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Le «varie nature degli uomini» dai Ricordi, 11,

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Le «varie nature degli uomini» dai Ricordi, 11,
T
Le «varie nature degli uomini»
dai Ricordi, 11,
60, 61, 134, 160, 176
Guicciardini, che concentra costantemente l’aƩenzione sul piano dell’esperienza umana, pone
l’accento sulla sua varietà, che si manifesta nell’infinita diversità dei comportamenƟ, da valutare
anch’essi caso per caso.
11. Non vi spaventi1 dal beneficare gli uomini la ingratitudine di molti; perché, oltre che
el beneficare per se medesimo, sanza altro obietto2, è cosa generosa e quasi divina3, si
riscontra pure beneficando4 talvolta in qualcuno sì grato che ricompensa tutte le ingratitudine degli altri.
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10
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60. Lo ingegno più che mediocre5 è dato agli uomini per loro infelicità e tormento, perché
non serve loro a altro che a tenergli6 con molte più fatiche e ansietà che non hanno quegli
che sono più positivi7.
61. Sono varie le nature degli uomini: certi sperano tanto che mettono8 per certo quello
che non hanno, altri temono tanto9, che mai sperano se non hanno in mano. Io mi accosto più a questi secondi che a’ primi: e chi è di questa natura si inganna manco10, ma vive
con più tormento11.
134. Gli uomini tutti per natura sono inclinati12 più al bene che al male, né è alcuno el
quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi più volentieri bene che
male13; ma è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse14 nel mondo le occasioni che
invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare15 dal bene. E però16 e’ savi17
legislatori trovorono18 e’ premi e le pene: che non fu altro che con la speranza e col timore
volere tenere fermi gli uomini nella inclinazione loro naturale19.
160. È certo gran cosa che tutti sappiamo avere a morire20, tutti viviamo come se fussimo certi avere sempre a vivere. Non credo sia la ragione di questo perché ci muova
più quello che è innanzi agli occhi e che apparisce al senso che le cose lontane e che
non si veggono21: perché la morte è propinqua22 e si può dire che per la esperienza
1. Non vi spavenƟ: non vi dissuada (spavenƟ ha probabilmente il significato del
laƟno deterreo, stornare, distogliere spaventando).
2. el beneficare ... obieƩo: l’aƩo del beneficare in se stesso, in sé e per sé, senza
secondi fini.
3. quasi divina: in quanto, essendo un
aƩo del tuƩo puro e disinteressato, rende
l’uomo quasi simile a Dio.
4. si riscontra ... beneficando: ci si imbatte anche nel fare del bene.
5. ingegno ... mediocre: intelligenza superiore, in quanto va oltre la mediocrità della
gente comune.
6. tenergli: tenerli, nel senso di “occupare
la loro mente”.
7. posiƟvi: legaƟ alle cose materiali, prosaici; anche limitaƟ, perché vivono una
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vita povera dal punto di vista intelleƩuale.
8. meƩono: tengono. Sperano con tanta
convinzione che sono sicuri (meƩono per
certo) di oƩenere quello che ancora non
possiedono.
9. temono tanto: sono così dubbiosi, ma
anche cauƟ.
10. manco: di meno.
11. tormento: anche nel senso di preoccupazioni.
12. inclinaƟ: predisposƟ.
13. né è ... male: e non c’è nessuno che,
qualora un altro moƟvo (rispeƩo) non lo
spinga nella direzione opposta, non preferisca fare il bene piuƩosto che il male.
14. sì spesse: così frequenƟ.
15. deviare: allontanare, distogliere.
16. però: perciò.
17. e’ savi: i saggi.
18. trovorono: stabilirono.
19. che non fu ... naturale: e questo (ossia l’isƟtuzione dei premi e delle pene) per
mantenere gli uomini nella loro inclinazione naturale (l’inclinazione al bene) con la
speranza (dei premi) e col Ɵmore (delle
pene).
20. avere a morire: di dovere morire (è poi
soƫnteso un “ma”).
21. Non ... veggono: non penso che la
causa di questa convinzione (di questo) sia
dovuta al faƩo che ci persuade (perché ci
muova) di più quello che abbiamo davanƟ
agli occhi e che appare ai nostri sensi rispeƩo alle cose che sono lontane e non si
possono vedere.
22. propinqua: vicina (laƟnismo).
Francesco Guicciardini
1
25
quotidiana ci apparisca a ogni ora. Credo proceda perché23 la natura ha voluto che
noi viviamo secondo che ricerca el corso overo ordine di questa machina mondana24:
la quale non volendo resti come morta e sanza senso, ci ha dato propietà25 di non
pensare alla morte, alla quale se pensassimo, sarebbe pieno el mondo di ignavia26 e
di torpore.
176. Pregate Dio sempre di trovarvi dove si vince, perché vi è data laude di quelle cose
ancora di che non avete parte alcuna27: come per el28 contrario chi si truova dove si perde
è imputato29 di infinite cose delle quali è inculpabilissimo30.
23. proceda perché: che ciò derivi dal fatto che.
24. secondo ... mondana: secondo le leggi che presiedono all’andamento e all’ordinamento di questo mondo (che ricerca:
quanto esige).
25. propietà: la proprietà, l’aƫtudine.
26. ignavia: indolenza, mancanza di volontà.
27. perché ... alcuna: perché sarete lodaƟ
persino (ancora) di quei faƫ ai quali non
avete contribuito in minima parte.
28. per el: al.
29. imputato: accusato.
30. inculpabilissimo: del tuƩo innocente.
Analisi del testo
Il pessimismo sulla
natura umana
La purezza
delle ragioni morali
L’ingratitudine (11). Il «ricordo» è particolarmente indicativo del modo in cui
Guicciardini concepisce i rapporti umani. La riflessione muove dalla constatazione
pessimistica della generale «ingratitudine» degli uomini. Ma questa professione
di scetticismo – che è il segno di un confronto spregiudicato con la realtà – non
approda a esiti puramente negativi e tanto meno cinici, come una certa tradizione
critica (rappresentata soprattutto da Francesco De Sanctis) ha voluto; essa esalta,
proprio per la sua rarità, il sentimento della gratitudine, oltre a rivendicare, per
l’azione morale, una assoluta purezza delle motivazioni, che non deve attendersi
premio o ricompensa.
Le «nature
degli uomini»
La diversità dei comportamenti umani (60-61). Questi due «ricordi» sono
strettamente collegati fra di loro. Riguardano – con esplicito riferimento autobiografico – l’incertezza delle azioni umane e la difficoltà della decisione. Il carattere sofferto della riflessione è indicato dalla parola-chiave «tormento», che li accomuna e che
coinvolge una più estesa gamma semantica («infelicità», «fatiche», «ansietà», «temono
tanto», «mai sperano»).
All’origine è la constatazione delle «varie nature degli uomini». Nel primo l’uomo
di «ingegno più che mediocre», considerato più infelice, è contrapposto a «quegli
che sono più positivi» e che non si pongono problemi al di là di quelli immediati (si
noti la collocazione di queste due citazioni all’inizio e alla fine del «ricordo»). Nel
secondo l’antitesi, sottolineata dalla perfetta corrispondenza delle espressioni («certi
sperano tanto [...], altri temono tanto [...]»), individua il dissidio fra la capacità di
valutare realisticamente i fatti e la perdita delle illusioni, la rinuncia a ogni speranza
consolatoria.
Una visione
disincantata
della morale
e della giustizia
Il bene e il male (134). Guicciardini, a differenza di Machiavelli, ritiene che gli
uomini, per natura, siano tendenzialmente inclinati al bene. Ma la fragilità della condizione umana non consente loro di abbandonarsi a speranze o illusioni; pur muovendo
da presupposti diversi, il suo pessimismo giunge così a conclusioni non lontane da
quelle machiavelliane, considerando il problema della morale e della giustizia in una
disincantata prospettiva di opportunità sociale, politica e giuridica.
L’incertezza
nelle decisioni
2
Francesco Guicciardini
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La legge della «natura»
Il giudizio sui
comportamenti umani
La vita e la morte (160). Anche questo «ricordo» pone l’accento sulle contraddizioni della personalità dell’uomo, che da un lato è certo di dover morire, ma dall’altro
opera nella realtà come se questa certezza non esistesse. Guicciardini rifiuta ogni spiegazione di tipo religioso o trascendente, basandosi anche in questo caso sulla «esperienza quotidiana» e cercando di individuare nella «natura» le leggi che regolano l’andamento di «questa machina mondana».
Vengono così respinte sia l’immagine trionfalistica dell’uomo, artefice baldanzoso del
proprio destino e quasi simile a Dio, propria di un certo Umanesimo, sia l’opposta
concezione medievale, che svaluta l’uomo di fronte all’eternità (qui, semplicemente,
la «morte», come fenomeno che non ha nessuna implicazione religiosa), giustificando
atteggiamenti «di ignavia e di torpore». Guicciardini non cerca di spiegare, né poteva
farlo, in che cosa consista questa legge della «natura»; si limita a osservarne gli effetti
e a porre il problema.
Il merito delle azioni umane (176). La spregiudicata osservazione delle difformità e delle contraddizioni della natura umana conduce Guicciardini a un giudizio disincantato sul valore dei meriti e delle colpe, che dipendono spesso non dalle effettive
ragioni di un comportamento individuale, ma dal concorrere di circostanze favorevoli o
negative. Le conquiste dell’uomo, in altri termini, sono per lo più sottoposte alle combinazioni del caso.
Il riferimento a Dio è da interpretare in maniera ironica, come segno di un’amarezza che, nella seconda parte, rinvia, sia pure implicitamente, alle cocenti delusioni
dell’esperienza personale (il carattere vibrato e risentito dell’affermazione è sottolineato dall’antitesi, espressa al grado superlativo, fra l’essere «imputato di infinite cose» e
l’essere «inculpabilissimo»).
ATTIVITÀ SUL TESTO
COMPRENSIONE
1. Perché gli uomini non devono rinunciare a «beneficare» gli altri («ricordo» 11)?
2. Quali cause di infelicità si individuano nei «ricordi» 60 e 61?
3. Come viene spiegata, nel «ricordo» 134, l’isƟtuzione di «premi» e «pene» da parte dei legislatori?
4. Qual è il soggeƩo di «resƟ come morta e sanza senso» («ricordo» 160, riga 24)?
ANALISI
5. In quale o in quali «ricordi» è possibile cogliere un aƩeggiamento “didaƫco” da parte dell’autore? In
quale ambito egli riƟene di poter “ammaestrare” i leƩori?
6. Svolgi un’analisi retorica deƩagliata dell’espressione «cerƟ sperano tanto che meƩono per certo quello
che non hanno, altri temono tanto, che mai sperano se non hanno in mano» («ricordo» 61, righe 8-9).
7. Analizza l’impostazione logica del «ricordo» 160, individuando le seguenƟ parƟ del ragionamento: tesi,
ricusazione di una causa ritenuta falsa, individuazione della causa vera.
INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA E APPROFONDIMENTI
8. A parƟre dall’analisi dei «ricordi» 61 e 176 rifleƫ sulle modalità con cui la personalità e l’esperienza di
vita dell’autore influenzano l’impostazione ideologica dell’opera e individua i procedimenƟ formali che
rispecchiano l’autobiografismo.
Baldi, Giusso, Razetti, Zaccaria - Paravia
© Pearson Italia S.p.A.
Francesco Guicciardini
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