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Scarica allegato - Tennis Club Quanta, Milano

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Scarica allegato - Tennis Club Quanta, Milano
HCM24 - QVNews pubbl. trimestrale registrazione 267/2004 tribunale Milano Poste Italiane Spa - Sped. A. P. -70% - LO/MI N.1/2011 - Anno IX N°67 - dicembre - marzo 2014
int
QUANTA
VILLAGE
NEWS
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Benvenuti nel Club
dei sogni
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68
Dicembre - Marzo
2014
LETIZIA MORATTI
d 2014 c
I
Quanta
FisioMed
Poliambulatorio
Visite specialistiche
Trattamenti
SPORTIVA NON AGONISTICA
TECAR
SPORTIVA AGONISTICA
LASER
ORTOPEDICA
ULTRASUONI
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IN QUESTO NUMERO
I
N
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S
C
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U
S
I
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A
L
A
V
O
R
9
EDITORIALE
5
RICORDO
CIAO PAOLO, MI MANCHERAI 6
Il Vicepresidente Mattina
e il prof. Mazzoleni a confronto
A proposito della fantomatica
Cittadella dello Sport...
AMARCORD
IL PIACERE DEI SOGNI
VILLAGE PEOPLE
A PARTE TINA TURNER
IL CLUB? TUTTA CULTURA
29
L’indimenticabile Cesare Rubini
Marco Schiavio parla del Quanta Village
SPORT
MATRIMONIO TRA CAMPIONI 30
IN MUSICA
DICEMBRE CON LA VERDI
Quanta sostiene lo storico Geas nel basket
Una stagione scintillante
CORSI 2° ROUND
13
TEAM BUILDING
34
Intervista a Marco Gilardelli
SALUTE
PREVENZIONE NELLO SPORT 19
45
AREA BIMBI
EXPO
46
Impara l’inglese con le ricette internazionali
Da medaglia d’oro
15
42
32
EVENTI
Il Quanta Village cambia volto
26
MILANO CHE VINCE
L’ANNO CHE VERRÀ
Dopo un lungo periodo di silenzio,
un’intervista al QVN
CLUB
RIGHT CLUB
P E N S I E R I . I N . L I B E R T À
21
LETIZIA MORATTI
CHIUSURA IN LETIZIA
O
AGENDA
HOCKEY
PARTENZA DA CAMPIONI
35
VIAGGI
TUTTI AL MARE D’INVERNO
38
CAPODANNO AL VILLAGE
48
3
QVN
e20da15anni
la nostra esperienza
al servizio della vostra azienda...
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15
anni
EDITORIALE
CHIUSURA IN LETIZIA
D
ue notizie sepolte tra i resoconti di falchi e colombe e la conquista del Milan da parte di BB. Nella ricca Baviera e
nell’altrettanto benestante cantone di Graubünden, in Svizzera,
i cittadini con un referendum hanno detto un secco ‘no’ (con percentuali vicine al 60%) all’idea di ospitare le Olimpiadi invernali del 2022. Il sindaco di Monaco, tanto per non lasciar spazio
ad equivoci, ci ha tenuto a ribadire che il ‘no’ non si deve ritenere
alla sola edizione del 2022 ma a titolo definitivo. Per sempre.
Tutto questo fa sorridere (o piangere, a seconda dei punti di vista)
se si pensa che Milano, la Lombardia e i governi che vi si sono
succeduti da sempre hanno fatto del land bavarese e della vicina
Svizzera i loro modelli di riferimento, le Shangri-La dietro
l’angolo che un giorno – se avessimo fatto i bravi – ci avrebbero
accolto a braccia aperte.
Ma che strano.
Là appena spunta la parolina ‘Olimpiadi’ si chiede alla gente –
che spesso è più saggia dei politici, perché più di loro si confronta
ogni giorno con i problemi veri – cosa ne pensa: e subito ha bocciato l’idea. Qui, nella ridente e funzionale Milano, nel cuore
dell’altrettanto ridente e funzionale Lombardia, non solo ci si
guarda bene dal chiedere il parere dei cittadini, ma non c’è amministrazione – comune o regione non fa differenza, destra e sinistra pure – che alla magica parola con i cinque cerchi non frema
d’orgoglio, non rivendichi diritti acquisiti (da chi? Perché?), non
minacci il governo di turno di secessione e barricate se non appoggia la candidatura di Milano. Questa volta però c’è stato il cambio di passo (e come poteva non essere, abbattuto il muro del
Celeste?): noi lasciamo a Roma le Olimpiadi di chissà quale secolo
(come se fossero già assegnate), voi ci lasciate la ‘Cittadella dello
sport’. Ohibò.
La Cittadella dello sport. “ Uno stadio, una piscina olimpica, un
palazzetto dello sport e un velodromo, visto che il Vigorelli non è
utilizzabile”. Parole e musica di Bobo Maroni, il governatore.
Dove? Sui terreni dei padiglioni dell’agroalimentare una volta
concluso l’Expo. Sbaglio o questa è la città dove dal 1985 non si è
riusciti a ricostruire il palazzo dello sport abbattuto dalla neve
(record del mondo?) O dove il Palalido è ancora Ground Zero? O
dove San Siro non ha i bagni per la tribuna stampa? E perché
non aggiungere un palasport per l’hockey in line, visto che è l’unico sport che da tre anni regala scudetti e coppe a Milano?
Beh, certo, adesso c’è aria nuova in città, il presidente-ingegnere
del CONI Lombardo ha un avviato studio che progetta (anche)
impianti sportivi e quindi non c’è dubbio che i tempi siano cambiati, che tutto non sarà più come prima e lui saprà dare i consigli giusti per far decollare stadio, piscina, palasport, velodromo e,
già che ci siamo, perché no anche uno stadio per il tennis.
E così, tra una settimana passata a chiedere le Olimpiadi, un’altra a chiedere di farle fifty-fifty con Roma, un’altra a rinunciare
e un’altra a barattarle con la Cittadella dello sport, i lombardi
come il sottoscritto continuano ad impiegare ogni giorno quasi 2
ore per andare da Monza all’ufficio zona S.Siro (auto o mezzi
pubblici non cambia), oppure ad aspettare 8’ tra una corsa e l’altra del metrò dopo le 9 del mattino (ma all’ATM pensano che
dopo le 9 la gente non lavori più?), chiedendosi perché mai in
tangenziale alle 8 del mattino o sul metrò verso le 10 non s’incontrino mai Maroni, Pisapia, Podestà e tutta l’allegra compagnia di giro. Perché non chiedere ai milioni di miei compagni di
sventura milanesi cosa ne penseremmo di Olimpiadi e Cittadelle
dello sport, così come hanno fatto in Baviera e in Svizzera?
E non siamo ancora ai giorni dell’Expo, quando sulle uniche due
tangenziali milanesi, costruite quando circolavano 8mila auto al
giorno e rimaste tali e quali oggi che ne circolano 8 mila all’ora,
si riverseranno auto e pullman dei visitatori da ogni angolo del
pianeta: vogliamo dire che forse c’è qualche priorità rispetto alla
Cittadella dello sport, per giunta in una città che – vedi Milano
Sport – in questo campo non ha mai dimostrato di capirci molto?
Le infinite code in tangenziale non ci hanno impedito di giungere puntuali all’appuntamento con Letizia Moratti, l’ex-sindaco di Milano, già ministro della Pubblica Istruzione e
presidente della RAI che dopo mesi di silenzio seguiti alla sua
uscita dalla politica ha deciso di raccontare in esclusiva per questo
giornale cosa sta facendo, i suoi progetti, le sue speranze. Un piccolo-grande scoop che ci riempie di legittima soddisfazione, alla
fine di un anno che ci ha visto ospitare su queste stesse pagine anche Edward Luttwak. Se vogliamo, il nostro piccolo ‘scudetto’
dopo quelli dell’hockey Quanta e quelli del bilancio del Gruppo,
a conferma della bontà del ‘pacchetto’, per usare una terminologia
della F.1.
Ma soprattutto a conferma della credibilità di un brand –
Quanta – per il quale si aprono anche porte che fino ad oggi
erano rimaste chiuse, come quella di Letizia Moratti. Non poteva esserci viatico migliore per iniziare al meglio il 2014.
Auguri.
Dario Colombo
5
QVN
RICORDO
CIAO PAOLO,
MI MANCHERAI...
di UMBERTO QUINTAVALLE
Presidente Quanta
V
enerdì 1° Novembre, mattina presto, squilla il telefono, la voce di
Olivier il figlio di Paolo, calma e dolce:
Umberto, Papà non ce l’ha fatta.
Mi si ferma il cuore, ma come ieri sera,
era quasi mezzanotte, mi avevi detto
che stava un filo meglio e che reagiva
alle cure all’ospedale di Timisoara.
Sono io che trascino Olivier, nel singhiozzo, nelle lacrime: lui con Philip
hanno perso un grande Padre, io un
grande, vero amico, tutti noi abbiamo
perso un Uomo con la U maiuscola ed
un Galantuomo.
Ho passato una vita con Paolo, prima
come spensierati asini a scuola, poi
divertendoci ad alternare studio e follie giovanili all’Università, poi socio
insieme a Francesco Martinoni nella
prima iniziativa imprenditoriale della
nostra vita quando eravamo poco più
che trentenni, senza una lira, ma con
6
QVN
grandi sogni. Una follia iniziale costituendo una società di engineering noi
che non sapevamo la differenza tra un
tornio ed una fresa.
Così che all’inizio le macchine e gli
impianti che progettavamo e facevamo costruire riuscivamo a venderle
con salti mortali doppi e carpiati solo
in Africa e Medio Oriente, unici posti
dove si fidavano di noi.
Poi lottando come leoni, piano piano
siamo riusciti a svilupparci prima in
Italia, poi in Europa, alla fine abbiamo
vinto la nostra battaglia anche in
USA con l’apertura addirittura di una
nostra società commerciale americana.
Sempre insieme, una decina di anni
più tardi quello che per noi è stato
il grande salto anche nell’industria
manifatturiera; anche qui anni difficilissimi che almeno in un paio di volte
ci hanno portati vicino alla disastrosa
resa. Solo io so come in quegli anni
di scalate dell’Everest tu e Francesco
siate stati amici, grandissimi amici
nel continuare a supportarmi (e sopportarmi) nelle scelte apparentemente
sbagliate nelle quali Vi avevo convinti
a seguirmi. Ho sempre avuto al fianco,
mai arretrando e sempre col sorriso
e il tuo unico savoir faire, un grande
Manager ed un ancor più un grande
amico provato non quando le cose
sarebbero andate alla fine bene, ma nei
momenti di difficoltà estrema. Come
se non bastassero le grane nelle quali
ti cacciavo, ti convincevo a comprare
insieme a me l’Hockey Club Milano
diventata in seguito la squadra di una
nostra grande passione, fonte soprattutto di incomparabili mal di fegato
per i due scudetti che l’ “odiato Bolzano” ci aveva letteralmente rubato in
RICORDO
Gennaio 2010, Paolo Crespi riceve la targa celebrativa per i suoi 10 anni in Quanta. Nella pagina precedente: con i figli Philip e Oliver e in basso la foto ufficiale dell’HCM24 (Hockey
sul ghiaccio) stagione 95/96, Paolo Crespi era vicepresidente della squadra.
due stagioni consecutive. Alla fine per
noi due, Francesco nel frattempo era
passato alla gestione delle sue attività
agricole, è arrivato Papà Natale sotto
le spoglie di un signore americano
nostro concorrente, che rilevando
le nostre due attività ci ha reso per
la prima volta nella nostra vita belli
liquidi.
Anche nel dopo non mi hai abbandonato, entrando come Manager chiave
al mio fianco nell’attuale sogno della
mia vita, la Quanta con in pancia il
Quanta Village di cui sei stato anche
il primo Presidente.
Poi, otto anni fa, il dramma della tua
malattia: ricordo come un incubo
come una mattina, pochi minuti
prima del natalizio Quanta, per tutti
noi sempre momento importante,
una gran festa, tu mi hai chiamato da
una clinica milanese e con voce calmissima, mi hai detto testualmente:
“Umberto, ho due mesi di vita”.
Così come ricordo la mia disperata
“Un grande
manager ed ancor
più un grande
amico”
emozione di fronte a tutto il Personale della nostra Quanta, nel comunicare, col tuo permesso, che non
saresti più potuto venire in ufficio e
perché.
Invece tu sei stato ancora una volta
un leone: hai per anni sconfitto
quella schifosa malattia che ti aveva
colpito, ti sei sottoposto a cure la cui
sofferenza era dettata anche dalle
camere di isolamento a cui per mesi
i medici ti sottoponevano, sei tornato in ufficio e quattro anni dopo,
in altro e ben diverso natalizio in cui
venivi premiato per i tuoi dieci anni
in Quanta, hai fatto morire dal ridere
con un tuo straordinario intervento,
la platea Quanta, che ti conosceva sì
come serissimo e valorosissimo Manager, ma che non aveva mai conosciuto
il Paolo in libertà.
Leone, buono, Padre e Marito perfetto sei stato sino alla fine, quando
hai deciso contro il parere dei medici
di prendere di buon’ora un aereo con
tua moglie Catherine per Timisoara,
preoccupato per una infezione che lì
aveva colpito Olivier.
È stata la fine, repentina; nel pomeriggio ti ha preso una violenta crisi, una
delle tante che già avevi sperimentato,
ma all’ospedale di Timisoara non avevano le necessarie strutture per difenderti.
E così la mattina successiva te ne sei
andato.
Grazie Paolo, per tutto quello che
mi hai dato, grazie per la tua amicizia, grazie per le tante cose che mi hai
insegnato.
Mi mancherai, tanto.
7
QVN
DA OLTRE 160 ANNI UNA STORIA FATTA DI SUCCESSI
Qualità, tradizione e cultura sono la forza di Birra Menabrea. Una birra d´èlite basata sul concetto
di “fatto a mano” e che da oltre 160 anni continua a raccogliere premi internazionali. Riconoscenze
che sono rintracciabili nella qualità delle acque biellesi, nella scelta del luppolo, del ceppo di
lieviti, del malto e sicuramente nell´amore che gli uomini, dal mastro birraio a chi si occupa degli
altri processi di produzione, vi dedicano e vi hanno sempre dedicato.
“MENABREA 150°
ANNIVERSARIO”
IN ONORE DELLA
CELEBRAZIONE
DEI 150 ANNI DELLA
FONDAZIONE
DELLA SOCIETÀ
www.birramenabrea.com
INTERVISTA
PAROLE
DI LETIZIA
Dopo il lungo silenzio seguito
alla sua uscita dalla scena
politica, Letizia Moratti
racconta in esclusiva a QVN il
suo impegno in San Patrignano,
i suoi progetti per il futuro, le
soddisfazioni raccolte
nella sua lunga carriera di
presidente RAI, ministro,
sindaco di Milano.
di DARIO COLOMBO
9
QVN
INTERVISTA
P
er anni – e che anni – è stata al
centro della vita culturale e politica
del Paese, come presidente della RAI,
ministro dell’Istruzione, dell’Università
e della Ricerca, sindaco di Milano.
In quest’ultima veste si batte e conquista l’Expo guadagnandosi le prime
pagine dei giornali di mezzo mondo ed
anche – inevitabili in un paese come il
nostro – le infinite e spesso strumentali polemiche su cariche, attribuzioni,
programmi.
Nel bene e nel male, insomma, per
quasi vent’anni Letizia Moratti è stata
personaggio da prima fila, come se già
non bastasse un cognome che significa
mille cose.
Poi, con lo stesso – come dire? – ‘silenzio’ con cui era comparsa sulla scena,
dopo la sconfitta nelle elezioni comunali ad opera di Giuliano Pisapia
scompare dalle pagine dei giornali e
dagli schermi delle TV, così come dalle
infinite occasioni mondane del jet set
milanese, ritirandosi in buon ordine
anche dalla corsa-polemica per l’Ambrogino d’Oro di quest’anno.
Insomma, missing in action.
Inevitabile che in tanti si ponessero
la domanda: cosa sta facendo Letizia
Moratti?
“Sono tornata ad occuparmi delle imprese
di famiglia…(Sorriso). Meglio: sono
tornata ad occuparmi in maniera più
10
QVN
significativa della mia famiglia e di San
Patrignano, che considero la mia seconda
famiglia. Durante gli anni da sindaco
di Milano avevo avuto meno tempo da
dedicare alla comunità e dunque adesso
sono molto contenta di poterlo fare con più
assiduità”.
“E poi” continua “c’è tutta l’attività
nell’ambito della finanza sociale che considero uno dei settori sui quali dovremo
sempre più confrontarci in futuro”.
Un ritorno alla vita ‘normale’,
insomma?
“Ma no, anche quella di prima era per
me vita normale. Ho avuto la fortuna di
poter fare molte esperienze diverse nella
mia vita, da manager di aziende private
e di aziende pubbliche, da ministro e da
sindaco, sempre accettando nuove sfide ma
soprattutto sempre con l’obiettivo di poter
essere utile alla società”.
Quindi nessun rimpianto?
“Assolutamente no, non sono mai stata
una che guarda al passato anzi, se dovessi
trovarmi un segno distintivo direi che
sono una che ha sempre guardato avanti,
a volte troppo, anticipando temi e scenari
che per molti erano inverosimili.
Da presidente della RAI sono stata la
prima a puntare verso il digitale considerandola una tecnologia indispensabile.
Ho portato in Italia Murdoch e SKY,
guadagnandomi persino un decreto antiMurdoch del governo e adesso mi sembra
che SKY non sia poi quel mostro che allora
dipingevano. Da ministro della scuola ho
avviato una riforma che offriva un percorso professionale ai giovani sul modello
tedesco. Da sindaco di Milano ho portato
l’Expo…”
Ecco, l’Expo. Quanto è stato difficile
portarlo a Milano?
“Non è stato difficile, è stato difficilissimo. E per tre ragioni: avevamo contro
un governo turco che aveva investito per
averlo 42 milioni di euro contro i nostri
17 ; avevamo contro l’atavica incapacità
italiana di fare sistema; infine dovevamo
convincere 150 paesi, uno per uno, dove
anche il Burkina Faso contava come la
Cina”.
Porta avanti l’idea dell’Expo, si batte
per anni e riesce a vincere. Dopodichè, quando l’Expo è finalmente a
Milano, lei non fa più parte del progetto. Come ha vissuto tutto questo?
“ Chiariamo: sono stata io a lasciare. Mi
sembrava la scelta più logica, essendo
commissario alle opere e commissario per
i rapporti con i Paesi ho ritenuto giusto
lasciare a chi ha responsabilità istituzionali”.
E adesso?
“Mi dedico ad altro”.
Proprio partendo dall’Expo, e guardando almeno una volta al passato,
Letizia Moratti con il capitano degli
All Blacks Richie McCaw, in occasione
della loro visita a Milano.
INTERVISTA
qual’ è stata – tra tutte – l’esperienza
più gratificante?
“Se penso al periodo di presidenza della
RAI non posso nascondere che è stata
un’esperienza bellissima. Al di là dell’aver lasciato i conti in ordine, dell’aver
superato la concorrenza, è un’azienda che
comunque ti rimane nel cuore. Ma allo
stesso modo se guardo all’esperienza di
ministro e penso che abbiamo riportato nel
percorso educativo più di 100mila ragazzi
che altrimenti avrebbero lasciato la scuola,
non posso non sentirmi orgogliosa. E poi
c’è Milano, a cui – al di là di Expo – ho
lasciato un’eredità culturale fatta di nuovi
spazi museali – si pensi al Museo del
Design, al Museo del 900 - di centri di
aggregazione come la Fabbrica del Vapore,
insomma un patrimonio che ha un valore
straordinario sul piano dell’ inclusione
sociale, del turismo, dell’economia”.
Chiusi quei capitoli si arriva all’impegno odierno, in particolare con San
Patrignano.
Com’è iniziata questa avventura?
“Tutto ha preso avvio nel ’79 e da allora io
e mio marito trascorriamo tutti i weekend
e le nostre vacanze là. Determinante nel
nostro coinvolgimento è stato l’incontro con Vincenzo Muccioli, personaggio
straordinario che ha saputo farci capire il
dramma della tossicodipendenza in anni
in cui nessuno ne parlava, non esistevano
leggi al riguardo, gli ospedali pubblici
rifiutavano i malati di AIDS”.
Cosa rappresenta oggi per lei?
“Come dicevo prima è la mia seconda
famiglia. Ma è stato anche il punto di
partenza, lo stimolo per aprirmi verso il
mondo del sociale che non significa solo
tossicodipendenza. Per questo sia in RAI,
sia come ministro e sindaco ho sempre cercato di dar vita a progetti ed iniziative
che si rivolgessero a questo mondo. La
stessa Expo avrebbe dovuto essere il cuore
di un progetto di cooperazione interna-
zionale per favorire lo sviluppo dei paesi
più poveri”.
In questo contesto è quasi inevitabile
parlare di finanza sociale…
“Assolutamente sì. Purtroppo si continua
a non capire che ci troviamo di fronte ad
una crisi che è molto più di una semplice
crisi economico e finanziaria ma è anche
crisi culturale, sociale. Per questo non si
può pensare di uscirne utilizzando modelli
e strumenti tradizionali e, forse, obsoleti.
Occorre rivedere il modo di fare impresa,
di fare investimenti, che non possono più
essere soltanto nel breve e medio periodo
ma devono guardare oltre, pensando alle
generazioni che verranno, all’ ambiente e
soprattutto a colmare le differenze tra chi
ha molti mezzi e chi non ne ha”.
In concreto?
“In concreto sto lavorando a progetti di
microcredito come ad esempio quello realizzato con la fondazione San Patrignano
da 1 milione di euro per offrire ai giovani
che escono dalla comunità la possibilità
di realizzare delle loro imprese. La vera
novità è che stiamo studiando anche in
Italia lo strumento dei Social Impact
Bond,o Pay per Success Bond come vengono chiamati negli Stati Uniti, strumenti finanziari estremamente flessibili
che permettono un sostegno alternativo
o complementare al welfare tradizionale
e alle imprese sociali, cioè quelle imprese
che hanno un impatto positivo sul territorio. In Inghilterra hanno avuto e
stanno avendo un grande successo, negli
USA Obama e l’ex-sindaco Bloomberg ne
hanno fatto uno strumento importante di
sostegno sociale”.
Si sente un po’ sola in questa sfida?
“A livello internazionale ci sono esempi
straordinari e sono felice di collaborare con
Attali e il suo movimento per l’economia
positiva, con il Commissario europeo Barnier e con Sir Ronald Cohen che guida la
task force del G8 sulla finanza sociale.”
E in Italia?
“Ci sono per fortuna altri come Giovanna Melandri o come Enzo Manes di
Dynamo Camp che stanno lavorando in
questa direzione. Ed anche il governo sta
prendendo coscienza di questo problema,
che è anche una grande opportunità”.
Per ora insomma non c’è bisogno di
ricorrere a Tohir…
“ Direi di no…”.
“Allora, capito cosa fa oggi Letizia
Moratti?”.
Capito.
11
QVN
12
QVN
CLUB
RIGHT CLUB
Riki Tessari, direttore del Quanta Village, apre per la prima volta le porte
del Club destinato a diventare punto di riferimento per tutto lo sport milanese
di DARIO COLOMBO
L
e pietre, come diceva Shogun,
sono cresciute.
In senso metaforico ma anche reale,
visti i cantieri grandi e piccoli impegnati a cambiare il volto del Quanta
Village e ad aprire le porte su un futuro
che era solo nella mente di Umberto
Quintavalle.
Le pietre sono cresciute, stanno crescendo e cresceranno ancora, e adesso
il Club che (appunto) era solo nei
sogni è pronto per aprire le proprie
stanze e le proprie strutture ai nuovi
soci, con l’obiettivo di diventare nel
tempo punto di riferimento per gli
appassionati di tennis (ma non solo)
della Grande Milano in un momento
in cui l’offerta in questo campo appare
ogni giorno sempre più scadente sia
nel privato che (soprattutto) nel pubblico (leggi Milano Sport).
“Parlare di nuova idea o di nuovo progetto è sostanzialmente sbagliato, fuori
luogo” afferma Riki Tessari, l’uomo
che da mesi sta seguendo giorno dopo
giorno la nascita della nuova creatura.
“Il Club parte da lontanissimo, dal giorno
stesso in cui venne rilevato l’ex-centro
dopolavoro della Montedison.
In quel momento c’era già l’idea del Club,
era il punto d’arrivo, si trattava soltanto
di creare le condizioni favorevoli per
arrivarci, senza dimenticare che il nostro
presidente oltre a vantare una carriera
sportiva di tutto rispetto è ‘uomo di club’
per natura essendo stato socio per anni del
TC Milano ed esser stato tra i soci fonda-
t dell’Harbour Club”.
tori
G le condizioni favorevoli.
Già,
C non nascono ovviamente per caso
Che
m sono il frutto di 15 anni di lavoro, di
ma
s
successi
ed anche di piccoli fallimenti
(
(pochi),
di sana competitività con gli
a
altri
players sul difficile mercato milan e di aspri conflitti con amministranese
z
zioni
pubbliche (il colore non importa)
c non hanno certo aiutato la Lunga
che
M
Marcia
verso la terra promessa.
“Non volevamo arrivare al Club per
i solo gusto di dire ‘Abbiamo il Club’ ”
il
c
conferma
Tessari. “Sono stati 15 anni
di investimenti importanti e di continue migliorie per rendere comunque il
Quanta Village una struttura moderna,
sempre all’altezza dei tempi e soprattutto
delle richieste della clientela. E sono stati
15 anni anche di esperienze che ci hanno
aiutato a crescere, non avevamo la presunzione di essere i migliori per grazia
ricevuta. Adesso pensiamo che il momento
sia arrivato”.
Parte la campagna pubblicitaria e di
13
QVN
CLUB
Club House: sopra la sala carte, in basso la sala TV e
la sala lettura. Sotto, un rendering dei nuovi spogliatoi
dedicati ai soci.
comunicazione sui grandi quotidiani
nazionali, iniziano gli ‘Open day’ per i
futuri soci, il Club da ‘idea’ diventa una
concreta realtà.
Che, naturalmente, non significa solo
nuovi spazi e strutture esclusive ma
anche un approccio diverso di tutto il
Village alla nuova avventura.
“Il Club ha imposto a tutti un nuovo
cambio di mentalità, proprio perché è
cambiata la tipologia dei nostri frequentatori” conferma Tessari.” Finora tra il
frequentatore’ mordi e fuggi’ ed il socio
annuale c’erano poche differenze,mentre
ora ci saranno spazi, servizi e attenzioni
diverse per i soci del Club, che vuol dire
elevare i nostri standard e porre l’asticella
della nostra qualità molto più in alto. Con
piacere, ovviamente”.
Inevitabile pensare a modelli di riferimento, quando si parla di standard e
asticelle sempre più in alto.
“Beh, pensando di interpretare un po’
il pensiero della proprietà mi verrebbe
da dire il Racing di Parigi o il Real di
Madrid” ammette Tessari “ma volendo
restare in Italia è chiaro che circoli come
l’ Aniene, il Parioli, l’Harbour Club,
restano un bel punto di riferimento per chi
come noi approccia questo mondo, fermo
restando che siamo un club milanese e la
milanesità il nostro marchio di fabbrica ”.
L’accenno ai modelli di riferimento
porta inevitabilmente ad affrontare il
discorso dello ‘sport di riferimento’,
soprattutto osservando le campagne
pubblicitarie dove il tennis la fa da
padrone.
Anche qui imprescindibile un riferimento alla tradizione della famiglia
Quintavalle da parte di Riki Tessari.
“Sappiamo quanto il tennis abbia contato
e conti tuttora nel DNA della proprietà.
Un passato di altissimo livello in campo
nazionale e in Coppa Davis non si possono cancellare dall’oggi al domani. E
comunque il tennis, al di là delle passioni
individuali, rimane lo sport di riferimento dei club, perché è uno sport senza
età, trasversale alle diverse generazioni,
insomma anche nel Club Quanta il tennis
avrà un ruolo rilevante”.
14
QVN
E proprio dal tennis, con la creazione
di 3 nuovi campi in Clay-Tech e la trasformazione di un quarto sempre con
la stessa superficie, è partito il lavoro
di ampliamento e restyling degli spazi
del Quanta Village destinati ai soci
del Club, che vedranno entro gennaio
la ristrutturazione di tre spogliatoi
maschili e femminili di nuovissima
generazione, in aggiunta ad un parking
riservato e ad una sala Club vera e propria completa di area TV, area business,
area lettura e relax oltre ad una sala
dedicata al gioco delle carte.
“Nel 2014” prosegue poi Tessari, “in
primavera daremo il via ai lavori di realizzazione della palazzina che ospiterà
la reception, il pro shop e il nuovo bar a
disposizione dei frequentatori, mentre a
settembre, alla riapertura della stagione
invernale avremo una nuova copertura
della piscina. Nel 2015 poi prenderà il
via la terza fase di investimenti nell’ottica Club con la ristrutturazione della
club house dedicata ai soci durante nella
quale verranno realizzati ulteriori nuovi
spogliatoi dedicati, una area wellness e
tutti gli spazi tipici di un Club, sala carte,
sala TV, sala biliardo, area relax e sala
lettura oltre a bar e ristorante riservati in
esclusiva”.
Un domanda però sorge spontanea: di
fronte a questi cambiamenti radicali,
nessun timore di perdere quei frequentatori che finora ha rappresentato lo
zoccolo duro del Village?
“Assolutamente no” si affretta a chiarire
Tessari.”Ogni persona che frequenterà il
Quanta Village beneficerà di una qualità sempre migliore a prescindere dalla
modalità o abbonamento con il quale ci
frequenterà in quanto manterremo sempre le nostre due anime.. La convinzione
è che ci vorrà solo un po’ di pazienza, da
parte nostra per comprendere a fondo
le nuove esigenze dei soci, da parte del
nostro pubblico per capire che tutto quello
che stiamo facendo lo facciamo per rendere
il Quanta Village sempre più efficiente ed
accogliente per tutti”.
The Right Club.
CLUB
CLUB
IL VERO CLUB?
TUTTA CULTURA
Marco Gilardelli, ex-nazionale di tennis e presidente
dell’International Club d’Italia, racconta i segreti per costruire
un grande club sul modello di quelli anglosassoni
di DARIO COLOMBO
L
a cravatta è grigia a strisce rosa,
numero e dimensioni delle strisce indicano il paese d’appartenenza.
Quella degli inglesi ne ha una sola,
quella dei francesi 2, quella dell’Italia
2 larghe alternate a 2 più strette. La
indossa con orgoglio, Marco Gilardelli,
tennista azzurro degli anni Sessanta
ma, soprattutto, presidente dell’International Club d’Italia, il club che
dal 1924 riunisce tutti i campioni di
tennis sparsi per il mondo che hanno
fatto parte delle rispettive squadre
nazionali.
Perché quella cravatta, oltre che sim-
bolo ufficiale dell’esclusivissimo club,
è anche un po’ il simbolo di un certo
modo di vivere lo sport, i suoi valori,
la tradizione.
Soprattutto, è il simbolo di un certo
modo d’intendere un termine - club
- troppo spesso abusato: “…specie da
chi” sottolinea con un po’ d’amarezza
Gilardelli “oggi vive lo sport più da
tifoso che da sportivo”.
Nessuno meglio di lui, insomma, è più
indicato per parlare di stile e filosofia
di un club, nel momento in cui anche
al Quanta Village si stanno ponendo
le basi per un Quanta Club destinato
a raccogliere l’eredità dei club milanesi
un tempo sulla cresta dell’onda.
Lo facciamo tra le mura amiche del
suo studio milanese, dove alle pareti
campeggiano le foto di gioco al fianco
di Nicola Pietrangeli e di altri campioni degli anni ’60, quando si permetteva il lusso di battere stelle del calibro
di Franulovic, Orantes, Lloyd,o di fare
da sparring partner sull’erba di Wimbledon al leggendario Santana.
“L’International Club” racconta Gilardelli “è nato in Inghilterra nel ’24 per
merito di un giornalista e di un nobile
inglese con l’intento di mantenere viva
15
QVN
CLUB
l’amicizia tra campioni che si erano
affrontati con le varie nazionali anche
dopo il termine dell’attività. “Hands
across the net, friendship across the oceans” divenne il motto del club e da allora,
anno dopo anno passando indenne anche
una guerra mondiale, l’International
Club ha visto nascere 34 sedi in giro per il
mondo, dall’Australia agli Stati Uniti”.
Del club entrano immediatamente
a far parte campioni come Borotrà,
Lacoste e gli altri leggendari moschettieri di Francia, e poi inglesi, americani, olandesi.
È proprio il Principe d’Olanda, a
guerra finita, a mettere in palio tra gli
International Club esistenti il Windmill Trophy, una specie di Davis per
campioni del passato su cui anche l’Italia riesce a mettere le mani per due
volte, con Gilardelli sempre in campo.
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QVN
“Ma il torneo, le partite, sono solo una
piccola parte di quello che rappresenta
il Club” continua Gilardelli. “La cosa
vera, quella che rende questa associazione un qualcosa di unico nel mondo
dello sport è lo spirito di attaccamento ai
colori del proprio Paese e alle tradizioni
del tennis. Insomma, per dirla in parole
povere: la cultura. Che da noi non c’è. In
Olanda tutti i tennisti iscritti all’ATP
(di ieri e di oggi) si mettono a disposizione per 3 giorni l’anno per iniziative
di beneficenza, raccolte fondi, aiuti agli
handicappati, cene benefiche. Il martedì
del Roland Garros i soci con la cravatta
del club entrano gratuitamente”.
“Si potrebbe proseguire all’infinito”
continua Gilardelli “per esempio con la
Coppa Potter che – tanto per dirne una
– nell’ultima edizione ha visto in campo
ben 17 tennisti che erano stati tra i primi
100 al mondo. Ma, ripeto, quello che conta
è soprattutto lo spirito che ci anima”.
Che in Italia non c’è. Come mai?
“Perché da noi è difficile se non impossibile portare avanti le tradizioni così come
avviene soprattutto nei paesi anglosassoni. Perché non c’è cultura. Perché in
Italia si è prima tifosi e poi sportivi. Si
diventa tutti appassionati di sci se ci sono
Thoeni e Tomba, poi fine. Si diventa
tutti appassionati di tennis se ci sono
Pietrangeli e poi Panatta. Si diventa
superesperti di golf se ci sono Rocca e i
fratelli Molinari. E così via. Ma è chiaro
che in questo modo non si costruisce un
bel niente anche se devo dire, per onestà,
che negli ultimi tempi la Federtennis sta
cercando di superare questi ostacoli, anche
sostenendo l’attività dell’International
Club”.
Già, la parola magica: club. Inevitabile
CLUB
In apertura:
Marco Gilardelli, a destra, consegna al
presidente onorario mondiale dell’International Club Frank Sedgman la cravatta
dell’International Club d’Italia.
A sinistra:
Marco Gilardelli con Nicola Pietrangeli,
finalisti nel doppio maschile al Torneo
Internazionale di Roma Parioli 1966.
A destra:
Marco Gilardelli e Umberto Quintavalle
regalano al TC Milano il Titolo Italiano
Juniores 1964.
passare dall’International Club al club
di tennis in senso più tradizionale.
Inevitabile anche chiedere a Gilardelli
cosa occorra per fare un buon club.
“Una cosa fondamentale” risponde
“ovvero un gruppo di dirigenti che sappiano creare il giusto spirito di attaccamento ai colori sociali. Senza necessariamente disporre di strutture faraoniche o
di una grande città alle spalle. Porto ad
esempio il club di Albinea, in provincia di Reggio Emilia, di proprietà del
comune, ma dove presidente e segretario
stanno raggiungendo risultati strepitosi
girando il mondo con i soci e mettendo in
piedi iniziative che anche club più grandi
si sognano”.
scuola tennis, una superscuola agonistica
e qualche campione trainante. Ma mi
rendo conto che sia più facile a dirsi che
a farsi”.
Questo per fare un buon club. E per
fare un grande club?
“Facile: grandi strutture, una grande
Alla luce di tutto questo, e nel
momento in cui sta nascendo un
Club Quanta, che consiglio si senti-
È per questo che a Milano i club che
un tempo rappresentavano l’eccellenza come il T.C. Milano ora non lo
sono più?
“Nel caso del T.C. Milano non sono stati
capaci di rinnovare né le strutture né
l’ambiente, portando forze fresche che
sapessero raccogliere l’eredità di un tempo.
Oggi un club dev’essere strutturato come
un’azienda, e quindi certi principi che
valevano trent’anni fa oggi non pagano
più”.
rebbe di dare al Presidente Quintavalle per portare al successo la nuova
iniziativa?
“L’amico Umberto è uomo di grande
coraggio e di grande spirito, lo stesso spirito – mi piace ricordarlo – con cui suo
padre fu tra i fondatori dell’International Club d’Italia. Per cui credo che
la nuova iniziativa avrà tutte le cure e
tutte le attenzioni che necessita. Ma se
proprio dovessi dargli un consiglio gli
direi: inventati cose come quelle che fanno
a Wimbledon, dove il prossimo anno
organizzeranno per 30 soci una vacanza
in India e grazie ai contatti con 5 club
indiani ci saranno altrettanti minitornei di tennis, cene e via dicendo. Sono
cose come queste che creano lo spirito di
appartenenza ad un club e alimentano la
voglia di farvi parte”.
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QVN
SALUTE
PREVENZIONE
NELLO SPORT
Il vecchio detto “prevenire è meglio che curare”
nello sport diventa una regola da seguire
scrupolosamente, ce ne parla Enrico Pozzi,
Direttore Sanitario del Quanta Fisiomed
di ENRICO POZZI
A
lla luce dei tragici avvenimenti degli ultimi anni nel mondo
dello sport agonistico e non, è giusto
ricordare quanto sia importante una
seria e accurata attività preventiva.
Da qui nasce l’importanza di una buona opera di prevenzione che consiste
nel sottoporsi ad un controllo medico
accurato prima di svolgere l’attività
sportiva; infatti l’impegno a cui l’organismo è sottoposto durante l’esercizio
fisico è tale da richiedere un perfetto
stato di buona salute ed efficienza fisica, se poi pensiamo che in Italia gli
atleti che praticano attività agonistica
sono quasi quattro milioni, mentre il
numero dei praticanti a livello amatoriale si stima sia quasi il doppio, è facile comprendere quale importanza ha
la prevenzione anche ai fini del costo
sanitario.
Per lo sport di tipo agonistico la visita deve precedere il tesseramento
e dev’essere richiesta dalla Società
Sportiva di appartenenza, da strutture
o eventi che la richiedono o a titolo
individuale per partecipare a manifestazioni sportive agonistiche.
Il certificato di idoneità agonistica
viene rilasciato in maniera specifica
per un determinata disciplina che viene riportata sullo stesso, autorizzando
quindi l’atleta in via primaria (ma non
esclusiva) a svolgere quello sport in
particolare.
In Italia, gli sport per i quali è obbligatorio il certificato agonistico sono
stati suddivisi in due tipologie: quelli
ad impegno cardiorespiratorio lieve o
moderato e quelli con impegno elevato. Per i primi l’idoneità ha validità
biennale, mentre per i secondi la validità è annuale.
È quindi opportuno, prima di intraprendere un qualsiasi tipo di attività
sportiva, verificare il proprio stato di
salute sottoponendosi ad una visita
medica accurata, attraverso la quale
si possono evidenziare alterazioni che
possono causare l’insorgenza di patologie più o meno gravi, oltre ad escludere o prevenire possibili danni che la
pratica intensiva degli stessi potrebbe
potenzialmente causare.
Il protocollo che viene seguito per
lo svolgimento della visita medica
agonistica prevede, oltre alla raccolta
dell’anamnesi dell’atleta (la propria
storia clinica e anche quella famigliare), l’esame dell’apparato respiratorio,
cardiocircolatorio, muscolo-scheletrico, l’esame della vista con l’utilizzo
dell’ottotipo ed una parte strumentale: l’esame spirografico con il quale
si determina la capacità polmonare,
l’elettrocardiogramma a riposo e dopo
la prova sotto sforzo e l’esame delle
urine.
Inoltre, per alcuni sport la legge prevede ulteriori esami specialistici (tra
i quali l’esame neurologico, l’otorinolaringoiatrico, l’oculistico con videat
fundus oculi ed altri ancora) di protocollo utili a escludere possibili danni
che la pratica intensiva di tali sport
potrebbe causare anche nella vita quotidiana.
Per quanto riguarda invece il certificato di idoneità sportiva non agonistica,
il protocollo è profondamente diverso.
Il certificato viene normalmente rilasciato dopo accurata visita medica che
consiste sempre nella raccolta dei dati
anamnestici clinici e famigliari del
soggetto, nell’auscultazione di cuore e
polmoni, nella misurazione della pressione arteriosa, misurazione dell’altezza e del peso.
Dal mio punto di vista personale, sarebbe molto utile rendere obbligatorio
eseguire anche un elettrocardiogramma a riposo che evidentemente non
avrebbe la stessa capacità diagnostica
di un vero e proprio test da sforzo, ma
semplicità e facilità di esecuzione lo
renderebbero adatto ad un programma di screening che contribuirebbe a
rendere la visita ancora più importante a livello preventivo.
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QVN
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QVN
LAVORO
LAVORO: L’ANNO CHE VERRÀ
Il professor Mario Mazzoleni ed il Vicepresidente di Quanta Vincenzo Mattina
a confronto sui grandi temi del lavoro e dell’economia alla vigilia del nuovo anno.
di DARIO COLOMBO
Mario Mazzoleni
L’
uno, Mario Mazzoleni, è uno
dei più noti docenti di economia
italiani, per anni direttore dell’MBA
Bocconi, consulente di Confindustria.
L’altro, Vincenzo Mattina, vanta un
curriculum fatto di lunga esperienza
nel sindacato e poi sui banchi della
Camera e dell’Europarlamento, prima
di approdare alla poltrona di vicepresidente del Gruppo Quanta.
Con loro, in una specie di gioco degli
specchi, abbiamo voluto affrontare i
grandi temi del lavoro e più in generale dell’economia alla vigilia di un 2014
che, secondo alcuni potrebbe essere
l’anno della (piccola) ripresa.
2014: che anno sarà per il Paese?
M.M.: Difficilmente potrà essere un
anno tanto diverso da quello che abbiamo vissuto soprattutto nel primo
semestre. La mancanza di interventi
strutturali sul costo del lavoro associata ad una mancata scelta del governo
Vincenzo Mattina
di agire come volano o coordinatore di
progetti di investimento infrastrutturale non permetto di immaginare effetti importanti che possano ricadere
dalla possibile piccola ripresa europea.
Purtroppo pagheremo ancora gli effetti di una pressione fiscale esorbitante,
ma qualche effetto positivo lo potremmo avere se il Governo riuscirà a cogliere gli obiettivi di spending Review.
V.M.: Sarebbe azzardato fare previsioni, perché tra turbolenze politiche,
resistenze corporative e timidezze governative è molto improbabile che si
facciano le riforme strutturali di cui il
paese necessita. Ciò significa che non si
libereranno risorse per gli investimenti e che non si alleggerirà la pressione
fiscale a tutto danno dello sviluppo
economico. Possiamo fare affidamento solo sulla determinazione di quanti
ormai da anni stanno resistendo allo
tzunami economico, scommettendo
sull’innovazione e la qualità. Purtrop-
po il loro numero si sta assottigliando.
Quali sono i segnali positivi che arrivano dall’economia (se ci sono)?
M.M.: Possiamo dire che i segnali
positivi ci sono e riguardano prima di
tutto la tenuta del nostro export con,
ultimamente, un buon incremento
mostrando alcuni dati che segnalano
un consolidamento delle nostre capacità di export. Di positivo, sebbene sia
un effetto indiretto e non legato alle
peculiarità del nostro sistema economico, vanno ricordate le ultime manovre della BCE con il conseguente
riorientamento positivo degli indicatori macroeconomici per i grandi Paesi
Europei e la forte volontà della Banca
Centrale di sostenere lo sviluppo attraverso ulteriori riduzioni del costo del
denaro. Di endogeno abbiamo poco
da segnalare se non il fatto che moltissime medie e piccole imprese continuano ad investire per incrementare la
21
QVN
LAVORO
propria competitività.
V.M.: Non ne vedo. Sono le aziende
che esportano e che innovano a tenerci in piedi e il sistema Italia regge anche per la straordinaria pazienza della
maggior parte dei cittadini, che stanno
subendo disoccupazione e taglieggiamento dei redditi senza dar luogo a
manifestazioni eclatanti di ribellione.
Quale sarà il trend più difficile da invertire?
M.M.: Quello del lavoro non solo ma
soprattutto giovanile. Da troppi anni
il Paese si è chiuso in una logica conservativa sul fronte del lavoro, non solo
non si investe nel creare valore attraverso il lavoro ma ci si affossa in una interpretazione esclusivamente orientata
a considerarlo in termini di costo. L’attesa di una mitologica ripresa in grado
di rilanciare i consumi e, conseguentemente, il lavoro pare sempre più l’attesa
dell’arrivo del Godot di S. Becket, più
passa il tempo in attesa e meno saremo
in grado di modificare le cose.
V.M.: Sono due: il blocco della spesa
pubblica in investimenti infrastrutturali e l’ossificazione delle strutture e delle
procedure burocratiche. Per invertire il
primo dovremmo costruire alleanze a
livello europeo per imporre che gli investimenti infrastrutturali, per la ricerca e per la qualificazione professionale
vengano liberati dai lacci e lacciuoli del
patto di stabilità. Per invertire il se-
22
QVN
condo tutto dipende dalla volontà del
Governo e del Parlamento nazionali.
Sono cambiamenti difficilissimi, ma
non impossibili.
Perché in Italia ci si scandalizza per
settimane se LVMH acquista il bar
Cova e non accade il contrario quando Luxottica acquista simboli del
made in USA come Ray-Ban o Brooks Brothers o Della Valle acquista
le Church’s o Montezemolo Ballantyne? In altri termini: è davvero
così vero che siamo solo terra di conquista?
M.M.: Verrebbe da dire perché siamo
provinciali, forse c’è anche un latente
“senso di colpa” del mondo finanziario/
imprenditoriale che non riesce ad affrancarsi dalla cultura della “finanziarizzazione” che ne ha determinato l’operare (e i
fallimenti) negli ultimi venti anni atrofizzando la vena che sosteneva il rischio
del fare e dell’innovare. Infine, penso ci sia
l’amara constatazione che il bilancio tra
ciò che il sistema Itala acquisisce e quello che cede è sistematicamente in deficit.
L’essere terreno di conquista appare ormai
nei fatti e di per se stessa questa situazione non sarebbe negativa, di rilevante c’è
il fatto che, spesso, questi ingressi sono
facilitati dalla mancanza di una capacità
interna di generare mercato nelle contrattazioni, finendo per cedere quote importanti del nostro sistema produttivo a
prezzi stracciati.
V.M.: C’è in giro una grande nostalgia
di protezionismo; anzi il protezionismo, le dogane, le frontiere chiuse sono
i pilastri del nuovo populismo che si va
manifestando in Italia e in altri Paesi
europei. Sono anche i nuovi riferimenti di partiti che si dicono riformatori e
liberali. Pensiamo a quanto accaduto
per l’Alitalia; in nome dell’italianità, è
stata fatta un’operazione che hanno pagato i contribuenti e i lavoratori, che, a
quanto pare, dovranno farsi carico tra
non molto di un’altra mistificazione
nazionalistica. In Italia vi sono tanti
imprenditori eccellenti, ma non fanno
parte dei salotti buoni e non sarebbero
disposti ad avventure speculative. Queste sono aree privilegiate di avventurieri che pensano solo all’arricchimento
personale e che vivono in simbiosi con i
tanti cattivi politici che li assecondano,
facendosi scudo di criticità sociali e di
mistificazioni patriottiche.
Quali sono le eccellenze italiane di
oggi?
M.M.: Oltre alle solite citate imprese
del lusso stiamo evidenziando le eccellenze anche nei settori old della meccanica, dei materiali, della precisione,
qualche recupero lo stiamo registrando
nell’alimentare e rimane forte il valore
generato dall’ossatura del sistema economico italiano: la piccola e media impresa. Vi sono molte realtà che hanno
saputo mettersi in gioco ripensandosi
senza preconcetti riuscendo a individuare opportunità e modalità di gestione nuove ed efficaci. Per ultimo credo
sia sempre più evidente che la positività
si ritrova nelle aziende dove la strategia
si è orientata alla valorizzazione delle
proprie risorse, esperienze piuttosto
che alla ricerca di interventi di razionalizzazione sul fronte dei “costi”.
V.M.: Le macchine utensili, la robotica, le auto di alta gamma, la filiera alimentare, la filiera della moda, le
imprese collegate ai grandi programmi
internazionali della difesa nell’elicotteristica e nell’aerospaziale con i loro
comparti civili.
Giovani e mondo del lavoro: davvero
la strada è solo quella di andare all’estero?
M.M.: Sì e molte imprese lo stanno dimostrando. Laddove si investe sull’innovazione, nei territori dove si riesce ad
avviare qualche esperienza di sistema,
quando le imprese sanno realizzare
progetti che includono i vari stakeholder, quando la finanza ritorna ad avere
un ruolo di supporto (e lo reimpara a
fare), quando la governance recupera la
propria missione originaria (il profitto
smette di essere un fine e torna strumento). Quando si torna a fare impresa
senza paura di “sparigliare” sul passato,
allora riscopriamo di essere leader veri
anche in questa economia globalizzata.
M.M.: La strada sarebbe quella di
smetterla di fare demagogia sui giovani e affrontare di petto una situazione
che sta diventando insostenibile. La
ricetta è complessa perché deve portare ad affrontare “a sistema” diversi
pilastri del nostro vivere consolidato.
Non abbiamo un mercato del lavoro
progettato per essere efficace nel generare valore, non abbiamo un sistema
universitario capace di interrogarsi sui
fabbisogni e le opportunità di generare
valore, la meritocrazia è stata sostituita dall’appartenenza etc… Oggi capita che chi ha talento possa realizzarsi
anche in questo Paese, a volte anche
per selezione meritocratica (le imprese
sane hanno ricompreso il valore della
qualità nelle risorse umane e ci investono), però parliamo di “casi” non di
una policy. Per un giovane il messaggio
torna ad essere quello di decine di anni
fa: se appartieni a qualche rete relazionale hai opportunità, in caso contrario
corri nella speranza del caso. All’estero
i nostri giovani hanno la possibilità di
giocarsela e questo, alla lunga, finirà per
inaridire il Paese.
V.M.: È la manifattura in senso lato
che produce ricchezza. I servizi avanzati
quale ricchezza potrebbero alimentare se
venisse meno la manifattura? Nel tempo
del digitale e dell’economia dell’informazione anche le nostre piccole e medie
industrie possono uscire dalla dimensione locale e proiettarsi in quella globale. Insomma, ci sono nuovi orizzonti
alla portata delle PMI; servirebbe solo
sostenerle, incoraggiarle, liberandole da
troppe pastoie e dalle farraginosità del
sistema fiscale, burocratico, creditizio e
anche lavoristico. L’Italia ben più di altri
Paesi dovrebbe incoraggiare il passaggio
dal desktop publishing al desktop manifacturing e favorire la nascita delle start
up innovative. Ci vorrebbe una politica
industriale su questa linea.
V.M.: I giovani dovrebbero andare
all’estero obbligatoriamente per sprovincializzarsi. Diversamente saranno
sempre come la maggior parte dei loro
padri, attaccati alle quattro mura di
casa e poco disposti a guardare e osare oltre. In ogni caso, quelli che vanno
all’estero sono, nel complesso, una piccola minoranza, per cui sarebbe il caso
che si facessero programmi per l’espatrio, possibilmente con il biglietto di
ritorno.
Da questo punto di vista quali sono
(se ci sono) le lacune sul piano della
formazione?
M.M.: Il mondo della formazione è
chiuso in se stesso da decenni. Come
sempre manca una capacità di programmare e di collegare tra di loro le
potenzialità che i diversi soggetti che
erogano formazione sarebbero in grado di realizzare. Molta demagogia sui
processi riformatori ha generato scuole
autoreferenziali dove la nuova riforma
sostituisce la vecchia senza che nessuno abbia la volontà di “misurare” l’efficacia degli investimenti del passato.
L’università, salvo eccezioni poco numerose, vive le proprie logiche di potere lontana dal mondo reale, e troppo
spesso senza più nemmeno la capacità
di attivare sensori in grado, se non di
prevederne, ma almeno di coglierne i
cambiamenti in atto. Gli erogatori di
formazione professionale e specializzata fanno fatica a sviluppare le proprie
attività schiacciati dalla miopia di un
sistema economico che delega esclusivamente ai fondi formativi l’erogazione
di risorse (spesso finendo per non riconoscere il valore dell’offerta formativa
di chi offre progetti influenzato dalla
percezione del “non costo” che queste
attività generano). Anche questa sarebbe un’emergenza su cui investire prima
di tutto programmando indirizzi e percorsi, poi avendo la forza di gestire una
“sala di regia” che, senza preconcetti di
sorta, vedesse coinvolti tutti i soggetti
interessati e in grado di intervenire.
LAVORO
Il manifatturiero, per anni locomotiva dell’economia italiana, ha ancora
un futuro?
V.M.: Fino alle scuole medie la nostra
non è una cattiva scuola. I guai vengono
dopo; scuole tecniche senza laboratori,
scuole umanistiche senza aggiornamento dei programmi. E poi c’è il buco
nero delle Università; tutti si possono
iscrivere a tutte le facoltà e ci sono blocchi all’ingresso nelle facoltà scientifiche,
mentre non ce ne sono affatto in quelle
umanistiche. Conclusione, le seconde
sono affollatissime, le prime molte volte hanno pochi allievi. Metterei i blocchi all’accesso alle facoltà umanistiche,
stabilendo una coerenza tra i percorsi
seguiti alle scuole superiori e la scelta
universitaria; mi sembra improbabile,
tanto per fare un esempio, che chi ha
studiato ragioneria possa iscriversi ad
archeologia o a lettere antiche.
Immigrazione: una risorsa per il Paese?
M.M.: Lo è da svariati punti di vista.
Culturale e sociale prima di tutto, ma
anche pragmaticamente nel genera-
23
QVN
LAVORO
re lavoro/ricchezza. Generalizzare in
questi casi è sempre sbagliato, ma gli
indicatori che fotografano il nostro sistema economico da anni mostrano le
ricadute generate da chi viene nel nostro Paese per cercare lavoro o per realizzare le proprie inclinazioni imprenditoriali. Il tema, al solito, deve essere
posto diversamente e implica la volontà
di intervenire da parte di chi ci governa. È innegabile che in Italia vi siano
due realtà legate all’immigrazione,
quella che ha legittimamente motivo e
spazi di presenza sul nostro territorio
e quella dell’immigrazione clandestina.
Da quando il fenomeno dell’immigrazione si è andato consolidando nessun
governo ha seriamente affrontato il
tema dell’illegalità lasciando che questa degenerasse in un rivolo di ulteriori
illegalità i cui effetti subiamo quotidianamente con ricadute pesantissime
sul fronte lavorativo, relazionale e sociale. Il lassismo spesso porta a sospetti
di connivenza, forse in questo caso si
tratta semplicemente di mancanza di
un’elementare visione.
V.M.: Una risorsa, se impariamo e vogliamo gestirla. Forze nuove producono anche idee nuove, voglia di riscatto
è sinonimo di voglia di fare. Purtroppo
noi non governiamo un fenomeno incontenibile; lo temiamo, lo subiamo e
lo esorcizziamo con misure di polizia.
Il risultato è che dell’immigrazione ci
prendiamo le negatività e non le positività.
Politica e buon andamento dell’economia: una contraddizione in termini?
M.M.: Come sempre il ragionamento può essere anche ribaltato o riletto
cambiando la posione degli aggettivi
24
QVN
o sostituendoli nel quesito. Di certo
una cattiva politica genera pessima
economia e su questo ormai abbiamo
un’esperienza più che consolidata. Può
l’economia prescindere da una buona
politica? No, i fatti degli ultimi anni
lo dimostrano. Una politica demagogicamente orientata alle dichiarazioni
ad effetto e incapace di intervenire in
qualsiasi campo dove serva capacità
di programmazione e di realizzazione
mette in ginocchio l’economia. Il vero
quesito è forse un altro. Può il sistema
economico e sociale imporre una buona
politica, ossia impegnarsi a selezionare
una diversa classe politica in grado di
affrontare con forza e coerenza i temi
enormi che sono davanti agli occhi di
tutti?
V.M.: La politica deve avere visione;
quando ce l’ha, è un sostegno all’economia. Se diventa un impaccio o la genitrice/gestrice di regole cattive allora
diventa una palla al piede. Nella sua
storia, l’Italia ha avuto anni di buona
politica; peccato che nessuno se ne ricordi.
europea. Poi sono stati commessi molti
errori nella costruzione dell’integrazione economica, ma, attenti, gran parte di questi errori è figlia di politiche
nazionali sbagliate e della incoerenza e
talvolta pressappochismo con cui certi
Paesi, tra cui in prima linea il nostro,
hanno assunto impegni che poi si sono
dimenticati di onorare.
Una parola di speranza?
M.M.: Alla fine la vera parola di speranza è legata al fatto che i motivi della
nostra difficoltà sono facilmente identificabili e, tutto sommato, nemmeno le
cure appaiono difficili da individuare.
Basterebbe avere il coraggio di investire su politiche e debellare la demagogia. Riuscire ad accettare l’idea che le
cure possano anche costare sacrifici dichiarati piuttosto che imporre inerziali
sofferenze nascoste sotto varie sigle di
nuove imposte. Conoscere la diagnosi e
le cure (diverse a seconda dell’impostazione ideologica del medico) rappresenterebbe già una grande opportunità,
si tratterebbe “solo” di volerla cogliere.
Europa: un freno o un incentivo per
la crescita?
M.M.: Chiunque parli contro l’Europa o è incompetente o è autolesionista
(oppure corre per interessi egoistici).
L’Europa è il mercato, l’Europa è l’integrazione, l’Europa per noi italiani è
la speranza dell’applicazione di regole
troppo spesse considerate come zavorra
pura negli ultimi due decenni. Europa
è stimolo competitivo, ma anche opportunità di alleanze. L’Europa è confronto. L’Europa è sfida e un paese che
non si sfida è morto.
V.M.: L’Europa va sempre vista in
chiave politica, prima che economica.
È nata per chiudere il capitolo ultrasecolare di guerre e distruzioni. Non dovremmo mai dimenticare che nella sua
lunga storia il Vecchio Continente solo
dopo la seconda guerra mondiale (la
seconda in 30 anni) non è stato imbrattato dal sangue dei suoi figli. Sul piano economico la vera crescita c’è stata
proprio per la scelta compiuta nel lontano 1957 di costruire la casa comune
V.M.: L’anno venturo celebreremo il
trentennale del progetto di costituzione europea elaborato da Altiero Spinelli e votato dal Parlamento europeo.
Confido che sia l’occasione per ripensare la traiettoria di un grande disegno
ideale, politico ed economico e che, in
nome di quel disegno, i popoli europei
riprendano in mano il loro destino, taluni, i tedeschi, innanzi tutto, attenuino
i loro egoismi, altri, innanzi tutto, gli
italiani, ritrovino senso etico e responsabilità.
25
QVN
PENSIERI IN LIBERTÀ
MILANO CHE VINCE
SENZA I DOVUTI RICONOSCIMENTI
di UMBERTO QUINTAVALLE
Presidente Quanta
N
on sono mai stato tenero con l’ex
Sindaco Letizia Moratti, da me
ritenuta da sempre donna straordinaria
soprattutto (ma non solo) per quello
che ha fatto e continua a fare col marito
a San Patrignano, ma non altrettanto
straordinaria, come Sindaco di Milano.
Ma al di là del fatto che oggi dovendo
scegliere chi buttar giù dalla torre tra
il Sindaco Moratti e il Sindaco Pisapia non avrei esitazioni nel buttar giù
il secondo, ho trovato di un provincialismo ottuso ed irrispettoso delle tradizioni milanesi che l’attuale Giunta
abbia rifiutato l’Ambrogino 2013 a
Letizia Moratti solo perché non ha la
tessera del PD.
L’avvocato Pisapia e la sua Giunta se
andranno avanti anche nella seconda
parte del loro mandato ad essere di una
mediocrità assoluta tendente al pessimo, come lo sono stati nella prima
parte, potranno farsi belli ai posteri solo
per aver organizzato l’evento EXPO
2015.
Evidentemente dimenticando un dettaglio null’affatto marginale, ovvero che
non avrebbero potuto farsi belli se Leti-
26
QVN
anno, di subire lo schiaffo di ricevere
sì dall’Assessorato allo Sport una targa
celebrativa, consegnata non da chi di
dovere a Palazzo Marino, ma da un
messo comunale (!) inviato espressamente in Via Assietta. Un semplice,
banale telegramma quello sì me lo sarei
aspettato quest’anno come atto minimo
dovuto al sottoscritto e ad atleti e dirigenti che, unici nello
Nello sport a fine
sport, avevano onorato
di un match anche
“...provincialismo
nella stagione
duro vinti e vincitori
ottuso aver rif iutato Milano
2012-2013.
si stringono la mano:
l’Ambrogino 2013 Ma neanch’io, che pure
a Milano in politica
evidentemente no.
a Letizia Moratti” da queste colonne non
ho mai manifestato né
Non solo: non ho
mai manifesterò, per
certo la pretesa di vedermi attribuito l’Ambrogino, ma come Presidente scelte di fondo editoriali, alcuna predell’unica società sportiva milanese che ferenza né politica né religiosa, ho la
nel 2013 ha vinto con l’Hockey Club tessera del PD.
Milano Quanta un titolo di Campione
italiano assoluto (oltre che una Super- Strana gente oggi alla guida di Milano:
coppa ed una Coppa Italia) mi sarei incapaci non solo di rispondere a
aspettato di ricevere dal Comune di diverse cortesi lettere di invito a venirci
Milano almeno un telegramma di feli- a trovare al Village magari in occasioni
dei match clou della nostra squadra di
citazioni.
Avrei volentieri fatto a meno, come Hockey inline; incapaci non solo di
successo per lo scudetto dello scorso stringere la mano ad un avversario non
zia Moratti, lei appunto e non Giuliano
Pisapia, non fosse riuscita a portare tale
storico evento a Milano. Ma di fronte
al provincialismo ed all’ottusità umana,
ogni rispetto e riconoscenza per l’avversario che ha straben agito nello specifico per la nostra Milano, evidentemente non esiste.
PENSIERI IN LIBERTÀ
politico, perché certo loro non sanno
per chi ho votato in passato o voterei
oggi, cosa che peraltro non so neanch’io,
ma solo perché esprimo in modo anche
duro, ma civilmente e nel rispetto delle
Leggi in essere, un profondo dissenso
su come loro operano.
E, cosa davvero singolare, sentendosi
loro offesi, non noi se con gli unici
mezzi previsti dalla Costituzione italiana, ossia la libertà di espressione ed il
ricorso alla Giustizia italiana, reagiamo
a quelli che ci appaiono soprusi che da
posizione assolutamente dominante
utilizzano contro di noi. Arrivando a
servirsi anche di quella che riteniamo
pura concorrenza sleale e quello che
riteniamo un vero e proprio ”esproprio
proletario” del nostro terreno.
È duro, anzi durissimo oggi operare a
Milano in questi contesti e gestiti politicamente da siffatta gente: invece che
apprezzare quello che a Milano e per
i cittadini milanesi abbiamo realizzato
con il Quanta Village, ci attaccano irrazionalmente e a testa bassa in tutti i
modi possibili.
Invece che complimentarci per quello
che abbiamo ottenuto nello sport e per
lo sport milanese, ci trattano a ceffoni.
E ci ignorano totalmente invece che
cercare il dialogo e magari anche additarci ad esempio per come un Gruppo
milanese, gestito da milanesi come il
nostro sia riuscito nel 2013, che per il
nostro Paese è stato un anno di grandissimi affanni, a registrare in modo
assolutamente etico lo strarecord di fatturato (e risultati), in crescita rispetto al
2012 della percentuale impressionante
del 34%.
Almeno fossero loro esempi di virtù e
di buona gestione della cosa pubblica:
ma difficile accreditare di ciò chi ha
paurosi buchi nel proprio bilancio e ci
affibbia sistematicamente aumenti a
go go di imposte e tasse, per darci in
sovrappiù servizi complessivamente
molto scadenti.
MILANO SPORT S.P.A.
E LE ALTRE
U
na volta tanto, in clima natalizio, non attacco Milano Sport,
limitandomi però ad osservare come
le strutture sportive private milanesi stiano perdendo nel loro insieme
montagne di soldi, con il concreto
rischio, entro due o tre anni, di vedere
il numero già ridotto dei “players”, a
Milano, ridursi ulteriormente in modo
anche sensibile.
“Lungi da me” il pensare che ciò sia
soprattutto dovuto alle politiche per
nulla farneticanti in materia sportiva
della mia “amica Assessora Bisconti”
ma forse se l’interesse prevalente della
nostra Giunta milanese fosse lo sviluppo dello Sport e non il suo totale
appiattimento, qualche riflessione
seria, in questi residui due anni e mezzo
scarsi di mandato, andrebbe fatta.
Smettendola di propinarci le bischerate
che lo sport è prevalentemente sociale
e quindi viva Milano Sport S.p.A. con
le sue perdite stratosferiche o le barzellette che nei centri di Milano Sport ci
si deve presentare con il 740 perché chi
più guadagna (quanto per inciso?) più
paga.
Signor Sindaco, Signora Bisconti
volete per favore spiegare una sola
volta, una sola per tutte, cosa ci sia di
“sociale” nel far perdere a Milano Sport
una ventina di milioni di euro negli
ultimi due anni (immaginiamo stessa
solfa nel 2013) ripianati col pubblico
denaro di noi cittadini?
E cosa ci sia di “sociale” nel fare di tutto
attraverso politiche illiberali, antidemocratiche, di stampo veterocomunista, nel cercare di togliere ossigeno
vitale alle strutture sportive private
milanesi?
A PROPOSITO
DI BISCHERATE:
LE OLIMPIADI
A MILANO
C
ontinuo a leggere tra lo stupito ed
il divertito della proposta bipartisan al CONI dello strano duo Maroni
Pisapia prima di cercare di portare le
Olimpiadi 2020 a Milano, poi di creare
a Rho una mega Cittadella dello Sport.
Bieca propaganda elettorale, populismo
puro che ovviamente prescinde dalla
dura realtà in cui versa lo sport e le sue
strutture a Milano, reiterando ad ogni
piè sospinto la mentalità “ammazza svi-
27
QVN
PENSIERI IN LIBERTÀ
luppo dello sport” di questa Giunta.
nale frequentato quotidianamente da
migliaia di persone come dichiarato dal
duo bipartisan.
A Milano non abbiamo una struttura
decente che sia una, salvo il vecchio
ed obsoleto Meazza per il calcio: non Oggi tra l’altro chi pratica sport vuole
abbiamo nulla, non un Palazzetto dello strutture adeguate possibilmente dieSport, non uno stadio per l’atletica, non tro casa o ufficio: impensabile che per
piscine per gli sport dell’acqua, non un una partita di un’ora di tennis, di calPalazzo del ghiaccio né un palazzetto cio, in realtà di qualunque sport, un
per l’hockey in line, dove pure Milano cittadino debba impiegare, se tutto va
eccelle, non abbiamo niente di niente, bene, e non c’e nebbia o incidenti su
non potendo certo annoquella maledetta autoverare l’Arena o la piscina
strada Laghi, un’ora ad
“A Milano non
Cozzi tra le strutture
andare e un’ora a toradatte ad ospitare un’Onare.
abbiamo una
limpiade.
In più come sopra detto
La bischerata di costruire struttura decente, tutte le attuali strutture
ex novo una struttura intesportive milanesi sono
che sia una,
grata a Rho per tutti gli
in grandi affanni econosalvo il vecchio
sport olimpici, vorrebbe
mici e finanziari: manMeazza”
dire che si dovrebbero
cherebbe solo che a tali
costruire 6 o 7 nuovi stadi
strutture fossero portati
più un’infinità di strutture collegate, una via i già insufficienti clienti!
immensità di pubblico denaro diciamo
tra gli 800 ed i 1000 milioni di euro per Il duo bipartisan non sa sicuramente che
una manifestazione di due mesi. Per poi a Rho esisteva sino a pochi anni fa un
avere “il deserto dei tartari” mantenuto a bellissimo centro sportivo, il Cristina, che
vita da chi e con i soldi di chi?
però è stato chiuso. Provino ad informarsi
sul perché.
Con perdite che annualmente supere- Provino soprattutto a riflettere, invece che
ranno nella migliore delle ipotesi i 25 proporre bischerate che ci rendono ridimilioni di euro, ammesso e non con- coli agli occhi di tutti, come lo sport e le
cesso che l’ordinaria gestione possa far sue strutture a Milano possano tornare ad
pari, cifra stratosferica che rappresenta avere un minimo di appeal europeo.
per 33 anni il costo annuo degli ammor- Cominciando magari col cambiare le
tamenti sull’investimento!!!
politiche di fondo di questa Giunta e chi
Non certo quindi un profittevole in questa Giunta è preposto a gestire lo
enorme centro sportivo polifunzio- sport.
28
QVN
ALLA FINE PERÒ
È NATALE…
E
siamo arrivati alla conclusione di
questo pezzo, che è l’ultimo del
2013, già proiettato sull’anno che verrà.
Per questo, senza voler ricorrere a facili
sentimentalismi natalizi, mi sento in
dovere di ringraziare tutti coloro – dentro
e fuori il Gruppo Quanta – che ci hanno
permesso di guardare a questo 2013 che
se ne va con legittimo orgoglio e soddisfazione. È stato ancora una volta un anno
fantastico per i risultati raggiunti ma più
ancora di tutto per lo spirito di vicinanza
e di affetto di cui ci siamo sentiti circondati nel nostro lavoro quotidiano in Italia
e nel mondo. Grazie.
Ma mi sento ancor più in dovere di
trasmettere a tutti il mio personale sentimento di grande fiducia verso l’anno
che verrà, nonostante tutte le difficoltà
che ben conosciamo, gli ostacoli che
ogni giorno ci si presentano – a volte
inaspettati, l’ostilità e l’inettitudine di
una classe politica incapace di cogliere i
segnali che arrivano da chi - come noi –
ha fatto, vuol fare, e farà per far crescere
il nostro Paese.
L’ augurio – che è profonda convinzione –
è quello di ritrovarci tra un anno su queste
stesse pagine ad esprimere gli stessi sentimenti di soddisfazione che ho appena
espresso. Ce la faremo.”
AMARCORD
IL PIACERE
DEI SOGNI
Dal libro-ricordo su Cesare Rubini all’Expo,
passando attraverso i fumi di un’Olimpiade quanto
mai lontana da Milano
di TONI CAPPELLARI
D
iceva un moralista francese che
per piacere in società, alla gente,
bisogna lasciarsi insegnare molte cose
che uno non sa da coloro che non le
sanno. Sarà per questo che in queste
giornate che sembrano tutte estive,
anche se ci avviciniamo all’inverno,
abbiamo guardato con occhi diversi il
mondo dei sogni che era intorno a noi.
Lo sport nella scuola, le palestre degli
istituti d’istruzione aperte fino a tardi
per le società sportive, e ora grazie all’iniziativa dell’ assessore regionale Rossi,
l’idea che Milano, ad esempio, possa
avere finalmente la sua cittadella sportiva ci aiuta a sperare.
Non così l’idea di organizzare un’Olimpiade impossibile nella metropoli che
non ha mai ricostruito il suo palazzo
dello sport caduto sotto la neve; che si
è messa a litigare sulla copertura dello
storico Vigorelli proposta molto tempo
fa dai Gabetti, anche adesso che ci sono
strutture semoventi, tetti apribili, con
l’illusione che reinventarlo anche come
centro per molti sport favorirebbe gli
stessi appassionati che ancora vivono
nel ricordo dei record sull’ora di Coppi
o Rivière, delle battaglie in surplace fra
Gaiardoni e Maspes i re della pista.
Si litiga sulle troppe cose da fare, si
parla di Olimpiadi e non abbiamo
uno stadio per l’atletica leggera che è
poi il cuore e la vera vita dei Giochi
reinventati da Pierre De Coubertin.
Meglio mettersi ad un tavolo, magari
discutere per tre giorni di fila, ma poi si
deve uscire con la volontà di farle davvero certe cose e la città di Milano ha
proprio bisogno di tutto questo, adesso
che il mondo sta arrivando da noi con
l’Expo, nella bruma dei fumogeni che
appestano San Siro, uno stadio glorioso
ma sempre con una stella in meno di
quelle che servirebbero per avere le
grandi manifestazioni. Esistono idee,
progetti, c’è gente pronta ad investire,
pagando in proprio, ma chi non gira
per le strade non sente la rabbia della
gente per lavori stradali che durano
troppo tempo, per scale mobili che
non si muovono, fa una grande fatica a
capire anche se poi per non arrivare al
conflitto torni a quel pensatore francese
che ti chiedeva di lasciare insegnare
anche chi non sa farlo.
Mettere ostacoli a chi presenta progetti non è la migliore delle idee e
prima di pensare all’impossibile sarà
meglio mettere nel dossier il concreto
che si può fare adesso, nella speranza
che non tutto sia frenato dai rifiuti
trossici dell’amianto come è accaduto per la ricostruzione del povero
Palalido, che sarà riconosciuto come
Pala Armani anche se il sentimento,
la storia, dicono che non dovrebbe
urtare la suscetrtibilità di nessuno un
impianto che possa essere conosciuto
come il Palazzo di Giorgio Armani,
grande stilista, genio, ma anche di
Cesare Rubini l’Indimenticabile, come
dice il libro appena uscito per le edizioni “Sport e Passione”, l’Unico come
avrebbe voluto titolare il volume Giovanni Malagò il presidente del Coni
che ha voluto la presentazione del
lavoro nella Sala d’onore al palazzo
Acca ricordandoci che soltanto Cesare
Rubini è nella casa della gloria mondiale di due sport olimpici come il
basket e la pallanuoto. Ne parlerà, il
nostro Principe, al Famedio con il suo
grande amico Ottavio Missoni che lo
ha appena raggiunto al Monumentale
nel ricordo della città per gli uomini
che le hanno dato gloria.
Sognando tutto questo abbiamo assistito con mente libera a tutti i lavori
che si sono fatti per mettere sul tavolo
un programma, siamo andati a vedere
come reagiva la gente parlando proprio del libro voluto da don Zaninelli su quello che è stato il suo padre
putativo. Anche in queste riunioni ci
siamo resi conto che non tutti capivano perché, ad esempio, nel palazzo
di Trieste, tutta la gente è scattata in
piedi per applaudire l’iniziativa ed
onorare il ricordo, perché a Roma la
commozione era vera e andava al di là
delle lacerazioni politiche, dell’astio
per una scelta che sembrava logica, si
andava nella casa del vero ministero
dello sport italiano, senza voler offendere la suscettibilità di chi avrebbe
dovuto partecipare con entusiasmo ad
una iniziativa che coinvolge il mondo
di Rubini, e quando diciamo mondo
pensiamo alla federazione mondiale e
persino al Comitato Olimpico Internazionale.
29
QVN
SPORT
MATRIMONIO
TRA CAMPIONI
30
QVN
SPORT
Quanta è storicamente legata al mondo dell’Hockey, ma da
quest’anno, la società leader nel mondo delle risorse umane ha
deciso di sostenere anche il glorioso GEAS...
di TONI CAPPELLARI
C’
è un nuovo logo da quest’anno sulle maglie del GEAS, squadra di basket
del campionato di A2 femminile: quello del
Quanta. Ma non di semplice sponsorizzazione
si tratta, come qualcuno potrebbe pensare, ma
di un vero e proprio ‘matrimonio tra campioni’,
quelli di Quanta, che con la squadra di hockey
in line domina da anni la scena italiana, e quelle
del GEAS, la società di basket più gloriosa del
basket femminile italiano, la prima a portare in
Italia la Coppa dei Campioni rompendo negli
anni ’80 l’eterno dominio delle squadre dell’est.
E poi scudetti, coppe Italia, coppe delle Coppe,
decine di titoli giovanili: una potenza, insomma.
La collaborazione darà vita a tante iniziative comuni che vedranno il Quanta Village al centro
dei nuovi progetti allo studio tra le due società.
Quando il Presidente Quintavalle mi ha chiesto cosa pensassi di una eventuale sponsorizzazione del Geas Basket, squadra che ha scritto le
più belle pagine della pallacanestro femminile
(8 scudetti, 1 Coppa Campioni e 15 titoli giovanili), all’improvviso mi sono trovato a Roma
circa 40 anni fa quando Antonio Concato, presidente dell’A.S. Vicenza, mi chiese se volevo
allenare la sua squadra, all’epoca grande rivale
del Geas nel campionato di basket femminile.
Per me giovane allenatore era un bel salto, anche
se il mio “capo” di allora Cesare Rubini sentenziò: “Tu non allenerai più i maschi, te lo dice
Cesare Rubini”.
quentare il PalaCarzaniga, un po’ per dovere un
po’ per il piacere di tornare a respirare una certa
atmosfera.
La squadra gioca una bella pallacanestro, veloce,
com’è anche giusto per un team giovane giovane
con parecchio talento, dove spicca su tutte Cecilia Zendalisi, che non diventerà una Bocchi o
una Pollini ma sicuramente ha un grande avvenire davanti.
L’ambiente è super, il palazzetto sempre pieno
e in prima fila le star dei tempi d’oro Bocchi,
Bozzolo, Tommasoni, sono lì a ricordare a tutti
cosa rappresenta il Geas.
Insomma, un consiglio: andate a vedere il Geas,
vi divertirete.
P.S. 1) Dopo due anni Rubini mi richiamò
all’Olimpia dove rimasi circa vent’anni…
P.S. 2) Per non farmi mancare nulla ho sposato
una giocatrice di basket…
Nella foto di apertura
Buggin, Uccelli e
Zorzet, campioni
della HC Milano
Quanta con Martina
Kacerik, una delle
prime linee della
GEAS.
Qui a sinistra:
Cecilia Zendalisi
La squadra era giovane ma con grande talento,
in due anni conquistammo due secondi posti in
campionato e due finali di Coppa Italia (perse)
ma quel che per la società fu più importante ben
sei giocatrici entrarono nel giro della Nazionale
(Sandon, Gorlin, Guzzonato, Cattelan, Rigon e
Armellini).
Insomma, sentir parlare di Geas e di basket
femminile per me è stato un piacevole
ritorno ad uno dei momenti più belli della
mia lunga carriera sportiva.
Ma torniamo al Geas. La sponsorizzazione è
stata poi siglata ed io ho incominciato a fre-
31
QVN
SPORT
CORSI 2° ROUND
Un’esplosione di energia: il secondo quadrimestre delle attività corsistiche
di MARCO CATTELAN
D
al 20 gennaio inizierà il secondo
quadrimestre delle attività in calendario al Quanta Village. Fino alla
fine di maggio, per cinque mesi, ci sarà
la possibilità di tenersi in forma e di prepararsi all’arrivo dell’estate con tutte le
attività del fitness... c’è solo l’imbarazzo
della scelta.
Per gli amanti delle attività “dolci” ci
sono i corsi di Soft Gym, Soft Pilates,
Pilates Matwork e Pilates & Tone: gli
esercizi proposti daranno sollievo ai
muscoli della schiena, alle articolazioni,
oltre a farvi lavorare sulla tonificazione
generale dei muscoli e sullo stretching.
Tra le novità di quest’anno, anche per il
secondo quadrimestre, il corso di Hatha
Yoga. Disciplina dalle antichissime tradizioni, originaria dell’India e dell’area
tibetana, l’Hatha Yoga unisce gli esercizi
sulla respirazione a quelli posturali, dando così forma ad una ginnastica dolce
32
QVN
ma capace di aumentare la resistenza
muscolare e la concentrazione.
Per gli sportivi che desiderano una tonificazione più intensa ci sono i corsi di
Gag, Super Gag, Power Gym, Fun &
Tone. In questo caso l’attività aerobica
si rivolgerà ad aree specifiche (gluteiaddominali-gambe, nel caso di Gag, per
esempio) o a esercizi volti ad aumentare
la resistenza fisica oltre ad una maggiore
elasticità dei muscoli.
Circuit Workout, Total Body, Zumbaton e Cardiozumba sono i corsi più
adatti per chi desidera fare del movimento più focalizzato sull’attività aerobica e la tonificazione...senza tralasciare
i classici del fitness, Fitboxe, Spinning,
che non necessitano presentazioni.
Al Quanta Village, però, l’offerta sportiva non si limita solo al fitness.
Grazie all’anello perimetrale di 1000
metri i runners possono allenarsi in
tutta sicurezza, lontano dalle macchine
e tenendo d’occhio le distanze percorse
grazie alle segnalazioni; gli appassionati
del nuoto potranno riprendere i loro allenamenti con la ripresa di tutti i corsi
(scolari, speciali e adulti) sempre nelle
stesse fasce orarie, mentre gli amanti
della sala pesi e del body building potranno sfogarsi sette giorni su sette nella
sala dedicata.
Per chi lo desidera, infine, c’è la possibilità di essere seguiti da un personal
trainer, che seguirà gli allenamenti, l’alimentazione e il percorso di tonificazione: chiedi tutte le informazioni in
reception.
Un’intera stagione di sport ti aspetta,
potrai resistere?
MIKASA IN CASA
SPORT
Torna al Village la Mikasa Beach Volley Cup...
I
l Quanta Village ospita anche la
seconda edizione dell’importante torneo invernale “Mikasa Beach
Volley Cup” edizione 2013/2014, che
quest’anno assume dimensioni interregionali.
Infatti, oltre ai circoli lombardi che
hanno ospitato le tappe e la finale della scorsa edizione, il Mikasa
Beach Volley Cup ha in programma
di spingersi oltre i confini lombardi:
14 incontri maschili e 11 femminili
sui campi di Lombardia, Piemonte,
Emilia Romagna e Marche.
Sempre più protagonista nel mondo
del beach volley, il centro di via Assietta 19, dopo aver visto primeggiare nel girone “E”, la coppia Sordelli
- Boncompagni nella categoria maschile del Mikasa Bech Volley Cup, si
appresta a ospitare la seconda tappa
del torneo, dove però vedrà sfidarsi a
colpi di schiacciate e tuffi spettacolari
le coppie femminili che partecipano
al circuito interregionale.
Con la tappa femminile si chiuderà la
prima parte del “Mikasa Beach Volley
Cup” sulla sabbia del Quanta Village,
che subito dopo la pausa natalizia,
esattamente domenica 12 gennaio
2014, ospiterà il 4° evento, categoria
maschile, del circuito.
Domenica 9 febbraio 2014 saranno
nuovamente le partecipanti femminili a calcare i curatissimi campi del
Village.
Le nuove strutture, e la sabbia del
Nilo faranno da base e cornice ai
campioni del beach, anche per le tappe di domenica 23 marzo 2014 (categoria maschile) e domenica 13 aprile
2014 (categoria femminile).
QUANTA WINTER CUP
D
urante l’ultima Quanta Winter Cup che si è tenuta dal 12 al 27
ottobre scorso, due atleti del settore agonistico tennis del Quanta
Village sono arrivati alle fasi finali del torneo. All’interno del torneo
LIM 3.1 Mara Presot ha conquistato la finale all’interno dell’under
14, mentre Ivan Capelli ha raggiunto la semifinale della 3^ categoria.
Ivan Capelli, appartenente alla classifica
3.3 (3.2 nel 2014), fa parte della Prima
Squadra maschile di serie C del Village.
Mara Presot, classifica 3.4 ( 3.3 nel
2014), è una delle giovani promesse
della SAT del Village. Nata nel 1999, fa
parte della squadra under 14 e della
Prima Squadra femminile di serie C.
33
QVN
EVENTI
TEAM BUILDING
DA MEDAGLIA D’ORO
A fine settembre il Village ha ospitato un evento di Team Building
con un testimonial d’eccellenza, la medaglia d’oro di tiro con l’arco Michele Frangilli.
di MARCO CATTELAN
Michele Frangili, vincitore della medaglia d’oro nella gara a squadre di tiro con l’arco ai Giochi olimpici di Londra del 2012
U
nire sport e lavoro in modo tale
da ottenere nuovi stimoli? Sì, è
possibile, soprattutto se si sceglie di
sviluppare questi appuntamenti in una
location unica come il Quanta Village.
Grazie ai 62.000 mq di verde e strutture sportive, il Village è il luogo ideale per questo genere di eventi, come
ha potuto constatare lo staff del Consorzio ReMedia lo scorso settembre.
Dopo l’accoglienza e il welcome coffee
presso la sala caminetto del ristorante,
i 21 ospiti hanno potuto lavorare indisturbati fino alle 13 nella sala allestita
appositamente per l’occasione.Oltre
34
QVN
al tavolo imperiale, a disposizione dei
partecipanti c’erano anche il videoproiettore con schermo e postazione
dedicati, lavagna a fogli mobili e tutto
il materiale di cancelleria necessario
per affrontare la mattinata di riunione.
Londra, Frangilli ha guidato i partecipanti durante le due ore di attività
in programma, seguendoli nelle prove
di tiro con l’arco. La giornata si è poi
conclusa con la cena, servita nella sala
riservata del ristorante.
Alle 13 un lunch buffet completo ha
dato la carica per affrontare il pomeriggio di lavori in plenaria, proseguiti
fino alle 18. È a questo punto che per
i partecipanti è iniziata la fase di team
building con Michele Frangilli, campione olimpionico di tiro con l’arco.
Figlio d’arte, più volte Campione
del Mondo indoor e oro olimpico a
Questo è solo un esempio dei tanti
appuntamenti di team building, che
è possibile organizzare al Quanta
Village, durante i quali si alternano
attività aziendali, ludiche e sportive,
anche con la presenza di testimonial
di rilievo.
Per saperne di più:
[email protected]
PARTENZA
DA CAMPIONI
In punta di penna...
Iniziata la stagione dei Campioni d’Italia con la conquista
della seconda Supercoppa consecutiva.
MILANO QUIZ
il MISTER
Quiz. A Milano tutti gli sport di
squadra sono in crisi di risultati
e bilanci, ed i successi appartengono all’albo dei ricordi.
S
enza volere sembrare troppo spavaldi Milano ha iniziato come
aveva finito, alzando ancora un trofeo.
Sabato 11 maggio, Tessari e compagni
avevano alzato la coppa di Campioni
italiani e a distanza di cinque mesi
esatti hanno alzato la Supercoppa battendo nella finale il Cittadella, già finalista lo scorso anno di Coppa Italia,
con il risultato di 3 a 1.
Una bella finale che si è giocata al
Quanta Village davanti a 600 persone, ha visto i padroni di casa battere
un coriaceo e mai domo Cittadella.
Milano ha praticamente gestito tutta la partita sbandando solamente in
un paio di occasioni nel primo tempo,
senza però rischiare più di tanto.
Il primo tempo si è chiuso con Milano
avanti per 1 a 0 grazie al goal lampo di
Zagni dopo 35 secondi di gioco. Nel
secondo tempo il raddoppio è arrivato
alla ripresa del gioco con Banchero per
il 2 a 0, poi c’è stato il goal di Spain
per Cittadella e il sigillo finale ancora
di Zagni per il definitivo 3 a 1 che ha
consegnato la Coppa ai Rosso blu.
Buon inizio quindi per una stagione
che vede i milanesi impegnati su tutti
i fronti possibili in Italia e in Europa.
Venendo al campionato, che è iniziato sabato 19 ottobre, Milano ha fino-
ra inanellato sei vittorie su altrettante
partite risultando così l’unica squadra
a punteggio pieno.
I ragazzi di coach Varotto hanno finora dimostrato di essere la squadra da
battere e soprattutto di essere ancora
“affamata” di vittorie e ben conscia del
fatto che tutte le avversarie daranno il
massimo per potere battere i milanesi.
Questa la classifica dopo la sesta giornata:
HC Milano Quanta
18
Tutti tranne uno, l’Inline Hockey, dove il Milano Quanta
nella scorsa stagione ha fatto un
en plein memorabile: scudetto,
Coppa Italia, Supercoppa. A costo zero per la comunità cittadina. Quali le ragioni? Scrivete al
seguente indirizzo: [email protected]
A.S.D. Cittadella Hockey 14
A.S.D. Ghosts H. Padova 12
ASD Sportleale Monleale 11
Le migliori risposte saranno premiate. Il concorso è aperto anche
agli amministratori municipali.
Bad Boars Molinese - Pisa 10
Asiago Vipers
6
Diavoli Vicenza
6
P.S. Stagione 2013-2014, Supercoppa già in bacheca.
A.S.D. Mammuth H. Roma 4
A.S.D. Novi Hockey
4
Zardini Etich. S.V. CVerona 0
35
QVN
HOCKEY
Il Presidente Umberto Quintavalle premiato per gli ottimi risultati ottenuti nell’ultimo anno con l’HC Milano Quanta.
Con lui Leo Siegel, Presidente della Lega Hockey e Pierluigi Marzorati, Presidente del CONI Lombardia.
Le principali avversarie sono quelle
dello scorso anno, Monleale, Padova
e un sorprendente Cittadella, mentre
Vicenza, finalista lo scorso anno, naviga nella parte bassa della classifica.
La squadra a disposizione di Coach
Varotto si sta sempre più amalgamando, trovando automatismi che alla
lunga risulteranno fondamentali per
potere raggiungere gli obiettivi prefissati.
Ottime notizie anche dal fronte
dell’inserimento di giovani del vivaio.
Emanuele Ferrari sta trovando molto
spazio in questa prima fase togliendosi anche la soddisfazione di realizzare
quattro goal, mentre un altro giovane
prodotto del vivaio, Luca Ronco, ha
fatto il suo esordio in campionato a
Novi nella terza giornata e in quella
successiva a Roma ha realizzato anche
36
QVN
lui il suo primo goal in serie A1.
Loro due, ma non solo, sono dall’inizio della stagione coinvolti durante
la settimana negli allenamenti con la
serie A in modo da iniziare a toccare
con mano il livello senior e allo stesso
tempo elevare il loro.
Per quanto riguarda l’Europa, a novembre si sarebbe dovuta disputare
la Champions, ma a causa di problemi a livello istituzionale europeo
(commissariamento della Federazione
Europea), la competizione ha subito
uno slittamento al primo week-end
di marzo 2014, stravolgendo così non
poco i programmi della Società.
A fine gennaio (31/01, 1-2/02) invece
si disputerà la Final Eight di Coppa
Italia a Padova nella quale Milano si
troverà a difendere la coccarda conquistata lo scorso anno.
Un Milano, quindi, che tra fine gennaio e metà maggio si troverà a competere su tre fronti in ognuno dei quali troverà una concorrenza agguerritissima.
Per quanto riguarda il capitolo del settore giovanile, come anticipato nel precedente numero del QVN, quest’anno
le categorie nelle quali Milano sarà
presente saranno solo due: under 20
Elite (massima espressione delle categorie junior) e under 14.
L’under 20 ha esordito a metà novembre e ad oggi, dopo due partite disputate, ha raccolto un pareggio e una sconfitta, mentre i più piccoli inizieranno la
loro stagione a metà dicembre.
Grande stagione anche questa per l’hockey Rosso blu che promette battaglia
su tutti i fronti, senior e giovanili.
AZIENDE
IL WELFARE
AZIENDALE “FACILE”
Buoni Pasto, con l’aiuto di Fabio Cusin A.D. di Ticket Gemeaz,
proviamo a capire di più...
C
hi non ha mai sentito parlare di
buoni pasto?
Quei tagliandi utilizzati presso bar,
trattorie, ristoranti e in molti supermercati, in sostituzione, ormai da decenni, del servizio di mensa. Una piccola, ma importante forma di welfare
aziendale, gradita sia dai dipendenti
che dai datori di lavoro; i buoni pasto,
infatti, fino a € 5,29 giornalieri, sono
liberi da qualsiasi onere fiscale e contributivo sia per il lavoratore che per
l’azienda.
Un significativo aiuto al sempre più
ridotto potere d’acquisto delle famiglie italiane.
Una tematica di sicuro rilievo, inerente al buono pasto, riguarda la necessità
di innalzare la soglia di esenzione ferma da oltre 20 anni al valore, allora in
valuta nazionale, di Lire 10.240.
In questo periodo il potere d’acquisto
si è drasticamente ridotto, perdendo
oltre il 50% del suo valore. Esistono
casi in cui i dipendenti beneficiano
di un buono pasto di valore superiore
rispetto alla soglia stabilita dalla normativa, ma in questo caso la parte eccedente € 5,29 non gode dei vantaggi
fiscali e contributivi previsti, venendo
considerata parte di retribuzione a
tutti gli effetti.
“Il buono pasto in Italia è una realtà
importante” – sottolinea Fabio Cusin,
A.D. di Ticket Gemeaz - “di cui il sistema Paese benef icia sia per lo stimolo
al consumo da parte dei dipendenti che
ne usufruiscono, sia per il fatto di essere
soggetto a fatturazione f inale per ottenere il pagamento del suo valore, generando in tal modo, secondo uno studio
dell’Università Bocconi, 300 milioni di
Pil e quasi 440 milioni di euro di risorse
f iscali per l’Erario”.
Va rilevato che in altri Paesi dell’Unione Europea, il valore nominale
esentasse si estende, in alcune nazioni, fino a € 9. Per questo motivo sono
sempre più frequenti le istanze volte
ad un aumento della soglia di detraibilità e all’introduzione di un mec-canismo automatico di rivalutazionee
della stessa.
Quattro attori da soddisfare
“Dei quattro anelli della catena dei buo-ni pasto (società emettitrice, aziendaa
cliente, utilizzatore finale ed esercizioo
convenzionato)” – spiega Cusin – “èè
quest’ultimo quello che riveste un’impor-tanza particolare, essendo colui che erogaa
la prestazione alimentare”.
questa peculiarità, ha infatti scelto di
offrire agli esercenti accordi con commissioni più basse rispetto alla media
del mercato, con l’intento di fornire ai
propri buoni pasto un valore intrinseco maggiore.
L’azienda ha recentemente introdotto
servizi aggiuntivi da offrire agli esercizi convenzionati, fra i quali la copertura assicurativa, con gratuità per
assistenza legale.
Tra le prossime novità è previsto inoltre l’ingresso nel settore del mobile
payment e la possibilità di trasferire
tutti i servizi di Ticket Gemeaz su
mobile.
Attraverso Smartphone e Tablet, grazie alla tecnologia Nfc, l’esercente
potrà fornire informazioni mirate ai
clienti che si trovano nelle vicinanze
e organizzare per loro programmi di
fidelizzazione.
I tratti peculiari
di Ticket Gemeaz
1.
2.
3.
4.
Focus sulle piccolo e medie imprese
Spendibilità garantita in oltre 120
mila esercizi e nel circuito della
Grande Distribuzione Organizzata
Creazione di una gamma di prodotti/
servizi accessori al buono pasto
Regolarità dei pagamenti e commissioni equilibrate per gli affiliati
per saperne di più ticketgemeaz.it
Ticket Gemeaz, tenendo conto dii
37
QVN
VIAGGI
TUTTI AL MARE
D’INVERNO
Chi l’ha detto che l’unica stagione per andare al mare
è l’estate? Anche l’inverno e le vacanze di fine anno
possono riservare piacevoli sorprese, come quelle lungo
la costa amalfitana.
di ELENA SANTORO
D’
accordo, non ci sarà il colore
delle buganvillee o l’azzurro
intenso del cielo d’estate. Non ci sarà
nemmeno il caldo che invita a sedersi
all’aperto per un aperitivo in terrazza
o per una cena a base di pesce per gli
amici.
Ma anche il mare a Natale ha il suo
fascino e le sue rotte, a volte tradizionali a volte segrete, riservate a chi vuole
godersi alcuni degli scorci più belli
delle nostre coste senza l’assillo delle
torme di turisti alla caccia frenetica
della foto-ricordo o del souvenir cheproprio-non- si- può- fare a meno.
Insomma, abbandonata per una volta
la tradizionale (scontata e affollata)
vacanza sulla neve, questa volta QVN
propone una scelta per certi versi
“alternativa” ma che promette di rivelarsi piacevole e meno stressante di
38
QVN
certe code infinite agli skilift o agli
chalet “polenta e camoscio”, talvolta
affollati come un Autogrill in pieno
ferragosto.
Benvenuti al sud, allora, lasciandosi
alle spalle San Gregorio Armeno con
le sue strade stracolme di presepi tradizionali e non, dove è possibile trovare Gesù-Giuseppe-Maria intagliati
mirabilmente ma anche la statuina di
Higuaín, nuovo idolo di Napoli, da
collocare accanto a pastori e Re Magi.
Destination: Costiera amalfitana, con
le sue strade che nulla hanno da invidiare alla più leggendarie Corniche in
Costa Azzurra, con i suoi alberghi e le
sue ville sospese con i loro giardini lussureggianti tra la roccia e il mare, uno
spettacolo che da solo vale la pena della
puntata nel profondo sud.
Amalfi, Ravello, Sorrento e Salerno
sono naturalmente le piccole capitali
di questo tratto di costa tirrenica, dove
alle attrazioni tradizionali e ai monumenti più noti non è difficile affiancare piccole-grandi scoperte come il
Museo della Carta ad Amalfi (aperto
tutti i giorni, escluso lunedì, dalle 10
alle 15,30) dove è possibile scoprire i
segreti di una delle attività più note
della città, con una tradizione millenaria e di cui è ancora possibile godere
i prodotti, nei negozi del centro dove
è in vendita la famosa carta di Amalfi.
Da non perdere, la notte del 24 dicembre, la calata della gigantesca stella formata da decine di fiaccole dai fianchi
del monte Tabor fino all’ingresso della
Cattedrale.
Sempre in tema di luci straordinarie
ecco la rassegna Luci d’Artista, che da
novembre e fino a tutto gennaio trasforma Salerno in una straordinaria
VIAGGI
Nelle foto: Sorrento, Amalfi e un’immagine della scorsa edizioni dei “Luci d’Artista”
esibizione
di creazioni artistiche di grande effetto,
dalle foreste di ghiaccio alle
magiche creature delle fiabe, il tutto
circondato da mercatini che propongono prodotti artistici e il meglio della
gastronomia locale.
Che, non dimentichiamolo, trova in
queste zone alcune delle eccellenze più
note del panorama
enogastronomico italiano, come ad esempio
le alici di Cetara, piccolo paesino della costa
che proprio durante l’inverno celebra il rito di questo piatto straordinario.
Ma Salerno non è solo luci e
mercatini, di questi tempi, bensì
uno straordinario laboratorio a
cielo aperto dove stanno portando
a compimento le loro opere archistar come Calatrava, Ricardo Bofill,
Zaha Hadid, come dire il futuro
accanto alle architetture barocche del
centro storico e alle insegne in legno
e ferro battuto delle antiche botteghe
artigiane.
quando sbarcarono su questo tratto
di costa: e allora vale la pena dedicare
almeno un paio d’ore al Museo dello
Sbarco (aperto tutti i giorni, chiuso
il lunedì), dedicato a quello che fu il
primo sbarco in Europa, 10 mesi prima
di quello in Normandia.
Uniformi, mezzi da sbarco, oggetti
della vita quotidiana di truppe inglesi,
americane, australiane, con bellissimi diorami e fotografie d’epoca che
ci riportano ad uno dei momenti più
intensi e significativi non solo della
storia del nostro paese ma di tutto il
secolo scorso.
Per dormire e mangiare, in questa stagione, non si corre il rischio del tutto
esaurito o delle lunghe code in attesa.
E anche questo è un piccolo regalo
natalizio.
Quelle insegne e quelle botteghe che
trovarono 70 anni fa le truppe alleate
39
QVN
AUTOMOTIVE
TOYOTA:
UNA STORIA DI SUCCESSO
Colloquio con Mariano Autuori, responsabile flotte di Toyota Italia
L
a storia di Toyota nell’ibrido
è una storia di successo unica.
Come nasce?
Grazie ad oltre 40 anni di ricerca e
sviluppo di soluzioni ecologiche per la
mobilità, Toyota è oggi il leader mondiale nella produzione di tecnologie full
hybrid.Quasi 5.700.000 vetture ibride
sono state vendute nel mondo ad oggi,
una ogni 15 secondi. Nel 1997, con la
nascita di Prius, Toyota ha lanciato la
prima vettura ibrida al mondo prodotta
su larga scala.Della prima generazione
ne sono state vendute 120.000 unità,
un numero ragguardevole considerata
la novità di questo prodotto, ma è con
la seconda generazione che ci è stato il
salto di qualità: ben 1,2 milioni di unità
vendute (+1000%) e, con i 1,7 milioni
della terza ed attuale generazione arriviamo ad oltre 3 milioni di Prius vendute nel mondo.
Nel 2005 arriva la prima SUV ibrida al
mondo: la Lexus RX400h. Nel 2010,
con il lancio di Auris HSD, inizia la diffusione della tecnologia “Full Hybrid”
sui modelli della gamma Toyota. Nel
2012 la Prius si allarga diventando
Prius+ ed arriva l’ibrido anche sulla
Yaris. Oggi Toyota è presente nel mercato con 23 modelli full hybrid in vendita in 80 paesi, quattro volte in più
rispetto a qualsiasi altro costruttore.
Solo in Europa nel 2013 l’incremento
di vendita delle vetture ibride è stato
di ben +65% rispetto al 2012, con sei
modelli ibridi Toyota e sei ibridi Lexus,
che ricoprono oggi le prime quattro
posizioni delle vendite ibride europee.
L’ibrido e le flotte, una convivenza
spesso difficile da costruire. Quali sono
in quest’ottica i programmi di Toyota?
La tecnologia ibrida è oggi la vera
alternativa alle motorizzazioni con-
40
QVN
venzionali, ed anche le aziende oggi
cominciano ad apprezzarne gli indubbi
vantaggi. Costi di gestione nel ciclo
vita in linea o inferiori ai diesel della
concorrenza, a cui vanno aggiunti i
vantaggi legati alla mobilità sulle aree
urbane (es. accesso gratuito all’Area C
di Milano, parcheggio gratuito sulle
strisce blu a Roma e la circolazione
anche durante i blocchi del traffico),
e i valori residui dell’auto in aumento
rispetto alla media di mercato. A questo si aggiungono i vantaggi dei consumi e delle emissioni ridotte, non solo
della CO2, che fanno sì che l’ibrido
rappresenti la migliore proposta per la
costruzione di una flotta che rispecchi
i criteri di valutazione delle aziende.
Comincia ora, con una proposta di
gamma sempre più ampia e concreta,
la nostra conquista sul mercato delle
flotte aziendali.
Quali sono i nuovi modelli per le flotte?
Toyota oggi è presente nel mercato
delle flotte con una gamma di prodotti
estremamente concorrenziale, dalla city
car Yaris, alla berlina Avensis e al SUV
di grande successo Rav4, ed ora anche
nel segmento C SW, costituito per il
60% da vendite flotte, saremo nuovamente presenti con una vettura come
la nuova Auris Touring Sports, che
unisce un design estremamente dinamico e moderno allo spazio di carico
più elevato di questo segmento (da 530
a 1658 litri). Auris Touring Sports è
inoltre la prima wagon della sua categoria disponibile con motorizzazione
full hybrid che, grazie ad emissioni di
CO2 pari a soli 85 g/km, è l’auto con
la miglior efficienza del segmento.
Oltre alle basse emissioni di CO2, è
da considerare bassissime emissioni di
ossidi di azoto (NOx) e zero particolato. Anche i consumi sono da record:
ben 27km/l nel ciclo combinato. Oggi
le aziende, senza alcun compromesso,
possono trovare in questa vettura la
miglior soluzione per la composizione
di una flotta con la massima attenzione ai consumi e all’ambiente. Anche
i driver possono trovare interessante
la vettura per il suo design sofisticato
ed elegante, apprezzandone gli enormi
vantaggi di mobilità in particolare nei
centri urbani. Il lancio commerciale è
previsto per metà ottobre, ma molte
aziende e noleggiatori hanno già avuto
modo di apprezzare le qualità di questa
vettura grazie ai test drive estesi della
flotta Toyota che - a partire dal mese di
luglio - abbiamo offerto.
Che ruolo hanno le tecnologie esclusive adottate da Toyota?
Sicuramente il sistema Hybrid Drive
rappresenta una tecnologia esclusiva,
che ha aperto la strada al mondo dell’i-
AUTOMOTIVE
brido ed ha messo su strada vetture
FULL Hybrid. La sola Prius ha beneficiato di 1261 richieste di brevetto per
soluzioni mai adottate prima. Inoltre,
le recenti soluzioni tecnologiche che
Toyota ha sviluppato permettono di
risolvere alcuni problemi legati alle precedenti generazioni di vetture e a quelle
della concorrenza, come ad esempio le
batterie che prima ingombravano mentre oggi trovano spazio sotto il pianale e
non sacrificano il portabagagli.
Come funziona l’organizzazione
Toyota per le flotte e i servizi alle
aziende?
La scelta di un partner di valore è fondamentale per rispondere alle esigenze
di mobilità di una impresa. Per questo
Toyota ha creato ToyotaBusinessPlus,
la divisione Toyota dedicata ai clienti
Business e alle Flotte Aziendali che
offre servizi professionali dedicati
all’attività di impresa e garantiti dai
valori che da sempre rappresentano
Toyota in termini di qualità e affidabilità. La visione della nostra azienda è
perfettamente sintetizzata nell’espressione “Always a better way”, la firma
in cui si identifica la nostra costante
ricerca al miglioramento e all’innovazione. ToyotaBusinessPlus assicura
vantaggiose condizioni commerciali,
soluzioni finanziarie su misura e assistenza altamente specializzata, rendendo l’acquisto di un’auto Toyota una
scelta imprenditoriale di successo.
Ad oggi siamo presenti nel territorio con 14 Business Centers, punti di
riferimento per il cliente “Azienda”,
nei principali distretti industriali italiani. Nel corso del 2014 contiamo di
raddoppiare il numero dei nostri centri specializzati per offrire alla clientela business un servizio consulenziale
dedicato ed altamente specializzato
nella scelta della migliore soluzione
dell’auto. All’interno del Business Center è sempre presente un’area dedicata,
con consulenti specializzati in grado
di approfondire i temi dei costi di
gestione, il TCO, i vantaggi della tecnologia ibrida, e tutti gli aspetti della
fiscalità legati alle modalità di acquisto,
oltre che le migliori soluzioni per servizi di Post Vendita dedicati.
Il tutto applicando i principi del Toyota
Way, secondo il nostro motto “Always a
better way”.
Uno sguardo verso l’auto green del
futuro: come sarà secondo Toyota?
Toyota crede nell’importanza di
seguire molteplici percorsi nella ricerca
di soluzioni ecologiche per la mobilità. Sviluppo di carburanti sintetici e
biocarburanti, sfruttamento di fonti
energetiche alternative, miglioramento
delle tecnologie legate alle batterie,
sono tutte possibilità in grado di aprire
la strada alle diverse tipologie di vetture ecologiche previste per il prossimo
futuro. Nonostante i combustibili fossili restino ancora oggi la principale
risorsa del settore automobilistico,
Toyota è convinta di come la sua tecnologia Hybrid Synergy Drive® abbia
tutte le carte in regola per proporsi
come la soluzione ideale alle moderne
questioni ambientali. Toyota ha individuato il sistema di trasmissione ibrido
come la tecnologia centrale attorno alla
quale sviluppare diverse tipologie di
veicoli ecologici. La tecnologia Hybrid
Synergy Drive® è stata infatti studiata
per essere modulare, e quindi adattabile
all’utilizzo diretto sui Veicoli Plug-In
(PHEV), sui Veicoli Elettrici (EV) e
sui Veicoli Ibridi a Celle a Combustibile (FCHV). Entro la fine del 2015,
Toyota lancerà ben 23 prodotti full
hybrid (tra nuovi modelli e aggiornamenti di prodotto), incluso un veicolo
con celle a combustibile.
Toyota n°1 al mondo: onori e oneri...
Le responsabilità di un major player
come Toyota sono legate all’assicurare
condizioni migliori di trasporto, per
tutti, nel prossimo futuro.Toyota lavora
costantemente su parecchi fronti,
da questo punto di vista, per trovare
nuove soluzioni di mobilità, aumentare la sicurezza al volante e quella per
i pedoni con lo scopo ultimo di eliminare del tutto gli incidenti in futuro,
produrre automobili a ZERO emissioni. Grazie all’ibrido, Toyota guida il
processo di cambiamento. Non perché
sia la soluzione definitiva, ma perché
è quella che permette basse emissioni
e consumi, senza costringere i clienti
a sacrifici (con l’elettrico, ad esempio,
non ci sono colonnine di ricarica e
l’autonomia risulta quindi limitata). I
riconoscimenti non mancano: anche
quest’anno la Interbrand ha conferito a
Toyota, per il terzo anno consecutivo, il
riconoscimento come numero uno nel
“Best Global Green Brand” tra i marchi
industriali, a seguito di un confronto
tra gli sforzi intrapresi in merito alle
tematiche ambientali e la percezione
dei clienti in merito.
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VILLAGE PEOPLE
A PARTE
TINA TURNER…
42
QVN
VILLAGE PEOPLE
Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei personaggi
che frequentano il Village. Questa volta è il turno di
Marco Schiavio, imprenditore milanese per il quale
non ci sono solo tennis e calcetto…
I
n principio fu il calcetto,, quando
ancora il Clay-Tech e la sabbia del
Nilo del beach volley erano di là da
venire. Poi, complice la tradizione famigliare nel tennis e, soprattutto, la
vicinanza con gli uffici dell’azienda,
il Quanta Village per Marco Schiavio è diventato qualcosa di più di un
semplice circolo sportivo, trasformandosi in una specie di appendice
dell’azinda, dove invitare a pranzo
collaboratori e clienti e magari far
decollare nuove trattative.
Parte proprio da qui la nostra chiacchierata con l’imprenditore milanese
impegnato nel campo dei progetti
per la tutela ambientale, uffici a Novate e dunque ad un tiro di schioppo
dal Village.
“Lo confesso” dichiara Schiavio “la comodità del Quanta per me è tutto. Un
circolo sportivo, al di là delle strutture e
dei servizi deve avere come caratteristica principale quella di essere facilmente
raggiungibile. Non può essere uno stress
doverci arrivare. Ho amici che si accontentano di frequentare palestre o giocare a tennis in location deprimenti per
il solo fatto di averle a 5’ da casa. Da
questo punto di vista il Village è sempre
stato per me l’ideale”.
E così fin dal ’98 Schiavio inizia a
frequentare con gli amici i campi di
calcetto del centro di via Assietta,
senza trascurare peraltro la grande
passione di famiglia, il tennis.
“Tutta la mia famiglia è sempre stata socia del TC Milano, mio padre in
particolare ne è stato anche consigliere
stringendo un grande rapporto di amicizia con la famiglia Quintavalle” ri-
corda. “E quindi non potevo ‘tradire’ le
origini dimenticando il tennis. E anche
se proprio quest’anno ho lasciato il TC
Milano, il tennis continua ad essere
assieme al calcetto la mia grande passione”.
Appunto, il TC Milano.
Come vede il frequentatore di uno
dei club storici della Milano che
conta il progetto Quanta Club?
Quali sono i presupposti su cui costruire un club di successo?
“Dobbiamo partire da un presupposto:
che oggi è cambiata la cultura del circolo, non c’è più lo spirito per il quale il
club era il luogo dove ritrovarsi con gli
amici anche nel weekend, dove c’era un
aff iatamento che andava al di là delle
passioni sportive”.
“Porto l’esempio di altri club storici
come il Clubino e l’Unione che stanno
addirittura pensando di fondersi per
far fronte alla ‘fuga’ dei soci” continua
Schiavio. “Questo significa che dev’essere ripensato tutto il modo di ‘fare club’,
come ho detto in più di un’occasione anche all’amico Quintavalle”.
E dunque quale dev’essere uno dei
requisiti fondamentali?
“Quello che dicevo all’inizio: la comodità. Perché se divento socio di un club
e poi non riesco mai ad andarci perché è scomodo, fuori mano, lontano da
casa e ufficio, che senso ha? Certo, poi
occorrono anche altre cose, una su tutte
che da sempre mi affascina del Quanta: la gentilezza e la disponibilità dello
staff. Certo, a volte capita di stare un
po’ troppo al centralino in compagnia
di Tina Turner, però, insomma, sempre
Tina Turner è…”.
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QVN
L
aVerdi non va mai in vacanza: le
porte dell’Auditorium di Milano
sono sempre aperte tutto l’anno per
offrire ai milanesi e non solo musica di
qualità. E anche Dicembre si annuncia particolarmente denso di appuntamenti all’insegna delle sette note, con
un cartellone di eventi costruito per
soddisfare tutti i gusti - dagli spettatori giovani e giovanissimi in su - e
trascorrere il classico periodo natalizio
nel segno della grande musica.
Invitandovi a consultare il sito internet www.laverdi.org, per avere tutti i
dettagli dei concerti in programma,
segnaliamo volentieri alcuni programmi particolarmente accattivanti.
Si comincia con il concerto straordinario di sabato 7 dicembre (ore
21.00), dal titolo 1938: Benny Goodman alla Carnagie Hall. A distanza
di 75 anni, Paolo Tomelleri, clarinetti-
sta e compositore conosciuto in tutto
il mondo, ripropone alla guida della
sua Big Band lo stesso programma del
concerto che Benny Goodman con la
sua Jazz Band tenne nel gennaio del
1938 alla Carnegie Hall di New York,
fino allora tempio della musica classica; un evento straordinario che segnò
l’inizio della “Swing Era”.
Sabato 14 (ore 15.30) sarà la volta di
Crescendo in musica, la rassegna del
sabato pomeriggio per i bambini, i ragazzi e le loro famiglie: i più piccoli
potranno immergersi nelle magiche
atmosfere del mondo delle fiabe con
un classico di sempre, Cenerentola,
spettacolo di musica e balletto organizzato in collaborazione con Espressione Danza. Sul palco dell’Auditorium, l’Orchestra Sinfonica di Milano
Giuseppe Verdi, diretta per l’occasione dal maestro Giovanni Marziliano,
accompagnata dalla voce narrante di
IN MUSICA
DICEMBRE CON LAVERDI
Nicola Olivieri.
Nella tradizione popolare a Natale non possono mancare due cose: la
neve e...il valzer! Se sarà un Natale
imbiancato, quello del 2013, lo vedremo. Intanto godiamoci il valzer con
l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, diretta da Gaetano d’Espinosa, giovedì 19 (ore 20.30), venerdì 20 (ore 20.00) e domenica 22 (ore
16.00): un omaggio al valzer, che partendo dalla Vienna di Johann Strauss
Jr, di cui ascolteremo il Kaiser Walzer
e tre ouverture dalle sue più famose
operette, attraversa l’Europa con il
celebre Valzer dei Fiori di Čajkovskij
per arrivare a La Valse (1920), poema
coreografico del francese Ravel. Chiude il programma la suite Der Rosenkavalier (1945) di Richard Strauss,
ritratto della Vienna settecentesca.
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AREA BIMBI
GIOCA CON L’EXPO
E IMPARA L’INGLESE!
Tante Nazioni e tante ricette, tutte in inglese!
In vista del Natale Hilary ci spiega come preparare il Pudding
di GIULIA GORGOGLIONE
Dear Children,
I’m Hilary and I’m a little chef from Oxford in
the UK.
Christmas is coming and there are many traditional
dishes we have for Christmas dinner: roast turkey
served with stuffing, gravy or cranberry sauce
and roast potatoes.
But of course, no British Christmas is complete
without a Christmas Pudding!
Here are the ingredients: have yourselves a Merry
Xmas!
55 g self-raising flour
110g brown sugar
110 g bread crumbs
25 g almonds
2 eggs
Dried mixed fruit
Raisins
1 small peeled apple
1/2 large orange
1/2 lemon
1 teaspoon cinnamon
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AREA BIMBI
VOCABOLI
Stuffing= ripieno
Gravy= salsa di condimento (tipica in UK)
Self-raising flour= farina con lievito
Brown Sugar= zucchero di canna
Bread crumbs= pangrattato
Almond= mandorla
Dried Fruit= frutta secca
Raisins = Uvette
Peeled Apple= mela sbucciata
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I prossimi appuntamenti
AGENDA
D
14 Dicembre • TENNIS
TORNEO DI NATALE
Come ogni anno, il tradizionale Torneo per gli iscritti alla Scuola Tennis
del Quanta Village. Dalle 14.30 singolari maschili/femminili per i nati
dal 1998 al 2009 e per gli adulti non
classificati.
14 DICEMBRE • TENNIS
Alle 20.00 l’appuntamento con la pizza di gruppo della SAT.
21 DICEMBRE • NUOTO
Dalle 15.00 alle 17.00 la festa per i
bambini del nuoto. Due ore di giochi
nel campo da calcio coperto.
21 DICEMBRE • FITNESS NATALE
sala1
10.00-11.00 Christmas circuit
(Alessia, Paola)
11.00-12.00 Christmas stars
(Giovanni, Anna)
Piscina
12.30-13.30ChristmaSplash
(Giovanni, Ilenia, Letizia, Paola)
HOCKEY IN LINE AL VILLAGE
21 DICEMBRE HOCKEY DI NATALE
HC MILANO QUANTA - ASIAGO VIPERS
11 GENNAIO HC MILANO QUANTA - CUS VERONA
25 GENNAIO HC MILANO QUANTA - NOVI HOCKEY
8 FEBBRAIO HC MILANO QUANTA - MAMMUTH ROMA
22 DICEMBRE • DANZA
Saggio di Natale della Scuola Danza
Pista da Hockey
8 MARZO HC MILANO QUANTA - GHOSTS PADOVA
15 MARZO HC MILANO QUANTA - CITTADELLA HP
FINE GENNAIO • TENNIS
TORNEO SOCIALE
Torneo per tutti i soci e frequentatori
non classificati
_________________________
8 MARZO Festa della Donna
FESTA DEL FITNESS
Fine febbraio inizio marzo (data da definire)
Una grande festa sulla pista da Hockey per
tutti gli appassionati del fitness.
Lezioni di Gruppo, Zumba, Spinning
con ospiti e sorprese...
da non perdere!
Segui sul sul sito tutti i dettagli!
CORSI
AL BRITISH
INSTITUTES
British Institutes
Sede di Milano-Affori
(Quanta Village)
Via Assietta, 19 -20161 Milano
02.54065454
[email protected]
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FESTE DI COMPLEANNO
E ANNIVERSARI
Menù a scelta dall’aperitivo alla cena, spazio nella Club House in
esclusiva, area bimbi, parcheggio free e allestimenti personalizzati.
Tutto organizzabile secondo le vostre esigenze!
Per info:
www.quantavillage.com
[email protected]
O
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opo il grande successo dello scorso anno, il Quanta Village ripropone la formula del Capodanno
“formato famiglia”.
Laboratori per i più piccoli fin dal tardo pomeriggio
del 31 Dicembre, con intrattenimento che continuerà
anche durante la cena.
Aperitivo di benvenuto per i genitori e musica di sottofondo durante la cena.
Si festeggerà e si attenderà poi tutti insieme il nuovo
anno nella speranza che per tutti sia un 2014 meraviglioso.
Tutti i dettagli sul nostro sito e sui nostri social.
Buon Anno!
Menù bambini
Chicche di patate al ragù
Bocconcini di pollo fritti
con crocchette di patate
AGENDA
Village
Capodanno in Famiglia
Menù di Capodanno
Entrée di mare in tutte le sue sfiziosità
Crespella agli scampi con asparagi,
sesamo nero e lime
Risottino alle capesante e carciofi
profumato allo zenzero
Trancetto di tonno in crosta di pistacchi con
agrumi e julienne di carciofi
Millefoglie di panettone
con salsa al mandarino
Frutta fresca e secca
a mezzanotte:
Cotechino artigianale
con lenticchie portafortuna
Selezione di Vini
Pandoro caldo con nutella
Cocktail e Prosecco di benvento
a mezzanotte:
Cotechino di cioccolato
cena:
Pinot chardonnay leggermente mosso
Bosco dei Cirmioli
per brindisi di mezzanotte:
Prosecco millesimato Cuvée Oro doc
con il cotechino:
Merlot Ornella Molon
info e prenotazioni:
02.66200285
[email protected]
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QVN
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TENNIS
Manuela Zoni
STUDIO MEDICO
Enrico Pozzi
339 1147069
[email protected]
tel. 02 39565590
02 39565589
fax. 0283387812
[email protected]
CALCIO
BEACH VOLLEY
PATTINAGGIO
HOCKEY
Marco Uda
02 83387564
[email protected]
[email protected]
PISCINA
CORSI DIVING
AGONISMO NUOTO
Marco Uda
02 6621611
[email protected]
AREA FITNESS
BALLO
Marco Uda
02 6621611
[email protected]
RUNNING
Reception
02 6621611
[email protected]
USCITE DIDATTICHE
Marco Uda
02 83387564
[email protected]
CAMP
Reception
02 6621611
[email protected]
2012
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PUBBLICITÀ E
SPONSORIZZAZIONI
Antonio Cappellari
68
Dicembre - Marzo
2014
DIRETTORE RESPONSABILE
Dario Colombo
[email protected]
02 83387427
[email protected]
ORARI DI
APERTURA
DEL CENTRO
EVENTI AZIENDALI
CONGRESSUALI
E P R I VAT I
DA LUNEDÌ A SABATO
08,00-24,00
02 83387231
[email protected]
DOMENICA
08,00-20,00
RISTORANTE
PIZZERIA
CHIUSURA NELLE
GIORNATE DI FESTIVITÀ
NAZIONALE
APERTURA DA LUN A SAB
12,30 - 14,30 E 19,30 - 23,00
DOMENICA 12,30 - 14,30
02 66200285
[email protected]
ORARI DI
APERTURA
RECEPTION
Q U A N TA A G E N Z I A
PER IL LAVORO
DA LUNEDÌ A VENERDÌ
10,00-20,00
09,00-18,00
02 8330191
[email protected]
SABATO
09,00-18,00
C O R S I Q U A N TA
RISORSE UMANE
09,00-18,00
02 54065439
[email protected]
CORSI BRITISH
INSTITUTES
09,00-18,00
Giulia Gorgoglione
02 54065438
[email protected]
DOMENICA
10,00-13,00
02 6621611
[email protected]
Prenotazioni dei Campi
da Tennis, Calcetto,
Beach Volley
tramite servizio
[email protected]
www.quantavillage.com
SEGRETERIA
Monica Lagomanzini
[email protected]
H A N N O C O L L A B O R AT O
Umberto Quintavalle,
Riki Tessari,Toni Cappellari,
Pietro Galeoto, Elena Santoro,
Giulia Gorgoglione,
Marco Cattelan.
PROGETTO GRAFICO
Creature Milano 19
Matteo Guerra
ART DIRECTOR
Pietro Galeoto
CHIUSO IN REDAZIONE
il 2 dicembre 2013
LA TIRATURA DI QUESTO NUMERO
13.500 copie
S TA M PA
RUMOR INDUSTRIE
GRAFICHE S.p.A.
QVN - QUANTA VILLAGE NEWS
EDITORE: HCM
Via Assietta 19 - 20161 Milano
02 6621611
[email protected]
Pubblicazione trimestrale
registrata presso
il Tribunale di Milano
N° 267 del 13 Aprile 2004
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QVN
Quanta Sistema Moda nasce dalla pluriennale esperienza
maturata nel mercato della moda e del design.
Un’esperienza che ha già “collezionato” clienti di prestigio,
marchi internazionali e che oggi si è strutturata per offrire
al meglio tutte le proprie potenzialità.
Sistema Moda fa parte del Gruppo Quanta, una delle realtà
più vitali e competitive nel panorama dei servizi legati alle
risorse umane, con sedi in Italia e all’estero.
quanta.com
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