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Amar-Sì! «per sempre
DIOCESI DI VERONA
Amar-Sì! «per sempre»
Sussidio per il cammino di formazione
dei fidanzati verso il Matrimonio
A cura di
CENTRO DIOCESANO DI PASTORALE FAMILIARE
CENTRO DIOCESANO DI PASTORALE GIOVANILE
AZIONE CATTOLICA
Amar-Sì! «per sempre»
Sussidio per il cammino di formazione dei fidanzati verso il Matrimonio.
Il presente sussidio è stato preparato dal Centro Diocesano di
Pastorale Familiare di Verona
Hanno collaborato alla stesura i coniugi:
Elisabetta e Alberto Golin
Elisa e Marcello Lovato
Claudia e Loredano Zagato
Mauro Maruzzi
Don Giancarlo Grandis
Editing
Ivan Marchi
Si ringrazia
Centro Diocesano di Pastorale Familiare di Verona
Centro Diocesano di Pastorale Giovanile diVerona
Azione Cattolica di Verona
Curia Diocesana di Verona
__________________________
Stampato pro-manoscritto
2
Presentazione
PERCHÉ TRE SUSSIDI?
Il sussidio che tieni in mano è una parte di una triplice proposta che la
Diocesi offre a chi accompagna i fidanzati perché li aiutino a dare un
senso cristiano al loro fidanzamento e poi al loro matrimonio.
La proposta si inserisce nel progetto pastorale 2005-2008 nel quale il
Vescovo parlando degli itinerari di formazione al matrimonio dice: “Questi
itinerari non dovranno essere “conferenze” di istruzione, ma esperienze
nelle quali, accompagnati da coppie animatrici, i fidanzati vengono
coinvolti in una ricerca, sufficientemente distesa nel tempo, per scoprire la
buona notizia cristiana del matrimonio” (Annunciare quel Gesù, pag.20).
Già da alcuni anni il Vescovo aveva dato indicazioni perché si
passasse dal tradizionale corso fidanzati, fatto di una serie di conferenze
di esperti, ad un percorso costituito da varie esperienze di gruppo che
aiutassero i fidanzati ad interrogarsi sulla loro Fede e a scoprire il
messaggio evangelico sul matrimonio.
Considerando poi che il fidanzamento oggi dura in genere molti anni, è
sorta l’esigenza di un accompagnamento che non si riduca a qualche
incontro prima del matrimonio tralasciando completamente i lunghi anni
del fidanzamento.
Per rispondere a queste esigenze la Diocesi propone questi sussidi
preparati in collaborazione dal Centro di Pastorale Familiare, dall’Azione
Cattolica e dal Centro di Pastorale Giovanile, e che si articolano in questo
modo:
1. Un sussidio per accompagnare la partenza
Si intitola “Amori in corso” è preparato e seguito dal Centro di
Pastorale Giovanile. Non è un vero e proprio itinerario ma una serie di
proposte di vario tipo che hanno lo scopo di accompagnare a modo di
flash l’esperienza dell’innamoramento quando questo raggiunge un
minimo di stabilità. Possono essere adoperati per un minipercorso, ma
anche come incontri isolati, per creare una presa di coscienza e dare una
impostazione cristiana a chi parte nel cammino dell’amore.
2. Un sussidio per accompagnare il cammino
3
Si intitola “Il corso dell’amore” ed è curato dall’Azione Cattolica. Se il
cammino del fidanzamento dura parecchi anni è inutile lasciare tutti questi
anni senza un accompagnamento evangelico aspettando l’ultimo periodo
prima del matrimonio. Il sussidio si propone di accompagnare almeno per
un biennio il percorso dei fidanzati aiutandoli a valorizzare in maniera
evangelica questa importante esperienza della loro vita.
3. Un sussidio per accompagnare “l’arrivo”
Quando il cammino di coppia si è ormai consolidato e i due hanno
deciso di sposarsi nasce l’esigenza di guardare esplicitamente al
matrimonio e alla vita di famiglia. Il terzo sussidio dal titolo: “Amarsi per
sempre” vuole aiutare i fidanzati nell’ultimo tratto di strada preparando
esplicitamente il matrimonio.
A CHI SONO RIVOLTI?
I sussidi sono rivolti ai sacerdoti e alle coppie accompagnatrici. Spetta
a loro adattarli alle singole situazioni poiché è impossibile prevedere in un
sussidio tutte le variabili e le necessità che si presentano nella realtà.
I sussidi escono in una “edizione provvisoria” perché vogliono essere
strumenti di lavoro. I vari operatori che li useranno potranno vederne gli
aspetti positivi, ma anche suggerire correzioni e integrazioni. Fra qualche
anno, con i suggerimenti di tutti, potranno eventualmente ricevere una
stesura più completa e definitiva.
COME USARLI?
Ciò che i Vescovi chiedono prima del matrimonio sarebbe
propriamente il terzo percorso. Ma l’esperienza dice che ci sono coppie di
giovani che chiedono qualcosa in più, chiedono che la loro esperienza di
fidanzamento sia accompagnata dalla fede e segnata dalla presenza del
Signore Risorto.
Tocca ai sacerdoti e agli operatori pastorali accompagnarli e “osare”
qualcosa in più in riferimento anche a tutti i fidanzati senza aspettarsi
ovviamente che tutti accolgano la proposta.
In un tempo come il nostro in cui la famiglia sta vivendo profonde
trasformazioni sarà un servizio importante e carico di futuro far scoprire ai
fidanzati e a tutta la comunità cristiana il “mistero grande” che l’amore
umano porta dentro di sé.
Don GAETANO POZZATO
Vicario per la pastorale
Gennaio 2006
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Introduzione generale
1. Amar-sì! «per sempre»
Il sussidio amar-sì! «per sempre» che qui presentiamo punta subito
molto in alto. La meta a cui deve mirare un itinerario di preparazione al
matrimonio/sacramento è di proporre – per il momento indipendentemente
dalla situazione in cui i due fidanzati si trovano quando si presentano per
chiedere di celebrare le loro nozze secondo il rito religioso – la
concezione cristiana dell’unione coniugale definita dal Concilio Vaticano
II quale «intima comunità di vita e di amore, fondata dal Creatore e
strutturata con leggi proprie» (Gaudium et Spes, 48). L’amore coniugale
che germoglia nel terreno spontaneo dell’esperienza dell’innamoramento
è tuttavia generato dalla libera scelta con cui un uomo e una donna
impegnano reciprocamente le loro persone e le loro vite in un mutuo patto
o alleanza coniugale. L’amore coniugale generato dalla libertà si
caratterizza come un amore pienamente umano. Esso – come afferma il
Direttorio di Pastorale Familiare – coinvolge le persone, che così
coscientemente si legano, nella loro «“totalità unificata” di spirito e di
corpo», e possiede «le note e le esigenze della totalità, unità, fedeltà,
indissolubilità e fecondità come sue caratteristiche proprie, native e
ineliminabili» (n. 10).
Tutto questo vuole esprimere in sintesi il titolo del sussidio. Esso
contiene e manifesta il fondamento dell’esperienza coniugale che risiede
nell’amore umano. Il ‘sì’ unito al verbo ‘amare’ intende mostrare sia la
reciprocità dell’amore in quanto esso caratterizza il verbo come riflessivo,
ma allo stesso tempo la libertà con cui si intende rispondere all’amore
dell’altro. Il ‘sì’, infatti, esprime sempre la positività della risposta ad un
invito, ad una vocazione. Il ‘per sempre’ poi, intende segnalare la durata
nel tempo di un’esperienza positiva, quella dell’amore, che si desidera non
sia consumata nell’attimo fuggente di un momento che passa, ma che
permanga. Chi vive a contatto con i fidanzati avverte fortemente che il
loro desiderio di sposarsi scaturisce dalla volontà di far permanere ‘nel
tempo’ che passa, quell’amore che si vorrebbe eterno, «per sempre»,
appunto.
Proporre come meta finale un amore “per sempre”, può essere
avvertito nella cultura di oggi come controcorrente, ma non certamente
contro ciò che è in noi come autenticamente umano. Per andare incontro
all’uomo nella sua verità è necessario talvolta saper andare contro le mode
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culturali. Il Vangelo, infatti, è servizio dell’uomo in quanto uomo che in
Cristo scopre la verità su se stesso: «Cristo, che è il nuovo Adamo, – ci
istruisce la Gaudium et Spes – proprio rivelando il mistero del Padre e del
suo amore, svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la
sua altissima vocazione» (n. 22).
Se analizziamo in profondità la genesi dell’esperienza dell’amore
troviamo che esso è originato dal ‘sì’. Il «sì» è la fonte da cui sgorga
l’amore dei fidanzati, ed è allo stesso tempo la ratifica di questo amore. È
un sì che contiene in germe la promessa della definitività. Tale promessa,
infatti, è presente nella formula con cui i due nubendi consacreranno il
loro patto d’amore nella sinfonia delle loro due voci: «Noi promettiamo di
amarci fedelmente, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e
di sostenerci l’un l’altro tutti i giorni della nostra vita».
Andando ancora più in profondità si scopre che il ‘sì’ all’amore è il ‘sì’
alla vita. La vita, infatti, nasce dall’amore come parola di vita: voglio che
tu esista. Ciascuno di noi è entrato nell’esistenza tramite questo ‘sì’
d’amore detto dai nostri genitori attraverso il gesto sessuale che esprime
allo stesso tempo l’amore e l’apertura alla vita come dono. La vita è un
dono che ci abilita all’esperienza della gratuità. Fin da bambini siamo stati
educati a dire grazie per un dono, un complimento, una lode. Il grazie
sancisce i rapporti tra persone che si stimano e si amano. La gratuità ci
porta alle radici del nostro essere: siamo stati chiamati all’esistenza da un
atto d’amore. Per questo l’amore è la verità del nostro essere. L’amore è
l’origine, lo scopo e la forza del nostro vivere a livello della nostra
dignità. L’amore detiene la chiave che apre lo scrigno delle nostre
domande fondamentali: da dove vengo?… dall’amore! dove vado?...
verso l’amore! chi sono?… sono l’amore! «Aperta manu clave amor,
creaturae prodieriunt» – afferma il grande teologo S. Tommaso –, le
creature scaturiscono dall’amore. Parafrasando Cartesio potremmo dire:
«amo, ergo sum», amo, dunque esisto!
Da questo punto di vista sono quanto mai illuminanti le espressioni di
Giovanni Paolo II nella sua prima enciclica in cui ha voluto presentare
Cristo come il redentore dell’uomo: «L’uomo non può vivere senza
amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è
priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non s'incontra con
l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa
vivamente» (Redemptor hominis, 10).
Preparare i fidanzati a «sposarsi nel Signore» è prepararli a scoprire
che il loro amore umano è destinato a ‘significare’ l’amore con il quale
Dio continua ad amare gli uomini, che il loro amore è sacramento di
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questo Amore e impegno a manifestarlo. Questa è infatti la missione della
famiglia che si fonda sul sacramento del matrimonio: «di custodire,
rivelare e comunicare l’amore, quale riflesso vivo e reale partecipazione
dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo Signore per la
Chiesa sua sposa» (Familiaris Consortio, 17).
Tutto questo vuole enunciare in estrema sintesi il sussidio che intende
caratterizzarsi come itinerario di fede finalizzato ad accompagnare i
fidanzati alla scoperta della meta altissima e affascinante a cui CristoSposo della Chiesa-Sposa li chiama e a sollecitarli a camminare
gradualmente verso di essa sostenuti dall’impegno delle proprie volontà e
rinvigoriti dalla grazia che il sacramento elargisce loro per riuscire in
questo impegno.
2. Un nuovo sussidio secondo le indicazioni del Vescovo
Il 6 agosto del 2001, festa della Trasfigurazione del Signore, il nostro
Vescovo ha firmato “Tre proposte per una pastorale di
accompagnamento” in cui figuravano rinnovate proposte per la
preparazione dei fidanzati al matrimonio. In esse si ricordava quanto
affermava il Direttorio di Pastorale Familiare: la pastorale
prematrimoniale «si trova di fronte a una svolta storica. Essa è chiamata
a un confronto chiaro e puntuale con la realtà e a una scelta: o rinnovarsi
profondamente o rendersi sempre più ininfluente e marginale».
In tali indicazioni veniva suggerita anche una proposta per
l’elaborazione di un percorso fidanzati diocesano, e veniva affidato al
Centro Diocesano di Pastorale Familiare il compito di predisporre delle
schede a servizio dei vari corsi che vengono programmati nelle parrocchie
e nella vicarie. Esse, come ricordava il Vescovo, non vogliono essere
“ingiunzioni dall’alto” o un “prontuario di regole da eseguire”
pedissequamente. Vogliono, al contrario, fornire un quadro di riferimento
per un cammino comune e condiviso. Il materiale qui fornito ha quindi
bisogno di essere ripensato, adattato e talvolta anche riformulato dagli
animatori dei corsi fidanzati, affinché i contenuti possano risultare
significativi e formativi per le persone concrete che vengono incontrate,
intercettando le loro storie, illuminandole con la luce della parola di Dio e
guidandole attraverso l’accompagnamento della Chiesa.
3. L’itinerario espositivo in tre parti
Il percorso proposto viene scandito in tre momenti, fatti seguire da
un’appendice:
La prima parte, intitolata “FIDANZATI OGGI” ha un taglio
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antropologico/relazionale; dopo un primo incontro introduttivo e di
conoscenza, vengono affrontati i temi riguardanti la coppia nella sua realtà
umana: 1. il tempo del fidanzamento; 2. il nostro amore; 3. il dialogo di
coppia; 4. c’è di più. Quest’ultima scheda apre l’orizzonte alla dimensione
specificamente sacramentale dell’amore di coppia e funge anche da
collegamento con la parte successiva.
Nella seconda parte, dal titolo “DISCEPOLI DEL SIGNORE
SEMPRE” viene proposto, alla luce della Parola di Dio, un cammino di
discepolato in chiave nuziale, dove si espone un percorso di riscoperta
della fede attraverso la lettura e la riflessione sulla Parola. A partire da
quei testi – che più di altri mettono in luce il rapporto di amore che Dio ha
intessuto con il suo popolo, nell’Antico e nel Nuovo Testamento con la
novità portata da Cristo – si cercherà di scoprire e sottolineare l’elemento
vocazionale e sacramentale del matrimonio. La centralità di questo
percorso sta proprio nell’aiutare i fidanzati a vedere la mano di Dio nella
loro storia attraverso i segni che Egli ha lasciato sulla loro strada,
superando la logica della casualità, oggi purtroppo così dominante.
La terza parte, “SPOSI DOMANI”, contiene tutto ciò che riguarda la
missione della famiglia ed è articolata sulla base della struttura stessa
dell’esortazione apostolica Familiaris Consortio. Si parla della famiglia
come comunità di persone, dei coniugi cooperatori dell’amore di Dio nel
trasmettere la vita, della famiglia fondamento della società e della sua
partecipazione alla missione della Chiesa.
Infine l’“APPENDICE”: qui trovano spazio quegli argomenti specifici
che riguardano la celebrazione delle nozze: i documenti da preparare, il
diritto di famiglia, la psicologia della coppia, l’educazione cristiana dei
figli, le politiche familiari, l’adozione e l’affido, l’uso dei beni e tutti
quegli argomenti che possono servire alla coppia per avere maggiore
consapevolezza del proprio ruolo nella Chiesa e nella società, oltre ad
alcuni spunti di riflessione sui frutti che vengono dal sacramento del
Matrimonio.
Queste tappe vengono scandite da celebrazioni che facciano percepire
ai fidanzati il senso della comunità, e alla comunità la presenza dei
fidanzati come soggetti attivi che stanno compiendo un cammino di fede
in vista di una nuova modalità della loro appartenenza ad essa, la modalità
di coppia e di famiglia. Il sacramento del matrimonio, infatti, specifica il
battesimo proprio su questo punto. I coniugi appartengono alla Chiesa non
più come ‘singoli’, ma come ‘coppia’ e in quanto tale rappresentano il
grande mistero dell’amore di Cristo-Sposo per la Chiesa, sua Sposa.
Al termine della prima tappa è proposta la presentazione alla comunità
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del gruppo di fidanzati che sta compiendo il cammino; una celebrazione
penitenziale al termine della seconda tappa; una giornata di spiritualità e
la benedizione dei fidanzati coronano il percorso.
A livello metodologico ogni unità si articola in tre momenti che
rimangono costanti per tutto l’itinerario. Essi sono:
• La vita ci insegna: pro-vocazione
• La parola ci dice: meditazione/riflessione
• Il futuro ci chiama: per la vita e per il gruppo
Il primo sguardo, intitolato “la vita ci insegna”, è rivolto alla realtà
umana che i fidanzati vivono. Ha un doppio scopo: il primo è di aiutare i
giovani innamorati a guardare con occhi diversi e possibilmente più
obiettivi la loro vita e la lettura che ne dà la società; il secondo è
contestualizzare l’argomento nella vita stessa dei giovani in modo da
comprendere che il cammino di preparazione non è isolato dal loro
quotidiano ma un luogo nel quale mettersi serenamente in discussione per
comprendere meglio la propria realtà.
Il secondo momento, “La Parola ci dice” è il confronto con la Parola
di Dio. Come per ogni cristiano, anche per i fidanzati essa è il fondamento
della propria vita. Vogliamo così offrire ai giovani un modo di avvicinarsi
a Dio attraverso le Parole d’amore che Egli ha da dire proprio a loro.
“Il futuro ci chiama” è, infine, la prospettiva nella quale realizzare
quanto si è visto a livello umano e alla luce nuova della Parola di Dio. Qui
viene presentata la ministerialità della coppia, cioè il modo proprio e
originale di annunciare l’amore di Dio, vivendo in pienezza il proprio
amore.
4. Favorire la soggettività
Nella preparazione dei fidanzati al Sacramento del Matrimonio va
tenuto presente in modo speciale il loro ruolo di annunciatori del Vangelo
secondo le modalità proprie degli sposi. Già dal Concilio Vaticano II e poi
nei documenti successivi, la centralità della famiglia nel suo ruolo di
soggetto unificatore della pastorale è sottolineata in diversi momenti.
“È necessario che la famiglia divenga il centro unificatore dell’azione
pastorale, superando la fase generosa, ma sporadica ed episodica, per
giungere ad una fase organica e sistematica. Un certo criterio settoriale o
individualistico ha finora guidato l’azione pastorale. Dovremmo passare
ad un criterio che abbia per oggetto la famiglia come comunità. La
famiglia deve inoltre divenire soggetto di pastorale, essendo i coniugi
dotati di grazie, di carismi e d’esperienze particolari” (Matrimonio e
9
Famiglia oggi in Italia, 16).
Nel Direttorio, inoltre, troviamo chiaramente definito il posto della
famiglia dentro l’azione pastorale della Chiesa:“In tale prospettiva, la
pastorale familiare, in modo organico e sistematico, deve assumere un
ruolo sempre più centrale in tutta l'azione pastorale della Chiesa, dal
momento che, di fatto, quasi tutti gli obiettivi dell'azione ecclesiale o sono
collocati entro la comunità familiare o almeno la chiamano in causa più o
meno direttamente. Sotto questo profilo, la famiglia è di sua natura il
luogo unificante oggettivo di tutta l’azione pastorale e deve diventarlo
sempre di più (cf. Matrimonio e famiglia oggi in Italia, 16), sicché dovrà
diventare abitudine acquisita considerare i riflessi e le possibili
implicazioni familiari di ogni azione pastorale che viene promossa. La
pastorale familiare, in altri termini, è e deve essere innestata e integrata
con l'intera azione pastorale della Chiesa, la quale riconosce nella
famiglia, non solo un ambito o un settore particolare di intervento, ma una
dimensione irrinunciabile di tutto il suo agire. (…)». (Direttorio di
Pastorale Familiare, 97).
Anche la nostra Chiesa di Verona in occasione del Sinodo Diocesano
ha riflettuto sulla famiglia all’interno dell’azione pastorale della Chiesa e
si è espressa affermando che: «la famiglia è un luogo fondamentale dove
la fede viene vissuta e portata dentro le diverse situazioni della vita, con
tutte le difficoltà e le opportunità che questo comporta; in forza del
sacramento del matrimonio, essa ha un suo compito privilegiato e delicato
nel formare alla fede. Va riconosciuto questo suo compito (ad esempio nel
modo di impostare la catechesi dell’iniziazione cristiana, nella
preparazione dei fidanzati al matrimonio, nel fare spazio a gruppi
familiari…); nello stesso tempo, sono da sostenere e accompagnare
adeguatamente quelle famiglie che vivono situazioni di difficoltà o di
povertà di vario genere. A tale scopo si dovrà valorizzare adeguatamente
nella pastorale lo specifico ministero delle coppie cristiane» (Libro
sinodale).
In quest’ottica la preparazione al Sacramento del Matrimonio è il
momento privilegiato nel quale aiutare i giovani a rendersi conto di questa
loro ricchezza e missione all’interno della vita della Chiesa. Il cammino
che è proposto vuole fornire ai fidanzati gli strumenti necessari per essere
in grado di costruire e vivere la propria realtà di famiglia in formazione
nella giusta prospettiva, nel modo che le è “proprio ed originale” (FC 50),
quale “intima comunità di vita e di amore”(GS 48), quindi una risorsa per
la Chiesa con il compito specifico di custodire, rivelare e comunicare
l’amore di Dio.
10
5. Indicazione metodologiche generali
Il presente percorso di fede intende far scoprire progressivamente ai
fidanzati la bellezza di amare come Cristo - lo Sposo (Mt. 22,1ss) della
Chiesa Sposa - per vivere poi consapevolmente la vocazione al
Matrimonio cristiano.
Da questa scelta di fondo scaturiscono alcune indicazioni
metodologiche per permettere ai fidanzati di diventare veramente
protagonisti - in quanto cristiani adulti in forza del battesimo e della
confermazione - del loro cammino di preparazione alle nozze. Ribadire il
“protagonismo” dei nubendi non significa lasciarsi guidare dallo
spontaneismo ma sottolineare la vocazione del cristiano che in quanto
battezzato è diventato figlio di Dio e quindi è parte di una famiglia
particolare: la comunità cristiana.
L’itinerario sarà quindi più incisivo se vissuto all’interno di
un’esperienza veramente comunitaria ed ecclesiale cioè attraverso un
"gruppo" guidato dalla presenza “ministeriale” di una o più coppie di
sposi e di un presbitero, espressamente demandati dal Consiglio Pastorale.
Preziosa anche la presenza di una persona consacrata.
Le indicazioni del Vescovo del 2001 propongono le scelte
medologiche alla base del presente sussidio:
«Dalla lettura della realtà che vivono coloro che chiedono di sposarsi in
Chiesa scaturiscono alcune scelte metodologiche, da offrire per non
perdere la sfida con le proposte culturali dominanti circa l'amore e il senso
della vita stessa».
I percorsi per fidanzati dovrebbero pertanto rendere i giovani
innamorati sempre più consapevoli del disegno di Gesù sulla loro vita di
coppia e per questo dovrebbero:
suscitare la partecipazione attiva e il "protagonismo" della coppia di
battezzati che chiedono di sposarsi nel Signore;
far conoscere ai giovani la bellezza del Matrimonio cristiano e
stimolarli ad accoglierne i doni attraverso la presenza e la
testimonianza di coppie di sposi;
favorire esperienze comunitarie e di spiritualità di coppia;
essere proposti per tempo (non a ridosso delle nozze ma almeno
qualche anno prima)».
Metodologicamente gli incontri dovrebbero pertanto:
a) essere animati in modo privilegiato da coppie di sposi, adeguatamente
formate;
11
b) essere strutturati come un gruppo;
c) favorire, attraverso discussioni, provocazioni ed altre tecniche di
coinvolgimento, la partecipazione attiva dei singoli;
d) sollecitare un costante dialogo e confronto della coppia sui temi
presentati sia durante che dopo gli incontri;
e) presentare in modo chiaro e facilmente comprensibile per il vissuto
dei giovani d'oggi il progetto di Gesù sull'amore coniugale;
f) prevedere momenti di fraternità (cene, feste, ecc.) e di incontro
amichevole tra le coppie partecipanti;
g) includere momenti di spiritualità di coppia (preghiera, celebrazioni
particolari, giornate di "ritiro", ecc.);
h) stimolare la formazione di una mentalità ecclesiale attraverso
l'incontro con altre vocazioni (sacerdoti, consacrati, suore, missionari,
diaconi, ecc.) e scelte di vita (celibato e verginità);
i) proporre momenti di incontro personale della coppia di fidanzati con
coppie di sposi animatori (colloquio di iscrizione, momenti di dialogo,
ecc.);
j) prestare attenzione alle esigenze delle singole coppie, proponendo
momenti di approfondimento per i più sensibili, anche dopo il percorso programmato, offrendo ulteriori occasioni di incontro e
orientando le coppie verso altri appuntamenti (incontri diocesani,
week-end per fidanzati, gruppi fidanzati, ecc.) anche in vista di una
apertura alla proposta di gruppi giovani sposi;
Inoltre, alla luce dell'attuale contesto socio-religioso, è opportuno:
k) considerare gli incontri come momento di ri-evangelizzazione e di
"nuovo annuncio" del messaggio cristiano anche in presenza di scelte
della coppia di nubendi non consone alla morale cristiana
(convivenze, rapporti sessuali prematrimoniali, ecc.).
Nel proporre un itinerario di preparazione al matrimonio cristiano è
opportuno tenere presenti i seguenti obiettivi:
valorizzare il tempo del fidanzamento come tempo di grazia e di
ricerca;
dare occasione ai partecipanti di verificare le dinamiche umane del
loro amore;
aiutare i giovani innamorati a rileggere la loro storia d'amore come
specifica vocazione e come segno della presenza del Dio d'amore;
12
annunciare la "buona notizia" dell'amore e la novità del Sacramento;
presentare i "compiti" del nuovo stato di vita cristiana;
aiutare i nubendi a celebrare in modo consapevole le Nozze, anche
conoscendo il nuovo Rito del Matrimonio.
6. Indicazioni metodologiche per l'uso del presente "sussidio"
Alla luce delle indicazioni metodologiche suesposte il presente
sussidio si propone quindi come strumento operativo, da adeguare alle
singole realtà ecclesiali.
Concretamente si propone che sia il Consiglio Pastorale a farsi
ufficialmente carico della preparazione dei fidanzati al matrimonio
cristiano, ridiscutendo le indicazioni del Vescovo del 2001 e le proposte
sinodali.
Le schede del sussidio si presentano quindi come materiale da
utilizzare in uno o più incontri.
Possono essere integrate con altri materiali e utilizzate con altre
metodologie al fine di perseguire gli obiettivi scelti.
Si sottolinea come lo scopo di un percorso educativo non sia la
"piacevolezza" o il "gradimento" degli incontri da parte dei partecipanti
ma il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Su questi obiettivi è bene aprire un dialogo sereno tra animatori e
fidanzati.
Ogni scheda è accompagnata da testi e provocazioni utili per avviare la
discussione. Inoltre sono presenti dei box contenenti indicazioni del
Magistero o alcuni spunti d’autore o indagini sociologiche. Si conclude
ogni scheda con la proposta di preghiera.
Si ricorda inoltre che un itinerario di fede è tale se supportato da
"testimoni" nella fede. Per questo è essenziale la presenza di coppie di
animatori e di presbiteri formati e preparati.
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Amar-Sì! «per sempre»
PARTE PRIMA
FIDANZATI OGGI
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Introduzione
L’evangelizzazione segue la logica dell’incarnazione. La Parola che
viene dall’alto si china verso di noi, incontra la nostra situazione,
intercetta i nostri problemi, risponde ai nostri desideri, orienta i nostri
cammini. Chi è chiamato a servire il ‘Vangelo della famiglia’ sa che «il
disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia riguarda l’uomo e la donna
nella concretezza della loro esistenza quotidiana in determinate situazioni
sociali e culturali» e che quindi per compiere tale servizio di
evangelizzazione ci si deve applicare «a conoscere le situazioni entro le
quali il matrimonio e la famiglia d’oggi si realizzano» (Familiaris
Consortio, 4). Ciò vale anche per coloro che si stanno avviando
all’esperienza del matrimonio e della famiglia nel cammino di
preparazione.
Questa prima parte del sussidio ha come obiettivo di aiutare i fidanzati
a conoscere in maniera riflessa la ricchezza umana e potenzialmente
cristiana della loro esperienza d’amore in vista degli impegni personali,
sociali, ecclesiali che si assumeranno con la celebrazione delle nozze. Il
fulcro della quattro schede proposte ruota tutto attorno al concetto di
amore, per riscoprirlo nella sua autenticità umana, scrostarlo da alcune
deviazioni culturali che lo hanno ridotto alla sua dimensione puramente
biologica e affettiva e individuare la sua dimensione più recondita ma
maggiormente feconda di felicità e benessere che consiste nella donazione
gratuita, secondo un insegnamento che ha bisogno di essere verificato alla
luce dell’esperienza coniugale, vale a dire che c’è più gioia nel dare che
nel ricevere, e che chi si perde nel mare dell’amore si ritroverà come
persona rinnovata e nuova, capace di un amore oblativo.
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Scheda 0/1
Conoscerci e incontrarci
Nella vita nessuno nasce maestro…
… ad amare si impara amando.
(Detto popolare)
► Obiettivo
Favorire un primo incontro tra le coppie di fidanzati allo scopo di presentare la finalità del
cammino proposto, la sua articolazione e gli atteggiamenti richiesti perché esso possa risultare
fruttuoso, arricchente e significativo.
► Contenuto
Esposizione del cammino di preparazione cristiana al matrimonio che viene offerto dalla
Comunità Cristiana come risposta adeguata e responsabile alla domanda dei fidanzati di
sposarsi in Chiesa.
► Suggerimenti metodologici
La scheda parte da un testo del Vangelo di Matteo che fa da cornice a tutto il percorso e che
intende mostrare la necessità di costruire insieme la futura casa della propria famiglia sulla
roccia solida della parola di Dio, luce che illumina e dà significato alla esperienza umana. La
sua lettura ai fidanzati può subito metterli sulla giusta lunghezza d’onda del percorso. Esso parte
dalla vita, la quale viene poi illuminata dalla Parola allo scopo di aiutare i fidanzati a progettare
il proprio futuro. Ciò richiede che sia stato fatto un primo momento di conoscenza con ogni
singola coppia dal sacerdote e dalla/e coppia/e animatrice/i. L’incontro dovrebbe avere un clima
di accoglienza per mettere subito a proprio agio i partecipanti. Si può concludere anche con un
piccolo rinfresco di benvenuto.
Il perché di questa proposta
Quando nella vita si devono prendere delle decisioni, vale la pena
fermarsi a riflettere e valutare bene cosa stiamo facendo. Molte scelte
sbagliate sono spesso il risultato di decisioni affrettate, di tentennamenti o
di incapacità di scegliere con determinazione e maturità affettiva.
Certamente decidere di condividere «per sempre» la propria esistenza con
un’altra persona è una delle scelte più importanti della nostra vita. Anzi!
La più importante e decisiva.
Amarsi, e successivamente decidere di sposarsi, sono scelte che
incidono in profondità in tutto il nostro modo di vivere.
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Per questo la Comunità Cristiana propone ai “suoi” innamorati di
riflettere, invitandoli inizialmente a interrogarsi sul significato della loro
esperienza amorosa, e in particolare sulla comunicazione, il dialogo di
coppia, i valori dell’intimità, della fedeltà, della dedizione totale e
dell’apertura alla vita, per vivere l’amore in pienezza e felicità.
Fermarsi e confrontarsi a due e con altre coppie, da la possibilità di
essere consapevoli della bellezza dell’amore che viviamo e stimola a
migliorare. Inoltre permette di imparare dal più grande “Amante” del
mondo (Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio fatto uomo) come amare: «Vi do
un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho
amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34).
La proposta di questo per-corso o cammino formativo
Questo percorso – come abbiamo ampiamente giustificato nella
introduzione – si articola in tre tappe (1. Fidanzati oggi; 2. Discepoli del
Signore sempre; 3. Sposi domani), che i fidanzati sono invitati a compiere
normalmente con altre coppie ed accompagnati da sposi e da un sacerdote
adeguatamente preparati.
La proposta offerta da questo strumento aiuta a riflettere sul senso del
fidanzamento e ad intravedere gioie e responsabilità della futura vita
matrimoniale.
È un percorso che gradualmente aiuta a rileggere l’esperienza
dell’innamoramento e che ci proietta verso una vita di coppia sempre più
consapevole e matura. Ma è anche un “cammino” che permette di scoprire
quanto Gesù (L’Emmanuele, il Dio-con-noi) è vicino ad ogni innamorato
e come sussurri ad ogni coppia una buona notizia: «l’amore è da Dio:
chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio» (1Gv 4,8).
Dimensione umana del mistero della Redenzione
L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere
incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato
l’amore, se non s’incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa
proprio, se non vi partecipa vivamente. E perciò appunto Cristo
Redentore – come è stato già detto – rivela pienamente l’uomo all’uomo
stesso. Questa è – se così è lecito esprimersi – la dimensione umana del
mistero della Redenzione. In questa dimensione l'uomo ritrova la
grandezza, la dignità e il valore propri della sua umanità. Nel mistero
della Redenzione l’uomo diviene nuovamente «espresso» e, in qualche
modo, è nuovamente creato. Egli è nuovamente creato! «Non c’è più
giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c’è più uomo né
donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù». L’uomo che vuol
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comprendere se stesso fino in fondo non soltanto secondo immediati,
parziali, spesso superficiali, e perfino apparenti criteri e misure del
proprio essere deve, con la sua inquietudine e incertezza ed anche con la
sua debolezza e peccaminosità, con la sua vita e morte, avvicinarsi a
Cristo. Egli deve, per così dire, entrare in Lui con tutto se stesso, deve
«appropriarsi» ed assimilare tutta la realtà dell’Incarnazione e della
Redenzione per ritrovare se stesso. Se in lui si attua questo profondo
processo, allora egli produce frutti non soltanto di adorazione di Dio, ma
anche di profonda meraviglia di se stesso. Quale valore deve avere
l’uomo davanti agli occhi del Creatore se «ha meritato di avere un tanto
nobile e grande Redentore», se «Dio ha dato il suo Figlio», affinché egli,
l'uomo, «non muoia, ma abbia la vita eterna».
In realtà, quel profondo stupore riguardo al valore ed alla dignità
dell'uomo si chiama Vangelo, cioè la Buona Novella. Si chiama anche
Cristianesimo. Questo stupore giustifica la missione della Chiesa nel
mondo, anche, e forse di più ancora, «nel mondo contemporaneo».
Questo stupore, ed insieme persuasione e certezza, che nella sua
profonda radice è la certezza della fede, ma che in modo nascosto e
misterioso vivifica ogni aspetto dell’umanesimo autentico, è
strettamente collegato a Cristo. Esso determina anche il suo posto, il suo
– se così si può dire – particolare diritto di cittadinanza nella storia
dell'uomo e dell'umanità. La Chiesa, che non cessa di contemplare
l'insieme del mistero di Cristo, sa con tutta la certezza della fede, che la
Redenzione, avvenuta per mezzo della croce, ha ridato definitivamente
all'uomo la dignità ed il senso della sua esistenza nel mondo, senso che
egli aveva in misura notevole perduto a causa del peccato. E perciò la
Redenzione si è compiuta nel mistero pasquale, che attraverso la croce e
la morte conduce alla risurrezione.
Il compito fondamentale della Chiesa di tutte le epoche e, in modo
particolare, della nostra, è di dirigere lo sguardo dell'uomo, di
indirizzare la coscienza e l'esperienza di tutta l'umanità verso il mistero
di Cristo, di aiutare tutti gli uomini ad avere familiarità con la profondità
della Redenzione, che avviene in Cristo Gesù. Contemporaneamente, si
tocca anche la più profonda sfera dell'uomo, la sfera – intendiamo – dei
cuori umani, delle coscienze umane e delle vicende umane.
[Redemptor hominis, 10]
Per il gruppo fidanzati
È importante, nel cammino che ci accompagna verso la celebrazione del
sacramento del Matrimonio, scoprire che il fidanzamento, come ogni altra tappa
importante della nostra vita, non va vissuto da soli, nel privato. Infatti essere
innamorati è un’esperienza che ci apre all’altro, ha una rilevanza sociale. Essere
innamorati è scoprire che la nostra vita va vissuta non più come “single” ma come
coppia, vale a dire nell’esperienza della comunione. Amare è scoprire che non si
è più soli… e che ci si realizza nel «dono sincero di sé».
La comunità cristiana ci propone allora un cammino insieme ad altre coppie
per condividere le gioie e le difficoltà del nostro amare. Ci propone un cammino
fatto di incontri tra coppie di sposi e di fidanzati e tra coppie e preti o religiosi.
21
L’esperienza di un per-corso per fidanzati ci aiuta a dare il vero volto alla
Chiesa che non è un’istituzione centrata sull’autorità, ma una comunità fondata
sull’amore: «Amatevi gli uni gli altri» ci dice Gesù.
Ci propone di riflettere sul nostro modo di amare e ci sollecita a scoprire che,
se ci amiamo autenticamente e liberamente, non è per caso, ma perché una mano
provvidente guida i cammini della nostra vita senza tuttavia compromettere la
nostra libertà.
In questo incontro:
vogliamo conoscere le coppie che condividono con noi questo percorso;
condividiamo e confrontiamo le motivazioni che ci hanno portato a
parteciparvi;
valutiamo la proposta ed il programma di questi incontri.
Per l’approfondimento
L'insegnamento della comunità
“Perché il «Sì» degli sposi sia un atto libero e responsabile, e l'alleanza
matrimoniale abbia delle basi umane e cristiane solide e durature, la
preparazione al matrimonio è di fondamentale importanza. L'esempio e
l'insegnamento dati dai genitori e dalle famiglie restano il cammino
privilegiato di questa preparazione.
Il ruolo dei pastori e della comunità cristiana come «famiglia di Dio» è
indispensabile per la trasmissione dei valori umani e cristiani del
matrimonio e della famiglia, tanto più che nel nostro tempo molti giovani
conoscono l'esperienza di focolari distrutti che non assicurano più
sufficientemente questa iniziazione.
I giovani devono essere adeguatamente e tempestivamente istruiti,
soprattutto in seno alla propria famiglia, sulla dignità dell'amore
coniugale, sulla sua funzione e le sue espressioni; così che, formati nella
stima della castità, possano ad età conveniente passare da un onesto
fidanzamento alle nozze. (Cfr. Gaudium et Spes n. 49)”.
(Dal catechismo della Chiesa Cattolica, 1632)
F.A.Q.: le domande ricorrenti sull'argomento…
1) Perché la Chiesa ci “obbliga” a fare questi incontri ?
Noi abbiamo chiesto alla Chiesa di sposarci nel Signore e la Comunità, prima
delle nozze, intende farci scoprire a quale grande dono andiamo incontro. Il percorso fidanzati è una specie di "istruzioni d'uso" per vivere l'amore da cristiani.
La «partecipazione ai corsi o percorsi di preparazione al matrimonio deve
considerarsi moralmente obbligatorio» (DPF 63) proprio per essere dei cristiani
22
innamorati consapevoli e felici.
2) Cosa c’entra la Chiesa con il nostro amore?
La Chiesa è la comunità di persone radunate attorno a Gesù Cristo, dove si cerca
di vivere l’amore seguendo il suo comandamento. La comunità cristiana è nata
dall’amore di Dio per l’umanità e vive dell’amore di Gesù: «amatevi gli uni gli altri
come io vi ho amati». Noi, come battezzati, siamo parte della Chiesa. E come
battezzati viviamo l’amore come un dono di Dio… Se la società odierna considera
l'amore come un fatto personale, che ognuno può vivere liberamente, come vuole,
la Chiesa ci ricorda l'origine ed il senso dell'amore vero.
3) Hanno senso questi incontri?
Sì, se li vivo in modo consapevole o critico, come occasione per prendere
coscienza di come vivo l'amore.
No, se li subisco come un’imposizione, come una cosa che "devo fare".
4) Come sono nati i “corsi fidanzati” nella Diocesi di Verona ?
Gli incontri per fidanzati hanno una lunga storia e tradizione nella nostra
Diocesi.
Nel dopo guerra, per iniziativa dell’Azione Cattolica e per l’intuizione e
l’impegno di alcune personalità (tra cui il prof. Zanotto, il dott. Trabucchi, e molti
altri) nasceva il Fronte della Famiglia trasformatosi in seguito, su indicazione di
mons. Giuseppe Carraro, giunto a Verona alla fine degli anni Cinquanta, in
Movimento d’Azione Familiare, a cui dava un assistente ufficiale nella persona di
mons. Salvetti.
In quegli anni nascono i primi consultori familiari e la pastorale a favore della
famiglia prende sempre più una struttura organizzativa.
Per quanto concerne la preparazione al matrimonio il Vescovo mons.
Giuseppe Carraro “dispose” negli anni ’70, con il documento “Sposarsi nel
Signore”, l’obbligatorietà dei “corsi per fidanzati” per coloro che volevano accedere
al matrimonio religioso.
In quegli anni nascono i corsi fidanzati strutturati in cicli di 6-8 conferenze di
"esperti" che approfondiscono alcuni aspetti dell'amore e del matrimonio. Alcuni
sussidi (ce ne sono ancora a disposizione al Centro) vengono promossi dal Centro
di Pastorale Familiare (BRUNELLI T. E N., Fidanzati verso il matrimonio, EDB,
Bologna 1982; CENTRO FAMILIARE, Amarsi e sposarsi nel Signore, Verona 1985;
BONETTI R. E NESTORI F., Mettiamoci le ali, Verona 1990; BONADIMAN C. E B.,
Radicati nell'amore. Itinerario per fidanzati in ricerca, Il Segno, Verona, 1992).
A seguito del convegno Diocesano sulla Famiglia del 1980 nasce il Centro di
Pastorale Familiare
Molti sussidi e proposte sono stati offerti recentemente dal Centro di Pastorale
Familiare, aprendo la strada a molte iniziative analoghe sorte poi in tutta Italia.
Nel 1989 sono iniziate le domeniche di spiritualità per fidanzati da cui hanno
avuto origine le odierne proposte per gli sposi.
Tra il 1994 ed il 2002 il CPF ha animato i week-end di spiritualità per fidanzati
23
oggi trasformati in domeniche di spiritualità, aperte anche alle giovani coppie.
Nel 1988 è iniziata anche l'esperienza delle proposte estive per fidanzati con la
“settimana residenziale” di Terzolas (TN), sfociata poi nei week-end estivi di questi
anni (Malcesine 2003, Cadine 2004 e Pieve di Cadore 2005).
Nel 1997 Verona ha ospitato il Convegno Nazionale sul fidanzamento
dell’Ufficio Famiglia e del Servizio Giovanile della CEI (i "Vescovi italiani"). In quel
periodo il CPF ha iniziato a proporre percorsi biennali per fidanzati e post-corsi,
attuati allora da molti vicariati.
Da molti anni sono poi proposti, a livello vicariale, "corsi di formazione" per
animatori per il rinnovamento delle iniziative parrocchiali.
Nel 2001 (cf il documento) il Vescovo padre Flavio Roberto Carraro
presentava gli orientamenti pastorali per il rinnovamento della preparazione al
matrimonio. Tali orientamenti prevedono che ogni per-corso per fidanzati sia
animato da sposi, sia strutturato per favorire l'incontro tra le coppie e indica un
programma degli incontri.
Su iniziativa del Vicario per la pastorale è iniziata una riflessione tra i Centri di
Pastorale Giovanile, Familiare e l'Azione Cattolica per una proposta di formazione
all'amore che accompagni i giovani "morosi" dall'innamoramento fino al
matrimonio con un cammino di "catecumenato".
La Parola ci dice
Come già è stato indicato nell’introduzione, la parola di Dio è
utilizzata in questo sussidio sotto tre angolature: come provocazione a
ripensare l’esperienza in profondità (prospettiva antropologica), come
annuncio di una buona novella (prospettiva teologica), come invito a
reimpostare la propria vita secondo nuovi criteri di comportamento ispirati
al Vangelo (prospettiva etica).
In questa prima parte, la parola di Dio è proposta come invito al
dialogo offerto ai fidanzati per sollecitarli a mettere a disposizione la loro
esperienza d’amore affinché Dio ne possa fare un “segno” o sacramento
del suo amore per l’umanità.
La Parola di Gesù
«Chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un
uomo intelligente che ha costruito la sua casa sulla roccia. È venuta la
pioggia, sono straripati i fiumi, i venti hanno soffiato con violenza contro
quella casa, ma essa non è crollata, perché le sue fondamenta erano sulla
roccia.
Al contrario, chi ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà
simile a un uomo sciocco che ha costruito la sua casa sulla sabbia. È
venuta la pioggia, sono straripati i fiumi, i venti hanno soffiato con
24
violenza contro quella casa, e la casa è crollata. E la sua rovina è stata
completa».
(Traduzione interconfessionale del Vangelo di Matteo, 7,24-27)
Il futuro ci chiama
Alla luce di questo primo incontro chiedetevi:
1. Con quale atteggiamento state iniziando questo cammino che vi
condurrà a celebrare le vostre nozze «nel» Signore?
2. Quali attese nutrite da questa esperienza di formazione? Provate
ad elencare e dare ad esse un nome.
3. Avete consapevolezza che questo cammino di preparazione
immediata alle nozze mira anche ad attivare, soprattutto in chi vive
lontano dalla Chiesa, il desiderio e la scelta di riappartenere ad
essa? Com’è il vostro rapporto con la comunità cristiana (nullo,
debole, saltuario, soddisfacente, partecipativo, o altro)?
Preghiamo:
A te affidiamo o Gesù il nostro amore…
(A conclusione di questo primo incontro si consegni ai fidanzati un foglio
bianco con scritto la prima riga qui sopra riportata, e li si inviti a fissare i
contenuti di una preghiera da rivolgere a Dio creatore e interlocutore del
loro amore)
25
26
Scheda 1/1
Il tempo del “fidanzamento”
Ogni cosa ha un suo tempo
...e il tempo matura le nespole
(Proverbi popolari)
► Obiettivo
Favorire la consapevolezza di ciò che i fidanzati stanno vivendo allo scopo di suscitare una
prima riflessione sul senso dell'amore.
► Contenuto
A partire dall’analisi dei “modelli” di amore che la società ci propone, viene esposto il senso
cristiano del fidanzamento come «tempo di crescita, di responsabilità e di grazia»
► Suggerimenti metodologici
Questo incontro dovrebbe aiutare i fidanzati a leggere la propria storia di innamorati per
comprenderne il significato. Se possibile si può partire da alcuni fatti di costume riportati spesso
sui giornali in modo che le nostre riflessioni partano dall’attualità, anche se di natura effimera.
E’ opportuno, al fine di raggiungere l’obiettivo della serata, proporre il passaggio al senso
cristiano dell’amore e del fidanzamento nella maniera più gioiosa possibile, sottolineando che la
scelta di questo tipo di prospettiva è una scelta di felicità.
La vita ci insegna
a) Un tempo consumato, senza memoria e senza storia
Uno dei problemi del nostro tempo è senz’altro la frenesia con cui si vivono e si
consumano gli eventi e i fatti che toccano sia la vita personale che quella
dell'umanità.
b) Tutto scorre...
Sembra infatti che tutto scorra via, come la corrente di un grande fiume o come le
nuvole del cielo spazzate via dal vento. Quello che era ieri oggi non è più...
c) ... ma l’amore resta
L’esperienza di innamorati ci permette di capire che, tra tutte le cose che si
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provano, che si vivono e che si sperimentano, l’amore resiste a questa
mutevolezza. Anche se a volte siamo sospinti a concepire l’amore come qualcosa
di temporaneo, l’amore resta una delle più grandi esperienze della vita umana.
San Paolo ricorda che “L’amore non avrà mai fine” (1 Cor.13,8).
d) L’amore ci rende vivi!
In questo contesto culturale l'esperienza dell'innamoramento sconvolge la staticità
o la mutevolezza della vita!
L'amore è quindi un'esperienza fondamentale per la persona umana.
DEFINIAMO LE FASI DI UN RAPPORTO DI COPPIA
La nascita di una relazione (innamoramento)
Stiamo assieme perché siamo innamorati.
L'innamoramento è caratterizzato da uno stato emotivo che si accompagna ad
alcune modifiche nel comportamento e – secondo alcuni studi – anche a livello
ormonale e fisico. In pratica l’altro/a suscita in noi interesse, mi “colpisce”, mi
“interessa” e mi “piace”.
Quattro momenti caratterizzano il nostro modo d’amare:
1 ... il momento del “mi piaci”
2 ... il momento del “ti voglio bene”
3 ... il momento del “ti amo”
4 ... il momento del “ti sposo”.
Le fasi dell’amore
Ogni relazione d’amore è pertanto caratterizzata da alcune fasi:
1. l’attrazione e il corteggiamento
2. l’incertezza e la verifica
3. l’innamoramento
4. il frequentarsi
5. l’esclusività
6. lo stare assieme
7. il fidanzamento
A cui poi seguiranno:
1. la preparazione al matrimonio
2. la celebrazione delle nozze
3. (coppia giovane)
4. l’intimità
5. l’amore sponsale e dei corpi
6. il dono della vita (fecondità)
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7. (coppia con bambini piccoli)
8. l’essere genitori
9. (coppia con figli adolescenti)
10. (coppia con figli adulti)
11. l’anzianità
12. il distacco (o la morte di uno dei coniugi)
La Parola ci dice
C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Guarda questa è una novità»? …
Per ogni cosa c'è il suo momento,
il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere
e un tempo per morire,
un tempo per piantare
e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per piangere
e un tempo per ridere,
un tempo per gemere
e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi
e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e
un tempo per astenersi dagli abbracci.
(Qoêlet, 1,10 e 3, 1-2 e 4-5)
Per l’approfondimento
Verificare il proprio percorso di “avvicinamento” al matrimonio.
Vivere un’esperienza di amore significativa è anche confrontarsi con il
matrimonio o almeno con l’idea che tale evento si verifichi.
Tutta la letteratura “rosa” e i manuali d’oltreoceano su come conquistare l’anima
gemella, tingono in modo pittoresco questo confronto sul matrimonio. La realtà è,
fortunatamente, ben più seria di quella descritta nelle pagine della corrispondenza
sentimentale dei vari rotocalchi, e ci permette di dire che, sia nei maschi come
nelle femmine, c’è l’esigenza di affermare un legame che potrebbe sfuggire. C’è
chi lo fa mettendo in evidenza l’aspetto più sentimentale, chiedendo un rapporto
romantico e duraturo e chi invece, accelera i tempi per evitare che l’eventuale
rottura di un rapporto avvenga senza aver assaporato un legame più sensuale e
corporeo.
29
E' necessario confrontarsi sul futuro del legame affettivo, capire se l’impegno
che l’uomo e la donna mettono nella vita di coppia è un impegno fruttuoso. Oltre
a ciò è importante confrontarci su come noi due intendiamo affrontare questa
tappa della vita di coppia.
UN PO’ DI NUMERI SUL FIDANZAMENTO
Giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono ancora in casa con i genitori:
– nel 1998………………..…………………………..
58,8%
– nel 1990………………..……………………………
51,8%
Età media di prima occupazione per i giovani nel 1998….
24 anni
Età media dei giovani che si sono sposati nel 1998………
30 anni
(fonte: ns rielaborazione dati ISTAT, Rapporto Annuale, Roma, 2000. NB.:
dati relativi al 1998)
Periodo medio dello stare assieme prima del “fidanzamento” 11,7 mesi
(ci si frequenta per conoscersi)
Durata media del “fidanzamento” (prima del matrimonio e 49,2 mesi
successivo al periodo di conoscenza)
Totale del periodo vissuto assieme
60,9 mesi
Coppie che avrebbero preferito sposarsi prima
42,6 %
Di quanti mesi (media)
7,5 mesi
Motivi che hanno ritardano il matrimonio:
Casa non disponibile ……………………..
Mancanza di tranquillità economica …:….
Mancanza di lavoro sicuro………………..
Studio ……………………………………..
Troppo giovani ……………………………
Insicurezza ………………………………..
Opposizione delle famiglie ………………
Immaturità ………………………………...
Problemi sessuali …………………………
Altro ………………………………………
30
56,1%
45,3%
32,2%
19,6%
17,6%
12,9%
12,0%
9,9%
1,3%
27,2%
Fidanzati che hanno avuto un legame affettivo “significativo” precedente a
quello che si è concluso col matrimonio ……………….
35%
Perché il precedente legame affettivo si è concluso:
– per ostacoli esterni ……………………………. 18,7%
– per stanchezza ……………………………….. 17,3%
– per interesse per un altro/a …………………… 12,1%
– altri motivi ……………………………………. 51,9%
Fidanzati che hanno avuto un rapporto sessuale completo:
– prima del matrimonio e con l’attuale partner………… 70,6 %
– con un partner diverso da quello attuale …………….. 33,3 %
Tempo medio trascorso dalla conoscenza del partner al primo rapporto
sessuale completo …………………………………………… 23,4 mesi
(fonte: ns rielaborazione dei dati tratto AA.VV. Il fidanzamento: risultati di
un’indagine…, Il Segno ed., S. Pietro in Cariano (VR), 1991. – N.B.: dati relativi a coppie
sposate nel 1987)
Età del primo rapporto (giovani dai 20 ai 24 anni)
13/15 anni
16 anni
17 anni
18 anni
19 anni
Tra 20 e 24 anni
Vergini
16%
14%
19%
14%
14%
17%
5%
Importanza del sesso
È importante
È secondario
È importante se ci sono le condizioni
giuste
È fondamentale
45%
30%
20%
5%
Sesso solo con affetto ?
Si
No
Si può fare anche senza
31
35%
45%
20%
Fedeltà di coppia
Fedeli
Flessibili
Fedeli ma "possibilisti"
50%
25%
25%
Tradimento del partner
È condannato più quello “di testa”. E' accettato come un “dato di
fatto”.
(fonte: ns rielaborazione dei dati tratti da GARELLI F. I giovani, il sesso,
l’amore, Il Mulino, Bologna 2000 NB: indagine sui giovani da 20-24 anni)
La famiglia è (giovani tra 15-29 anni)
La cosa più importante della vita
Abbastanza importante
Poco o per nulla importante
85,6 %
13,2 %
1%
(fonte: ricerca CAVALLI–DE LILLO 1993)
IL TEMPO DEL FIDANZAMENTO
«...la coppia cristiana celebra il matrimonio nella Chiesa, esprimendo di
fronte a tutta la comunità la volontà di amore e di unità... A questa
celebrazione si giunge dopo un cammino di confronto con la Parola del
Signore, in cui si matura la comprensione del mistero che si è chiamati a
vivere e la consapevolezza degli impegni che si assumono.
Il fidanzamento è il tempo prezioso di questa crescita, tempo di grazia
nel quale più immediata e gioiosa è la scoperta dell’amore, che appare dono
gratuito e sorprendente. Ma è anche tempo di impegno e di cammino...
E’ il tempo in cui si costruisce quella compenetrazione di sentimenti e di
interessi, che sola consente di giungere a pronunciare con verità le parole
della donazione reciproca del patto coniugale».
(dal Catechismo dei Giovani/2 “Venite e Vedrete”, p.342)
Il futuro ci chiama
1. Da quanto dura il nostro fidanzamento?
2. Lo consideriamo come momento di verifica di vita - quasi un
percorso vocazionale?
3. Come giudichiamo questo tempo vissuto assieme?
32
4. Cosa desideriamo nel nostro fidanzamento?
5. Pensiamo al matrimonio come al futuro della nostra coppia?
6. Alla luce di quanto abbiamo discusso, cosa può cambiare nel nostro
modo di vivere questo tempo?
Proposta di preghiera al termine dell’incontro:
(Recitare insieme il brano della parola di Dio proposta nell’incontro)
33
34
Scheda 2/1
Il nostro amore
…l’amore è una cosa meravigliosa
► Obiettivo:
Favorire una riflessione profonda sull’amore in se stesso considerato e sul significato che diamo
ad esso.
► Contenuto:
I fondamenti dell’amore alla luce dell’autentica esperienza umana.
► Suggerimenti metodologici
Aiutare i fidanzati a riflettere sul loro amore può sembrare banale. Invece è importante invitarli,
attraverso questo momento, a dare un nome e ad individuare l’origine del sentimento che vivono
in modo che possano essere consapevoli del cammino che stanno percorrendo e delle mete verso
cui decidono di orientare la loro vita.
La scheda è strutturata in modo tale che alcune sue parti possono essere usate come foglio di
lavoro da consegnare ai fidanzati per una discussione in coppia o in gruppo.
Uno sguardo sull’esperienza
Proviamo a interrogarci:
L’amore è?
Amare per me significa?
Provo a scrivere i cinque aspetti più importanti dell’amore:
1……………………………………………………………………
2……………………………………………………………………
3……………………………………………………………………
4……………………………………………………………………
5……………………………………………………………………
Dopo esserci interrogati personalmente proviamo a definire assieme cosa è
l’amore per noi e su cosa si fonda.
L'AMORE
Definire cosa sia l’amore è difficile.
Con il termine amore oggi s’intendono molte cose che vanno dall’affetto
35
materno all’atto sessuale.
Questa confusione non aiuta due innamorati perché dietro ad ogni modo di
intendere l’amore vi è un’idea di coppia e una prospettiva sul suo futuro.
L’AMORE QUESTO SCONOSCIUTO
Ci amiamo davvero?
Quello che proviamo è amore autentico o è solo affetto o bisogno di qualcuno
accanto?
Queste sono le domande che spesso si pongono due giovani innamorati e alle
quali si cerca di dare risposta nel periodo dello “stare insieme” e del
“fidanzamento”. Queste domande relazionali (cioè che qualificano il modo di
amarci l’un l’altro) aprono ad altri interrogativi ben più profondi sull'amore:
Cos’è l’amore?
È emozione?
È sentimento?
CHIARIAMO ALCUNI EQUIVOCI
Ma cos’é l’amore: emozione, sentimento o movimento di ormoni?
L’uomo ha cercato da sempre di capire e definire il significato della relazione
uomo-donna, e più in generale, di definire il senso dell'amore umano.
1) Al rapporto di coppia e all’amore si è cercato di dare una risposta pseudoscientifica. Per la cultura attuale una relazione d’amore è una situazione
transitoria della vita che dipende da una emozione o da un flusso ormonale.
2) Al rapporto di coppia e all’amore si è cercato di dare una risposta univoca
e limitante con la psicanalisi. La banalizzazione della psicanalisi ha ridotto
l'uomo alla schiavitù delle pulsioni erotico-sessuali infantili.
3) Il rapporto di coppia e l’amore sono a volte fermati in un tempo preciso:
il tempo idilliaco, quello dell'innamoramento.
4) Il rapporto di coppia e l’amore non sono più funzionali alla società
postindustriale della globalizzazione. Gli schemi economici vorrebbero le
persone inserite nel grande mercato globale, disposte alla mutevolezza e senza
legami stabili di alcun tipo, capaci di adattarsi alle esigenze dei vari mercati (del
lavoro, dei consumi, ecc.).
5) Il rapporto di coppia e l’amore sono soggetti allo stress della vita odierna
e pertanto sono in crisi: lo dimostrano i dati allarmanti della provincia di Verona
36
dove mentre nell'anno 2002 sono stati contratti 3.930 matrimoni sono state
concesse 1.805 separazioni e 985 divorzi.
(fonte "Bollettino di statistica" della C.C.I.A. di Verona e "X Rapporto su Verona"
dell’ufficio documentazioni e studi della Curia Diocesana di Verona)
DIAMO UN NOME ALL'AMORE...
a) Quale amore?
Erich Fromm nel suo libro L’arte di amare elenca cinque tipi di amore:
l’amore fraterno, l’amore materno, l’amore erotico, l’amore per se stessi e
l’amore per Dio. Già gli antichi greci distinguevano l’amore in éros, filía, agàpe
e storghé. L’éros designava l’amore-bisogno caratterizzato da un’attrazione di
tipo sessuale, l’agàpe amore-dono e la filía l’amicizia. Con il termine “storghé” si
indicava invece il legame affettivo di tipo parentale.
b) Un amore-relazione
La parola “amore” deriva, dal greco háma (αµα), cioé “assieme”. Già
dalla radice del nome si capisce come amare significhi costruire relazioni. Nel
racconto biblico della Creazione, presente nel libro della Genesi, l’uomo e la
donna sono intimamente legati l’uno all’altro, svelando il senso dell'amore come
tensione all'unità, come essere assieme. Nel linguaggio giovanile comune essere
“fidanzati” è “stare assieme”. Questo nostro stare assieme qualifica e da un senso
alla nostra vita.
Ma come stiamo insieme?
Da dove nasce questo stare assieme?
Teoria dell’amore ed esistenza umana
Ogni teoria d’amore dovrebbe incominciare con la teoria di
un’esistenza umana. L’amore tra animali, o meglio, l’equivalente
dell’amore, non è che puro istinto: istinto che agisce anche nell’uomo.
Ma ciò che caratterizza l’esistenza dell’uomo è il fatto di essere emerso
dal regno animale, dall’istinto; esso ha dominato la natura, sebbene non
l’abbandoni mai; ne fa parte e tuttavia, una volta staccato dalla natura,
non può farvi ritorno; scacciato dal paradiso – vale a dire da uno stato di
armonia con la natura – i cherubini con la spada di fuoco gli
bloccherebbero la strada, se provasse a tornarci. L’uomo può andare
avanti solo sviluppando l’intelletto, cercando una nuova armonia,
un’armonia umana, invece di quella originaria, irrimediabilmente
perduta.
La soluzione completa sta nella conquista dell’unione interpersonale,
nella fusione con un’altra persona, nell’amore.
Il desiderio di fusione interpersonale è il piú potente. E' la passione
37
piú antica, è la forza che tiene unita la razza umana, la tribú, la famiglia,
la società. Il non riuscire a raggiungere questa unione significa follia e
distruzione. Senza amore, l’umanità non sopravvivrebbe un solo giorno.
Eppure, se chiamiamo « amore » la conquista dell'unione interpersonale,
ci troviamo in serie difficoltà. La fusione può essere raggiunta in diversi
modi, e le differenze non sono meno importanti di quanto v’è in comune
tra le varie forme d'amore. Ma sono poi tutte forme d'amore? Oppure
dobbiamo riservare la parola «amore » a una particolare unione, che è
stata la virtú ideale di tutte le grandi religioni e dei sistemi filosofici di
quattromila anni di civiltà orientale e occidentale?
(E. FROMM, L’arte di amare, Il Saggiatore, Milano 1980, pp. 21 e 32-33)
AMORE LIQUIDO, SOLIDO O GASSOSO
L’amore è stato paragonato, da un recente studio sociologico, ad un corpo
liquido che riesce ad adattarsi alle diverse forme dei contenitori dove è posto.
L’amore liquido fa vivere gli innamorati in una specie di «locanda emotiva a
metà strada tra la libertà del ‘frequentarsi’ e l’impegno di una relazione seria» (cf
Z. BAUMAN, L’amore liquido, Roma-Bari 2004, p. 16).
Ci impegniamo, ma non troppo, consapevoli che viviamo oramai dentro una
cultura del «mordi e fuggi», in cui la concezione dell’amore come vincolo che
dura «finché morte non ci separi» è decisamente fuori moda.
Noi invece riteniamo, riprendendo tale paragone, che l’amore sia l’unica
solida realtà su cui fondare un futuro stabile, una casa sulla roccia, senza la cui
sicurezza rimane compromessa la realizzazione della nostra felicità. Alcune volte
invece il nostro modo di vivere l’amore lo rende volatile come un gas, incapaci di
costruire relazioni vere, autentiche e soprattutto stabili che reggano all’urto delle
difficoltà.
Che consistenza ha il nostro amore?
È un “sentimento” volatile, si adatta o è solido?
IMPEGNARSI, MA NON TROPPO?
Un esperto della materia informa i lettori che «se vi impegnate, per
quanto alla leggera, ricordate che probabilmente state chiudendo la porta
ad altre possibilità romantiche che potrebbero essere più soddisfacenti e
appaganti». Un altro esperto è ancora più esplicito: «Le promesse di
impegno non hanno senso nel lungo periodo [...]. Come ogni altro tipo
di investimento, hanno alti e bassi». E così, se desiderate «instaurare
relazioni», mantenete le dovute distanze; se volete che il vostro stare
insieme sia appagante, non offrite o chiedete impegno. Lasciate sempre
tutte le porte aperte.
I residenti di Leonia, una delle Città invisibili di Calvino, direbbero,
se interrogati al riguardo, che la loro passione è «il godere delle cose
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nuove e díverse». Infatti, ogni mattina la popolazione «indossa vestaglie
nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta
ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall’ultimo modello di
apparecchio». Ma ogni mattina «í resti della Leonia di ieri aspettano il
carro dello spazzaturaio», tanto che vien da chiedersi se la vera passione
dei leoniani non sia invece «l’espellere, l'allontanare da sé, il mondarsi
d’una ricorrente impurità». Se così non fosse, non si capisce perché mai
gli spazzaturai vengono «accolti come angeli», benché il loro compito
sia «circondato da un rispettoso silenzio», cosa del tutto comprensibile:
«una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare».
Pensiamoci un attimo...
Non è che i residenti del nostro mondo liquido-moderno, proprio
come fanno gli abitanti di Leonia, dicono una cosa e ne pensano
un’altra? Affermano che il loro desiderio, scopo, sogno o passione è
«instaurare relazioni». Ma di fatto non sono forse soprattutto
preoccupati di come evitare che i loro rapporti si condensino e
coagulino? Davvero cercano, come dicono, relazioni durevoli, o
piuttosto non desiderano più di ogni altra cosa che quelle relazioni siano
superficiali e leggere di modo che se ne possano «disfare in qualunque
momento», alla stregua delle ricchezze di Ríchard Baxter, che dovevano
«poggiare sulle spalle come una mantellina»? In definitiva, che tipo di
consiglio cercano davvero: come cementare una relazione, o come –
qualora lo si volesse – mettervi fine senza danno e con la coscienza a
posto? Non esiste una risposta facile a tale quesito, per quanto vada
posto e continuerà ad esserlo fintanto che gli abitanti del mondo liquidomoderno continueranno a penare sotto il pesante fardello del più
ambiguo dei tanti compiti ambigui che sono chiamati quotidianamente
ad affrontare.
(Z. BAUMAN, L’amore liquido, Roma-Bari 2004, p. IX-X)
CHE COSA È AMORE
Che cosa è amore? Chiamo amore quell’esperienza intensa,
indimenticabile e inconfondibile che si può fare soltanto nell'incontro
con un'altra persona.
Non c’è quindi amore con una cosa astratta, con una virtù. Non c’è
amore solitario. L’amore suppone sempre un altro e si attua in un
incontro concreto. Per questo l’amore ha bisogno di appuntamenti, di
scambi, di gesti, di parole, di doni che, se sono parziali, sono tuttavia
simbolo del dono pieno di una persona ad un’altra.
Amore è dunque incontrare un’altra persona scambiandosi dei doni, è
esperienza in cui si dà qualcosa di sé e c’è più amore quanto più si dà
qualcosa di sé.
L’amore è un incontro in cui l’altro ci appare importante, in un certo
senso più importante di me: così importante che, al limite, io vorrei che
lui fosse anche con perdita dì me. Uno scopre dì essere innamorato
quando si accorge che l’altro gli è divenuto, in qualche modo, più
importante di se stesso. Per questo l’amore realizza qualcosa che
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potremmo chiamare un’estasi, un uscire da sé, dal proprio tornaconto:
una sorta di estasi in cui io mi sento tanto più vero e tanto più autentico,
tanto più genuinamente io quanto più mi dono, mi spendo e non mi
appartengo più in esclusiva.
(card. CARLO MARIA MARTINI)
La Parola ci dice
Se io so parlare le lingue degli uomini e degli angeli, ma non posseggo
l’amore: sono come una campana che suona, come un tamburo che
rimbomba. Se io ho il dono di essere profeta di svelare tutti i segreti, se ho
il dono di tutta la scienza anche se ho una fede che smuove io monti: se
non ho l’amore che vale?
Se distribuisco tutti i miei averi e come martire lascio bruciare il mio
corpo: senza l’amore niente ho.
Chi ama è paziente e premuroso. Chi ama non è geloso, non si vanta non
si gonfia di orgoglio. Chi ama è rispettoso e non va in cerca del proprio
interesse non conosce la collera, dimentica i torti. Chi ama rifiuta
l’ingiustizia, la verità è la sua gioia. Chi ama, tutto scusa, di tutti ha
fiducia, tutto sopporta, non perde mai la speranza. Cesserà il dono delle
lingue, la profezia passerà, finirà il dono della scienza, ma l’amore mai
tramonterà. Ora tre sono le cose che contano: fede, speranza, amore. La
più grande di tutte è l’amore.
(1 Cor 13,1-8.13)
Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.
Dal Cantico dei Cantici, 8,6-7
IL CANTICO
Il Cantico parte dall’eros, dall’amore di coppia nella sua pienezza
anche carnale, ma coinvolge molteplici iridescenze e va oltre. L’amore
umano pieno, dove corporeità ed eros sono in comunione, senza
svaporare in sigla spirituale, giunge di sua natura a dire il mistero
dell'amore che tende all’infinito e può raggiungere il mistero divino.
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Persino lo scrittore Guido Ceronetti, nella sua discutibile e un po’
affannata interpretazione erotica del Cantico, deve riconoscere che «la
lettura erotica non ha senso se il letto degli amori non è rischiarato da
una piccola lampada che rischiari, attraverso quei trasparenti amori, il
Nascosto».
Inno molteplice e variegato dell’amore, il Cantico celebra umanità,
passione ed eros, ma anche la capacità dell’amore umano di essere
segno di infinito, di pienezza, di totalità. Piantato nella terra, l'amore
umano autentico fiorisce e si ramifica nei cieli. Dove uomo e donna si
amano in modo vero e completo, là appare il mistero dell’Amore
supremo divino, capace di vincere anche la morte (8,6). Guai, però, a
spezzare il simbolo: avremmo solo corpi avvinghiati o angeli danzanti
e non l’armonia tra corpo e spirito nell’agápè, l’Amore pieno e
perfetto.
(G. RAVASI, Il bello della Bibbia I, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2004, 138139)
Il futuro ci chiama
Pensare all’amore di una coppia nel modo indicato in questa scheda aiuta a
rivedere la propria esperienza di innamorati ed a leggere quale tipo di amore
abbiamo vissuto fino ad ora. Proviamo a riflettere sulle provocazioni che
emergono dall’analisi sui vari tipi d’amore esposti sopra, e chiediamoci:
1. quale tipo di amore stiamo vivendo?
2. quanto il nostro amore è materno-paterno nei confronti dell’altro?
3. quali caratteristiche deve avere il nostro amore perché possiamo costruire
la nostra coppia solida e felice?
Preghiamo
Grazie Signore perché ci hai fatti incontrare,
perché hai acceso i nostri cuori col fuoco dell’amore!
Grazie per ……… (nome)
per la vita che abbiamo vissuto assieme,
e grazie per la vita che assieme
siamo chiamati a vivere.
Grazie perché questo amore ci sembra così forte
da non essere travolto
dalle difficoltà che quotidianamente ci assillano.
41
Grazie perché adesso i nostri occhi
vedono la bellezza di amare,
i nostri sensi percepiscono la presenza di un Amore
e la gioia dell’essere amati riempie il nostro cuore.
Grazie perché oggi, forse, possiamo imparare
che Tu sei Amore. Amen.
Coniugi egizi
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Scheda 3/1
Dialogo di coppia
► Obiettivo:
Aiutare ad apprendere l’arte del dialogare e la capacità di gestire in positivo i conflitti di coppia
► Contenuto:
Il dialogo come mezzo di comunicazione e di risoluzione dei conflitti
► Suggerimenti metodologici
Il tema del dialogo è fondamentale per aiutare i fidanzati a migliorare la comunicazione. Per la
ricchezza degli spunti offerti si può dividere questa scheda in due serate creando spazi di lavoro di
coppia e di gruppo che possono favorire l’abitudine al dialogo profondo e il confronto fra modi di
pensare diversi e magari distanti dal proprio.
La vita ci insegna
ESSERE IN RELAZIONE
Amare è l’arte di saper mettersi in relazione, cioè di entrare in intimità con
l'amato/a.
Amare significa quindi "comunicare": l'uomo è per se stesso un essere
comunicante.
La stessa gestualità espressa da due innamorati – gli abbracci, i baci, le carezze, il
tenersi per mano – è modo per comunicare reciprocamente sentimenti ed
emozioni.
Ogni relazione amorosa è caratterizzata da alcune fasi nelle quali si approfondisce
la comunicazione di sé all’altro.
Se vuoi approfondire questi argomenti vedi pag. 45.
COMUNICARE
a) I tipi di comunicazione
La comunicazione può essere verbale e non-verbale.
La comunicazione verbale si serve delle parole per esprimere idee, sentimenti,
richieste e risposte mentre quella non-verbale è costituita dai messaggi che
inviamo all'altro principalmente con atteggiamenti e comportamenti espressi dal
nostro corpo con gesti, sguardi…
La comunicazione può essere di tipo:
43
1.
2.
esplicita ed implicita
razionale o emozionale
b) Il modo di comunicare
(schema della comunicazione)
1
2
4
5
3
Ricevente
Emittente
6
7
8
Comunicare non è semplicemente “dire” qualcosa a qualcuno.
Comunicare è essenzialmente mettersi “in relazione” con un altro.
La comunicazione implica quattro passaggi fondamentali:
a) Intenzione (1) – Espressione (2) – Linguaggio (3)
(Analisi – Elaborazione);
b) Ascolto (3) –Interpretazione (4) (Analisi – Rielaborazione);
c) Risposta (5) (6);
d) Sintesi / intesa (7) (8);
Quando si intende comunicare qualcosa ad una persona si parte da una
intenzione cioè da una cosa importante da far comprendere all'altro/a es.: sento
che la mia vita senza lui non ha senso (1) Questo nostro pensiero va trasformato
in una espressione cioè in una forma di linguaggio /ad es. la parola TI AMO.
Questa espressione, (la parola "TI AMO" ) presuppone l'uso di un linguaggio
comprensibile dall'altro.
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Conoscere queste fasi ci permette di migliorare il nostro parlare in coppia.
Infatti dobbiamo sapere che, per dire qualcosa a qualcuno, dobbiamo passare
dall’idea da trasmettere alle parole adeguate per farci capire, cioè dobbiamo
utilizzare un linguaggio che il nostro interlocutore può comprendere.
Dobbiamo anche esprimere correttamente parole e modi per essere più
facilmente compresi. Ma l’importante è cogliere come ogni comunicazione
implichi la capacità di ascoltare, cioè di ricevere il messaggio trasmesso.
Questa connota la differenza tra il parlare ed il comunicare.
Comunicare significa trasmette all’altro le nostre idee ed intenzioni, senza
ambiguità comunicative ed attendere una risposta. Significa trasformare i nostri
pensieri, in parole e gesti facilmente comprensibili da chi ci ascolta.
Significa anche essere capaci di ascoltare cioè di cogliere cosa l’altro vuole
esprimere veramente nelle parole e nei gesti.
Chi comunica deve poi preoccuparsi di ascoltare a sua volta cosa
l'interlocutore coglie del messaggio trasmesso.
Mi interrogo:
1. Noi parliamo o comunichiamo?
2. So ascoltare?
3. Quando parlo sono "interessato" a dire il mio parere o sono capace
di ascoltare cosa pensa l'altro/a?
Ci interroghiamo come coppia:
Come comunichiamo tra noi?
DIALOGO E DISCUSSIONE
Nella comunicazione verbale è importante saper differenziare la discussione
ed il dialogo.
La discussione è la condivisione di pensieri, idee, valori e progetti, mentre il
dialogo è la condivisione di sentimenti e d’emozioni.
Nella coppia la discussione deve aprire al dialogo e il dialogo alla discussione.
E' importante capire che molti ostacoli alla reciproca comprensione nascono
dalle emozioni non espresse e non comunicate: paure, gioie, attese, timori,
speranze, sensazioni…
Dialogare è esprimerci reciprocamente le emozioni legate alla nostra vita.
Dialogare è discutere su progetti ed idee sapendo aprire all'altro/a il nostro
cuore. Dialogare è essere disposti ad ascoltare l’altro/a e a confrontarci assieme
sul nostro futuro.
45
ASCOLTARE
Per un dialogo soddisfacente è fondamentale saper ascoltare.
Secondo un proverbio irlandese Dio ci ha dato due orecchi e una sola bocca
perché l'ascolto è due volte più importante del parlare.
L'ascoltare infatti prelude la capacità di fare spazio all’altro nella nostra vita.
Per imparare ad ascoltare è necessario saper decodificare, cioè capire, cosa
l'altro vuole dirmi.
Per fare questo dobbiamo essere recettivi, cioè capaci di accogliere quanto
l’altro mi dice senza preconcetti: è essenziale prestare ascolto più al significato
che alle parole in sé, ascoltare più con il cuore che con la mente.
L'ascolto, cioè la capacità di accogliere quanto l’altro mi vuole esprimere, è
un atto di fiducia nell’altro che genera fiducia.
Mi interrogo:
So ascoltare con il cuore o sento solo le parole che lui/lei dice?
Quando lui/lei mi parla sono capace di capire cosa vuole dirmi o sono
solo preoccupato/a che finisca di parlare?
I CONFLITTI
Quando due persone si incontrano è naturale che possano sorgere dei conflitti.
Il conflitto nasce quando all'uno sembra che gli obiettivi, cioè le motivazioni,
dell’altro siano incompatibili con i propri. Nella sfera affettiva i conflitti sono
generati anche da paure indotte da comportamenti che sembrano lesivi delle
attese sulla coppia.
I conflitti sono momenti importanti nella vita di coppia. Infatti una bella
"litigata" può servire per ritrovare l'intesa su argomenti e questioni che non si
erano affrontate prima.
Il conflitto, infatti, può avere un ruolo positivo perché:
1) accelera i processi di cambiamento costringendo la coppia a modificare
comportamenti o atteggiamenti negativi;
2) favorisce il chiarimento su questioni non affrontate;
3) favorisce la conoscenza e la scoperta delle capacità di risolvere i
problemi;
4) promuove l'auto-aiuto della coppia.
In alcuni casi invece i conflitti, se degenerano spesso, sono frequenti e violenti
e non sono seguiti da chiarimenti, sono dannosi per la coppia perché possono:
1) provocare sospetto e sfiducia reciproca;
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2) impedire il dialogo perché caricano le discussioni di paura del litigio e di
emozioni negative;
3) amplificare le differenze e polarizzare le posizioni dell’uno e dell'altro;
4) sminuire l’autostima;
5) provocare atteggiamenti di vittimismo.
COSA COMUNICARE
Mi interrogo:
Chi sono io?
Chi è lei/lui?
Se veramente riteniamo che amare voglia dire comunicarsi l'un l'altro è
importante verificare di cosa dobbiamo "parlare" come coppia.
E' essenziale chiarirsi su noi stessi e sul partner e soprattutto evitare di crearsi
immagini distorte dell'altro/a.
Dobbiamo, con gradualità e sincerità, aprire all'altro/a tutta la nostra storia e tutto
il nostro cuore. In particolare su:
Area socio-ambientale
La famiglia, le abitudini, i valori, gli amici, i conflitti in casa, le amicizie e il
legame che ho con gli altri, i condizionamenti negativi, il lavoro, ecc.
Area delle convinzioni personali e dei desideri
Atteggiamenti davanti a situazioni importanti per la vita a due, valore del
denaro, significato della sessualità, disponibilità o chiusura di fronte alla vita
(figli), importanza del lavoro, progetti sull'educazione dei figli, svaghi e tempo
libero, rapporto da tenere con i parenti, disponibilità al volontariato, significato e
valore della religione, importanza di Dio e di Gesù sulla nostra vita, atteggiamenti
di fronte all'indissolubilità del matrimonio, se mi tradisci…
Per la coppia:
proviamo a fare personalmente l’elenco delle cose che non ci siamo mai
dette e poi le discutiamo assieme.
Se questo genera “litigi” provo a spiegare all’altro/a le emozioni che
provo.
Per il gruppo fidanzati:
Dialogo, discussione, comunicazione, conflitti sono momenti importanti della
coppia.
Proviamo ad evidenziare assieme cosa significa per noi dialogare e cosa
47
impedisce il dialogo di coppia.
Proviamo a confrontare il “bisogno di dialogo” che abbiamo come coppia
con le occasioni di dialogo nella vita di tutti i giorni.
Per l’approfondimento
L’uomo è un essere in relazione
È l’essere in relazione con l’altro, l’incontrare un individuo diverso da me che
costituisce psicologicamente l’io.
«l’io si costituisce nella relazione» (Emmanuel Lèvinas)
Progressivamente l’uomo si è caratterizzato come homo sapiens cioè come
l’essere pensante (famosa l’affermazione di Cartesio "cogito ergo sum", cioè
penso quindi sono), come homo faber cioè come essere capace di agire e di
modificare il mondo ed ora come homo creator cioè come inventore di novità e
padrone del proprio destino.
Ma ciò che caratterizza la felicità dell'uomo è la sua capacità di mettersi in
relazione con altre persone.
La felicità e l’equilibrio psicologico di una persona si misurano non sulla sua
intelligenza, né sulle sue capacità o sui risultati delle sue azioni ma sulle relazioni
che riesce a costruire.
Costruire relazioni è tessere legami affettivi che passano dall'amicizia
all'amore. L'incapacità di relazionarsi con gli altri produce odio, indifferenza o
l'asservimento dell'altro per soddisfare i propri bisogni.
Se Dio ci ha creati "maschio e femmina" (Gn 2,27) è per imprimere in noi lo
spirito di relazione che caratterizza la Trinità.
«Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen 1,26s):
chiamandolo all'esistenza per amore, l'ha chiamato nello stesso tempo
all'amore.
Dio è amore (1Gv 4,8) e vive in se stesso un mistero di comunione
personale d'amore. Creandola a sua immagine e continuamente
conservandola nell'essere, Dio iscrive nell'umanità dell'uomo e della
donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell'amore e
della comunione (cfr. «Gaudium et Spes», 12). L'amore è, pertanto, la
fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano.»
(Dalla esortazione apostolica "Familiaris Consortio" n. 11)
48
GLI “ERRORI” DEL DIALOGO
Quando cerchiamo di comunicare, le incomprensioni sono frequenti.
Per questo è importante che la coppia prenda coscienza che le interferenze,
cioè i disturbi nella comunicazione, sono comunque inevitabili per poi imparare a
gestirle a beneficio della coppia stessa.
E’ essenziale individuare che cosa non si comunica per tradurre quello che
sembra un muro invalicabile, l’incomunicabilità, nei singoli problemi specifici da
affrontare e risolvere nei modi e tempi adeguati.
Bisogna essere consapevoli anche delle interferenze per affrontarle, accettarle
e se possibile risolverle.
I più frequenti errori o interferenze nel dialogo sono:
Le interruzioni;
L’ascolto passivo;
Il divagare per non interagire;
L'incapacità di esprimersi.
Talvolta i malintesi nascono anche da una confusione sui livelli di scambio:
uno comunica sul piano intellettuale, l’altro su quello affettivo o spirituale o
corporeo.
Capita, ad esempio, che uno voglia raccontare cosa pensa e l'altra invece
desideri subito essere abbracciata. Altre volte l’ambiguità nasce dalla discordanza
tra comunicazione verbale e non verbale (è inutile dire che ci si ama voltandosi le
spalle).
Il più frequente motivo di confusione è nell’interpretazione del contenuto
della comunicazione. Si pensi a quante volte una battuta scherzosa può essere
colta come una battuta ironica e offensiva; oppure quando uno agisce
inconsciamente e l’altro crede che egli sia consapevole di ciò che fa.
Spesso all’origine di molte interferenze c’è il passato; situazioni non risolte
anche nell’ambito della famiglia d’origine possono dar luogo a difficoltà di tipo
comunicativo.
A volte anche le abitudini legate alle amicizie creano problemi di dialogo.
In alcune occasioni invece si può parlare di “blocco” della comunicazione,
cioè di incapacità di esprimersi e di ascoltare.
Questo si verifica quando, nella coppia, uno dei due partner:
1. tende sempre a colpevolizzare l’altro/a;
2. cerca di “comandare” e di prevalere;
3. chiede in modo pressante gratificazioni immediate;
4. non ha fiducia;
49
5.
6.
7.
8.
9.
richiede all’altro/a in modo pressante;
ha preconcetti sul modo di agire o di comportarsi dell'altro/a;
è succube dell’altro/a e cerca di assecondarlo sempre per evitare conflitti o
discussioni;
è ossessionato dai problemi e dai sentimenti dell’altro/a;
non si impegna nel risolvere i problemi perché si affida in tutto e per tutto
nell’attività dell'altro/a.
Per la riflessione personale.
Provo a verificare se ho la tendenza a "bloccare" il dialogo e la relazione.
1
2
3
4
5
Colpevolizzo l’altro cioè senza ascoltarlo
tendo a dargli colpe e responsabilità a priori
Chiedo in modo pressante “gratificazioni”
immediate
Cerco di “comandare” all’altro, cioè di
imporre le mie decisioni anche nella sua sfera
personale
Non ho fiducia in lui/lei
Cerco di far sì che si pieghi alle mie
esigenze
Preferisco assecondarlo perché ho paura
di perderlo/a
Sono ossessionato cioè preoccupato
eccessivamente dai problemi che l’altro può
esprimermi
Vedo in lui/lei solo un oggetto di piacere
Credo di sapere già cosa vuole dire e come
si comporterà
Spero che sia l’altro/a a sbloccare la
situazione. Io aspetto passivamente
ESERCIZI DI DIALOGO
Per migliorare la capacità di dialogo provo a:
1. avere fiducia dell'altro/a;
2. avere un atteggiamento positivo e mostrare interesse mentre l'altro parla,
anche con i gesti;
3. non avere preconcetti;
4. non interrompere l'altro/a se non per porre domande su ciò che non mi è
50
chiaro;
5. immedesimarmi nell'altro/a cioè capire il suo punto di vista e provare a
"mettermi nei suoi panni";
6. distinguere il messaggio dell'altro dalle sensazioni ed emozioni che mi
provoca;
7. decifrare il linguaggio non-verbale cioè i messaggi espressi dai gesti e dal
corpo;
8. essere paziente e comprensivo;
9. esprimere cioè ridire cosa abbiamo capito delle sue parole;
10. provare a dare una risposta a quanto capito.
PER ESSERE IN RELAZIONE
Per costruire una buona relazione di coppia non basta la buona volontà: è
necessario mettere in gioco se stessi, Per fare questo è importante non solo
conoscere l'altro/a ma soprattutto avere una buona maturità personale.
Infatti un rapporto di coppia maturo, che apre alla felicità si fonda su alcune
presupposti fondamentali che sono:
1.
2.
3.
4.
l’essere dapprima innamorati e poi amarsi;
la capacità di amare;
la libertà iniziale;
la maturità personale dei due innamorati.
B. di Autorealizzazione
III FASE
--B. di Stima
B. di Appartenenza
B. di Affetto
B. di Amore
II FASE
B. di Emergere
B. di Sicurezza
----------------------------B. fisiologici
La “piramide” dei bisogni
51
I FASE
Le tre fasi dello sviluppo della personalità.
Il comportamento e lo sviluppo della personalità sono collegati:
I FASE
a motivi e spinte di tipo biologico.
II FASE
alle stimolazioni ambientali.
III FASE
ai valori intellettuali, volitivi, morali, sociali e religiosi.
È necessario passare da comportamenti basati su bisogni fisiologici a
comportamenti rivolti alla realizzazione di sé e dell’altro.
La maturità umana.
La maturità personale è quindi è espressa dalle MATURITA':
– intellettuale
– volitiva
– affettiva
– sociale
– sessuale
– religiosa
La Parola ci dice
Il giovane Samuele continuava a servire il Signore sotto la guida di Eli.
La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano
frequenti. In quel tempo Eli stava riposando in casa, perché i suoi occhi
cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. La lampada di
Dio non era ancora spenta e Samuele era coricato nel tempio del Signore,
dove si trovava l'arca di Dio. Allora il Signore chiamò: «Samuele!» e
quegli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato,
eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si
mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuele!» e Samuele,
alzatosi, corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quegli
rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In
realtà Samuele fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli
era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a
chiamare: «Samuele!» per la terza volta; questi si alzò ancora e corse da
Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il
Signore chiamava il giovinetto. Eli disse a Samuele: «Vattene a dormire e,
se ti si chiamerà ancora, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti
ascolta». Samuele andò a coricarsi al suo posto. Venne il Signore, stette di
nuovo accanto a lui e lo chiamò ancora come le altre volte: «Samuele,
Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».
(1Samuele 3,1-10)
52
IL CARATTERE COMUNITARIO DELLA VOCAZIONE UMANA
Tutti gli uomini sono chiamati al medesimo fine, Dio stesso. Esiste una
certa somiglianza tra l’unità delle Persone divine e la fraternità che gli
uomini devono instaurare tra loro, nella verità e nella carità [Cf Conc.
Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 24]. L’amore del prossimo è inseparabile
dall'amore per Dio.
La persona umana ha bisogno della vita sociale. Questa non è per
l'uomo qualcosa di aggiunto, ma un'esigenza della sua natura. Attraverso
il rapporto con gli altri, la reciprocità dei servizi e il dialogo con i fratelli,
l’uomo sviluppa le proprie virtualità, e così risponde alla propria vocazione
[Cf ibid., 25].
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 1878-1879)
Il futuro ci chiama
Utilizzando gli spunti offerti dalla scheda verifichiamo come è il
nostro dialogo di coppia e come questo modo di comunicare può essere
fondamentale per il nostro futuro di sposi.
Preghiamo (Salmo 8)
O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.
Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l'uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell'uomo perché te ne curi?
Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi;
tutti i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della campagna;
Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
che percorrono le vie del mare.
O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.
53
Futuro
di Màrius Brossa
«La comunicazione
è il terreno su cui si gioca
ogni opportunità di incontro tra gli uomini con gli eventi,
dunque anche il futuro dell’umanità».
(GEORG GADAMER)
54
Scheda 4/1
C’è di più…
► Obiettivo
Scoprire la presenza di Dio accanto a noi e comprendere che è Lui che ci vuole innamorati
► Contenuti
La presenza di Dio nel nostro cammino di coppia; l’amore come vocazione
► Suggerimenti metodologici
Dopo un primo percorso introduttivo nel quale si è riflettuto sulla realtà della coppia alla luce del
proprio vissuto, vogliamo ora aiutare i fidanzati a leggere la propria storia alla luce della fede,
ponendo a tema quel “di più” che offre la proposta cristiana sull’amore dell’uomo e della donna.
La vita ci insegna
LAVORO DI COPPIA
a) Qual è stato il momento e il motivo ci ha fatto decidere di sposarci?
E di farlo in Chiesa?
b) Secondo noi Dio c’entra qualcosa con noi due?
c) Sentiamo la sua presenza nel nostro rapporto? Se si, che presenza
vi sembra?
d) Dio ci vuole innamorati, ci pensa così?
La Parola ci dice
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque
ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio,
perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio
ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, perché noi avessimo la vita
per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui
che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione
per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo
amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli
altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. Da questo si
conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del
suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha
55
mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque riconosce che
Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo
riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta
nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.
(1Gv 4, 7-16)
Dal Catechismo della Chiesa Cattolica
1604. Dio, che ha creato l'uomo per amore, lo ha anche chiamato all'amore,
vocazione fondamentale e innata di ogni essere umano. Infatti l'uomo è creato ad
immagine e somiglianza di Dio che è Amore. Avendolo Dio creato uomo e donna,
il loro reciproco amore diventa un'immagine dell'amore assoluto e indefettibile con
cui Dio ama l'uomo. E' cosa buona, molto buona, agli occhi del Creatore. E questo
amore che Dio benedice è destinato ad essere fecondo e a realizzarsi nell'opera
comune della custodia della creazione: “Dio li benedisse e disse loro: "Siate
fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela"” ( Gen. 1,28 ).
1605. Che l'uomo e la donna siano creati l'uno per l'altro, lo afferma la Sacra
Scrittura: “Non è bene che l'uomo sia solo”. La donna, “carne della sua carne”,
sua eguale, del tutto prossima a lui, gli è donata da Dio come un “aiuto”,
rappresentando così Dio dal quale viene il nostro aiuto. “Per questo l'uomo
abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una
sola carne” (Gen. 2,24). Che ciò significhi un'unità indefettibile delle loro due
esistenze, il Signore stesso lo mostra ricordando quale sia stato, “all'origine”, il
disegno del Creatore: “Così che non sono più due, ma una carne sola” (Mt. 19,6 ).
Dal Catechismo della Chiesa Cattolica
1617. Tutta la vita cristiana porta il segno dell’amore sponsale di Cristo e della
Chiesa. Già il Battesimo, che introduce nel Popolo di Dio, è un lavacro di nozze
che precede il banchetto di nozze, l’Eucaristia. Il Matrimonio cristiano diventa, a
sua volta, segno efficace, sacramento dell’alleanza di Cristo e della Chiesa.
Poiché ne significa e ne comunica la grazia, il matrimonio fra battezzati è un vero
sacramento della Nuova Alleanza.
Sull’amore c’è un progetto di Dio perché l’amore viene da Lui; Egli è
Amore.
Quando due giovani si incontrano la loro storia può sembrare simile a tante
altre che vediamo. Invece, alla luce di Dio e della sua Parola noi cristiani
scopriamo che non è un caso, un evento cosmico-miracoloso, un colpo di fulmine
la presenza dell’altro/a accanto a noi. Scopriamo che Dio ha pensato gli amori già
nati e pensa quelli che devono ancora prendere forma, nel suo disegno di salvezza
per l’umanità. Nel progetto di Dio c’è questo: che l’unione di due sposi sia piena,
eterna, feconda; sia anzitutto fonte di gioia.
E’ il progetto del matrimonio che la Scrittura rappresenta con la frase “e i
due diventeranno una sola carne”. E’ il disegno di Dio che si attua grazie
all’innamoramento iniziale e a tutto il lavoro di relazione che avviene fra i due
56
innamorati.
Ecco cosa significa essere chiamati a vivere l’amore, essere “vocati a..”
cioè chiamati a viverlo fino in fondo, gustandone le altissime vette che si
raggiungono assieme a LUI; ed è in questa esperienza che due innamorati gustano
un anticipo del paradiso.
Dal momento in cui abbiamo ricevuto il Battesimo siamo diventati figli di
Dio, siamo entrati a far parte del suo progetto di Amore.
Col sacramento della Confermazione siamo stati abilitati ad una
partecipazione attiva a tale progetto; con l’Eucaristia alimentiamo questa nostra
attività e con la Riconciliazione possiamo superare le difficoltà che incontriamo.
Con il Sacramento del Matrimonio, (come affronteremo in maniera
approfondita nella seconda parte di questo itinerario) ci prepariamo a ricevere e a
vivere, nella nostra realtà quotidiana, l’Amore di Dio e a diventarne LO SPECCHIO
E L’IMMAGINE, IL SIMBOLO REALE (cf Familiaris Consortio n.13)
Il futuro ci chiama
Dio ci affianca nel nostro cammino e ci invita ad essere innamorati.
Per la coppia
Proviamo a rileggere la nostra storia personale e a vedere come Dio ci
affianca…
Noi siamo "chiamati" da Dio a realizzare la nostra vita vivendo l'amore nella
coppia. Proviamo a vedere come potrà essere la nostra vita credendo che Dio ci
affianca.
Per il gruppo fidanzati
"AMOROMETRO"
Per dimostrare quanto detto finora con un esempio pratico, invitiamo il
gruppo fidanzati a trovare o inventare una unità di misura adeguata per misurare
l’amore che provano l’uno per l’altra: l’“amorometro”…
È possibile misurare l’amore?
O l’amore è qualcosa di così grande che passa attraverso di noi ma viene da
Dio e ritorna a Lui?
PREGHIERA FINALE
Signore, ti ringraziamo di averci dato l’amore.
Ci hai pensato insieme prima del tempo,
e fin d’allora ci hai amati così,
l’uno accanto all’altro.
57
Signore, fa’ che apprendiamo l’arte
di conoscerti profondamente;
donaci il coraggio di comunicarci
le nostre ispirazioni, gli ideali,
i limiti stessi del nostro agire.
Che le piccole inevitabili asprezze dell’indole,
i fugaci malintesi, gli imprevisti
e le indisposizioni non compromettano mai
ciò che ci unisce, ma incontrino, invece
una cortese e generosa volontà
di comprenderci.
Dona o Signore, a ciascuno di noi
gioiosa fantasia per creare ogni giorno
nuove espressioni di rispetto
e di premurosa tenerezza
affinché il nostro amore brilli
come una piccola scintilla del tuo immenso amore.
G. Perico
58
Ci presentiamo alla comunità
come coppie in cammino verso il Matrimonio
Presentazione alla Comunità
Obiettivi:
•
•
•
favorire la presa di coscienza che è la comunità che accompagna i giovani
innamorati al Matrimonio;
essere consapevoli che ci si sposa non per noi (egoismo) ma per essere a
servizio degli altri;
responsabilizzare la comunità circa l'impegno per la formazione delle nuove
famiglie.
Per la presentazione dei fidanzati alla Comunità parrocchiale.
Durante una celebrazione eucaristica domenicale è opportuno, all'inizio del
percorso, con semplici gesti, presentare alla Comunità i fidanzati che stanno
preparandosi al Matrimonio.
Si suggerisce di inserire durante le preghiere dei fedeli di tutte le S. Messe
della domenica una preghiera per i fidanzati.
(A seconda dell'opportunità, dopo la Liturgia della Parola, o al momento
dell'accoglienza.)
In piedi.
Tutti i fidanzati proclamano o, a loro nome, una coppia dice:
Fidanzati:
Noi (N e N), in piena libertà, liberi da condizionamenti e
dopo aver ricevuto il Battesimo e la Confermazione nel Signore,
chiediamo a questa comunità di fratelli e sorelle in Cristo
di accompagnarci nel cammino di verifica del nostro amore
con la preghiera e la testimonianza.
Noi intendiamo sposarci nel Signore
pertanto chiediamo alle coppie di sposi,
in virtù del loro ministero coniugale,
di aiutarci a scoprire la gioia di amare come Gesù.
Chiediamo a tutti di accettare la nostra fatica ad amare senza limiti
59
per diventare un giorno per tutti, se Dio lo vorrà,
sacramento dell'amore di Cristo sposo per la Chiesa.
Una coppia di sposi animatori dei fidanzati risponde:
Oggi il Signore, davanti a questi giovani ci invita a rinnovare la gioia di amare
e a confermare, come sposi, l’impegno di accompagnare gli innamorati
verso il Matrimonio.
A nome della Comunità noi sposi animatori ci impegniamo di seguire con il
sacerdote/i questi nostri giovani fratelli nel cammino verso un amore "senza
fine".
Tutti siamo invitati ad accompagnarli in questo cammino di preparazione
prossima (e qui è bene indicare le tappe del percorso fidanzati) iniziato il
giorno (indicare) e che prevede n° (indicare) incontri.
L’impegno di verificare alla luce del Vangelo i sentimenti reciproci di questi
fidanzati che oggi si presentano alla comunità non spenga, ma alimenti la
fiamma dell'amore che brucia nei loro cuori.
Il Celebrante risponde alla richiesta del gruppo fidanzati rivolgendosi a
loro, alle loro famiglie e alla Comunità con breve incoraggiamento nel
cammino verso il matrimonio. Potrebbe essere utilizzata una formula
come questa:
Cari giovani innamorati, a nome della Comunità di ( N ) e della Chiesa esprimo
la gioia di questo momento.
La presenza, davanti alla nostra assemblea, di giovani che decidono di
verificare il loro amore per viverlo nel nome di Cristo, dà molte speranze
alla comunità e al mondo.
I gesti che oggi compiamo non significano che siete obbligati a sposarvi ma che
in cuor vostro state verificando se il matrimonio cristiano è la via a cui il
Signore vi chiama per essere felici.
I vostri genitori sono chiamati per primi ad accompagnarvi in questa verifica
del vostro amore assieme agli sposi di questa comunità, che, rappresentati
dai vostri animatori, sono invitati con chiarezza e semplicità a testimoniarvi
il senso dell’amore cristiano.
Noi sacerdoti ci impegniamo a seguirvi nella direzione spirituale e nel
discernimento dei vostri sentimenti.
Preghiamo perché il vostro amore sia puro, perché possiate resistere alle
tentazioni del male e perché le basi che oggi ponete siano il fondamento
della famiglia che, se Dio vuole, formerete.
Breve momento di silenzio.
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Amar-Sì! «per sempre»
PARTE SECONDA
SEZIONE A
DISCEPOLI DEL SIGNORE SEMPRE
61
62
Introduzione
Dopo aver riflettuto, nella Prima Parte, sull’amore dal punto di vista
dell’esperienza umana, in questa Seconda Parte l’esperienza dell’amore
viene posta sotto la luce della «Storia della salvezza».
Per «Storia della salvezza» dobbiamo intendere l’autorivelazione di
Dio in Cristo. Essa, dopo il peccato dei progenitori, si struttura come una
storia di amore, in cui Dio è lo sposo che va in cerca della sua sposa,
l’umanità, per recuperarla al suo amore, per stabilire con essa una alleanza
che duri per sempre. Questa storia è fissata nella Bibbia, che è Parola di
Dio sotto forma di parola d’uomo.
C’è una stretta analogia tra la storia di due fidanzati che si dispongono
a celebrare il loro matrimonio come sacramento e questa «Storia della
salvezza». Essa, infatti, fornisce ad ogni storia d’amore una chiave di
lettura che permette di leggerne il significato in profondità. Il patto
d’amore con cui due battezzati stabiliscono fra loro la comunione per tutta
la vita è elevato alla dignità di riflettere sacramentalmente l’amore di Dio
per l’umanità, amore che è stato sancito una volta per tutte da Cristo sulla
croce. Il termine sacramento, attribuito al matrimonio, significa che esso
diviene il simbolo reale di questa nuova ed eterna Alleanza, sancita nel
sangue di Cristo. La relazione di Cristo-sposo con la Chiesa-sposa
fornisce così agli sposi forza e solidità, rivelando ad essi il disegno
creativo e redentivo di Dio e significato che da esso riceve il loro amore
per la realizzazione della pienezza della loro umanità.
Come il battesimo ci rende discepoli di Cristo in quanto persone
individuali, così il matrimonio rende discepoli gli sposi come coppia, vale
a dire come comunità di persone. Il discepolato diviene, per così dire,
nuziale, essendo gli sposi chiamati ad amarsi tra di loro come Cristo-sposo
ama la Chiesa-sposa, ossia di un amore fedele e indissolubile.
La «Storia della salvezza», come la storia di due fidanzati, ha il tempo
dell’innamoramento e della promessa (l’Antico Testamento) e il tempo
della realizzazione (il Nuovo Testamento).
Questa seconda parte del sussidio viene così suddivisa in due tappe.
Nella tappa A vengono proposte tre schede che sinteticamente riassumono
il tempo della preparazione, nella quale viene approfondita la radice
biologica e teologica del matrimonio (1 scheda), il significato
antropologico dell’alleanza (2 scheda) e, infine, il significato della
promessa che sfocerà poi nella celebrazione (3 scheda).
63
Ogni scheda parte da una «pro-vocazione» nel duplice significato di
provocare una riflessione a partire dall’esperienza, ma anche di far
avvertire che in ogni provocazione della realtà è contenuta la
fondamentale e nativa «vocazione» della persona umana a realizzarsi
nell’amore. Punto focale della scheda, però, è costituito dalla Parola di
Dio, con la quale i fidanzati sono invitati a prendere contatto diretto. Essa
è come un cammino verso la sorgente che, nella nostra società, può essere
certamente percepito come un cammino «controcorrente». La Parola di
Dio non lascia mai indifferenti e stimola riflessioni e prese di posizione.
La scheda, perciò, termina offrendo alcuni stimoli affinché la vita rimanga
fecondata dall’incontro con la Parola di Dio.
64
Scheda 1/2A
ED ERA COSA MOLTO BUONA
La radice biologica e teologica del matrimonio
Pro–vocazione
L’amore tra l’uomo e la donna, visto sotto il cono di luce del pensiero
ebraico-cristiano (l’autorivelazione di Dio in Cristo), mostra una duplice
radice: biologica (radicata nel corpo) e teologica (radicata in Dio).
Innanzitutto l’amore si radica nella nostra corporeità. Il nostro corpo è
un corpo sessuato che si esprime nella bipolarità maschile e femminile.
L’amore è acceso come da una scintilla dal nostro corpo e viene
inizialmente sperimentato come attrazione fisica verso l’altro sesso, che
affascina per la sua bellezza e per la promessa che esso porta con sé.
Tuttavia l’amore è una esperienza che va oltre nella direzione della
persona. Esso non rimane chiuso nella sfera del corpo, ma tende verso un
al di là, verso il mondo degli affetti e dei sentimenti, verso il mondo
dell’anima. È un amore con tutto «con tutto il cuore, con tutta l’anima e
con tutte le forze» (Deuteronomio, 6,5), in una parola, con tutto se stessi.
L’amore, così, come una freccia, attraversa il corpo, il cuore e l’anima.
L’amore fisico, l’amore affettivo, l’amore spirituale sono le componenti di
un unico e integrale amore, che è l’amore coniugale.
Nella prospettiva cristiana, l’amore umano non si ferma al corpo, al
cuore, all’anima, ma va ancora oltre nella direzione di Dio. Per il pensiero
cristiano, infatti, l’uomo non viene definito soltanto alla luce della
ragione, ma soprattutto della rivelazione.
IL «NOI» CONIUGALE IMMAGINE DEL «NOI» DIVINO
Il cosmo, immenso e così diversificato, il mondo di tutti gli esseri
viventi, è inscritto nella paternità di Dio come nella sua sorgente (cfr
Ef 3,14-16). Vi è inscritto, naturalmente, secondo il criterio
dell’analogia, grazie al quale ci è possibile distinguere, già all'inizio del
65
Libro della Genesi, la realtà della paternità e maternità e perciò anche
della famiglia umana. La chiave interpretativa sta nel principio
dell'«immagine» e della «somiglianza» di Dio, che il testo biblico
mette fortemente in rilievo (Gn 1,26). Dio crea in virtù della sua
parola: «Sia!» (p.es. Gn 1,3). È significativo che questa parola di Dio,
nel caso della creazione dell'uomo, sia completata con queste altre
parole: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza»
(Gn 1,26). Prima di creare l'uomo, il Creatore quasi rientra in se
stesso per cercarne il modello e l'ispirazione nel mistero del suo
Essere che già qui si manifesta in qualche modo come il «Noi» divino.
Da questo mistero scaturisce, per via di creazione, l'essere umano:
«Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio
e femmina li creò» (Gn 1,27).
(Lettera alle Famiglie, 6)
Secondo la ragione l’uomo è definito un animale che pensa, che parla,
che comunica in quanto possiede il logos. Aristotele – uno dei geni del
pensiero filosofico di tutti i tempi – definisce l’uomo «zoon loghikon»,
cioè un «essere vivente che possiede il logos», cioè la capacità di
«discorrere». Il pensiero, infatti, permette a noi umani non soltanto il
contatto fisico, ma anche quello spirituale, in quanto con la parola (logos)
noi possiamo varcare la soglia del corpo e andare dentro l’altro,
comunicando con il suo spirito, con la sua mente, dialogando con il suo
pensiero. Tra umani, l’amore ha quindi una componente razionale. Non è
solo ‘sesso’, ma anche ‘paroline dolci’ che diciamo all’amato/a, gesti
affettuosi che di solito le accompagnano. Il verbo «amare» ha la sua
traduzione verbale in «ti voglio bene», che significa: «io sento di essere
più me stesso quando tu stai bene», perché il tuo bene è il mio bene, il tuo
male è il mio male. Amare significa, allora, impegnarsi reciprocamente
per il bene. Il bene viene percepito come vita, e il male come morte.
L’amore quindi ci fa vivere.
Tutto quello che ci fa conoscere la nostra ragione, che pensa e che
indaga sulla nostra esperienza, non viene contraddetto dalla rivelazione,
ma viene ulteriormente fatto avanzare nella direzione del «mistero».
Mistero qui significa l’essere introdotti in un mondo di conoscenze che va
oltre la nostra ragione, significa essere fatti partecipe del mistero. Qui la
ragione è chiamata a credere attraverso l’atto della sua libertà.
Che cosa allora ci rivela il pensiero ebraico-cristiano a riguardo del
corpo, dell’uomo e della donna e dell’amore? La risposta a questo
interrogativo è contenuta in una espressione del primo libro della Bibbia,
la Genesi: «immagine di Dio». Questa espressione è la «chiave» per
66
rispondere ad un interrogativo esistenzialmente cruciale per tutti: «chi è
l’uomo?». Il commento esegetico del testo della Genesi che seguirà
espliciterà meglio nei dettagli i contenuti della rivelazione cristiana a
riguardo dell’origine divina dell’uomo e della donna e della radice
teologica dell’amore umano come riflesso dell’amore di Dio, il quale per
natura è amore (agape).
CANTO NOTTURNO
DI UN PASTORE ERRANTE DELL’ASIA
(di Giacomo Leopardi)
Che fai, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
[…]
Dimmi, o luna: a che vale
al pastor la sua vita,
la vostra vita e voi? dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso immortale?
[…]
Nasce l’uomo a fatica,
ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
per prima cosa; e in sul principio stesso
la madre e il genitore
il prende a consolar dell’esser nato.
Poi che crescendo viene,
l’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre
con atti e con parole
studiasi fargli core,
e consolarlo dell’umano stato:
altro ufficio più grato
non si fa da partenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
perché reggere in vita
chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura
perché da noi si dura?
Intatta luna, tale
È lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
e forse del mio dir poco ti cale.
[…]
Mille cose sai tu, mille discopri,
67
che son celate al semplice pastore.
Spesso quand’io ti miro
star così muta in sul deserto piano,
che, in suo giro lontano, al ciel confina;
ovver con la mia greggia
seguirmi viaggiando a mano a mano;
e quando miro il cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante favelle?
Che fa l’aria infinita, e quel profondo
infinito seren? che vuol di questa
solitudine immensa? ed io che sono?
[…].
Celebrare il matrimonio secondo il rito cristiano significa condividere
l’orizzonte di pensiero e di fede dentro cui questa celebrazione ha senso.
Oggi non è dato per scontato e acquisito che chi chiede il matrimonio con
rito religioso ne condivida anche tale orizzonte. Spesso non per esplicito
rifiuto, ma per ignoranza. I contenuti della fede cristiana o sono poco
conosciuti, o sono conosciuti solo per un vago ricordo del catechismo che
ci è stato insegnato da bambini ma che poi abbiamo abbandonato una
volta celebrata la cresima, oppure sono conosciuti in una forma
caricaturale o parziale che certamente non attira la nostra intelligenza a
farli propri e a impostare la nostra vita secondo il quadro di valori che essi
suscitano.
F.A.Q.
(FREQUENTLY ASKED QUESTIONS
OVVERO: DOMANDE FREQUENTI)
1. Qual è il disegno di Dio per l'uomo?
Dio, infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di
pura bontà ha liberamente creato l’uomo per renderlo partecipe della
sua vita beata. Nella pienezza dei tempi, Dio Padre ha mandato suo
Figlio come redentore e salvatore degli uomini caduti nel peccato,
convocandoli nella sua Chiesa e rendendoli figli adottivi per opera
dello Spirito Santo ed eredi della sua eterna beatitudine.
2. Perché nell'uomo c'è il desiderio di Dio?
Dio stesso, creando l’uomo a propria immagine, ha iscritto nel suo
cuore il desiderio di vederlo. Anche se tale desiderio è spesso
ignorato, Dio non cessa di attirare l’uomo a sé, perché viva e trovi in
lui quella pienezza di verità e di felicità, che cerca senza posa. Per
68
natura e per vocazione, l’uomo è pertanto un essere religioso, capace
di entrare in comunione con Dio. Questo intimo e vitale legame con
Dio conferisce all'uomo hi sua fondamentale dignità.
(DAL COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA )
Cerchiamo allora in questa scheda di rivisitare la radice dell’amore
coniugale che viene sancito dal sacramento del matrimonio alla luce della
rivelazione cristiana proponendo un passo della Bibbia che rivela l’origine
dell’uomo e della donna e della chiamata a vivere l’esperienza dell’amore
come esperienza rivelativi di questa origine.
La Parola ci dice
E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza,
e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte
le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.
Dio li benedisse e disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra».
Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su
tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il
vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti
gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo
ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco,
era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Genesi 1,26-31
Breve commento
Questo testo dell’Antico Testamento è il “primo racconto” della
Creazione: è posto all’inizio della Bibbia e dà una prima visione
dell’origine del mondo e dell’uomo. Presenta il “lavoro” di Dio che,
durante la settimana primordiale, forma il creato.
1. All’apice del “lavoro” creativo di Dio è posta la coppia: «maschio e
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femmina li creò». L’uomo è quindi caratterizzato da un genere sessuale
ben definito: maschio o femmina, di pari uguaglianza e dignità.
2. Gesù nel famoso dialogo con i «farisei che, per metterlo alla prova
gli domandarono “E’ lecito per un uomo ripudiare la propria moglie»
(Mc. 10,2) afferma «Dio li creò maschio e femmina, … sicché non sono
più due, ma una sola carne» (Mc. 6.8). Questo ci rivela l’esclusività che
l’uomo e la donna innamorati sono chiamati a vivere. Il racconto della
Genesi preannuncia il senso profondo del Matrimonio cristiano.
3. Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra
somiglianza». Se Dio nel creare l’uomo, maschio-femmina, si è ispirato
alla propria immagine, non così ha fatto con animali, piante e cosmo…
Questo ci riporta alla dimensione “trascendente” dell’uomo che non è solo
l’essere pensante, razionale o “che fa”. Dio intende creare qualcuno che
nel creato lo rappresenti in modo concreto ed efficace!
Se Dio nella creazione dell’umanità si è ispirato a ciò che Egli è, allora
significa che il dinamismo della coppia è simile al dinamismo trinitario.
Uomo-maschio e donna-femmina sono attratti l’uno dall’altra, si amano e
vivono un’intensità di relazioni così come Dio Padre si relaziona al Figlio
nello Spirito.
Ne consegue che la sessualità, che caratterizza la differenza tra
maschile e femminile, non è quindi lo spazio della “diversità”, della
“concupiscenza” o della “trasgressione” ma è forgiata per esprimere
l’immagine di Dio che, nella Trinità, è relazione amorosa che genera
unione, vita e gioia.
4. La coppia quindi non è fine a se stessa. Con il linguaggio semitico
del tempo, maschio e femmina sono invitati a rapportarsi con il creato e
con il futuro del mondo: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la
terra; soggiogatela e dominate…»
La coppia è chiamata a portare a termine l’opera creativa e creatrice di
Dio. L’uomo e la donna sono quindi invitati ad esprimere la fecondità del
loro rapporto, aprendosi alla vita e portando vita nel mondo. Dio nella
creazione dà un esplicito mandato alla coppia: «Siate fecondi … riempite
la terra». E’ l’apertura dell’amore ad una visione più ampia del “volersi
bene” e del provare emozioni piacevoli. La coppia è invitata ad assumersi
la responsabilità del futuro dell’umanità: « riempite la terra»
5. Riempirla o soggiogarla per diventarne padroni? No, Dio non è
“padrone” ma Padre. La terra va riempita e soggiogata con l’amore che è
all’origine e il “motore” sia della creazione, sia della coppia e soprattutto
della Trinità.
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6. E’ importante sottolineare il compiacimento finale del Creatore: «Dio
vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona». La coppia è,
nel racconto biblico della creazione, la massima espressione della
creatività di Dio e ciò che esprime la sua immagine: «cosa molto buona»
.
Ne consegue che per essere felici due innamorati dovrebbero guardare
a Dio, per vedere se stessi ed il loro futuro.
[Per l’approfondimento si consiglia la lettura di G. RAVASI, Il libro
della Genesi (1-11), Città Nuova, Roma, 1990, pp.38-43]
Per il gruppo
Parlare della radice dell’amore coniugale come è presentata nella
Parola di Dio rischia di essere un argomento difficile da affrontare con i
fidanzati per la paura di risultare troppo lontani dalla loro realtà e dalle
conoscenze di fede in loro possesso. Si tratta quindi di utilizzare questo
momento per rivisitare le informazioni in possesso del gruppo e partire da
lì per portare il messaggio corretto.
Proponiamo ai fidanzati di scrivere tre definizioni (verbi, aggettivi,
immagini…) di Dio, che vengano dal loro modo di pensare e poi li
invitiamo a confrontare tali definizioni prima in coppia e poi a piccoli
gruppi che dovranno cercare di riassumere le varie idee. Riportiamo poi le
definizioni così ottenute in un cartellone e sottolineiamo quale volto di
Dio esce dal ritratto che ne hanno fatto i fidanzati. A questo punto
portiamo la riflessione su quella che è la natura stessa di Dio, cioè il Suo
essere relazione di Amore. Essere fatti ad immagine e somiglianza di Dio
allora significa avere dentro di sé la stessa capacità di amare. Non solo,
ma il fatto che Dio Padre ci ha creati maschio e femmina ci richiama alla
pari dignità e alla pari responsabilità dell’uomo e della donna nel costruire
la civiltà dell’amore, ciascuno secondo le proprie peculiari caratteristiche.
Il sacramento del matrimonio cristiano, infine, rende visibile agli uomini
questa realtà di Dio, l’essere relazione di Amore, e questa è la vocazione
fondamentale di ogni coppia.
Per la vita
•
Alla luce di quanto abbiamo riflettuto in questa scheda, viene a
galla la nostra condizione di “creature”, fatte ad immagine di Dio
71
che è Amore. Questo significa che ciascuno di noi porta in sé
l’essenza stessa di Dio che è la capacità di amare. Cosa significa
questo per la mia/nostra vita? Mi rendo conto che il mio amore ha
una radice che va oltre me stesso?
“Cuori come boccali dai quali si beve. Si può prenderli dal petto e
porgerli all’altro per bere. Si può dare in pegno il proprio cuore ad un altro
inserendolo in lui. Chi ama va in giro con un cuore altrui. Chi muore porta
con sé nella tomba il cuore di un altro e il suo continua a vivere in un’altra
persona” (Elias Canetti 1905 - 1994)
•
L’amore però non può rimanere solo un sentimento; esso
comporta una relazione, un andare verso, un “andare in giro con il
cuore di un altro”. L’amore, così, come una freccia, attraversa il
corpo, il cuore e l’anima. L’amore fisico, l’amore affettivo,
l’amore spirituale sono le componenti di un unico e integrale
amore, che è l’amore coniugale. Cos’è, per noi, l’amore coniugale
che nasce dal sacramento del matrimonio?
•
Che cosa significa per noi essere fatti ad immagine e somiglianza
di Dio?
La Parola di Dio che abbiamo ascoltato, tratta dal libro della Genesi,
evidenzia l’importanza di:
una sessualità caratterizzata dal binomio maschilefemminile;
l’esclusività del rapporto tra innamorati;
la coppia come immagine di Dio;
la fecondità dell’amore;
il rapporto amorevole con il creato;
la bontà intrinseca della “coppia”.
Sono valori fondamentali del nostro amore e della nostra vita?
In che misura?
72
Scheda 2/2A
L’ALLEANZA
Dalla solitudine alla comunione
e dalla schiavitù alla libertà
Pro–vocazione
L’alleanza si stipula tra persone che vogliono perseguire un fine
comune. C’è però alleanza e alleanza. Non tutte le alleanze sono uguali.
Ci sono delle alleanze che sono ‘patti’, e alleanze che sono dei semplici
‘contratti’. I patti sono ‘per sempre’, i contratti sono ‘a termine’. Nei patti
entrano le persone, nei contratti entrano le cose.
Il matrimonio è un patto o un contratto? Posta così, la domanda
conduce ad una alternativa. Per quanto riguarda il matrimonio non c’è
vera e propria alternativa tra patto e contratto. Il matrimonio è un patto
che ha la forma giuridica del contratto. Il contratto, vale a dire la forma
giuridica nella quale esso è espresso, non esprime il tutto del matrimonio.
Dietro a questa forma ci sono le persone che entrano tra loro in una
relazione di alleanza. L’alleanza crea uno spazio nuovo dentro il proprio
cuore dove l’«io» e il «tu» possono abitare insieme.
LA VOCE CHIESE
Un uomo venne alla porta della sua amata e bussò.
Una voce chiese: «Chi è?»
«Sono io» rispose.
Allora disse la voce:
«Qui non c'è spazio abbastanza per me e per te».
E la porta rimase chiusa.
Dopo un anno di solitudine e privazione
l'uomo tornò e bussò.
Dall’interno una voce chiese:
«Chi è?»
«Sei tu» rispose l’uomo.
E la porta gli fu aperta.
JALAL AD-DIN RUMI
73
La storia tra Dio e l’umanità è una storia di continue alleanze, alleanze
promesse, alleanze ratificate, alleanze tradite, alleanze rifatte, fino
all’alleanza definitiva, l’alleanza sancita da Cristo attraverso l’offertà di sé
sulla croce quale vittima di amore.
LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA
La comunione tra Dio e gli uomini trova il suo compimento definitivo in
Gesù Cristo, lo Sposo che ama e si dona come Salvatore
dell'umanità, unendola a Sé come suo corpo. Egli rivela la verità
originaria del matrimonio, la verità del «principio» (cfr. Gen 2,24; Mt
19,5) e, liberando l'uomo dalla durezza del cuore, lo rende capace di
realizzarla interamente. Questa rivelazione raggiunge la sua pienezza
definitiva nel dono d'amore che il Verbo di Dio fa all'umanità
assumendo la natura umana, e nel sacrificio che Gesù Cristo fa di se
stesso sulla Croce per la sua Sposa, la Chiesa. In questo sacrificio si
svela interamente quel disegno che Dio ha impresso nell'umanità
dell'uomo e della donna, fin dalla loro creazione (cfr. Ef 5,32s); il
matrimonio dei battezzati diviene così il simbolo reale della nuova ed
eterna Alleanza, sancita nel sangue di Cristo. Lo Spirito, che il
Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l'uomo e la donna
capaci di amarsi, come Cristo ci ha amati. L'amore coniugale
raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità
coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi
partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si
dona sulla Croce.
(Familiaris Consortio, 13)
Già l’atto creativo di Dio costituisce una specie di alleanza, in quanto
la creazione è memoria del legame originario dell’uomo e della donna con
il creatore.
Dopo il peccato originale questa alleanza creaturale si è rotta e la
memoria dell’origine si è come dissipata. Ma Dio l’ha attivata
unilateralmente attraverso varie chiamate a cominciare da quella di
Abramo.
La chiamata che più ha segnato i rapporti tra Dio e l’uomo prima di
Cristo è stata la chiamata del popolo ebraico dalla schiavitù dell’Egitto ad
opera di Mosè.
Se nel testo della Genesi, che racconta la creazione dell’uomo e della
donna, troviamo la ragione del desiderio che è in noi di vivere nella
comunione, nell’alleanza tra il Dio dei padri e il suo popolo sul monte
74
Sinai troviamo la radice della nostra libertà.
L’esperienza dell’alleanza è un’esperienza di libertà. Legandosi ad una
persona «per amore» non si diventa schiavi, ma liberi. Il matrimonio tra
un uomo e una donna sancito dal patto coniugale costituisce una «via» alla
libertà, ad una condizione: che l’amore sia vero. Amore, libertà, verità
costituiscono le vie maestre per vivere un buon matrimonio e per
realizzare allo stesso tempo la propria individualità (l’«io») e il desiderio
iscritto nella nostra natura a vivere nella comunione (il «noi»).
Si tratta di scoprire il segreto tra libertà individuale e legame d’amore,
di modo che l’uno non annulli l’altro. Il matrimonio è il luogo dove questo
segreto potrà venir sciolto.
F.A.Q.
6. Che cosa Dio rivela all’uomo?
Dio, nella sua bontà e sapienza, si rivela all’uomo. Con eventi e
parole rivela Se stesso e il suo disegno di benevolenza, che ha
prestabilito dall’eternità in Cristo a favore dell’umanità. Tale disegno
consiste nel far partecipare, per la grazia dello Spirito Santo, tutti gli
uomini alla vita divina, quali suoi figli adottivi nel suo unico Figlio.
7. Quali sono le prime tappe della Rivelazione di Dio?
Dio, fin dal principio, si manifesta ai progenitori, Adamo ed Eva, e li
invita ad un’intima comunione con lui. Dopo la loro caduta, non
interrompe la sua rivelazione e promette la salvezza per tutta la loro
discendenza. Dopo il diluvio, stipula con Noè un’alleanza tra lui e tutti
gli esseri viventi.
8. Quali sono le tappe successive della Rivelazione di Dio?
Dio sceglie Abram chiamandolo fuori del suo Paese per fare di lui «il
padre di una moltitudine di popoli» (Gn 17,5), e promettendogli di
benedire in lui «tutte le Nazioni della terra» (Gn 12,3). I discendenti di
Abramo saranno i depositari delle promesse divine fatte ai Patriarchi.
Dio forma Israele come suo popolo di elezione, salvandolo dalla
schiavitù dell’Egitto, conclude con lui l’Alleanza del Sinai e, per mezzo
di Mosè, gli dà la sua Legge. I Profeti annunziano una radicale
redenzione del popolo e una salvezza, che includerà tutte le Nazioni
in una Alleanza nuova ed eterna. Dal popolo d’Israele, dalla stirpe del
re Davide nascerà il Messia: Gesù.
(DAL COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA)
75
La Parola ci dice
Aveva detto a Mosè: «Sali verso il Signore tu e Aronne, Nadab e Abiu
e insieme settanta anziani d'Israele; voi vi prostrerete da lontano, poi
Mosè avanzerà solo verso il Signore, ma gli altri non si avvicineranno e il
popolo non salirà con lui».
Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le
norme. Tutto il popolo rispose insieme e disse: «Tutti i comandi che ha
dati il Signore, noi li eseguiremo!».
Mosè scrisse tutte le parole del Signore, poi si alzò di buon mattino e
costruì un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù
d'Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di
sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.
Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò
l'altra metà sull'altare.
Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo.
Dissero: «Quanto il Signore ha ordinato, noi lo faremo e lo eseguiremo!».
Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il
sangue dell'alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte
queste parole!».
Esodo 24,1-8
Breve commento
Il brano della Parola di Dio è tratto dal libro dell’Esodo che narra la
storia del popolo di Israele dalla nascita di Mosè fino al patto di alleanza
con Dio. Un’alleanza che nasce da una storia “contrastata”, che passa
dall’euforia per la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto alla delusione del
deserto, fino al tradimento del vitello d’oro.
La scena si svolge in un contesto aspro e solitario, ai piedi del monte
Sinai, luogo del dialogo tra Dio e Israele. La comunità si riunisce per
ascoltare, dalla bocca di Mosè, le proposte di Dio e con entusiasmo stringe
un’alleanza di “sangue” con Dio.
E’ il culmine di una lunga storia d’amore! E’anche la prefigurazione
della nuova ed eterna alleanza di Gesù…
Dio corteggia il popolo prescelto, lo cura e gli riserva attenzioni, lo
attira a sé, lo scuote nel tradimento e gli propone un patto d’amore:
un’alleanza per sempre, un legame di “sangue” e non un semplice
“contratto”.
1. Alla base di una scelta d’amore vi è la libertà: non si può amare per
forza! «Tutto il popolo rispose insieme…»
76
Gli Ebrei scelgono liberamente di seguire Dio, di accettare la sua
proposta. Come un’innamorata si convince dal “corteggiamento”
dell’amante, così il popolo si dispone ad ascoltare per bocca di Mosè,
“messaggero” d’amore, le proposte di Dio. Un vero legame d’amore
presuppone sempre la libertà della risposta.
2. Da una scelta di libertà nasce l’entusiasmo del rispondere: «Quanto
il Signore ha ordinato, noi lo faremo e lo eseguiremo!».
Ascoltando una proposta d’amore si scopre che anche le cose
“impegnative” – i comandamenti – diventano belle e semplici perché
vissute per amare meglio... Una proposta che riempie la vita fa sempre
nascere la gioia. E’ così anche per ogni innamorata/o quando ascolta la
prima proposta dell’amato/a: ti voglio bene, “stiamo assieme?” …
3. Per “stare assieme” non è sufficiente una risposta emotiva o un sì
flebile. Nasce spontaneo impegnare la vita, dimostrare la volontà di creare
un legame duraturo. «Allora Mosè prese il sangue….».
4. «Ecco il sangue dell'alleanza». Nella cultura antica il sangue
rappresentava la vita. Mosè usa il simbolo del sangue per esprimere
l’impegno di creare un legame vero, vitale tra Dio e popolo. Anche noi
oggi usiamo dei simboli per dimostrare il nostro legame con l’amato/a: un
anello, un regalo, qualcosa di personale donato all’altro in pegno d’amore.
Simboli che, come una volta era per il sangue, vogliono dimostrare il
nostro legame profondo con la persona amata.
5.«Mosè prese la metà del sangue e la versò… sull'altare. ….»,
simbolo della presenza di Dio, «prese il sangue e ne asperse il popolo».
Questo per Israele significava che tra Dio ed il popolo vi era una
“consanguineità”: un legame di sangue, una nuova “parentela”, una
relazione non più di “convenienza” ma di familiarità.
Una vera “alleanza” non è un legame fondato sulla necessità (se
conviene e se mi serve) perché Dio non ha bisogno dell’uomo. Una vera
alleanza è fondata sull’amore che è dedizione, slancio affettivo, impegno a
vedere l’altro realizzato…
Gesù porterà a compimento questa “alleanza” dimostrandoci come si
vive un amore senza fine, versando il sangue sul Golgota e aprendoci al
futuro nuovo della Resurrezione.
L’amore, creando legami forti tra innamorati, porta ad avere uno stesso
futuro.
77
Per la vita
Si può parlare di alleanza nei confronti del matrimonio cristiano?
Certo, se al termine diamo la connotazione di contratto, questa non è
certamente la sostanza del sacramento che si celebra fra due battezzati.
Diversamente, se per alleanza intendiamo correttamente il patto d’amore
che i due stringono fra loro e che ha Dio stesso come garante allora le
cose cambiano radicalmente.
Amare significa impegnare il proprio futuro con l’amato/a!
L’amore vero impegna in un progetto di vita, chiede un
coinvolgimento totale, di anima e corpo, di passato e di futuro oltre che di
un impegno per il presente.
Amare significa condividere con l’altro/a i propri desideri, le proprie
aspettative, i propri sogni, le proprie ambizioni, oltre che i propri limiti e
le proprie difficoltà. Amare vuol dire prendere a cuore il futuro e quindi la
realizzazione dell’amato/a e fare di tutto perché desideri, aspettative,
progetti del partner siano condivisi, nel rispetto delle personalità
reciproche.
Pensare al proprio rapporto come ad un’alleanza di questo tipo, ci
avvicina al modo di rapportarsi di Dio con il Suo popolo.
L’amore come dono sincero di sé.
Avere un futuro comune non significa però un appiattimento dell’uno
sull’altro, per cui l’uno costringe l’altro a rinunciare alle proprie
aspirazioni, ma esprime lo sforzo di un donarsi all’altro in modo sempre
più profondo. L’orizzonte in cui si muove un innamorato non è quello
egoistico di un asservimento dell’altro alle proprie esigenze e aspirazioni,
ma quello propositivo di “vivere per” l’amato/a. La prospettiva però alla
quale due innamorati sono chiamati è ben più ambiziosa: è il superamento
delle singole esigenze per far spazio alle esigenze di un nuovo soggetto
comune, la coppia, che diventerà poi la base della famiglia.
L’amore quindi richiede che si progetti assieme il futuro
presupponendo il dono sincero di sé, non più “per” l’altro, ma “con”
l’altro. Amarsi, infatti, vuol dire cominciare a camminare assieme, mano
nella mano, e assieme donarsi in modo reciproco, consapevoli che questo
tuffarsi nelle braccia dell’altro significa contribuire a costruire un futuro
comune in un continuo rinnovo del proprio patto d’amore. In modo
sincero si dovrebbe, senza secondi fini, imparare a darsi all’altro con la
fiducia che anche l’amato/a sta cercando di fare altrettanto.
78
Oggi la coppia è legata solo dall’amore e solo l’amore costituisce il
vincolo che lega i due.
Ecco che tra la precarietà e il lungo tempo che caratterizza il
fidanzamento, la tentazione di vivere la sessualità in modo totalizzante, le
difficoltà che produce una progressiva autonomia personale, l’apertura
all’altro/a rende disposti a fare un “patto” una sorta di “alleanza” per
vivere in modo sempre più pieno l’amore.
Questo “patto” è riconoscere che senza l’amato/a la nostra vita sarebbe
inutile e sprecata, ma è anche scoprire che assieme siamo invitati a
costruire un futuro nuovo, entusiasmante, pieno di gioia che ci rende
felici, pur nella consapevolezza che le difficoltà ci sono comunque …
Questo “patto d’amore” si esprime prima nella promessa di fedeltà nel
periodo di fidanzamento e poi si concretizzerà nella promessa
matrimoniale di un’alleanza reciproca e infinita: l’amore per sempre!
Ci interroghiamo
“Amore, libertà, verità costituiscono le vie maestre per vivere un buon
matrimonio e per realizzare allo stesso tempo la propria individualità”.
Cosa pensiamo di questa affermazione?
• Quali promesse sono in grado di fare all’altro/a per il nostro
futuro?
• E ’ possibile “amarsi per sempre”?
• Siamo disposti a prometterci “amore per sempre”?
• Lo crediamo possibile?
• Quale posto trova Dio nella nostra coppia? Lo sentiamo
veramente come garante del nostro patto d’amore?
• Il Matrimonio è solo un’istituzione che legalizza l’amore oppure è
un vero “patto d’amore”?
•
La Parola di Dio che abbiamo ascoltato e tratta dal libro
dell’Esodo evidenzia le caratteristiche di un vero patto d’amore:
1. ha origine dalla libertà;
2. è fonte di gioia;
3. impegna, nell’oggi e nel domani, la nostra vita;
4. crea un legame indissolubile;
5. apre ad un futuro comune.
Il nostro amore è caratterizzato da tali elementi?
79
80
Scheda 3/2A
TI FIDANZERÒ
Il significato della promessa
Pro–vocazione
L’esperienza ci insegna che non si entra in un rapporto definitivo con
una persona in maniera improvvisa. I colpi di fulmine in amore possono
essere assai pericolosi e deludenti, se l’innamoramento – che si accende
nell’attimo dell’incontro – non viene messo alla prova della fedeltà e della
stabilità.
Sta qui il significato del fidanzamento. Il tempo del fidanzamento,
infatti, è tempo in cui gli innamorati verificano la tenuta della loro
relazione. Esso è il terreno in cui germoglia giorno dopo giorno la
promessa di un legame definitivo che verrà sancito nel giorno della
celebrazione del matrimonio.
Il fidanzamento fa crescere, rende responsabili, e per i credenti esso, in
forza del loro battesimo, può attingere ad una forza che è costituita dalla
grazia dello Spirito, la grazia sacramentale.
IL FIDANZAMENTO
TEMPO DI CRESCITA, DI RESPONSABILITÀ E DI GRAZIA
Il tempo del fidanzamento non è soltanto un momento di passaggio e
di preparazione a un futuro: è un tempo in se stesso importante. E'
tempo di crescita, di responsabilità e di grazia.
E' tempo di crescita: tempo nel quale si matura nella capacità di
vivere insieme; si costruisce la coppia; ci si allena alle fatiche, anche
psicologiche, della vita a due; si precisano, si condividono e si
consolidano le convinzioni in grado di reggere la convivenza di tutta
una vita; ci si affina nella conoscenza di sé, delle proprie doti e dei
propri difetti e nell'arte difficile del volersi bene e del comprendersi,
superando chiusure, passioni, egocentrismo. In una parola, è una
stagione della vita da riscoprire e ripresentare come importante
tirocinio della coppia di fidanzati nella maturazione spirituale del
rapporto affettivo.
E' tempo di responsabilità, innanzitutto in chiave vocazionale. E' un
momento per una prima chiarificazione nel discernimento della
chiamata personale a sposare quella persona; è una decisione che
lascia spazio a ulteriori verifiche in ordine al consenso per il patto
81
nuziale. E' una stagione della vita in cui i due fidanzati sono tenuti a
interrogarsi sulla loro vocazione al matrimonio e sulla loro reciproca
scelta.
In questa ottica, la loro responsabilità si esprime nel dare stabilità alla
loro relazione, anche sperimentando che il rapporto tra di loro è
nuovo e diverso: non è più soltanto una generica amicizia, ma si
indirizza verso l'esclusività e comporta impegni seri e nuovi anche se
non ancora definitivi. La stessa responsabilità esige di esprimersi
nutrendo e potenziando il fidanzamento con un amore casto,
attraverso l'accettazione e la futura promozione di una sessualità
propriamente umana, al servizio di quell'amore totale e fecondo tipico
dell'esistenza coniugale. Questo fa maturare i fidanzati «nella
reciproca conoscenza e nell'assimilazione vicendevole della
personalità; li guida nello sviluppo di una affettività delicata e
profonda; li rende capaci di dominio sull'istintività egoistica, nel
rispetto della dignità personale; li fa attenti a riservare solo al domani
il dono totale di sé, perché unicamente nel matrimonio esso
raggiunge la pienezza del suo significato».
E' tempo di grazia. Il fidanzamento, infatti, trae forza dal battesimo e
dalla stessa vocazione coniugale che attende di essere concretizzata:
è un tempo di formazione caratterizzato da una propria spiritualità; è
tempo di testimonianza e azione ecclesiale, con le caratteristiche di
una specifica solidarietà. Come tale, il fidanzamento è grazia: è un
dono di Dio comunicato ai giovani interessati. Con questo dono essi
sono resi capaci di maturare in un amore che è partecipazione a
quello di Cristo e che va sempre più acquisendo la sua misura, come
pure sono sorretti e guidati verso questo stesso ideale di amore. Nello
stesso tempo, il fidanzamento è occasione per vivere e crescere nella
grazia: si presenta come momento privilegiato di crescita nella fede,
di preghiera e di partecipazione alla vita liturgica della Chiesa, di
esperienza vissuta della carità cristiana, da parte di ogni coppia di
fidanzati e di tutti i fidanzati insieme.
(Dal Direttorio di Pastorale Familiare, nn. 41-42)
La promessa è chiamata a farsi strada tra mille difficoltà. È la stessa
vita che si incarica di mettere alla prova le relazioni umane. Bisogna
diffidare se durante il fidanzamento tutto corre liscio, se si vive come in
un paese incantato dentro un sogno che non ci fa più percepire le asperità
della vita quotidiana. Il risveglio, soprattutto se avviene dopo che ci si è
sposati, può essere assai traumatico.
Anche il rapporto tra Dio e il suo popolo, dopo i tempi dell’idillio, ha
conosciuto momenti di crisi, di tensione, di conflitto. Anche di rottura. Ma
dopo la tempesta torna il sereno, e tutto può ricominciare su una base più
82
solida di prima. E la promessa riprende forza. Ricomincia il suo cammino
con una certezza in più, che l’amore rende gli innamorati (Dio e il suo
popolo / l’uomo e la donna) capaci di superare tutte le difficoltà che si
parano davanti. Come afferma il Cantico dei Cantici «Le grandi acque
non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo» (8,7).
LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA
(di Giacomo Leopardi)
Passata è la tempesta:
odo augelli far festa, e la gallina,
tornata in su la via
che ripete il suo verso. Ecco il sereno
rompe là da ponente, alla montagna;
sgombrasi la campagna,
e chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato,
risorge il romorio
torna il lavoro usato.
L’artigiano ammirar l’umido cielo,
con l’opra in mano, cantando,
fassi in su l’uscio; a prova
vien fuor la femminetta a còr dell’acqua,
della novella piova;
e l’erbaiuol rinnova
di sentiero in sentiero
il grido giornaliero.
Ecco il sol che ritorna, ecco sorride
per li poggi e le ville. Apre i balconi,
apre terrazzi e logge la famiglia:
e, dalla via corrente, odi lontano
tintinnio di sonagli; il carro stride
del passeggere che il suo cammin ripiglia.
[…]
Nella vicenda del profeta Osea siamo davanti alla storia di un amore
che sa rigenerarsi di fronte ad ogni diversità e ridiviene capace di pensare
il futuro come promessa di fedeltà e di benevolenza. «Dove c’è una
volontà – afferma un famoso pedagogista – lì si apre una strada». Ecco
che cosa significa la promessa. La volontà di aprire strade verso il futuro.
83
F.A.Q.
n. 340: Che cosa insegna l’Antico Testamento sul Matrimonio?
Dio, soprattutto, attraverso la pedagogia della Legge e dei profeti,
aiuta il suo popolo a maturare progressivamente la coscienza
dell’unicità e dell’indissolubilità del matrimonio. L’alleanza nuziale di
Dio con Israele prepara e prefigura l’alleanza nuova compiuta dal
Figlio di Dio, Gesù Cristo, con la sua sposa, la Chiesa.
(DAL COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA)
La Parola ci dice
In quel tempo farò per loro un’alleanza
con le bestie della terra
e gli uccelli del cielo
e con i rettili del suolo;
arco e spada e guerra
eliminerò dal paese;
e li farò riposare tranquilli.
Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nella benevolenza e nell'amore,
ti fidanzerò con me nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore.
E avverrà in quel giorno
- oracolo del Signore io risponderò al cielo
ed esso risponderà alla terra;
la terra risponderà con il grano,
il vino nuovo e l'olio
e questi risponderanno a Izreèl.
Io li seminerò di nuovo per me nel paese
e amerò Non-amata;
e a Non-mio-popolo dirò: Popolo mio,
ed egli mi dirà: Mio Dio.
(Osea 2,20-25)
Breve commento
I “profeti” sono coloro che parlano a nome di Dio ed Osea per dire ciò
che gli comanda il Signore utilizza un linguaggio particolare: la sua stessa
esperienza di vita. E’ il primo profeta che utilizza la metafora nuziale per
84
descrivere il rapporto tra Dio ed il suo popolo: un rapporto contrastato e
contraddistinto da tradimenti, debolezze ed entusiasmi.
Osea vive nel VIII secolo a.C., in un periodo di corruzione, immoralità
e conflitti. Egli sposa Gomer una prostituta, «perché il paese non fa che
prostituirsi allontanandosi dal Signore» (Os. 1,2), e da essa avrà tre figli
dai nomi significativi: “Izreel” cioè Dio semina, “Non-amata” cioè quella
di cui non si ha compassione e “Non-popolo-mio”.
Ma Osea sposa Gomer per “redimerla” attraverso l’esperienza di un
«amore forte come la morte» (Ct 8,6). Cerca di riconquistare il cuore
dell’amata che continua a seguire i suoi amanti: «la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore» (Os. 2,14). Ecco che l’amore cambia la vita: «mi
chiamerai Mio marito, e non mi chiamerai più: Mio padrone» (Os. 2,16).
Inizia quindi un rapporto d’amore, fondato sull’intimità degli sposi, e non
più un rapporto “mercenario”, di prostituzione dettato dalla bramosia del
possesso, dal denaro e dalla subordinazione della donna all’uomo.
1. Questo nuovo rapporto crea una fase di serenità nella relazione. Una
rinnovata intesa permette di riallacciare i legami in modo autentico e crea
serenità e pace. Sia per la famiglia di Osea, lacerata dai tradimenti di
Gomer, sia per il popolo di Israele, dilaniato da lotte interne e dalle
lusinghe del culto di Baal, si apre un periodo di armonia.
L’amore permette di vedere e sperimentare la possibilità di una nuova
vita e «una terra nuova» (cf. Ap.21,1). L’amore crea l’armonia e cancella
conflitti profondi: «farò per loro un'alleanza… arco e spada e guerra
eliminerò dal paese».
2. « …e li farò riposare tranquilli». La ritrovata armonia tra gli
innamorati permette di assaporare la tranquillità. Chissà quante notti Osea
sarà stato turbato per i tradimenti di Gomer? Chissà quanti dubbi, quanti
ripensamenti per aver sposato una prostituta!
3. Queste armonia e tranquillità non placano però lo slancio d’amore di
Osea che intende ri-creare l’amore perduto e ritrovato: «ti farò mia sposa
…». Ma questa volta l’amore si fonda su basi nuove e su una nuova
scelta: «per sempre».
Un vero amore è definitivo, vissuto “per sempre”.
4. Osea quindi, come Dio, tiene fede alla sua promessa di amore. Non
per principio o caparbietà ma per amore. E come Dio è disposto a
ricominciare, sempre per amore. Ma con un impegno preciso: «ti farò
mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore».
L’amore, per portare alla felicità, richiede impegno. Amare significa
impegnare la propria vita a fianco della persona amata sulla base di un
85
progetto di vita.
5. L’impegno a vivere ogni giorno nella fedeltà e nella dedizione per
l’amato/a porta gli innamorati a gustare l’intimità: «ti fidanzerò con me
nella fedeltà e tu conoscerai il Signore».
Nell’Antico Testamento il termine “conoscenza” ha un significato
profondo che va, con varie sfumature, dall’intimità coniugale fino
all’intimità della sapienza. Conoscere il Signore significa che si entra in
un rapporto profondo con Dio, d’intimità e di amore vero, non più di culto
e di rispetto.
Per Osea un rapporto intimo, autentico e fedele tra innamorati permette
un rapporto profondo con Dio.
6. Un rapporto d’intimità deve aprirsi alla fecondità: « io risponderò
al cielo, ed esso risponderà alla terra; la terra risponderà con il grano,
il vino nuovo e l'olio.... ».
7. «… e amerò Non-amata; e a Non-mio-popolo dirò: Popolo
mio…». Per Osea l’amore rinnova la vita così profondamente fino a
trasformarne i “frutti”. L’amore permette di cambiare i nomi dei figli. Per
gli antichi il nome era sinonimo d’identità. I figli, frutto della
“prostituzione“, diventano il centro dell’amore. Anche Gomer cambia
perché da “prostituta” diventa vergine, fidanzata, promessa sposa. Nella
Bibbia, infatti, l’espressione « ti farò mia sposa » è utilizzata solo per le
vergini.
L’amore quindi apre ad una nuova vita.
Per la vita
Abbiamo visto che cosa è il fidanzamento cioè il tempo nel quale due
persone, che liberamente si sono scelte, verificano se il loro stare insieme
abbia un significato particolare, vada di là del semplice fare delle cose
insieme e possa avere un seguito "per sempre". In questo senso si può dire
che il fidanzamento è il tempo della pre-messa, del ciò che viene prima.
Abbiamo capito, inoltre, come già prima del matrimonio Dio sia
presente nell'amore che ha portato i due fidanzati a scegliersi e ad amarsi:
è Dio, infatti, che ha reso possibile il loro incontro. Lo stesso Dio è
presente e accompagna l'amore dei fidanzati anche se essi non lo sanno o
non ci pensano; è a Lui che tendono, consapevolmente o no, quando
pensano ad un amore eterno, per sempre; è Dio che alimenta in loro
l'amore, giorno per giorno, preparandoli al matrimonio. In questi primi
passi, è Dio che si fa vicino ai due innamorati e comincia a realizzare in
loro ciò che vuole completare con il matrimonio sacramento. Il
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fidanzamento è un tempo già ricco della presenza di Dio; non è solo un
tempo di attesa.
Oltre a questo il fidanzamento diventa anche il tempo della promessa,
cioè del dichiararsi pronti ad un impegno definitivo, che verrà sancito con
la celebrazione delle nozze. Promettersi uno all’altro significa impegnarsi
per un rapporto esclusivo che mette il bene dell’altro davanti a tutto.
Per il gruppo
Una proposta metodologica per affrontare meglio il tema di questa
scheda può essere la seguente.
Proviamo a chiedere ai fidanzati: che cosa significa per loro
promettersi uno all’altro?
Dopo aver raccolto le loro riflessioni, consegniamo loro un foglio nel
quale riportiamo il testo del rito del matrimonio nel quale i due si
scambiano il consenso e invitiamoli a riflettere sui termini.
“Io accolgo te
Come mio/a sposo/a.
Con la grazia di Cristo
prometto di esserti fedele sempre
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti
tutti i giorni della mia vita.
….Ricevi questo anello,
segno del mio amore e della mia fedeltà
nel nome del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo”
Quali sono i verbi che vengono utilizzati? Che cosa esprimono? Come
possiamo realizzarli in gesti concreti?
E’ importante sottolineare, alla fine della serata, come la promessa è
espressa in prima persona (si recita “io… prometto) e quindi l’impegno
non deve essere condizionato dai comportamenti dell’altro.
Inoltre tutto quello che viene promesso può essere realizzato non solo con
le nostre forze, ma “con la grazia di Cristo”! Come Osea presenta la
possibilità di ritornare ad un rapporto sincero e intenso di amore fra Dio e
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il suo popolo, in forza dell’alleanza che Dio stesso ha stipulato e alla quale
rimane fedele nonostante tutto, così fra gli innamorati è la grazia di Cristo
che offre la possibilità di superare la logica del ”se”, dove trova spazio
solo l’impegno personale commisurato a quello dell’altro, per cui io sarò
fedele se anche lui/lei lo sarà! La grazia di Cristo invocata come garante e
sostegno dell’amore dei due permette di passare dalla logica del “ti amerò
per sempre se…” al “ti amerò per sempre anche se…” .
La Parola di Dio che racconta le vicende “profetiche” di Osea, ci aiuta a
capire come l’amore trasforma la vita.
L’amore di Dio:
1. ricrea armonia;
2. dà serenità;
3. è definitivo;
4. impegna tutto;
5. esige intimità.
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CELEBRAZIONE PENITENZIALE :
“ CONVERTITEVI E CREDETE AL VANGELO ”
Mc 1,15
Questa celebrazione ha lo scopo di far capire ai fidanzati che parte essenziale
e permanente del compito di santificazione della coppia cristiana è l’accoglienza
dell’appello evangelico alla conversione. Il pentimento e il perdono reciproco,
che tanta parte hanno nella vita quotidiana, trovano il momento sacramentale
specifico nella penitenza cristiana.
Obiettivi:
• La vita spirituale del credente si alimenta soprattutto alla fonte
dell’Eucaristia e della Riconciliazione;
• Tramite la Riconciliazione la coppia cristiana progredisce nel suo
cammino di santità;
• La Riconciliazione ci fa sperimentare che senza il sostegno della Grazia
divina i nostri semplici sforzi umani non possono condurci a vivere una
vita santa;
• Scoprire che nella fede il peccato contraddice non solo l’alleanza con Dio
ma anche l’alleanza nella coppia;
• L’incontro con Dio, ricco di Misericordia, ricostruisce e perfeziona
l’alleanza e la comunione.
Premessa metodologica
La celebrazione qui proposta può essere vissuta in una intera giornata:
Prima parte: provocazioni tratte da documenti della fede e riflessioni
di coppia.
Seconda parte: celebrazione penitenziale.
La prima parte potrà essere svolta in una sala per incontri con momenti
personali e di coppia, mentre la seconda parte potrà essere vissuta in chiesa.
Per il primo momento sono necessarie fotocopie con le provocazioni mentre
per la celebrazione occorrono due brocche (preferibilmente di terracotta). E’
opportuno inserire nella celebrazione anche uno spazio adeguato per il
Sacramento della Riconciliazione.
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INTRODUZIONE
La prima parte dell’esperienza è dedicata soprattutto alla coppia.
In essa infatti vi è l’esperienza del peccato, la necessità del perdono
e della riconciliazione.
Suggeriamo:
- il confronto con l’esperienza di una coppia;
- l’ascolto di alcuni testi della Chiesa;
- una riflessione con l’aiuto di alcune domande per capire che cosa
Dio vuole e quali passi fare per poterlo meglio seguire.
Animatore:
L’equilibrio nella storia di ogni coppia non è mai qualcosa di dato ora
e per sempre, piuttosto è una realtà in divenire perché continue sono le
trasformazioni interne ed esterne ai due che lo rendono fragile. E’ un
cammino e un procedere che sono la vita stessa della coppia, ed è
impensabile che questo percorso sia privo di crisi, di conflitti e di tensioni;
questi possono però diventare occasione preziosa per riorientare di volta
in volta il cammino.
Sentiamo l’esperienza concreta di una coppia quando ognuno si chiude
in se stesso, quando la crisi si ferma al fatto negativo e non diventa
momento di crescita.
Si introduce la Celebrazione con una breve testimonianza di una
coppia oppure attraverso la lettura del testo seguente:
Coppia:
“Spesso siamo sordi alla voce del cuore quando ci invita a fare il
primo passo, ad accogliere l’altro, ad amare nella gratuità uscendo da
noi stessi, ad essere capaci di ascoltare, di metterci in sintonia con i
sentimenti dell’altro. Ci perdiamo ad ascoltare le voci interiori che
dicono: hai ragione, tocca a lui-lei fare il primo passo; pretendiamo che
l’altro capisca la necessità di soddisfare i nostri bisogni, di accettare
come normale una relazione mediocre fatta di compromessi, di ricatti più
o meno consapevoli, di cose non chiarite.
Permettiamo allora che le forze del male e del peccato abbiano il
sopravvento ogniqualvolta siamo frustrati, incapaci di gestire la
situazione, privi di fiducia in noi stessi.
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Resta un malessere senza volto e sensazioni, che rode come un tarlo il
cuore della persona e della coppia, trasformandosi in autocondanna ed
autogiustificazione, dimenticandoci che quando Dio creò l’uomo e la
donna a sua immagine e somiglianza vide che quanto aveva fatto “era
cosa molto buona”.
Allora ci perdiamo con la mente a colloqui immaginari, durante i
quali cerchiamo approvazione e compassione: ci difendiamo, ci facciamo
domande e ci rispondiamo. Possiamo vivere nella quotidianità molti gesti
fatti per dovere, li sentiamo come un peso che grava sulle nostre spalle,
non c’è felicità nelle nostre azioni, non c’è scelta, bensì assenza di libertà.
Il cuore non pulsa: chiudiamo il cuore anche a Dio, ci sentiamo nel giusto
e ci aspettiamo che l’altro ci riconosca”.
IN ASCOLTO DELLA COMUNITA’ CRISTIANA
Animatore:
Appare quindi veramente indispensabile tenere vigile l’attenzione al
dialogo a due nel rispetto delle due diversità. E’ un cammino costellato
di errori, di paure, di difficoltà; il perdonarsi diventerà il richiamo
comune al progetto di vita che si è intrapreso nel cammino a due. Il
perdono che viene all’uno dall’altro riguarda entrambi e ricrea un
percorso nuovo nell’ambito del progetto a due, capendo le ragioni
dell’errore compiuto è possibile per entrambi disegnare una nuova
strada.
Lettore 1:
La Familiaris Consortio dice, al n.19:
“La prima comunione è quella che si instaura e si sviluppa tra i
coniugi: in forza del patto d’amore coniugale, l’uomo e la donna non
sono più due ma una carne sola (Gen 2,24) e sono chiamati a crescere
continuamente nella loro comunione attraverso la fedeltà quotidiana alla
promessa matrimoniale del reciproco dono.
Questa comunione coniugale affonda le sue radici nella naturale
complementarietà che esiste tra l’uomo e la donna, e si alimenta mediante
la volontà personale degli sposi di condividere l’intero progetto di vita,
ciò che hanno e ciò che sono: perciò tale comunione è il frutto e il segno
di una esigenza profondamente umana. Ma in Cristo Signore, Dio assume
questa esigenza umana, la conferma, la purifica e la eleva, conducendola
a perfezione col Sacramento del Matrimonio: lo Spirito Santo effuso nella
celebrazione sacramentale offre agli sposi cristiani il dono di una
91
comunione nuova d’amore che è immagine viva e reale di quella
singolarissima unità, che fa della Chiesa l’indivisibile Corpo mistico del
Signore Gesù.
Lettore 2 :
La comunione familiare può essere conservata e perfezionata solo
con un grande spirito di sacrificio. Esige, infatti, una pronta e generosa
disponibilità di ciascuno alla comprensione, alla tolleranza, al perdono,
alla riconciliazione… Ogni famiglia è sempre chiamata dal Dio della
pace a fare l’esperienza gioiosa e rinnovatrice della riconciliazione, cioè
della comunione ricostruita, dell’unità ritrovata (F.C. n. 21).
Animatore:
Ma quale tipo di amore sono chiamate a vivere le coppie cristiane e
quale tipo di amore sono chiamati a conoscere ed imparare i fidanzati
cristiani?
Si suggerisce un breve “dibattito” tra i fidanzati e poi ci si confronta con
il testo di Giovanni Paolo II tratto dalla Lettera alle Famiglie.
Lettore 2 :
Dalla lettere alle famiglie n.14
...Quell’amore a cui l’apostolo Paolo ha dedicato un inno nella prima
Lettera ai Corinzi – quell’amore che è paziente, è benigno e tutto
sopporta (1 Cor 13,4.7) – è certamente un amore esigente.. Ma proprio in
questo sta la sua bellezza: nel fatto di essere esigente, perché in questo
modo costituisce il vero bene dell’uomo e lo irradia anche sugli altri. Il
bene infatti, dice S. Tommaso, è per sua natura “diffusivo”. L’amore è
vero quando crea il bene delle persone e delle comunità, lo crea e lo dona
agli altri. Soltanto chi, nel nome dell’amore, sa essere esigente con se
stesso, può anche esigere l’amore dagli altri. Perché l’amore è esigente.
Lo è in ogni situazione umana; lo è ancor più per chi si apre al Vangelo.
Non è questo che Cristo proclama nel “suo” comandamento? Bisogna
che gli uomini di oggi scoprano questo amore esigente, perché in esso sta
il fondamento veramente saldo della famiglia, un fondamento che è
capace di “tutto sopportare”. Secondo l’apostolo, l’amore non è in grado
di “sopportare tutto” se cede alle invidie, se si vanta, se si gonfia, se
manca di rispetto (cfr 1 Cor 13,5-6).
Il vero amore, insegna S.Paolo, è diverso: tutto crede, tutto spera,
tutto sopporta (1 Cor 13,7). Proprio questo amore “tutto sopporterà”.
92
Agisce in esso la potente forza di Dio stesso, che è amore (1 Gv 4,8.16).
Vi agisce la potente forza di Cristo…
L’amore dei coniugi possiede la capacità di curare le ferite nascoste
nel cuore degli uomini. Tale capacità dipende dalla grazia divina del
perdono e della riconciliazione, che assicura l’energia spirituale di
iniziare sempre di nuovo.
L’ORIGINE DELL’AMORE
Lettore 1 :
Ma da dove trae origine questo amore?
Leggiamo dal Catechismo della Chiesa Cattolica (218-221)
Israele, nel corso della sua storia, ha potuto scoprire che uno solo era
il motivo per cui Dio gli si era rivelato e lo aveva scelto fra tutti i popoli
perché gli appartenesse: il suo amore gratuito. Ed Israele, per mezzo dei
profeti, ha compreso che, ancora per amore, Dio non ha mai cessato di
salvarlo e di perdonargli la sua infedeltà e i suoi peccati.
L’amore di Dio per Israele è paragonato all’amore di un padre per il
proprio figlio. E’ un amore più forte dell’amore di una madre per i suoi
bambini. Dio ama il suo popolo più di quanto uno sposo ami la propria
sposa; questo amore vincerà anche le più gravi infedeltà; arriverà fino al
dono più prezioso: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio
unigenito. (Gv 3,16)
L’amore di Dio è “eterno”: “Anche se i monti si spostassero e i colli
vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto” (Is 54,10). “Ti ho
amato di un amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà” (Ger
31,3)
Ma S. Giovanni si spingerà oltre affermando:” Dio è Amore” (1 Gv
4,8.16): l’Essere stesso di Dio è Amore. Mandando, nella pienezza dei
tempi il suo Figlio unigenito e lo Spirito d’Amore, Dio rivela il suo
segreto più intimo: è lui stesso eterno scambio d’amore: Padre, Figlio e
Spirito Santo, e ci ha destinati ad esserne partecipi.
IN ASCOLTO DELLA COPPIA
Animatore:
Da questo amore siamo perdonati, a questo amore siamo chiamati, di
questo amore siamo destinati ad essere immagine nel mondo.
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Si propongono alcune domande che possono stimolare la riflessione
personale e di coppia. Si suggerisce di lasciare un tempo sufficiente alla
coppia e di riprendere in assemblea quanto emerso.
•
•
•
Nel momento della rottura nella relazione, mi riconosco limitato
e bisognoso dell’aiuto del Signore?
Ho coscienza dell’efficacia nell’abbandonarmi alla forza
dell’azione dello Spirito Santo nella nostra coppia?
Discutete su quest’affermazione: dopo una crisi superata con
l’impegno attivo di entrambi, il rapporto si rifonda; può farsi un
salto di qualità; può partire un nuovo progetto di coppia.
94
Celebrazione penitenziale
SALUTO DEL SACERDOTE
S.
T.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
S.
Grazia, misericordia e pace da parte di Dio nostro Padre e da
Gesù, suo Figlio e nostro fratello, che ha dato la sua vita per i
nostri peccati.
Benedetto nei secoli il Signore!
T.
1. LA BROCCA
Guida
Una storia comune:
innumerevoli granellini legati insieme
massa grigiastra, informe, umida.
E’ terra.
A cosa può servire un mucchio di terra bagnata?
Viene scaricata presso il vasaio.
Ora ha un futuro:
sarà statua, o lucerna che illumina,
anfora per conservare vino, acqua, olio, grano….
Una manciata di creta sul tornio.
L’artista vasaio la modella
Con l’aiuto dell’acqua.
Abili mani premono la massa, si allentano.
Danno forma.
Delicatamente la brocca viene messa all’asciutto.
Il vasaio la contempla.
Bel pezzo, unico!
Un’opera d’arte!
Il forno cocente completa l’opera.
Preghiera
Sacerdote Anche se confusi per i nostri peccati,
noi confidiamo in te, Padre buono.
95
Il tuo amore fedele ci dà conforto
e risana le nostre fragilità.
Apri, o Signore, il nostro cuore
all’ascolto della tua parola.
Muovici a conversione.
La tristezza svanirà e il tuo amore ci farà nuovi.
Dimenticheremo il passato
e con Gesù, tuo Figlio,
vivremo nel tuo Amore che ci salva,
oggi, e per tutti i secoli dei secoli.
T. Amen.
2. L’UOMO MODELLATO DA DIO
Guida Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo
e soffiò nelle sue narici un alito di vita
e l’uomo divenne un essere vivente.
Il Signore Dio plasmò,
con la costola che aveva tolto all’uomo,
una donna e la condusse all’uomo.
Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.
Come l’argilla nelle mani del vasaio
che la forma a suo piacimento,
così gli uomini nelle mani di Colui che li ha creati,
per retribuirli secondo la sua Grazia.
3. LA BROCCA INFRANTA
Il sacerdote si avvicina al tavolo che è stato preparato, prende la brocca
che vi è posta sopra e, tenendola tra le mani, rivolto all’assemblea, dice:
Sei tu la brocca modellata da Dio.
Opera originale, unica, irripetibile!
Creato diverso dagli altri.
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Pezzo unico, firmato col marchio impresso nella pasta.
Cotto dal divino artista, nel forno,
caldo seno da cui nasci,
reso forte dall’amore creatore.
Oggetto d’arte, vivente,
pronto a ricevere e donare amore.
LA BROCCA SEI TU.
LA BROCCA SIAMO NOI.
E’ LUI IL VASAIO.
Siamo al sicuro, in buone mani.
Le sue mani.
Siamo deposti nel mondo,
per offrire i doni ricevuti.
Ricevere e donare,
accogliere e versare.
Nel divino vasaio immensa fiducia,
trepidante attesa d’un futuro di libertà.
NOI BROCCA…..
Il sacerdote rompe la brocca buttandola per terra.
SILENZIO
Dopo alcuni istanti di silenzio il sacerdote riprende:
La bella brocca,
cara brocca della tua storia,
brocca che racconta di te:
infanzia, giovinezza…amore ricevuto.
La presenza amica che sempre t’accompagna,
brocca traboccante d’ogni dono.
Forse un po’ sporca, scheggiata…
Ma sempre opera d’arte.
E’ spezzata, infranta, ridotta in mille cocci.
Pezzi e frammenti dappertutto,
ingombrano il terreno,
inciampo e pericolo per chi passa.
IL TUO PECCATO
Drammatico ritorno alla polvere da cui sei uscito.
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Il sacerdote prende in mano alcuni cocci e prosegue.
La tua brocca:
solo cocci, ferite senza vita
4. SIGNIFICATO DEL GESTO
Lettore 1:
Dal libro del profeta Geremia
(19,1-2.10s)
Così disse il Signore a Geremia: “Va a comprarti una brocca di
terracotta; prendi alcuni anziani del popolo e alcuni sacerdoti con te ed
esci nella valle di Ben-Hinnon che è all’ingresso della Porta dei Cocci. Là
proclamerai le parole che io ti dirò.
Tu poi spezzerai la brocca sotto gli occhi degli uomini che saranno
venuti con te e riferirai loro: ”Così dice il Signore degli eserciti: Spezzerò
questo popolo e questa città, così come si spezza un vaso di terracotta, che
non si può più accomodare”.
SILENZIO
Lettore 2:
Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani
(9,20-26)
Ma chi credi di essere tu, o uomo, che vuoi contestare Dio? Dice forse
il vaso d’argilla a colui che l’ha plasmato: perché mi hai fatto così? Il
vasaio con lo stesso impasto fa quel che vuole: può fare sia un vaso di
valore e sia un vaso più comune. Ebbene Dio, volendo, avrebbe potuto
mostrare la sua collera, ma invece ha sopportato con molta pazienza
coloro che meritavano il suo castigo e la distruzione.
Inoltre ha fatto conoscere quanto è grande e potente la sua
misericordia: ci ha preparati per la sua gloria, noi che Egli ha scelto tra gli
Ebrei e tra gli altri popoli.
Come Dio dice nel libro del profeta Osea:
Io chiamerò “mio popolo” coloro che non sono il mio popolo
E “nazione amata” quella che non è amata.
E avverrà che nel luogo stesso dove fu detto loro:
“Voi non siete il mio popolo”
lì saranno chiamati “figli del Dio vivente”.
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5. LA BROCCA RIMODELLATA
Sacerdote:
Dal Vangelo secondo Luca
(15,11-24)
Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre dammi la
parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze.
Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì
per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli
cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno
degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i
porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma
nessuno gliene dava.
Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre
hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò e andrò da
mio padre e gli dirò: “Padre ho peccato contro il Cielo e contro te; non
sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi
servi”. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano,
il padre lo vide e, commosso, gli andò incontro, gli si gettò al collo e lo
baciò. Il figlio gli disse: “Padre ho peccato contro il Cielo e contro te; non
sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi:
“Presto portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al
dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e
facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è ritornato in vita,
era perduto ed è stato ritrovato”.
E cominciarono a far festa.
T. Lode a te o Cristo.
OMELIA
6. RICHIESTA DI PERDONO
Dal Salmo 24. Si recita a cori alterni
Mi rivolgo a te, Signore,
pongo in te ogni fiducia.
Tu vincerai la mia cattiveria:
non dovrò arrossire.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami verso la tua verità:
tu sei il mio maestro.
99
Ho sempre sperato in te,
solo tu mi puoi salvare.
Ricordati, Signore, del tuo amore,
perché sei sempre fedele.
Non ricordare le mie mancanze
ma prenditi cura di me
nella tua bontà infinita:
che io non resti deluso.
Sei buono e giusto:
indica la strada del bene ai peccatori:
guida chi è semplice,
insegna ai poveri le tue vie.
Vere e piene di bontà
sono le strade dell’uomo
che osserva le tue leggi.
Signore, per il nome che porti
perdona il mio peccato,
anche se grande.
Volgi il tuo sguardo su di me
abbi misericordia:
mi sento solo e infelice.
Liberami dalla tristezza,
guarda la mia miseria,
perdona i miei peccati.
Proteggimi, salvami,
possa io trovare riposo in te.
Nella tua amicizia
non conoscerò delusione,
ma avrò una vita rinnovata in tutto.
7. PREGHIERA DEI FEDELI
S.
Rivolgiamo la nostra preghiera a Cristo, perché ci ottenga ora
il perdono dei peccati e ci renda partecipi della sua vittoria sul
male e sulla morte.
T. Noi crediamo nel tuo perdono, Signore Gesù.
100
Gesù, tu sei mandato dal Padre a portare il lieto annuncio ai poveri e a
consolare gli afflitti
T. Guarda la nostra afflizione ora e perdona i nostri peccati.
Gesù, tu sei venuto a chiamare per nome i peccatori e a salvarli dalle forze
della morte.
T. Guarda ora alla nostra povertà e perdona i nostri peccati.
Gesù, tu hai permesso a una prostituta di profumare il tuo capo, per
manifestarti il suo grande amore e le hai perdonato i suoi peccati.
T. Guarda al nostro amore per te e perdona i nostri peccati.
Gesù, tu ti sei seduto a tavola a chiacchierare e mangiare con gli uomini di
malaffare.
T. Vieni ora a sederti con noi e perdona i nostri peccati.
Gesù, tu non hai condannato la donna adultera, ma l’hai mandata in pace.
T. Guarda ora il nostro pentimento e ridonaci la gioia e il
coraggio di cominciare una nuova vita dopo il peccato.
Gesù, tu al ladrone pentito sulla croce, hai promesso il paradiso.
T. Guarda ora alla nostra confusione e perdona i nostri peccati,
perché ci apriamo alla speranza di una festa senza fine.
7. SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE
A questo punto si consegna un piccolo brano e alcune domande che
possono aiutare per un tempo dedicato alla riflessione personale, di
coppia e per il Sacramento della Riconciliazione.
Brano proposto:
Un grande teologo del nostro tempo,Tillich, ha definito il peccato
come alienazione da Dio, dal prossimo e da se stessi.
Noi viviamo l’alienazione generalizzata che ha appunto questa
triplice dimensione.
101
Questa alienazione, questa separazione, questa maledizione pesa,
terribile, implacabile, invincibile; ritorna anche nella storia, ci illudiamo
che cambi e non cambia, ce la ritroveremo sempre davanti.
Questo è il peccato, cioè il mistero oscuro, tenebroso, violento che ci
separa, ci isola, ci oppone e contrappone a Dio e agli altri. Ebbene,
questo fatto oscuro e misterioso, chiamato tradizionalmente peccato,
questa maledizione, questo “dir male”, cioè tutto il male che tu vuoi
all’altro e a te stesso e anche a Dio, è stato preso da Gesù, cancellato,
annullato, inchiodato.
Come è avvenuta la riconciliazione? E’ avvenuta in Cristo Gesù e più
precisamente nella sua morte in croce. La riconciliazione è fatta
irrevocabilmente: il mondo ha cambiato faccia, anche se sembra una
follia dirlo e pensarlo; ma noi siamo questi folli che si ostinano a dire che
il mondo è cambiato, a dire cioè il contrario di quello che sembra.
La riconciliazione non ha niente di romantico, nulla di leggiadro. È
una sfida terribile che l’apostolo Paolo chiama “follia della
predicazione” e noi siamo portatori di questa follia. La riconciliazione
avviene prima di tutto non fra noi, singoli, coppie, popoli, chiese,
religioni, ma in Gesù Cristo.
(Tratto da “Camminare Insieme” – GRUPPO LA VIGNA ed. EDB anno 2000, 59)
Domande per la riflessione:
• Che cosa significa e comporta per un cristiano avere il senso del
peccato?
• Qual è il significato autentico della celebrazione del Sacramento
della Riconciliazione per la nostra vita cristiana e per quella della
Chiesa?
• Perché si parla della necessità di un cammino permanente di
conversione? In quale modo tale cammino può effettivamente
essere percorso?
• Quali sono le difficoltà che oggi impediscono a molti cristiani di
comprendere il valore del Sacramento della Riconciliazione?
Cosa fare per superare queste difficoltà?
Traccia di riflessione per riconciliarsi …
Per accostarsi al Sacramento della Riconciliazione, è utile rileggere la
propria vita e cogliere gli atteggiamenti e i momenti nei quali ci siamo
allontanati dall’amore di Dio.
102
Signore tu hai detto: “Amerai il Signore Dio con tutto il cuore”
-
Sono stato assorbito troppo dalle cose da fare e dal quotidiano fino
a dimenticarmi di Dio?
-
Che posto ha Gesù nella mia vita?
-
Mi sono ispirato al Vangelo nelle circostanze della mia vita?
-
Sono convinto della mia “fede”? La nutro con la preghiera
quotidiana e con la Santa Messa?
-
Partecipo alla vita della comunità cristiana?
Perdonami Signore, mi affido alla tua misericordia!
Signore tu hai detto: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato
voi”
-
Ho pensato solo a me stesso, senza pensare alle persone che ho
accanto ogni giorno?
-
Ho atteggiamenti di durezza verso gli altri, in particolare con i più
deboli ed emarginati?
-
Offendo ed umilio le persone che incontro? Riserbo rancore verso
qualcuno?
-
Ho poca pazienza e rispetto verso la persona che Tu hai posto sulla
mia strada?
-
Vivo in modo corretto il dono della sessualità?
-
Penso solo al mio piacere e non al bene dell’altro/a?
-
Sono “puro” nei pensieri e nei comportamenti?
-
Sono giusto nei comportamenti, leale negli impegni ed onesto nei
doveri?
-
Sono capace di lottare per la giustizia sociale ed il bene degli altri?
Perdonami Signore, mi affido alla tua misericordia!
Signore tu hai detto: “Siate perfetti come il Padre vostro”
-
Ho fatto buon uso del tempo?
-
Ho messo le mie capacità a servizio degli altri?
-
Sono egoista ed attaccato al denaro?
-
Sono capace di vivere la sobrietà?
-
Ho perso tempo a ‘calunniare’ gli altri?
-
Sono stato capace di costruire la pace attorno a me?
-
Ho perso occasioni per fare il bene e per evitare il male?
103
Perdonami Signore, mi affido alla tua misericordia!
ATTO DI DOLORE
Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati,
perché peccando ho meritato i tuoi castighi,
e molto più perché ho offeso Te,
infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più
e di fuggire le occasioni prossime di peccato.
Signore, misericordia, perdonami.
Si conclude la celebrazione, portando una brocca nuova ed intatta sul tavolo,
simbolo dell’uomo nuovo nato dalla riconciliazione, dalla conversione, cioè dal
cambiamento e trasformazione e davanti a questa possiamo fare:
8. SCAMBIO DELLA PACE
S. La pace del Signore sia sempre con voi.
T. E con il tuo Spirito
S. Scambiatevi un gesto di perdono e di pace.
Si può terminare la Celebrazione con la consegna, da parte del Sacerdote o di
una coppia animatori, di un segno: una piccola brocca, stimolo a vivere
periodicamente momenti di revisione di vita e di riconciliazione, davanti alla
Parola di Dio.
F.A.Q.
297. Perché esiste un Sacramento della Riconciliazione dopo il Battesimo?
Poiché la vita nuova nella grazia, ricevuta nel Battesimo, non ha soppresso la
debolezza della natura umana, né l'inclinazione al peccato (cioè la
concupiscenza), Cristo ha istituito questo Sacramento per la conversione dei
battezzati, che si sono allontanati da lui con il peccato.
299. I battezzati hanno bisogno di convertirsi?
L'appello di Cristo alla conversione risuona continuamente nella vita dei battezzati.
La conversione è un impegno continuo per tutta la Chiesa, che è Santa ma
comprende nel suo seno i peccatori.
303. Quali sono gli atti del penitente?
104
Essi sono: un diligente esame di coscienza; la contrizione (o pentimento), che è
perfetta quando è motivata dall'amore verso Dio, imperfetta se fondata su altri
motivi, e che include il proposito di non peccare più; la confessione, che consiste
nell'accusa dei peccati fatta davanti al sacerdote; la soddisfazione, ossia il
compimento di certi atti di penitenza, che il confessore impone al penitente per
riparare il danno causato dal peccato.
310. Quali sono gli effetti di questo Sacramento?
Gli effetti del Sacramento della Penitenza sono: la riconciliazione con Dio e quindi
il perdono dei peccati; la riconciliazione con la Chiesa; il recupero, se perduto,
dello stato di grazia; la remissione della pena eterna meritata a causa dei peccati
mortali e, almeno in parte, delle pene temporali che sono conseguenze del
peccato; la pace e la serenità della coscienza, e la consolazione dello spirito;
l'accrescimento delle forze spirituali per il combattimento cristiano.
(DAL COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA)
105
106
Amar-Sì! «per sempre»
PARTE SECONDA
SEZIONE B
DISCEPOLI DEL SIGNORE SEMPRE
107
108
Introduzione
In questa sezione (B) della seconda parte – cui si aiuta i futuri coniugi
a ripensare il loro essere discepoli di Cristo nella modalità sponsale –
vengono proposte tre schede che portano la riflessione al cuore del
messaggio cristiano sul Matrimonio. Il contesto da tener presente è
sempre quello della «storia della salvezza» intesa come storia d’amore tra
Dio e l’umanità, di cui il matrimonio è una metafora. Anzi, qualcosa di
più della metafora. Il matrimonio tra due battezzati è sacramento del
mistero di unione tra Cristo e la Chiesa.
Con la prima scheda (4), sotto il titolo ECCO LO SPOSO, si vuole
riflettere sul matrimonio alla luce del suo fondamento cristologico, che dà
una stabilità tale da assicurare gli sposi di poter amarsi di un amore fedele
e duraturo, di cui Cristo ha dato l’esempio e ci dona la forza.
La seconda scheda (5), facendo riferimento all’espressione paolina
QUESTO MISTERO È GRANDE, intende portare la riflessione sul
matrimonio-sacramento che inserisce gli sposi non soltanto in Cristo, ma
anche nella Chiesa, generando – come vedremo nella terza parte – una
forma tutta originale di partecipazione degli sposi e della famiglia alla sua
missione.
La terza scheda (6), infine, COME UNA SPOSA ADORNA PER IL SUO
SPOSO, affronta il tema dell’orientamento della Chiesa, e quindi anche
della famiglia, verso il regno di Dio, vale a dire la vita eterna. L’amore di
Cristo, infatti, spinge verso la vita, che con la morte, non è tolta ma
trasformata. La fede nella resurrezione caratterizza tutto il credo cristiano
e si esprime nel linguaggio della «risurrezione della carne», il cui
contenuto non è tanto l’idea di una restituzione dei corpi alle relative
anime, ma quello di dire agli uomini, e quindi anche agli sposi, che
continueranno a vivere in forza dell’amore di Dio, che solo ha il potere di
amare dicendo: tu non morirai.
Questa seconda parte dell’itinerario verrà conclusa con alcune
indicazione per una giornata di spiritualità sul tema del matrimonio come
una «via» di santità.
109
110
Scheda 4/2B
ECCO LO SPOSO
Il fondamento cristologico del matrimonio
Pro-vocazione
Il matrimonio, come stabile scelta di vita, domanda, per poter durare
nel tempo, che sia basato su un solido fondamento.
Certamente a fondamento dell’esperienza matrimoniale sta
l’irrevocabile reciproca promessa con cui ciascuno, davanti a sacerdote,
testimoni, parenti e amici, si impegna ad accogliere l’altro/a nella propria
comunione di vita: «io sono tuo, tu sei mia, te lo prometto! Staremo
insieme per sempre, finché morte non si separi!».
Ma l’esperienza mostra che la promessa con il tempo rischia di
deteriorare fino talvolta ad implodere su se stesso a causa dei frequenti
terremoti che colpiscono la relazione di tante coppie che pur erano nate
sotto una buona stella. In questa situazione molti cominciano a dubitare
che nel nuovo contesto culturale e sociale caratterizzato dalla mobilità,
dalla globalizzazione, dal cambiamento non sia più possibile esprimere
una promessa che duri per tutta la vita. Lo slogan allora diviene: l’amore è
eterno finché dura! Molti arrivano al matrimonio dopo aver vissuto a
lungo in quella che una giornalista di costume definisce «locanda emotiva
a metà strada tra la libertà del ‘frequentarsi’ e l’impegno di una relazione
seria» (Catherine Jarvie).
L'amore sembra godere di uno status diverso
rispetto agli altri eventi irripetibili
“Certo, è possibile innamorarsi più di una volta, e c’è chi si vanta – o si
lamenta – di innamorarsi e disamorarsi fin troppo spesso. Ciascuno di noi
avrà certamente conosciuto o sentito parlare di tali persone
particolarmente «facili a innamorarsi» o «vulnerabili all'amore».
Esistono fondati motivi per considerare l'amore, e in particolare lo
stato di «innamoramento», come una condizione – quasi per sua natura –
ricorrente, soggetta a ripetersi o che addirittura solleciti ripetuti tentativi.
Quasi tutti noi potremmo citare un certo numero di volte in cui abbiamo
111
pensato di esserci innamorati e di amare qualcuno. Si può supporre (ma è
una supposizione fondata) che oggigiorno si vadano rapidamente
ampliando i ranghi di chi tende ad assegnare il nome di amore a più di una
delle proprie esperienze di vita, di chi non è disposto a giurare che l'amore
attualmente vissuto sarà l'ultimo, e di chi si aspetta altre esperienze simili
in futuro. Qualora la supposizione dovesse rivelarsi esatta, ci sarebbe ben
poco da sorprendersi. Dopo tutto, la definizione romantica dell'amore
come vincolo che dura «finché morte non ci separi» è decisamente fuori
moda – resa obsoleta dal radicale sconvolgimento delle strutture di
parentela su cui fondava e dalle quali traeva vigore e rilevanza. Ma la
caduta in disuso di tale nozione ha finito inevitabilmente con l’abbassare
il livello di difficoltà delle prove che un’esperienza deve superare per
fregiarsi del titolo di «amore». Non sono le persone che raggiungono gli
alti standard dell'amore ad essere aumentate: sono gli standard ad essersi
abbassati; di conseguenza, l’orizzonte delle esperienze cui si attribuisce la
parola amore si è espanso a dismisura. Le avventure di una notte vengono
classificate col nome in codice «fare l'amore»”.
(Z. BAUMAN, L’amore liquido, Laterza, Roma-Bari 2004, 7-8)
Il gioco al ribasso a cui è soggetto oggi l’impegno di una relazione
stabile costituisce una sfida per superare la quale il credente ha a
disposizione un fondamento allo stesso tempo antico e nuovo su cui
basare la propria promessa di un amore eterno, capace di superare tutti gli
ostacoli e tutti gli imprevisti che si parano davanti al cammino di una
coppia che vuole rimanere fedele.
Tale fondamento è Gesù Cristo, la pietra che, scartata dai costruttori,
è diventata testata d'angolo (cf At 4,11). La vicenda storica di Gesù, il
Figlio di Dio fatto uomo, apre scenari nuovi per la comprensione del
matrimonio come realizzazione di un’esperienza di amore forte, duraturo,
stabile, ablativo, divino. Chi basa la propria promessa su Cristo edifica la
casa dell’amore come su una roccia. Cristo, con la sua incarnazione e con
la sua morte in croce, come atto supremo del suo autodonarsi all’umanità,
diventa un modello di amore e di fedeltà per tutti gli sposi. Egli
incarnandosi e donandosi sulla croce si è fatto sposo. Egli è lo sposo! (cf
Mt 25,6), che è venuto tra noi per insegnarci ad amare di un amore vero.
Il carattere sponsale dell’amore
Il dono della persona esige per sua natura di essere duraturo ed
irrevocabile. L'indissolubilità del matrimonio scaturisce primariamente
112
dall'essenza di tale dono: dono della persona alla persona. In questo
vicendevole donarsi viene manifestato il carattere sponsale dell'amore.
Nel consenso matrimoniale i novelli sposi si chiamano con il proprio
nome: “Io... prendo te... come mia sposa (come mio sposo) e prometto di
esserti fedele... per tutti i giorni della mia vita”. Un simile dono obbliga
molto più fortemente e profondamente di tutto ciò che può essere
“acquistato” in qualunque modo ed a qualsiasi prezzo. Piegando le
ginocchia davanti al Padre, dal quale proviene ogni paternità e maternità, i
futuri genitori diventano consapevoli di essere stati “redenti”. Sono stati,
infatti, acquistati a caro prezzo, a prezzo del dono più sincero possibile, il
sangue di Cristo, al quale partecipano mediante il sacramento.
Coronamento liturgico del rito matrimoniale è l'Eucaristia — sacrificio del
“corpo dato” e del “sangue sparso” — che nel consenso dei coniugi trova,
in qualche modo, una sua espressione.
(GIOVANNI PAOLO II, Lettera alle famiglie, 11)
L’incarnazione, così, diventa la «via» della redenzione. L’amore che
redime ha bisogno dei segni perché esso possa diventare visibile e
comunicabile. Il corpo dato e il sangue versato è il segno/sacramento della
nostra liberazione dal male.
Il peccato entra nell’anima attraverso un uso strumentale del corpo
dell’altro. Il peccato esce attraverso una relazione comunionale del corpo
dell’altro nella esperienza del dono sincero di sé.
Il corpo redento, così, sblocca dalla paralisi ogni relazione. A chi è
ancora bloccato in una visione possessiva e strumentale del corpo, Gesù
dice: «ti sono rimessi i tuoi peccati…» e «alzati e cammina» (cf Mc 2,9).
La redenzione ripristina e perfeziona la relazione con Dio che, in Gesù,
si mostra «ricco di misericordia» (Ef 2,4). Ma allo stesso tempo ripristina
e perfeziona l’alleanza coniugale e la comunione familiare.
Se la via del peccato è la via del «no», la via della redenzione è la via
del «sì». La dialettica «no-no» e «sì-sì» è di fondamentale importanza e di
delicata attuazione nella vita di fede. Se andiamo alla radice dell’atto di
fede, quello che viene espresso nelle promesse battesimali, troviamo
questa dialettica del «no» e del «sì», cioè della rinuncia e dell’assenso. I
tre «no» (rinuncio) che ci vengono richiesti (al peccato, alle seduzioni del
male, a satana) si comprendono soltanto alla luce dei tre «sì» (assenso)
che ci vengono sollecitati (al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo). Tutti i
«no» che siamo chiamati a dire alla tentazione di non fidarsi di Dio, hanno
un significato soltanto a partire dal «sì».
113
La nostra capacità di dire «sì» viene coltivata nella misura in cui
rimaniamo nel Signore. In Cristo «c’è stato il “sì”», ci ricorda san Paolo,
«tutte le promesse di Dio in lui sono diventate “sì”» (2 Col, 1,19.20).
L’amore libera nella misura in cui è capace di diventare giorno dopo
giorno un «sì per sempre». Così come si è avuto il coraggio di
pronunciarlo, non senza timore e tremore, il giorno delle nozze: «…vuoi
unire la tua vita alla mia, nel Signore che ci ha creati e redenti?». «Sì, con
la grazia di Dio, lo voglio». «Noi promettiamo di amarci fedelmente, nella
gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di sostenerci l’un l’altro
tutti i giorni della nostra vita» (Nuovo rito).
Gesù Cristo, sposo della Chiesa,
e il sacramento del matrimonio
La comunione tra Dio e gli uomini trova il suo compimento definitivo
in Gesù Cristo, lo Sposo che ama e si dona come Salvatore dell'umanità,
unendola a Sé come suo corpo.
Egli rivela la verità originaria del matrimonio, la verità del “principio”
e, liberando l'uomo dalla durezza del cuore, lo rende capace di realizzarla
interamente.
Questa rivelazione raggiunge la sua pienezza definitiva nel dono
d’amore che il Verbo di Dio fa all'umanità assumendo la natura umana, e
nel sacrificio che Gesù Cristo fa di se stesso sulla Croce per la sua Sposa,
la Chiesa. In questo sacrificio si svela interamente quel disegno che Dio
ha impresso nell'umanità dell’uomo e della donna, fin dalla loro
creazione; il matrimonio dei battezzati diviene così il simbolo reale della
nuova ed eterna Alleanza, sancita nel sangue di Cristo. Lo Spirito, che il
Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di
amarsi, come Cristo ci ha amati. L’amore coniugale raggiunge quella
pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale, che è il modo
proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono chiamati a vivere
la carità stessa di Cristo che si dona sulla Croce.
(Familiaris Consortio, 13)
Gesù trasforma il cammino incerto dell’eros in quello sicuro
dell’agape, perché trasforma l’acqua del nostro bisogno nel vino del dono.
La trasformazione dell’amore coniugale in carità coniugale è il miracolo
compiuto dalla grazia che viene elargita dal sacramento, che della grazia è
il segno efficace.
114
F. A. Q
337. Qual è il disegno di Dio sull'uomo e sulla donna?
[1601-1605] – Dio, che è amore e che ha creato l'uomo per amore, l’ha
chiamato ad amare. Creando l’uomo e la donna, li ha chiamati nel
Matrimonio a un’intima comunione di vita e di amore fra loro, «così che
non sono più due, ma una carne sola» (Mt 19,6). Benedicendoli, Dio disse
loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Gn 1,28).
341. Qual è la novità donata da Cristo al Matrimonio?
[1612-1617; 1661] – Gesù Cristo non solo ristabilisce l'ordine iniziale
voluto da Dio, ma dona la grazia per vivere il Matrimonio nella nuova
dignità di Sacramento, che è il segno del suo amore sponsale per la
Chiesa: «Voi mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la
Chiesa» (Ef 5,25).
(DAL COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA)
La Parola ci dice
Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo
riguardo la purificazione. Andarono perciò da Giovanni e gli dissero:
«Rabbì, colui che era con te dall'altra parte del Giordano, e al quale hai
reso testimonianza, ecco sta battezzando e tutti accorrono a lui».
Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato
dato dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Non sono io il
Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui. Chi possiede la sposa è lo
sposo; ma l'amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia
alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve
crescere e io invece diminuire.
(Giovanni 3,25-30)
Breve commento
Giovanni scrive il Vangelo scostandosi dal racconto degli altri
evangelisti. Egli, ritenuto il discepolo che Gesù amava, sottolinea
maggiormente l’aspetto nuziale del rapporto tra il Figlio di Dio e la
Chiesa.
Gesù dopo il battesimo sul Giordano inizia la sua vita “pubblica” e
comincia a battezzare e ciò provoca una discussione tra i discepoli di
Giovanni Battista.
«Nacque allora una discussione … riguardo la purificazione».
115
Per amare bisogna avere un cuore capace di accogliere l’amato/a. Ecco
la necessità della “purificazione” cioè di un percorso di rinnovamento del
proprio cuore. Giovanni Battista prepara il cuore degli israeliti ad
accogliere il vero “amore” con un gesto simbolico: il battesimo. Non
sempre però siamo capaci di cogliere cosa ci impedisce di amare. Ecco
l’importanza di rivolgerci ad un “testimone” nella fede. I discepoli del
Battista, davanti alla discussione sulla purificazione, «andarono perciò
da Giovanni».
Giovanni utilizza la “metafora” nuziale per esprimere la missione di
Gesù. Il Messia, l’atteso, il Figlio di Dio non è presentato come un
“padrone” ma viene descritto come lo Sposo. Giovanni, che non si
riteneva degno di “sciogliere” i legacci dei sandali (Gv. 1,27) di Gesù, ora
si autodefinisce quale “amico dello Sposo”. Nell’Antico Testamento
l’amico dello sposo è colui che accompagna gli sposi, garantisce la
“verginità” della sposa e poi rende testimonianza dell’avvenuto
matrimonio.
Il Battista, come un testimone delle nozze, partecipa alla gioia degli sposi.
E’ felice per loro. E questa felicità, espressa con il simbolo nuziale, ci apre
alla felicità eterna, quella degli ultimi tempi.
«Ora questa mia gioia è compiuta ».
Chi vede l’amore, e non solo chi lo vive, è capace di gioire.
«ma l'amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia
alla voce dello sposo».
Il Battista ci permette di ricordare che l’amore ha una dimensione
“pubblica”: non è vissuto solo per se stessi. L’amore ha anche bisogno di
“testimoni” credibili e veritieri. Un vero “testimone” sminuisce la propria
posizione di fronte ad un fatto o avvenimento importante. Il testimone non
è il protagonista ma il “narratore” di un “evento”.
Gesù fonda il suo amore sulla presenza di un “amico” che prepara la
“sposa” portandola nel deserto (cf Osea) e purificandola. Ogni amore ha
perciò bisogno di essere aiutato dalla comunità.
Gesù è lo Sposo.
L’amore nuziale diventa allora l’immagine che l’evangelista utilizza
per aiutarci a capire l’intensità dell’amore di Dio. Un amore forte, vissuto
con passione tra due innamorati, è l’esperienza umana che più si avvicina
al modo di amare di Dio.
Giovanni ricorda che «nessuno può prendersi qualcosa se non gli è
116
stato dato dal cielo ». Come il Battista non può “prendere” il posto del
Messia, così Gesù deve prendere la sposa. A fondamento di ogni missione
e stato di vita c’è una vocazione. E’ Dio che invia il Battista a preparare la
“sposa”, ma non a possederla; è Dio che invia Gesù per portare a
compimento l’eterna alleanza tra il divino e l’umano in una relazione
amorevole.
Alla base della gioia vi è sempre una vocazione.
PER L’APPROFONDIMENTO
Si consiglia la lettura delle seguenti esegesi:
G. ZEVINI, Vangelo secondo Giovanni, I, Città Nuova, Roma, 1984, pp. 145-148.
Y. SIMOENS, Secondo Giovanni, EDB, Bologna, 2000, pp. 261-266.
Per la vita
«Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è dato dal cielo»…
A partire dal battesimo il cristiano è legato a Cristo Signore, "non
si appartiene più - come dice San Paolo - il corpo è del Signore e il
Signore è per il corpo" (1Cor). Tutto il suo essere è ormai sotto il segno
della Redenzione del Risorto. Appartengo a Cristo, sono di Cristo. È
grazie al battesimo che il Cristo glorioso esercita la sua signoria
sull'uomo, su ogni persona, sull'uomo e sulla donna nei quali inabita
mediante il suo Spirito.
Dal momento che i futuri sposi, in quanto battezzati,
appartengono a Cristo e solo a Lui sono consacrati, solo il Cristo può
consegnarli l'uno all'altro riproducendo lo stesso legame che Egli vive con
la sua Chiesa e realizzando nelle profondità del loro essere la condizione
di grazia perché si appartengano soprannaturalmente l'uno all'altro come
Cristo alla Chiesa.
Se questi due non si appartengono come possono darsi? È questo
il punto di partenza: possono farlo solo nel Signore! Chi può darli uno
all'altro? È il Signore! È per questo che si dice "sposarsi nel Signore".
Ecco allora l’importanza di scoprirsi come “dono” ricevuto, non
dal caso ma da Cristo stesso! Sarà necessario però che ogni coppia riesca
a vedere questo dono attraverso i segni della propria storia, attraverso le
vicende che hanno favorito l’incontro e i piccoli gesti che hanno costruito
la coppia.
117
Il brano del Vangelo ci ricorda che:
per amare bisogna avere un cuore capace di accogliere l’amato/a;
nei momenti cruciali della nostra vita è importante rivolgerci ad un
“testimone” nella fede;
l’amore coniugale si fonda sull’amore di Gesù Sposo verso la
Chiesa;
l’amore apre sempre alla gioia;
l’amore non può nascere da una costrizione o da una forzatura ma
solo da una “vocazione”. L’amore è un dono di Dio;
l’amore ha intrinsecamente una dimensione “pubblica”;
se viviamo l’amore, o ne veniamo a contatto, dobbiamo
testimoniarlo.
Siamo capaci di vivere nell’amore queste sottolineature?
Per il gruppo
Invitiamo i fidanzati a “scrivere “ la loro storia, quasi il libro della
loro coppia, a partire dal primo incontro, dal primo particolare che li ha
colpiti uno dell’altro. Fare memoria ed essere consapevoli di ciò che è
accaduto alla luce del sentimento che è cresciuto nei due, aiuta la coppia a
riconoscere la propria identità. Passiamo poi ad analizzare come non il
caso, ma un progetto specifico di amore ha condotto le loro storie e che
questo progetto non si completa con il giorno delle nozze ma da lì prende
vita un nuovo inizio, nel quale gli sposi realizzano appieno il loro
appartenere a Cristo, non più come singoli, ma come coppia.
Non solo, invitiamoli anche a tenere questo “diario” e ad
appuntarvi gli eventi importanti anche riguardo al futuro, come ad
esempio la nascita di un figlio, il battesimo, un anniversario particolare…
Può essere utile, alla fine di questo incontro, far dono di un
quaderno o di un notes personalizzato con i nomi della coppia, in modo da
favorire la proposta e dare la possibilità di iniziare subito a scrivere questo
specialissimo libro di storia!
118
Scheda 5/2B
QUESTO MISTERO È GRANDE
La radice sacramentale del matrimonio
Pro-vocazione
La Rivelazione cristiana definisce il matrimonio un «grande mistero»
in riferimento alla relazione tra Cristo-sposo e la Chiesa-sposa. La logica
della rivelazione è una logica d’amore.
La nostra società, con l’avvento della scienza moderna, ci ha introdotti
in una nuova logica che noi, quasi senza accorgercene, abbiamo a poco a
poco assorbito fino a farne uno stabile stile di vita. Si tratta della logica
della efficacia. Questa logica è finalizzata sopratutto a risolvere problemi.
Se applichiamo questa logica al matrimonio, esso diventa un problema da
risolvere, e non tanto un’esperienza di amore in cui entrare.
Dio, comunicandosi con noi attraverso la sua incarnazione, si è
mostrato non tanto una persona che si dedica a risolvere dei problemi
(anche se con i suoi miracoli ne ha risolti più di uno), ma che ci rivela un
mistero, il mistero nascosto dell’amore di Dio (cf Ef 3,9). È all’interno
della rivelazione dell’amore di Dio che è possibile comprendere che il
matrimonio non fa parte della logica dei problemi, ma di quella del
mistero. Dicendolo con un linguaggio più filosofico (quello di Marcel e di
Fromm), ma assai eloquente, l’esperienza matrimoniale non fa parte della
logica dell’avere, ma della logica dell’essere. Non si tratta, quindi, di
qualcosa da possedere, ma di una realtà da diventare.
Il mistero familiare
Non esistono per me problemi, dicevo, se non quando mi trovo a dover
lavorare con dei dati che sono – o che almeno posso rendere – esterni a
me stesso; dati che mi si presentano con un certo disordine al quale mi
sforzo di sostituire un ordine suscettibile di soddisfare le esigenze del mio
pensiero. […].
Rievocare il mistero familiare non significa dunque pretendere di
risolvere un problema ma piuttosto impegnarsi a render presente
all'anima, a farle ripercepire una realtà tragicamente offuscatasi nella
coscienza da parecchie generazioni, obnubilazione, questa, che ha
119
contribuito anch'essa a far precipitare gli uomini nell'inferno in cui oggi li
vediamo dibattersi.
(G. MARCEL, Homo viator, Borla, Torino 1967, 83 e87)
Gabriel Marcel, che molto ha indagato sul mistero dell’essere, ci dice
che la via più diretta per cogliere la natura del mistero è quella di
comprendere la differenza di ordine spirituale che c’è tra oggetto e
presenza. Può capitare di fare questa esperienza: di vivere accanto ad una
persona che possiamo vedere, ascoltare, toccare, e che pur tuttavia non
sento a me presente, e che invece senta infinitamente più vicina una
persona che è fisicamente lontana ma che sento presente perché mi è cara,
la sento sempre con me, dentro di me. La possibilità di comunicare
materialmente non significa sperimentare la presenza dell’altro/a. Si può
vedersi, ascoltarsi, toccarsi, parlarsi, ma non capirsi. La differenza è fatta
da ciò che chiamiamo esperienza di comunione, in cui consiste
l’esperienza della presenza. È questo tipo di presenza che ci rinnova
interiormente, che è veramente rivelatrice, che mi fa sentire più me
stesso/a.
Questo tipo di esperienza di relazione intersoggettiva è molto lontana e
assai differente dall’esperienza che facciamo con gli oggetti. La loro
presenza può esserci utile per fare qualcosa, ma non ci arricchisce, non ci
fa progredire, non ci dona quel senso di pienezza che ci dona invece
l’esperienza di sentirsi in comunione con l’altro/a.
Quando parliamo di matrimonio come mistero intendiamo questo tipo
di presenza dell’altro/a come esperienza di comunione e di unità che non
elimina la dualità dell’«io» e del «tu», ma li mette in una feconda
relazione d’amore. Questa è la realtà e il mistero del matrimonio che
diventa anche un compito: diventare ciò che sì è.
Famiglia, diventa ciò che sei!
Nel disegno di Dio Creatore e Redentore la famiglia scopre non solo la
sua “identità”, ciò che essa “è”, ma anche la sua “missione”, ciò che essa
può e deve “fare”. I compiti, che la famiglia è chiamata da Dio a svolgere
nella storia, scaturiscono dal suo stesso essere e ne rappresentano lo
sviluppo dinamico ed esistenziale. Ogni famiglia scopre e trova in se
stessa l'appello insopprimibile, che definisce ad un tempo la sua dignità e
la sua responsabilità: famiglia, “diventa” ciò che “sei”!
Risalire al “principio” del gesto creativo di Dio è allora una necessità
per la famiglia, se vuole conoscersi e realizzarsi secondo l’interiore verità
120
non solo del suo essere ma anche del suo agire storico. E poiché, secondo
il disegno divino, è costituita quale “intima comunità di vita e di amore”,
la famiglia ha la missione di diventare sempre più quello che è, ossia
comunità di vita e di amore, in una tensione che, come per ogni realtà
creata e redenta, troverà il suo compimento nel Regno di Dio. In una
prospettiva poi che giunge alle radici stesse della realtà, si deve dire che
l’essenza e i compiti della famiglia sono ultimamente definiti dall'amore.
Per questo la famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e
comunicare l’amore, quale riflesso vivo e reale partecipazione dell’amore
di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo Signore per la Chiesa sua
sposa.
(Familiaris Consortio, 17)
La parola mistero, così lontana ed equivocata nel linguaggio moderno,
se adeguatamente compresa, si rivela la più adatta ad esprimere
l’esperienza della comunione tra persone. Mistero indica l’esperienza del
reciproco rimanere delle persone una nell’altra. Il matrimonio è il
sacramento di questo mistero di comunione che ha la sua radice nel
mistero di comunione personale d’amore che Dio amore (cf 1 Gv 4,8) vive
in se stesso, la cui traccia è stata lasciata nella persona umana creata ad
immagine somiglianza di Dio, maschio e femmina, uomo e donna. Il
corpo, nella sua mascolinità e femminilità, diventa il segno visibile del
mistero nascosto d’amore che gli sposi sono chiamati a vivere come
reciproca presenza l’uno all’altro. L’esperienza matrimoniale è impegno
di una continua e permanente accoglienza da parte dello sposo e della
sposa nella propria comunione di vita e di amore.
Il matrimonio come sacramento
Accogliendo e meditando fedelmente la Parola di Dio, la Chiesa ha
solennemente insegnato ed insegna che il matrimonio dei battezzati è uno
dei sette sacramenti della Nuova Alleanza.
Infatti, mediante il battesimo, l'uomo e la donna sono definitivamente
inseriti nella Nuova ed Eterna Alleanza, nell'Alleanza sponsale di Cristo
con la Chiesa. Ed è in ragione di questo indistruttibile inserimento che
l'intima comunità di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore, viene
elevata ed assunta nella carità sponsale del Cristo, sostenuta ed arricchita
dalla sua forza redentrice.
In virtù della sacramentalità del loro matrimonio, gli sposi sono
vincolati l'uno all'altra nella maniera più profondamente indissolubile. La
121
loro reciproca appartenenza è la rappresentazione reale, per il tramite del
segno sacramentale, del rapporto stesso di Cristo con la Chiesa.
(Familiaris Consortio, 13)
Quando Gesù prega il Padre perché i suoi discepoli siano una cosa sola
come lui è una cosa sola con il Padre (cf Gv 17,21), lo dice certamente in
riferimento alla Chiesa, ma lo dice anche in riferimento a quella «piccola
Chiesa» che è costituita dalla famiglia cristiana fondata sul matrimonio.
Promettendo poi che egli sarebbe rimasto con tutti loro fino alla fine
del mondo (cf Mt 28,20), con la sua presenza intende garantire agli sposi
la possibilità di stare sempre insieme. Infatti Cristo, in forza del
sacramento ricevuto, diventa il luogo dove è possibile instaurare una
unione definitiva tra le persone.
F. A. Q.
71. Quale relazione Dio ha posto tra l'uomo e la donna?
[369-373; 383] – L'uomo e la donna sono stati creati da Dio in uguale
dignità in quanto persone umane, e, nello stesso tempo, in una reciproca
complementarità, essendo maschio e femmina. Dio li ha voluti l'uno per
l'altro, per una comunione di persone. Insieme sono anche chiamati a
trasmettere la vita umana, formando nel matrimonio «una sola carne» (Gn
24), e a dominare la terra come «amministratori» di Dio.
344. Che cosa è il consenso matrimoniale?
[1625-1632; 1662-1663] – Il consenso matrimoniale è la volontà,
espressa da un uomo e da una donna, di donarsi mutuamente e
definitivamente, allo scopo di vivere un'alleanza di amore fedele e
fecondo. Poiché il consenso fa il Matrimonio, esso è indispensabile e
insostituibile. Per rendere valido il Matrimonio, il consenso deve avere
come oggetto il vero Matrimonio ed essere un atto umano, cosciente e
libero, non determinato da violenza o costrizioni.
(DAL COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA)
La Parola ci dice
Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate
nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso
per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.
Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti
è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il
122
salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così
anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa
e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo
del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi
comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o
alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il
dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la
propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la
propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la
Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà
suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una
carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla
Chiesa! Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie
come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito.
(Efesini 5,1-2.21-33)
Breve Commento
La lettera di Paolo agli abitanti di Efeso permette all’“apostolo delle
genti” di parlare di alcuni temi importanti per le prime comunità,
affermando le “novità” della vita cristiana: «vi scongiuro nel Signore: non
comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei
loro pensieri, estranei alla vita di Dio» (Ef. 4,17). In particolare la lettera
agli Efesini contiene la cosiddetta “parenesi” familiare cioè una
esortazione sul comportamento dei cristiani nella vita familiare. Il
messaggio di san Paolo, che risente nel linguaggio della cultura del tempo,
è un testo denso di contenuti e oggetto di molti approfondimenti tra cui un
ciclo di catechesi del mercoledì di S.S. Giovanni Paolo II, a cui
rimandiamo per autorevolezza e completezza. Non ci soffermiamo
pertanto sui singoli versetti di “morale domestica”, - come spesso avviene
in una lettura letterale del brano e con risvolti a volte poco edificanti - ma
intendiamo portare all’attenzione la centralità del messaggio.
1. «Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e
camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha
dato se stesso per noi»
Al centro di tutta l’esortazione paolina vi è il costante riferimento al
modo di amare di Cristo: Gesù diventa il modello di comportamento per i
fedeli e quindi anche nei rapporti tra moglie e marito.
«…come anche Cristo»
123
Nella lettera agli Efesini Paolo però non sembra adattare agli sposi le
esortazioni che rivolge a tutti i battezzati ma sottolinea come Gesù abbia
introdotto una “buona notizia” anche per gli innamorati. Una “novità” che
è testimoniata non tanto da “detti di Gesù” ma dalla sua stessa vita. Alla
vita di Gesù dobbiamo quindi guardare per “orientare” i nostri
comportamenti e le nostre scelte.
2. «Come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per
renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua
accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua
Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma
santa e immacolata».
Paolo fa riferimento ad un’abitudine in uso orientale secondo cui la
fidanzata veniva, prima di presentarsi al futuro sposo, aiutata a lavarsi e ad
ornarsi per comparire più bella davanti al fidanzato. Riassumendo la storia
della salvezza in poche righe san Paolo mette in evidenza come Gesù si
sia mosso come un innamorato che cerca lui stesso di fare qualsiasi cosa
pur di rendere la sposa bellissima, cioè immacolata.
La novità per i “cristiani” è pertanto riscoprire in Gesù un innamorato!
Il Padre che aveva cercato in tutti i modi di ricondurre a sé l’umanità con
Gesù realizza il disegno di «far ricapitolare tutte le cose» (Ef. 1,10)
attraverso l’amore. Gesù stesso, come ogni figlio, è generato e frutto
dell’amore «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito»
(Gv. 3,16).
Gesù si presenta a noi come lo Sposo (cf. Mt. 22,1ss e Lc. 5,34).
3. «Come fa Cristo con la Chiesa »… «e come la Chiesa sta
sottomessa a Cristo».
San Paolo nel presentarci implicitamente Gesù come un innamorato ci
presenta anche un rapporto vero, dinamico e non statico: se Gesù è lo
Sposo lo è perché si è scelto una “sposa” che risponde a questo amore.
4. «Siate sottomessi [volontariamente] gli uni agli altri nel timore di
Cristo».
L’amore implica la capacità di “essere sottomessi”, cioè di non volere
essere superiore all’altro, di non soggiogarlo o farlo oggetto del mio
successo. L’immagine evocata da san Paolo è quasi quella di due che sono
sotto uno stesso tetto, che è il “timore di Cristo” inteso come rispetto e
attenzione.
5. «Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla
sua donna e i due formeranno una carne sola!»
Ecco allora che se Gesù vive nella dinamica sponsale e nuziale anche
124
“l’uomo che si unirà alla sua donna”, secondo il linguaggio biblico, deve
vivere in questa dinamica. E se il Signore “usa” il linguaggio dell’amore
erotico umano per esprimere il suo modo di amare, chi vive l’amore
umano (gli sposi) rappresenta il modo di amare di Dio. Nel linguaggio
biblico i termini “si uniranno” e “formeranno una carne sola” esprimono i
rapporti coniugali. La sessualità e la sua componente erotica assumono
quindi un valore positivo e diventano “simbolo” del legame profondo
dell’unione di Cristo con la Chiesa.
6. «Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla
Chiesa!»
Il Matrimonio e i conseguenti rapporti coniugali assumono allora per
san Paolo il valore di un Sacramento proprio perché mettono in luce il
“misterico” rapporto di Cristo con la Chiesa. Il rapporto di Cristo con la
Chiesa diventa il modello da seguire e da realizzare per gli sposi.
PER L’APPROFONDIMENTO
Si consiglia la lettura delle seguenti esegesi:
R. FABRIS “Il matrimonio cristiano (Ef. 5,21-33)”, in A. SACCHI e coll., Lettere paoline
ed altre lettere, LDC, Leumann, 1996, pp. 525-534.
M. ZERWICK, Lettera agli Efesini, Città Nuova, Roma, 19825, pp. 134-136, 150-153.
Per la vita
Il Signore Gesù ha scelto il matrimonio e la famiglia come luogo per
continuare ad essere sempre presente in modo visibile ed efficace.
La realtà della coppia non solo è una cosa bella, voluta da Dio, ma Gesù
ha voluto che diventasse il luogo dove Lui, Cristo Risorto, continua ad
essere presente in mezzo a noi e a manifestarsi in modo visibile ed
efficace.
La coppia in sé è il riflesso della Trinità; è una cosa buona fatta da Dio.
Ma qual è stato l’apporto specifico di Gesù?
Egli, dopo la sua venuta, la sua morte e la sua resurrezione vuole
continuare ad essere presente in alcuni punti luce, in alcuni segni efficaci
che sono i sette sacramenti: il Battesimo, la Cresima, l’Eucaristia, la
Riconciliazione, il Sacerdozio, il Matrimonio e l’Unzione degli infermi.
Nel sacramento del matrimonio ci sono due persone, la cui reciprocità di
rapporto, la cui relazione diventa, in virtù del sacramento, una realtà
nuova.
125
“Il vincolo che unisce l’uomo e la donna, e li fa ‘una sola carne’
(cfr. Gen. 2,24) diventa in virtù del sacramento del Matrimonio segno e
riproduzione di quel legame che unisce il Verbo di Dio alla carne umana
da lui assunta e il Cristo Capo alla Chiesa suo Corpo nella forza dello
Spirito”. (Evangelizzazione e sacramento del Matrimonio, n. 34 )
“Il vincolo che unisce l’uomo e la donna”. Qual è il luogo dove si
colloca la sacramentalità del matrimonio? Tale luogo è la RELAZIONE: il
sacramento non è nella persona del marito e non è nella persona della
moglie, ma è nella loro relazione.
Lo Spirito Santo non si posa al 50% su di lui e al 50% su di lei,
ma si posa sulla loro relazione. Il luogo del matrimonio, lo spazio
manifestativo, che viene trasformato è la relazione.
Pertanto nel sacramento del matrimonio la Grazia viene data a lui
in quanto in relazione con lei e a lei in quanto in relazione con lui
Il vincolo nuziale: “diventa segno e riproduzione di quel legame
che unisce il Verbo di Dio alla carne umana... e il Cristo Capo alla
Chiesa suo Corpo...”.
Avendo presentato il matrimonio sacramento come segno del
rapporto di Cristo Sposo con la Chiesa Sposa, può sembrare che tutto ciò
sia lontano dalla realtà di tutti i giorni, che questo sacramento non
modifichi più di tanto la vita di coppia e di famiglia e non entri nei
dinamismi profondi del rapporto uomo-donna, genitori-figli.
È vero invece il contrario. La grazia ricevuta con il sacramento del
matrimonio è una grazia che incide nel concreto, fa vivere le cose di tutti i
giorni in modo diverso.
Analizziamo che cosa è avvenuto col sacramento del matrimonio:
la reciprocità della coppia è diventata, per una grazia particolare, partecipe
di un dinamismo più grande. Gli sposi sono entrati nel vortice di amore
che c’è tra Dio e l’umanità, tra Cristo e la Chiesa.
Questa grazia di amore non si sovrappone alla dimensione umana,
non si sostituisce né cammina parallela, ma la assume tutta, abitandola
con il dono dello Spirito.
“Il matrimonio cristiano... è in se stesso un atto liturgico di
glorificazione di Dio in Gesù Cristo e nella Chiesa”(Familiaris consortio
56). Ogni atto nella vita di coppia è “celebrativo” di Cristo Sposo,
dell’unità di Dio con l’umanità, di Cristo con la Chiesa: qualsiasi cosa la
coppia faccia, celebra questo Dio che vuole farsi amore, celebra lo Spirito
126
che è in essa e che vuole dire tutto l’amore.
Non c’è dimensione della vita di coppia che non sia coinvolta:
preparare la colazione, prendersi cura della casa e dei figli, svolgere bene
la propria professione, ecc.
Per il gruppo
Dopo il percorso che abbiamo fatto fino a questo momento
possiamo porre prima alle singole coppie, invitandole poi a discuterne a
piccoli gruppi, alcune domande che in parte verificano il cammino fatto e
in parte aprono la strada ad un ulteriore presa di coscienza,
approfondimento di ciò a cui si stanno preparando:
Qual è il progetto che il Signore Gesù ha dato al sacramento della
coppia?
Qual è la novità che Lui ha portato?
Quali prospettive Egli ha creato per la coppia?
Dopo aver raccolto le impressioni dei gruppi, invitiamoli a
riflettere su alcuni punti fondamentali che troviamo descritti nel paragrafo
precedente (“Per la vita”)
Per facilitare la riflessione proponiamo di preparare un foglio per
ogni coppia, nel quale vengono riportati oltre al brano di Efesini sopra
citato, i brani presi dai documenti della Chiesa ai quali si farà riferimento,
in modo che possano seguire più agevolmente la riflessione.
127
128
Scheda 6/2B
COME UNA SPOSA
ADORNA PER IL SUO SPOSO
L’esperienza matrimoniale
metafora della vita eterna
Pro-vocazione
La domanda se dopo la morte c’è il nulla ce la portiamo dietro fin da
quando abbiamo cominciato a ragionare e a pensare. Vivere, perché? È
sopratutto l’esperienza dell’amore a rendere bruciante questa domanda. Se
tutto finisce, perché amare? Che senso ha? Se l’essenza dell’amore è dire
a una persona: vorrei che tu esistessi per sempre, la morte non rende vana
ogni promessa di amore e forse anche ipocrita?
Eppure gli innamorati continuano a promettersi amore pur sapendo che
la morte porrà fine a questa promessa. Il minimo che si potrebbe dire di
fronte alla morte è quanto afferma lo scrittore Franz Kafka: «Non bisogna
buttarsi via: anche se la salvezza non viene, voglio esserne degno ogni
momento».
Il credente è tale perché sa che la salvezza viene. La sua certezza la
fonda sulla parola di Gesù che ha detto: «Il cielo e la terra passeranno,
ma le mie parole non passeranno» (Mc, 13,31). La parola di Gesù altro
non è che la parola ‘amore’. Tutto passa, ma l’amore resta. L’amore qui in
terra è – per usare il vocabolario del filosofo Jaspers – la ‘cifra’ che la vita
continua. Ce lo assicura san Paolo nel famoso inno alla carità: «Queste
dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di
tutte più grande è la carità!» (1 Cor, 13,13).
Gli armonici dell’amore
«Le vette della poesia universale, questi armonici con cui s’accordano le
esigenze mistiche dell’anime religiose, scoprono nell’amore la ricerca
appassionata dell’Io ultimo, che è il vero e regale soggetto d’ogni amore.
Anzi, l’amore scambiato è una manifestazione di quella luce originale che
disegna l’unico volto degli amanti. Tutti i grandi miti dell’amore ci
avvertono che l’amore è più grande dell'amore, che l’amore sorpassa
l’amore... [...] Quel che ci rapisce non è tanto la nostra dignità regale quanto
il dono divino di essere figli del Re. Questo rapporto vivo ci rivela esistenti:
persona a Persona, spirito a Spirito, totalità a Totalità, fine in sé al Fine in Sé,
129
Dio e l’uomo uniti da vincoli che la Bibbia chiama sponsali. E anche l’amore
fra l’uomo e la donna, al di sopra della fenomenologia passionale, scolpisce
il loro essere a colpi di dolore per modellare il loro vero volto d’eternità».
[P. EVDOKIMOV, Sacramento dell’amore, CENS, Milano 19944, 225]
L’amore segna il principio e il fine della esistenza umana. Dio crea la
persona umana per amore e la chiama all’amore. Di questo amore gli
sposi custodiscono la memoria. L’unione sponsale tra l’uomo e la donna è
memoria dell’atto creativo di Dio, e proprio per questo è chiamato «il
sacramento più antico». Tuttavia, Cristo, redimendo l’amore umano dalle
sue deviazioni (è questo il significato della redenzione del corpo), lo ha
proiettato esso pure, insieme alla verginità per il Regno dei cieli verso
l’eschaton, vale a dire verso la piena realizzazione della vocazione umana,
nella sua interezza, all’amore. Ciò si realizzerà in maniera definitiva nel
Regno di Dio. Sacramento del principio umano, sacramento della
temporalità dell’uomo storico, il matrimonio, come dono elargito da Dio
ai coniugi, custodisce dentro di sé anche il germe dell’avvenire
escatologico, vale a dire della vita eterna. «Con il matrimonio, quale
sacramento, – afferma Giovanni Paolo II in una sua catechesi sull’amore
umano dell’1 dicembre 1982 – è unita l'origine dell'uomo nel mondo, e in
esso è anche iscritto il suo avvenire, e ciò non soltanto nelle dimensioni
storiche, ma anche in quelle escatologiche».
Il matrimonio, così, è chiamato a portare un servizio non soltanto alla
storia, attraverso l’esperienza della comunione e della procreazione, ma
anche al suo avvenire extra-temporale. A suo modo, quindi, il matrimonio,
come luogo storico dove l’amore è custodito «al principio», cioè come
vocazione originaria della persona umana all’amore, testimonia il destino
dell’umanità alla resurrezione, dove non si prenderà né moglie né marito.
Resurrezione significa destino dell’uomo terrestre a una vita celeste.
«Come abbiamo portato l’immagine dell'uomo di terra, – afferma san
Paolo – così porteremo l'immagine dell'uomo celeste» (1Cor 15,49). Si
tratta di un destino di tutto l’uomo, sia nella sua dimensione spirituale che
in quella corporale.
Quando Gesù rivela il contenuto della speranza cristiana affermando
che alla resurrezione non si prenderà né moglie, né marito e che i figli
della resurrezione saranno come gli angeli nel cielo (cf Mt 22,30ss), non
intende sminuire il valore dell’esperienza matrimoniale relegandola alla
sua sola funzione storica, ma legarla invece a questo destino di
resurrezione a cui sono chiamati i figli di Dio. I figli di Dio, infatti,
debbono la loro origine al matrimonio e alla procreazione dell’uomo e
130
della donna. E proprio per questo l’esperienza matrimoniale è strettamente
congiunta all’avvenire di resurrezione, compiendo al riguardo, come
sacramento della temporalità, un suo insostituibile servizio.
Il futuro della dinamica erotica
Il desiderio dell’integralità delle persone in gioco nella relazione sessuale
non si ritiene concluso nella vicenda terrena dell’essere umano: la dinamica
erotica conduce ad un legame così profondo che coloro che ne sono coinvolti
reclamano, almeno incoativamente, il “per sempre” del loro essere una cosa
sola. L’aver posto in essere la novità di “una sola carne” e l’aver scoperto,
nel cammino verso la “somiglianza”, la forza della integrità delle loro
persone e della loro unione, mette gli amanti nella condizione di desiderare
che la loro unità non vada perduta.
[M. PALEARI, Il sacramento dell’eros, Glossa, Milano 2003, 234]
Tutto ciò ha una inevitabile ricaduta nella esperienza coniugale e
familiare e negli stili di vita che gli sposi cristiani sono chiamati ad
mettere in atto. Alla comunità di Corinto, san Paolo ricordava che il tempo
si era ormai fatto breve, «d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano
come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e
quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se
non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero
appieno: perché passa la scena di questo mondo!» (1Cor 7,29-31).
Non è un invito al disimpegno nel mondo, ma a vivere nel mondo con
l’atteggiamento dell’attesa dello sposo, cioè di Cristo, che ci chiama a
vivere nella dimora eterna, di cui lo Spirito ci è dato come caparra.
Sentiamo ancora san Paolo: «Sappiamo infatti che quando verrà disfatto
questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da
Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. Perciò
sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo
celeste: a condizione però di esser trovati già vestiti, non nudi. In realtà
quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non
volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga
assorbito dalla vita. È Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la
caparra dello Spirito. Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e
sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal
Signore, camminiamo nella fede e non ancora nella visione» (2 Cor 5,17).
La società d’oggi, così frenetica ed esagitata, genera nel cuore di tanti
sposi un senso di inquietudine. C’è una inquietudine negativa, che blocca,
131
fa girare a vuoto, lascia un senso di amaro in bocca. Ma c’è anche
un’inquietudine positiva, che di per sé è un valore. L’inquietudine positiva
– afferma Gabriel Marcel – «è la disposizione che ci permette di liberarci
dalla morsa in cui ci stringe la vita quotidiana con le sue mille
preoccupazioni capaci di soffocare le vere realtà. Simile inquietudine è un
principio di superamento, è un cammino da percorrere per giungere alla
vera pace, a quella che nessuna dittatura, nessun imperialismo ha il potere
di turbare: nel suo significato più profondo la pace non è di questo mondo
e c’è da credere che i potenti non ne avranno nessuna nozione».
La famiglia, in un mondo che fa del potere e del denaro, il criterio dei
rapporti di un mondo globalizzato, è chiamata, così, ad essere un luogo e
un’oasi di serenità e di gratuità, un vero «laboratorio di pace».
L’inquietudine come stimolo a camminare verso la propria meta
diventa così come una molla interna per progredire verso quella che Gesù,
nella conclusione del discorso della montagna, ha chiamato cammino di
santità: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
(Mt 5,48). Si tratta della perfezione dell’amore che è unità e comunione,
perché Dio è Unità (un solo Dio) e Trinità (in tre persone). Qui sta il vero
segreto del poter essere allo stesso tempo «essere-per-sé» (libero) ed
«essere-per» (in comunione). E nella vicenda di Gesù di Nazaret, il figlio
di Dio fattosi uomo, si può comprendere il paradosso di ogni vero amore:
per poter entrare nel puro dinamismo dell’«essere-per» è necessario
abbandonare l’«essere-per-sé» (cf Fil 2,5.11). Ma tale morire a se stessi
come via (via crucis) verso un amore-dono (ablativo) è la via che porta
alla vera resurrezione, perché «chi cercherà di salvare la propria vita la
perderà, chi invece la perde la salverà» (Lc 17,33).
Quando i due saranno uno
«La caduta ha inoculato il veleno di una coscienza infelice. Il femminile e il
maschile sono entrati in un conflitto di opposizione e di cattiva polarità che
finirà con l’approdare alla disperazione e all’irrigidimento dei contradditori.
Ora, un agraphon (nella Seconda lettera di Clemente) cita le parole del
Signore a proposito della fine: “il Regno verrà quando i due saranno uno e
quando il maschile non sarà più lo stesso rispetto al femminile”. È il tempo
dell’integrazione finale e della armonia delle parti: “Ecco, io faccio nuove
tutte le cose» (Ap 21, 5). Tutto ciò è ancor più chiaro in un altro agraphon
(Epistola di Barnaba): “Ecco, io faccio l’ultimo come il primo”.
“contraddittori” si mutano in “contrari” e si innalzano sino alla loro
“coincidenza” (la coincidentia oppositorum che definisce il divino secondo
Nicola di Cusa)».
[P. EVDOKIMOV, La donna e la salvezza del mondo, Jaca Book, Milano 1980, 29]
132
In questo nostro navigare sul mare della vita – ci rincuora san Paolo –
ci spinge il vento dell’amore di Cristo. La ricompensa poi di una vita
vissuta secondo la giustizia sarà «la vita e la pace» (sant’Agostino). E se
in questa nostra navigazione sperimentiamo che le nostre debolezze sono
numerose e grandi, non dobbiamo perderci d’animo, perché più
abbondante è il rimedio che il Signore ci elargisce.
La Parola ci dice
Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di
prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa,
la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una
sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva
dal trono: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di
loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. E tergerà
ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento,
né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul
trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse: «Scrivi,
perché queste parole sono certe e veraci. Ecco sono compiute! Io sono
l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò
gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà
questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.
(Apocalisse 21,1-7)
Breve Commento
Il libro dell’Apocalisse – termine greco che significa “rivelazione” –
racconta la visione delle “cose ultime” della vita terrena con un linguaggio
simbolico. E’ l’ultimo libro della Sacra Scrittura ed è attributo all’apostolo
Giovanni.
1. Finita la seconda battaglia “escatologica” Giovanni vede la
“Gerusalemme celeste” scendere dal cielo: se la città storica di
Gerusalemme rappresenta per il popolo ebraico la realizzazione
“concreta” di una promessa e il luogo della presenza di Dio nel Tempio
ora, nella simbologia dell’Apocalisse, la “nuova Gerusalemme”
rappresenta il luogo di destinazione di coloro che sono fedeli a Dio. E’ la
“città santa”, in cui è inclusa anche la Chiesa, e dove è presente anche
fisicamente il Signore: «Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo
popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro ». Si apre l’era dell’intimità tra Dio
e il suo popolo. La Chiesa la “nuova Gerusalemme” è «la fidanzata, la
sposa dell’Agnello» (Ap. 21,9).
133
2. La “Città-Sposa” si eleva in un contesto di «cieli nuovi e terra
nuova» sorti dalla definitiva sconfitta del maligno. Le cose vecchie, il
mare - simbolo del luogo di rifugio del drago maligno - e la terra di prima
sono definitivamente trasformati e ricreati.
Il Signore, attraverso la visione di Giovanni, sembra invitare l’uomo a
sognare e a desiderare l’irrealizzabile: «non ci sarà più la morte, né
lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate».
…
3. E’ una realtà nuova dove la gratuità e l’apertura alla vita saranno il
solo metro: «A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte
della vita». Acqua che simboleggia lo Spirito che “aleggiava” sulle acque
al momento della Creazione.
4. Dio riconduce il mondo alla bellezza, a quella bellezza che il
“maligno” aveva offuscato con la bruttura della decadenza e della morte.
Con questi orizzonti e panorami di bellezza si scopre come Dio ha pensato
da sempre il suo rapporto con la moltitudine dei fedeli: è un rapporto
“nuziale”.
Le nozze dell’Agnello, cioè di quel Gesù che si è sacrificato per amore
della comunità dei fedeli, sono all’orizzonte, imminenti. La Città « è
pronta come una sposa adorna per il suo sposo».
5. La Città-Sposa diventa «la dimora [tenda] di Dio con gli uomini» a
significare come l’unione tra Dio e l’umanità è così forte al punto che
dove è la sposa, lì è presente anche lo Sposo. E’ una presenza gioiosa che
diventa quasi “trasparente” caratterizzata da una intimità profonda e da un
clima familiare fino al punto che «tergerà ogni lacrima dai loro occhi»
6. Gli ultimi giorni non sono perciò un’apocalisse di distruzione, come
prefigurato dalla cultura millenaristica, ma sono giorni di gioia perché
preludono alla festa di nozze. Quasi come le nozze del figlio de Re (Mt.
22,1ss): solo chi si presenta senza abito nuziale dovrà temere…
F. A. Q.
39. Solo Dio «è»?
[212-213] – Mentre le creature hanno ricevuto da Dio tutto ciò che
sono e che hanno, Dio solo è in se stesso la pienezza dell'essere e di ogni
perfezione.
Egli è «Colui che è», senza origine e senza fine. Gesù rivela che
anch'egli porta il Nome divino: «Io sono» (Gv 8,28).
134
346. Quali sono gli effetti del Sacramento del Matrimonio?
[1638-1642] – Il Sacramento del. Matrimonio genera tra i coniugi un
vincolo perpetuo ed esclusivo. Dio stesso suggella il consenso degli sposi.
Pertanto il Matrimonio concluso e consumato tra battezzati non può essere
mai sciolto. Inoltre questo Sacramento conferisce agli sposi la grazia
necessaria per raggiungere la santità nella vita coniugale e per
l'accoglienza responsabile dei figli e la loro educazione.
(DAL COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA)
Per la vita
Parlare dell’esperienza matrimoniale come metafora della vita eterna
può sembrare davvero difficile. Eppure ogni volta che due innamorati si
dicono “ti voglio bene” non mettono termini di tempo; la loro esperienza
in quel momento è totalizzante al punto che il sentimento che provano va
al di là dello spazio e del tempo. Si tratta allora di recuperare questa
esperienza tipicamente umana e riportarla nella dimensione
dell’escatologia, cioè di “ciò che viene dopo”. La vita eterna diventa così
la “cifra” sulla quale misurare il proprio sentimento.
Per arrivare a questo invitiamo i fidanzati a riflettere sulla “quantità”
dell’amore che provano uno per l’altro. Certo, è chiaro, l’amore non si
può misurare! Tanto è vero che a volte l’amore che i fidanzati provano
non trova la giusta espressione. Addirittura sembra che i mezzi umani che
essi utilizzano per esprimere il loro amore siano insufficienti, e non esiste
regalo, gesto, parola che riesca a dire all’altro tutto il bene che si prova.
Far emergere questa esperienza è far comprendere che l’amore che
proviamo verso l’altro non è solo nostro, non è semplicemente umano ma
è riflesso di un Amore più grande, infinito che è l’amore di Dio! Un
amore di cui siamo resi partecipi in forza del miracolo della creazione:
“Ad immagine di Dio lo creò; maschio e femmina lo creò” (Gn 1, 27). Il
fatto stesso che non riusciamo ad esprimerlo ne dice la grandezza e
dimostra ancora una volta, che l’amore di Dio esiste e non ha confini. Non
solo: l’eternità viene ad abitare l’amore umano perché è Dio stesso che
rende possibile il miracolo: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap.21,5)
Credere che siamo fatti ad immagine di Dio significa quindi credere
che ci è data la possibilità di amare come Lui ci ama!
Invitiamo i fidanzati a riflettere su questa esperienza e magari
135
proponiamo loro di scrivere quello che hanno provato o che provano nelle
situazioni che sono state analizzate, sotto forma di preghiera di
ringraziamento.
136
Giornata di Spiritualità
LA VOCAZIONE ALLA SANTITÀ
«La Chiesa è fortemente consapevole che la vocazione della
famiglia è ultimamente vocazione alla santità cristiana»
(DIRETTORIO DI PASTORALE FAMILIARE, n. 112).
La finalità della proposta di questa giornata è quella di far comprendere ai
futuri sposi che ogni cristiano, in quanto battezzato, è chiamato, come è
affermato sia nel Nuovo che nell’Antico Testamento, alla santità secondo la
propria vocazione; ogni coppia unita dal vincolo sacramentale, quindi, può e
deve raggiungere la santità vivendo «a due» (in comunione) il proprio
matrimonio in pienezza, sorretti dalla grazia sacramentale.
Non viene fornito qui uno schema fisso, ma solo dei contenuti da organizzare
creativamente sulla misura del gruppo che le coppie animatrici e il sacerdote
hanno avuto modo di seguire e di conoscere.
Nella elaborazione di un adeguato schema misurato sul gruppo e sul tempo da
dedicare non dovrebbero mancare: 1. Una riflessione su un testo biblico; 2. Un
momento di confronto come coppia ed eventualmente come gruppo; 3. La
celebrazione della eucaristia (qualora si dedichi tutta la giornata e di domenica)
o una celebrazione della Parola; 4. Un momento conviviale.
Si auspica che a questo incontro venga dedicata una giornata, possibilmente di
domenica, in un luogo gradevole, dove i fidanzati possano sperimentare il senso
della domenica cristiana dedicata alla preghiera, alla riflessione sulla Parola di
Dio, alla celebrazione del mistero eucaristico, alle buone relazioni, al riposo.
«Il matrimonio cristiano, come tutti i sacramenti che “sono ordinati
alla santificazione degli uomini, alla edificazione del Corpo di Cristo e,
infine, a rendere culto a Dio”, è in se stesso un atto liturgico di
glorificazione di Dio in Gesù Cristo e nella Chiesa: celebrandolo, i
coniugi cristiani professano la loro gratitudine a Dio per il sublime dono
ad essi elargito di poter rivivere nella loro esistenza coniugale e familiare
l’amore stesso di Dio per gli uomini e del Signore Gesù per la Chiesa sua
sposa. E come dal sacramento derivano ai coniugi il dono e l’obbligo di
vivere quotidianamente la santificazione ricevuta, così dallo stesso
sacramento discendono la grazia e l’impegno morale di trasformare la loro
vita in un continuo “sacrificio spirituale”». (Familiaris Consortio, n. 56)
Gli sposi sono quindi chiamati alla santità, proprio facendo il marito o
la moglie o il genitore si santificano l’un l’altro. E’ vivendo secondo
l’amore di Dio negli impegni quotidiani e nella propria realtà che
realizzano giorno dopo giorno la perfezione cristiana.
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La vita dei fidanzati è quella di chi si prepara a vivere una vocazione
più specifica: essere sposi, cioè essere cristiani battezzati chiamati alla
santità non singolarmente, ma vivendo l’unità sponsale nel dono totale
dell’uno per l’altro, annunciando con il loro amore che Dio ama tutti come
ama il Figlio Gesù.
La vita secondo lo Spirito
della coppia e della famiglia cristiana
La pastorale è chiamata a porre al centro della sua sollecitudine la “vita
secondo lo Spirito” della coppia e della famiglia cristiana: la Chiesa, cioè, deve
mettere in atto la sua missione salvifica perché la coppia e la famiglia crescano
nella spiritualità coniugale e familiare. Si tratta propriamente di una spiritualità
fondata sul sacramento del matrimonio e continuamente alimentata e plasmata
dall’Eucaristia. Tale spiritualità si attua e si esprime non al di fuori della vita
coniugale e familiare, ma all’interno di essa, attraverso le realtà e gli impegni
quotidiani che la caratterizzano, nella fedeltà a tutte le esigenze dell’amore
coniugale e familiare e nella loro gioiosa attuazione. Infatti, come precisa il
Concilio Vaticano II, “i coniugi cristiani sono corroborati e come consacrati da
uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato. Ed essi,
compiendo in forza di tale sacramento il loro dovere coniugale e familiare,
penetrati dallo Spirito di Cristo, per mezzo del quale tutta la loro vita è pervasa
di fede, speranza e carità, tendono a raggiungere sempre più la propria
perfezione e la mutua santificazione e perciò insieme partecipano alla
glorificazione di Dio” (Gaudium et Spes, 48). Un’adeguata Pastorale Familiare,
di conseguenza, dovrà aiutare le famiglie a riscoprire il fondamento vero della
loro spiritualità e a viverla, sia a livello interiore sia nelle sue manifestazioni
esterne, secondo i contenuti e le modalità di un amore che si esprime nelle sue
forme tipicamente familiari: l’amore coniugale unitivo e procreativo, l’amore
parentale (paterno e materno), l’amore filiale, l’amore fraterno, e l’amore
dell’intera famiglia come tale nei riguardi degli altri».
[Direttorio di Pastorale Familiare, 112]
I fidanzati sono laici battezzati che stanno verificando la loro
vocazione come chiamata ad un cammino di vita a due amandosi nella
quotidianità secondo l’amore di Dio.
Ma l’essere battezzati, il battesimo, cosa significa per noi?
“il battesimo è un dono che si riceve, è il sacramento della fede e della
conversione a Cristo, dà una partecipazione alla vita nuova del Cristo
risorto” (La verità vi farà liberi, 319).
«Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo, tutti
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voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,27-28).
«In virtù del battesimo siamo chiamati figli di Dio e lo siamo
realmente» (1 Gv 3,1).
Secondo l’apostolo Paolo la volontà del Signore è proprio che noi
diventiamo santi(1 Ts 4,3).
I primi cristiani si considerano “santi” (2 Cor 1,1), appartenenti a Dio e
impegnati a vivere come i santi.
Anche Pietro invita alla santità «ad immagine del Santo che vi ha
chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta» (1 Pt 1,15).
Anche autorevoli teologi ribadiscono tale concetto: “Tutti i cristiani
cioè i discepoli di Gesù, in qualunque stato e condizione si trovino, sono
chiamati alla perfezione: poiché tutti sono chiamati al vangelo, che è legge
di perfezione” (A. ROSMINI, Massime di perfezione cristiana).
Pure il Concilio Vaticano secondo si è espresso in tal modo: “Tutti i
fedeli cristiani, di qualsiasi stato o ordine, sono chiamati alla pienezza
della vita cristiana e alla perfezione della carità: santità che promuove un
tenore di vita più umano anche nella società terrena” (Lumen Gentium,
40).
L’antico testamento non parla di santità degli uomini, solo Dio è santo
e solo a lui spetta la perfezione, ma l’uomo si può avvicinare alla santità, a
lui Dio promette grande pace intesa nel senso di pienezza se avrà alcuni
atteggiamenti che si evincono dai seguenti brani:
dal salmo119,165-168: “Grande pace per chi ama la tua legge, nel
suo cammino non trova inciampo. Aspetto da te la salvezza Signore, e
obbedisco ai tuoi comandi. Io custodisco i tuoi insegnamenti e li amo
sopra ogni cosa. Osservo i tuoi decreti e i tuoi insegnamenti: davanti a te
sono tutte le mie vie”.
dal salmo 37,11: “I miti invece possederanno la terra e godranno di
una grande pace”.
da Isaia 54,13: “I tuoi figli saranno discepoli del Signore, e avranno
grande pace i tuoi figli”.
Tre sono quindi gli atteggiamenti evidenziati che portano alla “grande
pace”:
– essere discepoli
139
– ascoltare lo spirito
– amare la legge del Signore,essere miti.
Ma nel nostro tempo attraverso quali atteggiamenti di vita si realizza
questa santità nella coppia?
1) Atteggiamento del si: mette in risalto la gratuità e l’accoglienza.
E’ il si continuo detto l’uno verso l’altro, è accettare l’altro come
è fatto, con la sua storia e i suoi difetti, è fare spazi dentro di se
all’altro perché l’altro abiti con noi, è spogliare se stessi per
l’altro. (Spogliò se stesso fino alla morte, e alla morte di croce).
Per un fidanzato è accettare l’altro come sarà, quello che potrà
diventare, perché non si sposa solo il presente, si sposa anche il
passato e il futuro. Sono quindi atteggiamenti positivi, è, usando
un gioco di parole, il voler “voler bene”. Significa far entrare in
gioco tutte le potenzialità della persona nella ricerca di soluzioni
più alte e nuove.
2) Atteggiamento del donare: è l’amore gratuito, non è possedere,
non è appropriarsi dell’altro, ma è sentirsi liberamente e
totalmente uno dell’altro, ogni gesto è frutto della libertà.
3) Atteggiamenti nell’ordinario: è vivere bene la vita feriale di tutti i
giorni, il quotidiano non è solo fare grandi scelte, ma vivere
quotidianamente la realtà di tutti i giorni santificando le cose di
tutti i giorni. I trent’anni di Nazareth parlano dell’esaltazione
divina dell’ordinario, della vita concreta. Questo è celebrare il
sacramento del matrimonio che è continuazione visibile del Dio
fatto uomo. Una famiglia impostata così è missionaria ed è
epifania a tutta la comunità.
4) Atteggiamenti di riconciliazione: la santità di coppia è anche
capacità di prendere i limiti, il negativo. Capacità di riconciliare,
di ricominciare, non solo a chiedere perdono ma anche senza
risentimento o ricatto accogliere il perdono. Vivere la
riconciliazione è anche la capacità di aiutare l’altro a risorgere, di
essere rigenerato a partire dall’amore.
5) Atteggiamenti di gioia: sono in quelle coppie che hanno fiducia e
sanno ricominciare di nuovo. La coppia è allora segno della
Pasqua
6) Atteggiamenti di unione e comunione: …che tendono all’unione
più che alla separazione. Lo specifico della coppia è vivere,
ravvivare ed animare le realtà che incontra, con spirito di
140
comunione, la stessa che si vive e sperimenta nella propria coppia.
7) Atteggiamenti semplici: che non ambiscono a ruoli di “comando”,
alla portata di tutti nella consapevolezza di condividere con la
moltitudine del popolo di Dio vocazione e strada da percorrere.
8) Atteggiamenti fecondi: generano vita e provocano vita. C’è paura
della fecondità perché donare vita non è più sinonimo di gioia ma
problema, farsi carico di qualcuno, del nuovo sconvolge la
tranquillità.
9) Atteggiamenti di preghiera: la santità si alimenta con la preghiera
che è il comunicare con Dio per comunicarci l’amore. Si può
pregare sempre perché la preghiera non si sovrappone a nessuna
azione: le illumina tutte e le indirizza al loro fine. Si tratta di
pregare attraverso differenti modalità, bisogna trovare la preghiera
della propria coppia destinata a crescere e a cambiare nel tempo in
quanto espressione del nostro essere coppia.
«La santità consiste nella carità e la carità, nel dialogo con Dio, può
assumere e valorizzare qualsiasi realtà. Non occorrono esperienze
straordinarie di conoscenza, di contemplazione, di ascesi e di fuga dal
mondo. Basta la vita ordinaria: preghiera, relazioni familiari e sociali,
lavoro, riposo, sofferenza. Dio ci chiama in ogni cosa. L’uomo nuovo che
cresce nella santità è anche santificatore. Amando gli altri in Dio e con il
suo stesso amore, edifica la comunità cristiana, promuove una convivenza
civile giusta e pacifica, con un tenore di vita più umano… La vocazione
alla santità si esprime con molte vocazioni particolari, è una possibilità
reale offerta a tutti….. non coincide con la contemplazione mistica!». (da:
La verità vi farà liberi pag. 414.)
Domande:
1) A cosa pensiamo, individualmente e in coppia, quando sentiamo
parlare di santità?
2) Associamo la santità a cose miracolose?
3) Riusciamo a valorizzare la quotidianità?
4) La quotidianità può essere in sintonia con la santità?
5) E’ possibile vivere in modo straordinario le cose ordinarie?
6) La santità è ancora attuale nel terzo millennio?
7) Può una coppia diventare santa? Ci spaventa questa aspirazione?
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Amar-Sì! «per sempre»
TERZA PARTE
SPOSI DOMANI
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144
Introduzione
La celebrazione del matrimonio compie il tempo del fidanzamento e
apre il tempo della coppia e della famiglia.
In questa terza e ultima tappa del cammino si tratta di illustrare gli
impegni a cui andranno incontro i novelli sposi. Sono impegni non
imposti dall’esterno, ma che nascono dall’interno della nuova realtà a cui i
coniugi hanno dato vita attraverso la promessa che li ha resi marito e
moglie. Giovanni Paolo II ha espresso con uno slogan l’insieme di questi
impegni: Famiglia, diventa ciò che sei! Ciò che la famiglia è genera una
missione, vale a dire un pacchetto di impegni e di compiti (doveri) che
sono la fruttificazione dell’amore coniugale, con una positiva e
realizzativa ricaduta sugli sposi, innanzitutto, sulla società e sulla Chiesa.
I compiti che scaturiscono dal legame matrimoniale che genera l’unità
della coppia umana altro non sono che lo sviluppo dinamico ed
esistenziale dell’essere a cui hanno dato vita: la comunità coniugale. I
valori che fanno da perno attorno a cui ruotano i vari compiti della coppia
e della famiglia sono la vita e l’amore, senza i quali la persona umana non
può vivere. Proprio per questo la famiglia si configura come una struttura
di sanità della persona e della società, oltre che della Chiesa. Giovanni
Paolo II ha parlato a proposito della famiglia come di una «prima e
fondamentale struttura a favore dell’“ecologia umana”» e come di un
«santuario della vita, in cui la vita, dono di Dio, può essere adeguatamente
accolta e protetta contro i molteplici attacchi a cui è esposta, e può
svilupparsi secondo le esigenze di un’autentica crescita umana. Contro la
cosiddetta cultura della morte, la famiglia costituisce la sede della cultura
della vita» (Centesimus annus, 39).
Il contenuto dei compiti della famiglia può essere articolato in precisi
ambiti. Così li ha precisati e strutturati la Familiaris Consortio: 1. la
formazione di una comunità di persone; 2. il servizio alla vita; 3. la
partecipazione allo sviluppo della società; 4. la partecipazione alla vita e
alla missione della Chiesa.
Tali tematiche formano i contenuti della quattro schede che vengono
qui proposte in questa terza e ultima scansione del cammino formativo
proposto.
145
146
Scheda 1/3
VIVERE, CRESCERE E PERFEZIONARSI
COME COMUNITÀ DI PERSONE
Pro-vocazione
La celebrazione del matrimonio segna lo spartiacque tra il tempo
relativamente breve della preparazione, caratterizzata dall’esperienza
dolce dell’innamoramento, e il tempo assai più lungo della realizzazione,
segnata dall’impegno per un amore duraturo che sappia superare tutte le
prove della vita a due, un amore da vivere, da far crescere giorno dopo
giorno, da orientare verso il massimo di perfezione possibile.
Il primo compito che la coppia, generata dal sacramento, ha da
affrontare è l’unità, che non significa omologazione, fusione, perdita della
propria identità e individualità. Significa «unità dei due», vale a dire
esperienza di autentica «comunione» che è possibile «nel dono sincero di
sé».
Ciò che rende possibile la comunione è l’amore inteso come dialogo
(dia-logos), che non consiste nella quantità di nozioni che si riesce a
trasmettere, ma nella comunicazione dei soggetti che vengono tra loro a
contatto. Non si tratta di dire parole, ma di dire se stessi attraverso le
parole. Il dialogo coniugale sta nella disponibilità di «essere-per-l’altro/a»
e non nella «lotta-contro»
L’amore presenta caratteristiche diverse del semplice innamoramento.
L’innamoramento è ciò che avvia l’amore, ma non coincide,
rigorosamente parlando, con l’amore.
L’amore coniugale è qualcosa di più. È innanzitutto un amore umano,
che si esprime sia con il linguaggio del corpo, con i sentimenti, con la
passione, ma anche con la volontà, con la rinuncia, col sapersi sacrificare
per l’altro/a. «Non c’è felicità senza sacrificio», affermava in un’intervista
il famoso comico Roberto Benigni. Proprio perché l’amore coniugale è un
amore intelligente – che non si ferma alla superficie, che sa che cosa
significa: «ti voglio bene», cioè «voglio il tuo bene», «trovo felicità nel
147
sapere che stai bene» – esso è capace di totalità. Sa condividere tutto,
senza indebite riserve e senza trucchi ipocriti, è capace di abbattere le
pareti dell’egoismo che ci tengono prigionieri nella nostra seppur dorata
solitudine e isolamento.
Oltre che ad essere umano, l’amore coniugale tende a divenire totale
Non si percepisce di amare veramente l’altra persona quando tengo
qualcosa per me e non ho il coraggio di condividere tutto. L’amore
trattenuto è un amore alla fine opaco. Solo l’amore totale è un amore
trasparente: ciò che è mio è anche tuo, ciò che è tuo è anche mio. L’amore
totale è un amore condiviso, dove si allargano progressivamente i confini
del mio e del tuo affinché si possa vivere nello spazio del «noi». Il «noi» è
la vera casa degli sposi, la dimora che ha nel «noi trinitario» il
fondamento e il punto di riferimento esemplare.
Ancora, l’amore coniugale è un amore che punta alla fedeltà e alla
esclusività. Non è vero amore quello che si ferma a contrattare
costi/benefici, quello che calcola fin dove mi conviene, quello che cerca
solo il proprio tornaconto. Tale amore non mira alla persona, ma a ciò che
della persona mi può tornar utile. La persona viene qui trattata come un
oggetto, il cui valore dipende dal beneficio che da essa posso trarre.
L’amore vero, quello che poi si risolve come progresso della propria
personalità, è l’amore disinteressato, la cui cifra è proprio la fedeltà e
l’esclusività. Tale amore si radica su una ben precisa concezione della
persona intesa non come un numero della serie Uno vale l’altro), ma come
«unica e irrepetibile». L’affetto, infatti, mira alla singolarità: «tu sei
unico/a al mondo», «come te non c’è nessuno», «non so come farei senza
di te». Sono queste espressioni che vengono spontanee nella bocca degli
innamorati. È quindi nella logica del vero amore tendere alla definitività.
La fedeltà e l’esclusività sono la garanzia di poter progredire. Se tali
caratteristiche venissero meno, bisognerebbe sempre cominciare da capo.
E quindi non è possibile progredire nella via dell’amore. Si rimarrebbe
sempre allo stesso punto di partenza. Se la fedeltà può a volte risultare
difficile e forse eroica, ciò non significa che essa sia impossibile,
soprattutto per un cristiano che sa di poter contare sulla grazia
sacramentale.
Infine, come vedremo più dettagliatamente nella prossima scheda,
l’amore coniugale è un amore aperto alla trasmissione della vita come
espressione della fecondità dell’amore. Gli antichi vedevano nell’amore
una sua intrinseca capacità a diffondersi (amor diffusivum sui).
L’amore coniugale, sancito dall’irrevocabile patto, genera la prima
forma di comunione tra le persone. Innanzitutto la comunione coniugale, e
148
quindi la comunione familiare e parentale. Comunione significa una
relazione di unità tra persone che sono portatrici di una loro irriducibile
identità. Vivere in comunione non è rinunciare a se stessi, ma vivere la
propria identità non chiusi nel proprio io, ma in una relazione di amore e
di affetto con gli altri. Questo può comportare anche delle rinunce, ma
sono rinunce che danno frutto, che fanno bene alla relazione. L’esperienza
della comunione è oggi un antidoto contro un marcato individualismo che
alla fine ci fa sentire molto soli.
La famiglia è una comunità di persone
“La famiglia fondata e vivificata dall’amore, è una comunità di
persone: dell’uomo e della donna sposi, dei genitori e dei figli, dei
parenti. Suo primo compito è di vivere fedelmente la realtà della
comunione nell'impegno costante di sviluppare un’autentica comunità di
persone”.
(Familiaris Consortio, 18)
L’impegno a realizzarsi nel matrimonio e nella famiglia come
«comunità di persone» significa vivere dentro un «corpo sociale», dove
ciascuno può essere aiutato ad esprimere la propria personalità creativa e
dove la propria individualità può venir arricchita dalle altre individualità.
Il dono dello Spirito che, dato con il battesimo, viene ulteriormente
confermato con il sacramento del matrimonio permette tra i componenti
della famiglia un interscambio di doni a tutti i livelli: a livello dei corpi e
dei gesti, delle emozioni del cuore, dei vari timbri dei caratteri, dei gradi
di intelligenza, delle forme di volontà, del sentire delle anime.
“La prima comunione è quella che si instaura e si sviluppa tra i
coniugi: in forza del patto d’amore coniugale, l’uomo e la donna «non
sono più due, ma una carne sola» (Mt 19,6; cf Gen 2,24) e sono chiamati
a crescere continuamente nella loro comunione attraverso la fedeltà
quotidiana alla promessa matrimoniale del reciproco dono totale”
(Familiaris Consortio, 19)
La comunione che si instaura tra l’uomo e la donna uniti nel vincolo
coniugale comporta non soltanto l’impegno dell’unità, ma anche quello
della sua indissolubilità. Non è una legge esterna a richiedere la
definitività del legame matrimoniale, ma l’impulso interiore che viene dal
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cuore di chi ama autenticamente una persona. Per chi fonda il proprio
amore coniugale nella fedeltà di Dio all’uomo, che ha amato fino a dare la
sua vita (cf Mc 10,45), il proprio impegno a mantenere vivo nel tempo il
legame matrimoniale acquisisce il significato di segno di questa
instancabile fedeltà di Dio.
La radice dell’indissolubilità
Sarebbe, infine, agevole mostrare come anche il carattere definitivo del
vincolo fra due persone che la fede cristiana ritiene impegnate col ‘sì’
dell’amore, sul quale si fonda il matrimonio, abbia qui le sue radici. Il
matrimonio indissolubile, in effetti, è comprensibile e sostenibile
unicamente grazie alla fede nella decisione di Dio in Cristo, che nulla può
più distruggere, di un matrimonio con l’umanità (cfr. Ef, 22-33). Tale
indissolubilità sta e cade insieme con questa fede; fuori di essa, a lungo
andare, risulta altrettanto impossibile quanto, dentro di essa, è necessaria.
E andrebbe anche ribadito che proprio questo apparente fissarsi sulla
decisione presa in un dato momento della vita permette alle persone di
andare avanti, di accogliersi passo dopo passo, mentre il continuo
annullare tali decisioni finisce per respingerle indietro, per riportarle
all'inizio, e condannarle a chiudersi nella finzione dell'eterna giovinezza e
quindi al rifiuto di accettare la totalità dell'essere uomini.
(J. RATZINGER, Introduzione al cristianesimo, Queriniana, Brescia 200513, 256)
Di fronte a un ideale d’amore così alto a non pochi sposi può venire il
fiatone. Chi può farcela? Non conviene rimanere più terra terra e
riconoscere che l’eroismo non è per tutti?
Ci imbattiamo qui in quell’intreccio così complesso tra ideale,
possibilità umana e dono della grazia. Il discepolo di Gesù è
profondamente consapevole che all’inizio del suo essere-cristiano «non
c’è una decisione etica o una grande idea, – come ci ricorda papa
Benedetto nella sua prima enciclica – bensì l’incontro con un
avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con
ciò la direzione decisiva» (Deus caritas est, 1). Certamente oggi c’è tanto
bisogno di moralità. Ma sarebbe riduttivo pensare che la Chiesa sia una
semplice «istituzione di moralità» (Ratzinger). Essa in realtà ha il compito
di presentare il mistero della persona di Dio e la possibilità di incontrarla
nel cammino della propria storia personale.
È proprio questa Persona, Dio in Cristo, quindi che mentre ci sostiene
con il suo aiuto, allo stesso tempo ci sprona a dare il meglio di noi stessi.
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Essere chiamati alla perfezione, infatti, non significa presentarsi
impeccabili, ma essere decisi a camminare verso la meta, rialzandoci ad
ogni caduta («se il giusto cade sette volte, egli si rialza», Prov 24,16).
La Chiesa, impegnandosi per promuovere il matrimonio fondato nel
sacramento e la famiglia fondata sul matrimonio, non intende offrire una
gabbia alla libertà – come subdolamente propone uno spot della Vodafone
dove si invita la sposa già all’altare a lasciar perdere il matrimonio e
vivere la vita al mare con il molto amato dalla donne attore Muccino e con
un telefonino a costo zero, dicendo alla mamma che la invitava a ritornare
sui suoi passi, che è felice così! –; la Chiesa non intende nemmeno
annunziare se stessa, ma l’amore che Dio ha per l’uomo e per la donna.
La legge della sovrabbondanza.
Nelle affermazioni etiche del Nuovo Testamento c’è una tensione che
sembra insormontabile: tra grazia ed éthos, tra un totale senso di inutilità e
un altrettanto totale sentirsi sotto pressione, tra una completa passività,
tipica di chi riceve tutto gratuitamente perché non è in grado di fare nulla,
e contemporaneamente un totale dover-spen-dersi, sino all’inaudita
richiesta: «Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste»
(Mt 5,48). Se, in questa eccitante polarità, si cerca però un centro
unificante, ci si imbatte continuamente – soprattutto nella teologia
paolina, ma anche nei primi tre vangeli – nella parola ‘sovrabbondanza’
(perísseuma), nella quale il discorso sulla grazia e quello sulle esigenze
risultano intimamente uniti, sino a convergere uno nell'altro.
(J. RATZINGER, Introduzione al cristianesimo, Queriniana, Brescia 200513, 248)
La Parola ci dice
Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli
chiesero: «È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi
motivo?». Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li
creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e
sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così
che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha
congiunto, l’uomo non lo separi». Gli obiettarono: «Perché allora Mosè
ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via?». Rispose loro Gesù:
«Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le
vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque
ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa
un’altra commette adulterio».
Matteo 19,3-9
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Breve Commento
I Farisei cercano di mettere in difficoltà Gesù interrogandolo su un
argomento, oggi come allora, particolarmente delicato che riguarda sia la
felicità personale sia la “morale” pubblica.
La “Legge” infatti dava la possibilità ad un uomo di mandare via la
propria moglie, «dopo aver vissuto con lei da marito» …«se essa non
trovava grazia ai suoi occhi» attraverso la “lettera di ripudio” (Dt 24,1).
La mentalità del tempo infatti sottometteva la donna al volere dell’uomo.
Gesù riporta la riflessione all’inizio della storia dell’umanità,
richiamando i primi capitoli della Genesi: «egli rispose: «Non avete
letto…»
Nel contempo riporta a Dio-Creatore l’iniziativa e non all’uomo,
mosso purtroppo spesso dalle passioni e non dall’amore: «Quello dunque
che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi».
Infatti se storicamente gli ebrei avevano goduto del divorzio è stato
solo “per la durezza dei cuori” cioè per un manifesta incapacità di amare.
La risposta di Gesù appare come una negazione netta del “diritto” di
rompere un rapporto, quando questo non soddisfa più. I farisei infatti
obiettano che la Legge preveda l’atto di divorzio. Ecco che Gesù ribadisce
il principio del disegno originario di Dio sull’amore: «da principio non fu
così».
Gesù non nega la possibilità che un legame d’amore si affievolisca ma
ricorda «l’inizio» che porta alla fusione dell’uomo e della donna contro la
mentalità del tempo – ancora attuale – che vedeva nella donna l’oggetto
del volere maschile.
Gesù riportando l’accento all’inizio della storia d’amore e
sottolineando che solo “in caso di concubinato” potrebbe essere ammesso
il ripudio afferma che l’amore tra l’uomo e la donna è unitivo, che forma
una realtà nuova: la coppia. L’uomo e la donna sono chiamati a formare
una comunità di vita che, una volta costituita, non deve essere in balia di
voleri e piaceri momentanei ma diventa indispensabile per la felicità di
ambedue.
F.A.Q.
68. Perché gli uomini formano un’unità?
[360-361] – Tutti gli uomini formano l'unità del genere umano, per la comune
152
origine che hanno da Dio. Dio, inoltre, ha creato «da uno solo tutte le nazioni
degli uomini» (At 17,26). Tutti, poi, hanno un unico Salvatore e sono chiamati a
condividere l'eterna felicità di Dio.
338. Per quali fini Dio ha istituito il Matrimonio?
[1659-1660] – L'unione matrimoniale dell'uomo e della donna, fondata e
strutturata con leggi proprie dal Creatore, per sua natura è ordinata alla
comunione e al bene dei coniugi e alla generazione ed educazione dei figli.
L'unione matrimoniale, secondo l'originario disegno divino, è indissolubile, come
afferma Gesù Cristo: «Quello che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi» (Mc
10,9).
339. In qual modo il peccato minaccia il Matrimonio?
[1606-1608] – A causa del primo peccato, che ha provocato anche la rottura
della comunione tra l'uomo e la donna, donata dal Creatore, l'unione matrimoniale
è molto spesso minacciata dalla discordia e dall'infedeltà. Tuttavia Dio, nella sua
infinita misericordia, dona all'uomo e alla donna la sua grazia per realizzare
l'unione delle loro vite secondo l'originario disegno divino.
348. Quando la Chiesa ammette la separazione fisica degli sposi?
[1629; 1649] – La Chiesa ammette la separazione fisica degli sposi quando la
loro coabitazione è divenuta per motivi gravi praticamente impossibile, anche se
auspica una loro riconciliazione. Ma essi, finché vive il coniuge, non sono liberi
di contrarre una nuova unione, a meno che il loro Matrimonio sia nullo, e tale
venga dichiarato dall'autorità ecclesiastica.
349. Qual è l'atteggiamento della Chiesa verso i divorziati risposati?
[1650-1651] – Fedele al Signore, la Chiesa non può riconoscere come
Matrimonio l'unione dei divorziati risposati civilmente. «Chi ripudia la propria
moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il
marito e ne sposa un altro, commette adulterio» (Mc 10,11-12). Verso di loro la
Chiesa attua un'attenta sollecitudine, invitandoli a una vita di fede, alla preghiera,
alle opere di carità e all'educazione cristiana dei figli. Ma essi non possono
ricevere l'Assoluzione sacramentale, né accedere alla Comunione eucaristica, né
esercitare certe responsabilità ecclesiali, finché perdura tale situazione, che
oggettivamente contrasta con la legge di Dio.
(DAL COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA)
Per la vita
Il matrimonio è diventato oggi un contenitore di aspirazioni e di sogni
per i giovani e viene considerato dalla società un’istituzione, forse
superata, ma che ha dimostrato di non avere alternative finora ritenute
valide. Il matrimonio rappresenta l’istituzione che permette a due giovani
di sperare in una vita di relazione diversa, di aspirare ad avere dei figli e di
poter “costruirsi” un futuro assieme. Come istituzione inoltre dà origine
153
alla famiglia che è un nucleo importante, giuridicamente riconosciuto,
dalla società e dalla comunità dove è inserita. Con la cerimonia del
matrimonio due innamorati diventano famiglia e sembrano assumere un
ruolo sociale di protagonisti del loro futuro... Con queste speranze per il
domani gli sposi vengono caricati subito da una serie di obblighi che
l’istituzione e il contratto matrimoniale sottoscritto portano con sé.
Il matrimonio come istituzione giuridico-legale comporta la riduzione
dell’amore ad un “patto coniugale”: sposandosi, ci sono, come in tutte le
scelte, con le cose piacevoli (la convivenza, la sessualità, l’aiuto
reciproco, ecc.) degli obblighi da assolvere. E i doveri sono contenuti
nelle leggi alle quali moralmente e penalmente siamo obbligati a
sottostare in forza del contratto sottoscritto.
Ma Gesù ha parole nuove per gli innamorati perché ci libera dal potere
della Legge per proporci la legge dell’amore!
Il matrimonio è per Gesù non un “contratto”, fatto di clausole e di
condizioni (contratto che può essere sciolto se qualcuno reputa non
soddisfacenti le prestazioni in esso contenute) ma un “patto d’amore” che
lega i cuori e l’esistenza delle persone...
Gesù, per riportare al significato originario l’amore umano, trasforma
questo “patto” in segno dell’alleanza che Egli stesso vuole stringere con
l’umanità nuova: ecco il matrimonio che diventa per il cristiano
“sacramento” cioè segno reale ed efficace dell’amore di Gesù per la sua
Chiesa!
Il matrimonio-sacramento pienezza del matrimonio naturale
Il matrimonio non viene proposto quindi per rispondere alle necessità
sociali, alle esigenze del mondo produttivo ed economico, di fornire una
valvola di sfogo e di serenità allo stress del lavoro; neppure nasce per le
esigenze di una morale che propone di incanalare le pulsioni erotiche
verso la procreazione, portando con se un bagaglio di obblighi, ma è
suggerito per la “realizzazione” dell’uomo e della donna.
Con la sua proposta Gesù vuole offrire la pienezza alle modalità che
gli uomini hanno elaborato per vivere l’amore.
Le società umane, e con esse le istituzioni sociali e politiche, hanno
dato regole e forma al matrimonio naturale per permettere la crescita delle
società stesse.
Gesù, con la sua vita e la sua parola, richiama il significato originario
del matrimonio naturale, riportando l’attenzione sul senso vero
dell’amore...
154
Rileggiamo la disputa di Gesù con i farisei sul divorzio - il brano del
Vangelo di Matteo, 19,1-10: Gesù afferma la famosa frase «l’uomo
dunque non separi ciò che Dio ha congiunto» (Mc. 10,9).
L’interpretazione popolare di questa affermazione è quella di un
ulteriore peso, di una nuova limitazione alla libertà umana che Gesù
impone esprimendo l’obbligo dell’indissolubilità al legame d’amore!
Rileggere questa disputa tra Gesù e chi cerca di «metterlo alla prova»
partendo invece dal commento espresso “a caldo” dai suoi più vicini
ascoltatori, i discepoli (versetto 10 che è anche l’introduzione al discorso
sul celibato!), che esclamano: «Se questa è la condizione dell’uomo
rispetto alla donna, non conviene sposarsi»!
I discepoli avevano colto subito che Gesù stava rompendo una logica
egoistica e maschilista che vedeva l’uomo padrone del destino della
moglie, secondo l’uso dei popoli del tempo. Gesù afferma, proponendo
l’indissolubilità, il primato della coppia e dell’amore sugli interessi e le
esigenze momentanee.
Ricorda che «da principio non fu così» per sottolineare che il
matrimonio non è fondato sull’interesse di uno per l’altro, sulla
prevaricazione, sul capriccio o la convenienza di legarsi all’altro e
neppure sulla necessità di procreare.
Gesù intende qui ristabilire le condizioni per la felicità umana, non
provocare un’ulteriore difficoltà all’umanità! In un rapporto maturo,
costruito giorno dopo giorno nella verifica del proprio amore, dei propri
sentimenti e della propria vocazione e consacrato nel matrimonio l’unione
tra l’uomo e la donna ristabilisce l’unità primordiale. E questa unità della
coppia sposata, cioè consapevole della propria scelta di condividere la
vita, è un’unità che diventa indivisibile perché costituisce non più
un’associazione tra due individui, uniti da un contratto, ma una realtà
nuova, dove gli elementi iniziali diventano irrintracciabili ma riconoscibili
come, per usare degli esempi banali, l’acqua unita al vino, come l’impasto
per fare un dolce, come in una reazione chimica o in una lega metallica
ottenuta attraverso la fusione.
E’ lo Spirito che ci dona il “per sempre”. Gli sposi sono chiamati
ad essere uno come Dio.
Proprio l’immagine dell’amore come un fuoco che divampa e che
fonde gli elementi in un nuovo soggetto ci aiuta a cogliere un’altra
caratteristica dell’amore. Il Cantico dei Cantici ricordando che «le sue
vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore» (Ct. 8,6) ci
155
introduce con un’immagine ad una realtà che avviene tra gli sposi: questa
“fusione” dei cuori avviene perché c’è un “fuoco” che porta alla
temperatura di “fusione” gli elementi iniziali.
E’ lo Spirito Santo – rappresentato come “fiamma di fuoco” nella
Pentecoste (Atti 2, 3) – che “fonde” e unisce tra loro gli sposi.
Lo Spirito Santo, nella celebrazione del matrimonio, agisce
proprio come un fuoco che porta alla giusta temperatura di fusione i due
innamorati, se lo desiderano. Certo che questa presenza è una presenza
discreta, difficile da cogliere perché lo Spirito ci è vicino non in modo
magico o evidente, ma si fa sentire attraverso le cose semplici e
quotidiane, e in proporzione allo spazio che noi gli concediamo.
Questo Spirito dona la possibilità alla coppia sposata di vivere
l’indissolubilità proprio per diventare immagine vivente di quel Dio unico
in cui noi crediamo.
L’ amore “per sempre” è frutto della Resurrezione. Un amore
senza fine.
La possibilità di avere un amore “per sempre” ci viene dalla
novità principale che il cristianesimo annuncia al mondo: Gesù Cristo, il
crocefisso, è risorto dai morti, «primizia di coloro che sono morti» come
afferma San Paolo nella prima lettera ai cristiani di Corinto (1 Cor. 15,20).
Di fronte ad un mondo permeato di pessimismo e di relativismo
l’annuncio della Resurrezione diventa dirompente. E questo fatto,
accaduto duemila anni fa, dà senso particolare all’amore perché dimostra
quello che gli amanti hanno sempre percepito: amando si vive nell’altro e
la vita non ha fine.. Credere che Gesù è risorto è credere che l’amore non
avrà mai fine, che l’amore è davvero la forza più grande di cui disponga
l’umanità...
Credere veramente questo spingerebbe a cambiare una vita impregnata
di arrivismo, di egoismi, di piccole vendette e di molte comodità: per
questo ancora oggi la maggior parte delle persone vive come se la
Resurrezione non fosse accaduta! La Resurrezione è il frutto concreto
dell’amore incondizionato di Gesù per l’umanità, di Cristo Sposo per la
sua Sposa .
Un amore senza limiti: sarò sempre con te come «sarò con voi fino
alla fine...»
L’amore di Gesù è pertanto un amore senza limiti sia in termini di
156
qualità – dona tutto se stesso fino alla morte di Croce – che in termini di
tempo. Le ultime parole che rivolge alla sua Amata, la Chiesa sono la
promessa di una presenza senza fine. Il Vangelo si conclude infatti con la
frase, rivolta alla comunità dei discepoli, «Ecco io sono con voi tutti i
giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).
Se quindi l’amore di Gesù diventa liberamente per gli innamorati
cristiani il modello d’amore, questo amore, tra difficoltà e gioie, è un
amore che cerca di essere indissolubile e che si protrae indefinitivamente
nel tempo...
Per il gruppo
Invitiamo i fidanzati ad un momento di riflessione personale e
successivamente di coppia. Proponiamo alcune domande-stimolo
Mi interrogo personalmente
1) Ho fiducia nell’altro/a? Questa fiducia è anche fiducia nel futuro che
costruiremo assieme?
2) Come considero il matrimonio: una tappa obbligata, una
convenzione sociale, una benedizione sul nostro amore, il coronamento di
un sogno per avere finalmente una mia famiglia, una vocazione,
un’ulteriore occasione per realizzarmi, una scelta che mi lascia
indifferente, oppure...
3) Cosa significa per me costruire una “comunità di persone”?
4) L’idea che il mio matrimonio sia indissolubile mi spaventa?
Preferirei un periodo di prova o ho paura di avere accanto la persona
sbagliata?
5) Credo che l’esperienza d’amore che vivo sia segno dell’amore di
Gesù?
6) Il fatto che Gesù sia Risorto mi aiuta a vivere meglio l’amore e la
mia vita? Come?
7) La Chiesa esagera nel proporre un matrimonio che è Sacramento ed
indissolubile?
Ci interroghiamo come coppia
1) Siamo disposti ad amarci per sempre? Preferiamo un legame a
tempo limitato rispetto ad un impegno per tutta la vita?
2) Proviamo ad immaginarci la nostra vita tra 10 anni: ci pensiamo
157
felici?
3) Crediamo davvero che il matrimonio sia un sacramento? Cosa
significa per noi costruire una comunità di persone?
4) Crediamo che Gesù Risorto è il modello del nostro amore?
5) Gesù ha esagerato quando ha fatto capire ai farisei che il divorzio è
contro il disegno di Dio e contro la felicità umana?
158
Scheda 2/3
COOPERATORI
DELL’AMORE DI DIO CREATORE
Pro-vocazione
Figli-dono o figli-prodotto? Genitori come cooperatori di Dio del dono
della vita o produttori di un oggetto, il figlio, di cui vantare un diritto?
Oggi qualcuno arriva a parlare, come per i prodotti al supermercato, di
figlio da scaffale: lo si tira giù e lo possono prendere tutti coloro che lo
desiderano e ne fanno richiesta: la coppia, omo/etero sessuale, il singolo,
la donna avanzata in età, ecc.
Interrogativi così crudi oggi invadono la coscienza di tanti sposi che
desiderano avere un figlio e che per averlo nei modi e nei tempi desiderati
ricorrono a tecniche di dominio della sessualità e della fertilità.
Ma andiamo con ordine: che cosa significa essere genitori, quando
essere genitori, come essere genitori?
1. La fecondità è segno della benedizione di Dio. Il servizio alla vita a
cui gli sposi sono chiamati è una realizzazione e un prolungamento lungo
il cammino della storia della benedizione originaria del Creatore: «Siate
fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela» (Gn 1,28). Il
«sì» alla vita è un segno di speranza verso il futuro dell’umanità.
Non è facile oggi stare dalla parte della vita. Viviamo in un contesto
culturale che rende difficile il compito di trasmettere la vita alle nuove
generazioni perché si sono indebolite le ragioni del valore della vita.
Accanto al costante problema esistenziale se sia bene essere nati o meno,
oggi la mentalità tecnico-scientifica e il consumismo imperante inducono
molti a sostituire il figlio con i vantaggi della tecnica. Per cui, prima di
pensare al figlio si pensa a pagare il mutuo, poi alla seconda casa, ai
viaggi, a divertirci, ecc. E poi, magari, si pensa al figlio volendolo alla
stessa stregua con cui si sono soddisfatti gli altri desideri.
Ma che cos’è la paternità e la maternità sia dal punto di vista dei figli e
delle figlie sia dal punto di vista del padre e della madre?
159
I genitori come passatori di vita
Una bambina cammina per strada dando la mano al papa. Moltiplica i passi
per stargli dietro, mentre lui rallenta per adattarsi al suo ritmo. Leggermente
chinato verso di lei, l’ascolta mentre gli racconta la sua giornata. Voi fissate
lo sguardo su quelle due mani: una grande, forte, pelosa, virile; l’altra
piccola, liscia, tenera e fragile. Quale migliore immagine della paternità?
Una mano guida, tira, assicura contro i pericoli della città; l’altra si fida, si
appoggia, si lascia condurre. Ma i due si tengono per mano anche per affetto.
Quel gesto parla; esprime un legame dalle molteplici armonie. Il padre
accetta di dipendere, trattenuto da qualcuno più piccolo di lui; la figlia si
fida, si lascia condurre. Allora un’intuizione vi attraversa la mente: forse è
anche la mano piccola a tenere la grande, dicendole: resta con me, resta con
noi, non partire! Infatti, su che cosa si basa quel legame? La mano piccola
sarebbe abbastanza forte per trattenere la grande? Niente di più incerto.
Perché il legame duri (e abbia il tempo di trasformarsi fino al distacco), deve
avere un altro ancoraggio: un patto con una terza persona, assente in quel
momento, legame di carne e di parola con una donna senza il cui corpo
quella scena non esisterebbe.
(X. LACROIX, Passatori di vita. Saggio sulla paternità, EDB, Bologna 2006, 7)
Ciò che caratterizza il significato umano del generare è bene espresso
dal concetto di «dono». Il dono mette le persone, che tramite il dono si
relazionano, in un rapporto di gratuità e di libertà. La gratuità è la
rivelazione della verità fondamentale della vita umana. Essa, quindi, può
soltanto essere donata, mai prodotta, mai esigita, mai voluta come cosa.
L’attesa, quindi, non la pretesa è l’atteggiamento adeguato richiesto agli
sposi che si aprono al dono della vita. Essi compiono gli atti dell’amore, è
nel loro diritto, ma poi il figlio lo attendono come dono.
C’è quindi una profonda differenza tra generare e produrre. La vita
umana va generata, mai riprodotta. Il generare – come frutto dell’atto
dell’amore dell’uomo e della donna uniti dal vincolo di amore coniugale –
è ciò che fa la differenza tra il regno umano e quello animale. Soltanto gli
animali si riproducono. Gli uomini si generano.
Nel contesto dell’esperienza coniugale la genitorialità assume il
significato di compimento della sponsalità. C’è quindi un filo che lega
insieme l’essere persona, l’essere sposi e l’essere genitori. La relazione
sponsale compie la vocazione all’amore iscritta nella persona, e la
relazione sponsale trova la sua piena realizzazione nel diventare genitori. I
figli quindi sono il coronamento della vita coniugale.
160
La fecondità è il frutto e il segno dell’amore coniugale
“La fecondità è il frutto e il segno dell’amore coniugale, la testimonianza viva
della piena donazione reciproca degli sposi «II vero culto dell’amore coniugale e
tutta la struttura familiare che ne nasce senza trascurare gli altri fini del
matrimonio, a questo tendono, che i coniugi, con fortezza d’animo siano disposti
a cooperare con l’amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro
continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia»”.
La fecondità dell’amore coniugale non si restringe però alla sola procreazione
dei figli, sia pure intesa nella sua dimensione specificamente umana: si allarga e
si arricchisce di tutti quei frutti di vita morale, spirituale e soprannaturale che il
padre e la madre sono chiamati a donare ai figli e, mediante i figli, alla Chiesa e
al mondo.
[Familiaris Consortio, 28]
2. La decisione di diventare genitori dev’essere sotto il segno della
responsabilità, la responsabilità procreativa. Procreare un figlio non è
semplicemente assolvere una funzione, ma assumersi una responsabilità a
lungo termine. Si tratta di una serie prolungata di atti a servizio della vita
e della crescita del bambino. La generazione di un figlio pone gli sposi in
una responsabilità singolare, radicale, totale. Qualche filosofo (cf Hans
Jonas) parla della responsabilità genitoriale come di un archetipo di ogni
responsabilità perché comandata dall’essere più indifeso, il nascituro.
Ecco perché il diritto civile parla della genitorialità come di un ufficio e la
teologia cristiana, da Agostino in poi, come di un ministero.
La decisione procreativa è una decisione che deve essere presa davanti
a Dio, insieme come coppia, tenendo presente sia il bene dei figli sia il
bene della società. Ma che cosa si deve intendere per procreazione
responsabile?
Esso è un concetto molto articolato e va considerato alla luce di quattro
fondamentali aspetti: a. la conoscenza e rispetto delle funzioni dei
processi biologici; b. le tendenze dell’istinto e delle passioni; c. le varie
condizioni della vita di coppia; d. l’ordine morale oggettivo stabilito da
Dio. Così l’Humanae vitae (n. 11) lo descrive:
«in rapporto ai processi biologici, paternità responsabile significa
conoscenza e rispetto delle loro funzioni: l'intelligenza scopre, nel
potere di dare la vita, leggi biologiche che fanno parte della
persona umana».
161
«in rapporto alle tendenze dell'istinto e delle passioni, la paternità
responsabile significa il necessario dominio che la ragione e la
volontà devono esercitare su di esse».
«in rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e
sociali, la paternità responsabile si esercita, sia con la
deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia
numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto
della legge morale, di evitare temporaneamente o anche a tempo
determinato, una nuova nascita».
«Paternità responsabile comporta ancora e soprattutto un più
profondo rapporto all’ordine morale oggettivo stabilito da Dio, e di
cui la retta coscienza è fedele interprete».
3. L’esercizio della procreazione responsabile comporta oggi una
profonda formazione di carattere etico, che comporta una visione
personalistica della sessualità, una conoscenza dei profondi significati
dell’atto sessuale (unitivo e procreativo), la capacità di avvertire, sul piano
dei metodi oggi a disposizione per regolare la fecondità, la profonda
differenza di carattere antropologico e morale tra la diffusa contraccezione
e il ricorso ai periodi di naturale infertilità del ciclo mestruale femminile,
e della ragioni che stanno alla base di tale differenza. Sta proprio qui lo
spartiacque tra il collocarsi «arbitri» del disegno di Dio o «ministri» di
tale disegno.
Manipolatori o ministri della vita?
“Quando i coniugi, mediante il ricorso alla contraccezione, scindono questi
due significati che Dio Creatore ha inscritti nell'essere dell’uomo e della donna e
nel dinamismo della loro comunione sessuale, si comportano come «arbitri» del
disegno divino e «manipolano» e avviliscono la sessualità umana, e con essa la
persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione «totale». Così,
al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la
contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè
del non donarsi all'altro in totalità: ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto
all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell'interiore verità del
personale.
Quando invece i coniugi, mediante il ricorso a periodi di infecondità,
rispettano la connessione inscindibile dei significati unitivo e procreativo della
sessualità umana, si comportano come «ministri» del disegno di Dio ed
«usufruiscono» della sessualità secondo l'originario dinamismo della donazione
«totale», senza manipolazioni ed alterazioni”.
162
[Familiaris Consortio, 32]
La Parola ci dice
Se il Signore non costruisce la casa,
invano vi faticano i costruttori.
Se il Signore non custodisce la città,
invano veglia il custode.
2 Invano vi alzate di buon mattino,
tardi andate a riposare
e mangiate pane di sudore:
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.
3 Ecco, dono del Signore sono i figli,
è sua grazia il frutto del grembo.
4 Come frecce in mano a un eroe
sono i figli della giovinezza.
5 Beato l'uomo che ne ha piena la faretra:
non resterà confuso quando verrà a trattare
alla porta con i propri nemici.
Salmo 126
Breve Commento
Il salmo 126 (nella Bibbia è chiamato 127) è un canto attributo a
Salomone – come la maggior parte dei Salmi – e fa parte dei cosiddetti
“canti delle ascensioni”, caratterizzati dalle ripetizioni di espressioni e
utilizzati dai pellegrini verso Gerusalemme.
Il salmo 126 si divide in due parti: nella prima esprime il ruolo della
Provvidenza divina nel custodire l’impegno dell’uomo mentre nella
seconda afferma l’importanza della fecondità.
Tutte le attività umane sono destinate all’insuccesso se non sono
fecondate dalla benevolenza divina: «Invano vi faticano i costruttori…
invano veglia il custode… invano vi alzate di buon mattino».
Il salmista ai tre versetti che ricordano la sterilità dell’impegno umano
fine a se stesso fa seguire tre versetti in cui esalta il ruolo della fecondità
umana, con un linguaggio che usa immagini che a noi sembrano
contraddittorie e militaresche. Se senza l’aiuto di Dio è impossibile
costruire la casa, vigilare sulla città o lavorare in modo proficuo così
anche i figli sono un dono del Signore. Il salmista sottolinea, con un
linguaggio costruito su immagini quotidiane, l’importanza di una vita che
163
sa essere accogliente: accogliere Dio e aprirci alla vita.
I figli sono «come frecce in mano ad un eroe» cioè rappresentano gli
strumenti con cui un valoroso soldato ha concluso la sua battaglia, il
coronamento dei suoi sforzi. Nel concludere gli affari poi, cioè quando ci
si recava alla porta intesa come luogo dei commerci, chi è accompagnato
dai figli riesce a resistere al nemico cioè a chi cerca di sopraffarlo.
F.A.Q.
487. Quale compito ha la persona umana nei confronti della propria
identità sessuale?
[2331-2336; 2392-2393] – Dio ha creato l'uomo maschio e femmina, con
uguale dignità personale, e ha iscritto in lui la vocazione dell'amore e della
comunione. Spetta a ciascuno accettare la propria identità sessuale,
riconoscendone l'importanza per tutta la persona, la specificità e la
complementarità.
488. Che cosa è la castità?
[2337-2338] – La castità è la positiva integrazione della sessualità nella
persona. La sessualità diventa veramente umana quando è integrata in modo
giusto nella relazione da persona a persona. La castità è una virtù morale, un dono
di Dio, una grazia, un frutto dello Spirito.
495. Quali sono i beni dell'amore coniugale, al quale è ordinata la
sessualità?
[2360-2361; 2397-2398] – I beni dell'amore coniugale, che per i battezzati è
santificato dal Sacramento del Matrimonio, sono: unità, fedeltà, indissolubilità e
apertura alla fecondità.
496. Quale significato ha l'atto coniugale?
[2362-2367] – L'atto coniugale ha un duplice significato: unitivo (la mutua
donazione dei coniugi) e procreativo (l'apertura alla trasmissione della vita).
Nessuno deve rompere la connessione inscindibile che Dio ha voluto tra i due
significati dell'atto coniugale, escludendo l'uno o l'altro di essi.
497. Quando è morale la regolazione delle nascite?
[2368-2369; 2399] – La regolazione delle nascite, che rappresenta uno degli
aspetti della paternità e maternità responsabili, è oggettivamente conforme alla
moralità quando è attuata dagli sposi senza imposizioni esterne, non per egoismo,
ma per seri motivi e con metodi conformi ai criteri oggettivi della moralità, e cioè
con la continenza periodica e il ricorso ai periodi infecondi.
500. Come va considerato un figlio?
[2378] – Il figlio è un dono di Dio, il dono più grande del matrimonio. Non
esiste un diritto ad avere figli («il figlio dovuto, ad ogni costo»). Esiste invece il
diritto del figlio di essere il frutto dell’atto coniugale dei suoi genitori e anche il
164
diritto di essere rispettato come persona dal momento del suo concepimento.
501. Che cosa possono fare gli sposi, quando non hanno figli?
[2379] – Qualora il dono del figlio non fosse loro concesso, gli sposi, dopo
aver esaurito i legittimi ricorsi alla medicina, possono mostrare la loro generosità
mediante l’affido o l'adozione, oppure compiendo servizi significativi a favore del
prossimo. Realizzano così una preziosa fecondità spirituale.
502. Quali sono le offese alla dignità del matrimonio?
[2380-2391; 2400] – Esse sono: l’adulterio, il divorzio, la poligamia, l'incesto,
la libera unione (convivenza, concubinato), l'atto sessuale prima o al di fuori del
matrimonio.
(DAL COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA)
Per la vita
COSA DOBBIAMO FARE PER ESSERE FELICI?
"Noi tutti certamente bramiamo vivere felici e tra gli uomini non c'è
nessuno che neghi il proprio assenso a questa affermazione". (S.
Agostino)
Per la cultura buddista la felicità si ha nel "nirvana" cioè
nell'eliminazione delle passioni e dei desideri, cioè eliminazione della
propria individualità. Per alcune culture la felicità si ottiene allora nel
vivere a servizio del proprio gruppo sociale. Per alcune religioni si è felici
solo "sottomettendosi" a Dio Onnipotente. Per la cultura occidentale
odierna la felicità si ottiene assecondando i desideri e le passioni del
singolo. Per molti la felicità è diventare "padroni" cioè signori degli altri e
delle ricchezze del mondo.
La felicità è al centro della "buona notizia" di Gesù. Una felicità che
passa attraverso desideri e passioni umane per giungere ad amare come
Gesù e godere con Dio.
Per essere felici il Signore ci indica una strada: liberarci da ciò che non
ci permette di amare intensamente.
PER QUALE AMORE?
Per vivere felicemente allora, un uomo e una donna che si amano,
devono cercare l’unità, attraverso il dialogo, l'accoglienza, la
comprensione, l’intimità e la donazione. Questa unità va vissuta come
dono (regalo) esclusivo, da conservare gelosamente (fedeltà) perché non
si consumi (indissolubilità) o vada deteriorato (castità) ma possa
165
rinnovarsi per tutta la vita, portando nuova vitalità (fecondità) a noi e a
chi ci sta vicino.
Unità
Lo scopo dell'amore è di creare unità tra l'uomo e la donna, quell'unità
originaria. L'essere "una cosa sola" è il più forte desiderio che sentiamo,
che si esprimerà anche concretamente nel matrimonio.
Esclusività
L'essere innamorati è un'esperienza esclusiva. L'uomo e la donna sono
attratti reciprocamente per costruire un rapporto di intimità. Solo la coppia
può realizzare questa intima unione di vita e di amore propria del
matrimonio. Non c'è spazio per la poligamia o per il cosiddetto amore di
gruppo.
Fedeltà
Non è solo l'esclusione di un altro/a ma è l'esigenza di un'attrazione
totale. E' impegno a non ritirare il nostro affetto verso l'amato/a, a non
rifugiarci tra altre braccia quando siamo delusi ma nel cercare di rilanciare
il nostro amore.
E' dire sempre all'amato/a "tu mi basti", " la mia vita senza di te non ha
senso"…
Indissolubilità
Ci si riconosce innamorati non per vivere un'esperienza a termine o a
tempo, ma con il desiderio di viverla intensamente e totalmente. Il
donarsi, il vivere la comunione dei desideri, dei progetti e dei corpi non è
un qualcosa che si consuma e si getta. Con il tempo, il vero amore si
arricchisce, non si consuma. L'amore va vissuto "per sempre".
Castità
Il termine è spesso confuso con l'astinenza dai rapporti sessuali. Invece
dovrebbe designare il modo di vivere la propria sessualità nella nostra
condizione di vita.
Essere casti significa vivere al massimo la propria sessualità senza
diventare schiavi della genitalità, cioè valorizzando il nostro essere uomo
o donna "in dono" per l'altro.
Essere casti significa valorizzare la sessualità nel suo significato
unitivo e di intimità, attraverso il dominio di sé, la valorizzazione di tutti i
gesti, il godere di tutti gli aspetti della vita di coppia, il saper rispettare
l'altro/a.
166
Fecondità
L'amore è un'esperienza felice che va trasmessa. Il vero amore apre
sempre a esperienze vitali nuove e soddisfacenti. L'amore è per sua natura
fecondo, cioè capace di portare vita. Lo è biologicamente ma soprattutto
"moralmente" cioè aprendo alla vita innanzitutto l'amato/a e poi le persone
che abbiamo attorno, coinvolte in una nuova vitalità.
La fecondità comporta anche la disponibilità ad accogliere la nuova
vita e le novità della vita.
Per il gruppo
Per iniziare la serata suggeriamo alcune domande stimolo a cui i
fidanzati rispondono in coppia, poi con la tecnica del brain storming
proviamo a far emergere quali sono le loro idee circa la paternità e la
maternità responsabili
•
•
•
Quali idee abbiamo circa il nostro futuro come famiglia?
Il dono della vita: ci siamo interrogati sul tema dei figli?
Cosa vuol dire per noi essere aperti alla vita?
•
Brain storm: paternità e maternità responsabili per noi
significano…..
Successivamente utilizzando gli stimoli proposti dal documento della
Familiaris Consortio riportati sopra (nel paragrafo “Pro-vocazione)
invitiamo i fidanzati a riflettere sul significato della procreazione come
“speciale partecipazione del suo amore ed insieme del suo potere di
Creatore”
Essere padri e madri quindi non significa essere padroni della vita, ma
rendersi disponibili a “completare il progetto di Dio per l’umanità. Perché
questo possa avvenire, però, l’amore degli sopsi deve conformarsi a quello
di Dio ed avere alcune caratteristiche peculiari. Queste caratteristiche sono
state ben descritte nell’enciclica Humanae Vitae del papa Paolo VI
(1968).al n.11 Possiamo predisporre un foglio da consegnare ai fidanzati
nel quale vengono elencate e invitarli a piccoli gruppi a commentare le
definizioni spiegandole a proprio modo.
L’amore coniugale è:
Pienamente umano
167
Totale
Fedele ed esclusivo
Fecondo
Successivamente in gruppo si confrontano le riflessioni e si consegna
ad ogni copia il testo a cui si è fatto riferimento, unitamente al precedente
n. 12 dello stesso documento, nel quale viene spiegato come i due
significati della sessualità, quello unitivo e quello procreativo, non
possono essere disgiunti uno dall’altro perché l’amore degli sposi sia
veramente incarnazione dell’amore stesso di Dio.
Le caratteristiche dell’amore coniugale
È prima di tutto amore pienamente umano, vale a dire sensibile e
spirituale. Non è quindi semplice trasporto di istinto e di sentimento, ma
anche e principalmente è atto della volontà libera, destinato non solo a
mantenersi, ma anche ad accrescersi mediante le gioie e i dolori della vita
quotidiana; così che gli sposi diventino un cuor solo e un’anima sola, e
raggiungano insieme la loro perfezione umana. È poi amore totale, vale a
dire una forma tutta speciale di amicizia personale, in cui gli sposi
generosamente condividono ogni cosa, senza indebite riserve o calcoli
egoistici. Chi ama davvero il proprio consorte, non lo ama soltanto per
quanto riceve da lui, ma per se stesso, lieto di poterlo arricchire del dono
di sé. È ancora amore fedele ed esclusivo fino alla morte. Così infatti lo
concepiscono lo sposo e la sposa nel giorno in cui assumono liberamente e
in piena consapevolezza l’impegno del vincolo matrimoniale. Fedeltà che
può talvolta essere difficile, ma che sia sempre possibile, e sempre nobile
e meritoria, nessuno lo può negare (…) e da essa, come da una sorgente,
scaturisce una intima e duratura felicità. È infine amore fecondo, che non
si esaurisce tutto nella comunione dei coniugi, ma è destinato a
continuarsi, suscitando nuove vite. "Il matrimonio e l’amore coniugale
sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I
figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono
moltissimo al bene degli stessi genitori.
[…] Tale dottrina, più volte esposta dal magistero della Chiesa, è
fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo
non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale:
il significato unitivo e il significato procreativo. Infatti, per la sua intima
struttura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli
sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte
nell’essere stesso dell’uomo e della donna. Salvaguardando ambedue
168
questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva
integralmente il senso di mutuo e vero amore ed il suo ordinamento
all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità. Noi pensiamo che gli
uomini del nostro tempo sono particolarmente in grado di afferrare quanto
questa dottrina sia consentanea alla ragione umana.
[Dall’Enciclica Humanae Vitae, 9.12]
Per una riflessione ulteriore
Etica e morale
L’etica la parte della filosofia che analizza e orienta il comportamento
dell'uomo. L'etica pone i principi base, validi per tutti, mentre la "morale"
designa il comportamento che il singolo può assumere per vivere
felicemente.
"L'atto moralmente buono suppone ad un tempo la bontà dell'oggetto,
del fine e delle circostanze" (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1755).
Nella nostra vita quotidiana compiamo migliaia di gesti e azioni che
sono frutto della nostra libera scelta. Ogni gesto è, consapevolmente o no,
rivolto ad una persona o ad un bene (verso chi: oggetto), ha uno scopo,
un'intenzione, una motivazione (un perché: fine) ed è fatto in determinate
circostanze e situazioni (il quando ed il dove).Essere innamorati ci spinge
a migliaia di attenzioni verso l'amato/a. Questi nostri comportamenti ci
portano alla felicità se sono “moralmente buoni”, cioè se,
consapevolmente o no, “oggetto”, “fine” e “circostanze” sono buoni. Il
problema sorge perché la maggior parte delle nostre azioni è determinata
da reazioni istintive.
Ecco l'importanza di “educarci” gradualmente a vivere atteggiamenti e
comportamenti buoni per raggiungere la felicità. E per fare questo
dobbiamo avere l'umiltà di farci aiutare anche da sacerdoti o sposi, di
confrontarci e di cambiare modi di vivere.
Per una riflessione di coppia
1. Siamo d'accordo con quanto detto? Cosa non abbiamo chiaro?
2. Su quali atteggiamenti e quali valori fondiamo il nostro amore?
3. Unità, Esclusività, Fedeltà, Indissolubilità, Fecondità, Castità
sono modi per essere felici?
4. Abbiamo compreso il senso della paternità e della maternità
responsabile?
169
170
Scheda 3/3
LA FAMIGLIA
A FONDAMENTO DELLA SOCIETÀ
Pro-vocazione
La spinta a considerare la coppia e la famiglia come un affare privato
che ciascuno può modellare sulla base dei propri desideri e tendenze
contrasta con un dato di fatto colto da tutte le culture: la radicazione di
questa realtà sulla natura della persona umana. La stessa nostra
costituzione lo dichiara all’art. 29: «La Repubblica riconosce i diritti della
famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», aggiungendo
subito dopo, all’art. 31: « La Repubblica agevola con misure economiche
e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei
compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose».
La rilevanza pubblica della famiglia con la sua inconfondibile identità
di «società naturale» non può essere negata, ma va riscoperta nelle sue
numerose implicazioni.
Il pensiero cristiano – che considera l’origine della umanità in Dio
creatore – ha un titolo in più per confermare questo dato di ragione:
poiché il matrimonio è stato da Lui voluto quale principio e fondamento
della convivenza sociale, la famiglia può essere a ragione considerata la
«prima e vitale cellula della società» (Concilio Vaticano II) e scuola delle
grandi mediazioni, tra sessi, tra generazioni, tra pubblico e privato, tra
natura e cultura, e potremmo anche aggiungere tra Chiesa e mondo e tra
storia e Regno di Dio.
Famiglia e società
L'intima connessione tra la famiglia e la società, come esige l'apertura e la
partecipazione della famiglia alla società e al suo sviluppo, così impone che la
società non venga mai meno al suo fondamentale compito di rispettare e di
promuovere la famiglia stessa.
[…] lo Stato non può né deve sottrarre alle famiglie quei compiti che esse
possono ugualmente svolgere bene da sole o liberamente associate, ma
positivamente favorire e sollecitare al massimo l'iniziativa responsabile delle
famiglie. Convinte che il bene della famiglia costituisce un valore indispensabile
171
e irrinunciabile della comunità civile, le autorità pubbliche devono fare il
possibile per assicurare alle famiglie tutti quegli aiuti - economici, sociali,
educativi, politici, culturali - di cui hanno bisogno per far fronte in modo umano a
tutte le loro responsabilità
(Familiaris Consortio, 45)
Il contributo che la famiglia, cristianamente ispirata e vissuta, può dare
per il bene della società ruota tutto attorno all’esperienza della comunione
e dei valori che da tale esperienza promana: la gratuità, la socialità, la
solidarietà, la promozione della dignità della persona, l’accoglienza, il
dialogo, l’ospitalità, la generosità, ecc., tutti valori che contribuiscono a
creare quella che Paolo VI ha definito «la civiltà dell’amore» e di cui
Giovanni Paolo II ha detto «la famiglia è il centro e il cuore». Chi cerca –
di fronte alla crisi di valori e di verità che colpisce la nostra civiltà
occidentale – di «valorizzare la dignità del matrimonio e della famiglia»
(Concilio Vaticano II) combatte una buona battaglia culturale affinché
non vengano oscurati e svuotati di significa quei concetti di «amore», di
«libertà» , di «dono sincero di sé», di «persona», di «diritti» che hanno
nella famiglia il loro terreno di coltivazione e dove possono venir
preservati dai diffusi inquinamenti ideologici.
La civiltà dell’amore
Alla luce di questi e di altri testi del Nuovo Testamento è possibile
comprendere che cosa s’intende per “civiltà dell’amore”, e perché la famiglia è
organicamente unita con tale civiltà. Se prima “via della Chiesa” è la famiglia,
occorre aggiungere che anche la civiltà dell’amore è “via della Chiesa”, la quale
cammina nel mondo e chiama su tale via le famiglie e le altre istituzioni sociali,
nazionali e internazionali, a motivo proprio delle famiglie ed attraverso le
famiglie. La famiglia infatti dipende per molteplici motivi dalla civiltà
dell’amore, nella quale trova le ragioni del suo essere famiglia. E in pari tempo la
famiglia è il centro e il cuore della civiltà dell’amore.
[Lettera alle famiglie, 13]
La famiglia è chiamata a riscoprire il proprio ruolo sociale sopratutto
su due fondamentali versanti: 1. quello dell’affermazioni dei propri diritti;
2. e quello dell’associazionismo familiare.
1. La famiglia può partecipare allo sviluppo della società e portare il
suo specifico contributo nella misura in cui le è riconosciuto il suo statuto
di «soggetto sociale» e assicurati i suoi fondamentali diritti. Non si può
oggi rimanere muti di fronte a ritardi, lentezze, ad abbandoni, se non
proprio di palesi ingiustizie, di cui la famiglia normale è vittima da parte
172
della società. Sono soprattutto due i punti critici in cui la famiglia si vede
penalizzata: il diritto dei genitori alla educazione dei propri figli (scuola
libera) e il diritto di una adeguata politica familiare (equità fiscale per le
famiglie). Per sostenere le famiglie a maturare la coscienza dei propri
diritti, ma anche per favorire l’impegno degli Stati, sia la Familiaris
Consortio (n. 46) sia La Santa Sede (24 novembre 1983) hanno emanato
una Carta dei diritti della famiglia.
I fondamentali diritti della famiglia
Art. 1: Ogni persona ha diritto alla libera scelta del proprio stato di vita, e
perciò a sposarsi e formare una famiglia oppure a restare celibe o nubile.
Art. 2: Il matrimonio non può essere contratto se non mediante il libero e
pieno consenso degli sposi debitamente espresso.
Art. 3: Gli sposi hanno l’inalienabile diritto di costituire una famiglia e di
decidere circa l'intervallo tra le nascite e il numero dei figli da procreare, tenendo
pienamente in considerazione i loro doveri verso se stessi, verso i figli già nati, la
famiglia e la società, in una giusta gerarchia di valori e in conformità all’ordine
morale oggettivo che esclude il ricorso alla contraccezione, alla sterilizzazione e
all'aborto.
Art. 4: La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto dal
momento del concepimento.
Art. 5: Avendo dato la vita ai loro figli, i genitori hanno l’originario, primario
e inalienabile diritto di educarli; essi devono perciò essere riconosciuti come i
primi e principali educatori dei loro figli.
Art. 6: La famiglia ha il diritto di esistere e di progredire come famiglia.
Art. 7: Ogni famiglia ha il diritto di vivere liberamente la propria vita religiosa
domestica sotto la guida dei genitori, così come ha il diritto di professare
pubblicamente e di diffondere la fede, di prendere parte al culto pubblico e di
scegliere liberamente programmi di istruzione religiosa senza patire
discriminazione.
Art. 8: La famiglia ha il diritto di esercitare la sua funzione sociale e politica
nella costruzione della società.
Art. 9: Le famiglie hanno il diritto di poter fare assegnamento su una adeguata
politica familiare da parte delle pubbliche autorità nell’ambito giuridico,
economico, sociale e fiscale, senza discriminazioni di sorta.
Art. 10: Le famiglie hanno diritto a un ordine sociale ed economico in cui
l'organizzazione del lavoro permetta ai membri di vivere insieme, e non ostacoli
l'unità, il benessere, la salute e la stabilità della famiglia, offrendo anche la
possibilità di sana ricreazione.
Art. 11: La famiglia ha il diritto a una decente abitazione, adatta per la vita
della famiglia e proporzionata al numero dei membri, in un ambiente che
173
provveda i servizi di base per la vita della famiglia e della comunità.
Art. 12: Le famiglie dei migranti hanno diritto alla medesima protezione di
quella concessa alle altre famiglie.
2. Per poter adeguatamente interloquire con lo Stato, la famiglia non
può agire da sola, ma è auspicabile che lo faccia in modo associato con le
altre famiglie. A tale riguardo sono nati il «Forum delle Associazioni
Familiari» (vedi www.forumfamiglie.org) e l’associazione AFI (cf
www.afifamiglia.it).
La comunità cristiana si sente particolarmente chiamata a sostenere tali
associazioni con le forme che le competono.
Famiglie: protagoniste attive e responsabili
Come è giusto che le coppie e le famiglie esigano dalla società e dall'autorità
il rispetto e la promozione dei loro diritti, così è doveroso che le coppie e le
famiglie diventino sempre più protagoniste attive e responsabili di politiche
sociali e familiari, con le quali la famiglia, fondata sul matrimonio, possa essere
realmente rispettata e promossa come unità sociale di base.
Di grande importanza sono, a tale riguardo, varie forme di associazioni
familiari: oltre ad esprimere a loro modo la dimensione della solidarietà, si
presentano come «una necessità storica per le famiglie stesse che vogliano
possedere una adeguata forza rivendicativa dei loro doveri e diritti, di fronte ai
molti continui tentativi che le strutture pubbliche vanno facendo per ridurre o
rifiutare quella presenza nel sociale che compete di diritto alle famiglie come
tali».
[Direttorio di Pastorale Familiare, 181.182]
La Parola ci dice
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è
simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde
la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su
quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a
un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la
pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella
casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».
Matteo 7,24-27
174
Breve Commento
L’evangelista Matteo conclude il cosiddetto “discorso della montagna”
di Gesù con la similitudine del costruttore.
Gesù «vedendo le folle…salì sulla montagna … li ammaestrava
dicendo: beati i poveri in spirito..»(Mt. 5,1-2) e le folle «restarono stupite
del suo insegnamento» (Mt. 7,28). Gesù, davanti alla gente che lo segue,
sente la necessità di parlare delle cose che permettono all’uomo di
costruire la vera felicità: ecco che proclama le beatitudini, afferma la forza
della Provvidenza e l’insignificanza della ricchezza, parla della purezza
dello sguardo, ricorda la necessità del perdono e della preghiera, parla
dell’umiltà e alla fine ricorda che Dio apprezza i fatti, non le belle
intenzioni: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore” entrerà nel Regno
dei cieli...» (Mt. 7,21).
A corollario di questo “proposta” Gesù ricorda come «chiunque
ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo
saggio». La salvezza, cioè la possibilità dell’uomo di realizzarsi, non è
“patrimonio” esclusivo di un gruppo di persone ma è promessa ad ogni
uomo e ad ogni donna. Gesù proclama l’universale chiamata alla santità:
San Paolo, ad esempio, ricorda ai Colossesi: «un tempo eravate stranieri e
nemici con la mente intenta alle opere cattive …ora Egli vi ha
riconciliati…purché restiate fondati e fermi nella fede» (Col. 1,21). Gesù
interrompe una visione della vita dove tutto è “predeterminato”
dall’appartenenza ad un popolo, ad una classe sociale, ad un gruppo, al
possesso di “titoli” o di ricchezze: la possibilità di realizzarci sta nel
seguire Gesù e nel metterlo a fondamento vero della nostra vita.
Chi “ascolta e mette in pratica” le parole di Gesù «è simile a un uomo
saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia». L’uomo saggio prima
di compiere azioni e di fare scelte ci pensa bene, si preoccupa delle
conseguenze di ciò che fa e non agisce d’istinto con colpi di testa.
« Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si
abbatterono su quella casa, ed essa non cadde»
Affidarci a Gesù non è un antidoto alle difficoltà della vita. Se gli ebrei
credevano che la benevolenza divina si manifestasse con il benessere
concesso ai fedeli, per cui la malattia o le difficoltà erano segno di peccato
(significativa è la storia di Giacobbe), Gesù ci ricorda che anche sulla casa
fondata sulla roccia soffiano i venti e straripano i fiumi. Ma sono le
fondamenta che permettono alla casa di non cadere: «essa non cadde,
perché era fondata sopra la roccia».
Al contrario non è una bella costruzione, esteriormente solida e
175
funzionale, a dare sicurezza ai suoi ospiti. La casa, nella similitudine
utilizzata da Gesù, è destinata a crollare davanti alle difficoltà da cui
dovrebbe proteggerci, se non ha fondamenta solide «essa cadde, e la sua
rovina fu grande».
Gesù si propone come la roccia su cui costruire la nostra felicità.
F.A.Q.
401. In che cosa consiste la dimensione sociale dell'uomo?
[1877-1880; 1890-1891] – Insieme alla chiamata personale alla beatitudine,
l'uomo ha la dimensione sociale come componente essenziale della sua natura e
della sua vocazione. Infatti: tutti gli uomini sono chiamati al medesimo fine, Dio
stesso; esiste una certa somiglianza tra la comunione delle Persone divine e la
fraternità che gli uomini devono instaurare tra loro nella verità e nella carità;
l'amore del prossimo è inseparabile dall'amore per Dio.
402. Qual è il rapporto tra la persona e la società?
[1881-1882; 1892-1893] – Principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni
sociali è e deve essere la persona. Alcune società, quali la famiglia e la comunità
civica, sono ad essa necessarie. Sono utili anche altre associazioni, tanto
all'interno delle comunità politiche quanto sul piano internazionale, nel rispetto
del principio di sussidiarietà.
(DAL COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA)
Il futuro ci chiama e ci impegna
Essere sposi cristiani non è solo un impegno preso con l’altro e con
Dio. La vita quotidiana della coppia che ha scelto la via del matrimonio
cristiano, si impregna di questa nuova realtà che deve essere alla base
delle scelte che compiamo ogni giorno. Non avrebbe senso essere sposi
cristiani se non si è anche testimoni dell’amore di Dio nella storia. Questo
significa che anche nel sociale c’è bisogno di un impegno che permetta di
vivere al meglio la propria vocazione. Come? La casa sulla roccia di cui
ci parla il Vangelo non è costruita per essere chiusa, ma perché le persone
vi possano vivere in armonia: si tratta allora semplicemente di
“umanizzare” lo stile di vita che scegliamo. I valori che la coppia ha
messo alla base del proprio matrimonio non possono essere in contrasto
con quanto si vive nel lavoro, nell’impegno sociale, nell’educazione dei
figli. Ecco allora che l’impegno per la costruzione della “civiltà
dell’amore” chiama gli sposi ad essere semplicemente se stessi, portando
176
nel loro vivere quanto hanno messo a fondamento della loro vita a due. Ed
è proprio questa che diventa il modello di convivenza da esportare
all’esterno, una convivenza pacifica, fatta di accoglienza del simile e del
diverso nella convivialità e nella semplicità; fatta di sobrietà, dove l’utile e
l’essenziale diventa il metro di misura delle scelte commerciali; l’aiuto
reciproco alle famiglie che vivono accanto, attraverso i rapporti di buon
vicinato e non solo di reciproca sopportazione. La scelta del tempo, come
occasione di vita e non padrone e tiranno.
Per il gruppo
E’ importante far vedere ai fidanzati come la Chiesa intenda e veda la
famiglia nel suo ruolo sociale: il punto di partenza più adatto è la carta dei
diritti della famiglia, di cui proponiamo in seguito i tratti salienti.
Possiamo dare ai fidanzati copia del sunto di tale documento o almeno
di alcuni articoli (riportato in sintesi nella Pro-vocazione) e invitarli a
commentarlo brevemente in gruppo cercando soprattutto di attualizzarlo
in stili di vita.
CARTA DEI DIRITTI DELLA FAMIGLIA (1983)
La «Carta dei diritti della famiglia» ha le sue origini nella richiesta formulata dal
sinodo dei vescovi tenuto a Roma nel 1980 sul tema «I compiti della famiglia
cristiana nel mondo di oggi» (cf. «Propositio», n. 42). Sua santità, papa Giovanni
Paolo II, nell'esortazione apostolica Familiaris consortio (n. 46), accolse la
richiesta del sinodo e impegnò la Santa Sede a preparare una Carta dei diritti
della famiglia da presentare agli ambienti ed autorità interessati.
Il documento non è un'esposizione di teologia dogmatica o morale sul matrimonio
e la famiglia, sebbene esso rifletta il pensiero della Chiesa in materia. Né è un
codice di condotta per persone o istituzioni interessate al problema. (…) Essa
mira, piuttosto, a presentare a tutti i nostri contemporanei, siano essi cristiani o
no, una formulazione - la più completa e ordinata possibile - dei fondamentali
diritti inerenti a quella società naturale e universale che è la famiglia.
I diritti enunciati nella Carta sono espressi nella coscienza dell'essere umano e nei
valori comuni a tutta l'umanità. La visione cristiana è presente in questa Carta
come luce della divina rivelazione che illumina la naturale realtà della famiglia.
Questi diritti sorgono, in ultima analisi, da quella legge che è inscritta dal
Creatore nel cuore di ogni essere umano. La società è chiamata a difendere questi
diritti dalle violazioni e a rispettarli e promuoverli nell'interezza del loro
contenuto.
177
I diritti proposti devono essere compresi secondo il carattere specifico di una
«Carta». In alcuni casi essi enunciano vere e proprie norme giuridicamente
vincolanti; in altri casi, esprimono postulati e princìpi fondamentali per una
legislazione da attuare e per lo sviluppo della politica familiare. In tutti i casi essi
sono un appello profetico in favore dell'istituzione familiare, la quale deve essere
rispettata e difesa da tutte le usurpazioni.
Del resto quasi tutti questi diritti si possono già trovare in altri documenti sia
della Chiesa che della comunità internazionale. La presente Carta si prefigge di
elaborarli ulteriormente, di precisarli con maggior chiarezza e di raccoglierli in
una presentazione organica, ordinata e sistematica
La Carta è naturalmente anche diretta alle famiglie stesse: essa mira a rafforzare
in esse la consapevolezza del ruolo insostituibile e della posizione della famiglia;
si augura di ispirare le famiglie ad unirsi nella difesa e nella promozione dei loro
diritti; incoraggia le famiglie a compiere i loro doveri in modo che il ruolo della
famiglia possa diventare sempre più chiaramente apprezzato e riconosciuto nel
mondo d'oggi.
La Carta è diretta, infine, a tutti gli uomini e donne affinché si impegnino a fare
tutto il possibile per assicurare che i diritti della famiglia siano protetti e che
l'istituzione della famiglia sia rafforzata per il bene dell'intero genere umano, oggi
e nel futuro.
La Santa Sede nel presentare questa Carta, auspicata dai rappresentanti
dell'episcopato di tutto il mondo, rivolge un particolare appello a tutti i membri e
le istituzioni della Chiesa perché diano chiara testimonianza delle convinzioni
cristiane circa l'insostituibile missione della famiglia, e procurino che famiglie e
genitori ricevano il necessario sostegno ed incoraggiamento per adempiere il
compito loro affidato da Dio.
(Presentazione della carta dei diritti della famiglia, 22 ottobre 1983)
Ci interroghiamo
Il brano del vangelo ci ricorda che:
→ Tutti possono salvarsi, cioè realizzare la propria vita;
→ Condizione per esser felici è “mettere in pratica” cioè fare ciò che
Gesù ci insegna e testimonia;
→ La “saggezza” sta nel compiere le scelte e nel fare azioni secondo
l’insegnamento di Gesù;
→ Vivere da cristiani non ci trasforma in persone migliori degli altri,
infallibili, ma ci permette di essere più forti nelle difficoltà;
178
→ Una coppia cristiana non è più “brava” delle altre coppie ma ha la
risorsa di fare riferimento a Gesù nei momenti di difficoltà ;
→ La famiglia che pone Gesù a fondamento della propria vita
contribuisce al rinnovamento della società.
Proviamo a confrontarci come coppia sulle considerazioni suesposte.
Su cosa intendiamo “fondare” la nostra futura famiglia?
Su cosa dovrebbe fondarsi la società?
Per una riflessione ulteriore
Il brano del vangelo ci invita ad ascoltare e mettere in pratica la Parola
di Gesù.
→ Cosa significa mettere Gesù a fondamento della nostra vita?
→ Noi, come gruppo fidanzati, siamo capaci di mettere in pratica
anche una sola proposta del discorso della montagna (vedi
Vangelo di Matteo dal Capitolo 5 al cap. 7) in preparazione al
nostro matrimonio?
→ Come cambierebbe la società se gli innamorati iniziassero a
vivere come ha insegnato Gesù?
179
180
Scheda 4/3
LA FAMIGLIA
NELLA MISSIONE DELLA CHIESA
Pro-vocazione
La famiglia, fondata sul sacramento del matrimonio, esprime a tal
punto il mistero della Chiesa da divenirne una sua specifica
concretizzazione. Proprio per questo essa è definita «Chiesa in miniatura»,
a tal punto vicina all’uomo che la sua presenza coincide con la presenza
stessa di ogni individuo nella propria famiglia.
Nei confronti della famiglia, quindi, la Chiesa Madre non può avere
che un occhio di riguardo. Esso la genera con il sacramento, la educa con
la Parola, la edifica con la sua particolare cura, convinta che prendersi
cura della famiglia è allo stesso tempo prendersi cura di sé.
“Chiesa in miniatura”
La famiglia è l’oggetto fondamentale dell’evangelizzazione e della catechesi
della Chiesa, ma essa è anche il suo indispensabile ed insostituibile soggetto: il
soggetto creativo. Proprio per questo, per essere questo soggetto, non solo per
perseverare nella Chiesa ed attingere dalle sue risorse spirituali, ma anche per
costituire la Chiesa nella sua dimensione fondamentale, come una “Chiesa in
miniatura” (“Ecclesia domestica”), la famiglia deve in modo particolare essere
cosciente della missione della Chiesa e della propria partecipazione a questa
missione.
[GIOVANNI PAOLO II, Omelia del 26 settembre 1980]
Se la Chiesa esiste per la missione, cioè per portare a tutti la buona
novella dell’amore di Dio rivolto ad ogni uomo, indipendentemente dalla
sua condizione in quanto Egli non fa distinzione di persone, a tale
missione è chiamata a partecipare la famiglia cristiana. A far partecipare
la famiglia alla missione della Chiesa dovrà sentirsi particolarmente
stimolata e impegnata la parrocchia, che della Chiesa è l’ultima
localizzazione, Chiesa «che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle
sue figlie» (Chistifideles Laici, 26).
181
La parrocchia missionaria
La parrocchia missionaria fa della famiglia un luogo privilegiato della sua
azione, scoprendosi essa stessa famiglia di famiglie, e considera la famiglia non
solo come destinataria della sua attenzione, ma come vera e propria risorsa dei
cammini e delle proposte pastorali.
[Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, 9]
I contenuti fondamentali della missione della famiglia non sono dati
dall’esterno, ma sono insiti nella sua stessa realtà. La sua missione,
quindi, parte quasi dall’interno come una insopprimibile spinta a
manifestare ciò che essa veramente è, «intima comunità di vita e di
amore» (Gaudium et spes, 48). Ecco che l’amore e la vita sono i due
valori che essa è chiamata a diffondere nel suo cammino missionario.
Il nucleo della missione salvifica della famiglia cristiana
«La famiglia cristiana, poi, edifica il Regno di Dio nella storia mediante
quelle stesse realtà quotidiane che riguardano e contraddistinguono la sua
condizione di vita: è allora nell’amore coniugale e familiare – vissuto nella sua
straordinaria ricchezza di valori ed esigenze di totalità, unicità, fedeltà e fecondità
– che si esprime e si realizza la partecipazione della famiglia cristiana alla
missione profetica, sacerdotale e regale di Gesù Cristo e della sua Chiesa: l’amore
e la vita costituiscono pertanto il nucleo della missione salvifica della famiglia
cristiana nella Chiesa e per la Chiesa»
[Familiaris Consortio, 50]
La famiglia non può essere considerata come la somma dei suoi
membri che convivono come un agglomerato di individui singoli. La
famiglia – è stato ribadito ormai più volte – è una «comunione di
persone», per cui la sua partecipazione alla missione della Chiesa deve
avvenire senza snaturare questa sua specificità. La Familiaris Consortio lo
ha ribadito in termini assai perentori: «Se la famiglia cristiana è comunità,
i cui vincoli sono rinnovati da Cristo mediante la fede e i sacramenti, la
sua partecipazione alla missione della Chiesa deve avvenire secondo una
modalità comunitaria: insieme, dunque, i coniugi in quanto coppia, i
genitori e i figli in quanto famiglia, devono vivere il loro servizio alla
Chiesa e al mondo» (n. 50).
La missione della Chiesa si radica nella missione stessa di Cristo,
secondo una catena di mandati che Egli così ha chiarificato: «Pace a voi!
182
Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi» (Gv 20,21). Cristo è
stato Profeta, Sacerdote e Re. La missione ecclesiale della famiglia si
configura così a questo triplice e unitario riferimento a Cristo. Essa viene
investita di un ministero profetico, sacerdotale e regale.
1. In riferimento al ministero profetico, la famiglia cristiana è chiamata
a diventare comunità credente ed evangelizzante (cf Familiaris Consortio,
51-54).
2. In riferimento al ministero sacerdotale, essa è chiamata a vivere
come comunità in dialogo con Dio, divenendo spazio di santificazione per
tutti i suoi membri (cf Familiaris Consortio, 55-62).
3. In riferimento al ministero regale, essa deve essere aiutata ad essere
a servizio dell’uomo tramite la testimonianza della verità che illumina e
l’amore che redime. La spinta ad accogliere, rispettare e servire l’uomo è
data dal fatto che essa, in forza della propria fede in Gesù Cristo, sa
scoprire in ogni fratello l’immagine di Dio nella profonda consapevolezza
che ogni cosa fatta all’uomo è fatta a Dio (cf Mt 25,40) (cf Familiaris
Consortio, 63-64).
La missione della famiglia ha delle analogie con la missione del
sacerdote. Sia la missione della famiglia sia la missione del presbitero,
infatti, si fondano su un sacramento. Ecco perché ordine e matrimonio
sono definiti dal Catechismo della Chiesa Cattolica «i sacramenti del
servizio della comunione», conferiscono una missione particolare alla
Chiesa e servono alla edificazione del popolo di Dio (cf 1533-1535).
L’ordine e il matrimonio
«L’ordine e il matrimonio significano a attuano una nuova e particolare forma
del continuo rinnovarsi della alleanza nella storia. L’uno e l’altro specificano la
comune e fondamentale vocazione battesimale ed hanno una diretta finalità di
costruzione e di dilatazione del popolo di Dio. Proprio per questo vengono
chiamati sacramenti sociali: “Alcuni propagano a custodiscono la vita spirituale
mediante un ministero unicamente spirituale: è il compito del sacramento
dell’ordine; altri fanno questo mediante un ministero ad un tempo corporale e
spirituale e ciò si attua col sacramento del matrimonio, che unisce l’uomo e la
donna perché generino una discendenza e la educhino al culto di Dio” (S.
Tommaso, Contra Gentes, IV, 58)»
[Evangelizzazione Sacramento del Matrimonio, 32].
La Parola ci dice
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un
183
villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus,
e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e
discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro.
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che
sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si
fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu
solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è
accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero:
«Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere
e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i
nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi
l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con
tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma
alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al
sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver
avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan
detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola
dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze
per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti
spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon
vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più
lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno
già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a
tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede
loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla
loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel
petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le
Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme,
dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali
dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi
riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano
riconosciuto nello spezzare il pane.
(Luca 24,13-35)
Breve Commento
Luca racconta che Gesù risorto, proprio la sera del giorno della
Resurrezione, si mette in “cammino” assieme a due discepoli delusi. I due
avevano celebrato la Pasqua ebraica a Gerusalemme, facevano parte del
gruppo di coloro che si riunivano attorno agli Apostoli ed ora stavano
tornando al proprio villaggio.
184
Erano discepoli delusi perché non si aspettavano che sarebbe finita in
quel modo: nel giro di pochi giorni il loro “maestro” era passato
dall’accoglienza festosa alla porte di Gerusalemme al sepolcro, che le
donne avevano trovato vuoto proprio la mattina.
Le loro attese erano in parte deluse: «Noi speravamo che fosse lui a
liberare Israele». Da Gesù si aspettavano la liberazione dall’oppressore
romano e la restaurazione della potenza del popolo di Dio. Non potevano
credere all’illusione delle donne dopo il fallimento del venerdì santo!
Ma in questa desolazione della loro fede si apre una novità: si affianca
a loro uno sconosciuto. Un estraneo, che sembra non conoscere il loro
dramma spirituale, cammina con loro fino a casa.
« Gesù in persona si accostò e camminava con loro.»
Gesù non ci abbandona, anche quando non siamo capaci i riconoscerlo.
Sembra strano questo Risorto che non si fa riconoscere subito neppure
da Maria di Magdala e dai discepoli in riva la lago! L’evangelista Marco
sottolinea come Gesù Risorto si presenta «sotto un altro aspetto» (Mc.
16,12), quasi a significare la “glorificazione” del corpo, dopo la
resurrezione. Gesù intende presentarsi ai discepoli quasi in “incognito”,
per aiutarli a rileggere il credo dei cristiani e accompagnarli nel loro
cammino spirituale.
« Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. »
Il pianto della delusione e la mancanza di speranza non permette di
vedere i segni del nuovo che avanza. Gesù è uno sconosciuto perché gli
stessi discepoli non lo avevano riconosciuto per quello che era ma lo
consideravano un liberatore dai romani, un sollevatore del popolo. Per non
turbare i discepoli che si aspettavano di vederlo compiere a Gerusalemme
i grandi eventi dei miracoli Gesù sceglie di camminare e di dialogare con
loro in incognito.
« Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione,
lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo
riconobbero.»
Gesù è riconoscibile agli occhi dei discepoli di Emmaus solo quando
compie il “rito eucaristico”: prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo
donò loro. Gesù si riconosce proprio nel suo essere dono e nutrimento per
la nostra anima “delusa”. Il messaggio dell’evangelista è evidente: Gesù si
avvicina ed è presente a noi, nei nostri affanni e disperazioni, attraverso
l’Eucaristia.
Gesù si fa presente quando «due o tre sono riuniti nel suo nome» cioè
in una comunità di credenti.
185
Da questo incontro nasce la gioia e la missione: «Non ci ardeva forse
il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino,
quando ci spiegava le Scritture?».
« E partirono senz'indugio »
Alla fine vi è la capacità di riconoscere che Gesù «è vivo» (v. 23) e
vicino a noi.
I discepoli di Emmaus sono per noi l’icona della coppia cristiana: se
sappiamo riconosce che Gesù cammina con noi allora sappiamo essere
felici e riusciremo a realizzare la nostra vita.
Gesù, accostandosi ai discepoli di Emmaus, ci indica il ruolo che come
comunità cristiana abbiamo nel mondo: dare testimonianza della speranza
della Resurrezione, camminando accanto agli uomini delusi e cercando di
condurli verso casa.
La famiglia, “piccola chiesa”, è il luogo dove lo Sconosciuto si rivela.
F.A.Q.
150. Qual è la missione della Chiesa?
[767-769] – La missione della Chiesa è di annunziare e instaurare in mezzo a
tutte le genti il Regno di Dio inaugurato da Gesù Cristo. Essa qui sulla terra
costituisce il germe e l'inizio di questo Regno salvifico.
158. Perché la Chiesa è detta la sposa di Cristo?
[796; 808] – Perché il Signore stesso si è definito come lo «Sposo» (Mc 2,19),
che ha amato la Chiesa, unendola a sé con un’Alleanza eterna. Egli ha dato se
stesso per lei, per purificarla con il suo sangue e «renderla santa» (Ef 5,26) e
madre feconda di tutti i figli di Dio. Mentre il termine «corpo» evidenzia l'unità
del «capo» con le membra, il termine «sposa» mette in risalto la distinzione dei
due in relazione personale.
350. Perché la famiglia cristiana è chiamata anche Chiesa domestica?
[1655-1658; 1666] – Perché la famiglia manifesta e attua la natura
comunionale e familiare della Chiesa come famiglia di Dio. Ciascun membro,
secondo il proprio ruolo, esercita il sacerdozio battesimale, contribuendo a fare
della famiglia una comunità di grazia e di preghiera, una scuola delle virtù umane
e cristiane, il luogo del primo annuncio della fede ai figli.
(DAL COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA)
Il futuro ci chiama e ci impegna
“La famiglia cristiana è chiamata a prendere parte viva e
responsabile alla missione della Chiesa in modo proprio e originale,
ponendo cioè al servizio della Chiesa e della società se stessa nel suo
186
essere ed agire, in quanto intima comunità di vita e di amore”.(Familiaris
Consortio, 50)
Il documento (la Familiaris Consortio) che abbiamo preso come base
per le riflessioni in questa parte del nostro sussidio, ci indica chiaramente
quale è la missione della famiglia nella vita della Chiesa e in che modo
essa si debba realizzare. Anzitutto la famiglia deve essere “parte attiva”,
cioè non spettatrice o fruitrice di servizi. Capita spesso di pensare, infatti
che “la chiesa” sia quel luogo dove andare a prendere ciò che ci serve:
dalla benedizione, al battesimo per i figli, ai sacramenti sentiti come un
diritto e non come un dono e una scelta responsabile. Questa mentalità da
“centro commerciale” rischia di farci perdere di vista la verità circa il
nostro ruolo di cristiani. Come battezzati, infatti, i cristiani formano il
corpo visibile di Cristo che è la Chiesa, ciascuno secondo il proprio
ministero, cioè il proprio ruolo specifico nel servizio (cf 1 Cor 12, 1213.27). Tutti quindi abbiamo il compito di rendere presente Cristo nel
mondo, ciascuno secondo la propria vocazione. Anche gli sposi quindi ed
in un modo tutto originale. “I coniugi, […] in forza del loro ministero, non
sono soltanto l’oggetto della sollecitudine pastorale, ma ne sono anche il
soggetto attivo e responsabile in una missione di salvezza che si compie
con la loro parola, la loro azione, la loro vita” (Evangelizzazione e
Sacramento del Matrimonio, 59). Per gli sposi che hanno incontrato Gesù,
fonte ed orizzonte del loro amore, ecco come deve essere l’impegno: non
tanto o non solo nel mettersi a disposizione per “fare” qualcosa, ma essere
presenti con la propria realtà nuova di coppia generata dal sacramento;
questa unità, alimentata dalla preghiera e testimoniata con la vita di tutti i
giorni, diventa la partecipazione propria alla missione evangelizzatrice
della Chiesa. Inoltre la famiglia può e deve aiutare la Chiesa ad adottare
uno stile di umanità, di comunione profonda, fatta di rapporti veri e
fraterni.
Per il gruppo
In questo incontro è importante far percepire ai fidanzati che la chiamata
alla missione evangelizzatrice della famiglia non è un fatto straordinario
riservato a poche coppie di eroi, ma che si tratta della chiamata rivolta ad
ogni coppia cristiana. Poniamo quindi l’accento su come questo si realizzi
nell’ordinario, nelle scelte e nei comportamenti che siamo chiamati a
vivere quotidianamente. In un secondo momento portiamo l’attenzione sul
bisogno di impegnarsi in prima persona a mettersi a servizio, non perché
“ce la sentiamo” ma perché supportati e spinti dalla grazia del Sacramento
187
che abbiamo ricevuto, e che viene rinnovata e rinvigorita dalla preghiera
comune e dall’accostarsi come coppia ai sacramenti.
Ci interroghiamo:
Che cosa significa per una famiglia, essere “via di evangelizzazione” e
come può diventarlo essa stessa?
Quali sono le caratteristiche della partecipazione di una famiglia alla
vita della Chiesa?
Attraverso quali atteggiamento e gesti una famiglia può diventare
annuncio di Cristo?
188
BENEDIZIONE DEI FIDANZATI
IN VISTA DELLE NOZZE.
Questo "incontro" andrà inserito al termine del cammino di crescita dei fidanzati
e nel contesto delle attività della Comunità parrocchiale con oculatezza per non
diventare la "cerimonia" di pre-nozze.
Con il Parroco si individua la modalità migliore nel rispetto della sensibilità dei
fidanzati e delle loro famiglie e della capacità della Comunità di capire il senso di tale
iniziativa.
Modalità di svolgimento suggerita:
Nel rispetto dell'originalità della proposta da fare ad ogni gruppo di fidanzati, si
propongono due celebrazioni:
1) Una benedizione con invocazione dello Spirito per una celebrazione del "gruppo
fidanzati",
2) Quella "ufficiale", tratta dal "Benedizionale" del rito romano della Chiesa;
LA BENEDIZIONE DEI "NUBENDI"
CON INVOCAZIONE DELLO SPIRITO SANTO.
Si suggerisce la presente formula da inserire nel contesto celebrativo che si ritiene più
idoneo (all’inizio della messa dopo il saluto; oppure dopo l’omelia, o prima del
congedo)
E ora la benedizione del Dio
di Abramo e Sara, di Isacco e Rebecca, di Giacobbe e Rachele,
di Tobia e Sara, di Giuseppe e Maria
e di molte coppie sante che vivono il loro amore coniugale
come sacramento dell'amore di Cristo per la sua Sposa
discenda su questi giovani fidanzati
che hanno chiesto liberamente di celebrare il sacramento del
Matrimonio e si impegnano in questo percorso comunitario di
preparazione.
R. AMEN
Cristo Risorto, che per amore della Chiesa, sua Sposa,
ha donato tutto se stesso fino alla morte e alla morte di croce,
189
vivifichi la nostra comunità,
e la renda famiglia delle famiglie
attenta alle necessità dei fratelli
capace di trasmettere ai giovani
fidanzati la gioia di amare senza limiti
R: AMEN
E lo Spirito del Signore
discenda su tutti noi
e trasformi, in modo particolare,
l'amore che questi giovani stanno vivendo
in occasione di santificazione
perché i loro corpi possano diventare
un giorno tempio vivo del Suo Amore,
capaci di vivere un amore indissolubile
su cui fondare una nuova famiglia, aperta alla vita.
R: AMEN
DAL "BENEDIZIONALE"
DEL RITO ROMANO DELLA CHIESA
Vengono riportati integralmente i nn. 611-627 che propongono la "benedizione
dei fidanzati" eventuali commenti o integrazioni al testo ufficiale sono riportati tra
[parentesi quadra e in corsivo]
RITO DELLA BENEDIZIONE
Inizio
611 Quando la famiglia [o il gruppo fidanzati o la comunità] è riunita,
si esegue un canto adatto o si fa una pausa di raccoglimento.
Poi tutti si fanno il segno della croce, mentre chi presiede dice:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
R. Amen.
Saluto
612. Il ministro, se sacerdote o diacono, saluta i presenti con le
seguenti parole o altre adatte, tratte di preferenza dalla Sacra
190
Scrittura:
La grazia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha amato
fino a dare la sua vita, sia con tutti voi.
R. E con il tuo spirito.
613. Se chi presiede è un laico, saluta i presenti dicendo
Fratelli e sorelle, lodiamo il Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha
amato e ha dato la sua vita per noi.
R. Amen.
Oppure
R. Benedetto nei secoli il Signore.
Monizione introduttiva
614. Chi presiede introduce il rito di benedizione con queste parole o
altre simili:
In ogni tempo e condizione di vita è indispensabile la grazia di Dio; ne
avvertono più che mai il bisogno i fedeli che si preparano a formare una
nuova famiglia.
Imploriamo la benedizione del Signore per N. e N., perché facciano del
loro fidanzamento un tempo privilegiato per crescere nella reciproca
conoscenza, nella stima profonda, nell'amore casto e sincero. Cosi,
alimentando il loro affetto con l'ascolto della parola di Dio e con la
preghiera comune, si prepareranno alla celebrazione del sacramento
nuziale.
[Il cammino di preparazione al matrimonio che questi giovani innamorati
stanno facendo in questa nostra comunità li aiuti a crescere nell'amore e
li renda protagonisti della costruzione della civiltà dell'amore]
Lettura della parola di Dio
615. Quindi uno dei presenti legge uno dei seguenti testi della Sacra
Scrittura:
[ 1 ] 1Cor 13,4-13
«La carità tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.»
191
Ascoltate la parola di Dío dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai
Corinzi:
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità,
non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo
interesse, non si adira, non tiene conto dei male ricevuto, non gode
dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto
spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle
lingue cesserà e la scienza svanirà.
La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia.
Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto
scomparirà.
Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino,
ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho
abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma
allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora
conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la
carità; ma di tutte più grande è la carità!
[ 2 ] 616. Oppure
Gv 15,9-12
«Amatevi come io vi ho amato.»
Ascoltate la parola del Signore dal vangelo secondo Giovanni.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha
amato me, cosi anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se
osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho
osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo
vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io
vi ho amati».
[ 3 ] 617. Oppure
Os 2,21-25
«Ti fidanzerò con me nella fedeltà.»
192
[Ascoltate la parola di Dio dal Libro di Osea ]
Cosi dice il Signore a Sion: «Ti farò mia sposa per sempre, ti farò
mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell' amore, ti
fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore. E avverrà in quel
giorno - oracolo dei Signore - io risponderò al cielo ed esso risponderà
alla terra; la terra risponderà con il grano, il nuovo e l'olio e questi
risponderanno a Izreèl. Io li seminerò di nuovo per me nel paese e amerò
Non-amata; e a Non-mio-popolo dirò: Popolo mio, ed egli mi dirà: Mio
Dio».
[ 4 ] Oppure
Fil 2,1-5
«Gli stessi sentimenti.»
[ Ascoltate la parola di Dio dalla Lettera di san Paolo Apostolo a
Filemone ]
Fratelli, se c'è qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto
derivante dalla carità, se c'è qualche comunanza di spirito, se ci sono
sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con
l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.
Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi,
con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il
proprio interesse, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù.
Responsorio
618. Secondo l'opportunità si può cantare o recitare un salmo
responsoriale o eseguire un
altro canto adatto:
[ Per la forma breve si utilizzino i versetti in grassetto]
Salmo 144 (145) 8-9 10.15 17-18
R. Canterò senza fine la bontà del Signore.
193
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.
Una generazione narra all'altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.
Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.
Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.
Diffondono il ricordo della tua bontà immensa,
acclamano la tua giustizia.
Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all'ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,
per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
194
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende a ogni generazione.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.
Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.
Tu apri la tua mano
e sazi la fame di ogni vivente.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie,
santo in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a quanti lo invocano,
a quanti lo cercano con cuore sincero.
Appaga il desiderio di quelli che lo temono,
ascolta il loro grido e li salva.
Il Signore protegge quanti lo amano,
ma disperde tutti gli empi.
Canti la mia bocca la lode del Signore
e ogni vivente benedica il suo nome santo,
in eterno e sempre.
Breve esortazione
619. Secondo l'opportunità, chi presiede rivolge brevi parole ai
presenti, illustrando la lettura biblica, perché percepiscano il significato
della celebrazione e la sappiano distinguere dal rito del matrimonio.
Breve silenzio.
195
Preghiera dei fedeli
620. Segue la preghiera comune. Tra le invocazioni proposte, se ne
possono scegliere alcune ritenute più adatte, o aggiungerne altre in
sintonia con particolari situazioni di persone o necessità del momento.
Preghiamo con fiducia Dio Padre, che ci ha tanto amati da renderci
suoi figli nel Figlio unigenito e testimoni dei suo amore nel mondo.
R. Fa' che partecipiamo, o Dio, al tuo eterno amore.
Tu che nell'amore ricambiato e condiviso riveli il vero volto dei tuoi
figli e fratelli in Cristo.
Tu che imponi agli uomini il giogo soave dei tuo amore, perché siamo
veramente felici:
Tu che nel vincolo santo fra l'uomo e la donna hai fondato la comunità
domestica, fedele, indissolubile e feconda:
Tu che nella Pasqua del tuo Figlio, che ha amato la sua Chiesa e l'ha
resa santa e immacolata nel suo sangue, hai prefigurato il grande mistero
dell'amore nuziale:
Tu che chiami a una piena comunione di vita N. e N., perché tutti i
membri della loro futura famiglia formino un cuore solo e un'anima sola:
621. Quando si omettono le invocazioni sopra indicate, prima della
formula di benedizione chi presiede dice:
Preghiamo:
Tutti pregano per qualche momento in silenzio.
[ Preghiera del Signore ]
Segue la preghiera del Signore
Padre nostro.
196
Segno di impegno
622. Prima della preghiera di benedizione i fidanzati, secondo la
consuetudine del luogo, possono esprimere la loro promessa con un segno
particolare, ad esempio sottoscrivendo un impegno o con lo scambio degli
anelli o di qualche altro dono.
623. Gli anelli o gli altri doni di promessa possono essere benedetti
con la formula seguente:
Custodite il dono che vi scambiate in segno di reciproco amore, e la
vostra promessa giunga a compimento con la benedizione nuziale.
R. Amen.
Preghiera di benedizione
624. Poi chi presiede, con le braccia allargate se sacerdote o diacono,
con le mani giunte se laico, pronuncia la preghiera di benedizione:
A te innalziamo la nostra lode, o Signore, che nel tuo provvidenziale
disegno chiami e ispiri questi tuoi figli N. e N. a divenire l'uno per l'altro
segno del tuo amore. Conferma il proposito dei loro cuore, perché nella
reciproca fedeltà e nella piena adesione al tuo volere giungano felicemente
al sacramento nuziale.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.
625. Oppure quando presiede un sacerdote o un diacono:
Signore Dio, sorgente di carità, che nella tua provvidenza hai fatto
incontrare questi giovani N.e N., concedi loro le grazie che ti chiedono in
preparazione al sacramento del matrimonio: fa' che, sorretti dalla tua
benedizione, progrediscano nella stima e nell'amore. Per Cristo nostro
Signore.
R. Amen.
Conclusione
626. Quindi chi presiede conclude il rito dicendo:
Dio, carità e pace, dimori in voi, guidi i vostri passi e vi confermi nel
suo amore.
R. Amen.
627. Un canto corale può chiudere la celebrazione.
197
198
Amar-Sì! «per sempre»
APPENDICE
199
200
È diventato ormai un luogo comune tra gli operatori di pastorale familiare dire
che il rinnovamento della pastorale prematrimoniale doveva segnare il passaggio
dai tradizionali corsi, costruiti su base tematica ed affidati sostanzialmente a degli
esperti, ai per-corsi sul modello di un itinerario di fede che contestualizzasse la
preparazione al sacramento del matrimonio dentro la storia della salvezza.
L’itinerario qui proposto è uno dei molteplici modi o forme con cui una
parrocchia o un vicariato sono chiamati a svolgere la propria missione a favore
dei battezzati che si stanno avviando a celebrare il sacramento delle nozze. Esso
non intende essere esaustivo, ma solo fornire un utile materiale scelto allo scopo
di aiutare la creatività delle coppie animatrici o accompagnatrici. Esso, quindi, ha
bisogno di essere ri-calibrato a misura del proprio gruppo e delle varie storie delle
coppie che ci vengono affidate. Nel caso più disperato, siccome la Chiesa è
chiamata a non spegnere nessun «lucignolo fumigante» e a non spezzare nessuna
«canna infranta» (cf Mt 12,20), al limite, questo itinerario può essere ridotto, nelle
sue tre parti, ai tre colloqui con il parroco che sono richiesti come minimo come
verifica della idoneità della preparazione al sacramento.
I modi e le forme
Molteplici possono essere i modi e le forme con cui proporre e attuare tale
preparazione. Ma, come abbiamo avuto già modo di sottolineare da diversi
anni, la forma più rispondente alla realtà del matrimonio e alle esigenze attuali
è quella degli itinerari di fede. Tale forma non è solo da privilegiare, ma deve
diventare sempre più la “norma” nel cammino di preparazione al matrimonio,
quale obiettivo concreto, anche se graduale, da prospettare per tutte le coppie
che chiedono il sacramento del matrimonio. In particolare, il metodo e i
contenuti di questi itinerari devono ispirare ogni forma di preparazione, a
partire dai cosiddetti “corsi per i fidanzati” e dai “colloqui pastorali”.
Secondo le caratteristiche proprie di ogni cammino educativo, si tratta di un
processo personale e insieme comunitario, graduale e progressivo, capace di
individuare con diligenza e con amore lo stadio in cui ciascuno si trova e i
passi successivi da compiere per avvicinarsi sempre di più alla meta e al fine
da raggiungere.
[Direttorio di Pastorale Familiare, 53]
L’esperienza dei tradizionali corsi, tuttavia, non è da buttare, ma va
valorizzata alla luce di questa più adeguata impostazione, avendo cura di non
mettere mai in alternativa tra loro i «valori umani» e in «contenuti cristiani» del
matrimonio. Si tratta, al contrario – come suggerisce il Direttorio di Pastorale
Familiare – di integrarli «armonicamente in un unitario e progressivo cammino
di formazione alla luce della rivelazione; dall'altra parte, si tratta di favorire un
nuovo incontro dei fidanzati con la Chiesa e un loro inserimento nell'esperienza
di fede, di preghiera, di carità e di impegno della comunità cristiana» (n. 52).
In questa APPENDICE vengono elencati una serie di dieci argomenti tematici
specifici, inerenti alla preparazione al matrimonio, da proporre, a discrezione
201
degli animatori, anche con l’aiuto di esperti competenti in materia, e che possono
essere incastonati nell’itinerario formativo proposto nei punti più attinenti.
1. LA CELEBRAZIONE
È entrato ormai nella consuetudine che, nell’imminenza della celebrazione
delle nozze, la coppia si incontri con il sacerdote/celebrante per preparare il rito
che di solito viene poi tradotto in un libretto da mettere a disposizione in Chiesa
per tutti i partecipanti. È questa una opportuna occasione per incontrare
personalmente la coppia ed avere con lei un ultimo scambio prima del grande
passo. In questo incontro si possono scegliere le letture, parlare dei contenuti
della omelia, soprattutto concordare con quale rito più rispondente al loro
cammino di fede celebrare il matrimonio: se nella modalità della celebrazione
eucaristica (cf Nuovo Rito del Matrimonio, Capitolo Primo, nn. 45-95); oppure
nella modalità della celebrazione della Parola (Capitolo Secondo, nn. 96-146).
La celebrazione
La celebrazione stessa del Matrimonio deve essere preparata con cura, per
quanto è possibile, insieme con i fidanzati. Il Matrimonio si celebri
abitualmente durante la Messa. Il parroco, tuttavia, tenute presenti sia le
necessità della cura pastorale, sia le modalità di partecipazione degli sposi e
degli invitati alla vita della Chiesa, giudichi se sia meglio proporre la celebrazione del Matrimonio durante la Messa o nella celebrazione della Parola.
Secondo l'opportunità, si scelgano insieme con gli stessi fidanzati le letture
della Sacra Scrittura che saranno commentate nell'omelia; e inoltre si scelga la
forma con cui esprimere il consenso, i formulari per la benedizione degli anelli,
per la benedizione nuziale, per le intenzioni della preghiera universale, ossia
dei fedeli, e i canti. Si faccia inoltre attenzione alle varianti previste nel rito e
anche alle consuetudini locali che si possono opportunamente accogliere.
[Dal Nuovo Rito del Matrimonio, 29]
2. I DOCUMENTI DA PREPARARE
La preparazione dei documenti può essere un’ulteriore occasione per
incontrare personalmente i fidanzati e per aiutarli a rendere il matrimonio non un
semplice fatto notarile, ma una vera e propria scelta di vita che duri nel tempo,
accertandosi della avvenuta accoglienza e comprensione degli impegni che essi si
assumono davanti alla propria coscienza, alla società e alla Chiesa.
L'esame dei nubendi
L'esame dei nubendi è finalizzato a verificare la libertà e l'integrità del loro
consenso, la loro volontà di sposarsi secondo la natura, i fini e le proprietà
202
essenziali del matrimonio, l'assenza di impedimenti e di condizioni.
L'importanza e la serietà di questo adempimento domandano che esso sia fatto
dal parroco con diligenza, interrogando separatamente i nubendi. Le risposte
devono essere rese sotto vincolo di giuramento, verbalizzate e sottoscritte, e
sono tutelate dal segreto d'ufficio.
Di norma l'esame dei nubendi conclude la preparazione immediata al
matrimonio e suppone la conclusione del corso per i fidanzati e l'avvenuta
verifica dei documenti.
[Direttorio di Pastorale Familiare, Appendice, 10]
3. IL DIRITTO DI FAMIGLIA: CIVILE E CANONICO
Una riflessione sul diritto familiare, sia dal punto di vista canonico, sia dal
punto di vista civile può essere un’ottima integrazione del percorso di
preparazione per mostrare ulteriormente che il matrimonio non è un fatto privato,
ma ha una rilevanza pubblica generando una serie di diritti e doveri. Tale incontro
può essere adeguatamente svolto da un avvocato.
Diritti e doveri dei coniugi
Art. 143: Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e
assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla
fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della
famiglia e alla coabitazione.
Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla
propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni
della famiglia.
Art. 144: I coniugi concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano
la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti
della famiglia stessa. A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare
l'indirizzo concordato.
Art. 147: II matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere,
istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione
naturale e delle aspirazioni dei figli.
[Codice civile]
4. LA PSICOLOGIA DELLA COPPIA
È bene che i fidanzati vengano adeguatamente formati dell’importanza del
dialogo di coppia durante tutto l’arco del loro cammino coniugale. Spesso si
possono notare dei vuoti nella conoscenza delle reciproche psicologie, maschile e
203
femminile, la cui ignoranza talvolta è causa di non poche incomprensioni. Questo
incontro naturalmente non può che essere affidato ad uno psicologo/a.
I primi anni di matrimonio
I primi anni di matrimonio, oltre ad essere determinanti per l'intero cammino
coniugale e familiare, sono tempo di avvio e insieme di assestamento per
quanto riguarda sia l'esperienza dell'amore coniugale sia l'incontro con la nuova
vita del figlio. Spesso sono anche attraversati da problemi e difficoltà circa il
lavoro e l’abitazione.
Sono ricchi di risorse perché sono gli anni dell'entusiasmo dei primi passi di
una vita a due, della gioia di vedersi fatti l'uno per l'altro, della serenità di
un'intimità ricercata e vissuta con equilibrio, della gioia nel realizzare progetti e
sogni accarezzati a lungo, dell'aprirsi di nuove prospettive anche in ordine alla
crescita nella fede, della gioia e della responsabilità connesse con la
procreazione di una nuova vita, della percezione del dono costituito dal figlio e
della dimensione religiosa iscritta nella sua generazione.
Ma sono anche gli anni segnati da alcune difficoltà corrispondenti, che
riguardano, ad esempio, il lungo processo di integrazione e comunione nella
coppia, la scoperta dei reciproci lati negativi o problematici, la difficoltà o
l'incapacità di sopportarsi reciprocamente, la tentazione di una chiusura
intimistica nella propria casa, la ridefinizione dei rapporti con le famiglie di
origine e nell'ambiente in cui ci si trova a vivere, le modalità con cui realizzare
un aiuto reciproco nella vita religiosa e spirituale, le paure di fronte alla nascita
di un figlio, la disistima o addirittura il rifiuto programmatico di una nuova
vita.
[Direttorio di Pastorale Familiare, 101]
5. LA PROCREAZIONE RESPONSABILE
I problemi etici connessi con l’esercizio responsabile della procreazione sono
oggi molteplici. Il progresso tecnico ha aperto all’uomo moderno molteplici vie
di dominio della natura e del proprio corpo, non tutte però eticamente percorribili.
La Chiesa non ha mancato di indicare, di volta in volta, le vie conformi alla
propria vocazione all’amore, avendo il coraggio di andare anche controcorrente.
Queste vie non soltanto è necessario farle conoscere, ma anche mostrare la
ragioni di carattere antropologico su cui sono fondate. A tale scopo è bene
indicare ai futuri sposi la necessità di approfondire un argomento che nel corpo
può essere solo inizialmente affrontato.
In Italia esiste la Confederazione dei Centri per la Regolazione Naturale della
Fertilità (cf www.confederazionemetodinaturali.it/), e in particolare a Verona
opera l’INER (cf www.portalefamiglie.it/ASP /index.aspx?IDMenuAPP=177). A
tale Istituto ci si può rivolgere per un approfondimento del tema e per indirizzare i
fidanzati a partecipare a specifici corsi che vengono organizzati durante l’anno.
204
Servitori della vita, non arbitri
Lo stesso rifiuto della contraccezione e il ricorso ai metodi naturali di
regolazione della fertilità costituiscano un'occasione e una modalità per
impostare i rapporti sul rispetto e sulla totale accoglienza reciproci, quali
premesse indispensabili per una vera umanizzazione della società.
[…] Pur consapevoli, infine, di alcune possibilità aperte dalle nuove tecnologie
riproduttive, nell'atto e nel momento stesso in cui trasmettono la vita ad una
persona umana, evitando il ricorso ad ogni forma di fecondazione artificiale, i
genitori rispettino in loro stessi e nel figlio che intendono generare l'integrale
dignità della persona umana. Così facendo, potranno salvaguardare le
dimensioni più propriamente “umane” della società e offriranno il loro
contributo per premunirla dal rischio di indebite tecnologizzazioni, spesso
succubi di discutibili interessi economici e politici.
[Direttorio di Pastorale Familiare, 171.172]
6. EDUCARE I FIGLI CRISTIANAMENTE.
L’educazione dei figli è compito primario dei genitori, un loro diritto-dovere
che va riconosciuto e promosso. L’educazione è un prolungamento della
generazione. Attraverso l’educazione si tratta di generare la persona
introducendola a quei valori che costituiscono la cultura di un popolo. Si tratta
qui di informare i futuri sposi che il compito educativo, soprattutto l’educazione
religiosa, li costituisce in un vero e proprio «ministero» che scaturisce dal
sacramento del matrimonio. Tramite l’educazione cristiana, i figli fanno la prima
esperienza di Chiesa in famiglia, e a partire da qui si apriranno poi all’esperienza
della vita parrocchiale e di quella associativa.
Un compito di evangelizzazione
La famiglia cristiana vive in modo privilegiato e originale il suo compito di
evangelizzazione al suo interno, in particolare nel rapporto genitori-figli. I
coniugi cristiani, infatti, «sono cooperatori della grazia e testimoni della fede
reciprocamente e nei confronti dei figli e di tutti gli altri familiari. Sono essi i
primi araldi della fede ed educatori dei loro figli; li formano alla vita cristiana
e apostolica con la parola e con l'esempio, li aiutano con prudenza nella scelta
della loro vocazione e favoriscono, con ogni diligenza, la sacra vocazione
eventualmente in essi scoperta».
[Direttorio di Pastorale Familiare, 143]
7. LE POLITICHE FAMILIARI
Il tema delle politiche familiare è già stato accennato nella scheda 3/3 nella
quale si parla della partecipazione della famiglia allo sviluppo della Società. Se lo
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si ritiene opportuno si può approfondire l’aspetto oggi dibattuto delle politiche
familiari, con qualche esperto dell’AFI che è possibile contattare nel sito. A tale
scopo, infatti, abbiamo già segnalato due siti internet dove si parla della questione
e di quello che viene fatto oggi in Italia a sostegno della famiglia. Segnaliamo
anche un quaderno edito dal Centro Regionale di documentazione e analisi sulla
Famiglia (www.venetosociale.it (Area Famiglia), che contiene una ricerca su
Politiche fiscali e di sostegno a carattere regionale per le famiglie con figli e una
indagine su Iniziative a favore della famiglia nei comuni del Veneto.
Impegno sociale e politico
Di grande importanza sono, a tale riguardo, varie forme di associazioni
familiari: oltre ad esprimere a loro modo la dimensione della solidarietà, si
presentano come «una necessità storica per le famiglie stesse che vogliano
possedere una adeguata forza rivendicativa dei loro doveri e diritti, di fronte ai
molti continui tentativi che le strutture pubbliche vanno facendo per ridurre o
rifiutare quella presenza nel sociale che compete di diritto alle famiglie come
tali».
Grazie a queste forme associative si potranno promuovere e sostenere più
adeguatamente autentiche politiche familiari. Perché ciò si realizzi, occorre che
le istituzioni civili e lo Stato riconoscano la priorità della famiglia su ogni altra
comunità e sulla stessa realtà statuale, applichino il principio di sussidiarietà,
considerino la famiglia come gruppo sociale di base e non solo come un
insieme di singole persone, riconoscano la cittadinanza della famiglia e la sua
soggettività in quanto tale, senza limitarsi a provvedere con assistenze rivolte
quasi soltanto alle famiglie più deboli, povere o emarginate.
[Direttorio di Pastorale Familiare, 182]
8. ADOZIONE E AFFIDO
Quella dell’adozione e dell’affido è una tematica che sta prendendo piede
soprattutto per due motivi: sia perché un numero non indifferente di sposi si
trovano di fronte alla sorpresa che i figli non vengono (anche perché si sta sempre
più alzando l’età in cui decidono di diventare genitori); sia perché quella
dell’affido e dell’adozione è proposta dall’etica cristiana come valida alternativa
alle tecniche di procreazione artificiale. Mettere la corrente i futuri genitori anche
di queste possibilità può risultare quanto mai utile. L’importante sarà presentare
le varie Agenzie che operano in questo settore le quali risultino serie e non legate
a fattori economici o ideologici che possono inquinare i valori implicati in questa
Adozione e affidamento
Modalità particolari attraverso le quali la famiglia, nell'ottica specifica e propria
dell'amore e della vita, può realizzare il servizio all'uomo sono l'affidamento e
l'adozione di quei figli che sono privati dei genitori o da essi abbandonati.
206
Le famiglie sperimentino l'adozione e l'affidamento come «segni di carità
operosa e di annuncio vissuto della paternità di Dio», li riconoscano e li vivano
come una forma di “fecondità spirituale”, che nasce dalla «disponibilità ad
accogliere e ad aiutare anche i figli degli altri, nella consapevolezza che tutti
sono figli di Dio, unico e universale Padre», e che mira ad offrire il calore
affettivo di una famiglia a chi ne è rimasto privo definitivamente o
temporaneamente. A tale riguardo, sappiano prepararsi e educarsi a vivere
secondo le specifiche diverse attitudini richieste dalla scelta dell’adozione o
dell'affidamento.
[Direttorio di Pastorale Familiare, 160]
9. L’USO DEI BENI
La vita del cristiano è caratterizzata dalla sobrietà, dalla semplicità e da un uso
dei beni strumentale, a servizio di beni ben più alti. La condivisione dei beni era
prassi che caratterizzava la vita dei primi cristiani (cf At 2,44-45). La fede genera
attenzione per i più bisognosi e forme di solidarietà che testimoniano, in un
mondo della globalizzazione del mercato, il primato dei valori personali e
relazionali, su quelli materiali e strumentali.
A tale riguardo si può mettere al corrente anche di una forma di solidarietà
caratterizzata dal commercio equo solidale, attraverso il quale si cerca di
contrastare lo strapotere delle multinazionali a favori dei produttori, soprattutto
del Terzo Mondo. A Verona esiste l’Associazione La Rondine che opera e
sensibilizza su tale settore (cf http://rondine.altromercato.net).
10. ABITARE LA CASA
Per un cristiano, la casa è uno dei due poli complementari nei quali si
svolge la vita secondo lo Spirito di Dio. Il secondo polo è la casa della
parrocchia. Vi è quindi uno stretto legame tra la Chiesa della famiglia e la
parrocchia come famiglia di famiglie.
Potrebbe risultare utile una riflessione sulla sistemazione della propria
casa affinché essa lasci trasparire che essa non è solo casa di lusso, ma
casa di fede e di accoglienza, dove, insieme al decoro, traspare che si vive
la sobrietà, la semplicità, la funzionalità ai valori.
I CONSULTORI FAMILIARI DI ISPIRAZIONE CRISTIANA
Da ultimo si vuole attirare l’attenzione sui Consultori Familiari di Ispirazione
Cristiana che sono nati per la promozione umana della coppia e della famiglia e
che costituiscono una provvidenziale struttura a servizio della pastorale familiare.
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a differenza di quelli statali, tali consultori operano nell’ottica di un’antropologia
personalistica coerente con la visione cristiana del rapporto uomo/donna.
Tra le strutture non propriamente pastorali, ma piuttosto finalizzate alla
promozione umana della coppia e della famiglia, si pongono i consultori
familiari.
Con le strutture di pastorale familiare essi hanno in comune la finalità del vero
bene della persona, della coppia e della famiglia e l'attenzione alla sessualità e
alla vita. Diverse, invece, sono la prospettiva e la metodologia. La pastorale
agisce per la promozione della vita cristiana e per l'edificazione della Chiesa e
privilegia le risorse dell'evangelizzazione, della grazia sacramentale, della
formazione spirituale e della testimonianza ecclesiale. I consultori, nell'ottica
di un'antropologia personalistica coerente con la visione cristiana dell'uomo e
della donna, guardano piuttosto ai dinamismi personali e relazionali e
privilegiano l'apporto delle scienze umane e delle loro metodologie.
[Direttorio di Pastorale Familiare, 249]
CONSULTORI PRESENTI IN DIOCESI
– Verona Piazza Vescovado, 5 - 045-8032079;
– Verona Nord, via Bresciani,2 - 045 - 8340074;
– Verona Sud, via Calvi,4 - 045-583480;
– Cerea “La Bussola” p.zza Sommariva, 1 - 0442 80113
– Desenzano, Via Roma,34 - 030-9141338;
– Garda, via Marco Polo,2 - 045-7256682;
– Grezzana,via Roma,128 -045-908384;
– Isola della Scala, via Cavour,8/b - 045-7301157;
– Legnago, via Don Bosco,3 - 0442-23555;
– Villaf ranca, via Bellotti, 4/b-045-6302800;
– Zevio,Via PioX,1 -045-6050035
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