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Ambrosetti Club Economic Indicator I segnali di ripresa sembrano

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Ambrosetti Club Economic Indicator I segnali di ripresa sembrano
Ambrosetti Club Economic Indicator
I segnali di ripresa sembrano essere evaporati ma il Made in Italy non
finirà in ginocchio
Valerio De Molli (Managing Partner, The European House - Ambrosetti)
Le previsioni che fino a pochi mesi fa erano di una graduale ripresa dell'attività
economica sono andate disattese.
Gli ultimi dati hanno evidenziato un ritorno alla recessione per l'Italia, una
stagnazione per la Francia e una contrazione del PIL dello 0,2% per la Germania, che
fino a poco fa sembrava superasse quasi immune la crisi economica europea.
Anche le successive statistiche sugli indicatori di attività manifatturiera hanno
confermato un significativo rallentamento sia in Italia che in Germania.
Le previsioni di un'effettiva ripresa sono, ormai in modo ripetuto, spostate sempre
più avanti. Cosa dobbiamo pensare a questo punto?
In un mio precedente articolo, in modo provocatorio, riportai una celebre frase di
John Galbraith, tra i più conosciuti e influenti economisti del secolo scorso, che negli
anni novanta disse: "La sola funzione delle previsioni degli economisti è far sembrare
rispettabile l'astrologia".
Le previsioni delle più importanti e autorevoli istituzioni economiche vengono
corrette, anche in modo significativo, su base trimestrale minandone, di fatto,
l'affidabilità per il futuro.
Oltre ad eventi che non possono essere previsti, come ad esempio quelli che derivano
da tensioni geopolitiche, le maggiori criticità nelle previsioni derivano dall'utilizzo di
metodologie che, nonostante rappresentino lo stato dell'arte della conoscenza
scientifico-economica, si basano quasi esclusivamente o esclusivamente su dati
quantitativi che, per definizione, sono dati del passato. Al massimo si può disporre di
dati quasi in tempo reale, ma non esistono dati quantitativi sul futuro.
Quindi, le stime che utilizzano queste metodologie scontano il fatto di avere
"memoria del passato" e le previsioni che ne derivano incorporano comportamenti,
eventi, tendenze e relazioni di causa-effetto che hanno caratterizzato il passato.
Sempre più difficoltà incontrano questi indicatori nel prevedere cambiamenti e
innovazioni radicali nel paradigma economico.
Faccio un esempio molto semplice. Da recenti analisi su individui e famiglie
emergono segnali di un cambiamento radicale nei comportamenti di consumo. Ad
esempio, il maggior ottimismo (o minor pessimismo) sul futuro non si traduce più
(come prima) in modo automatico in comportamenti di spesa.
La fiducia dei consumatori, che ha registrato una riduzione negli ultimi due mesi
(luglio e agosto), rimane comunque su valori tra i più alti dall'inizio della crisi e
superiori al 2007, prima della crisi stessa. A questi livelli di fiducia, però, non
corrisponde un risveglio della spesa per consumi. Anche nelle imprese, l’ottimismo
crescente non si traduce in investimenti, ma solo in una prospettiva di investimento.
© The European House - Ambrosetti
1
La sfida che abbiamo davanti è quella di prevedere in anticipo i cambiamenti
economici, le tendenze e il loro impatto sul sistema economico ed è l'obiettivo che ci
siamo posti con l'elaborazione degli indici dell'Ambrosetti Club Economic Indicator.
I nostri indicatori sono di tipo quali-quantitativo di sentiment e non sono correlati
col passato, con la serie storica. Rappresentano un indicatore di previsione "puro",
potremmo dire un indicatore "100% forward looking" cioè che guarda solo avanti ed
è slegato dalla sua serie storica e da eventi passati.
Il target di riferimento dell'analisi è composto da un campione di imprenditori,
amministratori delegati, direttori generali e rappresentanti dei vertici aziendali delle
più importanti società italiane nei ruoli chiave.
Gli indicatori dell'Ambrosetti Club Economic Indicator incorporano, dunque, il
sentiment di un target selezionato e con una visione privilegiata del business a 360
gradi, sugli investimenti in programma, sulle competenze presenti e su cui si può fare
leva in azienda per ampliare le attività, sui piani di sviluppo e formazione del
personale, sui nuovi ordinativi e sull'evoluzione dei mercati. In questo ambito i
nostri indicatori si differenziano in modo significativo dagli indicatori PMI
(Purchaising Managers Index) che sono costruiti sulla base delle informazioni
ottenute dai responsabili degli acquisti, quindi da una specifica funzione aziendale.
I risultati, purtroppo, evidenziano un peggioramento trasversale in tutti gli
indicatori1.
Peggiora per la seconda volta consecutiva l'indicatore di sentiment sulla situazione
attuale dell'economica italiana che si attesta a settembre a 4,8 da un valore di 7,5
della rilevazione di giugno e da un valore di 10,2 della rilevazione di marzo.
Il dato maggiore di zero mantiene la valutazione complessiva ancora in territorio
leggermente positivo, ma l'ulteriore riduzione di settembre conferma le indicazioni
emerse in precedenza: il contesto economico di riferimento rimane molto fragile e i
piccoli accenni di ripresa che si registrano in alcuni settori o nicchie di mercato, non
sono tali da riportare l'intera economia in un percorso di crescita.
Situazione economica italiana
Ricordiamo che i valori dell'Ambrosetti Club Economic Indicator sono compresi tra -100, che
rappresenta la situazione di massima negatività, e +100 che rappresenta la situazione di massima
positività, con il punto 0 che rappresenta lo spartiacque tra espansione/recessione o
miglioramento/peggioramento.
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© The European House - Ambrosetti
2
Altro dato non brillante è quello relativo alle aspettative future dell'economia a 6
mesi. Contrariamente a quanto rilevato a giugno il valore dell'indicatore sulle
prospettive future tocca il minimo dall'inizio delle nostre rilevazioni.
L'indicatore sulle prospettive economiche a sei mesi si attesta a 3,8, in discesa dal
valore di 10,3 dello scorso giugno.
I due dati letti congiuntamente indicano come il sentiment sulla situazione attuale
dell'economia sia il più basso da inizio anno e le aspettative di incremento futuro
rispetto ai valori attuali siano le più basse dall'inizio delle rilevazioni2.
Prospettive economiche a 6 mesi
Dato che, ancora una volta, si conferma negativo è quello dell'occupazione. Dall'inizio
delle rilevazioni non abbiamo mai registrato un segno positivo.
Il valore di settembre si attesta a -14,4 in peggioramento rispetto al -12,6 dello scorso
giugno, segnando anche una inversione di tendenza rispetto al trend rilevato da
gennaio di quest'anno che, seppure presentando valori negativi, si configurava come
una riduzione della caduta delle aspettative.
Tutti noi conosciamo i livelli attuali di disoccupazione, in particolare di quella
giovanile, e di inattività della popolazione e questi risultati non sono incoraggianti
per il futuro.
Previsioni sull'occupazione a 6 mesi
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Gennaio 2013.
© The European House - Ambrosetti
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Infine, anche sul fronte degli investimenti, registriamo una caduta rispetto ai timidi
segnali rilevati a giugno. L'indicatore si attesta al valore di 0,9 in riduzione rispetto
all'8,1 di giugno. Anche in questo caso, si inverte il trend di crescita iniziato a
gennaio.
Previsioni sugli investimenti a 6 mesi
Il dato sugli investimenti, inoltre, potrebbe portare un ulteriore contenuto di
negatività per il futuro, perché la bassa propensione delle imprese ad investire, anche
in ricerca e innovazione, ha costituito una variabile determinante che ha alimentato
quel circolo vizioso che in Europa ha generato stagnazione e elevata disoccupazione.
In sintesi, gli indicatori Ambrosetti Club Economic Indicator mostrano una frenata
nel sentiment sulle prospettive economiche, sugli investimenti e confermano la
situazione di estrema difficolta dell'occupazione anche nel prossimo futuro.
Tuttavia, poiché non vogliamo iscriverci nella lista dei gufi, crediamo che il nostro
Paese abbia tutte le capacità e le possibilità per uscire da questa situazione di
perdurante difficoltà. Mi è molto piaciuta l’intervista che Brunello Cucinelli ha
rilasciato proprio a Il Sole 24 Ore, nella quale esprime grande ottimismo per il futuro
dei mestieri e dei saperi, (e aggiungo) dei sapori del made in Italy.
Non è solo un auspicio, ma anche la nostra valutazione sulla base del confronto
quotidiano con imprese e istituzioni nazionali, europee e internazionali. È essenziale
però agire, cambiare, riformare e riportare fiducia che, in ultima istanza, è il primo
motore della crescita economica.
Aspetti di positività per il futuro emergono anche da colloqui e scambi di opinione
avvenuti questa settimana con alcuni rappresentanti delle aziende del nostro Club.
Sandro De Poli, Presidente e Amministratore Delegato di GE Italia e Israele, ci ha
anticipato che i loro dati di chiusura del secondo trimestre sono tornati a registrare
un segno positivo davanti alla variazione sia del fatturato che dell'ordinato. A livello
generale, le prospettive e la situazione attuale, secondo De Poli, non sono così
negative come vengono rappresentate. La negatività che caratterizza il sentiment
attuale è anche causata da una errata valutazione del passato. Dopo il 2008 e fino a
quasi tutto il 2011 si è pensato che quasi nulla fosse accaduto e che la situazione non
fosse critica, scoprendo poi nella seconda metà del 2011 che in realtà avevamo dei
problemi da affrontare in modo urgente. Ora, avendo memoria del passato e dei
nostri errori di valutazione, tendiamo a essere molto più prudenti e a dare un
giudizio maggiormente negativo della situazione attuale.
© The European House - Ambrosetti
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Giudizio negativo che, ad esempio, si è diffuso con annessi allarmi alla pubblicazione
dei dati sull'inflazione in Italia, che ha visto per la prima volta dopo 50 anni una
riduzione dei prezzi al consumo. Sia chiaro, non siamo a favore della deflazione
generalizzata dei prezzi, ma non ci sembra neanche il caso di allarmarsi per un primo
dato di questo tipo.
Paolo Ramadori, chairman e CEO di Oerlikon Graziano Group, ci ricorda che il
settore automotive ed industrial in cui il gruppo opera, presenta da anni dinamiche
dei prezzi deflattive, in quanto tutti i player del settore sono spinti verso una
riduzione dei prezzi in maniera competitiva. Pertanto, per il settore in cui opera
Oerlikon Graziano Group, più che deflazione, questo fenomeno si chiama
competitività.
A tal proposito, aggiungiamo che fenomeni di riduzione costante dei prezzi si
verificano anche in altri settori come, ad esempio, quello delle telecomunicazioni e
dei viaggi.
Gregorio De Felice, Responsabile Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, inoltre,
evidenzia come la deflazione, se rimane un fenomeno di breve periodo, possa anche
comportare aspetti positivi per i lavoratori e per i risparmiatori perché aumenta il
potere d'acquisto del loro reddito o dei rendimenti reali dei loro risparmi. Per
quest'ultimi, infatti, anche a fronte di tassi nominali su BOT o BTP molto bassi,
l'assenza di inflazione, o un’inflazione negativa, accresce la redditività in termini
reali.
Discorso diverso se la caduta dei prezzi dovesse diventare strutturale e diffusa. Il
rinvio continuo al consumo in attesa di una riduzione ulteriore dei prezzi farebbe
inevitabilmente avvitare l'economia.
A tal proposito, Sandro De Poli, in modo puntuale, evidenzia che un industriale o un
imprenditore se deve comprare una macchina o un impianto per realizzare piani di
sviluppo, non aspetta un mese o due che il prezzo della macchina scenda, lo compra
subito e cerca di avviare quanto prima la produzione. Il tema della deflazione o bassa
inflazione è legato molto all'economia "consumer" ed è fondamentale, quindi, far
tornare la fiducia nelle famiglie e nei consumatori.
Fiducia che si tradurrebbe in un aumento della domanda nazionale (e europea) e in
un aumento degli investimenti che sono fermi. Come dicevamo prima, questa
situazione spinge imprese e consumatori a rimanere prudenti, perché non sono ne
assorbiti, né passati, gli shock negativi subiti negli ultimi anni.
Infine, sia Paolo Ramadori che Gregorio De Felice evidenziano con particolare
criticità per il futuro e per la formazione delle aspettative sull'economia e sugli
investimenti, l'evoluzione del quadro geopolitico internazionale, con particolare
riferimento alle tensioni Russia-Ucraina e alle sanzioni commerciali tra UE e Russia.
Su questo tema, come ci ricorda Sandro De Poli, le imprese multinazionali presenti
su più mercati e segmenti industriali, presentano maggiori capacità di compensare la
riduzione dell'attività in alcune aree geografiche, spingendo maggiormente le vendita
in altre, mentre rimangono maggiormente penalizzate le imprese che dipendono in
modo maggiore da specifiche aree geografiche, mercati o segmenti industriali.
© The European House - Ambrosetti
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Da ultimo, esistono eventi che non possono essere inclusi in modo coerente nei
modelli di stima come, ad esempio, forti cambiamenti climatici o eventi atmosferici.
Quest'ultimi, hanno impatto in modo particolare sul mondo agricolo e, come
evidenzia Paolo Ramadori, modificano in modo sostanziale i raccolti, le rese, la
capacità di investimento degli agricoltori e influiscono sui risultati delle imprese
coinvolte nella filiera agricola.
In conclusione, i consumatori, le imprese, i mercati finanziari, si aspettano grandi
cambiamenti, ma manca la certezza su quale forma e in che tempi questi
cambiamenti si realizzeranno. In questa situazione di incertezza, la fiducia sul futuro
rimane debole. Fiducia che, senza essere ripetitivi, è il primo motore della crescita.
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