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E un diamante brillò

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E un diamante brillò
E un diamante brillò
omaggio a Diamante Medaglia Faini
Dramma in atto unico
di Aldo Parolini
Personaggi
Marta
Diamante Medaglia
Una donna - musicista
Danzatrice
Ambientazione scenica
Un cubo nero e uno rosso, sul lato sinistro e destro della scena; un vaso di terracotta contenente
terra posto nel mezzo, accanto una vestaglia rossa. Sul fondo, a terra, un’asse di legno.
Una donna trentenne, vestita con gonna e maglia attillata nera, siede appoggiata con il braccio
destro sul cubo nero.
Marta (nella viva rappresentazione di un ricordo) - Sono sincero signorina, da lei mi aspettavo di
più... (dopo una breve pausa, con un’espressione sarcastica, si alza di scatto) Di più? Ma ecco io...
pensavo che lei... (mimando il gesto e la voce di un uomo) Forse abbiamo pensato male entrambi,
vale a dire, una sbrigativa valutazione delle reciproche competenze. Si, forse, anche se credevo
che... (pausa) Senti che in quei momenti, le parole non ti vengono, sono momenti importanti,
decisivi, una meta finale... e credi o almeno pensi d’essere pronta con tutta te stessa, ma bastano
poche parole a trapassarti e sgretolare tutto, tutto! (Pausa) Allora vorresti dire qualcosa, rispondere
per esprimere le tue ragioni... ma le parole non vengono, a che servono, hai già perso, la partita si è
chiusa, per sempre, nel verdetto finale (con tensione crescente). Mi sono fidata dell’ennesimo
imbecille! Credevo ci fosse un dialogo aperto, una reciproca fiducia... Mi sono ancora aggrappata ai
pantaloni dell’uomo importante della mia vita, con quell’atteggiamento superficiale, da ragazzina...
L’ennesima delusione! (Pausa) Poi, scendendo le scale di corsa, masticando l’amaro e ragionevole
dubbio di mio padre: la poesia? Interessante, bella, nobile... Ma non ti porta lontano... (Pausa)
Certo, dal suo punto di vista, un avvocato nell’esercizio della professione, non deve ricorrere
all’arte poetica... Molta retorica, questo sì, troppa retorica. (La donna rimane immobile in piedi, in
silenzio). Dal fondo entra una donna vestita con un lungo impermeabile nero, inizia a suonare il
violoncello e la donna partecipa con il movimento di una danza spontanea. La musica sfuma).
Io - tu, il tempo distante, corrosivo... La pioggia battente, il costante oscillare di un pendolo,
l’addensarsi delle nubi grige sulle acque increspate del lago.
Io - tu forse un’illusione o un miraggio, o semplicemente il vivere entro un possibile sogno...
Abbandonarsi all’idea di essere stata un’altra, in un altro tempo, una rincorsa vorticosa, un gioco,
una danza solitaria (pausa). Disegnare, sì, disegnare un’altra vita... Qualcosa di diverso, che non
conosci, che speri di conoscere abbozzando un disegno, pochi tratti un poco confusi, indefiniti,
come le stanze sbiadite di un’infanzia solitaria... Tu sconosciuta a me ed io a me stessa... Cercarsi e
non trovarsi, come bendati a tastare il vuoto e ridere di questo, e varcare ogni confine possibile, con
una strana danza che rende vero e reale tutto ciò che è indefinito. Dal fondo la musicista riprende a
suonare il violoncello; la donna danza come fosse una foglia morta, trasportata dal vento, si sdraia
a terra e raccoglie un abito, una vestaglia rossa che indossa raccogliendosi i capelli; poi si ferma,
in piedi immobile mentre la musica sfuma.
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Diamante - La pioggia battente, le acque increspate del lago... (Pausa) Padre, oggi ho conosciuto il
vostro volere e... Sento un nodo così forte dentro la gola, che quasi non riesco a deglutire. Il mio
corpo è rigido e freddo, vorrei trovare il coraggio per parlarvi, ma il vostro volto e la vostra voce
sono così inflessibili, il vostro sguardo impenetrabile. Vorrei, ma non riesco a trovare il coraggio
per parlarvi (pausa). Dovrò sposare un uomo che non conosco, obbedire al vostro volere, accettare
le vostre intenzioni come fossero nobili... Un matrimonio combinato, con un uomo d’onesta e civile
famiglia di Salò. Quando voi padre, mi concedeste il tempo d’ascoltare alcuni miei versi, io provai
una tale emozione che non riesco neppure a descrivere ora, godere della vostra attenzione, donare a
voi il mio slancio poetico... (Pausa, riprende con un tono di grande amarezza) Ma fu così triste per
me, scoprire la vostra assenza... di fronte alle mie parole, l’assenza della vostra anima; fui così triste
da sentirmi schiacciata, sotto il peso di tutto quel vuoto. (Riprende la musica, la donna cammina
lentamente in avanti come in preda ad uno stato ipnotico) Canzon il so - da questi colli del mio
Benaco a maggior volo - le fervide spiegar ale vorresti. Ah! Che sul patrio suolo - se ti mancan
d’affetto amiche prove - che puoi sperar povera figlia altrove? - che puoi sperar povera figlia
altrove!
Diamante Medaglia si lascia sfilare l’abito che cade a terra. La donna si avvicina lentamente al
cubo nero.
Marta - Francesca, posso dirlo, lei è una donna davvero fortunata. Un ottimo lavoro, quello che ha
sempre sognato, come dice lei, due bambini splendidi, un marito attraente, intelligente e
premuroso... La sua esistenza è un esempio di possibile e ambita perfezione per questo pianeta.
(Come se la sorella fosse presente) Siamo cresciute assieme e quanto ci siamo amate, vero cara?
Anche da piccola, con quel visino dolce, stampato su quella testolina odiosa, e quella fronte così
intelligente su cui era chiaramente scritto, in due lingue - italiano e inglese - la parola: perfetta! Le
persone perfette nascono tali... Già a pochi mesi di vita tutto tace, anche gli uccellini interrompono
il loro canto, per ascoltare quegli insopportabili vagiti. Io invece... Sempre così rarefatta, scostante,
trasognata; Marta quando poserai finalmente i piedi per terra? Dovresti essere più concreta,
razionale... Non sei una ragazzina, dovresti pensare al tuo futuro. (Pausa) Abbiamo sempre pensato
al nostro futuro, lasciando che altri costruissero la gabbia adatta a noi.
La donna indossa lentamente il vestito rosso e si avvicina al cubo dello stesso colore.
Diamante (come se parlasse ad un uomo seduto accanto a lei) - Mio zio, sacerdote della parrocchia
di S. Maria di Savallo, nella Valle Sabbia, mi educò allo studio della storia, della lingua italiana e
latina... Degli eccelsi poeti della lingua toscana Dante e Petrarca... Di sommo e incontestabile
valore.
Mi dedicavo alla poesia, nella mia anima il grande desiderio di vivere, di conoscere... si traduceva
in versi e mio zio disse che ero una ragazza dotata, questo mi rese felice, perché la sua approvazione
fu per me di grande stimolo e incoraggiamento (pausa). Mio padre? Esercitò per tanti anni la
professione di medico e oggi, forse dotata di maggior discernimento, credo che questo suo lavoro lo
abbia a lungo trattenuto accanto alla malattia e alla sofferenza... credo che... (si toglie l’abito e
lentamente indietreggia) credo che... Forse...
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Marta - Credo che... Forse oggi avresti parole diverse per dare forma ai tuoi pensieri, alle tue
emozioni. Oggi proveresti a gridare dentro alla tua gabbia - basta! Voglio uscire da qui! Basta!
Fatemi uscire da qui!
Inizia una musica straziante, mentre la donna mima l’azione della reclusione dentro la gabbia. La
musica tace e Marta cade a terra.
Marta - ...come poteva una donna nel Settecento, cantare la sua bellezza, la sua intelligenza, gridare
la sua voglia di libertà... Oggi invece è diverso no? E’ diverso... Quante occasioni, quante
opportunità e strumenti di comunicazione, quante parole, quante immagini, quanti messaggi... Una
cacofonia di informazioni! E’ vero, è così, è grandioso no? ...Quanti segni, quante parole... (Pausa)
Ma chi ascolta? Chi trova il tempo per fermarsi e ascoltare...
Marta si alza e lentamente indossa l’abito rosso.
Diamante (come se parlasse rivolta ad un uomo seduto accanto a lei) - Signor Lucio gentilissimo,
le sono profondamente grata d’avere bene accolto il mio invito; è per me una grande gioia poterla
ospitare nella nostra casa di Soiano. (Pausa) Lo studio della matematica procede bene, grazie
all’insegnamento del caro amico conte Giambattista Soardi, nobile letterato della città di Brescia,
appassionato studioso di filosofia e membro della prestigiosa Accademia degli Agiati di Rovereto.
Gli studi di matematica, storia e filosofia impegnano gran parte del mio tempo e poco resta per
potermi dedicare alla composizione poetica.... Sono onorata dal suo interessamento per i miei
sonetti e attendo con trepidazione la sua lettera e, la prego, torni presto a farmi visita.
La donna saluta con un cenno della mano l’uomo che si allontana, e rimane immobile per alcuni
lunghi istanti, con lo sguardo perso nel vuoto.
Diamante - Cosa rimane ora, cosa rimane a colmare la mia solitudine? (Si muove come camminasse
in un bosco) Alberi, foglie, vento che scuoti le fronde e questo mio corpo... mute pietre, immobili e
fredde, rivolte a questo distante cielo, nuvole bianche come panni stesi nell’immenso azzurro... Voi
sentite questa mia solitudine? E’ così breve il mio respiro, così debole la mia voce, anche voi non
potete ascoltarmi. (La musicista suona e la donna si produce in una disordinata danza) Come
potete udirmi? Udire il mio solitario dolore? (Cade a terra e rimane sdraiata immobile per alcuni
istanti). E tu terra, mia terra, mio corpo di terra... Puoi udire la mia solitudine? Puoi, tu? (Riprende
la musica). Entra la danzatrice, inizia una danza struggente e drammatica.
Rotola a terra liberandosi dell’abito rosso, poi si alza lentamente, guarda nel vuoto per alcuni
istanti e lentamente si avvicina al cubo nero.
Marta - Io - tu... Un gioco immaginario di specchi offuscati, caleidoscopici ricordi, frammenti
sospesi, fluttuanti... comuni aneliti, comuni rimpianti... E una solitudine al limite di un respiro
spezzato. (Pausa) Marta, da quanto tempo non scrivi una poesia? Non so e non mi interessa, non
conto i giorni, non segno il tempo dalla mia ultima poesia scritta.
Quel tempo si è chiuso, quel tempo è morto... Gli ultimi poeti sono soltanto dei falliti e le poche
poetesse forse sono pazze, esuli dentro i propri miraggi. La poesia è perfettamente inutile! Sì, aveva
ragione mio padre, è soltanto una impossibile e assurda via di fuga, il tentativo illusorio di stabilire
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una distanza da un mondo, da una realtà quotidiana che di poetico non ha nulla... (Con sarcastica
autoironia) E allora dovrei continuamente lottare per affermare la mia frustrante e incompiuta
poesia? Forse i filosofi e i poeti hanno semplicemente gettato un ponte per fuggire alla bruttura e
alla soffocante mediocrità, per tornare poi solitari, a misurarsi con essa... (Pausa) E tu? Donna di un
tempo, come ha potuto sopravvivere il tuo genio, come ha potuto brillare la tua luce?
La donna indossa l’abito e si avvicina al cubo rosso.
Diamante - Prima mio padre, ora mio marito... Ieri ho letto un mio sonetto a quest’uomo che ho
sposato non per mia scelta; ancora una volta ho conosciuto quella profonda amarezza segnata da
una distanza incolmabile... Dopo l’ultimo verso, il suo interminabile silenzio ed io quasi
timidamente: cosa ne pensate? (Pausa) Io non saprei, non me ne intendo di queste cose ma, forse
una donna non dovrebbe occuparsi di sonetti e di poesie, sono altre le faccende che riguardano le
donne... (Pausa) Si alzò dalla sedia e uscì sbattendo la porta. Rimasi immobile a pensare, per alcune
ore... Pensare, il mio essere donna...
La poetessa si toglie l’abito rosso e siede accanto al cubo nero.
Marta - Pensare, essere... dormire, forse sognare... (Si alza in piedi con enfasi) Abbandonarsi ad un
sogno senza paura di esagerare, senza paura di sbagliare. Aprire, dilatare e colorare! Ardere di
nuovi impulsi, giocare... Ardere e amare, senza paura di sbagliare, tornare a giocare, sognare...
La donna raccoglie un palloncino rosso dietro il cubo nero, inizia la musica, Marta gioca con il
palloncino, lo infila sotto la maglia e danza gioiosamente come fosse gravida... Poi il palloncino
scoppia. La musica tace.
Marta (Il dolore affiora nel ricordo) - Dovevo essere anch’io con te quella sera... Ma ero troppo
stanca per venire a ballare e... Restai a casa, sola. (Pausa) Certe notti non finiscono mai, si ripetono,
angoscianti, notti che non finiscono mai, come il ricordo di te. (Pausa) L’auto sbandò sulla curva e
si schiantò contro un albero... Poi, il buio... (La donna siede sul cubo nero, riprende la posizione e
l’atteggiamento della prima scena).
Marta - Signorina, il personaggio pare essere frutto di una visione quasi romanzesca, l’elemento
immaginario sembra predominante... (Si alza di scatto) Idiota! Capace solo di sentenze; dov’eri
quando ti parlavo, dov’eri! Forse annuivi a qualche tuo pensiero recondito, fingendo attenzione...
Falso e ipocrita, così fiero di te, perché tenevi nelle tue mani la bilancia della mia vita.
La donna indietreggia e indossa l’abito rosso.
Diamante - Signore, Lucio gentilissimo, ben conosce la stima profonda che per lei nutro, le sue
attenzioni e le lodi così sincere che mi ha rivolto in occasione della sua ultima visita, nella casa di
Soiano, mi sono assai gradite, ma l’avviso della sua prossima partenza mi ha recato gravissima
agitazione e turbamento. Avessi almeno potuto ottenere la grazia di rivederla ancora una volta... Ma
è vana ogni lusinga. Che altro mi resta, in circostanza così dolorosa, se non la speranza di sentirla in
breve stabilita in Brescia; prego il cielo che fecondi i miei voti e i miei desideri, perché ciò mi
renderebbe felicissima. Lucio gentilissimo, per il mio cattivo stato di salute, ma assai più per le
molte e continue inquietudini d’animo, chiamo in soccorso la morale filosofica, ma tutto è inutile,
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una sua visita potrebbe giovarmi assai ma... (Pausa) Il signor Giuseppe Pontara preme con
insistenza per la pubblicazione delle mie rime, anche se oramai da tempo ho abbandonato la
scrittura dei versi per dedicarmi completamente allo studio e alla preparazione della mia Orazione...
(Pausa) Ma tutto oggi sembra vano e quanto più diminuisce la speranza, tanto più aumenta il
desiderio di rivederla.
Diamante avvicina il cubo rosso al cubo nero. Viene collocata un’asse sopra i due cubi, mentre la
poetessa, presi dei fogli e una penna rossa, vi si appoggia e inizia a scrivere. La musicista inizia a
suonare il violoncello, poi la donna, presa da un improvviso impulso d’ira, accartoccia i fogli, li
strappa e cade a terra.
Diamante - Ho scritto sonetti, versi e madrigali, per medici, legali e matrimoni... Banale poesia
d’occasione... E ora che sono stata ammessa nelle più illustri Accademie, degli Unanimi di Salò,
degli Agiati di Rovereto, dei Ricovrati di Padova e persino nell’Accademia dell’Arcadia di Roma...
Ora, posso almeno affermare che la donna è intelligente. (Ride e si lascia cadere a terra, rotolando
su se stessa) Potrò forse dichiarare al mondo la cosa più semplice, naturale... grande scoperta di
questo secolo ignorante. (Si alza in piedi e con fare solenne e buffo al tempo stesso) Signori,
letterati illustrissimi... La donna è intelligente!
Si toglie l’abito e cammina a ritroso verso il cubo nero.
Marta (Con fare sarcastico) - Ah, donna geniale d’altri tempi! Quanto ti è costato, quanta vita hai
speso per poterti affermare. Chissà, forse fosti divorata dall’invidia di altre donne più ignoranti di
te, forse fosti calunniata per le tue ambizioni, per la tua aristocratica cultura... Forse ubriaca di vino
rosso sangue, avresti usato tutta la tua sfrontatezza e il tuo orgoglio (indossa l’abito rosso in un
gioco di registro) Sì, in presenza della folta assemblea di accademici, avresti esordito (sale sopra
l’asse di legno): - onoratissimi accademici, vi chiedo perdono se oggi ho un poco bevuto dell’ottimo
vino rosso di pregevole annata... Come solitamente è concesso soltanto a voi... Ma, a parte questo,
sono qui dopo anni ed anni di studio, a dimostrare la più grande scoperta del secolo: signori
accademici... L’utero è intelligente! Proprio così, un’intelligenza straordinaria sapete, così
meravigliosamente istintiva e naturale... Infatti vedete tutti no? Come basti un pochissimo di seme
maschile per dare l’occasione a questa intelligenza di creare la perfezione di un nuovo essere,
perfezione di tanta bellezza che nasce. E allora! Quanta fatica per argomentare tutta la nostra
intelligenza, che la natura conosce da millenni!
Inizia una musica allegra, la donna danza sopra l’asse di legno, poi si toglie l’abito rosso e si
avvicina al cubo nero.
Marta - Sono sincero signorina, da lei mi aspettavo di più... (La donna inizia a muoversi quasi
barcollando, procedendo con le braccia tese, come fosse nel buio) Di più? Ancora, perché di più...
Cosa, come, quando, dove di più! (Il movimento aumenta, si fa frenetico) Perché non basta, perché
così non sono ancora sufficiente! Dove, quando, come di più! Perché, perché io non basto ancora...
La donna si lascia lentamente cadere accanto al cubo rosso. La musica continua per alcuni istanti.
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Io - tu, forse un’illusione o un miraggio, o semplicemente il vivere entro un possibile sogno...
Abbandonarsi all’idea di essere stata un’altra, in un altro tempo, una rincorsa vorticosa, un gioco,
una danza solitaria. (Pausa) Forse ha ragione lei, professore... Potevo fare di più, non sono stata
all’altezza della donna che ho tanto ammirato... Una tesi di laurea mediocre... (La donna si alza e si
avvicina all’abito rosso). Cosa rimane a colmare la mia solitudine... Alberi, foglie, vento che scuote
le fronde e questo mio corpo. E’ così breve il mio respiro, così debole la mia voce... Anche voi non
potete ascoltarmi.
La donna indossa l’abito rosso e si avvicina al cubo nero.
Diamante - Caro padre, caro marito... Sin da giovane la mia vita ha assunto la forma di una gentile e
aspra battaglia. Ho goduto di tanta indifferenza da parte vostra, i miei più profondi interessi da voi
negati... Pure non ho rinunciato ai miei studi, all’incrollabile desiderio di affermare la dignità della
donna nella cultura, nella filosofia. Poiché nel buio profondo di tanta cieca ignoranza, giunse
un’illustre membro dell’Accademia dei Ricovrati di Padova, il Principe Antonio Vallisneri, a porre
il problema - se debbano ammettersi allo studio delle scienze e delle belle arti le donne - Bene, oggi
io Diamante Medaglia sono membro di quella illustre Accademia e, innanzi agli onorati accademici,
pronunzierò la mia orazione a favore del sapere e della cultura per la donna. Oggi, con il corpo che
freme di un’emozione unica ed intensa, con un senso perfetto di autentica libertà, da donna, sfido il
mio tempo e di voi, poveri ignoranti... rido...
Inizia la musica, la donna danza lievemente, poi indossa lunghi guanti bianchi e sale sul cubo rosso
per pronunciare la sua orazione.
Oh valorosi e onorati accademici, mi presento in gonna vestita di fronte a questa illustre adunanza,
per partecipare alla bellissima discussione presentata dal Principe Antonio Vallisneri, nel giorno 16
Giugno 1723, nella rinomata Accademia de Ricovrati di Padova - se le donne debbano essere
ammesse allo studio delle scienze e delle belle arti... Or ditemi, o Signori, non deve la Donna
comunicare i sensi propri? Non è ella dotata di mente e di ragione al pari dell’uomo? Consideriamo
l’utilità e i gran vantaggi che si possono trarre dalla filosofia, per esortare le giovani donne a non
mancar di dare ad una scienza tanto importante, tutta l’applicazione onde sono capaci. Questo libera
la nostra mente da tanti pregiudizi, per illuminarla con idee e cognizioni universali... Questa scienza
rivela, con quale simmetria tutto sia collocato nell’Universo, con quale uniformità l’ordine generale
e particolare si osservi e mantenga; questo ci porta a conoscere l’intelligenza e le mani invisibili che
reggono il tutto... Il fervore per tale studio dovrebbe nascere in petto a ogni donna, studio delle
matematiche, studio veramente divino... Basta solo il riflettere che Socrate, Platone ed Aristotele,
con tanti altri filosofi che negli antichi tempi fiorirono, nell’intero corso del loro vivere, ogni studio
dedicarono a questa dottrina... E la donna, per mezzo di tale studio, nella propria casa e nelle
pubbliche vie, nelle private e pubbliche adunanze, verrà lodata e amata, non solo nella sua patria, né
solo in vita, ma anche dopo la sua morte, servirà all’altre di perfetto esempio... Applicandosi la
donna a questi studi, distinta la renderanno non solo dal donnesco volgo, ma da tanti e tanti fra gli
uomini, che pigri e sfaccendati gettano miseramente il tempo in cose di nessun conto, senza curarsi
di scienza... (Inizia la musica, mentre la donna mima con labbra e gesti la continuazione
dell’orazione, poi la musica sfuma) Bello insomma che per il comune profitto, lo spirito della
donna, a questi studi si dedichi e si consacri.
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La musica riprende, le luci si abbassano, la donna, tolto l’abito rosso, si avvicina al cubo del
medesimo colore.
Marta - Io - tu... Due donne, una donna. (Pausa) Una tesi di laurea, forse un poco romanzata, forse
no... Io ti ho sentita, comunque, presente in me, parte di questa terra, parte della mia terra... Ho
veduto i tuoi piedi scalzi camminare nell’erba di un prato, tra gli ulivi a Soiano... Con i tuoi stessi
occhi, mi è parso di vedere il lago dalla finestra di una casa a Salò... Con il pensiero sono tornata
spesso nei monti della tua infanzia, nella Valle Sabbia... E una notte, ho pianto con le tue lacrime,
mentre sola, seduta accanto a un cipresso, contemplavi il cielo stellato (Pausa) - squarciato il denso,
tenebroso velo - fugge la notte e l’amorosa stella - nunzia del nuovo giorno or sorge in cielo - più
dell’usato rilucente e bella - rilucente e bella...
Inizia la musica. La donna indossa l’abito rosso e si sdraia sull’asse di legno, prende un foglio che
aveva precedentemente scritto e lo rilegge a voce alta.
Diamante - Signor Lucio gentilissimo, sono ormai dieci mesi che vivo tra i medici e le medicine...
Ora mi trovo a Salò, ove mi sono trasferita da alcuni giorni, entro la prossima settimana andrò a
Brescia, per godere i benefici di un clima più omogeneo... Questa penosa malattia mi ha tenuta
inchiodata in un letto e pochissima speranza di vita mi resta, di conseguenza ho perso la speranza di
rivederla... I miei dolori infieriscono, devo per forza terminare la lettera... Al solito piena di
devozione e di ossequio.
Si sdraia e appoggia la lettera sul suo petto, mentre le luci lentamente si abbassano. La musicista
suona, poi la donna si toglie l’abito rosso, che rimane appeso all’asse di legno. Marta si avvicina
lentamente al vaso nel mezzo della scena.
Marta - Ora rammento quelle parole di Nietzsche: tutto va, tutto torna indietro, eternamente ruota la
ruota dell’essere. Tutto muore, tutto torna a fiorire, eternamente corre l’anno dell’essere.
La donna si inginocchia e prende una manciata di terra dal vaso, con la mano alta sopra la testa la
lascia cadere sul pavimento.
Marta - Io sono terra... La mia terra. Tutto il mio essere, tutto il mio corpo è terra (pausa) La nuova
terra.
La donna si sdraia lentamente a terra. La musicista suona l’ultimo toccante brano. Entra la
danzatrice, che si produce in un’intensa danza, omaggio alla rinascita e alla divina bellezza.
SIPARIO
Bibliografia:
 Giuseppe Pontara (1774), Versi e prose di Diamante Medaglia Faini, Salò, Bartolomeo
Righetti Editore (Testo originale presso Ateneo di Salò)
 Fiorenza Taricone, L’istruzione femminile: dalla logica d’eccezione al diritto collettivo
 Anna Vitale, Le stanze segrete: le donne bresciane si rivelano, Fondazione Civiltà
Bresciana
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