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Navigando lungo la costa del Conero

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Navigando lungo la costa del Conero
Questa cartoguida della riviera del Conero è il frutto di un lavoro minuzioso di ricerca e di
catalogazione dei luoghi più suggestivi e dei toponimi attribuiti dagli uomini del mare nel corso dei
secoli; ci illustra un patrimonio nascosto tra i più affascinanti dell’Adriatico: spiagge, baie, coste
rocciose, grotte e montagne.
Luoghi che vanno ammirati e conosciuti “in punta di remi”, navigando nel mare placido, in uno
spettacolo di colori, odori e silenzi suggestivi, immersi in una natura primordiale solo in parte segnata
dalla mano dell’uomo, che nel tempo ha trovato qui fonte di sussistenza.
Rivolgiamo questa proposta ai nostri ospiti e ai residenti, convinti di stimolare la curiosità ed il piacere
di un turismo emozionante e assolutamente rispettoso dell’ambiente.
In attesa della istituzione dell’Area Marina Protetta del Conero che ne suggelli il suo straordinario
valore.
L’Assessore al Turismo
Il Presidente
Parchi ed Aree Protette
Luciano Montesi
Enzo Giancarli
CARTOGUIDA DELLA RIVIERA DEL CONERO
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Navigando dal porto di Ancona fino al porto di Numana
Il Passetto(4) è una parte importante del Parco Naturale del Conero,
perciò, provenendo dal porto di Ancona, inizieremo da questa baia la
nostra navigazione, costeggiando tutta la riviera del Conero fino al
porto di Numana, e cercando di descrivere tutto quello che riusciremo
a vedere.
Superato il Cantiere navale, noterete un numeroso insediamento di
caratteristiche grotte, sottostanti le Rupi di Gallina e il neo Parco del
Cardeto e, subito dopo lo sperone di roccia, vedrete una piccola cavità
naturale profonda pochi metri, comunemente chiamata la "Grotta
Azzurra"(1); di seguito poi vedrete una scogliera naturale e tutta la
Grotta Azzurra
costa del Passetto come era un tempo, prima degli insediamenti umani.
Lungo la scogliera noterete anche un riquadro sugli scogli, chiamato il Quadrato, un luogo dove oggi gli appassionati
del mare si esibiscono in tuffi, ma dove un tempo nelle sue vicinanze vi era situata una grande Pesca con palafitte
annesse.
Subito dopo il Quadrato vi troverete di fronte a quello scoglio dalla strana forma chiamato la "Seggiola del Papa"(2),
che è senz'altro lo scoglio più amato dagli anconetani. Nei pressi si trovano una vasca naturale chiamata la
"Vaschetta" e il "Canalaccio"(3), un piccolo canale che porta in mare aperto. Sono questi i luoghi dove gran parte
degli anconetani ha imparato a nuotare: i primi approcci con il nuoto avvenivano, e tutt'ora avvengono, nella Vaschetta,
raggiunto poi un livello accettabile, si passava al Canalaccio, dove l'acqua è più alta, per arrivare poi a nuoto fino al
"Paletto".
FALCONARA
MARITTIMA
MONTEMARCIANO
CASTELLONE
DI SUASA
OSTRA VETERE
BARBARA
MONTECAROTTO
ARCEVIA
CHIARAVALLE
MORRO D’ALBA
MONTE S. VITO
S. MARCELLO
MONSANO
CAMERATA PICENA
PORTONOVO
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AGUGLIANO
IESI
POGGIO S. MARCELLO
CASTELPLANIO
CASTELBELLINO
MONTE ROBERTO
MAIOLATI
SPONTINI
S. PAOLO DI JESI
POLVERIGI
CAMERANO
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SIROLO
S. MARIA
NUOVA
NUMANA
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ROSORA
MERGO
ANCONA
OSTRA
BELVEDERE
OSTRENSE
SERRA DE’
CONTI
CASTELFIDARDO
SERRA SAN QUIRICO
SASSOFERRATO
FILOTRANO
CUPRAMONTANA
STAFFOLO
GENGA
FABRIANO
Avvertenza
Molti tra i siti indicati sono raggiungibili solo via mare, tra questi alcuni non sono accessibili per espresse ordinanze dei
comuni costieri, causa rischio frane e smottamenti. La navigazione a motore è consentita solo a distanza di sicurezza dai
bagnanti e dalla costa. Ai più esperti consigliamo la visita in canoa. Raccomandiamo a tutti la massima prudenza e di
informarsi sulle regole qui accennate. Per i percorsi via terra, quando sono possibili, seguire scrupolosamente i tracciati
realizzati e segnalati dal Consorzio Parco del Conero.
MARZOCCA
CORINALDO
LORETO
CERRETO D’ ESI
Assessorato al Turismo
Navigando, noterete le caratteristiche grotte, uniche nel loro genere in
tutta la costa adriatica.
Le prime furono scavate nel lontano 1889 dai pescatori con la funzione di
ricovero delle attrezzature da pesca e delle barche e, ancora oggi, con la
pesca praticamente molto ridimensionata, i figli e i nipoti di quei "pionieri"
non riescono a fare a meno di trascorrere dei periodi di tempo nella baia,
facendo manutenzioni e conversando con il vicino di grotta, ricordando le
belle storie del passato e
i tanti problemi del presente.
Poco più avanti troviamo
Baia di Pietralacroce
l'imponente struttura dell'ascensore, da poco completamente ristrutturata, e la grande scalinata(4),
(i cui lavori furono completati probabilmente nell'anno 1948) che sale
fino al tempio a 8 colonne doriche in pietra d'Istria, che, maestoso nel
suo bianco candore, simboleggia i caduti di tutte le guerre.
Il Monumento ai Caduti(4), progettato dall'Architetto anconetano
Passetto: Monumento ai Caduti e scalinata Guido Cirilli, fu inaugurato il 3 Novembre dell'anno 1932.
A sinistra della scalinata troviamo due stabilimenti su palafitte e, subito
dopo un breve tratto di costa senza insediamenti, un altro agglomerato di grotte (Passetto sud) e sulla sinistra noteremo un grande smottamento di terreno causato da una grande frana nel novembre del 1998.
Proseguendo la nostra navigazione, osserviamo una scogliera semisommersa sottostante le rupi di Pietralacroce e, subito dopo la Baia, la
"Valletta" dove vi sono insediate una serie di grotte utilizzate dai pescatori come ricovero per le barche: le origini di alcuni di questi insediamenti artificiali risalgono ben al lontano 1850.
Tutt'attorno alla Baia sono visibili una serie di scogli chiamati nell'ordine: Scoglio dei Gamberi e Scoglio Lungo, posti di fronte alla scogliera
semisommersa; mentre sulla sinistra della Baia scorgiamo lo Scoglio
Sirolo, le Tre Pozze, lo Scoglio Grande, i Quattro Sassetti, il Quadro e lo
sperone della Scalaccia, da dove un sentiero porta fino al cimitero di
Scoglio l’Emerso Pietralacroce.
Sotto allo sperone della Scalaccia(5), sono visibili un insidioso cunicolo, creato dall'erosione marina, che ha termine dopo quindici metri di pericoloso percorso, e sulla sua sinistra lo scoglio
del Fico, mentre la baia che segue viene comunemente chiamata Baia del Campo del mare(6), alla cui sinistra si trova
lo Scoglio del Cavallo(7), denominazione che comprende anche una secca.
Superato lo scoglio, troviamo una serie di bianchi scogli, chiamati la Scogliera e proseguendo ancora, la Baia della
Vecchia, con degli insediamenti di grotte ed un sentiero che sale fino a monte Venanzio.
Dalla baia, procedendo sempre via mare in direzione dello Scoglio del Trave, subito dopo aver superato l'ultima grotta,
troviamo uno scoglio chiamato l'Emerso(8), il cui nome deriva da un'antica e suggestiva leggenda la quale narra che
una notte, improvvisamente, la formazione rocciosa emerse dall'acqua, senza che si fosse verificato alcun evento sismico: da questa tradizione orale deriva appunto l'appellativo di Emerso.
Troviamo poi altre grotte, tra le quali un sentiero sale fino all'abitato della Vedova, e una serie di scogli chiamati i Draghetti, costole
sottili di roccia perfettamente parallele, così chiamati per le curiose
e strane sembianze che hanno osservandoli.
Andando ancora avanti, arriviamo di fronte al Monte dei Corvi(910) dove il sentiero della Sardella sale fino alla SP 1 del Conero e,
subito dopo, proprio di fronte a quel piccolo gruppo di capanne dei
pescatori, troviamo i Campani(10), cioè un piccolo gruppo di scogli
affioranti sopra ad una conformazione rocciosa sommersa chiamata le Mesole, in linea con lo Scoglio del Trave(11).
Scoglio del Trave Subito dopo c'è lo Scoglio del Trave che scende a 45° dal Monte dei
Corvi e si riversa in mare prolungandosi per un chilometro: la caratteristica formazione rocciosa è visibile a fior d'acqua, per circa 450 metri, perciò occorre stare molto attenti mentre ci si accinge a superare lo scoglio con un' imbarcazione.
Molte sono le leggende sullo scoglio del Trave: una relativa alla traslazione miracolosa della Santa Casa di Loreto,
narra che la costruzione, sorretta dagli angeli, si fermò proprio su questo scoglio, per un'ultima sosta prima di
giungere a destinazione.
Un'altra leggenda narra che in un tempo molto lontano lo scoglio avrebbe collegato le due sponde dell'Adriatico, poi il susseguirsi di fenomeni
naturali avrebbe interrotto tale collegamento, lasciando di conseguenza
lo scoglio come un lungo ponte crollato sul mare.
Sulla sinistra del Trave noterete un muro di terra grigia franosa chiamata i Colombacci(12) (aula geologica) e, subito dopo, una serie di scogli
e di rocce color marrone contenenti bitume e cristalli di gesso. Di fronte, in mare, emerge uno scoglio chiamato di Caldarola.
Navigando in direzione di Portonovo troviamo la bellissima spiaggia di
Mezzavalle(13), dove due sentieri salgono fino alla SP 1 del Conero, e,
ancora più avanti una
Monte della Croce
serie di scogli, proprio
sotto il Monte della Croce(14), dove un tempo transitava la vecchia
strada che portava a Portonovo; tra quegli scogli, fino a non molti anni
or sono, veniva effettuata la pesca dei Balleri, datteri di mare che riescono a perforare la marna morbida grazie al loro guscio zigrinato e alle
secrezioni acide che sciolgono la componente calcarea delle rocce.
Oggi, la pesca di questi molluschi è tassativamente proibita.
Arriviamo così a Portonovo(15), esclusiva meta balneare, dove la prima
cosa che certo noterete è che la baia si è formata in seguito ad una grande frana, mai documentata dalla cronaca storica, avvenuta in epoca
remota ed espansa dall'attività estrattiva presente fino agli anni 50 in tutta
la zona costiera. Ma questa è storia del passato.
Oggi Portonovo è una prestigiosa località balneare conosciuta in tutto il
Mondo, con alberghi esclusivi e rinomati ristoranti con una serie di servizi balneari efficientissimi.
Sulla baia fanno bella mostra di se, il Fortino napoleonico(16), la Torre
di Guardia(17) e la chiesa romanica di Santa Maria di Portonovo(19).
Oltre la chiesetta notiamo il tratto di costa fino allo Scoglio della Vela(20).
Spiaggia di Mezzavalle
Lo scoglio viene così chiamato per la sua curiosa forma. Alcuni però
lo chiamano " Trovelò ", termine che viene spiegato in due modi: il
primo, perché somiglierebbe ad una "Trivella"; il secondo, perché
alcuni pescatori avrebbero " trovato " uno scoglio in mare franato dal
monte. Altri lo chiamano "Oronzo vergine", termine quest'ultimo di
oscura derivazione. Il nome "scoglio della Vela" è comunque molto
più appropriato e poi "sa più di mare".
Oltre la Vela, superato il Puntone che interrompe il tratto costiero, troviamo la Spiaggiola(21) che è un approdo protetto, una delle tante piccole e spettacolari insenature conquistabili solo dal mare, territorio indiscusso dei naturisti. A
Scoglio della Vela
sud della Spiaggiola
troviamo il tratto di costa chiamato il Lavatoio o l'Ospedale(22),
per il candore delle sue bianche e maestose rocce e, proseguendo,
vediamo il tratto di costa chiamato dei Sassi Bianchi(23) e, poco
più avanti, l'omonima spiaggia che un tempo veniva chiamata anche
Valle Ombrosa(24), perché illuminata dal sole per poche ore al
giorno.
Da questa spiaggia, superato lo sperone di roccia, giungiamo alla
Spiaggia dei Forni(26), che appare come una breve mezzaluna
incastonata tra rocce imponenti, tra innumerevoli cavità che si sono
I Forni formate a causa dell'erosione marina, chiamate appunto i Forni(25).
Superato il Puntone Maggiore, a ridosso del Passo del Lupo troviamo la
Spiaggia delle Vellare(32), un nome che deriva dalla caratteristica graminacea chiamata comunemente Tagliamani, pianta presente in moltissimi esemplari in questo versante.
Superata la spiaggia, troviamo la cosìdetta Punta del monte(33), cioè la
punta estrema del massiccio del Conero più avanzata verso mare e un
conseguente tratto di costa con fenditure aperte sul mare scavate dalla
continua erosione marina e, inoltre subito dopo in un'ampia zona situata
tra il monte e il mare, notiamo le vestigia di vecchie costruzioni del
"Moletto" o "Pontile"(34), un vecchio punto di attracco di barconi dei
Spiaggia di San Michele cavatori. Subito dopo troviamo un gruppo di placche lisce che scendono
verso il mare, con una
serie di fenditure che ne interrompono la quasi regolarità e, proseguendo,
un tipico paesaggio litoraneo con una spiaggia che sembra fatta di confetti, dove, sottostante ad una serie di rocce rosate, un tempo vi erano insediate alcune fornacI per la calce. Proseguendo ancora, poco più avanti troviamo un piccolo gruppo di scogli affioranti, comunemente chiamati gli
Orsetti(35), per la loro forma particolare. Arriviamo così alla spiaggia dei
Sassi neri(36), meta prediletta dai praticanti del naturismo e a quella di
San Michele(37), famosa spiaggia del Conero e vanto della cittadina di
Sirolo; subito dopo vediamo la Punta di Ferri o Punta di Giacchetta che
Spiaggia dei Sassi neri
prende il nome dall'omonimo scoglio situato oltre la scogliera frangiflutti.
Torre di guardia
Baia delle Due Sorelle
Fortino napoleonico
Baia di Portonovo
Chiesa Santa Maria di Portonovo
Dopo la spiaggia dei Forni, chiamata da alcuni anche spiaggia dei
Gabbiani, proseguendo notiamo le vestigia del Molo Davanzali(27) e,
sulla sua destra, un tempo non troppo lontano, vi era posizionata la
famosa Grotta degli Schiavi, una grotta il cui toponimo è scritto in tutte
le carte, ma che oggi non esiste più.
Poco più avanti sono ancora molto evidenti le vestigia degli insediamenti dei cavatori.
Proseguiamo ancora
fino ad arrivare di fronte agli splendidi scogli
delle Due Sorelle(29),
posti tra il Puntone
minore e la Baia delle Due Sorelle(30).
Oggi, nella baia approdano barconi carichi di turisti attratti da un luogo
selvaggio ed unico, tra i più belli dell'Adriatico; con la sua acqua limpida
e cristallina, la baia è tra le più conosciute mete balneari di tutto il territorio nazionale e non solo.
Scogli delle Due Sorelle
Dalla baia è possibile risalire un sentiero fino alla vetta del monte, o fino
a Sirolo attraverso il Passo del Lupo: questo percorso nel passato fu
ricavato dai cavatori del Conero.
Sulla sinistra della baia troviamo il Puntone Maggiore(31), chiamato anche Front'alto, dove, nel punto di contatto con il
mare, è ben visibile la particolare conformazione rocciosa chiamata i Libri(31).
Grotta Urbani
Si arriva così di fronte alla Spiaggia Urbani(38) dove potrete osservare la cavità conosciuta come Grotta Urbani(39), scavata naturalmente
nella marna e la prestigiosa spiaggia Urbani.
Il molo artificiale della spiaggia è collegato ad uno scoglio chiamato
Sasso Grosso e ad un altro denominato Sasso delle Donne, quest’ultimo viene così chiamato perché nei primi anni del 900 le donne vi si
recavano in gruppo per bagnarsi.
Subito adiacente alla Grotta Urbani ci sono i Lavi(40), un’altra particolare conformazione rocciosa composta da lunghe placche lisce
che dolcemente scendono verso il mare, interrotte da fenditure scavate dall’erosione marina e da una profonda cavità chiamata la
Grotta della Secca dei frati(41).
Troviamo poi Vetta marina(42), sperone a picco sul mare, dove
sulla cui sommità sorgeva un convento di frati minori del XIII secolo e subito dopo la spiaggia chiamata Gigli o Sotto Santa(43) con
lo Scoglio del Bo(44), detto anche Sasso della Balena e, di seguito, la frequentatissima ed apprezzata Spiaggiola di Numana
alta(45) e il suo porto, punto di arrivo della nostra navigazione.
Grotta della Secca dei frati
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Elaborazione grafica: Claudio Boriani - Foto e testi: Aldo Forlani - Stampa: Grafiche Scarponi - Osimo Tutti i diritti riservati agli autori. Vietata la riproduzione anche parziale.
Foce del Musone
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