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Alzati, ti chiama! - Azione Cattolica Italiana

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Alzati, ti chiama! - Azione Cattolica Italiana
di
Supplemento a Segno nel mondo n.07-08/2011. Poste Italiane S.p.A - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art.1, comma 2, CNS/AC Roma
Numero 4/2011
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visto dall’Ac
Ancora una volta i tagli della manovra
economica si abbattono sulle famiglie.
Occorre farsi carico
di questa fatica se si vuole
veramente costruire il futuro
di Luigi Sparapano
è chi esulta e c’è chi impreca rispetto alla manovra economica
approvata rapidamente dal
Parlamento in straordinaria modalità bipartisan.
Esulta, e giustamente, il Presidente della
Repubblica per aver contribuito a realizzare quel “miracolo” di una responsabilità seria verso il bene comune, sollecitando un provvedimento urgente per
rispondere ai colpi della crisi e contrastare la speculazione internazionale.
Esulta anche chi, forte delle proprie risorse, non sarà che minimamente scalfito dai tagli lineari adottati e quindi
non percepirà il disagio di dover contribuire a tenere in ordine i conti pubblici.
Esultano anche i politici che, se contributo dovranno dare, non lo daranno
nell’immediato, trascinando un inaccettabile e, a mio parere, immorale costo
della politica che grida scandalo rispetto
alla condizione della stragrande maggioranza dei cittadini che essa dovrebbe
rappresentare.
È come se dicessi ai miei figli che dobbiamo stringere la cinghia delle spese in
casa, ma lo facessi a partire dalla pena-
C’
SegnoPer n.4/2011
Paganoisoliti
lizzazione delle loro esigenze fondamentali, salute, casa, studio... senza dare io
un esempio di parsimonia e di rinuncia,
anzi preservando intatte le mie esigenze.
Infatti dall’altra parte di chi esulta, c’è
chi impreca e imprecherà sempre più, e
sono le famiglie.
Opportunamente il card. Bagnasco e i
rappresentanti di molte associazioni e
forum hanno dichiarato il disappunto
per aver varato una manovra che è scaricata sulle spalle dei “soliti noti” del
prelievo fiscale: i redditi fissi da lavoro
dipendente e in generale le famiglie. «Ricordo, come tutti sappiamo, che la famiglia deve comunque essere potenziata,
difesa, perché è la base della società civile». «Per potenziare la famiglia – ha aggiunto il presidente della Cei – innanzi
tutto ci vuole il lavoro. Altrimenti, senza
lavoro, o con un lavoro molto incerto,
non c’è possibilità neppure per formarsi
una famiglia. Penso soprattutto ai giovani».
Proprio ricercando una soluzione al problema economico andremo incontro all’impossibilità di mettere in circolazione
i pochi soldi a disposizione delle famiglie
visto dall’Ac
compromettendo gli esiti della manovra
stessa. Come potrà spendere una famiglia che deve far fronte ai tagli sugli
sconti per gli asili, ai tickets sanitari, agli
interessi sui mutui, agli altri servizi sociali già penalizzati dall’esiguità dei fondi
comunali...? E se in qualche modo si
riesce ad andare avanti con due redditi,
non ci vuole poi molto a fare i conti in
tasca di quelle famiglie monoreddito,
con due o tre figli e magari con un mutuo per la casa, per comprendere come il
loro problema prioritario non sia la
scelta della mèta per le vacanze, preoccupazione da anni accantonata, ma
come affrontare quotidianamente l’impatto con le spese essenziali, esorcizzando il rischio di imbattersi in seri problemi di salute che la getterebbero
letteralmente al lastrico.
Alcuni hanno definito questa manovra
quasi un accanimento verso chi già fa fatica a tirare avanti, con dignità ma con
sofferenza interiore.
Chi si fa carico di loro? Nessuno, o forse,
quando riescono ad intercettarli, le organizzazioni di volontariato sociale, le
Caritas parrocchiali, sulle cui spalle, ancora una volta, vengono scaricati ruoli
sostitutivi e di supplenza delle carenze
istituzionali.
E se fosse necessario capirlo ulteriormente, basta spulciare i preoccupanti
numeri e percentuali del rapporto Istat
sulla povertà in Italia nel 2010, che confermano una situazione di precarietà
delle famiglie italiane: l’11% delle famiglie è relativamente povero e il 4,6%
lo è in termini assoluti. I dati si fanno
più allarmanti per le famiglie meridionali, ma questo sembra essere ormai un
SegnoPer n.4/2011
visto dall’Ac
vecchio ritornello a cui ci siamo abituati.
L’evidenza più immediata è che nessun
governo, purtroppo, ha brillato per l’attenzione e l’investimento sulle famiglie,
che sono poi il vero “tesoretto” dell’economia italiana. Fino ad ora soltanto dichiarazioni e promesse rimbalzate dalla
Conferenza di Firenze 2007 a quella di
Milano 2010; tra quoziente familiare e
fattore famiglia, la cifra dei provvedimenti a favore della famiglia con figli,
SegnoPer n.4/2011
che investe sul futuro più che sulle rendite finanziarie, è concretamente pari a
zero. Con buona pace dei politici che si
riconoscono cattolici e a favore della famiglia.
Non saranno misure economiche tampone, come quelle adottate, a risolvere la
crisi economica; la riforma fiscale che
dovrà essere urgentemente varata o sarà
a misura di famiglia o non sarà in grado
di generare sviluppo e futuro per il Paese,
e questo indipendentemente da questo o
quel governo.
Di questo devono pure farsi carico con
coraggio le associazioni, tra queste anche
l’Azione cattolica capillarmente presente
sul territorio nazionale e che attraversa
tute le stagioni della vita, inserendo tali
questioni, accanto ad una educazione a
stili di vita sobri e sostenibili, nell’ordine
del giorno dei propri incontri direttivi e
formativi, esprimendo a voce alta e
ferma un richiamo forte alla classe dirigente, perché arresti e riduca il crescente
scollamento con il Paese reale e si incentivino momenti di concertazione e di
coinvolgimento per individuare prospettive e strategie possibili e sostenibili
in maniera proporzionata da tutti. Visto dall’Ac
1
Pagano i soliti
di Luigi Sparapano
Dossier
Alzati, ti chiama!
8
«Alzati, ti chiama!»
di Franco Miano
10
12
19
Santi nel quotidiano
Per il bene comune
di Lisa Moni Bidin
e Marco Sposito
di Giuseppe Patta
14
Filodiretto con l’assistente
Un passo oltre
Da piccoli,
con lo sguardo all’insù
di Gianfranco Agosti
di Carlotta Benedetti
20
A servizio del futuro
di Domenico Sigalini
16
Insieme, in cordata
a cura di Gino Sparapano
SegnoPer n. 4 - 2011
supplemento a Segno nel Mondo
n.07-08/2011
Pubblicazione
dell’Azione Cattolica Italiana
Reg. al Trib. di Roma n. 46/970
del 0/0/970
Direttore: Franco Miano
Direttore Responsabile: Giovanni Borsa
[email protected]
Coordinatore: Fabiana Martini
[email protected]
In redazione: Gianni Di Santo
[email protected]
4
Progetto grafico e impaginazione: Giuliano D’Orsi
Per versamenti: ccp n.7866
Per l e foto: Archivio foto AC, Agenzia Olycom, intestato a: Fondazione Apostolicam Actuositatem
Riviste - Via Aurelia, 48 – 0065 Roma
SIR, Romano Siciliani
Fax 06.66007
Chi uso in redazione: Luglio 0
(causale “Abbonamento a Segno”)
Editore: Fondazione Apostolicam Actuositatem Banca: Credito Artigiano - sede di Roma
IBAN: IT88R050000000000967
Direzione e ammi nistrazi one:
cod. Bic Swift Art I I TM intestato a:
Via Aurelia, 48 – 0065 Roma
Fondazione Apostolicam Actuositatem
SegnoPer è una pubbli cazione on line
Via Aurelia, 48 - 0065 Roma
www.azionecattolica.it
E.mail: [email protected]
E.mail redazione: [email protected] Numero verde: 800.8696
Tel. 06.66 (centr.) – Fax 06.6660
Abbonamento a Segno nel Mondo: € 0
Pubblicazione associata all’USPI
(Unione Stampa Periodica Italiana)
SegnoPer n.4/2011
sommario
Ac e mondo
22
36
Ci vediamo a Madrid
La festa sei tu!
Fede in cammino
di Chiara Finocchietti
di C. B.
38
50
Vita di Ac
Camminare insieme
24
Aperti per ferie
Spello,
un polmone spirituale
40
di Luigi Borgiani
Per non spegnere la speranza
28
di Isabel Milazzo
Un posto
specifico e singolare
Chi educa stima
44
di Vito Piccinonna
Parole di vita
Agenda
di Vincenzo Lumia
56
46
Pellegrini di pace
di Giuseppe Notarstefano
32
Adulti mai arrivati
di Valentina Soncini
34
In cammino per la libertà
di Ugo Ughi
di Stefano Veluti
Assistenti in Ac
52
di Federica Cifelli
Verso l’alto
di Fabiola Andrighettoni
Segnalazioni
Strumenti
58
di Nadia Matarazzo
48
Un tempo da capire
di Matteo Scirè
A scuola anche la domenica
di Oronzo Rubino
SegnoPer n.4/2011
5
dossier Alzati, ti chiama!
Come con il cieco Bartimeo
anche a noi Gesù viene incontro
per toglierci il mantello
che c’impedisce di sollevare lo sguardo
e di vivere da persone nuove
di Franco Miano
azaret, il fiume Giordano, il
deserto, la Galilea, il lago di
Tiberiade, Cafarnao, Gerasa,
Genesaret, la regione di Tiro e di Sidone, Dalmanuta, Betsaida, la zona di
Cesarea di Filippo, il territorio della
Giudea e quello oltre il Giordano. Fin
dalla prima pagina del suo vangelo,
Marco ci racconta di un Gesù continuamente in viaggio. Lo immaginiamo in
cammino fra polvere, sassi, erba, cespugli fioriti, campi coltivati. Salite e discese. Sole, nuvole, pioggia. Vento forte,
brezza di mare, afa del deserto. Un Gesù
pellegrino, che non si ferma ed è sempre
incontro alle persone: nelle case, nelle
sinagoghe, lungo la riva del lago.
Poi il suo viaggio prende la direzione
definitiva: Gerusalemme. Per questo
passa da Gerico. Ma stavolta l’evangelista Marco (Mc 10,46-52) non è interessato a ciò che succede in città, quanto a
ciò che succede lungo strada.
Gesù sta ripartendo da Gerico quando,
appena fuori dalla città, tra la folla un
po’ agitata dei discepoli e dei curiosi, c’è
anche Bartimeo: un mendicante cieco.
Il buio del mantello, con cui si copre,
N
6
«Alzati, ti
chiama!»
assomiglia al buio nel quale vive e che lo
àncora alla terra: la cecità, infatti,
costringe Bartimeo a restare seduto
immobile lungo la strada. Bartimeo è
fuori (dalla città), è a terra, è ai margini
(della strada).
Dunque cecità significa, soprattutto,
immobilità. E Gesù, il pellegrino, ora si
ferma. Si ferma a condividere l’immobilità di Bartimeo.
Anche noi, con le nostre famiglie, le
nostre chiese particolari, le nostre associazioni, le nostra comunità civile, possiamo conoscere la cecità di Bartimeo e
la conseguente immobilità. Possiamo
infatti sperimentare situazioni in cui il
nostro sguardo non rimane fisso su
Gesù, non si lascia illuminare da lui, ma
rimane ripiegato su noi stessi e oscurato
dal mantello degli insuccessi, dei disagi,
delle emergenze, delle fatiche quotidiane, della paura. Questo mantello ci
oscura la vista e non ci permette di contemplare Gesù. Di conseguenza non
sappiamo reggerci in piedi e cadiamo
sotto il peso delle discordie, dei vizi,
delle superficialità, della disattenzione,
delle piccole grandi illegalità, che ci
SegnoPer n.4/2011
dossier Alzati, ti chiama!
Una veduta particolare della città vecchia di Gerusalemme
àncorano sempre più fortemente alla
terra anziché lasciarci correre liberi.
Voci
L’incontro tra i due protagonisti avviene
grazie alla tenacia di Bartimeo che
grida, e grida ancora, e non si lascia zittire. Marco dice che Bartimeo “chiede
gridando”. Chiede, come si chiede a
Dio di piegarsi sulla nostra debolezza e
di salvarci: «Abbi pietà di me!».
Nonostante la confusione di quel
momento, nonostante il vociare scomposto della folla, Gesù sente il grido di
Bartimeo e lo fa chiamare a sè.
Le persone, che ora esortano Bartimeo a
SegnoPer n.4/2011
parlare con Gesù, sono le stesse che
poco prima lo sgridavano e intendevano
zittirlo, lasciandolo a terra lungo la strada. Gesù coinvolge proprio loro: sceglie
di usare il loro tramite per raggiungerlo.
«Chiamatelo!», cioè: accorgetevi che
Bartimeo è qui vicino a voi, è qui con
voi, è parte di voi; prestate attenzione a
chi si trova ai margini!
«Coraggio, [...] chiama te!». Gesù chiama proprio Bartimeo, colui che è a terra
ed è messo da parte. Dal buio del mantello è uscito il grido di Bartimeo e al
buio del mantello è tornata la voce di
Gesù, che sa rimettere in movimento
l’esistenza. Non più grida, ma voce.
Non più grida, ma dialogo. Non più
richieste esasperate e disperate, ma solo
un sussurro, timido e fiducioso, di un
discepolo al proprio maestro, come ci
dice l’appellativo “Rabbunì”, “Maestro
mio”, che Bartimeo rivolge a Gesù.
E il maestro si consegna totalmente,
senza riserve, al proprio discepolo: «Che
vuoi che io ti faccia?».
Poco prima (Mc 10,35) Gesù aveva
usato la stessa disponibilità nei confronti dei discepoli Giacomo e Giovanni.
Essi però avevano preteso di poter sede
7
dossier Alzati, ti chiama!
re, una volta raggiunta la gloria, uno alla
sua destra e uno alla sua sinistra. Che
delusione, per Gesù, scoprire ambiziosi
i propri amici più intimi!
Invece Bartimeo chiede di riavere la
vista: chiede, cioè, di poter riavere una
vita piena, autentica, dignitosa. Non ai
margini, non a terra, non fuori dalla
comunità dei viventi. E Gesù, che aveva
preso le distanze dall’ambizione di Giacomo e Giovanni, ora a Bartimeo concede quanto chiede. Perché Gesù si è
messo in viaggio proprio per donare la
pienezza della vita.
Anche noi, con le nostre famiglie, le
nostre chiese particolari, le nostre associazioni, la nostra comunità civile, facciamo di certo la stessa esperienza di
Bartimeo, quando riconosciamo che
abbiamo bisogno di tornare a fissare il
nostro sguardo su Gesù, affinché egli
possa illuminare la nostra esistenza. E la
contemplazione di Gesù ci fa scoprire
che egli si offre a noi senza riserve, insegnandoci quella disponibilità amorevole che egli desidera attuiamo gli uni con
gli altri. Egli per primo ci offre gratuitamente l’occasione di tornare a vedere e a
camminare, come desidera che gli uni
facciamo per gli altri: non zittire ed
emarginare il sofferente, ma aiutarlo a
vederci chiaro e a riprendere il cammino.
Sulla strada
Il solo invito di Gesù basta a rimettere
Bartimeo in movimento. «Egli, gettato
8
Israele: il mare di Galilea
via il suo mantello, balzò in piedi e
venne da Gesù». (Mc, 10,50). Bartimeo
si libera dal buio mantello che fino ad
ora lo ha isolato, si alza da terra di slancio ed incontra Gesù. Ma questo è solo
l’inizio. L’intervento di Gesù ridona a
Bartimeo la vista e, con essa, la capacità
di stare in piedi, di muoversi e di camminare. Bartimeo ha ricevuto in dono la
vista e con essa una vita autentica.
L’evangelista Marco è molto sintetico
nel descrivere la reazione di Bartimeo e
SegnoPer n.4/2011
dossier Alzati, ti chiama!
sceglie di raccontarci l’essenziale. Bartimeo non ha esitazioni e, guarito, si
mette a seguire Gesù per la strada. Per la
strada, non ai margini della strada: Bartimeo cammina finalmente sulla carreggiata e non è più costretto a stare immobile ai margini del sentiero. E sceglie
una strada precisa, quella di Gesù, e si
mette a percorrerla da discepolo alla
sequela del proprio maestro.
Anche noi, con le nostre famiglie, le
nostre chiese particolari, le nostre assoSegnoPer n.4/2011
ciazioni, la nostra comunità civile, possiamo fissare con fiducia il nostro sguardo su Gesù e lasciare che egli rinnovi la
nostra capacità di leggere il mondo. Sarà
infatti la nostra fiducia in Gesù a farci
riacquistare la vista e a salvarci dall’oscurità di un mondo senza speranza,
senza futuro, ormai perduto. Rimettendoci, con Bartimeo, sulla strada che sale
verso Gerusalemme, all’insegna dell’amore che liberamente si dona, e si
dona fino alla morte. 9
dossier Alzati, ti chiama!
Il tema di quest’anno si concentra
sulla dimensione vocazionale della
vita della persona come sequela alla
chiamata di Cristo.
Lasciamoci provocare da Lui
di Gianfranco Agosti
è un passo da compiere, quello
che i discepoli possono fare per
andare più decisamente verso
Gesù, verso una vita piena e realizzata. È
l’invito ad andare oltre per rispondere
alla chiamata che il Signore ci rivolge
attraverso la comunità («Alzati, ti chiama!»), per superare le nostre paure e non
fermarci ai margini della strada e della
storia, ma per coltivare sogni e desideri
affinché diventino progetti di vita
buona. Anche quest’anno il testo Un
passo oltre vuole offrire l’opportunità di
compiere un percorso formativo per
gruppi adulti, un cammino prezioso che
educhi a una lettura sapienziale e profetica della vita e della storia. Il tema di
quest’anno, secondo la scansione che
accompagna gli orientamenti programmatici del triennio, si concentra sulla
dimensione vocazionale della vita della
persona, come sequela alla chiamata di
Cristo. Provocati dal vangelo di Marco,
in conformità alla scansione dell’anno
liturgico, ci mettiamo ancora una volta
alla sequela di Gesù portando con noi le
questioni che maggiormente ci stanno a
cuore. La trama, il filo conduttore del
C
0
Un passo oltre
testo, è fatta dalle domande che la gente
e i discepoli rivolgono a Gesù e dalle sue
contro-domande. Ogni passaggio permette di cogliere l’individuo in una
situazione di vita dalla quale viene condotto da Gesù a un nuovo modo di essere discepolo, a intravedere un nuovo
profilo di esistenza che si compie non
grazie alle sole domande a Gesù, ma dal
rivelarsi di Gesù all’uomo e dal rivelare
ciò a cui siamo chiamati per vivere in
pienezza l’esistenza. Sono domande che
emergono prepotentemente dalle stesse
paure che ogni giorno sperimentiamo
nelle cose della vita: la paura di morire o
di essere sopraffatti dal male, la paura del
dolore e il senso di impotenza di fronte
alla fragilità della condizione umana, la
paura dell’abbandono e di non essere
amati, la paura di non poter fare a meno
dei beni materiali che riempiono l’esistenza e la paura, quasi di vergognarsi di
fronte a una scelta definitiva e radicale
per la vita buona del vangelo. E Gesù
ascolta le domande, dei discepoli in
mezzo alla tempesta, dell’emorroissa e di
Giairo, della gente che non sa se è lecito
ripudiare la propria moglie, del ricco che
SegnoPer n.4/2011
SegnoPer n.4/2011
anche ripercorrendo la sezione “testimoni dell’oltre” dedicata alla presentazione
di donne e uomini che hanno vissuto
un’autentica esperienza di discepolato o
la sezione “riflessi della cultura” che
attraverso film, canzoni, libri e immagini d’arte vuole provocare una vera e propria riscoperta della fede e un invito a
conformare la propria vita a Cristo. In
questo quadro merita di essere evidenziata la scelta di allegare al testo in forma
cartacea un dvd che contiene materiale
complementare a quello proposto dal
sussidio: commenti ai singoli brani
biblici, brevi filmati di esperienze vissute sul campo, una fiction introduttiva
alla tematica generale, vorrebbero, oltre
che a farci sentire un po’ più simili ai
giovani che condividono con noi questo
strumento, offrirci altri stimoli utili al
cammino formativo anche in continuità con lo stile dei giovani adulti che portano freschezza e capacità di rimetterci
in gioco. Come possiamo leggere nella
presentazione al testo di quest’anno:
«forse in questo momento della nostra
vita sappiamo che il desiderio di Dio
c’è, ma non sappiamo indicare dov’è;
forse, piuttosto che sogni, desideri e
progetti in noi sono presenti pensieri
con emozioni che ci disturbano (rimpianti, amarezze, ansie,...). Negli incontri del gruppo adulti, vorremmo ritrovare la perla dell’entusiasmo e progettare
quell’Ac che ci aiuti in qualche modo a
uscirne purificati, che ci renda il capolavoro di Dio che siamo». dossier Alzati, ti chiama!
chiede come
ottenere la vita
eterna e degli
apostoli che
non
hanno
La copertina del testo per gli adulti di Ac ancora capito la
via della croce. Dopo aver ascoltato,
Gesù rilancia la “sfida dell’oltre” invitandoci a compiere un autentico cammino
di discepolato che sappia intercettare i
desideri profondi dell’esistenza che a
loro volta generano domande autentiche
di vita.
La struttura è quella consueta, “dalla
vita alla Parola, dalla Parola alla vita”, e
vuole farci compiere, attraverso la dinamica di gruppo, un cammino di discernimento comunitario: con la Parola al
centro e il Magistero della Chiesa come
orientamento i nostri gruppi potranno
diventare al tempo stesso protagonisti e
destinatari della propria crescita spirituale e di un impegno concreto.
Lasciandosi interrogare dalle domande
della vita e mettendoci in ascolto della
Parola e della sua perenne capacità di
provocare le nostre esistenze, possiamo
insieme compiere veri e propri esercizi
di laicità che intendono tradurre in concretezza di vita personale e comunitaria
la risposta ai problemi del lavoro, dell’educazione e della famiglia, della cittadinanza globale e della cattolicità attiva
che insieme vogliamo dare agli inviti di
Gesù. Il testo si vuole presentare così
con una più compiuta organicità nelle
sue diverse sezioni come si può cogliere
dossier Alzati, ti chiama!
Il triennio appena cominciato è un
tempo favorevole per i giovani.
L’incontro con il Signore è un incontro
che ti cambia la vita e ti spinge a fare
scelte concrete per il bene comune
di Lisa Moni Bidin e Marco Sposito
li Orientamenti per il triennio
2011-2014 che sono stati elaborati a partire dalla XIV
Assemblea nazionale e che impegnano
l’Ac per il prossimo futuro sono chiari
già a partire dal titolo. Scegliere come
impegno oggi, nel nostro tempo, di
vivere la fede e amare la vita è un segno
forte di coraggio per testimoniare come
alla base delle scelte di bene per la Chiesa e per il paese deve necessariamente
esserci una fede autentica, vissuta in pienezza, abbondantemente riversata nella
passione per l’uomo e per la sua storia. È
il tempo favorevole per poter, senza
paura, raccontare a tutti come l’incontro con Dio e la buona notizia del Vangelo cambiano ogni giorno la nostra
vita. Anche il Santo Padre Benedetto
XVI, in occasione della XIV Assemblea
nazionale, ci ha incoraggiato a continuare nel nostro impegno solerte, insieme con i nostri pastori, per dare buona
testimonianza in ogni ambito della vita,
aspirando costantemente alla santità nel
quotidiano. Tutto il triennio sarà scandito dalle esortazioni del Santo Padre
che chiede all’Ac di aiutare il paese a
G
Santi nel
quotidiano
«rispondere alla sua vocazione peculiare, collocata nel Mediterraneo, crocevia
di culture, di aspirazioni, di tensioni che
esigono una forza di comunione, solidarietà e di generosità». Allora i tre orizzonti sui quali l’Ac sceglie di impegnarsi
sono: una fede che cambia la vita, generando scelte; la vita associativa al servizio dell’educazione; l’impegno per il
bene comune.
È il tempo favorevole quindi per riscoprire innanzitutto, come soci di Ac e in
particolare come giovani, la bellezza
dell’incontro con il Signore, la meraviglia di poterlo raccontare, la gioia di
accompagnare altri giovani e ragazzi in
questa esperienza che ci trasforma, che
ci cambia la vita appunto. Un fede sempre più incarnata che ci permette di
contagiare chiunque incontreremo nel
nostro percorso, trasmettendo e scegliendo in prima persona nuove forme
di impegno per cambiare e migliorare il
nostro tempo.
Ecco allora che la consapevolezza di non
essere soli, ma di sentirci costantemente
immersi in un “noi” associativo, diventa
la forza trainante e la fonte di energia in
SegnoPer n.4/2011
questo tempo, caratterizzato dal dilatarsi delle disgregazioni, dei modelli di
separatezza, delle tensioni verso l’egoismo e l’individualismo. Un “noi” vissuto sulla propria pelle, nell’incontro trasparente e fiducioso dell’Altro, nel
gruppo di Ac, e nella quotidianità della
vita parrocchiale. Un noi che diventa
ricchezza, quanto più ci si accorge che la
diversità e l’accoglienza di ciascuno non
divide, ma fortifica, unisce, moltiplica il
bene.
Questo è il tempo, si! Per continuare a
“sporcarsi le mani” a educare e formare
coscienze, come ci chiedono i vescovi
italiani per il prossimo decennio, elemento imprescindibile per l’Ac, caratterizzante il dna associativo, edificante il
Regno di un Dio innamorato dell’uomo
e della sua vita.
È il tempo per fare scelte concrete, segni
visibili per il bene comune, che possono
aiutare il paese nell’edificazione di una
società in cui la centralità dell’uomo è
valorizzata in tutti i suoi aspetti, spirituale, relazionale, professionale, culturale, in cui dignità e diritti di ciascuno
non sono costantemente minacciati da
potere e compromessi. L’impegno
SegnoPer n.4/2011
dossier Alzati, ti chiama!
È il tempo per fare
scelte concrete,
segni visibili per
il bene comune,
che possono
aiutare il paese
nell’edificazione di
una società in cui la
centralità dell’uomo
è valorizzata in
tutti i suoi aspetti
dell’Ac e dei giovani allora non può
che essere il rinnovare il proprio stile di vita alla luce della
fede, attraverso scelte che concretamente toccano la convivenza comune: «il
rispetto assoluto della vita, il riconoscimento e la promozione della famiglia
come cellula fondamentale della società, la sobrietà delle scelte quotidiane, la
solidarietà verso i singoli e famiglie in
difficoltà, il senso del dovere professionale, il valore dello studio, la tensione
verso le nuove generazioni, la coerenza
tra sfera priva e sfera pubblica, la scelta
preferenziale dei poveri, l’attenzione alla
vita amministrativa e politica delle città
e del paese, l’accoglienza degli immigrati». (dal Documento assembleare della
XIV Assemblea nazionale)
In un triennio che vogliamo sia caratterizzato dalla fiducia nel Signore, nella
Chiesa e nell’uomo, siamo pronti – raccogliendo l’invito del Santo Padre – a
essere sempre “generosi, accoglienti e
solidali”, consapevoli che vale sicuramente la pena vivere nell’ottica del
dono e del “consumarsi” per l’Altro e
per gli altri. dossier Alzati, ti chiama!
I bambini e i ragazzi sono invitati
a mettersi in cammino sulle orme di
chi li ha preceduti e a cercare di
raggiungere la cima, da cui si vede
un mondo diverso
di Carlotta Benedetti
Da piccoli,
con lo sguardo
all’insù
unta in alto: a ritmo di questo
slogan si snoda il percorso per i
bambini e i ragazzi dell’Acr per
l’anno associativo 2011-2012. Ancora
una volta, infatti, tutti gli acierrini
saranno chiamati a seguire il Signore e
ad alzare lo sguardo verso il Maestro,
percorrendo con lui i sentieri che si
aprono nelle loro vite.
In un anno in cui la montagna è il luogo
privilegiato del nostro cammino associativo, i bambini e i ragazzi cercano di
capire cosa può significare seguire il
Signore sulla strada che porta a raggiungere nuove vette, a scorgere dall’alto la
nostra vita, a gustare la bellezza di un
paesaggio e ad accrescere il desiderio di
scendere a valle per raccontare quanto
visto e vissuto in cima. Aderendo all’Ac
e scegliendo di fare gruppo, i bambini e
i ragazzi scelgono di mettersi in cammino, insieme, verso nuove mete: ognuno
è chiamato a partecipare per quello che
è, con il proprio “equipaggiamento”,
ma soprattutto con la consapevolezza
che solo restando uniti si possono raggiungere le vette più alte. In questo
modo potranno trovare la loro identità
ed essere se stessi; riconoscendo il mistero profondo che si compie in loro. Solo
infatti nella libertà di sentirsi Figli di
Dio, possono scegliere di seguire il Maestro, solo nella libertà di accogliersi per
quello che sono imparano a guardare a
Gesù e a scegliere di essere suoi amici.
Durante il cammino dell’anno gli acierrini scoprono che seguire il Signore è
bello e faticoso, difficile e capace di
lasciarci senza fiato. Seguire il Signore
sarà per loro anche camminare sui passi
di quanti ci hanno preceduto, santi e
beati che ci accompagnano in questa
lunga storia associativa: Antonietta
Meo, Alberto Marvelli, ma soprattutto
Pier Giorgio Frassati, amante appassionato delle montagne e cristiano dalla
fede limpida e gioiosa. I bambini e
ragazzi saliranno il sentiero, si fermeranno a riposare e avranno la tentazione
di tornare indietro senza arrivare in
cima; saranno chiamati a rimanere fedeli all’impegno preso, scoprendo la difficoltà di saper rinnovare il loro sì al
Signore e all’Azione cattolica, con la
consapevolezza di chi sa di essere chiamato ogni giorno a rispondere e a realiz-
P
4
SegnoPer n.4/2011
dossier Alzati, ti chiama!
zare un progetto di bene più grande.
Scopriranno allora che dalla cima si
vede un mondo diverso, lo sguardo vaga
lontano e nasce il desiderio di non scendere, ma al tempo stesso la voglia di raccontare la bellezza a tutti gli amici,
dell’Ac e non solo, spingerà i bambini e i
ragazzi a scendere a valle per gridare
quanto è bello l’incontro con il Signore.
In questo cammino impareranno ancora una volta il valore dell’essere associaSegnoPer n.4/2011
zione, aperta a tutti e per tutti, capace di
ascoltare e comprendere le difficoltà e le
gioie.
Puntare in alto sarà allora per tutti gli
acierrini rispondere con la vita alla chiamata del Signore: essere pronti a mettere in gioco tutto di sé, tutte le proprie
attese e speranze, tutti i propri sogni e
certezze ed essere annunciatori coraggiosi dell’incontro con Lui, incontro
che cambia totalmente la vita. 5
dossier Alzati, ti chiama!
Grazie al coinvolgimento di tante
coppie animatrici anche quest’anno
l’Area Famiglia e Vita propone degli
strumenti per accompagnare gli sposi
e sostenerli nella genitorialità
a cura di Luigi Sparapano
iconoscere, valorizzare e sostenere la soggettività della famiglia, nelle sue diverse stagioni e
condizioni di vita, quale luogo primario
di annuncio del Vangelo, di accoglienza, di educazione alla vita e alla fede e di
responsabilità ecclesiale e civile, dando
sviluppo alle intuizioni e sperimentazioni del Progetto Nazareth»: recita così
una delle prospettive di impegno che
l’associazione si pone all’inizio del
nuovo triennio. L’esperienza maturata
negli ultimi anni dall’Area Famiglia e
Vita, in più modi confermata e validata
dalle realtà diocesane, non può che essere garanzia di serietà e di corrispondenza all’esigenza non trascurabile di supportare le associazioni diocesane nel
delicato compito di accompagnamento
delle famiglie in quelle che sono le sue
dimensioni vitali, intorno alle quali si
strutturano i percorsi del Progetto Nazaret: l’affettività, la generatività, la genitorialità, la laicità.
Due strumenti, ormai patrimonio dell’associazione, richiedono di essere ulteriormente fatti conoscere, anche perché
le proposte formative contenute, pur in
«R
6
Insieme,
in cordata
sintonia con i temi associativi annuali,
affrontano questioni sempre presenti
nella vita, quindi utilizzabili nel tempo.
Il primo sussidio è GenitoriPer, reso
disponibile on line (www2.azionecattolica.it/famiglia-vita), al quinto anno di
pubblicazione: offre proposte per percorsi di sostegno alla genitorialità rivolti
in primo luogo ai genitori dei ragazzi e
giovanissimi di Ac, ma pensati anche in
funzione di genitori non immediatamente vicini alla sfera religiosa e
comunque interessati a riflettere insieme sulla propria identità ed esperienza
genitoriale.
Quest’anno il sussidio ha per titolo
InCordata e intende costituire una possibilità per riflettere, valutare e ripensare la propria capacità di accompagnare
e incoraggiare i figli nel loro cammino
di crescita umana e cristiana; tenere
vivo, pur tra le mille incombenze della
quotidianità, il desiderio di essere i
primi compagni di cordata, discreti ma
sempre presenti, nel cammino non
facile verso la meta: la percezione dell’amore di Dio custodito nel proprio
cuore. Coerentemente alle proposte
SegnoPer n.4/2011
dossier Alzati, ti chiama!
Acr e Giovanissimi, è la montagna lo
sfondo tematico in cui si integrano le
diverse fasi del percorso. La montagna,
intesa biblicamente come luogo dell’incontro personale con Dio, dell’annuncio, della crocifissione e del mandato verso la missione, ma anche vetta
da cui è possibile, come genitori, allarSegnoPer n.4/2011
gare l’orizzonte, aiutare se stessi e i propri figli a spingere oltre il proprio
sguardo.
Il secondo sussidio è costituito dalla
collana Bellezza & profezia dell’amore, i
moduli monotematici finalizzati ad
accompagnare soprattutto le giovani
coppie nel prendersi cura della loro
7
dossier Alzati, ti chiama!
coniugalità. Agli otto fascicoli già pubblicati e ristampati si aggiungono altri
quattro, disponibili all’inizio del
nuovo anno associativo, che toccano
altrettante dinamiche coniugali: Io
vinco, tu vinci (modulo n.9 sulla
gestione dei conflitti); Fede e fedi
(modulo n.10 sulla vita sacramentale
dal battesimo al matrimonio); Meraviglia ai nostri occhi (modulo n.11 sulla
capacità di suscitare stupore); Vivere,
che stile (modulo n.12 sulla esigenza di
riflettere e vivere stili di vita famigliari
cristianamente ispirati).
A questi strumenti si aggiunge, nel
prossimo anno, l’articolazione delle Settimane associative, che per l’Ac costituiscono un’occasione preziosa per sperimentare la bellezza dell’unitarietà e per
condividere il cammino associativo con
l’intera comunità parrocchiale. L’associazione ha infatti scelto di caratterizzarle come opportunità di approfondire
i contenuti proposti nelle catechesi in
preparazione al VII incontro mondiale
delle famiglie in programma a Milano
dal 30 maggio al 3 giugno 2012, sul
tema La famiglia: il lavoro e la festa
8
(facilmente scaricabili dal sito internet
http://www.family2012.com/it/catechesi.php). Nella lettera di Benedetto XVI
per tale evento leggiamo che «lavoro e la
festa sono intimamente collegati con la
vita delle famiglie: ne condizionano le
scelte, influenzano le relazioni tra i
coniugi e tra i genitori e i figli, incidono
sul rapporto della famiglia con la società
e con la Chiesa. La Sacra Scrittura (cfr
Gen 1-2) ci dice che famiglia, lavoro e
giorno festivo sono doni e benedizioni
di Dio per aiutarci a vivere un’esistenza
pienamente umana».
Il quaderno delle settimane, elaborato
anche grazie all’Area Famiglia e Vita,
costituirà quindi lo strumento che l’associazione offre per prepararsi adeguatamente a tale appuntamento.
Un elemento che rende particolarmente
preziosi questi strumenti, come tutti
quelli che l’associazione elabora, è che
essi nascono e si realizzano grazie al
coinvolgimento di tante coppie animatrici e alla valorizzazione di buone pratiche messe in campo nelle diocesi e rilanciate dal centro nazionale a beneficio di
tutti. SegnoPer n.4/2011
di Giuseppe Patta
è un passaggio, nelle linee programmatiche per il nostro
prossimo triennio associativo,
che mi ha colpito: è quello dedicato alla
realtà locale in cambiamento.
Mi piace partire dal “noi” dell’Azione
cattolica, con tutto il suo “speciale valore profetico, perché racconta la scelta
personale di appartenenza all’associazione, l’identità dell’essere soci di Ac,
l’impegno per la formazione”.
Mi piace calare questo noi così ricco di
significato nelle nostre comunità cristiane.
Questa è, a ben vedere, una delle (tante)
sfide che attende la nostra associazione nel
prossimo triennio e per la quale il movimento Lavoratori si spenderà di certo.
Per la sua capacità di stare tra le persone,
proponendo una pastorale d’ambiente,
il Mlac nasce, cresce e si sviluppa nei
contesti locali, tra i loro bisogni, le
necessità e le incertezze: soprattutto in
un momento storico come quello attuale, contraddistinto da una fortissima e
strisciante precarietà, che lambisce ogni
aspetto del quotidiano e non solo quello
più marcatamente economico (come
non pensare alle giovani coppie impos-
C’
SegnoPer n.4/2011
Per il bene
comune
dossier Alzati, ti chiama!
Anche quest’anno il movimento
Lavoratori sceglie di stare
tra la gente, facendo propri i
bisogni, le necessità
e le incertezze di ogni persona
sibilitate a sposarsi o metter al mondo
un bambino?), il movimento Lavoratori
assume «l’impegno per la costruzione
del bene comune possibile, che non può
che partire da una sapiente lettura della
propria realtà locale e da una generosa
disponibilità a spendersi per essa».
In questo senso si iscrivono le numerose
iniziative di questi ultimi anni, dai campi
interregionali, che hanno segnato il legame profondo dei Movimenti regionali
coi territori di appartenenza, al bando
della progettazione sociale, che allarga la
prospettiva lavorativa dei tanti giovani
coinvolti, oggi portati a guardare al contesto territoriale di appartenenza come
luogo privilegiato per realizzarsi professionalmente e ad abbracciare l’idea dello
stare insieme come stile lavorativo.
Sarà, quindi, un triennio carico di
attenzione alle nostre realtà ed alle associazioni che qui lavorano e vivono, perchè «la vita associativa non può realizzarsi in maniera avulsa dalla realtà culturale, economica, politica nella quale
essa è radicata» con un impegno forte
del Movimento per offrire risposte, speranza ed entusiasmo. 9
filodiretto con l’assistente
Ogni educatore deve lavorare
per una speranza, non solo per un
dovere, per una prospettiva
non solo per una riparazione di
eventuali danni
di Domenico Sigalini
l paragrafo n.29 degli Orientamenti Educare alla vita
buona del Vangelo sviluppa
alcuni tratti della figura dell’educatore
che vanno concretizzati in ogni relazione educativa. È così per la famiglia, il
mondo della scuola, nello sport, negli
stessi luoghi di pena…
Si dice infatti: «L’educatore è un testimone della verità, della
bellezza e del bene,
cosciente che la propria umanità è insieme
ricchezza e limite.
Questa consapevolezza
lo rende umile e in
continua
ricerca.
Educa chi è capace di
rendere ragione della
speranza che lo anima
ed è sospinto dal desiderio di comunicarla.
La passione educativa è
una vocazione, che si
manifesta come un’arte
sapienziale acquisita
nel tempo attraverso
un’esperienza accom-
I
0
A servizio
del futuro
pagnata e maturata alla scuola di altri
maestri. Nessun testo e nessuna teoria,
per quanto illuminanti, potranno sostituire questo apprendistato sul campo».
Si tratta sempre di offrire la speranza di
un’umanità piena, che esprima il meglio
di sé, di una concezione di uomo che sta
alla base di ogni relazione. Ogni educatore deve lavorare per una speranza, non
solo per un dovere, per una prospettiva
non solo per una riparazione di eventuali danni. La speranza non è un sentimento o uno sconto sul rigore di una
qualsiasi disciplina, è una scelta dura di
non lasciarsi andare, di coltivare la prospettiva di cambiare vita, di sognare
futuro anche dopo un fallimento
pesante, dopo tradimenti e insolvenza
di promesse.
«L’educatore compie il suo mandato
anzitutto attraverso l’autorevolezza
della sua persona. Essa rende efficace
l’esercizio dell’autorità; è frutto di esperienza e di competenza, ma si acquista
soprattutto con la coerenza della vita e
con il coinvolgimento personale. Educare è un lavoro complesso e delicato,
che non può essere improvvisato o affiSegnoPer n.4/2011
filodiretto con l’assistente
dato solo alla buona volontà.
Il senso di responsabilità si esplica nella
serietà con cui si svolge il proprio servizio. Senza regole di comportamento,
fatte valere giorno per giorno anche
nelle piccole cose, e senza educazione
della libertà non si forma la coscienza,
non ci si allena ad affrontare le prove
della vita, non si irrobustisce il carattere.
Infine, l’educatore s’impegna a servire
nella gratuità, ricordando che «Dio ama
chi dona con gioia» (2Cor 9,7). Nessuno è padrone esclusivo di ciò che ha
ricevuto, ma ne è custode e amministratore, chiamato a edificare un mondo
migliore, più umano e più ospitale. Ciò
SegnoPer n.4/2011
vale, naturalmente, anche per i genitori,
chiamati non soltanto a dare la vita, ma
ad aiutare i figli a intraprendere la loro
personale avventura».
La gratuità di cui si dice nel documento
non è quella di chi lavora gratis, ma lo
stile con il quale si vive il rapporto educativo. Nessuno stipendio ti paga la tensione educativa, le notti che non dormi
per trovare un modo di far capire a chi
sbaglia una strada di correttezza, il
tempo che passi a convincere uno a non
suicidarsi, a perdonare le offese, a non
rovinare gli amici con denunce false, a
collaborare per rendere l’ambiente più
vivibile. Ac e mondo
Alla prossima Giornata mondiale della
Gioventù, in programma in Spagna dal
16 al 21 agosto, i giovani di Ac
incontrano i giovani dei diversi paesi.
Un’occasione per fare festa insieme
di Chiara Finocchietti
li zaini sono già pronti, le cartine di Madrid anche, e non
manca nel bagaglio dei pellegrini una bella dose di allegria e di voglia
di condividere queste giornate speciali
con tanti coetanei da tutte le parti del
mondo. Manca davvero poco alla Giornata Mondiale della Gioventù, che si
terrà nella capitale spagnola dal 16 al 21
agosto 2011. I giorni immediatamente
precedenti, com’è ormai d’abitudine, i
giovani pellegrini li trascorreranno ospiti nelle varie diocesi della penisola iberica, per poi convergere tutti a Madrid il
16, e lì attendere il Santo Padre che arriverà giovedì 18. Il calendario dei
momenti salienti è quello già sperimentato: il venerdì Via Crucis, il sabato
veglia con il Papa e la domenica mattina
la celebrazione eucaristica. Le giornate
sono ovviamente anche un’occasione
imperdibile di incontro tra i giovani di
Ac dei diversi Paesi: anche a Madrid,
come già a Colonia nel 2005, ci incontreremo come giovani di Ac per conoscerci, condividere alcuni impegni e
attenzioni comuni come quello per la
Terra Santa, pregare e fare festa insieme.
G
Ci vediamo
a Madrid!
L’appuntamento è per mercoledì 17
agosto alle 18.30 nella parrocchia Ntra.
Sra. de Guadalupe, c/Puerto Rico n. 1,
vicino lo Stadio Bernabeu.
Il tema del nostro incontro è tratto dal
messaggio di Benedetto XVI per la Gmg
di Madrid, Testimoni della speranza cristiana nel mondo intero: ci è sembrata
una bella sintesi dell’impegno che i giovani di Ac condividono con tutti i giovani alla sequela di Cristo nella Chiesa.
Ecco il programma: dopo l’accoglienza
ai vari paesi a partire dalle 18.30, alle
19.15 l’incontro sarà aperto dai “padroni di casa” con un saluto dell’Ac della
Spagna. Seguirà il momento della preghiera in compagnia dei testimoni di
santità che abbiamo conosciuto durante
l’itinerario di preparazione a Madrid,
un percorso in tredici tappe intitolato
Insieme pellegrini sulla strada verso
Madrid 2011, iniziato con la Pentecoste
del 2010, che ci ha fatto camminare per
un anno insieme a giovani come Pier
Giorgio Frassati, Ivan Merz, Pina Suriano, Maria Gabriella Sagheddu, Lolo…
La preghiera sarà presieduta mons. Atilano Rodriguez, vescovo di SigüenzaSegnoPer n.4/2011
Guadalajara e assistente generale dell’Ac
della Spagna. Anche la scelta della parrocchia assume un valore particolare:
qui infatti si fermò il beato Giovanni
Paolo durante il suo primo viaggio apostolico in Spagna, il 31 ottobre 1982,
per un momento di adorazione notturna. Questa coincidenza ha ispirato l’inserimento dell’adorazione eucaristica
SegnoPer n.4/2011
Ac e mondo
durante la preghiera.
Alle 20 ci sarà l’intervento di
mons. Giacinto Marcuzzo,
vescovo ausiliare di Nazareth e
incaricato per la pastorale giovanile del Patriarcato latino di
Gerusalemme: con lui ci saranno
alcuni giovani della Terra Santa,
per sottolineare e intensificare il
legame speciale che unisce i giovani di Ac alla terra di Gesù e ai
giovani cristiani che la abitano.
La Terra Santa apre così la presentazione dei giovani di Ac dai
vari paesi: a seguire infatti ciascuna delegazione proverà a raccontare in pochi minuti la realtà del
proprio paese e della propria
associazione, attraverso tre parole, che tutte insieme comporranno idealmente un alfabeto dei
giovani di Ac.
E per concludere... non poteva
mancare un momento di “fiesta”
e di musica, con giovani dell’Ac
spagnoli, e di un gruppo molto
noto in Argentina formato da
giovani dell’Ac, i Filocalia. A
oggi sono già 15 i Paesi che hanno confermato la loro presenza: se anche voi
sarete a Madrid e volete partecipare,
segnalate la vostra presenza all’indirizzo
[email protected] Tutti gli aggiornamenti li trovate sul sito del Forum
internazionale di Azione cattolica
www.fiacifca.org. E allora zaini in spalla... e tutti a Madrid! vita di Ac
Una casa aperta a tutti, nei luoghi
dove ancora è vivo Carlo Carretto, per
coltivare l’interiorità ed essere
testimoni radicati nel quotidiano in
compagnia del mondo e del magistero
di Luigi Borgiani
a era proprio il caso di cercare
qualcosa di nostro, con tutte
le “case” dedicate, i conventi, i
monasteri sparsi per tutta l’Italia così
ricca di luoghi dove alimentare la vita
spirituale? La risposta è ovvia. La decisione assunta dalla XIII Assemblea
nazionale era orientata a trovare un
luogo, anche piccolo, che potesse essere
di riferimento per coltivare l’interiorità
con uno stile associativo, per essere
anche punto di incontro per quanti,
aderenti e non, abbiamo il desiderio di
far crescere la vocazione formativa
dell’Ac e dare uno slancio nuovo all’impegno missionario che si fa sempre più
necessario e che richiede, pertanto, di
mettere solide basi, di costruire la casa
di ognuno sulla roccia, sulla Parola.
“Casa san Girolamo” luogo e spazio
dello spirito non per isolarsi ma crescere
“discepoli e testimoni” sempre radicati
nel quotidiano. Per vivere qualche giorno un’esperienza intensa e fraterna di
contemplazione, ascolto, discernimento, vita spirituale e dialogo nel luogo
segnato dalla testimonianza di Carlo
Carretto. Rispetto ad altre proposte che
M
4
Spello,
un polmone
spirituale
appartengono alla tradizione associativa
(convegni, moduli formativi, esercizi
spirituali...), a Spello si sperimenta una
nuova sintesi per “vivere la fede e amare
la vita”. È significativo a questo punto
sottolineare come si incontrano le indicazioni della XIII Assemblea (trovare un
polmone spirituale per l’associazione) e
della XIV (coniugare fede e vita, da
laici). La centralità della Parola di Dio
(meditata, celebrata e pregata) è il
punto fermo delle nostre giornate a San
Girolamo. Si inizia (presto) con la liturgia delle lodi, poi l’ascolto e la meditazione, la celebrazione eucaristica al centro della giornata, spazi per il silenzio,
per l’adorazione, ma anche per la condivisione e il lavoro manuale, per creare
quella fraternità che ci sforziamo di rendere abituale nel quotidiano. Per non
rendere “il chiostro” il posto dell’isolamento, dello stacco abbiamo scelto due
momenti semplici ma non superflui:
l’ascolto, al mattino, di una breve rassegna stampa e, al pomeriggio, la lettura
di brani scelti dal Concilio Vaticano II.
Il mondo e il magistero sono sempre
presenti nella nostra vita. “Casa san
SegnoPer n.4/2011
vita di Ac
Casa San Girolamo, il polmone spirituale dell’Ac
Girolamo”, anche per il suo valore storico e simbolico, non è primariamente un
edificio per esercizi spirituali o per
campi scuola, né tantomeno una casa
per ferie o del pellegrino; non è nemmeno luogo alternativo al centro nazionale
per incontri e riunioni. È davvero un
“polmone spirituale”, un dono dello
Spirito, dove coniugare spiritualità, preghiera, silenzio, fraternità, dialogo e studio, in una regola di vita ispirata ad uno
stile di santità laicale. Per questo a Spello viene soprattutto la persona, con la
sua vita e la sua storia, prima che le sue
funzioni sociali, le qualifiche professioSegnoPer n.4/2011
nali o gli incarichi associativi o ecclesiali. Che desidera verificare davanti al
Signore, in un clima di silenzio e di fraternità spirituale, la propria vocazione
laicale. Chi viene a Spello deve sentire la
casa come un’estensione della propria
casa, come quell’angolo dove è possibile
trovare lo spazio dell’interiorità. Si viene
non come ospite, ma come fratello che
condivide nel silenzio e nella pace una
comune ricerca spirituale. Chi viene
troverà dei fratelli che lo accolgono (e
non una reception), gli assegnano una
cella e gli danno indicazioni essenziali
sullo svolgimento delle giornate. Trove
5
vita di Ac
rà spazi di riflessione e lettura, spazi di
confronto e approfondimento. Troverà
amici capaci di ascoltare, accompagnare, orientare, suggerire, formare.
A Casa San Girolamo si alternano proposte offerte dalla Presidenza nazionale
e periodi “liberi” dove singoli o gruppi
possono venire per qualche intensa
giornata di spiritualità e fraternità.
Recentemente (8-10 luglio) si sono
incontrati alcuni “nuovi” presidenti
diocesani. Questa la testimonianza di
Cristina Severi, presidente diocesana di
Faenza: «La proposta della presidenza
nazionale di invitare i neo-presidenti
diocesani per un fine settimana di spiritualità a Spello presso la Casa San Girolamo, è stata una idea felice. Quando è
arrivato l’invito, d’acchito ho pensato
alla difficoltà di partecipare visto il
periodo denso di impegni, campi estivi,
gli incontri per “imbastire” le attività
che ci aspettano all’inizio della anno
associativo, impegni di famiglia, gli
esami dei figli, il lavoro... poi mi sono
detta: “Cristina, devi volerti bene! Alcuni giorni per fermarti, pregare, pensare... ti possono solo giovare”. È poi arrivato l’invito dell’amica Anna (presiden-
6
Un particolare del chiostro restaurato
te di Imola) a partecipare insieme
all’iniziativa e a quel punto non c’è stato
più alcun dubbio. Partita!
SegnoPer n.4/2011
vita di Ac
Già durante il soggiorno mi è stato chiaro che stavo assaporando e vivendo
momenti preziosi, carichi di significato;
SegnoPer n.4/2011
è stata l’occasione di cui avevo bisogno
per fare silenzio dentro di me, per ascoltare Dio e per comprendere come vivere
questo servizio per la mia Chiesa. Tutto
ha facilitato e arricchito questo percorso: la Messa, l’ascolto del vangelo, le
parole di don Vito, dei Piccoli Fratelli di
Jesus Caritas (Piero e Gabriele), la condivisione semplice e in amicizia dei pensieri, progetti, speranze con gli altri presidenti.
Anche lo stile della vita in casa, i lavori
casalinghi, le pulizie, il lavare, il servizio
a tavola fatti insieme hanno aiutato a
creare quel clima amicale di maggior
conoscenza tra i partecipanti tanto da
rendere più sentiti, intimi e forti i
momenti di preghiera e condivisione.
Cosa mi sono portata a casa? Tanti volti
di amici con una passione comune,
vivere la Chiesa come luogo di santità
per mezzo dell’Ac... non è poco; le
riflessioni di don Vito che hanno saputo
tratteggiare un ritratto bello del presidente diocesano, capace di cogliere le
speranze della persone affidate, che sia
profeta, che sappia tessere relazioni vere
con chi incontra, che sia capace di andare e stare in mezzo alla gente». 7
vita di Ac
All’interno dell’ultimo
Modulo formativo nazionale i
responsabili del settore Adulti si sono
confrontati sull’impegno tipico
di questa stagione di vita
di Giuseppe Notarstefano
iflettere sul compito educativo è un compito che s’intreccia con la testimonianza della
vita buona del Vangelo: a partire da
questa consapevolezza l’Ac prende sul
serio l’invito a «declinare la testimonianza nel mondo secondo gli ambiti
fondamentali dell’esistenza umana, cercando nelle esperienze quotidiane l’alfabeto per comporre le parole con le quali
ripresentare al mondo l’amore infinito
di Dio» (Educare alla vita buona del
Vangelo n.3). Con questo orizzonte
impegnativo ma esaltante i responsabili
del settore Adulti si sono confrontati
all’interno dell’ultimo Modulo formativo nazionale dedicato al tema dell’educazione, un impegno proprio degli
adulti e uno stile associativo di vivere la
responsabilità. Un impegno che si traduce nella testimonianza concreta di
restituire il dono ricevuto, nel dovere di
“consegnare” il portato di un’esperienza
e di un vissuto alle persone che ci sono
affidate (nella vita quotidiana, nei nostri
percorsi associativi, nella vita familiare).
«L’educazione come pegno non crea
debitori, ma crea persone autonome,
R
8
Chi educa
stima
adulte, capaci di stare in piedi» ci ha
ricordato don Cesare Pagazzi. Educare è
accompagnare, suscitare, promuovere la
crescita, ma soprattutto amare, ossia
“stimare” la persona che mi sta di fronte
e con la quale sto instaurando una relazione educativa autentica.
L’adulto come educatore deve dare il pegno
della stima alla persona educata, perché
questo pegno sia come una promessa ed un
anticipo che facilita alla persona educata
il cogliere la propria stimabilità, per poter
imparare a stimare gli altri. Un adulto
educatore – discepolo e credente in siffatto
Dio – è innanzitutto uno che è capace di
stimare il mondo, le cose del mondo e le
persone. La stima – sottolinea don
Pagazzi – è la cifra che informa lo stile
più profondo dell’essere educatori
“capaci” di Vangelo, cioè aperti ad accogliere e restituire l’amore gratuito che il
Signore offre a ciascuno di noi, tracciando una via esigente che invita a percorre
la strada faticosa ma gioiosa dell’itinerario educativo.
Non è un fatto scontato! – ci ricorda il
prof. Pierpaolo Triani. Educare, oggi,
comporta scegliere di educare e noi sappiaSegnoPer n.4/2011
vita di Ac
mo che ogni volta che l’uomo si trova a scegliere aumentano i guai, ma aumenta la
libertà e quindi aumenta la qualità dell’umano. Vi è, dunque, un’intenzionalità che anima e struttura l’azione educativa sottraendola all’improvvisazione e
alla superficialità, per sintonizzarla ad
uno stile progettuale, pensoso, critico.
Educare oggi richiede una nuova consapevolezza e una nuova responsabilità.
Ciò sostanzia e proietta la riflessione
SegnoPer n.4/2011
associativa verso quella sfida educativa
che va accolta in fedeltà alla vita e alla
storia, dentro uno stile di discernimento che ci chiede di «valutare il tempo e
di interpretare ciò che avviene in profondità nel modo di oggi, di cogliere le
domande e i desideri dell’uomo» (Educare alla vita buona del Vangelo n. 7).
Vissuta quale atto tipico della vita adulta, l’educazione si traduce in tre azioni
fondamentali: generare, costruire e con
9
vita di Ac
segnare. Generare é, dunque, chiamare
alla vita, introdurre vitalmente una persona a un’esperienza pulsante, reale,
profonda. Costruire vuol dire, cioè,
dare corpo, struttura, radicamento e
slancio ad un’azione che è dinamica e
mai scontata o ripetitiva. E, infine, consegnare, ossia affidare ciò che di più
vero, bello, buono, giusto si è scoperto
e, solo in virtù di un amore puro, si
dona all’altro. La ricchezza di queste
riflessioni ha disegnato le coordinate
all’interno delle quali si è sviluppata la
ricerca e il “laboratorio” con il quale si
sono cimentati i responsabili ai quali è
stata affidata in questo triennio la progettazione della vita associativa di quel
vasto e articolato mondo degli adulti
aderenti all’associazione. Un mondo
variegato che include diverse condizioni
di vita e fasce di età, ciascuna delle quali
esprime bisogni differenziati e richiede
percorsi di accompagnamento appropriati. Nei gruppi di studio, che si sono
dedicati a veri e propri esercizi di progettazione associativa, è emersa con
forza la richiesta che l’Ac sappia coniugare l’attenzione all’interiorità e l’apertura sociale, l’ecclesialità e la laicità, la
0
cura delle persone e l’animazione dei
territori e degli ambienti di vita.
Un’Ac attenta al mondo adulto e, pertanto, capace di caratterizzarsi come
esperienza “adulta” di fede vissuta nell’ordinarietà delle trame della vita di
ogni giorno. Se da un lato emerge con
forza l’invito ad approfondire l’identità
SegnoPer n.4/2011
vita di Ac
associativa, crocevia determinante e
concreto di un’autentica sintesi tra fede
e vita, dall’altro si rafforza la richiesta di
progettare una stagione di nuova creatività associativa non pre-occupata dell’innovazione fine a se stessa, ma occupata a corrispondere alle domande di
vita del mondo adulto una proposta di
SegnoPer n.4/2011
fraternità cristiana e di spiritualità evangelica che alleni sempre più ad accogliere la “paradossalità” dell’esistenza cristiana.
I luoghi associativi, le regole stesse del
vivere “in associazione” e gli strumenti
concreti che ci diamo devono far respirare queste tensioni, “rischiando” nella
pratica associativa quotidiana (fatta
anche di organizzazione) il progetto
“alto e grande” dell’Azione cattolica.
Prendersi cura delle cose piccole, come le
definiva Vittorio Bachelet, il lavoro seccante, quotidiano, nascosto, così poco eroico, così monotono anche, diventa la frontiera di una vita associativa “nuova”, cercata insieme, vissuta con semplicità,
assunta con gratuità, sperata anche oltre
l’evidenza deludente dell’insuccesso.
Un compito che deve farsi forte di una
consapevolezza: la proposta associativa
non ha valore unicamente ad intra. La
scelta di una formazione integrale della
persona, infatti, è oggi sostanziale e rappresenta un modello di vita (...) un
modello che chiede rispetto per il mondo,
per gli altri, per la vita (replica del presidente Franco Miano alla XIV Assemblea Nazionale dell’Aci). vita di Ac
Il convegno dei direttori degli uffici
catechistici offre l’occasione per fare
il punto sui destinatari della
formazione degli adulti e gli strumenti
su cui l’Ac può contare per realizzarla
di Valentina Soncini
Azione cattolica adulti è stata
invitata al convegno nazionale dei direttori degli uffici
catechistici di giugno 2011 per presentare i suoi strumenti di formazione e
l’idea sottesa agli stessi. A nome dell’Ac
adulti ho dunque partecipato alla tavola
rotonda con il tema indicato e con due
importanti relatori: fratel Biemmi e don
Meddi.
Il mio intervento ha preso le mosse da
alcune domande a cui ho fatto seguire
brevissime risposte:
1. Ci sono e chi sono i laici destinatari e
protagonisti della catechesi? Chi vuole
formare adulti è provocato in primo
luogo a chiedersi chi sono i destinatari,
ad ascoltare il loro bisogno di formazione sapendo, per fede, che tutti siamo
chiamati alla santità.
2. Quale tipologia hanno i destinatari
della catechesi? Il destinatario è l’adulto
“plurale” (per età, per estrazione sociale,
per lavoro, per storia di fede, per cultura, per le pluriappartenenze).
3. Quali esigenze di formazione ha il
laico? Una formazione non da specialista, non da operatore pastorale, non
L’
Adulti
mai arrivati
legata a emergenze, ma capace di far
scoprire il valore aggiunto della fede in e
per ogni esperienza umana.
Di fronte a questo sintetico quadro
dell’adulto, ho provato a raccontare ai
direttori degli uffici catechistici i nostri
strumenti di formazione che hanno
come destinatario l’adulto battezzato
nella sua quotidianità di vita, dentro la
quale favorire la sua riscoperta di una
vita “conformata a Cristo”.
La formazione
tramite il testo e il gruppo adulti
La proposta formativa degli adulti prevede: l’autoformazione, il discernimento comunitario, gli itinerari, la vita associativa. Al centro dell’interesse si è posto
il testo dell’itinerario adulti. L’esperienza sottesa e accumulata dall’attuale testo
Adulti risale agli ultimi 8 anni e ha
avuto una crescente diffusione fino a
raggiungere la tiratura di 32.000 copie
circa.
Le fonti da cui muove l’ideazione del
testo sono di due tipi:
– la Sacra Scrittura, in particolare il
Vangelo dell’anno, il catechismo degli
SegnoPer n.4/2011
vita di Ac
Adulti, “La verità vi farà liberi”, testi del
Concilio Vaticano II, i testimoni Santi e
Beati.
– la centralità della vita della persona
sempre storicamente collocata.
Il metodo con il quale queste due
dimensioni sono intrecciate intende far
procedere in modo dinamico dalla vita
alla Parola e dalla Parola alla vita, secondo questa scansione:
interroghiamoci: confronto intellettuale/emotivo
in ascolto della Parola
provocati dalla Parola – approfondimento; valutazione – prima sintesi
esercizi di laicità – momento decisionale e pratico/operativo
testimoni dell’oltre.
Queste dimensioni si potenziano con i
“riflessi della cultura”.
Il testo offre un percorso da vivere in
modo laboratoriale da parte di un gruppo adulti, ma forse il suo valore aggiunto sta nel fatto che il testo stesso nasce
da uno stile di lavoro laboratoriale a cui
partecipano soci adulti con vari livelli di
responsabilità associativa.
Per la buona riuscita del cammino è
fondamentale la mediazione creativa,
intelligente e attenta dell’animatore che
trae, dai tanti percorsi possibili del
testo, la via giusta per il proprio gruppo,
SegnoPer n.4/2011
nel rispetto dell’idea di fondo di formazione che il testo intende veicolare (relazione Parola-vita e scommessa sul gruppo adulti come realtà ecclesiale positiva
dentro le comunità cristiane).
La presenza e la qualità degli animatori
resta un punto su cui scommettere in
ogni diocesi per garantire una buona
qualità della formazione.
I destinatari della formazione degli
adulti sono variegati per età, vita di
fede, vissuti ecclesiali. Il punto che non
si può dare più per scontato è la fede
stessa, dono da annunciare, riscoprire,
raccontare sempre di nuovo di generazione in generazione con forme e linguaggi nuovi.
Un elemento caratterizzante del nostro
percorso, infine, è il desiderio di condurre gli adulti da una riflessione profonda, motivata sulla fede a un agire
secondo la fede. La via che abbiamo
scelto per stimolare il passaggio dal
piano teorico concettuale al piano concreto esistenziale è quella del discernimento comunitario che è sotteso a tutto
il testo e si esplicita negli “esercizi di laicità” viva e occasione per innescare un
circolo virtuoso tra conoscenze catechetiche, attenzione alla vita, invito alla
testimonianza, preghiera sempre più
profonda. vita di Ac
A 25 anni dallo storico incontro di
Assisi i giovani di Ac si danno
appuntamento nella terra di Francesco
il 24 settembre per un momento di
riflessione. Aspettando Benedetto XVI
di Nadia Matarazzo
venticinque anni da quando
Giovanni Paolo II riunì ad
Assisi i rappresentanti di tutte
le grandi religioni del mondo per invocare insieme il dono della pace, Benedetto XVI ha convocato una Giornata
di riflessione, dialogo e preghiera per la
pace e la giustizia nel mondo, recandosi
pellegrino nella città di San Francesco,
che il 27 ottobre prossimo aprirà nuovamente il suo abbraccio ai fratelli cristiani delle diverse confessioni, agli esponenti delle tradizioni religiose del
mondo e, idealmente, a tutti gli uomini
di buona volontà.
Oggi come allora i giovani di Ac hanno
raccolto con gioia l’invito del Santo
Padre, offrendo la loro passione di laici
impegnati a realizzare ordinari progetti
di pace e fraternità. E sarà bello camminare sulle orme dei giovani di Ac che
venticinque anni fa si riunirono ad Assisi per prepararsi al grande incontro:
anche stavolta, infatti, tanti giovani pellegrini di pace si raccoglieranno in preghiera all’altare del mondo.
Questo incontro-pellegrinaggio sarà un
segno della presenza dei giovani di Ac:
A
4
In cammino
per la libertà
infatti, la partecipazione sarà limitata a
non oltre settecento giovani (limite
dovuto alle esigenze tecniche di accoglienza delle persone), rappresentativi
di tutte le diocesi italiane.
Tracce di pace. Giovani di Ac per un
cammino di libertà sarà lo slogan che
accompagnerà la giornata del 24 settembre, quando i giovani di Ac, in rappresentanza di tutte le diocesi italiane,
si troveranno al teatro della Cittadella
di Assisi, per un momento di riflessione e confronto intervallato da esperienze artistico–culturali sui temi della
pace, del dialogo e della libertà religiosa, che culminerà poi la sera con una
veglia di preghiera, preceduta da una
breve fiaccolata, nella Basilica di San
Francesco.
Ci raggiungeranno per la veglia serale i
presidenti e gli assistenti diocesani di
Ac, riuniti negli stessi giorni a Trevi per
il tradizionale convegno di inizio anno,
nel desiderio di condividere insieme
questo particolare momento.
La struttura dell’evento sarà articolata
in momenti diversi al fine di approfondire il senso, il valore e le tematiche
SegnoPer n.4/2011
vita di Ac
Assisi, 27 ottobre 1986: Giovanni Paolo II durante la preghiera per la pace insieme ai rappresentanti di tutte le religioni
dell’incontro prossimo di papa Benedetto XVI, con lo spirito di chi desidera
vivere intensamente la preghiera comunitaria per la pace.
Nel pomeriggio ai giovani verrà proposta una riflessione a tre voci, quelle di
S.E. card. Jean-Louis Tauran, cardinale
presidente del Pontificio Consiglio per
il dialogo interreligioso, padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, e
Franco Miano, presidente nazionale
dell’Azione cattolica italiana.
Queste voci saranno intervallate da
alcuni momenti artistico-culturali,
durante i quali si dirà la pace con linguaggi creativi, per comunicare che la
libertà è amica della fraternità e che
riconoscersi traccia di pace dà corpo alla
propria originalità. Questo secondo
SegnoPer n.4/2011
momento, in particolare, offrirà lo
spunto per incrociare inoltre gli sguardi
dei tre monoteismi, nella consapevolezza che conoscersi è indispensabile per
costruire legami e scoprire ciò che ci
accomuna: solo così può dar frutto il
seme per costruire insieme la via della
pace.
«La pace è una responsabilità universale» diceva ad Assisi Giovanni Paolo II il
27 ottobre 1986. Il futuro, infatti, ha
bisogno di “artigiani di pace”, che coltivino corresponsabilmente il più grande
sogno dell’umanità, ciascuno con i propri attrezzi e la propria sensibilità.
Così ad Assisi il 24 settembre i giovani
di Ac saranno una traccia viva del sì che
da sempre la Chiesa dice a questo
sogno. 5
vita di Ac
Anche i bambini e i ragazzi saranno
protagonisti attivi del Congresso
eucaristico di Ancona. Al centro della
riflessione sarà Gesù Eucaristia, per
rendere più bella la nostra vita
di C. B.
La festa
sei tu!
aolo VI nell’esortazione apostolica Gaudete in Domino
del 1975 scrive: «Noi non
potremmo pensare al Popolo di Dio in
maniera astratta. Il nostro sguardo si
rivolge innanzitutto al mondo dei
bambini. Finché trovano nell’amore
di chi è loro vicino la sicurezza di cui
hanno bisogno, essi hanno anche la
capacità di assimilazione, di stupore,
di fiducia, di spontaneità nel donarsi.
Essi sono idonei alla gioia evangelica.
Chi vuole entrare nel Regno, ci dice
Gesù, deve innanzitutto guardare a
loro». Per questo i bambini e i ragazzi
saranno protagonisti attivi del Congresso Eucaristico di Ancona. La festa
sei Tu: questo lo slogan che accompagnerà la festa dei bambini e dei ragazzi
del 4 settembre. Un appuntamento in
cui sono state coinvolte non solo tutte
le realtà parrocchiali e diocesane, ma
anche tante associazioni, gruppi e
movimenti, chiamati in prima persona a collaborare alla realizzazione della
festa.
Centro della riflessione dei ragazzi è
Gesù Eucaristia, capace di rendere più
P
6
SegnoPer n.4/2011
SegnoPer n.4/2011
“scatole da riempire” per il futuro:
speriamo invece
che la partecipazione all’Eucaristia inaugurale del
Congresso eucaristico e il momento
di festa a loro
dedicato rendano
visibile agli occhi
di tutti il loro essere “misura del
Regno”, non solo
speranza per il
futuro ma anche bellezza e dono in questo tempo presente. Con la loro gioia,
con la loro fede, con la loro preghiera,
con la loro idea di Chiesa e del mondo».
Per questo si è pensato per loro un percorso che coniugasse gioco, riflessione,
impegno e divertimento e che fosse
strutturato intorno agli stessi ambiti di
vita del Congresso, per far sì che i ragazzi possano tornare alla vita di tutti i
giorni convinti che l’Eucaristia ci svela
l’amore vero, che l’Eucaristia riguarda la
vita e che l’Eucaristia rende la vita, in
tutti i suoi ambiti e dimensioni, una
festa bella.
Compagno di questo percorso sarà Josefat, un bambino come loro, che,
seguendo il racconto del Vangelo di
Giovanni, ha messo a disposizione di
Gesù cinque pani e due pesci, donando
tutto quello che aveva e ricevendo
molto di più in cambio. Compagno di questo
percorso sarà
Josefat, un bambino
come loro, che,
seguendo il racconto
del Vangelo di
Giovanni, ha messo a
disposizione di Gesù
cinque pani e due
pesci, donando tutto
quello che aveva e
ricevendo molto di
più in cambio
vita di Ac
ricca la vita quotidiana e di aprire nuovi
orizzonti nel futuro, affinché possano
essere protagonisti e, a loro misura, veri
apostoli di gioia e testimoni della semplicità evangelica. Dice don Dino Pirri,
assistente centrale Acr: «A volte consideriamo i bambini e i ragazzi solo come
7
vita di Ac
Ci sono cose che non devono andare in
vacanza, come l’attenzione agli altri, a
ciò che succede nel mondo e a quanto
ci circonda: l’estate è un’ottima
occasione per aprire gli occhi
di Stefano Veluti
empo di vacanze, tempo di
svago. Finita la scuola (finalmente!) è arrivato il momento
di dedicarsi al meritato riposo. È tempo
di pensare a tutte quelle cose che non si
sono potute fare durante l’anno scolastico. Alcuni si dedicheranno alla lettura
di libri, a vedere film, ad ascoltare musica o a suonare il proprio strumento
musicale. Altri si divertiranno con gli
amici, organizzeranno partite di calcio,
di tennis, o si dedicheranno al nuoto,
alla corsa: insomma, chi più ne ha più
ne metta. Altri ancora viaggeranno, chi
per andare al mare o in montagna, chi
per raggiungere un amico, chi per visitare una città d’arte o per imparare una
lingua straniera.
Ma ci sono attenzioni, che uno studente
dovrebbe avere in ogni momento, dentro e fuori dalla scuola, durante l’anno
scolastico, ma anche prima e dopo.
“Il mondo va avanti”, si dice, ed è vero.
Mantenersi sempre aggiornati sulle novità
che riguardano sia il mondo della scuola,
sia il mondo politico e amministrativo, sia
i fatti di attualità più importanti, è fondamentale. Se l’informazione è essenziale per
T
8
Aperti per ferie
la democrazia, ed al contrario la disinformazione è un fenomeno grave e con conseguenze pericolose, questo è valido tutto
l’anno, non solo nei mesi scolastici. Non
mandiamo il cervello in vacanza!
Solitamente l’estate è un periodo ricco di
esperienze. Viaggi all’estero, visite in
città importanti ed in luoghi d’arte sono
le più classiche, ma ci sono anche i vari
campiscuola, corsi di pittura, di scrittura
creativa e di vela, campi di lavoro, festival di cinema e visite alle mostre degli
artisti del ‘900, e chi più ne ha più ne
metta. Tutte queste cose vanno ad arricchire il nostro bagaglio personale di
conoscenze e di abilità, ci fanno provare
nuove emozioni e ci permettono di allargare i nostri orizzonti. Ma ascoltiamo
per l’ennesima volta don Milani: «Il
sapere serve solo per darlo». Questa
frase, sempre provocatoria, ci invita a
trasformare in dono per l’altro anche
tutto quello che abbiamo vissuto durante l’estate. E allora, una volta ritornati a
scuola, a settembre, cerchiamo in modo
creativo di trasformare questo nostro
nuovo bagaglio di esperienza in qualcosa
di utile per i compagni. La possibilità di
SegnoPer n.4/2011
vita di Ac
fare attività a scuola, i Punti di Incontro,
sono proprio l’occasione di condividere
in modo intelligente le proprie esperienze e le proprie passioni coi compagni.
E ancora. Se ai più si domandasse qual è
per loro l’unico “residuo” della scuola
durante l’estate, questi risponderebbero
sicuramente “i compiti delle vacanze”.
Tuttavia, molti studenti sono gravati da
un “fardello” ben più grave: l’esame di
recupero del debito, a settembre. Questa “spada di Damocle” pende sulle teste
di un gran numero studenti italiani.
Ecco un altro modo di impegnarci per
gli altri, tra un tuffo in piscina e un
bagno al mare: aiutare i propri compagni più in difficoltà a studiare per
affrontare l’esame di settembre. Come
dice un famoso motto: «Un vero studente non abbandona mai il proprio
compagno»!
Un’altra attenzione che non deve andare
in vacanza è quella alle problematiche
sociali. L’estate è una splendida occasione per dedicarsi, ad esempio, ad attività
di volontariato: le proposte sono moltissime, dai frequentatissimi campi di lavoro di Libera, al servizio alle mense dei
SegnoPer n.4/2011
poveri della Caritas, e molte altre. In
questo caso, una preoccupazione importante da avere è che questo servizio non
rimanga confinato al periodo estivo,
facendo esclusivamente dell’estate il
tempo dedicato agli altri. Come i problemi non vanno mai in vacanza d’estate, non ci vanno nemmeno d’inverno.
Infine, un accenno allo studio è obbligatorio. L’estate è anche tempo per studiare. Se davvero la scuola appassiona,
se c’è davvero qualcosa che “ci prende” a
scuola, ma non abbiamo il tempo per
dedicarsi a quello, perché non farlo
d’estate? E poi soprattutto, perché non
sperimentare nuovi modi di studiare, di
affrontare gli argomenti di studio
durante l’estate? Il sapere della scuola
non è fatto per restare sui libri! Siete mi
andati in un osservatorio astronomico?
O in un parco naturale? O in un archivio storico? Le nostre città e campagne
sono piene di occasioni per provare sul
campo tutto quello cha abbiamo studiato, di vedere coi nostri occhi quello cha
abbiamo visto solo in fotografia, ad
esempio, sul manuale di astronomia.
Buone vacanze! 9
vita di Ac
Occorre riportare il lavoro al centro
dell’agenda e dell’attenzione del paese
e dell’associazione: se ne parlerà a
Marina di Massa al campo nazionale del
Mlac dal prossimo 2 agosto
di Isabel Milazzo
i voglio raccontare una storia.
Una giovane (e sottolineo l’articolo indeterminativo di genere femminile, di cui tra qualche riga se
ne comprenderà la ragione, sia dell’utilizzo che della sottolineatura), al suo ennesimo colloquio di lavoro dell’anno si
ritrova in una bella, originale e innovativa azienda, nella quale l’età media dei
dipendenti è di 33 anni… insomma, il
miglior colloquio che una giovane laureanda, con un curriculum interessante,
possa ottenere in questo momento storico della nostra Italia. L’azienda è vivace,
ha importanti partners e clienti, leader
nel suo settore, tutte peculiarità queste
che come ben possiamo immaginare
fanno schizzare alle stelle il fatturato annuo. L’intento dell’assunzione va ben oltre l’intensificazione dell’attività lavorativa di quel periodo: ci sono buone, anzi
ottime prospettive per il futuro. Non si
può di certo rimanere con lo stesso numero di dipendenti, i quali vanno peraltro formati. Dunque, l’azienda offre al
soggetto da selezionare anche una formazione specifica «perché – così ha sostenuto il selezionatore – la formazione
V
40
Per non
spegnere
la speranza
in una azienda è importante se vogliamo
avere collaboratori brillanti, e tutti i nostri collaboratori lo sono». Accipicchia,
ma… sarà vero? Passiamo, per farla
breve, a una fatidica domanda che il selezionatore pone alla nostra oramai affezionata giovane dopo averle illustrato
l’offerta contrattuale (molto grigia, direi
quasi nera) che avrebbero adottato in
caso di assunzione: «Signorina, è per
caso sposata? Sta per avere figli? Scusi
l’invadenza, ma è rilevante conoscere ai
fini dell’assunzione i suoi programmi,
poiché abbiamo cambiato spesso l’organico, per ragioni legate alla maternità.
Tutte le volte formiamo delle persone
che poi intraprendono altri progetti di
vita, e vorremmo limitarci i danni». Cala
il silenzio. E cala anche il sipario: the end.
Fine della storia.
Limitare i danni, progetti di vita. Quale
significato dare a queste parole?
Mi sembra che, se fino a poco tempo fa
la speranza cedeva il passo alla sfiducia,
adesso non si può far a meno di parlare
di scoraggiamento cronico, dal quale,
credo fermamente, si farà una gran fatica
a venirne a galla. Il lavoro è necessario,
SegnoPer n.4/2011
vita di Ac
come è necessario sentirsi parte attiva
della società attraverso le qualità, le aspirazioni e le potenzialità, e di un giovane
e di un adulto. Ma quale futuro se consideriamo anche quei bellissimi progetti
di vita, i sogni, ai quali i nostri giovani
e i nostri figli vogliono dare gambe?
Con questa premessa, soffermiamoci un
momento su ciò che conosciamo del
mercato occupazionale attuale, numeri
triti e ritriti, così poco ottimistici e a dir
poco scoraggianti, ma sicuramente utili
per cominciare a rispondere a una serie,
SegnoPer n.4/2011
scomoda ed impertinente, di interrogativi.
Ma da dove partire? Che si parta in generale dall’Italia o, nello specifico, dal
Nord, dal Centro o dal Sud, lo scenario
reale e futuro non riporta di certo un
trend positivo. Inutile, dunque, soffermarsi sull’affermazione «l’Italia non è
un paese per i giovani» o su termini quali
precarietà, fuga dei cervelli, meritocrazia,
rimbalzo occupazionale o, ancor peggio, su chi detiene la responsabilità di
tutto questo e quali azioni non ha mai
4
vita di Ac
portato a compimento né tantomeno la
ragione per cui non l’abbia fatto… sembra un rebus, un labirinto, ma invece è
un dato di fatto, e di questo fatto le statistiche parlano chiaramente. Tanto perché non si venga rimproverati per l’errore comune di tornare sempre a parlare
del Sud, al Nord, dell’intera popolazione
di giovani tra i 15 e i 29 anni, 566 mila
sono disoccupati o inattivi, pari al
15,4% (220 mila disoccupati e 346 mila
inattivi).
Un giovane è molto di più di quanto potrebbe produrre ai fini del fatturato di
un’azienda, è molto di più di un numero di matricola, molto di più di un
semplice dipendente. È risorsa, ricchezza, con la propria storia personale
che si porta appiccicata addosso, indelebile. Quale prospettiva se le premesse
sono queste? Quali responsabilità per i
cosiddetti “datori di lavoro indiretti”,
ossia quei soggetti in grado di orientare
le politiche economiche e del lavoro a
livello locale, regionale e nazionale,
rispetto al problema del lavoro legato ai
giovani del Nord e del Sud?
Dove sono gli adulti? Ecco che, al campo
nazionale del Mlac del prossimo 2 ago-
4
sto a Marina di Massa si parla di intergenerazionalità: accompagnare il giovane sul significato del tempo delle
scelte, sull’allenamento alla progettualità,
sulla capacità del fare rete, con corresponsabilità, il tutto vissuto come incentivo all’incontro tra giovani e adulti,
tra lavoratori e studenti, tra chi dunque
SegnoPer n.4/2011
vita di Ac
si trova in fasi della vita differenti. Facile
a dirsi, ma assolutamente interessante
da compiersi. È una scommessa.
Vogliamo scommettere anche su una
Chiesa creativa e vivace, che non solo si
muova con i giovani ma, soprattutto,
muova i giovani, intercettando i loro desideri più inespressi e facendo venir fuori
SegnoPer n.4/2011
quella creatività e velocità di pensiero
che li caratterizza. Mi viene in mente la
frase de Il piccolo principe: «Tu sei responsabile della tua rosa», frase che racchiude in sé, quasi tra le righe, anche un
altro significato, quello della corresponsabilità. Anche la rosa sarà necessariamente responsabile, al pari mio, nella
misura in cui saprà accogliermi e mi donerà fiducia.
Collaborazione, dunque: parola d’ordine, sale che non solo darà sapore ai nostri progetti, ma ci permetterà di vedere
e di affrontare ogni problema, anche
quello irrisolvibile della precarietà, come
spinta al cambiamento, prendendolo di
petto, ricercando azioni forti, concrete
ed efficaci.
Quanto all’azienda dove la nostra cara
giovane ha sostenuto il colloquio, speriamo capisca presto che, a volte, le coppie pensano anche a progetti di vita altri, che vanno al di là della sola carriera
ma che possono serenamente convivere
con essa, senza per questo sminuirla o attribuirle un’importanza inferiore.
E auguriamo all’azienda che il termine
“famiglia” e “bambino” non arrechi più
loro grossi danni. 4
vita di Ac
Ridare cittadinanza a termini
quali dovere, responsabilità, noi, altri,
bene comune, decrescita,
per accoglierli
nel nostro quotidiano
di Vincenzo Lumia
iorno dopo giorno risulta
sempre più evidente come la
questione morale, più che una
delle questioni in campo nel nostro
Paese, sia diventata “la questione primaria” per aver ormai permeato fortemente ogni ambito... dal privato al pubblico, dalla sfera soggettiva e interpersonale a quella politica-istituzionale ed economica-finanziaria.
Essa rende di non facile soluzione i
gravi problemi che quotidianamente la
gran parte dei cittadini si trova ad
affrontare, se non addirittura li genera e
li amplifica.
La cronaca quotidiana, ormai, è costellata di casi di malcostume, di corruzione, di uso disinvolto e criminogeno del
potere, i quali inducono a pensare come
l’eccezione sia diventata purtroppo la
regola in ogni settore della pubblica
amministrazione, sino a toccare gli
organismi di controllo e persino le istituzioni.
In tale contesto emerge il paradosso kafkiano dei criminali che si trasformano
in vittime, degli accusati in accusatori.
La tesi del complotto, dell’accanimen-
G
44
Parole di vita
to, della persecuzione è ormai la parola
d’ordine dei tanti inquisiti, anche quando sono colti con le mani nel sacco, e
più che sulle loro responsabilità si punta
il dito su quanti fanno emergere e cercano di combattere il marcio che avanza.
Questo circolo vizioso va immediatamente spezzato per innescare un processo virtuoso di cambiamento e di riscatto
sia a livello esistenziale che sociale e civile. Le paure, le preoccupazioni, il malessere devono poter diventare ricerca
comune delle strade possibili per un
genere di vita diverso a livello personale
e per una partecipazione sociale e politica volta ad un cambiamento sostanziale
della realtà che ci circonda.
La rassegnazione, la resa, il qualunquismo da un lato, l’adeguamento cinico e
tornacontista dall’altro non possono
essere le vie da perseguire, né tantomeno le soluzioni delle enormi difficoltà
che costantemente si è costretti a fronteggiare.
Si tratta di non rassegnarsi ad una realtà
in cui non ci si riconosce, che non si
vuole subire passivamente e che, al contrario, è necessario mutare.
SegnoPer n.4/2011
vita di Ac
Un nuovo paradigma culturale ed economico s’impone, attraverso un confronto che non sia “intellettualistico”,
ma che sappia individuare modalità e
canali in grado di generare comportamenti personali e rapporti interpersonali autentici, interventi nel sociale che
facciano assumere una soggettività politica consapevole, qualificata, originale.
Una soggettività che nasca da ampi orizzonti di senso, da un’analisi onesta e
veritiera della realtà, da una seria riflessione culturale, alla luce di imprescindiSegnoPer n.4/2011
bili scelte etiche e con una attenzione
preferenziale verso i bisogni e le esigenze
di quanti sono senza voce, di coloro che
sono stati relegati nell’ultimo gradino
della scala civile, dei tanti che vivono
situazioni di profonda ingiustizia.
Da qui l’imprescindibile esigenza di
un’educazione capace di inserire parole
nuove nel linguaggio e nell’esistenza
tanto degli adulti, quanto delle nuove
generazioni, in un contesto segnato da
ben altri termini e che adesso rivelano
tutta la loro caducità ed insignificanza,
perché basate su di una visione troppo
materialistica ed esclusivamente edonistica della vita. Parole quali dovere,
responsabilità, noi, altri, bene comune,
decrescita... devono essere ridette e risostanziate da soggetti in grado di farne
cogliere, con lo stile di vita e con i fatti
quotidiani, la loro bellezza, utilità,
necessità.
A ogni adulto, a ogni educatore, come a
ogni realtà educativa il compito di tradurre tutto ciò in percorsi, luoghi, relazioni, progetti, scelte. A ogni educatore
cristiano, poi, il coraggio della testimonianza delle parole di vita eterna che
solo il Signore ci ha donato. 45
vita di Ac
Inaugurato il 10 luglio il Sentiero
Frassati del Trentino. Voluto dal Cai e
sostenuto da Ac, Fuci e Giovane
montagna è un invito a “scalare” le
vette della spiritualità
di Fabiola Andrighettoni
omenica 10 luglio, pochi
giorni dopo la sua memoria
liturgica, in un piccolo santuario incastonato tra le montagne trentine a Deggia vicino a San Lorenzo in
Banale, alla presenza di tante persone
dalla provenienza più varia e per le
motivazioni più diverse, con la partecipazione dell’arcivescovo di Trento
mons. Luigi Bressan e del presidente
della Giunta provinciale Lorenzo Dellai, è stato inaugurato anche in Trentino
il Sentiero Frassati.
Si viene così ad aggiungere uno degli
ultimi tratti regionali di quest’iniziativa
fortemente voluta dal Cai e sostenuta
dall’Azione cattolica, dalla Fuci e da
Giovane montagna per ricordare questo
beato appassionato di montagna, che
sapeva amarle e rispettarle come parte
del creato, nella fatica e nella gioia della
conquista della cima, perché in questo si
rifletteva il suo desiderio di conoscere e
percorrere le altezze e le profondità
dell’umanità nel suo vivere quotidiano
segnato dalla fatica e dalla miseria, da
incomprensioni e dalla “conquista”
quotidiana del stessa sopravvivenza.
D
46
Verso l’alto
L’esempio e la profonda attualità di Pier
Giorgio Frassati sono stati più volte
ricordate e ripresi anche nel corso della
celebrazione eucaristica e nei discorsi
ufficiali che hanno accompagnato
l’inaugurazione, interventi portati da
più voci che ne riconoscevano sia il
grande spessore umano fondato su valori veri come la solidarietà, l’amicizia, il
rispetto, il grande senso civile sia la
grande spiritualità che ne fanno un
testimone più che attuale per i giovani,
ma non solo, del nostro tempo.
Dedicare un sentiero a questo giovane
beato è occasione per portare quanti lo
potranno percorrere a confrontarsi con
lui, con il suo cammino di crescita umana
e spirituale, con il suo stesso progetto di
vita dove tutto trovava il suo senso e centro nell’Amore di Dio da vivere nell’umanità. Nell’aggiungere un nuovo tratto a
questo cammino ideale che attraversa
l’Italia è ritrovare un’unità non solo geografica, storica, ma un’unità di valori, di
fede che hanno visto tanti giovani come
Pier Giorgio donarsi sino al sacrificio per
rendere il mondo, quel piccolo pezzo di
mondo che ci è donato di vivere e conoSegnoPer n.4/2011
vita di Ac
scere, migliore e più giusto.
Il tratto trentino del Sentiero Frassati,
tra i più lunghi tra quelli già inaugurati,
si snoda per 95 km partendo da Arco
presso il santuario francescano delle
Grazie, per salire al rifugio San Pietro
sul monte Calino, quindi raggiunge
l’eremo di San Giovanni e la Pieve di
Vigo Lomaso, Ponte Arche, Comano, la
madonna di Deggia, il lago di Molveno,
Andalo, Fai della Paganella, guada il
Noce e sale verso Vigo di Ton e le pendici del Roen per arrivare al santuario di
SegnoPer n.4/2011
San Romedio (Val di Non).
L’occasione ci ha offerto l’opportunità
di trascorrere questa bella domenica di
luglio per ritrovare e rinnovare legami di
amicizia fra di noi ma anche con gli
amici della Fuci e la delegazioni “fuori
regione” dell’Ac di Padova, riscoprendo
anche in questo la “forza” della santità.
Ora a noi tutti saper far conoscere e
valorizzare quest’iniziativa e anche
attraverso questa modalità riproporre la
santità come via per raggiungere le alte
vette del cuore dell’umanità. 47
strumenti
Dal 1999 nella diocesi di ConversanoMonopoli è attiva la Scuola diocesana
di formazione responsabili, un
itinerario che nel tempo si è rinnovato
insieme all’associazione
di Oronzo Rubino
i scrive Sdfr, si legge Scuola diocesana di formazione responsabili. È il percorso formativo
ideato nel 1999 dall’Azione cattolica
della diocesi di Conversano-Monopoli,
tutt’oggi ancora attivo e vivace. Un itinerario che ha per destinatari i responsabili educativi delle associazioni parrocchiali e che si prefigge di formare le
future figure di responsabilità.
Nonostante la parvenza scolastica l’impostazione formativa è basata su incontri laboratoriali in perfetta sintonia con
il metodo Ac, avvalendosi di figure interne ed esterne all’associazione molto
spesso provenienti anche da realtà regionali e nazionali. Una proposta che
nel tempo si è messa continuamente in
discussione, rinnovandosi e attenendosi
ai cambiamenti associativi. Di fondamentale importanza per lo slancio della
Sdfr, ad esempio, è stata la partecipazione di alcuni rappresentanti al Laboratorio nazionale della formazione promosso dalla Presidenza nazionale.
Della scuola oggi imita solo l’organizzazione, che permette così di gestire in
cinque incontri annuali più di duecento
S
48
Ascuolaanche
ladomenica
iscritti l’anno, suddivisi in tre livelli. Il
primo, di tipo unitario e propedeutico ai
successivi, destinato alla formazione di
base (struttura associativa, progetto formativo e figura del responsabile). Il secondo livello, specifico per ogni settore
e sviluppato in due anni, accompagna i
partecipanti a scoprire gli itinerari formativi dei settori, gli aspetti socio-pedagogici di ragazzi e giovani, i metodi di
animazione e programmazione e la struttura delle guide per l’educatore. Il terzo
e ultimo livello, chiamato anche “Laboratorio permanente della formazione”, è
rivolto invece ai presidenti parrocchiali e
a chi ha ultimato il secondo livello, con
l’obiettivo di analizzare il contesto sociale
ed ecclesiale del territorio diocesano, elaborando così documenti e proposte. Gli
ambiti di lavoro al quale si sta lavorando
al momento nel terzo livello sono: educazione e politica.
Per andare incontro alle esigenze geografiche dei partecipanti, il primo appuntamento ha una sede itinerante ogni
anno, mentre gli altri quattro vengono
ripartiti per metà a nord e per l’altra a
sud del territorio diocesano. Il momento
SegnoPer n.4/2011
strumenti
Un momento della scuola di formazione nella diocesi di Conversano-Monopoli
della settimana dedicato alla Sdfr è la domenica pomeriggio. Ed è bello, e per alcuni addirittura incomprensibile, vedere
per cinque domeniche l’anno i responsabili associativi impegnati ad organizzare le auto per andare alla “Scuola di
formazione”.
Senza dubbio una realtà unica nel suo
genere, con una storia e una struttura
ben consolidate. Nella diocesi di Conversano-Monopoli è sentito da ogni associazione parrocchiale come un passaggio “obbligatorio” per chiunque
venga chiamato a diventare educatore o
responsabile. Oltre all’opportunità formativa, la Sdfr è anche un’occasione per
SegnoPer n.4/2011
vivere appieno la diocesanità dell’Azione
cattolica.
La riuscita di questa idea, nata dodici
anni fa come esperimento ed oggi diventata realtà consolidata (con tanto di
riconoscimento nell’Atto normativo diocesano), è data sicuramente dal forte investimento che le presidenze e i consigli
diocesani hanno fatto nel tempo puntando sempre ad un livello alto della
proposta formativa. La prossima scommessa che la Sdfr si accinge ad avviare
entro questo triennio associativo è quella
di ideare un percorso di formazione dedicato agli animatori delle coppie e delle
famiglie di Ac. 49
fede in cammino
Ognuno di noi, per crescere
umanamente, ha bisogno di qualcuno
che lo affianchi e si ponga in dialogo
con lui, attivando una comunicazione
capace di congiungere i cuori
di Ugo Ughi
li Orientamenti pastorali per
il decennio portano un titolo
accattivante: Educare alla vita
buona del Vangelo. L’espressione comprende: un soggetto educante; un destinatario dell’azione educativa; una finalità del percorso da fare insieme.
Nella direzione spirituale la figura dell’educatore coincide con l’accompagnatore, che si affianca ad altri soggetti, dato
che l’azione formativa è sempre un’opera condivisa da più protagonisti.
Il destinatario è ogni persona che sceglie
di fare il percorso della propria maturazione sotto la guida di una
paternità/maternità spirituale. Abitualmente, quando si parla di educazione, il
riferimento obbligato è al ragazzo e al
giovane. In realtà anche l’adulto non
può fare a meno di soggetti che gli si
affianchino per il suo permanente cammino di crescita umana e cristiana.
La finalità, cioè la vita buona del
Vangelo, è il contenuto fondamentale dell’accompagnamento spirituale. «Parliamo di direzione spirituale quando il credente, alla ricerca della pienezza della
vita cristiana, riceve un aiuto spirituale
G
50
Camminare
insieme
che lo illumina, lo sostiene e lo guida
nel discernere la volontà di Dio per raggiungere la santità» (Ch. André Bernard).
Nel triennio che si sta per concludere,
gli aderenti all’Ac si sono lasciati guidare
dallo slogan Chiamati ad essere santi
insieme, che è la stessa cosa di dire
“Chiamati alla vita buona del Vangelo”,
meta raggiungibile soltanto insieme. Per
il triennio 2011-2014 saranno fortemente sollecitati a riconoscere e ad
accogliere il presente come “tempo
favorevole” per rispondere alla vocazione battesimale alla santità.
L’accompagnamento spirituale, che
favorisce il cammino di fede, richiede la
forma del dialogo fra i due protagonisti
che lo attivano. A questo proposito può
essere illuminante e utile rifarsi alla
prima lettera enciclica di Paolo VI Ecclesiam suam, dove il Papa parla in maniera
ampia e incisiva del dialogo di Dio con
l’umanità e della Chiesa con il mondo.
A un certo punto esce nella felice espressione che descrive il dialogo come
“un’arte di spirituale comunicazione”,
capace di congiungere i cuori. È così
SegnoPer n.4/2011
fede in cammino
anche per un autentico ed efficace
accompagnamento spirituale.
Possiamo, allora, riprendere le quattro
note del dialogo, suggerite da Paolo VI,
e applicarle alla direzione spirituale. Il
dialogo esige:
chiarezza. È necessario intendersi; perciò si richiedono limpidezza e trasparenza da ambo le parti, evitando il pericolo di restare sul generico o di girare a
vuoto intorno alle questioni reali.
Certo, possono (devono!) emergere
anche aspetti spiacevoli, ma nasconderli
non gioverebbe. Le cose vanno guardate
in faccia e affrontate con coraggio. È
importante far emergere e saper portare
in superficie anche le dimensioni più
profonde del cuore, perché la maturità
della persona parte dal cuore;
SegnoPer n.4/2011
mitezza. Non c’è nulla da imporre: l’accompagnatore invita, sollecita, indirizza, esorta, corregge, può anche rimproverare, ma non usa mezzi di coercizione.
Gesù chiede di imparare da lui mite e
umile di cuore;
fiducia. Comprende la stima e la confidenza. Fiducia di chi si fa accompagnare
e fiducia dell’accompagnatore nelle possibilità, nella rettitudine e nella buona
volontà dell’interlocutore;
prudenza. Paolo VI la specifica come
«prudenza pedagogica, la quale fa grande conto delle condizioni psicologiche e
morali di chi ascolta».
Con la felice conclusione che «nel dialogo, così condotto, si realizza l’unione
della verità e della carità, dell’intelligenza e dell’amore». 51
assistenti in Ac
Stare nella Chiesa come a casa propria,
vivendo un cristianesimo “domestico”
capace di parlare dritto al cuore
della gente: è questo lo stile
della nostra associazione
di Vito Piccinonna
Unposto
specifico
esingolare
eggendo e approfondendo gli
Orientamenti decennali dell’Episcopato italiano appare
interessante il riferimento chiaro ed
esplicito all’Azione cattolica. Educare
alla vita buona del Vangelo, all’interno
del IV capitolo dedicato a La Chiesa,
comunità educante, riporta l’attenzione
alle associazioni e movimenti, ai gruppi
e alle confraternite: realtà che nelle diocesi e nelle parrocchie della nostra Italia
rivestono una rilevanza non di poco
conto. Al n. 43 si legge: «Tra queste realtà, occupa un posto specifico e singolare
l’Azione cattolica, che da sempre coltiva
uno stretto legame con i pastori della
Chiesa, assumendo come proprio il
programma pastorale della Chiesa locale e costituendo per i soci una scuola di
formazione cristiana. Le figure di grandi
laici che ne hanno segnato la storia sono
un richiamo alla vocazione alla santità,
meta di ogni battezzato».
Sicuramente il riferimento all’Ac e al
suo posto specifico e singolare si colloca
all’interno di una lunga scia di riconoscimento esplicito espresso più volte dai
papi e dai vescovi nel loro magistero. È
L
Diventare grandi insieme... in parrocchia,nel gruppo e nella Chiesa universale
52
SegnoPer n.4/2011
assistenti in Ac
il riconoscimento di una storia, e forse
più ancora di uno stile, che accompagna
la nostra tradizione associativa, di cui le
Chiese locali sono ben consapevoli di
non poter fare a meno. L’esplicito riferimento, se da un lato ci onora, dall’altro
ci dà ancora più responsabilità, immettendoci all’interno della storia della
nostra Chiesa con una disponibilità
affettuosa, cordiale e filiale a servirla.
Perché l’Ac sia, in questo tempo e in
questa storia, portatrice di uno stile che
le è proprio e che le è garantito dalla
vicinanza ai pastori, una vicinanza che
prende la forma adulta e mai passiva
della corresponsabilità, fondata sul
dono del battesimo e arricchita dall’aver
come proprio lo stesso fine generale
(non generico) apostolico della Chiesa.
Questo tratto spiega la sua collocazione
all’interno della “geografia ecclesiale” e,
oserei dire, la sua ineliminabile dignità,
quel suo essere singolare forma di ministerialità laicale come amava ripetere
papa Paolo VI.
Non è lecito a nessuno (preti e laici)
parlare dell’Azione cattolica al passato,
quasi fosse una realtà superata. Diverse
sono le sfide che ci attendono nell’oggi
SegnoPer n.4/2011
53
assistenti in Ac
ecclesiale, ma di certo la sua presenza va
continuamente riscritta nelle comunità
diocesane e parrocchiali nelle quali e per
le quali vive, s’impegna, si spende nella
gratuità, molto spesso lontano dai riflettori. L’Ac con l’impegno a Vivere la fede
e amare la vita vuole stare nella Chiesa
italiana con la consapevolezza di essere
un talento tutto da spendere e da far
fruttificare, da esplorare e far conoscere,
perché sia ancora per tanti ragazzi, giovani e adulti scuola di formazione cristiana. E l’opera caritativa più impegnativa
è quella dell’educazione. Qui vogliamo
scommettere tutto ciò che abbiamo
sapendo che ne va di mezzo della vita e
della gioia delle persone.
Mi sembra davvero interessante ciò che il
presidente della Cei, card. Angelo
Bagnasco, ha detto all’Ac in occasione
del centoquarantesimo dell’Associazione
il 4 maggio del 2008: «Voi sapete che
cos’è il senso ecclesiale: lo sapete e lo vivete con il sapore, la semplicità e la profondità delle cose di casa. L’amore alla Chiesa, al Papa, ai vostri vescovi, fa parte della
vostra vocazione: un affetto e un’appartenenza nel segno della gioia, della fede,
dell’adesione pronta e generosa».
54
L’Ac festeggia con il Papa nell’incontro del 30 ottobre scorso
Sì, proprio questo sapere e vivere il
senso ecclesiale con il sapore, la semplicità e la profondità delle cose di casa è lo
stile dell’Ac. Più ancora delle cose che
compie (sono davvero tante e mai
“pubblicizzate” a sufficienza) l’Azione
cattolica sa di avere uno stile che le è
proprio, che chiede a laici e presbiteri,
ragazzi, giovani e adulti, insieme, di
vivere la Chiesa come la propria casa,
vivendo un cristianesimo “domestico”
SegnoPer n.4/2011
assistenti in Ac
(e non “addomesticato”), capace di parlare dritto al cuore della gente perché
desideroso di spendersi fino in fondo
per il Regno. Da giovane prete sento di
poter dire che le nostre Chiese hanno
bisogno – anche quando non ne sono
consapevoli – dell’Ac. Lo sanno bene
anche le nostre città e i nostri paesi
quanto bene viene diffuso su tutto il
territorio nazionale dall’Azione cattolica, bene che difficilmente si potrebbe
SegnoPer n.4/2011
sopperire con una sua assenza.
Dentro la nostra amata Chiesa l’Ac continuerà a sprigionare le migliori energie
e nuove potenzialità per rendere ancora
efficace l’azione educativa. L’ulteriore
riconoscimento dei vescovi italiani
risulta essere un caro invito a continuare
con fiducia in un’opera che viene da
lontano e potrà sempre portare in alto e
in avanti: l’esito maturo della formazione sarà ancora una volta la santità. 55
agenda
di Federica Cifelli
rendono il via, con la fine del
mese di luglio, i primi campi
scuola nazionali del nuovo
triennio. I primi a partire sono gli adulti, che da giovedì 21 a lunedì 25 si ritrovano a Nardò (Lecce) per un itinerario
formativo sul tema L’oggi come dono e
come compito. Per i giovani invece l’appuntamento è a Fognano, in provincia
di Ravenna, da sabato 23 a mercoledì
27 luglio. «Per agevolare la partecipazione alla Giornata mondiale della gioventù di Madrid in agosto – spiegano i
responsabili – abbiamo deciso di realizzare per l’estate 2011 un unico campo
Giovani nazionale». Un appuntamento,
quindi, da non mancare per i vice presidenti di settore, i consiglieri diocesani, i
membri d’equipe, gli incaricati regionali, gli assistenti diocesani e regionali, ma
anche per i ragazzi del movimento Studenti di Ac, che svolge il suo campo
scuola in parallelo con quello del settore
Giovani, nelle stesse giornate e nella
stessa sede.
Convocati dal 23 al 28 luglio a Viterbo
anche i membri delle equipe Acr. Punta
in alto: questo il tema dell’appuntamen-
P
56
Pellegrini
dipace
to dedicato ai membri delle equipe diocesane e agli educatori. Per responsabili,
vice responsabili e assistenti diocesani e
per incaricati e assistenti regionali invece l’appuntamento è a Capaccio (Salerno) dal 30 luglio al 4 agosto con il
campo specializzato Acr, sullo stesso
tema.
Domenica 31 luglio, invece, prende il
via la Settimana teologica di
Camaldoli, storico appuntamento della
Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci), dedicata al tema: Mettimi
come sigillo sul tuo cuore (Ct 8,6). La cura
dei legami nell’epoca delle passioni tristi.
La stagione dei campi scuola si conclude
quindi con il movimento Lavoratori di
Azione cattolica, dal 2 al 7 agosto a
Marina di Massa. Destinatari principali: segretari e assistenti del Movimento,
membri di équipe, incaricati e assistenti
regionali, responsabili dei progetti del
Movimento e simpatizzanti. E ancora,
responsabili e assistenti dei settori Giovani e Adulti e animatori di comunità
del Progetto Policoro. Ultima “tappa”
quindi della stagione estiva a Trevi, in
provincia di Perugia, per il convegno dei
SegnoPer n.4/2011
agenda
presidenti e degli assistenti unitari diocesani, da venerdì 23 settembre fino a
domenica 25.
Per il settore Giovani, infine, ancora un
appuntamento prima della ripresa delle
attività con il nuovo anno pastorale:
l’incontro di preghiera in programma
ad Assisi domenica 24 settembre, a 25
anni dallo storico incontro voluto nella
cittadina umbra dal beato Giovanni
Paolo II. In occasione di questa ricorrenza Benedetto XVI ha convocato per
il 27 ottobre una Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la
giustizia nel mondo, recandosi pellegrino nella città di San Francesco e invitanSegnoPer n.4/2011
do nuovamente a unirsi a questo cammino i cristiani delle diverse confessioni
e gli esponenti delle tradizioni religiose
del mondo. «Desideriamo recarci ad
Assisi pellegrini della verità, pellegrini
di pace», dichiarano i responsabili. L’appuntamento dunque è per il pomeriggio del 24 settembre, con un momento
di riflessione e confronto sui temi del
dialogo e della libertà religiosa. La sera
poi si uniranno ai giovani i presidenti e
gli assistenti diocesani, riuniti nel tradizionale convegno di inizio anno, per un
pellegrinaggio comune alla basilica di
San Francesco. «Per pregare per il dono
della pace». 57
VEDERE
The conspirator
segnalazioni
di Matteo Scirè
Lavaligiadeidiritti
da vedere
La vicenda dell’omicidio del
presidente degli Usa, Abramo
Lincoln, raccontata dal genio di
Robert Redford
da leggere
Uno sguardo sui social network, e un altro sul come stare sempre in “movimento” nel
puzzle dei tempi tristi
Giungere a conclusioni affrettate e ragionare per
luoghi comuni, per tradizione o peggio per convenienza, è un’abitudine diffusa non solo nei paesi autoritari, ma anche nelle nazioni più avanzate del
mondo, che si ergono a simbolo della democrazia.
È questo il principale aspetto messo in evidenza da
Robert Redford nel suo ultimo film The Conspirator,
dove racconta la vicenda dell’omicidio del presidente degli Usa Abramo Lincoln. L’accusa ricadrà anche su Mary Surratt (Robin Wright), inizialmente difesa malvolentieri dall’avvocato Frederick Aiken
(James McAvoy), che giorno dopo giorno si convince dell’innocenza della sua assistita. Il film ricostruisce in modo fedele e oggettivo i fatti, e non
potrebbe essere altrimenti, per offrire al lettore un
argomento di riflessione sul puritanesimo che risiede nelle viscere dell’America democratica di ieri
come di oggi. da cliccare
Generazione Giovani fotografata nel Rapporto Iard, e libero cinema in libera terra, per una cultura della legalità
58
SegnoPer n.4/2011
LEGGERE
Facebook, MysSpace, Twitter... sono solo alcuni dei social network più popolari, utilizzati ormai da milioni di utenti per comunicare attraverso la
rete. Dei veri e propri “ambienti virtuali” che hanno cambiato le modalità e i processi di interazione sociale tra le persone. Qui gli utenti hanno
la possibilità di decidere con quale identità presentarsi agli altri, di condividere informazioni, di esprimere i propri pensieri. Un mondo affascinante nel quale è importante sapersi orientare in modo consapevole e responsabile, per sfruttarne appieno le potenzialità ed evitarne rischi e
pericoli. Il libro di Giuseppe Riva, edito da Il Mulino, è un utile strumento
per conoscere le caratteristiche, le opportunità e i limiti di uno strumento di comunicazione che
influenza i rapporti e le relazioni sociali di sempre più giovani e adulti. segnalazioni
I social network
Bambini in movimento
Il gioco è uno dei più importanti agenti di socializzazione attraverso il quale il bambino impara a relazionarsi col proprio corpo,
con gli altri e l’ambiente circostante, oltre al benessere fisico
che deriva dall’attività motoria. Un ambito sempre più trascurato nella società odierna, in favore magari del videogioco. Il libro di Giovanna Paesani, edito dalla casa editrice La Meridiana,
propone a insegnanti ed educatori una serie di 120 giochi e percorsi di psicomotricità per favorire uno sviluppo e una crescita
sana della persona. Sillabario dei tempi tristi
I suoi saggi e articoli sono un’utile bussola per orientarsi nel continuo divenire dei cambiamenti sociali, culturali e politici che caratterizzano la società in cui viviamo. L’ultima fatica di Ilvo Diamanti, uno dei sociologi e
politologi italiani più apprezzati, Sillabario dei tempi tristi, edito da Laterza, interpreta con le sue metafore e chiavi di lettura la tristezza del nostro tempo. Di una realtà a compartimenti stagni, dove regna l’individualismo in spregio al bene comune e alle regole della civile convivenza.
Dove la crisi economica dovrebbe vederci impegnati tutti insieme nella ricostruzione, invece che a occuparci da soli esclusivamente del nostro particolare. Una serie di istantanee che Diamanti scatta con ironia e leggerezza e un linguaggio semplice e lineare. SegnoPer n.4/2011
59
CLICCARE
segnalazioni
www.iard.it
È il sito del più importante osservatorio sulle
realtà giovanili in Italia. Qui sono presentate
le attività di studio e ricerca dall’Istituto Iard
Rps. Un primo, utile strumento d’informazione sulle pubblicazioni realizzate dall’Istituto e raccolte nelle seguenti categorie: condizione e cultura giovanile, formazione e
processi educativi, occupazione e politiche del
lavoro, welfare e politiche sociali, processi
culturali e tempo libero. Tra questi lavori il
Rapporto Giovani, realizzato ogni quattro
anni, che fa il punto sulla condizione giovanile nel nostro paese. Un importante stradario, quindi, per quanti ricoprono ruoli e responsabilità educative nei confronti dei giovani. www.cinemovel.tv
«C’è un moderno gruppo di saltimbanchi che
sta portando il cinema, la magia del cinema,
là dove non c’è più o non c’è mai stato». È
questa la presentazione che campeggia nella
pagina “chi siamo” del sito della Fondazione
Cinemovel. Poche parole che racchiudono la
mission e le attività della Fondazione, fatte
da rassegne cinematografiche itineranti su
temi di grande rilevanza sociale. Il sito, infatti, contiene il resoconto dei progetti realizzati in giro per l’Italia, come le proiezioni
della campagna Libero cinema in libera terra,
realizzate nei piccoli centri della nostra penisola sul tema della legalità, o per il
mondo, come il Mboro Film Festival, in Senegal, incentrato sulla tematica della scolarizzazione femminile. Il sito, inoltre, si arricchisce di
interessanti documenti multimediali e interviste a importanti registi e attori sulla funzione sociale del cinema. 60
SegnoPer n.4/2011
«Sempre desidero scalare i monti,
guadagnare le punte più ardite;
provare quella gioia che solo
in montagna si ha»
(Pier Giorgio Frassati)
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