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La rievocazione del ricordo nella testimonianza. Rassegna di studi

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La rievocazione del ricordo nella testimonianza. Rassegna di studi
LA RIEVOCAZIONE DEL RICORDO NELLA TESTIMONIANZA.
RASSEGNA DI STUDI
Mirella Montemurro1
Università degli studi di Roma “La Sapienza”
Abstract
Il presente lavoro si propone di offrire una rassegna di studi scientifici in tema di
rievocazione del ricordo in bambini e adulti. Saranno presentati studi relativi alle fonti
di distorsione del ricordo di tipo cognitivo, emozionale e relazionale. Ci si focalizzerà
sulle ricerche relative alla suggestionabilità, in particolare sarà dato spazio agli studi che
mostrano quanto le domande suggestive influenzano il ricordo e la testimonianza di
adulti e minori. Infine, si riporteranno ricerche che esplorano la relazione tra eventi
traumatici e ricordo. Si mostrerà come il ricordo e la testimonianza possono essere
influenzati da diverse fonti di distorsione che necessitano di esser prese in
considerazione in ambito forense.
Parole chiave: memoria, trauma, minori, ricordo, rievocazione, testimonianza.
Introduzione
In qualità di operatori nel settore della psicologia giuridica ci si confronta spesso
con la complessità della testimonianza, in particolare di persone vittime di eventi
traumatici. Le scienze cognitive hanno dimostrato come la memoria sia un fenomeno
dinamico e largamente ricostruttivo che consta di diversi processi (percezione, codifica,
immagazzinamento e recupero) su ciascuno dei quali possono agire fattori di distorsione
cognitivi, emotivi, relazionali e culturali.
Nel presente lavoro si vuole sottolineare la complessità e la multidimensionalità della
testimonianza, specie quando essa riguarda eventi traumatici. Infatti, non bisogna mai
1
Psicologa-Psicoterapeuta, CTU presso Tribunale Ordinario di Forlì-Cesena, Perito d’ufficio
presso il Tribunale Ordinario di Rimini. Indirizzo: Via Marchesi Romagnoli 7, 47521 Cesena
(FC), Italy. E-mail: [email protected]
trascurare gli elementi contestuali ed emotivi che accompagnano non solo il racconto,
ma l’intero processo di acquisizione e consolidamento dei ricordi. Un esempio di come
la testimonianza sia largamente influenzata dalle caratteristiche emozionali dell’evento
oggetto di ricordo è costituito dal cosiddetto weapon focus (Loftus, Loftus e Messo,
1987; Steblay, 1992) ovvero quel fenomeno che accade quando un elemento saliente in
una scena (ad esempio l’arma impugnata dal criminale) si impone alla nostra attenzione,
ponendo sullo sfondo e, quindi oscurando, altri elementi e dettagli presenti nella scena
che verranno per questo ricordati in modo peggiore. Le caratteristiche del weapon focus
sono consistentemente riscontrabili durante l’esperienza di un evento traumatico, in cui i
particolari che il soggetto registra al momento del fatto, e quindi sotto spinta emotiva,
sono i soli che riesce a rievocare.
Il presente lavoro si propone di offrire una rassegna di studi scientifici in tema di
rievocazione del ricordo ponendo l’attenzione sulle fonti di distorsione del ricordo, in
particolare del ricordo di eventi traumatici. Questi temi sono stati oggetto di discussione
negli ambienti scientifico-professionali della psicologia giuridica sia internazionali (si
vedano le recenti Guidelines on Memory and the Law della British Psychological
Society, 2008), che nazionali (come ad esempio le recenti Linee Guida Nazionali sulla
Testimonianza del minore, 6.11.2010). In questa sede ci si focalizzerà in particolare sul
ricordo nei minori, non tralasciando, tuttavia, gli studi sperimentali effettuati sugli
adulti. Il lavoro sarà diviso in cinque sezioni: i processi mnestici nel bambino
costituiscono l’oggetto della prima sezione; nella seconda sezione si affronteranno le
fonti di distorsione del ricordo, e nella terza e quarta saranno approfondite le fonti di
distorsione che fanno riferimento alla suggestionabilità e alle domande suggestive;
nell’ultima sezione saranno trattati i fattori di stress in tema di rievocazione di eventi
traumatici.
La memoria nel bambino
Il funzionamento della memoria merita un approfondimento specifico nel caso dei
bambini. Diversi studiosi hanno affrontato il fenomeno dell’amnesia infantile,
espressione che indica l’assenza di ricordi riferiti ad un’età che rimane, indicativamente,
sotto i tre anni.
2
La rievocazione del ricordo di un adulto di eventi accaduti nell’infanzia è piuttosto
difficoltosa. Diversi studi hanno dimostrato che i ricordi risalenti ad un’età che va dai 3
ai 5 anni risultano piuttosto lacunosi, quelli dai 5 ai 7 anni leggermente meno (Wang,
2003). Eventi accaduti intorno agli 8-10 anni iniziano ad essere ricordati meglio, le
memorie episodiche ed autobiografiche iniziano ad apparire più simili a quelle
dell’adulto, per quanto riguarda la struttura, il contenuto e l’organizzazione (Bauer,
2007, Wang, 2003).
Vi sono numerose evidenze che dimostrano come bambini già dall’età di 6 mesi siano
in grado di apprendere e riconoscere oggetti e volti (Pascalis et al, 2005). Tuttavia i
bambini non hanno un ricordo esplicito degli eventi nel periodo preverbale, cioè prima
dei 24 mesi. Questo significa che se, ad esempio, il piccolo si spaventa a causa di un
forte rumore associato ad un giocattolo è possibile che in seguito reagisca alla vista di
quel giocattolo piangendo o urlando. Questo genere di ricordi costituisce quella che
viene chiamata memoria implicita. In sostanza, l’input visivo scatena automaticamente
una reazione emotiva e questo perché la memoria implicita è mediata da regioni
cerebrali che non richiedono la partecipazione della coscienza necessaria per i processi
di fissazione e recupero del ricordo.
Per quanto riguarda lo studio della memoria nei bambini nel periodo verbale, diverse
ricerche dimostrano come bambini di 4 e 5 anni siano in grado di ricordare
esplicitamente episodi avvenuti all’età di 3 anni (Bauer, 2007). Questi ricordi si
sviluppano in immagini visive e conoscenze concettuali come per la memoria di
bambini più grandi ma il loro ricordo risulta frammentario e poco organizzato.
Una serie di studi suggeriscono come all’età di 9-10 anni la memoria autobiografica
assume delle caratteristiche proprie dell’età adulta (Bauer, 2007, Van Abbema e Bauer,
2005). Mentre bambini di 7 anni riescono a rievocare circa il 60% di una serie di eventi
vissuti intorno al terzo anno di vita, bambini di 8-9 anni ne riescono a rievocare solo un
terzo. Se questo dato suggerisce che nei bambini più grandi gli eventi remoti inizino ad
andare incontro all’oblio (fenomeno largamente presente nell’adulto e causa della
cosiddetta amnesia infantile), va notato come rispetto agli eventi ricordati, i bambini di
8-9 anni sono in grado di richiamare un maggiore numero di dettagli rispetto ai bambini
più piccoli – in modo simile alle caratteristiche della memoria dell’adulto. Altri studi
hanno messo in evidenza come bambini di 6-9 anni riescano a rievocare memorie più
3
remote rispetto a bambini e ragazzi dai 10 ai 19 anni, i quali tendono a rievocare eventi
negativi con più frequenza rispetto ai bambini più giovani, che sembrano invece avere
più difficoltà in questo senso (Guidelines on Memory and the Law, 2008). Queste
ricerche conducono alla conclusione che approssimativamente tra i nove e i dieci anni di
età i bambini sviluppino una memoria autobiografica con le caratteristiche dell’età
adulta.
Queste nozioni sono di fondamentale importanza in ambito giuridico per orientarsi circa
la possibilità di testimoniare dei minori di diverse età. Altrettanto importante è la
nozione che le memorie del bambino contengono elementi ed informazioni rilevanti per
il bambino nella fase di codifica, e quel che risulta essere rilevante per esso, può essere
del tutto irrilevante per l’adulto (e viceversa). I bambini di solito codificano
preferibilmente dettagli relativi a persone, azioni e oggetti che attirano il loro interesse.
In generale essi prestano maggiore attenzione a dettagli che riguardano azioni e oggetti
piuttosto che a quelli concernenti persone e luoghi (Caffo, Camerini e Florit, 2002).
Spesso i bambini non focalizzano l’attenzione su dettagli “centrali” di un evento ma su
dettagli periferici (Neisser, 1979; Lindberg, 1991); per dettagli centrali si intendono
quelle informazioni relative agli individui, agli oggetti, alle azioni caratterizzanti
l’evento ricordato; ad esempio, nel caso del reato sessuale, quelle informazioni relative
alla dinamica dell’azione sessuale, alle parti del corpo interessate, ecc. Mentre con
dettagli periferici ci si riferisce a quelle informazioni non specifiche rispetto all’evento;
in altre parole quei particolari cambiando i quali non dovrebbe cambiare la trama
dell’evento (Orbach e Lamb, 1999). Queste caratteristiche della fase di codifica
implicano la possibilità che il bambino non ricordi aspetti di un evento che per l’adulto
sono importanti.
Nella testimonianza, i ricordi resi non dovrebbero contenere informazioni e conoscenze
che il bambino non poteva avere nella fase di codifica. Se queste conoscenze emergono,
è altamente probabile che esse siano state aggiunte in una fase successiva. Ad esempio
il ricordo dell’aver provato vergogna per un episodio vissuto intorno ai tre anni, è
chiaramente frutto di una ri-elaborazione successiva dell’episodio stesso, in quanto
intorno ai tre anni i bambini non hanno probabilmente ancora sviluppato il senso della
vergogna (Guidelines on Memory and the Law, 2008).
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Rispetto alla rievocazione del ricordo sappiamo che la capacità di recuperare le
informazioni dalla memoria può avvenire attraverso diverse modalità, quali: il
riconoscimento, la rievocazione libera e la rievocazione guidata. In ambito giuridico la
testimonianza del minore risulta più accurata se gli viene concesso di ricordare e
raccontare i fatti liberamente senza dover rispondere a domande specifiche e senza aiuti
o suggerimenti esterni; a seconda dell’età e delle caratteristiche del minore, il contenuto
può risultare povero di dettagli, ma anche accurato e puntuale: i dettagli ricordati e
riferiti autonomamente sono in generale tutti effettivamente presenti nell’evento
originale. Attraverso interviste strutturate ed in assenza di domande suggestive, la
testimonianza del minore può essere esauriente al pari di quella dell’adulto. Per quanto
riguarda, infine, il riconoscimento è da considerarsi una delle modalità quotidiane che le
persone usano più frequentemente e spontaneamente; nel caso dei minori, al pari della
rievocazione guidata, è importante che il riconoscimento avvenga attraverso una
modalità neutra e non suggestiva (si veda paragrafi successivi).
Le fonti di distorsione nel ricordo di un evento
Il nostro bagaglio di memorie si sviluppa attraverso processi di codifica,
immagazzinamento e recupero largamente ricostruttivi e interpretativi. Per quanto
riguarda gli aspetti di codifica, da numerose ricerche sul campo è emerso che il
materiale che ha un significato si ricorda meglio di quello che non ce l’ha; informazioni
presentate lentamente si ricordano in modo migliore rispetto a quelle presentate
velocemente; informazioni concrete si ricordano meglio di quelle astratte; eventi
inusuali si ricordano più facilmente di quelli comuni (Roediger e Gallo, 2002). Per
quanto attiene al recupero di un ricordo, esso avviene attraverso una ricostruzione di
elementi che non sempre sono ben collegati tra loro e che subiscono influenze
ambientali, culturali ed emotive. Questo dato è particolarmente significativo quando si
parla di ricordi di eventi traumatici siano essi fisici o psichici.
La ricerca ha individuato tre fonti di distorsione del ricordo:
1.
Interne, cioè legate esclusivamente alle caratteristiche dell’osservatore;
2.
Esterne, quando le informazioni successive all’evento incidono sulla fissazione
del ricordo del soggetto;
5
3.
Relazionali, cioè nella testimonianza la rievocazione può essere influenzata da
aspetti relazionali e comunicativi con l’interlocutore.
Le prime due forme di distorsione non sono dovute a specifici suggerimenti, mentre la
terza incide fortemente nel corso delle tecniche di intervista e interrogatorio.
Rispetto alle fonti di distorsione interne ricordiamo le caratteristiche di suggestionabilità
del soggetto (che saranno affrontate nel prossimo paragrafo) e le abilità connesse al
“source monitoring”, ovvero la capacità di identificare il contesto nel quale è avvenuto
l’evento oggetto del ricordo. Il “reality monitoring” è uno specifico aspetto della
identificazione della fonte del ricordo che descrive la capacità di discriminare eventi
“interni” (ad esempio immaginati) ed eventi esterni (ad esempio visti o uditi). La
confusione o gli errori nel “reality monitoring” conduce ad un falso ricordo (Johnson,
2006). Nei bambini prima dei 7 anni questa confusione può aumentare a causa di una
ridotta capacità di identificare l’origine del ricordo che comporta una maggiore
difficoltà
nel
discriminare
tra
evento
percepito
ed
informazioni
ricevute
successivamente.
Rispetto ai fattori esterni all’individuo nella percezione e recupero del ricordo, oltre alle
informazioni ricevute successivamente all’evento, studi di laboratorio (Baddeley et al.
2009) hanno individuato le seguenti variabili da tenere in considerazione: a) la
frequenza dell’esposizione all’evento, b) la durata dell’osservazione e c) la posizione
dell’evento, cioè la collocazione di un singolo fatto in una serie più vasta di
avvenimenti. Ad esempio, la durata di esposizione all’evento aumenta la possibilità di
percezione e dunque di codifica, mentre se si assiste a una sequenza di eventi è più
facile percepire e ricordare quelli che si sono verificati all’inizio (effetto primacy) e alla
fine (effetto recency) rispetto a quelli nel mezzo.
Le distorsioni della memoria possono, infine, dipendere anche dall’influenza di fattori
relazionali e comunicativi, come suggerimenti, nuove informazioni e conoscenze che
causano una distorsione del ricordo o producono, nei casi più estremi, un falso ricordo.
Si presentano diversi effetti che scaturiscono dall’aggiunta di informazioni e da
domande suggestive, tra questi ricordiamo l’effetto cosiddetto di suggestionabilità e di
compiacenza. L’effetto compiacenza accade quando al soggetto vengono rivolte le
stesse domande più volte; alla fine il testimone risponde con ciò che l’esaminatore vuole
sentirsi dire (Fornari, 2008). La semplice ripetizione della stessa domanda nel caso di
6
bambini può portare al ricordo di eventi mai avvenuti (Gulotta e Ercolin, 2004). I
testimoni possono essere più o meno suscettibili a queste influenze. Nel paragrafo
successivo sarà approfondito il tema della suggestionabilità.
Suggestionabilità e testimonianza
Le fonti di distorsione esterne (informazioni post-evento) interagiscono con le
caratteristiche dell’individuo soggetto e della relazione tra esso e l’interlocutore nel
plasmare la capacità di ricordare. Le influenze delle informazioni post-evento sulla
memoria possono essere particolarmente subdole. Elisabeth Loftus ha condotto diverse
ricerche che hanno posto l’attenzione sul potere esercitato da determinate tipologie di
domande o suggerimenti esterni nel recupero di un evento vissuto. Ad esempio, è
emerso che è sufficiente cambiare in una domanda una piccola parte, come l’articolo,
per aumentare la probabilità di modifica di un ricordo (Loftus e Zanni, 1975, Loftus,
2005); ad esempio, se si chiede “hai visto un uomo” o “hai visto l’uomo” la domanda
cambia poiché nel primo caso si indica un individuo qualunque di genere maschile
mentre, nel secondo caso, si fa riferimento ad un individuo specifico di cui si assume
che l’interlocutore abbia conoscenza. Il fenomeno per cui l’aggiunta di informazioni
suggestive porta a modificare il ricordo di un evento si chiama post-event
misinformation effect, ossia l’effetto di un’informazione fuorviante fornita dopo
l’evento (Loftus, 2005). Questo effetto può avvenire in situazioni sociali (Gabbert et al.,
2004; Wright, Self, e Justice, 2000; Gulotta e Ercolin, 2004, Brainerd e Reyna, 2005) e
non sociali (Lindsay, 1990; Loftus e Palmer, 1974).
Diversi studi di laboratorio hanno cercato di analizzare i meccanismi che portano a
modificare i ricordi. Un interessante studio è stato condotto da Crombag, Wagenaar e
Van Koppen (1996) in merito allo scontro avvenuto tra un Boeing 747 e un palazzo di
undici piani, ad Amsterdam nell’ottobre del 1992. La televisione olandese riportò tutti i
momenti dell’evento ma non trasmise alcuna immagine del momento dello schianto. I
telegiornali riportarono la notizia del disastro per alcuni giorni. La ricerca, tesa a
sondare il ricordo del terribile evento, evidenziò che 61 dei 93 studenti che
parteciparono all’esperimento risposero in modo affermativo alla domanda: “Hai visto
in televisione il filmato del momento in cui l’aereo ha colpito il palazzo?”. Tale
domanda in realtà conteneva una falsa informazione, ovvero che il filmato dello
7
schianto fosse stato mostrato in televisione; inoltre, molti testimoni fornirono numerosi
dettagli dell’inesistente video dell’impatto dell’aereo.
È bene sottolineare che la suggestionabilità non implica solo aggiungere o modificare
gli elementi di una scena, ma riguarda anche ricordare eventi mai vissuti (Hyman,
Husband e Billings, 1995; Loftus e Pickrell, 1995; Gulotta e Ercolin, 2004). A tale
proposito, va considerato che affinché negli individui si crei un falso ricordo, è
necessario che le fonti di distorsione rispondano a tre requisiti (De Leo, Scali e Caso,
2005): 1) L’evento suggerito deve essere plausibile, cioè deve trattarsi di qualcosa di
possibile; 2) Il soggetto dovrà anche costruire un’immagine del ricordo e una
narrazione; infatti, tutti i ricordi sono costruzioni che combinano conoscenze di base
provenienti da varie fonti con esperienze personali, suggerimenti e richieste attuali
(Bartlett, 1932); 3) Infine è necessario che ci sia un errore nella valutazione della fonte;
cioè che il soggetto creda che quell’informazione non sia stata creata da lui ma
provenga dall’esterno.
Infine, nel caso di un bambino, troviamo ulteriori elementi che possono portare alla
costruzione di un falso ricordo, questi riguardano alcune convinzioni dell’intervistatore
che si ripercuotono inevitabilmente sull’intervista, nello specifico: A) L’effetto del
pregiudizio dell’intervistatore: rischio che si corre quando l’intervistatore prende in
considerazione un’unica ipotesi; B) L’effetto delle induzioni degli stereotipi: cioè
quando l’intervistatore tende a formulare le domande in modo da ricevere conferma
all’idea che si è fatto; C) L’effetto di domande ripetute: quando a un bambino viene
fatta più volte la stessa domanda, soprattutto nella forma chiusa, essi tendono a
cambiare la risposta (Gulotta e Ercolin, 2004; De Leo, Scali e Caso, 2005, Potter e
Hepburn, 2005b).
Caratteristiche di suggestionabilità dell’individuo
Molti studiosi si sono dedicati alla relazione tra caratteristiche di personalità e
suggestionabilità. Una prima questione, ampiamente discussa, ha riguardato l’ipotesi se
la suggestionabilità potesse essere definita uno stato o un tratto dell’individuo. Eysenck,
nel 1947, propose che la suggestionabilità fosse individuabile come un tratto
dell’individuo. Tuttavia gli studi successivi, allargando l’attenzione anche al contesto,
hanno portato numerosi ricercatori (Baxter, 1990; Krech e Crutchfiled, 1948; Moston,
8
1990) a valutare la suggestionabilità come una condizione in stretta connessione con il
contesto in cui ha luogo.
Alcuni studi hanno messo in luce che intelligenza, autostima, capacità mnestica e
assertività, locus of control interno e capacità di agire strategie di coping sono fattori
psicologici che risultano correlati negativamente con la suggestionabilità (Gudjonsson,
2003).
Da più di un secolo, le ricerche hanno cercato di comprendere la relazione tra età e
suggestionabilità. I primi studi risalgono alla fine dell’ 800 con lo studioso Binet, il
quale notò che i bambini erano più vulnerabili a informazioni suggestive rispetto agli
adulti. L’evoluzione in questo campo scientifico ha permesso di asserire che la
suggestionabilità dei bambini è fortemente circostanziata e che spesso non sono più
vulnerabili degli adulti o degli adolescenti (Ceci, Ross e Toglia, 1987; Goodman, 1984;
Goodman, Aman e Hirscmann, 1987; Loftus e Davis, 1984; Duncan, Whitney e Kunen,
1982; Zaragoza, 1987).
Gisli Gudjonsson è uno dei più importanti studiosi di suggestione e ha condotto
numerose ricerche tese ad analizzare come i soggetti reagiscono di fronte a situazioni e
domande suggestive. Per poter studiare la suggestionabilità Gudjonsson (1984, 2003)
costruì uno strumento per valutare la suscettibilità ad interrogatori coercitivi e che si
basa su due diversi aspetti della suggestionabilità: cedimento (yielding) a domande
suggestive; e cambio di risposta (shifting) quando è applicato un interrogatorio
pressante.
Il test consiste nel presentare un racconto e nel chiedere di riportare tutto ciò che si
ricorda della storia. Dopo la fase di rievocazione il soggetto viene sottoposto a 20
domande delle quali 15 suggestive (ed errate). Dopo aver risposto, alla persona viene
detto che ha commesso un certo numero di errori (anche se non è vero); inoltre, in modo
vigoroso, viene richiesto di rispondere nuovamente alle domande, con la
raccomandazione di essere più accurato. Il cedimento si riferisce alla suscettibilità
dell’intervistato alle domande suggestive; il cambio di risposta si riferisce al
cambiamento in seguito all’interrogatorio pressante. La somma tra il numero di cambi e
di cedimenti fornisce il punteggio totale ottenuto nella scala di suggestionabilità.
Recenti studi, inoltre, hanno dimostrato che il livello di suggestionabilità nelle fasi dello
sviluppo è inversamente proporzionale all’età. Questo non significa che il bambino
9
piccolo non sia in grado di rendere testimonianza. Infatti, se le domande sono poste
correttamente, nonostante la presenza di suggestionabilità, il bambino può fornire
risposte coerenti ai suoi ricordi (Linee Guida Nazionali, 2010).
Danielsdottir e colleghi (1993) hanno somministrato il GSS2 a quattro gruppi di
bambini (6, 8, 10 e 12 anni). I risultati dello studio hanno evidenziato che quanto più i
bambini sono piccoli tanto più sono suggestionabili sia di fronte alle domande
suggestive (yield 1) che a un interrogatorio pressante (shift). I ragazzi dall’età di 12 anni
ottengono performance simili a quelle degli adulti per quanto riguarda la memoria e il
cedimento (yield 1), ma sono più sensibili degli adulti ai feedback negativi (shift). Ciò
significa che resistono peggio agli interrogatori pressanti rispetto agli adulti.
Altri studi di laboratorio hanno confermato che bambini molto piccoli (tre anni) tendono
ad essere meno dettagliati nei loro racconti e maggiormente sensibili alle domande
suggestive (yield 1) dei bambini più grandi e degli adulti (Goodman e Aman, 1990; Ceci
e Bruck, 1993, Linee Guida Nazionali, 2010). Tuttavia, alcune ricerche evidenziano che
i bambini di 3-4 anni sono più resistenti al feedback negativo dei bambini di 5-7 anni
(Scullin e Ceci, 2001); i bambini piccoli dimostrano inoltre una certa resistenza a
informazioni errate quando viene loro richiesto di testimoniare su eventi che richiedono
molta attenzione e che sono molto coinvolgenti come ad esempio i casi di abuso
sessuale (Goodman et al. 1990).
Altro aspetto da esaminare e tenere nella giusta considerazione sono i cosiddetti
suggerimenti. I suggerimenti potrebbero essere un modo per migliorare le perfomance
di memoria dei bambini in età prescolare (Graham, 1985; Ratner, Smith e Dion, 1986).
Alcune ricerche ad esempio hanno evidenziato che la capacità dei bambini nel ricordare
è pari a quella degli adulti se ricevono suggerimenti adeguati (Melton, 1981). È però
importante distinguere i suggerimenti dalle cosiddette domande guidanti: quest’ultime
implicano una risposta, mentre suggerire è specifico ma non guidante (Bull, 1992). È
frequente che il genitore intervenga per aiutare il bambino nella rievocazione del
ricordo. Questa influenza favorisce l’organizzazione dei ricordi ma può anche
modificarli e distorcerli (Linee Guida Nazionali, 2010).
Concludendo è possibile affermare che la maggior parte dei bambini possiede una
adeguata capacità cognitiva per fornire una testimonianza accurata. Anche bambini di
10
tre anni possono testimoniare accuratamente su eventi personali significativi, incluse
situazioni che li coinvolgono come vittime (Jones e Krugman, 1986).
Lo stress e la rievocazione del ricordo
Tra i diversi fattori che possono incidere sulla rievocazione del ricordo uno
particolarmente importante è lo stress; dal momento che molti degli eventi di cui i
bambini sono chiamati a riferire sono appunto di natura stressante.
È importante sottolineare che uno stress eccessivo (ad esempio: assistere a una rapina
violenta o all’omicidio di un proprio caro) può portare anche ad uno stato di
dissociazione. Quindi si può arrivare a non ricordare elementi centrali dell’evento o
addirittura l’intero evento traumatico: in tal caso si parla di amnesia retrograda o
dissociativa ( Holmes et al, 2005; Loftus, 1993; Pezdek, 1994; Pezdek e Banks, 1996).
Un aspetto importante riguarda il coinvolgimento emotivo e la memoria dell’evento.
Smith e colleghi (2004) studiarono un gruppo di studenti canadesi dell’Università di
Toronto a sei mesi dall’attacco alle Twin Towers a New York. Gli autori sottoposero il
campione ad un questionario per valutare la memoria dell’evento e quella
autobiografica. Essi rilevarono una correlazione tra il grado di coinvolgimento emotivo
e la qualità del ricordo. Nello specifico, i ricercatori notarono che all’aumentare del
coinvolgimento emotivo diminuiva la memoria autobiografica ed aumentava quella
relativa all’evento in questione.
Un aspetto di grande rilievo riguarda, inoltre, la relazione tra qualità del ricordo e un
evento catastrofico naturale. Uno studio particolarmente rilevante a questo proposito fu
effettuato negli Stati Uniti in seguito all’uragano Andrew, che colpì la Florida
nell’ottobre del 1992. Bahrick e colleghi (1998) intervistarono bambini di tre e quattro
anni, chiedendo loro di raccontare l’esperienza dell’uragano. Le interviste vennero fatte
a distanza di due e sei mesi dall’evento. I risultati evidenziarono un’accuratezza dei
ricordi anche a distanza di sei mesi. Tuttavia i ricercatori riscontrarono che i bambini
che avevano subito danni maggiori (per esempio alla propria abitazione) avevano un
ricordo peggiore di quelli che avevano subito danni più lievi.
Studi recenti suggeriscono che la memoria delle vittime del trauma è frammentata e
lacunosa, in particolare, relativamente ai momenti chiave dell’evento (Grey et al, 2002).
11
Inoltre, nel caso di memorie traumatiche molto precoci, è possibile che queste esercitino
implicitamente una loro influenza sul comportamento dell’individuo. Nel 2006 Kaplow,
Saxe, Putnam, Pynoos & Lieberman descrissero il caso di una ragazza che all’età di 19
mesi assistette all’omicidio della madre da parte del padre. La ragazza non ricordava
nulla dell’incidente fino all’età di 11 anni quando iniziò a mostrare tutti i sintomi di un
Disturbo Post Traumatico da Stress in risposta ad eventi reminiscenti dell’evento
traumatico, a suggerire che eventi traumatici in età precoce sono in grado di riaffiorare
ed influenzare la vita mentale dell’individuo anche a distanza di anni.
Infine un aspetto di enorme importanza riveste il ricordo di abusi sessuali subiti
nell’infanzia. Diverse ricerche (Williams, 1994; Widom e Morris, 1997; Widom e
Shepard, 1996) condotte su adulti che erano stati sessualmente abusati nel periodo
evolutivo rileva che se l’abuso era avvenuto prima dei dodici anni di età era riportato in
modo incompleto o modificato. Bidrose e Goodman (2000) giunsero alla conclusione
che il ricordo degli abusi sessuali subiti nell’infanzia può essere ugualmente accurato
ma risultare meno accessibile del ricordo di eventi non traumatici.
Concludendo ad oggi non e' ancora chiaro se un elevato stress durante la fase di codifica
o recupero porti ad un vantaggio o svantaggio mnestico. Le contraddittorie scoperte
suggeriscono che la relazione tra stress e memoria è complessa e dipende da molteplici
fattori biologici e psicologici, le cui interazioni meritano ulteriore approfondimento
scientifico.
Conclusioni
Da quanto emerso è possibile asserire che i ricordi, in particolare di eventi
traumatici, subiscono l’influenza di fattori cognitivi, emotivo-affettivi e relazionali. Il
professionista del settore non può prescindere dalla considerazione che la testimonianza
in sede giudiziaria non è esente da questi fattori di distorsione. Uno dei rischi più
frequenti e deleteri per la qualità dei ricordi forniti dai bambini è che nel corso di una
procedura giudiziaria i minori siano soggetti a varie testimonianze rese a persone
diverse (Ghetti, Weede e Goodman, 2003; Scali 2003); il contatto con il contesto penale
e soprattutto la richiesta ripetuta di riportare l’esperienza traumatica, oltre ad essere di
per se potenzialmente stressanti (Scali, 2003), rischiano di indurre distorsioni nel
racconto.
A
questo
si
aggiungono
le
caratteristiche
dell’intervistato
(età,
12
suggestionabilità ed altre caratteristiche personologiche e/o psicopatologiche) e della
modalità di intervista, che se caratterizzata da domande suggestive e fuorvianti può
portare non solo alla distorsione del ricordo originario, ma perfino alla produzione di
falsi ricordi, come argomentato nei paragrafi precedenti.
Infine, va tenuto conto che partecipare ad un processo giudiziario può comportare un
aumento del rischio di stigmatizzazione e vergogna per i bambini (Ghetti, Weede e
Goodman, 2003; Quas, Goodman e Jones, 1996). Spesso, nell’ambito di procedimenti
penali relativi a reati come l’abuso sessuale, accade che il bambino non venga creduto;
tale situazione può comportare, oltre a vergogna e imbarazzo, anche una resistenza a
partecipare al procedimento stesso. Pertanto, è possibile assistere a ritrattazioni nelle
fasi successive del processo penale. Concludendo, nell’ambito giudiziario è opportuno
tenere conto dell’ampia e complessa mole di fattori che possono portare alla distorsione
del ricordo e della testimonianza.
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