiente di assorbimento del sodio SAR (Sodium
Adsorption Ratio) è sempre minore di 10 quindi non risulta in nessun caso fattore di pericolosità alle colture
stante il controbilanciamento cationico indotto da Ca2+ Mg2+ e l’elevata permeabilità di questi terreni. Altre
fonti assegnano un rischio basso da sodio per valori di conducibilità compresi tra 750-2250 µS/cm una
classe EC3 (alta) e SAR<10 (TDS compreso tra 525 e 1575 ppm), supportando l’ipotesi che all’attualità non vi
sia in atto un’ingressione di acque marina ancora in grado di compromettere la qualità delle acque. I valori
di conducibilità oscillano stagionalmente tra i 1100-2100 µS/cm (1-1.5m s.l.m.) per cui in generale le acque
risultano sufficientemente diluite, non sono acque marine né brine sedimentarie (non ci sono effetti
dannosi da salinità per valori inferiori ai 3000 µS/cm). A confermare l’ipotesi che il cuneo salino sia assente,
è la presenza, all’interno dell’area dunale, di una formazione forestale relitta di piccola entità ma
estremamente interessante al caso in studio essendo relativamente estranea all’ambiente marino, più tipico
della foresta planiziale (formazione boschiva che un tempo occupava le zone palustri pianeggianti) in
particolare poco/nulla tollerante nei confronti delle acque salse e tuttavia nemmeno menzionata nella
descrizione forestale degli Strumenti conoscitivi del Piano Strutturale. Questo gruppo, individuato tramite
indagine speditiva tra febbraio e marzo al piede della duna fissa, è costituita da un lembo di bosco misto con
presenza di rovere (Quercus petraea Matt.), roverella (Quercus pubescens Will.) in rinnovazione, qualche
individuo di cerro , frassino meridionale, sporadica cerrosughera (Quercus crenata Lam.), piccole aree in
rinnovazione per querce caducifoglie e altre specie accessorie arboree e arbustive miste a leccio, del tutto
meritevole di conservazione e tutela, riconducibili ad una formazione forestale mediterranea caratteristica
di boschi a minore termofilia, cioè meno esigenti in temperatura rispetto alle formazioni mediterranee di
seguito descritte, incapaci di sopportare le acque salse e relativamente più esigenti in umidità (cenosi del
Quercetalia pubescenti-petraeae) (Foto 3 e 4). Le altre consociazioni naturaliformi presenti sui rilievi dunali
di Pratoranieri sono caratterizzate dalle tipiche formazioni mediterranee sempreverdi resistenti ai venti
marini e in grado di colonizzare terreni sabbiosi, dunque in condizioni di suolo estremamente selettive:
accanto a gruppi di pino domestico imponenti ed originati da un vecchio impianto (90-120 anni) si distingue
il fitto consorzio arbustivo sempreverde sul fronte mare, con portamento a pulvino o strisciante e
caratterizzato dalle macchia sempreverde edificata da lentisco, alaterno, leccio arboreo e arbustivo, fillirea
ed altre specie di estremo interesse come ginepro coccolone (afferenti alla cosiddetta inquadramento
fitosociologico del Pistacia-Rhamnetalia alaterni con forme di transizione verso il Pistacio- Juniperetum
macrocarpae.). Foto 5 e 6
Sul fronte verso terra e lungo la strada, troviamo impianti a conifere in sovrapposizione al bosco
naturale inquadrabile come una pineta costiera di pino domestico su stadi regrediti di formazioni forestali
xerotermofile di sclerofille mediterranee (alberi e arbusti sempreverdi), in particolare leccio arboreo e
arbustivo (Pinus pinea su Quercetalia ilicis).
All’interno dell’area di progetto e lungo il Corso Italia si individua poi una fascia boscata
prospiciente il rilevato dunale, intercluso tra l’area di trasformazione TR9 ed il Corso Italia coincidente con il
fosso di bonifica allacciante Cervia, oggi tombato ma idraulicamente attivo in quanto ancora scolante.
Qui la formazione del querceto misto si arricchisce con elementi arborei della vegetazione
forestale toscana quali sughera, ancora rovere e roverella, olmo campestre, frassino meridionale, isolati
fruttiferi spontanei associati ad altri consorzi arbustivi misti, rosacee e piccole formazioni igrofile edificate a
cannuccia di palude (Foto 7, 8).
Dalle osservazioni e dai rilievi fatti si può affermare che la presenza di un consorzio vegetazionale
di pregio nell'area, definita dal Piano Strutturale Settore 2, sia possibile grazie all’efficienza di una falda
dolce, galleggiante su quella salata, all’interno della duna e ad essa immediatamente prospiciente: ciò
nonostante gli studi contenuti nel Quadro Conoscitivo del Piano Strutturale assegnano a quella porzione di
duna relitta una Sensibilità Ambientale S.A.3, definendo il Settore 2 come un'area dove “il sistema dunale
ed il cuneo morfovegetazionale sono in pessimo o scarso stato di conservazione, i sedimenti sabbiosi di
origine o presunta origine dunale non hanno conservato i caratteri specifici e la pressione antropica, seppur
stagionale è alta”. L'assegnazione in SA3 esclude automaticamente l'individuazione di una zona di rispetto
del sistema dunale cosicchè l'area destinata ad accogliere la darsena pur essendo di fatto una retroduna
permeabile, viene disarticolata dal sistema territoriale della Costa (UTOE Costa) e definitivamente assegnata
al Sistema della Pianura, sub-sistema Pratoranieri.
3.Dinamica idrogeologica
Data la topografia e la capacita infiltrante, esiste ancora un controllo sull’intrusione di acque
marine che permette di mantenere una bassa salinità della falda superficiale, ossia un livello dell’interfaccia
acqua dolce/salata (H) più elevato rispetto a quello del mare. Questa condizione garantisce condizioni di
sopravvivenza alle specie anche non specificatamente adattabili a terreni salsi, contestuale maggiore
biodiversità e ricchezza di specie vegetali sulla duna ma anche il loro mantenimento.
Questo aspetto è sostanziale considerando che in natura, ossia prima delle bonifiche e delle opere
di canalizzazione, la presenza di acqua dolce all’interno della duna era garantita dal carico idraulico della
retrostante zona umida: la suddetta superficie rappresentava un serbatoio potenziale di acqua dolce e
barriera all’intrusione salina, creando un’interfaccia stabile tra acqua dolce e acqua salata.
Essendo stata smantellata l’area umida retrodunale, è evidente che l’interfaccia tra acqua dolce e
salata non è più stabile ma condizionata più direttamente dal regime delle precipitazioni e dai tempi di
ricarica dei campi aperti, rendendo la permeabilità della superficie di infiltrazione condizione necessaria al
mantenimento della duna e della sua vegetazione composita.
4. Conclusioni
Il mantenimento della falda di acqua dolce non confinata nella retrostante superficie è un aspetto
estremamente importante per la salvaguardia della vegetazione dunale rilevata e ancora presenti in alcune
aree del golfo essendo scomparsi i suoi naturali elementi di difesa (la zona umida, i cordoni mobili di
avanduna etc). Se inoltre consideriamo le tendenziale diminuzione delle precipitazioni, un aumento dei
prelievi dal sottosuolo costiero, fenomeno peraltro già in atto, sul lungo periodo si verrebbe a interrompere
il fragile equilibrio idrodinamico tra ingressione del cuneo salino e falda freatica non confinata, imponendo
un progressivo innalzamento dell’interfaccia acqua dolce/salata, e conseguenti stress idrico per tutte le
specie vegetali incapaci di tollerare elevata salinità (piante alofite), perdita di biodiversità e definitiva morte
delle specie non tolleranti.
Queste formazioni hanno un’importanza strategica non solo dal punto di vista ecologico ma anche
paesaggistico, rappresentando, se opportunamente tutelate e valorizzate, un elevato valore aggiunto
all’offerta turistico-ricreativa e all’identità dei luoghi.
Le misura di salvaguardia del PIT e del PTC in relazione al patrimonio costiero sembrerebbero poi
escludere la realizzabilità dell'opera nel rispetto dei livelli di cogenza delle previsioni infrastrutturali.
Gli altri fattori di grave criticità connessi alla realizzazione della darsena e del suo sbocco a mare
oltre all’ingressione del cuneo salino e la prevedibile perdita di biodiversità sulla duna sono:
•
Incompatibilità con l’uso pubblico del mare - Foto 9
•
Perdita della qualità di balneazione e dei fondali
•
Alterazione dell’Invariante strutturale e del Luogo a Statuto speciale del tombolo,
delle dune e delle pinete storiche di Follonica (ampliamento della bocca canale,
previsione di nuovi varchi pubblici attraverso il cordone dunale) - Foto 10
•
Alterazione delle dinamiche dei sedimenti lungo la linea di costa
•
Inquinamento marino (idrocarburi, metalli pesanti, detergenti, torbide di dragaggio
etc)
•
Inquinamento dell’aria (natanti a motore)
•
Inquinamento acustico
•
Congestione del traffico veicolare e degli accessi al mare
•
Peggioramento e dequalificazione dell’offerta turistica attualmente operante su quel
tratto di costa
•
Ricerca ed emungimento di acque interne (depauperamento idrico)
•
Ingressione cuneo salino
•
Ingressione diretta delle acque marine, stravolgimento della funzione dei fossi di
bonifica
•
Ossigenazione e ricircolo delle acque dell’invaso possibile solo attraverso installazione
di impianti di pompaggio e filtrazione.
Tutto ciò lascia prevedere che il sistema sia pesantemente squilibrato, incapace di tornare
autonomamente ad uno stato simile a quello iniziale dopo aver subito un stress (bassa resilienza),
comportando ulteriore aumento dei costi di gestione e abbassamento della qualità ambientale.
Coordinamento dei comitati della Maremma
***
Impianto di CDR delle Strillaie . Coordinamento dei
Comitati e Ass. Ambientali prov. di Gr
Coordinamento comitati e associazioni di Grosseto [email protected] 3491773517
Movimento no coke Alto lazio
[email protected] 3358272742
Come Coordinamento dei Comitati e Ass. Ambientali
Prov. di Grosseto, siamo molto preoccupati e vogliamo segnalare una pericolosissima
situazione di inquinamento che può peggiorare a breve sia le condizioni ambientali
(già gravemente compromesse da una ex discarica trentennale, che a tutt’oggi rilascia
percolato nelle falde), che la salute della cittadinanza, nell’indifferenza degli
amministratori, nonostante la realtà agricola e turistica della zona (vicino al mare,
località turistica Marina di Grosseto)
In località Strillaie, nelle immediate vicinanze del litorale grossetano e dei
centri turistici di Marina di Grosseto, Castiglione della Pescaia e Principina a Mare,
incuneata tra siti di importanza comunitaria e regionale (SIC – SIR) Parco
dell’Uccellina e Diaccia Botrona, nonché zone di protezione speciale (ZPS) è stato
costruito un impianto di CDR,confinante con una discarica trentennale chiusa,
riconosciuta SIN (sito di interesse nazionale) dal Ministero a causa del grave
inquinamento delle falde che sta procurando.
L’associazione ambientale le Strillaie (che fa parte del nostro coordinamento),
ha dato incarico al Dr. Andrea Borgia (geologo della European Development and
Research Agensy-) di realizzare un modello idrogeologico della discarica delle
Strillaie. I risultati dello studio, di assoluto rilievo, sono stati raccolti in una
dettagliata relazione,datata 1 maggio 2009, (già depositata in procura), in cui si
afferma che quando entrerà in funzione l’impianto di CDR di nuova costruzione,
questo comporterà l'inquinamento della falda più profonda con ripercussioni su tutta
la pianura di Grosseto. Che la falda sia inquinata anche nell’area CDR è stato
confermato dai dati ARPAT(2002-2006) e dal Dr.D’Oriano (superamento delle CSCconcentrazione soglia di contaminazione, art.242 d.Lgs 152/2006), come è emerso
nella Conferenza istruttoria SIN del 10 aprile 2008.
Dallo studio del Dr. A. Borgia: (conclusioni in allegato)….omissis…
1)“ La presenza della discarica permette di incrementare significativamente il locale
livello di falda, generando una percolazione significativa verso il basso, che interessa
anche gli strati profondi dell’acquifero;
2)Senza pozzi di emungimento, i percolati della discarica avrebbero inquinato
unicamente lo strato più superficiale della falda, invece a causa degli emungimenti
presenti gli inquinanti si propagano anche verso gli strati profondi dell’acquifero;
3)L’intervento di messa in sicurezza di emergenza non è sufficiente a contenere la
totalità del flusso degli inquinanti della discarica verso l’acquifero. Inoltre, il sistema
con cui l’intervento è progettato implica che i percolati della discarica possono in
parte essere diluiti artificialmente con le acque di falda, provocando un inutile,
ulteriore, depauperamento della risorsa idrica;
4) Il prospettato pozzo di emungimento per l’impianto CDR potrebbe comportare la
vanificazione degli effetti del già carente sistema di messa in sicurezza di emergenza,
generando una situazione di effettivo rischio per le falde profonde”. …..omissis.
Inoltre, secondo il “Piano del Territorio Aperto,Marzo 2004” del Comune di Grosseto
è previsto:
“Per le aree ad esclusiva e a prevalente funzione agricola, gli interventi di
trasformazione edilizia ed urbanistica sono sottoposti alla limitazioni soggettive ed
oggettive derivanti dall’osservanza delle disposizioni di cui agli artt. 25 e 26 e scheda
11 del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Grosseto. In tale area
ricade la discarica delle “Strillaie”. Nei primi mt. 200 dal perimetro esterno della
discarica non è consentita la realizzazione di nuovi pozzi ed è consentito intervenire
solo sugli edifici esistenti secondo i criteri di intervento definiti dalla presente
Norma; nei secondi mt. 300 non è consentita l’apertura di nuovi pozzi per uso irriguo,
e per quelli esistenti dovrà essere previsto un piano di monitoraggio secondo quanto
indicato dalla Conferenza dei Servizi del 01.04.03 per il progetto di bonifica e messa
in sicurezza dell’impianto.”
Partendo da questi presupposti, il pozzo necessario al funzionamento dell’impianto,
è in netta contraddizione con il divieto di realizzare nuovi pozzi nella stessa area, da
anni imposto dalla Provincia e dal Comune di Grosseto.
Rilevato che nel verbale della conferenza dei servizi decisoria del 15-4-2010, il
Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare (all.3),chiede:
1)di sollecitare la messa a regime della messa in sicurezza d’emergenza delle acque
di falda……omissis……
2)di richiedere al Comune di Grosseto di voler fornire entro 15 giorni dal ricevimento
del verbale adeguate risposte tecniche alle osservazioni fornite nella Conferenza dei
Servizi decisoria del 25.06.08, in particolare … omissis…
a)… omissis…piezometria aggiornata statica di tutta l’area e chiarire la presenza di
ogni eventuale pozzo/piezometro attualmente in pompaggio nelle aree limitrofe alla
discarica….
b) Si richiede ad ARPAT un’ulteriore verifica sul campo dell’idrogeologia del SIN da
realizzare attraverso misurazioni al fine di verificare l’efficacia e l’efficienza
dell’attuale intervento di mise.
c) In merito al documento “ MISE falda – integrazioni a seguito della Conferenza di
Servizi del 25/06/08” (prot.n.27863/QdV/DI del MATTM del 11/12/08) si
evidenzia che il documento non contiene tutte le risposte alle prescrizioni della
Conferenza di Servizi decisoria; si ribadiscono pertanto le predette prescrizioni non
ottemperate…omissis…
3)di prendere atto del documento “Modello idrogeologico della Discarica delle
Strillaie”…prot. del MATTM . n-13427/QdVDI-/25/06/09
4)di prendere atto del doc. di TEA sistemi …”Monitoraggio e messa in sicurezza
d’emergenza” prot. del MATTM n. 4026/QdV/DI 25/2 /10 che riporta la valutazione
tecnica del progetto mise.
5)di prendere atto della nota trasmessa il 04/03/2010, prot. MATTM n.
4782/TRI/DI –08/03/2010 con la quale ATO rifiuti Toscana sud richiede al comune
di GR di modificare l’assetto logistico dell’impianto di pump &treat previsto per la
mise della falda del SIN delle Strillaie per motivi funzionali all’impianto di CDR
6)di richiedere ad ARPAT di verificare l’efficacia della mise della falda realizzata col
nuovo assetto logistico.
In merito all’attività di caratterizzazione dell’intero SIN (pag.3): ..omissis…4 ..di
richiede ad ARPAT e ASL di valutare la necessità di interdire l’uso dei pozzi agricoli
dell’area. ….omissis.
Successivamente, verificato che continua la situazione di inquinamento come si
evince dal documento ARPAT-prot 38381 del 6-6-11 avente per oggetto
“procedimento per gli interventi di bonifica relativo al Sito di Interesse Nazionale
delle Strillaie - Validazione dati 1°trimestre 2011” dove si conferma la
contaminazione da percolato nella canaletta 1 e, la necessità di mettere in sicurezza i
piezometri che non risultavano correttamente mantenuti e conseguentemente
sommersi da acqua scura;
che nel documento ARPAT, dipartimento provinciale di Grosseto Mod SG.09.100
Rev.0,Oggetto: Procedimento per gli interventi di bonifica relativo al sito d’Interesse
Nazionale delle Strillaie-Validazione dati 1° trimestre 2011”, al punto 2 (pag 2/3)
“SUPERAMENTI LIMITI DI LEGGE” e al punto 3 “ULTERIORI
CONSIDERAZIONI”, sono elencati i superamenti dei limiti di legge, degli
inquinanti, in numerosi piezometri e pozzi barriera;
che questi, risultano anche nel Documento TEA Sistemi spa, ( risultati monitoraggio
discarica “Le Strillaie”1°-2°-3°trimestre 2011) ed evidenziano che il maggior numero
di superamenti dei limiti nelle acque campionate,( ad es.di solfati, arsenico pag.2829-30-31-32- III trimestre 2.1.5, ),si verificano quando aumentano gli attingimenti
esterni alla discarica.
Le nostre preoccupazioni sono aumentate dopo aver letto, nel documento ARPAT,
dipartimento provinciale di Grosseto Mod SG.09.100 Rev.0,Oggetto: Procedimento
per gli interventi di bonifica relativo al sito d’Interesse Nazionale delle StrillaieValidazione dati 1° trimestre 2011”, pag 1/3, che, nonostante le sollecitazionie e
prescrizioni del Ministero dell’Ambiente che dal 2008 obbligava la “messa in
sicurezza d’emergenza delle acque di falda” (pag 2, punto 1 “In merito agli interventi
di messa in sicurezza di emergenza delle acque di falda”), la barriera idraulica
realizzata ai fini della MISE (le cui acque sono state analizzate in statico),“NON
RISULTAVA ANCORA IN FUNZIONE”.
Fra l’altro, l’inquinamento è evidente anche nei piezometri esterni all’attuale area del
“Sito di Interesse Nazionale” corrispondente al perimetro dell’ex discarica, come si
può verificare dalle tabelle riassuntive documento ARPAT-Validazione dati 1°
trimestre 2011- Relazione –Dott.Sandrelli e mappa piezometri-(documento TeaRelazione intermedia risultati di monitoraggio 1°trimestre 2011-figura 1°
Inquadramento area di monitoraggio, pag 5).
Tale situazione era già stata messa in evidenza dall’Azienda U.S.L. 9 di Grosseto,
documento Prot.109-25/06/2001- Oggetto:Bonifica e/o messa in sicurezza discarica
Strillaie, con cui aveva lanciato l’allarme sull’inquinamento della zona anche a
distanze rassicuranti.....Omissis.. “Ciò appare rilevante al fine di valutare il rischio
sanitario determinato dell’uso irriguo di tali acque emunte anche a distanza dal sito in
questione ma che potrebbero risentire della contaminazione .
Infatti in questa ipotesi, gli agenti inquinanti potrebbero contaminare le colture
foraggere o quelle ortive ed altre colture limitrofe ed avere una ricadute sul bestiame
ed infine sull’uomo attraverso la catena alimentare. Non si deve ,altresì, trascurare
che le acque emunte a distanze rassicuranti potrebbero essere anche utilizzate per
l’ abbeveramento diretto di animali destinati alla produzione di carne e /o latte per
l’alimentazione umana.
E’evidente infine , come la contiguità della discarica con il canale S.Rocco sul lato
sud rappresenti un rischio di contaminazione dello stesso per mezzo dell’azione di
dilavamento delle acque”..Omissis.
Visto che anche il rappresentante del MATTM Documento “Sito di Interesse
Nazionale delle “Strillaie” Esiti della Conferenza di Servizi presso Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare tenutasi in data
25/02/10”,pag.9, ...omissis ...ha ricordato ai partecipanti alla Conferenza di Servizi
istruttoria che le richieste di eventuali ampliamenti della perimetrazione del SIN
possono essere prese in considerazione su esplicita richiesta della Regione ,di
concerto con il Comune competente per territorio..omissis
(ciò era stato previsto nel Decreto del Ministero dell’Ambiente 11.8.2006,avente ad
oggetto la perimetrazione provvisoria del SIN di bonifica delle Strillaie, all’art.1
comma 3,dispone testualmente: “L’attuale perimetrazione non esclude l’obbligo di
bonifica rispetto a quelle porzioni di territorio che dovessero risultare inquinate e che
attualmente,sulla base delle indicazioni degli enti locali, non sono state ricompresse
nel perimetro allegato nel presente decreto”;
il successivo comma 4 prevedeva che “ Il perimetro potrà essere modificato con
decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio nel caso in cui
dovessero emergere altre aree con una possibile situazione di inquinamento, tale da
rendere necessari ulteriori accertamenti analitici e/o interventi di messa in sicurezza e
bonifica”).
Da qui le nostre domande che attendono ancora una risposta:
1)E’stata predisposta una valutazione sulla reale zona da sottoporre a bonifica anche
dovendo ampliare l’attuale perimetrazione?
2)Il pozzo di emungimento previsto per l’impianto di CDR poteva essere autorizzato:
.-visto il documento del Comune di Grosseto che vieta esplicitamente l’apertura di
nuovi pozzi nell’area confinante col SIN;
-visto che addirittura nella conferenza dei servizi il Ministero (punto 4
pag.3)chiede all’ARPAT e ASL di valutare la necessità di interdire l’uso dei pozzi
agricoli nell’area;
-visto che il maggior numero di superamenti dei limiti nelle acque campionate si
evidenziano soprattutto quando aumentano gli attingimenti esterni alla discarica
1)E’ stato verificato che il prospettato pozzo di emungimento per l’impianto CDR
può comportare la vanificazione degli effetti del già carente sistema di messa in
sicurezza di emergenza, generando una situazione di effettivo rischio per le falde
profonde?
2)E’ stato verificato, come richiesto dal Ministero da ARPAT sul campo
dell’idrogeologia del SIN, attraverso misurazioni, l’efficacia e l’efficienza
dell’attuale intervento di mise?
Queste sono le domande a cui è necessario rispondere al fine di
-Non danneggiare gli ecosistema
-Tutelare la salute cittadinanza
-Mantenere la salubrità dell’acqua e del cibo tenendo conto anche dell’importanza
-economica che riveste l’agricoltura sia doc che dop
-Salvaguardare le risorse idriche ad oggi scarse nel nostro territorio ma anche a
livello mondiale
Siccome l'impianto è da pochi mesi entrato in funzione, siamo del parere che
prima che situazione diventi irreparabile, sia fatta una verifica urgente della
situazione!
Il Presidente -Lamberto Meschinelli- Coordinamento Comitati e Associazioni Ambientaliste
prov.di Grosseto
Coordinamento dei comitati della Maremma
***
Donatella Raugei Ass. Imprenditori di Agriturismo
Luogo di Maremma, 13 gennaio 2013
Bibliografia : Il Progetto locale - Alberto Magnaghi- 2010
Rifiuti Zero una rivoluzione in corso Paul Connett - 2012
DAL DISTRETTO RURALE ALLA BIO-REGIONE – ZERO WASTE
LA BIOREGIONE , PONTE TRA LE RADICI DEL PASSATO E LE STORIE DEL FUTURO
L’ AMBIENTE COME CATALIZZATORE DEI CITTADINI NEI TERRITORI IN
CONTRAPPOSIZIONE ALLE FILIERE DI CORRUZIONE E SFRUTTAMENTO “COLONIALE “
DEI TERRITORI IL MONDO RURALE COME VOLANO DI SCAMBIO TRA TERRITORIO
APERTO E FILIERE URBANE
UNA BIO REGIONE A RIFIUTI ZERO : SAVING MATERIAL MA
SOPRATTUTTO SAVING PEOPLE
CONTRIBUTO AL CONVEGNO ATTACCO ALLA MAREMMA
Donatella Raugei, Portavoce Gruppo Agriturismi nel Paesaggio
Come portavoce del gruppo Agriturismi nel Paesaggio, ossia di persone che si sono investite nella scommessa dei
binomi Paesaggio/ Impresa , Ambiente/ Natura , Agricoltura/ Cultura come leva di sviluppo sostenibile, vorrei nel mio
contributo dimostrare l’importanza per il nostro Territorio del Valore Paesaggio e Ambiente per un nuovo radicamento
culturale sociale ed economico della nostra Maremma
Il Territorio come lo sottolinea Alberto Magnaghi è frutto della fecondazione della Natura con la Cultura
La coscienza(di luogo) del Territorio, inteso anche come Paesaggio, nasce dalla conoscenza della natura, dei luoghi,
delle persone che vi abitano e dei tanti legami e connessioni che intercorrono tra questi elementi, le nostre Radici,
appunto.
La tutela di questo Paesaggio , aggiungo, nasce dalla presa di coscienza collettiva di questo connubio da parte dei
cittadini ma anche dagli amministratori
Ormai ne sono apparentemente convinti tutti ed è un gran parlare di Natura Ambiente economia Green,…. Sostenibilita
ecc … è molto trend e fashionable
Anche la nostra Provincia sbandiera la Natura, associandola a piu non posso al Brand Maremma , che per ora e forse per
poco se continua cosi , è ancora sinonimo di Natura ed è un brand vincente .
La nostra Provincia è un distretto rurale
Ha una bassa densita demografica, ed è il territorio anche statisticamente con il maggio numero di imprese agricole.
Ha una stratificazione di antichi retaggi di agricoltori, che affiancavano i minatori ed i boscaioli in queste economie
legate ai luoghi.
Ha anche attratto grazie alla bellezza dei suoi paesaggi ed alla Cultura storica ed artistica delle sue città e borghi anche
dei nuovi agricoltori – detti a valenza etica - per un rinnovo anche generazionale oltre che di visioni.
Ha attratto anche grazie alle politiche di ricupero del patrimonio dei fabbricati rurali anche l’utente metropolitano che
soggiorna in questi luoghi intrisi di radici per un ritrovato necessario dialogo tra citta e campagna .
In Maremma, la scommessa di scegliere di essere Bioregione è possibile.
Il nostro Territorio sembra preservato.
Ma la nostra qualità di essere territorio poco antropizzato, con un passato minerario ecc … purtroppo fa si che siamo la
( facile ) preda dei nuovi colonizzatori
La popolazione, poca, ha un retaggio culturale tale da essere spesso abituata a sottostare a decisioni prese da altri, il
passato minerario ha lasciato caverne e buchi che invitano ad essere colmati, i paesi sono distanti , la rete telematica è a
singhiozzo, la comunicazione non circola e la partecipazione e la trasparenza sono pressoché inesistenti….
Possiamo dunque essere prede di questi attacchi alla Maremma, con la scusa dello sviluppo, scusa che seduce la
popolazione che, essendo di stirpe agricola o mineraria, è spesso e erroneamente convinta di essere inferiore, rispetto
“ai cittadini “ e dunque i “ colonizzatori “ speculatori le convincono facilmente che lo sviluppo è un diritto che
finalmente è arrivato anche per loro.
Certo, ma è uno sviluppo che prevede occupazione abnorme di suolo, voracita energetica, concentrazione di agenti
inquinanti, consumo di risorse non rinnovabili......... tutti fattori che si vanno sempre piu chiaramente rivelando come
concause rilevanti della crisi ecologica locale e planetaria
Crisi ecologica ma anche di conseguenza crisi economica.
Oggi, la struttura urbana è “ interamente generata dalle leggi della crescita economica, a carattere fortemente
dissipativi ed antropico, senza confini ne limiti alla crescita: , squilibrante e fortemente gerarchizzante; omologante il
territorio che occupa , ecocatastrofica, svalorizzante le qualità individuali dei luoghi , priva di qualità estetica ,
riduttiva nei modelli dell’abitare”
Le teorie tradizionali dello sviluppo, legate alla crescita economica illimitata , hanno trattato il territorio in termini
sempre piu riduttivi , …Il produttore/consumatore ha preso il postodell’abitante , Il sito quello del luogo, la regione
economica quello della regione storica e della bioregione .
Il territorio è utilizzato come puro supporto tecnico con razionalita interne al contesto economico e sempre piu
indipendenti da relazioni con il luogo e la sue qualità ambientali , culturali, identitarie .
Cio ha prodotto una crescita della ricchezza di durata effimera , accumulando nel tempo in modo esponenziale il
degrado ambientale e sociale che ha prodotto l’insostenibilita dello sviluppo e l’obsolescenza del concetto di sviluppo
stesso .
Questa caratteristica puo portare la “ megalopoli” alla “necropoli”
Metropoli non come sinonimo di grande città ma come “ forma di urbanizzazione distruttiva della citta” , che distrugge
la natura peculiare dei luoghi e delle città cancellandone differenze, identita , complessita, coprendo il territorio di
funzioni economiche e di “ non luoghi “ ovvero di spazi privi di identita, relazioni , storia in una progressiva privazione
degli elementi fondativi della citta, privazioni che hanno portato all’amnesia dei saperi e delle comuni Radici..
Disarticolando sul territorio funzioni del ciclo economico, seppellendo a caso paesi, città, tessuti territoriali e paesaggi
agrari, quelli che sono stati forgiati con il susseguirsi delle generazioni : “ogni filare di vite o ulivi è la biografia di un
nonno o di un bisnonno “(Indro Montanelli )
Organizzando parti inanimate di un soggetto smembrato : zone residenziali, quartieri dormitori, zone industriali ,
commerciali, urbanizzazioni diffuse di villette, outlet, zone sportive e centri per vacanze, villaggi vacanze ……. … si
puo localizzare e “delocalizzare “ tutto- comunque- sempre “ , ossia risorsa da sfruttare, trattando il territorio come
sfondo o supporto e sganciandolo dalle sue connessioni ai luoghi …. determinando la recisione della Città dal suo
contesto vivente .
Il territorio è oggettivato e come tale viene trattato
E questo che vogliamo per la nostra Maremma ? , luogo simbolo di natura per tutti,
Il nuovo concetto dei Territorialisti parla di un ritrovato dialogo tra citta a territorio aperto
Che è stato illustrato perfettamente nella immagine del Buon governo , dove oltre alla citta muraria si intravede la
campagna coltivata
E questa l’immagine del brand Maremma e prima ancora del Brand Toscana, dove l’agricoltura ha disegnato il Territorio , il
Paesaggio e ne è diventata l’espressione identitaria .
Nella bio regione urbana, i nuovi agricoltori assumono una importanza che richiama quella che i fisiocratici attribuivano
alla terra
Ad essi è affidata in primo luogo la produzioni delle filiere alimentari che contribuiscono a ridefinire l identita dei
luoghi
Alle funzioni ecologiche e paesistiche poi, si aggiungono quelle relative alla ospitalità agrituristica didattica e
scientifica e alla costruzione di sistemi economici locali
Agriturismo e Geoturismo dunque insieme, intorno all’elemento Terra, come possibile volano di sviluppo corollario
delle nostre radici
Sviluppo sostenibile integrato con una agricoltura di filiera corta e ovviamente di approccio virtuoso ai cosiddetti
“rifiuti” con la scelta dell’opzione zero rifiuti da parte dei Sindaci.
Gli orti urbani perdono il carattere povero e degradato per divenire parte integrante del parco agricolo perturbano
Il territorio aperto è considerato interamente come area protetta
Esso è progettato a partire del paesaggio di parco naturale e parco agricolo come un sistema ambientale continuo
costituito da corridoi ecologici fra un centro urbano e l’altro che formano una maglia reticolare fruibile, entro questo
reticolo, si inseriscono aree produttive appropriate alla valorizzazione ambientale
In un ritrovato dialogo citta campagna per allontanare i poteri sovradeterminati dell’economia globalizzata , per una
crescita della coscienza di luogo, restituendo agli abitanti l’agora perduta
Infatti, è attraverso lo specchio del passato- paysage, realité de temps long, milieu de vie et de travail, porteur
d’identité- che si riflette l’identità di tutto un territorio ed è da questa finestra della memoria che si può ricevere un
affaccio sul devenir, futuro possibile nelle sue molteplici dinamiche, economiche, culturali , ambientali .
E opportuno privilegiare la solidarietà, - paysage, oeuvre collective- degli abitanti di oggi non solo tra di loro ma
anche con la lunga tradizione delle generazioni che li hanno preceduti sul territorio, innescando cosi un percorso di
memoria collettiva- paysage,réalité mouvante - e restitutiva che va a prendere il naturale relais della memoria
comunicativa
Il nostro Ambito territoriale della Maremma è quindi vocato a ristabilire la necessaria alleanza , tra territorio urbano e
territorio aperto, come era prima in un modo storico temporale tra Roma e l’agro romano ecc …ossia la citta con i suoi
bacini alimentari di riferimento.
Un alleanza di scambio tra l’agricoltore e l’utente metropolitano.
Queste filiere, a sostegno di una buona agricoltura e di un Paesaggio sostenibile ed identitario debbono per essere
promotori di una realtà sostenibile e vivibile, essere corte, ristabilendo un buon dialogo tra citta e campagna,
inspirandosi dunque ai principi dei nuovi Territorialisti
Il Territorio, il Paesaggio già” elemento chiave del Benessere sociale ed individuale “ (Ass.Anna Marson) potrà allora
essere percepito come indicatore di benessere non solo per i visitatori mà anche per le popolazioni residenti
Filiera corta del Cibo, ormai integrata mentalmente almeno teoricamente, grazie ai GAS, alle condotte Slow Food, al
Biologico ecc…
Filiera corta delle energie, inspirandosi anche alla vecchia maglia poderale toscana dove l’energia veniva prodotta
laddove era necessaria (es pompe Vivarelli)
Infine e qui è un concetto nuovo, zero waste, , una filiera corta anche per i rifiuti, perche, se è vero che il rifiuto è
risorsa, lo puo essere solo se non entra nel “giro del cosiddetto business” di matrice diciamo non sempre limpida e
chiara.
Come agire ? in questo scenario di ruralita contemporanea e diffusa, si puo ripartire ,mà solo in un modo partecipato
con i cittadini, insieme ai loro amministratori, coniugare quindi la democrazia rappresentativa con la democrazia
partecipativa, con l’elemento del consenso e del rispetto del Bene comune
IL NOSTRO CHALLENGE, la nostra Proposta per il nostro Distretto rurale
Per contrastare efficacemente i vari attacchi alla Maremma , che la giornata di oggi ha evidenziato, per evitare
che il lavoro delle Sentinelle siano solo delle riflessioni teoriche e racconti di battaglie, anche se con qualche
vittoria, è opportuno che la nostra Maremma diventi veramente una Bio Regione.
La soluzione è che consapevolmente , per contrastare efficacemente questi piani organizzati, si proponga un piano
altrettanto bene definito con delle proposte condivise dai cittadini, dagli amministratori di questi territori e dagli
imprenditori : UNA BIOREGIONE A RIFIUTI ZERO
Gli ambientalisti e la Maremma
Gli ambientalisti non sono ne i nemici dello sviluppo e neppure dei politici eppure molto spesso vengono considerati
come tali
Il nostro territorio con una lunga storia di industrie che asservivano il territorio, miniere, fa si che ora i suoi abitanti
siano facili prede per le cosiddette industrie, in effetti solo aziende spesso private colonizzatrici del territorio e dei suoi
abitanti.
Questa Bio Regione a Zero Waste proporrebbe una riconversione delle attuali problematiche in opportunità : sarebbero
a tutti gli effetti delle Urban Ore , miniere urbane che si propongono non solo di salvare la materia, ricuperandola,
riusandola, ma anche le persone, offrendo loro occupazione stabile.( Saving material- saving people )
Sono i cosiddetti Money Jobs, del ricupero, del riuso
In Isvezia, a Goteborg vi è addirittura un Parco del Riuso, che potrebbe essere modellizzato da noi
Alla stessa maniera, le aree che sono adesso prede di aziende che si occupano di incenerimento dei rifiuti potrebbero
costituire dei centri per una selezione piu approfondita dei rifiuti e giacche queste aziende hanno dei studiosi e dei
chimici, si spera ! , posizionare li dei centri per la ricerca in collaborazione con le università , secondo il principio che il
“rifiuto” che rimane dopo tutte le maglie della selezione oggi conosciuta, và reso visibile e va analizzato come
“patologia” per poi essere studiato e opportunatamente trattato
Ricordiamo che l’incenerimento è un povero investimento, anche in termini occupazionali
E un pessimo investimento anche pensando al futuro degli abitanti in termini di salute e al futuro dei territori in chiave
ambientale in evidente contrasto con le nostre aree protette, la nostra natura i nostri parchi che sono il vero sviluppo
vocato del nostro territorio .
Dalle Mani alle Menti….. questo è riassumendo il Zero Waste, tanti operatori effettuano la selezione…. Poi ciò che
resta deve essere studiato dai ricercatori,
anche per fare passare il messaggio agli imprenditori per la programmazione dei nuovi oggetti di consumo, che siano
reciclabili idealmente al 100%
I Rifiuti Zero sono una democrazia di Azione che coinvolge i cittadini, gli amministratori, i lavoratori, i ricercatori, gli
imprenditori, al contrario degli inceneritori oppure delle tecniche violente della ricerca di nuovi idrocarburi (
fracking….,) oppure di nuove miniere di materie prime che sono manovre che vanno sempre a scontrarsi con la volontà
degli abitanti residenti e la loro qualità di vita…….. MAKE FRIENDS NO WASTE, come ricorda il Prof Paul Connett.
Questa sarebbe dunque una agenda della Speranza, more hope, oltre ad essere una opportunita per l’occupazione, per
salvaguardare la nostra salute, ecc…in relazione alle nostre filiere corte del cibo, filiere di qualita
LA NOSTRA MAREMMA E GIA UNA BIO REGIONE , con una storia etrusca, con un passato di radici minerarie e
di agricoltura
La Maremma potrebbe essere il modello
Trasformare gli inceneritori in centri di smistamento e ricupero delle materie prime cosicché sarebbe sempre meno
necessario trivellare il nostro pianeta e la nostra regione per trovarne altre
La geotermia che abbiamo è gia in sovrabbondanza per la nostra Maremma, quasi per la nostra Toscana, ed essa serve
solo ad assicurare certificati verdi ad aziende private che ne hanno necesstità
Le biomasse debbono essere tali e non è opportuno cambiare dei codici per smaltire altre cose, ricordiamoci della
bakelite delle batterie che fu assimilata alla plastica per favorire la Polytekne di infausta memoria
Dobbiamo preservare la nostra Acqua e difenderla dell’inquinamento delle falde acquifere causate da geotermia,
inceneritori ed altri “ termovalorizzatori”, fino al fracking ….
Alcune aree potrebbero trovare come a Goteborg in Isvezia una destinazione per il riuso anche con una componente
ludica, educativa e turistica…….( il biglietto d’ingresso ad un concerto viene pagato con materiale di raccolta
differenziata, bottiglie di plastica ad es.
Infine, le casette dell’Acqua dovrebbero essere un segno distintivo della nostra Maremma.
Un vero laboratorio di sostenibilità applicata in armonia con tutti gli abitanti.
La giornata di oggi , a tre settimane del voto politico si propone anche di essere pro-memoria per la programmazione
della governance del Territorio, dove sempre di più le scelte dovranno essere fatte con i cittadini e non contro una buona
parte di loro.
Con una attenzione al Bene Comune ed al futuro delle prossime generazioni.
La nostra Maremma deve continuare non solo ad essere sinonimo di Natura , di Cultura mà anche e soprattutto un
territorio dove l’occupazione non dovrà essere il frutto di una tragica scelta , o il lavoro , o la salute….
DUNQUE : UNA BIO REGIONE A RIFIUTI ZERO : SAVING MATERIAL MA SOPRATTUTTO SAVING
PEOPLE
Donatella Raugei
Luogo di Maremma, 13 gennaio 2013
Bibliografia : Il Progetto locale - Alberto Magnaghi- 2010
Rifiuti Zero una rivoluzione in corso Paul Connett - 2012
Coordinamento dei comitati della Maremma
***
Edoardo Bertocci Gessi Rossi Tioxide
Coordinamento comitati e associazioni di Grosseto [email protected] 3491773517
Movimento no coke Alto lazio
[email protected] 3358272742
Fanghi e Gessi Rossi “Una storia Infinita”
La quantità maggiore di rifiuti industriali prodotti in maremma da oltre 40 anni è
quella della multinazionale Tioxide che ha una fabbrica a Scarlino nella Piana del
Casone.
La vicenda dei fanghi rossi ebbe risalto alla fine degli anni 80, a seguito di una
bomba piazzata da anonimi su una bettolina che scaricava questi rifiuti speciali nel
mare della Corsica. Questo gesto destò scalpore al punto tale da far intervenie l'allora
Governo, ed ebbe risalto su tutti i tg nazionali e francesi.
Il problema era che fino ad allora ,i cosidetti fanghi rossi ,venivano direttamente
scaricati in mare, nel Golfo di Follonica, mediante una tubazione. I Sindaci di Sarlino
e di Follonica, si resero conto che questa situazione stava diventando insostenibile e
chiesero alla Montedison di non scariare più nel golfo, ma di adottare altre soluzioni.
La soluzione fu quella di caricare i fanghi rossi su delle navi e andare a scaricarle
davanti alla Corsica, come se dal punto di vista ambientale cambiasse qualcosa. Oggi
il tempo a disposizione è poco, ma posso dire che anche ad allora, purtroppo come in
tante situazioni di oggi, non è cambiato niente, ci furono delle relazioni di illustri
docenti universitari, i quali affermarono che scaricare i fanghi rossi in mare era
salutare perchè i pesci ci trovavano ricovero per riprodursi.
Da subito i Corsi ebbero da fare delle rimostranze, ma le bettoline cariche
continuarono a scaricare finchè non ne fu affondata una.
A quel punto la dirigenza della fabbrica che nel frattempo era diventata proprietà
della multinazionale Tioxide dovette trovare altre soluzioni.
Pensarono bene, mediante un processo produttivo che è lo stesso identico di oggi di
abbattere la parte fangosa con della marmettola, residuo della lavorazione del marmo
di Carrara e trasformare i fanghi in gessi rossi.
Perchè gessi rossi? Perchè il composto è solfato di calcio contenente ossidi di ferro in
quantità del 20% circa.. A quel punto fu permesso di scaricare a piè di fabbrica questo
rifiuto speciale.
Nel fare questo però accadde una cosa, a mio parere vergognosa, che fu quella di
mettere questo rifiuto sopra i vecchi bacini di stoccaggio di solfato ferroso di titanio
del residuo della lavorazione dell'acido solforico e in parte dell'acido solforico stesso,
lasciando intatto quello che c'era.
In realtà questo fu definito una bonifica, approvata dalla provincia di Grosseto, che
all'epoca consistette in questo:
Fu steso sopra questi bacini, si parla di una superficie che allora era di circa 20 ettari,
(oggi la provincia di Grosseto ne ha approvati 33), un telo di pvc dello spessore di
mezzo millimetro sopra il quale furono scaricati e in parte lo sono tuttoggi, i gessi
rossi.
Purtroppo, già all'epoca dopo due giorni dalla stesura di questo telo si presentò un
problema, gli acidi lo corrodevano e inizialmente si cominciarono a crearsi delle bolle
di plastica (VEDI FOTO 2), allora si pensò bene di chiamare una squadra di
cacciatori del luogo per sparargli con la carabina e sgonfiarle, naturalmente lascio
immaginare a voi il risultato di questa impermeabilizzazione e della riuscita di questa
bonifica.
Oggi abbiamo come risultato una montagna alta 11 metri per 33 ettari di rifiuto
speciale che nasconde tutto quello che comunque è ancora là sotto e che come
dimostrato dallo studio Biondi e Donati, fatto fare dalla Provincia di Grosseto, la
quale visto i risultati che presenta, lo ha chiuso immediatamente in un cassetto
sperando non sia più visto da nessuno, che evidenzia come tutte le sostanze nascoste
stanno percolando e raggiungendo tutti gli strati della falda acquifera. Solo due dati
Arsenico termini di legge 10 a Scarlino è 1550, manganese termine di legge 200 a
Scarlino è 10.400, di fatto c'è un inquinamento catastrofico in atto senza che nessuno
inspigabilmente intervenga, in confronto Taranto è un oasi del WWF.
Una volta però, resosi conto che 400.000 tonnellate l'anno di questo rifiuto ben presto
avrebbero saturato il piè di fabbrica cominciarono a chiedere di riempire cave
dismesse. Il primo tentativo fu quello di utilizzare una cava di gessi a Roccastrada,
ma grazie al fatto che sotto la stessa era presente una grossa falda che serve gran
parte dei pozzi del territorio, il progetto naufragò, quindi si pensò bene di chiedere di
riempire la cava di Montioni, una cava di materiale fino ad allora usato dalla ditta
Richard Ginori per produrre porcellana, che era quasi ad esaurimento, di proprietà del
Comune di Follonica.
Questa cava è ai limiti del parco interprovinciale di Montioni.
Ci furono subito opposizioni da parte degli ambientalisti a questo ulteriore scellerato
progetto, ma visto il ricatto occupazionale messo in gioco dalla azienda, che
comunque licenziò in quella fase oltre 140 dipendenti, l'Amministrazione Comunale
di Follonica, allora guidata dal Sindaco Bonifazi, accettò la soluzione di riempire la
cava di montioni, firmando nel 2004 un accordo di programma il quale prevedeva che
entro il 2010 la tioxide portasse la produzione dei gessi rossi solo al 5% di quella del
2000.
In realtà l'unica cosa rispettata in questo accordo, fu il licenziamento dei 140
dipendenti, tutto il resto ad oggi 2 Febbraio 2013 è esattamente come allora.
Però anche la cava si stà esaurendo. (VEDI FOTO 3)
Allora i dirigenti della Tioxide hanno pensato bene di far diventare un concime i gessi
rossi.
Nel 2010, durante il governo del ministro Galan, si è approvato un regolamento, il
75/2010 che permette ad alcuni sottoprodotti industriali di diventare, se hanno certe
caratteristiche, un fertilizzante.
Prima di continuare e concludere l'argomento gessi rossi, faccio una parentesi
sapendo che tra voi ci sono persone sensibili all'Ambiente, comunico che presso il
Ministero dell'Aricoltura è presente un registro dei produttori di fertilizzanti, a questo
registro fino al 2010 erano iscritte circa 300 aziende, in un anno a seguito della
approvazione di questo regolamento le aziende iscritte sono oltre 3000. Questo
significa che migliaia di sottoprodotti ritenuti un rifiuto fino al 2010 oggi sono
concimi e ammendanti da spargere per i campi. Quindi non solo in Maremma, ma in
tutta Italia, in questo momento è “legalizzato” lo spargimento di questi prodotti, in
parole povere, è in atto un processo legalizzato di DANNO AMBIENTALE, di
proporzioni catastrofiche, forse in alcuni casi irreversibile, che va in contrasto
sicuramente con la legge 152 in materia ambientale, ma soprattutto va in contrasto
con il mercato agricolo del futuro, cioè dei prodotti biologici, della filiera corta e
quant'altro.
Tornando ai gessi rossi, la Tioxide ha approfittato del fatto che questo regolamento,
sembra che chieda la verifica solo di una parte di sostanze contenute in questi
sottoprodotti, (VEDI TABELLA ALLEGATA)
ConfrmitàAgesal.3dDL75/10
Conformità Agrigess a All.3 del D.Lgs 75/10
MetaliLm(g/K)VorGsScCnfà
Metalli
Pbto1403.7si
Cdto1.5<0,si
Nito102.s
Znto501.si
Cuto2306.9si
Hgto1.5<0,si
Cr(VI)to0.5<,si
Pb tot
Cd tot
Ni tot
Zn tot
Cu tot
Hg tot
Cr (VI) tot
140
1.5
100
500
230
1.5
0.5
3.7
<0,05
2.1
11.5
6.29
<0,1
<0,5
si
si
si
si
si
si
si
SO33540,+/-2si
CaO2530,8+/-4si
SO3
CaO
35
25
40,5 +/- 4,25
30,8 +/- 3,4
si
si
Limiti (mg/Kg) Valore Gesso Sca
Crlin
onfo
orm
(m
ità
g/Kg)
In realtà, a seguito di un articolo apparso su tutti i quotidiani locali e e da un servizio
andato in onda su TV9, nel quale mi ero limitato a chiedere chiarimenti visto che si
parla di sostanze come per esempio il cromo esavalente che è un cancerogeno diretto,
Tioxide Europe ha intentato contro il sottoscritto, due denunce penali, ad oggi
archiviate sia dal Tribunale di Livorno che da quello di Grosseto, e una causa civile di
risarcimento danni, ancora in corso con una richiesta di oltre 24 Milioni di euro di
indennizzo, perchè secondo loro avrei fermato il commercio di questo cosiddetto
fertilizzante.
Chiaramente questo mi ha spinto ad andare ancora più a fondo nella vicenda e a
seguito di accessi agli atti presso il Ministero si è delineata una situazione
agghiacciante.
In primo luogo un profesore universitario, come dicevo prima non è cambiato niente,
ha fatto una relazione dicendo che i gessi rossi di Scarlino sono stati usati per
bonificare il padule e che sopra c'è una rigogliosa coltivazione di olivi. Ma la cosa più
inquietante è che questa persona era anche membro autorevole della commissione che
approvava l'iscrizione al registro dei fertilizzanti al Ministero. Praticamente il
controllato e il controllore erano la stessa persona.
Non solo in realtà il regolamento, negli allegati 8 e 10 chiede di far saper al Ministero
tutte le sostanze contenute in questi sottoprodotti e non solo quelli della tabella
riassuntiva.
Pertanto io ad oggi ho chiesto la copia di questi allegati e presto mi dovrebbe essere
fornita, per cui le cose sono 2: o i dati di questi allegati non corrispondono alle analisi
che dal 2000 ad oggi sono state depositate in Regione Toscana, Provincia di Grosseto
e Comune di Scarlino, oppure qualcuno non le ha lette.
Devo dire che appena insediato il Governo Monti, queste commissioni sono state
sciolte e addirittura in questo caso è stato anche rimosso il dirigente.
Pochi giorni fa come avrete appreso dalla stampa ci sono stati diversi arresti al
Ministero dell'Agricoltura e ci sono molti indagati. Io ho fornito alla Procura della
Repubblica di Roma tutta la documentazione che ho acquisito al fine di verificare se
anche nella iscrizione di queste 3000 aziende ci sia stato o meno un interesse diverso
da quello dei veri obbiettivi del regolamento, speriamo che almeno si stoppino le
autorizzazioni e si adottino criteri più restrittivi per riscrivere le aziende, tra le quali
magari ce n'è qualcuna che ne ha pieno diritto.
Concludo dicendo che dopo oltre 50 anni il nostro territorio non può più sostenere
400.000 tonnellate l'anno di rifiuto speciale, tantomeno può essere sparso nei terreni
agricoli, se questa multinazionale americana ritiene di dover continuare a produrre il
biossido di titanio nella piana del Casone di Scarlino, può farlo trasformando l'attuale
metodo di produzione con un altro a circuito chiuso utilizzando il cloro che non
produce nessun rifiuto ad eccezione delle emissioni, se invece non vuole investire in
tal senso, credo che debba ripulire tutto quello che ha sporcato, come prevede la
legge, smontare gli impianti e dismettere l'attività.
Speriamo che le istituzioni preposte abbiano il buonsenso di velocizzare questo
processo al fine di far pagare a chi ha sporcato, perchè il rischio è quello di veder
andare via la multinazionale e poi far pagare ai cittadini le bonifiche.
Coordinamento dei comitati della Maremma
***
Andrea Marciani,
per il Comitato Beni Comuni Manciano
Coordinamento comitati e associazioni di Grosseto [email protected] 3491773517
Movimento no coke Alto lazio
[email protected] 3358272742
Intervento sui lavori del consorzio Osa Albegna ed il loro disastroso risultato nel corso
dell'alluvione del 12 novembre 2012
Da diversi anni seguiamo con costernazione i lavori che il consorzio di bonifica Osa Albegna sta
portando avanti nel tratto dei torrenti Elsa e Sgrilla, e nell'aprile di quest'anno li abbiamo
nuovamente criticati con un comunicato stampa pubblicato anche da diversi quotidiani locali.
Abbiamo scritto allora, per stigmatizzare i lavori sotto il profilo idraulico:
"Siamo in collina, non sulla piana alluvionale di Grosseto. Se laggiù ha un senso costruire
autostrade all'acqua per velocizzare la sua evacuazione in mare, quassù si dovrebbe usare il
criterio opposto e lasciare che i corsi dei torrenti trattengano, in caso di forti precipitazioni,
quanta più acqua possibile,anche con limitate esondazioni nelle golene naturali, per non
alimentare troppo rapidamente le alluvioni in pianura"
A nostro dire l'intervento in corso stava trasgredendo una norma basilare del corretto intervento
idraulico sui torrenti collinari, una norma che si poteva leggere anche sul sito del Consorzio stesso e
che recita: “la manutenzione ordinaria si esplica nel controllo selettivo della vegetazione presente
sulle sole sponde privilegiando le associazioni riparie ben radicate e non pericolanti le quali
possono innescare benefici effetti quali quelli indotti dalle briglie selettive.”
Abbiamo allegato allora, e lo facciamo nuovamente ora, alcune immagini che testimoniano come
tale norma era stata totalmente ignorata e la vegetazione ripariale brutalmente estirpata per
realizzare dei canali artificiali a sezione trapezoidale in terra battuta del tutto inadatti ad imbrigliare
una piena alluvionale.
Foto 01. A sinistra un immagine satellite di un tratto del torrente Sgrilla accanto alla provinciale 74 (ben visibile la
spessa fascia alberata preesistente) ed a destra lo stesso tratto dopo gli interventi di aprile
1
Foto 02. Torrente Elsa a monte dell'inserzione dello Sgrilla, anche qui la vegetazione ripariale è stata totalmente
asportata ed un autostrada è stata aperta alle acque alluvionali
Pochi chilometri a valle di questi lavori il torrente Elsa confluisce nell'Albegna all'altezza del
castello di Marsiliana, circa 400 metri prima del ponte sull'Albegna gravemente danneggiato dalla
piena del 12 novembre. Non ignoriamo l'eccezionalità delle precipitazioni (360 mm. in 36 ore) che
sono all'origine della disastrosa alluvione, nè certamente intendiamo addossare al Consorzio Osa
Albegna una diretta responsabilità dei tragici fatti che si sono prodotti a Marsiliana ed Albinia, ma
pensiamo che sarebbe ora di compiere una approfondita riflessione sui lavori di tutti i consorzi di
bonifica operanti in Toscana, uscendo dalla mentalità che regolava gli enti di bonifica del secolo
scorso, finalizzata ad un ferreo, ma spesso fallace, controllo antropico del territorio.
"Per proteggere gli insediamenti umani dalle inondazioni è possibile regimentare i corsi d'acqua
con criteri di pacifica convivenza ambientale. Agli alvei fluviali deve essere riconosciuto,
mediante calcolo idraulico, il loro spazio vitale intoccabile, oltre il quale realizzare quelle opere
artificiali di contenimento delle portate di piena.
All'interno di quella fascia di appartenenza nessuno deve più essere autorizzato a manomettere
la vegetazione spontanea, né tanto meno a realizzare scavi che turbino la naturale livelletta di
equilibrio che il corso d'acqua esige e ricompone pazientemente per sua primordiale sapienza.(1)
Foto 03. In rosso il tratto dei torrenti Elsa e Sgrilla dove sono stati fatti gli interventi illustrati dalle precedenti
immagini
2
A seguito di un sopralluogo effettuato nella mattina del 14 cm. siamo inoltre in condizione di
mostrare, con immagini prese sul corso dei torrenti sopracitati, le deteriori conseguenze che i lavori
del Consorzio Osa Albegna hanno avuto sulla dinamica dell'inondazione:
Le prime due, prese sul torrente Elsa in zone immediatamente a monte degli interventi delle ruspe
del consorzio, mostrano come la vegetazione ripariale integra abbia mantenuto il torrente nel suo
alveo, salvaguardando le sponde, malgrado siano ben visibili i segni lasciati da un ondata di piena
alta almeno 3 mt sopra il consueto livello di scorrimento
foto 04 Torrente Elsa
foto 05 Torrente Elsa
3
Coordinamento dei comitati della Maremma
***
Andrea Marciani Ass. Beni Comuni di Manciano
Miniera di Antimonio a Faggioscritto, Manciano
Il 5 settembre 2012, nel Cinema di Manciano è stato presentato un progetto di una ditta canadese
denominata Adroit Resorces, per una ricerca di oro, argento, rame, zinco, piombo ed antimonio nella
zona di Petriccio e Faggio scritto. Il permesso riguardava un area complessiva di circa 900 ettari dove
la ditta canadese Adroit intendeva realizzare 388 perforazioni a profondità tra i 70 ed i 120 metri (31
Km di scavi complessivi).
I tecnici incaricati di illustrare il progetto chiarirono subito che in verità l’unico minerale che
intendevano estrarre (e di cui è stata già accertata una presenza significativa) era l’antimonio, un
semimetallo tossico all’inalazione, con effetti cancerogeni sull’organismo paragonabili a quelli
dell’arsenico.
Ci rendemmo subito conto che le trivellazioni esplorative avrebbero insistito su una delle rare zone di
ricarica delle falde dell’acquifero carbonatico dell’area di Capalbio, e data l’alta densità delle
perforazioni ed il sistema di chiusura cementizia ad alta fluidità prevista per i fori di sondaggio
sarebbe stato logico paventare una estesa occlusione della superficie di ricarica (di circa 40 ettari) con
conseguente severa riduzione dei livelli di falda, ma mentre su questo argomento i tecnici glissarono
con rapidità e noncuranza, e diedero grande risalto alle attenzioni che volevano riservare alla
nidificazione dell’occhione, grazioso pennuto autoctono, per la quale si era prevista una sospensione
precauzionale delle trivellazioni da maggio ad agosto. Nessuna considerazione era stata invece
tributata agli autoctoni proprietari dei terreni su cui si potrebbe abbattere la calamità mineraria, che
nessuno si era preoccupato di avvisare.
Guardando oltre la pur devastante fase della ricerca, unico oggetto del procedimento di VIA
presentato, chiedemmo lumi sull’attività estrattiva che avrebbe dovuto seguire i sondaggi, scoprendo
che in realtà la società canadese già sapeva, da ricerche effettuate in precedenza, di aver individuato
sui terreni della sfortunata Azienda Sercera (agricoltura biologica certificata), un giacimento di circa
20.000 tonn. di antimonio, che intendeva estrarre con una miniera a cielo aperto di una superficie tra i
50 ed i 100 ettari, con buona pace degli abitanti circostanti e degli effetti cancerogeni dell’antimonio
che avrebbero disperso nell’atmosfera.
L’esperienza dei precedenti insediamenti minerari ci aveva comunque messo in guardia: parliamo,
per restare nel comune di Manciano, della miniera di antimonio del Tafone, il cui insanabile degrado
ha dato giustificazione prima ad una discarica di rifiuti urbani e poi ad una de-perimetrazione di 220
ettari destinati dalla Regione al fotovoltaico industriale.
Ci impegnammo subito nella redazione di osservazioni antagoniste, sopratutto incentrate sulla
minaccia di avvelenamento delle falde idriche, ma attente anche agli aspetti agricoli, naturalistici e
paesaggisti, quello che segue è uno stralcio delle stesse:
1.1. Antimonio vs Acqua
potabile:
La collocazione del campo di
ricerca ristretto, per un
estensione di circa 100 ettari,
poggia quasi per intero sulla
zona apicale dell'acquifero
carbonatico di Capalbio,
denominato 31OM040
nell'elenco dei CISS toscano
(Corpi idrici sotterranei
significativi), si tratta di
calcare cavernoso affiorante
in quel punto per una
superficie di circa 220 ha.
Nello studio d'impatto ambientale presentato dal proponente era stato adoperato ogni espediente per
minimizzare l'importanza del corpo idrico, si erano smarriti pozzi e sorgenti correttamente inclusi nel
data base dell'Ispra, si era fatto diventare impermeabile un calcare cavernoso e si si era definita
"periferica" (implicitamente marginale e infima) una zona di ricarica "apicale" (quindi importante e
suscettibile di inquinare l'intera corpo idrico sotterraneo)
L'accuratezza delle nostre ricerche ed osservazioni su questo argomento sono state decisive per la
commissione inter-servizi della Regione Toscana, che nella sua relazione preventiva ne ha citato
molti passi.
2.1. Antimonio vs Agricoltura:
Nell'area sono attive diverse aziende agricole anche biologiche, a cominciare proprio dalla Agricola
Sercera, su cui dovrebbe insistere il grosso delle attività prima di ricerca e poi di coltivazione
mineraria, Azienda che è una certificata produttrice di carni bovine biologiche.
3.1. Antimonio vs Salute pubblica
Per quanto la presenza antropica nelle immediate vicinanze della miniera sia molto bassa, non si
tratta comunque di una zona desertica e disabitata. Inoltre, come evidenziato al punto 1.1, la
circolazione sotterranea delle acque esporrebbe all'inquinamento idrico buona parte della provincia di
Grosseto.
4.1. Antimonio vs Ambiente naturale
Nonostante le amorevoli attenzioni che la ditta proponente riserva, nella sua relazione, alla
nidificazione dell'Occhione, specie protetta ai sensi dell'art. 157/92, arrivando a promettere una
sospensione delle attività di perforazione tra
i mesi di maggio ed agosto, per non creargli
disturbo, ci rimane difficile credere alla
sincerità di questa professione di
animalismo, dal momento che i proponenti
sanno bene che alla fase delle indagini
esplorative, nei loro disegni, seguirà una
fase di coltivazione mineraria, ed i
medesimi luoghi dove si è inscenata la
commedia della salvaguardia,
diventerebbero teatro di un eradicazione
definitiva dell'areale di nidificazione,
raschiato via dalle lame dei bulldozer
(l'incauto pennuto infatti nidifica al suolo). L'Occhione e la ruspa, condividiamo la sua apparente perplessità
Inoltre ci stupisce quanto sia stata trascurata, nella relazione del proponente, la straordinaria
biodiversità animale presente nella zona, infatti, uno studio d'impatto ambientale fatto per un progetto
di fotovoltaico poco distante da Faggioscritto (loc. Montauto), repertoriava i seguenti animali
selvatici: "lepre comune (Lepus europaeus) cinghiale (Sus scrofa), capriolo (Capreolus capreolus),
martora (Martes martes), donnola (Mustela nivalis), puzzola (Mustela putorius), faina (Martes
foina), istrice (Hystrix cristata), volpe (Vulpes volpe), nonché la rara lontra (Lutra lutra). Fra
l’avifauna presente si riscontrano: airone cinerino e rosso (Ardea purpurea), garzetta, fenicottero
(Phoenicopterus ruber), cicogne (Ciconia nigra), gruccione (Merops apiaster), albanella reale,
sparviero, poiana, gheppio, falco pescatore (Pandion haliaetus), barbagianni, assiolo, civetta,
fagiano (Phasianus colchicus), martinpescatore (Alcedo atthis),cornacchia grigia (Corvus corone
cornix) e l’airone guardabuoi (Bubulcus ibis)” . Possibile che una tale moltitudine di specie sia
sfuggita ai redattori dello studio d'impatto ambientale del proponente? e per quale motivo non è stata
riservata a ciascuno degli animali citati, un attenzione analoga a quella riservata all'occhione, dal
momento che anche loro covano e nidificano al pari di quest'ultimo.
4.2. Nella ipotesi di coltivazione abbozzata dalla Adroit Resources Inc. tutta una serie di misure di
mitigazione ambientale sono previste: l'utilizzo progressivo e parziale del giacimento, il riuso degli
stabilimenti metallurgici della ex miniera del Tafone, la realizzazione di una teleferica o di una
ferrovia per portare il minerale estratto da Faggioscritto al Tafone (6,5 km, che pur mitigando le
emissioni di CO2 rispetto al trasporto su gomma, comporterebbero opere imponenti e molti espropri
nelle aziende agricole comprese tra Faggioscritto ed il Tafone). Infine è previsto l'utilizzo dei tetti
degli stabilimenti per la produzione di energia fotovoltaica per alimentare gli altiforni e naturalmente
non manca il museo storico-didattico che ormai adorna, come un fiore all'occhiello, tutte le proposte
industriali sottoposte a Via.
L'esperienza insegna che le attività minerarie non sono mai ecocompatibili, sia durante la
coltivazione che in fase di dismissione, soprattutto in Italia, dove il termine dello sfruttamento
minerario ha sempre coinciso o con il fallimento della ditta che ha effettuato la coltivazione o con la
vendita della concessione a società tampone, fatta col solo scopo di sollevare la casa madre dagli
onerosi lavori di ripristino della naturalità dei luoghi inizialmente promessi (e prescritti dalla legge)
la miniera del Tafone: residui tossici percolano nel suolo, tetti in Eternit si disfano al sole e gli edifici collassano.
Che fine ha fatto l'ENI, una volta incassati i profitti?
5.1.Considerazioni economiche.
20 mila tonnellate di antimonio, al prezzo corrente ($ 5.30 x pound), valgono poco più di 260
milioni di dollari (200 milioni di euro) L'Italia applica una tariffa di concessione del 7% sul
fatturato della concessionaria quindi il paese incasserebbe, nei 40 anni di attività 14,1 milioni di euro
(ossia 350.000 euro / anno) e siccome la ripartizione tra Stato/Regione/Comune sono rispettivamente
30% -55%-15%, al Comune di Manciano entrerebbero di royalties solo 52.500 euro/anno. Inoltre, in
Cina, il governo di Beijing ha ordinato la chiusura nel 2010 delle miniere di Lenghuijiang (Hunan)
all'origine di una gran parte della produzione cinese. Le ragioni della chiusura sono state, da una
parte la protezione delle riserve e dall'altra l'inquinamento di aria, acqua e terra causato dalla
lavorazione dell'antimonio. (12) A questo è dovuto l'attuale rialzo dei prezzi ai valori sopra citati, ma
basterebbe che il governo cinese decidesse di riaprire quelle miniere per veder sfumare o dimezzare
le modeste entrate qui sopra calcolate.
Per contro, gli 11 milioni di metri cubi di acqua potabile del bacino carbonifero di Capalbio ed
Orbetello, che verrebbero contaminati dalla coltivazione mineraria, valgono, al prezzo di fascia
sociale praticato dall'Acquedotto del Fiora (€ 0,70), 7,7 milioni di euro/anno. Cifra che, se
moltiplicata per i quarant'anni di sfruttamento darebbe un valore di 308 milioni di euro , ma tale
moltiplicazione non avrebbe senso dato che, come già dimostrato, tale risorsa andrebbe perduta per
sempre ed il danno economico subito dalla collettività sarebbe inquantificabile.
Sul piano dell'occupazione la Adroit promette 100 posti di lavoro, si sa che in questa fase di VIA
le promesse occupazionali sono sempre gonfiate ed all'atto pratico si tratterà di qualche decina di
posti di lavoro malsano e poco qualificato, ma l'aspetto da sottolineare e che la Adroit sa bene (al
punto di vantarsene sui suoi depliant) è che quella di Manciano è una zona montana svantaggiata in
cui il costo del lavoro è sostenuto dall'intervento pubblico e c'è da star certi che alla fine dei conti, lo
Stato italiano avrà pagato, in sgravi Inps, molto più di quello che avrà incassato in royalties
Per una volta le osservazioni delle associazioni ambientaliste hanno avuto effetto e la ditta canadese,
per evitare una bocciatura palese in sede di VIA, ha preferito ritirare il progetto.
Si tratta di una vittoria importante anche se certamente non definitiva, dato che è facile immaginare
che la Adroit tornerà alla carica con lo studio di qualche accademico prezzolato, capace di far
scomparire, con un tocco di bacchetta magica, anche gli acquiferi repertoriati dal CNR. E comunque
il suolo sotto i nostri piedi resterà ricco di questo cocktail di metalli pesanti (e purtroppo
estremamente tossici) che accendono le bramosie di molti.
Un'attenzione all'ambiente davvero debole, delle royalties tra le più basse d'Europa, uno straordinario
archivio storico di indagini geologiche, che consente alle società minerarie di trovare a colpo sicuro
(e senza spese) le zone di interesse minerario, queste condizioni hanno fatto sì che l'Italia divenisse
terreno di conquista per molte compagnie minerarie nordamericane, che sono spinte a questa attività
neocoloniale anche dalle normative fiscali di quei paesi che incoraggiano le prospezioni all'estero,
attribuendo a queste speciali esenzioni.
Ormai le concessioni minerarie preliminari rilasciate a queste compagnie si contano a migliaia in
Italia, diverse decine nella sola Maremma.
La crisi sembra fare il resto e basta la promessa di pochi posti di lavoro per abbindolare i nostri
amministratori, il cui sguardo, sui bisogni della collettività, raramente si spinge oltre il termine del
loro mandato elettorale.
Per Beni Comuni Manciano
Andrea Marciani
Coordinamento dei comitati della Maremma
***
Loretta Pizzetti- Comitato Val di Farma
Comitato Val di Farma e E.So.r.Ri.De (Energie Sostenibili
Rinnovabili Democratiche
Coordinamento comitati e associazioni di Grosseto [email protected] 3491773517
Movimento no coke Alto lazio
[email protected] 3358272742
Comitato Val di Farma e E.So.r.Ri.De (Energie Sostenibili
Rinnovabili Democratiche)
Tra le battaglie portate avanti dal Comitato Val di Farma dalla sua nascita
ad oggi emergono le seguenti:
 Attività mineraria a cielo aperto per l’estrazione di caolino,
materiale argillosa, in loc. Piloni_Torniella, nel comune di
Roccastrada (Gr)
 Uso dei “gessi rossi” Tioxide per ripristinare le cave di
gesso a Roccastrada (Gr)
 Impianto fotovoltaico a terra in loc. Collelungo,
Roccastrada( Gr) insieme al Comitato E.So.r.Ri.De
1. Miniera di Caolino – Piloni, Torniella, Comune di Roccastrada
La zona protetta del Val di Farma è un SIC (sito di interesse comunitario) e SIR (sito
d’importanza regionale) ; l’area è di rilevante interesse faunistico, (presenza della
lontra, almeno fino a poco tempo fa, il tritone alpestre, il lupo appenninico, il gatto
selvatico) floristico e vegetazionale (querceti e castagneti, faggio, acero montano,
tasso, agrifoglio e betulla).
Nel 1999 viene prorogata una concessione mineraria (103 ettari!) per una miniera
ormai dismessa da decenni per l'estrazione di caolino a cielo aperto, nel comune di
Roccastrada località Piloni. La coltivazione si trova a confinare con il Val di Farma e
altre due zone protette ("La Pietra" e "Il Belagaio"). La miniera è alle falde del Mont'
Alto, prezioso per i suoi aspetti geomorfologici e paesaggistici e dalle cui adiacenze
prende l'avvio il torrente Farma. Il torrente Farma è conosciuto anche al di fuori del
SIC perché di esso fanno parte anche le famose "Terme di Petriolo" che sono molto
frequentate sia da turisti che dai residenti.
L’associazione Archeoclub interviene commentando la sconsideratezza dell’attività
ma la richiesta di tornare sui propri passi rimane inascoltata.
Nell’ Estate del 2003 si verifica un intorbidamento delle acque del fiume Farma e
dopo varie verifiche ed analisi, l’ARPAT di Grosseto nel novembre 2003 invia un
rapporto in cui individua la miniera come la principale fonte del danno ambientale in
corso.
Nel mese di Ottobre 2003, durante un'assemblea pubblica che chiedeva
delucidazioni all'amministrazione comunale, nasce il “Il Comitato Val di Farma.” che
presenta un esposto alla magistratura chiedendo chiarezza sull’iter autorizzativo
dell’attività estrattiva esprimendo dei dubbi sulla sua legittimità.
Il 22/11/1999 il Corpo delle Miniere aveva infatti prorogato la concessione fino
al 03/09/2019 (venti anni!) in assenza della procedura di V.I.A (già vigente) e
della documentazione integrativa richiesta dall’Amministrazione Provinciale all’atto
della conferenza dei servizi.
Le istituzioni competenti hanno accertato dall’agosto del 2003 che l’intorbidamento
delle acque del Farma deriva dall’attività estrattiva del caolino (rapporti dell’ARPAT di
Grosseto) e in data 22/12/03 il Sindaco emette un’ordinanza per la rimozione ed
avvio a recupero o smaltimento dei residui di produzione depositati sull’area di miniera
e lungo la scarpata che finisce nel fosso Rigualdo (affluente del Farma) e la
realizzazione di interventi tecnici per impedire il dilavamento, nonché la presentazione
di un progetto di ripristino dello stato dei luoghi ed ambientale.
Dal quel momento in poi è stato un susseguirsi di manifestazioni, convegni certificanti
il danno ambientale, ricorsi e controricorsi da parte della ditta Caolino d’Italia contro
l’Ordinanza Comunale, sempre respinti sia dal TAR che dal Consiglio di Stato.
L’ultima sentenza del Consiglio di Stato, del 7 luglio scorso, respinge la richiesta di
sospensiva dell’ordinanza citata riconoscendo «l’infondatezza delle argomentazioni
difensive esposte». La sentenza, a nostro parere, getta le basi per la “ricostituzione
di un tavolo istituzionale”, iniziato nel 2005 e interrotto inspiegabilmente, nel 2008,
dove tecnici, amministrazione e cittadini si confrontavano esaminando la situazione
nei dettagli.
La battaglia contro l’inquinamento idrico e morfologico causata dall’attività mineraria,
che ha gli stessi effetti devastanti di una attività di escavazione, dura da quasi 15
anni durante i quali nessuno ha saputo spiegare come non sia possibile costringere la
ditta ad elaborare un progetto di ripristino ambientale ed aprire una nuova
conferenza dei servizi (mancata all’epoca della concessione) in cui discutere gli
effetti dell’attività alla luce degli eventi intercorsi fino ad oggi.
2. Uso dei “gessi rossi” Tioxide per ripristinare le cave di
gesso a Roccastrada (Gr)
Nel 2004 La società Tecnobay s.p.a. (ora fusa in Gessi Roccastrada) presenta istanza
per l’avvio del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale ed il contestuale
rilascio dell’autorizzazione per la coltivazione dei materiali gessiferi, nonché un
progetto per l’utilizzo dei gessi rossi, materiale di scarto della lavorazione del titanio,
prodotti dalla Tioxide.
L’amministrazione comunale avvia un procedimento di inchiesta pubblica al quale il
comitato partecipa con un proprio esperto, presentando puntuali osservazioni al
progetto sottoposto alla valutazione di una commissione scientifica nominata dal
comune di Roccastrada (composta tra gli altri, dal prof. Focardi e dal geologo Aiello).
Mentre la società Tioxide vuole convincere della “bontà” del materiale in questione, Il
comitato dimostra come i “gessi rossi” non siano innocui come si vuol far credere e
produce osservazioni grazie alle quali il progetto si rivela insufficiente in quanto non
considera, prima di tutto la presenza di un acquifero importante e in secondo luogo, i
gessi rossi “rifiuti speciali” che invece necessitano di procedure particolari che vanno
a configurare l’intervento come messa in “discarica”.
In conclusione, pur con l’autorizzazione finale concessa dalla provincia, il progetto,
migliorato e completato, si rivela troppo oneroso e nel 2008 le società Tioxide e
Tecnobay rinunciano alla sua esecuzione.
 3. Impianto fotovoltaico a terra in loc. Collelungo,
Roccastrada( Gr) insieme al Comitato E.So.r.Ri.De
Nel 2010 Il Comitato Val di Farma si arricchisce della presenza del comitato Esorride
per lo sviluppo delle energie rinnovabili viste non come “speculazione di pochi” ma come
“bene comune” diffuso ed esteso a tutti i cittadini.
Viene presentato infatti, il progetto per un impianto fotovoltaico a terra su 100
ha in terreno agricolo, da trasformare in industriale tramite variante. Il progetto ha
seguito il suo iter alla regione e deve essere sottoposto ad una procedura che ne
verifichi l’impatto sull’ambiente (V.I.A.).
La ditta proponente ha fatto ricorso al TAR contro questa decisione della Regione ,
chiedendo l’annullamento del procedimento, il ricorso è stato respinto. (7 novembre
2012) ma la ditta ha recentemente presentato ricorso in appello al Consiglio di Stato
(gennaio 2013) sostenendo che la Valutazione di Impatto ambientale non puà essere
fatta perché troppo costosa.
L’area interessata è una delle poche zone nei dintorni del comune di Roccastrada
rimasta finora intatta nelle sue caratteristiche rurali.
Sono presenti numerose aziende dedicate all’agricoltura e all’agriturismo con campi
irrigui e fertili.
L’area rientra nella DOC del MONTEREGIO DI MASSA MARITTIMA e nell’IGP e,
pur non essendo area con vincoli paesaggistici o patrimonio dell’Unesco, è Distretto
Rurale della Maremma e vanta caratteristiche di integrità paesaggistica ormai molto
rara, con numerose coltivazioni, alberi di pregio e filari di cipressi.
Ci preme sottolineare che l’ impianto in questione è frutto di intenti speculativi,
proposto da una società immobiliare con precedenti di speculazione su realtà
industriali in difficoltà che invece di essere state sanate sono state portate a
fallimento.
La società è la N. S. di Fausto Saccaro (di Treviso), che ha rilevato qualche
anno fa, con il nome di Easy Green” la Electrolux di Scandicci, sfruttando
finanziamenti regionali per la riconversione da produzione di elettrodomestici a
produzione di pannelli solari mandando poi tutti gli operai in cassa integrazione.
Ecco dunque che in nome del “rispetto dell’ambiente” ci si adopera per rubare 100
ettari di suolo, invocando uno “sviluppo sostenibile” che è sostenibile solo per gli
investitori ma non certo per la comunità che , nel caso in cui venisse realizzato un
impianto del genere, troverebbe svalutato completamente il territorio in cui ha
investito e speso la propria vita.
Adesso la preoccupazione è che, anche se il progetto di fv non verrà portato avanti
dalla N.S., qualcun altro potrà usare la zona agli stessi fini: infatti, l’area è stata
deperimetrata dalla provincia di Grosseto in base alla Legge Regionale N.6/2011,
approvata nella seduta del 15 marzo 2011 che individua come zone non idonee
all’impianto di fotovoltaico a terra, le zone indicate D.O.C e I.G.P., proprio come sono
quelle interessate dal progetto in oggetto.
Guardando la cartina della deperimetrazione si osserva come l’area sia “ritagliata”
all’interno delle zone di pregio (come accade per la miniera di caolino miracolosamente
estrapolata dalle aree di riserve naturali)
Conclusioni
Sembra che questa zona interna, marginale rispetto alle zone costiere più frequentate
e rinomate, spesso
dimenticata dagli uomini, non sia dimenticata però dalle
multinazionali:



Adroit Resources per la ricerca di oro e minerali affini
Independent Energy Solutions per la ricerca di metano e stoccaggio CO2
Magma energy per la ricerca geotermica e calore con frantumazione delle rocce
magmatiche.
Avremo presto una centrale a biomasse per aiutare la cava dei gessi a risolvere i
problemi connessi all’alimentazione degli stabilimenti, e si parla di una diga, un invaso
sul Gretano (zona di Civitella-Roccastrada), a cura del Consorzio di Bonifica
Grossetano per la messa in sicurezza del territorio.
Indipendentemente dalla bontà di alcuni degli interventi previsti, quello che emerge
dal quadro generale è la mancanza di attenzione e cura nella gestione del territorio e
la mancanza di una visione globale della zona e delle sue priorità.
Si va avanti a seconda dei progetti avanzati da questo o quello inseguendo gli incentivi
e i finanziamenti di turno senza considerare gli effettivi bisogni di chi il territorio lo
abita e vorrebbe continuare ad abitarlo e a farlo vivere; così non ci sono risorse, la
gente se ne va, i giovani cercano altrove in un circolo vizioso che alla fine fa prevalere
gli interessi di pochi.
Una soluzione è quella di sollecitare la partecipazione, il dibattito per poter sviluppare
idee concrete per un rilancio del territorio che veda l’ambiente, il paesaggio e le
risorse agricole protagonisti principali di un processo generale di rinnovamento.
Il documento è corredato da documentazione fotografica in Power point
Pagina facebook Comitato val di Farma
Coordinamento dei comitati della Maremma
***
Ubaldo Giardelli- Comitato no all'inceneritore di Scarlino
Coordinamento comitati e associazioni di Grosseto [email protected] 3491773517
Movimento no coke Alto lazio
[email protected] 3358272742
"Inceneritore di Scarlino (GR): storia recente a futura memoria"
Storia dell’Inceneritore di Scarlino e del valore delle promesse dei politici.
Il luogo
Follonica, città sul mare, 23.000 abitanti (100.000 d’estate), economia turistica.
Scarlino, 3000 abitanti, un porto turistico, agriturismi, aziende agricole ed un polo industriale,
dove si vuol trasformare una vecchia fabbrica dismessa (Solmine) in un Inceneritore (Scarlino
Energia).
L’inizio: una balla
Tutto ha inizio con una menzogna: attivazione dell’Impianto come “Centrale di produzione
elettrica” a biomasse giustificata dal fatto che ciò avrebbe portato ad una riduzione
dell’inquinamento locale rispetto a quello prodotto dall’arrostimento della pirite nei forni della exSolmine. In realtà, al momento della presentazione della relazione alla regione quei forni erano
solo un ammasso di ruggine fermi da diversi anni, cioè a inquinamento zero.
Si concede, comunque, l’autorizzazione per un impianto inquinante, sito in una zona a rischio
idraulico, già altamente inquinata e che doveva essere bonificata, contigua per di più ad una
zona umida (Palude di Scarlino) degno di divenire parco e non discarica industriale.
Le elezioni amministrative 2009: impegni e promesse
Dopo qualche anno l’amministrazione provinciale uscente, con uno dei suoi ultimi atti (marzo
2009) concede la VIA (autorizzazione) all’incenerimento dei rifiuti, trasformando la Centrale in un
Inceneritore.
All’opposizione della popolazione della piana ed in particolare dei cittadini di Follonica, che non è
il comune sede d’impianto, ma il più vicino (la città dista meno di 2 Km contro i 5 di Scarlino,
comune sede d’impianto), si aggiunge, al momento della tornata elettorale del 2009, quella di
tutte le forze politiche dei due comuni e della provincia che, sotto la pressione del Comitato del
No, sottoscrivono precisi impegni sul destino dell’Inceneritore:
NO all’autorizzazione a bruciare rifiuti.
In molti mettono in guardia i cittadini dall’ipocrisia degli impegni presi dai partiti maggiori perché,
aldilà della buona fede dei singoli (ma non di tutti), gli apparati di PD-PDL, le segreterie, le
lobbies trasversali erano e sono a favore dell’incenerimento e avrebbero brigato a favore
dell’impianto…chiunque avesse vinto. E così è stato!
Il post elezioni: un po’ di fumo negli occhi e l’imprevisto
Il metodo usato per disattendere le promesse è un concentrato d’ipocrisia, furberia e cattiva
politica… non a caso siamo il paese di Machiavelli.
Per vendere un po’ di fumo agli elettori ed impaurita dalle minacce di risarcimenti milionari di
Scarlino Energia, la Giunta Marras (PD), non potendo sconfessare platealmente la precedente
Giunta “Scheggi” (PD) che aveva concesso la VIA, ha una bella pensata: istituisce una
Commissione di Inchiesta Pubblica Provinciale per valutare la correttezza o meno dell’iter
amministrativo – burocratico della VIA concessa.
Si confida, evidentemente, in un aggiustamento durante l’inchiesta e un parere favorevole per poi
dire: tutto va bene…si tutto va bene, tout va très bien.
Ma il diavolo, a volte, fa le pentole e non i coperchi e questa volta il pentolone si scoperchia,
svelando tutto un’insieme di abusi, illegittimità, carenze e falsità, tali e talmente gravi che la
Commissione d’Inchiesta non può far altro che redigere un documento che non lascia adito a
dubbi, perplessità od interpretazioni:
“La VIA non andava concessa e va ritirata in autotutela” queste le conclusioni scritte nel
rapporto finale! Una vera bomba e il panico nella giunta!
Ragione e decenza avrebbero voluto che dopo questo giudizio la neo-giunta-Marras, si fosse
adeguata emanando l’unico atto possibile: la revoca della VIA.
L’ora dei voltagabbana: il Riesame del riesame.
Ma la politica non conosce né buonsenso né decenza: i politici si accodano alle proteste di
Scarlino Energia (che arriverà ad una denuncia intimidatoria nei confronti dei componenti
dell’inchiesta pubblica) a cui si aggiungono in un crescendo wagneriano quelle dei sindacati
(appiattiti indecorosamente sulle posizioni aziendali dal solito ricatto occupazionale), il Cispel, i
CNA, tutti unanimi a bocciare il rapporto della Commissione.
Contemporaneamente a supporto all’Inceneritore si muovono gli apparati, le lobbies politiche, gli
interessi finanziari delle banche e cooperative rosse, le segreterie dei partiti, tutte pro inceneritore
(si pensi alle posizioni inceneritoriste di Renzi a Firenze, ma soprattutto al neo-governatore E.
Rossi con i suoi “assurdi” manifesti elettorali, dove sole e vento venivano messi sullo stesso
piano dei “termovalorizzatori”).
Cioè, entrano in gioco i poteri forti, le alte sfere, quelli manovrano i fili dei politici locali, quelli che
hanno in mano la loro carriera, il loro futuro politico ed economico.
Con queste premesse era necessario che la Giunta Marras trovasse una soluzione, qualcuno
che disinnescasse le conclusioni dell’inchiesta pubblica e facesse per loro il lavoro sporco.
Si trova così l’escamotage di un Riesame del Riesame (meraviglioso!) affidando il compitino ad
un magnifico rettore di una università toscana indebitata sino la collo con una banca
comproprietaria della Scarlino Energia!! Un’idea geniale! Si sa, il conflitto d’interessi vale solo per
Berlusconi, e poco anche per lui, come storia e cronaca ci insegnano!
Il magnifico Rettore fa il lavoro per cui è stato chiamato. Mette le toppe richieste al fascicolo VIA
che, invece di essere ritirata, diventa, magicamente, da concedere…meglio di mago Merlino.
Oh sì!! Sono state aggiunte delle prescrizioni, un piano di controlli e monitoraggio della salute (di
lombrichi e lumache….non è uno scherzo!!) tardivo e indecente, dimenticandosi che i controlli
dovevano esserci prima ma che non sono mai stati fatti (come dagli atti della Commissione
d’Inchiesta) e che c’è voluto un grave incidente ed un morto nella vicina azienda Agrideco (500 m
dall’inceneritore) per portare alla luce un traffico illegale di un milione, UN MILIONE, di tonnellate
di rifiuti pericolosi, passato sotto il naso di chi i controlli avrebbe dovuto farli, ma non li faceva.
In questa vergognosa vicenda messa in atto da squallidi attori da operetta, gli unici che abbiano
cercato di difendere gli interessi e la salute dei propri cittadini sono stati il Consiglio Comunale di
Follonica, tutto (PD-PDL), ed il sindaco Eleonora Baldi che, andando contro il suo stesso partito,
ha espresso parere negativo sia sulla VIA che sull’AIA all’inceneritore…ma che, essendo il
comune non sede d’impianto, poco ha potuto incidere nella concessione delle autorizzazioni.
Il sindaco di Scarlino (PD) che poteva, lui sì, con un suo parere negativo bloccare l’AIA, si è ben
guardato dal farlo, si è adeguato ai pareri ASL ed ARPAT (che definire agnostici è poco) dando il
suo assenso e garantendosi, in tal modo, il proprio futuro politico.
Non ci rimane che la legge.
Forti di questa convinzione Comune di Follonica, dei Comitati e semplici cittadini inoltrano
esposti, denunce e soprattutto i ricorsi al TAR contro le autorizzazioni ad un impianto privato, non
compreso nel piano dei rifiuti dell’ATO 6, avulso dal territorio e dai suoi interessi, contrario alla
vocazione turistica e agricola del territorio, posto in un sito altamente inquinato che dovrebbe
essere bonificato prima che diventi fonte di un grave disastro ambientale annunciato.
Intanto l’Inceneritore continua a bruciare rifiuti, ma l’impianto è vecchio e perciò si deve fermare e
ripartire un numero sconcertante di volte: 9 volte in 5 mesi.
Il fatto non è senza conseguenze, visto che il 60% della diossina si forma nelle fasi di
accensione e spegnimento, ma questo importa poco perché, le diossine non sono comprese
nelle analisi che SE fa in autocontrollo!
I controlli sono eseguiti, infatti, da chi dovrebbe essere il controllato, cioè dalla stessa Scarlino
Energia con Arpat che ne prende solo atto, dopo qualche giorno.
Cioè siamo nella situazione di nessun controllo pubblico sulle emissioni e nessun controllo sulla
qualità del CDR bruciato.
La legge dichiara illegittime VIA ed AIA.
Nel novembre 2011 avviene un fatto clamoroso: i giudici del TAR Toscana accolgono il
ricorso del comune di Follonica e delle Associazioni e sentenziano che: la VIA e l’AIA
rilasciate dalla Provincia all’inceneritore di Scarlino sono da annullare.
Per la Provincia di Grosseto ci sono parole dure e gravi, perché: “Ha rilasciato l’autorizzazione in
assenza di tutti gli elementi necessari per escludere negative ricadute sulla salute umana
e sull’ambiente”. E non solo, la stroncatura è a 360 gradi nel merito, non nella forma burocratica
come si tenta di far credere all’opinione pubblica, la provincia viene accusata di:
1. Avere ignorato i risultati del lavoro di una commissione d’Inchiesta pubblica
2. Avere assunto acriticamente, le conclusioni di un biologo, Focardi, incaricato del riesame.
3. Non aver dato risposte motivate sull’insufficiente rendimento energetico degli impianti e
dell’inquinamento preesistente.
4. Aver ignorato la mancanza delle caratteristiche minime di rendimento energetico richieste per
un inceneritore di rifiuti, che deve effettuare il recupero energetico, ai sensi della normativa
italiana vigente e delle direttive europee.
Quindi la decisione della Provincia è risultata “sfornita dei requisiti di completezza”» e va
respinta.
La sentenza viene accolta da reazioni scomposte. A quelle, comprensibili, di S.E, che le
abbina al solito ricatto occupazionale, se ne aggiungono altre di vero e proprio elogio della
illegalità. Il presidente di Confservizi Cispel Toscana, Alfredo De Girolamo arriva a dire che: “La
decisione è di una gravità inaudita e getta un’ombra sulle reali possibilità in Toscana di fare
impresa nel rispetto delle regole” senza accorgersi nemmeno di contraddirsi, perché le regole qui
nessuno le aveva rispettate.
Il peggio, però, lo dà, ancora una volta, la politica con il presidente Marras, che invece di
rinchiudersi in un decoroso silenzio, si scaglia contro la magistratura che lo ha bacchettato.
Peggio di lui fa solo il presidente della Regione E. Rossi che giunge ad offrire l’avvocatura
della regione a sostegno di un soggetto privato (SE) nemmeno contemplato nel piano regionale
dei rifiuti.
Poi è un susseguirsi di colpi di scena
Il 7 dicembre 2011 il Consiglio di Stato (giudice monocratico) accoglie il ricorso che SE aveva
immediatamente inoltrato e sospende la sentenza del TAR ridando il via libera all'attività (fino
all'udienza del 10 gennaio). Nelle motivazioni che accompagnano la decisione di sospensiva si
legge vengono giudicate preminenti “i danni gestionali e finanziari” rispetto ad una “non attuale e
comprovata gravità dei contrapposti danni ambientali e alla salute”.
Grande rilevanza mediatica, un coro di applausi per la sentenza, accolta, questa sì, come una
vittoria della legge. Sindaci, sindacalisti, presidenti di Provincia esultano senza dire, però, che il
giudice del consiglio di stato non è entrato nel merito, cioè sulla correttezza dell’iter
amministrativo alla base della sentenza del TAR.
Ed infatti i festeggiamenti durano poco! Il 10 gennaio 2012, i cinque giudici della quinta sezione
del Consiglio di Stato, in seduta plenaria, bocciano la richiesta di sospensiva della sentenza del
TAR: l’inceneritore deve chiudere, applicando quel principio di precauzione (per la salute
pubblica) che dovrebbe ispirare l’azione delle amministrazioni e rimandando la sentenza sul
merito a data da destinarsi.
L’inceneritore chiude col solito, pesante strascico di polemiche e minacce rivolte a chi ha
denunciato l’illegalità e non a chi ha rilasciato autorizzazioni che il TAR ha giudicato illegali.
L’aggiramento della sentenza: una nuova VIA.
Conscia delle pesanti, insanabili carenze della precedente VIA, e della durezza circostanziata
della sentenza del TAR, Scarlino Energia cerca di correre ai ripari e, senza attendere la sentenza
del Consiglio di Stato, presenta alla Provincia la richiesta di una nuova autorizzazione AIA/VIA.
In un paese normale, con una classe dirigente normalmente onesta e non prona agli interessi di
partito e dei privati, considerata la bocciatura da parte del TAR ed un giudizio del Consiglio di
stato in corso, la Provincia avrebbe dovuto rifiutare la richiesta o procrastinare il tutto a
dopo la futura sentenza. Invece, col suo presidente in testa, pigia sull’acceleratore per arrivare
in tempi stretti ad una nuova autorizzazione.
E qui le date sono importanti per valutare la vicenda dal punto di vista di “etica politica “.
Il 17 ottobre 2012 il Consiglio di Stato emette la sua sentenza favorevole ai denuncianti
confermando il giudizio del TAR e l’illegittimità delle autorizzazioni rilasciate
all’Inceneritore.
Il 18 ottobre 2012, cioè il giorno dopo, a sentenza ancora fresca d’inchiostro, la Provincia di GR
rilascia una nuova autorizzazione, concedendo una nuova AIA/VIA, identica, nella sostanza, a
quella bocciata. La Provincia riconferma ciò che è stato appena bocciato dal supremo organo di
giurisdizione amministrativa.
E non contenta concede di aumentare anche la quantità di rifiuti che l’inceneritore tratterà,
si passa dalle precedenti 120.000 ton/anno alle attuali 330.000 di cui ben 156.000 di rifiuti,
molti più di quanti ne produca tutta la provincia di GR. Bruceremo i rifiuti degli altri per far
guadagnare pochi e avvelenare molti.
Niente è cambiato, l’impianto è lo stesso, l’inquinamento pure, nessuna bonifica, nessun punto
zero serio, nessuno studio sulla salute degno di questo nome, niente sui rischi e sulla
prevenzione... niente!! Si reitera l’autorizzazione in spregio alla legge.
In un paese normale un simile sfregio alla legalità e al buonsenso, un così grave atto di
arroganza da parte di chi pensa, evidentemente, di essere sopra tutto e tutti, non sarebbe
tollerabile e questo indipendentemente dall’essere a favore o meno dell’Inceneritore.
In questa vicenda c’è ben altro e di più grave. Da un punto di vista politico è un vero e proprio
atto offensivo, di disprezzo nei confronti della Polis, dei cittadini e degli elettori.
I cittadini, i comitati e il comune di Follonica ricorreranno di nuovo, di nuovo percorreremo,
a loro spese, l’iter del TAR e del Consiglio di Stato per difendere l’ambiente, la propria salute, la
propria economia.
Fossimo in Svizzera o in Germania, nutriremmo pochi dubbi sull’esito dei ricorsi, visto il
precedente severo giudizio, una stroncatura totale e irreparabile, un vero e proprio macigno, che
in un paese normale sarebbe una pietra tombale per l’impianto, ma in Italia qualche dubbio sul
rispetto della legalità e sui tempi di attuazione ci corre per la schiena.
La lotta per la salute e per l’ambiente continua.
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