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1 Marie Louise Monnet - Femme ordinaire di Francesca Sacchi

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1 Marie Louise Monnet - Femme ordinaire di Francesca Sacchi
Marie Louise Monnet - Femme ordinaire
PRESENTAZIONE DI UNA LAICA NORMALE
di Francesca Sacchi Lodispoto
Galati 3, 26- 28 “ Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti
siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né
libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.
Marie Louise Monnet non era una intellettuale, ma una donna di azione: ha lasciato un solo libro
Avec amour et passion che è piuttosto il diario di viaggio di una missionaria. Non ha mai cercato la
notorietà
Molto radicata nel suo tempo, nella sua cultura, nella sua famiglia, nella fede: sapeva che il battesimo da ad
ogni cristiano il suo posto nella chiesa, la sua dignità e la sua missione; e che questa missione nella logica
dell’incarnazione si realizza nella vita quotidiana. Essa affermava: mon baptême me suffit.
Viveva di una sua spiritualità semplice ed esigente ma sempre attuale: Dio ci ama là dove noi siamo, come
noi siamo, pur chiamandoci ogni giorno alla conversione. La conversione non è qualcosa di acquisito per
sempre, ma è da ricercare sempre attraverso le situazioni di vita, gli incontri.
LA FAMIGLIA
Nasce a Cognac il 25 settembre 1902. Ultima di quattro figli, di cui il maggiore è Jean Monnet a cui è stata
molto legata per tutta la vita.
Viticoltori i Monnet rapidamente si arricchiscono con il commercio del Cognac. Il padre, Jean Gabriel
Monnet, parla tedesco e viaggia molto per visitare i suoi clienti. Si occupa anche delle società di mutuo
soccorso. La madre, Maria Demelle, è assai credente al contrario del marito agnostico. Quando Marie
Louise nasce Jean, il primogenito, ha 14 anni.
La table familiale é aperta agli stranieri venuti d’Inghilterra, Germania, Scandinavia, America. I figli
partecipano ai pasti « il y avait un incessant courant d’échanges de gens et d’idées, et des liens
personnels qui humanisaient singulièrement le commerce ». «J’apprenais là, ou à partir de là, sur les
hommes, sur les affaires internationales, plus que je ne l’eusse fait avec une éducation spécialisée.
Je n’avais qu’à regarder et écouter » (Jean Monnet)
« …Ma mère m’a appris qu’on ne bâtit rien si on ne s’appuie sur des réalités. Elle se méfiait des
idées en elles-mêmes. Elle voulait savoir ce qu’on allait en faire ».
Quando a diciotto anni fa il suo primo lungo viaggio in Canada, il padre gli da un consiglio che egli a
sua volta darà a Marie-Louise:
« N’emporte pas de livres. Personne ne peut réfléchir pour toi. Regarde par la fenêtre, parle aux
gens. Prête attention à celui qui est à côté de toi ». (Jean Monnet)
Durante la guerra, Marie-Louise conduce la vita d’une jeune fille rangée, fa studi brevi : « J’ai fait les études
qui étaient normales pour une jeune fille de mon milieu à mon époque, c’est-à-dire que je ne possède pas de
diplôme, je suis une femme ordinaire ».
Al termine della guerra Jean Monnet diviene segretario generale della Società delle Nazioni; Marie-Louise
soggiorna a lungo dal fratello e l’aiuta a tenere la sua casa a Ginevra, a ricevere le delegazioni dei vari
paesi.
Marie Louise è testimone degli sforzi di dialogo e della costruzione di una politica più universale. Marie
Louise si interroga : « Pourquoi les catholiques ne sont-ils pas présents à ces travaux qui façonnent le
monde de demain ? ».
LO « CHOC » DI LOURDES
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Le 1° octobre 1931, Marie Louise volendo orientare la sua vita fa un ritiro a Lourdes. Uno spettacolo
resterà impresso nella sua memoria per tutta la vita: una processione di cinquemila giovani in abiti da
lavoro. Sono i giovani operai ed artigiani belgi, membri de la Jeunesse Ouvrière Chrétienne (JOC) radunati
intorno al loro fondatore l’abbé Cardjin che festeggia i suoi 25 anni di sacerdozio.
In questa occasione Marie-Louise ascolta una citazione dell’enciclica Quadragesimo Anno pubblicata
qualche mese prima il 15 mai 1931, dal papa Pie XI : « I primi ed immediati apostoli degli operai, devono
essere operai; industriali e commercianti, gli apostoli degli industriali e degli uomini di commercio. »
Per Marie-Louise, giovane della buona borghesia, abituata ad occuparsi dei giovani operai, a fare per più
che a vivere con lo choc é enorme : «Choc décisif dont la résonance me suivra tout le long de ma vie… Ce
que je faisais depuis douze ans au patronage de Cognac et dans l’Association des jeunes de la Ligue de
Charente se cassait littéralement en morceaux devant moi ».
“Fille et sœur de négociants, j’étais bien enracinée dans ce monde du commerce. Les jocistes ont su
répondre au vœu de l‘Eglise, entre eux, par eux, pour eux, ils veulent ramener au Christ tous leurs frères
ouvriers. Je dois faire de même dans mon milieu.” (Elisabeth Croquison)
ENTRE EUX, PAR EUX, POUR EUX: L’APOSTOLATO DEL SIMILE VERSO IL SIMILE
Da questo momento in poi Marie Louise si consacra all’evangelizzazione del suo ambiente sociale. Il suo
obbiettivo (l’obbiettivo dell’ACI) era quello di rispondere ad una vera urgenza missionaria: rivolgersi a dei
cattolici tiepidi, la cui fede si limitava alla pratica religiosa, affinché riscoprissero il Vangelo come forza di
ispirazione e trasformazione di tutta la vita. Un primo tentativo di “nuova evangelizzazione”
Una visione positiva della cultura moderna e del mondo accompagna questa azione: la convinzione che il
Vangelo può raggiungere le aspirazioni più profonde di ogni persona e di ogni ambiente sociale.
Non si tratta allora di separare le classi sociali ma di capire come ciascuno di noi, di fatto, appartiene ad un
gruppo sociale sul quale agisce e dal quale è influenzato, spesso inconsciamente. Prendere coscienza della
comune responsabilità e dei mille legami naturali che uniscono fra loro le persone di uno stesso nucleo
sociale, è esigenza di verità, è condizione prima di presenza e di azione efficace nella società. L’ambiente
così inteso è ben diverso dell’apostolato per categorie o dall’interclassismo della Chiesa italiana.
La convinzione dell’apostolato d’ambiente è che i cambiamenti più radicali e decisivi si attuano in primo
luogo nell’intimo dell’uomo. Individuandone le chiusure personali e collettive. Nell’incontro e nella
collaborazione con quanti hanno una storia e un’evoluzione diversa si attua l’unità voluta da Cristo.
Oggi in contesto post cristiano in cui valori umani ed evangelici possono anche incontrarsi in un orizzonte
senza Chiesa e senza Dio, in un umanismo agnostico e vagamente religioso come può svilupparsi questo
tipo di evangelizzazione?
Marie-Louise aveva delle responsabilità nella Ligue des femmes françaises, un movimento di adulti.
Nel gennaio 1935 ( 33 annni), Marie-Louise Monnet fonda il Movimento de la Jeunesse Indépendante
Chrétienne Féminine (JICF).
Durante la guerra, il movimento si sviluppa rapidamente. Il segretariato nazionale si trasferisce a Cognac
nella casa di famiglia di Marie Louise, ma i responsabili hanno contatti costanti tra le due zone della Francia.
Poco a poco, si formano dei gruppi di uomini anche nei campi di prigionieri. E’ evidente che il movimento
non può essere solo femminile; nel 1941 diviene misto e prende il nome di Action Catholique des milieux
Indépendants.
Nel 1941 l’assemblea dei Vescovi Francesi istituisce la Mission de France, e da mandato all’ ACI di
occuparsi dell’evangelizzazione degli ambienti indipendenti, l’incarico è affidato a Marie Louise Monnet
La Chiesa di Francia ha fatto la scelta dell’apostolato specializzato per ambienti sociali.
Il ruolo e la missione propria dei laïci sono riconosciuti. Contemporaneamente nasce l’ACI in altri paesi.
Rinascita Cristiana nasce indipendentemente dall’ ACI nel 1943 nella grande tradizione di Cardjin in piena
occupazione nazista con le stesse radici e lo stesso impegno a prendere sul serio l’appello di Pio XI
« L’irruzione dell’Azione Cattolica specializzata nella Chiesa ha rivelato che esiste una strada per i laici
nella Chiesa »
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Rileggendo la Quadragesimo anno si può affermare che l’intuizione di un apostolato specializzato si pone
subito nella scia della dottrina sociale della chiesa
3 - rinnovamento dei costumi
127. Ma se consideriamo la cosa con più diligenza e più a fondo, chiaramente vediamo che
a
questa tanto desiderata restaurazione sociale deve precedere l'interno rinnovamento
dello spirito
cristiano, dal quale purtroppo si sono allontanati tanti di coloro che si occupano di cose economiche.,..
128. E infatti, venerabili Fratelli e diletti figli, abbiamo dato uno sguardo all'odierno
ordinamento economico, e l'abbiamo trovato guasto profondamente…...
129. Quindi, per usare le parole del Nostro Predecessore, se un rimedio si vuole dare alla società
umana, questo non sarà altro che il ritorno alla vita e alle istituzioni cristiane (Rerum Novarum, n.
22). Giacché questo solo può distogliere gli occhi degli uomini affascinati e al tutto immersi nelle
cose transitorie di questo mondo, e innalzarli al cielo: questo solo può portare efficace rimedio alla
troppa sollecitudine per i beni caduchi, che è l'origine di tutti i vizi. Del quale rimedio chi può negare
che la società umana non abbia al presente un sommo bisogno?
il principale disordine dell'odierno sistema: il danno delle anime
130. Tutti restano quasi unicamente atterriti dagli sconvolgimenti, dalle stragi, dalle rovine
temporali. Ma se consideriamo i fatti con occhio cristiano, com'è dovere, che cosa sono tutti questi
mali in paragone della rovina delle anime
4 - Rimedi a) cristianizzazione della vita economica b) legge della carità d) la via da seguire
143. Le condizioni presenti, venerabili Fratelli, ci additano la via che occorre tenere. Come in altre
età della storia della Chiesa, noi dobbiamo lottare con un mondo ricaduto in gran parte nel
paganesimo. Ora per ricondurre a Cristo le classi diverse di uomini che l'hanno rinnegato, è
necessario anzitutto scegliere nel loro seno e formare ausiliari della Chiesa, che ne comprendano
lo spirito e i desideri e sappiano parlare ai loro cuori con senso di fraterno amore. I primi ed
immediati apostoli degli operai, devono essere operai; industriali e commercianti, gli apostoli
degli industriali e degli uomini di commercio.
IL CONCILIO, 11 OTTOBRE 1962 - 1965
Nel maggio 1961, l’Action Catholique des Milieux Indépendants festeggia i suoi venti anni a Roma, nel
momento in cui si prepara il Concilio Vaticano II convocato da Giovanni XXIII. Marie-Louise conosce bene
questo papa che ha spesso incontrato quando era nunzio a Parigi.
L’ACI su suggerimento di Mons Dell’Acqua assicura a Roma una permanenza con l’aiuto dei membri di
Rinascita Cristiana la cui presidente era Immacolata Salviati amica di Mons Montini e segretaria Giovanna
Mancini che nei gruppi giovani aveva avuto don Benelli come assistente.
Dall’inizio del Concilio fu organizzata dall’Azione Cattolica Italiana una Mostra della Chiesa alla quale
partecipano Rinascita Cristiana e l’ACI francese con uno stand « Vôtre responabilité de laic ! »
Durante questa permanenza assicurata da Marie Louise frequentissimi ed intensi furono i contatti con
vescovi e cardinali di tutto il mondo, i contatti ecumenici e con la conferenza delle OIC. Particolare
attenzione veniva riservata ai vescovi africani e dell’America Latina.
Domenica 20 settembre1964 durante la Messa a S. Pietro a cui partecipa con il BI del Miamsi Marie
Louise Monnet è nominata uditrice.
Il Papa scherzosamente chiede a Mons Felici, segretario del Concilio, se può dare questa anticipazione
indicando Mademoiselle Monne come “zelante ispiratrice dell’Azione cattolica indipendente francese.
Il giorno dopo viene ricevuta in udienza da Paolo VI e in una conferenza stampa rispondendo ai giornalisti
dice: « De toutes les questions qui m’ont été posées, je retiens celle-ci qui me semble être la plus révélatrice,
j’étais interrogée sur les diplômes que j’avais obtenus au cours de mes études. Ma réponse était des plus
simples : j’ai fait celles qui étaient normales pour une jeune fille de mon milieu à mon époque, c’est à dire
que je ne possède pas de diplôme, je suis une femme ordinaire. Ces derniers mots devaient connaître une
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fortune étonnante et je fus surprise de recevoir des correspondances de femmes ordinaires qui me disaient
quels encouragements pour leur vie quotidienne elles avaient tiré de ces simples mots ».
Questi incontri, l’espérienza e il lavoro di tutti i movimenti di Azione cattolica hanno contribuito
grandemente alla elaborazione del Decreto sull’Apostolato dei laici pubblicato nel 1965.
AA n.13. L'apostolato dell'ambiente sociale, cioè l'impegno nel permeare di spirito cristiano la
mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della comunità in cui uno vive, è un compito e un
obbligo talmente proprio dei laici, che nessun altro può mai debitamente compierlo al loro posto.
In questo campo i laici possono esercitare l'apostolato del simile verso il simile. Qui completano la
testimonianza della vita con la testimonianza della parola. Qui nel campo del lavoro, della
professione, dello studio, dell'abitazione, del tempo libero o delle associazioni sono i più adatti ad
aiutare i propri fratelli.
Questo apostolato deve abbracciare tutti quelli che vivono nel proprio raggio di azione e non
escludere alcun bene spirituale o temporale realizzabile. Ma i veri apostoli non si accontentano
soltanto di questa azione, bensì cercano di annunziare Cristo al prossimo anche con la parola. Molti
uomini non possono udire il Vangelo e conoscere Cristo, se non per mezzo dei laici che stanno loro
vicino.
Anni dopo Evangelii nuntiandi ai nn. 18, 19, 20
18. Evangelizzare, per la chiesa, è portare la buona novella in tutti gli strati dell’umanità e, col suo
influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova l’umanità stessa: " Ecco io faccio nuove tutte le
cose ". Ma non c’è nuova umanità, se prima non ci sono uomini nuovi, della novità del battesimo;
e della vita secondo il vangelo. Lo scopo dell’evangelizzazione è appunto questo cambiamento
interiore e, se occorre tradurlo in una parola, più giusto sarebbe dire che la chiesa evangelizza
allorquando, in virtù della sola potenza divina del messaggio che essa proclama, cerca di
convertire la coscienza personale e insieme collettiva degli uomini, l’attività nella quale essi sono
impegnati, la vita e l’ambiente concreto loro propri.
19. Strati dell’umanità che si trasformano: per la chiesa non si tratta soltanto di predicare il
vangelo in fasce geografiche sempre più vaste o a popolazioni sempre più estese, ma anche di
raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del vangelo i criteri di giudizio, i valori
determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita
dell’umanità, che sono in contrasto con la parola di Dio e col disegno della salvezza.
20. Si potrebbe esprimere tutto ciò dicendo così: occorre evangelizzare - non in maniera
decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici
- la cultura e le culture dell’uomo, nel senso ricco ed esteso che questi termini hanno nella
costituzione "Gaudium et spes", partendo sempre dalla persona e tornando sempre ai rapporti
delle persone tra loro e con Dio. Il vangelo, e quindi l’evangelizzazione, non si identificano certo
con la cultura, e sono indipendenti rispetto a tutte le culture. Tuttavia il regno, che il vangelo
annunzia, è vissuto da uomini profondamente legati a una cultura, e la costruzione del regno non
può non avvalersi degli elementi della cultura e delle culture umane. Indipendenti di fronte alle
culture il vangelo e l’evangelizzazione non sono necessariamente incompatibili con esse, ma
capaci di impregnarle tutte, senza asservirsi ad alcuna. La rottura tra vangelo e cultura è senza
dubbio il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di altre.
Formare degli apostoli negli ambienti indipendenti
I mezzi di formazione sono l’ascolto della Parola in gruppo da accogliere nel quotidiano: grande novità per
una generazione che conosceva la Scrittura poco e male la Scrittura.
La centralità della Parola: l’accesso diretto alla Scrittura è favorito fin dalla fondazione della JI Cf
L’inchiesta in cui l’ambiente si rivela. Vedere-giudicare-agire, un metodo rigoroso, una via di formazione
permanente, di conversione.
La revisione di vita: la strada aperta per l’azione.
Il metodo usato segue, senza rigidità, un processo naturale.
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Conoscere - per amare - ed essere nel mondo con gli altri - sono le tre tappe ideali dell’inchiesta e della
revisione di vita.
La spiritualità è quella della creazione e dell’incarnazione
Lumen Gentium cap IV, 31 “Il carattere secolare è proprio e peculiare dei laici.” il compito vocazionale
primario del laico è di “trattare le realtà temporali ordinandole secondo Dio ”Per loro vocazione è proprio
dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo,
cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e
sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a
modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito
evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro
stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi particolarmente spetta di
illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e
crescano costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore Dio”
Gaudium et Spes cap III, 43 “ La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro
vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo……
Ai laici spettano propriamente, anche se non esclusivamente, gli impegni e le attività temporali. Quando
essi, dunque, agiscono quali cittadini del mondo, sia individualmente sia associati, non solo rispetteranno
le leggi proprie di ciascuna disciplina, ma si sforzeranno di acquistare una vera perizia in quei campi.
Daranno volentieri la loro cooperazione a quanti mirano a identiche finalità. Nel rispetto delle esigenze
della fede e ripieni della sua forza, escogitino senza tregua nuove iniziative, ove occorra, e ne assicurino la
realizzazione.
Spetta alla loro coscienza, già convenientemente formata, di inscrivere la legge divina nella vita della città
terrena.”
LA DIMENSIONE INTERNAZIONALE (AA 14)
Nel marzo 1964 viene fondato le Mouvement international d’Apostolat des Milieux Sociaux
Indépendants (Miamsi). Marie-Louise Monnet ne è la prima presidente ; ecco ciò che dice:
« Le MIAMSI ce n’est pas seulement une question de statuts, de réunions, d’Assemblées générales ; c’est
d’abord des cœurs d’hommes et de femmes s’ouvrant aux dimensions universelles de la mission de l’Eglise,
capables d’accueillir en eux, au nom de Jésus, le monde entier ».
Nel gennaio 1966 Marie-Louise Monnet abbandona la presidenza de l’ACI per consacrarsi alla diffusione e
al consolidamento del Mouvimento internationale.
Si stabilisce a Roma in Trastevere e continua a ricevere alla sua tavola famiglia, prelati, ambasciatori e le
persone ordinaires di tutto il mondo secondo la sua tradizione familiare e i consigli che suo fratello dava
ai suoi collaboratori: « ayez avant tout une salle à manger »,
Viaggia anche molto per visitare i vari gruppi, specialmente America Latina, Africa del Nord e Madagascar.
Le relazioni umane sono per lei fondamentali.
Nel 1972 è nominata consultore della Pontificia Commissione per la pastorale dei migranti e del turismo
Nel settembre 1986 si ritira à Tours, presso les Piccole Sorelle dei Poveri, dove muore discretamente il 2
novembre 1988.
ALCUNE CARATTERISTICHE TIPICHE DELL’AMBIENTE D’ORIGINE AL SERVIZIO DELL’EVANGELIZZAZIONE
• La convivialità: intorno alla tavola
Una educazione che privilegia l’incontro, l’accoglienza, il rispetto delle diversità
“Des femmes comme Marie-Louise Monnet (France), Rosemary Goldie (Australia), Pilar Bellosillo, Jose et Luz
Alvarey-Incazas, parlaient avec des évêques lors de réunions en marge du Concile, ainsi qu’à des femmes
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journalistes, en particulier la Belge Betsy Hollants . C’est par la pratique de l’hospitalité que ces femmes
acquirent de l’influence sur le Concile. Leurs maisons étaient ouvertes aux évêques et séminaristes. A la fin
du Concile, elles avaient reçu plus de 1000 évêques dans une atmosphère détendue où l’on apprenait à
mieux se connaître et à parler en toute liberté ».
• La capacità di relazione e comunione, la compagnia
• La fedeltà alla chiesa, la profezia, il sogno di un mondo nuovo
• La determinazione e la capacità di progettazione
Il 18 novembre 1965 il decreto sull’apostolato dei laici è votato e il Papa decide di consegnarlo
simbolicamente nelle mani dei sei uditori ; ma è nelle mani di questa femme ordinaire, ma non banale,
che Papa Paolo VI consegna il testo conciliare Apostolicam Actuositatem e gli domanda “siete
contenta?”. Alla sua risposte affermativa il Papa dice “lavorate”. Questa è l’eredità di Marie Louise per la
grande famiglia dell’azione cattolica specializzata.
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